Sei sulla pagina 1di 21

Sandro Penna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Penna il solo poeta del Novecento il quale abbia
tranquillamente rifiutato, senza dare in escandescenze, la
realt ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del
mondo in cui viviamo.[1]
(Cesare Garboli)

Sandro Penna
Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 Roma, 21
gennaio 1977) stato un poeta italiano.

Indice

[nascondi]

1 Biografia
2 Poetica
3 Curiosit
4 Opere
5 Note
6 Bibliografia
7 Voci correlate
8 Altri progetti

9 Collegamenti esterni
Biografia[modifica | modifica wikitesto]
Nato in una famiglia borghese, da Armando, umbro, e
Angela Antonione Satta, laziale, ha due fratelli minori,
Beniamino e Elda. Nell'infanzia soffre spesso di bronchiti e
allergie. Quando il padre torna dalla guerra malato di
sifilide, la madre decide di lasciarlo e si trasferisce a Pesaro
con la figlia, lasciando i due maschi col padre. Nel 1922 la
madre si trasferisce a Roma, dove lui raramente riesce a
raggiungerla. Nel 1925 si diploma in ragioneria, ma legge
molta letteratura, soprattutto Leopardi, D'Annunzio,
Hlderlin, Wilde, Rimbaud, Baudelaire e Crevel.

Un giovane Sandro Penna


La scelta di scrivere poesia viene intorno al 1928, quando
la propria sensibilit cerca un territorio per diventare
espressione. Ora legge Alvaro, Cardarelli, Govoni, Gide,
Ungaretti, Saba e Montale. Frequenta con regolarit
l'amico Acruto Vitali, anch'egli poeta. L'estate, a Porto San
Giorgio sperimenta altri primi difficili innamoramenti,
sempre omosessuali. Tra questi, in particolare lo colpisce
un ragazzo di Trastevere, Ernesto, per il quale decide di
trasferirsi a Roma, anche perch i rapporti con il padre
peggiorano, la citt umbra gli sembra chiusa e cerca di
riavvicinarsi alla madre.

Lavora tra Perugia e Roma in modo saltuario, facendo


diversi mestieri: il contabile (presso una zia materna e poi
in un'azienda edile che chiude nel 1932), l'allibratore di
corse ippiche, il commesso di libreria, poi il correttore di
bozze e il mercante d'arte, e volentieri rimane anonimo in
lunghe passeggiate tra la gente, soprattutto di sera. Ha
modo di entrare in contatto con il mondo dei letterati in
seguito alla conoscenza di Umberto Saba nel 1929 (al
quale manda un fascio di versi con lo pseudonimo Bino
Satta)[2] e all'incontro con gli artisti fiorentini che
frequentano il "Caff Le Giubbe Rosse" di Firenze.

Intanto a Roma, frequenta Carlo Emilio Gadda, Gabriele


Baldini, Alfonso Gatto, Enrico Falqui e Alfredo Gargiulo. Dal
1937 per due anni vive a Milano lavorando come correttore
di bozze presso Valentino Bompiani, e come commesso alla
Hoepli. Qui frequenta Sergio Solmi, Leonardo Sinisgalli,
Giovanni Titta Rosa e altri.

Nel 1939, grazie all'interessamento di Giansiro Ferrata e


Sergio Solmi, pubblica la prima raccolta di versi[3] il cui
successo lo introduce, come collaboratore, in alcune
importanti riviste dell'epoca, come "Corrente",
"Letteratura", "Frontespizio", "il Mondo" su cui appaiono

negli anni '40 alcune prose pi tardi (1973) raccolte nel


volume Un po' di febbre.

