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BOITO

t ~ to
ARRIGO BOITO
musicista e letterato

Testi di:
Mariella Busnelli
Giorgio Cusatelli
Maria Pia Ferraris Castelli
Francesco Gallia
Michele Girardi
Luigi lnzaghi
Sergio Martinetti
Antonio Polignano
Paolo Rossini
Licia Sirch
Giampiero Tintori

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Adriana Corbella
Lorenzo Siliotto

Direttore della ricerca e cooordinatore:


Giampiero Tintori

nuove edizioni
Sommario

5 Presentazione, di Andrea Cavalli, Assessore Regionale alla Cultura

17 I primi dieci anni (1842-1852): l'ambiente, la famiglia, i maestri, di Licia Sirch

27 La vita, di Luigi Inzaghi

35 Il teatro musicale di Arrigo Boito, di Paolo Rossini

53 Il primo Mefistofele, di Mariella Busnelli

61 I due libretti del Mefistofele, a cura di Mariella Busnelli

89 Arrigo Boito e il problema scenico del suo tempo, di Maria Pia Ferraris Castelli

95 Verdi e Boito: due artisti fra tradizione e rinnovamento, di Michele Girardi

109 Forma, parola e immagine nella librettistica minore di Arrigo Boito, di Antonio Polignano

129 Wagner e Boito, di Francesco Gallia

137 Gli scritti musicali di Un giovin signore assai saputello e scapestrato, di Sergio Martinotti

147 Boito l'eclettico, di Giorgio Cusatelli

151 Il carteggio completo Boito-Bellaigue,del Museo Teatrale alla Scala, di Giampiero Tintori

181 Catalogo delle opere, di Luigi Inzaghi


Verdi e Boito: due artisti
fra tradizione e rinnovamento
di Michele Girardi
Non si possono dare n geni sconosciu-
ti, n veri geni incompresi; v' una leg-
ge naturale che s'oppone a ci, ed che
la folla dei mortali ha essa maggior bi-
sogno delle grandi anime, che non le
grandi anime della folla.
Arrigo Boito

Prologo zioni. Le melodie, infine, s'intrecciano contrappuntisticamen-


te prima che la composizione venga conclusa da un breve po-
Quando Boito terminava i suoi studi al Conservatorio di Mi- stludio orchestrale. Poich Costa, per ripicca, non aveva
lano nell860, Verdi aveva da poco concluso i suoi anni di concesso al tenore Tamberlick, impegnato al Covent Garden,
galera, con la rappresentazione de Un ballo in maschera di cantare il ruolo del bardo, Verdi aggiust la parte per
(1859). La una operaccia, mio caro, fatta senza coscien- soprano che, affidata a madame Titjens, divenne una del
za, senza sapienza, senza altezza di concetti e di modo, scri- popolo.
veva ad Arrigo il fratello Camillo Boito, dopo aver assistito In questo modo il nome di Boito si leg per la prima volta
a una ripresa dell'opera nella stagione autunnale al teatro La a quello di Verdi. Dall'amico Faccio, che si era trattenuto
Pergola di Firenze nel 1861. Verdi si trovava ormai in una per tutto il mese di maggio a Londra, il padovano ricevette
posizione di preminenza nei teatri italiani ed europei e nel- la seguente cronaca:
l'inverno del1861 si era recato in Russia, per soddisfare alla
commissione di un'opera da parte del teatro imperiale di Pie- [... ] A Londra la poesia della tua Cantata la si port alle stelle; e
troburgo. Ma la messa in scena de La forza del destino fu doveva esser bella infatti perch Verdi la mettesse in musica con
rimandata all'autunno dell'anno seguente. Il Cigno di Bus- amore grandissimo e con accuratezza di dettagli [... ]. [Nardi, p. l 03;
17 giugno 1862]
seto- cos lo aveva definito Camillo Boito- si rec a Pa-
rigi e l s'incontr con Franco Faccio e Arrigo Boito nel Ma di tutt'altro avviso era il recensore del pi autorevole gior-
febbraio 1862. Gli erano stati raccomandati dalla sua gran- nale inglese, il Times, lievemente turbato per i due inni ri-
de amica Clarina Maffei come giovani di grande talento. Ver- voluzionari (la Marseillaise e Fratelli d'Italia), ma comunque
di pens di utilizzare Boito per la stesura del testo di un Inno impressionato dalla risoluzione musicale di Verdi. Defin i
alle Nazioni, commissionatogli per l'apertura dell'Esposizione versi di Boito strofe alquanto ampollose del poetastro che
internazionale di Londra, prevista per il primo maggio suc- la sorte ha voluto fossero immortalate dal popolare compo-
cessivo. Gli altri compositori incaricati di rappresentare con sitore italiano. Il successo di Boito, quindi, non fu univo-
la loro musica Francia, Germania e Gran Bretagna erano ri- co, come aveva affermato Faccio, anche se il testo dell'inno
spettivamente Auber, Meyerbeer e Sterndalel-Bennett. Si trat- fu rapidamente pubblicato dalla Morning Post in Inghil-
tava di un incarico indubbiamente prestigioso per un ventenne terra e dalla Gazzetta Musicale, dal Museo di Famiglia
come Arrigo, anche se egli stesso sembrava nutrire pochi dub- e dalla Perseveranza in Italia.
bi sul suo valore. Insieme all'inseparabile compagno di studi La lettera di ringraziamento per i versi, che Verdi sped a Boi-
Franco Faccio era venuto in Francia usufruendo di un sussi- to da Parigi il29 marzo 1862, inaugura anche il nutrito epi-
dio di 2.000 lire, concesso dal neonato Regno unito d'Italia. stolario tra i due artisti 2 Poche parole, unite al dono di un
Parigi era stata scelta dai due per perfezionarsi nell'arte mu- orologio, ma vanno citate:
sicale perch la ritenevano la capitale della modernit. 1 Con
simpatica intraprendenza avevano in breve tempo conosciu- [... ] mi permetto offrirvi come attestato di stima questo modesto
to tutte le personalit di rilievo che in essa operavano, tra orologio. [... ]Vi ricordi il mio nome ed il valore del tempo [... ].
cui Rossini, nella cui casa passavano spesso e volentieri il sa- [Carteggio, f.t.]
bato sera, Auber, Berlioz. Valore del tempo che forse sfuggiva a Boito, dal carattere
Poco male, quindi, se sulla via del successo Boito dovette su- impetuoso come quello dell'amico Faccio, che prima di par-
bito incontrare Verdi. Le parole dell'inno giunsero al mae- tire per il periodo di perfezionamento a Parigi gli scriveva
stro con incredibile rapidit, ma la composizione venne da Torino:
rifiutata da Costa, direttore musicale dell'Esposizione ingle-
se, col pretesto che i brani dovevano essere destinati soltan- [... ] E chi sa che non finiamo di tenere proprio noi, nelle" nostre
to all'orchestra, mentre quello di Verdi era una vera e propria mani, le sorti d'Italia ... [Nardi, p. 78; 25 novembre 1861]
cantata a sfondo allegorico. Ma in favore del bussetano si
cre quasi una sorta di movimento d'opinione, e il 24 mag- Si sa quanto rapidamente, a partire dal suo ritorno a Milano
gio l'impresario Mapleson fece eseguire allo Her Majesty's negli ultimi mesi dell862, Boito entrasse in contatto con l'am-
Theatre l'inno, che ottenne un clamoroso successo di biente della Scapigliatura 3, e come questo circolo d'intel-
pubblico. lettuali tentasse di proporre una valida alternativa a una
La struttura della composizione, ideata da Boito, prevede un situazione artistica italiana che ai loro occhi sembrava chiu-
coro di popolo inneggiante all'amore, a cui segue il canto di sa a ogni innovazione. quasi ovvio che il bersaglio natura-
un bardo, tenore, che in un recitativo spiega come dopo mil- le delle polemiche musicali fosse proprio Verdi, che domina-
le sanguinose battaglie sia giunto il tempo di pensare alla pa- va incontrastato la scena lirica nazionale ed internazionale.
ce tra le nazioni consacrata dall'arte; poi, in un'aria in versi In un primo momento Faccio sembr destinato ad emergere
settenari, invoca il Signore che porti la pace. Subito dopo molto rapidamente. La rappresentazione de I projughifiam-
echeggiano gli inni nazionali d'Inghilterra, Francia e Italia minghi, opera in 5 atti su libretto di Marco Praga, alla Scala
(Fratelli d'Italia di Goffredo Mameli e Michele Novaro) in l' 11 novembre 1863, segu quella della commedia in 5 atti
orohestra, mentre il tenore canta le lodi delle rispettive na- scritta a quattro mani da Boito e dallo stesso Praga, Le

