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III METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE DELLA TAVOLA Gli elaborati grafici, come si accennava in precedenza, devono

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE DELLA TAVOLA

Gli elaborati grafici, come si accennava in precedenza, devono essere impostati in settori, ognuno dei quali deve contenere le varie definizioni sia normative che urbanistiche e tecnologiche. La 1 a fase sarà quella creativa, in cui confluiranno le definizioni dell'idea progettuale, derivanti da un referente o da una scuola che ha trasmesso le emozioni più forti, come gli - ismi astratto­ figurativi condizionarono l'architettura dell'inizio e di buona parte del ventesimo secolo (vd. Bruno Zevi, Storia dell'architettura moderna, Einaudi, pagg. 13-25). La 2" fase è quella di messa a punto dell'idea, lo studio e defi­ nizione delle piante, dei prospetti e delle sezioni, la loro messa

in scala (1 :500).

La 3 a fase è quella della rappresentazione del progetto alla scala richiesta dalle varie Commissioni, che può andare da 1:200 sino

a 1:50.

varie Commissioni, che può andare da 1:200 sino a 1:50. 1° settore - analisi: - dati

1° settore - analisi:

- dati del tema, definizione degli elaborati da produrr~ per esplicitare al megiio il progetto; normativa vigente spe~ifil2? al tema da svolgere;

- elenco leggi91 - area di sedime ed area di perii:

QertilJ~1JIa

rl~rlZ.ét

2° settore

- studio del tema assegnato

grafico:

verifica dei dati: volumetria, rap­

porto di copertura, altezza max e distacchi;

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''' Metodologie di progettazione I 31 schemi distributivi e
''' Metodologie di progettazione I 31 schemi distributivi e

Metodologie di progettazione I 31

schemi distributivi e funzionali calcolo superfici e volumetrie., schemi della scelta strutturale; schizzi prospettici e/o assonometrici di definizione dell'orga­ nismo;

3° settore - descrittivo:

planimetria d'insieme con arredo urbano dell'area assegnata;

- piante, prospetti e sezioni nelle scale richieste; relazione tecnico-illustrativa sulle scelte progettuali-compo­ sitive;

- relazione tecnico-descrittiva sulle scelte tipologiche; relazione tecnico-descrittiva sulle scelte strutturali e dei com­ ponenti edilizi; - particolari costruttivi richiesti;

- disegni prospettici e/o assonometrici d'insieme o di dettaglio;

- maquillage di tutta la tavola, a colori o in bianco e nero.

N.B. la ~.f~lta di disegnare a mano libera o a riga e s9~.~9ra dipende esclusivamente dalle capacità personali di r€l?a grafi­ ca e non è elemento determinante per la valutazione dell'ela­ borato, così come l'uso del colore.

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE: PREMESSA

Lo sviluppo del progetto di un edificio, quale che sia la destina­ zione d'uso, si basa su molteplici elementi, uniti o disgiunti tra loro. Questi, in maniera molto sintetica, possono essere riassunti in:

A) Analisi del contesto ove l'edificio si inserirà. Attraverso que­ sta analisi il progettista può essere "suggestionato" al punto

32/ Parte Seconda

tale da avere suggerimenti in merito alla geometria del proprio oggetto architettonico (analisi morfologica) e alla

scelta di determinati materiali. Il risultato sarà il far convi­ vere armonicamente la nuova architettura e il contesto cir­ costante.

B) Sintesi progettuale che concili l'architettura dell'edificio nel suo complesso con le destinazioni d'uso per il quale è sta­

to pensato. Ciò può avvenire o semplicemente "attraverso

la riduzione delle singole funzioni in spazi determinati, chiu­

si, che a loro volta configurano volumetrie perfettamente

definite", oppure, meglio, attraverso il ricorso ad una orga­ nizzazione progettuale più aperta, tale da liberalizzare la conformazione dei singoli ambienti, sempre però con ele­

menti architettonici che agiscano da filo conduttore tra gli stessi, in maniera tale da creare un'immagine unitaria e omogenea. C) Studio della volumetria e delle varie articolazioni, tale da avere una percezione immediata dell'immagine comples­

siva dell'edificio sin dalle fasi iniziali della progettazione. Infatti nel basare il progetto sullo studio della volumetria, la manipolazione dei volumi non parte tanto dai contenuti di­ stributivi e funzionali, né da geometrie dettate dall'analisi del contesto, quanto su "principi formali autonomi" che permettano, nella sintesi finale, una migliore e più facile percezione dell'oggetto nel suo complesso. Ciò provoca,

di fatto, la più facile variazione di elementi interni, quali

ampliamenti o destinazioni d'uso, tali da evidenziare come

uno stesso oggetto architettonico possa essere utilizzato con funzioni diverse.

D) L'espressione formale del progetto come elemento fonda­

mentale della progettazione. Di fatto accentuare la superfi­ cie esterna, la pelle, a scapito degli elementi più stretta­ mente tipologici, riduce la volumetria a mera aggregazio­ nedi figure geometriche semplici, svincolando totalmente l'interno dall'esterno. Le superfici esterne diventano quindi uno strumento comunicativo a prescindere da ciò che ce­ lano. E) Infine ultimo imput alla impostazione progettuale può es­ sere un'idea che si fondi essenzialmente nella forma. Ciò attraverso riferimenti anche estranei al mondo dell'archi­ tettura (vedi forme organiche), che comunque portino ad una coerenza complessiva nell'evoluzione del progetto

L'elenco sommariamente sopra riportato, che la consultazio­

ne di M. Fornari, Progettazione architettonica, ETAS Libri, ha

ispirato, deve essere letto o come una porta che favorisca l'accesso al cuore del significato dei progetti selezionati e ri­ prodotti in un successivo capitolo, o, ancor meglio, come input alle future progettazioni che ogni singolo lettore si troverà a dover affrontare. Tuttavia senza dimenticare che il progetto di qualsiasi edificio è un qualcosa di molto complesso, fatto di svariati elementi, che però sempre hanno una matrice concettuale basata su ciò che vediamo in natura, o nella produzione delle architettu­ re di un passato più o meno recente. Quindi di fondamentale importanza è la "cultura" nel senso più ampio del termine, ma sempre associata alle problematiche architettoniche ed urba­ nistiche, e successivamente" l'abito mentale" con cui ognu­ no di noi dovrebbe cogliere l'essenza del "costruito" e del "costruibile" .

IIII~IIIMMilIrIllH_UIlN!~lm!lIIIHllllill!II!1;;*II~

Metodologie di progettazione I 33

Metodologie di progettazione I 33 METODOLOGIA PER LA PROGETIAZIONE DELLA RESI­ • •.,.,., ,,.••••• _ I

METODOLOGIA PER LA PROGETIAZIONE DELLA RESI­

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I

1

DENZA ESTENSIVA - Ur~JFAMILlARI~BIFJ!IYI.I.b!p-Rll TRI.~8:,

MILI~~,.1J:~!!AD,~Jf.~~ !

~~~~~~.~",~.~P-~~!!,.O

Fondamentale all'Esame di Stato, come ad un concorso d'archi­ tettura, è presentare, anziché molte tavole semi vuote, uno o più elaborati, completo in ogni am,=!~o, che deve essere strutturato 'secondo lo schema precedentemente descritto. Per cui prima di iniziare a disegnare, bisogna calcolare lo sviluppo delle superfici d'ingombro nelle scale richieste e vedere dove posizionarle nella tavola (che di solito misura cm 50 x 70). Nelle sedi dove si danno fogli formati A3, ogni singolo foglio dovrà contenere un ambito ben definito; infine, nelle sedi in cui il formato è cm 70 x 100, il foglio va piegato in parti uguali, tali da ricondurlo a due da cm 70 x 50. Nel caso delle unità unifamiliari bisogna fare attenzione all'orienta­ mento, per la suddivisione della zona giorno (sud-ovest) rispetto alla zona servizi (nord) e alla zona notte (est), tutto questo owia­ mente riferito al clima mediterraneo. Si tenga presente che un metodo di corretta progettazione è quello dell'utilizzazione del­ l'asse eliotermico. Questi rappresenta l'inclinazione dell'asse longitudinale di una stecca edilizia che garantisce un equilibrio di soleggiamento e conseguente guadagno termico su entrambe le facciate. (Fig. 2-3) N.B. l'asse eliotermico varia a seconda della latitudine.

Gli alloggi unifamiliari, singoli o aggregati, si suddividono, a seconda dello sviluppo su uno o più piani, in simplex, duplex, triplex. N.B. va tenuto conto, nei tipi aggregati, delle problematiche relative ali' introspezione.

a) .~ -='::,-:-::.>.r,. dato un singolo lotto si ricavano, attraverso gli indici e l'altezza massima, la volumetria, il rapporto di copertura, i distacchi dai confini e dalla sede stradale; defi­ niti i dimensionamenti si procederà all'ideazione progettuale, tenendo conto che questa tem5tica è tra le più impegnative, essendoci ampia libertà nella configurazione planimetrica e spaziale. Fondamentale, a questo proposito, è la conoscen­

za

Di

no terra e zona notte, con 2 o 3 camere da letto, al 1 0 piano.

due parti di

solito viene richiesto il tipo duplex con zona giorno a pia

di esempi realizzati da cui prendere spunto.

MD EH ly dato un lotto, questo andrà diviso in

eguale superficie. La corretta esposizione non sempre po­ trà essere rispettata a causa della forma del lotto assegnato o della presenza di una più o meno accentuata pendenza altimetrica. Anche in questo caso viene normalmente riçhie­ sta nella versione duplex e la distribuzione interna ricalca quella precedentemente illustrata. c)_ dato sempre un lotto, lo sviluppo progettuale dipenderà dalle dimensioni e dalla forma dello stesso; sicu­ ramente l'alloggio centrale sarà sempre svantaggiato rispetto aTaIfe di testata (due pareti cieche); per quel che riguarda la distribuzione interna si rimanda ai due esempi precedenti. I lotto dovrà avere due strade d'accesso e potrebbero essere aggregate su un!? sche­ ma a croce greca (anche in questo caso la dimensione del lotto e dei sub-Iotti può caratterizzare la progettazione).

lotto e dei sub-Iotti può caratterizzare la progettazione). e>1 IIr"lIillotto potrà contenerne da un

e>1

IIr"lIillotto

potrà contenerne da un minimo di tre sino

al

numero occorrente alla saturazione della cubatura richie­

sta. Si consiglia, comunque, di non aggregarne più di dieci / dodici in successione. (Fig. 4)

341 Parte Seconda

Fig. 2. - Onentamento e asse eliotermico

N

o •

I l;
I
l;

5

ORIENTAMENTOOUIMb"

N-5

E

Garantisce buon soI&Jt3l3rr'iento per tutto ranno al

fronb ma~lon delredmao esposti a E e a O.

o •

N

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!
[.<.:<>
.,:,,'1
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5

E

ORIENTAMENTO INTERMEDIO ACCEII@ILE

La mlt:jhore espo5l2lOl1e è quella del fronte 5E.

o •

N

I :I
I
:I

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5

E

ORIENTAMENTO INTERMEDIO ACCETTABILE

Con fronti ~IOI'I mediamente soI&Jt313b tutto l'anno.

o •

N

I "I.i. !l'k:
I
"I.i.
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5

I.

E

[ORIENTAMENTO DA fVIT~

Molto negative le condIZIOni del fronte esposto a N. speaalmente nella 5~JQOe Invernale.

N

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I
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o •

asse

ehotenl'llco

5

55E

NNE

I.

E

esposto a N. speaalmente nella 5~JQOe Invernale. N 1# I " • o • asse ehotenl'llco

Fig. 3. - La disposizione delle stanze in relazione all'orientamento solare del­ l'abitazione

OVEST

a I

~-él

f~:!d~

dl~1O

NQ!SQ

N~ 5oDIe. vento freddo dlnvemo. luce uniforme.

Wmera 05CI)f'a

l.o<;.àe c.a1dalOl

ti Ji!m;~i!im!lpoob~.!ICAe ~
ti
Ji!m;~i!im!lpoob~.!ICAe
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SUD

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EST

~~~.