Mentre si reca a Catania per cercare di intraprendere


un'attivit di commercio in libri rari, sente la dichiarazione
di guerra alla radio. Nel 1943 muore il padre (ora viveva
anch'egli a Roma, ma non si incontravano quasi mai). Per
aiutarlo Roberto Bazlen gli commissiona una traduzione di
Paul Claudel, Cesare Pavese e Carlo Muscetta una di
quattro novelle di Prosper Mrime, diversi amici pittori[4]
gli regalano (o vendono a basso prezzo) delle opere che lui
cerca di piazzare a collezionisti e gallerie.

Nel 1950 venne pubblicato il suo secondo libro[5] di versi


uscito nelle edizioni della Meridiana con il titolo di Appunti.
Nel 1955 pubblic il racconto Arrivo al mare[6] e nei due
anni seguenti due opere importanti che definiranno meglio
la sua personalit e lo stile della sua poesia: Una strana
gioia di vivere, edito da Scheiwiller nel 1956 (che trova
Pasolini entusiasta) e la raccolta completa delle sue Poesie
(su interessamento dello stesso) edita da Garzanti che gli
fa ottenere, nel 1957, sia pure con qualche scandalo[7], il
Premio Viareggio.

Il libro ottiene molte recensioni, ne scrivono Pietro Citati,


Giorgio Caproni, Elmire Zolla, Alfredo Giuliani e altri. Nel

1958 pubblic Croce e delizia[8] con la casa editrice


Longanesi e solamente nel 1970 apparve presso l'editore
Garzanti il suo libro Tutte le poesie[9] che comprendeva le
poesie precedenti e molti inediti. In quello stesso anno fu
assegnato a Penna il Premio Fiuggi. Le sue poesie vengono
anche tradotte e inserite in diverse antologie all'estero.

Intanto nel 1964 muore la madre, e il poeta, che ha


sempre vissuto in semi-povert, va a vivere a casa di lei.
Ora gira in automobile e con un cane lupo nelle borgate e
per Ostia. Accetta che vengano raccolte alcune prose e
appunti di viaggio in un nuovo libro presso Garzanti, Un po'
di febbre[10]. Vive una vecchiaia precoce. Perde i denti per
una piorrea, ma rifiuta di indossare protesi, per dormire
usa molti sonniferi, esce poco e quasi mai di giorno.

Nel 1976 viene pubblicato sull'"Almanacco dello Specchio"


una scelta di sue poesie e, alla fine di quell'anno, il volume
Stranezze[11] per il quale, nel gennaio del 1977, pochi
giorni prima della morte, gli viene assegnato il Premio
Bagutta, ma le condizioni di salute non gli permettono di
ritirare il premio. Dopo la morte escono diversi inediti, e la
sua pudica omosessualit non pi considerata
scandalosa. A Perugia, sua citt natale, gli stata intitolata
la Biblioteca Sandro Penna.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]


Solitamente Penna viene annoverato tra i tre principali
poeti (con Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni) della
cosiddetta "linea antinovecentesca" o "linea sabiana",
denominazione che fu coniata da Pasolini (che nel suo
estro polivalente fu anche un notevole critico letterario). Il
termine giustificato dal fatto che la loro produzione pi
significativa si colloca negli anni trenta, in pieno clima
ermetico.

Penna in un'immagine del 1974


Essi, infatti, si distaccano dal linguaggio allora in voga,
volutamente difficile, elitario, caratterizzato da uno spirito
analogico-simbolico; il loro un linguaggio che risponde
essenzialmente a tre elementi costitutivi:

stretto rapporto con la tradizione;


uso di un linguaggio chiaro, immediato, di facile
comprensione;
rappresentazione della realt attraverso una accentuata
descrittivit e narrativit.
Sar facile, quindi, capire come i loro principali modelli di
riferimento siano Pascoli e i Crepuscolari, ma, in particolar

modo, Saba. Dalle analogie con questultimo, non a caso,


deriva la seconda definizione sotto cui vengono annoverati
Penna, Bertolucci e Caproni. Ritornando al caso specifico di
Penna, allinterno della sua produzione, si notano due
caratteristiche: il monolinguismo e il monotematismo. Il
tema ricorrente nella poetica di Penna il desiderio
omoerotico, un fatto a cui il poeta probabilmente allude
nella raccolta Stranezze (quando arriva a definirsi poeta
esclusivo damore) e che pare confermare con la lirica
Sempre fanciulli nelle mie poesie!:

Sempre fanciulli nelle mie poesie!


