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FONDAMENTI DI MANAGEMENT

LEZIONE DEL 14.02.22

Sufficienza obbligatoria su tutte le 4 parti: calcoli, parte sul turismo, parte monografica e
manualistica

Cos’è l’impresa
- un'organizzazione stabile di persone e mezzi in cui vengono svolti processi di
produzione di beni o servizi, da scambiare con entità esterne al fine della produzione
di ricchezza.
l’impresa è un'organizzazione stabile, cioè una combinazione, attività combinata e stabile.
Combinata perchè le diverse attività all’interno dell’impresa sono collegate tra loro in modo
stabile, durevole e fisso, ognuna mantiene il proprio ruolo.
Organizzazione, che è di unità, cioè persone e mezzi
I mezzi possono essere tecnici, impianti e macchinari ecc e mezzi finanziari, entrambi
fondamentali.
Stabile vuol dire che non viene costituita a tempo determinato, non ha una scadenza, anche
se nella realtà non è vero (vita media molto bassa)

Nell'organizzazione si svolgono processi di produzione di beni o/e servizi, al fine di


scambiarli con l’esterno, l’impresa cede i propri beni e/o servizi in cambio di denaro,
chiamato però produzione di ricchezza. (concetto che non coincide con denaro!!)
La ricchezza è un concetto esteso a tutta la collettività, es benessere sociale o ambientale
ecc.

Nell’attività svolta dalle imprese si pone particolare attenzione al concetto di produzione beni
o servizi che siano sostenibili.
I tre tipi di equilibrio:
1. aspetto economico, sostenibili dal punto di vista economico generando la ricchezza
necessaria per alimentare il processo produttivo e non operare in perdita.
2. aspetto ambientale, essere sostenibili in ottica ambientale garantendo tutela
dell’ambiente senza attivare politiche di consumo massiccio delle risorse primarie,
fare in modo che ci sia un ciclo di utilizzo che consenta la rigenerazione naturale di
ciò che prelevo.
3. aspetto sociale, equilibrio sociale,l’impresa deve essere sostenibile dal punto di vista
sociale ad esempio garantendo condizioni di lavoro appropriate rispettose della
dignità e della salute dell’uomo. Va tutelato anche il cliente consumatore, generando
prodotti salutari per gli individui nel lungo periodo. Responsabilità sociale.

LEZIONE DEL 15.02.22

stabile: (gino zappa) impresa è un istituto economico atto e destinato a perdurare nel tempo,
elemento connotante dell’impresa.

L’impresa è stabile, destinata a perdurare senza un fine temporale.

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La vita media delle aziende è diminuita, in italia si parla di 5 o 6 anni, cosa dovuta alla
globalizzazione e quindi la competizione internazionale, non solo nazionale, a causa della
concorrenza la vita media si abbassa sempre.
L'italia si fonda sulla piccola e media imprenditoria.Attività imprenditoriale legata
all'agricoltura o ai servizi o commerciale o artigianale o manifatturiere , le imprese possono
essere anche a conduzione familiare.

RIPETENDO
L'impresa è un’organizzazione stabile di persone e mezzi nella quale vengono svolti
processi di produzione di beni e/o servizi da scambiare con entità esterne al fine di produrre
ricchezza.
MA l’impresa si può definire anche come un sistema socio-tecnico di tipo aperto.
L’impresa è un sistema, cioè è un complesso interrelato di parti tra loro interdipendenti,
ciascuna delle quali svolge una propria funzione, tutte sono orientate al conseguimento di un
unico fine. Tutte le parti indipendenti sono orientate al conseguimento di un unico fine.

L’impresa è un sistema socio-tecnico di tipo aperto, cioè un sistema che mette insieme
persone e mezzi di natura tecnica e macchine o finanze, è un sistema sociale e economico,
ed è aperto. Il sistema è aperto cioè un sistema che per sua natura deve relazionarsi con
l’esterno per poter svolgere le sue funzioni.

L’impresa per vivere ha bisogno di intrattenere continue relazioni di scambio con le altre
entità presenti nell’ambiente.
le relazioni possono essere di input, es materie prime o risorse umane, stipula contrattI di
lavoro con persone, o output, cessione di beni e servizi ad altre aziende o al destinatario
finale, ma anche collaborazione con università e istituti vari
le reazioni delle imprese possono essere in input e output e hanno diverse sfaccettature.

Essendo vitale la dimensione delle relazioni allora si può definire l’impresa come un sistema
di relazioni, mettendo in evidenza l’aspetto più importante per la sopravvivenza dell’impresa
stessa, le relazioni, il sistema aperto di relazioni.

L’impresa è anche un sistema cognitivo, cioè che ha a che fare con la conoscenza. Parlando
dell'impresa come sistema cognitivo vuol dire privilegiare i fattori immateriali alla base
dell’attività d’impresa, cioè il fattore preponderante è quello della conoscenza. L’impresa è
un sistema di conoscenze atto a produrre nuove conoscenze attraverso i processi di
trasformazione. Nell’impresa troviamo la conoscenza che serve allo svolgimento dell’attività
d’impresa. La conoscenza la detiene l’imprenditore, la conoscenza è un bagaglio di saperi
che il soggetto porta con sé: conoscenza tacita o esplicita.
La conoscenza esplicita sono le informazioni e conoscenze che si comunicano, la
conoscenza tacita invece dipende dal bagaglio di esperienze accumulate nel tempo e non
può essere trasmessa attraverso lo studio ma solo attraverso l’osservazione diretta
(valorizzando l’errore come strumento per imparare, apprendimento per affiancamento)
La conoscenza riguarda le persone all’interno dell’impresa, nell’impresa troviamo operai,
impiegati, manager, amministratore delegato/imprenditore fondatore

(vendita diretta in loco cioè nello stesso luogo della produzione)

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Non troviamo solo la conoscenza tacita o implicita delle persone ma anche una conoscenza
che si chiama “Frozen Knowledge” conoscenza congelata all’interno dei macchinari,
impianti e anche nelle routines d’azienda ecc, è congelata perchè è il sapere di chi ha
costruito quei macchinari.
Conoscenza esplicita, tacita e frozen knowledge impresa come sistema di conoscenza atto
a produrre nuova conoscenza.

Quali tipologia di impresa esistono


li classifichiamo in base a natura della proprietà, tipo di prodotto, dimensioni, modalità del
processo produttivo, forma giuridica e tipo di organizzazione.
1. natura della proprietà, distinguiamo imprese private e imprese pubbliche o miste.
il soggetto economico che prende le decisioni cambia, nell’ impresa privata il
soggetto economico è l’imprenditore. L’impresa privata persegue la finalità di profitto,
un divario positivo tra ricchezza prodotta dal processo produttivo e costi necessari
per ripagare tutti i fattori produttivi. Nelle imprese pubbliche il soggetto economico è
l'amministrazione pubblica, che può essere stato, regione o ente pubblico. L’impresa
economica persegue la finalità di socialità, garantire che un bisogno sociale primario
venga soddisfatto. Le imprese pubbliche però sono sottoposte al vincolo di
economicità, cioè dovrebbero erogare beni e servizi in una condizione almeno di
pareggio tra ricavi e costi ma spesso le imprese pubbliche non riescono a pareggiare
e devono servire i loro servizi anche in caso di deficit, cioè ricavi inferiori ai costi
(spesso utilizzo del prezzo politico inferiore a quello di produzione diverso dal prezzo
pubblico imposto da un'impresa pubblica in condizioni di monopolio).
La gestione delle imprese miste invece è divisa tra soggetto pubblico e soggetto
privato, realtà residuali.
la molteplicità dei servizi pubblici sono stati privatizzati o liberalizzati, sono diventati
servizi privati, una parte è stata liberalizzata.

LEZIONE DEL 17.02.22

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2. Distinzione in base al criterio del tipo di prodotto, si distingue tra impresa agricola o
estrattiva del settore primario, impresa manifatturiera del settore secondario o
l’impresa dei servizi appartenente al settore terziario. Inizialmente si viveva di
agricoltura per autoproduzione e autoconsumo, attorno l diciottesimo secolo si è
sviluppata riv industriale con l’avvento della macchina a vapore che segna l’inizio del
processo di industrializzazione, ad ora secondo la tecnologia si parla di rivoluzione,
cioè rivoluzione digitale. Crescendo l’industria è cresciuta anche l’imprese dei servizi,
poi man mano l’industria ha cominciato a calare e i servizi ad aumentare, cioè
terziarizzazione dell’industrializzazione, quando cresce la quota dei servizi rispetto al
totale del sistema economico. Con l’industrializzazione la quota dell’industria cala sia
in valore assoluto che relativo rispetto ai sistemi.
C’è una fase in cui industria e servizi crescono insieme ma nella fase successiva i
servizi crescono più che l’industria, terziarizzazione.
abbiamo quindi anche una fase della deindustrializzazione, quota industria calla e
servizi continuano a crescere pian piano e si sviluppano sempre più. Nel settore
terziario rientrano molti servizi di molteplici categorie.
Ultimamente si sono introdotti anche il settore quaternario e quinario direttamente
discendenti dai servizi, nel quaternario abbiamo tutti i servizi informatici, nel settore
quinario abbiamo i servizi per il benessere personale, es agenzie viaggio, fitness, ecc
Settore terziario settore dei servizi che si divide in settore quaternario per informatici
o quinario per il benessere personale.
Differenziazione tra produzione di beni o servizi o esperienze, cioè le imprese creano
un contesto in cui il cliente può acquistare un esperienza di acquisto.tutto è veicolato
a dare un messaggio unico per dare un'esperienza al compratore.Creazione di
un’esperienza.

I beni presentano il carattere della materialità, sono tangibili, posso stockkarli


immagazzinarli e consumarli in un momento differente rispetto al momento
dell’acquisto.
i servizi sono invece caratterizzati dalla intangibilità, infatti è difficile cogliere la qualità
del servizio non essendo esso tangibile, infatti il toccare aiuta a qualificare un bene e
la qualità, crescita cognitiva basata sul contatto. Essendo intangibili sono non
immagazzinabili, crea delle problematiche, infatti il dimensionamento dell’attività
produttiva dei servizi non può tenere conto della domanda media, essendo essa fatta
di valori alti e bassi, i servizi soprattutto quelli pubblici sono obbligati a
ridimensionarsi al valore massimo della domanda (per questo bisognerebbe ad es
avere posti in ospedale pari alla popolazione residente).
Nei beni abbiamo produttore e consumatore, nei servizi produzione e consumo sono
contestuali, infatti consumatore e produttore devono essere presenti, il consumatore
viene chiamato prosumer, fusione di producer and consumer. Quindi è fondamentale
formare il personale di contatto, colui che entra in contatto con il cliente. Personale di
front office dei servizi che deve affrontare tutte le richieste e lamentele del cliente
risolvendo le problematiche dei disservizi creati, cioè quando l’azienda ha fatto male
il suo servizio, che può provocare difficoltà e danni al cliente, l’impresa dei servizi
deve recuperare velocemente i disservizi, più veloce è più competitiva è..Intervento
tempestivo dei disservizi anche se non causati dall’azienda es covid. il recupero dei
disservizi crea una fidelizzazione del cliente 7 volte superiore rispetto ad un servizio
svolto impeccabilmente. Anche il personale di back office ha responsabilità sulla

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gestione dei disservizi, possono essere ad esempio organi di amministrazione che
non entrano in contatto ccon il cliente.

i Beni possono essere di consumo o strumentali, di consumo ono diretti al


consumatore finale b 2 c, strumentali invece sono diretti all’industria, business to
business b 2 c,.
Beni di consumo possono essere beni immediati, come alimentare, o beni di
consumo durevole, es auto, televisione.( cellulari no obsolescenza programmata
attraverso clock)
Beni dismessi sono problematici perché sono montagne di rifiuti, nocivi per
l’ambiente e per lo scarseggiare degli elementi per la produzione di beni nuovi.

I beni strumentali sono quelli diretti all’industria, che possono essere a fecondità
semplice, utilizzabili una sola volta, o a fecondità ripetuta, es macchinario.
Abbiamo diversi tipi di servizi, servizi alle persone o destinati alle organizzazioni, tra
questi anche imprese, es imprese di pulizia industriale, trasporti, logistica ecc..

3. classificazione in base alla dimensione


abbiamo imprese piccole, medie e grandi
imprese di piccole e medie dimensioni caratterizzano il tessuto imprenditoriale
italiano e l'Istat definisce quali sono le piccole imprese e quali devono essere i
parametri per dire che un’impresa è di piccole dimensioni. L’UE le considera sulla
base di due parametri, cioè numero di dipendenti e fatturato. Il numero di dipendenti
è un fattore, un fattore tecnico-organizzativo, mentre il fatturato è un parametro
economico. Bisogna considerare i parametri in modo congiunto per un solo
parametro potrebbe essere errato. L'unione europea dice che quando un’impresa ha
( microimpresa meno di 10 dipendenti) meno di 50 dipendenti e un fatturato meno 50
milioni di euro è piccola, dai 51 ai 250 dipendenti con fatturato tra 5 e 20 milioni di
fatturato è di medie dimensioni, se ha più di 250 dipendenti e più di 20 milioni di euro
di fatturato sono di grandi dimensioni.La distinzione però non è legata solo ai
parametri di riferimento, infatti le piccole imprese sono quelle che non riescono ad
influenzare le variabili di mercato e sono esposte al mutamento della domanda e
dell’offerta, subiscono le variazioni ma non incidono su queste variazioni.
Le grandi imprese sono quelle che hanno un grande controllo del mercato e con le
loro politiche sono in grado di influenzare il comportamento delle altre imprese
concorrenti e di influenzare l’offerta e di indirizzare la domanda del consumatore
verso i propri prodotti.
Le imprese di medie dimensioni emergono per differenza riescono talvolta ad
influenzare la l’offerta degli altri produttori e quindi la domanda e talvolta no.
Si possono utilizzare diversi criteri per valutare le dimensioni, cioè criteri economici,
fatturato (più usato di facile comparazione) , ma non sempre adatto se c’è una
discrepanza tra quanto prodotto e quanto venduto, es attività prettamente stagionale,
oppure l’indicatore del valore aggiunto, differenza tra valore finale della produzione e
il costo di tutte le materie impiegate e dei fattori della produzione per ottenere la
produzione. Non è però facile da determinare e reperire, non è disponibile
pubblicamente e non contempla molte variabili che incidono.

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Ci sono anche parametri tecnico-organizzativi, che sono la capacità produttiva, cioè il
potenziale massimo della produzione ottenibile, la produzione effettiva e il numero di
addetti. Produzione e personale.
abbiamo poi le variabili patrimoniali, dati dal patrimonio netto e capitale investito più
altri tipi di patrimonio che sono però poco rilevanti per un dimensionamento corretto e
di confronto.
Tutti gli indicatori però non tengono conto delle alleanze strategiche che l’impresa
possa aver sviluppato, questi accordi determinano un ampliamento dei confini
dell’impresa, che diventa più grande con lo sviluppo di alleanza, questo fa parte del
problema della definizione dei confini di un impresa. Questi parametri però sono
sempre utilizzati in modo combinato. Questi sono parametri quantitativi.

i parametri qualitativi fanno riferimento invece al tipo di organizzazione (impresa


familiare o no) e al potere di mercato, misurato in base alla quota di mercato di
un'impresa data ra il rapporto del fatturato dell'azienda fratto la somma di tutti i
fatturati delle aziende che operano nello stesso settore (fatturato della quota di
mercato: fatturato aziendale/ fatturato complessivo del settore)

abbiamo anche imprese molto grandi che definiscono imprese globali e si


distinguono tra
- multinazionali, presenti in più paesi con unità produttive mantenendo la loro
identità nazionale, si capisce il paese di origine
- transnazionali, è un impresa diffusa in più paesi con proprie unità produttive
con accordi, partecipazioni e acquisizione di aziende operanti in settori
diversi, al punto tale che si supera l’identità nazionale, impresa talmente
insediata nel contesto mondiale che perde la sua identità originale.

(LEZIONE SBAGLIATA MA UTILE)


Valore aggiunto: La differenza tra il valore dell’output, valore economico in uscita e il fattore
di input, le risorse che acquisto dall’esterno che io acquisto da un’altra impresa. (la
manodopera ed il fattore lavoro però non è di input perché lo produco io nella mia impresa e
promuovo io quel tipo di economia)
Se un’impresa ha il valore aggiunto più alto allora è più grande. Il valore aggiunto quindi può
essere molto indicativo per classificare l’impresa ma è molto più difficile da reperire, infatti
l’impresa tramite il valore aggiunto svela le sue tecniche aziendali (se un'impresa fa tanto
all’interno o se fa outsourcing)

Indicatori tecnici delle dimensioni


1. Produzione realizzata: maggiore o minore, è un indicatore facile da reperire e
leggere, anche facile da confrontare. Non è un dato molto affidabile però perché
dipende dal settore, si possono confrontare solo imprese degli stessi settori, non di
settori diversi. Per le imprese che producono servizi anche un indicatore
problematico, perché dipende dal tipo di servizi che le imprese erogano e dalla
differenza dei contesti. Questo indicatore potrebbe sfalsare molto il risultato.

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2. Capacità produttiva: il potenziale produttivo di un’impresa sulla base degli impianti,
macchinari e del personale che ha e rappresenta quello che può fare. è un indicatore
più affidabile rispetto alla produzione realizzata. Non è facilmente reperibile. La
capacità produttiva teorica o nominale è la capacità effettiva dichiarata, la capacità
produttiva effettiva è la resa effettiva, sempre più bassa di quella nominale o teorica.
( il fattore personale può essere una variabile importante tra capacità produttiva
teorica ed effettiva)

LEZIONE DEL 21.02

Classificazione delle imprese in base al processo produttivo, che può essere di due tipi,
svolto secondo due modalità principali: Artigianale o Industriale
- Industriale: il processo produttivo manifatturiero lavora per microfasi, ogni industria si
occupa di una micro fase del processo in linea di massima. La tecnologia è un
elemento molto importante, infatti la tecnologia ha un elevato impatto sul processo
produttivo. Troviamo una standardizzazione degli output che tendenzialmente è
uguale e identica per tutti. Nell’industria parliamo di un processo produttivo capital
intensive, perché i processi preponderanti sono quelli tecnologici e abbiamo
investimento di un capitale spesso più elevato. Le dimensioni sono spesso medio-
grandi, più l’impresa è grande, più vantaggiosa è la sua posizione spalmando i costi
sulla maggior quantità di prodotti realizzati. Per le industrie il mercato di riferimento è
più ampio.

- Artigianali: il processo produttivo artigianale va dalla materia prima direttamente al


prodotto finito, quindi è un processo produttivo per mestiere. Il lavoro artigianale è
caratterizzato dalla manualità nel processo produttivo, dando importanza a
componente umana e manualità. Nell’artigianato abbiamo l’unicità dell’output, unicità
di ogni singolo elemento dato appunto dalla manualità. Il processo produttivo è
Labour intensive, infatti la manualità e l’impatto dell’uomo è centrale e prevale sia
sulla tecnologia che sul capitale. Solitamente le imprese artigiane hanno dimensioni
medio-piccole, infatti la normativa prevede un limitato numero di lavoratori
nell’impresa artigiana per rimanere tale. Per gli artigiani non informatizzati che non
fanno uso delle nuove tecnologie, il mercato di riferimento è quello locale. (Anche se
il piccolo artigiano si trova in competizione con tutte le altre imprese a causa di
internet e e-commerce)

Le imprese sono classificate anche in base alla forma giuridica, cioè alla responsabilità
dell’impresa nei confronti dei terzi
- Impresa Individuale, il singolo individuo è responsabile in modo illimitato con il
proprio capitale nei confronti dei terzi
- Società di persone, società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice, i
soci sono responsabili in modo illimitato con il capitale sociale e personale per le
obbligazioni sociali
- Società di capitale, per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, i
soci sono responsabili per le obbligazioni solamente per la quota di capitale che
hanno nella società che risponde con il capitale sociale, i soci non rispondono con il
loro capitale personale
- Cooperativa, di consumo, di lavoro, ecc

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Le imprese si classificano inoltre in base al tipo di organizzazione: Imprese integrate e
imprese organizzate a rete.

- Impresa integrata, l’impresa ha organizzato il proprio processo produttivo facendo in


modo di poter svolgere tutte le fasi del processo produttivo al proprio interno.

- Impresa organizzata a rete, un’impresa nella quale la maggior parte delle attività
viene esternalizzata ricorrendo ad accordi con altre aziende, ogni impresa ha
competenze specifiche per una specifica fase del processo produttivo, ma ogni
impresa rimane autonoma dalle altre e ha rapporti continuativi con una serie di
partner che costituiscono quindi la rete. Network di imprese. è difficile stabilire le
dimensioni di questo tipo di imprese perché si fondono. “imprese senza confini”

Quali sono le funzioni svolte dall’impresa? Perché esistono?

Le funzioni principali dell’impresa sono di due tipi economico e meta-economico.

- Funzioni economiche:
L’impresa esiste fondamentalmente perché l’impresa deve produrre beni o servizi
capaci di soddisfare un bisogno e generare quindi uno scambio, soddisfacimento dei
bisogni umani attraverso la produzione di beni o servizi in modo migliore rispetto alle
altre modalità, cioè l’autoproduzione per l’autoconsumo. L’impresa deve quindi
rispondere ad un bisogno che può essere espresso o latente del cliente, quindi i beni
o servizi realizzati trovano una collocazione sul mercato perché risolvono un
desiderio soddisfacendo il cliente. La funzione primaria dell’impresa è soddisfare i
bisogni umani.
Attraverso la realizzazione di questa funzione primaria, si realizza anche il secondo
punto che si rifà al principio di specializzazione e l’economia di scambio, anche
chiamata di mercato. L’impresa genera e propone i prodotti al cliente in modo più
efficiente ed economico. Un’altra funzione importante è la produzione di un valore in
grado di remunerare risorse impiegate nel processo produttivo. Un valore che
assicura l’equilibrio economico tra i costi ed i ricavi, un valore che permette la
sopravvivenza dell’impresa, infatti senza equilibrio economico un’impresa non può
sopravvivere.
L’impresa opera dal lato economico per distribuire ricchezza, cioè benessere,
garantendo il dovuto corrispettivo a coloro che operano nell’impresa, a tutti i portatori
di interessi, l’impresa è quindi un portatore di interessi per tutti gli stakeholder.
(Soddisfacimento dei bisogni umani)
Proprio per queste funzioni economiche l’impresa viene chiamata anche azienda di
produzione, deputata a svolgere la produzione di beni e servizi che rispondono a dei
bisogni, spesso creati dall’impresa stessa. Le funzioni economiche dell’impresa ci
permettono quindi di assimilare con l’azienda di produzione. ( Oltre all’azienda di
produzione abbiamo anche altre aziende che sono le aziende composte e di
erogazione. Le aziende composte sono tipicamente le amministrazioni pubbliche che
producono ed erogano beni e servizi pubblici, che è la funzione economica, e
migliorano le qualità della vita attraverso un progresso civile e sociale, funzione
meta-economica.L’azienda composta, anche chiamata di erogazione invece è

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tipicamente la famiglia, che eroga beni e servizi ai propri componenti per quanto
riguarda la funzione economica, e invece fornisce protezione, assistenza, affetto,
riproduzione, ecc per quanto riguarda la funzione meta-economica)

- Funzioni meta-economiche:
Parlare di funzioni meta-economiche significa riconoscere che l’impresa non ha una
funzione meramente legata all’economicità e soddisfacimento di desideri. L’attività
d’impresa è volto al miglioramento delle qualità della vita delle persone.
Principalmente gli esempi migliori di imprese che svolgono a pieno questa funzione
meta economica sono quelle che pur durano nel tempo. Una funzione meta-
economica importante è anche l’applicazione della scienza ai fini produttivi,
l’innovazione. L’industria deve essere il luogo nel quale le scoperte scientifiche si
trasformano in beni o servizi che migliorano appunto la qualità della vita delle
persone. L’impresa è il luogo dove le scoperte scientifiche diventano innovazione.
L’impresa è anche un veicolo di trasmissione culturale, ad esempio quando crea un
prodotto o un servizio che trasmette una cultura, attraverso il suo prodotto o servizio
affianca la conoscenza di una tradizione produttiva di un luogo ad esempio, allora
l’impresa diventa espressione di patrimonio culturale. L’impresa sotto l’aspetto meta-
economico ha anche un ruolo solidaristico, cioè l’impresa deve farsi carico nel solido
di alcune problematiche del contesto in cui opera e deve cercare di risolverle. Ruolo
solidaristico vuol dire un’impresa che prima punta alla sua sopravvivenza, e come
seconda cosa si concentra sul benessere del territorio nella quale essa è insediata,
cioè l’ambiente in quale opera.
(Citazioni di Lagostina e Divella

I Fini dell’imprenditore o del gruppo imprenditoriale, i fini sono solamente dell’imprenditore o


del gruppo imprenditoriale o il manager, non dell’impresa in se.
1. La prima finalità dell’imprenditore è quella dell'autosufficienza economico-finanziaria
dell’impresa, la condizione minima affinché l’impresa sia in grado di sopravvivere,
cioè riuscire a coprire i costi dei fattori produttivi, cosa che va di pari passo con la
funzione aziendale di un’impresa. Garantire la sopravvivenza attraverso
l'autosufficienza
2. Lo scopo del soggetto economico è anche la produzione di ricchezza, che può vuol
dire produrre reddito, redditività, profitto, benessere. Il reddito è il divario positivo tra il
ricavo dei prodotti venduti e il costo delle risorse impiegate per realizzarli, ma non
coincide con il valore aggiunto, il reddito= costo di vendita meno costo dei fattori
produttivi, esistono diversi tipi di reddito che però rimane una grandezza assoluta,
positiva o negativa e non può essere confrontabile con altre realtà, ma per fare in
modo di relativizzare il concetto di reddito, rapportiamo il reddito agli investimenti di
capitale effettuati, in questo modo troviamo la redditività. La redditività è una
grandezza relativa che si calcola facendo il rapporto tra il reddito fratto il capitale
investito, tutto moltiplicato per cento, troviamo la percentuale , il reddito cambia ogni
anno quindi è una quantità a flusso e il capitale investito invece è una grandezza
fondo, stabile. A seconda della configurazione, cioè di che tipo di reddito, io metto al
numeratore, la redditività avrà significati diversi, infatti anche per la redditività
esistono diverse configurazioni, ad es se uso il reddito operativo come numeratore
avrò la redditività ROI, return on investment espressa dalla frazione. La redditività

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esprime la potenzialità dell’impresa, cioè la misura percentuale dell’impresa a
produrre reddito.
La redditività è l’attitudine in percentuale dell’impresa a produrre reddito ed è data
dal rapporto tra reddito e capitale investito e a seconda delle diverse configurazioni di
reddito che metto al numeratore, avrò differenti configurazioni di redditività.
Noi faremo riferimento solo al reddito operativo e alla redditività roi

Il profitto invece è la quota del reddito che spetta all’imprenditore ed è una grandezza
residuale (cioè quello che resta), infatti il profitto è ciò che resta dopo aver
remunerato tutti gli altri fattori produttivi. Il profitto è una grandezza eventuale, cioè
che può esserci come non esserci, non è detto che ci sia sempre soprattutto negli
investimenti a lungo termine. Se non c’è profitto non vuol dire però che c’è perdita, la
perdita infatti è il reddito negativo. Il profitto è ciò che spetta all’imprenditore. Il
profitto è una grandezza residuale ed eventuale, è il corrispettivo che spetta
all’imprenditore per una serie di prerogative, una serie di ragioni : per la sua creatività
e capacità innovativa, infatti è il soggetto che intraprende e innova, per
l’organizzazione dei fattori produttivi, fatta appunto dall’imprenditore che organizza e
fa funzionare l’impresa, per il rischio a fronte dell’apporto di capitale, infatti è
l’imprenditore che investe il capitale e si assume il rischio collegato all’investimento.

