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Ludovico Ariosto

Orlando furioso
Volume primo (canti 124)
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Edizioni di riferimento
elettroniche
Liz, Letteratura Italiana Zanichelli
a stampa
Ludovico Ariosto, Orlando furioso, a cura di L. Caretti, Torino, Einaudi, 1966
[testo Debenedetti-Segre, Bologna, 1960]
Design
Graphiti, Firenze
Impaginazione
Thsis, Firenze-Milano
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso
Sommario
Canto 1........................................................................................................... 5
Canto 2......................................................................................................... 26
Canto 3......................................................................................................... 45
Canto 4......................................................................................................... 65
Canto 5......................................................................................................... 83
Canto 6....................................................................................................... 106
Canto 7....................................................................................................... 127
Canto 8....................................................................................................... 147
Canto 9....................................................................................................... 170
Canto 10..................................................................................................... 194
Canto 11..................................................................................................... 223
Canto 12..................................................................................................... 244
Canto 13..................................................................................................... 268
Canto 14..................................................................................................... 289
Canto 15..................................................................................................... 323
Canto 16..................................................................................................... 350
Canto 17..................................................................................................... 373
Canto 18..................................................................................................... 407
Canto 19..................................................................................................... 455
Canto 20..................................................................................................... 482
Canto 21..................................................................................................... 518
Canto 22..................................................................................................... 536
Canto 23..................................................................................................... 561
Canto 24..................................................................................................... 595
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
Canto 1
1
Le donne, i cavallier, larme, gli amori,
le cortesie, laudaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
dAfrica il ma re, e in Francia nocquer tanto,
seguendo lire e i giovenil furori
dAgramante lor re, che si di vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.
2
Dir dOrlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai n in rima:
che per amor venne in furore e matto,
duom che s saggio era stimato prima;
se da colei che tal quasi mha fatto,
che l poco ingegno ad or ad or mi lima,
me ne sar per tanto concesso,
che mi basti a finir quanto ho promesso.
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Piacciavi, generosa Erculea prole,
ornamento e splendor del secol nostro,
Ippolito, aggradir questo che vuole
e darvi sol pu lumil servo vostro.
Quel chio vi debbo, posso di parole
pagare in parte, e dopera dinchiostro;
n che poco io vi dia da imputar sono;
che quanto io posso dar, tutto vi dono.
4
Voi sentirete fra i pi degni eroi,
che nominar con laude mapparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de vostri avi illustri il ceppo vecchio.
Lalto valore e chiari gesti suoi
vi far udir, se voi mi date orecchio,
e vostri alti pensier cedino un poco,
s che tra lor miei versi abbiano loco.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
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Orlando, che gran tempo inamorato
fu de la bella Angelica, e per lei
in India, in Media, in Tartaria lasciato
avea infiniti et immortal trofei,
in Ponente con essa era tornato,
dove sotto i gran monti Pirenei
con la gente di Francia e de Lamagna
re Carlo era attendato alla campagna,
6
per far al re Marsilio e al re Agramante
battersi ancor del folle ardir la guancia,
daver condotto, lun, dAfrica quante
genti erano atte a portar spada e lancia;
laltro, daver spinta la Spagna inante
a destruzion del bel regno di Francia.
E cos Orlando arriv quivi a punto:
ma tosto si pent desservi giunto;
7
che vi fu tolta la sua donna poi:
ecco il giudicio uman come spesso erra!
Quella che dagli esperii ai liti eoi
avea difesa con s lunga guerra,
or tolta gli fra tanti amici suoi,
senza spada adoprar, ne la sua terra.
Il savio imperator, chestinguer vlse
un grave incendio, fu che gli la tolse.
8
Nata pochi d inanzi era una gara
tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo;
che ambi avean per la bellezza rara
damoroso disio lanimo caldo.
Carlo, che non avea tal lite cara,
che gli rendea laiuto lor men saldo,
questa donzella, che la causa nera,
tolse, e di in mano al duca di Bavera;
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
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in premio promettendola a quel dessi
chin quel conflitto, in quella gran giornata,
degli infideli pi copia uccidessi,
e di sua man prestassi opra pi grata.
Contrari ai voti poi furo i successi;
chin fuga and la gente battezzata,
e con molti altri fu l duca prigione,
e rest abbandonato il padiglione.
10
Dove, poi che rimase la donzella
chesser dovea del vincitor mercede,
inanzi al caso era salita in sella,
e quando bisogn le spalle diede,
presaga che quel giorno esser rubella
dovea Fortuna alla cristiana fede:
entr in un bosco, e ne la stretta via
rincontr un cavallier cha pi vena.
11
Indosso la corazza, lelmo in testa,
la spada al fianco, e in braccio avea lo scudo;
e pi leggier correa per la foresta,
chal pallio rosso il villan mezzo ignudo.
Timida pastorella mai s presta
non volse piede inanzi a serpe crudo,
come Angelica tosto il freno torse,
che del guerrier, cha pi vena, saccorse.
12
Era costui quel paladin gagliardo,
figliuol dAmon, signor di Montalbano,
a cui pur dianzi il suo destrier Baiardo
per strano caso uscito era di mano.
Come alla donna egli drizz lo sguardo,
riconobbe, quantunque di lontano,
langelico sembiante e quel bel volto
challamorose reti il tenea involto.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
13
La donna il palafreno a dietro volta,
e per la selva a tutta briglia il caccia;
n per la rara pi che per la folta,
la pi sicura e miglior via procaccia:
ma pallida, tremando, e di s tolta,
lascia cura al destrier che la via faccia.
Di su di gi, ne lalta selva fiera
tanto gir, che venne a una riviera.
14
Su la riviera Ferra trovosse
di sudor pieno e tutto polveroso.
Da la battaglia dianzi lo rimosse
un gran disio di bere e di riposo;
e poi, mal grado suo, quivi fermosse,
perch, de lacqua ingordo e frettoloso,
lelmo nel fiume si lasci cadere,
n lavea potuto anco riavere.
15
Quanto potea pi forte, ne veniva
gridando la donzella ispaventata.
A quella voce salta in su la riva
il Saracino, e nel viso la guata;
e la conosce subito charriva,
ben che di timor pallida e turbata,
e sien pi d che non nud novella,
che senza dubbio ell Angelica bella.
16
E perch era cortese, e navea forse
non men dei dui cugini il petto caldo,
laiuto che potea, tutto le porse,
pur come avesse lelmo, ardito e baldo:
trasse la spada, e minacciando corse
dove poco di lui temea Rinaldo.
Pi volte seran gi non pur veduti,
mal paragon de larme conosciuti.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
17
Comincir quivi una crudel battaglia,
come a pi si trovr, coi brandi ignudi:
non che le piastre e la minuta maglia,
ma ai colpi lor non reggerian glincudi.
Or, mentre lun con laltro si travaglia,
bisogna al palafren che l passo studi;
che quanto pu menar de le calcagna,
colei lo caccia al bosco e alla campagna.
18
Poi che saffaticr gran pezzo invano
i duo guerrier per por lun laltro sotto,
quando non meno era con larme in mano
questo di quel, n quel di questo dotto;
fu primiero il signor di Montalbano,
chal cavallier di Spagna fece motto,
s come quel cha nel cor tanto fuoco,
che tutto narde e non ritrova loco.
19
Disse al pagan: Me sol creduto avrai,
e pur avrai te meco ancora offeso:
se questo avvien perch i fulgenti rai
del nuovo sol tabbino il petto acceso,
di farmi qui tardar che guadagno hai?
che quando ancor tu mabbi morto o preso,
non per tua la bella donna fia;
che, mentre noi tardian, se ne va via.
20
Quanto fia meglio, amandola tu ancora,
che tu le venga a traversar la strada,
a ritenerla e farle far dimora,
prima che pi lontana se ne vada!
Come lavremo in potestate, allora
di chesser de si provi con la spada:
non so altrimenti, dopo un lungo affanno,
che possa riuscirci altro che danno.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
21
Al pagan la proposta non dispiacque:
cos fu differita la tenzone;
e tal tregua tra lor subito nacque,
s lodio e lira va in oblivione,
che l pagano al partir da le fresche acque
non lasci a piedi il buon figliol dAmone:
con preghi invita, et al fin toglie in groppa,
e per lorme dAngelica galoppa.
22
Oh gran bont de cavallieri antiqui!
Eran rivali, eran di f diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insieme van senza sospetto aversi.
Da quattro sproni il destrier punto arriva
ove una strada in due si dipartiva.
23
E come quei che non sapean se luna
o laltra via facesse la donzella
(per che senza differenzia alcuna
apparia in amendue lorma novella),
si messero ad arbitrio di fortuna,
Rinaldo a questa, il Saracino a quella.
Pel bosco Ferra molto savvolse,
e ritrovossi al fine onde si tolse.
24
Pur si ritrova ancor su la riviera,
l dove lelmo gli casc ne londe.
Poi che la donna ritrovar non spera,
per aver lelmo che l fiume gli asconde,
in quella parte onde caduto gli era
discende ne lestreme umide sponde:
ma quello era s fitto ne la sabbia,
che molto avr da far prima che labbia.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
25
Con un gran ramo dalbero rimondo,
di chavea fatto una pertica lunga,
tenta il fiume e ricerca sino al fondo,
n loco lascia ove non batta e punga.
Mentre con la maggior stizza del mondo
tanto lindugio suo quivi prolunga,
vede di mezzo il fiume un cavalliero
insino al petto uscir, daspetto fiero.
26
Era, fuor che la testa, tutto armato,
et avea un elmo ne la destra mano:
avea il medesimo elmo che cercato
da Ferra fu lungamente invano.
A Ferra parl come adirato,
e disse: Ah mancator di f, marano!
perch di lasciar lelmo anche taggrevi,
che render gi gran tempo mi dovevi?
27
Ricordati, pagan, quando uccidesti
dAngelica il fratel (che son quellio),
dietro allaltrarme tu mi promettesti
gittar fra pochi d lelmo nel rio.
Or se Fortuna (quel che non volesti
far tu) pone ad effetto il voler mio,
non ti turbare; e se turbar ti di,
turbati che di f mancato sei.
28
Ma se desir pur hai dun elmo fino,
trovane un altro, et abbil con pi onore;
un tal ne porta Orlando paladino,
un tal Rinaldo, e forse anco migliore:
lun fu dAlmonte, e laltro di Mambrino:
acquista un di quei duo col tuo valore;
e questo, chai gi di lasciarmi detto,
farai bene a lasciarmi con effetto.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
29
Allapparir che fece allimprovviso
de lacqua lombra, ogni pelo arricciossi,
e scolorossi al Saracino il viso;
la voce, chera per uscir, fermossi.
Udendo poi da lArgalia, chucciso
quivi avea gi (che lArgalia nomossi),
la rotta fede cos improverarse,
di scorno e dira dentro e di fuor arse.
30
N tempo avendo a pensar altra scusa,
e conoscendo ben che l ver gli disse,
rest senza risposta a bocca chiusa;
ma la vergogna il cor s gli traffisse,
che giur per la vita di Lanfusa
non voler mai chaltro elmo lo coprisse,
se non quel buono che gi in Aspramonte
trasse del capo Orlando al fiero Almonte.
31
E serv meglio questo giuramento,
che non avea quellaltro fatto prima.
Quindi si parte tanto malcontento,
che molti giorni poi si rode e lima.
Sol di cercare il paladino intento
di qua di l, dove trovarlo stima.
Altra ventura al buon Rinaldo accade,
che da costui tenea diverse strade.
32
Non molto va Rinaldo, che si vede
saltare inanzi il suo destrier feroce:
Ferma, Baiardo mio, deh, ferma il piede!
che lesser senza te troppo mi nuoce.
Per questo il destrier sordo a lui non riede,
anzi pi se ne va sempre veloce.
Segue Rinaldo, e dira si distrugge:
ma seguitiamo Angelica che fugge.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
33
Fugge tra selve spaventose e scure,
per lochi inabitati, ermi e selvaggi.
Il mover de le frondi e di verzure,
che di cerri sentia, dolmi e di faggi,
fatto le avea con subite paure
trovar di qua di l strani viaggi;
chad ogni ombra veduta o in monte o in valle,
temea Rinaldo aver sempre alle spalle.
34
Qual pargoletta o damma o capriuola,
che tra le fronde del natio boschetto
alla madre veduta abbia la gola
stringer dal pardo, o aprirle l fianco o l petto,
di selva in selva dal crudel sinvola,
e di paura triema e di sospetto:
ad ogni sterpo che passando tocca,
esser si crede allempia fera in bocca.
35
Quel d e la notte e mezzo laltro giorno
sand aggirando, e non sapeva dove.
Trovossi al fine in un boschetto adorno,
che lievemente la fresca aura muove.
Duo chiari rivi, mormorando intorno,
sempre lerbe vi fan tenere e nuove;
e rendea ad ascoltar dolce concento,
rotto tra picciol sassi, il correr lento.
36
Quivi parendo a lei desser sicura
e lontana a Rinaldo mille miglia,
da la via stanca e da lestiva arsura,
di riposare alquanto si consiglia:
tra fiori smonta, e lascia alla pastura
andare il palafren senza la briglia;
e quel va errando intorno alle chiare onde,
che di fresca erba avean piene le sponde.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
37
Ecco non lungi un bel cespuglio vede
di prun fioriti e di vermiglie rose,
che de le liquide onde al specchio siede,
chiuso dal sol fra lalte quercie ombrose;
cos vto nel mezzo, che concede
fresca stanza fra lombre pi nascose:
e la foglia coi rami in modo mista,
che l sol non ventra, non che minor vista.
38
Dentro letto vi fan tenere erbette,
chinvitano a posar chi sappresenta.
La bella donna in mezzo a quel si mette;
ivi si corca, et ivi saddormenta.
Ma non per lungo spazio cos stette,
che un calpestio le par che venir senta:
cheta si leva, e appresso alla riviera
vede charmato un cavallier giuntera.
39
Se gli amico o nemico non comprende:
tema e speranza il dubbio cuor le scuote;
e di quella aventura il fine attende,
n pur dun sol sospir laria percuote.
Il cavalliero in riva al fiume scende
sopra lun braccio a riposar le gote;
e in un suo gran pensier tanto pentra,
che par cangiato in insensibil pietra.
40
Pensoso pi dunora a capo basso
stette, Signore, il cavallier dolente;
poi cominci con suono afflitto e lasso
a lamentarsi s soavemente,
chavrebbe di piet spezzato un sasso,
una tigre crudel fatta clemente.
Sospirando piangea, tal chun ruscello
parean le guancie, e l petto un Mongibello.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
41
Pensier (dicea) che l cor maggiacci et ardi,
e causi il duol che sempre il rode e lima,
che debbo far, poi chio son giunto tardi,
e chaltri a crre il frutto andato prima?
a pena avuto io nho parole e sguardi,
et altri nha tutta la spoglia opima.
Se non ne tocca a me frutto n fiore,
perch affliger per lei mi vuo pi il core?
42
La verginella simile alla rosa,
chin bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
n gregge n pastor se le avicina;
laura soave e lalba rugiadosa,
lacqua, la terra al suo favor sinchina:
gioveni vaghi e donne inamorate
amano averne e seni e tempie ornate.
43
Ma non s tosto dal materno stelo
rimossa viene e dal suo ceppo verde,
che quanto avea dagli uomini e dal cielo
favor, grazia e bellezza, tutto perde.
La vergine che l fior, di che pi zelo
che de begli occhi e de la vita aver de,
lascia altrui crre, il pregio chavea inanti
perde nel cor di tutti gli altri amanti.
44
Sia vile agli altri, e da quel solo amata
a cui di s fece s larga copia.
Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata!
trionfan gli altri, e ne moro io dinopia.
Dunque esser pu che non mi sia pi grata?
dunque io posso lasciar mia vita propia?
Ah, pi tosto oggi manchino i d miei,
chio viva pi, samar non debbo lei!
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
45
Se mi domanda alcun chi costui sia,
che versa sopra il rio lacrime tante,
io dir chegli il re di Circassia,
quel damor travagliato Sacripante;
io dir ancor, che di sua pena ria
sia prima e sola causa essere amante,
e pur un degli amanti di costei:
e ben riconosciuto fu da lei.
46
Appresso ove il sol cade, per suo amore
venuto era dal capo dOriente;
che seppe in India con suo gran dolore,
come ella Orlando sequit in Ponente:
poi seppe in Francia che limperatore
sequestrata lavea da laltra gente,
per darla allun de duo che contra il Moro
pi quel giorno aiutasse i Gigli doro.
47
Stato era in campo, e inteso avea di quella
rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo:
cerc vestigio dAngelica bella,
n potuto avea ancora ritrovarlo.
Questa dunque la trista e ria novella
che damorosa doglia fa penarlo,
affligger, lamentare e dir parole
che di piet potrian fermare il sole.
48
Mentre costui cos saffligge e duole,
e fa degli occhi suoi tepida fonte,
e dice queste e molte altre parole,
che non mi par bisogno esser racconte;
laventurosa sua fortuna vuole
challe orecchie dAngelica sian conte:
e cos quel ne viene a unora, a un punto,
chin mille anni o mai pi non raggiunto.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
49
Con molta attenzion la bella donna
al pianto, alle parole, al modo attende
di colui chin amarla non assonna;
n questo il primo d chella lintende:
ma dura e fredda pi duna colonna,
ad averne piet non per scende;
come colei cha tutto il mondo a sdegno,
e non le par chalcun sia di lei degno.
50
Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola
le fa pensar di tor costui per guida;
che chi ne lacqua sta fin alla gola,
ben ostinato se merc non grida.
Se questa occasione or se linvola,
non trover mai pi scorta s fida;
cha lunga prova conosciuto inante
savea quel re fedel sopra ogni amante.
51
Ma non per disegna de laffanno
che lo distrugge alleggierir chi lama,
e ristorar dogni passato danno
con quel piacer chogni amator pi brama:
ma alcuna finzione, alcuno inganno
di tenerlo in speranza ordisce e trama;
tanto cha quel bisogno se ne serva,
poi torni alluso suo dura e proterva.
52
E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco
fa di s bella et improvisa mostra,
come di selva o fuor dombroso speco
Diana in scena o Citerea si mostra;
e dice allapparir: Pace sia teco;
teco difenda Dio la fama nostra,
e non comporti, contra ogni ragione,
chabbi di me s falsa opinione.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
53
Non mai con tanto gaudio o stupor tanto
lev gli occhi al figliuolo alcuna madre,
chavea per morto sospirato e pianto,
poi che senza esso ud tornar le squadre;
con quanto gaudio il Saracin, con quanto
stupor lalta presenza e le leggiadre
maniere e il vero angelico sembiante,
improviso apparir si vide inante.
54
Pieno di dolce e damoroso affetto,
alla sua donna, alla sua diva corse,
che con le braccia al collo il tenne stretto,
quel chal Catai non avria fatto forse.
Al patrio regno, al suo natio ricetto,
seco avendo costui, lanimo torse:
subito in lei savviva la speranza
di tosto riveder sua ricca stanza.
55
Ella gli rende conto pienamente
dal giorno che mandato fu da lei
a domandar soccorso in Oriente
al re de Sericani e Nabatei;
e come Orlando la guard sovente
da morte, da disnor, da casi rei;
e che l fior virginal cos avea salvo,
come se lo port del materno alvo.
56
Forse era ver, ma non per credibile
a chi del senso suo fosse signore;
ma parve facilmente a lui possibile,
chera perduto in via pi grave errore.
Quel che luom vede, Amor gli fa invisibile,
e linvisibil fa vedere Amore.
Questo creduto fu; che l miser suole
dar facile credenza a quel che vuole.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
57
Se mal si seppe il cavallier dAnglante
pigliar per sua sciochezza il tempo buono,
il danno se ne avr; che da qui inante
nol chiamer Fortuna a s gran dono
(tra s tacito parla Sacripante):
ma io per imitarlo gi non sono,
che lasci tanto ben che m concesso,
e cha doler poi mabbia di me stesso.
58
Corr la fresca e matutina rosa,
che, tardando, stagion perder potria.
So ben cha donna non si pu far cosa
che pi soave e pi piacevol sia,
ancor che se ne mostri disdegnosa,
e talor mesta e flebil se ne stia:
non star per repulsa o finto sdegno,
chio non adombri e incarni il mio disegno.
59
Cos dice egli; e mentre sapparecchia
al dolce assalto, un gran rumor che suona
dal vicin bosco glintruona lorecchia,
s che mal grado limpresa abbandona:
e si pon lelmo (chavea usanza vecchia
di portar sempre armata la persona),
viene al destriero e gli ripon la briglia,
rimonta in sella e la sua lancia piglia.
60
Ecco pel bosco un cavallier venire,
il cui sembiante duom gagliardo e fiero:
candido come nieve il suo vestire,
un bianco pennoncello ha per cimiero.
Re Sacripante, che non pu patire
che quel con limportuno suo sentiero
gli abbia interrotto il gran piacer chavea,
con vista il guarda disdegnosa e rea.
20
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
61
Come pi presso, lo sfida a battaglia;
che crede ben fargli votar larcione.
Quel che di lui non stimo gi che vaglia
un grano meno, e ne fa paragone,
lorgogliose minaccie a mezzo taglia,
sprona a un tempo, e la lancia in resta pone.
Sacripante ritorna con tempesta,
e corronsi a ferir testa per testa.
62
Non si vanno i leoni o i tori in salto
a dar di petto, ad accozzar s crudi,
s come i duo guerrieri al fiero assalto,
che parimente si passr gli scudi.
Fe lo scontro tremar dal basso allalto
lerbose valli insino ai poggi ignudi;
e ben giov che fur buoni e perfetti
gli osberghi s, che lor salvaro i petti.
63
Gi non fro i cavalli un correr torto,
anzi cozzaro a guisa di montoni:
quel del guerrier pagan mor di corto,
chera vivendo in numero de buoni;
quellaltro cadde ancor, ma fu risorto
tosto chal fianco si sent gli sproni.
Quel del re saracin rest disteso
adosso al suo signor con tutto il peso.
64
Lincognito campion che rest ritto,
e vide laltro col cavallo in terra,
stimando avere assai di quel conflitto,
non si cur di rinovar la guerra;
ma dove per la selva il camin dritto,
correndo a tutta briglia si disserra;
e prima che di briga esca il pagano,
un miglio o poco meno gi lontano.
21
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
65
Qual istordito e stupido aratore,
poi ch passato il fulmine, si leva
di l dove laltissimo fragore
appresso ai morti buoi steso laveva;
che mira senza fronde e senza onore
il pin che di lontan veder soleva:
tal si lev il pagano a pi rimaso,
Angelica presente al duro caso.
66
Sospira e geme, non perch lannoi
che piede o braccia sabbi rotto o mosso,
ma per vergogna sola, onde a d suoi
n pria n dopo il viso ebbe s rosso:
e pi, choltre al cader, sua donna poi
fu che gli tolse il gran peso dadosso.
Muto restava, mi credio, se quella
non gli rendea la voce e la favella.
67
Deh! (dissella) signor, non vi rincresca!
che del cader non la colpa vostra,
ma del cavallo, a cui riposo et esca
meglio si convenia che nuova giostra.
N perci quel guerrier sua gloria accresca;
che desser stato il perditor dimostra:
cos, per quel chio me ne sappia, stimo,
quando a lasciare il campo stato primo.
68
Mentre costei conforta il Saracino,
ecco col corno e con la tasca al fianco,
galoppando venir sopra un ronzino
un messaggier che parea afflitto e stanco;
che come a Sacripante fu vicino,
gli domand se con un scudo bianco
e con un bianco pennoncello in testa
vide un guerrier passar per la foresta.
22
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
69
Rispose Sacripante: Come vedi,
mha qui abbattuto, e se ne parte or ora;
e perchio sappia chi mha messo a piedi,
fa che per nome io lo conosca ancora.
Et egli a lui: Di quel che tu mi chiedi
io ti satisfar senza dimora:
tu di saper che ti lev di sella
lalto valor duna gentil donzella.
70
Ella gagliarda, et pi bella molto;
n il suo famoso nome anco tascondo:
fu Bradamante quella che tha tolto
quanto onor mai tu guadagnasti al mondo.
Poi chebbe cos detto, a freno sciolto
il Saracin lasci poco giocondo,
che non sa che si dica o che si faccia,
tutto avvampato di vergogna in faccia.
71
Poi che gran pezzo al caso intervenuto
ebbe pensato invano, e finalmente
si trov da una femina abbattuto,
che pensandovi pi, pi dolor sente;
mont laltro destrier, tacito e muto:
e senza far parola, chetamente
tolse Angelica in groppa, e differilla
a pi lieto uso, a stanza pi tranquilla.
72
Non furo iti duo miglia, che sonare
odon la selva che li cinge intorno,
con tal rumore e strepito, che pare
che triemi la foresta dognintorno;
e poco dopo un gran destrier nappare,
doro guernito, e riccamente adorno,
che salta macchie e rivi, et a fracasso
arbori mena e ci che vieta il passo.
23
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
73
Se lintricati rami e laer fosco
(disse la donna) agli occhi non contende,
Baiardo quel destrier chin mezzo il bosco
con tal rumor la chiusa via si fende.
Questo certo Baiardo, io l riconosco:
deh, come ben nostro bisogno intende!
chun sol ronzin per dui saria mal atto,
e ne viene egli a satisfarci ratto.
74
Smonta il Circasso et al destrier saccosta,
e si pensava dar di mano al freno.
Colle groppe il destrier gli fa risposta,
che fu presto a girar come un baleno;
ma non arriva dove i calci apposta:
misero il cavallier se giungea a pieno!
che nei calci tal possa avea il cavallo,
chavria spezzato un monte di metallo.
75
Indi va mansueto alla donzella,
con umile sembiante e gesto umano,
come intorno al padrone il can saltella,
che sia duo giorni o tre stato lontano.
Baiardo ancora avea memoria della,
chin Albracca il servia gi di sua mano
nel tempo che da lei tanto era amato
Rinaldo, allor crudele, allor ingrato.
76
Con la sinistra man prende la briglia,
con laltra tocca e palpa il collo e l petto:
quel destrier, chavea ingegno a maraviglia,
a lei, come un agnel, si fa suggetto.
Intanto Sacripante il tempo piglia:
monta Baiardo, e lurta e lo tien stretto.
Del ronzin disgravato la donzella
lascia la groppa, e si ripone in sella.
24
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
77
Poi rivolgendo a caso gli occhi, mira
venir sonando darme un gran pedone.
Tutta savvampa di dispetto e dira;
che conosce il figliuol del duca Amone.
Pi che sua vita lama egli e desira;
lodia e fugge ella pi che gru falcone.
Gi fu chesso odi lei pi che la morte;
ella am lui: or han cangiato sorte.
78
E questo hanno causato due fontane
che di diverso effetto hanno liquore,
ambe in Ardenna, e non sono lontane:
damoroso disio luna empie il core;
chi bee de laltra, senza amor rimane,
e volge tutto in ghiaccio il primo ardore.
Rinaldo gust duna, e amor lo strugge;
Angelica de laltra, e lodia e fugge.
79
Quel liquor di secreto venen misto,
che muta in odio lamorosa cura,
fa che la donna che Rinaldo ha visto,
nei sereni occhi subito soscura;
e con voce tremante e viso tristo
supplica Sacripante e lo scongiura
che quel guerrier pi appresso non attenda,
ma chinsieme con lei la fuga prenda.
80
Son dunque (disse il Saracino), sono
dunque in s poco credito con vui,
che mi stimiate inutile, e non buono
da potervi difender da costui?
Le battaglie dAlbracca gi vi sono
di mente uscite, e la notte chio fui
per la salute vostra, solo e nudo,
contra Agricane e tutto il campo, scudo?
25
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto primo
81
Non risponde ella, e non sa che si faccia,
perch Rinaldo ormai l troppo appresso,
che da lontano al Saracin minaccia,
come vide il cavallo e conobbe esso,
e riconobbe langelica faccia
che lamoroso incendio in cor gli ha messo.
Quel che segu tra questi duo superbi
vo che per laltro canto si riserbi.
26
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
Canto 2
1
Ingiustissimo Amor, perch s raro
corrispondenti fai nostri desiri?
onde, perfido, avvien che t s caro
il discorde voler chin duo cor miri?
Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
e nel pi cieco e maggior fondo tiri:
da chi disia il mio amor tu mi richiami,
e chi mha in odio vuoi chadori et ami.
2
Fai cha Rinaldo Angelica par bella,
quando esso a lei brutto e spiacevol pare:
quando le parea bello e lamava ella,
egli odi lei quanto si pu pi odiare.
Ora saffligge indarno e si flagella;
cos renduto ben gli pare a pare:
ella lha in odio, e lodio di tal sorte,
che pi tosto che lui vorria la morte.
3
Rinaldo al Saracin con molto orgoglio
grid: Scendi, ladron, del mio cavallo!
Che mi sia tolto il mio, patir non soglio,
ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo:
e levar questa donna anco ti voglio;
che sarebbe a lasciartela gran fallo.
S perfetto destrier, donna s degna
a un ladron non mi par che si convegna.
4
Tu te ne menti che ladrone io sia
(rispose il Saracin non meno altiero):
chi dicesse a te ladro, lo diria
(quanto io nodo per fama) pi con vero.
La pruova or si vedr, chi di noi sia
pi degno de la donna e del destriero;
ben che, quanto a lei, teco io mi convegna
che non cosa al mondo altra s degna.
27
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
5
Come soglion talor duo can mordenti,
o per invidia o per altro odio mossi,
avicinarsi digrignando i denti,
con occhi bieci e pi che bracia rossi;
indi a morsi venir, di rabbia ardenti,
con aspri ringhi e ribuffati dossi:
cos alle spade e dai gridi e da lonte
venne il Circasso e quel di Chiaramonte.
6
A piedi lun, laltro a cavallo: or quale
credete chabbia il Saracin vantaggio?
N ve nha per alcun; che cos vale
forse ancor men chuno inesperto paggio;
che l destrier per instinto naturale
non volea fare al suo signore oltraggio:
n con man n con spron potea il Circasso
farlo a volunt sua muover mai passo.
7
Quando crede cacciarlo, egli sarresta;
e se tener lo vuole, o corre o trotta:
poi sotto il petto si caccia la testa,
giuoca di schiene, e mena calci in frotta.
Vedendo il Saracin cha domar questa
bestia superba era mal tempo allotta,
ferma le man sul primo arcione e salza,
e dal sinistro fianco in piede sbalza.
8
Sciolto che fu il pagan con leggier salto
da lostinata furia di Baiardo,
si vide cominciar ben degno assalto
dun par di cavallier tanto gagliardo.
Suona lun brando e laltro, or basso or alto:
il martel di Vulcano era pi tardo
ne la spelunca affumicata, dove
battea allincude i folgori di Giove.
28
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
9
Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi
colpi veder che mastri son del giuoco:
or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi,
ora coprirsi, ora mostrarsi un poco,
ora crescere inanzi, ora ritrarsi,
ribatter colpi e spesso lor dar loco,
girarsi intorno; e donde luno cede,
laltro aver posto immantinente il piede.
10
Ecco Rinaldo con la spada adosso
a Sacripante tutto sabbandona;
e quel porge lo scudo, chera dosso,
con la piastra dacciar temprata e buona.
Taglial Fusberta, ancor che molto grosso:
ne geme la foresta e ne risuona.
Losso e lacciar ne va che par di ghiaccio,
e lascia al Saracin stordito il braccio.
11
Quando vide la timida donzella
dal fiero colpo uscir tanta ruina,
per gran timor cangi la faccia bella,
qual il reo chal supplicio savvicina;
n le par che vi sia da tardar, sella
non vuol di quel Rinaldo esser rapina,
di quel Rinaldo chella tanto odiava,
quanto esso lei miseramente amava.
12
Volta il cavallo, e ne la selva folta
lo caccia per un aspro e stretto calle:
e spesso il viso smorto a dietro volta;
che le par che Rinaldo abbia alle spalle.
Fuggendo non avea fatto via molta,
che scontr un eremita in una valle,
chavea lunga la barba a mezzo il petto,
devoto e venerabile daspetto.
29
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
13
Dagli anni e dal digiuno attenuato,
sopra un lento asinel se ne veniva;
e parea, pi chalcun fosse mai stato,
di conscienza scrupolosa e schiva.
Come egli vide il viso delicato
de la donzella che sopra gli arriva,
debil quantunque e mal gagliarda fosse,
tutta per carit se gli commosse.
14
La donna al fraticel chiede la via
che la conduca ad un porto di mare,
perch levar di Francia si vorria
per non udir Rinaldo nominare.
Il frate, che sapea negromanzia,
non cessa la donzella confortare
che presto la trarr dogni periglio;
et ad una sua tasca di di piglio.
15
Trassene un libro, e mostr grande effetto;
che legger non fin la prima faccia,
chuscir fa un spirto in forma di valletto,
e gli commanda quanto vuol chel faccia.
Quel se ne va, da la scrittura astretto,
dove i dui cavallieri a faccia a faccia
eran nel bosco, e non stavano al rezzo;
fra quali entr con grande audacia in mezzo.
16
Per cortesia (disse), un di voi mi mostre,
quando anco uccida laltro, che gli vaglia:
che merto avrete alle fatiche vostre,
finita che tra voi sia la battaglia,
se l conte Orlando, senza liti o giostre,
e senza pur aver rotta una maglia,
verso Parigi mena la donzella
che vha condotti a questa pugna fella?
30
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
17
Vicino un miglio ho ritrovato Orlando
che ne va con Angelica a Parigi,
di voi ridendo insieme, e motteggiando
che senza frutto alcun siate in litigi.
Il meglio forse vi sarebbe, or quando
non son pi lungi, a seguir lor vestigi;
che sin Parigi Orlando la pu avere,
non ve la lascia mai pi rivedere.
18
Veduto avreste i cavallier turbarsi
a quel annunzio, e mesti e sbigottiti,
senza occhi e senza mente nominarsi,
che gli avesse il rival cos scherniti;
ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi
con sospir che parean del fuoco usciti,
e giurar per isdegno e per furore,
se giungea Orlando, di cavargli il core.
19
E dove aspetta il suo Baiardo, passa,
e sopra vi si lancia, e via galoppa,
n al cavallier, cha pi nel bosco lassa,
pur dice a Dio, non che lo nviti in groppa.
Lanimoso cavallo urta e fracassa,
punto dal suo signor, ci chegli ntoppa:
non ponno fosse o fiumi o sassi o spine
far che dal corso il corridor decline.
20
Signor, non voglio che vi paia strano
se Rinaldo or s tosto il destrier piglia,
che gi pi giorni ha seguitato invano,
n gli ha possuto mai toccar la briglia.
Fece il destrier, chavea intelletto umano,
non per vizio seguirsi tante miglia,
ma per guidar dove la donna giva,
il suo signor, da chi bramar ludiva.
31
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
21
Quando ella si fugg dal padiglione,
la vide et appostolla il buon destriero,
che si trovava aver vto larcione,
per che nera sceso il cavalliero
per combatter di par con un barone,
che men di lui non era in arme fiero;
poi ne seguit lorme di lontano,
bramoso porla al suo signore in mano.
22
Bramoso di ritrarlo ove fosse ella,
per la gran selva inanzi se gli messe;
n lo volea lasciar montare in sella,
perch ad altro camin non lo volgesse.
Per lui trov Rinaldo la donzella
una e due volte, e mai non gli successe;
che fu da Ferra prima impedito,
poi dal Circasso, come avete udito.
23
Ora al demonio che mostr a Rinaldo
de la donzella li falsi vestigi,
credette Baiardo anco, e stette saldo
e mansueto ai soliti servigi.
Rinaldo il caccia, dira e damor caldo,
a tutta briglia, e sempre invr Parigi;
e vola tanto col disio, che lento,
non chun destrier, ma gli parrebbe il vento.
24
La notte a pena di seguir rimane,
per affrontarsi col signor dAnglante:
tanto ha creduto alle parole vane
del messaggier del cauto negromante.
Non cessa cavalcar sera e dimane,
che si vede apparir la terra avante,
dove re Carlo, rotto e mal condutto,
con le reliquie sue sera ridutto:
32
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
25
e perch dal re dAfrica battaglia
et assedio vaspetta, usa gran cura
a raccor buona gente e vettovaglia,
far cavamenti e riparar le mura.
Ci cha difesa spera che gli vaglia,
senza gran diferir, tutto procura:
pensa mandare in Inghilterra, e trarne
gente onde possa un novo campo farne;
26
che vuole uscir di nuovo alla campagna,
e ritentar la sorte de la guerra.
Spaccia Rinaldo subito in Bretagna,
Bretagna che fu poi detta Inghilterra.
Ben de landata il paladin si lagna:
non chabbia cos in odio quella terra;
ma perch Carlo il manda allora allora,
n pur lo lascia un giorno far dimora.
27
Rinaldo mai di ci non fece meno
volentier cosa; poi che fu distolto
di gir cercando il bel viso sereno
che gli avea il cor di mezzo il petto tolto:
ma, per ubidir Carlo, nondimeno
a quella via si fu subito volto,
et a Calesse in poche ore trovossi;
e giunto, il d medesimo imbarcossi.
28
Contra la volunt dogni nocchiero,
pel gran desir che di tornare avea,
entr nel mar chera turbato e fiero,
e gran procella minacciar parea.
Il Vento si sdegn, che da laltiero
sprezzar si vide; e con tempesta rea
sollev il mar intorno, e con tal rabbia,
che gli mand a bagnar sino alla gabbia.
33
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
29
Calano tosto i marinari accorti
le maggior vele, e pensano dar volta,
e ritornar ne li medesmi porti
donde in mal punto avean la nave sciolta.
Non convien (dice il Vento) chio comporti
tanta licenzia che vavete tolta;
e soffia e grida e naufragio minaccia,
saltrove van, che dove egli li caccia.
30
Or a poppa, or allorza hannil crudele,
che mai non cessa, e vien pi ognor crescendo:
essi di qua di l con umil vele
vansi aggirando, e lalto mar scorrendo.
Ma perch varie fila a varie tele
uopo mi son, che tutte ordire intendo,
lascio Rinaldo e lagitata prua,
e torno a dir di Bradamante sua.
31
Io parlo di quella inclita donzella,
per cui re Sacripante in terra giacque,
che di questo signor degna sorella,
del duca Amone e di Beatrice nacque.
La gran possanza e il molto ardir di quella
non meno a Carlo e tutta Francia piacque
(che pi dun paragon ne vide saldo),
che l lodato valor del buon Rinaldo.
32
La donna amata fu da un cavalliero
che dAfrica pass col re Agramante,
che partor del seme di Ruggiero
la disperata figlia dAgolante:
e costei, che n dorso n di fiero
leone usc, non sdegn tal amante;
ben che concesso, fuor che vedersi una
volta e parlarsi, non ha lor Fortuna.
34
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
33
Quindi cercando Bradamante ga
lamante suo, chavea nome dal padre,
cos sicura senza compagnia,
come avesse in sua guardia mille squadre:
e fatto chebbe il re di Circassia
battere il volto de lantiqua madre,
travers un bosco, e dopo il bosco un monte,
tanto che giunse ad una bella fonte.
34
La fonte discorrea per mezzo un prato,
darbori antiqui e di bellombre adorno,
chi viandanti col mormorio grato
a ber invita e a far seco soggiorno:
un culto monticel dal manco lato
le difende il calor del mezzo giorno.
Quivi, come i begli occhi prima torse,
dun cavallier la giovane saccorse;
35
dun cavallier, challombra dun boschetto,
nel margin verde e bianco e rosso e giallo
sedea pensoso, tacito e soletto
sopra quel chiaro e liquido cristallo.
Lo scudo non lontan pende e lelmetto
dal faggio, ove legato era il cavallo;
et avea gli occhi molli e l viso basso,
e si mostrava addolorato e lasso.
36
Questo disir, cha tutti sta nel core,
de fatti altrui sempre cercar novella,
fece a quel cavallier del suo dolore
la cagion domandar da la donzella.
Egli laperse e tutta mostr fuore,
dal cortese parlar mosso di quella,
e dal sembiante altier, chal primo sguardo
gli sembr di guerrier molto gagliardo.
35
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
37
E cominci: Signor, io conducea
pedoni e cavallieri, e vena in campo
l dove Carlo Marsilio attendea,
perchal scender del monte avesse inciampo;
e una giovane bella meco avea,
del cui fervido amor nel petto avampo:
e ritrovai presso a Rodonna armato
un che frenava un gran destriero alato.
38
Tosto che l ladro, o sia mortale, o sia
una de linfernali anime orrende,
vede la bella e cara donna mia;
come falcon che per ferir discende,
cala e poggia in uno atimo, e tra via
getta le mani, e lei smarrita prende.
Ancor non mera accorto de lassalto,
che de la donna io senti il grido in alto.
39
Cos il rapace nibio furar suole
il misero pulcin presso alla chioccia,
che di sua inavvertenza poi si duole,
e invan gli grida, e invan dietro gli croccia.
Io non posso seguir un uom che vole,
chiuso tra monti, a pi dunerta roccia:
stanco ho il destrier, che muta a pena i passi
ne laspre vie de faticosi sassi.
40
Ma, come quel che men curato avrei
vedermi trar di mezzo il petto il core,
lasciai lor via seguir quegli altri miei,
senza mia guida e senza alcun rettore:
per li scoscesi poggi e manco rei
presi la via che mi mostrava Amore,
e dove mi parea che quel rapace
portassi il mio conforto e la mia pace.
36
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
41
Sei giorni me nandai matina e sera
per balze e per pendici orride e strane,
dove non via, dove sentier non era,
dove n segno di vestigie umane;
poi giunse in una valle inculta e fiera,
di ripe cinta e spaventose tane,
che nel mezzo sun sasso avea un castello
forte e ben posto, a maraviglia bello.
42
Da lungi par che come fiamma lustri,
n sia di terra cotta, n di marmi.
Come pi mavicino ai muri illustri,
lopra pi bella e pi mirabil parmi.
E seppi poi, come i demoni industri,
da suffumigi tratti e sacri carmi,
tutto dacciaio avean cinto il bel loco,
temprato allonda et allo stigio foco.
43
Di s forbito acciar luce ogni torre,
che non vi pu n ruggine n macchia.
Tutto il paese giorno e notte scorre,
e poi l dentro il rio ladron simmacchia.
Cosa non ha ripar che voglia trre:
sol dietro invan se li bestemia e gracchia.
Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene,
che di mai ricovrar lascio ogni spene.
44
Ah lasso! che possio pi che mirare
la rcca lungi, ove il mio ben m chiuso?
come la volpe, che l figlio gridare
nel nido oda de laquila di giuso,
saggira intorno, e non sa che si fare,
poi che lali non ha da gir l suso.
Erto quel sasso s, tale il castello,
che non vi pu salir chi non augello.
37
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
45
Mentre io tardava quivi, ecco venire
duo cavallier chavean per guida un nano,
che la speranza aggiunsero al desire;
ma ben fu la speranza e il desir vano.
Ambi erano guerrier di sommo ardire:
era Gradasso lun, re sericano;
era laltro Ruggier, giovene forte,
pregiato assai ne lafricana corte.
46
Vengon mi disse il nano per far pruova
di lor virt col sir di quel castello,
che per via strana, inusitata e nuova
cavalca armato il quadrupede augello.
Deh, signor dissi io lor, piet vi muova
del duro caso mio spietato e fello!
Quando, come ho speranza, voi vinciate,
vi prego la mia donna mi rendiate.
47
E come mi fu tolta lor narrai,
con lacrime affermando il dolor mio.
Quei, lor merc, mi proferiro assai,
e gi calaro il poggio alpestre e rio.
Di lontan la battaglia io riguardai,
pregando per la lor vittoria Dio.
Era sotto il castel tanto di piano,
quanto in due volte si pu trar con mano.
48
Poi che fur giunti a pi de lalta rcca,
luno e laltro volea combatter prima;
pur a Gradasso, o fosse sorte, tocca,
o pur che non ne fe Ruggier pi stima.
Quel Serican si pone il corno a bocca:
rimbomba il sasso e la fortezza in cima.
Ecco apparire il cavalliero armato
fuor de la porta, e sul cavallo alato.
38
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
49
Cominci a poco a poco indi a levarse,
come suol far la peregrina grue,
che corre prima, e poi vediamo alzarse
alla terra vicina un braccio o due;
e quando tutte sono allaria sparse,
velocissime mostra lale sue.
S ad alto il negromante batte lale,
cha tanta altezza a pena aquila sale.
50
Quando gli parve poi, volse il destriero,
che chiuse i vanni e venne a terra a piombo,
come casca dal ciel falcon maniero
che levar veggia lanitra o il colombo.
Con la lancia arrestata il cavalliero
laria fendendo vien dorribil rombo.
Gradasso a pena del calar savede,
che se lo sente addosso e che lo fiede.
51
Sopra Gradasso il mago lasta roppe;
fer Gradasso il vento e laria vana:
per questo il volator non interroppe
il batter lale, e quindi sallontana.
Il grave scontro fa chinar le groppe
sul verde prato alla gagliarda alfana.
Gradasso avea una alfana, la pi bella
e la miglior che mai portasse sella.
52
Sin alle stelle il volator trascorse;
indi girossi e torn in fretta al basso,
e percosse Ruggier che non saccorse,
Ruggier che tutto intento era a Gradasso.
Ruggier del grave colpo si distorse,
e l suo destrier pi rincul dun passo:
e quando si volt per lui ferire,
da s lontano il vide al ciel salire.
39
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
53
Or su Gradasso, or su Ruggier percote
ne la fronte, nel petto e ne la schiena,
e le botte di quei lascia ognor vte,
perch s presto, che si vede a pena.
Girando va con spaziose rote,
e quando alluno accenna, allaltro mena:
alluno e allaltro s gli occhi abbarbaglia,
che non ponno veder donde gli assaglia.
54
Fra duo guerrieri in terra et uno in cielo
la battaglia dur sin a quella ora,
che spiegando pel mondo oscuro velo,
tutte le belle cose discolora.
Fu quel chio dico, e non vaggiungo un pelo:
io l vidi, i l so; n massicuro ancora
di dirlo altrui; che questa maraviglia
al falso pi chal ver si rassimiglia.
55
Dun bel drappo di seta avea coperto
lo scudo in braccio il cavallier celeste.
Come avesse, non so, tanto sofferto
di tenerlo nascosto in quella veste;
chimmantinente che lo mostra aperto,
forza , chi l mira, abbarbagliato reste,
e cada come corpo morto cade,
e venga al negromante in potestade.
56
Splende lo scudo a guisa di piropo,
e luce altra non tanto lucente.
Cadere in terra allo splendor fu duopo
con gli occhi abbacinati, e senza mente.
Perdei da lungi anchio li sensi, e dopo
gran spazio mi riebbi finalmente;
n pi i guerrier n pi vidi quel nano,
ma vto il campo, e scuro il monte e il piano.
40
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
57
Pensai per questo che lincantatore
avesse amendui colti a un tratto insieme,
e tolto per virt de lo splendore
la libertade a lloro, e a me la speme.
Cos a quel loco, che chiudea il mio core,
dissi, partendo, le parole estreme.
Or giudicate saltra pena ria,
che causi Amor, pu pareggiar la mia.
58
Ritorn il cavallier nel primo duolo,
fatta che nebbe la cagion palese.
Questo era il conte Pinabel, figliuolo
dAnselmo dAltaripa, maganzese;
che tra sua gente scelerata, solo
leale esser non vlse n cortese,
ma ne li vizii abominandi e brutti
non pur gli altri adegu, ma pass tutti.
59
La bella donna con diverso aspetto
stette ascoltando il Maganzese cheta;
che come prima di Ruggier fu detto,
nel viso si mostr pi che mai lieta:
ma quando sent poi chera in distretto,
turbossi tutta damorosa pieta;
n per una o due volte contentosse
che ritornato a replicar le fosse.
60
E poi chal fin le parve esserne chiara,
gli disse: Cavallier, datti riposo;
che ben pu la mia giunta esserti cara,
parerti questo giorno aventuroso.
Andiam pur tosto a quella stanza avara,
che s ricco tesor ci tiene ascoso;
n spesa sar invan questa fatica,
se Fortuna non m troppo nemica.
41
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
61
Rispose il cavallier: Tu vi chio passi
di nuovo i monti, e mostriti la via?
A me molto non perdere i passi,
perduta avendo ogni altra cosa mia;
ma tu per balze e ruinosi sassi
cerchi entrar in pregione; e cos sia.
Non hai di che dolerti di me, poi
chio tel predco, e tu pur gir vi vi.
62
Cos dice egli, e torna al suo destriero,
e di quella animosa si fa guida,
che si mette a periglio per Ruggiero,
che la pigli quel mago o che la ancida.
In questo, ecco alle spalle il messaggiero,
ch: Aspetta, aspetta! a tutta voce grida,
il messaggier da chi il Circasso intese
che costei fu challerba lo distese.
63
A Bradamante il messaggier novella
di Mompolier e di Narbona porta,
chalzato li stendardi di Castella
avean, con tutto il lito dAcquamorta;
e che Marsilia, non vessendo quella
che la dovea guardar, mal si conforta,
e consiglio e soccorso le domanda
per questo messo, e se le raccomanda.
64
Questa cittade, e intorno a molte miglia
ci che fra Varo e Rodano al mar siede,
avea limperator dato alla figlia
del duca Amon, in chavea speme e fede;
per che l suo valor con maraviglia
riguardar suol, quando armeggiar la vede.
Or, comio dico, a domandar aiuto
quel messo da Marsilia era venuto.
42
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
65
Tra s e no la giovane suspesa,
di voler ritornar dubita un poco:
quinci lonore e il debito le pesa,
quindi lincalza lamoroso foco.
Fermasi al fin di seguitar limpresa,
e trar Ruggier de lincantato loco;
e quando sua virt non possa tanto,
almen restargli prigioniera a canto.
66
E fece iscusa tal, che quel messaggio
parve contento rimanere e cheto.
Indi gir la briglia al suo viaggio,
con Pinabel che non ne parve lieto;
che seppe esser costei di quel lignaggio
che tanto ha in odio in publico e in secreto:
e gi savisa le future angosce,
se lui per maganzese ella conosce.
67
Tra casa di Maganza e di Chiarmonte
era odio antico e inimicizia intensa;
e pi volte savean rotta la fronte,
e sparso di lor sangue copia immensa:
e per nel suo cor liniquo conte
tradir lincauta giovane si pensa;
o, come prima commodo gli accada,
lasciarla sola, e trovar altra strada.
68
E tanto gli occup la fantasia
il nativo odio, il dubbio e la paura,
chinavedutamente usc di via:
e ritrovossi in una selva oscura,
che nel mezzo avea un monte che finia
la nuda cima in una pietra dura;
e la figlia del duca di Dordona
gli sempre dietro, e mai non labandona.
43
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
69
Come si vide il Maganzese al bosco,
pens trsi la donna da le spalle.
Disse: Prima che l ciel torni pi fosco,
verso uno albergo meglio farsi il calle.
Oltra quel monte, sio lo riconosco,
siede un ricco castel gi ne la valle.
Tu qui maspetta; che dal nudo scoglio
certificar con gli occhi me ne voglio.
70
Cos dicendo, alla cima superna
del solitario monte il destrier caccia,
mirando pur salcuna via discerna,
come lei possa tor da la sua traccia.
Ecco nel sasso truova una caverna,
che si profonda pi di trenta braccia.
Tagliato a picchi et a scarpelli il sasso
scende gi al dritto, et ha una porta al basso.
71
Nel fondo avea una porta ampla e capace,
chin maggior stanza largo adito dava;
e fuor nuscia splendor, come di face
chardesse in mezzo alla montana cava.
Mentre quivi il fellon suspeso tace,
la donna, che da lungi il seguitava
(perch perderne lorme si temea),
alla spelonca gli sopragiungea.
72
Poi che si vide il traditore uscire,
quel chavea prima disegnato, invano,
o da s torla, o di farla morire,
nuovo argumento imaginossi e strano.
Le si fe incontra, e su la fe salire
l dove il monte era forato e vano;
e le disse chavea visto nel fondo
una donzella di viso giocondo,
44
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto secondo
73
cha bei sembianti et alla ricca vesta
esser parea di non ignobil grado;
ma, quanto pi potea, turbata e mesta,
mostrava esservi chiusa suo mal grado:
e per saper la condizion di questa,
chavea gi cominciato a entrar nel guado;
e che era uscito de linterna grotta
un che dentro a furor lavea ridotta.
74
Bradamante, che come era animosa,
cos mal cauta, a Pinabel di fede;
e daiutar la donna disiosa,
si pensa come por col gi il piede.
Ecco dun olmo alla cima frondosa
volgendo gli occhi, un lungo ramo vede;
e con la spada quel subito tronca,
e lo declina gi ne la spelonca.
75
Dove tagliato, in man lo raccomanda
a Pinabello, e poscia a quel sapprende:
prima gi i piedi ne la tana manda,
e su le braccia tutta si suspende.
Sorride Pinabello, e le domanda
come ella salti; e le man apre e stende,
dicendole: Qui fosser teco insieme
tutti li tuoi, chio ne spegnessi il seme!
76
Non come vlse Pinabello avenne
de linnocente giovane la sorte;
perch, gi diroccando, a ferir venne
prima nel fondo il ramo saldo e forte.
Ben si spezz, ma tanto la sostenne,
che l suo favor la liber da morte.
Giacque stordita la donzella alquanto,
come io vi seguir ne laltro canto.
45
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
Canto 3
1
Chi mi dar la voce e le parole
convenienti a s nobil suggetto?
chi lale al verso prester, che vole
tanto charrivi allalto mio concetto?
Molto maggior di quel furor che suole,
ben or convien che mi riscaldi il petto;
che questa parte al mio signor si debbe,
che canta gli avi onde lorigine ebbe:
2
di cui fra tutti li signori illustri,
dal ciel sortiti a governar la terra,
non vedi, o Febo, che l gran mondo lustri,
pi gloriosa stirpe o in pace o in guerra;
n che sua nobiltade abbia pi lustri
servata, e servar (sin me non erra
quel profetico lume che minspiri)
fin che dintorno al polo il ciel saggiri.
3
E volendone a pien dicer gli onori,
bisogna non la mia, ma quella cetra
con che tu dopo i gigantei furori
rendesti grazia al regnator de letra.
Sinstrumenti avr mai da te migliori,
atti a sculpire in cos degna pietra,
in queste belle imagini disegno
porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno.
4
Levando intanto queste prime rudi
scaglie nandr con lo scarpello inetto:
forse chancor con pi solerti studi
poi ridurr questo lavor perfetto.
Ma ritorniamo a quello, a cui n scudi
potran n usberghi assicurare il petto:
parlo di Pinabello di Maganza,
che duccider la donna ebbe speranza.
46
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
5
Il traditor pens che la donzella
fosse ne lalto precipizio morta;
e con pallida faccia lasci quella
trista e per lui contaminata porta,
e torn presto a rimontare in sella:
e come quel chavea lanima torta,
per giunger colpa a colpa e fallo a fallo,
di Bradamante ne men il cavallo.
6
Lascin costui, che mentre allaltrui vita
ordisce inganno, il suo morir procura;
e torniamo alla donna che, tradita,
quasi ebbe a un tempo e morte e sepoltura.
Poi chella si lev tutta stordita,
chavea percosso in su la pietra dura,
dentro la porta and, chadito dava
ne la seconda assai pi larga cava.
7
La stanza, quadra e spaziosa, pare
una devota e venerabil chiesa,
che su colonne alabastrine e rare
con bella architettura era suspesa.
Surgea nel mezzo un ben locato altare,
chavea dinanzi una lampada accesa;
e quella di splendente e chiaro foco
rendea gran lume alluno e allaltro loco.
8
Di devota umilt la donna tocca,
come si vide in loco sacro e pio,
incominci col core e con la bocca,
inginocchiata, a mandar prieghi a Dio.
Un picciol uscio intanto stride e crocca,
chera allincontro, onde una donna usco
discinta e scalza, e sciolte avea le chiome,
che la donzella salut per nome.
47
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
9
E disse: O generosa Bradamante,
non giunta qui senza voler divino,
di te pi giorni mha predetto inante
il profetico spirto di Merlino,
che visitar le sue reliquie sante
dovevi per insolito camino:
e qui son stata acci chio ti riveli
quel chan di te gi statuito i cieli.
10
Questa lantiqua e memorabil grotta
chedific Merlino, il savio mago
che forse ricordare odi talotta,
dove ingannollo la Donna del Lago.
Il sepolcro qui gi, dove corrotta
giace la carne sua; dove egli, vago
di sodisfare a lei, che glil suase,
vivo corcossi, e morto ci rimase.
11
Col corpo morto il vivo spirto alberga,
sin choda il suon de langelica tromba
che dal ciel lo bandisca o che ve lerga,
secondo che sar corvo o colomba.
Vive la voce; e come chiara emerga,
udir potrai da la marmorea tomba,
che le passate e le future cose
a chi gli domand, sempre rispose.
12
Pi giorni son chin questo cimiterio
venni di remotissimo paese,
perch circa il mio studio alto misterio
mi facesse Merlin meglio palese:
e perch ebbi vederti desiderio,
poi ci son stata oltre il disegno un mese;
che Merlin, che l ver sempre mi predisse,
termine al venir tuo questo d fisse.
48
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
13
Stassi dAmon la sbigottita figlia
tacita e fissa al ragionar di questa;
et ha s pieno il cor di maraviglia,
che non sa sella dorme o sella desta:
e con rimesse e vergognose ciglia
(come quella che tutta era modesta)
rispose: Di che merito son io,
chantiveggian profeti il venir mio?
14
E lieta de linsolita aventura,
dietro alla maga subito fu mossa,
che la condusse a quella sepoltura
che chiudea di Merlin lanima e lossa.
Era quella arca duna pietra dura,
lucida e tersa, e come fiamma rossa;
tal challa stanza, ben che di sol priva,
dava splendore il lume che nusciva.
15
O che natura sia dalcuni marmi
che muovin lombre a guisa di facelle,
o forza pur di suffumigi e carmi
e segni impressi allosservate stelle
(come pi questo verisimil parmi),
discopria lo splendor pi cose belle
e di scultura e di color, chintorno
il venerabil luogo aveano adorno.
16
A pena ha Bradamante da la soglia
levato il pi ne la secreta cella,
che l vivo spirto da la morta spoglia
con chiarissima voce le favella:
Favorisca Fortuna ogni tua voglia,
o casta e nobilissima donzella,
del cui ventre uscir il seme fecondo
che onorar deve Italia e tutto il mondo.
49
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
17
Lantiquo sangue che venne da Troia,
per li duo miglior rivi in te commisto,
produrr lornamento, il fior, la gioia
dogni lignaggio chabbi il sol mai visto
tra lIndo e l Tago e l Nilo e la Danoia,
tra quanto n mezzo Antartico e Calisto.
Ne la progenie tua con sommi onori
saran marchesi, duci e imperatori.
18
I capitani e i cavallier robusti
quindi usciran, che col ferro e col senno
ricuperar tutti gli onor vetusti
de larme invitte alla sua Italia denno.
Quindi terran lo scettro i signor giusti,
che, come il savio Augusto e Numa fenno,
sotto il benigno e buon governo loro
ritorneran la prima et de loro.
19
Acci dunque il voler del ciel si metta
in effetto per te, che di Ruggiero
tha per moglier fin da principio eletta,
segue animosamente il tuo sentiero;
che cosa non sar che sintrometta
da poterti turbar questo pensiero,
s che non mandi al primo assalto in terra
quel rio ladron chogni tuo ben ti serra.
20
Tacque Merlino avendo cos detto,
et agio allopre de la maga diede,
cha Bradamante dimostrar laspetto
si preparava di ciascun suo erede.
Avea de spirti un gran numero eletto,
non so se da linferno o da qual sede,
e tutti quelli in un luogo raccolti
sotto abiti diversi e varii volti.
50
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
21
Poi la donzella a s richiama in chiesa,
l dove prima avea tirato un cerchio
che la potea capir tutta distesa,
et avea un palmo ancora di superchio.
E perch da li spirti non sia offesa,
le fa dun gran pentacolo coperchio;
e le dice che taccia e stia a mirarla:
poi scioglie il libro, e coi demoni parla.
22
Eccovi fuor de la prima spelonca,
che gente intorno al sacro cerchio ingrossa;
ma, come vuole entrar, la via l tronca,
come lo cinga intorno muro e fossa.
In quella stanza, ove la bella conca
in s chiudea del gran profeta lossa,
entravan lombre, poi chavean tre volte
fatto dintorno lor debite volte.
23
Se i nomi e i gesti di ciascun vo dirti
(dicea lincantatrice a Bradamante),
di questi chor per glincantati spirti,
prima che nati sien, ci sono avante,
non so veder quando abbia da espedirti;
che non basta una notte a cose tante:
s chio te ne verr scegliendo alcuno,
secondo il tempo, e che sar oportuno.
24
Vedi quel primo che ti rassimiglia
ne bei sembianti e nel giocondo aspetto:
capo in Italia fia di tua famiglia,
del seme di Ruggiero in te concetto.
Veder del sangue di Pontier vermiglia
per mano di costui la terra aspetto,
e vendicato il tradimento e il torto
contra quei che gli avranno il padre morto.
51
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
25
Per opra di costui sar deserto
il re de Longobardi Desiderio:
dEste e di Calaon per questo merto
il bel domno avr dal sommo Imperio.
Quel che gli dietro, il tuo nipote Uberto,
onor de larme e del paese esperio:
per costui contra barbari difesa
pi duna volta fia la santa Chiesa.
26
Vedi qui Alberto, invitto capitano
chorner di trofei tanti delubri:
Ugo il figlio con lui, che di Milano
far lacquisto, e spiegher i colubri.
Azzo quellaltro, a cui rester in mano,
dopo il fratello, il regno deglInsubri.
Ecco Albertazzo, il cui savio consiglio
torr dItalia Beringario e il figlio;
27
e sar degno a cui Cesare Otone
Alda, sua figlia, in matrimonio aggiunga.
Vedi un altro Ugo: oh bella successione,
che dal patrio valor non si dislunga!
Costui sar, che per giusta cagione
ai superbi Roman lorgoglio emunga,
che l terzo Otone e il pontefice tolga
de le man loro, e l grave assedio sciolga.
28
Vedi Folco, che par chal suo germano,
ci che in Italia avea, tutto abbi dato,
e vada a possedere indi lontano
in mezzo agli Alamanni un gran ducato;
e dia alla casa di Sansogna mano,
che caduta sar tutta da un lato;
e per la linea de la madre, erede,
con la progenie sua la terr in piede.
52
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
29
Questo chor a nui viene il secondo Azzo,
di cortesia pi che di guerre amico,
tra dui figli, Bertoldo et Albertazzo.
Vinto da lun sar il secondo Enrico,
e del sangue tedesco orribil guazzo
Parma vedr per tutto il campo aprico;
de laltro la contessa gloriosa,
saggia e casta Matilde, sar sposa.
30
Virt il far di tal connubio degno;
cha quella et non poca laude estimo
quasi di mezza Italia in dote il regno,
e la nipote aver dEnrico primo.
Ecco di quel Bertoldo il caro pegno,
Rinaldo tuo, chavr lonor opimo
daver la Chiesa de le man riscossa
de lempio Federico Barbarossa.
31
Ecco un altro Azzo, et quel che Verona
avr in poter col suo bel tenitorio;
e sar detto marchese dAncona
dal quarto Otone e dal secondo Onorio.
Lungo sar sio mostro ogni persona
del sangue tuo, chavr del consistorio
il confalone, e sio narro ogni impresa
vinta da lor per la romana Chiesa.
32
Obizzo vedi e Folco, altri Azzi, altri Ughi,
ambi gli Enrichi, il figlio al padre a canto;
duo Guelfi, di quai luno Umbria suggiughi,
e vesta di Spoleti il ducal manto.
Ecco che l sangue e le gran piaghe asciughi
dItalia afflitta, e volga in riso il pianto:
di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto)
onde Ezellin fia rotto, preso, estinto.
53
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
33
Ezellino, immanissimo tiranno,
che fia creduto figlio del demonio,
far, troncando i sudditi, tal danno,
e distruggendo il bel paese ausonio,
che pietosi apo lui stati saranno
Mario, Silla, Neron, Caio et Antonio.
E Federico imperator secondo
fia per questo Azzo rotto e messo al fondo.
34
Terr costui con pi felice scettro
la bella terra che siede sul fiume
dove chiam con lacrimoso plettro
Febo il figliuol chavea mal retto il lume,
quando fu pianto il fabuloso elettro,
e Cigno si vest di bianche piume;
e questa di mille oblighi mercede
gli doner lApostolica sede.
35
Dove lascio il fratel Aldrobandino?
che per dar al pontefice soccorso
contra Oton quarto e il campo ghibellino
che sar presso al Campidoglio corso,
et avr preso ogni luogo vicino,
e posto agli Umbri e alli Piceni il morso;
n potendo prestargli aiuto senza
molto tesor, ne chieder a Fiorenza;
36
e non avendo gioie o miglior pegni,
per sicurt daralle il frate in mano.
Spiegher i suoi vittoriosi segni,
e romper lesercito germano;
in seggio riporr la Chiesa, e degni
dar supplicii ai conti di Celano;
et al servizio del sommo Pastore
finir gli anni suoi nel pi bel fiore.
54
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
37
Et Azzo, il suo fratel, lascier erede
del dominio dAncona e di Pisauro,
dogni citt che da Troento siede
tra il mare e lApenin fin allIsauro,
e di grandezza danimo e di fede,
e di virt, miglior che gemme et auro:
che dona e tolle ognaltro ben Fortuna;
sol in virt non ha possanza alcuna.
38
Vedi Rinaldo, in cui non minor raggio
splender di valor, pur che non sia
a tanta essaltazion del bel lignaggio
Morte o Fortuna invidiosa e ria.
Udirne il duol fin qui da Napoli aggio,
dove del padre allor statico fia.
Or Obizzo ne vien, che giovinetto
dopo lavo sar principe eletto.
39
Al bel dominio accrescer costui
Reggio giocondo e Modona feroce.
Tal sar il suo valor, che signor lui
domanderanno i populi a una voce.
Vedi Azzo sesto, un de figliuoli sui,
confalonier de la cristiana croce:
avr il ducato dAndria con la figlia
del secondo re Carlo di Siciglia.
40
Vedi in un bello et amichevol groppo
de li principi illustri leccellenza:
Obizzo, Aldrobandin, Nicol zoppo,
Alberto, damor pieno e di clemenza.
Io tacer, per non tenerti troppo,
come al bel regno aggiungeran Favenza,
e con maggior fermezza Adria, che valse
da s nomar lindomite acque salse;
55
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
41
come la terra, il cui produr di rose
le di piacevol nome in greche voci,
e la citt chin mezzo alle piscose
paludi, del Po teme ambe le foci,
dove abitan le genti disiose
che l mar si turbi e sieno i venti atroci.
Taccio dArgenta, di Lugo e di mille
altre castella e populose ville.
42
Ve Nicol, che tenero fanciullo
il popul crea signor de la sua terra,
e di Tideo fa il pensier vano e nullo,
che contra lui le civil arme afferra.
Sar di questo il pueril trastullo
sudar nel ferro e travagliarsi in guerra;
e da lo studio del tempo primiero
il fior riuscir dogni guerriero.
43
Far de suoi ribelli uscire a vto
ogni disegno, e lor tornare in danno;
et ogni stratagema avr s noto,
che sar duro il poter fargli inganno.
Tardi di questo savedr il Terzo Oto,
e di Reggio e di Parma aspro tiranno,
che da costui spogliato a un tempo fia
e del dominio e de la vita ria.
44
Avr il bel regno poi sempre augumento
senza torcer mai pi dal camin dritto;
n ad alcuno far mai nocumento,
da cui prima non sia dingiuria afflitto:
et per questo il gran Motor contento
che non gli sia alcun termine prescritto;
ma duri prosperando in meglio sempre,
fin che si volga il ciel ne le sue tempre.
56
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
45
Vedi Leonello, e vedi il primo duce,
fama de la sua et, linclito Borso,
che siede in pace, e pi trionfo adduce
di quanti in altrui terre abbino corso.
Chiuder Marte ove non veggia luce,
e stringer al Furor le mani al dorso.
Di questo signor splendido ogni intento
sar che l popul suo viva contento.
46
Ercole or vien, chal suo vicin rinfaccia,
col pi mezzo arso e con quei debol passi,
come a Budrio col petto e con la faccia
il campo volto in fuga gli fermassi;
non perch in premio poi guerra gli faccia,
n, per cacciarlo, fin nel Barco passi.
Questo il signor, di cui non so esplicarme
se fia maggior la gloria o in pace o in arme.
47
Terran Pugliesi, Calabri e Lucani
de gesti di costui lunga memoria,
l dove avr dal re de Catalani
di pugna singular la prima gloria;
e nome tra glinvitti capitani
sacquister con pi duna vittoria:
avr per sua virt la signoria
pi di trenta anni, a lui debita pria.
48
E quanto pi aver obligo si possa
a principe, sua terra avr a costui;
non perch fia de le paludi mossa
tra campi fertilissimi da lui;
non perch la far con muro e fossa
meglio capace a cittadini sui,
e lornar di templi e di palagi,
di piazze, di teatri e di mille agi;
57
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
49
non perch dagli artigli de laudace
aligero Leon terr difesa;
non perch, quando la gallica face
per tutto avr la bella Italia accesa,
si star sola col suo stato in pace,
e dal timore e dai tributi illesa;
non s per questi et altri benefici
saran sue genti ad Ercol debitrici:
50
quanto che dar lor linclita prole,
il giusto Alfonso e Ippolito benigno,
che saran quai lantiqua fama suole
narrar de figli del Tindareo cigno,
chalternamente si privan del sole
per trar lun laltro de laer maligno.
Sar ciascuno dessi e pronto e forte
laltro salvar con sua perpetua morte.
51
Il grande amor di questa bella coppia
render il popul suo via pi sicuro,
che se, per opra di Vulcan, di doppia
cinta di ferro avesse intorno il muro.
Alfonso quel che col saper accoppia
s la bont, chal secolo futuro
la gente creder che sia dal cielo
tornata Astrea dove pu il caldo e il gielo.
52
A grande uopo gli fia lesser prudente,
e di valore assimigliarsi al padre;
che si ritrover, con poca gente,
da un lato aver le veneziane squadre,
colei da laltro, che pi giustamente
non so se devr dir matrigna o madre;
ma se pur madre, a lui poco pi pia,
che Medea ai figli o Progne stata sia.
58
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
53
E quante volte uscir giorno o notte
col suo popul fedel fuor de la terra,
tante sconfitte e memorabil rotte
dar a nimici o per acqua o per terra.
Le genti di Romagna mal condotte,
contra i vicini e lor gi amici, in guerra,
se navedranno, insanguinando il suolo
che serra il Po, Santerno e Zanniolo.
54
Nei medesmi confini anco saprallo
del gran Pastore il mercenario Ispano,
che gli avr dopo con poco intervallo
la Bastia tolta, e morto il castellano,
quando lavr gi preso; e per tal fallo
non fia, dal minor fante al capitano,
che del racquisto e del presidio ucciso
a Roma riportar possa laviso.
55
Costui sar, col senno e con la lancia,
chavr lonor, nei campi di Romagna,
daver dato allesercito di Francia
la gran vittoria contra Iulio e Spagna.
Nuoteranno i destrier fin alla pancia
nel sangue uman per tutta la campagna;
cha sepelire il popul verr manco
tedesco, ispano, greco, italo e franco.
56
Quel chin pontificale abito imprime
del purpureo capel la sacra chioma,
il liberal, magnanimo, sublime,
gran cardinal de la Chiesa di Roma
Ippolito, cha prose, a versi, a rime
dar materia eterna in ogni idioma;
la cui fiorita et vuol il ciel iusto
chabbia un Maron, come un altro ebbe Augusto.
59
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
57
Adorner la sua progenie bella,
come orna il sol la machina del mondo
molto pi de la luna e dogni stella;
chognaltro lume a lui sempre secondo.
Costui con pochi a piedi e meno in sella
veggio uscir mesto, e poi tornar iocondo;
che quindici galee mena captive,
oltra millaltri legni, alle sue rive.
58
Vedi poi luno e laltro Sigismondo.
Vedi dAlfonso i cinque figli cari,
alla cui fama ostar, che di s il mondo
non empia, i monti non potran n i mari:
gener del re di Francia, Ercol secondo
lun; questaltro (acci tutti glimpari)
Ippolito , che non con minor raggio
che l zio, risplender nel suo lignaggio;
59
Francesco, il terzo; Alfonsi gli altri dui
ambi son detti. Or, come io dissi prima,
sho da mostrarti ogni tuo ramo, il cui
valor la stirpe sua tanto sublima,
bisogner che si rischiari e abbui
pi volte prima il ciel, chio te li esprima:
e sar tempo ormai, quando ti piaccia,
chio dia licenzia allombre, e chio mi taccia.
60
Cos con volunt de la donzella
la dotta incantatrice il libro chiuse.
Tutti gli spirti allora ne la cella
spariro in fretta, ove eran lossa chiuse.
Qui Bradamante, poi che la favella
le fu concessa usar, la bocca schiuse,
e domand: Chi son li dua s tristi,
che tra Ippolito e Alfonso abbiamo visti?
60
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
61
Veniano sospirando, e gli occhi bassi
parean tener dogni baldanza privi;
e gir lontan da loro io vedea i passi
dei frati s, che ne pareano schivi.
Parve cha tal domanda si cangiassi
la maga in viso, e fe degli occhi rivi,
e grid: Ah sfortunati, a quanta pena
lungo instigar duomini rei vi mena!
62
O bona prole, o degna dErcol buono,
non vinca il lor fallir vostra bontade:
di vostro sangue i miseri pur sono:
qui ceda la iustizia alla pietade.
Indi soggiunse con pi basso suono:
Di ci dirti pi inanzi non accade.
Statti col dolcie in bocca, e non ti doglia
chamareggiare al fin non te la voglia.
63
Tosto che spunti in ciel la prima luce,
piglierai meco la pi dritta via
chal lucente castel dacciai conduce,
dove Ruggier vive in altrui bala.
Io tanto ti sar compagna e duce,
che tu sia fuor de laspra selva ria:
tinsegner, poi che saren sul mare,
s ben la via, che non potresti errare.
64
Quivi laudace giovane rimase
tutta la notte, e gran pezzo ne spese
a parlar con Merlin, che le suase
rendersi tosto al suo Ruggier cortese.
Lasci di poi le sotterranee case,
che di nuovo splendor laria saccese,
per un camin gran spazio oscuro e cieco,
avendo la spirtal femina seco.
61
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
65
E riusciro in un burrone ascoso
tra monti inaccessibili alle genti;
e tutto l d senza pigliar riposo
saliron balze e traversr torrenti.
E perch men landar fosse noioso,
di piacevoli e bei ragionamenti,
di quel che fu pi conferir soave,
laspro camin facean parer men grave:
66
di quali era per la maggior parte,
cha Bradamante vien la dotta maga
mostrando con che astuzia e con qual arte
proceder de, se di Ruggiero vaga.
Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte,
e conducessi gente alla tua paga
pi che non ha il re Carlo e il re Agramante,
non dureresti contra il negromante;
67
che, oltre che dacciar murata sia
la rcca inespugnabile, e tantalta;
oltre che l suo destrier si faccia via
per mezzo laria, ove galoppa e salta;
ha lo scudo mortal, che come pria
si scopre, il suo splendor s gli occhi assalta,
la vista tolle, e tanto occupa i sensi,
che come morto rimaner conviensi.
68
E se forse ti pensi che ti vaglia
combattendo tener serrati gli occhi,
come potrai saper ne la battaglia
quando ti schivi, o laversario tocchi?
Ma per fuggire il lume chabbarbaglia,
e gli altri incanti di colui far sciocchi,
ti mostrer un rimedio, una via presta;
n altra in tutto l mondo se non questa.
62
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
69
Il re Agramante dAfrica uno annello,
che fu rubato in India a una regina,
ha dato a un suo baron detto Brunello,
che poche miglia inanzi ne camina;
di tal virt, che chi nel dito ha quello,
contra il mal deglincanti ha medicina.
Sa de furti e dinganni Brunel, quanto
colui, che tien Ruggier, sappia dincanto.
70
Questo Brunel s pratico e s astuto,
come io ti dico, dal suo re mandato
acci che col suo ingegno e con laiuto
di questo annello, in tal cose provato,
di quella rcca dove ritenuto,
traggia Ruggier, che cos s vantato,
et ha cos promesso al suo signore,
a cui Ruggiero pi dognaltro a core.
71
Ma perch il tuo Ruggiero a te sol abbia,
e non al re Agramante, ad obligarsi
che tratto sia de lincantata gabbia,
tinsegner il remedio che de usarsi.
Tu te nandrai tre d lungo la sabbia
del mar, ch oramai presso a dimostrarsi;
il terzo giorno in un albergo teco
arriver costui cha lannel seco.
72
La sua statura, acci tu lo conosca,
non sei palmi; et ha il capo ricciuto;
le chiome ha nere, et ha la pelle fosca;
pallido il viso, oltre il dover barbuto;
gli occhi gonfiati e guardatura losca;
schiacciato il naso, e ne le ciglia irsuto;
labito, acci chio lo dipinga intero,
stretto e corto, e sembra di corriero.
63
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
73
Con esso lui taccader soggetto
di ragionar di quelli incanti strani:
mostra daver, come tu avra in effetto,
disio che l mago sia teco alle mani;
ma non monstrar che ti sia stato detto
di quel suo annel che fa glincanti vani.
Egli tofferir mostrar la via
fin alla rcca, e farti compagnia.
74
Tu gli va dietro: e come tavicini
a quella rcca s chella si scopra,
dgli la morte; n piet tinchini
che tu non metta il mio consiglio in opra.
N far chegli il pensier tuo sindovini,
e chabbia tempo che lannel lo copra;
perch ti spariria dagli occhi, tosto
chin bocca il sacro annel savesse posto.
75
Cos parlando, giunsero sul mare,
dove presso a Bordea mette Garonna.
Quivi, non senza alquanto lagrimare,
si dipart luna da laltra donna.
La figliuola dAmon, che per slegare
di prigione il suo amante non assonna,
camin tanto, che venne una sera
ad uno albergo, ove Brunel primera.
76
Conosce ella Brunel come lo vede,
di cui la forma avea sculpita in mente:
onde ne viene, ove ne va, gli chiede;
quel le risponde, e dogni cosa mente.
La donna, gi prevista, non gli cede
in dir menzogne, e simula ugualmente
e patria e stirpe e setta e nome e sesso;
E gli vlta alle man pur gli occhi spesso.
64
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto terzo
77
Gli va gli occhi alle man spesso voltando,
in dubbio sempre esser da lui rubata;
n lo lascia venir troppo accostando,
di sua condizion bene informata.
Stavano insieme in questa guisa, quando
lorecchia da un rumor lor fu intruonata.
Poi vi dir, Signor, che ne fu causa,
chavr fatto al cantar debita pausa.
65
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
Canto 4
1
Quantunque il simular sia le pi volte
ripreso, e dia di mala mente indici,
si truova pur in molte cose e molte
aver fatti evidenti benefici,
e danni e biasmi e morti aver gi tolte;
che non conversiam sempre con gli amici
in questa assai pi oscura che serena
vita mortal, tutta dinvidia piena.
2
Se, dopo lunga prova, a gran fatica
trovar si pu chi ti sia amico vero,
et a chi senza alcun sospetto dica
e discoperto mostri il tuo pensiero;
che de far di Ruggier la bella amica
con quel Brunel non puro e non sincero,
ma tutto simulato e tutto finto,
come la maga le lavea dipinto?
3
Simula anchella; e cos far conviene
con esso lui di finzioni padre;
e, come io dissi, spesso ella gli tiene
gli occhi alle man, cheran rapaci e ladre.
Ecco allorecchie un gran rumor lor viene.
Disse la donna: O gloriosa Madre,
o Re del ciel, che cosa sar questa?
E dove era il rumor si trov presta.
4
E vede loste e tutta la famiglia,
e chi a finestre e chi fuor ne la via,
tener levati al ciel gli occhi e le ciglia,
come lecclisse o la cometa sia.
Vede la donna unalta maraviglia,
che di leggier creduta non saria:
vede passar un gran destriero alato,
che porta in aria un cavalliero armato.
66
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
5
Grandi eran lale e di color diverso,
e vi sedea nel mezzo un cavalliero,
di ferro armato luminoso e terso;
e vr ponente avea dritto il sentiero.
Calossi, e fu tra le montagne immerso:
e, come dicea loste (e dicea il vero),
quel era un negromante, e facea spesso
quel varco, or pi da lungi, or pi da presso.
6
Volando, talor salza ne le stelle,
e poi quasi talor la terra rade;
e ne porta con lui tutte le belle
donne che trova per quelle contrade:
talmente che le misere donzelle
chabbino o aver si credano beltade
(come affatto costui tutte le invole)
non escon fuor s che le veggia il sole.
7
Egli sul Pireneo tiene un castello
(narrava loste) fatto per incanto,
tutto dacciaio, e s lucente e bello,
chaltro al mondo non mirabil tanto.
Gi molti cavallier sono iti a quello,
e nessun del ritorno si d vanto:
s chio penso, signore, e temo forte,
o che sian presi, o sian condotti a morte.
8
La donna il tutto ascolta, e le ne giova,
credendo far, come far per certo,
con lannello mirabile tal prova,
che ne fia il mago e il suo castel deserto;
e dice a loste: Or un de tuoi mi trova,
che pi di me sia del viaggio esperto;
chio non posso durar, tanto ho il cor vago
di far battaglia contra a questo mago.
67
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
9
Non ti mancher guida (le rispose
Brunello allora), e ne verr teco io:
meco ho la strada in scritto, et altre cose
che ti faran piacere il venir mio.
Vlse dir de lannel; ma non lespose
n chiar pi, per non pagarne il fio.
Grato mi fia (disse ella) il venir tuo;
volendo dir chindi lannel fia suo.
10
Quel chera utile a dir, disse; e quel tacque,
che nuocer le potea col Saracino.
Avea loste un destrier cha costei piacque,
chera buon da battaglia e da camino:
comperollo, e partissi come nacque
del bel giorno seguente il matutino.
Prese la via per una stretta valle,
con Brunello ora inanzi, ora alle spalle.
11
Di monte in monte e duno in altro bosco
giunseno ove laltezza di Pirene
pu dimostrar, se non laer fosco,
e Francia e Spagna e due diverse arene,
come Apennin scopre il mar schiavo e il tsco
dal giogo onde a Camaldoli si viene.
Quindi per aspro e faticoso calle
si discendea ne la profonda valle.
12
Vi sorge in mezzo un sasso che la cima
dun bel muro dacciar tutta si fascia;
e quella tanto inverso il ciel sublima,
che quanto ha intorno, inferior si lascia.
Non faccia, chi non vola, andarvi stima;
che spesa indarno vi saria ogni ambascia.
Brunel disse: Ecco dove prigionieri
il mago tien le donne e i cavallieri.
68
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
13
Da quattro canti era tagliato, e tale
che parea dritto a fil de la sinopia.
Da nessun lato n sentier n scale
veran, che di salir facesser copia:
e ben appar che danimal chabbia ale
sia quella stanza nido e tana propia.
Quivi la donna esser conosce lora
di tor lannello e far che Brunel mora.
14
Ma le par atto vile a insanguinarsi
dun uom senza arme e di s ignobil sorte;
che ben potr posseditrice farsi
del ricco annello, e lui non porre a morte.
Brunel non avea mente a riguardarsi;
s chella il prese, e lo leg ben forte
ad uno abete chalta avea la cima:
ma di dito lannel gli trasse prima.
15
N per lacrime, gemiti o lamenti
che facesse Brunel, lo vlse sciorre.
Smont de la montagna a passi lenti,
tanto che fu nel pian sotto la torre.
E perch alla battaglia sappresenti
il negromante, al corno suo ricorre:
e dopo il suon, con minacciose grida
lo chiama al campo, et alla pugna l sfida.
16
Non stette molto a uscir fuor de la porta
lincantator, chud l suono e la voce.
Lalato corridor per laria il porta
contra costei, che sembra uomo feroce.
La donna da principio si conforta,
che vede che colui poco le nuoce:
non porta lancia n spada n mazza,
cha forar labbia o romper la corazza.
69
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
17
Da la sinistra sol lo scudo avea,
tutto coperto di seta vermiglia;
ne la man destra un libro, onde facea
nascer, leggendo, lalta maraviglia:
che la lancia talor correr parea,
e fatto avea a pi dun batter le ciglia;
talor parea ferir con mazza o stocco,
e lontano era, e non avea alcun tocco.
18
Non finto il destrier, ma naturale,
chuna giumenta gener dun grifo:
simile al padre avea la piuma e lale,
li piedi anteriori, il capo e il grifo;
in tutte laltre membra parea quale
era la madre, e chiamasi ippogrifo;
che nei monti Rifei vengon, ma rari,
molto di l dagli aghiacciati mari.
19
Quivi per forza lo tir dincanto;
e poi che lebbe, ad altro non attese,
e con studio e fatica oper tanto,
cha sella e briglia il cavalc in un mese:
cos chin terra e in aria e in ogni canto
lo facea volteggiar senza contese.
Non finzion dincanto, come il resto,
ma vero e natural si vedea questo.
20
Del mago ognaltra cosa era figmento;
che comparir facea pel rosso il giallo:
ma con la donna non fu di momento;
che per lannel non pu vedere in fallo.
Pi colpi tuttavia diserra al vento,
e quinci e quindi spinge il suo cavallo;
e si dibatte e si travaglia tutta,
come era, inanzi che venisse, instrutta.
70
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
21
E poi che esercitata si fu alquanto
sopra il destrier, smontar vlse anco a piede,
per poter meglio al fin venir di quanto
la cauta maga instruzion le diede.
Il mago vien per far lestremo incanto;
che del fatto ripar n sa n crede:
scuopre lo scudo, e certo si prosume
farla cader con lincantato lume.
22
Potea cos scoprirlo al primo tratto,
senza tenere i cavallieri a bada;
ma gli piacea veder qualche bel tratto
di correr lasta o di girar la spada:
come si vede challastuto gatto
scherzar col topo alcuna volta aggrada;
e poi che quel piacer gli viene a noia,
dargli di morso, e al fin voler che muoia.
23
Dico che l mago al gatto, e gli altri al topo
sassimiglir ne le battaglie dianzi;
ma non sassimiglir gi cos, dopo
che con lannel si fe la donna inanzi.
Attenta e fissa stava a quel chera uopo,
acci che nulla seco il mago avanzi;
e come vide che lo scudo aperse,
chiuse gli occhi, e lasci quivi caderse.
24
Non che il fulgor del lucido metallo,
come soleva agli altri, a lei nocesse;
ma cos fece acci che dal cavallo
contra s il vano incantator scendesse:
n parte and del suo disegno in fallo;
che tosto chella il capo in terra messe,
accelerando il volator le penne,
con larghe ruote in terra a por si venne.
71
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
25
Lascia allarcion lo scudo, che gi posto
avea ne la coperta, e a pi discende
verso la donna che, come reposto
lupo alla macchia il capriolo, attende.
Senza pi indugio ella si leva tosto
che lha vicino, e ben stretto lo prende.
Avea lasciato quel misero in terra
il libro che facea tutta la guerra:
26
e con una catena ne correa,
che solea portar cinta a simil uso;
perch non men legar colei credea,
che per adietro altri legare era uso.
La donna in terra posto gi lavea:
se quel non si difese, io ben lescuso;
che troppo era la cosa differente
tra un debol vecchio e lei tanto possente.
27
Disegnando levargli ella la testa,
alza la man vittoriosa in fretta;
ma poi che l viso mira, il colpo arresta,
quasi sdegnando s bassa vendetta;
un venerabil vecchio in faccia mesta
vede esser quel chella ha giunto alla stretta,
che mostra al viso crespo e al pelo bianco
et di settanta anni o poco manco.
28
Tommi la vita, giovene, per Dio,
dicea il vecchio pien dira e di dispetto;
ma quella a torla avea s il cor restio,
come quel di lasciarla avria diletto.
La donna di sapere ebbe disio
chi fosse il negromante, et a che effetto
edificasse in quel luogo selvaggio
la rcca, e faccia a tutto il mondo oltraggio.
72
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
29
N per maligna intenzione, ahi lasso!
(disse piangendo il vecchio incantatore)
feci la bella rcca in cima al sasso,
n per avidit son rubatore;
ma per ritrar sol dallestremo passo
un cavallier gentil, mi mosse amore,
che, come il ciel mi mostra, in tempo breve
morir cristiano a tradimento deve.
30
Non vede il sol tra questo e il polo austrino
un giovene s bello e s prestante:
Ruggiero ha nome, il qual da piccolino
da me nutrito fu, chio sono Atlante.
Disio donore e suo fiero destino
lhan tratto in Francia dietro al re Agramante;
et io, che lamai sempre pi che figlio,
lo cerco trar di Francia e di periglio.
31
La bella rcca solo edificai
per tenervi Ruggier sicuramente,
che preso fu da me, come sperai
che fossi oggi tu preso similmente;
e donne e cavallier, che tu vedrai,
poi ci ho ridotti, et altra nobil gente,
acci che quando a voglia sua non esca,
avendo compagnia, men gli rincresca.
32
Pur chuscir di l su non si domande,
dognaltro gaudio lor cura mi tocca;
che quanto averne da tutte le bande
si pu del mondo, tutto in quella rcca:
suoni, canti, vestir, giuochi, vivande,
quanto pu cor pensar, pu chieder bocca.
Ben seminato avea, ben cogliea il frutto;
ma tu sei giunto a disturbarmi il tutto.
73
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
33
Deh, se non hai del viso il cor men bello,
non impedir il mio consiglio onesto!
Piglia lo scudo (chio tel dono) e quello
destrier che va per laria cos presto;
e non timpacciar oltra nel castello,
o tranne uno o duo amici, e lascia il resto;
o tranne tutti gli altri, e pi non chero,
se non che tu mi lasci il mio Ruggiero.
34
E se disposto sei volermel trre,
deh, prima almen che tu l rimeni in Francia,
piacciati questa afflitta anima sciorre
de la sua scorza, ormai putrida e rancia!
Rispose la donzella: Lui vo porre
in libert: tu, se sai, gracchia e ciancia;
n mi offerir di dar lo scudo in dono,
o quel destrier, che miei, non pi tuoi sono:
35
n sanco stesse a te di trre e darli,
mi parrebbe che l cambio convenisse.
Tu di che Ruggier tieni per vietarli
il male influsso di sue stelle fisse.
O che non puoi saperlo, o non schivarli,
sappiendol, ci che l ciel di lui prescrisse:
ma se l mal tuo, chai s vicin, non vedi,
peggio laltrui cha da venir prevedi.
36
Non pregar chio tuccida, chi tuoi preghi
sariano indarno; e se pur vuoi la morte,
ancor che tutto il mondo dar la nieghi,
da s la pu aver sempre animo forte.
Ma pria che lalma da la carne sleghi,
a tutti i tuoi prigioni apri le porte.
Cos dice la donna, e tuttavia
il mago preso incontra al sasso invia.
74
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
37
Legato de la sua propria catena
andava Atlante, e la donzella appresso,
che cos ancor se ne fidava a pena,
ben che in vista parea tutto rimesso.
Non molti passi dietro se la mena,
cha pi del monte han ritrovato il fesso,
e li scaglioni onde si monta in giro,
fin challa porta del castel saliro.
38
Di su la soglia Atlante un sasso tolle,
di caratteri e strani segni insculto.
Sotto, vasi vi son, che chiamano olle,
che fuman sempre, e dentro han foco occulto.
Lincantator le spezza; e a un tratto il colle
riman deserto, inospite et inculto;
n muro appar n torre in alcun lato,
come se mai castel non vi sia stato.
39
Sbrigossi dalla donna il mago alora,
come fa spesso il tordo da la ragna;
e con lui sparve il suo castello a unora,
e lasci in libert quella compagna.
Le donne e i cavallier si trovr fuora
de le superbe stanze alla campagna:
e furon di lor molte a chi ne dolse;
che tal franchezza un gran piacer lor tolse.
40
Quivi Gradasso, quivi Sacripante,
quivi Prasildo, il nobil cavalliero
che con Rinaldo venne di Levante,
e seco Iroldo, il par damici vero.
Al fin trov la bella Bradamante
quivi il desiderato suo Ruggiero,
che, poi che nebbe certa conoscenza,
le fe buona e gratissima accoglienza;
75
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
41
come a colei che pi che gli occhi sui,
pi che l suo cor, pi che la propria vita
Ruggiero am dal d chessa per lui
si trasse lelmo, onde ne fu ferita.
Lungo sarebbe a dir come, e da cui,
e quanto ne la selva aspra e romita
si cercr poi la notte e il giorno chiaro;
n, se non qui, mai pi si ritrovaro.
42
Or che quivi la vede, e sa ben chella
stata sola la sua redentrice,
di tanto gaudio ha pieno il cor, che appella
s fortunato et unico felice.
Scesero il monte, e dismontaro in quella
valle, ove fu la donna vincitrice,
e dove lippogrifo trovaro anco,
chavea lo scudo, ma coperto, al fianco.
43
La donna va per prenderlo nel freno:
e quel laspetta fin che se gli accosta;
poi spiega lale per laer sereno,
e si ripon non lungi a mezza costa.
Ella lo segue: e quel n pi n meno
si leva in aria, e non troppo si scosta;
come fa la cornacchia in secca arena,
che dietro il cane or qua or l si mena.
44
Ruggier, Gradasso, Sacripante, e tutti
quei cavallier che scesi erano insieme,
chi di su, chi di gi, si son ridutti
dove che torni il volatore han speme.
Quel, poi che gli altri invano ebbe condutti
pi volte e sopra le cime supreme
e negli umidi fondi tra quei sassi,
presso a Ruggiero al fin ritenne i passi.
76
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
45
E questa opera fu del vecchio Atlante,
di cui non cessa la pietosa voglia
di trar Ruggier del gran periglio instante:
di ci sol pensa e di ci solo ha doglia.
Per gli manda or lippogrifo avante,
perch dEuropa con questa arte il toglia.
Ruggier lo piglia, e seco pensa trarlo;
ma quel sarretra, e non vuol seguitarlo.
46
Or di Frontin quel animoso smonta
(Frontino era nomato il suo destriero),
e sopra quel che va per laria monta,
e con li spron gli adizza il core altiero.
Quel corre alquanto, et indi i piedi ponta,
e sale inverso il ciel, via pi leggiero
che l girifalco, a cui lieva il capello
il mastro a tempo, e fa veder laugello.
47
La bella donna, che s in alto vede
e con tanto periglio il suo Ruggiero,
resta attonita in modo, che non riede
per lungo spazio al sentimento vero.
Ci che gi inteso avea di Ganimede
chal ciel fu assunto dal paterno impero,
dubita assai che non accada a quello,
non men gentil di Ganimede e bello.
48
Con gli occhi fissi al ciel lo segue quanto
basta il veder; ma poi che si dilegua
s, che la vista non pu correr tanto,
lascia che sempre lanimo lo segua.
Tuttavia con sospir, gemito e pianto
non ha, n vuol aver pace n triegua.
Poi che Ruggier di vista se le tolse,
al buon destrier Frontin gli occhi rivolse:
77
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
49
e si deliber di non lasciarlo,
che fosse in preda a chi venisse prima;
ma di condurlo seco, e di poi darlo
al suo signor, chanco veder pur stima.
Poggia laugel, n pu Ruggier frenarlo:
di sotto rimaner vede ogni cima
et abbassarsi in guisa, che non scorge
dove piano il terren n dove sorge.
50
Poi che s ad alto vien, chun picciol punto
lo pu stimar chi da la terra il mira,
prende la via verso ove cade a punto
il sol, quando col Granchio si raggira;
e per laria ne va come legno unto
a cui nel mar propizio vento spira.
Lascinlo andar, che far buon camino,
e torniamo a Rinaldo paladino.
51
Rinaldo laltro e laltro giorno scrse,
spinto dal vento, un gran spazio di mare,
quando a ponente e quando contra lOrse,
che notte e d non cessa mai soffiare.
Sopra la Scozia ultimamente sorse,
dove la selva Calidonia appare,
che spesso fra gli antiqui ombrosi cerri
sode sonar di bellicosi ferri.
52
Vanno per quella i cavallieri erranti,
incliti in arme, di tutta Bretagna,
e de prossimi luoghi e de distanti,
di Francia, di Norvegia e de Lamagna.
Chi non ha gran valor, non vada inanti;
che dove cerca onor, morte guadagna.
Gran cose in essa gi fece Tristano,
Lancillotto, Galasso, Art e Galvano,
78
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
53
et altri cavallieri e de la nuova
e de la vecchia Tavola famosi:
restano ancor di pi duna lor pruova
li monumenti e li trofei pomposi.
Larme Rinaldo e il suo Baiardo truova,
e tosto si fa por nei liti ombrosi,
et al nochier comanda che si spicche
e lo vada aspettar a Beroicche.
54
Senza scudiero e senza compagnia
va il cavallier per quella selva immensa,
facendo or una et or unaltra via,
dove pi aver strane aventure pensa.
Capit il primo giorno a una badia,
che buona parte del suo aver dispensa
in onorar nel suo cenobio adorno,
le donne e i cavallier che vanno attorno.
55
Bella accoglienza i monachi e labbate
fro a Rinaldo, il qual domand loro
(non prima gi che con vivande grate
avesse avuto il ventre amplo ristoro)
come dai cavallier sien ritrovate
spesso aventure per quel tenitoro,
dove si possa in qualche fatto eggregio
luom dimostrar, se merta biasmo o pregio.
56
Risposongli cherrando in quelli boschi,
trovar potria strane aventure e molte:
ma come i luoghi, i fatti ancor son foschi;
che non se nha notizia le pi volte.
Cerca (diceano) andar dove conoschi
che lopre tue non restino sepolte,
acci dietro al periglio e alla fatica
segua la fama, e il debito ne dica.
79
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
57
E se del tuo valor cerchi far prova,
t preparata la pi degna impresa
che ne lantiqua etade o ne la nova
giamai da cavallier sia stata presa.
La figlia del re nostro or se ritrova
bisognosa daiuto e di difesa
contra un baron che Lurcanio si chiama,
che tor le cerca e la vita e la fama.
58
Questo Lurcanio al padre lha accusata
(forse per odio pi che per ragione)
averla a mezza notte ritrovata
trarrun suo amante a s sopra un verrone.
Per le leggi del regno condannata
al fuoco fia, se non truova campione
che fra un mese, oggimai presso a finire,
liniquo accusator faccia mentire.
59
Laspra legge di Scozia, empia e severa,
vuol chogni donna, e di ciascuna sorte,
chad uom si giunga, e non gli sia mogliera,
saccusata ne viene, abbia la morte.
N riparar si pu chella non pra,
quando per lei non venga un guerrier forte
che tolga la difesa, e che sostegna
che sia innocente e di morire indegna.
60
Il re, dolente per Ginevra bella
(che cos nominata la sua figlia),
ha publicato per citt e castella,
che salcun la difesa di lei piglia,
e che lestingua la calunnia fella
(pur che sia nato di nobil famiglia),
lavr per moglie, et uno stato, quale
fia convenevol dote a donna tale.
80
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
61
Ma se fra un mese alcun per lei non viene,
o venendo non vince, sar uccisa.
Simile impresa meglio ti conviene,
chandar pei boschi errando a questa guisa:
oltre chonor e fama te naviene
chin eterno da te non fia divisa,
guadagni il fior di quante belle donne
da lIndo sono allAtlantee colonne;
62
e una ricchezza appresso, et uno stato
che sempre far ti pu viver contento;
e la grazia del re, se suscitato
per te gli fia il suo onor, che quasi spento.
Poi per cavalleria tu se ubligato
a vendicar di tanto tradimento
costei, che per commune opinione,
di vera pudicizia un paragone.
63
Pens Rinaldo alquanto, e poi rispose:
Una donzella dunque de morire
perch lasci sfogar ne lamorose
sue braccia al suo amator tanto desire?
Sia maladetto chi tal legge pose,
e maladetto chi la pu patire!
Debitamente muore una crudele,
non chi d vita al suo amator fedele.
64
Sia vero o falso che Ginevra tolto
sabbia il suo amante, io non riguardo a questo:
daverlo fatto la loderei molto,
quando non fosse stato manifesto.
Ho in sua difesa ogni pensier rivolto:
datemi pur un chi mi guidi presto,
e dove sia laccusator mi mene;
chio spero in Dio Ginevra trar di pene.
81
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
65
Non vo gi dir chella non labbia fatto;
che nol sappiendo, il falso dir potrei:
dir ben che non de per simil atto
punizion cadere alcuna in lei;
e dir che fu ingiusto o che fu matto
chi fece prima li statuti rei;
e come iniqui rivocar si denno,
e nuova legge far con miglior senno.
66
Sun medesimo ardor, sun disir pare
inchina e sforza luno e laltro sesso
a quel suave fin damor, che pare
allignorante vulgo un grave eccesso;
perch si de punir donna o biasmare,
che con uno o pi duno abbia commesso
quel che luom fa con quante nha appetito,
e lodato ne va, non che impunito?
67
Son fatti in questa legge disuguale
veramente alle donne espressi torti;
e spero in Dio mostrar che gli gran male
che tanto lungamente si comporti.
Rinaldo ebbe il consenso universale,
che fur gli antiqui ingiusti e male accorti,
che consentiro a cos iniqua legge,
e mal fa il re, che pu, n la corregge.
68
Poi che la luce candida e vermiglia
de laltro giorno aperse lemispero,
Rinaldo larme e il suo Baiardo piglia,
e di quella badia tolle un scudiero,
che con lui viene a molte leghe e miglia,
sempre nel bosco orribilmente fiero,
verso la terra ove la lite nuova
de la donzella de venir in pruova.