Ma io non so parlare daltre cose.
Le altre cose son tutte noiose.
Io non posso cantarvi Opere Pie.
Questo testo che assume il valore di una dichiarazione di
poetica evidenzia la concezione che Penna ha della
poesia, vissuta quale equivalente del desiderio e del
principio di piacere (rappresentato dai "fanciulli" del v.1,
unica cosa non noiosa e, quindi, piacevole, in antitesi
rispetto alla morale, rappresentata in maniera esemplare
dalle "Opere Pie" del v.4), cio come equivalente della
natura.

E daltra parte la poesia vissuta anche come modo in cui


tale valore naturale diviene accessibile sul piano sociale
(grazie alla sublimazione della forma), come luogo in cui il
principio di piacere pu incontrarsi col principio di realt
senza rinunciare a esprimersi, mirando a una superiore
armonia. La poesia ha, perci, un valore di trasgressione
lecita, che, tuttavia, non basta a Penna al colmare
linsoddisfazione per un mondo che lo ha relegato ai
margini: la differenza tra le prime e la ultime liriche
infatti la scomparsa di quella "strana gioia di vivere", di
quella "felice e pagana istintivit gioiosa" che lo aveva
sempre animato.

Sandro Penna con Pier Paolo Pasolini


Il monolinguismo penniano (basato su un vocabolario
ridottissimo e su un estremo controllo formale)
giustificato dal fatto che

la natura totalmente trasgressiva della tematica di Penna


postula assolutamente un linguaggio non trasgressivo
(Pier Vincenzo Mengaldo, Poeti italiani del Novecento)
Appare, quindi, chiaro come questo sia legato
evidentemente alla scelta tematica fatta dal nostro autore.

La poesia di Sandro Penna, legata al tema dell'amore


omosessuale, si realizza in forme apparentemente semplici
e cantabili. Secondo alcuni, rappresenta il vero e proprio
contraltare poetico di Eugenio Montale. Il timbro dei suoi
versi di classica e assoluta purezza, le sue strofe sono
brevi e i suoi versi, di una dolce cantabilit, lontani da ogni
esperienza contemporanea. La lirica di Penna si
caratterizza per la forma impressionistica dei suoi tratti e
per la mancanza, cos insolita e quasi "anarchica", di
suggestioni colte dalla letteratura del Novecento.

Proprio la posizione appartata, e anche indifferente, di


Sandro Penna nel panorama della poesia del Novecento, ha
reso non sempre facile un pieno riconoscimento del suo
autentico valore e la sua fortuna critica stata sempre
inferiore ai suoi meriti. Tra i sostenitori della sua poesia ci
fu Pier Paolo Pasolini, che a Penna dedic nel 1960 due
capitoli del suo volume di saggi Passione e ideologia e una
recensione di Un po' di febbre (Scritti corsari).

Tra altri critici che apprezzarono la sua poesia ci furono


Sergio Solmi in Tesoretto 1941, Luciano Anceschi in Saggi
di poetica e poesia 1943, Piero Bigongiari in Il senso della
lirica e altri studi 1952, Giuseppe De Robertis in Altro
Novecento 1962, Alfredo Giuliani in Immagini e maniere
1965. Dopo la pubblicazione di Tutte le poesie nel 1970, i
consensi della critica intorno alla sua opera sono aumentati

e, accanto alle numerose recensioni che accompagnano i


suoi libri, si distingue il saggio di Giovanni Raboni
(dapprima pubblicato in "Paragone" e in seguito nel suo
libro Poesia degli anni sessanta) e la recensione di
Giacomo De Benedetti in Poesia italiana del Novecento
apparsa nel 1974 e la postfazione di Cesare Garboli a
Stranezze.