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madri galanti, avvenuta a Torino nel marzo dello stesso anno. del <<nuovo, e in fondo l'incapacit di reagire contrappo-
Per gli scapigliati era senza dubbio un piccolo successo, e Boi- nendo all'arte legata alla formula l'arte creatrice della
to pot improvvisare a cuor leggero, durante un banchetto forma.
in onore dell'amico Faccio, quei pochi, notissimi versi che Nonostante le continue frecciatine che nelle sue cronache tea-
furono immediatamente pubblicati, il22 novembre, sul Mu- trali rivolse a Verdi, il padovano impar col tempo ad ap-
seo di Famiglia, col titolo All'Arte Italiana. Ode saffica col prezzare l'opera del Maestro, e a cogliervi la progressiva
bicchiere alla mano. Rileggiamo il punto che segn la tem- evoluzione verso quello stesso rapporto fra dramma e musi-
poranea fine dei rapporti tra Verdi e Boito: ca da lui auspicato.
Ma perch Verdi riuscisse a dimenticare l'Ode avrebbero do-
Forse gi nacque chi sovra l'altare vuto passare ancora molti anni. Intanto il semplice successo
Rizzer l'arte, verecondo e puro, di stima dell'Amleto di Faccio su libretto di Boito (1865), e
Su quell'altar bruttato come un muro il naufragio alla Scala del Mefistofele avrebbero di gran lun-
di lupanare.
[Boito, p. 1373] ga ridimensionato le fervide aspirazioni dei due giovani arti-
sti, mettendoli un po' brutalmente a contatto col mondo reale
Si trattava senz'altro di un buon riconoscimento per gli inizi del teatro musicale italiano.
della carriera di Faccio, a cui si stava brindando, anche se
i versi sono indubbiamente di cattivo gusto, ma Verdi non
ne fu deliziato, pur non trovandosi certo nella posizione di Tra un rifacimento e un 'opera nuova
dover invidiare il successo altrui: l'opera di Faccio aveva avu-
to cinque repliche, mentre la commedia di Boito-Praga era
stata clamorosamente stroncata dalla critica e dal pubblico. Il maggior responsabile del riavvicinamento di Verdi a Boito
Senz'altro i primi passi degli scapigliati non erano molto inco- - Arrigo nonostante le polemiche, non s'era mai staccato
raggianti. Pure il mondo sociale a cui Verdi era legato, e prin- del tutto dal Maestro- fu Giulio Ricordi, che in questa cir-
cipalmente Clarina Maffei, lo sollecitava per un incoraggia- costanza sembra quasi consapevole che il suo maggior com-
mento a Faccio, che gli aveva indirizzato una lettera positore, dopo l'Aida, stava entrando in una fase di vacanza
ossequiosa pochi giorni dopo la prima della sua opera. La artistica. L'editore rende partecipe il musicista dell'offerta
risposta di Verdi alla Maffei fu secca: di Boito addirittura del libretto del Nerone, a cui pensava
fin dal1862, anno in cui aveva maturato l'unico progetto ope-
[... ] Infine se Faccio, come dicono i suoi amici, ha trovato nuove ristico realizzato nella sua vita, il Mefistofele. La risposta di
vie, se Faccio destinato a rizzare l'arte sull'altare ora brutto come Verdi a Ricordi (28 gennaio 1871) assai sbrigativa e non
lezzo di lupanare, tanto meglio per lui e per il pubblico [... ]. [Co- entra nel merito, pur apprezzando il soggetto, della proposta.
pialettere, p. 507; 13 dicembre 1863] Intanto Faccio e Boito, su posizioni del tutto distinte da quelle
di Angelo Mariani, primo fra i grandi direttori italiani a di-
Compaiono frequentemente in questi anni nelle lettere di Ver- rigere un'opera di Wagner nel nostro paese (Lohengrin a Bo-
di allusioni all' Arte dell'avvenire, sbrigativa definizione va- logna, nel novembre del1871), stavano preparando la strada
gamente riferibile all'opera di Wagner, di cui Boito si rese al debutto wagneriano alla Scala, roccaforte verdiana, con
confusamente promotore. Ma per la formazione del giovane intelligenza e acume. Faccio diresse nel 1868 Dinorah di
padovano furono senz'altro pi importanti i migliori autori Meyerbeer al Carcano, a Milano, poi, alla Scala, il Freischiitz
francesi del periodo: da Gounod, che nel recente Faust (1859) di W eber, che ottenne un grande successo. Infine tent di
aveva osato mettere in musica un soggetto tedesco, a Meyer- proporre il Lohengrin (20 marzo 1873) che per fu stroncato
beer, tedesco operante a Parigi, per il gusto spettacolare del dal pubblico. Si era fatto apprezzare anche da Verdi, per aver
Grand-Opra, e infine al pi grande fra tutti i geni incom- concertato in modo memorabile La forza del destino e il Don
presi, Hector Berlioz. Ma importante notare anche che il Carlo alla Scala nella stagione 1868-69.
pensiero di Boito non si discosta molto dalla tendenza che Anche Boito si era silenziosamente segnalato per il continuo
lo stesso Verdi andava pragmaticamente manifestando nelle appoggio che forniva alla musica di Verdi. Consigliere co-
opere di quel periodo, Don Carlos e Aida. Ce lo rivela il se- munale a Milano fin dall'anno precedente, nel1874 ebbe un
guente passo, tolto da una cronaca pubblicata su La Perse- ruolo decisivo nel sostenere la proposta di adesione del Co-
veranza il 13 settembre 1863: mune, espressa dal sindaco Belinzaghi e avversata da due con-
siglieri, all'esecuzione della Messa di Requiem di Verdi. Ora
[... ] da quando il melodramma ha esistito in Italia in fino ad oggi,
vera forma melodrammatica non abbiamo avuta giammai, ma in- l'amore di Boito per l'avvenire a ogni costo si era trasforma-
vece sempre il diminutivo, la formula. Nata con Monteverde, la for- to nel tentativo di inserire la tradizione italiana in un pi am-
mula melodrammatica pass a Peri, a Cesti, a Sacchini, a Paisiello, pio contesto europeo, e prontamente la revisione del
a Rossini, a Bellini, a Verdi, acquistando, di mano in mano che pas- Mefistofele (Bologna 1875) ottenne i favori del pubblico.
sava, (e molto in questi ultimi sommi) forza, sviluppo, variet, ma E finalmente caddero anche le ultime resistenze di Verdi. A
restando sempre formula, come formula era nata. Le denomina- una cena milanese nel luglio del1879 con Giulio Ricordi, Ver-
zioni: aria, rond, cabaletta, stretta, ritornello, pezzo concertato, di manifest un forte interesse per Shakespeare, e in parti-
son tutte l, schierate in dritta fila per affermare l'asserto. L'ora colare per Othello. Con la complicit dell'editore Boito,
di mutare stile dovrebb'essere venuta, la forma vastamente raggiunta grazie anche ai buoni uffici di Faccio, si rec a visitare Verdi
dalle altre arti dovrebbe pure rivolgersi anche in questo nostro stu-
dio; il suo tempo di virilit dovrebb'essere pieno; ci si levi la prete- e dopo tre giorni, con rapidit sconvolgente, gli mand uno
sta e lo si cuopra di toga, ci si muti nome e fattura, e invece di dire schizzo della riduzione a libretto della tragedia che dovette
libretto, picciola parola d'arte convenzionale, si dica e si scriva tra- colpire profondamente il musicista 4
gedia, come facevano i Greci [... ]. [Boito, p. 1080]. La prima fase del lavoro su Othello procedette spedita, se-
gnando il definitivo riavvicinamento tra Verdi e Boito, ma
Brano poco divulgato, questo, ma che rivela meglio di qual- s'interruppe bruscamente nel dicembre 1880. Fino a quel mo-
siasi altro documento la reale fedelt di Boito al progresso mento Boito aveva lavorato alla cieca, perch Verdi si era
dell'arte musicale rappresentativa in Italia, in cui la forma riservato il diritto di mettere in musica il nuovo libretto 5
dell'opera si distaccasse dalle convenzioni per aderire intima- Aveva da tempo dichiarato di volersi ritirare dalle scene, e
mente al dramma. Purtroppo a questa lucidit critica corri- generalmente era uomo da tener fede ai patti. Ci voleva dun-
spose un contraddittorio e generico agitarsi di Boito in favore que una brillante trovata per indurlo a ritornare sui suoi

