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Federico II di Svevia

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negli anni 1105-1147, vedi Federico II di Svevia (duca).
Federico II
Palazzo Reale di Napoli - Federico II.jpg
Statua di Federico II all'ingresso del Palazzo Reale di Napoli
Imperatore del Sacro Romano Impero
(formalmente Imperatore dei Romani)
Stemma
In carica 22 novembre 1220
13 dicembre 1250
Incoronazione 22 novembre 1220
Predecessore

Ottone IV

Successore

Grande Interregno, poi Enrico VII di Lussemburgo

Re di Sicilia
In carica 27 novembre 1198
13 dicembre 1250
Incoronazione 17 maggio 1198
Predecessore

Costanza I

Successore

Corrado IV di Svevia

Re di Gerusalemme
In carica 9 novembre 1225
13 dicembre 1250
Incoronazione 18 marzo 1229

Predecessore

Jolanda

Successore

Corrado IV di Svevia

Re di Germania
(formalmente Re dei Romani)
In carica 25 luglio 1215
22 novembre 1220
Incoronazione 9 dicembre 1212 (Magonza)
25 luglio 1215 (Aquisgrana)
Predecessore

Ottone IV

Successore

Enrico di Svevia (co-reggente: 1220-1234)

Corrado IV di Svevia (co-reggente e successore: 1237-1254)


Re d'Italia
Altri titoli Duca di Svevia
Nascita

Jesi, Marche, 26 dicembre 1194

Morte

Castel Fiorentino, Puglia, 13 dicembre 1250

Luogo di sepoltura Cattedrale di Palermo


Dinastia

Hohenstaufen

Padre

Enrico VI

Madre

Costanza d'Altavilla

Coniugi

Costanza d'Aragona

Jolanda di Brienne
Isabella d'Inghilterra
Bianca Lancia
Figli Enrico

Corrado
Margherita
Costanza
Manfredi
Enzo
Religione Cristianesimo Cattolico
Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 Fiorentino di Puglia, 13
dicembre 1250) fu re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), Duca di
Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), re di Germania (dal 1212 al
1220) e Imperatore del Sacro Romano Impero, e quindi precedentemente
Re dei Romani, (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad
Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa come
Imperatore nel 1220), infine re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio,
autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229).

Apparteneva alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen e discendeva per


parte di madre dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia.
Conosciuto con gli appellativi stupor mundi ("meraviglia o stupore del
mondo") o puer Apuliae ("fanciullo di Puglia")[1], Federico II era dotato di
una personalit poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha
polarizzato l'attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una
lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male.

Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attivit legislativa


e di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli, ma
fortemente contrastata dalla Chiesa, di cui il sovrano mise in discussione il
potere temporale. Federico stesso fu un apprezzabile letterato, convinto
protettore di artisti e studiosi: la sua corte fu luogo di incontro fra le culture
greca, latina, araba ed ebraica.

Uomo straordinariamente colto ed energico, stabil in Sicilia e nell'Italia


meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno,
governato centralmente e con una amministrazione efficiente.[2]

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e


arabo)[3] e gioc un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso
la poesia della Scuola siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal
1220 circa sino alla sua morte, vide uno dei primi utilizzi letterari di una
lingua romanza (dopo l'esperienza provenzale), il siciliano. La poesia che
veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla
letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La
scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi
contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l'uso dell'idioma toscano
come lingua d'lite letteraria d'Italia.[4]

Indice

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1 Biografia
1.1 La nascita
1.2 Infanzia ed educazione in Sicilia
1.3 La corona imperiale a 18 anni
1.4 L'attivit nel regno di Sicilia
1.5 La crociata e la scomunica da parte di Gregorio IX
1.6 In lotta col papato
1.7 Il declino e la fine
1.8 La morte in Fiorentino di Puglia
2 L'eredit culturale
2.1 L'attivit legislativa
2.2 L'Universit

2.3 La poesia siciliana


2.4 De arte venandi cum avibus
2.5 Le arti figurative
2.6 Le architetture
2.6.1 Residenze federiciane
3 Antenati e discendenti
3.1 Albero genealogico
3.2 Le mogli di Federico e i suoi figli legittimi e naturali
4 Fra mito e leggenda
4.1 Appellativi
5 Media
5.1 Letteratura
5.2 Cinema
6 Note
7 Bibliografia
7.1 Fonti antiche
7.2 Principali biografie e studi generali
7.3 Sintesi enciclopediche
7.4 Studi sullo sviluppo della storiografia federiciana
7.5 Cultura, diritto e letteratura alla corte di Federico II
7.6 Architettura federiciana
7.7 Studi su aspetti particolari
8 Voci correlate
9 Altri progetti

10 Collegamenti esterni
Biografia[modifica | modifica wikitesto]
La nascita[modifica | modifica wikitesto]
Duchi di Svevia
Hohenstaufen
Armoiries Famille Hohenstaufen.svg
Federico I (1050 - 1105)
[mostra]
Figli
Federico II (1105-1147)
[mostra]
Figli
Federico III (1147-1152)
[mostra]
Figli
Federico IV (1152-1167)
Federico V (1167-1170)
Federico VI (1170-1191)
Corrado II (1191-1196)
Filippo I (1196-1208)
[mostra]
Figli
Federico VII (1212-1216)
[mostra]

Figli
Enrico II (1216-1235)
[mostra]
Figli
Corrado III (1235-1254)
[mostra]
Figli
Corrado IV (1254-1268)

Nascita di Federico II a Jesi, in una tenda, secondo una fantasiosa


tradizione.[5] dovuta a Ricordano Malispini.[6]
Federico nacque il 26 dicembre 1194 da Enrico VI (a sua volta figlio di
Federico Barbarossa) e da Costanza d'Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia,
detto Il Normanno[7], a Jesi, nella Marca anconitana, mentre l'imperatrice
stava raggiungendo a Palermo il marito, incoronato appena il giorno prima,
giorno di Natale, re di Sicilia. Data l'et avanzata, nella popolazione vi era
un diffuso scetticismo circa la gravidanza di Costanza, perci fu allestito un
baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove l'imperatrice partor
pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell'erede al
trono.[8]

Costanza, che prima del battesimo del figlio lo avrebbe chiamato


inizialmente col nome matronimico di Costantino[9], port il neonato a
Foligno, citt dove Federico visse i suoi primissimi anni, affidato alla
duchessa di Urslingen, moglie del duca di Spoleto Corrado, uomo di fiducia
dell'imperatore. Poi part immediatamente alla volta della Sicilia per
riprendere possesso del regno di famiglia, poco prima riconquistato dal
marito. Qualche tempo pi tardi, nella cerimonia battesimale, svoltasi nella
Cattedrale di San Rufino in Assisi, in presenza del padre Enrico, il nome del
futuro sovrano venne meglio precisato e definito in quello, "in auspicium

cumulande probitatis", di Federico Ruggero; "Federico" per indicarlo come


futura guida dei principi germanici quale nipote di Federico Barbarossa,
"Ruggero" per sottolinearne la legittima pretesa alla corona del Regno di
Sicilia quale nipote anche di Ruggero il Normanno. Quella fu la seconda e
ultima occasione in cui Enrico VI vide il figlio.