RIASSUMENDO
REDDITO: divario positivo tra il ricavo dei prodotti venduti ed il costo delle risorse
impiegate
REDDITIVità: è il reddito (flusso) rapportato al capitale investito (fondo)
PROFITTO: Quota del reddito che spetta all’imprenditore
COSTO: rappresenta la quantificazione, il valore, dei fattori produttivi impiegati
RICAVO: rappresenta la quantificazione, il valore, dei prodotti ceduti

LEZIONE DEL 22.02

I fini imprenditoriali sono l'autosufficienza economico finanziaria e la produzione di ricchezza

L’impresa è un'azione rischiosa, il rischio è collegato all’incertezza e aumenta quanto più


siamo di fronte ad una situazione di incertezza. Il rischio è la possibilità che si manifesti un
evento indesiderato, non favorevole.
La percezione del rischio è soggettiva, i soggetti sono più o meno avverse al rischio quindi si
assumono un livello di rischio variabile.
Il rischio fa riferimento ad eventi futuri. Nella realtà dell'impresa distinguiamo diverse
categorie di rischio: le prevalenti sono

- rischio di mercato
- rischio operativo
- rischio finanziario
- rischio puro

RISCHIO DI MERCATO
è relativo alla possibilità di rientrare dagli investimenti effettuati e di ottenere il livello di
remunerazione desiderato attraverso la collocazione dei prodotti sul mercato. Questa

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tipologia di rischio dipende dal favore che il mercato attribuisce o meno ai miei prodotti.
Questo rischio si può contenere facendo delle analisi accurate in sede di stesura del
business plan, un documento di progettazione d’impresa, realizzazione del progetto
imprenditoriale. Nella stesura del business plan devo fare particolare definizione del target di
mercato.

RISCHIO OPERATIVO
Relativo alla possibilità di danni o incidenti nel corso del processo produttivo che può essere
contenuto effettuando periodiche manutenzioni e periodici controlli preventivi, sono rischio
operativo anche gli incidenti sul lavoro.

RISCHIO FINANZIARIO
Non è tipico delle imprese manifatturiere, infatti gli investimenti in prodotti finanziari si fanno
solo con denaro liquido, il rischio è non ottenere la remunerazione desiderata per il capitale
investito o perdere il capitale stesso investito. per ridurlo si investe in attività a basso rischio.
Ovviamente però le attività ad alto rischio guadagnano di più

RISCHIO PURO
è quello relativo al manifestarsi di eventi del tutto scollegati con i l processo produttivi e
quindi dall’attività d’impresa (es incendi, terremoti ecc ma anche insurrezioni e cambiamenti
sociali). Si può trasferire il rischio alle compagnie di assicurazione.

Esistono delle teorie sulle finalità dell’imprenditore


- L’imprenditore può puntare alla massimizzazione del profitto, l’imprenditore agirà per
garantire la massima remunerazione per se stesso rendendo minima la
remunerazione degli altri fattori della produzione, riducendo anche la qualità delle
materie prime, il compenso ecc.. il prodotto non è un aspetto negativo infatti è giusto
che l’imprenditore sia orientato verso la massimizzazione del profitto ma deve fare
attenzione anche all’orizzonte temporale di riferimento e alla destinazione del profitto
massimizzato e al livello di rischio connesso
- finalità del massimo profitto condizionato dal fattore tempo in un'ottica di lungo
periodo, l’imprenditore punta a massimizzare il profitto per il lungo termine (orizzonte
temporale), quindi nel breve periodo si possono sopportare delle perdite per
garantire la capacità reddituale e profittuale massima nel lungo periodo.
- massimo profitto con livello di rischio connesso all’inserimento in settori innovativi ed
in espansione, nei settori nuovi abbiamo un rischio maggiore, il profitto masimo non
deve essere destinato solaamaente all’arricchimento personale ma deve essere
usato per l’impresa.

Teoria della sopravvivenza azinedale, quando abbiamo un manager, cambia chi governa
l’impresa, ma il fine impreditoriale è quello di garantire la continuità dell’attività d’impresa,
così il profitto diventa un mezzo per irrobustire all’attività d’impresa. Deve garanire anche
continuità , quindi bisogna rifiutare attività troppo rischiose

Teoria della creazione e diffusine del valore, fa riferimento sia all’imprenditore che a
manager come sggetto di governo. La fianalità dellatibbità di gestione è quello di far
crescere il valore economico dell’impressa. Conta la potenxjalità di profutte ridutati sempre
migkori,questo vaore economico deve essere diffuso nel mercato, dffondedo questo valore

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geerato. Lo si diffond enel mercao attraverso le azioni o attraverso il pagamento di
condividendi dekìlle azzioni,

se cresce il valore dellle azioni cresce la mia remurenazione

Teoria dello sviluppo dimensionale dell’impresa, interessa le realtà condotte da manager che
sono maggiormente interessati all’esppansione dell’impresa, così abbiamo un
irrobbustimento dell’organizzazione, garanzia di sopravvivenza, aumentando le sue
dimensioni un’impresa ha una maggiore forza nei confronti della concorrenza.
Irrobustimento come garanzia di sopravvivenza. Sviluppo dimensionale come maggiore
forza contro la conccorenza e garanzia di una maggiore redditività. Spesso quando una
impresa diventa più grandi incrementano le retribuzioni nei livelli più elevati. I manager
perseguono un obbiettivo di stabilità dell’impresa, di competitività dell’impresa e di aumento
dello stipendio a livello dirigenziale massimizzando il fatturato: un grande faatturato da
prestigio al manager, facile carriera, rapporti facili con banche e fornitori.
Si calcola di massimizzare le vendite non il profitto che viene reinvestito per continuare a
garantire lo svilupo dimensionale dell’impresa. In un contesto di perglobalità non è possibile
massimizzare, i rapporti tra soggetti all’interno del mercato sono caratterizzati da
antagonismo. Un problema è anche quando l’impresa può crescere tra costi e fatturato.

Teoria del successo sociale e etica d’impresa (teoria delle 3 p)


L’imprenditore non è mosso da interessi economici ma dalle motivazioni di sfera sociale. il
profitto è sato reinvestito per motivazioni sociali.
Motivazioni economiche e sociali si combinano ma ci sono delle contrapposizioni.
teoria delle tre P, PROFITTO, POTERE, PRESTIGIO
L’imprenditore tende ad ottenere un profitto tale da assicurare la sopravvivenza dell’impresa
(Profitto pirma p) equilinrio economico tra ricavi e costi.
Poi l’imprenditore punta al Potere, secconda p, affermazione dell’imprenditore nella classe
sociale di appartenenza, leadership economica, l’imprenditore acquisisce rilevanza nella
classe sociale alla quale appartiene. la perza P è il prestigio, il suo successo dipende dalla
sua posizione di preminenza nella comunità d’appartenenza. Questa teoria inscerisce una
novità, cioè il fine economico non è quello più importante ma è solo il mezzo per conseguire
il successo sociale, la leadership sociale. L’impresnditore non punta al porfitto che è solo un
mezzo.
cosa è il profitto e la distinzione tra reddito redditività e profitto

Le condizioni che consentono ad un impresa di essere redditizia, condizioni per la redditività


aziendale
- efficenza
- efficacia
- legittimazione sociale

EFFICENZA è una condizione per la redditività e si ha quando ottengo il massimo risulktato


con il minimo sforzo, massimo output con minimo imput. Massimo valore dei ricavi (output),
l’efficenza mi aiuta ad aumentare i ricavi a parità di costi, o a fornte di costi che
diminuiscono, laovro dal lato dei ricavi e dei costi, o mi consente di ridurre i miei costi
mantenendo fermi i ricavi. Massimo risultato a parità di imput, a parità di risultato riduco
l’imput. L’efficenza può essere espressa in termini fisici, cioè efficenza tecnica, cioè

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produttività, che sarà data dal rapporto output/imput. è la capacità di utilizzare al meglio le
risorse produttive, sfruttandole al meglio. si può calcolare la produttivvità delle macchine o
del lavoro umano. L’efficenza può anche essere espressa in termini economici, si parla di
econpmicità, in termini di valori monetari. Vediamo l’ecconomicità del fattore lavoro facendo
il rapporto tra il fatturato, cioè il valore dei profotti venduti, ed il valore del fattore lavoro dato
dal costo lavoro: fatturato/costo lavoro.
Efficenza storica vuol dire che io calcolo l’efficienza al termine di un processo produttivo,
quindi riferimento al passato, teorica invece è l’efficienza ex ante caloclata prima del
processo produttivo, qualcosa che devve ancora avvenire.
Essendo delle frazioni abbiamo sempre valori relativi o di percentuale quindi uando si parla
di efficenza non abbiamo mai un valore assoluto ma solo relativo sempre. con il valore
relativo posso confrontare le efficienze nel tempo ad esempio (anno con anno, confronti
diacronici) sempre con riferimento alla stessa impresa. Se voglio mettere a confronto due
azinede diverse devo fare un confronto sincronico, mettere a confronto due azinende
diverse ma nello stesso momento nel tempo.

LEZIONE DEL 24.02

La prima condizione per la redditività aziendale è appunto l’efficienza, che consiste nel
miglior sfruttamento posssibile delle risorse. La seconda condzione della redditività è
l’efficacia.
L’efficacia è un dato più qualitativo e corrisponde al grado di raggiungimento degli obbiettivi
prefissati. Questi obbiettivi devono essere raggiungibili, quindi si basa sulla capacità di
raggiungere e prefissarsi degli obbiettivi realistici e raggiungibili. L’efficacia agisce sul lato
ddei ricavi, cioè sulla capacità di ottenere i ricavi desiderati. A parità di denominatore,
aumenta il numeratore e quindi la redditività cresce, infatti con l’aumento del reddito, il
numeratore, e a parità di investimenti, la redditività cresce. Gli indicatori per capire il livello di
efficacia di un’azienda sono:
- Le vendite, il numero di prodotti venduti
- Il fatturato
- La quota di mercato
- Customer satisfaction Index, calcolato con una costosa ricerca di mercato con un
cccerto grado di disccrezionalità, dato magari dalla mancata sincerità del cliente
- Customer retention Index,cioè la capacità dell’impresa di trattenere i propri clienti,
garantendosi il riacquisto
La terza condizione per la redditività è la legittimazione sociale, cioè il diritto ad esistere che
l’impresa deve guadagnarsi nel contesto in cui agisce. Il concetto di legittimzione sociale fa
parte del rapporto tra impresa e ambiente, infatti l’impresa in base a come si relazione con il
contesto in cui si è inserita otterrà o meno la legittimazione sociale di esistere, cioè il via
libera per operare. Se l’impresa non genera esternalità positive per il contesto avrmo un
atteggiamento ostile da parte dell’ambiente di riferimento e ci saranno fenomeni che
tenederanno a far in modo che l’impresa non si localizzi in una determinata area.

RICAPITOLANDO
per ora abbiamo visto: cos’è l’impresa e che tipo di imprese conosciamo, perchè esiste e le
sue funzioni, le finalità imprenditoriali.

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L’impresa può essere vista ccome un’organizzazione stabile di persone e mezzi in cui
vengono svolti processi di produzione di beni o servizi da scambiare con entità esterne al
fine della produzione di ricchezza, ma può essere vista anche come un sistema socio-
tecnico aperto. L’impresa come sistema aperto è inserita all’interno di un più ampio contesto
ccon cui scambia di continuo elementi di varia natura, tale contesto viene normalmente
definito ambiente. Aperta perchè è inserita in un contesto più ampio con il quale effettua
continui scambi di natura molteplice e varia.

Adesso tratteremo di dove opera l’impresa. (cap 8 pag 237 definizione di ambiente)
In senso ampio, l’ambiente è il contesto entro cui vive e opera l’impresa, la possibilità di
un’impresa di sopravvivere e svilupparsi è strettamente ed essenzialmente legata anche alla
capacità di relazionarsi con l’amniente e mantere questa relazione in un equilibrio evolutivo.
L’ambiente è un concetto sia oggettivo che soggettivo, ha entrambe le caratteristihe, infatti
non esiste un ambiente in se se non è riferito ad una specifica impresa che defisice
l’ambiente. L’ambiente è quella cosa diversa rispetto all’impresa, qundi senza l’impresa
stessa l’ambiente non può essere definito. Per questo l’ambiente può essere soggettivo e
relativo. Si può parlare anche di enacted enviroment, cioè un ambiente attivato dall’impresa
stessa, un ambiente che gira attorno ad una specifica impresa e con la quale attiva scambi
di diversa natura. La connessione tra l’impresa e l’ambiente che essa stessa ha creato è
molto forte. Ogni impresa è parte di un ambiente specifico e unico originato dalle relazioni
intraprese dall’impresa con l’ambiente, con tutte le realtà che stanno al di fuori dell’impresa.
L’ambiente quindi è soggettivo, prodotto dall’impresa, però esiste anche una componente
dell’ambiente che è più oggettiva, infatti l’ambiente è difficile da modificare per l’impresa, che
si deve adattare all’ambiente, questa infatti è la componente oggettiva dell’ambiente.
Di norma l’ambiente viene distinto tra immediato, anche chiamato di primo riferimento o
micro, e remoto, anche chiamato generale o macro.
La differenza tra ambiente immediato e remoto è la possibilità che ha l’impresa di inidere
sulla configurazione di questi ambienti: sull’ambiente immediato l’impresa ha una grande
possibilità di incidenza, cioè può operare modifiche di un certo impatto, al contrario
sull’ambiente remoto l’impresa ha una possibilità di incidenza residuale e scarsa. L’ambiente
remoto stabilisce delle “regole” che sono molto difficili per l’impresa da cambiare.
L’ambiente immediato può a sua volta essere distinto in ambiente immediato competitivo o
ambiente immediato relazionale (transazionale).
Abbiamo quindi una tripartizione dell’ambiente: remoto, immediato competitivo e immediato
relazionale.
L’ambiente immediato competitivo è costituito dai soggetti con i quali l’impresa intrattiene
relazioni di carattere economico, che hanno per oggetto lo scambio di beni e servizi con
regolamento in denaro. Tutte le relazioni che hanno come oggetto lo scambio di beni per
denaro sono relazioni ccon soggetti che fanno parte dell’ambiente immediato competitivo. In
questo tipo di ambiente troviamo anche relazioni di natura puramente competitiva, cioè le
relazioni che hanno come oggetto la conquista della preferenza del cliente.
I soggetti con i quali intratteniamo queste operazioni sono diversi, nell’ambiente ccompetitivo
le relazioni possono essere sia di tipo conflittuale che di tipo collaborativo, perchè ci
troviamo in un contesto di competizione. I soggetti con i quali l’impresa ha delle relazioni
sono i concorrenti, coloro che operano per lo stesso o diverso target ma con un prodotto
uguale, per concorrenza intendiamo i competitor attuali, cioè i concorrenti che hanno il
nostro stesso target con gli stessi prodotti, e i competitor potenziali, quelli che potrebbero

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diventare miei competitor, e poi aggiungiamo anche i produttori di prodotti sostitutivi rispetto
a quello dell’impresa principale. Comprendiamo quindi tutti i tipi di concorrenza, quella che
c’è già, cioè competitor attuali, quella che potrebbe nascere, cioè competitor potenziali e
quella derivante da prodotti sostitutivi. Il rapporto con i competitor è spesso di natura
conflittuale. Nell’ambiente competitivo troviamo anche i fornitori, coloro che a vario titolo
cedono risorse all’impresa in cambio di denaro, queste risorse sono materie prime, capitale
in generale che possono essere tecnologie, lavoro, mezzi ecc… Poi troviamo anche i clienti
che sono gli utilizzatori finali del nostro prodotto, con clienti e fornitori è bene creare delle
relazioni di cooperazione ma non sempre è così (boicottaggio dei prodotti). I partner sono
altri soggetti con i quali le imprese intrattengono dei rapporti stabili relativi alla fase
progetttuale, produttiva o distributiva di un determinato prodotto, possono essere anche
partner di consulenza. Questi rapporti sono frutti di accordi cche spesso sono anche
formalizzati.
Nell’ambiente relazionale invece è costituito dai soggiti con i quali l’impresa intrattiene delle
relazioni non di natura economica o competitiva, queste relazioni hanno ad ogggetto ad
esempio l’acquisizione del consenso, la legittimazione ad operare, il soddisfacimento dei
bisogni, lo scambio di infomazioni, la cpacità di risolver problemi, le regole, valori e il livello
della qualità della vita. I soggetti di queste relazioni sono molto numerosi, tutti gli enti di
ricerca di natura privata e pubblica, es istat università ecc.
Nell’ambiente relazionle, l’impresa scambia informazioni ad esempio con i mass media, tutti i
mezzi di comunicazione tradizionali, infatti per i mezzi di comunicazione digitali, cioè i social
media, è necessaria un’esposizione in primis dell’impresa, mentre i mass media comunicano
loro dell’impresa. I valori dell’impresa li condividiamo all’esterno dell’impresa con i sindacati,
infatti ci sono dei gruppi dei quali l’impresa fa parte a livello associativo es confindustria,
associazoni inprenditoriali in genere, associazioni di categoria ecc..
con il consumatore abbiamo delle relazioni competitive, cioè economiche, ma con le
associazioni consumeriste e ambientaliste, abbiamo relazioni di natura non competitiva,
relazioni che si basano su diffusione di valori, scambi di informazioni, ecc…
L’impresa ha relazioni anche con la comunità locale del luogo in cui si inesta, comunità
governata da sindaco e enti locali, quindi comune, provincia e regione sono tutte relazioni
non economiche o competitive.
Le relazioni si hanno anche con enti vari, es le camere di commercio, la pro loco, i consorzi,
tutte le istituzioni pubbliche o private cche hanno ad oggetto produzioni legate alla nostra.

Le imprese hanno anche relazioni con il sistema scolastico educativo, comunicando le


esigenze del mondo del mercato e delle imprese. Con queste relazioni le imprese riescono
anche a farsi conoscere e diventano veicolo di trasmissione culturale, legittimando il suo
operato nel const4sto locale.
I rapporti che si instaurano nel mondo relazionale devono essere di natura collaborativa, se
sono conflittuali infatti c’è un errore in queste relazioni.

Tutti i soggetti dell’ambiente immediato vengono chiamati stakeholder, che vuol dire portatori
di interesse, interessi che possono essere molteplici e talvolta conflittuali.
Per gestire adeguatamente gli stakeholder dobbiamo utilizzare la matrice degli stakeholder
che ci aiuta a classificare i diversi tipi di stakeholder e ci aiuta a capire la strategia da
adottare per ciascun tipo.

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Gli stakeholder si dividono sulla base di due criteri, se possono essere minacce per
l’impresa o se possono rappresentare una fonte di collaborazione. A seconda del tipo di
minaccia, alta o bassa, e in base alla possibilità di collaborazione, alta o bassa, individuiamo
4 categorie di stakeholder.
1. possibilità di collaborazione alta e possibilità di minaccia bassa: Stakeholder
amichevoli, stakeholder supportive, da loro possiamo avere un supporto decisivo per
l’attività dell’impresa, sono di sostegno. La strategia da adottare nei loro onfronti è il
coinvolgimento nell’attività d’impresa.
2. possibilità di minaccia alta e possibilità di collaborazione bassa: Stakeholder
avversari, stakeholder non-supportive, da loro ci aspettiamo che nascano delle
difficoltà sostanziali per l’attività d’impresa. Verso questi stakeholder l’impresa deve
porre in essere una strategia di difesa.
3. possibilità di minaccia alta ma alta anche la possibilità di collaborazione: Stakeholder
non orientati, Mixed blessing, da loro ci si potà attendere a seconda dei casi un
sostegno o un atteggiamento negativo, nei loro confonti la strategia da adottare è
una tentata collaborazione.
4. possibilità di minaccia bassa e bassa possibilità di collaborazione: stakeholder
marginali, il loro peso nell’attività d’impresa è molto modesto, strategicaente è
opportuno monitorare il loro comportamento per capire se tendono a spostarsi e
dove tendono a spostarsi, se verso quelli amichevoli, non orientati o avversari
Gli stakeholder si dividono in primari e secondari, i primari sono quelli con cui l’impresa ha
una relazione più diretta ed immediata e che influenzano direttamente l’attività d’impresa. Gli
stakeholder primari non fanno parte di questi gruppi, quindi la classificazione di stakeholder
non orientati, marginali, amichevoli o avversari interessa tendenzialmente gli stakeholder
secondari, coloro che sono in grado di influenzare i comportamenti di lungo periodo che
incidono sul clima sociale generale nelle relazioni con l’impresa.

LEZIONE DEL 28.02

Tutti i soggetti che girano intorno all’impresa sono stakeholder.


L’ambiente ha un ruolo molto rilevante nell’attività d’impresa, infatti prima era importante
gestire l’impresa in funzione degli stakeholder, adesso invece si ricerca la legittimazione
sociale, cioè il consenso sociale all’opera dall'impresa in uno specifico territorio: l’ambiente
non è una variabile marginale, infatti è molto rilevante e bisogna darle attenzione e anche a
tutti i portatori di interesse per quanto riguarda l’impresa.

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Il riconoscimento del ruolo dell’ambiente ha portato ad una ridefinizione delle finalità
dell’impresa: la finalità è passata da shareholder approach attraverso gestione nell’interesse
degli azionisti, alla ricerca di una legittimazione sociale.

L’ambiente remoto è lo scenario che fa da sfondo ai livelli dell’ambiente immediato,


competitivo e relazionale, nell’ambiente remoto le “regole” che si fissano hanno una valenza
generale per tutte le imprese in un territorio geografico abbastanza ampio. I soggetti che lo
compongono non sono individuabili singolarmente, ma è composto da MACRO VARIABILI,
che raggruppano condizioni o fenomeni omogenei di ordine più ampio.

L’ambiente remoto è composto dalle seguenti variabili


- Politico-normativa, si tratta della firma di governo, ordinamento giuridico, le imprese
sono vincolate ad una serie di normative ed interventi e controlli pubblici.
- demografica, è la struttura della popolazione residente e le relazioni tra le diverse
persone o tra i diversi gruppi che compongono la popolazione. In italia abbiamo in
corso un invecchiamento della popolazione e un basso livello di natalità. C’è anche il
movimento delle classi sociali che hanno distinzioni sempre più marcate.
- socio-culturale, contesto nel quale si affermano le manifestazioni tradizionali della
vita materiale, spirituale e tradizionale di un popolo (affermazione delle
manifestazioni sociali), nel nostro concetto di cultura troviamo tradizioni, cultura, arte,
gli usi ecc
- scientifico-tecnologica, molto legata alla sfera della cultura, infatti la cultura fa parte
del medesimo contesto del progresso tecnologico ed evoluzioni scientifiche.
- naturale, data dall'ambiente inteso in termini stretti, contesto naturale, che risentono
dell’attività dell’impresa e che l’impresa ha neccessità di imparare a tutelarla.
- economica, riguarda la sfera dei rapporti dei quali l’impresa è protagonista verso la
macrocomponente demografica e socio sulturale, quando l’impresa si relaziona con
diversi mercati e con diversi sistemi generali economici, quindi con diverse regole di
vita. La componente economica nasce dalla bipartizione tra due economie che
hanno caratterizzato l’economia mondiare, in questa bipartizione ci sono due forme
che si contrappongono, da un lato abbiamo l’economia di piano, tipica dei paesi
ccomunisti, dove chi e quanto si produce è stabilito a livello centrale; poi abbiamo
l’economia di mercato, dove invece la ptenzialità di produrre e la quantità da produrre
viene definita direttamente dal mercato.Sistema comunista con economia di piano e
sistema capitalista con economia di mercato. Cos’è il mercato? il mercato è il
complesso degli atti di scambio che si manifestano (mercato reale) o che potrebbero
manifestarsi (mercato potenziale), in funzione di uno specifico prodotto e in uno
specifico ambito territoriale.

Forme di mercato analizzate considerando domanda e offerta, vedendo cosa è


concentrazione, elasticità e differenziazione dal lato della domanda, e cosa è la
concentrazione, differenziazioe e barrire all’entrata e uscita dall lato dell’offerta.

