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FULTO N J. SHEEN

IL CAL V ARlO
E LA MESSA

BIBLIOTECA SEMINARIO
SA.1'-.J" VITALIAJ'JO PAPA
BIBUOTECA
Seminario di Torino

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RICHTER
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Nihil obstat:
ARTHUR

J.

ScANLAN,

S.T.D.

Censor Librorum

IL CALVARlO E LA MESSA

Imprimatur:

ffi

PATRICK CARDINAL HAYES

Arcivescovo di New Y ark

TOR ii'-'0

-------------- ---- - -

- - - - - - --

FULTON

J. SHEEN

VESCOVO AUSILIARE DI NEW YORK


DOTTORE not FTI..OSOFIA, DOTTORE IN TEOLOGIA
DOCENTE

DELLO STESSO AUTORE:

E:

IN

FILOSOFIA

NELL UNIVERSITA

NELL~UNIVERSITl

CATTOLICA

DI

LOVANIO

D~ AMERICA

.
LA PACE DELL'ANIMA
LA FELICITA. DEL CUORE
COMUNISMO E COSCIENZA DELL'QCCIDENTE
TRE PER S:POSARSI
IL PRIMO AMORE DEL MONDO
LA FILOSOFIA DEL)A RELIGIONE

IL CALVARIO
E LA M'ESSA

VALE LA PENA DI VIVERE


IL SENTIERO DELLA GIOIA
LA VIA ALLA PACE J.NTERIORE
PENSIERI PER LA VITA DI OGNI GIORNO
VITA E RAGIONE
LE ULTIME SETTE PAROLE
SETTE PAROLE ALLA CROCE

RICHTER

Titolo originale dell' opera: CALVARY AND THE MASS


Traduzione di Augusto Donaudy

PROPRIETA. INTELLETTUALE
TUTTI I DIRITTI RISERVATI
COPYRIGHT 1958 BY EDIZIONI RICHTER

DEDICATO
CON FILIALE AFFETTO E
GRATITUDINE

MARIA
MADRE DEI SACERDOTI
DEL
SUO DIVIN FIGLIUOLO

STAMPATO IN ITALIA

.,

IN DICE
PROLOGO

Il Calvaria e la Messa

pag. 15

PARTE PRIMA

Il Confiteor

))

25

))

33

))

41

))

51

PARTE SECONDA

L'O:ffertorio
PARTE TERZA

Il Sanctus .
PARTE QUARTA

La Consacrazione .
PARTE QUINTA

61

La Comunione
PARTE SESTA

71

L'lte, Missa Est .


i.

PARTE SETTIMA

L'Ultimo Vangelo .
i

))

79

IL CAL VARlO E LA MESSA

PROLOGO

Vi sono, nella vita, talune cose di per se troppo


belle perche sia possibile dimenticarle, come,
per esempio, l'amor della madre. Della quale,
appunto per questo, custodiamo l'immagine. Analogamente, l'amor dei soldati che si sacrificano per la patria e troppo bello perche lo si possa
dimenticare, 3icche di essi riveriamo la memoria nel giorno dedicato alla loro commemorazione. Ma la massima benedizione che sia mai toccata a questa terra e stata la visitazione del Figlio di Dio sotto forma ed abitudini umane. La
Vita Sua, al di sopra di tutte le vite, e troppo
bella perche la si possa dimenticare, onde custodiamo la divinita delle di Lui Parole nella Sacra Scrittura e la carita delle di Lui Opere nelle
nostre azioni quotidiane. Disgraziatamente, pero, alcune anime non rammentano che questo,
ossia le Sue Parole e le Sue Opere, le quali, per
importanti che siano, non significano la ma3sima
caratteristica del Divin Salvatore.
Nella storia di Cristo, l'atto pili sublime e stato la Marte . La morte e sempre importante, in '
quanto suggella un destino. Qualsiasi uomo mo- '

15

IL CALVARIO E LA MESSA

rente e un dramma, qualsiasi dramma di morte


e una condizione sacra. Ecco perche la grande
letteratura del passato, che ha trattato delle emozioni attinenti alla morte, e sempre valida. Ma
di tutte le morti a memoria d 'uomo, nes:mna e
stata piu importante della Morte di Cristo.
( Chiunque altro sia mai nato al mondo e venuto
per vivervi: Nostro Signore
venuto per morirvi. Per la vita di Socrate la morte e stata una
pietra d'inciampo, mentre per la vita di Cristo e
stata il vertice. Egli Stesso ci ha detto di esser
venuto cc a dare la sua vita per la redenzione di
molti , e che la Sua Vita, appunto, nessuno avrebbe potuto soppriinerla, sibbene ch'Egli vi
avrebbe spontaneamente rinunziato.
Ora, se la Morte e stata il momenta supremo
per il quale Cristo e vissuto, essa e stata di conseguenza la sola cosa ch'Egli ha desiderata si ri1 cordasse. Egli non ha chiesto che gli uomini
consegnassero le Sue Parole in una Scrittura, e
neppure ha chiesto che la Sua amorevolezza
'" verso i poveri venisse registrata nella storia, rna
ha chiesto che gli uomini ricordassero la Sua
Marte. E perche l'umana memoria di questa non
1
avesse a mutarsi in una qualche narrazione approssimativa, istituf Egli Stesso il modo preciso
in cui la rievocazione sarebbe dovuta avvenire.
I termini della commemorazione furono istituiti la notte che precedette la Sua Morte, durante quella che, da allora in poi, si e convenuto
di chiamare L'Ultima Cena . Preso il pane
fra le Mani, Egli disse: Questa e il mio corpo,
il quale sara consegnato a voi , cioe messo a

16

P:fiOLOGO

mon;e.. Lev~to poi il calice del vino, disse: Que.sto, e il mw sangue del nuovo testamento, che
s~ra sparso per molti in remissione dei peccati. "
SICche, ne1 simbolo incruento della spartizione
del Sangue dal Corpo, mediante la consacrazione sepa~ata. del Pane e del Vino, Cristo, al cospetto dr Dw e degli ubmini, S'impegno a morire, .e configura la Sua Morte, .che sarebbe avvenut~ alle tre del pomeriggio seguente 0 Egli Si
offnva come una Vittima da immolare e affinche gli uomini non dimenticassero mai ~he' cc nessuno ~a un a~ore piu grande di questa, di uno
ch~ dra. la vrta per i suoi amici , diede alla
~hiesa il .comandamento Divino: a Fate questo
.
m memona di me.
. 11 giom? dopo, quel che aveva prefigurato e
srmboleggrato venue da Lui tradotto in realta ,
."' La morte ci vieri p;resentata simbolicamente,
medrante codesta sacmmentale sepaTazione del Sangue
?al Corpo; ma, ad tempo s.tesso, la morte e gia sta.ta data
m pelflo a Dio per I'interezza del suo valore, nonche
:t;>eT l ~ter~ della sua temibile realta, atJhmV'el'SIO
1 ~pressr-:o lingu.aggi~ del Sacro Sitnbolo. ll prezzo
der nosm peocruti sa~:a pagato sui Calvano ma qui Ia
respon~abilita viene assunta daJ nostro Redentore, e
co~vahdata . dal Suo S:a ngue stesso. , (Maurice de Ja
Tarll.e, S. ]., La _Pede Cattolica nella Santa Eucarestia).
Cnsto n~n o~n due sacrific~ distinti e completi, uno
nel Ce~aco~o, laltro swl Ca~vano. Ci fu un sacrilicio dur~nte I Ul~rma Cena, ma fu il sacrifido della Reden'z~one; e ~r ~u un sacrificio sulla Croce, rna fu ill medesrmo s.acrificro continuato e completato. La Cena e Ia
C:roce costitu~ono un unico completo sacrificio. (Maunce de la Tar1le, S. ]., Il Mistero della Fede e l'Opinione
Umana).

17

PROLOOO

IL CALV ARlO E LA MESSA

allorche fu crocifisso tra due ladri e il Suo Sangue sgocciolo dal Suo Corpo per la redenzione
del mondo.
_
La Chiesa fondata da Cristo non ha soltanto custodito il Verba da Lui pronunziato e i miracoli da Lui compiuti: ha anche obbedito alle
Sue parole: u Fate questo in memoria di me.
E l'azione mediante la quale noi ripetiamo la
Sua Morte sulla Croce e il Sacrificio della Messa, in cui commemoriamo cio ch'Egli fece durante !'Ultima Cena quando prefiguro la Propria
Passione 0
Sicche per noi I a Messa il coronamento del
culto cristiano. Un pulpito dal quale vengano ripetute le parole di N ostro Signore non ci unisce
a Lui; un cora nel quale vengano cantati sentinienti soavi non ci conduce pili vicino alla Sua

" ". Egli offri .la Vittima da immolare; noi la


offciamo in quanto e stata gUt immolata. Noi off.riamo
I'etema Vittima delola Croce, che si e offerta a suo tempo e continua a offrirsi nei seco1i... La Messa e un
sacrificio perche e la nostra oblazione della Vittima a
suo tempo immolatasi, cosi come la Cena fu .J'oblazione
della Vittima da immolaTe. (ibid.). La Messa non
soltanto una commemorazione, bensi anche una rappresentazione vivente del sacrifido della Croce. " In codesto Sacriflcio D1vino che si svolge du.rante Ja Messa,
e corilpreso e immolato, in modo incruento, lo stesso
ciffer.to !)'er tutti, e in rr!ado
Cri'Sto che alt:ra volta Si
cruento, sulla Croce ... E sempre la medesima Vittima,
e sempre Jo ste-sso Sommo Saeerdote, Che oggi . ha
compiuto J' offerta attraverso il m[[listerio dei Suoi sacerdoti, dopo aver offerto, ieri, se Stesso sulla Croce : solo
che i:l modo dell'oblazione e diverso. (Concilio di
Trento, Se-ss. 22).

18

Croce che aile Sue vesti. Un tempio senza altare


di sacrificio non si ritrova fra i popoli primitivi;
ed e privo di significato presso i Cristiani. Allo
ste3SO modo, nella chiesa cattolica 1'altare, e non
gia il pulpito, ne il coro, ne rorgana, e il centro
del culto, perche ivi si ripete la commemorazione della Sua Passione. Il valore di tale commemorazione non dipende da chi la pronunzia, ne
da chi la ascolta, bensf da Colui Che e ad un
tempo il Sommo Sacerdote e la Vittima: Nostro
Signore Gesli Cristo. Con Lui noi siamo uniti,
nonostante la nost:ia nullita; . in un '6erto senso,
perdiamo momentaneamente la nostra individualita; e cosi intimamente uniaino con Cristo il no- ~~
stro intelletto e la nostra volonta, il nostro cuore ,
1
e la nostra anima, il nostro corpo e il nostro san- '
gue, che il Padre Celeste non ci vede tanto nel"'i
la nostra imperfezione, rna ci vede in Lui, il Fi-1
glio Diletto nel Quale 'Si e compiaciuto. Per tale1
motivo la Messa e, nella storia dell'umanita, I'e-
vento pili importante: l'U nico Atto Sacro che distoglie da un mondo pec'caminoso la collera Divina, perche cbmel'Va la Croce tra il cielo e la
terra, rinnovando quindi il momenta decisivo in
cui la nostra triste e tragica umanita raggiunse
d'un tratto la pienezza della vita soprannaturale.
A questo .pun to, l'importante e di assumere
nei confronti della Messa il debito atteggiamen- G<t;
to mentale, e di ricordare questa realta essenziaqualche
le: che il Sacrificio della Messa non
cosa che sia avv(muta millenovecento anni fa: sta
avvenendo tuttora. Non appartiene al passato,
come la firma della Dichiarazione d'Indipenden-

19

YY\9.r1

IL CAL VARIO E LA MESSA

za: e un dramma perpetuo, sui quale il sipario


none ancora calato. Non e a credere che sia av
venuto molto tempo fa e che, pertanto, non ci
'\ ) riguardi piu di qualsiasi altra cos a gia trascorsa:
1 il Calvaria appartiene a tutti i tempi e a tutti i
siti. Ecco perche, quando ascese le vette del Cal- vario, il Nostro Signor Benedetto venne, giustamente, privato delle Sue vesti : Egli avrebbe sal~
vato il mortdo senza gli ornamenti di un mondo
caduco. Le Sue vesti appartenevano al tempo,
perche Lo " localizzavano n , Lo definivano abitante della Galilea. Adesso ch'Egli ne era rimasto spoglio, e affatto privo delle cose terrene,
non apparteneva alia Galilea, non apparteneva
a una provincia romana, rna al mondo. Era diventato il povero universale del mondo, che non
apparteneva a un solo popolo, rna a tutti gli
uomini.
Per meglio esprimere l'universalita della Redenzione, Ia Croce fu eretta all'incrocio delle
strade del mondo civile, in un punto in cui convergevano le tre grandi civilta di Gerusalemme,
di Roma e di Atene, nei cui nomi Egli fu crocifi.sso. La Croce fu quindi posta dinanzi agli occhi degli uomini, per fermare i negligenti, per
attirare l'attenzione degli sconsiderati, per stimolare i frivoli. Fu l'unica inevitabile realta cui
non potettero resistere le culture e le civilta del
Suo tempo: e l'unica inevitabile realta del nostro tempo alia quale non possiamo resistere.
I protagoni:sti della Crocifl.ssione erano simboli di tutti i crbcifissori: noi vi eravamo nell' ap)
parenza dei nostri rappresentanti. Cio che noi

20

PROLOGO

adesso facciamo al Cristo Mistico, quelli allora


facevano, in nome nostro, al Cristo storico. Se 11
siamo invidiosi dei buoni, siamo stati cola nel- V /hV 1d
la forma degli Scribi e dei Farisei; se temia-
mo di perdere un qualche profitto temporale fJ 10 (
abbracci~ndo, la Verita e l'Ar:wr~ Divini, sia.:. ;J
mo stab cola nella forma di Pilato. Se ere-
diamo nelle forze materiali e cerohiamo di trion- :
fare attraverso il mondo invece che attraverso lo '/rc, '1 1.fo.
spirito, siamo stati cola nella forma di Erode. E
cosi via elencando per i peccati t1pici del mondo. Essi c'impediscono di renderci conto che
Egli e Dio. Per quarito _riguarda la Crocifissione,
ci fu quindi una sorta d'inevitabilita : gli uomini
ch'erano liberi di peccare erano anche liberi di
crocifiggere.
Fin quando il mondo pecchera, la CrocifissiO-- ('
ne sara una realta. Diciamo col poeta:

I'

'' Ho vista il figlio dell'uomo passare,


Incoronato d:una corona di spine.
'Non era finito , a Signore?' chiesi,
'E l' angoscia ormai tutta soffert_a?'

a:

" C oi suoi terribili occhi mi guard


'Non hai compreso?
Ascolta: ogni anima e un Calvaria,
Ed ogni P'eccato una strada.'

Noi eravamo Ia durante quella Cracifl.ssione.