PI3t2VOIe de5t.ate.

,freddo dl!!y9DO

P!M'M una pq;~!!1i~ UQ t;at;tq warotAver

ne;ral'5l dal !KlIe.

Metodologie di progettazione I 35

Possono essere progettate nella versione simplex, duplex o triplex; raramente con bottega al piano terra (anche se co nei centri storici italiani). Quella più comunemente prq­ posta (duplex) prevede la zona giomo al piano terra e la zona notte al primo piano. (Fig. 5) \ti IIp questa tipologia si distingue dalle case a schiera

e

. - unifamiliari isolate per la disposizione degli ambienti intorno ai patii (spazi scoperti privati), e per la mancanza aperture verso l'esterno, con ciò consentendo l'aggregazio­ ne lungo ogni lato. Di solito si sviluppano su di un piano solo, ma in alcune sedi sono state richieste a due piani; In questo caso la distribuzione è ugu~lealle precedenti, a schie­ ra. (Fig. 6)

è ugu~le alle precedenti, a schie­ ra. (Fig. 6) N.B. Illtutt~Je;tiQQlogi~,precedentem~Dte trattate, può

N.B. Illtutt~Je;tiQQlogi~,precedentem~Dtetrattate, può essere.

richiesto il piano interrato o seminterrato adibito a 9.,arage e

locali accesso~i.L;t;.2mpaqL~ccessodevé avere l!na penden­

za max del 20% (Q,M. 1 febbr.a~ J~ Q éi'.c~!Jdeoza iQfetWX~

(vd. Regolamenti Edilizi).

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZU2tUi D!;LLA BESI­

DE_N~A INTENSIV~.:-:-E~D-:I~F":""lç,:.L~~I,N~L~IN~E~A~RE~T~T~A~,~D'

A ~.~tL~T.91Q~.Rl§,QI; é!1.,~.;J;UElçJQ)}

J.Q.8B1:)

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A:.:

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GOLO,

L'impostazione della tavola non si discosta per nulla dalle pre­ cedenti, pertanto, in base ai dati, va subito sviluppato tutto il computo per avere l'esatta dimensione, in scala di rappresen­ tazione, della tipologia, tale da impostare i vari ambiti dell'ela­ borato grafico.

J

3s1Parte Seconda

Fig. 4. - Schema di aggregazione di più case a schiera

peroor5O pedonale ,

a5Ch1el'3 :=,31:0 acct!55O l'YoAl'wl
a5Ch1el'3
:=,31:0
acct!55O l'YoAl'wl

VIabIltU ad:omobtIl5bc.a

una'due fUI fuon terra +

, • a5Ch1el'3 :=,31:0 acct!55O l'YoAl'wl • VIabIltU ad:omobtIl5bc.a una'due fUI fuon terra +
" ".c" Fig. 5. - Vari tipi di casa a schiera a seconda del collegamento
" ".c" Fig. 5. - Vari tipi di casa a schiera a seconda del collegamento

"

".c"

Fig. 5. - Vari tipi di casa a schiera a seconda del collegamento verticale

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di casa a schiera a seconda del collegamento verticale ® ® @ I b1t.t I AI

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casa a schiera a seconda del collegamento verticale ® ® @ I b1t.t I AI 50110

I b1t.t I AI 50110 5COI151gl'ib perchè le scale occ.upano

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dell'aff.acoo hbero

perchè le scale occ.upano l'a dell'aff.acoo hbero @ © t~A/1 I.JJ,l.UUYjI l+J @ /, / '/::'/'i/

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le scale occ.upano l'a dell'aff.acoo hbero @ © t~A/1 I.JJ,l.UUYjI l+J @ /, / '/::'/'i/
le scale occ.upano l'a dell'aff.acoo hbero @ © t~A/1 I.JJ,l.UUYjI l+J @ /, / '/::'/'i/

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Scale a contrasto

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Fig. 6.-

di casa a

m ,

Scale a contrasto @ ~ ~ ~ •• ~ Fig. 6.- di casa a m ,

CostnJlto

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PatlO • "~ ,,1. / ' ~ CJ ' "; ."" 1''' te • "ti ~~

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Metodologie di progettazione 137

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Parte Seconda

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~1'(:;;a

- ~~jQ2logia2- er edilizia popolare!.E~Jstituti

previdenzialì e coope!'.éì!ive, raramente usata nell'edil.i~éi_pr!~~­ (Fi.9 7-L)_ Va sviluppato con minimo due corpi sCéì.l.éì! può aver~JLQialJ9

terra libero aJ>ilotis, commerciale COnrlE:l.Q9

comuni di relazione. Questo piano non cuba nella volumetria abitabile bensì in quella dei seryizi associati alla resigenza (D.M.

1444!1~§.8). I tagli degli alloggi sono mono affaccio Jmq4q~.§0 utili) e/o doppio affaccio (~q 75/135 e 90/95 utili). ~o sviluppI? ~ altezza può andare da un minimo di dUE3 piani oltre alpi~no t~rra (senza ascenso!e), sino ad un massimo di 8/1 O pia~1 conyob­ bligo dell'ascensore quando si superéìno i 3 piani abitéì~i"l. Il numero degli alloggi per piano può es~e~e (Fig.8):

?:i

oppureC.Qflspazi

1}

q uattro da mq 60 cadauno (tutti mono affaccio);

2) tre di differente metratura: mq 45 (mono affaccio), mq 751

(doppio affaccio), mQ90/9§ (doppio affaccio); gl"testQ è

!ì§

lo schema planimetrico più usuale; d.ue da mq90/9§jdoppioaftacCl6); anche quest'ultimo s.çbE?~.

3)

ma viene richiesto spes~(). Tipologicamente nel tipo a triplo corpo (quattro file di pilastri) la progettazione prevede zona giorno e zona notte su due fronti contrapposti e centralmente la fascia servizi (areata artificial­

mente, tipica nelle soluzioni progettuali del Nord Europa). Nel caso del doppio corpo (tre file di pilastri) i servizi sono posti in facciata e areati naturalmente, secondo quello che prevedono i regolamenti igienico-sanitari italiani (minimo un wc areato na­ turalmente in presenza di doppi servizi).

b) ,~~ificio a corte (soluzione f:i'a,ngplo): tipologia che per­

mette, specie nei temi urbanistici, un' aggregazione più razio­ nale ed omogenea in planimetria: di solito all'interno della cor-

Fig. 7. - Vari tipi di linea a seconda del collegamento verticale

7. - Vari tipi di linea a seconda del collegamento verticale CD Corpo scala InternO alla

CD Corpo scala InternO alla facciata

verticale CD Corpo scala InternO alla facciata ® Corpo scala In aderenza alla facciata © Corpo

® Corpo scala In aderenza alla facciata

alla facciata ® Corpo scala In aderenza alla facciata © Corpo scala ~nte nspetto al psano

© Corpo scala ~nte nspetto al

psano di facaatà

Metodologie di progettazione I 39

Metodologie di progettazione I 39 Fig. 8. - Vari tipi di blocco in linea ® ~3

Fig. 8. - Vari tipi di blocco in linea

progettazione I 39 Fig. 8. - Vari tipi di blocco in linea ® ~3 AllOGGI: mq

® ~3 AllOGGI: mq 75 + mq 95

a doppIO affacao, m'l 45 mOllO

afbcoo

75 + mq 95 a doppIO affacao, m'l 45 mOllO afbcoo ® N°2 ALlOGGI 95 a

®

N°2 ALlOGGI 95 a doppIO affacoo

m'l 95 + mq

® N°2 ALlOGGI 95 a doppIO affacoo m'l 95 + mq © ~4 ALlOGGI mq bO

© ~4 ALlOGGI mq bO mano affacoo

te, sia aperta che chiusa, composta da più blocchi, gli alloggi potranno essere di vario taglio ma comunque delle metrature sopra menzionate, derivanti da una precisa disposizione legi­ slativa sui tagli minimi dell'edilizia residenziale pubblica. c) edificio in linea a ballatQio: t~pologia molto usata nel pri­

mo novecento (case di ringhiera a Milano) e poi ripresa nel­ l'edilizia residenziale pubblica in alcuni interventi emblematici tipo CORVIALE (Roma), lo ZEN (Palermo), LE VELE (Bagnoli, Napoli), ed altri "mostri" delle nostre periferie.

Il ballatoio è un collegamento orizzontale sfinestrato che non

entra in cubatl,Jla, come 1E2 sCi:!.I~sfinestrate. N.B. In Lombardia scale e relativi disimpegni nella edilizia resi­ denziale normalmente non cubano. Gli alloggi possono essere di tre tipologie: simplex, duplex e triplex. I simplex possono avere tagli che vanno da mq 45 a 90; i duplex e i triplex da mq 75 a 110. La loro pianta può essere rettilinea o d'angolo, l'importante è cheTI percorso di fuga non superi i 30 metri lineari per la nor­ mativa antincendio. Gli ambienti che affacciano sul ballatoio, per ovviare al proble­ ma dell'introspezione, possono avere finestre ad un'altezza ~i due metri dal piano di calpestio; nel tipo simplex saranno le zone giorno, nel duplex e nel triplex saranno la cucina e il ba­ , -, ,.,

d)~utilizzato per interventi di edilizia sovvenzi()­

nata (IACP,_ATER) , di edilizia agev()!~taJ.INPS, INA, ENASARCO)

e edilizia convenzionata (COOPERATly~).

Si sviluppa in altezza, con un numero di piani che va da otto sino ad un massimo di quindici abitabiJi (all'Esame di Stato), oltre al basamento che può ess~re composto da una piastra di

---~'--'-"--~~-"---~-------------------------------~

40 I IParte Seconda

Fig. 9.

Piani tipo di casa a torre

® À ".
®
À
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Seconda Fig. 9. Piani tipo di casa a torre ® À ". ® ­ À .

­

À

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­ À . ® ®

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~51CUro~l _

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Oltre 132 mdi altem antincendio raddoppio del co'1'l

scala. del tipo a prova di fumo.

® ® ® I ® l ~ ,
®
®
®
I
®
l
~
,

NB.: Le misure 9000 nportate a btolo puramente esemplificativo.

tipo a prova di fumo. ® ® ® I ® l ~ , NB.: Le misure

Metodologie di progettazione I 41

1 o 2 livelli adibiti a negozi di prima necessità, uffici e paracom­ merciale, e un piano cantine J che può essere ubicato all'ulti rn 9

piano o nell'interrato~

!n ogni piano si possono progettare da un minimo di due ad un massimo di otto alloggi. A livello statistico, all'Esame di Stato, sono richiesti normalmente da due a quattro alloggi con tagli da mq 75 e 95, tutti doppio affaccio (pianta quadrata dell'edifi­ cio); altra soluzione è quella di avere quattro alloggi dopplo affaccio sugli angoli della stessa metratura dei preceden!!, ~ due monoaffaccio da 45 o 60 mq posti al centro (pianta rettan­ golare). Sino a 10 piani abitabili si prevede un ascensore, oltre i dieci piani la normativa antincendio impone raddoppio della scala, a prova di fumo e degli ascensori. (Fig. 9) N.B. In tutti gli edifici plurifamiliari è molto difficile, se non im­ possibile, tener conto dell'orientamento in base all'asse eliotermico.

