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Gigliola Onorato

LA MUSICA NELLE SCUOLE COME STRUMENTO DI INTEGRAZIONE ED


INCLUSIONE

“La musica è l’arte dell’immaginario per eccellenza, è un’arte scevra di tutti i limiti imposti dalle
parole, un’arte che tocca le profondità dell’esistenza umana, un’arte fatta di suoni che travalicano
tutte le frontiere” (Daniel Barenboim “La Musica sveglia il tempo”).

PREMESSA
La presente ricerca limita l’ambito della propria attenzione all’operato delle SMIM (Scuole ad
Indirizzo Musicale) che, proponendo lo studio di uno strumento come disciplina all’interno del
curricolo, diffondono una cultura musicale di base fondata non solo su conoscenze teoriche, ma
sulla pratica strumentale, o meglio, come Erri De Luca ha efficacemente sintetizzato nel titolo di
una sua recente pubblicazione, sulla “musica provata” (De Luca, 2014).
Nate sperimentalmente a Milano nel 1975 e successivamente estese all’intero territorio nazionale, le
SMIM hanno preso gradualmente le distanze dal modello conservatoriale che pure ha dato loro
avvio, puntando ad una formazione musicale centrata più sull’esperienza diretta del “fare musica”
insieme che sul conseguimento di una preparazione orientata al professionismo.
Ancor prima del recente diffondersi di una crescente sensibilità verso l’importanza del valore
formativo della musica, i docenti di strumento si sono accorti che per rendere efficace la propria
azione didattica era indispensabile riflettere sulle metodologie, aggiornare i contenuti, definire
attività congruenti e mettere in campo grande flessibilità: doversi confrontare con un’utenza che
sempre più accoglie alunni con difficoltà di vario genere impone un’apertura alla sperimentazione e
all’innovazione. Dunque, non si tratta di un abbandono della cura delle eccellenze, ma di
un’attenzione a richieste educative diverse nata nell’impatto con situazioni cogenti.
Vale la pena sottolineare che un Istituto Comprensivo sede di un corso a Indirizzo Musicale
possiede una preziosa risorsa che ne arricchisce la valenza di agenzia culturale sul territorio in
quanto la musica aggrega le energie propulsive esistenti nella scuola e dà un contributo ad
un’azione di integrazione e di contrasto al disagio giovanile. Da qualche tempo la scuola non limita
la sua azione alla produzione di conoscenza, ma eroga servizi in orario anche extra-curricolare ed è
impegnata ad interfacciarsi con Enti esterni e con il mondo dell’Associazionismo nella comune
responsabilità di fornire un apporto al contenimento e alla gestione di dinamiche sociali. Una
saldatura tra istituzione scolastica e territorio è rafforzata dalla sempre più frequente partecipazione
di orchestre giovanili delle scuole ad eventi culturali locali. Campo elettivo delle SMIM è infatti la
musica d’insieme che, oltre ad accrescere specifiche competenze musicali, fornisce un formidabile
apporto alla formazione globale dei giovani. Offre occasioni di sviluppo e orientamento delle
potenzialità individuali: insistendo sulla dimensione pratico-operativa integra percorsi disciplinari
maggiormente centrati sull’ambito cognitivo, favorendo una crescita equilibrata che accoglie un
“saper fare” legato alla sfera della creatività, dell’affettività e del senso del bello. La particolarità
della musica di essere un linguaggio non verbale abbatte le difficoltà legate a modeste competenze
linguistiche e mette i giovani in relazione fra loro, facilitando le capacità di comunicazione, di
espressione e di ascolto, il controllo dell’emotività, la formazione del senso critico in un contesto
sinergico di approcci diversi, il rispetto delle regole di convivenza civile, la socializzazione, il senso
di responsabilità in un clima di laboriosa cooperazione. Esiti ancor più marcati si registrano quando
alla musica d’insieme si associa la parola: molte scuole, situate in aree periferiche o in contesti
urbani a forte pressione migratoria, hanno scelto di impegnarsi nell’attività “teatro musicale”,
particolarmente efficace nella composizione dei processi di integrazione e di inclusione per i
positivi rinforzi che innesca sul piano comportamentale, motivazionale e relazionale1.

