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COMMERCIO EQUO:

ISTRUZIONI PER LUSO


COME APRIRE UNA
BOTTEGA DEL MONDO

Indice

Introduzione ..................................................................................................................................................................
Parte 1: Il commercio equo e solidale ............................................................................
1. Origini e principi ............................................................................................................................................
1.1. I principali soggetti del commercio equo ...........................................
2. Gli organismi internazionali ......................................................................................................
del commercio equo e solidale
3. Gli organismi del commercio equo e solidale in Italia ................
4. Il cees in Europa ...........................................................................................................................................
4.1. Lo sviluppo del mercato del cees in Europa ..................................
5. Il cees in Italia ...................................................................................................................................................

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Parte 2: Aprire unattivit di commercio equo e solidale ...............


1. Perch una nuova Bottega del Mondo? ................................................................
2. Prima di cominciare: un po di analisi del contesto ........................
3. Aspetti giuridici e fiscali ..................................................................................................................
3.1. Definizione di attivit commerciale ........................................................
3.2. Figure giuridiche ...........................................................................................................................
3.2.1. Impresa individuale ..............................................................................................
3.2.2. Associazione .....................................................................................................................
3.2.3. Cooperativa ........................................................................................................................
4. Il percorso merceologico ................................................................................................................
5. Vendere prodotti ma non solo ...............................................................................................
6. Comunicare la propria Bottega ...........................................................................................
6.1. Gli obiettivi della comunicazione .......................................................................
6.2. La comunicazione interna .............................................................................................
6.3. La comunicazione esterna ............................................................................................
6.3.1. Creare una notizia ..................................................................................................
Bibliografia .....................................................................................................................................................................
Sitografia ............................................................................................................................................................................
Elenco licenziatari Fairtrade ............................................................................................................
Elenco centrali di importazione ..................................................................................................
Testi approvati dal Parlamento Europeo .....................................................................

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Allegati:
Agricoltura sostenibile, protezione della biodiversit .................. 46
e commercio equo insieme contro la povert
I partner del progetto ........................................................................................................................... 46

Introduzione

Da molti anni lo scenario del sistema economico internazionale registra un grosso divario tra il Nord e Sud del mondo. I
Paesi industrializzati, infatti, importano materie prime dai Paesi
del Sud del mondo, ricchi di risorse naturali ma privi delle
necessarie tecnologie per la loro lavorazione. Secondo molte
scuole di pensiero alla base di questa differenza ci sono scambi
commerciali iniqui e finalizzati allesclusivo raggiungimento dei
profitti piuttosto che allo sviluppo sociale. A questo proposito
sono diverse le iniziative che vengono intraprese, sia a livello
istituzionale sia a livello non governativo, per cercare di contribuire allo sviluppo socioeconomico dei Paesi del Sud del mondo.
Il commercio equo e solidale, o secondo il termine anglosassone fairtrade, una di queste. Nasce con lintento di creare un
sistema di scambi equilibrato, cercando percorsi commerciali
alternativi a quelli definiti dalleconomia tradizionale. Con
limportazione dai Paesi del Sud del mondo di alcuni prodotti alimentari e artigianali iniziano le prime esperienze di fairtrade che
si inserisce nel mercato presentando al consumatore i prodotti
dei piccoli produttori svantaggiati attraverso le Botteghe del
Mondo (Worldshop), ritagliandosi dunque un mercato di nicchia.
Oggi, a quasi 50 anni dalla sua nascita, il commercio equo e
solidale un sistema dinamico in continuo sviluppo. Nato con la
commercializzazione di prodotti classici come caff, t, miele e
cacao, si spostato negli ultimi anni verso nuove proposte: frutta fresca, vino e altre bevande, cotone per labbigliamento e
larredamento della casa, fiori e cosmetici. Cercando di superare
il rischio di rimanere in un mercato di nicchia, si aperto verso
nuovi sbocchi e dunque verso nuovi consumatori, grazie al suo
inserimento nelle catene della grande distribuzione organizzata,
nelle mense scolastiche, nella distribuzione automatica.
Affianca dunque i propri prodotti a quelli tradizionali, permettendo ad una platea pi ampia di consumatori di poter scegliere se
acquistarli o meno. Lobiettivo di questo lavoro quello di informare e formare le persone impegnate nellattivit di vendita, di
promozione e di valorizzazione del commercio equo e solidale
perch attraverso il loro lavoro possano essere veicolo di cambiamento dei comportamenti e delle abitudini dei cittadini/consum-attori.

PARTE 1

Il commercio equo e solidale

1. Origini e principi
Il concetto di commercio equo e solidale (cees) nasce alla fine degli anni 50 in una piccola citt olandese, Kerkrade, grazie alla fondazione SOS Warelhandel, di ispirazione cattolica, la cui prima iniziativa fu
quella di lanciare una campagna per la raccolta di latte in polvere a favore delle popolazioni povere della
Sicilia. In seguito questa organizzazione informale si consolida in termini di capitale, di organizzazione e di
relazioni commerciali con realt economiche di varia natura, gi operanti nella distribuzione al dettaglio.
Sempre in Olanda, nel 1969 nasce quindi la prima Bottega del Mondo (BdM) con unofferta di prodotti alimentari e di artigianato del commercio equo e solidale. Da allora le Botteghe del Mondo e le
organizzazioni di importazione si sono diffuse in quasi tutti i Paesi occidentali.
FINE1, il coordinamento informale delle reti del commercio equo, ha cos definito il commercio equo
e solidale:
Il commercio equo un partenariato commerciale basato sul dialogo, la trasparenza e il
rispetto, che mira ad una maggiore equit nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali a produttori svantaggiati e lavoratori, particolarmente nel Sud, e garantendone i diritti. Le organizzazioni del commercio equo, col
sostegno dei consumatori, sono attivamente impegnate a supporto dei produttori, in azioni di
sensibilizzazione e in campagne per cambiare regole e pratiche del commercio internazionale
convenzionale.
Gli obiettivi del commercio equo e solidale sono stati cos definiti da FINE:
lavorare con produttori svantaggiati e lavoratori per aiutarli a passare da una condizione di vulnerabilit a una situazione di sicurezza e autosufficienza economica;
rendere parte attiva produttore e lavoratori nelle loro organizzazioni;
giocare un ruolo attivo nel pi ampio scenario globale per raggiungere una maggiore equit del
commercio internazionale2.
I criteri su cui si basa il commercio equo e solidale sono:
pagare un prezzo equo (minimum price) ai produttori locali tale da consentire loro e alle loro famiglie di soddisfare i bisogni essenziali e un livello di vita dignitoso;
pagare un premio (Fairtrade premium) che i produttori devono utilizzare in progetti di sviluppo
sociale;
fornire ai produttori pi svantaggiati un prefinanziamento che consenta loro di sostenere i costi di
produzione, senza essere costretti ad indebitarsi;
creare una collaborazione tra limportatore e il produttore durevole e basata sul rispetto e sulla collaborazione reciproca;
importare direttamente i prodotti al fine di evitare intermediari costosi, cosa che permette di rimunerare meglio gli artigiani e i produttori;
i produttori rifiutano sistematicamente lo sfruttamento del lavoro, in particolare rispettano le convenzioni internazionali sui diritti dellinfanzia e dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro;
la produzione avviene nel rispetto dellambiente privilegiando e promovendo produzioni biologiche
e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.

FINE un gruppo di lavoro informale creato nel 1998 dalle quattro reti del commercio equo e solidale al fine di scambiarsi informazioni e coordinare le attivit.
FLO-I: Fairtrade Labelling Organisation International.
IFAT: International Federation for Alternative Trade.
NEWS!: Network of European World Shops.
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EFTA: European Fair Trade Association.

1.1. I principali soggetti del commercio equo


I produttori sono agricoltori, artigiani o piccole organizzazioni (in genere a dimensione familiare o
con struttura cooperativa) e lavoratori dipendenti di aziende o piantagioni localizzate in aree svantaggiate dei Paesi del Sud del mondo. Inserendosi allinterno della filiera del cees riescono ad ottenere
nuovi sbocchi commerciali nei Paesi del Nord del mondo, ad avere assistenza tecnica per la produzione e a conseguire prezzi pi alti di quelli ottenibili sul mercato locale. A loro volta i produttori si impegnano ad una gestione comune e democratica della loro struttura (garantire buone condizioni di lavoro in termini di salari, salute e impiego; di libert di associazione ai propri dipendenti e associati). Il
commercio equo e solidale garantisce, invece, ai lavoratori dipendenti il rispetto delle Convenzioni ILO
nei loro luoghi di lavoro. Responsabilit dei piccoli produttori e dei lavoratori dipendenti di gestire in
modo democratico il premium.
I trader sono i soggetti della filiera (importatori o esportatori) che curano il trasferimento dei beni
realizzati dai produttori del commercio equo dai Paesi di produzione a quelli di consumo. Di norma i
produttori non svolgono mai il ruolo di esportatori poich non dispongono delle competenze necessarie. Compito del commercio equo anche quello di trasferire le risorse e le competenze necessarie
al fine di rendere autonomi e indipendenti i produttori. Gli importatori possono essere organizzazioni
specializzate nel cees (le cosiddette Alternative Trade Organizations - ATOs in italiano, centrali
dimportazione) o aziende che decidono di importare una parte dei prodotti a condizioni eque e solidali. Le ATOs, oltre ad importare, supportano i produttori informandoli sulle richieste di mercato e
garantendo assistenza tecnica nello sviluppo dei prodotti.
I distributori sono le organizzazioni che vendono i prodotti della filiera del cees ai consumatori
finali nei Paesi occidentali. Agli inizi del commercio equo erano quasi esclusivamente le Botteghe del
Mondo, negozi gestiti da organizzazioni senza scopo di lucro. molto importante notare che, oltre ad
unattivit di distribuzione commerciale, le Botteghe del Mondo svolgono un ruolo fondamentale di
informazione, sensibilizzazione e divulgazione delle attivit e delle proposte del cees. Possono definirsi infatti luoghi di scambio culturale prima ancora che luoghi di vendita. Negli ultimi anni i prodotti del cees hanno interessato canali distributivi alternativi alle Botteghe del Mondo come alcune catene della grande distribuzione o negozi tradizionali.
FLO International lente di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale. La presenza di un marchio di garanzia credibile ed affidabile una caratteristica cruciale del movimento del
cees, poich permette ai consumatori di identificare i prodotti che rispettano appieno i principi (nella
produzione e nellimportazione dei beni) del commercio equo.

2. Gli organismi internazionali del commercio equo e solidale


IFAT (International Fair Trade Association): stata costituita nel 1989 ed unassociazione globale di
circa 300 organizzazioni di oltre 60 Paesi. I membri sono cooperative di produttori e associazioni, compagnie di marketing dellexport, importatori, venditori al dettaglio, reti regionali e nazionali del cees e
organizzazioni che supportano il commercio equo. Approssimativamente il 65% dei membri sono nel
Sud (in Asia, Africa e America Latina) e il resto in Europa, America del Nord, Giappone, Australia e Nuova
Zelanda. Lobiettivo di IFAT di migliorare i mezzi di sussistenza e il benessere dei produttori svantaggiati, offrendo ai suoi membri assistenza e servizi per perfezionare la loro conoscenza dei mercati mondiali, facendo pressioni per i diritti dei produttori, impegnandosi a stabilire contatti con le organizzazioni internazionali di commercio per far s che adottino regole eque negli scambi commerciali.

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NEWS! (Network of European Worldshops): costituita nel 1994, una rete di 15 associazioni nazionali di Botteghe del Mondo, che rappresenta circa 2400 negozi in 13 Paesi (Austria, Belgio, Danimarca,
Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito). Nasce
con lintento di creare una rete di comunicazione delle Botteghe del Mondo, dando vita ad una serie di
attivit coordinate con lobiettivo di far conoscere ai cittadini europei il cees (ad esempio, ogni due
anni, organizza una conferenza delle BdM europee).
EFTA (European Fair Trade Association): costituita nel 1987, unassociazione di 11 organizzazioni dimportazione, in nove Paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Svizzera
e Regno Unito). Il compito di EFTA quello di supportare i membri nel loro lavoro, incoraggiandoli
nella coordinazione e nella cooperazione. Le organizzazioni specializzate nellimportazione del cees
acquistano alimentari e artigianato dai produttori svantaggiati nei Paesi in via di sviluppo con lo scopo
di migliorare laccesso al mercato e il potenziamento delle organizzazioni di produzione. EFTA ha un
ufficio a Bruxelles che responsabile per lesecuzione del progetto Fair Procura, cofinanziato dalla
Commissione Europea. Il compito di questo progetto di rendere le autorit pubbliche e gli acquirenti
istituzionali localmente attivi nellambito dello sviluppo sostenibile.
FLO (Fairtrade Labelling Organization): lorganizzazione mondiale di certificazione dei prodotti
del commercio equo. Garantisce che i prodotti certificati Fairtrade siano conformi ai criteri su cui si
fonda il cees e contribuiscano allo sviluppo dei produttori.
Il primo marchio del commercio equo e solidale nasce nel 1988 quando la ATOs olandese
Solidaridad si sforza di espandere la distribuzione dei prodotti equo e solidali alle catene della grande
distribuzione organizzata. Solidaridad cre un marchio che garantiva che i prodotti rispecchiassero
certi criteri relativi a condizioni ambientali e di lavoro. Questo marchio, inizialmente applicato solamente al caff, prese il nome di Max Havelaar, in onore al racconto del diciannovesimo secolo che
narra la storia dello sfruttamento di un gruppo di coltivatori di caff da parte dei coloni olandesi. Il
concetto si diffuse e nel giro di pochi anni iniziative di marchio di garanzia simili sorsero in Europa e
nel Nord America, come TransFair, con il fine di seguire i passi di Max Havelaar e stimolare le vendite del commercio equo. Nel 1997 queste organizzazioni si riunirono e crearono Fairtrade Labelling
Organization International (FLO-International), il cui obiettivo era quello di definire gli standards della
certificazione del commercio equo, armonizzare il messaggio Fairtrade allinterno del movimento
stesso e appoggiare, esaminare e certificare i produttori svantaggiati. FLO-International costituita
di due organizzazioni: FLO e FLO-Cert. FLO unassociazione non-profit e multi-stakeholders, che
include 20 iniziative nazionali 3, organizzazioni di produttori, commercianti ed esperti esterni. Sviluppa
e rivede gli standards e supporta i produttori nel conseguimento e nel mantenimento della certificazione, per incrementare le loro opportunit sul mercato. I compiti fondamentali di FLO sono: la definizione degli standards, lo sviluppo del business, il supporto ai produttori e la promozione e comunicazione del Fairtade. FLO-Cert (Organismo centrale di certificazione per il marchio FLO Fairtrade)
una societ a responsabilit limitata, posseduta interamente da FLO, che coordina tutte le mansioni
ed elabora tutte le informazioni relative al controllo ed alla certificazione del produttore e del commercio. Funzionando indipendentemente da tutti gli altri interessi, segue la norma ISO internazionale per i corpi di certificazione (ISO 65).

Austria, Belgio, Danimarca, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna,
Svezia, Svizzera, Regno Unito, Giappone, USA, Messico e Nuova Zelanda.