METODOLOGIA PER LA PROGETTAZIONE DI PIANI URBA­

NISTICI RESIDENZIALiE'NON'

-

o

w

Lo sviluppo del1ema urbélnislico SI differenzia tra 18 varie sedi .<::;ame: puo essere richiesto un piano di espansione rcsiden­ ,:ia!8 di LO! i,." IO enea C (Venezìa. Ferrarq. Firr:fF'" P,-scara, Roma. Napoli, ar" Reggio Calabria, Palermo). LA" pléd 1(; Insediamenti produttivi in zona omogen.e.a.D (Firenl.er:-;né1 pro­ nettazion p ! Irh::ma () un piano di recupero, anche dì aree indu­ S[llali Lllfll~(Milano:tonno, Ferrara, Genova, Firenze), un PEEP (~/V: . Venezia, Firenze, Pescara e Reggio Calabria),­

,

,

~--~-"-------~---------.

una relazione degli intenti finalizzata a proporre idee e modali­ tà tecniche dì rilancio di un territorio comunale (Milano, Vene­ zia). Lo sviluppo di un tema ad indirizzo urbanistico è basato su dati

ti

('

ilio IlO, I:ìéitivo, et

O.()flO nazionali o regionali.

I primi dati possono essere,l'area,irindiC;(3. di fabbricabilità (mc) 9dLytilizZQ_lmq) o la denSità abitativa (DT). 1--a conoscenza della superficie totale e di uno dei tre "indici sopra riportati è condizione essenziale per la risolyzione del.1e.Wa,yn itamente agli standard urbanistici e residenziali corrispondenti alle

normative Q variati ~~ . L'organizzazione della tavola può essere:

'1 a fast"· 'I,' 1('lilei .:I;;I'mati rlctllesti e loro dia di rappre­ li c:. ::):10 (t:lnllione dolle norma!" vigenti elen­ (IJ delle legr l: d

• 2 3 fa! ti 1:',1 quanlllrì _' i;( stesura (lE; I ili, delle super-

fIci e delle VI L '~lIIU

,jlstintr: '[

distacchi extrclHbani e dista. ',. ,[ , .drll, standard ur­ banistici e rtlsir.lenzlaìi; calcolo dc:![; ,1ree per attrezzature da sottrarre all'area territori;=tl(; e definizione dell'arpd fondiaria;

:none relative all'area

cQml1J~ÌJJoi.

fondiaria; :none relative all'area cQml1J~ÌJJoi. unliali e non; , j annll~ u, ;" 11 ,I.) I

unliali e non;

:none relative all'area cQml1J~ÌJJoi. unliali e non; , j annll~ u, ;" 11 ,I.) I calcolo

,

j

annll~

u,

;" 11 ,I.) I

calcolo delle percentuali delle superfici e delle volu­ metrie, sia residenziali sia non residenziali;

sviluppo della rete stradale residenziale e dei relativi parcheggi, residenziali e non:

dinlP"-

copertura e dellaltezza massIma; profili longitudinali e trasversali;

., ;=tI rapporto di

421 Parte Seconda

scelta delle tipologie e relativo taglio degli alloggi con

loro caratteristiche distributive, ipotesi di piante, pro­ spetti e sezioni.

3 8 fase: schizzi planimetrici

1:5.000;

zonizzazione 1:2.000 o (1_:~OO; planivolumetrico con ombre 1:2.000 o 1:1.000; schema di Urbanizzazione primaria, con retelognaria 1:2.000 o 1:1.000 oppure stralcio 1:500; profili sezioni 1:500; tipologie residenziali 1:200, piante, prospetti e sezioni; schizzi a mano liberadellea-ssialità e scelte progettuali; prospettive a volo d'uccello o assonometria dell'inter­ vento nel suo insieme.

LOTTI INTERCLUSI

La difficoltà di questa tipolog!a di temi verte maggiormente sul fatto che si opera in un vuoto urbano con un allineamento edi­ preesistente, di solito ottocentesco. Problematiche:

1. La scelta tecnologici:l. Di solito struttura intelaiata in ca. Le fondazioni saranno di tipo a plinto zoppo o continue, con struttura in elevazione posta a circa 3/5 cm dalle murature degli

edifici circostanti, per owiare alle dilatazioni termiche; oppure con struttura posta a circa cm 50/100 dagli edifici confinanti (quest'ultima migliore da un punto di vista statico).

2. La profondità del lotto nella casistica dei temi assegnati varia da mi 8 a ml14. Nella residenza il van,?è pr~t~!~le.Gr.e non superi i 5 m di profondità. Pertanto nel ca~9 dl.profondl'tà

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superiore a 10m, il corpo scala è posizionato in zona centra­ le con una chiostrina che dia ad esso e, volendo, ai bagni la ventilazione naturale (in alcuni R.E. vi sono delle misure mi­ nime inderogabili sulle chiostrine). 3.L~ltElzza. Usualmente, viene assegnata, uguale o superiore

agli edifici circostanti. La soluzione della copertura, dipende, dal tipo delle due preesistenze laterali: normalmente sarà a falda inclinata, anche se la scelta della copertura piana può caratterizzare ulteriormente il nuovo intervento architettonico.

4. L'aggancio a terr~. Si risolve con un porticato o pilotis tale da connotarsi con il tessuto storico (in tutta la pianura Padana i centri storici sono spesso caratterizzati da grandi portici su cui af­ facciano le attività commerciali), o tale da creare una penetrazione sui fronti interni (creazione di piccole piazze - luoghi di so­ sta, caratteristici anch'essi della tradizione storica italiana).

1\,'I.~!.9.QQ1Qiil~PER LA PROGETTAZIONE DI EDIFICL§~9-

L,ASTICI

La progettazione di edifici scolastici, necessitano delle norme tecniche e dei relativi specifici parametri metrici da assegnare pro capite per ogni allievo (D.M. 18 dicembre 1975). Di solito nella prova scritta sono richiesti: Asili Nido, Scuola Materna e Scuola Elementare; di rado vengono assegnate le Scuole Me­ die Inferiori e Superiori, proprio per la molteplicità di spazi di supporto, strettamente normati. Le aree di pertinenza degli edifici scolastici, devono essere ob­ bligatoriamente recintate ed avere un accesso pedonale per alun­ ni e genitori, un accesso carrabile per il parcheggio del corpo

recintate ed avere un accesso pedonale per alun­ ni e genitori, un accesso carrabile per il
recintate ed avere un accesso pedonale per alun­ ni e genitori, un accesso carrabile per il
Metodologie di progettazione I 43 docente e non, e per il carico e scarico della
Metodologie di progettazione I 43 docente e non, e per il carico e scarico della

Metodologie di progettazione I 43

docente e non, e per il carico e scarico della mensa, se prevista. per la definizione distributiva va ben distinta in fase di approc­ cio la netta distinzione tra le varie attività:

Asilo Nido e Scuola Materna

1'. Atrio di distribuzione per le varie zone: volendo può fungere da spazio connettivo 2, Amministrazione (segreteria, archivio, wc) - (sala assistenti, wc) - (sala visita medica, wc) 3'. Zona didattica, composta da sezioni. Ogni sezione è auto­ noma e comprenderà i seguenti spazi:

Attività libere (gioco bimbi) Attività ordinate (didattiche a tavolino) Attività speciali (spogliatoio, bagni, deposito giocattoli) Fasciatoio e poppatoio e sala sonno (solo nell'Asilo Nido)

4. Zona Mensa (refettorio, cucina, deposito, spogliatoio, wc)

5. Spazio giochi all'aperto

Scuola EIe.rww1W:e

1. Atrio di distribuzione per le varie zone: volendo può fungere da spazio connettivo

2. Zona Amministrazione (direzione, attesa, wc) - (segreteria

per il pubblico, segreteria, applicate di segreteria, archivio, wc) - (Sala Maestri, wc) - Biblioteca

3. Zona didattica:

1 0 ciclo:

1a e 2 a classe, interciclo (spazio per la socializzazione de­

gli alunni) - servizi igienici; 2° ciclo

- 3 a ,

4 a e 5 a classe, interciclo - servizi igienici (1 water ogni

10 alunni)

4. Aule speciali (Aula di scienze, Aula di Lingua Straniera, La­ boratorio musicale)

5. Zona Palestra (Palestra, spogliatoi m/f e servizi igienici, de­ posito attrezzi ginnici)

6. Zona Mensa (Refettorio, cucina, deposito, spogliatoio, wc per addetti ai lavori)

7. Campi all'aperto: eventuale campo polivalente per basket, pallavolo o altro sport

8. Alloggio custode (soggiorno/pranzo, due camere da letto, cucina, bagno).

N.B. In tutti gli edifici scolastici deve essere sempre presente almeno un bagno per handicappati.

METODOLOGIA P

POLIFUNZIONAJ-L -

ER

C!

ECC.

LA eR52Sì~IIAZIQ~E DI ea121G4J2NI BIBLl01Eçtt,{;,MY.§.ÉI. C.t;J.I.!fll CIVI­

Questo ambito tipologico, nei nostri seminari definito "cgnteni­

è quello che nelle varie sedi d'Esame di Stato viene as­

segnato come b.iblioteca di quartiere, museo archeologico, pa­ diglione espositivo, centro polifunzionale, ecc. Di fatto per contenitore si intende l'or anismo edilizio che ab­ bia ben distinte la zone p~r i . a uella de li addetti ai lavori. Per i primi sono previste le normali funzioni oggetto del­ l'interven_tQ, oltre a servizi di supporto tipo caffettE![ja, servJ.zi igienici, spazi attrezzati all'aperto e relativo parcheggio (un po:

sto auto og i uattro fruit~ri).' La on e I al lavo comprende invece l'ammini­

!Q.@.:',

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-

-

44/ Parte Seconda

strazione (direzione, segreteria, archivio, servizi igienici), labo­ ratori o altre funzioni, magazzino, spogliatoio e servizi igienici per il personale e relativo parcheggio con piazzale di carico e scarico (un posto auto ogni due addetti), i,ndipendente rispetto ~I parcheggio fruitori. In questi temi vengono assegnate le funzioni da prevedersi e la cubatura o la slp massime realizzabili, unitamente all'altezza massima che definirà il numero dei piani. N.B. in tutti gli edifici ad uso pubblico deve essere sempre pre­ sente almeno un bagno per handicappati.

Come detto in precedenza per la casa unifamiliare, anche que­ ste tematiche presentano molteplici difficoltà essendoci ampia libertà nella configurazione planimetrica e spaziale che però può consentire soluzioni altamente esasperate ed ardite.

Di conseguenza è molto difficile affrontare queste tipologie

architettoniche nelle canoniche otto ore, a meno che il gio­

vane, futuro collega non abbia avuto una formazione univer­ sitaria di stampo compositivo e progettuale, elo non abbia,

in seguito, approfondito le problematiche legate alla produ­

zione professionale dei cosiddetti "maestri dell'architettura". Tutto ciò per poter prendere spunto da un' idea realizzata e risolta in fase progettuale in tempi e modi che non ricalcano

certo quelli in uso per l'Esame di Stato. Infatti progettare edi­ fici d'uso pubblico come quelli descritti sommariamente ne­

gli ultimi due paragrafi, rappresenta un aspetto specialistico

della nostra professione, non da tutti i colleghi trattato ap­ profonditamente. Pertanto, ispirarsi a progetti che abbiano grandi qualità formali e spaziali, e cercare di rielaborarli per il tema d'esame arricchendoli di significativi particolari

Fig. 10.

