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UNIVERSITA DEGLI STUDI DEL PIEMONTE ORIENTALE AMEDEO AVOGADRO

FACOLTA DI LETTERE E FILOSOFIA

CORSO DI LAUREA IN FILOSOFIA E COMUNICAZIONE

I molti volti della menzogna

I percorsi della bugia, dalla fiaba alla letteratura, dalla filosofia alla psicologia

Relatore: Prof. Maurizio Pagano Correlatrice: Prof.ssa. Cristina Meini

Tesi di Laurea: Sonia Biondelli Matr. 10021813

Anno Accademico 2010 2011

Indice tesi

INTRODUZIONE ............................................................................................................................. 4 CAP.1 LA MENZOGNA NELLA FIABA E NELLA LETTERATURA ...................................................... 9


1.1. Falsit e finzione ........................................................................................................................ 9

1.2. Fiabe e bugie ........................................................................................................................... 10

1.3. La menzogna nella letteratura .................................................................................................. 13

CAP.2 LA NASCITA DELLA MENZOGNA. DAL PROTOBUGIARDO A PROMETEO ....................... 21


2.1. La prima menzogna.................................................................................................................. 21

2.2. In principio fu la menzogna ...................................................................................................... 22

2.3. Ulisse ...................................................................................................................................... 26

2.3. Animali e bugie ........................................................................................................................ 27

2.5. Gli inganni di Prometeo ............................................................................................................ 28

CAP. 3 FILOSOFIA DELLA BUGIA ................................................................................................ 31


3.1. Filosofia e menzogna ............................................................................................................... 31

3.1.2. Socrate, Platone, Aristotele ................................................................................................... 31

3.1.3. Agostino, Tommaso d'Aquino ................................................................................................ 34

3.1.4. La ripresa della menzogna nella filosofia moderna ................................................................... 38

3.1.5. Kant, Hegel ........................................................................................................................... 41

3.1.6. Nietzsche ............................................................................................................................. 43

CAP. 4 COME RICONOSCERE LINGANNO .................................................................................. 45


4.1. I menzogneri e le loro vittime. Due bugiardi a confronto............................................................. 47

4.2. Che cos' la menzogna ............................................................................................................. 49

4.3. Quando le bugie falliscono e perch .......................................................................................... 51

4.4. Indizi che lasciano trapelare la menzogna .................................................................................. 53

4.4.1. La voce ................................................................................................................................. 54

4.4.2. Il corpo................................................................................................................................. 54

4.4.3. Il viso ................................................................................................................................... 57

4.4.4. L'asimmetria e i tempi ........................................................................................................... 59

4.4.5. Il sorriso ............................................................................................................................... 60

4.5. Gesti manipolatori e illustratori ................................................................................................ 61

4.6. Il sistema vegetativo ................................................................................................................ 62

4.7. Cadere in errore ...................................................................................................................... 63

4.8. Il poligrafo ............................................................................................................................... 64

4.9. Le tecniche utilizzate da Ekman ................................................................................................ 66

4.10. Psicologia ingenua ................................................................................................................. 68

CONCLUSIONI FINALI ..................................................................................................................... 70

BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................................... 75

INTRODUZIONE

Lie to Me la serie televisiva statunitense, di cui parler in seguito, che mi ha spinto a trattare largomento della menzogna presente in questa tesi. Mi sono chiesta in che modo la filosofia si sia occupata di questo argomento e credo che la tesi di Hegel sia quella che meglio rappresenti il significato di verit e, di conseguenza, anche quello dellerrore, della menzogna. Ho riletto la Prefazione alla Fenomenologia dello spirito in cui Hegel spiega che cosa sia la verit: essa rappresenta la totalit, la comprensione dellintero ed ha un andamento circolare, mentre invece lerrore solo una verit parziale. Egli mostra come la verit sia da riporre ad un unico aspetto, bens nella realt intera e totale; considera frutto di pigrizia chi in nome del buon senso si ferma alla superficie delle cose, senza rendersi conto che la verit non parziale, ma interezza. Detto ci ho dedicato il primo capitolo alle favole e alla letteratura. Ho pensato fosse necessario ricordare come questi due generi letterari abbiano contribuito a mostrare molte facce della menzogna e le conseguenze che essa comporta. In primis abbiamo la figura emblema della bugia: Pinocchio, il burattino ribelle che insegna ai bambini quanto dolore possano causare le bugie, sia a noi stessi che ai nostri cari. Vi sono poi i cavalli razionali Houyhnhnm, che incontra Gulliver in uno dei suoi viaggi. Essi non concepiscono la menzogna o meglio, per loro non esiste affatto, il dire una cosa per unaltra non pu essere nientaltro se non un errore, non pu essere fatta volontariamente poich sarebbe un atto privo di qualsiasi utilit. Successivamente incontriamo Humpty Dumpty, un personaggio che interagisce con Alice in Attraverso lo specchio. un essere curioso non solo per il suo aspetto a forma di uovo ma anche per il suo modo di concepire la menzogna: egli sottolinea limportanza della comunicazione, il mettersi daccordo per poter partecipare insieme alla bugia in un mondo di fantasia. Lo stesso concetto viene portato allestremo da Gianni Rodari in Gelsomino nel paese dei bugiardi. Infine mi sembrava doveroso accennare alla maschera di Arlecchino, il servo che mente ma nello stesso tempo diverte: colui che rappresenta quella menzogna leggera e burlona che provoca riso e piacere negli spettatori. Ho proseguito il capitolo occupandomi di letteratura, compiendo un breve excursus partendo dal Decameron e pi precisamente dalla novella di Cepparello. Costui lignobile millantatore che grazie allarte del mentire riesce, nonostante la vita intrisa di gravi peccati, ad essere proclamato addirittura santo dopo la 4

morte. Mi sono occupata in seguito anche di Machiavelli; lautore nel Principe d delle indicazioni su come un vero principe debba comportarsi per sostenere il proprio stato e, se necessario, mentire, pur di ottenere i propri fini per il bene della popolazione. Ho dedicato ampio spazio anche allOtello, delineando minuziosamente linquietante figura di Jago. Questultimo mente distruggendo la vita di pi persone. La sua bugia per sfocia nella calunnia che molto pi grave. Essa subdola, lavora sullinconscio delle persone e lo manipola, non necessario mentire ma sufficiente insinuare dei dubbi nel prossimo, per far s che si rovini con le sue stesse mani. Ho terminato il capitolo con Pirandello, mettendo in luce il suo pensiero che si basa sulla necessit delluomo di indossare una maschera per poter sopravvivere nella societ e, se riesce ad accettare questo compromesso per il quieto vivere, pu trovare la libert di espressione nella follia. da tener presente che ho scelto queste narrative perch le figure contenute in esse mettono in luce diversi volti della bugia in modo pi o meno veritiero; le opere in s sono delle finzioni, non vengono presentate come delle menzogne. Il fulcro del secondo capitolo lorigine della menzogna. Wilde propone la figura del protobugiardo ne La decadenza della menzogna, in cui il protagonista il primo cavernicolo che mente ai suoi compagni fondando cos le relazioni sociali. In seguito ho messo in luce gli episodi in cui alcuni personaggi della Bibbia, iniziando proprio da Adamo ed Eva, mentono: Satana, Abramo, Sara, Lot, Giacobbe, Pietro, Giuda e nella genesi anche Dio stesso. Naturalmente non si pu omettere il re dellinganno: Ulisse. In prima istanza sembra che il re acheo menta per salvare s stesso e i compagni e per poter finalmente tornare a casa; in realt analizzando il suo comportamento emerge che mente per piacere e per avere sempre di pi. Sar proprio questa tracotanza a condurlo allinferno nellinterpretazione di Dante. Ho destinato un breve paragrafo anche agli animali utilizzando Le virt degli animali di Plutarco, in cui la maga Circe viene presentata come una sorta di benefattrice per aver trasformato gli uomini di Ulisse in animali ed aver dato loro la possibilit di vivere secondo i loro istinti, che li guidano gi naturalmente verso ci che giusto. Il secondo capitolo termina con Prometeo, colui che ha il coraggio di ingannare gli dei ma soprattutto Zeus in favore degli uomini. Il terzo capitolo interamente dedicato alla filosofia, a partire proprio dal filosofo che ricerca la verit per eccellenza: Socrate. Questultimo vuole indicare la via della verit ai propri interlocutori anche per mezzo dellironia. Paradossalmente il suo comportamento viene frainteso e per questo condannato, ma egli continuer a dimostrare fino alla morte il forte legame tra la verit e la vita. Il suo discepolo Platone seguir le sue orme e introdurr la 5

dottrina della nobile menzogna ovvero la menzogna che funge da medicina e pu essere utilizzata solo dai governanti. Il filosofo cerca la causa della menzogna nelle cose stesse e afferma che la vera menzogna coincide con lignoranza; mette anche in luce come il contrasto tra filosofia e bugia sia da sempre e per sempre insanabile. Successivamente Aristotele delinea nellEtica nicomachea diversi tipi di bugiardo e mette in rilievo come la menzogna comporti anche un grave problema per la societ. Ho ritenuto poi molto importante la tesi di S. Agostino esposta nel De Mendacio, egli diversamente dagli autori precedenti, ritiene che sia fondamentale la presenza della volont per decretare o meno la menzogna. Espone inoltre sempre nellopera citata pocanzi, otto tipi di menzogna in ordine di gravit decrescente. Tommaso dAquino riprende S. Agostino nella Summa Theologica, apportando delle innovazioni al suo pensiero. Per quanto riguarda invece i filosofi illuministi, Montaigne

condanna la menzogna perch priva gli uomini di quella comunicazione necessaria che in realt dovrebbe unificarli. Anche Montesquieu dello stesso parere, mentre invece Bacone pone in risalto il fatto che la bugia vince sulla verit perch questultima dolorosa e spesso insostenibile. Senza dubbio per la prima sintomo di debolezza. Vi poi Cartesio che nelle Meditazioni Metafisiche attribuisce la certezza del Cogito alla garanzia divina poich Dio non ci pu ingannare: il problema delluomo quindi alberga nella volont di avere sempre di pi. Noi vorremmo in sostanza sapere pi di quanto non ne sappia il nostro intelletto. Nonostante tutto ci luomo si trova comunque costretto a dissimulare, poich non ha la certezza del mondo che lo circonda. Il cerchio dei filosofi moderni si chiude con Rousseau, colui che non teme la verit; egli afferma riguardo alla bugia che mente chi ha la volont di ingannare il prossimo. Abbiamo poi Kant, Hegel e le loro opinioni completamente opposte riguardo al problema che stiamo trattando. Il primo non ammette alcun tipo di menzogna e secondo lui non nemmeno possibile accettare un menzogna a fin di bene o necessaria, altrimenti si darebbe adito ad un altro di fare lo stesso. La bugia non giustificabile in alcun caso. Hegel a proposito afferma che dipende dal fatto che ognuno sia in grado o meno di dire la verit. Il tutto dipende dalla persuasione e cognizione che si ha. Il tutto termina con Nietzsche che in Verit e menzogna in senso extramorale afferma che il fine dellintelletto quello di conservare lindividuo utilizzando la finzione. Chi si serve di questultima per pi debole di chi non la utilizza, poich essa un meccanismo di difesa e chi non ne fa uso ha il coraggio di affrontare la dura verit con tutto ci che questo comporta. Lultimo capitolo interamente dedicato a Paul Ekman. Prima ho citato la serie Lie To Me: essa si basa sul lavoro di Paul Ekman, un importante studioso del comportamento non verbale e 6

delle sue funzioni comunicative. Egli colui che ha scoperto gli indizi che lasciano trapelare la menzogna e principalmente le sei emozioni di base universali. Naturalmente la serie si basa su dati reali ma rimane chiaramente una finzione. Per capire meglio il metodo di studio utilizzato da Ekman, oltre a leggere i suoi libri ho preferito frequentare due corsi specializzati allUniversit di Trieste, dove un gruppo di ricercatori si dedica allo studio del metodo Facs. Vi sono molti metodi per misurare i movimenti facciali che risultano dallazione dei muscoli. Il sistema di misura inventato da Ekman e Friesen Facial Action Coding System FACS il pi comprensivo, completo e versatile: un analista FACS disseziona unespressione osservata, decomponendola in specifiche AU (unit dazione) che hanno prodotto il movimento. La menzogna si confronta con il concetto di verit e con quello di libert, con i campi del sapere e con quelli del potere. Vorrei che questa argomentazione ed in particolare le riflessioni dei vari filosofi in merito alla tematica trattata, ci inducessero a riflettere seriamente sul ruolo che la bugia assume quotidianamente nelle nostre vite, ma pi precisamente sullinfluenza che essa ha sulla nostra societ. La menzogna si identifica come abbiamo visto nel voler aver di pi, ed proprio contro questo desiderio che nasce limpresa critica della filosofia. La bugia riguarda il nostro modo di essere e mentire, ed in una civilt cos tecnologica significa sacrificare la nostra identit in favore di una totalmente nuova, con il rischio di smarrirsi e di non ritrovarsi pi. La societ odierna ci insegna a non interrogarci pi, cercando di farci assorbire tutto ci che ci viene proposto. Sono sicuramente positive le innovazioni dei mass media, di internet e della pubblicit, ma rischiano di far scomparire il confine tra menzogna e verit. Pu sembrare efficace anche il modo in cui la televisione ci pone di fronte alle crude realt in cui molti popoli soffrono o si trovano in situazioni di disagio, il problema che il tutto viene inserito tra uno spot che ci propone la nuova crema antirughe o il nuovo tipo di aspirapolvere. Anche il linguaggio stesso che dovrebbe fungere da accordo naturale tra gli uomini diventa sempre pi convenzionale. Siamo sommersi di reality show che ci vengono erroneamente presentati, proprio come dice il nome, come delle vere realt. Sempre pi spesso sembra che la verit non abbia pi peso. Il vero problema di tutto ci che non veniamo illusi subendo delle menzogne vere e proprie, ma ci vengono presentate delle lucide sincerit che in realt ci ingannano, proprio come nel caso dellOtello. Le bugie e le verit vengono quotidianamente costruite e presentate, in realt per esse possono essere decifrate solo guardando allintenzione di chi agisce, non possono essere giudicate in s. Sicuramente cos facendo diventano delle convenzioni che possono rendere pi semplice ed accettabile la quotidianit, senza dover avere il coraggio di sopportare unesistenza complessa e difficile. 7

Attualmente linteresse purtroppo rivolto sempre di pi a ci che si fa piuttosto che alle ragioni per cui lo si fa. Secondo il Robinson di Defoe La menzogna uno dei pi scandalosi peccati che intercorrono fra uomo e uomo, un crimine di natura assai vasta e dalle tinte fosche, che conduce a innumerevoli altri peccati, in quanto viene praticato per ingannare, offendere, tradire derubare, distruggere ecc.. In questo senso, la menzogna ci che nasconde tutti gli altri crimini, la pelle di pecora che ricopre il lupo, la preghiera del fariseo,il rossore della prostituta, il sorriso dellassassino, il mantello del ladro; labbraccio di Gioab e il bacio di Giuda; in un parola, il peccato preferito dagli uomini e il tratto distintivo del Diavolo, *+ il dire il falso senza sentirsi perci stesso in colpa n verso Dio n verso gli uomini.1 Sono inquietanti la vacuit e la futilit delle motivazioni per cui si mente: si mente per ottenere sempre di pi e si finisce per mentire anche per abitudine. Il paradosso che in realt noi siamo perennemente alla ricerca della verit, vorremmo essere come gli Houyhnhnm, ma la societ a quel punto diverrebbe tanto trasparente e virtuosa quanto crudele, e non saremmo in grado di resisterle. Termino con le parole di Lessing che credo siano cos significative da non aver bisogno di alcun commento: La verit non ci che un uomo possiede o crede di possedere ma lo sforzo sincero che egli ha impiegato per conquistarla, ci che fa il valore di un uomo *+ non attraverso il possesso ma attraverso la ricerca della verit che aumentano e si fortificano le sue potenzialit, e solo in questo incremento delle potenzialit consiste la sua sempre crescente perfezione, *+ al contrario, lesercizio del possesso rende inerti, pigri e superbi.2

Defoe Daniel, Le avventure di Robinson Crusoe-Le ulteriori avventure-Serie riflessioni, Einaudi, Torino, 1998. 2 Tagliapietra Andrea, Che cos lilluminismo? I testi e la genealogia del concetto, Mondadori, Milano, 2000, p. 63.

Capitolo 1
LA MENZOGNA NELLA FIABA E NELLA LETTERATURA

Come mai sapete che ho detto una bugia?. Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perch ve ne sono di due specie. Vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per lappunto di quelle che hanno il naso lungo.3

Carlo Collodi Mentire, significa abitare la distanza che intercorre tra apparenza e realt e, quindi, uscire dallingenuit di quanti credono che le cose sono ci che appaiono.4

Umberto Galimberti

1.1. FALSITA E FINZIONE Credo sia utile precisare fin da subito la differenza che intercorre tra falsit e finzione, poich in questo primo capitolo il discorso apparir (volutamente) intrecciato: ho utilizzato come esempio delle favole e dei romanzi per mostrare svariate facce della menzogna, che in alcune opere emergono in modo particolare rispecchiando o meno la realt. Vorrei per puntualizzare che le favole, le narrazioni, i romanzi ecc.. non sono propriamente delle menzogne, sono delle finzioni.

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Collodi Carlo, Pinocchio, Polistampa, Firenze, 1883. U. Galimberti, Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano, 1989.

A questo proposito credo pertanto che le parole di Rousseau (Rveries IV), riprese fedelmente da Serie riflessioni di Robinson Crusoe di Defoe, possano aiutarmi ad illustrare meglio il concetto: Mentire senza profitto, n pregiudicare s o altrui non mentire: non menzogna, bens finzione, *+ le finzioni che hanno un contenuto morale si chiamano apologhi o favole, e poich tale contenuto si chiama avvolgere verit utili in forme sensibili e piacevoli, non si curer in tal caso di nascondere la menzogna di fatto, che solo labito della verit, e chi diffonde una favola come favola non mente in alcun modo. Esistono altre finzioni perfettamente futili, come la maggior parte dei racconti e dei romanzi, che senza contenere nessun vero insegnamento non hanno altro scopo che lo svago. Scevre di qualsiasi utilit morale, le si valuteranno soltanto dallintenzione dellautore, se egli le spaccia affermativamente come verit reali, non ci si potr esimere dal rinfacciargli che si tratta di vere menzogne.5 Le finzioni si collocano nello spazio che intercorre tra la verit e la menzogna, rappresentando quei fatti privi di conseguenze per chiunque, falsi o veri che siano. Rousseau (Reveries IV) dice di aver spesso spacciato varie favole ma afferma di non aver mai mentito. Non a caso oggi con il termine Fiction si intende la narrazione di eventi immaginari, in netto contrasto con la narrazione di eventi reali. Una larga parte dellattrattiva della fiction labilit di evocare lintero spettro delle emozioni umane nelle forme narrative di romanzi, racconti, novelle, favole, fiabe, film, fiction televisive, fumetti, cartoni animati, videogiochi, e possono essere in parte basate su fatti reali, ma contengono sempre elementi immaginari.

1.2. FIABE E BUGIE

Tutti noi, o quasi, siamo nati e cresciuti con le fiabe. Esse ci hanno fatto addormentare, interessare e imparare. Il termine latino fabula indicava in origine una narrazione di fatti inventati. La favola ha pertanto la stessa etimologia della "fiaba". Sebbene favole e fiabe abbiano molti punti di contatto, oltre alla comune derivazione, i due generi letterari sono diversi.6 Molti credono che siano destinate ai pi piccoli, ed vero; in realt costituiscono

Tagliapietra Andrea, Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, Mondadori, Milano, 2008, p. 346. 6 La fiaba un tipo di narrativa originaria della tradizione popolare, caratterizzata da componimenti brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come fate, orchi,giganti e cos via. Si distinguono

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anche, e soprattutto, delle vere e proprie lezioni di vita per gli adulti. In questi racconti, scritti da un determinato autore, o frutto di un sapere popolare che esprime e riporta la tradizione di un popolo, vengono proiettati gli elementi dellinconscio personale e gli archetipi dell inconscio collettivo. La fiaba per lanima, che per sua natura vive nei contrasti, deve essere come un benefico messaggio: la paura e il male non devono essere evitati giacch fanno parte della vita. Essa ci insegna che esistono ma che possono essere vinti. Queste narrazioni contengono verit profonde velate da allegorie e simboli ed il loro fine quello di insegnare i pericoli della vita. Credo che le fiabe rappresentino uno dei primi approcci che abbiamo avuto con la menzogna. Fin da piccoli dobbiamo cercare di comprendere che esistono delle realt che non possono essere evitate, siamo noi che dobbiamo capire come rapportarci ad esse. Una di queste proprio la bugia, esiste e non pu essere eliminata. Molte storie ci insegnano il modo migliore per evitarla ed affidarci alla sincerit, il loro fine nobile. Il vero paradosso che se cerchiamo sul dizionario dei sinonimi e dei contrari7 il termine fiaba, alcuni dei sinonimi sono proprio menzogna e bugia. Ovviamente quando si parla di bugie il primo personaggio a cui pensiamo Pinocchio, il burattino che non vuole n crescere n obbedire, al quale si allunga il naso ogni qual volta egli dica delle bugie8. Pinocchio , ovviamente, il re delle bugie. Cos come bugiardi sono i personaggi negativi del libro: Lucignolo, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, l'Omino di Burro. Ma nello stesso romanzo, la falsit ampiamente adoperata anche dai personaggi positivi. Geppetto, immagine della paternit frustrata, si racconta un sacco di bugie, costruendo con le proprie mani un burattino di legno e fingendo (e pretendendo) che sia il suo bambino. Cos come bugiarda anche la Fata Turchina, che si finge morta un paio di volte, poi si finge lavandaia, poi si fa negare a Pinocchio dalla sua cameriera, la lumaca. Ma queste menzogne, degli adulti, anzi, delle figure genitoriali, sono sempre giustificate, perch a fin di bene, perch amorevoli, perch educative. Il povero burattino un po il simbolo dellinganno proibito, si cerca di mostrare ai bambini attraverso questa fiaba che le bugie possono diventare causa di molti mali, per se stessi e per gli altri, inoltre vengono sempre smascherate. In realt Pinocchio non un mentitore
dalle favole, i protagonisti delle quali sono in genere animali antropomorfizzati o esseri inanimati e il cui intento allegorico e morale pi esplicito. 7 Dizionario sinonimi e contrari, Rusconi Editore, Milano, 2003. 8 La sindrome di Pinocchio la malattia che porta gli adulti ad incatenarsi in una vita cos piena di bugie da rendere impossibile la sincerit.