82
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quarto
69
Avean, cercando abbreviar camino,
lasciato pel sentier la maggior via;
quando un gran pianto udr sonar vicino,
che la foresta dognintorno empa.
Baiardo spinse lun, laltro il ronzino
verso una valle onde quel grido uscia:
e fra dui mascalzoni una donzella
vider, che di lontan parea assai bella;
70
ma lacrimosa e addolorata quanto
donna o donzella o mai persona fosse.
Le sono dui col ferro nudo a canto,
per farle far lerbe di sangue rosse.
Ella con preghi differendo alquanto
giva il morir, sin che piet si mosse.
Venne Rinaldo; e come se naccorse,
con alti gridi e gran minaccie accorse.
71
Voltaro i malandrin tosto le spalle,
che l soccorso lontan vider venire,
e se appiattr ne la profonda valle.
Il paladin non li cur seguire:
venne a la donna, e qual gran colpa dlle
tanta punizion, cerca dudire;
e per tempo avanzar, fa allo scudiero
levarla in groppa, e torna al suo sentiero.
72
E cavalcando poi meglio la guata
molto esser bella e di maniere accorte,
ancor che fosse tutta spaventata
per la paura chebbe de la morte.
Poi chella fu di nuovo domandata
chi lavea tratta a s infelice sorte,
incominci con umil voce a dire
quel chio vo allaltro canto differire.
83
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
Canto 5
1
Tutti gli altri animai che sono in terra,
o che vivon quieti e stanno in pace,
o se vengono a rissa e si fan guerra,
alla femina il maschio non la face:
lorsa con lorso al bosco sicura erra,
la leonessa appresso il leon giace;
col lupo vive la lupa sicura,
n la iuvenca ha del torel paura.
2
Chabominevol peste, che Megera
venuta a turbar gli umani petti?
che si sente il marito e la mogliera
sempre garrir dingiuriosi detti,
stracciar la faccia e far livida e nera,
bagnar di pianto i geniali letti;
e non di pianto sol, ma alcuna volta
di sangue gli ha bagnati lira stolta.
3
Parmi non sol gran mal, ma che luom faccia
contra natura e sia di Dio ribello,
che sinduce a percuotere la faccia
di bella donna, o romperle un capello:
ma chi le d veneno, o chi le caccia
lalma del corpo con laccio o coltello,
chuomo sia quel non creder in eterno,
ma in vista umana un spirto de linferno.
4
Cotali esser doveano i duoi ladroni
che Rinaldo cacci da la donzella,
da lor condotta in quei scuri valloni
perch non se nudisse pi novella.
Io lasciai chella render le cagioni
sapparechiava di sua sorte fella
al paladin, che le fu buono amico:
or, seguendo listoria, cos dico.
84
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
5
La donna incominci: Tu intenderai
la maggior crudeltade e la pi espressa,
chin Tebe o in Argo o chin Micene mai,
o in loco pi crudel fosse commessa.
E se rotando il sole i chiari rai,
qui men challaltre region sappressa,
credo cha noi malvolentieri arrivi,
perch veder s crudel gente schivi.
6
Chagli nemici gli uomini sien crudi,
in ogni et se n veduto esempio;
ma dar la morte a chi procuri e studi
il tuo ben sempre, troppo ingiusto et empio.
E acci che meglio il vero io ti denudi,
perch costor volessero far scempio
degli anni verdi miei contra ragione,
ti dir da principio ogni cagione.
7
Voglio che sappi, signor mio, chessendo
tenera ancora, alli servigi venni
de la figlia del re, con cui crescendo,
buon luogo in corte et onorato tenni.
Crudele Amore, al mio stato invidendo,
fe che seguace, ahi lassa! gli divenni:
fe dogni cavallier, dogni donzello
parermi il duca dAlbania pi bello.
8
Perch egli mostr amarmi pi che molto,
io ad amar lui con tutto il cor mi mossi.
Ben sode il ragionar, si vede il volto,
ma dentro il petto mal giudicar possi.
Credendo, amando, non cessai che tolto
lebbi nel letto, e non guardai chio fossi
di tutte le real camere in quella
che pi secreta avea Ginevra bella;
85
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
9
dove tenea le sue cose pi care,
e dove le pi volte ella dormia.
Si pu di quella in sun verrone entrare,
che fuor del muro al discoperto uscia.
Io facea il mio amator quivi montare;
e la scala di corde onde salia,
io stessa dal verron gi gli mandai
qual volta meco aver lo desiai:
10
che tante volte ve lo fei venire,
quanto Ginevra me ne diede lagio,
che solea mutar letto, or per fuggire
il tempo ardente, or il brumal malvagio.
Non fu veduto dalcun mai salire;
per che quella parte del palagio
risponde verso alcune case rotte,
dove nessun mai passa o giorno o notte.
11
Continu per molti giorni e mesi
tra noi secreto lamoroso gioco:
sempre crebbe lamore; e s maccesi,
che tutta dentro io mi sentia di foco:
e cieca ne fui s, chio non compresi
chegli fingeva molto, e amava poco;
ancor che li suo inganni discoperti
esser doveanmi a mille segni certi.
12
Dopo alcun d si mostr nuovo amante
de la bella Ginevra. Io non so appunto
sallora cominciasse, o pur inante
de lamor mio, navesse il cor gi punto.
Vedi sin me venuto era arrogante,
simperio nel mio cor saveva assunto;
che mi scoperse, e non ebbe rossore
chiedermi aiuto in questo nuovo amore.
86
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
13
Ben mi dicea chuguale al mio non era,
n vero amor quel chegli avea a costei;
ma simulando esserne acceso, spera
celebrarne i legitimi imenei.
Dal re ottenerla fia cosa leggiera,
qualor vi sia la volont di lei;
che di sangue e di stato in tutto il regno
non era, dopo il re, di lu il pi degno.
14
Mi persuade, se per opra mia
potesse al suo signor genero farsi
(che veder posso che se nalzeria
a quanto presso al re possa uomo alzarsi),
che me navria bon merto, e non saria
mai tanto beneficio per scordarsi;
e challa moglie e chad ognaltro inante
mi porrebbe egli in sempre essermi amante.
15
Io, chera tutta a satisfargli intenta,
n seppi o vlsi contradirgli mai,
e sol quei giorni io mi vidi contenta,
chaverlo compiaciuto mi trovai;
piglio loccasion che sappresenta
di parlar desso e di lodarlo assai;
et ogni industria adopro, ogni fatica
per far del mio amator Ginevra amica.
16
Feci col core e con leffetto tutto
quel che far si poteva, e sallo Idio;
n con Ginevra mai potei far frutto,
chio le ponessi in grazia il duca mio:
e questo, che ad amar ella avea indutto
tutto il pensiero e tutto il suo disio
un gentil cavallier, bello e cortese,
venuto in Scozia di lontan paese;
87
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
17
che con un suo fratel ben giovinetto
venne dItalia a stare in questa corte;
si fe ne larme poi tanto perfetto,
che la Bretagna non avea il pi forte.
Il re lamava, e ne mostr leffetto;
che gli don di non picciola sorte
castella e ville e iuridizioni,
e lo fe grande al par dei gran baroni.
18
Grato era al re, pi grato era alla figlia
quel cavallier chiamato Ariodante,
per esser valoroso a maraviglia;
ma pi, chella sapea che lera amante.
N Vesuvio, n il monte di Siciglia,
n Troia avamp mai di fiamme tante,
quante ella conoscea che per suo amore
Ariodante ardea per tutto il core.
19
Lamar che dunque ella facea colui
con cor sincero e con perfetta fede,
fe che pel duca male udita fui;
n mai risposta da sperar mi diede:
anzi quanto io pregava pi per lui
e gli studiava dimpetrar mercede,
ella, biasmandol sempre e dispregiando,
se gli vena pi sempre inimicando.
20
Io confortai lamator mio sovente,
che volesse lasciar la vana impresa;
n si sperasse mai volger la mente
di costei, troppo ad altro amore intesa:
e gli feci conoscer chiaramente,
come era s dAriodante accesa,
che quanta acqua nel mar, piccola dramma
non spegneria de la sua immensa fiamma.
88
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
21
Questo da me pi volte Polinesso
(che cos nome ha il duca) avendo udito,
e ben compreso e visto per se stesso
che molto male era il suo amor gradito;
non pur di tanto amor si fu rimesso,
ma di vedersi un altro preferito,
come superbo, cos mal sofferse,
che tutto in ira e in odio si converse.
22
E tra Ginevra e lamator suo pensa
tanta discordia e tanta lite porre,
e farvi inimicizia cos intensa,
che mai pi non si possino comporre;
e por Ginevra in ignominia immensa
donde non sabbia o viva o morta a trre:
n de liniquo suo disegno meco
vlse, o con altri, ragionar che seco.
23
Fatto il pensier: Dalinda mia, mi dice
(che cos son nomata), saper di,
che come suol tornar da la radice
arbor che tronchi e quattro volte e sei;
cos la pertinacia mia infelice,
ben che sia tronca dai successi rei,
di germogliar non resta; che venire
pur vorria a fin di questo suo desire.
24
E non lo bramo tanto per diletto,
quanto perch vorrei vincer la pruova;
e non possendo farlo con effetto,
sio lo fo imaginando, anco mi giuova.
Voglio, qual volta tu mi di ricetto,
quando allora Ginevra si ritruova
nuda nel letto, che pigli ogni vesta
chella posta abbia, e tutta te ne vesta.
89
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
25
Come ella sorna e come il crin dispone
studia imitarla, e cerca il pi che sai
di parer dessa, e poi sopra il verrone
a mandar gi la scala ne verrai.
Io verr a te con imaginazione
che quella sii, di cui tu i panni avrai:
e cos spero, me stesso ingannando,
venir in breve il mio desir scemando.
26
Cos disse egli. Io che divisa e sevra
e lungi era da me, non posi mente
che questo in che pregando egli persevra,
era una fraude pur troppo evidente;
e dal verron, coi panni di Ginevra,
mandai la scala onde sal sovente;
e non maccorsi prima de linganno,
che nera gi tutto accaduto il danno.
27
Fatto in quel tempo con Ariodante
il duca avea queste parole o tali
(che grandi amici erano stati inante
che per Ginevra si fesson rivali):
Mi maraviglio incominci il mio amante,
chavendoti io fra tutti li mie uguali
sempre avuto il rispetto e sempre amato,
chio sia da te s mal rimunerato.
28
Io son ben certo che comprendi e sai
di Ginevra e di me lantiquo amore;
e per sposa legitima oggimai
per impetrarla son dal mio signore.
Perch mi turbi tu? perch pur vai
senza frutto in costei ponendo il core?
Io ben a te rispetto avrei, per Dio,
sio nel tuo grado fossi, e tu nel mio.
90
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
29
Et io rispose Ariodante a lui
di te mi maraviglio maggiormente;
che di lei prima inamorato fui,
che tu lavessi vista solamente:
e so che sai quanto lamor tra nui,
chesser non pu, di quel che sia, pi ardente;
e sol dessermi moglie intende e brama:
e so che certo sai chella non tama.
30
Perch non hai tu dunque a me il rispetto
per lamicizia nostra, che domande
cha te aver debba, e chio tavre in effetto,
se tu fossi con lei di me pi grande?
N men di te per moglie averla aspetto,
se ben tu sei pi ricco in queste bande:
io non son meno al re, che tu sia, grato,
ma pi di te da la sua figlia amato.
31
Oh disse il duca a lui, grande cotesto
errore a che tha il folle amor condutto!
Tu credi esser pi amato; io credo questo
medesmo: ma si pu vedere al frutto.
Tu fammi ci chai seco, manifesto,
et io il secreto mio taprir tutto;
e quel di noi che manco aver si veggia,
ceda a chi vince, e daltro si proveggia.
32
E sar pronto se tu vuoi chio giuri
di non dir cosa mai che mi riveli:
cos voglio chancor tu massicuri
che quel chio ti dir, sempre mi celi.
Venner dunque daccordo alli scongiuri,
e posero le man sugli Evangeli:
e poi che di tacer fede si diero,
Ariodante incominci primiero.
91
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
33
E disse per lo giusto e per lo dritto
come tra s e Ginevra era la cosa;
chella gli avea giurato e a bocca e in scritto,
che mai non saria ad altri, cha llui, sposa;
e se dal re le vena contraditto,
gli promettea di sempre esser ritrosa
da tutti gli altri maritaggi poi,
e viver sola in tutti i giorni suoi:
34
e chesso era in speranza, pel valore
chavea mostrato in arme a pi dun segno,
et era per mostrare a laude, a onore,
a beneficio del re e del suo regno,
di crescer tanto in grazia al suo signore,
che sarebbe da lui stimato degno
che la figliuola sua per moglie avesse,
poi che piacer a lei cos intendesse.
35
Poi disse: A questo termine son io,
n credo gi chalcun mi venga appresso:
n cerco pi di questo, n desio
de lamor dessa aver segno pi espresso;
n pi vorrei, se non quanto da Dio
per connubio legitimo concesso:
e saria invano il domandar pi inanzi;
che di bont so come ognaltra avanzi.
36
Poi chebbe il vero Ariodante esposto
de la merc chaspetta a sua fatica,
Polinesso, che gi savea proposto
di far Ginevra al suo amator nemica,
cominci: Sei da me molto discosto,
e vo che di tua bocca anco tu l dica;
e del mio ben veduta la radice,
che confessi me solo esser felice.
92
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
37
Finge ella teco, n tama n prezza;
che ti pasce di speme e di parole:
oltra questo, il tuo amor sempre a sciochezza,
quando meco ragiona, imputar suole.
Io ben desserle caro altra certezza
veduta nho, che di promesse e fole;
e tel dir sotto la f in secreto,
ben che farei pi il debito a star cheto.
38
Non passa mese, che tre, quattro e sei
e talor diece notti, io non mi truovi
nudo abbracciato in quel piacer con lei,
challamoroso ardor par che s giovi:
s che tu puoi veder sa piacer miei
son daguagliar le ciance che tu pruovi.
Cedimi dunque, e daltro ti provedi,
poi che s inferior di me ti vedi.
39
Non ti vo creder questo gli rispose
Ariodante, e certo so che menti;
e composto fra te thai queste cose
acci che da limpresa io mi spaventi:
ma perch a lei son troppo ingiuriose,
questo chai detto sostener convienti;
che non bugiardo sol, ma voglio ancora
che tu sei traditor mostrarti or ora.
40
Suggiunse il duca: Non sarebbe onesto
che noi volessen la battaglia trre
di quel che tofferisco manifesto,
quando ti piaccia, inanzi agli occhi porre.
Resta smarrito Ariodante a questo,
e per lossa un tremor freddo gli scorre;
e se creduto ben gli avesse a pieno,
vena sua vita allora allora meno.
93
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
41
Con cor trafitto e con pallida faccia,
e con voce tremante e bocca amara
rispose: Quando sia che tu mi faccia
veder questa aventura tua s rara,
prometto di costei lasciar la traccia,
a te s liberale, a me s avara:
ma chio tel voglia creder, non far stima,
sio non lo veggio con questi occhi prima.
42
Quando ne sar il tempo, avisarotti,
suggiunse Polinesso, e dipartisse.
Non credo che passr pi di due notti,
chordine fu che l duca a me venisse.
Per scoccar dunque i lacci che condotti
avea s cheti, and al rivale, e disse
che sascondesse la notte seguente
tra quelle case ove non sta mai gente:
43
e dimostrgli un luogo a dirimpetto
di quel verrone ove solea salire.
Ariodante avea preso sospetto
che lo cercasse far quivi venire,
come in un luogo dove avesse eletto
di por gli aguati, e farvelo morire,
sotto questa finzion, che vuol mostrargli
quel di Ginevra, chimpossibil pargli.
44
Di volervi venir prese partito,
ma in guisa che di lui non sia men forte;
perch accadendo che fosse assalito,
si truovi s, che non tema di morte.
Un suo fratello avea saggio et ardito,
il pi famoso in arme de la corte,
detto Lurcanio; e avea pi cor con esso,
che se dieci altri avesse avuto appresso.
94
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
45
Seco chiamollo, e vlse che prendesse
larme; e la notte lo men con lui:
non che l secreto suo gi gli dicesse;
n lavria detto ad esso n ad altrui.
Da s lontano un trar di pietra il messe:
Se mi senti chiamar, vien disse a nui
ma se non senti, prima chio ti chiami,
non ti partir di qui, frate, se mami.
46
Va pur, non dubitar, disse il fratello:
e cos venne Ariodante cheto,
e si cel nel solitario ostello
chera dincontro al mio verron secreto.
Vien daltra parte il fraudolente e fello,
che dinfamar Ginevra era s lieto;
e fa il segno, tra noi solito inante,
a me che de linganno era ignorante.
47
Et io con veste candida, e fregiata
per mezzo a liste doro e dognintorno,
e con rete pur dor, tutta adombrata
di bei fiocchi vermigli al capo intorno
(foggia che sol fu da Ginevra usata,
non dalcunaltra), udito il segno, torno
sopra il verron, chin modo era locato,
che mi scopria dinanzi e dogni lato.
48
Lurcanio in questo mezzo dubitando
che l fratello a pericolo non vada,
o come pur commun disio, cercando
di spiar sempre ci che ad altri accada;
lera pian pian venuto seguitando,
tenendo lombre e la pi oscura strada:
e a men di dieci passi a lui discosto,
nel medesimo ostel sera riposto.
95
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
49
Non sappiendo io di questo cosa alcuna,
venni al verron ne labito cho detto,
s come gi venuta era pi duna
e pi di due fiate a buono effetto.
Le veste si vedean chiare alla luna;
n dissimile essendo anchio daspetto
n di persona da Ginevra molto,
fece parere un per un altro il volto:
50
e tanto pi, chera gran spazio in mezzo
fra dove io venni e quelle inculte case,
ai dui fratelli, che stavano al rezzo,
il duca agevolmente persuase
quel chera falso. Or pensa in che ribrezzo
Ariodante, in che dolor rimase.
Vien Polinesso, e alla scala sappoggia
che gi mandagli, e monta in su la loggia.
51
A prima giunta io gli getto le braccia
al collo, chio non penso esser veduta;
lo bacio in bocca e per tutta la faccia,
come far soglio ad ogni sua venuta.
Egli pi de lusato si procaccia
daccarezzarmi, e la sua fraude aiuta.
Quellaltro al rio spettacolo condutto,
misero sta lontano, e vede il tutto.
52
Cade in tanto dolor, che si dispone
allora allora di voler morire:
e il pome de la spada in terra pone;
che su la punta si volea ferire.
Lurcanio che con grande ammirazione
avea veduto il duca a me salire,
ma non gi conosciuto chi si fosse,
scorgendo latto del fratel, si mosse;
96
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
53
e gli viet che con la propria mano
non si passasse in quel furore il petto.
Sera pi tardo o poco pi lontano,
non giugnea a tempo, e non faceva effetto.
Ah misero fratel, fratello insano
grid, perchai perduto lintelletto,
chuna femina a morte trar ti debbia?
Chir possan tutte come al vento nebbia!
54
Cerca far morir lei, che morir merta,
e serva a pi tuo onor tu la tua morte.
Fu damar lei, quando non tera aperta
la fraude sua: or da odiar ben forte,
poi che con gli occhi tuoi tu vedi certa,
quanto sia meretrice, e di che sorte.
Serba questarme che volti in te stesso,
a far dinanzi al re tal fallo espresso.
55
Quando si vede Ariodante giunto
sopra il fratel, la dura impresa lascia;
ma la sua intenzion da quel chassunto
avea gi di morir, poco saccascia.
Quindi si leva, e porta non che punto,
ma trapassato il cor destrema ambascia;
pur finge col fratel, che quel furore
non abbia pi, che dianzi avea nel core.
56
Il seguente matin, senza far motto
al suo fratello o ad altri, in via si messe
da la mortal disperazion condotto;
n di lui per pi d fu chi sapesse.
Fuor che l duca e il fratello, ognaltro indtto
era chi mosso al dipartir lavesse.
Ne la casa del re di lui diversi
ragionamenti e in tutta Scozia frsi.
97
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
57
In capo dotto o di pi giorni in corte
venne inanzi a Ginevra un viandante,
e novelle arrec di mala sorte:
che sera in mar summerso Ariodante
di volontaria sua libera morte,
non per colpa di borea o di levante.
Dun sasso che sul mar sporgea moltalto
avea col capo in gi preso un gran salto.
58
Colui dicea: Pria che venisse a questo,
a me che a caso riscontr per via,
disse: Vien meco, acci che manifesto
per te a Ginevra il mio successo sia;
e dille poi, che la cagion del resto
che tu vedrai di me, chor ora fia,
stato sol percho troppo veduto:
felice, se senza occhi io fossi suto!
59
Eramo a caso sopra Capobasso,
che verso Irlanda alquanto sporge in mare.
Cos dicendo, di cima dun sasso
lo vidi a capo in gi sottacqua andare.
Io lo lasciai nel mare, et a gran passo
ti son venuto la nuova a portare.
Ginevra, sbigottita e in viso smorta,
rimase a quello annunzio mezza morta.
60
Oh Dio, che disse e fece, poi che sola
si ritrov nel suo fidato letto!
Percosse il seno, e si stracci la stola,
e fece allaureo crin danno e dispetto,
ripetendo sovente la parola
chAriodante avea in estremo detto:
che la cagion del suo caso empio e tristo
tutta vena per aver troppo visto.
98
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
61
Il rumor scorse di costui per tutto,
che per dolor savea dato la morte.
Di questo il re non tenne il viso asciutto,
n cavallier n donna de la corte.
Di tutti il suo fratel mostr pi lutto;
e si sommerse nel dolor s forte,
chad essempio di lui, contra se stesso
volt quasi la man per irgli appresso.
62
E molte volte ripetendo seco,
che fu Ginevra che l fratel gli estinse,
e che non fu se non quellatto bieco
che di lei vide, cha morir lo spinse;
di voler vendicarsene s cieco
venne, e s lira e s il dolor lo vinse,
che di perder la grazia vilipese,
et aver lodio del re e del paese.
63
E inanzi al re, quando era pi di gente
la sala piena, se ne venne, e disse:
Sappi, signor, che di levar la mente
al mio fratel, s cha morir ne gisse,
stata la figlia tua sola nocente;
cha lui tanto dolor lalma trafisse
daver veduta lei poco pudica,
che pi che vita ebbe la morte amica.
64
Erane amante, e perch le sue voglie
disoneste non fur, nol vo coprire:
per virt meritarla aver per moglie
da te sperava, e per fedel servire;
ma mentre il lasso ad odorar le foglie
stava lontano, altrui vide salire,
salir su larbor riserbato, e tutto
essergli tolto il disiato frutto.
99
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
65
E seguit, come egli avea veduto
venir Ginevra sul verrone, e come
mand la scala, onde era a lei venuto
un drudo suo, di chi egli non sa il nome,
che savea, per non esser conosciuto,
cambiati i panni e nascose le chiome.
Suggiunse che con larme egli volea
provar tutto esser ver ci che dicea.
66
Tu puoi pensar se l padre addolorato
riman, quando accusar sente la figlia;
s perch ode di lei quel che pensato
mai non avrebbe, e nha gran maraviglia;
s perch sa che fia necessitato
(se la difesa alcun guerrier non piglia,
il qual Lurcanio possa far mentire)
di condannarla e di farla morire.
67
Io non credo, signor, che ti sia nuova
la legge nostra che condanna a morte
ogni donna e donzella, che si pruova
di s far copia altrui chal suo consorte.
Morta ne vien, sin un mese non truova
in sua difesa un cavallier s forte,
che contra il falso accusator sostegna
che sia innocente e di morire indegna.
68
Ha fatto il re bandir, per liberarla
(che pur gli par cha torto sia accusata),
che vuol per moglie e con gran dote darla
a chi torr linfamia che l data.
Chi per lei comparisca non si parla
guerriero ancora, anzi lun laltro guata;
che quel Lurcanio in arme cos fiero,
che par che di lui tema ogni guerriero.
100
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
69
Atteso ha lempia sorte, che Zerbino,
fratel di lei, nel regno non si truove;
che va gi molti mesi peregrino,
mostrando di s in arme inclite pruove:
che quando si trovasse pi vicino
quel cavallier gagliardo, o in luogo dove
potesse avere a tempo la novella,
non mancheria daiuto alla sorella.
70
Il re, chintanto cerca di sapere
per altra pruova, che per arme, ancora,
se sono queste accuse o false o vere,
se dritto o torto che sua figlia mora;
ha fatto prender certe cameriere
che lo dovrian saper, se vero fra:
ondio previdi, che se presa era io,
troppo periglio era del duca e mio.
71
E la notte medesima mi trassi
fuor de la corte, e al duca mi condussi;
e gli feci veder quanto importassi
al capo damendua, se presa io fussi.
Lodommi, e disse chio non dubitassi:
a suoi conforti poi venir mindussi
ad una sua fortezza ch qui presso,
in compagnia di dui che mi diede esso.
72
Hai sentito, signor, con quanti effetti
de lamor mio fei Polinesso certo;
e sera debitor per tai rispetti
davermi cara o no, tu l vedi aperto.
Or senti il guidardon che io ricevetti,
vedi la gran merc del mio gran merto;
vedi se deve, per amare assai,
donna sperar dessere amata mai:
101
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
73
che questo ingrato, perfido e crudele,
de la mia fede ha preso dubbio al fine:
venuto in sospizion chio non rivele
al lungo andar le fraudi sue volpine.
Ha finto, acci che mallontane e cele
fin che lira e il furor del re decline,
voler mandarmi ad un suo luogo forte;
e mi volea mandar dritto alla morte:
74
che di secreto ha commesso alla guida,
che come mabbia in queste selve tratta,
per degno premio di mia f muccida.
Cos lintenzion gli vena fatta,
se tu non eri appresso alle mie grida.
Ve come Amor ben chi lui segue, tratta!
Cos narr Dalinda al paladino,
seguendo tuttavolta il lor camino.
75
A cui fu sopra ognaventura, grata
questa, daver trovata la donzella,
che gli avea tutta listoria narrata
de linnocenzia di Ginevra bella.
E se sperato avea, quando accusata
ancor fosse a ragion, daiutar quella,
via con maggior baldanza or viene in prova,
poi che evidente la calunnia truova.
76
E verso la citt di Santo Andrea,
dove era il re con tutta la famiglia,
e la battaglia singular dovea
esser de la querela de la figlia,
and Rinaldo quanto andar potea,
fin che vicino giunse a poche miglia;
alla citt vicino giunse, dove
trov un scudier chavea pi fresche nuove:
102
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
77
chun cavallier istrano era venuto,
cha difender Ginevra savea tolto,
con non usate insegne, e sconosciuto,
per che sempre ascoso andava molto;
e che dopo che vera, ancor veduto
non gli avea alcuno al discoperto il volto;
e che l proprio scudier che gli servia
dicea giurando: Io non so dir chi sia.
78
Non cavalcaro molto, challe mura
si trovr de la terra e in su la porta.
Dalinda andar pi inanzi avea paura;
pur va, poi che Rinaldo la conforta.
La porta chiusa, et a chi navea cura
Rinaldo domand: Questo chimporta?
E fugli detto: perch l popul tutto
a veder la battaglia era ridutto,
79
che tra Lurcanio e un cavallier istrano
si fa ne laltro capo de la terra,
ove era un prato spazioso e piano;
e che gi cominciata hanno la guerra.
Aperto fu al signor di Montealbano,
e tosto il portinar dietro gli serra.
Per la vta citt Rinaldo passa;
ma la donzella al primo albergo lassa:
80
e dice che sicura ivi si stia
fin che ritorni a llei, che sar tosto;
e verso il campo poi ratto sinvia,
dove li dui guerrier dato e risposto
molto saveano e davan tuttavia.
Stava Lurcanio di mal cor disposto
contra Ginevra; e laltro in sua difesa
ben sostenea la favorita impresa.
103
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
81
Sei cavallier con lor ne lo steccato
erano a piedi, armati di corazza,
col duca dAlbania, chera montato
sun possente corsier di buona razza.
Come a gran contestabile, a lui dato
la guardia fu del campo e de la piazza:
e di veder Ginevra in gran periglio
avea il cor lieto, et orgoglioso il ciglio.
82
Rinaldo se ne va tra gente e gente;
fassi far largo il buon destrier Baiardo:
chi la tempesta del suo venir sente,
a dargli via non par zoppo n tardo.
Rinaldo vi compar sopra eminente,
e ben rassembra il fior dogni gagliardo;
poi si ferma allincontro ove il re siede:
ognun saccosta per udir che chiede.
83
Rinaldo disse al re: Magno signore,
non lasciar la battaglia pi seguire;
perch di questi dua qualunque more,
sappi cha torto tu l lasci morire.
Lun crede aver ragione, et in errore,
e dice il falso, e non sa di mentire;
ma quel medesmo error che l suo germano
a morir trasse, a lui pon larme in mano.
84
Laltro non sa se sabbia dritto o torto;
ma sol per gentilezza e per bontade
in pericol si posto desser morto,
per non lasciar morir tanta beltade.
Io la salute allinnocenzia porto;
porto il contrario a chi usa falsitade.
Ma, per Dio, questa pugna prima parti,
poi mi d audienza a quel chio vo narrarti.
104
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
85
Fu da lautorit dun uom s degno,
come Rinaldo gli parea al sembiante,
s mosso il re, che disse e fece segno
che non andasse pi la pugna inante;
al quale insieme et ai baron del regno
e ai cavallieri e allaltre turbe tante
Rinaldo fe linganno tutto espresso,
chavea ordito a Ginevra Polinesso.
86
Indi sofferse di voler provare
collarme, chera ver quel chavea detto.
Chiamasi Polinesso; et ei compare,
ma tutto conturbato ne laspetto:
pur con audacia cominci a negare.
Disse Rinaldo: Or noi vedrem leffetto.
Luno e laltro era armato, il campo fatto,
s che senza indugiar vengono al fatto.
87
Oh quanto ha il re, quanto ha il suo popul caro
che Ginevra aprovar sabbi innocente!
Tutti han speranza che Dio mostri chiaro
chimpudica era detta ingiustamente.
Crudel, superbo e riputato avaro
fu Polinesso, iniquo e fraudolente;
s che ad alcun miracolo non fia,
che linganno da lui tramato sia.
88
Sta Polinesso con la faccia mesta,
col cor tremante e con pallida guancia;
e al terzo suon mette la lancia in resta.
Cos Rinaldo inverso lui si lancia,
che disioso di finir la festa,
mira a passargli il petto con la lancia:
n discorde al disir segu leffetto;
che mezza lasta gli cacci nel petto.
105
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quinto
89
Fisso nel tronco lo transporta in terra,
lontan dal suo destrier pi di sei braccia.
Rinaldo smonta subito, e gli afferra
lelmo, pria che si levi, e gli lo slaccia:
ma quel, che non pu far pi troppa guerra,
gli domanda merc con umil faccia,
e gli confessa, udendo il re e la corte,
la fraude sua che lha condutto a morte.
90
Non fin il tutto, e in mezzo la parola
e la voce e la vita labandona.
Il re, che liberata la figliuola
vede da morte e da fama non buona,
pi sallegra, gioisce e raconsola,
che, savendo perduta la corona,
ripor se la vedesse allora allora;
s che Rinaldo unicamente onora.
91
E poi chal trar de lelmo conosciuto
lebbe, perchaltre volte lavea visto,
lev le mani a Dio, che dun aiuto
come era quel, gli avea s ben provisto.
Quellaltro cavallier che, sconosciuto,
soccorso avea Ginevra al caso tristo,
et armato per lei sera condutto,
stato da parte era a vedere il tutto.
92
Dal re pregato fu di dire il nome,
o di lasciarsi almen veder scoperto,
acci da lui fosse premiato, come
di sua buona intenzion chiedeva il merto.
Quel, dopo lunghi preghi, da le chiome
si lev lelmo, e fe palese e certo
quel che ne laltro canto ho da seguire,
se grata vi sar listoria udire.
106
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
Canto 6
1
Miser chi mal oprando si confida
chognor star debbia il maleficio occulto;
che quando ognaltro taccia, intorno grida
laria e la terra istessa in ch sepulto:
e Dio fa spesso che l peccato guida
il peccator, poi chalcun d gli ha indulto,
che se medesmo, senza altrui richiesta,
innavedutamente manifesta.
2
Avea creduto il miser Polinesso
totalmente il delitto suo coprire,
Dalinda consapevole dappresso
levandosi, che sola il potea dire:
e aggiungendo il secondo al primo eccesso,
affrett il mal che potea differire,
e potea differire e schivar forse;
ma se stesso spronando, a morir corse:
3
e perd amici a un tempo e vita e stato,
e onor, che fu molto pi grave danno.
Dissi di sopra, che fu assai pregato
il cavallier, chancor chi sia non sanno.
Al fin si trasse lelmo, e l viso amato
scoperse, che pi volte veduto hanno:
e dimostr come era Ariodante,
per tutta Scozia lacrimato inante;
4
Ariodante, che Ginevra pianto
avea per morto, e l fratel pianto avea,
il re, la corte, il popul tutto quanto:
di tal bont, di tal valor splendea.
Adunque il peregrin mentir di quanto
dianzi di lui narr, quivi apparea;
e fu pur ver che dal sasso marino
gittarsi in mar lo vide a capo chino.
107
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
5
Ma (come aviene a un disperato spesso,
che da lontan brama e disia la morte,
e lodia poi che se la vede appresso,
tanto gli pare il passo acerbo e forte)
Ariodante, poi chin mar fu messo,
si pent di morire; e come forte
e come destro e pi dognaltro ardito,
si messe a nuoto e ritornossi al lito;
6
e dispregiando e nominando folle
il desir chebbe di lasciar la vita,
si messe a caminar bagnato e molle,
e capit allostel dun eremita.
Quivi secretamente indugiar volle
tanto, che la novella avesse udita,
se del caso Ginevra sallegrasse,
o pur mesta e pietosa ne restasse.
7
Intese prima, che per gran dolore
ella era stata a rischio di morire
(la fama and di questo in modo fuore,
che ne fu in tutta lisola che dire):
contrario effetto a quel che per errore
credea aver visto con suo gran martre.
Intese poi, come Lurcanio avea
fatta Ginevra appresso il padre rea.
8
Contra il fratel dira minor non arse,
che per Ginevra gi damore ardesse;
che troppo empio e crudele atto gli parse,
ancora che per lui fatto lavesse.
Sentendo poi, che per lei non comparse
cavallier che difender la volesse
(che Lurcanio s forte era e gagliardo,
chognun dandargli contra avea riguardo;
108
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
9
e chi navea notizia, il riputava
tanto discreto, e s saggio et accorto,
che se non fosse ver quel che narrava,
non si porrebbe a rischio desser morto;
per questo la pi parte dubitava
di non pigliar questa difesa a torto);
Ariodante, dopo gran discorsi,
pens allaccusa del fratello opporsi.
10
Ah lasso! io non potrei (seco dicea)
sentir per mia cagion perir costei:
troppo mia morte fra acerba e rea,
se inanzi a me morir vedessi lei.
Ella pur la mia donna e la mia dea,
questa la luce pur degli occhi miei:
convien cha dritto e a torto, per suo scampo
pigli limpresa, e resti morto in campo.
11
So chio mappiglio al torto; e al torto sia:
e ne morr; n questo mi sconforta,
se non chio so che per la morte mia
s bella donna ha da restar poi morta.
Un sol conforto nel morir mi fia,
che, se l suo Polinesso amor le porta,
chiaramente veder avr potuto
che non s mosso ancor per darle aiuto;
12
e me, che tanto espressamente ha offeso,
vedr, per lei salvare, a morir giunto.
Di mio fratello insieme, il quale acceso
tanto fuoco ha, vendicherommi a un punto;
chio lo far doler, poi che compreso
il fine avr del suo crudele assunto:
creduto vendicar avr il germano,
e gli avr dato morte di sua mano.
109
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
13
Concluso chebbe questo nel pensiero,
nuove arme ritrov, nuovo cavallo;
e sopraveste nere, e scudo nero
port, fregiato a color verdegiallo.
Per aventura si trov un scudiero
ignoto in quel paese, e menato hallo;
e sconosciuto (come ho gi narrato)
sappresent contra il fratello armato.
14
Narrato vho come il fatto successe,
come fu conosciuto Ariodante.
Non minor gaudio nebbe il re, chavesse
de la figliuola liberata inante.
Seco pens che mai non si potesse
trovar un pi fedele e vero amante;
che dopo tanta ingiuria, la difesa
di lei, contra il fratel proprio, avea presa.
15
E per sua inclinazion (chassai lamava)
e per li preghi di tutta la corte,
e di Rinaldo, che pi daltri instava,
de la bella figliuola il fa consorte.
La duchea dAlbania chal re tornava
dopo che Polinesso ebbe la morte,
in miglior tempo discader non puote,
poi che la dona alla sua figlia in dote.
16
Rinaldo per Dalinda impetr grazia,
che se nand di tanto errore esente;
la qual per voto, e perch molto sazia
era del mondo, a Dio volse la mente:
monaca sand a render fin in Dazia,
e si lev di Scozia immantinente.
Ma tempo omai di ritrovar Ruggiero,
che scorre il ciel su lanimal leggiero.
110
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
17
Ben che Ruggier sia danimo constante,
n cangiato abbia il solito colore,
io non gli voglio creder che tremante
non abbia dentro pi che foglia il core.
Lasciato avea di gran spazio distante
tutta lEuropa, et era uscito fuore
per molto spazio il segno che prescritto
avea gi a naviganti Ercole invitto.
18
Quello ippogrifo, grande e strano augello,
lo porta via con tal prestezza dale,
che lascieria di lungo tratto quello
celer ministro del fulmineo strale.
Non va per laria altro animal s snello,
che di velocit gli fosse uguale:
credo cha pena il tuono e la saetta
venga in terra dal ciel con maggior fretta.
19
Poi che laugel trascorso ebbe gran spazio
per linea dritta e senza mai piegarsi,
con larghe ruote, omai de laria sazio,
cominci sopra una isola a calarsi,
pari a quella ove, dopo lungo strazio
far del suo amante e lungo a lui celarsi,
la vergine Aretusa pass invano
di sotto il mar per camin cieco e strano.
20
Non vide n l pi bel n l pi giocondo
da tutta laria ove le penne stese;
n se tutto cercato avesse il mondo,
vedria di questo il pi gentil paese,
ove, dopo un girarsi di gran tondo,
con Ruggier seco il grande augel discese:
culte pianure e delicati colli,
chiare acque, ombrose ripe e prati molli.
111
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
21
Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e damenissime mortelle,
cedri et aranci chavean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de giorni estivi con lor spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantando se ne gano i rosignuoli.
22
Tra le purpuree rose e i bianchi gigli,
che tiepida aura freschi ognora serba,
sicuri si vedean lepri e conigli,
e cervi con la fronte alta e superba,
senza temer chalcun gli uccida o pigli,
pascano o stiansi rominando lerba;
saltano i daini e i capri isnelli e destri,
che sono in copia in quei luoghi campestri.
23
Come s presso lippogrifo a terra,
chesser ne pu men periglioso il salto,
Ruggier con fretta de larcion si sferra,
e si ritruova in su lerboso smalto;
tuttavia in man le redine si serra,
che non vuol che l destrier pi vada in alto:
poi lo lega nel margine marino
a un verde mirto in mezzo un lauro e un pino.
24
E quivi appresso ove surgea una fonte
cinta di cedri e di feconde palme,
pose lo scudo, e lelmo da la fronte
si trasse, e disarmossi ambe le palme;
et ora alla marina et ora al monte
volgea la faccia allaure fresche et alme,
che lalte cime con mormorii lieti
fan tremolar dei faggi e degli abeti.
112
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
25
Bagna talor ne la chiara onda e fresca
lasciutte labra, e con le man diguazza,
acci che de le vene il calore esca
che gli ha acceso il portar de la corazza.
N maraviglia gi chella glincresca;
che non stato un far vedersi in piazza:
ma senza mai posar, darme guernito,
tre mila miglia ognor correndo era ito.
26
Quivi stando, il destrier chavea lasciato
tra le pi dense frasche alla fresca ombra,
per fuggir si rivolta, spaventato
di non so che, che dentro al bosco adombra:
e fa crollar s il mirto ove legato,
che de le frondi intorno il pi gli ingombra:
crollar fa il mirto e fa cader la foglia;
n succede per che se ne scioglia.
27
Come ceppo talor, che le medolle
rare e vte abbia, e posto al fuoco sia,
poi che per gran calor quellaria molle
resta consunta chin mezzo lempa,
dentro risuona, e con strepito bolle
tanto che quel furor truovi la via;
cos murmura e stride e si coruccia
quel mirto offeso, e al fine apre la buccia.
28
Onde con mesta e flebil voce usco
espedita e chiarissima favella,
e disse: Se tu sei cortese e pio,
come dimostri alla presenza bella,
lieva questo animal da larbor mio:
basti che l mio mal proprio mi flagella,
senza altra pena, senza altro dolore
cha tormentarmi ancor venga di fuore.
113
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
29
Al primo suon di quella voce torse
Ruggiero il viso, e subito levosse;
e poi chuscir da larbore saccorse,
stupefatto rest pi che mai fosse.
A levarne il destrier subito corse;
e con le guancie di vergogna rosse:
Qual che tu sii, perdonami (dicea),
o spirto umano, o boschereccia dea.
30
Il non aver saputo che sasconda
sotto ruvida scorza umano spirto,
mha lasciato turbar la bella fronda
e far ingiuria al tuo vivace mirto:
ma non restar per, che non risponda
chi tu ti sia, chin corpo orrido et irto,
con voce e razionale anima vivi;
se da grandine il ciel sempre ti schivi.
31
E sora o mai potr questo dispetto
con alcun beneficio compensarte,
per quella bella donna ti prometto,
quella che di me tien la miglior parte,
chio far con parole e con effetto,
chavrai giusta cagion di me lodarte.
Come Ruggiero al suo parlar fin diede,
trem quel mirto da la cima al piede.
32
Poi si vide sudar su per la scorza,
come legno dal bosco allora tratto,
che del fuoco venir sente la forza,
poscia chinvano ogni ripar gli ha fatto;
e cominci: Tua cortesia mi sforza
a discoprirti in un medesmo tratto
chio fossi prima, e chi converso maggia
in questo mirto in su lamena spiaggia.
114
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
33
Il nome mio fu Astolfo; e paladino
era di Francia, assai temuto in guerra:
dOrlando e di Rinaldo era cugino,
la cui fama alcun termine non serra;
e si spettava a me tutto il domno,
dopo il mio padre Oton, de lInghilterra.
Leggiadro e bel fui s, che di me accesi
pi duna donna; e al fin me solo offesi.
34
Ritornando io da quelle isole estreme
che da Levante il mar Indico lava,
dove Rinaldo et alcunaltri insieme
meco fur chiusi in parte oscura e cava,
et onde liberate le supreme
forze navean del cavallier di Brava;
vr ponente io vena lungo la sabbia
che del settentrion sente la rabbia.
35
E come la via nostra e il duro e fello
destin ci trasse, uscimmo una matina
sopra la bella spiaggia, ove un castello
siede sul mar, de la possente Alcina.
Trovammo lei chuscita era di quello,
e stava sola in ripa alla marina;
e senza rete e senza amo traea
tutti li pesci al lito, che volea.
36
Veloci vi correvano i delfini,
vi vena a bocca aperta il grosso tonno;
i capidogli coi vcchi marini
vengon turbati dal lor pigro sonno;
muli, salpe, salmoni e coracini
nuotano a schiere in pi fretta che ponno;
pistrici, fisiteri, orche e balene
escon del mar con monstruose schiene.
115
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
37
Veggiamo una balena, la maggiore
che mai per tutto il mar veduta fosse:
undeci passi e pi dimostra fuore
de londe salse le spallaccie grosse.
Caschiamo tutti insieme in uno errore,
perchera ferma e che mai non si scosse:
chella sia una isoletta ci credemo,
cos distante ha lun da laltro estremo.
38
Alcina i pesci uscir facea de lacque
con semplici parole e puri incanti.
Con la fata Morgana Alcina nacque,
io non so dir sa un parto o dopo o inanti.
Guardommi Alcina; e subito le piacque
laspetto mio, come mostr ai sembianti:
e pens con astuzia e con ingegno
tormi ai compagni; e riusc il disegno.
39
Ci venne incontra con allegra faccia,
con modi graziosi e riverenti,
e disse: Cavallier, quando vi piaccia
far oggi meco i vostri alloggiamenti,
io vi far veder, ne la mia caccia,
di tutti i pesci sorti differenti:
chi scaglioso, chi molle e chi col pelo;
e saran pi che non ha stelle il cielo.
40
E volendo vedere una sirena
che col suo dolce canto acheta il mare,
passian di qui fin su quellaltra arena,
dove a questora suol sempre tornare.
E ci mostr quella maggior balena,
che, come io dissi, una isoletta pare.
Io che sempre fui troppo (e me nincresce)
volonteroso, andai sopra quel pesce.
116
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
41
Rinaldo maccennava, e similmente
Dudon, chio non vandassi: e poco valse.
La fata Alcina con faccia ridente,
lasciando gli altri dua, dietro mi salse.
La balena, allufficio diligente,
nuotando se nand per londe salse.
Di mia sciocchezza tosto fui pentito;
ma troppo mi trovai lungi dal lito.
42
Rinaldo si cacci ne lacqua a nuoto
per aiutarmi, e quasi si sommerse,
perch levossi un furioso Noto
che dombra il cielo e l pelago coperse.
Quel che di lui segu poi, non m noto.
Alcina a confortarmi si converse;
e quel d tutto e la notte che venne,
sopra quel mostro in mezzo il mar mi tenne.
43
Fin che venimmo a questa isola bella,
di cui gran parte Alcina ne possiede,
e lha usurpata ad una sua sorella
che l padre gi lasci del tutto erede,
perch sola legitima avea quella;
e (come alcun notizia me ne diede,
che pienamente instrutto era di questo)
sono questaltre due nate dincesto.
44
E come sono inique e scelerate
e piene dogni vizio infame e brutto,
cos quella, vivendo in castitate,
posto ha ne le virtuti il suo cor tutto.
Contra lei queste due son congiurate;
e gi pi duno esercito hanno instrutto
per cacciarla de lisola, e in pi volte
pi di cento castella lhanno tolte:
117
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
45
n ci terrebbe ormai spanna di terra
colei, che Logistilla nominata,
se non che quinci un golfo il passo serra,
e quindi una montagna inabitata,
s come tien la Scozia e lInghilterra
il monte e la riviera, separata;
n per Alcina n Morgana resta
che non le voglia tor ci che le resta.
46
Perch di vizii questa coppia rea,
odia colei, perch pudica e santa.
Ma, per tornare a quel chio ti dicea,
e seguir poi comio divenni pianta,
Alcina in gran delizie mi tenea,
e del mio amore ardeva tutta quanta;
n minor fiamma nel mio core accese
il veder lei s bella e s cortese.
47
Io mi godea le delicate membra:
pareami aver qui tutto il ben raccolto
che fra i mortali in pi parti si smembra,
a chi pi et a chi meno e a nessun molto;
n di Francia n daltro mi rimembra:
stavomi sempre a contemplar quel volto:
ogni pensiero, ogni mio bel disegno
in lei finia, n passava oltre il segno.
48
Io da lei altretanto era o pi amato:
Alcina pi non si curava daltri;
ella ognaltro suo amante avea lasciato,
chinanzi a me ben ce ne fur degli altri.
Me consiglier, me avea d e notte a lato,
e me fe quel che commandava agli altri:
a me credeva, a me si riportava;
n notte o d con altri mai parlava.
118
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
49
Deh! perch vo le mie piaghe toccando,
senza speranza poi di medicina?
Perch lavuto ben vo rimembrando,
quando io patisco estrema disciplina?
Quando credea desser felice, e quando
credea chamar pi mi dovesse Alcina,
il cor che mavea dato si ritolse,
e ad altro nuovo amor tutta si volse.
50
Conobbi tardi il suo mobil ingegno,
usato amare e disamare a un punto.
Non era stato oltre a duo mesi in regno,
chun novo amante al loco mio fu assunto.
Da s cacciommi la fata con sdegno,
e da la grazia sua mebbe disgiunto:
e seppi poi, che tratti a simil porto
avea millaltri amanti, e tutti a torto.
51
E perch essi non vadano pel mondo
di lei narrando la vita lasciva,
chi qua chi l, per lo terren fecondo
li muta, altri in abete, altri in oliva,
altri in palma, altri in cedro, altri secondo
che vedi me su questa verde riva,
altri in liquido fonte, alcuni in fiera,
come pi agrada a quella fata altiera.
52
Or tu che sei per non usata via,
signor, venuto allisola fatale,
acci chalcuno amante per te sia
converso in pietra o in onda, o fatto tale;
avrai dAlcina scettro e signoria,
e sarai lieto sopra ogni mortale:
ma certo sii di giunger tosto al passo
dentrar o in fiera o in fonte o in legno o in sasso.
119
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
53
Io te nho dato volentieri aviso;
non chio mi creda che debbia giovarte:
pur meglio fia che non vadi improviso,
e de costumi suoi tu sappia parte;
che forse, come differente il viso,
differente ancor lingegno e larte.
Tu saprai forse riparare al danno,
quel che saputo millaltri non hanno.
54
Ruggier, che conosciuto avea per fama
chAstolfo alla sua donna cugin era,
si dolse assai che in steril pianta e grama
mutato avesse la sembianza vera;
e per amor di quella che tanto ama
(pur che saputo avesse in che maniera)
gli avria fatto servizio: ma aiutarlo
in altro non potea, chin confortarlo.
55
Lo fe al meglio che seppe; e domandolli
poi se via cera, chal regno guidassi
di Logistilla, o per piano o per colli,
s che per quel dAlcina non andassi.
Che ben ve nera unaltra, ritornolli
larbore a dir, ma piena daspri sassi,
sandando un poco inanzi alla man destra,
salisse il poggio invr la cima alpestra.
56
Ma che non pensi gi che seguir possa
il suo camin per quella strada troppo:
incontro avr di gente ardita, grossa
e fiera compagnia, con duro intoppo.
Alcina ve li tien per muro e fossa
a chi volesse uscir fuor del suo groppo.
Ruggier quel mirto ringrazi del tutto,
poi da lui si part dotto et instrutto.
120
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
57
Venne al cavallo, e lo disciolse e prese
per le redine, e dietro se lo trasse;
n, come fece prima, pi lascese,
perch mal grado suo non lo portasse.
Seco pensava come nel paese
di Logistilla a salvamento andasse.
Era disposto e fermo usar ogni opra,
che non gli avesse imperio Alcina sopra.
58
Pens di rimontar sul suo cavallo,
e per laria spronarlo a nuovo corso:
ma dubit di far poi maggior fallo;
che troppo mal quel gli ubidiva al morso.
Io passer per forza, sio non fallo,
dicea tra s, ma vano era il discorso.
Non fu duo miglia lungi alla marina,
che la bella citt vide dAlcina.
59
Lontan si vide una muraglia lunga
che gira intorno, e gran paese serra;
e par che la sua altezza al ciel saggiunga,
e doro sia da lalta cima a terra.
Alcun dal mio parer qui si dilunga,
e dice chell alchimia: e forse cherra;
et anco forse meglio di me intende:
a me par oro, poi che s risplende.
60
Come fu presso alle s ricche mura,
che l mondo altre non ha de la lor sorte,
lasci la strada che per la pianura
ampla e diritta andava alle gran porte;
et a man destra, a quella pi sicura,
chal monte ga, piegossi il guerrier forte:
ma tosto ritrov liniqua frotta,
dal cui furor gli fu turbata e rotta.
121
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
61
Non fu veduta mai pi strana torma,
pi monstruosi volti e peggio fatti:
alcundal collo in gi duomini han forma,
col viso altri di simie, altri di gatti;
stampano alcuncon pi caprigni lorma;
alcuni son centauri agili et atti;
son gioveni impudenti e vecchi stolti,
chi nudi e chi di strane pelli involti.
62
Chi senza freno in sun destrier galoppa,
chi lento va con lasino o col bue,
altri salisce ad un centauro in groppa,
struzzoli molti han sotto, aquile e grue;
ponsi altri a bocca il corno, altri la coppa;
chi femina , chi maschio, e chi amendue;
chi porta uncino e chi scala di corda,
chi pal di ferro e chi una lima sorda.
63
Di questi il capitano si vedea
aver gonfiato il ventre, e l viso grasso;
il qual su una testuggine sedea,
che con gran tardit mutava il passo.
Avea di qua e di l chi lo reggea,
perch egli era ebro, e tenea il ciglio basso;
altri la fronte gli asciugava e il mento,
altri i panni scuotea per fargli vento.
64
Un chavea umana forma i piedi e l ventre,
e collo avea di cane, orecchie e testa,
contra Ruggiero abaia, acci chegli entre
ne la bella citt cha dietro resta.
Rispose il cavallier: Nol far, mentre
avr forza la man di regger questa!
e gli mostra la spada, di cui volta
avea laguzza punta alla sua volta.
122
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
65
Quel monstro lui ferir vuol duna lancia,
ma Ruggier presto se gli aventa addosso:
una stoccata gli trasse alla pancia,
e la fe un palmo riuscir pel dosso.
Lo scudo imbraccia, e qua e l si lancia,
ma linimico stuolo troppo grosso:
lun quinci il punge, e laltro quindi afferra:
egli sarrosta, e fa lor aspra guerra.
66
Lun sin a denti, e laltro sin al petto
partendo va di quella iniqua razza;
challa sua spada non soppone elmetto,
n scudo, n panziera, n corazza:
ma da tutte le parti cos astretto,
che bisogno saria, per trovar piazza
e tener da s largo il popul reo,
daver pi braccia e man che Briareo.
67
Se di scoprire avesse avuto aviso
lo scudo che gi fu del negromante
(io dico quel chabbarbagliava il viso,
quel challarcione avea lasciato Atlante),
subito avria quel brutto stuol conquiso
e fattosel cader cieco davante;
e forse ben, che disprezz quel modo,
perch virtude usar vlse, e non frodo.
68
Sia quel che pu, pi tosto vuol morire,
che rendersi prigione a s vil gente.
Eccoti intanto da la porta uscire
del muro, chio dicea doro lucente,
due giovani chai gesti et al vestire
non eran da stimar nate umilmente,
n da pastor nutrite con disagi,
ma fra delizie di real palagi.
123
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
69
Luna e laltra sedea sun liocorno,
candido pi che candido armelino;
luna e laltra era bella, e di s adorno
abito, e modo tanto pellegrino,
che a luom, guardando e contemplando intorno,
bisognerebbe aver occhio divino
per far di lor giudizio: e tal saria
Belt, savesse corpo, e Leggiadria.
70
Luna e laltra nand dove nel prato
Ruggiero oppresso da lo stuol villano.
Tutta la turba si lev da lato;
e quelle al cavallier porser la mano,
che tinto in viso di color rosato,
le donne ringrazi de latto umano:
e fu contento, compiacendo loro,
di ritornarsi a quella porta doro.
71
Ladornamento che saggira sopra
la bella porta e sporge un poco avante,
parte non ha che tutta non si cuopra
de le pi rare gemme di Levante.
Da quattro parti si riposa sopra
grosse colonne dintegro diamante.
O vero o falso challocchio risponda,
non cosa pi bella o pi gioconda.
72
Su per la soglia e fuor per le colonne
corron scherzando lascive donzelle,
che, se i rispetti debiti alle donne
servasser pi, sarian forse pi belle.
Tutte vestite eran di verdi gonne,
e coronate di frondi novelle.
Queste, con molte offerte e con buon viso,
Ruggier fecero entrar nel paradiso:
124
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
73
che si pu ben cos nomar quel loco,
ove mi credo che nascesse Amore.
Non vi si sta se non in danza e in giuoco,
e tutte in festa vi si spendon lore:
pensier canuto n molto n poco
si pu quivi albergare in alcun core:
non entra quivi disagio n inopia,
ma vi sta ognor col corno pien la Copia.
74
Qui, dove con serena e lieta fronte
par chognor rida il grazioso aprile,
gioveni e donne son: qual presso a fonte
canta con dolce e dilettoso stile;
qual dun arbore allombra e qual dun monte
o giuoca o danza o fa cosa non vile;
e qual, lungi dagli altri, a un suo fedele
discuopre lamorose sue querele.
75
Per le cime dei pini e degli allori,
degli alti faggi e deglirsuti abeti,
volan scherzando i pargoletti Amori:
di lor vittorie altri godendo lieti,
altri pigliando, a saettare i cori,
la mira quindi, altri tendendo reti;
chi tempra dardi ad un ruscel pi basso,
e chi gli aguzza ad un volubil sasso.
76
Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato,
forte, gagliardo, e tutto di pel sauro,
chavea il bel guernimento ricamato
di preziose gemme e di fin auro;
e fu lasciato in guardia quello alato,
quel che solea ubidire al vecchio Mauro,
a un giovene che dietro lo menassi
al buon Ruggier, con men frettosi passi.
125
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
77
Quelle due belle giovani amorose
chavean Ruggier da lempio stuol difeso,
da lempio stuol che dianzi se gli oppose
su quel camin chavea a man destra preso,
gli dissero: Signor, le virtuose
opere vostre che gi abbiamo inteso,
ne fan s ardite, che laiuto vostro
vi chiederemo a beneficio nostro.
78
Noi troveren tra via tosto una lama,
che fa due parti di questa pianura.
Una crudel, che Erifilla si chiama,
difende il ponte, e sforza e inganna e fura
chiunque andar ne laltra ripa brama;
et ella gigantessa di statura,
li denti ha lunghi e velenoso il morso,
acute lugne, e graffia come un orso.
79
Oltre che sempre ci turbi il camino,
che libero saria se non fosse ella,
spesso, correndo per tutto il giardino,
va disturbando or questa cosa or quella.
Sappiate che del populo assassino
che vi assal fuor de la porta bella,
molti suoi figli son, tutti seguaci,
empii, come ella, inospiti e rapaci.
80
Ruggier rispose: Non chuna battaglia,
ma per voi sar pronto a farne cento:
di mia persona, in tutto quel che vaglia,
fatene voi secondo il vostro intento;
che la cagion chio vesto piastra e maglia,
non per guadagnar terre n argento,
ma sol per farne beneficio altrui,
tanto pi a belle donne come vui.
126
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sesto
81
Le donne molte grazie riferiro
degne dun cavallier, come quellera:
e cos ragionando ne veniro
dove videro il ponte e la riviera;
e di smeraldo ornata e di zafiro
su larme dor, vider la donna altiera.
Ma dir ne laltro canto differisco,
come Ruggier con lei si pose a risco.
127
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
Canto 7
1
Chi va lontan da la sua patria, vede
cose, da quel che gi credea, lontane;
che narrandole poi, non se gli crede,
e stimato bugiardo ne rimane:
che l sciocco vulgo non gli vuol dar fede,
se non le vede e tocca chiare e piane.
Per questo io so che linesperienza
far al mio canto dar poca credenza.
2
Poca o molta chio ci abbia, non bisogna
chio ponga mente al vulgo sciocco e ignaro.
A voi so ben che non parr menzogna,
che l lume del discorso avete chiaro;
et a voi soli ogni mio intento agogna
che l frutto sia di mie fatiche caro.
Io vi lasciai che l ponte e la riviera
vider, che n guardia avea Erifilla altiera.
3
Quellera armata del pi fin metallo,
chavean di pi color gemme distinto:
rubin vermiglio, crisolito giallo,
verde smeraldo con flavo iacinto.
Era montata, ma non a cavallo;
invece avea di quello un lupo spinto:
spinto avea un lupo ove si passa il fiume,
con ricca sella fuor dogni costume.
4
Non credo chun s grande Apulia nabbia:
egli era grosso et alto pi dun bue.
Con fren spumar non gli facea le labbia,
n so come lo regga a voglie sue.
La sopravesta di color di sabbia
su larme avea la maledetta lue:
era, fuor che l color, di quella sorte
chi vescovi e i prelati usano in corte.
128
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
5
Et avea ne lo scudo e sul cimiero
una gonfiata e velenosa botta.
Le donne la mostraro al cavalliero,
di qua dal ponte per giostrar ridotta,
e fargli scorno e rompergli il sentiero,
come ad alcuni usata era talotta.
Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida:
quel piglia unasta, e la minaccia e sfida.
6
Non men la gigantessa ardita e presta
sprona il gran lupo e ne larcion si serra,
e pon la lancia a mezzo il corso in resta,
e fa tremar nel suo venir la terra.
Ma pur sul prato al fiero incontro resta;
che sotto lelmo il buon Ruggier lafferra,
e de larcion con tal furor la caccia,
che la riporta indietro oltra sei braccia.
7
E gi, tratta la spada chavea cinta,
vena a levarne la testa superba:
e ben lo potea far; che come estinta
Erifilla giacea tra fiori e lerba.
Ma le donne gridr: Basti sia vinta,
senza pigliarne altra vendetta acerba.
Ripon, cortese cavallier, la spada;
passiamo il ponte e seguitian la strada.
8
Alquanto malagevole et aspretta
per mezzo un bosco presero la via,
che oltra che sassosa fosse e stretta,
quasi su dritta alla collina ga.
Ma poi che furo ascesi in su la vetta,
usciro in spaziosa prateria,
dove il pi bel palazzo e l pi giocondo
vider, che mai fosse veduto al mondo.
129
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
9
La bella Alcina venne un pezzo inante
verso Ruggier fuor de le prime porte,
e lo raccolse in signoril sembiante,
in mezzo bella et onorata corte.
Da tutti gli altri tanto onore e tante
riverenzie fur fatte al guerrier forte,
che non ne potrian far pi, se tra loro
fosse Dio sceso dal superno coro.
10
Non tanto il bel palazzo era escellente
perch vincesse ognaltro di ricchezza,
quanto chavea la pi piacevol gente
che fosse al mondo e di pi gentilezza.
Poco era lun da laltro differente
e di fiorita etade e di bellezza:
sola di tutti Alcina era pi bella,
s come bello il sol pi dogni stella.
11
Di persona era tanto ben formata,
quanto me finger san pittori industri;
con bionda chioma lunga et annodata:
oro non che pi risplenda e lustri.
Spargeasi per la guancia delicata
misto color di rose e di ligustri;
di terso avorio era la fronte lieta,
che lo spazio finia con giusta meta.
12
Sotto due negri e sottilissimi archi
son duo negri occhi, anzi duo chiari soli,
pietosi a riguardare, a mover parchi;
intorno cui par chAmor scherzi e voli,
e chindi tutta la faretra scarchi,
e che visibilmente i cori involi:
quindi il naso per mezzo il viso scende,
che non truova lInvidia ove lemende.
130
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
13
Sotto quel sta, quasi fra due vallette,
la bocca sparsa di natio cinabro;
quivi due filze son di perle elette,
che chiude et apre un bello e dolce labro:
quindi escon le cortesi parolette
da render molle ogni cor rozzo e scabro;
quivi si forma quel suave riso,
chapre a sua posta in terra il paradiso.
14
Bianca nieve il bel collo, e l petto latte;
il collo tondo, il petto colmo e largo:
due pome acerbe, e pur davorio fatte,
vengono e van come onda al primo margo,
quando piacevole aura il mar combatte.
Non potria laltre parti veder Argo:
ben si pu giudicar che corrisponde
a quel chappar di fuor quel che sasconde.
15
Mostran le braccia sua misura giusta;
e la candida man spesso si vede
lunghetta alquanto e di larghezza angusta,
dove n nodo appar, n vena escede.
Si vede al fin de la persona augusta
il breve, asciutto e ritondetto piede.
Gli angelici sembianti nati in cielo
non si ponno celar sotto alcun velo.
16
Avea in ogni sua parte un laccio teso,
o parli o rida o canti o passo muova:
n maraviglia se Ruggier n preso,
poi che tanto benigna se la truova.
Quel che di lei gi avea dal mirto inteso,
com perfida e ria, poco gli giova;
chinganno o tradimento non gli aviso
che possa star con s soave riso.
131
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
17
Anzi pur creder vuol che da costei
fosse converso Astolfo in su larena
per li suoi portamenti ingrati e rei,
e sia degno di questa e di pi pena:
e tutto quel chudito avea di lei,
stima esser falso; e che vendetta mena,
e mena astio et invidia quel dolente
a lei biasmare, e che del tutto mente.
18
La bella donna che cotanto amava,
novellamente gli dal cor partita;
che per incanto Alcina gli lo lava
dogni antica amorosa sua ferita;
e di s sola e del suo amor lo grava,
e in quello essa riman sola sculpita:
s che scusar il buon Ruggier si deve,
se si mostr quivi inconstante e lieve.
19
A quella mensa ctare, arpe e lire,
e diversi altri dilettevol suoni
faceano intorno laria tintinire
darmonia dolce e di concenti buoni.
Non vi mancava chi, cantando, dire
damor sapesse gaudii e passioni,
o con invenzioni e poesie
rappresentasse grate fantasie.
20
Qual mensa trionfante e suntuosa
di qual si voglia successor di Nino,
o qual mai tanto celebre e famosa
di Cleopatra al vincitor latino,
potria a questa esser par, che lamorosa
fata avea posta inanzi al paladino?
Tal non credio che sapparecchi dove
ministra Ganimede al sommo Giove.
132
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
21
Tolte che fur le mense e le vivande,
facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto:
che ne lorecchio lun laltro domande,
come pi piace lor, qualche secreto;
il che agli amanti fu commodo grande
di scoprir lamor lor senza divieto:
e furon lor conclusioni estreme
di ritrovarsi quella notte insieme.
22
Finr quel giuoco tosto, e molto inanzi
che non solea l dentro esser costume:
con torchi allora i paggi entrati inanzi,
le tenebre caccir con molto lume.
Tra bella compagnia dietro e dinanzi
and Ruggiero a ritrovar le piume
in una adorna e fresca cameretta,
per la miglior di tutte laltre eletta.
23
E poi che di confetti e di buon vini
di nuovo fatti fur debiti inviti,
e partr gli altri riverenti e chini,
et alle stanze lor tutti sono iti;
Ruggiero entr ne profumati lini
che pareano di man dAracne usciti,
tenendo tuttavia lorecchie attente,
sancor venir la bella donna sente.
24
Ad ogni piccol moto chegli udiva,
sperando che fosse ella, il capo alzava:
sentir credeasi, e spesso non sentiva;
poi del suo errore accorto sospirava.
Talvolta uscia del letto e luscio apriva,
guatava fuori, e nulla vi trovava:
e maled ben mille volte lora
che facea al trapassar tanta dimora.
133
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
25
Tra s dicea sovente: Or si parte ella;
e cominciava a noverare i passi
chesser potean da la sua stanza a quella
donde aspettando sta che Alcina passi;
e questi et altri, prima che la bella
donna vi sia, vani disegni fassi.
Teme di qualche impedimento spesso,
che tra il frutto e la man non gli sia messo.
26
Alcina, poi cha preziosi odori
dopo gran spazio pose alcuna meta,
venuto il tempo che pi non dimori,
ormai chin casa era ogni cosa cheta,
de la camera sua sola usc fuori;
e tacita nand per via secreta
dove a Ruggiero avean timore e speme
gran pezzo intorno al cor pugnato insieme.
27
Come si vide il successor dAstolfo
sopra apparir quelle ridenti stelle,
come abbia ne le vene acceso zolfo,
non par che capir possa ne la pelle.
Or sino agli occhi ben nuota nel golfo
de le delizie e de le cose belle:
salta del letto, e in braccio la raccoglie,
n pu tanto aspettar chella si spoglie;
28
ben che n gonna n faldiglia avesse;
che venne avolta in un leggier zendado
che sopra una camicia ella si messe,
bianca e suttil nel pi escellente grado.
Come Ruggiero abbracci lei, gli cesse
il manto; e rest il vel suttile e rado,
che non copria dinanzi n di dietro,
pi che le rose o i gigli un chiaro vetro.
134
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
29
Non cos strettamente edera preme
pianta ove intorno abbarbicata sabbia,
come si stringon li dui amanti insieme,
cogliendo de lo spirto in su le labbia
suave fior, qual non produce seme
indo o sabeo ne lodorata sabbia.
Del gran piacer chavean, lor dicer tocca;
che spesso avean pi duna lingua in bocca.
30
Queste cose l dentro eran secrete,
o se pur non secrete, almen taciute;
che raro fu tener le labra chete
biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute.
Tutte proferte et accoglienze liete
fanno a Ruggier quelle persone astute:
ognun lo reverisce e se gli inchina;
che cos vuol linnamorata Alcina.
31
Non diletto alcun che di fuor reste;
che tutti son ne lamorosa stanza.
E due e tre volte il d mutano veste,
fatte or ad una, ora ad unaltra usanza.
Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza.
Or presso ai fonti, allombre de poggietti,
leggon dantiqui gli amorosi detti;
32
or per lombrose valli e lieti colli
vanno cacciando le paurose lepri;
or con sagaci cani i fagian folli
con strepito uscir fan di stoppie e vepri;
or a tordi lacciuoli, or veschi molli
tendon tra gli odoriferi ginepri;
or con ami inescati et or con reti
turbano a pesci i grati lor secreti.
135
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
33
Stava Ruggiero in tanta gioia e festa,
mentre Carlo in travaglio et Agramante,
di cui listoria io non vorrei per questa
porre in oblio, n lasciar Bradamante,
che con travaglio e con pena molesta
pianse pi giorni il disiato amante,
chavea per strade disusate e nuove
veduto portar via, n sapea dove.
34
Di costei prima che degli altri dico,
che molti giorni and cercando invano
pei boschi ombrosi e per lo campo aprico,
per ville, per citt, per monte e piano;
n mai pot saper del caro amico,
che di tanto intervallo era lontano.
Ne loste saracin spesso vena,
n mai del suo Ruggier ritrov spia.
35
Ogni d ne domanda a pi di cento,
n alcun le ne sa mai render ragioni.
Dalloggiamento va in alloggiamento,
cercandone e trabacche e padiglioni:
e lo pu far; che senza impedimento
passa tra cavallieri e tra pedoni,
merc allannel che fuor dogni uman uso
la fa sparir quando l in bocca chiuso.
36
N pu n creder vuol che morto sia;
perch di s grande uom laltra ruina
da londe idaspe udita si saria
fin dove il sole a riposar declina.
Non sa n dir n imaginar che via
far possa o in cielo o in terra; e pur meschina
lo va cercando, e per compagni mena
sospiri e pianti et ogni acerba pena.
136
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
37
Pens al fin di tornare alla spelonca
dove eran lossa di Merlin profeta,
e gridar tanto intorno a quella conca,
che l freddo marmo si movesse a pieta;
che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca
lalta necessit la vita lieta,
si sapria quindi: e poi sappiglierebbe
a quel miglior consiglio che navrebbe.
38
Con questa intenzion prese il camino
verso le selve prossime a Pontiero,
dove la vocal tomba di Merlino
era nascosa in loco alpestro e fiero.
Ma quella maga che sempre vicino
tenuto a Bradamante avea il pensiero,
quella, dico io, che nella bella grotta
lavea de la sua stirpe instrutta e dotta;
39
quella benigna e saggia incantatrice,
la quale ha sempre cura di costei,
sappiendo chesser de progenitrice
duomini invitti, anzi di semidei;
ciascun d vuol saper che fa, che dice,
e getta ciascun d sorte per lei.
Di Ruggier liberato e poi perduto,
e dove in India and, tutto ha saputo.
40
Ben veduto lavea su quel cavallo
che reggier non potea, chera sfrenato,
scostarsi di lunghissimo intervallo
per sentier periglioso e non usato;
e ben sapea che stava in giuoco e in ballo
e in cibo e in ozio molle e delicato,
n pi memoria avea del suo signore,
n de la donna sua, n del suo onore.
137
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
41
E cos il fior de li begli anni suoi
in lunga inerzia aver potria consunto
s gentil cavallier, per dover poi
perdere il corpo e lanima in un punto;
e quel odor, che sol riman di noi
poscia che l resto fragile defunto,
che tra luom del sepulcro e in vita il serba,
gli saria stato o tronco o svelto in erba.
42
Ma quella gentil maga, che pi cura
navea chegli medesmo di se stesso,
pens di trarlo per via alpestre e dura
alla vera virt, mal grado desso:
come escellente medico, che cura
con ferro e fuoco e con veneno spesso,
che se ben molto da principio offende,
poi giova al fine, e grazia se gli rende.
43
Ella non gli era facile, e talmente
fattane cieca di superchio amore,
che, come facea Atlante, solamente
a darli vita avesse posto il core.
Quel pi tosto volea che lungamente
vivesse e senza fama e senza onore,
che, con tutta la laude che sia al mondo,
mancasse un anno al suo viver giocondo.
44
Lavea mandato allisola dAlcina,
perch obliasse larme in quella corte;
e come mago di somma dottrina,
chusar sapea glincanti dogni sorte,
avea il cor stretto di quella regina
ne lamor desso dun laccio s forte,
che non se ne era mai per poter sciorre,
sinvechiasse Ruggier pi di Nestorre.
138
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
45
Or tornando a colei, chera presaga
di quanto de avvenir, dico che tenne
la dritta via dove lerrante e vaga
figlia dAmon seco a incontrar si venne.
Bradamante vedendo la sua maga,
muta la pena che prima sostenne,
tutta in speranza; e quella lapre il vero:
chad Alcina condotto il suo Ruggiero.
46
La giovane riman presso che morta,
quando ode che l suo amante cos lunge;
e pi, che nel suo amor periglio porta,
se gran rimedio e subito non giunge:
ma la benigna maga la conforta,
e presta pon limpiastro ove il duol punge;
e le promette e giura, in pochi giorni
far che Ruggiero a riveder lei torni.
47
Da che, donna (dicea), lannello hai teco,
che val contra ogni magica fattura,
io non ho dubbio alcun, che sio larreco
l dove Alcina ogni tuo ben ti fura,
chio non le rompa il suo disegno, e meco
non ti rimeni la tua dolce cura.
Me nandr questa sera alla primora,
e sar in India al nascer de laurora.
48
E seguitando, del modo narrolle
che disegnato avea dadoperarlo,
per trar del regno effeminato e molle
il caro amante, e in Francia rimenarlo.
Bradamante lannel del dito tolle;
n solamente avria voluto darlo,
ma dato il core e dato avria la vita,
pur che navesse il suo Ruggiero aita.
139
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
49
Le d lannello e se le raccomanda;
e pi le raccomanda il suo Ruggiero,
a cui per lei mille saluti manda:
poi prese vr Provenza altro sentiero.
And lincantatrice a unaltra banda;
e per porre in effetto il suo pensiero,
un palafren fece apparir la sera,
chavea un pi rosso, e ognaltra parte nera.
50
Credo fusse un Alchino o un Farfarello,
che da linferno in quella forma trasse;
e scinta e scalza mont sopra a quello,
a chiome sciolte e orribilmente passe:
ma ben di dito si lev lannello,
perch glincanti suoi non le vietasse.
Poi con tal fretta and, che la matina
si ritrov ne lisola dAlcina.
51
Quivi mirabilmente transmutosse:
saccrebbe pi dun palmo di statura,
e fe le membra a proporzion pi grosse;
e rest a punto di quella misura
che si pens che l negromante fosse,
quel che nutr Ruggier con s gran cura.
Vest di lunga barba le mascelle,
e fe crespa la fronte e laltra pelle.
52
Di faccia, di parole e di sembiante
s lo seppe imitar, che totalmente
potea parer lincantatore Atlante.
Poi si nascose, e tanto pose mente,
che da Ruggiero allontanar lamante
Alcina vide un giorno finalmente:
e fu gran sorte; che di stare o dire
senza esso unora potea mal patire.
140
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
53
Soletto lo trov, come lo volle,
che si godea il matin fresco e sereno
lungo un bel rio che discorrea dun colle
verso un laghetto limpido et ameno.
Il suo vestir delizioso e molle
tutto era dozio e di lascivia pieno,
che de sua man gli avea di seta e doro
tessuto Alcina con sottil lavoro.
54
Di ricche gemme un splendido monile
gli discendea dal collo in mezzo il petto;
e ne luno e ne laltro gi virile
braccio girava un lucido cerchietto.
Gli avea forato un fil doro sottile
ambe lorecchie, in forma dannelletto;
e due gran perle pendevano quindi,
qua mai non ebbon gli Arabi n glIndi.
55
Umide avea linnanellate chiome
de pi suavi odor che sieno in prezzo:
tutto ne gesti era amoroso, come
fosse in Valenza a servir donne avezzo:
non era in lui di sano altro che l nome;
corrotto tutto il resto, e pi che mzzo.
Cos Ruggier fu ritrovato, tanto
da lesser suo mutato per incanto.
56
Ne la forma dAtlante se gli affaccia
colei, che la sembianza ne tenea,
con quella grave e venerabil faccia
che Ruggier sempre riverir solea,
con quello occhio pien dira e di minaccia,
che s temuto gi fanciullo avea;
dicendo: E questo dunque il frutto chio
lungamente atteso ho del sudor mio?
141
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
57
Di medolle gi dorsi e di leoni
ti porsi io dunque li primi alimenti;
tho per caverne et orridi burroni
fanciullo avezzo a strangolar serpenti,
pantere e tigri disarmar dungioni,
et a vivi cingial trar spesso i denti,
acci che, dopo tanta disciplina,
tu sii lAdone o lAtide dAlcina?
58
E questo, quel che losservate stelle,
le sacre fibre e gli accoppiati punti,
responsi, augri, sogni e tutte quelle
sorti, ove ho troppo i miei studi consunti,
di te promesso sin da le mammelle
mavean, come questanni fusser giunti:
chin arme lopre tue cos preclare
esser dovean, che sarian senza pare?
59
Questo ben veramente alto principio
onde si pu sperar che tu sia presto
a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio!
Chi potea, ohim! di te mai creder questo,
che ti facessi dAlcina mancipio?
E perch ognun lo veggia manifesto,
al collo et alle braccia hai la catena
con che ella a voglia sua preso ti mena.
60
Se non ti muovon le tue proprie laudi,
e lopre escelse a chi tha il cielo eletto,
la tua succession perch defraudi
del ben che mille volte io tho predetto?
Deh, perch il ventre eternamente claudi,
dove il ciel vuol che sia per te concetto
la gloriosa e soprumana prole
chesser de al mondo pi chiara che l sole?
142
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
61
Deh, non vietar che le pi nobil alme
che sian formate ne leterne idee,
di tempo in tempo abbian corporee salme
dal ceppo che radice in te aver dee!
Deh non vietar mille trionfi e palme,
con che, dopo aspri danni e piaghe ree,
tuoi figli, tuoi nipoti e successori
Italia torneran nei primi onori!
62
Non cha piegarti a questo tante e tante
anime belle aver dovesson pondo,
che chiare, illustri, inclite, invitte e sante
son per fiorir da larbor tuo fecondo;
ma ti dovria una coppia esser bastante:
Ippolito e il fratel; che pochi il mondo
ha tali avuti ancor fin al d doggi,
per tutti i gradi onde a virt si poggi.
63
Io solea pi di questi dui narrarti,
chio non facea di tutti gli altri insieme;
s perch essi terran le maggior parti,
che gli altri tuoi, ne le virt supreme;
s perch al dir di lor mi vedea darti
pi attenzion, che daltri del tuo seme:
vedea goderti che s chiari eroi
esser dovessen dei nipoti tuoi.
64
Che ha costei che thai fatto regina,
che non abbian millaltre meretrici?
costei che di tantaltri concubina,
chal fin sai ben sella suol far felici.
Ma perch tu conosca chi sia Alcina,
levatone le fraudi e gli artifici,
tien questo annello in dito, e torna ad ella;
chaveder ti potrai come sia bella.
143
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
65
Ruggier si stava vergognoso e muto
mirando in terra, e mal sapea che dire;
a cui la maga nel dito minuto
pose lannello, e lo fe risentire.
Come Ruggiero in s fu rivenuto,
di tanto scorno si vide assalire,
chesser vorria sotterra mille braccia;
chalcun veder non lo potesse in faccia.
66
Ne la sua prima forma in uno instante,
cos parlando, la maga rivenne;
n bisognava pi quella dAtlante,
seguitone leffetto per che venne.
Per dirvi quel chio non vi dissi inante,
costei Melissa nominata venne,
chor di a Ruggier di s notizia vera,
e dissegli a che effetto venuta era;
67
mandata da colei, che damor piena
sempre il disia, n pi pu starne senza,
per liberarlo da quella catena
di che lo cinse magica violenza:
e preso avea dAtlante di Carena
la forma, per trovar meglio credenza.
Ma poi cha sanit lha omai ridutto,
gli vuole aprire e far che veggia il tutto.
68
Quella donna gentil che tama tanto,
quella che del tuo amor degna sarebbe,
a cui, se non ti scorda, tu sai quanto
tua libert, da lei servata, debbe;
questo annel che ripara ad ogni incanto
ti manda: e cos il cor mandato avrebbe,
savesse avuto il cor cos virtute,
come lannello, atta alla tua salute.
144
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
69
E seguit narrandogli lamore
che Bradamante gli ha portato e porta;
di quella insieme comend il valore,
in quanto il vero e laffezion comporta;
et us modo e termine migliore
che si convenga a messaggiera accorta:
et in quel odio Alcina a Ruggier pose,
in che soglionsi aver lorribil cose.
70
In odio gli la pose, ancor che tanto
lamasse dianzi: e non vi paia strano,
quando il suo amor per forza era dincanto,
chessendovi lannel, rimase vano.
Fece lannel palese ancor, che quanto
di belt Alcina avea, tutto era estrano:
estrano avea, e non suo, dal pi alla treccia;
il bel ne sparve, e le rest la feccia.
71
Come fanciullo che maturo frutto
ripone, e poi si scorda ove riposto,
e dopo molti giorni ricondutto
l dove truova a caso il suo deposto,
si maraviglia di vederlo tutto
putrido e guasto, e non come fu posto;
e dove amarlo e caro aver solia,
lodia, sprezza, nha schivo, e getta via:
72
cos Ruggier, poi che Melissa fece
cha riveder se ne torn la fata
con quellannello inanzi a cui non lece,
quando sha in dito, usare opra incantata,
ritruova, contra ogni sua stima, invece
de la bella, che dianzi avea lasciata,
donna s laida, che la terra tutta
n la pi vecchia avea n la pi brutta.
145
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
73
Pallido, crespo e macilente avea
Alcina il viso, il crin raro e canuto:
sua statura a sei palmi non giungea:
ogni dente di bocca era caduto;
che pi dEcuba e pi de la Cumea,
et avea pi dognaltra mai vivuto.
Ma s larti usa al nostro tempo ignote,
che bella e giovanetta parer puote.
74
Giovane e bella ella si fa con arte,
s che molti ingann come Ruggiero;
ma lannel venne a interpretar le carte,
che gi molti anni avean celato il vero.
Miracol non dunque, se si parte
de lanimo a Ruggiero ogni pensiero
chavea damare Alcina, or che la truova
in guisa, che sua fraude non le giova.
75
Ma come lavis Melissa, stette
senza mutare il solito sembiante,
fin che de larme sue, pi d neglette,
si fu vestito dal capo alle piante;
e per non farle ad Alcina suspette,
finse provar sin esse era aiutante,
finse provar se gli era fatto grosso,
dopo alcun d che non lha avute indosso.
76
E Balisarda poi si messe al fianco
(che cos nome la sua spada avea);
e lo scudo mirabile tolse anco,
che non pur gli occhi abbarbagliar solea,
ma lanima facea s venir manco,
che dal corpo esalata esser parea.
Lo tolse, e col zendado in che trovollo,
che tutto lo copria, sel messe al collo.
146
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto settimo
77
Venne alla stalla, e fece briglia e sella
porre a un destrier pi che la pece nero:
cos Melissa lavea instrutto; chella
sapea quanto nel corso era leggiero.
Chi lo conosce, Rabican lappella;
et quel proprio che col cavalliero
del quale i venti or presso al mar fan gioco,
port gi la balena in questo loco.
78
Potea aver lippogrifo similmente,
che presso a Rabicano era legato;
ma gli avea detto la maga: Abbi mente,
chegli (come tu sai) troppo sfrenato.
E gli diede intenzion che l d seguente
gli lo trarrebbe fuor di quello stato,
l dove ad agio poi sarebbe instrutto
come frenarlo e farlo gir per tutto.
79
N sospetto dar, se non lo tolle,
de la tacita fuga chapparecchia.
Fece Ruggier come Melissa volle,
chinvisibile ognor gli era allorecchia.
Cos fingendo, del lascivo e molle
palazzo usc de la puttana vecchia;
e si venne accostando ad una porta,
donde la via cha Logistilla il porta.
80
Assalt li guardiani allimproviso,
e si cacci tra lor col ferro in mano,
e qual lasci ferito, e quale ucciso;
e corse fuor del ponte a mano a mano:
e prima che navesse Alcina aviso,
di molto spazio fu Ruggier lontano.
Dir ne laltro canto che via tenne;
poi come a Logistilla se ne venne.
147
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
Canto 8
1
Oh quante sono incantatrici, oh quanti
incantator tra noi, che non si sanno!
che con lor arti uomini e donne amanti
di s, cangiando i visi lor, fatto hanno.
Non con spirti constretti tali incanti,
n con osservazion di stelle fanno;
ma con simulazion, menzogne e frodi
legano i cor dindissolubil nodi.
2
Chi lannello dAngelica, o pi tosto
chi avesse quel de la ragion, potria
veder a tutti il viso, che nascosto
da finzione e darte non saria.
Tal ci par bello e buono, che, deposto
il liscio, brutto e rio forse parria.
Fu gran ventura quella di Ruggiero,
chebbe lannel che gli scoperse il vero.
3
Ruggier (come io dicea) dissimulando,
su Rabican venne alla porta armato:
trov le guardie sprovedute, e quando
giunse tra lor, non tenne il brando a lato.
Chi morto e chi a mal termine lasciando,
esce del ponte, e il rastrello ha spezzato:
prende al bosco la via; ma poco corre,
chad un de servi de la fata occorre.
4
Il servo in pugno avea un augel grifagno
che volar con piacer facea ogni giorno,
ora a campagna, ora a un vicino stagno,
dove era sempre da far preda intorno:
avea da lato il can fido compagno:
cavalcava un ronzin non troppo adorno.
Ben pens che Ruggier dovea fuggire,
quando lo vide in tal fretta venire.
148
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
5
Se gli fe incontra, e con sembiante altiero
gli domand perch in tal fretta gisse.
Risponder non gli vlse il buon Ruggiero:
perci colui, pi certo che fuggisse,
di volerlo arrestar fece pensiero;
e distendendo il braccio manco, disse:
Che dirai tu, se subito ti fermo?
se contra questo augel non avrai schermo?
6
Spinge laugello: e quel batte s lale,
che non lavanza Rabican di corso.
Del palafreno il cacciator gi sale,
e tutto a un tempo gli ha levato il morso.
Quel par da larco uno aventato strale,
di calci formidabile e di morso;
e l servo dietro s veloce viene,
che par chil vento, anzi che il fuoco il mene.
7
Non vuol parere il can desser pi tardo,
ma segue Rabican con quella fretta
con che le lepri suol seguire il pardo.
Vergogna a Ruggier par, se non aspetta.
Voltasi a quel che vien s a pi gagliardo;
n gli vede arme, fuor chuna bacchetta,
quella con che ubidire al cane insegna:
Ruggier di trar la spada si disdegna.
8
Quel se gli appressa, e forte lo percuote;
lo morde a un tempo il can nel piede manco.
Lo sfrenato destrier la groppa scuote
tre volte e pi, n falla il destro fianco.
Gira laugello e gli fa mille ruote,
e con lugna sovente il ferisce anco:
s il destrier collo strido impaurisce,
challa mano e allo spron poco ubidisce.
149
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
9
Ruggiero, al fin constretto, il ferro caccia;
e perch tal molestia se ne vada,
or gli animali, or quel villan minaccia
col taglio e con la punta de la spada.
Quella importuna turba pi limpaccia:
presa ha chi qua chi l tutta la strada.
Vede Ruggiero il disonore e il danno
che gli averr, se pi tardar lo fanno.
10
Sa chogni poco pi chivi rimane,
Alcina avr col populo alle spalle:
di trombe, di tamburi e di campane
gi sode alto rumore in ogni valle.
Contra un servo senza arme e contra un cane
gli par cha usar la spada troppo falle:
meglio e pi breve dunque che gli scopra
lo scudo che dAtlante era stato opra.
11
Lev il drappo vermiglio in che coperto
gi molti giorni lo scudo si tenne.
Fece leffetto mille volte esperto
il lume, ove a ferir negli occhi venne:
resta dai sensi il cacciator deserto,
cade il cane e il ronzin, cadon le penne,
chin aria sostener laugel non ponno.
Lieto Ruggier li lascia in preda al sonno.
12
Alcina, chavea intanto avuto aviso
di Ruggier, che sforzato avea la porta,
e de la guardia buon numero ucciso,
fu, vinta dal dolor, per restar morta.
Squarciossi i panni e si percosse il viso,
e sciocca nominossi e malaccorta;
e fece dar allarme immantinente,
e intorno a s raccor tutta sua gente.
150
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
13
E poi ne fa due parti, e manda luna
per quella strada ove Ruggier camina;
al porto laltra subito raguna,
imbarca, et uscir fa ne la marina:
sotto le vele aperte il mar simbruna.
Con questi va la disperata Alcina,
che l desiderio di Ruggier s rode,
che lascia sua citt senza custode.
14
Non lascia alcuno a guardia del palagio:
il che a Melissa, che stava alla posta
per liberar di quel regno malvagio
la gente chin miseria vera posta,
diede commodit, diede grande agio
di gir cercando ogni cosa a sua posta,
imagini abbruciar, suggelli trre,
e nodi e rombi e turbini disciorre.
15
Indi pei campi accelerando i passi,
gli antiqui amanti cherano in gran torma
conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi,
fe ritornar ne la lor prima forma.
E quei, poi challargati furo i passi,
tutti del buon Ruggier seguiron lorma:
a Logistilla si salvaro; et indi
tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi.
16
Li rimand Melissa in lor paesi,
con obligo di mai non esser sciolto.
Fu inanzi agli altri il duca deglInglesi
ad esser ritornato in uman volto;
che l parentado in questo e li cortesi
prieghi del bon Ruggier gli giovr molto:
oltre i prieghi, Ruggier le di lannello,
acci meglio potesse aiutar quello.
151
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
17
A prieghi dunque di Ruggier, rifatto
fu l paladin ne la sua prima faccia.
Nulla pare a Melissa daver fatto,
quando ricovrar larme non gli faccia,
e quella lancia dor, chal primo tratto
quanti ne tocca de la sella caccia:
de lArgalia, poi fu dAstolfo lancia,
e molto onor fe a luno e a laltro in Francia.
18
Trov Melissa questa lancia doro,
chAlcina avea reposta nel palagio,
e tutte larme che del duca fro,
e gli fur tolte ne lostel malvagio.
Mont il destrier del negromante moro,
e fe montar Astolfo in groppa ad agio;
e quindi a Logistilla si condusse
dunora prima che Ruggier vi fusse.
19
Tra duri sassi e folte spine ga
Ruggiero intanto invr la fata saggia,
di balzo in balzo, e duna in altra via
aspra, solinga, inospita e selvaggia;
tanto cha gran fatica riuscia
su la fervida nona in una spiaggia
tra l mare e l monte, al mezzod scoperta,
arsiccia, nuda, sterile e deserta.
20
Percuote il sole ardente il vicin colle;
e del calor che si riflette a dietro,
in modo laria e larena ne bolle,
che saria troppo a far liquido il vetro.
Stassi cheto ogni augello allombra molle:
sol la cicala col noioso metro
fra i densi rami del fronzuto stelo
le valli e i monti assorda, e il mare e il cielo.
152
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
21
Quivi il caldo, la sete, e la fatica
chera di gir per quella via arenosa,
facean, lungo la spiaggia erma et aprica,
a Ruggier compagnia grave e noiosa.
Ma perch non convien che sempre io dica,
n chio vi occupi sempre in una cosa,
io lascer Ruggiero in questo caldo,
e gir in Scozia a ritrovar Rinaldo.
22
Era Rinaldo molto ben veduto
dal re, da la figliola e dal paese.
Poi la cagion che quivi era venuto,
pi ad agio il paladin fece palese:
chin nome del suo re chiedeva aiuto
e dal regno di Scozia e da linglese;
et ai preghi suggiunse anco di Carlo,
giustissime cagion di dover farlo.
23
Dal re, senza indugiar, gli fu risposto,
che di quanto sua forza sestendea,
per utile et onor sempre disposto
di Carlo e de lImperio esser volea;
e che fra pochi d gli avrebbe posto
pi cavallieri in punto che potea;
e se non chesso era oggimai pur vecchio,
capitano verria del suo apparecchio.
24
N tal rispetto ancor gli parria degno
di farlo rimaner, se non avesse
il figlio, che di forza, e pi dingegno,
dignissimo era a chi l governo desse,
ben che non si trovasse allor nel regno;
ma che sperava che venir dovesse
mentre chinsieme aduneria lo stuolo;
e chadunato il troveria il figliuolo.
153
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
25
Cos mand per tutta la sua terra
suoi tesorieri a far cavalli e gente;
navi apparecchia e munizion da guerra,
vettovaglia e danar maturamente.
Venne intanto Rinaldo in Inghilterra,
e l re nel suo partir cortesemente
insino a Beroicche accompagnollo;
e visto pianger fu quando lasciollo.
26
Spirando il vento prospero alla poppa,
monta Rinaldo, et a Dio dice a tutti:
la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa;
tanto che giunge ove nei salsi flutti
il bel Tamigi amareggiando intoppa.
Col gran flusso del mar quindi condutti
i naviganti per camin sicuro
a vela e remi insino a Londra furo.
27
Rinaldo avea da Carlo e dal re Otone,
che con Carlo in Parigi era assediato,
al principe di Vallia commissione
per contrasegni e lettere portato,
che ci che potea far la regione
di fanti e di cavalli in ogni lato,
tutto debba a Calesio traghittarlo,
s che aiutar si possa Francia e Carlo.
28
Il principe chio dico, chera, in vece
dOton, rimaso nel seggio reale,
a Rinaldo dAmon tanto onor fece,
che non lavrebbe al suo re fatto uguale:
indi alle sue domande satisfece;
perch a tutta la gente marziale
e di Bretagna e de lisole intorno
di ritrovarsi al mar prefisse il giorno.
154
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
29
Signor, far mi convien come fa il buono
sonator sopra il suo instrumento arguto,
che spesso muta corda, e varia suono,
ricercando ora il grave, ora lacuto.
Mentre a dir di Rinaldo attento sono,
dAngelica gentil m sovenuto,
di che lasciai chera da lui fuggita,
e chavea riscontrato uno eremita.
30
Alquanto la sua istoria io vo seguire.
Dissi che domandava con gran cura,
come potesse alla marina gire;
che di Rinaldo avea tanta paura,
che, non passando il mar, credea morire,
n in tutta Europa si tenea sicura:
ma leremita a bada la tenea,
perch di star con lei piacere avea.
31
Quella rara bellezza il cor gli accese,
e gli scald le frigide medolle:
ma poi che vide che poco gli attese,
e choltra soggiornar seco non volle,
di cento punte lasinello offese;
n di sua tardit per lo tolle:
e poco va di passo e men di trotto,
n stender gli si vuol la bestia sotto.
32
E perch molto dilungata sera,
e poco pi, navria perduta lorma,
ricorse il frate alla spelonca nera,
e di demoni uscir fece una torma:
e ne sceglie uno di tutta la schiera,
e del bisogno suo prima linforma;
poi lo fa entrare adosso al corridore,
che via gli porta con la donna il core.
155
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
33
E qual sagace can, nel monte usato
a volpi o lepri dar spesso la caccia,
che se la fera andar vede da un lato,
ne va da un altro, e par sprezzi la traccia;
al varco poi lo senteno arrivato,
che lha gi in bocca, e lapre il fianco e straccia:
tal leremita per diversa strada
aggiugner la donna ovunque vada.
34
Che sia il disegno suo, ben io comprendo:
e dirollo anco a voi, ma in altro loco.
Angelica di ci nulla temendo,
cavalcava a giornate, or molto or poco.
Nel cavallo il demon si ga coprendo,
come si cuopre alcuna volta il fuoco,
che con s grave incendio poscia avampa,
che non si estingue, e a pena se ne scampa.
35
Poi che la donna preso ebbe il sentiero
dietro il gran mar che li Guasconi lava,
tenendo appresso allonde il suo destriero,
dove lumor la via pi ferma dava;
quel le fu tratto dal demonio fiero
ne lacqua s, che dentro vi nuotava.
Non sa che far la timida donzella,
se non tenersi ferma in su la sella.
36
Per tirar briglia, non gli pu dar volta:
pi e pi sempre quel si caccia in alto.
Ella tenea la vesta in su raccolta
per non bagnarla, e traea i piedi in alto.
Per le spalle la chioma iva disciolta,
e laura le facea lascivo assalto.
Stavano cheti tutti i maggior venti,
forse a tanta belt, col mare, attenti.
156
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
37
Ella volgea i begli occhi a terra invano,
che bagnavan di pianto il viso e l seno,
e vedea il lito andar sempre lontano
e decrescer pi sempre e venir meno.
Il destrier, che nuotava a destra mano,
dopo un gran giro la port al terreno
tra scuri sassi e spaventose grotte,
gi cominciando ad oscurar la notte.
38
Quando si vide sola in quel deserto,
che a riguardarlo sol, mettea paura,
ne lora che nel mar Febo coperto
laria e la terra avea lasciata oscura,
fermossi in atto chavria fatto incerto
chiunque avesse vista sua figura,
sella era donna sensitiva e vera,
o sasso colorito in tal maniera.
39
Stupida e fissa nella incerta sabbia,
coi capelli disciolti e rabuffati,
con le man giunte e con limmote labbia,
i languidi occhi al ciel tenea levati,
come accusando il gran Motor che labbia
tutti inclinati nel suo danno i fati.
Immota e come attonita ste alquanto;
poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto.
40
Dicea: Fortuna, che pi a far ti resta
acci di me ti sazii e ti disfami?
che dar ti posso omai pi, se non questa
misera vita? ma tu non la brami;
chora a trarla del mar sei stata presta,
quando potea finir suoi giorni grami:
perch ti parve di voler pi ancora
vedermi tormentar prima chio muora.
157
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
41
Ma che mi possi nuocere non veggio,
pi di quel che sin qui nociuto mhai.
Per te cacciata son del real seggio,
dove pi ritornar non spero mai:
ho perduto lonor, ch stato peggio;
che, se ben con effetto io non peccai,
io do per materia chognun dica
chessendo vagabonda io sia impudica.
42
Chaver pu donna al mondo pi di buono,
a cui la castit levata sia?
Mi nuoce, ahim! chio son giovane, e sono
tenuta bella, o sia vero o bugia.
Gi non ringrazio il ciel di questo dono;
che di qui nasce ogni ruina mia:
morto per questo fu Argalia mio frate;
che poco gli giovr larme incantate:
43
per questo il re di Tartaria Agricane
disfece il genitor mio Galafrone,
chin India, del Cataio era gran Cane;
onde io son giunta a tal condizione,
che muto albergo da sera a dimane.
Se laver, se lonor, se le persone
mhai tolto, e fatto il mal che far mi puoi,
a che pi doglia anco serbar mi vuoi?
44
Se laffogarmi in mar morte non era
a tuo senno crudel, pur chio ti sazii,
non recuso che mandi alcuna fera
che mi divori, e non mi tenga in strazii.
Dogni martr che sia, pur chio ne pra,
esser non pu chassai non ti ringrazii.
Cos dicea la donna con gran pianto,
quando le apparve leremita accanto.
158
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
45
Avea mirato da lestrema cima
dun rilevato sasso leremita
Angelica, che giunta alla parte ima
de lo scoglio, afflitta e sbigottita.
Era sei giorni egli venuto prima;
chun demonio il port per via non trita:
e venne a lei fingendo divozione
quanta avesse mai Paulo o Ilarione.
46
Come la donna il cominci a vedere,
prese, non conoscendolo, conforto;
e cess a poco a poco il suo temere,
ben che ella avesse ancora il viso smorto.
Come fu presso, disse: Miserere,
padre, di me, chi son giunta a mal porto.
E con voce interrotta dal singulto
gli disse quel cha lui non era occulto.
47
Comincia leremita a confortarla
con alquante ragion belle e divote;
e pon laudaci man, mentre che parla,
or per lo seno, or per lumide gote:
poi pi sicuro va per abbracciarla;
et ella sdegnosetta lo percuote
con una man nel petto, e lo rispinge,
e donesto rossor tutta si tinge.
48
Egli, challato avea una tasca, aprilla,
e trassene una ampolla di liquore;
e negli occhi possenti, onde sfavilla
la pi cocente face chabbia Amore,
spruzz di quel leggiermente una stilla,
che di farla dormire ebbe valore.
Gi resupina ne larena giace
a tutte voglie del vecchio rapace.
159
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
49
Egli labbraccia et a piacer la tocca,
et ella dorme e non pu fare ischermo.
Or le bacia il bel petto, ora la bocca;
non chi l veggia in quel loco aspro et ermo.
Ma ne lincontro il suo destrier trabocca;
chal disio non risponde il corpo infermo:
era mal atto, perch avea troppi anni;
e potr peggio, quanto pi laffanni.
50
Tutte le vie, tutti li modi tenta,
ma quel pigro rozzon non per salta.
Indarno il fren gli scuote, e lo tormenta;
e non pu far che tenga la testa alta.