Schema di biblioteca

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Metodologie di progettazione I 45

Metodologie di progettazione I 45 "11~i~illlilw=.:t=:r .""",, Fig. 11. - Schema distributivo di un museo

"11~i~illlilw=.:t=:r .""",,

Fig. 11. - Schema distributivo di un museo

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costruttivi e schizzi oltre che di una veste grafica particolare, è la giusta via per giungere all'agognata abilitazione. Tutto questo è esplicitamente rappresentato nelle tavole della Par­ te Terza.

Tavole di progetto I 49 processo progettuale esplicitato nelle tavole riprodotte (*), che rappresentano, attraverso
Tavole di progetto I 49 processo progettuale esplicitato nelle tavole riprodotte (*), che rappresentano, attraverso

Tavole di progetto I 49

processo progettuale esplicitato nelle tavole riprodotte (*), che rappresentano, attraverso diverse metodologie grafiche e con­ cettuali, il risultato del percorso formativo attuato nei corsi, si esplica nei seguenti punti fondamentali:

1) Ideogrammi, simboli, parole, atti a trasferire sulla carta le prime idee di progetto che appaiono fugacemente nella mente. 2) Creazione di diagrammi per sviluppare e facilitare l'evolu­ zione delle idee (ad esempio diagrammi a bolle). 3) Uso del tratteggio, a penna o a matita, a mano o con la riga, con spessori diversi, per differenziare in planimetria i vari edifici, per delineare l'andamento altimetrico del terreno, o ancora per indicare le ombre. 4) Il miglioramento del tratto con la funzione di esprimere, at­ traverso varie tecniche, spazio, forma, luce, superficie. 5) La combinazione di pianta, alzato, sezione, della versione definitiva del progetto architettonico attraverso le proiezioni ortogonali. 6) L'uso fondamentale delle ombreggiature con la differenzia-

ELENCO DELLE TAVOLE E RELATIVI AUTORI

TIPOLOGIE RESIDENZIALI

zione tra proprie e portate attraverso convenienti tecniche grafiche (tratteggio, puntinato, o diverse tonalità di colore) 7) Esplicitazione dell'idea progettuale attraverso schizzi o di­ segni tridimensionali, con l'uso dell'assonometria o della pro­ spettiva. 8) L'uso del colore ottimizzando le tecniche in uso inizialmente dai candidati (pastelli, pennarelli, acquarelli).

Tutto ciò, con cura, pazienza, forti motivazioni ed impegno, vie­ ne migliorato di esercitazione in esercitazione, fino a raggiun­ gere i risultati espressi nelle prossime tavole. Infatti in questo capitolo vengono presentate, a titolo esemplifi­ cativo, le migliori esercitazioni dei corsi degli ultimi anni. Queste tavole possono servire da spunto per future progetta­ zioni, tenendo però presente che sono riferite a normative re­ gionali elo regolamenti edilizi e d'igiene superati o diversi dal luogo della progettazione stessa,ed inoltre, essendo realizzate durante il periodo formativo, possono presentare errori e omis­ sioni.

'kTAV

1

CASA UNI FAMILIARE BIOCLIMATICA

elaborata da arch. Sandro Maggioli

TAV

2

CASA UNIFAMILIARE ISOLATA

elaborata da arch. Nino Ferri Carmine

TAV

3

CASA UNIFAMILIARE ISOLATA

elaborata da arch. Michele Bedetta

TAV

4

CASA UNIFAMILIARE ISOLATA

elaborata da arch. Gianmaria Cattafesta

TAV

5

CASA UNIFAMILIARE ISOLATA

elaborata da arch. Luisa Ziletti

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(*) Per le Tavole si rinvia al volume allegato.

741Parte Quinta

DETTAGLI DELLE FONDAZIONI CENTRALE TERMICA Elab.8 SEZ. TIPO TRAVE DI BORDO PORTAMURO SEZIONE CORRENTE TRAVE
DETTAGLI DELLE FONDAZIONI CENTRALE TERMICA
Elab.8
SEZ. TIPO TRAVE DI BORDO PORTAMURO
SEZIONE CORRENTE TRAVE DI FONDAZIONE
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INFERIORE

.Jparte Quinta

DETTAGLI DELLA CARPENTERIA DEL SOLAIO DI COPERTURA Elab.10 SEZIONE TIPO DEL SOLAIO Scala 120 --
DETTAGLI DELLA CARPENTERIA DEL SOLAIO DI COPERTURA
Elab.10
SEZIONE TIPO DEL SOLAIO
Scala 120
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tMPERMEABIUZZAZICfiE IN PVC
SEZIONE B-B
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SEZIONE A-A
Scala 120
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10}
~
10)
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CORNIC:a.lE DI MLIRATIJRP
- 01 MATIOOl (ART
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ROTAIAA SOFFffTOPER
SCORRIMENTO PORT()NE
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2
-
-
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Tavole di particolari costruttivi 117

SEZIONI TIPICHE DI MURATURE PERIMETRALI Elab. 11 I ~ I - I - I .­
SEZIONI TIPICHE DI MURATURE PERIMETRALI
Elab. 11
I
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I
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I
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I
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Strato di finitura
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I

781 Parte Quinta

NODO TIPICO DI AGGANCIO DEI MONTANTI ALLE TRAVI RETICOLARI

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Piastra di attacco s = 15 mm

HEA 300 J NPU 180 2NPU180--­ Piastra di attacco s = 15 mm 2 L 60x120x8

2 L 60x120x8

'llll1Ilfffim""'""""'""III'"T"''',1' - 2 T I 6
'llll1Ilfffim""'""""'""III'"T"''',1' - 2 T I 6

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- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0

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- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0
- 2 T I 6 x 6 x 1 2 0

1+1 bulloni M24

Piastra saldata s = 20 mm ---~~~'::±::::!

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saldata all'HEA 300

Piastra s = 20

Tavole di particolari costruttivi 181

SEZIONE STRADALE TIPICA A MEZZACOSTA

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-

-

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E/ab. 15

 

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-- - - --- E/ab. 15   -- - --- Fosso di guardia di monte rivestito
Fosso di guardia di monte rivestito In muratura di calcestruzzo semplice Il.1 10 Profilo del
Fosso di guardia di monte rivestito
In muratura di calcestruzzo semplice
Il.1
10
Profilo del terreno naturale ante operam
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Profilo di scavo
del cassonetto
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FONDAZIONE

(conglomerato bituminoso)

3

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(misto granulare non legato)

2

821Parte Quinta

)

Elab.16

POZZETTO TIPO DI UNA FOGNATURA

SEZIONE ORIZZONTALE A-A

Scala 1:20

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Eventuale

intersezione

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B

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SEZIONE TRASVERSALE B-B

Scala 1:20

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50
A
- Rete
!.Oli I L:Jlf /
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~

116

B A Rete 08/25x25 SEZIONE TRASVERSALE B-B Scala 1:20 34-ft 50 A - Rete !.Oli I

Tavole di particolari costruttivi 183

Elab, 17 PIANTA E SEZIONE VERTICALE DI UNA SCALA VISTAW-W SEZ. A -A: Scala 1:50
Elab, 17
PIANTA E SEZIONE VERTICALE DI UNA SCALA
VISTAW-W
SEZ. A -A:
Scala 1:50
Scala 1:50
530
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170
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Pianerottolo
di piano
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841 Parte Quinta

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I

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL'ELABORATO N. 1:

PIANTA ARCHITETTONICA ESECUTIVA

a) Elementi contenuti nella pianta, che di norma è rappre­ sentata in scala 1:50.

Nella pianta devono essere indicati i seguenti elementi:

1. In generale, tutti gli oggetti visibili da un occhio collocato a circa 1.20 metri sul livello del pavimento ed in particolare:

1.1. Tutti gli spiccati dei muri, perimetrali e di frazionamento

iìììiilii••

materializzati nel cantiere edile con dei fili tesi fortemente, così da disporsi secondo rette materiali. Sono di norma as­ sociati alla struttura, che è il supporto della costruzione architettonica successiva e possono coincidere con gli assi dei pilastri o con dei lati della sezione orizzontali dei pilastri, che rimangono invarianti o fissi da piano a piano.

b) Quotatura degli elementi contenuti nella pianta, che di norma è rappresentata in scala 1:50.

interno (tramezzature), che pertanto appaiono sezionati;

Tutti gli elementi costruttivi indicati al punto a) vanno quotati,

1.2.

Gli apparecchi sanitari;

ossia ne vanno indicate le due dimensioni in pianta. Si os­

1.3. I rivestimenti delle parèti nel loro spessore (intonaciLper lo spessore di 1-1.5 cm; rivestimenti di piastrelle di maiolica,

servi che quando s'iniziano a costruire le murature, sul pia­ no del solaio (già costruito) esistono solo i fili e pertanto

boiseries a parete etc). Rivestimenti sottili come carte da pa­ rati e stoffe non vanno indicati, a causa dello spessore non rappresentabile perché troppo piccolo;

ogni elemento costruttivo di quelli indicati va posizionato ri­ spetto agli assi fissi. Dovranno essere quotati gli assi dei vani da lasciare nelle

1.4.

I vani nelle murature praticati per l'alloggiamento degli

murature di tramezzo, che sono evidenziati con due cifre,

infissi di porte e finestre;

indicanti rispettivamente larghezza e altezza del vano

1.5. I montanti sezionati degli infissi di cui sopra;

murario. La posizione dell'asse dei vani è poi data rispetto

1.6. Le sezioni orizzontali dei pilastri e setti di cemento ar­

mato o acciaio che costituiscono i montanti della struttura

agli assi o alle pareti spiccate dal solaio e vicine agli assi stessi.

portante dell'edificio;

Di

ogni parete muraria va espressa chiaramente la lunghez­

1.7.

I davanzali e le soglie di porte e finestre; le proiezioni

za

e lo spessore relativo.

elementi collocati al disopra del piano di sezione orizzontale

. ad es. controsoffitti o plafoni, lampade a parete o sof­ fitto, finestre alte elo a nastro, etc.;

1.8. Gli assi di riferimento dell'intera costruzione: si tratta

Gli infissi sono catalogati con una sigla, che rimanda all'al­ bum dove sono rappresentati in maniera convenzionale gli stessi; per es. nella pianta sono indicati gli infissi 1 e

2, che sono d!Je porte larghe 90 cm, alte 210 cm, ma aventi

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL' ELABORATO N. 2:

SEZIONE ARCHITETTONICA ESECUTIVA

a) Elementi contenuti nella sezione, che di norma è rappre­ sentata in scala 1:50.

