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ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHIVISTICA ITALIANA

ARCHIVI

a. VI-n. 2 (luglio-dicembre 2011)


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ISSN 1970-4070
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Archivi

a. VI - n. 2
Sommario

Saggi
SERGIO CANAZZA, GIOVANNI DE POLI, ALVISE VIDOLIN
La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva sto-
rica p. 7
ELIO LODOLINI
p. 57
Cento anni fa. Il Regolamento archivistico del 1911

Case studies
ANTONIO MONTE
Il molino a cilindri Scoppetta: le potenzialit culturali di un bene del
patrimonio della civilt industriale del Mezzogiorno dItalia p. 63

LETIZIA DOMENICO
L Archivio dei Movimenti di Genova p. 69

PRIMO FERRARI, CLAUDIO BOCCARDI


LArchivio e il Museo storico Same testimoni della meccanizzazione agri-
cola in Italia p. 73

PRIMO FERRARI
Lassociazione Archivio del lavoro di Sesto San Giovanni p. 83

Recensioni e segnalazioni bibliografiche


ISABELLA ZANNI ROSIELLO
Gli archivi della Giunta regionale toscana. Guida al patrimonio storico p. 95
VALERIA PAVONE
GIANPAOLO ROMANATO, LItalia della vergogna nelle cronache di
Adolfo Rossi (1857-1921) p. 98
GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
ORIETTA FILIPPINI, Memoria della Chiesa, memoria dello Stato.
Carlo Cartari (1614-1697) e lArchivio di Castel SantAngelo p. 100

3
MARIANO PEZZ
Vis unita fortior. Storia della famiglia Montel e inventario p. 102
dellarchivio (1543-1989)
ANDREA ANDREONI
WILLIAM SAFFADY, Managing Electronic Records p. 103
NICOLA BOARETTO
Condividere la fede. Archivi di confraternite dellEmilia Romagna, a cu- p. 105
ra di Gilberto Zacch
GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
Le amministrazioni provinciali in Italia. Prospettive generali e vicende p. 106
venete in et contemporanea, a cura di Filiberto Agostini
GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
GIUSEPPE SERGIO, Parole di moda. Il Corriere delle Dame e il les-
sico della moda nellOttocento p. 107
GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
Comunicare limpresa. Cultura e strategie dellimmagine nellindustria
italiana (1945-1970) p. 107

GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
I precedenti storici del Consorzio Adige Po, a cura di Francesca p. 108
Pivirotto e Lorenzo Maggi
VALERIA PAVONE
Il capitale culturale. Studies on the value of cultural heritage, p. 109
I (2010)
NICOLA BOARETTO
Le carte e la storia. Rivista di storia delle istituzioni, a. XVI,
n. 2 (2010) p. 111
NICOLA BOARETTO
Archiva Ecclesiae, vol. 50-52 (2007-2009) p. 112
NICOLA BOARETTO
Studi trentini di scienze storiche, Sezione prima,
LXXXIX/3-4 (2010) p. 113
CRISTINA SEGA
Larchivio dellex Manifattura Tabacchi di Rovereto p. 113

4
Cronache
RITA PEZZOLA
Alcune riflessioni in chiusura del convegno Il notariato
nellarco alpino. Produzione e conservazione delle carte notari-
li tra medioevo ed et moderna p. 117
GIORGETTA BONFIGLIO-DOSIO
Qualche osservazione sul Progetto Memoria Il Polesine e il
secolo breve p. 121

MONICA GROSSI
Tre convegni e un libro p. 129

5
La conservazione dei documenti audio:
uninnovazione in prospettiva storica
Titolo in lingua inglese
Audio documents preservation: an innovation in historical perspective
Riassunto
In risposta allesigenza di digitalizzare lintero corpus documentario degli ar-
chivi sonori europei, sono stati avviati diversi progetti di ricerca internazio-
nali al fine di definire i protocolli e rendere disponibili le tecnologie necessa-
rie ai processi di trasferimento delle informazioni acustiche dal dominio ana-
logico a quello digitale e di estrazione supervisionata dei metadati. Nel corso
degli ultimi decenni lattenzione per il valore documentale delle registrazioni
sonore si infatti notevolmente sviluppata anche al di fuori dellambito ar-
chivistico. Il degrado dei supporti analogici e lobsolescenza dei sistemi di re-
gistrazione sono problemi che coinvolgono non solo le istituzioni deposita-
rie di cospicue collezioni, ma anche gli archivi familiari che dallinizio del
Novecento si sono arricchiti di nuovi mezzi di memorizzazione (registrazio-
ni sonore, audiovisivi, ecc.). Ladozione della codifica digitale del segnale
rende apparentemente pi facile le operazioni di trasferimento su nuovi
formati dellinformazione contenuta nelle registrazione storiche e offre la
possibilit di eseguire manipolazioni per soddisfare le nuove esigenze di a-
scolto. Si pone quindi la necessit di adottare metodologie di restauro che
assicurino la fedelt al documento originale: ma se necessario assumere un
atteggiamento conservativo per garantire la trasmissione alle generazioni fu-
ture, non pu essere trascurato il momento della fruizione, che inevitabil-
mente condizionata dalla sensibilit e dal gusto attuali.
Questo saggio descrive le metodologie definite, i risultati ottenuti e le tecni-
che utilizzate in diversi progetti di ricerca che il Centro di Sonologia Com-
putazionale ha svolto, relativi alla conservazione dei documenti sonori, in
particolare riguardanti la musica elettronica, delle cui particolari problemati-
che sono descritte in sez. 7. In particolare sono elencate una serie di racco-
mandazioni per il processo di re-recording, finalizzate a minimizzare la perdita
di informazioni e ad automatizzare le alterazioni non intenzionali introdotte
dallequipaggiamento A/D (convertitori Analogici-Digitali). Viene inoltre
descritto un approccio innovativo per lestrazione dei metadati.
Parole chiave
documenti sonori; conservazione e restauro; estrazione automatica di me-
tadata; musica elettronica
S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

Abstract
The necessity to digitize the patrimony stored in the archives of Europe
has been the object of several international research projects aimed at the
definition of procedures and protocols for the access to audio docu-
ments, with a special attention for the issues related to the A/D transfer
process and the supervised metadata extraction.
During the last decades, the perception of the documental value of the
audio recordings has increased considerably, not only within the archival
community. Problems such as the degradation of the analog carriers and
the obsolescence of the recording devices involve the institutions deposi-
tary of the collections as well as private archives, which have relied on
new media for information storing since the first decades of the 20th
century (audio/video recordings, etc.). The digital coding of the signal
seems to ease the process of transferring the information from historical
carriers onto new media and to provide the means for processing the sig-
nal so that it meets the new aesthetical listening requirements. In this
sense, it is necessary to adopt methodologies for restoration that ensure
fidelity to the original documents. However, if it is essential to apply a
preservative approach in order to maintain the transmission to the future
generations, it is as necessary to consider the aspects of fruition, inevita-
bly influenced by current trends and aesthetics.
This article describes the protocols defined, the processes applied, the re-
sults obtained and the techniques used in a number of research projects fo-
cused on the preservation of audio documents (in particular on electronic
music, see Sec. 7) carried out by the Centro di Sonologia Computazionale
(Sound and Music Computing Group). Further, a set of recommendations
to minimize the loss of information during the transcoding and to measure
the unintentional alterations introduced by the equipment used for the
transfer from the analog to the digital domain is given. Finally, this article
introduces an innovative approach to metadata extraction.
Keywords
audio documents; preservation and restoration; automatic metadata extraction;
electronic music
Presentato il 16.02.2011; accettato il 26.03.2011

1. Introduzione
Lapertura di archivi audio a unampia comunit telematica, resa di-
sponibile dallintegrazione nella rete Internet in generale e nel Web 2.0 in

8 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

particolare, rappresenta un impulso fondamentale allo sviluppo culturale


e didattico. Assicurare una facile e ampia diffusione di momenti fonda-
mentali della cultura musicale del nostro tempo costituisce un fattore di
democrazia irrinunciabile che va garantito alle future generazioni anche
attraverso linvenzione di nuovi strumenti per lacquisizione, la conser-
vazione e la trasmissione delle informazioni, concepiti in modo cultu-
ralmente non subalterno alle strategie del mercato. Si tratta di un punto
cruciale, oggi al centro di unapprofondita riflessione della comunit ar-
chivistica mondiale. Se cresce infatti lattenzione degli studiosi e del
pubblico per le registrazioni degli eventi artistici, per contro la mole e la
natura diversificata di questi documenti rendono complessa una loro si-
stematica conservazione e consultazione: i dati contenuti nelle registra-
zioni offrono un insieme di informazioni della vita culturale e artistica
che non possono essere ricompresi nella tradizionale archiviazione bi-
bliografica, pi attenta alla conservazione del supporto piuttosto che
allinformazione in esso contenuta.
Nel campo delle memorie audio, la conservazione si articola in
passiva1 (difesa del supporto dagli agenti ambientali, senza alterarne la
struttura) e attiva (riposizionamento dei dati nei nuovi media). Poich
il supporto sonoro caratterizzato da unaspettativa di vita relativa-
mente bassa se confrontata con quella di altri monumenti la con-
servazione passiva, per quanto fondamentale, risulta insufficiente. Di
fatto la sopravvivenza del documento pu avvenire solo rinunciando
alla sua materialit attraverso un continuo trasferimento su nuovi
supporti dellinformazione di cui portatore. Lavvento della codifica
digitale ha reso popolare il concetto di conservazione attiva, aggiun-
gendo agli interventi di ripristino tradizionali della conservazione pas-
siva e del restauro del supporto, comunque essenziali per la lettura
del documento, loperazione di trasferimento dei dati dal dominio

1 La conservazione passiva si suddivide a sua volta in indiretta che non comporta


il coinvolgimento fisico del supporto e diretta, nella quale il documento viene
trattato, senza comunque alterarne struttura e composizione. Nella conservazione
passiva indiretta rientrano: la prevenzione ambientale (che si esplica attraverso il
controllo dei parametri ambientali, v. sez. 3), la formazione del personale addetto
alla conservazione, leducazione dellutente. La conservazione passiva diretta com-
prende gli interventi di: realizzazione di custodie di protezione; spolveratura delle
raccolte; disinfestazione degli archivi con gas inerti.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 9


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

analogico a quello digitale, passaggio che rappresenta una vera e pro-


pria mutazione mediatica del documento.
Il riversamento conservativo e la catalogazione di collezioni di
documenti audio non possono comunque prescindere dalla storia
dellistituzione o del fondo che li custodisce. La conoscenza delle
scelte documentali, della storia e delle caratteristiche dellente posses-
sore sono elementi che contribuiscono a definire le strategie da attua-
re negli interventi conservativi.
noto che la registrazione di un evento non pu in nessun caso
essere unoperazione neutra, poich la qualit timbrica del suono regi-
strato, altamente significativi nella musica registrata, sono determinati
gi nella scelta del numero e della disposizione dei microfoni usati
allatto della registrazione. In particolare, nei casi di dislocazione non
tradizionale dellorganico orchestrale o di opere fondate su momenti di
improvvisazione, un posizionamento del microfono ispirato a criteri
puramente documentali, presunti neutri, si pu rivelare una soluzione
ingenua e costituire di fatto un serio limite allidentificazione dellopera
stessa. Daltra parte quanto pi sofisticati sono gli interventi del ton-
meister2 addetto alla registrazione, tanto pi si sovrappongono alla re-
gistrazione dellevento elementi di interpretazione e manipolazioni.
Diviene quindi essenziale la competenza tecnica e storico-critica per
lindividuazione e per la corretta catalogazione delle informazioni
contenute nei documenti audio. Una formazione tecnico-scientifica
in grado di compenetrare le conoscenze musicologiche diviene es-
senziale anche e soprattutto nelle operazioni di riversamento
conservativo, che non coincidono affatto con la pura digitalizzazione
come purtroppo spesso si sente affermare. Sono infatti in gioco le
questioni connesse allinfluenza delle nuove tecnologie audio sui cri-
teri di conservazione delle opere, sulle scelte di politica culturale delle
istituzioni, sulla sensibilit di un pubblico sempre pi vasto che vuole
un accesso sempre pi diretto alle informazioni.

2 Il termine tonmeister indica una persona in possesso di conoscenze teoriche e tec-

niche relative a tutti gli aspetti della registrazione sonora. In particolare, diversa-
mente dal tecnico del suono, il tonmeister deve padroneggiare competenze musicali
in grado di renderlo paragonabile a un fido maestro sostituto. THEODOR W. ADORNO,
Il fido maestro sostituto. Studi sulla comunicazione della musica, introduzione e traduzione di
Giacomo Manzoni, Torino, Einaudi, 1975.

10 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

Gli studi di carattere storico-critico sono fondamentali per defi-


nire protocolli di riversamento atti a garantire un certo grado di og-
gettivit nel trasferimento dellinformazione, primo obiettivo del re-
stauro audio conservativo. Nonostante gli sforzi fatti in questa dire-
zione negli ultimi ventanni, restano tuttavia molti aspetti di difficile
individuazione, ad esempio la velocit di lettura dei dischi di gomma
lacca, le curve di equalizzazione pre-standard per i dischi e per le re-
gistrazioni magnetiche, etc. In questo caso assume un ruolo centrale
la documentazione sulle scelte compiute dalloperatore che consente,
nel caso in futuro si possa disporre di ulteriori informazioni o di me-
todi pi sofisticati di analisi della registrazione, di rendere reversibili i
procedimenti messi in atto durante il trasferimento.

2. Conservazione attiva
Una ricognizione sulle posizioni pi significative del dibattito svi-
luppatosi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso allinterno
della comunit archivistica sulla conservazione attiva dei documenti
sonori evidenzia lesistenza di almeno tre diversi punti di vista3.
1) Two legitimate directions
William Storm4, allepoca direttore dellArchivio Belfer5 della
Syracuse University (USA), fu tra i primi a tentare una definizione
delle procedure di digitalizzazione delle memorie sonore. Storm indi-
viduava due legitimate directions dal punto di vista archivistico: I)
the sound preservation of audio history e II) the sound preserva-
tion of an artist.
Il primo tipo rappresenta un livello di riproduzione definito as
the perpetuation of the sound of an original recording as it was ini-
tially reproduced and heard by the people of the era. Storm riteneva
3
Per una ricostruzione dettagliata del dibattito, si vedano: ANGELO ORCALLI, Sulle
metodologie del restauro, in Suoni in Corso. Percezione ed espressione delluomo tecnologico, Civi-
dale del Friuli, MittelFest, 2002, p. 313-345; IDEM, Orientamenti ai documenti sonori, in
Ri-mediazione dei documenti sonori, a cura di Sergio Canazza e Mauro Casadei Turroni
Monti, Udine, Forum, 2006, p. 15-94; GIOVANNI DE MEZZO, Note introduttive alla
conservazione dei documenti sonori, in Ri-mediazione dei documenti sonori, p. 679-687.
4 WILLIAM D. STORM, The Establishment of International Re-Recording Standards, Pho-

nographic Bulletin, XXVII/170, 1980, pp. 5-12.


5 http://libwww.syr.edu/information/belfer/index.html (consultato il 9 feb. 2011).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 11


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

importante documentare la qualit di ricezione audio dellepoca attra-


verso la riproduzione del documento con apparati risalenti allepoca
di registrazione, sottolineando in questo modo il duplice valore do-
cumentario della conservazione attiva: da un lato offrire una riprodu-
zione storicamente fedele della registrazione audio originale, estraen-
done il contenuto sonoro secondo le condizioni storiche e la tecno-
logia che lavevano prodotto, e dallaltro documentare la qualit della
ricezione offerta dai sistemi di incisione e di riproduzione dellepoca.
Il secondo tipo di re-recording venne pensato da Storm come lo
sviluppo coerente del primo tipo: the knowledge acquired through
audio-history preservation provide the sound engineer with a logical
place to begin the next step the search for the true sound of an
artist. Di fatto conduce il processo di digitalizzazione dei documenti
analogici verso uninterpretazione della registrazione assimilabile a
unindagine condotta con criteri filologici e storico-critici.
2) To save history, not rewrite it
Il dibattito suscitato dallarticolo di Storm ha raggiunto un punto
di convergenza nel 1991 nella Guide to the Basic Technical Equipment Re-
quired by Audio, Film and Television Archives6. Dietrich Schller, William
Storm e Lloyd Stickells, autori della sezione dedicata agli archivi au-
dio, si sono ispirati al principio etico the archivists function is to
preserve history, not to rewrite it per definire i procedimenti di ri-
versamento con i quali assicurare, per scopi archivistici, la conserva-
zione del contenuto sonoro originale della registrazione.
Lo studio del documento nei suoi aspetti storico-tecnologici
permette a Schller di distinguere tre strategie di riversamento. His-
torical faithfullness can refer to various levels: a) The recording as it
was heard in its time (Storms Audio History Type I); b) The re-
cording as it has been produced, precisely equalized for intentional
recording equalizations, compensated for eventual errors caused by
misaligned recording equipment and replayed on modern equipment
to minimize replay distortions; c) The recording as produced, but

6
Guide to the Basic Technical Equipment by Audio, Film and Television Archives, a cura di
George Boston, Paris, UNESCO, 1991. Si veda anche DIETRICH SCHLLER, The
Ethics of Preservation, Restoration, and Re-Issues of Historical Sound Recordings, Journal of
the Audio Engineering Society, XXXIX/12, 1991, p. 1014-1016.

12 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

with additional compensation for recording imperfections caused by


the recording technique of the time7. Schller definisce la fedelt
storica in funzione di quali alterazioni subite dal segnale durante il
processo di registrazione vengono compensate durante il processo
di trasferimento delle informazioni dal dominio analogico a quello
digitale (conversione A/D). Schller classifica le alterazioni in 1) in-
tenzionali e 2) non intenzionali. Il primo insieme rappresentato dal-
le tecniche di equalizzazione, presenti in tutte le registrazioni ana-
logiche, e dalle tecniche di codifica del segnale8. Linsieme 2) ulte-
riormente suddiviso in: i) alterazioni caused by misalignment of the
recording equipment, for example, wrong speed, deviation from the
vertical cutting angle (as is often found in cylinders), or misalignment
of the recording heads resulting in wrong track positions and azimuth
errors on magnetic tape; ii) modifiche caused by the imperfection of
the recording technique of the time, resulting in various distortions
(linear, nonlinear, and modulation distortions caused by the uneven
movement of the recording medium, poor signal-to-noise ratio)9.
Il riversamento di tipo a) recupera il concetto di sound preser-
vation of audio history di Storm; il tipo b) finalizzato alla compen-
sazione delle alterazioni di tipo 1 e 2-i, il tipo c) ammette anche una
compensazione delle alterazioni non intenzionali 2-ii. Nei processi di
re-recording b) e c) devono essere impiegati strumenti di livello profes-
sionale compatibili con i formati storici, scelta che risponde alla ne-
cessit di ridurre al minimo la perdita dinformazione. Il riversamento
del tipo b) corrisponde secondo Schller a un livello di riprodu-
zione storicamente fedele. appena il caso di osservare che per ef-
fettuare le compensazioni delle alterazioni 1 e 2 necessario ricorrere
anche a informazioni esterne al segnale per ristabilire le esatte caratte-
ristiche del segnale audio (scelta della curva di equalizzazione, della
corretta velocit di rotazione di un disco in gommalacca, ecc.).

7
Ibidem, p. 1016.
8 Per la riduzione del rumore di fondo (Dolby A, B o C) e/o per laumento della
dinamica (dbx).
9 Ibidem, p. 1014.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 13


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

3) Desired signal vs. secondary information


Lo studio critico di tutto il contenuto informativo pu rilevarsi
fecondo nella definizione delle strategie di riversamento, come rileva
Brock-Nannestad a proposito dei suoi studi sui dischi di gomma-
lacca: the desired signal from a record is only one part of all the in-
formation it contains and the ancillary information is very important
because it determines the quality of the desired signal that may be ob-
tained, if you know how to use it10. Nel riversamento conservativo
quindi fondamentale non compiere interventi volti a rimuovere i di-
sturbi: there is a further philosophical question regarding whether it
is in all circumstances useful to remove the disturbing signals, be-
cause that also removes useful secondary information possibly com-
bined with the disturbing signals. That secondary information may be
essential for source-critical work, e.g. when the provenance or au-
thenticity of a recording has to be determined11. Brock-Nannestad fa
notare in sostanza che linformazione secondaria (le alterazioni introdotte
dal sistema di incisione e dallambiente in cui laudio stato regi-
strato), se analizzato con gli strumenti della Teoria dei Segnali, pu
rivelarsi unimportante sorgente di informazione, spesso indispensa-
bile per la ricostruzione del tessuto sonoro del documento.

2.1. Proposta di un protocollo di conservazione dei documenti sonori


Sulla base di queste considerazioni, si definisce copia conservativa
linsieme di documenti digitali, costituiti da segnale audio, metadati e
informazione contestuale di un documento sonoro. Ha come obiet-
tivo la conservazione dellunit documentale. Il suo equivalente ar-
chivistico la copia diplomatica o il facsimile. Interventi di restauro
sono ammessi solo se, ben documentati, sono finalizzati al ripristino

10 GORGE BROCK-NANNESTAD, Applying the Concept of Operational Conservation Theory

to Problems of Audio Restoration and Archiving Practice, AES Preprint, 4612, settembre
1997, p. 26-29. molto interessante anche il dibattito tra Storm e Brock-
Nannestad riportato in IDEM, A comment and further recommendations in International
rerecording standards, Association for Recorded Sound Collections Journal, fall
(1989), p. 156-161.
11
IDEM, What are the sources of the noise we remove?. Proceedings of 20th AES International
Conference: Archiving, Restoration and new Methods of Recording (Budapest, October 5-7
2001), New York, AES, 2001, p. 175-182.

14 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

della funzionalit del supporto (giunta nei punti di rottura di nastri


magnetici o di dischi fonografici, essiccazione per contrastare i feno-
meni di idrolisi, lubrificazione). Il riconoscimento del formato e la
scelta dellapparato di riproduzione/ascolto sono cruciali. Vengono
compensate solo le alterazioni intenzionali del segnale operate in fase
di registrazione (equalizzazione e sistemi di riduzione del rumore). Il
processo di creazione della copia conservativa deve rappresentare
con immediatezza e massima trasparenza del nuovo medium digitale
le caratteristiche informazionali e materiali del documento originale
come ci giunto.
In accordo con le indicazioni della comunit archivistica audio
internazionale12:
1) il trasferimento nel dominio digitale deve essere eseguito utiliz-
zando il supporto originale, e non una sua copia;
2) se necessario per il ripristino del suo funzionamento, il supporto
pu essere pulito e restaurato al fine di compensare degradazioni
che potrebbero compromettere la qualit del segnale. necessa-
rio condurre questi interventi con un alto grado di oggettivit e
documentando con precisione ogni azione intrapresa;

12 AUDIO ENGINEERING SOCIETY, Storage of Polyester-Base Magnetic Tape, New York,


AES, 2003 (AES Recommended Practice for Audio Preservation and Restoration
AES22-1997 r2003); IDEM, Method for Estimating Life Expectancy of Compact Discs (CD-
ROM), Based on Effects of Temperature and Relative Humidity (includes Amendment 1-2001),
New York, AES, 2003 (AES Standard for Audio Preservation and Restoration
AES28-1997 r2003); IDEM, Method for Estimating Life Expectancy of Magneto-Optical (M-
O) Disks, Based on Effects of Temperature and Relative Humidity, New York, AES, 2005
(AES Standard for Audio Preservation and Restoration AES35-2000 r2005); IDEM,
Life Expectancy of Information Stored in Recordable Compact Disc System Method for Estimat-
ing, Based on Effects of Temperature and Relative Humidity, New York, AES, 2005 (AES
Standard for Audio Preservation and Restoration AES38-2000 r2005); IDEM, Mag-
netic Tape-Care and Handling Practices for Extended Usage, New York, AES, 2005, (AES
Standard for Audio Preservation and Restoration AES49-2005); IDEM, Extended
Term Storage Environment for Multiple Media Archives, New York, AES, 2006 (AES In-
formation Document for Preservation of Audio Recordings AES-11id-2006); IN-
TERNATIONAL ASSOCIATION OF SOUND AND AUDIOVISUAL ARCHIVES, The Safe-
guarding of the Audio Heritage: Ethics, Principles and Preservation Strategy, s.l., IASA, 2005;
IDEM, Guidelines on the Production and Preservation of Digital Objects, s.l., IASA, 2004; IN-
TERNATIONAL FEDERATION OF LIBRARY ASSOCIATIONS / UNITED NATIONS EDU-
CATIONAL, SCIENTIFIC AND CULTURAL ORGANIZATION, Safeguarding our Documentary
Heritage, s.l., UNESCO, 2000 (Memory of the World).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 15


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

3) lequipaggiamento tecnico scelto tra i migliori che il mercato


moderno in grado di offrire, al fine di non introdurre ulteriori
distorsioni alle alterazioni gi presenti nel segnale;
4) la frequenza di campionamento e il numero di bit sono decisi sul-
la base degli standard archivistici relativi alla registrazione sonora
(v. sez. 4.3);
5) i file audio digitali devono supportare la memorizzazione ad alta
risoluzione in modo trasparente con semplici schemi di codifica,
senza compressione dei dati.
Inoltre, diversamente dalla posizione di Schller13, forte con-
vinzione degli autori di questo scritto che sia necessario conservare
anche le alterazioni non intenzionali di tipo 2-i, poich da esse si
possono desumere informazioni sul sistema di produzione del do-
cumento originale14. Tutte le alterazioni non intenzionali dovrebbe-
ro essere compensate solo a livello di copia daccesso: queste imper-
fezioni/distorsioni sono infatti importanti testimoni della storia del-
la trasmissione del documento sonoro.
Poich queste linee guida devono essere adattate alle diverse tipo-
logie di supporti sonori, gli archivisti devono essere consapevoli delle
loro implicazioni, dal punto di vista chimico e da quello fisico, e pos-
sedere una profonda conoscenza della tecnologia dellequipaggiamento
per il processo di re-recording e dei formati digitali in cui i file della copia
conservativa sono codificati. Questo approccio di tipo conservativo
preliminare a qualsiasi altra azione e implica, per poter mantenere
lunit documentaria, lacquisizione e la memorizzazione di tutte le in-
formazioni (segnale audio e informazione contestuale) contenute nel
documento originale, assieme ai metadati relativi al procedimento di ri-
versamento. quindi necessario:
a) digitalizzare linformazione contestuale presente nel documento
originale e i metadati ottenuti dal processo di riversamento: le in-
formazioni presenti sui contenitori editoriali (buste, custodie e
cofanetti), sulletichetta, sulla flangia, sul supporto e sugli even-

13
SCHLLER, The Ethics of Preservation.
14
Mantenere nella copia conservativa la distorsione del segnale audio causata da pi-
le elettriche in fase di esaurimento (evidente alterazione di tipo 2-i, ossia causata da
errori in fase di regolazione dellequipaggiamento di registrazione) conferma, ad e-
sempio, che la registrazione originale era stata eseguita con dispositivi mobili.

16 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

tuali allegati (il testo, le immagini15, le condizioni fisiche, la pre-


senza di alterazioni intenzionali, le eventuali corruttele) e le in-
formazioni relative al processo di trasferimento del segnale audio
(schemi del sistema di riversamento) devono essere organizzate e
diventano parte integrante della copia conservativa;
b) inserire nella copia conservativa opportuni strumenti di controllo sui
dati (descrizione del formato scelto per la memorizzazione del se-
gnale audio, message digest16 dei file audio), assieme ad una scheda de-
scrittiva del documento originale e della stessa copia conservativa.

3. Conservazione passiva
Si riassumono di seguito i principali accorgimenti da adottare per
la conservazione passiva diretta delle due pi comuni tipologie di do-
cumenti sonori: supporti meccanici (Tabella 1) e nastri magnetici
(Tabella 2)17.
Tabella 1. Supporti sonori meccanici

Supporto Periodo Composizione N di esemplari uf-


ficialmente esistenti
Cilindri registrabili 1886 - anni Cinquanta Cera 300.000
Cera e nitrocellu- 1.500.000
Cilindri registrati 1902-1929
losa (Blu Amberol)
Polvere minerale e 10.000.000
Dischi macrosolco
1887 - anni Sessanta legante organico
registrati
(shellac)
Dischi macrosolco e Lacca di nitrocel- 3.000.000
microsolco registra- lulosa, con stati di
1930 - anni Cinquanta
bili (instantaneous alluminio (o vetro,
discs) o acciaio, o carta)
Cloruro di polivi- 30.000.000
nile ed elementi
Dischi microsolco secondari (stabiliz-
1948-
registrati zatori, coloranti,
sostanze antistati-
che

15
La risoluzione delle immagini deve essere sufficientemente elevata per permette-
re la perfetta comprensione del testo e dei segni presenti nella foto.
16
v. sezione 5.3.
17
Per una descrizione dettagliata delle diverse tipologie NICOLA ORIO, LAURO
SNIDARO, SERGIO CANAZZA, GIAN LUCA FORESTi, Methodologies and tools for audio
digital archives, International Journal of Digital Libraries, X/4 (2009), p. 201-220.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 17


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Tabella 2. Nastri magnetici


Periodo Tipo di Composizione
registrazione
Base: acetato di cellulosa; pasta magnetica:
1935-1960 Analogica
Fe2O3; formato: bobina aperta
Base: cloruro di polivinile; pasta magnetica:
1944-1960 Analogica
Fe2O3; formato: bobina aperta
Base: poliestere; pasta magnetica: Fe2O3; for-
1959- Analogica
mato: bobina aperta
Analogica/ Base: poliestere; pasta magnetica: CrO2; for-
1969-
digitale mati: compact cassette IECII, DCC
Analogica/ Base: poliestere; pasta magnetica: Metal; for-
1979-
digitale mati: compact cassette IECIV, R-DAT, LTO

Per la conservazione passiva dei documenti originali bene pro-


cedere a una loro collocazione in buste appositamente realizzate con
PH neutro e con riserva di sostanze antimuffa. Le custodie dei nastri
preferibile siano in acciaio smagnetizzato, cos da proteggere il loro
contenuto da eventuali campi magnetici esterni. I nastri vanno perio-
dicamente svolti e riavvolti (almeno una volta lanno) senza leggerli,
in condizioni di trazione e velocit opportune. In generale, i docu-
menti sonori devono essere archiviati verticalmente: lunica eccezione
costituita da alcune varianti degli instantaneous discs18.
I magazzini di conservazione devono essere protetti dallimpatto di-
retto dei gas e del particellato atmosferico: qualche problema pu sor-
gere nei casi di frequente aerazione dei locali, procedura che sovente
viene effettuata da personale privo delle avvertenze di base per quanto
riguarda la conservazione. Gli ambienti devono essere ricoperti di mate-
riale antistatico facilmente lavabile (sono da evitare tappeti e moquette): i

18
Prima dellintroduzione dei nastri magnetici (avvenuta negli anni Quaranta del se-
colo scorso), gli instantaneous discs rappresentavano lunico medium per la registrazione
sonora che poteva venire letto immediatamente dopo lincisione, evitando i lunghi
processi industriali richiesti per la fabbricazione dei dischi industriali. Ne esistono an-
cora oltre tre milioni di esemplari: ognuno di questi in copia unica e molti rivestono
una grande importanza storica, sociale e culturale. La maggior parte di questi supporti
i dischi in acetato sono a grande rischio di scomparsa. Sono costituiti da una base
in alluminio (o vetro, o acciaio, o carta), sulla quale steso uno strato di nitrato o ace-
tato di cellulosa. Col tempo questi supporti possono facilmente subire un processo
idrolitico che fa restringere lo strato in acetato, oltre a renderlo fragile.

18 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

sistemi di condizionamento dellaria dovrebbero essere equipaggiati con


filtri antipolvere a maglia sufficientemente fine (0,3 mm).
Lumidit relativa non deve superare il 30% ed essere stabile (di-
ventano pericolose variazioni dellumidit relativa superiori al 5% du-
rante un periodo di 24 ore): rappresenta il massimo fattore di rischio
poich, oltre a consentire lo sviluppo degli agenti microbiologici che
necessitano di elevati valori di acqua libera per il loro metabolismo fa-
vorisce il degrado chimico, segnatamente quello di idrolisi cui, in partico-
lare, i dischi e i nastri in acetato sono molto sensibili. I funghi possono
aggredire facilmente i supporti se il livello di umidit cresce oltre il 65%
RH. Si tenga conto che tuttaltro che rara la dislocazione di depositi di
documenti sonori, in particolare nel caso di materiali di non frequente
consultazione, in locali seminterrati nei quali si verificano sovente condi-
zioni ambientali di elevata umidit relativa dovuta, il pi delle volte, alla
risalita per capillarit delle acque a contatto con le fondazioni. Questa
pessima abitudine ha comportato (e ancora comporta) veri e propri disa-
stri allorch si verificano alluvioni o pi semplicemente problemi alle
condotte fognarie poich, in questi casi, i locali seminterrati sono eviden-
temente quelli colpiti in maniera pi grave. Ricerche in campo biologico
attribuiscono particolare rilevanza alla temperatura come fattore di svi-
luppo di microrganismi. In realt la temperatura diviene significativa
tra i fattori di degrado soprattutto in sinergia con altri parametri. di
particolare importanza infatti controllare in modo simultaneo la tempe-
ratura e lumidit relativa. Ad esempio, gravemente sbagliato raffredda-
re lambiente senza contemporaneamente deumidificarlo: diversamente
si rischierebbe un inaccettabile innalzamento dellumidit relativa che
pu incoraggiare la crescita di funghi.
In generale la temperatura determina la velocit delle reazioni
chimiche come lidrolisi e dovrebbe quindi essere mantenuta bassa e
soprattutto stabile (per evitare modifiche nelle dimensioni del sup-
porto). opportuno conservare i documenti sonori in ambienti in
cui la temperatura si mantenga costante (sono da evitare escursioni
termiche superiori ai 2 C nellarco di 24 ore), compresa tra i 5 C e i
10 C. Temperature oltre i 40 C sono pericolose, soprattutto per i
cilindri di cera, i nastri magnetici e i dischi in vinile.
Per quanto riguarda la luce, le radiazioni ultraviolette determi-
nano il rapido degrado dei materiali organici costituenti le copertine,

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 19


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

le etichette, gli allegati cartacei: per lilluminazione degli archivi bene


quindi usare tubi fluorescenti che non producano radiazioni ultra-
violette in una quantit superiore a 75 w/lm.
I locali adibiti alla fruizione dovrebbero invece avere una tempe-
ratura di circa 20C ed ammessa unumidit sino al 40% (3). La Ta-
bella 3 riassume le temperature e lumidit relativa consigliate per la
conservazione e laccesso dei documenti sonori. Seguendo queste li-
nee guida la vita dei supporti sonori viene prolungata, ma rimane si-
gnificativamente inferiore rispetto ad altri beni culturali (documenti
cartacei, dipinti, sculture, monumenti architettonici): per questa ra-
gione, diventa necessario adottare processi di conservazione attiva.
Tabella 3. Temperature e umidit relativa consigliate per la conservazione
e laccesso dei documenti sonori
C /24h /anno RH /24h /anno
Conservazione 510 1 3 30 5 5
Accesso 20 1 3 40 5 5

4. Conservazione attiva
Viene ora descritto il processo di conservazione attiva dei docu-
menti sonori, il cui controllo di qualit schematizzato in figura 1.
Questo protocollo stato definito dagli autori e messo in pratica in
diversi progetti nazionali ed europei (v. sez. 8).

Figura 1. Schema del controllo di qualit del processo di conservazione attiva

20 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

4.1 Analisi e interventi di restauro del supporto


Durante questa fase (passi 1 e 2 della figura 1) vengono control-
lati e valutati lo stato del documento, le caratteristiche fisiche e il
formato del supporto, anche sulla base della ricerca storico-filologica
effettuata sulle tecnologie in uso al tempo della registrazione. Le ope-
razioni di re-recording dovrebbero essere monitorate sia per certificare
tutte le fasi del processo, sia per testimoniare laccuratezza del proto-
collo utilizzato. In particolare, si propone di effettuare una videoregi-
strazione delle operazioni di digitalizzazione, sincronizzata con il se-
gnale audio, al fine di documentare la presenza di giunte, corruttele e
segni sul supporto. Queste informazioni permettono la classifica-
zione delle alterazioni del segnale, necessaria per il lavoro filologico
della ricostruzione della genesi del documento.
Le informazioni relative al formato della registrazione devono es-
sere dedotte dallanalisi diretta del supporto e quindi confrontate con i
dati tecnici contenuti sulle custodie, sulle copertine e sulle etichette,
anche se spesso possono risultare lacunose o errate. Le informazioni
emerse dallo studio della storia della tecnologia audio costituiscono
una conoscenza che non pu essere trascurata per definire metodi e
procedure per il riconoscimento del formato e dei parametri adottati
durante la registrazione originale, poich permette di risolvere pro-
blemi specifici causati dai difetti tecnici dellequipaggiamento usato nel-
la creazione del documento originale. Naturalmente, tutti i risultati di
questa ricognizione devono venire memorizzati come informazione
contestuale.

