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Il carteggio Chabod-Momigliano del 1959*


Massimo Mastrogregori
Sommario. . Presentazione dei personaggi ; fotograie e lettera 965 di Momigliano a Cobban ; come si venuti in possesso del carteggio, larmadio chiuso ecc. ; breve radiograia
del documento ; proilo biograico di Chabod ; proilo biograico di Momigliano ; 2. Dati
biograici di Carlo Antoni ; lettura e commento dei frammenti di autobiograia inediti (Antonig, Antonic, Antoni) e di un curriculum vitae 957 ; lettura e commento del necrologio di
Momigliano ; 3. Ancora il necrologio di Antoni : ine della lettura e commento. Confronto
con lo scritto di Cantimori ; senso strategico della messa in prospettiva dellopera di Antoni ; 4. Lettura e commento della prima lettera di Chabod ; 5. Lettura e commento delle
note marginali di Momigliano e della sua risposta a Chabod ; 6. Lettura e commento della
replica di Chabod ; temi principali ; il testo pubblicato in Rivista storica italiana : le varianti ;
la istantanea 960 : quattro punti che deiniscono una struttura ; la struttura in avanti nel
tempo (quel che Chabod e Momigliano non potevano sapere), e in movimento a ritroso
(professionisti, giuramento di fedelt) ; 7. La nazione : idee e cose. Due concezioni diverse
(Chabod). Meinecke e la consanguineit ; genetica e linguistica. Teoria e pratica della nazione
in Chabod. I tre protagonisti del carteggio e il fascismo ; 8. Riepilogo. Lettura e commento
di Borges, Guayaquil. Eventi incomprensibili e tentativi degli storici. Si allarga linquadratura. Elementi della visione moderna del passato. Grandi cambiamenti economico-sociali.
Il nuovo schema della storiograia. Calvino. Parola vera e pressione antistoricistica. Ordine
degli eventi e struttura del potere ; Nota.

. Presentazione dei personaggi


iamo partiti da lontano, e dopo aver disegnato un quadro dinsieme delle
vicende della storiograia abbiamo raggiunto let contemporanea. Ora dobbiamo occuparci delloggetto principale del corso, cio il carteggio tra Federico

* [Nel 996 questa rivista nella sua precedente serie portava alla luce le prime testimonianze
del carteggio del 959 tra Federico Chabod e Arnaldo Momigliano. un documento che si rivelato
importante, per molti motivi. Accogliendo il suggerimento di alcuni amici, pubblico qui la trascrizione
Storiograia 8 2004

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Chabod ed Arnaldo Momigliano a proposito del necrologio di Carlo Antoni ; questo
documento ci servir a situare lattivit dello storico in una rete di connessioni, allo
scopo di comprendere meglio come questi concretamente operi. Tratteremo quindi
gli studiosi coinvolti nella vicenda come se fossero degli antichi, recuperando cos
le analisi di lungo periodo svolte a proposito della tradizione storiograica. Non descriveremo le opere di Chabod e Momigliano, ma cercheremo, attraverso lesempio
ricavabile da questa testimonianza, di cogliere legami e contesti che possano aiutarci
a chiarire la posizione e il lavoro dello storico contemporaneo.
Innanzitutto, come in ogni dramma che si rispetti, vanno presentati i personaggi
e in particolare bisogna vederne il volto ; per questo vi ho fornito le fotograie dei
protagonisti, per tener sempre presente il fatto che si tratta di uomini in carne ed
ossa e non di semplici nomi. [Fotograie e documenti sono riprodotti alla ine del testo]
La foto di Carlo Antoni che vi ho portato abbastanza curiosa, perch il soggetto
sta guardando da una parte e sembra che stia parlando con qualcuno. Quando di
una persona scomparsa non si hanno ritratti, si ricorre alle foto di gruppo ; qui in
efetti Antoni stava parlando con Hayek, il famoso economista. Le foto che vengono pubblicate degli storici contemporanei li ritraggono per lo pi alla scrivania,
davanti a una parete di libri, scarsamente sorridenti, quasi mai in pose naturali e
distese. Ho scelto questa foto proprio per il suo provenire da un contesto e perch
ci d limmagine della persona in modo un po pi spontaneo. Quando nel 996 la
Rivista di storia della storiograia moderna ha pubblicato un ricordo di Antoni,
abbiamo stampato una foto di carattere molto pi celebrativo, ma la igura ne
risentiva in termini di naturalezza ed espressivit.
Per quanto riguarda Chabod abbiamo poche testimonianze fotograiche pubblicate, ma la pi famosa quella in cui nella biblioteca di palazzo Filomarino, a
Napoli, sta passando un libro al padrone di casa, Benedetto Croce. Qui invece vi ho
portato unimmagine che risale allattivit politica in Valle dAosta, in cui Chabod
sorride. Come potete vedere, si tratta di un uomo molto magro, alto, con il volto
un po scavato.
Quanto a Momigliano, purtroppo non ho trovato una fotograia, ma in attesa di
fornirvela vi ho portato un documento eccezionale, che probabilmente ci aiuta pi
delle immagini a inquadrare il personaggio. Momigliano in efetti doveva essere un
tipo un po bizzarro : mi hanno raccontato, non so se vero, che andava in giro con
un grosso cappotto sdrucito con qualche frutto in tasca, che poi ofriva alle persone
che incontrava. Teneva una bisaccia a tracolla in cui portava un po di tutto, forse
concepiva la propria esistenza come un lungo cammino, per afrontare il quale bisognava essere provvisti dellindispensabile e avere almeno qualcosa da mangiare.
Questo foglio scritto in inglese su carta intestata del Dipartimento di storia di
Londra risale al 965 ed una risposta autografa di Momigliano alla richiesta di un
superiore. Il direttore Cobban, nel tentativo di controllare lattivit dei professori,
aveva chiesto a Momigliano, che insegnava in quel momento alluniversit londinese, di inviargli un prospetto riassuntivo sul suo lavoro quotidiano. Naturalmente
di alcune lezioni da me tenute nella primavera 2003 allUniversit di Roma La Sapienza, nelle quali
ho provato a leggere il carteggio, a commentarlo, a inserirlo in una prospettiva generale. Spero di far
cosa non inutile per chi dovesse leggere, tollerando benevolmente lo stile didascalico dellesposizione
M.M.]

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a Cobban interessava sapere come Momigliano spendesse il tempo per il quale
veniva retribuito dallo University College. Invece Momigliano, e in questo si rivela
il suo carattere originale, gli descrive la sua giornata come in un diario personale,
facendosi befe delle intenzioni di Cobban. Con la sua caratteristica graia che scivola
verso destra, gli scrive : Dear Cobban, in my continental timetable non sfugga
lironia del continental of twentyfour hours e qui si rivela gi lintenzione di
stravolgere il senso della richiesta I divide my time as follows : two hours pure
sleep abbastanza poco nel complesso  hour sleep cum dreams con vezzo da
antichista. Probabilmente sul questionario si chiedeva quanto tempo fosse dedicato allamministrazione, quanto allinsegnamento, quanto alla ricerca : Momigliano
risponde che dedica allamministrazione unora mentre sogna, e che fa altre due
ore di sonno, sognando la ricerca e linsegnamento. Al margine sinistro Momigliano
aggiunge, e non lo trovate nella traduzione a stampa allegata : I understand that
dreaming is now equivalent to thinking che evidentemente una frecciata verso
quelle correnti irrazionalistiche degli anni 60, per le quali sognare era praticamente
equivalente a pensare. Vedete insomma come la risposta di Momigliano a questa
richiesta dellautorit costituita non sia esattamente uiciale nei toni : sarebbe stato
bello vedere la faccia di Cobban quando ha ricevuto questo foglietto ma certo da
uno che andava in giro con le mele e le pere in tasca se lo poteva aspettare !
Se la prima sezione dedicata al sonno, la seconda riguarda i pasti, ma la suddivisione la stessa : solo mezzora di semplice nutrimento perch poi c unora
di pasto cum research probabile che Momigliano continuasse talvolta a leggere
anche mentre mangiava. Quindi segue mezzora di passeggiata, anche qui senza
smettere di pensare, e poi, e qui il grosso della giornata, 2 ore e mezza di preparazione allinsegnamento, reading, writing or even thinking leggendo, scrivendo
o addirittura pensando. E ancora unora di insegnamento formale che invece
without thinking e inine lamministrazione burocratica. Insomma Momigliano,
come si vede da questa lettera, sapeva essere indipendente. Conoscendo meglio il
personaggio e la sua vicenda, riuscirete a capire come Momigliano, dopo una serie
di traversie personali in cui si rilettevano anche drammi di maggior ampiezza, sia
arrivato nel 965 ad assumere questo tono.
I personaggi principali coinvolti nel nostro carteggio sono questi tre : Carlo Antoni,
Federico Chabod e Arnaldo Momigliano ; ma in realt dobbiamo tenerne in considerazione un quarto a cui pi volte, e non sempre esplicitamente, si fa riferimento :
si tratta di Benedetto Croce. Quella che vi ho allegato una rara foto di Croce
sorridente : di solito infatti lo si vede assorto sulle sue carte e del volto non si vede
niente. Qui invece in vacanza, seduto in una sedia da giardino e rilassato. Ha un
vestito abbastanza ordinario, a tre bottoni, direi come quelli tornati di moda recentemente. Meno di moda sarebbero oggi, forse, quelle scarpe di cuoio allacciate ino
al polpaccio. Croce un protagonista della nostra vicenda, non tanto perch viene
molto nominato in questo carteggio, quanto perch il suo insegnamento costituisce uno degli assi della discussione, molto dura, fra Chabod e Momigliano. Oltre ai
quattro personaggi principali ci sono poi, e lo vedremo leggendo, una serie di igure
di contorno : altri studiosi, per lo pi storici, che intervengono in varia misura nello
scambio epistolare ; nel corso del dibattito cercheremo di presentare anche quelli e
di vedere in che senso siano personaggi secondari.

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Alcune note preliminari. Come introduzione generale allo spazio di conoscibilit in
cui si muovono gli storici contemporanei vi ho suggerito di leggere il testo su La
religione dei ricordi [comparso in Belfagor, 2000, 5, pp. 527-536] ; vorrei che vi soffermaste in particolare sul punto in cui viene prospettata una peculiare accezione
del concetto di realt. Nelle discussioni rare e non sempre profonde che gli
storici dedicano alle questioni ilosoiche, uno dei temi ricorrenti la diferenza tra
la inzione e la realt, che troppo spesso nel senso comune vengono assunte come
concetti chiari, quasi si facesse riferimento alla distinzione tra qualcosa che esiste e
qualcosa che non esiste. Un possibile modo alternativo, che ha delle conseguenze
sul nostro modo di leggere i documenti, invece quello di considerare la realt
un problema di gradi : lidea cio che la realt consista in un graduale accumulo di
informazioni, che ci sia qualcosa di reale, qualcosa di pi reale, qualcosa di ancora
pi reale, e cos via.
Questo approccio si ritrova ad esempio nei romanzi di Vladimir Nabokov che,
intervistato a tal proposito negli anni 60, disse che un esempio adatto a spiegare la
sua concezione della realt era quello degli oggetti naturali, ad esempio i iori. Nabokov era allo stesso tempo romanziere e studioso di farfalle ed aveva una formazione
scientiica, per cui scelse un esempio tratto da questo campo : un giglio pi reale
per il naturalista che per luomo qualunque che cammina in un prato. ancora pi
reale se questo naturalista un botanico. Ed ancora pi reale se questo botanico
uno specialista di gigli. La realt di un certo iore pu essere ancora diferente
per il ioraio che lo vende, per chi lo acquista per regalarlo, e sfuma nellirrealt,
quasi, per chi passa velocemente davanti a quel ioraio con mille altre cose per la
testa (Nabokov diceva allintervistatore : guarda quella macchina che sta svoltando
laggi o quella nuvola rilessa nella pozzanghera : per me sono irreali).
Il punto di partenza dellanalisi di ogni documento deve essere allora che la realt
non qualcosa di dato e di facilmente percepibile, ma un insieme di strati nei quali
si tratta di penetrare. Nel caso del nostro carteggio noi abbiamo di fronte delle parole e dietro di loro troviamo gli uomini che queste parole si scambiano ; per al di
sotto ci sono altri eventi, anche molto importanti, connessi con quelli oggetto dello
scambio. C poi da considerare che non tutti i protagonisti sono a conoscenza delle
stesse cose ; come un gioco che preveda tra le sue regole il fatto che non tutti i
dati della partita siano noti egualmente a tutti i giocatori. Lo scopo della nostra
analisi proprio quello di cercare di sapere il pi possibile sulle cose che vengono
dette e sulle persone coinvolte ; allora anche la realt di questo scambio epistolare
acquister progressivamente profondit, consistenza, prospettiva, nitidezza.
Ma come siamo venuti a conoscenza di questo documento ? I manuali di metodo
storico distinguono le fonti in volontarie e occasionali (o involontarie). Questa non
una fonte volontaria, uno scambio, privato, di lettere; una conversazione, animata, tra due persone ; qualcosa di vivo, non una testimonianza destinata dagli
autori a noi, i posteri (se non per quella parte, pi o meno presente nei vari autori,
in cui il personaggio messo in scena nellepistolario costruito per un lettore).
Avevo saputo che cerano delle carte di Federico Chabod alla Biblioteca di storia
moderna e contemporanea di via Caetani a Roma, e ho pensato di andare a dare
unocchiata. La bibliotecaria mi ha indicato una serie di pacchetti e cartelline non
molto consistenti, al ch mi sono chiesto come fosse possibile che larchivio Chabod,

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trasferito da Napoli, fosse limitato a quei pochi incartamenti. Lei mi ha risposto
che altro materiale era contenuto in un armadio, che per era chiuso, per cui il
resto del fondo non era accessibile. Nonostante la curiosit, ho dovuto rinunciare ;
ma poi una collega, Luisa Azzolini, stata pi fortunata di me, perch le hanno
aperto quellarmadio (anche in occasione del riordinamento delle carte Chabod, da
lei compiuto) ; e tra le cose che ne sono uscite cerano due lettere che Momigliano
aveva scritto a Chabod. Sono state quindi pubblicate nella rivista di cui ho parlato
(RSSM, 996).
Quello che lo scavo ha portato alla luce non era per lintero dialogo ; quindi
abbiamo fatto delle ricerche, per veriicare se nellarchivio di Momigliano fossero
rimaste le risposte di Chabod. Alla morte di Momigliano, nell87, i suoi libri erano
stati donati alla Scuola Normale di Pisa, mentre le sue carte erano rimaste a Londra
presso la famiglia, e poi aidate ad uno studioso, Riccardo di Donato, per essere
inventariate. Contattato Di Donato, ho appreso che apparentemente Momigliano
non aveva niente di Chabod ; aveva per conservato una copia dattiloscritta di una
delle sue lettere allo storico valdostano. La vicenda doveva avere avuto una sua
importanza ; era strano che non ci fossero le altre. Comunque, seguendo lordine
della vicenda, per come venuta alla luce, possiamo intanto sofermarci su queste
prime due lettere di Momigliano che si trovano nellarchivio Chabod.
Si tratta di due lettere, una del 0 novembre 59, e laltra del 24 novembre 59 ; nella
prima Momigliano scrive : Carissimo Chabod, ti sono profondamente grato per le
tue osservazioni critiche ciascuna delle quali sar meditata con attenzione. Questo
indica che Chabod doveva avergli gi scritto. La seconda lettera dice : Caro Chabod
il carissimo diventato caro permettimi che chiarisca un punto di non poca
importanza. Con la mia lettera precedente io avevo inteso di chiarirti il mio punto
di vista per unulteriore discussione e domandarti se era implicito il tuo consiglio di
non pubblicare il necrologio. Questa dunque una lettera di risposta ad unaltra
lettera di Chabod. Quindi il carteggio si doveva comporre di una lettera di Chabod,
di una risposta di Momigliano, di una replica di Chabod e di unulteriore risposta
di Momigliano. Fin qui le deduzioni. Poi, da una soitta londinese, in cui erano
conservate carte di Momigliano, sono saltate fuori nel 999 le lettere di Chabod (un
intero dossier intitolato Afaire Chabod). La nostra base documentaria consiste in
pratica di quattro lettere ; ci sono poi una serie di carte che fanno entrare in gioco
altri autori, e in particolare Franco Venturi.
Proilo di Chabod. Prima di iniziare lanalisi vera e propria dobbiamo chiarire la situazione in cui si trovavano i due corrispondenti in quel momento, nel novembre 59,
e dobbiamo presentarli pi accuratamente. Conviene partire da Chabod che era il
pi vecchio, essendo nato ad Aosta nel 90 ; il padre, notaio, apparteneva ad una
famiglia in vista della Val Savaranche. Federico si era spostato a Torino per studiare
nel novembre 8 ; era approdato in citt proprio nel momento in cui si concludeva
la prima guerra mondiale. Apparteneva quindi ad una generazione che aveva del
conl itto solo ricordi indiretti : era giunto a Torino quando la bufera era passata,
ma anche agli occhi di un ragazzo erano ben presenti i suoi pesanti strascichi in
termini di scontri sociali e di conl itti politici. Chabod aveva studiato storia allateneo
torinese e si era laureato con Pietro Egidi. Poi, nel 25-26, aveva compiuto il classico

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soggiorno di studio allestero, recandosi a Berlino per seguire le lezioni di Friedrich
Meinecke ; nel dicembre 28 era arrivato a Roma, in una capitale che vedeva ormai
il pieno consolidamento del regime fascista.
Chabod aveva preso parte ad una impresa intellettuale che, sebbene di origini
antecedenti, era stata fortemente rilanciata dal fascismo : la realizzazione di una
enciclopedia che mostrasse il livello raggiunto in tutti i settori disciplinari dalla
scienza italiana e rivendicasse per la nazione rivoluzionaria fascista una posizione
di primato culturale. Chabod era dunque stato redattore per il settore di Storia
medievale e moderna della Enciclopedia Italiana e, pur avendo mantenuto lo status e
il trattamento di un professore di liceo come avremo modo di ripetere, lo storico
contemporaneo molto spesso un professore era stato messo in aspettativa e
comandato presso un organismo di ricerca. In particolare dal 930 al 934 era stato
chiamato, dopo un concorso, alla Scuola romana di storia moderna e contemporanea
diretta da Gioacchino Volpe. Va da s che entrare in questa istituzione, seguirne
le lezioni e venirvi avviati alla ricerca signiicava anche, dati i contatti di Volpe,
nazionalista e fascista, con le correnti ideologiche e politiche dominanti, risentirne
in qualche misura anche nel proprio lavoro storiograico.
Nel 35 Chabod era poi diventato professore ordinario a Perugia ; e di l nel 38 si
era spostato alla Facolt di Lettere di Milano. LItalia in quel momento era in piena
dittatura fascista. Gi dagli anni 20, soprattutto per impulso di Gentile, il regime
aveva manifestato la volont di ottenere un riconoscimento formale dal mondo
accademico ; da qui lidea del giuramento richiesto ai docenti, sul quale molto si
discusso. Tradizionalmente i professori giuravano la loro fedelt al Re, ma a partire
dal 93 era stata imposta alla formula del giuramento una aggiunta che esplicitava
la sottomissione al fascismo. Questa variazione, sebbene apparentemente formale,
aveva costituto in realt uno spostamento molto sensibile nel valore simbolico
del gesto. Mentre infatti la fedelt alla monarchia era un dato di lungo periodo
della storia italiana ed uno dei dati costitutivi della vicenda unitaria, il riferimento
speciico ad un governo, soprattutto se rivoluzionario come si proclamava quello
di Mussolini, era stato senzaltro percepito come una soluzione di continuit ; in
ogni caso tra il 3 ed il 32 il 99% dei professori italiani avevano giurato con la formula ritoccata. Il nuovo scenario faceva s che ai professori, pur mantenendo delle
prerogative di indipendenza dal punto di vista scientiico, fosse imposta, in quanto
pubblici impiegati ed educatori, la fedelt al regime (e spesso la camicia nera come
divisa). chiaro poi che in queste condizioni il giuramento fosse condizione per il
mantenimento del posto, quindi si erano adottate le pi varie strategie di adattamento : vi era stato chi aveva giurato senza pensarci tanto, chi senza crederci, chi
con le dita incrociate dietro la schiena.
Unaltra attivit che Chabod aveva svolto negli anni precedenti la seconda guerra
mondiale era stato il lavoro di ricerca preliminare alla produzione di una storia
della politica estera italiana. Lattenzione per la politica internazionale era uno dei
quadri di orientamento (non necessariamente di condizionamento) che il magistero
di Volpe aveva trasmesso ai suoi allievi. In particolare intorno alla met degli anni
trenta, era sorto a Milano lIstituto di Studi Politici Internazionali (ISPI), che, nato
per iniziativa privata, era sostenuto autorevolmente dal governo e in particolare da
Mussolini. LISPI aveva deciso di patrocinare una grande storia della politica estera

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italiana e ne aveva aidato le singole parti ad alcuni studiosi tra cui Carlo Morandi
e appunto Chabod, che doveva occuparsi del periodo dal 870 al 896 ; proprio nellambito di questa iniziativa, tra laltro, lo studioso valdostano aveva avuto accesso
agli archivi del Ministero degli esteri. Chabod aveva poi collaborato ad una Storia
economica e sociale dItalia promossa (poi non completata) nellambito della Banca
Commerciale Italiana, il cui presidente era allepoca Rafaele Mattioli, personaggio
legato al regime, ma dotato di spiccate doti di indipendenza e di promozione intellettuale. Inoltre Chabod aveva diretto la Biblioteca storica, una collezione di
volumi della casa editrice Sansoni, a quel tempo amministrata dal iglio di Giovanni Gentile, Federico. Unultima impresa cui vale la pena far cenno tra quelle che
avevano visto Chabod protagonista era stata, tra laprile del 4 e il maggio del 42,
la fondazione di una rivista di storia per il grande pubblico. Pubblicata dallISPI, si
intitolava Popoli ed era un quindicinale che accoppiava storia e geograia, due
discipline che in Italia non erano tradizionalmente vicine come invece nella tradizione francese ; presentava articoli scritti da grandi studiosi ma con un linguaggio
molto accessibile e su temi vivaci. Nel maggio 42 per la rivista era stata chiusa
dagli organi competenti della censura a causa di alcuni articoli in contrasto con la
propaganda del regime. Lo storico Chabod si era mosso dunque ad un alto livello
intellettuale, frequentando diversi ambienti, profondamente ed esplicitamente fascisti, come lISPI, la casa editrice gentiliana, e lEnciclopedia Italiana, il cui statuto
politico, per, conservava qualcosa di ambiguo : in parte erano ammessi alle iniziative
anche studiosi di sentimenti antifascisti e sorvegliati dal regime.
Sino alla ine dellinverno 43-44, Chabod aveva insegnato a Milano, che fungeva in
pratica da capitale della Repubblica Sociale Italiana, anche se gli uici amministrativi
erano sparsi intorno al lago di Garda, in alcune localit minori. Nel momento in
cui, con l8 settembre, era scoppiata la crisi della struttura amministrativa italiana,
e dello stesso Stato, decapitato dalla fuga del Re verso Brindisi, Chabod non aveva
abbandonato il suo insegnamento a Milano, ma era ritornato ad abitare nelle valli,
da cui scendeva in citt soltanto per le lezioni. Finito lanno accademico, Chabod
era per entrato nelle bande partigiane. Questa unaltra scelta che va sottolineata
perch rivela una delle possibilit che si aprono allo studioso in certi contesti : quella
di abbandonare i libri e di seguire invece una vita pratica ; pu essere interessante
poi vedere come se la cavano queste persone, nate per gli studi, poste di fronte
alla politica attiva. Tra il 44 e la liberazione dItalia dellaprile-maggio 45, Chabod
aveva dunque svolto attivit politica nelle ile del partito dAzione ; e anche dopo la
guerra era rimasto in Valle dAosta per dirigere il primo Consiglio regionale. Nel
46-47 aveva deinitivamente abbandonato la politica attiva, ed era tornato a fare
il professore a Roma, alla facolt di Lettere della Sapienza. Era inoltre divenuto
direttore, dallaprile del 47, dellIstituto Italiano per gli Studi Storici, conosciuto
come Istituto Croce perch era stato istituito dal ilosofo nella sua stessa residenza
napoletana di palazzo Filomarino.
Fino a quel punto, sia come professore che come politico, Chabod si era mosso
in un ambito nazionale, anche se, nel secondo caso, si era trattato di una attivit
di conine, diretta cio a difendere lappartenenza italiana della Valle dAosta dalle
manovre annessionistiche della Francia. Dal 50 invece Chabod era entrato a far
parte del Comitato Internazionale di Scienze Storiche. Questo organismo era venuto

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formandosi a inizio secolo allo scopo di coordinare lattivit degli studiosi di storia
sul piano internazionale e agiva prevalentemente attraverso lorganizzazione di congressi quinquennali. A queste iniziative gli storici non partecipavano tuttavia a titolo
individuale, bens in delegazioni nazionali stabilite dagli organismi di controllo di
storiograia dei singoli paesi ; anche a questo scopo il fascismo aveva raforzato le
strutture esistenti e le aveva riordinate creando al vertice la Giunta Centrale degli
Studi Storici. In questo prestigioso organismo, il CISH, Chabod era entrato negli anni
50 per organizzare il congresso di Roma del 55 e ne era poi divenuto presidente,
assumendo la posizione di storico pi in vista della comunit internazionale. Nel
novembre del 59, nel momento in cui ha luogo questo scambio di lettere, Chabod
dunque professore a Roma, direttore dellIstituto Croce a Napoli, presidente del
Comitato Internazionale di Scienze Storiche.
Proilo di Momigliano. Dobbiamo presentare ora il secondo personaggio del carteggio, dopo Chabod. La vita di Momigliano movimentata e drammatica, segnata
in profondit dalle vicende del Novecento. Le principali testimonianze sono state
raccolte e ordinate da Riccardo Di Donato, che adotta la seguente periodizzazione
(si vedano i suoi scritti nella rivista Athenaeum, 995,  e 998, , e nei Rendiconti
dellAccademia dei Lincei, 2000) : la formazione, a Caraglio e a Torino (908-929),
in una famiglia comunemente considerata di ebrei fascisti ; importante il fatto
che il giovane Arnaldo non frequenti le scuole pubbliche, sia istruito privatamente
nellabitazione familiare, prenda contatto con listruzione pubblica italiana solo a
Torino, nei quattro anni di universit ; gli anni romani, dal 932 al 936, quando lo
storico segue a Roma il maestro Gaetano De Sanctis, ottiene un incarico universitario e lavora per lEnciclopedia italiana (dal 936 redattore per lantichit) ; il ritorno
a Torino, 936-939, vincitore di concorso per la cattedra di storia romana. In questa
prima fase, si pu dire che Momigliano tenda a identiicare con il regime fascista
la patria italiana, di cui, in quanto ebreo assimilato, ha fatto propria la tradizione
nazionale. Torneremo nelle prossime lezioni su questo punto decisivo del rapporto
con il fascismo. Tutto cambia, poi, con la persecuzione razziale, che rappresenta
una brusca soluzione di continuit. Privato nel 938 dellinsegnamento, Momigliano
va in esilio in Inghilterra, a Oxford (939-95, con linsegnamento a Bristol tra 947
e 95), e, come si vede dalle date citate, non torna in Italia alla ine della guerra
altro passaggio essenziale. vero che non gli fu permesso di tornare in cattedra
a Torino, n di ottenere un posto a Roma, e quindi il mancato ritorno, da un certo
punto di vista, si spiega. Ma anche vero che Croce e Mattioli gli ofrirono nel 946
la direzione dellIstituto Croce, che Momigliano rii ut (abbiamo visto che direttore
sar poi proprio Chabod). La permanenza in Inghilterra non fu quindi una scelta
obbligata, ma lespressione di un suo positivo inserimento nella realt accademica
inglese, e di conseguenza di un mutamento nella percezione del suo rapporto con
lItalia, con il suo passato italiano, con la sua identit ebraica e con la comunit internazionale degli studiosi. Troppe cose erano successe durante la guerra : con lentrata
in guerra dellItalia contro lInghilterra, ad esempio, Momigliano viene internato in
campo di concentramento come potenziale nemico, ma ne esce dichiarandosi pronto
a sostenere lo sforzo nazionale inglese, e collabora poi con il Foreign oice, per
esempio a trasmissioni di propaganda antifascista. Dopo la tormenta, Momigliano

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assume il proilo dellesule a vita, si guadagna felicemente lindipendenza del globetrotter (e scrive correntemente anche in inglese i suoi libri e articoli). Dal 95 al 975
sar professore di storia antica allUniversity College di Londra, poi dal 975 al 987,
anno della sua morte, a Chicago. In Italia torner per conferenze e seminari, per
esempio alla Normale pisana, ma come studioso internazionale di origine italiana.
su questo sfondo che si comprende il fatto che, nel 959, nel carteggio con Chabod,
Momigliano scrive da Londra. Non pi soltanto un italiano allestero. uno storico le cui posizioni nei confronti nellItalia, compreso ci che era stata la nazione
nel ventennio, e compresa la tradizione culturale storicistica sono profondamente
mutate e restano in continuo assestamento, in direzione di una cultura sempre meno
nazionale, qualunque cosa questa parola signiichi.
2. Presentazione dei personaggi (continua)
Presentazione di Antoni. Riprendiamo la presentazione dei personaggi principali : dopo
Chabod e Momigliano dobbiamo ora sofermarci su Carlo Antoni, anche se questi
loggetto dello scambio epistolare e non interviene direttamente (di Croce parleremo man mano che lo troveremo chiamato in causa). importante conoscere
i dettagli biograici di Antoni, perch lo scambio epistolare Chabod-Momigliano
riguarda il suo necrologio, cio una descrizione commemorativa della sua vita ;
quindi tanto pi utile avere una fonte di informazioni indipendente per poter poi
leggere con attenzione il carteggio stesso.
Fortunatamente tra le carte di Antoni a Villa Miraiori ho trovato un abbozzo di
autobiograia e una specie di curriculum vitae. Il primo non datato, mentre nellaltro
lultima data inserita quella del 57 : i due testi sono probabilmente contemporanei
e risalgono allincirca alla ine degli anni 50. Che cosa racconta Antoni ? Per la prima
parte della sua vita il testo autobiograico si soferma sulla presentazione del padre e
della madre, quindi rievoca le condizioni della sua formazione. Leggendolo emerge
innanzitutto come Antoni sia triestino, quindi un uomo di conine, ma in un senso
diverso rispetto a Chabod, perch situato al conine orientale dello spazio italiano ;
appartiene poi alla generazione di inizio secolo, essendo nato nel 896 (muore nel
959, lo stesso anno del nostro scambio epistolare).
Scrive Antoni : Il motivo che mi induce a scrivere queste mie memorie, il
desiderio di mantenere un poco in vita nellunico modo che mi concesso i miei
cari perduti. Non si preoccupa quindi tanto di se stesso, quanto delle persone con
cui venuto a contatto. La maggioranza degli uomini, vive, si appassiona, lavora,
sofre, e poi dopo una due generazioni anche il ricordo loro spento. Scompaiono
nel nulla. Veramente via col vento. Ma scompare con loro anche quanto vi stato
in loro di nobilt, di grazia e di bont. Poich ho avuto la fortuna di conoscere e
di amare delle persone che avevano queste ed anche altre qualit, mio padre, mia
madre, mia nonna, mio zio dottore, un mio professore, un mio compagno darmi,
voglio scrivere loro questa testimonianza e questo omaggio. Queste memorie sono
pertanto un po un colloquio con i morti e sono un piccolo monumento che dedico
alla loro memoria. impressionante questo scompaiono nel nulla : Antoni, da
storico, si confronta con i dati immediati e universali dellesistenza umana nel suo
senso pi profondo e tragico.

Massimo Mastrogregori
Sono nato il 5 agosto 896 a Senosecchia, una borgata a poca distanza da Trieste,
da genitori triestini. Mia madre aveva scelto per la villeggiatura quel luogo assai
poco attraente e confortante per essere in grado di far ritorno rapidamente a Trieste allapprossimarsi del parto. Invece venni al mondo uno o due giorni prima del
previsto, con dolore di mia madre, che mai si consol che fossi nato in quel brutto
villaggio slavo e che quindi potessi essere considerato di origine slava. In efetti ebbi
qualche fastidio da questa mia nascita prematura, compensato per dal fatto che il
mio compleanno venne a coincidere con la festa della Madonna, onomastico di mia
madre, ci che ebbe tra noi due una sorta di signiicato ideale. Si annuncia qui un
tema importante, perch Trieste in quel momento terra imperiale : Antoni nasce
suddito dellimperatore dAustria. Accanto allelemento germanico austriaco, tedesco, mitteleuropeo in quellarea si trova anche quello slavo : la madre teme infatti
che Antoni possa essere considerato di origine slava. Mio padre e mia madre erano
entrambi italiani. Italiana era la lingua parlata in famiglia. Tuttavia, dal punto di vista
della razza, sono un tipico rappresentante della eterogenea popolazione triestina.
La prima connessione importante che lo storico Antoni individua quella con la
nazione. E i personaggi di cui ci stiamo occupando, Chabod, Momigliano, Antoni,
da questo punto di vista, sono casi limite, perch uomini di conine, o, nel caso di
Momigliano, di nascita ebraica. Questo tema evidente quando Antoni dice mio
padre e mia madre erano entrambi italiani nel senso che volevano essere italiani
e parlavano italiano. Per continua dal punto di vista della razza io sono un
tipico rappresentante delleterogenea popolazione triestina. La connessione con la
nazione prende forma col nome.
Fino ad un certo punto, intorno al 99 e a parte lintermezzo di guerra in
cui usa uno pseudonimo, Angeli Antoni non si chiama Antoni, ma Antonig. Il
cognome Antonig spiega gi qualcosa di eterogeneo perch quella g inale
non n slava, n tedesca, e meno che mai italiana. Essa indica una provenienza dal
Friuli orientale. Quindi gi il cognome rivelatore di unorigine non precisamente
deinita. Una teoria dif usa a Trieste ai tempi della mia infanzia, pretendeva che si
trattasse, questa g, di una s friulana che i parroci slavi del Friuli avrebbero ridotto
nei loro registri ad una g. Questo per slavizzare in qualche modo il nome friulano.
probabile invece che il motivo nazionalistico spiega Antoni avesse operato
s, ma in senso contrario. Poich quella g si pronunciava dolce come la c inale
dei cognomi slavi. pi probabile che si trattasse di una trascrizione compiuta
per staccarsi dalla graia slava, del segno cio di un cambio di nazionalit. Dalle
vicende di una singola lettera pu emergere uno scenario di nazionalit conl ittuali
e divise : Quella g mi fu di grande fastidio durante linfanzia, dovevo spiegare
come si scriveva, come si pronunciava. Poi cera il guaio dellaccento. La gente a
Trieste tendeva, non so per quale legge fonetica a pronunciare ntonig, ed io ero
costretto ad avvertire ogni volta che si trattava di Antnig, ci che equivaleva allora
a Trieste a una professione di italianit. Su uno sfondo di nazionalit discussa e
controversa, c una volont della persona di mostrarsi italiana, a partire dal nome.
Pretendere di fare con quella accentazione del mio cognome un cognome italiano
era un po ridicolo. Ed io invidiavo i miei cugini, i miei amici che godevano della
fortuna di possedere dei bei sonanti cognomi italiani. Pi grave fu il fastidio quando
passai, diciamo cos, in Italia. Qui ad ogni incontro, magari ad ogni sportello postale

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Il cartegio Chabod-Momigliano del


19
dovevo dare spiegazioni, afermare che ero italiano, e cos via. per questo che mi
liberai con sollievo di quella g nel 99, quando mia madre ottenne per decreto
del governatore di Trieste, passata dopo la prima guerra mondiale sotto il governo
italiano, la modiicazione del cognome per tutta la famiglia. Ma nel fondo dellanimo
mi sempre rimasto una sorta di dolore per aver abbandonato in parte il cognome
lasciatomi da mio padre, nonostante che mi abbia confortato la certezza che egli
avrebbe approvato che fosse fatto lo stesso. In questa testimonianza troviamo molte
cose : la nazionalit controversa ; il cambio di cognome come segno del passaggio
di nazionalit ; ma anche una sorta di nostalgia familiare.
A complicare ulteriormente il quadro vi segnalo che quando Antoni scrive a Croce la prima
volta, nel 93, quindi prima della guerra, si irma Antonic con la c ; pur in un quadro cos
confuso appare strano il fatto che si presenti con un altro cognome rispetto al suo, per cui
non si pu escludere qualche errore nella lettura del manoscritto.