II dtamma era gia completato per quanto riguar-

21

\I

PROLOGO

IL CALVARlO E LA MESSA

dava la vista di Cristo, ma non era stato a.ncor.a


rivelato a tutti gli uomini e a tutti i siti e a tutti
i tempi. Se una bobina cinematografica, per
esempio, avesse coscienza di se, cbnoscerebbe lo
~ / spett:;tcolo dal principia alia fine, ma gli spetta/ tori in sala non lo conoscerebbero fin quando
i non lo avessero vista proiettato sullo schermo.
\j
Analogamente, N ostro Signore sulla Croce vedeva la Sua mente eterna, l'intero dramma della
storia, la storia d' ogni anima individuale, e il
modo come pili tardi ogni anima avrebhe reagito alia di Lui Crocillssione; ma, benche vedesse tutto questa, non poteva vedere il modo
come avremmo reagito alla Croce fin quando non
fossimo stati proiettati sullo schermo del tempO.
~oi non eravamo .coscienti d:esse. r pre~enti; quel
g1orno, sill Calvano, ma Egh era cosc1ente della
, nostra presenza. Oggi noi siamo a conoscenza
della parte che abbiamo rappresentata nel tea, tro del Calvaria, in quanta aqesso viviamo ed
agiamo nel teatro del secolo ventesimo.
Ecco perche 11 Calvaria e attuale, ecco perche la Croce e la Crisi, ecco perohe in un certo
sensa le stigmate sono ancora aperte, ecco perche la Sofferenza vien tuttora divinizzata, ecco
perche il sangue, simile a stelle cadenti, sgocciola ancora sulle nostre anime. Non c'e modo
di evitare la Croce: neppure vendendo Cristo,
come fece Giuda; neppure crocifiggendoLo, come fecero i carnefici. N oi tutti la vediamo, sia
che l'abbracciamo nel momenta della salvezza,
sia che miserabilmente la fuggiamo.
Ma in . che modo e.stata resa visibile? Dove

() Il

22

mai troverem6 la perpetuazione del Calvaria?


II Calvaria rinnovato, ripetuto, ripresentato lo 1
troveremo, com'e stato dimostrato, nella M~ssa.
Il Calvaria e tutt'uno con la Messa, e la Me3sa
e tutt'uno col Calvaria, perche in entrambi c'e
il medesimo Sacerdote e la medesima Vittima.
Le Ultime Sette parole corri:spondono alle sette
parti della Messa. E, come in musica vi sono
sette note che consentono un'infinita varieta di
armonie e di combinazioni, cosi anche sulla Croce vi sono sette note Divine, che il Cristo roorente ha suonate attraverso i secoli e che tutte
si combinano per formare la bella armoni~ delld
redenzione del mondo.
Ogni Parola una delle parti della Messa. La
Prima Parola, Perdona >>, e il Confiteor; la Seconda Parola, Oggi .tu sarai meco in Paradiso, e l'Offertorio; la Terza Parol~, Ecco tua
madre >>, e il Sanctus; la Quarta Paroia, cc PereM mi hai abbandonato? n, e la Consacrazione
la Quinta Parola, cc Ho sete ,, , la Comunione;
la Sesta Parola, cc E finito ,, , e l'Ite, Miss a Est;
la Settima Parola, " Padre, nelle tue mani e
l'Ultimo Vangelo.
'
lmmaginate quindi il Somma Sacerdote Cri- ,
sto lasciare la sacrestia del cielo per l' altare del /'Yl.,
Calvaria. Ha gia indossato le vesti della nostra
natura umana, il manipolo della nostra sofferenza, la stola del sacerdozio, la pianeta della
Croce. II Calvaria e Ia Sua cattedrale, la roccia
del Calvaria e la pietra dell'altare, il sole che
arde e la lampada del santuario, Maria e Giovanni sono i viventi altari laterali, l'Ostia e il

23

'

IL CALVARlO E LA MESSA

di Lui Corpo, il vino e il di Lui Sangue. Egli


e.ritto in quanto Sacerdote, rna e prostrato in
quanto Vittima. La Sua Messa sta per avere
inizio.
PARTE PRIMA

IL CONFITEOR
\

"Padre, perdona lora, perche non sanno


quel che fanno~ - Luca 23: 34.
La Messa ha inizio col Confiteor. Il Confiteor
preghiera nella quale noi confessiam~ i
nostri peccati e chiediaino alia Madre Benede~ta e ai Santi d'intercedere .presso Dio per il nostro perdono, giacche solo i puri di cuore possono vedere Dio. Anche il Nostro Signore Benedetto inizia la Sua Messa col Confiteor. Ma '
il Suo Confiteor differisce dai nostri in questo:
che Egli non ha peccati da confessare. Egli e
Dio e quindi e senza peccato: a Chi di voi mi /\
convincera di peccato? Il Suo Confiteor non
puo pertanto essere una preghiera in cui s'im. plori il perdono dei Suoi peccati: sib bene puo
essere una preghiera in cui s'implora il perdono
dei nostri peccati.
Altri avrebbe urlato, imprecato, bestemmiato,
nel sentirsi trafiggere mani e piedi: nessuno
spirito di vendetta alberga nel cuore del Salvatore, nessun appello parte dalle Sue labbra per
la punizione dei Suoi assassini, Egli non pronunzia preghiera alcuna per trovare la forza di sop-

e una

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__ _.. - - ------- - - - -

25

. -'!>

lL CALVAIUO E LA

~iESSA

portare la Sua sofferenza. L' am ore incarnato dimentica le ingiurie, dimentica le sofferenze, e
in quell' ora di assorta agonia rivela in certa misura 1' altezza; la profondita e 1' ampiezza dello
stupendo amor di Dio, in quanto recita il Suo
Confiteor: cc Padre, perdona lora, perche non
non sanno quel che fanno. n
Egli non disse Perdonami n, rna Perdona
loro n. Il mom en to della morte era certamente
il piu adatto a produrre la confessione dei peccati, perche nelle ultime, solenni ore la coscienza afferma la propria autorita; e, nondimeno, non
un solo sospiro di penitenza fuggi dalle Sue labbra. Egli Si era associate ai peccatori, non mai
)(.al peccato. In morte come in vita. nbn ebbe mai
' coscienza d' esser venuto meno, neanche per una
volta, al Suo compito verso il Padre Suo Celeste. E perche? Perche un uomo senza peccato
nori e soltanto un uomo: e piu d'uri uomo. Noi
ricaviamo : le nostre preghiere dalle profondita
della nostra consapevolezZ'a di peccatori: Egli
i'icavo n Suo silenzio dalla Sua intrinseca innocenza. La sola parJla Perdona basta a pro"
vare che Egli e il Figlio di Dio.
Si osservi il motivo in base al quale Egli chiese al Padre Suo Celeste di perdonarci: Perche
non sanno quel che fanno. n Quando qualcuno
c'in:sulta, o Ci biasima ingi:ustamente, noi diciamo: << Avrebbe dovuto informarsi i:neglio. , Ma
quando pecchiamo contro Dio, Egli trova una
giustificazione che ci valga il per dono : la nostra
ignoranza. .

Per gli angeli decaduti non v'e pos3ibilita di


26

IL CONFITEOR

:~

redenzione. Le gocce di sangue che, il Venerdi


Santo, durante quella Messa di Cristo, caddero
daNa Croce non toccarono gli spiriti degli angeli
decaduti. Perche? Perche essi sapevano quel che
facevano. Essi videro tutte le conseguenze delle
proprie azioni, con la medesima chiarezza con
cui noi vediamo che due piu due fa quattro, o
che una oosa non puo esistere e non esistere allo
stesso tempo. Verita di questa sorta, quando
vengono intese, non . possono essere sconfessate:
sono irrevocabili ed eterne. Ecco perche quando
essi decisero di ribellarsi a Dio Onnipossente,
non ritornarono su tale decisione. Sapevano quel
che facevano!
Quanto a noi, :e divers b. N oi non scorgiamo le
conseguenze delle nostre azioni con la stessa
chiarezza con cui gli an'geli scorsero le conseguenze delle lora : siamo piu deboli, noi, siamo
ignoranti. Ma se sapessimo che ogni peccato di
orgoglio intesse una corona di spine per }a testa di Cristo; se sapessimo che ogni contraddizione al Suo Divino comandamento produce per
Lui il segno della contraddizione, ossia la Croce;
se sapessimo che ogni azione dettata dall'avidita
e dall'avarizia inchioda le Sue mani, e che ogni
inctirsione negli oscuri ineandri del peccato tra- 1
figge i Suoi piedi; se sapessimo quanto e buono \
Dio e seguitassimo, tuttavia, -a peccare, non pb- \
tremmo mai essere salvati. E soltanto la nostra
ignoranza dell'infinito amore del Sacro Cuore a
condurci entro la cerchia di coloro che odono il
Suo Confiteor dalla Croce: Padre, perd~~a
lora, perche non sanno quel che fanno. ,;
27

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IL CALVARIO E LA MESSA

IL CONFITEOR

Queste parole, e che cio s'incida profondamente nelle nostre anime, non costituiscono una
scusa per continuare a peccare, bensi un motivo
di contrizione - e di penitenza. II perdono non
nega il peccato. Nostro Signore non nega la tremenda realta del peccato, ed e qui appunto che
il mondo moderno si sbaglia. Esso spiega il peccato a questa modo: lo attribuisce a una decadenza nel processo di evoluzione, a una sopravvivenza di antichi tabu; lo identifica con la verbosita psicologica:
In altre parole, il mondo moderno nega il peccato. Nostro Signore ci rammenta che esso e la
)pili atroce di tutte le realta. Altrimenti, perche
crocifigge l'Innocenza? Perche sparge sangue innocente? Perche e associate con condizioni terribili come la cecita, il compromesso, la codardia, l'odio e la crudelta? Perche evade dal regno dell'impersonale e si afferma nel segno della personalita inchiodando l'Innocenza a un patibolo? Cose, queste, che un'astrazione non puo
fare. Ma puo farle il peccatore.
Ecco perche Lui, Che amo gli uomini fin in
punta di morte, permise al peccato di sfogare la
sua vendetta su di Lui, ond'essi potessero, una
volta per sempre, intenderne l'errore che si esprimeva nella crocifissione di Lui Che li aveva,
pili d'ogni altro, amati.
Qui il peccato non viene negato, rna, per
quanta orrendo sia, la Vittima perdona. In quella sola e medesima occasione, c'e il segno della
pili assoluta depravazione e il sigillo del perdono
Divino. Da allora in poi, nessun uomo puo guar-

dare un crocifisso e dire che il peccato non e


da prendersi in considerazione, ne puo dire che
il peccato non .puo essere perdonato. In quanto
soffri, E,.,.l; rivelo la realta del peccato; in quanto
lo assun~;, dimostra la Sua misericordia verso i
peccatori.

Chi perdona e appunto la Vittima che ha sofferto: e in codesta combinazione di una Vittima
cos! umanamente bella, cosi divinamente amorevole, cos! assolutamente innbcente, troviamo un
Grande Crimine e un ancor Pili Grande Perdono.
I peggiori peccatori possono rifugiarsi sotto la
protezion.e del Sangue di Cristo, perche questo
Sangue ha il potere di deviare le acque della
vendetta che minacciano di sommergere il
mondo.
II mondo vi dara una spiegazione del peccato, rna soltanto sul Calvaria sperimenterete la
Divina contraddizione del peccato perdonato. Il
supremo e Divino amore che si sacrifica sulla
Croce trasforma l' atto pili peccaminoso nell' azione pili nobile e nella preghiera pili dolce che
mai il mondo abbia vista o udita, vogliamo dire
il Confiteor di Cristo: it Padre, perdona loro,
perche non sanno quel che fanno.
La parola Perdona , che risuono dalla Croce in quel giorno in cui il peccato assurse alia
pienezza della sua forma e indi cadde sconfitto
dall'Amore, non mori con la sua eco. Non era
trascorso molto tempo dal giorno in cui quello
stesso misericordioso Salvatore aveva provveduto a prolungare il perdono attraverso lo spazio
ed il tempo, fino alia consumazione dei secoli.

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lL CALV ARlO E LA MESSA

Radunando intorno a Se il nucleo della Sua Chiesa, aveva detto agli Apostoli: << Perdonati saranno i peccati di coloro ai qua:li voi perdone~
rete."
Sicche oggi, in qualche sito del inondo, i successori degli Apostoli hanna il potere di perdonare. Non dobbiamo chiedere: << Ma come puo
l'uomo perdonare i peccati? ", in quanta l'uomo
non puo perdonare i peccati. Dio, invece, puo
perdonare i peccati attraverso l'uomo, giacche
appunto questo e stato il modo in cui Egli ha
perdonato ai Suoi crocifissori, in altri termini
attraverso la fun.zionalita della Sua natura
urn ana.
Perche dunque non e logico aspettarsi ch'Egli
continui a perdonare i peccati attraverso altre
nature umane cui ha conferito tale potere? E
dove si trovano queste nature umane?
Conoscete certamente la storia della scatola
che per lungo tempo fu trascurata e perfin volta in ridicolo perche creduta priva di valore e
che poi, un giorno, fu aperta e vi si trovo il
gran cuore di un gigante. In ogni chiesa cattolica esiste questa scatola: noi la chiamiamo confessionale. Vien trascurata e me3sa in ridicolo
da parecdhia gente, rna in essa appunto si trova
il Sacra Cuore del perdonante Cristo Che perdona ai peccatori mediante la mana sollevata
del Suo sacerdote, cos come, una volta, Egli
ha perdonato mediimte le Proprie mani sollevate
sulla Croce. Non c'e che un perdono: il Perdono 11
di Dio. Non c'e che un perdona : il Perdona di tin eterno Atto Divino con cui veniamo II

30

IL CONFITEOR

a contatto nei vari momenti della nostra . vita / I


temporal e.
Come l' aria e sempre piena di sinfonie e di
parole, che pero non possiamo udire se non le
sintonizziamo nelle. nostre radio, cos le anime
non provano Ia gioia di quell' eterno e Divino
<< Perdona se non lo sintonizzano nel tempo;
'
e il confessionale
il sito in cui noi . sintonizziamo quel grido partito dalla Croce.
Piaccia a Dio che la nostra mente moderna,
invece che negare la colpa, guardi alla Croce,
ammetta la propria colpa e implori il perdono;
piaccia a Dio che colora che hanna coscienze
inquiete da cui son molestati nella Juce e . tormentati nelle tenebre cerchino l'lollievo non sui
piano della medicina rna sui piano della Giustizia Divina; piaccia a Dio che colora che rivelana gli oscuri segreti delle proprie menti non
lo facciano per sublimarsi rna per purgarsi; piaccia a Dio che quei poveri mortali che venano
lacrime in silenzio trovino una mana assolutoria
che gliele asciughi.
Si riconosca per giusto una volta per sempre I
che Ia massima tragedia della vita non e cio di
cui le anime son vittime, hens cio che le anime //
non conseguono. E c'e forse tragedia piu grande
che il non conseguire Ia pace che risulta dal
perdono del peccato? Il Confiteor e, ai piedi dell' altare, il nostro grido d'indegnita: il Gonfiteor
pronunziato dalla Croce e la nostra Speranza di
perdono e di as3oluzione. Terribili furono le fe- \
rite inferte al Salvatore, rna la ferita peggiore '
sarebbe quella di dimenticare che siamo stati

.'31

---r-----~-------- -

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IL CAL VARlO E LA l\.fESSA

:i noi a -produrgliele. Dal che puo salvarci il Confiteor, perche in tal modo ammettiamo di aver
.qualcosa da farci perdonare - e piu di quanto
non sapremo mai.
Si narra di una monaca che, un giomo, mentre era intenta, nella -cappella, a spolverare una
statuetta del N ostro Signore Benedetto, la fece
involontariamente cadere per terra, la raccolse,
illesa, la bacio e la rimise al suo posto dicendo:
Se non fossi caduta, non avresti ricevuto questa. '' Mi chiedo se il Nostro Signor Benedetto
non la pensi allo stesso modo nei nostri confronti, poiche, se non avessimo mai peccato, non potremmo mai chiamarlo Salvatore ''.

pARTE

L'OFFERTORIO

\f
:32

SECONDA

Ti dico in verita: oggi sarai meco


in paradiso. '' - Luca 23: 43.