4.2 Re-recording
Questa fase schematizzata nei blocchi 3 e 4 della figura 1. Sulla
base della conoscenza dedotta durante la prima fase, deve essere sele-
zionato il migliore equipaggiamento analogico adatto a evitare
lintroduzione di ulteriori distorsioni e a minimizzare la perdita di in-
formazione memorizzata sul documento originale. Analisi tecnico-
funzionali confermano la correttezza di questa scelta: magnetofoni
prodotti prima degli anni Ottanta presentano (a) basso rapporto se-
gnale-rumore (Signal-to-Noise Ratio, SNR); (b) equalizzazione non mo-
dificabile; (c) inaffidabilit del meccanismo di trascinamento del na-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 21


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

stro, che potrebbe provocare la perdita dellintegrit fisica del docu-


mento originale. In accordo con le considerazioni discusse in sez. 2, il
trasferimento nel dominio digitale deve avvenire senza alterazioni in-
tenzionali del segnale o suoi miglioramenti (de-noise, espansioni di di-
namica, ecc.), poich gli artefatti presenti nelloriginale, anche quando
esteticamente indesiderabili, sono parte della storia della trasmissione
del documento, anche quando sono stati aggiunti dopo la registra-
zione a causa di una manutenzione sconsiderata o di errate condi-
zioni di immagazzinamento. In questo senso, le corruttele devono es-
sere accuratamente documentate in quanto forniscono informazioni
sul personale tecnico e sulle istituzioni coinvolte nei processi di crea-
zione e di trasmissione del documento. Lattenuazione di eventuali al-
terazioni deve essere demandata alle scelte soggettive da compiere
durante la fase di restauro.
Il processo di conversione A/D un aspetto molto delicato della
procedura di re-recording. Poich i supporti originali possono conte-
nere informazione secondaria (v. sez. 2) al di fuori dallintervallo frequen-
ziale del segnale utile (come, ad esempio, frequenze di bias19 e rumore
a larga banda), importante prevedere la pi alta frequenza di cam-
pionamento tra quelle fissati dallo standard corrente (oggi: 192 kHz,
v. sez. 4.3). Ogni documento sonoro presenta aspetti tecnici originali:
a causa di questa instabilit impossibile ipotizzare un processo
completamente automatico di re-recording. Al contrario, tutte le fasi
devono venire costantemente monitorate al fine di catalogare e de-
scrivere con precisione le alterazioni del segnale:
disturbi locali (brevi disturbi impulsivi click, scratch e pop do-
vuti a graffi o a granulosit del materiale di cui costituito il sup-
porto; perdita di intensit del segnale dropouts dovuta a giunte
del nastro o a perdita di pasta magnetica);
rumore a carattere globale: background noise (dovuto alla bassa qua-
lit o al deterioramento fisico-chimico del supporto), distorsioni
(a carattere periodico o meno);

19 Il bias un segnale ad alta frequenza (superiore alla banda audio) che viene ag-

giunto durante la registrazione del suono, al fine di migliorarne la qualit, spostan-


do il segnale utile nella zona lineare della funzione di trasferimento del nastro ma-
gnetico.

22 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

alterazioni prodotte durante la fase di registrazione del docu-


mento originale: hum (segnale indesiderato dovuto a interferenze
elettromagnetiche), rumori elettrici (ripples) dovuti a imperfezioni
dei componenti elettrici ed elettronici dellequipaggiamento tec-
nologico utilizzato, distorsioni introdotte dai microfoni o da altri
trasduttori;
degradazione del segnale a causa di malfunzionamenti del sistema
di registrazione (parziale cancellazione delle tracce sonore).

4.3 Copia conservativa


Una copia conservativa (fasi 5 e 6 di figura 1), o copia darchivio,
the artifact designated to be stored and maintained as the preservation master. Such
a designation may be given either to the earliest generation of the artifact held in
the collection, to a preservation transfer copy of such an artifact, and/or to both
such items in the possession of the archive. Such a designation means that the item
is used only under exceptional circumstances.20
I supporti sonori, e in particolare i moderni ad alta densit, sono,
per loro natura, vulnerabili. Inoltre, esiste sempre il rischio che rice-
vano danni accidentali a causa di manutenzione impropria o di mal-
funzionamenti dellequipaggiamento di lettura. Una copia a bassa
qualit pu essere utile al fine di aiutare gli studiosi a capire quale do-
cumento considerare; una copia ad alta qualit pu essere accettabile
da studiare al posto delloriginale. Luso (locale o on-line) di copie ri-
duce la frequenza daccesso al documento originale e quindi ne au-
menta laspettativa di vita21.
Il processo di conservazione attiva produce un insieme partico-
larmente ampio e vario di documenti digitali, che comprende: segnale
audio, metadati e informazione contestuale. In questo ambito, com
pratica comune nel campo dellelaborazione del suono, il termine me-
tadati viene usato per indicare linformazione dipendente dal contesto
che pu venire estratta automaticamente dal segnale, mentre viene

20 INTERNATIONAL ASSOCIATION OF SOUND AND AUDIOVISUAL ARCHIVES,


Guidelines on the Production and Preservation of Digital Objects.
21 INTERNATIONAL FEDERATION OF LIBRARY ASSOCIATIONS / UNITED NATIONS

EDUCATIONAL, SCIENTIFIC AND CULTURAL ORGANIZATION, Safeguarding our


Documentary Heritage.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 23


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

chiamata informazione contestuale tutta linformazione rimanente,


indipendente dal contesto. Lobiettivo della conservazione attiva
minimizzare la perdita dinformazione durante il trasferimento nel
dominio digitale dellinformazione contenuta nel documento ori-
ginale. Al fine di conservare lunit documentale, necessario digita-
lizzare linformazione contestuale inclusa nel documento originale e i
metadati generati dal processo di digitalizzazione: linformazione
scritta sui contenitori (buste, custodie, scatole), sulletichetta, sulla
flangia, sul supporto e su eventuali allegati (testi, immagini, segni,
composizione chimica, alterazioni intenzionali, corruttele) e linfor-
mazione relativa al processo A/D (schema del sistema tecnologico)
devono essere organizzate e diventare parte integrante della copia
conservativa (la figura 2 mostra una proposta di organizzazione logi-
ca della copia conservativa).
Come per tutte le tipologie di documenti digitali, anche nel caso
dei documenti sonori necessario memorizzare nella copia darchivio
anche la descrizione del formato dei file al fine di garantire laccesso
al segnale audio, ai metadati e allinformazione contestuale.

Informazione audio Informazione contestuale

a
Sched va
Audio
itti sa Foto
descr
mento Ripre
BWF docu ale video
orig in

i del a a
Schem a di Sched a Schem a
iche ttiv
Metadati Chec
ksum Specif F sistem ento descri deo
vi
sistem deo
vi
BW am sa sa
rivers ripre ripre

iche
Specif um
Metadati di secondo livello ks
Chec

a o dei
Sched va Elenc enti
itti m
docu
descr a orizza
ti
Descrizione della copia conservativa copi mem copia
rv ativa nella
vativa
conse conser

Figura 2. Schema della struttura logica di una copia conservativa

24 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

Formato dei file audio. In accordo con lo slogan the worse the signal, the hi-
gher the resolution, il segnale audio deve essere memorizzato usando il
Broadcast Wave Format22 con una frequenza di campionamento pari al-
meno a 96 kHz (meglio 192 kHz) e con una risoluzione di 24 bit.
consigliabile il formato monofonico, memorizzando ogni traccia della
registrazione in un diverso file. Il formato BWF stato sviluppato
dallEuropean Broadcasting Union23 nel 1997, ed poi stato aggior-
nato nel 2001. Lobiettivo era di definire uno standard per linter-
scambio di dati audio in formato digitale che fosse neutrale in rapporto
alle piattaforme hardware, ai sistemi operativi e ai metadati associati al
segnale audio. Per questo motivo il formato BWF permette diverse
codifiche dei dati audio al suo interno (PCM, ADPCM, ecc.), con dif-
ferenti frequenze di campionamento e risoluzioni. Recentemente
lAES working group ha adottato il formato BWF e attualmente sta
collaborando con lEBU Project Group P/AFT (Audio File Transfer)
a ulteriori sviluppi del formato. Il formato BWF aperto
allinserimento di qualsiasi metadato, tramite laggiunta di apposite in-
testazioni proprietarie.
necessario evitare che aspetti fonici moderni alterino il conte-
nuto sonoro originale. In particolare, i criteri adottati per la conserva-
zione non devono essere influenzati dalla tendenza indotta dal mer-
cato di utilizzare formati di compressione di tipo lossy (ossia con per-
dita di informazione: wma, mp3, mp4, aac, ecc.).
Videoregistrazione e documenti fotografici. Le informazioni presenti sui
contenitori, sulle etichette e su altri allegati dovrebbero essere archi-
viati nella copia conservativa come immagini statiche (due esempi
sono riportati in figura 3), cos come le foto delle corruttele del sup-
porto chiaramente visibili. La videoregistrazione delle operazioni di
lettura del documento analogico, sincronizzata con il segnale audio,

22 Per una descrizione del Broadcast Wave Format AUDIO ENGINEERING SOCIETY,
Audio-File Transfer Exchange File Format for Transferring Digital Audio Data Between
Systems of Different Type and Manufacture, New York AES, 2006 (AES standard on
Network and File Transfer of Audio AES31-2-2006); EUROPEAN BROADCASTING
UNION, Specification of the Broadcast Wave Format: A Format for Audio Data Files in
Broadcasting, Tech 3285, s.l., EBU, 1997.
23 EBU Project Group Digital Audio Production and Archiving (P/DAPA).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 25


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

assicura la conservazione delle informazioni presenti sul supporto. In


particolare, la registrazione video permette di mantenere:
linformazione relativa alle operazioni di montaggio e alle corrut-
tele del supporto (cilindro, disco, nastro magnetico), indispensa-
bile, durante le operazioni di restauro del segnale, per distinguere
le alterazioni intenzionali e non intenzionali24;
una descrizione delle irregolarit della velocit di lettura delle re-
gistrazioni analogiche (wow e flutter25): nei dischi, un foro non per-
fettamente coincidente con il centro del supporto causa una va-
riazione dellaltezza del suono; in una registrazione magnetica, un
trascinamento irregolare del nastro durante la lettura (una va-
riazione della velocit angolare del capstan, o unanomalia nella
meccanica del contenitore plastico di unaudiocassetta) causa varia-
zioni nella frequenza del segnale. Dal video, possibile individuare,
anche in modo automatico, le imperfezioni originate dal processo
A/D (v. sez. 5): in questo modo durante il processo di restauro del
segnale sar possibile distinguere le alterazioni introdotte durante la
registrazione dalle distorsioni inserite durante la lettura;
le istruzioni per lesecuzione dellopera (in particolare nel campo
della musica elettronica per nastro magnetico e strumenti acu-
stici): dallanalisi del video possono emergere segni sul nastro
(spesso scritti dallo stesso compositore) che rappresentano la sin-
cronizzazione con la partitura o lindicazione di un particolare e-
vento sonoro.
Il file video dovrebbe essere memorizzato nella copia di conser-
vazione con una risoluzione e un fattore di compressione che per-
mettano di individuare in modo automatico i segni e le corruttele del
supporto. Nellesperienza degli autori, una risoluzione video di
24 SERGIO CANAZZA, Noise and Representation Systems: A Comparison among Audio Re-

storation Algorithms, Lulu Enterprise, USA 2007.


25 Il wow e il flutter sono distorsioni del segnale audio percepite come una non-

intenzionale modulazione di frequenza nellintervallo: (1) wow da 0,5 a 6 Hz, (2) flut-
ter da 6 a 100 Hz. Queste distorsioni sono introdotte nel segnale da una velocit ir-
regolare del documento analogico. Poich le irregolarit possono essere originate
da diversi meccanismi, la risultante modulazione di frequenza parassita pu variare
da periodica ad aleatoria, assumendo diversi valori nel tempo. AUDIO ENGINEER-
ING SOCIETY, Method for measurement of weighted peak flutter of sound recording and repro-
ducing equipment, New York, AES, 2009 (AES standard AES6-2008).

26 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

320x240 pixel con una qualit media di compressione DivX danno


risultati soddisfacenti.

Figura 3. Fronte e retro di una cartolina parlante (sound postcard). Il retro di que-
sto supporto diffuso negli anni Cinquanta era analogo a quello di una tradizio-
nale cartolina (con lo spazio per lindirizzo e i saluti), mentre nel lato anteriore mo-
strava unimmagine a cui era sovrapposto un sottile strato di materiale plastico tra-
sparente dove era incisa una canzone evocativa del soggetto raffigurato
Strumenti per il controllo dellintegrit dei dati. Il deperimento del supporto
digitale utilizzato per la memorizzazione della copia conservativa po-
trebbe causare degli errori nei file audio26. Se gli errori sono circo-
scritti ai bit assegnati alla codifica del segnale audio, il file BWF risulta
26
Cambiamento del valore binario di alcuni bit nel segnale audio e/o in qualche
chunk del file BWF.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 27


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

comunque leggibile, ma non pi in grado di restituire con esattezza


un segnale audio uguale a quello che stato digitalizzato. Nella copia
conservativa viene quindi inserita, come strumento di controllo
dellintegrit dei file audio, unimpronta dei file BWF originali, calco-
lata per mezzo di una funzione (funzione di hash) che, dato un qualun-
que messaggio di lunghezza arbitraria (il file BWF, nel caso in que-
stione), produce un message digest (una stringa di bit) di lunghezza pre-
fissata. Ovviamente un message digest non n una firma n un MAC
(Message Authentication Code), e quindi di per s non garantisce
lautenticazione. Per effettuare un controllo dintegrit quindi ne-
cessario calcolare di nuovo il message digest27 e confrontarlo con quello
memorizzato nella copia conservativa: se le due stringhe non sono
identiche, c la sicurezza che il file BWF in questione stato cor-
rotto. Uno degli algoritmi pi utilizzati in questo contesto dagli autori
lMD5.
Per individuare copie illegali si utilizza invece la tecnica del water-
marking28. Questa tipologia di algoritmi inglobano nei file un messag-
gio arbitrario il watermark senza alterare la percezione umana del
suono registrato. Il messaggio pu fornire informazioni contestuali
relative alla registrazione (titolo, autore, esecutore), al possessore del
copyright e allutente che ha acquistato loggetto digitale. Un buon
watermark non viene modificato dallaumento del rumore nella regi-
strazione n dalle operazioni di compressione.
Archiviazione della copia conservativa. Per limmagazzinamento dei file di-
gitali si orientati verso limpiego di sistemi costituiti da: (a) nastri
magnetici digitali (spesso basati sulla tecnologia Linear Tape Open,
LTO), contenuti in cassette che ne consentono unagevole manipola-
zione e archiviazione da parte di appositi robot, per la memorizza-
zione a lungo termine; (b) per laccesso ai documenti pi richiesti so-

27
Esistono software per il calcolo del message digest distribuiti in licenza open source
per diverse piattaforme (Ms-Windows, Apple OSX, Linux, ecc.). Nella copia con-
servativa viene comunque inclusa, per buona misura, la descrizione dellalgoritmo
adottato: in questo modo sar sempre possibile sviluppare un software in grado di
calcolare il message digest dei file audio.
28 LAURENCE BONEY, AHMED TEWFIK, KHALED HAMDY, Digital watermarks for

audio signals. Proceedings of the 3rd IEEE International Conference on Multimedia Computing
and Systems (Hiroshima, Japan, 17-23 June, 1996), 1996, p. 473-480.

28 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

no adatti i dischi magnetici ridondanti (Redundant Array of Indepen-


dent/Inexpensive Disks, RAID). importante adottare unautomazione
spinta delle operazioni di checking (controllo periodico dei dati, per va-
lutare lo stato di conservazione del supporto), di copying (processo di
duplicazione da effettuarsi prima che il supporto termini la sua aspet-
tativa di vita) e di migration (copia sistematica su nuovi equipag-
giamenti, da eseguirsi prima che il sistema utilizzato sia dismesso dai
produttori, con il conseguente rischio che in caso di rottura vengano
a mancare i componenti necessari).

4.4 Copia di fruizione


Oltre alla copia conservativa, necessario produrre, per ogni do-
cumento sonoro, almeno un duplicato per la fruizione (copia di frui-
zione o daccesso, v. fase 7 di figura 1). Questultimo, al contrario
della prima, pu contenere operazioni finalizzate alla compensazione
di alterazioni che il segnale ha subito nel tempo. Lesigenza di rendere
disponibile a un pubblico sempre pi vasto il patrimonio audio ha in-
fatti spinto la comunit archivistica a definire un ulteriore livello di
riversamento in cui sono ammessi interventi di restauro volti a com-
pensare le imperfezioni imputabili al livello tecnologico dellepoca e
al degrado del supporto. Con questo intervento vengono rimossi i
rumori impulsivi, il rumore a banda larga e i disturbi da induzione
magnetica: si giunge al livello C nella riproduzione del documento
che Schller definisce come
C) The recording as produced, but with additional compensation for recording im-
perfections caused by the recording technique of the time29.
Per avere una solidit scientifica, le operazioni di restauro
necessitano delle conoscenze storico-critiche del documento esterne al
segnale audio ad integrazione delle informazioni desunte dallesame
diretto del supporto. Le ricerche sui sistemi di registrazione storici (in
particolare sulle distorsioni lineari e non lineari) hanno portato
allacquisizione di conoscenze che sono indispensabili per caratterizzare i
difetti. Analisi condotte presso il Centro di Sonologia Computazionale

29 SCHLLER, The Ethics of Preservation, Restoration, and Re-Issuses of Historical Sound Re-
cordings, p. 1016.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 29


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

sembrano testimoniare per che anche i lavori di reverse engineering,


fondati sullo studio storicizzato della fisica delle analogie dinamiche,
non possano assumere valenza generale, ma siano strettamente
correlati alle singole apparecchiature, nonostante il loro carattere di
prodotto industriale, e alle strategie messe in atto nelle singole sedute
di registrazione. Il restauratore nel suo laboratorio deve analizzare,
oltre ai documenti sonori originali, anche le varie attrezzature che li
hanno prodotti, siano corni acustici e sistemi di incisione meccanica,
o microfoni e registratori su nastro magnetico.
Altro aspetto peculiare della ricerca lo studio delle degradazioni
del segnale. Brock-Nannestad afferma che
the identification of the sources of the noises is very important, because the
mechanisms for generating the various disturbing signals are very different,
and this may call for different ways of attacking the problem of removing
them. In this way we can usefully supplement the methods of removal,
which are based on the classification of the disturbing signals as those sig-
nals which do not fit our model of desired signal30.
La classificazione dei disturbi, nei lavori di Brock-Nannestad
articolata nei diversi livelli di produzione del documento, e lo studio
sulla loro morfologia forniscono dati indispensabili per definire
strategie di intervento mirate a compensare i difetti imputabili alla
tecnologia dellepoca (si pensi, ad esempio, alle distorsioni non lineari
nei dischi riconducibili al non corretto allineamento dellangolo di
incisione). Negli ultimi decenni, il restauro audio si avvalso
dellelaborazione digitale dei segnali, ma non appena ci si affida
allintervento computerizzato ci si allontana dalla pura trasmissione e
memorizzazione delle informazioni per entrare nel campo della
ricostruzione virtuale del segnale. Dimensione ove possibile realizzare una
pluralit di descrizioni della realt sonora assumendo differenti ipotesi
sulla natura del segnale.
Gli algoritmi dedicati alla rimozione dei disturbi ed al migliora-
mento delle qualit del segnale non sono neutri, essi derivano da una
modellizzazione del suono tra le tante possibili e dunque portano
quel grado di relativismo che pervade tutte le ricerche scientifiche
fondate sulla modellistica. []

30 BROCK-NANNESTAD, What are the sources of the noises we remove?, p. 176.

30 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

Non si deve dimenticare che anche i pi sofisticati metodi di ri-


duzione del rumore inevitabilmente interferiscono con la qualit del
segnale. Per lelevato grado di flessibilit operativa e le notevoli po-
tenzialit dei sistemi dedicati alla rimozione dei disturbi del segnale
audio: indiscriminate application of inappropriate digital methods
can be more disastrous than analogue processing!31.
A dispetto della facilit di intervento consentita dai numerosi al-
goritmi di restauro, il relativismo di cui sono portatori accresce le re-
sponsabilit soggettiva del restauratore e induce al confronto siste-
matico fra diversi modelli in funzione della loro efficacia restaurativa,
esaminata anche dal punto di vista percettivo32.
Sebbene nella realizzazione della copia di fruizione il restauratore
adotti interventi di ripulitura del segnale dai degradi imputabili alla
tecnologia dellepoca e sia condizionato dalle modalit di fruizione
(trasmissione radiofonica, edizione su supporto digitale, diffusione
multicanale, trasmissione via rete telematica, ecc.), le scelte non pos-
sono che essere sempre guidate da un approccio storico-critico al do-
cumento sonoro, pena la realizzazione di vere e proprie falsificazioni,
cos temute dagli storici.
Algoritmi di restauro. Relativamente ai disturbi di tipo impulsivo (v. sez.
4.2), un metodo di restauro spesso utilmente adottato consiste
nelleliminare il tratto di registrazione corrotto sostituendolo con uno
nuovo, ricavato mediante algoritmi pi o meno sofisticati di predi-
zione del segnale nel tratto soppresso, operanti in base alle caratteri-
stiche del segnale utile precedente o seguente, ovvero presente in al-
tre sezioni del file audio con caratteristiche similari. La maggiore dif-
ficolt di tale metodo consiste forse nellidentificare i disturbi impul-
sivi da cancellare; per esempio, in una musica per clavicembalo o per
chitarra, il rumore associato con leccitazione della corda ha carattere
impulsivo e si potrebbe confondere con i rumori da eliminare; un si-
stema puramente automatico potrebbe giungere a sopprimere en-
trambi i tipi di rumore, mentre un sistema guidato da un esperto po-
trebbe richiedere tempi estremamente lunghi (una canzone di un vec-

31 ORCALLI, Sulle metodologie del restauro, p. 336.


32 ANGELO ORCALLI, Larchivio audio di Fernanda Pivano, in Voci/Voices, catalogo
dellesposizione a cura di G. Di Capua, Milano, 2004, p. 29.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 31


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

chio 78 giri contiene normalmente alcune migliaia di disturbi impul-


sivi). Una soluzione a questo problema, nel caso di dischi fonografici,
il sistema Photos of GHOSTS in grado di ricostruire laudio da
unimmagine di un disco fonografico e che viene discusso in sez. 6: la
rimozione dei graffi presenti sulla superficie del supporto pu avve-
nire in modo automatico cancellandoli direttamente dalla fotografia,
senza che esista quindi il rischio di confondere i disturbi impulsivi
con i transitori dei suoni musicali incisi.

Figura 4. Andamento temporale della pressione sonora di un estratto di un brano


musicale. Sopra: segnale audio originale; sotto: versione restaurata per mezzo del si-
stema di restauro realizzato al CSC. Sono chiaramente visibili la rimozione del click
e del rumore a larga banda.

Per quanto concerne il rumore a largo spettro, possibile sti-


marne le caratteristiche statistiche durante le pause in cui i segnali a-
custici utili sono assenti; appositi algoritmi consentono poi di sot-
trarre dallo spettro dei segnali utili quello del rumore indesiderato.
Anche questa unoperazione delicata che difficile attuare in modo
totalmente automatizzato; le caratteristiche del rumore, infatti, pos-

32 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

sono mutare durante la registrazione e occorre che un esperto valuti


se, quando e come opportuno aggiornare le caratteristiche degli al-
goritmi di sottrazione del rumore. Inoltre tipico di tali algoritmi al-
terare pi o meno lo spettro dei segnali e introdurre talora un ulte-
riore disturbo, detto musical noise, causato dalla grande variabilit stati-
stica del rumore e spesso pi avvertibile e fastidioso di quello che si
intende eliminare. Anche in questo caso, quindi, un esperto deve de-
cidere il migliore compromesso tra leliminazione pi o meno spinta
del rumore e la conservazione pi o meno fedele del segnale restau-
rato. I ricercatori del CSC hanno sviluppato un sistema informatico
(CARE: Csc Audio REstoration33) basato su algoritmi innovativi in gra-
do di risolvere questo problema e che utilizzano la teoria del filtro di
Kalman, una tecnica matematica molto usata sin dagli anni Sessanta
nellavionica per estrarre un segnale da una serie di misure incompleta
e/o affetta da incertezze34.

5. Estrazione automatica dei metadati


I beni culturali musicali non hanno la possibilit di vicariare o
rigenerare partendo dal segnale audio linformazione perduta:
quindi di fondamentale importanza trasferire nel dominio digitale
tutti i dati presenti nel supporto. La ripresa video, effettuata durante
il trasferimento A/D del segnale audio, dello scorrimento del nastro
(ovvero della rotazione del disco o del cilindro di cera) offre
informazioni sulle alterazioni (intenzionali o meno) e sulle corruttele
del supporto. Questi dati sono utili a fini archivistici (riconoscimento
delle diverse copie), per studi musicologici-filologici (durante la fase
di collatio e la costruzione dello stemma codicum) e nelle operazioni di
restauro audio (per capire quali alterazioni compensare e per avere
una stima dei parametri da impostare negli algoritmi di de-noise). Nel
caso di archivi di medie/grosse dimensioni, economicamente
improponibile estrarre manualmente le informazioni di interesse dai

33 CANAZZA, The digital curation of ethnic music audio archives: From preservation to restora-

tion. Preserving a multicultural society, International Journal of Digital Libraries, in


pubblicazione, 2011.
34 SERGIO CANAZZA, GIOVANNI DE POLI, GIAN ANTONIO MIAN, Restoration of

audio documents by means of Extended Kalman Filter, IEEE Transaction on Audio


Speech and Language Processing, XVIII/6 (2010), p. 1107-115.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 33


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

filmati35. Diventa quindi prezioso poter contare su un sistema in


grado di individuare automaticamente eventi di interesse presenti
nelle registrazioni video di documenti audio.

5.1 Discontinuit presenti su nastri magnetici


Gli autori hanno utilizzato algoritmi sviluppati nellambito della
visione artificiale per sviluppare uno strumento per rilevare automa-
ticamente discontinuit presenti nel nastro magnetico. In particolare,
sono state utilizzate tecniche di background subtraction con imposta-
zione automatica della soglia36 per individuare la presenza di nastro
leader37. In questo modo vengono annotati automaticamente gli istanti
temporali dinizio e di fine di ogni strato di nastro magnetico
(registrabile), rispetto al nastro di plastica utilizzato durante la fase di
montaggio dai compositori e dai tecnici. Nel caso il nastro coprisse
solo una percentuale dellimmagine (caso molto comune), possibile
impostare una regione di interesse (Region Of Interest, ROI), in modo da
scartare durante lelaborazione i dettagli non rilevanti (testina di lettura,
sfondo, ecc.). Questo approccio mutuato dalle tecniche utilizzate per il
rilevamento dei cambi di scena nel campo dellannotazione automatica
di sequenze video38. A questa tecnica di base sono poi stati accoppiati
altri algoritmi al fine di rilevare specifiche alterazioni sul nastro
(intenzionali o meno) nelle sotto-regioni selezionate (ossia: in cui il
sistema ha rilevato una discontinuit). In questo modo vengono
automaticamente annotati gli istanti temporali in cui nel nastro
compaiono: a) giunte; b) segni; c) perdite evidenti di pasta magnetica.
Nel caso in cui al video fosse sincronizzato il segnale audio, ognuna di
queste discontinuit pu essere facilmente allineata al corrispondente

35 ALBERTO DEL BIMBO, Visual information retrieval, San Francisco (CA), Morgan

Kaufmann, 1999.
36 LAURO SNIDARO, GIAN LUCA FORESTI, Real-time thresholding with Euler numbers,

Pattern Recognition Letters, XXIV/9-10 (2003), p. 1533-1544.


37 Il nastro leader consiste in materiale plastico utilizzato per separare sezioni diverse

di una registrazione. La sua individuazione automatica permette di ottenere una


sorta di contatore di tracce, simile a quello di un Compact Disc audio.
38 YING LIU, DENGSHENG ZHANG, GUOJUN LU, WEI-YING MA, A survey of content-

based image retrieval with high-level semantics, Pattern Recognition, XL/1 (2007), p.
262-282.

34 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

evento sonoro. La tecnica impiegata per rilevare discontinuit in una


sequenza video la nota background subtraction: il fotogramma corrente
It allistante t viene confrontato con uno di riferimento Ibck
(background), acquisito in un istante temporale precedente. Il
confronto, effettuato mediante differenza in valore assoluto fra
matrici, permette di ottenere limmagine delle differenze Dt=|It -
Ibck|. Allimmagine delle differenze Dt viene applicata una soglia th
ottenendo quindi unimmagine binaria Bt. Unimmagine binaria pu
rappresentare solo due colori, convenzionalmente il bianco e il nero.
Con il nero vengono in genere indicate le regioni dellimmagine che
non hanno subito cambiamenti, mentre in bianco vengono indicate le
differenze sostanziali fra le due immagini oggetto del confronto,
quelle cio che hanno superato la soglia th. stato impiegato
lalgoritmo di sogliatura automatica basato sui numeri di Eulero per
calcolare automaticamente, in ogni frame, la soglia th ottimale in base
ad un criterio legato alla connettivit delle componenti connesse
presenti in Bt. stato inoltre applicato un voting per rimuovere
piccole componenti connesse spurie, dovute a rumore o a improvvise
variazioni di luminosit locale, nella matrice binaria Bt , al fine di
migliorarne la qualit.
Nelle figure 5 e 6 sono visibili alcuni fotogrammi estratti da
sequenze video diverse su cui sono stati condotti gli esperimenti. In
5a, 5c, 6a e 6c sono riportati i frame sorgente, mentre in 5b, 5d, 6b e
6d sono state riportate le immagini binarie risultato delle procedure di
change detection e di sogliatura.

(a) (b) (c) (d)


Figura 5. (a) Dorso del nastro magnetico e (b) nessuna anomalia rilevata.
Il nastro header in (c) viene rilevato come discontinuit (d)
La figura 5 mostra come la tecnica della change detection permette
di rilevare discontinuit nella composizione del nastro. La figura 5b
completamente nera poich non stata rilevata nessuna differenza

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 35


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

significativa tra il fotogramma corrente (a) e quello di background. In


(d) viene invece rilevata una differenza consistente (regione bianca)
fra limmagine di riferimento e quella corrente (c). In questo caso,
evidente come la sezione header del nastro viene riconosciuta con
precisione. Le procedure sopra descritte39 forniscono un mezzo
efficace per rilevare variazioni nella composizione del nastro. Il
conteggio dei pixel bianchi nelle immagini binarie e una soglia fissata
a priori sulla percentuale di pixel cambiati rispetto alla regione di
interesse (Region Of Interest, ROI) permettono di decidere se s in
presenza di una discontinuit o meno. La ROI pu essere impostata
per focalizzare lattenzione dei vari algoritmi solo su una sotto-
regione dellimmagine. Come si pu vedere nei frame sorgente della
figura 5, il nastro occupa circa il 50% dellimmagine; mentre altri
dettagli come le testine del lettore non sono rilevanti ai fini
dellelaborazione e dovrebbero essere eliminati impostando la ROI
sulla regione corrispondente al solo nastro. Lapproccio appena
descritto molto simile alle tecniche di scene cut detection per
lannotazione automatica di filmati televisivi o cinematografici40.

(a) (b) (c) (d)


Figura 6. Discontinuit rilevate su un nastro in fase di riproduzione.
(a) Dorso del nastro magnetico e (b) nessuna anomalia rilevata.
(b) La giunta visibile in (c) viene rilevata come discontinuit dal sistema (d)

La figura 6 illustra invece come altri tipi di informazioni possano


essere estratte mediante lanalisi delle riprese di nastri in svolgimento. I
passi di elaborazione di base sono gli stessi dellesperimento precedente,
ma in questo caso sono richiesti dei procedimenti aggiuntivi per rilevare

39 Per ulteriori dettagli realizzativi, ORIO, SNIDARO, CANAZZA, FORESTI, Methodo-

logies and tools for audio digital archives.


40 YING LIU, DENGSHENG ZHANG, GUOJUN LU, WEI-YING MA, A survey of content-

based image retrieval with high-level semantics e ALBERTO DEL BIMBO, Visual information
retrieval.

36 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

giunte o discontinuit specifiche. Il frame (b), quasi completamente


nero, indica che non vi sono cambiamenti significativi fra il frame
corrente (a) e limmagine di riferimento. Le piccole componenti
connesse osservabili in (b) rappresentano delle piccole variazioni dovute
allo scorrimento dei caratteri alfanumerici visibili in (a). Questi piccoli
cambiamenti (numero di pixel bianchi) non superano la soglia di
attenzione impostata a priori dalloperatore e quindi non rappresentano
unanomalia del nastro. Il fotogramma (d) evidenzia come la giunta
venga rilevata dalla change detection. In questo caso, il numero di pixel
cambiati passa la soglia di attenzione. Tuttavia, al fine di discriminare il
tipo di anomalia necessario un passo ulteriore di elaborazione.
Lindividuazione del segmento in (d) corrispondente alla giunta pu
essere effettuata mediante lapplicazione della trasformata di Hough
allimmagine binaria41. Queste informazioni opportunamente allineate
col segnale audio possono essere annotate automaticamente dal
sistema direttamente nella copia conservativa.
utile notare che le tecniche impiegate, in particolare la sogliatura
automatica basata sui numeri di Eulero, hanno consentito di analizzare
sequenze video acquisite senza particolari accorgimenti volti a creare
delle condizioni normalizzate. In particolare, si pu osservare come i
fotogrammi nelle figure 5 e 6 siano stati acquisiti in condizioni di
illuminazione sensibilmente differenti. Questo facilita di molto le
videoregistrazioni che possono essere effettuate direttamente negli
archivi senza vincoli particolari sulle condizioni di illuminazione, senza
lutilizzo di personale addestrato ed equipaggiamento professionale.

5.2 Deformazioni dei supporti fonografici


Nel caso di videoregistrazioni di dischi fonografici in rotazione,
un altro strumento rileva levoluzione temporale della posizione del
braccio. Da questa funzione, pu essere automaticamente calcolata
(conoscendo la velocit di rotazione usata per leggere il disco) la
variazione del pitch nel segnale audio dovuta alle deformazioni
presenti nel supporto fonografico rispetto al suo piano (dischi

41 NITIN AGGARWAL, WILLIAM CLEMENT KARL, Line detection in images through regu-

larized Hough transform, IEEE Transactions on Image Processing, XV/3 (2006), p.


582-591.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 37


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

cosiddetti imbarcati o sbilanciati), oppure a difetti di bilanciamento del


piatto. Questo dato di estrema utilit nel caso si voglia procedere, in
fase di restauro audio, a riconoscere le oscillazioni del pitch dovute a:
a) difetti del sistema di registrazione; b) deterioramento del supporto;
c) imperfezioni del sistema di lettura.
Per calcolare leccentricit del disco stata sfruttata la letteratura
prodotta nel campo dei sistemi per il riconoscimento delliride42 (iris
detection). In particolare, il nostro sistema utilizza loperatore
integrodifferenziale sviluppato per il rilevamento dei confini della pupilla
e delliride43. Loperatore funziona come rilevatore di discontinuit
circolari, calcolando le coordinate del centro e la dimensione del raggio
della circonferenza contenuta nellimmagine. In questo contesto, viene
utilizzato per estrarre il contorni del disco e quindi per rilevare la
circonferenza del foro centrale (figura 7).

Figura 7. Rilevamento automatico dei contorni del disco e del foro centrale. In
questo caso, la deviazione tra i centri delle due circonferenze di 0,31 cm

Limmagine viene acquisita garantendo il parallelismo tra il piano


focale e il disco. Il sistema calcola quindi il raggio, il centro reale del
disco e la deviazione tra questo e il centro del foro.

42 JOHN DAUGMAN, How iris recognition works, IEEE Transactions on circuits and
systems for video technology, XIV/1 (2004), p. 21-30.
43 JOHN DAUGMAN, New methods in iris recognition, IEEE Transactions on system,

man, and cybernetics part B: cybernetics, XXXVII/5 (2007), p. 1167-1175.

38 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

Per separare automaticamente le tracce invece usato un rilevatore


a soglia sulla funzione intensit luminosa calcolata tra lo specchio e il
margine esterno del disco fonografico. Questi dati devono essere
memorizzati nella copia darchivio per eventuali elaborazioni future
(correzione del pitch sul segnale audio digitale).
Per analizzare e annotare automaticamente le anomalie nella
rotazione di dischi fonografici in rotazione stato utilizzato lalgoritmo
di features tracking comunemente noto come Lucas-Kanade tracker44.
Lalgoritmo individua dei punti notevoli nellimmagine (feature) che
possono essere impiegati per confrontare due frame successivi e valutare
gli spostamenti fra uno e laltro. La tecnica, inizialmente concepita per
lallineamento di immagini, viene qui utilizzata nella sua implementa-
zione come feature tracker, che in grado di tenere traccia degli sposta-
menti delle feature da un frame al successivo. Nella figura 8 sono riportati
alcuni fotogrammi tratti da una delle sequenze impiegate negli
esperimenti. In 8a si riporta il punto pi elevato e in 8c quello pi basso
delloscillazione del braccio. In 8b e 8d si possono osservare le rispettive
elaborazioni in cui sono visibili i marcatori che rappresentano le feature
individuate sulla testina del giradischi.

(a) (b) (c) (d)


Figura 8. Immagini sorgente e relative elaborazioni tratte da una ripresa video del
braccio di un giradischi durante la riproduzione. Il supporto sul piatto deformato
e ci causa unoscillazione del braccio. Nelle immagini sono state evidenziate: (a)
posizione pi bassa del braccio durante loscillazione e (c) posizione pi alta.
Nelle immagini (b),(d) si possono notare i marcatori che rappresentano le feature di
Lukas-Kanade rilevate sulla testa del braccio.

