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Ludovico Ariosto

Rime
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Edizioni di riferimento
elettroniche
Liz, Letteratura Italiana Zanichelli
a stampa
Ludovico Ariosto, Rime, a cura di C. Segre, in L.A., Opere minori, Milano-
Napoli, Ricciardi, 1954
Design
Graphiti, Firenze
Impaginazione
Thsis, Firenze-Milano
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime
Sommario
Canzoni ........................................................... 5
I Non so sio potr ben chiudere in rima ........ 5
II Quante fiate io miro................................. 10
III Dopo mio lungo amor, mia lunga fede .... 12
IV Spirto gentil, che sei nel terzo giro .......... 13
V Anima eletta, che nel mondo folle ............ 16
Sonetti ........................................................... 22
I Perch, Fortuna, quel chAmor mha dato .. 22
II Mal si compensa, ahi lasso! un breve
sguardo ..................................................... 22
III O sicuro, secreto e fidel porto ................. 23
IV Perch simil le siano, e de li artigli ........... 23
V Felice stella, sotto chil sol nacque ............. 24
VI Non senza causa il giglio e lamaranto ..... 24
VII Un arbuscel chin le solinghe rive........... 25
VIII Del mio pensier, che cos veggio
audace ................................................. 25
IX La rete fu di queste fila doro .................. 26
X Comesser pu che dignamente io lodi ...... 26
XI Ben che l martr sia periglioso e grave..... 27
XII Non fu qui dove Amor tra riso e gioco... 27
XIII Aventuroso carcere soave ...................... 28
XIV Quando prima i crin doro
e la dolcezza ......................................... 28
XV Altri loder il viso, altri le chiome .......... 29
XVI Deh! volessio quel che voler devrei ...... 29
XVII Occhi miei belli, mentre chi vi miro .. 30
XVIII Quel capriol che con invidia
e sdegno............................................ 30
XIX Madonna, io mi pensai che l star
absente ................................................. 31
XX Chiuso era il sol da un tenebroso velo .... 31
XXI Qui fu dove il bel crin gi con s stretti .. 32
XXII Quando muovo le luci a mirar voi ....... 32
XXIII Come creder debbo io che tu in ciel
oda ..................................................... 33
XXIV O messaggi del cor sospiri ardenti ..... 33
XXV Madonna, ste bella e bella tanto......... 34
XXVI Aventurosa man, beato ingegno ......... 34
XXVII Son questi i nodi dor, questi
i capelli ............................................ 35
XXVIII Qual avorio di Gange,
o qual di Paro.................................. 35
XXIX Qual volta io penso a quelle fila doro ... 36
XXX Giorno a me sol pi che la notte oscuro ... 36
XXXI Se con speranza di merc perduti ....... 37
XXXII Lasso! i miei giorni lieti e le tranquille ... 37
XXXIII Se senza fin son le cagion
chio vami ...................................... 38
XXXIV Privo dogni mio ben, sto pur
fermato ........................................... 38
XXXV Miser, fuor dogni ben, carco di doglia .. 39
XXXVI Larbor chal viver prisco porse aita .. 39
XXXVII Lassi, piangiamo, oim! ch lempia
Morte............................................. 40
XXXVIII Ecco, Ferrara, il tuo ver paladino .. 40
XXXIX Magnifico fattor, Alfonso Trotto ...... 41
XL Non ho detto di te ci che dir posso....... 41
XLI Illustrissima donna, di valore ................ 42
Madrigali ....................................................... 43
I Se mai cortese fusti .................................... 43
II Quando bellezza, cortesia e valore ............ 43
III Amor, io non potrei ................................ 43
IV Per gran vento che spire .......................... 44
V Oh se, quanto lardore ........................... 44
VI Se voi cos mirasse alla mia fede .............. 44
VII A che pi strali, Amor, sio mi ti rendo? .... 45
VIII La bella donna mia dun s bel fuoco .... 45
IX Occhi, non vaccorgete ............................ 46
X Fingon costor che parlan de la Morte ....... 46
XI Quel foco, chio pensai che fussestinto ... 47
XII Quando ogni ben de la mia vita ride ...... 47
Capitoli ......................................................... 48
I Epicedio de morte Lionorae Estensis
de Aragonia ducissae Ferrariae .................... 48
II Canter larme, canter gli affanni ........... 52
III Ne la stagion che l bel tempo rimena ..... 59
IV De la mia negra penna in fregio doro ..... 61
V Meritamente ora punir mi veggio ............. 62
VI Era candido il corvo, e fatto nero ............ 65
VII Forza chalfin si scopra e che si veggia ... 67
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Ludovico Ariosto Rime
VIII O pi che l giorno a me lucida e chiara .. 68
IX O nei miei danni pi che l giorno chiara ... 71
X Del bel numero vostro avrete un manco ... 72
XI Gentil citt, che con felici augri ............ 76
XII O lieta piaggia, o solitaria valle .............. 78
XII bis O lieta piaggia, o solitaria valle ......... 82
XIII Qual son, qual sempre fui, tal esser
voglio ................................................... 84
XIV Di s calloso dosso e s robusto.............. 85
XV Ben dura e crudel, se non si piega ....... 87
XVI O vero o falso che la fama suone .......... 90
XVII O qual tu sia nel cielo, a cui concesso ... 92
XVIII Chi pensa quanto il bel disio
damore.............................................. 94
XIX Piaccia a cui piace, e chi lodar vuoi
lodi ...................................................... 96
XX Quel fervente desio, quel vero ardore ..... 97
XXI Poichio non posso con mia man
toccarte ................................................. 98
XXII Lasso! che bramo ancor, che pi
voglio io............................................ 100
XXIII Non pi tempo ormai sperar chio
pieghi .............................................. 100
XXIV Vo navigando un mar daspri martri .. 103
XXV S come a primavera dato il verno ... 104
XXVI Or che la terra di bei fiori piena .... 105
XXVII Arsi nel mio bel foco un tempo
quieto ............................................. 108
Egloghe ........................................................ 111
I Interlocutori: Tirsi e Melibeo................... 111
II Mentre che Dafni il grege errante serba .. 121
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
Canzoni
I
Non so sio potr ben chiudere in rima
quel che in parole sciolte
fatica avrei di ricontarvi a pieno:
come perdei mia libert, che prima,
5 Madonna, tante volte
difesi, acci non avesse altri il freno;
tenter nondimeno
farne il poter, poi che cos vi agrada,
con desir che ne vada
10 la fama, e a molti secoli dimostri
le chiare palme e i gran trionfi vostri.
Le sue vittorie ha fatto illustri alcuno,
e con gli eterni scritti
ha tratto fuor del tenebroso oblio;
15 ma li perduti esserciti nessuno,
e gli adversi conflitti,
ebbe ancor mai di celebrar disio;
sol celebrar voglio io
il d chandai prigion ferito a morte:
20 ch contra man s forte,
ben chio perdei, per laver preso assalto,
pi che millaltri vincere mi essalto.
Dico che l giorno che di voi maccesi
non fu il primo che l viso
25 pien di dolcezza e li real costumi
vostri mirassi affabili e cortesi,
n che mi fossi aviso
che meglio unqua mirar non potea lumi;
ma selve, monti e fiumi
30 sempre dipinsi inanzi al mio desire,
per levarli lardire
dentrar in via, dove per guida porse
io vedea la speranza star in forse.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
Quinci lo tenni e mesi ed anni escluso,
35 e dove pi sicura
strada pensai, lo volsi ad altro corso;
credendo poi che pi potesse luso
che l destn, di lui cura
non ebbi; ed ei, tosto che senza morso
40 sentissi, ebbe ricorso
dove era il natural suo primo instinto;
ed io nel labirinto
prima lo vidi, ove ha da far sua vita,
che pensar tempo avessi a darli aita.
45 N il d, n lanno tacer, n il loco
dove io fui preso, e insieme
dir gli altri trofei challora aveste,
tal che apo loro il vincer me fu poco.
Dico, da che l suo seme
50 mand nel chiuso ventre il Re celeste,
avean le ruote preste
de lomicida lucido dAchille
rifatto il giorno mille
e cinquecento tredeci fiate,
55 sacro al Battista, in mezo de la estate.
Ne la tsca citt, che questo giorno
pi riverente onora,
la fama avea a spettacoli solenni
fatto raccor, non che i vicini intorno,
60 ma li lontani ancora;
ancor io, vago di mirar, vi venni.
Daltro chio vidi tenni
poco ricordo, e poco me ne cale;
sol mi rest immortale
65 memoria, chio non vidi, in tutta quella
bella citt, di voi cosa pi bella.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
Voi quivi, dove la paterna chiara
origine traete,
da preghi vinta e liberali inviti
70 di vostra gente, con onesta e cara
compagnia, a far pi liete
le feste, a far pi splendidi i conviti,
con li doni infiniti
in chad ognaltra il Ciel vha posto inanzi,
75 venuta erate dianzi,
lasciato avendo lamentar indarno
il re de fiumi, ed invidiarvi ad Arno.
Porte, finestre, vie, templi, teatri
vidi piene di donne
80 a giuochi, a pompe, a sacrifici intente,
e mature ed acerbe, e figlie e matri
ornate in varie gonne;
altre star a conviti, altre agilmente
danzare; e finalmente
85 non vidi, n sentii chaltri vedesse,
che di belt potesse,
donest, cortesia, dalti sembianti
voi pareggiar, non che passarvi inanti.
Trov gran pregio ancor, dopo il bel volto,
90 lartificio discreto,
chin aurei nodi il biondo e spesso crine
in rara e sotil rete avea raccolto;
soave ombra dirieto
rendea al collo e dinanzi alle confine
95 de le guance divine,
e discendea fin allavorio bianco
del destro omero e manco.
Con queste reti insidiosi Amori
preson quel giorno pi di mille cori.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
100 Non fu senza sue lode il puro e schietto
serico abito nero,
che, come il sol luce minor confonde,
fece ivi ognaltro rimaner negletto.
Deh! se lece il pensiero
105 vostro spiar, de limplicate fronde
de le due viti, donde
il leggiadro vestir tutto era ombroso,
ditemi il senso ascoso.
S ben con aco dotta man le finse,
110 che le porpore e loro il nero vinse.
Senza misterio non fu gi trapunto
il drappo nero, come
non senza ancor fu quel gemmato alloro
tra la serena fronte e il calle assunto,
115 che de le ricche chiome
in parti ugual va dividendo loro.
Senza fine io lavoro,
se quanto avrei da dir vuo porrin carte,
e la centesma parte
120 mi par chio ne potr dir a fatica,
quando tutta mia et daltro non dica.
Tanto valor, tanta belt non mera
peregrina n nuova,
s che dal fulgurar daccesi rai,
125 che facean gli occhi e la virtute altiera,
gi stato essendo in pruova,
ben mi credea desser sicur ormai.
Quando men mi guardai,
quei pargoletti, che ne lauree crespe
130 chiome attendean, qual vespe
a chi le attizza, al cor mi saventaro,
e nei capelli vostri lo legaro.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
E lo legaro in cos stretti nodi,
che pi saldi un tenace
135 canape mai non strinse n catene;
e chi possa avenir chi me ne snodi,
dimaginar capace
non son, sa snodar Morte non lo viene.
Deh! dite come aviene
140 che dogni libert mavete privo
e menato captivo,
n pi mi dolgo chaltri si dorria,
sciolto da lunga servitute e ria.
Mi dolgo ben che de soavi ceppi
145 linefabil dolcezza
e quanto meglio esser di voi prigione
che daltri re, non pi per tempo seppi.
La libertate apprezza
fin che perduta ancor non lha, il falcone;
150 preso che sia, depone
del gir errando s lantiqua voglia,
che, sempre che si scioglia,
al suo signor a render con veloci
ale sandr, dove udir le voci.
155 La mia donna, Canzon, sola ti legga,
s chaltri non ti vegga,
e pianamente a lei di chi ti manda;
e, sella ti comanda
che ti lasci veder, non star occulta,
160 se ben molto non sei bella, n culta.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
II
Quante fiate io miro
i ricchi doni e tanti
che l Ciel dispensa in voi s largamente,
altre tante io sospiro;
5 non che l veder che inanti
a tutte laltre donne ite ugualmente
mi percuota la mente
dinvidia: ch a ferire
in molto bassa parte,
10 se la ragion si parte
da un alto oggetto, mai non pu venire;
e da la umilt mia
a vostra altezza pi chal ciel di via.
Non dinvidia effetto
15 cha sospirar mi mena,
ma sol duna piet cho di me stesso:
per chancor mi aspetto
de la mia audacia pena,
daver in voi s inanzi il mio cuor messo.
20 Ch se lesser concesso
di tanti il minor dono
far suol di chil riceve
lanimo altier, che deve
di voi far dunque, in cui tanti ne sono,
25 che da lIndo allestreme
Gade tantaltri non ha il mondo insieme?
Laver voi conoscenza
di tanti pregi vostri,
che siate per mirare unqua s basso
30 mi d gran diffidenza;
e ben che mi si mostri
di voi cortesia sempre, pur, ahi lasso!
non posso far chun passo
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voglia andar la speranza
35 dietro al desir audace.
La misera si giace,
ed odia e maledice larroganza
di lui, che la via tiene
molto pi l che non se li conviene.
40 E questo che io temo ora,
non chio non temessi
prima che s perdessi in tutto il cuore;
e qual diffesa allora,
e quanto lunga io fessi
45 per non lasciarlo, testimonio Amore.
Ma il debole vigore
non puote contra lalto
sembiante e le divine
manere e senza fine
50 virt e bellezza, sostener lassalto;
cos il cuor persi, e seco
perdei il sperar daverlo mai pi meco.
Non sera gi ragione,
che per venire a porse
55 in vostre man devessi esservi a sdegno,
se n stato cagione
vostra belt, che corse
con troppo sforzo incontro al mio disegno.
Egli sa ben che degno
60 parer non pu chabbiate,
dopo un lungo tormento,
in parte a far contento;
n questo cerca ancor, ma che pietate
vi stringa almen di lui,
65 chabbia a patir senza merc per vui.
Canzon, concludi in somma alla mia donna
chaltro da lei non bramo,
se non cha sdegno non le sia sio lamo.
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III
Dopo mio lungo amor, mia lunga fede,
e lacrime e suspiri ed ore tetre,
deh! sar mai che da Madonna impetre
al mio leal servir qualche mercede?
5 Ella vede chio moro, e che nol vede
finge, come disposta alla mia morte.
Ahi dolorosa sorte,
che di sua perfezion cosa s bella
manchi, per esser di piet ribella!
10 Lasso! chio sento ben che in que dolci ami,
ove allesca fui preso, o mia nimica,
lamaro mio fin. N perch l dica
mi giova, perch Amor vuol pur chio vami,
e chio tema e chio speri e l mio mal brami,
15 e chio corra al bel lampo che mi strugge,
e segua chi mi fugge
libera e sciolta e dogni noia scarca,
con esta vita stanca e di guai carca.
N mi pento damar, n pentir posso,
20 quantunque vada la mia carne in polve,
s dolce quel venen nel qual minvolve
Amor, che dentro ho gi da ciascun osso,
e dogni mio valor cos mi ha scosso
che tutto in preda son del gran disio
25 che nacque il giorno chio
mirai lalta belt, cha poco a poco
mha consumato in amoroso foco.
Se mai fu, Canzon mia, donna crudele
al suo servo fedele,
30 tu puoi dir che l quella, e non tinganni,
che vive, acci chio mora de miei anni.
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IV
Spirto gentil, che sei nel terzo giro
del ciel fra le beate anime asceso,
scarco dal mortal peso,
dove premio si rende a chi con fede
5 vivendo fu donesto amore acceso,
a me, che del tuo ben non gi sospiro,
ma di me chancor spiro,
poi che al dolor che ne la mente siede,
sopra ognaltro crudel, non si concede
10 di metter fine allangosciosa vita,
gli occhi che gi mi fur benigni tanto
volgi alli miei, chal pianto
apron s larga e s continua uscta;
vedi come mutati son da quelli
15 che ti solean parer gi cos belli.
La infinita inefabile bellezza
che sempre miri in ciel, non ti distorni
che gli occhi a me non torni,
a me, che gi mirando, ti credesti
20 di spender ben tutte le notti e i giorni;
e se levarli alla superna altezza
ti leva ogni vaghezza
di quanto mai qua gi pi caro avesti,
la piet almen cortese mi ti presti
25 che n terra unqua non fu da te lontana;
ed ora io nho da aver pi chiaro segno,
quando nel divin regno,
dove senza me sei, n la fontana.
Samor non pu, dunque piet ti pieghi
30 dinchinar il bel sguardo alli miei prieghi.
Io sono, io son ben dessa; or vedi come
mha cangiata il dolor fiero ed atroce,
cha fatica la voce
pu di me dar riconoscenza vera.
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
35 Lassa! che al tuo partir part veloce
da le guance, da li occhi e da le chiome
quella a cui davi il nome
tu di belt, ed io nandava altra,
ch mel credea, poi chin tal pregio tera.
40 Chella da me partisse allora, e sanco
non tornasse mai pi, non mi d noia:
poi che tu, a cui sol gioia
di lei dar intendea, mi vieni manco.
Non voglio, non, sanchio non vengo dove
45 tu sei, che questo o chaltro ben mi giove.
Come possibil , quando soviemme
del bel sguardo soave ad ora ad ora,
che spento ha s breve ora,
o di quel dolce e lieto riso estinto,
50 che mille volte io non sia morta o mora?
Perch, pensando allostro ed alle gemme
chavara tomba tiemme,
di chera il viso angelico distinto,
non scoppia il duro cor dal dolor vinto?
55 Come chio viva, quando mi rimembra
chempio sepolcro e invidiosa polve,
contamina e dissolve
le delicate alabastrine membra?
Dura condizion, che morte e peggio
60 patir di morte e insieme viver deggio!
Io sperai ben di questo carcer tetro
che qui mi serra, ignuda anima sciorme,
e correr dietro allorme
de li tuoi santi piedi, e teco farme
65 de le belle una in ciel beate forme;
chio vederei, quando ti fusse dietro
e insieme udisse Pietro
e di fede e damor da te lodarme,
che le sue porte non potria negarme.
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70 Deh! perch tanto questo corpo forte,
che n la lunga febre n il tormento,
che maggior nel cor sento,
potesse trarlo a disiata morte,
s che lasciato avessi il mondo teco,
75 che senza te, cheri suo lume, cieco?
La cortesia e il valor, che stati ascosi
non so in qualantri e latebrosi lustri
eran moltanni e lustri,
e che poi teco apparvero, e la speme
80 che in pi matura etade allopre illustri
pareggiassi di Publi e Gnei famosi
tuoi fatti gloriosi,
s cha sentir avessero lestreme
genti, chancor vive di Marte il seme;
85 or pi non veggio, n da quella notte
challi occhi miei lasciasti un lungo oscuro,
mai pi veduti furo:
ch ritornaro a loro antique grotte,
e per disdegno congiuraron, quando
90 del mondo uscir, trne perpetuo bando.
Del danno suo Roma infelice accorta,
disse: Poi che costui, Morte, mi tolli,
non mai pi i sette colli
luce vedran che trionfando possa
95 per sacra via trar catenati colli.