Questo

e adesso

I'offertorio della Messa per-

eM Nostro Signore offre Se Stesso al Padr~ Suo

Celeste. Ma per ricordarci che non Si offre da


solo, sibbene _unitamente a noi, Egli unisce a Se,
col Suo offertorio, I'anima del ladrone di destra.
Perche piu completa fosse la Sua ignominia, Lo
avevano, con spttile malizia, cr:ocifisso tra due
ladri. In vita, aveva .camminato fra i peccatori,
sicche adesso, in morte, lasdavano che pendesse
tra essi. Sennoche, Egli muto la scena, facendo
t dei d~e ladri i simboii delle pecore e ..dei capri,
. che 31 terranno alia Sua destra e alla Sua sinistra quando, difra I~ "nuvole del cielo, cori la Sua
Croce allora trionfante, Egli verra a giudicare e
i vivi e i morti.
Entrambi i ladri, dapprima, - ingiuriaTono e
bestemmiarono, fin quando uno di loro, che
la tradizione ohiama Disma, .volse il caj_:x) e les~
se sui viso del Salvatore crocifisso la mansuetu/ dine e la dignita. Come un. pezzo di carbone

33

- ---------- - - - ---------------------------------.....

~j

~ ;

IL CALV ARlO E LA MESSA

gettato nel fuoco si trasforma in una cosa splendente e ardente, cos:l l'anima nera di quel ladro, gettata nelle .fiamme della Croci.fissione, arse d'amore per il Sacro Cuore.
Mentre il ladro di sinistra diceva Se tu sei
il Cristo, salva te stesso e noi , il ladro pentito
lo riprese e disse: Neppure tu temi Dio, tu
che ti trovi qui a subire lo stesso supplizio? Per
noi, esso e giustizia, perche noi riceviamo la pena dei nostri delitti, rna lui non ha fatto nulla
di male. , Questo stesso ladro invoco poi, non
gia di ottenere un posto fra i seggi dei potenti,
rna soltanto di non essere dimenticato: Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo
regno. ,
Tanta afflizione e tanta fede non devono rimanere senza ricompensa. ,Mentre il potere di Roma non era riuscito a farLo parlare, mentre i
Suoi amici credevano che tutto fosse perduto e
i Suoi nemici credevano che tutto fosse guada~
1 gnato, Nostro Signore ruppe il silenzio. Da aci cusato, divenne Giudice: da crocifisso, divenne
il Divino Assessore delle anime, allorche al ladro
pentito disse con voce squillante: '' Oggi sarai
meco in paradiso. '' Oggi: cioe quando hai recitato la tua prima ed ultima preghiera; oggi
sarai meco: e dove sono io, iV'i e il paradiso.
Con queste parole Nostro Signore, Che al Padre Suo Celeste offriva Se Stesso sotto la specie
della grande Ostia, unisce adesso a Se, sulla pateria della Croce, la prima piccola ostia che sia
mai stata offerta durante la Messa: !'ostia del
ladro
penitente, un tizzone sottratto al fuoco, un
1
34

L'OFFERTORIO

covone strappato ai mietitori terreni, il grano


macinato nel mulino della crocifissione e fattosi
pane per l'Eucarestia.
Sulla Croce, N ostro Signore non soffre da solo: soffre con noi. Ecco perche al Suo sacrificio
un1 il sacrificio del ladro. Appunto questo intende dire S. Paolo quando afferma ohe noi dovremmo colmarci di queUe cose che mancano
alle sofferenze di Cristo; il che non significa chef
sulla Croce, Nostro Signore non soffrisse nella
1
misura del possibile, hens! che il Cristo fisico ~
storico soffri quanto Gli era possibile soffrir
nella Sua natura umana, rna che il Cristo Misti
co, ossia Cristo e noi, non ha sofferto nella mi~
sura in cui noi avremmo dovuto soffrire. Non
tutti gli altri buoni ladroni registrati dalla storia
del mondo hanno ancora ammesso i loro torti
e invocato d'essere ricordati. Ora Nostro Signore I'
e in cielo, e quindi non puo piu soffrire nella
Sua natura umana, ma puo soffrire ancora nelle
nostre nature umane.
Cosicche Egli Si rivolge aile altre nature uma~
ne, alla vostra e alia mia, e ci domanda di fare J
come il huon ladrone, ossia d'incorporarci a Lui 1
sulla Croce, affinche, prendendo parte alia Sua
Crocifissione, possiamo anche prender parte al- 1
la Sua Risurrezic:ne e, diventat_i partecipi de~l~ /
Sua Croce, poss1amo anche dwentar partec1p1 \
della Sua gloria nei cieli.
Come, quel giomo, il Nostro Signore Benedetto scelse il ladro quale piccola ostia del sa~
crificio, cosi oggi sceglie noi quali altre piccole
ostie unite a Lui sulla patena dell'altare. Rian-

35

--- ....

.._.....~~~- ---

-----

IL CAL VARlO E LA MESSA

date con gli occhi della mente a una Messa, a


una qualche Messa celebrata nei primi secoli
della Chiesa, prima che la civilta diventasse del
tutto finanziaria ed economica. Se ci fossimo recati al Santo Sacrificio durante i primordi della
Chiesa, avremmo portato a1l'altare, ogni mattina,
pane e vino; il sacerdote avrebbe usato un solo
pezzo di quel pane senza lievito e un po' di quel
vino, per il Sacrificio della Messa; il resto sarebbe stato messo da parte, bene<;letto e distribuito ai pover.i. Oggi non portiamo ne pane ne
vino: portiamo 1'equivalente dell' uno e dell' altro: portiamo cia con cui si compra e pane e
vino. Di qui la colletta durante l'offertorio.
Perche alia Messa portiamo pane e :vino, o
l'equivalente dell'uno e dell'altro?. Portiamo pane e vino perche queste due cose, pili e meglio
di tutte le cose della natura, rappresentano la
. ~ostanza della vita, II grano e come il rrnidollo
1
stesso della terra, e l'uva il SJUo sangue, ed en"
trambi ci danno il corpo e il sangue della vita.
1
(
Nel portare queste due cose; che ci danno J.a
vita,
noi portiamo l' equivalente . di noi stessi al
{
Sacrificio della Messa.
.

1 1 N oi siamo dunque presenti Jn ogni singola


IMes'Sa sotto rapparenza del pane e del vino, che
Irappresentano i simbolri del nostro corpo e del
1nostro sangue. Non siamo spettatori passivi, come potremmo essere durante uno spettacolo teatrale, ma . contribuiamo insieme con Cristo ad
offrire la nostril Messa. Se c'e. un'immagine capace di descrivere la nostra parte in codesto
dramma, e questa: dinanzi a noi c'e un::t grande

36

L' OFFERTORIO

croce sulla quale e distesa la grande Ostia, Cri~


sto; intorno, sui Colle del Calvaria, ci sono
le nostre piccole croci, sulle quali noi, le pic~
cole ostie, dobbiamo essere offerti. Quando
Nostro Signore va alla Sua Croce, noi andiamo
aile nostre piccole croci e ci offriamo unitamente a Lui, in incruenta oblazione, al Padre
Celeste.
In quel momento adempiamo alla lettera i mi~
nimi particolari del comandamento del Salvato-
re: Prendete ogni giorno la vostra croce e seguitemi. Con queste parole Egli non chiede ,.
di fare nulla ch'Egli Stesso non abbia gia fatta.
Ne e valida scusa dire: Sono una povera in- ;
degna ostia. Che tale era il ladro.
Si osservi che nell'anima di quelladro si ebbero due atteggiamenti, che lo resero entrambi gra- 1
dito a Nostro Signore. 11 primo fu il riconoscere I ~<
ch'egli a':~va meritato. quel che st~va pa~ndo, \
ma che 1 mnocente Cnsto non mentava la --sua
Croce: in altre parole, egli si pent. 11 secondo \ _
fu la fede in Colui Che gli uomini ricusavano / :
rna che egli, il ladro, riconobbe nella Sua essenza
di Re dei Re.
A quali condizioni diventiamo piccole ostie
nel Sacrificio della Messa? Come puo il nostro
sacriHcio diventare tutt'uno con quello di Cristo :
e a Lui gradito quanto quello del ladro? Sol- J
tanto riproducendo neUe nostre anime i due at- t!
teggiamenti dell'anima del ladro: pentimento e
fede.
Prima di tutto, dobbiamo pentirci cosi come si
penn il ladro, e dire: Merito il castigo per i

37

IL CALVARIO E LA MESSA

peccati che ho comme.Yso. Sento il bisogno di


sacrificarmi. " Alcuni di noi non sanno quanto
siamo malvagi o ingrati nei confronti di Dio,
che, se lo sapessimo, non ci dorremmo tanto
delle contrarieta e dei dolori della vita. Le nostre coscienze sono simili a camere immerse nell'oscurita dalle quali la luce sia rimasta esclusa
per molto tempo: tiriamo le ten de, ed ecco, ci
accorgiamo che tutti gli angoli che credevamo
puliti sono polverosi.
Talune coscienze sono state cos1 preoccupate
di giustificarsi da pregare col Fariseo: cc Ti ringrazio, o Dio, perche io non sono come gli altri
uomini. " Altre bestemmiano Dio per le pene
che subiscono e i peccati che commettono, rna
non si pentono. La Seconda Guerra Mondiale,
per esempio, stava a significare una purificazione del male e intendeva insegnarci che noi
non possiamo procedere senza Dio, rna il mondo
, si e rifiutato di far tesoro di tale lezione. A simiglianza del ladron~ di sinistra, si rifiuta di
pentirsi: si rifiuta di scorgere la benche minima
relazione tra il peccato e il sacrificio, tra la ribellione e la croce.
E, invece, quanto pili ci pentiamo, tanto meno ci preoccupiamo di sottrarci alia nostra cro\ ce. Quanto pili scorgiamo la nostra reale essenza, tanto pili, col huon ladrone, diciamo: "Ho
/I meritato questa croce. Egli non voile scusarsi,
non voile giustiHcare il suo peccato, non valle
essere perdonato. Volle, anzi, essere una misera
ostia sulla sua piccola croce: e cio perche si era
pentito. Ne a noi e concesso altro modo di di-

38

L'OFFERTORIO

ventare, unitamente a Cristo, altrettante piccole


ostie durante la Messa se non quello di far san- ]
guinare i nostri cuori; perche se non ammettiamo di essere feriti come possiamo poi provare
il bisogno di sanarci? Se non fa.cciamo atto di
contrizione per la parte da noi avuta neUa Crocifissione, come possiamo mai chiedere che tale
peccato ci venga perdonato?
La seconda condizione per diventare un' ostia CV
durante l'offertorio della Messa e la fede. Il ladro guardo sopra la testa del N ostro Signor Benedetto e vide una scritta che significava RE ".
Strano re, invero! In luogo d'una corona aveva
spine; invece della porpora regale, il Suo stesso
sangue; invece d'un trona, una croce; invece di
cortigiani, carnefici; invece d'una incoronazione,
una crocifissione. E, nondimeno, sotto tutta quel- /
la scoria il ladro vide l'oro, e, fra tutte quelle ;
bestemmie, prego.
Cosi profonda era la sua fede che fu contento
di rimanere in croce. II ladro di sinistra chiedeva d' essere deposto, rna non cos1 il ladro di destra. Perche? Perche quest'ultimo sapeva che ci
sono mali maggiori delle crocifissioni, e un' altra
vita di Ia dalla croce. Aveva fede nell'Uomo sulla croce centrale il quale, se avesse voluto, avrebbe potuto mutare le spine in ghirlande e i
chiodi in bottoni di rosa; rna aveva fede anche
in un Regno di la dalla croce, sapendo che le
sofferenze di questo mondo non son degne di
essere paragonate aile gioie avvenire. Imieme
col Salmista, la sua anima :grido: " Quand' anche
camminassi in mezzo all'ombra della morte, non

39

II.. CALVARlO E LA MESSA


I

avrei paura di alcun male, perche tu sei con


me. u
Tale fede somigliava a quella dei tre giovani
gettati nella fornace di fuoco ardente, ai quali il
re Nabucodonosor aveva ordinato di adorare la
statua d'oro e ohe diedero la seguente risposta:
a Perche, ecco, il nostro Dio che adoriamo, Egli
puo strapparci alia fornace di fuoco ardente e
liberarci dalle tue mani, o re. Ma se anche no!l
lo volesse fare, sappi, o re, che i tuoi. dei noi non
veneriamo, e non adoreremo la statua d' oro che
tu hai eretta! >> Si noti ch'essi non chiesero a
Dio di liberarli dalla fornace di fuoco ardente,
sebbene sapessero ch'Egli poteva arlo : Perche
egli puo strapparci alia fornace di fuoco ardente. D Essi si rimettevano interamente a Dio, e,
come Giobbe, avevano fede in Lui.
E cos:L il buon ladrone: pur sapendo che Nostro Signore avrebbe potuto liherarlo, egli non
chiese di essere deposto dalla croce, perche neppure Nostro Signore ne discese, ad onta della
sfida a Lui rivolta dalla plebaglia. Il ladro voleva, se possibile, essere una piccola ostia, pro- .
prio alia fine della Messa. Cio non significava
ch'egli non arnasse la vita: l'amava quanto l'amiamo noi. Voleva la vita, e una vita lunga, e
la trovo, eM non c'e una vita pili lunga della Vita Etema. A ciascuno di noi, analogamente, e
concesso di scoprire la Vita Eterna. Ma non c'e
a:ltro modo di penetrarla se non il pentimento e
la fede che ci uniscono alia Grande Ostia: al
Cristo Sacerdote e Vittima. Talche diventiamo ladri spirituali e, ancora una volta, rubiamo il cielo.

40

J
PARTE TERZA

IL SANCTUS

" Donna, ecco tuo figlio... Ecco tua madre.


Giov. 19: 26, 27.