Federico nasceva gi pretendente o erede di molte corone. Quella imperiale


non era ereditaria ma elettiva, peraltro Federico era per nascita un valido
candidato al titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero, che
comprendeva le corone di Germania, d'Italia e di Borgogna. Questi titoli
assicuravano diritti e prestigio, ma non davano un potere effettivo,
mancando in quegli stati una solida compagine istituzionale controllata dal
sovrano: in pratica tali corone davano potere solo se si era forti, altrimenti
sarebbe stato impossibile far valere l'autorit e i diritti del re sui feudatari e
sui Comuni italiani. Inoltre per via materna Federico aveva ereditato la
corona di Sicilia, dove invece esisteva un apparato amministrativo ben
strutturato a garantire che la volont del sovrano venisse applicata,
secondo la tradizione di un governo centralistico. L'unione dei regni di
Germania e di Sicilia non veniva tuttavia vista di buon occhio n dai
normanni, n tantomeno dal papa, che, con i territori che a vario titolo
componevano lo Stato della Chiesa, governava su una grossa porzione
dell'Italia centro-meridionale, che peraltro si sarebbe trovata proprio in
mezzo a questo nuovo grande regno, e ci -in qualche modo- avrebbe fatto
sentire il pontefice accerchiato..

Infanzia ed educazione in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]


Il 28 settembre 1197 Enrico mor e Costanza affid il figlio di tre anni a
Pietro da Celano conte della Marsica (Abruzzo) . Costanza mor il 27
novembre 1198 cio quando Federico ebbe quattro anni, dopo averlo posto
sotto la tutela del nuovo papa, Innocenzo III, e aver costituito a favore del
papa un appannaggio di 30.000 talenti d'oro per l'educazione di Federico.

Gualtiero di Palearia, vescovo di Troia e cancelliere del regno, fu in quegli


anni, a Palermo, il vero tutore di Federico. Il giovane sovrano risiedeva nel
Palazzo dei Normanni e nel Castello di Maredolce, il Castello della Favara,
seguito direttamente da Gentile di Manopello, fratello di Gualtiero. Suo
primo insegnante fu frate Guglielmo Francesco, che ne rispondeva al
vescovo Rinaldo di Capua, il quale, a sua volta, informava costantemente il
papa dei progressi scolastici, della crescita e della salute di Federico.

Regno di Sicilia
Hohenstaufen
King Manfred of Sicily Arms.svg
Enrico VI
[mostra]
Figli
Federico II
[mostra]
Figli
Corrado
[mostra]
Figli
Corradino
Manfredi
[mostra]
Figli
Nell'ottobre 1199, Marcovaldo di Annweiler[10], per volere di Filippo di
Svevia, zio paterno di Federico, s'impadron della Sicilia per averne la
reggenza e prese su di s anche la custodia del giovane, sottraendola a

Gualtiero di Palearia e, quindi, al tutoraggio di Innocenzo III, in aperto


contrasto col Papa e col suo paladino in Sicilia, Gualtieri III di Brienne;
ciononostante, Marcovaldo non priv Federico della tutela dei suoi maestri.
Il Papa accus Gualtiero di Palearia di tradimento quando suo fratello
Gentile di Manopello consegn Federico, assieme alla citt di Palermo, a
Marcovaldo. Nel 1202 Gualtiero di Palearia guid una spedizione,
unitamente al conte Diopoldo di Acerra, contro il pretendente al trono
Gualtieri di Brienne, il quale, a sua volta, dopo la morte di Marcovaldo,
consegn Federico a Guglielmo di Capparone, successore alla reggenza di
Marcovaldo. Diopoldo liber Federico da Capparone nel 1206 e lo
riconsegn alla custodia di Gualtiero di Palearia.

Guglielmo Francesco, Gentile di Manopello e un imam musulmano, rimasto


sconosciuto alla storia, furono i precettori di Federico sino al 1201, quando
Guglielmo Francesco fu costretto ad abbandonare la Sicilia; torn a essere il
maestro di Federico dal 1206 al 1209, anno dell'emancipazione del giovane.
Nel periodo tra il 1202 e il 1206, in cui fu sotto la custodia di Guglielmo,
Federico II visse probabilmente nel Palazzo reale: probabile che il giovane
re abbia ricevuto nel palazzo dei suoi avi una buona educazione e
un'istruzione adatta al suo rango. La tesi secondo la quale Federico II si
sarebbe aggirato per i vicoli e i mercati di Palermo, che gli avrebbero offerto
molteplici stimoli in una sorta di autoformazione, invece frutto della
fantasia di autori moderni[11]; ugualmente non attendibile la notizia del
Breve Chronicon de rebus Siculis, secondo la quale il giovane re avrebbe in
questo periodo addirittura sofferto la fame, avrebbe vagato per le strade di
Palermo ricevendo il sostentamento dai sudditi[12][13].

La corona imperiale a 18 anni[modifica | modifica wikitesto]


Il 26 dicembre 1208 Federico comp il quattordicesimo anno di et e usc
dalla tutela papale assumendo il potere nelle sue mani. Su consiglio del
pontefice nell'agosto del 1209 spos la venticinquenne Costanza d'Aragona,
vedova del re d'Ungheria Emerico: Federico non aveva ancora compiuto
quindici anni.

In Germania, nel frattempo, dopo la morte di Enrico VI nessuno era pi


riuscito a farsi incoronare imperatore. Due erano i rivali che puntavano al
titolo imperiale vacante: il primo era appunto Filippo di Svevia, fratello
minore di Enrico VI, che fu eletto re dai principi tedeschi nel 1198 e
incoronato a Magonza; il secondo era Ottone di Brunswick, figlio minore del
duca di Baviera e Sassonia Enrico il Leone, che fu eletto anchegli re da
alcuni principi tedeschi che si opponevano allelezione dello Staufer e
incoronato ad Aquisgrana.[14] Ottone poteva contare sullappoggio del re
d'Inghilterra Giovanni I, che era suo zio, e di Innocenzo III, che voleva
evitare di vedere uno svevo imperatore per scongiurare una rivendicazione
di questultimo del regno di Sicilia; Filippo, a sua volta, poteva contare
sullappoggio del re di Francia Filippo II Augusto. La situazione si risolse
solo nel 1208 quando Filippo di Svevia fu assassinato per motivi personali e
Ottone ebbe campo libero. Egli fece numerose concessioni al papato, in
particolare la corona doveva rinunciare allingerenza nelle elezioni dei prelati
e accettare senza limiti il diritto dappello del pontefice negli affari
ecclesiastici; inoltre si sarebbe posto fine ad abusi quali lappropriazione
delle rendite delle diocesi vacanti.[15] Il 4 ottobre del 1209, a Roma,
Innocenzo III incoron imperatore Ottone IV. Nonostante le numerose
promesse di Ottone IV, lo stesso imperatore, richiamandosi allantiquum ius
imperii, rivendicava il dominio sullItalia intera; cos egli sost per circa un
anno nellItalia centrale, cosa che preoccup non poco Innocenzo III che
proprio in quei territori stava cercando di estendere lo Stato della Chiesa.
Riccardo di San Germano ci dice che:

"Il detto imperatore Ottone, attratto da Diopoldo e da Pietro conte di


Celano, [] gettatosi dietro le spalle il giuramento che aveva fatto alla
chiesa di Roma, entra nel regno dalla parte di Rieti e sotto la guida di coloro
che vi avevano prestato il giuramento di fedelt, vi giunge attraverso la
Marsia e quindi attraverso il Comino; []Il papa Innocenzo lo scomunic e
pose linterdetto alla chiesa di Capua, perch aveva osato celebrare alla sua
presenza e nellottava di S. Martino scomunica anche tutti i suoi
fautori."[16]

Salimbene de Adam aggiunge:

"Nellanno del Signore 1209 limperatore Ottone fu ospitato sul Reno ( un


torrente nel vescovado di Reggio) e fu pure ospitato a Salvaterra. E fu
incoronato da papa Innocenzo III il giorno 11 di ottobre. []Ma il suddetto
Ottone, una volta incoronato, muove con molti sforzi contro il padre che lo
aveva incoronato e la madre chiesa che lo aveva generato, e si arm
rapidamente contro il piccolo re di Sicilia che non aveva altro aiuto eccetto
la chiesa. Perci lanno seguente, cio lanno del Signore 1210, il venerabile
padre Innocenzo potente in opere e in parole scomunic il gi detto
imperatore Ottone. Ci nonostante, costui mand in Puglia un esercito cui
era a capo il marchese Azzo dEste. E poi passando per la Toscana, raccolto
un grande esercito, prese alcune localit con la forza, altre per resa;
resistendogli soltanto Viterbo, Orvieto e poche altre. Infine avanz e svern
a Capua."[17]

Dopo la scomunica papale e a causa dellostilit di Filippo Augusto di


Francia, che incoraggi la resistenza in Germania, la nobilt, che aveva
inizialmente appoggiato Filippo di Svevia e ora vedeva Ottone IV
combattere proprio contro un Hohenstaufen, si ribell all'imperatore, che fu
costretto a tornare in Germania. I feudatari ribelli cercarono allora laiuto di
Federico, proponendolo come candidato da contrapporre a Ottone IV; nel
frattempo, in Sicilia, dove lo svevo era appena divenuto padre del suo
primogenito Enrico, che neonato venne incoronato re di Sicilia come
coreggente, si organizz subito una rapida spedizione Oltralpe: partito a
marzo del 1212 da Palermo, Federico giunse a Roma la domenica di Pasqua
e prest giuramento vassallatico al papa; a settembre entr trionfalmente a
Costanza, a ottobre indisse la sua prima dieta da re di Germania e a
novembre stipul gli accordi col futuro re di Francia Luigi VIII per
combattere il rivale Ottone IV. Finalmente il 9 dicembre 1212 Federico
veniva incoronato imperatore nel duomo di Magonza dal vescovo Sigfrido III
di Eppstein, ma la sua effettiva sovranit doveva ancora essere sancita. Il
12 luglio 1213, con la cosiddetta "Bolla d'Oro" (o "promessa di Eger"),

Federico promise di mantenere la separazione fra Impero e Regno di Sicilia


(dominio del Pontefice) e di rinunciare ai diritti germanici in Italia
(promessa gi fatta da Ottone IV e mai mantenuta). Si impegn inoltre a
intraprendere presto una crociata in Terrasanta, nonostante non ci fosse
stata un'esplicita richiesta in tal senso da parte del papa.

Sigillo in cera 85 mm della pergamena 13 febbraio 1240. Intorno al campo


la legenda recita: [FRIDERICUS D(e) I GR(ati) A IMPE]RATOR
ROMANOR(um)[SE]MP(er) AUGUST[US]. Al centro del campo affiancano il
trono i due termini: REX IH(e) R(usa) L(e) M. Cagli, Archivio Storico
Comunale
Federico II pot essere riconosciuto unico pretendente alla corona imperiale
solo dopo il 27 luglio 1214 quando, nella battaglia di Bouvines, Filippo
Augusto re di Francia, alleato di Federico, sbaragli Ottone IV alleato degli
inglesi. In Germania resistevano al dominio di Federico soltanto Colonia, la
citt pi ricca e popolosa della Germania del tempo, i cui mercanti
vantavano particolari diritti commerciali e di traffico con l'Inghilterra di
Enrico II Plantageneto sin dal 1157, e Aquisgrana, dove erano conservate le
spoglie di Carlo Magno. Aquisgrana cadde nel 1215 e Federico vi ricevette
una seconda e splendida incoronazione (25 luglio 1215) che complet quella
di Magonza. L'11 novembre 1215 venne aperto da Innocenzo III il IV
Concilio Lateranense (XII universale) cui anche Federico partecip.

Finch fu in vita il suo protettore Innocenzo III, Federico evit di condurre


una politica personale troppo pronunziata. Morto Innocenzo III e salito al
soglio Onorio III (18 luglio 1216), papa di carattere molto diverso rispetto
al suo predecessore, Federico fu incalzato dal nuovo pontefice a dare corso
alla promessa di indire la crociata. Il sovrano tergivers a lungo e nel 1220
fece nominare dalla Dieta di Francoforte, tenutasi nel medesimo anno, il
figlio Enrico "re di Germania". Onorio III ritenne allora che l'unico modo per
impegnare Federico fosse quello di nominarlo imperatore, cosicch il 22

novembre 1220 lo Svevo fu incoronato imperatore in San Pietro a


Roma[18] dallo stesso papa Onorio III.

Confoederatio cum principibus ecclesiasticis


Confoederatio cum principibus ecclesiasticis.jpg
Il Trattato con i principi della chiesa, o Confoederatio cum principibus
ecclesiasticis, del 26 aprile 1220 fu emanato da Federico II come
concessione ad alcuni vescovi tedeschi per avere la loro collaborazione
all'elezione del figlio Enrico come re di Germania. La Carta rappresenta una
delle pi importanti fonti legislative del Sacro Romano Impero nel territorio
tedesco. Con questo atto Federico II rinunciava a un certo numero di
privilegi reali in favore dei principi-vescovi. Fu un vero stravolgimento
nell'equilibrio del potere, un nuovo disegno che doveva portare a maggiori
vantaggi nel controllo di un territorio vasto e lontano.
Fra i tanti diritti acquisiti, i vescovi assunsero quello di battere moneta,
elevare o abbassare le tasse e costruire fortificazioni; inoltre ottennero
anche la possibilit di istituire tribunali nelle loro signorie e di ricevere
l'assistenza del re o dell'imperatore per far rispettare i giudizi emanati nei
territori di loro giurisdizione. La condanna di un tribunale ecclesiastico
equivaleva automaticamente a una condanna (ed alla pena conseguente),
da parte del tribunale reale o imperiale. Inoltre, l'emanazione di una
scomunica si traduceva automaticamente in una sentenza da parte del
tribunale del re o dell'imperatore, che sanciva per lo scomunicato lo status
di reo. Il legame, quindi, fra il tribunale di Stato e quello locale del Principe
Vescovo si sald indissolubilmente.
L'emanazione di questo trattato si ricollegava direttamente al pi tardo
Statutum in favorem principum che sanciva simili diritti per i principi laici. Il
potere dei signori si accresceva, ma aumentava anche la capacit di
controllo sul territorio dell'impero e sulle citt. In questo modo, Federico II
sacrific l'accentramento del potere per assicurarsi una maggiore
tranquillit nella parte centrale dell'Impero stesso, in modo da poter
rivolgere la sua attenzione al fronte meridionale e mediterraneo.