De laltre piaghe, onde son quasi morta,
forse sarei risorta,
ma questa in mezo il cor quella percossa
che da me ogni speranza mha rimossa.
100 Turbato corse il Tibro alla marina,
e ne die annonzio ad Ilia sua, che mesta
grid piangendo: Or questa
di mia progenie lultima ruina.
Le sante Ninfe, i boscarecci di
105 trassero al grido a lacrimar con lei.
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E fu sentito in luna e laltra riva
pianger donne e donzelle e figlie e matri,
e da purpurei patri
alla pi bassa plebe il popul tutto;
110 e dire: O patria, questo d fra li atri
dAlia e di Canne a posteri si scriva:
quei giorni che captiva
restasti e che l tuo imperio fu distrutto,
n pi di questo son degni di lutto.
115 Il desiderio, signor mio, e il ricordo
che di te in tutti gli animi rimaso,
non trarr gi alloccaso
s presto il violento fato ingordo;
n potr far che, mentre voce e lingua
120 formin parole, il tuo nome si estingua.
Pon queste appresso laltre pene mie,
che di salir al mio signor, Canzone,
s choda tua ragione,
dognintorno ti son chiuse le vie;
125 piacesse ai venti almen di rapportarli
che di lui sempre o pensi o pianga o parli!
V
Anima eletta, che nel mondo folle
e pien derror s saggiamente quelle
candide membra belle
reggi, che ben lalto disegno adempi
5 del Re degli elementi e de le stelle,
che s leggiadramente ornar ti volle,
perchogni donna molle
e facile a piegar ne li vizi empi,
potessi aver da te lucidi essempi,
10 che, fra regal delizie in verdetade,
a questo dogni mal seculo infetto
giuntesser pu dun nodo saldo e stretto
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
con summa castit summa beltade;
da le sante contrade,
15 ove si vien per grazia e per virtute,
il tuo fedel salute
ti manda, il tuo fedel caro consorte,
che ti lev di braccia iniqua morte.
Iniqua a te, che quel tanto quieto,
20 iocondo e, al tuo parer, felice tanto
stato, in travaglio e in pianto
tha sotto sopra ed in miseria vlto;
a me giusta e benigna, se non quanto
lodirmi il suon di tue querele drieto
25 mi potria far men lieto,
sad ogni affetto rio non fusse tolto
salir qui dove tutto il ben raccolto;
del qual sentendo tu di mille parti
luna, gi spento il tuo dolor sarebbe
30 chamando me (come so chami) debbe
il mio pi che l tuo gaudio rallegrarti,
tanto pi chal ritrarti
salva da le mondane aspre fortune,
sei certa che commune
35 lhai da fruir meco in perpetua gioia,
sciolta da ogni timor che pi si moia.
Segui pur senza volgerti la via
che tenuthai sin qui s drittamente;
chal cielo e alle contente
40 anime altra non che meglio torni.
Di me tincresca, ma non altrimente
che, sio vivessi ancor, tincresceria
duna partita mia
che tu avessi a seguir fra pochi giorni;
45 e se qualche e qualchanno anco soggiorni
col tuo mortale a patir caldo e verno,
lo di stimar per un momento breve
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
verso questaltro, che mai non riceve
n termine n fin, vivere eterno.
50 Volga Fortuna il perno
alla sua ruota in che i mortali aggira;
tu quel chacquisti mira,
da la tua via non declinando i passai;
e quel che a perder hai, se tu la lassi.
55 Non abbia forza il ritrovar di spine
e di sassi impedito il stretto calle,
di farti dar le spalle
al santo monte per cui al ciel tu poggi,
s che allinfida e mal sicura valle
60 che ti rimane a drieto, il pi decline;
le piagge e le vicine
ombre soavi dalberi e di poggi
non tallentino s che tu valloggi;
ch, se noia e fatica fra li sterpi
65 senti al salir la poco trita roccia,
non vhai da temer altro che ti noccia,
se forse il fragil vel non vi discerpi.
Ma velenosi serpi
per le verde, vermiglie e bianche e azurre
70 campagne, per condurre
a crudel morte con insidiosi
morsi, tra fiori e lerba stanno ascosi.
La nera gonna, il mesto oscuro velo,
il letto vedovil, lesserti priva
75 di dolci risi, e schiva
fatta di giochi e dogni lieta vista,
non ti spiacciano s che ancor captiva
vada del mondo, e il fervor torni in gelo,
chai di salir al cielo,
80 si che fermar ti veggia pigra e trista:
ch questabito inculto ora tacquista,
con questa noia e questo lieve danno,
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Ludovico Ariosto Rime Canzoni
tesor che daver dubbio che tinvoli
tempo, quantunque in tanta fretta voli,
85 unqua non hai, n di Fortuna inganno.
O misero chi un anno
di falsi gaudi o quattro o sei pi prezza
che leterna allegrezza,
vera e stabil, che mai speranza o tma
90 o altro affetto non accresce o scema!
Questo non dico gi perch dalcuno
freno ai desiri in te bisogno creda,
che da nuova altra teda
so con quanto odio e quanto orror ti scosti;
95 ma dicol perch godo che proceda
come conviensi e come pi opportuno,
per salir qui, ciascuno
tuo passo, e che tu sappia quanto costi
il meritarci i ricchi premi posti.
100 Non godo men challinefabil pregi,
chavrai qua su, veggio chin terra ancora
arrogi un ornamento che pi onora
che loro e lostro e li gemmati fregi;
le pompe e i culti regi
105 s riverir non ti faranno, come
di costanzia un bel nome,
fede e castit, tanto pi caro,
quanto esser suol pi in bella donna raro.
Questo pi onor che scender da laugusta
110 stirpe dantiqui Ottoni, estimar di;
di ci pi illustre sei,
che desser de sublimi, incliti e santi
Filippi nata ed Ami ed Amidei,
che fra larme dItalia e la robusta,
115 spesso a vicini ingiusta,
feroce Gallia, hanno tantanni e tanti
tenuto sotto il lor giogo costanti
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Canzoni
con li Alobrogi i populi de lAlpe;
e de lor nomi le contrade piene
120 dal Nilo al Boristene,
e da lestremo Idaspe al mar di Calpe.
Di pi gaudio ti palpe
questa tua propria e vera laude il core,
che di veder al fiore
125 di lise doro e al santo regno assunto
chi di sangue e damor t s congiunto.
Questo sopra ogni lume in te risplende,
se ben quel tempo che s ratto corse
tenesti di Namorse
130 meco il scettro ducal di l da monti;
se ben tua bella mano il freno torse
al paese gentil chApenin fende,
e lAlpe e il mar diffende.
N tanto val cha questo pregio monti
135 che l sacro onor de lerudite fronti,
quel tsco in terra e in ciel amato Lauro
socer ti fu, le cui mediche fronde
spesso alle piaghe, donde
Italia mor poi, furon ristauro;
140 che fece allIndo e al Mauro
sentir lodor de suoi rami soavi;
onde pendean le chiavi
che tenean chiuso il tempio de le guerre,
che poi fu aperto, e non pi chi l serre.
145 Non poca gloria che cognata e figlia
il Leon beatissimo ti dica,
che fa lAsia e lantica
Babilonia tremar, sempre che rugge;
e che gi lAfro in lEtiopia aprica
150 col gregge e con la pallida famiglia
di passar si consiglia;
forse Arabia e tutto Egitto fugge
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Canzoni
verso ove il Nilo al gran cader remugge.
Ma da corone e manti e scettri e seggi,
155 per stretta affinit, luce non hai
da sperar che li rai
e l chiaro sol di tua virt pareggi;
sol perch non vaneggi
drieto al desir, che come serpe annoda,
160 ti guadagni la loda
che l patre e li avi e tuoi maggiori invitti
si guadagnar con larme ai gran conflitti.
Quel cortese signor chonora e illustra
Bibiena, e inalza in terra e n ciel la fama,
165 se come, fin che l gi mebbe appresso,
nam quanto se stesso,
cos lontano e nudo spirto mama;
sancora intende e brama
satisfare a miei preghi, come suole,
170 queste fide parole
a Filiberta mia scriva o rapporti,
e preghi per mio amor che si conforti.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
Sonetti
I
Perch, Fortuna, quel chAmor mha dato,
vommi contender tu: lavorio e loro,
lostro e le perle e laltro bel tesoro
di chesser mi credea ricco e beato?
5 Per te son dappressarmeli vietato,
non che gioirne, e in povert ne moro;
non con pi guardia fu su l lito moro
il pomo de lEsperide servato.
Per una chera al precioso legno,
10 cento custodie alle ricchezze sono,
chAmor gi di fruir mi fece degno.
Ed a lui biasmo; egli mha fatto il dono;
che possanza la sua, se nel suo regno
quel che mi d non a difender buono?
II
Mal si compensa, ahi lasso! un breve sguardo
allaspra passion che dura tanto;
un interrotto gaudio a un fermo pianto;
un partir presto a un ritornarvi tardo.
5 E questo avien, ch non fu pari il dardo,
n il fuoco par chAmor maccese a canto;
a me il cor fisse, a voi non tocc il manto;
voi non sentite il foco ed io tuttardo.
Pensai che ad ambi avesse teso Amore,
10 e voi legar dovesse a un laccio meco;
ma me sol prese, e lasci andar voi sciolta.
Gi non videgli molto a quella volta,
ch, savea voi, la preda era maggiore;
e ben mostr chera fanciullo e cieco.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
III
O sicuro, secreto e fidel porto,
dove, fuor di gran pelago, due stelle,
le pi chiare del cielo e le pi belle,
dopo una lunga e cieca via mhan scorto;
5 ora io perdono al vento e al mar il torto
che mhanno con gravissime procelle
fatto sin qui, poi che se non per quelle
io non potea fruir tanto conforto.
O caro albergo, o cameretta cara,
10 chin queste dolci tenebre mi servi
a goder dogni sol notte pi chiara,
scorda ora i torti e i sdegni acri e protervi:
ch tal merc, cor mio, ti si prepara,
che appagar quantunque servi e servi.
IV
Perch simil le siano, e de li artigli
e del capo e del petto e de le piume,
se lacutezza ancor non v del lume,
riconoscer non vuol laquila i figli.
5 Una sol parte che non le somigli
fa chesser laltre sue non si pressume:
magnanima natura, alto costume,
degno onde essempio un saggio amante pigli.
Ch la sua donna, sua creder che sia
10 non dee, sa suoi piacer, sa desir suoi,
sa tutte voglie sue non lha conforme.
Non siate dunque in un da me diforme,
perch mi si confaccia il pi di voi:
ch o nulla o vi convien tutta esser mia.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
V
Felice stella, sotto chil sol nacque,
che di s ardente fiamma il cor maccese;
felice chiostro ove i bei raggi prese
il primo nido in che nascendo giacque;
5 felice quellumor che pria gli piacque,
il petto onde lumor dolce discese;
felice poi la terra in che l pi stese,
be con gli occhi il fuoco, laere e lacque.
Felice patria che, per lui superba,
10 con lIndia e con il ciel di par contende;
pi felice che l parto che lo serba.
Ma beato chi vita da quel prende,
ove l bel lume morte disacerba,
chun molto giova e laltro poco offende.
VI
Non senza causa il giglio e lamaranto,
luno di fede e laltro fior damore,
del bel leggiadro lor vago colore,
vergine illustre, vorna il sacro manto.
5 Candido e puro lun mostra altro tanto
in voi candore e purit di core;
allanimo sublime laltro fiore
di constanzia real d il pregio e il vanto.
Come egli al sole e al verno fuor dusanza
10 dogni altro germe, ancor che forza il sciolga
dal natio umor, sempre vermiglio resta,
cos vostra alta intenzion onesta,
perch Fortuna la sua ruota volga,
coma lei par, non pu mutar sembianza.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
VII
Un arbuscel chin le solinghe rive
allaria spiega i rami orridi ed irti,
e dodor vince i pin, gli abeti e i mirti,
e lieto e verde al caldo e al giaccio vive,
5 il nome ha di colei che mi prescrive
termine e leggi a travagliati spirti,
da cui seguir non potrian Scille o Sirti
ritrarmi o le brumali ore o lestive.
E se benigno influsso di pianeta,
10 lunghe vigilie od amorosi sproni
son per condurmi ad onorata meta;
non voglio, e Febo e Bacco mi perdoni,
che lor frondi mi mostrino poeta,
ma chun genebro sia che mi coroni.
VIII
Del mio pensier, che cos veggio audace,
timor freddo comangue il cor massale;
di lino e cera egli sha fatto lale,
disposte a liquefarsi ad ogni face.
5 E quelle, del desir fatto seguace,
spiega per laria e temerario sale,
e duolmi cha ragion poco ne cale,
che devria ostarli e sel comporta e tace.
Per gran vaghezza dun celeste lume
10 temo non poggi s, charrivi in loco
dove sincenda e torni senza piume.
Seranno, oim! le mie lacrime poco
per soccorrergli poi, quando n fiume
n tutto il mar potr smorzar quel foco.
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Ludovico Ariosto Rime Sonetti
IX
La rete fu di queste fila doro
in che l mio pensier vago intric lale,
e queste ciglia larco, i sguardi il strale,
il feritor questi begli occhi fro.
5 Io son ferito, io son prigion per loro,
la piaga in mezo l core aspra e mortale,
la prigion forte; e pur in tanto male,
e chi ferimmi e chi mi prese adoro.
Per la dolce cagion del languir mio
10 o del morir, se potr tanto l duolo,
languendo godo, e di morir disio;
pur chella, non sappiendo il piacer chio
del languir mabbia o del morir, dun solo
sospir mi degni o daltro affetto pio.
X
Comesser pu che dignamente io lodi
vostre bellezze angeliche e divine,
se mi par cha dir sol del biondo crine
volga la lingua inettamente e snodi?
5 Quelli alti stili e quelli dolci modi
non basterian, che gi greche e latine
scole insegnaro, a dire il mezo e il fine
dogni lor loda alli aurei crespi nodi,
e l mirar quanto sian lucide e quanto
10 lunghe ed ugual le ricche fila doro
materia potrian dar deterno canto.
Deh! morso avessio, come Ascreo, lalloro!
Di queste, se non daltro, direi tanto,
che morrei cigno, ove tacendo io moro.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XI
Ben che l martr sia periglioso e grave,
che l mio misero cuor per voi sostiene,
non mincresce per, perch non viene
cosa da voi che non mi sia soave;
5 ma non posso negar che non mi grave,
non mi strugga ed a morte non mi mene,
che per aprirvi le mie ascose pene,
non so, n seppi mai volger la chiave.
Se, perchio dica il mal, non mi si crede,
10 e sa questa fatica afflitta e mesta,
se a cocenti sospir non si d fede,
che prova pi, se non morir, mi resta?
Ma troppo tardi, ahi lasso! si provede
al duol che sola morte manifesta.
XII
Non fu qui dove Amor tra riso e gioco
le belle reti al mio cuor vago tese?
Non sono quello ancor che non di poco
ma del meglio di me fui s cortese?
5 Qui certo fu, ch riconosco il loco
u dolcemente lore erano spese;
quinci lsca fu tolta e quinci il foco
che dalto incendio un freddo petto accese.
Ma chio sia quel che con lusinghe Amore
10 fece, per darlo altrui, del suo cuor scemo,
sio nho credenza, io nho pi dubbio assai:
ch mi sovien che quel che perse il core,
arder lontan parea da questi rai;
ed io che son lor presso, aggiaccio e tremo.
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Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XIII
Aventuroso carcere soave,
dove n per furor n per dispetto,
ma per amor e per piet distretto
la bella e dolce mia nemica mave;
5 gli altri prigioni al volger de la chiave
sattristano, io mallegro: ch diletto
e non martr, vita e non morte aspetto,
n giudice sever n legge grave,
ma benigne accoglienze, ma complessi
10 licenziosi, ma parole sciolte
da ogni fren, ma risi, vezzi e giochi;
ma dolci baci, dolcemente impressi
ben mille e mille e mille e mille volte;
e, se potran contarsi, anche fien pochi.
XIV
Quando prima i crin doro e la dolcezza
vidi degli occhi e le odorate rose
de le purpuree labra e laltre cose
chin me crear di voi tanta vaghezza,
5 pensai che maggior fusse la bellezza
di quanti pregi il ciel, Donna, in voi pose,
chogni altro alla mia vista si nascose,
troppo a mirar in questa luce avezza.
Ma poi con s gran prova il chiaro ingegno
10 mi si mostr, che rimaner in forse
mi fe che suo non fusse il primo loco.
Che sia maggior non so: so ben che poco
son disuguali, e so cha questo segno
altro ingegno o bellezza unqua non sorse.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XV
Altri loder il viso, altri le chiome
de la sua donna, altri lavorio bianco
di che form Natura il petto e il fianco;
altri dar a begli occhi eterno nome;
5 me non mortal, fragil bellezza, come
un ingegno divino, ha mosso unquanco,
un animo cos libero e franco,
come non senta le corporee some,
una chiara eloquenzia che deriva
10 da un fonte di saper, una onestade
di cortese atto e leggiadria non schiva;
e se lopra mia fusse alla bontade
de la materia ugual, ne farei viva
statua che dureria pi duna etade.
XVI
Deh! volessio quel che voler devrei,
deh! servissio quant il servir accetto,
deh! Madonna, landar fussinterdetto,
dove non va la speme, ai desir miei;
5 io son ben certo che non languirei
di quel colpo mortal chin mezo l petto,
non mi guardando, Amor mi diede, e stretto
da le catene sue gi non serei.
So quel chio posso e so quel che far deggio,
10 ma pi che giusta elezione, il mio
fiero destino ho da imputar, sio fallo.
Ben vi vuo raccordar chogni cavallo
non corre sempre per spronar, e veggio,
per punger troppo, alcun farsi restio.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XVII
Occhi miei belli, mentre chi vi miro,
per dolcezza inefabil chio ne sento,
vola, come falcon cha seco il vento,
la memoria da me dogni martro;
5 e tosto che da voi le luci giro,
amaricato resto in tal tormento
che, sebbi mai piacer, non lo ramento:
ne va il ricordo col primier sospiro.
Non sarei di vedervi gi s vago
10 sio sentissi giovar, come la vista,
laver di voi nel cor sempre limago.
Invidia ben se l guardar mio vi attrista;
e tanto pi che quello ondio mappago
nulla a voi perde, ed a me tanto acquista.
XVIII
Quel capriol che con invidia e sdegno
de mille amanti a colei tanto piacque,
che con somma belt per aver nacque
di tutti i gentil cori al mondo regno,
5 turbar la fronte, e trar, pietoso segno,
dal petto li sospir, dagli occhi lacque
alla mia donna, poi che morto giacque,
e donesto sepolcro stato degno.
Che sperar, bene amando, or non si deve,
10 poi che animal senza ragion si vede
tanto premiar di servit s lieve?
N lungi ormai, se de venir, mercede:
ch, quando sincomincia a scior la neve,
chappresso il fin sia il verno chiara fede.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XIX
Madonna, io mi pensai che l star absente
da voi non mi devesse esser s grave,
sa riveder il bel sguardo soave
vena talor, che gi solea sovente.
5 Ma poi che l desiderio impaziente
a voi mi trasse, il cor per non ave
meno una di sue doglie acerbe e prave;
raddoppiar anzi tutte se le sente.
Giovava il rivedervi, se s breve
10 non era; ma, per la partita dura,
mi fu un venen, non chun rimedio leve.
Cos suol trar linfermo in sepoltura
interrotto compenso; o non si deve
incominciar, o non lasciar la cura.
XX
Chiuso era il sol da un tenebroso velo
che si stendea fin allestreme sponde
de lorizonte, e murmurar le fronde
e tuoni andar sudian scorrendo il cielo;
5 di pioggia in dubbio o tempestoso gelo,
stavio per ire oltra le torbidonde
del fiume altier che l gran sepolcro asconde
del figlio audace del signor di Delo;
quando apparir su laltra ripa il lume
10 de bei vostri occhi vidi, e udii parole
che Leandro potean farmi quel giorno.
E tutto a un tempo i nuvoli dintorno
si dileguaro e si scoperse il sole;
tacquero i venti e tranquillossi il fiume.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXI
Qui fu dove il bel crin gi con s stretti
nodi legommi, e dove il mal che poi
muccise, incominci; sapestel voi,
marmoree logge, alti e superbi tetti,
5 quel d, che donne e cavallieri eletti
avesti, quai non ebbe Peleo a suoi
conviti, allor che scelto in mille eroi
fu alli imenei che Giove avea suspetti.
Ben vi sovien che di qui andai captivo,
10 trafisso il cor, ma non sapete forse
come io morissi e poi tornassi in vita,
e che Madonna, tosto che saccorse
esser lanima in lei da me fuggita,
la sua mi diede e chor con questa vivo.
XXII
Quando muovo le luci a mirar voi,
la forma che nel cor mimpresse Amore,
io mi sento aggiacciar dentro e di fuore
al primo lampeggiar de raggi suoi.
5 Alle nobil manere affisso poi,
alle rare virtuti, al gran valore,
ragionarmi pian piano odo nel core:
Quanto hai ben collocato i pensier tuoi!
Di che lanima avampa, poi che degna
10 a tanta impresa par chAmor la chiami:
cos in un loco or giaccio, or foco regna.
Ma la paura sua gelata insegna
vi pon pi spesso, e dice: Perch lami,
che di s basso amante si disdegna?
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXIII
Come creder debbo io che tu in ciel oda,
Signor benigno, i miei non caldi prieghi,
se, gridando la lingua che mi sleghi,
tu vedi quanto il cor nel laccio goda?
5 Tu che l vero conosci, me ne snoda,
e non mirar chogni mio senso il nieghi;
ma prima il fa che, di me carco, pieghi
Caron il legno alla dannata proda.
Iscusi lerror mio, Signor eterno,
10 lusanza ria, che par che s mi copra
gli occhi, che l ben dal mal poco discerno.
Laver piet dun cor pentito, anco opra
di mortal; sol trarlo da linferno,
mal grado suo, puoi tu, Signor, di sopra.
XIV
O messaggi del cor sospiri ardenti,
o lacrime che l giorno io celo a pena,
o prieghi sparsi in non feconda arena,
o del mio ingiusto mal giusti lamenti;
5 o sempre in un voler pensieri intenti,
o desir che ragion mai non rafrena,
o speranze chAmor drieto si mena
quando a gran salti e quando a passi lenti;
sar che cessi o che salenti mai
10 vostro lungo travaglio e l mio martre,
o pur fia luno e laltro insieme eterno?
Che fia non so, ma ben chiaro discerno
che mio poco consiglio e troppo ardire
soli posso incolpar chio viva in guai.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXV
Madonna, ste bella e bella tanto,
chio non veggio di voi cosa pi bella;
miri la fronte o luna e laltra stella
che mi scorgon la via col lume santo;
5 miri la bocca, a cui sola do vanto
che dolce ha il riso e dolce ha la favella,
e laureo crine, ondAmor fece quella
rete che mi fu tesa dogni canto;
o di terso alabastro il collo e il seno
10 o braccia o mano, e quanto finalmente
di voi si mira, e quanto se ne crede,
tutto mirabil certo; nondimeno
non star chio non dica arditamente
che pi mirabil molto la mia fede.
XXVI
Aventurosa man, beato ingegno,
beata seta, beatissimo oro,
ben nato lino, inclito bel lavoro
da chi vuol la mia dea prender disegno
5 per far a vostro essempio un vestir degno
che copra avorio e perle ed un tesoro,
chavendo io eletta, non torrei fra il Moro
e l mar di Gange il pi famoso regno.
Felici voi, felice forse anchio,
10 se mostrarle con gesti o con parole
voi potesse altro essempio chella toglia.
Quanto meglio di voi, chimitar vuole,
ser, se la fede imita, se l mio
constante amor, se la mia giusta voglia!
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXVII
Son questi i nodi dor, questi i capelli,
chor in treccia or in nastro ed or raccolti
fra perle e gemme in mille modi, or sciolti
e sparsi allaura, sempre eran s belli?
5 Chi ha patito che si sian da quelli
vivi alabastri e vivo minio tolti?
Da quel volto, il pi bel di tutti i volti,
da quei pi aventurosi lor fratelli?
Fisico indtto, non era altro aiuto,
10 altro rimedio in larte tua, che trre
s ricco crin da s onorata testa?
Ma cos forse ha il tuo Febo voluto
acci la chioma sua, levata questa,
si possa inanzi a tutte laltre porre.
XXVIII
Qual avorio di Gange, o qual di Paro
candido marmo, o qual ebano oscuro,
qual fin argento, qual oro s puro,
qual lucidambra, o qual cristal s chiaro;
5 qual scultor, qual artefice s raro
faranno un vaso alle chiome che furo
de la mia donna, ove riposte, il duro
separarsi da lei lor non sia amaro?
Ch, ripensando allalta fronte, a quelle
10 vermiglie guance, alli occhi, alle divine
rosate labra e allaltre parti belle,
non potrian, se ben fusson, come il crine
di Beronice, assunto fra le stelle,
riconsolarsi, e porre al duol mai fine.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXIX
Qual volta io penso a quelle fila doro,
che l d mille vi penso e mille volte,
pi per error da laltro bel tesoro
che per bisogno e bon iudicio tolte,
5 di sdegno e dira avampo e mi scoloro,
e il viso ad or ad or e il sen di molte
lacrime bagno, e di desir mi moro
di vendicar de lempie mani e stolte.
Chelle non sieno, Amor, da te punite,
10 ti torna a biasmo: Bacco al re de Traci
fe costar cara ogni sua tronca vite;
e tu, maggior di lui, da queste audaci
le tue cose pi belle e pi gradite
levar ti vedi, e tel comporti e taci!
XXX
Giorno a me sol pi che la notte oscuro,
pi del solito agli altri puro e bianco,
stan gli altri in festa, in gioia ed io, gi stanco
di lacrimar, gli occhi gonfiati atturo
5 per la mia donna, che dacerbo e duro
mal premuta ed ogni membro ha stanco:
tanto gli arde la febre il petto e il fianco,
merc di Prometeo malvagio e duro;
qual, volendo giovar al seme umano,
10 de la sfera celeste rap il foco,
onde Giove adirato per lo ingano
che gli avea fatto, ste pensoso un poco,
poi fece segno con la destra mano
ai mali che scendesser a sto loco.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXXI
Se con speranza di merc perduti
ho i miglior anni in vergar tanti fogli,
e vergando dipingervi i cordogli
che per mirar alte bellezze ho avuti;
5 e se fin qui non li so far s arguti
che lopra lor cor ad amarmi invogli;
non ho da attender pi che ne germogli
nuovo valor chin questa et maiuti.
Dunque, meglio il tacer, donne, che l dire,
10 poi che de versi miei non piglio altruso
che dilettar altrui del mio martre.
Se voi Falare ste, io mi vescuso,
ch non voglio esser quel che, per udire
dolce doler, fu nel suo toro chiuso.
XXXII
Lasso! i miei giorni lieti e le tranquille
notti che i sonni gi mi fr soavi,
quando n amor n sorte meran gravi,
n mi cadean da li occhi ardenti stille;
5 come, perchio continuo da le squille
allalba il seno lacrimando lavi,
son vlti a stato, onde l cor par saggravi
del suo vivo calor, che pi sfaville!
O folle cupidigia, o mai, no, al merto
10 pregiata libert, senza di cui
loro e la vita ha ogni suo pregio incerto;
come beato e miser fate altrui!
E lun de laltro morte e caso certo;
or ch, piangendo, penso a quel chio fui?
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXXIII
Se senza fin son le cagion chio vami,
e sempre di voi pensi e in voi sospiri,
come volete, oim! chio mi ritiri,
e senza fin desser con voi non brami?
5 Son la fronte, le ciglia e quei legami
del mio cor, aurei crini, e quei zaffiri
de bei vostri occhi, e lor soavi giri,
donna, per trarmi a voi tutti sca ed ami.
Son di coralli, perle, avorio e latte,
10 di che fur labra, denti, seno e gola,
alle forme degli angeli ritratte;
son del gir, de lo star, dogni parola,
dogni sguardo soave, insomma, fatte
le reti, onde a intricarsi il mio cor vola.
XXXIV
Privo dogni mio ben, sto pur fermato
in cieco laberinto di speranza,
e non maveggio chaltro non mavanza
se non guerra, dolor e mortal stato.
5 Lasso! gli pur gran duol lesser ligato
da catena crudel; ogni possanza
dal disio vinta veggio. Ahi, cruda usanza!
dura legge dAmor! son pur sforzato.
Almen, poi che Fortuna dalto seggio
10 mha posto in basso stato, se ti cale
di mia misera morte, ci chio cheggio
concedi, fiero veglio: un aureo strale
le punga il cor, e siamo ambi a un pareggio,
a ci ne vada pur la pena e l male.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXXV
Miser, fuor dogni ben, carco di doglia,
per questi aspri, selvaggi, orridi sassi,
or con sicuri, or con dubbiosi passi,
mi vo struggendo dempia, ardente voglia;
5 chaltro cielo, altre mura ed altra soglia
chiude l mio cor, e la mia Donna stassi
lontan, forse con gli occhi umidi e bassi,
e a me di rivederla Amore invoglia.
Onde meco vaneggio e, pien di fele,
10 di gelosia, di noia e di martri,
empio laria di duol la notte e l giorno;
tal che laccese, amare mie querele
e le nebbie atre e folte dei sospiri
escon dei scogli e de le pietre intorno.
XXXVI
Larbor chal viver prisco porse aita,
poi si converse a miglior tempo in oro,
or sha produtto un s soave alloro
che la fragranza in fino al ciel n gita.
5 O fra mortali e fra li di gradita
felice pianta! O vivo e bel tesoro!
Per te salunga il seme di coloro
che per cosa divina il mondo adita.
Quinci i rami gentil, quinci i rampolli
10 chempion di gloria e di trionfo il mondo,
e fan Roma superba e li suoi colli.
Godi, sacra colonna, e scorgi a tondo:
alta sei dogni parte e senza crolli,
n del tuo stato mai fu il pi giocondo.
40
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
XXXVII
Lassi, piangiamo, oim! ch lempia Morte
nha crudelmente svelta una pi santa,
una pi amica, una pi dolce pianta
che mai nascesse, ahi nostra trista sorte!
5 Ahi! del ciel dure leggi, inique e torte
per cui s verde in sul fiorir si schianta
s gentil ramo; e ben preda altra e tanta
non restallore s fugaci e corte.
Or poi che l nostro secretario antico
10 in cielo ha lalma e le membra sotterra,
Morte, io non temo pi le tue fere arme.
Per costui mera l viver fatto amico,
per costui sol temeo laspra tua guerra;
or che tolto me lhai, che puo tu farme?
XXXVIII
Ecco, Ferrara, il tuo ver paladino
di f, dingegno, di prodezza e core;
ecco quel cha chiarito il fatto errore
dalcun di Spagna al buon duca dUrbino.
5 Animo generoso e pellegrino,
che di s alta impresa il grande onore
riporti alla tua patria, al tuo signore,
qual gi gli Orazi al populo sabino.
Fra ferri ignudo e sol di cor armato,
10 con laltro inimico a fiera fronte,
quanto l valor dItalia hai dimostrato.
Diffeso hai il vero e vendicate lonte,
e lardir orgoglioso hai superato;
fatte hai le forze tue pi aperte e cnte.
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3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
15 Forse seran men pronte
le voglie di color cha simil gioco
inanzi al fatto avean un cor di foco.
Ecco cha tempo e a loco
il Ciel, chopra l su, qua gi dispone
20 virt, giustizia a un tratto e parangone.
XXXIX
Magnifico fattor, Alfonso Trotto,
tu sei per certo di grandintelletto;
in ci che tu ti metti esci perfetto,
ed i maestri ti lasci di sotto.
5 Da Cosmico imparasti desser giotto
di monache e non creder sopra il tetto,
labominoso incesto, e quel difetto
pel qual fu arsa la citt di Lotto.
Tinsegn Benedetto Bruza poi
10 le risposte asinesche e odioso farte,
non chagli estrani, ma alli frati tuoi.
Riferir mal dognun al duca, larte
fu de tuoi vecchi; ma tutteran buoi,
n taguagliaro alla millesma parte.
15 Non pi; chin altre carte
lauder meglio il tuo sublime ingegno,
di tromba, di bandiera e mitra degno.
XL
Non ho detto di te ci che dir posso;
e come posso averne detto assai,
se non tho tcco in quella parte mai
che di ragion ti deveria far rosso?
42
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Sonetti
5 So che la carne pi vicina allosso
ti solea pi piacer, e so chormai,
poi che la vacca vecchia, a schifo lhai,
e so quanto rumor di ci s mosso.
Pur nol voglio chiarir, basta accennarlo:
10 ch non in dirlo, ma in pensarvi solo
di vergogna ardo; il che non fai tu a farlo.
Non per manca che non vada a volo
la infamia tua: ch ancor chio non ne parlo,
Martin ne parla, Gianni, Piero e Polo.
15 Non so come lo stuolo
de tuoi fratelli in tanta inerzia giaccia,
che tenga questo obrobrio in su la faccia.
Ma credo che lo faccia
perch non ti pu odiar, ch gli sei stato
20 non fratel solamente, ma cognato.
XLI
Illustrissima donna, di valore
ferma colonna, se l volubil cielo,
come vedete, or ne d caldo or gielo,
or vita or morte, or gioia ed or dolore;
5 segli ha furato l vostro primo amore,
ch anche lestremo, ed il fral suo velo
scioltha dal spirto anzi il cangiar del pelo,
dando a voi noia, ed a s eterno onore;
temprate il duol, chi vostri e suoi bei rami,
10 crescendo allombra santa ed immortale
de la vostra virt chogni altra avanza,
pi che lor tronchi o voi la morte chiami,
inalzeran le cime con speranza
di far sua gloria e vostra al ciel uguale.
43
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Madrigali
Madrigali
I
Se mai cortese fusti,
piangi, Amor, piangi meco i bei crin doro,
chaltri pianti s iusti unqua non fro.
Come vivace fronde
5 tl da robusti rami aspra tempesta,
cos le chiome bionde,
di che pi volte hai la tua rete intesta,
toltha necessit rigida e dura
da la pi bella testa
10 che mai facessi o possa far Natura.
II
Quando bellezza, cortesia e valore
vostri o con gli occhi o col pensier contemplo,
Madonna, io cerco e non vi trovo essemplo.
Io sento allor mirabilmente Amore
5 levarsi a volo e, senza di me uscire,
seco trar cos in alto il mio desire,
che non losa seguire
la speme, che le par che quella sia
per lei troppo erta e troppo lunga via.
III
Amor, io non potrei
aver da te se non ricca mercede,
poi che quantamo lei Madonna vede.
Deh! fa che ella sappia anco
5 quel che forse non crede, quanto io sia
gi presso a venir manco,
se pi nascosa l la pena mia.
Chella lo sappia, fia
tanto solevamento a dolor miei,
10 chio ne vivr, dove or me ne morrei.
44
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Madrigali
IV
Per gran vento che spire,
non si estingue, anzi pi cresce un gran foco,
e spegne e fa sparire ognaura il poco.
Quanto ha guerra maggiore
5 intorno in ogni loco e in su le porte,
tanto pi un grande amore
si ripara nel core, e fa pi forte.
Dumile e bassa sorte,
Madonna, il vostro si potria ben dire,
10 se le minacce lhan fatto fuggire.
V
Oh se, quanto lardore,
tanto, Madonna, in me fusse lardire,
forse il mal cho nel core osarei dire.
A voi devrei contarlo,
5 ma per timor, oim! dun sdegno, resto,
che faccia, sio ne parlo,
crescerli il duol s che luccida presto;
pur io vi vuo dir questo:
che da voi tutto nasce il mio martre,
10 e se l ne more, il fate voi morire.
VI
Se voi cos mirasse alla mia fede
comio miro a vostrocchi e a vostre chiome,
ecceder laltre la vedreste, come
vostra bellezza ogni bellezza eccede.
5 E come io veggio ben che luna degna,
per cui n lunga servit n dura
noiosa mai debbia parermi o grave,
cos vedreste voi che vostra cura
devesser che questaltra si ritegna
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Madrigali
10 sotto pi lieve giogo e pi soave,
e con maggior speranza che non ave
desser premiata, e se non ora a pieno
come devriasi, almeno
con un dolce principio di mercede.
VII
A che pi strali, Amor, sio mi ti rendo?
Lasciami viva, e in tua prigion mi serra.
A che pur farmi guerra,
sio ti do larme e pi non mi difendo?
5 Perch assalirmi ancor, se gi son vinta?
Non posso pi; questo quel fiero colpo
che la forza, lardir, che l cor mi tolle;
lusato orgoglio ben danno ed incolpo.
Or non recuso, di catena cinta,
10 che mi meni captiva al sacro colle;
lasciarmi viva, e molle
carcere puoi sicuramente darmi;
ch mai pi, signor, armi,
per esser contra a tuoi disii, non prendo.
VIII
La bella donna mia dun s bel fuoco,
e di s bella neve ha il viso adorno,
chAmor, mirando intorno
qual di lor sia pi bel, si prende giuoco.
5 Tal proprio a veder quellamorosa
fiamma che nel bel viso
si sparge, ondella con soave riso
si va di sue bellezze inamorando;
qual a veder, qualor vermiglia rosa
10 scuopra il bel paradiso
de le sue foglie, allor che l sol diviso
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Madrigali
da loriente sorge il giorno alzando.
E bianca s come nappare, quando
nel bel seren pi limpido la luna
15 sovra londa tranquilla
coi bei tremanti suoi raggi scintilla.
S bella la beltade che in questuna
mia donna hai posto, Amor, e in s bel loco,
che laltro bel di tutto il mondo poco.
IX
Occhi, non vaccorgete,
quando mirate fiso
quel s soave ed angelico viso,
che come cera al foco,
5 over qual neve ai raggi del sol ste?
In acqua diverrete,
se non cangiate il loco
di mirar quella altiera e vaga fronte:
ch quelle luci belle, al sole uguali,
10 pn tantin voi, che vi farannun fonte.
Escon sempre da lor or foco or strali.
Fuggite tanti mali;
se non, vi veggio alfin venir niente,
ed io cieco restar eternamente.