Cinque giorni prima, il Nostro Signor Benedetto era entrato trionfalmente nella citta di Gerusalemme: grida trionfali erano riruonate ai
Suoi oreochi e rami di palme erano stati sparsi
a:l Suo passaggio, mentre 1'aria echeggiava d'i
osanna al Figlio di Davide e di lodi al Santissimo d'Israele. A colora che volevano soffocare
la dimostrazione organizzata in Suo onore, No- ~
stro Signore rammento che se la folia si fosse
taciuta, perfino le pietre avrebbero gridato. Fu
l'atto di nascita delle cattedrali gotiche.
Quelli che Lo acclamavano non sapevano )
propriamente perche Lo chiamavano santissimo,
e neppure capivano perche Egli accettasse il
tributo delle loro lodi. Credevano di proclamare
in Lui una sorta di re terreno. Ma Egli accetto )
la loro accoglienza percM era sul punto di diventare il Re di un impero spirituale. Accetta
i loro tributi, i loro osanna, i loro inni di lode \\
;.r
perche stava andando alia Sua Croce in qualita ~ '' \

41

IL CALVARIO E LA

IL SANCTUS

~1ESSA

/ ( di Vittima. E ogni vittima deve essere santa:


Sanctus, Sanctus, Sanctus. Cinque giorni dopo,
divenne il Sanctus della Messa del Calvaria. Ma
durante il Sanctus di quella Sua Messa Egli non
dice cc santo n, bensi parla ai santi; non sussurra
cc Sanctus '', sib bene Si rivolge ai santi, alla Sua
dolce Madre Maria e al Suo discepolo prediletto, Giovanni.
Le singolari parole sono: cc Donna, ecco tuo
figlio ... ecco tua madre. n Parlava ai santi, adesso. Non che avesse bisogno dell'intercessione
dei santi, in quanto era il Santissimo-di Dio; rna
siamo nai che abbiamo bisogno di santita, perche ogni vittima della Messa deve esser santa,
intemerata, incontaminata. Ma in che modo pos( siamo partecipare santamente al Sacrifido della
{. . Messa? A questa domanda Egli rispose, solleci tandoci a metterci sotto la protezione della Madre Sua Benedetta. Si rivolge alla Chiesa e a
tutti i suoi membri nella persona di Giovanni,
e a ciascuno di noi dice: Ecco tua madre. n
Ecco percM, nel rivolgerSi a lei, non la chiama
\ a M adre n, rna a Donna . Ella aveva ora una
missione universale, nel senso che non doveva
(
essere solo la Madre Sua, rna la Madre di tutti
1
i Cristiani. Era stata la Madre Sua: adesso sarebbe stata la Madre del Suo Corpo Mistico,
ossia della Chiesa. E noi saremmo stati i figli
di lei.
"" In codesta parola a Donna si nasconde un
tremendo mistero. Fu in effetti !'ultima lezione
sul piano di un distacco che Gesu le aveva insegnato in quei molti anni, e la prima del nuovo

..
;

ll

42

I'
\

affetto. Nostro Signore aveva gradatamente alienato n, diciamo, i Suoi sentimenti affettivi
dalla Madre Sua, non nel senso ch'ella doveva
amarLo meno, o ch'Egli dovesse amarla meno, ' ->:rna solo nel senso ch' ella doveva amarci di piu. \( I
Ella doveva staccarsi dalla maternita nella carne, solo per approfondire una maggiore materni- 1
ta nello spinto. Di qui la parola cc Donna n. Ella
doveva fare di noi degli altri Cristi, percM, come Maria aveva allevato il Santo di Dio, soltanto cosf poteva allevarci quali santi in funzione
cl,i Dio, degni di dire Sanctus,. Sanctus, Sanctus
nella Messa di quel Calvaria prolungato.
La storia della preparazione alla sua parte di
Madre del Corpo Mistico di Cristo viene narrata in tre scene della vita del suo Divin Figliuolo, 3-(! ~cen ..
oiascuna delle quali implica la lezione che il )
Calvaria stesso ebbe a rivelare: e cioe ch'ella
er-a chiamata ad essere non soltanto la Madre di
Dio rna anche la_Madre degli uomiri.i: non soltanto 1-a Madre dei Santi rna anche la Madre di
tutti quanti aspirassero ad esser santi.
La prima scena si svolse nel Tempio dove g
Maria e Giuseppe trovarono Gesu dopo tre giorni di ricerca. La Madre Benedetta Gli fa presente quanto fossero stati contristati durante la
lunga ricerca, ed Egli risponde: cc Non sapete
che io devo attendere a cio che riguarda il Padre
mio? n I1 che equivale a dire: cc Madre, ho altre faccende oltre a quelle concernenti la bottega di falegname. Il Padre Mio Mi ha mandato
in questo mondo per assolvere il supremo compito della Redenzione, ossia per ~are di tutti gli

43

IL CALv ARlO E LAY MESSA

uom1ru altrettanti figli adottivi del Padre Mio


Celeste nel ben pili grande regno dei fratelli
di Cristo Figlio tuo. Non sappiamo per quanta tempo la visione compiuta di tali parole il~
luminasse Maria, ne s:appiamo se ella allora comprendesse che la Paternita di Dio ste3se a significare ch'ella doveva essere la Madre degli uo17\ mini; certo e, pero, che, diciotto anni dopo, nelIJ la seconda scena, durante il festino nuziale di
Cana, ella giunse a una pili compiuta comprensione di tale missione.
Com'e consolante pens are che il N ostro Signor
Benedetto, il Quale parlava di penitenza, predicava la mortificazione e insisteva sulla nece3sita
di prendere ogni giomo la croce e di seguirLo,
abbia inizioato la Sua vita pubblica assistendo a
un festino nuziale! Quale mirabile comprensione dei nostri cuoril
Qua:ndo, durante il banchetto, il vino venne
a mancare; Marfa, sempre preoccupata degli altri, fu la prima ad accorgersene e la prima e cercare di porvi rimedio. Al Nostro Signor Benedetto si limito a dire: Non hanno piu vino.
E il Nostro Signor Benedetto le disse : Che
' importa a me o a te, donna? L'ora mia non e
ancora venuta. Non la chiamo '' Madre , bensf Donna: lo ste3so titolo ch'eUa avrebbe ricevuto tre anni dopo.
II che equivaleva a dirle: Tu Mi chiedi di
fare qualche cosa che a Me spetta fare in quanto Figlio di Dio. Tu Mi chiedi di operare un miracolo che solo Dio puo operare : tu Mi chiedi
di esercitare la Mia Divinita nei confronti di

44

IL SANCI1JS

tutto il genere umano, cioe.in quanto Redentore


di esso. Ma una volta che la DiVinita avra operata per la salvezza del mondo, tu non sarai
soltanto Mia Madre, ina anche Madre dell'umanita redenta. La tua maternita fisica si tramute- )
ra pertanto nel piu ampio mondo della maternita spirituale, e tale e la ragione per cui ti chiamo " Donna". 11 E per provarle l'efficacia della
sua intercessione nell'ambito della sua missione
di madre univer3ale, Eogli ordino che i reeipienti
venissero riempiti d'acqua, e, per dirla con
Crashaw, il primo miracolo fu cos:f compiuto:
L'acqua, consapevole, vide il suo Dio e si fece
rossa. n
La terza scena si svolge a distanza di due an- ~
ni. Un giorno, Nostro Signore fu interrotto du- .
rante la predicazione da qualcuno che Gli disse: Ecco, tua madre ... sta fuori e desidera parlare con te. .U isse allora il Nostro Signor Bene~
detto: Chi e mia madre? E, stendendo le
mani verso i Suoi discepoli, aggiunse : Ecco
mia madre e i miei fratelli. Perche chiunque fa
la volonta del Padre mio; Che e nei cieli, quegli
mi e fratello . e sorella e madre. 11 II significato
era inequivocabile.. Esiste una materilita spiri;
tuale; esistono altri vincoll oltre a .quelli della
carne; esistono altri legami oltre ai legami del
sangue, cioe i legami spirituali che uniscono insieme quanti partecipano del Regno in cui regnano la Paternita di Dio e la Fraternita di
Cristo.
. Queste tre scene culminano sulla Croce, dalla
quale Maria e chiamata Donna . Fu la secori-

45

IL CALV ARlO E LA MESSA

da Annunciazione. Nella prima, l'angelo le aveva


detto: '' Ti saluto, o Maria. Nella seconda, il
Figlio suo le di~.se: " Donna. >> Il che non significa ch' ella cessava di essere Sua Madre:
ella e sempre la Madre di Dio, solo che la sua
matrnita si allarga e .si espande, diventa spirituale, diventa universale, perche da quel momento ella diventa nostra madre. Nostro Signore
creo il vincolo la dave per natura non esisteva,
perohe solo Dio poteva crearlo.
E in che modo ella divento la 1Madre degli
uomini? Diventando non solamente la madre
rna anche la sposa di Cristo. Egli fu il novella
Adamo, ella u la novella Eva. E come Adamo
ed Eva generarono la loro progenie naturale,
ossia noi, cosf Cristo e Sua Madre generarono,
durante la Crocifissione, la loro progenie spirituale, os.sia noi: figli di Maria, vale a dire membri del Corpo Mistico di Cristo. Elia aveva partorito il suo Figliuolo Primogenito a Betlemme.
Si osservi che Luca chiama Nostro Signore il
;..) / Primogenito, non perche la nostra Madre Benedetta dovesse poi avere altri figli secondo la
carne, rna soltanto perche doveva avere altri figli secondo lo spirito. Nel momenta stesso in cui
il Nos.tro Signor Benedetto le disse: Donna ,
ella divento, in un certo senso, la sposa di Cristo e partori con dolore il suo primogenito seJ condo lo spirito, e costui ebbe nome Giovanni.
Chi sia stato il secondogenito non sappiamo. Puo
essere stato Pietro, puo essere .stato Andrea.
Certo e pero che noi siamo i milionesimi nati
di quella donna ai piedi della Croce. Fu invero

.
I

II

\~

46

IL SANGrUS

un ben meschino baratto, perche ella ricevette


il figlio di Zebedeo in cambio del Figlio di Dio;
rna sta di fatto che il nostro profitto fu maggiore, perche, mentre ella acquistava solo figli disobbedienti e spesso ribelli, noi ottenevamo la
Madre piu amorevole che fosse mai esi.>tita: la
Madre di Gesu.
Noi siamo figli di Maria: figli veri e propri. l
Ella e nostra Madre, non a titolo di finzione, ~
non a titolo di cortesia: e nostra Madre perche
in quel particolare momento ha sofferto le pene
del parto per tutti noi. E perche Nostro Signore
ce l'ha data per Madre? Perche sapeva che sen- /
za di lei non saremmo mai potuti esser santi. (
Egli e venuto a noi attraverso la purezza di lei,
e soltanto attraverso tale purezza noi possiamo
ritornare a lei. Non ce Sanctus indipendentemente da Maria. Ogni vittima che ascende a
quell'a1tare sotto la specie del pane e del vino
deve aver recitato il Confiteor ed esser diventata una vittima santa, ma senza Maria non c'e
santiil:a.
Si osservi che quando alla nostra Madre Benedetta venne rivolta quella parola, un'altra
donna si trovava la, prostrata. Avete mai notato
che, generalmente, ogni raffigurazione tradizionale deNa Crocifissione rappresenta .sempre la
Maddalena inginocchiata ai piedi del Crocifisso? Ma per certo non avete ancora mai visto una
immagine della Madonna prostrata. Giovanni,
ch'era presente, dice nel suo Vangelo ch'ella era
in piedi. Egli la vide in piedi. Ma perche ella \
era in piedi? Ella era in piedi per servirci. Ella

\fr

47

------------ - - -
lL CALVAIUO E LA

~!ESSA

IL SANcrus

era in piedi per assolvere verso di noi il c<'>mpito di ministro, di Madre.


Se in quel momenta .M aria si fosse potuta
protrare al pari della .Maddalena, se soltanto avesse potuto piangere, il suo dolore avrebbe trovato uno sfogo. Il dolore che piange non e mai
il dolore che spezza il ouore. Il ouore che s,infrange e appunto quello che non puo trovar
sfogo nella fontana delle lacrime; il cuore che
si spezza e appunto quello che non puo proro:mpere in una manifestazione emotiva. E tanto
dolore costitui una parte del prezzo del nostro
I riscatto pagato dalla nostra Co-Redentrice, Ma. ria Madre di Dio!
In quanto voile ch'ella fosse la nostra Madre,
N ostro Signore la lascio su questa terra dopo
essere asceso in cielo, ond,ella potesse far da
madre alia Chiesa neonata. La Chiesa neonata
aveva bisogno di una madre, proprio come i'l
Cristo. bambino. Ella doveva rimanere sulla. terra fin quando la sua famiglia non fosse diven) tata adulta. Ecco perche la troviamo in Pentecoste intenta a pregate insieme con gli Apostoli,
ad attendere la discesa della Sacra Ostia: faceva da madre al Corpo Mistico di Cristo.
Ora ella e incoronata nei cieli Regina degli
Angeli e dei Santi e tramuta i cieli in un altro
festino nuziale di Cana in cui intercede presso
il Divin Salvatore a favore nostro, a favore di
noi che siamo gli altri suoi figliuoli, fratelli di
Cristo e figli deJ Padre Celeste.
. Vergine Madre! Quale mirabile congiunzione
quella della verginita con 'La matemita, runa

4'8

-.. ---- - - - - - - - - - - ----- ----

cosa supplendo al difetto dell, 1 I

;e~ginita manoa di qualche c a ~ra, !Ja sola, la

e mcompiuta e valida f'


osa. e mcompleta,
D' ltr
'
mo a un certo
a a ,ra~e, la sola maternita perde qpulntho.
ua c e
cosa: c e In essa un ca:l'
di fioritura, un,assenza ~ento, una. mancanza
rapprochement in cui ci f
germogh. Oh, un
non avesse mai bisogno d . osullse una verginita che
1
n Abb.
a e una materruta
'
?h e non perdesse mai nullaf
m Maria, la Vergine M <:h- . Ian:o entrambe
dombramento dello Spiri~o ~ Ver?me per l'ae a Pentecoste M d
. anto m Betlemme
Gesu' ' . a re per ,t suoi milioni di figli' da
.
a vo1 e a me.
Qw non si tratta d i con d . N
.
ra con Nostro Si-gnore: noio~e~~~ ostia Signo~adre
e adoriamo Nostro Signore. af~e~un~~ra )')_
1
:UU~ quelle cose che soltanto Dio
e- Y
rmsencordia, grazia perd . .
M puo ?are:
mo d,intercedere 'r noi ono, a . .ana. chiedia- r~
cialmente nell' ora :lla
p~esso di Lw, e spe- i /
vicinanza a Ge , 1.
. nos a morte. Per la sua
noi sappiamo ch~ ~~~~it~ nella ~a vocazione,
larmente ascoltato da Nostr~~~o VIenAe particoaltra santa n
.
. Ignore.
nessuna
nvolgerci come un figlio all a rna dOlre possiamo
sua: nessun' altr
.
sun,altra martire, nessun' altra ma~rvergme, nestro confessore ha
. t
e, nessun almru anto sofferto

quanto lei; nessun altr h


. . per nm
diritto di lei a1
a acqwsito maggior
nato.
nostro amore e al nostro patro-

I'

\:

Poiche e la Mediatrice di tutt 1


.
le benevolenze di G ,
e e graZie, tutte
lei, allo stesso modoe~h veGng~nSo a noi attraverso
e esu tesso e Venuto a
49

______......

IL CALV ARIO E LA MESSA

era in piedi per assolvere verso di noi il campito di ministro, di Madre.