La domanda, gli attributi che può avere sono la concentrazione, l’elasticità e la


differenziazione.
- Concentrazione della domanda: la domanda è in mano a pochi individui, pochi
soggetti richiedono quel determinato prodotto, in questo caso abbiamo due forme
specifiche di mercato, l’oligopsonio se ci sono pochi acquirenti ma molto grandi, e il

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monopsonio se c’è un unico acquirente. Quando la domanda è così concentrta,
l’impresa ha un bassissimo potere contrattuale nei confonti della domanda.
- L’elasticità della domanda: mi dice qual’è la variazione relativa della quantità
domandata di fronte ad una variazione relativa del prezzo di un prodotto, se un
prodotto aumenta e gli acquirenti comprano da un competitor, la domanda è molto
elastica, se invece non si spostano la domanda non è elsatica. Se la domanda è
particolarmente elastica riscontriamo molta incertezzza per il produttore.
L’elasticità è un valore che può andare da 0, domanda per niente elastica, a 1,
domanda molto elastica, ci sono poi anche dei valori intermedi. Quando la domanda
non è elastica, valore 0, il cliente vuole quel prodotto indipendentemente dal prezzo.
- La differenziazione della domanda: quando la domanda è differenziata ci troviamo
davanti ad una domanda poco concentrata, ogni cliente esprime le sue specifiche
esigenze, quondi l’impresa dovrà offrire prodotti altamente personalizzati.

Nel caso della struttura dell’offerta dobbiamo vedere la concenrazione, la differenziazione e


le barrere in entrara ed uscita.
- Concetrrazione dell’offerta: l’fferta di un determinato prodotto può essere in mano ad
un unico venditore, avremo allora il monopolio. L’offerta può anche essre in mano ad
una ampia molteciplità di soggetti, in questo caso abbiamo la concorrenza perfetta.
La via di mezzo invece è l’oligopolio, quando ci sono pochi, grandi offerenti. Questi
sono pura teroia economica, nella pratica infatti questi concetti si mischiano.
Abbiamo i limiti al monopolio, cioè la possiblità che i prodotti possono essere
intersostituibili tra loro, io posso anche essere l’unico che vende quel prodotto, ma se
quel prodotto può essere sostituito con un’altro, il mio cliente può decidere quale
acquistare. Per avere un monopolio bisogna averlo a livello globale, infatti è una
forma rara di mercato da riscontrare. Anche la concorrenza perfettta però è molto
difficile da riscontrare, perchè prevederebbe che tutti i prodotti siano omogenei e che
tutti i venditori abbiano le stesse caratteristiche, nel concreto troviamo diverse forme
di mercato.
- Differenziazione: Nella pratica attraverso la differenziazione l’impresa rende il suo
prodotto differente agli occhi del cliente rispetto a quello dei competitori, il prodotto
sembra unico ed il resto sono imitazioni. La differenziazione consente all’impresa di
rendere il proprio prodotto differente da quello dei competitors nella mente del
cliente, quindi il cliente sarà disposto a pagare il prodotto un po di più perchè vuole
quello specifico prodotto.Come conseguenza dello sviluppo della differenziazione e
della concentrazione si può identificare nel mercato le reali forme di mercato presenti
che sono la concorrenza monopolistica, nel mercato ci sono più produttori che si
sono creati delle nicchie di mercato,dei segmenti, prozioni di mercato, nelle quali
operano come monopolisti, quando abbiamo invece pochi offerenti abbiamo un
oligopolio differenziato, anche se si è in pochi grandi offerenti si cerca di proporre un
prodotto diverso rispetto a tutte le altre alternative.
- Le barriere alla concorrenza, cioè alla competizione: all’imterno di un mercato si
elevano delle scepce di barriere per fare in modo che chi sta fuori dal mercato non
riesca ad entrare o per fare in mdo che chi è già dentro faccia fatica ad uscire. Le
frome di mrcato si disctinguono anche per la possibilità di ingresso di nuovi
competitor o meno. Ci sono differenti tipi di barriere all’entrata: le barriere ottenibili
nella gestione, come le economie di scala, di approviggionamento, di scopo o di
interrelazione. Queste economie derivano dalla gestione, cioè chi è già dentro ad un

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mercato, ha un dimensionamento azinedale o ha una competenza o una
organizzazione già funzioanti da tempo e consentono di ridurre il costo totale unitario
del prodotto. Le elevate dimensioni, l’esperienza ed una particolare strutturazione
dell’azienda consentono di ridurre il costo totale unitario del prodotto, se questo costo
è più basso, i nuovi entranti nell’economia troveranno uno stacco notevole contro cui
combattere fin da subito: questa è la barriera delle economie di gestione.
La seconda barriera proviene dalla differenziazione dei prodotti; quando in un
mercato i prodotti sono molto differenziati, cioè la differenziazione dei prodotti è
molto marcata e ogni impresa prova a rendere unico il suo prodotto nella mente del
cliente, è difficile trovare nuovi spazi per entrare e collocarsi in un mercato di questo
tipo. ( si differenzia solo il prodotto non la poduzione, la diversificazione invece
riguarda le produzioni). Un’altra barriera all’entrata, la più diffcile da abbattere, è
quella legata alla presenza di brevetti e know how, conoscenze specifche. Quando
all’interno di un mercato abbiamo imprese che detengono brevetti e conoscenze
specifiche, rendendo l’entrata nel mercato molto difficile. L’umltima barriera
all’entrata riguarda la scarsità delle risorse produttive essenziali, chi è già nel
mercato può avere un amaggiore capacità di relazionarsi con i fornitori acquisendo
maggiori quantità di materie prime, quidni per chi vuole entrare nel mercato non c’è
possibilità di acquisire la materia pirima perchè è già acquisita da chi opera già nel
mercato, ricorda è la più difficle da superare.
Le barriere all’entrata in un deterinato mercato sono LA BARRIERA DELLE
ECONOMIE DI GESTIONE, LA BARRIERA DELLA DIFFERENZIAZIONE DEI
PRODOTTI E LA BARRIERA DELLE MATERIE PRIME e la BARRIERA DEI
BREVETTI E DEL KNOWHOW, la più difficile da superare.

Ci sono anche delle barriere all’uscita da un mercato, che possono essere, la


presenza di grossi investimenti specifici, infatti per la lroo specificità sono molto
difficili da ricollocare sul mercato. Una barriera è anche di tipo sociale, che ha a che
fare con la cessazione di un’impresa, che necessariamente produce degli effetti
negaivi su tutta la società, es. licenziamenti personale. l’ultima barriera all’uscita da
un mercato è quella barriera legata all’imprenditore, che è vincolato sotto vari aspetti,
chiudendo l’impresa infatti l’imprenditore perde il suo ruolo di prestigio sociale
all’interno della collettività e all’interno dell’ambiente. Questa barriera comprende
anche le possibilità di lavoro dopo aver chiuso l’impresa.

NB. uso dei termini


- il mercato è l’insieme degli acquirenti e dei venditori, il omlesso degli atti di scambio,
dentro al mercato abbiamo il cincetto di relazione, il mercato ontempla sia il lato
dell’offerta che della domanda, quando si parla di mercato si fa riferimenti a tutti i
produttori e a tutti gli acquirenti di quel mercato specifico.
- Industria o settore, sono sinonimi , parlando di industria o settore facciamo
riferimnento solo ai produttori non anche ai consumatori. Definire i confini di un
settore è difficile ( es settore delle scarpe, tacchi vs scarpe da ginnastica, target e
acaratteristiche differenti )
- Filiera di produzione, è la catena degli operatori che partecipano alla realizzazione di
un prodotto, tutti isoggetti coinvolti nella realizzazione di un prodotto inteso in senso
verticale (dalla materia prima alla realizzazione del prodotto finito)

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- Sistema settoriale: tutte le imprese di un determinato settore o industria, sono i
soggetti che forniscono imput di tipo strategico o operativo alle imprese del settore. Il
isstema settoriale è orizzontale: tutte le imprese d un certo settore + le imprese che
danno un imout strategico o operativo all’interno del settore
- Il distretto è una concentrazione su base teriotoriale di impese che producono beni
dello stesso settore. I distretti si differenziano anche per i fattori di localizzazione,
cioè le ragioni per le quali un’impresa decide di loalizzare la propria produzione in
una determinata area geografica. Questi fattori di localizzazione sono tre: fattori
naturali,che hanno a che fare con le caratteristiche fisico-naturali di un determinato
luogo e la sua posizione in base ai mercati di approvigionamento e di sbocco , i
fattori agglomerativi, sono le condizioni che si sono venuti a ceare nel corso del
tempo per motivi di ragione storica legati ai processi di sviluppo industriale e che
hanno dato vita ai distretti industriali (le regioni per cui in una determinata zona si è
sviluppata una determinata competenza) e correttivi, che sono gli interventi a parte
dell’ente “Stato” , l’ente pubblico, volti a correggere le scelte delle imprese in
funzione di specifiche politiche che lo stato vuole portare avanti erogando contributi a
fonto perduto o con contributi in controinteressi ad esempio, finanziamenti per le
imprese che si collocano nel luogo che lo stato vuole sostenere

LEZIONE DEL 01.03

I caratteri generali dell’ambiente in cui opera l’impresa, un carattere fondamentale


dell’ambiente è la sua complessità, però ne possiamo anche identificare altri ricorrendo a
degli aforismi
- MUTEVOLEZZA:“Panta rei”, tutto scorre, il continuo cambiamento dell’ambiente, la
mutevolezza dell’ambiente
- VELOCITà CRESCENTE DEL CAMBIAMENTO:“Ogni giorno viviamo la storia”, ogni
attimo è storia, l’ambiente è mutevole con una velocità crescente, velocità crescente
del cambiamento che è sempre più rapido
- DIVERSO DA IMPRESA AD IMPRESA:“Così è se vi pare”, una specifica situazione
cambia a seconda di chi la guarda, l’ambiente quindi è diverso da impresa ad
impresa, ogni impresa attiva un proprio ambiente
- COMPLESSO:“Siamo passti da un mondo di orologi ad un mondo di nuvole”, da una
sotazione di certezza e chiarezza ad una condizione più fumosa ci possono essere
diverse soluzioni, complessità dell’ambiente, il carattere più importante e rilevante.

(Complesso e complicato non volgiono dire la stessa cosa, infatti i termini hanno basi
diverse, complicato, piegato insieme, un problema complicato può essere spiegato e
troviamo una soluzione. Complesso vuol dire intrecciato insieme, un probema
compleasso non ha una soluzione corretta, quindi lo si scompone in piccoli tanti
problemi si identificano delle soluzioni parziali, e poi si ottiene la sluzione più idonea,
miglior beneficio minor danno, ma non perfetta)

La complessità può essere vita come il grado di varianza esprimibile da un


fenomeno, ossia il numero di casi possibili che si presentano distinti l’uno dall'altro da
aspetti significativi, questo è il grado di varianza. La complessità di un fenomeno si
può definire identificando alcune sue dimensioni:

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- La prima dimensione è la VARIETà e la VARIABILITà delle manifestazioni del
enomeno, infatti un fenomeno complesso si può manifestare in una varietà di
forme se lo si rappresenta a livello sincronico, nello stesso momento, se
invece lo si osserva in modo diacronico, cioè in momenti separati, parliamo di
variabilità, cioè la distinzione delle diverse manifestazioni di un fenomeno
avviene anche a seconda dell’evolversi del tempo. Ogni momento ha le sue
diverse manifestazioni possibili. La varabilità è crescente nel tempo.
- La seconda dimensione è l’INTERDIPENDENZA dei fenomeni, ossia la
reciproca connessione causale, in funzione della quale un fenomeno è legato
a molti altri dai quali dipende e sui quali agisce come concausa. Per l’impresa
è dofficle identificare delle relazioni lneari tra causa ed effetto a causa
dell’interdipendenza di tutte le azioni, non è chiara la causa e l’effetto, non
esistono relazioni lineari ma solo biunivoche, ddove la cuasa determina
un’effetto che è causa di un’ulteriore evoluzione dell’azione centrale. I
fenomeni sono tutti concatenati e intrecciati. Per un fenomeno ci possono
essere più cause e più effetti, che a loro volta agiscono da cause su altri
subfenomeni.
- La terza è l'IMPREVEDIBILITà è causata dalla variabilità, varietà e
interdipendenza dei fenomeni, quindi è sempre più difficle prevedere lo
scenario in evoluzione cosa che ccrea anche ambiguità.
- La quarta è l’AMBIGUITà, causata anch’essa dalle dimensioni di varietà e
variabilità, e interdipendenza dei fenomeni.
Nell’ambiente ci sono numerosi oggetti che vivono immersi nella complessità, quindi
possiamo dire che la complessità è una caratteristica dell’ambiente e i soggetti che vivono
dentro l’ambiente, con il loro agire, determinano ulteriore complessità.
L’impresa vive nella complessità ambientale, produce complessità ambientale e si nutre di
complessità ambientale. Attraverso le sue scelte produce complessità, vive di complessità
perchè il isstema ambientale e azinedale è intriso di complessità (i soggetti all’interno
dell’azienda creano essi stessi complessità), si nutre di complessità perchè i processi
creativi e innovativi si sviluppano di fronte ai problemi, i processi infatti sono innescati
dall’esistenza di problemi.
Per gestire la complessità bisogna evitare un approccio manageriale di tipo inerziale che
risulterebbe inutile, inseguire le evoluzioni dell’ambiente non consente all’impresa di mettere
a frutto tutto il suo potenziale e deteminerà la cessazione dell’attività d’impresa, quindi
occore saper sviluppare delle caratteristiche, le più importanti sono
- La capacità di ascoltare e sentire, il sentire è solamente usare ‘udito, alcoltre invecce
vuol dire usare tutti i sensi, in particolare gli occhi percependo anche quello che non
viene detto. Da parte dell’imrpesa intendiamo ascoltare e sentre l’ambiente, ad
esempio gli stakeholder, ma sopratutto anche nelle singole relazioni personali
all’interno dell’impresa tra individui. l’asoltare non deve essere filtrato dal pregiudizio
e deve consentire poi una reazione intelligente.
- Vedere e guardare, per vedere usiamo solo gli occhi, mentre per guardare usiamo
tutti i sensi e osserviamo attentamente con un maggiore coinvolgimento della
persona e di tutti i suoi sensi, promuovendo una risposta intelligente.
- Cogliere i segnali forti e deboli, ad esempio cogliere lo stato d’animo di una persona
attraverso il linguaggio verbale e non verbale. Per cogliere c’è bisogno di avere
acapaità di ascolto e di osservazione e interpretazione. Dopo aver colto tutti i segnali
è necessario interpretarli e decodificarli e dopo averli decodificati agire in modo

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empatico. Per poter entrare in una relazione empatica c’è bisogno di una comunanza
di valori e in ogni caso occorsono felissibilità e creatività, a livello del singolo
individuo o dell’impresa in genrale. Nell’intelligenza manageriale identifichiamo anche
la via per far fronte alla complessità del ruolo manageriale. L’intelligenza manageriale
è la capacità di leggere tra le righe del cambiamento, quindi anche la capacità di
scelta e di approfondimento all’interno del cambiamento. ( diversi tipi di intelligenza:
Goleman intelligenza emotiva e sociale, Gardnrer intelligenza logico-matematica,
linguistica, musicale, spaziale, interpersonale, intrapersonale, corporeo cinestetica,
naturalistica e esistenziale paragrafo 8.5)
L’intelligenza manageriale è l’abilità cognitiva , emozionale e sociale con la quale il
management si propone di assicurale la governabilità di un sistema d’impresa a
compessità crescente. L’intelligenza manageriale è la chiave per organizzare
l’impresa per il futuro.

I fattori produttivi originari e derivati per l’impresa


I fattori originari sono sviluppati dall’impresa, ad esempio la conoscenza, quelli derivati
invece dipendono prevalentemente dalle relazioni con altri soggetti.
abbiamo parlato dell’impresa come stema cognitivo, si mette in evidenza uno dei principali
fattori produttivi per l’impresa che è la conoscenza. se un soggetto non conosce la realtà, il
fenomeno, il settore non potrà trovare quindi una soluzione ad un fenomeno o non potrà
dare avvio al processo creativo. La creatività è un’altro fattore roduttivo originario attraverso
il quale si può dare vita a qualcosa di nuovo, per fare in modo che questa novità possa
essere un prodotto vendibile sul mercato, deve subentrare un altro fattore, cioè la capacità di
ispirare fiducia nelle relazioni interne e nelle relazioni con i terzi, che si sentono favorevili al
finaziare l’attività d’impresa. I tre fattori produttivi originari sono quindi la CONOSCENZA, la
CREATIVITà, e laISPIRARE FIDUCIA.
I fattori derivati invece sono capitale e lavoro, che derivano da relazioni con soggetti terzi. Il
capitale sono i mezzi finanziari che aziende terze deccidono di elargire nei confroni
dell’impresa, il lavoro invece è la cessione di tempo del singolo individuo a fronte del
pagamento di un compenso orario. Il capitale e il lavoro sono risorse a disposizione
dell’imprenditore, attraverso le quali egli persegue il fine e gli obbiettivi desiderati.
Il capiale serve per avere la disponobilità di un fabbrucato di proprietà o in affitto, a disporre
delle tecnologie necessarie per produrre l’output desiderato, a remunerare le persone che
lavorano al proetto, ad acquisire le materie prime e i componenti necessari allla realzzazione
de processo produttivo e, in futuro, dopo aver effettuato le vendite, ad assicurare ai clineti la
necessria concessione di credito.
Il lavoro invecce serve a disporre di persone competenti, affidabili e volenterose che
attraverso la loro attività, la loro dedizione, la strumentazione e le strutture disponibili
facciano vivre il processo produttivo. Persone che sappiano relazionarsi tra loro e con il
ccontesto con cui l'impresa interagisce.
I fattori derivati della produzione sono risorse, capitale e lavoro che fluiscono nella produzine
in forma strutturale, nel senso che estano vincolati all’impresa per determinati periodi di
tempo tendenzialmente lunghi, consentendo all’impresa di svolgere il proprio ciclo produttivo
e di poertare i propri prodotti sul mercato.
Conoscenza e creatività, tenacia e caparbietà, fiducia e capitali.

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I fattori produttiv originari sono quelli che stanno alla base della nascita e della vita
dell’impresa che sono conoscenza, ccreatività e fiducia. Qundi Capitale e Lavoro sono le vie
attraverso le quali l’imprenditore può aggiungere dotazione di conoscenza, cratività e fiducia
a quelle proprie possedute all’avvio del processo di creazione dell’impresa, in questo senso
essi rappresentano dei fattori deruvati, poichè derivano dalla dotazione di conoscnza,
creatività e fiducia e non sono importanti in quanto tali ma in quanto capaci di creare valore
attraverso i fattori originari nel loro combinarsi all’imterno dell’impresa.

La conoscenza deriva dal verbo conoscere, è riferita ad una persona e significa sapere
qualcosa. Reiferita ad un’impresa invece è l’insieme dei saperi disponibili in ogni campo
dell’attività aziendale. Essa è incorporta anche nelle tecnologie disponibili che raccolgono la
conoscenza delle persone che le hanno prodotte e quella delle persone che le hanno sapute
scegliere (Frozen Knowledge). La conoscenza nella sua componente di base è sempre
connessa alle persone.
DEFINIZIO X ESAME: La conoscenza quindi rappresenta in sostanza la consapevolezza
tecnica, economica, organizzativa, mercatistica e relazionale, nonchè la competenza critica
e di ricerca, acquisite nel tempo attraverso i sensi, lo studio e l’esperienza. La conoscenza è
esplicita quando la conoscenza si può codificare in un libro o in una lezione e quidni si può
trasferire attraverso lo studio e i sensi. La conoscenza tacita invece non può ssere
codificata, quindi non può essere trasferita attraverso un libro, concide con il saper fare a
regola d’arte o il saper decidere in condizioni di complessità secondo logiche intuitive non
razionali. La conoscenza tacita può essere trasferita solo attraverso un apprendimento
basato sullo stare insieme gli uni accanto agli altri. Può essere traferita solo per
sociaizzazione tramite affiancamento. La conoscenza tacita ha la sua fonte nell’esperienza,
quindi gli errori non sono da considerare come situazioni da evitare e da reprimere ma
l’errore se ben analizzato e compreso conduce al miglioramento continuo perchè genera
esperienza e quindi conoscenza “Learning by doing”. Proprio pe il concetto “lerning by
doing” si è sviluppato il concetto di impresa come Learning Operation e Knowledge
management, cioè la gestione delle conoscenze. La consocenza non sta solo nelle persone
che operano all’interno dell’impresa, ma in tutti gli stakeholder con cui l’impresasi relaziona.
L’impresa sarà tanto più competitiva quanto più saprà assorbire interiorizzare e diffondere la
conoscenza presente nelle relazioni che interesssa, elemento essenziale per alimentare
ilcircuito di autoprudizione della conoscenza.

LEZIONE DEL 03.03

Gli altri fattori produttivi originari sono la creatività e la fiducia


La creatività è un termine che viene comunemente associato all’arte e alle sue
manifestazioni, di conseguenza sembra poco adatto all’impresa in generale, ma embrerebbe
adatto solo per le aziende che producono creatività (pubblicità, immagine, moda). Questo è
un errore concettuale, infatti non c’è un soggetto che produce creatività e uno distinto che ne
verifica la fattibilità, infatti il processo creativo è unico. Nell'impresa la creatività è
strettamente legata all’individuo ma anche ad organizzazioni.Creatività deriva dal verbo
ccreare, con significato dare origine, far sorgere o susitare. Creatività è creare qualcosa di
nuovo partendo da elementi disorganizzati, tra i quali qualcuno intravede e osserva possibili
connessioni. La creatività azinedale è l’arte di trovare nuove soluzioni a problemi vecchi e
nuovi proposti nell’azione sul mercato. La creatività è all’origine di ogni processo innovativo.

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L’imprenditore manifesta la sua creatività per avere la possibilità di rispondere meglio alle
richieste dei clienti rispetto ai suoi concorrenti. La creatività azinedale può essere
- focalizzata sulla soluzione dei problemi, i problemi danno l’impulso alla creatività
- circoscritta al mercato di riferimento per il quale deve proporre soluzioni capaci di
risolvere i problemi meglio di quanto non riescano a fare i competitor,, in uno
specifico contesto di mercato
La creatività aziendale segue il classico percorso creativo con l’introduzione dei vincoli
competitivi. Il percorso che segue la cratività aziendale è lo stesso che segue la creatvità
d’artista introducendo vincoli competitivi.
IN SINTESI: La creatività aziendale è dunque l’attitudine a trovare nuove soluzioni a
problemi vecchi e nuovi, ove i problemi sono gli ostacoli che si frappongono tra il decisore
(cliente o azienda) e il raggiungimento degli obbiettivi desiderati. La cratività si coltiva sul
terrreno dei problemi ed è un potenziale alla portata di tutti.
Le caratteristiche delle persone creative: sono curiose, sicure di se, ottimiste, flessibili,
visionarie e hanno senso dell’umorismo. Sono aperte all’esperienza, osservatrici, tolleranti
verso l’ambiguità, indipendenti, bisognose di autonomia, fiduciose un se stesse, propense
ad assumersi rischi calcolati, tenaci. Mostrano sensibilità ai problemi, facilità di parola,
originalità, apertura ai sentimenti, motivazione, assenza della paura del fallimento. Queste
caratteristiche delle persone creative coincidono con molte caratteristiche che deve avere
l’imprenditore. La caratteristica base della persona creativa è l’umiltà, visrtù della persona
che è capace di riconoscere i propri limiti. Il circutiro della creatività e dellla conoscenza in
una persona umile porta al dubbio che porta ad una ricerca più approfondita a in fine
all’innovazione, cambiamento e alla conoscenza.

La persona umile parte da un


certo grado di conoscenza, la sua
umiltà le fa porre dei dubbi che
stimolano la curiosità, che a sua
volta spinge il soggetto alla
ricerca, prendendo poi del tempo
per pensare. Da qui scaturisce
un’idea che può diventare
innovazione, che porta quindi al
cambiamento creando nuova
conoscenza, che autoalimenta il
circuito.

Le persone che mancano di umiltà invce mettono il atto il circuito della presunzione

Una persona parte da un certo livello di conoscenza e ha la


presunzione di sapere, quindi è indifferente rispetto a quello che
accade e questa indifferenza non stimola il pensiero, ma porta
direttamente all’esecuzione, quindi tempo per eseguire, cosa che
genera il fermarsi di un progetto allo status quo, questo può

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portare anche alla cessazione dell’attività d’impresa, infatti che l’impresa non è in grado di
innovarsi stando al passo e promuovendo i cambiamenti nel contesto, è destinata a
chiudere.

Esistono anche dei blocchi alla creatività che sono di diversa matrice:
- Blocchi di tipo culturale; desiderio di conformarsi ai modelli sociali, usare sempre il
“no” di fronte a nuove idee, tendenza al “tutto o niente”, eccessiva fiducia nelle
statistiche e nelle esperienze passate, convinzione che sogno e immaginazioni siano
attività infantili, disagio nel giocare, precedenza ai fattori pratici ed economici
immediati, scarsa capacità di trasformare e modificare le idee, convinzione che il
dubbio sia socialemnte sconveninete, eccessiva fede nella logica della ragione,
esa,ltazione dello spirito di gruppo che porta al conformismo
- Blocchi di natura emotiva, psicologica, paura di sbagliare o di passsare per
stravaganti, paura di sentirsi isolato dagli altri, arresto del pensiero per insicurezza
all’apparire di un’idea originale, incapacità di andare oltre la prima idea trovata,
diffidenza di fronte ai superiori, ai colleghi, ai collaboratori, incapcità di rilassarsi o di
lasciarsi andare, desiderio patologico verso il conosciuto e la sicurezza, difficoltà a
cambiare il modello di pensiero, dipendenza eccessiva dall’opinione altrui, mancanza
di risorse per passare dall’idea alla sua realizzazione, scarsa opinione di sé.
- Blocchi di tipo percettivo,difficoltà a definire il problema e a scomporto in elementi di
base, incapacità di interrogarsi oltre l’evidenza, incapacità di distinguere tra causa
ed effetto, difficiltà a distinguere tra fatti e problemi, difficoltà a percepire relazione
insolite tra idee e oggetti, punti di vista troppo stretti, il ritenersi non creativi.

