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Ritiro Suore S.

Cuore del Verbo Incarnato – Betlemme, 19 gennaio 2019


Lc 10 38 Ἐν δὲ τῷ πορεύεσθαι αὐτοὺς αὐτὸς Lc 10 38Mentre erano in cammino, entrò in un
εἰσῆλθεν εἰς κώμην τινά· γυνὴ δέ τις ὀνόματι villaggio e una donna, di nome Marta, lo
Μάρθα ὑπεδέξατο αὐτὸν. 39 καὶ τῇδε ἦν ἀδελφὴ ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria,
καλουμένη Μαριάμ, ἣ καὶ παρακαθεσθεῖσα πρὸς la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la
τοὺς πόδας τοῦ Ἰησοῦ ἤκουεν τὸν λόγον αὐτοῦ. 40 sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti
ἡ δὲ Μάρθα περιεσπᾶτο περὶ πολλὴν διακονίαν· servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore,
ἐπιστᾶσα δὲ εἶπεν· Κύριε, οὐ μέλει σοι ὅτι ἡ non t’importa nulla che mia sorella mi abbia la-
ἀδελφή μου μόνην με κατέλειπεν διακονεῖν; εἰπὲ sciata sola a servire? Dille dunque che mi
οὖν αὐτῇ ἵνα μοι συναντιλάβηται. 41 ἀποκριθεὶς aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta,
δὲ εἶπεν αὐτῇ ὁ κύριος· Μάρθα Μάρθα, μεριμνᾷς tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una
καὶ θορυβάζῃ περὶ πολλά, 42 ἑνός [ὀλίγων] δέ cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte
ἐστιν χρεία [ἢ ἑνός]· Μαριὰμ γὰρ τὴν ἀγαθὴν migliore, che non le sarà tolta».
μερίδα ἐξελέξατο ἥτις οὐκ ἀφαιρεθήσεται αὐτῆς
Per riflettere
• Vita attiva o contemplativa: un falso dilemma (→ M. RUPNIK, Alla mensa di Betania, Lipa,
Roma 2004, pp. 41-56 – i commenti seguenti sono presi da qui). …Considerato il contesto del brano
nel vangeli di Luca, si si vede immediatamente che qui non è in questione il primato della contem-
plazione sull’azione… in Lc 10, 20-5 si parla dell’unico comandamento, esplicitato dal dottore della
legge: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore… e il prossimo tuo come te stesso”. È evidente
allora che l’amore verso Dio e verso il prossimo non è separabile… [Il dottore della legge] cerca di
giustificarsi chiedendo a Gesù “E chi è il mio prossimo?”. Come se per lui fosse molto più chiaro chi
è Dio rispetto a chi è il prossimo… Cristo gli risponde con la parabola del buon samaritano. È assolu-
tamente impossibile pensare che in un contesto del genere Cristo rimproveri una che lo serve… il
contesto in cui la narrazione si trova punta esplicitamente ad un amore integro verso Dio e verso il
prossimo…» (43s). Maria ascolta, cioè adempie il primo e principale precetto della torah (“Shema‘
Yisrael…”: Dt 6,4). Perciò la questione di Marta e Maria non può risolversi in una semplice contrap-
posizione tra azione e contemplazione, ma deve avere dietro un motivo più profondo, che ci dice
qualcosa riguardo alla nostra salvezza, all’appartenenza a Cristo e alla sua sequela.