Nella sezione devono essere indicati i seguenti elementi:

1. In generale, tutti gli oggetti visibili da un occhio che ha una profondità di campo (possibilità di vedere fino ad una distan­ za) ragionevole ed in particolare:

1.1. Tutte le sezioni dei muri, perimetrali e di frazionamento

interno (tramezzature), che pertanto appaiono sezionati;

1.2. Gli elementi componenti le strutture portanti, ossia i solai

e le travi tagliate dal piano della sezione, che pertanto appa­ iono sezionati;

1.3. I_rivestimenti delle pareti nel loro spessore (intonaciLPer

lo spessore di 1-1.5 cm; rivestimenti di piastrelle di maiolica,

boiseries a parete etc.). Rivestimenti sottili come carte da pa­ rati e stoffe non vanno indicati, a causa dello spessore non rappresentabile perché troppo piccolo;

1.4. Gli infissi di porte e finestre eventualmente tagliati dal pia­

no della sezione o che si prospettano sullo sfondo, entro il limite citato della ragionevole distanza di visibilità;

1.5. Gli eventuali trasversi orizzontali sezionati degli infissi di

cui sopra;

1.6. I davanzali e le soglie di porte e finestre;

1.7. Gli avvolgibili delle finestre esterne ed i relativi celini e

cassonetti copri rullo;

1.8. Nel solaio di copertura, se a terrazzo, gli elementi che

formano il "pacchetto" di copertura, ossia il massetto per la

Tavole di particolari costruttivi 185

formazione delle pendenze per lo scolo delle acque meteoriche verso i punti di raccolta delle acque stesse

(bocchettoni e pluviali), lo strato termocoibente e la guaina o'i' e1_!

impermeabile;

1.9. Gli eventuali controsoffitti e/o plafoni;

1.10.

isolano l'edificio dal contatto col terreno di sedime (soletta di

53­

Le sezioni delle strutture di fondazione e gli strati che i1et

.z~.

1ft.,

c.a. o solaio, guaina impermeabilizzante, eventuale strato ~~

termocoibente, pavimento ed allettamento);

1.11. Gli assi di riferimento dell'intera costruzione; si tratta de-

assi, detti anche fili o fili fissi dal fatto che essi vengono materializzati nel cantiere edile con dei fili tesi fortemente, così da disporsi secondo rette materiali. Sono di norma associati alla struttura, che è il supporto della costruzione architettonica successiva e possono coincidere con gli assi dei pilastri o con dei lati della sezione orizzontali dei pilastri, che rimango­ no invarianti o fissi da piano a piano.

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§v

.J~

b) Quotatura degli elementi contenuti nella sezione

Tutti gli elementi costruttivi indicati al punto a) vanno quotati, ossia ne vanno indicate le due dimensioni in alzato. Si osser­ vi che quando s'inizia a costruire sul piano del solaio esistono solo i fili e pertanto ogni elemento costruttivo di quelli cati va posizionato rispetto agli assi fissi. Dovranno essere quotate le altezze dei vani da lasciare nelle murature di tramezzo (che sono evidenziate nella pianta). Di ogni soglia visibile nella sezione dev'essere espressa chia­ ramente la quota relativa allo zero relativo del progetto.

861 Parte Quinta

SCHEDA TECNICA DI CORREDO DELL'ELABORATO N. 3:

SEZIONE TRASVERSALE

1. Premessa Si tratta della sezione esecutiva del progetto di ristrutturazione del cortile interno di un Ospedale. Il cortile è limitato da due pareti affacciate parallele di cui una è visibile sullo sfondo e da due muri controterra, che limitano altrettanti terrapieni. Il progetto prevede il collegamento delle due pareti affacciate con una serie di 4 passerelle sovrapposte (visibili sulla sinistra) e la copertura dell'intero cortile con una grande struttura metallica. All'interno del cortile è contenuto un gran serbatoio cilindrico, che il piano della sezione, frammentato in due piani paralleli, lascia deliberatamente alle spalle e perciò è invisibile (se ne vede solo una proiezione tratteggiata). La struttura metallica di copertura è appoggiata a 2 pilastrate parallele ai muri contro terra, che formano pure le strutture por­ tanti di due grandi vetrate. Una di queste è visibile nell'elaborato 4. Vetrate sospese sono pure presenti nel piano di copertura e sono visibili in sezione. La sezione della vetrata di destra è visibile nell'elaborato 13.

La pianta architettonica a piano terra e la pianta della copertura sono riportate negli elaborati 3.3 e 3.4.

2. Contenuti del disegno n. 3 Sono visibili nel disegno, nella parte di sinistra, che è rappre­ sentata ingrandita nell'elab. 3.1, i seguenti elementi costruttivi:

le strutture metalliche di sostegno delle 4 passerelle, di colle­

gamento, i relativi controsoffitti, la vetrata di perimetro ed i pan­

nelli di poliuretano che formano la parete a secco; la struttura

di sostegno della vetrata n. 2 della copertura.

Sono presenti le quote altimetriche dei piani orizzontali di cal­ pestio nonché di molti altri elementi orizzontali. Nella parte destra del disegno - che è rappresentata ingrandi­

ta nell'elab. 3.2 sono presenti gli stessi elementi costruttivi

indicati in 3.1. Inoltre, all'interno del cortile, è ricavato un locale destinato alla

cappella dell'ospedale, dotato di una struttura autonoma, visi­ bile nel disegno. Nella parte centrale, è visibile la finitura della parete di fon­ do, che è una delle due collegate dall'intervento di ristruttu­ razione.

Tavole di particolari costruttivi 187 . SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 4: PROSPETTO LATERALE Si tratta

Tavole di particolari costruttivi 187 .

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 4:

PROSPETTO LATERALE

Si tratta del prospetto esecutivo di una parete laterale della ristrutturazione descritta nella scheda tecnica dell'elaborato n. 3. Sono visibili le lastre costitutive della grande vetrata, le altre finestre, uno stralcio della struttura di baraccatura che sostiene

la parete a secco attuata con pannelli di schiuma poliuretanica

inclusa tra due facce di lamiera pressopiegata. Sono indicate le quote altimetriche d'elementi strutturali rile­ vanti orizzontali (assi tubi, assi trasversi di baraccatura), visibili

attraverso lo strappo della continuità del prospetto, che rende visibile la struttura di sostegno, che è posta a tergo dei pannelli esterni della parete. Sono date sulla destra indicazioni costruttive concernenti ele­ menti non rappresentabili perché troppo piccoli. Infine, sono visibili di prospetto i tralicci di sostegno, in copertura, della ve­ trata n. 1, che è riportata, in sezione, nell'elaborato n. 13.

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 5

È disegnata una sezione verticale di una facciata ventilata (dett. 1

e 2) costituita dai seguenti strati:

- mUro in blocchetti di cemento dello spessore di 25 cm;

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- s.!@t2~moisolante.qe!!2~s§.ore di 3 cm,ancorato alla tac­

cia esterna del muro;

- intercapedine d'aria soggetta a circolazione naturale; strato lapideo di rivestimento esterno di facciata. Si noti il sistema di giunto tra due lastre contigue del rivesti­

mento, opportunamente sagomate e dell'ancoraggio delle stes­ se alla parete di blocchi tramite un profilo Halfen.

Dal dettaglio 1 si può osservare l'aggancio della lastra di

mità della facciata realizzato con un ferro ad U allo strato di malta d'allettamento della lastra di travertino del parapetto del­ Ili

la copertura piana.

Si notino ancora il massetto di pendenza della copertura pia­

na, con interposto materiale d'isolante termico e guaina supe­ ~!

riore impermeabilizzante opportunamente risvoltata sulla pa­ rete del parapetto.

Gli articoli da preziario apposti in corrispondenza degli elementi -J~

nomenclati sono quelli del preziario con i quali vengono paga­

som­

~'il

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iv ~,

te

le opere finite che corrispondono ai singoli elementi; per es.

la

guaina bituminosa è l'elemento che nel preziario è indicato

all'art. 0004b, con le caratteristiche tecniche e di catalogo indicate nella voce detta, nel preziario della Regione Lazio ed.

1998.

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 6

L'elaborato 6 presenta le sezioni esecutive di una copertura piana metallica, costituita da un solaio in lamiera grecata ap­ poggiato a travi composte formate dalla saldatura (visibile chia­ ramente al contatto dei due profilati) di un tubo con una trave HEA 160. Sono presenti molti particolari architettonici degni di

nota, quali giunti, coprigiunti e scossaline, pannelli termoisolanti

di stiferite ed il fascione di Alluminio naturale, con l'immancabi­

le sigillatura in silicone al trasverso della vetrata con cui il fascione stesso si continua (Dett. 2).

88 rParte Quinta

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 7

L'elaborato 7 presenta la pianta delle fondazioni della Cen­ trale termica di nuova costruzione, nell'ambito della ristrut­ turazione dell'Ospedale di cui è stato detto a proposito del­ l'elab. 3. Sono visibili le travi rovesce, i fili fissi di riferimento, le sezioni ribaltate delle travi e, a sinistra, di un esistente muro in ce­

da una so letta armata

mento armato. Il piancito è costituito

con doppia rete elettrosaldata, che è disegnata per chiazze

(a toppe).

SCHEDE TECNICHE DEGLI ELABORATI NN. 8, 9, 10

Nella scheda tecnica dell'elaborato 8 sono indicate le sezioni correnti di armatura delle travi di fondazione disegnate nell'ela­ borato 7; sono aggiunte, a titolo d'esempio, la pianta e la se­ zione di un tipico plinto di fondazione, che non è correlato con la pianta di cui prima. L'elaborato n. 9 indica invece la carpenteria del solaio di co­ pertura della centrale termica di cui all'elab. 7. La carpenteria, ossia la vista del solaio, si vede dal basso, al contrario delle piante architettoniche che sono rappresentate come osser­ vate dall'alto. Sono visibili i travetti longitudinali, le nervature trasversali di ripartizione, le sezioni ribaltate delle travi a spes­ sore. Dettagli della carpenteria del solaio di copertura sono invece indicati nell'elaborato 10.

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 11

È disegnata una sezione verticale delle pareti di due edifici di al­ tezze diverse distaccati da un giunto di 6 cm, per motivi sismici. La parte di sinistra rappresenta, dall'alto verso il basso, una muratura di tamponamento a cassavuota dello spessore com­ plessivo di 30 cm realizzata da due muri cci di forati dello spes­ sore di 8 e 12 cm rispettivamente, separati da un'intercapedine

di 10 cm, riempita per uno spessore di 5 cm da un pannello di

materiale isolante posto verso la parte esterna. Il solaio di questo edificio è del tipo a prédalle. Inferiormente alla trave, alta 60 cm, si offre un altro esempio di muratura monostrato realizzata con blocchi di laterizio alveolare:

blocchi forati con giacitura a fori verticali.

L'edificio rappresentato a destra, essendo un opificio, è coper­

to con copponi prefabbricati, e presenta una muratura di tra­

mezzi in latrogesso, sagomati per permettere sovrapposizioni con collante.

Il giunto è semplicemente coperto, in sommità, da una scossalina.

Si noti ancora la diversa copertura dei due edifici: l'edificio di

sinistra ha una copertura piana praticabile, con pavimento di piastrelle; l'edificio di destra ha una copertura non praticabile con guaina impermeabilizzante terminale.

SCHEDA TECNICA DELL'ELABORATO N. 12

In questo elaborato è indicato un tipico particolare d'impiego

nella carpenteria metallica; si tratta del collegamento dei mon­

è indicato un tipico particolare d'impiego nella carpenteria metallica; si tratta del collegamento dei mon­

tanti alle travi reticolari che vi si appoggiano. Il nodo è realizza­ to per il tramite di una piastra di attacco o fazzoletto, che è spessa 15 mm, alle cui facce opposte vengono saldate le due metà simmetriche della trave che si vorrà realizzare. Partico­ larmente sono visibili il corrente inferiore, che è attuato con impiego di due profilati a La 60*120*8, che vengono saldati al fazzoletto da cordoni di saldatura 6*6*120; inoltre, appare il montante della trave reticolare, costituito da due profilati a U alti 180 mm, e la diagonale, compressa, costituita dagli stessi profilati. Il collegamento con il montante è attuato nel rispetto dello sche­ ma statico di "cerniera", attraverso i due bulloni M24 che colle­ gano la piastra saldata di testa all'estremità del montante e la contro piastra che è invece saldata sulla sommità del montan­ te. Quest'ultimo è realizzato con un profilato HEA 300.