44 JIANBO SHI, CARLO TOMASI, Good Features to Track. Proceeding of IEEE Confe-
rence on Computer Vision and Pattern Recognition (Seattle, WS, June 1994), Seattle, 1994,
p. 593-600.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 39


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

Durante gli esperimenti il tracker di Lucas-Kanade ha


correttamente mantenuto traccia delle feature rilevate nel primo frame
delle sequenze video utilizzate.
Il tracker ha quindi permesso di registrare gli spostamenti delle
feature durante le oscillazioni del braccio del giradischi dovute alla
riproduzione di supporti deformati. Nella figura 9 stata riportata
levoluzione temporale della coordinata y di una feature localizzata sul
braccio. Sullasse delle ordinate riportato il numero di frame, mentre
le ascisse rappresentano la posizione in pixel sul piano immagine:
chiaramente visibile landamento oscillatorio. I fotogrammi (a) e (c)
nella figura 8 distano 29 frame, dato riscontrabile nelle oscillazioni
del grafico di figura 10.

Figura 9. Evoluzione temporale della coordinata y di una feature di Lucas-Kanade


posizionata sulla testina del giradischi. Le evidenti oscillazioni indicano la presenza
di un supporto imperfetto.

6. Ricostruzione del segnale audio dei dischi fonografici


dallimmagine del supporto
Automatic text scanning e optical character recognition vengono larga-
mente usate nelle Bibilioteche: diversamente da quanto accade nel te-
sto, la conversione A/D del segnale audio inciso nei dischi fonogra-
fici viene solitamente eseguita per mezzo di un processo invasivo.
Com noto, esistono laser turntable in cui il tradizionale pickup
sostituito da un raggio laser. In questo modo il supporto non viene
toccato fisicamente durante la lettura. Questi apparecchi soffrono di
alcuni svantaggi: 1) sono molto sensibili ai graffi nel supporto e alle
eventuali ondulazioni anomale del solco; 2) la capacit di riflessione

40 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

della superficie del disco deve essere ottima; 3) sono vincolati


allinformazione presente in un ridotto laser spot.
interessante applicare strumenti sviluppati nel campo dellimage
processing per estrarre i dati audio (informazione contestuale e segnale
audio) dal documento fonografico. Questo approccio permette: a) di
conservare tutta linformazione presente del supporto (sviluppandone
un modello virtuale, in 2D o indispensabile nel caso di dischi a inci-
sione verticale 3D); b) una lettura completamente non invasiva; c) la
conservazione attiva di supporti le cui corruttele ne renderebbero im-
possibile una lettura tradizionale; d) di avviare un processo semiauto-
matico e su larga scala di conservazione attiva da parte degli archivi di-
scografici. In letteratura sono presentate alcune soluzioni che fanno
uso di hardware molto costoso e/o non comprendono elaborazioni
(de-noise, equalizzazioni, de-wowed) del segnale audio ricostruito45.
I ricercatori del Centro di Sonologia Computazionale hanno svi-
luppato un software, chiamato Photos of GHOSTS (Photos of Grooves
and HOles, Supporting Tracks Separation)46 che possiede le seguenti ca-
ratteristiche: a) separa automaticamente le tracce presenti nel disco;
b) lintervento dellutente ridotto al minimo; c) utilizza hardware a
basso costo; d) robusto rispetto a polvere, graffi e ondulazioni a-
nomale dei solchi; e) utilizza innovativi algoritmi di riduzione del ru-
more pulendo per mezzo di algoritmi di computer vision diretta-
mente la superficie del disco: in questo modo si restituisce il suono
originale inciso nel disco e non una sua ricostruzione virtuale (mai re-

45 JOSEPH MAXFIELD, HENRY HARRISON, Methods of high quality recording and reproduc-
tion of music and speech based on telephone research, The bell system technical journal, V
(1926), p. 493-523; STEFANO CAVAGLIERI, OTTAR JOHNSEN, FREDERIC BAPST,
Optical Retrieval and Storage of Analog Sound Recordings. Proceedings of Audio Engineering
Society, 20th International Conference (Budapest, Hungary, October 57, 2001), 2001; VITA-
LYI FADEYEV, CARL HABER, Reconstruction of Mechanically Recorded Sound, in Lawrence
Berkeley National Laboratory Technical Report 51983, California (USA), Berkeley Uni-
versity, 2003; SYLVAIN STOTZER, OTTAR JOHNSEN, FREDERIC BAPST, CHRISTOPH
SUDAN, ROLF INGOL, Phonographic Sound Extraction Using Image and Signal Processing.
Proceedings of IEEE International Conference on Acoustics, Speech, and Signal Processing
(Montreal, Quebec, Canada, May, 17-21), 2004, p. 17-21.
46 Il progetto ha vinto il primo premio della StartCup Veneto 2010. SERGIO CA-

NAZZA, NICOLA ORIO, Audio object access: Tools for the preservation of the cultural heritage,
in Digital Libraries, Communications in Computer and Information Science, a cura di Mari-
stella Agosti, Floriana Esposito e Costantino Thanos, Springer, 2010, p. 161-172.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 41


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

almente esistita) come accade utilizzando i tradizionali metodi di re-


stauro audio basati sullelaborazione del segnale digitale; f) esegue
leliminazione delle oscillazioni del pitch (de-wowed) causate da ondula-
zioni del supporto e dal foro decentrato; g) applica una curva di equa-
lizzazione, opportunamente scelta (in funzione della data di incisione
del disco, delletichetta discografica, ecc.) da una banca dati creata
appositamente. Luscita del sistema consiste nei file audio contenenti
linformazione delle diverse tracce contenute nel disco. Il sistema im-
piega uno scanner opportunamente modificato al fine di mantenere,
durante la ripresa fotografica, un allineamento ottimo della lampada
rispetto al supporto (irradiamento della luce coassiale al disco) per
tutti i solchi, senza utilizzare luce ultravioletta. Lo scanner usato
impostato con una profondit di 8 bit (a livelli di grigio) e con una ri-
soluzione di 19200 dpi, senza correzione digitale.
Il software riconosce automaticamente il centro del disco e il
raggio (utilizzando gli strumenti descritti in sez. 5.2): informazioni
necessarie per creare un modello rettificato dei solchi. Utilizzando un
rilevamento a soglia sul grafico della funzione intensit luminosa di
una sezione dellimmagine del disco (tra lo specchio e il bordo) sono ri-
levate le diverse tracce. Il solco modellato utilizzando la curva di in-
tensit luminosa dei pixels dellimmagine digitale. Per ottenere i cam-
pioni sonori sufficiente seguire con una velocit lineare calcolata
sulla base della velocit angolare stimata del disco i modelli dei sol-
chi: lampiezza sonora proporzionale alle oscillazioni del solco.
Luscita del sistema consiste nei file audio (formato BWF) contenenti
linformazione delle diverse tracce contenute nel disco, su cui pos-
sibile applicare una curva di equalizzazione e diversi algoritmi di de-
noise. La figura 10 riassume il processo di acquisizione.
Il software stato prototipato in linguaggio Matlab (versione uti-
lizzata: 7.4.0): lestrazione del segnale audio da un disco 78 rpm (du-
rata: 3 e 30) impiega circa 6 ore (utilizzando un Apple MacBook
Pro equipaggiato con processore Intel Core 2 Duo a 2.2 GHz, 2 GB
di memoria), raggiungendo un fattore, approssimativamente, 100 vol-
te superiore al tempo reale. La frequenza di campionamento reale
di 96 kHz: il segnale viene sotto-campionato a 44,1 kHz tramite la
funzione resample di Matlab.

42 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

Figura 10. Schema a blocchi del sistema di acquisizione

Negli archivi di dischi fonografici in cui sono state avviate azioni


per la conservazione attiva dei documenti gi pratica comune me-
morizzare nella copia conservativa, assieme al segnale audio digitale,
le fotografie del supporto. Non quindi improponibile (sia dal punto
di vista dei costi, sia da quello della formazione del personale) pen-
sare di acquisire documenti fotografici di buona qualit: la copia
darchivio sar quindi costituita dalle fotografie del disco fonografico.
Gli archivi discografici che sinora non hanno avviato attivit di
trasferimento A/D possono in questo modo facilmente creare copie
darchivio dei dischi fonografici in loro possesso: diversamente
dallequipaggiamento professionale necessario per il trasferimento
A/D del segnale audio, lapparecchiatura per effettuare la ripresa fo-
tografica poco costosa e semplice da utilizzare.
Inoltre diventa finalmente possibile leggere dischi a) afflitti da
gravi corruttele e b) di diversi formati senza per questo dover modifi-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 43


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

care lequipaggiamento di lettura (come accade utilizzando i giradi-


schi, dove necessario regolare di volta in volta la velocit di rota-
zione, cambiare la puntina, modificare il peso del braccio, compen-
sare la forza di skating, ecc.), con un evidente abbattimento dei costi
per lequipaggiamento tecnologico e per la formazione del personale.
Lalgoritmo qui presentato funzionante su hardware a basso
costo pu essere vantaggiosamente utilizzato per la creazione di
copie daccesso estraendo il segnale audio e alcune informazioni con-
testuali direttamente dallimmagine dei solchi dei dischi.

7. Conservazione dei beni musicali elettronici.


importante porre particolare attenzione sulla conservazione dei
beni musicali elettronici in quanto (a) la loro variet47 pone
problematiche inedite, (b) la quantit di opere di musica
elettroacustica elevata48 e (c) la loro aspettativa di vita molto
minore rispetto ad altri documenti49.
Il Centro di Sonologia Computazionale, presso il quale sono
state prodotte alcune tra le pi importanti opere musicali elettroniche
degli ultimi quarantanni, ha da sempre studiato protocolli e
metodologie per curare la conservazione di questi beni culturali.

7.1 Le diverse facce della musica elettroacustica


Con lavvento delle tecnologie telefoniche e dellelettroacustica
sono nati gli strumenti musicali elettrofoni e nuove forme musicali a
essi legate che hanno assunto una importanza artistica sempre pi
rilevante a partire dalla seconda met del nostro secolo. Musica
elettronica, musica concreta, musica elettroacustica, tape music, musica

47 I beni musicali elettronici comprendono infatti, oltre a documenti sonori e cartacei:

i supporti di memorizzazione dei dati informatici (programmi per il live-electronics e per


la sintesi del suono), i loro sistemi di lettura e gli strumenti musicali elettrofoni.
48 Gi nel 1967 Hugh Davies aveva catalogato circa 5000 lavori di musica elettroa-

custica nel mondo. HUGH DAVIES, International Electronic Music Catalog, Electronic
Music Review, 2/3 (1967).
49 Per quanto riguarda gli strumenti, molte generazioni tecnologiche si accavallano

oramai nella storia della liuteria elettrofona del secolo scorso e molti componenti
elettronici che stanno alla base del funzionamento dello strumento sono usciti dal
mercato e sono di difficile reperibilit.

44 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

sperimentale, musica acusmatica, live-electronics, computer music, musica


informatica, live coding, sono alcuni dei termini utilizzati per denotare
le opere musicali che si avvalgono delle moderne tecnologie
elettroniche e che costituiscono, assieme ai rispettivi strumenti e alle
prassi esecutive, il patrimonio culturale che in questo ambito viene
denominato beni musicali elettronici. La conservazione di questi materiali
pone problematiche molto diverse da quelle imposte dalle opere
musicali tradizionale in quanto il supporto di memorizzazione solo
parzialmente cartaceo e sonoro. Nella maggioranza dei casi esso di
tipo informatico (quindi molto labile e con diversi sistemi di codifica
dei dati) e/o elettronico (strumenti elettrofoni i cui componenti sono
affetti da un altro grado di obsolescenza). Di seguito le opere
musicali elettroacustiche vengono suddivise in funzione delle
problematiche relative alla loro conservazione.
Musiche registrate. In questa categoria rientrano le opere musicali
complete o le parti musicali eseguite dallautore (o da altri sotto la
direzione dellautore) e memorizzate come prodotto definitivo. Si
tratta dei lavori comunemente detti per nastro solo o per strumenti e
nastro50 in cui i materiali musicali memorizzati, indipendentemente
dalla loro natura, sono gi pronti per lesecuzione in quanto non
esiste una partitura e nemmeno una indicazione esplicita da parte
dellautore per poterli eseguire51.Per lo studio musicologico
importante conservare anche gli eventuali materiali sonori parziali
utilizzati per durante la lavorazione del nastro, come pure gli schemi
grafici o i programmi per calcolatore usati per la manipolazione o la
sintesi dei suoni.
Live-electronics. Appartengono a questa categoria i lavori in cui i suoni
prodotti da voci o da strumenti tradizionali vengono manipolati
elettronicamente dal vivo, con o senza far uso di materiali
preregistrati. In questo caso la conservazione dellopera consiste nel
memorizzare, oltre la tradizionale partitura per voci e strumenti, la
documentazione dettagliata dei processi di trasformazione elettronica

50 Si continua spesso a usare il termine nastro anche se oggi sempre pi sovente

sostituito da altri supporti.


51 Si faccia attenzione a non confondere lesecuzione in studio della musica incisa

sul nastro dallinterpretazione in concerto del nastro stesso e le rispettive partiture.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 45


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

attuati (patches) e la partitura per lesecuzione delle parti elettroniche. I


patches devono essere notati nella forma pi astratta possibile ossia in
maniera indipendente dal sistema informatico utilizzato, in quanto i
calcolatori, i sistemi operativi e gli stessi linguaggi di programmazione
hanno una vita estremamente breve e possiedono una scarsa
compatibilit allindietro. I valori assunti dai vari parametri dei patches
non devono quindi essere espressi nelle unit di misura peculiari della
macchina, ma in unit standard, in modo da essere facilmente
trasferiti da un sistema a un altro. Qualora il compositore avesse
notato la partitura elettronica in unit apocrife necessario
conservare il manuale e la documentazione tecnica dellapparecchio
(o lequipaggiamento stesso se questo, come spesso avviene nelle
macchine commerciali a basso costo, carente di informazioni
oppure si tratta di un prototipo unico) in modo da poter convertire i
parametri in unit standard. Esistono altre considerazioni che
possono imporre la conservazione dellapparecchio anzich i principi
funzionali astratti. In talune macchine, soprattutto quelle analogiche,
alcune imperfezioni intrinseche alla tecnologia sono fonte di
trasformazioni acustiche che suonano in maniera diversa dalla
realizzazione canonica52. Un altro caso riguarda i prototipi unici
realizzati dal compositore o sotto la guida del compositore stesso: in
essi le scelte tecniche sono spesso condizionate da fattori estetici per
cui la macchina parte dellopera stessa.
Suoni di sintesi. Esistono lavori di musica elettronica in cui i suoni
sono composti e notati in modo da consentire lesecuzione del brano
sia in studio sia dal vivo. Queste composizioni, in maniera analoga a
quanto visto per il live-electronics, sono generalmente notate fornendo
gli algoritmi di sintesi, ovvero le regole di produzione del suono
(equivalenti ai patches) e le variazioni nel tempo dei parametri richiesti
dagli algoritmi stessi. Pertanto la conservazione di questo tipo di
opere ha problematiche simili a quelle del live-electronics, anche se in
molti lavori di sintesi con parti musicali registrate la conoscenza e la
conservazione degli algoritmi e dei relativi parametri non richiesta
ai fini concertistici. Questa, invece, diventa importante per lo studio

52LAURA ZATTRA, The Assembling of Stria by John Chowning: A Philological Investigation,


Computer Music Journal, XXXI/3 (2007), p. 38-64.

46 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

musicologico, per ricostruire la genesi musicale dellopera e il


percorso compositivo attuato dallautore.
Composizione assistita da elaboratore. Esistono molte opere per suoni
elettronici o per strumenti acustici tradizionali la cui composizione
avviene grazie allausilio di programmi per elaboratore. Anche in
questo caso la conservazione dei programmi non utile
allesecuzione della musica ma solo alla ricerca di carattere
musicologico. Per questa il recupero dei dati informatici necessario
in quanto le regole inserite nel computer sono formalizzazioni
parziali del pensiero compositivo. Conservare quindi larchivio di
programmi realizzati da un compositore nel corso della sua
produzione musicale diventa estremamente importante per analizzare
la sua opera. Oltre a questo, si noti che strumenti di composizione
assistita vengono utilizzati anche nel live-electronics, per cui riemerge la
problematica vista in precedenza.

7.2 Conservazione e restauro


Riassumendo, conservare la musica elettroacustica significa
conservare lopera nelle sue varie forme: documenti sonori e cartacei
(partitura, appunti del compositore), strumenti elettrofoni, software,
prassi esecutiva (la performance). I documenti sonori rientrano nei
protocolli descritti nelle sezioni precedenti; la conservazione dei
documenti cartacei compresa nella pratica di archivi e biblioteche.
Si discutono perci nel seguito i problemi della conservazione degli
strumenti, del software e della performance.
Gli strumenti. Gli strumenti della musica elettroacustica si
differenziano da quelli tradizionali per molti motivi: per luso
dellenergia elettrica come principale fonte di produzione del suono,
per la rapida obsolescenza, per la dipendenza dalla ricerca scientifica
e tecnologica, per aver perso in molti casi i connotati di strumento
musicale a favore di quelli di sistema. Gli strumenti musicali
elettrofoni si dividono in tre grandi categorie53: (1) elettroacustici, (2)

53 HUGH DAVIES, Storia ed evoluzione degli strumenti musicali elettronici, Nuova Atlanti-
de, il continente della musica elettronica 1900-1986, a cura di Roberto Doati e Al-
vise Vidolin, Venezia, la Biennale di Venezia ERI, 1986, p. 17-59.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 47


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

elettromeccanici, (3) elettronici (analogici o digitali) e informatici.


Inoltre si distinguono per essere monofonici, parzialmente polifonici
o polifonici.
Negli strumenti musicali elettroacustici esiste un dispositivo
chiamato trasduttore che trasforma la vibrazione acustica di un corpo
vibrante, come ad esempio una corda, unancia, una piastra o una
bacchetta, in una variazione di tensione elettrica che vibra in maniera
analoga allonda acustica. Quindi il suono dello strumento viene
ascoltato per mezzo dellamplificazione mentre londa acustica
originaria appena percepibile. Il trasduttore pu essere di quattro
tipi: elettromagnetico, elettrostatico, fotoelettrico o piezoelettrico.
Alcuni esempi sono il microfono, il pick-up elettromagnetico della
chitarra elettrica, il pick-up piezoelettrico del giradischi.
Negli strumenti musicali elettromeccanici, invece, la variazione di
tensione elettrica viene prodotta dalle onde memorizzate su di un
disco rotante o su di un nastro in movimento pu essere una
pellicola ottica o un nastro magnetico secondo uno dei tre principi:
elettromeccanico, elettrostatico o fotoelettrico. Il principale
generatore elettromeccanico la ruota sonora utilizzata per la prima
volta da Thaddeus Cahill allinizio del Novecento nella costruzione
del suo Telharmonium. Generalmente la ruota sonora composta da
pi dischi montati su un unico perno azionato da un motore sincrono.
I dischi possono essere di metallo (principio elettromagnetico), di
plastica (ad esempio bachelite; principio elettrostatico) oppure di vetro
(principio fotoelettrico). Gli esempi pi famosi di strumenti musicali
elettromeccanici sono lorgano Hammond (ruota sonora) e il
Mellotron (nastri magnetici). A differenza degli strumenti elettroacustici,
in quelli elettromeccanici londa sonora pu essere udita solo attraverso
lamplificazione.
Negli strumenti musicali elettronici e informatici i suoni vengono
prodotti sinteticamente da uno o pi generatori elettronici senza
lausilio di alcuna vibrazione di natura acustica o meccanica. Nel
corso del nostro secolo si sono susseguite varie generazioni di
componenti elettronici atti a realizzare i processi di sintesi del suono:
dalle valvole ai semiconduttori, dai circuiti integrati ai circuiti LSI e
VLSI. Inoltre la tecnologia analogica stata rapidamente sostituita da
quella digitale. Per la generazione del suono si usano alcuni elementi

48 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

primitivi (oscillatore, generatore di rumore, filtro, modulatore,


generatore di inviluppo, miscelatore, ecc.) che vengono collegati tra
loro in modo da realizzare il processo di sintesi desiderato. Esempi di
strumenti musicali elettronici sono lorgano elettronico, il sinte-
tizzatore e le recenti workstation musicali basate sulla tecnologia
digitale. Lo strumento musicale elettronico perde sempre pi le
caratteristiche tradizionali per diventare un sistema di apparecchiature
programmabili e interagenti fra loro che possono essere suonate in
tempo reale o differito da una sola persona talvolta il
compositore stesso con risultati fonici molto ricchi: alcuni sistemi
sono in grado di generare eventi sonori di densit e complessit
superiori a quelli orchestrali. Ogni sistema un prototipo unico di
strumento che riflette attraverso i suoi componenti e le sue
caratteristiche di operativit un preciso pensiero musicale.
difficile fare una stima della quantit di strumenti da
recuperare, in quanto, come sostiene Hugh Davies, oggi
probabilmente si fabbricano pi strumenti elettronici che acustici ed
entro breve tempo probabile che saranno stati fabbricati pi
strumenti elettronici che tutti gli strumenti acustici fabbricati nel
corso di tutta la storia delluomo54. Lideale sarebbe poter conservare
questi strumenti non solo a fini museali ma anche per la loro
funzionalit. Infatti del tutto normale per un virtuoso del violino
ambire a suonare uno Stradivari o un Guarneri del Ges: ma per
rendere questo strumento adatto alle accordature moderne e in grado
di reggere il continuo sforzo e il naturale invecchiamento, occorre
modificarlo a tal punto da alterare spesso in maniera irreversibile la
sua struttura55. In questo senso, importante distinguere la
funzionalit che rende vitale la conservazione di uno strumento, da
quella finalizzata allesecuzione musicale di routine o al culto
dellevento unico tanto in voga nel mondo dello spettacolo e dello
star system. Per gli strumenti musicali elettrofoni, il problema del
ripristino della funzionalit di natura elettronica e con molta
probabilit legato allirreperibilit di alcuni elementi deteriorati:
rendere nuovamente operante un circuito con componenti aventi

54 Ibidem, p. 17.
55Ad esempio: catena pi spessa, manico pi lungo, cambio dellassetto del manico,
delle corde, del ponticello, ecc.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 49


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

caratteristiche diverse da quelli originali comporta una nuova


progettazione elettronica del circuito stesso e la sua sostituzione.
Pertanto la conservazione degli strumenti musicali elettrofoni pone
problematiche diverse in dipendenza della funzionalit dello
strumento. Se lo strumento non pi in grado di suonare il restauro
si limiter alla verifica e messa a punto degli aspetti meccanici e la
conservazione rientra nelle prassi usuali. In caso contrario bisogna
distinguere gli strumenti prodotti a livello industriale su larga scala dai
prototipi sperimentali realizzati in laboratori di ricerca musicale. I
primi, proprio per la loro natura commerciale, sono strumenti chiusi,
compatti, con un elevato grado di robustezza, dotati di manualistica e
spesso tutelati da brevetti che ne documentano gli aspetti operativi. Il
numero elevato di esemplari prodotti rende meno problematica la
conservazione, innanzitutto perch si pu scegliere un esemplare che
sia in buono stato, poi perch si pu sfruttare un secondo esemplare
come materiale di recupero in caso di guasti. Diverso il caso del
mantenimento della funzionalit di strumenti musicali elettrofoni
prodotti in piccola serie o di prototipi sperimentali realizzati in
laboratori di ricerca. Questi ultimi sono i pi difficili da trattare
proprio per lunicit, la scarsa documentazione tecnica e per il fatto
che sono spesso affetti dal fenomeno detto di cannibalismo che
diffuso nel mondo dei sistemi tecnologici, ovvero la pratica di
riutilizzare parti di uno strumento superato per la costruzione di uno
nuovo pi avanzato. Questo fenomeno rende anche difficile la
datazione del prototipo nonch la conoscenza delle sue
caratteristiche al momento della realizzazione di precisi lavori
musicali. In questo caso il lavoro di restauro molto difficile, poich
una volta scoperta la storia dello strumento bisogna scegliere se
mantenere le modifiche successive o riportarlo alle condizioni del
progetto originario. Come si detto, infatti, spesso le modifiche sono
irreversibili. Tale lavoro deve essere compiuto da esperti elettronici
che siano specializzati nel periodo tecnologico a cui lo strumento
appartiene. Con il passare degli anni questo compito si complica
notevolmente, in quanto levoluzione tecnologica cos rapida che
non sar facile trovare nel futuro sia i tecnici elettronici specializzati

50 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

in tecnologie obsolete che i componenti elettronici necessari per la


sostituzione di quelli guasti56. Le problematiche variano molto in
dipendenza dal periodo tecnologico di costruzione57. Molto spesso la
produzione di musica elettronica non legata, come quella
tradizionale, a un preciso strumento bens a un insieme di
apparecchiature (sistema). Pertanto la conservazione di un singolo
elemento di un sistema non fornisce una completa testimonianza del
modo di operare del musicista in un dato ambiente. La soluzione
senza dubbio pi efficace la ricostruzione di laboratori in cui
vengono rappresentate tutte la fasi del processo di produzione
dellopera musicale. A Colonia stato ricostruito e reso funzionante
lo studio di musica elettronica nella configurazione della fine degli
anni Cinquanta. In maniera analoga si operato al museo de LAja
per quanto riguarda lo studio dellIstituto di Sonologia dellUniversit
di Utrecht nel periodo degli anni Sessanta. A Parigi, nel parco della
Villette, stata allestita unampia sezione dedicata agli strumenti
musicali elettrofoni che arriva alle esperienze della musica informatica
in tempo reale degli anni Ottanta; alla Biennale di Venezia nel 1986
stata allestita una mostra temporanea Nuova Atlantide58 in cui sono
stati esposti per alcuni mesi i principali strumenti e sistemi per la
musica elettronica del nostro secolo. Lo Studio di Fonologia, fondato
nel 1955 da Luciano Berio e Bruno Maderna presso la sede Rai di
Milano Corso Sempione e che ha rappresentato uno dei centri pi

56 Tale problema gi drammatico oggi per particolari chip che, pur avendo pochi
anni di vita, non sono pi in produzione.
57 Ad esempio gli strumenti a valvole presentano problemi diversi da quelli a transi-

stor e le necessit variano ancora con il progressivo aumento dellintegrazione dei cir-
cuiti in un unico chip. Nei primi due casi il circuito elettronico composto da ele-
menti monofunzionali discreti e la sostituzione di un componente guasto pu essere
fatta con uno equivalente anche se non esattamente identico alloriginale. La sostitu-
zione invece di un circuito integrato non pi disponibile sul mercato diventa progres-
sivamente pi difficile in dipendenza dalla specificit delle funzioni svolte dal circuito
stesso. Alcuni chip svolgono operazioni molto generali e si trovano facilmente sul
mercato, altri sono progettati e prodotti esclusivamente per svolgere alcune delle fun-
zioni di uno specifico strumento musicale. Pertanto la conservazione degli strumenti
musicali elettrofoni richiede anche una scorta dei principali componenti elettronici di
quello strumento in modo da garantirne la funzionalit il pi a lungo possibile.
58 Nuova Atlantide il continente della musica elettronica 1900-1986, a cura di Roberto

Doati e Alvise Vidolin.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 51


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

importanti per le sperimentazioni che in quegli anni si compivano in


Europa, stato ricreato al Museo degli strumenti musicali del
Castello Sforzesco a Milano: gli apparati elettronici e i suoi archivi
sonori sono resi disponibili al pubblico degli appassionati e degli
studiosi. Un recente progetto59 coordinato dal Centro di Sonologia
Computazionale e finanziato dalla comunit europea finalizzato a
realizzare la versione virtuale interattiva dellintero sistema costituito
dagli strumenti elettrofoni originali.
Il software. Il recupero di dati informatici delle prime generazioni di
elaboratori, se non sono stati regolarmente copiati e riconvertiti di
formato, pu creare molte difficolt. possibile trovare dei
programmi di aiuto alla composizione scritti ancora su schede
perforate, su floppy disc da otto pollici o su nastro magnetico di cui
non sono reperibili i lettori. In molti casi non esiste pi nemmeno la
ditta produttrice del calcolatore e i prodotti sono stati completamente
eliminati dal servizio di assistenza e di manutenzione. Una volta
recuperato il contenuto, comunque, i problemi non sono finiti.
necessario ricreare lambiente hardware/software idoneo (sistema
operativo, drivers, periferiche, ecc.). Il testo del programma sar
sicuramente scritto in un linguaggio di programmazione superato o
quanto meno in una versione ormai in disuso. Se lo scopo del recupero
di questi materiali puramente di studio, sufficiente conservare la
documentazione tecnica del linguaggio e delle eventuali librerie di
funzioni utilizzate; per rendere effettivamente operativo il programma
effettuandone il porting su sistemi moderni richiesto uno sforzo
decisamente maggiore. A ci va aggiunto il problema dellindivi-
duazione della versione del programma effettivamente utilizzata nella
composizione dellopera fra le diverse versioni che si possono
incontrare aprendo gli archivi computerizzati di un autore. Con
lavvento del personal computer si sono diffusi diversi programmi di
aiuto allesecuzione e alla composizione che, sebbene siano pi
orientati alla musica di consumo piuttosto che a quella di ricerca,
vengono utilizzati anche in produzioni di musica elettroacustica: si
possono trovare composizioni o parti di esse codificate in un

59DREAM: Digital Re-working/re-appropriation of ElectroAcoustic Music (2010-


2012). Culture 2007. Partners: Middlesex University, Aalborg University, Castello
Sforzesco di Milano, RAI di Milano.

52 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

particolare formato che ha spesso una vita commerciale limitata o


comunque soggetto alla distribuzione di nuove versioni, spesso non
compatibili tra loro. Assieme ai dati necessario conservare anche la
versione del programma per cui sono stati scritti e la descrizione delle
risorse necessarie per il suo funzionamento (sistema operativo,
componenti hardware, ecc.).
Tramandare le prassi esecutive. Un aspetto troppo spesso trascurato
riguarda la conservazione di elementi di conoscenza sulle prassi
esecutive sia degli strumenti tradizionali sia di quelli elettronici. Se
un nuovo strumento impone una nuova tecnica esecutiva, anche
un nuovo linguaggio musicale pu provocare una mutazione del
modo di suonare strumenti gi codificati. questo il caso del live-
electronics in cui, oltre alla nascita di nuove figure professionali
come lesecutore agli strumenti elettronici o il responsabile della
regia del suono, si impone allo strumentista tradizionale lo studio
di nuove tecniche esecutive. Prendiamo a titolo di esempio il caso
pi semplice di interazione fra strumento acustico e mezzo
elettronico comunemente noto come amplificazione attiva. In
questo caso saper muovere lo strumento davanti al microfono
una delle prime nozioni che linterprete deve imparare per
sfruttare al massimo le possibilit espressive della semplice
amplificazione. Saper articolare dinamica di esecuzione e
movimento davanti al microfono diventa importante quanto per
un pianista saper dosare il tocco dei tasti. Per certi aspetti, il
microfono pu essere paragonato al microscopio e quindi pu
essere utilizzato per rendere udibili suoni che normalmente non
giungono allorecchio dellascoltatore. In questo caso linterprete
deve prendere confidenza con il sistema elettroacustico e saper
avvicinare al microfono le parti dello strumento che emettono i
suoni da evidenziare. Lo strumentista, inoltre, suona a quattro mani
con il regista del suono il quale, a sua volta, pu ulteriormente
intervenire sullamplificazione e sulla proiezione dei suoni nello
spazio. Le possibilit di interazione ovviamente si moltiplicano se
lungo la catena di amplificazione vengono inseriti dei dispositivi
elettronici di trasformazione e di moltiplicazione dei suoni
prodotti dallo strumentista o dal cantante. Una composizione
musicale non nasce esclusivamente a tavolino ma anche attraverso

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 53


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

un lavoro di sperimentazione del compositore con interpreti e


tecnici. Poich questa attivit pu essere notata solo in modo
parziale molto lasciato alla memoria e alla comunicazione orale.
Le prassi esecutive sono spesso legate al sistema di live-electronics e
al linguaggio musicale del compositore e sono difficili da
formalizzare e da tramandare attraverso documenti scritti. La
presenza poi di spazi improvvisativi rende ancora pi pressante la
necessit di avere delle testimonianze che, tradizionalmente, sono
affidate alla comunicazione orale, ma che oggi, grazie alla tecnica
di registrazione sia dei suoni sia dei gesti60, possibile docu-
mentare in maniera precisa. necessario creare un archivio
multimediale (suoni, immagini, filmati e sequenze registrate di
gesti) dedicato alle prassi esecutive con gli strumenti musicali
elettronici in modo che si possano tramandare le varie tecniche
memorizzando tutto ci che non pu essere notato con le tecniche
tradizionali e soprattutto quei punti che sono peculiari di una
partitura e che si discostano da una lettura tradizionale della stessa.
Ci pu essere molto importante anche per gli studi musicologici
sulla figura dellinterprete.

60 Allinizio degli anni Ottanta un gruppo di costruttori di strumenti musicali elet-

tronici ha definito uno standard di comunicazione fra strumenti musicali elettro-


nici denominato Musical Instrument Digital Interface (MIDI). Lobiettivo iniziale si
limitava al controllo da parte di uno strumento principale, detto master, di pi
strumenti, detti slave, inviando via cavo i codici degli eventi provocati dalle azioni
gestuali del musicista che suona il master, come ad esempio il tasto e la velocit
di pressione per le note, il movimento del pedale per il volume, lazione su altri
potenziometri o testi per il controllo del timbro. ecc. Negli anni successivi il MI-
DI ha avuto unampia diffusione e le sue applicazioni si sono rapidamente molti-
plicate soprattutto con linserimento degli elaboratori allinterno del sistema di
apparecchiature e con lo sviluppo di appositi programmi di registrazione, tra-
sformazione e generazione di eventi MIDI. Attraverso questo protocollo pos-
sibile registrare nella memoria di un elaboratore o di macchine specializzate come
i sequencer, la sequenza temporizzata dei gesti relativi allesecuzione musicale di
uno strumento elettronico. Tale sequenza pu essere riprodotta con varie moda-
lit ed eventualmente visualizzata al computer in modo da poter studiare nel det-
taglio i gesti dellesecutore.

54 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


La conservazione dei documenti audio: uninnovazione in prospettiva storica

8. Considerazioni conclusive
Lobiettivo di questo scritto di sensibilizzare i lettori alle
problematiche che necessario affrontare durante i processi di
conservazione (attiva e passiva) dei documenti sonori e di sottoli-
neare che il processo di trasferimento nel dominio digitale com-
pleto solo quando include tutte le informazioni secondarie, in par-
ticolare i metadati del supporto originale. A questo scopo, sono
state tracciate alcune linee guida per la digitalizzazione finalizzate a
minimizzare la perdita di informazioni e di misurare in modo au-
tomatico le alterazioni non intenzionali introdotte dallequi-
paggiamento A/D. Particolare enfasi stata posta sul problema
della conservazione della musica elettronica. Inoltre, sono stati
presentati un sistema innovativo per sintetizzare laudio dallim-
magine della superficie di un disco fonografico e un software per
estrarre metadati dalle foto e dalla registrazione video dei supporti
sonori.
Questo studio riassume diverse esperienze maturate dagli au-
tori durante progetti di ricerca e di trasferimento tecnologico a li-
vello nazionale ed europeo, tra cui: Digital Re-working/re-
appropriation of ElectroAcoustic Music (DREAM), finanziato dalla
Comunit Europea, programma Culture 2007; Preservation and On-
line Fruition of the Audio Documents from the European Archives of Ethnic
Music, finanziato dalla Comunit Europea, programma Culture
2000; Restauro dellarchivio Vicentini di Verona e sua accessibilit come
Audio e-Library (REVIVAL), finanziato dalla Fondazione Arena di
Verona; Electronic Storage and Preservation of Artistic and Documentary
Audio Heritage (speech and music), finanziato dal Consiglio Nazionale
delle Ricerche (CNR); La conservazione e il restauro filologico dei docu-
menti audio di Bruno Maderna, Progetto di Ricerca di Interesse Na-
zionale (PRIN); Conservazione dei documenti sonori dellArchivio Storico
delle Arti Contemporanee (ASAC) finanziato da La Biennale di Vene-
zia; Sistema per la preservazione, il restauro, larchiviazione automatica e la
fruizione in remoto di documenti sonori presenti in archivi e fondi regionali,
finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Biblioteca V.
Joppi di Udine; Recupero dellarchivio audio Fernanda Pivano, finanziato
dalla Fondazione Benetton Iniziative Culturali; Conservazione e re-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 55


S. CANAZZA, G. DE POLI, A. VIDOLIN

stauro dei nastri di musica elettronica di Luigi Nono, finanziato da BMG-


Ricordi.