X
Fingon costor che parlan de la Morte
uneffigie ad udirla troppo ria;
ed io che so che di summa bellezza,
per mia felice sorte,
5 a poco a poco nascer la mia,
colma dogni dolcezza,
s bella me la formo nel disio,
che l pregio dogni vita l morir mio.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Madrigali
XI
Quel foco, chio pensai che fussestinto
dal tempo, da gli affanni ed il star lunge,
signor, pur arde, e cosa tal vaggiunge
chaltro non sono ormai che fiamma ed sca.
5 La vaga fera mia che pur minfresca
le care antiche piaghe,
acci mai non sappaghe
lalma del pianto che pur or comincio;
errando lungo il Mincio
10 pi che mai bella e cruda oggi mapparve,
ed in un punto, ondio ne muoia, sparve.
XII
Quando ogni ben de la mia vita ride,
i dolci baci niega;
se piange, allor al mio voler si piega;
cos suo mal mi giova e l ben maccide.
5 Chi non sa come stia fra il dolce il fle
provi, come provo io,
questo ardente disio,
che mi fa lieto viver e scontento.
Cos nasce per me di amaro il mle,
10 dolor del riso pio
che l bel volto giulio
lieto mapporta sol per mio tormento.
Miseri amanti, senza pi contesa,
temete insieme e sperate ogni impresa.
48
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Capitoli
I
Epicedio de morte Lionorae Estensis de Aragonia ducissae Ferrariae.
Rime disposte a lamentarvi sempre,
accompagnate il miserabil cuore
in altro stil che in amorose tempre:
chor iustamente da mostrar dolore
5 abiamo causa; ed s grave il danno,
che a pena so sesser potria maggiore.
Vedo i miei versi che smariti stanno
odendo intorno il lamentar comune,
chove lor debbian cominciar non sanno.
10 Vedo linsegne scolorite e brune,
suspiri e pianti mescolati insieme
da mover lalme di piet digiune.
Vedo Ferrara che privata geme
di sua adorneza, e per grande ira intorno
15 il fiume Po che murmurando freme;
il qual, presago, il sventurato giorno
in cui la summa Volont dispose
che unalma santa fesse al ciel ritorno,
per non vedere, ogni suo studio pose
20 dallontanarsi allinfelice terra,
s che in pi parte le sue sponde rse.
Largine e ripe ed ogni opposto atterra;
pur con ingegno dal fuggir si tenne
ne lalveo antico, dove ancor si serra:
25 che ricordar mi fa di quel che avenne
doppo la morte del famoso cive,
che armato in Roma ad occuparla venne.
49
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Allora il Tebre supera le rive,
come ha questaltro al tramontar di questa
30 stella, che in ciel santificata vive.
Fulgure e venti allor, pioggia e tempesta
ondarno i campi; ed altri segni ancora
feron la gente timorosa e mesta,
comor apparso a dimostrar questora
35 venuta a tramutar la citt lieta,
le feste e canti, a lacrimar Lionora.
Pi segno di dolor che una cometa
precorse il tristo d: ch l chiaro lume
perse in gran parte il lucido pianeta.
40 Il Sol, per cui convien che l ciel ne allume,
vidde Ferrara sconsolata e trista,
e ricognobbe il doloroso fiume,
chancor questonde a riguardar satrista
s, chei turb la luminosa fronte,
45 mostrando obscura e impalidita vista;
le gente meste al lacrimar s pronte,
le Eliade proprio gli parea vedere
in ripa al fiume richiamar Fetonte.
N gli occhi asciutti puot il ciel tenere
50 per gran pietade, e dimostr ben quanto
qua gi si debba ogni mortal dolere.
Or si risforzi ogni angoscioso pianto,
che, assai si chiami a paragon del male,
mai non potremo condolerci tanto;
55 creschino i fiumi al lacrimar mortale,
crollino i boschi al suspirar frequente,
e sia il dolor per tutto il mondo eguale.
50
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Ma piangi e grida pi chognaltra gente
tu che abitasti sotto il iusto regno,
60 rimasta al suo partir trista e dolente.
Ch Morte orrenda col suo ferro indegno
soccise quella, a te fece una piaga
di che moltanni restaratti il segno.
Non eri forsi del tuo mal presaga;
65 ma se ben pensi, pur perduta hai quella,
che s fu in terra di ben farti vaga.
Abitatrice in ciel fatta novella,
lassando in terra la sua fragil spoglia,
di sue virtude pi onorata e bella,
70 s che di noi, non del suo ben ci doglia:
ch il spirto in ciel da le sue membra sciolto
di ritornar qua gi non ha pi voglia.
Ver che pur di nui lincresce molto,
chancor lusata sua piet riserba,
75 n Morte il popul suo dal cuor gli ha tolto.
Ma nostra doglia mal si disacerba
pensando che sua vita giunta al fine,
non gi matura ancor, ma quasi in erba.
Qual man crudel che fra pongenti spine
80 schianta la rosa ancor non ben fiorita,
Morte spicc da quella testa un crine.
Questora da Dio in ciel fu stabilita,
ch degno di costei non era il mondo,
anzi l su daverla seco unita.
85 O di virtude albergo alto e giocondo,
debbio forsi narrar la tua eccellenzia,
a cui me stesso col pensar confondo?
51
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Ch linfinita e summa Providenzia
degna ti reput de la sua corte,
90 pi per iusticia assai che per clemenzia;
e per tirarti alle sideree porte
(mandati prima a te gli anonci suoi)
cal dal ciel la tremebonda Morte.
Non come usata di venir tra noi,
95 con quella falce sanguinosa e obscura,
apparse Libitina agli occhi tuoi.
Descriver non saprei la sua figura,
ma venne onesta e in s liggiadro viso,
che nulla avesti al suo venir paura;
100 e con dolci atti e con piacevol riso
disse: Madonna, vien, chio son mandata
per trti al mondo e darti al paradiso.
O gloriosa in cielo alma beata,
allor uscendo del corporeo velo,
105 al summo Redemptor ne sei tornata;
volasti, accesa damoroso zelo,
lassando i tuoi devoti infermi ed egri,
santa, ioconda e risplendente, al cielo.
Beata al novo albergo or ti ralegri;
110 nui, che dolenti al tuo partir lassasti,
piangendo andiam, vestiti a panni negri.
Fra quei spirti del ciel vergini e casti,
non disdegnar, o ben venuta donna,
guardar le genti tue che al mondo amasti.
115 E come in terra a nui fusti madonna,
servando ancor l su lusanza antica
riman del popul tuo ferma colonna,
o in cielo e in terra di virtude amica.
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3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
II
Canter larme, canter gli affanni
damor, chun cavallier sostenne gravi,
peregrinando in terra e n mar molti anni.
Voi lusato favor, occhi soavi,
5 date allimpresa, voi che del mio ingegno,
occhi miei belli, avete ambe le chiavi.
Altri vada a Parnaso o a Cirra; io vegno,
dolci occhi, a voi; n chieder altra aita
a versi miei se non da voi disegno.
10 Gi la guerra il terzo anno era seguta
tra il re Filippo Bello e il re Odoardo,
che con suoi Inglesi Franza avea assalita.
E luno e laltro essercito gagliardo
men di duo leghe si stavan vicino
15 nei bassi campi appresso il mar picardo.
Ed ecco che dal campo pellegrino
venne un araldo, e si condusse avanti
al successor di Carlo e di Pipino;
e disse, udendo tutti i circonstanti,
20 che nel suo campo, tra li capitani
di chiaro sangue e di virt prestanti,
si proferia un guerrier con larme in mani
a singular battaglia sostenere
a qualunque attendato era in quei piani,
25 che quanto dogni intorno pu vedere
il vago Sol, non nazion che possa
al valor degli Inglesi equivalere.
E se tra Franchi o tra la gente mossa
in suo favor cavallier chardisca,
30 per far disdir costui, metti sua possa;
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3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
per lultimo dapril larme espedisca,
ch l cavallier che la pugna domanda,
non vuol choltra quel d si difinisca.
Come costui nomato che ti manda?
35 domand il re allaraldo; e quel rispose
chavea nome Aramon di Nerbolanda.
Gli spessi assalti e laltre virtuose
opere dAramon erano molto
in luno e in laltro essercito famose;
40 si cha quel nome impalidir il volto
alla pi parte si not del stuolo
che presso per udir sera raccolto.
Indi levossi per le squadre a volo
e and il tumulto, comavesse insieme
45 tanta gente impaurito un omo solo;
non altrimenti il mar, se da lestreme
parte di tramontana ode che l tuono
faccia il ciel rissonar, murmura e freme.
Quivi gente di Spagna, quivi sono
50 dItalia, dAlemagna; quivi alcuno
bon guerrier pi al morir chal fuggir prono.
Al conspetto del re si ritruova uno
giovenetto animoso, agil e forte,
costumato e gentil sopra ciascuno,
55 generoso di sangue e in bona sorte
produtto al mondo; e non passava un mese
che venuto dItalia era alla corte.
Di cinque alme cittadi e del paese
chAdice, Po, Veterno e Gabel riga,
60 Niccia, Scoltena, il padre era marchese.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Obizzo era il suo nome; ad ogni briga
di forza atto e dardir; e un s feroce
n questa avea n la contraria liga.
Costui supplica al re con braccia in croce
65 che gli lassi provar sa quel superbo
pu far cader cos orgogliosa voce.
Giovan era robusto e di bon nerbo,
di gran statura e in ogni parte bella,
ma danni alquanto oltra il bisogno acerbo.
70 Un poco stette in dubbio il re se quella
periculosa pugna esser dovesse
commessa ad unincauta et novella;
poi, repetendo le vittorie spesse
che dal patre alli figli e alli nepoti
75 non men chereditarie eran successe,
onde li duci e cavallieri noti
de la stirpe da Este a tutto il mondo
lo fen sperar chavrian effetto i voti;
quella battaglia diede a lui, secondo
80 che addimandolla; indi Obizzo espedia
larme con sicur animo e giocondo;
avendo duna robba, che vestia
quel giorno, molto ricca rimandato
laraldo lieto alla sua compagnia.
85 Laver laudace giovan accettato
il grande invito dAramon facea
parlar di lui con laude in ogni lato;
s che l valor de prncipi premea,
come di Franza cos daltra gente,
90 chapo s in maggior grado il re tenea.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Indi a figer nel cor lacuto dente
dalcun guerrier incominci leterna
stimulatrice, Invidia, de la gente;
non quella che salloggia in la caverna
95 dalpestra valle, in compagnia de lorse,
dove il sol mai non entra n lucerna;
che da mangiar le serpi il muso torse
allora che, chiamata da Minerva,
de linfelice Aglauro il petto morse;
100 ma la gentil, che fra nobil caterva
di donne e cavallier ecceder brama
le laudi e le virt chun altro osserva.
E prima ad un baron di molta fama
entra nel cuor, che del delfin di Vienna
105 era fratel e Carbilan si chiama;
che morto, lanno inanzi, in ripa a Senna
ave il conte dOlanda, e rotti e sparsi
Fiamenghi e Barbatini e quei dArdenna.
Stim costui gran scorno e ingiuria farsi
110 a Franza, quando inanzi a guerrier sui
li guerrieri dItalia eran comparsi;
e preg il re che non desse in altrui
che ne le mani sue quella battaglia,
o ad altri di nazion subietta a lui;
115 e che per certo in vestir piastra e maglia
a gran bisogni, fuor che la francesca,
altra gente non de creder che vaglia.
A un capitan di fanteria tedesca,
che si ritruova quivi, tal parola
120 soffrendo, par cha gran disnor riesca.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
E similmente a questo detto vola
la mosca sopra il naso dAgenorre,
gran conduttor di compagnia spagnuola.
Rispondendo ambidui che, se per porre
125 contra Aramon si debbe cavalliero
de la meglior dogni nazione trre,
ciascun per s si proferiva al vero
parangone de larme, a mostrar chiaro
che di sua gente esser dovea il guerriero.
130 Obizzo, de lonor dItalia avaro
e del suo proprio, e quinci e quindi offeso
da quel parlar via pi chassenzo amaro,
rispose: Tosto chavr morto o preso,
come spero, Aramon (ch non mi deve
135 quel che mha il re donato, esser conteso),
far a ciascun di voi veder in breve
che la mia gente al par dognaltra vale
ad ogni assalto o faticoso o lieve.
Moltiplicavan le parole, e tale
140 era il rumor, lo strepito, chuscire
se ne vedea una rissa capitale.
Ma non li lassa il re tanto seguire:
prima il suo franco, indi il spagnuol riprende
con laleman del temerario ardire.
145 Come ben fa chi sua nazion difende
da biasmo altrui, dicea cos molterra
chi, per la sua lodar, ognaltra offende.
E chi vuol di voi dir che la sua terra
prevaglia a tutte laltre ne lerrore
150 di questo inglese, e il torto ha de la guerra.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Degli altri il detto dObizzo il megliore,
di sostener chItalia sua di loda
a nessunaltra parte inferiore.
Or quantalla battaglia mai non snoda,
155 poi chad Obizzo nho fatto promessa,
che la promessa non sia ferma e soda.
Egli fu il primo a chiederla, e concessa
a lui lho volontier, e non mi pento,
n meglio altrove potria averla messa.
160 Il re fece a lor tal ragionamento,
s per ragion, s perch assai non fra
di dar la pugna a Carbilan contento.
Ch, se Fortuna, che temer ognora
si deve, ad Aramon volge la guancia,
165 meglio chun estran sia preso o mora,
che Carbilan o di nazion di Francia
altro guerrier, per non dar la sentenza
linglese esser meglior de la sua lancia.
Nel vincer non facea tal differenza,
170 pur chun guerrier, sia di che gente voglia,
spegnesse a quellaltier tanta credenza.
Quanto pi il re si sforza che si toglia
Carbilan da limpresa, egli pi duro
e pi ostinato ognor pi se ninvoglia.
175 E con parlar non fra li denti oscuro,
ma chiaro e aperto, mormorando in onta
e dObizzo e dItalia va sicuro.
Al cavallier da Este per ci monta
il sdegno e lira; e di novo al cospetto
180 del giustissimo re con lui saffronta.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
E dice: Carbilan, se ti in dispetto
che per ir contra ad Aramon audace
mabbia a miei prieghi il signor nostro eletto,
e se perci ostinato e pertinace
185 tu pruovi dir che questonor non merti,
e che di me tu ne sia pi capace,
dico che tu ne menti; e sostenerti
voglio con larme chin alcuna prova
meglior omo di me non di tenerti.
190 E perch questerror da te si muova,
chad intender ti di cha tua possanza
e tua destrezza par non si ritruova,
proviamo in questo tempo che navanza
di qui alla fin dapril qual di noi deggia
195 metter in campo il re con pi baldanza.
E saltro ancor, o di tua o daltra greggia,
dice che pi la pugna li convegna
cha me, fra questo termine mi cheggia.
Cos dissegli: or forza che sostegna
200 Carbilan il suo detto, e ad altro gioco
che di parole e di minacce vegna.
Il re, da prieghi vinto, se ben poco
ne par restar contento, pur n tolle
la pugna lor, n niega ad essa il loco.
205 Ma non che fusse la querela vuolle
qual nazion, litalica o la franca,
sia pi robusta o qual desse pi molle;
ma che ciascun per s abbia pi franca
persona o pi gagliarda non repugna
210 che mostri, e per ci lor d piazza franca;
e si serba anco di partir la pugna.
.....................................
59
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
III
Ne la stagion che l bel tempo rimena,
di mia man posi un ramuscel di Lauro
a mezo colle, in una piaggia amena,
che di bianco, dazur, vermiglio e dauro
5 fioriva sempre, e sempre il sol scopriva,
o fusse allIndo o fusse al lito mauro.
Quivi traendo or per erbosa riva,
or rorando con man la tepida onda,
or rimovendo la gleba nativa,
10 or riponendo pi lieta e feconda,
fei s con studio e con assidua cura,
che l Lauro ebbe radice e nuova fronda.
Fu s benigna a miei desir Natura,
che la tenera verga crescer vidi,
15 e divenir solida pianta e dura.
Dolci ricetti, solitari e fidi,
mi fur queste ombre, ove sfogar potei
sicura il cor con amorosi gridi.
Vener, lasciando i templi citerei
20 e li altari e le vittime e li odori
di Gnido e di Amatunte e de Sabei,
sovente con le Grazie in lieti cori
vi danz intorno; e per li rami in tanto
salian scherzando i pargoletti Amori.
25 Spesso Diana con le ninfe a canto
larbuscel suavissimo prepose
alle selve dEurota e dErimanto.
E queste ed altre de sotto lombrose
frondi, mentre in piacer stavano e in festa,
30 benediron tra lor chi il ramo pose.
60
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Lassa! onde usc la boreal tempesta?
onde la bruma? onde il rigor e il gelo?
onde la neve, a danni miei s presta?
Come gli ha tolto il suo favore il Cielo?
35 Langue il mio Lauro, e de la bella spoglia
nudo gli resta e senza onor il stelo.
Verdeggia un ramo sol con poca foglia,
e fra tma e speranza sto suspesa,
se mi lo lasci il verno o mi lo toglia.
40 Ma pi che la speranza il timor pesa
che contra il giaccio rio, chancor non cessa,
il debil ramo avr poca difesa.
Deh! perch, inanzi che sia in tutto oppressa
legra radice, non chi minsegni
45 comesser possa al suo vigor rimessa?
Febo, rettor de li superni segni,
aiuta l sacro Lauro, onde corona
pi volte avesti nei tessali regni;
concedi, Bacco, Vertunno e Pomona,
50 satiri, fauni, driade e napee,
che nuova fronde il Lauro mio ripona;
soccorran tutti i di, tutte le de
che de li arbori han cura, larbor mio;
per che gli fatal: se viver dee,
55 vivo io, se dee morir, seco moro io.
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
IV
De la mia negra penna in fregio doro
molti mi sono a dimandar molesti
locculto senso, ed io nol vuo dir loro.
Vuo che sempre nel cor chiuso mi resti,
5 n per pregar o stimular daltrui
gi mai mi potr indur chio l manifesti.
Dio, come in laltri magisteri sui,
providenzia ebbe assai, quando l cor pose
ne la pi ascosa parte chera in nui;
10 chivi i pensier e le secrete cose
vlse riporre, e chiuderne la via
a queste avide menti e curiose.
Fregiata dor la negra penna mia
ho in cento lochi nel vestir trapunta,
15 acci palese a tutti gli occhi sia;
ma vuo tacer a qual effetto assunta
lho di portar, e non vuo dir se mostra
lanima lieta o di dolor compunta.
Se voi direte ostinazion la nostra,
20 io dir chimmodesti ed importuni
voi ste, e gran discortesia la vostra.
Non so savete udito dir dalcuni
che daver disiato di sapere
li altrui secreti esser vorrian digiuni.
25 Luccel cha bigio il petto e lale nere
fu prima donna, e divent cornice
per esser troppo vaga di sapere.
Ci chaltri asconder vuoi spiar non lice,
e vi devrebbe raffrenar quello anco
30 che di Tiresia ed Atteon si dice:
62
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
de quali un fe restar di luce manco
Pallade ultrice, e laltro fe Diana
sfamar i cani suoi del proprio fianco.
Se desser sopragiunte alla fontana,
35 nude il bel corpo, cos increbbe ad esse
che vendetta ne fro acerba e strana,
non fra oltra ragion che mi dolesse
che voi molto pi a dentro che alle gonne
veder cercasse come il cor mi stesse.