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matricolato, solo un ragazzino che compie tutte le marachelle possibili e dice poche, pochissime bugie. La bugia la caratteristica dello stereotipo degli stereotipi: nella lotta tra i simboli del bene e quelli del male,nella fatica di trasformare la scorza di legno in corpo di bambino, i lettori hanno privilegiato tra tutte la simbologia del naso a causa delle piccole, quasi innocenti bugie dette da Pinocchio9: i genitori spaventano i bambini dicendo loro che mentendo si allunga il naso, questo comporta che ai piccoli vengono proibite le bugie proprio attraverso una minaccia bugiarda. Interessante e originale la visione della menzogna che emerge nei Viaggi di Gulliver10 di Jonathan Swift. Gulliver dopo aver attraversato molte peripezie ed aver incontrato strani popoli giunge presso la comunit degli Houyhnhnm che sono dei cavalli razionali, degli esseri saggi. Essi non sono capaci di dubitare e di non credere. La bugia per loro impossibile perch inutile. Se una persona dice loro una menzogna, questultima non viene percepita come ci che ma come un errore, uno sbaglio, non viene intesa come atto volontario, anzi un atto che diminuisce la formazione di una persona, inutile, che rende vano luso della parola. Per Houyhnhnm come per gli stoici, la verit ovvia ed evidente. La menzogna fa s che il linguaggio perda la caratteristica di fornire conoscenze, si priva laltro di ottenere le informazioni necessarie di cui ha diritto e necessit, inoltre il bugiardo matricolato non viene pi creduto, ( famosa a proposito la storiella Al lupo! Al lupo!). Ho trovato molto profondo e assolutamente vero quanto originale, il modo in cui viene considerata la falsit in Attraverso lo specchio11, la continuazione di Alice nel paese delle meraviglie, uno dei miei racconti preferiti da bambina. Alice incontra un personaggio a forma di uovo, Humpty Dumpty. Questultimo sottolinea quanto sia fondamentale mettersi

daccordo per far s che avvenga la comunicazione in un mondo del tutto immaginario: il bugiardo non e non pu essere un solitario; basti pensare a quando i bambini giocano e si accordano nel far finta di essere in una determinata situazione. Sar un esempio banale ma mi ricordo quando da piccola io e le mie amiche preparavamo in camera il tavolino, le tazzine e la teiera, fingendo di bere il th. chiaro che ci che mancava era proprio il th ma nella stesso tempo la bevanda era assolutamente superflua, limportante era che fossimo tutte daccordo. Se una di noi avesse chiesto dove fosse il th allora il castello sarebbe immediatamente
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Bettetini Maria, Breve storia della bugia, Da Ulisse a Pinocchio, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001, p. 37. 10 Swift Jonathan, I viaggi di Gulliver, Feltrinelli, Milano, 1997. 11 Carroll Lewis, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, HarperCollins, New York, V edition, 1993.

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crollato. Humpty Dumpty inventa parole e significati ma non pu essere ingannato e non pu ingannare, perch manca laccordo sui significati, quindi la comunicazione diventa impossibile. Questa concezione viene portata alleccesso da Gianni Rodari in Gelsomino nel paese dei bugiardi 12dove vi un pirata di nome Giacomone, che, stanco di navigare, decide di occupare un paese sulla terraferma ed inizia a stipulare una serie di leggi tra cui quella di riformare il vocabolario. Questo atto implica il cambiamento di significato delle parole: pirata significa gentiluomo, le rose si chiamano carote e cos via. La comunicazione quotidiana per non regge dato che la legge non si fonda su un reale accordo, questultimo non riconosciuto o accettato da chi comunica con parole e gesti. Gianni Rodari come altri autori, ha mostrato situazioni in cui la bugia non si poteva dare per eccesso o per difetto, per lassenza della concezione del mentire stesso, e quindi limpossibilit di distinguere la menzogna dallaffermazione vera, o per il moltiplicarsi di bugie, che si vanificano luna con laltra13. Terminerei questo breve excursus sui racconti di fantasia con Goldoni. Ci che rende uniche le sue commedie proprio lintreccio che si crea tra le bugie del padrone Lelio con quelle del suo servo Arlecchino. Il primo un millantatore matricolato mentre Arlecchino fautore della menzogna spiritosa e riparatrice, tanto da essere definita da lui stesso spiritosa invenzion (utilizzata in particolare per conquistare la cameriera Colombina). Entrambi ingannano ma la differenza tra i due balza subito allocchio: mentre il servo diverte, Lelio, che a causa delle sue bugie vedr la propria reputazione sgretolarsi (pur essendo un abilissimo mentitore), desta preoccupazione al padre, che, stufo delle continue manipolazioni del figlio, teme per la reputazione della famiglia, composta da onesti commercianti. Mentendo si perde la credibilit che la principale dote di un commerciante e chi mente non vende pi. La commedia Il Bugiardo14 termina con le parole del cavaliere Ottavio : Le bugie rendono luomo ridicolo, infedele, odiato da tutti.

1.3. LA MENZOGNA NELLA LETTERATURA

La letteratura mostra la realt ma nello stesso tempo intrisa di menzogne e inganni, rispecchiando cos perfettamente lesistenza delluomo. Nel XVI Canto della Divina Commedia,

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Rodari Gianni, Gelsomino nel paese dei bugiardi, Editori Riuniti, Roma, 1984. M. Bettetini, op. cit., p. 21. 14 Goldoni Carlo, Il bugiardo, Marsilio, Venezia, 1994.

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nellInferno, Dante definisce la sua stessa opera: un ver cha faccia di menzogna. La letteratura s una menzogna, un artificio, che dice per la verit. Ho scelto di utilizzare come esempio alcune opere in cui luso della menzogna spicca in modo particolare e preponderante rispetto ad altre, in ambito religioso, politico e sentimentale. Partirei proprio dal Decameron15 di Giovanni Boccaccio, in cui presente un gran senso dell'inganno: spesso si ricorre a bugie e tranelli studiati nei minimi dettagli per mettere in difficolt l'antagonista, inoltre vi anche uno stretto legame tra bugia e sacralit. presente nel testo un vero e proprio elogio dellartifizio, dellingegno e della capacit di utilizzare abilmente le parole, distorcendo la realt e plasmandola a nostro piacimento: gli elementi del reale vengono rielaborati per dar vita ad un robusto tessuto di menzogne. Non a caso lopera si apre con la novella di Cepparello: un notaio bugiardo, millantatore, omicida e bestemmiatore, una pessima persona. Mente in modo spregiudicato a chiunque e non risparmia nemmeno Dio. Mentre in Francia per affari, ospite dai due fratelli, si ammala e si avvicina alla morte. I due fratelli sono seriamente preoccupati data la condotta tenuta in vita dal notaio, sicuramente rifiuterebbe i sacramenti e lassoluzione, il che farebbe s che non venisse celebrato il funerale. Cepparello per ha la soluzione pronta: viene chiamato un frate anziano al quale il notaio si confessa raccontando alcuni peccatucci ma soprattutto una vita piena di opere di bene e di carit. Il funerale viene celebrato addirittura nel convento del frate. I frati e le persone iniziano a venerarlo tanto da portarlo a diventare santo a tutti gli effetti. A questo punto lecito chiedersi quale sia la morale della novella: perch Dio decide di utilizzare come intermediario questo finto santo invece di punirlo? Dio si piega allabilit del mentitore, impossibile non riconoscere e valorizzare lingegno individuale. Comunque in ogni caso viene premiata la purit della fede: se i devoti ingannati chiedono un miracolo, pur utilizzando come intercessore un nemico di Dio senza ovviamente saperlo, possono venire esauditi poich la purezza della fede che conta. I santi sono uninvenzione umana, e possono essere anche cacciati allinferno da Dio, il quale accoglie solo le buone intenzioni di coloro che rivolgono a lui preghiere. La menzogna svaluta ogni legge divina e umana. La figura di Cepparello accostabile a quella di Giuda, poich traditore delle leggi divine e umane. Dalla met del 300 passerei al 500, pi precisamente al 1513, anno in cui Machiavelli scrive Il Principe16; un trattato di dottrina politica cos attuale da essere discusso ancora oggi, molti accusano questo testo di favorire la menzogna e linganno, in realt Machiavelli espone le
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Boccaccio Giovanni, Decameron, UTET, Torino, 1956. Niccol Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, Milano, 1999.

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caratteristiche dei principati e dei metodi per mantenerli e conquistarli; per raggiungere il fine di conservare e potenziare lo Stato, giustifica qualsiasi azione del Principe, anche se in contrasto con le leggi della morale. Che gli uomini politici abbiano sempre mentito e mentono lo sappiamo, ma prima di Machiavelli la menzogna era considerata anti-etica e contro la dignit anche se accettabile, visto che per raggiungere i propri scopi veniva praticata abitualmente. Dopo di lui fu trasformata non soltanto in una necessit, ma in un vero e proprio imperativo indispensabile a qualunque uomo politico e quindi moralmente accettabile e giustificata. Lautore disse che non contano le "buone intenzioni" di un uomo politico; anche se sinceramente vuole agire per il bene del suo popolo o del suo paese, limperativo che per arrivare al potere deve mentire alla gente. Il Principe semplicemente un manuale in cui vengono dati dei consigli per l'acquisizione e il mantenimento del potere, e in cui la componente morale non trova spazio. L'opera si pone su una posizione a-morale, non vero dunque che la menzogna "moralmente accettabile e giustificata", perch questi aggettivi implicano un giudizio etico in un discorso, quello del Principe, che di etico invece non ha nulla. Per fare un esempio, oggi pi che mai siamo sommersi di libri di cucina e programmi culinari in tv che possono insegnarci a mettere in pratica molte ricette, ma se ci mostrano come cucinare la gallina ripiena, non vuol dire che ci pongano anche il problema etico dellallevamento e della macellazione dei polli. Inoltre non affatto vero che per Machiavelli "il fine giustifica i mezzi" (frase che tra l'altro non nemmeno sua), egli mostra al principe quali sono i mezzi per raggiungere un determinato obiettivo e scopo e spetta a quest'ultimo - se lo vuole - valutarli da un punto di vista etico. Ora dedicherei qualche parola ad una tragedia che secondo me una delle pi belle mai scritte: lOtello17 di Shakespeare. Questopera ci permette di vedere da vicino lapice della menzogna, il tipo di bugia che distrugge, che non implica solo il mentire in s: il bugiardo innesca un meccanismo silenzioso che porta la vittima ad autoingannarsi. Ci che affascina di pi la personalit di Iago, dotato di unintelligenza diabolica che spaventa ma nello stesso tempo affascina, non un semplice mentitore ma un vero e proprio diavolo tentatore: come il diavolo, non mostra direttamente la propria natura, al punto che tutti gli altri personaggi, Otello per primo, lo chiamano onesto. Questo suo sembrare onesto il frutto della sua particolare tecnica di mentitore, la perfetta incarnazione del padre della menzogna, il suo

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Shakespeare, Otello, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 2004, (trad. di Baldini G.).

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comportamento unimitazione dellastuto agire del serpente, il nemico di Dio, Satana18. Otello un generale moro, al servizio della repubblica veneta, al quale stato affidato il compito di comandare l'esercito veneziano contro i turchi nell'isola di Cipro, con lui vi sono la moglie Desdemona, il luogotenente Cassio e lalfiere Iago. Questultimo vorrebbe far destituire Cassio, cos inizia ad architettare un piano malvagio per far credere a Otello che tra Desdemona e Cassio vi sia amore. Lingegno di Iago non sta nel dire delle menzogne ben costruite ma nellutilizzo degli exempla: una bugia viene resa molto pi credibile della realt, questultima spesso spiazza e sconcerta le persone mentre invece la falsit pu essere resa pi naturale, pi umana se mescolata con la veridicit. Iago crea situazioni inoppugnabili (come quella del fazzoletto) e si limita a sottolinearle e a suggerirne uninterpretazione menzognera; i pezzi di realt che usa, in s neutri e innocui, una volta messi insieme scatenano pericolose passioni, una sorta di regista. Egli riesce abilmente ad insinuare dubbi nella mente di Otello semplicemente domandando, lo porta a credere che esista un tradimento. Pu sembrare paradossale ma Iago di solito non mente, almeno nel senso stretto del termine: vi reticenza , insinuazione, e luso di termini che hanno pi significati; sempre il suo interlocutore a completare quellopera aperta che egli ha saputo creare. Pi che essere tradito da Iago, Otello stesso a tradirsi e ad ingannarsi, interpretando

male le parole del suo alfiere, che dal canto suo fa vedere ad Otello ci che lui stesso vuol vedere. Se guardassimo la vicenda shakespeariana, con gli occhi di Iago e con un po del suo cinismo, potremmo dire che gli unici personaggi che mentono nel senso stretto del termine sono i poveri Otello e Desdemona (questultima mente addirittura in punto di morte dicendo a Emilia, moglie di Iago, di essersi uccisa da sola). La menzogna pi potente e pericolosa in assoluto proprio quella di Iago descritta in questa tragedia, quella che porter alla morte la povera Desdemona, Otello ed Emilia: la calunnia. Questultima non necessita di bugie ma fornisce delle chiavi di lettura correlate ad eventi davvero accaduti, insinua sospetti, sono tante le vittime famose e non, che hanno visto le loro vite sgretolarsi davanti a s per causa sua. Basti pensare alle conseguenze dellopera di Martin Lutero Degli ebrei e delle loro menzogne19 pubblicata nel 1543. La forza della calunnia paradossalmente la verit, per fare alcuni esempi storici potremmo citare limbarazzante sincerit di Hitler, sia nel Mein Kampf20
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Iago dice di non essere quello che : I am not what I am. NellEsodo Mos chiede a Dio il nome del Signore e lui risponde Ego sum qui sum. Lalfiere dice esattamente il contrario non a caso, quindi incarna la figura del maligno. 19 Lutero Martin, Degli ebrei e delle loro menzogne, tr. it. di A. Malena, Einaudi, Torino, 2000. 20 Hitler Adolf, Mein Kampf, Roma, 1971.

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che nei discorsi ai suoi adepti, oppure di Mussolini, quando si dichiar colpevole dellomicidio Matteotti. Bacone a proposito diceva: D una menzogna e troverai la verit. Quasi fosse la simulazione il modo migliore per trovare il vero.21 La bugia, contrariamente a ci che si possa pensare, pi credibile della realt perch ben costruita, convincente e priva di contraddizioni, si avvicina molto alle aspettative del mittente. Al contrario la realt inaspettata, improvvisa, destrutturante e spesso anche vergognosa, si potrebbe parlare di Serendipit22, ne un esempio la scoperta dellAmerica, unesplorazione rivelatasi falsa dopo aver rinvenuto una sconcertante verit: la terra su cui i navigatori approdarono non erano le Indie ma un altro continente. Chiaramente la menzogna era molto pi plausibile. Ora vorrei occuparmi della letteratura a cavallo tra fine 800 e inizio 900, e pi precisamente di Pirandello. Tutte le sue opere (mi riferisco in particolare a Il fu Mattia Pascal, Uno, Nessuno, Centomila, Enrico IV e alcune novelle come La patente ed Il berretto a sonagli) sono intrise di menzogna e sono maledettamente reali e attuali tanto da sembrare su misura anche per la nostra societ moderna. Pirandello si interroga sul rapporto tra menzogna e verit: il senso comune rifiuta la finzione ma noi viviamo di finzione, siamo finzione, la nostra coscienza lo , la verit solo illusione. Le finzioni ci impediscono di comunicare e convivere senza che ce ne accorgiamo, per grazie ad esse possiamo rendere meno importanti le ferite che ci infliggiamo quando mentiamo o quando la bugia viene svelata. Ma qual la verit? Esiste la verit? Ognuno di noi crede in una verit, che in fondo quella che ognuno vede; tutto soggettivo. Noi viviamo ogni giorno tante verit diverse, siamo quelli composti ed educati con i genitori, quelli che fanno gli spacconi con gli amici, quelli sicuri di s con i colleghi o quelli che si commuovono di fronte ad un rimprovero. La tragedia secondo Pirandello il vedersi vivere, i personaggi sono come se uscissero da se stessi per vedersi dal di fuori come se fossero altri e per vedere il contrasto tra la vera realt, tra la vera vita e la maschera, che non altro che la falsit che utilizziamo per vivere in societ. Il mondo si basa sulla vita, che divenire, cambiamento, e sulla forma, che quella che ci circonda, sono gli schemi sociali, le norme, la cortesia ecc.. noi siamo prigionieri di tutto ci e siamo costretti a mentire. E se qualcuno volesse abbattere queste forme, questi schemi, che cosa succederebbe? Avrebbe difficolt a

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M. Bettetini, op. cit., p. 129. Il termine serendipit un neologismo indicante la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra. Secondo Umberto Eco, in filosofia si possono distinguere pensatori sistematici e pensatori asistematici o serendipici: tra i primi rientrano per esempio Cartesio, Spinoza, Kant, Hegel, fra i secondi Montaigne.

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comunicare con gli altri, secondo lautore le uniche vie duscita sono il delitto, il suicidio, oppure fingersi pazzo ed esprimere liberamente le proprie idee o ancora accettare tutto in modo rassegnato. A questo proposito mi capitato poco tempo fa di vedere un film uscito al cinema recentemente, non molto conosciuto, si intitola Il primo dei bugiardi e mostra un mondo in cui non esiste la menzogna fino a che uno non la inventa. Sembrer banale ma guardandolo ho appreso in pieno il pensiero di Pirandello. Nella prima parte del film la terra non conosce menzogna e le persone si comportano e parlano in modo ridicolo, sembra tutto molto comico: il fidanzato va a trovare la ragazza dicendo che in realt era stanco e preferiva restare a casa, la segretaria saluta un suo collega che viene licenziato dicendo che felice perch non lo sopporta e lo trova molto stupido e cos via. Mi sono resa conto che viviamo nella menzogna, la utilizziamo nelle piccole e nelle grandi cose, sarebbe impossibile altrimenti, quella descritta nel film una realt in cui sembra che le persone non siano normali, che abbiano dei problemi, una realt irreale. Il paradosso che dovremmo vivere cos per vivere in modo concreto e puro, e invece senza falsit avremmo enormi problemi: non potremmo andare daccordo con colleghi, fidanzati, datori di lavoro e nemmeno con i genitori; sarebbe bello poter essere sinceri sempre, sapendo che anche gli altri lo sono con noi, vivendo appieno le nostre relazioni sociali ma non possibile, ed questa la vera tragedia. Per quanto riguarda la follia, essa lunico sguardo possibile sul mondo frantumato da una pluralit di sensi, mi viene in mente a proposito una frase di Rossana Campo in Sono pazza di te23, la protagonista la pronuncia dopo essere uscita da un manicomio che ospita la sua amica: E una cosa mi venuta in mente. Che quei matti volevano raccontarla la loro verit, e che pur di raccontarla erano disposti a pagare qualunque prezzo. Il manicomio, la pazzia, la solitudine. Poi avevo pensato agli altri, a quelli che stanno fuori, agli adattati. Loro invece erano disposti a qualunque cosa pur di soffocarla per sempre, la loro delusione, il loro dolore. Il folle in realt colui che vive davvero, che guarda il mondo da una propria prospettiva senza curarsi dei pregiudizi della societ. Questa lunica risposta possibile alla domanda di senso in una realt che di senso non ne ha, perch vuole imporre ununica verit; propria questa lattualit di Pirandello. Vorrei citare un altro film che ho visto sempre di recente ma del 1995 e si intitola Don Juan, ispirato al protagonista del poema "Don Juan" di George Byron, con Johnny Depp e Marlon Brando: una sera un giovane, Don Juan, con maschera, cappello e mantello tenta il suicidio per essere stato lasciato dallamata. Viene salvato da uno psichiatra che decide di

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Campo Rossana, Sono pazza di te, Feltrinelli, Milano, 2003.

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prenderlo in cura allinterno della struttura psichiatrica in cui lavora, iniziano delle sedute in cui il giovane racconta la sua giovinezza in Messico, la morte del padre in duello, i mille amori, la madre chiusa in convento ed i suoi viaggi in Oriente. Il medico si lascia trasportare dal giovane, tanto da credergli anche di fronte a fatti evidenti (come la testimonianza della nonna del ragazzo che gli rivela un altro tipo di vita) evitando cos di sottoporlo ai farmaci, perch gli crede o forse perch non vuole che Don Juan smetta di allietarlo con i suoi racconti. Nemmeno lo spettatore in grado di capire se Don Juan mente o sincero, anche la fine del film ambigua, proprio per farci domandare se vogliamo davvero sapere la verit oppure se preferiamo abbandonarci a ci che ci rende felici, anche se il prezzo da pagare la menzogna: C' solo una cosa peggiore del dolore: il vuoto di chi vede il mondo con occhi disincantati. Quando piangerai a viso scoperto, orgoglioso di ogni singola lacrima, scoprirai che la vergogna solo un muro di cartone, una inconsistente barriera tra la vita e non vita (il pazzo proprio colui che, secondo Pirandello non si vergogna di vivere). Quanti hanno il coraggio di farsi una domanda e rispondersi sinceramente? La verit una scarpa troppo stretta, un vestito troppo aderente, un peso troppo gravoso per chi vive di illusioni24. Un tema importante legato alla menzogna rappresentato dalla natura. Menzogna e natura sembrano apparentemente legate da un rapporto tanto pericoloso quanto affascinante. Spesso abbiamo come limpressione che anche gli oggetti mentano: lorologio che segna lora errata, la spia dellolio che lampeggia anche se lo abbiamo appena cambiato o delle nuvole che promettevano un temporale ed ora invece lasciano spazio al sole. Questo accade perch tendiamo ad attribuire alle cose unintenzione comunicativa, ne un esempio Linganno di Thomas Mann:25 Rosalie von Tmmler, vedova, vive a Dsseldorf nei primi anni Venti, insieme con i figli Eduard e Anna, ama la vita ma soprattutto la natura. Rosalie ha cinquantanni e sta attraversando un periodo delicato, potremmo definirlo di passaggio, per una donna della sua et. Tutto cambia quando si innamora di Ken Keaton, un uomo molto pi giovane di lei, reduce della prima guerra mondiale e insegnante di inglese; improvvisamente la donna rinvigorisce, come se sbocciasse anchella insieme alla primavera che sta tornando, tant che un giorno confida alla figlia linaspettato ritorno del ciclo mestruale, scomparso ormai da tempo. In realt questa sorpresa solo linizio di una brutta malattia che la porter presto alla morte. Pur essendo in fin di vita Rosalie chiede alla figlia di non odiare la natura per averla brutalmente

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Sono parole pronunciate da Don Juan nel film in risposta alle domande dello psichiatra che vorrebbe sapere la verit sul suo conto. 25 Mann Thomas, Linganno, tr. it. di R. Rossanda, Marsilio, Venezia, 1992.