Al fin presso alla donna saddormenta;
e nuova altra sciagura anco lassalta:
non comincia Fortuna mai per poco,
quando un mortal si piglia a scherno e a gioco.
51
Bisogna, prima chio vi narri il caso,
chun poco dal sentier dritto mi torca.
Nel mar di tramontana invr loccaso,
oltre lIrlanda una isola si corca,
Ebuda nominata; ove rimaso
il popul raro, poi che la brutta orca
e laltro marin gregge la distrusse,
chin sua vendetta Proteo vi condusse.
52
Narran lantique istorie, o vere o false,
che tenne gi quel luogo un re possente,
chebbe una figlia, in cui bellezza valse
e grazia s, che pot facilmente,
poi che mostrossi in su larene salse,
Proteo lasciare in mezzo lacque ardente;
e quello, un d che sola ritrovolla,
compresse, e di s gravida lasciolla.
160
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
53
La cosa fu gravissima e molesta
al padre, pi dognaltro empio e severo:
n per iscusa o per piet, la testa
le perdon: s pu lo sdegno fiero.
N per vederla gravida, si resta
di subito esequire il crudo impero:
e l nipotin che non avea peccato,
prima fece morir che fosse nato.
54
Proteo marin, che pasce il fiero armento
di Nettunno che londa tutta regge,
sente de la sua donna aspro tormento,
e per grandira, rompe ordine e legge;
s che a mandare in terra non lento
lorche e le foche, e tutto il marin gregge,
che distruggon non sol pecore e buoi,
ma ville e borghi e li cultori suoi:
55
e spesso vanno alle citt murate,
e dognintorno lor mettono assedio.
Notte e d stanno le persone armate,
con gran timore e dispiacevol tedio:
tutte hanno le campagne abbandonate;
e per trovarvi al fin qualche rimedio,
andrsi a consigliar di queste cose
alloracol, che lor cos rispose:
56
che trovar bisognava una donzella
che fosse allaltra di bellezza pare,
et a Proteo sdegnato offerir quella,
in cambio de la morta, in lito al mare.
Sa sua satisfazion gli parr bella,
se la terr, n li verr a sturbare:
se per questo non sta, se gli appresenti
una et unaltra, fin che si contenti.
161
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
57
E cos cominci la dura sorte
tra quelle che pi grate eran di faccia,
cha Proteo ciascun giorno una si porte,
fin che trovino donna che gli piaccia.
La prima e tutte laltre ebbeno morte;
che tutte gi pel ventre se le caccia
unorca, che rest presso alla foce,
poi che l resto part del gregge atroce.
58
O vera o falsa che fosse la cosa
di Proteo (chio non so che me ne dica),
servosse in quella terra, con tal chiosa,
contra le donne unempia lege antica:
che di lor carne lorca monstruosa
che viene ogni d al lito, si notrica.
Ben chesser donna sia in tutte le bande
danno e sciagura, quivi era pur grande.
59
Oh misere donzelle che trasporte
fortuna ingiuriosa al lito infausto!
dove le genti stan sul mare accorte
per far de le straniere empio olocausto;
che, come pi di fuor ne sono morte,
il numer de le loro meno esausto:
ma perch il vento ognor preda non mena,
ricercando ne van per ogni arena.
60
Van discorrendo tutta la marina
con fuste e grippi et altri legni loro,
e da lontana parte e da vicina
portan sollevamento al lor martoro.
Molte donne han per forza e per rapina,
alcune per lusinghe, altre per oro;
e sempre da diverse regioni
nhanno piene le torri e le prigioni.
162
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
61
Passando una lor fusta a terra a terra
inanzi a quella solitaria riva
dove fra sterpi in su lerbosa terra
la sfortunata Angelica dormiva,
smontaro alquanti galeotti in terra
per riportarne e legna et acqua viva;
e di quante mai fur belle e leggiadre
trovaro il fiore in braccio al santo padre.
62
Oh troppo cara, oh troppo escelsa preda
per s barbare genti e s villane!
O Fortuna crudel, chi fia chil creda,
che tanta forza hai ne le cose umane,
che per cibo dun mostro tu conceda
la gran belt, chin India il re Agricane
fece venir da le caucasee porte
con mezza Scizia a guadagnar la morte?
63
La gran belt che fu da Sacripante
posta inanzi al suo onore e al suo bel regno;
la gran belt chal gran signor dAnglante
macchi la chiara fama e lalto ingegno;
la gran belt che fe tutto Levante
sottosopra voltarsi e stare al segno,
ora non ha (cos rimasta sola)
chi le dia aiuto pur duna parola.
64
La bella donna, di gran sonno oppressa,
incatenata fu prima che desta.
Portaro il frate incantator con essa
nel legno pien di turba afflitta e mesta.
La vela, in cima allarbore rimessa,
rend la nave allisola funesta,
dove chiuser la donna in rcca forte,
fin a quel d cha lei tocc la sorte.
163
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
65
Ma pot s, per esser tanto bella,
la fiera gente muovere a pietade,
che molti d le differiron quella
morte, e serbrla a gran necessitade;
e fin chebber di fuore altra donzella,
perdonaro allangelica beltade.
Al mostro fu condotta finalmente,
piangendo dietro a lei tutta la gente.
66
Chi narrer langoscie, i pianti, i gridi,
lalta querela che nel ciel pentra?
Maraviglia ho che non sapriro i lidi,
quando fu posta in su la fredda pietra,
dove in catena, priva di sussidi,
morte aspettava abominosa e tetra.
Io nol dir; che s il dolor mi muove,
che mi sforza voltar le rime altrove,
67
e trovar versi non tanto lugbri,
fin che l mio spirto stanco si riabbia;
che non potrian li squalidi colubri,
n lorba tigre accesa in maggior rabbia,
n ci che da lAtlante ai liti rubri
venenoso erra per la calda sabbia,
n veder n pensar senza cordoglio,
Angelica legata al nudo scoglio.
68
Oh se lavesse il suo Orlando saputo,
chera per ritrovarla ito a Parigi;
o li dui chingann quel vecchio astuto
col messo che vena dai luoghi stigi!
fra mille morti, per donarle aiuto,
cercato avrian gli angelici vestigi:
ma che fariano, avendone anco spia,
poi che distanti son di tanta via?
164
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
69
Parigi intanto avea lassedio intorno
dal famoso figliuol del re Troiano;
e venne a tanta estremitade un giorno,
che nand quasi al suo nimico in mano:
e se non che li voti il ciel placorno,
che dilag di pioggia oscura il piano,
cadea quel d per lafricana lancia
il santo Imperio e l gran nome di Francia.
70
Il sommo Creator gli occhi rivolse
al giusto lamentar del vecchio Carlo;
e con subita pioggia il fuoco tolse:
n forse uman saper potea smorzarlo.
Savio chiunque a Dio sempre si volse;
chaltri non pot mai meglio aiutarlo.
Ben dal devoto re fu conosciuto,
che si salv per lo divino aiuto.
71
La notte Orlando alle noiose piume
del veloce pensier fa parte assai.
Or quinci or quindi il volta, or lo rassume
tutto in un loco, e non lafferma mai:
qual dacqua chiara il tremolante lume,
dal sol percossa o da notturni rai,
per gli ampli tetti va con lungo salto
a destra et a sinistra, e basso et alto.
72
La donna sua, che gli ritorna a mente,
anzi che mai non era indi partita,
gli raccende nel core e fa pi ardente
la fiamma che nel d parea sopita.
Costei venuta seco era in Ponente
fin dal Cataio; e qui lavea smarrita,
n ritrovato poi vestigio della
che Carlo rotto fu presso a Bordella.
165
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
73
Di questo Orlando avea gran doglia, e seco
indarno a sua sciocchezza ripensava.
Cor mio (dicea), come vilmente teco
mi son portato! ohim, quanto mi grava
che potendoti aver notte e d meco,
quando la tua bont non mel negava,
tabbia lasciato in man di Namo porre,
per non sapermi a tanta ingiuria opporre!
74
Non aveva ragione io di scusarme?
e Carlo non mavria forse disdetto:
se pur disdetto, e chi potea sforzarme?
chi ti mi volea trre al mio dispetto?
non poteva io venir pi tosto allarme?
lasciar pi tosto trarmi il cor del petto?
Ma n Carlo n tutta la sua gente
di tormiti per forza era possente.
75
Almen lavesse posta in guardia buona
dentro a Parigi o in qualche rcca forte.
Che labbia data a Namo mi consona,
sol perch a perder labbia a questa sorte.
Chi la dovea guardar meglio persona
di me? chio dovea farlo fino a morte;
guardarla pi che l cor, che gli occhi miei:
e dovea e potea farlo, e pur nol fei.
76
Deh, dove senza me, dolce mia vita,
rimasa sei s giovane e s bella?
come, poi che la luce dipartita,
riman tra boschi la smarrita agnella,
che dal pastor sperando essere udita,
si va lagnando in questa parte e in quella;
tanto che l lupo lode da lontano,
e l misero pastor ne piagne invano.
166
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
77
Dove, speranza mia, dove ora sei?
vai tu soletta forse ancor errando?
o pur thanno trovata i lupi rei
senza la guardia del tuo fido Orlando?
e il fior chin ciel potea pormi fra i di,
il fior chintatto io mi vena serbando
per non turbarti, ohim! lanimo casto,
ohim! per forza avranno colto e guasto.
78
Oh infelice! oh misero! che voglio
se non morir, se l mio bel fior colto hanno?
O sommo Dio, fammi sentir cordoglio
prima dognaltro, che di questo danno.
Se questo ver, con le mie man mi toglio
la vita, e lalma disperata danno.
Cos, piangendo forte e sospirando,
seco dicea laddolorato Orlando.
79
Gi in ogni parte gli animanti lassi
davan riposo ai travagliati spirti,
chi su le piume, e chi sui duri sassi,
e chi su lerbe, e chi su faggi o mirti:
tu le palpbre, Orlando, a pena abbassi,
punto da tuoi pensieri acuti et irti;
n quel s breve e fuggitivo sonno
godere in pace anco lasciar ti ponno.
80
Parea ad Orlando, suna verde riva
dodoriferi fior tutta dipinta,
mirare il bello avorio, e la nativa
purpura chavea Amor di sua man tinta,
e le due chiare stelle onde nutriva
ne le reti dAmor lanima avinta:
io parlo de begli occhi e del bel volto,
che gli hanno il cor di mezzo il petto tolto.
167
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
81
Sentia il maggior piacer, la maggior festa
che sentir possa alcun felice amante;
ma ecco intanto uscire una tempesta
che struggea i fiori, et abbattea le piante:
non se ne suol veder simile a questa,
quando giostra aquilone, austro e levante.
Parea che per trovar qualche coperto,
andasse errando invan per un deserto.
82
Intanto linfelice (e non sa come)
perde la donna sua per laer fosco;
onde di qua e di l del suo bel nome
fa risonare ogni campagna e bosco.
E mentre dice indarno: Misero me!
chi ha cangiata mia dolcezza in tsco?
ode la donna sua che gli domanda,
piangendo, aiuto, e se gli raccomanda.
83
Onde par chesca il grido, va veloce,
e quinci e quindi saffatica assai.
Oh quanto il suo dolore aspro et atroce,
che non pu rivedere i dolci rai!
Ecco chaltronde ode da unaltra voce:
Non sperar pi gioirne in terra mai.
A questo orribil grido risvegliossi,
e tutto pien di lacrime trovossi.
84
Senza pensar che sian limagin false
quando per tema o per disio si sogna,
de la donzella per modo gli calse,
che stim giunta a danno od a vergogna,
che fulminando fuor del letto salse.
Di piastra e maglia, quanto gli bisogna,
tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse;
n di scudiero alcun servigio vlse.
168
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
85
E per potere entrare ogni sentiero,
che la sua dignit macchia non pigli,
non lonorata insegna del quartiero,
distinta di color bianchi e vermigli,
ma portar vlse un ornamento nero;
e forse acci chal suo dolor simigli:
e quello avea gi tolto a uno amostante,
chuccise di sua man pochi anni inante.
86
Da mezza notte tacito si parte,
e non saluta e non fa motto al zio;
n al fido suo compagno Brandimarte,
che tanto amar solea, pur dice a Dio.
Ma poi che l Sol con lauree chiome sparte
del ricco albergo di Titone usco,
e fe lombra fugire umida e nera,
savide il re che l paladin non vera.
87
Con suo gran dispiacer savede Carlo
che partito la notte l suo nipote,
quando esser dovea seco e pi aiutarlo;
e ritener la clera non puote,
cha lamentarsi desso, et a gravarlo
non incominci di biasmevol note;
e minacciar, se non ritorna, e dire
che lo faria di tanto error pentire.
88
Brandimarte, chOrlando amava a pare
di se medesmo, non fece soggiorno;
o che sperasse farlo ritornare,
o sdegno avesse udirne biasmo e scorno:
e vlse a pena tanto dimorare,
chuscisse fuor ne loscurar del giorno.
A Fiordiligi sua nulla ne disse,
perch l disegno suo non glimpedisse.
169
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ottavo
89
Era questa una donna che fu molto
da lui diletta, e ne fu raro senza;
di costumi, di grazia e di bel volto
dotata e daccortezza e di prudenza:
e se licenzia or non naveva tolto,
fu che sper tornarle alla presenza
il d medesmo; ma gli accade poi,
che lo tard pi dei disegni suoi.
90
E poi chella aspettato quasi un mese
indarno lebbe, e che tornar nol vide,
di desiderio s di lui saccese,
che si part senza compagni o guide;
e cercandone and molto paese,
come listoria al luogo suo dicide.
Di questi dua non vi dico or pi inante;
che pi mimporta il cavallier dAnglante.
91
Il qual, poi che mutato ebbe dAlmonte
le gloriose insegne, and alla porta,
e disse ne lorecchio: Io sono il conte
a un capitan che vi facea la scorta;
e fattosi abassar subito il ponte,
per quella strada che pi breve porta
aglinimici, se nand diritto.
Quel che segu, ne laltro canto scritto.
170
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
Canto 9
1
Che non pu far dun cor chabbia suggetto
questo crudele e traditore Amore,
poi chad Orlando pu levar del petto
la tanta f che debbe al suo signore?
Gi savio e pieno fu dogni rispetto,
e de la santa Chiesa difensore:
or per un vano amor, poco del zio,
e di s poco, e men cura di Dio.
2
Ma lescuso io pur troppo, e mi rallegro
nel mio difetto aver compagno tale;
chanchio sono al mio ben languido et egro,
sano e gagliardo a seguitare il male.
Quel se ne va tutto vestito a negro,
n tanti amici abandonar gli cale;
e passa dove dAfrica e di Spagna
la gente era attendata alla campagna:
3
anzi non attendata, perch sotto
alberi e tetti lha sparsa la pioggia
a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
chi pi distante e chi pi presso alloggia.
Ognuno dorme travagliato e rotto:
chi steso in terra, e chi alla man sappoggia.
Dormono; e il conte uccider ne pu assai:
n per stringe Durindana mai.
4
Di tanto core il generoso Orlando,
che non degna ferir gente che dorma.
Or questo, e quando quel luogo cercando
va, per trovar de la sua donna lorma.
Se truova alcun che veggi, sospirando
gli ne dipinge labito e la forma;
e poi lo priega che per cortesia
glinsegni andar in parte ove ella sia.
171
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
5
E poi che venne il d chiaro e lucente,
tutto cerc lesercito moresco:
e ben lo potea far sicuramente,
avendo indosso labito arabesco;
et aiutollo in questo parimente,
che sapeva altro idioma che francesco,
e lafricano tanto avea espedito,
che parea nato a Tripoli e nutrito.
6
Quivi il tutto cerc, dove dimora
fece tre giorni, e non per altro effetto;
poi dentro alle cittadi e a borghi fuora
non spi sol per Francia e suo distretto,
ma per Uvernia e per Guascogna ancora
rivide sin allultimo borghetto;
e cerc da Provenza alla Bretagna,
e dai Picardi ai termini di Spagna.
7
Tra il fin dottobre e il capo di novembre,
ne la stagion che la frondosa vesta
vede levarsi e discoprir le membre
trepida pianta, fin che nuda resta,
e van gli augelli a strette schiere insembre,
Orlando entr ne lamorosa inchiesta;
n tutto il verno appresso lasci quella,
n la lasci ne la stagion novella.
8
Passando un giorno, come avea costume,
dun paese in un altro, arriv dove
parte i Normandi dai Britoni un fiume,
e verso il vicin mar cheto si muove;
challora gonfio e bianco ga di spume
per nieve sciolta e per montane piove:
e limpeto de lacqua avea disciolto
e tratto seco il ponte, e il passo tolto.
172
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
9
Con gli occhi cerca or questo lato or quello,
lungo le ripe il paladin, se vede
(quando n pesce egli non , n augello)
come abbia a por ne laltra ripa il piede:
et ecco a s venir vede un battello,
ne la cui poppe una donzella siede,
che di volere a lui venir fa segno;
n lascia poi charrivi in terra il legno.
10
Prora in terra non pon; che desser carca
contra sua volont forse sospetta.
Orlando priega lei che ne la barca
seco lo tolga, et oltre il fiume il metta.
Et ella lui: Qui cavallier non varca,
il qual su la sua f non mi prometta
di fare una battaglia a mia richiesta,
la pi giusta del mondo e la pi onesta.
11
S che savete, cavallier, desire
di por per me ne laltra ripa i passi,
promettetemi, prima che finire
questaltro mese prossimo si lassi,
chal re dIbernia vanderete a unire,
appresso al qual la bella armata fassi
per distrugger quellisola dEbuda,
che, di quante il mar cinge, la pi cruda.
12
Voi dovete saper choltre lIrlanda,
fra molte che vi son, lisola giace
nomata Ebuda, che per legge manda
rubando intorno il suo popul rapace;
e quante donne pu pigliar, vivanda
tutte destina a un animal vorace
che viene ogni d al lito, e sempre nuova
donna o donzella, onde si pasca, truova;
173
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
13
che mercanti e corsar che vanno attorno,
ve ne fan copia, e pi delle pi belle.
Ben potete contare, una per giorno,
quante morte vi sian donne e donzelle.
Ma se pietade in voi truova soggiorno,
se non ste dAmor tutto ribelle,
siate contento esser tra questi eletto,
che van per far s fruttuoso effetto.
14
Orlando vlse a pena udire il tutto,
che giur desser primo a quella impresa,
come quel chalcun atto iniquo e brutto
non pu sentire, e dascoltar gli pesa:
e fu a pensare, indi a temere indutto,
che quella gente Angelica abbia presa;
poi che cercata lha per tanta via,
n potutone ancor ritrovar spia.
15
Questa imaginazion s gli confuse
e s gli tolse ogni primier disegno,
che, quanto in fretta pi potea, conchiuse
di navigare a quello iniquo regno.
N prima laltro sol nel mar si chiuse,
che presso a San Mal ritrov un legno,
nel qual si pose; e fatto alzar le vele,
pass la notte il monte San Michele.
16
Breaco e Landriglier lascia a man manca,
e va radendo il gran lito britone;
e poi si drizza invr larena bianca,
onde Ingleterra si nom Albione;
ma il vento, chera da meriggie, manca,
e soffia tra il ponente e laquilone
con tanta forza, che fa al basso porre
tutte le vele, e s per poppa trre.
174
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
17
Quanto il navilio inanzi era venuto
in quattro giorni, in un ritorn indietro,
ne lalto mar dal buon nochier tenuto,
che non dia in terra e sembri un fragil vetro.
Il vento, poi che furioso suto
fu quattro giorni, il quinto cangi metro:
lasci senza contrasto il legno entrare
dove il fiume dAnversa ha foce in mare.
18
Tosto che ne la foce entr lo stanco
nochier col legno afflitto, e il lito prese,
fuor duna terra che sul destro fianco
di quel fiume sedeva, un vecchio scese,
di molta et, per quanto il crine bianco
ne dava indicio; il qual tutto cortese,
dopo i saluti, al conte rivoltosse,
che capo giudic che di lor fosse.
19
E da parte il preg duna donzella,
cha lei venir non gli paresse grave,
la qual ritroverebbe, oltre che bella,
pi chaltra al mondo affabile e soave;
over fosse contento aspettar, chella
verrebbe a trovar lui fin alla nave:
n pi restio volesse esser di quanti
quivi eran giunti cavallieri erranti;
20
che nessun altro cavallier, charriva
o per terra o per mare a questa foce,
di ragionar con la donzella schiva,
per consigliarla in un suo caso atroce.
Udito questo, Orlando in su la riva
senza punto indugiarsi usc veloce;
e come umano e pien di cortesia,
dove il vecchio il men, prese la via.
175
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
21
Fu ne la terra il paladin condutto
dentro un palazzo, ove al salir le scale,
una donna trov piena di lutto,
per quanto il viso ne facea segnale,
e i negri panni che coprian per tutto
e le loggie e le camere e le sale;
la qual, dopo accoglienza grata e onesta
fattol seder, gli disse in voce mesta:
22
Io voglio che sappiate che figliuola
fui del conte dOlanda, a lui s grata
(quantunque prole io non gli fossi sola;
chera da dui fratelli accompagnata),
cha quanto io gli chiedea, da lui parola
contraria non mi fu mai replicata.
Standomi lieta in questo stato, avenne
che ne la nostra terra un duca venne.
23
Duca era di Selandia, e se ne giva
verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori.
La bellezza e let chin lui fioriva,
e li non pi da me sentiti amori
con poca guerra me gli fr captiva;
tanto pi che, per quel chapparea fuori,
io credea e credo, e creder credo il vero,
chamassi et ami me con cor sincero.
24
Quei giorni che con noi contrario vento,
contrario agli altri, a me propizio, il tenne
(chagli altri fur quaranta, a me un momento:
cos al fuggire ebbon veloci penne),
fummo pi volte insieme a parlamento,
dove, che l matrimonio con solenne
rito al ritorno suo saria tra nui,
mi promise egli, et io l promisi a lui.
176
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
25
Bireno a pena era da noi partito
(che cos ha nome il mio fedele amante),
che l re di Frisa (la qual, quanto il lito
del mar divide il fiume, a noi distante),
disegnando il figliuol farmi marito,
chunico al mondo avea, nomato Arbante,
per li pi degni del suo stato manda
a domandarmi al mio padre in Olanda.
26
Io challamante mio di quella fede
mancar non posso, che gli aveva data,
e ancor chio possa, Amor non mi conciede
che poter voglia, e chio sia tanto ingrata;
per ruinar la pratica chin piede
era gagliarda, e presso al fin guidata,
dico a mio padre, che prima chin Frisa
mi dia marito, io voglio essere uccisa.
27
Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
a me piacea, n mai turbar mi vlse,
per consolarmi e far cessare il pianto
chio ne facea, la pratica disciolse:
di che il superbo re di Frisa tanto
isdegno prese e a tanto odio si volse,
chentr in Olanda, e cominci la guerra
che tutto il sangue mio cacci sotterra.
28
Oltre che sia robusto, e s possente,
che pochi pari a nostra et ritruova,
e s astuto in mal far, chaltrui niente
la possanza, lardir, lingegno giova;
porta alcunarme che lantica gente
non vide mai, n, fuor cha lui, la nuova:
un ferro bugio, lungo da dua braccia,
dentro a cui polve et una palla caccia.
177
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
29
Col fuoco dietro ove la canna chiusa,
tocca un spiraglio che si vede a pena;
a guisa che toccare il medico usa
dove bisogno dallacciar la vena:
onde vien con tal suon la palla esclusa,
che si pu dir che tuona e che balena;
n men che soglia il fulmine ove passa,
ci che tocca arde, abatte, apre e fracassa.
30
Pose due volte il nostro campo in rotta
con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
nel primo assalto il primo; che la botta,
rotto lusbergo, in mezzo il cor gli mise;
ne laltra zuffa a laltro, il quale in frotta
fugga, dal corpo lanima divise;
e lo fer lontan dietro la spalla,
e fuor del petto uscir fece la palla.
31
Difendendosi poi mio padre un giorno
dentro un castel che sol gli era rimaso,
che tutto il resto avea perduto intorno,
lo fe con simil colpo ire alloccaso;
che mentre andava e che facea ritorno,
provedendo or a questo or a quel caso,
dal traditor fu in mezzo gli occhi colto,
che lavea di lontan di mira tolto.
32
Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
de lisola dOlanda unica erede,
il re di Frisa, perch avea disio
di ben fermare in quello stato il piede,
mi fa sapere, e cos al popul mio,
che pace e che riposo mi conciede,
quando io vogli or, quel che non vlsi inante,
tor per marito il suo figliuolo Arbante.
178
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
33
Io per lodio non s, che grave porto
a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
il qual mha dui fratelli e l padre morto,
saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
come perch a colui non vo far torto,
a cui gi la promessa aveva fatta,
chaltruomo non saria che mi sposasse,
fin che di Spagna a me non ritornasse:
34
Per un mal chio patisco, ne vo cento
patir, rispondo e far di tutto il resto;
esser morta, arsa viva, e che sia al vento
la cener sparsa, inanzi che far questo.
Studia la gente mia di questo intento
tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
di dargli in mano me e la terra, prima
che la mia ostinazion tutti ci opprima.
35
Cos, poi che i protesti e i prieghi invano
vider gittarsi, e che pur stava dura,
presero accordo col Frisone, e in mano,
come avean detto, gli dier me e le mura.
Quel, senza farmi alcuno atto villano,
de la vita e del regno massicura,
pur chio indolcisca lindurate voglie,
e che dArbante suo mi faccia moglie.
36
Io che sforzar cos mi veggio, voglio,
per uscirgli di man, perder la vita;
ma se pria non mi vendico, mi doglio
pi che di quanta ingiuria abbia patita.
Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
che solo il simular pu dare aita:
fingo chio brami, non che non mi piaccia,
che mi perdoni e sua nuora mi faccia.
179
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
37
Fra molti chal servizio erano stati
gi di mio padre, io scelgo dui fratelli,
di grande ingegno e di gran cor dotati,
ma pi di vera fede, come quelli
che cresciutici in corte et allevati
si son con noi da teneri citelli;
e tanto miei, che poco lor parria
la vita por per la salute mia.
38
Communico con loro il mio disegno:
essi prometton dessermi in aiuto.
Lun viene in Fiandra, e vapparecchia un legno;
laltro meco in Olanda ho ritenuto.
Or mentre i forestieri e quei del regno
sinvitano alle nozze, fu saputo
che Bireno in Biscaglia avea una armata,
per venire in Olanda, apparecchiata.
39
Per che, fatta la prima battaglia
dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
che portassi a Bireno il tristo aviso;
il qual mentre che sarma e si travaglia,
dal re di Frisa il resto fu conquiso.
Bireno, che di ci nulla sapea,
per darci aiuto i legni sciolti avea.
40
Di questo avuto aviso il re frisone,
de le nozze al figliuol la cura lassa;
e con larmata sua nel mar si pone:
truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
ma di ci ancor la nuova a noi non passa.
Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
meco corcar come si corchi il sole.
180
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
41
Io dietro alle cortine avea nascoso
quel mio fedele; il qual nulla si mosse
prima che a me venir vide lo sposo;
e non lattese che corcato fosse,
chalz unaccetta, e con s valoroso
braccio dietro nel capo lo percosse,
che gli lev la vita e la parola:
io saltai presta, e gli segai la gola.
42
Come cadere il bue suole al macello,
cade il mal nato giovene, in dispetto
del re Cimosco, il pi dognaltro fello;
che lempio re di Frisa cos detto,
che morto luno e laltro mio fratello
mavea col padre, e per meglio suggetto
farsi il mio stato, mi volea per nuora;
e forse un giorno uccisa avria me ancora.
43
Prima chaltro disturbo vi si metta,
tolto quel che pi vale e meno pesa,
il mio compagno al mar mi cala in fretta
da la finestra a un canape sospesa,
l dove attento il suo fratello aspetta
sopra la barca chavea in Fiandra presa.
Demmo le vele ai venti e i remi allacque,
e tutti ci salvian, come a Dio piacque.
44
Non so se l re di Frisa pi dolente
del figliol morto, o se pi dira acceso
fosse contra di me, che l d seguente
giunse l dove si trov s offeso.
Superbo ritornava egli e sua gente
de la vittoria e di Bireno preso;
e credendo venire a nozze e a festa,
ogni cosa trov scura e funesta.
181
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
45
La piet del figliuol, lodio chaveva
a me, n d n notte il lascia mai.
Ma perch il pianger morti non rileva,
e la vendetta sfoga lodio assai,
la parte del pensier, chesser doveva
de la pietade in sospirare e in guai,
vuol che con lodio a investigar sunisca,
come egli mabbia in mano e mi punisca.
46
Quei tutti che sapeva e gli era detto
che mi fossino amici, o di quei miei
che maveano aiutata a far leffetto,
uccise, o lor beni arse, o li fe rei.
Vlse uccider Bireno in mio dispetto;
che daltro s doler non mi potrei:
gli parve poi, se vivo lo tenesse,
che, per pigliarmi, in man la rete avesse.
47
Ma gli propone una crudele e dura
condizion: gli fa termine un anno,
al fin del qual gli dar morte oscura,
se prima egli per forza o per inganno,
con amici e parenti non procura,
con tutto ci che ponno e ci che sanno,
di darmigli in prigion: s che la via
di lui salvare sol la morte mia.
48
Ci che si possa far per sua salute,
fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
Sei castella ebbi in Fiandra, e lho vendute:
e l poco o l molto prezzo chio nho tratto,
parte, tentando per persone astute
i guardiani corrumpere, ho distratto;
e parte, per far muovere alli danni
di quellempio or glInglesi, or gli Alamanni.
182
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
49
I mezzi, o che non abbiano potuto,
o che non abbian fatto il dover loro,
mhanno dato parole e non aiuto;
e sprezzano or che nhan cavato loro:
e presso al fine il termine venuto,
dopo il qual n la forza n l tesoro
potr giunger pi a tempo, s che morte
e strazio schivi al mio caro consorte.
50
Mio padre e miei fratelli mi son stati
morti per lui; per lui toltomi il regno;
per lui quei pochi beni che restati
meran, del viver mio soli sostegno,
per trarlo di prigione ho disipati:
n mi resta ora in che pi far disegno,
se non dandarmi io stessa in mano a porre
di s crudel nimico, e lui disciorre.
51
Se dunque da far altro non mi resta,
n si truova al suo scampo altro riparo
che per lui por questa mia vita, questa
mia vita per lui por mi sar caro.
Ma sola una paura mi molesta,
che non sapr far patto cos chiaro,
che massicuri che non sia il tiranno,
poi chavuta mavr, per fare inganno.
52
Io dubito che poi che mavr in gabbia,
e fatto avr di me tutti li strazii,
n Bireno per questo a lasciare abbia,
s chesser per me sciolto mi ringrazii;
come periuro, e pien di tanta rabbia,
che di me sola uccider non si sazii:
e quel chavr di me, n pi n meno
faccia di poi del misero Bireno.
183
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
53
Or la cagion che conferir con voi
mi fa i miei casi, e chio li dico a quanti
signori e cavallier vengono a noi,
solo acci, parlandone con tanti,
minsegni alcun dassicurar che, poi
cha quel crudel mi sia condotta avanti,
non abbia a ritener Bireno ancora,
n voglia, morta me, chesso poi mora.
54
Pregato ho alcun guerrier, che meco sia
quando io mi dar in mano al re di Frisa;
ma mi prometta, e la sua f mi dia,
che questo cambio sar fatto in guisa,
cha un tempo io data, e liberato fia
Bireno: s che quando io sar uccisa,
morr contenta, poi che la mia morte
avr dato la vita al mio consorte.
55
N fino a questo d truovo chi toglia
sopra la fede sua dassicurarmi,
che quando io sia condotta, e che mi voglia
aver quel re, senza Bireno darmi,
egli non lascier contra mia voglia
che presa io sia: s teme ognun quellarmi;
teme quellarmi, a cui par che non possa
star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa.
56
Or, sin voi la virt non diforme
dal fier sembiante e da lerculeo aspetto,
e credete poter darmegli, e trme
anco da lui, quando non vada retto;
siate contento desser meco a porme
ne le man sue: chio non avr sospetto,
quando voi siate meco, se ben io
poi ne morr, che muora il signor mio.
184
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
57
Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
che con pianto e sospir spesso interroppe.
Orlando, poi chella la bocca chiuse,
le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
in parole con lei non si diffuse;
che di natura non usava troppe:
ma le promise, e la sua f le diede,
che faria pi di quel chella gli chiede.
58
Non sua intenzion chella in man vada
del suo nimico per salvar Bireno:
ben salver amendui, se la sua spada
e lusato valor non gli vien meno.
Il medesimo d piglian la strada,
poi channo il vento prospero e sereno.
Il paladin saffretta; che di gire
allisola del mostro avea desire.
59
Or volta alluna, or volta allaltra banda
per gli alti stagni il buon nochier la vela:
scuopre unisola e unaltra di Zilanda;
scuopre una inanzi, e unaltra a dietro cela.
Orlando smonta il terzo d in Olanda;
ma non smonta colei che si querela
del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
la morte di quel rio, prima che scenda.
60
Nel lito armato il paladino varca
sopra un corsier di pel tra bigio e nero,
nutrito in Fiandra e nato in Danismarca,
grande e possente assai pi che leggiero;
per chavea, quando si messe in barca,
in Bretagna lasciato il suo destriero,
quel Brigliador s bello e s gagliardo,
che non ha paragon, fuor che Baiardo.
185
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
61
Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova
di molta gente armata in su la porta;
s perch sempre, ma pi quando nuova,
seco ogni signoria sospetto porta;
s perch dianzi giunta era una nuova,
che di Selandia con armata scorta
di navilii e di gente un cugin viene
di quel signor che qui prigion si tiene.
62
Orlando prega uno di lor, che vada
e dica al re, chun cavalliero errante
disia con lui provarsi a lancia e a spada;
ma che vuol che tra lor sia patto inante:
che se l re fa che, chi lo sfida, cada,
la donna abbia daver, chuccise Arbante,
che l cavallier lha in loco non lontano
da poter sempremai darglila in mano;
63
et allincontro vuol che l re prometta,
chove egli vinto ne la pugna sia,
Bireno in libert subito metta,
e che lo lasci andare alla sua via.
Il fante al re fa limbasciata in fretta:
ma quel, che n virt n cortesia
conobbe mai, drizz tutto il suo intento
alla fraude, allinganno, al tradimento.
64
Gli par chavendo in mano il cavalliero,
avr la donna ancor, che s lha offeso,
sin possanza di lui la donna vero
che se ritruovi, e il fante ha ben inteso.
Trenta uomini pigliar fece sentiero
diverso da la porta overa atteso,
che dopo occulto et assai lungo giro,
dietro alle spalle al paladino usciro.
186
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65
Il traditore intanto dar parole
fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti
vede esser giunti al loco ove gli vuole;
da la porta esce poi con altretanti.
Come le fere e il bosco cinger suole
perito cacciator da tutti i canti;
come appresso a Volana i pesci e londa
con lunga rete il pescator circonda:
66
cos per ogni via dal re di Frisa,
che quel guerrier non fugga, si provede.
Vivo lo vuole, e non in altra guisa:
e questo far s facilmente crede,
che l fulmine terrestre, con che uccisa
ha tanta e tanta gente, ora non chiede;
che quivi non gli par che si convegna,
dove pigliar, non far morir, disegna.
67
Qual cauto ucellator che serba vivi,
intento a maggior preda, i primi augelli,
acci in pi quantitade altri captivi
faccia col giuoco e col zimbel di quelli;
tal esser vlse il re Cimosco quivi:
ma gi non vlse Orlando esser di quelli
che si lascin pigliare al primo tratto;
e tosto roppe il cerchio chavean fatto.
68
Il cavallier dAnglante, ove pi spesse
vide le genti e larme, abbass lasta;
et uno in quella e poscia un altro messe,
e un altro e un altro, che sembrr di pasta;
e fin a sei ve ninfilz, e li resse
tutti una lancia: e perchella non basta
a pi capir, lasci il settimo fuore
ferito s, che di quel colpo muore.
187
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69
Non altrimente ne lestrema arena
veggin le rane de canali e fosse
dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena,
luna vicina allaltra, esser percosse;
n da la freccia, fin che tutta piena
non sia da un capo allaltro, esser rimosse.
La grave lancia Orlando da s scaglia,
e con la spada entr ne la battaglia.
70
Rotta la lancia, quella spada strinse,
quella che mai non fu menata in fallo;
e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse
quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo:
dove tocc, sempre in vermiglio tinse
lazzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo.
Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco
seco or non ha, quando vavrian pi loco.
71
E con gran voce e con minaccie chiede
che portati gli sian, ma poco udito;
che chi ha ritratto a salvamento il piede
ne la citt, non duscir pi ardito.
Il re frison, che fuggir gli altri vede,
desser salvo egli ancor piglia partito:
corre alla porta, e vuole alzare il ponte;
ma troppo presto ad arrivare il conte.
72
Il re volta le spalle, e signor lassa
del ponte Orlando e damendue le porte;
e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa,
merc che l suo destrier corre pi forte.
Non mira Orlando a quella plebe bassa:
vuole il fellon, non gli altri, porre a morte;
ma il suo destrier s al corso poco vale,
che restio sembra, e chi fugge, abbia lale.
188
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
73
Duna in unaltra via si leva ratto
di vista al paladin; ma indugia poco,
che torna con nuove armi; che sha fatto
portare intanto il cavo ferro e il fuoco:
e dietro un canto postosi di piatto,
lattende, come il cacciatore al loco,
coi cani armati e con lo spiedo, attende
il fier cingial che ruinoso scende;
74
che spezza i rami e fa cadere i sassi,
e ovunque drizzi lorgogliosa fronte,
sembra a tanto rumor che si fracassi
la selva intorno, e che si svella il monte.
Sta Cimosco alla posta, acci non passi
senza pagargli il fio laudace conte:
tosto chappare, allo spiraglio tocca
col fuoco il ferro, e quel subito scocca.
75
Dietro lampeggia a guisa di baleno,
dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono.
Trieman le mura, e sotto i pi il terreno;
il ciel rimbomba al paventoso suono.
Lardente stral, che spezza e venir meno
fa ci chincontra, e d a nessun perdono,
sibila e stride; ma, come il desire
di quel brutto assassin, non va a ferire.
76
O sia la fretta, o sia la troppa voglia
duccider quel baron, cherrar lo faccia;
o sia che il cor, tremando come foglia,
faccia insieme tremare e mani e braccia;
o la bont divina che non voglia
che l suo fedel campion s tosto giaccia:
quel colpo al ventre del destrier si torse;
lo cacci in terra, onde mai pi non sorse.
189
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
77
Cade a terra il cavallo e il cavalliero:
la preme lun, la tocca laltro a pena;
che si leva s destro e s leggiero,
come cresciuto gli sia possa e lena.
Quale il libico Anteo sempre pi fiero
surger solea da la percossa arena,
tal surger parve, e che la forza, quando
tocc il terren, si radoppiasse a Orlando.
78
Chi vide mai dal ciel cadere il foco
che con s orrendo suon Giove disserra,
e penetrare ove un richiuso loco
carbon con zolfo e con salnitro serra;
cha pena arriva, a pena tocca un poco,
che par chavampi il ciel, non che la terra;
spezza le mura, e i gravi marmi svelle,
e fa i sassi volar sin alle stelle;
79
simagini che tal, poi che cadendo
tocc la terra, il paladino fosse:
con s fiero sembiante aspro et orrendo,
da far tremar nel ciel Marte, si mosse.
Di che smarrito il re frison, torcendo
la briglia indietro, per fuggir voltosse;
ma gli fu dietro Orlando con pi fretta
che non esce da larco una saetta:
80
e quel che non avea potuto prima
fare a cavallo, or far essendo a piede.
Lo sguita s ratto, chogni stima
di chi nol vide, ogni credenza eccede.
Lo giunse in poca strada; et alla cima
de lelmo alza la spada, e s lo fiede,
che gli parte la testa fin al collo,
e in terra il manda a dar lultimo crollo.
190
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
81
Ecco levar ne la citt si sente
nuovo rumor, nuovo menar di spade;
che l cugin di Bireno con la gente
chavea condutta da le sue contrade,
poi che la porta ritrov patente,
era venuto dentro alla cittade,
dal paladino in tal timor ridutta,
che senza intoppo la pu scorrer tutta.
82
Fugge il populo in rotta, che non scorge
chi questa gente sia, n che domandi;
ma poi chuno et un altro pur saccorge
allabito e al parlar, che son Selandi,
chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
e dice al capitan che gli comandi,
e dar gli vuol contra i Frisoni aiuto,
che l suo duca in prigion gli ha ritenuto.
83
Quel popul sempre stato era nimico
del re di Frisa e dogni suo seguace,
perch morto gli avea il signore antico,
ma pi perchera ingiusto, empio e rapace.
Orlando sinterpose come amico
dambe le parti, e fece lor far pace;
le quali unite, non lascir Frisone
che non morisse o non fosse prigione.
84
Le porte de le carcere gittate
a terra sono, e non si cerca chiave.
Bireno al conte con parole grate
mostra conoscer lobligo che gli have.
Indi insieme e con molte altre brigate
se ne vanno ove attende Olimpia in nave:
cos la donna, a cui di ragion spetta
il dominio de lisola, era detta;
191
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
85
quella che quivi Orlando avea condutto
non con pensier che far dovesse tanto;
che le parea bastar che posta in lutto
sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto.
Lei riverisce e onora il popul tutto.
Lungo sarebbe a ricontarvi quanto
lei Bireno accarezzi, et ella lui;
quai grazie al conte rendano ambidui.
86
Il popul la donzella nel paterno
seggio rimette, e fedelt le giura.
Ella a Bireno, a cui con nodo eterno
la leg Amor duna catena dura,
de lo stato e di s dona il governo.
Et egli, tratto poi da unaltra cura,
de le fortezze e di tutto il domno
de lisola guardian lascia il cugino;
87
che tornare in Selandia avea disegno,
e menar seco la fedel consorte:
e dicea voler fare indi nel regno
di Frisa esperienzia di sua sorte;
perch di ci lassicurava un pegno
chegli avea in mano, e lo stimava forte:
la figliuola del re, che fra i captivi,
che vi fur molti, avea trovata quivi.
88
E dice chegli vuol chun suo germano,
chera minor det, labbia per moglie.
Quindi si parte il senator romano
il d medesmo che Bireno scioglie.
Non vlse porre ad altra cosa mano,
fra tante e tante guadagnate spoglie,
se non a quel tormento chabbin detto
chal fulmine assimiglia in ogni effetto.
192
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
89
Lintenzion non gi, perch lo tolle,
fu per voglia dusarlo in sua difesa;
che sempre atto stim danimo molle
gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
ma per gittarlo in parte, onde non volle
che mai potesse ad uom pi fare offesa:
e la polve e le palle e tutto il resto
seco port, chapperteneva a questo.
90
E cos, poi che fuor de la marea
nel pi profondo mar si vide uscito,
s che segno lontan non si vedea
del destro pi n del sinistro lito;
lo tolse, e disse: Acci pi non istea
mai cavallier per te dessere ardito,
n quanto il buono val, mai pi si vanti
il rio per te valer, qui gi rimanti.
91
O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzeb maligno
che ruinar per te disegn il mondo,
allinferno, onde uscisti, ti rasigno.
Cos dicendo, lo gitt in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de lisola crudele.
92
Tanto desire il paladino preme
di saper se la donna ivi si truova,
chama assai pi che tutto il mondo insieme,
n unora senza lei viver gli giova;
che sin Ibernia mette il piede, teme
di non dar tempo a qualche cosa nuova,
s chabbia poi da dir invano: Ahi lasso!
chal venir mio non affrettai pi il passo.
193
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto nono
93
N scala in Inghelterra n in Irlanda
mai lasci far, n sul contrario lito.
Ma lasciamolo andar dove lo manda
il nudo arcier che lha nel cor ferito.
Prima che pi io ne parli, io vo in Olanda
tornare, e voi meco a tornarvi invito;
che, come a me, so spiacerebbe a voi,
che quelle nozze fosson senza noi.
94
Le nozze belle e sontuose fanno;
ma non s sontuose n si belle,
come in Selandia dicon che faranno.
Pur non disegno che vegnate a quelle;
perch nuovi accidenti a nascere hanno
per disturbarle, de quai le novelle
allaltro canto vi far sentire,
sallaltro canto mi verrete a udire.
194
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
Canto 10
1
Fra quanti amor, fra quante fede al mondo
mai si trovr, fra quanti cor constanti,
fra quante, o per dolente o per iocondo
stato, fr prove mai famosi amanti;
pi tosto il primo loco chil secondo
dar ad Olimpia: e se pur non va inanti,
ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi
maggior de lamor suo non si ritruovi;
2
e che con tante e con s chiare note
di questo ha fatto il suo Bireno certo,
che donna pi far certo uomo non puote,
quando anco il petto e l cor mostrasse aperto.
E sanime s fide e s devote
dun reciproco amor denno aver merto,
dico chOlimpia degna che non meno,
anzi pi che s ancor, lami Bireno:
3
e che non pur non labandoni mai
per altra donna, se ben fosse quella
chEuropa et Asia messe in tanti guai,
o saltra ha maggior titolo di bella;
mai pi tosto che lei, lasci coi rai
del sol ludita e il gusto e la favella
e la vita e la fama, e saltra cosa
dire o pensar si pu pi preciosa.
4
Se Bireno am lei come ella amato
Bireno avea, se fu s a lei fedele
come ella a lui, se mai non ha voltato
ad altra via, che a seguir lei, le vele;
o pur sa tanta servit fu ingrato,
a tanta fede e a tanto amor crudele,
io vi vo dire, e far di maraviglia
stringer le labra et inarcar le ciglia.
195
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
5
E poi che nota limpiet vi fia,
che di tanta bont fu a lei mercede,
donne, alcuna di voi mai pi non sia,
cha parole damante abbia a dar fede.
Lamante, per aver quel che desia,
senza guardar che Dio tutto ode e vede,
aviluppa promesse e giuramenti,
che tutti spargon poi per laria i venti.
6
I giuramenti e le promesse vanno
dai venti in aria disipate e sparse,
tosto che tratta questi amanti shanno
lavida sete che gli accese et arse.
Siate a prieghi et a pianti che vi fanno,
per questo esempio, a credere pi scarse.
Bene felice quel, donne mie care,
chessere accorto allaltrui spese impare.
7
Guardatevi da questi che sul fiore
de lor begli anni il viso han s polito;
che presto nasce in loro e presto muore,
quasi un foco di paglia, ogni appetito.
Come segue la lepre il cacciatore
al freddo, al caldo, alla montagna, al lito,
n pi lestima poi che presa vede;
e sol dietro a chi fugge affretta il piede:
8
cos fan questi gioveni, che tanto
che vi mostrate lor dure e proterve,
vamano e riveriscono con quanto
studio de far chi fedelmente serve;
ma non s tosto si potran dar vanto
de la vittoria, che, di donne, serve
vi dorrete esser fatte; e da voi tolto
vedrete il falso amore, e altrove volto.
196
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
9
Non vi vieto per questo (chavrei torto)
che vi lasciate amar; che senza amante
sareste come inculta vite in orto,
che non ha palo ove sappoggi o piante.
Sol la prima lanugine vi esorto
tutta a fuggir, volubile e inconstante,
e crre i frutti non acerbi e duri,
ma che non sien per troppo maturi.
10
Di sopra io vi dicea chuna figliuola
del re di Frisa quivi hanno trovata,
che fia, per quanto nhan mosso parola,
da Bireno al fratel per moglie data.
Ma, a dire il vero, esso vavea la gola;
che vivanda era troppo delicata:
e riputato avria cortesia sciocca,
per darla altrui, levarsela di bocca.
11
La damigella non passava ancora
quattordici anni, et era bella e fresca,
come rosa che spunti alora alora
fuor de la buccia e col sol nuovo cresca.
Non pur di lei Bireno sinamora,
ma fuoco mai cos non accese esca,
n se lo pongan linvide e nimiche
mani talor ne le mature spiche;
12
come egli se naccese immantinente,
come egli narse fin ne le medolle,
che sopra il padre morto lei dolente
vide di pianto il bel viso far molle.
E come suol, se lacqua fredda sente,
quella restar che prima al fuoco bolle;
cos lardor chaccese Olimpia, vinto
dal nuovo successore, in lui fu estinto.
197
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
13
Non pur sazio di lei, ma fastidito
n gi cos, che pu vederla a pena;
e s de laltra acceso ha lappetito,
che ne morr, se troppo in lungo il mena:
pur fin che giunga il d cha statuito
a dar fine al disio, tanto laffrena,
che par chadori Olimpia, non che lami,
e quel che piace a lei, sol voglia e brami.
14
E se accarezza laltra (che non puote
far che non laccarezzi pi del dritto),
non chi questo in mala parte note;
anzi a pietade, anzi a bont gli ascritto:
che rilevare un che Fortuna ruote
talora al fondo, e consolar lafflitto,
mai non fu biasmo, ma gloria sovente;
tanto pi una fanciulla, una innocente.
15
Oh sommo Dio, come i giudicii umani
spesso offuscati son da un nembo oscuro!
I modi di Bireno empii e profani,
pietosi e santi riputati furo.
I marinari, gi messo le mani
ai remi, e sciolti dal lito sicuro,
portavan lieti pei salati stagni
verso Selandia il duca e i suoi compagni.
16
Gi dietro rimasi erano e perduti
tutti di vista i termini dOlanda
(che per non toccar Frisa, pi tenuti
seran vr Scozia alla sinistra banda),
quando da un vento fur sopravenuti,
cherrando in alto mar tre d li manda.
Sursero il terzo, gi presso alla sera,
dove inculta e deserta unisola era.
198
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
17
Tratti che si fur dentro un picciol seno,
Olimpia venne in terra; e con diletto
in compagnia de linfedel Bireno
cen contenta e fuor dogni sospetto:
indi con lui, l dove in loco ameno
teso era un padiglione, entr nel letto.
Tutti gli altri compagni ritornaro,
e sopra i legni lor si riposaro.
18
Il travaglio del mare e la paura
che tenuta alcun d laveano desta,
il ritrovarsi al lito ora sicura,
lontana da rumor ne la foresta,
e che nessun pensier, nessuna cura,
poi che l suo amante ha seco, la molesta;
fu cagion chebbe Olimpia s gran sonno,
che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno.
19
Il falso amante che i pensati inganni
veggiar facean, come dormir lei sente,
pian piano esce del letto, e de suoi panni
fatto un fastel, non si veste altrimente;
e lascia il padiglione; e come i vanni
nati gli sian, rivola alla sua gente,
e li risveglia; e senza udirsi un grido,
fa entrar ne lalto e abandonare il lido.
20
Rimase a dietro il lido e la meschina
Olimpia, che dorm senza destarse,
fin che lAurora la gelata brina
da le dorate ruote in terra sparse,
e sudr le Alcione alla marina
de lantico infortunio lamentarse.
N desta n dormendo, ella la mano
per Bireno abbracciar stese, ma invano.
199
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
21
Nessuno truova: a s la man ritira:
di nuovo tenta, e pur nessuno truova.
Di qua lun braccio, e di l laltro gira;
or luna, or laltra gamba; e nulla giova.
Caccia il sonno il timor: gli occhi apre, e mira:
non vede alcuno. Or gi non scalda e cova
pi le vedove piume, ma si getta
del letto e fuor del padiglione in fretta:
22
e corre al mar, graffiandosi le gote,
presaga e certa ormai di sua fortuna.
Si straccia i crini, e il petto si percuote,
e va guardando (che splendea la luna)
se veder cosa, fuor che l lito, puote;
n, fuor che l lito, vede cosa alcuna.
Bireno chiama: e al nome di Bireno
rispondean gli Antri che piet navieno.
23
Quivi surgea nel lito estremo un sasso,
chaveano londe, col picchiar frequente,
cavo e ridutto a guisa darco al basso;
e stava sopra il mar curvo e pendente.
Olimpia in cima vi sal a gran passo
(cos la facea lanimo possente),
e di lontano le gonfiate vele
vide fuggir del suo signor crudele:
24
vide lontano, o le parve vedere;
che laria chiara ancor non era molto.
Tutta tremante si lasci cadere,
pi bianca e pi che nieve fredda in volto;
ma poi che di levarsi ebbe potere,
al camin de le navi il grido volto,
chiam, quanto potea chiamar pi forte,
pi volte il nome del crudel consorte:
200
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
25
e dove non potea la debil voce,
supliva il pianto e l batter palma a palma.
Dove fuggi, crudel, cos veloce?
Non ha il tuo legno la debita salma.
Fa che lievi me ancor: poco gli nuoce
che porti il corpo, poi che porta lalma.
E con le braccia e con le vesti segno
fa tuttavia, perch ritorni il legno.
26
Ma i venti che portavano le vele
per lalto mar di quel giovene infido,
portavano anco i prieghi e le querele
de linfelice Olimpia, e l pianto e l grido;
la qual tre volte, a se stessa crudele,
per affogarsi si spicc dal lido:
pur al fin si lev da mirar lacque,
e ritorn dove la notte giacque.
27
E con la faccia in gi stesa sul letto,
bagnandolo di pianto, dicea lui:
Iersera desti insieme a dui ricetto;
perch insieme al levar non siamo dui?
O perfido Bireno, o maladetto
giorno chal mondo generata fui!
Che debbo far? che possio far qui sola?
chi mi d aiuto? ohim, chi mi consola?
28
Uomo non veggio qui, non ci veggio opra
donde io possa stimar chuomo qui sia;
nave non veggio, a cui salendo sopra,
speri allo scampo mio ritrovar via.
Di disagio morr; n che mi cuopra
gli occhi sar, n chi sepolcro dia,
se forse in ventre lor non me lo dnno
i lupi, ohim, chin queste selve stanno.
201
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
29
Io sto in sospetto, e gi di veder parmi
di questi boschi orsi o leoni uscire,
o tigri o fiere tal, che natura armi
daguzzi denti e dugne da ferire.
Ma quai fere crudel potriano farmi,
fera crudel, peggio di te morire?
darmi una morte, so, lor parr assai;
e tu di mille, ohim, morir mi fai.
30
Ma presupongo ancor chor ora arrivi
nochier che per piet di qui mi porti;
e cos lupi, orsi, leoni schivi,
strazi, disagi et altre orribil morti:
mi porter forse in Olanda, sivi
per te si guardan le fortezze e i porti?
mi porter alla terra ove son nata,
se tu con fraude gi me lhai levata?
31
Tu mhai lo stato mio, sotto pretesto
di parentado e damicizia, tolto.
Ben fosti a porvi le tue genti presto,
per aver il dominio a te rivolto.
Torner in Fiandra? ove ho venduto il resto
di che io vivea, ben che non fossi molto,
per sovenirti e di prigione trarte.
Mischina! dove andr? non so in qual parte.
32
Debbo forse ire in Frisa, ove io potei,
e per te non vi vlsi esser regina?
il che del padre e dei fratelli miei
e dognaltro mio ben fu la ruina.
Quel cho fatto per te, non ti vorrei,
ingrato, improverar, n disciplina
dartene; che non men di me lo sai:
or ecco il guiderdon che me ne dai.
202
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
33
Deh, pur che da color che vanno in corso
io non sia presa, e poi venduta schiava!
Prima che questo, il lupo, il leon, lorso
venga, e la tigre e ognaltra fera brava,
di cui lugna mi stracci, e franga il morso;
e morta mi strascini alla sua cava.
Cos dicendo, le mani si caccia
ne capei doro, e a chiocca a chiocca straccia.
34
Corre di nuovo in su lestrema sabbia,
e ruota il capo e sparge allaria il crine;
e sembra forsennata, e chadosso abbia
non un demonio sol, ma le decine;
o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia,
vistosi morto Polidoro al fine.
Or si ferma sun sasso, e guarda il mare;
n men dun vero sasso, un sasso pare.
35
Ma lascinla doler fin chio ritorno,
per voler di Ruggier dirvi pur anco,
che nel pi intenso ardor del mezzo giorno
cavalca il lito, affaticato e stanco.
Percuote il sol nel colle e fa ritorno:
di sotto bolle il sabbion trito e bianco.
Mancava allarme chavea indosso, poco
ad esser, come gi, tutte di fuoco.
36
Mentre la sete, e de landar fatica
per lalta sabbia, e la solinga via
gli facean, lungo quella spiaggia aprica,
noiosa e dispiacevol compagnia;
trov challombra duna torre antica
che fuor de londe appresso il lito uscia,
de la corte dAlcina eran tre donne,
che le conobbe ai gesti et alle gonne.
203
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
37
Corcate su tapeti allessandrini
godeansi il fresco rezzo in gran diletto,
fra molti vasi di diversi vini
e dogni buona sorte di confetto.
Presso alla spiaggia, coi flutti marini
scherzando, le aspettava un lor legnetto
fin che la vela empiesse agevol ra;
chun fiato pur non ne spirava allora.
38
Queste, chandar per la non ferma sabbia
vider Ruggiero al suo viaggio dritto,
che sculta avea la sete in su le labbia,
tutto pien di sudore il viso afflitto,
gli cominciaro a dir che s non abbia
il cor voluntaroso al camin fitto,
challa fresca e dolce ombra non si pieghi,
e ristorar lo stanco corpo nieghi.
39
E di lor una saccost al cavallo
per la staffa tener, che ne scendesse;
laltra con una coppa di cristallo
di vin spumante, pi sete gli messe:
ma Ruggiero a quel suon non entr in ballo;
perch dogni tardar che fatto avesse,
tempo di giunger dato avria ad Alcina,
che vena dietro et era omai vicina.
40
Non cos fin salnitro e zolfo puro,
tocco dal fuoco, subito savampa;
n cos freme il mar quando loscuro
turbo discende e in mezzo se gli accampa:
come, vedendo che Ruggier sicuro
al suo dritto camin larena stampa,
e che le sprezza (e pur si tenean belle),
dira arse e di furor la terza delle.
204
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
41
Tu non sei n gentil n cavalliero
(dice gridando quanto pu pi forte),
et hai rubate larme; e quel destriero
non saria tuo per veruna altra sorte:
e cos, come ben mappongo al vero,
ti vedessi punir di degna morte;
che fossi fatto in quarti, arso o impiccato,
brutto ladron, villan, superbo, ingrato.
42
Oltra queste e moltaltre ingiuriose
parole che gli us la donna altiera,
ancor che mai Ruggier non le rispose,
che de s vil tenzon poco onor spera;
con le sorelle tosto ella si pose
sul legno in mar, che al lor servigio vera:
et affrettando i remi, lo seguiva,
vedendol tuttavia dietro alla riva.
43
Minaccia sempre, maledice e incarca;
che lonte sa trovar per ogni punto.
Intanto a quello stretto, onde si varca
alla fata pi bella, Ruggier giunto;
dove un vecchio nochiero una sua barca
scioglier da laltra ripa vede, a punto
come, avisato e gi provisto, quivi
si stia aspettando che Ruggiero arrivi.
44
Scioglie il nochier, come venir lo vede,
di trasportarlo a miglior ripa lieto;
che, se la faccia pu del cor dar fede,
tutto benigno e tutto era discreto.
Pose Ruggier sopra il navilio il piede,
Dio ringraziando; e per lo mar quieto
ragionando vena col galeotto,
saggio e di lunga esperienzia dotto.
205
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
45
Quel lodava Ruggier, che s se avesse
saputo a tempo tor da Alcina, e inanti
che l calice incantato ella gli desse,
chavea al fin dato a tutti gli altri amanti;
e poi, che a Logistilla si traesse,
dove veder potria costumi santi,
bellezza eterna et infinita grazia
che l cor notrisce e pasce, e mai non sazia.
46
Costei (dicea) stupore e riverenza
induce allalma, ove si scuopre prima.
Contempla meglio poi lalta presenza:
ognaltro ben ti par di poca stima.
Il suo amore ha dagli altri differenza:
speme o timor negli altri il cor ti lima;
in questo il desiderio pi non chiede,
e contento riman come la vede.
47
Ella tinsegner studii pi grati,
che suoni, danze, odori, bagni e cibi;
ma come i pensier tuoi meglio formati
poggin pi ad alto che per laria i nibi,
e come de la gloria de beati
nel mortal corpo parte si delibi.
Cos parlando il marinar veniva,
lontano ancora alla sicura riva;
48
quando vide scoprire alla marina
molti navili, e tutti alla sua volta.
Con quei ne vien lingiuriata Alcina;
e molta di sua gente have raccolta
per por lo stato e se stessa in ruina,
o racquistar la cara cosa tolta.
E bene amor di ci cagion non lieve,
ma lingiuria non men che ne riceve.
206
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
49
Ella non ebbe sdegno, da che nacque,
di questo il maggior mai, chora la rode;
onde fa i remi s affrettar per lacque,
che la spuma ne sparge ambe le prode.
Al gran rumor n mar n ripa tacque,
et Ecco risonar per tutto sode.
Scuopre, Ruggier, lo scudo, che bisogna;
se non, sei morto, o preso con vergogna.
50
Cos disse il nocchier di Logistilla;
et oltre il detto, egli medesmo prese
la tasca e da lo scudo dipartilla,
e fe il lume di quel chiaro e palese.
Lincantato splendor che ne sfavilla,
gli occhi degli aversari cos offese,
che li fe restar ciechi allora allora,
e cader chi da poppa e chi da prora.
51
Un chera alla veletta in su la rcca,
de larmata dAlcina si fu accorto;
e la campana martellando tocca,
onde il soccorso vien subito al porto.
Lartegliaria, come tempesta, fiocca
contra chi vuole al buon Ruggier far torto:
s che gli venne dogni parte aita,
tal che salv la libert e la vita.
52
Giunte son quattro donne in su la spiaggia,
che subito ha mandate Logistilla:
la valorosa Andronica e la saggia
Fronesia e lonestissima Dicilla
e Sofrosina casta, che, come aggia
quivi a far pi che laltre, arde e sfavilla.
Lesercito chal mondo senza pare,
del castello esce, e si distende al mare.
207
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
53
Sotto il castel ne la tranquilla foce
di molti e grossi legni era una armata,
ad un botto di squilla, ad una voce
giorno e notte a battaglia apparecchiata.
E cos fu la pugna aspra et atroce,
e per acqua e per terra, incominciata;
per cui fu il regno sottosopra volto,
chavea gi Alcina alla sorella tolto.
54
Oh di quante battaglie il fin successe
diverso a quel che si credette inante!
Non sol chAlcina alor non riavesse,
come stimossi, il fugitivo amante;
ma de le navi che pur dianzi spesse
fur s, cha pena il mar ne capia tante,
fuor de la fiamma che tuttaltre avampa,
con un legnetto sol misera scampa.
55
Fuggesi Alcina, e sua misera gente
arsa e presa riman, rotta e sommersa.
Daver Ruggier perduto ella si sente
via pi doler che daltra cosa aversa:
notte e d per lui geme amaramente,
e lacrime per lui dagli occhi versa;
e per dar fine a tanto aspro martre,
spesso si duol di non poter morire.
56
Morir non puote alcuna fata mai,
fin che l sol gira, o il ciel non muta stilo.
Se ci non fosse, era il dolore assai
per muover Cloto ad inasparle il filo;
o, qual Didon, finia col ferro i guai;
o la regina splendida del Nilo
avria imitata con mortifer sonno:
ma le fate morir sempre non ponno.
208
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
57
Torniamo a quel di eterna gloria degno
Ruggiero; e Alcina stia ne la sua pena.
Dico di lui, che poi che fuor del legno
si fu condutto in pi sicura arena,
Dio ringraziando che tutto il disegno
gli era successo, al mar volt la schena;
et affrettando per lasciutto il piede,
alla rcca ne va che quivi siede.
58
N la pi forte ancor n la pi bella
mai vide occhio mortal prima n dopo.
Son di pi prezzo le mura di quella,
che se diamante fossino o piropo.
Di tai gemme qua gi non si favella:
et a chi vuol notizia averne, duopo
che vada quivi; che non credo altrove,
se non forse su in ciel, se ne ritruove.
59
Quel che pi fa che lor si inchina e cede
ognaltra gemma, che, mirando in esse,
luom sin in mezzo allanima si vede;
vede suoi vizii e sue virtudi espresse,
s che a lusinghe poi di s non crede,
n a chi dar biasmo a torto gli volesse:
fassi, mirando allo specchio lucente
se stesso, conoscendosi, prudente.
60
Il chiaro lume lor, chimita il sole,
manda splendore in tanta copia intorno,
che chi lha, ovunque sia, sempre che vuole,
Febo, mal grado tuo, si pu far giorno.
N mirabil vi son le pietre sole;
ma la materia e lartificio adorno
contendon s, che mal giudicar puossi
qual de le due eccellenze maggior fossi.
209
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
61
Sopra gli altissimi archi, che puntelli
parean che del ciel fossino a vederli,
eran giardin s spaziosi e belli,
che saria al piano anco fatica averli.
Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
si puon veder fra i luminosi merli,
chadorni son lestate e il verno tutti
di vaghi fiori e di maturi frutti.
62
Di cos nobili arbori non suole
prodursi fuor di questi bei giardini,
n di tai rose o di simil viole,
di gigli, di amaranti o di gesmini.
Altrove appar come a un medesmo sole
e nasca, e viva, e morto il capo inchini,
e come lasci vedovo il suo stelo
il fior suggetto al variar del cielo:
63
ma quivi era perpetua la verdura,
perpetua la belt de fiori eterni:
non che benignit de la Natura
s temperatamente li governi;
ma Logistilla con suo studio e cura,
senza bisogno de moti superni
(quel che agli altri impossibile parea),
sua primavera ognor ferma tenea.
64
Logistilla mostr molto aver grato
cha lei venisse un s gentil signore;
e comand che fosse accarezzato,
e che studiasse ognun di fargli onore.
Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato,
che visto da Ruggier fu di buon core.
Fra pochi giorni venner gli altri tutti,
cha lesser lor Melissa avea ridutti.
210
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
65
Poi che si fur posati un giorno e dui,
venne Ruggiero alla fata prudente
col duca Astolfo, che non men di lui
avea desir di riveder Ponente.
Melissa le parl per amendui;
e supplica la fata umilemente,
che li consigli, favorisca e aiuti,
s che ritornin donde eran venuti.
66
Disse la fata: Io ci porr il pensiero,
e fra dui d te li dar espediti.
Discorre poi tra s, come Ruggiero,
e dopo lui, come quel duca aiti:
conchiude infin che l volator destriero
ritorni il primo agli aquitani liti;
ma prima vuol che se gli faccia un morso,
con che lo volga, e gli raffreni il corso.
67
Gli mostra come egli abbia a far, se vuole
che poggi in alto, e come a far che cali;
e come, se vorr che in giro vole,
o vada ratto, o che si stia su lali:
e quali effetti il cavallier far suole
di buon destriero in piana terra, tali
facea Ruggier che mastro ne divenne,
per laria, del destrier chavea le penne.
68
Poi che Ruggier fu dogni cosa in punto,
da la fata gentil comiato prese,
alla qual rest poi sempre congiunto
di grande amore; e usc di quel paese.
Prima di lui che se nand in buon punto,
e poi dir come il guerriero inglese
tornasse con pi tempo e pi fatica
al magno Carlo et alla corte amica.
211
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
69
Quindi part Ruggier, ma non rivenne
per quella via che fe gi suo mal grado,
allor che sempre lippogrifo il tenne
sopra il mare, e terren vide di rado:
ma potendogli or far batter le penne
di qua di l, dove pi gli era a grado,
vlse al ritorno far nuovo sentiero,
come, schivando Erode, i Magi fro.
70
Al venir quivi, era, lasciando Spagna,
venuto India a trovar per dritta riga,
l dove il mare oriental la bagna;
dove una fata avea con laltra briga.
Or veder si dispose altra campagna,
che quella dove i venti Eolo instiga,
e finir tutto il cominciato tondo,
per aver, come il sol, girato il mondo.
71
Quinci il Cataio, e quindi Mangiana
sopra il gran Quinsa vide passando:
vol sopra lImavo, e Sericana
lasci a man destra; e sempre declinando
da liperborei Sciti a londa ircana,
giunse alle parti di Sarmazia: e quando
fu dove Asia da Europa si divide,
Russi e Pruteni e la Pomeria vide.
72
Ben che di Ruggier fosse ogni desire
di ritornare a Bradamante presto;
pur, gustato il piacer chavea di gire
cercando il mondo, non rest per questo,
challi Pollacchi, agli Ungari venire
non volesse anco, alli Germani, e al resto
di quella boreale orrida terra:
e venne al fin ne lultima Inghilterra.
212
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
73
Non crediate, Signor, che per stia
per s lungo camin sempre su lale:
ogni sera allalbergo se ne ga,
schivando a suo poter dalloggiar male.
E spese giorni e mesi in questa via,
s di veder la terra e il mar gli cale.
Or presso a Londra giunto una matina,
sopra Tamigi il volator declina.
74
Dove ne prati alla citt vicini
vide adunati uomini darme e fanti,
cha suon di trombe e a suon di tamburini
venian, partiti a belle schiere, avanti
il buon Rinaldo, onor de paladini;
del qual, se vi ricorda, io dissi inanti,
che mandato da Carlo, era venuto
in queste parti a ricercare aiuto.
75
Giunse a punto Ruggier, che si facea
la bella mostra fuor di quella terra;
e per sapere il tutto, ne chiedea
un cavallier, ma scese prima in terra:
e quel, chaffabil era, gli dicea
che di Scozia e dIrlanda e dInghilterra
e de lisole intorno eran le schiere
che quivi alzate avean tante bandiere:
76
e finita la mostra che faceano,
alla marina se distenderanno,
dove aspettati per solcar lOceano
son dai navili che nel porto stanno.
I Franceschi assediati si ricreano,
sperando in questi che a salvar li vanno.
Ma acci tu te ninformi pienamente,
io ti distinguer tutta la gente.
213
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
77
Tu vedi ben quella bandiera grande,
chinsieme pon la fiordaligi e i pardi:
quella il gran capitano allaria spande,
e quella han da seguir gli altri stendardi.
Il suo nome, famoso in queste bande,
Leonetto, il fior de li gagliardi,
di consiglio e dardire in guerra mastro,
del re nipote, e duca di Lincastro.
78
La prima, appresso il gonfalon reale,
che l vento tremolar fa verso il monte,
e tien nel campo verde tre bianche ale,
porta Ricardo, di Varvecia conte.
Del duca di Glocestra quel segnale,
cha duo corna di cervio e mezza fronte.
Del duca di Chiarenza quella face;
quel arbore del duca dEborace.
79
Vedi in tre pezzi una spezzata lancia:
gli l gonfalon del duca di Nortfozia.
La fulgure del buon conte di Cancia;
il grifone del conte di Pembrozia.
Il duca di Sufolcia ha la bilancia.
Vedi quel giogo che due serpi assozia:
del conte dEsenia; e la ghirlanda
in campo azzurro ha quel di Norbelanda.
80
Il conte dArindelia quel cha messo
in mar quella barchetta che saffonda.
Vedi il marchese di Barclei; e appresso
di Marchia il conte e il conte di Ritmonda:
il primo porta in bianco un monte fesso,
laltro la palma, il terzo un pin ne londa.
Quel di Dorsezia conte, e quel dAntona,
che luno ha il carro, e laltro la corona.
214
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
81
Il falcon che sul nido i vanni inchina,
porta Raimondo, il conte di Devonia.
Il giallo e negro ha quel di Vigorina;
il can quel dErbia; un orso quel dOsonia.
La croce che l vedi cristallina,
del ricco prelato di Battonia.
Vedi nel bigio una spezzata sedia:
del duca Ariman di Sormosedia.
82
Gli uomini darme e gli arcieri a cavallo
di quarantaduo mila numer fanno.
Sono duo tanti, o di cento non fallo,
quelli cha pi ne la battaglia vanno.
Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo,
e di nero e dazzur listato un panno:
Gofredo, Enrigo, Ermante et Odoardo
guidan pedoni, ognun col suo stendardo.
83
Duca di Bocchingamia quel dinante;
Enrigo ha la contea di Sarisberia;
signoreggia Burgenia il vecchio Ermante;
quello Odoardo conte di Croisberia.
Questi alloggiati pi verso levante
sono glInglesi. Or volgeti allEsperia,
dove si veggion trenta mila Scotti,
da Zerbin, figlio del lor re, condotti.
84
Vedi tra duo unicorni il gran leone,
che la spada dargento ha ne la zampa:
quell del re di Scozia il gonfalone;
il suo figliol Zerbino ivi saccampa.
Non un s bello in tante altre persone:
Natura il fece, e poi roppe la stampa.
Non in cui tal virt, tal grazia luca,
o tal possanza: et di Roscia duca.
215
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
85
Porta in azzurro una dorata sbarra
il conte dOttonlei ne lo stendardo.
Laltra bandiera del duca di Marra,
che nel travaglio porta il leopardo.
Di pi colori e di pi augei bizzarra
mira linsegna dAlcabrun gagliardo,
che non duca, conte, n marchese,
ma primo nel salvatico paese.
86
Del duca di Trasfordia quella insegna,
dove laugel chal sol tien gli occhi franchi.
Lurcanio conte, chin Angoscia regna,
porta quel tauro, cha duo veltri ai fianchi.
Vedi l il duca dAlbania, che segna
il campo di colori azzurri e bianchi.
Quel avoltor, chun drago verde lania,
linsegna del conte di Boccania.
87
Signoreggia Forbesse il forte Armano,
che di bianco e di nero ha la bandiera;
et ha il conte dErelia a destra mano,
che porta in campo verde una lumiera.
Or guarda glIbernesi appresso il piano:
sono duo squadre; e il conte di Childera
mena la prima, e il conte di Desmonda
da fieri monti ha tratta la seconda.
88
Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente;
laltro nel bianco una vermiglia banda.
Non d soccorso a Carlo solamente
la terra inglese e la Scozia e lIrlanda;
ma vien di Svezia e di Norvegia gente,
da Tile, e fin da la remota Islanda:
da ogni terra, insomma, che l giace,
nimica naturalmente di pace.
216
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
89
Sedici mila sono, o poco manco,
de le spelonche usciti e de le selve;
hanno piloso il viso, il petto, il fianco,
e dossi e braccia e gambe, come belve.
Intorno allo stendardo tutto bianco
par che quel pian di lor lance sinselve:
cos Moratto il porta, il capo loro,
per dipingerlo poi di sangue Moro.
90
Mentre Ruggier di quella gente bella,
che per soccorrer Francia si prepara,
mira le varie insegne, e ne favella,
e dei signor britanni i nomi impara;
uno et un altro a lui, per mirar quella
bestia sopra cui siede, unica o rara,
maraviglioso corre e stupefatto;
e tosto il cerchio intorno gli fu fatto.
91
S che per dare ancor pi maraviglia,
e per pigliarne il buon Ruggier pi gioco,
al volante corsier scuote la briglia,
e con gli sproni ai fianchi il tocca un poco:
quel verso il ciel per laria il camin piglia,
e lascia ognuno attonito in quel loco.
Quindi Ruggier, poi che di banda in banda
vide glInglesi, and verso lIrlanda.
92
E vide Ibernia fabulosa, dove
il santo vecchiarel fece la cava,
in che tanta merc par che si truove,
che luom vi purga ogni sua colpa prava.
Quindi poi sopra il mare il destrier muove
l dove la minor Bretagna lava:
e nel passar vide, mirando a basso,
Angelica legata al nudo sasso.
217
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
93
Al nudo sasso, allIsola del pianto;
che lIsola del pianto era nomata
quella che da crudele e fiera tanto
et inumana gente era abitata,
che (come io vi dicea sopra nel canto)
per varii liti sparsa iva in armata
tutte le belle donne depredando,
per farne a un mostro poi cibo nefando.
94
Vi fu legata pur quella matina,
dove vena per trangugiarla viva
quel smisurato mostro, orca marina,
che di aborrevole esca si nutriva.
Dissi di sopra, come fu rapina
di quei che la trovaro in su la riva
dormire al vecchio incantatore a canto,
chivi lavea tirata per incanto.
95
La fiera gente inospitale e cruda
alla bestia crudel nel lito espose
la bellissima donna, cos ignuda
come Natura prima la compose.
Un velo non ha pure, in che richiuda
i bianchi gigli e le vermiglie rose,
da non cader per luglio o per dicembre,
di che son sparse le polite membre.
96
Creduto avria che fosse statua finta
o dalabastro o daltri marmi illustri
Ruggiero, e su lo scoglio cos avinta
per artificio di scultori industri;
se non vedea la lacrima distinta
tra fresche rose e candidi ligustri
far rugiadose le crudette pome,
e laura sventolar laurate chiome.
218
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
97
E come ne begli occhi gli occhi affisse,
de la sua Bradamante gli sovenne.
Pietade e amore a un tempo lo traffisse,
e di piangere a pena si ritenne;
e dolcemente alla donzella disse,
poi che del suo destrier fren le penne:
O donna, degna sol de la catena
con chi i suoi servi Amor legati mena,
98
e ben di questo e dogni male indegna,
chi quel crudel che con voler perverso
dimportuno livor stringendo segna
di queste belle man lavorio terso?
Forza cha quel parlare ella divegna
quale di grana un bianco avorio asperso,
di s vedendo quelle parte ignude,
chancor che belle sian, vergogna chiude.
99
E coperto con man savrebbe il volto,
se non eran legate al duro sasso;
ma del pianto, chalmen non lera tolto,
lo sparse, e si sforz di tener basso.
E dopo alcunsignozzi il parlar sciolto,
incominci con fioco suono e lasso:
ma non segu; che dentro il fe restare
il gran rumor che si sent nel mare.
100
Ecco apparir lo smisurato mostro
mezzo ascoso ne londa e mezzo sorto.
Come sospinto suol da borea o dostro
venir lungo navilio a pigliar porto,
cos ne viene al cibo che l mostro
la bestia orrenda; e lintervallo corto.
La donna mezza morta di paura;
n per conforto altrui si rassicura.
219
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
101
Tenea Ruggier la lancia non in resta,
ma sopra mano, e percoteva lorca.
Altro non so che sassimigli a questa,
chuna gran massa che saggiri e torca;
n forma ha danimal, se non la testa,
cha gli occhi e i denti fuor, come di porca.
Ruggier in fronte la fera tra gli occhi;
ma par che un ferro o un duro sasso tocchi.
102
Poi che la prima botta poco vale,
ritorna per far meglio la seconda.
Lorca, che vede sotto le grandi ale
lombra di qua e di l correr su londa,
lascia la preda certa litorale,
e quella vana segue furibonda:
dietro quella si volve e si raggira.
Ruggier gi cala, e spessi colpi tira.
103
Come dalto venendo aquila suole,
cherrar fra lerbe visto abbia la biscia,
o che stia sopra un nudo sasso al sole,
dove le spoglie doro abbella e liscia;
non assalir da quel lato la vuole
onde la velenosa e soffia e striscia,
ma da tergo la adugna, e batte i vanni,
acci non se le volga e non la azzanni:
104
cos Ruggier con lasta e con la spada,
non dove era de denti armato il muso,
ma vuol che l colpo tra lorecchie cada,
or su le schene, or ne la coda giuso.
Se la fera si volta, ei muta strada,
et a tempo gi cala, e poggia in suso:
ma come sempre giunga in un diaspro,
non pu tagliar lo scoglio duro et aspro.
220
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
105
Simil battaglia fa la mosca audace
contra il mastin nel polveroso agosto,
o nel mese dinanzi o nel seguace,
luno di spiche e laltro pien di mosto:
negli occhi il punge e nel grifo mordace,
volagli intorno e gli sta sempre accosto;
e quel suonar fa spesso il dente asciutto:
ma un tratto che gli arrivi, appaga il tutto.
106
S forte ella nel mar batte la coda,
che fa vicino al ciel lacqua inalzare;
tal che non sa se lale in aria snoda,
o pur se l suo destrier nuota nel mare.
Gli spesso che disia trovarsi a proda;
che se lo sprazzo in tal modo ha a durare,
teme s lale inaffi allippogrifo,
che brami invano avere o zucca o schifo.
107
Prese nuovo consiglio, e fu il migliore,
di vincer con altre arme il mostro crudo:
abbarbagliar lo vuol con lo splendore
chera incantato nel coperto scudo.
Vola nel lito; e per non fare errore,
alla donna legata al sasso nudo
lascia nel minor dito de la mano
lannel, che potea far lincanto vano:
108
dico lannel che Bradamante avea,
per liberar Ruggier, tolto a Brunello,
poi per trarlo di man dAlcina rea,
mandato in India per Melissa a quello.
Melissa (come dianzi io vi dicea)
in ben di molti adoper lannello;
indi lavea a Ruggier restituito,
dal qual poi sempre fu portato in dito.
221
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
109
Lo d ad Angelica ora, perch teme
che del suo scudo il fulgurar non viete,
e perch a lei ne sien difesi insieme
gli occhi che gi lavean preso alla rete.
Or viene al lito, e sotto il ventre preme
ben mezzo il mar la smisurata cete.
Sta Ruggiero alla posta, e lieva il velo;
e par chaggiunga un altro sole al cielo.
110
Fer negli occhi lincantato lume
di quella fera, e fece al modo usato.
Quale o trota o scaglion va gi pel fiume
cha con calcina il montanar turbato,
tal si vedea ne le marine schiume
il mostro orribilmente riversciato.
Di qua di l Ruggier percuote assai,
ma di ferirlo via non truova mai.
111
La bella donna tuttavolta priega
chinvan la dura squama oltre non pesti.
Torna, per Dio, signor: prima mi slega
(dicea piangendo), che lorca si desti:
portami teco e in mezzo il mar mi anniega:
non far chin ventre al brutto pesce io resti.
Ruggier, commosso dunque al giusto grido,
sleg la donna, e la lev dal lido.
112
Il destrier punto, ponta i pi allarena
e sbalza in aria e per lo ciel galoppa;
e porta il cavalliero in su la schena,
e la donzella dietro in su la groppa.
Cos priv la fera de la cena
per lei soave e delicata troppa.
Ruggier si va volgendo, e mille baci
figge nel petto e negli occhi vivaci.
222
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto decimo
113
Non pi tenne la via, come propose
prima, di circundar tutta la Spagna;
ma nel propinquo lito il destrier pose,
dove entra in mar pi la minor Bretagna.
Sul lito un bosco era di querce ombrose,
dove ognor par che Filomena piagna;
chin mezzo avea un pratel con una fonte,
e quinci e quindi un solitario monte.
114
Quivi il bramoso cavallier ritenne
laudace corso, e nel pratel discese;
e fe raccorre al suo destrier le penne,
ma non a tal che pi le avea distese.
Del destrier sceso, a pena si ritenne
di salir altri; ma tennel larnese:
larnese il tenne, che bisogn trarre,
e contra il suo disir messe le sbarre.
115
Frettoloso, or da questo or da quel canto
confusamente larme si levava.
Non gli parve altra volta mai star tanto;
che sun laccio sciogliea, dui nannodava.
Ma troppo lungo ormai, Signor, il canto,
e forse chanco lascoltar vi grava:
s chio differir listoria mia
in altro tempo che pi grata sia.
223
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
Canto 11
1
Quantunque debil freno a mezzo il corso
animoso destrier spesso raccolga,
raro per che di ragione il morso
libidinosa furia a dietro volga,
quando il piacere ha in pronto; a guisa dorso
che dal mel non s tosto si distolga,
poi che gli n venuto odore al naso,
o qualche stilla ne gust sul vaso.
2
Qual raggion fia che l buon Ruggier raffrene,
s che non voglia ora pigliar diletto
dAngelica gentil che nuda tiene
nel solitario e commodo boschetto?
Di Bradamante pi non gli soviene,
che tanto aver solea fissa nel petto:
e se gli ne sovien pur come prima,
pazzo se questa ancor non prezza e stima;
3
con la qual non saria stato quel crudo
Zenocrate di lui pi continente.
Gittato avea Ruggier lasta e lo scudo,
e si traea laltre arme impaziente;
quando abbassando pel bel corpo ignudo
la donna gli occhi vergognosamente,
si vide in dito il prezioso annello
che gi le tolse ad Albracca Brunello.
4
Questo lannel chella port gi in Francia
la prima volta che fe quel camino
col fratel suo, che varrec la lancia,
la qual fu poi dAstolfo paladino.
Con questo fe glincanti uscire in ciancia
di Malagigi al petron di Merlino;
con questo Orlando et altri una matina
tolse di servit di Dragontina;
224
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
5
con questo usc invisibil de la torre
dove lavea richiusa un vecchio rio.
A che voglio io tutte sue prove accrre,
se le sapete voi cos come io?
Brunel sin nel giron lel venne a trre;
chAgramante daverlo ebbe disio.
Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno
ebbe costei, fin che le tolse il regno.
6
Or che sel vede, come ho detto, in mano,
s di stupore e dallegrezza piena,
che quasi dubbia di sognarsi invano,
agli occhi, alla man sua d fede a pena.
Del dito se lo leva, e a mano a mano
sel chiude in bocca: e in men che non balena,
cos dagli occhi di Ruggier si cela,
come fa il sol quando la nube il vela.
7
Ruggier pur dognintorno riguardava,
e saggirava a cerco come un matto;
ma poi che de lannel si ricordava,
scornato vi rimase e stupefatto:
e la sua inavvertenza bestemiava,
e la donna accusava di quello atto
ingrato e discortese, che renduto
in ricompensa gli era del suo aiuto.
8
Ingrata damigella, questo quello
guiderdone (dicea), che tu mi rendi?
che pi tosto involar vogli lannello,
chaverlo in don. Perch da me nol prendi?
Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello
e me ti dono, e come vuoi mi spendi;
sol che l bel viso tuo non mi nascondi.
Io so, crudel, che modi, e non rispondi.
225
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
9
Cos dicendo, intorno alla fontana
brancolando nandava come cieco.
Oh quante volte abbracci laria vana,
sperando la donzella abbracciar seco!
Quella, che sera gi fatta lontana,
mai non cess dandar, che giunse a un speco
che sotto un monte era capace e grande,
dove al bisogno suo trov vivande.
10
Quivi un vecchio pastor, che di cavalle
un grande armento avea, facea soggiorno.
Le iumente pascean gi per la valle
le tenere erbe ai freschi rivi intorno.
Di qua di l da lantro erano stalle,
dove fuggano il sol del mezzo giorno.
Angelica quel d lunga dimora
l dentro fece, e non fu vista ancora.
11
E circa il vespro, poi che rifrescossi,
e le fu aviso esser posata assai,
in certi drappi rozzi aviluppossi,
dissimil troppo ai portamenti gai,
che verdi, gialli, persi, azzurri e rossi
ebbe, e di quante foggie furon mai.
Non le pu tor per tanto umil gonna,
che bella non rassembri e nobil donna.
12
Taccia chi loda Fillide, o Neera,
o Amarilli, o Galatea fugace;
che desse alcuna s bella non era,
Titiro e Melibeo, con vostra pace.
La bella donna tra fuor de la schiera
de le iumente una che pi le piace.
Allora allora se le fece inante
un pensier di tornarsene in Levante.
226
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
13
Ruggiero intanto, poi chebbe gran pezzo
indarno atteso sella si scopriva,
e che savide del suo error da sezzo;
che non era vicina e non ludiva;
dove lasciato avea il cavallo, avezzo
in cielo e in terra, a rimontar veniva:
e ritrov che savea tratto il morso,
e salia in aria a pi libero corso.
14
Fu grave e mala aggiunta allaltro danno
vedersi anco restar senza laugello.
Questo, non men che l feminile inganno,
gli preme al cor; ma pi che questo e quello,
gli preme e fa sentir noioso affanno
laver perduto il prezioso annello;
per le virt non tanto chin lui sono,
quanto che fu de la sua donna dono.
15
Oltremodo dolente si ripose
indosso larme, e lo scudo alle spalle;
dal mar slungossi, e per le piaggie erbose
prese il camin verso una larga valle,
dove per mezzo allalte selve ombrose
vide il pi largo e l pi segnato calle.
Non molto va, cha destra, ove pi folta
quella selva, un gran strepito ascolta.
16
Strepito ascolta e spaventevol suono
darme percosse insieme; onde saffretta
tra pianta e pianta: e truova dui, che sono
a gran battaglia in poca piazza e stretta.
Non shanno alcun riguardo n perdono,
per far, non so di che, dura vendetta.
Luno gigante, alla sembianza fiero;
ardito laltro e franco cavalliero.
227
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
17
E questo con lo scudo e con la spada,
di qua di l saltando, si difende,
perch la mazza sopra non gli cada,
con che il gigante a due man sempre offende.
Giace morto il cavallo in su la strada.
Ruggier si ferma, e alla battaglia attende;
e tosto inchina lanimo, e disia
che vincitore il cavallier ne sia.
18
Non che per questo gli dia alcuno aiuto;
ma si tira da parte, e sta a vedere.
Ecco col baston grave il pi membruto
sopra lelmo a due man del minor fere.
De la percossa il cavallier caduto:
laltro, che l vide attonito giacere,
per dargli morte lelmo gli dislaccia;
e fa s che Ruggier lo vede in faccia.
19
Vede Ruggier de la sua dolce e bella
e carissima donna Bradamante
scoperto il viso; e lei vede esser quella
a cui dar morte vuol lempio gigante:
s che a battaglia subito lappella,
e con la spada nuda si fa inante:
ma quel, che nuova pugna non attende,
la donna tramortita in braccio prende;
20
e se larreca in spalla, e via la porta,
come lupo talor piccolo agnello,
o laquila portar ne lugna torta
suole o colombo o simile altro augello.
Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa,
e vien correndo a pi poter; ma quello
con tanta fretta i lunghi passi mena,
che con gli occhi Ruggier lo segue a pena.
228
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
21
Cos correndo luno, e seguitando
laltro, per un sentiero ombroso e fosco,
che sempre si vena pi dilatando,
in un gran prato uscr fuor di quel bosco.
Non pi di questo; chio ritorno a Orlando,
che l fulgur che port gi il re Cimosco,
avea gittato in mar nel maggior fondo,
acci mai pi non si trovasse al mondo.
22
Ma poco ci giov: che l nimico empio
de lumana natura, il qual del telo
fu linventor, chebbe da quel lesempio,
chapre le nubi e in terra vien dal cielo;
con quasi non minor di quello scempio
che ci di quando Eva ingann col melo,
lo fece ritrovar da un negromante,
al tempo de nostri avi, o poco inante.
23
La machina infernal, di pi di cento
passi dacqua ove ste ascosa moltanni,
al sommo tratta per incantamento,
prima portata fu tra gli Alamanni;
li quali uno et un altro esperimento
facendone, e il demonio a nostri danni
assuttigliando lor via pi la mente,
ne ritrovaro luso finalmente.
24
Italia e Francia e tutte laltre bande
del mondo han poi la crudele arte appresa.
Alcuno il bronzo in cave forme spande,
che liquefatto ha la fornace accesa;
bgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande
il vaso forma, che pi e meno pesa:
e qual bombarda e qual nomina scoppio,
qual semplice cannon, qual cannon doppio;
229
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
25
qual sagra, qual falcon, qual colubrina
sento nomar, come al suo autor pi agrada;
che l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
e ovunque passa si fa dar la strada.
Rendi, miser soldato, alla fucina
pur tutte larme chai, fin alla spada;
e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi;
che senza, io so, non toccherai stipendi.
26
Come trovasti, o scelerata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria distrutta,
per te il mestier de larme senza onore;
per te il valore e la virt ridutta,
che spesso par del buono il rio migliore:
non pi la gagliardia, non pi lardire
per te pu in campo al paragon venire.
27
Per te son giti et anderan sotterra
tanti signori e cavallieri tanti,
prima che sia finita questa guerra,
che l mondo, ma pi Italia, ha messo in pianti;
che sio vho detto, il detto mio non erra,
che ben fu il pi crudele e il pi di quanti
mai furo al mondo ingegni empii e maligni,
chimagin s abominosi ordigni.
28
E creder che Dio, perch vendetta
ne sia in eterno, nel profondo chiuda
del cieco abisso quella maladetta
anima, appresso al maladetto Giuda.
Ma seguitiamo il cavallier chin fretta
brama trovarsi allisola dEbuda,
dove le belle donne e delicate
son per vivanda a un marin mostro date.
230
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
29
Ma quanto avea pi fretta il paladino,
tanto parea che men lavesse il vento.
Spiri o dal lato destro o dal mancino,
o ne le poppe, sempre cos lento,
che si pu far con lui poco camino;
e rimanea talvolta in tutto spento:
soffia talor s averso, che gli forza
o di tornare, o dir girando allorza.
30
Fu volont di Dio che non venisse
prima che l re dIbernia in quella parte,
acci con pi facilit seguisse
quel chudir vi far fra poche carte.
Sopra lisola sorti, Orlando disse
al suo nochiero: Or qui potrai fermarte,
e l battel darmi; che portar mi voglio
senzaltra compagnia sopra lo scoglio.
31
E voglio la maggior gomona meco,
e lncora maggior chabbi sul legno:
io ti far veder perch larreco,
se con quel mostro ad affrontar mi vegno.
Gittar fe in mare il palischermo seco,
con tutto quel chera atto al suo disegno.
Tutte larme lasci, fuor che la spada;
e vr lo scoglio, sol, prese la strada.
32
Si tira i remi al petto, e tien le spalle
volte alla parte ove discender vuole;
a guisa che del mare o de la valle
uscendo al lito, il salso granchio suole.
Era ne lora che le chiome gialle
la bella Aurora avea spiegate al Sole,
mezzo scoperto ancora e mezzo ascoso,
non senza sdegno di Titon geloso.
231
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
33
Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto
potria gagliarda man gittare un sasso,
gli pare udire e non udire un pianto;
s allorecchie gli vien debole e lasso.
Tutto si volta sul sinistro canto;
e posto gli occhi appresso allonde al basso,
vede una donna, nuda come nacque,
legata a un tronco; e i pi le bagnan lacque.
34
Perch gli ancor lontana, e perch china
la faccia tien, non ben chi sia discerne.
Tira in fretta ambi i remi, e savicina
con gran disio di pi notizia averne.
Ma muggiar sente in questo la marina,
e rimbombar le selve e le caverne:
gonfiarsi londe; et ecco il mostro appare,
che sotto il petto ha quasi ascoso il mare.
35
Come doscura valle umida ascende
nube di pioggia e di tempesta pregna,
che pi che cieca notte si distende
per tutto l mondo, e par che l giorno spegna;
cos nuota la fera, e del mar prende
tanto, che si pu dir che tutto il tegna:
fremono londe. Orlando in s raccolto,
la mira altier, n cangia cor n volto.
36
E come quel chavea il pensier ben fermo
di quanto volea far, si mosse ratto;
e perch alla donzella essere schermo,
e la fera assalir potesse a un tratto,
entr fra lorca e lei col palischermo,
nel fodero lasciando il brando piatto:
lncora con la gomona in man prese;
poi con gran cor lorribil mostro attese.
232
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
37
Tosto che lorca saccost, e scoperse
nel schifo Orlando con poco intervallo,
per ingiottirlo tanta bocca aperse,
chentrato un uomo vi saria a cavallo.
Si spinse Orlando inanzi, e se glimmerse
con quella ncora in gola, e sio non fallo,
col battello anco; e lncora attaccolle
e nel palato e ne la lingua molle:
38
s che n pi si puon calar di sopra,
n alzar di sotto le mascelle orrende.
Cos chi ne le mine il ferro adopra,
la terra, ovunque si fa via, suspende,
che subita ruina non lo cuopra,
mentre mal cauto al suo lavoro intende.
Da un amo allaltro lncora tanto alta,
che non varriva Orlando, se non salta.
39
Messo il puntello, e fattosi sicuro
che l mostro pi serrar non pu la bocca,
stringe la spada, e per quel antro oscuro
di qua e di l con tagli e punte tocca.
Come si pu, poi che son dentro al muro
giunti i nimici, ben difender rcca;
cos difender lorca si potea
dal paladin che ne la gola avea.
40
Dal dolor vinta, or sopra il mar si lancia,
e mostra i fianchi e le scagliose schene;
or dentro vi sattuffa, e con la pancia
muove dal fondo e fa salir larene.
Sentendo lacqua il cavallier di Francia,
che troppo abonda, a nuoto fuor ne viene:
lascia lncora fitta, e in mano prende
la fune che da lncora depende.
233
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
41
E con quella ne vien nuotando in fretta
verso lo scoglio; ove fermato il piede,
tira lncora a s, chin bocca stretta
con le due punte il brutto mostro fiede.
Lorca a seguire il canape constretta
da quella forza chogni forza eccede,
da quella forza che pi in una scossa
tira, chin dieci un argano far possa.
42
Come toro salvatico chal corno
gittar si senta un improviso laccio,
salta di qua di l, saggira intorno,
si colca e lieva, e non pu uscir dimpaccio;
cos fuor del suo antico almo soggiorno
lorca tratta per forza di quel braccio,
con mille guizzi e mille strane ruote
segue la fune, e scior non se ne puote.
43
Di bocca il sangue in tanta copia fonde,
che questo oggi il mar Rosso si pu dire,
dove in tal guisa ella percuote londe,
chinsino al fondo le vedreste aprire;
et or ne bagna il cielo, e il lume asconde
del chiaro sol: tanto le fa salire.
Rimbombano al rumor chintorno sode
le selve, i monti e le lontane prode.
44
Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando
ode tanto rumor, sopra il mare esce;
e visto entrare e uscir de lorca Orlando,
e al lito trar s smisurato pesce,
fugge per lalto occeano, obliando
lo sparso gregge: e s il tumulto cresce,
che fatto al carro i suoi delfini porre,
quel d Nettunno in Etiopia corre.
234
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
45
Con Melicerta in collo Ino piangendo,
e le Nereide coi capelli sparsi,
Glauci e Tritoni e gli altri, non sappiendo
dove, chi qua chi l van per salvarsi.
Orlando al lito trasse il pesce orrendo,
col qual non bisogn pi affaticarsi;
che pel travaglio e per lavuta pena,
prima mor, che fosse in su larena.
46
De lisola non pochi erano corsi
a riguardar quella battaglia strana;
i quai da vana religion rimorsi,
cos santopra riputr profana:
e dicean che sarebbe un nuovo trsi
Proteo nimico, e attizzar lira insana,
da farli porre il marin gregge in terra,
e tutta rinovar lantica guerra;
47
e che meglio sar di chieder pace
prima alloffeso dio, che peggio accada;
e questo si far, quando laudace
gittato in mare a placar Proteo vada.
Come d fuoco luna a laltra face,
e tosto alluma tutta una contrada,
cos dun cor ne laltro si difonde
lira chOrlando vuol gittar ne londe.
48
Chi duna fromba e chi dun arco armato,
chi dasta, chi di spada, al lito scende;
e dinanzi e di dietro e dogni lato,
lontano e appresso, a pi poter loffende.
Di s bestiale insulto e troppo ingrato
gran meraviglia il paladin si prende:
pel mostro ucciso ingiuria far si vede,
dove aver ne sper gloria e mercede.
235
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
49
Ma come lorso suol, che per le fiere
menato sia da Rusci o da Lituani,
passando per la via, poco temere
limportuno abbaiar di picciol cani,
che pur non se li degna di vedere;
cos poco temea di quei villani
il paladin, che con un soffio solo
ne potr fracassar tutto lo stuolo.
50
E ben si fece far subito piazza
che lor si volse, e Durindana prese.
Savea creduto quella gente pazza
che le dovesse far poche contese,
quando n indosso gli vedea corazza,
n scudo in braccio, n alcun altro arnese;
ma non sapea che dal capo alle piante
dura la pelle avea pi che diamante.
51
Quel che dOrlando agli altri far non lece,
di far degli altri a lui gi non tolto.
Trenta nuccise, e furo in tutto diece
botte, o se pi, non le pass di molto.
Tosto intorno sgombrar larena fece;
e per slegar la donna era gi volto,
quando nuovo tumulto e nuovo grido
fe risuonar da unaltra parte il lido.
52
Mentre avea il paladin da questa banda
cos tenuto i barbari impediti,
eran senza contrasto quei dIrlanda
da pi parte ne lisola saliti;
e spenta ogni piet, strage nefanda
di quel popul facean per tutti i liti:
fosse iustizia, o fosse crudeltade,
n sesso riguardavano n etade.
236
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
53
Nessun ripar fan glisolani, o poco;
parte, chaccolti son troppo improviso,
parte, che poca gente ha il picciol loco,
e quella poca di nessuno aviso.
Laver fu messo a sacco; messo fuoco
fu ne le case: il populo fu ucciso:
le mura fur tutte adeguate al suolo:
non fu lasciato vivo un capo solo.
54
Orlando, come gli appertenga nulla
lalto rumor, le stride e la ruina,
viene a colei che su la pietra brulla
avea da divorar lorca marina.
Guarda, e gli par conoscer la fanciulla;
e pi gli pare, e pi che savicina:
gli pare Olimpia; et era Olimpia certo,
che di sua fede ebbe s iniquo merto.
55
Misera Olimpia! a cui dopo lo scorno
che gli fe Amore, anco Fortuna cruda
mand i corsari (e fu il medesmo giorno),
che la portaro allisola dEbuda.
Riconosce ella Orlando nel ritorno
che fa allo scoglio: ma perchella nuda,
tien basso il capo; e non che non gli parli,
ma gli occhi non ardisce al viso alzarli.
56
Orlando domand chiniqua sorte
lavesse fatta allisola venire
di l dove lasciata col consorte
lieta lavea quanto si pu pi dire.
Non so (disse ella) sio vho, che la morte
voi mi schivaste, grazie a riferire,
o da dolermi che per voi non sia
oggi finita la miseria mia.
237
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
57
Io vho da ringraziar chuna maniera
di morir mi schivaste troppo enorme;
che troppo saria enorme, se la fera
nel brutto ventre avesse avuto a porme.