Caratteri di un ambiente creativo


- senso di sfida
- autonomia
- dinamismo
- fiducia e apertura
- tempo per le idee
- divertimento e umorismo
- supporto alle idee
- dialogo, discussioni
- favorisce l’assunzione del rischio
- ha la capacità di governare i conflitti
- apprezzamento del gioco ( nel gioco i bambini inventano, fanno le cose serimante, si
divertono, fanno domande, si sfidano e competono, il gioco elimina la tristezza, la
noia, il tedio in quello che si fa, fa divertire creando la condizione di volgere lo
sugardo altrove)
Ci sono varie tecniche per sviluppare la creatività, sono
- La tecnica del paradosso, pensare di accostare due cose idealmente opposte
- La tecnica dei sei cappelli (de Bono) che consiste nel cambiare prospettiva,
all’interno di un’organizzazione si simula di indossare dei cappelli diversi, chi indossa
il cappello bianco rappresenta la razionalità e la neutralità, chi indossa il cappello
rosso rappresenta l’emotività, chi indossa quello nero rappresenta la negatività,
quello giallo rappresenta l’ottimismo, quello verde la creatività e quello blu
l’organizzazione.

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- Il pensiero laterale ovvero il pensiero stimolante, fantasioso, che ama le associazioni
mentali e che si contrappone alla logica sequenziale che ragiona per deduzioni,
dimosrazioni e approfondimenti.

La fiducia è un altro dei fattori produttivi orignari, è il senso di affidamento e di sicurezza che
viene da speranza o da stima fondata su qualcuno o qualcosa. La fiducia può consistere
nella spernza, che è la fiducia per via emozionale, dalla prima volta che ho usato un
maccchinario o che ho visto una persona mi ha ispirato fiducia, effetto della comunicazione
verbare e paraverbale, o in una stima fondata, che invece è fiducia per via cognitiva, che
risente della reputazione dell’individuo o dell’azienda, cioè l’immagine che l’individuo o
l’azienda ha agli occhi degli altri e che si è creata con il passare del tempo, conosco
l’azienda o la persona.
La fiducia nell’agire aziendale produce numerosi benefici, infatti permette l’avvio o lo
sviluppo dell’impresa consentendo di trovare terzi che credono nell’idea di base,facilita la
cirolazione di conoscenza e di conseguenza la produzione di conoscenza, perchè sgombra il
campo dalla paura di perdere potere nella cessione della propria conoscenza, diffonde
l’autonomia e la responsabilità, nonché la partecipazione creativa ai procesi decisionali,
riduce la necessità di controlli, accellera i processi deccisionali, soccorre alla razionalità nelle
decisioni in un mondo complesso, semplifica la cominicazione, riduce la pssibilità di
fraintendimenti, aiuta la soluzione di conflitti, facilita lo sviluppo di un clima positivo e del
senso di appartenenza, rafforza la capacità di gestire le crisi, sostiene l’immagine azinendale
e aumenta la reputazione, agevola il controllo delle “voci di corridoio” che minano le
relazioni, salvaguara il fluire delle emozioni nell’impresa. Si parla molto dell’ambito
psicologico, perchè l’impresa è creata da persone e più le persone stanno bene più
l’impresa ne trae beneficio in tutti questi termini.
Come mantenere e alimentare la fiducia ottenuta è fondamentale per l’impresa. La fiducia
non è una dotazione strutturale, è uno stato che va accudito continuamente. Si può perdere
se il comportamento dei soggetti appartenenti all’impresa non è più in linea con le attese
degli interlocutori. Per mantenere la fiducia non è necessario essere sempre perfetti, perchè
dagli errori e dalle difficoltà, se affrontati in modo adeguato, la fiducia può essere rafforzata.
Un disservizio recuperato in modo adeguato e veloce genera una maggiore fedelizzazione
rispeettto che un servizio perfetto. L’impresa può sbagliare, se reupera l’errore la fiduca può
essere rafforzata, ma se si ingannano gli stakeholder o il cliente, si indispettiscono e la
fiducia si distrugge. Per mantenere la fiducia infattti occorre escludere l’ooportunismo e la
menzogna dall’azione delle persone che appartengono all’impresa, essere se stessi anche
nei momenti di ansia e paura, praticare la sincerità ed ascoltare le emozioni racchiuse nelle
relazioni.

LEZIONE DEL 07.03

Come nasce un impresa: L’imprenditore e la nascita dell’impresa (Tucker un uomo e il suo


sogno).
La parola imprenditore ha le sue origini nella parola impresa, imprenditore è ccolui che
imprende, il soggetto che compie l’azione di imprenderne, di intraprendere o cominciare
l’impresa, che è un azione o un’attività di una certa difficoltà ed importanza ma spesso di
esito dubbio, è un organismo che coordina prestazion di un lavoro e strumenti adeguati, per
il conseguimento di finalità economiche. Le caratteristiche tipiche dell’imprenditore, cioè di

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colui che intraprende nuove iniziative, sono l’essere sognatore, tenace, innamorato della
propria attivià, è dotato di un livello di conoscenza tecnica rispetto all'attività che vuole
sviluppare, è un soggetto creativo, innovatore, visionario, ottimista, e dotato di intuito, è
fiducioso nei confronit dei collaboratori e isspira fiducia, è una persona ambiziosa, un
ascoltatore, time oriented, risente particolarmente della gestione del tempo e del momento in
cui è oportuno compiere delle azioni, è osservatore, anticipatore rispetto all’evoluzione del
mercato e non addeguatore, è aperto al cambiamento, è un soggetto innovatore quindi è
anche un soggetto propenso al rischio, entusiasta, capcae di credere in se stesso, è tenace,
ma rimane un soggettto umile, la figura dell’imprenditore è una figura equlibrata, è capace di
gestire i momenti di crisi, è dotato di fantasia, che va a supporto della creatività e il sogno, è
un soggetto curioso.
Questi sono i tratti tipici ideali dell’imprenditore, che si caratterizza più in generale per sogno,
cambiamento, passione, tenacia, fiducia, ottimismo, rischio, umiltà, ascolto, curiosità,
fantasia e creatività.

La nascita dell’impresa è un processo di 5 fasi:

- la prima fase è quella del sogno, l’imprenditore ha la capacità di intraveere qualcosa


che va al di la del reale, intravede un proprio ruolo nella scoietà, la capacità di
sognare è una condizione necessaria per essere imprenditore. L’imprenditore
sognando intravede la sua missione nella società. è solo sognando cose
appartentmente impossibili che si possono produrre proposte veramente innovative.
utili e nuove, che portano alle rivoluzioni. Le risorse necessarie sono conoscenze
tecniche, fantasia e curiosità.

- La seonda fase è quella dell’idea, che consiste nella trasformaione del sogno in
qualcosa di realizzabile, la risorsa necessaria per questa fase è la creatività,
associata alla tenacia. Il processo creativo si sviluppa in 4 fasi, la preparazione, con
la raccolta di materiale ed informazioni, l’incubazione, che è una situazione

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caratterizata da confusione più o meno lunga in attesa di concatenare il tutto in modo
logico, viene classificato codificato e organizzato utto il materiale che viene raccolto,
l’illuminazione, che è l’attimo in cui arriva l’idea, e la verifica, con la valutazione di
fattibilità dell’idea.

- la terza è quella del progetto, durante la quale si formula una valutazione di fattibilità
dell’idea in termini economici e tecnici, cioè della sua realizzabilità economica, si
elabora quindi un business plan, un domuneto necessarioper valutare la fattibilità di
un determinato progetto, per comporre un business plan sono necessarie delle
conoscenze specifiche e professionali, cioè le competenze di marketing, inanzarie, di
comunicazione, manageriali. Nella maggior parte dei casi queste competenze
vengono da figure esterne. Bisogna presentare l’idea e ciò che si vuole fare in
quantitativi reali e numerici, non in modo astratto.

- la quarta fase è quella delle relazioni, il momento in cui l’idea viene presentata in
società affinchè venga accettata e appoggiata e la società esprima la sua fiducia
nell’idea dell’imprenditore, fiducia che può essere trasmessa attraverso un busness
plan chiaro e che non veicoli aspettative eccessive e che trasmetta un senso di
entusiasmo, ottimismo e impegno. Quella delle relazioni è lla fase più critica
sopratutto per i neo imprenditori che si trovano davanti a molti problemi, come quello
di non avere alcun accreditamento proveninente dalle esperienze passate essendo
appunto neo-imprenditori, e quello della mancanza di capitali disponibili a sostegno
dell’investimento, che costringe gli imprenditori a rivolgersi ai finanziatori. La cosa
essenziale di questa fase è ispirare fiducia (via emotiva o cognitiva) ed essere
ottimisti.

- L’ultima fase è quella dell’implementazione del progetto, il momento in cu si completa


l’allestimento della struttura e si avvia il processo produttivo con il gruppo di persone
che accetta l’avventura imprenditoriale e la appoggia. L’imprendditore deve saper
dimostrare capacità di programmazione dell’attività, scegliendo adeguatamente i
collaboratori, e di fare da guida del gruppo, trasformando tutti i collaboratori in una
sua squadra, infatti in una squadra abbiamo la condivisione dell’obbiettivo e c’è una
collaborazione, nel gruppo anche no.

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IL BUSINESS PLAN cap 11 (p 11.5)
è un importante strumento di valutazione economico-finanziaria. è il documento con cui
l’imprenditore potrà valutare in modo approfondito la fatttibiità economico-teccnica della
propria idea di business, mostrando anche ai terzi finanziatori dell’iniziativa, la convenienza
economica e la solidità finanziaria della stessa. Si concretizza in uno studio che da una parte
include l’analisi di mercato (domanda e offerta), del settore (tutti i soggetti che operano nel
mercato) e della concorrenza, e dall’altra il piano viene sviluppato dall’azienda su come
presentarsi (con quali obbiettivi, con quale missione), con quali prodotti, perseguendo quali
strategie, attraverso quale organizzazione. Questa visione d’insieme deve essere proiettata
nel breve periodo, attraverso la quantificazione dei diversi elementi che consentono di
determinare il grado di attrattività economica e fattibilità finanziaria dell’iniziativa, e nel lungo
periodo, attraverso l’esplicitazione di una visione imprenditoriale chiara e coerente anche per
il futuro. Il business plan è il “racconto del futuro di un’idea”.
Per scrivere questo documento sono necessarie tre cose
- la presenza di un’idea imprenditoriale di base
- la scansione temporale
- una buona capacità espressiva, per ispirare fiducia e per veicolare l’idea

Il business plan ha due funzioni, una interna e una esterna.

- funzione interna: è uno strumento di pianificazione e di gestione d’impresa; è il


mezzo di diffusione e di condivisione delle informazioni e delle scelte all’interno
dell'impresa e dei valori. La condizione di efficacia per queste due funzioni il
business plan ha bisogno di una costante opera di verifica e di aggiornamento, al fine
della misurazione dello scostamento tra i risultati attesi e quelli effettivamente
raggiunti dall’azienda. Se voglio un business plan efficace devo consegnarlo a tutti i
miei dipendenti e far capire loro l’importanza di questo documento che parla di valori
e mission, due cose che devono essere condivise dai lavoratori.

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- funzione esterna: permette di illustrare il progetto imprenditoriale a terzi e
contribuisce a generare fiducia in tali interlocutori. La condizine di efficacia rispetto a
queste funzioni esterne, il business plan deve contenere la formulazione di proiezioni
il più possibile realistiche per non creare, nei possibili finanziatori, false aspettative
che possano venire disattese; il documento deve anche fare ricorso a professionisti
che sappiano redigere un business plan in modo tale che sia rappresentativo della
Business idea anche dal punto di vista della forma estetica.

Il business plan deve contenere una serie di elementi, che possono essere organizzati a
piacimento, che sono

- l’idea imprenditoriale
- la struttura organizzativa dell’azienda
- l’analisi del mercato di riferimento e più in generale del contesto in cui si inserisce
l’idea imprenditoriale
- il piano di vendite del prodotto
- il piano di produzione
- il piano degli investimenti
- il piano economico-finanziario
- la valutazione del possibile impatto del progetto su mercato eco-finanziario e
occupazionale
- la valutazione della sostenibilità dell’iniziativa

possibile struttura di un business plan

30
LEZIONE DEL 08.03

Una cosa principale per lo sviluppo di una business idea è predisporre un’analisi SWOT,
Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats. I punti di forza sono sviluppati guardando
l’idea al suo interno e alla sua orgnizzazione, i punti di debolezza invece sono le cose
negative legate all’idea di impresa, i difetti.
Le opportunità sono gli aspetti positivi che provengono dal mercato o dal contesto
ambientale
Le minacce sono gli aspetti negativi che provengono dal mercato o dal contesto ambientale

POSITIVO NEGATIVO

INTERNO ● Know How ● Risorse inadeguate


● Brevetti e licenze ● Brand image debole
● Tecnologie innovative di ● Carenze gestionali
proprietà ● Rete di rivenditori/fornitori
● Rete di rivenditori/fornitori debole
forte ● Tecnologie/strutture obsolete
● Brand image forte (non essendo efficenti
● Alleanze competitive portano a costi elevati dando
un prodotto non

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all’avanguardia)
● Costi unitari elevati

ESTERNO ● Aumento della domanda ● New entrants (concorrenza


opportunità ● Espansione in nuovi mercati potenziale)
e minacce ● Integrazione verticale ● Cambiamento dei gusti del
(l’impresa svolge più fasi del consumatore e shift verso
processo produttivo altri prodotti e produttori
internamente) ● Fenomeni sociali (come
● Acquisizione di tecnologie guerre, pandemie, ecologia)
innovative protette da ● Riforme normative
brevetto
● Aquisizione di know how

Dopo aver compilato tutte le tabelle è possibile analizzare gli elementi congiuntamente e
tirare delle conclusioni riguardo alla situazione generale dell’impresa e tradurre quanto
compreso in iniziative volte al miglioramento della strategia, cercando di superare le
debolezze.
Se metto in relazione
- PUNTI DI FORZA E MINACCE che vengono dal mercato, capiamo come affrontarle
grazie ai miei punti di forza, sfruttiamo i punti di forza per difendersi dalle minacce
mentre alcuni competitor invece soccombono
- PUNTI DI DEBOLEZZA INTERNI E MINACCE ESTERNE, possiamo pianificare delle
strategie di difesa per non soccombere alle minacce esterne
- PUNTI DI FORZA E OPPORTUNITà, confrontandoli si può sviluppare nuove
iniziative e metodologie in grado di sfruttare i punti di forza dell’azienda per cogliere
nuove opportunità di mercato
- PUNTI DI DEBOLEZZA E OPPORTUNITà, confrontandoli possiamo eliminare le
debolezze per attivare nuove opportunità di mercato che altrimenti l’impresa non
riuscirebbe a cogliere

La SWOT analysis ci aiuta a fare un analisi interna all’impresa ed esterna per quanto
riguarda il contesto in cui l’impresa opera, evidenziando i punti di forza e debolezza interni
all’impresa, e le minacce e opportunità che provengono dall’ambiente nel quale l’impresa
opera. I punti di forza riguardano l’ottica interna e positiva, i punti di debolezza invece
riguardano l’ottica interna e negativa. Grazie alla SWOT capiamo in che direzione orientare
l’attività ed in che ambiti pontenziare la nostra impresa e dove è opportuno migliorare.
Mettendo insieme punti di forza e minacce capiamo come affrontare le minacce atraverso le
nostre competenze e dove difenderci dove i nostri competitor non ce la fanno

Le caratteristiche importanti per un’imprenditore hanno importnza in termini operativi perchè


le cartteristiche si trasducono in tre atteggiamenti, tre dimensioni, che caratterizzano l’azione
dell’imprenditre
- dimensione dell’imprenditorialità, cioè la dimensione mentale, essere mentalmente
imprenditoriali, la capacità di innamorarsi di un sogno da perseguire con tenacia e
con tutta l’energia possibile, la dimensione mentare dell’imprenditorialità ha a che
fare con innovazione e sogno, capccità di cogliere le opportunità e i cambiamenti e
valutare le esigenze dei clienti utenti (utente= destinatario dei servizi pubblici, ha un

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solo servizio al quale può fare riferimento, non può scegliere tra più alternative),
scegliere e perseguire una missione,
- dimensione della leadership, cioè la dimensione relazionale, capacità di guidare
l’impresa verso il cambiamento motivando le persone che collaborano con lui,
dimensione relazionale. Gestire i rapporti con gli stacke holder e sviluppare abilità
negoziali, la diplomazia, invece con le risorse umane interne, l’imprenditore dovrà
motivarle cercando di far comprendere e condividere il porprio sogno
- dimensione della managerialità, cioè la capacitò di gestire l’impresa nella
complessità dell’amnbiente e di reperire le risorse, una dimensione organizzativa.
Reperire forze lavoro, finanziare, attuare sistemi di controllo che cosentano
mglioramento e monitorazione dei risultati conseguiti (psg 87)
Queste tre dimensioni sono presenti nella figura dell’imprenditore in base alla persona
stessa, infatti sono tutte proprie dell’imprenditore in modi diversi e relativi, tendenzialmente
l’imprenditore si connota per imprenditrilità e leadership e la dimensione manageriale per la
gran parte manca, affidandola a collaboratori.

Limpresa si compone di 4 parti principali:


- assetto istituzionale, cioè la veste dell’impresa, cioè le caratteristiche giuridiche ed
economiche che stabiliscono il ruolo della proprietà e del governo nell’impresa e il
uolo della proprietà nella conduzione dell’impresa. La forma giuridica definisce a chi
fanno capo i diritti ed i doveri dell’impresa, per ogni tipo di società ci sono speccifiche
caratteristiche, ai soci spettano diversi diritti e doveri. Il ruolo della proprietà, cioè la
domanda se la proprietà è differente dal soggetto che governa l’impresa, cioè
proprietà e soggetto economico coincidono? Se proprietà e governo, cioè sogg
economico, coincidono abbiamo un imprenditore classico, quando invece proprietà e
governo sono in capo a persone diverse, i manager si occupano nel goverso e il
ccomplesso dei manager costituisce la tecno-struttura, abbiamo quindi l’imprenditore
manageriale. Abbiamo tre diversi tipi di capitalismo in base a questa doamnda, in
italia abbiamo un capitalismo prevalentemente Familiare, infatti abbiamo l’impresa
familiare in senso stretto di piccole e medie dimensioni, dove l’impresa è gestita solo
da familiari e non troicamo manager professionisti, l’impresa con il capitalismo
familiare in senso lato, cioè un’azienda con proprietà in parte in base alla famiglia e
proprietà e governo non decidono del tutto, non tutta la famiglia ricopre la funzione di
governo , alcune attviità sono svolte ad esempio da manager esterni, il capitalismo
manageriale invece proprietà e governo non coincidono, la gestione è interamente
affidata ai manager. Ci sono anche grandi imprese familiari in senso lato anche se in
italia non sono molte, quano si raggiunge una posizione produttiva molto grande si
passs solitamente ad un capitalismo manageriale, che però vogliono massimizzare le
quote azionarie, i manager non gestiscono sencondo la prospettia di investimenti
ffuturi ma solo nel breve. Le imprese manageriali quotate coincidono con le pubblic
companies, le grandi multinazionali

- il substrato varoliale cioè l’insieme di valori sui quale si fonda l’attività d’impresa, è la
componente prioritaria, è u ninsiem di idea e principi o convincimenti che stanno alla
base, chiamabie cultura o orientamento di fondo dell’impresa, orientamento
strategico di fondo dell’impresa, importante per consentire di caprire cosa fa
limpresa, perchè e cosa fa, come intende operare e come. I valori sono i principi
guida che ispirano l’agire imprenditoriale, tendenzialmente sono valori relativi, ci

33
sono un gruppo di valori chiamati meta-valori, che dovrebbero essere condivisi a
livllo globale, sono indipendenti da chi li osserva e dalla sua cultura e consscienze. I
valori però non coincidono con ciò che è legge. Alcuni valori quindi sono meta-valori,
altri invece sono relativi e dipendono dal posto in cui ci troviamo nel mondo. Un
valore assoluto nl mondo dell’impresa abbiamo l’onestà, che dovrebbe essere
comune a tutti, è un valore che fa parte dei metavalori. Di valori relativi dell’impresa
troviamo la sostemibilità sociale ad esempio, non tutte le realtà imrenditoriali la
garantiscono infatti, limitandosi soltanto al rispetto delle regole, non è quindi un
valore ma una reazione ad una normativaì0

- L’apparato produttivo, tutto cio che ha a che fare con il processo produttivo, che si è
evoluto nel corso del tempo, dall’autoproduzione e autoconsumo , poi abbbiamo
l’epoca delle botteghe artigiane dove i mastri artigiani lavoravano per mestiere, poi
abbiamo l’industrializzazijone e le modalità produttive industriali. La produzione è un
ceoncetto che si può intendere in un'accezione ristretta come processo fisico di
trasfromazione di risoorse in beni materiali, trasformazione di risorse in un ualcosa di
tangibile, in senso più allargato la consideriamo come la produzione di beni e servizi
per il soddisfacimento dei bisogni umani, il processo di crezione di beni e servizi per
il soddisfacimenoto dei bisogni umani. Questa diffferenza di accezione è causata
dallo sviluppo temporale.

- organizzazione configurativa, come sono configurati i rapporti inerni

LEZIONE DEL 10.03

PRODUZIONI
- Nozione di produzione ristretta: processo fisico di traformazione di risorse in beni
materiali.
- Nozione di produzione allargata: processo di creazione di beni e sevizi per il
soddisfacimento dei bisogni umani.
Ci sono svariati tipi di produzione in funzione del fattore produttivo derivato prevalente, ci
sono le
- produzioni capital intensive, alta intensità di capitale (es tanta attrezzatura e tecno)
- produzioni labour intensive, alta intensità di lavoro umano (es artigiani)
- produzioni high tech, si caratterizzano per l’innovazione tecnologica e
digitalizzazione
La funzione di produzione è il cuore dell’attività d’impresa, è importante il suo collegamento
con le altre funzioni aziendali, in particolare quella di marketing, ma ad esempio anche con
la funzione di approvvigionamento e finanziamento. Le decisioni di produzione sono
comunque sempre critiche, in quanto vincolano l’impresa per un periodo non breve e
comportano esborsi significativi, infatti ad esempio quando si fa un investimento si vincola
l’impresa per un periodo di tempo pluriennale. Le decisioni relative alla produzione non
spettano più solo all’ingeniere che progetta l’oggetto materiale, ma spetta in gran parte alla
sfera manageriale, che studia come la funzione di produzione influenza la competitività
dell’impresa. Un impresa è competitiva quando è efficente (costi di produzione bassi),
l’efficenza è bilanciata con la qualità elevata dei prodotti.

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I fattori di competitività sono
● EFFICIENZA TECNICA: Per rendere una funzione di produzione competitiva bisogna
avere un miglioramento dal lato dei costi e dei ricavi, quindi in termini di efficienza
tecnica (produttività, rapporto tra output e input). A parità di outputt ridurre l’input, a
parità di input aumentare l’output.
● QUALITà: La funzione di produzione consente anche di ottenere un particolare livello
di qualità e garantirlo anche di fronte ad una riduzione dei costi. La qualità può
essere valutata EX POST, considerando buono un processo produttivo con zero
difetti nei prodotti, e viene valutata anche EX ANTE l’intero processso produttivo
viene controllato in termini qualitativi secondo uno standard di qualità prefissato, total
quality management.
● ELASTICITà: La funzione di produzione consente all’impresa l’elasticità, rendendo
quindi l’impresa in grado di rispondere a variazioni quantitative della domanda senza
incorrere in un eccessivo aggravio di costi, l’imcremento della domanda può essere
congiunturale, cioè un incremento legato ad una particolare condizione che si
presenta una tantum sul mercato, che si presenta solo in certe situazioni ma che non
è strutturale del mercato. Elasticità, cioè l’impresa riesce a rispondere ad un
cambiamento della domanda senza effettuare nuovi investimenti.
● FLESSIBILITà: la flessibilità è la capacità dell’impresa di far fronte a variazioni
qualitative della domanda nel mercato senza incorrere in un eccessivo aggravio di
costi, la richiesta di un prodotto personalizzato può essere ad esempio una variazioe
qualitativa (automazione flessibile). Flessibilità è garantire e sofddisfare variazioni
della domanda senza avere un eccessivo aggravio di costi.
● TIME TO ORDER (lead time di produzione): il time to order è il tempo che trascorre
dal momento in cui il cliente effettua l’ordine al momento della consegna del prodotto.
Più questo tempo è rdotto, maggiore è la competitività dell’impresa.

La funzione di produzione ha
obbiettivi anche di tipo
sociale, per il lavoratore, il
cliente e l’ambiente

L’organo decisionale deve decidere quanto produrre, dove e chi produce.