Ma ritorniamo alla questione della mescolanza delle razze, quando Antoni scrive :
Mio padre e mia madre erano italiani, per io dal punto di vista della razza sono
un tipico rappresentante delleterogenea popolazione triestina. Mio nonno paterno
Stefano, macchinista del Lloyd, aveva sposato Caterina Cernutta, di evidente origine
friulana. Da parte materna le notizie risalgono ai bisnonni. Qui cera un Versel, dal
nome probabilmente slavo ma gi trasformato, e una Viviani italiana di Verona,
un Madolschi della bassa nobilt ungherese, e un Bandlet, francese dorigine, ma
proveniente da Vienna, e perci considerata tedesca. Se dovessi fornire la formula
chimica del mio sangue, dovrei dire che per i 3/8 sono italiano, per altri 3/8 sono
di origine slava per /8 francese e per /8 ungherese. Non c, insomma, una italianit originaria ; risalendo le generazioni degli avi, inevitabile trovare prima o
poi una soluzione della continuit, uninfrazione alla supposta purezza. possibile
per che salendo ulteriormente nellalbero genealogico si trovi qualche goccia di
sangue tedesco, e forse gli ingredienti della miscela non si arresterebbero l. Per
tutti questi miei nonni e bisnonni erano italiani sicch la materia di sintesi di cui io
sono il prodotto, variamente europea, ma la forma spirituale italiana. Questo
il punto : si tratta di una nazionalit elettiva, conquistata. Antoni viene educato
nelle scuole imperiali il che lo rende bilingue ma in da ragazzo partecipa alle
agitazioni irredentistiche, che tendevano a rivendicare litalianit di Trieste e della
Venezia Giulia. Dopo aver conseguito la licenza liceale, nel giugno 4, parte per
la Francia, da dove fugge in agosto, allo scoppio della prima guerra mondiale.
Lasciando Parigi non torna per a Trieste perch avendo pi di 8 anni, avrebbe
dovuto combattere con lesercito austro-ungarico contro quello italiano, ma si reca
a Firenze, mostrando cos, se ancora ce ne fosse bisogno, la sua scelta per lItalia
(e adottando, come ho detto, un nuovo cognome : Angeli).
Quando infatti il nostro paese, nel maggio del 5, entra in guerra, Antoni si
arruola sotto la nuova bandiera e partecipa al conl itto. Questo un dato molto
importante, che lo distingue dagli altri due protagonisti della nostra vicenda : essendo nati rispettivamente nel 90 e nel 908, Chabod e Momigliano, si impregnano
anchessi dellatmosfera della guerra, ma non la combattono direttamente. Per tutta
la generazione di storici nati a cavallo tra i due secoli comunque lesperienza della
guerra fondamentale, sia che si stia al fronte, come accade ad Antoni, sia che si

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Massimo Mastrogregori
lavori nelle retrovie, come ad esempio nel caso di Gioacchino Volpe che fa parte
dei servizi di propaganda adibiti a scrivere i bollettini per il morale delle truppe.
Questi uomini combattono per un evidente proposito irredentistico, patriottico,
risorgimentale ; e Antoni si trova anche a sperimentare gli efetti dei gas tossici (si
legga limpressionante ricordo pubblicato in Gratitudine, 959).
Conclusa la guerra con una medaglia al valore, Antoni torna agli studi nel 9, si
laurea e comincia ad insegnare nei licei, seguendo poi la consueta traila degli storici
contemporanei. Insegnando a Napoli ha modo di conoscere di persona Benedetto
Croce, con cui era in corrispondenza, come si visto, in dal 3 ; passa poi cinque
anni a Messina, quindi si trasferisce a Roma. Nel frattempo comincia a collaborare
con il Giornale, con il Resto del Carlino e la Stampa ; questo impegno importante perch lo stile di Antoni acquista un taglio giornalistico, soprattutto in termini
di chiarezza nella comunicazione delle idee. Fa il traduttore, collabora con alcune
riviste e soprattutto entra nel 932 nellIstituto italiano di studi germanici.
Appena fondato a Roma e presieduto da Gentile, listituto serviva al regime, e
di rilesso allItalia, come luogo dincontro con la cultura tedesca ; lambasciatore
tedesco a Roma infatti un diretto interlocutore del direttore dellIstituto, il germanista Giuseppe Gabetti. Si tratta in pratica di informarsi di quello che succede
in Germania, sul piano culturale, ma anche politico e ideologico ; e di costituire un
nucleo di studiosi italiani che siano competenti circa la situazione tedesca, sul duplice
piano della politica culturale e della cultura politica. Listituto ospita dunque vari
studiosi, come Antoni, ma anche Delio Cantimori, che approfondiscono in quella
sede la loro formazione. Antoni in particolare vi rimane dieci anni, collaborando
anche allEnciclopedia italiana, e prendendo la tessera del Partito Nazionale Fascista
solo quando diviene ormai indispensabile.
Dal punto di vista universitario va rilevato poi come Antoni non abbia una speciica
collocazione disciplinare, come peraltro anche Chabod e Momigliano. Oggi si tende
a creare una rigida specializzazione, per cui uno storico o un contemporaneista o
un medievista, storico delleconomia o delle religioni, ma negli anni 30, non era
cos. Per esempio Momigliano libero docente di storia antica poi per insegna la
storia greca ; Chabod coltiva via via la storia medievale, la storia moderna e la storia
contemporanea ; nel caso di Antoni poi c ancora maggior lessibilit, perch diventa
libero docente di storia della ilosoia, ma poi quando inalmente riesce ad ottenere
una cattedra universitaria, si tratta di un corso di letteratura tedesca a Padova.
C dunque lAntoni combattente, il giornalista, il professore di liceo, il collaboratore di istituti pubblici fascisti ; ma c anche lAntoni politico che, nella Roma fascista
in guerra, svolge una attivit pi o meno clandestina, nellambito di quei gruppi politici che entrano in contatto con la monarchia, in vista delleliminazione del regime.
Antoni liberale, quindi frequenta prevalentemente persone che conl uiranno poi
nel Partito liberale o nel partito dAzione come Salvatorelli, de Ruggero, Pancrazi,
ecc. Dal curriculum, che costituisce anche la base della voce dedicatagli da Michele
Biscione per il Dizionario biograico degli italiani, apprendiamo anche che durante il
governo Badoglio, dopo il 25 luglio, Antoni si ofre per recarsi a Trieste allo scopo
di tentare accordi con gli slavi ; quindi la sua caratteristica di uomo di frontiera si
fa sentire non solo nei vasti interessi per la Mitteleuropa, ma anche sul piano della
prassi politica. Antoni contribuisce inoltre a sventare un colpo di mano tedesco a

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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Roma, nellagosto 43 ; poi, con l8 settembre, diventa uno dei militanti clandestini
della Resistenza.
Anche dopo la guerra continua lattivit politica, in un primo tempo come commissario dellIstituto per le relazioni culturali con lestero. Poi viene eletto alla
Consulta nazionale, lorgano rappresentativo nella transizione verso la Repubblica ;
qui diviene segretario della Commissione esteri. Quando nel 946 chiamato alla
cattedra di Filosoia della storia di Roma e poi a quella di Storia della ilosoia
lattivit politica torna in secondo piano. Antoni continua ad impegnarsi con i
gruppi che, nellambito di vaste organizzazioni internazionali, come il Congresso per
la libert della cultura, cercano di contrastare la dif usione della cultura comunista
in occidente ; ma la sua attivit principale diventa quella scientiica e culturale. Il
curriculum vitae si chiude nel 57.
Caratteristiche del necrologio. Una volta presentati i personaggi, possiamo inalmente
leggere i documenti. Tra le carte di Antoni a Villa Miraiori c una lettera di Momigliano indirizzata alla moglie dello scomparso, che contiene, come avviene in questi casi,
frasi di circostanza ; Momigliano ci tiene per anche a sottolineare che Antoni non
pi sostituibile, individuando in lui lultimo rappresentante di una speciica tradizione
culturale. un dettaglio interessante, perch lo scambio epistolare che costituisce il
nostro oggetto nasce proprio da una commemorazione che Momigliano scrive per la
Rivista storica italiana. Per cogliere la portata di questo intervento dobbiamo allora
spendere alcune parole circa levoluzione dellattivit storiograica nel corso dell800,
in particolare riguardo al suo progressivo disciplinamento.
Mentre prima di questa data, come abbiamo visto nelle prime lezioni, chiunque
poteva in teoria scrivere di storia anche se nella pratica iniva sempre per trattarsi
di personaggi molto informati e altolocati nel diciannovesimo secolo si produce
una professionalizzazione per cui solo alcune persone, dotate di speciiche posizioni
ed abilit, sono riconosciute come storici e socialmente abilitate a scrivere di storia.
Naturalmente al di fuori di queste ristrette cerchie ci sono altri che continuano ad
interessarsi ed occuparsi di storia, ma vengono indicati e qualiicati come outsiders
o amatori. La stessa formazione della disciplina storica come branca autonoma dellaccademia il risultato di questo processo di disciplinamento, peraltro collegato ad
altri processi paralleli, che sanciscono, nellultimo quarto dellOttocento, la nascita
delle professioni e lo stabilirsi dei relativi albi. Nel momento in cui si crea questa
comunit ristretta di persone uicialmente abilitate a scrivere di storia, uno strumento e insieme una espressione della loro specializzazione diventano le riviste.
Riviste genericamente culturali erano esistite gi alla ine del 600, ma riviste
speciicamente storiche, solitamente organi uiciali delle varie comunit nazionali
di studiosi, sorgono solo a partire dagli anni 30-40 dell800 per la Germania, negli
anni 70 per la Francia, negli anni 80 per lItalia. La Rivista storica italiana nasce
infatti nel 884 e si rivolge non solo ai pochi archivisti e docenti universitari di
storia, ma anche ai professori secondari e ad una quota cospicua di amatori, per lo
pi giudici o medici, che pur non facendo parte del mondo della storiograia professionale, tendono ad esservi ammessi scrivendo note e recensioni per la rivista
per passione intellettuale ed impegno. Fra le altre cose queste riviste pubblicano
articoli, note o ampie rassegne su quello che si scrive nellambito della loro materia,

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Massimo Mastrogregori
e queste recensioni rappresentano un altro dei principali mezzi di disciplinamento,
nella misura in cui sanciscono cosa pu entrare nel mercato professionale, quali
sono i libri buoni e quali quelli indegni.
Unaltra rubrica ricorrente, quella dedicata alle notizie, tra le quali anche le
necrologie. In questi ricordi necrologici, come vengono deiniti nel primo numero
della Rivista storica, si parla degli studiosi maggiori, quelli che hanno segnato una
novit o un momento importante nella disciplina ; quindi il fatto che nel 959 venga
pubblicata nellultimo fascicolo una necrologia di Carlo Antoni, corrisponde ad una
tradizione, secondo la quale quando muore un personaggio culturalmente importante, la rivista che si occupa della sua professione lo ricorda con un articolo.
Carlo Antoni morto a Roma il 3 agosto del 59. Ai primi di ottobre, forse addirittura alla ine di settembre, Momigliano si propone per scrivere il suo ricordo.
In quel momento i direttori della Rivista storica italiana sono sette : Chabod, Sestan, Venturi, Momigliano, Maturi, Cantimori, Falco. Cantimori era stato collega
di Antoni allIstituto di studi germanici ed erano stati amici : perch dunque non
Cantimori a ricordare il collega ? Il fatto che nel momento in cui, subito dopo la
guerra, lo scontro politico nella storiograia italiana si era fatto pi vivo, Cantimori ed Antoni si erano trovati su opposti lati delle barricate : Cantimori dalla parte
comunista, Antoni da quella liberale, per di pi tra quei liberali particolarmente
attivi nel contrastare la cultura comunista. Cerano stati quindi, tra i due, scambi
di recensioni polemiche, in particolare di Cantimori riguardo alle Considerazioni di
Antoni su Hegel e Marx. Invece fu proprio Momigliano a proporre questo necrologio, secondo una testimonianza successiva di Franco Venturi (Omagio ad Arnaldo
Momigliano, a cura di Lellia Cracco Ruggini, Como, New Press, 989, p. 247). Un altro
aspetto da considerare sono i tempi molto ristretti : morto Antoni a inizio agosto
ai primi di ottobre il necrologio gi scritto, quindi si tratta di un intervento a
caldo, non meditato per mesi e mesi. Dobbiamo inine ricordare che quella che
abbiamo sotto gli occhi, nel testo del Mulino stampato a cura di Gennaro Sasso,
la versione che Momigliano, tra ine settembre e inizio di ottobre, manda agli altri
direttori per sapere cosa ne pensano ; una prima versione del testo, non quella
che efettivamente verr pubblicata.
Antoni e lo storicismo. Scrive dunque Momigliano : Anche Carlo Antoni, austero e
gentile, se ne andato prematuramente. Uno degli ultimi di quella straordinaria
generazione giuliana, che [...] da Svevo a Saba, ha contribuito con tanta originalit
di pensiero e dignit di sentimento alla cultura italiana degli ultimi 50 anni. Due
cose si possono notare gi qui. Innanzitutto Carlo Antoni inserito in un gruppo
particolarmente creativo, la straordinaria generazione giuliana, di cui fanno parte
poeti, scrittori, ilosoi, letterati, quindi Saba, Svevo, Michelstaedter, Slataper ; questi
autori, pur di frontiera, contribuiscono per alla cultura italiana. Si coglie tra laltro
il senso delle sfumature. La prosa interessante proprio per le sue caratteristiche di
condensazione dei contenuti : a diferenza del linguaggio parlato, in cui la situazione
tende a disperdere le informazioni e a non far capire bene di che cosa si parla, la
prosa scritta ha la capacit di cristallizzarle e di sintetizzarle ; il percorso che dobbiamo fare nella lettura critica invece quello inverso, tentando di disaggregare tutti
questi contenuti e di scavarci dentro.

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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Il secondo aspetto rilevante la periodizzazione relativa agli ultimi 50 anni. Svevo ad esempio era gi attivo come giornalista e come scrittore ben prima, quindi
perch proprio questa periodizzazione ? Perch lo scopo di Momigliano non soltanto di rievocare la igura di un maestro, ma anche di inserirlo in una prospettiva
storica, collegandolo ad una scuola che quella di Croce ; parlare di crocianesimo
riferendosi ai primi 50 anni del secolo una sempliicazione (nato nel 866, Croce
un uomo dellOttocento almeno quanto appartiene al Novecento), ma il ricorso
a questa scansione la prima met del secolo come egemonia idealista, di Croce
e di Gentile indicativo di una precisa scelta interpretativa, nel cui solco anche
Momigliano intende evidentemente collocarsi.
Uomo di conine continua Momigliano egli era rimasto non solo per la sua
nordica riservatezza e la familiarit con la lingua e la letteratura tedesca, ma per la
gravit con cui valutava i contraccolpi delle vicende germaniche, politiche e intellettuali, sulla vita italiana. Si trova qui una prima caratterizzazione, di lungo periodo :
Antoni un uomo di conine, come ho cercato di mostrarvi nei dati biograici gi
anticipati. C poi laspetto della riservatezza di carattere, che Momigliano deinisce
nordica ; e c la familiarit con la lingua e la letteratura tedesca. Va per sottolineato soprattutto il riferimento alla gravit con cui valutava i contraccolpi. Antoni
per mestiere fa losservatore della cultura tedesca. Che cosa vede Momigliano in
questo mestiere ? Vede essenzialmente la preoccupazione di fronte a svolgimenti
storici pericolosi. La necrologia chiude qui una prima sezione, fondamentalmente
introduttiva, in cui Momigliano condensa in pochi periodi un sommario ritratto
di Antoni ; quello che segue lapertura di un altro capitolo che a Momigliano sta
particolarmente a cuore : il rapporto di Antoni con Croce.
Riprendiamo la lettura : Non so se la corrispondenza tra Croce e Antoni dar
mai la possibilit di misurare esattamente linl uenza che Antoni esercit su Croce tra il 930 ed il 943. Qui c un primo punto che rimanda alla necessit, ma
anche allintrinseca diicolt, di valutare la posizione dello storico contemporaneo
in connessione con i fatti della storia esterna, gli eventi della grande storia. La
prima cosa che Momigliano osserva in merito a questo rapporto lopportunit
di misurare linl uenza dellallievo sul maestro. Richiamando la questione delle
inl uenze in modo cos paradossale rovesciando cio il rapporto maestro-allievo
Momigliano intende certamente valorizzare la igura di Antoni, ma non possiamo
evitare di vedere in questa scelta anche un modo obliquo per introdurre la igura
di Croce. in ogni caso una prima mossa con cui Momigliano spiazza il lettore ;
lo stesso fa scegliendo la periodizzazione tra il 30 e il 43.
Lattivit di Antoni allIstituto di studi germanici prende la forma di saggi pubblicati sulla rivista Studi germanici. A due riprese, nel 39-40 e nel 42, Antoni
raccoglie questi saggi in volume : il primo, Dallo storicismo alla sociologia, raigura
il percorso della cultura tedesca ottocentesca e novecentesca, in merito ai problemi
della storia, mostrando il passaggio da tematiche storicistiche a unimpostazione
sociologica ; il secondo, La lotta contro la ragione si occupa invece del concetto di
nazione, spiegando come la cultura romantica aveva reagito alla raison illuministica. Quindi si pu capire che Momigliano faccia riferimento al 43, perch a quella
data gi stato pubblicato ci che dal suo punto di vista rappresenta lessenziale
dellopera di Antoni. Pi diicile capire la scelta del 30, visto che Antoni aveva

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Massimo Mastrogregori
conosciuto Croce gi nel 24 ; si tratta evidentemente di unimpostazione molto
personale che possiamo per leggere come un altro espediente per spiazzare il
lettore, sottoponendogli un dato imprevisto.
Ma continua fu certo Antoni a compiere il passo decisivo nella revisione di
quella che ormai sembrava limmagine tradizionale del rapporto tra lo storicismo
crociano e quello tedesco. Nella celebre serie di articoli in Studi germanici, poi
raccolta in Dallo storicismo alla sociologia, Antoni riconobbe che lo sviluppo della
metodologia storica aveva in sostanza portato in Germania ad una sociologia della
cultura o, se si vuole, a una dottrina dei diferenti tipi di cultura. Invece in Italia il
Croce continuava a lottare contro ogni tipologia sociologica, e a concepire la storia
come progresso (sia pure a spirale) ad ininitum, come realizzazione di una libert
spirituale sempre pi ampia. La notazione della diferenza non andava per lAntoni a
tutto vantaggio del Croce, per quanto profonda fosse la sua simpatia con lindirizzo
del medesimo. Non gli sfuggiva la grandezza di Max Weber e si rendeva conto che
la sociologia non poteva essere eliminata con un tratto di penna solo perch non
rientrava nella ilosoia dello spirito. E lo lasciava incerto Friedrich Meinecke [...]
attenzione che qui c un problema nel testo, p. 88, dopo Dilthey : quel punto,
in realt, una virgola per tanti rispetti pi vicino al Croce, eppure ostinatamente
avverso a ogni sintesi di opposti, ostinatamente attaccato allidea luterana di individualit che risorger per vie traverse nellAntoni pi tardo.
In questa seconda parte dunque Momigliano si sforza di caratterizzare il rapporto Antoni-Croce, basandosi sul libro Dallo storicismo alla sociologia. Non possiamo
entrare nel dettaglio di questa argomentazione, ci limitiamo a osservare le successive mosse di Momigliano, come in una partita a scacchi. Momigliano insomma
sostiene che lo sviluppo dallo storicismo alla sociologia in Germania conigura
qualcosa di essenzialmente diverso rispetto a quello che sta accadendo in Italia per
opera di Croce. Questa diversit indica da un lato una certa originalit degli autori
tedeschi ; dallaltro la diicolt di conciliare con la scuola italiana questi sviluppi.
A parere di Momigliano ci sarebbero quindi delle tendenze sociologiche tedesche
di cui sarebbe innegabile la grandezza ; ci sarebbe una diicolt nel rapporto tra lo
storicismo italiano e quello tedesco su questo punto ; ci sarebbe inine una simpatia
di Antoni per queste tendenze sociologiche che vivrebbe allinterno della sua pi
generale vicinanza al pensiero crociano. Momigliano ci dice in pratica che la fedelt
di Antoni alla scuola italiana non gli impedisce di riconoscere che il lavoro fatto in
Germania ha una sua validit e che quindi esso arriva a conigurare una crisi interna
alla prospettiva idealista ; egli si rende cio perfettamente conto che la sociologia
non pu essere trascurata solo perch non rientra nella ilosoia dello spirito di
Croce. Quindi il secondo punto importante della necrologia il riconoscimento di
Antoni come critico interno e nascosto del crocianesimo.
Romanticismo, nazionalismo, fascismo. Si apre poi una inestra sul mondo esterno agli
studi : Ma intanto premevano sul mondo con ben altra urgenza il fascismo ed il
razzismo, e Antoni, lasciati per un momento i problemi teorici dello storicismo, si
impegnava nello studio di quellaltro ilone della coscienza romantica che pone lo
stato al di sopra dellindividuo, e la nazione al di sopra della ragione. Ne nacque La
lotta contro la ragione, in cui nella stessa ambiguit del risultato si esprimeva il disagio

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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essenziale degli intellettuali italiani antifascisti in quegli anni per essersi formati su
una cultura prevalentemente romantica e nazionalista, e dovere ora constatare che
i romantici, con il calpestare ragione e natura, avevano aperto le porte ai superuomini e alle superrazze. Questo un punto importantissimo, per cui vale la pena
di sviscerarlo pian piano, in modo da esplicitare le varie questioni implicate.
Come abbiamo gi detto questi studi sono stati tutti pubblicati nel periodo in cui
Antoni era assistente allIstituto di studi germanici ; quelli sulla cultura contemporanea si inseriscono in un progetto di controllo della cultura politica tedesca, mentre gli
altri realizzano uno scavo ideologico delle sue radici. Tali radici vengono individuate
in particolare nel momento dellopposizione alle armate francesi rivoluzionarie,
quando si crea una forte ideologia nazionale tedesca. Se, per quanto riguarda lItalia,
la posizione crociana identiica la nascita della nazione con il sorgere dello stato
unitario, per la Germania il problema sembra ancora pi complicato, perch dal
punto di vista politico essa si presenta come un tessuto variopinto di stati, principati,
citt. comunque evidente che in quellarea il momento dellinvasione francese ha
fatto scattare qualcosa. Nei primi 20-30 anni dellOttocento e forse gi alla ine del
Settecento, si creata infatti una ideologia forte della nazione tedesca, identiicabile
con la cultura romantica ; le stesse persone, come ad esempio Herder, hanno dato
vita sia alla cultura romantica che ad una ideologia della nazione. Il libro di Antoni La lotta contro la ragione un tipico esempio della prospettiva dif usa nellItalia
degli anni 30 : guardare alle origini romantiche come base per la conoscenza e la
deinizione di quello che sta succedendo nella cultura tedesca contemporanea, e
non soltanto in quella nazista.
Momigliano abbandona il piano strettamente storiograico in modo abbastanza
brutale, una volta messo da parte il rapporto di Antoni con la scuola di Croce, come
se fosse completamente esaurito ; in realt si tratta di due fenomeni sovrapposti,
ma lui vuole separare nettamente i problemi con lo storicismo e il rapporto con
la scuola di Croce da una parte e dallaltra lindagine sulle origini della nazione e
sulla cultura romantica tedesca. Arriva poi a sostenere che questo ilone culturale,
che condivide con lo storicismo lascendenza nella coscienza romantica tedesca,
mettendo lo stato al di sopra dellindividuo e la nazione al di sopra della ragione,
abbia aperto sostanzialmente la strada al nazismo. Da ci deriva, secondo Momigliano, il disagio essenziale degli intellettuali italiani, in particolare degli antifascisti,
quello cio di essersi formati proprio perch di scuola storicista in una cultura
romantica che per anche nazionalista e ha portato la Germania direttamente al
nazismo.
Tutto quello che successo in seguito, olocausto compreso, ben presente,
condensato in queste righe ; e non diicile capire che qui Momigliano non sta
tanto parlando di Antoni, ma di se stesso. Perch il tornare alle origini della cultura
romantica era stato particolarmente forte negli antichisti, che in dal primo Ottocento avevano visto la Germania come la nuova Grecia, come una nuova primavera
dello spirito. Senza contare che erano stati proprio i grandi antichisti tedeschi a fare
scuola in Italia e ad importare la conoscenza dellantichit classica. Lo stesso Momigliano era stato allievo di Gaetano de Sanctis, a sua volta allievo di Giulio Beloch,
un tedesco trapiantato in Italia. Quindi questa formazione svolta su una cultura
inscindibilmente romantica e nazionalista propria anche degli studiosi italiani ; e

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Massimo Mastrogregori
mentre Momigliano dipinge Antoni in un certo modo, in trasparenza noi vediamo
che sta parlando anche di se stesso. Ma Momigliano ci dice anche che La lotta contro
la ragione ha avuto un risultato ambiguo, che si rilette nel disagio degli intellettuali
italiani, descritto suscitando le ire di Chabod come una sorta di pentimento o
di pensoso ravvedimento rispetto alle proprie origini culturali romantiche.
Una parentesi deve riguardare la deinizione di questi intellettuali come antifascisti.
Va tenuto presente infatti che qui si fa riferimento ad un gruppetto di persone,
come Chabod, Momigliano, Antoni, che lavora per lEnciclopedia e per gli istituti
del regime ; probabilmente hanno anche altre idee, altri sentimenti, non facili da
esprimere in un regime totalitario, ma non si pu in ogni caso assumere automaticamente il loro silenzio come consapevole prudenza, o magari, come nel caso di
Chabod, nascondersi dietro una proverbiale riservatezza. N daltronde si deve necessariamente tacciarli di opportunismo : il problema molto diicile da impostare,
perch c una certa distanza tra quello che si esprime, quello che si sente, quello
che succede intorno ; soprattutto se lo si legge dopo molti anni, in un contesto
completamente mutato. Per si possono ed anzi si devono esibire alcuni dati di
fatto, a partire dalla necessit di distinguere nazione italiana e governo fascista, ma
anche di tener conto delle loro sovrapposizioni. LEnciclopedia italiana, ad esempio,
essenzialmente una grande dimostrazione di valore della scienza italiana (tanto
che anche Lucien Febvre la prende come riferimento per una analoga impresa,
lEncyclopdie franaise, nella Francia democratica, pur negli anni diicili dei governi
radicali, i primi anni 30) ; ma in quel momento la scienza italiana anche espressione e strumento di propaganda del governo fascista. allora diicile ricostruire che
cosa pu signiicare, per chi partecipa allEnciclopedia, il fatto che essa sia diretta da
uno dei principali ideologi del regime, Gentile. per altrettanto diicile pensare
che questi intellettuali si pongano al servizio della nazione senza aver presente
che stanno contribuendo anche ai successi del governo ; e diventa dunque almeno
problematico parlare di vero e proprio antifascismo.
Certamente ci sono modalit diverse di essere antifascisti : c ad esempio lantifascismo attivo, di chi, come Rosselli, opera clandestinamente, ordendo trame,
difondendo opuscoli, magari facendo azioni dimostrative. Ma c anche chi, come
Croce, in virt di una posizione personale di prestigio internazionale pu svolgere
una opposizione aperta sul piano strettamente culturale. Dal 903 al 948 e poi
sparsamente negli anni successivi egli scrive praticamente da solo una rivista, La
critica, pi volte sequestrata ma in grado comunque di far risuonare una voce non
allineata. Del resto non improbabile che a questa attivit culturale aperta, anche
Croce ne abbia aiancata una clandestina che consisteva nel tenere in rapporto tra
di loro i diversi oppositori (con frequenti viaggi, incontri, a Firenze, a Torino, scambi
di notizie alla stazione etc.). Per, al di l di pochi privilegiati che comunque erano
sorvegliati, e degli esiliati, chi si oppone al regime inisce al conino o in carcere
come Gramsci ; per cui anche chi non aderisce al fascismo non rende pubblica tale
opposizione ed anzi spesso continua a lavorare nelle istituzioni fasciste. Per questi intellettuali parlare di antifascismo si pu solo a posteriori, ma a quel punto,
come qui per Momigliano, si tratta forse di una forzatura del senso storico.
indicativo il fatto che nel corso del dialogo epistolare gli intellettuali antifascisti

Il cartegio Chabod-Momigliano del


27
di Momigliano, diventino ad un certo punto, nelle lettere di Chabod, intellettuali
non-fascisti. Comunque, al di l delle questioni deinitorie, il problema storico resta
e sono gli anni del regime, con le loro implicazioni. Quello che Momigliano sta
sostenendo qui comunque che lindagine sullo storicismo della scuola di Croce
va in una direzione e lindagine sulla cultura romantica in unaltra ; questa seconda
direzione in particolare svela un disagio latente e fortemente sentito da Antoni
relativo alla montante consapevolezza che questo ilone culturale non sia esente
da responsabilit per i tragici esiti della storia europea.
I due libri Dallo storicismo alla sociologia e La lotta contro la ragione restano, insieme
con La scuola delluomo di Guido Calogero, tra i libri pi signiicativi pubblicati da
un pensatore italiano nel decennio che fu non solo di nazismo in Germania, ma di
naziicazione dellItalia. Qui Momigliano rincara la dose. Non ci sono solo fascismo
e razzismo sullo sfondo, ma anche la naziicazione dellItalia, che, secondo Momigliano, comincia quindi nel 33, appena Hitler sale al potere. I risultati dellAntoni
e qui parla in generale di quello che Antoni ha prodotto furono fondamentalmente accettati tanto dal Croce quanto dallOmodeo. E, come dicevo, per ora
assai diicile giudicare donde venisse lispirazione prima. Di conseguenza lAntoni
si trov naturalmente chiamato nel dopoguerra ad aiutare a risolvere i due conl itti che egli stesso aveva potentemente contribuito a riconoscere nellinterno dello
storicismo crociano e in generale nella cultura italiana dellultimo periodo fascista.
Da un lato era il conl itto fra una teoria della storia come libert e progresso e una
efettiva ricerca storica che sempre pi doveva ricorrere a categorie sociologiche,
ad analisi psicologiche e antropologiche, a studi di statistica e di economia, e sempre meno poteva indulgere nellillusione di una direttiva unica e progressiva della
storia umana. Dallaltro lato era il conl itto tra le premesse autoritarie ed inumane
dello hegelismo e il desiderio sempre pi dif uso di libert individuale e di giustizia
sociale. La densit di queste righe rende piuttosto diicile la disaggregazione di
cui ci sarebbe bisogno.
Va intanto ricordato il fatto che la posizione crociana espressa essenzialmente
dalla Critica, che non per lorgano uiciale di un gruppo disciplinato di professionisti, come ad esempio la Rivista storica italiana bens sostanzialmente la rivista
di una sola persona, oltretutto priva di titoli : Croce non laureato ; non professore
anzi ce lha con i professori ; e scrive da solo, se si esclude qualche spazio concesso
al fedele interprete Omodeo. La prima cosa che Momigliano dice che la scuola
cio la rivista, cio Croce e Omodeo ha fondamentalmente fatto proprie le osservazioni di Antoni ; quindi ammette come possibile che sia stato proprio Antoni
a sollecitare una revisione interna alla scuola crociana. Poi, nel dopoguerra, si sono
dovuti afrontare i problemi che Antoni, critico interno alla scuola, ha esplicitato :
da una parte la presenza di una ricerca storica che si serve di categorie estranee alla
prospettiva della storia della libert ; dallaltra parte, il fatto che lhegelismo, con
le sue premesse autoritarie, contrasta ormai con i desideri pi acutamente sentiti
nel dopoguerra, libert individuale e giustizia sociale.
Secondo Momigliano, dunque, Antoni, in quanto critico della scuola dallinterno,
avrebbe contribuito a riconoscere nello storicismo crociano questi due dilemmi
e nel dopoguerra sarebbe stato naturalmente chiamato a dare un contributo per
risolverli. Il problema centrale di questa necrologia allora se Antoni, dopo aver

28
Massimo Mastrogregori
innescato questi conl itti, sia poi anche stato in grado di risolverli. riuscito Antoni
a superare quelle debolezze che, secondo Momigliano, ha riconosciuto allinterno
della posizione crociana ? Si salvata la scuola da questo geniale critico interno ?
Sono questi i temi che Momigliano afronta nella seconda parte del necrologio.
3. Ancora il necrologio di Antoni
A questo punto si innesta una parentesi in cui ad essere preso in considerazione
direttamente Croce ; non pi lallievo, dunque, ma il maestro stesso. Con riferimento
a questi conl itti apertisi dentro la scuola Momigliano dice : Da giovane Croce aveva afrontato Hegel con un corredo di conoscenze di estetica ed economia che gli
permise immediatamente di rivedere e riformare la dialettica hegeliana. I successivi
apporti del Croce alla revisione dello hegelismo in politica e morale non furono pi
il risultato di ricerche sistematiche ; furono piuttosto imposti da un cambiamento
di clima politico, da unovvia impossibilit di poter mettere daccordo la propria
coscienza con la propria ilosoia. La lirica della religione della libert quale si era
espressa nella Storia dEuropa rivelava i suo punti deboli quando era tradotta nella
prosa del posteriore saggio su La storia. Restava tra laltro da spiegare il semplice
fatto che gli storici a ispirazione sociologica, a cui si era aggiunto pi di recente lo
Huizinga, avevano prodotto opere storiche di rara solidit. La domanda era tanto
pi legittima in quanto Croce era giunto a condannare Burckhardt e Ranke come
storici senza problemi un giudizio che nella sua evidente assurdit, rimetteva in
questione la validit stessa delle sue premesse.
Questa parentesi che riguarda Croce come un grande baule in cui Momigliano
mette tantissime cose, non tutte innocue : Momigliano sostiene che Croce aveva
riformato a modo suo la dialettica hegeliana in dal libro del 907 Ci che vivo e ci
che morto nella ilosoia hegeliana (riguardo al giovane si tenga conto che Croce a
quel punto aveva pi di quarantanni) ; dopodich, se aveva trattato ancora di Hegel lo aveva fatto sotto la spinta di cambiamenti del clima politico il riferimento
chiaramente al regime fascista. Qui si osserva limpossibilit di poter mettere
daccordo la coscienza crociana di oppositore del regime con la sua ilosoia di continuatore, bench riformatore, della dialettica hegeliana. Da questo discende anche
che l esaltazione lirica della religione della libert nella Storia dEuropa contiene
qualcosa di nostalgico e rivela clamorosamente i suoi punti deboli una volta tradotta
in prosa nel Sagio sulla storia del 936 (ma pubblicato nel 938). Quello che segue
un richiamo a ci che ha detto prima a proposito del giudizio ambiguo di Antoni
sulla sociologia tedesca, ma qui Momigliano aggiunge qualcosa : non solo infatti
rimanda agli esempi citati da Antoni, ma chiama in causa anche altri storici di matrice sociologica, come quelli aferenti alla scuola francese delle Annales o Huizinga,
che, pur fuori quadro rispetto alla ilosoia crociana e per la verit anche dalla
argomentazione di Momigliano avevano prodotto opere storiche di rara solidit.
Pi congruo il riferimento alla Storia come pensiero come azione, per quanto riguarda
Burckhardt e Ranke, giacch Croce li aveva descritti come storici senza problema
storico, cio nientaltro che eruditi. Momigliano molto duro nellafermare che
questo giudizio di Croce, oltre che essere evidentemente assurdo, getta una luce
sinistra sulle premesse teoriche di tutta lopera.

