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Riassunto Polifemo

Ulisse arriva con i suoi compagni su un'isola abitata da Ciclopi ed incurante del pericolo
decide di scendere dalla nave e visitarla. Alcuni suoi compagni rimangono sulla nave, altri, pi
coraggiosi, sinoltrano con lui sull'isola. Arrivano davanti ad un antro e, spinti dalla curiosit,
decidono di entrarci: all'interno trovano un recinto con delle pecore, roba da mangiare e
suppellettili di tutti i tipi. A un certo punto sentono dei rumori e si accorgono che il padrone di
casa, un enorme ciclope con un occhio solo al centro della faccia, tornato a casa. Il
mostruoso essere, dopo aver chiuso la sua grotta con un masso pesantissimo e grandissimo,
chiede agli stranieri chi siano e cosa facciano nella sua casa. Ulisse si fa avanti e gli risponde
che sono stranieri in cerca di ospitalit e si presenta col nome di "Nessuno". Il ciclope,
incurante degli usi vigenti all'epoca circa l'ospitalit degli stranieri, gli dice che non vuole dare
ospitalit ne a lui ne ai suoi compagni ed inizia a prendere alcuni degli amici di Ulisse ed a
mangiarli vivi. Il sangue e gli organi umani schizzano da tutte le parti e dopo essersi saziato il
gigante cade in un sonno profondo. Ulisse durante la notte medita un piano per vendicare non
solo i suoi compagni morti ma anche per scappare e punire la crudelt del ciclope. Il giorno
dopo, Ulisse utilizzando un lunghissimo e acuminato tronco, con l'aiuto dei suoi compagni,
riesce ad accecare il ciclope il quale, in preda al dolore e all'odio, chiama in suo aiuto gli altri
ciclopi della zona che, accorsi alle urla di Polifemo, gli chiedono cosa stia succedendo. Il
gigante gli risponde che "Nessuno l'ha accecato" e i ciclopi, fraintendendo le sue parole vanno
via senza entrare nell'antro ad aiutarlo. Polifemo si addormenta. La mattina seguente,
Polifemo apre l'antro spostando l'enorme masso e fa uscire il suo gregge a pascolare. Ulisse e
i suoi amici si aggrappano al ventre delle pecore e riescono ad uscire uno per volta. Il mostro
non si accorge di nulla in quanto tocca il dorso di ogni montone man mano che ciascuno di

loro passa per uscire a pascolare. Ulisse e i suoi amici con questo metodo escono dall'antro e
riescono a scappare. Raggiunta la nave, comunicano agli altri compagni quello che era
successo e che alcuni di loro avevano perso la vita. La tristezza e lo sgomento per il dolore di
aver perso molti compagni prende il sopravvento e il viaggio riprende col rammarico nel
cuore.
Parafrasi
Allora io al Ciclope parlai, avvicinandomi
con in mano un boccale del mio nero vino:
Ciclope, to', bevi il vino, dopo che carne umana hai mangiato,
perch tu senta che vino questo che la mia nave portava.
Per te l'avevo recato come un'offerta, se avendo piet, m'avessi lasciato partire; invece tu fai
crudelt intollerabili, pazzo! Come in futuro potr venir qualche altro a trovarti degli uomini?
Tu non agisci secondo giustizia.
Cos dicevo; e lui prese e bevve; gli piacque terribilmente bere la dolce bevanda; e ne
chiedeva di nuovo:
Dammene ancora, sii buono, e poi dimmi il tuo nome,
subito adesso, perch ti faccia un dono ospitale e tu ti rallegri.
Anche ai Ciclopi la terra dono di biade
produce vino nei grappoli, e a loro li gonfia la pioggia di Zeus. Ma questo un fiume
d'ambrosia e di nettare.
Cos diceva: e di nuovo gli porsi vino lucente; tre volte glie ne porsi, tre volte bevve, da pazzo.
Ma quando al Ciclope intorno al cuore il vino fu sceso, allora io gli parlai con parole di miele:
Ciclope, domandi il mio nome glorioso? Ma certo,

lo dir; e tu dammi il dono ospitale come hai promesso.


Nessuno ho nome: Nessuno mi chiamano
madre e padre e tutti quanti i compagni.
Cos dicevo; e subito mi rispondeva con cuore spretato: - Nessuno io manger per ultimo,
dopo i compagni; gli altri prima; questo sar il dono ospitale.