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Farsa giudiziaria - Ex iniuria ius non oritur – Dall'ingiustizia non scaturisce la

giustizia. di Valon Kurtishi

Pubblicato sul Periodico Vetëvendosja n.230 del 1 febbraio 2010.


(Tradotto per AlbaniaNews da Brunilda Ternova)

Il 15 febbraio 2010, nel Tribunale Distrettuale di Prishtina inizia il


processo contro il leader del Movimento Vetëvendosja, Albin Kurti.
Secondo le informazioni, il panel dei giudici dell’EULEX sarà un
mix di albanesi ed europei che sono anche paladini di questo strano
caso giudiziario.

Il processo riguarda le manifestazioni che Vetëvendosja ha


organizzato il 10 febbraio 2007 contro il piano dell'inviato speciale
dell'ONU per lo status del Kosova, Martti Ahtisaari, che
rappresentava la base per l'indipendenza condizionata e la sovranità
ridotta che gode oggi lo stato più giovane del mondo, il "Kosova multi-etnica”.

In questa protesta pacifica sono stati uccisi due manifestanti e gravemente feriti più di 80 persone.
La polizia internazionale, in particolare i poliziotti rumeni delle Nazioni Unite, sono stati
direttamente responsabili dell’omicidio dei due giovani colpiti da diversi tipi di munizioni il cui uso
è vietato dalle convenzioni internazionali. Diversi veleni paralizzanti e dolenti, vietati dagli accordi
internazionali, sono stati utilizzati in larga scala dalla polizia internazionale.

Il processo a carico di Kurti è stato trasferito dall’UNMIK all’EULEX, e quest’ultimo non si


considera responsabile per le azioni degli agenti di polizia delle Nazioni Unite, in quanto è un
organismo che dipende dall’Unione Europea.

Non è altro che il modo di ragionare di chi non è interessato a rivelare la verità e per coprire la
responsabilità diretta della polizia internazionale, organizza processi montati lontano anni luce da
un potere giudiziario indipendente.

Nell’aula della Corte dovrebbe essere processata la polizia rumena con l'accusa di omicidio dei due
giovani innocenti e altri ufficiali della polizia internazionale che hanno abusato delle loro
competenze nell'uso della violenza contro i pacifici dimostranti albanesi.

Per quel che riguarda le accuse contro Albin Kurti, è chiaro che sono una pura e assurda
macchinazione per i tempi in cui viviamo. I corpi d’accusa devastano l’autorità della stessa Corte e
di Kurti, dal momento che riguardano reati commessi in gruppo quali l’impedimento di pubblico
ufficiale nello svolgimento delle proprie funzioni e l’incitamento alla resistenza durante gli eventi
del febbraio 2007.

Sono capi d’accusa che dovrebbero essere rivolti ai poliziotti internazionali, responsabili
dell’escalation della situazione, dell’uccisione di due manifestanti di una protesta tranquilla in una
capitale europea, il ferimento di molti altri e l’utilizzo di sostanze tossiche di cui un gran numero di
attivisti ancora oggi soffre le conseguenze.
Il Tribunale, a quanto pare, considera l’organizzazione di manifestazioni pacifiche per esprimere la
propria volontà politica un reato penale. Nemmeno i peggiori regimi totalitari hanno agito in questo
modo.
Nelle democrazie liberali occidentali, il diritto delle persone di organizzarsi in forme associative,
quelli di libera espressione delle opinioni politiche e di manifestare pacificamente, sono diritti
fondamentali e per di più fanno parte del corpus dei diritti umani e delle libertà, firmatari dei quali
sono tutti i Stati membri delle Nazioni Unite.

Per questo motivo, cade immediatamente il primo capo d’accusa contro Kurti e gli altri attivisti del
Movimento non violento Vetëvendosja. Se Albin Kurti è intervenuto per salvare qualche cittadino o
giovane dalla violenza sfrenata della polizia rumena e quella internazionale, non significa impedire i
pubblici ufficiali nello svolgimento delle loro funzioni. Anche l’autodifesa o la protezione delle
persone dalla violenza della polizia serba nel passato apartheid veniva congetturata allo stesso
modo. A quanto pare, il pubblico ministero dell’EULEX imita il potere serbo persino nelle diverse
raffinatezze giuridiche.

L’altro capo dell’accusa sull’incitamento alla resistenza durante gli eventi di febbraio, è altrettanto
una menzogna senza alcuna connessione con la realtà.

Se l’appello di un gruppo della comunità civile del Paese, a reagire pacificamente ad una particolare
decisione circa la sorte di quella comunità, viene classificato come reato penale, ciò non appartiene
al nostro tempo. È almeno dal 1789 che il sistema europeo di giustizia difende la libertà d’opinione
su determinate questioni sociali.
Se il Movimento Vetëvendosja ha espresso la sua opinione pubblicamente in merito al massacro del
10 febbraio 2007, questo non e un reato, anzi serve a svegliare il sentimento di solidarietà nei
confronti di coloro che soffrono e lottano per il bene comune e gli interessi della collettività.

In generale, la continuazione di questa farsa giudiziaria è una vergogna per l’EULEX, l'UNMIK, il
governo del Kosova e di tutti i soggetti coinvolti in essa. Per di più, oltraggia e mette in dubbio la
giustizia e i valori morali che essa ha il dovere di difendere e rispettare.

Chi ha commesso un reato punibile secondo le leggi del sovrano e di Dio sono coloro che hanno
ucciso i due manifestanti pacifisti, hanno massacrato altri 80 e avvelenato più di 5.000 persone nel
centro di Prishtina.