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3. Gli organismi del commercio equo e solidale in Italia


Assobotteghe, costituitasi nel 1991, si ispira ai principi universali della fratellanza e della solidariet umana e si batte per uno sviluppo sociale equo e dignitoso nel Sud come nel Nord del mondo.
Lassociazione ora una rete di 130 enti giuridici soci, per un totale di pi di 250 punti vendita. Ferma
restando la salvaguardia di ogni differenza etnica, culturale e religiosa, si propone di coordinare
Botteghe, cooperative ed associazioni che si occupano di commercio equo e solidale gi operanti e di
favorirne la nascita di nuove, cercando cos di accrescere la coscienza civile sulle problematiche legate allo sviluppo e di modificare i rapporti di sfruttamento e ingiustizia che regolano il commercio tra
il Nord e il Sud.
Assobotteghe membro fondatore di NEWS!, mediante il quale sviluppa collegamenti e scambi
con le altre associazioni europee delle Botteghe.
Tra gli scopi statutari c la salvaguardia della specificit delle Botteghe del Mondo come canale
privilegiato per la diffusione del commercio equo, valorizzandone i criteri di equit e sviluppo tramite
anche riconoscimenti istituzionali a livello locale, nazionale, europeo ed internazionale. Oltre che promuovere il cees lassociazione svolge attivit di informazione, formazione ed educazione sui temi
riguardanti le attuali regole del commercio internazionale.
AGICES, Assemblea Generale Italiana del commercio equo e solidale, viene costituita formalmente come Associazione nel 2003. lorganismo che maggiormente rappresenta le organizzazioni
che promuovono i prodotti e la cultura del commercio equo e solidale in Italia, ed lente depositario
della Carta italiana dei criteri del commercio equo.
LAGICES ad oggi conta 108 soci (persone giuridiche), organizzazioni di commercio equo (Botteghe
del Mondo e importatori). Lassociazione raggruppa oltre la met dei punti vendita Botteghe del Mondo
in Italia (circa 250 Botteghe da Aosta a Modica) e tutti gli importatori italiani. AGICES rappresenta, da
un punto di vista economico, oltre l80% del fatturato al dettaglio di commercio equo solidale in Italia.
Lassociazione ha tra i suoi scopi quello di gestire il Registro italiano delle organizzazioni di commercio equo attraverso lindividuazione di standard ed indicatori oggettivi, concreti e verificabili, che rappresentano la trasposizione operativa dei principi generali contenuti nella Carta dei criteri.
Fairtrade TransFair Italia il marchio di certificazione del commercio equo e solidale nel nostro
Paese. Viene fondato come associazione non profit nel 1994 con il concorso delle centrali del commercio equo, dellAssociazione Botteghe del Mondo, di alcune associazioni importanti quali Arci, Acli,
Agesci, ACU, CGM, Pax Christi, ANCC e di alcune tra le principali Ong italiane come ManiTese e Focsiv.
Lassociazione si trasformata in consorzio alla fine del 2003, nel quadro di uno sviluppo delle attivit di certificazione e diffusione del commercio equo e solidale. I soci attuali del Consorzio sono 25
organizzazioni, che operano nella cooperazione internazionale, nella solidariet, nella finanza etica,
nel rispetto dellambiente e nel commercio equo e solidale, come Arci, Acli, Banca Etica, Cies,
Ucodep, Unicef, ManiTese, Legambiente. Il ruolo ed il lavoro svolto da Fairtrade TransFair riassumibile nei seguenti punti:
concessione del marchio di sublicenza Fairtrade alle aziende che vogliono inserirsi nel circuito del
commercio equo, contrassegnando il proprio prodotto con il marchio;
verifica del rispetto delle condizioni contrattuali da parte dei licenziatari (rapporti con i produttori,
comunicazione, utilizzo del marchio);
organizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione sui principi e i prodotti del commercio equo;
verifica del rispetto delle condizioni contrattuali da parte dei licenziatari (rapporti con i produttori,
comunicazione, utilizzo del marchio);
creazione e sostegno di legami diretti fra aziende e produttori del Sud del mondo e valorizzazione
del ruolo delle Ong, che attraverso il commercio equo cercano sbocchi di mercato per i propri progetti nei Paesi del Sud del mondo;

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ricerca e sviluppo di progetti innovativi, quale quello del pallone, dei succhi di frutta o delle banane,
per cercare nuove strade, attraverso lapplicazione dei criteri del commercio equo e solidale;
aumento della distribuzione dei prodotti del commercio equo sia attraverso i canali convenzionali
(Grande distribuzione) che attraverso i canali delle organizzazioni socie, delle Botteghe del Mondo,
degli enti pubblici secondo i principi del Green Public e Social Public Procurement.

4. Il cees in Europa
Nel sud dei Paesi Bassi, a Brekelen, nasceva nel 1969 la prima Bottega del Mondo. In due anni si
arriv a contarne pi di 120 in tutta lOlanda. In termini di vendite i risultati furono cos positivi che SOS
Werelhandel fu in grado di creare in breve tempo filiali in Germania, Austria, Svizzera e Belgio che successivamente divennero organizzazioni nazionali autonome. Da allora il cees si diffuso in molti Paesi
dellEuropa e tuttora sta conoscendo una rapida e significativa espansione tra i consumatori.
Si possono individuare tre fasi della diffusione del cees in Europa: quella dellentusiasmo empirico, in cui il cees caratterizzato per la maggior parte dallattivit missionaria ed ancora vissuto
nelle societ industrializzate come un aiuto alle societ pi povere. Non ci sono legami con i consumatori del Nord e la povert rimane accettata come fenomeno ineluttabile. Una seconda fase negli
anni 70 definita della solidariet politica. Questa fase connotata da un incremento delle Botteghe,
da campagne a favore dellemancipazione femminile, contro tutte le forme di apartheid, a supporto di
Paesi travagliati da politiche commerciali inique o da guerre civili. Il commercio equo e solidale viene
vissuto come stile di vita alternativo. Una terza fase dalla fine degli anni 80 ad oggi che viene definita della professionalit e del coordinamento. Ora il mercato viene riconosciuto come una via per
correggere le inefficienze che devastano economie e societ. Dunque inteso non come opzione ideologica, ma come insieme di strumenti da utilizzare nel rispetto della dignit umana.

4.1. Lo sviluppo del mercato del cees in Europa


Ragionando sui dati riferiti agli anni 2004 e 2005, si pu affermare che il cees ha raggiunto dimensioni importanti.
Analizzando prima di tutto gli importatori, dallindagine condotta da Krier nel 2005 4, rientrano
nella rete degli importatori specializzati (ATOs) ben oltre 200 soggetti attivi nei 25 Paesi presi in considerazione. Sette delle pi grandi organizzazioni di importazione, prese insieme, hanno visto un
incremento delle vendite dell80% in cinque anni: da circa 92 milioni di euro a pi di 167 milioni nel
2004. Gran parte dellattivit di importazione viene effettuata da un numero relativamente ridotto di
grandi organizzazioni. Lo conferma il fatto che le 11 ATOs aderenti EFTA hanno realizzato un giro
daffari di circa 170 milioni di euro, pari circa al 70% del fatturato totale degli importatori (tabella 1).

Dati riferiti allo studio condotto da Krier presentati nella pubblicazione di FINE Fair Trade in Europe 2005.

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Tabella 1: Fatturato delle principali ATOs europee (in milioni di euro)


Organizzazione
Gepa
Ctm altromercato
Cafdirect
Fair Trade Organisatie
Traidcraft
Oxfam Fairtrade
Claro Fair Trade

Nazione
Germania
Italia
Regno Unito
Olanda
Regno Unito
Belgio
Svizzera

2004
39,7
34,3
25,2
20,7
20,6
15,5
11,5

1999
29,8
9,3
12
15,9
12,4
5
8,3

Fonte: Krier, 2005

Le aziende che hanno deciso di commercializzare alcuni prodotti seguendo il percorso del commercio equo e solidale sono, ad oggi, secondo gli ultimi dati forniti da FLO, 1954 come viene riportato nella tabella 2.
Tabella 2: Evoluzione del numero di licenziatari per Paese
Paese
Austria
Belgio
Canada
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Giappone
Lussemburgo
Olanda
Norvegia
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Usa
Australia e Nuova Zelanda
Spagna
Totale

2004
31
38
124
10
16
72
66
12
45
14
19
36
19
12
32
157
435
26
__
1.163

2005
37
50
160
21
20
106
87
22
45
19
19
41
24
24
42
193
534
56
9
1.514

2006
47
75
185
33
44
158
100
57
65
26
22
47
40
31
45
252
615
91
21
1.954

Fonte: FLO, Annual Report 2006/2007

Dal punto di vista della distribuzione, i prodotti del cees sono disponibili in una vasta rete di punti
vendita: circa 79.000 strutture, la maggioranza delle quali appartengono alla grande distribuzione
organizzata (57.000), seguita da normali esercizi commerciali (19.000) e, infine, dalle Botteghe del
Mondo (2.854).
I punti vendita in cui sono disponibili i prodotti del cees sono aumentati del 24% rispetto al 1997,
con una crescita in particolare nel settore della gdo (32%) ed un aumento pi contenuto per le piccole strutture commerciali (7%) e per le Botteghe del Mondo (4%). La diffusione maggiore della rete
commerciale del cees si trova in Germania e in Francia mentre stanno cominciando le prime esperienze anche nei Paesi di nuova adesione allUnione.

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Secondo i dati Krier integrati da quelli dellindagine condotta dal Centro di Ricerche sulla
Cooperazione dellUniversit Cattolica di Milano (2006), la rete distributiva del cees mostra un fatturato complessivo al dettaglio, allinterno dellUnione Europea, pari circa a 635 milioni di euro nel 2004.
In massima parte determinato dai prodotti a marchio Fairtrade (circa 480 milioni di euro) e per il
rimanente da prodotti (anche privi di certificazione equa, come per lartigianato) commmercializzati
attraverso la rete delle Botteghe del Mondo con un fatturato complessivo stimato di circa 155 milioni
di euro. Considerando i diversi Paesi europei, i prodotti del cees raggiungono le cifre pi interessanti
nel Regno Unito, seguito da Svizzera, Italia, Francia, Germania e Olanda (tabella 3).
Tabella 3: Fatturato al dettaglio del commercio equo e solidale nel 2004 (in migliaia di euro)

Regno Unito
Svizzera
Italia
Francia
Germania
Olanda
Belgio
Austria
Totale UE
#

Grande distribuzione
organizzata
206,289
136,028
43.106
69.000
58.000
35.000
20.000
15.781
479.448

Botteghe del Mondo

Totale

10.400
1.980
54.393 *
9.300
20.000
30.000
7.700
7.500
155.513

216.689
138.008
97.499
78.300
78.000
65.000
27.700
23.281
634.961

* Dati 2003
#
Include i 15 paesi aderenti alla UE nel 1995, esclusa la Grecia, per la quale non sono disponibili i dati
Fonte: Krier, 2005 e, per lItalia, elaborazioni sui dati dellindagine condotta dal Centro di ricerche sulla Cooperazione dellUniversit
Cattolica di Milano.

Se si considera invece il fatturato per abitante, i valori pi elevati sono raggiunti dalla Svizzera,
seguita dallOlanda, dal Regno Unito, dallAustria, dal Belgio e dallItalia (tabella 4).
Tabella 4: Fatturato per abitante del commercio equo e solidale del 2004 (euro)
Svizzera
18,74
Olanda
3,99
Regno Unito
3,63
Austria
2,86
Belgio
2,66
Italia
1,70
Francia
1,31
Germania
0,94
Totale UE
1,66
#

Include i 15 Pesi aderenti alla UE nel 1995, esclusa la Grecia, per la quale non sono disponibili i dati

Fonte: Krier, 2005 e, per lItalia, elaborazioni su dati dellindagine condotta dal Centro di ricerche sulla Cooperazione dellUniversit
Cattolica di Milano.

A partire dalla seconda met degli anni 90 sono progressivamente aumentate le referenze di prodotti food e non food del commercio equo e solidale. Ai classici prodotti (caff, t, miele e cacao), se
ne sono affiancati molti di nuovi: frutta fresca (banane, ananas, mango, avocado, arance, limoni), vino
e altre bevande (quali ad esempio t freddo e nuovi succhi), cotone (t-shirt, jeans, abbigliamento sportivo, arredamento per la casa), fiori e cosmetici.
Questo aumento delle referenze mette in evidenza che negli anni il commercio equo e solidale si
sviluppato non solo in termini di volume ma anche offrendo ai consumatori la possibilit di allargare il loro paniere di scelta.

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5. Il cees in Italia
In Italia si sono strutturate le prime esperienze collettive di importazione di prodotti del commercio equo intorno alla met degli anni 80. Nel 2007 si contano 628 Botteghe (v. tabella) e pi di 70
aziende che importano e distribuiscono prodotti del commercio equo.
Regione
Abruzzo
Chieti
LAquila
Pescara
Teramo
Totale
Basilicata
Matera
Potenza
Totale
Calabria
Catanzaro
Cosenza
Crotone
Reggio Calabria
Vibo Valentia
Totale
Campania
Avellino
Benevento
Caserta
Napoli
Salerno
Totale
Emilia Romagna
Bologna
Ferrara
Forl-Cesena
Modena
Parma
Piacenza
Ravenna
Reggio Emilia
Rimini
Totale
Friuli Venezia Giulia
Gorizia
Pordenone
Trieste
Udine
Totale

16

N. di Botteghe Botteghe ogni


per provincia 1.000.000
di abitanti
5
3
4
1
13

15,2
9,9
13,1
3,5
10,6

1
1
2

4,9
2,5
3,3

1
4
1
3
1
10

2,7
5,5
5,8
5,3
5,9
5,0

1
3
4
17
6
31

2,7
10,5
4,7
5,5
5,5
5,4

12
5
3
5
3
3
7
6
5
49

12,7
14,7
8,3
8,0
7,3
11,3
19,9
13,2
17,2
12,1

3
5
5
5
18

22,0
18,6
20,8
9,5
15,3

Regione
Lazio
Frosinone
Latina
Rieti
Roma
Viterbo
Totale
Liguria
Genova
Imperia
La Spezia
Savona
Totale
Lombardia
Bergamo
Brescia
Como
Cremona
Lecco
Lodi
Mantova
Milano
Monza e Brianza
Pavia
Sondrio
Varese
Totale
Marche
Ancona
Ascoli Piceno
Macerata
Pesaro e Urbino
Totale
Molise
Campobasso
Isernia
Totale

N. di Botteghe Botteghe ogni


per provincia 1.000.000
di abitanti
3
4
1
32
1
41

6,7
8,2
6,6
8,4
3,5
7,9

13
5
3
4
25

14,6
23,0
13,7
14,2
15,5

15
23
14
2
9
3
7
50
11
4
7
17
163

14,5
19,7
24,7
6,0
28,9
15,3
17,8
13,0
14,3
8,1
39,6
20,9
16,1

5
2
5
4
16

10,8
5,5
16,6
11,4
10,8

2
0
2

11,1
0,0
7,4

Regione
Piemonte
Alessandria
Asti
Biella
Cuneo
Novara
Torino
Verbano Cusio Ossola
Vercelli
Totale
Puglia
Bari
Brindisi
Foggia
Lecce
Taranto
Totale
Sardegna
Cagliari
Carbonia-Iglesias
Medio Campidano
Nuoro
Ogliastra
Olbia-Tempio
Oristano
Sassari
Totale
Sicilia
Agrigento
Caltanisetta
Catania
Enna
Messina
Palermo
Ragusa
Siracusa
Trapani
Totale

N. di Botteghe Botteghe ogni


per provincia 1.000.000
di abitanti
6
1
2
14
8
21
4
2
58

14,5
4,8
10,7
25,2
23,3
9,4
25,2
11,3
13,5

14
6
2
5
4
31

8,8
14,9
2,9
6,3
6,9
7,6

2
1
0
1
0
2
0
4
10

3,7
7,6
0,0
6,1
0,0
0,0
0,0
12,4
6,1

0
1
4
0
1
3
6
1
1
17

0,0
3,6
3,7
0,0
1,5
2,4
20,3
2,5
2,3
3,4

Regione
Toscana
Arezzo
Firenze
Grosseto
Livorno
Lucca
Massa-Carrara
Pisa
Pistoia
Prato
Siena
Totale
Trentino Alto Adige
Bolzano
Trento
Totale
Umbria
Perugia
Terni
Totale
Valle dAosta
Aosta
Totale
Veneto
Belluno
Padova
Rovigo
Treviso
Venezia
Verona
Vicenza
Totale
Totale generale (Italia)

N. di Botteghe Botteghe ogni


per provincia 1.000.000
di abitanti
2
11
4
5
2
2
4
4
1
3
38

6,2
11,8
18,3
15,3
5,4
10,1
14,6
14,9
4,4
15,4
11,4

8
13
21

16,5
27,3
21,8

10
2
12

16,7
9,1
14,7

3
3

25,1
25,1

3
13
2
9
11
10
20
68
628

14,3
15,3
8,3
12,8
20,6
11,6
29,5
16,7
10,9

Uno dei canali commerciali principali quello delle ATOs, organizzazioni specializzate nella distribuzione allingrosso di prodotti del cees, che riforniscono sia il circuito delle Botteghe che la grande
distribuzione organizzata e la distribuzione collettiva. Spesso le ATOs sono legate alle Botteghe da
rapporti di propriet, come ad esempio nei casi di Ctm altromercato, consorzio partecipato da circa
120 Botteghe italiane, o di Commercio Alternativo, cooperativa partecipata da circa 70 Botteghe e
organizzazioni senza scopo di lucro.
In Italia le principali centrali di importazione sono il consorzio Ctm altromercato, la cooperativa
Commercio Alternativo, la cooperativa ROBA dellAltro Mondo, la cooperativa sociale Libero Mondo, la
cooperativa Equomercato, la cooperativa Equoland, la cooperativa sociale Ravinala e lassociazione
RAM, il consorzio Impresa Etica, la cooperativa Altra Qualit.

