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LUDOVICO ARIOSTO

LA VITA. Ludovico Ariosto uno dei maggiori autori


del Cinquecento e nacque a Reggio Emilia nel 1474.
Studi per cinque anni legge, ma poi si dedic alle
lettere. Lavor lungo
presso la corte degli Estensi a Ferrara. Dedic
interamente gli ultimi anni della vita ad

ampliare e

correggere il suo grande poema, l'Orlando furioso.

L'ORLANDO FURIOSO. L'Orlando furioso, il capolavoro di Ludovico Ariosto, un poema


in 46 canti in ottave, cio costituiti da strofe di otto versi endecasillabi.
Esso si presenta come la continuazione di un poema precedente, l'Orlando innamorato di
Matteo Maria Boiardo che, sullo sfondo delle lotte tra Cristiani e Saraceni, narra dell'amore di
Orlando e Rinaldo, i due pi valorosi paladini di Carlo Magno, per Angelica, la bellissima
figlia del re del Catai (Cina).
La trama molto complessa sia per la molteplicit degli episodi sia per il numero dei
personaggi.

Ludovico Ariosto nel suo poema si rif ai temi cavallereschi tradizionali, ma fa emergere una
pi moderna concezione della vita e degli uomini.
I temi, perci, del poema sono quelli stessi della vita di ogni giorno: l'amore, il dolore, la
gelosia, la lealt, il coraggio, la delusione, ecc.
Un altro dei motivi fondamentali del poema il fascino per le avventure strane e fantastiche:
battaglie sanguinose, duelli terribili, colpi di scena, ambienti incantati, viaggi, incontri con
mostri, giganti, fate e maghi.

La pazzia di Orlando
A met del poema inizia la narrazione della grande follia di Orlando. il punto fondamentale
dell'opera di Ludovico Ariosto che trae il suo titolo proprio da questo episodio. Orlando, che ha vagato
per mezza Europa alla ricerca di Angelica, giunge in un bosco e vede incisi sugli alberi i nomi di
Angelica e Medoro. Proprio in quel luogo; infatti, era nato l'amore di Angelica per Medoro, un giovane
guerriero saraceno. Orlando trascorre la notte nella casa del pastore che aveva ospitato i due
innamorati. Quando il pastore gli mostra il bracciale ricevuto in dono da Angelica, Orlando non ha pi
dubbi: abbandona la casa del pastore e sfoga in mezzo al bosco il suo dolore. Urla, taglia in mille pezzi
il sasso e gli alberi recanti le incisioni dei due innamorati, finch cade spossato e giace immobile per tre
giorni. Il quarto, si rialza ormai folle: butta via le sue armi, si strappa di dosso i panni, sradica alberi.
Incomincia la grande follia, tanto spaventosa che nessuno sentir mai parlare di un'altra maggiore di
questa (l'episodio riportato nella versione in prosa di Italo Calvino).

Orlando passeggiava in riva a un ruscello. Vede che i tronchi degli alberi sono pieni di
scritte e incisioni. Per io questa scrittura la conosco, pensa Orlando, e come fa chi
s'annoia, prende distrattamente a decifrare le parole. Legge: Angelica. Ma certo, la sua
firma! Angelica era passata di l!
Intorno alla firma di Angelica, cuori trafitti e colombe. Angelica innamorata? E di chi
mai? Orlando non ha dubbi: Se s'innamora non pu innamorarsi che di me!. Ma su quei
cuori, su quei nodi, c' un altro nome accoppiato a quello d'Angelica, un nome
sconosciuto: Medoro . Perch Angelica ha scritto quel nome? Perch ha scritto il nome di
qualcuno che non si sa chi sia? Forse, pensa Orlando, nelle sue fantasticherie
amorose, Angelica mi ha soprannominato Medoro, e scrive Medoro dappertutto perch
non osa scrivere Orlando. Entra in una grotta. Le pareti di roccia erano tutte incise. Tutte
in alfabeto arabo, si capisce. Orlando, esperto in quella lingua, tante volte s'era tratto
d'impaccio nelle sue spedizioni oltre le linee nemiche. Quel che c' scritto, dunque, per
lui chiaro: eppure vorrebbe dubitare di quel che sta leggendo. C' scritto, in una
calligrafia diversa da quella d'Angelica: Oh star qui con la principessa Angelica
abbracciato mattina e sera oh com' bello. Firmato: Medoro.
Orlando riflette: Dunque se Medoro sono io, e non sono stato io a scrivere questo, allora
Angelica, fantasticando di star qui abbracciata con me, dev'essersi messa a scrivere
queste cose con una calligrafia maschile per rappresentarsi quel che io avrei provato. La