Ma gi non vi ringrazio chio non pra;
che morte sol pu di miseria trme:
ben vi ringrazier, se da voi darmi
quella vedr, che dogni duol pu trarmi.
58
Poi con gran pianto seguit, dicendo
come lo sposo suo lavea tradita;
che la lasci su lisola dormendo,
donde ella poi fu dai corsar rapita.
E mentre ella parlava, rivolgendo
sandava in quella guisa che scolpita
o dipinta Diana ne la fonte,
che getta lacqua ad Ateone in fronte;
59
che, quanto pu, nasconde il petto e l ventre,
pi liberal dei fianchi e de le rene.
Brama Orlando chin porto il suo legno entre;
che lei, che sciolta avea da le catene,
vorria coprir dalcuna veste. Or mentre
cha questo intento, Oberto sopraviene,
Oberto il re dIbernia, chavea inteso
che l marin mostro era sul lito steso;
60
e che nuotando un cavallier era ito
a porgli in gola unncora assai grave;
e che lavea cos tirato al lito,
come si suol tirar contracqua nave.
Oberto, per veder se riferito
colui da chi lha inteso, il vero gli have,
se ne vien quivi; e la sua gente intanto
arde e distrugge Ebuda in ogni canto.
238
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
61
Il re dIbernia, ancor che fosse Orlando
di sangue tinto, e dacqua molle e brutto,
brutto del sangue che si trasse quando
usc de lorca in chera entrato tutto,
pel conte land pur raffigurando;
tanto pi che ne lanimo avea indutto,
tosto che del valor sent la nuova,
chaltri chOrlando non faria tal pruova.
62
Lo conoscea, perchera stato infante
donore in Francia, e se nera partito
per pigliar la corona, lanno inante,
del padre suo chera di vita uscito.
Tante volte veduto, e tante e tante
gli avea parlato, chera in infinito.
Lo corse ad abbracciare e a fargli festa,
trattasi la celata chavea in testa.
63
Non meno Orlando di veder contento
si mostr il re, che l re di veder lui.
Poi che furo a iterar labbracciamento
una o due volte tornati amendui,
narr ad Oberto Orlando il tradimento
che fu fatto alla giovane, e da cui
fatto le fu; dal perfido Bireno,
che via dognaltro lo dovea far meno.
64
Le pruove gli narr, che tante volte
ella damarlo dimostrato avea:
come i parenti e le sustanzie tolte
le furo, e al fin per lui morir volea;
e chesso testimonio era di molte,
e renderne buon conto ne potea.
Mentre parlava, i begli occhi sereni
de la donna di lagrime eran pieni.
239
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
65
Era il bel viso suo, quale esser suole
da primavera alcuna volta il cielo,
quando la pioggia cade, e a un tempo il sole
si sgombra intorno il nubiloso velo.
E come il rosignuol dolci carole
mena nei rami alor del verde stelo,
cos alle belle lagrime le piume
si bagna Amore, e gode al chiaro lume.
66
E ne la face de begli occhi accende
laurato strale, e nel ruscello amorza,
che tra vermigli e bianchi fiori scende:
e temprato che lha, tira di forza
contra il garzon, che n scudo difende
n maglia doppia n ferigna scorza;
che mentre sta a mirar gli occhi e le chiome,
si sente il cor ferito, e non sa come.
67
Le bellezze dOlimpia eran di quelle
che son pi rare: e non la fronte sola,
gli occhi e le guancie e le chiome avea belle,
la bocca, il naso, gli omeri e la gola;
ma discendendo gi da le mammelle,
le parti che solea coprir la stola,
fur di tanta escellenzia, chanteporse
a quante navea il mondo potean forse.
68
Vinceano di candor le nievi intatte,
et eran pi chavorio a toccar molli:
le poppe ritondette parean latte
che fuor dei giunchi allora allora tolli.
Spazio fra lor tal discendea, qual fatte
esser veggin fra piccolini colli
lombrose valli, in sua stagione amene,
che l verno abbia di nieve allora piene.
240
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
69
I rilevati fianchi e le belle anche,
e netto pi che specchio il ventre piano,
pareano fatti, e quelle coscie bianche,
da Fidia a torno, o da pi dotta mano.
Di quelle parti debbovi dir anche,
che pur celare ella bramava invano?
Dir insomma chin lei dal capo al piede,
quantesser pu belt, tutta si vede.
70
Se fosse stata ne le valli Idee
vista dal pastor frigio, io non so quanto
Vener, se ben vincea quellaltre dee,
portato avesse di bellezza il vanto;
n forse ito saria ne le Amiclee
contrade esso a violar lospizio santo;
ma detto avria: Con Menelao ti resta,
Elena, pur; chaltra io non vo che questa.
71
E se fosse costei stata a Crotone,
quando Zeusi limagine far vlse,
che por dovea nel tempio di Iunone,
e tante belle nude insieme accolse;
e che, per una farne in perfezione,
da chi una parte e da chi unaltra tolse:
non avea da trre altra che costei;
che tutte le bellezze erano in lei.
72
Io non credo che mai Bireno, nudo
vedesse quel bel corpo; chio son certo
che stato non saria mai cos crudo,
che lavesse lasciata in quel deserto.
ChOberto se naccende, io vi concludo,
tanto che l fuoco non pu star coperto.
Si studia consolarla, e darle speme
chuscir in bene il mal chora la preme:
241
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
73
e le promette andar seco in Olanda;
n fin che ne lo stato la rimetta,
e chabbia fatto iusta e memoranda
di quel periuro e traditor vendetta,
non cessar con ci che possa Irlanda,
e lo far quanto potr pi in fretta.
Cercare intanto in quelle case e in queste
facea di gonne e di feminee veste.
74
Bisogno non sar, per trovar gonne,
cha cercar fuor de lisola si mande;
chogni d se navea da quelle donne
che de lavido mostro eran vivande.
Non fe molto cercar, che ritrovonne
di varie foggie Oberto copia grande;
e fe vestir Olimpia, e ben glincrebbe
non la poter vestir come vorrebbe.
75
Ma n s bella seta o s finoro
mai Fiorentini industri tesser fenno;
n chi ricama fece mai lavoro,
postovi tempo, diligenzia e senno,
che potesse a costui parer decoro,
se lo fsse Minerva o il dio di Lenno,
e degno di coprir s belle membre,
che forza ad or ad or se ne rimembre.
76
Per pi rispetti il paladino molto
si dimostr di questo amor contento:
choltre che l re non lasciarebbe asciolto
Bireno andar di tanto tradimento,
sarebbe anchesso per tal mezzo tolto
di grave e di noioso impedimento,
quivi non per Olimpia, ma venuto
per dar, se vera, alla sua donna aiuto.
242
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
77
Chella non vera si chiar di corto,
ma gi non si chiar se vera stata;
perch ognuomo ne lisola era morto,
n un sol rimaso di s gran brigata.
Il d seguente si partr del porto,
e tutti insieme andaro in una armata.
Con loro and in Irlanda il paladino;
che fu per gire in Francia il suo camino.
78
A pena un giorno si ferm in Irlanda;
non valser preghi a far che pi vi stesse:
Amor, che dietro alla sua donna il manda,
di fermarvisi pi non gli concesse.
Quindi si parte; e prima raccomanda
Olimpia al re, che servi le promesse:
ben che non bisognassi; che gli attenne
molto pi che di far non si convenne.
79
Cos fra pochi d gente raccolse;
e fatto lega col re dInghilterra
e con laltro di Scozia, gli ritolse
Olanda, e in Frisa non gli lasci terra;
et a ribellione anco gli volse
la sua Selandia: e non fin la guerra,
che gli di morte; n per fu tale
la pena, chal delitto andasse eguale.
80
Olimpia Oberto si pigli per moglie,
e di contessa la fe gran regina.
Ma ritorniamo al paladin che scioglie
nel mar le vele, e notte e d camina;
poi nel medesmo porto le raccoglie,
donde pria le spieg ne la marina:
e sul suo Brigliadoro armato salse,
e lasci dietro i venti e londe salse.
243
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto undicesimo
81
Credo che l resto di quel verno cose
facesse degne di tenerne conto;
ma fur sin a quel tempo s nascose,
che non colpa mia sor non le conto;
perch Orlando a far lopre virtuose,
pi che a narrarle poi, sempre era pronto:
n mai fu alcun de li suoi fatti espresso,
se non quando ebbe i testimonii appresso.
82
Pass il resto del verno cos cheto,
che di lui non si seppe cosa vera:
ma poi che l sol ne lanimal discreto
che port Friso, illumin la sfera,
e Zefiro torn soave e lieto
a rimenar la dolce primavera;
dOrlando usciron le mirabil pruove
coi vaghi fiori e con lerbette nuove.
83
Di piano in monte, e di campagna in lido,
pien di travaglio e di dolor ne ga;
quando allentrar dun bosco, un lungo grido,
un alto duol lorecchie gli fera.
Spinge il cavallo, e piglia il brando fido,
e donde viene il suon, ratto sinvia:
ma diferisco unaltra volta a dire
quel che segu, se mi vorrete udire.
244
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
Canto 12
1
Cerere, poi che da la madre Idea
tornando in fretta alla solinga valle,
l dove calca la montagna Etnea
al fulminato Encelado le spalle,
la figlia non trov dove lavea
lasciata fuor dogni segnato calle;
fatto chebbe alle guancie, al petto, ai crini
e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;
2
e nel fuoco gli accese di Vulcano,
e di lor non potere esser mai spenti:
e portandosi questi uno per mano
sul carro che tiravan dui serpenti,
cerc le selve, i campi, il monte, il piano,
le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
la terra e l mare; e poi che tutto il mondo
cerc di sopra, and al tartareo fondo.
3
Sin poter fosse stato Orlando pare
allEleusina dea, come in disio,
non avria, per Angelica cercare,
lasciato o selva o campo o stagno o rio
o valle o monte o piano o terra o mare,
il cielo, e l fondo de leterno oblio;
ma poi che l carro e i draghi non avea,
la ga cercando al meglio che potea.
4
Lha cercata per Francia: or sapparecchia
per Italia cercarla e per Lamagna,
per la nuova Castiglia e per la vecchia,
e poi passare in Libia il mar di Spagna.
Mentre pensa cos, sente allorecchia
una voce venir, che par che piagna:
si spinge inanzi; e sopra un gran destriero
trottar si vede inanzi un cavalliero,
245
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
5
che porta in braccio e su larcion davante
per forza una mestissima donzella.
Piange ella, e si dibatte, e fa sembiante
di gran dolore; et in soccorso appella
il valoroso principe dAnglante;
che come mira alla giovane bella,
gli par colei, per cui la notte e il giorno
cercato Francia avea dentro e dintorno.
6
Non dico chella fosse, ma parea
Angelica gentil chegli tantama.
Egli, che la sua donna e la sua dea
vede portar s addolorata e grama,
spinto da lira e da la furia rea,
con voce orrenda il cavallier richiama;
richiama il cavalliero e gli minaccia,
e Brigliadoro a tutta briglia caccia.
7
Non resta quel fellon, n gli risponde,
allalta preda, al gran guadagno intento;
e s ratto ne va per quelle fronde,
che saria tardo a seguitarlo il vento.
Lun fugge, e laltro caccia; e le profonde
selve sodon sonar dalto lamento.
Correndo, usciro in un gran prato; e quello
avea nel mezzo un grande e ricco ostello.
8
Di vari marmi con suttil lavoro
edificato era il palazzo altiero.
Corse dentro alla porta messa doro
con la donzella in braccio il cavalliero.
Dopo non molto giunse Brigliadoro,
che porta Orlando disdegnoso e fiero.
Orlando, come dentro, gli occhi gira;
n pi il guerrier, n la donzella mira.
246
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
9
Subito smonta, e fulminando passa
dove pi dentro il bel tetto salloggia:
corre di qua, corre di l, n lassa
che non vegga ogni camera, ogni loggia.
Poi che i segreti dogni stanza bassa
ha cerco invan, su per le scale poggia;
e non men perde anco a cercar di sopra,
che perdessi di sotto, il tempo e lopra.
10
Doro e di seta i letti ornati vede:
nulla de muri appar n de pareti;
che quelle, e il suolo ove si mette il piede,
son da cortine ascose e da tapeti.
Di su di gi va il conte Orlando e riede;
n per questo pu far gli occhi mai lieti
che riveggiano Angelica, o quel ladro
che nha portato il bel viso leggiadro.
11
E mentre or quinci or quindi invano il passo
movea, pien di travaglio e di pensieri,
Ferra, Brandimarte e il re Gradasso,
re Sacripante et altri cavallieri
vi ritrov, chandavano alto e basso,
n men facean di lui vani sentieri;
e si ramaricavan del malvagio
invisibil signor di quel palagio.
12
Tutti cercando il van, tutti gli dnno
colpa di furto alcun che lor fattabbia:
del destrier che gli ha tolto, altri in affanno;
chabbia perduta altri la donna, arrabbia;
altri daltro laccusa: e cos stanno,
che non si san partir di quella gabbia;
e vi son molti, a questo inganno presi,
stati le settimane intiere e i mesi.
247
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
13
Orlando, poi che quattro volte e sei
tutto cercato ebbe il palazzo strano,
disse fra s: Qui dimorar potrei,
gittare il tempo e la fatica invano:
e potria il ladro aver tratta costei
da unaltra uscita, e molto esser lontano.
Con tal pensiero usc nel verde prato
dal qual tutto il palazzo era aggirato.
14
Mentre circonda la casa silvestra,
tenendo pur a terra il viso chino
per veder sorma appare, o da man destra
o da sinistra, di nuovo camino;
si sente richiamar da una finestra:
e leva gli occhi; e quel parlar divino
gli pare udire, e par che miri il viso,
che lha, da quel che fu, tanto diviso.
15
Pargli Angelica udir, che supplicando
e piangendo gli dica: Aita, aita!
la mia virginit ti raccomando
pi che lanima mia, pi che la vita.
Dunque in presenzia del mio caro Orlando
da questo ladro mi sar rapita?
Pi tosto di tua man dammi la morte,
che venir lasci a s infelice sorte.
16
Queste parole una et unaltra volta
fanno Orlando tornar per ogni stanza,
con passione e con fatica molta,
ma temperata pur dalta speranza.
Talor si ferma, et una voce ascolta,
che di quella dAngelica ha sembianza
(e segli da una parte, suona altronde),
che chieggia aiuto; e non sa trovar donde.
248
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
17
Ma tornando a Ruggier, chio lasciai quando
dissi che per sentiero ombroso e fosco
il gigante e la donna seguitando,
in un gran prato uscito era del bosco;
io dico charriv qui dove Orlando
dianzi arriv, se l loco riconosco.
Dentro la porta il gran gigante passa:
Ruggier gli appresso, e di seguir non lassa.
18
Tosto che pon dentro alla soglia il piede,
per la gran corte e per le loggie mira;
n pi il gigante n la donna vede,
e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira.
Di su di gi va molte volte e riede;
n gli succede mai quel che desira:
n si sa imaginar dove s tosto
con la donna il fellon si sia nascosto.
19
Poi che revisto ha quattro volte e cinque
di su di gi camere e loggie e sale,
pur di nuovo ritorna, e non relinque
che non ne cerchi fin sotto le scale.
Con speme al fin che sian ne le propinque
selve, si parte: ma una voce, quale
richiam Orlando, lui chiam non manco;
e nel palazzo il fe ritornar anco.
20
Una voce medesma, una persona
che paruta era Angelica ad Orlando,
parve a Ruggier la donna di Dordona,
che lo tenea di se medesmo in bando.
Se con Gradasso o con alcun ragiona
di quei chandavan nel palazzo errando,
a tutti par che quella cosa sia,
che pi ciascun per s brama e desia.
249
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
21
Questo era un nuovo e disusato incanto
chavea composto Atlante di Carena,
perch Ruggier fosse occupato tanto
in quel travaglio, in quella dolce pena,
che l malinflusso nandasse da canto,
linflusso cha morir giovene il mena.
Dopo il castel dacciar, che nulla giova,
e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova.
22
Non pur costui, ma tutti gli altri ancora,
che di valore in Francia han maggior fama,
acci che di lor man Ruggier non mora,
condurre Atlante in questo incanto trama.
E mentre fa lor far quivi dimora,
perch di cibo non patischin brama,
s ben fornito avea tutto il palagio,
che donne e cavallier vi stanno ad agio.
23
Ma torniamo ad Angelica, che seco
avendo quellannel mirabil tanto,
chin bocca a veder lei fa locchio cieco,
nel dito, lassicura da lincanto;
e ritrovato nel montano speco
cibo avendo e cavalla e veste e quanto
le fu bisogno, avea fatto disegno
di ritornare in India al suo bel regno.
24
Orlando volentieri o Sacripante
voluto avrebbe in compagnia: non chella
pi caro avesse lun che laltro amante;
anzi di par fu a lor disii ribella:
ma dovendo, per girsene in Levante,
passar tante citt, tante castella,
di compagnia bisogno avea e di guida,
n potea aver con altri la pi fida.
250
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
25
Or luno or laltro and molto cercando,
prima chindizio ne trovasse o spia,
quando in cittade, e quando in ville, e quando
in alti boschi, e quando in altra via.
Fortuna al fin l dove il conte Orlando,
Ferra e Sacripante era, la invia,
con Ruggier, con Gradasso et altri molti
che vavea Atlante in strano intrico avolti.
26
Quivi entra, che veder non la pu il mago,
e cerca il tutto, ascosa dal suo annello;
e truova Orlando e Sacripante vago
di lei cercare invan per quello ostello.
Vede come, fingendo la sua imago,
Atlante usa gran fraude a questo e a quello.
Chi tor debba di lor, molto rivolve
nel suo pensier, n ben se ne risolve.
27
Non sa stimar chi sia per lei migliore,
il conte Orlando o il re dei fier Circassi.
Orlando la potr con pi valore
meglio salvar nei perigliosi passi:
ma se sua guida il fa, sel fa signore;
chella non vede come poi labbassi,
qualunque volta, di lui sazia, farlo
voglia minore, o in Francia rimandarlo.
28
Ma il Circasso depor, quando le piaccia,
potr, se ben lavesse posto in cielo.
Questa sola cagion vuol chella il faccia
sua scorta, e mostri avergli fede e zelo.
Lannel trasse di bocca, e di sua faccia
lev dagli occhi a Sacripante il velo.
Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne
chOrlando e Ferra le sopravenne.
251
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
29
Le sopravenne Ferra et Orlando;
che luno e laltro parimente giva
di su di gi, dentro e di fuor cercando
del gran palazzo lei, chera lor diva.
Corser di par tutti alla donna, quando
nessuno incantamento gli impediva:
perch lannel chella si pose in mano,
fece dAtlante ogni disegno vano.
30
Lusbergo indosso aveano e lelmo in testa
dui di questi guerrier, dei quali io canto;
n notte o d, dopo chentraro in questa
stanza, laveano mai messo da canto;
che facile a portar, come la vesta,
era lor, perch in uso lavean tanto.
Ferra il terzo era anco armato, eccetto
che non avea, n volea avere elmetto,
31
fin che quel non avea, che l paladino
tolse Orlando al fratel del re Troiano;
challora lo giur, che lelmo fino
cerc de lArgalia nel fiume invano:
e se ben quivi Orlando ebbe vicino,
n per Ferra pose in lui mano;
avenne che conoscersi tra loro
non si potr, mentre l dentro fro.
32
Era cos incantato quello albergo,
chinsieme riconoscer non poteansi.
N notte mai n d, spada n usbergo
n scudo pur dal braccio rimoveansi.
I lor cavalli con la sella al tergo,
pendendo i morsi da larcion, pasceansi
in una stanza, che presso alluscita,
dorzo e di paglia sempre era fornita.
252
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
33
Atlante riparar non sa n puote,
chin sella non rimontino i guerrieri
per correr dietro alle vermiglie gote,
allauree chiome et a begli occhi neri
de la donzella, chin fuga percuote
la sua iumenta, perch volentieri
non vede li tre amanti in compagnia,
che forse tolti un dopo laltro avria.
34
E poi che dilungati dal palagio
gli ebbe s, che temer pi non dovea
che contra lor lincantator malvagio
potesse oprar la sua fallacia rea;
lannel, che le schiv pi dun disagio,
tra le rosate labra si chiudea:
donde lor sparve subito dagli occhi,
e gli lasci come insensati e sciocchi.
35
Come che fosse il suo primier disegno
di voler seco Orlando o Sacripante,
cha ritornar lavessero nel regno
di Galafron ne lultimo Levante;
le vennero amendua subito a sdegno,
e si mut di voglia in uno instante:
e senza pi obligarsi o a questo o a quello,
pens bastar per amendua il suo annello.
36
Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta
quelli scherniti la stupida faccia;
come il cane talor, se gli intercetta
o lepre o volpe a cui dava la caccia,
che dimproviso in qualche tana stretta
o in folta macchia o in un fosso si caccia.
Di lor si ride Angelica proterva,
che non vista, e i lor progressi osserva.
253
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
37
Per mezzo il bosco appar sol una strada:
credono i cavallier che la donzella
inanzi a lor per quella se ne vada;
che non se ne pu andar, se non per quella.
Orlando corre, e Ferra non bada,
n Sacripante men sprona e puntella.
Angelica la briglia pi ritiene,
e dietro lor con minor fretta viene.
38
Giunti che fur, correndo, ove i sentieri
a perder si venian ne la foresta,
e comincir per lerba i cavallieri
a riguardar se vi trovavan pesta;
Ferra, che potea fra quanti altieri
mai fosser, gir con la corona in testa,
si volse con mal viso agli altri dui,
e grid lor: Dove venite vui?
39
Tornate a dietro, o pigliate altra via,
se non volete rimaner qui morti:
n in amar n in seguir la donna mia
si creda alcun, che compagnia comporti.
Disse Orlando al Circasso: Che potria
pi dir costui, sambi ci avesse scorti
per le pi vili e timide puttane
che da conocchie mai traesser lane?
40
Poi volto a Ferra, disse: Uom bestiale,
sio non guardassi che senza elmo sei,
di quel chai detto, shai ben detto o male,
senzaltra indugia accorger ti farei.
Disse il Spagnuol: Di quel cha me non cale,
perch pigliarne tu cura ti di?
Io sol contra ambidui per far son buono
quel che detto ho, senza elmo come sono.
254
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
41
Deh (disse Orlando al re di Circassia),
in mio servigio a costui lelmo presta,
tanto chio gli abbia tratta la pazzia;
chaltra non vidi mai simile a questa.
Rispose il re: Chi pi pazzo saria?
Ma se ti par pur la domanda onesta,
prestagli il tuo; chio non sar men atto,
che tu sia forse, a castigare un matto.
42
Suggiunse Ferra: Sciocchi voi, quasi
che, se mi fosse il portar elmo a grado,
voi senza non ne fosse gi rimasi;
che tolti i vostri avrei, vostro mal grado.
Ma per narrarvi in parte li miei casi,
per voto cos senza me ne vado,
et ander, fin chio non ho quel fino
che porta in capo Orlando paladino.
43
Dunque (rispose sorridendo il conte)
ti pensi a capo nudo esser bastante
far ad Orlando quel che in Aspramonte
egli gi fece al figlio dAgolante?
Anzi credo io, se tel vedessi a fronte,
ne tremeresti dal capo alle piante;
non che volessi lelmo, ma daresti
laltre arme a lui di patto, che tu vesti.
44
Il vantator Spagnuol disse: Gi molte
fiate e molte ho cos Orlando astretto,
che facilmente larme gli avrei tolte,
quante indosso navea, non che lelmetto;
e sio nol feci, occorrono alle volte
pensier che prima non saveano in petto:
non nebbi, gi fu, voglia; or laggio, e spero
che mi potr succeder di leggiero.
255
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
45
Non pot aver pi pazienzia Orlando,
e grid: Mentitor, brutto marrano,
in che paese ti trovasti, e quando,
a poter pi di me con larme in mano?
Quel paladin, di che ti vai vantando,
son io, che ti pensavi esser lontano.
Or vedi se tu puoi lelmo levarme,
o sio son buon per trre a te laltre arme.
46
N da te voglio un minimo vantaggio.
Cos dicendo, lelmo si disciolse,
e lo suspese a un ramuscel di faggio;
e quasi a un tempo Durindana tolse.
Ferra non perd di ci il coraggio:
trasse la spada, e in atto si raccolse,
onde con essa e col levato scudo
potesse ricoprirsi il capo nudo.
47
Cos li duo guerrieri incominciaro,
lor cavalli aggirando, a volteggiarsi;
e dove larme si giungeano, e raro
era pi il ferro, col ferro a tentarsi.
Non era in tutto l mondo un altro paro
che pi di questo avessi ad accoppiarsi:
pari eran di vigor, pari dardire;
n lun n laltro si potea ferire.
48
Chabbiate, Signor mio, gi inteso estimo,
che Ferra per tutto era fatato,
fuor che l dove lalimento primo
piglia il bambin nel ventre ancor serrato:
e fin che del sepolcro il tetro limo
la faccia gli coperse, il luogo armato
us portar, dove era il dubbio, sempre
di sette piastre fatte a buone tempre.
256
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
49
Era ugualmente il principe dAnglante
tutto fatato, fuor che in una parte:
ferito esser potea sotto le piante;
ma le guard con ogni studio et arte.
Duro era il resto lor pi che diamante
(se la fama dal ver non si diparte);
e luno e laltro and, pi per ornato
che per bisogno, alle sue imprese armato.
50
Sincrudelisce e inaspra la battaglia,
dorrore in vista e di spavento piena.
Ferra, quando punge e quando taglia,
n mena botta che non vada piena:
ogni colpo dOrlando o piastra o maglia
e schioda e rompe et apre e a straccio mena.
Angelica invisibil lor pon mente,
sola a tanto spettacolo presente.
51
Intanto il re di Circassia, stimando
che poco inanzi Angelica corresse,
poi chattaccati Ferra et Orlando
vide restar, per quella via si messe,
che si credea che la donzella, quando
da lor disparve, seguitata avesse:
s che a quella battaglia la figliuola
di Galafron fu testimonia sola.
52
Poi che, orribil come era e spaventosa,
lebbe da parte ella mirata alquanto,
e che le parve assai pericolosa
cos da lun come da laltro canto;
di veder novit voluntarosa,
disegn lelmo tor, per mirar quanto
fariano i duo guerrier, vistosel tolto;
ben con pensier di non tenerlo molto.
257
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
53
Ha ben di darlo al conte intenzione;
ma se ne vuole in prima pigliar gioco.
Lelmo dispicca, e in grembio se lo pone,
e sta a mirare i cavallieri un poco.
Di poi si parte, e non fa lor sermone;
e lontana era un pezzo da quel loco,
prima chalcun di lor vavesse mente:
s luno e laltro era ne lira ardente.
54
Ma Ferra, che prima vebbe gli occhi,
si dispicc da Orlando, e disse a lui:
Deh come nha da male accorti e sciocchi
trattati il cavallier chera con nui!
Che premio fia chal vincitor pi tocchi,
se l bel elmo involato nha costui?
Ritrassi Orlando, e gli occhi al ramo gira:
non vede lelmo, e tutto avampa dira.
55
E nel parer di Ferra concorse,
che l cavallier che dianzi era con loro
se lo portasse; onde la briglia torse,
e fe sentir gli sproni a Brigliadoro.
Ferra che del campo il vide trse,
gli venne dietro; e poi che giunti fro
dove ne lerba appar lorma novella
chavea fatto il Circasso e la donzella,
56
prese la strada alla sinistra il conte
verso una valle, ove il Circasso era ito:
si tenne Ferra pi presso al monte,
dove il sentiero Angelica avea trito.
Angelica in quel mezzo ad una fonte
giunta era, ombrosa e di giocondo sito,
chognun che passa, alle fresche ombre invita,
n, senza ber, mai lascia far partita.
258
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
57
Angelica si ferma alle chiare onde,
non pensando chalcun le sopravegna;
e per lo sacro annel che la nasconde,
non pu temer che caso rio le avegna.
A prima giunta in su lerbose sponde
del rivo lelmo a un ramuscel consegna;
poi cerca, ove nel bosco miglior frasca,
la iumenta legar, perch si pasca.
58
Il cavallier di Spagna, che venuto
era per lorme, alla fontana giunge.
Non lha s tosto Angelica veduto,
che gli dispare, e la cavalla punge.
Lelmo, che sopra lerba era caduto,
ritor non pu, che troppo resta lunge.
Come il pagan dAngelica saccorse,
tosto vr lei pien di letizia corse.
59
Gli sparve, come io dico, ella davante,
come fantasma al dipartir del sonno.
Cercando egli la va per quelle piante,
n i miseri occhi pi veder la ponno.
Bestemiando Macone e Trivigante,
e di sua legge ogni maestro e donno,
ritorn Ferra verso la fonte,
u ne lerba giacea lelmo del conte.
60
Lo riconobbe, tosto che mirollo,
per lettere chavea scritte ne lorlo;
che dicean dove Orlando guadagnollo,
e come e quando, et a chi fe deporlo.
Armossene il pagano il capo e il collo;
che non lasci, pel duol chavea, di trlo;
pel duol chavea di quella che gli sparve,
come sparir soglion notturne larve.
259
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
61
Poi challacciato sha il buon elmo in testa,
aviso gli , che a contentarsi a pieno,
sol ritrovare Angelica gli resta,
che gli appar e dispar come baleno.
Per lei tutta cerc lalta foresta:
e poi chogni speranza venne meno
di pi poterne ritrovar vestigi,
torn al campo spagnuol verso Parigi;
62
temperando il dolor che gli ardea il petto,
di non aver s gran disir sfogato,
col refrigerio di portar lelmetto
che fu dOrlando, come avea giurato.
Dal conte, poi che l certo gli fu detto,
fu lungamente Ferra cercato;
n fin quel d dal capo gli lo sciolse,
che fra duo ponti la vita gli tolse.
63
Angelica invisibile e soletta
via se ne va, ma con turbata fronte;
che de lelmo le duol, che troppa fretta
le avea fatto lasciar presso alla fonte.
Per voler far quel cha me far non spetta
(tra s dicea), levato ho lelmo al conte:
questo, pel primo merito, assai buono
di quanto a lui pur ubligata sono.
64
Con buona intenzione (e sallo Idio),
ben che diverso e tristo effetto segua,
io levai lelmo: e solo il pensier mio
fu di ridur quella battaglia a triegua;
e non che per mio mezzo il suo disio
questo brutto Spagnuol oggi consegua.
Cos di s sandava lamentando
daver de lelmo suo privato Orlando.
260
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
65
Sdegnata e malcontenta la via prese,
che le parea miglior, verso Oriente.
Pi volte ascosa and, talor palese,
secondo era oportuno, infra la gente.
Dopo molto veder molto paese,
giunse in un bosco, dove iniquamente
fra duo compagni morti un giovinetto
trov, chera ferito in mezzo il petto.
66
Ma non dir dAngelica or pi inante;
che molte cose ho da narrarvi prima:
n sono a Ferra n a Sacripante,
sin a gran pezzo per donar pi rima.
Da lor mi leva il principe dAnglante,
che di s vuol che inanzi agli altri esprima
le fatiche e gli affanni che sostenne
nel gran disio, di che a fin mai non venne.
67
Alla prima citt chegli ritruova
(perch dandare occulto avea gran cura)
si pone in capo una barbuta nuova
senza mirar sha debil tempra o dura:
sia qual si vuol, poco gli nuoce o giova;
s ne la fatagion si rassicura.
Cos coperto, sguita linchiesta;
n notte, o giorno, o pioggia, o sol larresta.
68
Era ne lora, che traea i cavalli
Febo del mar con rugiadoso pelo,
e lAurora di fior vermigli e gialli
vena spargendo dognintorno il cielo;
e lasciato le stelle aveano i balli,
e per partirsi postosi gi il velo;
quando appresso a Parigi un d passando,
mostr di sua virt gran segno Orlando.
261
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
69
In dua squadre incontrossi: e Manilardo
ne reggea luna, il Saracin canuto,
re di Norizia, gi fiero e gagliardo,
or miglior di consiglio che daiuto;
guidava laltra sotto il suo stendardo
il re di Tremisen, chera tenuto
tra gli Africani cavallier perfetto:
Alzirdo fu, da chi l conobbe, detto.
70
Questi con laltro esercito pagano
quella invernata avean fatto soggiorno,
chi presso alla citt, chi pi lontano,
tutti alle ville o alle castella intorno:
chavendo speso il re Agramante invano,
per espugnar Parigi, pi dun giorno,
vlse tentar lassedio finalmente,
poi che pigliar non lo potea altrimente.
71
E per far questo avea gente infinita;
che oltre a quella che con lui giuntera,
e quella che di Spagna avea seguita
del re Marsilio la real bandiera,
molta di Francia navea al soldo unita;
che da Parigi insino alla riviera
dArli, con parte di Guascogna (eccetto
alcune rcche) avea tutto suggetto.
72
Or cominciando i trepidi ruscelli
a sciorre il freddo giaccio in tiepide onde,
e i prati di nuove erbe, e gli arbuscelli
a rivestirsi di tenera fronde;
ragun il re Agramante tutti quelli
che seguian le fortune sue seconde,
per farsi rassegnar larmata torma;
indi alle cose sue dar miglior forma.
262
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
73
A questo effetto il re di Tremisenne
con quel de la Norizia ne vena,
per l giungere a tempo, ove si tenne
poi conto dogni squadra o buona o ria.
Orlando a caso ad incontrar si venne
(come io vho detto) in questa compagnia,
cercando pur colei, come egli era uso,
che nel carcer dAmor lo tenea chiuso.
74
Come Alzirdo appressar vide quel conte
che di valor non avea pari al mondo,
in tal sembiante, in s superba fronte,
che l dio de larme a lui parea secondo,
rest stupito alle fattezze conte,
al fiero sguardo, al viso furibondo;
e lo stim guerrier dalta prodezza:
ma ebbe del provar troppa vaghezza.
75
Era giovane Alzirdo, et arrogante
per molta forza, e per gran cor pregiato.
Per giostrar spinse il suo cavallo inante:
meglio per lui, se fosse in schiera stato;
che ne lo scontro il principe dAnglante
lo fe cader per mezzo il cor passato.
Giva in fuga il destrier di timor pieno;
che su non vera chi reggesse il freno.
76
Levasi un grido subito et orrendo,
che dognintorno nha laria ripiena,
come si vede, il giovene cadendo,
spicciar il sangue di s larga vena.
La turba verso il conte vien fremendo
disordinata, e tagli e punte mena;
ma quella pi, che con pennuti dardi
tempesta il fior dei cavallier gagliardi.
263
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
77
Con qual rumor la setolosa frotta
correr da monti suole o da campagne,
se l lupo uscito di nascosa grotta,
o lorso sceso alle minor montagne,
un tener porco preso abbia talotta,
che con grugnito e gran stridor si lagne;
con tal lo stuol barbarico era mosso
verso il conte, gridando: Adosso, adosso!
78
Lance, saette e spade ebbe lusbergo
a un tempo mille, e lo scudo altretante:
chi gli percuote con la mazza il tergo,
chi minaccia da lato, e chi davante.
Ma quel, chal timor mai non diede albergo,
estima la vil turba e larme tante,
quel che dentro alla mandra, allaer cupo,
il numer de lagnelle estimi il lupo.
79
Nuda avea in man quella fulminea spada
che posti ha tanti Saracini a morte:
dunque chi vuol di quanta turba cada
tenere il conto, ha impresa dura e forte.
Rossa di sangue gi correa la strada,
capace a pena a tante genti morte;
perch n targa n capel difende
la fatal Durindana, ove discende,
80
n vesta piena di cotone, o tele
che circondino il capo in mille vlti.
Non pur per laria gemiti e querele,
ma volan braccia e spalle e capi sciolti.
Pel campo errando va Morte crudele
in molti, varii, e tutti orribil volti;
e tra s dice: In man dOrlando valci
Durindana per cento de mie falci.
264
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
81
Una percossa a pena laltra aspetta.
Ben tosto comincir tutti a fuggire;
e quando prima ne veniano in fretta
(perchera sol, credeanselo inghiottire),
non chi per levarsi de la stretta
lamico aspetti, e cerchi insieme gire:
chi fugge a piedi in qua, chi col sprona;
nessun domanda se la strada buona.
82
Virtude andava intorno con lo speglio
che fa veder ne lanima ogni ruga:
nessun vi si mir, se non un veglio
a cui il sangue let, non lardir, sciuga.
Vide costui quanto il morir sia meglio,
che con suo disonor mettersi in fuga:
dico il re di Norizia; onde la lancia
arrest contra il paladin di Francia.
83
E la roppe alla penna de lo scudo
del fiero conte, che nulla si mosse.
Egli chavea alla posta il brando nudo,
re Manilardo al trapassar percosse.
Fortuna laiut; che l ferro crudo
in man dOrlando al venir gi voltosse:
tirare i colpi a filo ognor non lece;
ma pur di sella stramazzar lo fece.
84
Stordito de larcion quel re stramazza:
non si rivolge Orlando a rivederlo;
che gli altri taglia, tronca, fende, amazza:
a tutti pare in su le spalle averlo.
Come per laria, ove han s larga piazza,
fuggon li storni da laudace smerlo,
cos di quella squadra ormai disfatta
altri cade, altri fugge, altri sappiatta.
265
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
85
Non cess pria la sanguinosa spada,
che fu di viva gente il campo vto.
Orlando in dubbio a ripigliar la strada,
ben che gli sia tutto il paese noto.
O da man destra o da sinistra vada,
il pensier da landar sempre remoto:
dAngelica cercar, fuor chove sia,
teme, e di far sempre contraria via.
86
Il suo camin (di lei chiedendo spesso)
or per li campi or per le selve tenne:
e s come era uscito di se stesso,
usc di strada; e a pi dun monte venne,
dove la notte fuor dun sasso fesso
lontan vide un splendor batter le penne.
Orlando al sasso per veder saccosta,
se quivi fosse Angelica reposta.
87
Come nel bosco de lumil ginepre,
o ne la stoppia alla campagna aperta,
quando si cerca la paurosa lepre
per traversati solchi e per via incerta,
si va ad ogni cespuglio, ad ogni vepre,
se per ventura vi fosse coperta;
cos cercava Orlando con gran pena
la donna sua, dove speranza il mena.
88
Verso quel raggio andando in fretta il conte,
giunse ove ne la selva si diffonde
da langusto spiraglio di quel monte,
chuna capace grotta in s nasconde;
e truova inanzi ne la prima fronte
spine e virgulti, come mura e sponde,
per celar quei che ne la grotta stanno,
da chi far lor cercasse oltraggio e danno.
266
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
89
Di giorno ritrovata non sarebbe,
ma la facea di notte il lume aperta.
Orlando pensa ben quel chesser debbe;
pur vuol saper la cosa anco pi certa.
Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe,
tacito viene alla grotta coperta;
e fra li spessi rami ne la buca
entra, senza chiamar chi lintroduca.
90
Scende la tomba molti gradi al basso,
dove la viva gente sta sepolta.
Era non poco spazioso il sasso
tagliato a punte di scarpelli in volta;
n di luce diurna in tutto casso,
ben che lentrata non ne dava molta;
ma ve ne vena assai da una finestra
che sporgea in un pertugio da man destra.
91
In mezzo la spelonca, appresso a un fuoco
era una donna di giocondo viso;
quindici anni passar dovea di poco,
quanto fu al conte, al primo sguardo, aviso:
et era bella s, che facea il loco
salvatico parere un paradiso;
ben chavea gli occhi di lacrime pregni,
del cor dolente manifesti segni.
92
Vera una vecchia; e facean gran contese
(come uso feminil spesso esser suole),
ma come il conte ne la grotta scese,
finiron le dispte e le parole.
Orlando a salutarle fu cortese
(come con donne sempre esser si vuole),
et elle si levaro immantinente,
e lui risalutr benignamente.
267
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto dodicesimo
93
Gli ver che si smarriro in faccia alquanto,
come improviso udiron quella voce,
e insieme entrare armato tutto quanto
vider l dentro un uom tanto feroce.
Orlando domand qual fosse tanto
scortese, ingiusto, barbaro et atroce,
che ne la grotta tenesse sepolto
un s gentile et amoroso volto.
94
La vergine a fatica gli rispose,
interrotta da fervidi signiozzi,
che dai coralli e da le preziose
perle uscir fanno i dolci accenti mozzi.
Le lacrime scendean tra gigli e rose,
l dove avien chalcuna se ninghiozzi.
Piacciavi udir ne laltro canto il resto,
Signor, che tempo omai di finir questo.
268
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
Canto 13
1
Ben furo aventurosi i cavallieri
cherano a quella et, che nei valloni,
ne le scure spelonche e boschi fieri,
tane di serpi, dorsi e di leoni,
trovavan quel che nei palazzi altieri
a pena or trovar puon giudici buoni:
donne, che ne la lor pi fresca etade
sien degne daver titol di beltade.
2
Di sopra vi narrai che ne la grotta
avea trovato Orlando una donzella,
e che le dimand chivi condotta
lavesse: or seguitando, dico chella,
poi che pi dun signiozzo lha interrotta,
con dolce e suavissima favella
al conte fa le sue sciagure note,
con quella brevit che meglio puote.
3
Ben che io sia certa (dice), o cavalliero,
chio porter del mio parlar supplizio,
perch a colui che qui mha chiusa, spero
che costei ne dar subito indizio;
pur son disposta non celarti il vero,
e vada la mia vita in precipizio.
E chaspettar possio da lui pi gioia,
che l si disponga un d voler chio muoia?
4
Isabella sono io, che figlia fui
del re mal fortunato di Gallizia.
Ben dissi fui; chor non son pi di lui,
ma di dolor, daffanno e di mestizia.
Colpa dAmor: chio non saprei di cui
dolermi pi che de la sua nequizia;
che dolcemente nei principii applaude,
e tesse di nascosto inganno e fraude.
269
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
5
Gi mi vivea di mia sorte felice,
gentil, giovane, ricca, onesta e bella:
vile e povera or sono, or infelice;
e saltra peggior sorte, io sono in quella.
Ma voglio sappi la prima radice
che produsse quel mal che mi flagella;
e ben chaiuto poi da te non esca,
poco non mi parr, che te nincresca.
6
Mio patre fe in Baiona alcune giostre,
esser denno oggimai dodici mesi.
Trasse la fama ne le terre nostre
cavallieri a giostrar di pi paesi.
Fra gli altri (o sia chAmor cos mi mostre,
o che virt pur se stessa palesi)
mi parve da lodar Zerbino solo,
che del gran re di Scozia era figliuolo.
7
Il qual poi che far pruove in campo vidi
miracolose di cavalleria,
fui presa del suo amore; e non mavidi,
chio mi conobbi pi non esser mia.
E pur, ben che l suo amor cos mi guidi,
mi giova sempre avere in fantasia
chio non misi il mio core in luogo immondo,
ma nel pi degno e bel choggi sia al mondo.
8
Zerbino di bellezza e di valore
sopra tutti i signori era eminente.
Mostrommi, e credo mi portasse amore,
e che di me non fosse meno ardente.
Non ci manc chi del commune ardore
interprete fra noi fosse sovente,
poi che di vista ancor fummo disgiunti;
che gli animi restr sempre congiunti.
270
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
9
Per che dato fine alla gran festa,
il mio Zerbino in Scozia fe ritorno.
Se sai che cosa amor, ben sai che mesta
restai, di lui pensando notte e giorno;
et era certa che non men molesta
fiamma intorno il suo cor facea soggiorno.
Egli non fece al suo disio pi schermi,
se non che cerc via di seco avermi.
10
E perch vieta la diversa fede
(essendo egli cristiano, io saracina)
chal mio padre per moglie non mi chiede,
per furto indi levarmi si destina.
Fuor de la ricca mia patria, che siede
tra verdi campi allato alla marina,
aveva un bel giardin sopra una riva,
che colli intorno e tutto il mar scopriva.
11
Gli parve il luogo a fornir ci disposto,
che la diversa religion ci vieta;
e mi fa saper lordine che posto
avea di far la nostra vita lieta.
Appresso a Santa Marta avea nascosto
con gente armata una galea secreta,
in guardia dOdorico di Biscaglia,
in mare e in terra mastro di battaglia.
12
N potendo in persona far leffetto
perchegli allora era dal padre antico
a dar soccorso al re di Francia astretto,
manderia in vece sua questo Odorico,
che fra tutti i fedeli amici eletto
savea pel pi fedele e pel pi amico:
e bene esser dovea, se i benefici
sempre hanno forza dacquistar gli amici.
271
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
13
Verria costui sopra un navilio armato,
al terminato tempo indi a levarmi.
E cos venne il giorno disiato,
che dentro il mio giardin lasciai trovarmi.
Odorico la notte, accompagnato
di gente valorosa allacqua e allarmi,
smont ad un fiume alla citt vicino,
e venne chetamente al mio giardino.
14
Quindi fui tratta alla galea spalmata
prima che la citt navesse avisi.
De la famiglia ignuda e disarmata
altri fuggiro, altri restaro uccisi,
parte captiva meco fu menata.
Cos da la mia terra io mi divisi,
con quanto gaudio non ti potrei dire,
sperando in breve il mio Zerbin fruire.
15
Voltati sopra Mongia eramo a pena
quando ci assalse alla sinistra sponda
un vento che turb laria serena,
e turb il mare, e al ciel gli lev londa.
Salta un maestro cha traverso mena,
e cresce ad ora ad ora, e soprabonda;
e cresce e soprabonda con tal forza,
che val poco alternar poggia con orza.
16
Non giova calar vele, e larbor sopra
corsia legar, n ruinar castella;
che ci veggin mal grado portar sopra
acuti scogli, appresso alla Rocella.
Se non ci aiuta quel che sta di sopra,
ci spinge in terra la crudel procella.
Il vento rio ne caccia in maggior fretta,
che darco mai non si avent saetta.
272
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
17
Vide il periglio il Biscaglino, e a quello
us un rimedio che fallir suol spesso:
ebbe ricorso subito al battello;
calossi, e me calar fece con esso.
Sceser dui altri, e ne scendea un drapello,
se i primi scesi lavesser concesso;
ma con le spade li tenner discosto,
taglir la fune, e ci allargamo tosto.
18
Fummo gittati a salvamento al lito
noi che nel palischermo eramo scesi;
periron gli altri col legno sdrucito;
in preda al mare andr tutti gli arnesi.
Alleterna Bontade, allinfinito
Amor, rendendo grazie, le man stesi,
che non mavessi dal furor marino
lasciato tor di riveder Zerbino.
19
Come chio avessi sopra il legno e vesti
lasciato e gioie e laltre cose care,
pur che la speme di Zerbin mi resti,
contenta son che sabbi il resto il mare.
Non sono, ove scendemo, i liti pesti
dalcun sentier, n intorno albergo appare;
ma solo il monte, al qual mai sempre fiede
lombroso capo il vento, e l mare il piede.
20
Quivi il crudo tiranno Amor, che sempre
dogni promessa sua fu disleale,
e sempre guarda come involva e stempre
ogni nostro disegno razionale,
mut con triste e disoneste tempre
mio conforto in dolor, mio bene in male;
che quellamico, in chi Zerbin si crede,
di desire arse, et agghiacci di fede.
273
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
21
O che mavesse in mar bramata ancora,
n fosse stato a dimostrarlo ardito,
o cominciassi il desiderio allora
che lagio vebbe dal solingo lito;
disegn quivi senza pi dimora
condurre a fin lingordo suo appetito;
ma prima da s trre un de li dui
che nel battel campati eran con nui.
22
Quellera omo di Scozia, Almonio detto,
che mostrava a Zerbin portar gran fede;
e commendato per guerrier perfetto
da lui fu, quando ad Odorico il diede.
Disse a costui che biasmo era e difetto,
se mi traeano alla Rocella a piede;
e lo preg chinanti volesse ire
a farmi incontra alcun ronzin venire.
23
Almonio, che di ci nulla temea,
immantinente inanzi il camin piglia
alla citt che l bosco ci ascondea,
e non era lontana oltra sei miglia.
Odorico scoprir sua voglia rea
allaltro finalmente si consiglia;
s perch tor non se lo sa dappresso,
s perch avea gran confidenzia in esso.
24
Era Corebo di Bilbao nomato
quel di chio parlo, che con noi rimase;
che da fanciullo picciolo allevato
sera con lui ne le medesme case.
Poter con lui communicar lingrato
pensiero il traditor si persuase,
sperando chad amar saria pi presto
il piacer de lamico, che lonesto.
274
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
25
Corebo, che gentile era e cortese,
non lo pot ascoltar senza gran sdegno:
lo chiam traditore, e gli contese
con parole e con fatti il rio disegno.
Grande ira alluno e allaltro il core accese,
e con le spade nude ne fr segno.
Al trar de ferri, io fui da la paura
volta a fuggir per lalta selva oscura.
26
Odorico, che mastro era di guerra,
in pochi colpi a tal vantaggio venne,
che per morto lasci Corebo in terra,
e per le mie vestigie il camin tenne.
Prestgli Amor (se l mio creder non erra),
acci potesse giungermi, le penne;
e glinsegn molte lusinghe e prieghi,
con che ad amarlo e compiacer mi pieghi.
27
Ma tutto indarno; che fermata e certa
pi tosto era a morir, cha satisfarli.
Poi chogni priego, ogni lusinga esperta
ebbe e minaccie, e non potean giovarli,
si ridusse alla forza a faccia aperta.
Nulla mi val che supplicando parli
de la f chavea in lui Zerbino avuta,
e chio ne le sue man mera creduta.
28
Poi che gittar mi vidi i prieghi invano,
n mi sperare altronde altro soccorso,
e che pi sempre cupido e villano
a me vena, come famelico orso;
io mi difesi con piedi e con mano,
et adopravi sin a lugne e il morso:
pelagli il mento, e gli graffiai la pelle,
con stridi che nandavano alle stelle.
275
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
29
Non so se fosse caso, o li miei gridi
che si doveano udir lungi una lega,
o pur chusati sian correre ai lidi
quando navilio alcun si rompe o anniega;
sopra il monte una turba apparir vidi,
e questa al mare e verso noi si piega.
Come la vede il Biscaglin venire,
lascia limpresa, e voltasi a fuggire.
30
Contra quel disleal mi fu adiutrice
questa turba, signor; ma a quella image
che sovente in proverbio il vulgo dice:
cader de la padella ne la brage.
Gli ver chio non son stata s infelice,
n le lor menti ancor tanto malvage,
chabbino violata mia persona:
non che sia in lor virt, n cosa buona;
31
ma perch se mi serban, come io sono,
vergine, speran vendermi pi molto.
Finito il mese ottavo e viene il nono,
che fu il mio vivo corpo qui sepolto.
Del mio Zerbino ogni speme abbandono;
che gi, per quanto ho da lor detti accolto,
mhan promessa e venduta a un mercadante,
che portare al soldan mi de in Levante.
32
Cos parlava la gentil donzella;
e spesso con signozzi e con sospiri
interrompea langelica favella,
da muovere a pietade aspidi e tiri.
Mentre sua doglia cos rinovella,
o forse disacerba i suoi martri,
da venti uomini entrr ne la spelonca,
armati chi di spiedo e chi di ronca.
276
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
33
Il primo dessi, uom di spietato viso,
ha solo un occhio, e sguardo scuro e bieco;
laltro, dun colpo che gli avea reciso
il naso e la mascella, fatto cieco.
Costui vedendo il cavalliero assiso
con la vergine bella entro allo speco,
volto a compagni, disse: Ecco augel nuovo,
a cui non tesi, e ne la rete il truovo.
34
Poi disse al conte: Uomo non vidi mai
pi commodo di te, n pi oportuno.
Non so se ti se apposto, o se lo sai
perch te labbia forse detto alcuno,
che s bellarme io desiava assai,
e questo tuo leggiadro abito bruno.
Venuto a tempo veramente sei,
per riparare agli bisogni miei.
35
Sorrise amaramente, in pi salito,
Orlando, e fe risposta al mascalzone:
Io ti vender larme ad un partito
che non ha mercadante in sua ragione.
Del fuoco, chavea appresso, indi rapito
pien di fuoco e di fumo uno stizzone,
trasse, e percosse il malandrino a caso,
dove confina con le ciglia il naso.
36
Lo stizzone ambe le palpbre colse,
ma maggior danno fe ne la sinistra;
che quella parte misera gli tolse,
che de la luce, sola, era ministra.
N dacciecarlo contentar si vlse
il colpo fier, sancor non lo registra
tra quelli spirti che con suoi compagni
fa star Chiron dentro ai bollenti stagni.
277
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
37
Ne la spelonca una gran mensa siede
grossa duo palmi, e spaziosa in quadro,
che sopra un mal pulito e grosso piede,
cape con tutta la famiglia il ladro.
Con quellagevolezza che si vede
gittar la canna lo Spagnuol leggiadro,
Orlando il grave desco da s scaglia
dove ristretta insieme la canaglia.
38
A chi l petto, a chi l ventre, a chi la testa,
a chi rompe le gambe, a chi le braccia;
di chaltri muore, altri storpiato resta:
chi meno offeso, di fuggir procaccia.
Cos talvolta un grave sasso pesta
e fianchi e lombi, e spezza capi e schiaccia,
gittato sopra un gran drapel di biscie,
che dopo il verno al sol si goda e liscie.
39
Nascono casi, e non saprei dir quanti:
una muore, una parte senza coda,
unaltra non si pu muover davanti,
e l deretano indarno aggira e snoda;
unaltra, chebbe pi propizii i santi,
striscia fra lerbe, e va serpendo a proda.
Il colpo orribil fu, ma non mirando,
poi che lo fece il valoroso Orlando.
40
Quei che la mensa o nulla o poco offese
(e Turpin scrive a punto che fur sette),
ai piedi raccomandan sue difese:
ma ne luscita il paladin si mette;
e poi che presi gli ha senza contese,
le man lor lega con la fune istrette,
con una fune al suo bisogno destra,
che ritrov ne la casa silvestra.
278
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
41
Poi li strascina fuor de la spelonca,
dove facea grande ombra un vecchio sorbo.
Orlando con la spada i rami tronca,
e quelli attacca per vivanda al corbo.
Non bisogn catena in capo adonca;
che per purgare il mondo di quel morbo,
larbor medesmo gli uncini prestolli,
con che pel mento Orlando ivi attaccolli.
42
La donna vecchia, amica a malandrini,
poi che restar tutti li vide estinti,
fugg piangendo e con le mani ai crini,
per selve e boscherecci labirinti.
Dopo aspri e malagevoli camini,
a gravi passi e dal timor sospinti,
in ripa un fiume in un guerrier scontrosse;
ma diferisco a ricontar chi fosse:
43
e torno allaltra, che si raccomanda
al paladin che non la lasci sola;
e dice di seguirlo in ogni banda.
Cortesemente Orlando la consola;
e quindi, poi chusc con la ghirlanda
di rose adorna e di purpurea stola
la bianca Aurora al solito camino,
part con Isabella il paladino.
44
Senza trovar cosa che degna sia
distoria, molti giorni insieme andaro;
e finalmente un cavallier per via,
che prigione era tratto, riscontraro.
Chi fosse, dir poi; chor me ne svia
tal, di chi udir non vi sar men caro:
la figliuola dAmon, la qual lasciai
languida dianzi in amorosi guai.
279
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
45
La bella donna, disiando invano
cha lei facesse il suo Ruggier ritorno,
stava a Marsilia, ove allo stuol pagano
dava da travagliar quasi ogni giorno;
il qual scorrea, rubando in monte e in piano,
per Linguadoca e per Provenza intorno:
et ella ben facea lufficio vero
di savio duca e dottimo guerriero.
46
Standosi quivi, e di gran spazio essendo
passato il tempo che tornare a lei
il suo Ruggier dovea, n lo vedendo,
vivea in timor di mille casi rei.
Un d fra gli altri, che di ci piangendo
stava solinga, le arriv colei
che port ne lannel la medicina
che san il cor chavea ferito Alcina.
47
Come a s ritornar senza il suo amante,
dopo s lungo termine, la vede,
resta pallida e smorta, e s tremante,
che non ha forza di tenersi in piede:
ma la maga gentil le va davante
ridendo, poi che del timor savede;
e con viso giocondo la conforta,
qual aver suol chi buone nuove apporta.
48
Non temer (disse) di Ruggier, donzella,
ch vivo e sano, e come suol, tadora;
ma non gi in sua libert, che quella
pur gli ha levata il tuo nemico ancora:
et bisogno che tu monti in sella,
se brami averlo, e che mi segui or ora;
che se mi segui, io taprir la via
donde per te Ruggier libero fia.
280
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
49
E seguit, narrandole di quello
magico error che gli avea ordito Atlante:
che simulando dessa il viso bello,
che captiva parea del rio gigante,
tratto lavea ne lincantato ostello,
dove sparito poi gli era davante;
e come tarda con simile inganno
le donne e i cavallier che di l vanno.
50
A tutti par, lincantator mirando,
mirar quel che per s brama ciascuno:
donna, scudier, compagno, amico; quando
il desiderio uman non tutto uno.
Quindi il palagio van tutti cercando
con lungo affanno, e senza frutto alcuno;
e tanta la speranza e il gran disire
del ritrovar, che non ne san partire.
51
Come tu giungi (disse) in quella parte
che giace presso allincantata stanza,
verr lincantatore a ritrovarte,
che terr di Ruggiero ogni sembianza;
e ti far parer con sua malarte,
chivi lo vinca alcun di pi possanza,
acci che tu per aiutarlo vada
dove con gli altri poi ti tenga a bada.
52
Acci linganni, in che son tanti e tanti
caduti, non ti colgan, sie avertita,
che se ben di Ruggier viso e sembianti
ti parr di veder, che chieggia aita,
non gli dar fede tu; ma, come avanti
ti vien, fagli lasciar lindegna vita:
n dubitar perci che Ruggier muoia,
ma ben colui che ti d tanta noia.
281
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
53
Ti parr duro assai, ben lo conosco,
uccidere un che sembri il tuo Ruggiero:
pur non dar fede allocchio tuo, che losco
far lincanto, e celeragli il vero.
Frmati, pria chio ti conduca al bosco,
s che poi non si cangi il tuo pensiero;
che sempre di Ruggier rimarrai priva,
se lasci per vilt che l mago viva.
54
La valorosa giovane, con questa
intenzion che l fraudolente uccida,
a pigliar larme, et a seguire presta
Melissa; che sa ben quanto l fida.
Quella, or per terren culto, or per foresta,
a gran giornate e in gran fretta la guida,
cercando alleviarle tuttavia
con parlar grato la noiosa via.
55
E pi di tutti i bei ragionamenti,
spesso le repetea chuscir di lei
e di Ruggier doveano gli eccellenti
principi e gloriosi semidei.
Come a Melissa fossino presenti
tutti i secreti degli eterni di,
tutte le cose ella sapea predire,
chavean per molti seculi a venire.
56
Deh, come, o prudentissima mia scorta
(dicea alla maga linclita donzella),
molti anni prima tu mhai fatto accorta
di tanta mia viril progenie bella;
cos dalcuna donna mi conforta,
che di mia stirpe sia, salcuna in quella
metter si pu tra belle e virtuose.
E la cortese maga le rispose:
282
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
57
Da te uscir veggio le pudiche donne,
madri dimperatori e di gran regi,
reparatrici e solide colonne
de case illustri e di domni egregi;
che men degne non son ne le lor gonne,
chin arme i cavallier, di sommi pregi,
di piet, di gran cor, di gran prudenza,
di somma e incomparabil continenza.
58
E sio avr da narrarti di ciascuna
che ne la stirpe tua sia donor degna,
troppo sar; chio non ne veggio alcuna
che passar con silenzio mi convegna.
Ma ti far, tra mille, scelta duna
o di due coppie, acci cha fin ne vegna.
Ne la spelonca perch nol dicesti?
che limagini ancor vedute avresti.
59
De la tua chiara stirpe uscir quella
dopere illustri e di bei studii amica,
chio non so ben se pi leggiadra e bella
mi debba dire, o pi saggia e pudica,
liberale e magnanima Isabella,
che del bel lume suo d e notte aprica
far la terra che sul Menzo siede,
a cui la madre dOcno il nome diede:
60
dove onorato e splendido certame
avr col suo dignissimo consorte,
chi di lor pi le virt prezzi et ame,
e chi meglio apra a cortesia le porte.
Sun narrer chal Taro e nel Reame
fu a liberar da Galli Italia forte;
laltra dir: Sol perch casta visse,
Penelope non fu minor dUlisse.
283
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
61
Gran cose e molte in brevi detti accolgo
di questa donna, e pi dietro ne lasso,
che in quelli d chio mi levai dal volgo,
mi fe chiare Merlin dal cavo sasso.
E sin questo gran mar la vela sciolgo,
di lunga Tifi in navigar trapasso.
Conchiudo in somma chella avr, per dono
de la virt e del ciel, ci ch di buono.
62
Seco avr la sorella Beatrice,
a cui si converr tal nome a punto:
chessa non sol del ben che qua gi lice,
per quel che viver, toccher il punto;
ma avr forza di far seco felice
fra tutti i ricchi duci, il suo congiunto,
il qual, come ella poi lascier il mondo,
cos de linfelici andr nel fondo.
63
E Moro e Sforza e Viscontei colubri,
lei viva, formidabili saranno
da liperboree nievi ai lidi rubri,
da lIndo ai monti chal tuo mar via dnno:
lei morta, andran col regno deglInsubri,
e con grave di tutta Italia danno,
in servitute; e fia stimata, senza
costei, ventura la somma prudenza.
64
Vi saranno altre ancor, chavranno il nome
medesmo, e nasceran moltanni prima:
di chuna sorner le sacre chiome
de la corona di Pannonia opima;
unaltra, poi che le terrene some
lasciate avr, fia ne lausonio clima
collocata nel numer de le dive,
et avr incensi e imagini votive.
284
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
65
De laltre tacer; che, come ho detto,
lungo sarebbe a ragionar di tante;
ben che per s ciascuna abbia suggetto
degno, cheroica e chiara tuba cante.
Le Bianche, le Lucrezie io terr in petto,
e le Costanze e laltre, che di quante
splendide case Italia reggeranno,
reparatrici e madri ad esser hanno.
66
Pi chaltre fosser mai, le tue famiglie
saran ne le lor donne aventurose;
non dico in quella pi de le lor figlie,
che ne lalta onest de le lor spose.
E acci da te notizia anco si piglie
di questa parte che Merlin mi espose,
forse perchio l dovessi a te ridire,
ho di parlarne non poco desire.
67
E dir prima di Ricciarda, degno
esempio di fortezza e donestade:
vedova rimarr, giovane, a sdegno
di Fortuna; il che spesso ai buoni accade.
I figli, privi del paterno regno,
esuli andar vedr in strane contrade,
fanciulli in man degli aversari loro;
ma infine avr il suo male amplo ristoro.
68
De lalta stirpe dAragone antica
non tacer la splendida regina,
di cui n saggia s, n s pudica
veggio istoria lodar greca o latina,
n a cui Fortuna pi si mostri amica:
poi che sar da la Bont divina
elletta madre a parturir la bella
progenie, Alfonso, Ippolito e Isabella.
285
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
69
Costei sar la saggia Leonora,
che nel tuo felice arbore sinesta.
Che ti dir de la seconda nuora,
succeditrice prossima di questa?
Lucrezia Borgia, di cui dora in ora
la belt, la virt, la fama onesta
e la fortuna crescer, non meno
che giovin pianta in morbido terreno.
70
Qual lo stagno allargento, il rame alloro,
il campestre papavere alla rosa,
pallido salce al sempre verde alloro,
dipinto vetro a gemma preziosa;
tal a costei, chancor non nata onoro,
sar ciascuna insino a qui famosa
di singular belt, di gran prudenzia,
e dogni altra lodevole eccellenzia.
71
E sopra tutti gli altri incliti pregi
che le saranno e a viva e a morta dati,
si loder che di costumi regi
Ercole e gli altri figli avr dotati,
e dato gran principio ai ricchi fregi
di che poi sorneranno in toga e armati;
perch lodor non se ne va s in fretta,
chin nuovo vaso, o buono o rio, si metta.
72
Non voglio chin silenzio anco Renata
di Francia, nuora di costei, rimagna,
di Luigi il duodecimo Re nata,
e de leterna gloria di Bretagna.
Ogni virt chin donna mai sia stata,
di poi che l fuoco scalda e lacqua bagna,
e gira intorno il cielo, insieme tutta
per Renata adornar veggio ridutta.
286
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
73
Lungo sar che dAlda di Sansogna
narri, o de la contessa di Celano,
o di Bianca Maria di Catalogna,
o de la figlia del re sicigliano,
o de la bella Lippa da Bologna,
e daltre; che sio vo di mano in mano
venirtene dicendo le gran lode,
entro in un alto mar che non ha prode.
74
Poi che le racont la maggior parte
de la futura stirpe a suo grandagio,
pi volte e pi le replic de larte
chavea tratto Ruggier dentro al palagio.
Melissa si ferm, poi che fu in parte
vicina al luogo del vecchio malvagio;
e non le parve di venir pi inante,
acci veduta non fosse da Atlante.
75
E la donzella di nuovo consiglia
di quel che mille volte ormai lha detto.
La lascia sola; e quella oltre a dua miglia
non cavalc per un sentiero istretto,
che vide quel chal suo Ruggier simiglia;
e dui giganti di crudele aspetto
intorno avea, che lo stringean s forte,
chera vicino esser condotto a morte.
76
Come la donna in tal periglio vede
colui che di Ruggiero ha tutti i segni,
subito cangia in sospizion la fede,
subito oblia tutti i suoi bei disegni.
Che sia in odio a Melissa Ruggier crede,
per nuova ingiuria e non intesi sdegni,
e cerchi far con disusata trama
che sia morto da lei che cos lama.
287
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
77
Seco dicea: Non Ruggier costui,
che col cor sempre, et or con gli occhi veggio?
E sor non veggio e non conosco lui,
che mai veder o mai conoscer deggio?
Perch voglio io de la credenza altrui
che la veduta mia giudichi peggio?
che senza gli occhi ancor, sol per se stesso
pu il cor sentir se gli lontano o appresso.
78
Mentre che cos pensa, ode la voce
che le par di Ruggier, chieder soccorso;
e vede quello a un tempo, che veloce
sprona il cavallo e gli ralenta il morso,
e lun nemico e laltro suo feroce,
che lo segue e lo caccia a tutto corso.
Di lor seguir la donna non rimase,
che si condusse allincantate case.
79
De le quai non pi tosto entr le porte,
che fu sommersa nel commune errore.
Lo cerc tutto per vie dritte e torte
invan di su e di gi, dentro e di fuore;
n cessa notte o d, tanto era forte
lincanto: e fatto avea lincantatore,
che Ruggier vede sempre, e gli favella,
n Ruggier lei, n lui riconosce ella.
80
Ma lascin Bradamante, e non vincresca
udir che cos resti in quello incanto;
che quando sar il tempo chella nesca,
la far uscire, e Ruggiero altretanto.
Come raccende il gusto il mutar esca,
cos mi par che la mia istoria, quanto
or qua or l pi variata sia,
meno a chi ludir noiosa fia.
288
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto tredicesimo
81
Di molte fila esser bisogno parme
a condur la gran tela chio lavoro.
E per non vi spiaccia dascoltarme,
come fuor de le stanze il popul Moro
davanti al re Agramante ha preso larme,
che, molto minacciando ai Gigli doro,
lo fa assembrare ad una mostra nuova,
per saper quanta gente si ritruova.
82
Percholtre i cavallieri, oltre i pedoni
chal numero sottratti erano in copia,
mancavan capitani, e pur de buoni,
e di Spagna e di Libia e dEtiopia,
e le diverse squadre e le nazioni
givano errando senza guida propia;
per dare e capo et ordine a ciascuna,
tutto il campo alla mostra si raguna.
83
In supplimento de le turbe uccise
ne le battaglie e ne fieri conflitti,
lun signore in Ispagna, e laltro mise
in Africa, ove molti neran scritti;
e tutti alli lor ordini divise,
e sotto i duci lor gli ebbe diritti.
Differir, Signor, con grazia vostra,
ne laltro canto lordine e la mostra.
289
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
Canto 14
1
Nei molti assalti e nei crudel conflitti,
chavuti avea con Francia, Africa e Spagna,
morti erano infiniti, e derelitti
al lupo, al corvo, allaquila griffagna;
e ben che i Franchi fossero pi afflitti,
che tutta avean perduta la campagna,
pi si doleano i Saracin, per molti
principi e gran baron cheran lor tolti.
2
Ebbon vittorie cos sanguinose,
che lor poco avanz di che allegrarsi.
E se alle antique le moderne cose,
invitto Alfonso, denno assimigliarsi;
la gran vittoria, onde alle virtuose
opere vostre pu la gloria darsi,
di chaver sempre lacrimose ciglia
Ravenna debbe, a queste sassimiglia:
3
quando, cedendo Morini e Picardi,
lesercito normando e laquitano,
voi nel mezzo assaliste li stendardi
del quasi vincitor nimico ispano,
seguendo voi quei gioveni gagliardi,
che meritr con valorosa mano
quel d da voi, per onorati doni,
lelse indorate e glindorati sproni.
4
Con s animosi petti che vi fro
vicini o poco lungi al gran periglio,
crollaste s le ricche Giande doro,
s rompeste il baston giallo e vermiglio,
cha voi si deve il trionfale alloro,
che non fu guasto n sfiorato il Giglio.
Dunaltra fronde vorna anco la chioma
laver servato il suo Fabrizio a Roma.
290
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
5
La gran Colonna del nome romano,
che voi prendeste, e che servaste intera,
vi d pi onor che se di vostra mano
fosse caduta la milizia fiera,
quanta ningrassa il campo ravegnano,
e quanta se nand senza bandiera
dAragon, di Castiglia e di Navarra,
veduto non giovar spiedi n carra.
6
Quella vittoria fu pi di conforto
che dallegrezza; perch troppo pesa
contra la gioia nostra il veder morto
il capitan di Francia e de limpresa;
e seco avere una procella absorto
tanti principi illustri, cha difesa
dei regni lor, dei lor confederati,
di qua da le freddAlpi eran passati.
7
Nostra salute, nostra vita in questa
vittoria suscitata si conosce,
che difende che l verno e la tempesta
di Giove irato sopra noi non crosce:
ma n goder potiam, n farne festa,
sentendo i gran ramarichi e langosce,
chin veste bruna e lacrimosa guancia
le vedovelle fan per tutta Francia.
8
Bisogna che proveggia il re Luigi
di nuovi capitani alle sue squadre,
che per onor de laurea Fiordaligi
castighino le man rapaci e ladre,
che suore, e frati e bianchi e neri e bigi
violato hanno, e sposa e figlia e madre;
gittato in terra Cristo in sacramento,
per torgli un tabernaculo dargento.
291
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
9
O misera Ravenna, tera meglio
chal vincitor non fssi resistenza;
far cha te fosse inanzi Brescia speglio,
che tu lo fossi a Arimino e a Faenza.
Manda, Luigi, il buon Traulcio veglio,
chinsegni a questi tuoi pi continenza,
e conti lor quanti per simil torti
stati ne sian per tutta Italia morti.
10
Come di capitani bisogna ora
che l re di Francia al campo suo proveggia,
cos Marsilio et Agramante allora,
per dar buon reggimento alla sua greggia,
dai lochi dove il verno fe dimora
vuol chin campagna allordine si veggia;
perch vedendo ove bisogno sia,
guida e governo ad ogni schiera dia.
11
Marsilio prima, e poi fece Agramante
passar la gente sua schiera per schiera.
I Catalani a tutti gli altri inante
di Dorifebo van con la bandiera.
Dopo vien, senza il suo re Folvirante,
che per man di Rinaldo gi morto era,
la gente di Navarra; e lo re ispano
halle dato Isolier per capitano.
12
Balugante del popul di Leone,
Grandonio cura degli Algarbi piglia;
il fratel di Marsilio, Falsirone,
ha seco armata la minor Castiglia.
Seguon di Madarasso il gonfalone
quei che lasciato han Malaga e Siviglia,
dal mar di Gade a Cordova feconda
le verdi ripe ovunque il Beti inonda.
292
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
13
Stordilano e Tesira e Baricondo,
lun dopo laltro, mostra la sua gente:
Granata al primo, Ulisbona al secondo,
e Maiorica al terzo ubidiente.
Fu dUlisbona re (tolto dal mondo
Larbin) Tesira, di Larbin parente.
Poi vien Gallizia, che sua guida, in vece
di Maricoldo, Serpentino fece.
14
Quei di Tolledo e quei di Calatrava,
di chebbe Sinagon gi la bandiera,
con tutta quella gente che si lava
in Guadiana e bee della riviera,
laudace Matalista governava;
Bianzardin quei dAsturga in una schiera
con quei di Salamanca e di Piagenza,
dAvila, di Zamora e di Palenza.
15
Di quei di Saragosa e de la corte
del re Marsilio ha Ferra il governo:
tutta la gente ben armata e forte.
In questi Malgarino, Balinverno,
Malzarise e Morgante, chuna sorte
avea fatto abitar paese esterno;
che, poi che i regni lor lor furon tolti,
gli avea Marsilio in corte sua raccolti.
16
In questa di Marsilio il gran bastardo,
Follicon dAlmeria, con Doriconte,
Bavarte e Largalifa et Analardo,
et Archidante il sagontino conte,
e Lamirante e Langhiran gagliardo,
e Malagur chavea lastuzie pronte,
et altri et altri, di quai penso, dove
tempo sar, di far veder le pruove.
293
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
17
Poi che pass lesercito di Spagna
con bella mostra inanzi al re Agramante,
con la sua squadra apparve alla campagna
il re dOran, che quasi era gigante.
Laltra che vien, per Martasin si lagna,
il qual morto le fu da Bradamante;
e si duol chuna femina si vanti
daver ucciso il re de Garamanti.
18
Segue la terza schiera di Marmonda,
chArgosto morto abbandon in Guascogna:
a questa un capo, come alla seconda
e come anco alla quarta, dar bisogna.
Quantunque il re Agramante non abonda
di capitani, pur ne finge e sogna:
dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse,
e dove uopo ne fu, guida li messe.
19
Diede ad Arganio quei di Libicana,
che piangean morto il negro Dudrinasso.
Guida Brunello i suoi di Tingitana,
con viso nubiloso e ciglio basso;
che, poi che ne la selva non lontana
dal castel chebbe Atlante in cima al sasso,
gli fu tolto lannel da Bradamante,
caduto era in disgrazia al re Agramante:
20
e se l fratel di Ferra, Isoliero,
cha larbore legato ritrovollo,
non facea fede inanzi al re del vero,
avrebbe dato in su le forche un crollo.
Mut, a prieghi di molti, il re pensiero,
gi avendo fatto porgli il laccio al collo:
gli lo fece levar, ma riserbarlo
pel primo error; che poi giur impiccarlo:
294
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
21
s chavea causa di venir Brunello
col viso mesto e con la testa china.
Seguia poi Farurante, e dietro a quello
eran cavalli e fanti di Maurina.
Vena Libanio appresso, il re novello:
la gente era con lui di Constantina;
per che la corona e il baston doro
gli ha dato il re, che fu di Pinadoro.
22
Con la gente dEsperia Soridano,
e Dorilon ne vien con quei di Setta;
ne vien coi Nasamoni Puliano.
Quelli dAmonia il re Agricalte affretta;
Malabuferso quelli di Fizano.
Da Finadurro laltra squadra retta,
che di Canaria viene e di Marocco;
Balastro ha quei che fur del re Tardocco.
23
Due squadre, una di Mulga, una dArzilla,
seguono: e questa ha l suo signore antico;
quella n priva; e per il re sortilla,
e diella a Corineo suo fido amico.
E cos de la gente dAlmansilla,
chebbe Tanfirion, fe re Caico;
di quella di Getulia a Rimedonte.
Poi vien con quei di Cosca Balinfronte.
24
Quellaltra schiera la gente di Bolga:
suo re Clarindo, e gi fu Mirabaldo.
Vien Baliverzo, il qual vuo che tu tolga
di tutto il gregge pel maggior ribaldo.
Non credo in tutto il campo si disciolga
bandiera chabbia esercito pi saldo
de laltra, con che segue il re Sobrino,
n pi di lui prudente Saracino.
295
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
25
Quei di Bellamarina, che Gualciotto
solea guidare, or guida il re dAlgieri
Rodomonte, e di Sarza, che condotto
di nuovo avea pedoni e cavallieri;
che mentre il sol fu nubiloso sotto
il gran centauro e i corni orridi e fieri,
fu in Africa mandato da Agramante,
onde venuto era tre giorni inante.
26
Non avea il campo dAfrica pi forte,
n Saracin pi audace di costui;
e pi temean le parigine porte,
et avean pi cagion di temer lui,
che Marsilio, Agramante, e la gran corte
chavea seguito in Francia questi dui:
e pi dogni altro che facesse mostra,
era nimico de la fede nostra.
27
Vien Prusione, il re de lAlvaracchie;
poi quel de la Zumara, Dardinello.
Non so sabbiano o nottole o cornacchie,
o altro manco et importuno augello,
il qual dai tetti e da le fronde gracchie
futuro mal, predetto a questo e a quello,
che fissa in ciel nel d seguente lora
che luno e laltro in quella pugna muora.
28
In campo non aveano altri a venire,
che quei di Tremisenne e di Norizia;
n si vedea alla mostra comparire
il segno lor, n dar di s notizia.
Non sapendo Agramante che si dire,
n che pensar di questa lor pigrizia,
uno scudiero al fin gli fu condutto
del re di Tremisen, che narr il tutto.
296
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
29
E gli narr chAlzirdo e Manilardo
con molti altri de suoi giaceano al campo.
Signor (dissegli), il cavallier gagliardo
chucciso ha i nostri, ucciso avria il tuo campo,
se fosse stato a trsi via pi tardo
di me, cha pena ancor cos ne scampo.
Fa quel de cavallieri e de pedoni,
che l lupo fa di capre e di montoni.
30
Era venuto pochi giorni avante
nel campo del re dAfrica un signore;
n in Ponente era, n in tutto Levante,
di pi forza di lui, n di pi core.
Gli facea grande onore il re Agramante,
per esser costui figlio e successore
in Tartaria del re Agrican gagliardo:
suo nome era il feroce Mandricardo.
31
Per molti chiari gesti era famoso,
e di sua fama tutto il mondo empa;
ma lo facea pi daltro glorioso,
chal castel de la fata di Soria
lusbergo avea acquistato luminoso
chEttor troian port mille anni pria,
per strana e formidabile aventura,
che l ragionarne pur mette paura.
32
Trovandosi costui dunque presente
a quel parlar, alz lardita faccia;
e si dispose andare immantinente,
per trovar quel guerrier, dietro alla traccia.
Ritenne occulto il suo pensiero in mente,
o sia perch dalcun stima non faccia,
o perch tema, se l pensier palesa,
chun altro inanzi a lui pigli limpresa.
297
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
33
Allo scudier fe dimandar come era
la sopravesta di quel cavalliero.
Colui rispose: Quella tutta nera,
lo scudo nero, e non ha alcun cimiero.
E fu, Signor, la sua risposta vera,
perch lasciato Orlando avea il quartiero;
che come dentro lanimo era in doglia,
cos imbrunir di fuor vlse la spoglia.
34
Marsilio a Mandricardo avea donato
un destrier baio a scorza di castagna,
con gambe e chiome nere; et era nato
di frisa madre e dun villan di Spagna.
Sopra vi salta Mandricardo armato,
e galoppando va per la campagna;
e giura non tornare a quelle schiere,
se non truova il campion da larme nere.
35
Molta incontr de la paurosa gente
che da le man dOrlando era fuggita,
chi del figliuol, chi del fratel dolente,
chinanzi agli occhi suoi perd la vita.
Ancora la codarda e trista mente
ne la pallida faccia era sculpita;
ancor, per la paura che avuta hanno,
pallidi, muti et insensati vanno.
36
Non fe lungo camin, che venne dove
crudel spettaculo ebbe et inumano,
ma testimonio alle mirabil pruove
che fur raconte inanzi al re africano.
Or mira questi, or quelli morti, e muove,
e vuol le piaghe misurar con mano,
mosso da strana invidia chegli porta
al cavallier chavea la gente morta.
298
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
37
Come lupo o mastin chultimo giugne
al bue lasciato morto da villani,
che truova sol le corna, lossa e lugne,
del resto son sfamati augelli e cani;
riguarda invano il teschio che non ugne:
cos fa il crudel barbaro in que piani.
Per duol bestemmia, e mostra invidia immensa
che venne tardi a cos ricca mensa.
38
Quel giorno e mezzo laltro segue incerto
il cavallier dal negro, e ne domanda.
Ecco vede un pratel dombre coperto,
che s dun alto fiume si ghirlanda,
che lascia a pena un breve spazio aperto,
dove lacqua si torce ad altra banda.
Un simil luogo con girevol onda
sotto Ocricoli il Tevere circonda.
39
Dove entrar si potea, con larme indosso
stavano molti cavallieri armati.
Chiede il pagan, chi gli avea in stuol s grosso,
et a che effetto insieme ivi adunati.
Gli fe risposta il capitano, mosso
dal signoril sembiante e da fregiati
doro e di gemme arnesi di gran pregio,
che lo mostravan cavalliero egregio.
40
Dal nostro re sin (disse) di Granata
chiamati in compagnia de la figliuola,
la quale al re di Sarza ha maritata,
ben che di ci la fama ancor non vola.
Come appresso la sera racchetata
la cicaletta sia, chor sode sola,
avanti al padre fra lispane torme
la condurremo: intanto ella si dorme.
299
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
41
Colui, che tutto il mondo vilipende,
disegna di veder tosto la pruova,
se quella gente o bene o mal difende
la donna, alla cui guardia si ritruova.
Disse: Costei, per quanto se nintende,
bella; e di saperlo ora mi giova.
A llei mi mena, o falla qui venire;
chaltrove mi convien subito gire.
42
Esser per certo di pazzo solenne,
rispose il Granatin, n pi gli disse.
Ma il Tartaro a ferir tosto lo venne
con lasta bassa, e il petto gli trafisse;
che la corazza il colpo non sostenne,
e forza fu che morto in terra gisse.
Lasta ricovra il figlio dAgricane,
perch altro da ferir non gli rimane.
43
Non porta spada n baston; che quando
larme acquist, che fur dEttor troiano,
perch trov che lor mancava il brando,
gli convenne giurar (n giur invano)
che fin che non togliea quella dOrlando,
mai non porrebbe ad altra spada mano:
Durindana chAlmonte ebbe in gran stima,
e Orlando or porta, Ettor portava prima.
44
Grande lardir del Tartaro, che vada
con disvantaggio tal contra coloro,
gridando: Chi mi vuol vietar la strada?
E con la lancia si cacci tra loro.
Chi lasta abbassa, e chi tra fuor la spada;
e dognintorno subito gli fro.
Egli ne fece morire una frotta,
prima che quella lancia fosse rotta.
300
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
45
Rotta che se la vede, il gran troncone,
che resta intero, ad ambe mani afferra;
e fa morir con quel tante persone,
che non fu vista mai pi crudel guerra.
Come tra Filistei lebreo Sansone
con la mascella che lev di terra,
scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso
spenge i cavalli ai cavallieri appresso.
46
Correno a morte que miseri a gara,
n perch cada lun, laltro andar cessa;
che la maniera del morire, amara
lor par pi assai che non morte istessa.
Patir non ponno che la vita cara
tolta lor sia da un pezzo dasta fessa,
e sieno sotto alle picchiate strane
a morir giunti, come biscie o rane.
47
Ma poi cha spese lor si furo accorti
che male in ogni guisa era morire,
sendo gi presso alli duo terzi morti,
tutto lavanzo cominci a fuggire.
Come del proprio aver via se gli porti,
il Saracin crudel non pu patire
chalcun di quella turba sbigottita
da lui partir si debba con la vita.
48
Come in palude asciutta dura poco
stridula canna, o in campo rrida stoppia
contra il soffio di borea e contra il fuoco
che l cauto agricultore insieme accoppia,
quando la vaga fiamma occupa il loco,
e scorre per li solchi, e stride e scoppia;
cos costor contra la furia accesa
di Mandricardo fan poca difesa.
301
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
49
Poscia chegli restar vede lentrata,
che mal guardata fu, senza custode;
per la via che di nuovo era segnata
ne lerba, e al suono dei ramarchi chode,
viene a veder la donna di Granata,
se di bellezze pari alle sue lode:
passa tra i corpi de la gente morta,
dove gli d, torcendo, il fiume porta.
50
E Doralice in mezzo il prato vede
(che cos nome la donzella avea),
la qual, suffolta da lantico piede
dun frassino silvestre, si dolea.
Il pianto, come un rivo che succede
di viva vena, nel bel sen cadea;
e nel bel viso si vedea che insieme
de laltrui mal si duole, e del suo teme.
51
Crebbe il timor, come venir lo vide
di sangue brutto e con faccia empia e oscura,
e l grido sin al ciel laria divide,
di s e de la sua gente per paura;
che, oltre i cavallier, verano guide
che de la bella infante aveano cura,
maturi vecchi, e assai donne e donzelle
del regno di Granata, e le pi belle.
52
Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna,
e cha nel pianto (or chesser de nel riso?)
tesa dAmor linestricabil ragna;
non sa se vive o in terra o in paradiso:
n de la sua vittoria altro guadagna,
se non che in man de la sua prigioniera
si d prigione, e non sa in qual maniera.
302
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
53
A llei per non si concede tanto,
che del travaglio suo le doni il frutto;
ben che piangendo ella dimostri, quanto
possa donna mostrar, dolore e lutto.
Egli, sperando volgerle quel pianto
in sommo gaudio, era disposto al tutto
menarla seco; e sopra un bianco ubino
montar la fece, e torn al suo camino.
54
Donne e donzelle e vecchi et altra gente,
cheran con lei venuti di Granata,
tutti licenzi benignamente,
dicendo: Assai da me fia accompagnata;
io mastro, io balia, io le sar sergente
in tutti i suoi bisogni: a Dio, brigata.
Cos, non gli possendo far riparo,
piangendo e sospirando se nandaro;
55
tra lor dicendo: Quanto doloroso
ne sar il padre, come il caso intenda!
quanta ira, quanto duol ne avr il suo sposo!
oh come ne far vendetta orrenda!
Deh, perch a tempo tanto bisognoso
non qui presso a far che costui renda
il sangue illustre del re Stordilano,
prima che se lo porti pi lontano?
56
De la gran preda il Tartaro contento,
che fortuna e valor gli ha posta inanzi,
di trovar quel dal negro vestimento
non par chabbia la fretta chavea dianzi.
Correva dianzi: or viene adagio e lento;
e pensa tuttavia dove si stanzi,
dove ritruovi alcun commodo loco,
per esalar tanto amoroso foco.
303
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
57
Tuttavolta conforta Doralice,
chavea di pianto e gli occhi e l viso molle:
compone e finge molte cose, e dice
che per fama gran tempo ben le volle;
e che la patria, e il suo regno felice
che l nome di grandezza agli altri tolle,
lasci, non per vedere o Spagna o Francia,
ma sol per contemplar sua bella guancia.
58
Se per amar, luom debbe essere amato,
merito il vostro amor; che vho amatio:
se per stirpe, di me chi meglio nato?
che l possente Agrican fu il padre mio:
se per richezza, chi ha di me pi stato?
che di dominio io cedo solo a Dio:
se per valor, credo oggi aver esperto
chessere amato per valore io merto.
59
Queste parole et altre assai, chAmore
a Mandricardo di sua bocca ditta,
van dolcemente a consolare il core
de la donzella di paura afflitta.
Il timor cessa, e poi cessa il dolore
che le avea quasi lanima trafitta.
Ella comincia con pi pazienza
a dar pi grata al nuovo amante udienza;
60
poi con risposte pi benigne molto
a mostrarsegli affabile e cortese,
e non negargli di fermar nel volto
talor le luci di pietade accese:
onde il pagan, che da lo stral fu colto
altre volte dAmor, certezza prese,
non che speranza, che la donna bella
non saria a suo desir sempre ribella.
304
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
61
Con questa compagnia lieto e gioioso,
che s gli satisf, s gli diletta,
essendo presso allora cha riposo
la fredda notte ogni animale alletta,
vedendo il sol gi basso e mezzo ascoso,
comminci a cavalcar con maggior fretta;
tanto chud sonar zuffoli e canne,
e vide poi fumar ville e capanne.
62
Erano pastorali alloggiamenti,
miglior stanza e pi commoda, che bella.
Quivi il guardian cortese degli armenti
onor il cavalliero e la donzella,
tanto che si chiamr da lui contenti;
che non pur per cittadi e per castella,
ma per tugurii ancora e per fenili
spesso si trovan gli uomini gentili.
63
Quel che fosse dipoi fatto alloscuro
tra Doralice e il figlio dAgricane,
a punto racontar non massicuro;
s chal giudicio di ciascun rimane.
Creder si pu che ben daccordo furo;
che si levr pi allegri la dimane,
e Doralice ringrazi il pastore,
che nel suo albergo lavea fatto onore.
64
Indi duno in un altro luogo errando,
si ritrovaro al fin sopra un bel fiume
che con silenzio al mar va declinando,
e se vada o se stia, mal si prosume;
limpido e chiaro s, chin lui mirando,
senza contesa al fondo porta il lume.
In ripa a quello, a una fresca ombra e bella,
trovr dui cavallieri e una donzella.
305
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
65
Or lalta fantasia, chun sentier solo
non vuol chi segua ognor, quindi mi guida,
e mi ritorna ove il moresco stuolo
assorda di rumor Francia e di grida,
dintorno il padiglione ove il figliuolo
del re Troiano il santo Imperio sfida,
e Rodomonte audace se gli vanta
arder Parigi e spianar Roma santa.
66
Venuto ad Agramante era allorecchio,
che gi lInglesi avean passato il mare:
per Marsilio e il re del Garbo vecchio
e gli altri capitan fece chiamare.
Consiglian tutti a far grande apparecchio,
s che Parigi possino espugnare.
Ponno esser certi che pi non sespugna,
se nol fan prima che laiuto giugna.
67
Gi scale innumerabili per questo
da luoghi intorno avea fatto raccorre,
et asse e travi, e vimine contesto,
che lo poteano a diversi usi porre;
e navi e ponti: e pi facea che l resto,
il primo e il secondo ordine disporre
a dar lassalto; et egli vuol venire
tra quei che la citt denno assalire.
68
Limperatore il d che l d precesse
de la battaglia, fe dentro a Parigi
per tutto celebrare uffici e messe
a preti, a frati bianchi, neri e bigi;
e le gente che dianzi eran confesse,
e di man tolte aglinimici stigi,
tutti communicr, non altramente
chavessino a morire il d seguente.
306
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
69
Et egli tra baroni e paladini,
principi et oratori, al maggior tempio
con molta religione a quei divini
atti intervenne, e ne di agli altri esempio.
Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,
disse: Signor, ben chio sia iniquo et empio,
non voglia tua bont, pel mio fallire,
che l tuo popul fedele abbia a patire.
70
E se gli tuo voler chegli patisca,
e chabbia il nostro error degni supplci,
almen la punizion si differisca
s, che per man non sia de tuoi nemici;
che quando lor duccider noi sortisca,
che nome avemo pur desser tuo amici,
i pagani diran che nulla puoi,
che perir lasci i partigiani tuoi.
71
E per un che ti sia fatto ribelle,
cento ti si faran per tutto il mondo;
tal che la legge falsa di Babelle
caccier la tua fede e porr al fondo.
Difendi queste genti, che son quelle
che l tuo sepulcro hanno purgato e mondo
da brutti cani, e la tua santa Chiesa
con li vicarii suoi spesso difesa.
72
So che i meriti nostri atti non sono
a satisfare al debito dunoncia;
n devemo sperar da te perdono,
se riguardiamo a nostra vita sconcia:
ma se vi aggiugni di tua grazia il dono,
nostra ragion fia ragguagliata e concia;
n del tuo aiuto disperar possiamo,
qualor di tua piet ci ricordiamo.
307
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
73
Cos dicea limperator devoto,
con umiltade e contrizion di core.
Giunse altri prieghi e convenevol voto
al gran bisogno e allalto suo splendore.
Non fu il caldo pregar deffetto vto;
per che l genio suo, langel migliore,
i prieghi tolse, e spieg al ciel le penne,
et a narrare al Salvator li venne.
74
E furo altri infiniti in quello instante
da tali messaggier portati a Dio;
che come gli ascoltr lanime sante,
dipinte di pietade il viso pio,
tutte miraro il sempiterno Amante,
e gli mostraro il commun lor disio,
che la giusta orazion fosse esaudita
del populo cristian che chiedea aita.
75
E la Bont ineffabile, chinvano
non fu pregata mai da cor fedele,
leva gli occhi pietosi, e fa con mano
cenno che venga a s langel Michele.
Va (gli disse) allesercito cristiano
che dianzi in Picardia cal le vele,
e al muro di Parigi lappresenta
s, che l campo nimico non lo senta.
76
Truova prima il Silenzio, e da mia parte
gli di che teco a questa impresa venga;
chegli ben proveder con ottima arte
sapr di quanto proveder convenga.
Fornito questo, subito va in parte
dove il suo seggio la Discordia tenga:
dille che lesca e il fucil seco prenda,
e nel campo de Mori il fuoco accenda;
308
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
77
e tra quei che vi son detti pi forti
sparga tante zizzanie e tante liti,
che combattano insieme; et altri morti,
altri ne sieno presi, altri feriti,
e fuor del campo altri lo sdegno porti,
s che il lor re poco di lor saiti.
Non replica a tal detto altra parola
il benedetto augel, ma dal ciel vola.
78
Dovunque drizza Michel angel lale,
fuggon le nubi, e torna il ciel sereno.
Gli gira intorno un aureo cerchio, quale
veggin di notte lampeggiar baleno.
Seco pensa tra via, dove si cale
il celeste corrier per fallir meno
a trovar quel nimico di parole,
a cui la prima commission far vuole.
79
Vien scorrendo ovegli abiti, ovegli usi;
e se accordaro infin tutti i pensieri,
che de frati e de monachi rinchiusi
lo pu trovare in chiese e in monasteri,
dove sono i parlari in modo esclusi,
che l Silenzio, ove cantano i salteri,
ove dormeno, ove hanno la piatanza,
e finalmente scritto in ogni stanza.
80
Credendo quivi ritrovarlo, mosse
con maggior fretta le dorate penne;
e di veder chancor Pace vi fosse,
Quiete e Carit, sicuro tenne.
Ma da la opinion sua ritrovosse
tosto ingannato, che nel chiostro venne:
non Silenzio quivi; e gli fu ditto
che non vabita pi, fuor che in iscritto.
309
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
81
N Piet, n Quiete, n Umiltade,
n quivi Amor, n quivi Pace mira.
Ben vi fur gi, ma ne lantiqua etade;
che le caccir Gola, Avarizia et Ira,
Superbia, Invidia, Inerzia e Crudeltade.
Di tanta novit langel si ammira:
and guardando quella brutta schiera,
e vide chanco la Discordia vera.
82
Quella che gli avea detto il Padre eterno,
dopo il Silenzio, che trovar dovesse.
Pensato avea di far la via dAverno,
che si credea che tra dannati stesse;
e ritrovolla in questo nuovo inferno
(chi l crederia?) tra santi ufficii e messe.
Par di strano a Michel chella vi sia,
che per trovar credea di far gran via.
83
La conobbe al vestir di color cento,
fatto a liste inequali et infinite,
chor la cuoprono or no; che i passi e l vento
le gano aprendo, cherano sdrucite.
I crini avea qual doro e qual dargento,
e neri e bigi, e aver pareano lite;
altri in treccia, altri in nastro eran raccolti,
molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.
84
Di citatorie piene e di libelli,
dessamine e di carte di procure
avea le mani e il seno, e gran fastelli
di chiose, di consigli e di letture;
per cui le facult de poverelli
non sono mai ne le citt sicure.
Avea dietro e dinanzi e dambi i lati,
notai, procuratori et avocati.
310
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
85
La chiama a s Michele, e le commanda
che tra i pi forti Saracini scenda,
e cagion truovi, che con memoranda
ruina insieme a guerreggiar gli accenda.
Poi del Silenzio nuova le domanda:
facilmente esser pu chessa nintenda,
s come quella chaccendendo fochi
di qua e di l, va per diversi lochi.
86
Rispose la Discordia: Io non ho a mente
in alcun loco averlo mai veduto:
udito lho ben nominar sovente,
e molto commendarlo per astuto.
Ma la Fraude, una qui di nostra gente,
che compagnia talvolta gli ha tenuto,
penso che dir te ne sapr novella;
e verso una alz il dito, e disse: E quella.
87
Avea piacevol viso, abito onesto,
un umil volger docchi, un andar grave,
un parlar s benigno e s modesto,
che parea Gabriel che dicesse: Ave.
Era brutta e deforme in tutto il resto:
ma nascondea queste fattezze prave
con lungo abito e largo; e sotto quello,
attosicato avea sempre il coltello.
88
Domanda a costei langelo, che via
debba tener, s che l Silenzio truove.
Disse la Fraude: Gi costui solia
fra virtudi abitare, e non altrove,
con Benedetto e con quelli dElia
ne le badie, quando erano ancor nuove:
fe ne le scuole assai de la sua vita
al tempo di Pitagora e dArchita.
311
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
89
Mancati quei filosofi e quei santi
che lo solean tener pel camin ritto,
dagli onesti costumi chavea inanti,
fece alle sceleraggini tragitto.
Comminci andar la notte con gli amanti,
indi coi ladri, e fare ogni delitto.
Molto col Tradimento egli dimora:
veduto lho con lOmicidio ancora.
90
Con quei che falsan le monete ha usanza
di ripararsi in qualche buca scura.
Cos spesso compagni muta e stanza,
che l ritrovarlo ti saria ventura;
ma pur ho dinsegnartelo speranza:
se darrivare a mezza notte hai cura
alla casa del Sonno, senza fallo
potrai (che quivi dorme) ritrovallo.
91
Ben che soglia la Fraude esser bugiarda,
pur tanto il suo dir simile al vero,
che langelo le crede; indi non tarda
a volarsene fuor del monastero.
Tempra il batter de lale, e studia e guarda
giungere in tempo al fin del suo sentiero,
challa casa del Sonno (che ben dove
era sapea) questo Silenzio truove.
92
Giace in Arabia una valletta amena,
lontana da cittadi e da villaggi,
challombra di duo monti tutta piena
dantiqui abeti e di robusti faggi.
Il sole indarno il chiaro d vi mena;
che non vi pu mai penetrar coi raggi,
s gli la via da folti rami tronca:
e quivi entra sotterra una spelonca.
312
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
93
Sotto la negra selva una capace
e spaziosa grotta entra nel sasso,
di cui la fronte ledera seguace
tutta aggirando va con storto passo.
In questo albergo il grave Sonno giace;
lOzio da un canto corpulento e grasso,
da laltro la Pigrizia in terra siede,
che non pu andare, e mal reggersi in piede.
94
Lo smemorato Oblio sta su la porta:
non lascia entrar, n riconosce alcuno;
non ascolta imbasciata, n riporta;
e parimente tien cacciato ognuno.
Il Silenzio va intorno, e fa la scorta:
ha le scarpe di feltro, e l mantel bruno;
et a quanti nincontra, di lontano,
che non debban venir, cenna con mano.
95
Se gli accosta allorecchio, e pianamente
langel gli dice: Dio vuol che tu guidi
a Parigi Rinaldo con la gente
che per dar, mena, al suo signor sussidi:
ma che lo facci tanto chetamente,
chalcun de Saracin non oda i gridi;
s che pi tosto che ritruovi il calle
la Fama davisar, gli abbia alle spalle.
96
Altrimente il Silenzio non rispose,
che col capo accennando che faria;
e dietro ubidiente se gli pose;
e furo al primo volo in Picardia.
Michel mosse le squadre coraggiose,
e fe lor breve un gran tratto di via;
s che in un d a Parigi le condusse,
n alcun savide che miracol fusse.
313
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
97
Discorreva il Silenzio, e tuttavolta,
e dinanzi alle squadre e dognintorno,
facea girare unalta nebbia in volta,
et avea chiaro ognaltra parte il giorno;
e non lasciava questa nebbia folta,
che sudisse di fuor tromba n corno:
poi nand tra pagani, e men seco
un non so che, chognun fe sordo e cieco.
98
Mentre Rinaldo in tal fretta vena,
che ben parea da langelo condotto,
e con silenzio tal, che non sudia
nel campo saracin farsene motto;
il re Agramante avea la fanteria
messo ne borghi di Parigi, e sotto
le minacciate mura in su la fossa,
per far quel d lestremo di sua possa.
99
Chi pu contar lesercito che mosso
questo d contra Carlo ha l re Agramante,
conter ancora in su lombroso dosso
del silvoso Apennin tutte le piante;
dir quante onde, quando il mar pi grosso,
bagnano i piedi al mauritano Atlante;
e per quanti occhi il ciel le furtive opre
degli amatori a mezza notte scuopre.
100
Le campane si sentono a martello
di spessi colpi e spaventosi tocche;
si vede molto, in questo tempio e in quello,
alzar di mano e dimenar di bocche.
Se l tesoro paresse a Dio s bello,
come alle nostre openioni sciocche,
questo era il d che l santo consistoro
fatto avria in terra ogni sua statua doro.
314
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
101
Sodon ramaricare i vecchi giusti,
che serano serbati in quelli affanni,
e nominar felici i sacri busti
composti in terra gi molti e moltanni.
Ma gli animosi gioveni robusti
che miran poco i lor propinqui danni,
sprezzando le ragion de pi maturi,
di qua di l vanno correndo a muri.