40 Non son gi del valor di quelle donne,
n s crudel cha voi facessi il danno
chelle fro a Tiresia e ad Atteonne;
dicovi ben che l dritto lor non fanno
quelli che l studio e tutto il pensier loro
45 sol per voler interpretar posthanno
questa mia negra penna in fregio doro.
V
Meritamente ora punir mi veggio
del grave error che a dipartirmi feci
da la mia donna, e degno son di peggio;
ben saggio poco fui, challaltrui preci,
5 a cui deve e potei chiuder lorecchi,
pi chal mio desir proprio satisfeci.
Sesser pu mai che contra lei pi pecchi,
tal pena sopra me subito cada
che nel mio essempio ogni amator si specchi.
10 Deh! che spero io, che per s iniqua strada,
s rabbiosa procella dacque e venti,
possa esser degno che a trovar si vada?
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Arroge il pensar poi da chi mabsenti,
che travaglio non , non periglio
15 che pi mi stanchi o che pi mi spaventi.
Pentomi, e col pentir mi meraviglio
comio potessi uscir s di me stesso,
chio mappigliasse a questo mal consiglio.
Tornar a dietro ormai non m concesso,
20 n mirar se mi giova o se mi offende;
licito fra pi quel chho promesso.
Mentre chio parlo, il turbidaustro prende
maggior possanza, e cresce il verno, e sciolto
da ruinosi balzi il liquor scende;
25 di sotto il fango, e quinci e quindi il folto
bosco mi tarda; e in tanto laspra pioggia
acuta pi che stral mi fere il volto.
So che qui appresso non casa o loggia
che mi ricopra, e pria cha tetto giunga,
30 per lungo tratto il monte or scende or poggia.
N pi affrettar, perchio lo sferzi o punga,
posso il caval, ch lo sgomenta lira
del ciel, e stanca la via alpestre e lunga.
Tutta questa acqua e ci chintorno spira
35 venga in me sol, che non pu premer tanto
chuguagli al duol che dentro mi martira;
ch, se a Madonna io mappressassi quanto
me ne dilungo, e fusse speme al fine
del mio camin poi rispirarle a canto;
40 e le man bianche pi che fresche brine
baciarle, e insieme questi avidi lumi
pascer de le bellezze alme e divine,
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3
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
poco il mal tempo, e loti e sassi e fiumi
mi darian noia, e mi parrebbon piani,
45 e pi che prati molli, erte e cacumi.
Ma quando avien che s me ne allontani,
lamene Tempe e del re Alcinoo li orti
che puon, se non parermi orridi e strani?
Li altri in le lor fatiche hanno conforti
50 di riposarsi dopo, e questa spene
li fa a patir le aversit pi forti.
Non pi tranquille gi n pi serene
ore attender possio, ma l fin di queste
pene e travagli, altri travagli e pene.
55 Altre piogge al coperto, altre tempeste
di sospiri e di lacrime mi aspetto,
che mi sien pi continue e pi moleste.
Duro serammi pi che il sasso il letto,
e l cor tornar per tutta questa via
60 mille volte ogni d sar costretto.
Languido il resto de la vita mia
si strugger di stimolosi affanni,
percosso ognor da penitenzia ria.
mesi, lore e i giorni a parer anni
65 cominceranno, e diverr s tardo
che parr, il tempo, aver tarpato i vanni;
che gi, godendo del soave sguardo,
de la invitta belt, de limmortale
valor, de bei sembianti, onde tuttardo,
70 vedea fuggir pi che da corda strale.
65
3
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VI
Era candido il corvo, e fatto nero
meritamente fu, perch troppebbe
espedita la lingua a dir il vero.
Aver taciuto Ascalafo vorrebbe
5 il testimonio che sul stigio fiume
alla madre e alla figlia udire increbbe:
ch di funeste e dinfelici piume
si ricoverse, e rest augello obsceno,
dannato sempre ad aborrir il lume.
10 Por si dovrian tutte le lingue freno,
e in laltrui fatti apprender da costoro
di spiar poco e di parlarne meno.
Questi per troppo dir puniti fro;
n riguard chi lor pun che fosse
15 dogni menzogna netto il detto loro.
Se de li offesi di s lira mosse
lesser del vero garuli e loquaci,
che con eterna infamia ambo percosse,
qual pena, qual obrobrio a quelli audaci
20 si converria, chaltri biasmando vanno
di colpe in che si sanno esser mendaci?
O di noi pi non curano o non hanno
qua gi pi forza, o che li nostri casi
quei che reggono il Ciel pi poco sanno.
25 Che non vi sieno ancor crederei quasi,
se non che veggio pur per camin certo
lestati e i verni andar li orti e li occasi.
Ma se vi son, com da lor sofferto
che lode e oltraggi, e che premii e suplci
30 non sian secondo il bono e tristo merto?
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Lor debito sera da le radici
le malediche lingue sveller tosto
che de falsi rumor sono inventrici.
Qual altro pi a martr debbe esser posto,
35 di quel cha donna abbia con falsi gridi
biasmo, di chessa sia innocente, imposto?
Peggio che furti, e peggio che omicidi,
macchiar lonor, che di ricchezza e vita
sempre stimar pi tra li saggi vidi.
40 Se per sentirsi monda essere ardita
femina deve a far prova chin libro,
meglio, chin marmo abbia a restar sculpita;
n a Tuccia che port lacqua nel cribro,
n cedo a quella Claudia che l naviglio
45 de la madre di di trasse pel Tibro.
Al ferro, al foco, al tsco, a ogni periglio
chieggio despormi, per mostrar cha torto
ho da portar per questo basso il ciglio.
Se non indegnamente in viso porto
50 cos importuna macchia, che potermi
con poca acqua lavar pur mi conforto,
cresca s che mi copra e poi si fermi,
n mai pi mi si lievi, e tutto il mondo
in ignominia sempre abbia a vedermi,
55 e sguiti il martr, non pur secondo
che far degno il fallo, ma il pi grave
chabbia linferno al tenebroso fondo;
ma se s mente chi incolpata mave,
come sincero il cor, cos di fuore
60 ogni bruttezza presto mi si lave;
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e tutto quel martr cha tanto errore
si converria, veggia cader su lempio
che de la falsa accusa stato autore;
s che ne pigli ogni bugiardo essempio.
VII
Forza chalfin si scopra e che si veggia
il gaudio mio dianzi a gran pena ascoso,
ancor chio sappia che tacer si deggia,
e quanto dirlo altrui sia periglioso:
5 perch sempre chi ascolta pi proclive
ad invidiar che ad essere gioioso;
ma, come poi challe calde aure estive
si risolveno e giacci e nevi alpine,
crescono i fiumi a par de le sue rive;
10 ed alcun, disprezzando ogni confine,
rompe superbo li argeni ed inonda
le biade e i paschi e le citt vicine;
cos, quando soverchia e sovrabonda
a quanto cape e pu capir il petto,
15 convien che lallegrezza si diffonda,
e faccia rider li occhi, e ne laspetto
ir con baldanza, e dogni nebbia mostri
laer del viso disgravato e netto.
Come si fan con lor mordaci rostri
20 lingrati figli porta per uscire
de li materni viperini chiostri,
se di nascer li affretta il fier desire,
che non attendon che la madre grave
possa lun dopo laltro partorire;
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25 cos li gaudi miei, chin le pi cave
parti posi di me, per tener chiusi,
niegan pi star sotto custodia e chiave.
Tentano altro camin, poi chio li esclusi
da quel che per la bocca, da chi viene
30 dal petto, par che per pi trito susi.
Di passar quindi ormai tolta ogni spene,
se ne vengon per li occhi e per la fronte,
dove raro o non mai guardia si tiene.
Guardar si suole o strada o guado o ponte,
35 loco facile a intrar; non dove sia
fiume profondo o inacessibil monte.
Poi che vietar non posso a lor tal via,
che non faccian peggior effetto almeno
porr ogni sforzo ed ogni industria mia;
40 sappil chi l vuol saper, chio son s pieno,
s colmo di letizia e di contento,
che non la cape a una gran parte il seno;
ma la cagion del gran piacer chio sento
non vuol che suoni voce o snodi lingua;
45 e faccia Dio, se mai di ci mi pento,
che luna svelta sia, laltra si estingua.
VIII
O pi che l giorno a me lucida e chiara,
dolce, gioconda, aventurosa notte,
quanto men ti sperai tanto pi cara!
Stelle a furti damor soccorrer dotte,
5 che minuisti il lume, n per vui
mi fur lamiche tenebre interrotte!
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Sonno propizio, che lasciando dui
vigili amanti soli, cos oppresso
avevi ognaltro, che invisibil fui!
10 Benigna porta, che con s sommesso
e con s basso suon mi fusti aperta,
cha pena ti sent chi tera presso!
O mente ancor di non sognar incerta,
quando abbracciar da la mia dea mi vidi,
15 e fu la mia con la sua bocca inserta!
O benedetta man, chindi mi guidi;
o che ti passi, che mandate inanti;
o camera, che poi cos maffidi!
O complessi iterati, che con tanti
20 nodi cingete i fianchi, il petto, il collo,
che non ne fan pi ledere o li acanti!
Bocca, ove ambrosia libo, n satollo
mai ne ritorno; o dolce lingua, o umore
per cui larso mio cor bagno e rimollo!
25 Fiato, che spiri assai pi grato odore
che non porta da lIndi o da Sabei
fenice al rogo in che sincende e more!
O letto, testimon de piacer miei;
letto, cagion chuna dolcezza io gusti,
30 che non invidio il lor nttare ai di!
O letto donator de premi giusti,
letto, che spesso in lamoroso assalto
mosso, distratto ed agitato fusti!
Voi tutti ad un ad un, chebbi de lalto
35 piacer ministri, avr in memoria eterna,
e quanto il mio poter, sempre vi essalto.
70
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
N pi debbio tacer di te, lucerna,
che con noi vigilando, il ben chio sento
vuoi che con gli occhi ancor tutto discerna.
40 Per te fu dupplicato il mio contento;
n veramente si pu dir perfetto
uno amoroso gaudio a lume spento.
Quanto pi giova in s suave effetto
pascer la vista or de li occhi divini,
45 or de la fronte, or de leburneo petto;
mirar le ciglia e laurei crespi crini,
mirar le rose in su le labra sparse,
porvi la bocca e non temer de spini;
mirar le membra, a cui non pu uguagliarse
50 altro candor, e giudicar mirando
che le grazie del Ciel non vi fur scarse,
e quando a un senso satisfar, e quando
allaltro, e s che ne fruiscan tutti,
e pur un sol non ne lasciar in bando!
55 Deh! perch son damor s rari i frutti?
deh! perch del gioir s brieve il tempo?
perch s lunghi e senza fine i lutti?
Perch lasciasti, oim! cos per tempo,
invida Aurora, il tuo Titone antico,
60 e del partir maccelerasti il tempo?
Ti potessio, come ti son nemico,
nocer cos! Se l tuo vecchio tannoia,
ch non ti cerchi un pi giovene amico?
e vivi, e lascia altrui viver in gioia!
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
IX
O nei miei danni pi che l giorno chiara,
crudel, maligna e scelerata notte,
chio sperai dolce ed or trovo s amara!
Sperai chuscir da le cimerie grotte
5 tenebrosa devessi, e veggio chai
quante lampade ha il ciel teco condotte.
Tu che di s gran luce altiera vai,
quando in braccio al pastor nuda scendesti,
Luna, io non so savevi tanti rai;
10 rimmbrati il piacer challor avesti
dabbracciar il tuo amante, ed altro tanto
conosci che mi turbi e mi molesti.
Ah! non fu per il tuo, non fu gi quanto
sarebbe il mio, se non falso quello
15 di che il tuo Endimion si dona vanto;
ch non amor, ma la merc dun vello,
che di candida lana egli tofferse,
lo fe parer alli occhi tuoi s bello.
Ma se fu amor che l freddo cor taperse,
20 e non brutta avarizia, come fama,
lieva le luci a miei desir adverse.
Chi ha provato amor, scoprir non brama
suoi dolci furti, che non daltra offesa
pi che di questa, amante si richiama.
25 Oh che letizia m per te contesa!
Non assai che Madonna mesi ed anni
lha fra speme e timor fin qui suspesa?
Oh qual di ristorar tutti i miei danni,
oh quanta occasione ora mi vieti,
30 che per fuggir ha gi spiegati vanni!
72
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Ma scopri pur finestre, usci e pareti:
non avr forza il tuo bastardo lume
che possa altrui scoprir nostri secreti.
O incivile e barbaro costume!
35 ire a questora il popolo per via,
ch da ritrarsi alle quiete piume.
Questa licenzia sol esser devria
alli amanti concessa, e proibita
a qualunque dAmor servo non sia.
40 O dolce Sonno, i miei desiri aita!
Questi Lincei, questi Argi cho dintorno,
a chiuder li occhi ed a posar invita.
Ma priego e parlo a chi non ode; e l giorno
sappressa in tanto, e senza frutto, ahi lasso!
45 or mi lievo, or maccosto, or fuggo, or torno.
Tutto nel manto ascoso, a capo basso,
vo per entrar; poi veggio appresso o sento
chi pu vedermi, e mallontano e passo.
Che debbio far? che posso io far tra cento
50 occhi, fra tanti usci e finestre aperte?
O aspettato in vano almo contento,
o disegni fallaci, o speme incerte!
X
Del bel numero vostro avrete un manco,
signor: ch qui restio dove Apenino
dalta percossa aperto mostra il fianco,
che per agevolar laspro camino
5 Flavio gli diede, in ripa londa chebbe
mal fortunata un capitan Barchino.
73
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Restomi qui, n, quel chAmor vorrebbe,
posso a Madonna sodisfar, n a voi
lobligo scior che la mia f vi debbe.
10 Tiemmi la febre, e pi chella mannoi,
marde e strugge il pensar che, limportuna,
quel che devea far prima ha fatto poi.
Ch, sero per restar privo de luna
mia luce, almen non devea laltra trmi
15 la sempre aversa a miei desir Fortuna.
Deh! perch quando onestamente sciormi
dal debito potea, che qui mi trasse,
non venne pi per tempo in letto a pormi?
Non fu mai sanit che s giovasse
20 a peregrino infermo, che tra via
da la patria lontan compagno lasse,
come giovato a me il contrario avria,
un languir dolce, che con scusa degna
mavesse avuto di tener bala.
25 Io so ben quanto mal mi si convegna
dir, signor mio, che fra s lieta schiera
io mal contento sol drieto vi vegna.
Ma mi fido cha voi, che de la fiera
punta dAmor chiara noticia avete,
30 debbia la colpa mia parer ligiera.
Vostre imprese cos tutte sian liete,
come ben ver chella talor vha punto,
n sano forse ancora oggi ne ste.
Sapete, dunque, savria mal assunto
35 chi negasse seguir quel chegli accenna,
quando nha sotto il giogo il collo aggiunto;
74
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
se per spronar o caricar dantenna
si pu fuggir, o con cavallo o nave,
che non ne giunga in un spiegar di penna.
40 Tal fallo poi di punizion s grave
punisce, oim! che ardisco dir che morte
verso quella a patir sera soave.
Questo tiran non men crudel che forte,
chanco mai perdonar non seppe offesa,
45 n lascia entrar piet ne la sua corte;
perch mille fiate e pi contesa
mavea la lunga via, che si mabsenta
da quella luce in cho lanima accesa,
de linobedienza or mi tormenta
50 con cos gravi e s pensosi affanni,
che questa febre il minor mal chio senta.
Lasso! chi sa chio non sia al fin degli anni,
chi sa chavida Morte or non mi tenda
le reti qui dintorno in che mappanni!
55 Ah! chi ser nel ciel che mi difenda
da questa insidiosa, a cui per voto
un inno poi di mille versi renda?
e nel suo templo a tutto il mondo noto
in tavola il miracolo rimanga,
60 come sia per lui salvo il suo divoto?
Ch, se qui moro, non ho chi mi pianga:
qui sorelle non ho, non ho qui matre
che sopra il corpo gridi e l capel franga,
n quattro frati miei che con vesti atre
65 maccompagnino al lapide che lossa
devria chiuder del figlio a lato il patre.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Madonna non qui chintender possa
il miserabil caso, e che lesangue
cadavero portar vegga alla fossa;
70 onde forse piet, chascosa langue
nel freddo petto, si riscaldi e faccia
dinsolito calor arderle il sangue.
Ch, sella ancor lesanimata faccia
mira a quel punto, ho quasi certa fede
75 chesser non possa che pi il corpo giaccia.
Se del figliuol di Iapete si crede
cha una statua di creta, con un poco
del febeo lume, umana vita diede,
perch non creder che l vital fuoco
80 susciti ai raggi del mio sol, qui dove
trover ancor di s tepido il luoco?
Deh! non si venga a s dubbiose prove:
pi sicuro e pi facile sanarmi
che costringer i fati a leggi nve.
85 Se pur mio destn che debbia trarmi
in scura tomba questa febre, quando
non possa voto o medicina aitarmi,
signor, per grazia estrema vi dimando
che non vogliate da la patria cara
90 che sempre stian le mie reliquie in bando:
almen linutil spoglie abbia Ferrara,
e su lavel che le terr sotterra
la causa del mio fin si legga chiara:
N senza morte talpe da la terra,
95 n mai pesce da lacqua si disgiunge,
n pot ancor chi questo marmo serra
da la sua bella donna viver lunge.
76
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XI
Gentil citt, che con felici augri
dal monte altier che forse ben per sdegno
ti mira s, qua gi ponesti i muri,
come del meglio di Toscana hai regno,
5 cos del tutto avessi! ch l tuo merto
fra di questo e di pi imperio degno.
Qual stil s facondo e s diserto
che de le laudi tue corressi tutto
un cos lungo campo e cos aperto?
10 Del tuo Mugnon potrei, quando pi asciutto,
meglio i sassi contar che dir a pieno
quel chad amarti e riverir mha indutto,
pi presto che narrar quanto sia ameno
e fecondo il tuo pian, che si distende
15 tra verdi poggi insin al mar Tirreno;
o come lieto Arno lo riga e fende,
e quinci e quindi quanti freschi e molli
rivi, tra via, sotto sua scorta prende.
A veder pien di tante ville i colli,
20 par che l terren ve le germogli, come
vermene germogliar suole e rampolli.
Se dentro un mur, sotto un medesmo nome,
fusser raccolti i tuoi palazzi sparsi,
non ti sarian da pareggiar due Rome.
25 Una so ben che mal ti pu uguagliarsi,
e mal forse anco avria possuto prima
che li edifici suoi le fussero arsi
da quel furor che usc dal freddo clima
or de Vandali, or de Eruli e or de Goti,
30 allitalica rugine aspra lima.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Dove son se non qui tanti devoti,
dentro e di fuor, darte e dampiezza egregi
tempii, e di ricche oblazion non vuoti?
Chi potr a pien lodar li tetti regi
35 de tuoi primati e portici e le corti
de magistrati e publici collegi?
Non ha il verno poter chin te mai porti
di sua immondizia, s ben questi monti
than lastricata sino alli angiporti.
