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I VOTI: UN CAMMINO VERSO LA SOLIDARIET,

LA LIBERT E LAMORE-DONAZIONE
ASPETTI PSICOLOGICI
Ir. Elizabeth S. Ribeiro CMSTMJ
Introduzione
La prima condizione per ottenere qualcosa volere. Volere qualcosa presuppone avere preso una decisione e significa che la persona si trova pronta e disponibile a fare ci che ha deciso di
realizzare. Dunque, tutta la sua energia converge verso la meta scelta1.
Ebbene, possiamo definire la vita religiosa come un progetto da realizzare, una meta da
conquistare, infine, qualcosa che coinvolge tutto lessere della persona che fa tale scelta. Stando cos le cose, tutti i suoi atti, il suo modo di essere, di pensare, di agire e di sentire devono essere
espressioni concrete della sua consacrazione, della sua gioiosa e libera consegna di s a Dio.
Perch devessere cos? Perch i voti sono ali per volare e non pesi che si trascinano.
Per riuscire a vedere tutta la positivit della consacrazione necessario allontanarci dal
punto di vista della societ odierna e pulire gli occhi dallimpurit delle propagande che manipolano. Vedendo chiaro, possiamo allora sperimentare la liberazione che deriva dai voti, una volta che
essi liberano le nostre mani dalla schiavit del possedere, il nostro cuore e corpo, dalla schiavit
dellerotismo e la volont, dalla tendenza del potere. Liberandoci, ci rendono anche capaci di solidariet, di amore-donazione e di libert. Cos, possiamo gi definire i voti secondo il seguente modo: la castit non altro che la capacit di donarsi con amore vero; la povert la capacit di essere
e lobbedienza, la capacit di autonomia.
Affronteremo il discorso della povert servendoci della teoria di Eric Fromm, uno psicanalista e filosofo sociale tedesco; per lobbedienza ci serviremo della teoria dello sviluppo cognitivo
secondo Piaget e la teoria dello sviluppo morale di Kohlberg. Ambedue psicologi cognitivisti. Per il
voto di castit avremo contributi di vari autori.
POVERT EVANGELICA: CAPACIT DI ESSERE
Introduzione
Possedere beni e avere potere, fama e stima sono i criteri usati dalla societ odierna per valutare la superiorit delle persone. Avere: ecco la proposta di felicit che arriva dai mezzi di comunicazione. Una proposta che fa dimenticare il valore della ricchezza interiore, della vita, dellessere
umano e induce le persone al consumismo, allaccumulo e a sfruttare gli altri. Tutto ci riduce le
persone a semplici strumenti usa e getta.
Essere persona, essere capace di solidariet, di donazione, di amore vero, ecco la proposta
che ci arriva dal voto di povert. Una proposta difficile da capire anche per coloro che lhanno scelta come stile di vita, una volta che molto pi seduttrice anche se schiavizzante, la proposta di autoaffermazione per mezzo del possedere.
Avere o essere, dunque, sono due atteggiamenti diversi di fronte alla vita. Due alternative,
due progetti: possedere e possedere il massimo possibile oppure cercare lessenza della vita: il progetto divino di amore solidale. A noi la proposta, a noi la risposta.

Cf. Erich FROM, Do Ter ao ser. Caminhos e descaminhos do auto-conhecimento, Ed. Manole, So Paulo 1992, pg.
51

1.
Tendenza a possedere
La povert che Cristo propone nel Vangelo a tutti coloro che vogliono vivere come Lui
vissuto, tocca profondamente una tendenza naturale dellessere umano: la tendenza a possedere.
Tale tendenza molto evidente gi allinizio della vita di ogni persona. Infatti, un bimbo, prima di
imparare a dire io, dice mio.
Ma non solo il linguaggio a rivelare tale evidenza. Piaget, nella sua teoria sullo sviluppo
mentale del bambino, dice che i bimbi piccoli entrano in contatto con la realt tramite lassimilazione egocentrica2, cio, loro incorporano le cose a s.
I bimbi succhiano non solo mentre mangiano, vedono il mondo come una realt da essere
succhiata. Infatti, succhiano le dita o qualsiasi oggetto che sia vicino a loro 3. Allet di circa quattro
mesi, cominciano a prendere in mano tutto ci che vedono. Ai diciotto mesi, possibile osservare
che prendono un bastone per portare vicino a s un oggetto che lontano. Quando vedono un oggetto nuovo cercano di toccarlo e metterlo in bocca, quasi che possono conoscerlo solo usandolo. Possiamo dire che il modo caratteristico del bimbo per entrare in rapporto con le cose quello di ingoiarle: le toccano, le mettono in bocca e cercano di ingoiarle. In questo modo, possiedono tutto ci
che trovano.
Ora, incorporare qualcosa bevendo o mangiando, una forma molto arcaica di possederla e
il bimbo lo fa perch incorporare il suo primo metodo per acquisire sicurezza. Il cannibalismo,
una pratica comune tra i popoli primitivi unaltra forma di incorporazione. Cos, mangiare il cuore
di un essere umano coraggioso significa acquisire il suo coraggio.
Un tipo di cannibalismo moderno il consumismo. Questo significa ingoiare il mondo intero, le persone famose, ricche, importanti e cos possedere la ricchezza e la loro fama. Erich
Fromm dice che il consumatore un eterno bimbo che strilla aspettando il biberon. Possiamo vedere la persona alcolizzata che beve un bicchiere di birra dopo laltro, senza mai sentirsi sazio, o il
drogato che si prende una dose dopo laltra senza mai sentirsi soddisfatto; ledonista che salta da
unesperienza di piacere allaltra senza mai trovarlo, il consumatore che compera un oggetto dopo
laltro, sempre in ricerca delle novit del mercato.
Dai due anni ai sette, nel secondo stadio dello sviluppo umano, appare il linguaggio e inizia la socializzazione. Anche qui evidente la tendenza allassimilazione. Il bambino reagisce ai
compagni con un egocentrismo incosciente. Ad esempio, quando lavorano, seduti ad un tavolo,
ognuno parla per conto suo. una specie di monologo collettivo. A cinque o sei anni, i bambini definiscono le cose iniziando con le parole servono per4.
In questo periodo, tutto ci che il bambino percepisce centralizzato su s stesso. lio
che si trova al centro della realt, e ci perch lui non cosciente di s. Qui legocentrismo carat terizzato dallincorporare le cose al pensiero tramite il gioco simbolico e il pensiero magico.
Quando una persona arriva alladolescenza acquisisce la capacit di pensiero astratto che
gli dona la possibilit di riflettere e costruire delle teorie. Questa nuova fase, caratterizzata dal potere di pensare in modo astratto, inizia con la tendenza ad assimilare, incorporare in modo egocentrico. E legocentrismo intellettuale che pu essere equiparato allegocentrismo infantile e si manifesta tramite le convinzioni sullonnipotenza della riflessione, come se il mondo dovesse sottomettersi
ai sistemi e non i sistemi alla realt5.
Per, nella misura in cui la persona cresce, matura gli aspetti cognitivo e affettivo, vai lasciando pian piano questo stile di rapportarsi alle cose e impara una modalit adulta, anche se non
2
3
4
5

Jean PIAGET, Lo Sviluppo mentale del Bambino e altri studi di Psicologia. Ed. Elnaudi,Torino 1967, pg. 72.
idem, pg. 16-18.
idem pgs.17-28
idem pgs. 68-72.

riuscir mai a strappare completamente da s le radici della modalit infantile.