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Tra le scuole con più lunga tradizione di teatro musicale si ricordano l’I.C. “G. Rodari” di Baranzate, l’I.C. “Don
Gnocchi” di Arese, l’I.C. “B.A. Michelangeli” di Lacchiarella, l’I.C. “Balilla-Paganelli” di Cinisello Balsamo.
Fatte queste opportune premesse, i casi di studio seguenti danno voce a esperienze scolastiche
diverse in Milano e provincia che, pur non rappresentando l’intero panorama delle SMIM (nel
territorio ne sono presenti più di una cinquantina), delineano un quadro del loro modo di operare.
Sono presenti solo alcuni degli Istituti di più lunga tradizione che si distinguono per progetti
particolari sul fronte dell’inclusività e dell’integrazione. Aprono “Rinascita” e “Via Vivaio”, scuole
la cui storia conferisce loro una particolarità che le avvantaggia; la progettualità di quelle seguenti
nasce invece dalla loro trasformazione in Istituti Comprensivi. Proprio dalla costituzione di queste
nuove realtà prendono avvio specifici percorsi, come, ad esempio, nel caso dell’unione tra la SMIM
“Negri” con la scuola speciale di via Gozzadini (“Don Gnocchi”) e della “Trevisani-Scaetta” con la
“P. e L. Pini”, legami da cui scaturiscono sensibilità ed attenzione alla disabilità. Altri Istituti, per
quanto egualmente attenti all’inserimento degli alunni DVA, sono invece maggiormente incalzati da
problemi inerenti l’integrazione sociale. Dalla volontà di fare di tutta la scuola un grande
laboratorio musicale nasce l’orchestra multietnica della “Quintino di Vona” che, accanto ai corsi ad
I.M. in atto da anni con risultati di eccellenza, vuole offrire un’opportunità di “riscatto” anche ad
alunni con situazioni di disagio. L’I.C. “Dante Alighieri” di Opera testimonia invece l’impegno di
molte scuole sul fronte della costruzione di un curricolo verticale che agevoli, anche attraverso
momenti ludici, l’acquisizione della musica, concepita come linguaggio naturale e spontaneo, più
che come prodotto artificioso di regole o pratica costruita con dedizione e fatica. Infine l’esperienza
ricca ed articolata dell’I.C. “Ilaria Alpi” individua nella musica un ambito privilegiato d’azione
contro la dispersione scolastica, tema ampio e complesso dalle importanti ricadute nel sociale.

“RINASCITA”, per un’educazione alla cittadinanza: il Teatro musicale


L'Istituto Sperimentale ad I.M. “Rinascita-Livi”, erede dei “Convitti della Rinascita” fondati
dall’ANPI nel 1946, riconosciuto dal Ministero dal 1974, fa parte dal 2013 dell’I.C. “Nazario
Sauro”, ubicato nel quartiere Lorenteggio che costituisce un complesso ambito urbano di edilizia
residenziale popolare: un terzo delle famiglie, per lo più straniere (arabi, sudamericani e cinesi),
appartiene ad una fascia economica debole. Tuttavia, l’utenza dell'Istituto è composta anche da
residenti in altri quartieri o in comuni limitrofi interessati ad una proposta formativa che si basa su
una sperimentazione innovativa, unica nel panorama milanese e lombardo. Dai Convitti, infatti,
“Rinascita” ha ereditato aspetti pedagogici-didattici forti, quali la “non direttività
dell’insegnamento”, la didattica di gruppo e un’attenzione particolare agli utenti intesi come partner
nell’elaborazione del percorso di apprendimento: una proposta pedagogica innovativa per i tempi
perché proponeva un modello di scuola partecipativo e democratico in cui lo studente si cimentava
nella vita sociale imparando a lavorare in gruppo, a prendere decisioni collettive e a discutere dei
problemi sotto la guida di adulti, il cui ruolo, superando il tradizionale concetto di docenza, è stato
ed è quello di animare i processi di apprendimento. La scuola si è così da sempre proposta come
luogo dove imparare ad essere cittadini, offrendo il proprio contributo alla “rinascita” culturale e
morale dell’Italia.
Per quanto riguarda l'ambito musicale, la sfida di “Rinascita” è centrata sulla costruzione di un
curricolo integrato tra musica e strumento con un taglio disciplinare trasversale che punta
sull’operatività, sull’immaginazione e sul coinvolgimento emotivo: i Laboratori di cittadinanza
(coro, teatro musicale, attività di ricerca, di insegnamento e apprendimento tra pari) arricchiscono le
competenze degli alunni grazie allo svolgimento di compiti di realtà.
La musica non costituisce un ostacolo anche nel caso di ragazzi con disturbi specifici di
apprendimento, diversamente abili o con gravi disturbi di tipo emotivo ed attentivo, o stranieri;
anzi, l’attività pratica favorisce l’integrazione tra pari, offrendo agli alunni con particolari fragilità
l’occasione di lavorare insieme ai compagni: le strategie dispensative e compensative (per esempio
l’uso di una didattica multisensoriale, di un metodo ripetitivo e per imitazione, l’impiego di file
audio preregistrati) consentono di calibrare le richieste alle reali possibilità dei ragazzi. Il teatro
musicale, in particolare, applica una didattica inclusiva poiché offre a ogni partecipante uno spazio
per esprimere le proprie potenzialità e valorizza sia le competenze artistico-musicali e sociali dei
singoli sia quelle creative del gruppo.
Da qualche tempo, il teatro musicale viene proposto anche come occasione di trasmissione di un
sapere scientifico: nell’anno internazionale della luce, ad esempio, si è focalizzata l’attenzione sul
sole come fonte energetica per la promozione dello sviluppo sostenibile e per il miglioramento della
qualità della vita, ma anche come grande metafora del calore umano, simbolo di una nuova
convivenza in contrapposizione all’oscurità, luogo di egoismo, ignoranza, emarginazione e assenza
di futuro2.
Il laboratorio teatrale sviluppa e potenzia alcune competenze chiave di cittadinanza, come il
progettare (produrre un testo teatrale), il comunicare mediante la recitazione, il canto, la pratica
strumentale, l’improvvisazione musicale e corporea, e il saper collaborare nella risoluzione dei
problemi. In una fase iniziale vengono utilizzati giochi ed esercizi onde acquisire una maggiore
consapevolezza di sé, una più efficace capacità comunicativa e un maggior controllo delle
emozioni. Si sperimentano anche pratiche innovative di produzione sonora mediante l’uso di
strumenti acustici ed elettronici, l’utilizzo di effetti sonori realizzati con la voce o con materiali di
recupero e l’impiego delle nuove tecnologie per l’esecuzione di musiche create liberamente dai
ragazzi o brani di repertorio rivisitati in chiave contemporanea. La pratica del teatro musicale offre
un notevole rinforzo alla promozione di atteggiamenti di autostima, sicurezza verso se stessi e di
confronto costruttivo, rispetto e valorizzazione verso gli altri, assolvendo il ruolo di contrasto alle
diseguaglianze socio-culturali e di prevenzione/recupero dell’abbandono e della dispersione
scolastica. Anche grazie a tale attività la scuola riesce ad assolvere al suo compito primario,
contribuire a formare il futuro cittadino adulto.