SCHEDE TECNICHE DEGLI ELABORATI NN. 13, 14

Nei due elaborati sono presentati i dettagli costruttivi di una grande vetrata sub orizzontale, sospesa al traliccio esterno di sostegno che è rappresentato nel dettaglio 1.1. Quest'ultimo è costituito da una serie di travi principali trasversali, reticolari, e da due travi secondarie longitudinali, che hanno la forma di travi Vierendeel, ossia non sono reticolari, ma a maglie rettan­ golari. Tutti i profilati impiegati nella costruzione del traliccio sono tubolari, e sono di acciaio inossidabile, per eliminare il pericolo della corrosione metallica. Le travi principali s'appoggiano a due tubi longitudinali portanti secondo le modalità indicate nei

Tavole di particolari costruttivi /89

dettagli C e D che sono rappresentati nell'elaborato 14. La vetrata vera e propria, realizzata in vetri antisfondamento, è sospesa al traliccio esterno per mezzo di staffe di sospensione opportunamente collocate e contiene solo vetrate fisse, non 5 apribili.

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SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 15

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Nell' elaborato è presentata una sezione stradale tipica a mez­ za costa di una strada urbana. Sono presentati i dettagli co­ '2 struttivi, costituiti dalla piattaforma stradale formata dallo scavo a cassonetto del terreno di sedime, cassonetto riempito suc­ cessivamente dal pacchetto degli strati portanti della pavimen­ tazione stradale. Questo pacchetto è formato dalla fondazione in misto granulare non legato, ossia misto in terra a granulo­ metria corretta secondo un fuso granulometrico predetermina­ to, dal sovrastante strato di base in misto bitumato, sormontati dai due sovrastanti strati di conglomerato bituminoso, che sono denominati: strato di collegamento (binder) e strato di usura. Questi conglomerati, legati con un legante prezioso qual è il bitume, sono attuati con granulometria degli inerti molto sele­ zionata, e diversa nei due casi, perché quella del tappeto di usura prevede inerti delle dimensioni massime di pochi mm, così da ottenere una superficie di appoggio delle ruote e suc­ cessivo rotolamento quanto più possibile regolare e liscia. La sezione presenta altri elementi rilevanti, che sono costituiti dalla fogna, posta al centro della strada, attuata con un tubo di cemento di diametro 400 mm, al quale l'acqua meteorica è ad­ dotta da un fognolo diametro 200 mm, che convoglia alla fo­

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901Parte Quinta

gna l'acqua catturata dalla caditoia sotto marciapiede. Un cunicolo aerato e interrato contiene tutte le canalizzazioni di servizio, ossia il tubo adduttore dell'acqua di acquedotto, del gas metano, ed i cavi della rete elettrica e telefonica.

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 16

Nell'elaborato è presentata una sezione orizzontale di un pozzetto tipico di una fognatura urbana per acque bianche o nere, Il pozzetto consiste in una cameretta ispezionabile, al cui fondo si accede per mezzo della scaletta alla marinara che è installata a parete, mentre la bocca di accesso, posta al livello del piano stradale, è chiusa da un chiusino di ghisa chiaramente visibile nella sezione trasversale verticale. Si noti la posizione disassata del pozzetto rispetto alla fogna dì diametro 200 mm, nonché il fondo del pozzetto - che è di cemento armato gettato in opera ­ che è ottenuto da un getto profilato di calcestruzzo magro,

SCHEDA TECNICA DELL' ELABORATO N. 17

Nell' elaborato sono rappresentate la pianta e la sezione verti­ cale di una scala in cemento armato attuata secondo lo sche­ ma statico della soletta appoggiata sulle due travi di pianerot­ tolo. Gli spessori della soletta della rampa e di quella del piane­ rottolo sono adeguati a determinare uno sfalsamento nullo tra le alzate delle due rampe consecutive che si congiungono nel pianerottolo stesso. Il particolare di rilievo della geometria della scala è evidenziato nella circostanza che i tre piani di intradosso, quelli delle due rampe menzionate e quello del pianerottolo formano fascio at­ torno alla stessa retta. La retta in questione è chiaramente per­ pendicolare al piano del disegno della sezione verticale ed in pianta è ben visibile nella vista W-w.

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PIANI URBANISTICI

Note introduttive

Con il termine territorio si intende un'unità geograficamente ri­ conoscibile o amministrativamente delimitata, ad esempio: una vallata, un' isola o una Provincia, un Comune. Il territorio è il risultato di un insieme di eventi naturali ed umani assai com­ piessi. Gli eventi naturali riguardano la formazione del territorio e di conseguenza la costituzione delle sue caratteristiche fisiche nonché le trasformazioni indotte dagli agenti atmosferici. Gli eventi umani riguardano invece le trasformazioni agrarie e urbane, la realizzazione delle reti infrastrutturali e le innumere­ voli forme di sfruttamento delle risorse mediante tecnologie variamente impiegate. Evidentemente non sempre i risultati di tali operazioni sono soddisfacenti e specialmente nel periodo gli effetti causati dalla combinazione di tali fattori sono imprevisti ed inaccettabili. Si presenta quindi, sempre più di frequente, la necessità di re­ golamentare le diverse realtà territoriali in forme più adeguate

alle esigenze qualitative, presenti e future, delle popolazioni insediate. Ne derivano operazioni di pianificazione con varie caratteristiche e livelli.

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È detto Piano quadro un elaborato urbarlistic9 che tendE:) sare obiettivi e linee programmaJif.h.e per definire l'assetto del territorio senza imporre obblighi precisi.

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Strumenti urbanistici 193

Vengono considerati come veri e propri programmi economi­ co-urbanistici di sviluppo.

Si tratta solitamente di uno strumento di area vasta (a livello

regionale, provinciale) attraverso il quale si formulano ipotesi ragionate per gr~E!9ilinee riguardanti le ipotesi di

ragionate per gr~E!9ilinee riguardanti le ipotesi di '3 ! I l ~ i DI I!a territorio,

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territorio, i criteri per le destinazioni d'uso dello stesso, la lo­ ì1er~

calizzazione di impianti di interesse primario, i criteri di dimensionamento, proporzionamento e normazione dei piani

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generalmente attraverso programmi organici di intervento e '211) attraverso i piani di livello inferiore ai quali delegano l'imposi­ zione di vincoli. I Piani quadro, che hanno durata illimitata, sono così suddiVisi: Piano Territoriale di Coordinamento re­

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livello inferiore e infine le direttive di politica urbanistica per

corretta gestione del territorio. I Piani quadro si realizzano

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E detto piano urbanistico genera)e un elaborato che fissa le

modalità vincolanti di utilizzazione del suolo sulla base di indi­ rizzi provenienti anche da strumentazioni di livello superiore. Si tratta solitamente di uno strumento di area media (a livello co­ munale o intercomunale) che fissa obblighi, più o meno rigidi~. sull:LJ"so delle aree sulla base di elaborati grafici e norme tecni­ che di n.ot~v9Ie precisione.

~l~ 111fJ18ì_d

È_detto Piano esecutivo un piano che si pone come strumE:)nto

çJi attuazione di un piano genera.l~

Esistono varie tipologie di Piani esecutivi, utilizzabili per le di­

verse circostanze. Questi Piani tendono a fissare con precisio­ ne e grande det.t§!9lio (anche se talvolta non si escludono alter­

94/ Parte Sesta

native o margini controllabili di elasticità) gli obblighi formali, funzionali e normativi per l'uso delle aree.

formali, funzionali e normativi per l'uso delle aree. namento damentale di pianificazione regionale. Il PTC ha

namento damentale di pianificazione regionale.

Il PTC ha carattere conoscitivo e orientativo ed il suo scopo è

definire gli indirizzi ai quali deve attenersi la pianificazione dei

sottostanti livelli: provinciale e comunale.

Il PTC discende per grandi linee dalla legge urbanistica gene­

rale (1150/42), ma trae precisi contenuti ed obiettivi dagli ap­ positi provvedimenti adottati da ogni singola Regione. Entrando nel merito si può dire che il PTC mette in luce organi­ camente le caratteristiche del territorjo, organizza la tutela dei

beni storici e ambie_r:!él1i cartograficamente individuabili, defini­ sce gli indirizzi e i vincoli per gli strumenti urbanistici provinciali

e comunali, predispone il sistema delle comunicazioni a livello regionale e redige gli inventari delle varie risorse disponibili e future.

Il PTC può avere anche valenza paesistica ai sensi della legge n. 431/1985 (legge Galasso).

PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Il PTC viene adottato mediante delibera della Giunta Regiona­

,,,­

I_~! sentito il parere di un organo consultivo. Viene poi trasmes­ so, unitamente alla delibera, al Commissario di Governo per il visto di esecutività.

Il pTC viene cosi"pubblicato, per un periodo prefissato, presso

la segreteria della Regione e ne viene data pubblica comuniç9:~ zione, tramite avvisi affissi presso gli Albi Pretori, su manifesti e

giornali a tiratura nazionale e locale. Durante questo intervallo

di

tempo si raccolgono, con apposito protocollo, le osservazio­

ni

degli Enti interess.~ti (Province, Comuni e altri ad esclusion~

dei privati cittadini che non possono considerar~i destioatarLdi questo livello di pianificazione).

Vengono formulate le relative controdeduzioni mediante deli­ bera della Giunta Regionale.

Il PTC viene approvato con apposita legge dal Consiglio Re­

gionale, trasmesso per i controlli di competenza al Ministero dei Lavori Pubblici e quindi depositato presso ogni Comune per presa d'atto e visione. Terminata quest'ultima fase il PTC viene pubblicato sul Bolletti­ no Ufficiale della Regione divenendo esecutivo.

 

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Il

Piano Territoriale Provinciale (PTP) è uno strumento del quale

si

discute molto, ma di fatto con pochi riferimenti reali. Esiste

comunque la tendenza, fortemente contrastata in passato, a delegare notevoli competenze in materia urbanistica alle Pro­ vince il cui territorio potrebbe, in qualche caso, coincidere con quello di un'area metropolitana (Milano, Torino, Roma, ecc.). Numerosi tentativi di interpretare diversamente l'esigenza di un livello intermedio di pianificazione (comunità montane, comprensori, ecc.) hanno dato ben modesti risultati. Si è per­ tanto riconsiderata la possibilità di utilizzare, come livello inter­

medio di riferimento, il territorio provinciale, già dotato di pro­ prie strutture amministrative e politiche e di una configurazione ormai storicamente collaudata.

Il PTP discende dal PTC regionale e, recependone indicazioni

ed indirizzi, fornisce indicazioni ancor più dettagliate per lapia­

nificazione comunale. Il PTP inoltre svolge un' importante azio­ ne di coordinamento tra gli strumenti

nificazione comunale. Il PTP inoltre svolge un' importante azio­ ne di coordinamento tra gli strumenti urbanistici comunali. Nell'insieme il PTP può considerarsi un piano di inquadramen­ to e di sviluppo comprensoriale, ricco di elaborati settoriali per

la difesa del suolo, la protezione della natura, la tutela dei cen­

Strumenti urbanistici 195

precisazione delle zone destinate all'espansione dell'aggrega­ to urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da os­

servare in ciascuna zona; le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico non­ 5

ché ad opere od impianti di interesse collettivo o sociale;

z

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tri

storici, l'infrastrutturazione e la distribuzione dei servizi di alto

i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambien­ ~ ìIJ

e

medio livello.

tale paesistico;

~ ì I J e medio livello. tale paesistico; Il Piano Regolatore Generale (PRG) è lo

Il Piano Regolatore Generale (PRG) è lo strumento urbanisti­

co obbligatorio, riguardante la totalità del territorio comunale.