Consumare, nella nostra societ, qualcosa di molto importante. La persona deve comprare sempre e ogni volta di pi. Possiamo dire che, in una societ di bimbi cresciuti, per non dire di
persone immature, avere finisce per essere lessenza dellessere: avere lultimo modello di macchina, di telefonino, di computer, lultimo vestito alla moda, un nuovo marito o una nuova moglie, lultimo prodotto fabbricato. Ecco, ci che importa. Perch, non avere niente, significa non essere
qualcuno. Divertimenti, macchine, viaggi, televisore, sesso, telefonino, internet, sono i principali
oggetti dei consumisti. Fare spesa diventa, allora un passatempo o meglio, unattivit passiva6.
La nostra societ preferisce avere degli eterni bambini, mimati, insaziabili. Cos, spendono
sempre e ogni volta di pi. Un po di anni fa si parlava di eterna giovent , oggi, ci che stimolato da una societ sviluppata e preoccupata dal benessere dei cittadini che i suoi membri
non escono mai dalla fase infantile. Possedere tutto il possibile, bastare a s stesso, soddisfare immediatamente i propri impulsi, ecco il sogno narcisista della nostra societ.
Ogni persona sente il bisogno di possedere perch non possibile vivere senza niente. Allora, se cos, qual il problema di avere le cose? In realt, possedere in s stesso non un male,
ma un bisogno umano e un diritto di ogni persona. Ci che porta conseguenze disastrose orientare
la propria vita verso lacquisire, laccumulare, consumare. Meglio, il problema si trova nel costruire
la propria identit in termine di possesso, nel portare avanti una modalit infantile di comportamento che non permette la crescita della persona umana creata da Dio per essere libera: libera dalle esigenze rigide delle proprie necessit, libera dallavidit del potere, dalla compulsione dello spendere,
usare e scartare per comprare nuovamente, libera dalla necessit infantile di riconoscimento, libera
per orientare la propria vita verso lessenziale.
2.
La logica dellavere
Secondo Erich Fromm ci sono due atteggiamenti fondamentali di fronte alla vita e questi
costituiscono il nostro modo abituale di vivere: il modo avere e il modo essere. Nel modo avere
ci che importa acquisire beni e avere il diritto senza limite di mantenere ci che stato acquisito7. Questo atteggiamento, denominato, tante volte, di avidit, trasforma tutto e tutti in propriet
personale. Di fatto, le persone centralizzate nel modo avere, vogliono possedere la persona che ammirano o a cui vogliono bene. Dunque, sono gelosi di quanti vogliono bene a quella stessa persona.
Ogni partner cerca laltro come un naufrago cerca qualcosa a cui aggrapparsi e sopravvivere.
I rapporti predominanti del modo avere sono pesanti, difficili, pieni di conflitti e di gelosie
E gli elementi fondamentali nella relazione tra gli individui sono la competizione, lantagonismo
(opposizione, lotta) e la paura. La voracit il risultato naturale della tendenza avere: possedere
molto, possedere pi, possedere il massimo. la voracit dellavaro o dellambizioso di denaro, di
coloro che cambiano costantemente moglie, marito o fidanzato. Lavaro non si sazia mai, non trabocca mai il recipiente interiore, il vuoto e il tedio. Dunque, finisce per cadere nella solitudine e nella depressione8.
Nello stile avere, la persona non s stessa, ma ci che possiede. I suoi beni costituiscono
il suo io, la sua identit. come se la persona dicesse a s stessa: io sono io perch possiedo una
macchina ultimo modello, un telefono cellulare di ultima generazione, una casa vicina alla spiaggia,
ecc. Ci vuole dire che la cosa posseduta e la persona che la possiede diventano un tuttuno e luna
possiede laltra: la macchina mia propriet, ma anche io sono propriet della macchina, perch
questa mi d unidentit. Ebbene, il rapporto non tra una persona e una cosa, ma tra due cose, per6
7
8

idem, pg. 45.


Cf. FROMM Do Ter ao ser..., pag. 87.
Cf. FROMM Ser ou Ter... pg. 117-118.

ch il proprietario finisce per essere, anche lui un oggetto. In questa situazione, purtroppo, la
persona non si accorge che una macchina, un telefonino o che altro sia solo un simbolo di status,
di potere. Per, un simbolo non passa da una rappresentazione, unevocazione di una realt assente.
La pubblicit spinge la gente a comprare dicendo loro che se comprano dimostrano che sono intelligenti, importanti, quando in realt, la trasforma in illustrissimi oggetti che pensano ci che
la pubblicit fa pensare. Purtroppo, viviamo in una societ di persone passive che fanno finta di essere protagoniste della propria storia!
Le radici dellatteggiamento avere sono: ricerca di potere, insicurezza, paura della vita, desiderio di distruggere gli altri9. Insicuro, lessere umano costretto ad aggrapparsi alle cose e cerca
di accumulare molti beni con lobbiettivo di allontanare linstabilit. Ma, possedere beni materiali
non pu saziare chi stato creato per essere; al contrario, i beni trasmettono una sicurezza momentanea e falsa, oltre a sviluppare sempre nuove necessit insieme allansiet di volere ad ogni costo
acquisire sempre di pi. Ci succede perch chi fa la scelta dello stile avere, si valuta usando come
misura il successo, la fama, la stima degli altri, ci che gli altri dicono riguardo a lui10.
Nella logica dellavere, il rapporto con le cose, con le persone e con il mondo, un rapporto di possesso, di propriet. Chi segue questa logica intimamente insicuro, immaturo, in balia dellansiet e dellangoscia a causa della paura di perdere qualcosa.
La logica dellavere si traduce in consumismo, incorporazione e sfruttamento le cui conseguenze sono delle dinamiche distruttive.
Lobiettivo del consumismo la quantit e porta alla voracit, allintemperanza e alla falsa
indipendenza. Consumare qualcosa di molto importante nella nostra societ e racchiude in s delle
ambiguit: solleva dallansiet ma esige che si consumi sempre e ogni volta di pi perch ci che si
comprato perde subito la sua caratteristica di soddisfare11.
Appare, allora, lincorporazione che un accumulare beni e un modo di possedere laltro e
conservarlo come propriet personale. Il rapporto in questo caso, caratterizzato dal controllo della
libert e della vita dellaltro, dalla competizione, invidia, gelosia, dal soffocare laltro. Chi schiavo
di s e dei beni finisce per schiavizzare laltro o, se laltro non accetta di essere schiavo, lo elimi na12.
Lo sfruttamento traduce la tendenza di servirsi delle cose e delle persone per vantaggi personali. la ricerca del piacere ad ogni prezzo. Quindi, tutto valido: vale manipolare le persone,
usarli come oggetti per soddisfare le proprie necessit di nuove emozioni e piacere. Veramente sono
dei poveri miserabili mascherati da ricchi! La nostra una societ di mendicanti, dove la fame pi
grande e mai saziata quella di avere sempre di pi.
Nello stile avere anche Dio trasformato in fabbricazione nostra, su quale proiettiamo i
nostri poteri. Lui deve mettersi a nostro servizio, soddisfare i nostri desideri di possedere, fare ci
che vogliamo, darci risposte pronte senza mai mettere in discussione i nostri atteggiamenti egoistici.
Se Lui si azzarda ad essere diverso, anche Lui sar eliminato perch anche Lui deve essere una propriet nostra. Infatti, la persona che segue il modo avere coccola un sogno narcisista: essere il centro
di tutto, bastare a se stessa, soddisfare immediatamente le proprie necessit.
I blocchi nelle fasi evolutive possono essere allorigine dellesigenza di soddisfare in modo
intransigente le proprie necessit di voracit di potere e di accumulare le cose. Il mancato supera9

Cf. idem, pg. 169-170.


Cf. Benito GOYA, Psicologia e vida consagrada, Paulus, So Paulo 1999, pg. 143.
11
Cf. FROM, Ter ou ser... , pg. 45.
12
Cf. Enrica ROSANNA e Pina DEL CORE (a cura di), La Vita Religiosa alle Soglie del Duemila. Verso quali modelli
formativi?, LAS, Roma 1997, pgs. 274-275.
10

mento positivo della fase erotica-anale pu formare un tipo di persona che orienta la sua vita nel
senso di acquisire, conservare e accumulare soldi, oggetti, sentimenti, parole, rancore. Il carattere
anale tipico di chi non arrivato alla maturit. Per Freud, la tendenza a possedere comune
nellinfanzia, ma diventa patologica quando non superata nella fase infantile13.
3. Le conseguenze di una povert incoerente
Il voto di povert riguarda non solo i beni, ma anche gli altri e Dio. Inoltre, i segni esterni
di povert non provano sufficientemente lesistenza di una povert autentica. povera, la persona
che non si lascia dominare dalla tentazione del potere e del dominare gli altri 14. Dunque, la povert
soprattutto interna.
Uno dei segni di una falsa povert linflessibilit che si manifesta nella difficolt a cambiare idea e atteggiamenti incoerenti, ad accettare un trasferimento, un lavoro diverso da quello che
ha fatto finora, la chiusura a lasciare la propria patria, un cambiamento di personale che lavora nelle
nostre opere. Il minimo cambiamento in questi aspetti provoca una grande insicurezza, perch le
persone possessive hanno una sicurezza fragile, una volta che dipendono da ci che possiedono:
soldi, beni, prestigio, status, posizione sociale, amici, nome. Il loro Io dipende da qualcosa esterno
a loro stessi.
Perci, quando perdono qualcosa, finiscono per sentirsi sconfitti, svuotati, un niente. Si
mettono sempre in atteggiamento di autodifesa, diventano duri, sospettosi, solitari e spinti ad agire
per la necessit di avere sempre di pi perch cos si sentono protetti. Queste un tipico esempio di
un modo sbagliato di mettersi fronte la vita.
Laltra caratteristica di una povert vissuta male la necessit di dominare gli altri, di mostrare potere. Molte volte la persona finisce per usare la forza e anche la violenza per dominare coloro che non accettano di essere schiavizzati.
Per chi ricerca il possedere, la felicit consiste nellessere superiore agli altri, avere potere,
essere capace di dominare. Per questo, non hanno nessun rimorso di coscienza nel fare uso di mezzi
disonesti per poter avere qualcosa, e, senza vacillare tolgono di mezzo qualcuno che per caso tenta
impedire la realizzazione dei propri desideri pazzi.
Quante comunit religiose vivono questo clima! Com triste costatare tutto ci dopo i capitoli generali o provinciali! A che punto arriviamo tante volte a causa della sete di dominare!
Quante suore mettono nel frigorifero delle suore solo perch non la pensano come loro. Quante,
nellesercizio delle sue funzioni usano o abusano della propria posizione per sottomettere gli altri a
fare non ci che giusto, ma ci che vogliono loro, nella pretesa di trasformare loro alla propria
immagine e somiglianza! Quante suore, per il fatto di avere un po pi di anni di vita religiosa pensano di avere il diritto di fare di coloro che sono pi giovani, delle persone al proprio servizio!
Quante vite distrutte, soffocate in nome del potere!
Cosa dire sul clima creato nei mesi precedenti ai capitoli elettivi? Impariamo con pi facilit le lezioni che ci danno i nostri politici senza scrupoli che la lezione del Maestro: I governanti
delle nazioni le dominano e i grandi le opprimono. Tra di voi, per, non deve essere cos. Chi vuole
essere il primo sia lultimo. Io sono venuto per servire e non per essere servito15.
Peggio ancora la ricerca dei propri interessi mascherata da una falsa amabilit, la
manipolazione delle persone con promesse di incarichi, studio, trasferimenti affinch siano malleabili nelle mani di chi si sente bene solo quando comanda. Molte volte, nella vita religiosa, il posse13
14
15

Cf. FROM Ter ou ser, pg. 92-93.