Federico non diede peraltro alcun segnale di voler abdicare al Regno di


Sicilia, pur mantenendo la ferma intenzione di tenere separate le due
corone. Aveva anzi deciso di lasciare il Regno di Germania al figlio,
conservando tuttavia, quale imperatore, la suprema autorit di controllo.
Essendo stato educato in Sicilia probabile che si sentisse pi siciliano che
tedesco, ma, soprattutto, egli conosceva bene le potenzialit del suo
regno[19], con una fiorente agricoltura, citt grandi e buoni porti, oltre alla
straordinaria posizione strategica al centro del Mediterraneo.

L'attivit nel regno di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]


Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Sicilia Il
periodo svevo.

Augustale di Federico II, 1231 circa. Museo di Foggia


Tornato nel 1220 in Sicilia, che aveva lasciato otto anni prima, Federico
pot dedicarsi a consolidare le istituzioni nel Regno, indicendo due grandi
assise a Capua e a Messina (1220-1221). In quelle occasioni stabil,
rivendicando quanto accaduto in passato, che ogni diritto regio confiscato
precedentemente a vario titolo dai feudatari venisse immediatamente
reintegrato al sovrano. Introdusse inoltre il diritto romano, nell'accezione
giustinianea rielaborata dall'Universit di Bologna su impulso di suo nonno il
Barbarossa. A Napoli fond l'Universit nel 1224, dalla quale sarebbe uscito
il ceto di funzionari in grado di servirlo, senza che i sudditi a lui fedeli
dovessero recarsi fino a Bologna per studiare. Favor anche l'antica e
gloriosa scuola medica salernitana.[20]

Il tentativo di Federico di accentrare l'amministrazione del Regno e ridurre il


potere dei feudatari locali (soprattutto ordinando la distruzione delle
fortificazioni che potessero rappresentare un potenziale pericolo per il
potere centrale) incontr molte resistenze nella parte continentale del
regno, tra queste principalmente quella del conte di Bojano, Tommaso da
Celano, la cui contea, unita con i possedimenti originali in Marsica,

rappresentava il feudo di maggiore estensione del regno. Il conte Tommaso


si rifiut di smantellare i castelli come ordinato dallo svevo e organizz la
resistenza presso le fortificazioni di Ovindoli e Celano in Marsica, Civita di
Bojano e Roccamandolfi in Molise, dove affront a partire dal 1220 la forza
d'urto dell'esercito imperiale. Le prime tre citt caddero nel giro del primo
anno di guerra, mentre il castello di Roccamandolfi, dove il conte da Celano
aveva lasciato alla guida della resistenza la moglie Giuditta, si arrese
all'assedio nel 1223 dopo essere stato danneggiato ma non preso. Il
castello del capoluogo della contea, Bojano, venne demanializzato e
ricostruito; Ovindoli e Celano furono distrutte, Roccamandolfi dovette
essere ricostruita pi a valle lasciando il castello alla rovina; Tommaso da
Celano, non avendo in seguito rispettato i termini della resa, fu espropriato
della contea che cess di essere la spina nel fianco nei possedimenti
normanni di Federico.

Il Castello di Melfi dove Federico II promulg le costituzioni.


Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzioni di Melfi.
Giunto a Melfi, l'imperatore, accolto calorosamente dalla popolazione locale,
pernott nel castello costruito dai suoi ascendenti normanni, cui apport in
seguito alcuni importanti restauri[21]. Nella localit melfitana (ma anche a
Lagopesole, Palazzo San Gervasio e Monticchio), Federico II trascorse il suo
tempo libero, dedicandosi alla caccia con il falcone, poich le zone boschive
del Vulture erano ideali per il suo passatempo preferito.

Nel castello di Melfi Federico II, con l'ausilio del suo fidato notaio Pier delle
Vigne, eman nel 1231 le Constitutiones Augustales (note anche come
Costituzioni di Melfi o Liber Augustalis), codice legislativo del Regno di
Sicilia, fondato sul diritto romano e su quello normanno delle Assise di
Ariano, considerato tra le pi grandi opere della storia del diritto per la sua
importanza storica di recupero delle antiche leggi normanne, e di cui si sono
conservati pochissimi documenti. Queste norme miravano a limitare i poteri
e i privilegi delle locali famiglie nobiliari e dei prelati, facendo tornare il

potere nelle mani dell'imperatore e a rendere partecipi anche le donne per


quanto riguardava la successione dei feudi. Ne doveva nascere uno Stato
centralizzato, burocratico e tendenzialmente livellatore, con caratteristiche
che gli storici hanno reputato "moderne".[22]

La crociata e la scomunica da parte di Gregorio IX[modifica | modifica


wikitesto]

Federico incontra il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, codice miniato.


Negli anni seguenti Federico si dedic a riordinare il Regno di Sicilia,
eludendo le continue richieste del papa Onorio III di intraprendere la
crociata. Per dilazionare ulteriormente il suo impegno, Federico stipul col
papa un trattato (Dieta di San Germano, nel luglio 1225), con il quale si
impegnava a organizzare la crociata entro l'estate del 1227, pena la
scomunica. In realt il vero obiettivo di Federico era l'unione fra Regno di
Sicilia e Impero, nonch l'estensione del potere imperiale all'Italia. In
questo disegno rientr il suo tentativo di recuperare all'impero la marca di
Ancona e il ducato di Spoleto, rientranti nella sovranit papale. Inoltre in
Sicilia procedette all'occupazione di cinque vescovadi con sede vacante, alla
confisca dei beni ecclesiali e alla cacciata dei legati pontifici che si erano
col recati per la nomina dei vescovi, pretendendo di provvedere
direttamente alle nomine. Il papa era molto adirato con Federico sia perch
non aveva adempiuto ai patti di tenere separati Impero e Regno di Sicilia,
sia perch non rispettava la libert del clero nei suoi territori
intromettendosi sistematicamente nell'elezione dei vescovi, sia, infine,
perch non si decideva a partire per la crociata[23]: durante la fallimentare
crociata del 1217-1221 (la quinta) Federico si era ben guardato dal prestare
assistenza ai crociati, avendo pi a cuore la pace con il Sultano ayyubide
d'Egitto al-Malik al-Kamil, i cui territori erano molto vicini alla Sicilia e con il
quale manteneva buoni rapporti, con frequenti contatti diplomatici.

Nel frattempo, a causa delle mire di controllo sull'Italia da parte di Federico,


era risorta nel nord Italia la Lega Lombarda: nell'aprile 1226 Federico

convoc la Dieta di Cremona con il pretesto di preparare la crociata ed


estirpare le dilaganti eresie, ma questa non pot avere luogo per
l'opposizione della Lega Lombarda, che imped l'accesso ai delegati, mentre
Federico non aveva al nord forze sufficienti per contrastare i Comuni ribelli.