Sergio Canazza
Giovanni De Poli
Alvise Vidolin

Ricercatore confermato allUniversit degli Studi di Padova e professore aggrega-


to di Fondamenti di informatica (Facolt di ingegneria); Centro di Sonologia Com-
putazionale Dipartimento di Ingegneria dellInformazione, via Gradenigo 6/B,
35131 Padova; canazza@dei.unipd.it

Professore ordinario di ING-INF/05 allUniversit degli Studi di Padova; Centro


di Sonologia Computazionale Dipartimento di Ingegneria dellInformazione, via
Gradenigo 6/B, 35131 Padova; depoli@dei.unipd.it

Centro di Sonologia Computazionale Dipartimento di Ingegneria dellInfor-


mazione Universit degli Studi di Padova, via Gradenigo 6/B, 35131 Padova; vi-
dolin@dei.unipd.it

56 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Cento anni fa. Il Regolamento archivistico del 1911
Titolo in lingua inglese
Hundred years ago. The Regolamento archivistico of Italian Archives Admini-
stration (1911)
Riassunto
Lautore ricorda il centenario della emanazione del Regolamento archivi-
stico del 1911, ponendolo anche a confronto con il precedente regola-
mento del 1902.
Parole chiave
Amministrazione archivistica, normativa archivistica
Abstract
The author reminds the centenary of Regolamento archivistico written by Ital-
ian Archives Administration in 1911, that he compares to the previous
(1902).
Keywords
Italian archival administration; rules on Italian Archives
Pervenuto il 17.04.2011; accettato il 15.05.2011

Nellanno in cui si celebrano i centocinquanta anni dellUnit


dItalia, gli Archivi italiani possono ricordare anche un proprio cente-
nario: quello del Regolamento archivistico approvato con R. D. 2 ot-
tobre 1911, n. 1163, che per molti decenni, anche dopo lentrata in
vigore della legge archivistica 22 dicembre 1939, n. 2006, e del D.P.R.
30 settembre 1963, n. 1409, ne ha gestito le vicende.
Ricordo, innanzi tutto, i nomi dei direttori dei nostri Istituti nel
1911, quando gli Archivi di Stato erano diciannove: Giovanni Livi a
Bologna, Fabio Glissenti a Brescia, Silvio Lippi a Cagliari, Demetrio
Marzi a Firenze, Giulio Binda a Genova, Luigi Volpicella a Lucca,
Alessandro Luzio (poi Accademico dItalia) a Mantova, Ferdinando
Frediani, poi Alceste Giorgetti, a Massa, Luigi Fumi a Milano, Amil-
care Ramazzini, poi Umberto Dallari, a Modena, Eugenio Casanova,
lindiscusso maestro dellarchivistica internazionale, a Napoli (pochi
anni pi tardi sarebbe passato alla direzione dellArchivio di Stato in
Roma e Archivio centrale del Regno), Salvatore Giambruno a Paler-
E. LODOLINI

mo, Adriano Cappelli (i cui due manuali di Cronologia e Dizionario di


abbreviature sono tuttora tra i ferri del mestiere di ogni archivista) a
Parma, Ranieri Bientinesi, capitano di fanteria, caduto nella prima
Guerra mondiale, sul Carso, nel maggio 19171, poi Luigi Pagliai a Pi-
sa, Umberto Dallari, poi Alberto Catelani, a Reggio Emilia, Ernesto
Ovidi a Roma, Alessandro Lisini a Siena, Giovanni Sforza a Torino,
Pietro Bosmin a Venezia2.
Il Regolamento del 1911 sostitu quello del 1902 (R.D. 9 settem-
bre 1902, n. 445), che aveva, a sua volta, sostituito il primo in assolu-
to, il R. D. 27 maggio 1875, n. 2552, completato dal decreto del Mini-
stro dellinterno 18 giugno 1876, con cui approvato il regolamento
pel servizio interno degli Archivi3.
Di quel Regolamento ha scritto ampiamente Armando Lodolini
in occasione del cinquantenario (1961)4, ricordando anche uomini ed
eventi dei precedenti cinquantanni, e a quanto scritto allora c poco
da aggiungere. Mi limito quindi a qualche breve cenno e, per lo pi,
ad un semplice confronto con alcune norme del Regolamento prece-
dente , per non lasciar passare sotto silenzio un anniversario che
merita di essere ricordato.

1 Fu ricordato dal Presidente del Consiglio dei ministri e Presidente del Consiglio per

gli Archivi nella seduta di questultimo consesso del 21 luglio 1917 (Gli Archivi ita-
liani, IV/3, 1917, p. 170-171). Allora un Presidente del Consiglio, pur con gli impe-
gni del tempo di guerra, non disdegnava di occuparsi in prima persona degli Archivi e
degli archivisti. Per carit di Patria omettiamo ogni confronto con tempi recenti.
2 Per le loro biografie rinviamo al Repertorio del personale degli Archivi di Stato, vol. I

(1861-1918), a cura di Maurizio Cassetti, con saggio storico-archivistico di Elio Lo-


dolini, Roma, Ministero per i beni e le attivit culturali - Direzione generale per gli
Archivi, 2008, ed ivi, in particolare, le bio-bibliografie alle pagine 263-683, preziosa
fatica di Maurizio Cassetti, ideatore dellopera, e dei suoi collaboratori. Ricavo quei
nomi allappendice VI di quel volume, opera anchessa di Maurizio Cassetti.
3 Sulla normativa il materia di archivi rinvio a: ELIO LODOLINI, Legislazione sugli Ar-

chivi. Storia, normativa, prassi, organizzazione dellAmministrazione archivistica, vol. I,


DallUnit dItalia al 1997, sesta edizione, Bologna, Ptron, 2004, e vol. II, Dal 1998
al 2004, ivi, 2005. La prima edizione di questopera, con il titolo Organizzazione e legi-
slazione archivistica italiana dallUnit dItalia alla costituzione del Ministero per i Beni cultura-
li e ambientali, con prefazione di Giovanni Spadolini, era stata pubblicata dallo stes-
so editore nel 1980.
4 ARMANDO LODOLINI, Il Cinquantenario del Regolamento 2 ottobre 1911, n. 1163, per gli

Archivi di Stato, Roma, Ministero dellInterno, 1961 (Quaderni della Rassegna degli
Archivi di Stato, 9).

58 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Cento anni fa. Il Regolamento archivistico del 1911

Ritengo che agli archivisti di oggi possa interessare, in particola-


re, conoscere qualche dato relativo al personale.
Lultimo comma dellart. 5 del Regolamento del 1902 recitava: le
deliberazioni adottate [dal Consiglio per gli Archivi] sono comunicate
al ministro dellinterno; quello del 1911 vi aggiunse: al cui visto de-
vono essere sottoposte quelle che contengono provvedimenti relativi
al personale. Lorgano collegiale, quindi, non era pi arbitro assoluto
dei provvedimenti relativi al personale, anche se difficilmente il mini-
stro dellinterno avrebbe sconfessato una decisione del Consiglio de-
gli Archivi, data lautorevolezza dei membri di esso5.
Sia nel 1902 che nel 1911 era previsto un periodo iniziale di a-
lunnato o tirocinio gratuito, come presso altre Amministrazioni nel
corso dellOttocento. Lalunnato aveva la durata di due anni nel 1902,
di soli sei mesi nel 1911. In entrambi i casi, il Ministero dellinterno
poteva assegnare unindennit mensile di cento lire, somma allora
equivalente allincirca ad uno stipendio iniziale.
Nel 1902 i due anni di alunnato coincidevano con i due anni di
frequenza di una Scuola di Archivio. Chi non otteneva il titolo finale
perch non sosteneva gli esami o perch bocciato per due volte veni-
va licenziato, ed allora le bocciature erano una cosa relativamente
frequente. Nel regolamento del 1911 questa norma non fu ripetuta.
Ancora la legge archivistica del 1963 (D.P.R. 30 settembre 1963, n.
1409, citata), lultima dedicata integralmente agli Archivi, per, stabi-
liva che chi non avesse conseguito il diploma di archivistica, paleo-
grafia e diplomatica, non potesse essere promosso, cio che rimanes-
se permanentemente al grado iniziale6.

5 Nel 1911 il Consiglio per gli Archivi tenne due sole riunioni entrambe in data
anteriore a quella delladozione del regolamento in due giorni consecutivi, il 6 e 7
giugno. Alla prima parteciparono il presidente, Pasquale Villari, e i membri Antonio
Manno, Ferdinando Martini, Desiderio Pasolini, Oreste Tommasini, Paolo Boselli,
Cesare Salvarezza, Giovanni Baccelli, Pompeo Molmenti, Nerio Malvezzi de Me-
dici, Alberto Pironti, direttore generale dellamministrazione civile, e il segretario,
Gaetano Crivellari. Nella seduta del giorno successivo furono assenti Pasolini e
Tommasini.
6 Art. 49, Promozione alla qualifica di primo archivista di Stato, del D.P.R. 30 set-

tembre 1963, n. 1409: Non sono scrutinabili per la promozione alla qualifica di
primo archivista di Stato gli archivisti che non hanno conseguito il diploma di ar-
chivistica, paleografia e diplomatica rilasciato dalle scuole di cui allart. 14.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 59


E. LODOLINI

In materia di personale, per, si era verificato da alcuni mesi un


fortissimo e assurdo regresso, per una sciagurata legge, quella del 20
marzo 1911, n. 232, che apporta modificazioni al ruolo organico del
personale degli Archivi di Stato. Sino a quel momento gli impiegati
degli Archivi, come quelli delle altre amministrazioni, erano gerarchi-
camente suddivisi in tre categorie: al concorso per lammissione alla
prima si accedeva con la laurea, in giurisprudenza o in lettere, con
lobbligo di conseguire successivamente il diploma biennale di una
Scuola di Archivio, alla seconda con la licenza liceale, mentre non era
specificato il titolo di studio richiesto per la terza. Il diploma di pa-
leografia e scienze ausiliarie della storia conseguito nellIstituto di
stud superiori, pratici e di perfezionamento di Firenze sostituiva sia
la laurea che il titolo di una Scuola di Archivio.
La legge 232 del 1911 fuse la seconda e la terza categoria, elimi-
nando quella che era stata sino ad allora la seconda e chiamando se-
conda quella che era sino allora la terza, con conseguente abbassa-
mento del livello del titolo richiesto per laccesso, la licenza ginnasiale
anzich quella liceale. E non solo: il personale in servizio nella secon-
da categoria fu, incredibilmente, anchesso retrocesso alla terza cate-
goria, da quel momento denominata seconda.
Quella sciagurata legge suscit unanimi proteste e per decenni
archivisti e studiosi e, ufficialmente, il Consiglio per gli Archivi, chie-
sero inutilmente il ripristino di una effettiva seconda categoria. Oc-
corsero pi di quaranta anni perch negli Archivi fosse ricostituito
(tranne che per quanto riguarda il ruolo del personale degli ex Ar-
chivi provinciali, tornati allo Stato dal 1933) un piccolo ruolo di
gruppo B, lequivalente della seconda categoria del 1911, ad opera
della legge 13 aprile 1953, n. 340.
Il Regolamento del 1911 era, appunto, un regolamento, e quindi, in
base al principio della gerarchia delle fonti legislative, gli autori di es-
so non poterono far altro che recepire il contenuto della Legge
340/1911.
Secondo il Regolamento del 1902 (art. 15),
Glimpiegati dellamministrazione degli archivi di Stato si distinguono
in tre categorie: appartengono alla prima i capi archivisti, i primi archi-

60 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Cento anni fa. Il Regolamento archivistico del 1911

visti, gli archivisti e i sottoarchivisti; alla seconda gli assistenti e i sotto-


assistenti; alla terza i commessi dordine:
e, in base a quanto detto sopra, secondo il Regolamento del 1911 (art.
16),
Glimpiegati dellamministrazione degli archivi di Stato si distinguono in
due categorie: appartengono alla prima i sopraintendenti, i direttori, i
primi archivisti e gli archivisti, alla seconda i primi aiutanti e gli aiutanti.
Lorganico del 1902 comprendeva 119 impiegati di prima catego-
ria, 83 di seconda e 16 di terza, quello del 1911, invece, 120 di prima
e 104 di seconda categoria.
Il personale di servizio (custodi e uscieri, 66 unit nel 1902, 80
nel 1911) non era considerato impiegatizio.
Lorario di servizio per gli impiegati era di sette ore al giorno,
meno le domeniche e le feste legali, cio di 42 ore settimanali, inva-
riato nel 1902 (art. 45) e nel 1911 (art. 48), ma se il direttore avesse ri-
tenuto che il servizio esiga opera maggiore, gli impiegati sono tenuti
a prestarla. Custodi e uscieri avevano, fra gli altri obblighi, quello di
trovarsi in ufficio almeno unora prima dellapertura dellarchivio.
In entrambi i regolamenti erano ripetute alla lettera la norma, in
vigore sin dal 1875, secondo cui si dovevano conservare negli Archivi
di Stato tutti gli atti appartenenti in libera propriet allo Stato, che
hanno carattere di documento pubblico o privato nel senso giuridico
e diplomatico dalla parola (rispettivamente, art. 64 del Regolamento
del 1902 e 67 di quello del 1911), quella, pure in vigore dal 1875, per
la quale gli atti dovevano essere conservati separatamente per dica-
stero, magistratura, amministrazione, corporazione, notaio, famiglia o
persona, secondo lordine storico degli affari o degli atti (rispettiva-
mente, art. 65 e art. 68). Erano, cio affermati da norme di diritto po-
sitivo, sin dal 1875, il principio secondo cui tutti i documenti di pro-
priet dello Stato dovevano essere conservati dagli Archivi di Stato e
non da altri istituti (per esempio, non dalle Biblioteche) e, ancora, la
norma secondo cui unico metodo di ordinamento degli Archivi era
quello in base al principio di provenienza o metodo storico (ordine
storico).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 61


E. LODOLINI

Della citata legge 20 marzo 1911, n. 232, ricordo per anche un


aspetto positivo: listituzione di un Laboratorio di restauro di docu-
menti logori e guasti presso lArchivio centrale del Regno, cui de-
dicato, con questa intitolazione, il titolo IV del Regolamento del
1911. A quel laboratorio doveva essere preposto un funzionario
dellamministrazione degli archivi di Stato7, potevano essere assunti
tre restauratori8 e il laboratorio poteva provvedere anche al restauro
dei manoscritti e codici appartenenti alle RR. biblioteche (art. 113).
Aggiungo che il laboratorio ebbe allora una dotazione finanziaria ab-
bastanza buona, ma purtroppo ridotta ai minimi termini subito dopo
la prima guerra mondiale9.
E qui mi fermo, anche se potrebbero essere esaminati altri aspet-
ti, quali il servizio archivistico, le scuole, gli esami, ecc. Ma, comun-
que, mi sembrato opportuno ricordare, almeno con questi pochi
cenni, il centenario di un testo regolamentare che ha retto a lungo i
nostri Istituti.
Elio Lodolini

7 Fu un aiutante in servizio nellArchivio di Stato in Roma, il dott. Mario Cingola-


ni, laureato in chimica, che si dimise nel 1919. Fu uno dei fondatori del Partito Po-
polare Italiano, che dopo la seconda guerra mondiale fu denominato Democrazia
Cristiana. Deputato alla Camera dal 1919, fu sottosegretario nei due Governi Facta
del 1922, deputato allAssemblea costituente nel 1946, ministro nel Governo De
Gasperi, senatore della Repubblica.
8 Furono Antonio Taffetani, proveniente della Biblioteca vaticana, morto in servi-

zio nel 1923, Giuseppe Curradi, proveniente dalla Biblioteca casanatense, morto in
servizio nel 1942, ed il giovane Guido Mancia, proveniente dallArchivio segreto
vaticano, nel quale aveva preso servizio nel 1904, allet di sedici anni, morto in
servizio nel 1950.
9 Per gli aspetti relativi alla dotazione finanziaria rinvio ad un mio vecchio lavoro:

ELIO LODOLINI: I bilanci degli Archivi di Stato negli ultimi cento anni e, precisamente,
dal 1848 (Regno di Sardegna) al 1952, apparso a puntate in Notizie degli Archivi
di Stato, a cura del Ministero dellInterno degli anni 1953 e 1954 e riunito poi, co-
me estratto, in un volumetto di 133 pagine.

Professore emerito dellUniversit degli Studi di Roma la Sapienza; membro


donore del Consiglio internazionale degli Archivi; gi Archivista di Stato, Direttore
dellArchivio di Stato di Roma; via di Novella, 8; 00199 Roma; tel. 06.86215123.

62 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Il molino a cilindri Scoppetta:
le potenzialit culturali di un bene del patrimonio
della civilt industriale del Mezzogiorno dItalia

Potrebbe apparire fuori luogo presentare in una rivista dedicata


allarchivistica un bene appartenente al patrimonio della civilt indu-
striale, se il caso in questione non costituisse la punta di iceberg di
una civilt industriale meridionale, spesso trascurata dalla storiografia,
della quale per restano brandelli documentari di varia natura. Oltre
ai reperti di archeologia industriale, sopravvivono anche se spesso
non rilevati documenti che attestano uno sviluppo industriale meri-
dionale allineato con standard qualitativi europei. In effetti, proprio
lesplorazione sinergica delle fonti (documentarie e di altra natura)
consente da un lato di recuperare tasselli importanti di memoria e
giustifica daltro canto la progettazione di istituti dedicati alla conser-
vazione e valorizzazione degli archivi dimpresa in stretto contatto
con il territorio.

Lo stabilimento industriale Mulino a cilindri Ditta Francesco


Scoppetta ubicato a Pulsano in provincia di Taranto; esso rappre-
senta uno dei primi insediamenti sorti in Puglia per la molitura dei ce-
reali. Per le sue peculiarit intrinseche costituisce uno straordinario
esempio di bene del patrimonio industriale perch al suo interno so-
no conservate tutte le macchine che sono state utilizzate nel ciclo di
produzione: i laminatoi; i plansichter e i buratti con la cosiddetta bu-
ratteria; le semolatrici; lalbero di trasmissione, a cinghie e pulegge,
che alimentava le macchine grazie a un moderno motore elettrico; gli
elevatori a tazze; ed altro. Pertanto il sito industriale con d.m. del 10
gennaio 2001, ai sensi del d.lgs 490/1999, stato riconosciuto bene
di interesse particolarmente importante quindi dichiarato monu-
mento nazionale.
Il mulino fu costruito a partire dallultimo quarto dellOttocento;
infatti, gi dal 1883 era attivo un molino a vapore che, dopo le inno-
vazioni tecnologiche apportate nel 1911, resta in funzione e intatto
fino al 1970, anno in cui fu definitivamente chiuso.
A. MONTE

Il sito prende il nome dal suo fondatore Francesco Scoppetta (A-


trani 1853 - Taranto 1918), originario di Atrani in provincia di Saler-
no. Su come Francesco sia giunto a Pulsano non si hanno fonti at-
tendibili; lipotesi pi probabile che, essendo un commerciante di
granaglie, mandorle e fichi secchi, egli era costretto a spostarsi da una
localit allaltra. A Pulsano conobbe e spos Francesca Mongelli figlia
di un ricco possidente pulsanese. Dal matrimonio ebbero quattro fi-
gli: Nicola, Luigi, Gennaro e Guerino; saranno questi ultimi due a
proseguire nel tempo lattivit avviata dal padre.
Nel 1887, Francesco acquist alcuni vani rustici attigui al molino
che gli permisero di ampliarlo destinando gli ambienti a magazzino e
deposito per le granaglie.
A distanza di qualche anno compr altre propriet, tra cui alcuni
caseggiati contigui alla struttura molitoria che ormai risultava essere
ben avviata, fiorente e al tempo stesso redditizia. Questo si riscontra
da un atto notarile del maggio 1897, dove Francesco Scoppetta viene
riportato come commerciante oltre che proprietario. Egli era un in-
traprendente e intelligente imprenditore, slegato da un qualsiasi ne-
gletto provincialismo che potesse impedirgli di affermarsi.
Lattivit molitoria era in piena efficienza e, per questo, ebbe im-
portanti riconoscimenti: uno dei primi e quello pi prestigioso, asse-
gnato al Farinificio Industriale Francesco Scoppetta di Pulsano a
Palermo nel 1905, fu il Gran diploma di benemerenza e medaglia
doro al merito ricevuto alla I Esposizione campionaria agricolo-
industriale e di belle arti siculo-calabresi. Lanno successivo al farini-
ficio si aggiunse anche il pastificio.
Francesco, non ancora soddisfatto, decise di costruire un mo-
dernissimo mulino a cilindri secondo linnovazione tecnologica in
campo molitorio che si andava ormai diffondendo contro la tradizio-
nale molitura a macine.
Il moderno impianto industriale venne ideato e pensato per il fu-
turo, tanto da prevedere in seguito un ulteriore ampliamento della
struttura molitoria. Per in realt, forse, limpianto molitorio non an-
d mai a pieno regime cos come era nelle previsioni e cio quelle di
produrre 80 quintali di grano in 24 ore. Nel corso degli anni scarse
furono le innovazioni tecnologiche apportate, tant che oggi si con-
serva ancora tutto il macchinario produttivo del primo impianto risa-

64 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Il molino a cilindri Scoppetta

lente al 1911. Forse un sogno quello di Francesco Scoppetta, spezza-


tosi con la morte prematura del figlio Guerino che avrebbe garantito
insieme a Gennaro quella continuit necessaria per porre le basi ad
una solida tradizione di industriali della farina ma anche della pasta.
Lapparato molitorio attualmente in situ, fu fornito quasi total-
mente dalla ditta italo-svizzera Fratelli Buhler, Uzwil-Milano nel
1911. Nel progetto generale di ammodernamento dellimpianto, ri-
mangono in essere loriginario vecchio mulino a palmenti (cio con
macine in pietra) e il pastificio che rimasero attivi, separatamente dal
molino a cilindri, sino al 1952.
Dopo la morte di Francesco, il molino pass nelle mani di Gen-
naro perch indivisibile; egli lo mantenne in piena attivit per ol-
tre quarantanni e, dopo la sua morte, venne ereditato dai figli Felice
e Cosimo che lo tennero in attivit, con grande sacrificio, sino alla
sua definitiva chiusura.
Il complesso architettonico, realizzato in muratura tradizionale
con conci di pietra locale calcarenitica del tipo tufo e soppalchi li-
gnei, costituito da un apparato produttivo disposto su quattro livel-
li; mentre allinterno di un corpo di fabbrica, che si sviluppa in senso
verticale, collocato tutto il reparto di pulitura del grano. Il primo li-
vello, posto sotto al piano di calpestio stradale, ospita tutto il mecca-
nismo composto dallalbero di trasmissione che metteva in azione le
macchine. Al secondo livello sono ubicati sette laminatoi mentre, al
terzo e quarto sono posti i buratti e i plansichter.
Il sito in uno stato di estremo degrado ambientale e di conserva-
zione pessimo; tutto il macchinario completamente compromesso e
si rischia di perdere una interessantissima testimonianza tecnologica; il
tempo rischia di oscurare la bellezza dei sei laminatoi (dei quali cinque
Buhler) con rimacina, e di tutti gli altri macchinari ospitati nei tre piani
che compongono la struttura. Alcuni corpi di fabbrica presentano evi-
denti segni di cedimento dovuti allincuria perpetratasi in questi anni.
Le ricerche condotte sullindustria alimentare del territorio pu-
gliese e, in particolare sullindustria molitoria, hanno messo in luce
una realt con pregevoli potenzialit (gi in parte note) di carattere
storico-architettonico, archeo-industriali che rappresentano una risor-
sa in termini di turismo culturale. Pertanto, si propone il recupero e la
conservazione della struttura molitoria per puntare alla valorizzazio-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 65


A. MONTE

ne, musealizzazione e fruizione di un sito industriale che ha caratte-


rizzato, per circa un secolo, la principale risorsa economica del centro
urbano e contemporaneamente ha rappresentato anche una pagina
della storia sociale del piccolo centro ionico. Di qui lopportunit di
creare, oltre al Museo, anche un Centro di documentazione sullindustria mo-
litoria del Mezzogiorno dItalia.
Pi precisamente si intende realizzare un polo culturale per la
raccolta e la conservazione di tutto il materiale documentario sui siti,
sui processi produttivi e sulle relative macchine di produzione oltre
che ricostruire il contesto sociale ed economico. Il fine di mettere
in rete tale materiale con altre realt nazionali ed internazionali della
medesima entit1.
Antonio Monte
Tav. 1 Interno del Molino Scoppetta: i laminatoi

1 Un particolare ringraziamento agli amici dellAssociazione culturale la Ngegna,


per la loro preziosa e collaborazione senza la quale non avrei mai potuto conoscere
e apprezzare le peculiari valenze di questo meraviglioso sito.

Architetto, ricercatore dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali di Lecce -


Consiglio Nazionale delle Ricerche, Campus universitario, via Monteroni, 73100
Lecce; a.monte@ibam.cnr.it

66 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Il molino a cilindri Scoppetta

Tav. 2 Interno del Molino Scoppetta: la buratteria

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 67


LArchivio dei Movimenti di Genova

A Genova esiste un archivio davvero particolare, che custodisce


la storia e la memoria del movimentismo presente a Genova e in Li-
guria negli anni della grande contestazione. Paola De Ferrari, una del-
le animatrici dellarchivio, racconta in poche parole come nato il
progetto: Intorno al 2009 si sono re-incontrati alcuni amici e amiche,
che avevano in comune lattivit politica nel movimento del 68 e de-
gli anni seguenti. Quasi tutti avevano conservato memorie documen-
tarie di quei periodi. emerso e si consolidato subito il desiderio di
dare vita a un luogo e a una attivit di raccolta e di conservazione
comune di tutti quei documenti. Alcuni del gruppo avevano anche,
nel corso degli anni, ricevuto in dono o in custodia materiali di altre
persone e ognuno aveva informazioni di giacimenti custoditi, con
sempre maggior fatica, in case, cantine, garage di altri amici e compa-
gni. Insomma, il momento era giunto: bisognava trovare una solu-
zione, anche perch, purtroppo, giungevano notizie di perdite dolo-
rose e irrimediabili, sia di persone che di documenti. Tutti e tutte ab-
biamo subito condiviso lidea che solo un ente pubblico, archivio o
biblioteca, potesse garantire la conservazione nel tempo e la fruibilit
pubblica di quello che volevamo costruire.
Per dar vita al progetto il gruppo costitu a Genova nel marzo
2009 lAssociazione per un archivio dei movimenti. Lassociazione,
oltre a censire, raccogliere e archiviare il patrimonio documentario,
composto da materiale molto fragile da custodire, con particolare os-
servanza e attenzione, ne favorisce la conoscenza con attivit di stu-
dio, ricerca e valorizzazione, continuando anche il lavoro culturale e
di conservazione recentemente diffusosi grazie alla nascita della Rete
tra Centri di documentazione e archivi che conservano documenti
sulla stagione delle stragi e del terrorismo, oltre che dei movimenti e
delle lotte degli anni Settanta.
Nellestate 2010, dopo un accordo con il Comune e la Biblioteca
Berio, iniziato ad arrivare il materiale composto da opuscoli, riviste,
periodici, volantini, manifesti ecc. Alcuni fondi erano gi descritti, al-
tri sono attualmente in fase di schedatura. Il materiale conservato
molto vario e offre spunti di ricerca davvero particolareggiati. Ad e-
sempio, larchivio del Centro Sociale Emiliano Zapata oppure i do-
L. DOMENICO

cumenti riguardanti limportante lotta contro la direzione dellOspe-


dale psichiatrico di Vercelli, che, ancora nei primi anni 70, gestiva il
nosocomio secondo la concezione segregante e punitiva e usava me-
todi autoritari e repressivi sia con i pazienti sia con i collaboratori,
medici e infermieri. Tale materiale stato raccolto grazie a Maria Pia
Conte. O, ancora, il fondo Goffredo Riccelli, una persona che lavor
in ferrovia dal 1962 al 1991 come impiegato amministrativo e fu atti-
vo nel Movimento federalista europeo (1959-1961), nel PCI (fino al
1969), in Potere operaio (fino al 1972) e in Democrazia proletaria (fi-
no al 1977); iscritto dal 1962 alla CGIL e delegato in ferrovia, fu atti-
vo organizzatore di mostre documentarie per la CGIL (tra le altre
Lavoro manuale dipendente nel 2001, con 100 fotografie di Dona-
tella Picone, e 30 giugno 1960 nel 2010, esposta a Genova e a Reg-
gio Emilia); fu anche autore di un libro di poesia (Parole domestiche,
2003). I documenti che Riccelli ha raccolto nel Fondo testimoniano,
oltre alla sua attivit politica, anche la presenza e le tematiche di mol-
tissimi altri gruppi, partiti e sindacati nellambito locale e nazionale:
sono quindi una fonte notevole per la ricostruzione storica. Ricor-
diamo anche i 32 manifesti cartacei di Giorgio Moroni conservati e
studiati presso lArchivio; il fondo Eleonora Passagrilli che ha svolto
iniziative con il movimento studentesco negli anni 70, con particola-
re riguardo alle tematiche sulla libert nella ricerca scientifica, e ha
approfondito temi oggetto di discussione con studi di filosofia, storia
e su testi politici, interessandosi alle posizioni di Lotta comunista,
raccogliendo e conservando documenti di varie altre organizzazioni.
Ricordiamo anche il fondo Pietro Tarallo composto da documenti,
ritagli di articoli a stampa, bozze, appunti, fotografie, negativi e stam-
pe. Tarallo ha affiancato allattivit professionale negli anni Sessanta e
Settanta (Studio Testa, La Rinascente, Ermenegildo Zegna, insegnan-
te nelle scuole sperimentali di Torino e dintorni) la militanza nei
gruppi studenteschi, in Lotta Continua e nella CGIL Scuola di Tori-
no. A met degli anni Ottanta si trasferito a Pieve Ligure e ha la-
sciato linsegnamento per dedicarsi al giornalismo con una specializ-
zazione in turismo, viaggi e societ, viaggiando a lungo in vari paesi
dei cinque continenti e collaborando con numerosi quotidiani, setti-
manali e mensili italiani e stranieri. Ha affiancato a questattivit di
scrittore anche quella di fotografo. autore di un numero notevole

70 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio dei movimenti di Genova

di reportage e articoli e di oltre 50 libri fra testi scolastici di geografia,


guide di viaggio, libri fotografici e manuali. Ha scritto i soggetti e le
sceneggiature di alcuni documentari girati da Adriano Zecca per Ca-
nale 5, RAI-TV e Televisione Svizzera Italiana. Ha vinto numerosi
premi letterari nazionali e internazionali, tra cui: Un libro per il turi-
smo, 1991; PATA - Per la cultura, 1993; Pluma de Plata de Mexi-
co, 1994; Migliore guida turistica e Adutei, 1995; XVIII Premio
letterario Castiglioncello Costa degli Etruschi, 1995; Tourism A-
wards - Premio per il miglior articolo della stampa estera su Singapo-
re, 1996; Premio eco-turismo - Giandomenico Ducali, 2005; Ca-
mogli - San Valentino, 2008. Dal 2003 animatore di un gruppo
ambientalista che ha dato vita allassociazione Memorie & Progetti,
dirige il periodico Creuze del Golfo Paradiso, fa parte del coordi-
namento dei comitati di base de La Rete per lambiente del Golfo
Paradiso e dellOsservatorio del paesaggio. Altro fondo di notevole
spessore conservato all Archivio quello di Cesare Manzitti, compo-
sto da relazioni, volantini, comunicati, circolari, inviti che testimonia-
no la nascita del movimento studentesco nelle scuole medie superiori,
a Genova, negli anni tra il 1966 e il 1969, accompagnata da un acceso
dibattito politico. Nel liceo classico Colombo ci fu il passaggio
dallorganismo rappresentativo degli studenti, nato nel 1966, alla
forma assembleare (1967 - inizio 1968), dopo che nel corso del 1967
lorganismo aveva vissuto un periodo difficile di lotte interne. Le ele-
zioni del 6 febbraio 1968 videro la netta vittoria della mozione pre-
sentata dagli studenti appartenenti al Sindacato studenti medi e la
sconfitta della mozione di destra e di Marco Belelli. Sono documenta-
te anche le manifestazioni culturali, sui temi della scuola, della citt e
della politica organizzate da studenti di altre scuole genovesi. Il fasci-
colo 6 raccoglie alcuni documenti del Movimento San Camillo, che
ha avuto un ruolo importante per il rinnovamento della cultura catto-
lica (del dissenso) e del movimento non solo genovese.
LArchivio che ha in mente una serie di progetti, rivolti alla cul-
tura e alla conservazione della memoria storica soprattutto quella de-
gli anni del cambiamento, ove ancora molto deve essere detto e
scritto, ove ancora troppi misteri non hanno risposta. Tra i progetti
gi in corso e presentati ricordiamo la mostra fotografica di Dario
Lanzardo, la realizzazione del primo video-documentario Autobio-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 71


L. DOMENICO

grafia del 68 a Genova e in Liguria Capitolo I: le occupazioni uni-


versitarie e la Chicago Bridge di Gianfranco Pangrazio e Giorgio
Moroni, la presentazione del libro Altronovecento, a cura di Pier
Paolo Poggio, e la raccolta di Primo Maggio, organizzata presso il
Cral del Cap lo scorso 4 novembre 2010; mentre sono in fase di pre-
parazione progetti sulla realizzazione di altri due video-documentari
sui movimenti (il primo sul femminismo e il secondo sulla stagione
dei gruppi) nellambito di un progetto che prevede la produzione nel
2012 di altri tre video (sulle lotte sociali, sulle occupazioni universita-
rie del 73-77 e la stagione della violenza e sui portuali), la realizza-
zione di un convegno su un tema ancora da determinare, continuan-
do naturalmente limpegno nel reperimento e trattamento di altri
fondi documentari.
Sono gi in fase di svolgimento tra larchivio e alcuni studenti
progetti di inventariazione del materiale, tirocini e presentazioni di te-
si: importante e significativo il lavoro della studentessa Virginia Ni-
ri, giovane e bravissima studentessa di lettere, che sta effettuando un
tirocinio presso lArchivio e che ha gi riordinato alcuni fondi docu-
mentari e di un giovane archivista, Fabrizio Sucameli, con il quale
stipulato un contratto a progetto per il riordino e la descrizione del
Fondo Zapata (circa 100 faldoni).
LArchivio si propone quale luogo di dibattito e di studio, per
approfondire la storia di un fenomeno storico cos complesso, che in
Italia durato molto pi che negli altri paesi: necessario avere a di-
sposizione e consultare una pluralit di fonti diverse conservate
nellarchivio.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito dellarchivio al se-
guente indirizzo: www.archiviomovimenti.org
Letizia Domenico

72 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio e il Museo storico Same
testimoni della meccanizzazione agricola in Italia

Introduzione
LArchivio e il Museo Storico Same rappresentano in Italia un
esempio abbastanza unico di unitariet e di completamento, tra un
museo aziendale, testimonianza attraverso i prodotti esposti del-
levoluzione della storia della meccanizzazione agricola nel nostro Pa-
ese e un archivio dimpresa, custode della documentazione storica di
quellevoluzione, riuniti in un luogo, lex Magazzino ricambi, che ha
suggellato e ha permesso di dare quella visione complessiva a due a-
nime di una stessa storia.
Laspetto da sottolineare la volont da parte della Societ Same
Deutz-Fahr di trasmettere alle future generazioni i valori dei fondato-
ri Francesco ed Eugenio Cassani di progettualit e innovazione tec-
nologica applicati ad un settore, quello agricolo, che tanto ha rappre-
sentato nella storia economica italiana.
LArchivio e il Museo Storico Same rappresentano un patrimo-
nio culturale a disposizione di tutti coloro, specialisti o semplici cul-
tori, che vogliono conoscere e approfondire le tematiche legate alla
conservazione, catalogazione e valorizzazione di un archivio storico
di impresa unite alle suggestioni visive che litinerario proposto nel
Museo evoca nei visitatori.

La storia dellazienda
La Same viene costituita a Treviglio (Bergamo) da Francesco
(1906-1973) ed Eugenio (1909-1959) Cassani nel 1942.
Ma le origini di questa grande storia italiana risalgono agli anni
Venti, quando i fratelli Cassani sviluppano il progetto del primo mo-
tore diesel applicato a un trattore, riuscendo nel 1927 a presentare
una macchina assolutamente innovativa, molto pi funzionale rispet-
to ai modelli tradizionali: la prima trattrice agricola al mondo azionata
da un motore diesel.
Iniziarono poi, tra i primi in Italia, lo studio e la sperimentazione
dei motori diesel veloci per la marina e laviazione. Nel 1936, nasce la
P. FERRARI, C. BOCCARDI

Spica (Societ Pompe Iniezione Cassani) per la costruzione di appara-


ti di iniezione per motori diesel che ottengono un notevole successo.
Nel 1942, intuendo lo sviluppo della meccanizzazione agricola,
fondano la Same (Societ Accomandita Motori Endotermici) per la
produzione in serie delle trattrici agricole con motori raffreddati ad
aria.
Una motofalciatrice a tre ruote, con volante e sellino reversibili
(1947) e il trattorino Universale da 10 Cv (premiato con una meda-
glia doro dallAccademia di agricoltura di Torino nel 1948) sono i
primi contributi Same alla meccanizzazione agricola italiana del do-
poguerra.
Nel 1951 Franceco Cassani, convinto sostenitore del raffredda-
mento ad aria, progetta nuovi motori modulari e nel 1952 realizza il
suo sogno: il primo trattore a quattro ruote motrici.
Un altro primato mondiale.
I trattori DA25 e subito dopo i DA30 diffondono sul mer-
cato la doppia trazione Same. Ha inizio una forte diversificazione del-
le potenze: il bicilindrico DA25, seguito dal Super Cassani a tre
cilindri e dal Sametto a un cilindro, danno origine ad una vasta fa-
miglia di trattori da frutteto.
Per far fronte alle crescenti richieste, nel 1956, a tempo di record,
viene realizzato il nuovo stabilimento Same. La nuova struttura, razio-
nale e funzionale, si sviluppa su unarea coperta di 80.000 mq che
comprende ununica immensa officina lunga 250 metri con le tre linee
(motori, verniciatura e assemblaggio trattori) interamente allestite.
Nel 1957 la produzione gi arrivata ad una quota annuale di
3.000 trattori.
Da quel momento un susseguirsi di modelli che hanno fatto la
storia agricola del nostro Paese e di innovazioni tecniche di successo.
Nel 1961 nascono Puledro e Samecar il trattore che lavora la
terra e ne trasporta i frutti.
Nel 1965 arrivano Centauro, Leone e Minitauro, macchi-
ne che fanno conoscere ed apprezzare il marchio Same nel mondo.
Il 1972 lanno del Drago con motore a 6 cilindri in linea da 100
Cv e il 1973 quello del Panther con motore a 5 cilindri. Si cominciano
ad adottare le pompe diniezione immerse, che diventano una caratteri-
stica dei motori Same, lidroguida e il cambio sincronizzato.