Cf. ROSANNA e DEL CORE, cit., pg. 272.
Mt 20,25-28.

dere le persone nascosto da una forma sottile di preoccupazione e di affetto esagerato. Di solito, le
vittime sono spesso i bambini, gli adolescenti e gli adulti resi fragili dalla sofferenza o dalla carenza
affettiva.
Possedere persone, dominarle, forse uno dei grandi piaceri, quindi, la tendenza a mettersi
in posizione di superiorit di fronte a coloro che sono considerati piccoli: le persone che lavorano
per noi, le formande, le pi giovani.
Linsicurezza che caratterizza la ricerca senza limite di avere, porta la persona a temere il
rischio del provvisorio, dei cambiamenti, dei trasferimenti, della rotazione dei ruoli. La resistenza,
molto frequente, a tali cambiamenti, rivela insicurezza, inflessibilit, incapacit di essere autenticamente povere.
Lindividualismo, un altro sintomo della povert vissuta male, significa auto-propriet, diritto e dovere di investire la propria energia sul proprio successo, senza dare nessuna importanza alle necessit degli altri. Lindividualismo induce la persona a diventare egoista, chiusa, incapace di
donare, di condividere, di solidarizzare.
Quando si parla di povert, il problema non possedere qualcosa, ma latteggiamento di
fronte alle cose e alle persone.
Lesistenza umana esige che abbiamo delle cose, che le conserviamo, che le utilizziamo.
Tutto ci per potere vivere. Il nostro corpo ha bisogno di cura, abbiamo bisogno di cibo, di casa, di
vestiti, di strumenti di lavoro. Questo modo di possedere pu essere chiamato avere-esistenziale ed
orientato alla ricerca di mantenerci vivi e non ha niente a che vedere con il consumismo. Lavere
esistenziale non in conflitto con il modo essere16.
4. La logica dellessere
Mentre lavere si fonda su qualcosa che diminuisce nella misura in cui usato, lessere
aumenta con la pratica. Ci che si dona non si perde, invece, ci che si conserva si perde. Lunica
minaccia alla mia sicurezza nellessere risiede in me stessa: mancanza di fede nella vita e nelle mie
forze produttive; nelle tendenze regressive; nellindolenza intima e nella disposizione a che gli altri
dominino la mia vita17.
Lavere finisce con il tempo perch le cose passano, mentre lessere aumenta, perch
unesperienza. Solo nella misura in cui diminuisce il modo avere, quando si lascia da parte la ricerca di sicurezza e di identit in ci che esterno, solo quando si decide di non aggrapparsi a ci che
si possiede, solo allora, sorge il modo essere.
Il modo essere presuppone luscita dallegocentrismo e dallegoismo, esige un presentarsi
davanti alle persone e a Dio con le mani vuote, come diceva S. Teresina. Esige povert interiore.
Essere in contraddizione con la filosofia del fare, del possedere e del dominare. Essere ci porta a
cercare il senso della vita dentro di noi, in Dio. In questa modalit di esistenza, la paura di perdere
qualcosa assente perch la persona ci che e non ci che possiede. Niente e nessuno le pu togliere la sua sicurezza e la sua identit.
Sono poche le persone che scelgono il modo essere ed per questo che donare, condividere, sacrificarsi e solidarizzare sono gesti eccezionali, messi in uso solamente in tempo di guerra, in
situazioni di emergenze, di calamit pubbliche18.

16
17
18

Cr. FROM 1 pag. 94-95.


FROM, 1 , pag. 116.
Cf. FROM 1, pag. 110-113.

5. Meta della povert evangelica: essere


Tutti i grandi maestri sono arrivati, essenzialmente, alle medesime norme di vita in cui
lessenza supera la pretesa, le illusioni e lodio. Ci perch ottenere lamore e la compassione sono
le condizioni per arrivare allapice dellessere19.
Le persone ammirano coloro che hanno una visione di futuro, che aprono strade nuove, che
hanno il coraggio di andare avanti nonostante tutto; ammirano e hanno necessit di persone che
hanno il coraggio di abbandonare ci che possiedono e escono senza lasciarsi dominare dalla paura,
anche se hanno alcun timore. Abramo e Mos sono esempi di distacco e Ges, che niente aveva e
niente era agli occhi dei grandi del suo tempo, era pieno di amore verso tutti. Tutti questi personaggi sono usciti, avanzarono, affrontarono lincertezza20 avendo, per, una meta ben chiara: il progetto
di Dio, la volont divina. Loro hanno saputo vivere la povert come arricchimento interiore e possibilit di solidariet, di donazione e di amore.
La povert ci porta a cercare lessenza della vita, senza preoccupazione di ci che esteriore; vivere la povert secondo la logica dellessere significa lasciare emergere le proprie qualit e talenti, crescere, autotrascendersi, occuparsi dellaltro, accoglierlo, favorirgli la vita, amarlo contro
tutta la tentazione dellegoismo e la ricerca di possesso. Essere povera allora, significa mettersi davanti la vita come dono e non come padrone e ci esige una identit centralizzata sullessenziale e
che ha la sua radice nellintimo. Il povero, secondo il Vangelo colui che non possiede niente e
proprio per questo capace di avere la propria vita nelle mani e di offrirla con gioia, capace di libert e di camminare sapendo dove va, perch sa di essere posseduto dal Tutto. Inoltre si sazia di poco,
materialmente parlando, ma insaziabile nel donarsi.
Il povero non cammina, ma vola, perch il suo ideale di povert lo libera dallinfangarsi
nella seduzione del possedere e del potere; lo libera dalla schiavit delle necessit e dei desideri,
dallansiet dellacquisire e dalla tirannia del consumismo. Il povero secondo il Vangelo come
Ges che andava e tornava, entrava e usciva: niente e nessuno lo prendeva, non manipolava n si lasciava manipolare.
Essere povero evangelicamente implica laccettazione piena di s e dei propri limiti, implica anche la disponibilit oblativa per mettersi a servizio degli altri. In una coscienza morale rigida,
incapace di perdonarsi, di accettare le proprie ombre, di mettersi in ginocchio davanti a Dio, misericordia infinita, non c posto per la povert evangelica.
Quanti religiosi vivono tormentandosi per anni a causa di una mancanza o di un peccato
commesso! Quanti trascinano dentro di s rancori dallinfanzia, tristezza di un passato che non torna pi. La povert quando vissuta bene ci porta alla riconciliazione con la propria storia, ci porta
allaccettazione dei nostri limiti.
Molti giovani entrano nella vita religiosa perch questa diversa dalla societ, scelgono la
vita consacrata perch vogliono essere. Nei primi anni di vita lottano per crescere nello stile essere,
ma pian piano prendono unaltra direzione: cominciano ad esigere una libert senza limiti, difendono il diritto di consumare, accumulare, usare e buttar via. Poi finiscono amareggiati, apatici o fanatici della distruzione.
Purtroppo, spesso succede che la vita concreta nelle comunit non proclama beati i poveri,
nemmeno porta i suoi nuovi membri a un rapporto adeguato con le cose, un rapporto di autonomia
riguardo a tutto che esterno per arrivare ad una dipendenza radicale e profonda da Dio. Ci nonostante, la povert vissuta come fiducia in Dio, ci libera dalla preoccupazione dellopinione degli altri, dalla necessit di appoggiarci sullavere; ci fa diventare disponibili al servizio, ad un rapporto
19
20

Cf. FROM, Do ter ao ser..., pg. 18.