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propositi. E fu nuovamente Giulio Ricordi a trovare una so- bre 1880 al15 febbraio 1881, contenenti molte varianti al te-
luzione brillante per legittimare la collaborazione tra i due sto e interessanti considerazioni drammaturgiche. Nel rap-
artisti. Propose a Verdi di far rappresentare nella stagione porto che leg i due artisti in questa circostanza, spesso sono
della Scala 1880-81 il Simone Boccanegra. L'opera aveva de- messi a confronto due differenti punti di vista, che significa-
buttato a Venezia nel 1857, accolta da un sincero insuccesso tivamente convergono. Boito esprime i suoi dubbi a Verdi
di pubblico. Si trattava in realt di uno dei lavori pi raffi- in una lettera dell'8 dicembre, in cui propone di cambiare
nati dal punto di vista drammatico e musicale mai composti la drammaturgia in modo piuttosto radicale, con l'aggiunta
da Verdi, e la critica dell'epoca se n'era ben resa conto. Ma di un intero atto nuovo ambientato nella chiesa di S. Siro.
il giudizio del pubblico era sovrano, e tale la domanda di mu- Formula gi dettagliatamente, comunque, il progetto per la
sica nuova da rendere vano ogni ripensamento immediato. richiesta nuova scena del senato, di cui parlava Verdi nella
Verdi aveva sempre amato questa partitura, essendo intima- lettera precedente indirizzata a Ricordi. Boito aveva ideato
mente convinto della sua validit, solo riteneva necessari al- una nuova struttura, in cui venivano rifusi in un unico bloc-
cuni aggiustamenti. Dopo aver ricevuto la proposta di co i primi due atti della vecchia opera, e inserito prima del
Ricordi, gli scrisse il suo parere in una lettera del 20 novem- terzo atto quello interamente rifatto da lui. Conclude la let-
bre 1880. tera con una blanda lamentela:
Secondo il musicista il prologo poteva rimanere tale e quale
(solo in seguito gli far subire qualche piccola, ma sostan- [... ]Il nostro compito, maestro mio, arduo. Il dramma che ci oc-
ziale modifica musicale, come vedremo) e cos pure, solo con cupa storto, pare un tavolo che tentenna, non si sa da che gamba,
pochi aggiustamenti, nessuno di questi sostanziale, il secon- e, per quanto ci si provi a rincalzarlo, tentenna sempre. Non trovo
in questo dramma nessun carattere di quelli che ci fanno esclama-
do e terzo atto. Quello che non funzionava bene, e in parec- re: scolpito!. [... ] (Carteggio, p. 11).
chi punti, era il primo atto:
Saggiamente la soluzione per cui opt Verdi fu quella di man-
Preparativi di guerra o con Pisa o con Venezia? A questo proposi- tenere la struttura originale dell'opera, utilizzando come cam-
to mi sovviene di due stupende lettere di Petrarca, una scritta al Doge biamento sostanziale solo la sostituzione del finale del primo
Boccanegra, l'altra al Doge di Venezia, dicendo loro che stavano atto con la nuova scena del senato, fatta da Boito. Il prolo-
per intraprendere una lotta fratricida, ch entrambi erano figli di go rimase, dal punto di vista librettistico, quasi identico, salvo
una stessa madre: l'Italia, ecc. ecc. Sublime questo sentimento di
una patria italiana in quell'epoca! Tutto ci politico, non dram- la prima quartina dell'aria di Fiesco, Il lacerato spirito 6
matico; ma un uomo d'ingegno potrebbe ben drammatizzare que- Radicalmente mutata, invece, ne risulta la concezione del re-
sto fatto. Per es.: Boccanegra, colpito da questo pensiero, vorrebbe citativo, tradizionale nella prima stesura, tutto giocato sul
seguire il consiglio del Poeta: convoca il Senato od un Consiglio fluire di otto battute in orchestra in questa nuova versione,
privato ed espone loro la lettera e il suo sentimento. Orrore di tutti, con un richiamo al mare di natura onomatopeica nello scor-
declamazioni, ire, fino ad accusare il Doge di tradimento, ecc. ecc. rere di un costante movimento di crome, su cui i personaggi
La lite viene interrotta dal rapimento d'Amelia ... [... ]. [Copialette- declamano.
re, 559-60] Un cambiamento interessante si verifica invece per la scena
di Amelia che apre il primo atto. Nell'opera veneziana, do-
Ricordiamo solo per un istante la vicenda: dal punto di vista po la serenata dietro le quinte del suo innamorato Gabriele
drammatico il prologo, che si svolge venticinque anni prima Adorno, la ragazza cantava una cabaletta. Ora Verdi a chie-
della trama vera e propria dell'opera, poteva rimanere intat- dere a Boito di sostituirla con pochi versi di cui invia egli stes-
to perch, oltre ad essere una tragedia compiuta in s, pone- so una traccia allibrettista. La soluzione fu spedita da Boito
va le premesse essenziali del dramma. il 7 febbraio 1881:
Il corsaro Simone Boccanegra, figura storica del XIV seco-
lo, strappato al mare, veniva coinvolto in strategie politiche [... ] Eccole intanto le scheggie di poesia che Lei mi chiede:
guidate dall'ambizioso filatore Paolo Albiani, appoggiato al Atto 1
partito popolare. Diveniva Doge di Genova solo per poter Scena l'
ufficialmente coronare il suo sogno d'amore con Maria, fi- (quinari tronchi dopo il canto interno di Gabriele)
glia del pi potente tra i nobili della citt, Jacopo Fiesco. Ma Am. Ei vien!. .. l'amor
M'avvampa in seno. /sen)
dalla precedente unione era nata una figlia: il nodo umano E spezza il freno
del dramma sar imperniato proprio sull'agnizione tra Simo- L'ansante cor.
ne e la figlia, misteriosamente scomparsa da piccola. Nel Scommetto che quelli che ha scritto Lei sono assai migliori, ma questi
dramma principale la troveremo presso Fiesco, sotto il no- quinari tronchi sono nemici della penna. [... } [Carteggio, p. 43].
me di Amelia Grimaldi. Le passioni umane, peraltro, sono
sottomesse al cont1itto politico tra il partito dei nobili, gui- La scelta di abbandonare lo schema aria/cabaletta deriva dal-
dato da Fiesco, e quello popolare, manovrato da Paolo Al- l'esigenza di non ritardare l'azione, e conferma la scelta di
biani: Simone, doge popolare, tenta impossibili mediazioni. Verdi di aderire al dramma al di l della formula.
Ingrediente drammatico essenziale della vicenda il nuovo Il vero cambiamento della fisionomia dell'opera dato, co-
rapimento subito da Maria-Amelia, organizzato dall'ambi- me Verdi aveva giustamente intuito, dalla sostituzione delle
zioso Albiani, innamorato della giovane e da lei respinto. tre scene finali (10-12) del primo atto. Nella versione vene-
L'uomo d'ingegno a cui accenna Verdi nella lettera aRi- ziana del1857 vi si svolgeva una festa popolare in piazza per
cordi citata in precedenza, cio Boito, si mise all'opera con festeggiare i venticinque anni del dogato di Boccanegra. Ir-
la consueta rapidit, anche se non era entusiasta del lavoro: rompeva in scena Adorno, credendo Simone il rapitore di Ma-
non gli piaceva l'azione, non era convinto delle possibilit ria. Ma la giovane, liberatasi dal custode Lorenzino, accorre
drammatiche del soggetto, e inoltre non riaggiustava volen- in piazza appena in tempo per salvare Gabriele, che aveva
tieri un libretto di Piave, che era stato il principale collabo- insultato il Doge. Dopo aver raccontato del suo rapimento
ratore di Verdi. Aveva trovato con Othello un soggetto in il sipario si calava sulla scena, senza che la giovane avesse
grado di risvegliare la fantasia del Maestro, e la sua natura svelato il nome del rapitore.
impaziente premeva per realizzare un'opera del tutto ori- Il lavoro compiuto da Boito sulla traccia fornitagli da Verdi
ginale. esemplare. Sostitu all'allegoria popolare, di stampo con-
Il carteggio Verdi-Boito segue con dovizia di particolari il ri- venzionale, la sala del Maggior Consiglio, dominata dalla fi-
facip:J.ento del Boccanegra: ventiquattro lettere, dal 2 dicem- gura di Simone che chiede invano la pace tra Genova e

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Venezia citando ai presenti il messaggio di Francesco Petrar- dotto, nelle linee principali, a libretto d'opera, ma rimaneva
ca. La giustizia del Doge risalta maggiormente quando rie- tutto il lavoro di definizione dei nuovi rapporti drammatur-
sce a placare il popolo che, nella piazza, insegue Adorno: fa gici che la sintesi di Boito aveva determinato. prima che ini-
entrare la folla nella sala dopo aver fatto disarmare i presen- ziasse il lavoro sul Boccanegra. Tuttavia, v' uno scamoio
ti. In questa versione Gabriele ha ucciso il custode di Maria, epistolare tra i due artisti che vale la pena di riprendere, per-
Lorenzino l'usuriere, e sta per slanciarsi con la spada addos- ch indicativo dell'importantissimo ruolo che Boito svolse nel-
so a Simone, credendolo mandante del rapimento. A questo l'avanzamento drammaturgico di quest'ultimo Verdi
punto irrompe Maria: il suo racconto l'unico brano del fi- sperimentale. Nella prima scena del quarto atto di Othello,
nale precedente rimasto pressoch invariato. Geniale la con- il Moro viene richiamato a Venezia e sostituito con quello
clusione: senza farne il nome, Maria fissa il suo vero rapitore, che fino a poco tempo prima era stato il suo luogotenente,
Paolo Albiani. Simone allora si rivolge a lui imponendogli Michele Cassio: grazie a Jago Otello lo crede amante della
di ripetere la maledizione per quel codardo. Il coro ripete il moglie. In Shakespeare un espediente per far precipitare
giuramento sia maledetto, quasi parlando. Il sipario, sta- il dramma: Desdemona gioisce solo perch Cassio reinte-
volta, cala su una scena drammaturgicamente perfetta, tan- grato nel suo grado, e Othello la percuote davanti alle auto-
to da sollecitare a Verdi formidabili idee musicali. rit veneziane in missione a Cipro. Nella lettera del15 agosto
L'ultimo miglioramento di rilievo apportato al dramma Boito 1880, Verdi chiede:
lo dette definendo con maggiore intensit e ampiezza la fi-
gura di Paolo Albiani, che nella prima versione appariva mol- [... ]una trovata all'infuori di Shakspeare. Per. es.: (dico per dire)
to meno motivata. Il filatore, nella versione di Boito, anticipa dopo le parole Demonio taci Ludovico con tutta la sua alterezza
di Patrizio e la dignit di ambasciatore potrebbe fieramente apo-
con chiarezza il carattere di Jago. Nella versione veneziana strofare Otello = Indegno Moro, tu osi insultare una Patrizia Ve-
del secondo atto, Paolo cantava pochi versi: neta, mia parente, e non temi l'ira del Senato! (... ) Ad un tratto
O doge ingrato!. .. ch'io rinunci Amelia odonsi da lontano Tamburi, Trombe, Colpi di Canone et. et.. .. I
E i suoi tesori? ... fra tre d a me il bando? Turchi! I Turchi!! Popolo e Soldati invadono la scena. Sorpresa
A me cui devi il trono? ... e spavento in tutti! Otello si scuote e si drizza come un leone; bran-
Tre giorni troppi alla vendetta sono. disce la spada e volgendosi a Lodovico = Andiamo vi condurr
di nuovo alla vittoria. Venezia mi ricompenser poi con una desti-
Boito invia a Verdi queste varianti (ca. 8-9 gennaio 1881): tuzione!. .. [... ] [Carteggio, no l, p. l]