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ingannata, perch la sua stata una menzogna a fin di bene, voleva nasconderle un tragico destino dandole uno spiraglio di felicit, di speranza. In prima istanza sembra che la natura voglia ingannarci, e possiamo interpretare il suo comportamento come un dono o come uno scherzo meschino. La verit per che la natura non mente, non pu mentire, siamo noi che le attribuiamo questa possibilit, non esiste alcuna natura crudele o favorevole. Nonostante questo per anni, e ancora oggi, luomo si arrabbia con questa forza generatrice affibbiandole colpe che non ha, solamente perch non sa contro chi inveire e se c qualcuno dietro di lei con cui poterlo fare, essa in realt fa solamente il suo corso. Secondo la mitologia (alcune credenze esistono ancora oggi) in alcune parti dellAfrica e del Sud America si cerca di dare un volto e un nome alla natura individuando degli esseri, i tricksters, che sono sulla terra per prendersi gioco degli uomini, combinando guai, catastrofi, e soprattutto inganni, sono coloro che stravolgono larmonia, ed il tutto immerso in un contesto divinizzato, sacro. Prima di procedere con il capitolo successivo vorrei soffermarmi brevemente sulla differenza tra simulare e dissimulare. Pirandello ci insegna che non possibile vivere senza maschera altrimenti saremmo troppo vulnerabili, troppo esposti. Concordo con la tesi di Torquato Accetto26, filosofo e scrittore del 600, questo nostro atteggiamento non simulazione bens dissimulazione, che un comportamento difensivo, quasi un pregio, luomo che sa aspettare, che non si adira, che nasconde le cose brutte non solo agli altri ma anche a se stesso, il saper rendere il percorso della vita meno sgradevole possibile, mentre la simulazione equivale alla menzogna. Anche le scritture confermano questa argomentazione: Ges dice ai suoi fratelli che non andr alla festa dei Giudei, detta delle Capanne: Andate voi a questa festa; io non ci vado perch il mio tempo non ancora compiuto (Gv 7, 8) . Ges sa che i Giudei vogliono ucciderlo e rassicura i fratelli dicendo che non sar presente alla festa, in realt ci andr di nascosto e parler in pubblico. Potremmo definire dissimulazione anche il Galateo27, un manuale che insegna la buona educazione, risale al 1550 circa ma ancora oggi attualissimo, imitato in mille forme e adattato alla nostra societ odierna, unarte del vivere civile che insegna a nascondere ci che non gradito agli altri

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Accetto Torquato, Della dissimulazione onesta, Einaudi, Torino, 1997. Della Casa Giovanni, Galateo, Rizzoli, Milano, 1999.

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Capitolo 2
LA NASCITA DELLA MENZOGNA. DAL PROTOBUGIARDO A PROMETEO.

2.1. LA PRIMA MENZOGNA Chi stato il primo a mentire? Una probabile risposta a questo quesito viene data da Oscar Wilde ne La decadenza della menzogna,28che appare nel 1889 su una rivista e viene pubblicata nel 1891 nella raccolta di saggi Intenzioni. In questopera abbiamo il dialogo tra Cyril, che difende la supremazia estetica della natura e Vivian (alter ego di Wilde), secondo cui la menzogna sarebbe il fine ultimo dellarte. Il secondo gentiluomo vuole dimostrare quanto la verit distrugga il mondo, e come solo la menzogna sia un'arte degna di essere coltivata: nulla vero, solo quello che noi crediamo lo sia. Non l'arte a imitare la vita ma la vita a imitare l'arte e lo stesso vale per la natura. Secondo quanto Wilde racconta, il protobugiardo colui che invece di uscire a cacciare con i propri compagni cavernicoli resta nella caverna e, al loro ritorno, inventa la propria battuta di caccia aiutandosi con mimiche e gesti, interessando ed appassionando gli altri cacciatori. colui che ha fondato le relazioni sociali. La menzogna nasce e cresce in relazione a chi abbiamo di fronte, si innesta un dialogo che ha bisogno dellaltro per prendere forma: il cavernicolo conosce bene quelli che ha di fronte e le sue aspettative, tutto ci gli permette di anticipare ci che essi vogliono sentire, sapendo in che cosa sono disposti a credere. Non possibile mentire se non si conosce laltro, dicendo la verit non abbiamo questa opportunit. La menzogna e linganno fanno parte della lotta per la sopravvivenza, si cerca di modificare o privare linformazione dellavversario, un comportamento complesso che necessita di ingegno, intelligenza e intelletto: la preda deve anticipare la situazione, pu decidere di nascondersi invece di correre ed aspettare che il cacciatore perda le tracce, il predatore a sua volta deve entrare nella testa dalla probabile vittima ed anticipare le sue mosse. La selezione naturale prevede la nostra capacit di interpretare le mosse altrui ma, nello stesso tempo, dobbiamo rendere il nostro comportamento il meno trasparente possibile per sopravvivere. Il bugiardo si immedesima, si sdoppia e la coscienza nasce proprio dallo sdoppiamento dellio che ci permette di osservarci dallesterno, questa la base dellinganno. Limmaginazione permette allintelligenza di esprimersi e, analogamente, mentire vuol dire creare dal nulla
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Wilde Oscar, La decadenza della menzogna, tr. it. di M. DAmico, in Opere. Mondadori, Milano, 1992.

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qualcosa che prima non cera, una metafora del nulla29. Se non avessimo questa facolt non esisterebbero la cultura, larte, il teatro, la letteratura, tutto ci nasce grazie alla nostra capacit di sdoppiarci e quindi alla menzogna. Ponendo a confronto il mito della caverna di Platone30 e La decadenza della menzogna, il prigioniero platonico costretto a uscire dalla caverna e, una volta fuori, capisce qual la verit ed obbligato a tornare per liberare i suoi compagni, rischiando di non essere creduto. Il protobugiardo invece non esce dalla caverna e non deve ritornare, aspetta il rientro dei cacciatori e non vi alcuna costrizione o automatismo; egli sostituisce il dovere della verit con il piacere della menzogna, suscitando nei cacciatori incanto, entusiasmo: proprio questa meraviglia che porta allo stupore di essere liberi. Cos larte della menzogna wildiana non significa starsene quietamente serrati ai ceppi dellillusione, contemplando quel paleolitico succedaneo del cinematografo immaginato da Platone, ma liberarsene senza portare con s la coazione dei ceppi *+ Wilde, nella sua parabola del protobugiardo, azzarda una genealogia della cultura umana giocata sulleccedenza del non necessario, sul lusso sovrabbondante della bugia.31 2.2. IN PRINCIPIO FU LA MENZOGNA32 La dottrina della Chiesa da sempre difende a spada tratta la verit perch chi la segue vive in corrispondenza con Dio, al contrario la menzogna viene considerata la fonte di tutti i mali. La Bibbia insegna a perseguire la via della sincerit, ne un esempio il decalogo allottavo comandamento che dice: Non pronunziare falsa testimonianza contro il tuo prossimo (Es. 20,16), mentre nel capitolo 23 del libro dellEsodo si raccomanda: Non spargerai false dicerie (Es. 23,1). NellEden mentono tutti, Dio compreso, ed infatti proprio nella Genesi che fa il primo ingresso la menzogna con Adamo ed Eva. Nel secondo libro della Genesi Dio, dopo aver creato luomo, lo colloca nel giardino dellEden, a Oriente, dando a lui il compito di custodirlo e coltivarlo, pronunciando per queste parole: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dellalbero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perch, quando tu ne

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Anna Arendt, Politica e menzogna, tr. it. di M. DAmico, SugarCo, Milano, 1985. Platone, Tutte le opere, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano, 2000, (Repubblica VII). 31 Tagliapietra Andrea, Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, Mondadori, Milano, 2008, p. 51. 32 Ivi, p. 127.

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mangiassi, certamente moriresti (Gen. 2.17). Tutti sappiamo come si conclusa la vicenda, Eva, la prima donna creata da Dio per donare ad Adamo un aiuto che gli fosse simile, ingannata dal serpente, mangia il frutto dellalbero proibito e convince anche Adamo a fare lo stesso, disubbidendo a Dio, forse per ingenuit, forse per una forma di ribellione, di verso Dio, o forse per langoscia data dallaver scoperto che esiste la possibilit33. Adamo ed Eva mentono ma la prima bugia in assoluto quella del serpente, che in seguito verr identificato con Satana. Lanimale, il pi astuto di tutte le bestie create dal Signore, di preciso non formula una menzogna in s, ma una calunnia, che, come abbiamo visto nel capitolo precedente con Iago, di gran lunga pi pericolosa. Satana infatti dice la verit quando spiega ad Eva: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male (Gen. 3,5); questa di fatto la verit perch non moriranno concretamente mangiando i frutti, e conosceranno il bene e il male poich lo sperimenteranno sulla propria pelle (perch non sono Dio). Il paradosso quindi che Dio non ha detto tutto ci che avrebbe potuto dire, ha omesso una parte di verit per mettere alla prova la coppia, ha detto loro che sarebbero morti inghiottendo il frutto, in realt sarebbero divenuti mortali, questo segreto ha cos facilitato il compito al padre della menzogna. Altri personaggi biblici mentono, uno di loro Abramo. Luomo allet di settantacinque anni viene invitato da Dio a lasciare il proprio paese, Carran, per raggiungere Canaan, dove il Signore gli ha promesso che avr luogo la sua discendenza. In seguito ad una carestia deve spostarsi in Egitto, ed proprio qui che dice alla moglie Sarai: Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. Quando gli egiziani ti vedranno, penseranno: Costei sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. Di dunque che sei mia sorella, perch io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te (Gen. 12, 12-13). La Bibbia Tob34 nella nota spiega che gli Israeliti rimasero colpiti dallatteggiamento di Abramo poich il suo comportamento non giustificabile. da tener presente che il Clan di Abramo era esposto a
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Secondo Sren Aabye Kierkegaard, la scoperta della possibilit (e quindi dell'angoscia), viene scoperta per la prima volta da Adamo proprio in seguito al divieto divino: prima che Dio gli proibisse di mangiare dell'albero del bene e del male, Adamo era innocente, non era cosciente delle possibilit che gli si aprivano davanti. Quando riceve la proibizione, capisce di "poter sapere la differenza fra il bene e il male, diventa cos consapevole della possibilit della libert. L'esperienza di questa possibilit proprio l'angoscia che a fondamento del peccato originale: l'angoscia, il sentimento delle possibilit che gli si aprono davanti, mettono Adamo nella possibilit di peccare, di infrangere il decreto divino. Questo concetto contenuto: Kierkegaard S., Il concetto dellangoscia, SE Editore, Milano, 2007. 34 Bibbia Tob, Elle Di Ci, Leumann, Torino, 1997.

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molte difficolt in paesi forestieri, in questo modo si vuole sottolineare la protezione che Dio accorda loro. Unaltra grave bugia di Abramo, giustificabile per per fede, quella di omettere al figlio Isacco che sar lui lagnello per lolocausto, per volere di Dio; luomo non lo dir nemmeno alla moglie Sara35. Anche Sara mente, dopo aver generato il riso pi umano di tutta lintera Scrittura: il Signore si presenta ad Abramo alle Querce di Mamre, nelle sembianze di tre misteriosi visitatori che, terminata la visita, gli annunciano che al loro ritorno (un anno dopo), Sara avr un figlio. La donna, che stava ascoltando allingresso della tenda, ride dentro di s perch incredula: entrambi sono troppo vecchi per avere un figlio. Il Signore si rivolge ad Abramo e domanda: Perch Sara ha riso *+? (Gen. 18, 14), la donna inaspettatamente nega e mente a Dio dicendo di non aver riso. Vi poi lepisodio biblico di Lot, nipote di Abramo, che rappresenta il tipo di menzogna necessaria che nega i legami di famiglia difendendo i valori dellospitalit: ci mostra che lecito mentire pur non rispettando la legge solo nel caso in cui venga rispettata la , il naturale rapporto tra lio e laltro. Dopo essersi diviso da Abramo, Lot si stabilisce presso Sodoma: Ora gli uomini di Sodoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore (Gen. 12,13). Una sera due uomini, che erano in realt degli angeli, giungono in citt e Lot decide di ospitarli, gli abitanti per lo incitano a consegnare loro i forestieri per poterne abusare ma lui rifiuta e dice che al posto degli ospiti possono prendere le sue figlie. Lot viene aiutato e difeso dalla prepotenza degli abitanti dai due angeli che lo esortano a lasciare la citt allalba con la propria famiglia, poich verr distrutta per volere di Dio. Possiamo trovare lincondizionatezza dellospitalit anche da parte della prostituta Raab nel libro di Giosu: questultimo invia a Gerico due spie per osservare il territorio. I due uomini vengono ospitati da Raab dove passano la notte ma il re di Gerico ne viene a conoscenza e manda a dire alla donna di far uscire i forestiere da casa sua ed ella, dopo averli nascosti, risponde ai messi del re mentendo: S, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. Ma quando stava per chiudersi la porta della citt al cader della notte, essi uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli subito e li raggiungerete (Gs. 2,5). La donna per, a differenza di Lot, mente per salvare la sua famiglia chiedendo alle spie, in cambio dellospitalit, di risparmiare i suoi cari durante la caduta di Gerico.

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Kierkegaard Sren, Timore e Tremore, Mondadori, Milano, 2007.

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Nella Bibbia vi sono poi esempi di bugia necessaria, come lepisodio in cui le due levatrici egiziane Sifra e Pua non rispettano lordine del faraone di uccidere tutti i neonati ebrei e mentono (Es. 1, 17-21). Preferirei per soffermarmi su un tipo di menzogna che prevede uno stratagemma simile a quello utilizzato da Ulisse per uscire dalla grotta del ciclope, il che viene messo nellepisodio biblico che ora citer appartiene a un tipo di intelligenza propria di Ulisse. Il protagonista della vicenda Giacobbe, figlio di Isacco e Rebecca, fratello di Esa. Questultimo, cacciatore, il preferito del padre, mentre Giacobbe lo della madre. Isacco a causa della vecchiaia ormai cieco e chiede ad Esa di portagli della selvaggina con la quale avrebbe dovuto preparargli un buon piatto, in cambio lo avrebbe benedetto prima di morire. Esa parte per la campagna e la madre, che nel frattempo aveva ascoltato le parole di Isacco, esorta Giacobbe a portarle due capretti che lei stessa avrebbe cucinato, per far si che fosse proprio il suo figlio preferito a ricevere la benedizione al posto del fratello. Giacobbe obbedisce e si presenta al padre con il pasto, indossando i vestiti del fratello e con le braccia ricoperte dalle pelli dei capretti cucite appositamente da Rebecca (le braccia di Esa sono pelose a differenza di quelle di Giacobbe) ed il padre si convince di aver di fronte Esa e gli chiede: Tu sei proprio mio figlio Esa?. Rispose: Lo sono (Gen. 27, 24). Il padre lo bened. Chiaramente il personaggio che mente per eccellenza Giuda, la sua menzogna viene considerata il peccato pi grave che ha toccato lumanit dopo il peccato originale, non a caso Dante nella Divina Commedia36 lo colloca alla fine dellinferno, pi precisamente nell infernal burella, qui il Maligno lo stritola tra le sue fauci. Ora per terminerei questo excursus della bugia nella Sacra Scrittura con la figura di Ges. Egli : la via, la verit e la vita (Gv. 14, 6), e nella Prima Lettera di Pietro lapostolo afferma che: egli non commise peccato e non si trov inganno sulla sua bocca (1 Pt. 2,22). proprio Pietro colui che rinneg il Signore per tre volte, pentendosene poi amaramente. Il nesso tra Ges e verit ancor pi esplicita quando il Messia risponde alle domande di Pilato dicendo: Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit (Gv. 18,38). Il legame Ges- si oppone a quello Satana-menzogna, Ges definisce il diavolo: egli stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verit, perch non vi verit in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perch menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perch dico la verit (Gv. 8, 44-46).
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Alighieri Dante, La Divina Commedia, Garzanti, Milano, 1987.

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2.3. ULISSE

Potremmo paragonare la figura di Ulisse, leroe acheo narrato da Omero nellIliade e nellOdissea, a quella del tipico uomo bugiardo occidentale dei giorni nostri. Prima di motivare questa analogia dobbiamo delineare la figura ingannevole di Ulisse, partendo proprio dallinganno, che diventa sempre pi complesso nel passaggio dallIliade allOdissea. In questultima possiamo notare come avvenga una vera e propria formazione della coscienza. LIliade, che risale al cosiddetto periodo geometrico maturo, intorno allottavo secolo a.C., vede i propri elementi concatenati in sequenze temporali e narrative ben definite e lo stesso vale per i protagonisti. Achille, leroe del poema, rispecchia pienamente il combattente forte, onesto, vero, colui che agisce dominato dagli istinti primordiali, ispirati dallira. un personaggio frontale. LOdissea al contrario viene collocata in unepoca successiva quando il mondo acheo ormai era declinante e quando i primi greci si accingevano a colonizzare ed esplorare l'ignoto Mediterraneo, siamo nel settimo secolo e pi precisamente nel periodo che per larte figurativa viene definito orientalizzante. Nellarte orientalizzante vi sono i nodi, le curve, gli intrecci, i grovigli, e cos anche luomo diventa curvilineo. La mente di Ulisse obliqua e arrotondata, egli non prende di petto la realt ma la abbraccia, la aggira, cerca di raggiungere il suo scopo per via indiretta. Odisseo dotato di un ingegno e di una , lintelligenza intuitiva, che rendono il suo sguardo obliquo ed cos un maestro nel mentire. NellOdissea viene definito (ricco di risorse, adattabile), (ricco di stratagemmi), (colui che sa tollerare i mali) e (ingegnoso e saggio). Nella Dialettica dellIlluminismo37 leroe viene visto come colui che sfida le forze naturali e divine e va oltre, trovandosi sempre a combattere contro potenze molto pi forti fisicamente ma non intellettualmente. Ulisse dotato di una dialettica che incanta, inganna e sovrasta la forza fisica; inoltre riesce a contenere gli impulsi interni e di fronte al pericolo soppesa le diverse possibilit prima di agire, ha controllo e padronanza di s. Non inganna solo con le parole ma anche con gesti, travestimenti, modi di fare e di agire. Se intrappolato nella caverna con il ciclope vi fosse stato Achille, avrebbe immediatamente ucciso il ciclope Polifemo grazie alla propria forza e tenacia

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Theodor W. Adorno, Max Horkheimer, Dialettica dellIlluminismo, tr. it. di Renato Solmi, Einaudi, Torino, 1966.

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ma sarebbe rimasto intrappolato nella grotta morendo di fame insieme ai compagni, poich nessuno oltre al ciclope sarebbe stato in grado di togliere lenorme pietra che bloccava luscita. Ulisse sa anche prevedere le mosse dellavversario e sa quando deve fermarsi, capendo quali sono i limiti del suo potere di autocontrollo, come nel famoso episodio delle Sirene: non vuole privarsi del loro canto ma sa che diventerebbe una loro vittima, per questo si fa legare allalbero della nave. Odisseo il tipico anti-eroe. In prima istanza pu sembrare che Ulisse menta per tornare a casa, architettando il cavallo di Troia e mettendo fine a dieci lunghi anni di guerra, o per salvare la propria vita e quella dei compagni durante il viaggio. In realt, analizzando vari episodi, emerge che mente per piacere, ma non solo, al pari del bugiardo odierno, per avere sempre di pi. Era proprio necessario prima di fuggire dallisola rivelare la propria identit a Polifemo rischiando la vita, solo per far si che fosse testimone del suo trionfo? Ovviamente no, ma Odisseo non sopporta di essere Nessuno; talmente dipendente dalla bugia che non si ferma nemmeno di fronte al buon Eumeo, al padre Laerte e alla povera e paziente Penelope. Egli (incolmabile, insaziabile), la sua anima desidera sempre di pi, dotato di unavidit e di una (tracotanza) che lo porter oltre le Colonne dErcole: alla morte. Per lappunto Dante lo colloca nel XXVI canto dellInferno, nella bolgia dei consiglieri di frodi a causa degli inganni perpetrati. Qui viene narrata anche la sua morte, avvenuta per aver avuto la smania di superare i limiti della conoscenza umana; egli con le sue menzogne ha provocato dolore e sofferenza ma ha anche portato alleccesso le sue virt. La sua follia, che possiamo spesso riscontrare anche nella nostra societ, proprio quella di essersi dimenticato di essere una semplice creatura.

2.4. ANIMALI E BUGIE

Per il filosofo Plutarco di Cheronea (ca. 46 127), gli animali non possono mentire, le bugie appartengono esclusivamente agli uomini; se inorridiamo quando subiscono violenza non per sensibilit, ma perch sappiamo che il male viene fatto nei confronti di qualcuno che a sua volta non lo farebbe, che agisce per istinto, per difesa o necessit.38

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Ne sono un esempio i topi da laboratorio, se essi capiscono che la leva da loro toccata provoca dolore nei loro simili, evitano di premerla, anche se questo significa non mangiare. Ad Auschwitz un gran numero di pastori tedeschi delle SS sono stati soppressi perch si rifiutavano di mordere e aggredire i prigionieri.

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Nel Dialogo Le virt degli animali39 Plutarco riformula lepisodio dellOdissea, in cui la Maga Circe trasforma i compagni di Ulisse in animali differenti a seconda del loro carattere: la donna d la possibilit alleroe di salvarli permettendogli di parlare con uno di loro (Grillo) a cui, per loccasione, viene data la parola. Solo se Ulisse, grazie alla sua dialettica, riuscir a convincere gli animali a chiedere alla maga la libert, potranno tornare uomini. Ulisse dialoga con Grillo ma questultimo vuole restare animale, offende Odisseo e la sua tracotanza, il suo non vedere la razionalit e la saggezza posseduta dagli animali: sono proprio le loro naturali inclinazioni che li guidano gi verso ci che giusto. Essi utilizzano le strategie di sopravvivenza e non eccedono, si attengono allequilibrio naturale che stato loro donato. Lanimale sincero proprio perch non pecca di . Luomo al contrario non mai appagato e questo voler avere di pi, fa s che egli propenda verso la menzogna e linganno, proprio perch sono questi i mezzi che gli consentono di andare oltre, ma sono anche la sua condanna.