Cf. FROM, Ser ou Ter..., pg. 114-115.

semplice e umile con qualsiasi persona, non importa il ruolo che si esercita, let, la posizione
sociale. Ogni persona un fratello che devessere amato e servito. Inoltre, la povert evangelica ci
aiuta a superare latteggiamento di superiorit che opprime, e fa generare la fraternit vera.
Ma, essere povere, per che cosa? Qual la meta della povert? Diventiamo povere non per
dire agli altri che andranno allinferno perch sono ricchi, nemmeno per dire alle nostre consorelle
che loro non danno testimonianza, n per godere nelleternit dopo avere sofferto la povert. Scegliamo di essere povere per arrivare ad avere gli stessi sentimenti di Cristo 21. questo il primo
obiettivo della nostra scelta di povert. Siamo povere per lasciare che Dio sia lunico Signore della
nostra vita, per essere disponibili alla missione servendo con umilt i poveri. La povert ci apre allospitalit, ci rende capaci di fare spazio dentro di noi affinch laltro entri e si senta accolto.
Infine, la povert esige solidariet che si traduce in condivisione, in disponibilit, in capacit di aprire nuovi orizzonti e in coraggio di assumerci dei rischi che ci liberano. Essere povero significa lasciarsi formare per la gratuit, per un rapporto nel quale non c spazio per il possesso e il
dominio dellaltro. Non esiste povert senza amore22.

OBBEDIENZA EVANGELICA: CAPACITA DI AUTONOMIA


Introduzione
In una societ in cui il desiderio di autonomia e autonomia assoluta domina il pensiero dellessere umano e lossessione per una libert senza limiti porta allintolleranza e alla negazione di
tutto ci che pu limitare la libert personale, la scelta dellobbedienza evangelica pu apparire
una sfida quasi impossibile ad essere superata, Per, pi che una sfida, lobbedienza evangelica deve essere soprattutto una alternativa per una societ che ha tanta sete di potere e dominio. Lobbedienza evangelica la pi alta evidenza della capacit di libert.
Lobbedienza evangelica orienta i nostri atteggiamenti, ci porta a chiederci perch? anzich perch non?. Questa ultima suggerisce che la persona fa qualcosa semplicemente perch non
trova motivo per non farlo e lo fa per evitare il tedio. In quanto che la prima maniera di chiedere fa
vedere una direzione, un significato, ossia, la persona fa qualcosa perch ha una grande ragione per
farla e la fa liberamente, per scelta23.
1.
Tappe verso unobbedienza libera
Lobbedienza ha come sfondo degli orientamenti, delle norme da seguire. Piaget e Kohlberg, nelle loro teorie sullo sviluppo morale, offrono una visione ampia su come lessere umano arriva al rispetto per le norme, dunque allobbedienza. Vediamo prima il contributo di Piaget e poi
quello di Kohlberg.
1.1. Il contributo di Piaget: la coscienza e la pratica delle norme
Simile allo sviluppo biologico, la capacit di applicazione delle norme obbedisce anche al
21

Cf. Fil 2,5.


Santiago Gonzlez SILVA, Povert, in: Dizionario teologico della vita consacrata, ed. Ancora, Milano 1994 , p.
1269.
23
Cf. Eric FROMM, Do Ter ao ser, pg. 49.
22

criterio della gradualit:


1) 0-2 anni in questo periodo, le norme sono ridotte a schemi motori ritualizzati ossia
schemi di azioni che il bambino crea fondandosi sui suoi desideri e abitudini motori. Ci evidente
nei giochi individuali. Ad esempio: il bambino grida e la mamma appare.
In questo periodo le norme non hanno nessuno carattere obbligatorio, perch sono puramente motorie e il bambino le accetta come un gioco interessante e libero e non come obbligo.
2) 2-7 anni a questo livello il bambino capace di giocare rispettando le norme dellambiente e imitando gli adulti. Per, gioca il suo gioco seguendo alcune regole e senza preoccuparsi
con le regole dei compagni. Anche se si trova in gruppo, il bambino individualista, quindi non ha
la preoccupazione di codificare le norme e, alla fine del gioco, tutti vincono insieme, perch a questa et, vincere significa divertirsi.
Si sviluppa in questa fase un gioco sottile di simpatie e antipatie: sono simpatiche le persone che corrispondono agli interessi del bambino tramite gusto e scala di valori in comune. Da questa
valorizzazione unilaterale, nasce il sentimento di rispetto, cio, un miscuglio di affetto e timore. Se
una persona che oggetto di rispetto d un ordine al bambino, questordine diventa un obbligo e
emerge un sentimento di dovere. Dice Piaget che la prima morale o etica del bambino lobbedien za e il primo criterio del bene , per molto tempo, la volont dei genitori 24. Dunque, il bene e il male
nella prima infanzia sono essenzialmente definiti da una volont esterna, dalla volont di quelle persone che sono oggetto del rispetto da parte del bambino.
In questo periodo, le regole sono considerate sacre, inviolabili, promulgate dagli adulti e
qualsiasi alterazione vista come trasgressione, ma paradossalmente, il bambino non le osserva e
non si sente in colpa se le trasgredisce. E ci perch pensa che tutti vedono le cose come lui le vede.
A causa del meccanismo del rispetto unilaterale, il bambino accetta la norma di condotta
sulla sincerit prima ancora di capirne il valore della verit e la natura della bugia e riconosce la le gittimit della punizione quando si dice delle bugie. Ciononostante, il bambino deforma facilmente
la realt facendola essere conforme ai suoi desideri e valuta il dire delle bugie agli amici come
brutto, ma dirle agli adulti merita castigo. Ci perch viene dagli adulti la proibizione di non dire
bugie.
3) 7-12 anni in questa fase appare linteresse per la codificazione delle norme che definiscono le relazioni tra i partecipanti del gruppo. I partecipanti esercitano il controllo reciproco affinch tutti rispettino le regole stabilite. Le norme sono considerate frutto del consenso, espressione di
una volont comune e conseguentemente possono essere cambiate con il consenso del gruppo 25. Qui
appare la capacit di cooperazione e di autonomia personale, la capacit di amministrazione della
propria volont e il sentimento di rispetto reciproco.
Questo sentimento nuovo porta a cambiare latteggiamento di fronte alle norme: queste sono rispettate non per imposizione esterna, ma perch sono il risultato di un accordo.
Le norme diventano obbligatorie nella misura in cui la persona ha dato liberamente il suo
consenso. , pertanto, laccordo o il consenso che vincola le persone. Ecco perch gli adolescenti
sono leali alle loro norme. Lo sono non perch la mancanza di lealt proibita, ma perch linfedelt significa violare laccordo fatto tra persone che si vogliono o bene.
Abbiamo detto che unaltra caratteristica di questa fase la capacit di amministrare la
propria volont. Per Piaget volont non la stessa cosa che desiderio n unenergia a servizio
di una determinata tendenza. Ma, al contrario, unorganizzazione di energia che favorisce alcune
24
25

Jean PIAGET, Lo sviluppo mentale del bambino. E altri studi di psicologia, Ed. Giulio Einaudi , Torino 1967, p. 44.
Cf. Antonio ARTO, Psicologia evolutiva. Metodologia di studio e proprosta educativa, LAS Roma, 1990, p. 218.

tendenze in detrimento di altre. Per lui, la volont inutile quando gi esiste unintenzione determinata e unica: appare, per, quando esiste un conflitto di tendenze o di intenzioni, come quando, per
esempio la persona vacilla tra il piacere e il dovere. Ossia, tra una tendenza inferiore, ma forte in s,
e una tendenza superiore, ma, momentaneamente, pi fragile. In questo caso, latto di volont non
consiste nel seguire la tendenza inferiore e forte (qui si potrebbe parlare di volont fragile), ma, al
contrario, latto di volont consiste nel rafforzare la tendenza superiore e fragile, facendola trionfare26.
Un altro sentimento che scaturisce dalla reciprocit quello della giustizia. Nei bambini
piccoli lobbedienza prevale sulla giustizia, cio, giusto ci che i genitori dicono o comandano.
Per i bambini grandi, invece, la giustizia deve essere distributiva e prendere in considerazione le intenzioni e le circostanze pi che le azioni concrete. Da qui si vede che nelladolescenza emerge il
sentimento di equit, la convinzione che tutte le persone hanno diritti uguali e che necessario considerare le situazioni particolari quando si deve applicare le leggi.
1.2. Il contributo di Kohlberg: dallobbedienza conformista e edonista allobbedienza libera e eccentrica
Kohlberg d continuit e allarga ancora la teoria di Piaget, proponendo tre livelli di sviluppo morale che sono divisi in sei stadi o periodi. Vediamoli:
1) livello pre-convenzionale in questo livello la persona considera i propri interessi come prioritari, le norme sociali sono esterne ad essa. Il bambino impara a distinguere tra il bene e il
male, il certo e lo sbagliato, ma li interpreta in base ai castighi, premi e interessi. Fanno parte di
questo livello:
a) stadio 1: orientamento obbedienza- punizione le conseguenze fisiche delle azioni determinano la bont e la cattiveria delle medesime, indipendentemente dal significato o dal valore
delle conseguenze. Limportante fare ci che ladulto dice, evitare i castighi e ricevere dei premi.
b) stadio 2: orientamento relativista strumentale lazione corretta consiste nel soddisfare
le proprie necessit e, occasionalmente, quelle delle altri. Se qualcosa porta soddisfazione, allora
buona, contrariamente, cattiva. Non esiste gratuit, giustizia o lealt. Il rapporto ha come fondamento lo scambio di doni: io ti do tale cosa se tu mi darai qualche altra. Il bambino si conforma
alle norme per ottenere ricompense, vantaggi.
2. Livello convenzionale in questo livello la persona percepisce le aspettative e gli ordini
degli altri come giuste in se stesse, indipendentemente dalle conseguenze. presente non solamente, una conformit alle aspettative degli altri, ma anche la lealt, lappoggio e la giustificazione degli ordini. Due sono gli stadi a questo livello:
a) stadio 3: orientamento bravo bambino il comportamento buono quello che gradisce
e aiuta gli altri e che ha lapprovazione dellambiente. La persona si adagia sullopinione della maggioranza per evitare disapprovazione e critiche.
b) stadio 4: orientamento norma-autorit: il comportamento corretto consiste nel fare il
proprio dovere, dimostrare rispetto per lautorit, mantenere la legge e lordine sociale. La persona
accetta le norme per evitare di essere svalutata dallautorit e evitare anche il senso di colpa. La persona fedele alle norme in s, non trova ragioni interiori per tale fedelt.
3. Livello post-convenzionale in questo livello la persona capace di distinguere il suo
io dalle norme e aspettative degli altri. anche capace di definire liberamente, i propri valori e
26

Cf. Piaget, p. 67.