Scena Il La risposta di Boito del 18 ottobre un documento prezio-


Paolo solo. so, anche perch ci consente di capire quanto egli avesse sa-
Me stesso ho maledetto!!. ... puto individuare i principi autentici che reggono la tragedia,
E l'anatema e come intendesse rispettarli:
M'insegue ancor. .. e l'aura ancor ne trema!
Vilipeso ... rejetto Quando Lei dice (trascrivo le sue parole) dalla lettera che mi dires-
dal Senato e da Genova, qui vibro se a Monaco: Otello affranto dal dolore, roso dalla gelosia, abbat-
L 'ultimo stral pria di fuggir, qui libro tuto, ammalato fisicamente e moralmente, pu egli esaltarsi d'un
La sorte tua, Doge, in quest'ansia estrema. tratto e ritornare l'eroe di prima? E se lo pu, se la gloria lo affa-
Tu che m'offendi e che mi devi il trono. scina ancora, e pu scordare amore. dolore, gelosia, perch ucci-
Qui t'abbandono dere Desdemona e poscia se stesso? Quando lei argomenta a questo
Al tuo destino modo io non trovo pi parole per contraddirla, ma pi tardi quan-
In quest'ora fatale. do Ella mi chiede, anzi chiede a se medesimo: Sono scrupoli questi
estrae Qui ti stillo una lenta atra agona, o serie osservazioni? io soggiungo sono serie osservazioni. Ella mette
un'ampolla L t'armo un'assassino. il dito sulla piaga. Otello come un uomo che s'aggira sotto un in-
ne versa
il contenuto Scelga Morte sua via cubo e sotto la fatale e crescente dominazione di questo incubo pen-
nella tazza Fra il tosco e il pugnale. sa, agisce, soffre e compie il suo tremendo delitto. Ora se noi
(... ] [Copialettere, p. 23] e [Carteggio, n 11] immaginiamo un fatto che deve necessariamente scuotere o distrarre
Otello da un cos tenace incubo, ecco che distruggiamo tutto il sini-
I nuovi versi riflettono il turbamento di Paolo per la maledi- stro incanto creato da Schakespeare e non possiamo logicamente
zione che concludeva il finale del primo atto, e ne scolpisco- arrivare allo scioglimento dell'azione. Quell'attacco dei Turchi mi
no con incisivit le intenzioni di vendetta. D'ora in poi il d l'impressione come d'un pugno che rompe la finestra d'una ca- '
pubblico, con grande chiarezza, sapr che Simone destina- mera dove due persone stavano per morire asfisiate. Quell'ambien-
to a morire. te intimo di morte creato con tanto studio da Schakespeare d'un
Questi particolari, e tutto il lavoro di rifinitura per rendere tratto svanito [... ]. [Carteggio, n 4, p. 5]
credibile ogni sutura artistica, rendono il rifacimento del Si- Verdi accuser poi ricevuta della breve scena finale, la nona,
mone Boccanegra operato da Boito un dramma in cui situa- del terzo atto il2 dicembre 1880, che prevede lo svenimento
zioni e caratteri riescono scolpiti come nelle grandi tragedie, di Otello. Mentre il popolo inneggia al Leone di Venezia
e consegnano alla storia un capolavoro definitivamente Jago mostra al pubblico, con efficacissimo contrasto, il cor-
compiuto. po del Moro steso a terra: il leone nelle sue mani. inte-
ressante notare come lo spunto per questa scena sia
ugualmente preso da Shakespeare: Otello sviene nella prima
Da Othello a Otello scena del quarto atto (malore simile lo aveva provato anche
nella terza dell'atto terzo, quando Desdemona aveva smar-
Nonostante il grande successo che la versione rivista del rito il fazzoletto), ma un episodio funzionale al dramma.
Simone Boccanegra aveva ottenuto alla Scala di Milano il 24 La perdita di coscienza del Moro permette a Jago di convo-
marzo 1881, Boito non aveva voluto firmare il libretto. Scru- care Cassio, con mossa stringente, per il colloquio sulle vir-
polo pi che corretto, rispettoso nei confronti di Piave ma t della cortigiana Bianca, che Otello sentir di nascosto
anche del valore del proprio lavoro di musicista: dopo il Si- credendo che i due parlino di Desdemona. Nell'opera, invece,
mone, infatti, la Scala dava per la prima volta la versione l'episodio segue in pieno il codice melodrammatico, anche se
definitiva del suo Mefistojele in chiusura di stagione 7 ne sperde ogni enfasi: Otello diviene il simbolo impotente
Lo scambio di lettere tra Verdi e Boito riguardante Othello della vittoria di Jago.
riprende il25 maggio 1881: a questo punto era gi stato ri- interessante soffermarsi su un'altra situazione risolta da