L’ESPERIENZA DI UNA SCUOLA INTEGRATA: la Scuola Media Statale per Ciechi di via
Vivaio.
La S.M.S. per Ciechi, funzionante presso l’Istituto dei Ciechi di Milano dal 1939 come scuola di
avviamento professionale e dal 1962 come scuola secondaria di primo grado, ha attivato dal 1979
corsi ad I.M. che se da un lato si pongono in linea di continuità pedagogica di un Istituto da sempre
impegnato nella formazione musicale dei non vedenti, dall’altro sono via via diventati fulcro anche
del progetto didattico della scuola media integrata. Si parla di scuola media integrata in quanto dal
1975 è in atto una sperimentazione, riconosciuta dal Ministero della P.I., avente per oggetto “la
coeducazione e l’integrazione tra allievi vedenti e non vedenti”: l’Istituto è annoverato tra quelli
“particolarmente specializzati e a diffusione limitata nell’ambito regionale e nazionale” ed ha
ottenuto una deroga ai parametri previsti dal DPR 233/1988 per il dimensionamento ottimale delle
istituzioni scolastiche.
Una scuola media integrata prevede un’offerta formativa ricca e appositamente studiata per
ottemperare alle aspettative e alle esigenze della sua utenza: attualmente circa un quarto della
popolazione scolastica è preso in carico come DSA o come portatore di handicap, non solo visivo,
ma anche di altra natura. Gli alunni BES sono generalmente ascritti a tre macro aree, i non vedenti
e/o ipovedenti, gli alunni con disabilità neuro psichiche di differenti gradi di gravità e quelli con
problemi di apprendimento di tipo cognitivo, relazionale, linguistico. Per favorire l’integrazione di
tutti sono state potenziate le aree più conformi a promuovere la crescita dei ragazzi non solo sul
piano cognitivo, ma anche della socializzazione, ovvero l’area tecnico-operativa, quella psico-fisica
e quella artistico-espressiva, all’interno della quale la musica occupa un ruolo fondamentale per la
sua flessibilità a giocarsi tra percorsi personalizzati e dinamiche di gruppo, ma anche per la sua
intrinseca potenzialità di implementare le capacità espressive e di orientamento spazio-temporale,
aspetti particolarmente significativi nei non vedenti.