2.5. GLI INGANNI DI PROMETEO Gli uomini sono dotati di grande intelligenza e nei secoli hanno raggiunto ormai un completo dominio sul mondo circostante. Oggigiorno sono spesso sotto accusa la scienza e la tecnica ed il loro sviluppo ha contribuito a trovare soluzioni ad innumerevoli problemi, ma si spinto anche troppo oltre creando nuovi bisogni. Proprio nel mito di Prometeo incontriamo il legame esistente tra e . Nelle favole di Esopo, Igino e Fedro si delinea il nesso tra loriginaria dotazione antropologica fornita da Prometeo alluomo e la sua predisposizione naturale allinganno e alla menzogna. Il nome Prometeo deriva da , colui che pensa prima. Secondo la tradizione pi accreditata, figlio del titano Giapeto e della ninfa Climene, ma ci sono diverse interpretazioni a proposito. Egli ha in s una duplice natura: il mediatore tra mondo umano e mondo divino, lamico degli uomini (pur essendo figlio di un Titano) il protettore dellartigianato, il demiurgo. Ma, nel contempo, lantagonista degli dei, il ribelle, limbroglione. Pur appartenendo ai ribelli Titani, Prometeo si schiera dalla parte di Zeus ma prova anche una forte amicizia nei confronti degli uomini: quando suo fratello Epimeteo, colui che pensa dopo, riceve da Atena e dagli altri dei un numero limitato di "buone qualit" da distribuire saggiamente fra tutti gli esseri viventi, le dona agli animali dimenticandosi degli uomini, ma

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Plutarco, Le virt degli animali, Marsilio, Roma, 1995.

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Prometeo rimedia, rubando dalla casa di Atena uno scrigno in cui erano riposte l'intelligenza e la memoria donandole quindi alla specie umana. Zeus per non per nulla favorevole al genere umano, cos decide di distruggerlo: non approva la benevolenza di Prometeo per le sue creature e considera i doni del titano troppo pericolosi, perch gli uomini in tal modo avrebbero la possibilit di diventare sempre pi potenti e capaci. La goccia che fa traboccare il vaso lepisodio in cui durante un sacrificio agli dei, nella piazza di Mecone, gli uomini si incontrano e decidono di spartirsi di comune accordo gli animali immolati. Prometeo, convocato in qualit di arbitro per stabilire quali parti di un toro sacrificato spettano agli dei e quali agli uomini, squarta l'animale tagliandolo in due parti. Agli uomini d i pezzi di carne migliori, nascondendoli per sotto la disgustosa pelle del ventre del toro, mentre agli dei riserva solo le ossa che cela in un lucido strato di grasso: Infatti, quando la loro contesa dirimevano dei e uomini mortali a Mecone, allora un grande bue, con animo consapevole, spart, dopo averlo diviso, volendo ingannare la mente di Zeus; da una parte, infatti, carne e interiora ricche di grasso pose in una pelle, nascoste nel ventre del bue, dallaltra ossa bianche di bue, per perfido inganno, con arte disposte, nascose nel bianco grasso (Teogonia, VV. 535-542). Quando Zeus scopre linganno, si infuria e lancia su tutti una terribile maledizione: da quel momento gli uomini devono sacrificare agli dei offrendo loro le parti immangiabili dell'animale sacrificato, consumandone le carni, ma i mangiatori di carne diventano per questo mortali mentre gli dei restano i soli immortali. Infine, il padre degli dei, toglie il fuoco agli uomini e lo nasconde. Prometeo decide di riportare il fuoco agli uomini ma a riguardo vi sono diverse versioni: Prometeo si reca da Atena affinch lo faccia entrare di notte nell'Olimpo; una volta l, accende una torcia dal carro del Sole e si dilegua senza che nessuno lo veda; Prometeo ritrova il fuoco nella fucina di Efesto, ne ruba qualche favilla e, incurante delle conseguenze, lo riporta agli uomini. Zeus di conseguenza ordina ad Efesto di costruire una donna bellissima, di nome Pandora, la prima del genere umano, alla quale gli dei del vento infusero lo spirito vitale e tutte le dee dell'Olimpo la dotarono di doni meravigliosi. Zeus la invia da Epimeteo per punire la razza umana, alla quale Prometeo ha dato il fuoco divino. Epimeteo, avvertito dal fratello di non accettare regali da Zeus, la respinge. Il padre degli dei a questo punto fa incatenare Prometeo, nudo, con lacci d'acciaio nella zona pi alta e pi esposta alle intemperie del Caucaso; gli viene inoltre conficcata una colonna nel corpo. Invia poi un'aquila perch gli squarci il petto e gli 29

dilani il fegato, che gli ricresce durante la notte, giurando di non staccare mai Prometeo dalla roccia. Epimeteo, dispiaciuto per la sorte del fratello, si rassegna a sposare Pandora, ma essa apre per curiosit un vaso che Epimeteo tiene gelosamente custodito, nel quale Prometeo aveva chiuso tutti i mali che potessero tormentare l'uomo: la fatica, la malattia, la vecchiaia, la pazzia, la passione e la morte. Essi escono e immediatamente si spargono tra gli uomini; solo la speranza, rimasta nel vaso tardivamente richiuso, da quel giorno continua a sostenere gli uomini anche nei momenti di maggior scoraggiamento. Nella Teogonia40 Prometeo assolve a tre funzioni fondamentali: Inventa il sacrificio ( mito con funzione eziologica); Per punirlo delle sue azioni gli dei plasmano la prima donna, Pandora, causa della diffusione dei mali nel mondo; Dona agli uomini il fuoco.

Prometeo, quindi, appare come il vero fondatore della cultura umana, poich consente lesistenza delle tre funzioni fondamentali su cui si fonda la societ: la cultura materiale, la famiglia, il sacrificio. Prometeo il simbolo di una condizione umana: la dissociazione esistente fra lapparenza di ci che si lascia vedere e udire e la realt. Questa la condizione umana cos come Zeus lha lentamente macchinata in risposta alle astuzie di Prometeo.

40

Esiodo, Teogonia, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 1984.

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Capitolo 3
FILOSOFIA DELLA BUGIA

3.1. FILOSOFIA E MENZOGNA

3.1.2. Socrate, Platone, Aristotele

Il filosofo non accetta mai e in nessun modo di mentire consapevolmente: la cosa che pi detesta, poich amico della verit41. Queste parole sono contenute nella Repubblica di Platone e rappresentano pienamente il rapporto tra il (filosofo) e la (sapienza); questultima ci che esiste di pi vicino all (verit). Il filosofo quindi contrario allo (menzogna). La filosofia occidentale nasce con il processo che porter alla condanna e alla successiva morte Socrate. Egli stato condannato dalla sua , dai suoi cittadini che lo hanno giudicato falso, lo hanno accusato di utilizzare linganno per persuadere gli interlocutori. Socrate considera queste calunnie una vera vergogna poich si sempre servito della (libert di parola) per indicare la verit al prossimo, essendo sincero fino in fondo. Il protagonista del mito della caverna di Platone incarna proprio Socrate che, dopo aver conosciuto la verit, torna per aprire gli occhi ai suoi compagni, rischiando la vita. Il filosofo avrebbe potuto fuggire evitando la morte ma ha scelto di non farlo per non cadere in contraddizione: non sufficiente dire la verit, bisogna metterla in pratica. Egli ha cos dimostrato che la verit ha a che fare con la vita: esse coincidono, sono strettamente correlate, e la messa in gioco della propria vita funge da garanzia. Inoltre lesercizio della sincerit, il dire tutto, si collega anche con i rapporti sociali e con il potere. Socrate fa uso di una verit critica che gli permette di indurre linterlocutore a rivedere la propria opinione, che fino a poco prima riteneva veritiera in assoluto. LIronia di Socrate viene erroneamente considerata una sorta di menzogna o dissimulazione, il termine infatti indica ipocrisia, falsit o finta ignoranza. In realt lironia socratica ha tuttaltro significato: essa consiste nella pretesa del filosofo di mostrarsi ignorante in merito alle questioni da affrontare; questo fa s che l'interlocutore sia costretto a giustificare
41

Platone, Repubblica VI, 485c 3-4, in Tutte le opere, A cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2000.

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dettagliatamente la propria posizione (il che lo conduce spesso a trovarsi di fronte allinfondatezza della propria tesi). L'interlocutore viene condotto a trovare da solo le risposte alle proprie domande piuttosto che affidarsi ad una autorit intellettuale in grado di offrire risposte preconfezionate. Cos facendo il filosofo eleva lironia a metodo dialettico. Platone rifletter costantemente sulle cause che avevano portato alla morte il maestro e proprio nei dialoghi mette in luce come non sempre si possa dire tutta la verit, necessario a volte adottare unaltra strategia. Egli definisce la bugia nel Sofista (260 c 3-4) affermando che: il falso che si genera nei discorsi deriva dal falso che si genera nel pensiero, ed entrambi derivano dal pensare o dire ci che non .42 Platone infatti cerca la causa della menzogna nelle cose stesse, che quando non sono e sono dette essere, generano la bugia. Lallievo di Socrate sar proprio colui che introdurr la dottrina della nobile menzogna. Nel secondo libro della Repubblica il filosofo critica fortemente le favole menzognere di Omero, Esiodo e altri poeti, spiegando che giusto biasimare la menzogna se questa viene esibita in modo maldestro e non simile alla realt, il poeta invece colui che inventa malamente grandissima menzogna nei confronti di grandissimi dei (Repubblica II, 382 a 1-2). Successivamente afferma che gli dei non mentono e che la menzogna universalmente detestata sia dagli dei che dagli uomini; presenta anche una distinzione netta tra la vera menzogna e quella finta, espressa soltanto con le parole. La prima lignoranza mentre la seconda unimitazione dellaffezione dellanima: Ma allora si pu appunto chiamare, come dicevo, veramente una menzogna lignoranza che nellanima di chi ingannato: perch quella che nei discorsi solo una imitazione dellaffezione che nellanima, una parvenza venuta ad essere successivamente, e non menzogna schietta (Repubblica II 382a-b). Mentre la vera menzogna sempre intollerabile, quella verbale pu essere utile alluomo ed essere cos paragonata ad una medicina. Nel terzo libro della Repubblica Platone introduce quindi il concetto di nobile menzogna, spiegando che la bugia come 43, non pu essere affidata a chiunque: Spetta dunque ai governanti, se mai qualcuno ne ha il diritto, mentire per ingannare i nemici o i concittadini nell'interesse della citt, mentre tutti gli altri non devono fare ricorso a un simile espediente; ma diremo che per un cittadino privato mentire ai governanti colpa uguale o anche maggiore di quella di un ammalato o di un atleta che non denunci al medico o al maestro la verit sulla propria condizione fisica, o del marinaio

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Bettetini Maria, Breve storia della bugia, Da Ulisse a Pinocchio, Raffaello Cortini Editore, Milano, 2001, p. 6. 43 Pharmakon, in greco, una parola ambigua, che pu designare sia un veleno sia una medicina.

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che non riferisca al timoniere sullo stato effettivo della nave e dell'equipaggio, ossia qual la condotta sua e dei compagni di navigazione.44 Platone mette in luce come vi sia unincompatibilit strutturale tra filosofia e menzogna: la prima caratterizzata dalla ricerca della verit mentre la seconda dal voler aver di pi. Vi quindi una contraddizione insanabile tra le due, il binomio possesso-menzogna si oppone a quello verit-filosofia. Se basiamo la nostra vita sul possesso e sul voler sempre di pi e quindi il nulla, rimaniamo vittime di unillusione costante che ci oscura la via della verit. NellIppia Minore45 Platone sostiene che una menzogna detta involontariamente peggio di una vera e propria, detta intenzionalmente. proprio il riconoscere il vero rispetto al falso che fa la differenza: solo se si possiede la verit si capaci di ingannare. Mentitore chi sa e pu mentire. Quindi gli incapaci e gli ignoranti, stando cos le cose, non possono mentire. Nel dialogo Socrate arriva a dimostrare ad Ippia, che convinto che ci sia una distinzione nettissima tra chi mente e chi non mente, che a mentire e a dire il vero possono essere la stessa persona. Aristotele riprende il discorso dellIppia Minore di Platone e precisa nella Metafisica46 che chi in grado di dire il falso, perch conosce il vero, non insieme veridico e falso come suggeriva Socrate me colui che sa ed sapiente. Nel quinto libro della Metafisica il filosofo spiega che falso si dice, in primo luogo, di una cosa falsa (Metafisica V, 29, 1024 b 17-18) e questa falsit oggettiva si ottiene quando vengono unite delle cose che non possono essere unite, per esempio dire che un vaso pieno se in realt vuoto. Vi sono poi degli oggetti come le pitture in prospettiva o i sogni, che si dicono falsi perch esistono ma per loro natura sono tali da apparire non quali sono e non ci che sono (Metafisica V, 29, 1024 b 22-23). Infine esiste poi la nozione falsa ovvero nozioni che si riferiscono ad una cosa diversa rispetto a quella di cui sono la nozione reale. Per quanto riguarda luomo invece, si dice falso un uomo che volentieri e di proposito fa discorsi falsi, non per altra ragione, ma proprio per dire il falso; oppure un uomo che fa sorgere in altri nozioni false, cos come diciamo che sono false le cose che producono immagine falsa (Metafisica V, 29, 1025 a 1-6). Egli quindi considera il bugiardo come colui che dice il falso volontariamente, sapendo che falso e generando nel prossimo nozioni false.

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Platone, La Repubblica, Mondadori, Milano, 2008, p. 137. Platone, Tutte le opere, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2000. 46 Aristotele, La Metafisica, a cura di Mario Vegetti, La Nuova Italia, Firenze, 1975.

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Anche Aristotele, come Socrate, pone la menzogna e la veridicit in un discorso che si inserisce nella vita ed ha uno stretto contatto con essa. Nel quarto libro dellEtica Nicomachea47 spiega che vi sono agli estremi il millantatore, colui che mostra ci che non , e lironico, colui che nega i propri meriti o li diminuisce; nel mezzo invece abbiamo luomo sincero, che si presenta come in verit. Questultimo rappresenta luomo giusto, onesto. La sincerit prima di tutto il dire la verit su se stessi, una virt. Vi sono due specie di millantatori che corrispondono a loro volta a due specie di bugiardi: il primo ama la menzogna in s, laltro desidera fama o guadagno, il primo tipo rappresenta il bugiardo cronico, mentre il secondo incarna colui che vuole avere sempre di pi. Riaffiora quindi il tema dellavere di pi delluomo che desidera talmente tante cose da finire per perdersi nel nulla. La soluzione antica sar quella di contrapporre lillimitato dellavere al limite dellessere, tesi che trover un completamento effettivo nella posizione del saggio stoico. La menzogna un grave problema anche a livello sociale ed inevitabile che prima o poi da un falso bene si origini un vero male; secondo Aristotele infatti lindividuo in realt ha ben poca scelta, egli non decider di essere bugiardo in base alla verit delle cose ma secondo latteggiamento morale che la e la (istruzione) hanno avuto nei suoi confronti.

3.1.3. Agostino, Tommaso dAquino Agostino dedic alla menzogna due scritti specifici: il De Mendacio48 (395 d.C.) e il Contra mendacium (420 d.C.). Nel De mendacio scrive che non la rerum ipsarum veritas aut falsitas, ma la animi sententia a decretare ci che menzogna. La menzogna appartiene a noi mentre la verit propria di Dio. Se luomo vive in corrispondenza con Dio invece che con se stesso, significa che vive in conformit con la verit, ma se, al contrario, basa la propria esistenza su di s, allora vivr in armonia con la menzogna. La bugia il peccato. Questultimo infatti si commette per avere un bene o allontanare un male, ma questi sforzi generano il risultato opposto, quindi menzogna. Per Agostino la bugia un problema etico, logico, ermeneutico ma soprattutto la fonte ontologica di tutti i problemi. Egli compone il De mendacio per motivi pastorali, apologetici ed esegetici. Per quanto riguarda questi ultimi, in relazione al fatto che le menzogne della Bibbia ( Antico Testamento) fossero vere o potessero essere considerate in un altro modo, il filosofo
47 48

Aristotele, Etica Nicomachea, Laterza, Bari, 1988. Agostino, De mendacio, tr. it. di M. Bettetini, Bompiani, Milano, 2001.

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risponde che si tratta di metafore ed allegorie, sono delle rappresentazioni figurali e come tali vanno intese. Inoltre spesso dimostrano come pur errando sia possibile ritornare sui propri passi e continuare a perseguire la retta via. Dallopera di Agostino sopra citata possiamo individuare i tre punti fondamentali della sua teoria: 1. la menzogna coincide con lintenzione di dire il falso; 2. meglio sbagliarsi che mentire49; 3. chi mente fa ingiustizia perch pretende dallaltro quella fede che lui non intende mantenere; 4. non esiste bugia utile dal momento che la menzogna uningiustizia. Agostino rievoca limmagine di una caverna (che ricorda quella di Platone o del protobugiardo di Wilde), questo perch la bugia un antro oscuro che si insinua in cunicoli cavernosi fuggendo chi tenta di arrivare alla verit. importante per sottolineare che non tutti quelli che dicono il falso mentono, ma mente chi pensa una cosa e con le parole o con altri mezzi di espressione afferma qualcosa di diverso. Ci che pu permetterci di definire una menzogna lintenzionalit dellanimo: Chi spaccia il falso per vero e tuttavia ritiene desser nel vero, pu esser definito persona colpevole derrore e incauta; a torto lo si dir mentitore, poich in ci che afferma non v doppiezza di cuore e volont dinganno: semplicemente egli si sbaglia. Il bugiardo invece si propone dingannare nel dar voce ai suoi pensieri ed questa la sua colpa.50 Gli autori preagostiniani nella valutazione della menzogna utilizzavano uno schema diadico basato sulla struttura mente-parola, per indicare colui che ha in mente la verit e pronuncia la menzogna, senza tener conto di chi involontariamente sbaglia, avendo la menzogna sia nella mente che nella parola. Le tabelle sottostanti 51 mostrano il passaggio dallo schema diadico a quello triadico di S. Agostino, proprio di una struttura mente-volont-parola.

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il rovesciamento della posizione socratica dellIppia Minore.

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Agostino, De mendacio, 3. Tagliapietra Andrea, Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, Mondadori, Milano, 2008, p. 257-258.

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Possiamo notare nella tabella sovrastante come lintenzione di chi comunica sia dunque decisiva per Agostino. Egli, sempre nel De Mendacio, propone una classificazione delle menzogne in ordine di gravit decrescente: 1. la menzogna religiosa (per indurre qualcuno allapostasia); 2. la menzogna maligna attiva (per fare danno a qualcuno senza giovare a nessuno); 3. la menzogna maligna passiva (per godere dellinganno e trarne giovamento); 4. la menzogna pura (per il solo piacere di ingannare); 5. la menzogna motivata dal desiderio di piacere (menzogna sociale, per ravvivare la conversazione); 6. la menzogna benevola innocente (per beneficiare qualcuno nei beni materiali senza danneggiare nessuno; 7. la menzogna necessaria per la vita (per salvare la vita a qualcuno sottraendolo dalle mani degli assassini); 8. la menzogna necessaria per la purezza(per salvare la castit di qualcuno preservandolo dallimmunditia corporalis). In questi otto generi di bugie chi mente pecca tanto meno quanto pi sale verso lottavo e tanto maggiormente quanto pi scende verso il primo. Agostino ammette lopportunit di servirsi di una onorevole, pietosa bugia e ammonisce in merito ai pericoli veicolati dalleccessivo amore per la verit e dallesagerata ripulsione per il falso. Giudica sostanziale, infine, la differenza tra il mentiens (colui che mente) e il mendax (il bugiardo), poich questultimo ama mentire e si diverte quotidianamente dicendo bugie. Vi sono cos tre categorie generali di menzogne che si accostano agli otto tipi sovraesposti: vi la bugia malvagia, quella scherzosa e quella detta per bont, per salvare la vita al prossimo. Nel Contra mendacium la posizione del vescovo di Ippona sembra divenire pi radicale. Nella seconda parte della Summa Teologica52, Tommaso dAquino afferma che menzogna significa esprimere con segni esterni il contrario della verit, e per segni si intendono parole, gesti ed espressioni. Successivamente egli spiega che gli elementi della menzogna sono principalmente tre:
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Tommaso DAquino, Summa Theologiae, Tr. It. A cura dello Studio Domenicano, ESD, Bologna, 1984.

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1. la falsa enunciazione; 2. la volont di enunciare il falso; 3. lintenzione di ingannare. Per quanto riguarda la volont di asserire il falso Tommaso afferma che: Lintenzione di una volont disordinata, pu mirare a due cose distinte: la prima lenunciazione del falso; la seconda leffetto proprio di tale enunciazione, cio linganno di qualcuno. Perci se nellatto concorrono queste tre cose: la falsit di quanto viene detto, la volont di dire il falso, e finalmente lintenzione di ingannare, allora avremo falsit materiale, perch vien detto il falso; falsit formale, per la volont di dirlo; e falsit effettiva, per la volont di ingannare. Tuttavia la ragione formale della menzogna si desume dalla falsit formale, cio dallintenzione di dichiarare il falso. Infatti il termine deriva dal fatto che una cosa contro la mente53. Il filosofo distingue inoltre la menzogna di millanteria, quella ironica e la suddivide in base alla gravit della colpa: 1. menzogna ufficiosa (detta per giovare a qualcuno); 2. menzogna giocosa (pronunciata per divertimento); 3. menzogna dannosa (utilizzata per fare del male al prossimo). Tommaso riprende inoltre gli otto tipi di bugia contenuti nel De mendacio di Agostino, e li pone in ordine di fine: 1. menzogna contro Dio; 2. menzogna contro il prossimo senza giovare ad un altro; 3. menzogna contro il prossimo giovando ad un altro; 4. menzogna detta per il piacere di mentire; 5. menzogna detta per divertire gli altri; 6. menzogna per giovare a qualcuno riguardo ai beni esterni; 7. menzogna per salvare la vita di un uomo; 8. menzogna per salvaguardare lonest e la virt54. La bugia sempre peccato poich la parola viene utilizzata contrariamente al fine per cui ci stata donata dal Creatore. meno gravi dannose

53 54

Tommaso dAquino, op. cit. pp. 148-149. Essa ci permette di evitare i peccati carnali.