Curiosit[modifica | modifica wikitesto]


La canzone di Roberto Vecchioni "Blu(e) notte" (dall'album
Samarcanda (1977) parla, pur senza nominarlo, di Sandro
Penna, e ne cita due versi (evidenziati in corsivo):

... per da vecchio pesa il respiro:


lo vedevo giocare, lo guardavano tutti. Quante
volte ho pensato: "Basta, sto male", quante
volte ho detto: "Basta, camminami avanti..."
Ma il fanciullo che avanti a te cammina
e non lo chiami, non sar pi quello.
(Blu(e) notte - Roberto Vecchioni)
Anche nella canzone di Lorenzo Jovanotti "L'alba"
(dall'album Lorenzo 2015 CC. (2015) parla, pur senza
nominarlo, di Sandro Penna, e cita (evidenziati in corsivo):

...Si sta come l'autunno


sugli alberi le foglie
e naufragar m' dolce in quest mare
felice chi diverso
essendo egli diverso
ma guai a chi diverso
essendo egli comune.
(Lorenzo 2015 CC. - Lorenzo Jovanotti)
vengono in oltre citati anche Giuseppe Ungaretti e
Giacomo Leopardi nei due versi precedenti alla citazione di
Sandro Penna.

Opere[modifica | modifica wikitesto]


Poesie, Firenze, Parenti, 1939.
Traduzione di Paul Claudel, Presenza e profezia, Milano,
Ed. di Comunit, 1947.
Appunti, Milano, Edizioni della meridiana, 1950.
Arrivo al mare, Roma, De Luca, 1955.
Una strana gioia di vivere, Milano, All'insegna del pesce
d'oro, 1956.

Poesie, Milano, Garzanti, 1957.


Croce e delizia, Milano, Longanesi, 1958.
Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 1970. (dal 1989 edito
come Poesie con prefazione di Cesare Garboli)
Prosa in Acruto Vitali, Il tempo scorre altrove. Poesie
1919-1963, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1972.
Un po' di febbre, Milano, Garzanti, 1973.
L'ombra e la luna. Sette poesie, Milano, Vanni Scheiwiller,
1975. (con sette acqueforti di Cristiana Isoleri)
Stranezze (1957-1976), Milano, Garzanti, 1976.
Segreti, svelati da Enzo Giannelli, Roma, Don Chisciotte,
1977.
Il viaggiatore insonne, a cura di Natalia Ginzburg e
Giovanni Raboni, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1977.
Traduzione di Prosper Mrime, Carmen e altri racconti,
Torino, Einaudi, 1977.
Il rombo immenso, Milano, Scheiwiller, 1978.
Confuso sogno, a cura di Elio Pecora, Milano, Garzanti,
1980.
Peccato di gola. Poesie al fermo posta, Milano, Libri
Scheiwiller, 1989. ISBN 88-7644-135-2.
Appunti di vita, Perugia, Electa, 1990. ISBN
88-435-3322-3. (da una mostra a cura di Elio Pecora)