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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Sono proprio incisi di questo tipo a permetterci di cogliere la strategia complessiva
del necrologio di Momigliano : in sostanza egli approitta delloccasione per mettere
in una prospettiva storica tutta la scuola crociana, quindi appena pu si rivolge ai
problemi del rapporto Antoni Croce o direttamente ad alcuni punti connessi con
il lavoro di Croce stesso.
Chiusa questa parentesi, la necrologia prosegue comunque con il tema precedente,
cio Antoni critico del crocianesimo : Antoni accett la sua responsabilit di critico
interno del crocianesimo con una modestia e con una economia di parole eccezionali tra gli idealisti italiani si noti la frecciata agli altri componenti della scuola
In questa modestia ed economia egli si ricongiungeva allamico sventurato Luigi
Scaravelli, sicch vale per Antoni stesso quanto Antoni scrisse di Scaravelli : serio
ed onesto non ha potuto atteggiarsi ad innovatore e maestro sicuro di s .
importante questo riferimento a Scaravelli. Quando Momigliano, morto Antoni,
decide di cogliere loccasione di un necrologio di Antoni per mettere in prospettiva
storica la scuola crociana, ha davanti agli occhi la commemorazione di Scaravelli
scritta da Antoni poco prima che morisse ; non improbabile che Momigliano segua
questo testo come modello per il suo necrologio. Essa, signiicativamente, iniziava
col dire che giusto, commemorando un uomo, parlare di lui come tale, ma la
cosa pi importante parlare della sua opera, separandola dallautore e mettendola
in prospettiva storica. Momigliano, come si evince dalla citazione, ha ben presente
questo testo e ne condivide il contenuto, tanto da riprodurne qui limpostazione,
applicata per allintera tradizione crociana ; questo tentativo di mettere lintera
opera crociana in prospettiva e di enfatizzarne i limiti rischia per di risultare liquidatoria, e come tale la giudicher Chabod.
La preoccupazione di sanare i conl itti dello storicismo assoluto sta evidentemente al centro dei quattro volumi nati a poco a poco da articoli di giornale e da
comunicazioni radiofoniche, sfuggendo alla pretesa di essere sistematici, eppure
pensati con concentrazione e sincerit continue : Considerazioni su Hegel e Marx (48),
Commento a Croce (55), Lo storicismo (57), La restaurazione del diritto di natura (59),
lultimo apparso alla vigilia della morte. Di questi quattro volumi Momigliano
analizza soltanto il primo per esteso ; degli altri sottolinea solamente un punto,
ma assai rilevante in questa chiave, cio la riforma della logica crociana. E scrive :
Le Considerazioni contengono unanalisi di grande importanza del marxismo, per
confermare per gli altri testi portano confermarne, a sottolineare una volta di
pi il fatto che questa potrebbe anche essere una copia non corretta la duplice
radice storicistica e giusnaturalistica. Il richiamo esplicito al titolo del volumetto
di Antoni deriva dal fatto che esso aveva dato vita ad una notevole polemica sulla
stampa marxista.
Prosegue Momigliano : In questo e negli altri volumi si propone poi una riforma
della logica crociana, negando la possibilit che i distinti si convertano in opposti
e quindi riafermando che lopposizione di bene-male, brutto-bello, ecc., reale
non come relazione dialettica tra le diferenti attivit spirituali, ma come tensione
nellinterno di ciascuna attivit. Ripudiando per intero la dialettica hegeliana degli
opposti in favore della teoria pi caratteristicamente crociana dei distinti, egli riteneva anche di restaurare il concetto di individualit che Croce aveva negato e per

30
Massimo Mastrogregori
conseguenza la nozione di diritto naturale che compete agli individui Tizio e Caio,
egli ofriva una concezione umanistica della storia che servisse di premessa a una
politica di riforme in senso liberale.
Questo il passaggio pi denso e pi diicile, perch chiama in causa lintera
impalcatura logica del pensiero di Croce, il rapporto con il sistema hegeliano, le
discussioni ulteriori nella scuola, e colloca in questambito le proposte di Antoni.
La sintesi comunque magistrale : Momigliano manifesta una notevole penetrazione nei nuclei teorici di problemi che normalmente gli storici non maneggiano
con facilit.
Alla ine di questa presentazione dei punti critici del dibattito ritorna il dubbio su
che cosa ne sia stato della scuola : cosa si salvato in questo diicile impatto con
una realt esterna modiicata, che non accoglie pi facilmente la riforma della scuola
hegeliana e della sua dialettica ? Ora che Antoni non pi, necessario attendere per
vedere se egli trover allievi e continuatori ; libri di questo genere si misurano a lunga
scadenza in termini di fecondit di risultati. Nella critica del concetto di dialettica
in cui generosamente riconobbe il suo debito allo Scaravelli, ebbe la soddisfazione
di vedersi ripreso dal Croce stesso. Io debbo confessare e qui Momigliano, dopo
aver sintetizzato abilmente diicili discussioni ilosoiche, interviene direttamente
di non essere ancora riuscito a capire bene come lAntoni potesse ridare valore
alla nozione di personalit morale responsabile (che il signiicato di individualit)
in conseguenza del ripudio della dialettica degli opposti.
Questo un primo dubbio, di cui non possiamo circoscrivere lentit senza entrare
nei delicatissimi problemi del rapporto tra personalit morale e individualit nel
sistema ilosoico hegeliano, ripensato dalla scuola di Croce, soprattutto da Antoni
e Omodeo. degno di nota che dopo aver sintetizzato in modo piuttosto obiettivo
la situazione, Momigliano introduca un altro dubbio che deinisce pi soggettivo e
che in efetti comporta alcune considerazioni pi controverse. Il problema, a suo
parere, non sta tanto nel fatto che nella scuola di Croce vi fossero delle diferenze
di posizione, delle rielaborazioni, dei veri e propri ripensamenti ; la questione pi
grave unaltra :
LAntoni che scrive dopo il 943 molto diverso da quello che opera prima di quella
data. La caratteristica dellattivit di Antoni prima del 43 ritorna questo limite
cronologico corrispondente ai due libri Dallo storicismo alla sociologia e La lotta contro
la ragione era stata di approfondire con i testi alla mano, un disagio largamente
sentito. Si trattava del disagio degli intellettuali, detti da Momigliano antifascisti,
nei confronti della loro formazione romantica e nazionalista, dopo che essa aveva
aperto le porte ai superuomini e alle superrazze.
Questa espressione non solo unimmagine tra le altre, ma indica un salto logico
quasi dicesse : La nostra cultura non una cultura ; abbiamo scoperto che era
unideologia per cui si tratta di unautocritica di proporzioni abissali. Momigliano
non dice solamente che alcuni contenuti culturali avevano indirettamente sostanziato
il nazismo come fenomeno politico e culturale, ma anche che tra basi ideali ed esiti
cera stato un rapporto diretto, per cui quella cultura si era dimostrata nientaltro
che unideologia nera. La metafora dell aprire le porte copre questo salto, ma
proprio questo genere di passaggi che Chabod trover assolutamente inaccettabili

Il cartegio Chabod-Momigliano del


31
ed su questo tipo di argomentazione che si svolger il vero e proprio dibattito
tra i due.
Non va dimenticato come questo giudizio negativo di Momigliano sulla scuola
crociana fosse conseguente ad una profondissima autocritica personale. Egli arriva
a questo punto dopo essere passato attraverso un percorso di distacco dal crocianesimo tanto pi radicale in quanto aveva avuto modo di riesaminarne gli sviluppi
dallInghilterra, volgendo cos uno sguardo dallesterno su una realt che avrebbe
voluto diversa :
La soluzione del disagio egli [Antoni] sembrerebbe non aver pi cercato dopo
il 43 in un ampliamento dellindagine storica e ilosoica, bens in una formula che
eliminasse certe discrepanze tra il primo e lultimo Croce. Ricordo che una volta
mi disse che avrebbe voluto intitolare il suo commento a Croce Il nuovo Simplicio
in riferimento al dialogo di Galilei Lauto-ironia era tipicamente sua ma era
anche rivelatrice di uno stato danimo per cui il processo di rideinizione, in seno a
una tradizione scolastica, si sostituiva allampliamento dei conini della conoscenza,
merc opere di ricerca.
Che cosa sta sostenendo ? Che Antoni, ino al 43, aveva studiato sulle fonti i
problemi di storia del pensiero avendo sullo sfondo un preciso disagio. Da quella
data in poi invece non avrebbe pi cercato di ampliare con lindagine storica e ilosoica questi limiti teorici, ma si sarebbe limitato a cercare una formula, facendo
sostanzialmente un lavoro di scuola: Nessuno stato pi severo di Croce contro le
discussioni scolastiche. Ma tanto : le scuole esistono e impongono la loro logica. E
ad Antoni dava pi piacere indugiarsi ad interpretare e a correggere il pensiero del
Maestro, che ripartire per il vasto mondo e studiare che cosa si era fatto altrove.
Qui sta il vero e proprio attacco alla scuola crociana. Laccusa quella di essersi chiusi in una tradizione scolastica, perdendo loccasione di confrontarsi con
i nuovi fermenti culturali : Naturalmente marxismo psico-analisi, esistenzialismo,
positivismo logico furono da lui esaminati e criticati nei loro principi generali ; e di
ciascuno sapeva riconoscere con facilit il punto debole. Certe sue pagine contro
lesistenzialismo sono taglienti. Ma egli non ne deriv nessun elemento per il pensiero proprio ; nemmeno scendeva a quellesame di particolari risultati nel campo
della ricerca storica e psicologica, dove questi movimenti hanno dimostrato di
essere criticabili ma ineliminabili componenti della nostra cultura. Il suo ripudio
era totale, perino nel caso dellesistenzialismo che pure aveva provocato in Croce
la trasformazione della categoria della utilit in quella della vitalit e perci aveva
indirettamente dato occasione alle rilessioni di lui Antoni sul rapporto tra
vitalit e individualit. Egli si disinteress anche della ricerca storica degli ultimi
ventanni, con le sue nuove tecniche e le sue nuove diicolt. Le opere pi discusse della storiograia contemporanea, da Namier a Braudel e allo stesso Chabod,
non hanno pi lasciato traccia evidente nel suo pensiero (almeno per quanto mi
riuscito di osservare).
Come commemorazione e rideinizione dellintero percorso di un autore non
propriamente generosa. Qui c una critica profonda, corretta perch non personale,
ma ugualmente durissima nella misura in cui denuncia il fatto che le componenti
principali della cultura novecentesca marxismo, psicanalisi, esistenzialismo, positivismo logico erano state s criticate, ma non metabolizzate ; Antoni non aveva

32
Massimo Mastrogregori
tratto niente da queste correnti. La seconda denuncia riguarda il fatto che Antoni
non aveva preso in considerazione neanche le nuove tecniche della ricerca storica
dif usesi negli ultimi ventanni.
Il ritratto in chiaroscuro : c un Antoni che ino al 43, sullo sfondo di gravi
problemi, fascismo e razzismo, vaglia la cultura tedesca con i testi alla mano ; e c
un Antoni che dal 43 al 59, anno della sua morte, diventa una specie di commentatore di Croce, per giunta abbastanza limitato perch a quanto pare gli sfugge
anche che lesistenzialismo aveva fatto saltare le coordinate del sistema crociano.
Questa posizione viene sintetizzata nella chiusa della necrologia : Mentre la eicacia
dissolvente dei due libri di Antoni sullo storicismo e sulla lotta contro la ragione
ormai fuori dubbio, la eicacia ricostruttiva dei suoi libri posteriori rimane ancora da
provare dove laggettivo dissolvente ascrive alla presentazione di Antoni il merito
di aver appianato le principali controversie negli sviluppi tedeschi dal romanticismo
alla sociologia di Weber ; ma il ricostruttiva svela tutte le carenze che Momigliano
ritrova nel Commento a Croce.
Ma Antoni cos semplice e schivo, che una volta con me si lamentava che il
premio Einaudi conferitogli dalla Accademia dei Lincei lo avesse reso avaro, ho
messo quel milione in un libretto del Banco di Santo Spirito, ed ho perso il piacere
di spenderlo , non si sarebbe preoccupato di questo dubbio. A quale dubbio si fa
riferimento ? Presumibilmente si fa riferimento alla possibile consapevolezza circa la
scarsa eicacia dei suoi ultimi libri. Se gli si pu attribuire una ambizione questa
fu di liberare quella che egli considerava la tradizione italiana della distinzione dalla
contaminazione della dialettica hegeliana. In ci egli si confermava uomo di conine,
quasi timoroso delle idee che gli aleggiavano intorno doltre Alpi e devotamente
fedele al Maestro che da Napoli gli aveva rivelato la ricchezza della cultura italiana.
Questa caratteristica generale la conferma di ci che Momigliano ha detto allinizio :
Antoni un uomo di conine. C qui anche la pressione della cultura tedesca, la
cui risonanza quasi incute timore ; c poi la ricchezza della cultura italiana ; e c
inine lincolmabile diferenza tra le due : tradizione della distinzione da una parte,
contaminazione della dialettica hegeliana dallaltra. Il riferimento agli scritti di
Antoni su Croce in cui si identiica una lunga linea di pensiero della distinzione
che culmina in Croce ed speciicamente italiana. una delle ricostruzioni pi
ardite di Antoni, che normalmente aveva s penna leggera, agile, per si lanciava
malvolentieri in panorami millenari.
Il testo termina con le parole citate. Segue un richiamo in nota ad una bibliograia. Momigliano segnala che : Le recensioni di Croce e Omodeo ai primi due libri
dellAntoni, furono rispettivamente pubblicate in La Critica, 38, 940 e 4, 943.
Lultimo pensiero di Croce sulla dialettica di Hegel in Indagini su Hegel, Bari, 952
in qui si esibiscono i passi di Croce che attestano la sua sostanziale accettazione
dei risultati di Antoni nei primi due libri.
Poi per c la parte relativa ad Antoni : Tra gli studi su Antoni i pi importanti
sono quelli polemici di Delio Cantimori, ora raccolti in Studi di storia, Torino, 959.
Ma una implicita critica allAntoni tutto il volume di grande valore di Pietro Rossi,
Lo storicismo tedesco contemporaneo, Torino 956. Come abbiamo gi ricordato, le
recensioni di Cantimori erano dei veri e propri attacchi, ragionati e acuti dal punto

Il cartegio Chabod-Momigliano del


33
di vista culturale, ma condotti su di un piano che dalla disputa tra studiosi scivolava
ben presto nello scontro frontale tra ideologie e posizioni politiche. Nella recensione
delle Considerazioni su Hegel e Marx si dice sostanzialmente che quello di Antoni
un contributo di interesse scientiico nullo, un pamphlet politico che doveva igurare
solo nella serie dei quaderni del movimento liberale. Si argomenta questa stroncatura
con i ragionamenti propri di uno studioso del calibro di Cantimori, ma la sostanza
del dissenso e il livello dello scontro rimangono. Appunti sullo storicismo poi una
paziente demolizione dei due libri di Antoni, Dallo storicismo alla sociologia e La lotta contro la ragione : grande dispiego di osservazioni bibliograiche, rilievi critici sui
singoli punti, ma tutto questo su Rinascita, rivista di cultura militante del partito
comunista. Quanto a Pietro Rossi, che allora era un giovane studioso senza cariche
politiche, il suo libro era pubblicato dalla casa editrice Einaudi (a quel tempo vicina
al partito comunista) e proponeva una contrapposizione dello storicismo tedesco a
quello italiano, nettamente sfavorevole a questultimo, considerato deinitivamente
superato la tesi di Rossi, del resto, non cambiata neppure a molti anni di distanza.
Di questi studi fortemente critici verso Antoni, Momigliano tesse grandi lodi, dal
che si capisce che siamo di fronte ad una nota bibliograica schierata.
Momigliano si rende ben conto dellimplicito spessore polemico di questi scritti
ma la sua scelta quella di demolire limmagine della scuola crociana, come si
deduce anche dallosservazione : Ora che Antoni non pi, necessario attendere
per vedere se egli trover dei continuatori. Croce morto da sette anni, anche
Antoni appena deceduto e altri allievi continuatori non se ne vedono, quindi si pu
decretare la ine di una tradizione. Limpiego di questi materiali dunque a met
tra la discussione ilosoica e la polemica politica, nella misura in cui Momigliano
dallesilio ambisce ad un rinnovamento profondissimo della storiograia italiana, per
ottenere il quale non si pu che eliminare la scuola di Croce come modello, come
riferimento ideale, come unica bandiera.
Dopo il 59 Momigliano parler di queste cose tante volte, ma non sempre la sua
posizione sar cos dura, deinita, netta ; anche sullo stesso Antoni avr toni molto pi
morbidi. Qui per siamo nel momento in cui una nuova serie della Rivista storica
italiana si sta avviando. Momigliano uno dei direttori ombra di questa nuova
stagione e vuole che le cose vadano in una determinata direzione, quindi coglie
loccasione per una discussione aperta, dura, netta sulla scuola crociana. Forse per
sbaglia nella scelta delloccasione : una recensione ad un libro di Antoni si sarebbe
prestata indubbiamente meglio rispetto una necrologia che contiene qualcosa di
intrinsecamente commemorativo ; per anche questo caratteristico della persona
e della sua rudezza sentimentale. Momigliano, al contrario di Cantimori, non aveva
avuto questioni personali con Antoni, quindi si tratta di una strategia deliberata ed
esibita : un nuovo corso.
Ritorniamo cos allinterrogativo iniziale : perch non Cantimori ? Anche lui era direttore della Rivista storica Italiana e poteva dunque intervenire su una persona
che conosceva cos bene. Cantimori, come gli altri del gruppo, vede in efetti questo
necrologio in bozze e sul momento, almeno apparentemente, non trova niente da
ridire ; per poi nel 6, esce un suo necrologio di Antoni che ha un tono molto
diverso da quello di Momigliano e ci mostra che cosa si poteva dire dello studioso

34
Massimo Mastrogregori
triestino, quando lo spirito delliniziativa non fosse quello di liquidare la scuola
crociana e avviare una stagione nuova della storiograia italiana.
Innanzitutto Antoni era stato in contatto con tanti uomini politici, quindi cera un
lato della sua vicenda che era totalmente estraneo alla sua appartenenza alla scuola
crociana. Antoni poi era stato un giornalista di un certo livello, collaboratore del
Mondo, de La Stampa, de Il Resto del Carlino ; era insomma un personaggio
pubblico di rilievo, di grande prestigio. Invece lAntoni politico e lAntoni giornalista
sono totalmente assenti dal necrologio di Momigliano e sono questi gli aspetti su cui
Cantimori, pur non intendendo contrastare la linea innovatrice, sceglie di richiamare
lattenzione. Leggiamo qualche passo di questo secondo necrologio :
Pochi mesi prima che una fatalit inesorabile lo sottraesse improvvisamente il 3
agosto 59 allinsegnamento e alla sua ammirabile attivit, Carlo Antoni aveva preparato sotto il titolo suggestivo di Gratitudine una raccolta di scritti, in parte editi,
e in parte inediti, curata dallautore in previsione della scadenza che entro un anno
lo avrebbe costretto ad abbandonare linsegnamento. Lavrebbe voluta regalare agli
amici con maliziosa bonomia, invece di ricevere da loro una miscellanea di studi
o una raccolta degli scritti, dei suoi scritti sparsi. Nella prefazione Carlo Antoni
spiega anche il titolo, Gratitudine per tutti coloro che lhanno aiutato a vivere. Un
libro della memoria riconoscente : ma anche quasi un inizio e alcuni frammenti di
unautobiograia di un uomo che ha conosciuto ambienti diversi e uomini insigni,
che ha partecipato alle grandi passioni del suo tempo e ha attraversato momenti
storici come ben si pu dire con le sue stesse parole. Chiss se e che cosa lAntoni avrebbe aggiunto ancora alle pagine autobiograiche se fosse stato conservato
alluniversit di Roma dove insegnava Storia della ilosoia, dopo esservi entrato
nellimmediato dopoguerra come successore di Antonio Labriola sulla cattedra di
Filosoia della storia. Si raccontava che il Croce, interpellato a chi gli ricordava
antiche sue critiche a quella disciplina facesse proprio lui il ravvicinamento : Se
lha insegnata Labriola la pu insegnare Antoni , ma la perdita non stata solo di
una universit, ma di tutta la cultura italiana contemporanea nella quale lAntoni
aveva una sua isionomia particolare, come ha giustamente notato il Momigliano
nel necrologio pubblicato sulla Rivista storica italiana, gentile e austera. [Parla
poi del rapporto con Ragghianti, direttore di Criterio]. un altro, con Antoni,
che se ne va di quella comitiva di Villa Sciarra, nelle stanze di lavoro dellIstituto
italiano di studi germanici : Giuseppe Gabetti, il tollerantissimo e paterno direttore,
Luigi Scaravelli, Gastone Rossi Doria, Giaime Pintor, e altri meno noti, e ora Carlo
Antoni. Quanto avrebbe avuto da raccontare lAntoni non solo di quelli e di altri
morti (era amico del Croce, e anche, perch aveva trovato in lui molto di buono,
proprio durante gli anni grigi e duri di prima del 43, estimatore dellambasciatore
Von Hassell, in una gamma molto vasta e ricca di forme diversissime di umanit e
cultura) ma di tanti e cos diversi viventi : e nomi grossi, che aveva conosciuto per
la sua attivit politica di antifascista. Ad un certo momento egli si era fatto chiuso
e distante anche con amici che ben conosceva, era divenuto silenzioso, lui cos
amante del conversare e del commentare le cose politiche del giorno, diicile da
trovare. E molti degli amici non lo seccavano, perch si buccinava [si immaginava]
di suoi regolari incontri con una altissima personalit di casa reale, non si sapeva
naturalmente bene se per insegnarle la storia e spiegarle la situazione politica italiana

Il cartegio Chabod-Momigliano del


35
reale, o per qualcosa di pi. [.]. Ci fu anche qualcuno che parl come se Carlo
Antoni avesse preparato un colpo di stato liberale e monarchico che poi allultimo
momento avesse preso altra linea ed altro nome. Non cera ragione allora di turbarlo
mostrando che i suoi segreti erano conosciuti anche dalle persone alle quali lui li
voleva celare. Poi, per dissensi forti su questioni storiograiche di interesse comune,
lantica amicizia si rafredd, e non ci fu pi modo di domandargli se quelle voci
erano vere. Durante il periodo 43-46 e oltre egli fu lanima non solo del gruppo
romano del partito liberale ma anche di quel comitato giuliano del quale molti
giovani e non giovani si ricordano ancora. Subito dopo la liberazione partecip con
De Ruggero e Salvatorelli allimpresa de La nuova Europa, come prima aveva
collaborato ad Argomenti. Il resto della sua attivit pi noto [e cita la direzione
di collane, le traduzioni allestero delle sue opere, in inglese, spagnolo, perino in
giapponese]. Veniva dallinsegnamento liceale, dove era entrato relativamente tardi
(nel 926), dopo tentativi, che egli qualche volta ricordava scherzando, negli ambienti
delleditoria iorentina, e da una notevole attivit culturale come giornalista, che egli
non amava ricordare, ma che qui si nota perch gli aveva appreso quella chiarezza e
semplice lucidit di espressione che fanno e faranno uno dei pregi della sua prosa :
e anche in quel campo contava amicizia e conoscenze o solidariet di gran fama e
di tipi diversi, che tutte rispettavano ed onoravano in lui laltezza dellingegno, la
fermezza e la nobilt del carattere. Eppure, di tutti quei nomi grandi davvero, oppure
di validissimi e seri studiosi e professori o solo di gente celebre in altri campi o per
altre posizioni ricoperte nulla rimane in queste pagine autobiograiche inedite che
Antoni ha raccolto qui insieme ad altri suoi scritti gi pubblicati .
Come vedete quello che Cantimori fa qui un panorama della Firenze degli
anni 20, delle collane editoriali, delle traduzioni, dei contatti umani : e il proilo,
pur venendo da un oppositore di lunga data di Antoni, molto diverso da quello
di Momigliano, pi completo: un invito, si direbbe, a scavare nel passato di un
uomo dai molti volti. La parte di realt che vuole fotografare, Momigliano la rende
in efetti attentamente, impietosamente e nettamente, per chiarissimo che non
sta facendo una rievocazione a tutto tondo di Antoni ; sta ofrendo invece un quadro
critico della scuola crociana, fortemente inclinato alla dimostrazione che essa si
ormai avviata su un binario morto e che quindi la storiograia italiana deve andare
verso altre destinazioni.
4. Lettura del carteggio
Queste sono le impressioni del lettore, che oggi ha a disposizione tanti altri materiali, ma analoga anche limpressione che Chabod, da vecchio direttore della
Rivista storica Italiana e con la sua grandissima competenza, ne ricava immediatamente. Questo dunque il quadro che permette di spiegare che cosa egli scriva
a Momigliano ai primi di novembre del 59. Momigliano scrive da Londra, dove era
dovuto emigrare dopo le leggi razziali ; dopo la guerra non era potuto rientrare,
(in parte non aveva voluto). Quello che forse, da quel punto di osservazione, non
riesce bene a percepire il fatto che questa sua operazione potesse venire accolta
dallex direttore della rivista, Federico Chabod, come un attacco.
Unaltra premessa che non inopportuno ripetere che stiamo guardando questo

36
Massimo Mastrogregori
documento per lo stesso motivo per cui abbiamo letto Tacito e Ecateo : lo scambio
non ci interessa per se stesso, ma da esso possiamo ricavare gli elementi principali
per spiegare la posizione della storico contemporaneo nel corso degli anni 60
tenendo conto anche del fatto che da allora ad oggi la situazione in Italia non
molto cambiata, per cui gli elementi strutturali del campo storiograico rimangono
sostanzialmente i medesimi. Quello che ci interessa in ogni caso individuare delle
linee di connessione tra lattivit dello storico e il suo tempo.
Tra la ine di settembre e i primi di ottobre comincia a circolare questo necrologio,
inizialmente solo dattiloscritto. A chi lo avr spedito Momigliano ? Sicuramente al
nuovo direttore della Rivista storica italiana. Chabod, che era stato lasse, il cardine della Rivista storica italiana dal 48, da quando cio la rivista aveva ripreso
le pubblicazioni dopo linterruzione della guerra, tra il 57 ed il 58 aveva lasciato la
carica di direttore. Vista la carenza di documenti diicile capire il perch, anche
se si pu ipotizzare che si siano intrecciate motivazioni personali e accademiche.
Si era aperta una discussione su chi dovesse succedergli e alla ine era stata decisa
la nomina a direttore di Franco Venturi, un altro dei grandi storici italiani del ventesimo secolo, morto nel 994. Allepoca era un segno di rinnovamento il fatto che
uno storico giovane che non faceva parte del comitato direttivo, fosse cooptato e
nominato alla direzione.
Momigliano quindi avr spedito sicuramente il necrologio a Franco Venturi, cos
come anche a Cantimori e Sestan, che erano i membri pi anziani del comitato.
Avr fatto circolare questo testo per vedere che cosa ne pensavano ; era unabitudine, ma, nel caso, anche una specie di sondaggio. In questa fase infatti era
chiarissima la volont della Rivista storica italiana di andare verso un completo
rinnovamento, ma non altrettanto chiari erano gli schieramenti interni. Comunque
sicuro che Momigliano poteva contare sul nuovo direttore, perch tra i due cera
una grande intesa ed entrambi erano favorevoli ad una soluzione di continuit.
Per era opportuno che questo testo venisse letto anche da altri, per vedere se
cera un consenso generale sulliniziativa ; e poi bisognava mandarlo al vecchio
direttore. Egli si era allontanato, ma, essendo un punto di equilibrio nelle vicende
della storiograia italiana e dei vari gruppi e scuole, torinesi, napoletani, romani
ci si doveva rivolgere comunque a lui, un po per una forma di rispetto, un po
per assicurare una continuit nella direzione della rivista. Chabod, pur sbattendo
la porta, non aveva rassegnato le dimissioni ; a quel punto era normale che il testo
fosse comunicato anche a lui.
Solo che quello che gli arriva non pi il dattiloscritto, che stato gi mandato in
tipograia, ma sono direttamente le bozze. Ai primi di novembre, dunque, Chabod
legge queste bozze e scatta in lui una reazione, che probabilmente Momigliano non
poteva immaginare in questi termini. Comunque da qui che ha inizio il carteggio :
Caro Momigliano, Venturi mi ha mandato le bozze del tuo necrologio di Antoni,
dicendomi che tu desideri ti si mandino nostre eventuali osservazioni. Adempio
dunque e ti esprimo quel che penso con la franchezza di sempre.
Dobbiamo notare innanzitutto il fatto che si chiamino per cognome : Caro Momigliano. Vedremo poi nel corso del carteggio che tra alcuni di questi personaggi
cera invece un rapporto diverso, di amicizia, per cui si davano del tu, o si chiama-

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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vano per nome. Quello di chiamarsi per cognome tipico dei colleghi, quindi qui
Momigliano e Chabod sono due studiosi che stanno trattando una questione propria del loro ambito professionale. Un altro particolare da sottolineare lannuncio
minaccioso di quello che seguir ; quando uno dice, dopo aver iniziato la lettera, ti
scrivo quel che penso con la franchezza di sempre, una specie di avvertimento,
che si prepara qualcosa di duro. La lettera divisa in punti. Punto primo : i rapporti
Croce-Antoni ; punto secondo, il trattamento della igura di Antoni ; punto terzo,
due osservazioni particolari, che sviluppano peraltro le questioni pi interessanti,
o forse pi urgenti.
Cominciamo dal punto primo : rapporti Croce Antoni :
Mi pare scrive Chabod che tu tenda a sopravvalutare linl uenza di Antoni su
Croce e sin dal 930. Chabod nota, tu sopravvaluti linl uenza dellallievo sul
maestro. Gi in linea generale non abuser del parolone metodologia, io non
sono propenso a dare eccessiva importanza alla lettura di libri nellevoluzione di
un pensatore che, come Croce, era ormai giunto sui 65 anni con un sistema suo.
Sul piano formale vi prego di notare i corsivi ; il testo di Chabod pieno di parole
sottolineate che nel linguaggio tipograico diventano dei corsivi. uno stile un po
nervoso, ma per questo incisivo ; c qualcosa di vivace e nello stesso tempo di inquieto in questo continuare a sottolineare le parole e a dare la forma del corsivo.
Quindi il primo punto : quanto conta la lettura dei libri nellevoluzione di un
pensatore ? Qui lobiezione di Chabod che Momigliano sopravvaluta lefetto degli
scritti di Antoni sul pensiero di Croce ; esso si evoluto autonomamente, per motivi
intrinseci e soprattutto in rapporto con le vicende esterne. Le evoluzioni di questi
sistemi, quando avvengono, avvengono per maturazione interna, sotto la pressione
di grandi eventi politici o morali, che toccano prima il cuore che lintelletto. I libri
altrui non sono al massimo che un mezzo per chiarire deinitivamente a s
stessi quel che venuto maturando dentro di noi. Presso a poco come nella storia
delle grandi conversioni religiose, dove il momento della illuminazione viene attribuito
dal convertito al miracolo divino (da San Paolo a Lutero a Calvino), mentre ad una
anche leggera analisi appare come lo sbocco logico di un lungo e lento processo
evolutivo. Lasciando da parte il problema generale e rimanendo a Croce, questo
che ho detto pi che mai vero. Io ho conosciuto direi abbastanza bene il Croce
degli ultimi anni, e cio proprio il Croce dei grossi mutamenti (non solo la categoria
della vitalit ; ma la palinodia sui Promessi sposi e, in particolare, anche sul Burckhardt. Quindi Chabod sottolinea la rivalutazione di testi in un primo momento
rii utati. Ma, soprattutto, la scomparsa dellottimismo pre-94, resistente a lungo
anche dopo il 22 e la cupezza di certi momenti e certi atteggiamenti privati, ecc).
E devo sorridere quando vedo che si parla di inl ussi di libri altrui su di lui (bada
che il dire, come tu fai, che lesistenzialismo ha provocato in Croce la trasformazione
della categoria della utilit in quella della vitalit, un grosso errore). Lui stesso ha
chiaramente e assai bene indicato, una volta, qual fosse lorigine della sua evoluzione
nellultimo trentennio ; nella battuta che il fascismo per lui aveva avuto questo di
buono, di averlo costretto a ripensare, a porsi nuovi problemi, ecc. ecc, questo il
vero ; e lOmodeo, che Croce lo conobbe bene, lo osserv anche lui, parlando del
trapasso dal momento etico a quello religioso in Croce.
Losservazione generale che i grandi pensatori, soprattutto se avanzati nellet,

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Massimo Mastrogregori
non imparano in modo meccanico dai libri, ma solo indirettamente, cogliendo cio
le ricadute morali dei grandi eventi politici ; in primo luogo viene toccato il cuore
e solo dopo lintelletto, per cui i libri sono dei tramiti, dei recettori sensibili dei
cambiamenti in atto nella realt esterna.
Dopo questa idea generale, che nel corso del carteggio dar vita ad un ulteriore
scambio di battute, lattenzione si concentra sul caso di Croce ; e qui interviene un
dato dellesperienza diretta di Chabod ad avvalorare il suo discorso. Egli infatti era
stato direttore dellIstituto di studi storici, aveva vissuto nella casa di Croce, per cui
si dovevano essere visti spesso, si saranno incontrati, avranno parlato. Sulla base
di questi contatti Chabod esclude categoricamente che i grandi cambiamenti nel
sistema fossero da attribuire a libri altrui ed in particolare nega linl uenza dellesistenzialismo nella trasformazione della categoria di utilit in quella di vitalit che,
dal punto di vista del sistema, era stata la pi grande novit del periodo maturo.
Qual era stato allora il motore di questi cambiamenti ? I grandi eventi politici italiani,
cio in primo luogo il fascismo e le sue conseguenze. E qui viene richiamata una
battuta di Croce stesso. Si tira in ballo anche Omodeo, che quando questo carteggio viene scritto era morto gi da 3 anni, ma in quanto principale collaboratore di
Croce durante il ventennio rappresentava unautorit indiscutibile e indiscussa.
Poi il discorso si allarga un po. Questa discussione sul ruolo che giocano, allinterno
dei sistemi di pensiero, gli eventi politici e morali richiama subito il nostro orizzonte :
cerchiamo di capire le condizioni del lavoro dello storico, in questo caso visto sotto
forma di pensatore, nella sua evoluzione ideale e professionale. Chabod non vuole
usare la parola metodologia, per siamo proprio nella discussione di questo punto :
che posto dobbiamo dare, volendo valutare levoluzione di un pensatore, agli eventi
esterni ; e che posto dobbiamo invece dare alla storia interna della materia, cio
ai libri degli altri, ai lavori dei colleghi. Qualcosa del genere, daltronde, anche nel
Meinecke, dove gli eventi, i grandi eventi (la prima e poi la seconda guerra mondiale,
il nazismo) hanno fatto s che un mondo morisse per lui stesso (come ebbe una volta
a scrivere a me). Altro che linl usso di libri. Come ulteriore riprova c dunque
lesempio di Meinecke, grande storico tedesco, alla cui scuola Chabod aveva trascorso
alcuni semestri negli anni 20. Venendo poi, in particolare, ad Antoni ti racconter
questo qui siamo sempre su un piano di esperienza personale Quando Antoni
ebbe scoperto che Croce aveva interpretato a modo suo la dialettica di Hegel, me ne
parl con la gioia ingenua e toccante che era caratteristica di lui.
Qui tutto il discorso riguarda la propriet intellettuale : a chi appartengono le
idee, di chi la scoperta che la dialettica di Hegel era stata riformata... Nel necrologio Momigliano sostiene che era stato Antoni a ispirare Croce nella riforma
della dialettica hegeliana, o che perlomeno gli aveva dato alcuni spunti su questo,
spunti che Croce avrebbe poi riconosciuto. La cosa curiosa che il dibattito che
avviene tra Croce ed Antoni proprio su questa base : Antoni sostiene che certe
idee che Croce attribuisce ad Hegel sono in realt di Croce stesso. un problema
di propriet delle idee, che unaltra diicile distinzione allinterno di un l usso di
pensiero, dellevoluzione di una scuola o della storia di un sistema : lattribuzione
di una certa novit o di una certa interpretazione ad una singola persona o ad una
singola opera quanto di pi problematico.
E mi disse che Croce, scrivendogli, aveva riconosciuto che le sue osservazioni