17

Nel rapporto con i produttori molte relazioni delle ATOs sono improntate ai classici principi del
cees, puntano dunque a preferire un approfondimento con i produttori gi noti, piuttosto che un allargamento del numero degli interlocutori. Esse svolgono attivit di sostegno alle capacit imprenditoriali dei produttori e in alcune circostanze anche assistenza e sviluppo della comunit locale. Solo un
numero ridotto di ATOs ha rapporti con la grande distribuzione organizzata.
Per quanto riguarda i certificatori, il numero dei licenziatari italiani del marchio Fairtrade in
costante crescita: dai 34 del 2003, ai 45 del 2005, ai 70 del 2007.
Secondo lindagine condotta dal Centro di Ricerche sulla Cooperazione della Cattolica di Milano
(2006), risulta che il cees generava in Italia, tra il 2003 e il 2004, complessivamente un fatturato stimato di oltre 97 milioni di euro (tabella 5). Esso deriva dalla somma di tre diverse componenti: a) il
fatturato al dettaglio (oltre 54 milioni di euro) realizzato dalla rete dei circa 485 punti vendita gestiti
dalle 347 Botteghe prese come campione; b) il fatturato allingrosso (oltre 18 milioni di euro) realizzato dalle otto principali ATOs italiane attraverso la vendita di prodotti agli operatori della distribuzione tradizionale, della gdo e della ristorazione collettiva e, infine, c) il fatturato al dettaglio (oltre 24
milioni di euro, stimato da Fairtrade Italia) generato dalla vendita dei prodotti a marchio Fairtrade
presso la distribuzione tradizionale e la gdo.
Il volume complessivo dei prodotti alimentari certificati da FLO venduti in Italia cresciuto significativamente negli ultimi anni, con un incremento medio del 25% e tassi di crescita significativi per
pressoch tutti i prodotti. Anche il valore dei prodotti equi e solidali a marchio Fairtrade passato dagli
8 milioni di euro del 2002 ai 35 milioni del 2006, con un tasso medio annuo di crescita superiore al 37%.
Anche in Italia, come nel resto dellEuropa, si sono introdotti nuovi prodotti del cees: frutta fresca (ananas, mango), cotone (jeans, t-shirt, felpe), fiori, cosmetici, bevande (cola, t freddo, vino). I punti vendita
nei quali sono presenti i prodotti si sono ampiamente diffusi sia per laumento delle Botteghe del Mondo,
sia per la nascita di nuovi metodi di distribuzione. La prima catena della gdo ad aver distribuito prodotti
del cees in Italia stata Coop nel 1995 e, a seguire, catene come Esselunga, GS-Carrefour, Conad, Pam,
Famila, Crai, Auchan, ma anche punti vendita specializzati bio (NaturaS, Bio) e altri negozi tradizionali.
Mentre scriviamo il presente manuale, in Italia non presente una legge in materia di commercio
equo e solidale. Nel luglio 2006 a Strasburgo stata approvata la Risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo (2005/2245(INI), che riconosce il commercio equo
quale valido strumento di crescita economica per il Sud del mondo e invita la Commissione Europea
ad adottare azioni che lo promuovano sotto diversi punti di vista, da quello educativo a quello fiscale.
In Italia le assemblee regionali di Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Liguria hanno approvato risoluzioni e testi di legge che riguardano il cees; regolamenti locali sul cees sono inoltre stati
promulgati da molte amministrazioni comunali. A livello nazionale, due risoluzioni sono state varate
allunanimit dal Parlamento italiano: rispettivamente la mozione Fioroni, approvata dal Senato nel
2002, e la mozione Iovene, approvata dalla Camera dei Deputati nel 2003, che riconoscono il cees
come modello sociale e come opportunit commerciale per i produttori svantaggiati. Nel luglio del
2007 stata inoltre presentata dallonorevole Realacci, presidente dellAies (Associazione interparlamentare per il Commercio Equo e Solidale), una proposta di legge che mira a regolamentare lintero
settore. Sono iniziative sostenute da tutto il terzo settore italiano, allo scopo di ottenere un riconoscimento ufficiale a livello locale, regionale e nazionale. Gli obiettivi di questa mobilitazione sono molteplici: presentare le diverse organizzazioni che si occupano di commercio equo come i soggetti referenti per la discussione in vista della legiferazione in materia; incoraggiare le amministrazioni locali
ad acquistare equo e solidale 5; rendere pi semplice laccesso ai finanziamenti pubblici per le attivit culturali e formative; stabilire ufficialmente che cosa si intenda con la parola commercio equo e
solidale, al fine di proteggerla legalmente.

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si veda la Campagna Citt Equosolidali www.cittaequosolidali.it.

PARTE 2

Aprire unattivit
di commercio equo e solidale

1. Perch una nuova Bottega del Mondo?


Nel 2006 il fatturato complessivo dei prodotti equosolidali stato di 110 milioni di euro (valore mercato finale), il 45% realizzato nella Gd/Gdo e il rimanente nelle Botteghe del Mondo. Un fatturato che cresce come cresce la gamma di prodotti interessati. Il commercio equo e solidale un fenomeno non pi
legato solamente allo sviluppo socio-economico del Sud del mondo, ma anche rappresentativo di un certo
modo di fare impresa sociale messo in campo dalla cooperazione e dal terzo settore nel nostro Paese.
Un fenomeno che richiede quindi anche nuove forme di gestione e unattenta riflessione sul suo futuro
partendo anche dalle BdM che devono essere un punto vendita e al contempo un punto di incontro, di
informazione, di relazioni sul territorio. Le Botteghe stanno conoscendo una stagione di cambiamenti
profondi. Da piccoli centri di vendita di nicchia, molte volte nascosti agli occhi dei pi, si devono adattare
ad un mercato crescente ed esigente. sicuramente necessaria una mentalit imprenditoriale e, dove
possibile, le Botteghe dovrebbero svolgere una funzione di coordinamento tra diversi attori come i gruppi di acquisto, gli sportelli di turismo responsabile, le proposte di finanza etica. Bisogna uscire dalla
vetrina e allargare la conoscenza e laccesso al commercio equo ed alle forme di economia alternativa
e solidale. Attualmente, una delle strade pi efficaci che le Botteghe possono percorrere quella dellimpresa sociale, dove avviene lunione di due fattori, quello commerciale e quello della sostenibilit sociale, in sinergia con le diverse realt del territorio, anche private, con le quali fare rete e collaborare.

2. Prima di cominciare: un po di analisi del contesto


Prima ancora di decidere quale forma giuridica scegliere per aprire una attivit di commercio equo
e solidale, per la persona o il gruppo promotore delliniziativa fondamentale:
individuare il territorio nel quale operare: cio scegliere se si tratta di una citt, di un quartiere di
citt, di un paese, di pi paesi, di una zona particolare, ecc. Tale scelta determiner lindividuazione
di elementi di vantaggio o di svantaggio da considerare con molta attenzione. molto importante
per chi apre un nuovo punto vendita pianificare un percorso di avvio dellattivit attraverso uno studio attento del territorio dove si intende aprire, cercando di capire non solo le possibili location, ma
anche chi sono i potenziali clienti e come se ne possono coinvolgere di nuovi, quali alleanze avviare
per rafforzare la propria proposta e con quali mezzi economici e professionali si intende costruirla.
preferibile aprire nei centri con pi di 30.000 abitanti e nei pressi di luoghi dinteresse che attraggano possibili clienti come mercati rionali, centri servizi, sedi universitarie, punti di aggregazione
sociale o culturale. necessario sfruttare i flussi commerciali presenti in una data zona verificando che i costi siano compatibili con il nostro piano dimpresa: la scelta di un luogo dove il cliente
deve venire appositamente molto difficilmente dar risultati efficaci. Va sicuramente fatto anche
uno studio sui clienti di riferimento della zona per capire chi incontriamo nei flussi giornalieri e
come possiamo catturare la loro attenzione. Generalmente chi compra equosolidale un cliente
colto, non particolarmente benestante, tendenzialmente giovane anche se non giovanissimo, pi
donna che uomo, spesso impegnato socialmente e attento alle tematiche etiche ed ambientali. Non
si deve per dimenticare che, per aumentare la consapevolezza e le vendite del commercio equo,
necessario catturare sempre nuovi clienti;
verificare se nel territorio individuato esistono gi esperienze di commercio equo e solidale:
necessario sapere se si sar dei pionieri, chiamati a diffondere per la prima volta prodotti e valori del commercio equo e solidale, o se il territorio gi stato in un certo qual modo sensibilizzato;
in questo secondo caso ovviamente necessario sapere se le esperienze gi in atto e precedenti
hanno avuto successo o sono fallite, cercando se possibile di individuarne le cause al fine, in parti-

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colare, di non ripetere gli stessi errori. importante contattare le Botteghe del Mondo gi presenti
nella propria regione per valutare le prospettive di collaborazione e la ricettivit del territorio;
definire alcune azioni preliminari per promuoverci e stimolare il territorio individuato: scelto il
territorio, presa coscienza della presenza o meno di altre esperienze di commercio equo e solidale, prima ancora di decidere quale forma giuridica e con quali modalit operare, lesperienza insegna che molto importante stimolare curiosit e interesse per la propria iniziativa futura di commercio equo e solidale. Tutto questo si pu e si deve fare in un periodo non troppo breve ma
neanche troppo lungo (almeno alcuni mesi) utilizzando in particolare la forma di incontri sulle
tematiche del commercio equo e solidale, della cooperazione internazionale, della pace, ecc. aperti alla cittadinanza privata e alle istituzioni del territorio prescelto. Altra modalit quella classica di organizzare mostre-mercato o banchetti promozionali sia in proprio sia in occasione di
fiere e manifestazioni gi presenti nel territorio, cos da sfruttare loccasione per farsi conoscere e
capire il grado di interesse locale per lapertura di unattivit di commercio equo e solidale. utile
ripetere con una certa regolarit e a breve scadenza liniziativa delle mostre-mercato o dei banchetti promozionali per conoscere con sicurezza il tipo di risposta che il territorio riesce a dare;
verificare la sostenibilit economica, fare cio un inventario iniziale delle risorse umane, tecniche
e finanziarie che sono a disposizione per lavvio di una attivit di commercio equo e solidale: presa
sufficiente coscienza di quanto il territorio sensibile o meno alla propria iniziativa, la persona o il
gruppo promotore deve conteggiare le risorse da cui partire, sapendo che gli investimenti iniziali,
come per lavvio di tutte le attivit commerciali, ci sono e possono essere anche significativi.
Soprattutto si deve sapere su chi contare (quante e quali persone, se un gruppo, con che disponibilit, con che condizioni, con quali aspettative, ecc.), e se ci sono risorse finanziarie a disposizione per
effettuare gli investimenti, redigendo un apposito business plan. Pu risultare molto utile avere tra i
componenti del Consiglio di amministrazione o tra i volontari qualche esperto in materie economiche e fiscali che possa fornire un supporto qualificato e continuativo alla gestione della Bottega;
scegliere la forma: il momento di scegliere sotto quale veste gestire lattivit ed fondamentale
conoscere con sufficiente chiarezza e precisione le diverse figure giuridiche che la normativa mette
a disposizione, sapendo che ci sono pro e contro per ciascuna di esse.

3. Aspetti giuridici e fiscali


Per affrontare largomento degli aspetti giuridico-fiscali per lapertura di una Bottega, o comunque di una attivit legata alla commercializzazione dei prodotti del cees, fondamentale sapere che
le normative e la legislazione a cui fare riferimento sono sempre in movimento, quindi i concetti
espressi in un determinato periodo potrebbero essere sostanzialmente modificati o trasformati anche
in breve tempo, motivo per cui necessario sempre e comunque fotografare la situazione attuale
ed essere costantemente aggiornati sul suo evolversi.
Detto questo, fondamentale considerare che ad oggi in Italia il commercio equo e solidale, nonostante il suo indiscutibile valore sociale e di solidariet, viene considerato a tutti gli effetti una attivit commerciale ordinaria, con tutte le implicazioni di carattere giuridico e, soprattutto, fiscale del
caso. Non siamo infatti ancora di fronte ad una attivit commerciale, in tutto o in parte, agevolata
come succede ad esempio per le Organizzazioni Non Lucrative di Utilit Sociale (O.N.L.U.S.) regolamentate dal Decreto Legislativo n 460/1997, o nel caso specifico le Organizzazioni di Volontariato
(O.d.V.) regolamentate dalla Legge n 266/1991, le Organizzazioni Non Governative (O.N.G.) regolamentate dalla Legge n 49/1987, le Cooperative Sociali (C.S.) regolamentate dalla Legge n 381/1991,
le Associazioni di Promozione Sociale (A.P.S.) regolamentate dalla Legge n 383/2000.
Come vedremo questa situazione estremamente penalizzante per il commercio equo e solidale
che si pone storicamente come una attivit di solidariet e senza fini di lucro.

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3.1. Definizione di attivit commerciale


Tradizionalmente, quando parliamo di attivit commerciale ci riferiamo allo scambio di beni e/o
servizi a fronte di un prezzo/corrispettivo, situazione in base alla quale la normativa civilistica e quella fiscale prevedono tutta una serie di adempimenti amministrativi per regolamentare, controllare,
documentare lattivit stessa nonch per il pagamento delle imposte dirette e indirette che gravano
su di essa. Con il commercio equo, non ci troviamo nella situazione delle cosiddette attivit ideali o
istituzionali dove non c scambio economico, bens di beni ideali che riguardano la sfera personale dei cittadini o delle organizzazioni da queste costituite. Ma non siamo nemmeno in presenza di
unattivit economica tradizionale secondo la definizione classica, visti i presupposti ideali e sociali
che lo sottendono (il sostegno ai produttori del Sud del mondo). Eppure il commercio equo non considerato unattivit economica e commerciale agevolata sia dal punto amministrativo che fiscale, perch finalizzata non al lucro, cio allarricchimento personale dei soci/proprietari dellorganizzazione
o dei singoli imprenditori, bens a creare una utilit/benessere per la cittadinanza in generale e per
persone svantaggiate in particolare.
Esercitare commercio equo e solidale in Italia, almeno fino ad oggi, significa dunque essere considerati alla pari di tutti gli altri operatori economici tradizionali: imprese individuali, societ commerciali di persone o di capitali, artigiani, commercianti, ecc.

3.2. Figure giuridiche


3.2.1. Impresa individuale: nel momento in cui promotore delliniziativa una singola persona naturale che prenda in considerazione la figura giuridica dellimpresa individuale. Il Codice Civile stabilisce che
imprenditore chi esercita professionalmente unattivit economica organizzata al fine della produzione o
dello scambio di beni o servizi. Lesercizio di detta attivit economica nellambito dellimpresa individuale
svolta da un unico titolare, che pu comunque avvalersi dellausilio di collaboratori, familiari e non, e dipendenti. Questa tipologia dimpresa si caratterizza come la pi veloce e snella nella sua costituzione.
Le procedure per la costituzione dellimpresa individuale sono:
a) dichiarazione di inizio attivit allAgenzia delle Entrate: i soggetti che intraprendono lesercizio di
unattivit imprenditoriale devono dichiarare linizio attivit allAgenzia delle Entrate. Allatto della
dichiarazione viene attribuito il numero di partita IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). La Partita IVA
un codice identificativo dellimpresa, obbligatorio ai fini fiscali. La dichiarazione deve essere presentata entro il termine di 30 giorni dallinizio dellattivit;
b) iscrizione al Registro Imprese: entro 30 giorni dallinizio dellattivit, limprenditore deve chiedere
liscrizione allUfficio del Registro delle Imprese, tenuto presso la Camera di Commercio di residenza;
c) iscrizione allInps: lInps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) il pi grande ente previdenziale italiano che si occupa della liquidazione e del pagamento delle pensioni che possono essere:
- di natura previdenziale: sono la pensione di vecchiaia, pensione di anzianit, pensione ai superstiti,
assegno di invalidit, pensione di inabilit, pensione in convenzione internazionale
- di natura assistenziale: integrazione delle pensioni al trattamento minimo, assegno sociale e invalidit civili.
Al momento di intraprendere lesercizio di unattivit imprenditoriale, devono essere iscritti allINPS:
- il titolare dellimpresa individuale commerciale
- i familiari coadiuvanti
- i dipendenti
Sono commercianti i titolari delle imprese che:
- esercitano attivit commerciali e/o turistiche
- esercitano attivit ausiliare del commercio.
Quali possono essere i vantaggi dellimpresa individuale? Sicuramente il fatto di poter decidere ed
operare in assoluta autonomia e libert potendo contare nel bene e nel male solo su se stessi.