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3.1.4. La ripresa della menzogna nella filosofia moderna

In questo paragrafo vorrei concentrami sui filosofi moderni e sul loro modo di vedere la menzogna, partendo proprio dallantesignano filosofo ideale degli illuministi: Michel de Montaigne. La sua riflessione sulla bugia si concentra nei due Essais: Dei Bugiardi e Del mentire. Nel primo afferma che chi non ha la memoria sufficientemente forte non dovrebbe cimentarsi nellarte della menzogna, poich mentire implica difficolt: la bugia va studiata, memorizzata e soprattutto non va mai dimenticata. Nel caso in cui qualcuno dovesse scoprire linganno prendendoci alla sprovvista, dopo averci domandato informazioni sul nostro racconto inventato (che noi non ricordiamo pi), ci etichetterebbe come bugiardo e verremmo condannati a non essere creduti nemmeno quando siamo sinceri. Il filosofo considera la falsit come un orribile vizio, poich gli uomini sono legati tra loro per mezzo della parola. Nel caso in cui questultima fosse falsa, la pubblica societ verrebbe tradita: ogni nostro scambio sarebbe distrutto e tutti i vincoli dissolti. Questa erronea inclinazione nasce da bambino e crescendo diventa sempre pi incontrollabile, tanto da arrivare a mentire inutilmente. Montaigne spiega come la bugia sia tanto dannosa per la comunicazione da rendere gli uomini estranei gli uni agli altri, tanto da arrivare ad affermare che un cane sarebbe di miglior compagnia per luomo rispetto ad un proprio simile. La bugia lesatto contrario di quel lavoro di unificazione di s che lio di Montaigne intende perseguire attraverso lintermittenza della scrittura che ne saggia, di volta in volta, la sincerit. *+ Per essere autentico lio delluomo moderno entra in conflitto con luniversale dissimulazione che scorge negli altri e che dagli altri gli viene imposta nelle politiche dalla cortesia, nelle convenienze dalla vita sociale. 55 Lo stesso Montesquieu considerer la menzogna nemica del progresso dellumanit, chi mente ostacola il processo che proprio della societ umana ed voluto da Dio. La societ deve essere trasparente, solo cos potr migliorare. Il vero problema che luomo sincero colui che viene emarginato, non piace. Questo perch la verit amara, spesso fa male, umiliante e ferisce. Secondo Montaigne la parola menzognera come la falsa moneta. Il termine moneta viene utilizzato in ogni caso, falsa o vera che sia: ogni bugia differente dallaltra, vi sono quelle cattive e quelle necessarie, ma sempre di menzogna si tratta. Anche Bacone negli Essays riprender il tema della moneta: egli paragona la verit ad una perla, ma aggiunge anche che nelle mani del mercante, la falsa moneta della menzogna, fa s
55

Tagliapietra Andrea, op. cit., p. 295.

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che questultima sia preziosa quanto un diamante o un rubino, di gran lunga pi appetibili di una perla. Nel primo degli Essays, Della verit, Bacone espone il problema della bugia spiegando che essa vince sulla verit, non solo perch questultima sia spesso dolorosa da affrontare ma anche, e soprattutto, per amore della menzogna stessa, perch pi appetibile il fascino della maschera rispetto alla nuda verit di un volto sinceramente esposto e quindi troppo vulnerabile. La verit il vero bene supremo delluomo che si scontra per con i suoi interessi materiali; la falsit come la lega in una moneta doro e dargento, che pu far lavorare meglio il metallo, ma lo svilisce.56 Qui, nel primo degli Essays, Bacone immagina un colle, dove il filosofo, che possiede la verit, osserva dallalto il mondo che ai suoi piedi, con gli errori, le questioni civili, la falsit; nel sesto invece, Della simulazione e dissimulazione, Bacone scende dal colle e spiega come toccando con mano la dissimulazione, emerge che essa non altro che un sottogenere della politica o della saggezza poich sapere quando dire la verit e dirla, richiede tagliente arguzia e altrettanto forte coraggio; pertanto i politici pi deboli sono grandi dissimulatori,57infatti la dissimulazione serve per coprire le debolezze legate alla forza e alla comprensione. I grandi uomini del passato erano ricchi di fama e di attendibilit, ma ora la nobile menzogna di Platone diventa sempre meno nobile. Inoltre il filosofo indica tre stadi per mascherarsi: il primo consiste nel non lasciarsi osservare per ci che si ; in secondo luogo abbiamo la dissimulazione: offrire falsi indizi per camuffare il nostro io, ed infine si finge di essere qualcosa che in realt non si . Bacone conclude affermando che la dissimulazione ha tre vantaggi e tre svantaggi, i primi sono: 1. assopire lopposizione e sorprenderla; 2. riservarsi una corretta ritirata; 3. scoprire meglio il pensiero altrui; mentre gli svantaggi 1. non disgiunge la maschera dal timore che spesso inibisce; 2. disorienta e confonde le idee di chi comunque starebbe dalla nostra parte; 3. ci priva del credito e della fiducia. Vorrei ora soffermarmi su Cartesio e sul fatto che la menzogna per lui deve confrontarsi con la verit, intesa come certezza che alberga nella coscienza. Si desidera la verit tanto quanto la menzogna. Egli nella quarta delle Meditazioni Metafisiche,58 quella Del vero e del falso, deve

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Tagliapietra Andrea, op. cit., p. 299 (Tagliapietra cita Bacone Essays I). Tagliapietra Andrea, op. cit., p. 302 (Tagliapietra cita Bacone Essays VI). 58 Descartes, Meditazioni Metafisiche, Laterza, Bari, 2007.

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attribuire la certezza del cogito alla garanzia divina: Per cominciare, dunque, riconosco che non pu accadere che Dio mi inganni mai; che in ogni frode o inganno si trova un qualche genere di imperfezione. vero infatti che essere in grado di ingannare sembra un indizio di acutezza o di potenza; ma volere ingannare attesta indubbiamente o malizia o debolezza, e quindi non si d in Dio. In secondo luogo, constato che in me c una facolt di giudicare che di certo ho ricevuto da Dio, al pari di tutto il resto che in me. E allora, appunto egli non mi vuole ingannare, di certo non mi ha dato una facolt di giudicare tale che possa darsi che io erri finch ne faccio uso corretto.59 Detto ci ingannare non significa possedere ma voler avere di pi, concetto che abbiamo incontrato pi volte nel corso di questa tesi. Dopo aver avuto la certezza di Dio e del Cogito, si pone il problema della carenza della facolt di conoscere delluomo e dellerrore. Noi sbagliamo perch applichiamo la volont in misura maggiore rispetto allintelletto. Lerrore e la falsit albergano nelle opinioni degli uomini e non in Dio, semplicemente perch essi vogliono giudicare anche quando non sono in grado di farlo: Per Cartesio ogni errore , quindi, una sorta di autoinganno in cui la volont vuole ci che lintelletto non ha *+ la verit diviene, cos, una sorta di esercizio di misura e di contenimento, in cui si vuole solo ci che si pu volere, perch lintelletto gi ne dispone e le passioni sono state messe a tacere. La certezza della verit di non andare oltre, non avventurarsi, rimanere al sicuro vicino alla stufa dellintelletto.60 Cartesio ci presenta un soggetto che sicuro di s, della sua verit, ma non pu avere la certezza degli altri e del mondo. Rousseau, il filosofo illuminista che non teme la verit, nel prologo delle Confessioni scrive di se stesso: Ecco il solo ritratto d'uomo, dipinto esattamente al naturale e assolutamente fedele al vero, che esiste e che mai probabilmente esister.61 Noi abbiamo il dovere di manifestare la verit, possibile tacere la realt ma non consentito distorcerla. Egli accetta la definizione agostiniana della menzogna ma specifica che: Dire il falso non significa mentire, se non quando vi lintenzione di ingannare; e lintenzione stessa di ingannare, lungi dallesser sempre congiunta a quella di nuocere, ha talvolta uno scopo del tutto opposto. Ma per rendere innocente una menzogna non basta che lintenzione di nuocere non vi sia espressa, occorre anche la certezza che lerrore in cui gli interlocutori vengono fatti cadere non possa nuocer loro n altrui in alcun modo.62 Successivamente distingue:
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Descartes, op. cit., p. 89. Tagliapietra Andrea, op. cit., p. 317. Rousseau Jean -Jacques, Le Confessioni, Garzanti, Milano, 2006. Tagliapietra Andrea, op. cit., p. 346 (Tagliapietra cita Rousseau Rveries IV).

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1. limpostura come il mentire a proprio vantaggio; 2. la frode, come il mentire a vantaggio di terzi; 3. la calunnia, che la peggiore, il mentire per nuocere allaltro. Terminerei questo breve excursus di alcuni filosofi moderni con Kant, il discorso che lo riguarda per, nettamente pi ampio e me ne occuper pi dettagliatamente nel paragrafo successivo.

3.1.5. Kant, Hegel

Il filosofo di Knigsberg si oppone rigorosamente alla menzogna, tanto da non ammettere nemmeno le bugie necessarie o a fin di bene. Egli ammette che la riservatezza e la discrezione sono virt importanti, ma in nessun caso la bugia va tollerata, in nessuna sua forma eccetto la recitazione. Non mai lecito mentire. Se anche colui a cui viene detta una menzogna fosse un uomo indegno della verit, commetterei un sopruso non verso di lui ma nei confronti dellumanit. Non possibile per Kant, come ho detto pocanzi, ammettere anche solo una piccola bugia necessaria, perch crollerebbe lintero impianto etico, dando motivo al prossimo di agire a sua volta ingiustamente. Il filosofo definisce la menzogna: La pi grande violazione del dovere delluomo verso se stesso, considerato soltanto come essere morale, lopposto della veridicit, *+ pu essere esteriore oppure interiore. Con la prima ci si rende oggetto di disprezzo agli occhi degli altri, con la seconda, ed ancora peggio, agli occhi propri e si ferisce la dignit umana nella propria persona;63 egli considera quindi la menzogna come degrado e annientamento della dignit umana. Inoltre afferma che essa come falsit deliberata in generale, non ha bisogno di essere dannosa agli altri per essere dichiarata riprovevole, perch in questo caso sarebbe una violazione dei diritti altrui.64 La posizione di Kant emerge chiaramente nella celebre controversia con Benjamin Constant, politico e amico di Madame de Stal. Constant polemizz contro il dovere incondizionato di non mentire espresso da Kant; questultimo a sua volta gli rispose con lopuscolo: Su un preteso diritto di mentire per amore dellumanit. Kant si domanda se corretto tirarsi fuori dalla difficolt con una falsa promessa rischiando che questo suo agire diventi una legge universale; afferma poi che noi desideriamo la menzogna ma non vorremmo autorizzare gli altri a mentire. Per Kant Dire la verit un dovere. Il concetto di dovere inseparabile dal
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Kant I., Costant B., E lecito mentire?, Archinto, Milano, 2009, p. 47. Ivi, p. 49.

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concetto di diritto. Un dovere ci che in un essere corrisponde ai diritti di un altro. L dove non ci sono diritti non ci sono doveri. Dire la verit quindi un dovere, ma solo nei confronti di colui che ha un diritto alla verit. Nessun uomo, per, ha diritto ad una verit che nuoccia ad un altro.65 Successivamente chiarisce, sempre in replica a Constant, la differenza che intercorre tra verit e veridicit, affermando che La veridicit *+ un dovere formale delluomo nei confronti di ogni altro uomo anche se a lui o ad un altro pu derivarne un grave danno, in conclusione chiaro che la menzogna nuoce sempre a qualcuno, e se non ad un altro uomo, sempre e comunque allumanit in generale, rendendo inutilizzabile la fonte del diritto.66 Constant attacca duramente il filosofo e la sua posizione affermando che: Il principio morale che un dovere dire la verit, inteso incondizionatamente e senza distinzione, renderebbe impossibile qualsiasi societ. Ne abbiamo la prova nelle dirette conseguenze che un filosofo tedesco ha tratto da questo principio, arrivando ad affermare che mentire a degli assassini che ci domandassero se un nostro amico che stanno inseguendo rifugiato in casa nostra, sarebbe un crimine.67 Kant, secondo il politico, non comprende che non possibile separare il concetto di dovere da quello di diritto: dire la verit un dovere verso coloro che hanno il diritto di saperla. In sintesi Kant annoda le linee della sincerit e dellautenticit, egli vorrebbe coniugare il principio di non contraddizione alla sfera dellagire quotidiano, questo per non possibile se non solo formalmente. Secondo lui noi dovremmo dire sempre la verit, ma in realt non tutto ci che si ritiene vero poi risulta realmente vero: la veridicit si trasforma in una verit che in quellistante a me sembra tale ma potrebbe non essere cos. Il soggetto pu discorrere di una cosa ma intenderne unaltra. Non perci possibile concepire lautenticit come semplice e pura identit. Hegel stesso confuter il filosofo di Knigsberg. Innanzitutto dobbiamo capire che cosa intende Hegel per verit, e proprio Nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito68 egli afferma che: Il vero lintiero. Ma lintiero soltanto lessenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dellassoluto devesi dire che esso essenzialmente Resultato, che solo alla fine ci che in verit; e proprio in ci consiste la sua natura, nellessere effettualit, soggetto, o svolgimento

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Ivi, p. 34. Ivi, pp. 34-35. 67 Ivi, p. 22. 68 Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze, 1973.

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di se stesso,69ci significa che lerrore per Hegel una verit parziale. La verit e la realt hanno un andamento circolare, poich si parte da un soggetto per ritornare ad esso, dopo aver capito che loggetto, che sembrava essere contro o indipendente da esso, non altro che una espressione del soggetto stesso. La verit non parziale, particolare. La verit sta nella comprensione dellintero, della totalit, in cui le determinazioni particolari hanno senso. Nella sezione della Fenomenologia dello spirito dedicata alla ragione legislatrice afferma, a proposito del discorso fatto pocanzi riguardo alla tesi di Kant, che in questo dovere enunciato come incondizionato viene subito messa la condizione: se egli sa la verit. Quindi il comando suoner ora cos: ognuno deve dire la verit sempre a seconda della cognizione e della persuasione che egli ne ha.70 Hegel sostiene quindi che ognuno debba dire la verit a seconda della propria persuasione e cognizione, sostenendo che luniversalmente necessario, il valevole in s, cui la proposizione voleva esprimere, si piuttosto invertito in una completa accidentalit, cio nella casualit con cui io ritengo, a seconda dei casi, di essere in grado di dire o no la verit. Questa accidentalit del contenuto ha luniversalit soltanto in quella forma di proposizione nella quale essa viene espressa71 e promette un contenuto che non in grado di mantenere, e quindi contraddice se stessa.

3.1.6. Nietzsche

Ho deciso di terminare il capitolo con Nietzsche, poich ritengo molto interessante il percorso evolutivo della menzogna che emerge dai suoi scritti (pare che il suo pensiero in merito emerga gi in alcuni scritti giovanili tra cui Verit e menzogna in senso extramorale).72 Il filosofo pone sotto il simbolo della menzogna tutte le forme culturali, i pensieri, le istituzioni ecc.. che non esprimono la volont di potenza della vita. Quindi menzogna tutto ci che manipola e maschera la vita. Questultima a sua volta per non pu fare a meno di mascherarsi. Menzogna in senso extramorale vuol dire che il concetto morale di bugia racchiude in se il senso attivo e passivo della volont di ingannare e di ingannarsi, ma va oltre il

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Ivi, p. 15. Ivi, p. 350. 71 Ivi, p. 350-351. 72 Nietzsche Friedrich, Verit e menzogna. La visione dionisiaca del mondo. La filosofia nell'epoca tragica dei greci su verit e menzogna in senso extramorale, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 2006.

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campo delle relazioni umane. Il suo significato conflittuale e implica lo sdoppiamento di ingannante e ingannato (ed anche dellautoinganno), ad essa appartiene un intrinseco significato conflittuale. Lintelletto finalizzato alla conservazione dellindividuo e pone le sue forze principali nella finzione, che a sua volta permette di evitare lo scontro con delle forze maggiori, ovvero le volont di potenza contrapposte. Perci chi utilizza la finzione pi debole di chi non la usa, perch un meccanismo di difesa. La verit invece per Nietzsche una sorta di patto fatto tra gli uomini e voluto dagli stessi per esistere in societ come gregge. Lorigine della verit sta nella volont ma si desidera mentire e accordarsi, e le sue regole sono date dal linguaggio. Luomo vuole la verit, la cerca, lotta per averla ma indifferente difronte alla conoscenza pura. Inoltre anchegli utilizza la metafora della falsa moneta rovesciandone per laccezione tradizionale: paragona la verit ad una moneta cos usurata da non permetterci di leggere nemmeno il valore nominale e quindi, viene scambiata come fosse una menzogna. Noi possediamo un forte impulso alla verit ma mentiamo a causa di una salda convinzione, come si conviene a molti. La lode alla menzogna di Nietzsche rappresenta un inno alla verit rovesciato, paragonabile addirittura alla bestemmia che, se pronunciata in modo consapevole, diventa uninvocazione nei confronti di un Dio pi vero e pi giusto. La verit verso gli altri un sacrificio, mentre invece verso noi stessi diventa autoconservazione. Nella parte finale del pensiero di Nietzsche la menzogna viene considerata un supplemento di potenza che funge da nuovo concetto di verit. Questultima una forma di volont, il dire s alla vita e ai suoi problemi pi scuri e pi gravi.

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Capitolo 4
COME RICONOSCERE LINGANNO

Se avete ragione di sospettare che una persona vi stia dicendo una menzogna, cercate di apparire come se credeste ad ogni parola che ha detto. Ci gli dar il coraggio di continuare; diventer pi energico nelle sue affermazioni e finir per tradirsi.73 Arthur Schopenhauer Chi ha occhi per vedere e orecchi per udire pu convincersi che nessun

mortale pu tenere un segreto. Se le sue labbra tacciono, parler con la punta delle dita; ci che lo tradisce trasuda da tutti i pori.74 Sigmund Freud

Secondo le statistiche si dicono in media tre bugie ogni dieci minuti di conversazione. Trattandosi di un dato preoccupante, ho deciso di iniziare questo nuovo capitolo con due citazioni che credo esprimano ci che ognuno di noi avr desiderato almeno una volta nella vita, capire se la persona che abbiamo di fronte menta o sia sincera. Questa sicuramente una curiosit comune, che mi ha spinto a interpellare uno dei maggiori studiosi in campo di microespressioni ed emozioni: Paul Ekman. Egli, da semplice ricercatore accademico, entrato a far parte della lista delle cento persone pi influenti del mondo, apparsa sul Times Magazine

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Paul Ekman, Telling lies. Clues to deceit in the marketplace, politics, and marriage, W.W. Norton & Company, New York, London, 1985 (trad. it I volti della menzogna, gli indizi dellinganno nei rapporti interpersonali, Giunti, Prato, 2009) p. 138. 74 Ivi, p. 206.

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l11 maggio 2009. Nato il 15 febbraio del 1934 a Washington (D.C.), sta tuttora dedicando la propria vita allo studio del comportamento non verbale ed alle sue funzioni comunicative. Il libro cui mi affider maggiormente per la stesura di questo capitolo sintitola I volti della menzogna, gli indizi dellinganno nei rapporti interpersonali (P. Ekman 2009), traduzione di Telling lies. Clues to deceit in the marketplace, politics, and marriage (P. Ekman 1985). Le relazioni e interazioni umane non dipendono solo da scambi verbali; il nostro comportamento non verbale che permette di giudicare e di essere giudicati, di pensare delle cose ma di esprimerne altre. Solo in questi ultimi anni sono stati compiuti notevoli passi avanti nellinterpretazione della comunicazione non verbale, che in passato non aveva ricevuto lattenzione che merita perch erano sempre stati messi in rilievo gli aspetti comunicativi verbali. Eppure i gesti non verbali sono parte integrante del nostro quotidiano, e noi crediamo di saper decodificare facilmente quelli pi comuni, mentre pensiamo che gli altri siano casuali o che accedere ad essi sia impossibile. Non cos. Non a caso, quando incontriamo una persona, la prima impressione che abbiamo di lei proviene proprio dai suoi gesti, dai suoi movimenti, dal tono di voce e solo in seguito dalle parole. Ekman ha intrapreso un lungo e laborioso percorso che lha reso uno specialista nel riconoscere i comportamenti che indicano menzogna e dissimulazione, e a questo proposito il suo contributo diventato indispensabile in innumerevoli campi, dalle relazioni umane alle indagini criminali. Per cogliere la vera essenza del suo lavoro necessario andare oltre lanalisi della menzogna, considerando tutte le condizioni quotidiane in cui lemittente utilizza delle strategie per tradurre le proprie intenzioni in messaggi che influenzano il destinatario. Per Ekman i segnali non verbali sono pi credibili delle parole; quando viene suscitata unemozione, si attiva un processo di espressione mimica in conformit a istruzioni codificate a livello neurale, che modulano le risposte a livello del comportamento osservabile. In tutto ci interagiscono delle regole di esibizioneche sono culturalmente determinate e dopo apprese. Esse sono intensificazione, attenuazione, neutralizzazione ma soprattutto dissimulazione e mascheramento. Prima di continuare dobbiamo fermarci un attimo e immaginare come sarebbe la nostra vita se tutti sapessero mentire alla perfezione o, al contrario, se nessuno potesse mentire affatto. Indubbiamente sarebbe inconsistente. Siamo tutti convinti che esista un nocciolo di verit emotiva, e che la maggior parte delle persone non possa o non voglia ingannarci sui propri sentimenti. facile tradire con le idee ma non con le emozioni, se fosse semplice camuffare espressioni e gesti come siamo soliti fare con le parole, la nostra vita emotiva sarebbe molto pi misera. Questo non vuole essere un elogio alla menzogna ma 46

impossibile immaginare un mondo in cui non possibile mentire, significherebbe trasformare il sorriso in unespressione perfettamente attendibile, presente se c il piacere, assente se questultimo non c, non potremmo nascondere i sentimenti che non vogliamo provare e nascondere quelli che segretamente proviamo. Sono assolutamente daccordo con Ekman quando afferma che nessuno vorrebbe avere accanto a s un marito, una moglie o un parente con la capacit di dissimulare le emozioni pari a un bambino di tre mesi. Non siamo ne trasparenti come il lattante ne perfettamente camuffati. Possiamo mentire o essere sinceri, riconoscere le bugie o non vederle, essere ingannati o riuscire a difenderci. Abbiamo la possibilit di scelta, questa la nostra natura75, la verit scritta sui nostri volti e purtroppo bisogna anche ammettere che verit e felicit spesso non vanno daccordo. Il suo scopo nello scrivere questo testo stato quello di riaffermare le proprie argomentazioni, mettendo in luce i pericoli legati a questa tematica, rivolgendosi non solo alle autorit governative, ma anche ad un pubblico molto pi vasto. Questo pensiero nato dopo aver invitato i funzionari del governo americano e di altri paesi ad utilizzare la ricerca scientifica sugli indizi comportamentali di menzogna con maggior cautela, soprattutto nellambito delle investigazioni criminali. Credo fermamente che questo lavoro possa essere utile per comprendere meglio anche molti rapporti umani.

4.1. I MENZOGNERI E LE LORO VITTIME. DUE BUGIARDI A CONFRONTO

Nelle prime pagine dellopera sopra citata, Ekman mostra come due situazioni apparentemente diverse fra loro siano in realt analoghe. La prima riguarda la Seconda guerra mondiale. Il 12 marzo 1938 Hitler invade lAustria, annettendola alla Germania. La Cecoslovacchia la prossima vittima e questo significa che vi la prospettiva di una guerra imminente nel futuro dellEuropa. Il 12 settembre 1938 il cancelliere del Reich mobilita segretamente le truppe per linvasione, ma lesercito non ancora del tutto pronto, ha bisogno di guadagnare ancora un po di tempo. Il 15 settembre 1938, Neville Chamberlain, primo ministro inglese, incontra Hitler per la prima volta nella sua residenza estiva, sul confine austriaco, Berchtesgaden. Questo incontro porter ad una delle firme pi tragiche ed ironiche di tutta la storia. Hitler nasconde i suoi piani di guerra e Chamberlain cade nel tranello: il Fhrer promette la pace a patto che i cechi accettino le sue

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Ivi, p. 207.