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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erano vere, ecc. Probabilmente, dunque, se ti capitasse fra mano questa lettera o
cartolina di Croce [che poi stata efettivamente pubblicata nel Cartegio CroceAntoni, Bologna e Napoli, Il Mulino - Istituto Croce, 996] diresti : Ecco la prova
dellinl usso, ecc. Gi e qui ritorna un altro ricordo ma in quei giorni Croce
mi ebbe una volta a parlare della questione, e mi disse sorridendo della scoperta di
Antoni, ma che non poteva non essere cos, perch ovvio che egli interpretasse
Hegel secondo il suo modo di vedere, ecc. In poche parole : questa precisazione di
Antoni non tocca n punto n poco Croce.
Qui c una certa riduzione della questione, che in realt molto complessa.
Quello che dovete tenere presente comunque la diicolt di attribuzione ad un
individuo di veri e propri teoremi di pensiero. Dal punto di vista di Chabod per
la situazione chiara : vero che Antoni allievo ha inl uito su Croce maestro ; ma
Antoni ha detto una cosa che Croce considerava abbastanza ovvia. Oggi ormai sono
usciti questi carteggi tra Antoni e Croce, per cui la cosa studiabile nel dettaglio,
prendendo in considerazione anche gli scritti dellultimo Croce e gli scritti di Antoni dedicati a questo, comprese le lezioni su Hegel pubblicate postume [Napoli,
Bibliopolis, 989, a cura di Michele Biscione]. Comunque, ai ini di questo scambio, il
punto che Chabod sta opponendo a Momigliano delle considerazioni di carattere
generale : i pensatori evolvono sotto la pressione degli eventi politici. Poi una serie
di ricordi personali che smontano largomentazione di Momigliano in dettaglio.
Badar bene : per nessuno studioso italiano dellultimo trentennio, eccezion fatta di
Omodeo, Croce ebbe stima altissima e simpatia come per Antoni. Ma quello su
cui devo insistere che levoluzione ultima di Croce ebbe ben altre origini e cause
che non linl usso di Antoni (o di Omodeo o di chicchessia).
Qui la discussione verte sui rapporti interni alla scuola e ci sono evidentemente
punti di vista diversi ; vedremo in sede di riepilogo che anche la posizione di Chabod
non esente da un forte orientamento personale. Anche lui a volte attribuisce ad
Antoni idee che in quelle opere non ci sono : cos come Momigliano, parlando di
Antoni, parla di se stesso, lo stesso vale anche per Chabod. Del resto sta proprio in
questo il dato interessante nello scavo di un documento testuale : vedere quanto le
esperienze di ciascuno dei protagonisti inl uiscano sullargomentazione.
Analogamente, il conl itto o i conl itti nati nellinterno dello storicismo crociano e in genere nella cultura italiana dellultimo periodo fascista, hanno a origine
e motivo primo la tragedia, politica e morale, dellItalia. Ecco un altro argomento
forte : non si pu chiudere il discorso dello storicismo crociano dicendo ci sono
conl itti interni. Il problema, per Chabod, non sono questi dissensi, ma le tragedie
pubbliche. un modo un po pi ampio di inquadrare la questione, ma anche un
apparato difensivo rispetto alle argomentazioni di Momigliano. Naturalmente Chabod capiva chiaramente qual era il succo della questione : il rinnovamento radicale
della storiograia italiana proposto da Momigliano e Venturi. Ci signiicava chiudere
i ponti con una tradizione di cui Chabod si sentiva per tanti motivi depositario,
per cui non poteva accettarlo supinamente e dunque mette in campo una serie di
argomenti difensivi di largo raggio.
Conchiuder questo primo punto osservando che tu stesso, pag. 2, ad un certo
punto scrivi che i successivi apporti del Croce alla revisione dello hegelismo furono piuttosto imposti da un cambiamento di clima politico. Daccordo : ma questa

40
Massimo Mastrogregori
constatazione, esatta, in contrasto sostanziale con vari altri punti del tuo scritto.
Qui inisce la narrazione sul primo punto, linl usso di Antoni su Croce, che non
priva, come vedete, di argomenti di carattere generale, perch questo dellinl usso
delle vicende sui libri o dei libri sui pensatori un tema largamente aperto, ed
il tema centrale di chi, come in larga parte Chabod e quasi per intero Antoni, fa
storia delle idee.
Si passa poi al secondo punto :Se per un verso tu tendi a sopravvalutare linl usso
di Antoni su Croce, per un altro, poi sei ingiusto verso Antoni. Questo secondo
punto riguarda il modo in cui Momigliano ha tratteggiato la igura di Antoni.
Vediamo ora come argomenta Chabod : Intendiamoci. Io non mi muovo a parlare
per tenerezza verso un amico scomparso ; non mi faccio guidare da sentimenti,
nel muoverti le osservazioni che seguono. In cordiale amicizia con Antoni, non ho
per mai avuto con lui grande intimit, n di sentimenti umani, n di pensiero. Mi
hai quindi da credere se ti dico che la seconda parte del tuo articolo ingiusta ; e
che il tono generale che ne deriva al complesso dellarticolo non dei pi simpatici. interessante questo non mi faccio guidare dai sentimenti. Questi sono due
colleghi che stanno trattando di argomenti professionali, e c una retorica della
freddezza, della riduzione dellimpatto emotivo personale sulle vicende. Questa
retorica prevede che si precisi che la franca discussione dei due avviene sul piano
strettamente professionale. In realt i sentimenti erano tuttaltro che esclusi. Tanto
pi allosservatore di oggi appare chiaro che qui sono in ballo due distinte autobiograie, quella di Chabod e quella di Momigliano, mentre il personaggio di Antoni
stiracchiato di qua e di l, in modo abbastanza strumentale.
Ingiusto e anche erroneo imputare ad Antoni di non essersi pi occupato
di nulla di quel che avvenisse al di fuori del crocianesimo, per cercare solo di correggere il pensiero del Maestro. Fosse anche stato cos non vedrei proprio di che
meravigliarsene : anche Antoni aveva una sua fede, ad essa rimase fedele, di essa
cerc di chiarire le contraddizioni che gli erano apparse. Non si tratta di cercar
la soluzione del disagio in una formula (termine troppo spregiativo, via !). Si pu
essere daccordo o no con Antoni ; non si pu addebitargli di aver voluto rivedere,
correggere, indagare il pensiero di Croce. Come vedete, pur trattandosi di due
professionisti che sostengono di parlare di lavoro, sia il linguaggio che gli argomenti
ci trasportano su piani che con la professione nel senso tecnico non hanno molto
a che fare. Qui parliamo di fede, il che rimanda alla dimensione religiosa. Certo,
la ilosoia crociana a molti era parsa una specie di fede religiosa ; Chabod sostiene
appunto che il rapporto di scuola nel crocianesimo era molto profondo. Poi c la
questione della formula : che vuol dire cercare di trovare la soluzione del disagio
in una formula ? Questo un termine in troppo spregiativo e in fondo anche laddebito che Chabod fa a Momigliano di aver scritto un necrologio non simpatico
un modo di uscire dal merito.
Momigliano ha uno stile normalmente secco, breve, anche perch dai primissimi
anni 40 ha dovuto riconvertirsi a scrivere in una lingua non sua. chiaro che quando
si scrive in una lingua diversa dalla propria se non altro si fa economia di parole ; e
quando poi si torna alla propria lingua, labito della secchezza e della brevit, dellessenziale, inisce per riprodursi. stato in efetti osservato un grande mutamento

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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tra lo stile di Momigliano in Italia, ino alla ine degli anni 30, quando scriveva su
Filippo il Macedone e nellEnciclopedia italiana e il secondo Momigliano, quello
emigrato, che scrive sia in inglese che in italiano : questultimo indubbiamente pi
conciso, al limite dellessenziale. Per la critica di Chabod che qui la secchezza
produce un tono non simpatico ; siamo evidentemente su un piano di sfumature
emotive, diverso dallargomentazione razionale. Quindi dice in sostanza Chabod
non si pu addebitare ad Antoni la colpa di aver voluto correggere il pensiero
del maestro.
Quanto poi al suo non andar pi per il mondo a studiare quel che si fosse fatto
altrove, non giusto. Antoni si teneva al corrente : una sua recensione al volume
del Brunschwig, che applicava alla crisi prussiana di ine 700 metodi e principi tipo
Annales, apparve proprio nella Rivista storica (948) sul primo numero dellannata Nei meetings annuali della Mont Plerin Society, di cui era stato uno dei
fondatori, discuteva di economia e di sociologia con uomini come Roepke, Hayek
e Rouef ; questultimo me ne parl, un paio danni fa, con grande ammirazione.
Ma non accettava n, poniamo, gli Annales n lesistenzialismo. Non perch se ne
disinteressasse ; ma perch li riteneva errati. Si pu giudicare questo un limite, e lo
certamente ; ma non gi nel senso di disinteresse, bens di condanna. Si potrebbe
aggiungere che tutto il suo interesse era senza dubbio concentrato sul mondo germanico (come tu, assai giustamente, osservi) ; nella Lotta contro la ragione vi sono
indubbie manchevolezze diciamo erudite circa il mondo francese dei primi del 700.
Ma il mondo germanico in questultimo trentennio non gli ha dato pi nulla. Namier
e Braudel sono di altri paesi, lontani dal suo mondo. Ritter non bastava a sollevare
nuovi problemi. Perci, la seconda parte di pag. 3 mi pare non dir eccessivamente
dura, ma non giusta. Altro osservare che Antoni si chiuso nel suo mondo, ma
che in esso ha fatto ogni sforzo per andare innanzi ; altro rimproverarlo di aver
pi piacere dellindugiare a interpretare ecc., ecc. Non si tratta di piacere ; un uomo
che aveva la fede di Antoni nellidealismo crociano, non per piacere, ma per dovere,
cercava di correggere.
Qui largomentazione abbastanza chiara : al contrario di quanto denunciato da
Momigliano, Antoni si teneva al corrente. In realt losservazione di Momigliano era
stata che s Antoni si teneva al corrente, per non portava allinterno del proprio
pensiero gli spunti nuovi provenienti dalle grandi correnti della cultura novecentesca,
come lesistenzialismo, la psicanalisi, il marxismo, ecc. Che cosa contrappone Chabod a questo ? In parte retrocede alla mera questione dellaggiornamento, ammessa
anche dal suo interlocutore ; ma poi chiama in causa la sfera diversa allinterno
della quale Antoni si trovava ad operare, quella economica e sociologica tedesca,
riconducibile ad esempio alla Mont Plerin Society, un gruppo di pressione e di
intervento politico-culturale di cui Antoni era stato tra i fondatori, composto per
lo pi di economisti liberali. Siamo in un mondo che a Momigliano non interessa
perch il suo problema il futuro della Rivista storica italiana: come rinnovare,
svecchiare, sprovincializzare gli studi storici italiani ; il fatto che Antoni partecipasse
ad una iniziativa di politica culturale in ambito economico con studiosi tedeschi
attivi anche in America gli era dunque indiferente.
La seconda osservazione riguarda il riferimento ai mondi culturali, ed ha indubbiamente un maggiore rilievo per lo sviluppo degli studi storici del Novecento. Antoni

42
Massimo Mastrogregori
interessato al mondo tedesco, ma questo ambiente culturale nellultimo trentennio
non gli ha dato pi nulla. Le grandi novit sono comparse in altri contesti, come quello
anglosassone o francese. unosservazione penetrante, perch ino alla prima guerra
mondiale legemonia indiscussa in campo mondiale negli studi storici era appannaggio
della storiograia tedesca. Studiosi italiani, francesi e inglesi andavano a formarsi in
Germania, da Marc Bloch allo stesso Chabod. Il punto di frattura la prima guerra
mondiale, con tutte le accuse alla cultura tedesca di aver provocato e spalleggiato
la guerra ; negli anni successivi questa egemonia tedesca si erode e lascia il posto ad
una completa politicizzazione della scienza storica tedesca, succube del nazismo. Si
tratta di una delle pagine pi oscure della storiograia del 900 : come, attraverso una
vera e propria epurazione di pensatori, tra cui anche Meinecke, non compatibili con
lideologia nazista, lintera Accademia tedesca, si mette a collaborare attivamente
col regime ; ad esempio la penetrazione delle armate germaniche verso est sino alla
fatale campagna di Russia anticipata da una penetrazione culturale e scientiica, la
cosiddetta Ostforschung, attuata attraverso lo sviluppo di programmi di ricerca sulle
radici germaniche di tutti i popoli al conine orientale con la Germania. Assoluta prima
della grande guerra, discussa e contestata tra primo e secondo conl itto, dopo il 945
legemonia tedesca appare deinitivamente superata. Inizialmente disputata tra varie
scuole, da un certo momento in poi la leadership diventa francese, per spostarsi poi
al di l dellAtlantico negli Stati Uniti. Quindi questa osservazione di Chabod sul fatto
che Antoni rii uta gli Annales esprime un po questo : Antoni rimane legato ad una
cultura che dopo la guerra viene considerata, per tanti motivi, non pi vitale.
Alla ine dellargomentazione si riafaccia il dubbio che si tratti di fede, e non
di piacere dellinterpretazione : Antoni rimane fedele allidealismo crociano, inteso
ormai come una piccola chiesa, allinterno della quale, non per piacere ma per
dovere, si cerca di correggere il pensiero del maestro. Anche questo importante :
vedere come quel meccanismo essenziale di trasmissione di cultura che la scuola,
viene diversamente declinato e giudicato nei vari interventi. Momigliano, puntando
allinnovazione radicale, tende a far vedere lesaurimento della scuola, il fatto che
ci sono contrasti interni insanabili, che lultimo allievo importante morto e non
si sa se ci saranno continuatori di Antoni ; Chabod la vede in un modo diverso e
parla di un processo, tutto interno alla scuola, di revisione, di necessaria ma positiva
reinterpretazione, senza drastiche soluzioni di continuit. Poi c questidea un po
puritana del dovere di correggere il pensiero del maestro : le scuole sono una cosa
seria sembra dire Chabod. Il necrologio, del resto, uno dei momenti in cui i
rapporti di scuola vengono pi precisamente segnati, per cui normale che questa
discussione verta in fondo su che cosa la scuola e su come funzioni.
La terza parte riguarda le osservazioni particolari, a partire dal disagio di intellettuali antifascisti italiani per essersi formati in una cultura romantica che apre le
porte ai super uomini e alle superrazze. La formazione di cui parla Momigliano
un addestramento specialistico e strettamente professionale, ma a suo parere essa
distilla i succhi della cultura romantica. Da una parte cultura storica al pi alto
livello, dallaltra, in prospettiva, ideologia razziale nazista. In questo consiste la
ambiguit del suo ragionamento e della sua visione. possibile, lecito questo
salto dallerudizione specialistica allideologia ?

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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C qualche cosa di brusco in questo passaggio, quindi comprensibile che questo sia uno dei punti sui quali Chabod si ferma con pi attenzione : Questo
totalmente erroneo. Proprio in uno scritto dedicato ad Antoni tu fai un pasticcio
fra senso germanico della nazione, di cui proprio Antoni ha sottolineato i pericoli
gravi, biologici, sin dallinizio, e senso diverso, italiano e francese. Io quegli anni li
ho vissuti intensamente : e devo dire che nessuno di noi provava quel disagio che tu
immagini. Forse il ricordo pi alto della mia vita universitaria quello del corso che
tenni a Milano, durante loccupazione tedesca, nellinverno 43-44 : corso sullidea
di nazione e su quella di Europa, dove contrapponevo nettamente lidea germanica
della nazione-razza, che combattevo, e lidea della nazione plebiscito di tutti i giorni,
per dirla con Renan. Ho ripreso poi quel tema nel primo volume della mia Politica
estera : sono quelli di cui sono iero scusa limmodestia ! Ma non ierezza culturale,
s morale ; laver detto quelle cose, in pubblico, in un momento che, via, molto
allegro non era, e molto sicuro nemmeno. Come allora, come prima del 42, cos
ora, ti assicuro che io non rinnego n pur unoncia della eredit romantica della
nazione ; intendo leredit che fu non solo di Mazzini, ma dei moderati italiani e di
Cavour. Coloro che si rifacevano al modo germanico di sentire la nazione stai pur
sicuro che non si trovavano fra gli antifascisti, ma fra i fascisti e i neofascisti ! Come
era logico. Potrei farti nomi, di nostri eminenti colleghi Ma dire, tout court, che
i romantici, con il calpestare ragione e natura ecc. appunto, fare di ogni erba un
fascio. E qui si chiude la prima osservazione particolare.
Questo dellidea di nazione comunque uno dei punti su cui bisogner fermarsi. Momigliano nella necrologia ha opposto ragione e natura a nazione e razza.
Chabod lo accusa di aver fatto confusione proprio su quello che il motivo
dominante dei suoi corsi sullidea di nazione e quella di Europa. Momigliano in
particolare avrebbe confuso lidea tedesca di nazione con quella francese, a cui si
era ispirato anche il pensiero italiano. Vanno notate due cose : la prima che in
apertura del corso sullidea di nazione del 43-44, Chabod lavora specialmente sul
libro di Antoni. Quindi evidente come rivendichi con questo ennesimo ricordo
personale uno spazio chiaramente positivo per il pensatore a cui si ispirato, i cui
scritti ha usato, in contrapposizione a chi, come Momigliano, invece tende a non
riconoscere questa fondamentale diferenza concettuale. Qui mi limito ad osservare
un altro aspetto, cio la ierezza morale di aver tenuto un corso sullargomento.
Lo storico contemporaneo un professore. la cinghia che trasmette i valori
nazionali dello stato, perch questi valori devono essere prima di tutto insegnati.
In quel momento, nellinverno 43-44, Chabod era professore nel territorio della
Repubblica sociale. Allora dov la ierezza morale ? nellaver combattuto le idee
dei neofascisti, che tracciavano una linea genealogica diretta dal Romanticismo
tedesco allideologia razziale, connessa naturalmente con gli occupanti tedeschi,
nellaverli contrastati su un punto chiave come quello dellorigine dellidea di nazione. Questa argomentazione centrale sul legame tra storici contemporanei e
nazione, trova qui uno dei pi importanti punti critici, nel momento in cui uno
studioso, pur mosso da spirito nazionale, si trova ad argomentare valori direttamente contrari al proprio stato. A distanza di anni riconosce in questa sua contrariet, in questa sua posizione di conl itto e di contraddizione, un episodio che
gli ispira ierezza morale. Quindi ci conigura una posizione dello storico come

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Massimo Mastrogregori
al servizio della nazione, ma anche capace di perfetta indipendenza e perino, se
necessario, di opposizione.
Comunque nella contrapposizione a Momigliano si sovrappongono vari piani.
C innanzitutto laspetto culturale : Momigliano, accusa Chabod, non capisce, non
ricorda o non sa che c una linea tedesca e c una linea francese e italiana
nella genealogia dellidea di nazione. C poi un aspetto di esperienza vissuta : Io
sembra dire Chabod quegli anni li ho vissuti intensamente, e nessuno di noi
provava quel disagio. Momigliano ha scritto che nei lavori di Antoni, che iltravano
la cultura tedesca, si esprimeva un disagio essenziale degli intellettuali antifascisti ;
quello appunto per cui dalla cultura accademica si passava allideologia nazista.
Ora cosa gli oppone Chabod ? piuttosto sottile questo argomentare con i pronomi
personali : allinizio porta avanti unesperienza, la fonte della sua argomentazione
una esperienza diretta ed il soggetto io. Poi c un cerchio un po pi ampio che
sta attorno a questo io : nessuno di noi provava quel disagio. Bisogna subito chiedersi
se Momigliano faceva parte o no di questo noi ! Poi va sottolineato il fatto che non
dice provavi ma immagini : questo il primo punto in cui si produce una tensione
essenziale tra i due. Quello che appare in discussione se Chabod e Momigliano
appartengono allo stesso gruppo. O se Momigliano, con il disagio che prova, fa parte
di un noi che non quello di Chabod, che quel disagio invece non lo prova.
Dallaltro lato c il problema culturale : che cos lidea di nazione, qual la sua
genealogia, che conseguenze ha in pieno Novecento questa tradizione ? Si tratta di
un problema di cui Chabod pu parlare perch a quella tragedia ha dedicato un
corso in medias res e buona parte della sua opera sulla Politica estera italiana. Vi ho
gi accennato che si trattava di unopera elaborata nellambito dellISPI di Milano :
a Chabod era stata aidata la parte che va dal 870 al 896, ma lunico volume che
ne scaturisce, intitolato alle premesse della politica estera italiana parla soprattutto
delle motivazioni ideali e della politica interna. Ora la stesura di questa grande
opera contemporanea a quella del corso sullidea di nazione.
Ai primi del 44, dopo aver svolto una parte di queste lezioni 43-44, Chabod si
ritira nella sua valle e si d alla lotta clandestina. C per unofensiva tedesca e
i partigiani vengono ricacciati al di l della frontiera con la Francia ; il montanaro
Chabod intraprende una marcia, lunghissima ed estenuante con la moglie, portandosi appresso il manoscritto della Politica estera. Ad un certo punto lo lascia in una
casa colonica, ma poi, rocambolescamente, torna a prenderlo. Siamo nel 44 e siamo
abbastanza sicuri che la stesura dellopera contemporanea, quindi normale che
essa venga richiamata qui come parte di uno stesso quadro.
Poi c lidea della ierezza morale del professore, che, pur incaricato di un servizio
pubblico e orgoglioso di esserlo mantiene per una sua sfera di indipendenza.
Questo il punto pi diicile da cogliere storicamente, perch evidente che una
perfetta indipendenza potrebbe signiicare la ine del servizio pubblico (o almeno
ne metterebbe in discussione la natura). Allo stesso modo una perfetta adesione
alle linee governative implicherebbe la ine della fedelt ad unidea astratta di verit. Chabod continua : non rinnego questa eredit romantica della nazione. Non la
rinnegavo prima, non la rinnego neanche adesso, perch secondo me c uneredit
romantica positiva, quella francese di Mazzini e dei moderati italiani ino a Cavour.
Il solco si approfondisce. Non solo Chabod non aveva provato disagio allora, ma

Il cartegio Chabod-Momigliano del


45
secondo lui tale disagio non esiste e non ha ragione di esistere : perch una cosa
la cultura romantica tedesca, unaltra quella francese.
E subito dopo, c un errore di fatto : nel decennio che fu non solo di nazismo in
Germania, ma anche di naziicazione in Italia . Qui il problema direttamente
storico. C stata una naziicazione dellItalia ? Da quando questa naziicazione va
fatta datare ? Per Momigliano essa occupa il decennio 33-43. Secondo te, dunque
riporta Chabod ci sarebbe una naziicazione dellItalia, sin dal 33 ; per giungere al
43 (il 44 non pu evidentemente entrare in conto, trattandosi ormai di occupazione
militare ; e c la Resistenza !). Quindi togliamo il 44 perch non naziicazione :
dopo l8 settembre i tedeschi con le loro divisioni occupano lItalia. Daltro canto,
secondo Chabod, quel che resta vivo dellItalia durante loccupazione tedesca sono
solo la Resistenza sullarco alpino e i militari italiani che combattono i tedeschi al
sud. Questo uno sproposito, che altera tutta la storia italiana ed europea, salta
a pi pari il primo periodo di urti Mussolini-Hitler sino al 35 e salta a pi pari le
diferenze, grosse assai, ancora degli anni 35-37 sin dopo la primavera del 38.
Badate che qui, come in tutti i problemi di periodizzazione, c un problema
storico serio. Che cosa bisogna intendere per naziicazione dellItalia ? Largomento
di Chabod che per una lunga fase il regime di Mussolini stato anti-Hitler, e che
ancora negli anni del 35-37 e ino alla primavera del 38 ci sono delle diferenze
signiicative : Di naziicazione (per essere pi precisi direi tentata naziicazione ;
ingiusto infatti dimenticare che la politica razziale di Mussolini incontr ben diversamente da quel che era occorso in Germania ostilit quasi generale, di ci si
ebbe la prova concreta nei rapporti tra quasi tutti gli italiani non ebrei e gli ebrei.
Nulla qui di simile a quel che capit fra Monaco e Berlino. Perch dimenticarlo ?)
dellItalia si pu legittimamente parlare solo dopo la primavera del 38 ; quando,
squarciato dallAnschluss dellAustria il velo, sin l steso sui reali rapporti di potenza Hitler-Mussolini, e ridotto questultimo alla funzione di secondo, anche nella
politica interna italiana pes il nazismo. Non un puro caso che le leggi razziali
siano posteriori alloccupazione nazista di Vienna, che rappresent, storicamente, il
momento decisivo per levoluzione dei rapporti fascismo-nazismo. Non si tratt
di un decennio, ma di un quinquennio : esattamente la met. Non ti nascondo che
questi due ultimi punti mi hanno sgradevolmente sorpreso. Si tratta di giudizi un
po troppo dallalto, tanto pi perch erronei di fatto.
evidente che il modo di vedere questo periodo non esattamente parallelo per
Chabod e Momigliano. Mentre questultimo si riferisce alla penetrazione delle idee
naziste in Italia, Chabod, che anche uno storico contemporaneista, vede soprattutto
i rapporti tra gli stati. Un secondo motivo di divisione che Momigliano ebreo,
quindi durante lintero decennio in questione ha seguito la ricezione dalla Germania di pericolosi spunti di antisemitismo pubblico. Quindi ci sono delle diferenze
di visione, motivate culturalmente, ma anche sul piano dellesperienza personale.
Naturalmente quelli che Chabod cita relativamente ai rapporti tra gli stati sono dei
dati di fatto : loccupazione dellAustria a far capire allintera Europa quali sono
i reali rapporti di forza tra Hitler e Mussolini. Quando nel 34 qualcosa di simile
era stato ventilato da Hitler, Mussolini aveva inviato alcune divisioni al Brennero, a
signiicare che tra il regime nazista e il territorio italiano doveva rimanere il cusci-

46
Massimo Mastrogregori
netto dellAustria. Quando loccupazione dellAustria arriva senza reazioni italiane il
velo squarciato : si capisce che i rapporti di forza sono completamente modiicati,
che Mussolini ormai solo un secondo. A quel punto, sostiene Chabod, qualcosa
scatta, per cui il regime fascista non pu che seguire, anche nella politica interna,
alcuni dettami ; qui sorge il problema delle leggi razziali.
Chabod, storico italiano non ebreo, si sente, nel 59, di argomentare una diferenza
tra la politica razziale di Mussolini e quella di Hitler. Questi per non sono pi dati
di fatto, ma posizioni da discutere ; nel corso del carteggio torneremo su queste
posizioni e vedremo che le cose non sono del tutto paciiche (lo stesso Momigliano
oscilla su questo punto). Comunque secondo Chabod non si pu parlare di un decennio di naziicazione o di tentata naziicazione ; bisogna invece parlare di un
quinquennio, sostanzialmente a partire dalla met del 38, quando ormai il regime
fascista politicamente allineato alle posizioni hitleriane. Il peso sulla politica interna
delle pressioni tedesche si vede quando, dopo una campagna di stampa violentemente antisemita allinizio dellestate, c lemanazione delle leggi razziali.
Si tratta di giudizi un po troppo dallalto : questa unaltra afermazione su
cui bisogna fermarsi un momento, perch lo scambio ci interessa anche per le
considerazioni generali che propone. Qual la modalit pi corretta per discutere di questi argomenti ? Chabod ha la tendenza ad avvalorare il suo discorso a
dargli autorit facendo ricorso allesperienza personale : io quegli anni li ho
vissuti intensamente ; io Croce lho conosciuto bene negli ultimi anni, ecc. Poi
c il ricorso alla esperienza disciplinare : io sono contemporaneista e assicuro che
sono cinque anni e non sono dieci anni. Al di l delle concrete dimostrazioni, ci
sono strategie di afermazione dellautorit, questo evidente. Il testo di Momigliano, invece, dissimula queste strategie allinterno del testo, accentuandone la
secchezza e la brevit, ricorrendo a giudizi lapidari e a metafore che permettono il
salto dalla cultura accademica alla ideologia ; il testo di Momigliano pi breve
proprio perch pi denso, e nasconde le strategie argomentative. Di contorno
a questa retorica del dibattito c il richiamo ad una discussione franca ; ma per
essere veramente tale, essa dovrebbe essere paritaria, avvenire allo stesso livello.
Chabod invece rimprovera in dallesordio il suo interlocutore di aver abbandonato questo terreno orizzontale, e lo accusa di parlare dallalto, di far cadere gli
argomenti in maniera apodittica. Come si discute, come si interpretano le parole
degli altri quando si discute ? Ma riprendiamo la chiusa : Si tratta di giudizi un po
troppo dallalto, tanto pi perch erronei di fatto. Vedete qui come il richiamo
allorizzontalit viene subito smentito e si svela chiaramente il fatto che quella del
livellamento solo una retorica apparente e strumentale. Le forze in campo sono
in realt sbilanciate, nonostante linsistenza con cui Chabod inge di porsi su un
piano di aperta franchezza.
A prescindere dai particolari, direi che limpressione dinsieme che uno anche
non condividendo le tesi di Antoni, e anche non essendogli particolarmente amico
ricava dalla lettura del tuo necrologio, non molto simpatica. Anche perch,
direi, appare scritto ancor troppo praesenti cadavere, quasi come se tu avessi avuto
gran fretta di liquidare una posizione speculativa, un pensiero. Per la simpatia di
cui godeva, la seriet, il valore indiscutibile della sua opera di studioso, nonch

Il cartegio Chabod-Momigliano del


47
per il tragico di questa morte, cos prematura e cos rapida e cos terribile nella
sua causa, la scomparsa di Antoni ha destato molta pena, ovunque (ripeto : non
questione di scuole !). Non direi che il tuo necrologio corrisponda a questo stato
danimo generale ; anzi, direi che urtante. Non gi perch non si debba esprimere
il proprio dissenso ! Anni fa, fosti proprio tu a rimproverarmi di essere stato troppo
severo con il Croce della Storia dEuropa ! Ma per il modo con cui lo si esprime. E
il modo da te seguito in queste tue pagine spesso non felice. Scusa la franchezza ;
ma non posso non dirtelo. Cordialmente, Federico Chabod.
Dopo il rapporto Antoni-Croce e la igura di Antoni, Chabod ha trattato due questioni particolari (che poi non sono tali, perch coinvolgono la valutazione di cosa
sia stato il decennio 33-43 in Italia e di quale sia, in fondo, la genealogia culturale
della nazione). In sostanza dice : Ti ho fatto vedere, a prescindere dai particolari
che il tuo necrologio non simpatico, anzi urtante. Chabod sottolinea anche la
fretta, che indubbiamente c. Ripetiamo che Antoni morto ad agosto ; ad ottobre
comincia gi a circolare questa necrologia. Antoni non era uno storico, non faceva
parte del comitato direttivo della Rivista storica italiana ; ma, come dimostra la
gi citata lettera alla vedova, Momigliano particolarmente colpito dalla sua morte.
Chabod osserva con sospetto questo comportamento e vi scorge un tentativo di
accentuare i toni, per mettere a segno una precisa strategia di rinnovamento ; ma
sofermandosi sulla presunta cattiva coscienza di Momigliano, passa poi sopra con
troppa disinvoltura al merito delle sue argomentazioni e al senso pi profondo
della sua iniziativa. evidente che Momigliano punta alla liquidazione della scuola
crociana. Per questa intenzione contiene una serie di motivi serissimi, per cui in
quel momento chiedere un rinnovamento della storiograia italiana non era una
azione opportunistica o irresponsabile. Qui, praesenti cadavere, Chabod addebita
al collega solo una parte del suo proposito, quella cio di liquidare in fretta una
posizione speculativa a suo dire ormai esaurita. Questo necrologio insomma non
svolge la funzione tipica di ricordare e nello stesso tempo riassumere gli aspetti
principali dellopera dello studioso scomparso. Che cosa fa invece Momigliano ?
Orienta moltissimo la sua caratterizzazione di Antoni, e in questo, secondo Chabod, urtante. Non si tratta di non manifestare il dissenso, ma di esprimerlo in un
certo modo. Il modo migliore per capire quanto sia orientato questo necrologio
quello di rileggere quello di Cantimori : questi, che pure avrebbe avuto tanti motivi
di opposizione trova invece la maniera di tratteggiare i vari aspetti della sua igura
in un modo pi equilibrato, invitando, esplicitamente e implicitamente, a studiare
il ruolo giocato da Antoni in molti o diversi campi, incluso quello pubblico. C da
aggiungere inine una nota sulla severit che proprio Chabod usa nei confronti di
Croce quando, alla morte di questi nel 952, scrive il saggio su Croce storico. Anche
in quel caso si tratta di un passaggio fondamentale : Chabod deve commemorare
il fondatore dellistituto storico di cui direttore, colui che gli stato maestro, insieme con Volpe, Egidi e Meinecke, e che lo ha voluto come successore ; ebbene,
non lo fa in modo celebrativo. Il saggio ripubblicato nelle Lezioni di metodo storico
sempre di piacevole lettura, ma non si tratta di un elogio doccasione. Chabod
esalta il Croce storico, lumanista erudito, lo studioso di Napoli e dellet barocca ;
ma lo distingue dal Croce troppo innamorato dei grandi sviluppi logici, seguace di

48
Massimo Mastrogregori
Hegel nelladeguare i grandi movimenti ideali a quelli della storia, forzandone i dati
efettivi. Un Croce provvidenzialista, che accetta il fatto compiuto ; distinto da un
Croce pi osservatore e analitico. Quello che non si sapeva e che questa lettera fa
emergere, che Momigliano avrebbe in seguito rimproverato Chabod di essere stato
troppo severo. chiaro che quello del 52 un Momigliano che, allinterno dello
storicismo, si muove ancora abbastanza agilmente per poter difendere il maestro
da posizioni non perfettamente ortodosse, anche se provenienti da un membro
istituzionalizzato della scuola.
Questa la lettera che d inizio allo scontro. Che cosa succede poi ? Nella prossima
lezione esamineremo le glosse che Momigliano scrive a margine della lettera di
Chabod, perch sono lindizio della sua reazione di impulso. Sulla base di queste
osservazioni e dei commenti che ne derivano, Momigliano redige la sua lettera, che
poi spedisce efettivamente a Chabod il 0 novembre 959 e che leggeremo nel testo
manoscritto. Dopodich vedremo lulteriore reazione di Chabod, che pu sembrare
esagerata, rispetto al contenuto della replica di Momigliano, ma rivelatrice di ci
che era ormai in ballo. Diciamo che la seconda lettera di Chabod chiarisce bene
qual era la posta in gioco in questo dialogo e ci fa capire meglio il suo svolgimento ; rispetto a questa seconda lettera di Chabod, la replica di Momigliano non
particolarmente importante, perch puramente circostanziale.
5. Lettura del carteggio (continua)
Momigliano, una volta ricevuta la prima lettera di Chabod, annota dimpulso sul
margine alcune osservazioni. Queste glosse sono state messe in nota nel testo
stampato, e sono distinte da quelle del curatore. Bisogna ricordare quali erano le
osservazioni di Chabod. Vi ricorderete che questi aveva diviso la sua lettera in tre
parti : nella prima si parlava dei rapporti Croce-Antoni ; nella seconda di come veniva
tratteggiata la igura di Antoni ; e nella terza cerano le due osservazioni generali sulla
formazione romantica degli intellettuali antifascisti e sulla presunta naziicazione
dellItalia tra 33 e 43. Vediamo che cosa ribatte Momigliano leggendo.
Il primo punto su cui si soferma quello dellesistenzialismo. Chabod aveva
sostenuto che i grandi pensatori, soprattutto in et avanzata, imparano pi dalle
vicende esterne che dai libri, e quindi che lesistenzialismo con la svolta della
ilosoia crociana non centrava afatto. Momigliano nota : Lesistenzialismo, cio
la pi grande rivoluzione di pensiero ilosoico, posteriore a Bergson e a Freud,
qualcosa di pi di un afare libresco, mettere al centro il problema della esistenza, della semplice vita come tale ; ed ovvio che la trasformazione nel Croce delleconomia in vitalit inconcepibile senza questa esperienza esistenzialista
permeante lEuropa. Come spiega Chabod che la categoria negativa dellattivismo
(rivolta contro i fascisti), diventa categoria positiva della vitalit nellultimo Croce ?
Il rapporto dellidea di vitalit con lesistenzialismo esplicito anche in Discorsi
di varia ilosoia, II, pag. 29. Il richiamo allesistenzialismo, sostiene dimpulso
Momigliano, non ad un afare libresco, ma ad una grande corrente ilosoica
che permea lEuropa. Quindi i due sono daccordo sul fatto che Croce non ha
imparato da un libro, ma Momigliano sottolinea la portata di questo grande movimento ilosoico. Il fatto che Momigliano sia cos pronto a fare un riferimento

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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bibliograico preciso ci fa anche pensare che queste note al margine non siano
tutte dimpulso.
La seconda nota, quella numerata 4 nel testo a stampa, riguarda il rapporto Antoni Croce. Qui losservazione di Momigliano : Antoni stesso dichiar nel suo
Commento che linl uenza sua su Croce fu reale : audiatur et altera pars (cio Antoni,
dopotutto). come un piccolo memorandum che Momigliano segna a margine
della lettera di Chabod, lossatura della sua risposta.
La nota numerata 5 riguarda la igura di Antoni. Momigliano gli aveva rimproverato di essersi un po chiuso nei problemi dello storicismo crociano, e su questo
Chabod era stato critico. La nota : Nessuno dubita che Antoni si tenesse al corrente, ma altro essere informato, altro assumere posizioni nuove non condizionate
dai problemi interni del crocianesimo. E insomma, la questione semplice : che
cosa ha scoperto di suo Antoni ? La mia impressione nulla o pressa poco. Questa
senza dubbio la nota pi brutale sul piano scientiico : nella risposta Momigliano
non sar cos esplicito.
un punto molto importante ai nostri ini, questa critica radicale di Momigliano.
Non si tratta solo della distinzione, di competenza disciplinare, tra la formazione
ilosoica di Antoni e la sua formazione storica. Antoni aveva insegnato per tutta la
parte inale della sua vita Storia della ilosoia e ci teneva a igurare come ilosofo
piuttosto che come storico. Momigliano ricorda questo fatto, evidenziando un certo
disinteresse di Antoni per la ricerca storica concreta. Per qui il problema pi profondo e Momigliano sembra proporre un modello alternativo di conoscenza storica.
Che cosa ha scoperto di suo Antoni ? Lo storico non si limita a osservare e comprendere,
semplicemente, le tradizioni dei ricordi, le tracce, i documenti, ma indaga e amplia
i conini di queste tradizioni. Dunque lindagine il proprio della ricerca ed essa
pu considerarsi fruttuosa solo se scopre qualcosa di nuovo. Il principale limite di
Antoni sta allora nel fatto che la sua indagine non ha ampliato i conini della ricerca :
Antoni ha continuato a scavare, ma allinterno del crocianesimo. Lintera operazione
che sta dietro questo necrologio invece un tentativo di scardinare questi conini,
sentiti ormai come oppressivi, e di aprire inalmente una fase post-crociana della
storiograia italiana. Momigliano esprime il suo punto di vista in modo molto diretto
rispondendosi che in efetti Antoni non ha scoperto nulla o quasi nulla.
La quarta glossa riportata alla nota 0 e fa riferimento alla questione del disagio
degli intellettuali antifascisti ; dove Chabod dice : io quegli anni li ho vissuti intensamente, e devo dire che nessuno di noi ha provato quel disagio che tu immagini,
lui annota : Lo provavo io, per esempio. Il rii utarsi di riconoscere che leredit
romantica un problema per la nostra generazione non buon segno. Qui, al di
l del grosso tema delleredit romantica che afronteremo pi avanti, c in gioco
la questione del gruppo. Questa nota un tentativo di stemperare tale problema
nel calderone generazionale. Nella seconda lettera di Chabod la distinzione sar
esplicitata, perch essa si concluder con lespulsione di Momigliano dal microgruppo in questione.
La quinta osservazione una precisazione sulla cultura romantica, ma in realt
non incide sullargomento di Chabod circa la distinzione tra le due linee romantiche,
tedesca e francese (che non poi, a guardare le cose con un po di distacco, cos
paciica : il punto si presta a discussioni) : su questo Momigliano non interviene.