Lettere e minute, 1932-1938, con Eugenio Montale,


introduzione di Elio Pecora, a cura di Roberto Deidier,
Milano, Archinto, 1995. ISBN 88-7768-160-8.
Umberto Saba, Lettere a Sandro Penna, 1929-1940, a cura
di Roberto Deidier, Milano, Archinto, 1997. ISBN
88-7768-210-8.
Una felicit possibile. Appunti di diario, a cura di Elio
Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2000.
Cose comuni e straordinarie, a cura di Elio Pecora, Genova,
San Marco dei Giustiniani, 2002. ISBN 88-7494-111-0.
Autobiografia al magnetofono, a cura di Elio Pecora,
Genova, San Marco dei Giustiniani, 2006. ISBN
88-7494-195-1.
Note[modifica | modifica wikitesto]
^ Cesare Garboli, Penna papers, Garzanti, Milano, 1984.
^ Edoardo Weiss che lo mette in contatto con il poeta
triestino, il quale oltre a pubblicare due sue poesie su
"L'Italia letteraria" gli offre i soldi per un viaggio a Firenze
dove conoscer Aldo Palazzeschi, Marino Moretti e altri (dal
libro di Elio Pecora in bibliografia).
^ In 350 esemplari presso Parenti di Firenze. La raccolta
contiene 57 poesie.
^ Tra questi, Filippo de Pisis, Mario Mafai, Renato Guttuso,
Orfeo Tamburi, Mino Maccari e altri.

^ Uscita in 750 esemplari con un ritratto di Orfeo Tamburi


in quarta pagina.
^ In 750 esemplari con cinque acqueforti di Renzo
Vespignani.
^ Gli argomenti delle sue poesie portavano qualcuno,
nonostante l'amicizia, a cercare di persuaderlo a non
pubblicare tutto, tra questi anche Elsa Morante e Alberto
Moravia, mentre Giacomo Debenedetti lo incoraggiava alla
massima apertura.
^ Sono 43 poesie, di cui parlarono per esempio Giorgio
Brberi Squarotti e Cesare Garboli.
^ Nella prima ed. con un risvolto di copertina di Enzo
Siciliano.
^ Uscito con una nota in risvolto di Giovanni Raboni nel
1973.
^ nuova raccolta di 119 poesie con prefazione di Cesare
Garboli.
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
Luciano Anceschi, Saggi di poetica e poesia, Firenze 1943;
Piero Bigongiari, Il senso della lirica italiana e altri studi,
Firenze 1952;
Giorgio Caproni, in La Fiera Letteraria, 8 settembre
1957;

Giacinto Spagnoletti, Poesia italiana contemporanea,


Modena 1959;
Pier Paolo Pasolini, Passione e ideologia, Milano 1960;
Giorgio Brberi Squarotti, Poesia e narrativa del secondo
Novecento, Milano 1961;
Giuseppe De Robertis, Altro Novecento, Firenze 1962;
Alfredo Giuliani, Immagini e maniere, Milano 1965;
Giovanni Pozzi, La poesia italiana del Novecento, Torino
1965;
G. Mariani, Letteratura italiana - I contemporanei, III,
Milano 1969;
G. Leone, Sandro Penna, un caso nella poesia del
Novecento, in "Ricorditi di me..." su Lecco 2000, Dicembre
1997, Lecco.
Amelia Rosselli, Sandro Penna, in l'Unit, primo luglio
1970;
Carlo Bo, Sandro Penna, in Corriere della Sera, 18
giugno 1970;
Dario Bellezza, in L'Espresso, 7 marzo 1971;
E. De Filippis, L'Invariante profonda, in Nuovi
Argomenti, dicembre 1971;
G. De Benedetti, in Poesia italiana dei novecento, Milano
1975;

Giovanni Raboni, in Poesia italiana degli anni sessanta,


Roma 1976;
Giuseppe Giacalone, La poesia di Sandro Penna, appendice
bio-bibliografica a cura di Antonio Carlo Ponti, Perugia:
Umbria, 1979;
Giulio Di Fonzo, Sandro Penna: la luce e il silenzio, Roma:
Ed. dell'Ateneo, 1981;
Fabrizio Frigerio, "La figura del fanciullo nell'opera di
Sandro Penna", Cenobio, Lugano, 1981, n. 1, pp. 20-24;
Gualtiero De Santis, Sandro Penna, Firenze: La Nuova
Italia ("Il Castoro" n. 183), 1982 (con bibliografia);
Antonio Iacopetta, Sandro Penna: il fanciullo con lo
specchio, Roma: Bonacci, 1983
Enzo Giannelli, L'uomo che sognava i cavalli, Roma,
Quetzal, 1984;
Elio Pecora, Sandro Penna. Una cheta follia, Milano:
Frassinelli, 1984 (n. ed. 1990 con il titolo Sandro Penna:
una biografia);
Cesare Garboli, Penna papers, Milano: Garzanti, 1984 (n.
ed. 1996)
Maria Grazia Boccolini, Sandro Penna: il cosmo, il fanciullo,
il kouros e il coinema dell'eros, Roma: Il ventaglio, 1985;
Giorgio Luti, Sandro Penna e della felicit contraddetta, in
La Rassegna della letteratura italiana, VIII, 1-2, 1991;