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richieste. Chamberlain permette la rivendicazione di Hitler sul territorio dei Sudeti, senza che questultimo debba temere ritorsioni da parte della Gran Bretagna, inoltre persuade la Cecoslovacchia a consegnare la terra senza combattere. Al suo ritorno in Gran Bretagna, il primo ministro riesce a convincere il suo gabinetto ed i francesi (alleati dei cecoslovacchi) ad accettare l'accordo. Nel suo discorso al Parlamento spiega che il contatto personale avuto con Hitler gli permette di assicurare che il Fhrer dice la verit. Il 1 ottobre comincia linvasione della Cecoslovacchia da parte della Germania. Sembra quasi una barzelletta, in realt il fatto che Chamberlain non abbia saputo capire che Hitler mentiva ha avuto conseguenze disastrose. Mary una casalinga quarantenne caduta in depressione, viene ricoverata a seguito di vari tentativi di suicidio. Inizialmente sembra rispondere molto bene alle cure e la situazione migliora rapidamente. I medici sono positivi e le permettono dopo qualche settimana di trascorrere il week and a casa. Il giorno dopo il permesso la donna confessa di voler lasciare lospedale solo per suicidarsi. Resta cos in terapia per altri tre mesi e poco prima di essere dimessa, durante lultimo colloquio con i medici, Mary sembra davvero unaltra persona, solare e serena. Lattenzione prestatale dai medici, ed in particolare dal professore che laveva in cura durante lultimo incontro, la stessa di quello precedente in cui li aveva tratti in inganno. In entrambi i casi abbiamo gli ingannatori, Mary e Hitler, e le vittime : il medico e Chamberlain. Ora, la domanda che sorge spontanea : le persone sono davvero in grado di mentire senza che il loro comportamento non verbale lasci trapelare quello che le parole nascondono? Per rispondere dobbiamo analizzare brevemente le due situazioni. Gli ingannatori hanno lo stesso scopo: fingere emozioni che non provano. La differenza per che Hitler un professionista, Mary no. Esistono delle persone che hanno un dono naturale, e il Fhrer era, come tutti gli attori nati, molto abile nellingannare, loquace, convincente, creativo. Poteva nascondere qualunque emozione, sapeva fingere non solo nelle manovre militari e diplomatiche, ma soprattutto negli incontri faccia a faccia. Questultima una caratteristica fondamentale; qualunque politico che riesca a raggiungere il potere grazie alla sua abilit nei dibattiti e nei discorsi pubblici, dotato di un immagine televisiva o radiofonica abbagliante, ha sicuramente anche un gran talento per mentire; tutto ci per non basta, bisogna avere anche capacit strategiche, bisogna progettare le proprie mosse ma anche quelle dellavversario. Ora focalizziamoci sulla personalit delle vittime. Il primo punto a favore del Fhrer che di fronte a lui aveva una vittima consenziente: Chamberlain non desiderava altro, voleva credere a Hitler. Il rapporto Hitler-Chamberlain in questa vicenda, pu essere spiegato con quanto 48

afferma Jean-Paul Sartre in L'tre et le nant (1943) : Colui al quale viene propinata una menzogna e colui che mente sono una sola persona, nel senso che bisogna avere qualche vantaggio, magari inconscio, per credere alle bugie che vengono raccontate. Hitler sapeva che Chamberlain aveva bisogno di fidarsi di lui, il suo rivale per non voleva rendersene conto, la sfrontata capacit di mentire del cancelliere del Reich si scontrava con i fatti, questi ultimi parlano chiaro : il Fhrer era chiaramente propenso da tempo ad ingannare lInghilterra ed era evidente fin dallincontro di Berchtesgaden, non era necessario leggere il Main Kampf, trapelava dalle violazioni del patto navale anglo tedesco alle menzogne sullintenzione di invadere lAustria. Inoltre la sua fama di grande dissimulatore era ormai nota. Unulteriore agevolazione consiste nel fatto che lingannatore non dovesse nascondere forti emozioni, risentimenti o sensi di colpa nei confronti della vittima, anzi, per lui era onorevole e doveroso ingannare gli inglesi, quindi lunica emozione che poteva aver provato il piacere della beffa. Infine non bisogna dimenticare che la conversazione avveniva attraverso gli interpreti, limportanza della differenza di cultura e nazionalit quindi fondamentale. Essa non permette di interpretare a dovere le varie sottigliezze, come il tono della voce, la mimica, i gesti, il modo di formulare il discorso o di porgere domande. A fronte di ci che stato detto finora viene spontaneo pensare che se Chamberlain dal canto suo pu essere giustificato, il medico di Mary no. Questultima infatti non una gran mentitrice, e daltra parte non per nulla semplice nascondere forti emozioni, tormento, disperazione, tristezza, e soprattutto senso di colpa per mentire ad una persona per cui si prova forte stima e rispetto, come nel suo caso; senza dimenticare langoscia, molto nota tra le vittime di suicidio. da tener presente poi che la vittima aveva molto da perdere nel lasciarsi imbrogliare. In realt Ekman e il suo gruppo hanno analizzato il filmato del colloquio di Mary per centinaia di ore, ispezionandolo minuziosamente a rallentatore, fino allistante in cui prima di rispondere alla domanda del medico sui suoi progetti futuri, emersa una fugace espressione di disperazione, sfuggita fino a quel momento. Da qui la brillante scoperta che i sentimenti nascosti possono celarsi dietro queste microespressioni; le ricerche successive in merito ne hanno portare alle luce altre, solitamente subito camuffate da un sorriso.

4.2. CHE COSE LA MENZOGNA

Se cerchiamo sullOxford English Dictionary la voce lie leggiamo : nelluso moderno la parola unespressione violenta di riprovazione morale, che nella conversazione educata tende ad 49

essere evitata, sostituita spesso da sinonimi falsehood e untruth in quanto relativamente eufemistici.76 Per menzogna si intende ci che accade quando una persona che decide di trarne in inganno unaltra senza mettere al corrente il destinatario e senza che questultimo glielo abbia chiesto. Il mentitore vuole fornire uninformazione sbagliata. Sembra banale ma importante tener conto anche del mittente, sarebbe sorprendente chiamare bugiardi gli attori. Menzogna e inganno sono esattamente la stessa cosa. Ricordiamo che se una persona ha il delirio di fingersi unaltra non un bugiardo, anche se la sua affermazione non vera; pu anche accadere che un impostore finisca per credere alle proprie bugie, come accaduto a Mussolini, ma dovremmo aprire un altro capitolo in merito. Ci sono due modi per mentire : falsificare e dissimulare. In questultima si nascondono al destinatario alcune informazioni senza dire nulla di falso, e a volte basta di per s per portare a termine un inganno. Non per tutti la dissimulazione considerata una menzogna. Generalmente per mentire la si preferisce alla prima, poich pi semplice nascondere piuttosto che riferire il falso e apparentemente sembra meno riprovevole, essendo un comportamento passivo. Solitamente quando un testimone posto sotto giuramento racconta la propria versione dei fatti iniziando con la frase a quanto mi riesce di ricordare, probabilmente si gi prefissato di omettere alcune parti di verit. Indossare una maschera il modo migliore per dissimulare le forti emozioni che, se non vengono tenute a bada, rischiano di fuoriuscire e compromettere il tutto; ne un esempio il volto totalmente inespressivo dei grandi giocatori di poker, che non possono permettersi di far trapelare alcuna emozione altrimenti gli avversari sarebbero in grado di prevedere le loro mosse: questo atteggiamento viene definito Poker Face. Lassenza di emozioni tanto importante quanto la loro presenza. Richard Nixon, il 37 presidente degli U.S.A., fu il primo a dimettersi dalla carica in seguito allo scandalo Watergate e anni dopo neg di aver mentito, ma ammise di aver dissimulato, come tanti altri uomini politici. Falsificare invece significa andare oltre, la vera informazione viene celata e al suo posto ne viene disposta unaltra, naturalmente falsa ma presentata come reale. Per alcune menzogne per sono necessarie entrambe, come nel caso della paziente Mary di cui abbiamo gi parlato in precedenza. La donna ha nascosto la tristezza e la disperazione ma ha anche finto di stare bene. Inoltre non dimentichiamo che la falsificazione deve necessariamente intervenire per occultare le prove. Entrambi gli atteggiamenti descritti permettono di aggirare gli ostacoli
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The Compact Edition of the Oxford English Dictionary, Oxford University Press, New York, 1971, p. 1616.

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propri della menzogna che solitamente incontriamo per primi, ovvero lemozione che minaccia di trasparire e il panico di essere scoperti. Il modo migliore consiste nellassumere un atteggiamento fittizio rispetto a quello che esprimerebbe lemozione originale, per esempio con un sorriso, portare la verit alleccesso per rendere ridicoli i sospetti altrui, in modo tale che diventi pi difficile per il mittente approfondire le indagini, dire la verit solo in parte ed infine rispondere in modo evasivo in modo tale da suggerire una conclusione sbagliata. Tutti questi modi di agire possono essere utilizzati senza la necessit di falsificare, ed Ekman, ne I volti della menzogna, per dimostrare la propria teoria si rif a due opere. La prima riguarda il tradimento nel matrimonio77, mentre la seconda la storia realmente accaduta di Robert Leuci, un poliziotto infiltrato nella malavita.78

4.3. QUANDO LE BUGIE FALLISCONO E PERCHE Ora cerchiamo di capire perch le bugie spesso falliscono. I motivi sono principalmente due e riguardano il pensiero e le emozioni. Solitamente si pensa che i bravi bugiardi non cadano mai in contraddizione, che studino a memoria una versione e la ripetano agli inquirenti allinfinito, senza sbagliare di una virgola. Un metodo efficiente per smascherarli quello di farsi ripetere il racconto al contrario: non sarebbero in grado. In realt chi interroga sa bene che una strategia impeccabile proprio il segno di una truffa bene preparata, in cui il sospettato ha ripassato la parte a perfezione. Per questo motivo i migliori truffatori arricchiscono la propria versione di lievi errori e incertezze, per non dare limpressione di aver recitato. Howard Robard Hughes (1905 1976), imprenditore, regista, aviatore e produttore cinematografico statunitense, aveva una personalit complessa e contraddittoria, oltre ad essere eccentrico e geniale. Ebbe dei problemi con la giustizia e, durante un interrogatorio, riusc ad impersonare il tipico onestuomo, sincero senza nulla da nascondere, proprio parlando in modo impreciso e correggendosi di tanto in tanto, proprio perch le correzioni spontanee del discorso sono indice di verit, ed evitando le ripetizioni, tipiche di chi mente. Il suo racconto venne giudicato veritiero e solo successivamente si scopr che stava truffando e aveva detto una bugia dopo laltra.79 Purtroppo e per fortuna non possiamo decidere noi quando provare certe emozioni, vengono a galla e anche se riusciamo a nasconderle, potrebbe proprio essere lo sforzo stesso
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John Updike, Marry Me, Fawett Crest, New York, 1976. Robert Daley, The Prince of the City, Berkeley Books, New York, 1981. 79 Questa vicenda approfondita in : James Phelan, Scandals, Scamps and Scoundrels, Random House, New York, 1982.

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che facciamo per coprirle a trasparire. Spesso mentendo dobbiamo nascondere imbarazzo, ma soprattutto la paura di essere scoperti. Questultima molto difficile da coprire, per questo motivo quando si sottopone qualcuno al poligrafo gli si fa credere che sia una macchina infallibile, come fanno i genitori dicendo ai bambini di non mentire perch lo scoprirebbero subito. Infatti il fattore che causa pi ansia di essere smascherati la personalit del bugiardo. Se sappiamo di aver di fronte una persona astuta e preparata, che non aspetta altro che smascherarci, la paura lemozione dominante. Gli attori nati fin da bambini sono sempre riusciti a farla franca, con i genitori, con gli amici e gli insegnanti, e quindi hanno acquisito molta pi fiducia nellingannare il prossimo, non temono il giudizio di chi hanno di fronte. Questa la caratteristica che accomuna i grandi esperti dellinganno come Hitler e Churchill, che hanno la strategia giusta per ingannare e anche quella per sviare i sospetti degli avversari negli incontri faccia a faccia. Non meno importante la posta in gioco, pi alta pi lemozione intensa. indifferente nel caso in cui vi sia in gioco una ricompensa o al contrario una punizione. Infine abbiamo il senso di colpa e la vergogna, quando architettiamo una bugia non possiamo prevedere se saranno pi o meno forti. A volte possono diventare cos potenti da indurre a confessare. Anche se passato del tempo e nessuno ci ha scoperti, il senso di colpa resta, perch il colpevole giudice di s stesso. Inoltre il problema aumenta se leducazione ricevuta dalla famiglia stata molto rigida, se si cresciuti con la convinzione che mentire sia uno dei peccati pi terribili. da ricordare per che chi non prova alcun senso di colpa o di vergogna per le proprie iniquit uno psicopatico, e questo modo di essere coinvolge tutti gli aspetti della vita. anche vero che il senso di colpa sar minimo se non vi alcun rispetto o stima da parte del bugiardo nei confronti della vittima. Non c molto imbarazzo nellingannare le persone che si conoscono appena o si comportano male. Altre cose sono la menzogna altruistica e quella autorizzata. Questultima coinvolge per esempio un medico che prescrive la somministrazione di placebo al paziente80, un terrorista, un agente della CIA (che lavora costantemente tradendo la fiducia del prossimo), un giocatore di Poker o chi sta per chiudere un grosso affare (la pi famosa di tutte le bugie secondo un articolo che parla delle truffe in affari : Questa la mia ultima offerta!81). Possiamo invece imbatterci nella prima quando non si dice ad un bambino, che ha appena perso i genitori, che i suoi cari sono morti, o tutte le volte che il medico non dice al paziente che gli manca poco da vivere. In

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Le placebo sono delle pillole di zucchero che vengono prescritte come medicine. Se il paziente si sente meglio significa che solo convinto di essere malato e la menzogna si pu considerare giustificata. 81 Bruce Horowitz, When Should an Executive Lie?, in Industry Week, 16 novembre 1981.

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queste circostanze chi mente non ne ricaver alcun tornaconto personale. Molto spesso il senso di colpa e il timore di essere scoperti sono inversamente proporzionali, ovvero quando il primo diminuisce il secondo aumenta e viceversa. Questo per dire che se si mente in modo legittimo o giustificato dalla situazione non vi senso di colpa ma la posta in gioco cresce e con lei lansia di essere scoperti. Al contrario vi pi senso di colpa, nel trarre in inganno chi si fida di noi, per si ha meno paura di essere smascherati. sottointeso che le non verit che fanno parte delle buone maniere, quelle che rientrano per esempio nel Galateo, non vengono considerate delle menzogne, sono solo nozioni per una buona convivenza civile. Anche se difficile crederci esiste anche il piacere della beffa, il sentimento che suscita in noi il piacere di ingannare. Ci che ha provato Hitler nel mentire a Chamberlain. Addirittura in alcuni individui cos forte che accaduto che dei criminali non sono riusciti a contenere per s la soddisfazione di essere riusciti a farla franca, cos lhanno raccontato ad amici, parenti e addirittura alla polizia, il tutto solo per far si che fosse apprezzata ed elogiata la propria astuzia.

4.4. INDIZI CHE LASCIANO TRAPELARE LA MENZOGNA

difficile riscontrare nelle persone segni della menzogna in s, gesti o espressioni che indicano che una persona sta mentendo, esistono per indizi indiretti. Solitamente le persone prestano attenzione alle parole e alla mimica facciale, lasciandosi ingannare facilmente. Senza dubbio il bugiardo presta molta attenzione a ci che deve dire o, meglio, non dire. Se si resta traditi dalle parole per disattenzione o molto banalmente perch non stata sufficientemente curata la storia che stata inventata. Sono invece uneccezione i lapsus. Freud 82dimostra che gli errori che commettiamo quotidianamente in realt non sono casuali ma rivelano conflitti interni, portano alla luce ci che si desiderava dire ma che cerchiamo inconsciamente di sopprimere e finiscono per tradirci. Il viso il simbolo dellidentit personale, i volti sono delle icone, la sede che ospita la manifestazione delle emozioni. Non a caso quando ci si rivolge a qualcuno si vorrebbe essere guardati negli occhi per rassicurarsi che laltro presti attenzione. Inoltre il volto collegato direttamente a quelle zone del cervello che intervengono nelle emozioni, esse si attivano automaticamente alla nascita di unemozione e lo stesso vale per la voce. Anche se

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Questo argomento contenuto in : Freud Sigmund, Psicopatologia della vita quotidiana, Bollati Boringhieri, Torino, 1973.

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questultima non viene presa in considerazione, in realt quando si emozionati diventa impossibile occultare i cambiamenti che avvengono in essa. Al contrario appunto voce e corpo solitamente non vengono calcolati dalle persone come possibili portatori di indizi ed proprio per questo che chi mente cerca di controllare le parole e lespressione del viso, perch sa che lattenzione viene concentrata proprio l.

4.4.1. La voce

Per quanto riguarda la voce, gli indizi vocali pi comuni che fanno sospettare un inganno sono le pause troppo lunghe e troppo frequenti, lesitazione, le non parole (come ehm, uhm ecc..) e le ripetizioni. La pi importante la latenza, essa indica il tempo che passa dalla formulazione della domanda alla risposta, se la bugia costruita si cercher di dirla in fretta, se invece spontanea il tempo pi lungo. Lindiziato deve insospettirci se non usa metafore, utilizza molte parole negative (indice di una coscienza sporca), alterna continuamente passato e presente, non arricchisce il discorso di inserimenti contestuali, ovvero manca la precisione nei dettagli; anche il fatto di porre quelloo quella di fronte alle espressioni donna e uomo non casuale, indica che si vorrebbe prendere le distanze dalle altre persone coinvolte nei fatti. Tutto ci potrebbe venire a galla se chi mente non ha preparato a dovere il discorso, non si aspettava quella risposta oppure teme di essere scoperto. Lelemento pi importante per, secondo la documentazione di Ekman, lacutezza della voce. Se una persona prova rabbia, paura o turbamento la voce diventa pi acuta, al contrario in caso di tristezza o dispiacere cala, mentre il suo tremore indica disprezzo e disgusto. Le ricerche in corso a proposito si stanno occupando di timbro, spettro, bande di frequenza e respirazione.

4.4.2. Il corpo

Dal corpo trapelano gli indizi che mi hanno affascinata di pi. molto semplice controllare i movimenti del proprio corpo, perch la maggior parte di essi non collegata a vie nervose che fanno capo a zone cerebrali interessate alle emozioni. In realt il corpo lascia trapelare moltissimo proprio perch non viene considerato, siamo troppo intenti a valutare le parole e ad osservare il volto chi parla. la discordanza tra le parole e quello che rivelano la voce, i gesti, e lespressione facciale che ci permette di smascherare una persona. Le ricerche tra il 1914 e il 1954 non riuscirono a confermare che informazioni corrette riguardo alle emozioni o 54

alla personalit potessero essere fornite dal comportamento. Ekman, accorgendosi di poter dire durante le sedute di gruppo chi stesse mentendo e chi no, era convinto del contrario. Cos, durante il primo anno di specializzazione tent di dimostrare la propria tesi, cercando di far cambiare idea alla psicologia accademica. Volle dimostrare con un esperimento come i movimenti corporei mutino in condizioni particolari : Per dimostrare che i movimenti corporei si alterano in condizioni di stress, ide il seguente esperimento : si invit un insigne docente universitario ad interrogare alcuni studenti su un argomento per loro molto delicato : che cosa avrebbero fatto dopo la laurea? Ad ogni loro possibile risposta, la reazione del professore era comunque di notevole disapprovazione. Alla prima intervista una studentessa punt il dito medio contro il professore mantenendo la posizione per quasi un minuto. Eppure non sembrava fuori di s dalla rabbia, n il professore dava limpressione di averlo notato.83 Da quel momento egli ha visto lo stesso gesto in altre situazioni e oggi si arrivati alla conclusione che i lapsus gestuali, come i lapsus linguae, sono un segno molto attendibile, possiamo fidarcene perch sono una conferma autentica di un messaggio che la persona vorrebbe rivelare. Con esso abbiamo anche la scrollata di spalle, la rotazione del palmo verso lalto, sopracciglia sollevate, palpebra abbassata, bocca a ferro di cavallo o la combinazione della maggior parte di queste azioni magari piegando la testa di lato. bene mettere in chiaro che questi segnali emblematici sono veri e propri gesti convenzionali che tutti allinterno di una certa cultura conoscono. Tutti sanno che alzare il dito medio significa Vai a quel paese e stringersi nelle spalle vuol dire Non so che fare e cos via per tutti gli altri. Ricordiamo che gli stessi gesti sono quelli che comunemente utilizziamo deliberatamente e consciamente tutti i giorni per esprimerci, noi per stiamo parlando degli stessi gesti che vengono fatti inconsciamente, durano poco e sono incompleti, per esempio la rotazione della mano viene

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P. Ekman, op. cit., p. 90.

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appena accennata, se invece compiamo il gesto volontariamente la rotazione sar completa. Se non siamo sullavviso e non conosciamo questi gesti, non riusciremmo a scovare la menzogna in chi abbiamo di fronte, semplicemente perch non saremmo in grado di vederli. Nel primo fotogramma lattuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il 3 novembre 2008, lultimo giorno che dava la possibilit conclusiva di appello agli elettori da parte degli aspiranti candidati alla presidenza, stava pronunciando questa frase : Il mio avversario, il senatore McCain, ha servito il suo paese con onore. Il secondo fotogramma rappresenta ci che accadde immediatamente dopo averla pronunciata. Come potete notare il corpo non mente. inutile negarlo, il nostro corpo parla, potrei fare innumerevoli esempi ma ne cito solo alcuni, per la precisione mi soffermo sugli atteggiamenti pi studiati. Potrei iniziare con il dire che se una persona nega leggermente con la testa prima di dire s a parole, sincero il gesto, non laffermazione; il portare la mano alla fronte mentre si parla o si risponde indica vergogna; se si tiene la mano ferma e rigida davanti a noi, rivoti verso il mittente inconsciamente vorremmo imporgli di smettere di parlare; se frapponiamo un oggetto tra noi e chi ci interroga perch vorremmo creare una barriera; lo stringersi nelle spalle avviene perch mentendo vorremmo occupare pi spazio possibile mentre alzare una spalla sola puro indice di menzogna; la postura rigida utilizzata da chi ha bisogno di sembrare un leader, possiamo ritrovarla in Mussolini, Hitler o in molte altre autorit; vi poi la ritirata gestuale, ovvero il fare un passo indietro, lo si fa quando non si crede a ci che si dice ed infine abbiamo lemblema di imposizione del silenzio, ci si impone di stare in silenzio ponendo le mani giunte davanti al volto, come se stessimo pregando, perch una parte di noi vorrebbe parlare. Un altro atteggiamento importante che mette in luce come il nostro corpo sia sincero anche quando mentiamo, che mentre si dice una bugia la mente elabora ci che dobbiamo proferire ma il corpo non mantiene il sincrono. Limmagine sottostante di sinistra ritrae un ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, durante una conferenza stampa dopo lo scandalo dovuto alla relazione con Monica Lewinsky. Il suo sguardo era rivolto verso sinistra, mentre il dito era puntato frontalmente. Successivamente la relazione fu confermata e il presidente mentiva chiaramente. Se una persona sincera esprime parole e gesti teatrali simultaneamente. Lo stesso vale per la rabbia, quella vera aumenta lentamente e per gradi, quando rapida finta. Accanto abbiamo invece Bill Clinton nellemblema di imposizione del silenzio.