74 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio e il Museo storico Same testimoni della meccanizzazione agricola in Italia

Nel 1973 Same acquisisce il marchio Lamborghini Trattori, fa-


cendo cos un salto di qualit nel settore dei cingolati. Fondato da
Ferruccio Lamborghini (1916-1993), questo marchio, ben prima delle
auto sportive, caratterizzava trattori di eccellente qualit.
Lacquisizione dello storico marchio elvetico Hrlimann nel 1979
risultata strategica per Same, in grado di fare propria lavanzata tec-
nologica dei sistemi di raffreddamento ad acqua dei motori.
Nel 1995 Same acquisisce dal colosso tedesco Kloeckner-
Humboldt-Deutz la divisione macchine agricole (trattori e mietitreb-
biatrici) con lo storico marchio Deutz-Fahr formando quindi il
Gruppo Same Deutz-Fahr.
Il Gruppo nel corso del 2003 diventato azionista di riferimento
di Deutz Ag, tra i maggiori costruttori indipendenti nel mercato dei
motori diesel industriali.
Oggi il Gruppo una grande realt produttiva e commerciale ita-
liana in grado di competere ad armi pari con i pi importanti produt-
tori mondiali, una condizione che garantisce tutte le risorse necessarie
per continuare ad investire su quel percorso di innovazione persegui-
to con tenacia fin dallinizio della sua storia.

La nascita dellArchivio storico Same


LArchivio storico Same, voluto fortemente dalla Presidenza del-
la Societ, stato inaugurato nel dicembre del 2004. Ospitato in
unarea dellazienda di 200 metri quadrati opportunamente ristruttu-
rata e che accoglieva un tempo il magazzino ricambi, lArchivio ha il
compito di raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione
storica relativa alla lunga vita della Same e dei marchi di propriet del
Gruppo.
Al suo interno sono conservate oltre 14.000 unit archivistiche
organizzate in una ricca fototeca, una biblioteca specializzata con
una sezione di tesi di laurea e di pubblicazioni sulla meccanizza-
zione agricola in Italia, la straordinaria documentazione tecnica
(disegni originali, brevetti, libretti duso e manutenzione, manuali
dofficina, cataloghi parti di ricambio, modelli in scala), e pubblici-
taria (cataloghi, dpliant, pubblicit a stampa, calendari, house organ,
filmati, merchandising storico), la rassegna stampa e i bilanci relativi
al Gruppo Same Deutz-Fahr. LArchivio trova collocazione a fian-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 75


P. FERRARI, C. BOCCARDI

co del significativo Museo storico Same dedicato alla storia del


trattore e della meccanizzazione agricola.
Importante strumento di divulgazione e di valorizzazione del
patrimonio archivistico il sito internet dellArchivio1 dove si pos-
sono visualizzare e in molti casi scaricare gran parte dei documenti
catalogati.
Il primo ottobre 2010 lArchivio storico Same stato dichiarato
dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia di interesse stori-
co particolarmente importante in quanto rappresentativo per la sto-
ria della meccanizzazione agricola e della sperimentazione e innova-
zione tecnologica dei motori diesel e trattrici agricole a cominciare
dagli anni Venti del Novecento.
LArchivio e il Museo storico sono iscritti allAssociazione Mu-
seimpresa, che comprende i principali archivi e musei storici dimpresa
italiani e che ogni anno organizza nel mese di novembre la Settimana
della cultura dimpresa nel corso della quale la Same Deutz-Fahr rea-
lizza unapertura straordinaria con visite guidate e una mostra fotogra-
fico-documentaria per le scuole e per tutti gli interessati.
La sezione fotografica dellArchivio comprende lintero patrimo-
nio fotografico, circa 10.000 immagini di cui 6.000 catalogate, relativo
alla storia aziendale a partire dal 1918 fino ai giorni nostri.
Le immagini sono suddivise in due sottocategorie, la prima com-
prende eventi, fiere, conferenze stampa, visite, inaugurazioni, la se-
conda contiene immagini relative ai prodotti, dalla progettazione alle
prove sul campo con lutilizzo di attrezzature in applicazioni agricole
e industriali.
Attraverso il repertorio fotografico possibile ripercorrere, dagli
anni del dopoguerra ai nostri giorni le modalit del lavoro sia in fab-
brica sia nei campi.
Le fotografie, conservate in buste e scatole a norma, sono con-
sultabili anche attraverso il sito Internet.
La rassegna stampa comprende, in oltre cinquanta raccoglitori, la
raccolta dei ritagli dalla stampa quotidiana e periodica, italiana e stra-
niera, relativi alla Same e ai marchi del Gruppo a partire dal 1928.

1 http://195.103.16.109/archiviostorico.

76 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio e il Museo storico Same testimoni della meccanizzazione agricola in Italia

In Archivio si costituita una piccola biblioteca specializzata sul-


la storia dellagricoltura e della meccanizzazione agricola con volumi
editi a partire dal secondo dopoguerra.
LArchivio storico Same sta progressivamente raccogliendo le te-
si di laurea discusse nel corso degli anni e relative a marchi e prodotti
o processi industriali del Gruppo. Ad oggi sono oltre 70 i titoli sche-
dati nel sistema informativo e disponibili per la consultazione.
Si tratta di un patrimonio di particolare interesse, che valorizza
nellambito accademico e di ricerca il ruolo del Gruppo Same.
Lemeroteca comprende testate specializzate di settore italiane e
straniere a partire dal 1954.
Importanti per ricostruire le vicende storiche della Societ sono
gli house organ aziendali Same informazioni (1959-1966) e 4 Ruote Motrici
(1966-2007).
Nel 2010 lArchivio storico Same ha aderito al progetto Comu-
nicare limpresa. Gli house organ e la stampa aziendale italiana nel No-
vecento promosso dalla Fondazione Isec di Sesto S. Giovanni,
dallUniversit Bocconi di Milano e dallUniversit Iuav di Venezia,
consultabile allindirizzo2, che prevede la schedatura, la pubblicazione
e la consultazione degli house organ delle principali aziende italiane.
La videoteca comprende filmati istituzionali, commerciali, eventi
(fiere, convention, conferenze stampa), documentari, spot pubblicita-
ri, prodotti su supporti diversi (VHS, U-matic, CD, DVD) a partire
dal 1953.
Ricca la serie dei cataloghi pubblicitari (oltre 1700) stampati a
partire dal 1927 e che comprende pubblicazioni multipagina in diver-
se lingue riccamente illustrate che riportano la presentazione dei pro-
dotti, il loro utilizzo e le relative caratteristiche tecniche.
I cataloghi sono documenti significativi per ricostruire la storia
iconografica e del costume.
Le pubblicazioni tecniche edite in diverse lingue a partire dal
1945 comprendono i cataloghi delle parti di ricambio (oltre 400), i
manuali di officina (circa 300), i libretti di uso e manutenzione (circa
1000) e i tempari dofficina. Sono documenti molto importanti per la
storia della tecnica e della tecnologia.

2 www.houseorgan.net.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 77


P. FERRARI, C. BOCCARDI

LArchivio rende disponibile agli utenti interessati la copia in


formato elettronico delle pubblicazioni tecniche e dei libretti di uso e
manutenzione che possono essere scaricati direttamente dal sito
Internet.
Nel corso degli anni numerosi sono stati i premi e le onorificenze
riconosciuti al fondatore Francesco Cassani, nominato cavaliere del
lavoro nel 1962 dal presidente della Repubblica Antonio Segni, alla
Societ Same ed ai prodotti dellazienda.
In Archivio sono raccolti e catalogati oltre 150 premi, diplomi e
trofei a partire dal 1938, data della consegna della medaglia dargento
alla Societ Spica-Cassani per linvenzione delle pompe ad iniezione
per motori diesel da parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Altra categoria molto importante quella dei bilanci delle Societ
del gruppo Same Deutz-Fahr catalogati e conservati a partire dal 1960.
I disegni tecnici catalogati comprendono circa 500 progetti
complessivi a partire dal 1927.
La raccolta comprende elaborati tecnici di singoli particolari, di
gruppi progettuali, viste di motori e trattori, sezioni di gruppi e di
motori completi, (con lindicazione a volte di codici di parti per il
montaggio o lordinazione di parti di ricambio, viste generali con le
misure di ingombro e di carreggiata, schemi di foratura per lattacco
di attrezzi).
Questa selezione fa parte di un patrimonio costituito da oltre
70.000 disegni meccanici conservati nellArchivio disegni, testi-
monianza della produzione tecnica non solo della Same, ma anche
della Lamborghini (15.000 disegni) e di altre societ del Gruppo.
I lucidi, conservati in cassettiere e cartelle idonee, sono stati
restaurati e digitalizzati e possono essere visualizzati nel sito Internet.
Fino al 1946 i disegni risultano vistati personalmente dalling. F.
Cassani.
La raccolta testimonia la qualit dello sviluppo tecnico e la genesi
del prodotto a partire dalla pionieristica Cassani 40 HP del 1927, per
passare ai progetti di motori per navi e aerei e macchine per la
rettifica del 1940, nel periodo bellico alla progettazione di motori, di
ponti alpini, motopompe antincendio, gru, paranchi sollevatori, fino
alla progettazione e costruzione nel 1946 dell autofalciatrice, che
diventer poi trattorino in varie versioni.

78 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio e il Museo storico Same testimoni della meccanizzazione agricola in Italia

Infine con il trattore a 4 ruote motrici si attua il passaggio


definitivo al trattore ed a quellincessante sviluppo che ha dato vita
alla realt che viviamo oggi.
Unaltra chiave di lettura rappresentata dallo sviluppo del logo.
Dai primi disegni senza cartiglio a quelli degli anni Trenta con la
scritta Fratelli Cassani Livorno, fino alla costituzione della Same
nel 1942 dove prende forma e si identifica chiaramente il logo Same
sia sul cartiglio che sul prodotto, nelle fusioni e sulle lamiere.
In Archivio sono conservati e catalogati oltre 35 modelli in scala
di trattori e macchinari Same, Lamborghini, Hrlimann, Deutz-Fahr,
a partire dal modello della trattrice Same Cassani 40 HP del 1927.
La categoria Archivio documenti comprende documentazione
prodotta a partire dal 1919.
Si segnalano in particolare i fascicoli relativi alla costituzione del-
le Societ Spica-Cassani e Societ in Accomandita Motori Endoter-
mici (Same). In Archivio sono anche conservati gli atti costitutivi e i
verbali delle riunioni delle assemblee degli azionisti e dei consigli di
amministrazione delle societ del Gruppo.
Inoltre conservata la documentazione tecnica (tabelle di taratu-
ra, norme di montaggio, quaderni di prove e di lavorazione, registri di
disegni, relazioni tecniche e collaudi) relativa alla progettazione e
produzione di motori, componenti e macchinari.
Di particolare interesse per la storia dellazienda la documenta-
zione raccolta nellAlbum Cassani e comprendente lettere, telegrammi,
accordi, relazioni tecniche e articoli del fondatore della Societ.
I materiali pubblicitari (circa 800) comprendono: dpliant, an-
nunci pubblicitari, affissioni, spot, cartoline, calendari, a partire dal
1936 ad oggi. Nella raccolta dei calendari, alcuni dei quali illustrati
da famosi fotografi (George Tatge, Franco Fontana, Max Salvaggio,
Tiziana Bertacci, Fabio Proverbio, Pepi Merisio), si possono trovare
esempi significativi dellevoluzione della grafica e del costume nel
nostro Paese.

Il Museo storico Same


Il Museo Storico Same Deutz-Fahr, inaugurato nel 2008, ospi-
tato in un ampio open space e comprende unarea espositiva di circa
700 metri quadrati.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 79


P. FERRARI, C. BOCCARDI

Oltrepassata la soglia dove si trova la figura in bronzo di France-


sco Cassani opera di Francesco Messina, il Museo rappresenta un ve-
ro e proprio viaggio nella storia della meccanizzazione agricola.
Custodisce infatti materiali di pregio, non di rado in un unico e-
semplare, che testimoniano la storia della Societ, ma molto di pi
di unesposizione di trattori: alcune tra le pi importanti tappe della
meccanizzazione agricola vi sono rappresentate attraverso prototipi e
macchine di serie in perfetto stato di conservazione, documenti ori-
ginali, fotografie e materiali iconografici.
In primo piano, naturalmente, i trattori. Trentacinque quelli e-
sposti tra i quali il modello pi significativo una pietra militare della
meccanizzazione agricola mondiale: la trattrice Cassani 40 Cv del
1927, la prima al mondo con motore diesel; inoltre degni di nota so-
no, lAutofalciatrice 10 HP a petrolio del 1947, il Sametto 120 del 1957,
il Puledro 35 del 1960, il Centauro 55 prodotto nel 1965.
A rappresentare la storia del marchio Deutz-Fahr sono esposte
alcune macchine tedesche come la trattrice Deutz MTZ 120 del 1929,
modelli anteguerra come i Deutz F1M 414 del 1936 e lF22 del 1939,
oltre ad una mietitrebbia MDL del 1957 rappresentante lo storico
marchio Fahr, azienda che ha iniziato la produzione di trebbie, aratri
e mietilegatrici nel 1874, passando poi alla costruzione di mietitrebbie
e trattori, rilevata dalla Deutz nel 1962.
Non sono da meno gli eleganti trattori Hrlimann 1K 10 del 1930
e H 12 dei primissimi anni Cinquanta, con alimentazione ad olio.
Bellissimo lagile cingolato Lamborghini DL 30 del 1957, il Lam-
borghini 1C del 1964 e lo slanciato DL 25 del 1955 a due ruote mo-
trici: macchine di spiccata personalit, contraddistinte da uninnata
vocazione sportiva e da una studiata attenzione al profilo estetico
del prodotto.
Accanto alle macchine, tra le quali si distinguono anche i modelli
pi significativi della produzione recente, alle attrezzature e ai dispo-
sitivi tecnologici, sono in esposizione anche schede tecniche e mate-
riale iconografico e documentario: manuali operativi, letteratura di
vendita e supporti pubblicitari.
Nel luglio del 2009 lAutomotoclub storico italiano (Asi) ha fede-
rato il Museo storico a far parte del proprio circuito museale.

80 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LArchivio e il Museo storico Same testimoni della meccanizzazione agricola in Italia

La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della


Lombardia ha avviato nel corso del 2010 la procedura per il ricono-
scimento di interesse culturale del Museo storico.
I visitatori del Museo nel 2010 sono stati circa 5.000.
Primo Ferrari
Claudio Boccardi

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 81


Lassociazione Archivio del lavoro
di Sesto San Giovanni
Lassociazione Archivio del lavoro di Sesto San Giovanni, nata
nel 1997, un centro di ricerca e di studio che conserva, valorizza e
mette a disposizione degli utenti il patrimonio archivistico e bibliote-
cario prodotto e raccolto nel corso della propria attivit dalla Camera
del lavoro di Milano, dalle Federazioni provinciali di categoria, da or-
ganismi di fabbrica dei lavoratori. Attorno a quei nuclei originari si
sedimentata unattivit documentaria e di ricerca che ha progressiva-
mente superato i limiti territoriali e disciplinari con lintento di dare
un contributo alla costituzione di un archivio economico lombardo.
Larchivio la testimonianza dellattivit e della vitalit della Cgil
milanese e lombarda e del suo profondo legame con il mondo della
produzione, del lavoro e, in generale, col complesso della societ lo-
cale. Gli archivi sono stati dichiarati di notevole interesse storico
dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia nel 1976.
Attualmente lo sviluppo dellarchivio di 800 metri lineari per un
totale di 4.700 buste.
Di importanza centrale sono i fondi archivistici della Camera del
lavoro di Milano dal 1945 ad oggi (880 buste: 1945-1981) e
dellArchivio della Federazione impiegati operai metallurgici (Fiom)
di Milano dal 1947 ad oggi.
anche documentata lattivit della Cgil regionale lombarda dalla
sua costituzione avvenuta nel 1968 ad oggi, cos come quella di nu-
merose Federazioni regionali di categoria.
Sono conservati inoltre il fondo della Federazione unitaria lavo-
ratori metalmeccanici (Flm); i fondi delle Federazioni provinciali di
categoria, tessili, edili, agricoli, chimici, elettrici, commerciali, poligra-
fici, bancari, aziende pubbliche; i fondi delle Commissioni interne e
dei Consigli di fabbrica di piccole e grandi aziende metalmeccaniche e
chimiche (Montecatini, Carlo Erba, Pirelli-Bicocca); le carte di enti
economici quali lIstituto cotoniero italiano. Numerosi sono i fondi
personali di dirigenti del movimento sindacale.
Il lavoro di ordinamento, inventariazione e descrizione dei nu-
merosi archivi avvenuto, e avviene, utilizzando il software Sesamo,
elaborato e distribuito dalla Regione Lombardia.
P. FERRARI

I fondi archivistici dei quali possibile consultare linventario


sono: Camera del lavoro di Milano e provincia (1945-1990, 4.400 fa-
scicoli); Fiom di Milano (1945-1990, 4.388 fascicoli); Flm di Milano
(1974-1988, 4.406 fascicoli); Fiom Lombardia (1978-1995, 150 buste);
Cgil Lombardia (1964-1986, 219 buste); Federbraccianti di Milano
(1945-1981, 29 buste); Federbraccianti regionale (1965-1983, 70 bu-
ste); lavoratori edili (1945-1981, 30 buste); lavoratori chimici (1950-
1981, 67 buste); lavoratori del petrolio (1947-1961, 8 buste); lavorato-
ri tessili (1950-1981, 73 buste); lavoratori elettrici (1945-1981, 93 bu-
ste); lavoratori del gas (1947-1968, 14 buste); lavoratori funzione
pubblica (1960-1981, 400 buste); lavoratori del commercio (1987-
1993, 140 buste); bancari e assicuratori (1945-1990, 300 buste); lavo-
ratori poligrafici (1948-1985, 60 buste); sindacato pensionati Italiani
(40 buste); la Sezione rappresentanze sindacali aziendali metalmecca-
niche che comprende 71 archivi di commissioni interne e di consigli
di fabbrica (1944-1992, 500 buste; larchivio della Commissione in-
terna-Consiglio di fabbrica Montecatini-Montedison sede e del grup-
po (1944-1979, 60 buste); larchivio della Commissione interna Carlo
Erba (1946-1968, 20 buste); larchivio della Commissione interna-
Consiglio di fabbrica Pirelli Bicocca (1945-1980, 84 buste); larchivio
dellIstituto Cotoniero Italiano (1938-1950, 8 buste); gli inventari di
200 fondi personali di funzionari, sindacalisti, militanti.
Gli inventari degli archivi della Fiom, della Flm di Milano e di 36
fondi di rappresentanze sindacali aziendali sono pubblicati: SANDRA
BARRESI, ANGELA GANDOLFI (a cura di), Gli archivi del Centro ricerche
Giuseppe Di Vittorio, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali
- Ufficio centrale per i beni archivistici, 1998 (Pubblicazioni degli Ar-
chivi di Stato, Strumenti CXXXV).
La ricca documentazione, non solo cartacea, conservata
dellArchivio del lavoro, stata utilizzata nel 1997 per realizzare,
presso la Triennale di Milano, la mostra, Cipputi comunication. Immagini,
forme, voci per i lavoratori, a cura di Luigi Ganapini e Giovanna Ginex.

LArchivio fotografico
Una straordinaria testimonianza dellazione e delle lotte del lavo-
ro rappresentata dallimponente raccolta di materiali fotografici
(circa 250.000 pezzi, tra stampe e negativi) che va dallinizio del 900

84 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LAssociazione archivio del lavoro di Sesto San Giovanni

ai giorni nostri. Il nucleo centrale costituito dallopera dei fotografi


milanesi che hanno seguito sia le lotte dei lavoratori che la vita di
fabbrica. Un posto a s merita Silvestre Loconsolo con le decine di
migliaia di fotografie da lui scattate che costituiscono, tra laltro, uno
straordinario reportage sulle lotte degli anni Sessanta. Linsieme di
questi materiali ha consentito la realizzazione di mostre e relativi ca-
taloghi quali, Il lavoro della Confederazione. Immagini per la storia del sinda-
cato e del movimento operaio in Italia 1906-1986, Milano, 1988, promossa
dalla Cgil in occasione dell80 anniversario della fondazione della
Confederazione generale del lavoro (la mostra stata richiesta da
numerose citt dItalia e della Germania federale e il catalogo stato
tradotto anche in lingua tedesca); Flm la storia, le immagini, a cura di U-
liano Lucas; Milano e la Camera del Lavoro 1891-1914, Milano, 1981, in
collaborazione con il Comune di Milano; Unite nella lotta. Donne nelle
fotografie dellArchivio del lavoro dallautunno caldo agli anni ottanta, Milano,
2009, a cura di Maddalena Cerletti; i volumi fotografici, CESARE CO-
LOMBO (a cura di), Gli anni dellimpazienza. 1968-1970. Lautunno caldo a
Milano nelle fotografie di Silvestre Loconsolo, Milano, Electa, 1992; ARIS
ACCORNERO, ULIANO LUCAS, GIULIO SAPELLI (a cura di), Storia foto-
grafica del lavoro in Italia 1900-1980, Bari, De Donato, 1981.
Tra i fondi fotografici ricordiamo lArchivio della Camera del la-
voro di Milano, 1900-1997, circa 7.000 stampe e 200.000 negativi;
lArchivio Fiom di Milano, con immagini che ritraggono scioperi, oc-
cupazioni di fabbriche, manifestazioni, convegni, congressi sindacali;
una parte dei servizi stata commissionata dalla Fiom di Milano ai
fotografi Silvestre Loconsolo e Sonia Savioli; il fondo composto da
circa 15.000 stampe relative al movimento operaio e sindacale mila-
nese dal 1945 al 1996. LArchivio del giornale lUnit, edizione mi-
lanese, limitatamente alle immagini di carattere sindacale, le fotografie
comprendono un arco cronologico che va dal 1950 al 1980 (6.000
stampe); larchivio degli elettrici (1920-1950, 200 stampe); larchivio
degli edili, e del giornale Il lavoratore edile (1950-1970, 1.200 stam-
pe); larchivio dei braccianti (1945-1970, 470 stampe); larchivio della
Camera del lavoro di Sesto San Giovanni (1960-1985, 800 stampe);
raccolta di fotografie e negativi su Milano dal 1891 al 1914 (realizzata
in occasione della Mostra fotografica Milano e la Camera del lavoro),
1.200 stampe; raccolta di fotografie sul lavoro e lazione dei lavoratori

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 85


P. FERRARI

in Italia da fine Ottocento agli anni Ottanta (realizzata in occasione


della mostra fotografica, Il lavoro della Confederazione. Immagini per la sto-
ria del sindacato e del movimento operaio in Italia 1906-1986), 2.500 stampe;
larchivio di Silvestre Loconsolo (1963-1980, con 200.000 negativi),
del quale in corso la catalogazione e digitalizzazione di una selezio-
ne di stampe e negativi fotografici (circa 10.000), mediante il software
SIRBeC elaborato e distribuito dalla Regione Lombardia; le fotogra-
fie del fondo Loconsolo sono inoltre consultabili sul sito della Re-
gione allindirizzo www.lombardiabeniculturali.it .
Nel 2007 Marino Bonino ha versato circa 2.500 stampe fotogra-
fiche in bianco e nero e a colori, relative allazienda Innocenti di Mi-
lano.

La biblioteca e lemeroteca
Le biblioteche della Camera del lavoro e della Fiom di Milano
possono essere definite biblioteche speciali in quanto la gran parte
dei volumi stata raccolta nel tempo con finalit specifiche: da un la-
to lesigenza di autodocumentazione necessaria allo svolgimento delle
funzioni proprie del sindacato, dallaltra la formazione rivolta a mili-
tanti e quadri sindacali. Sono conservati alcuni esemplari della biblio-
teca camerale degli anni Venti e un fondo librario dellUfficio studi
che ha operato nellimmediato dopoguerra. Interessante anche la par-
te raccolta dallIstituto Nazionale confederale di assistenza (Inca-Cgil)
costituita in particolare da testi di medicina del lavoro, di previdenza
sociale, ecc.
La biblioteca, in continuo aggiornamento, comprende circa
13.000 volumi catalogati in Sbn (Servizio bibliotecario nazionale) e
consultabili in rete, specializzata sulla storia del movimento sindaca-
le, leconomia aziendale, le relazioni industriali e il diritto del lavoro.
Sezione particolarmente significativa e preziosa perch unica
quella dei contratti di lavoro. In essa sono rappresentate tutte le cate-
gorie merceologiche dagli anni Venti ad oggi. Particolarmente impor-
tante la raccolta dei contratti pubblicati nel Bollettino ufficiale del Ministe-
ro delle Corporazioni-Supplemento per la pubblicazione dei contratti collettivi di
lavoro dal 1928 al 1944. La catalogazione dei contratti in corso e av-
viene attraverso il Servizio bibliotecario nazionale (Sbn).

86 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LAssociazione archivio del lavoro di Sesto San Giovanni

In biblioteca sono conservati anche oltre 6.000 opuscoli. Si tratta


soprattutto di documentazione di carattere sindacale, politica, eco-
nomico-sociale, costituita talvolta da materiale a stampa senza le ca-
ratteristiche formali del libro, quindi a diffusione limitata, o dalla co-
siddetta grey literature prodotta in occasioni di convegni, seminari,
congressi, con circolazione per lo pi interna agli ambienti interessati.
Lemeroteca dispone di oltre 1.000 testate di diritto del lavoro,
relazioni industriali, storia contemporanea; riviste e bollettini sindaca-
li, fogli unici di Commissioni interne e Consigli di fabbrica in partico-
lare dellarea milanese.

I manifesti
Sono conservati ben oltre 2.000 manifesti, tra quelli raccolti
dallArchivio della Camera del Lavoro e dallArchivio Fiom, di pro-
duzione quasi esclusivamente politico-sindacale e risalenti tutti al se-
condo dopoguerra.
Molti di questi sono opera di artisti come Renato Guttuso, Gia-
como Manz, Ennio Morlotti, Ernesto Treccani, Albe Steiner. Un
corpus di notevole valore costituito dalla raccolta di manifesti in
copia unica di Luigi Veronesi, donata dallAutore. Con una parte di
questi manifesti stata allestita una mostra nel maggio 1999, presso la
fondazione Corrente a Milano, ed stato pubblicato il catalogo, Luigi
Veronesi. Manifesti, Milano 1999.

La nastroteca
Nella nastroteca sono raccolti sia archivi orali, comprendenti re-
gistrazioni frutto di ricerca sul campo (il fondo Giuseppe Granelli, un
fondo relativo a interviste legate a singole ricerche, due fondi deposi-
tati da Edio Vallini e Pietro Crespi, un fondo donato da Gabriele Po-
lo; sia archivi sonori, costituiti da registrazioni che documentano
lattivit della Fiom di Milano (il fondo delle riunioni del comitato di-
rettivo e del consiglio generale della Fiom di Milano e un fondo ri-
guardante seminari, convegni e presentazioni di libri).
Il Fondo Giuseppe Granelli comprende 743 cassette (circa 1000
ore di registrazione), per un totale di 398 interviste effettuate dal
1984 al 1998 (ma il lavoro di raccolta delle testimonianze prosegue).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 87


P. FERRARI

Liniziativa di costituire una sezione di memorie orali risale al


1984 e nasce con lobiettivo di raccogliere le testimonianze dei fun-
zionari che avevano lavorato alla Fiom-Cgil di Milano a partire dal
1945. Il lavoro stato affidato a Giuseppe Granelli, un operaio in
pensione e militante della Fiom. Il progetto era nato dallesigenza di
affrontare unanalisi sui militanti delle organizzazioni dei lavoratori
metalmeccanici rivolta non solo al loro impegno politico, ma anche
verso gli elementi pi personali e le esperienze di vita. Caratteristica
peculiare di questo fondo la forte presenza della soggettivit
dellintervistatore. Le testimonianze sono state raccolte seguendo il
medesimo procedimento: lintervistatore ha compilato o ha fatto
compilare allintervistato, prima di procedere alla registrazione, un
questionario relativo alla sua vita: la nascita, la famiglia, lambiente
che ha contribuito alla sua formazione, le esperienze lavorative,
lavvicinamento e ladesione al sindacato, le idee politiche, leventuale
partecipazione alla Resistenza e i fatti sindacali e politici ritenuti fon-
damentali e ricordati perci in modo particolare. Successivamente a
questo primo progetto (interviste a funzionari della Fiom-Cgil di Mi-
lano) se ne sono aggiunti altri e, allo stato attuale, il fondo Granelli ri-
sulta articolato in 10 progetti: 1. Funzionari della Fiom-Cgil di Mila-
no; 2. Funzionari della Fim-Cisl di Milano; 3. Funzionari della Uilm-
Uil di Milano; 4. Lavoratori metalmeccanici, militanti di base, membri
delle rappresentanze sindacali di base; 5. Lavoratori dellAlfa Romeo;
6. Protagonisti del Sessantotto; 7. Testimoni dei Coordinamenti don-
ne dei sindacati milanesi; 8. Lavoratori fabbriche dismesse (Redaelli
di Rogoredo); 9. Miscellanea; 10. Interviste a parenti e a compagni di
lavoro di persone (funzionari o militanti di base) decedute.
Per la catalogazione del fondo stata elaborata una banca dati,
contenente le schede di descrizione delle singole interviste che risul-
tano articolate in cinque partizioni (il programma informatico predi-
sposto un database, ora convertito in Access): 1. dati anagrafici (co-
gnome, nome, soprannome, luogo e data di nascita, sesso, et, indi-
rizzo, professione, scolarit, stato civile, lavoro del coniuge, numero
dei figli); 2. attivit lavorativa, sindacale e politica (sede del lavoro,
eventuale partecipazione alla Resistenza, incarichi sindacali e politici,
uscita dal sindacato, appartenenza politica, licenziamento); 3. conte-
nuto dellintervista; 4. dati di contesto (citt, luogo, data, lingua, am-

88 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LAssociazione archivio del lavoro di Sesto San Giovanni

biente, osservazioni del testimone, osservazioni varie); 5. dati tecnici:


supporto fisico (cassetta, bobina, ecc.), numero di unit e durata delle
singole unit di registrazione per ogni testimonianza. Le notizie otte-
nute dallesame del questionario sono state trascritte in una scheda
riassuntiva i cui dati sono stati successivamente inseriti nella banca
dati che consente ricerche veloci e precise. Le informazioni possono
essere richieste per ordine alfabetico dei cognomi degli intervistati,
per progetto, per fascia di et, per sesso e per combinazioni imposta-
te in precedenza (per fascia di et con incarichi sindacali, per e-
t/sesso con incarichi sindacali, per fascia di et con incarichi politici
per et/sesso con incarichi politici). anche possibile individuare gli
intervistati che hanno partecipato alla Resistenza. Oltre alla consulta-
zione della banca dati informatizzata, sono a disposizione dei ricerca-
tori degli strumenti di consultazione a stampa: elenco generale dei
cognomi degli intervistati in ordine alfabetico; inventario delle schede
delle singole interviste inserite in computer, in ordine alfabetico; que-
stionario utilizzato per le interviste e modello della scheda predispo-
sta per linserimento dei dati. Accanto al lavoro di inventariazione si
sta procedendo alla trascrizione delle singole interviste. Nel corso del
2009 iniziata, in collaborazione con la Regione Lombardia, la cata-
logazione delle interviste attraverso il software AESS data entry.
Il secondo fondo di fonti orali costituito da interviste raccolte
per singole ricerche, i cui risultati sono stati, in alcuni casi, pubblicati.
Si tratta di un fondo che ha una consistenza di 112 cassette relative a
79 persone. Le interviste sono raccolte per ricerca:
I. Magneti Marelli: interviste a cura di Luisa Finocchi, Roberto
Gallessi, Luigi Ganapini, Rosaria Moccia, Perry Wilson. Le interviste
sono pubblicate nel volume: LUIGI GANAPINI (a cura di), ... Che
tempi, per erano bei tempi .... La Commissione interna della Magneti Marelli
nella memoria dei suoi protagonisti, Milano, Angeli, 1986;
II. Imperial: interviste a cura di Roberto Gallessi, pubblicate in:
MYRIAM BERGAMASCHI (a cura di), La storia di Maria Esuberante datrice
di profitto, Milano, 1986;
III. Alfa Romeo: interviste a cura di Roberto Gallessi;
IV. Ercole Marelli: interviste a cura di Luigi Vimercati;
V. Scioperi 1943-44 e deportati in campi di lavoro: interviste a
cura di Fioravante Stell;

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 89


P. FERRARI

VI. Testimonianze su Angelo Fumagalli: interviste a cura di An-


gela Gandolfi. Le interviste sono pubblicate nell opuscolo, Ciccio Fu-
magalli militante e dirigente, FIOM-CGIL Milano, 1983;
VII. Testimonianze su Giovanni Chinosi: interviste a cura di An-
gela Gandolfi. Le interviste sono pubblicate nellopuscolo, Giovanni
Chinosi, FIOM-CGIL Milano, 1986;
VIII. Statuti dei consigli di fabbrica: interviste a cura di Myriam
Bergamaschi. Le interviste sono servite alla pubblicazione del volu-
me, Myriam Bergamaschi, Statuti dei Consigli di fabbrica. Il settore metal-
meccanico milanese 1970-1980, Angeli, Milano, 1986.
Due fondi sono stati depositati da Edio Vallini e dal professore
Pietro Crespi; il primo ha una consistenza di 13 cassette e riguarda 13
persone; il secondo ha una consistenza di 16 cassette con 9 interviste
a operai-militanti e di 19 cassette con 19 interviste a preti-operai. Un
fondo stato donato da Gabriele Polo, ha una consistenza di 15 cas-
sette e riguarda 14 interviste a lavoratori della Fiat in Piemonte.
Gli archivi sonori comprendono le registrazioni (65 cassette) del-
le riunioni degli organismi dirigenti della Fiom (Comitato direttivo e
Consiglio generale) per gli anni 1983-1990; le registrazioni di semina-
ri, di convegni e di presentazioni di libri a partire dal 1981. Di alcuni
di essi esistono gli atti trascritti e pubblicati.

Gli audiovisivi
Nella sezione audiovisivi sono conservati 54 filmati, in parte
prodotti dal fotografo della Camera del Lavoro di Milano, Silvestre
Loconsolo, in parte realizzati da Giuseppe Loi, sindacalista e fotogra-
fo dilettante e, in parte, raccolti durante i viaggi delle delegazioni sin-
dacali nei paesi dellEst.
Si tratta per lo pi di brevi riprese di manifestazioni sindacali a
Milano e provincia della met degli anni Sessanta e di filmati di pro-
paganda dei paesi dellest Europa.
Inoltre sono state raccolte numerose videocassette di produzione
sindacale destinate allattivit di formazione, o realizzate per docu-
mentare le iniziative pubbliche del sindacato.
Sono conservati anche centinaia di nastri registrati relativi a con-
gressi, convegni, seminari sindacali a partire dagli anni Sessanta.

90 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LAssociazione archivio del lavoro di Sesto San Giovanni

Bandiere, tessere, medaglie


Bandiere e stendardi della Camera del Lavoro e delle Federazioni
di categoria, realizzati a partire dai primi decenni del Novecento e
nellimmediato secondo dopoguerra, sono conservati in archivio o
nelle sedi sindacali. Si tratta di documenti importanti per la ricostru-
zione della storia del movimento operaio del Novecento, analizzata
attraverso levoluzione dei simboli del lavoro e delle idealit espresse
dal movimento dei lavoratori. Molte di queste bandiere sono state
esposte in occasione di mostre e iniziative.
Nel corso del 2003 stato realizzato, in collaborazione con
lArchivio storico della Camera di commercio, industria, artigianato e
agricoltura di Milano, un cd-rom dal titolo, Simboli del lavoro 800-
900.
Sono state raccolte gran parte delle tessere sindacali e dellasso-
ciazionismo collaterale a partiti e sindacati; in particolare quelle della
Camera del Lavoro di Milano dal 1908 al 1925, alcune tessere delle
confederazioni fasciste, la serie completa dal 1945 al 2000 delle tesse-
re della Cgil; molte tessere del Partito comunista italiano e del Partito
socialista italiano del secondo dopoguerra; e quelle di associazioni
come lUnione donne italiane (Udi), lUnione lavoratori tubercolotici
(Ult), lAssociazione Arci, lAssociazione ragazze dItalia.
La parte pi preziosa della collezione di medaglie proviene quasi
interamente da una donazione di Roberto Vitali, dirigente politico
milanese. Si tratta di una raccolta di oltre 100 pezzi costituitasi nel
corso di un quarantennio di ricerche. Sono medaglie e distintivi delle
Societ di mutuo soccorso, di associazioni operaie, di cooperative,
medaglie commemorative del Risorgimento, coniate tra il 1840 e i
primi anni del Novecento. Una moneta francese del 1792 an IV de la
liberte, che il pezzo pi antico.