40 Piazze, mercati, vie marmoree, ponti,
tali belle opre de pittori industri,
vive sculture, intagli, getti, impronti;
il popul grande e di tanti anni e lustri
lantique e chiare stirpi, le ricchezze,
45 larte, li studi e li costumi illustri,
le leggiadre manere e le bellezze
di donne e di donzelle, a cortesi atti
senza alcun danno donestade avezze;
e tanti altri ornamenti che ritratti
50 porto nel cor, meglio tacer chal suono
di tanto umile vena se ne tratti.
Ma che larghe ti sian dogni suo dono
Fortuna a gara con Natura, ahi lasso!
a me che val se in te misero sono?
55 se sempre ho il viso mesto e il ciglio basso,
se di lacrime ho gli occhi umidi spesso,
se mai senza sospir non muto il passo?
Da penitenzia e da dolore oppresso
di vedermi lontan da la mia luce
60 trovomi s, chodio talor me stesso.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Lira, il furor, la rabbia mi conduce
a biastemiar chi fu cagion chio venni,
e chi a venir mi fu compagno e duce,
e me che senza me di me sostenni
65 lasciar, oim! la meglior parte, il core,
e pi allaltrui chal mio desir mattenni.
Che di ricchezza, di belt, donore
sopra ognaltra citt dEtruria sali,
che fa questo, Fiorenza, al mio dolore?
70 Li tuoi Medici, ancor che sieno tali
che tabbian salda ogni tua antica piaga,
non han per rimedio alli miei mali.
Oltra que monti, a ripa londa vaga
del re de fiumi, in bianca e pura stola,
75 cantando ferma il sol la bella maga
che con sua vista pu sanarmi sola.
XII
O lieta piaggia, o solitaria valle,
o culto monticel che mi difendi
lardente sol con le tue ombrose spalle;
o fresco e chiaro rivo che discendi
5 nel bel pratel fra le fiorite sponde,
e dolce ad ascoltar mormorio rendi;
o se driade alcuna si nasconde
tra queste piante, o sinvisibil nuota
leggiadra ninfa ne le gelide onde;
10 o salcun fauno qui saventa o arruota,
o contemplando stassi alta beltade
dalcuna diva a mortali occhi ignota;
79
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
o nudi sassi, o malagevol strade,
o tenere erbe, o ben nodriti fiori
15 da tepide aure e liquide rugiade;
faggi, pini, ginevri, olive, allori,
virgulti, sterpi o saltro qui si truova
chabbia notizia de mie antiqui amori,
parlar, anzi doler con voi mi giova:
20 che, come al vecchio gaudio, testimoni
mi siate ancora alla mestizia nuova.
Ma pria che del mio mal oltra ragioni,
dir chio sia, quantunque de mie accenti
vi devrei esser noto ai primi suoni:
25 chio solea i miei pensier lieti e contenti
narrarvi, e mi risposero pi volte
li cavi sassi alle parole attenti.
Ma stommi dubbio che lacerbe e molte
pene amorose s mabbiano afflitto,
30 che le prime sembianze mi sien tolte.
Io son quel che solea, dovunque o dritto
arbor vedea, o tufo alcun men duro,
de la mia dea lasciarvi il nome scritto;
io son quel che solea tanto sicuro
35 gi vantarmi con voi che felice era,
ignaro, oim! del mio destn futuro.
Sio porto chiusa la nuca doglia fiera,
morir mi sento, e, sio ne parlo, acquisto
nome di donna ingrata a quellaltiera.
40 Per non morir, rivelo il mio cor tristo,
ma solo a voi, chin gli altri casi miei
sempre mai fidi secretari ho visto.
80
3
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Quel cha voi dico, ad altri non direi;
io credo ben che resteran con vui,
45 come gi i boni, or li accidenti rei.
Quella, oim! quella, quella, oim! da cui
con tantalto principio di mercede
tra i pi beati al ciel levato fui,
che di ferventamor, di pura fede,
50 di strettissimo nodo da non sciorse
se non per morte mai speme mi diede;
or non mama n apprezza, ed odia forse,
e sdegno e duol credo che l cor le punga
che ad essermi cortese unqua si torse.
55 Una dilazion gi mera lunga
duna notte intermessa, ed or, ahi lasso!
il mio contento a mesi si prolunga.
N si scusa ella che non mapra il passo
perch non possa, ma perch non vuole;
60 e qui si ferma, ed io supplico a un sasso,
anzi a una crudel aspide, che suole
atturarsi lorecchie, acci placarse
non possa per dolcezza di parole.
Non pur al suavissimo abbracciarse
65 de lamorose lotte, e ai dolci furti
le dolci notti a ritornar son scarse;
ma quelli baci ancora, a quai risurti
miei vital spirti son spesso da morte,
mi niega o mi d a forza secchi e curti.
70 Le belle luci, oim! questo il pi forte,
si studian che di lor men fruir possa,
poi che si son di pi piacermi accorte.
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Cos quando una e quando unaltra scossa
d per sveller la speme di cui vivo,
75 per cui morr, se fia da me rimossa.
O di voi ricco, donna, o di voi privo,
esser non pu che pi di me non vami,
e me, per voi prezzar, non abbia a schivo;
s che pel danno mio chio mi richiami
80 di voi non vi crediate; pi mi spiace
che questo troppo il vostro nome infami.
Ogni lingua di voi ser mordace,
se sode mai chun s benigno giogo
rotto abbia o sciolto il vostro amor fugace.
85 O non legarlo, o non scior sin al rogo
devea; chin ogni caso, ma pi in questo,
mal dopo il fatto il consigliarsi ha luogo.
Il pentir vostro esser devea pi presto;
e se ben dogni tempo non potea
90 se non molto parermi acre e molesto,
e voi non potevate se non rea
esser dingratitudine, se tanta
servit senza premio si perdea,
pur io non sentirei la doglia quanta
95 la sento per memoria di quei frutti
chor mi niega daccor laltiera pianta.
Lesserne privo causa maggior lutti,
poi chio nho fatto il saggio, che non fra
savuto ognor navessi i denti asciutti.
100 Dingrata e di crudel dar nota allora
io vi potea; dingrata e di crudele,
ma di pi, dar di perfida posso ora.
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Or queste sieno lultime querele
chio ne faccia ad altrui: non men secreto
105 vi ser chio vi sia stato fedele.
Voi, colli e rivi e ninfe, e ci cha drieto
ho nominato, per Dio, quantio dico
qui con voi resti; cos sempre lieto
stato vi serbi ogni elemento amico.
XII bis
O lieta piaggia, o solitaria valle,
o culto monticel che mi difendi
lardente sol con le tue ombrose spalle;
o fresco e chiaro rivo che discendi
5 nel bel pratello fra fioretti e fronde,
e dolce ad ascoltar mormorio rendi;
o se driada alcuna si nasconde
fra queste piante, o se invisibil nta
leggiadra ninfa tra le gelidonde;
10 o salcun fauno qui sovente rota,
contemplando si sta lalta beltade
dalcuna diva a mortal occhi ignota;
o nudi sassi, o malagevol strade,
o tenere erbe, o ben nutriti fiori
15 daure suavi e liquide rogiade;
faggi, pini, genebri, olivi, allori,
sterpi o virgulti o saltro vi si trova
chabbi notizia di mie antichi amori,
parlar, anzi con voi doler mi giova:
20 che, come al vecchio gaudio, testimoni
mi siate ancora alla mestizia nuova.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Ma pria che di mia doglia oltra ragioni
dir chio sia, quantunque de miei accenti
sempre noti vi furo i primi suoni:
25 chio solea i pensier miei lieti e contenti
narrarvi, come risposer pi volte
li concavi antri alle parole attenti.
Ma in dubio stommi che lacerbe e molte
pene amorose s mabbino afflitto
30 che le prime sembianze mi sian tolte.
Son io quel che solea, dovunque dritto
arbor vedeva o tufo alcun men duro,
lasciarvi di Madonna il nome scritto.
Son quel che solea dir tanto sicuro
35 chalcun di me felice pi non era,
ignaro, aim! del rio destin futuro.
Se porto occulta la mia doglia fra,
sento morirmi; e, sio ne parlo, acquisto
non poco biasmo alla mia donna altra.
40 Per non morir rivelo il mio cor tristo,
ma solo a voi chin gli altri casi miei
mai sempre fidi secretari ho visto.
Quel che qui dico altrove non direi;
certo so ben che resteran tra nui,
45 come gi mie allegrezze, ancor li omei.
Quella che s lodar modiste, a cui
tanto creder solea, mha rotto fede;
per lei sola arsi ed alsi, ma non fui
solo, come al servire, alla mercede.
84
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XIII
Qual son, qual sempre fui, tal esser voglio,
alto o basso Fortuna che mi ruote,
o siami Amor benigno o musi orgoglio;
io son di vera fede immobil cote,
5 che l vento indarno, indarno il flusso alterno
del pelago damor sempre percuote.
N gi mai per bonaccia n per verno,
di l dove il destn mi ferm prima,
luoco mutai n muter in eterno.
10 Vedr prima salir verso la cima
de lalpe i fiumi, e saprir il diamante
col legno o piombo e non con altra lima,
che possa il mio destn mover le piante,
se non per gir a voi, che possa ingrato
15 sdegno damor rompermi il cor constante.
A voi di me tutto il dominio ho dato;
so ben che de la mia non fu mai fede
meglior giurata in alcun novo stato.
E forse avete pi chaltri non crede,
20 quando n al mondo il pi sicuro regno
di questo, re n imperador possiede.
Quel chio vho dato anco diffeso tegno;
per questo voi n dassoldar persona
n di riparo avete a far disegno.
25 Nessuno o che massalti o che mi pona
insidie, mai mi trover sprovista;
o mai davermi vinta avr corona.
Oro non gi, che i vili animi acquista,
mi acquister, n scettro n grandezza,
30 chal sciocco vulgo abbagliar suol la vista;
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
n cosa che muova animo a vaghezza
in me potr mai pi far quella prova
che ci fe il valor vostro e la bellezza.
S ogni vostra manera si ritrova
35 sculpita nel mio cor, chindi rimossa
esser non pu per altra forma nova.
Di cera egli non , che se ne possa
formar quanduno e quandaltro sugello,
n cede ad ogni minima percossa.
40 Amor lo sa, che, allintagliar di quello
ne lidol vostro, non ne lev scaglia
se non con cento colpi di martello.
Davorio e marmo ed altro che sintaglia
difficilmente, fatto una figura,
45 arte non che tramutar pi vaglia;
e l mio cor, di materia anco pi dura,
pu temer chi luccida o lo disfaccia;
ma non pu gi temer che sia scultura
damor chin altra imagine lo faccia.
XIV
Di s calloso dosso e s robusto
non ha n dromedario n elefante
lodorato Indo o lEtiope adusto,
che possa star, non che mutar le piante,
5 se raddoppiata gli la soma, poi
che lha qual pu patir; n pu pi inante.
Non va legno da Gade ai liti eoi,
che di quanto portar possa non abbia
prescritti a punto li termini suoi.
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10 Se stivato di merce anco di sabbia
pi si rigrava e pi, si caccia al fondo,
tal che n antenna non appar, n gabbia.
Non edificio n cosa altra al mondo
fatta per sostentar, che non roine,
15 quando soperchia le sue forze il pondo.
Non val corno n acciai di tempre fine
allarco, e sia ancor quel chuccise Nesso,
che non si rompa a tirar senza fine.
Ahi lasso! non Atlante s defesso
20 dal ciel, Ischia a Tifeo non s grave,
non sotto Etna Encelado s oppresso,
come mi preme il gran peso che mave
dato a portar mia stella o mio destino,
e che a principio s mera soave.
25 Ma poi chio fui con quel dritto a camino,
laccrebbe ad ogni passo e laccresce anco,
tal chio ne vo non pur incurvo e chino,
non pur io me ne sento afflitto e stanco,
ma, se di pi sol una dramma leve
30 giunta mi fia, verr sbito a manco.
La nave son che assai pi che non deve
piena e grave sen va per troppo carco
nel fondo, onde mai pi non si rilieve.
Son quello oltra il dover sempre teso arco
35 che per rompermi sto, non per ferire,
se di tirar larcier non pi parco.
Meta al dolor quanto si pu patire;
tal che, ogni poca alterazion che faccia,
lo muta in spasmo, e ne fa luom morire.
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
40 Stolto ser quando io perisca e taccia
sotto il gran peso intolerando e vasto,
s che dir, prima choppresso giaccia,
cho fatto oltra il poter, e a pi non basto.
XV
Ben dura e crudel, se non si piega
donna a prometter quanto un suo fedele,
che lungamente lha servita, priega;
ma se promette largamente e che le
5 promesse poi si scordi o non attenga,
molto pi dura e molto pi crudele;
n fermo un s n fermo un no mai tenga,
pur comogni parola che luom dice
allorecchie de di sempre non venga.
10 E non sa ancor di quanto mal radice
questo le sia, se ben non va col fallo
la pena allor allor vendicatrice;
ma lo segue ella con poco intervallo,
ed ogni cor che qui par s coperto
15 transparente la su pi che cristallo.
Promesso in dubbio non mi fu, ma certo
dicesti darmi quel choltra lavermi
promesso voi, mi si devea per merto.
Se promettendo aveste pensier fermi
20 dattener, indi li mutaste, io voglio,
ed ho perpetuamente da dolermi.
Del mio giudicio rio prima mi doglio,
che le speranze mie sparse ne londe,
credendomi fondarle in stabil scoglio.
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
25 Dogliomi ancor che questo error ridonde
in troppa infamia a voi, perch vi mostra
volubil pi chal vento arida fronde.
Ma se diversa era la mente vostra
da le promesse, ed altro era in la bocca,
30 altro nel cor, ne le secrete chiostra,
questo fu inganno, e pi dir, che tocca
di tradimento; ma di par la fede
e per questo e per quel morta trabocca.
A queste colpe ognaltra colpa cede;
35 pi si perdona allomicidio e al furto
chal pergiurarsi e allingannar chi crede.
N mi duol s che l vostro attener curto
mabbia sumerso al fondo del martre,
al fondo onde non son mai pi risurto,
40 come che per vergogna n arrossire,
n segno alcuno per la fede rotta
di pentimento in voi veggio apparire.
La fede mai esser non dee corrotta,
o data a un sol o data chodan cento,
45 data in palese o data in una grotta.
Per la vil plebe fatto il giuramento,
ma tra li spirti pi elevati sono
le simplici promesse un sacramento.
Voi, donne incaute, alle quali era bono
50 esser belle nel cor come nel volto,
lun di natura, e laltro proprio dono,
troppa baldanza e troppo arbitrio tolto
vavete, e di poter tutte le cose
forse vi par, perch potete molto.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
55 Se da le guance poi cadon le rose,
fuggon le grazie, se riman la fronte
crespa e le luci oscure e lacrimose,
se lauree chiome e con tal studio cnte
mutan color, se si fan brevi e rare,
60 de vostri danni vostra colpa fonte.
De la vostra belt che cos spare
forse Natura prodiga non fra,
se voi di vostra f fusse pi avare.
Ma donna in nessun loco, a nessunora
65 dordire inganni altrui mai sebbe loda,
sia a chi si vuol, n alli nemici ancora.
E chi ser che con pi biasmo soda
notar, di quel challi congiunti suoi
o di sangue o damor cerchi usar froda?
70 Tanto pi a chi si fida. Or chi di noi
eran pi damor giunti? e chi fidarsi
puote mai piu chio mi facea di voi?
Sal merito e al demerito aspettarsi
luom deve il premio ed il supplicio uguale,
75 n al punir n al premiar son li di scarsi.
Come temo io che ve ne venga male,
se l pentir prima e l satisfar non giugne
a cassar questo error pi che mortale!
Sa voi per mia cagione o macchiar lugne,
80 o vedessi un crin mosso, oim, che doglia!
Solo il pensarvi me da me disgiugne.
Voi di periglio e me di pena toglia
un pentir presto, un satisfarmi intero;
che sia il debito vostro, e quel chio voglia,
85 cha saper abbia altri che voi non chero.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
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Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XVI
O vero o falso che la fama suone,
io odo dir che lorso ci che truova,
quando ferito, in la piaga si pone,
or unerba or unaltra, e talor prova
5 e stecchi e spini e sassi ed acqua e terra,
che affligon sempre e nulla mai gli giova.
Vuol pace, ed egli sol si fa la guerra;
cerca da s scacciar laspro martre,
ed egli quel che se lo chiude e serra.
10 Chio sia simile a lui ben posso dire,
ch, poi chAmor ferimmi, mai non cesso
a nuovi impiastri le mie piaghe aprire,
or a ferro or a foco; ed avien spesso
che, cercandovi por chi mi dia aita,
15 mortifero venen dentro vho messo.
Io vlsi al fin provar se la partita,
se l star da le repulse e sdegni absente
potessi risanar la mia ferita,
quando provato avea chera possente
20 trarmi ad irreparabile ruina
a voi senza merc lesser presente.
Ch, sun contrario allaltro medicina,
non so perch, da lun pigliando forza,
per laltro la mia doglia non dechina.
25 Piglia forza da luno e non sammorza
per laltro gi; n gi si minuisce,
anzi pi per labsenza si rinforza.
Io solea dir fra me: Dove gioisce
felice alcuno in riso, in festa, in gioco,
30 non sto bene io, che Amor qui si notrisce.
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ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
E con speranza che giovar non poco
mi devessil contrario, io venni in parte
dove i pianti e le stride aveano loco.
Il ferro, il foco e laltre opre di Marte
35 veder in danno altrui, pensai che fosse
a risanar un misero bona arte.
Io venni dove le campagne rosse
eran del sangue barbaro e latino,
che fiera stella dianzi al furor mosse;
40 e vidi un morto e laltro s vicino,
che, senza premer lor, quasi il terreno
a molte miglia non dava il camino.
E da chi alberga tra Garonna e l Reno
vidi uscir crudelt, che ne devria
45 tutto il mondo dorror rimaner pieno.
Non fu la doglia in me per men ria;
n vidi far dalcun s fiero strazio
che paregiasse la gran pena mia.
Grave fu il lor martr, ma breve spazio
50 di tempo di lor fin. Ah crudo Amore,
che daccrescermi il duol non mai sazio!
Io notai che l mal lor li traea fuore
del mal, perch si grave era che presto
finia la vita insieme col dolore.
55 Il mio mi pon fin su le porte, e questo
medesmo ir non mi lascia, e torna indrieto
e fa che mal mio grado in vita resto.
Io torno a voi, n del tornar son lieto
pi che del partir fussi, e duro frutto
60 de la partita e del ritorno mieto.
92
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Avendo, dunque, de rimedi il tutto
provato ad un ad un, fuor che labsenza,
chal fin provar mavea il mio error indutto,
e visto che mi nce, or resto senza
65 conforto chaltra cosa pi mi vaglia;
chinvan di tutte ho fatto esperienza.
E son le maghe lungi di Tessaglia,
che, con radici, imagini ed incanti
oprando, possan far chio mi rivaglia.
70 Io non ho da sperar pi, da qui inanti,
se non che l mio dolor cresca s forte
che, per trar voi di noia e me di tanti
e s lunghi martr, mi dia la morte.
XVII
O qual tu sia nel cielo, a cui concesso
ha la piet infinita che rilievi
quantunque vedi ingiustamente oppresso,
li affettuosi prieghi miei ricevi,
5 e non patir che questa febre audace
quanto oggi al mondo di bellezza lievi.
