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DOMENICA XXI – B

Tra la prima lettura che abbiamo ascoltato del libro di Giosuè e il Vangelo di Giovanni c’è un tema
comune: gli uomini che non vogliono servire Iddio e l’abbandonano.
Essendo nelle due situazioni la cosa comune l’abbandono non è uguale quel che motiva una tale
indisposizione davanti a Yahvè. Nel primo caso si tratta d’una mancanza di memoria di tanti
benefici ricevuti, nel secondo caso nella durezza del linguaggio di Gesù.
Vediamo ciascuna delle due situazioni:
a. Il popolo d’Israele, magari pensando di essere inferiore agli altri popoli per essere legato a
una fede che l’impediva fare maggiori progressi materiali, comincia a frequentare e a simpatizzare
con altri dei, costruiti per gli uomini (i dei degli egiziani –oltre il fiume, verso occidente-, o i dei
degli Amorrèi verso l’oriente). Il popolo era come abbagliato vedendo i progressi materiali dei
popoli circostanti e comincia erroneamente a pensare che la causa di certi propri insuccessi e di
avere una condizione materiale più modesta degli altri era la religione …
Davanti a questi atteggiamenti si alza Giosuè e punge il cuore degli israeliti
“Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri
padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrèi, nel paese dei quali abitate.
Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore”.
Cioè li rimprovera la superficialità e la instabilità che li porta a non voler servire al Signore; e
stiamo attenti che qua “servire” (verbo usato per ben 14 volte in questo brano, quindi anche è una
chiave per interpretarlo…) significa aderire liberamente e gioiosamente al vero Dio e alla vera
religione, abbandonando energicamente il servire idolatrico.
Il popolo, al sentirsi pungere dalle parole di Giosuè, reagisce facendo memoria dei benefici ricevuti
da Dio.
“…il popolo rispose e disse: «Lungi da noi l'abbandonare il Signore per servire altri dei!
17 Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d'Egitto, dalla
condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha
protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo
passati. 18 Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che
abitavano il paese. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro
Dio” (Gios. 24,16-18).
Cioè, vediamo come il solo ricordo dei benefici ricevuti stimola al popolo d’Israele ad aderire a Dio
e a rifiutarsi a servire idolatricamente ai dei e idoli pagani che non hanno niente d’offrire che Dio
non gli conceda.

Nel testo Evangelico anche si vede un rifiuto da parte degli israeliani ad accettare Gesù. Il motivo
che danno per lasciare al signore è la durezza del suo linguaggio:
“…dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” (Giov.
6,60).
L’operare di essi è proprio incoerente giacché volentieri ascoltano e seguono le lusinghe e promesse
false dei farisei e degli uomini mondani accettando cose che non hanno nessuna coerenza ne
credibilità però si rifiutano ad accettare le parole veritiere del Cristo. Credono a qualsiasi cosa meno
alla verità proposta in modo chiaro e deciso.
E il linguaggio di Gesù, è d’avvero duro?
Certamente di sì, pensiamo per esempio ad altri fatti della vita di Gesù:
* «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi,
ma non ci riusciranno” Lc 13,24
* Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e
troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
* “uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». Gli
rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo
non ha dove posare il capo». E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar
prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro
morti». (Mt. 8, 19,22)
* E ai greci che volevano vedere e conoscere Gesù: “Questi si avvicinarono a Filippo…e gli
chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e
Filippo andarono a dirlo a Gesù. …In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra
non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi
odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna…. (Gv. 12,21,ss.)
* “Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua”.(Mt. 16,24)

La proposta di Gesù certamente che è dura ma molto chiara. Chi non la comprende è perché non
vuole. La non comprensione del suo messaggio e il conseguente rifiuto a servirlo non sono motivati
nella durezza del linguaggio ma nel non volere rinunciare al benessere e dal non volere accettare
che il cammino per il cristiano è il cammino regale della croce. Non intendono poiché non vogliono
intendere; perché intendere significherebbe dover cambiare tante cose che non sono a posto.

Questi due atteggiamenti ingrati che si verificano negli israeliti purtroppo li vediamo troppo
frequenti anche nelle nostre proprie vite: dobbiamo essere attenti per non cadere anche noi nello
stesso rifiuto del Cristo di questi uomini!

1. Dobbiamo essere attenti a non dimenticare i benefici ricevuti da Dio: la dimenticanza colpevole
dei doni divini, l’oblio di tante cure che Dio ha esercitato nel nostro confronto sono atteggiamenti
iniqui e ingrati. Dobbiamo spesso stimolare il nostro cuore col ricordo e memoria dei benefici
divini.
“Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti
come non l'avessi ricevuto?” (I Cor. 4,7).
Il Signore continuamente richiama al popolo eletto a fare memoria dei suoi benefici: è l’unico modo
di mantenere accesa la fiamma della devozione e di disporci bene nel confronto divino per meritare
nuovi benefici da Dio (la gratitudine e fonte di nuovi doni e elargizioni divine).

2. Dobbiamo convincerci che in questa vita siamo pellegrini e non siamo qua per passarla bene e
per godere delle cose terrene: le cose Dio ci le ha concesse perché usando bene di esse possiamo
meritare la vita vera. Ricordiamoci delle parole durissime di Gesù nel confronto del ricco avaro che
voleva solo godere e non aiutava al povero Lazzaro…andò al inferno e li mendicava dal povero
Lazzaro un goccia d’acqua per spengere la sette che provava:
“Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro
parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti” (Lc 16,25)
“…guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.Guai a voi che ora siete sazi,
perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. (Lc 6,24-
26)
Attenti con fare un culto al benessere, con servire il confort come gli israeliani servivano gli idoli
pagani. I sacrifici, gli insuccessi, la mancanza di qualche cosa materiale non sono la fine del
mondo: il cristiano deve essere consapevole che il vero cammino che conduce alla vita è la croce, la
sofferenza. Soffrendo per Gesù e amandolo e servendolo in questa terra ci acquistiamo la il biglietto
di entrata in paradiso.
La Madonna Santissima, regina consolatrice degli afflitti, Madre Dolcissima della umanità ci
insegni la via retta e vera che conduce alla vita, ci ottenga la grazia di una memoria sempre fresca
dei benefici divini e la sapienza della croce, camino stretto e aspro che guida alla felicità.