Il PRG ha lo scopo di organizzare l'assetto comunale com­ plessivo e di regolamentarne le varie parti, urbane ed extraurbane, secondo principi di corretta funzionalità e quali­ tà formale, ponendosi come obiettivo un organico sviluppo del territorio.

- le norme di attuazione del piano. Le previsioni del PRG restano in vigore a tempo indeterminato

e si attuano attraverso i piani particolareggiati di esecuzione:

Alla stesura del PRG possono provvedere progettisti esternr '2 all'Amministrazione comunale ufficialmente incaricati, gli Uffici

Tecnici comunali oppure, di concerto, i primi coi secondi.

o

ELABORATI DI PROGETTO Il PRG è costituito da una serie di elaborati che si distinguono

Il

PRG deve tener conto degli indirizzi che discendono dal Pia­

in:

no Territoriale di Coordinamento e dai vincoli esistenti al mo­

Tampo~e, la legge n. 756/",-3, la legge n. 94/82 detta legge _1_?

1444/68.

a)

elaborati preliminari di analisi e di inquadramento;

mento della sua formazione.

b)

elaborati progettuali grafici;

Dal punto di vista normativo il PRG è disciplinato dalla legge

c)

elaborati progettuali normativi (NTA);

urbanistica nazionale (legge n. 1150/4?,S:.?p:!!!), da alcuni pro'é

d)

relazione tecnica generale.

vedimenti successivi (tra i quali la legge n. 1187/68 detta legge

Nicolazzi, e la legge n. 203/82t e dalle varie legislazioni regio­

Le scale di rappresentazione più utilizzate sono quelle da 1:25.000 a 1:1 O.oqo, per l'intero territorio comunale e da 1:5.00q

a

1:2.000 per le aree urbane. Gli elaborati progettuali normativi

nali in materia urbanistica. Rilevante è anche il D.M.LL.PP. n.

sono contenuti in apposite Norme Tecniche di Attuazione (NTA) che riguardano tutte le indicazioni necessarie all'attuazione del

Il

PRG deve indicare:

PRG, con puntuale e rigorosa coerenza con gli elaborati grafi­

la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferro\iia­ rie e navigabili e dei relativi impianti;

ci. Le NTA devono in particolare fornire, per ogni zona territo­ riale omogenea le modalità di utilizzazione (indici, lotti minimi,

-

la divisione del territorio comunale in zone omogenee con la

distacchi, ecc.) e ogni altra indicazione necessaria.

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96/ Parte Sesta

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PROCEDURA DI APPROVAZIONE 1) Il PRG viene adottato con delibera del Consiglio Comunale (sottoposta all'approvazione degli organi di controllo). 2) Il PRG viene depositato presso la segreteria 99munale, con avviso affisso all'Albo Pretorio, per 30 giorni consecutivi. 3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in totale 60 giorni) vengono raccolte le osservazioni e le opposizioni elen­ candole in un apposito protocollo. 4) Le osservazioni e le opposizioni presentate nei termini e se­ condo le modalità formali previste, vengono esaminate e sotto­ poste a controdeduzioni da parte del Consiglio Comunale. 5) Il PRG, accompagnato da osservazioni, opposizionr èon­ trodeduzioni e delibere, viene inoltrato alla Regione. 6) Gli uffici regionali istruiscono l'esame del PRG e formulano un parere consultivo obbligatorio. 7) La Regione approva o respinge il PRG. Ha tuttavia anche la possibilità di richiedere, in via interlocutoria, eventuali modifi­ çll~.Jfatto che si verifica con grande frequenza). 8) .11 provvedimento di approvazione del PRG viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale o sul Bollettino Ufficiale della Regione. Dal giorno successivo il PRG entra in vigore:

NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE (NTA) Le NTA accompagnano obbligatoriamente ogni PRG ~sono costituite da un insieme di disposizioni o regoJg, che hannp valClre di vincoli parziali o totali che il Comune detta ai proprie­ tari pubblici o privati, con lo scopo di disciplinare accuratamente l'attuazione di un piano urbanisticç>. Le NTA sono contemplate dalla legge n. 1150/42, integrata dalla legge n. 1187/68 (legge Tampone). Con la legge delega alle Regioni, ogni Regione ri­

porta nel proprio corpus normativo l'obbligatorietà delle NTA. Sono generalmente suddivise in tre parti:

- Disposizioni generali:

fissano i parametri urbanistici ed edili~i che definiscono gli l!!­ terventi, le altezze massime consentite, gli allineamenti e Ldi­

stacchi da rispettare, inoltre regolano le modalità di attuazione dei PRG mediante i piani attuativi. Prescrizioni di attuazione:

contengono le prescrizioni per l'attuazione degli interventi particolari, prescrivono norme volte alla tutela dell'ambiente costruito e naturale, fissano gli standard urbanistici.

- Previsioni e prescrizioni circa l'azzonamento del territorio.

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Sono queìpiani che, in accordo con le previsioni del PRG, pre­ cisano gli interventi sul territorio e ne organizzano l'attuazione. Essi riguardano ambiti spaziali molto limitat~. I piani attuativi operano a livello delle singole proprietà e rendono possibile, anche attraverso l'acquisizione forzosa dei suoli, !'intervento pubblico o privato. Hanno durata limitata.

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1"''1"J1$',''e~''''.''''~~.:

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Il PPA, introdotto dalla legge n. 1911 (Legge Bucalos?lh è lo strumento programmatorio in base al quale l'Amministra~ione Comunale individua le aree in cui, nel periodo di validità fissato (non inferiore a 3 anni e non superiore a 5), sarà data esecuzio­ ne alle previsioni dello strumento urbanistico generale, mediante concessioni edilizL~, piani attuativi e relative urbanizzazioni. I Comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti sono eso­ nerati dall'obbligo di dotarsiQ[PPA, a meno che non siano in­

7

elusi in speciali elenchi compilati dalle Regioni di apparte­ nenza.

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Strumenti urbanistici /97

stato di fatto urbanistico-edilizio delle aree oggetto d'inter­

delle analisi redatte con notevole grado di ap­

vento (insieme

profondimento) ;

Il

Ili

:

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-

elaborati grafici di progetto, planimetrici e planivolumetrici, i

Il

Piano Particolareggiato (PP) è lo strumento esecutivo fonda­

redatti su rilievo aerofotogrammetrico aggiornat~;- z

-

!}orme tecniche di attuazioneft!TA);

 

mentale attraverso il quale si attua il PRG: In generale all'attu.a­ zione di un Piano Regolatore si provvede con un mosaico di

PP riguardanti vari insiemi di ar~e e, ove sia consentito dalle NTA del PRG, con interventi diretti (passando cioè direttamen­ te dal PRG alla concessione o all'autorizzazione edificatoria).

elaborati grafici redatti su mappe catastali inerenti le aree e i in fabbricati da sottoporre a vincolo di utilizzazione pubblica (espropri01 completi di elenchi degli intestatari delle proprietà; elàborati grafici inerenti questioni specifiche come le tipologie, le altezze, gli allineamenti, i risvolti, le recinzioni, i colori, ecc.;

 

Il

PP precisa nei dettagli l'assetto definitivo di un compartg, sta­

elaborati grafici inerenti i profili regolatori dell'edificazione lun­ '2

bilendone limiti e vincoli per l'edificazione priv~~, delimita le aree per gli interventi di pubblica utill!à, stabilisce e dimensiooa la rete vlaria, fissa gli allineamenti, le altezze e le distanze degli edifici.

go i principali assi stradali nonché le sezioni stradali;

r~lazio_ne illustrativa comprendente anche un apposito capi­ tolo riguardante le previsioni orientative di spesa per la realiz­

I PP sono di iniziativa pubblica, sono redatti cioè dal COf!lune che poi ingiunge ai privati l'esecuzione delle opere previste dai piani stessi. La loro approvazione equivale alla dichiarazionedi .pubblica utilità. Il Comune ha la facoltà di espropriare i privati

che si dimostrino inadempienti nella realizzazione degli inter­ venti. DalpuntQdi vi.§tanormativo il PP è disciplinato dalla legge ur­ banistica generale (Legge n. 1150/42, cap. III sez. Il), da alcuni provvedimenti integrativi successivi e dalle singole legisla~olJl regionali. Leggi relativamente recenti hanno introdotto l'uso di altri strumenti esecutivi da considerare equivalenti ai Pp.

ELABORATI DI PROGETIO Il PP si compone di una serie di elaborati riguardaJlti:

- inquadramento del PRG vigente;

zazione del PP; elaborati complementari adeguati alle situazioni specifiche nonché vedute tridimensionali d'insieme e di dettaglio (planovolumetrici e particolari).

PROCEDURA DI APPROVAZIONE

1) Il PP viene adottato con delibera dal Consiglio Comunale. 2) Il PP viene depositato presso la Segreteria Comunale, con avviso affisso all'Albo Pretorio, per 30 giorni consecutlvi:" 3) Nei 30 giorni di deposito e nei 30 giorni successivi (in tot~e 60 giorni) vengono racc~l!e, elencandole in un apposito proto­ collo, le osservazioni e le opposizioni~ 4) Le osservazioni e le opposiz.iol}i presentate nei termini e secondo le modalità previste, vengono esaminate e sottoposte a controdeduzioni.

98/ Parte Sesta

5) Se il PP è chiaramente conseguente alle previsioni del PRG non è soggetto ad approvazione regional~ e risulta pertanto approvato con delibera del Consiglio Comunale. In caso con­ trario, se esistono varianti, il PP viene inoltrato alla Regione e segue lo stesso iter del PRG.

viene inoltrato alla Regione e segue lo stesso iter del PRG. ano di Hecupero (PH) è

ano di Hecupero (PH) è uno strumento urbanistico esecu_ti=­ vo del PRG introdotto dalla legge n. 457/78 (art. 28). Il PR è utilizzabile ove esistano precise esigenze di recupero edilizio e/o urbanistico. Può essere sia di iniziativa pubblica (comuna­

le) che privata (i proprietari di edifici da recuperare, singoli o

riuniti in consorzio, lo propongono al

COIlJ!l!l.~).

.

-

. Il PR presume un'analisi molto accurata dei singoli edifici e dell'area nel suo insieme, _d.istinguendo tra parti recup_€rrabili (mediante diverse metodologie) e parti non recuper~bìli da sottoporre a ristrutturazione urbanistica. Durante la fase analitica diviene quindi indispensabile censire tutti gli edifici oggetto di intervento, precisando per ognuno di loro: la tipologia, il numero dei piani, l'epoca di costruzion.~-, le destinazioni d'uso, la dotazione di servizi, lo stato di con­ servazione interno ed esterno (o livello di degrad_o) noncbé !'interesse storico-ambientale ricoperto dalla costruzione. Da questa fase analitica devono discendere precise indicazioni grafiche e normative. Nella redazione del - PR l'area di intervento può essere articola­ ta in: settori, comparti, unità edilizie; comunque dev'essere sem­ pre in~icata l'area minima di intervE:3nto. Gli elaborati che accompagnano il PR sono simili a quelli del PP con l'aggiunta degli elaborati analitici e di dettaglio

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progettuale sopraindicati.!:-.a procedura di approvazione è ana­ loga a quella del PP.

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cutivo di iniziativa privat§.fh~attua, nell'ambito delle zo~con

destinazione residenziale, o in qualche caso produttiva, le P!~~

visioni del PRG.