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Quali possono essere gli svantaggi, invece? Il fatto di essere da soli di per s anche uno svantaggio perch non ci sono altre forze a disposizione, ed esercitare unattivit commerciale in proprio
risulta essere comunque un impegno non indifferente, anche per il fatto di sopportare da soli il
rischio di impresa assunto a livello di carico finanziario e di responsabilit. Altro aspetto svantaggioso che limpresa individuale non esprime automaticamente quei valori di democrazia, partecipazione, mutualit che la forma delle organizzazioni senza scopo di lucro manifestano, valori molto
richiesti in un ambito di solidariet come quello del commercio equo e solidale.
3.2.2. Associazione: la figura giuridica dellAssociazione, prevista dal Codice Civile come aggregazione naturale per tutte le attivit ideali, non commerciali, dei cittadini, lo strumento pi diffuso storicamente anche nel mondo del commercio equo e solidale, ma non sono pochi gli elementi di criticit da considerare. Che lassociazione non abbia finalit di lucro emerge dalle disposizioni di legge
in materia: anzitutto i conferimenti degli associati sono fatti a fondo perduto, non avendo diritto
lassociato alla restituzione di quanto aveva versato al momento dello scioglimento del rapporto e in
secondo luogo i beni che residuano dallestinzione dellassociazione non possono essere divisi tra gli
associati ma devono essere devoluti ad enti che perseguono finalit analoghe a quelli dellassociazione estinta. Lo scopo di natura ideale dellente non in antitesi col fatto che spesso lassociazione
esercita unattivit economica, purch questa attivit sia il mezzo per raggiungere lo scopo. Un altro
elemento che caratterizza lassociazione, oltre allo scopo, la sua struttura: si parla a questo proposito di rapporto associativo a struttura aperta, intendendo con ci riferirsi al fatto che nuove parti possono intervenire nellassociazione gi costituita senza che questo comporti un cambiamento nellatto
costitutivo, e potendo quindi lassociazione raggiungere, a causa delle continue adesioni, anche un
numero illimitato di membri. Collegato a questo anche il principio detto della porta aperta, secondo il quale possono entrare a far parte dellassociazione tutti coloro che hanno interessi dello stesso
tipo di quelli che portarono alla costituzione del rapporto associativo: ci non vuol dire che i terzi che
nutrono questo genere di interessi possano vantare il diritto di entrare nellassociazione, poich trattandosi di un contratto, la proposta di adesione pu essere respinta, e non c obbligo da parte dellassociazione di accettarla, ma vuol dire che sarebbe illecito latto costitutivo che vietasse lingresso
di nuovi soci o che lasciasse al mero arbitrio degli amministratori la facolt di decidere in merito alle
nuove ammissioni. Infine bisogna sottolineare che lassociazione caratterizzata da una propria
struttura tipica, che si compone obbligatoriamente di due organi: lassemblea e gli amministratori.
lassemblea, formata dagli associati, lorgano diretto a formare la volont del gruppo: ciascun associato, per mezzo del voto, contribuisce alle deliberazioni che vengono prese a maggioranza e che
determinano lattivit dellassociazione. Gli amministratori sono coloro cui spetta la competenza ad
amministrare e a dare esecuzione alle delibere assembleari. Queste possono essere considerate le
caratteristiche generali dellassociazione, ma occorre ora procedere ad una distinzione, allinterno
della figura dellassociazione, fra associazioni riconosciute e associazioni prive di riconoscimento, per
poter esaminare altri aspetti e per poter approfondire gli elementi essenziali solo tratteggiati.
La forma pi semplice di associazione quella non riconosciuta. Le associazioni non riconosciute
prendono vita, come quelle riconosciute, dallaccordo degli associati: tale accordo si manifesta nel
contratto di associazione, cio nellatto costitutivo. questo un contratto per il quale la legge non prescrive alcuna formalit, e che quindi potrebbe essere valido anche se fatto con semplice scrittura privata o addirittura oralmente.
La forma scritta indispensabile per ogni qualvolta vengano apportati allassociazione beni
immobili in propriet e in godimento ultranovennale o a tempo indeterminato.
evidente comunque che, al fine di evitare in un futuro possibili contestazioni riguardo al contenuto dellaccordo e in particolare sugli impegni delle parti, opportuno che latto costitutivo venga
fatto per iscritto. Anche se la legge non lo richiede, la soluzione ancora pi tranquillizzante consiste
nel non accontentarsi di mettere per iscritto un accordo associativo preparato pur accuratamente
dalle parti, ma di affidarsi ad un notaio per la stesura del contratto: in primo luogo egli sar in grado
di consigliare i contraenti su come impostare correttamente la costituzione dellassociazione e su ci

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che opportuno prevedere per il miglior svolgimento della stessa, in secondo luogo sar garante per
lautenticit delle firme e per la data delle sottoscrizioni.
Gli elementi su cui si devono obbligatoriamente accordare le parti che mirano a costituire
unassociazione priva di riconoscimento sono soltanto i seguenti:
lo scopo;
le condizioni per lammissione degli associati;
le regole sullordinamento interno e lamministrazione;
la denominazione;
la sede;
il patrimonio.
Le associazioni riconosciute, invece, sono quelle che hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento
allautorit governativa, cio alla Prefettura, se lassociazione intende operare su scala nazionale, alla
Giunta Regionale, se intende operare sul solo territorio della regione di riferimento. Alle autorit statali spetta cio di emettere un provvedimento, il riconoscimento appunto, che concede specifiche prerogative alle associazioni che lo hanno chiesto e che si trovino in determinate condizioni.
Le prerogative principali che lassociazione acquista col riconoscimento sono tre: lautonomia
patrimoniale, in base alla quale il patrimonio dellassociazione si presenta distinto e autonomo rispetto a quello degli associati e degli amministratori; la concessione di una limitazione di responsabilit
degli amministratori per le obbligazioni assunte per conto dellassociazione; la possibilit per
lassociazione di accettare eredit, legati e donazioni e di acquistare beni immobili.
Le associazioni non riconosciute non possono godere di tali prerogative: la loro autonomia patrimoniale non perfetta, quindi per le obbligazioni assunte in nome e per conto dellassociazione
rispondono il Presidente in primis, i membri del Comitato Direttivo e tutti i soci, con una responsabilit illimitata e solidale.
Occorre quindi vedere caso per caso (a seconda di quelli che sono gli scopi dellassociazione, il
numero degli associati, lattivit che si presuma debba svolgere la complessit delle operazioni che
verranno affrontate, lentit dei contributi che saranno versati ecc.) se convenga costituire
unassociazione che miri al riconoscimento o unassociazione che di tale provvedimento possa farne
a meno.
Per quanto attiene alla normativa fiscale, in particolare il T.U.I.R. cio il Decreto Legislativo
n 817/1996, le Associazioni sono inquadrate tra gli enti non commerciali, vale a dire le organizzazioni che non hanno come scopo esclusivo o principale quello di realizzare attivit lucrativa o profit,
in quanto la loro finalit fondamentale di natura ideale o istituzionale.
Questo significa che:
le Associazioni nascono per realizzare tutte le attivit umane possibili ma non sono lo strumento
adatto per lo svolgimento di attivit commerciale;
le Associazioni devono quindi svolgere in via esclusiva o prioritaria unattivit ideale (di tipo culturale, sportiva, ludica, ricreativa, religiosa, ecc.);
le Associazioni possono svolgere anche attivit commerciali ma in via non prevalente rispetto allattivit istituzionale, e comunque, come forma di recupero di risorse per raggiungere le finalit istituzionali;
il concetto di non prevalenza misurato in base ad alcuni parametri di natura contabile e amministrativa, come ad esempio il fatto che i ricavi e i costi di natura istituzionale devono essere prevalenti (almeno il 51% del totale del loro valore annuo) rispetto ai medesimi di natura commerciale;
ma anche il numero degli addetti (lavoratori dipendenti o collaboratori) allattivit istituzionale deve
essere superiore agli addetti allattivit commerciale; anche la metratura dello spazio fisico dedicata allattivit istituzionale (sede dellAssociazione o dove questa esercita le sue attivit) deve essere
superiore rispetto a quella dedicata allattivit commerciale;
unAssociazione che esercita attivit commerciale e che non in grado di dimostrare che questa
inferiore a quella istituzionale (lonere della prova spetta sempre allAssociazione e deve essere
esposto attraverso documenti contabili e amministrativi), viene pesantemente sanzionata come
societ commerciale abusiva e mascherata.

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3.2.3. Cooperativa: la societ cooperativa nasce quando almeno tre soggetti costituiscono e gestiscono in comune unimpresa che si prefigge lo scopo di fornire innanzitutto agli stessi soci quei beni
e servizi per il conseguimento dei quali la cooperativa sorta.
La cooperativa pertanto unimpresa nella quale il soddisfacimento dei bisogni della persona (il
socio) il fine e il fondamento dellagire economico: alla base della cooperativa sta la comune volont dei suoi membri di tutelare i propri interessi di consumatori, lavoratori, agricoltori, operatori culturali, ecc.
Le cooperative sono caratterizzate dal voto capitario dei soci, ovvero dal fatto che ogni socio ha
diritto a un voto in Assemblea, indipendentemente dal valore della propria quota di capitale sociale:
viceversa, nelle societ per azioni i voti sono attribuiti in proporzione al numero di azioni (con diritto
di voto) possedute da ogni socio.
Lelemento distintivo e unificante di ogni tipo di cooperativa si riassume nel fatto che, mentre il fine
ultimo delle societ di capitali diverse dalle cooperativa la realizzazione del lucro e si concretizza
nel riparto degli utili patrimoniali, le cooperative hanno invece uno scopo mutualistico che consiste
a seconda del tipo di cooperativa nellassicurare ai soci il lavoro, beni di consumo, o servizi a condizioni migliori di quelle che otterrebbero dal libero mercato.
A seconda della natura dei soci e delle finalit che gli stessi intendono perseguire possiamo avere:
una Cooperativa di consumo: lobiettivo di acquistare e rivendere beni di qualit a prezzi vantaggiosi ai propri soci-consumatori;
una Cooperativa di produzione e lavoro: lo scopo consiste nel procurare lavoro alle migliori condizioni possibili per i propri soci-lavoratori;
una Cooperativa sociale: si tratta di cooperative di lavoro per la gestione di servizi socio-sanitari ed
educativi o finalizzate allinserimento lavorativo di persone svantaggiate;
una Cooperativa edilizia: finalizzata alla costruzione di alloggi per i propri soci in un rapporto corretto tra qualit e prezzo;
una Cooperativa agricola o della pesca: si tratta di cooperative per coltivazione, trasformazione,
conservazione, distribuzione di prodotti agricoli o zootecnici oppure finalizzate allesercizio in comune della pesca o di attivit ad essa inerenti.
Fondamentale la distinzione tra cooperative a mutualit prevalente e cooperative che non sono a
mutualit prevalente.
In base al Codice Civile (articolo 2512 e seguenti) sono societ cooperative a mutualit prevalente,
in ragione del tipo di scambio mutualistico, quelle che:
svolgono la loro attivit prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni o servizi;
si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attivit, delle prestazioni lavorative dei
soci;
si avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attivit, degli apporti di beni o servizi da
parte dei soci.

4. Il percorso merceologico
Una riflessione importante che va approfondita su che cosa si vuole vendere e quale immagine il
nostro punto vendita vuole veicolare al consumatore. Non possiamo accontentarci di proporre genericamente qualcosa di equo e solidale per accontentare la nostra clientela: quello che il consumatore
trova in Bottega deve nascere da una strategica proposta commerciale legata non solo al messaggio di
giusto, ma anche alla qualit intrinseca del prodotto stesso. Ad oggi le proposte merceologiche
delle ATOs, e quindi delle BdM, sono incomplete nel settore alimentare e troppo sbilanciate sulla
regalistica, dando cos limmagine di un consumo estemporaneo e voluttuario (pensiamo allincremento delle vendite nel periodio natalizio delle BdM). necessario andare oltre questa genericit e

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creare delle specializzazioni merceologiche tali da poter sviluppare negozi che propongano ai consumatori unintera gamma di prodotti che soddisfi e risponda alle esigenze dei clienti (ad esempio una
Bottega interamente dedicata ai prodotti per linfanzia o allabbigliamento o allarredo o alle cerimonie nuziali). Possiamo ad esempio valutare che, se lofferta dalle centrali di importazione e dalle
aziende italiane che lavorano con il commercio equo non risponde alla nostra ricerca di gamma e proposta per il cliente finale, di integrare la nostra proposta commerciale e ideologica con prodotti di settori vicini come prodotti biologici, riciclati, ecosostenibili o a basso impatto ambientale o anche rivolgerci ad operatori europei di commercio equo che soddisfino la nostra richiesta.

5. Vendere prodotti ma non solo


Ogni prodotto del commercio equo e solidale non rappresenta solo un oggetto destinato al consumo ma espressione di un preciso progetto di sviluppo di aree depresse. Ogni prodotto, dunque, porta
con s una storia che deve essere raccontata ai frequentatori della Bottega attraverso schede informative, spesso fornite anche dalle centrali di importazione, e dalla voce dei lavoratori e volontari del
negozio. Per invitare i propri clienti ad un maggior utilizzo dei prodotti equosolidali o per invitare i
clienti potenziali a provarli si possono creare delle promozioni di prodotto.
Gli strumenti per promuovere i propri prodotti:
campioni: di beni divisibili o di piccolo formato per sperimentare la qualit;
buoni-sconto: per beni non divisibili o di dimensioni eccessive per sperimentare la qualit, ridurre
la barriera psicologica del prezzo (es. articolo darredamento);
confezioni speciali a prezzo ridotto: pi unit del prodotto a prezzo scontato per incentivare un maggior consumo (es. tre pacchi di zucchero al prezzo di due) o due prodotti connessi (es. t e zucchero o t e teiera) per incentivare un maggior consumo e far conoscere prodotti nuovi;
omaggi: per incentivare luso di un prodotto e fidelizzare la clientela;
bollini premio: per fidelizzare la clientela (es. premio o sconto dopo un certo ammontare di acquisti);
concorso: per rinsaldare il rapporto con il territorio (es. concorso di disegni per le scuole).

6. Comunicare la propria Bottega


Per uno sviluppo significativo e duraturo del commercio equo e solidale necessario che ogni BdM
riesca a ritagliarsi uno spazio comunicativo adeguato dotandosi delle competenze e dei mezzi pi idonei per avvicinarsi e interagire con i diversi canali dellinformazione e per fare della comunicazione
una delle attivit principali.
Se, a fronte di limitate risorse finanziarie, il costo per i servizi di unagenzia di comunicazione e di
grafica esterna pu rappresentare un limite, ci sono degli strumenti comunicativi a basso costo che
garantiscono comunque buoni risultati.

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6.1. Gli obiettivi della comunicazione


Innanzitutto i quesiti fondamentali da porsi nel comunicare lattivit della propria Bottega sono:
1) Cosa devo comunicare?
2) A chi devo comunicarlo?
3) Attraverso quali strumenti?
La comunicazione deve perseguire due obiettivi diversi ma integrati:
obiettivo commerciale: far conoscere i prodotti del commercio equo venduti nel proprio punto vendita presso un pubblico il pi possibile ampio, aumentare la fiducia dei clienti abituali, raggiungere
nuovi clienti;
obiettivo etico: sensibilizzare e creare dibattito intorno ai temi delleconomia solidale, del commercio equo, della finanza etica, della globalizzazione, dei rapporti Nord-Sud.