Lasso! che gi, poi che Madonna giace,
due volte ha scemo ed altro tanto il lume
ricovrato il pianeta che pi tace:
10 s che sul vivo avorio si consume
quellostro, quel che di sua man vi sparse
la da che nacque in le salate spume,
e quei begli occhi in che mirando sarse
le penne Amor, e si scorci s lale,
15 chindi non pot mai dopo levarse,
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
muoveno, afflitti dal continuo male,
tanta piet, che l ciel metton sovente
qua gi in dispetto, in odio acre e mortale.
Perch patir debbella? Ove si sente
20 divina o umana legge o usanza alcuna,
che dar pena consenta a una innocente?
Innocente Madonna, se non duna
colpa forse, che lavida mia voglia
sempre ha lasciata oltre il dover digiuna.
25 Sa me non duole, ad altri non ne doglia;
sio sol ne son offeso e le perdono,
ingiusto chaltri a vendicar mi toglia.
Cos quanto di lei creditor sono
del mio leal servir di cotanti anni,
30 dipenno tutto e volentier le dono.
N pur la ricompensa de miei danni
non le dimando, ma per un sofferto
chabbia per lei, soffrir vuo mille affanni.
E suom mai sesaud che si sia offerto
35 poner la sua per laltrui vita, come
quel Curzio che salt nel Foro aperto;
e Decio e il figlio del medesmo nome,
che tolse de la patria tremebonda
sopra li omeri suoi tutte le some;
40 o Padre eterno, i miei prieghi seconda:
fa chio languisca e che Madonna sani;
fa chio mi doglia e torna lei gioconda.
E se morir ne dee (che per vani
sieno li augri), di morir per lei
45 supplico, e al ciel ne lievo ambo le mani.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Io, perch esser ancora non potrei
messo allelezion, messo al partito
che fu gi un Gracco e un re de li Ferei?
So ben che l miglior dessi avria seguto,
50 quel che a far per Cornelia gire a morte
non bisogn se non il proprio invito.
Odiosa fu la tua contraria sorte,
ingratissimo Admeto, che, alli casti
prieghi inclinando, la fedel consorte
55 morir per te nel pi bel fior lasciasti.
XVIII
Chi pensa quanto il bel disio damore
un spirto pelegrin tenga sublime,
non vorria non averne acceso il core;
se pensa poi che quel tanto nopprime
5 che lutil proprio e il vero ben soblia,
piange invan del suo ardor le cagion prime.
Chi gusta quanto dolce un creder sia
sol esser caro a chi sola n cara,
regna in un stato a cui nullaltro pria;
10 se poi non esser sol, misero, impara,
e cerca invan come inganar se stesso,
se vita ha poi, lha pi che morte amara.
Chi non sa quanto agrada esser appresso
a bei sembianti, al bel parlar soave
15 che nha s facilmente il giogo messo;
se caso poi pi del voler forza ave
che ne faccia ir lontan, si riman carco
di peso pi di tutti gli altri grave.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Chi mira il viso a cui non fu il Ciel parco
20 di grazia ignuna, benedice lora
che, per pigliarlo, Amor lattese al varco;
se come invan risponde al bel di fuora
il mutabil voler di dentro mira,
chi l prese biasma e maledice ognora.
25 Chi non resta contento o pi desira,
quando Madonna con parole e sguardi
dolce favor cortesemente spira?
Savien chaltrove intenda o non ti guardi,
qual sulfure arde, qual pece, qual teda,
30 qual Enchelado, s come tu ardi?
Chi conosce piacer che quello ecceda,
chella ti faccia parer falso un vero
che ti pu far morir, quando tu l creda?
Saltrui suasione o mio pensiero
35 mostra poi che gli pur comio temea,
si pu miracol dir sallor non pro.
Chi pu stimar il gaudio che si crea
in quei dui giorni o tre quai dopo aspetto
un promesso ristor da la mia dea?
40 Se diverso al sperar segue leffetto,
n per lei trovo scusa se non frale,
non so come tal duol capisca il petto.
Chi pensa, in summa, che per quante scale
sascende al ben damor, per altre tante
45 poi si ruina, sa ch minor male
smontar che, per cader, salir pi inante.
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XIX
Piaccia a cui piace, e chi lodar vuoi lodi,
e chiami vita libera e sicura
trovarsi fuor de li amorosi nodi;
chio per me stimo chiuso in sepoltura
5 ogni spirto chalberghi in petto dove
non stilli Amor la sua vivace cura.
Doglia a chi vuol doler, chove si muove
questo dolce pensier, che falsamente
detto amar, ognaltro indi rimuove;
10 chio, per me, non vorrei, se deccellente
nttare ho copia, che turbassi altrsca
il delicato gusto di mia mente.
Prema a cui premer vuol, annoi e incresca,
che, se non dopo unaspra e lunga pena,
15 raro un disegno al bel desir riesca;
chio, per me, so cha una allegrezza piena
ir non si pu se per difficil via
ostinata speranza non vi mena.
Pensi chi vuol challa fatica ria,
20 al tempo che in gran summa vi si spende
debil guadagno e leve premio sia;
chio per me dico che, se quanto offende
sdegno o repulsa, un sguardo sol ristora,
che fia pel maggior ben chAmor ne rende?
25 Para a cui par che perda ad ora ad ora
mille doni dingegno e di fortuna,
mentre il suo intento qui fisso dimora;
chio per me, pur chio sia caro a quelluna
ch mio onor, mia ricchezza e mio desire,
30 non ho allaltrui corone invidia alcuna.
97
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Ricordisi chi vuole ingiurie ed ire,
e discortese oblii li piacer tanti
che tante volte lhan fatto gioire;
chio per me non ramento ignun di quanti
35 oltraggi unqua potermi arrecar doglia,
e i dolci effetti ho sempre tutti inanti.
Pensi chi vuol che l tempo i lacci scioglia
chAmor annoda, e che ci dorremo anco
nomando questa leve e bassa voglia;
40 chio per me voglio al capel nero e al bianco
amar ed essortar sempre che sami;
e se in me tal voler dee venir manco,
spezzi or la Parca alla mia vita i stami.
XX
Quel fervente desio, quel vero ardore
che di principio e mezo a desir mei,
dar ancor fine a miei stenti e sudore.
N curo i sospir pi, n tanti omei,
5 n le minacce, ire, tme e paura,
labisso, il mondo, il ciel, uomini e di:
ch una fondata rocca, alta e sicura,
mi guarda il regno mio, detta costanzia,
che ferro in fuoco a martellar non cura.
10 Li fondamenti, ove si posa e stanzia,
son di stabilit viva fermezza;
la calce e pietre sol perseveranzia;
linespugnabil mur viva fortezza;
le sue difese, scudi e bastione,
15 son f che ogni timore fugge e sprezza.
98
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Regge speranza il mastro torrione
sotto due guardie; una, fedel, chiamata
prudenzia, e laltra, svegliata, ragione.
Castellano un amor fermo e provato,
20 che scorge il tutto; li sergenti n poi
solliciti pensier, ciascun fidato.
Lartelaria, i sassi e i dardi soi,
audacia, i parlar pronti e acuti sguardi,
come dicesse: Accstati, se pi.
25 Son cocenti desr quel fuoco che ardi;
polvere ardente il ton che romba in lutto,
resoluti sospir saette e dardi.
Provisto antiveder, sagace, instrutto,
son poi le monizion che dora in ora
30 d agli inimici alle occorrenzie in tutto.
Li inimici, lo assedio ch di fuora,
son gelosia, timor, odio, disdegno,
disprezzo, crudelt, lunga dimora.
Ma tutte le lor forze e l lor disegno
35 n tagliar dacqua e in batter dadamante,
ch troppo il castellan provido e degno.
Dunque, con quel pensier fermo e costante
che incominciai la mia amorosa guerra,
con quel seguitar la impresa inante:
40 ch una rocca di f mai non si atterra.
XXI
Poichio non posso con mia man toccarte,
n dirti a bocca il duol che ognor mi accora,
tel voglio noto far con penna e carte.
99
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Doglioso e mesto, pien daffanni ognora,
5 meno mia vita afflitta e sconsolata
dal d che mal per me tu andasti fuora;
chiamo la Morte, e lei non vien, ingrata,
a finire il dolor chio porto e sento
per non poter saper la tua tornata.
10 Tu festeggi in piacere, ed io tormento,
privo di te, che notte e d ti chiamo:
per di ritornar non esser lento.
Tu mhai pur preso come pesce allamo,
misero me! chio son condotto a tanto
15 chaltro che te non voglio, apprezzo e bramo.
Tu vivi lieto ed in me abbonda il pianto;
tu altri godi ed io te sol aspetto;
di bianco vesti, ed io di negro ho il manto.
Leva tal passion del miser petto;
20 non aspettar sentir mia crudel morta;
ch crudelt il Ciel tien in dispetto.
Qualunque batte alla mia casa o porta,
subito corro e dico: Fors il messo
che del mio fino amor nova mi porta.
25 La notte in sogno teco parlo spesso;
questo ben quel che mi consuma il cuore:
quando mi sveglio non ti trovo appresso.
Piango li giorni, i mesi, i punti e lore
che ti partisti, e non dicesti: Vale;
30 misero, oim! per te vivo in dolore.
Amor crudel con suo pongente strale
mha fatto s che sole, ombra non veggio,
rimedio alcun non trovo al mio gran male;
e tu, crudel, serai cagion di peggio.
100
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XXII
Lasso! che bramo ancor, che pi voglio io,
se nulla cosa da voler mi resta,
e son, senza disio, pien di disio?
Amor mi tien pur sempre in gioia e n festa;
5 che brami adunque, disiosa voglia?
che nova cosa quel che mi molesta?
Io voglio, ma io non so quel chio mi voglia;
e volendo mi doglio; ah duro fato,
che senza alcun dolor sempre mi doglia!
10 So pur chio son pi lieto e pi beato
di quanti amanti fur felici mai,
e sopra modo alla mia donna grato.
So chella mama e che mha caro assai,
e meco duna voglia e duno amore,
15 e possedo quel ben chio desiai.
Ma nova voglia ancor resta nel core,
e senza mal provar, provo tormento
con certo non so che lieto dolore.
E bench sia tra li altri il pi contento,
20 pi bramo ancor, benchio nol sappia dire,
e cos, pi felice e discontento,
saltro bramar non so, bramo morire.
XXIII
Non pi tempo ormai sperar chio pieghi
unalma altiera, unindurata spoglia,
con lunga servit, con lunghi prieghi;
ma ben tempo sperar chun sdegno scioglia
5 il laccio in che mi prese, e, preso, a lei
mi diede Amor con mia perpetua doglia.
101
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Non pi tempo chal bel viso, a bei
sembianti, allaccoglienze belle io volti
questi inaccorti e crudel occhi miei;
10 ma ben tempo mirar che, se raccolti
son i costumi in lei degni di loda,
degni di biasmo ancor ve ne sien molti.
Non pi tempo che l parlar dolce oda,
che mai con la intenzion non si conforma,
15 n tempo pi che di lusinghe io goda;
ma ben tempo dar fede a chi minforma
qual sia la falsitade e quale il vero,
e dire a miglior via minsegna lorma.
Non pi tempo stare in quel pensiero
20 chalto mi leva s che abbrucia lale,
ma poi torna cadendo al luoco vero;
ma ben tempo pensar quanto sia l male,
quanto il bene, e stimar lutile e l danno,
render alla fatica il premio uguale.
25 Non pi tempo a lei mostrar laffanno
e domandar merc, ch mie parole
senza frutto co venti in aria vanno.
Ma ben tempo narrarlo a chi console,
e mi curi, e minsegni a liberarmi;
30 per chal mai remedio esser pur suole.
Non pi tempo che a memoria trarmi
debbia, quando talor parve cortese
dun dolce sguardo, e degnava parlarmi;
ma ben tempo mirar lore mai spese,
35 oltraggi, gelosie, tanti martri,
suo sdegni ingiusti, e mille e mille offese.
102
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Non pi tempo che per lei sospiri,
e quindi vento alle gonfiate vele
de lalterezza sua per me saspiri;
40 ma ben tempo che l sospirar rivele
de giorni persi mi rincresca quanto
non poterne mostrar lungi querele.
Non pi tempo che mie luci in pianto
estinguer lassi, bench fusser quelle
45 che mia nemica al cor laudavan tanto;
ma ben tempo servarle infino chelle
veggian vendetta, che via il tempo porti
maggior pietade alle manere belle.
Non pi tempo che l desir trasporti
50 mie passi, che per lei cerchino i tmpi,
sale, teatri, vie, campagne ed orti;
ma ben tempo fuggir da suoi lumi empi,
pari in effetto a quei del basilisco,
perch pi Amor del suo veleno mempi.
55 Non pi tempo in stil moderno o prisco
chio cerchi che sua fama eterna viva,
challa superbia sua materia ordisco;
ma ben tempo chio pensi, parli e scriva,
di d, di notte, ove io mi fermi o vada,
60 quanta causa a mia morte indi deriva:
tal che stia in sella Sdegno, ed Amor cada.
103
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XXIV
Vo navigando un mar daspri martri
in fragil barca, perigliosa e grave,
col vento impetuoso de desiri.
E voi, che avete del mio cor la chiave,
5 ma ritenete al fin come vi piace,
qual ncora talor smarrita nave.
Voi macquietate, e ritenete in pace
le torbidonde de laverso mare,
gonfiato da pensier dubio e fallace;
10 voi ste il porto del mio navicare,
voi calamita ste e la mia stella,
qual sola seguo e che sempre mappare.
Voi sola nel furor dogni procella
chiamo al mio scampo, e risona l bel nome
15 non men drento del cor che n la favella.
Chimavi lalma, e non saprei dir come
siano scolpiti in me tuttoramai
vostri occhi, vostri modi e vostre chiome.
Da questo viene ancor chio me privai,
20 lasso! del cor e di mia libertate,
dandomi in preda agli amorosi guai.
Ma fui costretto da si gran beltate,
che me stesso ad Amor me diedi n dono,
e diedi a voi di me la potestate.
25 Ma tutto vostro quel che ad altrui dono,
per chalfin tutto vi rende Amore,
n posso esser daltrui, se vostro i sono,
tenendo voi la rocca del mio core.
104
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
XXV
S come a primavera dato il verno,
cos compagna Gelosia dAmore,
lui in paradiso e lei nata in inferno;
lui di dolci desir accende il core,
5 lei damaro sospetto poi laggiaccia,
e chi vive per lun per laltro more.
Lui con speranza mostra lieta faccia,
lei con desperazion trista ti affronta,
lui cerca di piacer, lei che dispiaccia.
10 Lui quel chagrada sol intende e conta,
lei rapresenta sempre offesa e scorno,
lui sempre al ben, lei sempre al mal fu pronta.
Lui voria pace aver la notte e l giorno,
lei di guerra solicito instrumento,
15 lui cieco gode, lei mira ogni ntorno.
Lui riso e ioco porta fuori e drento,
lei con severo pianto accende lira,
lui nutrisce piacer, lei doglia e stento.
Lui pur a vita riposata aspira,
20 lei sempre il corpo e lanima afatica,
lui dolce ml, lei crudo assentio spira.
Lui di pensier soavi si nutrica,
lei di cogitazioni aspre saviva,
lui di certezza, lei di dubio amica.
25 Lui promette sicuro porto e riva,
lei naufragio crudel, non sol iactura,
lui di tristizia e lei di gaudio priva.
Lui con diletto i sensi e spirti fura,
lei con affanno incarcera la mente,
30 lui conclusion, lei confusion procura.
105
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Lui dun glorioso incepto non si pente,
lei mille fiate al d vole e non vole,
lui tenerezza, lei durezza assente.
Lui proferisce sol dolci parole,
35 lei crudi accenti in ogni parte efonde,
lui di mal far, lei del ben far si dole.
Lui il so diletto quanto p nasconde,
lei vaga di mostrar il suo cordoglio,
lui siegue il mezo e lei cerca le sponde.
40 Io per me in pace tutto il fle accoglio
di questa vipra, tanto stimo un sguardo
di quella per cui moro, e non mi doglio.
Confesso ben che un amoroso guardo
tanto di quel venen mortal diventa,
45 s che poi vne ogni rimedio tardo.
Non so come ogni cor non si spaventa,
come alcun dura in amorosa corte,
quando il furor di questa si ramenta,
onde samorta vita e aviva morte.
XXVI
Or che la terra di bei fiori piena,
e che gli augelli van cantando a volo,
il mar sacquieta e laria sasserena;
io, miser! piango in questi boschi solo,
5 e notte e giorno e dal mattino a sera,
e la mia vita pasco sol di duolo.
Per me non n mai fu primavera,
ma nebbia, pioggia, pianto, ira e dolore,
dopo chio ntrai ne lamorosa schiera.
106
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
10 Non so se palesar ancor lardore
debba o tenerlo pur nel petto ascoso,
per non far crescer sdegno al mio signore;
ma gi drento e di fuor ha tanto roso
la fiamma, che tuttardo, e pi non posso
15 trovar al mio languir pace o riposo.
Pi non ho sangue in vena, e meno in osso
medolla alcuna, n color in volto:
tanto fortuna e l ciel mhanno percosso.
Per col mio parlar a voi mi volto,
20 fiori, erbe, fronde, selve, boschi e sassi,
poichogni altro auditor Amor mha tolto.
Voi testimoni ste quanti passi
errando feci in queste vostre rive
coi piedi stanchi, tormentati e lassi.
25 Fiumi, torrenti, e voi, fontane vive,
sapete le mie pene, stenti e guai,
e quantumor dagli occhi miei derive.
E tu, soave vento, che ne vai
per queste fronde, sai quanti sospiri
30 e quanti gridi verso il ciel mandai.
Fera non che quivi intorno giri
che non sappi l mio stato e lesser mio,
langustie, le fatiche e li martri.
O cieli, o fato, o destn aspro e rio
35 sotto cui nacqui; o dispietata stella,
comognor sei contraria al mio disio!
O Fortuna perversa, iniqua e fella;
o Amor crudel e dogni mal radice,
ben stolto chi d orecchie a tua favella!
107
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
40 Tu dimostrasti farmi il pi felice
che mai si ritrovasse tra li amanti,
per farmi po in un punto il pi infelice.
Non son nel regno tuo perle o diamanti
che non sian pieni di pungenti spine,
45 date per premio di sospiri e pianti.
Qual lingua potria dir mai le ruine
che per te gi son state, e quante gente
per tua cagion son giunte a miser fine?
Per te si ritrov Troia dolente;
50 per te cangiossi Dafne in verde alloro,
de la cui doglia ancor Febo ne sente;
per te Piramo e Tisbe sotto l moro
con le sue proprie man si dier la morte;
per te Pasife si congiunse al toro;
55 per te Dido, costante, ardita e forte,
passossi l petto nel partir di Enea;
per te Leandro giunse a trista sorte;
per te la cruda e rigida Medea
occise il suo fratel; ed altri mille
60 per te sentirno pena acerba e rea.
Non escon dEtna fuor tante faville,
quanti son morti per tuo mal governo,
n d tanterbe aprile a prati e ville.