spiegazione era ingegnosa, per non stava in piedi. Ormai l'ipotesi che Medoro fosse un
suo rivale, Orlando non riusciva pi a scartarla. Un rivale sfortunato, naturalmente, che
per dar sfogo alle sue fantasie, e per calunniare la donna che l'aveva respinto, aggiungeva
il proprio nome l dove Angelica aveva firmato i suoi messaggi d'amore per Orlando. Di
nuovo andava troppo lontano: qualsiasi spiegazione tentasse, a un certo punto il
ragionamento d'Orlando si rifiutava di seguire la via pi semplice, e il pianto che gi gli
faceva groppo in gola si fermava l. Orlando cavalca assorto: l'imbrunire; vede in fondo
alla valle un fumo che si leva da una casa; i cani prendono ad abbaiare. C' una casa di
pastori laggi. Orlando s'avvicina e chiede ospitalit per la notte. I pastori si fanno in
quattro per accogliere degnamente il paladino: chi gli svita l'armatura di dosso, chi gli
toglie gli speroni, chi gli lustra la corazza, chi governa il cavallo. Orlando lascia fare,
come un sonnambulo; poi si corica, e resta a occhi sbarrati. Sar un'allucinazione? Quelle
scritte continuano a perseguitarlo. Egli vede le scritte intorno al letto, sui muri, perfino sul
soffitto. Alza la mano per scacciarle.
Non puoi dormire, cavaliere?, e il pastore, udendolo agitarsi, venne a sedersi al suo
capezzale. Se vuoi ti racconto una storia che pi bella non si potrebbe immaginare. Ed
una storia vera. Pensa che in questa povera casa s'era venuta a rifugiare una principessa
dell'Oriente. E questa principessa aveva raccolto sul campo di battaglia un povero fante
ferito, un ragazzotto biondo... E il pastore racconta a Orlando tutta la storia degli amori
d'Angelica e Medoro, e delle loro nozze. Proprio in quel letto dove stai sdraiato tu,
cavaliere, la principessa e il fante passarono la prima notte di nozze! Orlando salta su
come punto da una vespa.
Non mi credi, cavaliere? Guarda cosa ci ha regalato a noi poveretti, la principessa,
partendo per il Catai con il suo sposo!, e mostra un braccialetto ornato di gemme. Era il
braccialetto che Orlando aveva regalato ad Angelica in pegno d'amore. Ehi, fermati,
cavaliere, dove vai!
Orlando era montato in sella e cavalcava nella notte urlando.
Pianse tanto che si disse: Queste non possono essere pi lacrime perch ormai devo

averle versate tutte: quello che mi scende gi dagli occhi l'essenza vitale che mi sta
abbandonando. Sospir tanto che si disse: Questi non possono essere sospiri perch
non si fermano mai: certamente il mio cuore che sta bruciando ed esala questo vento
come per la cappa d'un camino. Soffr tanto che si disse: Questo non posso pi essere
io perch Orlando morto, ucciso da Angelica. Io sono il fantasma di me stesso che non
potr pi trovare pace. All'alba si ritrov alla grotta dove Medoro aveva inciso la sua
confessione: a colpi di Durindana, la sua spada invincibile, sbriciol la roccia nelle acque
della fonte. Poi si coric sull'erba, spalanc gli occhi al cielo e rest immobile tre giorni e
tre notti senza mangiare n dormire.
Al quarto giorno s'alz, prese a spogliarsi e a gettare i pezzi d'armatura ai quattro punti
cardinali. Rest nudo e senz'armi. Cominci a sradicare un pino, poi una quercia, poi un
olmo. Da quel momento la pazzia d'Orlando prese a crescere, a scatenarsi, a infuriare sui
campi e sui villaggi.
Dopo aver letto il brano, svolgi i seguenti esercizi:

Orlando passeggia lungo la riva di un ruscello. Che cosa vede? Quali sono le sue considerazioni?
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Orlando entra in una grotta. Che cosa scopre? Quali sono le sue ipotesi?
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Orlando che cosa viene a sapere da un pastore? Di conseguenza, che cosa fa?
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Orlando, prima di impazzire, cerca di rifugiarsi dietro una costruzione di illusioni. Solo
quando le illusioni non reggono pi, la pazzia ha via libera e si impadronisce di lui.
Prova a ricostruire le fasi della pazzia di Orlando che sono elencate di seguito alla
rinfusa.

Soffre e si agita perseguitato dal dubbio, dal sospetto.


Per il grande dolore resta immobile tre giorni e tre notti senza mangiare n dormire.
Impazzisce per il dolore e sfoga la sua rabbia con cieca violenza.
Cerca in tutti i modi di convincersi che i messaggi d'amore sono rivolti a lui.
Preso atto della realt, piange, sospira, prova un tremendo dolore e distrugge la
roccia nelle acque della fonte.
Vede le incisioni sugli alberi, ma non crede a ci che vi scritto.