Il 9 settembre 1227, pressato dal successore di Onorio, papa Gregorio IX,


molto pi determinato contro l'imperatore e sotto la minaccia di scomunica,
Federico tent di onorare la promessa fatta al predecessore partendo per la
sesta Crociata, ma una pestilenza scoppiata durante il viaggio in mare che
falcidi i crociati lo costrinse a rientrare a Otranto: lui stesso si ammal e
dovette ritirarsi a Pozzuoli per rimettersi in sesto. Gregorio IX interpret
questo comportamento come un pretesto e, conformemente al trattato di
San Germano del 1225, lo scomunic il 29 dello stesso mese nella
cattedrale di Bitonto. A nulla valse una lettera di giustificazioni inviata al
papa da Federico nel novembre e la scomunica fu confermata il 23 marzo
1228. Era evidente l'atteggiamento ostile del papa.

A questo punto, nella primavera 1228, Federico decise di partire per la


Terrasanta, pur sapendo che durante la sua assenza il Papa avrebbe cercato
di riunire tutti i suoi oppositori in Germania e in Sicilia, minacciando la
Lombardia e il suo Regno Meridionale. Come riferito dal cronista Riccardo di
San Germano, Federico celebr a Barletta la Pasqua 1228 "in omni gaudio
et exultatione" e ai primi di maggio del 1228, convocata sempre a Barletta
un'assemblea pubblica, comunic di persona le sue decisioni: nomin
Rainaldo di Urslingen, gi Duca di Spoleto, suo sostituto in Italia durante
l'assenza; in caso di sua morte, nomin erede suo figlio Enrico re dei
Romani e in seconda istanza il piccolo Corrado, nato pochi giorni prima ad
Andria il 25 aprile da Jolanda di Brienne, che nel frattempo era morta in
seguito al parto.

Quindi seppur scomunicato, part da Brindisi il 28 giugno[24] 1228 per la


sesta Crociata. Federico ottenne un successo di un certo rilievo senza
combattere una sola battaglia, ma grazie a un accordo diplomatico con il

sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino: Gerusalemme venne


ceduta, peraltro ridotta senza mura e indifendibile, e con l'esclusione
dell'area della moschea di Umar (ritenuta dai cristiani il Tempio di
Salomone), che era un luogo santo musulmano. Questa soluzione aveva
evitato i combattimenti e aveva sollevato Federico dall'incombenza della
crociata, ma consegnava alla cristianit una vittoria effimera e in balia dei
musulmani, anche se, formalmente, con importanti risultati territoriali e,
soprattutto, con la riconquista di Gerusalemme. Il 18 marzo 1229, nella
basilica del Santo Sepolcro, Federico si incoron re di Gerusalemme (in
quanto erede del trono per aver sposato nel 1225 Jolanda di Brienne, regina
di Gerusalemme, nonostante l'opposizione del clero locale e di quasi tutti i
feudatari).

Durante l'assenza di Federico, Rinaldo tent di recuperare con le armi il


ducato di Spoleto, mentre truppe germaniche scesero in difesa della Sicilia.
Il Papa assold altre truppe per contrastarle, bandendo la paradossale
crociata contro Federico II, e i territori di Federico subirono l'invasione delle
medesime. Quando Federico ritorn in Italia dopo la crociata, trov molte
citt che appoggiavano il Papa[25]: riusc ad avere ragione delle forze
papali ma ritenne opportuno, per quel momento, riconciliarsi col pontefice e
con la Pace di San Germano del 23 luglio 1230, promise di rinunciare alle
violazioni che avevano determinato la scomunica, di restituire i beni
sottratti ai monasteri e alle chiese e di riconoscere il vassallaggio della
Sicilia al papa. D'altro canto il papa non poteva non tener conto
dell'obiettivo ottenuto da Federico in Terra santa e il 28 agosto successivo
ritir la scomunica: il 1 settembre papa e imperatore si incontrarono ad
Anagni.

Nella diatriba fra papa e imperatore intanto si erano inserite le citt della
Lega Lombarda ed era ripresa la secolare divisione fra guelfi e
ghibellini[26]. Nel 1231 Federico convoc una Dieta a Ravenna nella quale
fece riaffermare l'autorit imperiale sui Comuni, ma ci ebbe poca influenza
sugli eventi successivi.

In lotta col papato[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Federico II
Nel periodo di pace e distensione che segu gli eventi precedenti, Federico
volle sistemare alcune questioni giuridiche nei suoi regni, con particolare
riguardo a quello siciliano. Il rinnovato accordo fra il papa e Federico venne
utile a quest'ultimo allorch nel 1234 suo figlio Enrico si ribell al padre:
rivoltosi al papa, Federico ottenne la scomunica contro il figlio, lo fece
arrestare e lo tenne prigioniero fino alla morte, avvenuta nel 1242. Alla
corona tedesca venne allora associato l'altro figlio Corrado IV (che non
riusc neppure lui a governare in pace per l'opposizione dei nobili che gli
contrapposero bellicosamente alcuni anti-re[27]).

Nel maggio dello stesso anno alcuni violenti tumulti, organizzati in Roma dal
Senatore (cio governatore) di Roma Luca Savelli e da varie famiglie
ghibelline ostili a Gregorio IX, costrinsero quest'ultimo a fuggire in Umbria.
Federico, cui faceva molto comodo politicamente apparire come il difensore
della Chiesa, accorse in armi e si un, a Montefiascone nell'agosto del 1234,
alle milizie pontificie guidate dal cardinale Raniero Capocci. I due eserciti
sconfissero alla fine l'armata dei romani, ma l'atteggiamento ambiguo
tenuto dall'imperatore in questa circostanza gli alien definitivamente le
simpatie del Capocci, che divenne da quel momento un suo mortale
nemico[28]

Il sovrano svevo in effetti non era mai venuto meno ai suoi propositi di
sottomettere l'Italia all'impero germanico, favorendo l'instaurarsi di signorie
ghibelline a lui amiche (la pi potente fu quella dei Da Romano che
governava su Padova, Vicenza, Verona e Treviso). Nel novembre 1237
Federico colse una notevole vittoria sulla Lega Lombarda a Cortenuova,
conquistando il Carroccio che invi in omaggio al papa. L'anno successivo il
figlio Enzo (o Enzio) spos Adelasia di Torres, vedova di Ubaldo Visconti,
giudice di Torres e Gallura e Federico lo nomin Re di Sardegna. Ci non
poteva essere accettato dal papa, visto che la Sardegna era stata promessa

in successione al papa dalla stessa Adelasia. Alle rimostranze del pontefice,


Federico rispose nel marzo 1239 tentando di sollevargli contro la curia, ma
il papa scagli subito contro di lui la scomunica durante la settimana
santa[29], indicendo successivamente un concilio a Roma per la Pasqua del
1241. Federico, per impedire lo svolgimento del Concilio che avrebbe
confermato solennemente la sua scomunica, blocc le vie di terra per Roma
e fece catturare due cardinali e molti prelati, in viaggio per mare con navi
della flotta genovese, da navi della flotta pisana guidate dal figlio Enzo, con
una battaglia navale avvenuta presso l'isola del Giglio (3 maggio 1241). Le
truppe imperiali giunsero alle porte di Roma, ma il 22 agosto 1241 l'anziano
papa Gregorio IX mor[30] e Federico, dichiarando diplomaticamente che lui
combatteva il papa ma non la Chiesa (egli era sempre sotto scomunica), si
ritir in Sicilia.