• Qual è la parte migliore che non sarà tolta? → lo spiega Lc 8,18: «Fate attenzione dunque a
come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Il versetto si trova dopo la parabola del seminatore… il seme caduto in mezzo alle spine sono coloro
che dopo aver ascoltato la parola si lasciano sopraffare dalle preoccupazioni. Anche a Betania l’ac-
coglienza della parola non è fatta con la totalità del cuore… come se al primo posto non ci fosse il
Signore, ma qualche altra cosa che sparirà… e lascerà la persona vuota. Con il peccato nascono le
paure, le preoccupazioni per sé, l’angoscia di riempire la voragine che si è aperta al posto della per-
duta sicurezza esistenziale… questo spinge l’uomo ad attaccarsi alle cose e alle persone… dal mo-
mento che la relazione sembra una cosa che ci rassicura, si fa allora di tutto per farsi accettare,
illudendosi a nostra volta di amare quando ci si dà da fare… È una vera e propria inquietudine, per-
ché si è agitati per la minima cosa che non rientra nella nostra visione. Temiamo che, se non riu-
sciamo a controllare le cose così come abbiamo pensato, saremo noi a perire. Nella casa di Betania
troviamo una Maria che sembra il bambino svezzato del salmo 131 e una Marta agitata che si fa
avanti, quasi volendo insinuare che lei è più brava di Maria e che la sorella è pigra, come se non si
rendesse conto di che cosa deve fare e di quali siano le priorità. Invece è l’agitazione di Marta che
Cristo prende di mira. In un tale stato d’animo, Marta non è in grado di ascoltare la parola e dunque
neanche di accoglierla, anche se così indaffarata a servire il Verbo di Dio. Come se questa agitazione
svuotasse Marta anche della sua ospitalità. Se non sarà attenta, potrebbe accadere che le sia tolto
anche ciò che crede di avere… Allo stesso tempo, Marta proprio perché in preda all’agitazione che
rivela l’attaccamento alle proprie convinzioni (cosa dovrebbe fare Maria, come dovrebbe essere
l’ospitalità, ecc.) è più vulnerabile. Per questo nel momento della morte di Lazzaro è lei la prima a
chiamare Cristo e a correre verso di lui, perché il suo bisogno del Redentore è più vivo, la ferita più
sanguinante… e il racconto di Giovanni su Marta e Maria si conclude con una sorta di primato di
Marta proprio sul versante della contemplazione… (48-50)
• Qual è l’unico necessario? → Lc 18,18-23: “una cosa sola [ἕν] ti manca: vendi tutto [πάντα]
quello che hai… e vieni! Seguimi!». «Il ricco non riesce a capire che cosa significa rimanere con Cristo
e seguirlo. Non se riesce a cogliere la portata in termini di sicurezza di vita, di vittoria sulla morte…
nonostante la sua osservanza dei precetti, non arriva a sperimentare la vita eterna in Cristo. Ci po-
trebbe essere qualcosa di questo atteggiamento nell’agitazione che Cristo ha notato in Marta…
Marta è già un’amica di Cristo, è già una discepola, una che appartiene alla sua comunità. Ma può
essere esempio di coloro che si sono entusiasmati per Cristo, e tuttavia nella loro mentalità riman-
gono ancorati ai vecchi schemi, a modi che non permettono questo incontro totale. Marta brontola
perché Maria non corrisponde a ciò che lei pensa che si dovrebbe fare… di fronte ad una religione
del genere si staglia la povera vedova di Lc 21,1-4. Quella che, a differenza di chi offre ricchezze
superflue vivendo una falsa religiosità, ha dato “tutto quello che aveva per vivere” [πάντα τὸν
βίον]. La vedova è la più esplicita risposta a cosa vuol dire “una cosa sola”. Lei ha consegnato a Dio
se stessa. Ora, l’uomo non è in grado di fare da solo questa consegna di sé, perché non basta capirla
e optare per essa… Maria ha scelto la parte migliore, ma ancora non ne è giunta ad una piena co-
scienza e ad una piena esperienza, fino a quando Gesù non verrà a Betania per resuscitare Lazzaro.
• Cercare l’unificazione della vita interiore personale (essere “monaci” cioè unificati, interior-
mente “uno”) per costruire la comunione nella vita comune. Dai molti (περιεσπᾶτο… περὶ
πολλά…) all’uno (ὀλίγων δέ ἐστιν χρεία ἢ ἑνός).
• Scegliere o essere scelti? Tra “chiamata / dono / obbedienza” da un lato e “risposta / aspira-
zione personale / libertà” dall’altro. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi…” (Gv 15)
• L’amicizia con Gesù è un cammino: la casa di Betania è la casa dove, aprendosi alla relazione
personale di amicizia con Gesù, pian piano ci si apre realmente a Lui e a dargli il primato assoluto
che gli spetta.
• Gesù e le donne; le donne “fanno casa”. Il femminile nella costruzione della comunità. Ma un
femminile distorto (ad es. dagli antagonismi, gelosie, smania di controllo, ecc…) rende la vita comu-
nitaria un supplizio invivibile.
• «Non ti importa che…» → Cfr Mc 4,35-40: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?... Per-
ché avete paura? Non avete ancora fede?». Il dubbio sull’amore del Signore per ME è la paura pri-
mordiale (Gen 3,1ss), che solo il vero amore di Dio può scacciare (1Gv 4,18: «l’amore perfetto scac-
cia il timore…»).
• «… mi ha lasciata sola»: la solitudine nella vita religiosa. Nonostante la comunità, a volte ci
si sente soli. È il momento di cercare l’intimità con il Padre (Gv 16,32: «…mi lascerete solo; ma io
non sono solo, perché il Padre è con me»).
• 1Cor 7: 32 Io vorrei vedervi senza preoccupazioni (ἀμερίμνους): chi non è sposato si preoccupa (μεριμνᾷ)
delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; 33 chi è sposato invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere alla moglie, 34 e si trova diviso (μεμέρισται)! Così la donna non sposata, come la
vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece
si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. 35 Questo poi lo dico per il vostro bene, […]
per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni (ἀπερισπάστως).