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Boito piegando il linguaggio della tragedia alle esigenze del or l'altra delle due movenze. [... ] Mescolare visibilmente i due me-
codice operistico. All'inizio della terza scena del terzo atto tri non mi piaceva, ho preferito l'artefizio ch'ella vede [... ]. [Car-
Shakespeare mette a colloquio Desdemona e Cassio: l'ex- teggio, n 37, pp. 58-60]
luogotenente, dopo aver perorato la sua causa, si allontana In questa circostanza Boito rivela anche notevole abilit nel
mentre Othello arriva in compagnia di Jago. maneggiare il metro poetico in funzione drammaturgica, riu-
Quest'azione, che nel dramma affidata al potere chiarifi- scendo a suggerire un percorso stringente alla musica.
catore della parola, nell'opera viene sostituita da un effetto Il rapporto tra Boito e Verdi, come abbiamo potuto consta-
di straniamento ben noto anche a Verdi, che l'aveva impie- tare, risulta completamente differente da quelli che il mae-
gato per l'apparizione di Duncano nel Macbeth di Piave 8 stro aveva fino a quel momento intrattenuto con i suoi
Desdemona compare, presenza muta, nella seconda scena, collaboratori. Spesso Verdi, e l'ultima volta era accaduto con
durante il monologo di Jago, e inizia il colloquio con Cassio Ghislanzoni per Aida, determinava con tale forza la struttu-
sullo sfondo. Come nella tragedia comincia poi il dialogo tra ra drammatica che allibrettista non restava altro da fare che
Jago e Otello, coll'alfiere che riesce abilmente a far passare versificare il tutto. Nell'epistolario c' solo un problema che
per elemento di prova colpevole l'allontanarsi furtivo di Cas- sembra risolto da Verdi alla vecchia maniera. Il 27 agosto
sio. Il dialogo prosegue con Jago che, come in Shakespeare, 1881 mand, allo scopo di rendere chiara la situazione sce-
esorta Otello a temere la gelosia. Si canta infine un coro di nica del pezzo d'assieme del terzo atto, la seguente traccia:
lodi per Desdemona, che appare sul fondo della scena. Que-
sto elemento non compare in Shakespeare, ma nell'opera ha [... ] Jag. T'affretta! Il tempo vola! All'apra ergi tua mira! all'apra
un peso fondamentale perch contrappone con forza crescen- sola! Io penso a Cassio .... L 'infame anima ria gli sveller. Lo giu-
te i due uomini, e permette a Otello di concludere: ro. Tu avrai le sue novelle a mezzanotte (aggiustando, s'intende i
versi) [... ] [Carteggio, no 38, p. 61]
[... ] Quel canto mi conquide
No, no, s'ella m'inganna il ciel s stesso irride. resa in questo modo nella versione finale:
in piena aderenza letterale alle parole della tragedia: Jago T'affretta! Rapido
Slancia la tua vendetta! Il tempo vola
But I do love thee! and when thee not, Otello Ben parli.
Chaos is come again. Jago l'ira inutil ciancia. Scuotiti!
All'opra ergi tua mira! All'opra sola!
Commenta Boito, inviando il testo del coro a Verdi il17 giu- Io penso a Cassio. Ei le sue trame espia.
gno 1881 insieme alla pianta della scena: L'infame anima ria l'averno inghiotte!
Otello Chi gliela svelle?
[... ]il pubblico ode un dolce coro interno che s'avvicina lentamen- Jago lo
te, mentre Jago continua la sua parte infernale. Poco dopo si vedr Otello Tu?
dall'apertura, assai vasta, dal centro della scena, che riesce sul giar- Jago Giurai.
dino, si vedr in un dirupo leggiadramente disposto Desdemona cir- Otello Tal sia.
condata da donne e da bambini che spargono fiori e rami sul suo Tu avrai le sue novelle in questa notte ... )
passaggio e intorno ad essa cantano serenamente. Sar, in quel mo-
mento fatale del dramma, come una casta e gentile apoteosi di can- Tutta la stesura del libretto era gi completata, nelle sue li-
ti e di fiori intorno alla bella e innocente figura di Desdemona. [... ]. nee essenziali, gi a partire dall'agosto 1881. Ciononostante
[Carteggio, no 35, p. 52] Verdi non si decideva a sciogliere le sue riserve sul musicare
Quest'argomentazione dimostra con chiarezza l'insostituibile, il dramma. Ebbe un'occasione per ribadirlo quando Boito
specifica azione della musica, che aggiunge significato al gli chiese, su sollecitazione indiretta del critico francese Bla-
dramma. ze de Bury, i diritti per la traduzione francese dell'opera. La
Rimaneva soltanto un unico grave problema da risolvere, lettera, del 16 agosto 1882, interessante perch c'informa
quello del pezzo d'insieme per il terz'atto dell'opera (scene che il titolo del dramma, originariamente, era lago, oltre a
contenere interessanti dichiarazioni di Verdi sullo stile ope-
7-8), tratto dalla prima scena del quart'atto della tragedia,
in cui peraltro Boito riuscir a fondere con abilit anche parte ristico italiano. Il titolo dell'opera diverr Otello soltanto nel
del dialogo tra Jago e Roderigo della seconda scena, quello 1886.
in cui i due tendono l'agguato a Cassio. Fin dall'inizio del
lavoro Verdi aveva dichiarato di non sentire abbastanza il C. Baita finito!
brano. Nuovamente sollecitato dal maestro, Boito risolve Salute a noi... (ed anche a lui!!) addio
quasi del tutto il problema in una lettera del24 agosto 1881;
A dimostrare la precisa intenzione da parte di Verdi di musi-
[... ] Il pezzo d'insieme, ha come avevamo progettato, la sua parte care Otello, ci sono i contatti epistolari che egli avva preso
lirica e la sua parte drammatica fuse insieme; , cio, un pezzo liri- fin dal gennaio 1880 col pittore Morelli per i bozzetti .e figu-
co, melodico, sotto il quale s'aggira un dialogo di dramma. La fi- rini dell'opera. Ma un ultimo, improvviso ostacolo si frap-
gura principale del lato lirico Desdemona, la figura principale del
lato drammatico Jago. Cos, Jago dopo essere stato, per un istante pose al corso normale degli avvenimenti. Durante un
solo, sopraffatto da un avvenimento che non era in suo potere, (la banchetto a Napoli nel marzo 1884 9, Boito aveva rilasciato
lettera che richiama Otello a Venezia) riannoda subito, con una ra- un'intervista al giornalista Cafiero. Alla domanda se Otello
pidit ed una energia senza pari, tutti i fili della tragedia e torna sarebbe stato un soggetto adatto per lui, Boito rispose che
a far sua la catastrofe, ed anzi si vale dell'avvenimento inprevisto non aveva mai pensato di musicarlo, perch sentiva troppo
per accellerare vertiginosamente il corso del disastro finale. Tutto l'opera di Shakespeare nella sua forma tragica. Solo a con-
ci era nella mente di Schakespeare, tutto ci apparisce chiaro nel tatto diretto con l'arte verdiana era riuscito a pensare di pa-
nostro lavoro. Jago passa da Otello e Rodrigo, i due stromenti che terne trarre un'opera musicabile. Ma le dichiarazioni del
gli rimangono pel suo misfatto, poi ha l'ultima parola e l'ultimo padovano furono mal interpretate da un altro giornalista pre-
atteggiamento dell'atto [... ].
Ci eravamo accordati che la parte lirica del pezzo doveva avere un sente: Boito avrebbe voluto musicare lui il soggetto. La no-
metro e la parte dialogata (compreso il Coro) un metro diverso. tizia fu pubblicata su Roma, pass poi al Piccolo di
ho fatto cos. Il metro del dialogo un endecasillabo che si pu spez- Napoli, indi al Pungolo giornale su cui Verdi la lesse. Im-
zare, s o no, come lei vuole, e, se si spezza si risolve in tanti quina- mediatamente scrisse a Faccio il 27 marzo, offrendo il libretto
ri da cima a fondo. lei pu dunque adoperare a sua scelta or l'una a Boito perch lo mettesse pure lui stesso in musica. Mani-

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fest, in questa circostanza, la consueta capacit d'indigna- novembre 1886. Tre versi di Jago nela prima scena del pri-
zione, rimasta intatta anche se il tempo, e la stima sopravve- mo atto, non corrispondevano al senso del testo della
nuta per Boito, gli avevano insegnato a moderare la naturale tragedia:
impulsivit:
Ma, come ver che tu Rodrigo sei,
[... ] Il Pungolo riporta dal Piccolo di Napoli queste frasi: A pro- Cos pur vero che se il Moro io fossi
posito del Jago, Boito disse che l'argomento l'aveva trattato quasi Vedermi non vorrei d'attorno un Jago.
a contragenio. Ma che, terminato, si era rammaricato di non po-
ter/o musicare lui ... . Queste parole, dette in un banchetto, si pu Cos in Shakespeare:
ammettere che non abbiano gran valore; ma disgraziatamente si pre-
stano a commenti [... ] [Copialettere, p. 324] Por, Sir, It is are sure as you are Roderigo,
Were I the Moor, I would not be Jago.
Avuto notizia di questo malinteso, Boito scrisse a Verdi una [Othello, I, l]
lunghissima lettera di spiegazioni, ove riporta correttamente (Poich, mio caro, siccome ver che tu Rodrigo sei,
i fatti. In questa circostanza chiarisce con nobilt il vero scopo cos pur vero che se il Moro io fossi, lago non vorrei essere.)
del suo lavoro, rendendo insieme un'importante dichiarazione
poetica: L'errore derivava dalla traduzione shakespeariana del Ru-
sconi (1838).
[... ] gran desiderio mio [... ] quello di sentire musicato da Lei un A Verdi piaceva, e Boito, in una lettera dellO maggio 1886,
libretto che io feci solo per la gioja di vederle riprendere la penna lo conferma nella sua scelta:
per causa mia, per la gloria di esserle compagno di lavoro, per l'am-
bizione di sentire il mio nome accoppiato al suo e il nostro a quello Caro Maestro. Quello che sto per scrivere pare una bestemmia: Pre-
di Schakespeare, e perch quel tema e il mio libretto le son devoluti ferisco la frase di Rusconi. Esprime maggiori cose che non esprima
per il sacro e santo diritto di conquista. Lei solo pu musicare 1'0- il testo, rivela il malo animo di Jago, la buona fede d'Otello ed an-
tello, tutto il teatro ch'Ella ci ha dato afferma questa verit; se io nuncia a chi l'ode tutta una tragedia d'insidie [... ] La fedelt d'un
ho saputo intuire la potente musicalit della tragedia Schakespea- traduttore dev'essere assai scrupolosa, ma la fedelt di ch'illustra
riana, che prima non sentivo, e se l'ho potuta dimostrare coi fatti con la propria arte l'opera d'un arte diversa pu, a parer mio, esse-
nel mio libretto gli perch mi sono messo nel punto di vista del- re meno scrupolosa [... ]. [Carteggio, no 75, p. 104]
l'arte Verdiana, gli perch ho sentito scrivendo quei versi ci ch'ella
avrebbe sentito illustrandoli con quell'altro linguaggio mille volte Intanto Alfredo Edel, incaricato di fare i costumi dell'ope-
pi intimo e pi possente, il suono [... ]. [Carteggio, n 46, p. 72; ra, aveva chiesto a Boito istruzioni sull'epoca storica della
19 aprile 1884] vicenda: con grande precisione illibrettista fornisce l'anno
1525, desumendolo dalla stessa fonte, una novella di Gio-
Uno degli ultimi ritocchi, ma essenziale, di cui c'informa l'e- van Battista Giraldi Cinthio 10.
pistolario, l'invio del testo del Credo di Jago, per la se- Il lavoro di Boito, quindi, ha toccato quasi tutti i campi. Con
conda scena del secondo atto. E questo in artistica risposta l'adattamento di Othello ha fornito a Verdi una tragedia com-
a una lettera di Verdi indirizzatagli il 26 aprile velata di ri- piuta, dalle mille sfumature, oltre a un percorso che, per la
sentimento in cui il musicista accettava di riprendere il lavo- potenza dei versi impiegati e le suggestioni delle forme, han-
ro sull'opera; Verdi desiderava una forma pi spezzata, no molto influenzato il Maestro, portandolo a comporre una
meno lirica e Boito scrive: delle sue opere pi sperimentali. In pi occasioni si cercato
[... ] Mi sono risovvenuto che lei non era contento d'una scena di di quantificare il peso di Boito sulle scelte di Verdi nell'ulti-
Jago nel second'atto in doppi quinarj [... ]io le proposi di fare una ma fase d'evoluzione della sua arte. Basti pensare al taglio
specie di Credo scellerato e ho tentato di scriverlo in un metro rot- dell'intero primo atto della tragedia, ambientato a Venezia.
to e non simmetrico[ ... ] [Carteggio, no 48, p. 74, dopo il26 aprile Prima d'incontrare Boito Verdi non avrebbe mai consentito
1884] che una figura di padre come quella di Brabantio venisse
estromessa dal dramma: fino all'Aida il padre verdiano in-
Questo passo sta a dimostrare la comunit d'intenti che si carnava l'autorit.
era stabilita tra i due artisti, che era divenuta quasi un unico Di fronte a una svolta di tale portata viene in mente una fra-
modo di sentire. se di Verdi che divenuta una massima: Tornate all'anti-
Dopo il1884l'epistolario c'informa di pochi dati relativi al- co, e sar un progresso. Con Otello Boito si rivolto
l'opera: i rapporti tra Verdi e Boito erano divenuti ormai tan- all'eternit della legge tragica: non poteva risultarne un pro-
to stretti che buona parte del lavoro di revisione del testo gresso maggiore nell'arte del melodramma.
veniva svolto dai due sotto lo stesso tetto. Cos per la tor-
mentata stesura del quarto atto, di cui esistono quattro ver-
sioni. Verdi informa Boito di aver finito di musicarlo il 5 Sir John Falstaff
ottobre 1885, allegando copia della stesura definitiva del te-
sto cos come l'aveva musicato. Le differenze fra la versione Dopo l'enorme successo di Otello alla Scala di Milano il 5
inviata da Verdi e quella finale sono lievi, trattandosi quasi febbraio 1887, quali potevano essere le aspettative sulla car-
sempre di aggiustamenti per rendere i versi pi scorrevoli. riera del musicista, gi nel settantaquattresimo anno di vita?
Merita di essere segnalato, come una suggestione, un solo Ma tanto era stato difficile convincere Verdi a mettere in mu-
cambiamento (la stesura inviata da Verdi corrisponde a par- sica Ote/lo, tanto fu facile indurlo a dedicarsi anima e corpo
te della terza scena e va fino al termine dell'opera). Dopo alla figura di John Falstaff. Il progetto di un'opera comica
la fuga precipitosa di Jago, Lodovico dichiara Otello suo pri- stava nel suo cervello fin da quando Un giorno di regno, l'u-
gioniero. Nel testo di Verdi Otello risponde, dopo una lunga nica opera buffa che aveva scritto, era stata fischiata alla Sca-
pausa, tutto finito. Mentre nella versione finale ha un la nel1840. A pi riprese Verdi aveva dato prova di autentica
ultimo sussulto (tant'osi), che in estrema sintesi suggeri- vis comica, specialmente ne La forza del destino, dando vita
sce la stessa condizione di Othello nel finale della tragedia all'indimenticabile Fra' Melitone.
(And say besides, that in Aleppo once, [... ]), quando in- Proponendo a Verdi un adattamento di The merry Wives of
voca il rispetto per la sua infelice condizione. Windsor, centrato sul personaggio di John Falstaff, Boito
Gli ultimi ritocchi al testo vennero apportati mentre Verdi, aveva colto nel segno o, pi semplicemente, ricordava un an-
come da prassi italiana consolidata, terminato lo spartito sta- nuncio apparso su un giornale milanese nel1868, che diceva
va orchestrando l'opera, lavoro che porter a termine il primo che il Maestro era in procinto di musicare un Falstajf di Ghi-