Il tuo non gi regno, ma uno inferno
65 ove sempre si piange e si sospira,
ove si vive con affanno eterno.
Non ti meravigliar se son pien dira,
sio mi lamento, signor impio e crudo,
cha dirti l ver ragion mi sforza e tira.
108
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
70 Tu me legasti a un arbor verde e nudo,
chin s non avea ancor vigor n possa;
al qual fui per diffesa sempre scudo
a ci non fusse sua radice mossa
per freddo o caldo, per tempesta o vento,
75 o da folgor del ciel fiaccata o scossa.
Sempre vi stava con ogni arte intento,
con ogni ingegno e forza lo nutriva,
e del suo frutto me tenea contento.
Ma poi che l crebbe e in sino al ciel fioriva,
80 e che del frutto avea qualche speranza,
altri laccolse, e fu mia mente priva.
Quest il costume tuo, quest lusanza,
fallace Amor; per in pianto destino
fornir il breve tempo che mavanza,
85 e per il mondo andar qual peregrino,
maledicendo te del mal chio porto,
fin che morte interrompa il mio camino.
E salcun mai trovasse l corpo morto,
prego ciascun che l lassi sopra terra,
90 ch, poi che in vita fui senza conforto,
dopo morto con fre abbi ancor guerra.
XXVII
Arsi nel mio bel foco un tempo quieto,
ed or mutato veggio, acerba e fella
mia benigna fortuna e l viver lieto.
E pi e pi duol la mia contraria stella
5 mi suol mostrar: ch lalma ad ora ad ora
pi feroce ver me sempre e pi bella.
109
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Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Se pur biasmar il d penso talora
suo finto ardor o sua rara mercede,
tanto cresce l disio che minnamora.
10 O miser chi troppo ama e troppo crede!
ben chin credenza tal sol mabbi indutto
infinita bellezza e poca fede.
Del mio servir l premio doglia e lutto,
e veggio col servir posto in oblio
15 mia speme in sul fiorire e sul far frutto.
Taccio o dir l furor de lardor mio?
De s, de no: ahi sconsolata vita!
Intendami chi pu, chio mintendio.
Ahi! senza stato Amor, cosa inaudita;
20 ahi! destn fero; ahi! leggi oblique e torte;
vdem arder nel fuoco, e non maita.
Ma ben che lempia e cruda acerba sorte
abbi del mio gioir ogni ben spento,
sappia l mondo che dolce la mia morte.
25 Nessun mai pi di me visse contento,
or vivo fuor di vita e di riposo.
Quante speranze se ne porta l vento!
Placar io cerco l duol nel petto ascoso
col mesto suon di mie rotte parole:
30 tanto gli ho a dir che cominciar non oso.
Sovente il giorno l cor vole e disvole
spenger lardor, e sospirando i dico
che pi nol sento, ed non men che suole.
E mentre cos lasso i mi affatico,
35 veggio cieco furor, ahi! voglia insana:
proverbio Ama chi tama fatto antico.
110
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Capitoli
Se pur la chiamo, ognor sorda e inumana,
crudel e ingrata apo domini e di,
piaga per allentar darco non sana.
40 Or bramo di mirarla, or non vorrei;
n l mal chio sento in ogni fibra ed osso
potria cangiar un sol dei pensier miei.
Or la vorria seguir senza esser mosso,
or la vorria lasciar senza languire,
45 e per pi non poter, fo quantio posso.
Se talor penso al mio lungo martre,
che non mi uccide, io dico: gli pur vero
che ben pu nulla chi non pu morire.
Ahi! dolce error vlto in un van pensiero,
50 che notte e d co miei desir vaneggi,
che grida meco poi chaltro non spero:
Ben non ha il mondo che l mio mal pareggi.
111
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
Egloghe
I
Interlocutori: Tirsi e Melibeo
Tirsi Dove vai, Melibeo, dove s ratto,
or che da paschi erbosi alle fresche onde
col gregge anelo ogni pastor s tratto;
or che non pur crolar vedi una fronde,
5 or che l verde ramarro allombra molle
de la spinosa sepe si nasconde?
Non odi che risuona il piano e il colle
del canto de la stridula cicada?
non senti che la terra e laria bolle?
Melibeo Tirsi, qualor bisogna andar, si vada;
n si resti per caldo n per gelo,
n per pioggia n grandine che cada.
Anchio saprei sotto lombroso velo
dun olmo antico o dun fronzuto faggio
15 godermi sin che si temprasse il cielo;
ma pi che vinti miglia ho di viaggio,
e qui, prima che sia lora di aprire
alle lanose torme, a tornare aggio.
Mopso non longi mi dovria seguire:
20 chambi a condurre andiam pecore e boi
che Titiro a Fereo solea notrire.
Tirsi Comprili tu, che gli abbiano esser tuoi?
o pur di Mopso? o pur altri tinvia,
forse pi ricco spenditor di voi?
112
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
Melibeo Io so ben che tu sai che n la mia
n la condizion di Mopso tale
chabbi a pensar che per noi questo sia.
Tanto di chi ne manda il poter sale,
che dietro lui la nostra umil fortuna
30 a mille gradi non p batter lale.
Mandaci Alfenio; Alfenio che raduna
ci chesser di Fereo prima solea,
campo, pasco, orto, ovil, bosco e lacuna.
Cos, sal pensier lopra succedea,
35 Fereo non a lui solo e mandre e ville,
ma, quel ch pi, la vita tr volea.
E cadean con Alfenio pi di mille,
e davamo ancor noi forse in le reti,
se Fereo le tendea ben come ordille.
40 Io ho da dirti mille altri secreti
da far te uscir di te; ma quella fretta
che gir mi fa, mi fa tenerli cheti.
Tirsi Sin che sia giunto Mopso almeno aspetta;
intanto quel che po narrar mi narra,
45 e stianci qui su questa fresca erbetta.
Se l fai, ti do la fede mia per arra
di star un giorno intgro a tuo comando
o vogli con la falce o con la marra.
Melibeo Villan sarei sio te l negasse, quando
50 mi preghi tanto; ma non stiam qui fermi:
gli meglio passo passo andar parlando.
Tirsi Non so a cui possa o debbia fede avermi,
se con quei che ci son tanto congiunti
non possiam star securamente inermi.
113
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
Melibeo Li mal consigli che vha Iola aggiunti
a quella cupidigia di Fereo
i molli fianchi han stimulati e punti.
Ma che sia Iola dogni vizio reo
meraviglia non , ch mai di volpe
60 nascer non viddi pantera n leo.
Egli ha cui simigliar de le sue colpe,
ch la malignit paterna ha inclusa
ne lanima, ne lossa e ne le polpe.
Tirsi Nol partor ad Eraclide Ardeusa,
65 nascosamente compressa da lui
ne li secreti lustri di Padusa?
Melibeo Cos fu mai dEraclide costui
come sono io dun asino o dun bue:
nacque nel suo, ma il seme era daltrui.
70 Emofil, tra pastori orrida lue,
pi giotto a latronecci ed omicidi
chal pampino le mie capre o le tue,
fe come il cucco lova in gli altrui nidi,
avendo dal patron la ninfa in cura:
75 miser pastor che lagna al lupo affidi!
Contempla le fatezze e la statura
di Iola, ed indi Emofil ti racorda,
e cos il ramo allarbor rafigura.
Pon mente come lun con laltro accorda
80 linvida mente e lostinata rabbia,
doro, di sangue e dadultri ingorda.
Tirsi Non perch da te solo inteso labbia,
ma per spiarne tutta tua credenza,
fingendo ammirazion strinsi le labbia.
114
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
85 Udito lho da pi di dieci, senza
lancilla de la giovena; or tu vedi
sio l so, se per udir se nha scienza.
Ma lascia Iola ed allinganno riedi;
e come me nhai mstro il capo e il petto,
90 fa chio ne veda ancor le braccia e piedi.
Che altri aveano a questa impresa eletto
io vedo, ch dui soli erano pochi
a dare a tanta iniquitate effetto.
Melibeo Il comodo che aveano in tutti i luochi
95 dAlfenio, come quei cherano seco
sempre in convivi, in sacrifici, in giochi,
fe che vidde Fereo, con occhio bieco,
che pochi pi bastavan, con breve arme,
a mandarlo cultor del mondo cieco.
100 E non pur lui, ma che pensasse parme
occider gli altri dui suoi frati insieme,
per quanto da chi l sa posso informarme.
Tirsi Oh desir empio! oh scelerata speme
chal nefario pensier Fereo condusse,
105 di spegner tre con lui nati dun seme!
Dirai chegli dEraclide non fusse
se ne la ripa di Sebeto amena
la castissima Argonia gliel produsse?
Melibeo E il vero a forza a non negar mi mena,
110 n stran mi par, quando deletto grano
il loglio nasca e la steril avena.
Ma perch chiesto tu non mabbi invano
chi altri al tradimento che prestasse
favor o col consiglio o con la mano:
115
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
115 al canuto Silvan gran colpa dasse,
al gener pi, che quasi per le chiome
il ribambito suocero vi trasse.
Laltro non so se Boccio detto o come;
Gano lestremo, anzi il primiero in dolo,
120 a cui forse era Ingan pi proprio in nome.
Tirsi Che Gan sia in colpa, ho pi piacer che duolo;
perch fra tanti uomini del mondo
mera, n so la causa, in odio solo:
se per parli dun carnoso e biondo
125 che solea Alfenio tra suoi cari amici
stimar pi presto il primo che l secondo.
Melibeo Io dico di quel biondo che tu dici,
come nel corpo dsca, sonno ed ocio,
cos grasso ne lanima di vici;
130 di quel che di vil servo fatto socio
aveasi Alfenio, e facea cosa raro
senza lui, di piacere o di negocio.
Comperollo gi Eraclide, e tal paro
ho di boi di pi prezzo che non ebbe
135 colui che gliel vend, quantunque avaro;
a cui di sua ricchezza non increbbe;
e con publica invidia odi parlarne,
ma l fine ar cha sua vita si debbe.
Spero veder la sua putida carne
140 pascer i lupi, e limportuni augelli
gracchiarli intorno, e scherno e stracio farne.
Tirsi Come si son cos scoperti, selli
non eran pi? Perchan tardato farlo,
saveano ognora i comodi s belli?
116
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
Melibeo Fereo fu come il sorco o come il tarlo,
che nascoso rodendo fa sentirse
da chi non avea cura di trovarlo.
Tacendo ne potea libero girse,
ma l timor chegli avea desser scoperto
150 fu tanto chegli stesso and a scoprirse;
e rende a suoi seguaci or questo merto,
che tratti gli ha come pecore al chiuso,
e poi la notte al lupo ha luscio aperto.
N meno ancor fu dal timor confuso
155 quantunque volte per conchiuder venne
con lopra quel chavea il pensier conchiuso;
onde sin qui tra ferro e tsco indenne
giunto Alfenio, merc quel vil core
che la man pronta sul ferir ritenne.
160 Siamo adunque obrigati a quel timore
che dal ferro difese e dal veneno
la nostra guardia e l nostro almo pastore.
Come nostro pensier chora abbia fieno
e stalla il gregge, ora salubri paschi,
165 e quando fiume o canal dacqua pieno,
cos gli cura sua che non si caschi
in peste, in guerra, in carestia, che l grande
del minor le fatiche non intaschi.
Hai sentito chalcun mai gli dimande
170 cosa che iusta sia, che da s vuoto
o poco satisfatto lo rimande?
Tirsi Io credo che gi a quel chiedere a vto
pi non si p, n dal patre traligni,
a cui fui, sua merc, come a te noto.
117
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
175 Lodando il figlio, Eraclide mi pigni,
del quale io, sebben nato ed uso in boschi,
trovai gli effetti in me tutti benigni.
Melibeo Oltra che umano sia, vuo che l conoschi
pel pi dotato om che si trovi, e volve
180 gli Ombri, glInsubri, li Piceni e Tschi.
Che saggio e cauto sia, te ne risolve
questo, chal varco abbia saputo accrre
quei chaver sel credean sotto la polve.
Chi sa meglio espedir, meglio disporre
185 quel che conven? Non intricato nodo
che lalto ingegno suo non sappia sciorre.
Qual forte sbergo del suo cor pi sodo?
a cui Fortuna far p mille insulti,
ma non che sia per sminuirne un chiodo.
190 Vedi tu in altri costumi s culti?
Gli po tu in s vil cosa esser cortese,
champlissima merc non ti risulti?
Hai tu sentiti i ladri nel paese,
di che prima solea dolerse ognuno,
195 poscia chegli di noi custodia prese?
Mira che qui p quel che p nessuno,
n per vuol conceder contra il iusto
cosa a s che negata abbia ad alcuno.
Io non ti lodar laspetto augusto,
200 n quellaltro che fuor vedi tu stesso,
il corpo alle fatiche atto e robusto.
Tirsi Quanto miglior, tanto pi grave eccesso,
e meritevol di maggior supplicio
chi ha cercato occiderlo ha commesso.
118
3
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana
ACTA G. DAnna Thsis Zanichelli
Ludovico Ariosto Rime Egloghe
Melibeo Ben si p dir che l Ciel ne sia propicio:
che non pur dun, di tre, di quattro ed otto,
ma vetato abbia un gran publico essicio.
Una tanta roina e s di botto
non quasi possibil che si spicchi,
210 che molta turba non vaccoglia sotto.
Prima ai nimici, e poi veniano a ricchi,
fingendo novi falli e nve leggi,
perch si squarti lun, laltro simpicchi.
Chera di ci cagion credo tu l veggi:
215 per non pagar del suo gli empi seguaci,
ma de li solchi altrui, de li altrui greggi.
Veduto aresti romper tregue e paci,
surger dun foco un altro e di quel diece,
anzi dogni scintilla mille faci.
220 Qual cosa non faria, qual gi non fece
un popular tumulto che si trove
sciolto, ed a cui ci chappetisce lece?
Tirsi Queste son strane e veramente nve
nuove che narri, e viemmene un ribrezzo
225 che l cor maggiaccia e tutto mi commove.
Deh! se dovunque vai trovi aura e rezzo,
che credi tu chavria fatto la moglie,
se l caro Alfenio tolto era di mezzo?
Melibeo Come tortora in ramo senza foglie,
230 che, poi ch priva del fido consorte,
sempre pi cerca inasperar le doglie.
Tirsi Sarebbe stato, appresso il caso forte
del iusto Alfenio, e quella orrenda e vasta
ruina che traea con la sua morte,
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235 gran duol veder che la sua donna casta,
saggia, bella, cortese e pellegrina,
in stato vedovil fusse rimasta.
Io me trovai dove in dui rami inclina
il destro corno Eridano e si dole
240 che tanto ancor sia lungi alla marina.
Godease la lucertola gi al sole,
e pastorelli in le tepide rive
ivan cercando le prime viole,
...quando in manere accortamente schive
245 giunse Licoria in mezo onesta schiera
di bellissime donne, anzi pur dive;
dove sposolla Alfenio, ove laltra,
pomposa e mai non pi veduta festa
il padre celebr, chancor vivo era.
250 Io vidi tutte laltre, e vidi questa,
or sole ad una ad una, e quando in coro,
e quando in una e quando in altra vesta.
Quale il peltro allargento, il rame alloro,
qual campestre papavero alla rosa,
255 qual scialbo salce al sempre verde alloro,
tale era ognaltra alla novella sposa;
gli occhi di tutti in lei stavano intenti,
per mirarla obliando ognaltra cosa.
Quivi di Ausonia tutta i pi eccellenti
260 pastori eran; quivi era il fior raccolto
de le nostrali e de lestrane genti.
Tutti la singular grazia del volto,
le liggiadre fattezze, il bel simbiante
e quel celeste andar laudavan molto.
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265 Ma chi noticia avea di lei piu inante,
estollea pi langelica beltade
de laltissimo ingegno e lopre sante.
Davano a lei quella inclita onestade
che giunta con belt par che si stime
270 al nostro tempo ritrovarsi in rade.
Locava, fra le gloriose e prime
virtuti della, il grande animo, sopra
il femenil contegno alto e sublime.
Onde esce quella degna ed util opra,
275 la qual non pur nei boni irraggia e splende,
ma ne li iniqui par che l vizio copra:
parlo de la virt che dona e spende,
in che fulge ella s che dognintorno
i raggi vibra, e i prossimi naccende.
280 Tantaltre laude sue dette mi frno,
che pria che ad una ad una fuor sian spinte,
temo che tutto non ci basti un giorno.
Melibeo Son queste cose indarno a me depinte:
ch, se per laltrui dir tu note lhai,
285 io per esperienza le ho distinte.
Ma volta gli occhi, e l Mopso vedrai,
s che non poter star pi teco dolmi,
onde conchiudo brevemente ormai:
che come ben confan le viti e gli olmi,
290 confanno i dui consorti, e Dio gli scelse
maggior degli altri, quanto tra gli colmi
de lumil case escon le torri escelse.
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II
Mentre che Dafni il grege errante serba
ove Rimaggio scorre, e Filli a lato,
scegliendo fior da fior, li sede in lerba,
Sarchio piangea il lacrimabil fato
5 del fiorentin pastor, che dagli armenti,
come candido cigno, al ciel volato.
Dicea: Almo Dameta, quai lamenti
per questi ombrosi faggi oditi frno,
qual tra le selve lo spirar de venti,
10 quando i rapidi fiumi raffrenorno
lusato corso, e preser varie forme
le ninfe cha te amiche erano intorno!
De la tua morte pianse ognorso informe,
e di ci testimon ne sono i monti
15 e i marmi ove la spoglia tua si dorme.
N pi gustar le grege i chiari fonti,
n il citisco le capre o i salci amari,
vedendo in erba i figli lor defonti.
Crudel le stelle, i fati empi ed avari
20 Manto, abbracciando le tue care spoglie,
chiam, n pi diede agni ai sacri altari.
N pi darangi orn, n daltre foglie
i templi pastoral n di verbena,
ma disfog piangendo le sue voglie.
25 Moiano i cedri in ogni piaggia amena
che l chiar Benaco dognintorno cinge,
e disperga lodor che laura mena.
E tutti i gigli che l terren dipinge
moiano in erba, e secchi lamaranto
30 con quel che nel suo fior il nome pinge.
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N pi rida negli orti il lieto acanto,
n le viole al matutino sole
spargano al ciel lodor soave tanto.
Quanto del tuo partir Mincio si duole!
35 In mezo de laflitte pecorelle
ti chiama da le valli argute e sole.
Uscite ormai, uscite, pastorelle,
dal vostro albergo, ed ombra fate a fonti
che danno in anno ognor si rinovelle.
40 Ma tu, pria che da noi il sol tramonti,
scendi da laureo ciel, felice spirto,
e raconsola i tuoi da questi monti.
Vien, godi lombre usate del bel mirto
che sopra il tuo mortal stassi pendente;
45 vien, serba il grege nostro umil ed irto.
Come onor fosti al mondo, la tua gente
riguarda, e la tua prole bella e rada
fa cha tuo essempio al ciel alzi la mente,
acci, mentre di timo e di rugiada
50 si pasceranno e di celesti odori,
feno satolle lapi e la cicada.
Sempre le lodi tue, sempre gli onori,
se verno fia al sol, sestate allombre,
risuonin le sampogne de pastori;
55 n tempo fia che l tuo bel nome adombre.