Altre testimonianze
Negli ultimi anni sono state raccolte numerose tipologie di ogget-
ti. Dalle coppe agli adesivi, dai gadgets, alle targhe, dai materiali tessili,
agli oggetti per le manifestazioni (campanacci, fischietti, coccarde),
dai diplomi, alle spille di latta. Sono in gran parte documenti che il-
lustrano la protesta, la mobilitazione, la propaganda ma che hanno

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 91


P. FERRARI

caratteristiche assai diverse tra di loro, sia per qualit che per funzio-
ne. Ad esclusione di alcune targhe in bronzo e di alcune opere di
scultura e pittura, si tratta di oggetti seriali. Nellinsieme costituiscono
una rappresentazione del linguaggio figurativo usato dal movimento
dei lavoratori per comunicare al proprio interno e con il mondo e-
sterno.

Laboratorio sulle fonti, ricerca e pubblicazioni


A partire dal 2004 stato attivato, in collaborazione con
lUniversit statale di Milano, Dipartimento di Storia contemporanea,
un laboratorio sulle fonti darchivio dal titolo, La ricerca storica con-
temporanea: metodologia e fonti.
Lattivit di ricerca storica decisa e coordinata dalla commissio-
ne scientifica dellAssociazione composta da docenti universitari. I
temi affrontati riguardano in particolare gli studi storici sul movimen-
to sindacale e sulle relazioni industriali. Dal 2005 ad oggi nella Collana
Archivio del lavoro sono stati pubblicati i seguenti volumi:
ANTONIO CARDINALE, Salute operaia. Le origini delle istituzioni per la
protezione dei lavoratori in Italia (1896-1914), Sesto San Giovanni,
Archivio del Lavoro, 2005
PAOLO ZANETTI POLZI, Lavoro straniero. Cgil e questione migratoria
dal 1945 ad oggi, Sesto San Giovanni, Archivio del Lavoro, 2006
GIORGIO MANZINI (con introduzione di Corrado Stajano), Una
vita operaia, Sesto San Giovanni, Archivio del Lavoro, 2007
DEBORA MIGLIUCCI, La politica come vita. Storia di Giuseppina Re
deputato al parlamento italiano (1913-2007), Sesto San Giovanni,
Archivio del Lavoro, 2008
MADDALENA CERLETTI (a cura di), Unite nella lotta. Donne nelle fo-
tografie dellArchivio del Lavoro dallautunno caldo agli anni Ottanta, Se-
sto San Giovanni, Archivio del Lavoro, 2008
SANDRA BARRESI, MARIA COSTA (a cura di), Sindacalista e scrittore.
Inventario del fondo Ettore Reina (1807-1970), Sesto San Giovanni,
Archivio del Lavoro, 2009
LUIGI VERGALLO, Controriforma preventiva. Assolombarda e centrosini-
stra a Milano (1960-1967), Sesto San Giovanni, Archivio del Lavo-
ro, 2009.

92 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


LAssociazione archivio del lavoro di Sesto San Giovanni

Nel corso del 2006 sono stati pubblicati dalla casa editrice Fran-
co Angeli di Milano 5 volumi sulla storia della Camera del lavoro di
Milano e provincia curati da Ivano Granata e Roberto Romano:
MAURIZIO ANTONIOLI, JORGE TORRE SANTOS, Riformisti e rivolu-
zionari. La Camera del lavoro di Milano dalle origini alla Grande guerra
IVANO GRANATA, Crisi della democrazia. La Camera del lavoro di Mi-
lano dal biennio rosso al regime fascista
CLAUDIA MAGNANINI, Ricostruzione e miracolo economico. Dal sindaca-
to unitario al sindacato di classe nella capitale dellindustria
CLAUDIA MAGNANINI, Autunno caldo e anni di piombo. Il sindacato
milanese dinanzi alla crisi economica e istituzionale
GERMANO MAIFREDA, GEOFFREY PIZZORNI, FERRUCCIO RIC-
CIARDI, Lavoro e societ nella Milano del Novecento.

Primo Ferrari

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 93


Recensioni e segnalazioni

Gli archivi della Giunta regionale toscana. Guida al patrimonio storico, Firen-
ze, Regione Toscana, 2011 (Archiversi, Gli universi degli archivi, 1),
p. 290.
il primo volume, altri sono in preparazione, di una collana voluta
dalla Regione Toscana dedicata a strumenti conoscitivi e gestionali relativi
alla documentazione archivistica da essa prodotta o in vario modo acquisita.
La Guida, che abbiamo sotto gli occhi, definibile, in quanto cartacea, di ti-
po tradizionale, e descrive archivi tradizionali, cio cartacei. La scelta del for-
mato cartaceo stata dettata non tanto dal suo perdurante fascino, quanto
da esigenze legate allo stato di avanzamento dei lavori, che, iniziati quasi
un decennio fa, sono proseguiti in modo discontinuo, scrive Ilaria Pescini
nel saggio Il patrimonio archivistico della regione toscana: storia e ruolo di un archivio
di concentrazione. In una fase in cui larchivistica italiana [] sembra permea-
ta da istanze che possiamo definire genericamente digitali e costruisce con
tenacia e non senza contraddizioni i suoi articolati sistemi informativi, la
scelta del formato cartaceo una scelta forte e in controtendenza fa
eco Federico Valacchi nel saggio La descrizione archivistica al servizio della valo-
rizzazione di un sistema complesso di fonti. A mio parere stata anche una scelta
opportuna, perch, questopera, in quanto oggetto materiale, pu offrire a
chi passa nel digitale gran parte delle sue ore lavorative (e non solo) alcuni
spunti di riflessione. Sia sul tipo di cultura storico-filologica che a lungo ha
fatto parte della cassetta degli attrezzi degli archivisti, sia sul fatto che modi
comunicativi diversi come lo sono lanalogico e il digitale influenzano in
modi altrettanto diversi sulla ricezione (e quindi sulla comprensione) dei
messaggi cui fanno riferimento, sia sullopportunit o meno di continuare a
predisporre strumenti di corredo cartacei e quindi rigidamente strutturati,
invece di strumenti on line, pi duttili e con molteplici punti di accesso.
Avviene di rado e ci vuole molta tenacia da parte di chi intende por-
tarla a termine che un ente abbastanza giovane come un ente-regione pro-
getti una guida dei propri archivi storici. Come noto negli anni Settanta
del secolo scorso la Regione Toscana, unitamente alla Soprintendenza ar-
chivistica statale, ha attentamente vigilato sugli archivi prodotti da uffici sta-
tali le cui funzioni (o interi uffici) passavano di mano o venivano soppressi.
Loperato dei gruppi interdipartimentali di lavoro (la cui preziosa attivit
viene ricostruita nel saggio di Pescini), stato positivamente determinante
nella fase di trasferimento di questi archivi dallo Stato alla Regione e del lo-
ro concentramento in apposito luogo conservativo. La sede prescelta, quella
Recensioni e segnalazioni

di Osmannoro, cominci a funzionare nel 1986; i locali della fattoria Gran-


cia presso Grosseto, in cui, una volta debitamente attrezzati, sono stati con-
centrati gli archivi relativi alla riforma agraria in Maremma, sono stati inau-
gurati nel giugno del 2000. La Regione Toscana pur mostrando sensibilit
nei confronti degli archivi storici, come pure nei confronti degli archivi in
formazione e del fenomeno della dematerializzazione che li investe, ha pe-
raltro stentato a riconoscere loro analoghi ruoli allinterno del complessivo
sistema archivistico, creando nessi e interconnessioni tra archivi in forma-
zione e archivi storici cartacei. Il peso della carta invece da tenere nella
dovuta considerazione, data la pregnanza delle sue implicazioni, osserva Va-
lacchi, che fra laltro allunga lo sguardo su altre regioni; e Pescini a sua volta
afferma che aver lavorato [] studiato e riflettuto sui fondi archivistici
descritti nella Guida, ha significato elaborare e affinare delle conoscenze
che sono applicabili anche agli archivi in fase di formazione presso gli uffici
regionali, capirne le motivazioni e il giusto contesto funzionale nonch il
ruolo sociale oltre quello amministrativo.
Tener presente lintero ciclo della vita degli archivi, significa anche ri-
flettere meglio su come applicare concretamente, a contatto con le com-
plesse realt archivistiche in cui si opera, le distinzioni che si leggono nei
manuali archivistici tra archivio corrente/di deposito/storico (e le vischiosi-
t che le attraversano). Cos, al di l di manualistiche distinzioni a volte utili,
pi spesso costrittive, sono stati presi in considerazione soltanto gli archivi
morti, chiusi, prodotti da soggetti non pi attivi e da uffici soppressi (al di l
del fatto che fossero antecedenti allistituzione della regione, a essa coevi, di
emanazione regionale o di recente soppressione). La nascita della Regione
stata peraltro assunta come criterio periodizzante per la distinzione dei fon-
di archivistici elencati, in ordine alfabetico, allinterno delle due macro ripar-
tizioni: fondi storici e fondi di epoca regionale (ma altre cesure, altre continuit e
anche vischiosit si intravedono quando si leggono le schede relative ai sin-
goli fondi, dovute allattenta cura di un folto gruppo di collaboratri-
ci/collaboratori). Nelle descrizioni dei singoli fondi e descriverli vuol dire,
come sottolinea Valacchi, renderli accessibili e quindi valorizzarli sono
stati ovviamente tenuti presenti gli standard ISAD, con la consapevolezza
per che, e sono sue parole, la valorizzazione [] parte dalla conoscenza
dei contesti e dei contenuti, cio [] dal confronto con le peculiarit delle
realt concrete della sedimentazione documentaria su cui si opera. Che le
concrete realt documentarie dei soggetti o enti dei cui archivi questa Guida
si occupa, siano di natura, origine e provenienza molto varia, appaiono in
tutta evidenza se si leggono le relative schede, senza trascurare peraltro il si-
stema di possibili relazioni che conseguono dalla loro collocazione
allinterno dellArchivio regionale in cui sono state concentrate.

96 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

Chi prender in mano questopera al fine di accedere alla documenta-


zione che vi viene descritta dovr lasciare da parte la rapidit gestuale e visi-
va cui abituato quando consulta informazioni sul Web. E far ricorso inve-
ce a una lettura lenta. Solo in tal modo potr trarre grande vantaggio dalle
ampie, dense e dettagliate informazioni storico-istituzionali e di storia ar-
chivistica (comprese le notizie sugli interventi di scarto che hanno interessa-
to i vari fondi, notizie che, forse per un certo pudore corporativo, com-
paiono di rado in strumenti come questi) informazioni che precedono le
stringate descrizioni del materiale appartenente ai vari i fondi. Da una loro
lettura sequenziale sar possibile avere idee pi chiare su quale materiale
pu essere presente o assente nel fondo che si intende consultare e in quali
sfasature tra attivit del soggetto produttore e relativa produzione-sedimen-
tazione archivistica sar possibile imbattersi, una volta che ci si confronter
con questultima. Buttare immediatamente locchio sulle descrizioni riguar-
danti il materiale documentario proprio dei singoli fondi, saltando le parti
che le precedono e che le seguono (relative a fondi collegati, bibliografia,
fonti normative e non, ecc.), priverebbe quanti vogliono accedere a questo
o quel tipo di documentazione del bagaglio culturale necessario per muo-
versi con una certa disinvoltura allinterno dei relativi labirinti.
Questopera dunque ma spiace che nel frontespizio non sia indicata
alcuna curatela un buono strumento per quanti da storici vorranno stu-
diare, sulla base della documentazione archivistica che vi descritta, lo spa-
zio regionale come spazio socio-territoriale entro il quale gli organi di go-
verno locali hanno esercitato le loro funzioni e la loro attivit (ed essi trove-
ranno utili sia lelenco dei fondi per materia di competenza che lelenco dei fondi per
luogo di conservazione, posti in fondo al volume). Ma anche unopera che in-
vita a riflettere su alcuni dei problemi che interessano oggi in modo partico-
lare la comunit degli archivisti. Alcuni affondano le loro radici nella conso-
lidata tradizione cui continua a fare riferimento chi per mestiere si occupa
di archivi; altri sono nuovi e da collegare alla complessa e differenziata si-
tuazione politico-culturale del nostro tempo, nonch al ruolo sociale che gli
archivi devono attualmente svolgere se intendono rispondere alle domande
che provengono da settori disciplinari e da fasce di pubblico pi vasti e di-
versificati che in passato. E quando, come probabile e anche augurabile,
quanto contenuto in questa Guida verr, con gli opportuni adattamenti,
immesso on line, si potr ulteriormente riflettere in cosa questa rappresentazio-
ne cartacea assomigli e/o si diversifichi dalla corrispondente rappresentazione
digitale. Sappiamo gi che questultima non sar n il suo doppio, n una
sua immagine deformata o costruita in assenza delloggetto materiale cui si ri-
ferisce.
Isabella Zanni Rosiello

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 97


Recensioni e segnalazioni

GIANPAOLO ROMANATO, LItalia della vergogna nelle cronache di Adolfo


Rossi (1857-1921), Ravenna, Regione del Veneto/Longo editore, 2010,
p. 452.
Un personaggio da riscoprire, il polesano Adolfo Rossi. Partendo dal
nulla divenne giornalista di successo nellItalia umbertina di fine Ottocento
e inviato speciale nei fronti caldi di mezzo mondo: in Africa, nei Balcani, in
Spagna, Francia, Germania. La conoscenza delle lingue, la capacit di adat-
tarsi a qualsiasi situazione e la seriet delle corrispondenze lo accreditarono
come reporter ma anche come scrittore, studioso e uomo di cultura di non
comune spessore. Conteso dalle maggiori testate, fu corrispondente per Il
secolo XIX e La Tribuna e redattore capo del Corriere della Sera negli
ultimi anni dellOttocento. Ad accrescerne il credito contribuiva il forte
senso morale che traspariva dai suoi interventi, un senso morale che non
era facile moralismo ma rispetto dei fatti narrati, soprattutto quando i fatti
si riferivano alla popolazione pi umile, a quegli strati popolari dimenticati e
senza difese per i quali le pagine del giornale potevano diventare linsperata
tribuna dalla quale far sentire, almeno una volta nella vita, la voce della mi-
seria, il grido disperato della sofferenza, la domanda di giustizia. Prima di
conoscere il successo nel mondo dei giornali aveva fatto la gavetta come
semplice emigrante negli Stati Uniti. Qui si era adattato a far di tutto e poi,
grazie ad un colpo di fortuna, era entrato come redattore tuttofare in quello
che sarebbe diventato il pi famoso quotidiano italiano dAmerica: Il pro-
gresso italo-americano, dove rimase per quasi tre anni. Rientrato in patria,
port nella stampa italiana unesperienza e uno stile che pochi potevano
vantare e che furono la base del suo successo.
Con queste credenziali, nel 1901 entr alle dipendenze del neoistituito
Commissariato generale per lemigrazione compiendo fondamentali missio-
ni di studio sulle condizioni degli emigranti allestero. In tale veste visit le
comunit dei nostri connazionali in Brasile (Stato di San Paolo), Sud Africa
e Stati Uniti, stendendo delle relazioni (riprodotte integralmente in questo
libro) che determinarono svolte importanti nella politica migratoria italiana.
Fu il primo ispettore viaggiante dellemigrazione nominato dal Commissa-
riato. Nel 1908 pass nei ranghi della diplomazia e fu inviato a reggere il
Consolato italiano a Denver, nel Colorado. Successivamente fu console in
Argentina, a Santa Fe (dove comp unaltra memorabile ispezione agli emi-
grati italiani di quella regione, le cui risultanze sono pure qui trascritte ), e
poi ad Asuncion, in Paraguay, da dove fu promosso nel 1919 a Buenos Ai-
res in qualit di ministro plenipotenziario. Nella capitale dellArgentina lo
colse improvvisamente la morte nel 1921, a meno di sessantaquattro anni.

98 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

Rossi aveva goduto di una vasta notoriet quando faceva il giornalista,


nellultimo decennio dellOttocento, e di molta considerazione, come ve-
dremo, negli anni in cui fu alle dipendenze del Commissariato per
lemigrazione e poi nei ruoli diplomatici. Ma dopo la morte scese su di lui
linevitabile coltre del silenzio. Questo libro di Gianpaolo Romanato, pro-
fessore di Storia contemporanea alluniversit di Padova, la prima rivisita-
zione a tutto tondo della sua figura. Perch valga la pena di riscoprire Rossi,
a novantanni dalla sua scomparsa, lo spiega bene lo stesso Romanato.
Merita innanzitutto di essere riletta la sua prosa asciutta, scabra, total-
mente priva di retorica, attenta soltanto alle cose da dire, al modo migliore,
pi rapido, pi chiaro e pi diretto per dirle. Una scrittura moderna, attuale,
che si legge senza le difficolt che spesso appesantiscono lo stile di quegli
anni. Non cosa da poco, per uno scrittore di fine Ottocento, imporsi al
lettore odierno come se fosse un contemporaneo.
In secondo luogo da riproporre lattualit politica, per cos dire, delle
fotografie dellItalia che fornisce nei suoi articoli. Rossi descrive lItalia pro-
fonda, vera, quella che la classe dirigente fingeva di non vedere. Ritrae
linfinita miseria dei contadini veneti, la regione dalla quale proveniva e nella
quale si muoveva per atavica conoscenza, la penosa situazione delle campa-
gne siciliane, le inimmaginabili condizioni di vita nelle miniere di zolfo, la vita
degradata e degradante che vi conducevano i carusi. Una pagina indegna
della nostra storia nazionale, sulla quale si soffermata la letteratura con le
novelle di Giovanni Verga e di Luigi Pirandello. Ma Rossi non fece della let-
teratura. Scrisse articoli di giornale, cronache dal vivo, che rese attendibili, au-
tentiche, quasi fotografiche, scendendo di persona nelle zolfare, descrivendo
in diretta lorrore che vide, che respir, che tocc con le mani.
Poi ci sono le sue denunce dellinsensata avventura italiana in Africa al
tempo del Governo Crispi, denunce che fece non in astratto ma andando
tre volte in Eritrea, girandola palmo a palmo, raccontando la situazione vera
e non quella delle favole coloniali. Nel centocinquantesimo anniversario
dellunificazione, le pagine di Rossi forniscono il ritratto di unaltra Italia,
quella del dolore e della miseria da una parte e delle megalomanie politiche
dallaltra, unItalia della quale non si pu non provare vergogna, come se ne
vergogn Rossi quando arriv a Roma dopo essere vissuto cinque anni ne-
gli Stati Uniti. Il titolo del libro non uninvenzione di Romanato ma un
freddo giudizio di Rossi.
A renderlo attuale ci sono poi i rapporti dal mondo migratorio, che
hanno lo stesso timbro di verit e di immediatezza delle cronache giornali-
stiche dalla Sicilia o dallAfrica. Racconta come viaggi; descrive quel che
vide; riferisce le parole della gente con cui parl; annota giorno per giorno
le sue escursioni in Brasile, in Sud Africa, in Argentina, negli Stati Uniti, in-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 99


Recensioni e segnalazioni

dicando tempi e modi degli spostamenti, temperatura e variazioni climati-


che, situazione abitativa, prezzi degli alimenti, delle case, dei generi di ne-
cessit, condizioni lavorative. Queste sue celebri relazioni, tante volte citate
e qui integralmente riproposte dallautore, sono dunque un ritratto assolu-
tamente credibile e verosimile dellemigrazione italiana nel mondo, delle
sofferenze (tante) e dei successi (pochi) di quei milioni di italiani, per lo pi
analfabeti, che negli ultimi decenni dellOttocento abbandonarono la ma-
drepatria per sfuggire alla miseria, trovando spesso di l dellAtlantico mise-
rie e sofferenze maggiori di quelle che avevano lasciate. Sono documenti
davvero impressionanti, che raccontano le esperienze disperate vissute dai
nostri emigranti, del tutto simili a quelle dei tanti infelici che giungono oggi
in Italia dallAfrica o dallOriente.
Il libro di Romanato ripropone in versione anastatica queste quattro
relazioni, originariamente pubblicate (rispettivamente nel 1902, 1903, 1904,
1914) sul Bollettino dellemigrazione. Ai documenti premessa unampia
introduzione volta a ricostruire lintero arco della vita e delle esperienze
Adolfo Rossi. La fonte cui ha attinto lautore costituita soprattutto dal
fondo Rossi custodito presso lArchivio di Stato di Rovigo: 11 buste conte-
nenti lintera opera a stampa dello studioso polesano (recentemente inven-
tariato da Paola Mutti nella tesi di laurea triennale, discussa con Giorgetta
Bonfiglio-Dosio allUniversit degli Studi di Padova, Un italiano nel paese dei
dollari: lattivit del pubblicista rodigino Adolfo Rossi (1857-1921) attraverso le sue
carte darchivio) e innumerevoli ritagli di giornali e riviste che lo riguardano
(tranne i suoi carteggi, in parte reperibili presso archivi privati). Una docu-
mentazione pi che sufficiente a restituirci, con un indimenticabile prota-
gonista, un fondamentale capitolo della nostra storia nazionale.
Valeria Pavone

ORIETTA FILIPPINI, Memoria della Chiesa, memoria dello Stato. Carlo Cartari
(1614-1697) e lArchivio di Castel SantAngelo, Bologna, Il Mulino, 2010, p. 313
Un tuffo nella societ curiale romana del Seicento: utilizzando alcune
fonti eccezionalmente analitiche, anche se oltre modo parziali, lautrice rico-
struisce le dinamiche culturali e le forme di esercizio del potere che si scate-
nano tra larchivio di Castel SantAngelo e lArchivio Vaticano. Il bolognese
Carlo Cartari, rampollo di cospicua famiglia orvietana, protetta da Carlo
Borromeo, dopo la laurea in legge trascorre la sua vita di archivista nella
Roma barocca sotto lala protettrice del cardinale Francesco Barberini e del
papa Urbano VIII Barberini, diventando gi nel 1638 coadiutore e sostituto
di Giovan Battista Confalonieri prefetto di Castel SantAngelo e, in seguito,
prefetto egli stesso.

100 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

La ricerca organizzata in alcuni capitoli: dopo lIntroduzione (p. 9-22),


lautrice presenta la Biografia di Carlo Cartari (p. 23-40) e Gli archivi pontifici al
tempo di Cartari (p. 41-74); si occupa poi dellAttivit archivistica (p. 77-205:
cap. I La gestione quotidiana dellarchivio; cap. II Apprendistato; cap.
III Altri archivi, altri archivisti; cap. IV I diari e gli indici; cap. V Le
relazioni) e della Vita archivistica (p. 209-295: cap. VI I rapporti con i so-
vrani pontefici; cap. VII Le visite allarchivio; cap. VIII Storici e storia),
arrivando infine alle Conclusioni (p. 297-302).
Dalla ricostruzione compiuta dalla Filippini il Cartari appare al lettore
come persona estremamente attenta alla carriera e dotata di una buona dose
di arrivismo, che bada a crearsi un suo ambito personale di prestigio e svol-
ge il suo lavoro di archivista con parzialit e scarsa capacit organizzativa (p.
128 e seguenti). Ci si pu giustamente chiedere se egli rappresenti un cam-
pione credibile di una categoria di professionisti della sua epoca. Spesso i
suoi lavori archivistici di ricerca di documenti e di copia obbediscono
allottica del favore verso i potenti che gli stanno simpatici o gli possono es-
sere di aiuto nella sua affermazione personale piuttosto che a quella del ser-
vizio verso lo Stato. Il Cartari annota, con fare abbastanza pettegolo, i fatti
minuti che accadono nellambiente curiale nel Diarium Archivi Arcis Sancti
Angeli, che lo vede impegnato fra il 1638 e il 1677; ma si dedica anche alla
continuazione dellIndice generale delle scritture iniziato dal suo predecessore:
opera in linea con le abitudini dellepoca.
Quanto al rapporto con la ricerca storica, il Cartari, di cui lautrice stes-
sa evidenzia lelogio di s e lostentazione della propria conoscenza (p. 277),
si occupa di alcuni temi, in particolare il Concilio di Trento e lordine do-
menicano, sui quali produce anche alcune opere a stampa.
Leccezionalit delle fonti disponibili (oltre a quelle gi citate, anche
larchivio familiare Cartari Febei), ha consentito alla Filippini di ricostruire
in modo suggestivo la vita curiale romana, naturalmente registrata con
lottica del Cartari, e di illustrare anche le abitudini quotidiane di gestione
dellArchivio di Castel SantAngelo, vissuta attraverso lesposizione totaliz-
zante e spesso autoreferenziale del suo protagonista, attento alle suggestioni
dei colleghi dellArchivio Vaticano e talvolta poco sollecito verso i doveri
del suo ufficio.
La ricerca presentata dalla Filippini costituisce senzaltro una provoca-
zione intellettuale e un invito a reperire altri casi coevi sufficientemente do-
cumentati che consentano di trarre conclusioni in ottica comparativa, dalle
quale possa emergere la specificit o lomologazione dellopera del Cartari
nel panorama italiano.
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 101


Recensioni e segnalazioni

Vis unita fortior. Storia della famiglia Montel e inventario dellarchivio


(1543-1989), a cura di Giuliana Campestrin, Pergine Valsugana, Ar-
chivio storico comunale, 2011, p. 576, ill. (Acta Perginensia, 3)
Attraverso la ricostruzione dellarticolato fondo di famiglia, costituito
da 694 unit tra pergamene, registri, volumi, manoscritti, buste, fascicoli,
lettere e carte sciolte, descritte in forma analitica, la curatrice ripercorre in
modo convincente la genesi e la formazione dellarchivio, gli interventi di
riordino e le vicende della famiglia Montel, originaria di Lermoos, nei pressi
di Innsbruck e stabilitasi a Pergine nella prima met del sec. XVII. Le carte,
conservate nel Vorarlberg da uno degli ultimi esponenti della famiglia, di-
ramatasi dal sec. XIX a Trento, Trieste, Milano e in diversi centri austriaci,
furono acquistate dal Comune di Pergine Valsugana in pi riprese tra il
2007 e il 2010. La famiglia acquis prestigio nella borgata trentina non solo
per incarichi politici e amministrativi che giustificano la presenza di carteggi
aggregati riconducibili ad altri enti (Comunit di Pergine, Fabbriceria della
chiesa parrocchiale, Congregazione di carit ) e tipici di quella commi-
stione tra pubblico e privato propria di molti fondi di famiglia, ma si distin-
se anche in atti di prodigalit e di beneficenza, culminati nel 1959 con la
donazione del palazzo di famiglia al Comune per scopi sociali. In origine
speziali, notai e medici, i Montel raggiunsero attraverso lesercizio delle co-
siddette arti liberali un elevato status sociale, perfezionato nel 1834 con la
fabbrica della filanda e la fondazione della Ditta fratelli Montel che fu alla
base della svolta economica della famiglia, ma anche della sua stabilit in-
terna. Incomprensioni familiari e la conseguente scissione del patrimonio,
fino ad allora mantenuto indiviso, isolarono il ramo generato da Giovanni
Antonio, nobilitato nel 1854 con il cognome de Montel von Treuenfest. Le
generazioni successive, migrate a Milano, si resero artefici di una delle realt
industriali pi significative a livello nazionale nel settore della lavorazione
della seta, nel frattempo decaduto nella compagine dellimpero austro-
ungarico (e quindi pure a Pergine), a seguito della crisi bacologica. Appar-
tennero al ramo de Montel figure del calibro di mons. Giovanni Battista,
avvocato della Sacra Rota e uno dei personaggi pi influenti del Vaticano
nelle relazioni con lAustria-Ungheria e la Prussia di Bismarck. Suo nipote
Giuseppe de Montel fu negli anni Trenta magnate della seta e, con le sue
scuderie a San Siro, icona della miglior ippica italiana, passione che gli deri-
vava, oltre che da una certa disponibilit finanziaria, dal fiuto per i cavalli
ereditato dai parenti Montel di Trieste, dediti fin dagli inizi del sec. XIX a
traffici di import-export di purosangue con il Medio Oriente.
Lavvincente storia dei Montel si dipana per pi di quattro secoli tra
ventidue fondi, prodotti dal nucleo familiare attorno al quale ruotano il pa-

102 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

trimonio e gli affari generali, e da singole personalit, cui talora si aggregano


incartamenti di natura sia pubblica, sia privata, riconducibili a cariche rive-
stite da alcuni membri in ambito comunitario, in fondazioni pie e societ
commerciali, oppure documenti di altri casati, confluiti in seguito a studiate
unioni matrimoniali. Con le carte (e con il patrimonio) Montel sintersecano
allora atti e propriet portati in dote da donne di casa Acerbi di Como, di
casa Vinciguerra e Angeli di Pergine, di casa Martinelli di Levico, di casa
Romano di Trieste. Tutti i fondi, introdotti da ampie sezioni descrittive sul-
la storia dei soggetti produttori e dei complessi archivistici generati, sono
suddivisi in serie, eventuali sottoserie, unit e, ove il livello di analisi lo ri-
chieda, in sottounit.
Il volume corredato da alberi genealogici, indici analitici dei nomi di
persona e di luogo e da una galleria fotografica di ritratti Montel, opere
darte recentemente acquistate dal Comune di Pergine Valsugana e
dallAzienda pubblica di servizi alla persona Santo Spirito-Fondazione
Montel che ha condiviso e sostenuto la realizzazione del volume in og-
getto.
Mariano Pezz

WILLIAM SAFFADY, Managing Electronic Records, London, ARMA In-


ternational, Lenexa and Facet Publishing, 2009, p. 246
Nella quarta edizione di Managing Electronic Records, lautore aggiorna le
linee guida per la corretta gestione della documentazione digitale e per la
conservazione dei supporti darchiviazione elettronica. William Saffady si
sofferma su differenti tematiche: concepts and issues, storage media, file formats,
the electronic records inventory, retention schedules, managing vital electronic records,
managing electronic files and media. Mantenere in vita informazioni, dati e, in
generale, contenuti in formato elettronico obbligo legale, nonch virtuosa
azione a tutela del patrimonio storico-archivistico comune. Questa urgenza
ora non pu pi essere rimandata o ritardata perch il rischio di perdere
documentazione di alto valore legale e storico comprometterebbe ad orga-
nizzazioni complesse (aziende, istituzioni, associazioni, ecc.) il raggiungi-
mento dei propri obiettivi (economici, amministrativi, sociali, politici, ecc.)
nonch farebbe scomparire la base sulla quale esse poggiano identit, im-
magine, valori, vision e mission.
Mantenere in vita vecchi documenti elettronici, cio fondati su tec-
nologia obsoleta e alle volte fuori commercio, richiede strumentazione in
grado di riprodurre il contenuto oppure sistemi computerizzati capaci di
convertire i documenti e i materiali multimedia in file archiviabili e consul-
tabili (audio, video, ecc.).

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 103


Recensioni e segnalazioni

Ricordiamo che i Computer Storage Media si suddividono in supporti opti-


cal (compact disc, DVD, magneto-optical), magnetic (dischi e nastri) e hard
disk. Presa in considerazione questa variet, due sono le possibili scelte: at-
tuare una conservazione ottimale delloggetto, stando attenti a temperatura
e umidit, oppure copiare i dati in nuovi file e trasferirli in un archivio di-
gitale, un terminale, una centrale digitale di archiviazione (si pensi anche al
cloud computing che consente di gestire online le applicazioni e le attivit). Da
valutare quindi la tenuta del supporto e la fruizione nel medio-lungo
periodo. Medesimo discorso riguarda la conservazione dei documenti nati
digitali, video o audio (suddivisi in file di formato proprietario e non pro-
prietario).
La costruzione di un inventario delle risorse elettroni che viene descrit-
ta passo-passo, a partire dalla mappatura dellinfrastruttura IT dellorga-
nizzazione, analisi della portata dellintervento, tempi e metodologie di ese-
cuzione. Capitolo molto importante quello che presenta una sintesi delle
leggi e dei regolamenti federali statunitensi per la protezione dei dati, che
rappresentano un ottimo punto di riferimento per la legislazione italiana.
Saffady delinea inoltre un programma per lidentificazione dei record elet-
tronici vitali, per lanalisi dei rischi e per la prevenzione contro la perdita
delle informazioni. Vengono proposti alcuni esempi di possibili minacce e
vulnerabilit. Lultimo capitolo descrive i sistemi elettronici di gestione dei
contenuti e i software applicativi di archiviazione.
Una checklist fissa i parametri di inventariazione delle serie documentali
digitali1. In pi Saffady fornisce esempi pratici di inventari archivistici. Una
piccola sezione viene dedicata allarchiviazione della posta elettronica, tutta-
via non viene impostata una riflessione sulla tipologia della corrispondenza
spedita ogni giorno, infatti nessuna distinzione viene fatta tra messaggi e-
mail importanti e quelli invece irrilevanti. Le-mail ora uno strumento fon-
damentale per ogni organizzazione, sia essa unazienda o unassociazione,
che richiede nuovi criteri di archiviazione delle comunicazioni di valore sto-
rico e/o legale, consapevolezza che necessita di essere tramutata in azioni:
salvataggi periodici in back-up, capacit di accesso alle vecchie e-mail, con-
formit normativa, controllo del know-how aziendale, funzionalit di control-

1 Checklist per linventariazione delle serie documentali elettroniche: series title,


summary description, copy types (storage copy, working copy, security copy), file
type, dates covered, arrangement, quantity (item count, bytes, recording time), es-
timated growth, physical storage requirements, storage locations, media characteris-
tics, media manufacturing date, hardware environment, software environment, ref-
erence activity, retention requirements, relationship to human-readable records,
supporting files, vital record status.