Il. PL è stato introdotto dalla legge n. 1150/42. Funzione precipua del PL è di subordinare l'edificazione alle opere di urbanizzazione. Esso è definito da un'apposita convenzione stipulata tr.é;ljl lottizzante (come singolo propr!etario oppure come consorzio

di più proprietari) e l'Amministrazione Comun~!§. J)etta cQQ­

venzione,_ da trascrivere sui

re chiaramente gli obblighi reciproci, i tempi di attuazione e le

garanzie finanziarie.

Gli elaborati di progetto che compongono il PL sono simili a quelli previsti peri!J:.P. Glioneri riguardanti le opere di urbanizzazione primaria, (stra­ de, parcheggi, servizi a retelsono interamente di compet~Dla. dellottizzante, quelli inerenti le opere di urbanizzazione sec0!l­ daria (lLervizi sociali} vengono generalmente ripart!t) tra_ il lottizzante e il Comune. Qualora i proprietari dell'area oggetto di PL non trovassero spontaneamente un accordo o si dimostrassero disinteressati, il Comune predispone un Piano di Lottizzazione d'uff!ç[9. (di iniziativa pubblica) e lo sottopone ai privaJi avendo anche 1'8,\'t­ torità d'imporlo.

Registri Immobiliari, deve conteoE2.::.

Piano

di Lottizzazione (PL) è uno strumento urbanistico E3S~:

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La procedura di approvazione del PL è simile a quella prevista.

per il PP.

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Il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP) è yno speciale s~L!­ mento urbanistico esecutivo, previsto dalla legge n. 865/71 (art. 27)~-con lo scopo di organizzare dettagliatamentearee-pro­ duttivèdi varia natura, ossia industriali, artigianali ed eventual~· mente commerciàlf, direzionali e turistiche.

~.Iielaborati previsti per il PIP s()no quelli consueti per un pi~D.9 esecutivo, con le dovute integrazioni:

Inquadramento delle aree nel PRG vig~n~:

Elaborati grafici di progetto completi di zonizzazione (an~e su mappa catastale), planivolumetria, profili regolatori, elenchi Catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare, sezioni. stradali, parcheggi pubblici, rete di servizi.

- Norme tecniche di attuazione. Relazione illustrativa contenente anche le previsioni di spesa

Strumenti urbanistici 199

Le procedure di approvazione sono le consuete. Il PIP ha vali­ dità di 10 anni a partire dalla data del decreto di approvazione.

Il

CiII

5

a partire dalla data del decreto di approvazione. Il CiII 5 Il Piano di Zona per

Il Piano di Zona per l'Edilizia Economica e Popolare (PEEP) è_ z

un piano esecutivo finalizzato all'acquisizione di aree per l'edi­ iii ficazione di complessi di edilizia economica dr carattere2~~:·

blic

167/62 e dalle successive integrazioni e modifiche. Tutti i Comuni con una popolazione maggiore a 50.000 abitan­ te più altri Comuni compresi in un apposito elenco, sono obl?li­ ~ gati alla redazione del PEEP. In generale comunque ogni Co­ mune può, di propria iniziativa, dar corso ad un PEEP. Gli elaborati che accompagnano il PEEP sono simili a quelli pre­ visti per il Pp, ma le procedure di approvazione sono accelerate.

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(sovvenzionata e agevolata),.come previsto dalla legge n.

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10JParte Sesta

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STANDARD URBANISTICI E RESIDENZIALI NAZIONALI E REGIONALI

D.M. 1444/68 - Zone territoriali omogenee - Standard nazionali (validi in tutte le regioni ove non vigente una LR. in merito)

ZONA A: comprende le parti del territorio interessate da agglomerati urbani d'interesse storico, artistico e di particolare pregio ambientale, nonché dalle aree circOStanti che, per tali caratteristiche, ne sono parte integrante. ZONA B: çiomprende le parti del territorio, totalmente o parzialmente edificate, che non presentino interesse storico, artistico e

particolare pregio ambientale. Vi rientrano le aree in cui la superficiewperta degli edifici e~isten~~pera il 12.5% della J>_uperficie fondiaria e la,densità 'edilizia supera :1.5 mcLr!:!.9.:

~ ZONA C: còmprende le parti del territorio inedificate ma destinate allo sviluppo dell'abitato, oppure edificate al di sotto dei limiti di

-

--­

~--- superfiCie coperta e di

densità edilizi.:i9i_cui alla zona B.

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.

ZONA D: comprende le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti produttivi, industriali, comme~similati. ZONA E: comprende le parti delterritorio destinate ad usi agricoli, purché il frazionamento delle proprietà non le faccia compren­ dere, fermo restando l'uso agricolo, nelle zone C.

ZONA F: compr~ndElJe

del territorio destinate ad attrezzature di interesse generale.

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---

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Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

comuni inf. a 10.000 ab. mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab. mq/ab.

 

12

18

Verde attrezzato

4

9

Istruzione

4

4.5

Parcheggi pubblici

2

2.5

Servizi di quartiere

2

2

N.B. Ove le zone C siano conti

ue o in diretto rapporto visuale con.E?rticolari zone delt~[rit~ri~ (coste, laghi, corsi d'ac ua importan­

JD

o ~IJJJ.T~esisten~~oriçQ:ar:tisticbe e arçlJ12910giche, a quantitàminima di _s.QaZklperYerd.aJ2ubQU~9 è}issata in 15,00 mq a

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Strumenti urbanistici 1101

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Attività collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 10% della superficie destinata all'insediamento.

.$andard urbanistici per gli insediamenti in zona E:

6 mq/abit. per istr. e servo di quartiere

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona F:

~~_~er.- ·1 mq/abit~Persanità-(5)1lg/~bitQ.er~hi.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

~Attività c,9."ettive, verde pubblico, parcheggi pubbliçi: IT!jnimo 0,8 mg*mq d~ di cui almeno il 50% destinati a Darch8ooio.

Standard residenziali:

80 mc residenziali più ~'{el}tuél1i2QJrt~p_erservizi associati alla residenza pro capite.

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REGIONE PIEMONTE LR. 56/57 - LR. 61/84

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Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

Totale

25,00 mq

Verde attrezzato

12,50

mq

Istruzione

5,00 mq

Parcheggi pubblici

2,50 mq

Servizi di quartiere

5,00 mq

N.B.1

N.'B.2 In comuni infenorl a 2000 abitanti gli standardsono pari a 18,00 mq/ab.

In comuni di esclusivo interesse turis]co E3.stagionale iLy~n::ie-pubbliGo è ele'i.atQ.il20,00 mq.

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10JParte Sesta

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Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Verde. sport, parcheggi, centri sociali e mense: minimo 20% della superficie destinata all'insediamento.

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Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

Attività collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 100% della slp di cui almeno il 50% destinati a parcheggio

Standard residenziali:

120 mc pro capite per comuni fino a 2000 ab. - 90 mc pro capite per comuni superiori a 2000 ab. N.B. In caso di destinazione d'uso esclusivamente residenziale i valori di cui sopra sono rispettivamente: 100 mc e 75 mc.

REGIONE LOMBARDIA L.R. 51/75 + L.R. 1 del 15/1/2001

Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

L.R. 51/75 art. 22

L.R. 1 del 15/1/2001 art. 7

Totale

Di cui almeno il 50% a verde o attrezzature per il gioco e lo sport.

Possono derogare i comuni inferiori a 3000 ab, i comuni com­

presi in comunità montane, nonché i comuni

per almeno il 50% interessato da tutela ambientale o paesistica che inibisca la trasformazione delle aree.

Totale

26,50 mq

Verde attrezzato

15,00 mq

Istruzione

4,50

mq

Parcheggi pubblici

3,00

mq

Servizi di quartiere

4,00

mq

26,50 mq

il cui territorio sia,

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

L.R. 51/75 art. 22

Verde, sport, parcheggi, centri sociali e mense: Aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico sono stabilite

nella misura del 10% di slp, destinata a insediamenti industriali ed artigianali.

minimo 20% della superficie destinata all'insediamento.

L.R. 1 del 15/1/2001 art. 7

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Strumenti urbanistici 1103

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

LR. 51/75 art. 22

LR. 1 del 15/1 /2001 art. 7

Attività collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo

Aree per attrezzature pubbliche e di uso pubblico sono stabili­

100% della slp di cui almeno il 50% destinati a parcheggio

te

nella misura del 100% di slp, in zone C - D, 75% in zone A - B,

di

cui min. 50% destinati a parcheggio pubblico.

Standard residenziali:

LR. 51/75 art. 22

100 mc procapite.

REGIONE VENETO LR. 61/85 + LR. 9/86

LR. 1 del 15/1/2001 art. 7

150 mc pro capite pari a 50 mq di slp.

Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

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Totale

27,50 mq

Verde attrezzato

15,00 mq

ridotto a 10,00 mq in comuni con popolazione non superiore a 10.000 unità

Istruzione

4,50 mq

Parcheggi pubblici

3,50 mq

Servizi di quartiere

4,50 mq

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Verde, sport, parcheggi, centri socìali e mense: minimo 10% della superficìe destinata all'insediamento nelle zone di espansione,

5% nelle zone di completamento.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

Attività collettive, verde pubblico, parcheggi pubblici: minimo 100% della slp nelle zone di espansione, 80% nelle zone di completamento.

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104,'parte Sesta

Standard residenziali:

150 mc pro capite ridotti a 60 mc per comuni a carattere turistico .

REGIONE EMILIA-ROMAGNA L.R. 47/78

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Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C:

comuni inf. a 10.000 ab. mq/ab.

comuni sup. a 10.000 ab. mq/ab.

Totale

25

30

Verde attrezzato

12

16

Istruzione

6

6

Parcheggi pubblici

3

4

Servizi di quartiere

4

4

N.B.1

N.B.2 Il piano territoriale comprensoriale può comunque stabilire standards inferiori ma comunque mai sotto 20 mq pro capite

per comuni inferiori a 10.000 ab., e 25 mq per i comuni restanti.

In comuni con insediamenti di carattere turistico il dato 25 mq /30 mq va calcolato ogni due posti letto anziché pro capite.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D:

Minimo 15% della slp destinata all'insediamento di cui 5% per parcheggi pubblici e 10% verde pubblico.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zone commerciali-direzionali:

Minimo 100% della slp di cui il 40% per parcheggi pubblici e il 60% a verde.

Standard residenziali:

Non menzionati dalla legge; in genere si usa lo standard nazionale (25 mq di slp pari a 80 mc per residenza - 5 mq di slp pari a 20 mc per servizi). A titolo puramente informativo, in una sessione d'Esame di Stato, lo standard richiesto è stato di 120 mc pro capite.

REGIONE LAZIO L.R. 38/99

Standard urbanistici per gli insediamenti residenziali in zona A-B-C N.B. Tratti da quanto richiesto nelle ultime sessioni d'esame a Roma.

Strumenti urbanistici /105

comuni fino a 10.000 ab.

comuni sup. a 10.000 ab.

ROMA

mq/ab.

mq/ab.

mq/ab.

Totale

18

24

23.5

Verde attrezzato

9

15

13

Istruzione

4.5

4.5

4.5

Parcheggi pubblici

2.5

2.5

4

Servizi di quartiere

2

2

2

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N.B. Il piano territoriale comprensoriale può comunque stabilire standard inferiori ma comunque mai sotto i 18 mq pro capite per comuni inferiori a 10.000 ab. e 24 mq per i comuni restanti.

Standard urbanistici per gli insediamenti in zona D: