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Vittorio Alfieri

Agamennone

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Edizioni di riferimento elettroniche Liz, Letteratura Italiana Zanichelli a stampa Vittorio Alfieri, Tragedie, a cura di L. Toschi, Firenze, Sansoni, 1985 Testo preparato da Vincenzo Rovito

Design Graphiti, Firenze

Impaginazione Thsis, Firenze-Milano

Vittorio Alfieri Agamennone

Sommario
Personaggi ....................................................... 5 Atto primo ....................................................... 6 Scena 1 ............................................................. 6 Scena 2 ............................................................. 6 Scena 3 ........................................................... 10 Atto secondo .................................................. 15 Scena 1 ........................................................... 15 Scena 2 ........................................................... 17 Scena 3 ........................................................... 20 Scena 4 ........................................................... 21 Atto terzo ...................................................... 24 Scena 1 ........................................................... 24 Scena 2 ........................................................... 27 Scena 3 ........................................................... 31 Scena 4 ........................................................... 31 Scena 5 ........................................................... 32 Scena 6 ........................................................... 34 Atto quarto .................................................... 35 Scena 1 ........................................................... 35 Scena 2 ........................................................... 40 Scena 3 ........................................................... 41 Scena 4 ........................................................... 42 Scena 5 ........................................................... 43 Atto quinto .................................................... 46 Scena 1 ........................................................... 46 Scena 2 ........................................................... 47 Scena 3 ........................................................... 51 Scena 4 ........................................................... 51 Scena 5 ........................................................... 52 Scena 6 ........................................................... 52 Scena 7 ........................................................... 52

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana 3 ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone

Personaggi

Agamennone Clitennestra Elettra Egisto Popolo Soldati Scena, la Reggia in Argo

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

Atto primo

Scena 1
Egisto.

A che minsegui, o sanguinosa, irata dellinulto mio padre orribil ombra? Lasciami,... va;... cessa, o Tieste; vanne, le Stigie rive ad abitar ritorna. Tutte ho in sen le tue furie; entro mie vene scorre pur troppo il sangue tuo: dinfame incesto, il so, nato al delitto io sono: n, chio ti veggia, a rimembrarlo duopo. So che da Troia vincitor superbo riede carco di gloria in Argo Atride. Io qui laspetto, entro sua reggia: ei torni; sar il trionfo suo breve, tel giuro. Vendetta guida ai passi miei: vendetta intorno intorno al cor mi suona; il tempo se nappressa; lavrai: Tieste, avrai vittime qui pi duna; a gorghi il sangue dAtro berai. Ma, pria che il ferro, larte oprar conviemmi: a re possente incontro, solo ed inerme sto: possio, se in petto lodio e il furor non premo, averne palma?

Scena 2
Clitennestra.

Egisto, ognora a pensier foschi in preda ti trovo, e solo? Tue pungenti cure a me tu celi, a me?... deggio vederti sfuggendo andar chi sol per te respira? Straniero io sono in questa reggia troppo. Tu mi vaffidi, vero; e il pi mai posto io non vavrei, se tu regina in seggio qui non ti stavi: il sai, per te ci venni; e rimango per re. Ma il giorno, ahi lasso! gi gi si appressa il giorno doloroso, in cui partir tu men farai,... tu stessa.

Egisto.

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

Clitennestra.

Io? che dicesti? e il credi? ah, no! Ma poco, nulla vale il giurar; per re vedrai, saltro pensier, che di te solo, io serri nellinfiammato petto. E ancor che il solo tuo pensiero fossio, se a me pur cale punto il tuo onor, perder me stesso io debbo, e perder vo, pria che turbar tua pace; pria che oscurar tua fama, o torti in parte lamor dAtride. Irne ramingo, errante, avvilito, ed oscuro, egli il destino di me prole infelice di Tieste. Tenuto io son dinfame padre figlio pi infame ancor, bench innocente: manca dovizia, e regno, ed arroganti modi, a cancellare in me del nascer mio la macchia, e lonta del paterno nome. Non dArride cos: ritorna ei fero distruggitor di Troia: e fia, chei soffra in Argo mai labbominato figlio dellimplacabil suo mortal nemico? E, sei pur torna, agli odi antichi or fine posto avranno i suoi nuovi alti trofei: re vincitor non serba odio a nemico, di cui non teme. ... ver, che a niun tremendo son io, per me; chesule, solo, inerme, misero, odiarmi Agamennn non degna; ma dispregiar mi puote: a oltraggio tale vuoi chio rimanga? a me il consigli, e mami? Tu mami, e il rio pensier pur volger puoi dabbandonarmi? Il lusingarti vano, regina, omai. Necessit mi sforza

Egisto.

Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra. Egisto.

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

al funesto pensiero. Il signor tuo, ove obliar volesse pur le offese del padre mio, sperar puoi tu chei voglia dissimulare, od ignorar loltraggio, che allamor suo si fa? Sfuggir tua vista io dovria, se qui stessi; e dogni morte vita trarrei peggiore. Al tuo cospetto sio venissi talvolta, un solo sguardo, solo un sospiro anco potria tradirmi: e allor, che fora? ver, pur troppo! un solo lieve sospetto in cor del re superbo rei ne fa dogni fallo. A me non penso, nulla temo per me; damor verace darti bens questa terribil prova deggio, e salvarti con lonor la vita.
Clitennestra.

Forse, chi sa? pi che nol credi, or lungi tal periglio da noi: gi rinnovate pi lune son, da che di Troia a terra cadder le mura; ognor sovrasta Atride, e mai non giunge. Il sai, che fama suona da feri venti andar divisa, e spersa, la greca armata. Ah! giunto forse il giorno, che al fin vendetta, ancor che tarda, intera della svenata figlia mia darammi. E se pur fosse il d; vedova illustre del re dei re, tu degneresti il guardo volgere a me, di un abborrito sangue rampollo oscuro? a me, di ria fortuna misero gioco? a me, di gloria privo, doro, darmi, di sudditi, di amici?... E di delitti; aggiungi. In man lo scettro non hai di Atride tu; ma in man lo stile non hai del sangue della propria figlia tinto e grondante ancora. Il ciel ne attesto; nullo in mio cor regnava, altri che Atride,

Egisto.

Clitennestra.

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

pria chei dal seno la figlia strapparmi osasse, e allempio altar vittima trarla. Del d funesto, dellorribil punto la mortal rimembranza, ognor di duolo mempie, e di rabbia atroce. Ai vani sogni di un augure fallace, alla pi vera ambizion dun inumano padre, vidi immolare il sangue mio, sottratto di furto a me, sotto mentita speme di fauste nozze. Ah! da quel giorno in poi, fremer di orror mi sento al solo nome dun cotal padre. Io pi nol vidi; e soggi al fin Fortuna lo tradisse...
Egisto.

Il tergo mai non fia che rivolga a lui Fortuna, per quanto stanca ei labbia. Essa del Xanto allonde il mena condottier de Greci; pi che virt, fortuna, ivi dAchille vincer gli fa la non placabil ira, e dEttorre il valore: essa di spoglie ricondurrallo altero e pingue in Argo. Gran tempo, no, non passer, che avrai Agamnnone a fianco; ogni tuo sdegno spegner sapr ben ei: pegni vavanza del vostro prisco amore, Elettra, Oreste; pegni a pace novella: al raggiar suo dileguerassi, come al sole nebbia, il basso amor che per me in petto or nutri. ... Mi cara Elettra, e necessario Oreste,... ma, dellamata Ifigena spirante mi suona in cor la flebil voce ancora: lodo intorno gridare in mesti accenti: ami tu, madre, luccisor mio crudo? Non lamo io, no. Ben altro padre, Egisto, stato saresti ai figli miei.

Clitennestra.

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

Egisto.

Potessi, deh, pure un d nelle mie man tenerli! ma, tanto mai non spero. Altro non veggio nellavvenir per me, che affanni, ed onta, precipizi, e rovina. Eppur qui aspetto il mio destin, qual chegli sia; se il vuoi. Io rimarr, finch il periglio mio; se tuo divien, cader vittima sola ben io sapr di un infelice amore. Indivisibil fare il destin nostro sapr ben io primiera. Il tuo modesto franco parlar vieppi minfiamma: degno pi ognor ti scorgo di tuttaltra sorte. Ma Elettra vien; lasciami seco: io lamo; piegarla appieno a tuo favor vorrei.

Clitennestra.

Scena 3
Elettra.

Madre, e fia ver, che il rio nostro destino a tremar sempre condannate ci abbia; e a sospirar, tu il tuo consorte, invano, io l genitore? A noi che giova omai ludir da sue radici Troia svelta, se insorgon nuovi ognor perigli a torre che il trionfante Agamennn qui rieda? Si accerta dunque il grido, che dispersi vuole, e naufraghi, i legni degli Achei? Fama ne corre assai diversa in Argo: vha chi fin dentro al Bosforo sospinte da torbidi austri impetuosi narra le navi nostre: altri aver viste giura su queste spiagge biancheggiar lor vele: e pur troppo anco vha chi afferma infranta la regal prora ad uno scoglio, e tutti sommersi quanti eran sovressa, insieme

Clitennestra. Elettra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

col re. Misere noi!... Madre, a chi fede prestare omai? come di dubbio trarci? come cessar dal rio timore?
Clitennestra.

I feri venti, che al suo partir non si placaro se non col sangue, or nel ritorno forse vorran col sangue anco placarsi. Oh figli! quanto or mi giova in securt tenervi al fianco mio! per voi tremare almeno, come gi son due lustri, oggi non deggio. Che sento? e ancor quel sagrificio impresso nel cor ti sta? terribile, funesto, ma necessario egli era. Oggi, se il cielo chiedesse pur duna tua figlia il sangue; oggi, piena di gioia, allara io corro; io; per salvare a te il consorte, ai Greci il duce, ad Argo il suo regal splendore. So, che il padre t caro: amassi tanto la madre tu! Vamo del par: ma in duro periglio il padre;... e nelludir sue crude vicende, oim! non chio pianger ti vegga, n cangiar pur veggo il tuo aspetto? O madre, lo amassi tu quantio!... Troppo il conosco. Che dici? oh ciel! cos non favellavi di lui, pi lune addietro. Ancor trascorso, da che fean vela i Greci, intero un lustro non era, e sospirar di rivederlo ogni d pur tudiva io stessa. A noi narrando andavi le sue imprese; in esso tutta vivevi, e ci educavi in esso: di lui parlando, io ti vedea la guancia

Elettra.

Clitennestra. Elettra.

Clitennestra. Elettra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

rigar di amare lagrime veraci... Pi nol vedesti poscia; egli qual sera: diversa tu fatta ti sei, pur troppo; ah! s, novella havvi ragion, che il pinge agli occhi tuoi da quel di pria diverso.
Clitennestra.

Nuova ragion? che parli?... Inacerbito contresso il cor semprebbi... Ah! tu non sai... Che dico?... O figlia, i pi nascosi arcani di questo cor, sio ti svelassi... Oh madre! cos non li sapessi! Oim! che ascolto? Avria forsella penetrato?... Avessi penetrato il tuo cor io sola almeno! Ma, nol sai tu, che di chi regna ai moti veglian maligni, intensi, invidi, quanti gli stan pi in atto riverenti intorno? Omai tu sola il mormorar del volgo non odi; e credi che ad ogni uom nascoso sia ci, che mal nascondi, e che a te sola dir non si ardisce. Amor tacceca. Amore? Misera me! chi mi tradia?... Tu stessa, gran tempo gi. Dal labro tuo non deggio di cotal fiamma udire: il favellarne ti costeria pur troppo. O amata madre, che fai? Non credo io, no, che ardente fiamma il cor ti avvampi: involontario affetto misto a piet, che giovinezza inspira quando infelice ell; son questi gli ami, a cui, senza avvedertene, sei presa.

Elettra. Clitennestra. Elettra.

Clitennestra. Elettra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

Di te finor chiesto non hai severa ragione a te: di sua virt non cadde sospetto in cor conscio a se stesso; e forse loco non ha: forse offendesti appena, non il tuo onor, ma del tuo onor la fama; e in tempo sei, chogni tuo lieve cenno sublime ammenda esser ne pu. Per lombra sacra, a te cara, della uccisa figlia; per quellamor che a me portasti, ondio oggi indegna non son; che pi? ten priego per la vita dOreste: o madre, arrtra, arrtra il pi dal precipizio orrendo. Lunge da noi codesto Egisto vada: fa che di te si taccia; in un con noi piangi dAtride i casi: ai templi vieni il suo ritorno ad implorar dai Numi.
Clitennestra. Elettra.

Lungi Egisto? Nol vuoi?... Ma il signor tuo, mio genitor, tradito esser non merta; n il soffrir. Ma; sei... pi non vivesse?... Inorridir, raccappricciar mi fai. Che dico?... Ahi lassa!... Oim! che bramo? Elettra, piangi lerror di traviata madre, piangi, che intero egli . La lunga assenza dun marito crudel,... dEgisto i pregi,... il mio fatal destino... Oh ciel! che parli? dEgisto i pregi? Ah! tu non sai qual sia dEgisto il core: ei di tal sangue nasce, che in lui virtude esser non pu mai vera. Esule, vil, dorrido incesto figlio; in tuo pensier tal successor disegni al re dei re? Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra. Elettra. Clitennestra.

Elettra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto primo

Clitennestra.

Ma, e chi son io? Di Leda non son io figlia, e dElena sorella? Un sangue stesso entro mie vene scorre. Voler dirati Numi, ignota forza mal mio grado mi tragge... Elena chiami ancor sorella? Or, se tu il vuoi, somiglia Elena dunque: ma di lei pi rea non farti almeno. Ella tradia il marito, ma un figlio non avea: fugg; ma il trono non tolse al proprio sangue. E tu, porresti, non pur te stessa, ma lo scettro, i figli, nelle man dun Egisto? Ove dAtride priva il destin pur mi volesse, o figlia, non creder gi che Oreste mio del seggio privar potessi. Egisto, a me consorte, re non saria perci; saria dOreste un nuovo padre, un difensore... Ei fora un rio tiranno; dellinerme Oreste nemico; e forse (ahi, che in pensarlo agghiaccio!) luccisor ne sarebbe. O madre, il figlio affideresti a chi ne ambisce il trono? affideresti di Tieste al figlio il nepote dAtro?... Ma, invano io varco teco il confin del filial rispetto. Giova a entrambe sperar, che vive Atride; il cor mel dice. Ogni men alta fiamma fia spenta in te, solo in vederlo: ed io, qual figlia il dee pietosa, in petto sempre premer ti giuro limportante arcano. Ahi me infelice! Or ne tuoi detti il vero ben mi traluce: ma s breve un lampo di ragion splende agli occhi miei, chio tremo. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Elettra.

Clitennestra.

Elettra.

Clitennestra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

Atto secondo

Scena 1
Egisto.

Io tel dicea pur dianzi: or vedi tempo non pi di speme; or di tremare il tempo. Fortuna, i Numi, ed i placati venti guidano in porto a piene vele Atride. Io, che sgombrar potea dArgo pocanzi, senza tuo rischio almen, senza che macchia la tua fama ne avesse, or dal cospetto fuggir dovr del re; lasciarti in preda a sua regal dispotica possanza: e andarne, io non so dove, da te lungi; e di dolor morire. A che ridotto mabbia il soverchio tuo sperare, or mira. Reo di qual colpa sei? Perch fuggirti? tremar, perch? Rea ben son io: ma in core soltanto il son; n sa il mio core Atride. Verace amor, come si asconde? il nostro gi pur troppo palese. Or come speri, chabbia a ignorarlo il re? Chi fia che ardisca svelarlo al re, pria di saper se avranne dinfame avviso o guiderdone, o pena? Tu di corte i maneggi empi non sai. Soglionsi appor falsi delitti spesso; ma non sempre i veraci a re si svela, qualor n offeso il suo superbo orgoglio. Io dal timor scevra non son; ma in bando posta del tutto dal mio cor la speme non perci. Ti chieggo sol per ora, non mel negare, Egisto, un d ti chieggio di tempo, un d. Finor credea il periglio lontano, e dubbio; indi al rimedio scarsa mi trovo. Lascia, che opportuno io tragga dellevento il consiglio. I moti, il volto esplorer del re. Tu forse in Argo starti potresti ignoto... Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

Egisto.

In Argo, ignoto, io di Tieste figlio? Un giorno almeno, sperare il voglio; ed a me basta un giorno, perchio scelga un partito. Abbiti intanto intera la mia f: sappi, che pria ferma son di seguir dElena i passi, che abbandonarti mai... Sappi, chio voglio perir pria mille volte, che il tuo nome contaminar io mai. Del mio non parlo, che ingiusto fato a eterna infamia il danna. Deh, potessio saper, chaltro che vita non perderei se in Argo io rimanessi! Ma, di Tieste io figlio, insulti e scherni dAtride in corte aspetto. E che sarebbe se di te poscia ei mi sapesse amante? ver, ne avrei la desiata morte; quanto infame, chi l sa? Sariati forza infra strazi vedermi; e in un dovresti da quellorgoglio insultatore udirti acerbamente rampognar; quandegli pi non facesse. A paventar minsegna il solo amor; tremo per te. Tu dei obliarmi, nhai tempo; oscuro io nacqui, lascia che oscuro io pera: al mio destino, qual chei sia, mabbandona: eterno esiglio mi prescrivo da te. Lantico affetto rendi al consorte tuo: di te pi degno se amor nol vuol, fortuna, i Numi il vonno. Numi, ragion, fortuna, invano tutti allamor mio contrastano. O a miei preghi tu questo d concedi, o chio co detti ogni pietosa tua cura deludo. Incontro a morte, anco ad infamia incontro, io volontaria corro: al fero Atride Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

corro a svelar la impura fiamma io stessa, ed a perdermi teco. Invan divisa dalla tua sorte speri la mia sorte: se fuggi, io fuggo; se perisci, io pero.
Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

Oh sfortunato Egisto! Or via, rispondi. Puoi tu negare ad amor tanto, un giorno? Chieder mel puoi? Che far deggio? Giurarmi, di non lasciar dArgo le mura, innanzi che il sol tramonti. A ci mi sforzi? Io l giuro.

Egisto.

Scena 2
Elettra.

Ecco sereno il d; caduto ai venti lorgoglio, e queto il rio mugghiar dellonda. Nostra speme certezza: in gioia volto ogni timore. Il sospirato porto per afferrar gi stan le argive prore; e torreggiar le antenne lor da lungi si veggon, dense quasi mobil selva. O madre, salvo il tuo consorte; il mio genitor vive. Odo, chei primo a terra sulla spiaggia balz; che ratto ei muove ver Argo, e gi quasi alle porte giunto. O madre, e ancor qui stai? Rimembra, Egisto, il giuramento. Egisto esce forsanco ad incontrare il re dei re con noi? Punger damari detti un infelice, ella pur lieve gloria, o figlia... Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra. Elettra. Clitennestra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

Egisto.

Il nome dEgisto spiace a Elettra troppo: ancora dEgisto il cor noto non l. Pi noto, che tu nol pensi: allaccecata madre cos tu il fossi! Il fero odio degli avi te cieca fa: chei di Tieste figlio, nullaltro sai di lui. Deh! perch sdegni udir quantegli pio, discreto, umle, degno di sorte e di natal men reo? Conscio del nascer suo, dArgo partirsi volea pur ora; e alla superba vista del trionfante Agamennn sottrarsi. Or, che nol fece? a che rimane? Io resto per poco ancora; acquetati: laspetto duom che non todia, e che tu tanto abborri, al nuovo d tolto ti fia dagli occhi per sempre. Elettra, io lo giurai pocanzi alla regina; e latterr. Qual duro cor tu rinserri! Or vedi; al crudo fiele, onde aspergi tuoi detti, ei nulla oppone, che umilt, pazienza... Io di costui i rari pregi ad indagar non venni. A farti accorta del venir del padre, il mio dover mi trasse; a dirti a un tempo, che dogni grado, e dogni etade, a gara, con lieti plausi festeggianti in folla escon gli Argivi ad incontrarlo. Io pure del sospirato padre infra le braccia gi mi starei; ma di una madre i passi pu prevenir la figlia? i dolci amplessi,

Elettra.

Clitennestra.

Elettra. Egisto.

Clitennestra.

Elettra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

a consorte dovuti, usurpar prima? Omai che tardi? andiamo. In noi delitto ogni indugiar si fa.
Clitennestra.

Ti noto appieno del mio cor egro il doloroso stato; e s pur godi in trafiggermi il core, con replicati colpi. Il sanno i Numi, madre, sio tamo; e se di te pietade albergo in seno: amor, piet mi stringe a quanto io fo: vuoi, che dEgisto al fianco ti trovi il re? Ci che celar tu speri, col pi tardar, palesi: andiamo. Donna, ten prego, io pur; deh! va; non ostinarti in tuo danno. Tremar non potrei tanto, se a certa morte andassi. Oh fera vista! Orribil punto! Ah! donde mai ritrarre tal coraggio possio, che a lui davante non mi abbandoni? Ei m signor: tradito benchio sol labbia in mio pensier, vederlo pur con locchio di prima, io no, nol posso. Fingere amor, non so, n voglio... Oh giorno per me tremendo! Oh per noi fausto giorno! Non lunge io son dal racquistar la madre. Rimorso senti? omai pi rea non sei. Rea fosti mai? Tu il tuo consorte estinto credesti; e, di te donna, a me di sposa dar disegnavi mano. Un tal pensiero chi pu a delitto apporti? Ei, se nol dici, nol sa. Tu non sei rea; n a lui davanti tremar dei tu. Vedrai, chei pi non serba Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Elettra.

Egisto.

Clitennestra.

Elettra.

Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

rimorso in sen della tua uccisa figlia. Di securt prendi da lui lesemplo.
Elettra.

O mortifera lingua, osi tu il nome contaminar dAtride? Andiam, deh! madre; questi gli estremi fian consigli iniqui, che udrai da lui; vieni. Giurasti, Egisto; rimembrati; giurasti. Un d rimane. Oh cielo! un d?... Troppo ad un empio un giorno.

Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Elettra.

Scena 3
Egisto.

Odiami, Elettra, odiami pur; ti abborre ben altrimenti Egisto: e il mio profondo odio, il vedrai, non di accenti allaura vani; il tremendo odio dEgisto, morte. Abbominevol stirpe, al fin caduta sei fra mie man pur tutta. Oh qual rammarco mera al cor, che dellonde irate preda fosse Atride rimaso! oh, di vendetta qual parte e quanta mi furavan londe! Vero , col sangue loro avrian suoi figli lesecrando dAtro feral convito espiato, col sangue: avrei tua sete cos, Tieste, io disbramata alquanto: se tutto no, cos compiuto in parte il sanguinoso orribil giuramento... Ma, che dico? Il rivivere del padre, scampa i figli da morte? Ecco il corteggio del trionfante re. Su via, si ceda a stolta gioia popolare il loco. Breve, o gioia, sarai. Stranier qui sono ad ogni festa, che non sia di sangue. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

Scena 4
Agamennone.

Riveggo al fin le sospirate mura dArgo mia: quel chio premo, il suolo amato, che nascendo calcai: quanti al mio fianco veggo, amici mi son; figlia, consorte, popol mio fido, e voi Penati Dei, cui finalmente ad adorar pur torno. Che pi bramar, che pi sperare omai mi resta, o lice? Oh come lunghi, e gravi son due lustri vissuti in strania terra lungi da quanto sama! Oh quanto dolce ripatriar dopo gli affanni tanti di sanguinosa guerra! Oh vero porto di tutta pace, esser tra suoi! Ma, il solo son io, che goda qui? Consorte, figlia, voi taciturne state, a terra incerto fissando il guardo irrequieto? Oh cielo! pari alla gioia mia non la vostra, nel ritornar fra le mie braccia? Oh padre!... Signor;... vicenda in noi rapida troppo oggi provammo... Or da speranza a doglia sospinte, or dal dolore risospinte a inaspettato gaudio... Il cor mal regge a s diversi repentini affetti. Per te finor tremammo. Iva la fama dubbie di te spargendo orride nuove; cui ne fean creder vere i procellosi feroci venti, che pi d lo impero tenean del mar fremente; a noi cagione giusta di grave pianto. Al fin sei salvo; al fin di Troia vincitor tu riedi, bramato tanto, e cos invan bramato da tante lune, e tante. O padre, al fine su questa man, su questa man tua stessa, su cui, bambina io quasi al partir tuo,

Elettra. Clitennestra.

Elettra.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

baci infantili impressi, adulti imprimo or pi fervidi baci. O man, che fea lAsia tremar, gi non disdegni omaggio di semplice donzella: ah no! son certa, pi che i re domi, e i conquistati regni, spettacol grato al cor dottimo padre il riveder, riabbracciar lamata ubbidiente sua cresciuta prole.
Agamennone.

S, figlia, s; pi che mia gloria caro m il sangue mio: deh, pur felice io fossi padre, e consorte, quantio son felice guerriero, e re! Ma, non di voi mi dolgo, di me bens, della mia sorte. Orbato mha duna figlia il cielo: a far qui paga lalma paterna al mio ritorno appieno, manca ella sola. Il ciel nol volle; e il guardo ritrar m forza dal fatale evento. Tu mi rimani, Elettra; e alla dolente misera madre rimanevi. Oh come fida compagna, e solo suo conforto nella mia lunga assenza, i lunghi pianti e le noie, e il dolor con lei diviso avrai, tenera figlia! Oh quanti giorni, oh quante notti in rimembrarmi spese!... Ed io pur, s, tra le vicende atroci di militari imprese; io, s, fra l sangue, fra la gloria, e la morte, avea presenti voi sempre, e il palpitare, e il pianger vostro, e il dubitare, e il non sapere. Io spesso chiuso nellelmo in silenzio piangeva; ma, nol sapea che il padre. Omai pur giunge il fin del pianto: e Clitennestra sola al mesto aspetto, al lagrimoso ciglio, pi non ravviso. Io mesta?...

Clitennestra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto secondo

Elettra.

Ah! s; di gioia, quandella troppa, anco lincarco opprime, quanto il dolore. O padre, or lascia chella gli spirti suoi rinfranchi. Assai pi dirti vorria di me, quindi assai men ti dice. N ancor dOreste a me parl... DOreste?... Deh! padre, vieni ad abbracciarlo. Oreste, sola mia speme, del mio trono erede, fido sostegno mio; se al sen paterno ben mille volte non ti ho stretto pria, non vo, n un solo istante, alle mie stanche membra conceder posa. Andiam, consorte; ad abbracciarlo andiam: quel caro figlio, che a me non nomi, e di cui pur sei madre; quello, chio in fasce piangente lasciava mal mio grado partendo... Or di: crescegli? che fa? somiglia il padre? ha di virtude gi intrapreso il sentier? di gloria al nome, al lampeggiar dun brando, impaziente nobile ardor dagli occhi suoi sfavilla? Pi rattener non posso il pianto... Ah! vieni, padre; il vedrai: di te la immagin vera egli ; mai nol lasciai, da che partisti. Semplice et! spesso egli udendo il padre nomar da noi: Deh, quando fia, deh quando, chio il vegga? ei grida. E poi di Troia, e darmi, e di nemici udendo, in tua difesa con fanciullesco vezzo ei stesso agogna correre armato ad affrontar perigli. Deh! pi non dirmi: andianne. Ogni momento chio di vederlo indugio, al cor m morte. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Agamennone. Clitennestra. Elettra. Agamennone.

Clitennestra. Elettra.

Agamennone.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

Atto terzo

Scena 1
Agamennone.

Son io tra miei tornato? ovver mi aggiro fra novelli nemici? Elettra, ah! togli dorrido dubbio il padre. Entro mia reggia nuova accoglienza io trovo; alla consorte quasi stranier son fatto; eppur tornata, parmi, or essere appieno in s potrebbe. Ogni suo detto, ogni suo sguardo, ogni atto, scolpito porta e il diffidare, e larte. S terribile or dunque a lei son io, chentro al suo cor nullaltro affetto io vaglia a destar, che il terrore? Ove son iti quei casti e veri amplessi suoi; quei dolci semplici detti? e quelli, a mille a mille, segni damor non dubbi, onde s grave mera il partir, s lusinghiera speme, s desiato sospirato il punto del ritornare, ah! dimmi, or perch tutti, e in maggior copia, in lei pi non li trovo? Padre, signor, tai nomi in te raccogli, che non men reverenza al cor ne infondi, che amore. In preda a rio dolor due lustri la tua consorte visse: un giorno (il vedi) breve pur troppo a ristorare i lunghi sofferti affanni. Il suo silenzio... Oh quanto meno il silenzio mi stupia da prima, chora i composti studiati accenti! Oh come mal si avvolge affetto vero fra pompose parole! un tacer havvi, figlio damor, che tutto esprime; e dice pi che lingua non puote: havvi tai moti involontari testimon dellalma: ma il suo tacere, e il parlar suo, non sono figli damor, per certo. Or, che mi giova

Elettra.

Agamennone.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

la gloria, ondio vo carco? a che gli allori fra tanti rischi e memorande angosce col sudor compri; sio per essi ho data, pi sommo bene, del mio cor la pace?
Elettra.

Deh! scaccia un tal pensiero: intera pace avrai fra noi, per quanto in me, per quanto sta nella madre. Eppur, cos diversa, da s dissimil tanto, onde s fatta? Dillo tu stessa: or dianzi, allor quandella colle sue mani infra mie braccia Oreste ponea; vedesti? mentre stava io quasi fuor di me stesso, e di abbracciarlo mai, mai di baciarlo non potea saziarmi; a parte entrar di mia paterna gioia, di, la vedesti forse? al par che mio, chi detto avrebbe che suo figlio ei fosse? speme nostra comune, ultimo pegno dellamor nostro, Oreste. O chio minganno, o di gioioso cor non eran quelli i segni innascondibili veraci; non di tenera madre eran gli affetti; non i trasporti di consorte amante. Alquanto, ver, da quel di pria diversa ella , pur troppo! in lei di gioia raggio pi non torn dal d funesto, in cui tu fosti, o padre, ad immolar costretto tua propria figlia alla comun salvezza. In cor di madre a stento una tal piaga sanar si pu: non le han due interi lustri tratto ancor della mente il tuo pietoso, e in un crudel, ma necessario inganno, per cui dal sen la figlia le strappasti. Misero me! Per mio supplizio forse, chio il rimembri non basta? Era io di lei meno infelice in quel funesto giorno? Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Agamennone.

Elettra.

Agamennone.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

men chella madre, genitor mera io? Ma pur, sottrarla a imperversanti grida, al fier tumulto, al minacciar di tante audaci schiere, al cui rabbioso foco era un oracol crudo esca possente, poteva io solo? io sol, fra tanti alteri re di gloria assetati e di vendetta, e dogni freno insofferenti a gara, che far potea? Di un padre udiro il pianto que dispietati, e s non pianser meco: chove del ciel la voce irata tuona, natura tace, ed innocenza il grido innalza invan: solo si ascolta il cielo.
Elettra.

Deh! non turbar con rimembranze amare il d felice, in cui tu riedi, o padre. Sio ten parlai, scemar ti volli in parte lo stupor giusto, che in te nascer fanno gli affetti incerti della madre. Aggiungi al dolor prisco, il trovarsi ella in preda troppo a s stessa; il non aver con cui sfogar suo cor, tranne i due figli; e luno tenero troppo, ed io mal atta forse a rattemprar suo pianto. Il sai, che chiusa amarezza pi ingrossa: il sai, che trarre d solitari, dogni gioia morte, dogni fantasma vita: e lo aspettarti s lungamente; e tremante ogni giorno starsi per te: nol vedi? ah! come quella esser di pria pu mai? Padre, deh! scusa il suo attonito stato: in bando scaccia ogni fosco pensiero. In lei fia il duolo spento ben tosto dal tuo dolce aspetto. Deh! padre, il credi: in lei vedrai, fra breve, tenerezza, fidanza, amor, risorti. Sperarlo almen mi giova. Oh qual dolcezza saria per me, se apertamente anchella ogni segreto del suo cor mi aprisse! Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Agamennone.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

Ma, dimmi intanto: di Tieste il figlio dovio regno a che vien? che fa? che aspetta? Qui sol seppio, chei vera; parmi chabbia ciascuno, anco in nomarmelo, ribrezzo.
Elettra.

... Ei di Tieste figlio, il sei dAtro; quindi nasce il ribrezzo. Esule Egisto, qui venne asilo a ricercar: nimici egli ha i propri fratelli. In quella stirpe gli odi fraterni ereditari sono; forse i voti dAtro, lira dei Numi, voglion cos. Ma, chei pur cerchi asilo presso al figlio dAtro, non poco parmi strana cosa. Gi imposto ho chei ne venga dinanzi a me; vederlo, udire io voglio de casi suoi, de suoi disegni. O padre, dubbio non vha, chegli infelice Egisto. Ma tu, che indaghi a primo aspetto ogni alma, per te vedrai, se desser tale ei merti. Eccolo, ei vien. Sotto avvenenti forme chi sa, sei basso o nobil core asconda?

Agamennone.

Elettra.

Agamennone.

Scena 2
Egisto.

Possio venir, senza tremore, innanzi al glorioso domator di Troia, innanzi al re dei re sublime? Io veggo la maest, lalto splendor dun Nume sopra laugusta tua terribil fronte... terribil s; ma in un pietosa: e i Numi spesso dal soglio lor gli sguardi han volto agli infelici. Egisto tale; Egisto, segno ai colpi finor daspra fortuna,

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

teco ha comuni gli avi: un sangue scorre le vene nostre; ondio fra queste mura cercare osai, se non soccorso, asilo, che a scamparmi valesse da crudeli nemici miei, che a me pur son fratelli.
Agamennone.

Fremer mi fai, nel rimembrar che un sangue siam noi; per tutti lobbliarlo fora certo il migliore. Che infra loro i figli di Tieste si abborrano, pur forza; ma non gi, che ad asil si attentin scerre dAtro la reggia. Egisto, a me tu fosti, e sei finora ignoto per te stesso: io non todio, n tamo; eppur, benchio voglia in disparte por gli odi nefandi, senza provar non so qual moto in petto, no, mirar non possio, n udir la voce, la voce pur del figlio di Tieste. Che odiar non sa, n pu, pria che il dicesse il magnanimo Atride, io gi l sapea: basso affetto non cape in cor sublime. Tu dagli avi il valor, non gli odi, apprendi. Punir sapresti,... o perdonar chi ardisse offender te: ma chi, qual io, t ignoto, ed infelice, a tua pietade ha dritto, fosse ei di Troia figlio. Ad alta impresa te non scegliea la Grecia a caso duce; ma in cortesia, valor, giustizia, fede, re ti estimava dogni re maggiore. Tal ti reputo anchio, n pi sicuro mai mi credei, che di tua gloria allombra: n rammentai, che di Tieste io figlio nascessi; io son di sorte avversa figlio. Lavate appien del sangue mio le macchie pareami aver negli infortuni miei; e, se dEgisto inorridire al nome

Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

dovevi tu, sperai, che ai nomi poscia dinfelice, mendico, esule, oppresso, entro il regal tuo petto generoso alta trovar di me piet dovresti.
Agamennone. Egisto. Agamennone.