Se in quel momenta Maria si fosse potuta
prostrare al pari della .Maddalena, se soltanto avesse potuto piangere, il suo dolore avrebbe trovato uno sfogo. 11 dolore che piange non e mai
il dolore che spezza il ouore. 11 ouore che s'infrange e appunto quello che non puo trovar
sfogo nella fontana delle lacrime; il cuore che
si spezza e appunto quello che non puo prorompere in una manifestazione emotiva. E tanto
dolore costitui una parte del prezzo del nostro
riscatto pagato dalla nostra Co-Redentrice, Maria Madre di Dio!
In quanto volle cllella fosse la nostra Madre,
N ostro Signore la lascio su questa terra dopo
essere asceso in cielo, ond'ella pdtesse far da
madre alla Chiesa neonata. La Chiesa neonata
aveva bisogno di una madre, proprio come il
Cristo. ba.mbino. Ella . doveva rimanere sull.a terra fin quando la sua famiglia non fosse diven) tata adulta. Ecco perche la troviamo in Pentecoste intenta a pregare insieme con gli Apostoli,
ad aUendere la discesa della Sacra Ostia: faceva da madre al Corpo Mistico di Cristo.
Ora ella e incoronata nei cieli Regina degli
Angeli e dei Santi e tramuta i deli in. un altro
festino nuziale di Cana in cui ~ntercede presso
il Divin Salvatore a favore nostro, a favore di
noi che siamo gli altri suoi figliuoli, fratelli di
Cristo e figli deJ Padre Celeste.
Vergine Madre! Quale mirabile congiunzione
quella della verginita con ia maternita, l'una

T'

:::-:-:=:========-

-- ----- -- ---~-==
-----=
-=

lL SANCTUS

cos a supplendo al difetto dell'altr I


vergini:ta manca di qualche
a, ~a sola, Ia
e incompiuta e valida f cosa: e mcompleta,
D' Itr
'
Ino a un certo punt
a a parte, la sola mate 't'
o.
cosa: c'e in essa un ed' rm a perde qualche
di fioritura, un'assen~a ~ent~, una. mancanza
rappTochement in cui ci foss g rmogh .. ~~, un
non avesse mai bisogno d' ulle una vergmita che
I n . a e una m t
't'
?h e non perdesse mai nulla!
Abb .
a erm a
m Maria, Ia Vergine Mach . VIa~o entrambe
ergme per I'adombramento dello Sp" 't ~
e a Pentecoste M d rri o . anto in Betlemme
Ge , , . a re per ), suoi milioni di figli' da
.
su a vo1 e a me.

ra~~~ ~~s:;o~~:o~!:c~:o~~~re. Nost~a Signa-

\.;

Madre e adoriamo Not s


enamo a nostra ) \-di:UU~ qrdueiie cose ch! rs~Jt~if::~r~i!Gp:o~udchie- Y
m1senco ia gr
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are: \
mo d'' t
'd aZia, per. ono; a Maria chiedia- .
m erce ere per nm pr
d. L .
!'->
cialmente nell' ora delia
tresso . I UI, e spe- i /
vicinanza a Gesu impli ~tos a Iml orte. Per Ia sua \

CI a ne a sua vo
.
nm sappiamo che ii suo a
II
.
cazi~ne,
Iarmente ascoltato da N ostr~~i o VIenX partico- .
altra santa noi possiam
. I gn~re.
nessuna
o nvo gerCI come un flglio alia m d
. ,
a re sua: nessun' altra

sun altra martire, nessun'altr


d vergme, nestro confessore ha
.
a ma re, nessun alquanto lei; nessun ~f tanto soff~:to per noi
diritto di lei al nostr tro ha acqu1Slto maggior
nato.
o amore e al nostro patroPoiche e la Mediatrioe di t utt I
.
e e graZie, tutte
Ie benevolenze di Ges ,
lei, allo stesso modo chev~g~noS a noi attraverso \
esu tesso e venuto a
49

- - - - - - - - - - -

IT.. CALV ARIO E LA MESSA

noi attraverso lei. Desideriamo esser santi, ma


sappiamo che senza eli lei non c'e santita, poiche ella e il dono che Gesu ci ha fatto in occasione del Sanctus della Sua Croce. N essuna donna puo mai dirnenticare il figlio nato dal suo
grembo, sicche Maria non puo mai, per certo,
dimenticare noi. Ecco perche nel nostro intimo
noi cerchiamo eli fare in modo che ogni volta
ch'ella vede un altro fanciullo innocente avvicinarsi alia balaustrata della Prima Comunione,
o un altro peccatore pentito avviarsi alia Croce,
o un altro cuore infranto implorare on de I' acqua di una vita sperperata venga tramutata nel
vino dell'amor di Dio, oda ancora una volta le
parole: '' Donna, ecco tuo figlio. >>

50

PARTE QUARTA

LA CONSAGRAZIONE

" Dio mio, Dio mio, perche mi hai


abbandonato? - Matt. 27: 46.
La Quarta Parola e la Consacrazione della
Messa del Calvario. Le prime tre Parole furono
rivolte agli uomini, ma le ultime quattro furono
rivolte a Dio. Siamo adesso nelJo stadio finale
della passione. Nella Quarta Parola non c'e, in
tutto l'universo, che Dio e Lui. E l'ora delle tenebre, questa. D'un tratto, in codesta oscurita,
il silenzio e rotto da un grido: un grido cosi terribile, cos! indimenticabile, che perfino quelli
che non comprendevano la lingua ebraica ne ricordarono gli strani accenti: " Eli, Elt, lamma
sabactani? Lo registrarono cosi, nell' aspra lezione ebraica, perche fin quando vissero non
riuscirono mai a scacciare dalle loro orecchie il
suono di tali accenti.
Le tenebre che, in quel momento, ricoprivano
la terra erano solamente il simbolo esteriore della tenebrosa notte dell'ani:ma interiore. n sole,
in verita, non poteva non nascondere la faccia,

51

o::-;.

IL CALVARIO E LA :MESSA

dinanzi all' orrendo delitto di deificio. Una delle


ragioni effettive per cui la terra era stata creata
era che vi si erigesse una croce; e ora che .la
Croce vi era stata eretta, il creato soffriva e si
oscurava.
Ma perche que! grido di tenebra? Perche quel
grido di abbandono : '' Dio mi?, Di.o mio, J?erc~e
mi hai abbandonato? n? Era 1l gndo dell espiazione del peccato. Il peccato e l'abbandono di
Dio da parte dell'uomo, e la creatura che abbandona il Creatore, allo stesso modo che un fio-re potrebbe abbandonare la luce solare che gli
ha dato forza e bellezza. Il peccato e una separazione, un divorzio, il divorzio originario dalla
unione con Dio, dal quale sono derivati tutti gli
altri divorzi.
Essendo Egli venuto sulla terra per redimere
gli uomini dal peccato, era logico che sentisse
tale abbandono, tale separazione, tale divorzio.
Lo senti dapprima in.ternamente, nella Sua anima, come la base di una montagna, se consapevole, potrebbe sentirsi abbandonata dal sole qualora una nuvola le si accumulasse d'intorno, pur
se le sue vette fossero sfolgoranti di luce. Non
c' era peccato, nella sua anima, rna dal momento
ch'Egli aveva voluto sentire l'effetto del peccato,
, un terribile senso d'isolamento e di solitudine Lo
invase: la solitudine di chi sia senza Dio.
Rinunziando alla Divina consolazione che avrebbe potuto avere, sprofondo in una tremenda solitudine umana, per espiare l'isolamento di
un'anima che abbia perduto Dio a seguito del
peccato: la solitudine dell'ateo che nega l'esi-

LA CONSACRAZIONE

.,

stenza di Dio; l'isolamento dell'uomo che baratta la fede con le cose terrene, e la disperaiione
di tutti i peccatori che, perche senza Dio, avvertono un senso di nostalgia. Giunse perfino a redimere tutti quelli che si rifiutarono di credere,
quelli che nella sofferenza e nell'infelicita bestemmiano e abbandonano Dio, esclamando :
a Perche questa morte? Perche devo perdere i
miei beni? Perche devo soffrire? ll . Espio tutte
queste case, rivolgendo un " Perche a Dh
Ma per meglio rivelare l'i.ntensita di que! sen.- \
so di ll!bbandono, la manifesto con un segno esterno. Poiche l'uomo si era separato da Dio,
Lui, nel corso d~ll'espiazione, permise al Suo
Sangue di separarSi dal Suo Corpo. Il peccato
era penetrato nel sangue dell'uomo; e, come se
Egli fosse responsabile dei peccati del mondo,
vuoto del Suo Sacra Sangue il calice del Suo
Corpo. Possiamo quasi udirLo mentre die~:
a Padre, questo e il Mio Corpo, e questo e il ~
Mio Sangue. Essi si separano l'un dall'altro, come l'umanita si e separata da Te. Tal'e la consacrazione della Mia Croce. ,,
Cio ohe, quel giorno, accadde sulla Croce
accade adesso nella Messa, con questa differenza: sulla Croce il Salvatore era solo, nella )' ).,e.o ---~_ -.
Messa e con noi. Egli, dunque, non puo mai piu I ~ to'<' "0. \
soffrire nella Sua natura umana: come puo allora la Messa essere la ripetizione del Calvaria?
Come puo Cristo rinnovare la Croce? Egli non ~
puo tornare a soffrire nella Sua natura umana,
che e nei cieli ove fruisce della beatitudine, rna \
puo torn-are a soffrire nelle nostre nature umane.

~.

52

5.'3

-1

-----------~--------')o!~W.- - - - - - - - - - -

IL CALV ARID E LA MESSA

Non puo rinnovare il Cal'vario nel Suo corpo fisico, rna puo rinnovarlo nel Suo gorpo M istico:
r la Chiesa. Il Sacrificio della Croce puo ripetersi
t a condizione che noi diamo a L. ui il nostro cor(1/ po e il nostro sangue, e cos! completamente col m'Egli ha dato il Suo 1Corpo e il Suo Sangue,
ond'Egli possa offrirSi di nuovo al Suo Padre
Celeste per la redenzione del Suo Corpo Mistico: la Chiesa.
Cos! il Cristo va nel mondo raccogliendo altre nature umane che vogliono essere altrettanti
Cristi. Affinche i nostri sacrifici, le riostre sofferenze, i nostri Oolgota, le nostre crocifissioni,
non abbiano a essere isolati, disgiunti, sconnessi, la Chiesa li mette insieme, li raccoglie, li unifica, li fonde, li ammassa, e questo ammasso di
tutti i nostri sacrifici delle nostre umane nature
individuali si unisce nella Messa al Grande Sa---------- crificio di Cristo sulla Croce.
Quando assistiamo alia Messa, noi non siamo
soltanto individui terreni o unita solitarie, rna
parti viventi di un grande ordine spirituale nel
quale l'Infinito penetra e avviluppa..-il finito, l'Eterno irrompe nel temporale, e lo spirituale si
veste di materialita. Non v'e sulla terra di Dio
niente di piu solenne del terribile momenta della Consacrazione, perche la Messa non e una
preghiera, ne un inno, ne alcunche di recitato, .
bens1 un Atto Divino con cui veniamo a contatto in un determinato momenta.
Un esempio, sia pure imperfetto, puo esser
dato dalla radio. L'aria e piena di sinfonie e discorsi; noi non vi mettiamo ne parole ne musica,

54

LA CONSACRAZIONE

'}

ma, mediante una scelta, possiamo stabilire con


le une e con l'altra un contatto sintoni:aandole
nella nostra radio. Cos! re deJ:la Messa, ohe e un
Atto Divino singolare, unico, col quale veniamo
a contatto ogni volta ch'esso e rappresentato e
ripetuto nella Messa.
Quando viene comata una medaglia o una
moneta, questa e la rappresentazione materiale,
visibile, di un'idea spiritua'le esistente nella mente del1' artista. N onostante Ia molteplicita delle
monete coniate, n modello .e sempre lo stesso.
Analogamente, nella Messa, il Modello, ossia il
sacrificio di Cristo sui Calvaria, si rinnova sui
nostri altari ogni volta che un essere umano viene a contatto con esso nel momenta della consacrazione, ina i'l ' sacrificio sempre il medesimo a
maigrado della molteplicita delle Messe. La
Messa e, quindi, il modo in cui il Sacrificio del 21J
Calvario comunica con noi sotto la specie del
pane e del vino.
Noi siamo sull'altare satto l'apparenza del pane e del vino, perche l'uno e l'altro sono le sostanze della vita, e, pertanto, nel dare cio che
ci da la vita, noi diamo, simbolicamente, noi
stessi. Oltre a cio, il grana deve acconsentire a
diventare pane, e ruva deve pas:mre attraverso
la vendemmia per diventar vino. Ecco perche
entrambi stanno a rappresentare i Cr.istiani che
intendono soffrire con Cristo, per potere anche
essi regnare con Lui.
Quando la consacrazione della Messa ci avvicina a Nostro Signore, e come se Egli ci dicesse:
Tu, Maria; tu Giovanni; tu, Pietro; tu, Andrea

55

IL CALVARIO E LA MESSA

- voi, tutti voi - dateMi il vostro corpo, dateMi il vostro sangue. DateMi tutto di voil Io
( non posso soffrire piu. Son passato attraverso la
Mia Croce, ho vissuto le sofferenze del Mio
corpo fisico, rna non ho vissuto le sofferenze di
cui ha bisogno il Mio Corpo Mistico, di cui voi
fate parte. ta Messa e il momento in cui ciascuno di voi puo adempiere alia lettera la Mia
ingiunzione: 'Prendete la vostra croce e seguitemi'.

Su:Ua Croce il N ostro Signor Benedetto guardava a voi, sperando che, un giorno, Gli avreste
dato voi stessi nel momento della corisacrazione:
oggi, nella Messa, tale speranza, dal Nostro Signor Benedetto corrcepita nei vostri confronti,
si traduce in realta. Quando aS'si!stete alia Messa,
Egli Si aspetta il dono effettivo del vostro essere.
. Giunto il momento della consacrazione, il sacerdote, in obhedienza alla parola di Nostro Signore, Fate questo in memoria di me ,. prende il pane e dice: ({ Questo e il mio corpo ; poi
leva il calice del vino e dice: Questo e il calice
del mio sangue e del nuovo ed eterno testamento. Non consacra contempor.aneamente il pane
ed il vino, rna separatamente. La consacrazione
in due tempi del pane e del vino e la rappresentazione simholica della separazione del corpo
dal sangue, e, giacche la Crocifbsione ci ha le1
. )gato in eredita questo mistero, il Calvario si ripete quindi sui nostro altare. Ma, come abbiamo detto, Oisto non e solo, sul nostro altare:
con Lui siamo noi. Onde le parole della consa-

56

LA CONSACRAZIONE

' j

crazione hanno un duplice significato. Il signii- . _


cato originario di tali parole e: It Questo e il 7<]
Corpo di Cristo, questo e il Sangue di Cristo ;
rna il significato secondario .e = " Questo .e il mio I~'
corpo, questo e il mio sangue. ))
Tal e il fine della vita! Redimerci unitamente
a Cristo, applicando i Suoi .meriti aUe nostre anime, assimilandoci a Lui in ogni cosa, perfin0
nella Sua morte sulla Croce. Egli visse la Sua
consacrazione sulla Croce onde noi potessim~
vivere la nostra nella Messa: nulla e piu atroce \
della inutilita della sofferenza.

Pensate quanto si soffre negli ospedali, e


quail-to soffrono i poveri e i diseredati! Pensate
anche quanta parte di tanta soffere~za va sprecata! Quante di queste anime solitarie, dolenti,
abbandonate, crocifisse, dicono, con Nostro Signore, nel momento della consacrazione: Questo e il mio corpo. Prendetelo ? E, invece, ecco
cio che tutti noi dovremmo dire in tale momento:

<< IO DO ME STESSO A DIO.