35
La quantita della produzione dipende dalla capacità produttiva, cioè la produzione massima
ottenibile da un impianto o da un insieme di impianti date ccerte codizioni di funzionamento.
La capacità produttiva può essere nominale ed effettiva ed è sempre un valore stimato.
- la capacità produttiva nominale corrisponde alla produzione massima ottenibile
(valore pontenziale, una stima) da macchine e impianti in un “tempo base” in cui, per
definizione, non si verificano interruzioni o rallentamenti e abbiano condizioni ideali di
funzionamento. Il quantitatio di produzione in situazioni ideali. (ad es stima fatta dal
produttore del macchinario, la sua produttività potenziale)
- La capacità produttiva effettiva invece tiene conto delle probabili condizioni di
funzionamento, sempre valutate ex ante, è la massima produzione ottenibile da
impianti o macchinari in un tempo base, tenendo però da conto le probabili condizioni
di funzionamento. La capacità effettiva è il potenziale massimo di pezzi ottenibili
considerando le probabilu condizioni di funziomaento, non è la produzione effettiva.
(stima fatta dal produttore che sa quanto produce effettivamente il macchinario
conoscendo la propria realtà produttiva)

I fattori da considerare nel passaggio della capacità produttiva da nominale ad effettiva sono
- la qualità delle materie prime, più le materie prime sono di qualità, più la capacità
produttiva probabile sarà molto vicina alla capacità nominale
- la professionalità degli addetti, quanto più gli addetti sono formati e capaci di
svolgere il proprio lavoro, maggio è la coincidenza possibile tra capcacità effettiva e
nominale
- i tempi di fermata, derivati da guasti che si possono in un certo grado prevedere ed
eliminare attraverso una manutenzione preventiva, altri tempi di fermata sono quelli
di manutenzione ordinaria e momenti nei quali la produzione va contingentata per
fattori esterni, es elementi atmosferici, minori tempi di fermata, maggiore
ccoincidenza capacità nominale e effettiva
- l’organizzazione del lavoro, attraverso turnazione del lavoro nellle catene di
montaggio, gestione dei turni di lavoro, gestione dello smart working, migiore è
l’organizzazione del lavoro, maggiore saraà la capacità produttiva effettiva

Puntualizzazione su quello che abbiamo visto


● Capacità produttiva: è una potenzialità produttiva (stima, ex-ante)
● Produzione: è la quantità di output effettivamente ottenuta (ex-post)
● Produttività: è la capacità di utilizzare al meglio una certa risorsa

Mettendo in relazione la capacità produttiva e l’andamento dei costi possiamo analizzare


due fenomeni
- economia da sfruttamento
- econimie di scala
sono le economie di gestione, quelle di sbarramento all’entrata di un mercato

Economie da sfruttamento sono il fenomeno per cui i costi totali unitari di produzione
diminuiscono al crescere della quantità prodotta, per effeto della ripartizione dei costi fissi su
un maggior volume di produzione. I costi fissi sono quelli che l’impresa deve sostenere
sempre in una certa quantità indipendentemente da quanta produzione realizza, ad es
l’affitto (ci sono anche i costi variabii che dipendono strettamente da quanto io produco es
materie prime). I costi totali unitari sono dati dai costi variabili e fissi sommati, diviso la

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quantità prodotta, quindi il costo totale di un prodotto diminuisce al crescere della quantità
prodotta, per effetto della ripartizione dei costi fissi su più prodotti realizzati.
il grafico delle economie da sfruttamento da sapere assolutamente è

L’asse X si chiama Qp, che sta per quantità prodotta


L’asse Y si chiama CTu, che sta per costo totale unitario
La capacità produttiva è CP=K (funziona all’interno di una data cp)
In verde vediamo l’andamento delle economie da sfruttamento, quando la quantità prodotta
è bassa vediamo che il costo totale unitario è molto elevati, ma man mano che la quantità
prodotta aumenta, diminuscie il costo totale unitario, i costi vanno quindi decrescendo anche
se ovviamente non si azzereranno mai. Tutto questo vale nell’ambito di una certa capacità
produttiva, l’economia da sfruttamento in base alla specifica capacità produttiva di un
macchinario. La condizione essenziale per analizzare le economie da sfruttamento è che la
capcità produttiva di un’impresa sia costante, senza incrementare i costi.
Orizzonte temporale breve

Le economie di scala sono il fenomeno per cui i costi totali unitari di produzione
diminuiscono per effetto di una dimensione produttiva maggiore, cioè se nel lungo periodo la
capacità produttiva aumenta, avrò una riduzione dei costi unitari totali. Orizzonte temporale
lungo.
Il grafico dell’economia di scala da sapere

Sull’asse x abbiamo la capacità produttiva CP

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Sull’asse y abbiamo i costi totali unitari CTu
Qui più la capacità produttiva aumenta, più i costi totali unitari diminuiscono, ma non
all’infinito. Si arriva poi ad un punto in cui la tendenza decrescente cambia.

LEZIONE DEL 14.03

I risparmi dovuti alla scala di produzione dipendono da


- relazione area-volume, la relazione deriva da una legge di non proporzionalità tra i
costi di produzione dei grandi manufatti, ad esempio i capannoni industriali, raffinerie,
cisterne, ecc, e la capacità produttiva che in essi si può generare. I costi per
realizzare questi manufatti sono strettamente legati alla superficie, all’area che
occupano, il costo si misura infatti in metro quadro, mentre la capacità produttiva è
direttamente proporzionale al volume del manufatto. Ciò vuol dire che il costo di
realizzazione di un nuovo investimento è pari alla superficie, ma la capacità
produttiva è pari al volume. La capacità produttiva aumenta rispetto al costo totale
unitario. A fronte di un aumento unitario della capacità produttiva, i costi aumentano
molto meno rispetto ad essa.
- legge grandi numeri, più un fenomeno diventa grande, più diventa prevedibile e
regolare, a fronte di grandi numeri il fenomeno tende a stabilizzarsi. All’aumentare
della domanda, questa domanda diventa più regolare riducendo la necessità di
scorte.la conseguenza è la riduzione del costo totale unitario.
- imperfetta divisibilità di alcuni fattori, alcuni fattori produttivi non possono essere
inseriti nel processo produttivo in misura inferiore rispettto ad una quota minima, per
cui questi fattori non vengono pienamente sfruttati, fintanto che l’impresa non
raggiunge certe dimensioni, alcuni fattori allora rimangono non sfruttati fino a quano
l’impresa diventa di una certa dimensione. Questi fattori sono ad esempio il
compenso del dipendente amministratore, può essere uno o due, ma se ad esepio
sono un’impresa molto piccola posso rivolgermi a professionisti terzi, senza
assumerli, ma quando lìimpresa comincia ha crescere c’è digogno di un dipendente,
e poi più dipendenti, ad esempio mi servirebbe un amministratore e un
amministratore e mezzo diciamo, quindi sono costretto a prendere un’altro impiegato,
infatti la seconda persona, il nuovo imoiegato, sarà un fattore non sfruttato in modo
efficente.
- costi progettazione e installazione, sono i costi che devo sostenere per acquistare ed
installare nuovi impianti, sono costi che si sostengono una tantum per iniziare un
nuovo processo di produzione. Il loro costo è indipendente dal numero di prodotto
che vado poi a realizzare, con una dimensione produttiva maggiore i costi di
progettazione e installazione incideranno sempre meno all’aumentare della capacità
produttiva. Maggiore è la capacità produttiva, meno questi costi incideranno.
- specializzazione del lavoro, ogni operatore può fare in modo più attento un compito
specifico, questo consente una migliore divisione dei compiti, più velocità di
esecuzione e più efficienza, quindi risparmi nei lati dei costi.

Le economie e diseconomie di scala

38
Nelle Economie ad un certo punto l'andamento decrescente può cambiare

Le economie di scala non tendono all’infinito, arriva al punto minimo che si chiama DEM,
cioè dimensione efficiente minima, dopo la DEM, i costi si stabilizzano , per cui rimangono
stabili allo stesso livello, fino al punto di DOM, dimensione ottima massima, superato questo
punto però la tendenza a diminuire dei costi totali unitari si inverte, generando le
diseconomie di scala. Questo succede per diverse ragioni che possono essere:

● Problemi di coordinamento; quando la dimensione di un’impresa diventa molto


grande, incontra questi problemi, che implicano dei maggiori costi a livello
manageriale data dalla necessità di migliorare il coordinamento.
● Limitata disponibilità di alcuni fattori produttivi, alcuni fattori produttivi sono difficili da
reperire in quantità limitata, se la quantità della risorsa è limitata, allora i costi
crescono
● Limitata possibilità di assorbimento del mercato, la domanda infatti non è infinita e
arriva solo ad un certo punto nel richiedere un determinato prodotto, se io voglio
accrescere la mia produzione devo farlo con un’adeguata politica di marketing e di
comunicazione, che comporta però costi aggiuntivi.
● Difficile controllo del processo produttivo; la dimensione diventa grande ed è difficile
controllare tutto il processo produttivo, quindi si verificherà maggiori sprechi, difficili
da evidenziare ed individuare

Economie di apprendimento

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son un fenomeno che presenta lo stesso andamento delle economie da sfruttamento e di
scala

Sull’asse delle Y troviamo CTu, costi totali unitari


Sull’asse delle X troviamo VPC, volume della produzione cumulata, facendo la stessa
attività per un numero elevato di volte, si acquisiscono competenze che consentono di
migliorare e velocizzare il processo produttivo, per cui i costi legati alla realizzazione del
singolo prodotto diminuiscono. Questa Economia tiene conto della variabile tempo. Infatti si
può beneficiare delle economie di apprendimento a seguito del passaggio del tempo,
attraverso il quale miglioro il mio apprendimento e divento più veloce ed efficace nel fare un
certo tipo di attività produttiva, si diventa più rapidi ed esperti.

Le economie di scopo -o di ampiezza o di interruzione-


è l’unica forma di economia gestionale senza un grafico, con questa economia il risparmio di
costi è connesso al fatto di svolgere in comune una o più attività, i costi derivanti dallo
svolgere singolarmente attività distinte sono maggiori rispetto al caso in cui queste attività
vengano realizzate in modo combinato, questo fenomeno viene chiamato anche Sinergie, in
positivo è quando lo svolgimenti combinato di due operazioni non da come risultato la
somma delle due ma da un risultato maggiore e quando lo svolgimento in combinata di due
attività non comporta un costo pari alla somma delle singole attività, ma è un costo inferiore.

Problema del dimensionamento della capacità produttiva, cioè quanta capacità produttiva è
conveniente che l’impresa abbia.
Questo dipende dall'obiettivo dell’impresa che può essere
- minimizzazione del costo unitario di produzione, l’impresa vuole dotarsi di una
capacità produttiva che possa minimizzare il costo unitario di produzione
- minimizzazione del rischio che i prodotti non trovino accoglienza sul mercato, o del
rischio puro come ad esempio dai fatti naturali.
Per minimizzare questi due fattori ho due alternative da percorrere. Per definire il problema
del dimensionamento della capacità produttiva posso osservare l’andamento di alcuni
variabili, che sono:
- i volumi di vendita previsti e la relativa forma della curva della domanda
- la natura e le modalità di approvvigionamento delle materie prime

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- eventuali strategie di occupazione del mercato, ad esempio strategia di
penetrazione del mercato, mantenendo basso il prezzo del prodotto per fare in modo
che la domanda sia stimolata e che la capacità produttiva riesca ad affrontare la
domanda.

1 La curva di domanda più avere molteplici forme, può essere instabile e imprevedibile (linea
di mezzo), può essere stagionale, con un incremento e un brusco calo, domanda a picchi
(linea bassa), e l’andamento della domanda può essere ciclico (linea in alto). In base al
grafico della curva della domanda, l’impresa sceglie il suo dimensionamento e le strategie
da prendere.

Il dimensionamento può avvenire tramite due decisioni differenti


- puntare al valore di punta della domanda, dimensionando quindi la mia capacità
produttiva alla punta della domanda
- dimensionare la capacità produttiva ad un valore medio della domanda

Non c’è una decisione migliore dell’altra in linea generale, fatta eccezione per i servizi
pubblici, che sono obbligate a posizionarsi alla punta della domanda, anche tutte le imprese

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per servizi si focalizzano alla punta, in modo da essere in grado di soddisfare sempre la
domanda, sostenendo grandi costi di magazzino quando la domanda si abbassa.

Dimensionamento della C.P. VANTAGGI SVANTAGGI

PICCO DELLA DOMANDA - La domanda viene - costi elevati se la


sempre soddisfatta domanda non risulta
anche se pari al picco
particolarmente alta - la domanda è
- increased spesso inferiore alla
competitività mia capacità
- impianti non utilizzati
se non si è al picco
della domanda

MEDIA DELLA DOMANDA - meno costi di -


immagazzinaggio
perchè produco
meno
- posso provvedere
per rendere più
efficiente il processo
produttivo cercando
di spingere la
capacità produttiva
effettiva si avvicini
sempre di più a
quella nominale
- posso sfruttare al
meglio le mie risorse
aziendali
- contratti di
collaborazione con i
terzi per acquisire in
caso di grande
domanda la capacità
produttiva che
manca (flessibilità)

La flessibilità è la capacità dell’impresa a far fronte ai cambiamenti della domanda; questa


capacità in senso più qualitativo può essere espressa anche attraverso l’innovazione
tecnologica, unendo i vantaggi del processo produttivo standardizzato (che consente di
realizzare tanti prodotti uguali d un costo contenuto) alla flessibilità, che consente la
produzione di merce personalizzata. Da questa unione nasce l’automazione flessibile, che si
ottiene applicando le tecnologie informatiche ai macchinari, cosa che consente di ridurre la
differenza tra varietà del prodotto e costo dello stesso. (FMS -Factory manufacturing
system, CAD -Computer aided design, CAM - Computer aided manifacturing, alcuni
programmi che consentono l’automazione flessibile)

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Vantaggi dell’automazione flessibile
- varietà dell’offerta garantita
- economie di ampiezza o di scopo, con uno stesso impianto faccio due cose diverse
- riduzione immobilizzi in scorte, si possono cambiare le impostazioni del processo
produttivo a seconda del cambiamento della domanda
- velocità del ciclo di trasformazione, cioè di produzione, più veloce e gestito
tecnologicamente dal computer

Come disporre internamente le attrezzature per garantire l'efficienza e dove realizzare gli
impianti geograficamente, sono due approcci diversi; il primo approccio, interno, si chiama
layout di produzione, cioè la disposizione fisica delle strutture edilizie e degli impianti, delle
macchine, delle attrezzature e dei posti di lavoro all’interno della fabbrica con obiettivo di
ottimizzare l’uso dello spazio e creare migliori condizioni di lavoro. Le scelte di localizzazione
geografica è la localizzazione dal punto di vista esterno, cioè scegliere il luogo geografico in
base a tre fattori principali, che sono fattori naturali, in base alla presenza di risorse naturali
utili, caratteristiche fisiche o ambientali favorevoli all'approvvigionamento delle materie prime
o luoghi adatti ai mercati di sbocco , fattori agglomerativi, cioè la presenza industriale nella
zona, e correttivi, che sono gli interventi effettuati dallo stato per orientare le produzioni nelle
aree più idonee perché necessitano di politiche di sviluppo.

L’organizzazione del processo produttivo interessa chi produce fisicamente. Tenendo conto
del tipo di produzione e dei possibili vincoli di ordine tecnologico, ogni impresa può
organizzare in modo diverso il proprio processo produttivo. Le alternative fondamentali
dell’organizzazione del processo di lavoro sono fondamentalmente due
- produzione prevalentemente interna, perseguendo una strategia di tipo make o di
integrazione.
- produzione prevalentemente esterna, perseguendo una strategia di decentramento o
di tipo buy

LEZIONE DEL 15.03

La strategia di integrazione può essere di due tipi


- orizzontale, l’impresa sta cercando di accrescere la propria capacità produttiva
attraverso degli investimenti industriali, svolgendo al mio interno una fase produttiva
nuova che prima era esternalizzata o direttamente tutto il processo di produzione.
Per accrescere la mia capacità produttiva posso procedere con nuovi investimenti,
che rappresenta un’integrazione orizzontale per via interna. L’integrazione invece è
orizzontale per via esterna procedendo ad acquisire unità operative già esistenti,
competitor, e la loro capacità produttiva. Queste strategie vengono adottate nel caso
in cui si prefiguri un incremento della domanda e quindi si rende necessario un
accrescimento della capacità produttiva
- verticale, consiste nell’integrare nel processo produttivo le azioni che stanno a valle e
a monte del processo che io già svolgo all’interno dell’impresa, in questo modo
producono internamente le fasi che stanno prima, a monte verso la fonte di
approvvigionamento o dopo, a valle verso il mercato di sbocco, rispetto alle fasi che
già svolgo internamente. (filiera di produzione). Quando abbiamo l’integrazione
verticale a valle, cioè verso il mercato di sbocco, si parla di integrazione verticale

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discendente, quando invece è a monte si dice integrazione verticale ascendente.
L’integrazione verticale può avvenire per via interna, acquisendo impianti e
macchinari ex novo, e per via esterna, acquisendo le imprese che lavorano le fasi
successive o precedenti alla mia impresa.

Attraverso le strategie di decentramento entriamo nel mondo dei rapporti tra imprese, dove il
prodotto finale è il prodotto della collaborazione tra diverse imprese. La collaborazione può
essere di diversi tipi a seconda del grado di collaborazione, autonomia dei soggetti,
specificità delle competenze possedute e continuità del rapporto. Possiamo identificare tre
modelli di relazione
- la gerarchia, relazione gerarchica, esiste un rapporto di lungo periodo con forte
continuità, la gerarchia è comandata da un'unica impresa, quindi non c’è autonomia
degli altri soggetti, ciascuno dei soggetti svolge una propria attività, quindi troviamo
più specificità delle competenze. sì continuità, sì competenze specifiche, no
autonomia
- Il mercato, nel mercato abbiamo un gruppo di imprese che si relazionano per un
periodo di tempo breve, quindi senza continuità nei rapporti, ciascun soggetto ha
autonomia e ciascun soggetto ha le proprie competenze specifiche. I soggetti con
cui interagire sono scelti in base alla convenienza economica. sì autonomia, sì
competenze specifiche, no continuità
- network, rete, qui troviamo tutte e tre le caratteristiche. i soggetti sono autonomi e
hanno competenze specifiche, vengono chiamati nodi della rete e il rapporto è di
lungo periodo e c’è continuità nella relazione, c’è un'impresa guida ma non c’è una
gerarchia e i soggetti sono tutti a pari livello con competenze specifiche. si
autonomia, sì competenze specifiche, si continuità.

in base al tipo di decentramento possiamo parlare di


- decentramento di capacità, utile per far fronte ad incrementi strutturali della
domanda, ad esempio domanda con picchi stagionali, solitamente la modalità qui è
gerarchica, un’impresa più grande che ha delle imprese più piccole a disposizione
nel momento del bisogno. (rapporti di fiducia di lungo periodo)
- decentramento di elasticità, quando per colmare il deficit di elasticità devo ricorrere a
terzi, collaboratori esterni, questo decentramento è un rapporto di tipo occasionale
perché è legato ad un aumento congiunturale della domanda, cioè quando la
domanda non ha variazioni che si ripetono in modo strutturare, ma variazioni che si
verificano una tantum. Questo incremento non è previsto e non vale la pena
accrescere la capacità produttiva, il rapporto si fonda sulla convenienza economica.
questo decentramento rispecchia il modello del mercato.
- decentramento di specialità, risponde a necessità qualitative, l’impresa è priva delle
competenze necessarie per fare una certa attività collegata a quella di sua
pertinenza , quindi ricerca all’esterno questa competenza.

Le prime due (capacità e elasticità) si basano sul colmare carenze quantitative dei processi
produttivi cercando all'esterno dell’impresa.Il terzo caso (specialità) ha una connotazione
qualitativa.
La scelta tra integrazione e decentramento viene condotta sulla base di criteri
- economici, secondo i costi della produzione interna confrontati a quelli di transizione,
che contempla tutti i costi necessari per acquisire le info e la ricerca su imprese

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partner per instaurare e definire e tutelare un rapporto di scambio + il prezzo dello
scambio, più è alta la fiducia minori saranno i costi di transazione.
- non economici, in base alla qualità, tempestività, conoscenza e al potere

Attenzione! tre concetti che vengono spesso confusi sono


★ decentramento: ricerca all’esterno di capacità produttiva o di competenze, per
colmare un deficit strutturale o congiunturale
★ delocalizzazione: fa riferimento alla prospettiva geografica della produzione, vuol dire
trasferire la produzione in un altro luogo geografico
★ Outsourcing: vengono esternalizzate delle attività come nel decentramento, ma
queste attività vanno oltre la produzione e possono essere strategiche o produttive
(specifiche professionalità aka pubblicità, tecnologia, pulizia)

Un’impresa può produrre seguendo il metodo della produzione industriale o quello della
produzione artigianale (automazione flessibile che le coniuga)

Per definire la mission dell’impresa, bisogna rispondere alle domande "perché l’impresa
esiste?” e “ perché il mondo sarebbe peggiore senza l’esistenza della mia impresa?”
La mission è la parte più profonda e invariante della personalità di un’impresa e risponde a
queste domande.
Per definire la mission partiamo dalle nostre competenze e dai nostri valori, gli elementi
cardine.

Il concetto di mission non coincide con quello della vision d’impresa, la vision è un sogno a
lungo termine con obiettivi audaci ed ambizioni, sempre leggermente fuori portata, la vision
è una descrizione sfavillante di ciò che l’impresa aspira a diventare. Dalla mission possiamo
produrre la vision, che deriva direttamente dalla missione dell’impresa, infatti la vision si
costruisce calando la missione sul reale contesto di mercato sul quale operiamo. Le
caratteristiche di una buona mission sono quelle di essere un enunciato breve, di impatto
emotivo e visivo, facilmente ricordabile.

Il percorso della decisione strategica

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Attraverso i valori e le competenze definiamo la mission, che combinata alla forze di mercato
consente a sua volta di definire la vision, che va a definire obiettivi di carattere generale a
seguito dei quali si andranno a definire le strategie e di conseguenza gli obiettivi specifici
delle strategie targettizzati, che porterà quindi alla definizione delle tattiche politiche
(ambientali, finanziarie, di marketing, ecc).

LEZIONE DEL 17.03

Concetto di strategia
La strategia è il comportamento imprenditoriale di lungo termine volto al raggiungimento
degli obbiettivi primari di gestione definiti in funzione dell’evoluzione ambientale. Alcune
parole chiave sono “comportamento imprenditoriale" “lungo periodo” "obiettivi primari” e
“evoluzione ambientale”.
1. comportamento, un insieme di azioni con cui l’individuo esterna la propria personalità
nelle relazioni con gli altri all’interno del contesto ambientale
2. imprenditoriale, il comportamento deve essere imprenditoriale, cioè in un
comportamento con la propensione al cambiamento e ai processi innovativi tipici.
L’atteggiamento di chi tende al cambiamento ed è favorevole all’innovazione.
3. lungo termine, ci dà l'orizzonte temporale di riferimento e ci aiuta a distinguere la
strategia dalla tattica, che ha una funzione strumentale rispetto alla strategia. la
strategia ha una visione più ampia, la tattica è maggiormente focalizzata su un piano
di azione e ha maggiori margini di modellabilità, ed è formulata a livello di middle
management (strategia invece high management)
4. obiettivi primari di gestione, ai quali si orienta l'impresa, obiettivi primari importanti
che rimandano alla definizione della strategia a livelli di top management, molto più
difficile da cambiare, un cambiamento di strategia non è fattibile nel breve termine e
comunque molto difficile nel lungo termine. Gli obiettivi primari sono di carattere
generale e definiscono degli obiettivi specifici e delle tattiche facilmente quantificabili.
Gli obiettivi primari discendono dalla mission e si identificano poi come obiettivi
specifici, misurabili e quantificabili. Mission e obiettivi generali costituiscono
l'orientamento strategico di fondo, che rappresentano l’identità più profonda
dell’impresa . Gli obiettivi primari sono di carattere più generale, mentre quelli
specifici sono collegati a contesti di azione circoscritti. Obiettivi primari e mission
chiariscono l’identità profonda dell’impresa.

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5. evoluzione ambientale, la strategia lega l’ambiente di riferimento e l’impresa, quindi
richiede una profonda conoscenza del contesto nella quale l’impresa opera, per
valutare se adattarsi, anticipare gli eventi o cambiare l'orientamento presente nel
contesto ambientale introducendo cambiamenti nell’ambiente. Una strategia è di
successo quando è coerente con l'ambiente e con i valori, la missione, gli obiettivi e
le risorse disponibili.

la strategia è una decisione intenzionale e ha alcune caratteristiche specifiche.


è un pensiero che si traduce in un insieme di azioni, è orientamento al cambiamento, è
proiezione di lungo periodo, persegue obiettivi generali in coerenza con la mission
aziendale, viene formulata a livello di alta direzione, dal top management o dall’imprenditore
stesso, relativamente vincolante quantomeno nel breve periodo, è caratterizzata dall
intenzionalità.
Definizione della strategia alcuni distinguono tra stategia deliberata, concepita dal gruppo de
idirigenti al vertice, quindi concepita dal top managemetn in modo teorico, e strategia
realizzata che discende da quella deliberata, cioè la strategia effettivamente implementata
che può divergere per aspetti marginali. Abbismo poi la strategia emergente, un insieme di
decisioni prese dal manager che recepiscono la strategia deliberata dei top manager ma che
la devono adattare ai cambiamento dell’ambiente esterno nel momento i ncui intervengono
delle variabili non previste, l’approccio della strategia emergente di minzberg. Ogni strategia
è frutto combinato di progettazione razonale che avviene in modo centralizzato e di
adattamento che avviene in modo decentralizzato. Una serie di fenomeni esterni possono
determinare uno scollamento tra la strategia deliberata e quella emergente, che a sua volta
puòessere differente rispetto alla strategia effetivamente realizzata. le strategie emergenti
sono frutto di intuito, fiuto imprenditoriale, necessità per uscire da condizioni critiche.
La strategia non è una ma esistono diversi livelli di decsione strategica, non tutte le strategie
sono dello stesso tipo, ci sono sostanzialmente tre tipologie, due prevalenti.

I livelli strategici sono


- strategie complessive, strategie a livello corporate, con queste strategie si va a
definireil campo di azione dell’impresa, scegliendo i settori e le aree strategiche
d’affari ASA, strategic buisness unit SBU, nelle quali l’impresa intende operare e
competere.
- strategie competitive, strategie definitea livello di singola area strategica d’affari ,
singolar strategic buisiness unit,e definiscono il comportamento competitivo
dell’impresa all’interno della singola area strtegica d’affari, cioè come l’impresa ha
deciso di fronteggiare la concorrenza nella specifica area.
- strategie funzionali

Focus sui termini


Mercato: insieme di tutti i produttori e dei clienti che operano in un medesimo ambito,
domanda ed offrta in uno specifico ambito d’affari
Settore: tutte le imprese produttrici di un determinato prodotto e tra loro in competizione,
tutte le imprese che operano pr un determinato prodotto, solo riferimento al lato dell’offerta
ASA o SBU: è l’insiem dei produttori con prodotti in concorrnza tra loro, non si parla di
prodotti identici ma sono solo prodotti in concorrenza tra loro che può essere, attuale,
potenziale, sostitutiva ec.. dobbiamo fare riferimento al grafico di abell

47
Sono tre gli elementi principali che ci aiutano a distinguere l’aria strtegica d’affari.
Innanzituttto troviamo i gruppi ddei consumatori ai quali l’impresa intende rivolgersi con uno
specifico prodotti. Poi abbiamo le funzioni d’uso che l’imoresa intende soddisfare ccon quel
prodotto, cioè i possibili utilizzi di esso, e poi le tecnolige, cioè le modalità, utilizzate per
realizzare questo prodotto. Un impresa con lo stesso prodotto può servire diversi sgruppi di
clienti co ndifferenti funzion id’uso dello stessoprodotto e con l’appicazione di diverse
teccnologie produttive.

L’istat ha classificato tutte le attività nel codice ATECO CHE RIGUARDA TUTTE LE
ATTIVITà PRODUTTIE E attribuisce a ciascuna il proprio settore, a cisascuna attività viene
affancato un codice che viene riportato poi dalle imprese nel momento in cui si vanno a
iscrivere alla camera di commercio.