102
Quivi erano baroni e paladini,
re, duci, cavallier, marchesi e conti,
soldati forestieri e cittadini,
per Cristo e pel suo onore a morir pronti;
che per uscire adosso ai Saracini,
pregan limperator chabbassi i ponti.
Gode egli di veder lanimo audace,
ma di lasciarli uscir non li compiace.
103
E li dispone in oportuni lochi,
per impedire ai barbari la via:
l si contenta che ne vadan pochi,
qua non basta una grossa compagnia;
alcuni han cura maneggiare i fuochi,
le machine altri, ove bisogno sia.
Carlo di qua di l non sta mai fermo:
va soccorrendo, e fa per tutto schermo.
104
Siede Parigi in una gran pianura,
ne lombilico a Francia, anzi nel core;
gli passa la riviera entro le mura,
e corre, et esce in altra parte fuore.
Ma fa unisola prima, e vassicura
de la citt una parte, e la migliore;
laltre due (chin tre parti la gran terra)
di fuor la fossa, e dentro il fiume serra.
315
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
105
Alla citt, che molte miglia gira,
da molte parti si pu dar battaglia:
ma perch sol da un canto assalir mira,
n volentier lesercito sbarraglia,
oltre il fiume Agramante si ritira
verso ponente, acci che quindi assaglia;
per che n cittade n campagna
ha dietro, se non sua, fin alla Spagna.
106
Dovunque intorno il gran muro circonda,
gran munizioni avea gi Carlo fatte,
fortificando dargine ogni sponda
con scannafossi dentro e case matte;
onde entra ne la terra, onde esce londa,
grossissime catene aveva tratte:
ma fece, pi chaltrove, provedere
l dove avea pi causa di temere.
107
Con occhi dArgo il figlio di Pipino
previde ove assalir dovea Agramante;
e non fece disegno il Saracino,
a cui non fosse riparato inante.
Con Ferra, Isoliero, Serpentino,
Grandonio, Falsirone e Balugante,
e con ci che di Spagna avea menato,
rest Marsilio alla campagna armato.
108
Sobrin gli era a man manca in ripa a Senna,
con Pulian, con Dardinel dAlmonte,
col re dOran, chesser gigante accenna,
lungo sei braccia dai piedi alla fronte.
Deh perch a muover men son io la penna,
che quelle genti a muover larme pronte?
che l re di Sarza, pien dira e di sdegno,
grida e bestemmia, e non pu star pi a segno.
316
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
109
Come assalire o vasi pastorali,
o le dolci reliquie de convivi
soglion con rauco suon di stridule ali
le impronte mosche a caldi giorni estivi;
come li storni a rosseggianti pali
vanno de mature uve: cos quivi,
empiendo il ciel di grida e di rumori,
veniano a dare il fiero assalto i Mori.
110
Lesercito cristian sopra le mura
con lancie, spade e scure e pietre e fuoco
difende la citt senza paura,
e il barbarico orgoglio estima poco;
e dove Morte uno et un altro fura,
non chi per vilt ricusi il loco.
Tornano i Saracin gi ne le fosse
a furia di ferite e di percosse.
111
Non ferro solamente vi sadopra,
ma grossi massi, e merli integri e saldi,
e muri dispiccati con moltopra,
tetti di torri, e gran pezzi di spaldi.
Lacque bollenti che vengon di sopra,
portano a Mori insupportabil caldi;
e male a questa pioggia si resiste,
chentra per gli elmi, e fa acciecar le viste.
112
E questa pi nocea che l ferro quasi:
or che de far la nebbia di calcine?
or che doveano far li ardenti vasi
con olio e zolfo e peci e trementine?
I cerchii in munizion non son rimasi,
che dognintorno hanno di fiamma il crine:
questi, scagliati per diverse bande,
mettono a Saracini aspre ghirlande.
317
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
113
Intanto il re di Sarza avea cacciato
sotto le mura la schiera seconda,
da Buraldo, da Ormida accompagnato,
quel Garamante, e questo di Marmonda.
Clarindo e Soridan gli sono allato,
n par che l re di Setta si nasconda;
segue il re di Marocco e quel di Cosca,
ciascun perch il valor suo si conosca.
114
Ne la bandiera, ch tutta vermiglia,
Rodomonte di Sarza il leon spiega,
che la feroce bocca ad una briglia
che gli pon la sua donna, aprir non niega.
Al leon se medesimo assimiglia;
e per la donna che lo frena e lega,
la bella Doralice ha figurata,
figlia di Stordilan re di Granata:
115
quella che tolto avea, come io narrava,
re Mandricardo, e dissi dove e a cui.
Era costei che Rodomonte amava
pi che l suo regno e pi che gli occhi sui;
e cortesia e valor per lei mostrava,
non gi sapendo chera in forza altrui:
se saputo lavesse, allora allora
fatto avria quel che fe quel giorno ancora.
116
Sono appoggiate a un tempo mille scale,
che non han men di dua per ogni grado.
Spinge il secondo quel chinanzi sale;
che l terzo lui montar fa suo mal grado.
Chi per virt, chi per paura vale:
convien chognun per forza entri nel guado;
che qualunche sadagia, il re dAlgiere,
Rodomonte crudele, uccide o fere.
318
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
117
Ognun dunque si sforza di salire
tra il fuoco e le ruine in su le mura.
Ma tutti gli altri guardano, se aprire
veggiano passo ove sia poca cura:
sol Rodomonte sprezza di venire,
se non dove la via meno sicura.
Dove nel caso disperato e rio
gli altri fan voti, egli bestemmia Dio.
118
Armato era dun forte e duro usbergo,
che fu di drago una scagliosa pelle.
Di questo gi si cinse il petto e l tergo
quello avol suo chedific Babelle,
e si pens cacciar de laureo albergo,
e trre a Dio il governo de le stelle:
lelmo e lo scudo fece far perfetto,
e il brando insieme; e solo a questo effetto.
119
Rodomonte non gi men di Nembrotte
indomito, superbo e furibondo,
che dire al ciel non tarderebbe a notte,
quando la strada si trovasse al mondo,
quivi non sta a mirar sintere o rotte
sieno le mura, o sabbia lacqua fondo:
passa la fossa, anzi la corre e vola,
ne lacqua e nel pantan fin alla gola.
120
Di fango brutto, e molle dacqua vanne
tra il foco e i sassi e gli archi e le balestre,
come andar suol tra le palustri canne
de la nostra Mallea porco silvestre,
che col petto, col grifo e con le zanne
fa, dovunque si volge, ample finestre.
Con lo scudo alto il Saracin sicuro
ne vien sprezzando il ciel, non che quel muro.
319
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
121
Non s tosto allasciutto Rodomonte,
che giunto si sent su le bertresche
che dentro alla muraglia facean ponte
capace e largo alle squadre francesche.
Or si vede spezzar pi duna fronte,
far chieriche maggior de le fratesche,
braccia e capi volare; e ne la fossa
cader da muri una fiumana rossa.
122
Getta il pagan lo scudo, e a duo man prende
la crudel spada, e giunge il duca Arnolfo.
Costui vena di l dove discende
lacqua del Reno nel salato golfo.
Quel miser contra lui non si difende
meglio che faccia contra il fuoco il zolfo;
e cade in terra, e d lultimo crollo,
dal capo fesso un palmo sotto il collo.
123
Uccise di rovescio in una volta
Anselmo, Oldrado, Spineloccio e Prando:
il luogo stretto e la gran turba folta
fece girar s pienamente il brando.
Fu la prima metade a Fiandra tolta,
laltra scemata al populo normando.
Divise appresso da la fronte al petto,
et indi al ventre, il maganzese Orghetto.
124
Getta da merli Andropono e Moschino
gi ne la fossa: il primo sacerdote;
non adora il secondo altro che l vino,
e le bigonce a un sorso nha gi vuote.
Come veneno e sangue viperino
lacque fuggia quanto fuggir si puote:
or quivi muore; e quel che pi lannoia,
l sentir che ne lacqua se ne muoia.
320
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
125
Tagli in due parti il provenzal Luigi,
e pass il petto al tolosano Arnaldo.
Di Torse Oberto, Claudio, Ugo e Dionigi
mandr lo spirto fuor col sangue caldo;
e presso a questi, quattro da Parigi,
Gualtiero, Satallone, Odo et Ambaldo,
et altri molti: et io non saprei come
di tutti nominar la patria e il nome.
126
La turba dietro a Rodomonte presta
le scale appoggia, e monta in pi dun loco.
Quivi non fanno i Parigin pi testa;
che la prima difesa lor val poco.
San ben chagli nemici assai pi resta
dentro da fare, e non lavran da gioco;
perch tra il muro e largine secondo
discende il fosso orribile e profondo.
127
Oltra che i nostri facciano difesa
dal basso allalto, e mostrino valore;
nuova gente succede alla contesa
sopra lerta pendice interiore,
che fa con lancie e con saette offesa
alla gran moltitudine di fuore,
che credo ben, che saria stata meno,
se non vera il figliuol del re Ulieno.
128
Egli questi conforta, e quei riprende,
e lor mal grado inanzi se gli caccia:
ad altri il petto, ad altri il capo fende,
che per fuggir veggia voltar la faccia.
Molti ne spinge et urta; alcuni prende
pei capelli, pel collo e per le braccia:
e sozzopra l gi tanti ne getta,
che quella fossa a capir tutti stretta.
321
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
129
Mentre lo stuol de barbari si cala,
anzi trabocca al periglioso fondo,
et indi cerca per diversa scala
di salir sopra largine secondo;
il re di Sarza (come avesse unala
per ciascun de suoi membri) lev il pondo
di s gran corpo e con tantarme indosso,
e netto si lanci di l dal fosso.
130
Poco era men di trenta piedi, o tanto,
et egli il pass destro come un veltro,
e fece nel cader strepito, quanto
avesse avuto sotto i piedi il feltro:
et a questo et a quello affrappa il manto,
come sien larme di tenero peltro,
e non di ferro, anzi pur sien di scorza:
tal la sua spada, e tanta la sua forza!
131
In questo tempo i nostri, da chi tese
linsidie son ne la cava profonda,
che vhan scope e fascine in copia stese,
intorno a quai di molta pece abonda
(n per alcuna si vede palese,
ben che n piena luna e laltra sponda
dal fondo cupo insino allorlo quasi),
e senza fin vhanno appiattati vasi,
132
qual con salnitro, qual con oglio, quale
con zolfo, qual con altra simil esca;
i nostri in questo tempo, perch male
ai Saracini il folle ardir riesca,
cheran nel fosso, e per diverse scale
credean montar su lultima bertresca;
udito il segno da oportuni lochi,
di qua e di l fenno avampare i fochi.
322
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quattordicesimo
133
Torn la fiamma sparsa, tutta in una,
che tra una ripa e laltra ha l tutto pieno;
e tanto ascende in alto, challa luna
pu dappresso asciugar lumido seno.
Sopra si volve oscura nebbia e bruna,
che l sole adombra, e spegne ogni sereno.
Sentesi un scoppio in un perpetuo suono,
simile a un grande e spaventoso tuono.
134
Aspro concento, orribile armonia
dalte querele, dululi e di strida
de la misera gente che peria
nel fondo per cagion de la sua guida,
istranamente concordar sudia
col fiero suon de la fiamma omicida.
Non pi, Signor, non pi di questo canto;
chio son gi rauco, e vo posarmi alquanto.
323
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
Canto 15
1
Fu il vincer sempremai laudabil cosa,
vincasi o per fortuna o per ingegno:
gli ver che la vittoria sanguinosa
spesso far suole il capitan men degno;
e quella eternamente gloriosa,
e dei divini onori arriva al segno,
quando, servando i suoi senza alcun danno,
si fa che glinimici in rotta vanno.
2
La vostra, Signor mio, fu degna loda,
quando al Leone, in mar tanto feroce,
chavea occupata luna e laltra proda
del Po, da Francolin sin alla foce,
faceste s, chancor che ruggir loda,
sio vedr voi, non tremer alla voce.
Come vincer si de, ne dimostraste;
chuccideste i nemici, e noi salvaste.
3
Questo il pagan, troppo in suo danno audace,
non seppe far; che i suoi nel fosso spinse,
dove la fiamma subita e vorace
non perdon ad alcun, ma tutti estinse.
A tanti non saria stato capace
tutto il gran fosso, ma il fuoco restrinse,
restrinse i corpi e in polve li ridusse,
acci chabile a tutti il luogo fusse.
4
Undici mila et otto sopra venti
si ritrovr ne laffocata buca,
che verano discesi mal contenti;
ma cos volle il poco saggio duca.
Quivi fra tanto lume or sono spenti,
e la vorace fiamma li manuca:
e Rodomonte, causa del mal loro,
se ne va esente da tanto martoro;
324
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
5
che tra nemici alla ripa pi interna
era passato dun mirabil salto.
Se con gli altri scendea ne la caverna,
questo era ben il fin dogni suo assalto.
Rivolge gli occhi a quella valle inferna;
e quando vede il fuoco andar tantalto,
e di sua gente il pianto ode e lo strido,
bestemmia il ciel con spaventoso grido.
6
Intanto il re Agramante mosso avea
impetuoso assalto ad una porta;
che, mentre la crudel battaglia ardea
quivi ove tanta gente afflitta e morta,
quella sprovista forse esser credea
di guardia, che bastasse alla sua scorta.
Seco era il re dArzilla Bambirago,
e Baliverzo, dogni vizio vago;
7
e Corineo di Mulga, e Prusione,
il ricco re de lIsole beate;
Malabuferso che la regione
tien di Fizan, sotto continua estate;
altri signori et altre assai persone
esperte ne la guerra e bene armate;
e molti ancor senza valore e nudi,
che l cor non sarmerian con mille scudi.
8
Trov tutto il contrario al suo pensiero
in questa parte il re de Saracini:
perch in persona il capo de lImpero
vera, re Carlo, e de suoi paladini,
re Salamone et il danese Ugiero,
et ambo i Guidi et ambo gli Angelini,
e l duca di Bavera e Ganelone,
e Berlengier e Avolio e Avino e Otone;
325
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
9
gente infinita poi di minor conto,
de Franchi, de Tedeschi e de Lombardi,
presente il suo signor, ciascuno pronto
a farsi riputar fra i pi gagliardi.
Di questo altrove io vo rendervi conto;
chad un gran duca forza chio riguardi,
il qual mi grida, e di lontano accenna,
e priega chio nol lasci ne la penna.
10
Gli tempo chio ritorni ove lasciai
laventuroso Astolfo dInghilterra,
che l lungo esilio avendo in odio ormai,
di desiderio ardea de la sua terra;
come gli navea data pur assai
speme colei chAlcina vinse in guerra.
Ella di rimandarvilo avea cura
per la via pi espedita e pi sicura.
11
E cos una galea fu apparechiata,
di che miglior mai non solc marina;
e perch ha dubbio pur tutta fiata,
che non gli turbi il suo viaggio Alcina,
vuol Logistilla che con forte armata
Andronica ne vada e Sofrosina,
tanto che nel mar dArabi, o nel golfo
de Persi, giunga a salvamento Astolfo.
12
Pi tosto vuol che volteggiando rada
gli Sciti e glIndi e i regni nabatei,
e torni poi per cos lunga strada
a ritrovare i Persi e gli Eritrei;
che per quel boreal pelago vada,
che turban sempre iniqui venti e rei,
e s, qualche stagion, pover di sole,
che starne senza alcuni mesi suole.
326
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
13
La fata, poi che vide acconcio il tutto,
diede licenzia al duca di partire,
avendol prima ammaestrato e instrutto
di cose assai, che fra lungo a dire;
e per schivar che non sia pi ridutto
per arte maga, onde non possa uscire,
un bello et util libro gli avea dato,
che per suo amore avesse ognora allato.
14
Come luom riparar debba aglincanti
mostra il libretto che costei gli diede:
dove ne tratta o pi dietro o pi inanti,
per rubrica e per indice si vede.
Un altro don gli fece ancor, che quanti
doni fur mai, di gran vantaggio eccede:
e questo fu dorribil suono un corno,
che fa fugire ognun che lode intorno.
15
Dico che l corno di s orribil suono,
chovunque soda, fa fuggir la gente:
non pu trovarsi al mondo un cor s buono,
che possa non fuggir come lo sente:
rumor di vento e di termuoto, e l tuono,
a par del suon di questo, era niente.
Con molto riferir di grazie, prese
da la fata licenzia il buono Inglese.
16
Lasciando il porto e londe pi tranquille,
con felice aura challa poppa spira,
sopra le ricche e populose ville
de lodorifera India il duca gira,
scoprendo a destra et a sinistra mille
isole sparse; e tanto va, che mira
la terra di Tomaso, onde il nocchiero
pi a tramontana poi volge il sentiero.
327
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
17
Quasi radendo laurea Chersonesso,
la bella armata il gran pelago frange:
e costeggiando i ricchi liti, spesso
vede come nel mar biancheggi il Gange;
e Traprobane vede, e Cori appresso;
e vede il mar che fra i duo liti sange.
Dopo gran via furo a Cochino, e quindi
usciro fuor dei termini deglIndi.
18
Scorrendo il duca il mar con s fedele
e s sicura scorta, intender vuole,
e ne domanda Andronica, se de le
parti chan nome dal cader del sole,
mai legno alcun che vada a remi e a vele,
nel mare orientale apparir suole;
e sandar pu senza toccar mai terra,
chi dIndia scioglia, in Francia o in Inghilterra.
19
Tu di sapere (Andronica risponde)
che dognintorno il mar la terra abbraccia;
e van luna ne laltra tutte londe,
sia dove bolle o dove il mar saggiaccia;
ma perch qui davante si difonde,
e sotto il mezzod molto si caccia
la terra dEtiopia, alcuno ha detto
cha Nettunno ir pi inanzi ivi interdetto.
20
Per questo dal nostro indico levante
nave non che per Europa scioglia;
n si muove dEuropa navigante
chin queste nostre parti arrivar voglia.
Il ritrovarsi questa terra avante,
e questi e quelli al ritornare invoglia;
che credeno, veggendola s lunga,
che con laltro emisperio si congiunga.
328
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
21
Ma volgendosi gli anni, io veggio uscire
da lestreme contrade di ponente
nuovi Argonauti e nuovi Tifi, e aprire
la strada ignota infin al d presente:
altri volteggiar lAfrica, e seguire
tanto la costa de la negra gente,
che passino quel segno onde ritorno
fa il sole a noi, lasciando il Capricorno;
22
e ritrovar del lungo tratto il fine,
che questo fa parer dui mar diversi;
e scorrer tutti i liti e le vicine
isole dIndi, dArabi e di Persi:
altri lasciar le destre e le mancine
rive che due per opra Erculea frsi;
e del sole imitando il camin tondo,
ritrovar nuove terre e nuovo mondo.
23
Veggio la santa croce, e veggio i segni
imperial nel verde lito eretti:
veggio altri a guardia dei battuti legni,
altri allacquisto del paese eletti:
veggio da dieci cacciar mille, e i regni
di l da lIndia ad Aragon suggetti;
e veggio i capitan di Carlo quinto,
dovunque vanno, aver per tutto vinto.
24
Dio vuol chascosa antiquamente questa
strada sia stata, e ancor gran tempo stia;
n che prima si sappia, che la sesta
e la settima et passata sia:
e serba a farla al tempo manifesta,
che vorr porre il mondo a monarchia,
sotto il pi saggio imperatore e giusto,
che sia stato o sar mai dopo Augusto.
329
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
25
Del sangue dAustria e dAragon io veggio
nascer sul Reno alla sinistra riva
un principe, al valor del qual pareggio
nessun valor, di cui si parli o scriva.
Astrea veggio per lui riposta in seggio,
anzi di morta ritornata viva;
e le virt che cacci il mondo, quando
lei cacci ancora, uscir per lui di bando.
26
Per questi merti la Bont suprema
non solamente di quel grande impero
ha disegnato chabbia diadema
chebbe Augusto, Traian, Marco e Severo;
ma dogni terra e quinci e quindi estrema,
che mai n al sol n allanno apre il sentiero:
e vuol che sotto a questo imperatore
solo un ovile sia, solo un pastore.
27
E perchabbian pi facile successo
gli ordini in cielo eternamente scritti,
gli pon la somma Providenzia appresso
in mare e in terra capitani invitti.
Veggio Hernando Cortese, il quale ha messo
nuove citt sotto i cesarei editti,
e regni in Oriente s remoti,
cha noi, che siamo in India, non son noti.
28
Veggio Prosper Colonna, e di Pescara
veggio un marchese, e veggio dopo loro
un giovene del Vasto, che fan cara
parer la bella Italia ai Gigli doro:
veggio chentrare inanzi si prepara
quel terzo agli altri a guadagnar lalloro;
come buon corridor chultimo lassa
le mosse, e giunge, e inanzi a tutti passa.
330
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
29
Veggio tanto il valor, veggio la fede
tanta dAlfonso (che l suo nome questo),
chin cos acerba et, che non eccede
dopo il vigesimo anno ancora il sesto,
limperator lesercito gli crede,
il qual salvando, salvar non che l resto,
ma farsi tutto il mondo ubidiente
con questo capitan sar possente.
30
Come con questi, ovunque andar per terra
si possa, accrescer limperio antico;
cos per tutto il mar, chin mezzo serra
di l lEuropa, e di qua lAfro aprico,
sar vittorioso in ogni guerra,
poi chAndrea Doria savr fatto amico.
Questo quel Doria che fa dai pirati
sicuro il vostro mar per tutti i lati.
31
Non fu Pompeio a par di costui degno,
se ben vinse e cacci tutti i corsari;
per che quelli al pi possente regno
che fosse mai, non poteano esser pari:
ma questo Doria, sol col proprio ingegno
e proprie forze, purgher quei mari;
s che da Calpe al Nilo, ovunque soda
il nome suo, tremar veggio ogni proda.
32
Sotto la fede entrar, sotto la scorta
di questo capitan di chio ti parlo,
veggio in Italia, ove da lui la porta
gli sar aperta, alla corona Carlo.
Veggio che l premio che di ci riporta,
non tien per s, ma fa alla patria darlo:
con prieghi ottien chin libert la metta,
dove altri a s lavria forse suggetta.
331
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
33
Questa piet chegli alla patria mostra,
degna di pi onor dogni battaglia
chin Francia o in Spagna o ne la terra vostra
vincesse Iulio, o in Africa o in Tessaglia.
N il grande Ottavio, n chi seco giostra
di par, Antonio, in pi onoranza saglia
pei gesti suoi; chogni lor laude amorza
lavere usato alla lor patria forza.
34
Questi et ognaltro che la patria tenta
di libera far serva, si arrosisca;
n dove il nome dAndrea Doria senta,
di levar gli occhi in viso duomo ardisca.
Veggio Carlo che l premio gli augumenta;
choltre quel chin commun vuol che fruisca,
gli d la ricca terra chai Normandi
sar principio a farli in Puglia grandi.
35
A questo capitan non pur cortese
il magnanimo Carlo ha da mostrarsi,
ma a quanti avr ne le cesaree imprese
del sangue lor non ritrovati scarsi.
Daver citt, daver tutto un paese
donato a un suo fedel, pi ralegrarsi
lo veggio, e a tutti quei che ne son degni,
che dacquistar nuovaltri imperii e regni.
36
Cos de le vittorie le qual, poi
chun gran numero danni sar corso,
daranno a Carlo i capitani suoi,
facea col duca Andronica discorso:
e la compagna intanto ai venti eoi
viene allentando e raccogliendo il morso;
e fa chor questo or quel propizio lesce;
e come vuol li minuisce e cresce.
332
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
37
Veduto aveano intanto il mar de Persi
come in s largo spazio si dilaghi;
onde vicini in pochi giorni frsi
al golfo che nomr gli antiqui Maghi.
Quivi pigliaro il porto, e fur conversi
con la poppa alla ripa i legni vaghi;
quindi, sicur dAlcina e di sua guerra,
Astolfo il suo camin prese per terra.
38
Pass per pi dun campo e pi dun bosco,
per pi dun monte e per pi duna valle;
ove ebbe spesso, allaer chiaro e al fosco,
i ladroni or inanzi or alle spalle.
Vide leoni, e draghi pien di tsco,
et altre fere attraversarsi il calle;
ma non s tosto avea la bocca al corno,
che spaventati gli fuggian dintorno.
39
Vien per lArabia ch detta Felice,
ricca di mirra e dodorato incenso,
che per suo albergo lunica fenice
eletto sha di tutto il mondo immenso;
fin che londa trov vendicatrice
gi dIsrael, che per divin consenso
Faraone sommerse e tutti i suoi:
e poi venne alla terra degli Eroi.
40
Lungo il fiume Traiano egli cavalca
su quel destrier chal mondo senza pare,
che tanto leggiermente e corre e valca,
che ne larena lorma non nappare:
lerba non pur, non pur la nieve calca;
coi piedi asciutti andar potria sul mare;
e s si stende al corso, e s saffretta,
che passa e vento e folgore e saetta.
333
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
41
Questo il destrier che fu de lArgalia,
che di fiamma e di vento era concetto;
e senza fieno e biada, si nutria
de laria pura, e Rabican fu detto.
Venne, seguendo il duca la sua via,
dove d il Nilo a quel fiume ricetto;
e prima che giugnesse in su la foce,
vide un legno venire a s veloce.
42
Naviga in su la poppa uno eremita
con bianca barba, a mezzo il petto lunga,
che sopra il legno il paladino invita,
e: Figliuol mio (gli grida da la lunga),
se non t in odio la tua propria vita,
se non brami che morte oggi ti giunga,
venir ti piaccia su questaltra arena;
cha morir quella via dritto ti mena.
43
Tu non andrai pi che sei miglia inante,
che troverai la sanguinosa stanza
dove salberga un orribil gigante
che dotto piedi ogni statura avanza.
Non abbia cavallier n viandante
di partirsi da lui, vivo, speranza:
chaltri il crudel ne scanna, altri ne scuoia,
molti ne squarta, e vivo alcun ne ngoia.
44
Piacer, fra tanta crudelt, si prende
duna rete chegli ha, molto ben fatta:
poco lontana al tetto suo la tende,
e ne la trita polve in modo appiatta,
che chi prima nol sa, non la comprende,
tanto sottil, tanto egli ben ladatta:
e con tai gridi i peregrin minaccia,
che spaventati dentro ve li caccia.
334
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
45
E con gran risa, aviluppati in quella
se li strascina sotto il suo coperto;
n cavallier riguarda n donzella,
o sia di grande o sia di picciol merto:
e mangiata la carne, e le cervella
succhiate e l sangue, d lossa al deserto;
e de lumane pelli intorno intorno
fa il suo palazzo orribilmente adorno.
46
Prendi questaltra via, prendila, figlio,
che fin al mar ti fia tutta sicura.
Io ti ringrazio, padre, del consiglio
(rispose il cavallier senza paura),
ma non istimo per lonor periglio,
di chassai pi che de la vita ho cura.
Per far chio passi, invan tu parli meco;
anzi vo al dritto a ritrovar lo speco.
47
Fuggendo, posso con disnor salvarmi;
ma tal salute ho pi che morte a schivo.
Sio vi vo, al peggio che potr incontrarmi,
fra molti rester di vita privo;
ma quando Dio cos mi drizzi larmi,
che colui morto, et io rimanga vivo,
sicura a mille render la via:
s che lutil maggior che l danno fia.
48
Metto allincontro la morte dun solo
alla salute di gente infinita.
Vattene in pace (rispose), figliuolo;
Dio mandi in difension de la tua vita
larcangelo Michel dal sommo polo:
e benedillo il semplice eremita.
Astolfo lungo il Nil tenne la strada,
sperando pi nel suon che ne la spada.
335
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
49
Giace tra lalto fiume e la palude
picciol sentier ne larenosa riva:
la solitaria casa lo richiude,
dumanitade e di commercio priva.
Son fisse intorno teste e membra nude
de linfelice gente che varriva.
Non v finestra, non v merlo alcuno,
onde penderne almen non si veggia uno.
50
Qual ne le alpine ville o ne castelli
suol cacciator che gran perigli ha scorsi,
su le porte attaccar lirsute pelli,
lorride zampe e i grossi capi dorsi;
tal dimostrava il fier gigante quelli
che di maggior virt gli erano occorsi.
Daltri infiniti sparse appaion lossa;
et di sangue uman piena ogni fossa.
51
Stassi Caligorante in su la porta;
che cos ha nome il dispietato mostro
chorna la sua magion di gente morta,
come alcun suol de panni doro o dostro.
Costui per gaudio a pena si comporta,
come il duca lontan se gli dimostro;
cheran duo mesi, e il terzo ne vena,
che non fu cavallier per quella via.
52
Vr la palude, chera scura e folta
di verdi canne, in gran fretta ne viene;
che disegnato avea correre in volta,
e uscire al paladin dietro alle schene;
che ne la rete, che tenea sepolta
sotto la polve, di cacciarlo ha spene,
come avea fatto gli altri peregrini
che quivi tratto avean lor rei destini.
336
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
53
Come venire il paladin lo vede,
ferma il destrier, non senza gran sospetto
che vada in quelli lacci a dar del piede,
di che il buon vecchiarel gli avea predetto.
Quivi il soccorso del suo corno chiede,
e quel sonando fa lusato effetto:
nel cor fere il gigante che lascolta,
di tal timor, cha dietro i passi volta.
54
Astolfo suona, e tuttavolta bada;
che gli par sempre che la rete scocchi.
Fugge il fellon, n vede ove si vada;
che, come il core, avea perduti gli occhi.
Tanta la tema, che non sa far strada,
che ne li proprii aguati non trabocchi:
va ne la rete; e quella si disserra,
tutto lannoda, e lo distende in terra.
55
Astolfo, chandar gi vede il gran peso,
gi sicuro per s, vaccorre in fretta;
e con la spada in man, darcion disceso,
va per far di millanime vendetta.
Poi gli par che succide un che sia preso,
vilt, pi che virt, ne sar detta;
che legate le braccia, i piedi e il collo
gli vede s, che non pu dare un crollo.
56
Avea la rete gi fatta Vulcano
di sottil fil dacciar, ma con tal arte,
che saria stata ogni fatica invano
per ismagliarne la pi debol parte;
et era quella che gi piedi e mano
avea legate a Venere et a Marte:
la fe il geloso, e non ad altro effetto,
che per pigliarli insieme ambi nel letto.
337
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
57
Mercurio al fabbro poi la rete invola;
che Cloride pigliar con essa vuole,
Cloride bella che per laria vola
dietro allAurora, allapparir del sole,
e dal raccolto lembo de la stola
gigli spargendo va, rose e viole.
Mercurio tanto questa ninfa attese,
che con la rete in aria un d la prese.
58
Dove entra in mare il gran fiume etiopo,
par che la dea presa volando fosse.
Poi nel tempio dAnubide a Canopo
la rete molti seculi serbosse.
Caligorante tre mila anni dopo,
di l, dove era sacra, la rimosse:
se ne port la rete il ladrone empio,
et arse la cittade, e rub il tempio.
59
Quivi adattolla in modo in su larena,
che tutti quei chavean da lui la caccia
vi davan dentro; et era tocca a pena,
che lor legava e collo e piedi e braccia.
Di questa lev Astolfo una catena,
e le man dietro a quel fellon nallaccia;
le braccia e l petto in guisa gli ne fascia,
che non pu sciorsi: indi levar lo lascia,
60
dagli altri nodi avendol sciolto prima,
chera tornato uman pi che donzella.
Di trarlo seco e di mostrarlo stima
per ville, per cittadi e per castella.
Vuol la rete anco aver, di che n lima
n martel fece mai cosa pi bella:
ne fa somier colui challa catena
con pompa trionfal dietro si mena.
338
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
61
Lelmo e lo scudo anche a portar gli diede,
come a valletto, e seguit il camino,
di gaudio empiendo, ovunque metta il piede,
chir possa ormai sicuro il peregrino.
Astolfo se ne va tanto, che vede
chai sepolcri di Memfi gi vicino,
Memfi per le piramidi famoso:
vede allincontro il Cairo populoso.
62
Tutto il popul correndo si traea
per vedere il gigante smisurato.
Come possibil (lun laltro dicea)
che quel piccolo il grande abbia legato?
Astolfo a pena inanzi andar potea,
tanto la calca il preme da ogni lato;
e come cavallier dalto valore
ognun lammira, e gli fa grande onore.
63
Non era grande il Cairo cos allora,
come se ne ragiona a nostra etade:
che l populo capir, che vi dimora,
non puon diciotto mila gran contrade;
e che le case hanno tre palchi, e ancora
ne dormono infiniti in su le strade;
e che l soldano vabita un castello
mirabil di grandezza, e ricco e bello;
64
e che quindici mila suoi vasalli,
che son cristiani rinegati tutti,
con mogli, con famiglie e con cavalli
ha sotto un tetto sol quivi ridutti.
Astolfo veder vuole ove savalli,
e quanto il Nilo entri nei salsi flutti
a Damiata; chavea quivi inteso,
qualunque passa restar morto o preso.
339
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
65
Per chin ripa al Nilo in su la foce
si ripara un ladron dentro una torre,
cha paesani e a peregrini nuoce,
e fin al Cairo, ognun rubando, scorre.
Non gli pu alcun resistere; et ha voce
che luom gli cerca invan la vita trre:
cento mila ferite egli ha gi avuto,
n ucciderlo per mai s potuto.
66
Per veder se pu far rompere il filo
alla Parca di lui, s che non viva,
Astolfo viene a ritrovare Orrilo
(cos avea nome), e a Damiata arriva;
et indi passa ove entra in mare il Nilo,
e vede la gran torre in su la riva,
dove salberga lanima incantata
che dun folletto nacque e duna fata.
67
Quivi ritruova che crudel battaglia
era tra Orrilo e dui guerrieri accesa.
Orrilo solo; e s que dui travaglia,
cha gran fatica gli puon far difesa:
e quanto in arme luno e laltro vaglia,
a tutto il mondo la fama palesa.
Questi erano i dui figli dOliviero,
Grifone il bianco et Aquilante il nero.
68
Gli ver che l negromante venuto era
alla battaglia con vantaggio grande;
che seco tratto in campo avea una fera,
la qual si truova solo in quelle bande:
vive sul lito e dentro alla rivera;
e i corpi umani son le sue vivande,
de le persone misere et incaute
de viandanti e dinfelici naute.
340
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
69
La bestia ne larena appresso al porto
per man dei duo fratei morta giacea;
e per questo ad Orril non si fa torto,
sa un tempo luno e laltro gli nocea.
Pi volte lhan smembrato, e non mai morto,
n, per smembrarlo, uccider si potea;
che se tagliato o mano o gamba gli era,
la rapiccava, che parea di cera.
70
Or fin a denti il capo gli divide
Grifone, or Aquilante fin al petto.
Egli dei colpi lor sempre si ride:
sadiran essi, che non hanno effetto.
Chi mai dalto cader largento vide,
che gli alchimisti hanno mercurio detto,
e spargere e raccor tutti i suo membri,
sentendo di costui, se ne rimembri.
71
Se gli spiccano il capo, Orrilo scende,
n cessa brancolar fin che lo truovi;
et or pel crine et or pel naso il prende,
lo salda al collo, e non so con che chiovi.
Piglial talor Grifone, e l braccio stende,
nel fiume il getta, e non par chanco giovi;
che nuota Orrilo al fondo come un pesce,
e col suo capo salvo alla ripa esce.
72
Due belle donne onestamente ornate,
luna vestita a bianco e laltra a nero,
che de la pugna causa erano state,
stavano a riguardar lassalto fiero.
Queste eran quelle due benigne fate
chavean notriti i figli dOliviero,
poi che li trasson teneri citelli
dai curvi artigli di duo grandi augelli,
341
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
73
che rapiti gli avevano a Gismonda,
e portati lontan dal suo paese.
Ma non bisogna in ci chio mi diffonda,
cha tutto il mondo listoria palese;
ben che lautor nel padre si confonda,
chun per un altro (io non so come) prese.
Or la battaglia i duo gioveni fanno,
che le due donne ambi pregati nhanno.
74
Era in quel clima gi sparito il giorno,
allisole ancor alto di Fortuna;
lombre avean tolto ogni vedere a torno
sotto lincerta e mal compresa luna;
quando alla rcca Orril fece ritorno,
poi challa bianca e alla sorella bruna
piacque di differir laspra battaglia
fin che l sol nuovo allorizzonte saglia.
75
Astolfo, che Grifone et Aquilante,
et allinsegne e pi al ferir gagliardo,
riconosciuto avea gran pezzo inante,
lor non fu altiero a salutar n tardo.
Essi vedendo che quel che l gigante
traea legato, era il baron dal pardo
(che cos in corte era quel duca detto),
raccolser lui con non minore affetto.
76
Le donne a riposare i cavallieri
menaro a un lor palagio indi vicino.
Donzelle incontra vennero e scudieri
con torchi accesi, a mezzo del camino.
Diero a chi nebbe cura, i lor destrieri,
trassonsi larme; e dentro un bel giardino
trovr chapparechiata era la cena
ad una fonte limpida et amena.
342
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
77
Fan legare il gigante alla verdura
con unaltra catena molto grossa
ad una quercia di moltanni dura,
che non si romper per una scossa;
e da dieci sergenti averne cura,
che la notte discior non se ne possa,
et assalirli, e forse far lor danno,
mentre sicuri e senza guardia stanno.
78
Allabondante e sontuosa mensa,
dove il manco piacer fur le vivande,
del ragionar gran parte si dispensa
sopra dOrrilo e del miracol grande,
che quasi par un sogno a chi vi pensa,
chor capo or braccio a terra se gli mande,
et egli lo raccolga e lo raggiugna,
e pi feroce ognor torni alla pugna.
79
Astolfo nel suo libro avea gi letto
(quel chaglincanti riparare insegna)
chad Orril non trarr lalma del petto
fin chun crine fatal nel capo tegna;
ma, se lo svelle o tronca, fia constretto
che suo mal grado fuor lalma ne vegna.
Questo ne dice il libro; ma non come
conosca il crine in cos folte chiome.
80
Non men de la vittoria si godea,
che se navesse Astolfo gi la palma;
come chi speme in pochi colpi avea
svellere il crine al negromante e lalma.
Per di quella impresa promettea
tor sugli omeri suoi tutta la salma:
Orril far morir, quando non spiaccia
ai duo fratei, chegli la pugna faccia.
343
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
81
Ma quei gli dnno volentier limpresa,
certi che debbia affaticarsi invano.
Era gi laltra aurora in cielo ascesa,
quando cal dai muri Orrilo al piano.
Tra il duca e lui fu la battaglia accesa:
la mazza lun, laltro ha la spada in mano.
Di mille attende Astolfo un colpo trarne,
che lo spirto gli sciolga da la carne.
82
Or cader gli fa il pugno con la mazza,
or luno or laltro braccio con la mano;
quando taglia a traverso la corazza,
e quando il va troncando a brano a brano:
ma ricogliendo sempre de la piazza
va le sue membra Orrilo, e si fa sano.
Sin cento pezzi ben lavesse fatto,
redintegrarsi il vedea Astolfo a un tratto.
83
Al fin di mille colpi un gli ne colse
sopra le spalle ai termini del mento:
la testa e lelmo dal capo gli tolse,
n fu dOrrilo a dismontar pi lento.
La sanguinosa chioma in man savolse,
e risalse a cavallo in un momento;
e la port correndo incontra l Nilo,
che riaver non la potesse Orrilo.
84
Quel sciocco, che del fatto non saccorse,
per la polve cercando iva la testa:
ma come intese il corridor via trse,
portare il capo suo per la foresta;
immantinente al suo destrier ricorse,
sopra vi sale, e di seguir non resta.
Volea gridare: Aspetta, volta, volta!
ma gli avea il duca gi la bocca tolta.
344
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
85
Pur, che non gli ha tolto anco le calcagna
si riconforta, e segue a tutta briglia.
Dietro il lascia gran spazio di campagna
quel Rabican che corre a maraviglia.
Astolfo intanto per la cuticagna
va da la nuca fin sopra le ciglia
cercando in fretta, se l crine fatale
conoscer pu, chOrril tiene immortale.
86
Fra tanti e innumerabili capelli,
un pi de laltro non si stende o torce:
qual dunque Astolfo sceglier di quelli,
che per dar morte al rio ladron raccorce?
Meglio (disse) che tutti io tagli o svelli:
n si trovando aver rasoi n force,
ricorse immantinente alla sua spada,
che taglia s, che si pu dir che rada.
87
E tenendo quel capo per lo naso,
dietro e dinanzi lo dischioma tutto.
Trov fra gli altri quel fatale a caso:
si fece il viso allor pallido e brutto,
travolse gli occhi, e dimostr alloccaso,
per manifesti segni, esser condutto;
e l busto che seguia troncato al collo,
di sella cadde, e di lultimo crollo.
88
Astolfo, ove le donne e i cavallieri
lasciato avea, torn col capo in mano,
che tutti avea di morte i segni veri,
e mostr il tronco ove giacea lontano.
Non so ben se lo vider volentieri,
ancor che gli mostrasser viso umano;
che la intercetta lor vittoria forse
dinvidia ai duo germani il petto morse.
345
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
89
N che tal fin quella battaglia avesse,
credo pi fosse alle due donne grato.
Queste, perch pi in lungo si traesse
de duo fratelli il doloroso fato
chin Francia par chin breve esser dovesse,
con loro Orrilo avean quivi azzuffato,
con speme di tenerli tanto a bada,
che la trista influenzia se ne vada.
90
Tosto che l castellan di Damiata
certificossi chera morto Orrilo,
la columba lasci, chavea legata
sotto lala la lettera col filo.
Quella and al Cairo; et indi fu lasciata
unaltra altrove, come quivi stilo:
s che in pochissime ore and laviso
per tutto Egitto, chera Orrilo ucciso.
91
Il duca, come al fin trasse limpresa,
confort molto i nobili garzoni,
ben che da s vavean la voglia intesa,
n bisognavan stimuli n sproni,
che per difender de la santa Chiesa
e del romano Imperio le ragioni,
lasciasser le battaglie dOriente,
e cercassino onor ne la lor gente.
92
Cos Grifone et Aquilante tolse
ciascuno da la sua donna licenzia;
le quali, ancor che lor ne ncrebbe e dolse,
non vi seppon per far resistenzia.
Con essi Astolfo a man destra si volse;
che si deliberr far riverenzia
ai santi luoghi ove Dio in carne visse,
prima che verso Francia si venisse.
346
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
93
Potuto avrian pigliar la via mancina,
chera pi dilettevole e pi piana,
e mai non si scostar da la marina;
ma per la destra andaro orrida e strana,
perch lalta citt di Palestina
per questa sei giornate men lontana.
Acqua si truova et erba in questa via:
di tutti gli altri ben v carestia.
94
S che prima chentrassero in viaggio,
ci che lor bisogn, fecion raccorre,
e carcar sul gigante il carriaggio,
chavria portato in collo anco una torre.
Al finir del camino aspro e selvaggio,
da lalto monte alla lor vista occorre
la santa terra, ove il superno Amore
lav col proprio sangue il nostro errore.
95
Trovano in su lentrar de la cittade
un giovene gentil, lor conoscente,
Sansonetto da Meca, oltre letade,
chera nel primo fior, molto prudente;
dalta cavalleria, dalta bontade
famoso, e riverito fra la gente.
Orlando lo converse a nostra fede,
e di sua man battesmo anco gli diede.
96
Quivi lo trovan che disegna a fronte
del calife dEgitto una fortezza;
e circondar vuole il Calvario monte
di muro di duo miglia di lunghezza.
Da lui raccolti fur con quella fronte
che pu dinterno amor dar pi chiarezza,
e dentro accompagnati, e con grande agio
fatti alloggiar nel suo real palagio.
347
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
97
Avea in governo egli la terra, e in vece
di Carlo vi reggea limperio giusto.
Il duca Astolfo a costui dono fece
di quel s grande e smisurato busto,
cha portar pesi gli varr per diece
bestie da soma, tanto era robusto.
Diegli Astolfo il gigante, e diegli appresso
la rete chin sua forza lavea messo.
98
Sansonetto allincontro al duca diede
per la spada una cinta ricca e bella;
e diede spron per luno e laltro piede,
che doro avean la fibbia e la girella;
chesser del cavallier stati si crede,
che liber dal drago la donzella:
al Zaffo avuti con moltaltro arnese
Sansonetto gli avea, quando lo prese.
99
Purgati de lor colpe a un monasterio
che dava di s odor di buoni esempii,
de la passion di Cristo ogni misterio
contemplando nandr per tutti i tempii
chor con eterno obbrobrio e vituperio
agli cristiani usurpano i Mori empii.
LEuropa in arme, e di far guerra agogna
in ogni parte, fuor chove bisogna.
100
Mentre avean quivi lanimo divoto,
a perdonanze e a cerimonie intenti,
un peregrin di Grecia, a Grifon noto,
novelle gli arrec gravi e pungenti,
dal suo primo disegno e lungo voto
troppo diverse e troppo differenti;
e quelle il petto glinfiammaron tanto,
che gli scaccir lorazion da canto.
348
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
101
Amava il cavallier, per sua sciagura,
una donna chavea nome Orrigille:
di pi bel volto e di miglior statura
non se ne sceglierebbe una fra mille;
ma disleale e di s rea natura,
che potresti cercar cittadi e ville,
la terra ferma e lisole del mare,
n credo chuna le trovassi pare.
102
Ne la citt di Constantin lasciata
grave lavea di febbre acuta e fiera.
Or quando rivederla alla tornata
pi che mai bella, e di goderla spera,
ode il meschin, chin Antiochia andata
dietro un suo nuovo amante ella se nera,
non le parendo ormai di pi patire
chabbia in s fresca et sola a dormire.
103
Da indi in qua chebbe la trista nuova,
sospirava Grifon notte e d sempre.
Ogni piacer chagli altri aggrada e giova,
par cha costui pi lanimo distempre:
pensilo ognun, ne li cui danni pruova
Amor, se li suoi strali han buone tempre.
Et era grave sopra ogni martre,
che l mal chavea si vergognava a dire.
104
Questo, perch mille fiate inante
gi ripreso lavea di quello amore,
di lui pi saggio, il fratello Aquilante,
e cercato colei trargli del core,
colei chal suo giudicio era di quante
femine rie si trovin la peggiore.
Grifon lescusa, se l fratel la danna;
e le pi volte il parer proprio inganna.
349
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto quindicesimo
105
Per fece pensier, senza parlarne
con Aquilante, girsene soletto
sin dentro dAntiochia, e quindi trarne
colei che tratto il cor gli avea del petto;
trovar colui che gli lha tolta, e farne
vendetta tal, che ne sia sempre detto.
Dir, come ad effetto il pensier messe,
nellaltro canto, e ci che ne successe.
350
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
Canto 16
1
Gravi pene in amor si provan molte,
di che patito io nho la maggior parte,
e quelle in danno mio s ben raccolte,
chio ne posso parlar come per arte.
Per sio dico e sho detto altre volte,
e quando in voce e quando in vive carte,
chun mal sia lieve, un altro acerbo e fiero,
date credenza al mio giudicio vero.
2
Io dico e dissi, e dir fin chio viva,
che chi si truova in degno laccio preso,
se ben di s vede sua donna schiva,
se in tutto aversa al suo desire acceso;
se bene Amor dogni mercede il priva,
poscia che l tempo e la fatica ha speso;
pur chaltamente abbia locato il core,
pianger non de, se ben languisce e muore.
3
Pianger de quel che gi sia fatto servo
di duo vaghi occhi e duna bella treccia,
sotto cui si nasconda un cor protervo,
che poco puro abbia con molta feccia.
Vorria il miser fuggire; e come cervo
ferito, ovunque va, porta la freccia:
ha di se stesso e del suo amor vergogna,
n losa dire, e invan sanarsi agogna.
4
In questo caso il giovene Grifone,
che non si pu emendare, e il suo error vede,
vede quanto vilmente il suo cor pone
in Orrigille iniqua e senza fede;
pur dal mal uso vinta la ragione,
e pur larbitrio allappetito cede:
perfida sia quantunque, ingrata e ria,
sforzato di cercar dove ella sia.
351
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
5
Dico, la bella istoria ripigliando,
chusc de la citt secretamente,
n parlarne sard col fratel, quando
ripreso invan da lui ne fu sovente.
Verso Rama, a sinistra declinando,
prese la via pi piana e pi corrente.
Fu in sei giorni a Damasco di Soria;
indi verso Antiochia se ne ga.
6
Scontr presso a Damasco il cavalliero
a cui donato avea Orrigille il core:
e convenian di rei costumi in vero,
come ben si convien lerba col fiore;
che luno e laltro era di cor leggiero,
perfido luno e laltro e traditore;
e copria luno e laltro il suo difetto,
con danno altrui, sotto cortese aspetto.
7
Come io vi dico, il cavallier vena
sun gran destrier con molta pompa armato:
la perfida Orrigille in compagnia,
in un vestire azzur doro fregiato,
e duo valletti, donde si servia
a portar elmo e scudo, aveva allato;
come quel che volea con bella mostra
comparire in Damasco ad una giostra.
8
Una splendida festa che bandire
fece il re di Damasco in quelli giorni,
era cagion di far quivi venire
i cavallier quanto potean pi adorni.
Tosto che la puttana comparire
vede Grifon, ne teme oltraggi e scorni:
sa che lamante suo non s forte,
che contra lui labbia a campar da morte.
352
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
9
Ma s come audacissima e scaltrita,
ancor che tutta di paura trema,
sacconcia il viso, e s la voce aita,
che non appar in lei segno di tema.
Col drudo avendo gi lastuzia ordita,
corre, e fingendo una letizia estrema,
verso Grifon laperte braccia tende,
lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende.
10
Dopo, accordando affettuosi gesti
alla suavit delle parole,
dicea piangendo: Signor mio, son questi
debiti premii a chi tadora e cole?
che sola senza te gi un anno resti,
e va per laltro, e ancor non te ne duole?
E sio stava aspettare il tuo ritorno,
non so se mai veduto avrei quel giorno!
11
Quando aspettava che di Nicosia,
dove tu te nandasti alla gran corte,
tornassi a me che con la febbre ria
lasciata avevi in dubbio de la morte,
intesi che passato eri in Soria:
il che a patir mi fu s duro e forte,
che non sapendo come io ti seguissi,
quasi il cor di man propria mi traffissi.
12
Ma Fortuna di me con doppio dono
mostra daver, quel che non hai tu, cura:
mandommi il fratel mio, col quale io sono
sin qui venuta del mio onor sicura;
et or mi manda questo incontro buono
di te, chio stimo sopra ogni aventura:
e bene a tempo il fa; che pi tardando,
morta sarei, te, signor mio, bramando.
353
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
13
E seguit la donna fraudolente,
di cui lopere fur pi che di volpe,
la sua querela cos astutamente,
che rivers in Grifon tutte le colpe.
Gli fa stimar colui, non che parente,
ma che dun padre seco abbia ossa e polpe:
e con tal modo sa tesser glinganni,
che men verace par Luca e Giovanni.
14
Non pur di sua perfidia non riprende
Grifon la donna iniqua pi che bella;
non pur vendetta di colui non prende,
che fatto sera adultero di quella:
ma gli par far assai, se si difende
che tutto il biasmo in lui non riversi ella;
e come fosse suo cognato vero,
daccarezzar non cessa il cavalliero.
15
E con lui se ne vien verso le porte
di Damasco, e da lui sente tra via,
che l dentro dovea splendida corte
tenere il ricco re de la Soria;
e chognun quivi, di qualunque sorte,
o sia cristiano, o daltra legge sia,
dentro e di fuori ha la citt sicura
per tutto il tempo che la festa dura.
16
Non per son di seguitar s intento
listoria de la perfida Orrigille,
cha giorni suoi non pur un tradimento
fatto agli amanti avea, ma mille e mille;
chio non ritorni a riveder dugento
mila persone, o pi de le scintille
del fuoco stuzzicato, ove alle mura
di Parigi facean danno e paura.
354
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
17
Io vi lasciai, come assaltato avea
Agramante una porta de la terra,
che trovar senza guardia si credea:
n pi riparo altrove il passo serra;
perch in persona Carlo la tenea,
et avea seco i mastri de la guerra,
duo Guidi, duo Angelini, uno Angeliero,
Avino, Avolio, Otone e Berlingiero.
18
Inanzi a Carlo, inanzi al re Agramante
lun stuolo e laltro si vuol far vedere,
ove gran loda, ove merc abondante
si pu acquistar, facendo il suo dovere.
I Mori non per fr pruove tante,
che par ristoro al danno abbiano avere;
perch ve ne restr morti parecchi,
chagli altri fur di folle audacia specchi.
19
Grandine sembran le spesse saette
dal muro sopra gli nimici sparte.
Il grido insin al ciel paura mette,
che fa la nostra e la contraria parte.
Ma Carlo un poco et Agramante aspette;
chio vo cantar de lafricano Marte,
Rodomonte terribile et orrendo,
che va per mezzo la citt correndo.
20
Non so, Signor, se pi vi ricordiate
di questo Saracin tanto sicuro,
che morte le sue genti avea lasciate
tra il secondo riparo e l primo muro,
da la rapace fiamma devorate,
che non fu mai spettacolo pi oscuro.
Dissi chentr dun salto ne la terra
sopra la fossa che la cinge e serra.
355
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
21
Quando fu noto il Saracino atroce
allarme istrane, alla scagliosa pelle,
l dove i vecchi e l popul men feroce
tendean lorecchie a tutte le novelle,
levossi un pianto, un grido, unalta voce,
con un batter di man chand alle stelle;
e chi pot fuggir non vi rimase,
per serrarsi ne templi e ne le case.
22
Ma questo a pochi il brando rio conciede,
chintorno ruota il Saracin robusto.
Qui fa restar con mezza gamba un piede,
l fa un capo sbalzar lungi dal busto;
lun tagliare a traverso se gli vede,
dal capo allanche un altro fender giusto:
e di tanti chuccide, fere e caccia,
non se gli vede alcun segnare in faccia.
23
Quel che la tigre de larmento imbelle
ne campi ircani o l vicino al Gange,
o l lupo de le capre e de lagnelle
nel monte che Tifeo sotto si frange;
quivi il crudel pagan facea di quelle
non dir squadre, non dir falange,
ma vulgo e populazzo voglio dire,
degno, prima che nasca, di morire.
24
Non ne trova un che veder possa in fronte,
fra tanti che ne taglia, fora e svena.
Per quella strada che vien dritto al ponte
di San Michel, s popolata e piena,
corre il fiero e terribil Rodomonte,
e la sanguigna spada a cerco mena:
non riguarda n al servo n al signore,
n al giusto ha pi piet chal peccatore.
356
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25
Religion non giova al sacerdote,
n la innocenzia al pargoletto giova:
per sereni occhi o per vermiglie gote
merc n donna n donzella truova:
la vecchiezza si caccia e si percuote;
n quivi il Saracin fa maggior pruova
di gran valor, che di gran crudeltade;
che non discerne sesso, ordine, etade.
26
Non pur nel sangue uman lira si stende
de lempio re, capo e signor degli empi,
ma contra i tetti ancor, s che nincende
le belle case e i profanati temp.
Le case eran, per quel che se nintende,
quasi tutte di legno in quelli tempi:
e ben creder si pu; chin Parigi ora
de le diece le sei son cos ancora.
27
Non par, quantunque il fuoco ogni cosa arda,
che s grande odio ancor saziar si possa.
Dove saggrappi con le mani, guarda,
s che ruini un tetto ad ogni scossa.
Signor, avete a creder che bombarda
mai non vedeste a Padova s grossa,
che tanto muro possa far cadere,
quanto fa in una scossa il re dAlgiere.
28
Mentre quivi col ferro il maledetto
e con le fiamme facea tanta guerra,
se di fuor Agramante avesse astretto,
perduta era quel d tutta la terra:
ma non vebbe agio; che gli fu interdetto
dal paladin che vena dInghilterra
col populo alle spalle inglese e scotto,
dal Silenzio e da langelo condotto.
357
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
29
Dio vlse che allentrar che Rodomonte
fe ne la terra, e tanto fuoco accese,
che presso ai muri il fior di Chiaramonte,
Rinaldo, giunse, e seco il campo inglese.
Tre leghe sopra avea gittato il ponte,
e torte vie da man sinistra prese;
che disegnando i barbari assalire,
il fiume non lavesse ad impedire.
30
Mandato avea sei mila fanti arcieri
sotto laltiera insegna dOdoardo,
e duo mila cavalli, e pi, leggieri
dietro alla guida dAriman gagliardo;
e mandati gli avea per li sentieri
che vanno e vengon dritto al mar picardo,
cha porta San Martino e San Dionigi
entrassero a soccorso di Parigi.
31
I cariaggi e gli altri impedimenti
con lor fece drizzar per questa strada.
Egli con tutto il resto de le genti
pi sopra and girando la contrada.
Seco avean navi e ponti et argumenti
da passar Senna che non ben si guada.
Passato ognuno, e dietro i ponti rotti,
ne le lor schiere ordin Inglesi e Scotti.
32
Ma prima quei baroni e capitani
Rinaldo intorno avendosi ridutti,
sopra la riva chalta era dai piani
s, che poteano udirlo e veder tutti,
disse: Signor, ben a levar le mani
avete a Dio, che qui vabbia condutti,
acci, dopo un brevissimo sudore,
sopra ogni nazion vi doni onore.
358
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
33
Per voi saran dui principi salvati,
se levate lassedio a quelle porte:
il vostro re, che voi ste ubligati
da servit difendere e da morte;
et uno imperator de pi lodati
che mai tenuto al mondo abbiano corte;
e con loro altri re, duci e marchesi,
signori e cavallier di pi paesi.
34
S che, salvando una citt, non soli
Parigini ubligati vi saranno,
che molto pi che per li proprii duoli,
timidi, afflitti e sbigottiti stanno
per le lor mogli e per li lor figliuoli
cha un medesmo pericolo seco hanno,
e per le sante vergini richiuse,
choggi non sien dei voti lor deluse:
35
dico, salvando voi questa cittade,
vubligate non solo i Parigini,
ma dognintorno tutte le contrade.
Non parlo sol dei populi vicini;
ma non terra per Cristianitade,
che non abbia qua dentro cittadini:
s che, vincendo, avete da tenere
che pi che Francia vabbia obligo avere.
36
Se donavan gli antiqui una corona
a chi salvasse a un cittadin la vita,
or che degna mercede a voi si dona,
salvando multitudine infinita?
Ma se da invidia o da vilt s buona
e s santa opra rimarr impedita,
credetemi che prese quelle mura,
n Italia n Lamagna anco sicura;
359
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
37
n qualunque altra parte ove sadori
quel che vlse per noi pender sul legno.
N voi crediate aver lontani i Mori,
n che pel mar sia forte il vostro regno:
che saltre volte quelli, uscendo fuori
di Zibeltaro e de lErculeo segno,
riportr prede da lisole vostre,
che faranno or, savran le terre nostre?
38
Ma quando ancor nessuno onor, nessuno
util vinanimasse a questa impresa,
commun debito ben soccorrer luno
laltro, che militin sotto una Chiesa.
Chio non vi dia rotti i nemici, alcuno
non sia chi tema, e con poca contesa;
che gente male esperta tutta parmi,
senza possanza, senza cor, senzarmi.
39
Pot con queste e con miglior ragioni,
con parlare espedito e chiara voce
eccitar quei magnanimi baroni
Rinaldo, e quello esercito feroce:
e fu, com in proverbio, aggiunger sproni
al buon corsier che gi ne va veloce.
Finito il ragionar, fece le schiere
muover pian pian sotto le lor bandiere.
40
Senza strepito alcun, senza rumore
fa il tripartito esercito venire:
lungo il fiume a Zerbin dona lonore
di dover prima i barbari assalire;
e fa quelli dIrlanda con maggiore
volger di via pi tra campagna gire;
e i cavallieri e i fanti dInghilterra
col duca di Lincastro in mezzo serra.
360
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
41
Drizzati che gli ha tutti al lor camino,
cavalca il paladin lungo la riva,
e passa inanzi al buon duca Zerbino
e a tutto il campo che con lui veniva;
tanto chal re dOrano e al re Sobrino
e agli altri lor compagni soprarriva,
che mezzo miglio appresso a quei di Spagna
guardavan da quel canto la campagna.
42
Lesercito cristian che con s fida
e s sicura scorta era venuto,
chebbe il Silenzio e langelo per guida,
non pot ormai patir pi di star muto.
Sentiti gli nimici, alz le grida,
e de le trombe udir fe il suono arguto:
e con lalto rumor charriv al cielo,
mand ne lossa a Saracini il gelo.
43
Rinaldo inanzi agli altri il destrier punge,
e con la lancia per cacciarla in resta
lascia gli Scotti un tratto darco lunge;
chogni indugio a ferir s lo molesta.
Come groppo di vento talor giunge,
che si tra dietro unorrida tempesta,
tal fuor di squadra il cavallier gagliardo
vena spronando il corridor Baiardo.
44
Al comparir del paladin di Francia,
dan segno i Mori alle future angosce:
tremare a tutti in man vedi la lancia,
i piedi in staffa, e ne larcion le cosce.
Re Puliano sol non muta guancia,
che questo esser Rinaldo non conosce;
n pensando trovar s duro intoppo,
gli muove il destrier contra di galoppo:
361
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
45
e su la lancia nel partir si stringe,
e tutta in s raccoglie la persona;
poi con ambo gli sproni il destrier spinge,
e le redine inanzi gli abandona.
Da laltra parte il suo valor non finge,
e mostra in fatti quel chin nome suona,
quanto abbia nel giostrare e grazia et arte,
il figliuolo dAmone, anzi di Marte.
46
Furo al segnar degli aspri colpi, pari;
che si posero i ferri ambi alla testa:
ma furo in arme et in virt dispri;
che lun via passa, e laltro morto resta.
Bisognan di valor segni pi chiari,
che por con leggiadria la lancia in resta:
ma fortuna anco pi bisogna assai;
che senza, val virt raro o non mai.
47
La buona lancia il paladin racquista,
e verso il re dOran ratto si spicca,
che la persona avea povera e trista
di cor, ma dossa e di gran polpe ricca.
Questo por tra bei colpi si pu in lista,
ben chin fondo allo scudo gli lappicca:
e chi non vuol lodarlo, abbialo escuso,
perch non si potea giunger pi in suso.
48
Non lo ritien lo scudo, che non entre,
ben che fuor sia dacciar, dentro di palma;
e che da quel gran corpo uscir pel ventre
non faccia linequale e piccola alma.
Il destrier che portar si credea, mentre
durasse il lungo d, s grave salma,
rifer in mente sua grazie a Rinaldo,
cha quello incontro gli schiv un gran caldo.
362
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
49
Rotta lasta, Rinaldo il destrier volta
tanto leggier, che fa sembrar chabbia ale;
e dove la pi stretta e maggior folta
stiparsi vede, impetuoso assale.
Mena Fusberta sanguinosa in volta,
che fa larme parer di vetro frale:
tempra di ferro il suo tagliar non schiva,
che non vada a trovar la carne viva.
50
Ritrovar poche tempre e pochi ferri
pu la tagliente spada, ove sincappi;
ma targhe, altre di cuoio, altre di cerri,
giupe trapunte e attorcigliati drappi.
Giusto ben dunque che Rinaldo atterri
qualunque assale, e fori e squarci e affrappi;
che non pi si difende da sua spada,
cherba da falce, o da tempesta biada.
51
La prima schiera era gi messa in rotta,
quando Zerbin con lantiguardia arriva.
Il cavallier inanzi alla gran frotta
con la lancia arrestata ne veniva.
La gente sotto il suo pennon condotta,
con non minor fierezza lo seguiva:
tanti lupi parean, tanti leoni
chandassero assalir capre o montoni.
52
Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo,
poi che fur presso; e spar immantinente
quel breve spazio, quel poco intervallo
che si vedea fra luna e laltra gente.
Non fu sentito mai pi strano ballo;
che ferian gli Scozzesi solamente:
solamente i pagani eran distrutti,
come sol per morir fosser condutti.
363
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
53
Parve pi freddo ogni pagan che ghiaccio;
parve ogni Scotto pi che fiamma caldo.
I Mori si credean chavere il braccio
dovesse ogni cristian, chebbe Rinaldo.
Mosse Sobrino i suoi schierati avaccio,
senza aspettar che lo nvitasse araldo:
de laltra squadra questa era migliore
di capitano, darme e di valore.
54
DAfrica vera la men trista gente;
ben che n questa ancor gran prezzo vaglia.
Dardinel la sua mosse incontinente,
e male armata, e peggio usa in battaglia;
ben chegli in capo avea lelmo lucente,
e tutto era coperto a piastra e a maglia.
Io credo che la quarta miglior sia,
con la qual Isolier dietro vena.
55
Trasone intanto, il buon duca di Marra,
che ritrovarsi allalta impresa gode,
ai cavallieri suoi leva la sbarra,
e seco invita alle famose lode,
poi chIsolier con quelli di Navarra
entrar ne la battaglia vede et ode.
Poi mosse Ariodante la sua schiera,
che nuovo duca dAlbania fattera.
56
Lalto rumor de le sonore trombe,
de timpani e de barbari stromenti,
giunti al continuo suon darchi, di frombe,
di machine, di ruote e di tormenti;
e quel di che pi par che l ciel ribombe,
gridi, tumulti, gemiti e lamenti;
rendeno un alto suon cha quel saccorda,
con che i vicin, cadendo, il Nilo assorda.
364
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
57
Grande ombra dognintorno il cielo involve,
nata dal saettar de li duo campi;
lalito, il fumo del sudor, la polve
par che ne laria oscura nebbia stampi.
Or qua lun campo, or laltro l si volve:
vedresti or come un segua, or come scampi;
et ivi alcuno, o non troppo diviso,
rimaner morto ove ha il nimico ucciso.
58
Dove una squadra per stanchezza mossa,
unaltra si fa tosto andare inanti.
Di qua di l la gente darme ingrossa:
l cavallieri, e qua si metton fanti.
La terra che sostien lassalto, rossa:
mutato ha il verde ne sanguigni manti;
e doverano i fiori azzurri e gialli,
giaceno uccisi or gli uomini e i cavalli.
59
Zerbin facea le pi mirabil pruove
che mai facesse di sua et garzone:
lesercito pagan che ntorno piove,
taglia et uccide e mena a destruzione.
Ariodante alle sue genti nuove
mostra di sua virt gran paragone;
e d di s timore e meraviglia
a quelli di Navarra e di Castiglia.
60
Chelindo e Mosco, i duo figli bastardi
del morto Calabrun re dAragona,
et un che reputato fra gagliardi
era, Calamidor da Barcelona,
savean lasciato a dietro gli stendardi;
e credendo acquistar gloria e corona
per uccider Zerbin, gli furo adosso;
e ne fianchi il destrier gli hanno percosso.
365
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
61
Passato da tre lance il destrier morto
cade; ma il buon Zerbin subito in piede;
cha quei chal suo cavallo han fatto torto,
per vendicarlo va dove gli vede:
e prima a Mosco, al giovene inaccorto,
che gli sta sopra, e di pigliar sel crede,
mena di punta, e lo passa nel fianco,
e fuor di sella il caccia freddo e bianco.
62
Poi che si vide tor, come di furto,
Chelindo il fratel suo, di furor pieno
venne a Zerbino, e pens dargli durto;
ma gli prese egli il corridor pel freno:
trasselo in terra, onde non mai surto,
e non mangi mai pi biada n fieno;
che Zerbin s gran forza a un colpo mise,
che lui col suo signor dun taglio uccise.
63
Come Calamidor quel colpo mira,
volta la briglia per levarsi in fretta;
ma Zerbin dietro un gran fendente tira,
dicendo: Traditore, aspetta! aspetta!
Non va la botta ove nand la mira,
non che per lontana vi si metta;
lui non pot arrivar, ma il destrier prese
sopra la groppa, e in terra lo distese.
64
Colui lascia il cavallo, e via carpone
va per campar, ma poco gli successe;
che venne caso che l duca Trasone
gli pass sopra, e col peso loppresse.
Ariodante e Lurcanio si pone
dove Zerbino fra le genti spesse;
e seco hanno altri e cavallieri e conti,
che fanno ognopra che Zerbin rimonti.
366
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
65
Menava Ariodante il brando in giro,
e ben lo seppe Artalico e Margano;
ma molto pi Etearco e Casimiro
la possanza sentr di quella mano:
i primi duo feriti se ne giro,
rimaser gli altri duo morti sul piano.
Lurcanio fa veder quanto sia forte;
che fere, urta, riversa e mette a morte.
66
Non crediate, Signor, che fra campagna
pugna minor che presso al fiume sia,
n cha dietro lesercito rimagna,
che di Lincastro il buon duca seguia.
Le bandiere assal questo di Spagna,
e molto ben di par la cosa ga;
che fanti, cavallieri e capitani
di qua e di l sapean menar le mani.
67
Dinanzi vien Oldrado e Fieramonte,
un duca di Glocestra, un dEborace;
con lor Ricardo, di Varvecia conte,
e di Chiarenza il duca, Enrigo audace.
Han Matalista e Follicone a fronte,
e Baricondo et ogni lor seguace.
Tiene il primo Almeria, tiene il secondo
Granata, tien Maiorca Baricondo.
68
La fiera pugna un pezzo and di pare;
che vi si discernea poco vantaggio.
Vedeasi or luno or laltro ire e tornare,
come le biade al ventolin di maggio,
o come sopra l lito un mobil mare
or viene or va, n mai tiene un viaggio.
Poi che Fortuna ebbe scherzato un pezzo,
dannosa ai Mori ritorn da sezzo.
367
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
69
Tutto in un tempo il duca di Glocestra
a Matalista fa votar larcione;
ferito a un tempo ne la spalla destra
Fieramonte riversa Follicone:
e lun pagano e laltro si sequestra,
e tra glInglesi se ne va prigione.
E Baricondo a un tempo riman senza
vita per man del duca di Chiarenza.
70
Indi i pagani tanto a spaventarsi,
indi i fedeli a pigliar tanto ardire,
che quei non facean altro che ritrarsi
e partirsi da lordine e fuggire,
e questi andar inanzi et avanzarsi
sempre terreno, e spingere e seguire:
e se non vi giungea chi lor di aiuto,
il campo da quel lato era perduto.
71
Ma Ferra, che sin qui mai non sera
dal re Marsilio suo troppo disgiunto,
quando vide fuggir quella bandiera,
e lesercito suo mezzo consunto,
spron il cavallo, e dove ardea pi fiera
la battaglia, lo spinse; e arriv a punto
che vide dal destrier cadere in terra
col capo fesso Olimpo da la Serra;
72
un giovinetto che col dolce canto,
concorde al suon de la cornuta cetra,
dintenerire un cor si dava vanto,
ancor che fosse pi duro che pietra.
Felice lui, se contentar di tanto
onor sapeasi, e scudo, arco e faretra
aver in odio, e scimitarra e lancia,
che lo fecer morir giovine in Francia!
368
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
73
Quando lo vide Ferra cadere,
che solea amarlo e avere in molta estima,
si sente di lui sol via pi dolere,
che di millaltri che periron prima:
e sopra chi luccise in modo fere,
che gli divide lelmo da la cima
per la fronte, per gli occhi e per la faccia,
per mezzo il petto, e morto a terra il caccia.
74
N qui sindugia; e il brando intorno ruota,
chogni elmo rompe, ogni lorica smaglia;
a chi segna la fronte, a chi la gota,
ad altri il capo, ad altri il braccio taglia;
or questo or quel di sangue e dalma vta:
e ferma da quel canto la battaglia,
onde la spaventata ignobil frotta
senza ordine fuggia spezzata e rotta.
75
Entr ne la battaglia il re Agramante,
duccider gente e di far pruove vago;
e seco ha Baliverzo, Farurante,
Prusion, Soridano e Bambirago.
Poi son le genti senza nome tante,
che del lor sangue oggi faranno un lago,
che meglio conterei ciascuna foglia,
quando lautunno gli arbori ne spoglia.
76
Agramante dal muro una gran banda
di fanti avendo e di cavalli tolta,
col re di Feza subito li manda,
che dietro ai padiglion piglin la volta,
e vadano ad opporsi a quei dIrlanda,
le cui squadre vedea con fretta molta,
dopo gran giri e larghi avolgimenti,
venir per occupar gli alloggiamenti.
369
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
77
Fu l re di Feza ad esequir ben presto;
chogni tardar troppo nociuto avria.
Raguna intanto il re Agramante il resto;
parte le squadre, e alla battaglia invia.
Egli va al fiume; che gli par chin questo
luogo del suo venir bisogno sia;
e da quel canto un messo era venuto
del re Sobrino a domandare aiuto.
78
Menava in una squadra pi di mezzo
il campo dietro; e sol del gran rumore
tremr gli Scotti, e tanto fu il ribrezzo,
chabbandonavan lordine e lonore.
Zerbin, Lurcanio e Ariodante in mezzo
vi restr soli incontra a quel furore;
e Zerbin, chera a pi, vi peria forse,
ma l buon Rinaldo a tempo se naccorse.
79
Altrove intanto il paladin savea
fatto inanzi fuggir cento bandiere.
Or che lorecchie la novella rea
del gran periglio di Zerbin gli fere,
cha piedi fra la gente cirenea
lasciato solo aveano le sue schiere,
volta il cavallo, e dove il campo scotto
vede fuggir, prende la via di botto.
80
Dove gli Scotti ritornar fuggendo
vede, sappara, e grida: Or dove andate?
perch tanta viltade in voi comprendo,
che a s vil gente il campo abbandonate?
Ecco le spoglie, de le quali intendo
chesser dovean le vostre chiese ornate.
Oh che laude, oh che gloria, che l figliuolo
del vostro re si lasci a piedi e solo!
370
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
81
Dun suo scudier una grossa asta afferra,
e vede Prusion poco lontano,
re dAlvaracchie, e adosso se gli serra,
e de larcion lo porta morto al piano.
Morto Agricalte e Bambirago atterra:
dopo fere aspramente Soridano;
e come gli altri lavria messo a morte,
se nel ferir la lancia era pi forte.
82
Stringe Fusberta, poi che lasta rotta,
e tocca Serpentin, quel da la Stella.
Fatate larme avea, ma quella botta
pur tramortito il manda fuor di sella.
E cos al duca de la gente scotta
fa piazza intorno spaziosa e bella;
s che senza contesa un destrier puote
salir di quei che vanno a selle vte.
83
E ben si ritrov salito a tempo,
che forse nol facea, se pi tardava;
perch Agramante e Dardinello a un tempo,
Sobrin col re Balastro varrivava.
Ma egli, che montato era per tempo,
di qua e di l col brando saggirava,
mandando or questo or quel gi ne linferno
a dar notizia del viver moderno.
84
Il buon Rinaldo, il quale a porre in terra
i pi dannosi avea sempre riguardo,
la spada contra il re Agramante afferra,
che troppo gli parea fiero e gagliardo
(facea egli sol pi che mille altri guerra);
e se gli spinse adosso con Baiardo:
lo fere a un tempo et urta di traverso,
s che lui col destrier manda riverso.
371
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
85
Mentre di fuor con s crudel battaglia,
odio, rabbia, furor lun laltro offende,
Rodomonte in Parigi il popul taglia,
le belle case e i sacri templi accende.
Carlo, chin altra parte si travaglia,
questo non vede, e nulla ancor ne ntende:
Odoardo raccoglie et Arimanno
ne la citt, col lor popul britanno.
86
A llui venne un scudier pallido in volto,
che potea a pena trar del petto il fiato.
Ahim! signor, ahim! replica molto,
prima chabbia a dir altro incominciato:
Oggi il romano Imperio, oggi sepolto;
oggi ha il suo popul Cristo abandonato:
il demonio dal cielo piovuto oggi,
perch in questa citt pi non salloggi.
87
Satanasso (perchaltri esser non puote)
strugge e ruina la citt infelice.
Volgiti e mira le fumose ruote
de la rovente fiamma predatrice;
ascolta il pianto che nel ciel percuote;
e faccian fede a quel che l servo dice.
Un solo quel cha ferro e a fuoco strugge
la bella terra, e inanzi ognun gli fugge.
88
Quale colui che prima oda il tumulto,
e de le sacre squille il batter spesso,
che vegga il fuoco a nessun altro occulto,
cha s, che pi gli tocca, e gli pi presso;
tal il re Carlo, udendo il nuovo insulto,
e conoscendol poi con locchio istesso:
onde lo sforzo di sua miglior gente
al grido drizza e al gran rumor che sente.
372
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto sedicesimo
89
Dei paladini e dei guerrier pi degni
Carlo si chiama dietro una gran parte,
e vr la piazza fa drizzare i segni;
che l pagan sera tratto in quella parte.
Ode il rumor, vede gli orribil segni
di crudelt, lumane membra sparte.
Ora non pi: ritorni unaltra volta
chi voluntier la bella istoria ascolta.
373
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
Canto 17
1
Il giusto Dio, quando i peccati nostri
hanno di remission passato il segno,
acci che la giustizia sua dimostri
uguale alla piet, spesso d regno
a tiranni atrocissimi et a mostri,
e d lor forza e di mal fare ingegno.
Per questo Mario e Silla pose al mondo,
e duo Neroni e Caio furibondo,
2
Domiziano e lultimo Antonino;
e tolse da la immonda e bassa plebe,
et esalt allimperio Massimino;
e nascer prima fe Creonte a Tebe;
e di Mezenzio al populo Agilino,
che fe di sangue uman grasse le glebe;
e diede Italia a tempi men remoti
in preda agli Unni, ai Longobardi, ai Goti.
3
Che dAtila dir? che de liniquo
Ezzellin da Roman? che daltri cento?
che dopo un lungo andar sempre in obliquo,
ne manda Dio per pena e per tormento.
Di questo abbin non pur al tempo antiquo,
ma ancora al nostro, chiaro esperimento,
quando a noi, greggi inutili e mal nati,
ha dato per guardian lupi arrabbiati:
4
a cui non par chabbi a bastar lor fame,
chabbi il lor ventre a capir tanta carne;
e chiaman lupi di pi ingorde brame
da boschi oltramontani a divorarne.
Di Trasimeno linsepulto ossame
e di Canne e di Trebia poco parne
verso quel che le ripe e i campi ingrassa,
dovAda e Mella e Ronco e Tarro passa.
374
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
5
Or Dio consente che noi sin puniti
da populi di noi forse peggiori,
per li multiplicati et infiniti
nostri nefandi, obbrobriosi errori.
Tempo verr cha depredar lor liti
andremo noi, se mai saren migliori,
e che i peccati lor giungano al segno,
che leterna Bont muovano a sdegno.
6
Doveano allora aver gli eccessi loro
di Dio turbata la serena fronte,
che scrse ogni lor luogo il Turco e l Moro
con stupri, uccision, rapine et onte:
ma pi di tutti gli altri danni, fro
gravati dal furor di Rodomonte.
Dissi chebbe di lui la nuova Carlo,
e che n piazza vena per ritrovarlo.
7
Vede tra via la gente sua troncata,
arsi i palazzi, e ruinati i templi,
gran parte de la terra desolata:
mai non si vider s crudeli esempli.
Dove fuggite, turba spaventata?
Non tra voi chi l danno suo contempli?
Che citt, che refugio pi vi resta,
quando si perda s vilmente questa?
8
Dunque un uom solo in vostra terra preso,
cinto di mura onde non pu fuggire,
si partir che non lavrete offeso,
quando tutti vavr fatto morire?
Cos Carlo dicea, che dira acceso
tanta vergogna non potea patire.
E giunse dove inanti alla gran corte
vide il pagan por la sua gente a morte.
375
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
9
Quivi gran parte era del populazzo,
sperandovi trovare aiuto, ascesa;
perch forte di mura era il palazzo,
con munizion da far lunga difesa.
Rodomonte, dorgoglio e dira pazzo,
solo savea tutta la piazza presa:
e luna man, che prezza il mondo poco,
ruota la spada, e laltra getta il fuoco.
10
E de la regal casa, alta e sublime,
percuote e risuonar fa le gran porte.
Gettan le turbe da le eccelse cime
e merli e torri, e si metton per morte.
Guastare i tetti non alcun che stime;
e legne e pietre vanno ad una sorte,
lastre e colonne, e le dorate travi
che furo in prezzo agli lor padri e agli avi.
11
Sta su la porta il re dAlgier, lucente
di chiaro acciar che l capo gli arma e l busto,
come uscito di tenebre serpente,
poi cha lasciato ogni squalor vetusto,
del nuovo scoglio altiero, e che si sente
ringiovenito e pi che mai robusto;
tre lingue vibra, et ha negli occhi foco:
dovunque passa, ognanimal d loco.
12
Non sasso, merlo, trave, arco o balestra,
n ci che sopra il Saracin percuote,
ponno allentar la sanguinosa destra
che la gran porta taglia, spezza e scuote;
e dentro fatto vha tanta finestra,
che ben vedere e veduto esser puote
dai visi impressi di color di morte,
che tutta piena quivi hanno la corte.
376
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
13
Suonar per gli alti e spaziosi tetti
sodono gridi e feminil lamenti:
lafflitte donne, percotendo i petti,
corron per casa pallide e dolenti;
e abbraccian gli usci e i geniali letti
che tosto hanno a lasciare a strane genti.
Tratta la cosa era in periglio tanto,
quando l re giunse, e suoi baroni accanto.
14
Carlo si volse a quelle man robuste
chebbe altre volte a gran bisogni pronte.
Non ste quelli voi, che meco fuste
contra Agolante (disse) in Aspramonte?
Sono le forze vostre ora s fruste,
che, succideste lui, Troiano e Almonte
con cento mila, or ne temete un solo
pur di quel sangue e pur di quello stuolo?
15
Perch debbo vedere in voi fortezza
ora minor chio la vedessi allora?
Mostrate a questo can vostra prodezza,
a questo can che gli uomini devora.
Un magnanimo cor morte non prezza,
presta o tarda che sia, pur che ben muora.
Ma dubitar non posso ove voi ste,
che fatto sempre vincitor mavete.
16
Al fin de le parole urta il destriero,
con lasta bassa, al Saracino adosso.
Mossesi a un tratto il paladino Ugiero,
a un tempo Namo et Ulivier si mosso,
Avino, Avolio, Otone e Berlingiero,
chun senza laltro mai veder non posso:
e ferr tutti sopra a Rodomonte
e nel petto e nei fianchi e ne la fronte.
377
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
17
Ma lasciamo, per Dio, Signore, ormai
di parlar dira e di cantar di morte;
e sia per questa volta detto assai
del Saracin non men crudel che forte:
che tempo ritornar dovio lasciai
Grifon, giunto a Damasco in su le porte
con Orrigille perfida, e con quello
chadulter era, e non di lei fratello.
18
De le pi ricche terre di Levante,
de le pi populose e meglio ornate
si dice esser Damasco, che distante
siede a Ierusalem sette giornate,
in un piano fruttifero e abondante,
non men giocondo il verno, che lestate.
A questa terra il primo raggio tolle
de la nascente aurora un vicin colle.
19
Per la citt duo fiumi cristallini
vanno inaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini,
non mai di fior, non mai di fronde privi.
Dicesi ancor, che macinar molini
potrian far lacque lanfe che son quivi;
e chi va per le vie vi sente, fuore
di tutte quelle case, uscire odore.
20
Tutta coperta la strada maestra
di panni di diversi color lieti;
e dodorifera erba, e di silvestra
fronda la terra e tutte le pareti.
Adorna era ogni porta, ogni finestra
di finissimi drappi e di tapeti,
ma pi di belle e ben ornate donne
di ricche gemme e di superbe gonne.
378
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
21
Vedeasi celebrar dentralle porte,
in molti lochi, solazzevol balli;
il popul, per le vie, di miglior sorte
maneggiar ben guarniti e bei cavalli:
facea pi bel veder la ricca corte
de signor, de baroni e de vasalli,
con ci che dIndia e deritree maremme
di perle aver si pu, doro e di gemme.
22
Vena Grifone e la sua compagnia
mirando e quinci e quindi il tutto ad agio,
quando fermolli un cavalliero in via,
e gli fece smontare a un suo palagio;
e per lusanza e per sua cortesia
di nulla lasci lor patir disagio.
Li fe nel bagno entrar, poi con serena
fronte gli accolse a sontuosa cena.
23
E narr lor come il re Norandino,
re di Damasco e di tutta Soria,
fatto avea il paesano e l peregrino
chordine avesse di cavalleria,
alla giostra invitar, chal matutino
del d sequente in piazza si faria;
e che savean valor pari al sembiante,
potrian mostrarlo senza andar pi inante.
24
Ancor che quivi non venne Grifone
a questo effetto, pur lo nvito tenne;
che qual volta se nabbia occasione,
mostrar virtude mai non disconvenne.
Interrogollo poi de la cagione
di quella festa, e sella era solenne
usata ognanno, o pure impresa nuova
del re chi suoi veder volesse in pruova.
379
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
25
Rispose il cavallier: La bella festa
sha da far sempre ad ogni quarta luna:
de laltre che verran, la prima questa:
ancora non se n fatta pi alcuna.
Sar in memoria che salv la testa
il re in tal giorno da una gran fortuna,
dopo che quattro mesi in doglie e n pianti
sempre era stato, e con la morte inanti.
26
Ma per dirvi la cosa pienamente,
il nostro re, che Norandin sappella,
molti e moltanni ha avuto il core ardente
de la leggiadra e sopra ognaltra bella
figlia del re di Cipro: e finalmente
avutala per moglie, iva con quella,
con cavallieri e donne in compagnia;
e dritto avea il camin verso Soria.
27
Ma poi che fummo tratti a piene vele
lungi dal porto nel Carpazio iniquo,
la tempesta salt tanto crudele,
che sbigott sin al padrone antiquo.
Tre d e tre notti andammo errando ne le
minacciose onde per camino obliquo.
Uscimo al fin nel lito stanchi e molli,
tra freschi rivi, ombrosi e verdi colli.
28
Piantare i padiglioni, e le cortine
fra gli arbori tirar facemo lieti.
Sapparechiano i fuochi e le cucine;
le mense daltra parte in su tapeti.
Intanto il re cercando alle vicine
valli era andato e a boschi pi secreti,
se ritrovasse capre o daini o cervi;
e larco gli portr dietro duo servi.
380
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
29
Mentre aspettamo, in gran piacer sedendo,
che da cacciar ritorni il signor nostro,
vedemo lOrco a noi venir correndo
lungo il lito del mar, terribil mostro.
Dio vi guardi, signor, che l viso orrendo
de lOrco agli occhi mai vi sia dimostro:
meglio per fama aver notizia desso,
chandargli, s che lo veggiate, appresso.
30
Non gli pu comparir quanto sia lungo,
s smisuratamente tutto grosso.
In luogo docchi, di color di fungo
sotto la fronte ha duo coccole dosso.
Verso noi vien (come vi dico) lungo
il lito, e par chun monticel sia mosso.
Mostra le zanne fuor, come fa il porco;
ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco.
31
Correndo viene, e l muso a guisa porta
che l bracco suol, quando entra in su la traccia.
Tutti che lo veggiam, con faccia smorta
in fuga andamo ove il timor ne caccia.
Poco il veder lui cieco ne conforta,
quando, fiutando sol, par che pi faccia,
chaltri non fa, chabbia odorato e lume:
e bisogno al fuggire eran le piume.
32
Corron chi qua chi l; ma poco lece
da lui fuggir, veloce pi che l Noto.
Di quaranta persone, a pena diece
sopra il navilio si salvaro a nuoto.
Sotto il braccio un fastel dalcuni fece,
n il grembio si lasci n il seno vto;
un suo capace zaino empissene anco,
che gli pendea, come a pastor, dal fianco.
381
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
33
Portci alla sua tana il mostro cieco,
cavata in lito al mar dentruno scoglio.
Di marmo cos bianco quello speco,
come esser soglia ancor non scritto foglio.
Quivi abitava una matrona seco,
di dolor piena in vista e di cordoglio;
et avea in compagnia donne e donzelle
dogni et, dogni sorte, e brutte e belle.
34
Era presso alla grotta in chegli stava,
quasi alla cima del giogo superno,
unaltra non minor di quella cava,
dove del gregge sua facea governo.
Tanto navea, che non si numerava;
e nera egli il pastor lestate e l verno.
Ai tempi suoi gli apriva e tenea chiuso,
per spasso che navea, pi che per uso.
35
Lumana carne meglio gli sapeva:
e prima il fa veder challantro arrivi;
che tre de nostri giovini chaveva,
tutti li mangia, anzi trangugia vivi.
Viene alla stalla, e un gran sasso ne leva:
ne caccia il gregge, e noi riserra quivi.
Con quel sen va dove il suol far satollo,
sonando una zampogna chavea in collo.
36
Il signor nostro intanto ritornato
alla marina, il suo danno comprende;
che truova gran silenzio in ogni lato,
vti frascati, padiglioni e tende.
N sa pensar chi s labbia rubato;
e pien di gran timore al lito scende,
onde i nocchieri suoi vede in disparte
sarpar lor ferri e in opra por le sarte.
382
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
37
Tosto chessi lui veggiono sul lito,
il palischermo mandano a levarlo:
ma non s tosto ha Norandino udito
de lOrco che venuto era a rubarlo,
che, senza pi pensar, piglia partito,
dovunque andato sia, di seguitarlo.
Vedersi tor Lucina s gli duole,
cho racquistarla, o non pi viver vuole.
38
Dove vede apparir lungo la sabbia
la fresca orma, ne va con quella fretta
con che lo spinge lamorosa rabbia,
fin che giunge alla tana chio vho detta;
ove con tema la maggior che sabbia
a patir mai, lOrco da noi saspetta:
ad ogni suono di sentirlo parci,
chaffamato ritorni a divorarci.
39
Quivi Fortuna il re da tempo guida;
che senza lOrco in casa era la moglie.
Come ella l vede: Fuggine! gli grida
misero te, se lOrco ti ci coglie!
Coglia disse o non coglia, o salvi o uccida,
che miserrimo i sia non mi si toglie.
Disir mi mena, e non error di via,
cho di morir presso alla moglie mia.
40
Poi segu, dimandandole novella
di quei che prese lOrco in su la riva;
prima degli altri, di Lucina bella,
se lavea morta, o la tenea captiva.
La donna umanamente gli favella,
e lo conforta, che Lucina viva,
e che non alcun dubbio chella muora;
che mai femina lOrco non divora.
383
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
41
Esser di ci argumento ti possio,
e tutte queste donne che son meco:
n a me n a lor mai lOrco stato rio,
pur che non ci scostian da questo speco.
A chi cerca fuggir, pon grave fio;
n pace mai puon ritrovar pi seco:
o le sotterra vive, o lincatena,
o fa star nude al sol sopra larena.
42
Quando oggi egli port qui la tua gente,
le femine dai maschi non divise;
ma, s come gli avea, confusamente
dentro a quella spelonca tutti mise.
Sentir a naso il sesso differente.
Le donne non temer che sieno uccise:
gli uomini, siene certo; et empieranne
di quattro, il giorno, o sei, lavide canne.
43
Di levar lei di qui non ho consiglio
che dar ti possa; e contentar ti puoi
che ne la vita sua non periglio:
star qui al ben e al mal chavremo noi.
Ma vattene, per Dio, vattene, figlio,
che lOrco non ti senta e non tingoi.
Tosto che giunge, dognintorno annasa,
e sente sin a un topo che sia in casa.
44
Rispose il re, non si voler partire,
se non vedea la sua Lucina prima;
e che pi tosto appresso a lei morire,
che viverne lontan, faceva stima.
Quando vede ella non potergli dire
cosa che l muova da la voglia prima,
per aiutarlo fa nuovo disegno,
e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno.
384
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
45
Morte avea in casa, e dogni tempo appese,
con lor mariti, assai capre et agnelle,
onde a s et alle sue facea le spese;
e dal tetto pendea pi duna pelle.
La donna fe che l re del grasso prese,
chavea un gran becco intorno alle budelle,
e che se nunse dal capo alle piante,
fin che lodor cacci chegli ebbe inante.
46
E poi che l tristo puzzo aver le parve,
di che il fetido becco ognora sape,
piglia lirsuta pelle, e tutto entrarve
lo fe; chella s grande che lo cape.
Coperto sotto a cos strane larve,
facendol gir carpon, seco lo rape
l dove chiuso era dun sasso grave
de la sua donna il bel viso soave.
47
Norandino ubidisce; et alla buca
de la spelonca ad aspettar si mette,
acci col gregge dentro si conduca;
e fin a sera disiando stette.
Ode la sera il suon de la sambuca,
con che nvita a lassar lumide erbette,
e ritornar le pecore allalbergo
il fier pastor che lor vena da tergo.
48
Pensate voi se gli tremava il core,
quando lOrco sent che ritornava,
e che l viso crudel pieno dorrore
vide appressare alluscio de la cava;
ma pot la piet pi che l timore:
sardea, vedete, o se fingendo amava.
Vien lOrco inanzi, e leva il sasso, et apre:
Norandino entra fra pecore e capre.
385
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
49
Entrato il gregge, lOrco a noi descende;
ma prima sopra s luscio si chiude.
Tutti ne va fiutando: al fin duo prende;
che vuol cenar de le lor carni crude.
Al rimembrar di quelle zanne orrende,
non posso far chancor non trieme e sude.
Partito lOrco, il re getta la gonna
chavea di becco, e abbraccia la sua donna.
50
Dove averne piacer deve e conforto,
vedendol quivi, ella nha affanno e noia:
lo vede giunto ovha da restar morto;
e non pu far per chessa non muoia.
Con tutto l mal diceagli chio supporto,
signor, sentia non mediocre gioia,
che ritrovato non teri con nui
quando da lOrco oggi qui tratta fui.
51
Che se ben il trovarmi ora in procinto
duscir di vita mera acerbo e forte;
pur mi sarei, come commune instinto,
dogliuta sol de la mia trista sorte:
ma ora, o prima o poi che tu sia estinto,
pi mi dorr la tua che la mia morte.
E seguit, mostrando assai pi affanno
di quel di Norandin, che del suo danno.
52
La speme disse il re mi fa venire,
cho di salvarti, e tutti questi teco:
e sio nol posso far, meglio morire,
che senza te, mio sol, viver poi cieco.
Come io ci venni, mi potr partire;
e voi tuttaltri ne verrete meco,
se non avrete, come io non ho avuto,
schivo a pigliare odor danimal bruto.
386
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
53
La fraude insegn a noi, che contra il naso
de lOrco insegn a llui la moglie desso;
di vestirci le pelli, in ogni caso
chegli ne palpi ne luscir del fesso.
Poi che di questo ognun fu persuaso;
quanti de lun, quanti de laltro sesso
ci ritroviamo, uccidian tanti becchi,
quelli che pi fetean, cheran pi vecchi.
54
Ci ungemo i corpi di quel grasso opimo
che ritroviamo allintestina intorno,
e de lorride pelli ci vestimo.
Intanto usc da laureo albergo il giorno.
Alla spelonca, come apparve il primo
raggio del sol, fece il pastor ritorno;
e dando spirto alle sonore canne,
chiam il suo gregge fuor de le capanne.
55
Tenea la mano al buco de la tana,
acci col gregge non uscissin noi:
ci prendea al varco; e quando pelo o lana
sentia sul dosso, ne lasciava poi.
Uomini e donne uscimmo per s strana
strada, coperti daglirsuti cuoi:
e lOrco alcun di noi mai non ritenne,
fin che con gran timor Lucina venne.
56
Lucina, o fosse perchella non volle
ungersi come noi, che schivo nebbe;
o chavesse landar pi lento e molle,
che limitata bestia non avrebbe;
o quando lOrco la groppa toccolle,
gridasse per la tema che le accrebbe;
o che se le sciogliessero le chiome;
sentita fu, n ben so dirvi come.
387
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
57
Tutti eravam s intenti al caso nostro,
che non avemmo gli occhi agli altrui fatti.
Io mi rivolsi al grido; e vidi il mostro
che gi glirsuti spogli le avea tratti,
e fattola tornar nel cavo chiostro.
Noi altri dentro a nostre gonne piatti
col gregge andamo ove l pastor ci mena,
tra verdi colli in una piaggia amena.
58
Quivi attendiamo infin che steso allombra
dun bosco opaco il nasuto Orco dorma.
Chi lungo il mar, chi verso l monte sgombra:
sol Norandin non vuol seguir nostrorma.
Lamor de la sua donna s lo ngombra,
challa grotta tornar vuol fra la torma,
n partirsene mai sin alla morte,
se non racquista la fedel consorte:
59
che quando dianzi avea alluscir del chiuso
vedutala restar captiva sola,
fu per gittarsi, dal dolor confuso,
spontaneamente al vorace Orco in gola;
e si mosse, e gli corse infino al muso,
n fu lontano a gir sotto la mola:
ma pur lo tenne in mandra la speranza
chavea di trarla ancor di quella stanza.
60
La sera, quando alla spelonca mena
il gregge lOrco, e noi fuggiti sente,
e cha da rimaner privo di cena,
chiama Lucina dogni mal nocente,
e la condanna a star sempre in catena
allo scoperto in sul sasso eminente.
Vedela il re per sua cagion patire,
e si distrugge, e sol non pu morire.
388
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
61
Matina e sera linfelice amante
la pu veder come saffliga e piagna;
che le va misto fra le capre avante,
torni alla stalla o torni alla campagna.
Ella con viso mesto e supplicante
gli accenna che per Dio non vi rimagna,
perch vi sta a gran rischio de la vita,
n per a llei pu dare alcuna aita.
62
Cos la moglie ancor de lOrco priega
il re che se ne vada, ma non giova;
che dandar mai senza Lucina niega,
e sempre pi constante si ritruova.
In questa servitude, in che lo lega
Pietate e Amor, stette con lunga pruova
tanto, cha capitar venne a quel sasso
il figlio dAgricane e l re Gradasso.
63
Dove con loro audacia tanto fenno,
che liberaron la bella Lucina;
ben che vi fu aventura pi che senno:
e la portr correndo alla marina;
e al padre suo, che quivi era, la denno:
e questo fu ne lora matutina,
che Norandin con laltro gregge stava
a ruminar ne la montana cava.
64
Ma poi che l giorno aperta fu la sbarra,
e seppe il re la donna esser partita
(che la moglie de lOrco gli lo narra),
e come a punto era la cosa gita;
grazie a Dio rende, e con voto ninarra,
chessendo fuor di tal miseria uscita,
faccia che giunga onde per arme possa,
per prieghi o per tesoro, esser riscossa.
389
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
65
Pien di letizia va con laltra schiera
del simo gregge, e viene ai verdi paschi;
e quivi aspetta fin challombra nera
il mostro per dormir ne lerba caschi.
Poi ne vien tutto il giorno e tutta sera;
e al fin sicur che lOrco non lo ntaschi,
sopra un navilio monta in Satalia;
e son tre mesi charriv in Soria.
66
In Rodi, in Cipro, e per citt e castella
e dAfrica e dEgitto e di Turchia,
il re cercar fe di Lucina bella;
n fin laltrieri aver ne pot spia.
Laltrier nebbe dal suocero novella,
che seco lavea salva in Nicosia,
dopo che molti d vento crudele
era stato contrario alle sue vele.
67
Per allegrezza de la buona nuova
prepara il nostro re la ricca festa;
e vuol chad ogni quarta luna nuova,
una se nabbia a far simile a questa:
che la memoria rifrescar gli giova
dei quattro mesi che n irsuta vesta
fu tra il gregge de lOrco; e un giorno, quale
sar dimane, usc di tanto male.
68
Questo chio vho narrato, in parte vidi,
in parte udi da chi trovossi al tutto;
dal re, vi dico, che calende et idi
vi stette, fin che volse in riso il lutto:
e se nudite mai far altri gridi,
direte a chi gli fa, che mal n instrutto.
Il gentiluomo in tal modo a Grifone
de la festa narr lalta cagione.
390
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
69
Un gran pezzo di notte si dispensa
dai cavallieri in tal ragionamento;
e conchiudon chamore e piet immensa
mostr quel re con grande esperimento.
Andaron, poi che si levr da mensa,
ove ebbon grato e buono alloggiamento.
Nel seguente matin sereno e chiaro,
al suon de lallegrezze si destaro.
70
Vanno scorrendo timpani e trombette,
e ragunando in piazza la cittade.
Or, poi che de cavalli e de carrette
e ribombar de gridi odon le strade,
Grifon le lucide arme si rimette,
che son di quelle che si trovan rade;
che lavea impenetrabili e incantate
la Fata bianca di sua man temprate.
71
Quel dAntiochia, pi dognaltro vile,
armossi seco, e compagnia gli tenne.
Preparate avea lor loste gentile
nerbose lance, e salde e grosse antenne,
e del suo parentado non umle
compagnia tolta; e seco in piazza venne;
e scudieri a cavallo, e alcuni a piede,
a tal servigi attissimi, lor diede.
72
Giunsero in piazza, e trassonsi in disparte,
n pel campo curr far di s mostra,
per veder meglio il bel popul di Marte,
chad uno, o a dua, o a tre, veniano in giostra.
Chi con colori accompagnati ad arte
letizia o doglia alla sua donna mostra;
chi nel cimier, chi nel dipinto scudo
disegna Amor, se lha benigno o crudo.
391
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
73
Soriani in quel tempo aveano usanza
darmarsi a questa guisa di Ponente.
Forse ve gli inducea la vicinanza
che de Franceschi avean continuamente,
che quivi allor reggean la sacra stanza
dove in carne abit Dio onnipotente;
chora i superbi e miseri cristiani,
con biasmi lor, lasciano in man de cani.
74
Dove abbassar dovrebbono la lancia
in augumento de la santa fede,
tra lor si dan nel petto e ne la pancia
a destruzion del poco che si crede.