E sio l volessi pure, o tu, pietade soffriresti da me? Ma, e chi son io, da osar spregiare un dono tuo?... Tu? nato pur sempre sei del pi mortal nemico del padre mio: tu modi, e odiar mi dei; n biasmar ten possio: fra noi disgiunti eternamente i nostri padri ci hanno; n soli noi, ma i figli, e i pi lontani nepoti nostri. Il sai; dAtro la sposa contamin, rap lempio Tieste: Atro, poichebbe di Tieste i figli svenati, al padre ne imbandia la mensa. Che pi? Storia di sangue, a che le atroci vicende tue rammento? Orrido gelo raccapricciar mi fa. Tieste io veggo, e le sue furie, in te: puoi tu daltrocchio mirar me, tu? Del sanguinario Atro non rappresento io a te la imagin viva? Fra queste mura, che tinte del sangue de tuoi fratelli vedi, oh! puoi tu starti, senza chentro ogni vena il tuo ribolla? ... Orrida, ver, dAtro fu la vendetta; ma giusta fu. Que figli suoi, che vide Tieste apporsi ad esecrabil mensa, eran dincesto nati. Il padre ei nera, s; ma di furto la infedel consorte del troppo offeso e invendicato Atro li procreava a lui. Grave loltraggio, maggior la pena. vero, eran fratelli,

Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

ma ad obbliarlo primo era Tieste, Atro, secondo. In me del ciel lo sdegno par che non cessi ancor: men rea tua stirpe, colma ell dogni bene. Altri fratelli Tieste diemmi; e non, qual io, dincesto nati son quelli; ed io di lor le spose mai non rapiva; eppur ver me spietati pi assai che Atro son essi: escluso mhanno dal trono affatto; e, per pi far, mi han tolto del retaggio paterno ogni mia parte; n ci lor basta: crudi, anco la vita, come pria le sostanze, or voglion tormi. Vedi, se a torto io fuggo.
Agamennone.

A ragion fuggi; ma qui mal fuggi. Ovunque io porti il piede, meco la infamia del paterno nome, e del mio nascer traggo; il so: ma, dove meno arrossir nel pronunziar Tieste possio, che agli occhi del figliuol dAtro? Tu, se di gloria men carco ne andassi, tu, se infelice al par dEgisto fossi, il peso allor, tu sentiresti allora appien lorror, ch annesso al nascer figlio dAtro non men, che di Tieste. Or dunque tu de miei mali a parte entra pur anco: faccia Atride di me, ci chei vorria chaltri fesse di lui, se Egisto ei fosse. Egisto io?... Sappi; in qual chio fossi avversa disperata fortuna, il pi rivolto mai non avrei, mai di Tieste al seggio. Chio non ti presti orecchio, in cor mel grida tale una voce, che a piet lo serra. Pur, poich vuoi la mia piet, n soglio negarla io mai, mi adoprer (per quanto Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Egisto.

Agamennone.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

vaglia il mio nome, e il poter mio fra Greci) per ritornarti ne paterni dritti. Va lungi dArgo intanto: a re dappresso torbidi giorni, irrequiete notti io trarrei sempre. Una citt non cape chi di Tieste nasce, e chi dAtro. Forse di Grecia entro al confin, vicini pur troppo ancor siam noi.
Egisto.

Tu pur mi scacci? E che mi apponi? Il padre. E basta? troppo. Va; non ti vegga il sol novello in Argo; soccorso avrai, pur che lontano io toda.

Agamennone. Egisto. Agamennone.

Scena 3
Agamennone.

Il crederesti, Elettra? al sol suo aspetto, un non so qual terrore in me sentiva, non mai sentito pria. Ben festi, o padre, daccomiatarlo: ed io neppur nol veggo, senza chio frema. I nostri padri crudi hanno in note di sangue in noi scolpito scambievol odio. In me ragion frenarlo ben pu; ma nulla nol pu spegner mai.

Elettra.

Agamennone.

Scena 4
Clitennestra.

Signor, perch del popol tuo, la speme protrar con nuovo indugio? I sacri altari fuman dincenso gi: di fior cosperse

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

le vie, che al tempio vanno, ondeggian folte di gente innumerabile, che il nome dAgamennn fa risuonare al cielo.
Agamennone.

Non men che a me, gi soddisfatto al mio popolo avrei, se qui finor, pi a lungo che nol voleva io forse, rattenuto me non avesse Egisto. Egisto?... Egisto. Chegli era in Argo, or di, perch nol seppi da te? Signor,... fra tue tantaltre cure... io non credea, chei loco... Egisto nulla per se stesso, ver; ma nasce, il sai, di un sangue al mio fatale. Io gi non credo, che a nuocer venga; (e il potrebbei?) ma pure, nel festeggiarsi il mio ritorno in Argo, parmi laspetto suo non grata cosa: partir gli ho imposto, al nuovo giorno. Intanto pura gioia qui regni. Al tempio vado per aver vie pi fausti, o sposa, i Numi. Deh! fa, che rieda a lampeggiarti in volto il tuo amabile riso. Erami pegno un d quel riso di beata pace; non son felice io mai, finchei non riede.

Clitennestra. Agamennone.

Elettra. Agamennone.

Scena 5
Elettra. Clitennestra.

Odi buon re, miglior consorte. Ahi lassa! tradita io son: tu mi tradisti, Elettra. Cos tua f mi serbi? Al re svelasti Egisto; ondei... Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

Elettra.

N il pur nomai, tel giuro. Daltronde il seppe. Ognun ricerca a gara del re la grazia in modi mille: ognuno util vuol farsi al re: ben maraviglia prender ti pu, che nol sapesse ei pria. Ma che gli appon? di che il sospetta? udisti i detti lor? perch lo scaccia? ed egli che rispondea? Di me parlogli Atride? Rassicurati, madre; in cor dAtride non vha sospetto. Ei, che tradir tu il possa, nol pensa pur; nol dei tradir tu quindi. Non di nemico con Egisto furo le sue parole. Ma pur dArgo in bando tosto ei lo vuole. Oh te felice! Tolta dallorlo sei del precipizio, innanzi che pi tinoltri. Ei partir? Sepolto al suo partir sar larcano: intero il cor per anco hai del consorte; ei nulla brama quanto il tuo amore: il cor non gli hanno pieno finor di rio velen glinfami rei delatori; intatto il tutto ancora. Guai, se costoro, al par che iniqui, vili, veggiono alquanto vacillar tra voi lamor, la pace, la fidanza: tosto gli narreranno... Ah madre! ah s, pietade di re, di noi, di quellEgisto istesso muovati, deh! Fuor dArgo, in salvo ei fia dallo sdegno del re...

Clitennestra.

Elettra.

Clitennestra. Elettra.

Clitennestra. Elettra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto terzo

Clitennestra. Elettra. Clitennestra. Elettra. Clitennestra.

Se Egisto io perdo, che mi resta a temer? La infamia... Oh cielo!... omai mi lascia al mio terribil fato. Deh, no. Che speri? e che farai?... Mi lascia, figlia innocente di colpevol madre. Pi non mi udrai nomarti Egisto mai: contaminar non io ti vo; non debbe a parte entrar de miei sospiri iniqui linfelice mia figlia. Ah madre!... Sola co pensier miei, colla funesta fiamma che mi divora, lasciami. Limpongo.

Elettra. Clitennestra.

Scena 6
Elettra.

Misera me!... Misera madre!... Oh quale orribil nembo a noi tutti sovrasta! Che fia, se voi nol disgombrate, o Numi?

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Atto quarto

Scena 1
Egisto.

Donna, quest lultimo nostro addio. Ahi lasso me! donde partire io volli, cacciar mi veggo. Eppur non duolmi averti, rimanendo, obbedita. Un tanto oltraggio, per tuo comando, e per tuo amor, sofferto, se grato lhai, mi caro. Altro, ben altro dolor m al cor, lasciarti; e non pi mai speranza aver di rivederti io, mai. Egisto, io merto ogni rampogna, il sento; e ancor che niuna dal tuo labbro io noda, il tuo dolor, lorribil tuo destino, pur troppo il cor mi squarciano. Tu soffri per me tal onta; ed io per re son presta a soffrir tutto; e oltraggi, e stenti, e morte; e, se fia duopo, anco la infamia. tempo, tempo doprar. Chio mai ti lasci? ah! pensa chesser non pu, finchio respiro. Or forse, in un con me perder te stessa vuoi? Chaltro puoi tu? deh! cessa: invan si affronta di assoluto signor lalta assoluta possanza. Il sai; la ragion sua son larmi; n ragion ode, altra che larmi altrui. Se affrontar no, deluder puossi; e giova tentarlo. Il nuovo sole al partir tuo egli ha prefisso; e il nuovo sol vedrammi al tuo partir compagna. Oh ciel! che parli? tremar mi fai. Quanto il tuo amor, mi cara tanto, e pi, la tua fama... Ah! no; nol deggio soffrir, n il vo: giorno verrebbe poscia, verrebbe s, tardo, ma fero il giorno, in cui cagion della tua infamia Egisto

Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra.

Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

udrei nomare, io, da te stessa. Il bando mi fia men duro, ed il morir, (ver cui, lungi appena da te, corro a gran passi) che udir, misero me! mai dal tuo labro cotal rampogna.
Clitennestra.

A me cagion di vita tu solo sei; chio mai cagion ti nomi della mia infamia? tu, che in sen lo stile mimmergi, ovabbi il cor di abbandonarmi... Lo stile in sen timmergo io crudo, ovio meco ti tragga. Oim! sanco pur fatto ti venisse il fuggir, chi mai sottrarci potria dAtride alla terribil ira? Qual havvi asil contra il suo braccio? quale schermo? Rapita Elena fu: la trasse figlio di re possente entro al suo regno; ma al rapitor che valse aver baldanza, ed armi, e mura, e torri? a viva forza, dentro la reggia sua, su i paterni occhi, ai sacri altari innanzi, infra le grida, fra i pianti e il sangue e il minacciar de suoi, non gli fu tolto e preda, e regno, e vita? Dogni soccorso io privo, esul, ramingo, che far potrei? Tu il vedi, il tuo disegno, vano per s. Dignominiosa fuga tentata indarno avresti sol tu lonta: io, di te donno, e di te privo a un punto, la iniqua taccia, e la dovuta pena di rapitor ne avrei: la sorte questa, chor ne sovrasta, se al fuggir ti ostini. Tu vedi appien gli ostacoli, e nullaltro: verace amor mai li conobbe? Amante verace trasse a sua rovina certa lamato oggetto mai? Lascia, chio solo Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Egisto.

Clitennestra. Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

stia nel periglio; e fo vederti allora sio pi conosco ostacoli, n curo. Ben veggio, s, che tu in non cale hai posta la vita tua: ben veggio esserti meno cara la fama, che il tuo amor: pur troppo, pi chio nol merto, mami. Ah! se il piagato tuo cor potessi io risanar, sa il cielo, se ad ogni costo io nol faria!... s, tutto, tutto farei;... fuorch cessar di amarti: ci, nol possio; morir ben posso; e il bramo. Ma, se pur deggio a rischio manifesto per me vederti e vita esporre, e fama,... pi certi almen trovane i mezzi, o donna.
Clitennestra. Egisto.

Pi certi?... Altri ve nha?... Partir,...sfuggirti,... morire;... i soli mezzi miei, son questi. Tu, da me lungi, e dogni speme fuori di mai pi rivedermi, avrai me tosto dal tuo cor scancellato: amor ben altro ridesteravvi il grande Atride: al fianco di lui, felici ancor trarrai tuoi giorni. Cos pur fosse! Omai pi vera prova dar non ti posso del mio amor, che il mio partir;... terribil, dura, ultima prova. Morir, sta in noi; dove il morir fia duopo. Ma che? nullaltro resta a tentar pria? Altro partito, forse, or ne rimane;... ma indegno... Ed ? Crudo. Ma certo? Ah! certo, pur troppo!... Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

E a me tu il taci?
E a me tu il chiedi?

Qual fia?... Nol so... Parla: inoltrata io troppo mi son; pi non marretro: Atride forse gi mi sospetta; ei di sprezzarmi forse ha il dritto gi: quindi costretta io sono gi di abborrirlo: al fianco omai non posso vivergli pi; n il vo, n loso. Egisto, deh! tu minsegna, e sia qual vuolsi, un mezzo, onde per sempre a lui sottrarmi. A lui sottrarti? io gi tel dissi, ella del tutto ora impossibil cosa. E che mi avanza dunque a tentar?...
Nulla.

Egisto.

Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

Or tintendo. Oh quale lampo feral di orribil luce a un tratto la ottusa mente a me rischiara! oh quale bollor mi sento entro ogni vena! Intendo: crudo rimedio,... e sol rimedio,... il sangue di Atride. Io taccio... Ma, tacendo, il chiedi. Anzi, tel vieto. Allamor nostro, vero, ostacol solo, e al viver tuo, (del mio non parlo) il viver suo; ma pur, sua vita, sai chella sacra: a te conviensi amarla, rispettarla, difenderla: conviensi tremarne, a me. Cessiamo: omai si avanza lora; e il mio lungo ragionar potria a sospetto dar loco. Al fin ricevi... lultimo addio... dEgisto. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Egisto. Clitennestra. Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Clitennestra.

Ah! modi... Atride solo allamor nostro,... al viver tuo?... S; nullo altro ostacolo vha: pur troppo a noi il suo vivere morte! A mie parole, deh, non badare: amor fe dirle. E amore a me intender le fa. Dorror compresa lalma non hai? Dorror?... s; ... ma lasciarti!... E cor bastante avresti?... Amor bastante, da non temer cosa del mondo. In mezzo de suoi sta il re: qual man, qual ferro, strada pu farsi al petto suo? Qual man?... qual ferro?... Saria qui vana, il vedi, aperta forza. Ma,... il tradimento... pure... ver, non merta desser tradito Atride: ei, che tantama la sua consorte: ei, che da Troia avvinta in sembianza di schiava, infra suoi lacci Cassandra trae, mentrei n amante, e schiavo ei stesso, s... Che ascolto! Aspetta intanto, che di te stanco, egli con lei divida regno, e talamo: aspetta, che a tuoi danni

Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto.

Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto.

Clitennestra. Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

lonta si aggiunga; e sola omai, tu sola, non ti sdegnar di ci che a sdegno muove Argo tutta.
Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto.

Cassandra a me far pari?... Atride il vuole. Atride pera. Or come? di qual mano? Di questa, in questa notte, entro a quel letto, chei divider spera con labborrita schiava. Oh ciel! ma pensa... Ferma son gi... Ma, se pentita?... Il sono daver tardato troppo. Eppure... Io l voglio; io, sanco tu nol vuoi. Chio trar te lasci, che sol merti il mio amore, a morte cruda? Chio viver lasci chi il mio amor non cura? Doman, tel giuro, il re sarai tu in Argo. N man, n cor, mi tremer... Chi viene? Elettra... Oh ciel! sfuggiamla. In me ti affida.

Clitennestra.

Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

Egisto. Clitennestra.

Scena 2
Elettra.

Mi sfugge Egisto, e ben gli sta; ma veggio, chanco la madre agli occhi miei sinvola. Misera madre! alla colpevol brama di riveder lultima volta Egisto Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

resistere non seppe. A lungo insieme parlato han qui... Ma, baldanzoso troppo, troppo in volto securo Egisto parmi, per uom chesule vada... E lei turbata non poco io veggo; ma atteggiata sembra, pi che di duol, dira e di rabbia... Oh cielo! chi sa, quellempio con sue pessime arti come aggirata avralla! ed a qual passo indotta forse!... Or s, chio tremo: oh quanti, oh quai delitti io veggo!... Eppur, sio parlo, la madre uccido:... e sio mi taccio?... Scena 3
Elettra.

O padre, dimmi: veduto hai Clitennestra? In queste stanze trovarla io gi credea Ma in breve ella verravvi. Assai lo bramo. Al certo io ve laspetto: ella ben sa, chio voglio qui favellarle. O padre; Egisto ancora sta in Argo. Il sai, che intero il d gli ho dato; finisce omai: lungi ei doman per sempre ne andr da noi. Ma, qual pensiero, o figlia, cos ti turba? Linquieto sguardo attorno volgi, e di pallor ti pingi! Che fia? DEgisto mille volte imprendi a parlarmi, e poi taci... Egisto lungi veder vorrei; n so il perch... Mel credi, ad uom, che aspetta forse il loco e il tempo

Agamennone.

Elettra. Agamennone.

Elettra. Agamennone.

Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

di nuocer, lunga ell una notte; suole velo ad ogni delitto esser la notte. Amato padre, anzi che il sol tramonti, te ne scongiuro, fa che dArgo in bando Egisto vada.
Agamennone.

Oh! che di tu? nemico ei dunque m? tu il sai? dunque egli ordisce trame... Non so di trame... Eppur... Nol credo. Ma, di Tieste figlio. Al cor mi sento presagio ignoto, ma funesto e crudo. Soverchio forse in me il timor, ma vero in parte egli . Padre, mel credi, forza che tu nol spregi, ancorchio dir nol possa, o nol sappia; ten prego. Io torno intanto del caro Oreste al fianco: a lui dappresso sempre vo starmi O padre, ancor tel dico, quanto pi tosto andr lontano Egisto, tanto pi certa avrem noi pace intera.

Elettra.

Scena 4
Agamennone.

Oh non placabil mai sdegno dAtro! come trasfuso in un col sangue scorri entro a nepoti suoi! Fremono al nome di Tieste. Ma che? se al solo aspetto dEgisto freme il vincitor di Troia, qual maraviglia fia, se di donzella palpita, e trema a tale aspetto il core? Ove ei tramasse, ogni sua trama, ei stesso, a un sol mio cenno, annichilar si puote. Ma incrudelir sol per sospetto io deggio? Saria viltade il gi intimato esiglio affrettar di pochore. Al fin, sio tremo, n sua la colpa? e averne debbe ei pena?

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Scena 5
Agamennone.

Vieni, consorte, vieni; e di cor trammi, che il puoi tu sola, ogni spiacevol dubbio, chElettra in cor lasciommi. Elettra?... Dubbi?... Che ti dissella?... Oh ciel?... cotanto tama, e in questo giorno funestar ti vuole con falsi dubbi?... Eppur, quai dubbi?... Egisto... Che sento? Egisto, onde a me mai non todo parlar, dElettra la quiete e il senno par che conturbi. ... E nol cacciasti in bando?... di lui che teme Elettra? Ah! tu del sangue dAtro non sei, come il siam noi: non cape in mente altrui qual sia lorror, che inspira il nostro sangue di Tieste il sangue. Pure al terror di timida donzella non marrendo cos, che nulla io cangi al gi prefisso: andr lontano Egisto, e ci mi basta. Il cor di cure scarco avrommi omai. Tempo saria, ben tempo, consorte amata mia, che tu mi aprissi il dolor grave, che il core ti preme, e chio ti leggo, mal tuo grado, in volto. Se a me il nascondi, a chi lo narri? Ovio sia cagion del tuo piangere, chi meglio pu di me rimediarvi, o ammenda farne, o dividerlo teco?... Oh ciel! tu taci? neppur dal suol gli occhi rimovi? immoti stan, di lagrime pregni... Oim! pur troppo mi disse Elettra il vero.

Clitennestra.

Agamennone. Clitennestra. Agamennone.

Clitennestra. Agamennone.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Clitennestra. Agamennone.

Il vero?... Elettra?... Di me parl?... Tu credi?... Ella tha meco tradita, s. Del tuo dolor la fonte ella mi aperse... Oh ciel!... Mia f ti pinse dubbia forse?... Ah! ben veggio; Elettra sempre poco amommi. Tinganni. A me, qual debbe di amata madre ossequiosa figlia, parlava ella di te: se in altra guisa, ascoltata lavrei? Che dunque disse? Ci, che tu dirmi apertamente prima, senza arrossir, dovevi: che nel core aspra memoria della uccisa figlia tuttor ti sta. DIfigena?... Respiro... Fatale ognor, s, mi sar quel giorno... Che posso io dir, che al par di me nol sappi? In ogni cor, fuorch nel tuo, ritrovo del mio caso piet: ma, se pur giova al non consunto tuo dolor lo sfogo daspre rampogne, o di materno pianto, liberamente me che non rampogni? Il soffrir, benchio nol merti: o meco perch non piangi? il mio pianto disdegni? Ben sai, sio teco, in rimembrar la figlia, mi tratterrei dal pianto. Ah! s, consorte, sanco tu modi, a me tu l di: pi cara lira aperta mi fia, che il finto affetto.

Clitennestra.

Agamennone.

Clitennestra. Agamennone.

Clitennestra. Agamennone.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quarto

Clitennestra.

Forse il non esser tu quello di pria, fa chio ne appaia agli occhi tuoi diversa troppo pi che nol sono. Io pur dirollo; Cassandra, s, Cassandra forse, quella che men gradita a te mi rende... Oh cielo! Cassandra? O donna, or che mi apponi? e il credi? Dellarsa Troia (il sai) fra noi divise le opme spoglie, la donzella illustre, cui patria e padre il ferro achivo tolse, toccava a me. Di vincitor funesta, ma usata legge, or vuol che in lacci avvinta io la strascni in Argo: esempio tristo delle umane vicende. Io di Cassandra ben compiango il destino; ma te sola amo. Nol credi? a te Cassandra io dono, del vero in prova: agli occhi miei sottrarla tu puoi, tu farne il piacer tuo. Ti voglio sol rimembrar, chella di re possente figlia infelice; e che infierir contressa dalma regal saria cosa non degna. Non lami?... Oh ciel!... me misera!... tanto ami tu me pur anco? Ma, chio mai ti tolga tua preda? Ah! no: ben ti saspetta: troppo tempo e sudor ti costa, e affanno, e sangue. Cessa una volta, cessa Or via, che vale accennare, e non dir? Se un tal pensiero quel, che tange; e se in tuo cor ricetto trovan gelosi dubbi, da radice gi svelto il martr tuo. Vieni, consorte; per te stessa a convincerti, deh! vieni, che Cassandra in tua reggia esser pu solo la tua primiera ubbidiente ancella.

Agamennone.

Clitennestra.

Agamennone.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Atto quinto

Scena 1
Clitennestra.

Ecco lora. Nel sonno immerso giace Agamennone... E gli occhi allalma luce non aprir pi mai? Questa mia destra, di casto amor, di fede a lui gi pegno, per farsi or sta del suo morir ministra?... Tanto io giurai? Pur troppo, s;... conviemmi compier... Vadasi. Il piede, il cor, la mano, io tutta tremo: ahi lassa! or che promisi?... Ahi vil! che imprendo? Oh come in me il coraggio tutto sparisce allo sparir dEgisto! Del mio delitto orribile sol veggo latrocitade immensa: io sola veggio la sanguinosa ombra dAtride... Ahi vista! Delitti invan ti appongo: ah no, non ami Cassandra tu: pi chio nol merto mami; e sola me. Niuno hai delitto al mondo, che di esser mio consorte. Atride, oh cielo! tu dalle braccia di securo sonno, a morte in braccio, per mia mano?... E dove mascondo io poscia?... Oh tradimento! Pace sperar possio pi mai?... qual vita orrenda di rimorsi, e di lagrime, e di rabbia!... Egisto istesso, Egisto s, giacersi come oser di parricida sposa al fianco infame, in sanguinoso letto, e non tremar per s? Dellonta mia, dogni mio danno orribile stromento, lungi da me, ferro esecrabil, lungi. Io perder lamante; in un la vita io perder: ma non per me svenato cotanto eroe cadr. Di Grecia onore, dAsia terror, vivi alla gloria; vivi ai figli cari,... ed a miglior consorte. Ma, quai taciti passi?... in queste stanze chi fra la notte viene?... Egisto?... Io sono perduta, oim!... Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Scena 2
Egisto. Clitennestra. Egisto.

Lopra compiesti? Egisto... Che veggo? o donna, or qui, ti struggi in pianto? Intempestivo il pianto; tardo; vano: caro costar ne pu. Tu qui?... ma come?... misera me! che ti promisi? quale consiglio iniquo?... E tuo non fu il consiglio? Amor tel di, timor tel toglie. Or via, poich pentita sei, piacemi; e lieto io almen morr del non saperti rea. Io tel dicea che dura era limpresa; ma tu, fidando oltre il dovere in quello che in te non hai viril coraggio, al colpo tua imbelle man sceglier tu stessa osavi. Or voglia il ciel, chanco il pensier del fallo gi non ti torni a danno! Io qui di furto a favor delle tenebre ritorno, inosservato, spero. Era pur forza, chio tannunziassi, io stesso, esser mia testa gi consecrata irrevocabilmente alla vendetta del tuo re... Che parli? e donde il sai? Pi chei non volle, Atride del nostro amor gi intese; ed io gi nebbi di non pi dArgo muovermi il comando. Al d nascente a s davanti ei vuolmi: ben vedi, a me tal parlamento morte. Ma, non temer, che ad incolpar me solo ogni arte adoprer.

Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra. Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Clitennestra.

Che ascolto? Atride tutto sa? Troppo ei sa: ma pi sicuro, miglior partito fia, sio mi sottraggo col morir tosto, al periglioso esame. Salvo il tuo onor cos; me scampo a un tempo da morte infame. A darti ultimo avviso di quanto segue; a darti ultimo addio venni, e non pi... Vivi; ed intatta resti teco la fama tua. Di me pietade pi non ti prenda: io son felice assai, se di mia man per te morir mi dato. Egisto... oim!... qual ribollir mi sento furor nel petto, al parlar tuo!... Fia vero?... Tua morte?... pi che certa... Ed io tuccido!... Te salva io vo. ... Qual mi ti mena innanzi, qual furia empia dAverno ai passi tuoi scorta, o Egisto? Io di dolor moriva, se pi veder te non dovea; ma almeno innocente moriva: or, mal mio grado, di nuovo gi spinta al delitto orrendo son dal tuo aspetto... Oh ciel!... tutte minvade le fibre e lossa incognito un tremore... e fia pur ver; nullaltro a far ne resta?... Ma chi svelava il nostro amor? Chi ardisce di te parlar, se non Elettra, al padre? chi, se non ella, al re nomarti? Il ferro timmerge in sen lempia tua figlia; e torre ti vuol lonor pria della vita.