104 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

lo a garanzia che le e-mail archiviate siano autentiche e non siano mano-


messe, archivio completo e protetto di tutta la posta elettronica.
Il volume una guida pratica per archivisti, records manager, bibliote-
cari e per quanti sono impegnati nella creazione, cura e gestione della do-
cumentazione digitale: propone in maniera approfondita unattenta e detta-
gliata metodologia di lavoro. Lo stesso Saffady pensa che il suo libro abbia
come destinatario un pubblico ampio: Professional records managers,
computer systems professionals, office systems analysts, archivists, admini-
strative systems specialists, data center managers, librarians, and others.
Una certa attenzione viene rivolta anche ad un pubblico di inesperti: infatti
dedicato spazio alla descrizione di elementari formati multimediali e a no-
zioni archivistiche di base. A prescindere dal pubblico, lapproccio pratico
piuttosto che teorico, rende il libro di facile lettura. Le argomentazioni sui
rischi che corrono i documenti elettronici spingono allazione quanti sono
impegnati in questo difficile ma appassionante lavoro.
Andrea Andreoni

Condividere la fede. Archivi di confraternite dellEmilia Romagna. Atti del con-


vegno di Spezzano (10 settembre 2009), a cura di Gilberto Zacch, Mode-
na, Enrico Mucchi editore, 2010, p. 184 (Atti dei convegni del Centro
studi nazionale sugli archivi ecclesiastici, 14)
Le confraternite, associazioni di fedeli nate per lesercizio di opere di
piet, devozione e incremento del culto, svolsero un ruolo di primo piano
nella societ dantico regime in et contemporanea, conservando sempre
una loro autonomia sia nellamministrazione generale che nella gestione e-
conomico patrimoniale dei loro beni, e potendo spesso contare su un vero
e proprio patrimonio immobiliare e mobiliare, costituito grazie a donazioni
e lasciti testamentari.
I loro archivi, che mantennero e mantengono la propria unit funzio-
nale, costituiscono oggi una fonte preziosa per lindagine storica, sia nel
campo degli studi sociali e religiosi che in quello della ricerca storico-
urbanistica, edilizia e artistica.
Il convegno tenutosi a Spezzano, rivolgendo la propria attenzione alle
confraternite dellEmilia Romagna, ha considerato essenzialmente quelle di
pi antica data e ancora esistenti.
I diversi contributi, muovendo da considerazioni di carattere storico-
istituzionale sugli enti convenzionalmente designati quali confraternite,
ne ha evidenziato leccezionale eterogeneit quanto a missione, struttura,
grado di laicit, diffusione territoriale e ambito cronologico. La differenzia-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 105


Recensioni e segnalazioni

zione ancora pi evidente quando si considera in senso diacronico la vita


secolare di questi istituti, per i quali si apr dalla fine del XVIII secolo un
periodo denso di cambiamenti tanto nella natura istituzionale quanto nelle
funzioni loro attribuite che fece dei loro archivi per lo pi fondi aggregati
agli archivi parrocchiali e in generale ad archivi ecclesiastici.
Confrontandosi con questi ostacoli allapproccio sistematico con le
fonti di questi istituti, gli interventi hanno fornito puntuali informazioni i-
nedite per delineare i tratti essenziali di un panorama archivistico regionale
disperso e ancora inesplorato.
In tale contesto, di grande interesse la scelta di alcuni autori di edita-
re, in toto o parzialmente, le fonti statutarie dei sodalizi e di pubblicare sia
strumenti di corredo antichi inventari sommari o moderni indici to-
pografici, elenchi di consistenza sia le rilevazioni prodotte dalla loro pri-
ma e sommaria ricognizione degli archivi presi in esame, per quanto in-
complete. Tale scelta, oltre a consentire agli studiosi un primo approccio
mirato con la documentazione, permette di mettere a confronto le vicende
archivistiche particolari delle diverse realt studiate, restituendo una prima
visione dinsieme tanto dellevoluzione istituzionale delle confraternite
quanto delle diverse modalit di stratificazione della loro memoria docu-
mentaria.
Nicola Boaretto

Le amministrazioni provinciali in Italia. Prospettive generali e vicende venete in


et contemporanea, a cura di Filiberto Agostini, Milano, Franco Angeli,
2011, p. 512
Il corposo volume raccoglie e pubblica con encomiabile tempestivit i
saggi presentati da diversi studiosi in due convegni tenutisi a Padova nel
novembre 2009 e nel maggio 2010. Sebbene composto da contributi dal ta-
glio programmaticamente storico, il volume costituisce un importante pun-
to di riferimento per gli archivisti in quanto illustra vicende istituzionali in
genere poco note e analizza competenze funzionali essenziali per la com-
prensione e la tutela fattiva degli archivi delle province. Lanalisi prende av-
vio dalla fine del Settecento, quando maturano le premesse per la creazione
di queste nuove istituzioni (CARLO GHISALBERTI, Dalla citt alla provincia tra
Sette e Ottocento, p. 9-15) e prosegue per tutte le numerose epoche storico- i-
stituzionali fino a discutere sulle prospettive future (Maurizio Malo, I destino
delle Province, p. 274-288). Nella seconda parte del volume si passano in ras-
segna le attivit istituzionali delle province: la sanit pubblica (Luisa Mene-
ghini, p. 298-319), la ricostruzione post-bellica fra il 1945 e il 1951 (Filiber-
to Agostini, p. 320-407), la tutela dellambiente e del territorio (Paola Santi-

106 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

nello, p. 408-421), la programmazione sulle aree montane (Stefano Piazza,


p. 422-442), il senso di identit e i suoi riflessi nella stesura degli statuti, con
particolare riguardo alle forme di autogoverno (Giuseppe Gangemi, p. 443-
468), lattivit e la professionalit dei dirigenti di enti locali (Mario Bolzan,
p. 469-490), il tema dellUnione regionale delle province del Veneto (Leo-
nardo Muraro, p. 491-498).
Completa il volume lIndice dei nomi.
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

GIUSEPPE SERGIO, Parole di moda. Il Corriere delle Dame e il lessico della


moda nellOttocento, Milano, Franco Angeli, 2010, p. 623
Corposo, interessante e pregevole strumento anche per gli archivisti im-
pegnati nella salvaguardia e valorizzazione degli archivi della moda, il volume
presenta un glossario ragionato e ampiamente documentato di 1600 lemmi
specialistici che, a partire dal secolo XIX e grazie allopera divulgatrice e o-
mogeneizzante della stampa periodica dedicata, si costituito e consolidato
tanto da essere utilizzato tuttora. Lanalisi del Corriere delle Dame (1804-
1875), la rivista che diffuse le idee un tempo destinate ai ceti sociali pi elevati
della societ anche fra la borghesia in ascesa, condotta contestualizzandone
liniziativa ha consentito di organizzare secondo i criteri rigorosi, esposti alle
p. 144-156, le informazioni, presentate in modo ineccepibile e costantemente
collegato alle fonti, nel glossario (p. 257-595), la cui consultazione agevolata
dalla presenza dellIndice delle parole (p. 597-623).
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

Comunicare limpresa. Cultura e strategie dellimmagine nellindustria italiana


(1945-1970), a cura di Giorgio Bigatti e Carlo Vinti, Milano, ISEC e
Guerrini e associati, 2010, p. 265 (Ripensare il 900. Monografie)
Il volume raccoglie gli atti del convegno Cultura, comunicazione e
impresa in Italia (16 giugno 2008) dedicato alle forme di comunicazione
dellimpresa in Italia, una componente sicuramente importante dellidentit
e del modo di essere dellimpresa stessa. Il tema pu apparire distante
dallarchivistica intesa in senso tradizionale, ma essenziale per comprende-
re il contesto in cui collocare i documenti prodotti dallimpresa, compresi
quelli non tradizionali della pubblicit, spesso legati a tendenze artistiche e a
prese di posizioni ideologiche e intellettuali pi di quanto si possa sospetta-
re. I saggi del volume illustrano aspetti differenti della comunicazione
dimpresa. Giorgio Bigatti (LItalia non lAmerica, p. 13-27) mette a con-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 107


Recensioni e segnalazioni

fronto due strategie molto diverse che scandiscono i periodi di crescita o di


declino delle due economie considerate, proponendo concreti squarci bio-
grafici di comunicatori che hanno operato allinterno dellimpresa italiana.
Fabio Lavista (Fra analisi e propaganda: uffici studi e relazioni pubbliche nella secon-
da met del Novecento, p. 29-67) prendendo le mosse dallaffermazione nel
mondo statunitense della funzione delle pubbliche relazioni nei diversi con-
testi aziendali analizza le modalit con cui tale funzione stata esercitata
nelle maggiori aziende italiane. Sandro Rinauro illustra La contrastata afferma-
zione delle indagini di mercato e dellaudience per le imprese e la pubblicit (p. 69-105).
Lanalisi del rapporto fra Stati Uniti dAmerica e Italia torna nel saggio di
Carlo Vinti (I rapporti con la cultura statunitense: mediazioni e conflitti nella comuni-
cazione della grande impresa italiana, p. 107-133) che intende verificare fino a
che punto ha pesato il modello americano nella costruzione di uno stile in-
dustriale italiano. Il saggio di Raimonda Riccini (Unimpresa aperta al mondo.
Conversazioni con Toms Maldonado, p. 135-153) presenta lintervista allo stu-
dioso e teorico che ha fondato la nuova professione di designer: le ripercus-
sioni in Italia degli insegnamento della cosiddetta Scuola di Ulm hanno se-
gnato in modo incisivo leditoria specializzata e le forme di comunicazione
dellimpresa. Una delle riviste influenzate da Maldonado e dalla Scuola di
Ulm stata oggetto di analisi da parte di Giuseppe Lupo (Lutopia del moder-
no in Civilt delle macchine: 1953-1958, p. 155-165). Di un altro personaggio
importante, che a detta dellautore ha attraversato la storia del Novecento,
dedicato il saggio di Nicola Crepax (Una civilt delle macchine nella visione di
Giuseppe Luraghi, p. 167-191). Infine tre saggi dedicati a tre grandi imprese:
Molti nemici molto onore? Le strategie di comunicazione dellENI di Enrico Mattei di
Daniele Pozzi (p. 193-225), Tra il quartier generale e la linea del fuoco. Propaganda
e vendita alla Pirelli, 1945-1970 di Chiara Guizzi (p. 227-247), Il fenomeno cultu-
rale Olivetti dopo Adriano di Paolo Bricco (p. 249-255).
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

I precedenti storici del Consorzio Adige Po, a cura di Francesca Pivirotto e


Lorenzo Maggi, Introduzione di Fabio Galiazzo, Rovigo, Consorzio di
bonifica Adige Po, 2010, p. 95, ill. (Guide allArchivio storico, 5)
Continua, anche con la pubblicazione di questo volumetto (il quinto del-
la collana), lopera di valorizzazione del patrimonio archivistico intrapresa dal
Consorzio di bonifica Adige Po, nato dalla fusione, a seguito della legge re-
gionale 12/2009, dei Consorzi Polesine Adige Canalbianco e Padana Polesa-
na ed entrato in funzione il 28 gennaio 2010. Tale fusione, voluta dallalto, ri-
percorre a distanza di oltre un secolo precedenti tentativi di unificazione e-

108 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

spressi dal basso e tendenti a creare unistituzione dedita alla bonifica generale
della provincia di Rovigo. Il volumetto presenta, con ampio corredo icono-
grafico, gli archivi della Commissione rappresentante i Consorzi polesani in-
feriori al Sostegno Bosaro (1864-1892), della Commissione esecutiva per la
bonificazione generale della provincia di Rovigo (1882-1891) e del Comitato
per la tutela degli interessi idraulici polesani (1907-1908, 1916).
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

Il capitale culturale. Studies on the value of cultural heritage, I


(2010)
Una nuova rivista digitale per i beni culturali: Il capitale culturale.
Studies on the value of cultural heritage la rivista digitale pubblicata dal
Dipartimento di beni culturali Giovanni Urbani dellUniversit degli Studi
di Macerata ed disponibile allindirizzo http://www.unimc.it/riviste/index.
php/cap-cult.
Dal punto di vista tecnico e delle politiche editoriali la rivista si allinea
ai principi della Dichiarazione di Berlino sullaccesso aperto alla letteratura
scientifica del 2003, ribaditi nelle linee guida della CRUI sulle riviste ad ac-
cesso aperto. Di conseguenza fruibile attraverso il Web e garantisce libero
accesso ai propri contenuti. Adotta una procedura di doppio referaggio na-
scosto per i saggi e procedure semplificate per gli altri contributi. La rivista
prevede nella sua fase di avvio una pubblicazione con cadenza annuale, in
autunno, salvo numeri speciali dedicati ad atti di convegni oppure a temi
particolari. Tutti i materiali pubblicati sono coperti da copyright, inteso come
obbligo di citazione e divieto di riuso dei contributi a scopo commerciale,
mantenuto dallUniversit di Macerata che ne supporta finanziariamente e
tecnicamente la pubblicazione.
Il capitale culturale ripropone il modello didattico e scientifico che
costituisce la peculiarit sia del Dipartimento sia della Facolt di beni cultu-
rali dellAteneo maceratese sede di Fermo. Si tratta di un modello forte-
mente orientato ad una lettura integrata e multidisciplinare delle diverse ti-
pologie di beni culturali, con lobiettivo di privilegiare gli aspetti legati alla
gestione e alla valorizzazione.
Come si legge nellintroduzione al primo numero della rivista pubblica-
to nel dicembre del 2010 Il capitale culturale Studies on the Value of Cultu-
ral Heritage () si avvale di molteplici competenze disciplinari (archeologi-
a, archivistica, diritto, economia aziendale, informatica, museologia, restau-
ro, storia, storia dellarte) unite dal comune obiettivo della implementazione

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 109


Recensioni e segnalazioni

di attivit di studio, ricerca e progettazione per la valorizzazione del patri-


monio culturale.
In questo senso il target della rivista non si limita agli interlocutori e ai
referenti scientifici e accademici ma si allarga necessariamente anche a tutti
quei soggetti, pubblici o privati, in ogni modo portatori di interesse verso i
beni culturali.
Il basilare assunto si legge ancora nellintroduzione che special-
mente nella stagione delleconomia della conoscenza la cultura costituisce
una risorsa primaria per la qualit materiale ed immateriale della vita delle
persone e per lo sviluppo del paese.
Il n. 1/2010 costituisce in qualche modo una eccezione soprattutto ri-
spetto a quello che sar limpianto editoriale a regime, ma al tempo stesso
rappresenta volutamente una sorta di manifesto culturale in merito a quelli
che sono gli ambiti di studio, gli obiettivi e il peculiare approccio alla cate-
goria di beni culturali che la rivista predilige.
Vi compaiono innanzitutto contributi che potremmo definire di ordine
generale legati al tema fondante delleconomia della cultura, come i saggi
di Massimo Montella (Le scienze aziendali per la valorizzazione del capitale cultura-
le storico, p. 11-22) e Mara Cerquetti (Dalleconomia della cultura al management
per il patrimonio culturale: presupposti di lavoro e ricerca, p. 23-46) cui fanno in
qualche modo da contrappunto le pagine che Girolamo Sciullo (Il ruolo della
produzione legislativa per la valorizzazione, p. 119-122) e Carla Barbati (Il diritto e
le necessit dei beni culturali, p. 123-129) dedicano al ruolo del legislatore nel
processo di valorizzazione.
Non mancano saggi di maggiore specificit tecnica come quello in cui
Stefano Della Torre (Conservazione programmata: i risvolti economici di un cambio
di paradigma, p. 47-55) si intrattiene sul tema della conservazione program-
mata o quello in cui Pierluigi Feliciati (Il nuovo teatro della memoria. Informatica e
beni culturali in Italia, tra strumentalit e sinergie, p. 83-104), parlando del rap-
porto tra informatica e beni culturali, d conto delle strumentalit e delle si-
nergie che si manifestano in quello che lo stesso Feliciati definisce il nuovo
teatro della memoria.
Per quanto attiene allambito dellarcheologia, Daniele Mancacorda
(Archeologia tra ricerca, tutela e valorizzazione, p. 131-1419, coerentemente alla
impostazione dellintero volume, si sofferma invece sulle relazioni tra ricer-
ca, tutela e valorizzazione. Il tema della valorizzazione al centro anche del
saggio di Pietro Petraroia che lo affronta in ambito storico-artistico: Storia
(storie?) dellarte (delle arti?) e valorizzazione, p. 143-148.
Gli archivi sono rappresentati in questo numero della rivista ai due
saggi di Roberto Grassi (Archivi storici e Web locale, p. 105-118) e di Federico
Valacchi (Bonaini, Topivio e il gato Archivaldo: possono gli archivi essere (anche)

110 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

divertenti?, p. 57-81). Ambedue gli autori individuano nel Web archivistico di


qualit una risorsa strategica per la comunicazione e la valorizzazione degli
archivi. Grassi focalizza in maniera molto concreta la sua attenzione sul
Web locale o, come lui lo definisce, sul Web minore, dando conto dei ri-
sultati di una ricerca svolta al riguardo in area lombarda per poi passare al
rapporto che lega (o dovrebbe legare) il Web locale ai sistemi informativi
nazionali e concludere illustrando quali possano essere i contenuti ottimali
di siti Web di questa natura e dando uno sguardo alle diverse categorie di
utenti.
Valacchi si domanda invece fin dal titolo un po stravagante del suo
contributo se gli archivi debbano necessariamente essere percepiti dalla
grande utenza come luoghi sostanzialmente distanti e di scarsissimo
appeal. Muovendo da questa istanza il contributo si misura con il tema della
promozione degli archivi in quanto problema di comunicazione, alla luce
soprattutto delle risorse digitali disponibili. In particolare vengono valutate
le ricadute delluso del Web come strumento di comunicazione archivistica
a finalit promozionali, facendo riferimento ad alcuni esempi italiani ed in-
ternazionali che rendono disponibili risorse didattiche e di supporto alla ri-
cerca archivistica.
A chiudere il primo numero della rivista una conversazione tra Mas-
simo Montella e Bruno Toscano intorno ad arte, comunicazione e valore,
restituita per la rivista da Francesca Coltrinari (p. 149-161).
Valeria Pavone

Le carte e la storia. Rivista di storia delle istituzioni, a. XVI, n. 2


(2010)
Nel presente numero, con larticolo I catasti italiani del settecento: uno spac-
cato istituzionale, p. 5-16, Luca Mannori fornisce notizie di storia istituzionale
sullevoluzione dei catasti negli stati preunitari in antico regime focalizzando
sulle trasformazioni amministrative e funzionali che interessarono le rileva-
zioni fiscali e gli organi competenti.
Larticolo di Sara Piccolo Tesori di carta. Larchivio dellIstituto degli Innocen-
ti di Firenze a met del XV secolo, p. 51-62, analizza la genesi e la prima evolu-
zione istituzionale dello Spedale di S. Maria degli Innocenti, brefotrofio fio-
rentino fondato dallArte dei mercanti di Por Santa Maria, presentando le
vicende dellarchivio dellistituto, di particolare interesse quale fonte di ca-
rattere economico. Volendo sottolineare leccezionalit conservativa della
memoria documentaria contabile dello Spedale, lautrice mette a fuoco sulle
caratteristiche diplomatistiche del fondo e propone considerazioni sulla lo-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 111


Recensioni e segnalazioni

cale prassi archivistica, confrontando la pratica mercantile dellepoca con le


disposizioni inedite degli Statuti e ordini dellArte della Seta del 1451 riguar-
danti gli obblighi dello scrivano e la tenuta delle carte.
Si segnala inoltre per linteresse archivistico: NELLA ERAMO, I teatri nel-
le carte del Ministero di agricoltura, industria e commercio, p. 113-116.
Nicola Boaretto

Archiva Ecclesiae, vol. 50-52 (2007-2009)


Il presente numero consta degli atti del XXIII Convegno degli archivi-
sti ecclesiastici tenutosi in Assisi dal 30 settembre al 3 ottobre 2008 sul tema
Santit e archivi: fonti, luoghi, esperienze.
Sviluppando largomento dal punto di vista sia teologico sia storico-
archivistico, lattivit del convegno ha interessato in primis lindividuazione
delle fonti per gli studi agiografici con speciale riferimento alle serie conser-
vate presso larchivio della Congregazione dei Santi, gli archivi diocesani e
gli archivi degli istituti religiosi o nelle postulature generali dei principali or-
dini. Le successive relazioni circa i luoghi di santificazione e i loro archivi
hanno focalizzato sui complessi documentari delle Chiese locali (archivi del-
le cattedrali e delle parrocchie), delle confraternite e delle comunit di vita
consacrata, mentre gli interventi dedicati alle esperienze laicali di santit in
et contemporanea hanno guidato i presenti attraverso i percorsi archivistici
e processuali delle cause di canonizzazione tanto a livello diocesano quanto
nelle fasi conclusive presso il dicastero romano.
Muovendo dallanalisi della centralit dellarchivio nella costruzione
della memoria liturgico-devozionale e nello studio delle dinamiche interiori,
spirituali e antropologiche attraverso cui si svolge il vissuto dei santi, i
contributi affrontano dal punto di vista delleuristica delle fonti documenta-
rie alcuni significativi casi esemplari per ciascuna delle categorie di archivi
esaminate. Sia le notizie puntuali che le proposte di metodo presentate dai
relatori offrono interessanti spunti di riflessione, impostandosi su un ap-
proccio allargato alle problematiche osservate che tiene conto dellottica
del fruitore tipico di tali fonti, ovvero dello storico della Chiesa e della so-
ciet. Di spiccato interesse archivistico sono le osservazioni sui caratteri
strutturali degli archivi degli organismi religiosi interessati da ricerche agio-
grafiche, sempre accompagnate da precise informazioni sulla natura istitu-
zionale dei produttori; similmente pregevoli le considerazioni diplomatisti-
che sulle diverse tipologie documentarie coinvolte e prodotte nel processo
di canonizzazione.
Nicola Boaretto

112 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

Studi trentini di scienze storiche, Sezione prima, LXXXIX/3-4 (2010)


Si segnalano nel presente numero per linteresse archivistico:
MARCO STENICO, I cavalli legieri del marchese di Mantova: lettere di Federico
Gonzaga a Bernardo Cles, maggio-giugno 1525, p. 437-446, in cui lautore
pubblica cinque lettere inedite conservate nel fondo Capitolo del duomo di
Trento nel locale Archivio di Stato, corredando larticolo di esaurienti
notizie circa le vicende archivistiche dei documenti presi in esame;
ARMANDO TOMASI (a cura di), Lattivit della soprintendenza per i beni
librari, archivistici e archeologici (settore beni librari e archivistici), 2005-2009, p.
503-548.
Nicola Boaretto

Segnalazione di un lavoro archivistico non ancora pubblicato [NdR]:


Larchivio dellex Manifattura Tabacchi di Rovereto
Il lavoro di riordino e inventariazione dellarchivio dellex Manifattura
Tabacchi di Rovereto, durato pi di due anni (a cui vanno aggiunti i prece-
denti quattro di preparazione attraverso la redazione di elenchi di consi-
stenza), stato possibile grazie alla collaborazione tra pi enti: Soprinten-
denza archivistica per la regione Trentino Alto Adige/Sdtirol, Archivio di
Stato di Trento, Soprintendenza per i beni librari, archivistici e archeologici
della Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto Biblioteca ci-
vica G. Tartarotti e Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.
Gli archivisti impegnati nellingente lavoro (Giovanni Cali, Nadia So-
lai, Sabina Tovazzi, Annalisa Andreolli, Giorgia Filagrana, coordinati e se-
guiti dal personale della Biblioteca civica) hanno utilizzato, in accordo e in
collaborazione con gli enti coinvolti, il sistema operativo AST Archivi
storici del Trentino, ideato e utilizzato dalla Provincia autonoma di Trento
per linventariazione degli archivi. Le informazioni raccolte sono cos state
inserite allinterno di questa banca dati on line, per la quale in corso di spe-
rimentazione uninterfaccia per il pubblico. Al momento attuale possibile
accedervi solo se in possesso dellabilitazione AST e quindi attraverso ope-
ratori qualificati. Tale banca dati consente anche la realizzazione di stampe
dellinventario, ma, trattandosi per la Manifattura Tabacchi di quasi 2.800
pagine, si sta studiando la soluzione pi adatta; quindi, per ora, non di-
sponibile una versione cartacea dellinventario. Laccesso alla documenta-
zione possibile rivolgendosi direttamente al personale della Biblioteca ci-
vica G. Tartarotti di Rovereto che accompagna nella ricerca allinterno
della banca dati AST, recuperando poi dai magazzini il materiale.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 113


Recensioni e segnalazioni

La struttura dellarchivio riflette lorganizzazione amministrativa rigi-


damente burocratica, gerarchica e diffusamente sorvegliante della Mani-
fattura Tabacchi. Lorganizzazione piramidale prevedeva dallalto verso il
basso il direttore, il vicedirettore, che era a capo dellufficio tecnico, i com-
missari dellufficio riscontri e dellufficio scritture, leconomo cassiere, a ca-
po dellufficio economato, e altri capi tecnici; a seguire venivano gli altri
impiegati, e, al di sotto di questi, gli operai, i quali erano suddivisi in catego-
rie. I vari reparti erano autonomi anche dal punto di vista della documen-
tazione (le paghe stesse venivano consegnate direttamente nei reparti e la
gran parte delle registrazioni assenze, presenze, produttivit, multe, ecc.
avveniva nelle singole aree produttive). Le carte fanno emergere un appara-
to aziendale ramificato e inflessibile che concretizzava i propri controlli in
innumerevoli bollettari e registri, che, in modo analitico, riportavano ogni
minima attivit (linventario prevede pi di 800 serie). Un controllo esaspe-
rato della vita lavorativa appare infatti chiaro sfogliando le decine di registri
di ronda/vigilanza e delle quotidiane visite/controvisite, a cui venivano sot-
toposti i lavoratori, finalizzati a evitare furti di tabacco. Le complesse e len-
te procedure amministrative se da una parte assicuravano una sorveglianza
approfondita delle dinamiche produttive dallaltro originavano percorsi do-
cumentali ripetitivi che a loro volta causavano una moltiplicazione di modu-
li e registrazioni: prima della proposta di scarto, la documentazione supera-
va i 1.500 metri lineari.
Dal punto di vista storico la Manifattura Tabacchi di Rovereto (1854-
2000) rappresenta la pi antica realt industriale trentina: lopificio sorto nel
1854 nel Trentino allora asburgico, come centro di produzione di sigari e
tabacco da fiuto, rimasto in attivit fino al 2004. In questi 150 anni la Ma-
nifattura ha vissuto non solo i cambiamenti del sistema produttivo,
levoluzione tecnologica e industriale del settore, ma, allinterno delle sue
mura, ha assistito alle mutazioni socio-economiche che hanno caratterizzato
la seconda parte del XIX e lintero XX secolo nel roveretano. Migliaia di
persone, soprattutto donne, hanno lavorato per la Manifattura: essere una
delle zigherane (sigaraie) significava un reddito sicuro e un miglioramen-
to, pur sempre allinterno dei limiti della condizione lavorativa dellepoca,
della condizione generale della famiglia. Il sostegno alle lavoratrici-madri, la
cura della prole permessa dai servizi per linfanzia previsti dalla fabbrica, le
strutture di auto-tutela createsi allinterno, per decenni hanno assicurato un
trattamento di favore ai dipendenti, rispetto alle situazioni generalmente
esistenti altrove. Leconomia indotta nel territorio (coltivazione del tabacco,
masere, ecc.) ha inoltre facilitato lo sviluppo economico e sociale
dellintero Trentino. Il riordino e linventariazione dellarchivio della Mani-
fattura ha reso ora disponibile ai ricercatori un patrimonio (pi di 700 metri

114 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Recensioni e segnalazioni

lineari di documentazione per 9.950 unit archivistiche, a seguito dello scar-


to) di informazioni, fino ad oggi inaccessibile, di insostituibile valore stori-
co, non solo locale.
Cristina Sega

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 115


Alcune riflessioni in chiusura del convegno1
Il notariato nellarco alpino. Produzione e conservazione
delle carte notarili tra medioevo ed et moderna
(Trento, 24-26 febbraio 2011)
Limpostazione comparativa e diacronica del convegno stata la
sua principale cifra vincente, come sottolineato anche da Giorgetta
Bonfiglio-Dosio nella tavola rotonda conclusiva, dando voce a un co-
rale sentire. La dilatazione spazio-temporale ha offerto la possibilit
di comparazione, su tempi lunghi, di numerose realt territoriali di-
verse: il Trentino (Gian Maria Varanini, Stefania Stoffella, Maria Tere-
sa Lo Preiato, Franco Cagol, Emanuele Curzel); il Piemonte (Elisa
Mongiano, Leonardo Mineo), la Lombardia comasca e valtellinese
(Marta Luigina Mangini, Rita Pezzola), il Bellunese (Silvia Miscellaneo,
Donatella Bartolini), Trieste (Paolo Cammarosano), il Patriarcato di
Aquileia (Reinhard Haertel, Miriam Davide), la citt e il suburbio di
Bolzano (Hannes Obermair, Angela Mura). Contesti diversi, ammini-
strativamente inseriti entro differenti quadri istituzionali, ma in
unarea quella delle Alpi con tratti di omogeneit, quali: la so-
vrapposizione di poteri pubblici; lassenza di grandi citt, intese come
elementi di coordinazione del territorio; litineranza dei notai;
lassenza (o la debolezza) di una organizzazione professionale, quale
elemento per la formazione di una solida autocoscienza, decisiva per
porsi come interlocutori efficaci del potere pubblico (Attilio Bartoli
Langeli).
Proprio questa scelta di impostazione metodologica del conve-
gno e le sottese motivazioni, illustrate limpidamente da Diego Qua-
glioni in apertura del consesso, hanno condotto a esiti fecondi per i-
niziare a tracciare un modello interpretativo (sia pur storicamente ne-
cessitante di maglie larghe) riguardo ai modi della produzione delle
scritture notarili e della loro conservazione, nello scorrere dei secoli.
Ha preso cos forma la delineazione di un primo schema organizzati-
vo utile per creare nessi multiformi e periodizzati tra le prassi di pro-

1Convegno, promosso dallUniversit di Trento Dipartimento di Scienze giuridi-


che e Dipartimento di Filosofia Storia e Beni Culturali , dalla Fondazione della
Cassa di risparmio di Trento e Rovereto e dalla Fondazione Bruno Kessler.
R. PEZZOLA

duzione documentaria notarile e il mutare delle sensibilit e delle pra-


tiche archivistiche. Si riflettuto, a tale proposito, sulla circolazione
di modelli descrittivi e sulla condivisione (o meno) di criteri dordine,
in relazione al mutare delle esigenze dellamministrazione, alle urgen-
ze della politica, alle diverse formulazioni e interpretazioni del diritto,
ai rapporti con i poteri (Bonazza). E tale visuale critica ha riguardato
sia la percezione interna a ciascuna epoca, sia la riflessione storiogra-
fica retrospettiva (come nello spinoso caso illustrato da Giuseppe Al-
bertoni sul Tirolo medievale negli anni tra le due guerre).
Le storie degli archivi testimoniano, per certi loro tratti, una ar-
chivistica comune ai diversi contesti locali, come evidenziato in parti-
colare nella relazione di Andrea Giorgi e di Stefano Moscadelli. An-
cora una volta il Seicento emerge come secolo cruciale nella tradizio-
ne degli archivi, nella elaborazione di modi di descrizione e di rimes-
sa in forma della memoria (Bonfiglio-Dosio), anche nei suoi aspetti
pi prettamente materiali (cfr. i casi di Belluno, di Como e di Son-
drio). E accanto al Seicento let napoleonica ha assunto, durante il
convegno, una fisionomia legislativa e archivistica sempre pi ricca-
mente documentata da casi e da esperienze (Cagol, Mineo, Pezzola).
Inoltre, le riflessioni circa gli archivi dellItalia Unita, a partire dalla
Commissione Cibrario del 1870, testimonianza pure dellaffermarsi
di un nuovo pensiero archivistico, preludio alla riflessione sul metodo
storico (Giorgi, Moscadelli). E ancora: il nuovo capitolo delloggi,
con i problemi antichi intrecciati a quelli nuovi (in particolare, questi
ultimi, legati alluniverso del documento digitale e agli interrogativi
legati alla sua conservazione) (notaio Paolo Piccoli).
Nel contempo la comparazione ha permesso di meglio valutare i
tratti delle specificit locali, per una loro pi profonda analisi; ha con-
sentito altres di profilare il problema delle comunicazioni e della pre-
senza (o meno) di permeabilit nella ricezione di modelli (Bellabarba,
Obermair), di cogliere tratti di contaminazioni nelle soluzioni adot-
tate in vista della produzione e della conservazione delle scritture in
alcune zone, come quella del Patriarcato, che pu essere a buon titolo
definita come cuneo di cultura (Haertel).
Entro una messe di dati particolari e di soluzioni pragmatiche
poste in essere dai differenti responsabili della custodia delle carte
nello scorrere dei secoli, la figura del notaio appare quale cerniera

118 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Il notariato nellarco alpino

dal Medioevo a oggi, tra teoria e pratica, fra modelli e adattamenti


(Bonfiglio-Dosio). Una figura strategica: comune denominatore, oggi,
di moltissime informazioni locali sulla conservazione delle sue carte.
Esse forniscono cospicue varianti per rileggere la figura del notaio
dentro una realt notarile complessa, qual quella italiana, specie se
osservata in diacronia. Quel che risulta che la figura del notaio resta
sostanzialmente immutata nello scorrere del tempo (publica fides, fun-
zione antiprocessuale, data certa ...); mentre ci che cambia il suo
rapporto con la societ. Soprattutto allinizio dellet moderna, non
pi sufficiente che lui solo, come professionista, detenga lesclusiva
responsabilit della conservazione e della manutenzione delle scrit-
ture. Sempre pi prende forma una pressione che porta a mutare
lorganizzazione, lordine degli archivi dei notai (Fissore).
Lintrecciarsi degli interventi dei relatori ha sempre pi posto in
evidenza le sollecitazioni provenienti dallarchivistica alla diplomatica,
e viceversa: scienze percepite quali osmotiche e fortemente compene-
trate nelle premesse e negli obiettivi, sinergiche per la comprensione
del tema entro una necessaria ottica multidisciplinare e curiosa.
Nel contempo si sono individuate necessarie piste di approfon-
dimento. Per i futuri sviluppi della ricerca si sono profilati alcuni temi
da privilegiare, e soprattutto: la vischiosit dei rapporti tra istituzioni
civili ed istituzioni ecclesiastiche, i criteri di descrizione e di ordine
diffusi nei secoli, le questioni linguistiche (non disgiunte dal multigra-
fismo notarile), il problema degli allegati conservati negli archivi no-
tarili, il rapporto (e la sua percezione mutevole) di originali e di copie.
E ciascuna di tali tematiche appare necessitante di ulteriori ricerche e
verifiche condotte con il medesimo approccio, attento ai tempi lun-
ghi e alla coraggiosa contaminazione delle discipline.

Rita Pezzola

Archivista libero-professionista: rita.pezzola@gmail.com

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 119


Qualche osservazione sul
Progetto Memoria Il Polesine e il secolo breve
Nel 2008, nella ricorrenza del 60 anniversario della Costituzione
italiana, lArchivio di Stato di Rovigo, in sintonia con la Provincia di
Rovigo, la Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, insie-
me con altre istituzioni pubbliche e private del territorio rodigino ha
varato un progetto ambizioso per richiamare lattenzione dei cittadini,
in particolare delle giovani generazioni, su avvenimenti e scelte, valori
e ideali che portarono alla nascita della carta costituzionale. Il proget-
to puntava al recupero scientifico e alla valorizzazione della memo-
ria, scritta e orale, dello sforzo condotto in Italia e nel Polesine per
laffermazione della democrazia durante quella porzione breve ma
emblematica del cosiddetto secolo breve.
Anticipo subito che il progetto stato sviluppato e concluso po-
sitivamente; i suoi risultati, significativi, sono stati presentati lo scorso
25 maggio a Rovigo. Ma vediamo come si articolato tale progetto.
Per prima cosa si istituito presso lArchivio di Stato di Rovigo
un Centro di documentazione sul secolo breve: seguendo la positi-
va esperienza maturata per il Risorgimento e la Carboneria, si effet-
tuata la riproduzione digitale di carte e fotografie conservate in diver-
si fondi dellArchivio Centrale dello Stato in Roma, e si realizzato
un applicativo apposito, denominato Gente di Rovigo, per gestire e
rendere consultabili le immagini e le informazioni relative ai fascicoli
nominativi di polesani (1900 circa-1945). La documentazione oggetto
di tale operazione la seguente:
- Casellario Politico Centrale (1.093 fascicoli: 30.935 immagini)
- Confinati Politici (126 fascicoli: 9.451 immagini)
- Detenuti sovversivi (14 fascicoli: 432 immagini)
- I Mille di Marsala 1861-1917 (15 fascicoli: 592 immagini)
Mediante le soluzioni adottate da Hyperborea s.r.l., la societ af-
fidataria del lavoro di digitalizzazione e di realizzazione dellappli-
cativo, si pu accedere con varie chiavi di accesso ai dati anagrafici e
alle altre informazioni utili alla ricerca, nonch alle immagini stesse
dei documenti.
G. BONFIGLIO-DOSIO

La documentazione, al pari di quella relativa a fascicoli non no-


minativi appartenenti a varie serie e fondi archivistici (50.000 imma-
gini circa), liberamente consultabile e riproducibile su supporto car-
taceo per motivi di studio, grazie alla convenzione stipulata tra Ar-
chivio Centrale dello Stato e Provincia di Rovigo, partner del-
lArchivio di Stato di Rovigo e committente del lavoro, mentre even-
tuali pubblicazioni in fac-simile dovranno essere autorizzate diretta-
mente dallArchivio Centrale dello Stato.
Queste le serie digitalizzate:
- PNF, Mostra della Rivoluzione Fascista, elenco documenti fasci
di combattimento, inv. 49/7/2, b. 38 (fascicoli 32: foto 4.000,
immagini 3.942)
- PNF, Direttorio nazionale servizi vari serie II, carteggio con le
federazioni provinciali 1923-43, situazione politica ed economica
delle province 1933-45, inv. 49/13,2, bb.1521-1528 (buste 8, 228
fascicoli: immagini 7.504)
- Ufficio Propaganda Fototeca reparto di guerra foto II guerra
mondiale 1940-42 (Istituto Luce), inv. 49/17, (buste 64, fascicoli
1.047: foto 20.000 circa, esclusi negativi, immagini 24.358)
- Ufficio araldico - Fascicoli araldici dei comuni (fascicoli 36: 3.286
immagini)
- Fascicoli araldici delle province: Provincia di Rovigo (in tutto 1
fascicolo: immagini 2.087)
- Direzione Generale Sanit - Istituti di beneficenza, affari generali
(9 buste: 2.662 immagini)
- Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Direzione AA. GG. e
Riservati, Cat. G1 Associazioni 1925-38, Inv. 13/137, b.184 (1
busta, 25 fascicoli), Cat. G1 Relazioni dei prefetti 25-38 Inv.
13/137, b.220, fasc. 460 (1 fascicolo): in tutto 331 immagini
- Tribunali militari, Tribunali militari territoriali di guerra: Rovigo
(1914-1918) inv. 8/15, 13 pacchi, in tutto 501 fascicoli nominativi
(solo una busta: 1.004 immagini)
- Tribunale militare di guerra di Rovigo, inv. 8/27, n. 2 volumi (un
volume delle sentenze e un volume dei dibattimenti: immagini
4.152)
- Segreteria particolare del duce, Miscellanea A (2.500 fotografie)
In totale le immagini consegnate sono state 90.847.

122 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Qualche osservazione sul Progetto Memoria Il Polesine e il secolo breve

Particolare attenzione stata dedicata al mondo della scuola: gra-


zie alla collaborazione dellARCI di Rovigo, stata proposta (anche
alla cittadinanza presso il Ridotto del Teatro sociale di Rovigo) la
proiezione di film di grande spessore storico e artistico accompagnata
dalla presentazione di storici e cinefili.
Ecco lelenco dei film proiettati e commentati:
El alamein la linea del fuoco, regia di Enzo Monteleone (2002)
Italiani brava gente, regia di Giuseppe De Santis (1964)
I piccoli maestri, regia di Daniele Luchetti (1998)
Il leone del deserto, regia di Moustapha Akkad (1981)
Novecento, regia di Bernardo Bertolucci (1976)
LAgnese va a morire, regia di Giuliano Montaldo (1976)
Roma citt aperta, regia di Roberto Rossellini (1945)
Ceravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974)
I sette fratelli Cervi, regia di Gianni Puccini (1968)
Le quattro giornate di Napoli, regia di Nanni Loy (1962)
Pais, regia di Roberto Rossellini (1946)
Una vita difficile, regia di Dino Risi (1961)
Luomo che verr, regia di Giorgio Diritti (2009).
Durante lanno scolastico 2010-2011 stato proposto alle scuole
polesane di adottare nominativi di giovanissime vittime delle stragi
nazi-fasciste del 43-45 o di bombardamenti: veri e propri laboratori
di ricerca storica negli archivi scolastici, negli archivi comunali e pres-
so lASRo che si proponevano lo scopo di richiamare lattenzione dei
giovani sulla ricerca storica e sui metodi con cui si ricostruiscono, at-
traverso i documenti e le testimonianze opportunamente vagliate, le
vicende storiche.
Nel corso del 2009-2010, sulla base delle indicazione del Comita-
to scientifico, stata realizzata una serie di conferenze, svoltesi
sullintero territorio polesano, tese ad approfondire aspetti particolari
e degni di ulteriore conoscenza sia a livello locale sia in un contesto
pi generale del periodo storico cui era dedicato il progetto: storici di
fama nazionale ed internazionale sono stati affiancati da storici loca-
li, insieme hanno dibattuto argomenti di vasto respiro e di grande
interesse storico proiettandoli anche nella realt locale, al fine di evi-
denziare analogie con altre realt e peculiarit.