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Lo spettacolo multidisciplinare e multimediale Illuminami il futuro! Il teatro musicale come contesto per
l’insegnamento delle scienze e della cittadinanza attiva ha ottenuto il secondo premio nella rassegna “Dire, Fare,
Educare” indetta nel 2016 dal Comune di Milano.
La presenza in classe di alunni con disabilità non costituisce un ostacolo, ma un arricchimento in
quanto educa ad accettare le persone nella loro interezza, a rispettare la “diversità” valorizzandone
gli aspetti positivi, a sviluppare capacità di collaborazione, a “sdrammatizzare” situazioni che viste
con occhio esterno potrebbero sembrare insostenibili. Questo saper vivere con normalità accanto ai
“diversi” è favorito dalla presenza di insegnanti, essi stessi non vedenti, la cui competenza, sia per
esperienza personale sia per background culturale, rappresenta una preziosa risorsa.
Pur nel largo impiego di percorsi personalizzati, modulati a secondo delle specifiche situazioni di
svantaggio, punto di forza dell’intero impianto educativo della scuola è la didattica laboratoriale che
si avvale delle relazioni di gruppo per favorire gli apprendimenti nella consapevolezza che la sfera
cognitiva si connette a quella operativa e a quella affettivo-relazionale in un intreccio in cui il
sapere non è mai disgiunto dal “saper fare” e dal “saper essere”. Sono pertanto previsti il laboratorio
tattile e quello di drammatizzazione e di teatro, ma il cuore della proposta didattica rimangono le
Attività pratiche speciali, materia specifica prevista dal D.M. 09/02/1979 per la scuola per ciechi, lo
strumento musicale, la musica d’insieme e il coro. Nonostante le difficoltà per i non vedenti, la
musica offre una concreta possibilità di pari opportunità anche nella prospettiva di un futuro
occupazionale.