6.2. La comunicazione interna


La comunicazione ha un pubblico interno e uno esterno. Tutti coloro che operano nella Bottega
o hanno con essa relazione diretta e ne condividono gli obiettivi sviluppo e crescita rappresentano il
pubblico interno. La comunicazione interna quindi un processo utilizzato per la diffusione di informazioni, dati, compiti allinterno dellorganizzazione. Il pubblico interno di una BdM generalmente
formato da individui molto motivati in termini valoriali: ne fanno parte dipendenti, collaboratori, volontari e, nel caso di associazioni e cooperative, soci.
Gli obiettivi:
informare dipendenti, collaboratori, volontari, soci
sviluppare il loro senso di appartenenza
diffondere le attivit dellorganizzazione
attivare un riscontro costruttivo
integrarsi strategicamente con la comunicazione che viene rivolta allesterno
Gli strumenti:
formazione interna
riunioni
bacheche informative
newsletter interna
lettere ai soci
feste, gite, cene, eventi socializzanti

Risulta fondamentale pensare alla comunicazione interna come occasione di preparazione ed


aggiornamento del personale dellorganizzazione. importante ricordare che il pubblico interno il
primo ponte fra lorganizzazione e lesterno. La gestione del personale, che si tratti di dipendenti, soci
o volontari, richiede senza dubbio unestrema attenzione sia nel processo di scelta che in quello di
crescita, pertanto la comunicazione interna, strumento di questo processo, dovr essere programmata e strutturata come la comunicazione esterna. Il reclutamento di volontari, ad esempio, va programmato e realizzato tramite campagne mirate, valorizzando le differenze individuali di competenze e
motivazioni e permettendo a tutti di collocarsi al meglio.

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6.3. La comunicazione esterna


La comunicazione esterna lattivit comunicativa che si rivolge a chi non parte integrante della
propria organizzazione o magari non la conosce ancora. Possono essere definiti pubblici esterni i
potenziali volontari, gli utenti e i clienti effettivi o potenziali, le istituzioni, i media locali e nazionali, le
altre organizzazioni non profit.
Gli obiettivi della comunicazione esterna:
coinvolgere un pubblico ampio ed eterogeneo
informarlo sulle attivit e sui prodotti del commercio equo e persuaderlo ad acquistare equo
sensibilizzarlo sui temi delleconomia solidale, della finanza etica, dei rapporti Nord-Sud del
mondo.
Gli strumenti:
informazioni sui prodotti
promozioni
newsletter
sito web
brochures o semplici volantini
pubblicit
comunicati stampa

fondamentale costituire una mailing list con i contatti dei clienti, da aggiornare costantemente,
cui inviare aggiornamenti, inviti, comunicati e, periodicamente, una vera e propria newsletter. La newsletter un semplice strumento di pubblicazione che permette di presentare loperato della propria
organizzazione e le novit che la riguardano in modo esauriente. Questo tipo di pubblicazioni pu contenere non solo notizie riguardanti la propria attivit ma anche spaziare su altre informazioni riguardanti il non profit.
Il sito web il mezzo di comunicazione pi immediato e si deve considerare come mezzo indispensabile in quanto non essere presenti significa deludere le aspettative del pubblico che sempre pi vuole
trovare e ricevere informazioni via internet. Il sito web deve avere un dominio facilmente riconoscibile,
va costantemente aggiornato e deve contenere tutti i riferimenti (tel., fax, e-mail, indirizzo).
Il pieghevole/brochure il biglietto da visita della propria attivit. Deve essere semplice e sintetico, riportare il logo del proprio punto vendita e tutte le informazioni necessarie (tel., fax, e-mail,
indirizzo, orari di apertura).
La pubblicit (pagina stampa, inserti, allegati, spot televisivo, annuncio radio, affissioni) costituisce un importante strumento di comunicazione che ha costi per molto elevati. Non si deve scordare
che non esistono differenze tecniche e professionali tra la pubblicit commerciale e quella non profit,
ma si differenziano solo nei contenuti e nelle finalit di comunicazione.
I media locali (quotidiani, settimanali, mensili, emittenti radiofoniche e televisive, portali informativi) sono il mezzo pi accessibile per una Bottega che, se riesce a catturare lattenzione dei giornalisti, pu far parlare di s e pubblicizzare il proprio operato senza dover affrontare costi esosi. Per far
scrivere un articolo su di s la Bottega dovr essere in grado di creare la notizia intorno alle sue azioni, mantenere dei rapporti con i giornalisti, saper scrivere dei buoni comunicati e realizzare adeguati
press kit.

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6.3.1. Creare una notizia


Cos una notizia?
La nascita e lesistenza di una realt del commercio equo locale (inaugurazione del punto vendita).
Tutti gli incontri culturali promossi.
Ogni iniziativa: ad es., una giornata di degustazione dedicata ad una nuova linea di prodotti.
Una presa di posizione di fronte ad eventi nazionali o internazionali.
Lorganizzazione o la partecipazione ad una manifestazione di sensibilizzazione o di protesta.
necessario costruire una mappa dei media a cui si intende rivolgersi. Lo si pu fare grazie alla
propria esperienza di utente, consultando elenco telefonico e pagine gialle alla voce radio, televisioni
e giornali, chiedendo alledicolante di fiducia quali siano le pubblicazioni locali che vende. Individuate
le testate, fondamentale creare la lista dei contatti per ciascuna. La lista deve contenere: numero di
telefono, numero di fax, indirizzo di posta elettronica, nome del direttore o del caposervizio della cronaca locale, nome del giornalista sensibile ai temi trattati.
I media vengono informati attraverso un comunicato stampa che deve contenere una notizia.
Caratteristiche del comunicato stampa:
sintetico (possibilmente mai pi lungo di una pagina A4, breve e conciso);
esauriente (deve contenere tutte le informazioni necessarie, deve rispondere alle domande chi,
cosa, dove, quando, perch e come, pu essere utile prevedere anche foto e dichiarazioni
virgolettate);
firmato (non deve mai mancare il riferimento ad una persona, il suo numero di telefono e lindirizzo
di posta elettronica);
inviato via posta elettronica o via fax;
indirizzato ad una precisa persona;
spedito secondo un calendario che tenga conto delle diverse periodicit dei media cui ci si rivolge;
accompagnato, nei primi tempi, da una breve scheda di presentazione della Bottega o del circolo, e
del commercio equo.
Quando inviare un comunicato stampa:
Quotidiani e televisioni: quattro o cinque giorni prima rispetto alla scadenza;
Radio: una settimana prima (proponendo la realizzazione di interviste o di approfondimenti);
Settimanali: due settimane prima (proponendo la notizia in anteprima e la possibilit di approfondimenti);
Mensili: un mese prima (proponendo la notizia in anteprima e la possibilit di approfondimenti).
Linvio del comunicato va accompagnato da una telefonata per assicurarsi:
se il comunicato stato ricevuto e letto;
se il giornale dar la notizia o lannuncio;
se un giornalista (e quale) sar presente allincontro, alla conferenza stampa, al dibattito

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Esempio di comunicato
LOGO BOTTEGA
Hakuna Shida
via de Giraldi, 16/r
50122 Firenze
tel./fax 055.244386
bottega@hakunashida.com
www.hakunashida.com

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE

COMUNICATO STAMPA
A FIRENZE NATA HAKUNA SHIDA, UNA NUOVA BOTTEGA EQUO SOLIDALE

Dopo aver partecipato ad uno dei corsi di formazione del consorzio Fairtrade Italia, ente di certificazione del commercio equo e solidale, su come aprire e gestire un punto vendita di commercio equo,
marted 16 ottobre alle ore 18.30 inaugura a Firenze (via de Giraldi 16/r - Borgo Albizi) la Bottega
Hakuna Shida. Allinterno del negozio trovano spazio le coloratissime tele Tingatinga provenienti dalla
Tanzania, bomboniere equosolidali, artigianato proveniente dai paesi del Sud del mondo, gioielli lavorati con metalli nuovi e di riciclo, prodotti alimentari equosolidali certificati, suggerimenti per viaggi
di turismo responsabile e molti libri specializzati. Allinaugurazione del nuovo punto di sensibilizzazione e vendita di prodotti del commercio equo e solidale, sar presente uno dei fondatori di questo
movimento, Frans Van Der Hoff, teologo ed economista di origine olandese in Italia per promuovere il
suo ultimo libro Faremo migliore il mondo. Idea e storia del commercio equo e solidale edito da
Mondadori.
Per ulteriori informazioni: Hakuna Shida, via.
Con invito alla pubblicazione.
Per la Bottega
Nome e Cognome
numero di cellulare
Data
_________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Utile e interessante poi creare la propria rassegna stampa ovvero la raccolta di tutti gli articoli
pubblicati riguardanti il punto vendita che documenta lattivit svolta e la visibilit. Pu essere utilizzata per accreditarsi nei contatti commerciali, istituzionali, promozionali e testimonia un lavoro professionale, serio e costante.

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Bibliografia
Amatucci, F., Il commercio equo e solidale, Etas Libri, Milano 1997
Barbetta, G., Il commercio equo e solidale in Italia, Universit Cattolica del Sacro Cuore, Centro di
ricerche sulla cooperazione, Milano, giugno 2006
Becchetti, L., Paganetto, L., Finanza etica commercio equo e solidale: la rivoluzione silenziosa della
responsabilit sociale, Donzelli Editore, Roma 2003
Campagna Citt Equosolidali, Il commercio equo e le comunit locali: il progetto Citt Equosolidali,
Fairtrade TransFair Italia, Padova 2007
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Guida al consumo critico, EMI, Bologna 2005
Di Diego, S., Franguelli, F., Tarantino, M., Non profit - Guida giuridico-fiscale, Maggioli Editore,
Santarcangelo di Romagna (RN) 2001
Gesualdi, F., Manuale per un consumo responsabile: dal boicottaggio al commercio equo e solidale,
Feltrinelli, Milano 2004
Guadagnucci, L., Gavelli, F., La crisi di crescita: le prospettive del commercio equo e solidale,
Feltrinelli, Milano 2004
Krier, J., Fair Trade in Europe 2005, Fair Trade Advocacy Office, Brussels 2005
Martinelli, L., Lepri, S., Le cooperative sociali, Il Sole 24 Ore Editore, Milano 1999
Perna, T., Fair Trade: La sfida etica al mercato mondiale, Bollati Boringhieri, Torino 1998
Roozen N., Van der Hoff, F., Max Havelaar: Lavventura del commercio equo e solidale, Feltrinelli,
Milano 2003
Scium, P., Zazzeron, D., Onlus, Il Sole 24 Ore Editore, Milano 2001
Stiglitz, J., Charlton, A., Commercio equo per tutti. Come gli scambi possono promuovere lo sviluppo,
Garzanti, Milano 2007
Van der Hoff, F., Faremo migliore il mondo: idea e storia del commercio equo e solidale, Bruno
Mondadori, Milano 2005

Sitografia
Agices www.agices.org
Altra Qualit www.altraq.it
Associazione Botteghe del Mondo www.assobdm.it
Campagna Citt Equosolidali www.cittaequosolidali.it
Commercio Alternativo www.commercioalternativo.it
Ctm Altromercato www.altromercato.it
Efta www.european-fair-trade-association.org
Equoland www.equoland.it
Equomercato www.equomercato.it
Fairtrade Italia www.fairtradeitalia.it
FLO www.fairtrade.net
IFAT www.ifat.org
Impresa Etica www.impresaetica.eu
Libero Mondo www.liberomondo.org
News! www.worldshops.org
Ram www.associazioneram.it
Ravinala www.ravinala.org
Roba Dellaltro Mondo www.roba.coop

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Elenco licenziatari Fairtrade


FLO ID 4209
Licenziatario A. Gandola & C. SpA
SS 11, 312 | 25010 Ponte S. Marco (BS)
tel. +39.030.963128-9969044 | fax +39.030.9636403
Riferimento commerciale Mara Bazzoli
Prodotti Crema spalmabile, Cacao
FLO ID 18726
Licenziatario Abafoods
via Ca Mignola Nuova, 1775 | Badia Polesine (RO)
tel. +39.0425.594496 | fax +39.0425.594496
Riferimento commerciale Alessandra Geremia
Prodotti Latte di riso
FLO ID 1714
Licenziatario Alce Nero & Mielizia SpA
Via Idice, 299 | 40050 Monterenzio (BO)
tel. +39.051.920832 | fax +39.051.6540210
Riferimento commerciale Renzo Patelli
Prodotti Zucchero, miele, caff, t, cacao, cioccolato, snacks, riso
FLO ID 2462
Licenziatario Ama-Trade Srl
Via Tuffetti, 71/73 | 20139 Milano
tel. +39.02.55213752 | fax +39.02.56819032
Riferimento commerciale Simon De Carli
Prodotti Frutta fresca, banane
FLO ID 2560
Licenziatario Apofruit scarl / Almaverde Bio
Via Ravennate, 1345 | 47023 Cesena (FO)
tel. +39.0547.643111 | fax +39.0547.643166
Riferimento commerciale Paolo Pari
Prodotti Frutta fresca
FLO ID 3399
Licenziatario Arlotti e Sartoni Sas
Via Ghergenzano, 1/2 | 40016 S. Giorgio in Piano (BO)
tel. +39.051.6636090 | fax +39.051.6636052
Riferimento commerciale Giuseppe Sartoni
Prodotti Snacks e cioccolato
FLO ID 3406
Licenziatario Associazione Gamargioba
Piazza Costituzione, 22 | 37047 San Bonifacio (VR)
tel. +39.045.7611625 | fax +39.045.7611625
Riferimento commerciale Luciano Vezzaro
Prodotti Prodotti dolciari, snacks
FLO ID 4210
Licenziatario Baule Volante SpA
Via E. Mattei, 48/11 | 40138 Bologna
tel. +39.051.6008411 | fax +39.051.538869
Riferimento commerciale Lorenzo Saredo
Prodotti Caff, zucchero, cacao, t, succhi di frutta

FLO ID 3402
Licenziatario Biotropic GmbH
Beckefelfederstr., 96 | D-472269-Duisburg D
Madonna dello Shioppo, 415 | 47023 Cesena (FC)
tel. +39.0547.384201 | fax +39.0547.632791
Riferimento commerciale Doris Theves
Prodotti Banane
FLO ID 18541
Licenziatario Caff Molinari SpA
Riferimento commerciale Fabrizio Mengoli
Prodotti Caff
FLO ID 1262
Licenziatario Caff Agust
Via Allegri, 125-127 | 25124 Brescia
tel. +39.030.2310681 | fax +39.030.2310723
Riferimento commerciale Marco Corsini
Prodotti Caff
FLO ID 4347
Licenziatario Caff Il Chicco Snc
Corso Roma, 270 | 18013 Diano Marina (IM)
tel./fax +39.183.497131
Riferimento commerciale Sarah Pissarello
Prodotti Caff
FLO ID 4211
Licenziatario Caff Ottolina
Via Decemviri, 20/24 | 20138 Milano
tel. +39.02.730032 | fax +39.02.70101226
Riferimento commerciale Fabio Ottolina
Prodotti Caff
FLO ID 3100
Licenziatario Caff River
Via Piero Gobetti, 64 | 52100 Arezzo
tel. +39.0575.299867 | fax +39.0575.299865
Riferimento commerciale Marco Dalla Ragione
Prodotti Caff
FLO ID 2115
Licenziatario Caramellamania Srl
Via Papa Giovanni XXIII, 52 | 41100 Modena
tel. +39.059.254888 | fax +39.059.260892
Riferimento commerciale Lorenzo Bianconi
Prodotti Dolciumi, caramelle e snacks
FLO ID 4424
Licenziatario Coffee&Coffe Srl
Via Emanuele Carnevale, 50 | 00173 Roma
tel. +39.06.7232022 | fax +39.06.72673223
Riferimento commerciale Stefano Perifano
Prodotti Caff