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principi morali che vanno oltre lautorit e le persone che difendono tali principi. Sono anche due
stadi a formare questo livello:
a) stadio 5: orientamento legalista e contrattuale il corretto ci che concordato costituzionalmente e democraticamente. Lazione buona quella che rispetta il diritto della persona secondo criteri criticamente esaminati e convenienti alla societ. La ragione della norma aiutare la
persona a prevedere il benessere dellaltro. Il consenso libero e il contratto sono elementi che obbligano.
b) stadio 6: orientamento fondato sul principio etico universale lazione buona quella
che si fonda sulla decisione di coscienza e che in conformit con i principi etici universali scelti liberamente. I principi universali sono la giustizia, la reciprocit e luguaglianza dei diritti umani e il
rispetto della dignit della vita umana27.
Quindi, per Kohlberg, nella misura in cui la persona diventa matura, lascia pian piano lo
stile edonista e lobbedienza conformista o passiva e si lascia guidare da una moralit autonoma che
porta ad accettare e rispettare le norme a causa del significato delle medesime e per essere in conformit con le proprie scale di valori. Arrivando al livello post-convenzionale la persona capace di
non centralizzarsi pi su s stessa, di non pensare egoisticamente, ma d priorit alla persona umana
e al suo impegno sociale.
2.
Obbedienza infantile
Sappiamo che lessere umano man mano che cresce sviluppa tutte le sue dimensioni in modo continuo, graduale e progressivo. Biologicamente, la maturit segue un percorso di continuit
senza considerevoli ritardi o regressioni. Psicologicamente, per, il cammino verso la maturit non
sempre lineare e sono molto comuni i ritardi, la fissazione e anche le regressioni.
Tanto Piaget quanto Kohlberg affermano che la condizione per uscire da uno stadio
inferiore e passare allo stadio successivo lacquisizione di alcune abilit cognitive. Secondo Kohlberg lo sviluppo cognitivo pi rapido di quello morale 28. Pertanto, anche se con un ritmo diverso,
tutte le persone hanno bisogno di attraversare la stessa sequenza di stadi per arrivare ad unobbedienza matura. Le condizioni ambientali e personali non sempre favoriscono la maturit della persona. Per questo, non raro che le persone cronologicamente mature si trovino in uno stadio molto inferiore riguardo al livello psicologico.
Stando cos le cose, non ci sorprende trovare suore che non avendo superato le fasi infantili
e delladolescenza vivono unobbedienza caratterizzata da immaturit: dipendenza quasi totale dalla
persona che esercita lautorit, obbedienza per timore o per ricevere elogi, per avere privilegi o incarichi, obbedienza per amicizia o perch della mia nazionalit o trib; oppure rifiuto di ogni autorit, ricerca di una libert senza limiti, critiche costanti e infondate allautorit. Per, non solo
nella passivit e nella ribellione che si possono costatare i segni di unobbedienza infantile. Questa
si rivela anche nella tendenza a dominare, a imporsi, ad opprimere, a cercare ad ogni prezzo di essere superiore agli altri.
Abbiamo visto che lindividualismo e legoismo sono caratteristiche dei bambini che hanno let inferiore ai 6 anni. Loro giocano in gruppo, ma ognuno segue le sue regole senza preoccuparsi di quelle dei compagni. Abbiamo visto anche che la loro obbedienza dipende dalla simpatia
che nutrono per la persona che comanda e che obbediscono perch hanno come obiettivo la soddisfazione delle proprie necessit. Ebbene, molte volte, troviamo nella vita religiosa, persone che fan27

Cf. ARTO pgs. 227-228; Cf. Ronaldo DUSKA e Mariellen WHELAN, Kohlbergs Moral Judment Stages, in:
Psychology and Religion, Paulist Press, New York, pgs.181-184.
28
Cf. Idem, pg. 226.

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no le proprie norme secondo le convenienze personali e obbediscono perch devono soddisfare i


propri interessi egoistici: avere dei vantaggi, ricompense, premi, elogi oppure obbediscono per evitare disapprovazione o critica. Ma lobbedienza di questo tipo, di solito fatta solo davanti alle autorit, mentre hanno un comportamento diverso quando la persona che esercita lautorit assente e
hanno comportamento autoritario verso le compagne e le altre che sono in formazione iniziale.
Dai 7 anni, secondo Piaget, il bambino gi capace di dare liberamente il suo consenso alle norme del gruppo e di impegnarsi a seguirle. Nella vita religiosa succede spesso che le suore non
si impegnano nellelaborazione delle norme nelle occasioni dei Capitoli o assemblee e anche non
aderiscono alle decisioni prese nelle assemblee capitolari. Oppure, quante norme elaborate e approvate ma che non hanno la finalit del benessere della comunit, non sono fondate sui valori universali, quanto meno evangelici; mentre sono i principi evangelici che devono orientare le nostre norme religiose.
Laltra caratteristica dellobbedienza infantile seguire le norme senza approfondire, senza
interiorizzare il loro significato, insomma, senza metterle dentro una scala di valori liberamente
scelta. Molti religiosi vedono nelle norme qualcosa di imposto dallesterno e non riescono mai a
riempirle di significato.
Un altro sintomo di obbedienza immatura linflessibilit a cambiare alcune norme. Piaget, in un suo studio osserva che i bambini piccoli, a causa del rispetto unilaterale che hanno in rapporto agli adulti non ammettono la possibilit che una nuova norma sia vera norma. Ci perch per
loro, le regole autentiche sono solamente quelle che sempre sono state applicate 29. Quanti litigi,
quanta amarezza, quanta resistenza occorre quando si fa necessario cambiare qualche norma che gi
non risponde pi ai nostri tempi!
3.
Obbedienza adulta
Nessuno nasce maturo e nessun diventa adulto da un momento allaltro. Per arrivare ad
unobbedienza adulta necessario che la persona abbia superato i conflitti di ogni fase evolutiva e
abbia acquisito unautonomia personale, in modo che si avvii verso la vita adulta. Solo cos, sentendosi un essere separato, differenziato, accetta il fatto che bisogna reggersi sui propri piedi, bisogna
camminare con le proprie gambe.
Lobbedienza matura possibile solo ad una persona libera, libera dai propri interessi e capricci, libera dalle simpatie e antipatie, libera dalla necessit di dipendere da una figura significativa, libera dal complesso di inferiorit, libera dalle opinioni degli altri, libera dalle proprie inflessibilit e chiusure. Una volta libera da tutto questo, la persona diventa libera per scegliere una scala
di valori cristiani, libera per accettare laltro con i suoi punti di vista differenti, libera per rapportarsi
da uguali con tutti, rispettando tutti, libera per mantenere un rapporto di cooperazione e di reciprocit con tutte le persone, libera per seguire la propria coscienza, libera per posizionarsi con maturit di
fronte alle norme, libera per assumere, interiorizzare e dare significato alle norme che ha liberamente scelto. Libera per lasciarsi orientare dai suoi principi.
La persona matura capace di mantenere con lautorit un rapporto caratterizzato dal rispetto e dalla collaborazione mutua. Ossia, anche se la persona abbia un ruolo di autorit e quindi,
sia superiore, io ho le condizioni di vedere altri aspetti oltre il ruolo, che ci fanno simili, uguali.
Quindi, mi metto in un rapporto di uguaglianza e di aiuto reciproco.
La persona matura capace di mettere in discussione il perch del suo vivere secondo determinate norme e, partendo da questo, riesce a interrogarsi, ad arrivare alla dimensione esistenziale
della motivazione e dellimpegno personale con i valori obiettivi che liberamente ha accettato. In29

Cf. PIAGET, pg. 64.