Massimo Mastrogregori
C poi la questione della naziicazione : la pressione nazista sullItalia in dal 33
era deinita da Chabod uno sproposito. Momigliano osserva : Non esageriamo
a parlare di spropositi. La pressione nazista in Italia comincia nel 933 ; [quindi
ribadisce la periodizzazione contestata] il processo di naziicazione rappresentato
dal Tevere di Interlandi, dalla Vita italiana di Preziosi, dal pensiero di Evola,
dallatteggiamento sempre pi antisemita di Farinacci nel Regime Fascista tutta
roba anteriore al 38. Quando Ginzburg e compagni sono arrestati [si tratta di Leone
Ginzburg, marito di Natalia, padre di Carlo] si accentua la loro origine ebraica. Nel
936 sorge il problema razziale in Etiopia. In generale dunque Momigliano non fa
marcia in dietro : si documenta, va a cercare sullo scafale il volume Discorsi di varia
ilosoia, cerca nella propria memoria e tra le proprie carte qualche fatto preciso, cita
nomi e date ; il suo proposito quello di non indietreggiare di fronte alle critiche
di Chabod e di non mostrarsi incline a cambiamenti.
Ricorre anche in Chabod una distinzione tra lostilit che intorno agli ebrei si era
creata in Germania e la diversa atmosfera italiana. Questo degli italiani pi generosi
e nobili dei tedeschi stato uno dei luoghi comuni pi frequentati del dopoguerra,
per alcuni aspetti motivato da quello che la tradizione ci attesta, ma per altri un
vero e proprio mito. Ci si aspetterebbe dunque che a distanza di una quindicina
danni dallevento, Momigliano che ha avuto entrambi i genitori morti ad Auschwitz percepisse in queste parole labusato mito degli italiani brava gente ; ci si
aspetterebbe che manifestasse il proprio disaccordo o mettesse in evidenza lostilit
vissuta da lui stesso in Italia. E invece lui cosa scrive ? Queste cose le so anchio.
C unadesione di Momigliano a questa osservazione della diversit sostanziale
tra le due politiche razziali che lascia un po perplessi, anche perch lui stesso si
esprimer diversamente negli scritti intitolati Pagine ebraiche, pubblicati poco prima
della morte. In quegli scritti troviamo delle rievocazioni depoca in cui ricorda che
dei suoi colleghi duniversit nessuno lo aveva pi salutato. Avrebbe potuto fare
riferimento anche qui ad episodi di ostilit, invece aderisce alla tesi di Chabod. Peraltro questa nota stata cancellata con tre segni trasversali e di essa nella lettera
a Chabod non c traccia.
La seconda delle osservazioni a margine che non verranno poi riportate la 4,
in riferimento al passaggio in cui Chabod lo aveva accusato di dare dei giudizi un
po troppo apodittici e di parlare dallalto ; Momigliano nota : Sorry but chi parla
dallalto ? in cui vedete anche la commistione delle lingue.
Nelle osservazioni inali Chabod gli aveva poi scritto quello che pensava dellintera operazione : Io ho limpressione che tu questo necrologio labbia scritto in
fretta e furia per liquidare una posizione speculativa, un pensiero. Momigliano
aveva come abbiamo visto le sue ragioni, per era chiarissima la sua intenzione
di segnare, a proposito della vita di Antoni, un cerchio attorno ad una scuola, per
dire poi : dobbiamo lavorare al di fuori di questo cerchio. Chabod non poteva non
cogliere che si trattava di questo, e quindi lo aveva riassunto in questa frase inale
alla quale Momigliano non replicher, perch non potr replicare, essendo la cosa
palesemente vera.
Per Chabod stesso aveva aggiunto qualcosa al margine della lettera : Persino
quelle aggiunte bibliograiche inali che insistono anche troppo scopertamente nelle
critiche allAntoni, proprio necessario il farlo ? Che cosa osserva su questo Mo-

50

Il cartegio Chabod-Momigliano del


51
migliano ? Questa poi ! Meglio lignoranza evidentemente. In questa nota si vede
ancora meglio lo spirito aspro e risoluto di Momigliano che non vuole indietreggiare. Il fatto che lamico pi anziano, lex direttore dalla rivista, gli faccia notare
che ha citato soltanto lavori critici su Antoni non riesce ad accettarlo ; non coglie
la delicatezza della faccenda e avvia un vero e proprio scontro. Possiamo anche
leggere qui una oggettiva diversit di valutazione del necrologio. chiaro che i
testi, come sto cercando di mostrarvi, vanno scavati e quindi hanno vari livelli. Ma
potrebbe darsi il caso che Momigliano, pur essendo perfettamente consapevole della
sua operazione di liquidazione di una intera scuola, potesse valutare questo fatto di
minore gravit rispetto al suo interlocutore. Potesse pensare ad esempio che, visto
che il direttore della rivista era ormai cambiato, fossero maturi i tempi per questo
salto, per cui la cosa di per s non era tanto grave.
Fin qui le osservazioni a margine. Vediamo adesso, il pi rapidamente possibile,
come queste note vengono travasate nella risposta di Momigliano. In generale
conl uiscono tutte, salvo le due che vi ho detto : la strana adesione allosservazione
di Chabod sullantisemitismo e poi la replica sul fatto che era Chabod a parlare
dallalto e non Momigliano.
Tenendo sul tavolino la lettera di Chabod con annotate le sue prime osservazioni,
Momigliano prende un foglio e scrive una risposta. il 0 novembre del 59 :
Carissimo Chabod, ti sono profondamente grato per le tue osservazioni critiche ciascuna delle quali sar meditata con attenzione. [vedete lo stile un po
telegraico di Momigliano]. Mi limiter per il momento a una chiariicazione dei
punti controversi : ) Inluenza di Antoni su Croce. Come ben sai, asserita in solenni
parole da Antoni nella prefazione al Commento a Croce : Un ulteriore svolgimento,
che lo stesso Croce ha approvato, esempio forse unico nella storia della ilosoia
dun maestro che generosamente abbia riconosciuto che in qualche punto un suo
discepolo aveva visto meglio. Ci (e simili dichiarazioni scritte e orali) apre un
problema che io non so risolvere, ma non pu essere eliminato. Mi permetterei di
non credere allargomento a priori che i grandi pensatori imparano dalla vita, non
dai libri : i libri, o certi libri, che cristallizzano esperienze di vita, sono vita. bella
questa discussione : Chabod si atteggia a vecchio pensatore che invita Momigliano
a guardare pi in largo e a vedere le vicende che stanno intorno allo studioso
considerato ; e Momigliano che invece gli risponde : guarda che i libri sono vita,
che queste vicende possono essersi cristallizzate in testi, e in quel caso i libri sono
diretta conseguenza ed espressione della vita.
Ecco la risposta di Momigliano ai punti secondo e terzo, circa lesistenzialismo
e il disagio generazionale :
Il fatto che verso il 935 tutti noi eravamo ancora impegnati a studiare e
a continuare i problemi del romanticismo (tedesco, soprattutto, avrei potuto aggiungere, ma la qualiica ovvia dal contesto e non indispensabile). Vedete come
riaferma con forza la sua partecipazione al gruppo e quindi la pari dignit della
sua testimonianza ? Il titolo di questo paragrafo disagio nostro verso la nostra
formazione etc. ; poi dice : il fatto che tutti noi etc. : si rimette nel gruppo (da cui
Chabod aveva provato a escluderlo : tu immagini) con forza, con decisione. Intorno
al 945 la cultura italiana era impegnata invece a restaurare valori illuministici. Qui

52
Massimo Mastrogregori
Momigliano propone unaltra di queste periodizzazioni secche. Cosa dice ? Che nel
35 tutti studiavano ed elaboravano temi propri della cultura romantica ; nel 45 tutti
erano invece impegnati a restaurare, contro la precedente e immediata formazione
romantica, valori illuministici. Tu stesso nel saggio sullEuropa, il De Ruggiero del
Ritorno alla ragione, il povero Colorni nei suoi ultimi anni, Abbagnano, DEntrves
con il Diritto di natura, Bani, Cantimori, Venturi, Bobbio nel manoscritto la
stesura della lista si fermava qui e a tratti perino Omodeo ; per parlare solo di
alcuni amici comuni, molti ahim scomparsi. Disagio deinizione vaga. Pu essere che tu non sentissi disagio, psicologicamente : io lho sentito e lo sento. Altri
come me lha sentito ; e De Ruggiero lo disse. A leggere libri come H. Blome, Der
Rassengedanke in der Deutschen Romantik, 943, cera invero poco da ridere come tu
sai bene. Nulla pi di questo intendevo dire : il romanticismo con le sue ambiguit
e ambivalenze, diventato problema, e insisterei disagio.
Veniamo ora al quarto punto, cio la durata decennale della naziicazione dellItalia. Qui riporta le osservazioni scritte al margine : tutti i titoli di riviste, i polemisti razzisti di queste riviste, ecc. Soprattutto ricordo lansiet che tu, io, Antoni, Cantimori
ecc. sentivamo per questa pressione. Avrei dovuto probabilmente dire progressiva
o tentata naziicazione ; ma, in verit, badavo al risultato del processo progressivo,
e non temevo di essere frainteso. Ci che importa che lopera di Antoni derivi
molta parte del suo signiicato e della sua ispirazione dalla precisa consapevolezza di
reagire a questa pressione che egli era in grado di valutare meglio di tutti. Come
vedete non indietreggia, ribadisce. Abbastanza razionalmente, dividendo il discorso
in paragrai, dando dei titoli, cercando di schematizzare il pi possibile.
Lultimo punto riguarda il Valore dellopera post-bellica di Antoni. la parafrasi sostenibile dellosservazione : Che cosa ha scoperto Antoni ? nulla, un piccolo capolavoro.
Valutazioni di idee sono possibili seriamente solo a distanza di secoli [la mette un
po sul generale] la fecondit di certi principi , per fortuna, illimitata. Ma ciascuno
deve giudicare come pu. Nessuno dubita che Antoni si tenesse al corrente. Ma
altro essere informato, altro assumere posizioni nuove e resistenti. Antoni voleva salvare lindividuo responsabile e il diritto di natura entro il Crocianesimo. Ci
riuscito ? Ha scoperto qualcosa di nuovo ? Sono le domande a cui ho sentito di dover
rispondere come potevo. Quindi qui lui non dice direttamente no, per difende
la sua versione del necrologio, dove aveva argomentato che in sostanza Antoni non
era uscito dalla scuola crociana. In particolare si evidenzia lincapacit di Antoni di
assumere posizioni nuove e resistenti. Che cosa intendeva Momigliano con questa
espressione ? Intendeva posizioni che, trovate con lindagine e con la critica di documenti, siano poi cos persuasive da resistere alle critiche pi spregiudicate. Tutto il
contrario quindi del lavoro interno ad una scuola, in cui ci sono certi presupposti,
certi principi e si passa di deduzione in deduzione da un teorema da un altro. Qui
invece si parla di un campo aperto, di un mare vasto in cui si naviga, si cerca e si
trova ; ma quello che si trova bisogna dimostrarlo, e le dimostrazioni devono resistere
a critiche spregiudicate. Questo signiica posizioni nuove e resistenti.
Momigliano aveva preso il largo, aveva abbandonato lItalia e la scuola crociana,
si era trovato in esilio in Inghilterra, dove aveva scoperto un mondo nuovo ed era
venuto in contatto con correnti che avevano provocato in lui una completa revisione
di tutta la sua formazione.

Il cartegio Chabod-Momigliano del


53
La lettera inisce poi con una serie di considerazioni generali : Mi permetterai di
non discutere le pi ampie implicazioni di quello che debba essere un necrologio.
Dico solo : a) altri, come Sestan, ha giudicato diversamente. A quanto mi scrive
Venturi avrebbe cos reagito : Ti ringrazio di avermi mandato le bozze del necrologio di Antoni ; veramente bello, e sono lieto che quel caro amico sia ricordato
cos degnamente e con tanta delicatezza di tono nella nostra rivista. Qui viene da
chiedersi come Sestan non si sia reso conto della situazione. Queste sono cose che
devono far pensare linterprete di oggi, perch sono segnali di potenziali problemi ;
possibile che ci possa essere una percezione assai diversa delle stesse parole perch
i livelli di realt di un testo sono plurimi. Sestan non era certamente uno studioso
disinformato. N viveva altrove. Evidentemente deve aver colto nel necrologio di
Momigliano soltanto gli aspetti positivi senza i utare lintera manovra. Oppure ha
voluto, dissimulando ogni turbamento, semplicemente manifestare il suo essere dalla
parte dei giovani, cio di Venturi, e non da quella della scuola crociana. Certo noi
di questi testi conosciamo anche le retrovie, ma una delicatezza di tono proprio
non la vediamo. Comunque vi segnalo questo caso soltanto come esempio della
estrema prudenza che bisogna avere nel valutare i testi, perch sono aperti a interpretazioni molto diverse, si presentano con livelli di realt molto diversi.
b) quando morir, spero che gli amici e colleghi della rivista mi tratteranno
come se fossi vivo, e citeranno (magari) studi critici, severi su di me. Questo
in riferimento alla nota bibliograica. Il problema era che gli studi critici citati da
Momigliano non erano soltanto severi, ma coinvolti in manovre politico-culturali.
Detto questo e la lettera inisce ti ripeto la mia gratitudine e la promessa di
pensarci su. Ma c un problema pratico urgente. Dal tuo commento mi sembra
derivare la conseguenza che tu preferiresti non vedere pubblicato questo necrologio nella rivista. Se questo il tuo pensiero, fammelo sapere subito con la nostra
fraterna franchezza. Ritorna la retorica della sincerit : Io non ho diicolt alcuna
a sopprimerlo, e se poi lo volessi sostituire con una tua nota su Antoni, ne sarei
felice. Quindi Momigliano non indietreggia : il necrologio si pu togliere dalla
rivista, ma non modiicare, se non per piccole cose. disposto a ritirarsi ma non
a tornare sulle sue idee, perch ormai il momento di dire certe cose che si dicono cos o non si dicono. Ora unaltra cosa. Io ho mandato la mia adesione al
Congresso di Stoccolma. Ma vorrei sapere se debbo considerarmi (come spero) in
lista con voi amici e se mi manderete istruzioni. Tu tra laltro pensavi a un mio
possibile intervento nel dibattito Mazzarino. Il Congresso di Stoccolma era uno di
quei convegni internazionali, che si tengono ogni 5 anni, a cui gli storici partecipano riuniti in delegazioni nazionali. La delicatezza della situazione di Momigliano
che un italiano che per lavora allestero, in Inghilterra, e in questo momento di
crisi interna vuole sapere se poteva essere considerato membro del gruppo degli
italiani oppure se doveva andare con gli inglesi o magari per conto suo. interessante questa nota inale, perch avete visto come il dibattito sia percorso da questo
dubbio : Momigliano fa parte o no di questo gruppo cui sta facendo riferimento
Chabod ? Alla ine glielo chiede direttamente (le cose poi saranno ricucite, per cui
Momigliano parteciper col gruppo italiano).
A questo punto scoppia efettivamente il caso. Il tono della prima lettera di Chabod

54
Massimo Mastrogregori
era : Ti faccio delle critiche iducioso del fatto che tu capirai quello che io voglio
dirti e farai almeno la mossa di indietreggiare, di modiicare, di dire: s vero
sono stato un po troppo duro. Di fronte a questa reazione invece Chabod perde
la pazienza e scrive la lettera pi dura che si possa immaginare. Con Momigliano
che non indietreggia, ma anzi riproduce le sue argomentazioni, si avverte in pieno
lo scontro generazionale, ideale, culturale, anche se forse non politico, in quanto
Momigliano, vivendo in Inghilterra, non doveva essere particolarmente al corrente
della frammentata realt politica italiana. In efetti siamo nella congiuntura 59-60,
in piena guerra fredda : c lattacco comunista a quel poco che resta della scuola
crociana, ma ci sono anche tanti intellettuali laici che sono contenti che si parli di
cose nuove (la scuola di Croce percepita come vecchia quanto a temi di ricerca).
Di tutto questo possibile che Momigliano non si renda completamente conto ;
per tiene duro ed questo che fa saltare del tutto i nervi a Chabod.
6. Lettura del carteggio (fine)
Vorrei intanto farvi notare alcune proporzioni di questo scambio epistolare, che si
possono ricavare dal testo a stampa : il necrologio di Momigliano occupa 9 pagine, la sua prima risposta ne occupa 5, la replica inale 2 ; quindi nello scambio ci
sono 5 pagine a stampa di Momigliano, compreso il testo scritto da pubblicare.
Le lettere di Chabod, che sono soltanto due, ne occupano invece 30. Quindi
evidente una sproporzione, se volete argomentativa, ma anche emotiva tra questi
due corrispondenti : mentre Momigliano secco, convinto, lapidario, Chabod invece
argomentativo, cerca di convincere, abbondante di spiegazioni. Ma poi anche
di reprimende : quelli che nella prima lettera erano degli inviti a ripensarci, nella
seconda diventano delle vere e proprie invettive.
Alla ine della sua risposta, come abbiamo visto, Momigliano dice : Io, se vuoi,
ritiro il ricordo necrologico, per non posso cambiarlo. A questo punto, in una
lettera scritta nellarco di circa una settimana, dal 5 al 2 novembre, e spedita si
suppone il 2, anche Chabod ribadisce i suoi argomenti : Caro Momigliano, io non
avrei proprio la minima voglia di stare a polemizzare con te ; gi, in genere, io sono
alienissimo dalle polemiche, e in particolare ne farei pi che volentieri a meno oggi
per mille ragioni. Tu avevi chiesto anche il mio parere, io te lho dato, schietto,
netto ; non ne vuoi tener conto ? Fai come ti pare e piace.
Qui il tono completamente cambiato. evidente come la tenacia di Momigliano faccia degenerare in scontro quello che ino a quel momento era stato un
problema di rapporti tesi tra due colleghi, uno anziano, laltro pi giovane. Fin qui
il vecchio direttore aveva suggerito delle modiiche, come era successo altre volte
nella vicenda della Rivista storica italiana al suo brutale collaboratore ; ora invece Chabod si rende conto che, come ex direttore della rivista, deve fare qualcosa,
rendere testimonianza, soprattutto deve manifestare il suo disaccordo verso questo
stile : Ma non posso non ribattere, soprattutto per il modo con cui tu conduci la
discussione. Largomento in s, lo spunto di essa, diviene quasi secondario : quel
che mi ha colpito, e ti dir subito penosamente colpito, il tuo modo di argomentare. E ancora, a pagina 22 : Comunque, anche per questo, il problema non
ormai pi per me quello del tuo necrologio ; ma quello della maniera di discutere e
di interpretare i testi.

Il cartegio Chabod-Momigliano del


55
Ci sono poi, punto per punto, delle repliche a Momigliano nel merito. In sostanza
cos come questi aveva allegato alla sua risposta alcuni riferimenti bibliograici e
alcune indicazioni di testi di Antoni e di Croce, lo stesso fa Chabod, ma in maniera ancora pi approfondita. Egli infatti ripropone, quasi per intero, i passaggi in
questione, mostrando come Momigliano avesse orientato le sue citazioni issando
lattenzione soltanto su alcuni punti.
Riguardo ad esempio il primo punto, cio linl usso di Antoni su Croce, Chabod
riprende il brano da cui si deduceva, secondo Momigliano, che Antoni aveva inl uito su Croce ; ma leggendolo tutto Chabod pu concludere : Antoni dice : io sono
andato per qualche elemento oltre Croce. Croce ha riconosciuto che avevo ragione,
ha approvato, ma non per questo io presumo di aver inl uito su di lui, ch anzi,
guardando indietro, mi sono reso conto della divergenza di interessi e di intenti fra
me e lui. Considerando lintero passaggio, e non soltanto il punto incriminato, il
senso della presunta inl uenza di Antoni su Croce ne esce ridimensionato. Questa
accusa a Momigliano di alterare i testi a proprio comodo ritorna in tutta la sua
lettera ; anche a riguardo del rapporto tra libri e vita o dellinl uenza esistenzialista,
Chabod riporta i testi e discute sul valore delle parole, contestualizzandoli meglio
e svelando la tendenza del suo interlocutore ad utilizzarli in modo troppo orientato (attenzione che a p. 8, prima di Questa tendenza ad alterare i testi, c un
pasticcio testuale, una frase ripetuta nelledizione a stampa).
Alla ine della discussione sullesistenzialismo c un altro aspetto che ci pu
interessare come problema di fondo : qual la connessione tra le grandi vicende
politiche, morali, ilosoiche e il concreto tradursi di queste nellopera di un autore determinato e quindi nella scrittura di un libro ? Lipotesi di Chabod che una
connessione ci sia, ma riguarda soprattutto il rapporto tra problemi storici come la
guerra o il fascismo, e la rilessione ilosoica del mondo moderno. Per Momigliano
invece sembra che il nesso sia un po pi diretto : libri esistenzialisti provocherebbero un mutamento in senso esistenzialistico del pensiero di Croce. In comune con
lesistenzialismo scrive Chabod, a riprova del suo modo pi ampio, ma anche ambiguo, di concepire la connessione la situazione morale, spirituale, del mondo,
situazione cos diversa da quella pre4 ; sono i grossi problemi che spazzano via
antiche credenze, fedi, sentimenti, ecc. C, se vuoi, una coesistenza ; e in questo
senso accetterei lafermazione che il pensiero crociano incomprensibile ecc. Ma
non perch lesistenzialismo abbia provocato le meditazioni crociane. Non ci vedrei,
cio, nulla di male, sta tranquillo ! Ma dir questo signiica alterare e fraintendere la
linea di svolgimento del pensiero crociano : cio un errore. Qui quali sono i modelli
esplicativi dei due ? Da un lato, un po frettolosamente, Momigliano sostiene che
sia lesistenzialismo a provocare le meditazioni crociane, magari con la mediazione
della igura di Antoni ; dallaltro c il modello apparentemente pi elastico, pi
interessante, pi intelligente di Chabod, che per aferma una coesistenza assai problematica. Che potere di spiegazione ha il dire che coesistono il pensiero moderno,
esistenzialista e antistoricista, e la grande guerra ? Comunque tutto quello che sta
scrivendo Chabod punta a dire che il problema nella maniera di discutere e di
interpretare i testi, perch Momigliano li avrebbe palesemente alterati.
Si arriva poi allaltra parte impegnativa, cio la questione del romanticismo, del-

56
Massimo Mastrogregori
lidea di nazione e del probabile nesso tra queste idee e lideologia nazista e fascista : Tu afermi e siamo al punto 3, a pagina 22 che verso il 35 eravamo tutti
impegnati a studiare il romanticismo (la qualiica di tedesco non per niente mia,
ma tua afermazione. [.]. Verso il 45 la cultura italiana impegnata a restaurare
valori illuministici ; e aggiungi esempi. Osservo : a) non intanto esatto che verso
il 35 tutti fossimo ancora impegnati a continuare problemi del romanticismo. Basti
lesempio di Salvatorelli e del gruppo gi de La Cultura, che derivava le proprie
obiezioni al crocianesimo proprio da questa difesa della ragione. In efetti non
cera un gruppo compatto che meditava sui temi del romanticismo, ma chiaro che i due autori stanno discutendo su argomenti complessi tracciando enormi
sempliicazioni.
Vi faccio notare soltanto che, quando nel 3-32 era uscita la Storia dEuropa di
Croce, la cosa che aveva stupito molti di questi autori, che si sentivano impegnati
a continuare la tradizione romantica, era stato che Croce aveva messo allinizio
dellopera un capitolo sul Romanticismo considerandolo una specie di malattia
morale ; alcuni gli avevano scritto chiedendogli come fosse possibile che queste
linee di derivazione ottocentesca che lui stesso aveva tanto approfondito, avessero
generato una malattia morale. La questione era dunque estremamente aperta e lo
stesso gruppo crociano non era cos compatto : non tutti dice Chabod eravamo
impegnati ad afrontare i problemi del romanticismo.
Poi (punto b) si soferma sugli esempi portati da Momigliano : Poich vuoi accennare anche a me, ti dir che, se vero che nel 47 pongo a centro dellidea di
Europa lilluminismo si tratta del corso omonimo non men vero che nel 32
o 33, nellarticolo Illuminismo dellEnciclopedia io avessi esaltato quella grande et
dello spirito umano. Quindi lui stesso si tira fuori dal gruppetto dei neo-romantici ; e pi avanti : In genere, capiti proprio male se pigli me ad esempio di quella
raggiunta trasformazione.
Proseguendo, fa analoghi rilievi su quanto motivi illuministici e motivi romantici
fossero intrecciati nellattivit degli altri personaggi chiamati in causa, ino ad arrivare allesclusione netta dalla lista dei due autori pi incriminati, cio Cantimori
e Bani, il grande storico degli eretici italiani e lo storico marxista della ilosoia.
Largomentazione la seguente : Nessuno credo stima e apprezza e ha afetto
sincero e vivo per Cantimori, come me. E il modo, pieno di dignit, con cui uscito dal comunismo perch Cantimori nel 56, a seguito dei fatti di Ungheria, era
uscito dal Partito Comunista mi ha reso ammirato e glielo ho scritto. Ma dire che
Cantimori (e Bani, tanto inferiore a lui, da ogni punto di vista), col 45 passano a
restaurare valori illuministici, dire cosa da fare restare a bocca aperta. Cantimori
(e Bani ) accettarono con sincerit il marxismo e il comunismo ; vale a dire, valori
che profondano anchessi la loro radice in piena et romantica tedesca, che non
sono meno tedeschi, nellimpronta originaria, dellidea biologica della nazione ; e
che costituiscono lantitesi pi aperta a tutti i valori illuministici. Le superclassi, se
cos si pu dire, non calpestano meno gli ideali illuministici delle superrazze e dei
superuomini ; le dittature del proletariato, della classe operaia ecc. non sono meno
lontane dal pensiero illuministico delle dittature a base nazionalistica, ecc. Cantimori,
da qualsiasi punto di vista lo si consideri, certo il meno illuministico storico che si
possa immaginare : tutto lo rivela, dal suo senso e passione dei problemi religiosi

Il cartegio Chabod-Momigliano del


57
allatteggiamento di fronte al laicismo di stampo illuministico. E, come studioso,
i suoi interessi sono agli utopisti di ine 700 !.
Lo spaccato chiaro-scuro che Momigliano aveva tracciato nella sua lettera attorno al 35 tutti impegnati nella revisione di categorie romantiche, intorno al 45 nel
restaurare valori illuministici demolito pezzo dopo pezzo. In particolare Chabod
si soferma su Cantimori e Bani, e si sente che largomentazione si inserisce in un
contesto fortemente politicizzato. Il fatto che Momigliano, vivendo in Inghilterra
e non avendo una impronta politica molto netta, trascurava il fatto che stava confondendo posizioni scientiiche, ideologiche e culturali tra loro assai diverse. Chabod
invece glielo fa notare in modo molto chiaro : Guarda che questi due appartengono
culturalmente a iloni molto pi romantici di quel che tu creda.
Alla base della osservazione di Chabod e della replica di Momigliano cera poi il
disagio di quegli intellettuali : la cultura romantica che intorno agli anni 30, a dire
di Momigliano, nutriva tutti gli studiosi legati alla lezione crociana identiicata
con un disagio. Ed proprio su questo punto che Chabod avanza una serie di
osservazioni rilevanti e circoscrive di molto, in base al criterio esplicitato, i conini
del gruppo in questione. Questo segnare dei conini ha anche valore di sintomo
rispetto al problema di come si debbano considerare questi studiosi, che da un lato
si ispiravano al magistero di un pensatore, Croce, che faceva opposizione culturale
al fascismo ; ma dallaltro lavoravano nelle istituzioni del regime. Oggi molto complesso segnare questo genere di conini, perch non rilevante solo ricordare il loro
comportamento individuale, ma anche chiarire quanto latmosfera e lispirazione di
questi autori possa essere determinante per capire il senso della loro opera.
Chabod in pi di un punto tende a tirar fuori Momigliano da questo gruppo : il
disagio che egli sentiva, o immaginava di sentire, riguardo alla revisione dei valori
romantici che coninavano con quelli fascisti, era proprio di qualcuno che non faceva
parte del gruppo di cui era membro Chabod. Padronissimo tu scrive a pag. 26
di non sentire o sentire disagio ; non padrone di estenderlo arbitrariamente agli
intellettuali italiani (non fascisti) mentre nel necrologio e nella sua risposta Momigliano aveva parlato di intellettuali italiani antifascisti. Qui c indubbiamente una
bella diferenza : al cuore di questa discussione ci sono tanti argomenti, ma uno dei
pi importanti proprio come Chabod e Momigliano potessero valutare, a distanza
di trentanni, il loro comportamento allinterno del regime. Alcune piccole spie linguistiche rivelano che largomento veramente scottante questo, ma indicano anche
alcune direzioni in cui tale problema pu essere sviluppato. Quindi Momigliano dovrebbe limitarsi a parlare a titolo personale, perch gli italiani non fascisti potevano
avere avversione per la cultura germanica, ma non disagio per i valori romantici.
Del resto qualcosa di parallelo accadeva nella stessa Germania dove Meinecke nel
36 sembrava rifugiarsi in Goethe e rii utare tutto ci che veniva dopo.
Quindi il punto su cui i due si dividono che cosa si debba intendere per cultura
romantica, limitatamente a ci su cui lavoravano gli intellettuali italiani di formazione storicistica negli anni 30 : per Momigliano un gran calderone in cui conl uivano
sia motivi tedeschi, che italiani, anzi soprattutto motivi italiani ; per Chabod invece
cera una distinzione molto netta tra una cultura tedesca che faceva paura e andava
rii utata e una serie di motivi romantici, come il pensiero di Mazzini e quello di Cavour, che erano invece tradizioni vive, elementi che sarebbe stato criminale rigettare

58
Massimo Mastrogregori
alla ine degli anni 30, anche perch sarebbero stati la base ideologica di almeno
alcune forme della resistenza e che tra laltro alla ine degli anni 50 dovevano
essere difesi dallattacco di altre forze ideologiche (come il comunismo).
C poi la questione se lItalia fosse stata naziicata in un decennio o in un quinquennio, cio se la penetrazione di idee e di prassi naziste in Italia andasse fatta
risalire al momento in cui Hitler aveva preso il potere o a cinque anni dopo, in
particolare al momento delle leggi razziali. Chabod, continuando nel ricorso ai
testi, cita alcuni passi della Storia dItalia del periodo fascista di Mira e Salvatorelli. Fa
dunque la stessa cosa che aveva fatto lapidariamente Momigliano, ma ancora una
volta in maniera pi estesa ed argomentata. Ad un certo punto scrive, a pag. 27 :
Ma se ricominciassimo un po a fare quello che i tuoi tanto ammirati a parole
Fachmaenner (cio i membri di una disciplina in senso accademico, gli studiosi
specialisti) facevano : e cio che ciascuno parli di quel che conosce per averlo studiato, e non metta bocca anche in quel che non sa. C quindi un riferimento al
sapere specialistico ; Chabod, dopo aver fatto intervenire autorit diverse, si richiama
direttamente ad un libro di storia contemporanea e fa notare a Momigliano che
essendo lui un antichista, avrebbe dovuto a rigore lasciare lattualit agli esperti
(anche se per entrambi, si pu osservare oggi, quella era storia vissuta).
Questa argomentazione sulla naziicazione ha anche una coda direttamente personale. Scrivendo a Franco Venturi, dopo questa lettera, Momigliano dir : Ti mando
la lettera di Chabod che contiene in parte dei veri insulti dove il riferimento
riguarda probabilmente questo passaggio. Trascinato dalla foga di controbattere a
questa argomentazione, Chabod, per dimostrare quanto diversa fosse la condizione degli studiosi ebrei in Germania, rispetto alla posizione degli studiosi ebrei in
Italia, contrappone a quello di Momigliano il caso di Weisbach : Nellaprile 937
Weisbach voleva venire a Roma da Basilea, dove si trovava, da due anni, profugo ;
ed ebbe delle esitazioni, non tanto per gli italiani, () ma per il timore di ricevere
qualche sgarbo da parte degli studiosi tedeschi a Roma (i dubbi furono superati e
il viaggio fu fatto). Chabod ricorda come Momigliano, allora in cattedra in Italia,
non aveva mai dovuto, ino al 38, fare esperienze simili. Qui lattacco diventa personale e largomentazione sembra andare un po oltre il limite. vero che ino al
38 Momigliano era in cattedra, ma vero anche che nel settembre 38 si era dovuto
rifugiare in Inghilterra ; allargando la visuale, vero che i suoi correligionari che
rimangono in Italia trovano prevalentemente amicizia ed aiuti ben diversamente da
quanto poteva accadere in Germania, ma vero anche che le cattedre da loro lasciate
vacanti vengono occupate da altri piuttosto sbrigativamente. Un aspetto ancora pi
rilevante il fatto, dimostrato dagli studi del cinquantennale delle leggi razziali (e
da altri successivi: ad esempio di Michele Sarfatti, Giorgio Fabre, Annalisa Capristo),
che queste cattedre non saranno pi lasciate : quando nel 45-46 gli studiosi ebrei
chiederanno giustamente di essere reintegrati, quelle centinaia di persone che si
erano inilate al loro posto non si faranno certo da parte.
Questa lunga lettera, cos piena di temi, si chiude sul problema della nota bibliograica. Abbiamo visto che questa nota conteneva essenzialmente riferimenti
ad autori che avevano criticato profondamente Antoni ; tale appendice sembra a
Chabod un tentativo di inierire e su questo si confronta anche con gli altri del
gruppo della rivista : Sul punto della nota bibliograica inale, luno e laltro che