Voi, gente ispana, e voi, gente di Francia,
volgete altrove, e voi, Svizzeri, il piede,
e voi, Tedeschi, a far pi degno acquisto;
che quanto qui cercate gi di Cristo.
75
Se Cristianissimi esser voi volete,
e voi altri Catolici nomati,
perch di Cristo gli uomini uccidete?
perch de beni lor son dispogliati?
Perch Ierusalem non riavete,
che tolto stato a voi da rinegati?
Perch Constantinopoli e del mondo
la miglior parte occupa il Turco immondo?
76
Non hai tu, Spagna, lAfrica vicina,
che tha via pi di questa Italia offesa?
E pur, per dar travaglio alla meschina,
lasci la prima tua s bella impresa.
O dogni vizio fetida sentina,
dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa
chora di questa gente, ora di quella
che gi serva ti fu, sei fatta ancella?
392
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
77
Se l dubbio di morir ne le tue tane,
Svizzer, di fame, in Lombardia ti guida,
e tra noi cerchi o chi ti dia del pane,
o, per uscir dinopia, chi tuccida;
le richezze del Turco hai non lontane:
caccial dEuropa, o almen di Grecia snida:
cos potrai o del digiuno trarti,
o cader con pi merto in quelle parti.
78
Quel cha te dico, io dico al tuo vicino
tedesco ancor: l le richezze sono,
che vi port da Roma Constantino:
portonne il meglio, e fe del resto dono.
Pattolo et Ermo, onde si tra lor fino,
Migdonia e Lidia, e quel paese buono
per tante laudi in tante istorie noto,
non , sandar vi vuoi, troppo remoto.
79
Tu, gran Leone, a cui premon le terga
de le chiavi del ciel le gravi some,
non lasciar che nel sonno si sommerga
Italia, se la man lhai ne le chiome.
Tu sei Pastore; e Dio tha quella verga
data a portare, e scelto il fiero nome,
perch tu ruggi, e che le braccia stenda,
s che dai lupi il grege tuo difenda.
80
Ma dun parlar ne laltro, ove sono ito
s lungi dal camin chio faceva ora?
Non lo credo per s aver smarrito,
chio non lo sappia ritrovare ancora.
Io dicea chin Soria si tenea il rito
darmarsi, che i Franceschi aveano allora:
s che bella in Damasco era la piazza
di gente armata delmo e di corazza.
393
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
81
Le vaghe donne gettano dai palchi
sopra i giostranti fior vermigli e gialli,
mentre essi fanno a suon degli oricalchi
levare a salti et aggirar cavalli.
Ciascuno, o bene o mal chegli cavalchi,
vuol far quivi vedersi, e sprona e dlli:
di chaltri ne riporta pregio e lode;
muove altri a riso, e gridar dietro sode.
82
De la giostra era il prezzo unarmatura
che fu donata al re pochi d inante,
che su la strada ritrov a ventura,
ritornando dArmenia, un mercatante.
Il re di nobilissima testura
le sopraveste allarme aggiunse, e tante
perle vi pose intorno e gemme et oro,
che la fece valer molto tesoro.
83
Se conosciute il re quellarme avesse,
care avute lavria sopra ogni arnese;
n in premio de la giostra lavria messe,
come che liberal fosse e cortese.
Lungo saria chi raccontar volesse
chi lavea s sprezzate e vilipese,
che n mezzo de la strada le lasciasse,
preda a chiunque o inanzi o indietro andasse.
84
Di questo ho da contarvi pi di sotto:
or dir di Grifon, challa sua giunta
un paio e pi di lancie trov rotto,
menato pi dun taglio e duna punta.
Dei pi cari e pi fidi al re fur otto
che quivi insieme avean lega congiunta;
gioveni, in arme pratichi et industri,
tutti o signori o di famiglie illustri.
394
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
85
Quei rispondean ne la sbarrata piazza
per un d, ad uno ad uno, a tutto l mondo,
prima con lancia, e poi con spada o mazza,
fin chal re di guardarli era giocondo;
e si foravan spesso la corazza:
per giuoco in somma qui facean, secondo
fan gli nimici capitali, eccetto
che potea il re partirli a suo diletto.
86
Quel dAntiochia, un uom senza ragione,
che Martano il codardo nominosse,
come se de la forza di Grifone,
poi chera seco, participe fosse,
audace entr nel marziale agone;
e poi da canto ad aspettar fermosse,
sin che finisce una battaglia fiera
che tra duo cavallier cominciata era.
87
Il signor di Seleucia, di quelluno,
cha sostener limpresa aveano tolto,
combattendo in quel tempo con Ombruno,
lo fer duna punta in mezzo l volto,
s che luccise: e piet nebbe ognuno,
perch buon cavallier lo tenean molto;
et oltra la bontade, il pi cortese
non era stato in tutto quel paese.
88
Veduto ci, Martano ebbe paura
che parimente a s non avvenisse;
e ritornando ne la sua natura,
a pensar cominci come fugisse.
Grifon, che gli era appresso e navea cura,
lo spinse pur, poi chassai fece e disse,
contra un gentil guerrier che sera mosso,
come si spinge il cane al lupo adosso;
395
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
89
che dieci passi gli va dietro o venti,
e poi si ferma, et abbaiando guarda
come digrigni i minacciosi denti,
come negli occhi orribil fuoco gli arda.
Quivi overano e principi presenti
e tanta gente nobile e gagliarda,
fugg lo ncontro il timido Martano,
e torse l freno e l capo a destra mano.
90
Pur la colpa potea dar al cavallo,
chi di scusarlo avesse tolto il peso;
ma con la spada poi fe s gran fallo,
che non lavria Demostene difeso.
Di carta armato par, non di metallo;
s teme da ogni colpo essere offeso.
Fuggesi al fine, e gli ordini disturba,
ridendo intorno a llui tutta la turba.
91
Il batter de le mani, il grido intorno
se gli lev del populazzo tutto.
Come lupo cacciato, fe ritorno
Martano in molta fretta al suo ridutto.
Resta Grifone; e gli par de lo scorno
del suo compagno esser macchiato e brutto:
esser vorrebbe stato in mezzo il foco,
pi tosto che trovarsi in questo loco.
92
Arde nel core, e fuor nel viso avampa,
come sia tutta sua quella vergogna;
perch lopere sue di quella stampa
vedere aspetta il populo et agogna:
s che rifulga chiara pi che lampa
sua virt, questa volta gli bisogna;
chunoncia, un dito sol derror che faccia,
per la mala impression parr sei braccia.
396
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
93
Gi la lancia avea tolta su la coscia
Grifon, cherrare in arme era poco uso:
spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia
chalquanto andato fu, la messe suso,
e port nel ferire estrema angoscia
al baron di Sidonia, chand giuso.
Ognun maravigliando in pi si leva;
che l contrario di ci tutto attendeva.
94
Torn Grifon con la medesma antenna,
che ntiera e ferma ricovrata avea,
et in tre pezzi la roppe alla penna
de lo scudo al signor di Lodicea.
Quel per cader tre volte e quattro accenna,
che tutto steso alla groppa giacea:
pur rilevato al fin la spada strinse,
volt il cavallo, e vr Grifon si spinse.
95
Grifon, che l vede in sella, e che non basta
s fiero incontro perch a terra vada,
dice fra s: Quel che non pot lasta,
in cinque colpi o n sei far la spada.
E su la tempia subito lattasta
dun dritto tal, che par che dal ciel cada;
e un altro gli accompagna e un altro appresso,
tanto che lha stordito e in terra messo.
96
Quivi erano dApamia duo germani,
soliti in giostra rimaner di sopra,
Tirse e Corimbo; et ambo per le mani
del figlio dUliver cadr sozzopra.
Luno gli arcion lascia allo scontro vani;
con laltro messa fu la spada in opra.
Gi per commun giudicio si tien certo
che di costui fia de la giostra il merto.
397
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
97
Ne la lizza era entrato Salinterno,
gran diodarro e maliscalco regio,
e che di tutto l regno avea il governo,
e di sua mano era guerriero egregio.
Costui, sdegnoso chun guerriero esterno
debba portar di quella giostra il pregio,
piglia una lancia, e verso Grifon grida,
e molto minacciandolo lo sfida.
98
Ma quel con un lancion gli fa risposta,
chavea per lo miglior fra dieci eletto,
e per non far error, lo scudo apposta,
e via lo passa e la corazza e l petto:
passa il ferro crudel tra costa e costa,
e fuor pel tergo un palmo esce di netto.
Il colpo, eccetto al re, fu a tutti caro;
chognuno odiava Salinterno avaro.
99
Grifone, appresso a questi, in terra getta
duo di Damasco, Ermofilo e Carmondo.
La milizia del re dal primo retta;
del mar grande almiraglio quel secondo.
Lascia allo scontro lun la sella in fretta:
adosso allaltro si riversa il pondo
del rio destrier, che sostener non puote
lalto valor con che Grifon percuote.
100
Il signor di Seleucia ancor restava,
miglior guerrier di tutti gli altri sette;
e ben la sua possanza accompagnava
con destrier buono e con arme perfette.
Dove de lelmo la vista si chiava,
lasta allo scontro luno e laltro mette:
pur Grifon maggior colpo al pagan diede,
che lo fe staffeggiar dal manco piede.
398
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
101
Gittaro i tronchi, e si tornaro adosso
pieni di molto ardir coi brandi nudi.
Fu il pagan prima da Grifon percosso
dun colpo che spezzato avria glincudi.
Con quel fender si vide e ferro et osso
dun cheletto savea tra mille scudi;
e se non era doppio e fin larnese,
fera la coscia ove cadendo scese.
102
Fer quel di Seleucia alla visera
Grifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,
che lavria aperta e rotta, se non era
fatta, come laltrarme, per incanto.
Gli un perder tempo che l pagan pi fera:
cos son larme dure in ogni canto;
e n pi parti Grifon gi fessa e rotta
ha larmatura a lui, n perde botta.
103
Ognun potea veder quanto di sotto
il signor di Seleucia era a Grifone;
e se partir non li fa il re di botto,
quel che sta peggio, la vita vi pone.
Fe Norandino alla sua guardia motto
chentrasse a distaccar laspra tenzone.
Quindi fu luno, e quindi laltro tratto;
e fu lodato il re di s buon atto.
104
Gli otto che dianzi avean col mondo impresa,
e non potuto durar poi contra uno,
avendo mal la parte lor difesa,
usciti eran del campo ad uno ad uno.
Gli altri cheran venuti a llor contesa,
quivi restr senza contrasto alcuno,
avendo lor Grifon, solo, interrotto
quel che tutti essi avean da far contra otto.
399
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
105
E dur quella festa cos poco,
chin men dunora il tutto fatto sera:
ma Norandin, per far pi lungo il giuoco
e per continuarlo infino a sera,
dal palco scese, e fe sgombrare il loco;
e poi divise in due la grossa schiera;
indi, secondo il sangue e la lor prova,
gli and accoppiando, e fe una giostra nova.
106
Grifone intanto avea fatto ritorno
alla sua stanza, pien dira e di rabbia:
e pi gli preme di Martan lo scorno,
che non giova lonor chesso vinto abbia.
Quivi, per tor lobbrobrio chavea intorno,
Martano adopra le mendaci labbia;
e lastuta e bugiarda meretrice,
come meglio sapea, gli era adiutrice.
107
O s o no che l giovin gli credesse,
pur la scusa accett, come discreto;
e pel suo meglio allora allora elesse
quindi levarsi tacito e secreto,
per tema che, se l populo vedesse
Martano comparir, non stesse cheto.
Cos per una via nascosa e corta
usciro al camin lor fuor de la porta.
108
Grifone, o chegli o che l cavallo fosse
stanco, o gravasse il sonno pur le ciglia,
al primo albergo che trovr, fermosse,
che non erano andati oltre a dua miglia.
Si trasse lelmo, e tutto disarmosse,
e trar fece a cavalli e sella e briglia;
e poi serrossi in camera soletto,
e nudo per dormire entr nel letto.
400
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
109
Non ebbe cos tosto il capo basso,
che chiuse gli occhi, e fu dal sonno oppresso
cos profundamente, che mai tasso
n ghiro mai saddorment quanto esso.
Martano intanto et Orrigille a spasso
entraro in un giardin chera l appresso;
et un inganno ordr, che fu il pi strano
che mai cadesse in sentimento umano.
110
Martano disegn trre il destriero,
i panni e larme che Grifon sha tratte;
e andare inanzi al re pel cavalliero
che tante pruove avea giostrando fatte.
Leffetto ne segu, fatto il pensiero:
tolle il destrier pi candido che latte,
scudo e cimiero et arme e sopraveste,
e tutte di Grifon linsegne veste.
111
Con gli scudieri e con la donna, dove
era il popolo ancora, in piazza venne;
e giunse a tempo che finian le pruove
di girar spade e darrestare antenne.
Commanda il re che l cavallier si truove,
che per cimier avea le bianche penne,
bianche le vesti e bianco il corridore;
che l nome non sapea del vincitore.
112
Colui chindosso il non suo cuoio aveva,
come lasino gi quel del leone,
chiamato, se nand, come attendeva,
a Norandino, in loco di Grifone.
Quel re cortese incontro se gli leva,
labbraccia e bacia, e allato se lo pone:
n gli basta onorarlo e dargli loda,
che vuol che l suo valor per tutto soda.
401
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
113
E fa gridarlo al suon degli oricalchi
vincitor de la giostra di quel giorno.
Lalta voce ne va per tutti i palchi,
che l nome indegno udir fa dognintorno.
Seco il re vuol cha par a par cavalchi,
quando al palazzo suo poi fa ritorno;
e di sua grazia tanto gli comparte,
che basteria, se fosse Ercole o Marte.
114
Bello et ornato alloggiamento dielli
in corte, et onorar fece con lui
Orrigille anco; e nobili donzelli
mand con essa, e cavallieri sui.
Ma tempo chanco di Grifon favelli,
in qual n dal compagno n daltrui
temendo inganno, addormentato sera,
n mai si risvegli fin alla sera.
115
Poi che fu desto, e che de lora tarda
saccorse, usc di camera con fretta,
dove il falso cognato e la bugiarda
Orrigille lasci con laltra setta;
e quando non gli truova, e che riguarda
non vesser larme n i panni, sospetta;
ma il veder poi pi sospettoso il fece
linsegne del compagno in quella vece.
116
Sopravien loste, e di colui linforma
che gi gran pezzo, di biancharme adorno,
con la donna e col resto de la torma
avea ne la citt fatto ritorno.
Truova Grifone a poco a poco lorma
chascosa gli avea Amor fin a quel giorno;
e con suo gran dolor vede esser quello
adulter dOrrigille, e non fratello.
402
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
117
Di sua sciochezza indarno ora si duole,
chavendo il ver dal peregrino udito,
lasciato mutar sabbia alle parole
di chi lavea pi volte gi tradito.
Vendicar si potea, n seppe: or vuole
linimico punir, che gli fuggito;
et constretto con troppo gran fallo
a tor di quel vil uom larme e l cavallo.
118
Eragli meglio andar senzarme e nudo,
che porsi indosso la corazza indegna,
o chimbracciar labominato scudo,
o por su lelmo la beffata insegna;
ma per seguir la meretrice e l drudo,
ragione in lui pari al disio non regna.
A tempo venne alla citt, chancora
il giorno avea quasi di vivo unora.
119
Presso alla porta ove Grifon vena,
siede a sinistra un splendido castello,
che, pi che forte e cha guerre atto sia,
di ricche stanze accommodato e bello.
I re, i signori, i primi di Soria
con alte donne in un gentil drappello
celebravano quivi in loggia amena
la real sontuosa e lieta cena.
120
La bella loggia sopra l muro usciva
con lalta rcca fuor de la cittade;
e lungo tratto di lontan scopriva
i larghi campi e le diverse strade.
Or che Grifon verso la porta arriva
con quellarme dobbrobrio e di viltade,
fu con non troppa aventurosa sorte
dal re veduto e da tutta la corte:
403
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
121
e riputato quel di chavea insegna,
mosse le donne e i cavallieri a riso.
Il vil Martano, come quel che regna
in gran favor, dopo l re l primo assiso,
e presso a llui la donna di s degna;
dai quali Norandin con lieto viso
vlse saper chi fosse quel codardo
che cos avea al suo onor poco riguardo;
122
che dopo una s trista e brutta pruova,
con tanta fronte or gli tornava inante.
Dicea: Questa mi par cosa assai nuova,
chessendo voi guerrier degno e prestante,
costui compagno abbiate, che non truova,
di vilt, pari in terra di Levante.
Il fate forse per mostrar maggiore,
per tal contrario, il vostro alto valore.
123
Ma ben vi giuro per gli eterni di,
che se non fosse chio riguardo a vui,
la publica ignominia gli farei,
chio soglio fare agli altri pari a lui.
Perpetua ricordanza gli darei,
come ognor di vilt nimico fui.
Ma sappia, simpunito se ne parte,
grado a voi che l menaste in questa parte.
124
Colui che fu de tutti i vizii il vaso,
rispose: Alto signor, dir non sapria
chi sia costui; chio lho trovato a caso,
venendo dAntiochia, in su la via.
Il suo sembiante mavea persuaso
che fosse degno di mia compagnia;
chintesa non navea pruova n vista,
se non quella che fece oggi assai trista.
404
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
125
La qual mi spiacque s, che rest poco,
che per punir lestrema sua viltade,
non gli facessi allora allora un gioco,
che non toccasse pi lance n spade:
ma ebbi, pi cha llui, rispetto al loco,
e riverenzia a vostra maestade.
N per me voglio che gli sia guadagno
lessermi stato un giorno o dua compagno:
126
di che contaminato anco esser parme;
e sopra il cor mi sar eterno peso,
se, con vergogna del mestier de larme,
io lo vedr da noi partire illeso:
e meglio che lasciarlo, satisfarme
potrete, se sar dun merlo impeso;
e fia lodevol opra e signorile,
perchel sia esempio e specchio ad ogni vile.
127
Al detto suo Martano Orrigille have,
senza accennar, confermatrice presta.
Non son (rispose il re) lopre s prave,
chal mio parer vabbia dandar la testa.
Voglio per pena del peccato grave,
che sol rinuovi al populo la festa.
E tosto a un suo baron, che fe venire,
impose quanto avesse ad esequire.
128
Quel baron molti armati seco tolse,
et alla porta della terra scese;
e quivi con silenzio li raccolse,
e la venuta di Grifone attese:
e ne lentrar s dimproviso il colse,
che fra i duo ponti a salvamento il prese;
e lo ritenne con beffe e con scorno
in una oscura stanza insin al giorno.
405
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
129
Il Sole a pena avea il dorato crine
tolto di grembio alla nutrice antica,
e cominciava da le piagge alpine
a cacciar lombre e far la cima aprica;
quando temendo il vil Martan chal fine
Grifone ardito la sua causa dica,
e ritorni la colpa ondera uscita,
tolse licenzia, e fece indi partita,
130
trovando idonia scusa al priego regio,
che non stia allo spettacolo ordinato.
Altri doni gli avea fatto, col pregio
de la non sua vittoria, il signor grato;
e sopra tutto un amplo privilegio,
dovera dalti onori al sommo ornato.
Lascinlo andar; chio vi prometto certo,
che la mercede avr secondo il merto.
131
Fu Grifon tratto a gran vergogna in piazza,
quando pi si trov piena di gente.
Gli avean levato lelmo e la corazza,
e lasciato in farsetto assai vilmente;
e come il conducessero alla mazza,
posto lavean sopra un carro eminente,
che lento lento tiravan due vacche
da lunga fame attenuate e fiacche.
132
Venian dintorno alla ignobil quadriga
vecchie sfacciate e disoneste putte,
di che nera una et or unaltra auriga,
e con gran biasmo lo mordeano tutte.
Lo poneano i fanciulli in maggior briga,
che, oltre le parole infami e brutte,
lavrian coi sassi insino a morte offeso,
se dai pi saggi non era difeso.
406
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciassettesimo
133
Larme che del suo male erano state
cagion, che di lui fr non vero indicio,
da la coda del carro strascinate
patian nel fango debito supplicio.
Le ruote inanzi a un tribunal fermate
gli fro udir de laltrui maleficio
la sua ignominia, che n sugli occhi detta
gli fu, gridando un publico trombetta.
134
Lo levr quindi, e lo mostrr per tutto
dinanzi a templi, ad officine e a case,
dove alcun nome scelerato e brutto,
che non gli fosse detto non rimase.
Fuor de la terra allultimo condutto
fu da la turba, che si persuase
bandirlo e cacciare indi a suon di busse,
non conoscendo ben chegli si fusse.
135
S tosto a pena gli sferraro i piedi
e libergli luna e laltra mano,
che tor lo scudo et impugnar gli vedi
la spada, che rig gran pezzo il piano.
Non ebbe contra s lance n spiedi;
che senzarme vena il populo insano.
Ne laltro canto diferisco il resto;
che tempo omai, Signor, di finir questo.
407
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
Canto 18
1
Magnanimo Signore, ogni vostro atto
ho sempre con ragion laudato e laudo;
ben che col rozzo stil duro e mal atto
gran parte de la gloria vi defraudo.
Ma pi de laltre, una virt mha tratto,
a cui col core e con la lingua applaudo;
che sognun truova in voi ben grata udienza,
non vi truova per facil credenza.
2
Spesso in difesa del biasmato absente
indur vi sento una et unaltra scusa,
o riserbargli almen, fin che presente
sua causa dica, laltra orecchia chiusa;
e sempre, prima che dannar la gente,
vederla in faccia, e udir la ragion chusa;
differir anco e giorni e mesi et anni,
prima che giudicar negli altrui danni.
3
Se Norandino il simil fatto avesse,
fatto a Grifon non avria quel che fece.
A voi utile e onor sempre successe:
denigr sua fama egli pi che pece.
Per lui sue genti a morte furon messe;
che fe Grifone in dieci tagli, e in diece
punte che trasse pien dira e bizzarro,
che trenta ne cascaro appresso al carro.
4
Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,
chi qua chi l, pei campi e per le strade;
e chi dentrar ne la citt procaccia,
e lun su laltro ne la porta cade.
Grifon non fa parole e non minaccia;
ma lasciando lontana ogni pietade,
mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,
e gran vendetta fa dogni suo scorno.
408
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
5
Di quei che primi giunsero alla porta,
che le piante a levarsi ebbeno pronte,
parte, al bisogno suo molto pi accorta
che degli amici, alz subito il ponte;
piangendo parte, o con la faccia smorta
fuggendo and senza mai volger fronte,
e ne la terra per tutte le bande
lev grido e tumulto e rumor grande.
6
Grifon gagliardo duo ne piglia in quella
che l ponte si lev per lor sciagura.
Sparge de luno al campo le cervella;
che lo percuote ad una cote dura:
prende laltro nel petto, e larrandella
in mezzo alla citt sopra le mura.
Scrse per lossa ai terrazzani il gelo,
quando vider colui venir dal cielo.
7
Fur molti che temr che l fier Grifone
sopra le mura avesse preso un salto.
Non vi sarebbe pi confusione,
sa Damasco il soldan desse lassalto.
Un muover darme, un correr di persone,
e di talacimanni un gridar dalto,
e di tamburi un suon misto e di trombe
il mondo assorda, e l ciel par ne ribombe.
8
Ma voglio a unaltra volta differire
a ricontar ci che di questo avenne.
Del buon re Carlo mi convien seguire,
che contra Rodomonte in fretta venne,
il qual le genti gli facea morire.
Io vi dissi chal re compagnia tenne
il gran Danese e Namo et Oliviero
e Avino e Avolio e Otone e Berlingiero.
409
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
9
Otto scontri di lance, che da forza
di tali otto guerrier cacciati fro,
sostenne a un tempo la scagliosa scorza
di chavea armato il petto il crudo Moro.
Come legno si drizza, poi che lorza
lenta il nochier che crescer sente il Coro,
cos presto rizzossi Rodomonte
dai colpi che gittar doveano un monte.
10
Guido, Ranier, Ricardo, Salamone,
Ganelon traditor, Turpin fedele,
Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone,
Marco e Matteo dal pian di San Michele,
e gli otto di che dianzi fei menzione,
son tutti intorno al Saracin crudele,
Arimanno e Odoardo dInghilterra,
chentrati eran pur dianzi ne la terra.
11
Non cos freme in su lo scoglio alpino
di ben fondata rcca alta parete,
quando il furor di borea o di garbino
svelle dai monti il frassino e labete;
come freme dorgoglio il Saracino,
di sdegno acceso e di sanguigna sete:
e coma un tempo il tuono e la saetta,
cos lira de lempio e la vendetta.
12
Mena alla testa a quel che gli pi presso,
che gli il misero Ughetto di Dordona:
lo pone in terra insino ai denti fesso,
come che lelmo era di tempra buona.
Percosso fu tutto in un tempo anchesso
da molti colpi in tutta la persona;
ma non gli fan pi challincude lago:
s duro intorno ha lo scaglioso drago.
410
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
13
Furo tutti i ripar, fu la cittade
dintorno intorno abandonata tutta;
che la gente alla piazza, dove accade
maggior bisogno, Carlo avea ridutta.
Corre alla piazza da tutte le strade
la turba, a chi il fuggir s poco frutta.
La persona del re s i cori accende,
chognun prendarme, ognuno animo prende.
14
Come se dentro a ben rinchiusa gabbia
dantiqua leonessa usata in guerra,
perchaverne piacere il popul abbia,
talvolta il tauro indomito si serra;
i leoncin che veggion per la sabbia
come altiero e mugliando animoso erra,
e veder s gran corna non son usi,
stanno da parte timidi e confusi:
15
ma se la fiera madre a quel si lancia,
e ne lorecchio attacca il crudel dente,
vogliono anchessi insanguinar la guancia,
e vengono in soccorso arditamente;
chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:
cos contra il pagan fa quella gente.
Da tetti e da finestre e pi dappresso
sopra gli piove un nembo darme e spesso.
16
Dei cavallieri e de la fanteria
tanta la calca, cha pena vi cape.
La turba che vi vien per ogni via,
vabbonda ad or ad or spessa come ape;
che quando, disarmata e nuda, sia
pi facile a tagliar che torsi o rape,
non la potria, legata a monte a monte,
in venti giorni spenger Rodomonte.
411
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
17
Al pagan, che non sa come ne possa
venir a capo, omai quel gioco incresce.
Poco, per far di mille, o di pi, rossa
la terra intorno, il populo discresce.
Il fiato tuttavia pi se glingrossa,
s che comprende al fin che, se non esce
or cha vigore e in tutto il corpo sano,
vorr da tempo uscir, che sar invano.
18
Rivolge gli occhi orribili, e pon mente
che dognintorno sta chiusa luscita;
ma con ruina dinfinita gente
laprir tosto, e la far espedita.
Ecco, vibrando la spada tagliente,
che vien quel empio, ove il furor lo nvita,
ad assalire il nuovo stuol britanno
che vi trasse Odoardo et Arimanno.
19
Chi ha visto in piazza rompere steccato,
a cui la folta turba ondeggi intorno,
immansueto tauro accaneggiato,
stimulato e percosso tutto l giorno;
che l popul se ne fugge ispaventato,
et egli or questo or quel leva sul corno:
pensi che tale o pi terribil fosse
il crudele African quando si mosse.
20
Quindici o venti ne tagli a traverso,
altritanti lasci del capo tronchi,
ciascun dun colpo sol dritto o riverso;
che viti o salci par che poti e tronchi.
Tutto di sangue il fier pagano asperso,
lasciando capi fessi e bracci monchi,
e spalle e gambe et altre membra sparte,
ovunque il passo volga, al fin si parte.
412
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
21
De la piazza si vede in guisa trre,
che non si pu notar chabbia paura;
ma tuttavolta col pensier discorre,
dove sia per uscir via pi sicura.
Capita al fin dove la Senna corre
sotto allisola, e va fuor de le mura.
La gente darme e il popul fatto audace
lo stringe e incalza, e gir nol lascia in pace.
22
Qual per le selve nomade o massile
cacciata va la generosa belva,
chancor fuggendo mostra il cor gentile,
e minacciosa e lenta si rinselva;
tal Rodomonte, in nessun atto vile,
da strana circondato e fiera selva
daste e di spade e di volanti dardi,
si tira al fiume a passi lunghi e tardi.
23
E s tre volte e pi lira il sospinse,
chessendone gi fuor, vi torn in mezzo,
ove di sangue la spada ritinse,
e pi di cento ne lev di mezzo.
Ma la ragione al fin la rabbia vinse
di non far s, cha Dio nandasse il lezzo;
e da la ripa, per miglior consiglio,
si gitt allacqua, e usc di gran periglio.
24
Con tutte larme and per mezzo lacque,
come sintorno avesse tante galle.
Africa, in te pare a costui non nacque,
ben che dAnteo ti vanti e dAnniballe.
Poi che fu giunto a proda, gli dispiacque,
che si vide restar dopo le spalle
quella citt chavea trascorsa tutta,
e non lavea tutta arsa n distrutta.
413
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
25
E s lo rode la superbia e lira,
che, per tornarvi unaltra volta, guarda,
e di profondo cor geme e sospira,
n vuolne uscir, che non la spiani et arda.
Ma lungo il fiume, in questa furia, mira
venir chi lodio estingue e lira tarda.
Chi fosse io vi far ben tosto udire;
ma prima unaltra cosa vho da dire.
26
Io vho da dir de la Discordia altiera,
a cui langel Michele avea commesso
cha battaglia accendesse e a lite fiera
quei che pi forti avea Agramante appresso.
Usc de frati la medesma sera,
avendo altrui lufficio suo commesso:
lasci la Fraude a guerreggiare il loco,
fin che tornasse, e a mantenervi il fuoco.
27
E le parve chandria con pi possanza,
se la Superbia ancor seco menasse;
e perch stavan tutte in una stanza,
non fu bisogno cha cercar landasse.
La Superbia vand, ma non che sanza
la sua vicaria il monaster lasciasse:
per pochi d che credea starne absente,
lasci lIpocrisia locotenente.
28
Limplacabil Discordia in compagnia
de la Superbia si messe in camino,
e ritrov che la medesma via
facea, per gire al campo saracino,
lafflitta e sconsolata Gelosia;
e vena seco un nano piccolino,
il qual mandava Doralice bella
al re di Sarza a dar di s novella.
414
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
29
Quando ella venne a Mandricardo in mano
(chio vho gi raccontato e come e dove),
tacitamente avea commesso al nano
che ne portasse a questo re le nuove.
Ella sper che nol saprebbe invano,
ma che far si vedria mirabil pruove,
per riaverla con crudel vendetta
da quel ladron che gli lavea intercetta.
30
La Gelosia quel nano avea trovato;
e la cagion del suo venir compresa,
a caminar se gli era messa allato,
parendo daver luogo a questa impresa.
Alla Discordia ritrovar fu grato
la Gelosia; ma pi quando ebbe intesa
la cagion del venir, che le potea
molto valere in quel che far volea.
31
Dinimicar con Rodomonte il figlio
del re Agrican le pare aver suggetto:
trover a sdegnar gli altri altro consiglio;
a sdegnar questi duo questo perfetto.
Col nano se ne vien dove lartiglio
del fier pagano avea Parigi astretto;
e capitaro a punto in su la riva,
quando il crudel del fiume a nuoto usciva.
32
Tosto che riconobbe Rodomonte
costui de la sua donna esser messaggio,
estinse ognira, e seren la fronte,
e si sent brillar dentro il coraggio.
Ognaltra cosa aspetta che gli conte,
prima chalcuno abbia a lei fatto oltraggio.
Va contra il nano, e lieto gli domanda:
Ch de la donna nostra? ove ti manda?
415
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
33
Rispose il nano: N pi tua n mia
donna dir quella ch serva altrui.
Ieri scontrammo un cavallier per via,
che ne la tolse, e la men con lui.
A quello annunzio entr la Gelosia,
fredda come aspe, et abbracci costui.
Sguita il nano, e narragli in che guisa
un sol lha presa, e la sua gente uccisa.
34
Lacciaio allora la Discordia prese,
e la pietra focaia, e picchi un poco,
e lesca sotto la Superbia stese,
e fu attaccato in un momento il fuoco;
e s di questo lanima saccese
del Saracin, che non trovava loco:
sospira e freme con s orribil faccia,
che gli elementi e tutto il ciel minaccia.
35
Come la tigre, poi chinvan discende
nel vto albergo, e per tutto saggira,
e i cari figli allultimo comprende
essergli tolti, avampa di tantira,
a tanta rabbia, a tal furor sestende,
che n a monte n a rio n a notte mira;
n lunga via, n grandine raffrena
lodio che dietro al predator la mena:
36
cos furendo il Saracin bizzarro
si volge al nano, e dice: Or l tinvia;
e non aspetta n destrier n carro,
e non fa motto alla sua compagnia.
Va con pi fretta che non va il ramarro,
quando il ciel arde, a traversar la via.
Destrier non ha, ma il primo tor disegna,
sia di chi vuol, chad incontrar lo vegna.
416
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
37
La Discordia chud questo pensiero,
guard, ridendo, la Superbia, e disse
che volea gire a trovare un destriero
che gli apportasse altre contese e risse;
e far volea sgombrar tutto il sentiero,
chaltro che quello in man non gli venisse:
e gi pensato avea dove trovarlo.
Ma costei lascio, e torno a dir di Carlo.
38
Poi chal partir del Saracin si estinse
Carlo dintorno il periglioso fuoco,
tutte le genti allordine ristrinse.
Lascionne parte in qualche debol loco:
adosso il resto ai Saracini spinse,
per dar lor scacco, e guadagnarsi il giuoco;
e gli mand per ogni porta fuore,
da San Germano infin a San Vittore.
39
E command cha porta San Marcello,
dovera gran spianata di campagna,
aspettasse lun laltro, e in un drappello
si ragunasse tutta la compagna.
Quindi animando ognuno a far macello
tal, che sempre ricordo ne rimagna,
ai lor ordini andar fe le bandiere,
e di battaglia dar segno alle schiere.
40
Il re Agramante in questo mezzo in sella,
mal grado dei cristian, rimesso sera;
e con linamorato dIsabella
facea battaglia perigliosa e fiera:
col re Sobrin Lurcanio si martella:
Rinaldo incontra avea tutta una schiera;
e con virtude e con fortuna molta
lurta, lapre, ruina e mette in volta.
417
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
41
Essendo la battaglia in questo stato,
limperatore assalse il retroguardo
dal canto ove Marsilio avea fermato
il fior di Spagna intorno al suo stendardo.
Con fanti in mezzo e cavallieri allato,
re Carlo spinse il suo popul gagliardo
con tal rumor di timpani e di trombe,
che tutto l mondo par che ne rimbombe.
42
Cominciavan le schiere a ritirarse
de Saracini, e si sarebbon volte
tutte a fuggir, spezzate, rotte e sparse,
per mai pi non potere esser raccolte;
ma l re Grandonio e Falsiron comparse,
che stati in maggior briga eran pi volte,
e Balugante e Serpentin feroce,
e Ferra che lor dicea a gran voce:
43
Ah (dicea) valentuomini, ah compagni,
ah fratelli, tenete il luogo vostro.
I nimici faranno opra di ragni,
se non manchiamo noi del dover nostro.
Guardate lalto onor, gli ampli guadagni
che Fortuna, vincendo, oggi ci ha mostro:
guardate la vergogna e il danno estremo,
chessendo vinti, a patir sempre avremo.
44
Tolto in quel tempo una gran lancia avea,
e contra Berlingier venne di botto,
che sopra Largaliffa combattea,
e lelmo ne la fronte gli avea rotto:
gittollo in terra, e con la spada rea
appresso a lui ne fe cader forse otto.
Per ogni botta almanco, che disserra,
cader fa sempre un cavalliero in terra.
418
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
45
In altra parte ucciso avea Rinaldo
tanti pagan, chio non potrei contarli.
Dinanzi a lui non stava ordine saldo:
vedreste piazza in tutto l campo darli.
Non men Zerbin, non men Lurcanio caldo:
per modo fan, chognun sempre ne parli:
questo di punta avea Balastro ucciso,
e quello a Finadur lelmo diviso.
46
Lesercito dAlzerbe avea il primiero,
che poco inanzi aver solea Tardocco;
laltro tenea sopra le squadre impero
di Zamor e di Saffi e di Marocco.
Non tra gli Africani un cavalliero
che di lancia ferir sappia o di stocco?
mi si potrebbe dir; ma passo passo
nessun di gloria degno a dietro lasso.
47
Del re de la Zumara non si scorda
il nobil Dardinel figlio dAlmonte,
che con la lancia Uberto da Mirforda,
Claudio dal Bosco, Elio e Dulfin dal Monte,
e con la spada Anselmo da Stanforda,
e da Londra Raimondo e Pinamonte
getta per terra (et erano pur forti),
dui storditi, un piagato, e quattro morti.
48
Ma con tutto l valor che di s mostra,
non pu tener s ferma la sua gente,
s ferma, chaspettar voglia la nostra
di numero minor, ma pi valente.
Ha pi ragion di spada e pi di giostra
e dogni cosa a guerra appertinente.
Fugge la gente maura, di Zumara,
di Setta, di Marocco e di Canara.
419
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
49
Ma pi degli altri fuggon quei dAlzerbe,
a cui soppose il nobil giovinetto;
et or con prieghi, or con parole acerbe
ripor lor cerca lanimo nel petto.
SAlmonte merit chin voi si serbe
di lui memoria, or ne vedr leffetto:
io vedr (dicea lor) se me, suo figlio,
lasciar vorrete in cos gran periglio.
50
State, vi priego per mia verde etade,
in cui solete aver s larga speme:
deh non vogliate andar per fil di spade,
chin Africa non torni di noi seme.
Per tutto ne saran chiuse le strade,
se non andiam raccolti e stretti insieme:
troppo alto muro e troppo larga fossa
il monte e il mar, pria che tornar si possa.
51
Molto meglio morir qui, chai supplci
darsi e alla discrezion di questi cani.
State saldi, per Dio, fedeli amici;
che tutti son gli altri rimedii vani.
Non han di noi pi vita gli nimici;
pi dunalma non han, pi di due mani.
Cos dicendo, il giovinetto forte
al conte dOtonlei diede la morte.
52
Il rimembrare Almonte cos accese
lesercito african che fuggia prima,
che le braccia e le mani in sue difese
meglio, che rivoltar le spalle, estima.
Guglielmo da Burnich era uno Inglese
maggior di tutti, e Dardinello il cima,
e lo pareggia agli altri; e apresso taglia
il capo ad Aramon di Cornovaglia.
420
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
53
Morto cadea questo Aramone a valle;
e vaccorse il fratel per dargli aiuto:
ma Dardinel laperse per le spalle
fin gi dove lo stomaco forcuto.
Poi for il ventre a Bogio da Vergalle,
e lo mand del debito assoluto:
avea promesso alla moglier fra sei
mesi, vivendo, di tornare a lei.
54
Vide non lungi Dardinel gagliardo
venir Lurcanio, chavea in terra messo
Dorchin, passato ne la gola, e Gardo,
per mezzo il capo e insin ai denti fesso;
e chAlteo fuggir vlse, ma fu tardo,
Alteo cham quanto il suo core istesso;
che dietro alla collottola gli mise
il fier Lurcanio un colpo che luccise.
55
Piglia una lancia, e va per far vendetta,
dicendo al suo Macon (sudir lo puote),
che se morto Lurcanio in terra getta,
ne la moschea ne porr larme vte.
Poi traversando la campagna in fretta,
con tanta forza il fianco gli percuote,
che tutto il passa sin allaltra banda;
et ai suoi, che lo spoglino, commanda.
56
Non da domandarmi, se dolere
se ne dovesse Ariodante il frate;
se desiasse di sua man potere
por Dardinel fra lanime dannate:
ma nol lascian le genti adito avere,
non men de le nfedel le battezzate.
Vorria pur vendicarsi, e con la spada
di qua di l spianando va la strada.
421
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
57
Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende
qualunque lo mpedisce o gli contrasta.
E Dardinel che quel disire intende,
a volerlo saziar gi non sovrasta:
ma la gran moltitudine contende
con questo ancora, e i suoi disegni guasta.
Se Mori uccide lun, laltro non manco
gli Scotti uccide e il campo inglese e l franco.
58
Fortuna sempremai la via lor tolse,
che per tutto quel d non saccozzaro.
A pi famosa man serbar lun vlse;
che luomo il suo destin fugge di raro.
Ecco Rinaldo a questa strada volse,
perchalla vita dun non sia riparo:
ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida
per dargli onor che Dardinello uccida.
59
Ma sia per questa volta detto assai
dei gloriosi fatti di Ponente.
Tempo chio torni ove Grifon lasciai,
che tutto dira e di disdegno ardente
facea, con pi timor chavesse mai,
tumultuar la sbigottita gente.
Re Norandino a quel rumor corso era
con pi di mille armati in una schiera.
60
Re Norandin con la sua corte armata,
vedendo tutto l populo fuggire,
venne alla porta in battaglia ordinata,
e quella fece alla sua giunta aprire.
Grifone intanto avendo gi cacciata
da s la turba sciocca e senza ardire,
la sprezzata armatura in sua difesa
(qual la si fosse) avea di nuovo presa;
422
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
61
e presso a un tempio ben murato e forte,
che circondato era dunalta fossa,
in capo un ponticel si fece forte,
perch chiuderlo in mezzo alcun non possa.
Ecco, gridando e minacciando forte,
fuor de la porta esce una squadra grossa.
Lanimoso Grifon non muta loco,
e fa sembiante che ne tema poco.
62
E poi chavicinar questo drappello
si vide, and a trovarlo in su la strada;
e molta strage fattane e macello
(che menava a due man sempre la spada),
ricorso avea allo stretto ponticello,
e quindi li tenea non troppo a bada:
di nuovo usciva e di nuovo tornava;
e sempre orribil segno vi lasciava.
63
Quando di dritto e quando di riverso
getta or pedoni or cavallieri in terra.
Il popul contra lui tutto converso
pi e pi sempre inaspera la guerra.
Teme Grifone al fin restar sommerso:
s cresce il mar che dognintorno il serra;
e ne la spalla e ne la coscia manca
gi ferito, e pur la lena manca.
64
Ma la virt, chai suoi spesso soccorre,
gli fa appo Norandin trovar perdono.
Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,
vede che morti gi tanti ne sono;
vede le piaghe che di man dEttorre
pareano uscite: un testimonio buono,
che dianzi esso avea fatto indegnamente
vergogna a un cavallier molto eccellente.
423
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
65
Poi, come gli pi presso, e vede in fronte
quel che la gente a morte gli ha condutta,
e fattosene avanti orribil monte,
e di quel sangue il fosso e lacqua brutta;
gli aviso di veder proprio sul ponte
Orazio sol contra Toscana tutta:
e per suo onore, e perch gli ne ncrebbe,
ritrasse i suoi, n gran fatica vebbe.
66
Et alzando la man nuda e senzarme,
antico segno di tregua o di pace,
disse a Grifon: Non so, se non chiamarme
davere il torto, e dir che mi dispiace:
ma il mio poco giudicio, e lo instigarme
altrui, cadere in tanto error mi face.
Quel che di fare io mi credea al pi vile
guerrier del mondo, ho fatto al pi gentile.
67
E se bene alla ingiuria et a quellonta
choggi fatta ti fu per ignoranza,
lonor che ti fai qui sadegua e sconta,
o (per pi vero dir) supera e avanza;
la satisfazion ci ser pronta
a tutto mio sapere e mia possanza,
quando io conosca di poter far quella
per oro o per cittadi o per castella.
68
Chiedimi la met di questo regno,
chio son per fartene oggi possessore;
che lalta tua virt non ti fa degno
di questo sol, ma chio ti doni il core:
e la tua mano in questo mezzo, pegno
di f mi dona e di perpetuo amore.
Cos dicendo, da cavallo scese,
e vr Grifon la destra mano stese.
424
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
69
Grifon, vedendo il re fatto benigno
venirgli per gittar le braccia al collo,
lasci la spada e lanimo maligno,
e sotto lanche et umile abbracciollo.
Lo vide il re di due piaghe sanguigno,
e tosto fe venir chi medicollo;
indi portar ne la cittade adagio,
e riposar nel suo real palagio.
70
Dove, ferito, alquanti giorni, inante
che si potesse armar, fece soggiorno.
Ma lascio lui, chal suo frate Aquilante
et ad Astolfo in Palestina torno,
che di Grifon, poi che lasci le sante
mura, cercare han fatto pi dun giorno
in tutti i lochi in Solima devoti,
e in molti ancor da la citt remoti.
71
Or n luno n laltro s indovino,
che di Grifon possa saper che sia:
ma venne lor quel Greco peregrino,
nel ragionare, a caso a darne spia,
dicendo chOrrigille avea il camino
verso Antiochia preso di Soria,
dun nuovo drudo, chera di quel loco,
di subito arsa e dimproviso fuoco.
72
Dimandgli Aquilante, se di questo
cos notizia avea data a Grifone;
e come lafferm, savis il resto,
perch fosse partito, e la cagione.
ChOrrigille ha seguito manifesto
in Antiochia con intenzione
di levarla di man del suo rivale
con gran vendetta e memorabil male.
425
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
73
Non toler Aquilante che l fratello
solo e senzesso a quellimpresa andasse;
e prese larme, e venne dietro a quello:
ma prima preg il duca che tardasse
landata in Francia et al paterno ostello,
fin chesso dAntiochia ritornasse.
Scende al Zaffo e simbarca; che gli pare
e pi breve e miglior la via del mare.
74
Ebbe un ostro-silocco allor possente
tanto nel mare, e s per lui disposto,
che la terra del Surro il d seguente
vide e Saffetto, un dopo laltro tosto.
Passa Barutti e il Zibeletto, e sente
che da man manca gli Cipro discosto.
A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza
e al golfo di Laiazzo il camin drizza.
75
Quindi a levante fe il nocchier la fronte
del navilio voltar snello e veloce;
et a sorger nand sopra lOronte,
e colse il tempo, e ne pigli la foce.
Gittar fece Aquilante in terra il ponte,
e nusc armato sul destrier feroce;
e contra il fiume il camin dritto tenne,
tanto chin Antiochia se ne venne.
76
Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;
et ud cha Damasco se nera ito
con Orrigille, ove una giostra farse
dovea solenne per reale invito.
Tanto dandargli dietro il desir larse,
certo che l suo german labbia seguito,
che dAntiochia anco quel d si tolle;
ma gi per mar pi ritornar non volle.
426
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
77
Verso Lidia e Larissa il camin piega:
resta pi sopra Aleppe ricca e piena.
Dio, per mostrar chancor di qua non niega
mercede al bene, et al contrario pena,
Martano appresso a Mamuga una lega
ad incontrarsi in Aquilante mena.
Martano si facea con bella mostra
portare inanzi il pregio de la giostra.
78
Pens Aquilante al primo comparire,
che l vil Martano il suo fratello fosse;
che lingannaron larme, e quel vestire
candido pi che nievi ancor non mosse:
e con quelloh! che dallegrezza dire
si suole, incominci; ma poi cangiosse
tosto di faccia e di parlar, chappresso
savide meglio, che non era desso.
79
Dubit che per fraude di colei
chera con lui, Grifon gli avesse ucciso;
e: Dimmi (gli grid) tu chesser di
un ladro e un traditor, come nhai viso,
onde hai questarme avute? onde ti sei
sul buon destrier del mio fratello assiso?
Dimmi se l mio fratello morto o vivo;
come de larme e del destrier lhai privo.
80
Quando Orrigille ud lirata voce,
a dietro il palafren per fuggir volse;
ma di lei fu Aquilante pi veloce,
e fecela fermar, vlse o non vlse.
Martano al minacciar tanto feroce
del cavallier, che s improviso il colse,
pallido triema, come al vento fronda,
n sa quel che si faccia o che risponda.
427
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
81
Grida Aquilante, e fulminar non resta,
e la spada gli pon dritto alla strozza;
e giurando minaccia che la testa
ad Orrigille e a lui rimarr mozza,
se tutto il fatto non gli manifesta.
Il mal giunto Martano alquanto ingozza,
e tra s volve se pu sminuire
sua grave colpa, e poi comincia a dire:
82
Sappi, signor, che mia sorella questa,
nata di buona e virtuosa gente,
ben che tenuta in vita disonesta
labbia Grifone obbrobriosamente:
e tale infamia essendomi molesta,
n per forza sentendomi possente
di torla a s grande uom, feci disegno
daverla per astuzia e per ingegno.
83
Tenni modo con lei, chavea desire
di ritornare a pi lodata vita,
chessendosi Grifon messo a dormire,
chetamente da lui fsse partita.
Cos fece ella; e perch egli a seguire
non nabbia, et a turbar la tela ordita,
noi lo lasciammo disarmato e a piedi;
e qua venuti sin, come tu vedi.
84
Poteasi dar di somma astuzia vanto,
che colui facilmente gli credea;
e, fuor che n torgli arme e destrier e quanto
tenesse di Grifon, non gli nocea;
se non volea pulir sua scusa tanto,
che la facesse di menzogna rea:
buona era ognaltra parte, se non quella
che la femina a llui fosse sorella.
428
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
85
Avea Aquilante in Antiochia inteso
essergli concubina, da pi genti;
onde gridando, di furore acceso:
Falsissimo ladron, tu te ne menti!
un pugno gli tir di tanto peso,
che ne la gola gli cacci duo denti:
e senza pi contesa, ambe le braccia
gli volge dietro, e duna fune allaccia;
86
e parimente fece ad Orrigille,
ben che in sua scusa ella dicesse assai.
Quindi li trasse per casali e ville,
n li lasci fin a Damasco mai;
e de le miglia mille volte mille
tratti gli avrebbe con pene e con guai,
fin chavesse trovato il suo fratello,
per farne poi come piacesse a quello.
87
Fece Aquilante lor scudieri e some
seco tornare, et in Damasco venne,
e trov di Grifon celebre il nome
per tutta la citt batter le penne:
piccoli e grandi, ognun sapea gi come
egli era, che s ben corse lantenne,
et a cui tolto fu con falsa mostra
dal compagno la gloria de la giostra.
88
Il popul tutto al vil Martano infesto,
luno allaltro additandolo, lo scuopre.
Non (dicean), non il ribaldo questo,
che si fa laude con laltrui buone opre?
e la virt di chi non ben desto,
con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?
Non lingrata femina costei,
la qual tradisce i buoni e aiuta i rei?
429
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
89
Altri dicean: Come stan bene insieme
segnati ambi dun marchio e duna razza!
Chi li bestemmia, chi lor dietro freme,
chi grida: Impicca, abrucia, squarta, amazza!
La turba per veder surta, si preme,
e corre inanzi alle strade, alla piazza.
Venne la nuova al re, che mostr segno
daverla cara pi chun altro regno.
90
Senza molti scudier dietro o davante,
come si ritrov, si mosse in fretta,
e venne ad incontrarsi in Aquilante,
chavea del suo Grifon fatto vendetta;
e quello onora con gentil sembiante,
seco lo nvita, e seco lo ricetta;
di suo consenso avendo fatto porre
i duo prigioni in fondo duna torre.
91
Andaro insieme ove del letto mosso
Grifon non sera, poi che fu ferito,
che vedendo il fratel, divenne rosso;
che ben stim chavea il suo caso udito.
E poi che motteggiando un poco adosso
gli and Aquilante, messero a partito
di dare a quelli duo iusto martoro,
venuti in man degli avversari loro.
92
Vuole Aquilante, vuole il re che mille
strazii ne sieno fatti; ma Grifone
(perch non osa dir sol dOrrigille)
alluno e allaltro vuol che si perdone.
Disse assai cose, e molto ben ordille;
fugli risposto; or per conclusione
Martano disegnato in mano al boia,
chabbia a scoparlo, e non per che moia.
430
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
93
Legar lo fanno, e non tra fiori e lerba,
e per tutto scopar laltra matina.
Orrigille captiva si riserba
fin che ritorni la bella Lucina,
al cui saggio parere, o lieve o acerba,
rimetton quei signor la disciplina.
Quivi stette Aquilante a ricrearsi
fin che l fratel fu sano e pot armarsi.
94
Re Norandin, che temperato e saggio
divenuto era dopo un tanto errore,
non potea non aver sempre il coraggio
di penitenzia pieno e di dolore,
daver fatto a colui danno et oltraggio,
che degno di mercede era e donore:
s che d e notte avea il pensiero intento
per farlo rimaner di s contento.
95
E statu nel publico conspetto
de la citt, di tanta ingiuria rea,
con quella maggior gloria cha perfetto
cavallier per un re dar si potea,
di rendergli quel premio chintercetto
con tanto inganno il traditor gli avea:
e perci fe bandir per quel paese,
che faria unaltra giostra indi ad un mese.
96
Di chapparecchio fa tanto solenne,
quanto a pompa real possibil sia:
onde la Fama con veloci penne
port la nuova per tutta Soria;
et in Fenicia e in Palestina venne,
e tanto, chad Astolfo ne di spia,
il qual col vicer deliberosse
che quella giostra senza lor non fosse.
431
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
97
Per guerrier valoroso e di gran nome
la vera istoria Sansonetto vanta.
Gli di battesmo Orlando, e Carlo (come
vho detto) a governar la Terra Santa.
Astolfo con costui lev le some,
per ritrovarsi ove la Fama canta
s, che dintorno nha piena ogni orecchia,
chin Damasco la giostra sapparecchia.
98
Or cavalcando per quelle contrade
con non lunghi viaggi, agiati e lenti,
per ritrovarsi freschi alla cittade
poi di Damasco il d de torniamenti,
scontraro in una croce di due strade
persona chal vestire e a movimenti
avea sembianza duomo, e feminera,
ne le battaglie a maraviglia fiera.
99
La vergine Marfisa si nomava,
di tal valor, che con la spada in mano
fece pi volte al gran signor di Brava
sudar la fronte e a quel di Montalbano;
e l d e la notte armata sempre andava
di qua di l cercando in monte e in piano
con cavallieri erranti riscontrarsi,
et immortale e gloriosa farsi.
100
Comella vide Astolfo e Sansonetto,
chappresso le venian con larme indosso,
prodi guerrier le parvero allaspetto;
cherano ambeduo grandi e di buono osso:
e perch di provarsi avria diletto,
per isfidarli avea il destrier gi mosso;
quando, affissando locchio pi vicino,
conosciuto ebbe il duca paladino.
432
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
101
De la piacevolezza le sovenne
del cavallier, quando al Catai seco era:
e lo chiam per nome, e non si tenne
la man nel guanto, e alzossi la visiera;
e con gran festa ad abbracciarlo venne,
come che sopra ognaltra fosse altiera.
Non men da laltra parte riverente
fu il paladino alla donna eccellente.
102
Tra lor si domandaron di lor via:
e poi chAstolfo, che prima rispose,
narr come a Damasco se ne ga,
dove le genti in arme valorose
avea invitato il re de la Soria
a dimostrar lor opre virtuose;
Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,
Voglio esser con voi (disse) a questa impresa.
103
Sommamente ebbe Astolfo grata questa
compagna darme, e cos Sansonetto.
Furo a Damasco il d inanzi la festa,
e di fuora nel borgo ebbon ricetto:
e sin allora che dal sonno desta
lAurora il vecchiarel gi suo diletto,
quivi si riposr con maggior agio,
che se smontati fossero al palagio.
104
E poi che l nuovo sol lucido e chiaro
per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,
la bella donna e i duo guerrier sarmaro,
mandato avendo alla citt messaggi;
che, come tempo fu, lor rapportaro
che per veder spezzar frassini e faggi
re Norandino era venuto al loco
chavea constituito al fiero gioco.
433
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
105
Senza pi indugio alla citt ne vanno,
e per la via maestra alla gran piazza,
dove aspettando il real segno stanno
quinci e quindi i guerrier di buona razza.
I premii che quel giorno si daranno
a chi vince, uno stocco et una mazza
guerniti riccamente, e un destrier, quale
sia convenevol dono a un signor tale.
106
Avendo Norandin fermo nel core
che, come il primo pregio, il secondo anco,
e dambedue le giostre il sommo onore
si debba guadagnar Grifone il bianco;
per dargli tutto quel chuom di valore
dovrebbe aver, n debbe far con manco,
posto con larme in questo ultimo pregio
ha stocco e mazza e destrier molto egregio.
107
Larme che ne la giostra fatta dianzi
si doveano a Grifon che l tutto vinse,
e che usurpate avea con tristi avanzi
Martano che Grifone esser si finse,
quivi si fece il re pendere inanzi,
e il ben guernito stocco a quelle cinse,
e la mazza allarcion del destrier messe,
perch Grifon lun pregio e laltro avesse.
108
Ma che sua intenzione avesse effetto
viet quella magnanima guerriera,
che con Astolfo e col buon Sansonetto
in piazza nuovamente venuta era.
Costei, vedendo larme chio vho detto,
subito nebbe conoscenza vera:
per che gi sue furo, e lebbe care
quanto si suol le cose ottime e rare;
434
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
109
ben che lavea lasciate in su la strada
a quella volta che le fur dimpaccio,
quando per riaver sua buona spada
correa dietro a Brunel degno di laccio.
Questa istoria non credo che maccada
altrimenti narrar; per la taccio.
Da me vi basti intendere a che guisa
quivi trovasse larme sue Marfisa.
110
Intenderete ancor, che come lebbe
riconosciute a manifeste note,
per altro che sia al mondo, non le avrebbe
lasciate un d di sua persona vte.
Se pi tenere un modo o un altro debbe
per racquistarle, ella pensar non puote:
ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,
e senzaltro rispetto se le prende;
111
e per la fretta chella nebbe, avenne
chaltre ne prese, altre mandonne in terra.
Il re, che troppo offeso se ne tenne,
con uno sguardo sol le mosse guerra;
che l popul, che lingiuria non sostenne,
per vendicarlo e lance e spade afferra,
non rammentando ci chi giorni inanti
nocque il dar noia ai cavallieri erranti.
112
N fra vermigli fiori, azzurri e gialli
vago fanciullo alla stagion novella,
n mai si ritrov fra suoni e balli
pi volentieri ornata donna e bella;
che fra strepito darme e di cavalli,
e fra punte di lance e di quadrella,
dove si sparga sangue e si dia morte,
costei si truovi, oltre ogni creder forte.
435
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
113
Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca
con lasta bassa impetuosa fere;
e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,
e fa con lurto or questo or quel cadere:
poi con la spada uno et un altro tocca,
e fa qual senza capo rimanere,
e qual con rotto, e qual passato al fianco,
e qual del braccio privo o destro o manco.
114
Lardito Astolfo e il forte Sansonetto,
chavean con lei vestita e piastra e maglia,
ben che non venner gi per tale effetto,
pur, vedendo attaccata la battaglia,
abbassan la visiera de lelmetto,
e poi la lancia per quella canaglia;
et indi van con la tagliente spada
di qua di l facendosi far strada.
115
I cavallieri di nazion diverse,
cherano per giostrar quivi ridutti,
vedendo larme in tal furor converse,
e gli aspettati giuochi in gravi lutti
(che la cagion chavesse di dolerse
la plebe irata non sapeano tutti,
n chal re tanta ingiuria fosse fatta),
stavan con dubbia mente e stupefatta.
116
Di chaltri a favorir la turba venne,
che tardi poi non se ne fu a pentire;
altri, a cui la citt pi non attenne
che gli stranieri, accorse a dipartire;
altri, pi saggio, in man la briglia tenne,
mirando dove questo avesse a uscire.
Di quelli fu Grifone et Aquilante,
che per vendicar larme andaro inante.
436
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
117
Essi, vedendo il re che di veneno
avea le luci inebriate e rosse,
et essendo da molti instrutti a pieno
de la cagion che la discordia mosse,
e parendo a Grifon che sua, non meno
che del re Norandin, lingiuria fosse;
savean le lance fatte dar con fretta,
e venian fulminando alla vendetta.
118
Astolfo daltra parte Rabicano
vena spronando a tutti gli altri inante,
con lincantata lancia doro in mano,
chal fiero scontro abbatte ogni giostrante.
Fer con essa e lasci steso al piano
prima Grifone, e poi trov Aquilante;
e de lo scudo tocc lorlo a pena,
che lo gitt riverso in su larena.
119
I cavallier di pregio e di gran pruova
vtan le selle inanzi a Sansonetto.
Luscita de la piazza il popul truova:
il re narrabbia dira e di dispetto.
Con la prima corazza e con la nuova
Marfisa intanto, e luno e laltro elmetto,
poi che si vide a tutti dare il tergo,
vincitrice vena verso lalbergo.
120
Astolfo e Sansonetto non fur lenti
a seguitarla, e seco a ritornarsi
verso la porta (che tutte le genti
gli davan loco), et al rastrel fermrsi.
Aquilante e Grifon, troppo dolenti
di vedersi a uno incontro riversarsi,
tenean per gran vergogna il capo chino,
n ardian venire inanzi a Norandino.
437
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
121
Presi e montati channo i lor cavalli,
spronano dietro agli nimici in fretta.
Li segue il re con molti suoi vasalli,
tutti pronti o alla morte o alla vendetta.
La sciocca turba grida: Dlli dlli!
e sta lontana, e le novelle aspetta.
Grifone arriva ove volgean la fronte
i tre compagni, et avean preso il ponte.
122
A prima giunta Astolfo raffigura,
chavea quelle medesime divise,
avea il cavallo, avea quella armatura
chebbe dal d chOrril fatale uccise.
N miratol, n posto gli avea cura,
quando in piazza a giostrar seco si mise:
quivi il conobbe e salutollo; e poi
gli domand de li compagni suoi;
123
e perch tratto avean quellarme a terra,
portando al re s poca riverenza.
Di suoi compagni il duca dInghilterra
diede a Grifon non falsa conoscenza:
de larme chattaccate avean la guerra,
disse che non navea troppa scienza;
ma perch con Marfisa era venuto,
dar le volea con Sansonetto aiuto.
124
Quivi con Grifon stando il paladino,
viene Aquilante, e lo conosce tosto
che parlar col fratel lode vicino,
e il voler cangia, chera mal disposto.
Giungean molti di quei di Norandino,
ma troppo non ardian venire accosto;
e tanto pi, vedendo i parlamenti,
stavano cheti, e per udire intenti.
438
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
125
Alcun chintende quivi esser Marfisa,
che tiene al mondo il vanto in esser forte,
volta il cavallo, e Norandino avisa
che soggi non vuol perder la sua corte,
proveggia, prima che sia tutta uccisa,
di man trarla a Tesifone e alla Morte;
perch Marfisa veramente stata,
che larmatura in piazza gli ha levata.
126
Come re Norandino ode quel nome
cos temuto per tutto Levante,
che facea a molti anco arricciar le chiome,
ben che spesso da lor fosse distante,
certo che ne debbia venir come
dice quel suo, se non provede inante;
per gli suoi, che gi mutata lira
hanno in timore, a s richiama e tira.
127
Da laltra parte i figli dOliviero
con Sansonetto e col figliuol dOtone,
supplicando a Marfisa, tanto fro,
che si di fine alla crudel tenzone.
Marfisa, giunta al re, con viso altiero
disse: Io non so, signor, con che ragione
vogli questarme dar, che tue non sono,
al vincitor de le tue giostre in dono.
128
Mie sono larme, e n mezzo de la via
che vien dArmenia, un giorno le lasciai,
perch seguire a pi mi convenia
un rubator che mavea offesa assai:
e la mia insegna testimon ne fia,
che qui si vede, se notizia nhai.
E la mostr ne la corazza impressa,
chera in tre parti una corona fessa.
439
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
129
Gli ver (rispose il re) che mi fur date,
son pochi d, da un mercatante armeno;
e se voi me lavesse domandate,
lavreste avute, o vostre o no che sino;
chavenga cha Grifon gi lho donate,
ho tanta fede in lui, che nondimeno,
acci a voi darle avessi anche potuto,
volentieri il mio don mavria renduto.
130
Non bisogna allegar, per farmi fede
che vostre sien, che tengan vostra insegna:
basti il dirmelo voi; che vi si crede
pi cha qual altro testimonio vegna.
Che vostre sian vostrarme si conciede
alla virt di maggior premio degna.
Or ve labbiate, e pi non si contenda;
e Grifon maggior premio da me prenda.
131
Grifon che poco a cor avea quellarme,
ma gran disio che l re si satisfaccia,
gli disse: Assai potete compensarme,
se mi fate saper chio vi compiaccia.
Tra s disse Marfisa: Esser qui parme
lonor mio in tutto: e con benigna faccia
volle a Grifon de larme esser cortese;
e finalmente in don da lui le prese.
132
Ne la citt con pace e con amore
tornaro, ove le feste raddoppirsi.
Poi la giostra si fe, di che lonore
e l pregio Sansonetto fece darsi;
chAstolfo e i duo fratelli e la migliore
di lor, Marfisa, non volson provarsi,
cercando, comamici e buon compagni,
che Sansonetto il pregio ne guadagni.
440
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
133
Stati che sono in gran piacere e in festa
con Norandino otto giornate o diece,
perch lamor di Francia gli molesta,
che lasciar senza lor tanto non lece,
tolgon licenzia; e Marfisa, che questa
via disiava, compagnia lor fece.
Marfisa avuto avea lungo disire
al paragon dei paladin venire;
134
e far esperienzia se leffetto
si pareggiava a tanta nominanza.
Lascia un altro in suo loco Sansonetto,
che di Ierusalem regga la stanza.
Or questi cinque in un drappello eletto,
che pochi pari al mondo han di possanza,
licenziati dal re Norandino,
vanno a Tripoli e al mar che v vicino.
135
E quivi una caracca ritrovaro,
che per Ponente mercantie raguna.
Per loro e pei cavalli saccordaro
con un vecchio patron chera da Luna.
Mostrava dognintorno il tempo chiaro,
chavrian per molti d buona fortuna.
Sciolser dal lito, avendo aria serena,
e di buon vento ogni lor vela piena.
136
Lisola sacra allamorosa dea
diede lor sotto unaria il primo porto,
che non cha offender gli uomini sia rea,
ma stempra il ferro, e quivi l viver corto.
Cagion n un stagno: e certo non dovea
Natura a Famagosta far quel torto
dappressarvi Costanza acre e maligna,
quando al resto di Cipro s benigna.
441
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
137
Il grave odor che la palude esala
non lascia al legno far troppo soggiorno.
Quindi a un greco-levante spieg ogni ala,
volando da man destra a Cipro intorno,
e surse a Pafo, e pose in terra scala;
e i naviganti uscr nel lito adorno,
chi per merce levar, chi per vedere
la terra damor piena e di piacere.
138
Dal mar sei miglia o sette, a poco a poco
si va salendo inverso il colle ameno.
Mirti e cedri e naranci e lauri il loco,
e mille altri soavi arbori han pieno.
Serpillo e persa e rose e gigli e croco
spargon da lodorifero terreno
tanta suavit, chin mar sentire
la fa ogni vento che da terra spire.
139
Da limpida fontana tutta quella
piaggia rigando va un ruscel fecondo.
Ben si pu dir che sia di Vener bella
il luogo dilettevole e giocondo;
che v ogni donna affatto, ogni donzella
piacevol pi chaltrove sia nel mondo:
e fa la dea che tutte ardon damore,
giovani e vecchie, infino allultime ore.
140
Quivi odono il medesimo chudito
di Lucina e de lOrco hanno in Soria,
e come di tornare ella a marito
facea nuovo apparecchio in Nicosia.
Quindi il padrone (essendosi espedito,
e spirando buon vento alla sua via)
lancore sarpa, e fa girar la proda
verso ponente, et ogni vela snoda.
442
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
141
Al vento di maestro alz la nave
le vele allorza, et allargossi in alto.
Un ponente-libecchio, che soave
parve a principio e fin che l sol stette alto,
e poi si fe verso la sera grave,
le leva incontra il mar con fiero assalto,
con tanti tuoni e tanto ardor di lampi,
che par che l ciel si spezzi e tutto avampi.
142
Stendon le nubi un tenebroso velo
che n sole apparir lascia n stella.
Di sotto il mar, di sopra mugge il cielo,
il vento dognintorno, e la procella
che di pioggia oscurissima e di gelo
i naviganti miseri flagella:
e la notte pi sempre si diffonde
sopra lirate e formidabil onde.
143
I naviganti a dimostrare effetto
vanno de larte in che lodati sono:
chi discorre fischiando col fraschetto,
e quanto han gli altri a far, mostra col suono;
chi lancore apparecchia da rispetto,
e chi al mainare e chi alla scotta buono;
chi l timone, chi larbore assicura,
chi la coperta di sgombrare ha cura.
144
Crebbe il tempo crudel tutta la notte,
caliginosa e pi scura chinferno.
Tien per lalto il padrone, ove men rotte
crede londe trovar, dritto il governo;
e volta ad or ad or contra le botte
del mar la proda, e de lorribil verno,
non senza speme mai che, come aggiorni,
cessi fortuna, o pi placabil torni.
443
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
145
Non cessa e non si placa, e pi furore
mostra nel giorno, se pur giorno questo,
che si conosce al numerar de lore,
non che per lume gi sia manifesto.
Or con minor speranza e pi timore
si d in poter del vento il padron mesto:
volta la poppa allonde, e il mar crudele
scorrendo se ne va con umil vele.
146
Mentre Fortuna in mar questi travaglia,
non lascia anco posar quegli altri in terra,
che sono in Francia, ove succide e taglia
coi Saracini il popul dInghilterra.
Quivi Rinaldo assale, apre e sbaraglia
le schiere avverse, e le bandiere atterra.
Dissi di lui, che l suo destrier Baiardo
mosso avea contra a Dardinel gagliardo.
147
Vide Rinaldo il segno del quartiero,
di che superbo era il figliuol dAlmonte;
e lo stim gagliardo e buon guerriero,
che concorrer dinsegna ardia col conte.
Venne pi appresso, e gli parea pi vero;
chavea dintorno uomini uccisi a monte.
Meglio (grid) che prima io svella e spenga
questo mal germe, che maggior divenga.
148
Dovunque il viso drizza il paladino,
levasi ognuno, e gli d larga strada;
n men sgombra il fedel, che l Saracino,
s reverita la famosa spada.
Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,
non vede alcuno, e lui seguir non bada.
Grida: Fanciullo, gran briga ti diede
chi ti lasci di questo scudo erede.
444
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
149
Vengo a te per provar, se tu mattendi,
come ben guardi il quartier rosso e bianco;
che sora contra me non lo difendi,
difender contra Orlando il potrai manco.
Rispose Dardinello: Or chiaro apprendi
che sio lo porto, il so difender anco;
e guadagnar pi onor, che briga, posso
del paterno quartier candido e rosso.
150
Perch fanciullo io sia, non creder farme
per fuggire, o che l quartier ti dia:
la vita mi torrai, se mi toi larme;
ma spero in Dio chanzi il contrario fia.
Sia quel che vuol, non potr alcun biasmarme
che mai traligni alla progenie mia.
Cos dicendo, con la spada in mano
assalse il cavallier da Montalbano.
151
Un timor freddo tutto l sangue oppresse,
che gli Africani aveano intorno al core,
come vider Rinaldo che si messe
con tanta rabbia incontra a quel signore,
con quanta andria un leon chal prato avesse
visto un torel chancor non senta amore.
Il primo che fer, fu l Saracino;
ma picchi invan su lelmo di Mambrino.
152
Rise Rinaldo, e disse: Io vo tu senta,
sio so meglio di te trovar la vena.
Sprona, e a un tempo al destrier la briglia allenta,
e duna punta con tal forza mena,
duna punta chal petto gli appresenta,
che gli la fa apparir dietro alla schena.
Quella trasse, al tornar, lalma col sangue:
di sella il corpo usc freddo et esangue.
445
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
153
Come purpureo fior languendo muore,
che l vomere al passar tagliato lassa;
o come carco di superchio umore
il papaver ne lorto il capo abbassa:
cos, gi de la faccia ogni colore
cadendo, Dardinel di vita passa;
passa di vita, e fa passar con lui
lardire e la virt de tutti i sui.
154
Qual soglion lacque per umano ingegno
stare ingorgate alcuna volta e chiuse,
che quando lor vien poi rotto il sostegno,
cascano, e van con gran rumor difuse;
tal gli African, chavean qualche ritegno
mentre virt lor Dardinello infuse,
ne vanno or sparti in questa parte e in quella,
che lhan veduto uscir morto di sella.
155
Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa,
et attende a cacciar chi vuol star saldo.
Si cade ovunque Ariodante passa,
che molto va quel d presso a Rinaldo.
Altri Lionetto, altri Zerbin fracassa,
a gara ognuno a far gran prove caldo.
Carlo fa il suo dover, lo fa Oliviero,
Turpino e Guido e Salamone e Ugiero.
156
I Mori fur quel giorno in gran periglio
che n Pagania non ne tornasse testa;
ma l saggio re di Spagna d di piglio,
e se ne va con quel che in man gli resta.
Restar in danno tien miglior consiglio,
che tutti i denar perdere e la vesta:
meglio ritrarsi e salvar qualche schiera,
che, stando, esser cagion che l tutto pra.
446
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
157
Verso gli alloggiamenti i segni invia,
cheron serrati dargine e di fossa,
con Stordilan, col re dAndologia,
col Portughese in una squadra grossa.
Manda a pregar il re di Barbaria,
che si cerchi ritrar meglio che possa;
e se quel giorno la persona e l loco
potr salvar, non avr fatto poco.
158
Quel re che si tenea spacciato al tutto,
n mai credea pi riveder Biserta,
che con viso s orribile e s brutto
unquanco non avea Fortuna esperta,
sallegr che Marsilio avea ridutto
parte del campo in sicurezza certa:
et a ritrarsi cominci, e a dar volta
alle bandiere, e fe sonar raccolta.
159
Ma la pi parte de la gente rotta
n tromba n tambur n segno ascolta:
tanta fu la vilt, tanta la dotta,
chin Senna se ne vide affogar molta.
Il re Agramante vuol ridur la frotta:
seco ha Sobrino, e van scorrendo in volta;
e con lor saffatica ogni buon duca,
che nei ripari il campo si riduca.
160
Ma n il re, n Sobrin, n duca alcuno
con prieghi, con minaccie, con affanno
ritrar pu il terzo, non chio dica ognuno,
dove linsegne mal seguite vanno.
Morti o fuggiti ne son dua, per uno
che ne rimane, e quel non senza danno:
ferito chi di dietro e chi davanti;
ma travagliati e lassi tutti quanti.
447
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
161
E con gran tema fin dentro alle porte
dei forti alloggiamenti ebbon la caccia:
et era lor quel luogo anco mal forte,
con ogni proveder che vi si faccia
(che ben pigliar nel crin la buona sorte
Carlo sapea, quando volgea la faccia),
se non vena la notte tenebrosa,
che stacc il fatto, et acquet ogni cosa;
162
dal Creator accelerata forse,
che de la sua fattura ebbe pietade.
Ondeggi il sangue per campagna, e corse
come un gran fiume, e dilag le strade.
Ottanta mila corpi numerorse,
che fur quel d messi per fil di spade.
Villani e lupi uscr poi de le grotte
a dispogliargli e a devorar la notte.
163
Carlo non torna pi dentro alla terra,
ma contra gli nimici fuor saccampa,
et in assedio le lor tende serra,
et alti e spessi fuochi intorno avampa.
Il pagan si provede, e cava terra,
fossi e ripari e bastioni stampa;
va rivedendo, e tien le guardie deste,
n tutta notte mai larme si sveste.
164
Tutta la notte per gli alloggiamenti
dei mal sicuri Saracini oppressi
si versan pianti, gemiti e lamenti,
ma quanto pi si pu, cheti e soppressi.
Altri, perch gli amici hanno e i parenti
lasciati morti, et altri per se stessi,
che son feriti, e con disagio stanno:
ma pi la tema del futuro danno.
448
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
165
Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,
doscura stirpe nati in Tolomitta;
de quai listoria, per esempio raro
di vero amore, degna esser descritta.
Cloridano e Medor si nominaro,
challa fortuna prospera e alla afflitta
aveano sempre amato Dardinello,
et or passato in Francia il mar con quello.
166
Cloridan, cacciator tutta sua vita,
di robusta persona era et isnella:
Medoro avea la guancia colorita
e bianca e grata ne la et novella;
e fra la gente a quella impresa uscita
non era faccia pi gioconda e bella:
occhi avea neri, e chioma crespa doro:
angel parea di quei del sommo coro.
167
Erano questi duo sopra i ripari
con molti altri a guardar gli alloggiamenti,
quando la Notte fra distanzie pari
mirava il ciel con gli occhi sonnolenti.
Medoro quivi in tutti i suoi parlari
non pu far che l signor suo non rammenti,
Dardinello dAlmonte, e che non piagna
che resti senza onor ne la campagna.
168
Vlto al compagno, disse: O Cloridano,
io non ti posso dir quanto mincresca
del mio signor, che sia rimaso al piano,
per lupi e corbi, ohim! troppo degna esca.
Pensando come sempre mi fu umano,
mi par che quando ancor questa anima esca
in onor di sua fama, io non compensi
n sciolga verso lui gli oblighi immensi.
449
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
169
Io voglio andar, perch non stia insepulto
in mezzo alla campagna, a ritrovarlo:
e forse Dio vorr chio vada occulto
l dove tace il campo del re Carlo.
Tu rimarrai; che quando in ciel sia sculto
chio vi debba morir, potrai narrarlo;
che se Fortuna vieta s bellopra,
per fama almeno il mio buon cor si scuopra.
170
Stupisce Cloridan, che tanto core,
tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:
e cerca assai, perch gli porta amore,
di fargli quel pensiero irrito e nullo;
ma non gli val, perchun s gran dolore
non riceve conforto n trastullo.
Medoro era disposto o di morire,
o ne la tomba il suo signor coprire.
171
Veduto che nol piega e che nol muove,
Cloridan gli risponde: E verr anchio,
anchio vuo pormi a s lodevol pruove,
anchio famosa morte amo e disio.
Qual cosa sar mai che pi mi giove,
sio resto senza te, Medoro mio?
Morir teco con larme meglio molto,
che poi di duol, savvien che mi sii tolto.
172
Cos disposti, messero in quel loco
le successive guardie, e se ne vanno.
Lascian fosse e steccati, e dopo poco
tra nostri son, che senza cura stanno.
Il campo dorme, e tutto spento il fuoco,
perch dei Saracin poca tema hanno.
Tra larme e carriaggi stan roversi,
nel vin, nel sonno insino agli occhi immersi.
450
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
173
Fermossi alquanto Cloridano, e disse:
Non son mai da lasciar loccasioni.
Di questo stuol che l mio signor trafisse,
non debbo far, Medoro, occisioni?
Tu, perch sopra alcun non ci venisse,
gli occhi e lorecchi in ogni parte poni;
chio mofferisco farti con la spada
tra gli nimici spaziosa strada.
174
Cos disse egli, e tosto il parlar tenne,
et entr dove il dotto Alfeo dormia,
che lanno inanzi in corte a Carlo venne,
medico e mago e pien dastrologia:
ma poco a questa volta gli sovenne;
anzi gli disse in tutto la bugia.
Predetto egli savea, che danni pieno
dovea morire alla sua moglie in seno:
175
et or gli ha messo il cauto Saracino
la punta de la spada ne la gola.
Quattro altri uccide appresso allindovino,
che non han tempo a dire una parola:
menzion dei nomi lor non fa Turpino,
e l lungo andar le lor notizie invola:
dopo essi Palidon da Moncalieri,
che sicuro dormia fra duo destrieri.
176
Poi se ne vien dove col capo giace
appoggiato al barile il miser Grillo:
avealo vto, e avea creduto in pace
godersi un sonno placido e tranquillo.
Troncgli il capo il Saracino audace:
esce col sangue il vin per uno spillo,
di che nha in corpo pi duna bigoncia;
e di ber sogna, e Cloridan lo sconcia.
451
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
177
E presso a Grillo, un Greco et un Tedesco
spenge in dui colpi, Andropono e Conrado,
che de la notte avean goduto al fresco
gran parte, or con la tazza, ora col dado:
felici, se vegghiar sapeano a desco
fin che de lIndo il sol passassi il guado.
Ma non potria negli uomini il destino,
se del futuro ognun fosse indovino.
178
Come impasto leone in stalla piena,
che lunga fame abbia smacrato e asciutto,
uccide, scanna, mangia, a strazio mena
linfermo gregge in sua bala condutto;
cos il crudel pagan nel sonno svena
la nostra gente, e fa macel per tutto.
La spada di Medoro anco non ebe;
ma si sdegna ferir lignobil plebe.
179
Venuto era ove il duca di Labretto
con una dama sua dormia abbracciato;
e lun con laltro si tenea s stretto,
che non saria tra lor laere entrato.
Medoro ad ambi taglia il capo netto.
Oh felice morire! oh dolce fato!
che come erano i corpi, ho cos fede
chandr lalme abbracciate alla lor sede.
180
Malindo uccise e Ardalico il fratello,
che del conte di Fiandra erano figli;
e luno e laltro cavallier novello
fatto avea Carlo, e aggiunto allarme i gigli,
perch il giorno amendui dostil macello
con gli stocchi tornar vide vermigli:
e terre in Frisa avea promesso loro,
e date avria; ma lo viet Medoro.
452
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
181
Glinsidiosi ferri eran vicini
ai padiglioni che tiraro in volta
al padiglion di Carlo i paladini,
facendo ognun la guardia la sua volta;
quando da lempia strage i Saracini
trasson le spade, e diero a tempo volta;
chimpossibil lor par, tra s gran torma,
che non sabbia a trovar un che non dorma.
182
E ben che possan gir di preda carchi,
salvin pur s, che fanno assai guadagno.
Ove pi creda aver sicuri i varchi
va Cloridano, e dietro ha il suo compagno.
Vengon nel campo, ove fra spade et archi
e scudi e lance in un vermiglio stagno
giaccion poveri e ricchi, e re e vassalli,
e sozzopra con gli uomini i cavalli.
183
Quivi dei corpi lorrida mistura,
che piena avea la gran campagna intorno,
potea far vaneggiar la fedel cura
dei duo compagni insino al far del giorno,
se non traea fuor duna nube oscura,
a prieghi di Medor, la Luna il corno.
Medoro in ciel divotamente fisse
verso la Luna gli occhi, e cos disse:
184
O santa dea, che dagli antiqui nostri
debitamente sei detta triforme;
chin cielo, in terra e ne linferno mostri
lalta bellezza tua sotto pi forme,
e ne le selve, di fere e di mostri
vai cacciatrice seguitando lorme;
mostrami ove l mio re giaccia fra tanti,
che vivendo imit tuoi studi santi.
453
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
185
La Luna a quel pregar la nube aperse
(o fosse caso o pur la tanta fede),
bella come fu allor chella sofferse,
e nuda in braccio a Endimion si diede.
Con Parigi a quel lume si scoperse
lun campo e laltro; e l monte e l pian si vede:
si videro i duo colli di lontano,
Martire a destra, e Ler allaltra mano.
186
Rifulse lo splendor molto pi chiaro
ove dAlmonte giacea morto il figlio.
Medoro and, piangendo, al signor caro;
che conobbe il quartier bianco e vermiglio:
e tutto l viso gli bagn damaro
pianto, che navea un rio sotto ogni ciglio,
in s dolci atti, in s dolci lamenti,
che potea ad ascoltar fermare i venti.
187
Ma con sommessa voce e a pena udita;
non che riguardi a non si far sentire,
perchabbia alcun pensier de la sua vita,
pi tosto lodia, e ne vorrebbe uscire:
ma per timor che non gli sia impedita
lopera pia che quivi il fe venire.
Fu il morto re sugli omeri sospeso
di tramendui, tra lor partendo il peso.
188
Vanno affrettando i passi quanto ponno,
sotto lamata soma che glingombra.
E gi vena chi de la luce donno
le stelle a tor del ciel, di terra lombra;
quando Zerbino, a cui del petto il sonno
lalta virtude, ove bisogno, sgombra,
cacciato avendo tutta notte i Mori,
al campo si traea nei primi albori.
454
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciottesimo
189
E seco alquanti cavallieri avea,
che videro da lunge i dui compagni.
Ciascuno a quella parte si traea,
sperandovi trovar prede e guadagni.
Frate, bisogna (Cloridan dicea)
gittar la soma, e dare opra ai calcagni;
che sarebbe pensier non troppo accorto,
perder duo vivi per salvar un morto.
190
E gitt il carco, perch si pensava
che l suo Medoro il simil far dovesse:
ma quel meschin, che l suo signor pi amava,
sopra le spalle sue tutto lo resse.
Laltro con molta fretta se nandava,
come lamico a paro o dietro avesse:
se sapea di lasciarlo a quella sorte,
mille aspettate avria, non chuna morte.
191
Quei cavallier, con animo disposto
che questi a render sabbino o a morire,
chi qua chi l si spargono, et han tosto
preso ogni passo onde si possa uscire.
Da loro il capitan poco discosto,
pi degli altri sollicito a seguire;
chin tal guisa vedendoli temere,
certo che sian de le nimiche schiere.
192
Era a quel tempo ivi una selva antica,
dombrose piante spessa e di virgulti,
che, come labirinto, entro sintrica
di stretti calli e sol da bestie culti.
Speran daverla i duo pagan s amica,
chabbi a tenerli entro a suoi rami occulti.
Ma chi del canto mio piglia diletto,
unaltra volta ad ascoltarlo aspetto.
455
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
Canto 19
1
Alcun non pu saper da chi sia amato,
quando felice in su la ruota siede;
per cha i veri e i finti amici a lato,
che mostran tutti una medesma fede.
Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
volta la turba adulatrice il piede;
e quel che di cor ama riman forte,
et ama il suo signor dopo la morte.
2
Se, come il viso, si mostrasse il core,
tal ne la corte grande e gli altri preme,
e tal in poca grazia al suo signore,
che la lor sorte muteriano insieme.
Questo umil diverria tosto il maggiore:
staria quel grande infra le turbe estreme.
Ma torniamo a Medor fedele e grato,
che n vita e in morte ha il suo signore amato.
3
Cercando ga nel pi intricato calle
il giovine infelice di salvarsi;
ma il grave peso chavea su le spalle,
gli facea uscir tutti i partiti scarsi.
Non conosce il paese, e la via falle,
e torna fra le spine a invilupparsi.
Lungi da lui tratto al sicuro sera
laltro, chavea la spalla pi leggiera.
4
Cloridan s ridutto ove non sente
di chi segue lo strepito e il rumore:
ma quando da Medor si vede absente,
gli pare aver lasciato a dietro il core.
Deh, come fui (dicea) s negligente,
deh, come fui s di me stesso fuore,
che senza te, Medor, qui mi ritrassi,
n sappia quando o dove io ti lasciassi!
456
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
5
Cos dicendo, ne la torta via
de lintricata selva si ricaccia;
et onde era venuto si ravvia,
e torna di sua morte in su la traccia.
Ode i cavalli e i gridi tuttavia,
e la nimica voce che minaccia:
allultimo ode il suo Medoro, e vede
che tra molti a cavallo solo a piede.
6
Cento a cavallo, e gli son tutti intorno:
Zerbin commanda e grida che sia preso.
Linfelice saggira comun torno,
e quanto pu si tien da lor difeso,
or dietro quercia, or olmo, or faggio, or orno,
n si discosta mai dal caro peso.
Lha riposato al fin su lerba, quando
regger nol puote, e gli va intorno errando:
7
come orsa, che lalpestre cacciatore
ne la pietrosa tana assalita abbia,
sta sopra i figli con incerto core,
e freme in suono di piet e di rabbia:
ira la nvita e natural furore
a spiegar lugne e a insanguinar le labbia;
amor la ntenerisce, e la ritira
a riguardare ai figli in mezzo lira.
8
Cloridan, che non sa come laiuti,
e chesser vuole a morir seco ancora,
ma non chin morte prima il viver muti,
che via non truovi ove pi dun ne mora;
mette su larco un de suoi strali acuti,
e nascoso con quel s ben lavora,
che fora ad uno Scotto le cervella,
e senza vita il fa cader di sella.
457
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
9
Volgonsi tutti gli altri a quella banda
ondera uscito il calamo omicida.
Intanto un altro il Saracin ne manda,
perch l secondo a lato al primo uccida;
che mentre in fretta a questo e a quel domanda
chi tirato abbia larco, e forte grida,
lo strale arriva e gli passa la gola,
e gli taglia pel mezzo la parola.
10
Or Zerbin, chera il capitano loro,
non pot a questo aver pi pazienza.
Con ira e con furor venne a Medoro,
dicendo: Ne farai tu penitenza.
Stese la mano in quella chioma doro,
e strascinollo a s con violenza:
ma come gli occhi a quel bel volto mise
gli ne venne pietade, e non luccise.
11
Il giovinetto si rivolse a prieghi,
e disse: Cavallier, per lo tuo Dio,
non esser s crudel, che tu mi nieghi
chio sepelisca il corpo del re mio.
Non vo chaltra piet per me ti pieghi,
n pensi che di vita abbi disio:
ho tanta di mia vita, e non pi, cura,
quanta chal mio signor dia sepultura.
12
E se pur pascer vi fiere et augelli,
che n te il furor sia del teban Creonte,
fa lor convito di miei membri, e quelli
sepelir lascia del figliuol dAlmonte.
Cos dicea Medor con modi belli,
e con parole atte a voltare un monte;
e s commosso gi Zerbino avea,
che damor tutto e di pietade ardea.
458
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
13
In questo mezzo un cavallier villano,
avendo al suo signor poco rispetto,
fer con una lancia sopra mano
al supplicante il delicato petto.
Spiacque a Zerbin latto crudele e strano;
tanto pi, che del colpo il giovinetto
vide cader s sbigottito e smorto,
che n tutto giudic che fosse morto.
14
E se ne sdegn in guisa e se ne dolse,
che disse: Invendicato gi non fia!
e pien di mal talento si rivolse
al cavallier che fe limpresa ria:
ma quel prese vantaggio, e se gli tolse
dinanzi in un momento, e fugg via.
Cloridan, che Medor vede per terra,
salta del bosco a discoperta guerra.
15
E getta larco, e tutto pien di rabbia
tra gli nimici il ferro intorno gira,
pi per morir, che per pensier chegli abbia
di far vendetta che pareggi lira.
Del proprio sangue rosseggiar la sabbia
fra tante spade, e al fin venir si mira;
e tolto che si sente ogni potere,
si lascia a canto al suo Medor cadere.
16
Seguon gli Scotti ove la guida loro
per lalta selva alto disdegno mena,
poi che lasciato ha luno e laltro Moro,
lun morto in tutto, e laltro vivo a pena.
Giacque gran pezzo il giovine Medoro,
spicciando il sangue da s larga vena,
che di sua vita al fin saria venuto,
se non sopravenia chi gli di aiuto.
459
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
17
Gli sopravenne a caso una donzella,
avolta in pastorale et umil veste,
ma di real presenzia e in viso bella,
dalte maniere e accortamente oneste.
Tanto chio non ne dissi pi novella,
cha pena riconoscer la dovreste:
questa, se non sapete, Angelica era,
del gran Can del Catai la figlia altiera.
18
Poi che l suo annello Angelica riebbe,
di che Brunel lavea tenuta priva,
in tanto fasto, in tanto orgoglio crebbe,
chesser parea di tutto l mondo schiva.
Se ne va sola, e non si degnerebbe
compagno aver qual pi famoso viva:
si sdegna a rimembrar che gi suo amante
abbia Orlando nomato, o Sacripante.
19
E sopra ognaltro error via pi pentita
era del ben che gi a Rinaldo vlse,
troppo parendole essersi avilita,
cha riguardar s basso gli occhi volse.
Tantarroganzia avendo Amor sentita,
pi lungamente comportar non vlse:
dove giacea Medor, si pose al varco,
e laspett, posto lo strale allarco.
20
Quando Angelica vide il giovinetto
languir ferito, assai vicino a morte,
che del suo re che giacea senza tetto,
pi che del proprio mal si dolea forte;
insolita pietade in mezzo al petto
si sent entrar per disusate porte,
che le fe il duro cor tenero e molle,
e pi, quando il suo caso egli narrolle.
460
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
21
E rivocando alla memoria larte
chin India impar gi di chirugia
(che par che questo studio in quella parte
nobile e degno e di gran laude sia;
e senza molto rivoltar di carte,
che l patre ai figli ereditario il dia),
si dispose operar con succo derbe,
cha pi matura vita lo riserbe.
22
E ricordossi che passando avea
veduta unerba in una piaggia amena;
fosse dittamo, o fosse panacea,
o non so qual, di tal effetto piena,
che stagna il sangue, e de la piaga rea
leva ogni spasmo e perigliosa pena.
La trov non lontana, e quella clta,
dove lasciato avea Medor, di volta.
23
Nel ritornar sincontra in un pastore
cha cavallo pel bosco ne veniva,
cercando una iuvenca, che gi fuore
duo d di mandra e senza guardia giva.
Seco lo trasse ove perdea il vigore
Medor col sangue che del petto usciva;
e gi navea di tanto il terren tinto,
chera omai presso a rimanere estinto.
24
Del palafreno Angelica gi scese,
e scendere il pastor seco fece anche.
Pest con sassi lerba, indi la prese,
e succo ne cav fra le man bianche;
ne la piaga ninfuse, e ne distese
e pel petto e pel ventre e fin a lanche:
e fu di tal virt questo liquore,
che stagn il sangue, e gli torn il vigore;
461
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
25
e gli di forza, che pot salire
sopra il cavallo che l pastor condusse.
Non per vlse indi Medor partire
prima chin terra il suo signor non fusse.
E Cloridan col re fe sepelire;
e poi dove a lei piacque si ridusse.
Et ella per piet ne lumil case
del cortese pastor seco rimase.
26
N fin che nol tornasse in sanitade,
volea partir: cos di lui fe stima,
tanto se intener de la pietade
che nebbe, come in terra il vide prima.
Poi vistone i costumi e la beltade,
roder si sent il cor dascosa lima;
roder si sent il core, e a poco a poco
tutto infiammato damoroso fuoco.
27
Stava il pastore in assai buona e bella
stanza, nel bosco infra duo monti piatta,
con la moglie e coi figli; et avea quella
tutta di nuovo e poco inanzi fatta.
Quivi a Medoro fu per la donzella
la piaga in breve a sanit ritratta:
ma in minor tempo si sent maggiore
piaga di questa avere ella nel core.
28
Assai pi larga piaga e pi profonda
nel cor sent da non veduto strale,
che da begli occhi e da la testa bionda
di Medoro avent lArcier cha lale.
Arder si sente, e sempre il fuoco abonda;
e pi cura laltrui che l proprio male:
di s non cura, e non ad altro intenta,
cha risanar chi lei fere e tormenta.
462
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
29
La sua piaga pi sapre e pi incrudisce,
quanto pi laltra si ristringe e salda.
Il giovine si sana: ella languisce
di nuova febbre, or agghiacciata, or calda.
Di giorno in giorno in lui belt fiorisce:
la misera si strugge, come falda
strugger di nieve intempestiva suole,
chin loco aprico abbia scoperta il sole.
30
Se di disio non vuol morir, bisogna
che senza indugio ella se stessa aiti:
e ben le par che di quel chessa agogna,
non sia tempo aspettar chaltri la nviti.
Dunque, rotto ogni freno di vergogna,
la lingua ebbe non men che gli occhi arditi:
e di quel colpo domand mercede,
che, forse non sapendo, esso le diede.
31
O conte Orlando, o re di Circassia,
vostra inclita virt, dite, che giova?
Vostro alto onor dite in che prezzo sia,
o che merc vostro servir ritruova.
Mostratemi una sola cortesia
che mai costei vusasse, o vecchia o nuova,
per ricompensa e guidardone e merto
di quanto avete gi per lei sofferto.
32
Oh se potessi ritornar mai vivo,
quanto ti parria duro, o re Agricane!
che gi mostr costei s averti a schivo
con repulse crudeli et inumane.
O Ferra, o mille altri chio non scrivo,
chavete fatto mille pruove vane
per questa ingrata, quanto aspro vi fra,
sa costu in braccio voi la vedesse ora!
463
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
33
Angelica a Medor la prima rosa
coglier lasci, non ancor tocca inante:
n persona fu mai s aventurosa,
chin quel giardin potesse por le piante.
Per adombrar, per onestar la cosa,
si celebr con cerimonie sante
il matrimonio, chauspice ebbe Amore,
e pronuba la moglie del pastore.
34
Frsi le nozze sotto allumil tetto
le pi solenni che vi potean farsi;
e pi dun mese poi stro a diletto
i duo tranquilli amanti a ricrearsi.
Pi lunge non vedea del giovinetto
la donna, n di lui potea saziarsi;
n per mai sempre pendergli dal collo,
il suo disir sentia di lui satollo.
35
Se stava allombra o se del tetto usciva,
avea d e notte il bel giovine a lato:
matino e sera or questa or quella riva
cercando andava, o qualche verde prato:
nel mezzo giorno un antro li copriva,
forse non men di quel commodo e grato,
chebber, fuggendo lacque, Enea e Dido,
de lor secreti testimonio fido.
36
Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto
vedesse ombrare o fonte o rivo puro,
vavea spillo o coltel subito fitto;
cos, se vera alcun sasso men duro:
et era fuori in mille luoghi scritto,
e cos in casa in altritanti il muro,
Angelica e Medoro, in varii modi
legati insieme di diversi nodi.
464
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
37
Poi che le parve aver fatto soggiorno
quivi pi cha bastanza, fe disegno
di fare in India del Catai ritorno,
e Medor coronar del suo bel regno.
Portava al braccio un cerchio doro, adorno
di ricche gemme, in testimonio e segno
del ben che l conte Orlando le volea;
e portato gran tempo ve lavea.
38
Quel don gi Morgana a Ziliante,
nel tempo che nel lago ascoso il tenne;
et esso, poi chal padre Monodante
per opra e per virt dOrlando venne,
lo diede a Orlando: Orlando chera amante,
di porsi al braccio il cerchio dor sostenne,
avendo disegnato di donarlo
alla regina sua di chio vi parlo.
39
Non per amor del paladino, quanto
perchera ricco e dartificio egregio,
caro avuto lavea la donna tanto,
che pi non si pu aver cosa di pregio.
Se lo serb ne lIsola del pianto,
non so gi dirvi con che privilegio,
l dove esposta al marin mostro nuda
fu da la gente inospitale e cruda.
40
Quivi non si trovando altra mercede
chal buon pastore et alla moglie dessi,
che serviti gli avea con s gran fede
dal d che nel suo albergo si fur messi,
lev dal braccio il cerchio e gli lo diede,
e vlse per suo amor che lo tenessi.
Indi saliron verso la montagna
che divide la Francia da la Spagna.
465
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
41
Dentro a Valenza o dentro a Barcellona
per qualche giorno avean pensato porsi,
fin che accadesse alcuna nave buona
che per Levante apparecchiasse a sciorsi.
Videro il mar scoprir sotto a Girona
ne lo smontar gi dei montani dorsi;
e costeggiando a man sinistra il lito,
a Barcellona andr pel camin trito.
42
Ma non vi giunser prima, chun uom pazzo
giacer trovaro in su lestreme arene,
che, come porco, di loto e di guazzo
tutto era brutto e volto e petto e schene.
Costui si scagli lor come cagnazzo
chassalir forestier subito viene;
e di lor noia, e fu per far lor scorno.
Ma di Marfisa a ricontarvi torno.
43
Di Marfisa, dAstolfo, dAquilante,
di Grifone e degli altri io vi vuo dire,
che travagliati, e con la morte inante,
mal si poteano incontra il mar schermire:
che sempre pi superba e pi arrogante
crescea fortuna le minaccie e lire;
e gi durato era tre d lo sdegno,
n di placarsi ancor mostrava segno.
44
Castello e ballador spezza e fraccassa
londa nimica e l vento ognor pi fiero:
se parte ritta il verno pur ne lassa,
la taglia e dona al mar tutta il nocchiero.
Chi sta col capo chino in una cassa
su la carta appuntando il suo sentiero
a lume di lanterna piccolina,
e chi col torchio gi ne la sentina.
466
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
45
Un sotto poppe, un altro sotto prora
si tiene inanzi loriuol da polve;
e torna a rivedere ogni mezzora
quanto gi corso, et a che via si volve:
indi ciascun con la sua carta fuora
a mezza nave il suo parer risolve,
l dove a un tempo i marinari tutti
sono a consiglio dal padron ridutti.
46
Chi dice: Sopra Limiss venuti
siamo, per quel chio trovo, alle seccagne;
chi: Di Tripoli appresso i sassi acuti,
dove il mar le pi volte i legni fragne;
chi dice: Siamo in Satalia perduti,
per cui pi dun nocchier sospira e piagne.
Ciascun secondo il parer suo argomenta,
ma tutti ugual timor preme e sgomenta.
47
Il terzo giorno con maggior dispetto
gli assale il vento, e il mar pi irato freme;
e lun ne spezza e portane il trinchetto,
e l timon laltro, e chi lo volge insieme.
Ben di forte e di marmoreo petto
e pi duro chacciar, chora non teme.
Marfisa, che gi fu tanto sicura,
non neg che quel giorno ebbe paura.
48
Al monte Sina fu peregrino,
a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma,
al Sepolcro, alla Vergine dEttino,
e se celebre luogo altro si noma.
Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino
lafflitto e conquassato legno toma,
di cui per men travaglio avea il padrone
fatto larbor tagliar de lartimone.
467
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
49
E colli e casse e ci che v di grave
gitta da prora e da poppe e da sponde;
e fa tutte sgombrar camere e giave,
e dar le ricche merci allavide onde.
Altri attende alle trombe, e a tor di nave
lacque importune, e il mar nel mar rifonde;
soccorre altri in sentina, ovunque appare
legno da legno aver sdrucito il mare.