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slanzoni, notizia prontamente smentita dallo stesso poeta sul- [... ] C' un solo modo di finir meglio che coll'Otello ed quello
la Gazzetta Musicale. Comunque siano andate le cose, in- di finire vittoriosamente col Falstaff Dopo aver fatto risuonare tutte
contrandolo a Milano alla fine di giugno del1889, Boito fece le grida e i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immen-
la sua proposta a Verdi e prontamente, avendo visto accen- so d'ilarit! c' da far strabigliare [... ].[Carteggio, no 121, p. 146]
dersi l'interesse del musicista, gli mand un progetto per la
nuova opera tratta da Shakespeare. Da quel momento Fal- Nella lettera successiva Verdi si arrese del tutto. Il resto del-
staff cosa fatta, senza fatiche, travagli, dolori. la corrispondenza scioglier ben pochi nodi drammatici, ch
La seriet con cui Verdi s'accinse al lavoro testimoniata dal- poco occorreva al progetto per diventare realt.
la prima lettera dell'epistolario che riguardi l'opera (6luglio Boito ebbe inoltre occasione di rivelare il suo talento dram-
1889): maturgico.
Mancava il tradizionale duetto d'amore tra Fenton e Nan-
[... ] Prima di leggere il vostro schizzo ho voluto rileggere le Allegre netta. E mancher anche nella stesura definitiva:
Comari, le due parti dell'Enrico IV, e l'Enrico V; e non posso che
ripetere benissimo, ch non si poteva fare meglio di quello che ave- [... ] Quel loro amore mi piace, serve a far pi fresca e pi solida
te fatto voi. [... ]questo Falstaff o Comari che era due giorni f nel tutta la commedia. Quell'amore la deve vivificar tuttta e tanto e
mondo dei sogni, ora va prendendo corpo, e pu diventare una realt sempre per modo che vorrei quasi quasi eliminare il duetto dei due
[... ]. [Carteggio, no 118, p. 142] innamorati.
A cui ne segue, il giorno dopo, un'altra, l'ultima in cui ma- In ogni scena d'insieme quell'amore presente a modo suo.
presente nella n parte del l o Atto.
nifesti qualche resistenza:
Nella I" parte del 2 atto
[... ] Voi nel tracciare Falstaff avete mai pensato alla cifra enorme Nella I" e II" parte del terzo.
de' miei anni? So bene che mi risponderete esagerando lo stato di quindi inutile di farli cantare insieme da soli in un vero duetto.
mia salute, buono, ottimo, robusto ... E sia pure cos: ci malgrado La loro parte, anche senza il duetto, sar efficacissima; sar anzi
converrete meco, che potrei essere tacciato di grande temerit nel- pi efficace senza. Non so spiegarmi; vorrei come si cosparge di
l' assumermi tanto incarico! - E se non reggessi alla fatica?!. - E se zucchero una torta cospargere con quel gajo amore tutta la com-
non arrivassi a finire la musica?-[ ... ] Avete Voi una buona ragione media senza radunarlo in un punto. [... ]
da opporre alle mie [... ] se Voi ne trovaste una per una parte, ed [Carteggio, no 125, p. 150; 12 luglio 1889]
io la maniera di levarmi dalle spalle una dieci anni, allora ... Che
gioja! Poter dire al Pubblico: Boito inizia a stendere il libretto all'inizio di agosto, ma an-
Siamo qu ancora!! che Verdi inizia subito a comporre. Il18 agosto 1889 scrive:
A Noi!!
[Carteggio, no 119, p. 143] [... ]Voi lavorate spero? Il pi strano si che lavoro anch'io!. .. Mi
Forse ancora pi che per Otello il merito di Boito come li- diverto a fare delle fughe!. .. S signore: una fuga ... ed una fuga
buffa ... che potrebbe star bene in Falstaff! ... Ma come una fuga
brettista del Falstaff grande. Riesce a presentare a Verdi buffa? direte Voi? ... Non so come, n perch ma una fuga buffa!
un prodotto talmente rifinito, e dall'azione talmente incal- [... ]. [Carteggio, no 128, p. 153]
zante, da non fargli nutrire quasi mai un dubbio. Inoltre
per buona parte responsabile della filosofia dell'opera: un Si trattava del brano destinato poi a concludere l'opera. Verdi
lavoro che esalta la vitalit del dissennato Sir, sempre al cen- si era posto il problema di vivificare il finale, e in quest'idea
tro della vicenda, ma che gli d una contropartita, che non c' un profondo messaggio tecnico e artistico. Nel momento
ha l'uguale nella commedia di Shakespeare, nell'amore dei in cui tutte le convinzioni precostituite cadono, Falstaff vie-
due giovani, Fenton e Nannetta, amore che ricamer tutta ne sbugiardato, ma anche il suo antagonista cade nella trap-
l'opera, costituendo una luce di autentica speranza in un mon- pola tesagli dalle donne, e tutti i provinciali di Windsor sono
do fatto di beffe. coinvolti nello sberleffo del protagonista: solo l'amore di Fen-
Gli unici dubbi drammaturgici di Verdi vertevano sulla fred- ton e Nannetta vince ogni convenzione. A questo punto, in
dezza del terzo atto, ambientato nel parco di Windsor, per- ogni opera buffa, sia in musica che in prosa, c' la licenza:
ch basato sulla concatenazione di forme brevi, come canzoni, dal Don Giovanni al Barbiere di Siviglia. Verdi inizia a com-
ariette e altro. Boito tenta di sciogliere questi dubbi il 7 lu- porre dalla fine, ma con l'idea risolutiva di tutto il suo uni-
glio 1889: verso operistico: la fiducia nella composizione severa.
[... ] Non c' dubbio: il terz'atto il pi freddo. E questo, sul tea- Il lavoro di Boito procedeva spedito, come sempre. Gi il pri-
tro, un guajo.- Sventuratamente codesta una legge comune nel mo marzo del 1890 pot annunciare a Verdi che il libretto
teatro comico. Il tragico ha la legge opposta. L'avvicinarsi di una di Falstaffsar completamente finito di l a tre o quattro gior-
catastrofe in una tragedia [... ] aumenta prodigiosamente il suo in- ni. Verdi lo ricevette e subito, con la consueta deferenza, gl'in-
teresse perch il suo fine terribile. Cos gli ultimi atti delle trage- vi il compenso (8 marzo). Sette giorni dopo Verdi aveva gi
die sono sempre i pi belli. completato il primo atto senza nissun cambiamento nella
Nella commedia quando il nodo sta per sciogliersi l'interesse dimi- poesia. Nella stessa lettera si poneva il problema se accetta-
nuisce sempre perch il suo fine lieto. [... ] La commedia disfa il re Falstaff sulla prima e sull'ultima sillaba. Spesso i due
nodo, la tragedia lo rompe o lo taglia- Dunque il terz'atto del Fal-
staff certamente il pi freddo [... ]. Pure si vedr di riscaldarlo artisti discutevano di metrica e accenti, mai per come per
e di farlo pi spiccio e meno frazionato. Anzitutto bisogna trar par- quest'opera.
tito pi che sia possibile dell'ultima scena la quale ha dei vantaggi. Il 21 marzo 1891, dopo che il lavoro aveva subito qualche
L'ambiente fantastico, non mai stato toccato dal resto dell'opera rallentamento, Verdi chiedeva su quale sillaba della parola
pu giovare, una nota fresca, leggera e nuova. Poi possediamo Vindsor dovesse porre l'accento. Il quesito causa la rispo-
tre momenti comici assai buoni l o: il monologo di Falstaff colle sta di Boito, che spiega anche il perch dell'accento sbaglia-
corna. 2: L'interrogatorio (glielo faremo fare da Bardolfo e da Pi- to su Norflk, errore comunemente rimproverato dai critici
stola a suono di legnate sulla pancia di Falstaff disteso per terra inglesi:
e per ogni legnata confessa un peccato.) 3: la benedizione dei due
matrimonj in maschera. - [... ]. [Carteggio, no 120, pp. 144-45]
Wndsor. Cos:
aggiungendo il giorno dopo: Gje comari di Wndsor l'ora ecc.
precisamente, come dice Lei, un endecasillabo coll'accento sulla
Un sorriso aggiunge un filo settima, e la parola Wndsor a questo modo accentata corretta-
alla trama della vita mente. Non credo che ci sia in tutta la lingua inglese una parola