LEZIONE DEL 21.03

Le strategie complessive
- consistono sostanzialmente nella sclta delle aree strategiche d’affari in cui
operare(ASA)
- delinea lo sviluppo futuro dell’impresa
Le strategie complessive di un impresa sono orientate allo sviluppo di essa e sono le
strategie che l’impresa può scegliere con il fine di sviluppo dell’impresa. Le strategie però
non sono solo di sviluppo, ma ci sono anche le strategie che riguardano l’uscita dal mercato,
la strategie di disinvestimento. La scelta di uscire da una ASA specifica rientra nelle
strategie complessive, infatti bisogna studiare il momento giusto per uscire da un mercato
per non causare danni all’impresa. Nelle strategie complessive quindi non abbiamo solo
strategie svolte allo sviluppo, ma sono strategie varie per ogni mossa dell’impresa. Nel
constesto odierno, accanto a strtegie di sviluppo dimensionale e strategie di disinvestimento,
troviamo anche le stratgie di definizione di relazioni, alleanza strategiche, network d’imprese.

Le strategie complessive di sivuluppo dimensionale


Per nanalizzare queste strategie facciamo riferimento alla matrice di sviluppo
mercato/prodotto di Ansoff

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Questa tabella offre una rappresentazione dei percorsi di crescita che le imprese possono
intraprendere. La matrice si compone incorociando i prodotti e i mercati ed entrambe si
dividono in esistente e nuovo.
1. Prodotti esistenti e mercati esistenti: Penetrazione mercato (Strategia
monosettoriale)
2. Prodotti esistenti e mercati nuovi: Sviluppo mercato (strategia monosettoriale ma
potenzialmente internazionale)
3. Prodotti nuovi e mercati esistenti: Sviluppo nuovo prodotto (strategia
monossettoriale)
4. Prodotti nuovi e mercati nuovi: Diversificazione (siluppo polisettoriale)

Penetrazione del mercato (prodotti e mercati esistenti)


Lo sviluppo attraverso questa strategia è monosettoriale e l’impresa decide di continuare ad
operare nell’area attuale in cui opera con gli stessi prodotti. Si tratta di un mantenimenti o
aumento della quota di mercato all’interno della stessa ASA. Per mantenere la quota di
mercato bisogna mantenere elavati i livelli qualitativi e la fiducia del cliente.
Per aumentarla invece, realizzando la strategia di penetrazione del mercato, l’impresa ha tre
possibili strade da seguire. L’incremento di quota di mercato di un impresa può derivare da
uno di questi fattori
- Convincere il cliente ad acquistare più prodotti creando nuove occasioni e/o funzioni
d’uso
- Sottrarre i clienti alla concorrenza
- Acquisire nuovi clienti
La penetrazione del mercato poi èò essere ottenuta attraverso l’utiizzo di uono o più strumnti
competitivi combinati, questi strumenti sono, la differenziazione del prodotto, facendo
percapire il proprio prodotto differente e migliore spingendo il cliente a pagare un premium
price, prezzo giustificato dall’idea di migliore qualità o da servizi aggiuntivi propri solo di quel
prodotto che possono incrementare l’importanza del prodotto a livello di status (status
symbol di un certo ceto sociale) o rendendolo più facile l’utilizzo e migliorarlo a livello
simbolico. Un’altro strumento attraverso il quale si può attuare un incremento della quota di

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mercato è operando sulla leva del prezzo, è una scelta molto efficace quando i clienti sono
paticolarmente sensibili allepiccole variazioni di prezzo.

Lo sviluppo del prodotto (prodotti nuovi e mercati esistenti)


consiste nella scelta di continuare ad operare nella stessa area di attività introducendo
alcune nuove varianti di prodotto, introducendo ad esempio un’innovazione di tipo
incerementale, ad esempi piccole modifiche che però portano al consumatore grandi
vantaggi. è una stategia di sviluppo monosettoriale. I nuovi prodoti li possiamo offrire in due
modi diversi attraverso
- La modernizzazione dei prodotti offerti
- L’approfondimento della linea con nuove versioni/modelli

Sviluppo di mercato (prodotti esistenti e mercati nuovi)


l’impresa sceglie di cambiare e ampliare i mercati nei quali opera, mantenendo erò la stessa
attività. Questo tipo di strategia di sviluppo e monosettoriale.
- In senso geografico, si può decidere di offrire il proprio prodotto in nuove atree
geografiche, Nuovi Mercati Geografici, cosa che avviene nei casi di sviluppo
internazionale o nazionale per imprese strettamente localizzate, percorso di
nazinalizzazione e internazionalizzazione, ch può presentare diversi rischi ma è un
modo per acquisire vantaggi competitivi da diverse aree geografiche, accomulando
quindi vantaggi diversi: nuovi rischi e diveridicazione dei rischi
- Nuove tipologie di clienti /funzioni d’uso, consiste nell’offrire il prodotto a nuove
tipologie di clienti, quindi a nuovi segmenti di mercato, che vuol dire creare nuove
funzioni d’uso del prodotto.
Un nuovo posizionamento dell’impresa nel mercato e nella mente del cliente e quindi una
nuova distribuzione

Diversificazione (nuovi prodotti e nuovi mercati)


Le novità di protti e mercati possono essere totali o non, non completamente radicale
- strategia di sviluppo polisettoriale,alla vecchia produzione viene affiancata
una produzione nuova
- Laterale (esistono interrelazioni tra le asa vecchie e nuove), la stuazione nella
quale le aree strategiche d’affari nuove evecchie presentanp conesssioni di
carattere tecnico-produttivo, di marketing, di vendita ecc. Quindi io uso le
stesse tipologie di prodotto, lo stesso processo, le stesse materie prime, le
stesse fonti di approvigionamento per realizzare però due prodotti differenti.
C’è la possibilità di usufruire delo stesso canale distributivo oppure della
stessa campagna pubblicitaria, in questo modo si persegue l’economia di
scopo o di ampiezza interrelazione.
- Conglomerale (non esistono tra i due settori connesioni tecnico-produttive p
di marketing), quando non ci sono connessioni di alcun tipo, ne di tipo
tecnico-produttivo, ne di produione, marketing, vendita tra le asa vecchie e
quelle nuove, quindi l’imresa decide di operare in aree strategiche d’affari
totakemtbee differenti, ottenendo una maggiore diversificazione del rischio in
aree d’affari totalmente differenti
La diversificazione porta una serie di benefici, in particolar modo riduce il livello di rischio
imprenditoriale ripartendono su diverse attività, su diversi segmenti di mercato, questo
spiega anche la polisettorialità di questa strategia

50
LEZIONE DEL 22.03

Le strategie complessive possono prevedere

- lo sviluppo monosettoriale (penetrazione del mercato, sviluppo del prodotto, sviluppo


del mercato) si tratta di forme di sviluppo intensivo dell’attività d’impresa, orientte ad
ampliare la quota della domanda. Lo sviluppo monosettoriale può essere intensivo o
integrato.
Lo sviluppo intensivo riguarda l 'espansione nell’area di attività esistente e si divide
in sviluppo intensivo dal lato della domanda (Matrice di Ansoff) e in sviluppo intensivo
dal lato dell’offerta attraverso l’integrazione orizzontale, aquisendo nuove imprese già
operanti o si dotz di una maggiore capacità produttiva.
Lo sviluppo integrato invece riguarda l’espansione in fasi adiacenti all’area di attività
esistente attraverso l’integrazione verticale (espansione nella filiera di produzione),
che può essere a monte verso i fornitori o a valle verso i clienti.
- lo sviluppo polisettoriale è rappresentato da un’unica strategia possibilile che è la
diversificazione, questa diversificazione si riferisce sempre alla produzione e può
essere conglomerale, quando non ci sono alcun tipo di correlazione tra le aree
strategiche vecchie e nuove, o correlata. La diversificazione correlata riguarda le
connessioni tra aree strategiche vecchie e nuove per quanto riguarda tutte le attività
connesse all’ambito tecnologico e di marketing e vendita, come
l’approvvigionamento, le materie prime, i materiali fabbricati, i componenti fabbricati,
le tecnologie del prodotto o del processo produttivo, distribuzione, assemblamento
dei prodotti, marketing e vendite e servizi
- lo sviluppo internazionale, chiamato anche diversificazione geografica,la scelta di
svilupparsi su nuovi mercati internazionali può consentire all’impresa di essere più
bilanciata in termini di rischio tra paesi diversi, la diversificazione è la strategia che
consente meglio di ridurre il rischio. Lo sviluppo internazionale avviene per fasi
successive attraverso una serie di tappe. Si parte dalla semplice esportazione di

51
prodotti e si avanza con produzione indiretta, vendita diretta e produzione e vendita
diretta, fino ad arrivare a strutture autosufficienti in un mercato estero internazionale.

Le fasi dello sviluppo internazionale per step


1. Esportazione dei prodotti fabbricati nel paese d’origine, ad esempio
esportazione made in italy, non è sempre il primo step dello sviluppo
internazionale però anche se solamente lo è. commercializzazione all’estero
2. Stipulazione di accordi con produttori esteri per concessione di licenze di
produzione, i produttori esteri producono i prodotti come quelli inizialmente
esporrtati
3. Vendita diretta delle proprie produzioni all’estero mediante creazione di
proprie strutture distributive, si distungue dalla prima perchè qui i prodotti
vengono venduti direttamente in proprie strutture, con le proprie unità
distributive all’estero.
4. Produzione e vendita dirette all’estero, qui abbiamo sia proprie uità
distributive che produttive all’estero
5. Costituzione all’estero di una o più imprese consociate o affiliate, dotate di
centri direzionali e di ricerca, cioè costituire centri produtivi e distributivi he
hanno un rapporto di peopritetà con l’impresa d’origine ma queste imrpese
estere consociate sono dotate dei propri organi di direzione e ricerca, hanno
maggiore autonomia manageriale, ma a livello di proprietà fanno riferimento
delle holding, cioè alla società di partenza, una sorta di network
6. Organizzazione di unità aziendali integrate gestite in ottica multinazionale,
gestione multinazionale dell’impresa, ogni realtà nei vari paesi ha una sua
autonomia gestionale completa che però fa sempre. Abbiamo un’impresa
holding finanziaria e di proprietà ma le altre imprese sono unità operative
indipendenti che vengono gestite attraverso direttive generali della holding.
Ogni unità aziendale viene gestita in modo variabile a seconda del paese.

(E-commerce fa parte della prima fase di esportazione, è il primo punto, è una strategia di
sviluppo internazionale a seconda del sito come è impostato, se nazionale o internazionale,
comparndo online manca il contatto diretto del prodotto da parte del cliente quindi il
venditore deve supportare attraverso strategie comunicaative la qualità del prodotto,
rendendo tangibile la qualità)

Quando si tratta di sviluppo dimensionale i vantaggi che esso da possono essere


- aumento del fatturato, maggiori volumi di vendita e pezzi di vendita più elevati a
seconda del paese o del prodotto
- economie di scala della produzione, quindi maggiore efficienza dal lato dei costi e
costi necessariamente minori
- effficienza gestionale delle risorse indivisibili dovuta alle economie di scala

ci sono però anche svantaggi che possono essere


- una crescita eccessiva che ci fa incorrere nelle diseconomie di scala
- rischio di burocratizzazione e irrigidimento a causa della eccessiva grandezza
- perdita di conrollo sulla gestione
- difficoltà di coordinamento delle varie attività azinedali

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- Più grande è un’impresa più attenzione attira, sia dei clienti che dei competitors che
monotoreranno qualsiasi attività svolta dall’azienda

La crescita può essere limitata da carenze interne, come personare non sufficiente o non
adeguatamente formato, no disponibiltà finanzaira ecc.. Quando un’impresa scelte una
strategia deve essere anche pronta ad esprimere le strategie competitive per essere certi di
arrivare ad avere una posizione di vantaggio competitivo, cioè se si stabilise lo sviluppo e
l’espansione dell’azienda a livello corporate, devono essere già chiare e definite a livello
manageriale le strategie competitive, quindi le strategie complesssive devono andare di pari
passo con le strategie competitive per essere effettive.

Le strategie competitive
cioè come l’impresa vuole comepetere in base alle risorse e competenze disponibili
all’interno dell’impresa, quindi è importante gurdare l’analisi swot, infatti per capire come
competerre devo avere consapevolezza di punti di forza e debolezza e minacce e
opportunità.
Le strategie competitive quindi sono le decisioni prese a livello di singola area strategica
d’affari su come l’impresa decide di competere e su quale elemento fare leva all’interno di
ogni singola area sstrategica d’affari. In essa è necessario conoscere i competitors esistenti,
i competitors potenziali diretti, la concorrenza potenziale diretta cioè enti che potrebbero
entrare nel mercato, e quali sono le minacce provenineti dei prodotti sostitutivi, chiamata
concorrenza potenziale indiretta. Per ciascuna area strategica d’afffari io devo conoscere la
concorrenza reale, la concorrenza potenziale diretta (possibili entranti) e la concorrenza
potenziale indiretta (prodotti sostitutivi).
Una volta che ho tutti gli elementi della swot posso decidere come posizionare il mio
vantaggio competitivo.
Le strategie che posso decidere di adottare sono essenzialmente 3

● La leadership di costo, che consiste nelll’essere l’impresa che offre il prodotto al


prezzo più conveniente, sono l'impresa che ha la capacità di sfruttare al meglio le
risorse produttive e può quindi proporre sul mercato il prezzo più conveniente per il
cliente, l’impresa che s aquindi gestire al meglio a sua struttura di costi. Il miglior
rapporto qualità prezzo è migliore del solo prezzo più conveniente perchè il cliente
ragiona in termini di qualità prezzo. La strategia funziona se il prodotto viene
percetipo come paragonabile a quello delle altre aziende, ma se viene percepito di
livello inferiore questa strategia non funziona.
FATTORI CHE INCIDONO SULLA DIMINUZIONE DEL PREZZO DI PRODUZIONE
CON STRATEGIA DI LEADERSHIP DI COSTO. La diminuzione del costo dipende
dal fatto che l’impresa può puntare ad economie di scala spalmando i costi fissi su
una grande produzine; si può basare sulle economie di scopo, quando l’impresa
realizza una componente sfruttabile su più prodotti; quando la capacità produttiva è
completamente sfruttata e più efficiente possibile; dall’impiego di teconolgie nel
processo produttivo; dalla progetazione del prodotto e dai livelli di standardizzazione
di esso, solitamente la standardizzazione consente di ridurre il costo del prodotto; la
localizzazione del processo produttivo influisce sul costo , in base alla vicinanza dei
mercati di approvigionamento e sbocco, vicinanza ad infrastrutture e viabilità, ecc..; l
relazione con i produttori

53
Un’impresa è leader di costo nella misura in cui essa ha una forza contrattuale che
le consente di esprimere la prpria leadership, riuscendo a contrattare buone
condizioni;
La leadership di costo è conseguibile nella misura in cui è maggiore l’efficienza
complessiva aziendale. Le vie per raggiungere la leadership di costo sono
- miglioramento dell’efficienza a tutti i livello cercando di portare la capacità
produttiva effttiva il più possibile vicino a quella nominale o amuentare
l’efficienza di tutti i fattori ad esempio con manutenzioni periodiche, sviluppare
turnazioni di lavoro per sfruttare al massimo le macchine e gli impianti,
promuovere l’innovazione del processo di lavoro o del prodotto, cosa che
migliora l’efficienza e la propaneisone a generale valore, provvedere alla
riorganizzazione geografica delle attività produttive, identificare nella propria
catena del valore (analisi del valore) che serve ad identificare tutte le attività
svolte dal momento dell’approvigionamento al momento della vendita e
mettere in rilievo quelle più critiche e quelle che generano maggior valre, in
questo modo si possono capire quali sono le attività che danno maggior
valore e migliorare quelle che invece ne danno meno e hanno bisogno di
essere incrementate, cerco di avere il maggior numero di attività che mi
portano valore.

● Differenziazione di prodotto, che consiste nell’offrire un prodotto percepito dal


consumatore come significativamente differente e migliore rispetto agli altri elementi
presenti sul mercato e ad esso paragonabili. Il prodotto non deve essere per forza
tangbilmente diverso ma la percezione di esso è preferibile rispetto ai prodotti dei
competitors. In linea di massima la differenziazione non è tangibile ma riguarda
aspetti visivi, psicologici che influiscono appunto sulla percezione. Quando l’offerta è
particolarmente differenziata, vul dire che esistono tanti piccoli subsegmenti
all’interno del settore che funzionano come piccoli monopoli, submercati, nei quali
ogni produtttore ha un gruppo di clienti affezionati disposti a comprare unicamente il
suo prodotto pagando anche un premium price. La differenziazione del prodotto
consente di benefisciare della posizione di monopolista e quindi di un premium
price, il prezzo aggiuntivo del prodotto perchè il prodotto non è confrontabile con
prodotti simili.
La differenziazione si può ottenere tramite
- una maggiore qualità intrinseca del prodotto, quando il prodotuttore accresce
a livello qualitativo i prodotti rispetto a quello dei competitors
- Servizi aggigiuntivi che si possono offrire con il mio prodotto che lo rendono
preferibile rispetto a quello dei competitors
- Arrichimento simbolico del prodotto, tutti i prodotti che sono sinonimo di
status symbol

● Focalizzazione, si tratta di scegliere di concentrarsi in un’unica area strategica


d’affari per oprerare al meglio in essa.

Leadership di costo e differenziazione del prodotto sono incompatibili? No, infattti si


possono adottare entrambe mantenendo il prezzo del prodotto basso ma facendo in modo
che il mio prodotto sia preferibile anche come status symbol (ikea e zara fidelizzazione del
cliente e beneficiari del premium price)

54
LEZIONE DEL 24.03

Dopo aver definito le strategie competitive, subentra la definizione del complessivo sistema
d’offerta dell’impresa; una volta che ho sabilito le ASA è necessario stabilire il sistema
d’offerta dato dall’insieme delle variabili che definiscono l’offerta complessiva dell’impresa;
queste variabili sono le 4 p del marketing in inglese, tra di esse c’è sempre un legame,
queste 4 P si chiamano MARKETING MIX, sono le strategie funzionali operative di
marketing, cioè decsuiu che riguardano le varie politiche da adottare per quello che riguarda
- il tipo di prodotto
- il prezzo
- la (placement) distribuzione
- la (promotion) comunicazione
Le scelte di prodotto prezzo distribuzione e comunicazione devono essere tra loro coerenti,
cosa che consente di posizionare correttamente il prodotto nella mente del cliente.

Una volta che abbiamo definito le 4 P, queste vanno declinate in modo tale da attuare un
giusto posizionamento del prodotto: il sistema d’offerta deve essere posizionato, vale a dire
che le sue variabili devono essere declinate in modo tale da caratterizzarsi in maniera
distintiva nella mente del consumatore. Esistono le mappe di posizionamento che mettono
insieme prezzo e qualità e mostrano come si posizionano i competitors per una determinata
tipologia di prodotto.

CALCOLI DI CONVENIENZA ECONOMICA


Sono un insieme di metodi e procedure di valutazione delle informazioni, attuati con lo scopo
di formire al decisore aziendale (imprenditore o manager) una base per prendere decisioni
razionali sia in occasione di una nuova attività produttiva sia durante lo svolgimento
dell’attività stessa.

Le parole chiave sono quelle sottolineate: metodi e procedure per valuttare delle
informazioni creando un giudizio razionale che poi farà da base per prendere decisioni
razionali.
I calcoli di convenienza sono quindi delle valutazioni delle informazioni sempre oggettive su
una serie di informazioni numerose. Il giudizio serve poi al decisore per formulare la sua
scelta razionale. Sono una base di dati calcolati su base razionale per prendere una
decisione razionale. Nonostante questi dati però l’imprenditore o manager può comunque
decidere in base al suo intuito ignorando i dati.

I calcoli di convenienza vengono utilizzati sia quando parte una nuova attività d’impresa, sia
durante la vita e lo svolgimento dell’impresa.

I soggetti che compiono questo processo possono essere vari. Non conta sapere chi fa
questi calcoli, ma la cosa che conta ed è molto importante è sapere quali sono i valori, il
sistema di valutazione adottato dal soggetto economico. Il soggetto economico può
decidere che sistema di valutazione adottare in base a moltisime cose diverse (all’efficienza,
alla redditività, alla convenienza, ecc).
In linea di massima il sistema di valutazione tende a considerare efficienza ed efficacia, due
condizioni per la redditività aziendale, quindi in linea di massima la redditività è il criterio di
fundo sul uale si innesta la decisione di convenienza economica. Una cosa è conveninete

55
quando è in grado di massimizzare la remunerazione ottenibile dal capitale investito: è in
grado di rendere massimo il rendimento del capitale investito cioè quando il risultato
percentuale di questa fformula è positivo e tende ad essere di un buon livello, cioè di una
buona redditività

REDDITIVITà=.

Esistono principalemnte due macrocategorie di calcoli


- ANALISI DEGLI INVESTIMENTI: quelli che intervenengono sul capitale investito
determinano un certo livello di redditività con un orizzonte temporale medio/lungo
(considerando operazioni a lungo temine), calcoli che ragionano sul capitale investito
- CALCOLI DI CONFRONTO OPERATIVO: quelli che ragionano sui ricavi e sui costi
considerando delle scelte che modificano la conbinazione tra i ricavi ed i costi
presenti all’interno dell'impresa, con un orizzonte temporale di breve periodo

Quindi, se la scelta cambia l’entità del capitale investito (il denominatore) parleremo di
analisi degli investimenti (medio/lungo temine), se invee la scelta modifica solo i ricavi o i
costi (i numeratori) si parlerà di probblemi di confronto operativo (breve termine).

Noi ci concentreremo sull’analisi degli investimenti industriali materiali

cosa vuol dire investimento?


Un investimento è un impiego durevole (di lungo periodo) di capitale (mezzi finanziari
utilizzati per acquistare mezzi di produzione) diretto alla produzione di un reddito.
All’interno di un impresa esistono diverse tipologie di investimenti, che possono essere
investimenti industriali e inanziari:
- Gli investimenti industriali sono quelli che fanno riferimento alle spese per
l’acquisizione di fattori strumentali alla produzione, e possono essere investimenti
industriali materiali (impianti, attrezzatorue, fabbricati,..) e investimenti industriali
immateriali, quando si acquistano competenze e know how (competenze di
marketing, pubblicitarie, competenze di formazione del personale,competenze
acquisite per la brevettazione).
- Gli investimenti finanziari invece sono le spese effettuate per acquistare prodottti
finanziari, come azioni, partecipazioni in altre aziende, obbligazioni,..

Natura dell’investimento industriale materiale


La decisione di effettuare un investimenti si può configurare come uno scambio tra esborso
iniziale certo e una serie di intoriti (ricavi) ed esborsi (costi) futuri incerti.
I tratti essenziali di un investimento industriale materiale
- il trade off, lo scambio tra un esborso iniziale certo e cospicuo, (oggi) cioè un uscita
di denaro, al quale fanno da contropartita una serie di entrate e uscite, cioè ricavi e
costi, che sono futuri ed incerti (perchè non sappiamo quanto e quando saranno e si
possono solo stimare)

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Ricavi: dati dai prodotti ralizzati grazie all’investimento iniziale
Costi: dati dall’acquisizione delle materie prime necessarie e dai fattori produttivi

La duata temporare tra oggi (esborso iniziale) e futuro (ricavi e costi) è pluriennale, infatti si
tratta di investimenti e decisioni a lungo termine.

Caratteristiche tecniche degli investimenti industriali materiali


- ingente esborso monetario iniziale certo (per acquistare attrezzature e/o impianti,
certo perchè avviene al tempo 0 so di quanto e quando)
- benefici futuri incerti (flusso reddituale , cioè differenza tra ricavi e costi positiva, inerti
perchè non sappiamo quadno si verificano e l’ammotare, proponiamo solo stime)
- durata pluriennale (il lungo periodo)
Questi primi tre fattori determinano il livello di rischio dell’investimento: maggiore incerteza,
durata o esborso iniziale, maggiore sarà l’esborso connesso
- recupero indiretto, recupero del valore dell’investiento iniziale indiretto, che quindi
non avviene attraverso una nuova immissione sul mercato dell’investimento, non
attraverso la vendita del cespite, mobilizzazione materiale, ma attraverso la vendita
degli output prodotti attraverso quel cespite, quindi in modo indiretto.
recupero dell’investimento tramite vendita degli output prodotti dal cespite: recupero
attraverso il flusso di ricavi futuri che derivano dalla vendita dei prodotti realizzati con
l’investimento.

Ci sono diversi tipi di investimenti industriali materiali, abbiamo


- investimenti di primo piano, quelli che hanno a che fare con l’allestimento della
capacità produttiva industriale
- investimenti di espansione, quando si amplia la capcità produttiva per rispondere
adeguatamente allo sviluppo della domanda, sia in termini quantitativi che qualitativi
- investimenti di sostituzione, quando abbiamo bisogno di rimpiazzare un imianto che
è diventato opsoleto o impossibile da usare a causa di un cambiamento del processo
produttivo
- investimenti di ammodernamento, quando bisogna acquistare nuovi impianti che
siano in grado di migliorare i proessi produttivi per renderlo più efficiente, per quanto
riguarda i costi o le quantità, oppure per migliorare i processi produttivi in termini
qualitativi

Le problematiche alle quali si risponde facendo degli investimenti industriali materiali sono
- convenineza dell’investimento, conviene fare questo tipo di investimento?
- convenienza maggiore, quale tra due investimenti è più conveniente?

57
All’interno delle analisi degli investimenti troviamo due macroclassi di metodi

I metodi possono essere aritmetici o finanziari, che sono quelli che tengono conto del fattore
tempo, cioè tengono conto che spostare del denaro nel tempo ha un costo (mutui,
finanziamenti, ecc) il denaro ha un valore diverso a seconda del momento in cui è
disponibile, per portare il denato da un momento all’altro nel tempo e per poter fare una
valutazione circa la convenienza capendo se avrò un utile o una perdita, è necessario
applicare il principio di attualizzazione, che consiste nel riportare i diversi vaori (introiti e
sborsi futuri) in gioco ad un tempo omogeneo, tempo 0, tramite un’operazione di
matematica finanziaria, ma noi utilizzeremo le tavole.