Egisto.

Clitennestra.

Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

Egisto.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Clitennestra.

E deggio credere?... oim... Credi al mio brando dunque, se a me non credi. Almen, che in tempo io pera... Oh ciel! che fai? Riponi il brando. Io l voglio. Oh fera notte!... Ascolta... Atride in mente, forse non ha... Che forse?... Atride offeso, Atride re, nella superba mente altro or non volge, che vendetta e sangue. Certa la morte mia, dubbia la tua: ma, se a vita ei ti serba, a qual, tu il pensa. E sio fui visto entrar qui solo, e in ora s tarda... Oim! che di terrore io fremo per te. Laurora in breve sorge a trarti dal dubbio fero: io non lattendo: ho fermo di pria morir... Per sempre... addio. Tarresta... no, non morrai. Non daltra man, per certo, che di mia mano: o della tua, se il vuoi. Deh! vibra il colpo tu; svenami; innanzi al severo tuo giudice me traggi semivivo, spirante: alta discolpa il mio sangue ti fia. Che parli?... ahi lassa! misera me!... che a perder tabbia?... Or quale, qual destra hai tu, che a trucidar non basti n chi pi tama, n chi pi ti abborre? La mia supplir de dunque... Ah!... no...

Egisto. Clitennestra.

Egisto.

Clitennestra. Egisto.

Clitennestra. Egisto.

Clitennestra.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Egisto.

Vuoi spento Atride, o me? Qual scelta!... E dei pur scerre. Io dar morte?... O riceverla: e vedermi pria di te trucidato. Ah, che pur troppo necessario il delitto! E stringe il tempo. Ma,... la forza,... lardire?... Ardire, forza, tutto, amor ti dar. Con man tremante io... nel... marito... il ferro... In cor del crudo trucidator della tua figlia i colpi addoppierai con man sicura. ... Io... lungi da me... scagliava... il ferro... Eccoti un ferro, e di ben altra tempra: ancor rappreso vi sta dei figli di Tieste il sangue: a forbirlo nel sangue empio dAtro non indugiar; va, corri: istanti brevi ti avanzan; va. Se mal tu assesti il colpo, o se pur mai pria ten pentissi, o donna, non volger pi ver queste stanze il piede: di propria man me qui svenato, immerso me dentro un mar di sangue troveresti. Va, non tremare, ardisci, entra, lo svena. Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto. Clitennestra. Egisto.

Clitennestra. Egisto.

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Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Scena 3
Egisto.

Esci, or, Tieste, dal profondo Averno; esci, or n tempo: in questi reggia or mostra la orribil ombra tua. Largo convito, godi, or di sangue a te si appresta: al figlio del tuo infame nemico ignudo pende gi gi lacciar sul cor; gi gi si vibra: perfida moglie il vibra: ella, non io, ci far dovea: di tanto a te pi dolce fia la vendetta, quanto pi il delitto... meco lorecchio attentamente porgi; n dubitar, chella nol compia: amore, sdegno, e timore, al necessario fallo menan la iniqua donna. Oh tradimento!... tu, sposa?... Oh cielo!... Io moro... Oh tradimento!... Muori, s, muori. E tu raddoppia, o donna, raddoppia i colpi; entro al suo cor nascondi il pugnal tutto: di quellempio il sangue tutto spandi: bagnar voleasi il crudo nel sangue nostro.

Agamennone. Egisto.

Scena 4
Clitennestra. Egisto. Clitennestra.

Ove son io?... che feci?... Spento hai liniquo: al fin di me sei degna. ... Gronda il pugnal di sangue;... e mani, e veste, e volto, tutto sangue... Oh qual vendetta di questo sangue farassi!... gi veggo, gi al sen mi veggo questo istesso ferro ritorcer,... da qual mano!... Agghiaccio,... fremo,... vacillo... Oim!... forza mi manca,... e voce,... e lena.... Ove son io?... che feci?... Ahi lassa!...

51

Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Vittorio Alfieri Agamennone Atto quinto

Egisto.

Gi di funeste grida intorno suona la reggia tutta: or, quantio son, mostrarmi tempo: or tempo di raccorre il frutto del mio lungo soffrire. Io corro...

Scena 5
Elettra.

Infame, vile assassin del padre mio, ti avanza da uccider me... Che miro? oh ciel!... la madre?... Iniqua donna, in man tu il ferro tieni? tu il parricidio festi? oh vista! Taci. Sgombrami il passo; io tosto riedo; trema: or dArgo il re son io. Ma troppo importa, pi assai chElettra, il trucidare Oreste.

Egisto.

Scena 6
Clitennestra. Elettra. Clitennestra.

Oreste?... oh cielo!... Or ti conosco, Egisto... Dammi, dammi quel ferro. Egisto!... Arresta... svenarmi il figlio? Ucciderai me pria.

Scena 7
Elettra.

Oh notte!... Oh padre! Ah! fu vostropra, o Numi, quel mio pensier di por pria in salvo Oreste. Vil traditor, nol troverai. Deh! vivi, Oreste, vivi: alla tua destra adulta questempio ferro io serbo. In Argo un giorno, spero, verrai vendicator del padre.

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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli

Autori e opere presenti nel secondo CD


Autore Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Alfieri Vittorio Aretino Pietro Aretino Pietro Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto Ludovico Bruno Giordano Bruno Giordano Beccaria Cesare Bembo Pietro Bembo Pietro Buonarroti Michelangiolo Campanella Tommaso Castiglione Baldassarre Della Casa Giovanni Della Casa Giovanni Della Valle Federico Galilei Galileo Goldoni Carlo Agamennone Antigone Bruto secondo Della Tirannide Filippo Maria Stuarda Merope Mirra Oreste Ottavia Saul Vita Dialogo Ragionamento I cinque canti I Suppositi La Cassaria Orlando furioso - parte 1 Orlando furioso - parte 2 Rime Satire Candelaio La Cena de le Ceneri Dei delitti e delle pene Prose della volgar lingua Rime Rime La Citt del Sole Il Libro del Cortegiano Galateo Rime La reina di Scozia Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Gl'Innamorati Opera Pagine 52 54 53 91 56 56 56 52 58 54 59 231 172 115 169 53 55 623 611 122 57 116 85 92 160 116 126 29 276 54 53 89 395 65

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Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Goldoni Carlo Guarini Battista Guicciardini Francesco Guicciardini Francesco Guicciardini Francesco Guicciardini Francesco Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Machiavelli Niccol Marino Giovan Battista Marino Giovan Battista Metastasio Pietro Parini Giuseppe Parini Giuseppe I Rusteghi Il Campiello Il Servitore di due padroni Il Teatro comico Il Ventaglio La Bottega del caff La Famiglia dell'antiquario La Locandiera La Sposa persiana Le Baruffe chiozzotte Le Femmine puntigliose Le smanie per la villeggiatura Una delle ultime sere di Carnovale Il Pastor fido Ricordi Storia d'Italia - volume I Storia d'Italia - volume II Storia d'Italia - volume III Belfagor arcidiavolo Clizia Dialoghi dell'arte della guerra Discorso intorno alla nostra lingua Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio I Capitoli I Decennali Il Principe Istorie fiorentine L'Asino d'oro La vita di Castruccio Castracani Mandagrola L'Adone - parte 1 L'Adone - parte 2 Didone abbandonata Dialogo sopra la nobilt Il Giorno 69 91 86 61 82 82 82 84 78 78 78 69 82 228 58 453 522 482 9 49 138 13 288 21 26 69 352 36 24 55 725 584 77 15 166

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Parini Giuseppe Parini Giuseppe Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Tasso Torquato Vasari Giorgio Vasari Giorgio Verri Pietro Totale autori = 22 Le Odi Poesie di Ripano Eupilino Aminta Apologia in difesa della "Gerusalemme liberata" Dialogo Il Beltramo overo de la cortesia Il Cataneo overo de le conclusioni amorose Il Ficino overo de l'arte Il Malpiglio overo de la corte Il Malpiglio secondo overo del fuggir la moltitudine Il Messaggiero Il padre di famiglia Il Re Torrismondo La Cavaletta overo de la poesia toscana La Gerusalemme liberata La Molza overo de l'amore Rime d'amore Rime d'occasione o d'encomio - parte 1 Rime d'occasione o d'encomio - parte 2 Rime d'occasione o d'encomio - parte 3 Rime sacre Rinaldo Le Vite - parte prima Le Vite - parte seconda Disorso sull'indole del piacere e del dolore Totale opere = 89 81 77 65 62 16 9 27 16 16 26 55 41 107 46 491 11 271 117 414 278 60 246 362 291 57 13159