12

somma, arriver ad una risposta matura sul significato della propria vita. Allora, obbedire per la
persona matura, non sar unumiliazione, unoppressione, un peso. Ma un modo di orientare la propria vita nel rispetto di s stessa e degli altri e nelladesione ai piani di Dio.
4.
Il voto di obbedienza: capacit di autonomia e libert
Tutti gli adulti, in un modo o nellaltro, obbediscono sempre a qualcuno e alle norme della
societ e del posto dove si lavora. Ciononostante, molto diffuso il concetto che lobbedienza cosa da bambini. Questo concetto esiste perch molto comune mettere lautonomia in contraddizione
con lobbedienza. Intanto, abbiamo visto che solamente una persona autonoma e, quindi, adulta
capace di unobbedienza autentica.
Molti autori oggi parlano della necessit di integrare autonomia e obbedienza religiosa.
Ora, generalmente, si integra ci che in antagonismo. Bisogna definire cosa intendiamo per autonomia e per obbedienza. Se definiamo autonomia come liberazione per fare tutto ci che si desidera o per amministrare i propri interessi indipendentemente da qualsiasi norma e lobbedienza
come capacit di fare tutto ci che non si desidera fare oppure capacit di fare tutto ci che gli altri
vogliono, allora autonomia-obbedienza si trasformano in due polarit difficili da essere integrate e
lobbedienza finisce per essere qualcosa che ferisce il sacro diritto della libert umana.
Per, se definiamo autonomia come capacit di scelta e di decisione e capacit di disporre liberamente di s stessa e, daltra parte, lobbedienza come consenso libero, come partecipazione
attiva e capacit di collaborazione con un determinato gruppo per il bene comune, allora e solo allora, autonomia e obbedienza diventano compatibili.
Finora, abbiamo parlato di unobbedienza civile, comune a tutti i mortali. Parliamo ora,
di quella obbedienza specifica dei religiosi. Lobbedienza come accettazione della volont di Dio
impegno di ogni cristiano e non soltanto della persona consacrata. Per, la scelta del religioso di obbedire a Dio e al suo progetto ha una forma specifica che passa attraverso la mediazione delle norme della Congregazione o dellOrdine, mediazione dellautorit30 e della comunit.
per questo che il voto di obbedienza implica capacit di decisione, autonomia e responsabilit, perch obbedire alle norme, vivere linterdipendenza non deve essere un peso da trascinare
o qualcosa dimposto, ma una scelta libera, unopzione per valori che vanno oltre i capricci infantili, legoismo e lindividualismo.
Lobbedienza religiosa scelta da una persona matura non toglie la sua libert, n la riduce
alla passivit, non la fa diventare infantile. Interiorizzando le norme liberamente accettate, la persona consacrata pu dire con Cristo: Nessuno toglie la mia vita, sono io che la consegno liberamente.
Io ho il potere di riaverla31.
La consacrata matura definisce la propria libert come capacit di aderire alla volont di
Dio e di camminare in piena sintonia con le esigenze del Vangelo e del carisma della congregazione
liberamente scelti32. Obbedisce non per pressione interna o esterna, non perch ha bisogno di sicurezza, non per passivit, non per imposizione o paura, non perch vuole essere Generale, ma solamente perch accetta vivere da figlia che non rifiuta di realizzare il progetto del Padre.
Per, nella vita religiosa, sono frequenti gli atteggiamenti immaturi: ricerca di una figura di
autorit che eserciti il ruolo di protettrice o di anestesia contro lansiet ogni qualvolta bisogna affrontare un conflitto; comportamenti ambivalenti, caratterizzati da contestazione o da rifiuto associati alla sottomissione e passivit; dipendenza esagerata dallautorit che genera dinamiche di gelo30

Cf. Benito GOYA, Psicologia e vida consagrada, Paulus, So Paulo 1999, pg. 149.
Jo, 10,18.
32
Cf. Benito GOYA, Formazione integrale alla vita consacrata. Alla luce della esortazione post-sinodale, EDB 1997,
p. 109.
31

13

sie, competizione e conflitti comunitari.


Oltre a ci, il desiderio di potere, la tendenza a dominare nellesercizio dellautorit ostacolano la comprensione e il vivere lobbedienza in modo positivo. Molte religiose che hanno un
ruolo di autorit, a causa dellimmaturit e insicurezza confondono il servizio dellautorit con autoritarismo e tramite castighi, privazioni di oggetti o di privilegi, minaccia e rifiuto della persona, cercano lauto-affermazione personale come autorit. Tali comportamenti portano le suore alla sottomissione, dipendenza, aggressione, mancanza di creativit. Succede anche che alcune persone che
esercita lautorit assumono un atteggiamento maternalista/paternalista che genera infantilismo e irresponsabilit, impedendo cos la crescita degli altri.
Concludendo, sia chi esercita lautorit sia gli altri membri della comunit sono responsabili della fedelt della Congregazione al progetto del Padre e tutte hanno fatto la stessa scelta di
ascoltare e obbedire Dio e di lasciarsi modellare dallo Spirito Santo. Quando nel rapporto autorit e
altre suore esiste reciprocit e collaborazione, il gruppo religioso diventa comunit di sorelle che
servono e che si servono a vicenda. Questo diventa cos un segno e unalternativa per la societ di
oggi caratterizzata, gi dai tempi di Ges, da competizione, rivalit, oppressione, dominazione, ricerca di potere e di prestigio.

BIBLIOGRAFIA
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Santiago Gonzlez SILVA, Povert, in: Dizionario teologico della vita consacrata, ed. Ancora, Milano 1994

14

LA CASTIT CONSACRATA: CAPACIT DI AMORE-DONAZIONE


Introduzione
Secondo statistica sul clero diocesano e religioso nel mondo, 12.000 sacerdoti diocesani e
religiosi hanno lasciato il sacerdozio tra il 1980-1990 33. Molti di questi hanno attribuito il motivo
delluscita limpossibilit di vivere il celibato. Si sa per, che la radice degli abbandoni della vita
consacrata si trova nei fallimenti della formazione iniziale (perch la persona non ha capito le proprie difficolt per prevenire le crisi oppure non ha capito lorigine delle sue debolezze per scegliere
con autenticit la propria vocazione) o non le fu dato di affrontare certe situazioni con libert e realismo, per discernere con sapienza, senza illusione che il cambiamento di stato di vita non risolver
il proprio problema. Lobiettivo di questo scritto analizzare quali sono i veri problemi che provocano delle difficolt nel vivere la castit consacrata sotto il punto di vista della psicologia. La psicologia lavora con le condotte, comportamenti e posizionamenti coinvolti, nel nostro caso specifico,
nella consacrazione; essendo cos, il suo ruolo pronunciarsi sulle condizioni che favoriscono la
maturit e aiutare coloro che scelgono la vita consacrata.
1. Affettivit
Laffettivit la totalit di un processo emozionale, la qualit tramite la quale la persona
capace di sperimentare sentimenti ed emozioni. un insieme di reazioni psicofisiche. Emozioni e
sentimenti fanno parte dellaffettivit.
Emozione unintensa esperienza psichica piacevole o non, accompagnata da reazioni fisiche e comportamentali. Ha una causa bene concreta e durata breve. Sono meno prevedibili e controllabili dei sentimenti. Queste reazioni fisiche possono essere: battiti cardiaci, paralizzazione delle
gambe, aumento della pressione, sudorazione, allergie, diarrea
Il sentimento invece uno stato emotivo di intensit lieve, relativamente stabile, derivato
da un impulso interiore positivo o negativo e senza una causa immediatamente percettibile. Sono
coscienti e controllabili. Ci orientano verso il bene o verso il male.
Laffettivit pu assumere varie forme e prendere direzioni diverse: perversione o realizzazione umana, pu essere sana o malata. Nellaffettivit nascono e sviluppano i rapporti con lambiente sociale; esse permette il dialogo con gli altri o porta allegocentrismo; alimenta lamore erotico, filiale, materno, fraterno, mistico, ecc.
Il giusto equilibrio tra ragione e emozione porta ad un modo efficace di affrontare la vita.
La repressione dellaffettivit porta alla tristezza, indifferenza verso gli altri, disinteresse per la vita.
La vita diventa una Pendola a pressione che dopo esplode in somatizzazione: male di testa, ulcera, cancro, diabete, ecc. dallaltra parte, la liberazione incontrollata porta alla mancanza di buon
senso, di rispetto per gli altri, di ascolto, di comprensione; a rapporti dominati dalla simpatia o antipatia, clima di litigi e di conflittualit. Insomma una vita guidata dal Principio del piacere (ossia la
persona solo ci che le piace). Sono fatta cos, mi dovete sopportare cos; Essere sincera dire
quello che si sente e cos via.
Lasciarsi dominare dallodio, gelosia, invidia, ostilit, ansia, avidit, sospetto, spirito di
vendetta, protagonismo, ecc., condannarsi ad una vita di sofferenze inutili, avvelenarsi, suicidarsi. Cosa fare con i sentimenti? Accoglierlo e darle il nome giusto. Scoprire cosa esso mi fa fare,
pensare. Scoprire da che cosa scaturito quel sentimento e quale la finalit di esso; poi decidere
cosa farne.
Quando esiste unaffettivit negativa, disintegrata, la persona tende a cercare la felicit
33

cfr. P. Colombo, Documentazione statistica sul clero diocesano e religiosi nel mondo, in Europa, in Italia, in: L.
Prezzi, Il prete nello scisma pastorale in: IL Regno. Attualit, 18 (1993).