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4.4.3. Il viso

Secondo Ekman Il viso capace di mentire e dire la verit e spesso fa entrambe le cose contemporaneamente. Contiene allora due messaggi: ci che il bugiardo vuol mostrare e ci che vuole nascondere84. Non riconosciamo le bugie guardando il volto di chi parla perch non sappiamo distinguere le espressioni ingannevoli da quelle veritiere. Io stessa per esempio ho sempre creduto che il distogliere lo sguardo mentre si parla fosse un segno che la persona di fronte a noi sta mentendo, mentre in realt il contrario, vuole pensare bene a quello che dice per raccontare correttamente i fatti, se ci guarda negli occhi perch vuole essere sicura che ci stiamo credendo e anche perch non ha bisogno di pensare, si preparata il discorso mentalmente. Dopo averlo saputo sono riuscita a trovare la risposta a ci che mi chiedevo da tempo riguardo ad un fatto accadutomi personalmente: mi domandavo come fosse possibile che quella persona mi abbia mentito dopo che mi parlava guardandomi negli occhi, ora lo so. Le espressioni autentiche compaiono perch il movimento dei muscoli facciali non volontario, al contrario delle prime. Tra due estremit vi sono quelle automatiche, apprese consciamente e non, alcune imparate o imposte da bambini. Per dimostrare quanto detto pocanzi si possono consultare gli studi sui pazienti che hanno subito una lesione nei sistemi piramidali, che ridono spontaneamente ma non riescono a compiere il movimento su richiesta; accade invece il contrario se la lesione riguarda invece gli extrapiramidali. Il nostro viso costituito da 43 muscoli che contribuiscono a creare una gamma di 10.000 espressioni. Sul volto pu comparire unemozione, ma anche due mescolate insieme. Lespressione emotiva caratterizzata da unintensit. Per capire le menzogne ci si concentra sempre sulle espressioni pi evidenti, quelle che attirano lattenzione, ma sono proprio i segni

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P. Ekman, op. cit., p. 113.

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sottili, che spesso passano inosservati, ad essere i pi attendibili. LEkman Group, lavorando assiduamente, ha impiegato circa 10 anni per rilevare e quantificare le espressioni facciali85. Vi sono migliaia di espressioni del viso, ognuna diversa dallaltra, alcune non hanno nulla a che fare con le emozioni ma sono segnali di conversazione. Vi sono poi i segni mimici convenzionali, come per esempio la strizzata docchio e molti altri. bene cominciare parlando delle microespressioni, le pi inafferrabili e nello stesso quelle che forniscono il quadro completo del sentimento che lindividuo cerca di occultare; esse durano meno di un quarto di secondo e sono universali. Sono state scoperte per la prima volta dallEkman group esaminando il filmato di Mary, la paziente che ho menzionato allinizio di questo capitolo; la sua microespressione indicava tristezza, ed stata subito coperta da un sorriso. Tempo dopo altri studiosi se ne sono occupati per verificare la loro affidabilit e le hanno associate ad un processo di rimozione, ovvero hanno confermato che rivelano emozioni inconsce. Chiaramente la loro scoperta ha richiesto un gran numero di ore per rivedere lo stesso filmato. Una persona non esperta noterebbe una microespressione su un fermo immagine, pensando che sia impossibile notarle in tempo reale. In realt possibile per chiunque, basta fare un esercizio continuato per almeno un centinaio di facce, controllando sulle fotografie se abbiamo risposto correttamente86. Sicuramente sono pi comuni le espressioni soffocate, se ci si accorge che sul nostro viso sta comparendo una data emozione, la si nasconde, mentre le microespressioni restano celate. Le sei espressioni emotive principali legate alle microespressioni sono gioia, rabbia, disgusto, sorpresa, paura, tristezza, ma ne riparleremo tra poco parlando anche di espressioni universali. Iniziamo ad analizzare il volto partendo dalla fronte. In essa abbiamo movimenti reali di paura o vergogna, in questultima in particolare solitamente viene portata una mano alla fronte. Se il volto non esprime le stesse cose delle parole essa sar normale, senza rughe e nemmeno intorno agli occhi. Un espressione finta non comporta alcuna tipo di ruga. Le sopracciglia in particolare ci rivelano molto, se sono oblique indicano tristezza, alzate e corrucciate paura, il loro alzarsi sorpresa sincera, si sollevano quando si conosce la risposta a ci che si chiede, sopracciglio abbassato e dalla palpebra superiore alzata ostilit, mentre le sopracciglia alzate e
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Esiste a proposito un corso che insegna a descrivere e misurare qualunque espressione: il FACS, The Facial Action Coding System, elaborato da Ekman e Wallace. In Italia il corso viene tenuto alluniversit di Trieste da un gruppo di studiosi della comunicazione non verbale che stanno compiendo ricerche in questo campo, per ulteriori informazioni http://www.facsitaly.altervista.org/index.html. 86 Per acquisire questa competenza : Paul Ekman e Wallace V. Friesen, Unmasking the Face, Consulting Psychologists Press, Palo Alto, 1984.

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vicine fra loro indicano nervoso. Il tutto accade per pochissimo tempo. difficilissimo se non impossibile compiere questi movimenti su richiesta senza allenamento, non a caso Darwin chiamava il muscolo che alza e abbassa le sopracciglia il muscolo della difficolt. Passiamo ora alla bocca ed in particolare alle labbra, la loro contrazione indica insicurezza gestuale, non crede a ci che ha detto, e lo stesso vale per larricciamento del labbro unito al fatto di non sostenere lo sguardo, ne un esempio lex presidente degli Stai Uniti a fianco, George W. Bush. Inoltre mordersi le labbra un forte segnale di ansia. Vediamo adesso il nostro specchio dellanima, gli occhi. Dobbiamo controllare la direzione dello sguardo; gli occhi bassi indicano tristezza, bassi e sfuggenti vergogna o senso di colpa, sfuggenti disgusto. La gente continua a lasciarsi ingannare dai bugiardi che non distolgono gli occhi mentre mentono, questo atteggiamento sempre erroneamente considerato sinonimo di sincerit. Infine il battito plurimo di ciglia equivale a nascondere qualcosa. Anche dilatare le narici significa che c qualcosa che vorremmo evitare di dire mentre si alza il mento quando si arrabbiati.

4.4.4. Lasimmetria e i tempi

Un altro indizio di menzogna lespressione asimmetrica del volto: i movimenti che appaiono sono gli stessi in entrambi i lati del volto ma in uno sono pi accennati. Non centrano nulla con le espressioni unilaterali, le espressioni che noi vogliamo accentuare. Ci accade solo nel caso in cui lespressione volontaria, ovvero lindividuo cerca di mostrare un volto che indichi lopposto di ci che pensa. Nel caso la mimica fosse spontanea non avremmo lasimmetria. da tener presente per che essa rivela che lespressione mostrata non sincera, non porta alla luce le emozioni nascoste. Sono inoltre fondamentali i tempi di attacco e di stacco. Le espressioni di lunga durata sono false, la mimica che esprime emozioni vere resta sul viso per meno di 5. Anche la collocazione da tener presente; le espressioni devono essere sincronizzate con i movimenti del corpo, non possibile adirarsi e nei pochi secondi successivi tirare un pugno sul tavolo, ancora meno credibile sarebbe seguire il pugno con gli occhi. 59

4.4.5. Il sorriso

Il sorriso la maschera che usiamo pi spesso, indica un espressione di felicit e la si usa anche per coprire gli inganni. utilizzato cos frequentemente anche perch rientra nelle formule di cortesia, e i sorrisi, proprio perch sono collegati a degli stereotipi, di rado vengono utilizzati a fondo dai destinatari. Inoltre tutti possono tranquillamente assumerli volontariamente. Il sorriso quindi frequente tanto per le menzogne quanto per la verit e ve ne sono oltre cinquanta tipi differenti. Ci che ne determina il cambiamento principale il muscolo zigomatico maggiore, quello che permette di sollevare gli angoli della bocca verso gli zigomi quando sorridiamo. Ekman mette in risalto principalmente diciotto tipi di sorriso, tra cui quello sentito, di paura, di disprezzo, smorzato, triste, di Chaplin87 e di corteggiamento che proprio della Gioconda88. Le nozioni da tener presente in merito sono che nel sorriso finto non entrano in gioco i muscoli intorno agli occhi, non abbiamo il sollevamento delle guance, n le borse sotto gli occhi e nemmeno le zampe di gallina o il leggero abbassamento delle sopracciglia. Se invece chi ci sta ingannando prova piacere nel farlo avr il sorriso accennato da un lato. Limmagine sovraesposta ci mostra un sorriso autentico. Prima di procedere vorrei aprire una breve parentesi sui volti universali. Sono delle espressioni a tutto volto che coinvolgono pi movimenti in pi parti del volto

contemporaneamente. Vi il volto primordiale del dolore, quello dello spavento, dove tutto si blocca, le labbra si serrano, gli occhi si chiudono (solo quando tutto torna come prima si pu vedere la prima cosa che i sospettati hanno in mente quando si riprendono), la rabbia, caratterizzata da labbra tese, narici allargate,
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P. Ekman, op. cit., p. 143. Qui possibile osservare le immagini che mostrano le differenze tra i vari sorrisi sopra citati uniti alle spiegazioni. 88 Ci che la rende cos unica il momento scelto da Leonardo per ritrarla, la donna mostra questo sorriso seduttivo, ha il viso rivolto da unaltra parte ma lo sguardo obliquo, rivolto verso il suo oggetto di interesse, nella realt questo movimento rapidissimo.

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palpebre aperte; il rimorso, in cui gli zigomi sono alzati e gli angoli delle labbra abbassati, ed infine il disgusto: il linguaggio dellodio. Sicuramente c un volto che dovremmo imparare tutti a riconoscere, quello di chi sta premeditando un atto di violenza, che raffigurato accanto. Possiamo notare sopracciglia aggrottate, innalzamento della palpebra e tensione sotto gli occhi. Partendo da sinistra abbiamo le sei emozioni di base universali : sorpresa, paura, rabbia, disgusto, felicit e tristezza.

4.5. GESTI MANIPOLATORI E ILLUSTRATORI

Vediamo ora la differenza fra gesti manipolatori e illustratori. Questi ultimi devono il loro nome al fatto che illustrano il discorso mentre viene pronunciato. Quando abbiamo una menzogna essi diminuiscono, indicano sincerit. Addirittura proprio per questo motivo alcuni politici tra cui Nixon, sono stati istruiti ad accentuare questi gesti. Cambiano da cultura a cultura, il loro stile viene acquisito, non innato. Generalmente si utilizzano per illustrare ci che non si riesce a dire a parole o quando si in preda ad una forti emozioni, quali rabbia, orrore, agitazione, dolore, entusiasmo. Mentendo queste emozioni non si provano e quindi 61

anche i gesti illustratori vengono meno, lo stesso vale anche quando si fa fatica a decidere, quando si preoccupati o si cauti nel parlare. Sono invece rivelatori i lapsus gestuali, come abbiamo detto pocanzi, e quelli manipolatori. I secondi corrispondono al fatto di toccarsi lorecchio, il collo, grattarsi, accarezzarsi le mani, arrotolare i capelli, massaggiarsi. Possono essere brevi o durare a lungo, appartengono a quei comportamenti che ci hanno insegnato ad evitare fin da bambini, indicano in genere ansia o turbamento ma in alcuni casi anche rilassamento, quindi, se questi atteggiamenti sono isolati, non si possono considerare attendibili al 100%. Al contrario, se un individuo solito utilizzare gesti illustratori e tutto dun tratto li sostituisce in favore di quelli manipolatori quasi sicuramente sta mentendo. La postura invece non tradisce, riusciamo a controllarla e governarla molto meglio di quello che crediamo.

4.6. IL SISTEMA VEGETATIVO

Finora abbiamo fatto riferimento ai muscoli corporei, ora concentriamoci brevemente sul sistema vegetativo occupandoci di respirazione, deglutizione, sudorazione e per quanto riguardo il viso di rossore, pallore e dilatazione delle pupille. Sono tutte delle mutazioni involontarie che compaiono se c uneccitazione emotiva ed quasi impossibile nasconderli, per questo sono considerati indizi attendibili. In merito la vera rivelazione dellEkman Group consiste nellaver scoperto che gli indizi neurovegetativi sopra elencati sono in realt specifici per singole emozioni. Inizialmente hanno eseguito migliaia di movimenti dei muscoli visivi, filmandosi e studiando i risultati, e accorgendosi che mentre li eseguivano avvertivano dei variazioni nelle funzioni corporee, dovute allattivit del sistema nervoso autonomo. Quindi muovere di spontanea volont i muscoli facciali produce dei cambiamenti inconsapevoli neurovegetativi. Successivamente hanno accolto degli attori in laboratorio e si cercato di suscitare in loro sorpresa, felicit, tristezza, rabbia, disgusto, paura, chiedendo di ricordare un episodio della loro vita correlato ad una di queste emozioni. In un secondo tempo hanno chiesto loro di mimare alcune emozioni ed il risultato stato il medesimo, per esempio per quanto riguarda le mimiche della rabbia e della paura il ritmo cardiaco accelerava in entrambi i casi, ma la temperatura corporea aumentava per la collera e diminuiva per la paura.89 importante controllare il battito cardiaco, perch il suo aumento indica forte tensione. curioso a questo proposito notare che, se lindiziato riesce abbastanza bene a mascherare le

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P. Ekman, op. cit., p. 108.

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proprie emozioni, per sapere se ha paura basta stringergli le mani, prima e dopo il colloquio. Se prima le aveva calde e alla fine sono diventate fredde significa che ha paura, perch in questo caso il sangue scorre via dalle estremit verso le gambe, e le mani diventano pi fredde. Anche la respirazione e la deglutizione sono da tenere in considerazione, se lindividuo deglutisce dopo essere stato interpellato significa che conosce la risposta alla domanda, mentre se trattiene il respiro sicuramente nasconde qualcosa. Per quanto riguarda il viso, per il rossore ed il pallore non si sa ancora se sono correlati solo ad una attivazione emotiva in generale o se indicano precise emozioni. Il primo indica imbarazzo, vergogna, senso di colpa, collera, ma non chiaro se si manifesti in modo diverso per ogni sentimento. In caso di collera controllata e paura entra in gioco il pallore. Infine abbiamo la dilatazione delle pupille, prodotta anchessa dal sistema nervoso autonomo, che avviene in caso di emozione e pi in particolare di eccitamento.

4.7. CADERE IN ERRORE

bene dedicare un podi spazio ai due errori pi frequenti quando si tenta di smascherare un bugiardo, lerrore di Otello e leffetto Brokaw. La regola fondamentale da tener sempre presente consiste nel procedere cautamente quando si giudica qualcuno e ci si trova di fronte a degli indizi che indicano una possibile menzogna: in questi casi bisogna andare a fondo e cercare di capire meglio la loro natura. Anche gli esperti possono cadere in errore, non credendo alla verit, ovvero un falso positivo, pensando di aver scoperto un inganno che invece non esiste, o al contrario credere alla bugia, quindi avremmo in questo caso un falso negativo. Se una persona sbaglia, non significa per forza che menta, e viceversa se non commette errori non vuol dire che sia sincera. Non possiamo pretendere, dopo aver studiato i libri di Ekman o questa semplice relazione, di poter capire facilmente se chi abbiamo di fronte mente o meno. Certo abbiamo delle possibilit in pi rispetto a prima di leggerli e possono tornarci molto utili, i veri professionisti si concentrano sullindiziato non solo nel momento in cui viene interrogato, ma badano anche alla sua vita, ai suoi modi di fare, le sue abitudini, il carattere. Precedentemente abbiamo detto che la mancanza di gesti illustratori pu indicare che il soggetto dica il falso, dobbiamo per prima sapere se nella vita di tutti i giorni li utilizza di consueto oppure no. necessario quindi confrontare il comportamento che linquisito ha normalmente con quello che manifesta durante il colloquio. Lerrore di Brokaw consiste proprio nel non tener conto delle differenze individuali. Sono esonerati i segni che permettono 63

a ci che viene simulato di trasparire : i lapsus, le tirate oratorie incontrollate, i gesti emblematici involontari e le microespressioni. Essi sono assoluti ed hanno un preciso significato. Lerrore di Otello non tiene conto invece che il sospettato possa essere sotto stress, avere sensi di colpa per altri motivi, provare disprezzo per chi lo interroga e provare altre emozioni per ragioni che non riguardano il caso in questione. Il nome deriva proprio dallerrore commesso dallOtello di Shakespeare90, che crede che Desdemona labbia tradito con Cassio, prima di ucciderla vuole che la donna confessi e lei chiede di chiamare Cassio a testimoniare a suo favore per dimostrare la propria innocenza, Otello risponde che Cassio morto, lha fatto uccidere, e confonde il dolore e la disperazione di Desdemona come prova dellamore che ha per il presunto amante, in realt essa non triste per la morte di Cassio ma perch non ha pi prove da dimostrare, la sua vita finita. Questo solitamente capita quando si hanno gi dei preconcetti, dei pregiudizi sullinterrogato. proprio lansia del sospettato che pu pi spesso indurre in errore. Per questo bene mettere lindiziato a proprio agio. A questo proposito sono state formulate parecchie tecniche, tra queste vi la strategia del cavallo di Troia di Ross Mullaney ( un esperto che si occupa di preparare il personale investigativo) secondo la quale bisogna fingere di credere al sospettato e assecondarlo, in modo tale da renderlo tranquillo e sicuro. Se un bugiardo, finir per tradirsi. Un altro metodo quello di David Likken, ed la conoscenza colpevole, ovvero chiedere dei dati di fatti che solo il colpevole potrebbe sapere, senza arrivare mai a domandare direttamente se ha commesso lui il reato in questione. Purtroppo per ora gli studi in merito sono ancora pochi.

4.8. IL POLIGRAFO

La voce poligrafo solitamente spiegata nei dizionari come uno strumento che registra tracciati di varie pulsazioni diverse in modo simultaneo. conosciuto come la macchina della verit, il rivelatore della menzogna. utilizzato da moltissimi enti federali e a fini investigativi. Negli Stati Uniti supera il milione di esami lanno, nelle aziende private, nella ricerca del personale, per le indagini di criminalit interna, per promuovere i dipendenti, nelle banche e addirittura nella scelta dei dipendenti della catena McDonald. In Italia non possibile

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Shakespeare, Otello, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano, 2004, (trad. di Baldini G.).

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utilizzarlo come strumento investigativo, mentre negli USA vi un vero e proprio abuso91. Il problema che su oltre cinquemila articoli e libri in merito, non pi di una quarantina soddisfano i minimi requisiti di rigore scientifico. Vengono applicati al soggetto quattro sensori: una cintura pneumatica o una benda attorno al petto e una allo stomaco, che misurano cambiamenti nella profondit e nel ritmo della respirazione, mentre un manicotto al braccio registra invece lattivit cardiaca. Il quarto sensore formato dagli elettrodi metallici applicati alle dita che rilevano i minimi cambiamenti della traspirazione. Si pu utilizzare questa tecnica come ulteriore supporto, ma esso non misura direttamente la menzogna, ci dice semplicemente se chi interrogato prova una qualche emozione poich rileva segni di alterazione neurovegetativa, di cambiamenti fisiologici. Lerrore di Brokaw e quello di Otello sono quindi frequentissimi in questo caso. Inoltre lesattezza dei risultati dipende anche dalla particolare tecnica dinterrogatorio e dalle capacit dellesaminatore nel preparare le domande. Unaltra tecnica quella delle domande di controllo unita alluso del poligrafo, utilizzata soprattutto dalla polizia. David Raskin ne il principale sostenitore. Al sospettato vengono poste domande riguardanti il delitto e domande di controllo. Si vuole creare la possibilit che linnocente sia pi preoccupato delle domande di controllo che di quelle rilevanti, mentre il colpevole sarebbe pi teso per le domande rilevanti perch sono quelle che lo incastrerebbero. Si deve anche far credere al sospettato che il test sia infallibile, altrimenti se innocente avr timore di essere punito ingiustamente da un metodo difettoso. Ogni anno migliaia di persone vengono sottoposte a questo esame e le decisioni importanti si basano sui conseguenti risultati, nonostante non ne sia riconosciuta la validit. I problemi dei test poligrafi sono i falsi positivi, per sembrare colpevoli basta provare emozione intensa, rabbia, paura, eccitamento ecc.. Se la macchina della verit indica menzogna, dovrebbe indurre semplicemente ad approfondire le ricerche. Vi sono bugie facili o difficili da portare avanti, ma in ogni caso chi indaga utilizzando i metodi descritti in questo capitolo deve studiare la persona al di fuori del contesto dellindagine, ma soprattutto non si deve mai basare solo su un indizio, ma su molti per poter giudicare.

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Sidoti Francesco, Casto Angelo R., Macchina della verit inventata in Italia ha successo in USA. Perch?, Laurus Robuffo, Roma, 2007.

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4.9. LE TECNICHE UTILIZZATE DA EKMAN

Nel 1970 Ekman ha iniziato ad eseguire una serie di ricerche per verificare sperimentalmente gli indizi di menzogna che aveva scoperto analizzando filmati di colloqui con pazienti psichiatrici. Uno di questi esperimenti descritto nei I volti della menzogna, gli indizi dellinganno nei rapporti interpersonali. Inizialmente chiese a dei soggetti di guardare dei documentari chirurgici molto realisti e di dissimulare le proprie emozioni, ma la prova fall. Il motivo fu attribuito allansia e allimbarazzo di stare in un laboratorio sperimentale, oltre alla posta in palio troppo piccola. Riformul lesperimento cambiando soggetti, scelse un gruppo di infermiere, la posta in gioco per loro era professionalmente molto alta: alcune non erano in grado di mentire, altre invece erano attrici nate. Con questa prova riusc a dimostrare molte delle teorie che abbiamo descritto nei paragrafi precedenti. Per arrivare allanima del suo lavoro necessario fare un ancora un passo indietro negli anni. Ekman si dedic alle espressioni facciali dal 1966. La sua prima ricerca si basava sul mostrare delle fotografie a persone di cinque culture diverse, provenienti da Cile, Argentina, Brasile, Giappone e Stati Uniti, e chiedendo loro quale emozione emergesse da ogni espressione facciale. Risult che in ogni gruppo culturale la maggioranza concordava nellindividuare la medesima emozione, suggerendo lesistenza deluniversalit.

