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Meccanismi culturali dell’innovazione (3ª parte)

Scritto da MarioEs
mercoledì 06 dicembre 2006

Sempre il buon Lessig , come ho già detto in precedenza, afferma che la “fisica delle idee” è diversa da quella del mondo reale e che Internet è a metà strada dei
due universi.
Sarebbe, pertanto, errato tentare di regolamentare il mondo di Internet con gli stessi parametri che vengono utilizzati per il mondo reale.
Il mondo fisico è dominato dai suoi limiti, fisici per l’appunto, e quindi è (purtroppo) “preda” dell’economia della scarsità.
Le risorse scarse devono essere regolamentate, è chiaro.
Ma su Internet regna, invece, l’abbondanza e tutto è condivisibile in tempo reale da tutti, se non vengono imposti limiti normativi e tecnologici.
Il copyright, che ormai permea sempre di più le opere dell’ingegno, anche nelle fasi più embrionali, su Internet si scontra con questo “territorio digitale senza
confini”, transnazionale, e si scontra con “lo spirito della Rete”, quello voluto dai suoi creatori, rappresentato dalla sua dimensione decentralizzata, “end to
end” (la parte intelligente di Internet sono gli estremi della connessione, cioè noi e non lo strumento in sé, che è “acefalo” come lo definisce V. Zambardino) e quindi
aperta.
Internet è un “commons” e mal sopporta il suo uso secondo i canoni del mondo reale.
Internet ci mette a disposizione un’infinità di informazione e di servizi (immaginiamo ad esempio i dizionari on line e l’enciclopedia Wikipedia) e non ci chiede
null’altro se non partecipare anche noi a questo “mondo digitale delle idee”, della condivisione e della collaborazione.
Tutto questo frenetico network di interconnessioni sta, senza ombra di alcun dubbio, alimentando esponenzialmente la creatività del genere umano e la sua voglia
di comunicare creativamente.
L’innovazione grazie ad Internet può esplorare nuove frontiere.
Il solo fatto che milioni di persone “bloggano”, ripeto, è la dimostrazione di un bisogno che la società dei consumi di massa e dei mass-media non soddisfaceva per
nulla.
Inoltre, least but not last, il pluralismo: l’industria dei media (e non solo…), dati alla mano, non è un esempio di pluralismo, ma è dominata da pochi grossi
“player” a livello nazionale e mondiale ed il fenomeno è in continuo incremento, mentre Internet è ancora una “zona franca” senza padroni (chissà ancora per
quanto) dove gli individui possono ancora esprimersi con libertà.
Mi viene da pensare, però, che tutte le rivoluzioni sono state “digerite e metabolizzate dal sistema”, che prima lascia fare e poi le sfrutta per consolidare i propri
meccanismi culturali ampiamente consolidati e tipici del mondo reale.
Sta a noi individui, allora, con il nostro impegno, impedire che ciò avvenga anche con la Rete diventando promotori del cambiamento culturale di cui necessità la
società.
Occorre trovare un giusto equilibrio tra controllo e condivisione.
Ripeto, infine, le parole di Lessig del primo post che ho fatto su quest’argomento:
“Un’epoca è caratterizzata non tanto dalle idee che vi sono discusse, ma da quelle che sono date per scontate. Il carattere di un’era dipende da ciò che è
indisputabile. Il potere funziona grazie ad idee che nessuno può mettere in dubbio (…). Il compito più difficile per gli attivisti sociali e politici di questi tempi è
trovare il modo di indurre le persone a ripensare ciò che tutti noi diamo per vero. La sfida sta nel seminare il dubbio”.
Le condivido a pieno.

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