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che porti l'accento sull'ultima sillaba [... ]. E qui devo confessare scalda al sole dopo il tuffo nel Tamigi bevendo un bicchiere
che una volta, nel suo libretto, ho trasgredito a questa regola[ ... ]: di vin caldo. I sorsi avidamente trangugiati producono un
quand'ero paggio effetto di benessere immediato. Come nessun altro aveva mai
Del Duca di Norfolk ero sottile ecc ecc fatto, Boito riesce a descrivere l'effetto del vino, stimolando
L'indole di questo verso porterebbe l'accento sulla sesta mentre la
parola Nrfolk va accentuata sulla prima sillaba come Wndsor e a Verdi un effetto da manuale d'orchestrazione, un immen-
Flstaff ecc. Mi sono provato varie volte di correggere questo ver- so trillo progressivamente sostenuto da tutti gli strumenti
so ma se aggiustavo l'accento guastavo il verso ed ho preferito fra d'orchestra:
i due mali falsare l'accento della parola [... ]. [Carteggio, no 162,
p. 181, 22 o 29 marzo 1891] Il buon vino sperde le tetre fole
Dello sconforto, accende l'occhio e il pensier, dal fabbro
Il lavoro sull'opera si avvicinava sempre pi alla fine. Il 10 Sale al cerve! e quivi risveglia il picciol fabbro
settembre Verdi scriveva a Boito: dei trilli; un negro grillo che vibra entro l'uom brillo.
Trilla ogni fibra in cor, l'allegro etere al trillo
[... ]Non vero che io abbia finito il Falstaff. St lavorando a met- Guizza e il giocondo globo squilibra una demenza
tere in partitura quello che ho fatto perch temo di dimenticare al- Trillante! E il trillo invade il mondo!!! ...
cuni squarci e impasti d'istromenti. Dopo far la prima parte
dell'Terz' Atto ... ed allora Amen! [... ]. [Carteggio, n o 181, p. 196] Questo brano, pur se motivato da un passo di Henry IV, parte
seconda, in cui Falstaff tesse le lodi dello sherris, di pu-
Falstajfsar definitivamente compiuto circa un anno dopo, ra invenzione di Boito, derivando dal canto d'ebbrezza nella
nel settembre 1892. Sull'ultima pagina della partitura conse- prima scena del primo atto del protagonista di Irm, libretto
gnata a Ricordi Verdi scriveva, parafrasando un passo del scritto per Cesare Dominiceti:
libretto di Boito:
Il mondo un trillo
Tutto finito. Per l'uomo brillo,
Va, va vecchio John. Un trillo enorme
Cammina per la tua via Di suoni e forme,
Fin che tu puoi.
Divertente tipo di briccone Trilla nel calice
Eternamente vero sotto La birra bionda,
Maschera diversa in ogni Trilla nel salice
Tempo, in ogni luogo. La molle fronda,
Va, va, Tra l'erba il grillo
Cammina, cammina, Strilla il suo trillo,
Addio. Trillando tremolano
L'aure sui fior,
Il libretto di Boito una sintesi abilissima delle Allegre co- Trillando palpitano
mari. La trama della commedia risulta sfrondata di ogni ele- Le fibre in cor.
mento superfluo, evitando ogni prolissit. Per ridurre il [Boito, pp. 824-25]
numero dei personaggi fuse con estrema abilit alcuni carat-
Dallo stesso libretto inoltre liberamente tratta la litania gio-
teri: cos nel dottor Cajus dell'opera sintetizz la figura del
cosa che gli abitanti di Windsor reciteranno insieme a Fal-
vecchio pretendente in un unico personaggio, come pure ri-
staff nell'ultima scena, consentendo al vecchio Verdi l'ultimo
dusse i matrimoni finali da tre, quanti erano i pretendenti atto di anticlericalismo, finalmente sereno:
di Ann Page, la Nannetta Ford dell'opera, a due. Anche le
beffe subite da Falstaff nella commedia (il tuffo nel fiume IRM (l, I) FALSTAFF (III, 2)
dentro il cesto della biancheria, la bastonatura travestito da CORO Le donne: Domine fallo casto!
donna, il punzecchiamento nel costume del Cacciatore nero) Domine va in cantina Falstaff Ma salvagli l'ad-
divennero due, una volta eliminato il travestimento da vec- domine.
chia megera. Recipe un'ampia tina, Le donne: Domine fallo guasto!
Ma la sostanza dell'opera rimase tale e quale. Sub anzi un Misura cinque gotti, Falstaff' Ma salvagli
arricchimento notevole, perch nel tracciare il personaggio l'addomine.
Fa gorgogliar le botti, Le donne: Fallo punito
di Falstaff Boito fece ricorso a molti punti in cui questi com- Domine!
pare nelle due parti di Henry IV. Per citare un solo esempio. So/fegger cos, Falstaff Ma salvagli l'ad-
L'invenzione della lode alla grassezza nella prima scena del domine.
primo atto: Laudando la tua spina Le donne: Fallo pentito Domine
Sino al novello d Falstaff' Ma salvagli
in quest'addome l'addomine
c' un migliaio di lingue che annunciano il mio nome Domine va in cantina.
[Boito, p. 826]
viene dalla seconda parte di Henry IV, terza scena del quar-
to atto: Miracolosi risultano anche gli intrecci metrici dei gruppi con-
trapposti: da una parte gli uomini, dall'altra le donne, e oc-
Fai.: I have a whole school of tongues in this belly of mine, and not casione poetica tale da invitare a nozze un musicista come
a tongue of them ali speaks any other word but my name.
(lo ho una scuola di lingue in quest'addome e nessuna di esse sa Verdi.
pronunciare un nome diverso dal mio) Z Non si pu lasciare Falstajj all'enorme successo della prima
assoluta alla Scala di Milano (9 febbraio 1893) senza aver mes-
Ma il pregio pi notevole del lavoro di Boito, pi ancora del so in rilievo l'ennesimo, eccezionale contributo di Boito. In
formidabile taglio drammaturgico che seppe imprimere al- apertura dell'ultima scena, sul magico scenario del parco di
l'opera sul quale la scatenata musica del vecchio Verdi s'in- Windsor, aveva affidato un assolo al tenore. Nel rapportar-
ser con facile naturalezza, l'abilit con cui seppe piegare si alla tradizione del passato Boito aveva pi volte manife-
il suo linguaggio, spesso basato sull'allitterazione, in funzione stato una velata diffidenza per questa voce, e nella seconda
timbrica e musicale. Ci si pu verificare soprattutto nell'e- scena del primo atto del suo Mejistofele aveva impiegato co-
pisodio di Falstaff, prima scena dell'ultimo atto, che si ri- me melodia dell'aria di Faust, Dai campi, dai prati, il te-