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FLO ID 1043
Licenziatario Coind sca rl
Via Saliceto, 22/h | 40013 Castelmaggiore (BO)
tel. +39.051.6328511 | fax +39.051.701152
Riferimento commerciale Victor Ivankov
Prodotti Caff, t, cioccolato
FLO ID 2559
Licenziatario Commercio Alternativo
Via Darsena, 170 | 44100 Ferrara
tel. +39.0532.774801 | fax +39.0532.52845
Riferimento commerciale Claudio Bertoni
Prodotti Caff, zucchero, bevande, frutta secca,
cacao, cioccolato, snacks, miele, t, palloni
FLO ID 18685
Licenziatario Compagnia del Caff Srl
Via R. Camiscia, 3/5/7 | Moscufo (PE)
tel. +39.085.975556 | fax +39.085.975026
Riferimento commerciale Andrea Cornacchia
Prodotti Caff
FLO ID 1578
Licenziatario Conapi sca rl
Via Idice, 299 | 40050 Monterenzio (BO)
tel. +39.051.920283 | fax +39.051.920530
Riferimento commerciale Giovanni Moretta
Prodotti Miele, zucchero
FLO ID 2989
Licenziatario Coop Chico Mendes
Via Fabriani, 120 | 41100 Modena
tel./fax +39.059.302914
Riferimento commerciale Stefano Ronconi
Prodotti Noci brasiliane
FLO ID 2304
Licenziatario Corsino Corsini SpA
Via del Sembolino, 62-64 | 52041 Badia al Pino (AR)
tel. +39.0575.41071 | fax +39.0575.498530
Riferimento commerciale Patrick Hoffer
Prodotti Caff
FLO ID 4916
Licenziatario Crastan SpA
Via I Maggio, 144 | 56025 Pontedera (PI)
tel. +39.0587.27871 | fax +39.0587.53936
Riferimento commerciale Sergio Campigli
Prodotti Modificatore del latte al cacao
FLO ID 4925
Licenziatario D.A.EM. SpA
Via Bonazzi, 45 | 40013 Castelmaggiore (BO)
tel. +39.051.713556 | fax +39.051.713259
Riferimento commerciale Carlo Bocchi
Prodotti Vending

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FLO ID 3012
Licenziatario Deltafrutta Srl
Via Rutilia, 22 | 20141 Milano
tel. +39.02.5396985 | fax +39.02.55231282
Riferimento commerciale Luciano Guida
Prodotti Banane bio e convenzionali
FLO ID 6387
Licenziatario Dg3 Dolciaria
Localit Campomarino, 8
83014 Ospedaletto dAlpinolo (AV)
tel. +39.0825.691194 | fax +39.0825.691907
Riferimento commerciale Francesca Nicchia
Prodotti Cioccolato, Prodotti dolciari
FLO ID 3404
Licenziatario Duebi Import-Export Srl
Via Orti di Trastevere, 34 | 00153 Roma
tel. +39.06.9100484 | fax +39.06.9106184
Riferimento commerciale Vanda DellUomo
Prodotti Banane e frutta fresca
FLO ID 2140
Licenziatario Ekaf SpA
Via A. Gramsci, 27 | 16010 Manesseno (GE)
tel. +39.010.712901 | fax +39.010.712987
Riferimento commerciale Giovanni Pieri
Prodotti Caff
FLO ID 1585
Licenziatario Emig GmbH
Halstenbeker Weg, 98 | D-25462 Reilingen
Riferimento commerciale H. Lentz
Prodotti Succhi di frutta
FLO ID 5666
Licenziatario Everton SpA
Reg. Bessiche, 70 | 15070 Tagliolo Monferrato (AL)
tel. +39.0143.882041 | fax +39.0143.882090
Riferimento commerciale Filippo Dodero
Prodotti Zucchero, t
FLO ID 4212
Licenziatario FI.OR. Srl
Piazza Artom, 12 | [Centro Alimentare Polivalente]
50127 Firenze
tel. +39.055.4393382-4393383 | fax +39.055.4393384
Riferimento commerciale Giorgio Lepri
Prodotti Frutta fresca
FLO ID 6030
Licenziatario Flora Toscana soc. agr. coop.
Via Caravaggio, 21 | 51012 Pescia (PT)
tel. +39.0572.447011 | fax +39.0572.447021
Riferimento commerciale Luciana Romiti
Prodotti Fiori recisi

FLO ID 3014
Licenziatario Fonti di Posina SpA
Loc. Montagna, 2 | 36010 Posina (VI)
tel. +39.0445.748108 | fax +39.0445.748240
Riferimento commerciale Alessandro Frugani
Prodotti Bevande
FLO ID 1586
Licenziatario Fruttagel sca rl
Via Nullo Baldini, 26 | 48011 Alfonsine (RA)
tel. +39.0544 866511 | fax +39.0544 866564
Riferimento commerciale Rosanna Gennari
Prodotti Succhi di frutta
FLO ID 1523
Licenziatario Fyffes Bv
Marconistraat, 19 | 3029 AE Rotterdam (NL)
tel. +31.10.2245311
Riferimento commerciale Bastian Hesselink
Prodotti Banane
FLO ID 2744
Licenziatario G.T.C. Srl
Via G. Pascoli, 6 | 29010 Pontenure (PC)
tel. +39.0523.510145 | fax +39.0523.510353
Riferimento commerciale Giovanni Consoli
Prodotti Zucchero biologico
FLO ID 4923
Licenziatario General Beverage Srl
Zona Industriale P.I.P. | Loc. Novoleto
54027 Pontremoli (MS)
tel. +39.0187.832305 | fax +39.0187.461368
Riferimento commerciale Giovanni Battista Varoli
Prodotti Bevande
FLO ID 4781
Licenziatario Ghanacoop soiet cooperativa
Sede Legale: Via Boito, 35 | 41100 Modena
tel./fax +39.059.279076
Riferimento commerciale Thomas McCharthy
Prodotti Frutta fresca
FLO ID 1115
Licenziatario Goppion Caff SpA
Via Terraglio, 48 | 31022 Preganziol (TV)
tel. +39.0422.490921 | fax +39.0422.490905
Riferimento commerciale Paola Goppion
Prodotti Caff biologico
FLO ID 6389
Licenziatario Gruppo Industrie Moda SpA
Frazione Cussanio, 11 | 12045 Fossano (CN)
tel. +39.0172.653211 | fax +39.0172.69337
Riferimento commerciale Massimo Riorda
Prodotti Cotone

FLO ID 1449
Licenziatario Icam SpA
Via Pescatori, 53 | 23900 Lecco
tel. +39.0341.2901 | fax +39.0341.360176
Riferimento commerciale Sergio Cerutti
Prodotti Cioccolato
FLO ID 1642
Licenziatario Impresa Etica Comart
Passaggio De Gasperi, 3/18 | 35131 Padova
tel. +39.049.8761151 | fax +39.049.8751696
Riferimento commerciale Marino Lorenzetto
Prodotti Caff, cioccolato, cacao in polvere;
palloni equi
FLO ID 4434
Licenziatario Marc Laurent Sa
21, rue Blanqui | 93406 St Ouen cedex | France
Riferimento commerciale Christian Pimont
Prodotti Cotone
FLO ID 1261
Licenziatario Marzotto Srl
Via Roma, 192/E | 36070 Castelgomberto (VI)
tel. +39.0445.440506 | fax +39.0445.941317
Riferimento commerciale Antonio Marzotto
Prodotti Caff
FLO ID 3571
Licenziatario Mc Garlet Srl
Via Calipari, 12 | 24061 Albano S. Alessandro (BG)
tel. +39.035.4521314 | fax +39.035.582363
Riferimento commerciale Luca Garletti
Prodotti Frutta fresca e banane
FLO ID 4926
Licenziatario Moka Efti SpA
Via A. Meucci, 16/22 | 20094 Corsico (MI)
tel. +39.02.45869946 | fax +39.02.45864412
Riferimento commerciale Massimo Cubiciotti
Prodotti Caff
FLO ID 2139
Licenziatario Mokaf Snc
Corso Piave, 199/1 | 12051 Alba (CN)
tel. +39.0173.282334 | fax +39.0173.283346
Riferimento commerciale Roberto Rolfo
Prodotti Caff biologico, cioccolato, t
FLO ID 18521
Licenziatario Mokaflor Srl
Via delle Torri, 55 | 50142 Firenze
tel. +39.055.7321718 | fax +39.055.7321719
Riferimento commerciale Andrea Bernini
Prodotti Caff

35

FLO ID 1291
Licenziatario Mongozo B.V.
Kempweg, 35 | 5801 Venray | PostBus 5129
5800 GC Venray - Holland
tel. +31.478.550968 | fax +31.478.550969
Riferimento commerciale Johannes Michael
Prodotti Bevande
FLO ID 3184
Licenziatario Nicofrutta Srl
Via F.lli Alessandri, 5/A | 37025 Verona
tel. +39.045.8890128 | fax +39.045.941097
Riferimento commerciale Luciano Nicolis
Prodotti Frutta fresca
FLO ID 4924
Licenziatario Officina Dolciaria Srl
Via dellArtigianato, 2
35010 San Giorgio in Bosco (PD)
tel./fax +39.049.9450278
Riferimento commerciale Angelo Bizzotto
Prodotti Cioccolato, Prodotti dolciari
FLO ID 1509
Licenziatario Organic Sur
Via Andrea Costa, 112/2 | 40067 Rastignano BO
tel. +39.051.6260361 | fax +39.051.6252252
Riferimento commerciale Franco de Panfilis
Prodotti Banane
FLO ID 219
Licenziatario Otg Laurens Spethmann GmbH
& Co. Kg
Am Bauhof, 13-15 | 21218 Seevetal | Germania
Riferimento commerciale Rolf Klein
Prodotti T
FLO ID 3794
Licenziatario Pausa Caf soc. coop. soc.
Via Lulli, 8 int. 7 | 10148 Torino
tel. +39.335.5905537 | fax +39.011.2261342
Riferimento commerciale Marco Ferrero
Prodotti Caff
FLO ID 2303
Licenziatario Peviani SpA
Via Lombardia, 7/9 | 27010 Siziano (PV)
tel. +39.0382.678511
fax +39.0382.6785301-302-303
Riferimento commerciale Pino Peviani
Prodotti Banane convenzionali e bio
FLO ID 2950
Licenziatario Pfanner GmbH
Via Galvani, 6/c | 39100 Bolzano
tel. +39.0471.500315 | fax +39.0471.501914
Riferimento commerciale Adolf Pftischer
Prodotti Succo darancia

36

FLO ID 2350
Licenziatario Plantaciones del Norte Holland Banane Bio
Scheerstraat, 6 | 8861 TE Harlingen (Nederland)
tel. +39.335.6178241 | fax +39.02.54121246
Riferimento commerciale John Ponjee
Prodotti Banane convenzionali e bio
FLO ID 4870
Licenziatario Plusia Srl
Via G. Galilei, 26-28 | 35030 Veggiano (PD)
tel. +39.049.9004539 | fax +39.049.9004543
Riferimento commerciale Franca Dal Corso
Prodotti Cioccolato, caramelle
FLO ID 1794
Licenziatario Pompadour Teekanne Srl
Via Negrelli, 11 | 39100 Bolzano
tel. +39.0471.549000 | fax +39.0471.912447
Riferimento commerciale Alexander Schick
Prodotti T
FLO ID 18580
Licenziatario Quality BIO Sas
Via Orzano, 1 | 33040 Moimacco (UD)
tel. +39.0432 722619 | fax +39.0432.722928
Riferimento commerciale Marco Sartor
Prodotti Prodotti dolciari
FLO ID 5040
Licenziatario Rauch Fruchtsfte GmbH & Co.
Langgasse, 1 | 6830 Rankweil | Austria
Riferimento commerciale Christian Reuter
Prodotti Succhi di frutta
FLO ID 5308
Licenziatario Rausch Schokoladen GmbH
Charlottenstr., 60 | Berlin
Riferimento commerciale Olaf Bttner
Prodotti Cioccolato
FLO ID 3401
Licenziatario Riso Beretta
Via Robecchi, 22 | 27020 Zerbol (PV)
tel. +39.0382.818671 | fax +39.0382.818688
Riferimento commerciale Mario Beretta
Prodotti Riso
FLO ID 2515
Licenziatario Riso Scotti SpA
Via Torretta, 23 | 27100 Pavia
tel. +39.0382.5081 | fax +39.0382.577265
Riferimento commerciale Angelo Lonati
Prodotti Riso
FLO ID 3403
Licenziatario Scapigliati Snc
Via G. di Vittorio, 8 | 50063 Figline Valdarno (FI)
tel +39.055.9155471 | fax +39.055.9157533
Riferimento commerciale Daniele Scapigliati
Prodotti Biscotti, prodotti dolciari

FLO ID 5423
Licenziatario Se.Di.Bar Srl
Via Pontina Vecchia, Km 33,8 | 00040 Ardea (RM)
tel. +39.06.91968087 | fax +39.06.9145750
Riferimento commerciale Roberto Nicolini
Prodotti Caff
FLO ID 4348
Licenziatario Serio Caff Srl
Via degli Esplosivi Snc | 00034 Colleferro (RM)
tel. +39.06 9720251 | fax +39.06 97200965
Riferimento commerciale Luigi Serio
Prodotti Caff
FLO ID 2558
Licenziatario Spreafico Francesco & f.lli SpA
Via Campagnola, 8/C | 23843 Dolzago (LC)
tel. +39.0341.453611 | fax +39.0341.451115
Riferimento commerciale Mauro Spreafico
Prodotti Banane bio
FLO ID 5669
Licenziatario Sdzucker AG
Maximilianstr., 10 | 68165 Mannheim
Riferimento commerciale Jens Knarr
Prodotti Zucchero di canna
FLO ID 6388
Licenziatario Torrefazione della Piazza
Via Torino, 124 | 10050 S. Antonino di Susa (TO)
tel. +39.339.1868580
Riferimento commerciale Roberto Messineo
Prodotti Caff
FLO ID 3407
Licenziatario Torrefazione Hawai Snc
Via Civitella Paganico, 1/A | 58100 Grosseto
tel. +39.0564.491907 | fax +39.0564.476600
Riferimento commerciale Marco Busonero
Prodotti Caff
FLO ID 5422
Licenziatario Torrefazione La Fenice
Contrada S. Luca | 85054 Muro Lucano (PZ)
tel./fax +39.0976.2807
Riferimento commerciale Massimo Fusco
Prodotti Caff
FLO ID 18725
Licenziatario Torrefazione Musetti Srl
Via Marcora, 2/4 | 29010 Pontenure (PC)
tel. +39.0523.69281 | fax + 39.0523.692824
Riferimento commerciale Alessia Girasoli
Prodotti Caff

FLO ID 3013
Licenziatario Torrefazione T.N.Y. SpA
Viale Adua, 5/7 | 51100 Pistoia
tel. +39.0573.24281 | fax +39.0573.364562
Riferimento commerciale Amalia Ramazzotti
Prodotti Caff
FLO ID 4002
Licenziatario V. Besana SpA
Via Ferrovia, 210
80040 San Gennaro Vesuviano (NA)
tel. +39.081.8659305 | fax +39.081.8657651
Riferimento commerciale Giuseppe Calcagni
Prodotti Noci, frutta secca, frutta disidratata
FLO ID 2679
Licenziatario Vita Verde GmbH
Am Weiher, 7 | D-36103 Flieden | Germany
Riferimento commerciale Philip Friedberg
Prodotti Succhi di frutta
FLO ID 2331
Licenziatario Wertform GmbH
Buschwerder Hauptdeich, 10 | 21107 Hamburg
Riferimento commerciale Petra Meisehen
Prodotti Caff
FLO ID 4213
Licenziatario Zoffoli Antonio & f.lli
Via Emilia Levante, 1910 | 47023 Cesena (FC)
tel. +39.0547.301391 | fax +39.0547.301391
Riferimento commerciale Fabrizio Tronconi Zoffoli
Prodotti Frutta Fresca
FLO ID 3561
Licenziatario Zotter GmbH
Bergl, 56 | 8333 Riegersburg | Austria
Distributore per lItalia Casa Nolfi Forniture
Viale Romagna, 83/B | 61032 Fano (PU)
tel. +39.0721.827066 | fax +39.0721.827066
Prodotti Cioccolato

37

Elenco centrali di importazione


Altra Qualit
Via Caselli, 11/2 | 44100 Ferrara (FE)
tel. 0532 978893
www.altraq.it
Commercio Alternativo
Via Darsena, 176 | 44100 Ferrara
tel. 0532 774811
www.commercioalternativo.it
Ctm Altromercato
Via Francia, 1/C | 37135 Verona
tel. 045 8008081
www.altromercato.it
Equoland
Via F.lli Cervi, 76/78 | 50013 Campi Bisenzio (FI)
tel. 055 8946698
www.equoland.it
Equomercato
Via Cesare Cattaneo, 6
22060 Cant, loc. Vighizzolo (CO)
tel. 031 734158
www.equomercato.it