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chiudendosi in s stessa in un egoismo che distrugge tanto se stesse quanto gli altri. La maturit af fettiva favorisce la capacit di aprirsi ai propri sentimenti, di guardare senza timore o vergogna il
proprio cuore per orientarlo verso la via della propria scelta di vita.
Molte situazioni che provocano rotture nella vita dei religiosi che dicono di non riuscirci a
vivere la castit consacrata hanno origine nel vuoto affettivo, nei sentimenti cronici di tristezza,
nella sensazione di non essere amati. Allora la sfida arrivare alla maturit affettiva. Per, nessuno
maturo in modo assoluto. Ma abbiamo degli atteggiamenti che sono riferimenti di maturit:
o
avere un concetto positivo e reale di s,
o

capacit di donare, di ricevere, di condividere,

di oblazione, di affrontare adeguatamente le frustrazioni,

di incarnare un ideale trascendente,

di autonomia affettiva,

di adattamento alla realt,

accettazione dei propri limiti e potenzialit

accettazione di s e degli altri,

interiorizzazione dei valori dellideale,

prendere decisioni,

assumere responsabilit,

essere obbiettiva, stabile, malleabile,

rapportarsi positivamente con gli altri,

creativit, ecc.

La maturit affettiva pu essere trovata solo in un amore ablativo e il punto culminante


dellaffettivit umana il grande Altro: Dio.
Tanti religiosi finiscono per avviarsi in un cammino di infantilismo e di disturbi patologici
e quindi, le leggi e i comandi predominano sullamore, la vita diventa una lamentazione senza fine,
niente ha senso.
Unaffettivit ben orientata portatrice di energia, vita, felicit. Noi religiose ci facciamo
vedere fredde, lontane, incapaci di un gesto di affetto, siamo come delle matrigne, come se la nostra
consacrazione esigesse la rinuncia dellaffettivit e dellamore la rinuncia della genitalit solo una
condizione previa per renderci disponibili ad amare. A che servirebbe rinunciare al matrimonio per
vivere una vita individualistica, centrata su noi stesse e sui nostri interessi personali? La nostra vita
consacrata non sterilit, non vuol dire vita asessuata o senza amore. Non diciamo no allamicizia, non rinunciamo alla maternit, non rinunciamo allaffettivit perch siamo chiamate a vivere,
ad essere, a donare e ricevere amore. Laffettivit strettamente legata alla sessualit e, pertanto, alla castit.
2. Sessualit e vita consacrata
Spesso si confondono sessualit con genialit. Questultima dice rispetto alla biologia
sessuale, agli organi genitali e alla riproduzione. A sessualit ha un senso pi ampio: la dimensione maschile e femminile che coinvolge tutta la personalit dalla concezione fino a quando esiste vita. La sessualit coinvolge tutte le nostre relazioni e attivit. Perci la sessualit non si riduce alle
necessit biologiche, agli impulsi. Invece essa ha diverse dimensioni:
Biologica: sessualit come pulsione e come genialit, ha funzione procreatrice e ri16

cerca di piacere;
Psicologica: sessualit come condotta, ha funzione integrativa della persona;
Dialogica/relazionale: sessualit come linguaggio e capacit di comunicazione interpersonale;
Socio-culturale: sessualit come realt condizionata dalla cultura e dal sociale;
Mistica: sessualit come canale dove si esprime il mistero che trascende la realt
umana dellesistenza.
La persona consacrata essere umano, dunque la sua vita sessuata, dunque la sessualit
componente della persona che si consacra allamore di Dio e delle persone. In quanto componente,
la sessualit fonte di energia perch ci fa uomini o donne. Essendo cos, la domanda non cosa fare della nostra sessualit. Ma, come orientare la nostra vita, perch la sessualit umana appartiene
allessere e non allavere. La sessualit racchiude tutto lessere umano, infatti, il sesso non qualcosa la persona possiede, ma qualcosa che la caratterizza, la identifica.
Nonostante, la sessualit nella vita consacrata sia vissuta con particolarit specifica (senza
la dimensione genitale), la persona consacrata non pu reprimerla n eliminarla n metterla tra parentesi. Ci non significa che la vita consacrata sia una forma negativa di vivere la sessualit. La castit pu essere una via meno comune di si vivere la propria sessualit, ma non sar mai una via che
castra le persone, anche perch la vita consacrata ha bisogno di persone integre e non mutilate. Inoltre, la sessualit un valore e la consacrazione a Dio non esige il sacrificio dei valori umani, esige
invece lintegrazione, umanizzazione della sessualit.
Lintegrazione della sessualit e sua umanizzazione sono una sfida importante per
ogni essere umano e in qualsiasi stato di vita. Talintegrazione sta in rapporto con la storia personale de ogni individuo. Problemi sessuali che vengono fuori nellet adulta sono riflessi del non superamento di fasi dello sviluppo umano oppure fissazione ad delle fasi anteriori allattuale. Il dilemma
della sessualit: non si trova nel fatto che continuiamo a sentire listinto sessuale, bens in una questione fondamentale: nellamare o non amare, nel donarsi o non donarsi.
La sessualit unenergia integrativa della persona umana, che si apre a tre dinamismi fondamentali: maturit e integrazione della persona, apertura allaltro e apertura al noi.
2.1. Maturit e integrazione della persona
Il primo dinamismo della sessualit ha come obiettivo la maturit e lintegrazione della
persona. nella nostra totalit che ci impegniamo a cercare il Regno di Dio, che ci proponiamo di
amare, di accogliere, di andare oltre i nostri impulsi, di donarci, di lottare contro le ingiustizie, di vivere la fraternit senza guardare se laltro o meno simpatico a noi.
Ogni persona porta con s il bagaglio della propria storia personale e le macchie di ogni fase della sua vita:
Difficolt nella fase orale lasciano nella persona eccessiva carenza affettiva: sua vita di
piet pu essere segnalata da infantilismo e da egocentrismo, pu diminuire la sensibilit verso gli
altri.
Durante la fase anale si sviluppa laggressivit, la base di una personalit rigida, tendente
al solo dovere, calcolatrice, senza il dinamismo di un amore generoso, gratuito e spontaneo. In questa fase sono formate le persone ostinate, autoritarie, crudeli con s e con gli altri.
La crisi della fase edipica determina la strutturazione della personalit sessuale, influisce
su tutto il rapporto affettivo e fonda il rispetto della legge e della morale. La non superazione positiva porta a difficolt di adattamento alla vita sociale; la sessualit si fa conflittuale, potendo apparire
17

problematiche tali come impotenza sessuale, tendenze omosessuali, scrupolosit relazionata alla
vita sessuale. Altri disturbi possono essere: coscienza troppo esigente, religione e piet del dovere,
false motivazioni vocazionali per avversione al matrimonio o simili.
Ci sono delle condizioni per il processo di maturazione psicologica: comprensione e accettazione di s, capacit di tollerare le frustrazioni per arrivare ai valori autentici, capacit di autocontrollo, di coerenza e stabilit del proprio comportamento, accettazione serena del proprio passato.
Qui possiamo capire meglio limportanza della formazione umana, della conoscenza di s, del superamento dei condizionamenti familiari prima che la persona assuma limpegno dei voti.
2.2. Apertura allaltro
il dinamismo del rapporto interpersonale. La persona umana apertura allaltro, rapporto, amore. E lamore dono. Quando lamore non diventa oblazione, pu essere definito come
amore-necessit significando un sentimento amoroso allo stato infantile e quindi, un amore immaturo, regressivo. Allora lamore diventa povero perch ridotto alla pretesa pi o meno insaziabile di
ricevere sempre.
Uscire da s la legge che regge lesistenza della persona adulta. In nostro modo di essere
esiste un appello e una ricerca che ci portano alla reciprocit, allamore. Se esce da s quando si
impara ad amare. Sappiamo che lamore il fondamento della castit, perci possiamo affermare
che vera frustrazione amorosa non non ricevere amore, bens non essere capaci di donarsi.
Amare implica lavorare perch laltro sia libero, implica accettazione dellaltro in sua individualit, mai guardarlo come oggetto di piacere o di potere, perch lamore donazione la negazione radicale di ogni egoismo. Solo chi arrivato ad un certo grado di maturit si trova capacitato
a donarsi come espressione damore. Dunque si frustra nellamore chi non capace di donarsi. Senza un minimo di maturit diventa impossibile convivere.
Solo chi ha lasciato le fasce dellinfanzia, ossia il narcisismo e legocentrismo, pu aprirsi
ai valori supremi e sentirsi libero per consacrarsi a tali valori in comunione con i fratelli.
Il bagaglio delle esperienze passate deve essere riletto con lo sguardo di oggi, accettato e
integrato alla personalit affinch la consacrata diventi adulta, cio, capace di fidarsi di s, degli altri e di Dio. Insomma, capace di amore che si dona.
2.3. Apertura al noi
Il terzo dinamismo della sessualit si concretizza nella realizzazione del noi. Nella psicogenesi dellamore umano, lamore materno o paterno occorre quando tutti gli altri tipi damori sono
stati consolidati. A questo punto della vita la persona diventa genitore, ossia, genera vita intorno a
s. una specie di legge della vita. La persona allora, portata a promuovere il bene dellaltro (non
importa chi sia) fino alla sua maturit.
Dare vita, far crescere la vita, trasmettere la propria sapienza perch gli altri crescono anche segno di maturit affettiva. la dimensione della maternit e paternit, nel nostro caso, spirituale. Questa dimensione della vita essenziale alla maturit affettiva della persona umana e nessuno
pu rinunciare ad essa, nemmeno i consacrati. Tramite la consacrazione i consacrati proclamano
che possibile creare legami profondi a partire dal Vangelo; legami questi che vanno oltre i vincoli
della carne e del sangue, generano vita per il Regno di Dio.
Lapertura al noi che lenergia della sessualit ci fa arrivare, anche apertura alla comunit, a tutti i fratelli e sorelle che il Signore ci pone sulla strada della vita. la capacit de accogliere
la vita, proteggerla, incrementarla.
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rinuncia a qualcosa che per natura destinata a rimanere sempre viva