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ma dell'Andante con variazioni della Sonata a Kreutzer quello di Richard Wagner in quella tedesca. Si sbagliava,
di Beethoven. Per questo assolo di Fenton scrisse un vero e perch la nostra tradizione melodrammatica aveva fissato,
proprio sonetto: nel corso del tempo, regole talmente precise e inderogabili,
legate anche all'affermazione anche sociale di un genere dal-
FENTON Dal labbro il canto estasiato vola
pe' silenzi notturni e va lontano la straordinaria vitalit, che avrebbero potuto essere sorpas-
E alfin ritrova un altro labbro umano sate solo quando un'altra impalcatura pluricentenaria stesse
Che gli risponde colla sua parola. vacillando: la tonalit. E a quest'ultima fase del progresso
musicale Boito non avrebbe proprio potuto partecipare, co-
E allor la nota che non pi sola me del resto anche Verdi. Ma il rapporto tra Verdi e Boito
Vibra di gioia in un accordo arcano non s'esaurisce comunque nelle memorabili partiture a cui
E innamorando l'aer antelucano entrambi collaborarono, essendo costituito anche da una mi-
Come altra voce al suo fonte rivola. riade di altri fatti e circostanze a cui, per brevit, si pu sol-
tanto accennare.
Quivi ripiglia suon, ma la sua cura
Tende sempre ad unir chi lo disuna. Cos per gli incarichi di consulenza ministeriale, che Verdi
Cos baciai la disiata bocca! aveva sempre rifiutato, ma che Boito non pot evitare. Fece
compilare al maestro una lista di compositori, nel 1887, dei
Bocca baciata non perde ventura. quali gli studenti dei Conservatori avrebbero dovuto studia-
NANNETTA Anzi rinnova come fa la luna. re le opere. Verdi mise al primo posto i nomi di Palestrina
INSIEME Ma il canto muor nel bacio che lo tocca. in primis et ante omnia, Carissimi, Alessandro Scarlatti, Per-
golesi e Piccioni, attuando quel progresso del ritorno all'an-
L'impiego di questa forma ricercata, come quello che Verdi
tico. Peccato, piuttosto, che ai nostri giorni i programmi dei
fece della fuga accompagnata in luogo della licenza, acqui-
Conservatori non abbiano oltrepassato queste barriere.
sta un significato estetico particolare, bene individuato da
Anche nello stabilire l'altezza del diapason Boito e Verdi gio-
W olfgang Osthoff che fa un accuratissimo paragone tra Verdi
e Wagner: carono un fondamentale ruolo in Europa.
Non era facile conquistare l'amicizia di Verdi, molto pi sem-
La concezione musicale di Wagner indirizzata verso l'interiorit plice averne la stima. Boito ebbe l'una e l'altra. Al partire
dell'Io; l'armonia tende ad essere conosciuta passivamente dall'in- dal 1884 ormai era di casa a S. Agata e a Genova. Il loro
dividuo; in essa trovano quiete, morte, estrema identit certe figu- comune sentimento serv anche a consolarli dalle perdite do-
re del suo teatro, Isolde, Briinhilde. L'armonia dei suoni, in Wagner, lorose di quegli anni: Emanuele Muzio, Franco Faccio, Giu-
non appartiene allo spazio n al tempo. Il sonetto verdiano rappre- seppina Strepponi.
senta invece l'armonia come un processo che nel tempo e nello spa-
zio si compie. Vi affermata l'alterit, la diversit, la dissonantia Poi mor Verdi stesso. Per Boito fu il colpo pi grave, da
del reale, e per il suono aspira attivamente a unificare (unir) la cui fatic a riprendersi, come testimonia la celebre lettera in-
duplicit che genera l'accordo e al tempo stesso lo scinde (disu- dirizzata all'amico Camille Bellaigue.
na). [... ]La musica del sonetto di Verdi non si estingue nel mon- Congediamolo ancora una volta con le sue parole, tratte dalla
do interiore dell'Io, essa sfocia semmai sull' altro labbro lettera indirizzata a Verdi dopo l'incidente delle dichiarazio-
dell'innamorata, donde conduce poi verso una riconciliata comu- ni su Otello al giornalista napoletano del1884. uno dei pi
nanza. Non dunque un inserto episodico, e appartiene di diritto severi monumenti alla sua capacit di autocritica, ed insie-
al genere drammatico che di questa comunanza il veicolo, alla com- me un esempio della sua grandezza umana:
media. Come in Wagner, l'armonia vi si manifesta in una visione
ultramusicale: ma, diversamente, in Verdi essa si rivolge al mondo Ma per carit Lei non abbandoni I'Otello, non lo abbandoni, le
reale e ne simbolizza la norma etica, anzi l'incarna. 13 predestinato, lo faccia, aveva gi incominciato a lavorarci ed io ero
gi tutto confortato e speravo gi di vederlo, in un giorno non lon-
Forse il rapporto che Boito seppe instaurare con Verdi gl'im- tano, finito.
ped di sviluppare coerentemente la propria personalit. Ma Lei pi sano di me, pi forte di me, abbiamo fatto la prova del
sicuramente determin un salto qualitativo nel panorama del braccio e il mio piegava sotto il suo, la sua vita tranquilla e sere-
melodramma. I libretti di Otello e Falstajj ricordano, per bel- na, ripigli la penna e mi scriva presto: Caro Boito, fatemi il piacere
lezza dei versi e la loro funzionalit nei confronti della musi- di mutare questi versi ecc. ecc. ed io li muter subito con gioja e
ca del compositore a cui erano destinati, un altro precedente sapr lavorare per Lei, io che non so lavorare per me, perch Lei
illustre: Felice Romani quando scriveva per Bellini. Boito s'e- vive nella vita vera e reale dell'Arte io nel mondo delle allucinazioni
[Carteggio, no 46, p. 73]
ra illuso, ma non dur a lungo, di poter svolgere nella pluri-
centenaria tradizione operistica italiana un ruolo analogo a Il suo Nerone rimase incompiuto.

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NOTE dramma italiano dell'Ottocento, a cura di Giorgio Pestelli, Einaudi, To-
rino 1977. Il saggio contiene anche un'utile biobliografia critica generale.
Indicazione bibliografica 4) Sar utile ricordare specificamente la precedente esperienza di Boito con
Shakespeare, la riduzione di Amleto (1865) per Franco Faccio.
5) Si riserv la facolt di ritirare l'opera fino alla prova generale.
Boito =Tutti gli scritti di Arrigo Boito, a cura di Piero Nar- 6) Il cambiamento operato da Boito serve a chiarificare la situazione:
di, Milano, Mondadori 1942. I" vers.: Boito:
Carteggio =Carteggio Verdi-Boito, a cura di Marcello Conati e Il lacerato spirito Il lacerato spirito
Mario Medici, con la collaborazione di MarisaCasa- Del misero vegliardo Del mesto genitore
ti, 2 voli., Parma 1978. di pi crudele spasimo Era serbato a strazio
Copialettere =I Copialettere di Giuseppe Verdi, pubblicati e illustrati Era segnato al dardo. D'infamia e di dolore.
da Gaetano Cesari e Alessandro Luzio, Milano 1913 Sostituendo la parola genitore>> a <<vegliardo>>, il librettista ottiene il
[ristampa fotomeccanica: Bologna, Forni 1968]. risultato di rendere pi evidente il rapporto di paternit di Fiesco.
Nardi =NARDI, Vita di Arrigo Boito, Milano, Mondadori 7} Boito era solito firmare con lo pseudonimo <<Tobia Gorrio>>, anagram-
1942 ma del suo nome e cognome. Aveva fatto cos anche quando aveva scritto
I versi originali di Shakespeare sono tratti da: The Works oj William Sha- il libretto per la Gioconda di Ponchielli (1876}.
kespeare, edit. by W.B. Clark and W.A. Wright, MacMillan Ltd. London 8) Piave aveva sintetizzato gran parte del II atto della tragedia facendo sfilare
1924. Le rispettive traduzioni da Tutte le opere di Shakespeare, nuovamen- Duncan sullo sfondo del palco. Verdi aveva composto per questa scena
te tradotte e annotate da Gabriele Baldini, 3 voli., Milano, Rizzoli 1963. una marcia ironica per i fiati posti sotto il palcoscenico.
9) Verdi aveva iruziato a scrivere le prime note della nuova opera il20 marzo.
l) Boito era allievo al Conservatorio di Alberto Mazzuccato, uomo dota- Cfr. lettera di Boito a Giulio Ricordi del20 marzo 1884, in COPIALET-
to di vasta cultura, musicale e letteraria. Ebbe la seguente Osservazione TERE, p. 693.
finale al termine degli studi nel 1857-58: tende sempre all'oltremonta- IO) Tratta degli Hecatommithi (1565), raccolta di cento novelle in dieci de-
no e all'astruso, ma probabile che si rimedier>>, parole dal valore quasi che: una di queste (III, 7) la fonte impiegata da Shakespeare.
profetico! Cfr. NARDI, p. 43. 11) Cfr. a questo proposito il saggio Padri e figli in: BALDACCI, Libretti
2) Il Carteggio Verdi-Boito, curato da Conati e Medici, un documento d'opera e altri saggi, Vallecchi, Firenze 1974, pp. 199-201.
essenziale per la conoscenza del rapporto fra i due artisti. Il primo volu- 12) La circostanza resa pi interessante dal fatto che il passo prosegue,
me contiene tutte le lettere, trascritte rispettando fedelmente la grafia in modo irresistibile, suggerendo a Verdi una delle uniche citazioni con-
originale, soluzione che ho adottato anch'io riportando brani delle stes- sapevoli della sua musica precedente, quell' <<Immenso Falstaff!! >> lega-
se nel presente lavoro. Il secondo volume contiene un ricchissimo e mi- to a doppio filo all'<<lmmenso Fth>> dell'Aida, grido d'adorazione che
nuzioso apparato critico . conclude il primo atto dell'opera.
3) Per un'informazione specifica sull'ambiente scapigliato milanese cfr. 13) OSTHOFF, Il Sonetto nel Falstaff di Verdi, in: Il melodramma italiano
SALVETTI, La Scapigliatura milanese e il teatro d'opera, in Il melo- nell'Ottocento cit., pp. 182-183.

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