Archivi, VI/2 (lug-dic. 2011) 123


G. BONFIGLIO-DOSIO

Il programma degli interventi proposti stato il seguente:


nel 2009
- 23 marzo a Lusia: Il paese sotto le bombe (Marco Patricelli, storico e
giornalista; Aldo Rondina, storico)
- 2 aprile ad Adria: Lantifascismo (Alberto De Bernardi, direttore
del Dipartimento di Storia allUniversit di Bologna; Livio Zerbi-
nati, storico ISERS)
- 23 aprile a Villamarzana: Stragi e violenze naziste e fasciste nellItalia
del 43-45 (Dianella Gagliani, storica allUniversit di Bologna;
Livio Zerbinati, presidente dellISERSS di Badia Polesine)
- 29 settembre a Rovigo: Il consenso al fascismo (Mario Isnenghi, sto-
rico allUniversit di Venezia; Valentino Zaghi, storico)
27 novembre a Villadose: Il totalitarismo nel 900 (Emilio Gentile,
storico allUniversit di Roma 1; Mario Quaranta, storico della
filosofia)
nel 2010
- 4 marzo a Rovigo: Il lungo Risorgimento: irredentismo e nazionalismo
nella crisi dello stato liberale (Alberto De Bernardi, direttore del
Dipartimento di storia dellUniversit di Bologna; Livio Zerbinati,
presidente dellISERSS di Badia Polesine)
- 12 marzo a Stienta: Dallintervento al primo dopoguerra (Bruna
Bianchi, docente di Storia delle donne e di Storia del pensiero
politico e sociale contemporaneo presso lUniversit Ca Foscari
di Venezia; Livio Zerbinati, presidente dellISERSS di Badia
Polesine)
- 19 marzo a Badia Polesine: Dal fascismo della prima ora alla marcia su
Roma (Giulia Albanese, ricercatrice allUniversit di Padova, e
Davide Dal Bosco, giovane ricercatore padovano)
- 9 aprile a Rovigo: Il caso Matteotti (Gianpaolo Romanato,
professore associato di Storia contemporanea alla Facolt di
lettere e filosofia dellUniversit di Padova, e Valentino Zaghi,
storico polesano)
- 16 aprile a Lusia: LItalia allestero: lemigrazione antifascista (Patrizia
Gabrielli, docente di Storia contemporanea e Storia delle donne e
delle relazioni di genere alla Facolt di lettere e filosofia
dellUniversit di Siena - sede di Arezzo, e Valentino Zaghi,
storico polesano)

124 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Qualche osservazione sul Progetto Memoria Il Polesine e il secolo breve

- 12 maggio a Villadose: Cattolici e fascismo (Giancarlo Galeazzi,


docente di filosofia allIstituto teologico marchigiano, Universit
Lateranense e direttore dellIstituto superiore di scienze religiose
di Ancona, Roberto Pertici, direttore del Dipartimento di Scienze
della persona della Facolt di scienze della formazione, Universit
di Bergamo, e Pier Luigi Bagatin, direttore della Biblioteca civica
G. Baccari di Lendinara, storico e giornalista)
- 17 maggio a Costa di Rovigo: La crisi del 29 (Giorgio Roverato,
docente di Storia economica nella Facolt di scienze politiche e
Storia economica e dellimpresa nella Facolt di economia
dellUniversit di Padova e presidente del Centro Studi Ettore
Luccini di Padova)
- 4 giugno a Badia Polesine: Il neocolonialismo (Nicola Labanca,
ricercatore di Storia contemporanea nel Dipartimento di Storia
della Facolt di lettere e filosofia dellUniversit di Siena, e
Leonardo Raito, docente di Storia contemporanea allUniversit
di Ferrara)
- 18 giugno a Lendinara: Le bonifiche durante il regime (Elisabetta
Novello, ricercatrice di Storia economica alla Facolt di lettere -
Universit di Padova, Giuseppino Padoan, gi direttore del
Consorzio di bonifica Padano-Polesano e Lino Tosini, gi direttore
del Consorzio di bonifica Delta Po e del Consorzio di bonifica
Polesine Adige Canal Bianco)
- 2 luglio a Rovigo presso lArchivio di Stato: Lautarchia (Alessio
Gagliardi, dottore di ricerca in Storia contemporanea allUniversit
di Torino, e Giorgio Roverato, docente di Storia economica nella
Facolt di scienze politiche e Storia economica e dellimpresa
nella Facolt di economia dellUniversit di Padova e presidente
del Centro Studi Ettore Luccini di Padova)
- 24 settembre 2010 a Ceregnano: LItalia occupante: guerre doccupa-
zione italiana (Leonardo Raito, docente di Storia contemporanea
allUniversit di Ferrara)
- 15 ottobre 2010 a Castelguglielmo: Dal 25 luglio all8 settembre
(Elena Aga Rossi, docente di Storia contemporanea allUniversit
dellAquila e docente stabile alla Scuola superiore della Pubblica
Amministrazione)

Archivi, VI/2 (lug-dic. 2011) 125


G. BONFIGLIO-DOSIO

- 19 novembre 2010 a Villadose: La RSI tra opposizione e consenso


(Mimmo Franzinelli, storico e socio fondatore e segretario della
Fondazione Ernesto Rossi Gaetano Salvemini, e Gianni
Sparapan, storico, saggista, poeta dialettale, drammaturgo e
giornalista).
In autunno stata pubblicata la Guida ai luoghi della Memoria, cura-
ta dalla storica Laura Fasolin, che ripercorre i luoghi delle stragi, dei
rastrellamenti e dei bombardamenti accompagnandoli con immagini
e una mappatura di tali avvenimenti.
Si sono nel frattempo concluse le interviste ai protagonisti del
periodo storico in questione, partigiani, casalinghe, funzionari, gente
comune, coordinate da Livio Zerbinati presidente dellISERS di Ba-
dia Polesine e che costituiscono un ulteriore valore aggiunto per il
Centro di documentazione sorto presso lArchivio di Stato.
La chiusura del progetto triennale avvenuta nella sede della
Provincia il 25 maggio con la presentazione alla stampa e al pubblico
dei risultati complessivi del progetto.
Gli elementi positivi che intendo sottolineare sono parecchi:
prima di tutto la collaborazione fra istituzioni, sia pubbliche sia pri-
vate, ognuna delle quali ha concorso con contributi differenti alla rea-
lizzazione del progetto stesso; inoltre la scelta del tema e la imposta-
zione del lavoro che sono indicative degli obiettivi individuati e dei
valori che si intendevano affermare e ribadire. Molto felice si rivela-
ta la scelta, non banale, di incrociare fonti archivistiche di carattere
amministrativo e ufficiale, prodotte da istituzioni statali e pubbliche,
spesso asettiche nel loro linguaggio burocratico, con le fonti orali,
cio con le testimonianze vive di persone che hanno inciso nel loro
animo ricordi e sentimenti, riferiti con il pathos di chi ha vissuto sulla
propria pelle fatti e avvenimenti comunque ricordati in modo buro-
cratico dagli atti ufficiali. La freddezza delle cifre riportate nelle rela-
zioni ufficiali, che comunque gi di per s rivelatrice della riduzione
di vite umane a numeri, viene recuperata e riscaldata dalle testimo-
nianze dei protagonisti e dei testimoni, che diventano memoria,
componente costitutiva a sua volta di scelte di vita, grandi e piccole, e
del sistema di valori che governa lesistenza.
A tutto questo si aggiunta la scelta di setacciare lintero terri-
torio provinciale, rinvenendo, salvando, valorizzando i resti materiali

126 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Qualche osservazione sul Progetto Memoria Il Polesine e il secolo breve

di avvenimenti spesso drammatici e tragici per le comunit e per i


singoli: in poche parole si sono fatte parlare le pietre, affinch ricor-
dino, pi di tanti monumenti tardivi e solenni, il coinvolgimento degli
edifici di tutti i giorni in vicende sconvolgenti (fucilazioni, massacri,
scontri, vittime di bombardamenti). Lattenzione per le persone e le
loro vicende si avverte costante in tutte le scelte e realizzazioni del
progetto. Palese la volont di tradurre gli avvenimenti riportati in
toni paludati dai libri che raccontano la grande storia in linguaggi e
memorie familiari, quelle narrate dai nonni e dai padri nella loro vita
quotidiana e normale. Lintento evidente: far emergere dalloblio
le persone qualsiasi, quelle apparentemente poco importanti, che pe-
r con la loro partecipazione ai fatti della guerra civile hanno mostra-
to il coraggio della gente qualunque che ha consentito di costruire la
Repubblica e di scrivere la Costituzione. Ricostruire, attraverso i fa-
scicoli del regime, vite votate allopposizione contro la degenerazione
dittatoriale dello Stato significa incitare soprattutto le giovani genera-
zioni a ribellarsi contro lassopimento delle coscienze, lasservimento
a non-valori e pratiche repressive subdole e inumane. Il numero dei
fascicoli riprodotti di polesani schedati nel casellario politico centrale,
fra i confinati politici e fra i detenuti sovversivi spaventosamente
elevato, se si considera lesiguit territoriale e demica della provincia
di Rovigo. Uomini e territorio emergono vividamente dalla moltepli-
cit delle fonti in un intreccio ininterrotto e vengono ricostruiti dal
lavoro storiografico: splendida lidea di abbinare nelle conferenze sul
medesimo tema un accademico e uno storico locale per esaltare nel
confronto i positivi apporti di entrambi e soprattutto per inquadrare
documenti e memorie locali in contesti molteplici e con chiavi inter-
pretative differenziate.
La logica della contaminazione, che pervade tutto il progetto,
un altro dei suoi punti di forza: il fecondo allargamento del concetto
di fonte non poteva quindi trascurare i film, la grande fonte del No-
vecento, forme documentali complesse e mediate, ma contempora-
neamente molto efficaci e immediate nel comunicare, anche emoti-
vamente, un messaggio.
Tutto il progetto, anche per quanto riguarda la realizzazione del
software, si sviluppato allinsegna della comunicazione, della messa in
comune della memoria, della partecipazione, dellaffermazione del di-

Archivi, VI/2 (lug-dic. 2011) 127


G. BONFIGLIO-DOSIO

ritto alla storia e alla memoria e ha effettivamente creato coinvolgi-


mento a pi livelli. Ha fatto capire che le differenti fonti, voci di una
realt variegata, nella quale anche ai nemici lasciata libert di e-
spressione, convergono tutte verso una ricostruzione corale e, allo
stesso tempo, personale del passato. Proprio la complessit delle fon-
ti necessaria per comprendere la complessit della vita e del passato.
Per questa funzione le fonti vanno tutelate: non solo da parte delle i-
stituzioni statali a ci deputate e utilizzando la normativa vigente ma
con il coinvolgimento di tutte le forze civili e intellettuali della comu-
nit. Per questi motivi il progetto ha sfoderato tutte le strategie per
condurre le persone a riappropriarsi del proprio passato recente e
tormentato, contribuendo alla crescita civile delle giovani generazioni.
Giorgetta Bonfiglio-Dosio

128 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Tre convegni e un libro
Conservare il digitale. Riflessioni su modelli archivistici, figure pro-
fessionali e soluzioni applicative, Macerata, 7-8 maggio 2009.
DAX - la conservazione a lungo termine degli archivi digitali, Fi-
renze, 5 aprile 2011.
Un futuro per il presente. Politiche, strategie e strumenti della con-
servazione digitale, Bologna, 11-12 aprile 2011.
Conservare il digitale, a cura di Stefano Pigliapoco, EUM Edizioni Uni-
versit di Macerata, Macerata, 2010, pp. 348.

Che cosa accadr ai documenti e agli archivi che da tempo pro-


duciamo in ambiente digitale per ricordare, per lasciare testimonian-
za, per manifestare volont? Che cosa sta accadendo nelle ammini-
strazioni pubbliche che tentano di avviare la dematerializzazione dei
procedimenti e dei documenti, poggiando su un quadro normativo
non sempre rassicurante ed esaustivo?
La conservazione del digitale uno degli argomenti pi dibattuti
di questo tempo. Se ne occupano informatici, giuristi, archivisti e do-
cumentalisti, non sempre avendo in mente gli stessi oggetti: dati, in-
formazioni, documenti, archivi; su un altro versante, legato alla quo-
tidiana attivit di lavoro, se ne sta occupando anche la pubblica am-
ministrazione italiana, che si trova tuttavia a intraprendere scelte di
grande responsabilit sulla base di un quadro normativo non ancora
completamente definito: solo tra qualche mese, infatti, saranno di-
sponibili le regole tecniche per lapplicazione del Codice dellam-
ministrazione digitale, previste fin dal 2006 e recentemente ribadite
nel d.lgs. 235/2010.
La sottovalutazione di alcuni aspetti strategici nellattivit delle
pubbliche amministrazioni mette peraltro a rischio la sopravvivenza
futura degli archivi correnti: ci si occupa tendenzialmente della crea-
zione dei documenti digitali tralasciando di preoccuparsi contestual-
mente della loro conservazione; il processo di creazione degli archivi
non pienamente governato e, soprattutto, raramente ha garantito,
finora, il controllo sugli oggetti documentali che passano per canali
non tradizionali (la posta elettronica, ad esempio, stata solo di re-
cente riportata allattenzione da parte del legislatore); laddove sono
M. GROSSI

state adottate politiche di conservazione, si privilegiata lottica di


breve periodo e con finalit esclusivamente legali: da qui la frequente
e non sempre consapevole devoluzione ad outsourcer privati
dellattivit di conservazione, la spesso conseguente scelta di soluzio-
ni tecnologiche proprietarie da parte dei soggetti coinvolti, la miopia
nei confronti della necessit di conservare memoria dellintero conte-
sto allinterno del quale i singoli documenti sono stati prodotti, a van-
taggio di una mera conservazione degli oggetti digitali semplici (spes-
so solo di quelli dotati di firma digitale).
Al tema, alle sue peculiarit teoriche ed operative e alla presenta-
zione dei due primi depositi digitali pubblici italiani sono stati dedica-
ti in primavera due incontri di studio, organizzati rispettivamente dal-
la Regione Toscana (responsabile del progetto Digital archive exten-
ded - DAX) e dalla Regione Emilia Romagna (realizzatrice del Pro-
getto archivi della Regione Emilia Romagna - PARER). Le due inizia-
tive giungono come ideale prosecuzione di un precedente convegno,
tenutosi a Macerata il 7-8 maggio 2009 per iniziativa del Laboratorio
di informatica documentale della locale Universit, che ha rappresen-
tato unimportante occasione di confronto teorico e operativo tra e-
sperti e pubblica amministrazione italiana in materia di conservazione
digitale.
Molte cose sono cambiate, dalla primavera del 2009: una revisio-
ne della normativa nazionale (il nuovo CAD), attesa da tempo, e
nuove regole definite dalla comunit di riferimento, la maturazione di
progetti di conservazione digitale in ambito pubblico, un approfon-
dimento della riflessione teorica scaturita dalla conclusione di alcuni
progetti di ricerca internazionali particolarmente significativi e di cui
avremo sicuramente modo di tornare a parlare in futuro. Proprio alla
luce di tali trasformazioni intercorse, tuttavia interessante tornare
sui temi che sono stati al centro di quel primo convegno, i cui atti so-
no stati pubblicati nel mese di ottobre 2010.
Nella Prefazione, il curatore Stefano Pigliapoco rileva i due princi-
pali fattori critici nel processo di attuazione dei programmi di dema-
terializzazione e di conservazione dei documenti digitali: il disallinea-
mento della normativa di settore italiana rispetto alle indicazioni pro-
dotte nel panorama internazionale dagli standard di riferimento e dai
progetti di ricerca sulla digital preservation, e la necessit di creare figure

130 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Tre convegni e un libro

professionali adeguatamente formate per guidare il processo di inno-


vazione in atto.
I contributi dei singoli relatori sono articolati in tre sessioni ri-
spettivamente dedicate agli obiettivi istituzionali (interventi di
Pontevolpe, Vitali, Pigliapoco, Carota, Salerno), agli aspetti cultu-
rali e scientifici (Bonfiglio-Dosio, Pigliapoco, Guercio, Guarasci,
Feliciati, Valacchi) e ai profili applicativi e le esperienze concrete
(Pallottini e Amici, Zucchini, Mazzeo e Nastri, Cerquetella, Alle-
grezza, Gambetta).
Lintervento di Gianfranco Pontevolpe, Gli obiettivi del governo ita-
liano per la dematerializzazione dei documenti, parte dalla definizione dei
concetti di digitalizzazione (luso intensivo ed esteso delle informazio-
ni in forma digitale) e dematerializzazione (il passaggio a processi to-
talmente informatizzati e la promozione di soluzioni in grado di rego-
lare in modo trasparente ed efficiente la produzione, la circolazione e
la conservazione della documentazione digitale nelle amministrazio-
ni) per delineare un progetto ideale di gestione dei documenti in
ambito pubblico, supportato dal piano eGovernment 2012 e da una
nuova fase normativa che ha lobiettivo di riconoscere e regolamenta-
re le innovative forme documentali che linformatica rende possibile,
forme che [...] non sono sempre riconducibili ai tradizionali docu-
menti cartacei: la. alludeva alle modifiche che gi allora si ipotizzava
di apportare al codice dellamministrazione digitale del 2005 (recen-
temente rinnovellato con d.lgs. n. 235 del 30 dicembre 2010) e alle re-
lative regole tecniche (attualmente in fase di redazione). Rispetto alle
prospettive di gestione documentale nelle pubbliche amministrazioni,
Pontevolpe ipotizza quattro diversi livelli di maturit: un livello inizia-
le, caratterizzato dallintroduzione degli strumenti informatici (firma
digitale, segnatura di protocollo di tipo elettronico) in un contesto
che ricalca sostanzialmente le abitudini di stampo cartaceo; un se-
condo livello, che si raggiunto con il diffondersi degli strumenti di
comunicazione, che vede luso esteso del documento digitale nelle fa-
si di produzione e trasmissione; un terzo livello in cui la gestione in-
formatica dei flussi documentali esclusivamente digitali parte in-
tegrante dei flussi lavorativi; e un ultimo livello che si raggiunger con
la rivisitazione delle attuali forme documentarie ed il pieno ricono-
scimento delle registrazioni informatiche. Il tema centrale della dema-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 131


M. GROSSI

terializzazione viene infatti affrontato in questa sede introducendo


accanto al documento tradizionale luso della registrazione informatica,
vale a dire la testimonianza di eventi o di transazioni generata auto-
maticamente dal sistema senza lintervento diretto di soggetti, e capa-
ce, in molti casi, di soppiantare la tradizionale forma documentaria.
Riflettendo su un nuovo concetto di documento, Pontevolpe sottolinea che
limmaterialit fa venire meno lesigenza di sistemare i documenti di-
sponendoli secondo un determinato ordine: le tradizionali aggrega-
zioni basate sulla contiguit fisica (fascicoli, serie, ecc.) possono esse-
re sostituite da aggregazioni dinamiche (in linguaggio informatico
dette viste) estremamente pi flessibili ed efficaci. Questa flessibili-
t, unita allelevatissima capienza dei dispositivi di registrazione, mo-
difica radicalmente i criteri di conservazione, non pi condizionati da
esigenze di spazio, e facilita laccesso ai dati storici. Sul concetto di
vista documentale torna anche Roberto Guarasci nel suo interven-
to (v. infra), introducendo peculiari elementi di differenza rispetto alla
visione di altri relatori.
Stefano Vitali, in un denso contributo dedicato a La conservazione
a lungo termine degli archivi digitali dello Stato, d voce alle esigenze e al
mandato degli istituti che si occupano di conservazione in ambito sta-
tale. Un tema che ricorre sovente nelle riflessioni di Vitali quello
della conservazione dei prodotti in formato digitale dellamministrazione
archivistica: sebbene infatti non sia ancora chiamata a conservare i
documenti digitali prodotti dalle altre amministrazioni statali, questa
gi in possesso di riproduzioni digitali di documenti, di banche dati,
di prodotti di editoria digitale relativi alla propria attivit di descrizio-
ne e valorizzazione del patrimonio archivistico che necessitano di at-
tenzione e cura; accanto alla predisposizione di linee guida per la
progettazione degli interventi di digitalizzazione, da utilizzare anche a
fini della corretta conservazione dei materiali realizzati, la. auspica la
costituzione di un centro di raccolta e conservazione che provveda
sia ad essi sia alla relativa documentazione di progetto e tecnica.
Un secondo tema affrontato riguarda pi direttamente i docu-
menti digitali prodotti dalle amministrazioni statali, per i quali op-
portuno avviare politiche di conservazione precoci. La. si interroga
sulle tipologie di applicazioni dellinformatica che sono state privile-
giate nellamministrazione pubblica centrale, e su quale tipo di docu-

132 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Tre convegni e un libro

menti, da conservare, ne siano scaturiti. Una ricognizione effettuata


fa emergere in massima parte applicazioni gestionali (per la contabili-
t e il personale) e basi informative; un uso capillare del protocollo
informatico, ma quasi mai collegato alla gestione informatica dei flus-
si documentali; una numerosa presenza di siti web attraverso i quali
possibile al cittadino richiedere servizi, ma tuttavia ancora poco inte-
grati con il back office (e alla conservazione dei siti web la. dedica la
parte finale del suo intervento, sottolineandone la rilevanza come
fonte conoscitiva dellamministrazione contemporanea). La. si con-
centra sulle conseguenze che questo modo di intendere linformatica
ha sui processi di sedimentazione documentaria: in primo luogo, lo
spostamento della produzione e della sedimentazione archivistica dal-
la periferia al centro (una vera e propria centralizzazione degli archi-
vi dellamministrazione statale), con lo sviluppo di banche dati, si-
stemi informativi di supporto, protocollo elettronico e gestione do-
cumentale scelti e gestiti dallamministrazione centrale; ma anche,
contestualmente, una frammentazione nelle modalit di produzione e
di sedimentazione degli archivi sia al centro (perch sistemi diversi
gestiscono porzioni distinte di processi e, dunque, di documentazio-
ne) sia in periferia (per la coesistenza dei sistemi voluti dal centro con
quelli preferiti e acquisiti in periferia per specifiche esigenze locali).
La frammentazione generata anche dal recente fenomeno della coe-
sistenza di soggetti molteplici, di livello e natura diversa, che parteci-
pano allo svolgimento della stessa attivit amministrativa (larena
pubblica di Sabino Cassese), che implica una dimensione negozia-
le e una forte interazione orizzontale tra amministrazioni diverse e
che ha cambiato il modo di lavorare nella PA (per progetti, per obiet-
tivi, in team): questo fenomeno ha da un lato beneficiato del-
lintroduzione dellinformatica, mentre dallaltro sembra che le
nuove tecnologie usate in un tale contesto distribuito abbiano inibito
una sedimentazione archivistica compiuta e formalizzata (nonostante
peraltro lart. 41 del codice dellamministrazione digitale abbia intro-
dotto esplicitamente il fascicolo informatico interamministrativo).
Date queste premesse, viepi necessario concepire la conservazione
in termini non solo di custodia passiva ma anche di organizzazione e
riorganizzazione della documentazione digitale.

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 133


M. GROSSI

Lintervento si conclude con la constatazione che la rilevata cen-


tralizzazione della sedimentazione archivistica richiede un processo di
centralizzazione della conservazione a lungo termine (lArchivio cen-
trale dello Stato chiamato a diventare il repository degli archivi digitali
degli organi centrali dello Stato: art. 6 DM 7 ottobre 2008), mentre
per gli uffici periferici auspicabile la costituzione di poli archivistici
digitali regionali o locali, anche per le intersezioni con la documenta-
zione generata dagli enti locali che operano sempre pi in collega-
mento con i soggetti statali.
Il primo dei due contributi di Stefano Pigliapoco dedicato a Un
modello di amministrazione pubblica digitale e disegna un sistema poggiante
sullapplicazione della normativa di settore: coesistenza di documenti
cartacei e digitali in un mondo ibrido, uso di PEC, erogazione on line
di servizi per i cittadini, traduzione dei documenti cartacei in formato
digitale per consentirne una gestione con Electronic Records Mana-
gement System ERMS. Da queste premesse la. deduce la necessit di
adottare un nuovo modello di amministrazione pubblica digitale
per gestire la fase di transizione dal documento cartaceo al digitale e
la dematerializzazione dei procedimenti amministrativi, e ne elenca i
requisiti organizzativi e procedurali. Lo sguardo dinsieme di Piglia-
poco utile per individuare a colpo docchio i passi fondamentali per
attuare il cambiamento in unottica di integrazione tra passato e pre-
sente.
Segue il contributo di Giulio Maria Salerno, Semplificazione e dema-
terializzazione nei procedimenti dellamministrazione pubblica digitale. Parten-
do dallassunto che la digitalizzazione non solo un fenomeno tecno-
logico, ma ha un forte impatto sui profili organizzativi delle ammini-
strazioni, tocca lintero impianto normativo e, comunque, non si ri-
solve nella sfera interna delle amministrazioni pubbliche, poich si ri-
flette sul concreto esercizio dei diritti di cittadinanza, la. individua gli
elementi da considerare per raggiungere lobiettivo della piena digita-
lizzazione del Paese:
1) disporre di risorse finanziarie idonee;
2) valutare adeguatamente le intrinseche rigidit dei procedimenti de-
cisionali pubblici, disciplinati dallart. 97 Cost., intervenendo sulla di-
sciplina giuridica dei procedimenti decisionali delle pubbliche ammi-
nistrazioni, anche semplificando il sistema delle fonti e modificandole

134 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Tre convegni e un libro

esclusivamente con la tecnica della novellazione al fine di evitare


problemi interpretativi;
3) mantenere anche in un contesto digitale la capacit di rappresenta-
re distintamente e di conservare nel tempo le molteplici volont che
hanno concorso alla decisione pubblica.
4) considerare che la pubblica amministrazione sempre pi organiz-
zata in modo multilivellare: la semplificazione e la dematerializzazio-
ne devono dunque coinvolgere tutti i livelli amministrativi territoriali
e, eventualmente, i privati che intervengono nei procedimenti (ad es.
perch impegnati in attivit in outsourcing). Peraltro, in un eventuale
piano di digitalizzazione che parta dal centro, ormai imprescindibile
tener conto dellautonomia degli enti pubblici territoriali in materia di
organizzazione amministrativa.
5) rendere pienamente attuabile il codice dellamministrazione digi-
tale.
Con lobiettivo di indagare le potenzialit di uno specifico stru-
mento digitale (il fascicolo informatico), se nutrite da un approccio
interdisciplinare correttamente inteso, lintervento di Giorgetta Bon-
figlio-Dosio si concentra sui Requisiti per la costituzione del fascicolo infor-
matico. La. illustra, attraverso la descrizione del progetto di riorganiz-
zazione dei flussi documentali predisposto per il Comune di Padova,
i nodi teorici, normativi e organizzativi che sottendono alla rivaluta-
zione della funzione del sistema di gestione documentale e del fasci-
colo in ambito digitale, e ribadisce la valenza di alcuni aspetti fonda-
mentali dellesperienza archivistica.
Stefano Pigliapoco, Lo standard ISO 14721 per la conservazione di
contenuti digitali: prospettive di applicazione, affronta il tema della conser-
vazione di tre tipologie diverse di oggetti: contenuti informativi digi-
tali, documenti informatici e archivi digitali, e presenta il modello
OAIS - Open archival infromation system, divenuto nel 2003 standard
ISO e alla base dei pi recenti progetti di conservazione digitale in-
ternazionali e di gestione dei primi depositi digitali italiani (Regione
Marche, Emilia Romagna e Toscana).
Maria Guercio, ne I depositi per la conservazione di archivi digitali: i re-
quisiti di certificazione e il problema dellautenticit, si proposta un duplice
obiettivo: fornire orientamento nella vasta produzione scientifica e
tecnica in materia di creazione e gestione dei depositi digitali e ripor-

Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011) 135


M. GROSSI

tare gli archivisti a riflettere su alcuni aspetti teorici che si rivelano es-
senziali per affrontare adeguatamente gli aspetti operativi e gli inve-
stimenti economici che ne derivano.
La comunit internazionale ha da tempo definito e assimilato
grazie anche ai progetti di ricerca promossi da InterPARES alcuni
punti teorici fondamentali: la conservazione digitale un processo
dinamico da pianificare precocemente nel ciclo di gestione degli ar-
chivi, che poggia sulla capacit di verificare lautenticit dei documen-
ti nel tempo attraverso la documentazione dei loro processi di forma-
zione e gestione, sulla formazione di personale qualificato e dotato di
affidabilit, sul riconoscimento del carattere pubblico del servizio
svolto dagli enti di conservazione; e tuttavia questi requisiti non eli-
minano il problema della perdita di dati, che fisiologica e che va ge-
stita in modo da garantire un livello accettabile di perdita in relazione
alla capacit di accesso al documento e alle informazioni in esso con-
tenute.
Attraverso una rassegna della letteratura internazionale, G. defi-
nisce i requisiti necessari ad assicurare la qualit e laffidabilit dei de-
positi digitali: tra questi, indubbiamente svolgono un ruolo essenziale
la compatibilit con lo standard ISO 14721 (OAIS) come il model-
lo di riferimento per larchitettura del sistema informativo , e la cer-
tificazione dei depositi mediante audit, un requisito individuato nel
2002 dal Research Library Group, poi dal MOIMS-RAC (le cui con-
clusioni sono diffusamente analizzate nellintervento) nel 2008 e dai
successivi progetti di ricerca e reti per la conservazione (DRAMBO-
RA, Nestor e Digital Preservation Europe).
Un aspetto ancora da studiare il significato e il ruolo dei depo-
siti digitali in ambito archivistico, dal momento che spesso con il
termine deposito digitale si intende genericamente il contenitore di in-
formazioni e oggetti digitali di diversa natura (digital assets repository),
solo raramente di tipo archivistico (digital archives); anche i compiti di
base sono incerti e si discute se debba prevalere laspetto di deposito
istituzionale, o di conservazione a lungo termine o di luogo piena-
mente affidabile. E mentre alcuni esperti del settore raccomandano
alla comunit archivistica di investire soprattutto sullarchitettura dei
contenuti (affidando ad altre professionalit la competenza sulle in-
frastrutture tecnologiche e delle reti), la. ribadisce la difficolt di de-

136 Archivi, VI/2 (lug.-dic. 2011)


Tre convegni e un libro

finire competenze e formazione adeguata per i tecnici che gestiranno


in depositi, stante lincertezza che oggi caratterizza la configurazione
giuridica e organizzativa delle nuove strutture, contrassegnate dal fat-
to di inserirsi in un assetto in cui domina il rischio di dispersione e di
frammentazione (come ravvisato anche da Vitali nel suo intervento),
la difficolt di identificare i documenti e il pericolo di perdere il con-
trollo sulla loro qualit. In questo scenario non appare pi possibile
mantenere il modello di conservazione policentrica garantendo pari-
menti la qualit della conservazione, mentre, peraltro, la necessit di
delegare precocemente a terzi la gestione dei documenti digitali pu
rappresentare loccasione propizia per ripensare alla qualit della fun-
zione conservativa e sollecitare la trasformazione dei servizi e dei de-
positi tradizionali in servizi e depositi digitali affidabili nel tempo e
certificabili.
Riallacciandosi idealmente ad alcuni concetti espressi, seppure in
forma diversa, nel contributo di Gianfranco Pontevolpe, Roberto
Guarasci, in Le viste documentali, propone un mutamento del punto di
osservazione delloggetto digitale che modifica profondamente anche
la struttura e la valenza assunte dal documento in ambito archivistico.
La. propone infatti una visione che, mirando ad adottare canoni di
riferimento sovra-disciplinari, vede nel termine vista documentale, intesa
come espressione del concetto di una metastruttura di unificazione
del dato localizzato applicabile a diversi livelli e capace di dare com-
piutezza dottrinale e validit giuridica a diversi momenti della catena
documentale, il superamento del concetto tradizionale di documento
archivistico: secondo lautore la differenza tra documento archivistico
(record) e vista documentale risiede nel fatto che il primo abbia biso-
gno di essere cristallizzato, fissato in un momento determinato, men-
tre la seconda sia un avatar transeunte, il risultato di un processo di e-
strazione di dati/termini da repository che attesta e qualifica un evento
e assume rilevanza in una struttura concettuale finalizzata alla validit
ed allevidenza di una transazione; in questottica i vincoli diventano
dunque relazioni semantiche, e la strutturazione formale dellarchivio
secondo uno schema di funzioni precostituito solo una delle possibili
viste del complesso documentale.
La. poggia su tale visione lopportunit di superare lapproccio
parziale alla catena documentale da parte di quanti (tra gli archivisti, i

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M. GROSSI

documentalisti, gli informatici, i linguisti, gli esperti di terminologia)


ignorano la complementarit dei propri saperi, e di riformulare in
questottica i processi di formazione dei nuovi professionisti del do-
cumento.
Pierluigi Feliciati, Gestione e conservazione di dati e metadati per gli ar-
chivi: quali standard?, illustra in unesaustiva rassegna i progetti, gli
schemi di metadati e i profili applicativi sviluppati nella comunit ar-
chivistica e dalle altre realt professionali che operano in settori com-
plementari a questa, soffermandosi sulle scelte di alcune iniziative ita-
liane e sottolineando lopportunit che il nostro paese pervenga, attra-
verso un processo di analisi, di sperimentazione operativa e di monito-
raggio continuo, alla definizione di uno o pi profili applicativi per la
gestione e conservazione a lungo termine degli archivi digitali.
Quali figure professionali sono necessarie per governare in modo
consapevole la trasformazione? Tenta una risposta articolata Federico
Valacchi, ne La formazione archivistica nel contesto digitale, distinguendo
tra formazione e addestramento professionale, ricordando la necessi-
t di competenze specialistiche e integrate e anche quella di far evol-
vere la didattica dellarchivistica di pari passo con i mutamenti
delloggetto esplorato e, conseguentemente, della disciplina. La. dise-
gna un quadro contraddistinto da una didattica di ambito universita-
rio che si muove tra esigenze della disciplina e limiti della riforma, da
scuole darchivio ugualmente impegnate nel progetto di ridefinizione
dei programmi di studio, e dal ruolo che lassociazione professionale
potrebbe assumere nellambito del processo di certificazione dei pro-
fessionisti del settore.
A Stefano Allegrezza e a Vincenzo Gambetta stato affidato il
compito di affrontare due temi di ambito tecnologico strettamente
legati alla conservazione digitale: i formati e i sistemi di storage. Il pri-
mo, ne La produzione di documenti informatici: requisiti dei formati elettronici
ha guidato la platea in unanalisi dei formati elettronici pi diffusi,
soffermandosi sulle caratteristiche tecniche che rendono alcuni pie-
namente conservabili, leggibili e interpretabili nel tempo e altri pi fa-
cilmente attaccabili dallobsolescenza e dalle attivit di migrazione. In
un mercato dominato da interessi economici forti e pur nellovvia
impossibilit di prevedere quali saranno le soluzioni tecnologiche che
si imporranno in futuro, si ribadisce lopportunit di adottare formati

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Tre convegni e un libro

dotati di idonei requisiti (articolati dalla. su due livelli di rilevanza)


per la conservazione di medio e lungo termine.
Il secondo, con un intervento dedicato a La conservazione dei conte-
nuti digitali: requisiti dei sistemi di storage management, si invece occu-
pato della definizione del quadro generale di riferimento relativo alle
caratteristiche e delle procedure adottate negli attuali sistemi di storage
management, segnalando anche levoluzione che le tecnologie e il mer-
cato hanno determinato nel corso del tempo.
Lo spazio destinato ai progetti in corso presso le pubbliche am-
ministrazioni ha accolto il contributo di Serenella Carota (Demate-
rializzazione: la strategia della Regione Marche), dedicato al progetto di
dematerializzazione e al prototipo di conservazione digitale appronta-
to in una regione che sta da tempo sperimentando nel settore della
documentazione digitale; di Stefania Pallottini e Cinzia Amici (Il pro-
getto interregionale per la dematerializzazione Pro.De): un tentativo riuscito
di condividere riflessioni concettuali ed esperienze di dematerializza-
zione operato in ambito regionale, con la partecipazione della Pro-
vincia autonoma di Trento, al fine di elaborare un metodo condiviso
per dare vita a un sistema informativo, efficace ed organico, in un
contesto di gestione documentale ibrida; di Alessandro Zucchini (Il
Polo archivistico regionale dellEmilia Romagna), che illustra le motivazioni
della nascita del polo archivistico della regione Emilia Romagna, il
modello teorico di riferimento OAIS e i servizi di conservazione an-
ticipata e a lungo termine offerti ai soggetti aderenti; di Antonino
Mazzeo e Michele Nastri (Aspetti tecnici e organizzativi della conservazione:
il caso del Notariato italiano), relativo al progetto di conservazione a
norma degli archivi dei notai italiani, di grande interesse anche in vi-
sta della successiva fase di passaggio della documentazione conserva-
ta alle cure dellamministrazione degli Archivi notarili prima e degli
archivi di Stato poi; di Luca Cerquetella (Sinergie in tema di dematerializ-
zazione tra le istituzioni della Provincia di Macerata e prime esperienze concrete
per la conservazione dei documenti informatici) dedicato alle iniziative di
dematerializzazioni intraprese nellambito del territorio della provin-
cia di Macerata.
Monica Grossi

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Stampato nel mese di giugno 2011
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