INCONTRO CON LA MUSICA, IL PROGETTO DELL’I.C. SAN GIUSEPPE


CALASANZIO
L'I.C. Calasanzio è ubicato in zona San Siro, dove convivono realtà socio-culturali molto diverse
con una forte presenza di immigrati. Gli alunni stranieri rappresentano più del 25%, anche se molti
di loro sono nati in Italia; anche quelli diversamente abili sono numerosi, 39 su 6 sezioni, alcuni dei
quali iscritti all'I.M. Particolarità dell’Istituto è la verticalizzazione con la scuola primaria speciale
statale di via Gozzadini, inserita all’interno dell’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere
Scientifico) Santa Maria Nascente, grazie alla Convenzione stipulata tra l’Ufficio Scolastico
Provinciale e la Fondazione Don Carlo Gnocchi.
La scuola opera all’interno della Fondazione dal 1965, prendendosi cura di minori poliomielitici,
poi mutilati e ustionati della guerra del Vietnam e infine di bambini con disabilità motorie,
sensoriali e psichiche: accoglie solo alunni che necessitano di cure riabilitative o abilitative
continuative, erogate dall’IRCCS in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Gli utenti
sono affetti da malattie genetiche, disabilità ad alta complessità assistenziale, con problemi di salute
e deficit funzionali multipli che richiedono un’assistenza multi-specialistica e multi-disciplinare,
medica e psico-sociale. L’istituzione di classi di scuola speciale garantisce l’istruzione e
l’educazione dei minori presi in carico dalla Fondazione, in armonia con le norme che prevedono il
soddisfacimento dell’obbligo scolastico e formativo per i soggetti disabili anche fino al 18° anno di
età (legge n. 104 del 1992).
Dallo scorso anno scolastico è stato avviato un progetto che ha previsto l’inserimento di 9 alunni
della scuola speciale nel gruppo strumentale formato da allievi di prima media della SMIM “Negri”:
dopo due settimane di studio delle parti, si è potuto procedere alle prove orchestrali. I ragazzi della
scuola speciale in grado di tenere un ritmo hanno sperimentato diversi tipi di strumenti a
percussione, gli altri hanno avuto la consegna di suonare in momenti determinati. I risultati sono
andati molto oltre le aspettative, non tanto per quanto riguarda gli aspetti puramente musicali, ma
soprattutto per la socializzazione, la partecipazione, l’autocontrollo: anche alla festa di fine anno gli
alunni della scuola speciale sono riusciti a mantenere selfcontrol e attenzione in modo per loro
insolito. L’équipe medica ha apprezzato i risultati di “un progetto che ha promosso l’inclusione in
tutta la sua globalità creando, attraverso linguaggi non verbali, degli ottimi canali comunicativi”;
anche i ragazzi della scuola media hanno sviluppato relazioni positive e gratificanti. Il progetto di
quest’anno coinvolge una ventine di ragazzi della scuola speciale ed amplia gli ambiti di attività
all’uso della voce e del movimento.
UN PROGETTO INNOVATIVO E INCLUSIVO: l’orchestra di “abili-disabili” dell’I.C.
“Stefanardo”
L’I.C. “Stefanardo” comprende, oltre a due plessi di scuola primaria, la scuola media ad I.M.
“Trevisani-Scaetta" e la scuola speciale “P. e L. Pini”. Se quest’ultima accoglie alunni tra i 6 e i 16
anni in situazione di pluridisabilità di tipologia e gravità diversificate, con la presenza di patologie
fisio-psichiche e psico-fisiche gravissime, anche la scuola media ha le sue complessità, contando
attualmente il 9% di alunni DVA, il 20% DSA e BES non certificati e il 37,5% di stranieri.
Il progetto fondante dell’Istituto punta sulla musica, attività praticata in entrambe le scuole per
favorire un’opportunità di incontro e di conoscenza tra i ragazzi: si è così costituita un’orchestra di
circa 80 elementi con un organico composto per circa metà dai ragazzi della scuola “Pini”. Nella
scuola speciale l’intervento educativo-didattico segue prioritariamente percorsi individualizzati;
tuttavia vengono proposte anche attività di gruppo che consentono relazioni allargate e favoriscono
il consolidamento e la generalizzazione degli apprendimenti. La musica, utilizzata come strumento
per implementare abilità che investono l’area motoria e la comunicazione, viene suonata, cantata,
ballata e vale non tanto per la perfezione dell’esecuzione, quanto perché rende attori e protagonisti
dell’evento nel momento in cui viene prodotto. L’intento di creare un clima di socialità e di scambio
tra persone provenienti da realtà diverse, accomuna anche la scuola media, caratterizzata da
un’utenza multietnica, la cui presenza offre l’opportunità di impegnarsi in repertori vari, consoni ai
livelli di competenza, ma anche al background culturale degli alunni.
L’approccio comune ha dato lo spunto per una collaborazione tra i due Istituti, dando luogo ad una
progettualità unica nel suo genere. L’inclusione infatti avviene ponendo entrambe le parti in una
condizione di "uguaglianza", non solo numerica, ma anche legata al contesto: solitamente un
bambino diversamente abile vive un processo di inclusione in una realtà, la scuola, che è strutturata
per la “normalità” e che in qualche modo si modifica e si adatta per accoglierlo. Qui accade anche il
contrario: ragazzini normodotati sono accolti in una scuola progettata specificatamente per la
disabilità e devono confrontarsi con strutture insolite e con alunni che hanno modalità diverse di
espressione, di relazione, di percezione spazio-temporale. L’impatto non è semplice e produce, in
un primo momento, timori ed esitazioni, ben presto superati nel lavoro comune. Anche per gli
alunni della scuola “Pini” l’esperienza è particolarmente forte e impegnativa, ma rappresenta
un’occasione per interagire con ragazzi coetanei normodotati, opportunità per loro piuttosto rara in
ambito extrascolastico. La formazione di un’orchestra con un così alto numero di disabili
rappresenta un formidabile strumento per superare i preconcetti legati alla diversità e contribuisce a
creare una cultura di accettazione dell’”altro” nell’integrità della persona, oltre ogni limite e
differenza.