ECCO IL MIO
CORPO: PRENDILO. ECCO IL MIO SANGUE:
PRENDILO. ECCO LA MIA ANIMA, LA MIA VOLONTA, LA MIA ENERGIA , LA MIA FORZ4, I
MIEI AVERI, LA MIA RICCHEZZA: TUTTO CIO
CHE HO. E TUO. PREZ'WILO! CONSACRALO! OFFRILO! OFFRILO CON TE STESSO AL PADRE
I
CELESTE AFFINCHE EGLI, GUARDANDO A QUESTO GRANDE SACRIFICIO, POSSA VEDERE SOLO

57

IL CAL VARlO E LA MESSA

LA CONSACRAZIONE

TE, IL FIGLIO SUO DILETTO, NEL QUALE SI


COMPIACE. MUTA IL POVERO PANE DELLA
MIA VITA NELLA TUA VITA DIVINA; VERSA IL
VINO DELLA MIA VITA SPRECATA NEL TUO
SPIRITO DIVINO; FA' DELLA MIA CROCE UN
CROCIFISSO. NON PERMETTERE CHE IL MIO
ABBANDONO E IL Mto DOLORE E IL MIO SACRIFICIO VADANO SPRECATI. RACCOGLI I FRAMMENTI E, COME LA GOCCIA D'ACQUA VIENE
ASSORBITA DAL VINO NELL'OFFERTORIO DELLA MESSA, FA' IN MODO CHELA MIA VITA
VENGA ASSORBITA DALLA TUA, CHE LA MIA
PICCOLA CROCE VENGA CONGIUNTA ALLA TUA
GRANDE CROCE, ONDE 10 POSSA GODERE DELLA FELICITA ETERNA UNITAMENTE ATE.
u CONSACRA QUESTE SOFFERENZE DELLA
MIA VITA CHE, SE NON FOSSERO UNITE ATE,
NON VERREBBERO COMPENSATE; TRANSUSTANZIAMI AFFINCHE, COME IL PANE CHE
ADESSO E IL TUO CORPO, E COME IL VINO
CHE ADESSO E IL TlTO SANGUE, ANCH'IO POSSA ESSERE INTERAMENTE TUO. NON M'IMPORTA CHE LE SPECIE NON RIMANGANO, NE
CHE, COME IL PANE E COME IL VINO, IO NON
APPAIA PHJ QUAL ERO PRIMA A TUTTI GLI OCCHI TERRENI. LA MIA SOSTA NELLA VITA, I
MIEI COMPITI QUOTIDIAN!, .IL MIO LAVORO,
LA MIA FAMIGLIA, TUTTE QUESTE COSE NON
SONO CHE LE SPECIE DELLA MIA VITA CHE
POSSONO RIMANERE IMMUTATE; MA LA
sostanza DELLA MIA VITA, LA MIA ANIMA, LA

MIA MENTE, LA MIA VOLONTA, IL MIO CUORE, TRANSUSTANZIALI, VOLGILI INTERAMENTE


A TUO SERVIZIO, ONDE TUTTI, ATTRAVERSO
ME, POSSANO SAPERE QUANTO DOLCE E L'AMORE DI CRISTO. n AMEN.

58

59

PARTE QUINTA

LA OOMUNIONE

Ho sete.

n -

Giov. 19: 28.

11 N ostro Signor Benedetto giunge alia comunione della Sua Messa quando dalle profondita
del Sacro Cuore scaturisce il grido: Ho sete.
Non aveva Egli, certamente, sete di acqua, perohe Sua e la terra e tutto quanto essa contiene;
ne aveva sete di alcuna deLle rinfrescanti bevande terrene, perche aveva placato la furia
prorompente dei mari. Quando gli avevano offerto da bere, non aveva accettato. Di ben altro
genere era la sete che Lo torturava: era ass etato delle anime e dei cuori degli uomini.
' Era un grido di comunione, quello: rultimo
d'una lunga serie degli appelli pastorali di Dio
ana ricerca degli uomini. 11 fatto stesso che si
manifestava con la piu atroce di tutte le sofferenze umane, ossia con la sete, clava la misura
della sua profondita ed intensita. Gli uomini
possono aver fame di Dio, ma Dio ha sete degli
uomini. Egli aveva avuto sete dell'uomo nella
Creazione quando lo aveva chiamato a spartire
con Lui Ia divinita nel giardino del Paradiso;

IL CALV ARIO E LA MESSA

aveva avuto sete dell'uomo nella Rivelazione,


quando aveva tentato di riconquistarne il cuore
errante confidandogli i segreti del Suo amore;
aveva avuto sete dell'uomo nell'Incar.nazione
quando all'oggetto del Suo amore, appunto, Si
era fatto simile, assumendo forma e costumi umani.
Adesso aveva sete dell'uomo nella Redenzione, perche nessuno ha un amore pili grande di
questo, di uno che dia la vita per i suoi amici."'
Era l' appello .finale alla comunione prima che
il sipario calasse sul Grande Dramma della Sua
vita terrena. Tutte_ le miriadi di amori dei genitori per i figli, dello sposo per la sposa, se riunite in un solo grande amore, non avrebbero
costituito che la minima frazione dell' am ore di
Dio per l'uomo in quel grido di sete. 11 quale
signifi.cava, a un tempo, non solo quanta assetato Egli fosse dei miseri, dei cuori affamati e
n elle anime vuote, ma anche quanto intenso
fosse il Suo desiderio di soddisfare la nostra piu
profonda aspirazione.
In realta, nella nostra sete di Dio non dovrebbe esserci nulla di misterioso: il cuore non aspi) ra forse alia sorgente, il girasole non si volge
_ /
forse verso il sole, i fiumi non si gettano forse
~\ rnel mare? Ma che Egli, considerata la nost ra in\ degnita, e considerato il poco merito del nostro
amore, ami noi, questa il mistero! E, nondimeno, tale e il significato della sete che Dio ha di
comunicare con noi.

"' Cfr. Giov. 15: 13. (N. d. T.) .

62

LA COMUNIONE

Egli lo aveva gH1. espresso .nella parabola della


Pecorella Smarrita, quando aveva -detto che non
gli bastavano le altre novantanove: solo la pecorella smarrita avrebbe potuto darGli la gioia
perfetta. Adesso tale verita veniva espressa di
nuovo, dalla Croce: niente avrebbe potuto appagare del tutto la Sua sete se non il cuore d' ogni uomo, d'ogni donna, d'ogni fanciullo, appositamente per Lui creati, e <:he quindi non sarebbero mai potuti esser felici finche non avessera trovato pace in Lui.
La base di questo appello alla comunione e
1'Amore, perche 1'Amore, di sua natura stessa;
tende all'unita. L'amore reciproco dei cittadini
genera l'unita dello Stato; l'amore dell'uomo per
la donna e della donna per l'uomo genera l'unita di due esseri in una carne sola; 1'am ore di
Dio per l'uomo invoca un'unita basata sull'Inc~rnazione, ossia l'unita di tutti gli uomini nel
Corpo e nel Sangue di Cristo.
Sicche, per sigillare il Suo amore per noi, Dio
ci ha dati a Lui nella Santa Comunione, cosi
ch'Egli e la Sua natura umana tratta dal grembo
della Madonna fossero tutt'uno nell'unita della
Sua Persona, cosi ch'Egli e noi, tratti dal grem- 1
bo dell'umanita, potessimo essere tutt'uno nella \
unita del Corpo Mistico di Cristo. Ecco uerche
adoperiamo il verbo cc ricevere quando parliamo della comunione con Nostro Signore nell'Eucarestia, perche letteralmente rioeviamo n la
Vi'ta Divina, allo stesso modo che un infante riceve effettivamente la vita della propria madr.e .
Qua1siasi vita e alimentata dalla comunione
63

-----

...............--:----

---------------

IL CAL VARIO E LA MESSA


LA COMUNIONE

con una vita superiore. Se le piante potessero


parlare, direbbero all'umidita e alla luce del sole:
a Se non comunicate con me, se 'non assimilate
le mie leggi . e facolta d' ordine superiore, in
voi non sara mai vita alcuna.
Se gli animali potessero parlare, direbbero al~
le piante: cc Se non comunicate con me, non a~
vrete mai in voi la mia vita, ch'e di ordine superiore. n E noi diciamo a tutte le creature d' or~
dine inferiore: Se non comunicate con me, non
parteciperete mai alla mia vita umana. ''
Perche, dunque, Nostro Signore non dovrebbe
dirci: cc Se non comunicate con Me, in voi non
sara mai vita alcuna n? L'inferiore si trasforma
in superiore, le piante si trasformano in animali,
gli animali in uomini, e fuomo, secondo un processo piu sublime, si cc divinizza , se mi e Iecito usare questa espressione, mediante una comunione sempre piu intensa con la vita di
{]risto.
~
La comunione e qumdi; anzituttc; Ia ricezione
della Vita Divina, una vita' alla quale noi non
abbiamo piu diritto che non abbia il marmo a
~ fiorire. :E il puro dono di un Dio assolutamente
misericordioso Che ci ha amati al punto da voIerSi unire con noi, non gia nei vincoli della
carne, rna negli ineffabili vincoli dello Spirito,
dove 1'amore non conosce sazieta rna soltanto
estasi e gioia.
E quanta prontamente Lo avremmo dimenticato, da non poterLo, come Betlemme e N azareth, ricevere nelle nostre anime! Non c'e dono
ne ritratto che possa sostituire la persona amata.

E cio ben sapeva Nostro Signore. Avevamo bi.


sogno di Lui, ond'Egli Si diede a noi.
Ma c'e un altro aspetto della Comumone, al
quale solo di rado volgiamo la m~nt~. La Comunione implica non soltanto la ncez~one ~ella
Vita Divina: essa significa anche che Dio c1 da
la vita umana. Qualsiasi amore e reciproco. Non .
esistono amori unilaterali, perche, per la sua
natura stessa, 1' amore esige la reciprocita. Dio
1
ha sete di noi, rna cio significa che anche l'uO'lilo
deve, a sua volta, aver sete di Dio. Sennon~he,
pensiamo mai che Cristo. rice':e. 1~ Comumone
da noi? Ogni volta che c1 avviCmiamo alla ?alaustrata de1la Comunione, diciamo ohe rrceviamo la Comunione, e cio appunto e tutto
quanta fanno molti di noi: si li:mitano a rice~
vere la Comunione n.
Oltre alla ricezione della Vita Divina, la Comunione ha un altro aspetto, del quale parla
S. Giovanni. San Paolo a sua volta, illustra que~
sta verita in una delle sue Epistole ai Corinti. La
Comunione non e soltanto un'incorporazione alIa vita di Cristo: e anche un'incorpor~zione ~lla
Sua morte. a Poiche qtiante volte vo1 mang1ate
questa pane e bevete questO ca~ice, _rammentere~
te l'annunzio della morte del Srgnore, fino a che
Egli venga. n
La vita naturale ha due aspetti: quello ana~ \ \
bolico e quello catabo~ico,- ~nch-e. la vita sopran- J
naturale ha due aspett1: 1ed1ficaZI~ne del model- \
lo di Cristo e il crollo del vecchio Adamo. La 1

>-

(1

64

-----=-~~-- ----

I Lettera ai Corinti, 11: 26. {N. d. T.)

65

. - --

IL CALVABJO E LA

Comunione, pertanto, non implica :wlo una a ricezione rna an~-donazione , . Non si
puo ascendere a una v1ta superiore se prima non
si sia mortf a una vita inferiore. La Domenica
\ di Pasqua non presuppone forse il Venerdi Santo? Forse che ogni amore non implica una donazione reciproca, donde consegue una conquista
reciproca? Cio ammesso, non dovrebbe forse la
balaustrata della Comunione essere un luogo di
scambio, invece che un luogo di e.>clusiva rice~
zione? Forse che la Vita e soltanto quella che
passa da Cristo a noi, e non gia anche l'inverso?
Dobbiamo vuotare il calice, e non contribuire in
alcun modo a riempirlo? Dobbiamo ricevere il
pane senza fornire il grano da macinare, dobbiamo ricevere il vino e non dare i grappoli da vendemmiare? Se durante tutta la nostra vita ci limitassimo ad andare alla Comunione per rice'
vere la Vita Divina e portarcela via senza dar
1
1 nulla in cambia, saremmo i parassiti del Corpo
Mistico di Cristo.
L'ingiunzione di Paolo ci invita a colmare il
nostro corpo delle sofferenze occorrenti alla Pa.>sione di Cristo. Alla mensa eucaristica noi dobbiamo quindi portare uno spirito di sacrificio:
dobbiamo portare la mortificazione della parte
pili indegna di noi, le croci pazientemente sopportate, la crocifissione del nostro egotismo, la
morte della nostra concupiscenza, e perfino la
difficolta con cui ci avviciniamo alla Comunione. Allora la Comunione diventa quale si e sem\\ pre intesa che fos.>e, cioe un commercia tra Cri1 sto e l'anima, nel quale noi diamo la Sua Marte
66

LA

~ESSA

.f

CO~UNIONE

raffigurata nelle nostre vite, ed Egli da la Sua )\


, Vita raffigurata nel nostro stato di figli adot. tivi. \
Noi Gli diamo il nostro tempo, Egli ci da la Sua
etemita; noi Gli diamo la nostra umanita, Egli
ci da la Sua divinita; noi Gli diamo la nostra nullita, Egli ci da il Suo tutto.

Intendiamo noi davvero la natura dell'amore?


Talvolta, nei momenti di espansione affettiva per
un bambino, non abbiamo forse detto, con parole probabilmente diverse da queste, rna sostanzialmente identiche : (( Tanto bene voglio a questa bambino che vorrei possederlo proprio entro di me "? E perche? Perche qualsiasi amore
ambisce all'unita. Nell'ordine naturale, Dio ha
concesso grandi piaceri all'unita della carne, rna
che non sono in alcun modo paragonabili al piacere dell'unita dello spirito, allorche la divinita
si trasferisce all'umanita, e l'umanita alla divinita, allorche la nostra volonta va a Lui ed Egli
viene a noi, on de cessiamo d' essere uomini e cominciamo a diventare figli di Dio.
Se c'e mai stato nella vostra vita un momenta
in cui, per virtU di un cuore bello e nobile, vi
siete sentito trasportare al terzo o al settimo cielo; se c'e mai stata nella vostra vita una volta in
cui il nobile amore di un sublime cuore umano
vi ha rapito in estasi; se c'e mai stata una volta
in cui avete effettivamente amato un cuore umano, pens ate aJlora, vi pre go, che cos a dev' essere
il sentirsi uniti al gran Cuore dell'Amore! Se il
cuore umano, in tutta la sua bella e nobile ricchezza cristiana, puo a tal punta palpitare, a tal
punto esaltarci, a tal punto renderci estatici, che
67

IL CALV ARIO E LA MESSA

cosa dev' essere allora il gran cuore eli Cristo?


Oh, se cosi splendente e la scintilla, che cosa
dev'essere mai la fiammal
Ci rendiamo perfettamente conto della misura in cui la Comunione e connessa col Sacri:ficio,
sia da parte di N ostro Signore che da parte nostra, di noi Sue meschine e deboli creature? L~
Messa fa si che le due cose siano inseparabili:
non c'e Comunione senza Consacrazione. Non c~e
ricezione del pane e del vino da noi offerti, fino
a quando l'uno e l'altro non siano stati transu"
stanziati nel Corpo e nel Sangue eli Cristo. La
Comunione e la conseguenza del Calvario: ossia, noi viviamo eli cio che uccidiamo. Qualsiasi
natura testimonia di questa verita; i nostri corpi vivono in quanto uccidono gli animali dei
campi e le piante dei giardini. Noi traiamo la
vita dalla loro crocifissione. Ma non li uccidiamo a scopo di elistruzione, bensi a scopo di com~
pletezza: li immoliamo per amor di comurtione.
E adesso, con un sublime paradosso del Divino Amore, Dio fa della Sua Croce il mezzo
stesso della nostra salvezza. N oi Lo abbiamo ucciso, Lo abbiamo trafitto con chiodi, Lo abbiamo crocifisso, ina I'Amore, nel Suo Cuore sempiterno, non Si .a'rrese. Volle darci la vita stessa
che noi uccidevamo, voile darci I'Alimento stesso che noi distruggevamo, voile nutrirci del Pane stesso che noi seppellivamo e del Sangue stes-.
so che noi versavamo. Del nostro stesso delitto
Egli feee una propizia colpa: muto una Crocifissione in una Redenzibne, una Consacrazione
in una .Comunione, -una morte in una vita etema.

