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Cari fratelli e sorelle, oggi celebriamo la festa di Cristo Re, che segna la fine dell’anno liturgico.

Questa festa
venne istituita solennemente nel 1925.

Gesù Cristo è veramente nostro Re, e per ben due motivi: innanzitutto perché insieme al Padre e allo spirito
Santo è il nostro Creatore. Il secondo motivo è che Cristo è il nostro Redentore, cioè che ci ha salvati dal
peccato. Ma per salvarci dal peccato, è morto in croce, per questo la crocifissione di Cristo e la sua regalità
sono collegate molto strettamente.

Se prendiamo il Vangelo, vediamo come i soldati si fanno beffe di Gesù, lo provocano: «Se tu sei il re dei
Giudei, salva te stesso». Chi ha potere, è capace di salvare se stesso, chi invece non ha potere non può fare
nulla. Tuttavia la regalità di Cristo non si esprime come sono abitate a pensare le potenze di questo mondo.

Infatti il suo scopo non è la propria, egoistica salvezza, ma la nostra salvezza. Sulla croce Cristo non salva sé
stesso, ma i peccatori che si convertono e confidano in Lui. In questo modo Gesù dichiara la sua regalità
proprio nel momento della sua suprema umiliazione, poiché è mediante la croce che diventa il redentore di
ogni uomo. Come dice un famoso inno liturgico: “avanzano i vessilli del Re, risplende il mistero della Croce:
Dio regna dal legno”.

Com’è diversa la mentalità di Dio da quella dell’uomo! Dice così Benedetto XVI: “Non è il potere che
redime, ma l’amore. Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore … Tutte le ideologie del potere si
giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione
dell’umanità" La contemplazione della regalità di Cristo c’insegna "che il mondo viene salvato dal Crocifisso,
non dai crocifissori”1.

Vediamo questo proprio nel Buon Ladrone. Il Ladrone riconosce e proclama la regalità di Gesù, nonostante
fosse crocifisso. E proprio momento più tragico, in fin di vita, sente l’annuncio di salvezza fattogli da Cristo
stesso:

Il ladro riconosce e proclama la regalità di Gesù, pur vedendolo nelle stesse condizioni infamanti in cui si
trova egli stesso. In conseguenza di questo riconoscimento, il ladro pentito può sentire l’annuncio della
bella notizia fattogli da Gesù stesso: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». La porta del
Paradiso che era chiusa per il peccato di Adamo ed Eva, si riapre grazie alla Morte in croce di Gesù. E il buon
ladrone è il primo che vi entra.

Noi siamo come il buon ladrone. Infatti anche noi siamo carichi di peccati, ma, se ci pentiamo di vero cuore,
Gesù ci perdonerà e ci condurrà con sé nel suo regno di luce infinita. Guardiamo con gli occhi del cuore
Gesù che muore in croce per noi; ricordiamo che siamo stati noi a metterlo su quella croce, con i nostri
peccati. Se vogliamo che Gesù regni in noi, in nessun modo deve in noi regnare il peccato

Affidiamoci allora alla Vergine Maria chiedendole di aiutarci sempre a ricordare che Cristo è il nostro Re
morto per salvarci e ad essergli sempre fedeli, cercando di non peccare. Sia lodato Gesù Cristo!

Avvisi

1
Benedetto XVI, Insegnamenti I 2005, 23-24