Dopo la morte di Gregorio IX, venne eletto papa Goffredo Castiglioni, che
prese il nome di Celestino IV, ma che mor dopo soli diciassette giorni di
pontificato. I molti ecclesiastici ancora prigionieri di Federico e l'incombente
minaccia delle sue truppe alle porte di Roma provocarono una vacanza al
soglio pontificio di un anno e mezzo, periodo durante il quale si svolsero
frenetiche trattative. Infine l'elezione papale si tenne ad Anagni e fu eletto,
il 25 giugno 1243, il genovese Sinibaldo Fieschi che prese il nome
pontificale di Innocenzo IV. Innocenzo tent inizialmente di trovare un
accordo con Federico, ma la rivolta scoppiata in quei mesi contro
l'imperatore in Viterbo, preparata e portata avanti dal cardinale Capocci e
che si concluse con una clamorosa sconfitta dell'esercito imperiale, costrinse
il sovrano svevo a trovare un'intesa con il papa, suo malgrado. Il 31 marzo
1244 fu stilata in Laterano una bozza di accordo fra Federico e Innocenzo IV
che prevedeva, in cambio del ritiro della scomunica, la restituzione di tutte
le terre pontificie occupate dall'imperatore. L'accordo peraltro non fu mai
ratificato. Tra il 1243 e il 1246 Federico II trascorse le stagioni invernali a
Grosseto, approfittando del clima mite e delle aree umide attorno alla citt
per praticare la caccia, suo passatempo preferito[31].

In quegli stessi decenni, circolarono in Italia diverse opere di impronta


apocalittica, che attribuivano a Federico un ruolo di protagonista nella
riforma della Chiesa. In particolare, il commento al profeta Geremia Super
Hieremiam (attribuito pseudoepigraficamente a Gioacchino da Fiore ma
prodotto forse entro ambigui ambienti cistercensi o florensi e rielaborato e
aggiornato entro ambienti, egualmente poco affidabili, di francescani
rigoristi) riconosceva a Federico II un ruolo incredibilmente e
paradossalmente provvidenziale, proprio in quanto atteso persecutore
apocalittico della Chiesa corrotta e in special modo dei cardinali.[32]

Il declino e la fine[modifica | modifica wikitesto]

La disfatta di Vittoria, presso Parma (1248).


Papa Innocenzo IV decise di indire un Concilio per confermare la scomunica
a Federico e far nominare un altro imperatore, rivolgendosi ai suoi nemici
che in Germania erano numerosi. Giunto a Lione[33] svolse un'intensa
attivit diplomatica presso i nobili tedeschi e indisse un Concilio che si apr il
28 giugno 1245. Inoltre, durante il concilio, il cardinale Raniero Capocci,
acerrimo nemico dell'imperatore che voleva allontanare ogni possibilit di
accordo, fece circolare nella citt francese due libelli da lui ispirati nei quali
Federico veniva dipinto come un eretico e un anticristo[34]. Da notare che
Lione, sebbene formalmente in Borgogna, quindi di propriet
dell'imperatore, era fuori dal tiro del sovrano svevo ed era sotto la
protezione del re di Francia.

Il concilio non solo conferm la scomunica a Federico, ma addirittura lo


depose[35], sciogliendo sudditi e vassalli dall'obbligo di fedelt, e invit i
nobili elettori tedeschi a proclamare un altro imperatore, bandendo contro
Federico una nuova crociata. Non tutta la Cristianit per accett quanto
deliberato nel concilio, che si era tenuto in condizioni non troppo chiare. Il
papa aveva finto fino all'ultimo di voler patteggiare con Federico e molti si
domandarono se fosse giusto un provvedimento cos grave contro

l'imperatore in un momento in cui nuove minacce si affacciavano


all'orizzonte (l'offensiva mongola).

L'imperatore sub il gravissimo colpo che ne appann il prestigio e dal 1245


gli eventi iniziarono a precipitare. Gli Elettori tedeschi trovarono il nuovo
imperatore (in realt "re di Roma", titolo che preludeva alla nomina di
imperatore) in Enrico Raspe, margravio di Turingia, che il 5 agosto 1246
sconfisse nella battaglia di Nidda il figlio di Federico, Corrado. Tuttavia,
l'anno successivo, Enrico Raspe mor.

Nel febbraio del 1248 Federico sub una grave sconfitta nella battaglia di
Parma ad opera di Gregorio da Montelongo. Dopo un assedio durato oltre
sei mesi i parmigiani, approfittando dell'assenza dell'imperatore che era
andato a caccia nella valle del Taro, uscirono dalla citt e attaccarono le
truppe imperiali, distruggendo la citt-accampamento di Vittoria.
L'imperatore riusc a stento a rifugiarsi a San Donnino, da dove raggiunse
poi la fedele alleata Cremona. L'anno seguente il figlio Enzo, battuto nella
battaglia di Fossalta, fu catturato dai bolognesi che lo tennero prigioniero
fino alla morte (1272)[36]. Poco dopo Federico sub (o credette di subire) il
tradimento di uno dei suoi pi fidati consiglieri, Pier delle Vigne (rievocato
da Dante Alighieri nel tredicesimo canto dell'Inferno).

La vittoria militare del figlio Corrado sul successore di Raspe, Guglielmo II


d'Olanda avvenuta nel 1250, non port alcun vantaggio per Federico, il
quale nel dicembre dello stesso anno mor a causa di un attacco di
dissenteria. Nel suo testamento nominava suo successore il figlio Corrado,
ma il papa non solo non riconobbe il testamento ma scomunic pure
Corrado (che mor quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di
ricuperare a s il Regno di Sicilia).

La morte in Fiorentino di Puglia[modifica | modifica wikitesto]

Federico cadde vittima di una grave patologia addominale, forse dovuta a


malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti,
invece, sarebbe stato avvelenato. Egli, difatti, qualche tempo prima aveva
scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte.
Comunque, le sue condizioni apparvero immediatamente di tale gravit che
si rinunci a portarlo nel pi fornito Palatium di Lucera e la corte dovette
riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell'agro dell'odierna
Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia.

Leggenda vuole che a Federico fosse stata predetta dall'astrologo di corte,


Michele Scoto, la morte sub flore, ragione per la quale pare egli abbia
sempre evitato di recarsi a Firenze. Allorch fu informato del nome del
borgo in cui infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel
Fiorentino per l'appunto, Federico, comprese e accett la prossimit della
fine.

Il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo.


Stando al racconto del cronista inglese Matthew Paris ( 1259) non
confermato per da altre fonti l'imperatore, sentendosi in punto di morte,
volle indossare l'abito cistercense e dettare cos le sue ultime volont nelle
poche ore di lucidit. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi
rappresentanti dell'Impero, reca la data del 17 dicembre 1250. La sua fine
fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali
diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l'imperatore
era stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in
Sicilia. Una nota miniatura (vedi sotto) raffigura persino il principe mentre
soffoca col cuscino il padre morente.

La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata, i funerali si svolsero


nella sede imperiale di Foggia, per sua espressa volont il cuore venne
deposto in un'urna collocata nel Duomo, la sua salma omaggiata dalla

presenza di moltitudini di sudditi venne esposta per qualche giorno e


trasportata poi a Palermo, per essere tumulata in Cattedrale, entro il
sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva,
accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II.