68

LA COMUNIONE

Ed e appunto questa che fa dell'uomo un cosi gran mistero! Perche l'uomo dev'essere amato
non e un mister a: il grande mistero e perche egli
non debba amare a sua volta. Perche Nostro Signore dev'essere il Grande Non-Amato? Perche
!'Amore non dev'essere amato? Perche, insomma, ogni volta ch'Egli dice: " Ho sete n, noi
Gli diamo aceta e fiele?

69

PARTE SESTA

L'

ITE, MISSA EST

E finito.

Giov. 19: 30.

Il Nostro Salvator Benedetto giunge adesso all Ite, missa est della Sua Messa, mentre prorompe nel grido di trionfo: '' E finito. >>
Finita e l'opera di salvazione, rna quando ha
avuto inizio? Ha avuto inizio nella non-eta del- \
h eternita, allorche Dio valle creare l'uomo.
Fin dall'inizio del mondo c' era una Divina
lmpazienza a restituire l'uomo alle braccia di j
Dio.
Nei cieli il Verba era impaziente d'essere
l' Agnello sgozzato fin dall' inizio del mondo n
Era impaziente nei modelli e simboli profetici,
mentre il Suo viso . agonizzante veniva riflesso
in centinaia di specchi punteggianti l'intera storia dell'Antico Testamento. Era impaziente di
essere effettivamente l'lsacco che trasporta la
legna del Suo sacrificio in obbedienza agli ordini del Suo Celeste Abramo. Era impaziente
di tradurre in realta il mistico simbolo dell'Agnello della Pasqua ebraica, che veniva ucciso
senza che un solo osso del suo corpo si rompes71

----....

----------

~.........

-- --

IL CALVARIO E LA MESSA

se. Era impaziente d'essere il nuovo Abele, ucciso dai suoi invidiosi fratelli della stirpe di
Caino, onde il Suo Sangue potesse invocare il
perdono dal Cielo. Era impaziente nel grembo
materno, quando saluto il Suo precursore Giovanni. Era impaziente nella Circoncisione, quan{ do anticipo lo spargimento del Suo Sangue e ricevette il nome di a Salvatore . Era impaziente
a dodici anni, quando alla Madre rammento come Egli dovesse attendere alle cose del Padre
Suo. Era impaziente nella Sua vita pubblica,
quando disse che doveva essere ancora battezzato con un battesimo e che era angustiato finche esso non si compisse >> 0 Era impaziente
nel Getsemani, quando ricuso d'essere consolato
da dodici legioni di ange!i per arrossare le radici
degli ulivi col Suo Sangue. redentore. Era impaziente durante l'Ulti:ma Cena, quando anticipa
la separazione del Suo Corpo dal Suo Sangue
sotto l'apparenza del pane e del vino. E si accrebbe quindi l'impazienza allorche, alla fine
dell'Ultima Cena, si avvicino l'ora delle tenebre:
ed Egli canto. Fu la sola volta che canto: nel
momento in cui andava a morte.
11 mondo sarebbe rimasto indifferente se le
stelle si fossero infiammate di lruce, o le montagne si fossero erte come simboli di perplessita,
o i colli avessero pagato il loro tributo alle valli

" Qui . il battesimo e inteso nel sen~o di sofferenza.


Ofr. Luca 12: 50: Io devo ancore. essere battezzato con
un battesimo, e come sono angustiato finche esso non si
compial (N. d. T.)

72

.' i;

L ' " ITE, MISSA EST

da cui avevan tratto la vita. L'importante era


che ogni parola da Lui predetta risultasse vera.
11 cielo e la terra non sarebbero trascorsi fino
a quando ogni iota o particella non si fosse com-.
piuta. Una sola piccola iota rimaneva, una piccolissima iota: una parola di Davide che prevedeva l'adempimento di ogni predizione. Ora che
ogni altra cosa si era adempiuta, Egli ademp1
quella iota: Lui, il vero Davide, cito il profetico
Davide: a E: finito.
Ma che cosa e finito? Finita e la Redenzione
dell'uomo. L'Amore aveva completato la sua
missione, che I'Amore aveva fatto .tutto quanto
poteva. Due sono le cose che l'Amore puo fare.
L'Amore, per la sua natura stessa, tende a una
Incarnazione, e ogni Incarnazione tende a una
Crocifissione. 0 forse che ogni vero amore non
tende a un'Incarnazione? Nell' ordine dell' amore
umano, forse che l'amore del marito per la moglie, e della moglie per il marito, non crea, dal
reciproco amore dei coniugi stessi, l'incarnazione del loro confluente, sotto forma di un figlio?
Forse che, una volta procreatolo, i genitori non
si sacrificano per lui, fino ad affrontare la morte? Questa amore, dunque, tende a una crocifissione.
Ma questo e soltanto un riflesso dell'ordine
Divino, in cui l'amore di Dio per l'uomo e stato
cos! profondo ed intenso da terminare in una
Incarnazione, che ha trovato Dio in forma e costume d'uomo, ossia dell'oggetto del Suo amore. Ma l'amore di Nostro Signore per l'uomo non
si e fermato con l'Incarnazione. Diversamente
73

L' ITE, MISSA EST n

IL CALV ARIO E LA MESSA

da chiunque. altro sia mai nato, Nostro Signore


e venuto in questa mondo per redimerlo, sicche
la morte e stata il :mpremo fine da Lui ricercato. La morte ha interrotto la carriera dei gran~
di uomini, rna non e stata un'interruzione per
Nostro Signore, bensi la Sua gloria suprema, l'unico fine da Lui anelato.
La Sua Incarnazione tendeva quindi alia Crocifissione, perche " nessuno ha un amore pili
grande di questo, di uno che dia la vita per i
suoi amici. n Adesso :ch~ l'Amore aveva compiuto la sua corsa nel senso della Redenzione
dell'uomo, il Divino Amore poteva dire: Ho
fatto per la mia vigna tutto quanta era in me. n
Pili che morire l'Amore non puo. \ E: finito: Ite,
missa est. ''
La Sua opera e finita. Ma la nostra? Quando
Egli disse: '' E finito n, non intendeva dire che
le opportunita della Sua vita fossero finite, bensf che cosi pedettamente la Sua opera era stata
compiuta che niei:l1e -poteva aggiungervisi per
renderla pili perfetta; il che assai di rado si verifica quando si tratta dell'opera nostra. Troppi
di noi terminano la propria vita, rna pochi son
~elli che la vedono compiuta. Una vita peccaminosa puo aver fine, rna una vita peccaminosa
non e mai una vita compiuta.
- - Se la nostra vita avra soltanto a fine , i nostri amici domanderanno: Quanta ha lasciato? " Ma se la nostra vita sara a compiuta ", i
nostri amici domanderanno: Quanta ha portato seco? Una vita compiuta non si misura dagli anni, rna dai fatti; non dal tempo trascorso

tI

I.

,\

74

nella vigna, rna dal lavoro adempiuto. In breve


volger .di tempo un .uomo puo compiere parecchi
anni; perfin6 colora che giungono alia dodicesima ora possono compiere le lora vite; perfino
colora che, come il ladro, giungono a Dio sul
punta di spirare possono compiere le loro vite
nel Regno di Dio.. Per essi non vale la triste
parola di rimpianta: " Troppo tardi, o antica
Bellezza, Ti ho amata.
Nostro Signore compf la Sua opera, rna noi '\
non abbiamo compiuto la nostra. Egli ci ha in- J
dicato la via da seguire. Assolta la Sua opera,
Egli depose la Croce, mentre noi dobbiamo ancora erigerla. Egli com pi la Redenzione nel Suo \
Corpo fisico , mentre noi non l'abbiamo ancora 1
compiuta nel Suo Corpo Mistico. Egli compi la
salvezza, mentre noi dobbiamo ancora applicarla \
aile nostre anime. Egli termino il Tempio, mentre noi dobbiamo vivervi. Egli termino il modello della Croce, mentre noi dobbiamo comporre la nostra in base a quello. Egli finf di I
riempire il calice, mentre noi non abbiamo finito
di berne la rinfrescante bevanda. Egli pianto
il campo di grano, mentre noi dobbiamo ancora
raccoglierne il frutto nei nostri granai. Egli compi il Sacrificio del Calvaria, mentre noi dobbia- j
mo compiere la Messa.
La Crocifissione non voleva essere un . dram-~
rna d'ispirazione, bensi un atto esemplare sui \
quale noi avremmo dovuto modellare le nostre
vite. 11 nostro compito non e di stare a guardar
la Croce come qualcosa che abbia avuto principia e fine al pari della vita di Socrate. Cia ch'e

75

'

---II!F""""'_.,...........--~ --

--.
L'

IL CALVARIO E LA MESSA

st;o;to compiuto sul Calvaria e a noi giovevole


. nella misura in cui lo ripetiamo nelle nostre proprie vite.
Il'\che vien reso possibile dalla Messa, perche
al riooovar.>i del Calvaria sui nostri altari noi
non siamo spettatori rna partecipi della Redenzione, ed e in questa sede che noi compiamo
la nostra opera; Egli ci ha detto: << E io, quando
san) innalzato da terra, tutto tram) a me. Egli
campi la Sua opera quando fu innalzato sulla
Croce: noi terminiamo la nostra quando Gli diamo modo di trarci a Se nella Messa.
La Messa rende la Croce visibile a qualsiasi
occhio, colloca la Crace a tutti i quadrivi della
civilta, porta il Calvaria cos! vicino che perfino
un piede stanco puo coprire la distanza che lo .
separa dal suo dolce abbraccio, che ogni mana
puo giungere a toccare il suo Sacra Fardello, e
ogni orecchio udire il suo dolce appello, giacche la Messa e la Croce sono la stessa cosa. In
entrambe c'e la stessa offerta della volonta perfettamente .:;ottomessa del Figlio diletto, lo stesso Corpo infranto, e vi si sparge lo stesso Sangue e si ha lo stesso Divino Perdono. Tutto cio
ch'e stato detto e fatto e operata durante la
Santa Messa dobbiamo portarcelo via con noi,
e viverlo, praticarlo, innestarlo in tutte le condizioni e circostanze della nostra vita quoti:diana.
II Suo Sacrificio diventa il nostro in quanta ne
fa l'oblazione di noi stes:;i congiuntamente a noi;
la Sua Vita data per noi diventa la nostra vita
data per Lui. Sicche noi ritorniamo dalla Messa
come quelli che hanna fatto la lora scelta, han76

----. --..........

tt

ITE, MISSA EST

>>

no rinunziato al mondo, e, per la generazione


in cui viviamo, diventiamo altrettanti Cristi: possente testimonianza vivente di quell'Amore che
e marta perche noi potessimo vivere con Amore.
Questa nostro mondo e pieno di cattedrali gotiche incomplete, di vite incompiute e di anime
per meta crocifisse. Alcuni portano la Croce al
Calvario e poi l'abbandonano; altri vi vengono
inchiodati e se ne distaccano prima dell' elevazione; altri ancora subi:;cono la crocifissione, rna
in risposta alia parola di sfida: Scendi , ne
scendono dopa un' ora... due ore... due ore e cin:.
quantanove min uti. I veri Cristiani sono quelli A
che perseverano sino alia firie. Nostro Signore )
vi rimase fino a quando non ebbe finito.
Analogamente, il sacerdote deve rimanere sul1'altare sino a quando la Messa non sia finita.
Non puo discenderne. Cosi, noi dobbiamo rimanere con la Croce fino a quando le nostre vite
non siano compiute. Cristo in Croce e il prototipo e il modello di una vita compiuta. La no- {
stra natura umana e la materia prima, la nostra
volonta e lo scalpello, la grazia di Dio l'energia
e l'ispirazione.
Lavorando di scalpello sulla nostra natura incompiuta noi asportiamo dapprima enormi blocchi di egoismo; poi, cesellando con maggiore delicatezza, rimuoviamo pezzi pili piccoli di egoismo; fino a quando un solo tocco occorre per
completare il capolavoro: cioe un uomo compiuto, fatto a immagine e somiglianza del rnadella sulla Croce. Noi siamo sull'altare sotto il
:;imbolo del pane e del vino, abbiamo offerto
77

IL CALVARIO E LA MESSA

noi stessi a N ostro Signore, ed Egli ci ha consacrati.


Non dobbiamo dunque andarcene, rna rimaner H sino alla fine, pregando incessantemente,
affinche, terminata la nostra vita e volgendoci
noi indietro a riguardare una vita vissuta in intima comunione con la Croce, l'eco della Sesta
Parola possa risuonare sulle nostre lab bra: << E
finito. n
E quando i soavi accenti dell'Ite, missa est supereranno i corridoi del Tempio e penetreranno
le '' ascose merlature dell' eternita )) , i cori degli
angeli e l' esercito biancovestito della Chiesa
Trionfante risponderanno: << Deo gratias. n

78

p AllTE

SETTIMA

L'ULTIMO VANGELO

,, Padre, nelle tue mani raccomando


lo spirito mio. n - Luca 23: 46.
E un sublime paradosso il fatto che !'Ultimo
Vangelo della Messa ci riporta al principia,
giacche comincia con le parole In principia n.
E tale e la vita: il termine di questa vita e il
principia della vita futura. Perfettamente logico, dunque, che !'Ultima Parola di Nostro Signore fosse il Suo Ultimo Vangelo: Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio. n Come
!'Ultimo Vangelo della Messa, anch' essa Lo riporta al principia, perche ora Egli ritorna al
Padre dal Quale e ve.nuto. Ha completato !'opera Sua. Ha cominciato la Sua Messa con la parola Padre n, la termina con la medesima parola.

Tutto quanta e perfetto ll, dicevano i Greci,


<< si muove in sensa circolare. )) Come i grandi
pianeti completano la loro orbita soltanto dopo
un lungo periodo di tempo, ritornando quindi
al punta di partenza, come a salutare Colui Che
Ji ha mandati per .la lora strada, cos1 il Verba
Incarnato, venuto quaggiu a dire la Sua Messa,

79

i)

.' li;

L'ur;TI;MO VANGELO

IL CALVARlO E LA MESSA

completa ora la Sua carriera terrena e ritorna al


Padre Suo Celeste Che Lo ha mandato in pellegrinaggio a redimere il mondo. 11 Figiuol Prodigo sta per fare ritomo alia Casa del Padre:
non e fors'Egli il Figliuol Prodigo? Trentatre
anni fa ha lasciato la Casa del Padre e le beatitudini celesti per scendere su questa nostra
terra, ch'e una contrada straniera, perche straniera e ogni contrada che sia lontana dalla Casa
del Padre.
Per trentatre anni Egli ha dissipate la Sua
ricchezza. Ha dissipato la ricchezza della Sua
Verita nell'infallibilita della Sua Chiesa; ha dissipate la ricchezza del Suo Potere nell' autorita
di cui ha investito i Suoi apostoli e i loro successori; ha dissipato la ricchezza della Sua Vita
nella Redenzione e nei Sacramenti. Ora che non
ne e timasta neppure una goccia, Egli toma a
_guardare desioso alia Casa del Padre, e con un
alto grido lancia il Suo Spirito fra le braocia del
Padre, rna non come chi si precipiti nelle tenebre, hens come chi sa dove sta an dan do : verso
la Casa, cioo, del Padre Suo.
In quest'Ultima Parola e in quest'Ultimo Vangelo che Lo riportano al Principia dei principi,
ossia al Padre Suo, si palesano la storia e il ritmo della vita. Ogni cdsa, quando finisee, deve
in un certo modo ritornare al suo principia; e
percio, come il Figlio ritoma al Padre, come
Nicodemo deve nasoere di nuovo "\ come il

corpo ridiventa polvere, cos l'anima dell'uomo,


perche proveniente da Dio, deve, un giomo, ritornare a Dio.
La morte non e la fine d' ogni cos a. La fredda
zolla che cade sul sepolcro non segna la fine
della storia dell'uomo. 11 modo com'egli ha vis- \
suto in questa vita determina il modo come vivdt nella vita futura. Se durante la vita terrena
ha sospirato Dio, la morte sara per lui come la ~
liberazione da una gabbia, in quanto gli dara
modo di usare le sue ali per volare fra le braecia del Divino Diletto; rna se durante la vita si
e allontanato da Dio, la morte sara per lui il 1
princ1p10 di un' etema fuga dalla Vita e dalla /
Verita e dall'Amore : cioe I'inferno.
Dinanzi al trono di Dio, donde siamo partiti
per il nostro noviziato terreno, dobbiamo, un
giorno, tomare a render conto del nostro operato di dispensieri. Quando l'ultimo covone sara
stato messo nel granaio, non ci sara creatura
umana che non si trovera ad aver accettato oppure respinto il dono divino della Redenzione,

'\

I
I

Cfr. Giov. 3: i -5: Tra i Farisei c'era un uomo


chiamato Nicodemo, uno dei c~pi dei Giudei. Egli venne

Gesu e gli disse: ' Maestro, noi sappiamo che sei venuto da parte di Dio, come un dottore,
perche nessuno puo fare i miracoli che tu fai, se Dio
non e con lui. ' Gesu gli rispose: ' In verita, in verita ti
dico che se uno non nasce di nuovo, non puo vedere il
regno di Dio. ' Nicodemo gli domando: 'Come mai puo
un uomo nascere, quando e vecchio? Puo forse entrare
una seconda vo1ta nel seno di sua madre e nascere di
nuovo? ' Gesu rispose: ' In verita, in verita ti dico
che se uno non rinasce dalfacqua e dallo Spirito Santo,
non puo entrare nel regno di Dio.' (N. d . T .)

