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Focalizzandoci sulla triade Ungaretti, Montale, Quasimodo si pensi

alla sostanziale omogeneit tematica: dallmotivo dellesilio, sentito


essenzialmente come impossibilit di riconoscersi in un ruolo
sociale, a quello del nomadismo come una perpetua ricerca di
ordine smarrito, di centro (Montale), di una patria perduta
(Quasimodo), di un paese innocente (Ungaretti) per sfuggire ad un
senso dinstabilit e di intima disarmonia.
La crisi dellindividualismo borghese comporta infatti il rifiuto di un
impegno sul piano della storia, reso particolarmente difficile dagli
avvenimenti di quegli anni, con il conseguente senso di vuoto,
deturpamento interiore, aridit. La ricerca di unarmonia impossibile
da realizzarsi nella societ viene proiettata in un rapporto viscerale
con la natura, in un atteggiamento di totale abbandono al proprio io
che in alcuni luoghi di Quasimodo, come quelli di Ungaretti e
Montale, pu sfiorare il senso mistico di un nuovo panismo che
supera, pur riecheggiandolo , quello dannunziano.
Con pari se non con maggiore convinzioni di altri protagonisti della
stessa stagione poetica, Quasimodo ha sempre sostenuto unidea
dellarte ben lontana da quella dellart pour lart. Lidea di una
poesia come nozione pura che preclude al poeta la possibilit di
vivere una dimensione sociale e lo costringe a isolarsi per meglio
scolpire il suo monumento funebre a chi, come lui, si definisce uno
come tanti, operaio di sogni. Lermetismo, o orfismo della parola,
che gli stato riconosciuto a volte come capo dimputazione, non
va assolutamente come un modo di destituire la poesia da
responsabilit sociali in una sorta di rinuncia della sua funzione
etica e non solo quella estetica. Ma, al contrario, per Quasimodo la
poesia si trasforma in etica proprio per la sua resa di bellezza. Il
compito del poeta, nella sua affermazione di libert sul piano
estetico ma anche su quello etico si trova a suo agio in uno stadio
aurorale di formazione e progettazione di riforme sociali mentre
diventa scomodo in societ assertive a centri occulti o palesi di
potere. Il poeta individua nei mass media gli strumenti con cui i
centri di potere riescono a manipolare le conoscenze attraverso una
subdola degradazione del concetto di cultura
Nel nostro tempo la difesa del politico della cultura e quindi anche del poeta
scopertamente o oscuramente su molteplici vie; la pi facile quella della degradazione
del concetto di cultura. I mezzi meccanico-scientifici, radio e televisione, lo aiutano a

rompere lunit delle arti a favorire le poetiche che non disturbano nemmeno le ombre.
()
La degradazione del concetto di cultura operata sulle masse, che credono cos di
affacciarsi sui piedi del sapere, non un fattore politico moderno ma nuova e pi rapida
la tecnica usata per la dispersione multipla degli interessi meditativi delluomo.
Salvatore Quasimodo, Il poeta e il politico 1959

La poesia di Quasimodo in grado di annullare il frastuono della


nostra societ massmedica e farci recuperare spazi silenziosi e
assorti abitati da simboli, miti, archetipi. Vi possiamo trovare
paesaggi ariosi e intatti di cieli, alberi. acque, propizi al rifrangersi
delle emozioni in echi, analogie, assonanze. E una natura come
inventario di simboli, libro cosmico, in cui cogliere messaggi in
codice, segni e indizi, racce e frecce direzionali che indichino il
senso del nostro faticoso andare, ne scandiscono il ritmo, le unit di
misura, le sequenze rivelando misteriose corrispondenze tra macro
e microcosmo, tra esperienze interiori ed eventi esterni oggetti ad
emozioni, passato e presente.
In un giudizio famoso Francesco Flora indicava i termini essenziali e
ricorrenti nella poesia di Quasimodo:
Mi parso intanto necessario fissare in un quadro abbastanza compiuto il lessico di
Quasimodo, per poter meglio entrare nel cuore della sua volont espressiva. ()
Questa indagine del Quasimodo non perci soltanto un sussidio al meglio intendere un
poeta che anche nella singola parola ha ricercato pi di altri il mito del vocabolo () ma
ad intendere le tendente di gran parte della poesia doggi. Dir poi che se per altri
questa ricerca potr essere pi o meno utile, a me stata necessaria e mi vale per
lanalisi a cui attendo, cos di Quasimodo come dei pi diversi di oggi.
Chi esamini le poesie originali raccolte in Ed subito sera (1942) sar colpito dal
ritornare di alcune parole che non tanto, direi, hanno valore tematico ma, quanto un
valore di elemento analogico nel tessuto dellesposizione. Perci mentre in un certo
senso appaiono parole di sempre diversa significazione, dallaltro ripetono un costante
nucleo elementare dimmagine e di suono che si combina con gli elementi ideativi
dellintero discorso.
Queste parole ricorrenti o di maggior rilievo, si riducono su per gi alle seguenti : aria,
vento, luce, giorno, sera, cielo, luna, ombre, buio, notte, terra, albero, erba, acqua,
pioggia, nuvola, fiume, riva, isola, suono, eco, specchio, voce, udire, tempo, ora, ancora,
antico, nuovo, spazio, vita, morte, dolore, gioia, piet, sonno, sogno, memoria, parola,
sillaba, cuore, amore.
Francesco Flora, Quasimodo: preludio sul lessico della poesia doggi, Letterature Moderne a. I. 2 Bologna,
marzo-aprile 1952