I metodi finanziari principali sono


- EVA, eccesso di valore attualizzato ( -I 0 + ∑ D att > 0 )
- IP, indice di profittabilità (IP= EVA/ I )
- TIR, tasso interno di rendimento
- PBP, pay back period finanziario, periodo di recupero finanziario

I metodi artimentici invece sono più semplici ma meno sofisticati e realistici, non tengono
conto del diverso valore del denaro nel tempo
- PBP, pay back period aritmetico
- ROI, return on investment, la redditività del capitale investito

LEZIONE DEL 28.03

Per applicare il principio di attualizzazione dobbiamo conoscere alscuni dati:


● qual’è la vita utile dell’investimento, cioè il periodo di tempo durante il quale
l’investimento è in grado di produrre risultatu economici positivi.Il riscupero indiretto
del bene generara risultati positivi, l’imvestimento produce prodotti che vendo sul
mercato.
La vita utile (negli esercizi “n”) è la minore tra la durata fisica, cioè arco di tempo nel
quale l’investmento funziona è funzionante, tecnologica, cioè l’arco di tempo in cui il
prodotto realizzato con questo investimento rimane tecnologicamente all’avanguardia
e accettati dalla società e l’investimento non risulta obsoleto e superato, e la durata
mercatistica, cioè il periodo di vendibilità dei prodotti realizzati con l’investimento.

58
● il tasso di attualizzazione “i-”, ho bisogno di conoscere a quale tasso bisogna
effettuare l’attualizzazione, ad es tasso della banca: nei metodi finanziari 1 euro oggi
non è un euro domani, in quanto la persona che rinuncia all’uso del capitale oggi
guaagna nel lungo termine, al contrario se io voglio spostare del capitale dal futuro
ad oggi dovrò pagare il costo del trasporto del capitale

- nel primo caso io lascio un euro alla banca ed essa può disporne fino a
quando in un momento futuro deciderò di ritirarlo, in questo modo io ho diritto
ad un premio per la rinuncia all’uso del capitale attuale, quindi il mio euro
diventa 1 euro e 10
- Nel secondo caso invece io voglio del denaro che avrei in futuro in questo
momento, quindi devo pagare un costo di trasporto del capitale nel tempo, il
mio euro diventeranno quindi 90 cent. il tasso di attualizzazione in questo cso
è 10 per cento
Sul tasso di attualizzazione incidono due elementi principali: il tempo che decorre tra oggi e
futuro, più decorre più il tasso sarà elevato, più passa il tempo più cresce il tasso di
interesse applicato, e il tasso di interesse applicato sul calcolo. La remunerazione in
percentuale del denaro è collegata alla rinuncia di esso nel tempo
Quando l’operazione è di posticipo del denaro abbiamo un tasso di interesse, quando è di
anticipo invece abbiamo il tasso di attualizzazione, è lo stesso tasso.

Il tasso di interesse e il tasso di attualizzazione dipendono da


- costo del capitale in generale, quando bisogna spendere per poter avere del capitale
in prestito; abbiamo tre alternative

1. se il capitale è di terzi il tasso viene pattuito con l’ente finanziatore

2. se il capitale deriva da autofinanziamento, cioè utilizzo del capitale che ha da


parte ma desidera una remunerazio e particolare detta onere figurativo del
capitale, quindi ogni volta che l’impresa ha un utile lo accantona e lo mette da
parte, utilizzando poi quei soldi per fare un investimento, l’impresa vuole

59
ricavare un tasso finanziario su questo capitale, cioè desidera che l’
investimenti sia fruttuoso a livello finanziario.

3. se è in parte dell’uno e in parte dell’altro si considera un tasso medio


ponderato tra il costo del capitale proprio e quello dei terzi

- la propensione al rischio dell’imprenditore, cioè più l’imprenditore sarà propenso a


rischi maggiori, più sarà il costo dell’investimento in termini di tasso di interesse di
attualizzazione, al contriario minore sarà la propensione al rischio, minori saranno i
costi legati ai tassi di interesse e attualizzazione

- il rendimento di investimenti alternativi

● Qual’è il flusso di entrate ed uscite future, cioè il FLUSSO DI CASSA; per una
corretta applicazione dei metodi finanziari è indispensabile determinare il cosidetto
flusso di cassa che è la rappresentazione della successione di incassi e di esborsi
che si verificano nel corso della vita utile. è chiamato così perchè esborsi e incassi
possono essere riferiti ad una ipotetica cassa adibila all’operazione.
Tutti i dati tecnico-economici necessari per la costruzione del flusso di cassa, che
comprende tutto dallo sborso iniziale certo ai costi e ricavi incerti futuri, sono

- entità dell’investimento = “I”


- vita utile dell’investimento = “n”
- stima dei costi e dei ricavi per determinare la disponibilità= “D=R-C”
- costo del capitale = “i”

Conveninenza di investimento: Un’investimento è conveniente quando il flusso reddituale


futuro attualizzato è maggiore rispetto al valore dell’investimento certo, cioè quando tutto il
flusso reddituale futuro attualizzato da un risultato maggiore di zero, cioè da un reddito

Un investimento è conveniente quando le risorse monetarie investite sono minuri delle


reisorse finanziare che rientreranno in futuro,dato che posso avere facendo il processo di
attualizzazione per riuscire a confronfontare queste due entità

60
Quando la ricchezza prodottta dall’investimento in tutti gli anni di vita utile, cioè il flusso delle
disponibilità (ricavi-costi), sono maggiori rispetto alla ricchezza assorbita dall’investimento,
l’investimento è conveniente.

“I”= investimento
“∑ D att”= sommatoria disponibilità attualizzate (r-c)

Un investimento è conveniente quando il valore dell’investimento “-I 0”, valore negativo essendo
un’uscita monetaria, sommato alla sommatoria di disponibilità attualizzate “∑ D att” è maggiore di 0.
La formula è una disequazione ed è la fomula di base per il calcolo del primo metodo finanziario cioè
EVA, eccesso di valore attualizzato.

L’EVA, eccesso di valore attualizzato, non stabilisce una redditività dell’investimento, ma


risponde ad un livello minimo di accettazione dell’attuazione dell’investimento . Il flusso
reddituale fuuro attualizzato è in ecceso rispetto al valore dell’investimento, quindi il risultato
è positivo.
Se il risultato della formula EVA è maggiore a zero, la sommatoria delle disponibilità
attualizzate è maggiore dell’investimento, per cui ho un recupero totale dell’investimento e
ho anche la produzione di un reddito.
Questo metodo e questa formula si possono applicare solo conoscendo
- investimento iniziale “I”
- tempo, cioè la vita utile “n”
- disponibilità “D”
- fattore di attualizzazione
Esercizio:
Si valuti la convenienza di un investimento di ampliamento caratterizzato dai seguenti dati
previsionali

Costo dell’impianto 40000 euro

Costi di installazione e collaudo 2000 euro

Quantità producibile e vendibile 4500 unità

Prezzo unitario 6 euro

Vita utile fisica: 5 anni


tecnologica: 7 anni
mercatitica: 9 anni

Costi medi annui manodopera: 4500 euro


materie prime: 3000 euro
materiale di consumo: 700 euro
energia: 850 euro
ammortamento: 8000 euro
spese generali 1300 euro

61
oneri finanziari 6400 euro
manutenzione 1400 euro

costo del capitale pari al 18 %

1. Di che tipo di problema si tratta? in questo caso è un problema di analisi degli


investimenti risolvibile con il metodo del EVA
2. Calcolo il valore dell’investimento “I”, in questo caso “I” è costo dell’impianto+ i costi
di installazione e collaudo (costi sostenuti una tantum e vanno patrimonializzati)
I= 40000+2000= 42000
3. calcolo delle disponibilità, cioè differenza tra ricavi e costi, D=R-C
Ricavi= prezzo unitario x quantità D= (P x q) - C
D= (6 x 4500) - C
R= 6 euro x 4500
Costi= somma di tutti i costi monetari e che riguardano la gestione
c= manodopera+ materie prime+ materiali di consumo+ energia+ spese generali +
manutenzione
D= (6x4500) - ( 4500+3000+700+850+1300+1400)
= 27000 - 11750 = 15250 euro

NB: L’ammortamento è un'operazione contabile, si riparte il valore dell’investimento in parti


uguali per tutti gli anni di vita utile perchè un investimento è un costo pluriennale, non è un
movimento di denaro. è un’operazione contabile che permette di ripartire il costo
complessivo di un investimento pluriennale in singole quote attribuibili ai diversi anni. Se
mettessi l’ammortamento è come se inserissi il valore dell’investimento due volte.

Oneri finanziari invece non vanno calcolati nei costi ma inserendoli li conteggerei
doppiamente, infatti l’onere finanziaro è quello che bisogna oagare per anticipare i soldi,
quindi è il processo di attualizzazione.

4. Identifico la durata corrispondente alla vita utile, cioè la vita più breve tra quella
tecnologica, fisica e mercatitistica
vita media= 5 anni
n= 5 anni
5. Identificare il costo del capitale, che in questo caso è stato fatto tramite capitale di
terzi ai quali io devo pagare il 18%
costo capitale= 18%
i=18%

Adesso trovo il fattore di attualizzazione e poi applico la formula


per trovare il fattore, uso le tavole di attualizzazione: se le disponibilità sono costanti negli
anni di vita utile, il fattore di attualizzazione da utilizzare è la tavola 2 cioè A figurato N al
tasso I. nel nostro caso sarà a figurato 5 al tasso 18%, quindi devo incrociare il tasso del 18
per cento con la riga dei 5 anni, il tasso di attualizzazione è quindi 3,1272

62
Adesso sono pronto per applicare la formula dell’EVA
-I 0 + ∑ D att > 0
- 42000+ (15250 x 3,1272)
=5689,8

RISPOSTA: Poichè l’EVA risulta positivo (+5689,8) l’investimento considerato è


conveniente

LEZIONE DEL 31.03

Come si usano le tavole di attualizzazione


- se le disponibilità sono costati si usa la seconda tabella, la tabella a
- se le disponibilità sono variabili si usa la prima tabella, quando il flusso delle
disponibilità cambia di anno in anno identificando per ciascun anno il fattore di
attualizzazione, da ricordare: con la tabella uno attualizzo un solo anno di vita utile, la
tabella V alla n

RICAPITOLANDO
Nei metodi finanziari nel calcolo delle disponibiità D non vanno inserite le
- quote di ammortamento, perchè non è un’uscita monetaria ma solo un'operazione
finanziaria e se la mettessi la conterei due volte in quanto è compreso in I
- gli oneri finanziari perchè li conterei due volte infatti sono compresi nel procedimento
di attualizzazione

Gli elementi che possono rendere le disponibilità variabili si chiamano fattori corretivi delle
disponibilità, che possono determinare variazioni anche nel valore dell’investimento e non
solo sulle disponibilità. I fattori correttivi sono

1. Capitale d’esercizio:
è la soesa aggiuntiva iniziale sostenuta al tempo 0 per dotarsi dei “mezzi di lavoro”
per garantire il funzionamento degli impianti. Convenzionalmente, il recupero di tale
costo viene imputato all’ultima d, disponibilità, della vita utile anche se questo costo
si ripaga nel corso di tutta la vita utile. Sono mezzi prevalentemente finanziari dati
dalla somma di disponibilità finanziarie, crediti verso i clienti, debiti verso fornitori,
rimanenze di magazzino relative ai prodotti finiti e semilavorati, è chiamato capitle
circolante netto.
Il capitale di esercizio è rappresentato da “C” e negli esercizi a volte è già calcolato
nel “I”, può essere espresso in valori percentuali, in questo caso andrà calcolato sul
valore dell’investimento, o in valori numerali
- aumenta il valore di “I”, allora I+C o -I-C
- aumenta il valore di “Dn”, allora Dn+C

63
2. Valore residuo dell’investimento che si effettua al t 0 (VRNI), esso corrisponde al
valore che presumo di realizzare quando rivenderò l’impianto in un mercato
secondario alla fine della sua vita utile. (valore di realizzo, valore residuo)
Nei calcoli aumenta il valore dell’ultima disponibilità della vita utile Dn
- Dn+VRNI

3. Valore residuo dell’Investimento quando si sostituisce (VRVI), esso corrisponde al


valore che presumo di realizzare quando rivendo l’impianto che sostituisco con il
nuovo investimento. Prima di comprare un nuovo impianto vendo nel mercato
secondario quello vecchio utilizzando anche il valore sesiduo del vecchio impianto,
quindi il mio investimento iniziale diminuisce
Nei calcoli il VRVI riduce il valore dell’I
+I - VRVI oppure - I + VRVI

4. Fiscalizzazione degli oneri sociali (FOS), è un conributo che l’impresa riceve dallo
stato che si prende carico di parte di tali oneri relativi al costo della manodopera. lo
stato da questi contributi per sviluppare un determinato tipo di produzione o per
proovere la nascita di imprese in determinate zone geografiche.
Nei calcoli aumenta il valore delle disponibilità di ogni anni della vita utile perchè lo
stato si fa carico di questi oneri per ogni anno di vita utile

5. Contributo a fondo perduto (CFP), è una somma di denaro elargita dallo Stato o da
altro Ente Pubblico per sostenere gli investimenti. Su tale contributo non si pagano
gli interessi ed è senza vincolo di ritorno del capitale (non va restituito).
Nei calcoli se il CFP è disponibile al tempo zero, quando faccio l’investimento, allora
riduce il valore di I (investimento)

Se il CFP è disponibile durante la vita utile, allora aumenta il valore delle disponibilità
dell’anno in cui viene erogato, SOLO per un anno

6. Contrivuti in conto interessi (CcI), che è una somma di denaro elargita dallo Stato o
da altro Ente Pubblico che intende contribuire alla copertura degli oneri finanziari
sostenuti dall’impresa in relazione all’Investimento. Va considerato per OGNI ANNO
di vita utile
Nei calcoli se il CcI è espresso in termini percentuali, %, allora riduce il valore del
costo del capitale
i- CcI
Se invece è espresso in termini monetari, Euro, allora aumenta il valore delle
disponibilità di ogni anno della vita utile

INDICE DI PROFITTABILITà IP

64
è il secondo metodo finanziario per l’analisi degli investimenti e si utilizza per valutare la
convenineza di due progetti di investimento alternativi che presentino un valore di I tra loro
diverso, quando hanno un ugale valore di I non è necessario fare il caolcolo di IP perchè per
determinarne il più conveniente basterebbe confrotarne l’EVA. Cioè determina quale tra due
progetti alternativi risulta essere più conveniente.
nb: l’eva è un valore assoluto, non è confrontabile a meno che non ci sia la base comune di
I, ma se il valore degli invetimenti che devo confrontare è diverso, allora devo relativizzare il
valore dell’eva dividendolo per il valore di I

Procedimento
1. Si calcola l’EVA di entrambi i progetti e si verifica la relazione -I 0 + ∑ D att > 0, si verifica
quindi che ci sia un eccesso di valore attualizzato rispetto all’investimento, se l’eva è minore
di zero, allora il progetto in questione non è conveniente

2. Nel caso in cui sia rispettata la relazione, si procede al calcolo dell’IP in percentuale

IP= ( EVA/I ) X 100

ESERCIZIO

● Si tratta di un problma di analisi degli investimenti risolvibile con il metodo dell’indice


di profittabilità IP. Procedo con il calcolo dell’eva per ciascuna alternativa e
successivamente con il calcolo dell’indicide di profittabilità.

Alternativa A EVA
1. Calcolo il valore dell’investimento: I= 150000
2. Calcolo il valore delle disponibilità: D= ricavi- costi
D= 200 000 - (+50 000+ 90 000+ 10 000+8 000+13 000)
D= 29 000 euro
nb: lavorazioni presso terzi è un costo, lavorazioni per conto terzi è un ricavo
3. Calcoliamo la vita utile: n=10
4. Costo del capitale: i= 8%

65
5. Adesso ho tutti i dati e calcolo l’EVA di A

-I + ∑ D att > 0

Prima di fare il calcolo attualizzo le disponibilità con la tabella 2 perchè le disponibilità sono
costanti

-150000 + (29000 x 6,7101) > 0


+44592,9 >0

L’EVA risulta positivo, allora l’alternativa a è CONVENIENTE

Alternativa B EVA

1. Valore dell’investimento: I= 200000


2. Calcolo le disponibilità: D= ricavi - costi
D= 210 000 - ( 47000+7000+90000+ 9000+15000)
= 42000
3. Calcoliamo la vita utile: n= 10
4. Costo del capitale: i=8%
5. Calcolo l’EVA di B attualizzando le disponibilità

-I + ∑ D att > 0

- 200000 + (42000 x 6,7101) > 0


81824,2 > 0

L’EVA di B risulta positivo quindi l’investimento B è conveniente

● Calcolo l’IP di A e B

Alternativa A IP
EVA: +44592,9
I: 150000

IP= ( EVA/I ) X 100


= (44592,9 / 150000) x 100
= 29,73%

Alternativa B IP
EVA: 481824,2
I: 200000

IP= (EVA/I) x 100


= (81824,2 / 200000) x 100
= 40,91%

66
L’alternativa B risulta essere l’investimento più conveniente, infatti confrontando i
risultati del calcolo dell’indice di profittabilità, quello dell’investimento B è maggiore
rispetto a quello di A, IP B= 40,91% IP A: 29,73%

Poichè l’IP di B è maggiore a quello di A, l’altrenativa B è più conveniente dell’arternativa A

“Muterebbe la vostra decisione se l’alternativa A potesse godere di un contributo a


fondo perduto pari a 8000 euro il seondo anno di vita utile?”

nb. il contributo a fondo perduto è un fattor4e corrrettivo delle disponibilità quindi bisogna
tenerlo in considerazione nel calcolare le disponibilità , quindi il fattore di attualizzazione da
usare sarà quello della prima tabella per ogni singola disponibilità

CFP: 8000 euro il secondo anno


I= 150000
Quindi per il calcolo delle disponibilità:
D1= 29000
D secondo anno= 29000+8000
D3= 29000
D4=29000 ..
n=10
i= 8%

Per il calcolo eva andrò a considerare tutti gli anni singolarmente


-I + ∑ D att > 0

-150 000 + (29000 x 0,9259 + 37000 x0,8573 + 29000 x0,7938 + 29000x 0,7350 + 29000x
0,6806 + 29000x 0,6302+ 29000 x 0,5835 + 29000 x 0,5403+ 29000 x 0,5002 + 29000 x
0,4632) > 0
-150000+ 201448,4= 51448,4>0

Questo metodo è molto laborioso ma corretto, però abbiamo anche un altro metodo a
disposizione se la quota è costante per la maggior parte delle disponibilità annuali, quindi
possiamo calcolare le disponibilità per i 10 anni utilizzando la quota fissa di 29000 e poi
attualizzare solo il fattore correttivo con il V alla n, dove n è l’anno scritto in consegn, quindi l
secondo
QUINDI
EVA: -150000 + (29000 x 6,7101 + 8000x 0,8573) >0
51451,4 >0

ps il risultato cambia da un metodo all’altro perchè nei conti generli dell’attualuzzazione si


perdono alcuni decimali

Adesso calcolo IP di A
IP= (EVA/I) x 100
=( 51451,4/ 150000) x 100= 34,30%
Nonostanti il conributo a fondo perduto a favore del progetto A, lIP di B rimane maggiore a
quello di A e quindi il progetto B rimane il più conveniente.

67
Tasso interno di redditività (TIR)
Esso non ci dice nuttla in termini di convenienza dell’investimento, ma ci dice quanto è
redditizio. Si usa per calcolare la redditività intrinseca di un investimento. Il tis è il tasso che
rende l’eva uguale a 0, cioè che ne annula il valore. Il tir fa in modo che il valore
dell’investimento e il flusso delle disponibilità attualizzate coincidano (somma algebrica 0)

Se si verifica che -I + ∑ D att= 0 dobbiamo distinguere il procedimento


- Se le disponiblità sono costanti, il tir lo troveremo in percentuale tra due numeri della
tabella due cercando il valore dopo l’uguale ( ES : Tir compreso tra 10 % e 12%)

- Se le disponiblità non sono costanti invece si cerca l’i che annulla l’equazione per
tentativi successivi tramite ipotesi fino a quando l’eva è ugaule a zero. Se l’eva è più
alto allora abbiamo scelto un fttore di attualizzazione troppo basso, se invece è sotto
lo zero ne abbiamo scelto uno troppo alto

ESERCIZIO

Dopo aver calcolaro la redditività possiamo esprimerci su quanto riguarda la convenienza


solo sapendo qual’è il tasso soglia (iS, tasso minimo accettabile) al quale il decisore
aziendale aspira con quell’investimento.

1. Si tratta di un problema di analisi degli investimenti risolvibile con il metodo del TIR in
quando la richeista è la redditività

2. Calcolo il valore dell’investimento:


I=210 000 euro
Dato che il contributo a fondo perduto è contestuale all’investimenti, devo togliere
l’ammontare di esso
210 000 - 10 000
I= 200 000 euro

3. Calcolo le disponibilità: D= ricavi - costi

68
= 150000 - (25 000 - 13000- 55000- 9000)
D= 48000
in questo caso le disponibilità sono costanti quindi calcolo il tir nel primo modo

4. A n|i = A 10|i= 200.00/48000 però pongo l’eva uguale a 0, quindi

- I + D x a n|i =0
- 200000 + 48000 x a n|i = 0
a n|i= I/D= 200 000 / 48 000
A10|i= 4,1667
Quindi guardando sulle tabelle il tasso di redditività è compreso tra i tassi del 20% e 22%

20% < TIR < 22%


che vuol dire che il tir è compreso tra il 20 e il 22 % quindi essendo positivo è redditizio e
compreso tra 20 e 22 per cento.

Per calcolare la convenienza devo confrontare il TIR con il IS, tasso soglia.
In questo caso è del 16 % e poichè il TIR è maggiore del tasso soglia, l’investimento è
redditizio e conveniente.

VARIAZIONE ALL’ESERCIZIO
Ipotizziamo che la variante del CFP è disponibile al secondo anno di vita utile invece che al
primo.

1. Calcoliamo il valore di I= 210000


2. Calcoliamo il valore di D nei vari anni: D= R-C
150000- (25 000 - 13000- 55000- 9000)
D1=48000
D2= 48000 +10000= 58000
D3-D10= 48000
3. Calcoliamo la vita utile n=10 anni
4. Adesso calcoliamo il TIR quando le disponibilità variano
-I +D x an|i+ CFP x V2= 0
-210000 + 48000 x a10|i + 10000 x V2= 0
dato che abbiamo due volte l’incognita i non possiamo fare alcun passaggio
matematico per risolvere l’equazione quindi si procede per tentativi ipotizzando un
tasso TIR da mettere nella formula.
Ipotizzo che il tir sia il tasso soglia, quindi 16%
Hp1:
-210000+48000 x a10|16% + 10000 x V2
- 210000+ 48000 x 4,8332 + 10000x 0,7432
= + 29425,6

69
l’eva risulta maggiore di zero, quindi non può essere il tasso. Dato che con il
tasso al 16 % l’eva è positivo, il tir attuale dovrà necessariamente essere più
elevato

Hp2 provo con un tir maggiore cioè 20 per cento


-210000+ 48000x 4,1925 + 10000 x 0,6944
= -1816
lìeva risulta più basso di zero quindi 20 % non puù essere il tasso, dato che il
tasso al 20% ci da un eva sotto zero, bisogerà provare con un numero più
basso per il tasso. Il tasso sarà quindi tra 16 e 20 %

Hp3 provo con un tasso compreso tra 16 e 20 cioè 18


-210000 + 48000 x a10|18%+ 10000 x V2
-210000 + 48000 x 4,4941 + 10000 x 0,7182
=12898,6
Non avendo nelle tavole di attualizzazione valori di i compresi tra il 18 e il 20
concludo che il TIR è compreso tra il 18 % e il 20%

18%< TIR <20%

Risposta: Poichè il TIR è maggiore del tasso soglia ( TIR > is 16%) l’investimento è
conveniente e redditizio

LEZIONE DEL 04.04

PBP FINANZIARIO, il periodo di recupero finanziario, esso indica quanto tempo (in anni,
mesi e giorni) impiego a reuperare l’esborso iniziale I

- Una condizione necessaria all’esistenza del PBP finanziario è che esso sia spalmato
su un tempo che non superi il periodo di vita utile PBP < vita utile n
Se esso non è minore della vita utile allora l’investimento non è conveniente

- Una condizione sufficiente è invece che il PBP sia inferiore al periodo soglia fissato
dal decisore PBP < periodo soglia
Per esprimermi in termini di convenienza dell’investimeno sttraverso il PBP devo
riferirmi al periodo soglia fissato

Per svolgere gli esercizi è utile crearsi una tabella che rappresenta il flusso di cassa,
composto da
1. I
2. durata dell’I, quindi vita utile n
3. stima delle D di ogni anno in cui il capitale resta investtito
4. Tasso di interesse i

70
T rappresentano gli anni di vita utile
I rappresenta l’Investimento
D rappresenta le disponibilità
Fatt. Att sono i fattori di attualizzazione espressi con V alla n
D att sono le disponibilità attualizzate
I da recuperare è solamente I al tempo 0 ma ad esempio nel secondo anno è -I + tutte le
disponibilità che ho fatto fruttare

nb. l’ultima colonna si compilerà fino al punto nel quale l’investimento sarà completamente
recuperato

71
LEZIONE DEL 05.04

ESERCIZIO

1. si tratta di un problema di analisi degli investimenti risolvibile con il PBP perchè


l’impresa soffre di forti tensioni dal lato della liquidità
I= - I + vrI
=-750000 + 10000= - 740000
Capitale d'esercizio: 750000 x 10%= 75000
D= ricavi - costi in questo caso però si sommano
D= 180000 + 90000= 270000
(disponibilità anno 1, quota costante secondo anno (fattore correttivo CFP 180000) e
disponibilità dal terzo al quinto e la quota costante dell’anno 6 (fattore correttivo capitale
d’esercizio cioè 10 % di 750000 e il valore residuo del nuovo impianto )
Disponibilità anno 2: 270000+ 180000= 450000
Disponibilità anno 6: 270000+ 75000+ 20000= 365000
T= n= vita utile= 6 anni
costo del capitale= i= 10 % perché nell’esercizio è indicato un costo del capitale pari al 12
% al quale però bisogna sottrarre il contributo in conto interesi del il contributo in conto
interessi pari al 2%.