38

Impresa Etica
Passaggio De Gasperi, 3 | 35131 Padova
tel. 049 8761151
www.impresaetica.eu
Libero Mondo
Via Savigliano, 15 | 12062 Roreto di Cherasco (CN)
tel. 0172 499169
www.liberomondo.org
Ram
Via Molino Nuovo, 8 | 16030 Avegno (GE)
tel. 0185 799087
www.associazioneram.it
Ravinala
Via Vittorio Veneto, 8/A | 42100 Reggio Emilia
tel. 0522 924211
www.ravinala.org
Roba Dellaltro Mondo
via Conturli, 27 | 16042 Carasco (GE)
tel. 0185 351439
www.roba.coop

Testi approvati dal Parlamento - Gioved 6 luglio 2006 - Strasburgo


Risoluzione del Parlamento europeo sul commercio equo e solidale e lo sviluppo (2005/2245(INI))
Il Parlamento europeo,
vista la propria risoluzione del 2 luglio 1998 sul commercio equo e solidale 1,
vista la propria risoluzione del 10 luglio 2003 sulla crisi del mercato internazionale del caff 2,
vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 12 febbraio
2004, dal titolo Catene di prodotti agricoli di base, dipendenza e povert - Proposta di piano dazione
a livello di UE (COM(2004)0089),
vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, del 29 novembre 1999, sul commercio equo
e solidale (COM(1999)0619),
visto il parere del comitato economico e sociale europeo, del 27 ottobre 2005, sul tema Commercio
etico e programmi di garanzia per i consumatori 3,
visti la dichiarazione e il piano dazione sui prodotti di base africani adottati dalla Conferenza dei
ministri del commercio dellUnione africana tenutasi ad Arusha il 21-23 novembre 2005,
visto il consenso di So Paulo, undicesima sessione della conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo (UNCTAD), tenutasi a So Paulo il 13-18 giugno 2004,
visti gli articoli da 177 a 181 del trattato che istituisce la Comunit europea,
visto lAccordo di partenariato tra i membri del gruppo degli stati dellAfrica, dei Caraibi e del
Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunit europea e i suoi Stati membri, dallaltro, firmato a Cotonou
il 23 giugno 2000 (accordo di Cotonou) 4 e modificato a Lussemburgo il 25 giugno 2005 5, e in particolare larticolo 23, lettera g),
visto il compendio sulle strategie di cooperazione allaccordo di Cotonou, pubblicato dalla
Commissione nel 2001,
visto il manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili, dal titolo Acquistare verde!, pubblicato dalla
Commissione nel 2004,
visto il rapporto dellAFNOR (Agence franaise de normalisation) sui criteri e requisiti applicabili alle
attivit delle organizzazioni di Commercio equo e solidale del 9 dicembre 2005,
visto larticolo 45 del proprio regolamento,
visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per il commercio
internazionale (A6-0207/2006),
A. considerando che il Commercio equo e solidale si dimostrato un mezzo efficace di promozione
dello sviluppo sostenibile,
B. considerando che il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli
indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali sono accomunati dallambizione di immettere sul mercato, commercializzare e promuovere prodotti rispondenti a
determinati criteri sociali, ambientali e di sviluppo,
C. considerando che il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli
indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali costituiscono importanti strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), in particolare
leliminazione della povert e il partenariato mondiale per lo sviluppo,

GU C 226 del 20.7.1998, pag. 73.


GU C 64E del 12.3.2004, pag. 607.
3
GU C 28 del 3.2.2006, pag. 72.
4
GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
5
GU L 287 del 28.10.2005, pag. 4.
2

39

D. considerando che i prezzi di molti dei principali prodotti agricoli esportati dai paesi in via di sviluppo, quali zucchero, cotone, cacao e caff, sono caduti tra il 30 e il 60% tra il 1970 e il 2000, obbligando i piccoli agricoltori a vendere i propri raccolti al di sotto del costo di produzione e riducendo
le entrate di molti tra i paesi pi poveri del mondo, e considerando che il Commercio equo e solidale pu fornire soluzioni a questo problema,
E. considerando che gli articoli XXXVI-XXXVIII dellaccordo generale sulle tariffe ed il commercio
(GATT) impegnano i membri dellOrganizzazione mondiale del commercio (OMC) ad intraprendere,
ove necessario, unazione collettiva per assicurare la stabilizzazione dei prezzi dei prodotti primari; considerando che lUnione africana insiste affinch la questione dei prodotti di base venga trattata nellambito dei negoziati OMC in corso,
F. considerando che larticolo 23, lettera g) dellaccordo di Cotonou prevede il sostegno alla promozione del Commercio equo; che il compendio sulle strategie di cooperazione allaccordo di Cotonou prevede, alla sezione 2.6.3., paragrafo 64, che la cooperazione sostenga sia i gruppi di produttori nei
paesi in via di sviluppo, che le ONG nellambito dellUnione europea attraverso dotazioni di bilancio
e risorse del FES, e che tale sostegno venga utilizzato per finanziare il lancio di nuove linee di prodotti, campagne di sensibilizzazione dei consumatori, attivit educative e costruzione di capacit,
G. considerando che il Commercio equo e solidale persegue due obiettivi inseparabili: da un lato, fornire opportunit di sviluppo a produttori e lavoratori su piccola scala nei paesi in via di sviluppo e,
dallaltro, incoraggiare il sistema di commercio internazionale e le imprese private ad operare in
una maniera che sia pi equa e si indirizzi maggiormente verso lo sviluppo sostenibile; che il movimento internazionale per il Commercio equo e solidale persegue questultimo obiettivo dando
lesempio ed esercitando pressioni sui governi, sulle organizzazioni internazionali e sulle imprese,
H. considerando che altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a
rafforzare le norme sociali ed ambientali perseguono obiettivi diretti sia a sostenere uno sviluppo
sostenibile a vantaggio dei produttori e lavoratori dei paesi in via di sviluppo, sia a consentire ad imprese private di divenire parte attiva nello sviluppo sostenibile e di sostenere efficacemente tale processo,
I. considerando che le organizzazioni di Commercio equo e solidale svolgono un ruolo importante nel
rafforzare la sensibilizzazione in merito alle relazioni Nord-Sud, in particolare attraverso campagne dinformazione e il rafforzamento della cooperazione tra cittadini, nonch ricorrendo al concetto di citt e universit del Commercio equo e solidale,
J. considerando che le vendite del Commercio equo e solidale in Europa sono aumentate in media del
20% lanno dal 2000, a beneficio di oltre un milione di produttori e delle loro famiglie e dimostrando
un crescente interesse dei consumatori europei nei confronti degli acquisti responsabili; considerando che il tasso di crescita in detto commercio varia tra i diversi Stati membri dellUnione europea
e che la quota di mercato globale del Commercio equo e solidale continua ad essere ridotta, ma sta
sviluppandosi rapidamente, mentre le tendenze internazionali sono analogamente incoraggianti,
K. considerando che un crescente numero di rivenditori europei fa sforzi considerevoli per sostenere
il Commercio equo e solidale e altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che
contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, divulgando i propri valori e offrendone i
prodotti nei propri punti vendita,
L. considerando che milioni di produttori vogliono entrare a far parte del sistema di Commercio equo e
solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e che vi un enorme potenziale di crescita; considerando che le
politiche internazionali in ambito commerciale e agricolo creano difficolt, in particolare per le piccole e medie imprese dei paesi in via di sviluppo, compresi i produttori del Commercio equo e solidale,
M.considerando che occorre sensibilizzare maggiormente i consumatori europei circa limpatto positivo del Commercio equo e solidale sulla situazione socio-economica dei produttori e delle rispettive comunit locali,
N. considerando che produttori e consumatori traggono vantaggio da un marchio di garanzia del
Commercio equo e solidale unico e riconoscibile come quello gi esistente,
O. considerando che, nel contesto del Commercio equo e solidale, occorre rivolgere particolare attenzione al ruolo delle donne, che sono i principali attori economici nello sviluppo sostenibile,

40

P. considerando che il Commercio equo e solidale si rivelato uno strumento efficace di sostegno per
i popoli indigeni, dando loro opportunit di vendere i propri prodotti direttamente ai mercati europei, mantenendo nel contempo i propri modi di vita e di lavoro tradizionali,
Q. considerando che i prodotti del Commercio equo e solidale sono commercializzati in due modi diversi: il percorso integrato, nel quale i prodotti (soprattutto oggetti dartigianato) sono importati da
organizzazioni del Commercio equo e solidale e distribuiti soprattutto in negozi specializzati del
Commercio equo e solidale (i cosiddetti Worldshops) e il sistema delletichettatura, in base al
quale i prodotti sono etichettati da agenzie di certificazione specializzate del Commercio equo e solidale, che certificano che la catena di produzione rispetta i principi del Commercio equo e solidale,
R. considerando che nel corso degli ultimi cinque decenni il movimento internazionale del Commercio
equo e solidale, e pi precisamente le seguenti organizzazioni: FLO (Fairtrade Labelling
Organizations International), IFAT (International Fair Trade Association), NEWS (Network of
European Worldshops) ed EFTA (European Fair Trade Association), ha elaborato a livello internazionale norme volontarie armonizzate per i prodotti del Commercio equo e solidale etichettati e
non, nonch per le organizzazioni di tale commercio,
S. considerando che, alla luce del successo del Commercio equo e solidale e dellassenza di protezione giuridica, sussiste il rischio che tale concetto possa essere utilizzato abusivamente da imprese
che entrino nel mercato del Commercio equo e solidale senza rispettarne i criteri; considerando
che ci pu ridurre i benefici per i produttori poveri e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo,
diminuire egualmente la trasparenza per i consumatori e violare il diritto degli stessi ad
uninformazione appropriata sui prodotti,
T. considerando che alcuni Stati membri hanno avviato procedure legislative volte a regolamentare
luso dellespressione Commercio equo e solidale e i criteri per lea qualifica di organizzazione del
Commercio equo e solidale,
U. considerando che la Commissione non ha una politica uniforme per quanto concerne il Commercio
equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali e considerando che non vi un coordinamento strutturato tra le diverse direzioni generali al riguardo,
V. considerando che attualmente in Europa lassistenza e il sostegno al Commercio equo e solidale,
alle organizzazioni del Commercio equo e solidale e ad altre iniziative altre iniziative commerciali
soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali
sono attualmente limitati e frammentati,
W.considerando che nelle istituzioni europee vengono offerti sempre pi prodotti del Commercio equo
e solidale,
X. considerando che vi sono strumenti mediante i quali i governi possono sostenere il Commercio
equo e solidale, che sono compatibili con lOMC, purch non siano discriminatori nei confronti degli
Stati membri dellOMC,
1. invita la Commissione a presentare una raccomandazione sul Commercio equo e solidale, riconoscendo che un atto legislativo non vincolante , in questo momento, un tipo di atto pi adeguato e
che non implica il rischio di un eccesso di regolamentazione e la invita altres ad esaminare la possibilit di presentare una raccomandazione sulle altre iniziative commerciali soggette a controlli
indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali;
2. ritiene che, al fine di eliminare il rischio di abusi, il Commercio equo e solidale deve soddisfare una serie
di criteri, definiti in Europa dal movimento per il Commercio equo e solidale nei termini seguenti:
a) un prezzo equo al produttore, che garantisca un salario equo e copra i costi di una produzione
sostenibile e il costo della vita; tale prezzo deve essere almeno pari al prezzo minimo e ai premi
del Commercio equo e solidale, ove questi siano stati definiti dalle associazioni internazionali
del Commercio equo e solidale,
b) se il produttore lo richiede, parte del pagamento deve essere versata in anticipo,
c) relazioni stabili e a lungo termine con i produttori e partecipazione dei produttori alla definizione delle norme del Commercio equo e solidale,

41

d) trasparenza e tracciabilit lungo lintera catena di fornitura, al fine di garantire uninformazione


adeguata al consumatore,
e) condizioni di produzione che rispettino lottava convenzione di base dellOrganizzazione internazionale del lavoro (OIL),
f) rispetto per lambiente, protezione dei diritti delluomo e, in particolare, dei diritti della donna e
del bambino, nonch rispetto dei metodi di produzione tradizionali che promuovono lo sviluppo
economico e sociale,
g) sviluppo di capacit e responsabilizzazione dei produttori, in particolare dei produttori e dei lavoratori su piccola scala e marginalizzati dei paesi in via di sviluppo e delle loro organizzazioni, oltrech delle rispettive comunit, onde garantire la sostenibilit del Commercio equo e solidale,
h) sostegno alla produzione e accesso al mercato per le organizzazioni dei produttori,
i) attivit di sensibilizzazione sulla produzione del Commercio equo e solidale e le relazioni commerciali, la missione e gli obiettivi del Commercio equo e solidale e lingiustizia prevalente delle
norme commerciali internazionali,
j) la sorveglianza e la verifica del rispetto di questi criteri, laddove le organizzazioni del Sud del
mondo devono svolgere un ruolo di maggior peso al riguardo, che porti a una riduzione dei costi
e a una maggiore partecipazione locale al processo di certificazione,
k) regolari valutazioni dellimpatto delle attivit di Commercio equo e solidale;
3. sottolinea che la quota pi significativa di aumento delle vendite di prodotti del Commercio equo e
solidale stata raggiunta con i prodotti etichettati e che iniziative di etichettatura del Commercio
equo e solidale sono state sviluppate nella maggior parte dei paesi europei;
4. osserva che lEuropa costituisce il maggior mercato per i prodotti del Commercio equo e solidale,
con una quota stimata tra il 60 e il 70% delle vendite mondiali e un potenziale di ulteriore crescita;
5. ricorda che listituzione di un sistema commerciale multilaterale libero ed equo costituisce lo strumento migliore per realizzare unefficace gestione della globalizzazione a beneficio di tutti; ricorda inoltre,
che il sistema di Commercio equo-solidale si dimostrato uno strumento importante per la riduzione
della povert e lo sviluppo sostenibile e ritiene che, a lungo termine, potrebbe facilitare lequa partecipazione dei paesi in via di sviluppo al sistema commerciale multilaterale, garantire loro un accesso stabile e sostenibile al mercato europeo come pure sensibilizzare maggiormente i consumatori;
6. ricorda che, laddove gli accordi commerciali internazionali non rispondono alle esigenze dei paesi
poveri, il sistema del Commercio equo e solidale si dimostrato efficace in termini di riduzione
della povert e sviluppo sostenibile; ritiene che, in una prospettiva a lungo termine, esso possa
consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare pienamente al sistema multilaterale degli
scambi commerciali;
7. invita la Commissione e il Consiglio a promuovere il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali
ed ambientali quali strumenti efficaci per il raggiungimento degli OSM e a riconoscere
limportante ruolo delle organizzazioni di Commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali nel sostenere produttori su piccola scala e marginalizzati nei paesi in via di sviluppo, nonch
nel sensibilizzare i consumatori europei nei confronti di relazioni commerciali sostenibili ed etiche
tra Nord e Sud, in generale, e del Commercio equo e solidale in particolare;
8. ricorda che le politiche commerciali europee devono migliorare laccesso al mercato per i piccoli
produttori del Sud;
9. invita la Commissione a effettuare uno studio per esaminare come il Commercio equo-solidale
potrebbe divenire un modello per una politica commerciale sostenibile in grado di stimolare scambi Nord-Sud equilibrati come pure per individuare gli ostacoli al commercio che hanno le pi gravi
conseguenze negative sulle popolazioni povere del pianeta;
10. invita la Commissione a riconoscere che, accanto al movimento per il Commercio equo e solidale,
vi sono altri programmi credibili che, sotto legida dellISEAL (lAlleanza internazionale per
laccreditamento e letichettatura sociale e ambientale), contribuiscono alla definizione di norme
sociali e ambientali per quanto riguarda la certificazione di terzi;