50
Stero in questo travaglio, in questa pena
ben quattro giorni, e non avean pi schermo;
e navria avuto il mar vittoria piena,
poco pi che l furor tenesse fermo:
ma diede speme lor daria serena
la disiata luce di santo Ermo,
chin prua suna cocchina a por si venne;
che pi non verano arbori n antenne.
51
Veduto fiammeggiar la bella face,
singinocchiaro tutti i naviganti,
e domandaro il mar tranquillo e pace
con umidi occhi e con voci tremanti.
La tempesta crudel, che pertinace
fu sin allora, non and pi inanti:
Maestro e Traversia pi non molesta,
e sol del mar tirn Libecchio resta.
52
Questo resta sul mar tanto possente,
e da la negra bocca in modo esala,
et con lui s il rapido corrente
de lagitato mar chin fretta cala,
che porta il legno pi velocemente,
che pelegrin falcon mai facesse ala,
con timor del nocchier chal fin del mondo
non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo.
468
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
53
Rimedio a questo il buon nocchier ritruova,
che commanda gittar per poppa spere;
e caluma la gomona, e fa pruova
di duo terzi del corso ritenere.
Questo consiglio, e pi laugurio giova
di chi avea acceso in proda le lumiere:
questo il legno salv, che peria forse,
e fe chin alto mar sicuro corse.
54
Nel golfo di Laiazzo invr Soria
sopra una gran citt si trov sorto,
e s vicino al lito, che scopria
luno e laltro castel che serra il porto.
Come il padron saccorse de la via
che fatto avea, ritorn in viso smorto;
che n porto pigliar quivi volea,
n stare in alto, n fuggir potea.
55
N potea stare in alto, n fuggire;
che gli arbori e lantenne avea perdute:
eran tavole e travi pel ferire
del mar, sdrucite, macere e sbattute.
E l pigliar porto era un voler morire,
o perpetuo legarsi in servitute;
che riman serva ogni persona, o morta,
che quivi errore o ria fortuna porta.
56
E l stare in dubbio era con gran periglio
che non salisser genti de la terra
con legni armati, e al suo desson di piglio,
mal atto a star sul mar, non cha far guerra.
Mentre il padron non sa pigliar consiglio,
fu domandato da quel dInghilterra,
chi gli tenea s lanimo suspeso,
e perch gi non avea il porto preso.
469
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
57
Il padron narr lui che quella riva
tutta tenean le femine omicide,
di quai lantiqua legge ognun charriva
in perpetuo tien servo, o che luccide;
e questa sorte solamente schiva
chi nel campo dieci uomini conquide,
e poi la notte pu assaggiar nel letto
diece donzelle con carnal diletto.
58
E se la prima pruova gli vien fatta,
e non fornisca la seconda poi,
egli vien morto, e chi con lui si tratta
da zappatore o da guardian di buoi.
Se di far luno e laltro persona atta,
impetra libertade a tutti i suoi;
a s non gi, cha da restar marito
di diece donne, elette a suo appetito.
59
Non pot udire Astolfo senza risa
de la vicina terra il rito strano.
Sopravien Sansonetto, e poi Marfisa,
indi Aquilante, e seco il suo germano.
Il padron parimente lor divisa
la causa che dal porto il tien lontano:
Voglio (dicea) che inanzi il mar maffoghi,
chio senta mai di servitude i gioghi.
60
Del parer del padrone i marinari
e tutti gli altri naviganti furo;
ma Marfisa e compagni eran contrari,
che, pi che lacque, il lito avean sicuro.
Via pi il vedersi intorno irati i mari,
che cento mila spade, era lor duro.
Parea lor questo e ciascun altro loco
dovarme usar potean, da temer poco.
470
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
61
Bramavano i guerrier venire a proda,
ma con maggior baldanza il duca inglese;
che sa, come del corno il rumor soda,
sgombrar dintorno si far il paese.
Pigliare il porto luna parte loda,
e laltra il biasma, e sono alle contese;
ma la pi forte in guisa il padron stringe,
chal porto, suo malgrado, il legno spinge.
62
Gi, quando prima serano alla vista
de la citt crudel sul mar scoperti,
veduto aveano una galea provista
di molta ciurma e di nochieri esperti
venire al dritto a ritrovar la trista
nave, confusa di consigli incerti;
che, lalta prora alle sua poppe basse
legando, fuor de lempio mar la trasse.
63
Entrr nel porto remorchiando, e a forza
di remi pi che per favor di vele;
per che lalternar di poggia e dorza
avea levato il vento lor crudele.
Intanto ripiglir la dura scorza
i cavallieri e il brando lor fedele;
et al padrone et a ciascun che teme
non cessan dar con lor conforti speme.
64
Fatto l porto a sembianza duna luna,
e gira pi di quattro miglia intorno:
seicento passi in bocca, et in ciascuna
parte una rcca ha nel finir del corno.
Non teme alcuno assalto di fortuna,
se non quando gli vien dal mezzogiorno.
A guisa di teatro se gli stende
la citt a cerco, e verso il poggio ascende.
471
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
65
Non fu quivi s tosto il legno sorto
(gi laviso era per tutta la terra),
che fur sei mila femine sul porto,
con gli archi in mano, in abito di guerra;
e per tor de la fuga ogni conforto,
tra luna rcca e laltra il mar si serra:
da navi e da catene fu rinchiuso,
che tenean sempre instrutte a cotal uso.
66
Una che danni alla Cumea dApollo
pot uguagliarsi e alla madre dEttorre,
fe chiamare il padrone, e domandollo
se si volean lasciar la vita trre,
o se voleano pur al giogo il collo,
secondo la costuma, sottoporre.
Degli dua luno aveano a trre: o quivi
tutti morire, o rimaner captivi.
67
Gli ver (dicea) che suom si ritrovasse
tra voi cos animoso e cos forte,
che contra dieci nostri uomini osasse
prender battaglia, e desse lor la morte,
e far con diece femine bastasse
per una notte ufficio di consorte;
egli si rimarria principe nostro,
e gir voi ne potreste al camin vostro.
68
E sar in vostro arbitrio il restar anco,
vogliate o tutti o parte; ma con patto,
che chi vorr restare, e restar franco,
marito sia per diece femine atto.
Ma quando il guerrier vostro possa manco
dei dieci che gli fian nimici a un tratto,
o la seconda pruova non fornisca,
voglin voi siate schiavi, egli perisca.
472
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
69
Dove la vecchia ritrovar timore
credea nei cavallier, trov baldanza;
che ciascun si tenea tal feritore,
che fornir luno e laltro avea speranza:
et a Marfisa non mancava il core,
ben che mal atta alla seconda danza;
ma dove non laitasse la natura,
con la spada supplir stava sicura.
70
Al padron fu commessa la risposta,
prima conchiusa per commun consiglio:
chavean chi lor potria di s a lor posta
ne la piazza e nel letto far periglio.
Levan loffese, et il nocchier saccosta,
getta la fune e le fa dar di piglio;
e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri
escono armati, e tranno i lor destrieri.
71
E quindi van per mezzo la cittade,
e vi ritruovan le donzelle altiere,
succinte cavalcar per le contrade,
et in piazza armeggiar come guerriere.
N calciar quivi spron, n cinger spade,
n cosa darme puon gli uomini avere,
se non dieci alla volta, per rispetto
de lantiqua costuma chio vho detto.
72
Tutti gli altri alla spola, allaco, al fuso,
al pettine et allaspo sono intenti,
con vesti feminil che vanno giuso
insin al pi, che gli fa molli e lenti.
Si tengono in catena alcuni ad uso
darar la terra o di guardar gli armenti.
Son pochi i maschi, e non son ben, per mille
femine, cento, fra cittadi e ville.
473
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
73
Volendo trre i cavallieri a sorte
chi di lor debba per commune scampo
luna decina in piazza porre a morte,
e poi laltra ferir ne laltro campo;
non disegnavan di Marfisa forte,
stimando che trovar dovesse inciampo
ne la seconda giostra de la sera;
chad averne vittoria abil non era.
74
Ma con gli altri esser vlse ella sortita:
or sopra lei la sorte in somma cade.
Ella dicea: Prima vho a por la vita,
che vabbiate a por voi la libertade:
ma questa spada (e lor la spada addita,
che cinta avea) vi do per securtade
chio vi sciorr tutti glintrichi al modo
che fe Alessandro il gordiano nodo.
75
Non vuo mai pi che forestier si lagni
di questa terra, fin che l mondo dura.
Cos disse; e non potero i compagni
torle quel che le dava sua aventura.
Dunque, o chin tutto perda, o lor guadagni
la libert, le lasciano la cura.
Ella di piastre gi guernita e maglia,
sappresent nel campo alla battaglia.
76
Gira una piazza al sommo de la terra,
di gradi a seder atti intorno chiusa;
che solamente a giostre, a simil guerra,
a caccie, a lotte, e non ad altro susa:
quattro porte ha di bronzo, onde si serra.
Quivi la moltitudine confusa
de larmigere femine si trasse;
e poi fu detto a Marfisa chentrasse.
474
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
77
Entr Marfisa sun destrier leardo,
tutto sparso di macchie e di rotelle,
di piccol capo e danimoso sguardo,
dandar superbo e di fattezze belle.
Pel maggiore e pi vago e pi gagliardo,
di mille che navea con briglie e selle,
scelse in Damasco, e realmente ornollo,
et a Marfisa Norandin donollo.
78
Da mezzogiorno e da la porta daustro
entr Marfisa; e non vi stette guari,
chappropinquare e risonar pel claustro
ud di trombe acuti suoni e chiari:
e vide poi di verso il freddo plaustro
entrar nel campo i dieci suoi contrari.
Il primo cavallier chapparve inante,
di valer tutto il resto avea sembiante.
79
Quel venne in piazza sopra un gran destriero,
che, fuor chin fronte e nel pi dietro manco,
era, pi che mai corbo, oscuro e nero:
nel pi e nel capo avea alcun pelo bianco.
Del color del cavallo il cavalliero
vestito, volea dir che, come manco
del chiaro era loscuro, era altretanto
il riso in lui verso loscuro pianto.
80
Dato che fu de la battaglia il segno,
nove guerrier laste chinaro a un tratto;
ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno:
si ritir, n di giostrar fece atto.
Vuol challe leggi inanzi di quel regno,
challa sua cortesia, sia contrafatto.
Si tra da parte e sta a veder le pruove
chuna sola asta far contra a nove.
475
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
81
Il destrier, chavea andar trito e soave,
port allincontro la donzella in fretta,
che nel corso arrest lancia s grave,
che quattro uomini avriano a pena retta.
Lavea pur dianzi al dismontar di nave
per la pi salda in molte antenne eletta.
Il fier sembiante con chella si mosse,
mille faccie imbianc, mille cor scosse.
82
Aperse al primo che trov, s il petto,
che fra assai che fosse stato nudo:
gli pass la corazza e il soprapetto,
ma prima un ben ferrato e grosso scudo.
Dietro le spalle un braccio il ferro netto
si vide uscir: tanto fu il colpo crudo.
Quel fitto ne la lancia a dietro lassa,
e sopra gli altri a tutta briglia passa.
83
E diede durto a chi vena secondo,
et a chi terzo s terribil botta,
che rotto ne la schena uscir del mondo
fe luno e laltro, e de la sella a unotta:
s duro fu lincontro e di tal pondo,
s stretta insieme ne vena la frotta.
Ho veduto bombarde a quella guisa
le squadre aprir, che fe lo stuol Marfisa.
84
Sopra di lei pi lance rotte furo;
ma tanto a quelli colpi ella si mosse,
quanto nel giuoco de le caccie un muro
si muova a colpi de le palle grosse.
Lusbergo suo di tempra era s duro,
che non gli potean contra le percosse;
e per incanto al fuoco de lInferno
cotto, e temprato allacque fu dAverno.
476
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
85
Al fin del campo il destrier tenne e volse,
e ferm alquanto: e in fretta poi lo spinse
incontra gli altri, e sbarragliolli e sciolse,
e di lor sangue insin allelsa tinse.
Alluno il capo, allaltro il braccio tolse;
e un altro in guisa con la spada cinse,
che l petto in terra and col capo et ambe
le braccia, e in sella il ventre era e le gambe.
86
Lo part, dico, per dritta misura,
de le coste e de lanche alle confine,
e lo fe rimaner mezza figura,
qual dinanzi allimagini divine,
posto dargento, e pi di cera pura
son da genti lontane e da vicine,
cha ringraziarle e sciorre il voto vanno
de le domande pie chottenute hanno.
87
Ad uno che fuggia, dietro si mise,
n fu a mezzo la piazza, che lo giunse;
e l capo e l collo in modo gli divise,
che medico mai pi non lo raggiunse.
In somma tutti un dopo laltro uccise,
o fer s chogni vigor nemunse;
e fu sicura che levar di terra
mai pi non si potrian per farle guerra.
88
Stato era il cavallier sempre in un canto,
che la decina in piazza avea condutta;
per che contra un solo andar con tanto
vantaggio opra gli parve iniqua e brutta.
Or che per una man trsi da canto
vide s tosto la compagna tutta,
per dimostrar che la tardanza fosse
cortesia stata e non timor, si mosse.
477
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
89
Con man fe cenno di volere, inanti
che facesse altro, alcuna cosa dire;
e non pensando in s viril sembianti
che savesse una vergine a coprire,
le disse: Cavalliero, omai di tanti
esser di stanco, chai fatto morire;
e sio volessi, pi di quel che sei,
stancarti ancor, discortesia farei.
90
Che ti riposi insino al giorno nuovo,
e doman torni in campo, ti concedo.
Non mi fia onor se teco oggi mi pruovo,
che travagliato e lasso esser ti credo.
Il travagliare in arme non m nuovo,
n per s poco alla fatica cedo
(disse Marfisa); e spero cha tuo costo
io ti far di questo aveder tosto.
91
De la cortese offerta ti ringrazio,
ma riposare ancor non mi bisogna;
e ci avanza del giorno tanto spazio,
cha porlo tutto in ozio pur vergogna.
Rispose il cavallier: Fussio s sazio
dognaltra cosa che l mio core agogna,
come tho in questo da saziar; ma vedi
che non ti manchi il d pi che non credi.
92
Cos disse egli, e fe portare in fretta
due grosse lance, anzi due gravi antenne;
et a Marfisa dar ne fe leletta:
tolse laltra per s, chindietro venne.
Gi sono in punto, et altro non saspetta
chun alto suon che lor la giostra accenne.
Ecco la terra e laria e il mar rimbomba
nel mover loro al primo suon di tromba.
478
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
93
Trar fiato, bocca aprir o battere occhi
non si vedea de riguardanti alcuno:
tanto a mirare a chi la palma tocchi
dei duo campioni, intento era ciascuno.
Marfisa, acci che de larcion trabocchi,
s che mai non si levi, il guerrier bruno,
drizza la lancia; e il guerrier bruno forte
studia non men di por Marfisa a morte.
94
Le lancie ambe di secco e suttil salce,
non di cerro sembrr grosso et acerbo,
cos nandaro in tronchi fin al calce;
e lincontro ai destrier fu s superbo,
che parimente parve da una falce
de le gambe esser lor tronco ogni nerbo.
Cadero ambi ugualmente; ma i campioni
fur presti a disbrigarsi dagli arcioni.
95
A mille cavallieri alla sua vita
al primo incontro avea la sella tolta
Marfisa, et ella mai non nera uscita;
e nusc, come udite, a questa volta.
Del caso strano non pur sbigottita,
ma quasi fu per rimanerne stolta.
Parve anco strano al cavallier dal nero,
che non solea cader gi di leggiero.
96
Tocca avean nel cader la terra a pena,
che furo in piedi e rinovr lassalto.
Tagli e punte a furor quivi si mena,
quivi ripara or scudo, or lama, or salto.
Vada la botta vta o vada piena,
laria ne stride e ne risuona in alto.
Quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi
mostrr cherano saldi pi chincudi.
479
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
97
Se de laspra donzella il braccio grave,
n quel del cavallier nimico lieve.
Ben la misura ugual lun da laltro have:
quanto a punto lun d, tanto riceve.
Chi vol due fiere audaci anime brave,
cercar pi l di queste due non deve,
n cercar pi destrezza n pi possa;
che nhan tra lor quanto pi aver si possa.
98
Le donne, che gran pezzo mirato hanno
continuar tante percosse orrende,
e che nei cavallier segno daffanno
e di stanchezza ancor non si comprende;
dei duo miglior guerrier lode lor danno,
che sien tra quanto il mar sua braccia estende.
Par lor che, se non fosser pi che forti,
esser dovrian sol del travaglio morti.
99
Ragionando tra s, dicea Marfisa:
Buon fu per me, che costui non si mosse;
chandava a risco di restarne uccisa,
se dianzi stato coi compagni fosse,
quando io mi truovo a pena a questa guisa
di potergli star contra alle percosse.
Cos dice Marfisa; e tuttavolta
non resta di menar la spada in volta.
100
Buon fu per me (dicea quellaltro ancora),
che riposar costui non ho lasciato.
Difender me ne posso a fatica ora
che de la prima pugna travagliato.
Se fin al nuovo d facea dimora
a ripigliar vigor, che saria stato?
Ventura ebbi io, quanto pi possa aversi,
che non volesse tor quel chio gli offersi.
480
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
101
La battaglia dur fin alla sera,
n chi avesse anco il meglio era palese;
n lun n laltro pi senza lumiera
saputo avria come schivar loffese.
Giunta la notte, allinclita guerriera
fu primo a dir il cavallier cortese:
Che faren, poi che con ugual fortuna
nha sopragiunti la notte importuna?
102
Meglio mi par che l viver tuo prolunghi
almeno insino a tanto che saggiorni.
Io non posso concederti che aggiunghi
fuor chuna notte picciola ai tua giorni.
E di ci che non gli abbi aver pi lunghi,
la colpa sopra me non vuo che torni:
torni pur sopra alla spietata legge
del sesso feminil che l loco regge.
103
Se di te duolmi e di questaltri tuoi,
lo sa colui che nulla cosa ha oscura.
Con tuoi compagni star meco tu puoi:
con altri non avrai stanza sicura;
perch la turba, a cu i mariti suoi
oggi uccisi hai, gi contra te congiura.
Ciascun di questi a cui dato hai la morte,
era di diece femine consorte.
104
Del danno chan da te ricevutoggi,
disian novanta femine vendetta:
s che se meco ad albergar non poggi,
questa notte assalito esser taspetta.
Disse Marfisa: Accetto che malloggi,
con sicurt che non sia men perfetta
in te la fede e la bont del core,
che sia lardire e il corporal valore.
481
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto diciannovesimo
105
Ma che tincresca che mabbi ad uccidere,
ben ti pu increscere anco del contrario.
Fin qui non credo che labbi da ridere,
perchio sia men di te duro avversario.
O la pugna seguir vogli o dividere,
o farla alluno o allaltro luminario,
ad ogni cenno pronta tu mavrai,
e come et ogni volta che vorrai.
106
Cos fu differita la tenzone
fin che di Gange uscisse il nuovo albre,
e si rest senza conclusione
chi dessi duo guerrier fosse il migliore.
Ad Aquilante venne et a Grifone
e cos agli altri il liberal signore,
e li preg che fin al nuovo giorno
piacesse lor di far seco soggiorno.
107
Tenner lo nvito senza alcun sospetto:
indi, a splendor de bianchi torchi ardenti,
tutti saliro overa un real tetto,
distinto in molti adorni alloggiamenti.
Stupefatti al levarsi de lelmetto,
mirandosi, restaro i combattenti;
che l cavallier, per quanto apparea fuora,
non eccedeva i diciotto anni ancora.
108
Si maraviglia la donzella, come
in arme tanto un giovinetto vaglia;
si maraviglia laltro, challe chiome
savede con chi avea fatto battaglia:
e si domandan lun con laltro il nome,
e tal debito tosto si ragguaglia.
Ma come si nomasse il giovinetto,
ne laltro canto ad ascoltar vaspetto.
482
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
Canto 20
1
Le donne antique hanno mirabil cose
fatto ne larme e ne le sacre muse;
e di lor opre belle e gloriose
gran lume in tutto il mondo si diffuse.
Arpalice e Camilla son famose,
perch in battaglia erano esperte et use;
Safo e Corinna, perch furon dotte,
splendono illustri, e mai non veggon notte.
2
Le donne son venute in eccellenza
di ciascunarte ove hanno posto cura;
e qualunque allistorie abbia avvertenza,
ne sente ancor la fama non oscura.
Se l mondo n gran tempo stato senza,
non per sempre il mal influsso dura;
e forse ascosi han lor debiti onori
linvidia o il non saper degli scrittori.
3
Ben mi par di veder chal secol nostro
tanta virt fra belle donne emerga,
che pu dare opra a carte et ad inchiostro,
perch nei futuri anni si disperga,
e perch, odiose lingue, il mal dir vostro
con vostra eterna infamia si sommerga:
e le lor lode appariranno in guisa,
che di gran lunga avanzeran Marfisa.
4
Or pur tornando a lei, questa donzella
al cavallier che lus cortesia,
de lesser suo non niega dar novella,
quando esso a lei voglia contar chi sia.
Sbrigossi tosto del suo debito ella:
tanto il nome di lui saper disia.
Io son (disse) Marfisa: e fu assai questo;
che si sapea per tutto l mondo il resto.
483
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
5
Laltro comincia, poi che tocca a lui,
con pi proemio a darle di s conto,
dicendo: Io credo che ciascun di vui
abbia de la mia stirpe il nome in pronto;
che non pur Francia e Spagna e i vicin sui,
ma lIndia, lEtiopia e il freddo Ponto
han chiara cognizion di Chiaramonte,
onde usc il cavallier chuccise Almonte,
6
e quel cha Chiariello e al re Mambrino
diede la morte, e il regno lor disfece.
Di questo sangue, dove ne lEusino
lIstro ne vien con otto corna o diece,
al duca Amone, il qual gi peregrino
vi capit, la madre mia mi fece:
e lanno ormai chio la lasciai dolente,
per gire in Francia a ritrovar mia gente.
7
Ma non potei finire il mio viaggio,
che qua mi spinse un tempestoso Noto.
Son dieci mesi o pi che stanza vaggio,
che tutti i giorni e tutte lore noto.
Nominato son io Guidon Selvaggio,
di poca pruova ancora e poco noto.
Uccisi qui Argilon da Melibea
con dieci cavallier che seco avea.
8
Feci la pruova ancor de le donzelle:
cos nho diece a miei piaceri allato;
et alla scelta mia son le pi belle,
e son le pi gentil di questo stato.
E queste reggo e tutte laltre; chelle
di s mhanno governo e scettro dato:
cos daranno a qualunque altro arrida
Fortuna s, che la decina ancida.
484
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
9
I cavallier domandano a Guidone,
comha s pochi maschi il tenitoro;
e salle moglie hanno suggezione,
come esse lhan negli altri lochi a loro.
Disse Guidon: Pi volte la cagione
udita nho da poi che qui dimoro;
e vi sar, secondo chio lho udita,
da me, poi che vaggrada, riferita.
10
Al tempo che tornr dopo anni venti
da Troia i Greci (che dur lassedio
dieci, e dieci altri da contrari venti
furo agitati in mar con troppo tedio),
trovr che le lor donne agli tormenti
di tanta absenzia avean preso rimedio:
tutte savean gioveni amanti eletti,
per non si raffreddar sole nei letti.
11
Le case lor trovaro i Greci piene
de laltrui figli; e per parer commune
perdonano alle mogli, che san bene
che tanto non potean viver digiune:
ma ai figli degli adulteri conviene
altrove procacciarsi altre fortune;
che tolerar non vogliono i mariti
che pi alle spese lor sieno notriti.
12
Sono altri esposti, altri tenuti occulti
da le lor madri e sostenuti in vita.
In varie squadre quei cherano adulti
feron, chi qua chi l, tutti partita.
Per altri larme son, per altri culti
gli studi e larti; altri la terra trita;
serve altri in corte; altri guardian di gregge,
come piace a colei che qua gi regge.
485
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
13
Part fra gli altri un giovinetto, figlio
di Clitemnestra, la crudel regina,
di diciotto anni, fresco come un giglio,
o rosa clta allor di su la spina.
Questi, armato un suo legno, a dar di piglio
si pose e a depredar per la marina
in compagnia di cento giovinetti
del tempo suo, per tutta Grecia eletti.
14
I Cretesi in quel tempo, che cacciato
il crudo Idomeneo del regno aveano,
e per assicurarsi il nuovo stato,
duomini e darme adunazion faceano;
fro con bon stipendio lor soldato
Falanto (cos al giovine diceano),
e lui con tutti quei che seco avea
poser per guardia alla citt Dictea.
15
Fra cento alme citt cherano in Creta,
Dictea pi ricca e pi piacevol era,
di belle donne et amorose lieta,
lieta di giochi da matino a sera:
e comera ogni tempo consueta
daccarezzar la gente forestiera,
fe a costor s, che molto non rimase
a fargli anco signor de le lor case.
16
Eran gioveni tutti e belli affatto
(che l fior di Grecia avea Falanto eletto):
s challe belle donne, al primo tratto
che vapparr, trassero i cor del petto.
Poi che non men che belli, ancora in fatto
si dimostrr buoni e gagliardi al letto,
si fro ad esse in pochi d s grati,
che sopra ognaltro ben nerano amati.
486
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
17
Finita che daccordo poi la guerra
per cui stato Falanto era condutto,
e lo stipendio militar si serra,
s che non vhanno i gioveni pi frutto,
e per questo lasciar voglion la terra;
fan le donne di Creta maggior lutto,
e per ci versan pi dirotti pianti,
che se i lor padri avesson morti avanti.
18
Da le lor donne i gioveni assai fro,
ciascun per s, di rimaner pregati:
n volendo restare, esse con loro
nandr, lasciando e padri e figli e frati,
di ricche gemme e di gran summa doro
avendo i lor dimestici spogliati;
che la pratica fu tanto secreta,
che non sent la fuga uomo di Creta.
19
S fu propizio il vento, s fu lora
commoda, che Falanto a fuggir colse,
che molte miglia erano usciti fuora,
quando del danno suo Creta si dolse.
Poi questa spiaggia, inabitata allora,
trascorsi per fortuna li raccolse.
Qui si posaro, e qui sicuri tutti
meglio del furto lor videro i frutti.
20
Questa lor fu per dieci giorni stanza
di piaceri amorosi tutta piena.
Ma come spesso avvien che labondanza
seco in cor giovenil fastidio mena,
tutti daccordo fur di restar sanza
femine, e liberarsi di tal pena;
che non soma da portar s grave,
come aver donna, quando a noia shave.
487
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
21
Essi che di guadagno e di rapine
eran bramosi, e di dispendio parchi,
vider cha pascer tante concubine,
daltro che daste avean bisogno e darchi:
s che sole lascir qui le meschine,
e se nandr di lor ricchezze carchi
l dove in Puglia in ripa al mar poi sento
chedificr la terra di Tarento.
22
Le donne, che si videro tradite
dai loro amanti in che pi fede aveano,
restr per alcun d s sbigottite,
che statue immote in lito al mar pareano.
Visto poi che da gridi e da infinite
lacrime alcun profitto non traeano,
a pensar cominciaro e ad aver cura
come aiutarsi in tanta lor sciagura.
23
E proponendo in mezzo i lor pareri,
altre diceano: in Creta da tornarsi;
e pi tosto allarbitrio de severi
padri e doffesi lor mariti darsi,
che nei deserti liti e boschi fieri,
di disagio e di fame consumarsi.
Altre dicean che lor saria pi onesto
affogarsi nel mar, che mai far questo;
24
e che manco mal era meretrici
andar pel mondo, andar mendiche o schiave,
che se stesse offerire agli supplci
di cheran degne lopere lor prave.
Questi e simil partiti le infelici
si proponean, ciascun pi duro e grave.
Tra loro al fine una Orontea levosse,
chorigine traea dal re Minosse;
488
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
25
la pi gioven de laltre e la pi bella
e la pi accorta, e chavea meno errato:
amato avea Falanto, e a lui pulzella
datasi, e per lui il padre avea lasciato.
Costei mostrando in viso et in favella
il magnanimo cor dira infiammato,
redarguendo di tutte altre il detto,
suo parer disse, e fe seguirne effetto.
26
Di questa terra a lei non parve trsi,
che conobbe feconda e daria sana,
e di limpidi fiumi aver discorsi,
di selve opaca, e la pi parte piana;
con porti e foci, ove dal mar ricorsi
per ria fortuna avea la gente estrana,
chor dAfrica portava, ora dEgitto
cose diverse e necessarie al vitto.
27
Qui parve a lei fermarsi, e far vendetta
del viril sesso che le avea s offese:
vuol chogni nave, che da venti astretta
a pigliar venga porto in suo paese,
a sacco, a sangue, a fuoco al fin si metta;
n de la vita a un sol si sia cortese.
Cos fu detto e cos fu concluso,
e fu fatta la legge e messa in uso.
28
Come turbar laria sentiano, armate
le femine correan su la marina,
da limplacabile Orontea guidate,
che di lor legge e si fe lor regina:
e de le navi ai liti lor cacciate
faceano incendi orribili e rapina,
uom non lasciando vivo, che novella
dar ne potesse o in questa parte o in quella.
489
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
29
Cos solinghe vissero qualchanno,
aspre nimiche del sesso virile:
ma conobbero poi, che l proprio danno
procaccierian, se non mutavan stile;
che se di lor propagine non fanno,
sar lor legge in breve irrita e vile,
e mancher con linfecondo regno,
dove di farla eterna era il disegno.
30
S che, temprando il suo rigore un poco,
scelsero, in spazio di quattro anni interi,
di quanti capitaro in questo loco
dieci belli e gagliardi cavallieri,
che per durar ne lamoroso gioco
contresse cento fosser buon guerrieri.
Esse in tutto eran cento; e statuito
ad ogni lor decina fu un marito.
31
Prima ne fur decapitati molti
che riusciro al paragon mal forti.
Or questi dieci a buona pruova tolti,
del letto e del governo ebbon consorti;
facendo lor giurar che, se pi colti
altri uomini verriano in questi porti,
essi sarian che, spenta ogni pietade,
li porriano ugualmente a fil di spade.
32
Ad ingrossare, et a figliar appresso
le donne, indi a temere incominciaro
che tanti nascerian del viril sesso,
che contra lor non avrian poi riparo;
e al fine in man degli uomini rimesso
saria il governo chelle avean s caro:
s chordinr, mentre eran gli anni imbelli,
far s, che mai non fosson lor ribelli.
490
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
33
Acci il sesso viril non le soggioghi,
uno ogni madre vuol la legge orrenda,
che tenga seco; gli altri, o li suffoghi,
o fuor del regno li permuti o venda.
Ne mandano per questo in varii luoghi:
e a chi gli porta dicono che prenda
femine, se a baratto aver ne puote;
se non, non torni almen con le man vte.
34
N uno ancora alleverian, se senza
potesson fare, e mantenere il gregge.
Questa quanta piet, quanta clemenza
pi ai suoi chagli altri usa liniqua legge:
gli altri condannan con ugual sentenza;
e solamente in questo si corregge,
che non vuol che, secondo il primiero uso,
le femine gli uccidano in confuso.
35
Se dieci o venti o pi persone a un tratto
vi fosser giunte, in carcere eran messe:
e duna al giorno, e non di pi, era tratto
il capo a sorte, che perir dovesse
nel tempio orrendo chOrontea avea fatto,
dove un altare alla Vendetta eresse;
e dato allun de dieci il crudo ufficio
per sorte era di farne sacrificio.
36
Dopo moltanni alle ripe omicide
a dar venne di capo un giovinetto,
la cui stirpe scendea dal buono Alcide,
di gran valor ne larme, Elbanio detto.
Qui preso fu, cha pena se navide,
come quel che vena senza sospetto;
e con gran guardia in stretta parte chiuso,
con gli altri era serbato al crudel uso.
491
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
37
Di viso era costui bello e giocondo,
e di maniere e di costumi ornato;
e di parlar s dolce e s facondo,
chun aspe volentier lavria ascoltato:
s che, come di cosa rara al mondo,
de lesser suo fu tosto rapportato
ad Alessandra figlia dOrontea,
che di moltanni grave anco vivea.
38
Orontea vivea ancora; e gi mancate
tutteran laltre chabitr qui prima:
e diece tante e pi nerano nate,
e in forza eran cresciute e in maggior stima;
n tra diece fucine che serrate
stavan pur spesso, avean pi duna lima;
e dieci cavallieri anco avean cura
di dare a chi vena fiera aventura.
39
Alessandra, bramosa di vedere
il giovinetto chavea tante lode,
da la sua matre in singular piacere
impetra s, chElbanio vede et ode;
e quando vuol partirne, rimanere
si sente il core ove chi l punge e rode:
legar si sente e non sa far contesa,
e al fin dal suo prigion si trova presa.
40
Elbanio disse a lei: Se di pietade
savesse, donna, qui notizia ancora,
come se nha per tuttaltre contrade,
dovunque il vago sol luce e colora;
io vi osarei, per vostralma beltade
chognanimo gentil di s inamora,
chiedervi in don la vita mia, che poi
saria ognor presto a spenderla per voi.
492
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
41
Or quando fuor dogni ragion qui sono
privi dumanitade i cori umani,
non vi domander la vita in dono,
che i prieghi miei so ben che sarian vani;
ma che da cavalliero, o tristo o buono
chio sia, possi morir con larme in mani,
e non come dannato per giudicio,
o come animal bruto in sacrificio.
42
Alessandra gentil, chumidi avea,
per la piet del giovinetto, i rai,
rispose: Ancor che pi crudele e rea
sia questa terra, chaltra fosse mai;
non concedo per che qui Medea
ogni femina sia, come tu fai:
e quando ognaltra cos fosse ancora,
me sola di tantaltre io vo trar fuora.
43
E se ben per adietro io fossi stata
empia e crudel, come qui sono tante,
dir posso che suggetto ove mostrata
per me fosse piet, non ebbi avante.
Ma ben sarei di tigre pi arrabbiata,
e pi duro avre il cor che di diamante,
se non mavesse tolto ogni durezza
tua belt, tuo valor, tua gentilezza.
44
Cos non fosse la legge pi forte,
che contra i peregrini statuita,
come io non schiverei con la mia morte
di ricomprar la tua pi degna vita.
Ma non grado qui di s gran sorte,
che ti potesse dar libera aita;
e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,
difficile ottener fia in questo loco.
493
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
45
Pur io vedr di far che tu lottenga,
chabbi inanzi al morir questo contento;
ma mi dubito ben che te navenga,
tenendo il morir lungo, pi tormento.
Suggiunse Elbanio: Quando incontra io venga
a dieci armato, di tal cor mi sento,
che la vita ho speranza di salvarme,
e uccider lor, se tutti fosser arme.
46
Alessandra a quel detto non rispose
se non un gran sospiro, e dipartisse,
e port nel partir mille amorose
punte nel cor, mai non sanabil, fisse.
Venne alla madre, e volunt le pose
di non lasciar che l cavallier morisse,
quando si dimostrasse cos forte,
che, solo, avesse posto i dieci a morte.
47
La regina Orontea fece raccorre
il suo consiglio, e disse: A noi conviene
sempre il miglior che ritroviamo, porre
a guardar nostri porti e nostre arene;
e per saper chi ben lasciar, chi trre,
prova sempre da far, quando gli avviene;
per non patir con nostro danno a torto,
che regni il vile, e chi ha valor sia morto.
48
A me par, se a voi par, che statuito
sia, chogni cavallier per lo avvenire,
che fortuna abbia tratto al nostro lito,
prima chal tempio si faccia morire,
possa egli sol, se gli piace il partito,
incontra i dieci alla battaglia uscire;
e se di tutti vincerli possente,
guardi egli il porto, e seco abbia altra gente.
494
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
49
Parlo cos, perch abbin qui un prigione
che par che vincer dieci sofferisca.
Quando, sol, vaglia tante altre persone,
dignissimo , per Dio, che sesaudisca.
Cos in contrario avr punizione,
quando vaneggi e temerario ardisca.
Orontea fine al suo parlar qui pose,
a cui de le pi antique una rispose:
50
La principal cagion cha far disegno
sul comercio degli uomini ci mosse,
non fu percha difender questo regno
del loro aiuto alcun bisogno fosse;
che per far questo abbiamo ardire e ingegno
da noi medesme, e a sufficienzia posse:
cos senza sapessimo far anco,
che non venisse il propagarci a manco!
51
Ma poi che senza lor questo non lece,
tolti abbin, ma non tanti, in compagnia,
che mai ne sia pi duno incontra diece,
s chaver di noi possa signoria.
Per conciper di lor questo si fece,
non che di lor difesa uopo ci sia.
La lor prodezza sol ne vaglia in questo,
e sieno ignavi e inutili nel resto.
52
Tra noi tenere un uom che sia s forte,
contrario in tutto al principal disegno.
Se pu un solo a dieci uomini dar morte,
quante donne far stare egli al segno?
Se i dieci nostri fosser di tal sorte,
il primo d navrebbon tolto il regno.
Non la via di dominar, se vuoi
por larme in mano a chi pu pi di noi.
495
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
53
Pon mente ancor, che quando cos aiti
Fortuna questo tuo, che i dieci uccida,
di cento donne che de lor mariti
rimarran prive, sentirai le grida.
Se vuol campar, proponga altri partiti,
chesser di dieci gioveni omicida.
Pur, se per far con cento donne buono
quel che dieci fariano, abbi perdono.
54
Fu dArtemia crudel questo il parere
(cos avea nome); e non manc per lei
di far nel tempio Elbanio rimanere
scannato inanzi agli spietati di.
Ma la madre Orontea che compiacere
vlse alla figlia, replic a colei
altre et altre ragioni, e modo tenne
che nel senato il suo parer sottenne.
55
Laver Elbanio di bellezza il vanto
sopra ogni cavallier che fosse al mondo,
fu nei cor de le giovani di tanto,
cherano in quel consiglio, e di tal pondo,
che l parer de le vecchie and da canto,
che con Artemia volean far secondo
lordine antiquo; n lontan fu molto
ad esser per favore Elbanio assolto.
56
Di perdonargli in somma fu concluso,
ma poi che la decina avesse spento,
e che ne laltro assalto fosse ad uso
di diece donne buono, e non di cento.
Di carcer laltro giorno fu dischiuso;
e avuto arme e cavallo a suo talento,
contra dieci guerrier, solo, si mise,
e luno appresso allaltro in piazza uccise.
496
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
57
Fu la notte seguente a prova messo
contra diece donzelle ignudo e solo,
dove ebbe allardir suo s buon successo,
che fece il saggio di tutto lo stuolo.
E questo gli acquist tal grazia appresso
ad Orontea, che lebbe per figliuolo;
e gli diede Alessandra e laltre nove
con chavea fatto le notturne prove.
58
E lo lasci con Alessandra bella,
che poi di nome a questa terra, erede,
con patto, cha servare egli abbia quella
legge, et ognaltro che da lui succede:
che ciascun che gi mai sua fiera stella
far qui por lo sventurato piede,
elegger possa, o in sacrificio darsi,
o con dieci guerrier, solo, provarsi.
59
E se gli avvien che l d gli uomini uccida,
la notte con le femine si provi;
e quando in questo ancor tanto gli arrida
la sorte sua, che vincitor si trovi,
sia del femineo stuol principe e guida,
e la decina a scelta sua rinovi,
con la qual regni, fin chun altro arrivi,
che sia pi forte, e lui di vita privi.
60
Appresso a dua mila anni il costume empio
si mantenuto, e si mantiene ancora;
e sono pochi giorni che nel tempio
uno infelice peregrin non mora.
Se contra dieci alcun chiede, ad esempio
dElbanio, armarsi (che ve n talora),
spesso la vita al primo assalto lassa;
n di mille uno allaltra prova passa.
497
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
61
Pur ci passano alcuni, ma s rari,
che su le dita annoverar si ponno.
Uno di questi fu Argilon: ma guari
con la decina sua non fu qui donno;
che cacciandomi qui venti contrari,
gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno.
Cos fossi io con lui morto quel giorno,
prima che viver servo in tanto scorno.
62
Che piaceri amorosi e riso e gioco,
che suole amar ciascun de la mia etade,
le purpure e le gemme e laver loco
inanzi agli altri ne la sua cittade,
potuto hanno, per Dio, mai giovar poco
alluom che privo sia di libertade:
e l non poter mai pi di qui levarmi,
servit grave e intolerabil parmi.
63
Il vedermi lograr dei miglior anni
il pi bel fiore in s vile opra e molle,
tiemmi il cor sempre in stimulo e in affanni,
et ogni gusto di piacer mi tolle.
La fama del mio sangue spiega i vanni
per tutto l mondo, e fin al ciel sestolle;
che forse buona parte anchio navrei,
sesser potessi coi fratelli miei.
64
Parmi chingiuria il mio destin mi faccia,
avendomi a s vil servigio eletto;
come chi ne larmento il destrier caccia,
il qual docchi o di piedi abbia difetto,
o per altro accidente che dispiaccia,
sia fatto allarme e a miglior uso inetto:
n sperando io, se non per morte, uscire
di s vil servit, bramo morire.
498
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
65
Guidon qui fine alle parole pose,
e maled quel giorno per isdegno,
il qual dei cavallieri e de le spose
gli di vittoria in acquistar quel regno.
Astolfo stette a udire, e si nascose
tanto, che si fe certo a pi dun segno,
che, come detto avea, questo Guidone
era figliol del suo parente Amone.
66
Poi gli rispose: Io sono il duca inglese,
il tuo cugino Astolfo; et abbracciollo,
e con atto amorevole e cortese,
non senza sparger lagrime, baciollo.
Caro parente mio, non pi palese
tua madre ti potea por segno al collo;
cha farne fede che tu sei de nostri,
basta il valor che con la spada mostri.
67
Guidon, chaltrove avria fatto gran festa
daver trovato un s stretto parente,
quivi laccolse con la faccia mesta,
perch fu di vedervilo dolente.
Se vive, sa chAstolfo schiavo resta,
n il termine pi l che l d seguente;
se fia libero Astolfo, ne more esso:
s che l ben duno il mal de laltro espresso.
68
Gli duol che gli altri cavallieri ancora
abbia, vincendo, a far sempre captivi;
n pi, quando esso in quel contrasto mora,
potr giovar che servit lor schivi:
che se dun fango ben gli porta fuora,
e poi sinciampi come allaltro arrivi,
avr lui senza pro vinto Marfisa;
chessi pur ne fien schiavi, et ella uccisa.
499
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69
Da laltro canto avea lacerba etade,
la cortesia e il valor del giovinetto
damore intenerito e di pietade
tanto a Marfisa et ai compagni il petto,
che, con morte di lui lor libertade
esser dovendo, avean quasi a dispetto:
e se Marfisa non pu far con manco
chuccider lui, vuol essa morir anco.
70
Ella disse a Guidon: Vientene insieme
con noi, cha viva forza usciren quinci.
Deh (rispose Guidon) lascia ogni speme
di mai pi uscirne, o perdi meco o vinci.
Ella suggiunse: Il mio cor mai non teme
di non dar fine a cosa che cominci;
n trovar so la pi sicura strada
di quella ove mi sia guida la spada.
71
Tal ne la piazza ho il tuo valor provato,
che, sio son teco, ardisco ad ognimpresa.
Quando la turba intorno allo steccato
sar domani in sul teatro ascesa,
io vo che luccidian per ogni lato,
o vada in fuga o cerchi far difesa,
e chagli lupi e agli avoltoi del loco
lasciamo i corpi, e la cittade al fuoco.
72
Suggiunse a lei Guidon: Tu mavrai pronto
a seguitarti et a morirti a canto,
ma vivi rimaner non faccin conto;
bastar ne pu di vendicarci alquanto:
che spesso dieci mila in piazza conto
del popul feminile, et altretanto
resta a guardare e porto e rcca e mura,
n alcuna via duscir trovo sicura.
500
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
73
Disse Marfisa: E molto pi sieno elle
degli uomini che Serse ebbe gi intorno,
e sieno pi de lanime ribelle
chuscr del ciel con lor perpetuo scorno;
se tu sei meco, o almen non sie con quelle,
tutte le voglio uccidere in un giorno.
Guidon suggiunse: Io non ci so via alcuna
cha valer nabbia, se non val questuna.
74
Ne pu sola salvar, se ne succede,
questuna chio dir, chor mi soviene.
Fuor challe donne, uscir non si concede
n metter piede in su le salse arene:
e per questo commettermi alla fede
duna de le mie donne mi conviene,
del cui perfetto amor fatta ho sovente
pi pruova ancor, chio non far al presente.
75
Non men di me tormi costei disia
di servit, pur che ne venga meco;
che cos spera, senza compagnia
de le rivali sue, chio viva seco.
Ella nel porto o fuste o saettia
far ordinar, mentre ancor laer cieco,
che i marinari vostri troveranno
acconcia a navigar, come vi vanno.
76
Dietro a me tutti in un drappel ristretti,
cavallieri, mercanti e galeotti,
chad albergarvi sotto a questi tetti
meco, vostra merc, ste ridotti,
avrete a farvi amplo sentier coi petti,
se del nostro camin siamo interrotti:
cos spero, aiutandoci le spade,
chio vi trarr de la crudel cittade.
501
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
77
Tu fa come ti par (disse Marfisa),
chio son per me duscir di qui sicura.
Pi facil fia che di mia mano uccisa
la gente sia, che dentro a queste mura,
che mi veggi fuggire, o in altra guisa
alcun possa notar chabbi paura.
Vo uscir di giorno, e sol per forza darme;
che per ognaltro modo obbrobrio parme.
78
Sio ci fossi per donna conosciuta,
so chavrei da le donne onore e pregio;
e volentieri io ci sarei tenuta,
e tra le prime forse del collegio:
ma con costoro essendoci venuta,
non ci vo dessi aver pi privilegio.
Troppo error fra chio mi stessi o andassi
libera, e gli altri in servit lasciassi.
79
Queste parole et altre seguitando,
mostr Marfisa che l rispetto solo
chavea al periglio de compagni (quando
potria loro il suo ardir tornare in duolo),
la tenea che con alto e memorando
segno dardir non assalia lo stuolo:
e per questo a Guidon lascia la cura
dusar la via che pi gli par sicura.
80
Guidon la notte con Aleria parla
(cos avea nome la pi fida moglie),
n bisogno gli fu molto pregarla,
che la trov disposta alle sue voglie.
Ella tolse una nave e fece armarla,
e varrec le sue pi ricche spoglie,
fingendo di volere al nuovo albre
con le compagne uscire in corso fuore.
502
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
81
Ella avea fatto nel palazzo inanti
spade e lancie arrecar, corazze e scudi,
onde armar si potessero i mercanti
e i galeotti cheran mezzo nudi.
Altri dormiro, et altri str vegghianti,
compartendo tra lor gli ozii e gli studi;
spesso guardando, e pur con larme indosso,
se loriente ancor si facea rosso.
82
Dal duro volto de la terra il sole
non tollea ancora il velo oscuro et atro;
a pena avea la licaonia prole
per li solchi del ciel volto laratro:
quando il femineo stuol, che veder vuole
il fin de la battaglia, emp il teatro,
come ape del suo claustro empie la soglia,
che mutar regno al nuovo tempo voglia.
83
Di trombe, di tambur, di suon de corni
il popul risonar fa cielo e terra,
cos citando il suo signor, che torni
a terminar la cominciata guerra.
Aquilante e Grifon stavano adorni
de le lor arme, e il duca dInghilterra,
Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti
gli altri, chi a piedi e chi a cavallo instrutti.
84
Per scender dal palazzo al mare e al porto,
la piazza traversar si convenia,
n vera altro camin lungo n corto:
cos Guidon disse alla compagnia.
E poi che di ben far molto conforto
lor diede, entr senza rumore in via;
e ne la piazza, dove il popul era,
sappresent con pi di cento in schiera.
503
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
85
Molto affrettando i suoi compagni, andava
Guidone allaltra porta per uscire:
ma la gran moltitudine che stava
intorno armata, e sempre atta a ferire,
pens, come lo vide che menava
seco quegli altri, che volea fuggire;
e tutta a un tratto agli archi suoi ricorse,
e parte, onde suscia, venne ad opporse.
86
Guidone e gli altri cavallier gagliardi,
e sopra tutti lor Marfisa forte,
al menar de le man non furon tardi,
e molto fr per isforzar le porte:
ma tanta e tanta copia era dei dardi
che, con ferite dei compagni e morte,
pioveano lor di sopra e dognintorno,
chal fin temean daverne danno e scorno.
87
Dogni guerrier lusbergo era perfetto;
che se non era, avean pi da temere.
Fu morto il destrier sotto a Sansonetto;
quel di Marfisa vebbe a rimanere.
Astolfo tra s disse: Ora, chaspetto
che mai mi possa il corno pi valere?
Io vo veder, poi che non giova spada,
sio so col corno assicurar la strada.
88
Come aiutar ne le fortune estreme
sempre si suol, si pone il corno a bocca.
Par che la terra e tutto l mondo trieme,
quando lorribil suon ne laria scocca.
S nel cor de la gente il timor preme,
che per disio di fuga si trabocca
gi del teatro sbigottita e smorta,
non che lasci la guardia de la porta.
504
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
89
Come talor si getta e si periglia
e da finestra e da sublime loco
lesterrefatta subito famiglia,
che vede appresso e dognintorno il fuoco,
che mentre le tenea gravi le ciglia
il pigro sonno, crebbe a poco a poco;
cos, messa la vita in abandono,
ognun fuggia lo spaventoso suono.
90
Di qua di l, di su di gi smarrita
surge la turba, e di fuggir procaccia.
Son pi di mille a un tempo ad ogni uscita:
cascano a monti, e luna laltra impaccia.
In tanta calca perde altra la vita;
da palchi e da finestre altra si schiaccia:
pi dun braccio si rompe e duna testa,
di chaltra morta, altra storpiata resta.
91
Il pianto e l grido insino al ciel saliva,
dalta ruina misto e di fraccasso.
Affretta, ovunque il suon del corno arriva,
la turba spaventata in fuga il passo.
Se udite dir che dardimento priva
la vil plebe si mostri e di cor basso,
non vi maravigliate; che natura
de la lepre aver sempre paura.
92
Ma che direte del gi tanto fiero
cor di Marfisa e di Guidon Selvaggio?
dei dua giovini figli dOliviero,
che gi tanto onoraro il lor lignaggio?
Gi cento mila avean stimato un zero;
e in fuga or se ne van senza coraggio,
come conigli, o timidi colombi
a cui vicino alto rumor rimbombi.
505
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
93
Cos noceva ai suoi come agli strani
la forza che nel corno era incantata.
Sansonetto, Guidone e i duo germani
fuggon dietro a Marfisa spaventata;
n fuggendo ponno ir tanto lontani,
che lor non sia lorecchia anco intronata.
Scorre Astolfo la terra in ogni lato,
dando via sempre al corno maggior fiato.
94
Chi scese al mare, e chi poggi su al monte,
e chi tra i boschi ad occultar si venne:
alcuna, senza mai volger la fronte,
fuggir per dieci d non si ritenne:
usc in tal punto alcuna fuor del ponte,
chin vita sua mai pi non vi rivenne.
Sgombraro in modo e piazze e templi e case,
che quasi vta la citt rimase.
95
Marfisa e l bon Guidone e i duo fratelli
e Sansonetto, pallidi e tremanti,
fuggiano inverso il mare, e dietro a quelli
fuggiano i marinari e i mercatanti;
ove Aleria trovr, che, fra i castelli,
loro avea un legno apparechiato inanti.
Quindi, poi chin gran fretta li raccolse,
di i remi allacqua et ogni vela sciolse.
96
Dentro e dintorno il duca la cittade
avea scorsa dai colli insino allonde;
fatto avea vte rimaner le strade:
ognun lo fugge, ognun se gli nasconde.
Molte trovate fur, che per viltade
seran gittate in parti oscure e immonde;
e molte, non sappiendo ove sandare,
messesi a nuoto et affogate in mare.
506
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
97
Per trovare i compagni il duca viene,
che si credea di riveder sul molo.
Si volge intorno, e le deserte arene
guarda per tutto, e non vappare un solo.
Leva pi gli occhi, e in alto a vele piene
da s lontani andar li vede a volo:
s che gli convien fare altro disegno
al suo camin, poi che partito il legno.
98
Lasciamolo andar pur n vi rincresca
che tanta strada far debba soletto
per terra dinfedeli e barbaresca,
dove mai non si va senza sospetto:
non periglio alcuno, onde non esca
con quel suo corno, e nha mostrato effetto;
e dei compagni suoi pigliamo cura,
chal mar fuggian tremando di paura.
99
A piena vela si cacciaron lunge
da la crudele e sanguinosa spiaggia:
e poi che di gran lunga non li giunge
lorribil suon cha spaventar pi gli aggia,
insolita vergogna s gli punge,
che, comun fuoco, a tutti il viso raggia.
Lun non ardisce a mirar laltro, e stassi
tristo, senza parlar, con gli occhi bassi.
100
Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,
e Cipro e Rodi, e gi per londa egea
da s vede fuggire isole cento
col periglioso capo di Malea;
e con propizio et immutabil vento
asconder vede la greca Morea;
volta Sicilia, e per lo mar Tirreno
costeggia de lItalia il lito ameno:
507
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
101
e sopra Luna ultimamente sorse,
dove lasciato avea la sua famiglia.
Dio ringraziando che l pelago corse
senza pi danno, il noto lito piglia.
Quindi un nochier trovr per Francia sciorse,
il qual di venir seco li consiglia:
e nel suo legno ancor quel d montaro,
et a Marsilia in breve si trovaro.
102
Quivi non era Bradamante allora,
chaver solea governo del paese;
che se vi fosse, a far seco dimora
gli avria sforzati con parlar cortese.
Sceser nel lito, e la medesima ora
dai quattro cavallier congedo prese
Marfisa, e da la donna del Selvaggio;
e pigli alla ventura il suo viaggio,
103
dicendo che lodevole non era
chandasser tanti cavallieri insieme:
che gli storni e i colombi vanno in schiera,
i daini e i cervi e ognanimal che teme;
ma laudace falcon, laquila altiera,
che ne laiuto altrui non metton speme,
orsi, tigri, leon, soli ne vanno;
che di pi forza alcun timor non hanno.
104
Nessun degli altri fu di quel pensiero;
s cha lei sola tocc a far partita.
Per mezzo i boschi e per strano sentiero
dunque ella se nand sola e romita.
Grifone il bianco et Aquilante il nero
piglir con gli altri duo la via pi trita,
e giunsero a un castello il d seguente,
dove albergati fur cortesemente.
508
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
105
Cortesemente dico in apparenza,
ma tosto vi sentr contrario effetto;
che l signor del castel, benivolenza
fingendo e cortesia, lor d ricetto:
e poi la notte, che sicuri senza
timor dormian, gli fe pigliar nel letto;
n prima li lasci, che dosservare
una costuma ria li fe giurare.
106
Ma vo seguir la bellicosa donna,
prima, Signor, che di costor pi dica.
Pass Druenza, il Rodano e la Sonna,
e venne a pi duna montagna aprica.
Quivi lungo un torrente, in negra gonna
vide venire una femina antica,
che stanca e lassa era di lunga via,
ma via pi afflitta di malenconia.
107
Questa la vecchia che solea servire
ai malandrin nel cavernoso monte,
l dove alta giustizia fe venire
e dar lor morte il paladino conte.
La vecchia, che timore ha di morire
per le cagion che poi vi saran conte,
gi molti d va per via oscura e fosca,
fuggendo ritrovar chi la conosca.
108
Quivi destrano cavallier sembianza
lebbe Marfisa allabito e allarnese;
e perci non fugg, comavea usanza
fuggir dagli altri cheran del paese;
anzi con sicurezza e con baldanza
si ferm al guado, e di lontan lattese:
al guado del torrente, ove trovolla,
la vecchia le usc incontra e salutolla.
509
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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109
Poi la preg che seco oltra quellacque
ne laltra ripa in groppa la portasse.
Marfisa, che gentil fu da che nacque,
di l dal fiumicel seco la trasse;
e portarla anchun pezzo non le spiacque,
fin cha miglior camin la ritornasse,
fuor dun gran fango; e al fin di quel sentiero
si videro allincontro un cavalliero.
110
Il cavallier su ben guernita sella,
di lucide arme e di bei panni ornato,
verso il fiume vena, da una donzella
e da un solo scudiero accompagnato.
La donna chavea seco era assai bella,
ma daltiero sembiante e poco grato,
tutta dorgoglio e di fastidio piena,
del cavallier ben degna che la mena.
111
Pinabello, un de conti maganzesi,
era quel cavallier chella avea seco;
quel medesmo che dianzi a pochi mesi
Bradamante gitt nel cavo speco.
Quei sospir, quei singulti cos accesi,
quel pianto che lo fe gi quasi cieco,
tutto fu per costei chor seco avea,
che l negromante allor gli ritenea.
112
Ma poi che fu levato di sul colle
lincantato castel del vecchio Atlante,
e che pot ciascuno ire ove volle,
per opra e per virt di Bradamante;
costei, chagli disii facile e molle
di Pinabel sempre era stata inante,
si torn a lui, et in sua compagnia
da un castello ad un altro or se ne ga.
510
3
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113
E s come vezzosa era e mal usa,
quando vide la vecchia di Marfisa,
non si pot tenere a bocca chiusa
di non la motteggiar con beffe e risa.
Marfisa altiera, appresso a cui non susa
sentirsi oltraggio in qual si voglia guisa,
rispose dira accesa alla donzella,
che di lei quella vecchia era pi bella;
114
e chal suo cavallier volea provallo,
con patto di poi trre a lei la gonna
e il palafren chavea, se da cavallo
gittava il cavallier di chera donna.
Pinabel che faria, tacendo, fallo,
di risponder con larme non assonna:
piglia lo scudo e lasta, e il destrier gira,
poi vien Marfisa a ritrovar con ira.
115
Marfisa incontra una gran lancia afferra,
e ne la vista a Pinabel larresta,
e s stordito lo riversa in terra,
che tarda unora a rilevar la testa.
Marfisa, vincitrice de la guerra,
fe trarre a quella giovane la vesta.
et ognaltro ornamento le fe porre,
e ne fe il tutto alla sua vecchia trre:
116
e di quel giovenile abito vlse
che si vestisse e se nornasse tutta;
e fe che l palafreno anco si tolse,
che la giovane avea quivi condutta.
Indi al preso camin con lei si volse,
che quantera pi ornata, era pi brutta.
Tre giorni se nandr per lunga strada,
senza far cosa onde a parlar maccada.
511
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117
Il quarto giorno un cavallier trovaro,
che vena in fretta galoppando solo.
Se di saper chi sia forse v caro,
dicovi ch Zerbin, di re figliuolo,
di virt esempio e di bellezza raro,
che se stesso rodea dira e di duolo
di non aver potuto far vendetta
dun che gli avea gran cortesia interdetta.
118
Zerbino indarno per la selva corse
dietro a quel suo che gli avea fatto oltraggio;
ma s a tempo colui seppe via trse,
s seppe nel fuggir prender vantaggio,
s il bosco e s una nebbia lo soccorse,
chavea offuscato il matutino raggio,
che di man di Zerbin si lev netto,
fin che lira e il furor gli usc del petto.
119
Non pot, ancor che Zerbin fosse irato,
tener, vedendo quella vecchia, il riso;
che gli parea dal giovenile ornato
troppo diverso il brutto antiquo viso;
et a Marfisa, che le vena a lato,
disse: Guerrier, tu sei pien dogni aviso,
che damigella di tal sorte guidi,
che non temi trovar chi te la invidi.
120
Avea la donna (se la crespa buccia
pu darne indicio) pi de la Sibilla,
e parea, cos ornata, una bertuccia,
quando per muover riso alcun vestilla;
et or pi brutta par, che si coruccia,
e che dagli occhi lira le sfavilla:
cha donna non si fa maggior dispetto,
che quando o vecchia o brutta le vien detto.
512
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121
Mostr turbarse linclita donzella,
per prenderne piacer, come si prese;
e rispose a Zerbin: Mia donna bella,
per Dio, via pi che tu non sei cortese;
come chio creda che la tua favella
da quel che sente lanimo non scese:
tu fingi non conoscer sua beltade,
per escusar la tua somma viltade.
122
E chi saria quel cavallier, che questa
s giovane e s bella ritrovasse
senza pi compagnia ne la foresta,
e che di farla sua non si provasse?
S ben (disse Zerbin) teco sassesta,
che saria mal chalcun te la levasse;
et io per me non son cos indiscreto,
che te ne privi mai: stanne pur lieto.
123
Sin altro conto aver vuoi a far meco,
di quel chio vaglio son per farti mostra;
ma per costei non mi tener s cieco,
che solamente far voglia una giostra.
O brutta o bella sia, restisi teco:
non vo partir tanta amicizia vostra.
Ben vi ste accoppiati: io giurerei,
comella bella, tu gagliardo sei.
124
Suggiunse a lui Marfisa: Al tuo dispetto
di levarmi costei provar convienti.
Non vo patir chun s leggiadro aspetto
abbi veduto, e guadagnar nol tenti.
Rispose a lei Zerbin: Non so a cheffetto
luom si metta a periglio e si tormenti,
per riportarne una vittoria poi,
che giovi al vinto, e al vincitore annoi.
513
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
125
Se non ti par questo partito buono,
te ne do un altro, e ricusar nol di
(disse a Zerbin Marfisa): che sio sono
vinto da te, mabbia a restar costei;
ma sio te vinco, a forza te la dono.
Dunque provian chi de star senza lei:
se perdi, converr che tu le faccia
compagnia sempre, ovunque andar le piaccia.
126
E cos sia, Zerbin rispose; e volse
a pigliar campo subito il cavallo.
Si lev su le staffe e si raccolse
fermo in arcione, e per non dare in fallo,
lo scudo in mezzo alla donzella colse;
ma parve urtasse un monte di metallo:
et ella in guisa a lui tocc lelmetto,
che stordito il mand di sella netto.
127
Troppo spiacque a Zerbin lesser caduto,
chin altro scontro mai pi non gli avvenne,
e navea mille e mille egli abbattuto;
et a perpetuo scorno se lo tenne.
Stette per lungo spazio in terra muto;
e pi gli dolse poi che gli sovenne
chavea promesso e che gli convenia
aver la brutta vecchia in compagnia.
128
Tornando a lui la vincitrice in sella,
disse ridendo: Questa tappresento;
e quanto pi la veggio e grata e bella,
tanto, chella sia tua, pi mi contento.
Or tu in mio loco sei campion di quella;
ma la tua f non se ne porti il vento,
che per sua guida e scorta tu non vada
(come hai promesso) ovunque andar laggrada.
514
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
129
Senza aspettar risposta urta il destriero
per la foresta, e subito simbosca.
Zerbin, che la stimava un cavalliero,
dice alla vecchia: Fa chio lo conosca.
Et ella non gli tiene ascoso il vero,
onde sa che lo ncende e che lattosca:
Il colpo fu di man duna donzella,
che tha fatto votar (disse) la sella.
130
Pel suo valor costei debitamente
usurpa a cavallieri e scudo e lancia;
e venuta pur dianzi dOriente
per assaggiare i paladin di Francia.
Zerbin di questo tal vergogna sente,
che non pur tinge di rossor la guancia,
ma rest poco di non farsi rosso
seco ogni pezzo darme chavea indosso.
131
Monta a cavallo, e se stesso rampogna
che non seppe tener strette le cosce.
Tra s la vecchia ne sorride, e agogna
di stimularlo e di pi dargli angosce.
Gli ricorda chandar seco bisogna:
e Zerbin, chubligato si conosce,
lorecchie abbassa, come vinto e stanco
destrier cha in bocca il fren, gli sproni al fianco.
132
E sospirando: Ohim, Fortuna fella
(dicea), che cambio questo che tu fai?
Colei che fu sopra le belle bella,
chesser meco dovea, levata mhai.
Ti par chin luogo et in ristor di quella
si debba por costei chora mi dai?
Stare in danno del tutto era men male,
che fare un cambio tanto diseguale.
515
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
133
Colei che di bellezze e di virtuti
unqua non ebbe e non avr mai pare,
sommersa e rotta tra gli scogli acuti
hai data ai pesci et agli augei del mare;
e costei che dovria gi aver pasciuti
sotterra i vermi, hai tolta a perservare
dieci o venti anni pi che non devevi,
per dar pi peso agli mie affanni grevi.
134
Zerbin cos parlava; n men tristo
in parole e in sembianti esser parea
di questo nuovo suo s odioso acquisto,
che de la donna che perduta avea.
La vecchia, ancor che non avesse visto
mai pi Zerbin, per quel chora dicea
savvide esser colui di che notizia
le diede gi Issabella di Galizia.
135
Se l vi ricorda quel chavete udito,
costei da la spelonca ne veniva,
dove Issabella, che damor ferito
Zerbino avea, fu molti d captiva.
Pi volte ella le avea gi riferito
come lasciasse la paterna riva,
e come rotta in mar da la procella,
si salvasse alla spiaggia di Rocella.
136
E s spesso dipinto di Zerbino
le avea il bel viso e le fattezze conte,
chora udendol parlare, e pi vicino
gli occhi alzandogli meglio ne la fronte,
vide esser quel per cui sempre meschino
fu dIssabella il cor nel cavo monte;
che di non veder lui pi si lagnava,
che desser fatta ai malandrini schiava.
516
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
137
La vecchia, dando alle parole udienza,
che con sdegno e con duol Zerbino versa,
savede ben chegli ha falsa credenza
che sia Issabella in mar rotta e sommersa:
e ben chella del certo abbia scienza,
per non lo rallegrar, pur la perversa
quel che far lieto lo potria, gli tace,
e sol gli dice quel che gli dispiace.
138
Odi tu (gli disse ella), tu che sei
cotanto altier, che s mi scherni e sprezzi,
se sapessi che nuova ho di costei
che morta piangi, mi faresti vezzi:
ma pi tosto che dirtelo, torrei
che mi strozzassi o fssi in mille pezzi;
dove, seri vr me pi mansueto,
forse aperto tavrei questo secreto.
139
Come il mastin che con furor saventa
adosso al ladro, ad achetarsi presto,
che quello o pane o cacio gli appresenta,
o che fa incanto appropriato a questo;
cos tosto Zerbino umil diventa,
e vien bramoso di sapere il resto,
che la vecchia gli accenna che di quella,
che morta piange, gli sa dir novella.
140
E volto a lei con pi piacevol faccia,
la supplica, la prega, la scongiura
per gli uomini, per Dio, che non gli taccia
quanto ne sappia, o buona o ria ventura.
Cosa non udirai che pro ti faccia
(disse la vecchia pertinace e dura):
non Issabella, come credi, morta;
ma viva s, cha morti invidia porta.
517
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventesimo
141
E capitata in questi pochi giorni
che non nudisti, in man di pi di venti;
s che, qualora anco in man tua ritorni,
ve se sperar di crre il fior convienti.
Ah vecchia maladetta, come adorni
la tua menzogna! e tu sai pur se menti.
Se ben in man de venti ellera stata,
non lavea alcun per mai violata.
142
Dove lavea veduta domandolle
Zerbino, e quando, ma nulla ninvola;
che la vecchia ostinata pi non volle
a quel cha detto aggiungere parola.
Prima Zerbin le fece un parlar molle,
poi minacciolle di tagliar la gola:
ma tutto invan ci che minaccia e prega;
che non pu far parlar la brutta strega.
143
Lasci la lingua allultimo in riposo
Zerbin, poi che l parlar gli giov poco;
per quel chudito avea, tanto geloso,
che non trovava il cor nel petto loco;
dIssabella trovar s disioso,
che saria per vederla ito nel fuoco:
ma non poteva andar pi che volesse
colei, poi cha Marfisa lo promesse.
144
E quindi per solingo e strano calle,
dove a lei piacque, fu Zerbin condotto;
n per o poggiar monte o scender valle,
mai si guardaro in faccia o si fr motto.
Ma poi chal mezzod volse le spalle
il vago sol, fu il lor silenzio rotto
da un cavallier che nel camin scontraro.
Quel che segu, ne laltro canto chiaro.
518
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
Canto 21
1
N fune intorto creder che stringa
soma cos, n cos legno chiodo,
come la f chuna bella alma cinga
del suo tenace indissolubil nodo.
N dagli antiqui par che si dipinga
la santa F vestita in altro modo,
che dun vel bianco che la cuopra tutta:
chun sol punto, un sol neo la pu far brutta.
2
La fede unqua non debbe esser corrotta,
o data a un solo, o data insieme a mille;
e cos in una selva, in una grotta,
lontan da le cittadi e da le ville,
come dinanzi a tribunali, in frotta
di testimon, di scritti e di postille,
senza giurare o segno altro pi espresso,
basti una volta che sabbia promesso.
3
Quella serv, come servar si debbe
in ogni impresa, il cavallier Zerbino:
e quivi dimostr che conto nebbe,
quando si tolse dal proprio camino
per andar con costei, la qual glincrebbe,
come savesse il morbo s vicino,
o pur la morte istessa; ma potea,
pi che l disio, quel che promesso avea.
4
Dissi di lui, che di vederla sotto
la sua condotta tanto al cor gli preme,
che narrabbia di duol, n le fa motto;
e vanno muti e taciturni insieme:
dissi che poi fu quel silenzio rotto,
chal mondo il sol mostr le ruote estreme,
da un cavalliero aventuroso errante,
chin mezzo del camin lor si fe inante.
519
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
5
La vecchia che conobbe il cavalliero,
chera nomato Ermonide dOlanda,
che per insegna ha ne lo scudo nero
attraversata una vermiglia banda,
posto lorgoglio e quel sembiante altiero,
umilmente a Zerbin si raccomanda,
e gli ricorda quel chesso promise
alla guerriera chin sua man la mise.
6
Perch di lei nimico e di sua gente
era il guerrier che contra lor vena:
ucciso ad essa avea il padre innocente,
e un fratello che solo al mondo avia;
e tuttavolta far del rimanente,
come degli altri, il traditor disia.
Fin challa guardia tua, donna, mi senti
(dice Zerbin), non vo che tu paventi.
7
Come pi presso il cavallier si specchia
in quella faccia che s in odio gli era:
O di combatter meco tapparecchia
(grid con voce minacciosa e fiera),
o lascia la difesa de la vecchia,
che di mia man secondo il merto pra.
Se combatti per lei, rimarrai morto;
che cos avviene a chi sappiglia al torto.
8
Zerbin cortesemente a lui risponde
che gli desir di bassa e mala sorte,
et a cavalleria non corrisponde
che cerchi dare ad una donna morte:
se pur combatter vuol, non si nasconde;
ma che prima consideri chimporte
chun cavallier, comera egli, gentile,
voglia por man nel sangue feminile.
520
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
9
Queste gli disse e pi parole invano;
e fu bisogno al fin venire a fatti.
Poi che preso a bastanza ebbon del piano,
tornrsi incontra a tutta briglia ratti.
Non van s presti i razzi fuor di mano,
chal tempo son de le allegrezze tratti,
come andaron veloci i duo destrieri
ad incontrare insieme i cavallieri.
10
Ermonide dOlanda segn basso,
che per passare il destro fianco attese:
ma la sua debol lancia and in fracasso,
e poco il cavallier di Scozia offese.
Non fu gi laltro colpo vano e casso:
roppe lo scudo, e s la spalla prese,
che la for da luno allaltro lato,
e riversar fe Ermonide sul prato.
11
Zerbin che si pens daverlo ucciso,
di piet vinto, scese in terra presto,
e lev lelmo da lo smorto viso;
e quel guerrier, come dal sonno desto,
senza parlar guard Zerbino fiso;
e poi gli disse: Non m gi molesto
chio sia da te abbattuto, chai sembianti
mostri esser fior de cavallieri erranti;
12
ma ben mi duol che questo per cagione
duna femina perfida mavviene,
a cui non so come tu sia campione;
che troppo al tuo valor si disconviene.
E quando tu sapessi la cagione
cha vendicarmi di costei mi mene,
avresti, ognor che rimembrassi, affanno
daver, per campar lei, fatto a me danno.
521
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
13
E se spirto a bastanza avr nel petto
chio il possa dir (ma del contrario temo),
io ti far veder chin ogni effetto
scelerata costei pi chin estremo.
Io ebbi gi un fratel che giovinetto
dOlanda si part, donde noi semo,
e si fece dEraclio cavalliero,
challor tenea de Greci il sommo impero.
14
Quivi divenne intrinseco e fratello
dun cortese baron di quella corte,
che nei confin di Servia avea un castello
di sito ameno e di muraglia forte.
Nomossi Argeo colui di chio favello,
di questa iniqua femina consorte,
la quale egli am s, che pass il segno
cha un uom si convenia, come lui, degno.
15
Ma costei, pi volubile che foglia
quando lautunno pi priva dumore,
che l freddo vento gli arbori ne spoglia,
e le soffia dinanzi al suo furore;
verso il marito cangi tosto voglia,
che fisso qualche tempo ebbe nel core;
e volse ogni pensiero, ogni disio
dacquistar per amante il fratel mio.
16
Ma n s saldo allimpeto marino
lAcrocerauno dinfamato nome,
n sta s duro incontra borea il pino
che rinovato ha pi di cento chiome,
che quanto appar fuor de lo scoglio alpino,
tanto sotterra ha le radici; come
il mio fratello a prieghi di costei,
nido de tutti i vizii infandi e rei.
522
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
17
Or, come avviene a un cavallier ardito,
che cerca briga e la ritrova spesso,
fu in una impresa il mio fratel ferito,
molto al castel del suo compagno appresso,
dove venir senza aspettare invito
solea, fosse o non fosse Argeo con esso;
e dentro a quel per riposar fermosse
tanto che del suo mal libero fosse.
18
Mentre egli quivi si giacea, convenne
chin certa sua bisogna andasse Argeo.
Tosto questa sfacciata a tentar venne
il mio fratello, et a sua usanza feo;
ma quel fedel non oltre pi sostenne
avere ai fianchi un stimulo s reo:
elesse, per servar sua fede a pieno,
di molti mal quel che gli parve meno.
19
Tra molti mal gli parve elegger questo:
lasciar dArgeo lintrinsichezza antiqua;
lungi andar s, che non sia manifesto
mai pi il suo nome alla femina iniqua.
Ben che duro gli fosse, era pi onesto
che satisfare a quella voglia obliqua,
o chaccusar la moglie al suo signore,
da cui fu amata a par del proprio core.
20
E de le sue ferite ancora infermo
larme si veste, e del castel si parte;
e con animo va constante e fermo
di non mai pi tornare in quella parte.
Ma che gli val? chogni difesa e schermo
gli disipa Fortuna con nuova arte:
ecco il marito che ritorna intanto,
e trova la moglier che fa gran pianto,
523
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
21
e scapigliata e con la faccia rossa;
e le domanda di che sia turbata.
Prima chella a rispondere sia mossa,
pregar si lascia pi duna fiata,
pensando tuttavia come si possa
vendicar di colui che lha lasciata:
e ben convenne al suo mobile ingegno
cangiar lamore in subitano sdegno.
22
Deh disse al fine, a che lerror nascondo
cho commesso, signor, ne la tua absenzia?
che quando ancora io l celi a tutto l mondo,
celar nol posso alla mia conscienzia.
Lalma che sente il suo peccato immondo,
pate dentro da s tal penitenzia,
chavanza ognaltro corporal martire
che dar mi possa alcun del mio fallire;
23
quando fallir sia quel che si fa a forza:
ma sia quel che si vuol, tu sappilanco;
poi con la spada da la immonda scorza
scioglie lo spirto imaculato e bianco,
e le mie luci eternamente ammorza;
che dopo tanto vituperio, almanco
tenerle basse ognor non mi bisogni,
e di ciascun chio vegga, io mi vergogni.
24
Il tuo compagno ha lonor mio distrutto:
questo corpo per forza ha violato;
e perch teme chio ti narri il tutto,
or si parte il villan senza commiato.
In odio con quel dir gli ebbe ridutto
colui che pi dognaltro gli fu grato.
Argeo lo crede, et altro non aspetta;
ma piglia larme e corre a far vendetta.
524
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
25
E come quel chavea il paese noto,
lo giunse che non fu troppo lontano;
che l mio fratello, debole et egroto,
senza sospetto se ne ga pian piano:
e brevemente, in un loco remoto
pose, per vendicarsene, in lui mano.
Non trova il fratel mio scusa che vaglia;
chin somma Argeo con lui vuol la battaglia.
26
Era lun sano e pien di nuovo sdegno,
infermo laltro, et allusanza amico:
s chebbe il fratel mio poco ritegno
contra il compagno fattogli nimico.
Dunque Filandro di tal sorte indegno
(de linfelice giovene ti dico:
cos avea nome), non sofrendo il peso
di s fiera battaglia, rest preso.
27
Non piaccia a Dio che mi conduca a tale
il mio giusto furore e il tuo demerto
gli disse Argeo), che mai sia omicidiale
di te chamava; e me tu amavi certo,
ben che nel fin me lhai mostrato male:
pur voglio a tutto il mondo fare aperto
che, come fui nel tempo de lamore,
cos ne lodio son di te migliore.
28
Per altro modo punir il tuo fallo,
che le mie man pi nel tuo sangue porre.
Cos dicendo, fece sul cavallo
di verdi rami una bara comporre,
e quasi morto in quella riportallo
dentro al castello in una chiusa torre,
dove in perpetuo per punizione
condann linnocente a star prigione.
525
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
29
Non per chaltra cosa avesse manco,
che la libert prima del partire;
perch nel resto, come sciolto e franco
vi commandava e si facea ubidire.
Ma non essendo ancor lanimo stanco
di questa ria del suo pensier fornire,
quasi ogni giorno alla prigion veniva;
chavea le chiavi, e a suo piacer lapriva:
30
e movea sempre al mio fratello assalti,
e con maggiore audacia che di prima.
Questa tua fedelt dicea che valti,
poi che perfidia per tutto si stima?
Oh che trionfi gloriosi et alti!
oh che superbe spoglie e preda opima!
oh che merito al fin te ne risulta,
se, come a traditore, ognun tinsulta!
31
Quanto utilmente, quanto con tuo onore
mavresti dato quel che da te volli!
Di questo s ostinato tuo rigore
la gran merc che tu guadagni, or tolli:
in prigion sei, n crederne uscir fuore,
se la durezza tua prima non molli.
Ma quando mi compiacci, io far trama
di racquistarti e libertade e fama.
32
No, no disse Filandro aver mai spene
che non sia, come suol, mia vera fede,
se ben contra ogni debito mi avviene
chio ne riporti s dura mercede,
e di me creda il mondo men che bene:
basta che inanti a quel che l tutto vede,
e mi pu ristorar di grazia eterna,
chiara la mia innocenzia si discerna.
526
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
33
Se non basta chArgeo mi tenga preso,
tolgami ancor questa noiosa vita.
Forse non mi fia il premio in ciel conteso
de la buona opra, qui poco gradita.
Forse egli, che da me si chiama offeso,
quando sar questanima partita,
savedr poi davermi fatto torto,
e pianger il fedel compagno morto.
34
Cos pi volte la sfacciata donna
tenta Filandro, e torna senza frutto.
Ma il cieco suo desir, che non assonna
del scelerato amor traer construtto,
cercando va pi dentro challa gonna
suoi vizii antiqui, e ne discorre il tutto.
Mille pensier fa duno in altro modo,
prima che fermi in alcun dessi il chiodo.
35
Stette sei mesi che non messe piede,
come prima facea, ne la prigione;
di che il miser Filandro e spera e crede
che costei pi non gli abbia affezione.
Ecco Fortuna, al mal propizia, diede
a questa scelerata occasione
di metter fin con memorabil male
al suo cieco appetito irrazionale.
36
Antiqua nimicizia avea il marito
con un baron detto Morando il bello,
che, non vessendo Argeo, spesso era ardito
di correr solo, e sin dentro al castello;
ma sArgeo vera, non tenea lo nvito,
n saccostava a dieci miglia a quello.
Or, per poterlo indur che ci venisse,
dire in Ierusalem per voto disse.
527
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
37
Disse dandare; e partesi chognuno
lo vede, e fa di ci sparger le grida:
n il suo pensier, fuor che la moglie, alcuno
puote saper; che sol di lei si fida.
Torna poi nel castello allaer bruno,
n mai, se non la notte, ivi sannida;
e con mutate insegne al nuovo albre,
senza vederlo alcun, sempre esce fuore.
38
Se ne va in questa e in quella parte errando,
e volteggiando al suo castello intorno,
pur per veder se credulo Morando
volesse far, come solea, ritorno.
Stava il d tutto alla foresta; e quando
ne la marina vedea ascoso il giorno,
vena al castello, e per nascose porte
lo togliea dentro linfedel consorte.
39
Crede ciascun, fuor che liniqua moglie,
che molte miglia Argeo lontan si trove.
Dunque il tempo oportuno ella si toglie:
al fratel mio va con malizie nuove.
Ha di lagrime a tutte le sue voglie
un nembo che dagli occhi al sen le piove.
Dove potr dicea trovare aiuto,
che in tutto lonor mio non sia perduto?
40
E col mio quel del mio marito insieme,
il qual se fosse qui, non temerei.
Tu conosci Morando, e sai se teme,
quando Argeo non ci sente, mini e di.
Questi or pregando, or minacciando, estreme
prove fa tuttavia, n alcun de miei
lascia che non contamini, per trarmi
a suoi disii, n so sio potr aitarmi.
528
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
41
Or cha inteso il partir del mio consorte,
e chal ritorno non sar s presto,
ha avuto ardir dentrar ne la mia corte
senza altra scusa e senzaltro pretesto;
che se ci fosse il mio signor per sorte,
non sol non avria audacia di far questo,
ma non si terria ancor, per Dio, sicuro
dappressarsi a tre miglia a questo muro.
42
E quel che gi per messi ha ricercato,
oggi me lha richiesto a fronte a fronte,
e con tai modi, che gran dubbio stato
de lo avvenirmi disonore et onte;
e se non che parlar dolce gli ho usato,
e finto le mie voglie alle sue pronte,
saria a forza, di quel suto rapace,
che spera aver per mie parole in pace.
43
Promesso gli ho, non gi per osservargli
(che fatto per timor, nullo il contratto);
ma la mia intenzion fu per vietargli
quel che per forza avrebbe allora fatto.
Il caso qui: tu sol pi rimediargli;
del mio onor altrimenti sar tratto,
e di quel del mio Argeo, che gi mhai detto
aver o tanto, o pi che l proprio, a petto.
44
E se questo mi nieghi, io dir dunque
chin te non sia la f di che ti vanti;
ma che fu sol per crudelt, qualunque
volta hai sprezzati i miei supplici pianti;
non per rispetto alcun dArgeo, quantunque
mhai questo scudo ognora opposto inanti.
Saria stato tra noi la cosa occulta;
ma di qui aperta infamia mi risulta.
529
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
45
Non si convien disse Filandro tale
prologo a me, per Argeo mio disposto.
Narrami pur quel che tu vuoi, che quale
sempre fui, di sempre essere ho proposto;
e ben cha torto io ne riporti male,
a lui non ho questo peccato imposto.
Per lui son pronto andare anco alla morte,
e siami contra il mondo e la mia sorte.
46
Rispose lempia: Io voglio che tu spenga
colui che l nostro disonor procura.
Non temer chalcun mal di ci tavenga;
chio te ne mostrer la via sicura.
Debbe egli a me tornar come rivenga
su lora terza la notte pi scura;
e fatto un segno de chio lho avvertito,
io lho a tor dentro, che non sia sentito.
47
A te non graver prima aspettarme
ne la camera mia dove non luca,
tanto che dispogliar gli faccia larme,
e quasi nudo in man te lo conduca.
Cos la moglie conducesse parme
il suo marito alla tremenda buca;
se per dritto costei moglie sappella,
pi che furia infernal crudele e fella.
48
Poi che la notte scelerata venne,
fuor trasse il mio fratel con larme in mano;
e ne loscura camera lo tenne,
fin che tornasse il miser castellano.
Come ordine era dato, il tutto avvenne;
che l consiglio del mal va raro invano.
Cos Filandro il buono Argeo percosse,
che si pens che quel Morando fosse.
530
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
49
Con esso un colpo il capo fesse e il collo;
chelmo non vera, e non vi fu riparo.
Pervenne Argeo, senza pur dare un crollo,
de la misera vita al fine amaro:
e tal luccise, che mai non pensollo,
n mai lavria creduto: oh caso raro!
che cercando giovar, fece allamico
quel di che peggio non si fa al nimico.
50
Poscia chArgeo non conosciuto giacque,
rende a Gabrina il mio fratel la spada.
Gabrina il nome di costei, che nacque
sol per tradire ognun che in man le cada.
Ella, che l ver fin a quellora tacque,
vuol che Filandro a riveder ne vada
col lume in mano il morto ondegli reo:
e gli dimostra il suo compagno Argeo.
51
E gli minaccia poi, se non consente
allamoroso suo lungo desire,
di palesare a tutta quella gente
quel chegli ha fatto, e nol pu contradire;
e lo far vituperosamente
come assassino e traditor morire:
e gli ricorda che sprezzar la fama
non de, se ben la vita s poco ama.
52
Pien di paura e di dolor rimase
Filandro, poi che del suo error saccorse.
Quasi il primo furor gli persuase
duccider questa, e stette un pezzo in forse:
e se non che ne le nimiche case
si ritrov (che la ragion soccorse),
non si trovando avere altrarme in mano,
coi denti la stracciava a brano a brano.
531
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
53
Come ne lalto mar legno talora,
che da duo venti sia percosso e vinto,
chora uno inanzi lha mandato, et ora
un altro al primo termine respinto,
e lhan girato da poppa e da prora,
dal pi possente al fin resta sospinto;
cos Filandro, tra molte contese
de duo pensieri, al manco rio sapprese.
54
Ragion gli dimostr il pericol grande,
oltre il morir, del fine infame e sozzo,
se lomicidio nel castel si spande;
e del pensare il termine gli mozzo.
Voglia o non voglia, al fin convien che mande
lamarissimo calice nel gozzo.
Pur finalmente ne lafflitto core
pi de lostinazion pot il timore.
55
Il timor del supplicio infame e brutto
prometter fece con mille scongiuri,
che faria di Gabrina il voler tutto,
se di quel luogo se partian sicuri.
Cos per forza colse lempia il frutto
del suo desire, e poi lascir quei muri.
Cos Filandro a noi fece ritorno,
di s lasciando in Grecia infamia e scorno.
56
E port nel cor fisso il suo compagno
che cos scioccamente ucciso avea,
per far con sua gran noia empio guadagno
duna Progne crudel, duna Medea.
E se la fede e il giuramento, magno
e duro freno, non lo ritenea,
come al sicuro fu, morta lavrebbe;
ma, quanto pi si puote, in odio lebbe.
532
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
57
Non fu da indi in qua rider mai visto:
tutte le sue parole erano meste,
sempre sospir gli uscian dal petto tristo;
et era divenuto un nuovo Oreste,
poi che la madre uccise e il sacro Egisto,
e che lultrice Furie ebbe moleste.
E senza mai cessar, tanto lafflisse
questo dolor, chinfermo al letto il fisse.
58
Or questa meretrice, che si pensa
quanto a questaltro suo poco sia grata,
muta la fiamma gi damore intensa
in odio, in ira ardente et arrabbiata;
n meno contra al mio fratello accensa,
che fosse contra Argeo la scelerata:
e dispone tra s levar dal mondo,
come il primo marito, anco il secondo.
59
Un medico trov dinganni pieno,
sufficiente et atto a simil uopo,
che sapea meglio uccider di veneno,
che risanar glinfermi di silopo;
e gli promesse, inanzi pi che meno
di quel che domand, donargli, dopo
chavesse con mortifero liquore
levatole dagli occhi il suo signore.
60
Gi in mia presenza e daltre pi persone
vena col tsco in mano il vecchio ingiusto,
dicendo chera buona pozione
da ritornare il mio fratel robusto.
Ma Gabrina con nuova intenzione,
pria che linfermo ne turbasse il gusto,
per trsi il consapevole dappresso,
o per non dargli quel chavea promesso,
533
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
61
la man gli prese, quando a punto dava
la tazza dove il tsco era celato,
dicendo: Ingiustamente se l ti grava
chio tema per costui cho tanto amato.
Voglio esser certa che bevanda prava
tu non gli dia, n succo avelenato;
e per questo mi par che l beveraggio
non gli abbi a dar, se non ne fai tu il saggio.
62
Come pensi, signor, che rimanesse
il miser vecchio conturbato allora?
La brevit del tempo s loppresse,
che pensar non pot che meglio fra;
pur, per non dar maggior sospetto, elesse
il calice gustar senza dimora:
e linfermo, seguendo una tal fede,
tutto il resto pigli, che si gli diede.
63
Come sparvier che nel piede grifagno
tenga la starna, e sia per trarne pasto,
dal can che si tenea fido compagno,
ingordamente sopragiunto e guasto;
cos il medico intento al rio guadagno,
donde sperava aiuto ebbe contrasto.
Odi di summa audacia esempio raro!
e cos avvenga a ciascun altro avaro.
64
Fornito questo, il vecchio sera messo,
per ritornare alla sua stanza, in via,
et usar qualche medicina appresso,
che lo salvasse da la peste ria;
ma da Gabrina non gli fu concesso,
dicendo non voler chandasse pria
che l succo ne lo stomaco digesto
il suo valor facesse manifesto.
534
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
65
Pregar non val, n far di premio offerta,
che lo voglia lasciar quindi partire.
Il disperato, poi che vede certa
la morte sua, n la poter fuggire,
ai circonstanti fa la cosa aperta;
n la seppe costei troppo coprire.
E cos quel che fece agli altri spesso,
quel buon medico al fin fece a se stesso:
66
e sequit con lalma quella chera
gi de mio frate caminata inanzi.
Noi circonstanti, che la cosa vera
del vecchio udimmo, che fe pochi avanzi,
pigliammo questa abominevol fera,
pi crudel di qualunque in selva stanzi;
e la serrammo in tenebroso loco,
per condannarla al meritato fuoco.
67
Questo Ermonide disse, e pi voleva
seguir, comella di prigion levossi;
ma il dolor de la piaga s laggreva,
che pallido ne lerba riversossi.
Intanto duo scudier che seco aveva,
fatto una bara avean di rami grossi:
Ermonide si fece in quella porre;
chindi altrimente non si potea trre.
68
Zerbin col cavallier fece sua scusa,
che glincrescea daverli fatto offesa;
ma, come pur tra cavallieri susa,
colei che vena seco avea difesa:
chaltrimente sua f saria confusa;
perch, quando in sua guardia lavea presa,
promesse a sua possanza di salvarla
contra ognun che venisse a disturbarla.
535
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventunesimo
69
E sin altro potea gratificargli,
prontissimo offeriase alla sua voglia.
Rispose il cavallier, che ricordargli
sol vuol, che da Gabrina si discioglia
prima chella abbia cosa a machinargli,
di chesso indarno poi si penta e doglia.
Gabrina tenne sempre gli occhi bassi,
perch non ben risposta al vero dassi.
70
Con la vecchia Zerbin quindi partisse
al gi promesso debito viaggio;
e tra s tutto il d la maledisse,
che far gli fece a quel barone oltraggio.
Et or che pel gran mal che gli ne disse
chi lo sapea, di lei fu instrutto e saggio,
se prima lavea a noia e a dispiacere,
or lodia s che non la pu vedere.
71
Ella che di Zerbin sa lodio a pieno,
n in mala volunt vuole esser vinta,
unoncia a lui non ne riporta meno:
la tien di quarta, e la rif di quinta.
Nel cor era gonfiata di veneno,
e nel viso altrimente era dipinta.
Dunque ne la concordia chio vi dico,
tenean lor via per mezzo il bosco antico.
72
Ecco, volgendo il sol verso la sera,
udiron gridi e strepiti e percosse,
che facean segno di battaglia fiera
che, quanto era il rumor, vicina fosse.
Zerbino, per veder la cosa chera,
verso il rumore in gran fretta si mosse:
non fu Gabrina lenta a seguitarlo.
Di quel chavvenne, allaltro canto io parlo.
536
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
Canto 22
1
Cortesi donne e grate al vostro amante,
voi che dun solo amor ste contente,
come che certo sia, fra tante e tante,
che rarissime siate in questa mente;
non vi dispiaccia quel chio dissi inante,
quando contra Gabrina fui s ardente,
e sancor son per spendervi alcun verso,
di lei biasmando lanimo perverso.
2
Ella era tale; e come imposto fummi
da chi pu in me, non preterisco il vero.
Per questo io non oscuro gli onor summi
duna e dunaltra chabbia il cor sincero.
Quel che l Maestro suo per trenta nummi
diede a Iudei, non nocque a Ianni o a Piero;
n dIpermestra la fama men bella,
se ben di tante inique era sorella.
3
Per una che biasmar cantando ardisco
(che lordinata istoria cos vuole),
lodarne cento incontra mofferisco,
e far lor virt chiara pi che l sole.
Ma tornando al lavor che vario ordisco,
cha molti, lor merc, grato esser suole,
del cavallier di Scozia io vi dicea,
chun alto grido appresso udito avea.
4
Fra due montagne entr in un stretto calle
onde uscia il grido, e non fu molto inante,
che giunse dove in una chiusa valle
si vide un cavallier morto davante.
Chi sia dir; ma prima dar le spalle
a Francia voglio, e girmene in Levante,
tanto chio trovi Astolfo paladino,
che per Ponente avea preso il camino.
537
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
5
Io lo lasciai ne la citt crudele,
onde col suon del formidabil corno
avea cacciato il populo infedele,
e gran periglio toltosi dintorno,
et a compagni fatto alzar le vele,
e dal lito fuggir con grave scorno.
Or seguendo di lui, dico che prese
la via dArmenia, e usc di quel paese.
6
E dopo alquanti giorni in Natalia
trovossi, e inverso Bursia il camin tenne;
onde, continuando la sua via
di qua dal mare, in Tracia se ne venne.
Lungo il Danubio and per lUngaria;
e come avesse il suo destrier le penne,
i Moravi e i Boemi pass in meno
di venti giorni, e la Franconia e il Reno.
7
Per la selva dArdenna in Aquisgrana
giunse e in Barbante, e in Fiandra al fin simbarca.
Laura che soffia verso tramontana,
la vela in guisa in su la prora carca,
cha mezzo giorno Astolfo non lontana
vede Inghilterra, ove nel lito varca.
Salta a cavallo, e in tal modo lo punge,
cha Londra quella sera ancora giunge.
8
Quivi sentendo poi che l vecchio Otone
gi molti mesi inanzi era in Parigi,
e che di nuovo quasi ogni barone
avea imitato i suoi degni vestigi;
dandar subito in Francia si dispone:
e cos torna al porto di Tamigi,
onde con le vele alte uscendo fuora,
verso Calessio fe drizzar la prora.
538
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
9
Un ventolin che leggiermente allorza
ferendo, avea adescato il legno allonda,
a poco a poco cresce e si rinforza;
poi vien s, chal nocchier ne soprabonda.
Che li volti la poppa al fine forza;
se non, gli caccier sotto la sponda.
Per la schena del mar tien dritto il legno,
e fa camin diverso al suo disegno.
10
Or corre a destra, or a sinistra mano,
di qua di l, dove fortuna spinge,
e piglia terra al fin presso a Roano;
e come prima il dolce lito attinge,
fa rimetter la sella a Rabicano,
e tutto sarma e la spada si cinge.
Prende il camino, et ha seco quel corno
che gli val pi che mille uomini intorno.
11
E giunse, traversando una foresta,
a pi dun colle ad una chiara fonte,
ne lora che l monton di pascer resta,
chiuso in capanna, o sotto un cavo monte.
E dal gran caldo e da la sete infesta
vinto, si trasse lelmo da la fronte;
leg il destrier tra le pi spesse fronde,
e poi venne per bere alle fresche onde.
12
Non avea messo ancor le labra in molle,
chun villanel che vera ascoso appresso,
sbuca fuor duna macchia, e il destrier tolle,
sopra vi sale, e se ne va con esso.
Astolfo il rumor sente, e l capo estolle;
e poi che l danno suo vede s espresso,
lascia la fonte, e sazio senza bere,
gli va dietro correndo a pi potere.
539
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
13
Quel ladro non si stende a tutto corso:
che dileguato si saria di botto;
ma or lentando, or raccogliendo il morso,
se ne va di galoppo e di buon trotto.
Escon del bosco dopo un gran discorso;
e luno e laltro al fin si fu ridotto
l dove tanti nobili baroni
eran senza prigion pi che prigioni.
14
Dentro il palagio il villanel si caccia
con quel destrier che i venti al corso adegua.
Forza chAstolfo, il qual lo scudo impaccia,
lelmo e laltrarme, di lontan lo segua.
Pur giunge anchegli, e tutta quella traccia
che fin qui avea seguita, si dilegua;
che pi n Rabican n l ladro vede,
e gira gli occhi, e indarno affretta il piede:
15
affretta il piede e va cercando invano
e le loggie e le camere e le sale;
ma per trovare il perfido villano,
di sua fatica nulla si prevale.
Non sa dove abbia ascoso Rabicano,
quel suo veloce sopra ogni animale;
e senza frutto alcun tutto quel giorno
cerc di su di gi, dentro e dintorno.
16
Confuso e lasso daggirarsi tanto,
savvide che quel loco era incantato;
e del libretto chavea sempre a canto,
che Logistilla in India gli avea dato,
acci che, ricadendo in nuovo incanto,
potessi aitarsi, si fu ricordato:
allindice ricorse, e vide tosto
a quante carte era il rimedio posto.
540
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
17
Del palazzo incantato era difuso
scritto nel libro; e veran scritti i modi
di fare il mago rimaner confuso,
e a tutti quei prigion di sciorre i nodi.
Sotto la soglia era uno spirto chiuso,
che facea questi inganni e queste frodi:
e levata la pietra ov sepolto,
per lui sar il palazzo in fumo sciolto.
18
Desideroso di condurre a fine
il paladin s gloriosa impresa,
non tarda pi che l braccio non inchine
a provar quanto il grave marmo pesa.
Come Atlante le man vede vicine
per far che larte sua sia vilipesa,
sospettoso di quel che pu avvenire,
lo va con nuovi incanti ad assalire.
19
Lo fa con diaboliche sue larve
parer da quel diverso, che solea:
gigante ad altri, ad altri un villan parve,
ad altri un cavallier di faccia rea.
Ognuno in quella forma in che gli apparve
nel bosco il mago, il paladin vedea;
s che per riaver quel che gli tolse
il mago, ognuno al paladin si volse.
20
Ruggier, Gradasso, Iroldo, Bradamante,
Brandimarte, Prasildo, altri guerrieri
in questo nuovo error si fro inante,
per distruggere il duca accesi e fieri.
Ma ricordossi il corno in quello instante,
che fe loro abbassar gli animi altieri.
Se non si soccorrea col grave suono,
morto era il paladin senza perdono.
541
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
21
Ma tosto che si pon quel corno a bocca
e fa sentire intorno il suono orrendo,
a guisa dei colombi, quando scocca
lo scoppio, vanno i cavallier fuggendo.
Non meno al negromante fuggir tocca,
non men fuor de la tana esce temendo
pallido e sbigottito, e se ne slunga
tanto, che l suono orribil non lo giunga.
22
Fugg il guardian coi suo prigioni; e dopo
de le stalle fuggr molti cavalli,
chaltro che fune a ritenerli era uopo,
e seguiro i patron per varii calli.
In casa non rest gatta n topo
al suon che par che dica: Dlli, dlli.
Sarebbe ito con gli altri Rabicano,
se non challuscir venne al duca in mano.
23
Astolfo, poi chebbe cacciato il mago,
lev di su la soglia il grave sasso,
e vi ritrov sotto alcuna imago,
et altre cose che di scriver lasso:
e di distrugger quello incanto vago,
di ci che vi trov, fece fraccasso,
come gli mostra il libro che far debbia;
e si sciolse il palazzo in fumo e in nebbia.
24
Quivi trov che di catena doro
di Ruggiero il cavallo era legato,
parlo di quel che l negromante moro
per mandarlo ad Alcina gli avea dato;
a cui poi Logistilla fe il lavoro
del freno, ondera in Francia ritornato,
e girato da lIndia allInghilterra
tutto avea il lato destro de la terra.
542
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
25
Non so se vi ricorda che la briglia
lasci attaccata allarbore quel giorno
che nuda da Ruggier spar la figlia
di Galafrone, e gli fe lalto scorno.
Fe il volante destrier, con maraviglia
di chi lo vide, al mastro suo ritorno;
e con lui stette infin al giorno sempre,
che de lincanto fur rotte le tempre.
26
Non potrebbe esser stato pi giocondo
daltra aventura Astolfo, che di questa;
che per cercar la terra e il mar, secondo
chavea desir, quel cha cercar gli resta,
e girar tutto in pochi giorni il mondo,
troppo vena questo ippogrifo a sesta.
Sapea egli ben quanto a portarlo era atto,
che lavea altrove assai provato in fatto.
27
Quel giorno in India lo prov, che tolto
da la savia Melissa fu di mano
a quella scelerata che travolto
gli avea in mirto silvestre il viso umano:
e ben vide e not come raccolto
gli fu sotto la briglia il capo vano
da Logistilla, e vide come instrutto
fosse Ruggier di farlo andar per tutto.
28
Fatto disegno lippogrifo trsi,
la sella sua, chappresso avea, gli messe;
e gli fece, levando da pi morsi
una cosa et unaltra, un che lo resse;
che dei destrier chin fuga erano corsi,
quivi attaccate eran le briglie spesse.
Ora un pensier di Rabicano solo
lo fa tardar che non si leva a volo.
543
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
29
Damar quel Rabicano avea ragione;
che non vera un miglior per correr lancia,
e lavea da lestrema regione
de lIndia cavalcato insin in Francia.