80

81

di notte a trovare

IL CAL VARlO E LA MESSA

ad aver quindi firmato, nell'accettarlo o nel respingerlo, il mandata del suo destino eterno.
Come le vendite vengono registrate su un libro-cassa in vista del termine della nostra giornata commerciale, cos! i nostri pensieri, le nostre
parole e le nostre azioni vengono registrati in
vista del Giudizio finale. Ma se avremo vissuto
solo all'ombra della Croce, la morte non sara
una fine, rna il principia della vita eterna. lnvece che una separazione, sara un incontro; invece che una partenza, sara un arrivo; invece
che una fine, sara un Ultimo Vangelo : un ritorno al .princirpio. Quando una voce sussurrera:
( '' Devi dipartirti dalla terra , la voce del Padre
dira: cc Vieni a me, figlio mio. "
In questa mondo siamo stati mandati come
figli di Dio, per assistere al Santo Sacrificio
(
' \ della Messa. Dobbiam preri:der posto ai piedi
della Croce e, come quelli che ivi stettero il
prima giorno, verr'emo richiesti di far la nostra
dichiarazione di lealta. Iddio ei ha dato il grano e l'uva della vita, e noi, come quegli uomini
cui, nel Vangelo erano stat~ dati i talenti, dovremo dimostrare di saper ricambiare codesto dono
\ divino ~ .

L'UL'!'LMO VANGELO

1\

Cfr. Matt. 25 : 14-'30: Ia parabola dei talenti, in '


cui Gesu dice .di un uomo che, sui punta di mettersi in
viaggio, consegna ai suoi servi i suoi beni sotto forma
di talenoti, onde li facciano fruttare; e .soprattutto Ia conclus-i one, in cui, al servo cihe, ricewto un talento, lo
aveva sotterrato: Toglietegii percio il talento e datelo
a colui ohe ne ha dieci; perche a chi ha sara. dato di piu,
ed egli sara nell'abbondanza; rna a chi non ha sara tolto
82

\.

t'
'I

Iddio ci ha dato la vita sotto forma di grano e


di uva, ed e nostro dovere consacrarli e restituirli a Dio sotto forma di pane e di vino: transustanziati, divinizzati, spiritualizzati. In mano
nostra dev' essere il raccolto dopo la primavera
del pellegrinaggio terreno.
Ecco perche il Calvaria e eretto in mezzo a
noi, ecco perche noi ci troviamo sul suo sacro
colle. Non siamo stati creati per essere meri spettatori, intenti a giocare a dadi come i carnefici
di quel tempo antico, hens! per partecipare al
mistero della Croce.
Se potessimo raffigurare il Giudizio finale in
termini di Messa, lo raffigureremmo nel modo
come il Padre saluto il Figlio Suo, e cioe, os- \
servandoNe le mani. Queste recavano i segni del
travaglio, i calli della redenzione, le stigmate \
della salvazione. Analogamente, quando sara
)
terminato il nostro pellegrinaggio terreno, e rioi
saremo ritornati al principia, Dio osservera entrambe le nostre mani. Se, durante la vita, le
nostre mani avranno toccato le mani del Suo
Divin Figliuolo, recheranno gli stessi lividi segni
dei chiodi; se, durante la vita, i nostri piedi avranno percorso la medesima strada che mena

anche quel poco che non ha. E questa servo inutile gettatelo fuori, nelle tenebre: ivi sara pian to e stridor di
denti. , Dove il significato e chiarissimo quando si sottolinei la spiegazione del pad:rone ritomato dal via-ggio:
" Servo iniquo e inngardo, sapev:i cihe io mieto dove non
ho seminato e raccolgo dove non ho sparso: dovevi dunque portare il mio danaro ai banchieri, e al mio ritorno
avrei ritirato il mio con l'interesse. (N. d. T.)

83

n.

CALVARIO E LA MESSA

alla gloria eterna attraverso le difficolta di un


roccioso ed aspro Calvaria, recheranno le stesse
ferite; se i nostri cuori avranno palpitate all'unisono col Cuore Suo, mostreranno Ia fenditura laterale prodotta dalla Iancia malvagia della
terra invidiosa.
Benedetti sono invero quelli che, nelle lora
mani crocifisse, portano il pane e i1 vino di una
vita consa.crata, sottoscritta dalla firma e sigillata dal sigillo dell' Amore redentore. Ma guai
a quelli che dal Calvaria discendono con le mani illese e bianche.
Voglia Dio che, quando la vita sara trascorsa
e la terra svanira come un sogno dopa i1 risveglio e 1'eternita inondera col suo splendore le
anime no.>tre, possiamo con fede umile e trionfante riecheggiare !'Ultima Parola di Cristo :
Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito
i:nio. >>
E cosi ha fine la Messa di Cristo. II Confiteor
e stato la Sua preghiera al Padre per il perdono
dei nostri peccati; l'Offertorio e stato la presentazione, sulla patena della Croce, di piCcole o- "
stie, simboleggianti il ladro e noi; il Sanctus e
stato la Sua raccomandazione di noi a Maria,
Regina dei. Santi; la Consacrazione e stata la separazione del Suo Sangue dal Suo Corpo, noneM 1'apparente separazione della divinita dall'umanita; la Comunione e stata la Sua sete delle anime degli uomini; l'lte, missa est e stato il
compimento dell' opera di salvezza; I' Ultimo
V angelo e stato i1 ritorno al Padre don de siam a
venuti.

84

L' ULTIMO VANGELO

E ora che la Messa e finita, ed Egli ha raccomandato lo Spirito Suo a1 Padre, Si prepara,
Lui, a restituire il Suo Corpo alia . Madre Sua
Benedetta ai piedi della Croce. Ancora una volta, quindi, la fine sara il principia, perche .al
principia della Sua Vita terrena Egli Si e abbandonato, a Betlemm~, nel grembo di lei, e ora,
sui Calvaria, tornera ad abbandonarvisi.
La terra era stata crudele con Lui; i Suoi pie~
di -avevano inseguito Ia pecorella smarrita e noi
li . trafiggemmo col ferro ; le Sue mani avevano
distribuito il ~ane della vita eterna e noi le fiisammo con chiodi; le Sue lab-bra avevano pr~
riunziato la Verita e noi le sigillammo con la
polvere. Egli era venuto a darci Ia Vita e noi
sopprimemmo la Sua. Ma fu q uesta il nostro
error~ fatale, che in effetti non la sop'primemmo,
benSI tentammo soltanto di sopprimerla. Egli
vi rinunzio di Sua volonta. Gli Evangelisti, in- ~
fatti, non dicono mai ch'Egli mor:L Dicono: Rese lo spirito. Volontariamente, deliberatamente, &li abbandono la vita.
Non fu la morte ad avvicinarsi a Lui rna Lui \
ad avvicinarSi alia morte. Ecco perch6, all'approssimarsi della fine, il Salvatore ordina al partale della morte di spalancarsi ond'Egli pa.>sa
accedere alla presenza del Padre. II calice e stato gradatamente vuotato del prezioso vino rosso
della salvezza. Le rocce della terra aprono le 1
lora avide bocche per here, q uasi che siano piu
assetate della bevanda della salvezza che non :
gli aridi cuori degli uomini; la terra stessa e per- 1
corsa da un tremito di orrore perche gli uomini 1

II

85

IL CALV ARIO E LA MESSA

L'ULTIMO VANGELO
. l

hanno levato sul suo petto la Croce di Dio. La


Maddalena, la penitente, si aggrappa come di
consueto ai Suoi piedi, e ivi sara. di nuovo nel
mattino di Pasqua; Giovanni, il sacerdote, il cui
viso sembra rechi l'impronta dell'amore, ascolta
i battiti del Cuore di cui ha imparato e amato e
posseduto i segreti; Maria pensa quanta diverse
sia il Calvaria da Betlemme.
Trentatre anni fa Maria !li e chinata a guardate il Suo sacra volto: ades3o e Lui a guardarla
dall'alto. A Betlemme il cielo ha guardato in
giu, ver3o la superficie della terra: adesso le parti sono invertite. La terra guarda in su, verso la
volta del cielo: rna e un cielo sciupato dalle cicatrici della terra. Lei Egli ha amato pili di
tutte le creature terrene, perche era la Madre
Sua e di tutti noi. Lei per prima Egli ha visto
nel venire sulla terra; lei per ultima Egli vedra
nel dipartirSi dalla terra. I loro occhi s'incontrano, splendenti di vita e parlanti un lingua,ggio tutto loro. Ed ecco in un'estasi d'amore un
cuore spezzar3i, e poi una testa reclinare, un
cuore infrangersi. Nelle mani di Dio Egli rende,
puro e iinmacolato, il Suo spirito, con una voce
alta e sonora che proclama la vittoria eterna. E
.Maria adesso e solamente una M adre senza il Fioglio : Gesu e morto.
Maria figge in alto il suo sguardo negli occhi
di Lui, limpidissimi anohe in morte : " Somma
Sacerdote del Cielo e della terra, la Tua Messa
e finita! Lascia l'altare della Croce ed entra nella Tua Sacrestia. In quanta Somino Sacerdote,
sei venuto dalla sacre3tia del Cielo, rivestito de-

86

gli abiti dell'umanita e recando il Tuo Corpo


sotto forma -di Pane e il Tuo Sangue sotto forma
diVino.
<< Ora ii Sacrificio e stato consumato. :E suonata la campana della Consacrazione. Tu hai offerto il Tuo Spirito al Padre, e il Tuo Corpo e
il Tuo Sangue agli uomini. Non rimane, adesso,
che il calice vuotato. Entra nella Tua Sacrestia
spogliati degli indumenti della mortalita e in~
dossa le vesti bianche dell'immortalita. Mostra
al Padre Ch'e nei Cieli le Tue mani e i Tuoi piedi e il Tuo costa to e di': 'Qui sono stato ferito {
nella casa di quelli che mi amana'.
" Entra, o Somma Sacerdote, nella Tua Sacrestia Celeste, e quando i Tuoi ambasciatori
terreni solleveranno il Pane e il Vino, mostra Te
Stesso al Padre, amorevolmente intercedendo per
noi fino alla consumazione del mondo. Con Te
la terra e stata crudele, rna Tu sarai benigno con
la t~rra. La terra Ti sollevo sulla Croce, rna Tu
solleverai la terra verso la Croce. Apri la porta
della Sacrestia Celeste, o Somma Sacerdote! Ecco, noi ade3so siamo dietro la porta e bussiamo.
<< E a te, Maria, che cosa diremo? Maria, tu
sei il Sacrestano del Somma Sacerdotel Fosti un
Sacrestano in Betlemme quando Egli venne a te
sotto forma di grana e di uva nella stalla di Betlemme. Fosti il Suo Sacrestano ai piedi della
Croce, dov'Egli, attraverso la Crocifissione, divenne il Pane e il Vino Viventi. Sei il Suo Sacrestano adesso ch'Egli viene dall'altare della Croce recando solamente il calice ormai vuoto del
Suo sacro Corpo.

87

'.

.'i

/.
.,

IL CALVARlO E LA MESSA
u Quando questo calice si abbandona nel tuo
grembo, sembra quasi che sia totnato il tempo
di Betlemme, percM Egli di nuovo ti appartiene. Ma ' sembra' solamente, che in Betlemme
Egli era il calice il cui oro doveva subire la pro"va del fuoco; mentre adesso, sul Calvaria, Egli
e il calice il cui oro e passato attraverso i fuochi
del Golgota e del Calvaria. In Betlemme Egli
era bianco perohe proveniva dal Padre; adesso
e rosso perche proviene da noi. Ma tu sei sempre il Suo Sacrestano! E, in quanto Madre lmmacolata di tutte le ostie che vanno all' altare, o
Vergine Maria, mandaci all'altare puri, e puri
conservaci, fino al giomo in cui entreremo nel~
la celeste Sacrestia del Regno dei Cieli, ove tu
sarai il nostro eterno Sacrestano ed Egli sara il
nostro eterno Sacerdote.
E a voi, amici del Crocifisso, diremo che il
vostro Sommo Sacerdote ha lasciato la Croce ma
ci ha lasciato 1'altare. Sulla Croce era solo, nella
Messa e con rioi. Sulla Croce ha sofferto nel Suo
Corpo fisico, sull' altare soffre nel Corpo Mistico,
o:>sia in noi. Sulla Croce era l'unica ostia, nella
Messa noi siamo le ostie piccole e Lui 1' ostia
grande che riceve il Calvaria attraverso noi.
Sulla Croce Egli era il Vino, nella Messa noi
siamo la goccia d'acqua mescolata al vino e consacrata con Lui. In questa sensa Egli e tuttora
sulla Croce, recita tuttora il Confiteor con noi,
tuttora ci perdona, tuttora ci raccomanda a Maria, tuttora ha sete di noi, tuttora ci trae verso
il Padre, perche fin quando sulla terra rimarra
il peccato vi rimarra la Croce.

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L'UL'I'IMO VANGELO

Dovunque c'e silenzio intorno a me,


Giorno o notte che . sia.
Sussulto: e un grido.
Partito dalla croce.
Per la prima volta l'udivo,
Andai fuori e guardai,
E trovai un Uomo crocifisso,
E: 'Ti liberero ', dissi,
E tentai di cavare i chiodi dai Suoi piedi.
Ma Egli disse: 'Lasciali,
Che Io non posso esser deposto
Fin quando ogni uomo e donna e bambino
Non verranno insieme a deporMi '.
Diss'io: 'Maio non sopporto il Tuo grido.
Che posso fare? '
Ed Egli a me: ' V a' per il mondo
Ed a chittnque incontrerai di':
C'e un Uomo sulla Croce. ' "
(Elizabeth Cheney)

FINE

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