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11. invita la Commissione e gli Stati membri a prendere misure appropriate per assicurare che i consumatori abbiano accesso a tutte le informazioni di cui hanno bisogno per fare scelte consapevoli; ritiene che i consumatori debbano avere il diritto di un rapido accesso allinformazione sui prodotti, che deve essere facilmente comprensibile e presentata in modo trasparente;
12. invita la Commissione a cooperare con il movimento internazionale del Commercio equo-solidale
per sostenere criteri chiari e ampiamente applicabili al fine di valutare, alla luce degli stessi, i programmi di garanzia per i consumatori, sostenere la fiducia dei consumatori nei confronti di tali
programmi e consolidare le filiere dei prodotti del Commercio equo-solidale;
13. invita la Commissione a lanciare specifici inviti a presentare proposte in relazione al Commercio
equo e solidale e a sensibilizzare maggiormente i consumatori, promuovere i programmi di garanzia e i marchi e la raccolta sistematica dei dati e la valutazione degli effetti nellUE;
14. chiede alla Commissione di coordinare meglio le sue attivit nel campo del Commercio equo e
solidale e delle altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a
rafforzare le norme sociali ed ambientali intraprese dalle diverse direzioni generali responsabili
per i settori dello sviluppo, commercio, occupazione e affari sociali, protezione del consumatore,
mercato interno e agricoltura, e a rendere il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed
ambientali una parte integrale delle sue politiche in questi settori;
15. invita la Commissione e il Consiglio a prendere in considerazione ed esaminare lapplicazione di
unaliquota IVA ridotta per i prodotti del Commercio equo e solidale e a sopprimere i dazi
dimportazione sui prodotti del Commercio equo e solidale originari di paesi in via di sviluppo; sottolinea che tutti i prodotti cui verrebbe applicata unaliquota IVA ridotta dovrebbero essere oggetto di un rigoroso monitoraggio onde evitare abusi;
16. esorta gli Stati membri che stanno attualmente elaborando normative attinenti al Commercio
equo e solidale, o che possono influire sulle organizzazioni del Commercio equo e solidale o su
altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le
norme sociali ed ambientali, a basare tutti i criteri rilevanti sulle conoscenze e lesperienza dei
soggetti interessati, incluso il movimento internazionale del Commercio equo e solidale, e a valutare attentamente, quale primo passo, il rischio di un eccesso di regolamentazione, nonch il possibile impatto di tale regolamentazione sui produttori su piccola scala e marginalizzati;
17. invita la Commissione ad attuare larticolo 23, lettera g) dellaccordo di Cotonou e le disposizione fissate dal compendio sulle strategie di cooperazione allaccordo, in particolare i paragrafi da 61 a 64;
18. invita la Commissione a istituire un punto di contatto interno che garantisca il regolare coordinamento tra i vari servizi della Commissione sulle questioni relative al Commercio equo e solidale;
19. invita la Commissione a fornire assistenza al Commercio equo e solidale:
a) nei paesi in via di sviluppo, elaborando misure volte a sviluppare nuovi prodotti del Commercio
equo e solidale, fornire assistenza tecnica e di costruzione della capacit (ad esempio per soddisfare le norme sanitarie e fitosanitarie europee, le norme sullorigine nonch il crescente
numero di norme settoriali), incoraggiare il passaggio alla manifattura (valore aggiunto), sostenere programmi di costruzione della capacit e di responsabilizzazione, sostenere finanziamenti anticipati per i produttori del Commercio equo e solidale e assistere nella distribuzione dei
prodotti del Commercio equo e solidale sui mercati locali, ponendo un accento particolare sui
progetti attuati da donne,
b) nellUnione europea, elaborando misure per sostenere programmi di sensibilizzazione al
Commercio equo e solidale, campagne dinformazione e attivit promozionali, ricerche sullimpatto e sulle migliori pratiche, analisi della catena di approvvigionamento, valutazioni della tracciabilit e della responsabilit, sostegno alla commercializzazione dei prodotti del Commercio
equo e solidale attraverso sostegno concreto per i negozi worldshop,
c) nellUnione europea e nei paesi in via di sviluppo, promuovendo lattivit e il ruolo delle organizzazioni del Commercio equo e solidale;
20. invita la Commissione, previa consultazione dei soggetti interessati, a presentare al Parlamento
una proposta per unazione e un finanziamento adeguati nel settore del Commercio equo e soli-

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dale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali;
21. invita la Commissione a esaminare possibilit per rafforzare la sensibilizzazione nei confronti del
Commercio equo e solidale e di altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che
contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali, in particolare nelle scuole e attraverso di esse;
22. esorta le autorit pubbliche in Europa ad integrare criteri di Commercio equo e solidale nei loro
bandi di gara e nelle loro politiche dacquisto ed invita la Commissione a promuovere tale approccio elaborando, ad esempio, orientamenti per bandi di gara del Commercio equo e solidale;
23. ricorda che soprattutto gli enti pubblici regionali effettuano elevati investimenti nei mercati dei
prodotti rilevanti; li invita pertanto a prestare, nei loro bandi di gara, particolare attenzione ai prodotti del commercio equo e solidale;
24. accoglie favorevolmente lo sforzo crescente, in particolare al Parlamento europeo, volto ad offrire prodotti del Commercio equo e solidale e sottolinea che tutte le istituzioni dellUnione europea
dovrebbero utilizzare tali prodotti nei propri servizi interni;
25. sottolinea che il Commercio equo e solidale e le altre iniziative commerciali soggette a controlli
indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali possono costituire
strumenti efficaci per rendere le imprese socialmente sensibili e socialmente responsabili;
26. sottolinea limportanza di rendere pi inclusiva la politica europea sulla responsabilit sociale
delle imprese, continuando ed intensificando gli incontri tra le diverse parti interessate, incluse le
sedi dove sono presenti le organizzazioni del Commercio equo e solidale;
27. esorta la Commissione a sostenere meccanismi per lq partecipazione, ove possibile, dei produttori nella fissazione dei prezzi, come previsto al paragrafo 63 del compendio sulle strategie di cooperazione allaccordo di Cotonou;
28. esorta la Commissione ad appoggiare la richiesta dellUnione africana di trattare in linea prioritaria la questione dei prezzi dei prodotti di base nellambito dei negoziati commerciali mondiali
attualmente in corso, in conformit con gli impegni dellOMC, in particolare con gli articoli del
GATT XXXVI-XXXVIII;
29. invita la Commissione ad adottare iniziative, conformemente al paragrafo 2, lettera a), dellarticolo XXXVIII del GATT per elaborare misure volte a stabilizzare e a migliorare le condizioni di mercato per i prodotti primari di particolare interesse per i paesi meno sviluppati, che comprendano
misure per conseguire prezzi stabili, equi e remunerativi per le esportazioni di tali prodotti;
30. accoglie favorevolmente lintroduzione di speciali clausole sociali ed ambientali nel sistema delle
preferenze generalizzate + (GSP+), ma ritiene necessario rafforzare il meccanismo di controllo di
tale sistema;
31. esorta la Commissione ad elaborare una politica coerente per la promozione e la protezione dei
produttori su piccola scala e marginalizzati, inclusi i produttori del Commercio equo e solidale, che
rappresenti le loro opinioni nonch quella dei produttori legati ad altre iniziative commerciali soggette a controlli indipendenti che contribuiscono a rafforzare le norme sociali ed ambientali,
tenendo conto del loro punto di vista nellambito dei negoziati commerciali bilaterali, regionali e
multilaterali quali gli accordi di partenariato economico;
32. invita la Commissione a tenere conto dellapproccio del Commercio equo e solidale e di altri
approcci commerciali sociali ed ambientali quando elabora la politica commerciale dellUnione
europea;
33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione
nonch allOIL, al programma per lambiente delle Nazioni Unite, allUNCTAD e allOMC.
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ALLEGATI

Agricoltura sostenibile, protezione della biodiversit


e commercio equo insieme contro la povert
Nel marzo 2007, lOng CEFA il seme della solidariet, la Fondazione Slow Food per la
Biodiversit Onlus e Fairtrade Italia, con un finanziamento dellUnione Europea, hanno avviato un
progetto europeo triennale con lobiettivo di sensibilizzare lopinione pubblica sui temi dello sviluppo sostenibile e informare sulle politiche di equit possibili fra Paesi del Nord e del Sud del mondo.
Il progetto intende fare conoscere modelli di agricoltura sostenibile, rendere consapevole i cittadini europei dei rischi connessi alla riduzione della biodiversit e della agrobiodiversit in particolare, favorire modelli di sviluppo rurale rispettosi delle culture delle comunit locali e indigene, valorizzare unefficace interazione tra Paesi europei e Sud del mondo basata sul commercio equo e
solidale. La promozione dellagricoltura sostenibile, la difesa della biodiversit e il commercio equo
e solidale contribuiscono a rispondere ai problemi che lattuale modello di sviluppo globale non solo
non risolve ma in parte crea, dimostrando di essere una delle possibili soluzioni allo sradicamento
della povert nel mondo.

I partner del progetto


Fairtrade TransFair Italia
Il marchio di garanzia italiano del commercio equo e solidale viene fondato
come associazione non profit nel 1994 con il concorso delle centrali del commercio equo, dellAssociazione Botteghe del Mondo, di alcune associazioni importanti quali Arci, Acli, Agesci, ACU, CGM, Pax Christi, ANCC e di alcune tra le principali Ong italiane come
ManiTese e Focsiv. Lassociazione si trasformata in consorzio alla fine del 2003, nel quadro di uno sviluppo delle attivit di certificazione e diffusione del commercio equo e solidale. I soci attuali del
Consorzio sono 26 organizzazioni, che operano nella cooperazione internazionale, nella solidariet,
nella finanza etica, nel rispetto dellambiente e nel commercio equo e solidale, come Arci, Acli, Banca
Etica, Cies, Ucodep, Unicef, ManiTese, Legambiente. Il ruolo ed il lavoro svolto da Fairtrade TransFair
riassumibile nei seguenti punti:
Concessione del marchio di sublicenza Fairtrade alle aziende che vogliono inserirsi nel circuito del
commercio equo, contrassegnando il proprio prodotto con il marchio.
Verifica del rispetto delle condizioni contrattuali da parte dei licenziatari (rapporti con i produttori,
comunicazione, utilizzo del marchio).
Organizzazione di campagne informative e di sensibilizzazione sui principi e i prodotti del commercio equo.
Creazione e sostegno di legami diretti fra aziende e produttori del Sud del mondo e valorizzazione
del ruolo delle Ong, che attraverso il commercio equo cercano sbocchi di mercato per i propri progetti nei Paesi del Sud del mondo.
Ricerca e sviluppo di progetti innovativi, quale quello del pallone, dei succhi di frutta o delle banane, per cercare nuove strade, attraverso lapplicazione dei criteri del commercio equo e solidale.
Aumento della distribuzione dei prodotti del commercio equo sia attraverso i canali convenzionali
(Grande distribuzione) che attraverso i canali delle organizzazioni socie, delle Botteghe del Mondo,
degli enti pubblici secondo i principi del Green Public e Social Public Procurement.
Il Consorzio Fairtrade Italia ha sede a Padova e fa parte di FLO (Fairtrade Labelling Organizations
international), coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, che raggruppa attualmente

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21 organizzazioni che operano in Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda,
Messico. Flo e Fairtrade TransFair garantiscono che i prodotti che portano il marchio Fairtrade siano
stati ottenuti senza causare sfruttamento e povert nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del commercio equo e solidale. Il sistema Fairtrade opera attualmente con 569 organizzazioni di produttori in 59 diversi paesi per un totale di un milione e quattrocentomila produttori e lavoratori del Sud del mondo.

CEFA - il seme della solidariet


Il CEFA il seme della solidariet una Organizzazione Non Governativa
di Volontariato Internazionale.
Fondato nel 1972 per iniziativa di alcune Cooperative agricole bolognesi per realizzare progetti che
aiutino in modo durevole a debellare la fame e promuovere una societ in cui uomini, donne e bambini vivano in modo pacifico. Assegna priorit al raggiungimento dellautosufficienza alimentare e alla
risposta ai bisogni primari delle popolazioni (cibo, acqua, sanit, istruzione, organizzazione sociale):
ogni progetto cerca di coniugare interventi direttamente produttivi con azioni rivolte alla crescita culturale e sociale secondo lapproccio dello sviluppo rurale integrato. Si ispira ai principi della solidariet tra le varie regioni del mondo in nome della giustizia, dei diritti umani e della pace.
Non ha fini di lucro; utilizza per le spese di gestione ed organizzazione solo il 10% dei contributi.
Oltre che dai contributi delle istituzioni, le entrate del CEFA provengono dal sostegno dei privati come
cittadini, imprese e fondazioni.
membro della FOCSIV, la Federazione degli Organismi Cristiani di Servizio Internazionale
Volontario, ed riconosciuto ufficialmente dal Ministero degli Affari Esteri tramite decreto di idoneit del 1974, dalla Unione Europea e dalle agenzie ONU come soggetto idoneo a promuovere e gestire
iniziative di cooperazione allo sviluppo nel campo del volontariato internazionale. Per propria mission,
il CEFA non abbandona un progetto alla scadenza burocratica o alla fine dei finanziamenti, ma segue
il percorso prefissato fino a permettere ai partner locali di diventare essi stessi agenti di sviluppo nel
proprio paese.
Desiderio del CEFA il seme della solidariet che ogni persona, in ogni parte del mondo, diventi
protagonista dello sviluppo per essere soggetto attivo di democrazia e pace.
Il CEFA concentra la propria azione in Africa, in America Latina e nella regione balcanica. Dal 1992,
con il precipitare delle situazioni in alcune aree geografiche, si impegnato nella riabilitazione in
Somalia, Albania ed in ex Jugoslavia. La priorit che qualifica i progetti di intervento la lotta contro
la fame e la povert. I progetti integrati combinano lo sviluppo agricolo con quello sociale, educativo,
sanitario, energetico, ambientale, organizzativo, tenendo ben salda lispirazione cristiana che anima
lorganizzazione e i suoi volontari che considera le persone, tutte, nessuna esclusa, come valore pi
importante del progetto.
Il CEFA non opera secondo criteri assistenzialistici, bens mira al coinvolgimento responsabile
delle persone che sono interessate allazione concertata. Quindi i volontari progettano non per, ma
con la popolazione locale perch con la cogestione nasce, o rinasce, la consapevolezza di esistere
come esseri umani e di avere diritto ad una vita migliore. Allattivit nei Paesi in via di sviluppo si
affianca quella svolta in Italia al settore dellEducazione allo sviluppo e al fiorire di un associazionismo popolare ispirato dal messaggio di pace e solidariet che a suo tempo port alla nascita del CEFA
a Bologna. Tra queste associazioni, gli Amici del CEFA Milano, del CEFA Modena, lassociazione
Frontiere Nuove di Vicenza e di Muoversi, non Commuoversi - Cefaonlus di Parma.
Il CEFA intende continuare costantemente ad intensificare i rapporti tra le persone affinch dopo
35 anni di cooperazione e sviluppo, il seme della solidariet si espanda ancora per continuare ad
essere seminato e dare vita per sempre.

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Fondazione Slow Food per la Biodiversit


Lassociazione Internazionale Slow Food, che coinvolge pi di 80.000 persone
in 104 Paesi di cinque continenti, promuove leducazione del gusto, si batte per
preservare la biodiversit agroalimentare, organizza manifestazioni, pubblica libri e riviste.
Nata nel 2003, la Fondazione Slow Food per la Biodiversit Onlus promuove unagricoltura sostenibile e un cibo buono, giusto e pulito.
Con lArca del Gusto, la Fondazione Slow Food ha catalogato, in tutto il mondo, oltre 700 prodotti di
qualit a rischio di estinzione.
Con oltre 300 Presdi in 42 Paesi del mondo la Fondazione Slow Food coinvolge circa 10.000 piccoli produttori.
I Presdi sono progetti di Slow Food nati per tutelare i piccoli produttori e per salvare i prodotti artigianali di qualit. I loro obiettivi sono:
garantire un futuro alle comunit locali: organizzando i produttori, cercando nuovi sbocchi di mercato;
dare dignit culturale alle comunit locali di contadini, ai pastori, ai pescatori e agli artigiani;
tutelare territori ed ecosistemi unici al mondo;
salvaguardare razze autoctone, variet vegetali locali, metodi di lavorazione tradizionali;
promuovere tecniche sostenibili, attente allambiente e al benessere animale.
La Fondazione Slow Food sta creando una rete di mercati della terra per promuovere la filiera
corta, ovvero ridurre i passaggi intermedi tra chi produce e chi consuma.

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