Questa prima ricerca port prove concrete sulluniversalit delle espressioni facciali. Cerano per persone che insinuavano che era possibile che i soggetti partecipanti alla ricerca avessero imparato le espressioni facciali alloccidentale a causa dellinfluenza del cinema, in cui, soprattutto nei primi decenni del Novecento, a causa dellassenza del parlato, le espressioni facciali degli attori erano fondamentali. Per far fronte alle critiche Ekman e collaboratori furono obbligati a trovare culture primitive che non avessero mai avuto contatti con luomo occidentale. Essi nel 1971 andarono nella Nuova Guinea a studiare i Fore, la popolazione adatta a questo scopo. Ekman, per procedere in questo nuovo studio, dovette modificare anche il metodo di somministrazione poich i Fore erano una popolazione pre-letterata e quindi non poteva presentare loro una foto e una serie di emozioni scritte tra cui scegliere, come nel caso della ricerca precedente. Si ingegn presentando tre o quattro fotografie di espressioni facciali tra le quali i soggetti dovevano indicare quelle che pi si adattavano a un breve episodio emotivamente significativo che era raccontato in contemporanea. A dispetto dal fatto che i Fore fossero una civilt primitiva e con quasi nessun contatto con loccidente, la percentuale di associazioni corrette tra espressioni facciali e racconti raggiungeva livelli 66

elevatissimi. Ekman e i sui collaboratori fecero un altro esperimento sempre con i Fore, per eliminare altri possibili dubbi: uno degli interpreti pidgin leggeva loro una storia e chiedeva di mostrargli che faccia avrebbero fatto nei panni del protagonista. Ekman film nove uomini, nessuno che avesse preso parte al primo studio, e la pellicola venne mostrata in America a studenti universitari. Tutti i ragazzi identificarono correttamente le emozioni, tranne paura e sorpresa, proprio come i Guineiani. Un ultimo esperimento che plac le residue critiche di chi sosteneva la base culturale delle espressioni emozionali fu quello che Ekman condusse sui Dani, un gruppo etnico isolato situato in una parte dellIndonesia chiamata oggi West Irian. In realt non fu lo stesso Ekman a svolgere lo studio, ma Karl Heider, un antropologo sostenitore dellopposto; cos, se anche in quel caso fossero stati confermati gli stessi risultati avuti negli studi precedenti, tutti i dubbi sarebbero stati spazzati via. Anche in questo caso i risultati erano concordi con i precedenti. Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e nello stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia. Quello che sto per dire largomento che ho studiato durante la mia partecipazione al Workshop di Trieste, dove si tenuto un corso introduttivo avente come argomento il FACS. Esistono numerosi metodi per misurare i movimenti facciali che risultano dallazione dei muscoli. Il sistema di misura inventato da Ekman e Friesen Facial Action Coding System FACS il pi comprensivo, completo e versatile. Il FACS fu sviluppato per determinare come le contrazioni di ogni muscolo facciale, singolarmente o in combinazione con altri muscoli, cambiano le sembianze di una faccia. Gli autori hanno videoregistrato pi di 5000 differenti combinazioni di azioni muscolari, esaminate accuratamente per determinare i cambiamenti pi significativi che ognuna di esse apportava alla struttura del volto (si studi anche come era possibile differenziare un movimento dallaltro). I muscoli coinvolti in questi cambi dellapparire del volto sono combinati in una specifica Unit di Azione. La misura delle espressioni facciali nel sistema FACS fatta attraverso le Unit di Azione, invece che con unit muscolari, in quanto ci sono buoni motivi di economia nellattivit di decodifica. Ekman e Friesen hanno calcolato 44 AU (Action Unit) che rendono conto dei cambi nelle espressioni facciali e 14 AU che descrivono i cambi nella direzione dello sguardo e nellorientamento della testa. Un analista FACS disseziona unespressione osservata, decomponendola in specifiche AU che hanno prodotto il movimento. Lanalista vede il nastro sia al rallentatore che fermando le 67

immagini, per determinare quali unit di azione o combinazione di unit di azione sono coinvolte nei cambiamenti facciali. I punteggi, per la rilevazione di specifiche espressioni facciali, consistono nel determinare la lista di unit di azione che sono coinvolte in quellespressione. E determinata anche la precisa durata di ogni azione, lintensit di ogni azione muscolare e ogni asimmetria bilaterale. Nelluso pi esperto della metodologia FACS, lanalista riesce a determinare dai primi indizi lunit di azione coinvolta in un movimento rapido, quando lazione raggiunge lapice, la fine del periodo apicale, quando inizia a declinare e quando scompare definitivamente dalla faccia.

4.10. PSICOLOGIA INGENUA Vorrei dedicare questo paragrafo conclusivo alla psicologia ingenua,92 vale a dire alla capacit naturale, propria di ogni essere umano, di interpretare i comportamenti delle altre persone e di se stessi in base allattribuzione di stati mentali. Se Marta fa un bel sorriso davanti a una torta alla panna in pasticceria e poi guarda la mamma, ci viene naturale spiegare il suo comportamento supponendo, pi o meno, che Marta desidera mangiare la torta e che crede di poter convincere la mamma attirando la sua attenzione. La psicologia ingenua non si fonda su controlli scientifici di tipo oggettivo (che d'altronde la maggior parte delle persone non sarebbe in grado di fare) ma si basa sull'esperienza personale o, secondo altri autori, sul possesso di una teoria innata della mente. Avere una buona capacit psicologica ingenua fondamentale per saper mentire e capire linganno altrui. Nei capitoli precedenti stato spesso ripetuto come la bugia sia causa del voler avere di pi delluomo, ma essa anche una poderosa tecnica di immedesimazione: noi tutti siamo psicologi ingenui quando attribuiamo agli altri o a noi stessi pensieri, desideri, speranze. Cerchiamo di decifrare il nostro atteggiamento e quello altrui attraverso degli stati mentali, questi ultimi corrispondono alle cause del comportamento. Tentiamo quindi di prevedere o spiegare un certo comportamento. Questa attivit cognitiva ci porta a costruire delle rappresentazioni mentali della realt che danno vita alla nostra capacit metarappresentazionale. Se un bambino capisce che il comportamento determinato dagli stati mentali, ha anche la possibilit di capire che inducendo surrettiziamente stati mentali distorti, non corrispondenti

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Meini Cristina, Psicologi per natura, Carocci Editore, Roma, 2007.

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alla realt, si pu manipolare il comportamento altrui. Facendo credere che la pasticceria sia ancora chiusa induco Marta a smettere di chiedere la torta. Viceversa, modificando la realt, quando una persona assente posso indurla a credere il falso. E' quello che avviene nei vari test delle credenze false, che sono considerati una prova cruciale del pieno sviluppo della psicologia. ln una delle sue versioni pi note, si mostra al bambino una scenetta che si svolge in un teatrino a forma di stanza. All'inizio entra la bambola di nome Sally, che pone una biglia in un cesto ed esce; in sua assenza un'altra bambola, Anne, sposta la biglia in una scatola. Si chiede ai bambini dove Sally cercher la biglia: mentre i bambini pi piccoli affermano che Sally cercher la biglia nella scatola, dai quattro anni in poi tendono ad affermare che la biglia verr cercata nel cesto. Hanno finalmente capito che Sally, non avendo visto lo spostamento, non pu conoscere la realt. Hanno capito anche che Anne ha ingannato Sally. Analoga logica sottost al test degli Smarties: viene fatto vedere al bambino un tubetto di Smarties, contrariamente a quello che crede gli si mostra che contiene una matita. Successivamente gli si chiede che cosa crede che la sua mamma, che sta per entrare nella stanza, dir quando le verr chiesto che cosa contiene il tubetto. A quattro anni rispondono correttamente, avendo capito che la mamma, non avendo potuto vedere, non pu sapere. Al pari del bambino stesso, la mamma stata ingannata. Un bambino che sa comprendere queste situazioni potr mettere a sua volta in gioco queste conoscenze per ingannare gli altri in modo sofisticato, certamente a esclusivo appannaggio degli esseri umani. Allet di quattro anni riesce invece a capire che ogni persona ha un proprio pensiero, una propria mente e di conseguenza riesce a prevedere che cosa gli altri possano pensare: capisce che la mamma, vedendo il tubetto di Smarties, senza sapere che in realt contiene una matita, lo associa alle caramelle e pensa cos che queste ultime siano il suo contenuto.

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Conclusioni finali

Prima di concludere vorrei mettere in luce le relazioni emerse da questo percorso ermeneutico che ha come protagonista la menzogna, riprendendo alcune delle tesi pi importanti. Vi sono varie tematiche legate alla bugia che si intrecciano e vengono riprese in diversi ambiti. La prima riguarda il desiderio delluomo di voler avere sempre di pi, la (tracotanza) che lo porta alla menzogna e allinganno. Abbiamo visto questo desiderio in Ulisse che , insaziabile, colui che non mente per necessit ma per avere sempre di pi, che non sopporta di essere nessuno per Polifemo, egli lantieroe che verr posto da Dante nel XXVI dellInferno nella bolgia dei consiglieri di frodi per aver oltrepassato le Colonne dErcole. Troviamo la stessa tematica in Platone, Aristotele e Cartesio. Platone mette in luce lincompatibilit tra la filosofia e la menzogna, perch lo scopo della prima la ricerca della verit mentre quello della seconda di ottenere sempre di pi; Aristotele nel quarto libro dellEtica Nicomachea afferma che vi sono due specie di millantatori: quelli che desiderano fama o guadagno e quelli che invece vengono definiti bugiardi cronici, coloro che desiderano avere sempre di pi; infine abbiamo Cartesio che dopo aver avuto la certezza di Dio e del Cogito, nella quarta delle Meditazioni Metafisiche, quella Del vero e del falso, sostiene che il problema delluomo si pone nella sua facolt di conoscere. Secondo il filosofo le persone vogliono giudicare quando in realt non sono in grado di farlo, questo accade perch applichiamo la volont in misura maggiore rispetto allintelletto: la nostra volont desidera fortemente ci che lintelletto non ha, questo nostro atteggiamento ci spinge a prendere le distanze dalle certezze che possediamo per avventurarci nellignoto. Unaltra tematica importante riguarda le debolezze umane legate spesso anche al potere: esse entrano a far parte della menzogna necessaria. Pare che, secondo alcuni autori, luomo menta per coprire e nascondere i propri punti deboli; egli utilizza la menzogna perch non in grado di affrontare i mali della vita e le difficolt che gli si presentano. una sorta di meccanismo di difesa. Questa concezione emerge dalle opere di Pirandello e dal Principe di Machiavelli. Pirandello si occupa in primis di finzione: tutti noi siamo obbligati ad indossare maschere differenti a seconda di chi abbiamo di fronte. Questo nostro atteggiamento ci difende ma nello stesso tempo ci soffoca. Vorremmo essere sinceri, vorremmo che gli altri lo fossero con noi, ma sappiamo anche che questo non sar mai possibile. Non potremo mai liberarci da questa forma opprimente a cui dobbiamo sottostare per poter far si che le nostre relazioni funzionino. 70

In realt vi sono due vie di fuga: il suicidio e la follia. Il trattato di dottrina politica di Machiavelli, che come abbiamo gi detto in precedenza un manuale di consigli ed istruzioni per insegnare al Principe i metodi, menzogneri e non, per mantenere il potere, si occupa in un certo senso di debolezze umane, perch, come sappiamo, i politici pi deboli sono e saranno per sempre i pi grandi dissimulatori. Il Principe quando venne pubblicato fece scalpore, in realt questo concetto si avvicina molto a quello esposto precedentemente nella Repubblica di Platone, precisamente nel terzo libro, quando il filosofo introduce il concetto di nobile menzogna: giustificabile la bugia come , come medicina, ad uso esclusivo dei governanti. Anche Bacone si occupa dellargomento e nel primo degli Essays, Della verit, sostiene quanto sia pi semplice per luomo utilizzare la menzogna ed evitare cos di trovarsi inerme di fronte ai pericoli della vita. Nel sesto invece, Della simulazione e della dissimulazione, con una metafora spiega come la bugia sia un sottogenere della politica e della saggezza, utile solo per coprire le debolezze umane. Infine abbiamo Nietzsche, secondo il quale chi usa la finzione pi debole di chi non la usa, questo perch lintelletto per conservare lindividuo utilizza la finzione per evitare lo scontro con forze maggiori: la volont di potenza. Chi non la usa pi esposto, pi vulnerabile, ma anche colui che ha il coraggio di affrontare la vita e le prove che essa man mano ci presenta. Spesso ci si interroga cercando di capire quando la distorsione della realt genera la menzogna e in che modo. Agostino nel De Mendacio sostiene la tesi secondo cui per poter definire la menzogna siano fondamentali la volont e lintenzione di chi comunica. Inoltre a seconda dellinfluenza che assume la volont, il filosofo stila una classifica delle bugie in ordine di gravit crescente. Anche Rousseau nelle Confessioni mette in luce limportanza dellintenzione del mittente di ingannare. Passiamo ora ad argomenti molto attuali quali la societ, il progresso, e la comunicazione. Questi ambiti vengono toccati da molti autori e filosofi. Wilde definisce il protagonista della Decadenza della menzogna, il protobugiardo, il primo cavernicolo a mentire in assoluto, colui che ha fondato le relazioni sociali. Il primitivo ha mostrato lutilit che pu avere la bugia nella societ, la sua importanza legata al fatto che senza di essa rischieremmo di non aver dialogo con laltro, di non avere relazioni. Totalmente opposta la precedente concezione di Swift in merito, che emerge nei Viaggi di Gulliver quando il protagonista incontra gli Houyhnhnm. Secondo questi esseri saggi la menzogna non pu esistere se non come errore e, pur essendo concepita come sbaglio, essa svilisce il fine ultimo del linguaggio che quello di diffondere la conoscenza. La pericolosit della bugia nella societ viene trattata prima da Aristotele 71

nellEtica Nicomachea e successivamente da Montesquieu. Secondo Aristotele se un uomo mente, gran parte della colpa risiede nellatteggiamento morale della societ e nelleducazione fornita dallistruzione. Montesquieu invece sostiene che la menzogna sia nemica del progresso della societ. Non pu esistere il progresso senza la verit. Il vero problema che la societ, invece di prendere esempio dagli uomini onesti, li emargina, li teme. Per quanto riguarda invece la comunicazione ho analizzato lopinione di due figure fantastiche: Humpty Dumpty, personaggio di Attraverso lo specchio, e Giacomone, appartenente a Gelsomino nel paese dei bugiardi. Il personaggio a forma di uovo crede che sia fondamentale laccordo tra i significati per ingannare ed essere ingannati, mentre il paese di Giacomone, dopo la riformulazione del vocabolario dovuto al cambio di significato dei termini imposto dal pirata, non riuscir pi a comunicare. Ho analizzato anche la menzogna nella Sacra Scrittura ma, oltre alla Bibbia, il rapporto tra sacralit e menzogna emerge anche nel Decameron; nel primo caso, come le definir Agostino, abbiamo delle metafore, mentre invece nellopera di Boccaccio viene elogiato lingegno e lastuzia dellingannatore di fronte al quale anche Dio si piega. Vi poi la menzogna peggiore che la calunnia. Questultima propria del diavolo ingannatore nellEden e di Iago nellOtello. Anche Rousseau nelle Confessioni distingue tre tipi di menzogna ed uno di questi proprio la calunnia, studiata ad arte esclusivamente per nuocere al prossimo. Vorrei inoltre ricapitolare il significato del termine menzogna: il termine deriva dal latino mentio-nis (dichiarazione) e mendacium (menzogna) e indica la falsit volontaria di un discorso, con il quale si inganna chi ascolta e si fida.93 Vi sono due specie di menzogne: le negative, che consistono nella dissimulazione di ci che pu fornire un indice della realt; le positive, che consistono nella creazione di finzioni intercalate dallimmaginazione nella realt.94 Secondo il Dizionario enciclopedico di filosofia, teologia e morale,95 gli elementi costitutivi essenziali sono: lenunciazione falsa e vi sono sia la volont che lintenzione di ingannare. Mentendo la parola viene utilizzata contrariamente al fine per cui stata data dal Creatore. Come ho gi affermato nellintroduzione, credo che riflettere sulla menzogna e sui suoi perch sia utile oggigiorno pi che mai, per i motivi che ho gi precedentemente esplicato. Vorrei
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Livi Antonio, Dizionario storico della filosofia, societ editrice Dante Alighieri, Roma, 2000, p. 84. Ranzoli C., Dizionario di scienza filosofiche, Ulrico Hoepli, Milano, 1963 pp. 721-722. 95 Mondin Battista, Dizionario enciclopedico di filosofia, teologia e morale, Editrice Massimo, Milano, 1989, p.469.

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inoltre aggiungere a proposito quanto sia importante la figura del filosofo oggi, per avere una risposta ai perch antichi e nuovi. Contrariamente a quanto spesso possa sembrare, luomo non rinuncia ad affidarsi anche alla ragione, in unepoca in cui lintelletto continuamente mortificato dalle peggiori distorsioni. In questo periodo a mio parere vanno radicalmente mutando di significato concetti tradizionali come conoscenza, verit, esperienza, realt, coscienza e cos via; in tutto ci la filosofia, e di conseguenza il filosofo, fa dunque questo: continua a tenere accesa la sua piccola lanterna, che non vince il buio ma, se possibile, lo delimita, rendendolo forse anche pi misterioso, vicino e distante, ma in qualche modo identificabile nella sua non identificabilit96. Ho potuto notare in prima persona quanto la figura del filosofo sembri spesso lontana, irraggiungibile. Solo ora mi rendo conto che non cos e quanto sia educativo lasciarsi guidare dai grandi filosofi del passato e del presente, dai loro pensieri, traendone spunto per le nostre riflessioni. Questo sarebbe utile per capire quant importante ragionare con la propria mente invece di seguire degli stereotipi, credendo di pensare con la propria testa quando in realt stiamo semplicemente riflettendo i pensieri che ci vengono imposti dalla societ e dai media. Credo fermamente che oggi pi che mai avremmo bisogno del realismo di Hegel, spesso duro, a volte estremo, ma efficace. Penso inoltre che anche il suo modo di concepire la menzogna sia quello pi veritiero. Egli esplicita chiaramente la sua concezione, asserendo che il vero lintiero: per essere davvero tale la conoscenza dovr cogliere la realt nella sua totalit, cos ci che parziale viene a configurarsi come falso. Vero e falso non sono opposti, c un falso quando c un male ed il falso un momento del vero. Per quanto riguarda invece il concetto pi volte ribadito del desiderio di infinito delluomo, del voler avere sempre di pi, per Hegel finito ci che letteralmente ha termine, dunque la nostra realt caratterizzata dalla morte, dal particolare, dal caduco. Linfinito ci che vorremmo essere e che non capisce limite. Per quanto riguarda gli altri autori, ritengo importante il contributo di Agostino: egli ha messo in luce quanto sia fondamentale la volont delluomo nella menzogna, oltre alla mente e alla parola. La volont, insieme ad altri fattori, quella che gli ha permesso di classificare le bugie in ordine di gravit decrescente. Non sono favorevole alla menzogna, come il senso comune daltronde, per non condivido le concezioni degli illuministi che ho citato: credo sia inutile e utopistico condannare la menzogna a prescindere. Nel mondo non esistono solo il bianco e i nero, vi sono per fortuna anche i grigi.
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Articolo di Di Giacomo Achille, Che cos un filosofo oggi?, tratto dal resoconto di una serie di conferenze e dibattiti tenuti a Cattolica nel 1980.

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Non bisogna inoltre dimenticare che la bugia a fondamento di ogni arte. Gli estremi sono sempre pericolosi da seguire, dannosa la menzogna estrema tanto quanto la verit estrema, nessuno credette a Hitler quando scrisse il Mein Kampf: Lanticristo pu nascere dalla stessa piet, dalleccessivo amor di Dio o della verit, come leretico nasce dal santo e lindemoniato dal veggente. Temi *+ i profeti e coloro che sono disposti a morire per la verit, che di solito fan morire moltissimi con loro, spesso prima di loro, talvolta al posto loro c chi ama in modo cos lubrico la sua verit da osare tutto pur di distruggere la menzogna.97 Terminerei cercando di spiegare perch mentiamo. Credo che, eccetti casi estremi, tutti noi mentiamo per necessit, non perch abbiamo lopportunit di mentire. Per quanto riguarda la bugia altruista, ho qualche dubbio: capita di mentire per proteggere il prossimo ma solitamente lo si fa per avere una via di fuga dalle responsabilit e dai sensi di colpa. Se non sono patologiche le menzogne possono anche essere liberatorie. Quando siamo piccoli la bugia corrisponde per noi alla fantasia, il bambino prima di capire che mentire pu essere utile, ne riconosce il piacere. La domanda chiaramente sorge spontanea: perch ad un certo punto iniziamo a perdere colpi e iniziamo a lasciare tracce inconfutabili? Molto semplicemente perch linconscio vuole che linganno sia smascherato, perch aspira alla luce del Sole, al tutto o al nulla, allincondizionato e allassoluto,98 in fondo abbiamo tutti bisogno di dire e sapere la verit.

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Eco Umberto, Il nome della rosa, Bompiani, Milano, 1980, p.464. Ekman Paul, La seduzione delle bugie, Di Renzo Editore, Roma, 1999.

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Il primo dei bugiardi, commedia di Ricky Gervais, Matthew Robinson, con Ricky Gervais, Jennifer Garner, Jonah Hill, Louis C.K., Jeffrey Tambor, Fionnula Flanagan, Rob Lowe, Tina Fey, Donna Sorbello, Stephanie March, Ruben Santiago-Hudson, durata 99 min., USA, 2009.

LE FOTO UTILIZZATE NEL TESTO SONO TRATTE: dalla serie tv Lie to me, genere drammatico, di Adam Davidson, con Brendan Hines, Monica Raymund, Tim Roth, Kelli Williams, Kristen Ariza, durata 60 min., USA, 2009; dal Manuale: Paul Ekman, Wallace V. Friesen, Joseph C. Hager, Facial Action Coding System, Research Nexus division of Network Information, United States of America, 2002.

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