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Usa e Francia: la politica degli eccezionalismi

Scritto da MarioEs
lunedì 23 aprile 2007

E' notorio e tanto si è detto e scritto sull'eccezionalismo americano, ovvero, come dice molto bene Barry Buzannel suo "Gioco delle Potenze":

"l'idea che gli USA siano speciali perchè i loro valori economici e politici sono destinati ad influenzare pesantemente il futuro dell'umanità caratterizza
quotidianamente la retorica politica americana. La fede nell'essenziale correttezza dei propri valori è stata notevolmente rafforzata dalle ripetute vittorie degli
USA nelle tre guerre mondiali ideologiche del XX secolo".

In sintesi, l'"american exceptionalism" vuole indicare l'unicità "positiva" (per gli americani) che contraddistingue gli USA dagli altri Stati nazionali e rimarcare il
fatto che essi hanno una "missione" mondiale da adempiere nella diffusione e nella difesa di un "set particolare di valori sociali, politici (ed economici,nda)".

Senza addentrarmi nello specifico, citando sempre Buzan, quest'ultimo individua quattro punti fondamentalicaratterizzanti l'eccezionalismo d'Oltreoceano e che
rappresentano una "chiave di lettura" dei comportamenti futuri dell'unica super-potenza mondiale:

1. Il Liberalismo, nella accezione tipicamente americana molto vicino ai "valori ottocenteschi" (antistatalismo, laissez-faire, individualismo) da un lato e al
"liberismo economico" di tipo ultra-conservatore dall'altro;

2. Il Moralismo, ossia la particolare "religiosità che pervade la vita degli americani", soprattutto di matrice protestante ma non solo, che abitualmente si intreccia
con la politica e le controversie sociali tanto da farle percepire spesso come "delle questioni morali non negoziabili" e come tali non assoggettabili a soluzioni di
compromesso;

3. L'Isolazionismo/Unilateralismo, legati assieme quasi come le due facce di una stessa medaglia e derivanti il primo storicamente dalla posizione geostrategica
degli USA e adesso dalle sue peculiari politiche di difesa tese a "ricreare le barriere" rappresentate una volta dall'Oceano, il secondo dalla tendenza sempre più
radicata - soprattutto dall'11 settembre - di voler "decidere da soli" la politica internazionale in maniera imperiale e senza interferenze da parte delle organizzazioni
internazionali (es. ONU);

4. L'Antistatalismo e la separazione dei poteri, ossia la visione diffusa dello Stato più come "minaccia" che come strumento cruciale per lo sviluppo sostenibile
di un Paese e la personalizzazione "lobbystica" della politica a fronte di partiti dalla struttura alquanto "debole".

Questi sono gli Usa, molto in breve.

Passando all'Europa, il vecchio Continente, in questi giorni i riflettori sono accesi sulla Francia e sulle sue elezioni presidenziali che come tutti sappiamo si
decideranno al ballottaggio il prossimo 6 maggio tra "Super-Sarko" (Sarkozy) e Segolene Royal (e la sua "Segosphere").

In questo articolo di Jacques Attali , pubblicato ieri dal Corriere della Sera, "scopriamo" che anche la Francia è un Paese eccezionale ossia piena di
eccezioni, ovviamente positive:

a. Innanzittutto, tutto il mondo invidia la Francia: questo è l'assioma da cui deriverà tutto quanto segue;

b. La qualità della vita francese è la più elevata d'Europa, infatti "la Francia attrae più turisti e investitori stranieri di qualsiasi altro Paese al mondo", dice
Attali;

c. "la Francia, e la sinistra francese in particolare, non si arrenderà ad alcun modello. Mai la prima diverrà la fotocopia di un altro Paese";

d. "La Francia si è formata attorno ad un forte Stato centrale, una lingua comune e progetti ambiziosi", la Francia "rappresenta un'eccezione, ma non
più di quanto non lo sia qualsiasi altro Paese, e ciò in ragione della sua storia, geografia e cultura";

e. La Francia difende un modello di "welfare" di tipo sociale con poteri ben definiti e distinti tra Stato Centrale e Regioni;

f. La Francia difende la cultura e la lingua francese "in un'epoca in cui la globalizzazione pare suggerire che altri Paesi stiano perdendo questa battaglia, tra i
futuri compiti chiave dello Stato";

g. La Francia promuove la globalizzazione della democrazia, dando impulso ad una maggiore partecipazione dei cittadini.

Ho scelto, in questo post sull' "eccezionalismo", di parlare di Usa e Francia perchè in qualche modo rappresentano iPaladini di due culture nazionali
profondamente diverse e "contrastanti".

Essi rappresentano l'emblema di due approcci "estremi" delle società occidentali e capitalistiche di interpretare la politica ed il mercato (la vicenda dell'Iraq
docet).

La superpotenza americana reclama la sua eccezionalità in nome dei principi citati ed in nome di una "missione superiore" da assolvere a livello mondiale.

Identicamente, la Francia ritiene che la sua storia ed il suo "successo" come Stato siano l'inequivocabile dimostrazione di "essere nel giusto" e di non dover
scendere a compromessi con nessuno.

A mio parere, siamo di fronte alla affermazione di visioni politiche pericolose e dannose per la comunità internazionale, che invece dovrebbe basarsi - in
considerazione anche della sua intrinseca anarchia di fondo - suivalori condivisi della pace e del benessere mondiale (nella sua accezione più ampia e non
inteso come PIL misurabile).

Purtroppo, invece, siamo in una travagliata fase storica dove l'identità nazionale - per non dire il nazionalismo - e un pericoloso "manicheismo" possono
facilmente confluire in "nuove forme di fascismo" sotto le celate spoglie della democrazia (sempre più ridotta a sistema elettorale e non sostanziale) "più giusta".

Non a caso la Francia è stata fra gli Stati che hanno fatto naufragare il progetto di Costituzione Europea proprio a causa di questo suo approccio "ultra-
identitario" e di difesa degli interessi nazionali a scapito di quelli collettivi.

Ma cosa dire dell'Inghilterra allora? E' proprio lì che si annidano gli "euro-scettici" ed è proprio lì che si vorrebbe un' Europa "più mercato e meno politica".

Intanto gli inglesi devono ancora aderire all'euro e la Costituzione Europea chissà quando la ratificheranno.

Come siamo lontani da quel mondo Kantiano dove la Collaborazione e l'Amicizia fra gli Stati è il collante e la "conditio sine qua non" della
convivenza mondiale!

Eppure, come ci ricorda il buon Bauman, il mondo è pieno e non ci sono spazi da conquistare: ma i nostri politici sembrano credere che ogni nazione debba
avere un destino unico e diverso dalle altre.

Altro che globalizzazione democratica.

E quante illusioni vendute a noi cittadini creduloni a suon di slogan e di seduzioni da consumismo da iper-mercato.