Dal 24 al 26 settembre 1990 si svolto a Perugia un


importante "Convegno nazionale di studi su Sandro
Penna", i cui Atti sono usciti con il suggestivo titolo
L'epifania del desiderio, a cura di Roberto Abbondanza e
Maurizio Terzetti, editi dalla Provincia di Perugia nel 1992.
All'interno del volume:
Giorgio Luti, L'ombra e la luce: Penna e il Novecento, pp.
17-27
Gualtiero De Santi, Penna e le immagini della poesia
europea, pp. 29-46
Giuseppe Nava, La lingua di Penna, pp. 48-60
Oreste Macr, Poetica e poesia di Sandro Penna, pp. 62-83
Michela Vermicelli, La vicenda testuale di Penna tra rivista
e raccolta, pp. 86-105
Antonio M. Girardi, Il gioco delle varianti nella poesia di
Sandro Penna, pp. 108-21
Piero Bigongiari, Il "cerchio dei frammenti" di Sandro
Penna, pp. 124-33
Alfredo Giuliani, Rileggere Penna, pp. 136-40
Nico Naldini, Pifferaio incantatore, pp. 141-45
Elio Pecora, Gli anni perugini di Sandro Penna, pp. 148-53
Enzo Siciliano, Penna e Pasolini, pp. 156-59
Dario Bellezza, Il Lager di Sandro Penna, pp. 164-68

Giuseppe Leonelli, Ritmi e metri penniani. Qualche


esercizio di interpretazione, pp. 170-73
Elio Pecora, Manoscritti e altri materiali lasciati da Sandro
Penna, pp. 176-78
Luigi Tassoni, Eros e tempo nel canzoniere di Penna, pp.
180-97
Pasquale Tuscano, L'esordio poetico di Sandro Penna, pp.
200-15
Enrico Cerquiglini e Maurizio Terzetti, Smarrimenti
penniani. Scansione giornaliera dei silenzi poetici e delle
voci meteorologiche, pp. 218-27
Bruno Cor, Penna, i pittori, l'arte, pp. 230-35
Philippe Di Meo, Le prose di Sandro Penna, pp. 238-40
William Rivire, La presenza di Penna negli ambienti di
lingua anglo-americana, pp. 242-46
Brunella Bruschi - per il Merendacolo, Leggendo insieme
Sandro Penna: l'esperienza critica di alcuni poeti perugini,
pp. 250-56
Giuseppe Giacalone, L'ironia lirica di Penna, pp. 258-67
Carlo Guerrini, Un po' di febbre: la parabola dei sensi e il
senso del ritorno, pp. 270-74
Enzo Giannelli, L'uomo che sognava i cavalli. La leggenda
di Sandro Penna, Milano: Curcio, 2007.