IL SOGNO DI UN’INTEGRAZIONE POSSIBILE ATTRAVERSO LA MUSICA: il “Golfo


Mistico”, l’orchestra multietnica della Quintino di Vona
L’I.C. “Quintino Di Vona-Tito Speri”, situato in Zona 3, si rivolge ad un’utenza eterogenea dal
punto di vista socio-economico e culturale: l’area limitrofa a Piazzale Loreto ha subito notevoli
cambiamenti negli ultimi decenni in seguito al graduale insediamento di comunità di albanesi,
rumeni, cinesi, filippini, arabi, sudamericani, africani. La varietà di etnie presenti nella scuola
rappresenta un patrimonio di straordinario valore formativo e il punto di partenza per una didattica
inclusiva: la coesistenza di abitudini, religioni e culture diverse crea specifiche problematiche che
danno impulso ad una continua ricerca di sempre nuove e più efficaci modalità di intervento.
Anche se gli alunni stranieri sono per lo più di seconda generazione, non sono rari i neo-arrivati con
difficoltà linguistiche e problemi d’inserimento. L’idea di un’orchestra multietnica nasce dalla
convinzione che la valenza espressiva e comunicativa della musica e il suo carattere di linguaggio
universale siano uno strumento particolarmente efficace per avviare rapporti di conoscenza e di
relazione con l’”altro”. Nata nel 2011, ha coinvolto non solo ragazzi stranieri, ma anche alunni con
difficoltà di inserimento scolastico o con problemi di tipo comportamentale e ha puntato sulla sfera
affettivo-motivazionale per favorire una maggiore autostima e considerazione di sé, come fattore
decisivo di crescita e di miglioramento delle performances anche in altri ambiti disciplinari.
L'orchestra, composta da circa 20/25 elementi, lavora con un repertorio di brani originali e non, dal
carattere etnico-rap-pop, e lascia spazio a frequenti improvvisazioni principalmente su base ritmica.
La partecipazione non richiede specifiche competenze pregresse ed è aperta a tutti i ragazzi: viene
peraltro favorito l’accesso, anche in corso d’anno, ad alunni che mostrano difficoltà d’inserimento
scolastico.
L’obiettivo principale è migliorare attraverso la musica la qualità della vita dei ragazzi e le relazioni
interpersonali: la condivisione di un progetto comune, soprattutto perché costruito insieme, apre a
nuovi orizzonti non solo musicali, ma anche sociali. Produce anche un grande rinforzo a livello di
sicurezza personale in quanto l’orchestra offre molteplici occasioni di esibizioni in pubblico,
partecipazione ad eventi cittadini, trasmissioni radiofoniche e, non ultimo, la collaborazione alla
Rivista on line “Storie enogastronomiche”, che ha pubblicato interviste dei ragazzi sul “ricettario”
multietnico dell’orchestra.

“GIOCARE A FAR….MUSICA!”, Progetto sperimentale di propedeutica musicale dell’I.C.S.


“D. Alighieri” di Opera
Nel comune di Opera si è assistito ad un aumento consistente della popolazione e alla
trasformazione del tessuto socio-economico in una realtà complessa, con la nascita di nuovi
quartieri residenziali e con un’immigrazione che ha apportato, anche nell’I.C.S. “D.Alighieri nuovi
processi da valutare e governare. La presenza di 134 alunni BES, di stranieri e di alunni DSA
impegna energie per creare un clima sereno, accogliente e motivante che favorisca la crescita
dell’identità personale. Rispondere ai bisogni di “tutti” implica comprendere e interpretare la
pluralità di richieste, applicare pratiche inclusive che permettano di realizzare il massimo
apprendimento e la partecipazione attiva alla cultura al di là delle condizioni fisiche, personali e
sociali. In collaborazione con il Centro Territoriale per l’Inclusione (CTI) e le Scuole del Territorio
collegate in rete, l’Istituto ha elaborato specifici protocolli per l’inclusione degli alunni BES e DSA
e per favorire l’integrazione degli alunni di diversa cultura: l’essere aperti al territorio e alla
collaborazione con Enti ed Associazioni significa poter costruire un progetto formativo che evita
frammentazioni nel processo di crescita dei singoli e garantisce a tutti pari opportunità.
Tra gli itinerari formativi che favoriscono processi di inclusività vi è quello musicale, avvantaggiato
da attività didattiche personalizzate e da momenti laboratoriali che valorizzano le potenzialità
individuali e di gruppo. Esso è fulcro della progettualità dei tre ordini di scuola, dall’Infanzia alla
secondaria di primo grado, con attività ludico-laboratoriali, adeguate all’età e alla sensibilità di
ciascuno: “Giocare a far … Musica!” contribuisce a potenziare le capacità artistico-espressive con
ricadute positive non solo nell’ambito della sfera personale, ma anche della formazione culturale di
base.
La metodologia kodályana offre lo spunto per una pedagogia che parte dai bisogni dell’allievo e si
costituisce non come mera trasmissione di regole. La pratica vocale e strumentale, il movimento e
l’ascolto sono parte di un approccio di tipo globale, che costituisce l’essenza di un’esperienza tesa
allo sviluppo del pensiero musicale attraverso inclusività e continuità. Così, se la scuola
dell’infanzia è il luogo privilegiato per esplorare il mondo sonoro con attività ritmiche e motorie,
giochi d’invenzione su base musicale e tanta esperienza corale, alla primaria si avvia l’approccio
alla pratica musicale con proposte legate all’improvvisazione e all’esplorazione degli strumenti
nell’ambito della lezione collettiva. L’approccio ludico ha consentito di individuare nella fiaba un
veicolo di elezione per avvicinare alla musica. Tutte le attività confluiscono in un unico grande
evento pubblico.
Il percorso di apprendimento musicale, organizzato secondo la logica della verticalizzazione, ha
migliorato le prestazioni individuali non solo sotto il profilo cognitivo, ma anche relazionale e di
benessere personale ed ha dimostrato di essere anche un valido strumento per migliorare
l’approccio culturale alle differenze e l’attenzione ai fattori di rischio in età prescolare.