Il cartegio Chabod-Momigliano del


59
sarebbero Maturi e Sestan, altri due dei condirettori convennero che non andava.
() Il tuo necrologio gi al limite (espressione di Maturi ; Venturi stesso, quando
se ne parl ai primi di ottobre mi disse che era afettuoso per luomo ma severo
nel giudizio) ; al limite, dico, di quel che deve essere un necrologio, il quale, nella
tradizione nostra, vuole anche essere un atto domaggio della Rivista alla memoria
di uno studioso che rispettato e si vuol onorare. Altrimenti, non si fanno necrologi,
ma analisi critiche. Qui, dunque, non si tratta di non dire il proprio pensiero, chiaro
e netto, di celar la verit (in materia non ho da ricevere lezioni da chicchessia) ; si
tratta di non calcar oltre misura ; la tua nota, pesante, come unultima, inutile e
inopportuna frecciata. Tu mi sembra vuoi ora atteggiarti a restauratore di valori illuministici. E allora tienti bene a mente questo : tra i valori illuministici, cera
anche quel riguardo alla forma, che respingeva la brutalit e imponeva la politesse,
la quale, via, perfettamente saccorda con lo spirito di verit. Invece, nel razzismo
e nazismo, cera non solo la superrazza, ma anche il ripudio della forma : Natur,
quindi nudismo, niente rossetto sul volto femminile, e, nelluomo, niente riguardi,
niente forme. Brutalit di contegno ; come Ribbentrop di fronte al re dInghilterra.
Questultimo modo di essere parte integrante del nazismo : pensaci un po su.
Come che sia io sono ormai stufo di scrivere. Ho cominciato la lettera domenica
scorsa, lho proseguita a distanza di giorni, perch ho molto da fare, ripeto, avrei
fatto volentieri a meno di perder tempo in simili spiacevoli faccende. In conclusione quindi gli propone di togliere la nota bibliograica inale : Tu poi fai quello
che ti pare e piace. C per una ulteriore argomentazione non priva di interesse,
che riprende quanto detto allinizio : Tho esposto il mio pensiero, e arrangiati
tu. Di fronte alla Rivista, sento di aver adempiuto il mio dovere [qui c la messa
in prospettiva di questo episodio, dal punto di vista di Chabod : perch ha pensato
di dover contrattaccare in maniera cos brutale ? Perch di fronte alla rivista aveva
da adempiere un dovere]. Io non sono pi il direttore responsabile, ma per quella
parte di responsabilit che ancora mi spetta come membro del Consiglio direttivo,
mi sento a posto. Pi chiaramente di cos non potevo parlare : badando bene e gi
rispondo alla tua domanda che se avessi desiderato che tu sopprimessi larticolo,
te lo avrei detto apertis verbis. Chiaro ? Io ritenevo che, come era successo altre volte
sottolineando che non era la prima volta che i due avevano discusso sullo stile di
intervento tu avresti potuto accogliere, se non tutti, parte almeno dei miei suggerimenti e delle mie obbiezioni, per le quali, daltronde, non erano poi necessarie
grosse modiicazioni ; ridicolo che si debba star a questionare su di un decennio, che
tu stesso giudichi inessenziale, e che uno sproposito storico ! Questo io pensavo.
La tua risposta ha spostato il problema dal fatto in s al modo con cui tu reagisci alle
osservazioni pur richieste. Questo modo inammissibile. Io sono rimasto allibito
e sdegnato, alla lettura della tua lettera : allibito nel dover constatare con quale disinvoltura tu maneggi i testi, e li alteri, pretendendo di tappare la bocca altrui con
citazioni a comodo tuo ; sdegnato, nel vedere, soprattutto per il n. 4, a quale miseria
di artiici ti sei aggrappato per non dover dire : va bene, questo stato un lapsus,
modiico. Tutto questo rende impossibile un ulteriore dialogo fra noi. Noi non siamo
degli avvocati, che devono salvaguardare ad ogni costo gli interessi dei loro clienti,
ricorrendo ad ogni cavillo, ad ogni artiizio, ad ogni mezzuccio pur di prevalere. Noi
se un dialogo ha da esservi, ricercando la verit, dobbiamo essere anzitutto leali :

60
Massimo Mastrogregori
vale a dire, saper riconoscere quando si sbaglia e sbagliamo tutti e non cercare
di camufare le cose pur di avere partita vinta. Se questo non , se questa lealt e
sincerit mancano, meglio chiudere il dialogo ; come io faccio ora.
Qui ci sono varie cose interessanti, al di l delle questioni personali, che comunque
in seguito saranno superate ; Chabod sta in efetti disegnando un modello professionale di discussione fra storici che ha alla sua base la lealt, e visto che Momigliano
questa lealt a suo parere non la dimostra, lo sta ancora una volta escludendo. Noi
non siamo degli avvocati. Torneremo sul senso di questa deinizione perch un vero
e proprio modello di comportamento per lo storico.
Il necrologio viene pubblicato sulla Rivista storica italiana, ma con alcune varianti.
Liniziale resistenza di Momigliano, dopo la seconda durissima lettera di Chabod,
cede il posto ad un atteggiamento un po pi pragmatico. Vediamo quali sono le
correzioni apportate.
A pagina 87, proprio allinizio, dove aveva scritto : Misurare esattamente linl uenza che Antoni esercit su Croce, la frase diventa : Come procedette la loro
discussione. Altro punto incriminato quello della naziicazione a pag. 89, verso la
ine : I due libri dallo storicismo ecc., restano fra i libri pi signiicativi pubblicati
da un pensatore italiano, nel decennio che fu non solo di nazismo in Germania
ma anche di naziicazione dellItalia ; questa frase diventa : Negli anni che furono
non solo di nazismo in Germania ma anche di penetrazione di idee naziste in Italia. Quindi sostituisce il pi brutale naziicazione dellItalia con un penetrazione
delle idee naziste in Italia che indica un processo progressivo non necessariamente
riuscito, sicuramente tentato, ma molto pi problematico. Poi a pagina 9, dove si
parla del giudizio di Croce su Burckhardt e Ranke come storici senza problemi,
Momigliano aveva scritto : Giudizio che nella sua evidente assurdit rimetteva in
questione la validit stessa del riferimento ; qui c una attenuazione e l assurdit
diventa diicolt. Pi avanti : Antoni accett la responsabilit di critico interno del
crocianesimo con una modestia ed una economia di parole eccezionale per gli idealisti italiani, ma la frecciata inale viene meno nel testo a stampa. E ancora a pag.
93, dove Momigliano aveva detto che Antoni si era chiuso nella scuola crociana e
non aveva pi cercato un ampliamento dellindagine storica e ilosoica, bens aveva
indugiato nella ricerca di una formula che eliminasse certe discrepanze tra il primo
e lultimo Croce, la necrologia recita : La soluzione del disagio egli sembrerebbe
non aver pi cercato in un ampliamento dellindagine bens in una correzione che
eliminasse certe discrepanze anche qui unattenuazione. Altra piccola correzione
a pag. 94, dove si diceva che Antoni non aveva derivato nessun elemento nuovo da
marxismo, psicoanalisi, esistenzialismo, il non ne deriv nessun elemento diventa
non credette di doverne derivare alcun elemento. Il si disinteress anche della
ricerca storica sempre di pag. 94, diventa invece fu anche meno in contatto con
la ricerca storica.
Momigliano sottopone il suo testo a una specie di limatura e lultima modiica
riguarda la nota bibliograica : essa non viene eliminata, ma anchessa riscritta in
termini pi diplomatici : Tra gli studi su Antoni qui cominciano le modiiche
si confrontino quelli di Delio Cantimori non pi enfatizzati come i pi importanti e polemici ; e anche dove era scritto : unimplicita critica ad Antoni tutto

Il cartegio Chabod-Momigliano del


61
il volume di grande valore di Rossi viene eliminato il riferimento critico iniziale.
La parte inale invece cancellata e Momigliano si rifugia dietro una dichiarazione
di modestia e di circostanza : Una pi completa bibliograia non mi possibile al
momento in cui scrivo. Nel complesso si tratta di attenuazioni formali, perch
non elimina il rimando a due studi fortemente critici su Antoni, ma solo lesplicita
adesione al loro punto di vista : sono piccole concessioni.
il novembre 59 ; nel giugno 58 Chabod aveva gi subito un intervento chirurgico, perch era malato di un male incurabile ; nel febbraio 60 ne subir un altro
e a luglio morir. Non so se Momigliano fosse al corrente di questa situazione
estrema e tragica, che d alle parole di Chabod un tono appassionato, urgente,
preoccupato, perentorio. Quindi in realt i due si vedono solo un paio di volte di
persona, per le riunioni della Rivista storica italiana. Ma alla morte di Chabod
succede unaltra cosa interessante : la rivista aida proprio a Momigliano il proilo
di Chabod storico, e anche qui Momigliano si complica lesistenza con tutta una
serie di giudizi problematici (la strategia continua). Comunque anche tipico di
questo gruppetto di studiosi quello di passar sopra agli scontri, guardando invece
allessenziale, cio al loro lavoro storico, senza tenere particolarmente conto degli
aspetti personali.
Ritorniamo ora al ilo principale del nostro ragionamento e chiediamoci nuovamente : in che modo lopera dello storico si collega alla grande storia e si spiega
tramite questa connessione ? Che cosa emerge da questo carteggio, che abbiamo
preso come fonte di informazione e caso esemplare della storiograia del tardo
novecento ?
Fotograiamo dunque la situazione, con una istantanea 960. Emergono almeno quattro aspetti. Innanzitutto ci troviamo di fronte a professionisti della ricerca
storica ; alla ine del carteggio Chabod dice : Noi siamo come professionisti, ma non
siamo degli avvocati, noi cerchiamo la verit. Un secondo punto che si tratta di
due insegnanti : nel momento in cui si scrivono uno insegna a Londra e laltro a
Roma. Un altro aspetto che dobbiamo considerare che sono italiani, cio appartengono alla nazione italiana, anche se tale appartenenza, nel caso di Momigliano
problematica visto che scrive in italiano ma anche in inglese e che vive e lavora
a Londra ; il fattore non privo di signiicato, perch questi storici si muovono in
un campo storiograico ancora molto segmentato, in cui essi rappresentano prima
di tutto la visione e gli interessi del loro paese e sono portatori di una serie di
valori nazionali. Il quarto punto quello pi congiunturale e riguarda il fatto che
lo scontro avviene in una determinata situazione, in cui gli scontri storiograici, in
quanto pubblici, hanno immediati rilessi di politica culturale ; questo si visto in
particolare nella violenza con cui Chabod, vedendo insidiato il modello dello storicismo crociano, che pure lui stesso aveva criticato dallinterno, si erge a difensore
di questa tradizione in quanto direttore dellIstituto Croce. Allora la situazione che
ci si presenta quella di due storici professionisti, insegnanti, italiani e che giocano
in un preciso contesto politico. Proviamo ora a fare due cose : prima a mettere in
movimento questa struttura di base seguendola oltre il limite del 60 ; e poi, dopo
aver colto gli esiti di questa dinamica, tentiamo anche di procedere a ritroso, per
cercare di spiegare le vicende nella loro linea evolutiva.

Massimo Mastrogregori
Messa in movimento questa costellazione, proiettando listantanea del 960 in
avanti, succedono cose che i protagonisti di questo scontro non potevano immaginare : proprio dei tempi e delle situazioni della vita reale e quindi anche storica
di contenere al proprio interno degli sviluppi che gli attori non possono prevedere
con precisione. I mutamenti rilevanti e inattesi sono sostanzialmente tre.
Il primo ha a che fare con lessere italiani che si muovono in un contesto internazionale in quanto tali ; tutto questo nei venti-trentanni successivi si modiica
profondamente in seguito a quel processo che viene chiamato di internazionalizzazione della ricerca. Sempre pi frequenti diventano gli scambi e gli spostamenti,
di idee e di persone, per cui oggi lo storico italiano che va allestero mantiene un
riferimento generico alla nazione italiana, ma senza chiusure od esclusivismi, e
senza sentirsi tenuto a dover difendere precise istanze nazionali, se non per quanto
concerne la sua identit professionale. Il problema critico di fondo proprio questo :
che senso hanno ancora queste squadre nazionali in un contesto di ricerca internazionalizzato ? Quindi il primo aspetto che Momigliano e Chabod non potevano
immaginare almeno quanto alle dimensioni del fenomeno, il fatto che la ricerca si
internazionalizzata. A questo proposito possiamo portare anche la testimonianza
dello stesso Momigliano che, nellaggiornare la voce Storia dellEnciclopedia Italiana, scriver : Nel decennio successivo alla guerra ino al 60 era ancora possibile
considerare le singole culture nazionali in correlazione con loro. Oggi diciamo che
questo impossibile : la internazionalizzazione del lavoro storiograico si rilette
per nel dominio della storiograia francese e americana. chiaro che in questo
grande calderone internazionale in cui le posizioni individuali si sono immerse,
permangono dei caratteri e delle scuole nazionali che esercitano forme di egemonia.
Momigliano, scrivendo nell8, vedeva un predominio francese e americano ; oggi
gli statunitensi sembrano allavanguardia, ma non mancano importanti alternative e
spunti interessanti arrivano anche dallItalia o dal mondo extraeuropeo. Comunque
il dato storico che ino agli anni 60 prevalevano le culture nazionali, mentre dopo
si veriicata una decisa internazionalizzazione della ricerca.
Laltro punto che i nostri due protagonisti non potevano immaginare il lievitare
del numero degli insegnanti. Chabod fedele ad unimmagine elitaria, aristocratica
di cultura ; ma essa viene assolutamente stravolta da ci che avviene, soprattutto
dopo il 68. Negli anni 70 c, nella teoria come nella pratica, una sistematica demolizione della alta cultura in quanto aristocrazia del sapere. Siamo in presenza
di movimenti demograici che nellarco relativamente breve di un paio di decenni,
trasformano una universit pi o meno di lite, soprattutto in certe materie, in una
universit di massa. Questo che cosa produce ? Che i pochi insegnanti che occupavano
il campo ancora dopo la seconda guerra mondiale, diventano unimmensa legione ;
la professione stessa dello storico esplode letteralmente. Ecco alcuni dati (tratti dalla
voce Storia dellEnciclopedia italiana, nellultimo aggiornamento curato da Giarrizzo) :
nel 5 cerano 252 professori universitari di storia ; nel 9, dopo 40 anni, sono 60,
quindi siamo di fronte ad una crescita esponenziale. Cifre analoghe valgono anche
per la Francia : nel 963 gli storici accademici sono 302, nel 99 diventano 55.
Il panorama insomma si vivacizza e se prima era possibile credere di poterlo determinare individualmente, oggi le dinamiche appaiono molto pi complesse. Alla
ine degli anni 50 era ancora possibile concepire il campo storiograico come un

62

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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terreno di scontro frontale tra scuole, riconducibile al duello tra i grandi nomi e i
loro modelli di progresso scientiico : Momigliano, come abbiamo visto, aveva una
sua strategia di smantellamento della cittadella crociana per imporre una nuova
storiograia, che voleva pi aperta e meno provinciale (che non fosse, come scrive
a Venturi in un famoso scambio epistolare, n quella dei crociani soddisfatti n
quella dei marxisti ignoranti : era stata fondata da poco Studi storici, la rivista
dellIstituto Gramsci). Queste forme di politica culturale vengono per travolte
dal mutare del contesto : per mantenere la metafora bellica, il campo di battaglia si
allarga e invece di essere solcato da piccole legioni, vede di fronte grandi eserciti,
che si muovono oltretutto in ordine sparso. chiaro a questo punto che a trovarsi
pi a loro agio e a muoversi meglio in questo rinnovato scenario non sono pi le
piccole istituzioni, come lIstituto Croce, ma i grandi apparati culturali dei partiti di
massa. Attraverso le loro fondazioni, soprattutto la Democrazia Cristiana e il Partito
Comunista riescono a mettere in pratica una politica culturale ormai inaccessibile
a questi isolati aristocratici della cultura.
Che conseguenza ulteriore ha sulla professione storica questa situazione ? Abbiamo visto che i protagonisti di questo carteggio sono tre, e che sono tutti e tre
diicili da inquadrare sul piano disciplinare. Antoni uno storico delle idee, che
dal 46 insegna Filosoia della storia, una disciplina che per alcuni non ha neppure
ragione di esistere ; poi passa a Storia della ilosoia, per in precedenza era stato
ammesso nelluniversit come professore di letteratura tedesca. Momigliano un
antichista, per presente nel dibattito culturale anche come studioso del pensiero
moderno sul mondo antico ; e studia il mondo antico, dallet arcaica allellenismo,
senza distinzioni tra storia greca e romana. In Chabod troviamo la stessa ampiezza
di interessi e una duttilit ancora maggiore : studia Machiavelli, ma anche lidea di
nazione e la storia contemporanea ino alla seconda guerra mondiale. Bloch, per
portare un altro esempio autorevole, scrive indiferentemente sulla storia agraria
preistorica e sui mutamenti della rivoluzione agraria del 700. Ora invece il tessuto
di novit che abbiamo descritto lampliarsi del numero degli storici, la maggiore internazionalizzazione, la crescita esponenziale dei lavori pubblicati in questo
campo produce anche una rigida disciplinarizzazione. Chi trattava la storia in
senso aristocratico o, se volete, alla Croce, aveva come caratteristica di trattare
ogni punto della storia insieme a tutto il resto, senza chiudersi in un quadro disciplinare ben preciso. Quando Momigliano, chiamato a dirigere lIstituto per gli
studi storici, rii uta sulla base della propria formazione antichistica, lobiezione che
Croce gli fa che chi metodologicamente in grado di studiare un punto della
storia, metodologicamente in grado di studiare tutta la storia. Questa tendenza
a spaziare propria di tutta la scuola crociana : Omodeo, ad esempio, insieme
storico delle origini cristiane, della cultura francese nellet della Restaurazione, di
Carlo Alberto, ecc. Che cosa succede invece negli anni 60 ? Nascono nuove discipline, tra loro rigidamente distinte. Nel carteggio tra Venturi e Sestan, troviamo
per esempio un commento riduttivo sul primo concorso di storia contemporanea ;
e si intravede gi, nei risultati di quel concorso, una divisione su base partitica o
comunque per grandi famiglie politiche. Nasce dunque anche in Italia una nuova
partizione disciplinare e lunit della coscienza storica si parcellizza ; per poter aggregare cos tante persone e formare un numero cos alto di studenti si percorre

64
Massimo Mastrogregori
la strada della disciplinarizzazione. La svolta signiicativa risale probabilmente alla
morte di Chabod, quando le spinte di vario genere che si agitavano nella societ
e nel mondo degli studi, producono efettivamente una serie di trasformazioni.
Uno dei mutamenti a cui i nuovi direttori della Rivista storica italiana devono
far fronte, proprio quello della disciplinarizzazione, che fa emergere ad esempio
la carenza di medievisti.
Ricapitolando : nellarco del 900 lo storico disciplinato in quanto subisce una serie di condizionamenti nella sua prestazione professionale, per non sottoposto ad
un inquadramento disciplinare in senso tecnico, se non a partire dagli anni 60.
Se ora facciamo muovere la nostra struttura di base, listantanea 960, a ritroso, le
singole componenti assumono un valore ulteriore, e lartiicio ci permette di cogliere
altri elementi rilevanti. Vi anticipo che anche in questo modo possiamo ritrovare il
grande tema del carteggio, cio sostanzialmente il modo in cui si pone loperato
degli storici nei confronti della storia italiana recente ; la questione del trapasso dal
fascismo alla repubblica ha un antecedente signiicativo nella transizione dal mondo
liberale a quello fascista.
Per prima cosa tratterei la questione delle professioni : come si arriva a dire che
quella storica una professione ? Ancora ino agli anni 50 dellOttocento, lo storico
non era disciplinato in questo senso, ma rientrava ancora per lo pi nellantichissima
tradizione dello storico esperto di afari politici, quello di cui parlava Polibio (come
Rawlinson, lo storico-archeologo-soldato che scopre liscrizione di Behistun). solo
da un certo momento in poi che, in connessione con gli sviluppi politici delle nazioni
europee, si produce questo disciplinamento dello storico. Alla ine del secolo si
comincia quindi a dire che quella dello storico una professione, intendendo con
ci che di essa facevano parte solo coloro che svolgevano ricerche organizzate in
ambito accademico. Naturalmente per quanto riguarda laspetto dellinsegnamento
cera una lunga tradizione riguardo alla igura del docente, perch luniversit ha
come noto unorigine medievale ; assai meno evidente e scontato era che qualcuno
potesse vivere facendo ricerca.
Allora importante sapere che proprio alla ine dell800 si costituiscono tutte le
professioni come noi le intendiamo oggi (vi segnalo su questi argomenti gli studi di
Maria Malatesta, Ilaria Porciani e Mauro Moretti). La parola ha in efetti unorigine
unica, comune sia a professione che a professore : si tratta del latino universitario
proiteor, che signiica insegno dalla cattedra. C quindi un riferimento allo status del
pubblico uiciale, posto ad insegnare in posizione sopraelevata ; il processo efettivo
proprio questo e cos si attua il disciplinamento in senso professionale degli avvocati, dei notai, dei medici e degli ingegneri. Nel 874 sorge lordine degli avvocati,
ma il processo analogo per tutte le categorie : c un vasto mercato concorrenziale di persone che vorrebbero esercitare questo mestiere non si chiama ancora
professione ma ad un certo momento lo Stato, esaudendo anche i desideri e gli
interessi di questi gruppi, limita e condiziona laccesso a questo mercato. In realt
il processo duplice : lo Stato ha bisogno di individuare alcuni referenti, mentre i
gruppi gi consolidati preferiscono tutelare i propri esclusivi privilegi, arrogandosi
il monopolio del titolo e dellesercizio della professione. Come avviene questa
chiusura del mercato ? Vengono posti degli sbarramenti su tre piani. Innanzitutto

Il cartegio Chabod-Momigliano del


65
la richiesta di un titolo di studio. Poi un albo, cio un elenco allinterno del quale
risultino iscritti solo coloro che hanno passato un esame di abilitazione. Ed inine
un ordine, come luogo istituzionalizzato di disciplinamento, cio un organizzazione, autonoma nei suoi poteri, che possa sanzionare gli iscritti che eventualmente
deroghino dalle norme stabilite, normalmente attraverso statuti. Un altro elemento
cardine di questo disciplinamento che esso include solo gli uomini. Fin dal 876 le
donne potevano studiare le scienze giuridiche, ma solo a partire dal 99 potranno
difendere un imputato in giudizio.
Un ulteriore carattere, e qui la faccenda si fa pi interessante ai ini della professione storica, che si comincia a far riferimento alla scientiicit, come carattere
discriminante della professione. Professionista non soltanto chi dallo stato ha
avuto il diploma e ha fatto lesame di stato, non soltanto chi iscritto allalbo e
controllato dallordine ; ma anche chi, a diferenza di altri che sono puri e semplici
dilettanti, si serve di metodologie scientiiche. La conoscenza scientiica diviene il
pi potente fattore connettivo in tutte le professioni e da qui derivano tutta una
serie di forme di sociabilit professionale, cio di relazioni e scambi tra gruppi di
professionisti : i congressi, le riviste, i dibattiti, insomma tutti gli elementi che abbiamo visto allopera anche in questo dialogo-scontro tra Chabod e Momigliano.
Quindi c un riconoscimento giuridico dallalto da parte dello stato, per c anche
una volont dif usa, che interessa ampi settori della societ europea, se pensiamo al
ruolo che il paradigma della scienza esercita su tutta la cultura di ine 800.
Che signiica questa estensione del modello professionale agli storici ? evidente
come il fenomeno della professionalizzazione sia un dato di fatto anche per gli
storici ; ma importante notare come nella pratica manchino in questo caso tutte
le strutture che abbiamo identiicato per le altre categorie. Per gli storici non c
un ordine professionale, non c un albo e non ci sono neanche un titolo di studio
abilitante o un esame di stato. Ci sono vincoli formali per gli insegnanti, ma non per
i professori, in quanto professionisti della verit del passato ; non c un mercato
esclusivo e non c unautodisciplina sanzionata. In efetti c solo un controllo statale
indiretto, dato dal fatto che normalmente si accede alla professione di professore
tramite un concorso pubblico ; ma nientaltro di analogo agli altri casi.
Allora come si deve valutare il disciplinamento degli storici in termini di professionalizzazione ? Sostanzialmente come una vasta metafora. In realt gli storici non
sono professionisti nel senso in cui lo sono gli avvocati. Sono parte di un gruppo
che storicamente si costituito con un richiamo ideale alle professioni, senza per
adottarne gli elementi vincolanti, di costrizione ; ma allora come si attua la chiusura del mercato storico, il controllo del campo storico ? Si fa essenzialmente, se
non parliamo del reclutamento dei professori, attraverso quelle forme che prima
ho deinito di sociabilit culturale : le riviste, le associazioni, i congressi. Se voi
prendete la Rivista storica italiana al momento della sua fondazione, chi che
vi collabora ? su questo piano che si instaura una prima diferenza tra lo storico
professionale scientiico e il semplice dilettante. Acquista dunque particolare rilievo il
mondo delle riviste uiciali : prima esistevano i bollettini locali, per una delle prime
ambizioni dello storico professionale proprio quella di porsi un livello nazionale.
Un primo discrimine che si stabilisce che pu essere scientiico e professionale
solo chi supera i conini dellerudizione locale e si muove a livello nazionale, pronto

66
Massimo Mastrogregori
anzi ad intervenire in quanto tale in una sfera internazionale. nelle riviste che
attraverso le ampie sezioni di recensioni si sdoganano i libri distinguendo quelli
buoni da quelli cattivi. qui il iltro, la frontiera di ci che la corporazione riconosce come proprio e caratterizzante : se voi vedete le prime annate della Rivista
storica italiana, il criterio con cui si accettava un libro era proprio che presentasse
tutti i crismi della scientiicit. Quindi sono le riviste, le associazioni, i congressi
che sanciscono la chiusura. Per su questo piano non c nulla di deinito : il campo
della ricerca storica come professione un campo aperto ed elastico ; non ci sono
criteri certi e discriminanti. Per questo ho parlato della professione storica come
di una vasta metafora.
In questo processo di ampio disciplinamento della professione storica, i pilastri
sembrano essere soprattutto due : quello della scientiicit e, solo su questa base, il
richiamo alla professionalit. Gli innovatori di ine secolo, come la scuola storicista
in Italia, ma anche, secondo vie proprie, Febvre e Bloch in Francia, Lamprecht in
Germania, ecc. punteranno la loro attenzione critica proprio su questi due pilastri,
cercando di dimostrare che il ricorso alla scientiicit era puramente illusorio e che
la professione di per s non esisteva. Ma resta fortissimo un ancoraggio, quello
dellinsegnamento, ed questa la vera cinghia di trasmissione del valore nazionale. Tolta la retorica della professione, che pure agisce come iltro ; tolta la retorica
della scientiicit ; quel che resta come fatto storico accertato che questi storici
sono professori. Cos ricadiamo nel punto due : anche Chabod e Momigliano erano
insegnanti e nella loro genealogia professionale ritroviamo lideale di correttezza e
di magistero proprio del professore. Sono valori che risalgono molto lontano, quelli
dellinsegnamento, del discepolato, della trasmissione del sapere elevato, da maestro
ad allievo. Per, sempre dallOttocento in poi, c una fondamentale novit : questo
insegnamento non avviene pi privatamente, ma come esercizio di una funzione
pubblica. Gli stati nazionali fanno propria la struttura delle universit che diventano statali. Anche qui peraltro si riproduce la dialettica tra il locale ed il nazionale :
c un confronto molto acceso tra le istanze locali e linteresse nazionale perch
naturalmente integrarsi signiicava anche cedere quote non indiferenti di privilegi
e di potere (anche su questo si vedano gli studi di Porciani e Moretti). Comunque
i professori si pongono progressivamente al servizio delle nazioni, che si stanno
sviluppando.
Qui troviamo un altro punto di coincidenza con il carteggio : perch il problema della
nazione non , in questo ambito, indiferente. Il tema del rapporto dellinsegnante
con la nazione si pu delineare in tanti modi. Uno di essi consiste nel tener presente
che normalmente si parte da una situazione locale in cui c gi una prima fedelt a
una scuola o a un maestro. Linserimento su scala nazionale pu essere visto allora
come un processo di estensione di questa fedelt, che, dal maestro e dalla scuola
locali, si estende ino a inglobare i valori pi ampi racchiusi dai conini mutevoli
della nazione. Dobbiamo precisare mutevoli perch la realt che abbiamo descritto
tale per cui uomini come Antoni prima suddito dellImpero austroungarico,
poi professore nei licei del Regno dItalia, professore universitario sotto il regime
fascista e inine durante la Repubblica italiana si trovano ad agire in territori che
mutano nazionalit o regime nel corso della loro vita, chiamando in causa la fedelt

Il cartegio Chabod-Momigliano del


67
di partenza ; essa peraltro si rivela un dato soggettivo e culturalmente orientato.
Un altro aspetto importante della fedelt del professore si ritrova nella richiesta di
giuramento. Le universit sono sempre state degli enti gelosi della loro autonomia,
ma pi volte nella storia entit di tipo statale hanno cercato di invadere questa sfera
chiedendo ai professori un giuramento di fedelt alle istituzioni. Questa tendenza
si generalizza alla ine dell800 e, per quel che riguarda lItalia, i professori si trovano a giurare fedelt alla corona e alla patria. Non ci sono casi di persone che si
sottraggono, se non sporadicamente per motivi spiccatamente personali, ideali o
confessionali. C dunque una prima forma di connessione tra stato nazionale e
professore insegnante, che si esplica nella richiesta di adesione ai valori dello stato
attraverso un giuramento di fedelt.
Il caso italiano si complica per alla ine degli anni 20 quando il giuramento
si rivela problematico dal punto di vista del libero pensiero. Lidentit del ricercatore di verit e quella dellinsegnante di valori nazionali, rischiano di entrare in
conl itto perch una costruita in riferimento a valori universali di ricerca della
verit, mentre laltra funzionale a valori strettamente nazionali. Il problema di
coscienza si pone anche di fatto quando, in seguito al manifesto degli intellettuali
antifascisti promosso da Croce nel 25, si sviluppa nel regime in assestamento lidea
di sottoporre i professori ad un giuramento di fedelt non pi soltanto alla corona
e alla patria, ma anche al regime fascista e al duce. La formula del giuramento, di
cui si sono occupati recentemente Goetz e Boatti, rappresenta lestensione delle
precedenti forme di fedelt, ma pu anche implicare delle contraddizioni e dei
conl itti di lealt. Il nuovo giuramento viene richiesto nel 3 e solo l% dei professori rii uta. Su questaspetto del giuramento occorre fermarsi perch gli studi
tendono a concentrarsi sul modo in cui il regime fascista condiziona lopera degli
intellettuali, mentre dal punto di vista storico pi rilevante cogliere lintreccio
delle diverse fedelt. vero che il regime fascista chiede una nuova identiicazione,
per non vanno trascurate quella alla nazione italiana, quella alla monarchia (come
istituto e come dinastia), quella alla situazione locale e alla propria scuola : solo
da questintreccio di fedelt che pu scaturire una indicazione sulla posizione dello
storico allinterno della societ contemporanea.
7. Nazione e fascismo
Riassunto. Il problema sempre lo stesso, anche se stiamo esaminando documenti di
periodi storici molto lontani tra loro. Che connessioni si possono segnare tra lopera
degli storici e i movimenti pi rilevanti del tempo in cui essi vivono ? Dallanalisi del
carteggio del 959 emersa una struttura di base, una prima struttura. Si pu tentare un ancoraggio al tempo in cui lo storico vive considerando quattro elementi :
questi studiosi, normalmente uomini (sono poche le donne, ancora durante gli anni
60 del secolo scorso), sono professionisti, sono insegnanti di nazionalit italiana,
che lavorano per lo stato italiano, inine agiscono in una congiuntura speciica, sono
uomini del loro tempo nel senso pi ampio, non solo in quanto scrivono di storia :
respirano anche loro latmosfera del pieno e tardo Novecento. Alcuni elementi di
questa struttura di base che abbiamo messo in movimento, avanti nel tempo e a
ritroso sono apparsi degni di discussione. Questi storici, intanto, sono professionisti

68
Massimo Mastrogregori
sui generis. Vi ho fatto vedere quali sono i caratteri che deiniscono le professioni,
e questi caratteri, il titolo di studio, lalbo professionale, lesame di stato, lordine
professionale, non ci sono nella professione storica. vero che lo stato li riconosce come insegnanti o come archivisti, ed vero che come insegnanti dovrebbero
professare una scienza libera, in particolare una disciplina scientiica pi o meno
specialistica. Per giurano fedelt a varie istituzioni. Si trovano intrappolati in una
rete di fedelt diverse che si sovrappongono, che si scontrano : alla nazione, alla
patria, alla monarchia, allo stato, alla piccola patria locale, alla scuola, alla propria
scuola disciplinare, alla famiglia.
La nazione come idea. Tutti questi elementi di analisi indicano che il nesso signiicativo
per il nostro problema storico quello tra i vari ricercatori, insegnanti, professori
e la sfera della nazione, della patria, dello stato ; il che, prima della guerra, signiica
anche con il fascismo. Che rapporto cera tra le tre persone di cui abbiamo ripercorso le opere e questo ambiente iltrato dalle istituzioni nazionali e pervaso dalla
presenza del regime ? Negli ultimi ventanni il tema della nazione diventato uno
dei nodi cruciali della storia sociale e politica ; questo successo anche perch il
problema ancora aperto ed estremamente attuale, oggi, nel 2003.
Proviamo a seguire su questo tema il pensiero di Chabod. Possiamo intanto
distinguere due piani : quello dellidea di nazione e quello della nazione come realt storica concreta, come svolgimento efettivo di dinamiche politiche e sociali.
Chabod, sia in questo caso che per quanto riguarda il tema dellEuropa, sembra
privilegiare il primo aspetto, ma dobbiamo anche dire che lorientamento della sua
analisi dipende anche dal fatto che essa ci arrivata per lo pi attraverso le trascrizioni dei corsi universitari, quindi in forma provvisoria e didattica ; del resto i due
piani si intrecciano in continuazione. Comunque, Chabod distingue due opposte
concezioni della nazione. La prima, basata sulla cittadinanza, sui diritti universali,
sulla rappresentanza democratica, considera la nazione come uno spazio deinito da
una legge e da una rappresentanza comune ; si tratta di una concezione giuspolitica
della nazione, che Chabod identiica grosso modo con il pensiero francese, ma in
cui fa rientrare anche il romanticismo italiano, ad esempio Mazzini.
C poi un altro ilone di pensiero che celebra invece la nazione come stirpe, come
etnia, come razza ; e qui siamo su un piano non pi giuspolitico e spirituale, ma
naturalistico. Questa nazione vista come uno spazio, un territorio su cui vivono
persone, che si sentono di appartenere ad una stessa comunit perch hanno lo
stesso sangue. La nazione, sostengono i teorici del naturalismo nazionalistico, non
un fatto di volont, ma qualcosa di dato : c perch c la consanguineit dei suoi
membri. Quindi essi si oppongono al fatto che una nazione si crei storicamente
quando una serie di soggetti e di gruppi si unisce e manifesta la volont di darsi
istituzioni comuni. Il caso estremo quando un argomento dellopposta teoria,
quella della nazione come volont, viene fatto proprio dai teorici della nazione come
etnia ; essi si riferiscono allora non alla volont dei viventi attuali, ma a quelli del
passato, cio sostanzialmente a dei fantasmi (come in un romanzo gotico). Si pensi
al pensatore tedesco Treitschke che nel 870, in merito alla nazionalit dellAlsazia
disputata da tedeschi e francesi, si era appellato s direttamente agli alsaziani, ma
a quelli del passato, sudditi dellimpero germanico medievale. Vedete quindi come

Il cartegio Chabod-Momigliano del


69
queste due famiglie di teorie, apparentemente inconciliabili, si possano intrecciare
in una maniera imprevista.
Il fatto che, al di l di queste bipartizioni cos secche, non si pu pensare lelemento nazionale come riconducibile ad un unico dato : n quello della politica, n
quello della societ civile e neanche quello della tradizione culturale. Dobbiamo
vedere anchesso come una specie di intreccio tra diverse fedelt, e torniamo cos al
tema delle diferenti lealt richieste ai cittadini, inseriti in una molteplicit di funzioni
e di sfere che si aggrovigliano. chiaro che i pensatori razionalisti tendono a vedere
questa interazione come un intreccio armonico, una dinamica interdipendente in
cui tutto, come in un meccanismo regolato, va al suo posto. Pensatori un po pi
realisti tendono invece a vederla come caotica, come un groviglio diicilmente
risolvibile. Il problema in efetti che queste diverse fedelt possono entrare in conl itto tra loro. La nazione come discendenza di sangue e la nazione come tradizione
culturale possono entrare in conl itto e tale contrasto ideale pu rilettersi nella
realt della vita politica. Se osserviamo che cosa efettivamente accade allinterno
delle grandi nazioni europee che si formano durante l800 vediamo che la maggior
parte di queste realt nazionali sono spaccate in due : i tedeschi tra protestanti e
cattolici, i francesi tra la destra e la tradizione repubblicana, gli italiani secondo
molteplici fratture pi o meno risalenti. Intorno alla met degli anni 0, in piena
prima guerra mondiale, Meinecke, dopo aver osservato questo dif uso conl itto
interno alle nazioni, addirittura costitutivo di esse, auspicava che, almeno in alcuni
frangenti come appunto quello bellico tale conl itto potesse essere accantonato
e la nazione potesse compattarsi e dimostrare cos la propria unit di fondo. Vedete
com diicile orientarsi in questo labirinto di idee e di fatti.
Ma una nazione pu essere divisa al suo interno anche in modo radicale, ci
possono essere minoranze che in certe circostanze sentono di non appartenere
pi a quella determinata nazione. Un esempio, tratto dal periodo che stiamo studiando, quello di Carlo Rosselli : oppositore di Mussolini, prima coninato e poi
fuggito in Francia, egli sostiene nel 36 che il gruppo di Giustizia e Libert, da
lui guidato, non si sente pi fedele a quella fascista, bens ad un altra Italia. Ci
possono essere gruppi anche numerosi di persone che sentono di non appartenere
alla patria degli altri, quando il conl itto interno porta a forme estreme di dissociazione : in questo caso si ha il fuoriuscitismo, o lelaborazione di un patriottismo
alternativo. Un altro caso che si pu citare su questo punto quello di Croce.
Egli abbozza nel corso degli anni 30 distinzioni non sempre limpide tra governo
e paese, mostrandosi attaccato alla patria, ma rii utando il governo fascista (nel
36 ad esempio, durante la campagna per loro alla patria, Croce dona s la sua
medaglietta di senatore, ma acclude un biglietto in cui indica come destinatario del
gesto il paese e non il regime). Che succede per appena lItalia entra in guerra ?
La tregua di Dio, come, sulla scia di Meinecke, anche Croce aveva concepito
lunit nazionale nella prima guerra mondiale, perde di validit nella seconda. Nel
940 per Croce non pi possibile lottare per il proprio paese aldil delle riserve
sulla sua direzione politica. Ci sono pagine in cui confessa che la guerra europea
tra i nazisti e i fascisti e gli allleati gli appare come una guerra di civilt in cui il
criterio della fedelt alla religione umanistica e liberale deve prevalere su quello
della fedelt alla nazione, ino allaugurio che lItalia fascista perda la guerra (cosa

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Massimo Mastrogregori
che, per un uomo dell800 quale Croce , rappresenta una rivoluzione interiore
di grande portata).
Un altro problema quello della consanguineit : quanto cio nellappartenenza
e nella fedelt ad una nazione conti il richiamo al legame di sangue. Questo riferimento alla terra in cui sono sepolti i propri morti e al sangue che scorre nelle vene
della popolazione, rappresenta il richiamo pi forte per la corrente che abbiamo
deinito naturalistica del pensiero sulla nazione. Meinecke ad esempio osserva che
non ci sono nazioni di razza pura in Europa, nel signiicato antropologico della
parola ; pu per esserci, in popolazioni che con una certa continuit di tempo
vivono sugli stessi territori, una uguale o simile mescolanza di sangue. Vi segnalo
questi riferimenti per due motivi. In primo luogo per farvi capire quanto siano
intrecciate le due famiglie interpretative, quella giuspolitica e quella etnica (anche
in Mazzini ritrovate riferimenti alla razza). Poi per dirvi che, inaspettatamente, la
ricerca scientiica moderna sta ofrendo possibilit di veriica a questo problema
della consanguineit. Come ? Con la ricerca genetica combinata con quella linguistica. I lavori di Cavalli Sforza, ad esempio, mostrano che le razze non esistono e
che le popolazioni sono mescolate, ma anche che ci sono aree di corrispondenze
osservabili geograicamente, tra distribuzioni culturali, come quelle linguistiche, e
distribuzioni naturali, come quelle genetiche : mappe ininitamente varie (e quindi
coloratissime), ma analizzabili alla ricerca di regolarit.
Tradurre lidea di nazione. Le indicazioni, pur aperte e piene di sfumature, oferte
da questi studi genetici e linguistici ci riportano dal piano delle idee sulla nazione,
al piano delle cose, alla nazione come fenomeno reale e come problema storico
diicile. A questo piano delle cose ci si pu avvicinare in molti modi : studiare ad
esempio i conini della nazione, ci che succede ai conini della nazione (e dello
stato) come punto di crisi, rivelatore dei caratteri della nazione stessa (i conini
puramente difensivi, secondo la distinzione di Meinecke, oppure goni, tesi alla
conquista esterna, diretti allespansione del territorio). Oppure, seguendo alcuni
studi recenti, si possono individuare rapporti solidamente accertati, come quello tra
sviluppo industriale, capitalistico e sviluppo nazionale ; o alcune sequenze di fenomeni, come quella proposta da Robert Wiebe per spiegare lorigine del sentimento
nazionale : allaumento della popolazione nel corso del Settecento corrisponde la
ine delle comunit tradizionali in Europa ; segue un periodo di intensa mobilit
migratoria delle popolazioni, a cui corrisponde lelaborazione, come ricerca di un
nuovo equilibrio, dei vari sentimenti nazionali (che sono forme nuove di parentela,
insieme reali e ittizie). Tre sequenze, scrive Wiebe, segnano soluzioni ai problemi
creati dalle migrazioni di massa alla ine del xviii secolo, al community breakdown
(R. Wiebe, Who we are. A history of popular nationalism, Princeton, Princeton U. P.,
2002, pp. 4-42) :
One ran from family life to ethnicity to nationalism, one from working life to class to
socialism, and one from public life to citizenship to democracy () Atomization became
freedom. Alienation became strenght. Strangers became kin.