Recentemente il sepolcro stato riaperto. Federico giace sul fondo sotto


altre due spoglie (quelle del padre Enrico VI e della madre Costanza
d'Altavilla). La tomba era stata gi ispezionata nel tardo XVIII secolo: il
corpo, nel Settecento, era mummificato e in buone condizioni di
conservazione; ne risulta che l'imperatore sia stato inumato con il globo
dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni
cufiche e una corona a cuffia.

La tomba imperiale custodita nella Cattedrale era destinata in origine al


nonno Ruggero II che l'aveva voluta come suo sarcofago per il Duomo di
Cefal. Il sepolcro inoltre reca i simboli dei quattro evangelisti e la corona
regia.

L'eredit culturale[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Federico II con il falco dal suo trattato De arte venandi cum
avibus
Federico fu chiamato dai suoi contemporanei Stupor Mundi (Stupore del
Mondo), appellativo che deriva dalla sua inestinguibile curiosit intellettuale,
un eclettismo che lo port ad approfondire la filosofia, l'astrologia
(consigliere molto ascoltato fu l'astrologo Guido Bonatti), la matematica
(ebbe corrispondenza e fu in amicizia con il matematico pisano Leonardo
Fibonacci, che gli dedic il suo Liber quadratorum), l'algebra, la medicina e
le scienze naturali (impiant a Palermo persino uno zoo, famoso ai suoi
tempi, per il numero di animali esotici che conteneva); scrisse anche un
libro, un manuale sulla falconeria, il De arte venandi cum avibus che fu uno
dei primi manoscritti con disegni in tema naturalistico. Si dice che Federico

conoscesse ben nove lingue e che fosse un governante molto moderno per i
suoi tempi, visto che favor la scienza e profess punti di vista piuttosto
avanzati in economia.

Alla sua corte soggiornarono uomini di gran cultura di quei tempi quali
Michele Scoto, che tradusse alcune opere di Aristotele, Teodoro da
Antiochia, un arabo cristiano, e Juda ben Salomon Cohen, grande
enciclopedista ebreo.

L'attivit legislativa[modifica | modifica wikitesto]


Federico condusse un'intensa attivit legislativa: a Capua e a Catania nel
1220, a Messina nel 1221, a Melfi nel 1224, a Siracusa nel 1227 e a San
Germano (Cassino) nel 1229, ma soltanto ad agosto del 1231, nel corso di
una fastosa cerimonia tenutasi a Melfi, ne promulg la raccolta organica e
armonizzata secondo le sue direttive, avvalendosi di un gruppo di giuristi
quali Roffredo di Benevento, Pier delle Vigne, l'arcivescovo Giacomo di
Capua ed Andrea Bonello da Barletta. Questo corpo organico, preso
lungamente a modello come base per la fondazione di uno stato moderno,
passato alla storia col nome di Costituzioni di Melfi o Melfitane anche se il
titolo originale Constitutiones Regni Utriusque Siciliae rende pi esplicita la
volont di Federico di riorganizzare il suo stato, il Regno di Sicilia:
quest'ultimo, infatti, fu ripartito in undici distretti territoriali detti
giustizierati, poich erano governati da funzionari di propria nomina, i
giustizieri, che rispondevano del loro operato in campo amministrativo,
penale e religioso a un loro superiore, il maestro giustiziere, referente
diretto dell'imperatore che stava al vertice di questa struttura gerarchica di
tipo piramidale. Abol i dazi interni e i freni alle importazioni all'interno del
suo impero.

L'Universit[modifica | modifica wikitesto]


Il 5 giugno 1224, all'et di trent'anni, Federico istitu con editto formale, a
Napoli, la prima universitas studiorum statale e laica della storia

d'Occidente, in contrapposizione all'ateneo di Bologna, nato come


aggregazione privata di studenti e docenti e poi finito sotto il controllo
papale.[37] L'universit, polarizzata intorno allo studium di diritto e
retorica, contribu all'affermazione di Napoli quale capitale della scienza
giuridica. Napoli non era ancora la capitale del Regno, ma Federico la scelse
per la sua posizione strategica e il suo gi forte ruolo di polo culturale e
intellettuale di quei tempi.[38]

La poesia siciliana[modifica | modifica wikitesto]


Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola siciliana.

Il Cancelliere Aulico ricevuto da Federico II, Re di Sicilia, a palazzo della


Favara di Palermo con letterati, artisti e studiosi siciliani.
Contribu a far nascere la letteratura italiana e in questo senso ebbe
importanza fondamentale la Scuola siciliana o anche Scuola poetica siciliana
che nacque tra il 1230 e il 1250, che ingentil il volgare siculo con il
provenzale, e i cui moduli espressivi e tematiche dominanti furono
successivamente ripresi dalla lirica della Scuola toscana. Gli sono inoltre
attribuite quattro canzoni. Appassionato della cultura araba, fece tradurre
molte opere da quella lingua e fu quasi sempre in ottimi rapporti con gli
esponenti di quella cultura al punto da guadagnarsi il soprannome (fra i
tanti) di "sultano battezzato".

Nella corte era presente un gruppo di poeti, per lo pi funzionari, che


scrivevano in volgare meridionale. Nella corte di Federico si costitu una
scuola poetica siciliana al quale si deve l'invenzione di una nuova metrica, il
sonetto.

Federico stato individuato come l'autore delle cinque questioni poste ai


sapienti del suo tempo, a cui rispose nelle Questioni siciliane il filosofo
arabo Ibn Sab'in.[39]

De arte venandi cum avibus[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del folio 16 recto del trattato De arte venandi cum avibus.
Federico II non fu solo un mecenate, ma anch'egli si ciment in un'opera
letteraria: De arte venandi cum avibus. La traduzione letterale del titolo di
quest'opera di Federico II : "L'arte di cacciare con gli uccelli", e di essa
molte copie, illustrate nel XIII e XIV secolo, ancora sopravvivono.

Il De arte venandi un trattato nato innanzitutto dall'osservazione, che non


ha nulla delle enciclopedie zoologiche fino ad allora redatte (i bestiari intrisi
di mitologia, teologia e superstizione). In esso i problemi di ornitologia, di
allevamento, di addestramento e di caccia sono trattati con attenzione al
principio dell'osservazione diretta e dell'esperienza, con assoluto spirito di
indipendenza rispetto alla trattatistica precedente, per questo lo scritto
rappresenta un fondamentale passo verso la scienza "moderna".

Federico era un cacciatore appassionato. Le battute di caccia erano in quei


tempi un modo per socializzare con persone dello stesso rango, per
esercitarsi nell'uso delle armi e per rappresentare il potere. Il suo hobby
preferito era la caccia con il falco addestrato, attivit molto costosa e quindi
elitaria: un falco addestrato veniva a costare infatti quasi quanto un intero
podere. La caccia con i falchi per Federico non era un passatempo vero e
proprio ma una scienza. Egli si procur trattati di ornitologia e caccia, e, in
base ad ordini dell'imperatore, questi testi furono raccolti in un codice
miscellaneo, concepito come un libro sulla falconeria. Le fonti non sono
certe se Federico abbia scritto personalmente il libro, ma sicuramente egli
partecip alla sua redazione esponendo i propri punti di vista: il De arte
venandi cum avibus rappresenta pertanto una trattazione molto moderna
sia sui metodi di cattura e addestramento dei falchi, sia sulle tecniche di
caccia della selvaggina con l'uso dei falchi addestrati.