MAI PIU’ DIETRO LA LAVAGNA, progetto contro la dispersione scolastica dell’I.C “Ilaria
Alpi”
L’I.C. “Ilaria Alpi” si pone come polo di cultura musicale in collaborazione con l’Associazione di
promozione sociale “Progetto Robur”, composta da musicisti e professionisti di varie arti applicate,
molti dei quali docenti della scuola stessa. L’associazione, in rete con diversi altri soggetti, propone
workshop, spettacoli teatrali, concerti, lezioni musicali aperte a genitori e figli, grazie ad un efficace
lavoro di found-raising.
Da cinque anni si sta facendo formazione musicale, ben oltre quella prevista dai programmi
ministeriali, a circa 1.400 bambini ogni anno. Il percorso inizia alla scuola dell’infanzia con un
corso di propedeutica musicale, prosegue alla primaria mediante laboratori corali e di didattica per
gruppi strumentali e infine alla secondaria con lo studio di uno strumento nei corsi ad I.M. o
comunque nell’ora settimanale di canto corale. Con alunni della classe quinta della primaria e della
secondaria si è formato un coro stabile di circa 300 ragazzi e 40 adulti (genitori e personale della
scuola), un’orchestra di circa 60 elementi composta da alunni, ex-alunni, docenti e musicisti delle
Associazioni partner, e l’orchestra degli allievi dei corsi ad I.M. L’Associazione e la scuola hanno
fondato anche un gruppo di strumentisti professionisti che si occupa di musica barocca ed accoglie i
ragazzi più motivati e dotati, svolgendo attività concertistica in diverse città italiane. L’obiettivo è
creare nuovi “cittadini dell’arte”, promuovere la conoscenza e la pratica musicale, sviluppare un
senso di appartenenza alla scuola e la motivazione all’apprendimento. I concerti muovono circa un
migliaio di persone tra musicisti e familiari, senza distinzioni di etnia e religione: il bacino d’utenza
della zona Barona è culturalmente ed etnicamente composito e l’arte e la musica assumono il ruolo
di linguaggio universale. Credendo nel magistero della scuola e nella sua capacità di tramandare i
contenuti del sapere, il repertorio è sempre di alto livello e le parti vocali in lingua originale.
L’anno scorso l’Istituto ha partecipato ad un bando del MIUR sulla dispersione scolastica con un
progetto entrato a far parte della rassegna cittadina “Bianco inverno”. L’Istituto mette infatti al
centro dei propri interventi gli alunni nel loro processo di crescita e di formazione ed in particolare
si propone di valorizzare le risorse intellettuali, relazionali e pratiche dei ragazzi più in difficoltà. Il
contrasto alla dispersione scolastica avviene con attività educative integrate, misure di recupero che
coinvolgono docenti e tutor, famiglie e alunni: insieme si collabora alla realizzazione del successo
formativo valorizzando l’identità, la cultura, le esperienze affettive, emotive e cognitive di ognuno,
nella consapevolezza che ogni apprendimento passa attraverso la “relazione”, in particolare nel
rapporto che si instaura tra genitore-figlio-insegnante la cui qualità è fattore imprescindibile di
benessere, crescita, fiducia, equilibrio, accettazione, reciprocità e quindi riuscita. Gli elementi
qualificanti del progetto sul piano dell’innovazione sono stati:
 il recupero delle abilità di base attraverso attività non strettamente frontali e
cognitive che permettono il manifestarsi di intelligenze diverse;
 la didattica laboratoriale inclusiva con una costante attenzione alla relazione
educativa, alla peer education, allo sviluppo di azioni di autoefficacia;
 l’acquisizione di abilità sociali e l’assunzione di comportamenti responsabili;
 la realizzazione di eventi pubblici, momenti concreti di autoaffermazione e crescita.
Molteplici le attività proposte: “Radio Alpi”, un laboratorio costituito da una piccola redazione che
realizza interviste su temi di attualità o su eventi inerenti l’ambito scolastico; i “laboratori musicali”
che lavorano sul consolidamento delle competenze di base per un produttivo inserimento nel gruppo
orchestrale; il laboratorio Regoliamoci, pensato come rafforzamento dell’alleanza educativa
genitori/insegnanti e come sostegno alla genitorialità; il laboratorio teatrale che coinvolge aree di