Insomma la storia della nazione come fenomeno di scala maggiore, come ridimensionamento della vita politica ed economica un problema centrale e inesau-

Il cartegio Chabod-Momigliano del


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ribile, solo in parte analizzabile sul versante delle idee della nazione e dei miti che
accompagnano questi sviluppi. Dico questo per suggerire, seppur con rapidi accenni,
che c senzaltro qualcosa di unilaterale, di troppo prudente nella scelta di Chabod
nei corsi 943-44, ma ancora riproposti negli anni 50 di attenersi strettamente
al piano delle idee (di nazione e di Europa), senza coinvolgere nellanalisi le cose,
la grande storia.
Anche perch le cose concrete della nazione, i conini, il territorio, la volont di
appartenervi e la libera scelta, il plebiscito di tutti i giorni tutte queste cose erano divenute per Chabod, e proprio a partire da quel 944, drammatica esperienza
vissuta.
Ora venivano messe alla prova le idee di Chabod sul senso tedesco, naturalistico,
e quello franco-italiano, liberale, della nazione in un contesto concreto, al conine
valdostano con la Francia. Chabod si impegna nella Resistenza in Val dAosta a
partire dal 944 (come si legge nel bel libro di Sergio Soave, Federico Chabod politico,
del 989), nel 946 sar il primo presidente del consiglio regionale. Il senso del suo
impegno al di l del progetto politico autonomistico la lotta per conservare
allItalia la sua regione, contro i tentativi separatisti valdostani e contro le mire
francesi di annessione della Val dAosta alla Francia, e questo in dallagosto 944,
anzi in dalla dichiarazione di Chivasso del dicembre 943. Questo un punto cruciale. Per lo Chabod storico delle idee, la nazione, intesa in senso liberale (italiano
e francese !), un fatto di libera scelta delle popolazioni, il plebiscito continuo di cui
parlava Renan. Per il politico Chabod, invece, la nazione a cui la Val dAosta deve
appartenere lItalia, il plebiscito decisivo richiesto dai valdostani ilofrancesi, che
sentono, a torto o a ragione, di essere maggioranza o di poterla conseguire grazie
ai guasti del malgoverno fascista nel ventennio e allappoggio francese non deve
essere svolto, non se ne deve neanche parlare. Il pronunciamento del 20 ottobre 944,
degli esponenti valdostani contrari allannessione alla Francia, tra i quali Chabod
era in prima ila, parla chiaro : in caso di annessione della Valle dAosta alla Francia
inizieremo subito unagitazione irredentistica per ricondurre la Valle allItalia. Noi
siamo, noi vogliamo essere Italiani. Certo che legittima la posizione di Chabod,
che sceglie lItalia, manifesta la sua libera volont. Meno in linea con la concezione
liberale della nazione il divieto armato di svolgere il plebiscito (e nel marzo 946
il presidente Chabod rischier per questo di essere defenestrato dai manifestanti).
Sarebbe stata poi cos libera quella consultazione plebiscitaria, in quel contesto,
con lesercito francese alla frontiera e quasi in valle ? Non questo del comportamento di Chabod un caso esemplare ? la dimostrazione che diicilmente il piano
delle idee si traduce nelle cose, che diicilmente la concezione liberale della nazione
regge di fronte alla volont armata che risulta decisiva (anche ai ini del risultato
del plebiscito, se ci fosse stato, in Val dAosta).
Chabod pensa nella Milano repubblichina la nazione come libert, ma attua sul
conine italiano, dopo la liberazione, la nazione come forza (e come Stato) di
fronte ai francesi che fanno lo stesso (cercano lespansione territoriale alla vecchia
maniera).
Sfera della nazione, sfera del potere, corpo esteso, dimensioni e risorse. Quindi, sembra
di capire, c la sfera della nazione che sentimentale e presupposta, ladesione

72
Massimo Mastrogregori
allItalia che una scelta originaria, la scelta di una parentela insieme reale e ittizia ; e poi c la sfera dei problemi dellassetto statale, amministrativo, di come
il potere centrale comunque lo si voglia concepire, e senzaltro c in Chabod
unidea forte di potere e di stato incide poi su queste reti di parentela, scucendole
o raforzandole ; ora lidea dellautonomia amministrativa, spinta molto avanti, pu
rivelarsi realmente innovativa e liberatrice, sempliicando al massimo la tensione tra
sentimento nazionale e potere burocratico che opprime le minoranze. Lasciando
cio libere le minoranze di sentire di essere italiane, e di autogovernarsi, di essere
nello stesso tempo autonome, libere di governare la piccola patria, pur in un ambito
sentimentale e morale nazionale (e poi sovranazionale, europeo).
da dire per che cos sono depresse le ragioni dello stato e quelle propriamente
politiche della nazione, che si aferma in quanto forte, presente, uniforme,
riceve risorse e le governa (infatti Croce e Nitti assimilano la questione a un fenomeno locale e a uno stato di necessit, che comunque indeboliscono la nazione :
Scritti e discorsi politici, vol. 2, 963, pp. 244-247, e per Croce, direi, da vedere anche
il discorso antiregionalistico sul progetto di Costituzione italiana). Tra unautonomia
molto spinta e una separazione tra stati, in fondo, la diferenza non molta, sul
piano di ci che il potere riesce a conseguire. La regione di frontiera tende a essere
un mondo a parte ; la Valle dAosta non inclinata verso la Francia, ma anche il
legame con lItalia almeno problematico (forte linl usso della chiesa locale, dei
notabili e delle famiglie locali). come se si dicesse : un mondo a parte, incapsulato in una realt nazionale ; ma il vero problema, allora, che cos questa realt
nazionale superiore, come somma di capsule : una forma di strutturazione dei poteri
e di governo delle forze, con la quale quel mondo a parte cos come gli ininiti
altri mondi a parte devono fare i conti. Ora chi discute la nazione, discute questa
strutturazione dei poteri, che un accentramento del potere, funzionale per al
governo di un corpo esteso, di determinate dimensioni, e che assicura determinate
risorse nel confronto (diplomatico, militare, economico) con altri analoghi corpi
estesi, o grossi animali, come diceva Croce. Ora la storia nazionale il campo di
scontro ideologico di queste tensioni ; ed signiicativo che, ad esempio nel caso di
Chabod storico, prenda a suo oggetto il rapporto di potere tra centro e periferia,
come si costruisce il potere dello stato, la ilosoia del potere politico, lidea di nazione, le basi spirituali della politica estera del nuovo stato italiano. anche in questo
modo, forse, che le tensioni della storia civile, quelle ad esempio della regione di
frontiera nei confronti del grosso animale che lo stato italiano, si incanalano nei
problemi storici degli studiosi nazionali.
Tra azione politica e storia immediata. Nel Progetto di una azione nellAlto Adige e nella
Venezia Giulia, dellestate 945, che Chabod invia a De Gasperi, lo storico suggerisce
lesportazione del modello valdostano sul conine settentrionale e orientale, dove
la situazione era diicilissima, e si propone addirittura come agente sul posto sotto
la copertura duna vacanza in montagna come semplice turista.
Per informare lopinione pubblica e fare pressioni sul governo sul problema del conine
orientale, era nato a Roma, dopo la liberazione, il comitato giuliano, animato da Antoni e
Sestan ; come anche Antoni, questultimo nel novembre 944 prepar un memoriale per De
Gasperi, che divenne la base dun libro : cfr. E. Sestan, Venezia Giulia. Lineamenti di una storia

Il cartegio Chabod-Momigliano del

73

etnica e culturale (e il contesto storico-politico in cui si colloca lopera), a cura e con postfazione
di Giulio Cervani, Udine, Del Bianco, 997.

Lazione politica, in questi progetti e memoriali, si intrecciava con la rilessione


storica : studiosi competenti ofrono a diplomatici e politici gli argomenti per la
trattativa sui conini o per i provvedimenti legislativi sulle autonomie locali. La
connessione tra lo storico e lattivit politica si realizza qui nellantica forma del
consigliere del principe. Non aveva forse Volpe, da parte fascista, e a proposito di
unaltra storia di conini, quelli della Corsica rivendicata allItalia, messo in chiaro
il ruolo dello storico ?
Come pu lo storico scriveva Volpe non avere un qualche interesse a mettere in chiaro
i titoli di nobilt della sua terra e della sua gente, difenderne, come nel presente, cos nel
passato, i conini ideali ? Solo Dio potrebbe fare una storia di pura razionalit.

Un esempio molto signiicativo di questo intreccio tra storia e rivendicazioni


territoriali la vicenda, che vede ancora una volta protagonista Chabod, della
progettata storia uiciale del Comitato di liberazione nazionale dellAlta Italia
(clnai). Fate attenzione a tutti i dispositivi con cui gli attori delle vicende si
cautelano nei confronti dello storico (che pure era uno storico-partigiano). Il
9 gennaio 946 a Montecitorio in una riunione a cui partecipano, tra gli altri,
uomini come Morandi, Pertini, Longo, Merzagora, Parri, Sereni, Valiani nasce la
proposta dincaricare Chabod di scrivere una prima breve storia del clnai, da
pubblicare durgenza per illustrare a Londra e Washington lapporto dato alla
vittoria comunedi cui nulla si sa nelle capitali degli alleati. Chabod avrebbe
dovuto prosegue Soave, a p. 28n del suo Chabod politico interpellare una
ventina di ex partigiani, membri del clnai, indicati ad uno ad uno, secondo una
attenta equilibratura politica. Sarebbe stato iancheggiato da un comitato di redazione ristretto, composto da Valiani, Marzola, Cas e Pizzoni. Il materiale del
clnai, ritirato da Chabod, avrebbe dovuto essere aidato alla custodia del Museo
del Risorgimento di Milano, per facilitare la consultazione. Diritto di consultazione del materiale era concesso a Pizzoni, Arpesani, Coda, Marazza, Cas, Valiani,
Parri, Morandi, Marzola, Sereni, Pajetta. Inine, prima della pubblicazione, il prof.
Chabod sottoporr il testo a un membro, per ogni partito, tra i sunnominati e
ad Alfredo Pizzoni. Il contratto, irmato a gennaio 946, prevedeva la consegna
della storia dopo tre mesi, alla met di aprile : consegna che naturalmente non
ci fu (qualche risultato delle ricerche di Chabod conl u, a quanto pare, nelle
lezioni parigine sullItalia contemporanea).
I tre storici durante il fascismo. Dopo questo excursus sullidea di nazione in Chabod (e
sulla sua problematica attuazione in Val dAosta), torniamo al nostro tema, il rapporto
dei tre protagonisti del carteggio del 959 con il fascismo, che solo un aspetto di quel
groviglio di fedelt multiple che il vero fenomeno da osservare (lealt alla patria,
alla nazione, alla monarchia, allo Stato, alla classe o al ceto, alla scuola, alla famiglia
etc.). Speriamo di ottenerne luce sul problema, pi generale, della rete di connessioni,
della costellazione allinterno della quale lo storico contemporaneo agisce.
Il fascismo, aveva detto Mussolini in Senato, in replica a Croce nel 929, fa la
storia, non la scrive. Ci era vero solo in piccola parte. Esisteva infatti un senso

74
Massimo Mastrogregori
fascista della storia teso a ipotecare il futuro, a vedere il futuro come gi presente
e allopera (come dimostrano gli studi recenti di Claudio Fogu). Ma esistevano
anche molti concreti istituti in cui il regime promuoveva la scrittura della storia
sotto il controllo di storici-ideologi, come Volpe e Gentile, attenti ad acquistare al
fascismo consenso, a creare unegemonia culturale, a ofrire opportunit di lavoro,
a imbrigliare insomma in opere del regime numerosi intellettuali anche non
fascisti e talora oppositori. Di norma questi istituti assicuravano un certo numero di posti di ricerca, avevano una biblioteca specializzata, pubblicavano riviste e
collane di libri.
Antoni, come si visto, lavorava allIstituto di studi germanici, inaugurato da
Gentile il 3 aprile 932 ; Gentile presiedeva poi lEnciclopedia italiana (conclusa nellottobre 937), senzaltro il principale di questi istituti, e lIsmeo, Istituto per il
medio ed estremo oriente, fondato nel 932-933 (politica culturale come mezzo di
penetrazione insieme commerciale e strategica in India e Cina, in concorrenza con
le grandi potenze e nel quadro di un arretramento della vecchia Europa dallAsia e
di un sostegno fascista ai nazionalisti indiani) ; nel 937-938 veniva fondato il Centro
italiano di studi americani ; cerano gli istituti storici in senso stretto, riorganizzati
dal regime, lIstituto per la storia moderna e contemporanea, con annessa Scuola e
Biblioteca ; lIstituto per lEuropa orientale, fondato nel 92 ; il Centro nazionale di
studi sul Rinascimento, attivo tra il 937 e il 944 ; cera, soprattutto, lIspi, Istituto
per gli studi di politica internazionale, inaugurato nel marzo 934, un ente, come
scriveva il suo direttore P. F. Gaslini, che la scienza sposa alla propaganda, collegato
con il Ministero degli esteri, con la Banca commerciale, col mondo dellindustria,
e inanziato anche direttamente da Mussolini : molti storici, anche oppositori come
Omodeo, Mira, Salvatorelli, La Malfa, lavorarono per le collane dellIspi ; Volpe
vi faceva stampare i libri dellIstituto storico italiano, dal 935 la Rivista storica
italiana, vi dirigeva inoltre la Storia della politica estera italiana, di cui Chabod era
collaboratore.
I nostri tre protagonisti, insomma, in quanto studiosi e professori si ritrovano imbrigliati in queste opere del regime totalitario, lo abbiamo gi visto, e non ne mancano
i documenti. Osservate questi casi, ciascuno, a modo suo, estremo.
Antoni, nel luglio 943, quando gi tramava con la principessa di Piemonte, Maria
Jos, in vista del colpo di stato monarchico, scrive un memoriale per Mussolini, lo
scrive in quanto studioso dellIstituto di studi germanici, ma era gi dal 942 professore a Padova ; il memoriale si intitolava Dopo Jena, e ofr al duce riferimenti
storici per un capitolo della sua Storia dun anno (944).
Momigliano nel novembre 938 cerca di essere escluso dalla persecuzione razziale
appena avviata ; nellottobre 940 cerca di essere liberato dal campo dinternamento
sullisola di Man, in cui era stato rinchiuso come potenziale nemico dellInghilterra
dopo la dichiarazione di guerra dellItalia. In entrambi i casi redige testimonianze
scritte, per dimostrare, nel primo caso di essere stato un buon fascista e di appartenere a una famiglia fascistissima, nel secondo caso di essere sempre stato, come
la sua famiglia, antifascista. Chi sostiene che per ricostruire la storia i documenti
sono tutto, servito : qui ci sono due documenti autentici speculari, quanto al
contenuto ; e non si deve escludere, vista la tragicit di entrambe le situazioni, che

Il cartegio Chabod-Momigliano del


75
siano almeno in parte veridiche tutte due le testimonianze (si possono leggere in
Quaderni di storia, 200, 53, a cura di Giorgio Fabre).
Chabod, il montanaro-partigiano che con il nome di Lazzaro partecipa alla Resistenza in Val dAosta, dieci anni prima, nel 935, tiene una lezione inaugurale nella
Facolt fascista di scienze politiche di Perugia, sul principio dellequilibrio europeo,
che termina con queste parole, che si riferiscono al patto a quattro :
Ora, irmando gli accordi col ministro degli esteri francese, Egli (il duce) ha dato allEuropa lesempio di ci che debba intendersi per politica di collaborazione, lunica nella quale
lEuropa stessa possa ritrovare il suo equilibrio, di sostanza e non di parole, lunica che
consenta il lavoro fecondo dei popoli civili. In questo senso ampiamente europeo e umano
dellopera del Capo del Governo italiano, il segno sicuro della nuova, grande missione
che lItalia fascista si assunta, sotto la guida sagace e ferma del Duce.

Insomma speravamo di ottenere un po di luce per il nostro problema (in connessione con quali forze ed eventi lo storico contemporaneo fa il suo mestiere ?),
osservando pi da vicino il rapporto dei nostri tre personaggi con la sfera politica,
della nazione, dello stato, della patria. Invece ci siamo trovati dinanzi fenomeni complessi, dai molti volti. La fedelt che li spinge ad agire non una sola, piuttosto
un intreccio di lealt diverse, spesso contraddittorie tra loro, certo contraddittorie
rispetto a molte delle idee con le quali essi descrivono il senso del loro lavoro e
delle istituzioni a cui si dimostrano fedeli.
8. Laltro duello
Riassunto. Questa volta il riepilogo parte dalla prima lezione, ma molto rapidamente.
Allinizio di marzo ci siamo arrampicati in alto, con Sir Henry Rawlinson, per vedere
che cosa cera scritto nelliscrizione di Behistun, a cento metri da terra. Poi abbiamo
fatto un lungo percorso attraverso la storiograia antica, riassumendo, con laiuto di
schemi evolutivi, le vicende degli studi storici nel periodo medievale e moderno,
per arrivare al secolo scorso, al 959, allo scontro tra due-storici modello, due campioni della storiograia. Il primo, Chabod, fortemente inserito nella vita nazionale,
il che, gi nel 59, non escludeva afatto la partecipazione alla vita internazionale
degli storici ; laltro, Momigliano, che aveva dovuto abbandonare la sua patria nel
38, per le leggi razziali, divenuto forzatamente internazionale, rifugiato, apolide.
Poi, terminato lesame di quel documento, il carteggio del 959, nellultima lezione
abbiamo visto quanto diicile una volta riconosciuto che lattivit dello storico
si muove allinterno di una costellazione che ha al suo centro la nazione, la patria,
lo stato quanto diicile, dicevo, vedere come questa connessione concretamente funzioni. Il che, nel caso di questi storici italiani, di cui abbiamo pi da vicino
considerato lopera, signiica anche vedere in che rapporto quella storiograia stava
col fascismo. E questo labbiamo discusso nellultima lezione.
Sembrerebbe che questa ricerca di connessioni si faccia sempre pi problematica
man mano che procede. Proviamo, ora, a vedere se un po di luce ci pu venire da
un altro singolare duello tra storici, uno ben radicato nella vita nazionale e laltro
costretto ad emigrare a causa delle leggi razziali. Questo secondo duello appartiene
anchesso alla realt, ma alla realt della inzione. Si trova, infatti, in un racconto di

76
Massimo Mastrogregori
Borges, intitolato Guayaquil. La situazione, per, ha molte analogie con lo scontro
reale tra Chabod e Momigliano.
Non vedr la vetta dellHiguerota duplicarsi nelle acque del Golfo Placido, non andr nello
Stato Occidentale, non decifrer in quella biblioteca, che da Buenos Aires immagino in
tanti modi e che certo deve avere la sua forma precisa e le sue ombre crescenti, la scrittura
di Bolivar.
Rileggo il paragrafo precedente per redigere il successivo e mi sorprende il suo stile, che
allo stesso tempo malinconico e pomposo. Forse non si pu parlare di quella repubblica dei Caraibi senza rilettere, sia pure da lontano, lo stile monumentale del suo storico
pi famoso, il capitano Jos Korzeniovski, ma nel mio caso c un altro motivo. Lintimo
proposito di infondere un tono patetico ad un episodio abbastanza penoso e un po banale
mi ha dettato il paragrafo iniziale. Riferir molto onestamente ci che accaduto. Questo
mi aiuter forse a capirlo. Inoltre, confessare un fatto signiica smettere di esserne lattore
per diventarne un testimone, per diventare uno che lo guarda e lo racconta e che non ne
pi lautore.
Il fatto in questione mi capitato venerd scorso, in questa stessa stanza in cui scrivo,
a questa stessa ora del pomeriggio, oggi un po pi fresca. So che abbiamo la tendenza
a dimenticare le cose sgradite ; voglio lasciare scritto il mio dialogo con il dottor Eduardo
Zimmermann della Universit del Sud, prima che loblio lo renda indeinito. La memoria
che ne ho ancora molto vivida.
Perch il mio racconto sia compreso, dovr ricordare brevemente la curiosa avventura di
certe lettere di Bolivar, esumate dallarchivio del dottor Avellanos, la cui Storia di cinquantanni di mal governo, che si credette perduta in circostanze che sono di dominio pubblico, venne
scoperta e pubblicata nel 939 da suo nipote, il dottor Ricardo Avellanos. A giudicare dai
riferimenti che ho raccolto in varie pubblicazioni, queste lettere non presentano grande
interesse, tranne una, datata Cartagena 3 agosto 822, nella quale il Libertador riferisce
alcuni particolari del suo colloquio con il generale San Martin. Inutile insistere sul valore
di questo documento, nel quale Bolivar ha rivelato, seppur parzialmente, ci che veramente avvenne a Guayaquil. Il dottor Ricardo Avellanos, tenace oppositore delluicialit,
si rii utato di consegnare il carteggio allAccademia della storia e lo ha oferto a diverse
repubbliche latinoamericane. Grazie al lodevole zelo del nostro ambasciatore, il dottor
Melaza, il governo argentino stato il primo ad accettare questa oferta disinteressata. Si
convenuto che un delegato sarebbe andato a Sulaco, capitale dello Stato Occidentale, e
avrebbe fatto una copia delle lettere per pubblicarle qui. Il rettore della nostra Universit,
nella quale ricopro lincarico di ordinario di Storia americana, ha avuto la gentilezza di
raccomandarmi al ministro per questa missione ; ho anche ottenuto lapprovazione, pi
o meno unanime, dellAccademia Nazionale della Storia a cui appartengo. Gi era issata
la data per il mio incontro con il ministro, quando ci giunse la notizia che lUniversit
del Sud, alloscuro, preferisco credere, di tali decisioni, aveva proposto il nome del dottor
Zimmermann.
Si tratta, come forse il lettore sapr, di uno storico straniero, scacciato dal suo paese
dal Terzo Reich, ed ora cittadino argentino. Della sua opera, senza dubbio benemerita, ho
potuto esaminare soltanto una rivalutazione della repubblica semitica di Cartagine, che i
posteri giudicano attraverso gli storici romani, ossia i suoi nemici, e una specie di saggio in
cui si sostiene che il governo non dovrebbe essere una funzione risibile e patetica. Questa
pretesa merit la confutazione deinitiva di Martin Heidegger, il quale riusc a dimostrare,
attraverso le fotocopie delle prime pagine dei giornali, che il moderno capo di Stato, lungi
dallessere anonimo, piuttosto il protagonista, il corego, il David danzante, che mima il
dramma del suo popolo, sorretto dalla pompa scenica e avvalendosi senza esitazioni delle

Il cartegio Chabod-Momigliano del

77

iperboli dellarte oratoria. Heidegger not anche che il linguaggio di Zimmermann era
ebraico, per non dire giudeo. Questa pubblicazione del venerato esistenzialista fu la immediata causa dellesodo e della nomade attivit del nostro ospite.
Senza alcun dubbio Zimmermann era venuto a Buenos Aires per parlare con il ministro, il quale mi sugger privatamente, tramite un segretario, di vedere Zimmermann e di
metterlo al corrente della cosa, per evitare lo spettacolo sgradevole di due universit in
conl itto. Ovviamente acconsentii. Tornato a casa, mi dissero che il dottor Zimmerman
aveva annunciato per telefono la sua visita, alla sei del pomeriggio. Abito, come noto, in
via Cile. Alle sei esatte suon il campanello.

La situazione questa : ci sono due storici che si devono incontrare. Tenete presente
che il tema dello storico nazionale impostato in dallinizio : c un dottor Avellanos
che ha scritto unopera ; il nipote lha trovata e pubblicata. Sia questi due, che il
narratore-protagonista del racconto, il professore di storia sudamericana, hanno un
rapporto abbastanza diretto con il loro stato : Avellanos nipote, in forma negativa,
perch contrario alluicialit, e quindi contro lo stato, ma si rivolge ad altre
repubbliche ; il narratore invece perfettamente inserito nel sistema nazionale e in
quanto storico uiciale gli viene aidata la missione di studiare le carte di Bolivar.
Ma spunta, a un certo punto, un altro personaggio, Zimmermann, che, non si sa
a quale titolo, si inserisce nella vicenda.
Io stesso, con semplicit repubblicana, gli aprii la porta e lo condussi nel mio studio privato. Si ferm a guardare il cortile ; le mattonelle nere e bianche, le due magnolie e il pozzo
suscitarono la sua facondia. Era, credo, un po nervoso. Non cera niente di speciale in lui ;
dimostrava circa 40 anni e la sua testa era piuttosto grossa. Occhiali scuri gli nascondevano
gli occhi ; ogni tanto li posava sul tavolo e poi li riprendeva. Mentre ci salutavamo, mi accorsi
con soddisfazione che ero il pi alto dei due, e subito mi vergognai di tale compiacimento,
poich non si trattava di un duello isico, e nemmeno morale, bens di una mise au point
forse imbarazzante. Non sono un grande osservatore, ma ricordo ci che un poeta ha chiamato, con una brutta espressione che corrisponde a ci che deinisce, la sua gofa eleganza
nel vestire. Vedo ancora quei vestiti di un azzurro intenso, con un eccesso di bottoni e di
taschini. La sua cravatta, me ne accorsi, era uno di quei nastri da prestigiatore che si issano
con due fermagli elastici. Aveva una cartella di pelle che supposi piena di documenti. Sfoggiava sobri bai di taglio militare. Nel corso del colloquio accese un sigaro e sentii allora
che cerano troppe cose in quella faccia. Trop meubl, mi dissi.
Il fatto che il linguaggio sia successivo esagera indebitamente i fatti che riferiamo, giacch
ogni parola occupa un posto nella pagina e un istante nella mente del lettore. Al di l delle
trivialit visive che ho elencato, luomo dava limpressione di un passato avventuroso.
Nel mio studio ci sono un ritratto ovale del mio bisnonno, che milit nelle guerre di
indipendenza, e alcune teche con spade, medaglie e bandiere. Gli mostrai, con qualche
spiegazione, quelle vecchie cose gloriose ; le guardava rapidamente come chi esegue un
dovere e completava le mie frasi, non senza una certa impertinenza, che credo involontaria
e meccanica. Diceva per esempio :
Giusto. Battaglia di Junin. 6 agosto 824. Carica dei cavalieri di Juarez.
Di Suarez corressi.
Sospetto che lerrore fosse deliberato. Apr le braccia con un gesto orientale ed esclam :
Il mio primo errore, e non sar lultimo ! Io mi nutro di testi e mi confondo ; in lei vive
linteressante passato. Pronunciava la v quasi come se fosse una f.

78

Massimo Mastrogregori

Quelle lusinghe non mi piacquero. I libri lo interessarono di pi. Lasci vagare lo sguardo
sui titoli quasi amorevolmente. Ricordo che mi disse :
Ah, Schopenhauer, che non credette mai alla storiaQuella stessa edizione curata da
Grisebach ce lavevo a Praga, e pensavo di invecchiare nellamicizia di quei volumi maneggevoli. Ma fu proprio la storia, incarnata in un folle, che mi scacci da quella casa e da
quella citt. Ed eccomi qui in America, nella sua casa ospitale...
Il suo linguaggio era scorretto ma l uido ; il sensibile accento tedesco conviveva con la
caratteristica pronuncia spagnola.
Eravamo ormai seduti ed approittai di ci che aveva detto per entrare in argomento.
Gli dissi :
Qui la storia pi pietosa. Spero di morire in questa casa in cui sono nato. Qui il mio
bisnonno ha portato quella spada che ha attraversato lAmerica ; qui io ho meditato sul passato
ed ho composto i miei libri. Quasi posso dire di non aver mai lasciato questa biblioteca, ma
ora inalmente uscir, a percorrere quella terra che inora ho percorso solo sulla carta.
Attenuai con un sorriso il mio probabile eccesso retorico.
Allude ad una certa repubblica dei Caraibi ? Disse Zimmermann.
Infatti. A questo viaggio imminente devo lonore della sua visita gli risposi.
Trinidad ci port il caf. Proseguii con lenta sicurezza :
Lei gi sapr che il ministro mi ha aidato la missione di trascrivere e curare le lettere
di Bolivar, che un caso ha riesumato dallarchivio del dottor Avellanos. Questa missione
corona, con una specie di felice fatalit, lopera di tutta la mia vita. Il lavoro che in qualche
modo ho nel sangue.
Fu per me un sollievo laver detto quello che avevo da dire. Zimmermann sembr non
avermi udito. I suoi occhi non guardavano il mio viso ma i libri alle mie spalle. Assent
prima vagamente, poi con enfasi :
Nel sangue. Lei lo storico genuino. La sua gente ha attraversato i campi dAmerica e
ha sostenuto le grandi battaglie, mentre la mia, oscura, emergeva a malapena dal ghetto. Lei
ha la storia nel sangue, secondo le sue eloquenti parole ; a lei basta ascoltare con attenzione
quella voce recondita. Io invece devo trasferirmi a Sulaco a decifrare carte su carte forse
apocrife. Mi creda, dottore, io la invidio.
Le sue parole non lasciavano trasparire n sida n scherno. Erano gi lespressione di una
volont che faceva del futuro qualcosa di irrevocabile quanto il passato. Non furono i suoi
argomenti a vincere. Il potere era nelluomo, non nella dialettica. Zimmermann continu
con lentezza pedagogica :
In materia bolivariana, chiedo scusa, sanmartiniana, la sua posizione, caro maestro, in
troppo nota. Votre sige est fait. Non ho ancora decifrato la lettera di Bolivar in questione, ma
inevitabile e ragionevole supporre che Bolivar labbia scritta per giustiicarsi. In ogni caso, la
tanto decantata epistola ci riveler ci che potremmo chiamare il settore Bolivar, non il settore
San Martin. Una volta pubblicata, bisogner soppesarla, esaminarla, passarla al vaglio critico
e, se necessario, confutarla. Per quel verdetto inale nessuno pi indicato di lei, con la sua
lente di ingrandimento. Lo scalpello, il bisturi che il rigore scientiico richiede. Mi permetta
anche di aggiungere che il nome del divulgatore della lettera rimarr legato alla lettera. E a
lei non conviene afatto un simile legame. Il pubblico non percepisce le sfumature.
Capisco adesso che ci che discutemmo dopo fu essenzialmente inutile. Allora lo intuii
solamente ; per non fargli fronte mi appigliai a un particolare e gli chiesi se davvero credeva
che le lettere fossero apocrife.
Che siano o meno di Bolivar mi rispose non signiica che contengano tutta la verit.
Bolivar potrebbe aver voluto ingannare il suo corrispondente o semplicemente potrebbe
essersi ingannato. Lei uno storico, un meditativo, sa meglio di me che il mistero in noi
stessi, non nelle parole.