Le arti figurative[modifica | modifica wikitesto]

Presunto busto di Federico II[40], al Castello di Barletta.


Federico II, essendo un generoso mecenate, ospit alla sua corte numerosi
artisti che ebbero probabilmente modo di spostarsi con lui nei suoi soggiorni
in Germania (a pi riprese tra il 1212 e il 1226): ci fu infatti un contatto con
le novit del gotico tedesco, che proprio in quegli anni produceva opere di
rinnovato naturalismo come il Cavaliere di Bamberga del Duomo di
Bamberga (ante 1237, alto 267 cm), dove era raffigurato un ritratto
dell'Imperatore stesso riprendendo l'iconografia delle statue equestri
antiche. Inoltre Federico II invit nel sud-Italia i cistercensi gi nel 1224, i
quali diffusero il loro sobrio stile gotico nell'architettura (abbazie laziali di
Fossanova e Casamari che probabilmente costituiscono i primi esempi di
applicazione italiana dello stile gotico).

Oltre alla ricezione delle novit gotiche, Federico promosse anche


attivamente il recupero di modelli classici, sia riusando opere antiche, sia
facendone fare di nuove secondo i canoni romani: per esempio le monete
auree da lui fatte coniare (gli augustali) presentano il suo ritratto idealizzato
di profilo, e numerosi sono i rilievi che ricordano la ritrattistica imperiale
romana (al gi citato Duomo di Bamberga, alla distrutta Porta di Capua,
eccetera). In queste opere si nota una robustezza che ricorda l'arte romana
provinciale, una fluente plasticit, come nei realistici panneggi, e gli intenti
ritrattistici. Tra i rilievi superstiti della Porta di Capua esiste anche un Busto
di imperatore: se si trattasse delle vere fattezze del sovrano saremmo di
fronte al primo ritratto pervenutoci dell'arte post-classica, un primato
altrimenti stabilito dal Ritratto di Carlo d'Angi di Arnolfo di Cambio.[41]

La seconda corrente predominante all'epoca di Federico, dopo quella


classicista, fu quella naturalistica. Lo stesso Federico II nel De arte venandi
cum avibus scriveva come si dovesse rappresentare le cose che esistono
cos come sono (ea quae sunt sicut sunt), un suggerimento che si pu per
esempio riscontrare nell'originalissimo capitello attribuito a Bartolomeo da

Foggia e conservato al Metropolitan Museum di New York (1229 circa). In


questa opera quattro testine spuntano dagli angoli, ma la loro raffigurazione
cos realistica (nelle scavature degli zigomi, nelle rughe, nelle imperfezioni
fisiche) da sembrare un calco da maschera mortuaria.

I frequenti movimenti di Federico, seguito dalla corte e dagli artisti,


permisero la diffusione di uno stile sovraregionale, con opere di
sorprendente similarit stilistica anche in aree molto distanti, come
testimoniano, per esempio, gli ingressi di alcuni castelli fredericiani: i leoni
scolpiti nel settentrionale castello dell'Imperatore di Prato sono identici a
quelli di Castel del Monte in Puglia. Nicola Pisano, citato nei documenti pi
antichi come Nicola de Apulia, probabilmente arriv in Toscana proprio con
Federico II, alla cui corte potrebbe aver trovato la sintesi tra gli stimoli
classici e transalpini che caratterizzarono la sua rivoluzione figurativa.

Le architetture[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Barletta, una delle sue architetture pi imponenti.

Castel del Monte, in provincia di Barletta-Andria-Trani


Nei pressi di Andria presente la costruzione pi affascinante voluta
dall'imperatore ma ancora incompiuto al momento della sua morte, Castel
del Monte, dichiarato Patrimonio dell'Umanit dall'UNESCO. Dal punto di
vista architettonico il castello una sintesi tra le tendenze europee e quelle
arabo-musulmane (presentando soluzioni innovative, quali torri sporgenti,
feritoie ed elementi anticipatori del gotico)[42].

Porta della Reggia Imperiale a Foggia

A Foggia, residenza imperiale, aveva fatto costruire un magnifico Palatium,


edificato da Bartolomeo da Foggia, su cui vi era un'iscrizione (oggi
conservata nel Portale di Federico) che recitava: "Hoc fieri iussit Federicus
Cesar ut urbs sit Fogia regalis sede inclita imp(er)ialis" (Ci comand
Federico Cesare che fosse fatto affinch la citt di Foggia divenisse reale e
inclita sede imperiale). Federico II considerava la Capitanata un luogo
ideale anche per la caccia e perci fece costruire altre due importantissime
dimore a Foggia. La prima, la Domus/Palacium Solatiorum San Laurencii o
Pantani, in localit Pantano, tra gli attuali quartieri Salice Nuovo, San
Lorenzo e Ordona Sud, dove il Guiscardo aveva fatto edificare la chiesa di
San Lorenzo in Carmignano, testimonianza visiva, insieme alla Regia
Masseria Pantano, della vasta area che occupava la struttura federiciana;
essa includeva una residenza signorile, con giardini, vivarium con animali
acquatici ed esotici, padiglioni per il solacium. L'altra dimora del grande
imperatore svevo era il Palacium dell'Incoronata, nei pressi dell'omonimo
Bosco/Santuario: in merito a questo edificio, testimonianza importante della
struttura federiciana la Regia Masseria Giardino, nelle immediate
vicinanze della linea ferroviaria Foggia - Potenza; anche questo complesso
viene descritto dalle cronache di quel tempo, come tra le dimore pi belle e
sontuose dello "Stupor Mundi".

Facciata del Castello Svevo a Porto Recanati


Federico aveva per sparso castelli e palazzi imperiali in tutta la regione,
amata anche per le possibilit di esercitarvi la caccia, di cui era
appassionato: tra questi, il Castello di Lucera, che affid ai Saraceni
deportati dalla Sicilia. Altre fortificazioni importanti, sono sorte con
l'edificazione del castello svevo di Trani, caratteristico per la sua cortina sul
mare e recentemente restaurato, il Castello di Barletta, risultato
architettonico di una serie di successioni al potere, e il Castello Svevo di
Porto Recanati, fatto edificare nel 1229 quando Federico ratifica il possesso,
da parte di Recanati, delle terre dal Musone al Potenza. Altre strutture
fortificate sveve sono conservate a Bari, Bisceglie, Manfredonia, Lucera,
Gravina di Puglia, Brindisi, Mesagne, Oria, Termoli, ecc.

Sono attualmente in corso nel sottosuolo del centro storico della citt di
Foggia, scavi archeologici nell'area in cui sorgeva il palatium
dell'imperatore, ad ora si in presenza di una notevole presenza di ipogei.

Infine va menzionata la Porta di Capua, che doveva esprimere visivamente


la maest imperiale e Castello Ursino a Catania

Residenze federiciane[modifica | modifica wikitesto]


Castel del Monte
Castello Svevo di Gravina
Castello Ursino
Rocca di Federico II
Palazzo della Favara
Palazzo dei Normanni
La Zisa