Antonio Carlo Ponti, L'origine e la memoria. Di alcuni poeti


umbri e loro affinit con la poesia di Sandro Penna
(appunti di lavoro), pp. 276-83
Ursula Vogt, La presenza di Sandro Penna nei paesi di
lingua tedesca, pp. 286-96
Cesare Garboli, Penna postumo, pp. 298-303
Un'ampia bibliografia, a cura di Roberto Deidier, chiude il
libro, ed aggiornata sino al 1989 compreso.
Anna Vaglio, Invito alla lettura di Sandro Penna, Milano:
Mursia (n. 102 della collana), 1993;
Silvano De Marchi, La poesia di Sandro Penna, Il
Cristallo, XL, 1, 1993, pp. 85-90.
Sergio Blazina (a cura di), "Sandro Penna", in Carlo Ossola
e Cesare Segre (a cura di), Antologia della poesia italiana,
vol. III. Novecento, Torino: Einaudi-Gallimard, 1999, pp.
1148-61;
Pina Basile (a cura di), Sandro Penna: il poeta dell'azzurra
malinconia, ed. fuori commercio senza indicazioni di luogo
e stampa, 1997;
Gianmarino De Riccardis, Sandro Penna: un poeta oltre,
Lecce: Milella, 1997;
Francesca Bernardini Napoletano (a cura di), Sandro
Penna: una diversa modernit, Roma: Fahrenheit 451,
2000 (atti di un convegno tenuto a Roma nel 1997);

Giulio Savelli, "Felice chi diverso". Una nota su Sandro


Penna e la ricerca della diversit, in Identit e diversit
nella lingua e nella letteratura italiana. Atti del XVIII
congresso dell'A.I.S.L.L.I. - Lovanio, Louvain La Neuve,
Anversa, Bruxelles 16/19 luglio 2003, a c. di M.Bastiansen,
M. Caniato, W. Geerts, G.P. Giudicetti, S. Gola, I. Lanslots,
C. Maeder, S. Marzo, G. Mavolo, I. Melis, F. Musarra, B.
Van den Bossche, Firenze, Cesati, 2007, vol. III, pp.
99-110; in rete a http://www.giuliosavelli.eu/#Penna
Elio Pecora, "Sandro Penna" in Walter Pedull e Nino
Borsellino (a cura di), Storia generale della letteratura
italiana, vol. XIII, 2004, pp. 352-74;
Luigi Tassoni, L'angelo e il suo doppio: sulla poesia di
Sandro Penna, Bologna, Gedit, 2004;
L'inquietudine del vivere: Sandro Penna, la sua fortuna
all'estero e la poesia del XX secolo, a cura di Pierfranco
Bruni e Neria De Giovanni, Cosenza: Pellegrini, 2007;
Solo uno sguardo io vidi...: annotazioni sulla poesia di
Sandro Penna nella storia della letteratura, a cura di
Pierfranco Bruni, Cosenza: Pellegrini, 2007;
Daniela Marcheschi, Sandro Penna: corpo, tempo e
narrativit, Roma: Avagliano, 2007;
Un documentario-ritratto, Ma come il vento muove il mare:
un ritratto del poeta Sandro Penna, durata 83 minuti, regia
di Francesca Bartolini, pubblicato in DVD, Roma: Casini,
2008;

Pierfranco Bruni, La poetica e il linguaggio di Sandro Penna


tra sogno, grecit ed eros, Cosenza: Pellegrini, 2008;
Roberto Deidier, Le parole nascoste: le carte ritrovate di
Sandro Penna, Palermo: Sellerio, 2008;
Elena Gurrieri, "Quel che resta del sogno. Sandro Penna,
dieci studi (1989-2009)", Firenze: Pagliai-Polistampa,
2010;
Anna Maria Guidi, La carit erotica nell'edonismo
geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio
psico-critico, prefazione di Lia Bronzi, Foggia: Bastogi,
2010.
Gandolfo Cascio, La cognizione dello spazio e del tempo
nellopera poetica di Sandro Penna, in Il filo rosso, XXII,
43, luglio-dicembre 2007, pp. 8-14, ora in Id., Variazioni
romane. Studi su Penna, Morante, Wilcock e Pecora,
Amstelveen: Uitgave Volksuniversiteit Amstelland, 2011.