lamore a Cristo e di Cristo non soddisfa le nostre necessit di affetto, i nostri impulsi come farebbe una persona umana
Ma, assume tanto le necessit come i desideri dando loro un significato nuovo e mettendoli
dentro un progetto che trascende ogni altro progetto.
la castit, non qualcosa da essere semplicemente custodita, ma deve essere rinnovata ogni
giorno
Lesistenza umana di una consacrata sempre una storia complessa: la storia di un cuore
di carne sedotto da Dio, da Lui provato, educato, cresciuto, maturato.
3. Amicizia e castit
Lessere umano, creato allimmagine e somiglianza di Dio solo riesce a realizzarsi nellamore. La persona consacrata, rinunciando alla dimensione genitale della propria sessualit non pu
mai rinunciare allamore a meno che voglia vivere una vita molto lontana da essere cristiana, dunque una vita frustrata.
Abbiamo gi parlato che la sessualit apertura allaltro, in questo senso, la sessualit
comunicazione interpersonale. come apertura, relazione, comunicazione che la sessualit deve essere vissuta. Contrariamente, la persona consacrata corre il rischio di chiudersi in s stessa come in
cerchio autoerotico.
La castit non pu essere capita semplicemente come assenza do rapporti genitali, ma per
la profonda e autentica relazione con gli altri, per la capacit di amare secondo il Vangelo.
Ogni essere umano ha bisogno di una famiglia dove vivere. La persona consacrata, libera
scelta, arriva alla fase adulta e non forma una famiglia nata dal sangue. Ma per vivere bene la castit, lei ha bisogno de una rete di rapporti, specialmente nella comunit, ma anche al di fuori; bisogna
di rapporti profondi che la aiutino a crescere.
Nellessere umano,il desiderio di accettazione e di intimit pi grande che la necessit di
genialit. Tale desiderio pu essere vissuto nel rapporto genitale, anche se questo non significhi in
se accettazione e intimit; ma il desiderio di essere accettate e di avere intimit pu essere soddisfatto anche nei rapporti interpersonali profondi e intimi nei quali non esistono connotazione di genialit. I rapporti profondi, significativi, non genitali, aiutano nellopzione di vita casta. Perch abbiamo
dei rapporti cos ci vuole che lasciamo da parte il desiderio di esclusivit e di dominio dellaltro,
perch gli amici della consacrata non sono n compagni n amanti. Dunque in una amicizia vera
non c spazio per la gelosia o mancanza di rispetto con la scelta e progetti propri e dellaltro.
Perch lamicizia favorisca la crescita della consacrata necessario che essa metta davanti
a s la propria scelta di vita e scelga agire secondo tale opzione. Perch lei riesca a fare questo imprescindibile che la scelta per la castit consacrata sia qualcosa realizzata interiormente, non solo
pubblicamente in una grande festa parrocchiale. Come consacrata, posso buttarmi in rapporto intimo e pieno di significato con altra persona se il mio s per la castit sia il mio s, se io ho deciso per
questo stile di vita e se, in tutto ci e oltre a ci, ho potuto e posso lanciarmi in rapporti prossimi
senza perdere i miei contorni, mia capacit di distanziamentose rischio di perdere il contatto con
me e con il mio ideale, se perdo il mio Nord, finir per avere i limiti tenebrosi, fino al punto che il
rapporto non sia pi in armonia con il mio stile di vita casta 2.
Dunque, perch lamicizia sia positiva, la consacrata devessere convita della propria scelta
2 1

Dizionario Teologico della Vita Consacrata, p. 1642.


Wunibald Muller, Amor e celibato. Como uma vida sem casamento pode ser bem sucedida, Ed Vozes 1997.

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di vita, devessere fermata nella fede e essere matura affettivamente. Caso contrario, essa cercher
unamicizia di interesse, per riempire il proprio vuoto interiore, con il rischio di unamicizia frammentata che finisce in una fusione di due identit. Perci, nella ricerca di compensazioni la consacrata finisce per cercare tutti i mezzi (anche quelli spirituali) per riuscire a portare avanti unamicizia ambigua.
Dallaffettivit sgorgano differenti espressioni damore: amore erotico che orientato dallistinto sessuale; amore materno o paterno caratterizzato dalloblazione in vista della crescita degli
altri; amore filiale che facilita un rapporto di fiducia; amore fraterno che porta allapertura; amore di
amicizia che aiuta a purificare gradualmente il rapporto interpersonale dagli elementi erotici e egocentrici3. una consacrata matura capace di rinunciare alla prima espressione di amore, ossia, allamore erotico e vivere con libert e profitto gli altri tipi di amore. Senza una maturit psicoafffettiva,
almeno da una parte, non si pu parlare di amicizia intima e autentica tra una consacrata e altra persona, ci perch una consacrata, nelle sue amicizie, deve trovare forme di vivere lamore per laltra
persona senza mettere in atto un processo emozionale fisico che pu portare allunione fisica. Solamente una persona matura capace di manifestare e ricevere amore senza eccitarsi o senza provocare laltra sessualmente a punto di non riuscire un controllo personale o della situazione.
Lamicizia casta esige anche una risposta libera a Dio, coerenza alla chiamata, cammino
spirituale progressivo e profondo, autenticit nel donarsi senza cedere alla tendenza di possedere
laltro, capacit di affrontare frustrazioni e solitudine, di accettazione dei propri limiti e debolezze;
ascesi nellarea della sessualit,che in rapporto con la disciplina riguardo internet, nel bere, dormire, lavorare, studiare, pregare, vita di comunit, insomma ci vuole determinazione.
Lesclusivit porta la persona a mettersi al centro della vita dellaltra o permette che laltra
sia il centro dellesistenza
una vita consacrata che permetta la relazione genitale o un ambiguo rapporto un controsenso, unimmaturit, egoismo, irresponsabilit, mancanza di rispetto per se stesso e per laltra
persona
valutare lorigine della crisi affettiva: frustrazione nel lavoro, nelle relazioni comunitarie,
una castit vissuta senza convinzione, fase critica dello sviluppo, imprudenze o ambiguit nelle relazioni di amicizia?
limportanza di fare delle nostre comunit scuole di amicizia
latteggiamento migliore quello di fronteggiare linnamoramento come un processo e, di
conseguenza, qualcosa di passeggero
attraverso la stella maschile, il sole divino (perch molto pi forte) ancora potr essere
avvertito.
Conclusione
La scelta di rimanere casta per causa del Regno di Dio, tocca le inclinazioni pi profonde
della natura umana, rinuncia a qualcosa che, per natura, destinato a rimanere vivo. Solamente il
fascino per Cristo pu orientare e guidare una scelta cos grande. Solamente lamore a Cristo e di
Cristo pu sostenere una decisione tale. Certamente lamore di Cristo non soddisfa le necessit
umane n risponde al desiderio umano di affetto ma questo amore assume tanto le necessit quanto i
desideri dando ad essi un significato nuovo e li mette dentro un progetto che trascende qualsiasi altro progetto.
Pu succedere che qualche volta la carne sia pi forte dello spirito e la consacrata pu
3

Cf. Giordani, La donna nella vita religiosa. Aspetti psicologici, Ancora 1993.

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sentire il suo cuore diviso tra Dio e una persona di carne e ossa. Quando ella si sente attratta ses sualmente non deve negare il fatto di essere una donna come le altre, per allo stesso tempo, interpellata ad avere uno sguardo pi ampio della persona che ha davanti a se, a contemplarla per intero,
senza cadere nella tentazione di fissare a guardare solo un aspetto. Cos vedr che Dio per lei significa molto di pi di qualsiasi essere umano.

Bibliografia
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Wunibald Muller, Amor e celibato. Como uma vida sem casamento pode ser bem sucedida, Ed Vozes 1997.

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