apprendimento e di sviluppo particolarmente significative per la crescita dei giovani. Tutto ciò ha
favorito il successo formativo e la riduzione del disagio e della dispersione.
CONCLUSIONI
È importante offrire ai giovani, costantemente bombardati da una quantità di stimoli esterni in una
oggettiva situazione di difficoltà di discernimento, l’opportunità di attività socializzanti che
consentano di raggiungere gratificazioni immediate. I sette casi di studio riportati delineano diverse
realtà di SMIM milanesi che hanno adottato strategie innovative nell’ambito dell’inclusione rispetto
alle problematiche emergenti nel loro contesto scolastico. Si tratta di approcci diversi che tuttavia
hanno per comune denominatore la musica come linguaggio universale in grado di accogliere,
integrare e avviare alla cittadinanza una percentuale di utenza che per problemi sia linguistici sia
relazionali o di apprendimento sarebbe destinata, in altri contesti, a diventare un carico sociale non
trascurabile per la comunità se tali situazioni di disagio, conseguenza di mancata integrazione,
scarsa formazione, insuccessi ed abbandoni, presentano il conto dopo l’età scolastica.
Sarebbe interessante poter considerare questo documento come punto di partenza di un osservatorio
che, accogliendo i dati forniti dalle scuole, possa mappare non solo quale parte di territorio sia
coperta da attività musicali che incidono significativamente sulle dinamiche sociali, ma anche in
quali ambiti e con quali strategie le scuole, in virtù della propria autonomia, abbiano scelto di
operare.
Senza godere della cassa di risonanza data dai media alla musica “che vince le fragilità” solo
quando coinvolge nomi noti del mondo dello spettacolo, il lavoro silenzioso delle scuole prosegue
incessantemente giorno dopo giorno grazie all’iniziativa di operatori che investono le poche risorse
a disposizione per progettare e realizzare percorsi didattici innovativi. Si tratta di un lavoro
misconosciuto, ancora non adeguatamente supportato e incentivato che, tuttavia, sta già producendo
risultati incalcolabili in termini di risparmio sui costi sociali dell’inclusione dei cittadini di domani.
Recenti ricerche dedicate all’educare a vivere con gli altri nel XXI secolo rimarcano una
generalizzata disattenzione verso la conoscenza delle regole del “vivere civile” e sollecitano il
sistema scolastico a farsi carico della formazione alla cittadinanza: quale modo più efficace per la
realizzazione di questo fine, se non la musica? Un’orchestra o un coro giovanile educano proprio a
questo, ad una convivenza attiva e responsabile, non attraverso la comunicazione di nozioni, ma la
trasmissione diretta di valori messi in atto con la pratica e corretti modelli di comportamento.
Aiutare i giovani nel percorso di cittadinanza e non solo in quello di apprendimento, introdurli ad
una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità, con particolare riferimento ai
giovani stranieri e a quelli con difficoltà di apprendimento, porre un freno alla dispersione
scolastica rappresentano un investimento sul futuro della nazione. Un euro investito nell’inclusione
e nell’integrazione si decuplicherà fra pochi anni quando gli studenti di oggi diventeranno i cittadini
di domani.

BIBLIOGRAFIA

E. BESOZZI, Formazione come integrazione. Strumenti per osservare e capire i contesti educativi
multietnici, ISMU e Regione Lombardia, Milano, 2010.
E. DE LUCA, La musica provata, Feltrinelli, Milano, 2014
G. FABIANI, La musica tra teoria e pratica in “B@beleonline/print”, Rivista di Filosofia, n. 8,
Mimesis, Roma, 2010.
FONDAZIONE ISMU, Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi. Rapporto
nazionale 2013/2014, “Quaderni ISMU”, n. 1, Milano, 2015.
FONDAZIONE ISMU, Ventunesimo rapporto sulle migrazioni 2015, Franco Angeli, Milano, 2016.
Un particolare ringraziamento va a tutti i colleghi che hanno contribuito alla ricerca fornendo le loro
esperienze e i materiali documentari, in particolare i professori Rossella Perrone, Maria Daniela
Villa, Angelo Maffezzoli, Chiara Tamburini, Giuseppe Ferrari, Magdolna Szelendi, Simone Del
Baglivo, Nicoletta Caselli, Maria Giusi Malito, Giampaolo Grazioli.