Pensa egli molto; e in somma si dispone
darne pi tosto ad un suo amico mancia,
che, lasciandolo quivi in su la strada,
se labbia il primo cha passarvi accada.
30
Stava mirando se vedea venire
pel bosco o cacciatore o alcun villano,
da cui far si potesse indi seguire
a qualche terra, e trarvi Rabicano.
Tutto quel giorno e sin allapparire
de laltro stette riguardando invano.
Laltro matin, chera ancor laer fosco,
veder gli parve un cavallier pel bosco.
31
Ma mi bisogna, sio vo dirvi il resto,
chio trovi Ruggier prima e Bradamante.
Poi che si tacque il corno, e che da questo
loco la bella coppia fu distante,
guard Ruggiero, e fu a conoscer presto
quel che fin qui gli avea nascoso Atlante:
fatto avea Atlante che fin a quellora
tra lor non seran conosciuti ancora.
32
Ruggier riguarda Bradamante, et ella
riguarda lui con alta maraviglia,
che tanti d labbia offuscato quella
illusion s lanimo e le ciglia.
Ruggiero abbraccia la sua donna bella,
che pi che rosa ne divien vermiglia;
e poi di su la bocca i primi fiori
cogliendo vien dei suoi beati amori.
544
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
33
Tornaro ad iterar gli abbracciamenti
mille fiate, et a tenersi stretti
i duo felici amanti, e s contenti,
cha pena i gaudii lor capiano i petti.
Molto lor duol che per incantamenti,
mentre che fur negli errabondi tetti,
tra lor non seran mai riconosciuti,
e tanti lieti giorni eran perduti.
34
Bradamante, disposta di far tutti
i piaceri che far vergine saggia
debbia ad un suo amator, s che di lutti,
senza il suo onore offendere, il sottraggia;
dice a Ruggier, se a dar gli ultimi frutti
lei non vuol sempre aver dura e selvaggia,
la faccia domandar per buoni mezzi
al padre Amon: ma prima si battezzi.
35
Ruggier, che tolto avria non solamente
viver cristiano per amor di questa,
comera stato il padre, e antiquamente
lavolo e tutta la sua stirpe onesta;
ma, per farle piacere, immantinente
data le avria la vita che gli resta:
Non che ne lacqua (disse), ma nel fuoco
per tuo amor porre il capo mi fia puoco.
36
Per battezzarsi dunque, indi per sposa
la donna aver, Ruggier si messe in via,
guidando Bradamante a Vallombrosa
(cos fu nominata una badia
ricca e bella, n men religiosa,
e cortese a chiunque vi vena);
e trovaro alluscir de la foresta
donna che molto era nel viso mesta.
545
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
37
Ruggier, che sempre uman, sempre cortese
era a ciascun, ma pi alle donne molto,
come le belle lacrime comprese
cader rigando il delicato volto,
nebbe pietade, e di disir saccese
di saper il suo affanno; et a lei volto,
dopo onesto saluto, domandolle
perchavea s di pianto il viso molle.
38
Et ella, alzando i begli umidi rai,
umanissimamente gli rispose,
e la cagion de suoi penosi guai,
poi che le domand, tutta gli espose.
Gentil signor (disse ella), intenderai
che queste guancie son s lacrimose
per la piet cha un giovinetto porto,
chin un castel qui presso oggi fia morto.
39
Amando una gentil giovane e bella,
che di Marsilio re di Spagna figlia,
sotto un vel bianco e in feminil gonella,
finta la voce e il volger de le ciglia,
egli ogni notte si giacea con quella,
senza darne sospetto alla famiglia:
ma s secreto alcuno esser non puote,
chal lungo andar non sia chi l vegga e note.
40
Se naccorse uno, e ne parl con dui;
gli dui con altri, insin chal re fu detto.
Venne un fedel del re laltrieri a nui,
che questi amanti fe pigliar nel letto;
e ne la rcca gli ha fatto ambedui
divisamente chiudere in distretto:
n credo per tutto oggi chabbia spazio
il gioven, che non mora in pena e in strazio.
546
3
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
41
Fuggita me ne son per non vedere
tal crudelt; che vivo larderanno:
n cosa mi potrebbe pi dolere,
che faccia di s bel giovine il danno;
n potr aver giamai tanto piacere,
che non si volga subito in affanno,
che de la crudel fiamma mi rimembri,
chabbia arsi i belli e delicati membri.
42
Bradamante ode, e par chassai le prema
questa novella, e molto il cor lannoi;
n par che men per quel dannato tema,
che se fosse uno dei fratelli suoi.
N certo la paura in tutto scema
era di causa, come io dir poi.
Si volse ella a Ruggiero, e disse: Parme
chin favor di costui sien le nostrarme.
43
E disse a quella mesta: Io ti conforto
che tu vegga di porci entro alle mura;
che se l giovine ancor non avran morto,
pi non luccideran, stanne sicura.
Ruggiero, avendo il cor benigno scorto
de la sua donna e la pietosa cura,
sent tutto infiammarsi di desire
di non lasciare il giovine morire.
44
Et alla donna, a cui dagli occhi cade
un rio di pianto, dice: Or che saspetta?
Soccorrer qui, non lacrimare accade:
fa chove questo tuo, pur tu ci metta.
Di mille lancie trar, di mille spade
tel promettian, pur che ci meni in fretta:
ma studia il passo pi che puoi; che tarda
non sia laita, e intanto il fuoco larda.
547
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
45
Lalto parlare e la fiera sembianza
di quella coppia a maraviglia ardita,
ebbon di tornar forza la speranza
col dondera gi tutta fuggita;
ma perchancor, pi che la lontananza,
temeva il ritrovar la via impedita,
e che saria per questo indarno presa,
stava la donna in s tutta sospesa.
46
Poi disse lor: Facendo noi la via
che dritta e piana va fin a quel loco,
credo cha tempo vi si giungeria,
che non sarebbe ancora acceso il fuoco:
ma gir convien per cos torta e ria,
che l termine dun giorno saria poco
a riuscirne; e quando vi saremo,
che troviam morto il giovine mi temo.
47
E perch non andian (disse Ruggiero)
per la pi corta? E la donna rispose:
Perch un castel de conti da Pontiero
tra via si trova, ove un costume pose,
non son tre giorni ancora, iniquo e fiero
a cavallieri e a donne aventurose,
Pinabello, il peggior uomo che viva,
figliuol del conte Anselmo dAltariva.
48
Quindi n cavallier n donna passa,
che se ne vada senza ingiuria e danni:
luno e laltro a pi resta; ma vi lassa
il guerrier larme, e la donzella i panni.
Miglior cavallier lancia non abbassa,
e non abbass in Francia gi moltanni,
di quattro che giurato hanno al castello
la legge mantener di Pinabello.
548
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
49
Come lusanza (che non pi antiqua
di tre d) cominci, vi vo narrare;
e sentirete se fu dritta o obliqua
cagion che i cavallier fece giurare.
Pinabello ha una donna cos iniqua,
cos bestial, chal mondo senza pare;
che con lui, non so dove, andando un giorno,
ritrov un cavallier che le fe scorno.
50
Il cavallier, perch da lei beffato
fu duna vecchia che portava in groppa,
giostr con Pinabel chera dotato
di poca forza e di superbia troppa;
et abbattello, e lei smontar nel prato
fece, e prov sandava dritta o zoppa:
lasciolla a piede, e fe de la gonella
di lei vestir lantiqua damigella.
51
Quella cha pi rimase, dispettosa,
e di vendetta ingorda e sitibonda,
congiunta a Pinabel che dogni cosa
dove sia da mal far, ben la seconda,
n giorno mai, n notte mai riposa,
e dice che non fia mai pi gioconda,
se mille cavallieri e mille donne
non mette a piedi, e lor tolle arme e gonne.
52
Giunsero il d medesmo, come accade,
quattro gran cavallieri ad un suo loco,
li quai di rimotissime contrade
venuti a queste parti eran di poco;
di tal valor, che non ha nostra etade
tantaltri buoni al bellicoso gioco:
Aquilante, Grifone e Sansonetto,
et un Guidon Selvaggio giovinetto.
549
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
53
Pinabel con sembiante assai cortese
al castel chio vho detto gli raccolse.
La notte poi tutti nel letto prese,
e presi tenne; e prima non li sciolse,
che li fece giurar chun anno e un mese
(questo fu a punto il termine che tolse)
stariano quivi, e spogliarebbon quanti
vi capitasson cavallieri erranti;
54
e le donzelle chavesson con loro,
porriano a piedi, e torrian lor le vesti.
Cos giurr, cos constretti fro
ad osservar, ben che turbati e mesti.
Non par che fin a qui contra costoro
alcun possa giostrar, cha pi non resti:
e capitati vi sono infiniti,
cha pi e senzarme se ne son partiti.
55
E ordine tra lor, che chi per sorte
esce fuor prima, vada a correr solo:
ma se trova il nimico cos forte,
che resti in sella, e getti lui nel suolo,
sono ubligati gli altri infin a morte
pigliar limpresa tutti in uno stuolo.
Vedi or, se ciascun dessi cos buono,
quel chesser de, se tutti insieme sono.
56
Poi non conviene allimportanzia nostra
che ne vieta ogni indugio, ogni dimora,
che punto vi fermiate a quella giostra;
e presuppongo che vinciate ancora,
che vostra alta presenzia lo dimostra;
ma non cosa da fare in unora:
et gran dubbio che l giovine sarda,
se tutto oggi a soccorrerlo si tarda.
550
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
57
Disse Ruggier: Non riguardiamo a questo:
faccin nui quel che si pu far per nui;
abbia chi regge il ciel cura del resto,
o la Fortuna, se non tocca a lui.
Ti fia per questa giostra manifesto,
se buoni siamo daiutar colui
che per cagion s debole e s lieve,
come nhai detto, oggi bruciar si deve.
58
Senza risponder altro, la donzella
si messe per la via chera pi corta.
Pi di tre miglia non andr per quella,
che si trovaro al ponte et alla porta
dove si perdon larme e la gonnella,
e de la vita gran dubbio si porta.
Al primo apparir lor, di su la rcca
chi duo botti la campana tocca.
59
Et ecco de la porta con gran fretta,
trottando sun ronzino, un vecchio usco;
e quel vena gridando: Aspetta, aspetta:
restate ol, che qui si paga il fio;
e se lusanza non v stata detta,
che qui si tiene, or ve la vo dir io.
E contar loro incominci di quello
costume, che servar fa Pinabello.
60
Poi seguit, volendo dar consigli,
comera usato agli altri cavallieri:
Fate spogliar la donna (dicea), figli,
e voi larme lasciateci e i destrieri;
e non vogliate mettervi a perigli
dandare incontra a tai quattro guerrieri.
Per tutto vesti, arme e cavalli shanno:
la vita sol mai non ripara il danno.
551
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
61
Non pi (disse Ruggier), non pi; chio sono
del tutto informatissimo, e qui venni
per far prova di me, se cos buono
in fatti son, come nel cor mi tenni.
Arme, vesti e cavallo altrui non dono,
saltro non sento che minaccie e cenni;
e son ben certo ancor, che per parole
il mio compagno le sue dar non vuole.
62
Ma, per Dio, fa chio vegga tosto in fronte
quei che ne voglion trre arme e cavallo;
chabbiamo da passar anco quel monte,
e qui non si pu far troppo intervallo.
Rispose il vecchio: Eccoti fuor del ponte
chi vien per farlo: e non lo disse in fallo;
chun cavallier nusc, che sopraveste
vermiglie avea, di bianchi fior conteste.
63
Bradamante preg molto Ruggiero
che le lasciasse in cortesia lassunto
di gittar de la sella il cavalliero
chavea di fiori il bel vestir trapunto;
ma non pot impetrarlo, e fu mestiero
a lei far ci che Ruggier vlse a punto.
Egli vlse limpresa tutta avere,
e Bradamante si stesse a vedere.
64
Ruggiero al vecchio domand, chi fosse
questo primo chuscia fuor de la porta.
E Sansonetto (disse); che le rosse
veste conosco e i bianchi fior che porta.
Luno di qua, laltro di l si mosse
senza parlarsi, e fu lindugia corta;
che sandaro a trovar coi ferri bassi,
molto affrettando i lor destrieri i passi.
552
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
65
In questo mezzo de la rcca usciti
eran con Pinabel molti pedoni,
presti per levar larme et espediti
ai cavallier chuscian fuor degli arcioni.
Veniansi incontra i cavallieri arditi,
fermando in su le reste i gran lancioni,
grossi duo palmi, di nativo cerro,
che quasi erano uguali insino al ferro.
66
Di tali navea pi duna decina
fatto tagliar di su lor ceppi vivi
Sansonetto a una selva indi vicina,
e portatone duo per giostrar quivi.
Aver scudo e corazza adamantina
bisogna ben, che le percosse schivi.
Aveane fatto dar, tosto che venne,
luno a Ruggier, laltro per s ritenne.
67
Con questi, che passar dovean glincudi
(s ben ferrate avean le punte estreme),
di qua e di l fermandoli agli scudi,
a mezzo il corso si scontraro insieme.
Quel di Ruggiero, che i demoni ignudi
fece sudar, poco del colpo teme:
de lo scudo vo dir che fece Atlante,
de le cui forze io vho gi detto inante.
68
Io vho gi detto che con tanta forza
lincantato splendor negli occhi fere,
chal discoprirsi ogni veduta ammorza,
e tramortito luom fa rimanere:
perci, sun gran bisogno non lo sforza,
dun vel coperto lo solea tenere.
Si crede chanco impenetrabil fosse,
poi cha questo incontrar nulla si mosse.
553
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
69
Laltro, chebbe lartefice men dotto,
il gravissimo colpo non sofferse.
Come tocco da fulmine, di botto
di loco al ferro, e pel mezzo saperse;
di loco al ferro, e quel trov di sotto
il braccio chassai mal si ricoperse;
s che ne fu ferito Sansonetto,
e de la sella tratto al suo dispetto.
70
E questo il primo fu di quei compagni
che quivi mantenean lusanza fella,
che de le spoglie altrui non fe guadagni,
e challa giostra usc fuor de la sella.
Convien chi ride, anco talor si lagni,
e Fortuna talor trovi ribella.
Quel da la rcca, replicando il botto,
ne fece agli altri cavallieri motto.
71
Sera accostato Pinabello intanto
a Bradamante, per saper chi fusse
colui che con prodezza e valor tanto
il cavallier del suo castel percusse.
La giustizia di Dio, per dargli quanto
era il merito suo, vi lo condusse
su quel destrier medesimo chinante
tolto avea per inganno a Bradamante.
72
Fornito a punto era lottavo mese
che, con lei ritrovandosi a camino,
(se l vi raccorda) questo Maganzese
la gitt ne la tomba di Merlino,
quando da morte un ramo la difese,
che seco cadde, anzi il suo buon destino;
e trassene, credendo ne lo speco
chella fosse sepolta, il destrier seco.
554
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
73
Bradamante conosce il suo cavallo,
e conosce per lui liniquo conte;
e poi chode la voce, e vicino hallo
con maggiore attenzion mirato in fronte:
Questo il traditor (disse), senza fallo,
che procacci di farmi oltraggio et onte:
ecco il peccato suo, che lha condutto
ove avr de suoi merti il premio tutto.
74
Il minacciare e il por mano alla spada
fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello;
ma inanzi tratto gli lev la strada,
che non pot fuggir verso il castello.
Tolta la speme cha salvar si vada,
come volpe alla tana, Pinabello.
Egli gridando e senza mai far testa,
fuggendo si cacci ne la foresta.
75
Pallido e sbigottito il miser sprona,
che posto ha nel fuggir lultima speme.
Lanimosa donzella di Dordona
gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme:
vien con lui sempre, e mai non labbandona.
Grande il rumore, e il bosco intorno geme.
Nulla al castel di questo ancor sintende,
per chognuno a Ruggier solo attende.
76
Gli altri tre cavallier de la fortezza
intanto erano usciti in su la via;
et avean seco quella male avezza
che vavea posta la costuma ria.
A ciascun di lor tre, che l morir prezza
pi chaver vita che con biasmo sia,
di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
che tanti ad assalir vadano un solo.
555
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
77
La crudel meretrice chavea fatto
por quella iniqua usanza et osservarla,
il giuramento lor ricorda e il patto
chessi fatti lavean, di vendicarla.
Se sol con questa lancia te gli abbatto,
perch mi vi con altre accompagnarla?
(dicea Guidon Selvaggio): e sio ne mento,
levami il capo poi, chio son contento.
78
Cos dicea Grifon, cos Aquilante.
Giostrar da sol a sol volea ciascuno,
e preso e morto rimanere inante
chincontra un sol volere andar pi duno.
La donna dicea loro: A che far tante
parole qui senza profitto alcuno?
Per trre a colui larme io vho qui tratti,
non per far nuove leggi e nuovi patti.
79
Quando io vavea in prigione, era da farme
queste escuse, e non ora, che son tarde.
Voi dovete il preso ordine servarme,
non vostre lingue far vane e bugiarde.
Ruggier gridava lor: Eccovi larme,
ecco il destrier cha nuovo e sella e barde;
i panni de la donna eccovi ancora:
se li volete, a che pi far dimora?
80
La donna del castel da un lato preme,
Ruggier da laltro li chiama e rampogna,
tanto cha forza si spiccaro insieme,
ma nel viso infiammati di vergogna.
Dinanzi apparve luno e laltro seme
del marchese onorato di Borgogna;
ma Guidon, che pi grave ebbe il cavallo,
vena lor dietro con poco intervallo.
556
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
81
Con la medesima asta con che avea
Sansonetto abbattuto, Ruggier viene,
coperto da lo scudo che solea
Atlante aver sui monti di Pirene:
dico quello incantato, che splendea
tanto, chumana vista nol sostiene;
a cui Ruggier per lultimo soccorso
nei pi gravi perigli avea ricorso.
82
Ben che sol tre fiate bisognolli,
e certo in gran perigli, usarne il lume:
le prime due, quando dai regni molli
si trasse a pi lodevole costume;
la terza, quando i denti mal satolli
lasci de lorca alle marine spume,
che dovean devorar la bella nuda
che fu a chi la camp poi cos cruda.
83
Fuor che queste tre volte, tutto l resto
lo tenea sotto un velo in modo ascoso,
cha discoprirlo esser potea ben presto,
che del suo aiuto fosse bisognoso.
Quivi alla giostra ne vena con questo,
come io vho detto ancora, s animoso,
che quei tre cavallier che vedea inanti,
manco temea che pargoletti infanti.
84
Ruggier scontra Grifone, ove la penna
de lo scudo alla vista si congiunge.
Quel di cader da ciascun lato accenna,
et al fin cade, e resta al destrier lunge.
Mette allo scudo a lui Grifon lantenna;
ma pel traverso e non pel dritto giunge:
e perch lo trov forbito e netto,
land strisciando, e fe contrario effetto.
557
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
85
Roppe il velo e squarci, che gli copria
lo spaventoso et incantato lampo,
al cui splendor cader si convenia
con gli occhi ciechi, e non vi sha alcun scampo.
Aquilante, cha par seco vena,
stracci lavanzo, e fe lo scudo vampo.
Lo splendor fer gli occhi ai duo fratelli
et a Guidon, che correa dopo quelli.
86
Chi di qua, chi di l cade per terra:
lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia,
ma fa che ognaltro senso attonito erra.
Ruggier, che non sa il fin de la battaglia,
volta il cavallo; e nel voltare afferra
la spada sua che s ben punge e taglia:
e nessun vede che gli sia allincontro;
che tutti eran caduti a quello scontro.
87
I cavallieri e insieme quei cha piede
erano usciti, e cos le donne anco,
e non meno i destrieri in guisa vede,
che par che per morir battano il fianco.
Prima si maraviglia, e poi savvede
che l velo ne pendea dal lato manco:
dico il velo di seta, in che solea
chiuder la luce di quel caso rea.
88
Presto si volge, e nel voltar, cercando
con gli occhi va lamata sua guerriera;
e vien l dove era rimasa, quando
la prima giostra cominciata sera.
Pensa chandata sia (non la trovando)
a vietar che quel giovine non pra,
per dubbio chella ha forse che non sarda
in questo mezzo cha giostrar si tarda.
558
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
89
Fra gli altri che giacean vede la donna,
la donna che lavea quivi guidato.
Dinanzi se la pon, s come assonna,
e via cavalca tutto conturbato.
Dun manto chessa avea sopra la gonna,
poi ricoperse lo scudo incantato;
e i sensi riaver le fece, tosto
che l nocivo splendore ebbe nascosto.
90
Via se ne va Ruggier con faccia rossa
che, per vergogna, di levar non osa:
gli par chognuno improverar gli possa
quella vittoria poco gloriosa.
Chemenda possio fare, onde rimossa
mi sia una colpa tanto obbrobriosa?
che ci chio vinsi mai, fu per favore,
diran, dincanti, e non per mio valore.
91
Mentre cos pensando seco giva,
venne in quel che cercava a dar di cozzo;
che n mezzo de la strada soprarriva
dove profondo era cavato un pozzo.
Quivi larmento alla calda ora estiva
si ritraea, poi chavea pieno il gozzo.
Disse Ruggiero: Or proveder bisogna,
che non mi facci, o scudo, pi vergogna.
92
Pi non starai tu meco; e questo sia
lultimo biasmo cho daverne al mondo.
Cos dicendo, smonta ne la via:
piglia una grossa pietra e di gran pondo,
e la lega allo scudo, et ambi invia
per lalto pozzo a ritrovarne il fondo;
e dice: Cost gi statti sepulto,
e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto.
559
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
93
Il pozzo cavo, e pieno al sommo dacque:
grieve lo scudo, e quella pietra grieve.
Non si ferm fin che nel fondo giacque:
sopra si chiuse il liquor molle e lieve.
Il nobil atto e di splendor non tacque
la vaga Fama, e divulgollo in breve;
e di rumor nemp, suonando il corno,
e Francia e Spagna e le provincie intorno.
94
Poi che di voce in voce si fe questa
strana aventura in tutto il mondo nota,
molti guerrier si missero allinchiesta
e di parte vicina e di remota:
ma non sapean qual fosse la foresta
dove nel pozzo il sacro scudo nuota;
che la donna che fe latto palese,
dir mai non vlse il pozzo n il paese.
95
Al partir che Ruggier fe dal castello,
dove avea vinto con poca battaglia;
che i quattro gran campion di Pinabello
fece restar come uomini di paglia;
tolto lo scudo, avea levato quello
lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia:
e quei che giaciuti eran come morti,
pieni di meraviglia eran risorti.
96
N per tutto quel giorno si favella
altro fra lor, che de lo strano caso,
e come fu che ciascun dessi a quella
orribil luce vinto era rimaso.
Mentre parlan di questo, la novella
vien lor di Pinabel giunto alloccaso:
che Pinabello morto hanno laviso,
ma non sanno per chi labbia ucciso.
560
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiduesimo
97
Lardita Bradamante in questo mezzo
giunto avea Pinabello a un passo stretto;
e cento volte gli avea fin a mezzo
messo il brando pei fianchi e per lo petto.
Tolto chebbe dal mondo il puzzo e l lezzo
che tutto intorno avea il paese infetto,
le spalle al bosco testimonio volse
con quel destrier che gi il fellon le tolse.
98
Vlse tornar dove lasciato avea
Ruggier; n seppe mai trovar la strada.
Or per valle or per monte savvolgea:
tutta quasi cerc quella contrada.
Non vlse mai la sua fortuna rea,
che via trovasse onde a Ruggier si vada.
Questo altro canto ad ascoltare aspetto
chi de listoria mia prende diletto.
561
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
Canto 23
1
Studisi ognun giovare altrui; che rade
volte il ben far senza il suo premio fia:
e se pur senza, almen non te ne accade
morte n danno n ignominia ria.
Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade
il debito a scontar, che non soblia.
Dice il proverbio, cha trovar si vanno
gli uomini spesso, e i monti fermi stanno.
2
Or vedi quel cha Pinabello avviene
per essersi portato iniquamente:
giunto in somma alle dovute pene,
dovute e giuste alla sua ingiusta mente.
E Dio, che le pi volte non sostiene
veder patire a torto uno innocente,
salv la donna; e salver ciascuno
che dogni fellonia viva digiuno.
3
Credette Pinabel questa donzella
gi daver morta, e col gi sepulta;
n la pensava mai veder, non chella
gli avesse a tor degli error suoi la multa.
N il ritrovarsi in mezzo le castella
del padre, in alcun util gli risulta.
Quivi Altaripa era tra monti fieri
vicina al tenitorio di Pontieri.
4
Tenea quellAltaripa il vecchio conte
Anselmo, di chusc questo malvagio,
che, per fuggir la man di Chiaramonte,
damici e di soccorso ebbe disagio.
La donna al traditore a pi dun monte
tolse lindegna vita a suo grande agio;
che daltro aiuto quel non si provede,
che dalti gridi e di chiamar mercede.
562
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
5
Morto chella ebbe il falso cavalliero
che lei voluto avea gi porre a morte,
vlse tornare ove lasci Ruggiero;
ma non lo consent sua dura sorte,
che la fe traviar per un sentiero
che la port dovera spesso e forte,
dove pi strano e pi solingo il bosco,
lasciando il sol gi il mondo allaer fosco.
6
N sappiendo ella ove potersi altrove
la notte riparar, si ferm quivi
sotto le frasche in su lerbette nuove,
parte dormendo, fin che l giorno arrivi,
parte mirando ora Saturno or Giove,
Venere e Marte e gli altri erranti divi;
ma sempre, o vegli o dorma, con la mente
contemplando Ruggier come presente.
7
Spesso di cor profondo ella sospira,
di pentimento e di dolor compunta,
chabbia in lei, pi chamor, potuto lira.
Lira (dicea) mha dal mio amor disgiunta:
almen ci avessi io posta alcuna mira,
poi chavea pur la mala impresa assunta,
di saper ritornar donde io veniva;
che ben fui docchi e di memoria priva.
8
Queste et altre parole ella non tacque,
e molto pi ne ragion col core.
Il vento intanto di sospiri, e lacque
di pianto facean pioggia di dolore.
Dopo una lunga aspettazion pur nacque
in oriente il disiato albre:
et ella prese il suo destrier chintorno
giva pascendo, et and contra il giorno.
563
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
9
N molto and, che si trov alluscita
del bosco, ove pur dianzi era il palagio,
l dove molti d lavea schernita
con tanto error lincantator malvagio.
Ritrov quivi Astolfo, che fornita
la briglia allippogrifo avea a grande agio,
e stava in gran pensier di Rabicano,
per non sapere a chi lasciarlo in mano.
10
A caso si trov che fuor di testa
lelmo allor savea tratto il paladino;
s che tosto chusc de la foresta,
Bradamante conobbe il suo cugino.
Di lontan salutollo, e con gran festa
gli corse, e labbracci poi pi vicino;
e nominossi, et alz la visiera,
e chiaramente fe veder chellera.
11
Non potea Astolfo ritrovar persona
a chi il suo Rabican meglio lasciasse,
perch dovesse averne guardia buona
e renderglielo poi come tornasse,
de la figlia del duca di Dordona;
e parvegli che Dio gli la mandasse.
Vederla volentier sempre solea,
ma pel bisogno or pi chegli navea.
12
Da poi che due e tre volte ritornati
fraternamente ad abbracciar si fro,
e si fr luno a laltro domandati
con molta affezion de lesser loro;
Astolfo disse: Ormai, se dei pennati
vo l paese cercar, troppo dimoro:
et aprendo alla donna il suo pensiero,
veder le fece il volator destriero.
564
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
13
A lei non fu di molta maraviglia
veder spiegare a quel destrier le penne;
chaltra volta, reggendogli la briglia
Atlante incantator, contra le venne;
e le fece doler gli occhi e le ciglia:
s fisse dietro a quel volar le tenne
quel giorno, che da lei Ruggier lontano
portato fu per camin lungo e strano.
14
Astolfo disse a lei, che le volea
dar Rabican, che s nel corso affretta,
che, se scoccando larco si movea,
si solea lasciar dietro la saetta;
e tutte larme ancor, quante navea,
che vuol che a Montalban gli le rimetta,
e gli le serbi fin al suo ritorno;
che non gli fanno or di bisogno intorno.
15
Volendosene andar per laria a volo,
aveasi a far quanto potea pi lieve.
Tiensi la spada e l corno, ancor che solo
bastargli il corno ad ogni risco deve.
Bradamante la lancia che l figliuolo
port di Galafrone, anco riceve;
la lancia che di quanti ne percuote
fa le selle restar subito vte.
16
Salito Astolfo sul destrier volante,
lo fa mover per laria lento lento;
indi lo caccia s, che Bradamante
ogni vista ne perde in un momento.
Cos si parte col pilota inante
il nochier che gli scogli teme e l vento;
e poi che l porto e i liti a dietro lassa,
spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.
565
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
17
La donna, poi che fu partito il duca,
rimase in gran travaglio de la mente;
che non sa come a Montalban conduca
larmatura e il destrier del suo parente;
per che l cuor le cuoce e le manuca
lingorda voglia e il desiderio ardente
di riveder Ruggier, che, se non prima,
a Vallombrosa ritrovar lo stima.
18
Stando quivi suspesa, per ventura
si vede inanzi giungere un villano,
dal qual fa rassettar quella armatura,
come si puote, e por su Rabicano;
poi di menarsi dietro gli di cura
i duo cavalli, un carco e laltro, a mano:
ella navea duo prima; chavea quello
sopra il qual lev laltro a Pinabello.
19
Di Vallombrosa pens far la strada,
che trovar quivi il suo Ruggier ha speme;
ma qual pi breve o qual miglior vi vada,
poco discerne, e dire errando teme.
Il villan non avea de la contrada
pratica molta; et erreranno insieme.
Pur andare a ventura ella si messe,
dove pens che l loco esser dovesse.
20
Di qua di l si volse, n persona
incontr mai da domandar la via.
Si trov uscir del bosco in su la nona,
dove un castel poco lontan scopria,
il qual la cima a un monticel corona.
Lo mira, e Montalban le par che sia:
et era certo Montalbano; e in quello
avea la matre et alcun suo fratello.
566
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
21
Come la donna conosciuto ha il loco,
nel cor sattrista, e pi chi non so dire:
sar scoperta, se si ferma un poco,
n pi le sar lecito a partire;
se non si parte, lamoroso foco
larder s, che la far morire:
non vedr pi Ruggier, n far cosa
di quel chera ordinato a Vallombrosa.
22
Stette alquanto a pensar; poi si risolse
di voler dar a Montalban le spalle:
e verso la badia pur si rivolse;
che quindi ben sapea qual era il calle.
Ma sua fortuna, o buona o trista, vlse
che prima chella uscisse de la valle,
scontrasse Alardo, un de fratelli sui;
n tempo di celarsi ebbe da lui.
23
Veniva da partir gli alloggiamenti
per quel contado a cavallieri e a fanti;
chad instanzia di Carlo nuove genti
fatto avea de le terre circonstanti.
I saluti e i fraterni abbracciamenti
con le grate accoglienze andaro inanti;
e poi, di molte cose a paro a paro
tra lor parlando, in Montalban tornaro.
24
Entr la bella donna in Montalbano,
dove lavea con lacrimosa guancia
Beatrice molto desiata invano,
e fattone cercar per tutta Francia.
Or quivi i baci e il giunger mano a mano
di matre e di fratelli estim ciancia
verso gli avuti con Ruggier complessi,
chavr ne lalma eternamente impressi.
567
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
25
Non potendo ella andar, fece pensiero
cha Vallombrosa altri in suo nome andasse
immantinente ad avisar Ruggiero
de la cagion chandar lei non lasciasse;
e lui pregar (sera pregar mistero)
che quivi per suo amor si battezzasse,
e poi venisse a far quanto era detto,
s che si desse al matrimonio effetto.
26
Pel medesimo messo fe disegno
di mandar a Ruggiero il suo cavallo,
che gli solea tanto esser caro: e degno
dessergli caro era ben senza fallo;
che non savria trovato in tutto l regno
dei Saracin, n sotto il signor Gallo,
pi bel destrier di questo o pi gagliardo,
eccetti Brigliador, soli, e Baiardo.
27
Ruggier, quel d che troppo audace ascese
su lippogrifo, e verso il ciel levosse,
lasci Frontino, e Bradamante il prese
(Frontino, che l destrier cos nomosse);
mandollo a Montalbano, e a buone spese
tener lo fece, e mai non cavalcosse,
se non per breve spazio e a picciol passo;
s chera pi che mai lucido e grasso.
28
Ogni sua donna tosto, ogni donzella
pon seco in opra, e con suttil lavoro
fa sopra seta candida e morella
tesser ricamo di finissimo oro;
e di quel cuopre et orna briglia e sella
del buon destrier: poi sceglie una di loro,
figlia di Callitrefia sua nutrice,
dogni secreto suo fida uditrice.
568
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
29
Quanto Ruggier lera nel core impresso,
mille volte narrato avea a costei;
la belt, la virtude, i modi desso
esaltato lavea fin sopra i di.
A s chiamolla, e disse: Miglior messo
a tal bisogno elegger non potrei;
che di te n pi fido n pi saggio
imbasciator, Ippalca mia, non aggio.
30
Ippalca la donzella era nomata.
Va, le dice, e linsegna ove de gire;
e pienamente poi lebbe informata
di quanto avesse al suo signore a dire;
e far la scusa se non era andata
al monaster: che non fu per mentire;
ma che Fortuna, che di noi potea
pi che noi stessi, da imputar savea.
31
Montar la fece sun ronzino, e in mano
la ricca briglia di Frontin le messe:
e se s pazzo alcuno o s villano
trovasse, che levar le lo volesse;
per fargli a una parola il cervel sano,
di chi fosse il destrier sol gli dicesse;
che non sapea s ardito cavalliero,
che non tremasse al nome di Ruggiero.
32
Di molte cose lammonisce e molte,
che trattar con Ruggier abbia in sua vece;
le qual poi chebbe Ippalca ben raccolte,
si pose in via, n pi dimora fece.
Per strade e campi e selve oscure e folte
cavalc de le miglia pi di diece;
che non fu a darle noia chi venisse,
n a domandarla pur dove ne gisse.
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33
A mezzo il giorno, nel calar dun monte,
in una stretta e malagevol via
si venne ad incontrar con Rodomonte,
charmato un piccol nano e a pi seguia.
Il Moro alz vr lei laltiera fronte,
e bestemmi leterna Ierarchia,
poi che s bel destrier, s bene ornato,
non avea in man dun cavallier trovato.
34
Avea giurato che l primo cavallo
torria per forza, che tra via incontrasse.
Or questo stato il primo; e trovato hallo
pi bello e pi per lui, che mai trovasse:
ma torlo a una donzella gli par fallo;
e pur agogna averlo, e in dubbio stasse.
Lo mira, lo contempla, e dice spesso:
Deh perch il suo signor non con esso!
35
Deh ci fosse egli! (gli rispose Ippalca)
che ti faria cangiar forse pensiero.
Assai pi di te val chi lo cavalca,
n lo pareggia al mondo altro guerriero.
Chi (le disse il Moro) che s calca
lonore altrui? Rispose ella: Ruggiero.
E quel suggiunse: Adunque il destrier voglio,
poi cha Ruggier, s gran campion, lo toglio.
36
Il qual, se sar ver, come tu parli,
che sia s forte, e pi dognaltro vaglia,
non che il destrier, ma la vettura darli
converrammi, e in suo albitrio fia la taglia.
Che Rodomonte io sono, hai da narrarli,
e che, se pur vorr meco battaglia,
mi trover; chovunque io vada o stia,
mi fa sempre apparir la luce mia.
570
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37
Dovunque io vo, s gran vestigio resta,
che non lo lascia il fulmine maggiore.
Cos dicendo, avea tornate in testa
le redine dorate al corridore:
sopra gli salta; e lacrimosa e mesta
rimane Ippalca, e spinta dal dolore
minaccia Rodomonte e gli dice onta:
non lascolta egli, e su pel poggio monta.
38
Per quella via dove lo guida il nano
per trovar Mandricardo e Doralice,
gli viene Ippalca dietro di lontano,
e lo bestemmia sempre e maledice.
Ci che di questo avvenne, altrove piano.
Turpin, che tutta questa istoria dice,
fa qui digresso, e torna in quel paese
dove fu dianzi morto il Maganzese.
39
Dato avea a pena a quel loco le spalle
la figliuola dAmon, chin fretta ga,
che varriv Zerbin per altro calle
con la fallace vecchia in compagnia:
e giacer vide il corpo ne la valle
del cavallier, che non sa gi chi sia;
ma, come quel chera cortese e pio,
ebbe piet del caso acerbo e rio.
40
Giaceva Pinabello in terra spento,
versando il sangue per tante ferite,
chesser doveano assai, se pi di cento
spade in sua morte si fossero unite.
Il cavallier di Scozia non fu lento
per lorme che di fresco eran scolpite
a porsi in avventura, se potea
saper chi lomicidio fatto avea.
571
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41
Et a Gabrina dice che laspette;
che senza indugio a lei far ritorno.
Ella presso al cadavero si mette,
e fissamente vi pon gli occhi intorno;
perch, se cosa vha che le dilette,
non vuol chun morto invan pi ne sia adorno,
come colei che fu, tra laltre note,
quanto avara esser pi femina puote.
42
Se di portarne il furto ascosamente
avesse avuto modo o alcuna speme,
la sopravesta fatta riccamente
gli avrebbe tolta, e le bellarme insieme.
Ma quel che pu celarsi agevolmente,
si piglia, e l resto fin al cor le preme.
Fra laltre spoglie un bel cinto levonne,
e se ne leg i fianchi infra due gonne.
43
Poco dopo arriv Zerbin, chavea
seguito invan di Bradamente i passi,
perch trov il sentier che si torcea
in molti rami chivano alti e bassi:
e poco omai del giorno rimanea,
n volea al buio star fra quelli sassi;
e per trovare albergo di le spalle
con lempia vecchia alla funesta valle.
44
Quindi presso a dua miglia ritrovaro
un gran castel che fu detto Altariva,
dove per star la notte si fermaro,
che gi a gran volo inverso il ciel saliva.
Non vi ster molto, chun lamento amaro
lorecchie dogni parte lor feriva;
e veggon lacrimar da tutti gli occhi,
come la cosa a tutto il popul tocchi.
572
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45
Zerbino dimandonne, e gli fu detto
che venutera al contAnselmo aviso,
che fra duo monti in un sentiero istretto
giacea il suo figlio Pinabello ucciso.
Zerbin, per non ne dar di s sospetto,
di ci si finge nuovo, e abbassa il viso;
ma pensa ben, che senza dubbio sia
quel chegli trov morto in su la via.
46
Dopo non molto la bara funbre
giunse, a splendor di torchi e di facelle,
l dove fece le strida pi crebre
con un batter di man gire alle stelle,
e con pi vena fuor de le palpbre
le lacrime inundar per le mascelle:
ma pi de laltre nubilose et atre
era la faccia del misero patre.
47
Mentre apparecchio si facea solenne
di grandi essequie e di funbri pompe,
secondo il modo et ordine che tenne
lusanza antiqua e chogni et corrompe;
da parte del signore un bando venne,
che tosto il popular strepito rompe,
e promette gran premio a chi dia aviso
chi stato sia che gli abbia il figlio ucciso.
48
Di voce in voce e duna in altra orecchia
il grido e l bando per la terra scorse,
fin che lud la scelerata vecchia
che di rabbia avanz le tigri e lorse;
e quindi alla ruina sapparecchia
di Zerbino, o per lodio che gli ha forse,
o per vantarsi pur, che sola priva
dumanitade in uman corpo viva;
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49
o fosse pur per guadagnarsi il premio:
a ritrovar nand quel signor mesto;
e dopo un verisimil suo proemio,
gli disse che Zerbin fatto avea questo:
e quel bel cinto si lev di gremio,
che l miser padre a riconoscer presto,
appresso il testimonio e tristo uffizio
de lempia vecchia, ebbe per chiaro indizio.
50
E lacrimando al ciel leva le mani,
che l figliuol non sar senza vendetta.
Fa circundar lalbergo ai terrazzani;
che tutto l popul s levato in fretta.
Zerbin che gli nimici aver lontani
si crede, e questa ingiuria non aspetta,
dal conte Anselmo, che si chiama offeso
tanto da lui, nel primo sonno preso;
51
e quella notte in tenebrosa parte
incatenato, e in gravi ceppi messo.
Il sole ancor non ha le luci sparte,
che lingiusto supplicio gi commesso:
che nel loco medesimo si squarte,
dove fu il mal channo imputato ad esso.
Altra esamina in ci non si facea:
bastava che l signor cos credea.
52
Poi che laltro matin la bella Aurora
laer seren fe bianco e rosso e giallo,
tutto l popul gridando: Mora, mora,
vien per punir Zerbin del non suo fallo.
Lo sciocco vulgo laccompagna fuora,
senzordine, chi a piede e chi a cavallo;
e l cavallier di Scozia a capo chino
ne vien legato in sun piccol ronzino.
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53
Ma Dio, che spesso glinnocenti aiuta,
n lascia mai chin sua bont si fida,
tal difesa gli avea gi proveduta,
che non v dubbio pi choggi succida.
Quivi Orlando arriv, la cui venuta
alla via del suo scampo gli fu guida.
Orlando gi nel pian vide la gente
che traea a morte il cavallier dolente.
54
Era con lui quella fanciulla, quella
che ritrov ne la selvaggia grotta,
del re galego la figlia Issabella,
in poter gi de malandrin condotta,
poi che lasciato avea ne la procella
del truculento mar la nave rotta:
quella che pi vicino al core avea
questo Zerbin, che lalma onde vivea.
55
Orlando se lavea fatta compagna,
poi che de la caverna la riscosse.
Quando costei li vide alla campagna,
domand Orlando, chi la turba fosse.
Non so, dissegli; e poi su la montagna
lasciolla, e verso il pian ratto si mosse.
Guard Zerbino, et alla vista prima
lo giudic baron di molta stima.
56
E fattosegli appresso, domandollo
per che cagione e dove il menin preso.
Lev il dolente cavalliero il collo,
e meglio avendo il paladino inteso,
rispose il vero; e cos ben narrollo,
che merit dal conte esser difeso.
Bene avea il conte alle parole scorto
chera innocente, e che moriva a torto.
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57
E poi che ntese che commesso questo
era dal conte Anselmo dAltariva,
fu certo chera torto manifesto;
chaltro da quel fellon mai non deriva.
Et oltre a cci, luno era allaltro infesto
per lantiquissimo odio che bolliva
tra il sangue di Maganza e di Chiarmonte;
e tra lor eran morti e danni et onte.
58
Slegate il cavallier (grid), canaglia,
(il conte a masnadieri), o chio vuccido.
Chi costui che s gran colpi taglia?
(rispose un che parer volle il pi fido).
Se di cera noi fussimo o di paglia,
e di fuoco egli, assai fra quel grido.
E venne contra il paladin di Francia:
Orlando contra lui chin la lancia.
59
La lucente armatura il Maganzese,
che levata la notte avea a Zerbino,
e postasela indosso, non difese
contro laspro incontrar del paladino.
Sopra la destra guancia il ferro prese:
lelmo non pass gi, perchera fino;
ma tanto fu de la percossa il crollo,
che la vita gli tolse e roppe il collo.
60
Tutto in un corso, senza tor di resta
la lancia, pass un altro in mezzo l petto:
quivi lasciolla, e la mano ebbe presta
a Durindana; e nel drappel pi stretto
a chi fece due parti de la testa,
a chi lev dal busto il capo netto;
for la gola a molti; e in un momento
nuccise e messe in rotta pi di cento.
576
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61
Pi del terzo nha morto, e l resto caccia
e taglia e fende e fiere e fora e tronca.
Chi lo scudo, e chi lelmo che lo mpaccia,
e chi lascia lo spiedo e chi la ronca;
chi al lungo, chi al traverso il camin spaccia;
altri sappiatta in bosco, altri in spelonca.
Orlando, di piet questo d privo,
a suo poter non vuol lasciarne un vivo.
62
Di cento venti (che Turpin sottrasse
il conto), ottanta ne periro almeno.
Orlando finalmente si ritrasse
dove a Zerbin tremava il cor nel seno.
Sal ritornar dOrlando sallegrasse,
non si potria contare in versi a pieno.
Se gli saria per onorar prostrato;
ma si trov sopra il ronzin legato.
63
Mentre chOrlando, poi che lo disciolse,
laiutava a ripor larme sue intorno,
chal capitan de la sbirraglia tolse,
che per suo mal se nera fatto adorno;
Zerbino gli occhi ad Issabella volse,
che sopra il colle avea fatto soggiorno,
e poi che de la pugna vide il fine,
port le sue bellezze pi vicine.
64
Quando apparir Zerbin si vide appresso
la donna che da lui fu amata tanto,
la bella donna che per falso messo
credea sommersa, e nha pi volte pianto;
comun ghiaccio nel petto gli sia messo,
sente dentro aggelarsi, e triema alquanto:
ma tosto il freddo manca, et in quel loco
tutto savampa damoroso fuoco.
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65
Di non tosto abbracciarla lo ritiene
la riverenza del signor dAnglante;
perch si pensa, e senza dubbio tiene
chOrlando sia de la donzella amante.
Cos cadendo va di pene in pene,
e poco dura il gaudio chebbe inante:
il vederla daltrui peggio sopporta,
che non fe quando ud chella era morta.
66
E molto pi gli duol che sia in podesta
del cavalliero a cui cotanto debbe;
perch volerla a lui levar n onesta
n forse impresa facile sarebbe.
Nessuno altro da s lassar con questa
preda partir senza romor vorrebbe:
ma verso il conte il suo debito chiede
che se lo lasci por sul collo il piede.
67
Giunsero taciturni ad una fonte,
dove smontaro e fr qualche dimora.
Trassesi lelmo il travagliato conte,
et a Zerbin lo fece trarre ancora.
Vede la donna il suo amatore in fronte,
e di subito gaudio si scolora;
poi torna come fiore umido suole
dopo gran pioggia allapparir del sole.
68
E senza indugio e senza altro rispetto
corre al suo caro amante, e il collo abbraccia;
e non pu trar parola fuor del petto,
ma di lacrime il sen bagna e la faccia.
Orlando attento allamoroso affetto,
senza che pi chiarezza se gli faccia,
vide a tutti glindizii manifesto
chaltri esser, che Zerbin, non potea questo.
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69
Come la voce aver pot Issabella,
non bene asciutta ancor lumida guancia,
sol de la molta cortesia favella,
che lavea usata il paladin di Francia.
Zerbino, che tenea questa donzella
con la sua vita pare a una bilancia,
si getta a pi del conte, e quello adora
come a chi gli ha due vite date a unora.
70
Molti ringraziamenti e molte offerte
erano per seguir tra i cavallieri,
se non udian sonar le vie coperte
dagli arbori di frondi oscuri e neri.
Presti alle teste lor, cheran scoperte,
posero gli elmi, e presero i destrieri:
et ecco un cavalliero e una donzella
lor sopravien, cha pena erano in sella.
71
Era questo guerrier quel Mandricardo
che dietro Orlando in fretta si condusse
per vendicar Alzirdo e Manilardo,
che l paladin con gran valor percusse:
quantunque poi lo seguit pi tardo;
che Doralice in suo poter ridusse,
la quale avea con un troncon di cerro
tolta a cento guerrier carchi di ferro.
72
Non sapea il Saracin per, che questo,
chegli seguia, fosse il signor dAnglante:
ben navea indizio e segno manifesto
chesser dovea gran cavalliero errante.
A lui mir pi cha Zerbino, e presto
gli and con gli occhi dal capo alle piante;
e i dati contrasegni ritrovando,
disse: Tu se colui chio vo cercando.
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73
Sono omai dieci giorni (gli soggiunse)
che di cercar non lascio i tuo vestigi:
tanto la fama stimolommi e punse,
che di te venne al campo di Parigi,
quando a fatica un vivo sol vi giunse
di mille che mandasti ai regni stigi;
e la strage cont, che da te venne
sopra i Norizii e quei di Tremisenne.
74
Non fui, come lo seppi, a seguir lento,
e per vederti e per provarti appresso:
e perch minformai del guernimento
chai sopra larme, io so che tu sei desso;
e se non lavessi anco, e che fra cento
per celarti da me ti fossi messo,
il tuo fiero sembiante mi faria
chiaramente veder che tu quel sia.
75
Non si pu (gli rispose Orlando) dire
che cavallier non sii dalto valore;
per che s magnanimo desire
non mi credo albergasse in umil core.
Se l volermi veder ti fa venire,
vo che mi veggi dentro, come fuore:
mi lever questo elmo da le tempie,
acci cha punto il tuo desire adempie.
76
Ma poi che ben mavrai veduto in faccia,
allaltro desiderio ancora attendi:
resta challa cagion tu satisfaccia,
che fa che dietro questa via mi prendi;
che veggi se l valor mio si confaccia
a quel sembiante fier che s commendi.
Ors (disse il pagano), al rimanente;
chal primo ho satisfatto interamente.
580
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77
Il conte tuttavia dal capo al piede
va cercando il pagan tutto con gli occhi:
mira ambi i fianchi, indi larcion; n vede
pender n qua n l mazze n stocchi.
Gli domanda di charme si provede,
savvien che con la lancia in fallo tocchi.
Rispose quel: Non ne pigliar tu cura:
cos a moltaltri ho ancor fatto paura.
78
Ho sacramento di non cinger spada,
fin chio non tolgo Durindana al conte;
e cercando lo vo per ogni strada,
acci pi duna posta meco sconte.
Lo giurai (se dintenderlo taggrada)
quando mi posi questelmo alla fronte,
il qual con tutte laltrarme chio porto,
era dEttr, che gi millanni morto.
79
La spada sola manca alle buone arme:
come rubata fu, non ti so dire.
Or che la porti il paladino, parme;
e di qui vien chegli ha s grande ardire.
Ben penso, se con lui posso accozzarme,
fargli il mal tolto ormai ristituire.
Cercolo ancor, che vendicar disio
il famoso Agrican genitor mio.
80
Orlando a tradimento gli di morte:
ben so che non potea farlo altrimente.
Il conte pi non tacque, e grid forte:
E tu, e qualunque il dice, se ne mente.
Ma quel che cerchi t venuto in sorte:
io sono Orlando, e uccisil giustamente;
e questa quella spada che tu cerchi,
che tua sar, se con virt la merchi.
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
81
Quantunque sia debitamente mia,
tra noi per gentilezza si contenda:
n voglio in questa pugna chella sia
pi tua che mia; ma a un arbore sappenda.
Levala tu liberamente via,
savvien che tu muccida o che mi prenda.
Cos dicendo, Durindana prese,
e n mezzo il campo a un arbuscel lappese.
82
Gi lun da laltro dipartito lunge,
quanto sarebbe un mezzo tratto darco:
gi luno contra laltro il destrier punge,
n de le lente redine gli parco:
gi luno e laltro di gran colpo aggiunge
dove per lelmo la veduta ha varco.
Parveno laste, al rompersi, di gielo;
e in mille scheggie andr volando al cielo.
83
Luna e laltra asta forza che si spezzi;
che non voglion piegarsi i cavallieri,
i cavallier che tornano coi pezzi
che son restati appresso i calci interi.
Quelli, che sempre fur nel ferro avezzi,
or, come duo villan per sdegno fieri
nel partir acque o termini de prati,
fan crudel zuffa di duo pali armati.
84
Non stanno laste a quattro colpi salde,
e mancan nel furor di quella pugna.
Di qua e di l si fan lire pi calde;
n da ferir lor resta altro che pugna.
Schiodano piastre, e straccian maglie e falde,
pur che la man, dove saggraffi, giugna.
Non desideri alcun, perch pi vaglia,
martel pi grave o pi dura tanaglia.
582
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85
Come pu il Saracin ritrovar sesto
di finir con suo onore il fiero invito?
Pazzia sarebbe il perder tempo in questo,
che nuoce al feritor pi chal ferito.
And alle strette luno e laltro, e presto
il re pagano Orlando ebbe ghermito:
lo stringe al petto; e crede far le prove
che sopra Anteo fe gi il figliol di Giove.
86
Lo piglia con molto impeto a traverso:
quando lo spinge, e quando a s lo tira;
et ne la gran clera s immerso,
chove resti la briglia poco mira.
Sta in s raccolto Orlando, e ne va verso
il suo vantaggio, e alla vittoria aspira:
gli pon la cauta man sopra le ciglia
del cavallo, e cader ne fa la briglia.
87
Il Saracino ogni poter vi mette,
che lo soffoghi, o de larcion lo svella:
negli urti il conte ha le ginocchia strette;
n in questa parte vuol piegar n in quella.
Per quel tirar che fa il pagan, constrette
le cingie son dabandonar la sella.
Orlando in terra, e a pena sel conosce;
chi piedi ha in staffa, e stringe ancor le cosce.
88
Con quel rumor chun sacco darme cade,
risuona il conte, come il campo tocca.
Il destrier cha la testa in libertade,
quello a chi tolto il freno era di bocca,
non pi mirando i boschi che le strade,
con ruinoso corso si trabocca,
spinto di qua e di l dal timor cieco;
e Mandricardo se ne porta seco.
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89
Doralice che vede la sua guida
uscir del campo e torlesi dappresso,
e mal restarne senza si confida,
dietro, correndo, il suo ronzin gli ha messo.
Il pagan per orgoglio al destrier grida,
e con mani e con piedi il batte spesso;
e, come non sia bestia, lo minaccia
perch si fermi, e tuttavia pi il caccia.
90
La bestia, chera spaventosa e poltra,
sanza guardarsi ai pi, corre a traverso.
Gi corso avea tre miglia, e seguiva oltra,
sun fosso a quel desir non era avverso;
che, sanza aver nel fondo o letto o coltra,
ricev luno e laltro in s riverso.
Di Mandricardo in terra aspra percossa;
n per si fiacc n si roppe ossa.
91
Quivi si ferma il corridore al fine;
ma non si pu guidar, che non ha freno.
Il Tartaro lo tien preso nel crine,
e tutto di furore e dira pieno.
Pensa, e non sa quel che di far destine.
Pongli la briglia del mio palafreno
(la donna gli dicea); che non molto
il mio feroce, o sia col freno o sciolto.
92
Al Saracin parea discortesia
la proferta accettar di Doralice;
ma fren gli far aver per altra via
Fortuna a suoi disii molto fautrice.
Quivi Gabrina scelerata invia,
che, poi che di Zerbin fu traditrice,
fuggia, come la lupa che lontani
oda venire i cacciatori e i cani.
584
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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93
Ella avea ancora indosso la gonnella,
e quei medesmi giovenili ornati
che furo alla vezzosa damigella
di Pinabel, per lei vestir, levati;
et avea il palafreno anco di quella,
dei buon del mondo e degli avantaggiati.
La vecchia sopra il Tartaro trovosse,
chancor non sera accorta che vi fosse.
94
Labito giovenil mosse la figlia
di Stordilano, e Mandricardo a riso,
vedendolo a colei che rassomiglia
a un babuino, a un bertuccione in viso.
Disegna il Saracin torle la briglia
pel suo destriero, e riusc laviso.
Toltogli il morso, il palafren minaccia,
gli grida, lo spaventa, e in fuga il caccia.
95
Quel fugge per la selva, e seco porta
la quasi morta vecchia di paura
per valli e monti e per via dritta e torta,
per fossi e per pendici alla ventura.
Ma il parlar di costei s non mimporta,
chio non debba dOrlando aver pi cura,
challa sua sella ci chera di guasto,
tutto ben racconci sanza contrasto.
96
Rimont sul destriero, e ste gran pezzo
a riguardar che l Saracin tornasse.
Nol vedendo apparir, vlse da sezzo
egli esser quel cha ritrovarlo andasse;
ma, come costumato e bene avezzo,
non prima il paladin quindi si trasse,
che con dolce parlar grato e cortese
buona licenzia dagli amanti prese.
585
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
97
Zerbin di quel partir molto si dolse;
di tenerezza ne piangea Issabella:
voleano ir seco, ma il conte non vlse
lor compagnia, ben chera e buona e bella;
e con questa ragion se ne disciolse,
cha guerrier non infamia sopra quella
che, quando cerchi un suo nimico, prenda
compagno che laiuti e che l difenda.
98
Li preg poi, che quando il Saracino,
prima chin lui, si riscontrasse in loro,
gli dicesser chOrlando avria vicino
ancor tre giorni per quel tenitoro;
ma dopo, che sarebbe il suo camino
verso le nsegne dei bei gigli doro,
per esser con lesercito di Carlo,
acci, volendol, sappia onde chiamarlo.
99
Quelli promiser farlo volentieri,
e questa e ognaltra cosa al suo comando.
Feron camin diverso i cavallieri,
di qua Zerbino, e di l il conte Orlando.
Prima che pigli il conte altri sentieri,
allarbor tolse, e a s ripose il brando;
e dove meglio col pagan pensosse
di potersi incontrare, il destrier mosse.
100
Lo strano corso che tenne il cavallo
del Saracin pel bosco senza via,
fece chOrlando and duo giorni in fallo,
n lo trov, n pot averne spia.
Giunse ad un rivo che parea cristallo,
ne le cui sponde un bel pratel fioria,
di nativo color vago e dipinto,
e di molti e belli arbori distinto.
586
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
101
Il merigge facea grato lorezzo
al duro armento et al pastore ignudo;
s che n Orlando sentia alcun ribrezzo,
che la corazza avea, lelmo e lo scudo.
Quivi egli entr per riposarvi in mezzo;
e vebbe travaglioso albergo e crudo,
e pi che dir si possa empio soggiorno,
quellinfelice e sfortunato giorno.
102
Volgendosi ivi intorno, vide scritti
molti arbuscelli in su lombrosa riva.
Tosto che fermi vebbe gli occhi e fitti,
fu certo esser di man de la sua diva.
Questo era un di quei lochi gi descritti,
ove sovente con Medor veniva
da casa del pastore indi vicina
la bella donna del Catai regina.
103
Angelica e Medor con cento nodi
legati insieme, e in cento lochi vede.
Quante lettere son, tanti son chiodi
coi quali Amore il cor gli punge e fiede.
Va col pensier cercando in mille modi
non creder quel chal suo dispetto crede:
chaltra Angelica sia, creder si sforza,
chabbia scritto il suo nome in quella scorza.
104
Poi dice: Conosco io pur queste note:
di talio nho tante vedute e lette.
Finger questo Medoro ella si puote:
forse cha me questo cognome mette.
Con tali opinion dal ver remote
usando fraude a se medesmo, stette
ne la speranza il mal contento Orlando,
che si seppe a se stesso ir procacciando.
587
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
105
Ma sempre pi raccende e pi rinuova,
quanto spenger pi cerca, il rio sospetto:
come lincauto augel che si ritrova
in ragna o in visco aver dato di petto,
quanto pi batte lale e pi si prova
di disbrigar, pi vi si lega stretto.
Orlando viene ove sincurva il monte
a guisa darco in su la chiara fonte.
106
Aveano in su lentrata il luogo adorno
coi piedi storti edere e viti erranti.
Quivi soleano al pi cocente giorno
stare abbracciati i duo felici amanti.
Vaveano i nomi lor dentro e dintorno,
pi che in altro dei luoghi circonstanti,
scritti, qual con carbone e qual con gesso,
e qual con punte di coltelli impresso.
107
Il mesto conte a pi quivi discese;
e vide in su lentrata de la grotta
parole assai, che di sua man distese
Medoro avea, che parean scritte allotta.
Del gran piacer che ne la grotta prese,
questa sentenzia in versi avea ridotta.
Che fosse culta in suo linguaggio io penso;
et era ne la nostra tale il senso:
108
Liete piante, verdi erbe, limpide acque,
spelunca opaca e di fredde ombre grata,
dove la bella Angelica che nacque
di Galafron, da molti invano amata,
spesso ne le mie braccia nuda giacque;
de la commodit che qui m data,
io povero Medor ricompensarvi
daltro non posso, che dognior lodarvi:
588
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
109
e di pregare ogni signore amante,
e cavallieri e damigelle, e ognuna
persona, o paesana o viandante,
che qui sua volont meni o Fortuna;
challerbe, allombre, allantro, al rio, alle piante
dica: benigno abbiate e sole e luna,
e de le ninfe il coro, che proveggia
che non conduca a voi pastor mai greggia.
110
Era scritto in arabico, che l conte
intendea cos ben come latino:
fra molte lingue e molte chavea pronte,
prontissima avea quella il paladino;
e gli schiv pi volte e danni et onte,
che si trov tra il popul saracino:
ma non si vanti, se gi nebbe frutto;
chun danno or nha, che pu scontargli il tutto.
111
Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto
quello infelice, e pur cercando invano
che non vi fosse quel che vera scritto;
e sempre lo vedea pi chiaro e piano:
et ogni volta in mezzo il petto afflitto
stringersi il cor sentia con fredda mano.
Rimase al fin con gli occhi e con la mente
fissi nel sasso, al sasso indifferente.
112
Fu allora per uscir del sentimento,
s tutto in preda del dolor si lassa.
Credete a chi nha fatto esperimento,
che questo l duol che tutti gli altri passa.
Caduto gli era sopra il petto il mento,
la fronte priva di baldanza e bassa;
n pot aver (che l duol loccup tanto)
alle querele voce, o umore al pianto.
589
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
113
Limpetuosa doglia entro rimase,
che volea tutta uscir con troppa fretta.
Cos veggin restar lacqua nel vase,
che largo il ventre e la bocca abbia stretta;
che nel voltar che si fa in su la base,
lumor che vorria uscir, tanto saffretta,
e ne langusta via tanto sintrica,
cha goccia a goccia fuore esce a fatica.
114
Poi ritorna in s alquanto, e pensa come
possa esser che non sia la cosa vera:
che voglia alcun cos infamare il nome
de la sua donna e crede e brama e spera,
o gravar lui dinsoportabil some
tanto di gelosia, che se ne pra;
et abbia quel, sia chi si voglia stato,
molto la man di lei bene imitato.
115
In cos poca, in cos debol speme
sveglia gli spirti e gli rifranca un poco;
indi al suo Brigliadoro il dosso preme,
dando gi il sole alla sorella loco.
Non molto va, che da le vie supreme
dei tetti uscir vede il vapor del fuoco,
sente cani abbaiar, muggiare armento:
viene alla villa, e piglia alloggiamento.
116
Languido smonta, e lascia Brigliadoro
a un discreto garzon che nabbia cura;
altri il disarma, altri gli sproni doro
gli leva, altri a forbir va larmatura.
Era questa la casa ove Medoro
giacque ferito, e vebbe alta avventura.
Corcarsi Orlando e non cenar domanda,
di dolor sazio e non daltra vivanda.
590
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
117
Quanto pi cerca ritrovar quiete,
tanto ritrova pi travaglio e pena;
che de lodiato scritto ogni parete,
ogni uscio, ogni finestra vede piena.
Chieder ne vuol: poi tien le labra chete;
che teme non si far troppo serena,
troppo chiara la cosa che di nebbia
cerca offuscar, perch men nuocer debbia.
118
Poco gli giova usar fraude a se stesso;
che senza domandarne, chi ne parla.
Il pastor che lo vede cos oppresso
da sua tristizia, e che voria levarla,
listoria nota a s, che dicea spesso
di quei duo amanti a chi volea ascoltarla,
cha molti dilettevole fu a udire,
glincominci senza rispetto a dire:
119
come esso a prieghi dAngelica bella
portato avea Medoro alla sua villa,
chera ferito gravemente; e chella
cur la piaga, e in pochi d guarilla:
ma che nel cor duna maggior di quella
lei fer Amor; e di poca scintilla
laccese tanto e s cocente fuoco,
che nardea tutta, e non trovava loco:
120
e sanza aver rispetto chella fusse
figlia del maggior re chabbia il Levante,
da troppo amor constretta si condusse
a farsi moglie dun povero fante.
Allultimo listoria si ridusse,
che l pastor fe portar la gemma inante,
challa sua dipartenza, per mercede
del buono albergo, Angelica gli diede.
591
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
121
Questa conclusion fu la secure
che l capo a un colpo gli lev dal collo,
poi che dinnumerabil battiture
si vide il manigoldo Amor satollo.
Celar si studia Orlando il duolo; e pure
quel gli fa forza, e male asconder pllo:
per lacrime e suspir da bocca e docchi
convien, voglia o non voglia, al fin che scocchi.
122
Poi challargare il freno al dolor puote
(che resta solo e senza altrui rispetto),
gi dagli occhi rigando per le gote
sparge un fiume di lacrime sul petto:
sospira e geme, e va con spesse ruote
di qua di l tutto cercando il letto;
e pi duro chun sasso, e pi pungente
che se fosse durtica, se lo sente.
123
In tanto aspro travaglio gli soccorre
che nel medesmo letto in che giaceva,
lingrata donna venutasi a porre
col suo drudo pi volte esser doveva.
Non altrimenti or quella piuma abborre,
n con minor prestezza se ne leva,
che de lerba il villan che sera messo
per chiuder gli occhi, e vegga il serpe appresso.
124
Quel letto, quella casa, quel pastore
immantinente in tantodio gli casca,
che senza aspettar luna, o che lalbre
che va dinanzi al nuovo giorno nasca,
piglia larme e il destriero, et esce fuore
per mezzo il bosco alla pi oscura frasca;
e quando poi gli aviso desser solo,
con gridi et urli apre le porte al duolo.
592
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
125
Di pianger mai, mai di gridar non resta;
n la notte n l d si d mai pace.
Fugge cittadi e borghi, e alla foresta
sul terren duro al discoperto giace.
Di s si maraviglia chabbia in testa
una fontana dacqua s vivace,
e come sospirar possa mai tanto;
e spesso dice a s cos nel pianto:
126
Queste non son pi lacrime, che fuore
stillo dagli occhi con s larga vena.
Non suppliron le lacrime al dolore:
finr, cha mezzo era il dolore a pena.
Dal fuoco spinto ora il vitale umore
fugge per quella via chagli occhi mena;
et quel che si versa, e trarr insieme
e l dolore e la vita allore estreme.
127
Questi chindizio fan del mio tormento,
sospir non sono, n i sospir son tali.
Quelli han triegua talora; io mai non sento
che l petto mio men la sua pena esali.
Amor che marde il cor, fa questo vento,
mentre dibatte intorno al fuoco lali.
Amor, con che miracolo lo fai,
che n fuoco il tenghi, e nol consumi mai?
128
Non son, non sono io quel che paio in viso:
quel chera Orlando morto et sotterra;
la sua donna ingratissima lha ucciso:
s, mancando di f, gli ha fatto guerra.
Io son lo spirto suo da lui diviso,
chin questo inferno tormentandosi erra,
acci con lombra sia, che sola avanza,
esempio a chi in Amor pone speranza.
593
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
129
Pel bosco err tutta la notte il conte;
e allo spuntar della diurna fiamma
lo torn il suo destin sopra la fonte
dove Medoro insculse lepigramma.
Veder lingiuria sua scritta nel monte
laccese s, chin lui non rest dramma
che non fosse odio, rabbia, ira e furore;
n pi indugi, che trasse il brando fuore.
130
Tagli lo scritto e l sasso, e sin al cielo
a volo alzar fe le minute schegge.
Infelice quellantro, et ogni stelo
in cui Medoro e Angelica si legge!
Cos restr quel d, chombra n gielo
a pastor mai non daran pi, n a gregge:
e quella fonte, gi s chiara e pura,
da cotanta ira fu poco sicura;
131
che rami e ceppi e tronchi e sassi e zolle
non cess di gittar ne le bellonde,
fin che da sommo ad imo s turbolle,
che non furo mai pi chiare n monde.
E stanco al fin, e al fin di sudor molle,
poi che la lena vinta non risponde
allo sdegno, al grave odio, allardente ira,
cade sul prato, e verso il ciel sospira.
132
Afflitto e stanco al fin cade ne lerba,
e ficca gli occhi al cielo, e non fa motto.
Senza cibo e dormir cos si serba,
che l sole esce tre volte e torna sotto.
Di crescer non cess la pena acerba,
che fuor del senno al fin lebbe condotto.
Il quarto d, da gran furor commosso,
e maglie e piastre si stracci di dosso.
594
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventitreesimo
133
Qui riman lelmo, e l riman lo scudo,
lontan gli arnesi, e pi lontan lusbergo:
larme sue tutte, in somma vi concludo,
avean pel bosco differente albergo.
E poi si squarci i panni, e mostr ignudo
lispido ventre e tutto l petto e l tergo;
e cominci la gran follia, s orrenda,
che de la pi non sar mai chintenda.
134
In tanta rabbia, in tanto furor venne,
che rimase offuscato in ogni senso.
Di tor la spada in man non gli sovenne;
che fatte avria mirabil cose, penso.
Ma n quella, n scure, n bipenne
era bisogno al suo vigore immenso.
Quivi fe ben de le sue prove eccelse,
chun alto pino al primo crollo svelse:
135
e svelse dopo il primo altri parecchi,
come fosser finocchi, ebuli o aneti;
e fe il simil di querce e dolmi vecchi,
di faggi e dorni e dillici e dabeti.
Quel chun ucellator che sapparecchi
il campo mondo, fa, per por le reti,
dei giunchi e de le stoppie e de lurtiche,
facea de cerri e daltre piante antiche.
136
I pastor che sentito hanno il fracasso,
lasciando il gregge sparso alla foresta,
chi di qua, chi di l, tutti a gran passo
vi vengono a veder che cosa questa.
Ma son giunto a quel segno il qual sio passo
vi potria la mia istoria esser molesta;
et io la vo pi tosto diferire,
che vabbia per lunghezza a fastidire.
595
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
Canto 24
1
Chi mette il pi su lamorosa pania,
cerchi ritrarlo, e non vinveschi lale;
che non in somma amor, se non insania,
a giudizio de savi universale:
e se ben come Orlando ognun non smania,
suo furor mostra a qualchaltro segnale.
E quale di pazzia segno pi espresso
che, per altri voler, perder se stesso?
2
Varii gli effetti son, ma la pazzia
tuttuna per, che li fa uscire.
Gli come una gran selva, ove la via
conviene a forza, a chi vi va, fallire:
chi su, chi gi, chi qua, chi l travia.
Per concludere in somma, io vi vo dire:
a chi in amor sinvecchia, oltrogni pena,
si convengono i ceppi e la catena.
3
Ben mi si potria dir: Frate, tu vai
laltrui mostrando, e non vedi il tuo fallo.
Io vi rispondo che comprendo assai,
or che di mente ho lucido intervallo;
et ho gran cura (e spero farlo ormai)
di riposarmi e duscir fuor di ballo:
ma tosto far, come vorrei, nol posso;
che l male penetrato infin allosso.
4
Signor, ne laltro canto io vi dicea
che l forsennato e furioso Orlando
trattesi larme e sparse al campo avea,
squarciati i panni, via gittato il brando,
svelte le piante, e risonar facea
i cavi sassi e lalte selve; quando
alcunpastori al suon trasse in quel lato
lor stella, o qualche lor grave peccato.
596
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
5
Viste del pazzo lincredibil prove
poi pi dappresso e la possanza estrema,
si voltan per fuggir, ma non sanno ove,
s come avviene in subitana tema.
Il pazzo dietro lor ratto si muove:
uno ne piglia, e del capo lo scema
con la facilit che torria alcuno
da larbor pome, o vago fior dal pruno.
6
Per una gamba il grave tronco prese,
e quello us per mazza adosso al resto:
in terra un paio addormentato stese,
chal novissimo d forse fia desto.
Gli altri sgombraro subito il paese,
chebbono il piede e il buono aviso presto.
Non saria stato il pazzo al seguir lento,
se non chera gi volto al loro armento.
7
Gli agricultori, accorti agli altru esempli,
lascian nei campi aratri e marre e falci:
chi monta su le case e chi sui templi
(poi che non son sicuri olmi n salci),
onde lorrenda furia si contempli,
cha pugni, ad urti, a morsi, a graffi, a calci,
cavalli e buoi rompe, fraccassa e strugge;
e ben corridor chi da lui fugge.
8
Gi potreste sentir come ribombe
lalto rumor ne le propinque ville
durli, e di corni, rusticane trombe,
e pi spesso che daltro, il suon di squille;
e con spuntoni et archi e spiedi e frombe
veder dai monti sdrucciolarne mille,
et altritanti andar da basso ad alto,
per fare al pazzo un villanesco assalto.
597
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
9
Qual venir suol nel salso lito londa
mossa da laustro cha principio scherza,
che maggior de la prima la seconda,
e con pi forza poi segue la terza;
et ogni volta pi lumore abonda,
e ne larena pi stende la sferza:
tal contra Orlando lempia turba cresce,
che gi da balze scende e di valli esce.
10
Fece morir diece persone e diece,
che senza ordine alcun gli andaro in mano:
e questo chiaro esperimento fece,
chera assai pi sicur starne lontano.
Trar sangue da quel corpo a nessun lece,
che lo fere e percuote il ferro invano.
Al conte il re del ciel tal grazia diede,
per porlo a guardia di sua santa fede.
11
Era a periglio di morire Orlando,
se fosse di morir stato capace.
Potea imparar chera a gittare il brando,
e poi voler senzarme essere audace.
La turba gi sandava ritirando,
vedendo ogni suo colpo uscir fallace.
Orlando, poi che pi nessun lattende,
verso un borgo di case il camin prende.
12
Dentro non vi trov piccol n grande;
che l borgo ognun per tema avea lasciato.
Verano in copia povere vivande,
convenienti a un pastorale stato.
Senza il pane discerner da le giande,
dal digiuno e da limpeto cacciato,
le mani e il dente lasci andar di botto
in quel che trov prima, o crudo o cotto.
598
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
13
E quindi errando per tutto il paese,
dava la caccia e agli uomini e alle fere;
e scorrendo pei boschi, talor prese
i capri isnelli e le damme leggiere.
Spesso con orsi e con cingiai contese,
e con man nude li pose a giacere:
e di lor carne con tutta la spoglia
pi volte il ventre emp con fiera voglia.
14
Di qua, di l, di su, di gi discorre
per tutta Francia; e un giorno a un ponte arriva,
sotto cui largo e pieno dacqua corre
un fiume dalta e di scoscesa riva.
Edificato accanto avea una torre
che dognintorno e di lontan scopriva.
Quel che fe quivi, avete altrove a udire;
che di Zerbin mi convien prima dire.
15
Zerbin, da poi chOrlando fu partito,
dimor alquanto, e poi prese il sentiero
che l paladino inanzi gli avea trito,
e mosse a passo lento il suo destriero.
Non credo che duo miglia anco fosse ito,
che trar vide legato un cavalliero
sopra un picciol ronzino, e dogni lato
la guardia aver dun cavalliero armato.
16
Zerbin questo prigion conobbe tosto
che gli fu appresso, e cos fe Issabella:
era Odorico il Biscaglin, che posto
fu come lupo a guardia de lagnella.
Lavea a tutti gli amici suoi preposto
Zerbino in confidargli la donzella,
sperando che la fede che nel resto
sempre avea avuta, avesse ancora in questo.
599
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
17
Come era a punto quella cosa stata,
vena Issabella raccontando allotta:
come nel palischermo fu salvata,
prima chavesse il mar la nave rotta;
la forza che lavea Odorico usata;
e come tratta poi fosse alla grotta.
N giuntera anco al fin di quel sermone,
che trarre il malfattor vider prigione.
18
I duo chin mezzo avean preso Odorico,
dIssabella notizia ebbeno vera;
e savisaro esser di lei lamico,
e l signor lor, colui chappresso lera;
ma pi, che ne lo scudo il segno antico
vider dipinto di sua stirpe altiera:
e trovr, poi che guardr meglio al viso,
che sera al vero apposto il loro aviso.
19
Saltaro a piedi, e con aperte braccia
correndo se nandr verso Zerbino,
e labbracciaro ove il maggior sabbraccia,
col capo nudo e col ginocchio chino.
Zerbin, guardando luno e laltro in faccia,
vide esser lun Corebo il Biscaglino,
Almonio laltro, chegli avea mandati
con Odorico in sul navilio armati.
20
Almonio disse: Poi che piace a Dio
(la sua merc) che sia Issabella teco,
io posso ben comprender, signor mio,
che nulla cosa nuova ora tarreco,
sio vo dir la cagion che questo rio
fa che cos legato vedi meco;
che da costei, che pi sent loffesa,
a punto avrai tutta listoria intesa.
600
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
21
Come dal traditore io fui schernito
quando da s levommi, saper di;
e come poi Corebo fu ferito,
cha difender savea tolto costei.
Ma quanto al mio ritorno sia seguito,
n veduto n inteso fu da lei,
che te labbia potuto riferire:
di questa parte dunque io ti vo dire.
22
Da la cittade al mar ratto io veniva
con cavalli chin fretta avea trovati,
sempre con gli occhi intenti sio scopriva
costor che molto a dietro eran restati.
Io vengo inanzi, io vengo in su la riva
del mare, al luogo ove io gli avea lasciati;
io guardo, n di loro altro ritrovo,
che ne larena alcun vestigio nuovo.
23
La psta seguitai, che mi condusse
nel bosco fier; n molto adentro fui,
che, dove il suon lorecchie mi percusse,
giacere in terra ritrovai costui.
Gli domandai che de la donna fusse,
che dOdorico, e chi avea offeso lui.
Io me nandai, poi che la cosa seppi,
il traditor cercando per quei greppi.
24
Molto aggirando vommi, e per quel giorno
altro vestigio ritrovar non posso.
Dove giacea Corebo al fin ritorno,
che fatto appresso avea il terren s rosso,
che poco pi che vi facea soggiorno,
gli saria stato di bisogno il fosso
e i preti e i frati pi per sotterrarlo,
chi medici e che l letto per sanarlo.
601
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
25
Dal bosco alla citt feci portallo,
e posi in casa duno ostier mio amico,
che fatto sano in poco termine hallo
per cura et arte dun chirurgo antico.
Poi darme proveduti e di cavallo
Corebo et io cercammo dOdorico,
chin corte del re Alfonso di Biscaglia
trovammo; e quivi fui seco a battaglia.
26
La giustizia del re, che il loco franco
de la pugna mi diede, e la ragione,
et oltre alla ragion la Fortuna anco,
che spesso la vittoria, ove vuol, pone,
mi giovr s, che di me pot manco
il traditore; onde fu mio prigione.
Il re, udito il gran fallo, mi concesse
di poter farne quanto mi piacesse.
27
Non lho voluto uccider n lasciarlo,
ma, come vedi, trarloti in catena;
perch vo cha te stia di giudicarlo,
se morire o tener si deve in pena.
Lavere inteso cheri appresso a Carlo,
e l desir di trovarti qui mi mena.
Ringrazio Dio che mi fa in questa parte,
dove lo sperai meno, ora trovarte.
28
Ringraziolo anco, che la tua Issabella
io veggo (e non so come) che teco hai;
di cui, per opra del fellon, novella
pensai che non avessi ad udir mai.
Zerbino ascolta Almonio e non favella,
fermando gli occhi in Odorico assai;
non s per odio, come che glincresce
cha s mal fin tanta amicizia gli esce.
602
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
29
Finito chebbe Almonio il suo sermone,
Zerbin riman gran pezzo sbigottito,
che chi dognaltro men navea cagione,
s espressamente il possa aver tradito.
Ma poi che duna lunga ammirazione
fu, sospirando, finalmente uscito,
al prigion domand se fosse vero
quel chavea di lui detto il cavalliero.
30
Il disleal con le ginocchia in terra
lasci cadersi, e disse: Signor mio,
ognun che vive al mondo pecca et erra;
n differisce in altro il buon dal rio,
se non che luno vinto ad ogni guerra
che gli vien mossa da un piccol disio,
laltro ricorre allarme e si difende:
ma se l nimico forte, anco ei si rende.
31
Se tu mavessi posto alla difesa
duna tua rcca, e chal primiero assalto
alzate avessi, senza far contesa,
deglinimici le bandiere in alto;
di vilt, o tradimento, che pi pesa,
sugli occhi por mi si potria uno smalto:
ma sio cedessi a forza, son ben certo
che biasmo non avrei, ma gloria e merto.
32
Sempre che linimico pi possente,
pi chi perde accettabile ha la scusa.
Mia f guardar dovea non altrimente
chuna fortezza dognintorno chiusa:
cos, con quanto senno e quanta mente
da la somma Prudenzia mera infusa,
io mi sforzai guardarla; ma al fin vinto
da intolerando assalto, ne fui spinto.
603
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
33
Cos disse Odorico, e poi soggiunse
(che saria lungo a ricontarvi il tutto)
mostrando che gran stimolo lo punse,
e non per lieve sferza sera indutto.
Se mai per prieghi ira di cor si emunse,
sumilt di parlar fece mai frutto,
quivi far lo dovea; che ci che muova
di cor durezza, ora Odorico trova.
34
Pigliar di tanta ingiuria alta vendetta,
tra il s Zerbino e il no resta confuso:
il vedere il demerito lo alletta
a far che sia il fellon di vita escluso;
il ricordarsi lamicizia stretta
chera stata tra lor per s lungo uso,
con lacqua di piet laccesa rabbia
nel cor gli spegne, e vuol che merc nabbia.
35
Mentre stava cos Zerbino in forse
di liberare, o di menar captivo,
o pur il disleal dagli occhi trse
per morte, o pur tenerlo in pena vivo;
quivi rignando il palafreno corse,
che Mandricardo avea di briglia privo;
e vi port la vecchia che vicino
a morte dianzi avea tratto Zerbino.
36
Il palafren, chudito di lontano
avea questaltri, era tra lor venuto,
e la vecchia portatavi, chinvano
vena piangendo e domandando aiuto.
Come Zerbin lei vide, alz la mano
al ciel che s benigno gli era suto,
che datogli in arbitrio avea que dui
che soli odiati esser dovean da lui.
604
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
37
Zerbin fa ritener la mala vecchia,
tanto che pensi quel che debba farne:
tagliarle il naso e luna e laltra orecchia
pensa, et esempio a malfattori darne;
poi gli par assai meglio, sapparecchia
un pasto agli avoltoi di quella carne.
Punizion diversa tra s volve;
e cos finalmente si risolve.
38
Si rivolta ai compagni, e dice: Io sono
di lasciar vivo il disleal contento;
che sin tutto non merita perdono,
non merita anco s crudel tormento.
Che viva e che slegato sia gli dono,
per chesser dAmor la colpa sento;
e facilmente ogni scusa sammette,
quando in Amor la colpa si reflette.
39
Amore ha volto sottosopra spesso
senno pi saldo che non ha costui,
et ha condotto a via maggiore eccesso
di questo, choltraggiato ha tutti nui.
Ad Odorico debbe esser rimesso:
punito esser debbo io, che cieco fui,
cieco a dargline impresa, e non por mente
che l fuoco arde la paglia facilmente.
40
Poi mirando Odorico: Io vo che sia
(gli disse) del tuo error la penitenza,
che la vecchia abbi un anno in compagnia,
n di lasciarla mai ti sia licenza;
ma notte e giorno, ove tu vada o stia,
unora mai non te ne trovi senza;
e fin a morte sia da te difesa
contra ciascun che voglia farle offesa.
605
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
41
Vo, se da lei ti sar commandato,
che pigli contra ognun contesa e guerra:
vo in questo tempo, che tu sia ubligato
tutta Francia cercar di terra in terra.
Cos dicea Zerbin; che pel peccato
meritando Odorico andar sotterra,
questo era porgli inanzi unalta fossa,
che fia gran sorte che schivar la possa.
42
Tante donne, tanti uomini traditi
avea la vecchia, e tanti offesi e tanti,
che chi sar con lei, non senza liti
potr passar de cavallieri erranti.
Cos di par saranno ambi puniti:
ella de suoi commessi errori inanti,
egli di trne la difesa a torto;
n molto potr andar che non sia morto.
43
Di dover servar questo, Zerbin diede
ad Odorico un giuramento forte,
con patto che se mai rompe la fede,
e chinanzi gli cpiti per sorte,
senza udir prieghi e averne pi mercede,
lo debba far morir di cruda morte.
Ad Almonio e a Corebo poi rivolto,
fece Zerbin che fu Odorico sciolto.
44
Corebo, consentendo Almonio, sciolse
il traditore al fin, ma non in fretta;
challuno e allaltro esser turbato dolse
da s desiderata sua vendetta.
Quindi partissi il disleale, e tolse
in compagnia la vecchia maledetta.
Non si legge in Turpin che navvenisse;
ma vidi gi un autor che pi ne scrisse.
606
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
45
Scrive lautore, il cui nome mi taccio,
che non furo lontani una giornata,
che per trsi Odorico quello impaccio,
contra ogni patto et ogni fede data,
al collo di Gabrina gitt un laccio,
e che ad un olmo la lasci impiccata;
e chindi a un anno (ma non dice il loco)
Almonio a lui fece il medesmo giuoco.
46
Zerbin che dietro era venuto allorma
del paladin, n perder la vorrebbe,
manda a dar di s nuove alla sua torma,
che star senza gran dubbio non ne debbe:
Almonio manda, e di pi cose informa,
che lungo il tutto a ricontar sarebbe;
Almonio manda, e a lui Corebo appresso;
n tien, fuor chIssabella, altri con esso.
47
Tantera lamor grande che Zerbino,
e non minor del suo quel che Issabella
portava al virtuoso paladino;
tanto il desir dintender la novella
chegli avesse trovato il Saracino
che del destrier lo trasse con la sella;
che non far allesercito ritorno,
se non finito che sia il terzo giorno;
48
il termine chOrlando aspettar disse
il cavallier chancor non porta spada.
Non alcun luogo dove il conte gisse,
che Zerbin pel medesimo non vada.
Giunse al fin tra quegli arbori che scrisse
lingrata donna, un poco fuor di strada;
e con la fonte e col vicino sasso
tutti li ritruov messi in fracasso.
607
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
49
Vede lontan non sa che luminoso,
e trova la corazza esser del conte;
e trova lelmo poi, non quel famoso
charm gi il capo allafricano Almonte.
Il destrier ne la selva pi nascoso
sente anitrire, e leva al suon la fronte;
e vede Brigliador pascer per lerba,
che dallarcion pendente il freno serba.
50
Durindana cerc per la foresta,
e fuor la vide del fodero starse.
Trov, ma in pezzi, ancor la sopravesta
chin cento lochi il miser conte sparse.
Issabella e Zerbin con faccia mesta
stanno mirando, e non san che pensarse:
pensar potrian tutte le cose, eccetto
che fosse Orlando fuor dellintelletto.
51
Se di sangue vedessino una goccia,
creder potrian che fosse stato morto.
Intanto lungo la corrente doccia
vider venire un pastorello smorto.
Costui pur dianzi avea di su la roccia
lalto furor de linfelice scorto,
come larme gitt, squarciossi i panni,
pastori uccise, e fe millaltri danni.
52
Costui, richiesto da Zerbin, gli diede
vera informazion di tutto questo.
Zerbin si maraviglia, e a pena il crede;
e tuttavia nha indizio manifesto.
Sia come vuole, egli discende a piede,
pien di pietade, lacrimoso e mesto;
e ricogliendo da diversa parte
le reliquie ne va cherano sparte.
608
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
53
Del palafren discende anco Issabella,
e va quellarme riducendo insieme.
Ecco lor sopraviene una donzella
dolente in vista, e di cor spesso geme.
Se mi domanda alcun chi sia, perchella
cos saffligge, e che dolor la preme,
io gli risponder che Fiordiligi
che de lamante suo cerca i vestigi.
54
Da Brandimarte senza farle motto
lasciata fu ne la citt di Carlo,
dovella laspett sei mesi od otto;
e quando al fin non vide ritornarlo,
da un mare allaltro si mise, fin sotto
Pirene e lAlpe, e per tutto a cercarlo:
land cercando in ogni parte, fuore
chal palazzo dAtlante incantatore.
55
Se fosse stata a quellostel dAtlante,
veduto con Gradasso andare errando
lavrebbe, con Ruggier, con Bradamante,
e con Ferra prima e con Orlando;
ma poi che cacci Astolfo il negromante
col suon del corno orribile e mirando,
Brandimarte torn verso Parigi:
ma non sapea gi questo Fiordiligi.
56
Come io vi dico, sopraggiunta a caso
a quei duo amanti Fiordiligi bella,
conobbe larme, e Brigliador rimaso
senza il patrone e col freno alla sella.
Vide con gli occhi il miserabil caso,
e nebbe per udita anco novella;
che similmente il pastorel narrolle
aver veduto Orlando correr folle.
609
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
57
Quivi Zerbin tutte raguna larme,
e ne fa come un bel trofeo su n pino;
e volendo vietar che non se narme
cavallier paesan n peregrino,
scrive nel verde ceppo in breve carme:
Armatura dOrlando paladino;
come volesse dir: nessun la muova,
che star non possa con Orlando a prova.
58
Finito chebbe la lodevol opra,
tornava a rimontar sul suo destriero;
et ecco Mandricardo arrivar sopra,
che visto il pin di quelle spoglie altiero,
lo priega che la cosa gli discuopra:
e quel gli narra, come ha inteso, il vero.
Allora il re pagan lieto non bada,
che viene al pino, e ne leva la spada,
59
dicendo: Alcun non me ne pu riprendere;
non pur oggi chio lho fatta mia,
et il possesso giustamente prendere
ne posso in ogni parte, ovunque sia.
Orlando che temea quella difendere,
sha finto pazzo, e lha gittata via;
ma quando sua vilt pur cos scusi,
non debbe far chio mia ragion non usi.
60
Zerbino a lui gridava: Non la trre,
o pensa non laver senza questione.
Se togliesti cos larme dEttorre,
tu lhai di furto, pi che di ragione.
Senzaltro dir lun sopra laltro corre,
danimo e di virt gran paragone.
Di cento colpi gi rimbomba il suono,
n bene ancor ne la battaglia sono.
610
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
61
Di prestezza Zerbin pare una fiamma
a trsi ovunque Durindana cada:
di qua di l saltar come una damma
fa l suo destrier dove miglior la strada.
E ben convien che non ne perda dramma;
chandr, sun tratto il coglie quella spada,
a ritrovar glinnamorati spirti
chempion la selva degli ombrosi mirti.
62
Come il veloce can che l porco assalta
che fuor del gregge errar vegga nei campi,
lo va aggirando, e quinci e quindi salta;
ma quello attende chuna volta inciampi:
cos, se vien la spada o bassa od alta,
sta mirando Zerbin come ne scampi;
come la vita e lonor salvi a un tempo,
tien sempre locchio, e fiere e fugge a tempo.
63
Da laltra parte, ovunque il Saracino
la fiera spada vibra o piena o vta,
sembra fra due montagne un vento alpino
chuna frondosa selva il marzo scuota;
chora la caccia a terra a capo chino,
or gli spezzati rami in aria ruota.
Ben che Zerbin pi colpi e fggia e schivi,
non pu schivare al fin, chun non gli arrivi.
64
Non pu schivare al fine un gran fendente
che tra l brando e lo scudo entra sul petto.
Grosso lusbergo, e grossa parimente
era la piastra, e l panziron perfetto:
pur non gli steron contra, et ugualmente
alla spada crudel dieron ricetto.
Quella cal tagliando ci che prese,
la corazza e larcion fin su larnese.
611
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
65
E se non che fu scarso il colpo alquanto,
per mezzo lo fendea come una canna;
ma penetra nel vivo a pena tanto,
che poco pi che la pelle gli danna:
la non profunda piaga lunga quanto
non si misureria con una spanna.
Le lucidarme il caldo sangue irriga
per sino al pi di rubiconda riga.
66
Cos talora un bel purpureo nastro
ho veduto partir tela dargento
da quella bianca man pi chalabastro,
da cui partire il cor spesso mi sento.
Quivi poco a Zerbin vale esser mastro
di guerra, et aver forza e pi ardimento;
che di finezza darme e di possanza
il re di Tartaria troppo lavanza.
67
Fu questo colpo del pagan maggiore
in apparenza, che fosse in effetto;
tal chIssabella se ne sente il core
fendere in mezzo allagghiacciato petto.
Zerbin pien dardimento e di valore
tutto sinfiamma dira e di dispetto;
e quanto pi ferire a due man puote,
in mezzo lelmo il Tartaro percuote.
68
Quasi sul collo del destrier piegosse
per laspra botta il Saracin superbo;
e quando lelmo senza incanto fosse,
partito il capo gli avria il colpo acerbo.
Con poco differir ben vendicosse,
n disse: A unaltra volta io te la serbo:
e la spada gli alz verso lelmetto,
sperandosi tagliarlo infin al petto.
612
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
69
Zerbin che tenea locchio ove la mente,
presto il cavallo alla man destra volse;
non s presto per, che la tagliente
spada fuggisse, che lo scudo colse.
Da sommo ad imo ella il part ugualmente,
e di sotto il braccial roppe e disciolse;
e lui fer nel braccio, e poi larnese
spezzgli, e ne la coscia anco gli scese.
70
Zerbin di qua di l cerca ogni via,
n mai di quel che vuol, cosa gli avviene;
che larmatura sopra cui fera,
un piccol segno pur non ne ritiene.
Da laltra parte il re di Tartaria
sopra Zerbino a tal vantaggio viene,
che lha ferito in sette parti o in otto,
tolto lo scudo, e mezzo lelmo rotto.
71
Quel tuttavia pi va perdendo il sangue;
manca la forza, e ancor par che nol senta:
il vigoroso cor che nulla langue,
val s, che l debol corpo ne sostenta.
La donna sua, per timor fatta esangue,
intanto a Doralice sappresenta,
e la priega e la supplica per Dio,
che partir voglia il fiero assalto e rio.
72
Cortese come bella, Doralice,
n ben sicura come il fatto segua,
fa volentier quel chIssabella dice,
e dispone il suo amante a pace e a triegua.
Cos a prieghi de laltra lira ultrice
di cor fugge a Zerbino e si dilegua:
et egli, ove a lei par, piglia la strada,
senza finir limpresa de la spada.
613
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
73
Fiordiligi, che mal vede difesa
la buona spada del misero conte,
tacita duolsi, e tanto le ne pesa,
che dira piange e battesi la fronte.
Vorria aver Brandimarte a quella impresa;
e se mai lo ritrova e gli lo conte,
non crede poi che Mandricardo vada
lunga stagione altier di quella spada.
74
Fiordiligi cercando pure invano
va Brandimarte suo matina e sera;
e fa camin da lui molto lontano,
da lui che gi tornato a Parigi era.
Tanto ella se nand per monte e piano,
che giunse ove, al passar duna riviera,
vide e conobbe il miser paladino;
ma dicin quel chavvenne di Zerbino:
75
che l lasciar Durindana s gran fallo
gli par, che pi dognaltro mal glincresce;
quantunque a pena star possa a cavallo
pel molto sangue che gli uscito et esce.
Or poi che dopo non troppo intervallo
cessa con lira il caldo, il dolor cresce:
cresce il dolor s impetuosamente,
che mancarsi la vita se ne sente.
76
Per debolezza pi non potea gire;
s che fermossi appresso una fontana.
Non sa che far n che si debba dire
per aiutarlo la donzella umana.
Sol di disagio lo vede morire;
che quindi troppo ogni citt lontana,
dove in quel punto al medico ricorra,
che per pietade o premio gli soccorra.
614
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
77
Ella non sa, se non invan dolersi,
chiamar fortuna e il cielo empio e crudele.
Perch, ahi lassa! (dicea) non mi sommersi
quando levai ne lOcen le vele?
Zerbin che i languidi occhi ha in lei conversi,
sente pi doglia, chella si querele,
che de la passion tenace e forte
che lha condutto omai vicino a morte.
78
Cos, cor mio, vogliate (le diceva),
dopo chio sar morto, amarmi ancora,
come solo il lasciarvi che maggreva
qui senza guida, e non gi perchio mora:
che se in sicura parte maccadeva
finir de la mia vita lultima ora,
lieto e contento e fortunato a pieno
morto sarei, poi chio vi moro in seno.
79
Ma poi che l mio destino iniquo e duro
vol chio vi lasci, e non so in man di cui;
per questa bocca e per questi occhi giuro,
per queste chiome onde allacciato fui,
che disperato nel profondo oscuro
vo de lo nferno, ove il pensar di vui
chabbia cos lasciata, assai pi ria
sar dognaltra pena che vi sia.
80
A questo la mestissima Issabella,
declinando la faccia lacrimosa
e congiungendo la sua bocca a quella
di Zerbin, languidetta come rosa,
rosa non colta in sua stagion, s chella
impallidisca in su la siepe ombrosa,
disse: Non vi pensate gi, mia vita,
far senza me questultima partita.
615
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
81
Di ci, cor mio, nessun timor vi tocchi;
chio vo seguirvi o in cielo o ne lo nferno.
Convien che luno e laltro spirto scocchi,
insieme vada, insieme stia in eterno.
Non s tosto vedr chiudervi gli occhi,
o che muccider il dolore interno,
o se quel non pu tanto, io vi prometto
con questa spada oggi passarmi il petto.
82
De corpi nostri ho ancor non poca speme,
che me morti che vivi abbian ventura.
Qui forse alcun capiter, chinsieme,
mosso a piet, dar lor sepoltura.
Cos dicendo, le reliquie estreme
de lo spirto vital che morte fura,
va ricogliendo con le labra meste,
fin chuna minima aura ve ne reste.
83
Zerbin la debol voce riforzando,
disse: Io vi priego e supplico, mia diva,
per quello amor che mi mostraste, quando
per me lasciaste la paterna riva;
e se commandar posso, io vel commando,
che fin che piaccia a Dio, restiate viva;
n mai per caso pogniate in oblio
che quanto amar si pu vabbia amato io.
84
Dio vi proveder daiuto forse,
per liberarvi dogni atto villano,
come fe quando alla spelonca torse,
per indi trarvi, il senator romano.
Cos (la sua merc) gi vi soccorse
nel mare e contra il Biscaglin profano:
e se pure avverr che poi si deggia
morire, allora il minor mal selleggia.
616
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
85
Non credo che questultime parole
potesse esprimer s, che fosse inteso;
e fin come il debol lume suole,
cui cera manchi od altro in che sia acceso.
Chi potr dire a pien come si duole,
poi che si vede pallido e disteso,
la giovanetta, e freddo come ghiaccio
il suo caro Zerbin restare in braccio?
86
Sopra il sanguigno corpo sabbandona,
e di copiose lacrime lo bagna;
e stride s, chintorno ne risuona
a molte miglia il bosco e la campagna.
N alle guancie n al petto si perdona,
che luno e laltro non percuota e fragna;
e straccia a torto lauree crespe chiome,
chiamando sempre invan lamato nome.
87
In tanta rabbia, in tal furor sommersa
lavea la doglia sua, che facilmente
avria la spada in se stessa conversa,
poco al suo amante in questo ubidiente;
suno eremita challa fresca e tersa
fonte avea usanza di tornar sovente
da la sua quindi non lontana cella,
non sopponea, venendo, al voler della.
88
Il venerabile uom, chalta bontade
avea congiunta a natural prudenzia,
et era tutto pien di caritade,
di buoni esempi ornato e deloquenzia,
alla giovan dolente persuade
con ragioni efficaci pazienzia;
et inanzi le puon, come uno specchio,
donne del Testamento e nuovo e vecchio.
617
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Ludovico Ariosto Orlando furioso Canto ventiquattresimo
89
Poi le fece veder, come non fusse
alcun, se non in Dio, vero contento,
e cheran laltre transitorie e flusse
speranze umane, e di poco momento;
e tanto seppe dir, che la ridusse
da quel crudele et ostinato intento,
che la vita sequente ebbe disio
tutta al servigio dedicar di Dio.
90
Non che lasciar del suo signor voglia unque
n l grandamor, n le reliquie morte:
convien che labbia ovunque stia et ovunque
vada, e che seco e notte e d le porte.
Quindi aiutando leremita dunque,
chera de la sua et valido e forte,
sul mesto suo destrier Zerbin posaro,
e molti d per quelle selve andaro.
91
Non vlse il cauto vecchio ridur seco,
sola con solo, la giovane bella
l dove ascosa in un selvaggio speco
non lungi avea la solitaria cella;
fra s dicendo: Con periglio arreco
in una man la paglia e la facella.
N si fida in sua et n in sua prudenzia,
che di s faccia tanta esperienzia.
92
Di condurla in Provenza ebbe pensiero,
non lontano a Marsilia in un castello,
dove di sante donne un monastero
ricchissimo era, e di edificio bello:
e per portarne il morto cavalliero,
composto in una cassa aveano quello,
che n un castel chera tra via, si fece
lunga e capace, e ben chiusa di pece.
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93
Pi e pi giorni gran spazio di terra
cercaro, e sempre per lochi pi inculti;
che pieno essendo ogni cosa di guerra,
voleano gir pi che poteano occulti.
Al fine un cavallier la via lor serra,
che lor fe oltraggi e disonesti insulti;
di cui dir quando il suo loco fia;
ma ritorno ora al re di Tartaria.
94
Avuto chebbe la battaglia il fine
che gi vho detto, il giovin si raccolse
alle fresche ombre e allonde cristalline;
et al destrier la sella e l freno tolse,
e lo lasci per lerbe tenerine
del prato andar pascendo ove egli vlse:
ma non ste molto, che vide lontano
calar dal monte un cavalliero al piano.
95
Conobbel, come prima alz la fronte,
Doralice, e mostrollo a Mandricardo,
dicendo: Ecco il superbo Rodomonte,
se non minganna di lontan lo sguardo.
Per far teco battaglia cala il monte:
or ti potr giovar lesser gagliardo.
Perduta avermi a grande ingiuria tiene,
chera sua sposa, e a vendicar si viene.
96
Qual buono astor che lanitra o lacceggia,
starna o colombo o simil altro augello
venirsi incontra di lontano veggia,
leva la testa e si fa lieto e bello;
tal Mandricardo, com