Il cartegio Chabod-Momigliano del

79

Queste pompose ovviet mi infastidirono e osservai apertamente che, allinterno del


grande enigma che ci circonda, il colloquio di Guayaquil, nel corso del quale il generale San
Martin rinunci alla pura ambizione e lasci il destino dellAmerica nelle mani di Bolivar,
anchesso un enigma degno di essere studiato. Zimmermann rispose :
Le spiegazioni sono tanteQualcuno congettura che San Martin sia caduto in una trappola ; altri, come Sarmiento, che egli fosse un militare europeo, sperduto in un continente che
non riusc mai a capire ; altri, per lo pi argentini, gli attribuiscono un gesto di abnegazione ;
altri di stanchezza. C chi parla dellordine segreto di non so quale loggia massonica.
Osservai che ad ogni modo sarebbe stato interessante recuperare le parole esatte che si
dissero il protettore del Per e il Libertador.
Zimmermann sentenzi :
Forse le parole che si scambiarono furono insigniicanti. Due uomini si trovarono faccia
a faccia a Guayaquil ; se uno si impose, fu perch aveva pi volont, non grazie a giochi
dialettici. Come vede, non ho dimenticato il mio Schopenauer.
Aggiunse con un sorriso :
Words, words, words. Shakespeare, insuperabile maestro delle parole, le disdegnava. A
Guayaquil, come a Buenos Aires o a Praga, contano sempre meno delle persone.
In quel momento sentii che qualcosa ci stava accadendo, o meglio era gi accaduto. In
qualche modo, eravamo gi altri. Il crepuscolo entrava nella stanza e io non avevo acceso
le lampade. Un po a caso domandai :
Lei di Praga, dottore ?.
Ero di Praga rispose.
Per evitare largomento centrale osservai :
Deve essere una strana citt. Non la conosco, ma il primo libro in tedesco che ho letto
stato il romanzo Golem di Meyrink.
Zimmermann rispose :
il solo libro di Gustav Meyrink che meriti il ricordo. meglio non assaggiare gli altri,
che sono fatti di cattiva letteratura e della peggiore teosoia. Eppure qualcosa della stranezza
di Praga vaga in quel libro di sogni che si dileguano in altri sogni. Tutto strano a Praga
o, se lei preferisce, nulla strano. Pu succedere qualunque cosa. A Londra, certe sere, ho
avuto la stessa sensazione.
Lei risposi ha parlato della volont. Nei Mabinogion due re giocano a scacchi in cima
a un colle, mentre sulla piana i loro guerrieri combattono. Uno dei re vince la partita. Un
cavaliere arriva con la notizia che lesercito dellaltro stato sconitto. La battaglia degli
uomini era il rilesso di quella sulla scacchiera.
Ah, unoperazione magica disse Zimmermann.
Gli risposi :
O la manifestazione di una stessa volont in due campi diversi. Unaltra leggenda dei
Celti riferisce del duello di due famosi bardi. Uno, accompagnandosi con larpa, canta dal
crepuscolo del mattino ino al crepuscolo della sera. Ormai sotto le stelle o la luna, consegna larpa allaltro. Questi la mette da parte, e si alza in piedi. Il primo confessa la sua
sconitta.
Che erudizione, che capacit di sintesi ! esclam Zimmermann.
Aggiunse, gi pi sereno :
Devo confessare la mia ignoranza, la mia deplorevole ignoranza, della materia di Bretagna. Lei, come il giorno, abbraccia lOccidente e lOriente. Io sono coninato nel mio
cantuccio cartaginese, che adesso arrotondo con un pizzico di storia americana. Sono solo
un metodico.
Nella sua voce cerano il servilismo dellebreo e quello del tedesco, ma intuii che non gli
costava niente darmi ragione e adularmi, dato che il successo era suo.

80

Massimo Mastrogregori

Mi supplic di non preoccuparmi delle pratiche del suo viaggio. Trattative fu latroce parola che us. Subito dopo tir fuori una lettera indirizzata al ministro, nella quale esponevo
i motivi della mia rinuncia e le riconosciute virt del dottor Zimmermann, e mi mise in
mano la sua stilograica perch la irmassi. Quando ripose la lettera, non potei evitare di
intravedere il suo biglietto aereo, gi timbrato, per il volo Ezeiza-Sulaco. Uscendo, si ferm
di nuovo davanti ai volumi di Schopenhauer e disse :
Il nostro maestro, il nostro comune maestro, riteneva che nessuna azione involontaria. Se lei rimane in questa casa, in questa elegante casa avita, perch nellintimo vuole
rimanerci. Rispetto la sua volont, gliene sono grato.
Accettai senza una parola questa elemosina inale.
Lo accompagnai verso la porta dingresso e mentre ci congedavamo dichiar :
Eccellente il caf.
Rileggo queste disordinate pagine, che tra non molto aider al fuoco. Lincontro era
stato breve. Ho il presentimento che ormai non scriver pi. Mon sige est fait.

Non una bella coincidenza lesistenza di questaltro duello, che duplica fantasticamente quello tra Chabod e Momigliano ? strano trovare molti temi del nostro
carteggio, cos limpidamente esposti in un racconto fantastico tutto basato, in
dalle prime righe, sul tema della duplicazione (pubblicato nel 70, nella raccolta Il
manoscritto di Brodie).
Comunque ci sono due igure : il primo un tipico storico nazionale. Quindi
uno studioso che, sia in virt di un rapporto ordinato e positivo con il potere della
repubblica argentina, sia per motivi familiari, rappresenta i valori di quella nazione.
anche burocraticamente in rapporto con le sfere ministeriali, per cui viene incaricato di una missione di critica storica. Diciamo che a Borges sembra abbastanza
chiaro perch il narratore fa quello che fa. una situazione naturale.
Il vero punto interessante di questo racconto laltra igura, i motivi per cui agisce, e ci che ci stupisce e ci afascina il modo in cui essa si inila in questa trama
ordinata, la scompagina e si impone come sostituto del narratore. Naturalmente ci
sono temi tipicamente borgesiani, che ora non ci interessano speciicamente, ma che
vale la pena di segnalare : lo Stato in cui si sarebbero ritrovate queste lettere di Bolivar,
che lo storico deve andare a decifrare, immaginario, ma non totalmente tale,
perch tutti i nomi, sia di luogo che di persona, sono tratti dal Nostromo di Conrad.
Altro tema cruciale, quello delle parole, incapaci di descrivere le cose, parole che
esagerano indebitamente i fatti e contano sempre meno delle persone (per non
parlare del linguaggio ebraico che avrebbe causato lesilio di Zimmermann).
Tornando a quello che ci interessa di pi : perch Zimmermann fa quello che fa ?
Perch si impone ? Perch va a casa del protagonista-narratore e con la sua volont
si sostituisce a lui ? Il motivo ... che non c motivo. Borges scrive questo racconto come elogio di Schopenauer, pensatore fortemente contrario alla storia come
pretesa razionale di stabilire un ordine tra gli eventi. Lo fa attraverso la igura di
un ricercatore metodico che assume gli stessi strumenti, lo stesso stile degli storici
nazionali, senza per condividerne il motivo di fondo (i ricordi familiari, lonore
nazionale, il sangue). Il senso del racconto, mi pare, che non si sa perch le cose
succedono. Il mistero dice Zimmermann in noi stessi e non nelle cose. Il
primo storico viene ironicamente lodato perch, essendo in connessione con tutta
una serie di valori, in parte reali in parte inventati, appartiene a quella linea che

Il cartegio Chabod-Momigliano del


81
abbiamo deinito naturalistico-biologica della nazione ; il secondo invece confessa :
mi nutro di testi e mi confondo. La igura dello storico sradicato, dello studioso ebreo in esilio, per Borges un modo per aderire profondamente alla visione
schopenhaueriana, e per portare i suoi temi, la sua visione a contatto con la storia
recente, sudamericana ed europea.
Ricapitoliamo. Abbiamo cercato in vari modi le connessioni dellattivit dello storico
con la realt del secolo scorso : abbiamo visto che questi storici sono professionisti
della verit pur sui generis ; che sono insegnanti ; che appartengono ad una nazione.
Ma abbiamo lasciato in ombra lultimo aspetto, che invece a questo punto si rivela
determinante : si muovono in una determinata congiuntura storica. Il racconto di
Borges ci serve a mostrare questo : nella congiuntura in cui questi storici si muovono,
pur in presenza di tanti motivi e tante linee culturali diverse, non si sa perch le cose
succedono. Il caos degli eventi non si ordina. Ma proprio questa congiuntura che
esercita una pressione smisurata sul progetto disciplinatore di mettere ordine tra
gli eventi ; ed in questa congiuntura che si muovono gli storici.
Bisogna quindi allargare linquadratura. Non pi limitarsi a questo pulviscolo di
eventi che abbiamo provato ad organizzare ; non pi rimanere fermi allo storico
della nazione ( o stato, o patria, ecc.) ; ma allargare linquadratura e osservare altri
aspetti dei valori novecenteschi, e persino ottocenteschi. quello che ho cercato
di mostrare nel testo, gi ricordato, La religione dei ricordi : dalla ine del 700 si
impone un nuovo rapporto con il passato, che presuppone questo dramma del
non poter ordinare gli eventi, ma che fatto di tanti aspetti che interagiscono fra
loro. Sono quindi altri gli eventi da mettere in connessione, magari pi lontani e
meno visibili.
Alla base troviamo i valori moderni secolarizzati : non c pi un autorit trascendente ed questo che costituisce il principale limite alla possibilit di mettere
ordine tra gli eventi. Finch c unautorit trascendente, una legge esterna alla
coscienza e superiore, lindividuo trova un criterio ordinatore. Ma quando questo
viene meno, estremamente diicile che la polvere dei fatti riesca ad assumere una
forma. Vi elenco rapidamente, disordinatamente i fenomeni che compongono questo processo (li potete trovare esposti pi dif usamente nel testo citato, con i relativi
rinvii bibliograici). Innanzitutto proprio a ine 700 ha uno sviluppo eccezionale il
romanzo. Esso in efetti rappresenta il dispiegarsi in libert dei caratteri individuali
delle persone e nel romanzo diicilissimo che ci sia un perfetto coordinamento
degli eventi ; di qui la vicenda complessa del romanzo novecentesco. In realt si
assiste ad una dinamica dai due volti : da un lato le individualit si liberano, e i protagonisti possono fare qualsiasi cosa ; dallaltro c un tentativo degli autori e della
societ di mettere sotto controllo queste storie. Questo sforzo di disciplinamento
corrisponde alla nascita della critica, che a volte incorporata nei romanzi stessi. I
primi novels inglesi, infatti, prevedono prefazioni in cui lautore rassicura il lettore
che i comportamenti dei protagonisti dei romanzi sono devianti o magari assurdi,
ma tutto questo ha una spiegazione che viene anticipata.
Poi va citato il recupero del mondo sotterraneo, in particolare gli scavi archeologici
che, dopo essere stati cantieri a cielo aperto, diventano veri e propri giardini. Un
altro aspetto da considerare la nascita degli archivi storici. Prima questo concetto

82
Massimo Mastrogregori
non esisteva ; ora invece nascono luoghi preposti alla ricostruzione della storia tramite i documenti. C anche una nuova struttura del potere in cui lentamente, in
seguito ai fatti rivoluzionari, emerge la igura del cittadino ; in cui lindividuo che
agisce liberamente nei romanzi cerca di acquisire potere e di eroderlo alle strutture secolari che lo schiacciavano. Ci sono ancora altri aspetti : la rivalutazione delle
cose vecchie ; la trasformazione dei rottami in pezzi da museo ; la nascita del culto
del mobilio antico.
Lo spaesamento proprio dellinizio della modernit determina una nuova visione
del passato. C in efetti un nuovo rapporto con gli oggetti, che vengono a moltiplicarsi, e, prodotti industrialmente o meno, si associano ai ricordi, e aprono una
nuova dimensione nella memoria individuale. C una nuova visione della citt come
labirinto ; ed essa diventa una delle metafore pi adatte a raigurare linaferrabilit
degli eventi. Se pensiamo al paradigma letterario di questa inaferrabilit lesempio
pi classico quello di Kaf ka lettore di Schopenhauer che costruisce ambienti
e storie, in cui letteralmente non si sa perch succedano le cose. Il dato di base
comunque che gli storici, pur appartenendo culturalmente a questo mondo, si
trovano ad operare in controtendenza.
Questi dati culturali, questi valori moderni secolarizzati, questo nuovo rapporto
con il passato, si connettono a loro volta con le grandi trasformazioni economiche
e sociali. Anche qui proviamo a elencare brevemente. Innanzitutto si assiste ad un
intenso inurbamento : nel 800 abitano in citt di pi di 5.000 abitanti 2.000.000 di
persone ; nel 94, dopo 4 anni, questo numero va moltiplicato per 0, e si arriva a
22.000.000 di abitanti. Tenete presente che nello stesso tempo la popolazione globale
aumenta di tre volte, quindi siamo in presenza di un fenomeno molto rilevante. Le
citt con pi di duemila abitanti, cio appena pi grandi dei villaggi, nel 800 sono
il 6% sul totale delle citt ; nel 900 sono il 4. Ancora, ultimo dato : su 268 citt
con pi di 00.000 abitanti, quindi grandi citt, che esistono nel 90, il 37-40% non
esisteva agli inizi del 900. Quindi il primo dato lespansione della vita urbana ; il
secondo il mutato livello di vita. Tra il mondo pre-neolitico e lEuropa del xvii
secolo (cio in circa nove millenni) questo indicatore composito aumenta del 90%.
Tra lEuropa del xvii e gli Stati Uniti del 90 lo stesso indicatore aumenta ino a
3.200 volte. Altro aspetto emblematico : la produttivit. Per produrre una tonnellata
di grano ci vogliono ino a 800 ore prima della rivoluzione industriale ; 86 ore nel
840 ; 40 ore nel 900 e solo due ore nel 990. Quindi rapidissimo incremento della
produttivit ; e lo stesso vale per il commercio mondiale. Il suo volume cresce di
25 volte nel corso del diciannovesimo secolo, quando si era al massimo duplicato
nella prima et moderna.
Il numero dei messaggi scambiati un altro indicatore molto interessante, abbastanza funzionale alla nostra argomentazione. Non si tratta soltanto della dif usione
dei media, per cui ad esempio nel corso dell800 aumentano a dismisura le tirature
dei giornali (le 5000 copie del Times del 85, diventano 70.000 appena 35 anni
dopo) ; ma proprio delle comunicazioni tra gli individui : evidente come ci sia un
rapporto tra il tentativo di imporre un ordine alle storie che circolano nella societ e il numero stesso di queste storie. Nel 900 abbiamo 500.000.000 di messaggi
scambiati attraverso 2.000.000 di km di linee telegraiche. Nel 93, con circa 4

Il cartegio Chabod-Momigliano del


83
milioni di apparecchi telefonici, abbiamo venti miliardi di messaggi ; e attualmente
sono stimati quasi 600 milioni di apparecchi Nel corso dell800 si assiste anche
alla rivoluzione dei trasporti, che si intensiicano e costano meno, quindi c una
maggiore mobilit anche di persone, oltre che di merci e di informazioni.
Qual il rapporto tra questo mondo nuovo e la diicolt di ricostruire storie e
organizzare gli eventi ? Il fatto che la voce disciplinata e scientiica dello storico,
che si serve di tecniche erudite o di metodi nati in altri ambiti, si trova ad agire
non pi in presenza di una rarefazione dei messaggi, ma in un mondo pieno di
eventi, pieno di notizie (anche false), pieno di persone che cercano di sfruttare
questa confusione. Il compito dello studioso da un lato diventa molto pi diicile,
dallaltro viene fortemente limitato.
Accade che un numero sempre maggiore di persone siano portate a credere che
gli eventi non si organizzino, che le cose avvengano senza un motivo comprensibile. Soprattutto, in questo mondo cos trasformato, si crea un enorme problema di
potere. quello dellorganizzazione delle masse. Se ci mettiamo dal punto di vista
dello storico cio dal punto di vista dellintellettuale che rilette sui fatti, mentre
assiste al loro mutamento lavvento delle masse sulla scena della storia pone
enormi problemi, soprattutto sul piano del rapporto fra la cultura e la politica ; ci
ritroviamo cos nuovamente alle prese col rapporto dello storico con la nazione e
con lo stato. Mentre prima si poteva credere allesistenza duna sfera di autonomia
e di riguardo attorno al pensatore e allo scienziato, con questa nuova strutturazione del potere, con lirruzione delle masse sulla scena della storia, la questione si
complica ; anche gli intellettuali partecipano al nuovo gioco, entrando direttamente
nella gestione politica delle masse.
Un esempio lampante ne il coinvolgimento degli storici negli uici di propaganda e di spionaggio durante la prima guerra mondiale ; a quel punto si trattava
di mettere non soltanto la propria persona e competenza, ma anche la coscienza
al servizio dello stato e questo fu immediatamente giudicato un tradimento. Nel
suo Tradimento degli intellettuali del 928 (La trahison des clercs) Julien Benda nota
come nei 40-50 anni precedenti fosse venuto sempre crescendo lasservimento dei
chierici ai laici, di uomini di pensiero e poesia agli interessi politici ed economici ;
una subordinazione che non si poteva pareggiare a quella degli altri tempi, perch
non era, come quella, intrinseca e incidentale, ma estrinseca e totale. Il fatto gli
sembrava indubitabile e dipendeva dall attribuzione di valore assoluto ai concetti
empirici di nazione, classe e simili, innalzati al piano spirituale e con ci confusi
con le vere categorie. Quanto alla motivazione storica che ne stava alla base, Benda
faceva riferimento alla crisi religiosa del secolo xix : cercando una religione, ma non
ritrovando il vero Dio, lEuropa moderna sera foggiata degli idoli ; ora, in un modo
o nellaltro, la crisi doveva essere superata e i falsi idoli infranti.
In una recensione del libro di Benda (nella Critica del 928), Benedetto Croce
manifestava una sostanziale adesione : era daccordo sul dato di fatto del tradimento
dei chierici. Tradotto nel suo proprio linguaggio, il problema scriveva che si
scambiano per categorie spirituali dei concetti empirici. Si prende una nazione e si
crede che larte, la ilosoia, e naturalmente anche la storia, si possa e si debba fare

84
Massimo Mastrogregori
dal punto di vista nazionale. Ci signiica adorare degli idoli che in realt sono pietre. Benda ha dunque ragione dindignarsi contro questo tradimento, che ha messo
non gi le persone degli intellettuali, ma larte e la scienza stesse al servizio degli
interessi politici ed economici ; egli non scioglie per il nodo, con il suo scagliarsi
in assoluto contro lidentiicazione di chierici e laici. A parere di Croce la diagnosi
doveva dar vita a una cura, che per non poteva consistere nel separare la scienza
dalla politica. Egli del resto si avvedeva che ci non sarebbe stato possibile, se non
con il ritorno alla trascendenza nella sua forma medievale, con lopposizione della
citt di Dio e della citt del diavolo, della terra e del cielo, della valle di lacrime e
del paradiso ; ritorno che a giudicare dai fatti neppure i preti prendevano sul serio,
perch come gli altri chierici anchessi si erano asserviti ad interessi politici ed economici. In realt, continuava Croce, la separazione impensabile : Poniamo che
io, uomo di contemplazione, volessi staccarmi dalla vita politica ed economica, dai
suoi sforzi, dai suoi contrasti, dalle sue angosce, dai suoi orrori, e farmi verso di
essa chiuso e indiferente, donde prenderebbero poi alimento i miei pensieri ? Col
tagliare per brama di purit e di libert i lacci che annodano alla realt umana non
si diventa gi puri ma vuoti, non liberi ma morti. Il pensatore e il poeta per essere
tali devono vivere in s come Cristo i Peccata mundi. N sarebbero meno rovinosi gli
efetti sulla mia vita morale perch io trarrei comodo e vantaggio nei beni economici
e politici prodotti dalla lotta politica ed economica rii utandomi di dare ad essa il
mio interessamento e peggio ancora disprezzandola ; sarei un parassita e un parassita
improbo. Si pu osservare una certa sproporzione tra lacutezza dellanalisi di Croce
e la validit della sua soluzione, che quella di vivere le contraddizioni tra scienza
e politica, cercando il pi possibile di distinguerle. La diicolt si scioglierebbe per
Croce con il richiamo alla dignit e al dovere personali : Age rem tuam.
In un altro scritto messo esplicitamente in relazione con la recensione del libro di Benda
(Chiesa e Stato nel detto di Ranke, La Critica, 928), ma che con Ranke in verit non
centra molto, Croce, dopo aver detto che nellatmosfera presente (fascista) non si respira, aferma la superiorit del compito degli uomini di chiesa, per esempio i professori.
Essi devono mettere a disposizione dello Stato, della forza, della politica, le loro persone,
ma non la loro coscienza morale, la scienza e larte, la Chiesa. Devono insomma fare il
loro dovere di scienziati e artisti, pur impegnandosi in politica : superiore la loro funzione,
bench collegata dialetticamente alla forza e alla politica.

Resta il fatto che nel corso del 900 questo problema si acuito, non risolto. Nel
945, subito dopo la guerra, un altro intellettuale di scuola crociana, ma azionista
in politica, Carlo Dionisotti, si trova a rilettere sulla morte di Gentile ; di colui cio
che, teorizzando la ilosoia al potere e facendo del suo attualismo la base ideologica
del fascismo, aveva pi di tutti in Italia realizzato questa unione della ilosoia con
la politica. Ebbene per Dionisotti luccisione di Gentile da parte dei gap, i gruppi di
azione patriottica comunisti, segna linizio di unalterazione deinitiva del rapporto
tra politica e cultura :
Dal 5 aprile 44 [data in cui Gentile fu ucciso] le parole sono pietre e non pietre preziose ;
alla cultura non spetta pi alcuna ecclesiastica immunit. La ine di Gentile si inquadra in
una rivoluzione che mir ad abbattere quella cultura non soltanto per la degenerazione
tirannica e razzista che essa aveva subito durante il fascismo, ma per un pi antico e au-

Il cartegio Chabod-Momigliano del

85

tentico privilegio lungamente esercitato da essa cultura a beneicio dellideale nazionalistico


ed unitario, e a scapito di altre non meno vitali se anche pi umili realt e questioni del
popolo italiano.

Quello che succede in sostanza che la confusione di cultura e politica, con lavvento delle masse sulla scena della storia, raggiunge una soglia : ormai non pi
possibile, secondo Dionisotti, considerare sicura la torre davorio. Si deve abbatterla
non soltanto per le sue compromissioni con un determinato potere, ma perch
nessuna immunit pi conciliabile con i nuovi interessi, non meno vitali seppure
pi umili, propri delle masse.
chiaro che gli elementi comuni allopera degli storici pi lontani, antichi, e a
quelli a noi pi vicini, novecenteschi, delineano un quadro complesso, nel quale
diicile trovare una luce diretta sui problemi particolari. Se stringiamo nuovamente
linquadratura sui tre protagonisti del nostro documento, Antoni, Chabod e Momigliano, vediamo che non importante sapere solo se e come essi si inseriscono
nelle strutture di consenso del regime fascista. Quello che pi interessante
invece valutare, in uno scenario pi vasto e nel pi lungo periodo, la costellazione
di eventi e la rete di relazioni in cui sono inseriti.
Senzaltro essi non rii utano di inserirsi nella tradizione della cultura nazionale e
nei meccanismi di costruzione del consenso del governo. Non direi neanche per,
come fanno invece intravedere alcune ricostruzioni, che la loro attivit fosse segnata
a fondo e unicamente dall esperienza rivoluzionaria del fascismo. Semmai essa
pu essere inserita in un panorama di lunga continuit, nazionale e patriottica, che
veniva a patti con le esigenze del momento ; n va trascurata, per evitare errori di
interpretazione, la pressione, tragica, di un mondo in cui le cose accadono senza
sapere perch evidentissima soprattutto in Antoni.
Tra gli altri aspetti cui occorre fare riferimento, va poi inserita la peculiare politica
dellimmagine propria del fascismo (compreso limmaginario storico fascista, a cui
abbiamo gi accennato). Nel 932, ad esempio, il regime si propone di ricostruire la
storia della sua presa di potere, nel decennale della marcia su Roma, e organizza una
grande mostra, la Mostra della Rivoluzione fascista. Gli storici tradizionali, originariamente coinvolti nellorganizzazione, vengono per subito espulsi e fanno posto
ad artisti che ofrono una visione pi propriamente fascistizzata di come erano
andate le cose, attraverso il linguaggio avanguardistico del futurismo ; personaggio
chiave allinterno di questa operazione Mario Sironi (leggete su tutto questo il
libro di Jefrey Schnapp, Anno X). Ecco, forse possibile vedere l lincarnazione di
un vero e proprio senso fascista della storia, piuttosto che nei nostri storici, i quali,
usando metodologie ottocentesche, continuavano in realt una antichissima tradizione, cercando di razionalizzare un mondo molto diicile da spiegare. Il loro quadro
questo : forte legame con la nazione e con lo stato, problematica relazione con
il fascismo, chiarissimo inl usso dellatmosfera novecentesca, in un senso preciso,
che essi si muovono in un clima ostile, in controtendenza, cercano di ordinare gli
eventi nel mondo di Joyce e di Kaf ka.
Un documento eloquente di quel che si appena detto mi pare che sia la conclusione
delle Memorie di Ernesto Sestan, altro personaggio, seppure minore, che abbiamo
intravisto nel carteggio del 959. In questa pagina lattivit dello storico un hobby

86
Massimo Mastrogregori
personale, stranamente assurto ad uicio di stato e pagato dallo stato. Il nesso
del lavoro storico di indagine, che abbiamo detto problematico, con la nazione, lo
stato, la patria, qui, nelle righe conclusive delle memorie di un rappresentante abbastanza tipico della corporazione italiana, amaramente cancellato, ogni funzione
pubblica disperatamente azzerata.
allinterno di questo panorama articolato che possiamo inserire il nostro schema,
lultimo, sulloccidente contemporaneo e sulla posizione della storiograia nella
nuova costellazione culturale (vedi alla pagina seguente; nella prima parte del corso
erano stati presentati gli schemi, o costellazioni, relativi alla storiograia antica, medievale,
moderna, e di altre aree culturali - ebraica, islamica, indiana, cinese. In neretto sono evidenziate le diferenze rispetto al modello di partenza, quello antico, VI sec. a.C. - IV-V d.C.).
Se ancora in epoca tardo-moderna la scrittura della storia era vicina al potere
civile, militare, religioso, in questa nuova fase non c pi tale vicinanza, se non
in termini di dipendenza dallo stato. Il legame col potere spesso indiretto sia sul
versante dellinsegnamento ( lo stato che abilita alla docenza), sia sul versante della
professionalizzazione (ad esempio lo stato che gestisce i grandi archivi ). C poi
da considerare il requisito della scientiicit, che conferisce alla voce dello storico
una speciica autorit nellordinare il caos degli eventi : su questo soprattutto che
la corporazione degli storici discute e si divide.

Il cartegio Chabod-Momigliano del

87

Occidente contemporaneo, tardo XVIII sec. d.C.


vicinanza al potere
civile, militare, religioso ; vicinanza,
che anche, spesso, dipendenza ; (viaggi,
conquiste, esplorazioni) ; pi
raramente diretta esperienza delle cose ; dipendenza (indiretta)
dallo Stato (storici insegnanti, professionisti)
archivi, cronache ; nascita degli archivi storici
rapporto con i valori della nazione
pubblico : forme nuove
e potenti di difusione e controllo ;
forma letteraria, persuasione,
pubbliche letture, dominio
della civilt dello scritto ;
proliferazione di immagini
professionalizzazione
scientiicit
neutralizzazione e utilizzazione
delle false piste ;
storia scritta
tracce e rumores della
societ, ides
discussioni retoriche
e ilosoiche sulla storia
diritto, giurisprudenza, tribunali
scopo morale della verit storica,
suo uso apologetico e controversistico,
uso pubblico della storia (tradimento dei chierici)
utilit della verit e della conoscenza,
possesso duraturo, tradizione
Grandezza, declino e frantumazione inale della visione cristiana di un piano ordinato degli eventi ; importanza dellindividualit umana ; dissoluzione della visione
moderna (motivi dellagire) ; incomprensibilit degli eventi ; crisi della teoria del
progresso ; pressione di una realt nuova non disciplinabile (antistoricistica) ;
marginalizzazione e parodia degli storici.

88
Massimo Mastrogregori
Altri aspetti restano costanti : il fatto che ci siano forme nuove e potenti di dif usione delle notizie e di controllo del pubblico, un dato indubitabile e fondamentale,
ma improprio dire che lo storico vi partecipi in quanto tale. Gli storici scrivono
sui giornali, ma come giornalisti, pur conservando, talora abusivamente, laura
accademica del savant ; le forme proprie della conoscenza storica rimangono invece
quelle tradizionali la monograia, il saggio, la memoria accademica e restano
abbastanza isolate rispetto alle nuove forme di comunicazione.
Il fatto che alcuni libri di storia diventino dei casi editoriali e si svelino prodotti
industriali al pari di altri generi di consumo, rappresenta per una novit da non
trascurare, che stata ampiamente tematizzata sulla scia della fortunata deinizione
di Habermas riguardo all uso pubblico della storia. Qui si innesta nuovamente la
questione del tradimento dei chierici e del diicile conine tra campo storiograico e contesto novecentesco. Lantropologia culturale moderna, che aveva cercato
i motivi dellagire umano nelle libere e consapevoli intenzioni individuali, esplode
nel quadro contemporaneo in una visione indisciplinata e kaf kiana degli eventi ;
la teoria del progresso crolla (Gennaro Sasso ha intitolato Tramonto di un mito il
suo libro sul progresso). Sulla storia scritta dallaccademia si avverte dunque una
ineludibile pressione dal basso, esercitata da una realt nuova e non disciplinabile,
fortemente antistoricistica, che incide sullattivit dello storico, la condiziona tanto
pi, quanto meno ci appare a prima vista.
Il primo efetto di questa situazione la marginalizzazione dello storico sul
piano culturale : evidente che in un mondo in cui si crede correntemente che gli
eventi siano poco o per nulla comprensibili, la igura che si sforza di cucire tra di
essi dei rapporti sensati, venga vista come inattuale e come tale perda di status e
di riconoscimento sociale.
Una seconda conseguenza che essa diviene addirittura oggetto di parodia.
un dato di fatto che a partire dalla ine dell800 nei romanzi, nei ilm e nelle opere
di fantasia in genere laccademico, lerudito, ed in particolare lo storico, stato
frequentemente e pesantemente parodiato. In genere in questi romanzi di ine 800
e primo 900 la igura dello storico quella ridicola del pedante che va controcorrente, cio che cerca di intravedere un ordine dove a tutti evidente che questo
ordine non c.
Naturalmente gli storici hanno cercato di difendersi ; cos come non sono mancate le grandi correnti culturali e politiche che hanno valorizzato la storia e ne
hanno fatto il proprio cavallo di battaglia. Un buon esempio quello della cultura
marxista. Prendiamo un libro di Italo Calvino del 962, Eremita a Parigi (Milano,
Mondadori, 996), che raccoglie pagine autobiograiche : qui spesso presentato
e valorizzato il tema della storia. In una intervista, sempre del 962, Calvino ribadisce quanto la storia abbia signiicato per lui, prima nella sua formazione laica e
scientista ; poi, dopo i fatti tragici della seconda guerra mondiale, nel suo divenire
marxista e comunista ; la storia descritta come una grande speranza, lossatura
di una ideologia. Vediamo.
La guerra divent presto lo scenario dei nostri giorni, il tema unico dei nostri pensieri sta
descrivendo il periodo, per lui coincidente con la ine delladolescenza, in cui lItalia era
divisa e in piena guerra civile nella politica, anzi nella storia ci trovammo immersi, pur
senza alcuna opzione volontaria. Cosa signiicava per lavvenire del mondo e per lavvenire

Il cartegio Chabod-Momigliano del

89

di ciascuno di noi lesito di quel conl itto totale che insanguinava lEuropa ? E quale doveva
essere il comportamento di ciascuno di noi in una vicenda cos smisurata rispetto alle nostre volont ? Qual il posto delluomo singolo nella storia ? E la storia ha un senso ? E ha
ancora un senso il concetto di progresso ? Queste le domande che non potevamo non porre
a noi stessi. Ed nata cos quellabitudine che non abbiamo pi perduto a conigurare ogni
problema come problema storico o comunque a enucleare di ogni problema la componente
storica. Se il termine generazione ha un senso, la nostra potrebbe essere caratterizzata da
questa speciale sensibilit per la storia come esperienza personale. E questo vale soprattutto
per lItalia, ma anche pi o meno per tutti i paesi in cui c stata una rottura determinata
dalla guerra e dalla resistenza.

Le domande ci sono e sono brucianti ; per in questo 62 Calvino risponde ancora


iduciosamente ; egli era uscito nel 56 dal partito comunista, ma era rimasto marxista, e come tale mostra unattitudine a conigurare ogni problema come storico e
a vedere la storia come uno strumento ancora vitale.
Il caso di Calvino interessantissimo, perch nel suo percorso successivo avviene
un passaggio, per cos dire, dalla storia alla geometria ; la sua parabola potrebbe essere
quindi illuminante di come ad un certo momento, anche in unottica razionalista, al
paradigma della storia sia venuto a sostituirsi qualcosaltro. La pressione della realt
antistoricistica e irrazionalistica fortissima anche su chi, per saldezza di pensiero e
rigore metodologico, non si rassegna alla schopenhaueriana insensatezza ; si assiste
quindi ad evoluzioni impreviste nel rapporto tra cultura e storia.
Un rilesso di questo scenario anche la disputa tra Chabod e Momigliano :
alla pressione del mondo kaf kiano entrambi, in quanto campioni del modo di
pensare storico, oppongono modelli in controtendenza ; per poi si dividono tra
un tradizionale paradigma umanistico, il vecchio umanesimo solido e concreto di
Chabod, e un modello quello che Momigliano illustr e difese ino alla morte nel
987 di nuova genealogia scientiica, largamente internazionale e aperta ai temi
della cultura novecentesca, ma spesso rigidamente sulla difensiva, in particolare nei
confronti della cultura postmoderna.
Se poi connettiamo lopera di questi storici con la sfera nazione-stato-potere
quel groviglio di fedelt di cui abbiamo detto a pi riprese il loro lavoro risulta
drammaticamente in crisi. La loro parola, che punta a essere vera, si muove infatti
in un contesto allargato e contraddittorio, piena di altre voci, talora ininitamente
pi potenti ; la strada che essi individuano, aldil dei diversi modelli, per ottenere
autorit quella del disciplinamento e della specializzazione, cio una via duscita
tecnica ; ma cos facendo essi mettono tra parentesi il fatto che la cultura non si pu
pi dissociare dallattivit politica del mondo democratico, in cui le masse hanno un
ruolo decisivo. Il quadro che ne scaturisce quello di un ruolo sociale dello storico
molto simile a quello di un perito, di un tecnico preposto a usare i suoi strumenti
per distinguere che cosa vero e che cosa non lo . Vi invito a rilettere sul modo
in cui questa parola vera dello storico trova dif usione ; la soluzione tecnica di cui
abbiamo parlato ha linconveniente di far cadere la sua verit dallalto (ricorderete
che i due protagonisti del carteggio si rimproverano reciprocamente di parlare
dallalto). Si apre, cos, unulteriore contraddizione, rispetto a una conigurazione
del potere almeno idealmente democratica, in cui la parola dovrebbe circolare in
modo dif uso, liberamente.

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Nota

Le due lettere di Momigliano a Chabod furono pubblicate in Rivista di storia della storiograia moderna, 996, con un commento di Michele Biscione ; il carteggio completo,
con introduzione di Gennaro Sasso (che riprende in parte precedenti contributi comparsi
ne La Cultura) e postfazione di Riccardo Di Donato, uscito a Bologna, per i tipi del
Mulino - Istituto italiano per gli studi storici nel 2002 (Un cartegio del ) ; sullo stesso argomento cfr. Girolamo Imbruglia, Illuminismo e storicismo nella storiograia italiana, Napoli,
Bibliopolis, 2003, cap. I (e su questo volume lampia recensione di Giuseppe Giarrizzo, in
Lacropoli, 6, 2003, il quale sostiene, tra laltro, che Chabod difende, contro Momigliano,
il proprio complesso percorso, pi che la scuola crociana) ; la recensione del Cartegio scritta
da Mauro Moretti, nel Mestiere dello storico, iv, 2002 ; sulla questione della direzione della
Rivista storica italiana cfr. Adriano Viarengo, Lassunzione della direzione della Rivista storica italiana da parte di Franco Venturi, in Rivista storica italiana, 2004, 2, pp. 493-527. Due
volumi recenti sono importanti per lo studio dei temi del Cartegio : Federico Chabod, Idea
di Europa e politica dellequilibrio, a cura di Luisa Azzolini, Bologna, il Mulino, 995 ; Nazione,
nazionalismi ed Europa nellopera di Federico Chabod, a cura di Marta Herling e Pier Giorgio
Zunino, Firenze, Olschki, 2002 (da essi si potr risalire a bibliograia ulteriore e fonti ; per
queste ultime, tenete presenti in particolare, naturalmente, le ultime opere di Chabod, i
corsi sullidea di nazione e di Europa, pi volte ristampati da Laterza, il corso sullItalia
contemporanea (Einaudi), le Premesse della Storia della politica estera italiana e le Lezioni di
metodo storico (entrambe per Laterza).

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Fig. . Carlo Antoni

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Fig. 2. Arnaldo Momigliano

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Fig. 3. Federico Chabod (a destra)

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Fig. 4. Benedetto Croce

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Fig. 5. Lettera di Arnaldo Momigliano a Cobban

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Fig. 6. Testo italiano della lettera a Cobban

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Fig. 7. Prima lettera di Momigliano a Chabod

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Fig. 8. Seconda lettera di Momigliano a Chabod

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