T I D Fatt. att. D att I da


recuperare

72
0 -740000 -740000

1 +270000 0,9091 245 457 -740 000 +


245 457= -
494 643

2 +450000 0,8264 371 880 -494 543 +


371 880= -
122 663

3 +270000 0,7513 202 851 -122 663+


202 851= +
80 118

4 +270000 0,6830 184 410

5 +270000 0,6209 167 643

6 +365000 0,5645 206 042,5

L'investimento si recupera interamente nel corso del terzo anno di vita utile (+ 80 118)
Dato che alla fine del terzo anno abbiamo un numero positivo nella colonna dell'investimento
da recuperare, c'è bisogno di calcolare i mesi e i giorni esatti per completare il recupero.

- Per calcolare i mesi devo impostare una proporzione riferita al terzo anno
se In un anno creo questa disponibilità complessiva attualizzata, in tot mesi creo un
tot di disponibilità
12 : 202 851= x : 122 663
oppure
202 851 : 12= 122 663 : x
x = (12 x 122 663) / 202 851= 7,26= 7 mesi
- Per calclare i giorni invece sottraggo il risultato appena ottenuto ai mesi e moltiblico il
risultato per 30
7,26 - 7= 0,26
0,26 x 30= 7,8= 8 giorni

Il pay back peeriod finanziario PBP finanziario di I è pari a 2 anni 7 mesi e 8 giorni.

Per poterci esprimer sulla convenienza o meno dell’investimento devo avere un periodo
soglia fissato. in questo caso non è indicato alcun periodo soglia, però un buon valore di
riferimento per il PBP è rappresentato dalla metà della vita utile stimando quindi il periodo
soglia in autonomia. Stimando un periodo soglia ns pari a 3 anni, si consiglia all’impresa Cini
di procedere all’investimento ( l’investimento sarà conveniente,) perchè il PBP finanziario è
inferiore al periodo soglia ipotizzato.

(Nei metodi artimetici le disponibilità vengono calcolate in modo diverso perchè in essi non si
tiene conto del diverso valore del denaro nel tempo, non vnno inseriti amortamenti ma vanno
inseriti oneri finanziari, i metodi artimetici sono il PBP aritmetico e il ROI )

73
PRECISAZIONE teroico-pratica relativa all’analisi degli investimenti
- Tasso medio ponderato WACC
qui l’investimento è finanziato in parte da capitale proprio e in parte da capitale di
terzi
esempio
..l’investimento verrà finanziato per il 40% con capitale di terzi al tasso del 12% e per
la restante parte con capitale proprio (remunerazione desiderata pari all’ 8%)

in questo caso devo quindi calcolare un tasso medio ponderato chiamaato WACC
devo calcolare il 40 % di 12 (quindi la percentuale di finanziamento di terzi e il tasso
per questo capitale), sommato al 60 % di 8 (la restante parte di capitle proprio e la
remunerazione desiderata)

i= (12x 0,40) + ( 8 x 0,60) = 9,6= 10%


quindi il tasso medio ponderato è di 10% da utilizzare nella formula dell’eva

nb. se il tasso medio ponderato WACC esce 13,1 %, bisogna arrotondarlo a 14%,
perchè nella tavola non esiste il valore 13 ma solo 12 e 14, quindi 13,1 si arrotonda a
14%

- Aliquota fiscale
L’aliquota fiscale va ad influire sulle disponiblità, sulla differenza tra ricavi e costi

come prima cosa bisogna calcolare le disponiblità tra ricavi e costi, questa sarà la
disponibilità lorda.
la disponiblità imponibile, alla quale applico poi l’aliquota fiscale, è la disponiblità
lorda meno l’ammortamento e gli oneri finanziari. Una volta trovata la disponibiltà
imponibile devo calcolare il prelievo fiscale moltiplicando la disponibiltà imponibile e
l’aliquota fiscale. per calcolare le disponibiltà nette bisogna invece sottrarre la
disponiiltà lorda e prelievo fiscale.

D= R-C= D lorda
D imponibile= D lorda - ammortamento - oneri finanziari
Prelievo Fiscale= D imponibile x Aliquota fiscale

D nette= D lorda - Prelievo Fiscale

LONGEVITà D’IMPRESA E COSTRUZIONE DEL FUTURO

Le imprese longeve sono un importante patrimonio conoscitivo ed esperienziale la cui


condivisione può generare effetti positivi di stimolo per il mondo impernditoriale. Se si è
custodi di una memoria storica importante si ha anche la capacità di vedere quello che ci
attende in futuro. il passato è un grande fattore conoscitivo ed esperienziale.
Cosa si intende per longevità?
Dal punto di vista etimologico la longevità è la condizione di chi ha una vita molto lunga,
longevità è sinonimo di vecchiaia, chi vive più a lungo della vita media. Per quanto riguarda
le imprese, un’impresa longeva è un’impresa la quale vita è più lunga della vita media delle

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imprese, che negli ultimi anni è molto bassa (sui 5 anni) ma un’impresa longeva a livello
teorico e pratico è un’impresa che esiste da almeno 50 anni.

- esiste una longevità biologica, legata agli individi, caratterizzata da graduale


invecchiamento
- e una longevità organizzativa che l’impresa può inchiacchiare ma anche mantenere
sempre vitalità e con essa rimanere giovane

(unione imprese centenarie italiane e i centenari campani)

Qual’è la relazione tra i concetti di longevità e vitalità?


La longevità richiama l’idea di “eterna giovinezza” sia nell’uomo (elisir di lunga vita,
invecchiare ma mantenere un aspetto giovanile), che nelle organizzazioni (la longeva-
giovinezza).
La longevità nelle imprese è la loro capacità di coniugare tutte quelle caratteristiche che
metto insieme lattitudine del giovane e ci affiancano la saggezzaa (saggezza e esuberanza,
apertura e prudenza, esperienza e desiderio di nuovo) in un tutto armonico che fa prevalere
ora l’una ora l’altra attitudine in funzione della situazione da affrontare. La longevità nelle
imprese coniuga lunga vita e giovinezza.

La vitalità inveceè la condizione, la caratteristica dell’essere vitale. è la capacità di vivere e


sopravvivere nel tempo. Negli studi aziendali la vitalità è la continuità di un’impresa.
L’impresa longeva e vitale , dunque, è un’impresa che sa allearsi con il tempo e divenire dei
fatti che lo caratterizzano. L’impresa infatti è un istituto economco destinato a perdurare nel
tempo (continuità)

Cosa intdendiamo con storicità?


L’aggettivo storico signiica pertinente alla storia, appartenente ad essa e alle origini di un
fenomeno, un fenomeno destinato a rimanere nella memoria o ad avere notevoli
conseguenze in futuro. Quest’ultimo aspetto ci riconduce alla realtà delle imprese, infatti
l’impresa è una realtà ricca di memoria e destinata a rimanere nella memoria, queste sono le
imprese mirabili

Lo studio della longevità d’impresa si inserisce nel filone dello studio delle imprese familiari
sia a livello nazonale che intrnazioanle, ma più recentenente c’è stato uno studio sui fattori
che permettono alle imorese longeve di svilupparsi e avere successo.

Ricerca sulla longevità

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Come prima cosa si è cercato di tracciare un profilo delle imprese più longeve, raccogliendp
informazioni anagrafiche, dimensionali, settoriali, di missione aziendale, la posizione
competitiva e l’approccio strategico, la governance e la comunicazione.
In secondo luogo si è osservato qual’è il pensiero dominante delle imrpese longeveper
quanto riguarda i valori più importanti per affrontare sfide manageriali future, cosa chiamata
anche “il sentire”
Sentire= valori fondamentali per affrontare le sfide manageriali future
Oltre ai valori si è osservata la condotta, cioè i comportamenti che si ritengono rilevanti per
affrontare le sfide manageriali future.
In ultimo luogo invece, nella ricerca è stato chuesto a queste imprese longee quali sono
stati, secobdo loro, i fattori che contribuiscono a generare la loro stessa longevità.

Studio fatto attraverso la presentazione a queste imprese longeve un elenco di 30 sfide


manageriali future, con la richeista di esprimersi per qianto riguarda i valori e la condotta.
Queste 30 sfide sono collegate a valori da un lato e ad azioni dall’altro, e sulla base di
queste preferenze, i ricercatori hanno idntificato i quattro principali valori e le 4 principali
condottee legate alle sfide di queste imprese.Sono state intervistate 27 imprese facenti
parte dell’Unione imprese storiche italiane.

Profilo delle imprese più longeve

1. Per l’89% si tratta di società di capitali (forma giuridica)


2. Dak punto di vista anagrafico il 59% delle imprese più longeve nasce prima
dell’Unità d’italia, con una vita media di 234 anni
3. I settori d’attività principali sono la manifattura, l’agricoltura e i servizi, ripartiti in modo
abbastanza omogeneo (es settore vitivinicoo, settore trasprti)
4. In quanto a dimensioni parliamo di Piccole e Medie imprese per l’88% dei casi
5. Per quanto riguarda il processo produttivo, nell’82% di quesre imprese è artigianale
6. La governance all’interno delle imprese longeve (capitalismo familiare in senso
stretto)
- Elevata uncidenza dell’impresa familiare
- C’è una coincidenza tra famiglia del fondatore e quella attuale

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- troviamo una sostanziale coincidenza tra proprietà e governo dell’impresa
7. Si t5ratta di imprese che tendono ad avere una posizione competitiva abbastabza di
spicco e tra i leader, sono il 15% dice di essere un follower, il restante 84% è leader,
tra i primi 5 o di nicchia
8. L’andamento dek fatturato, esaminato per i 5 anni precedenti alla ricerca, è buono
nonostante la crisi, rivelando un andamento crescente o stabille, sono ¼ di queste
imprese rilevava un andamenti decrescente

9. La strategia competitiva seguita dal 62,96% delle imprese loongeve è quella della
differenziazione, il 33,33 % delle imprese invece utilizza la strategia della
focalizzazione, mentre solo il 3,70% delle imorese utilizza la leadership di costo

10. Molte di queste imprese, più precisamente il 62,96%, si sono rivolte a lavorazioni
presso terzi, mentre il restante 37,04% no.
Tra le prime solo il 5,88% ha fatto ricorso a lavorazioni presso terzi a livello
internazionale, mentre il 58,82% fa ricorso a lavorazioni nazionali. Ci sono alcune
imprese che fanno ricorso a lavorazione presso terzi a livello regionale, il 17,65%, e
alcune a livello provinciale, il 17,65%

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11. Per quanto riguarda la comun9cazione e presenza online, i ricercatori hanno
riscontrato che ogni impresa possiede un sito web con diversi liveli di strutturazione
di esso. Il 63% delle stesse ricorre all’uso dei social media come facebook, twitter,
google plus, youtube, pinterest, e blog aziendali.
12. Per quanto riguarda la missio, è stata strutturata una TagSS clud che racchiude tutti i
termini più ricorrenti a livello di mission. Le parole molto ricorrenti e molto diffuse
sono poco significative, ad esempio “qualità” “eccellenza” “leadership” “produzione”
commercializzazione” “soddisfazione dei clienti”, sono definite temini neutri, perchè
non evocano alla mente nulla di specifico delle imrpese longeve e non evocano
alcuna immagine o caratteristica di una specifica attività. Sono termini che pèossoo
andar bene per qualisasi impresa.
Alcune parole invece sono caratterizzanti, vocaboli caratterizzanti, e connotano in
modo specifico le realtà allequali si riferiscono, questi termini caratterizzanti sono ad
esempio “continuità” “territorio” “famiglia” “tradizione” e “marchio”. Queste parole
danno una connotazione specifica alla mission dell’impresa. Vogliono evidenziare
che le imrese longeve esistono per continuare una tradizione produttiva, fortemente
radicata in un territorio, attraverso l’impegno di una famiglia imprenditoriale e
valorizzando un marchio storico. Questa è la mission delle imprese storiche che è
emersa da questa ricerca.

oltre alle parole principali, ce ne sono tante piccole, ripetute solo una volta.

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LEZIONE DEL 07.04

Ricapitolando il concetto di mission: sono delle frasi concise, dei motti brevi, la ragione
d’esistere di un’impresa, spiega perchè il mondo sarebbe peggiore senza l’esistenza di
quell’impresa.

attraverso valori di fondo e azioni, sentire ed agire, le imprese longeve contrastano le future
sfide manageriali.
Per cogleiere queste dimensioni i ricercatori hanno proposto varie sfide, 30
- per il sentire, varie affermazioni alle quali l’azienda doveva rispondere indicando il
livello di accordo e disaccordo che andava da 1 a 5
- per la condotta, 30 sfide alle quali le imprese dovevano ttribuire un livello di accordo
o disaccordo che andava da 1 a 5

I risultati sintetici finali


I valori che orientano il sentire delle imprese longeve davanti alle sfide manageriali future
sono stati individuati attraverso una media matematica dei voti attribuiti a ciascuna
affermazione e poi osservato quelle che in media superavano 3,9/5 punti e quelle sotto i 3,5
punti.
- la più condivisa è “l’unica crisi prericolosa è la tragedia di non voler lottare per
superarla”
- la meno condivisa invece è “il capitale e il lavoro sono per loro natura in conflitto”

Entrambe di queste frasi sono positive

Tuttre le affermazioni proposte sono raggrupabili in piccoli gruppeti, i quali fanno capo ad
uno stesso valore.

Valori legati al sentire

1. Cambiamento, “L’unica crisi pericolosa è la tragedia di non voler lottare per


superarla”, dando valore al cambiamento, l’impresa riconosce un elevato significato
ad alcuni aspetti importanti come la voglia di cambiare che deve esserci. Il
cambiament come valore fondamentale. Un’altra frase è “la consapevolezza che non
si possono cambiare le cose se si continua a farle nello stesso modo”, le cose
devono cambiare e allora devo cambiare il modo di farle. Il cambiamento è un
valore essenziale per superare le crisi e si può mettere in atto cambiando le cose che
si fanno e il modo di farle, non ci fossilizziamo, cambiamento che va vissuto nella
prospettiva costruttiva futura. è importante in funzione al futuro non al passato.
L’amore per il viaggio è una caratteristica che accomuna diversi imprenditori di
imprese longeve, amano imprare aspetti legati a culture diverse dalla propria,
strettament legato al cambiamento, e anche la passione per l’arte, come strumento
per disarticolare il pensiero e stimolare l’innovazione. La capacità di cambiare
rappresenta anche la potenza di un sogno imprenditoriale. Più è forte più
l’imprenditore è propenso al cambiamento.
Per l’impresa cambiare è sinonimo di evoluzione, rinnovamento e modificarsi.
Mettendo al centro il valore del cambiamento sono consapevole che nel cammino

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della mia impresa ci saranno momenti di maggiore o minore problematiicità, met4ndo
in conto che ci siano momenti problematici e di dover rinnorìvarmi per far fronte alle
difficoltaà. Cambiamento in funzione del futuro tenendo da conto il passato.

2. Centralità della persona, “il leader è chi riese ad attaccare i propri sogni agli altri”, è
necessario che le persone nell’impresa siano guidate da un lider che riesce ad
attaccare i propri sogni agli altri.Mettere le persone al centro vuol dire anche porre
particolare attenzione al benessere dei lavoratori, infatti significa essere attenti alla
felicità dei lavoratori mentre svolgono il lavoro stesso. Mettere al centro le persone
vuol dire riconoscere che io sono più competitivo quanto maggiore è il benessere
delle persone che lavorano con me. Vuol dire che l’impresa è consapevole che
preoccuparsi dell’armonia delle relazioni interne ed esterne con ttti gli stakeholder è
una priorità per la salute e longevità dell’impresa. Gli interessi del proprietario
vengono dopo e non stanno sopra qialsasi decisione manageriale, ma stanno dopo,
cioè il capitale, cioè chi detiene i mezzi finanziari, e il lavoro,chi opera all’interno
dell’impresa, non stanno in confiìlitto. Il profitto non è u nfine ma uno strumento pern
conseguire altri fini che vanno nella direzione del benessere della colletività interna
ed esterna all’impresa. coinvolgimento, condivisione, motivazione per garantire il
benessere e la felicità sul posto di lavoro, che vuol dire essere motivati e non avere
preoccupazioni (cultura dell’errore, non visto come aspetto negativo ma che
promuove la cultura della tolleranza dell’errore per il miglioramento). Le imprese più
longeve pensano che sia più da premiare l’impegno e non il merito.

3. Rispetto, “La fiducia nasce dall’ascolto”, il rispetto è considerato in tutte le sue forme,
se un’impresa deve essere meritevole di fiducia, deve imparare ad ascoltare. La
fiducia (insieme alla consocenza e alla creatività) è un fattore produttivo originario e
pone le basi per l’asccolto, che è una forma di rispetto per il cliente. Il ripetto è un
sentimento e atteggiamento di deferenza verso qualcuno che si ritiene degno di
stima ed onore. Questo atteggiamento di defferenza si delclina in tanti modi, la prima
è la capacità di ascoltare per riuscire a realizzare prodotti utili, funzionali e piacevoli
dal punto odi vista estetico, anche la realizzazione di questo tipo di prodotto è una
forma di rispetto verso il cliente. Il rispetto vuol dire anche accettare che la fonte del
sapere in generale possa essere conoscenza diffusa a tutti i livelli, abbandono della
presunzione di sapere a favore i un progresso continuo e graduale. Un’ultima
anfestazione di ripettto sta nel mantenere salde radici nel reale, essere in grado di
dare risposte concrete a tutti gli stakeholder.
.
4. Amore per la conoscenza, “L’immaginazione è più importante della conoscenza”,
questo valore racchiude le affermazioni meno rilevanti ma in modo contriario, infatti
gli intervistati sono contrari all’affermazione sopra riportata. per loro la cooscenza è
più improtante dell’immaginazione. Per loro amore per la consocenza è voglia di
mettersi alla ricerca per comprendere ed imparare, è ricettività veso il nuovo, che da
un’idea di movimento e non di staticità. è un valore basilare nel quale si innesca il
valore del cambiamento, infatti non si possono immaginare cose totalment estranee
alla nostra conoscenza. Sull’amore della conoscenza, che sta alla base,inneschiamo
il cambiamento, integrato con rispetto della perosna e rispetto.

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Per quanto riguarda i comportamenti e le azioni per affrontare le sfide manageriali future
sono 4 elementi allineati ai valori, le condotte sfidanti, queste sono le 4 azioni ritenute
fondamentali per affrontare le sfide manageriali future:

1. L’impresa deve attrezzarsi come cantiere dell’impossibile,è un luogo fisico e anche


non fisico nel quale si lavora nella direzione di quello che appare irrealizzabele e
talvolta insensato, nel senso che deve prepararsi all’imprevisto. è l’imprenditore che
nella sua mente lavora per cose che paiono irrealizzabili o insensate. Un cantiere
dell’impossibile può quindi aiutare l’impresa a
- prepararsi all’imprevisto
- sapersi confrontare con un mercato in decrescita
- diffondere la creatività e l’immaginazione umana
Queste sono condizioni indispensabili per far si che l’impresa risulti un cantiere
dell’impossibile

2. Valorizzare la comunicazione, perchè siamo in un mondo dove siamo travolti da un


grosso mare di infromazioni ed è necessario saper selezionare le informazioni e fare
un alvoro di sintesi, per questa cosa è necessaria anche accrescere la capacità
d’ascolto. Bisogna valorizzare la comunicazione sia per quanto riguarda i rapporti
interni e quelli esterni
- disporre di una capacità di sintesi
- accrescere la capacità di ascolto

3. Rifiutare l’approccio short-termism, cioè l’approccio del bilancio trimestrale, per


promuovere la sostenibilità dell’azione aziendale, la sostenibilità infatti è essenziale
per il concetto del lungo periodo e viceversa. Per allungare gli orizzonti e le
prospettive dei manager intende sempre evitare l’approccio del bilancio trimestrale e
allungare gli orizzonti temporali dei manager. Bisogna poi non proceere con fretta,
ma con ritmo, che prevede moment idi accellerazione e momenti di rallentamento.
- Promuovere la sostenibilità
- allungare gli orizzonti temporali e le prospettive dei manager
- Riccercare il ritmo giusto dell’organizzazione

4. Considerare l’organizzazione come un sistema sociale,


- Ridurre la paura e aumentare la fiducia, annulare la paura dell’errore e
prmuovere la fiducia nei propri collaboratori e manager
- Favorire le comunità di interessi, cioè sviluppare gli interessi comuni
all’interno dell’impresa che non devono essere per forza legati ad essa
- Reinventare i mezzi di controllo, il miglior mezzo di controllo sono i dipedenti
stessi che si autocontrollano e che sono responsabili di se stessi
- Umanizzare il linguaggio del business e ridefinire il ruolo e il lavoro del leader,
che deve concentrarsia contagiare i propri collaboratori.

Fattori per la longevità


non sono i fattori di successo ma solo quelli per la longevità, ogni impresa ha la sua
specifica realtà

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LEZIONE DEL 11.04 TURISMO

Il turismo è l'insieme di attività svolte da persone che viaggiano per un periodo di tempo
determinato in una località diversa da quella abituale per motivi vari come svago, lavoro o
altro (UNWTO)

Le tre condizioni per poter parlare di turismo

1. Lo spostamento deve avere una durata determinata (minimo una notte massimo un
anno)
2. Lo spostamento deve avvenire verso una destinazione diversa dalla propria
residenza
3. La destinazione deve essere visitata con obbiettivi diversi dallo svolgimento di
attività lavorative stabili
Il fnomeno del turismo si può osserviare sia dal lato della domanda che dell’offerta, qui sopra
ci siamo concentrati sul alto della domanda, guardando chi sono i soggetti che richiedono un
servizio turistico.
Le imprese che invece offrono esperienze turistiche sono dalla parte dell’offerta e si possono
distinguere in due grandi categorie
- quelle che offrono un’intermediazione tra domanda e offerta
- quelle che offrono servizi commerciali.

DOMANDA
ci sono varie categorie di viaggiatori
1. I visitatori, che comprendono
- Turisti, con pernottamento di almeno una notte
- Escursionisti, senza pernottamento, turisti giornalieri
Tra i vsitatori sono compresi anche i business turist, cioè chi viaggia per lavoro ma no per un
lavoro stabile, e sono compresi anche coloro che si spostano per avventura, divertimento,
educazione, pellegrinaggi e cultura Leisure turist

2. Altri viaggiatori, cioè coloro il quale spostamento non ha requisito della


temporanieità, come lavoratori frontalieri, nomadi, rifugiati, immigrati, diplomatici,
forze armate

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OFFERTA
L’impresa turistica è quella che esercita atttività economiche organizzate per la produziine,
la commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi, tra cui
stabilmenti balneari, di infrastrutture e di esercizi, compresi quelli di somministrazione facenti
parte dei sistemi turistici locali (sistema settoriale legato al turismo a livello locale),
concorrenti alla formazione dell’offerta turistica

Le imprese turistiche sono tute le attività organizzative a favore dei turisti

Le imprese turistiche si possono distinguere in due categorie:


- le aziende di intermediazione tra DOMANDA e OFFERTA
- gli operatori economici attivi in diversi settori (OFFERTA TURISTICA)

OLTA= Online Trade Agency

La filiera turistica è la via attraverso la quale i beni e servizi turistici giungono dal produttore
al cliente finale, è l’insime di tutte le imprese turistiche

Le sue caratteristiche principali sono


- disponubilità a tutti i gradi della filiera ad avere rapporti con il cliente finale (vendita
diretta al cliente, attraverso tour operator o attraverso agenzie viaggi)
- complessità del sistema, la complessità infatti caratterizza ogni ambiente, nel
sistema turistico tutti i componenti della flieera sono estremamente eterogenei, si
distinguono sia per tipologia che per organizzazione ma anche per tipo di prodotto,
ruolo assunto e a seconda del variare di questi aspetti, varia ache il rapporto che
hanno con il cliente, una molteplicità di progetti coinvolti, molto differenti tra loro e
con relazioni altrettanto differenti con il cliente.
- asimmetire nella velocità di crescita dei diversi elementi, è un fenomeno che si
percepisce in modo molto forte
- conflittualità tra le parti, data dall’eterogeneità delle agenzie turistiche, es tour
operator e afenzie viaggi, infatti entrambe tendono a disintermediare, cioè tendono
ad esterndersi non più solo al loro lavoro base da tour operator ma hanno iniziato a
proporre esperienze turistiche, quindi non si tratta più di intermediazione turistica

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ma si tratta di un operatore turistico a se, arrivando direttamente al cliente senza
intermediazione
- influenza dell’ambiente esterno, condizione ad esempio meterologica sulle opzioni di
viaggio del cliente, tutti gli elementi della filiera sono in condizione di instabilità
perchè essi evolvono in funzione anche del contesto
- rigidità dell’offerta, le imprese turistiche hanno un offerta rigida sopratutto in quei casi
in cui l’investimento effettuato per proporre un pacchetto turistico è particolarmente
elevato, offerta rigida es n camere dell’albergo sempre uguale

L’esperienza che vive il turista è globale e si forma attraverso l’interazione con molti soggetti
ddella filiera turistica. La percezione dell’esperienza turistica per il cliente è globale quindi il
istema turistico dovrebbe cambiare caratteristiche e volgere nella direzione di un’offerta più
globale per favorie un’esperienza positiva nel cliente, infatti solo un esperienza positiva
genera una fidelizzazione e un effetto a casacata positivo. Anzichè in modo conflittuale, le
imprese del settore dovrebbero muoversi in modo sinergico.

Le imprese ricettive

L’atttività alberghiera consiste nell’erogazione di un servizio, o meglio, di una molteciplità di


servizi, in un luogo e in una struttura allestita e dedicata akk’accoglieza, alla sosta e al
pernottamento di persone in viaggio

Nell’ambito di pacchetto di servizi al cliente possiamo individuare il core business, che


coincide con il pernottamento e i sevizi strettamente connessi ad esso (pulizia, check in
check out, sicurezza) e i servizi accessori o periferici, questi servzi servono per migliorare e
completare l’accoglienza del cliente e servono a differenziare l’offert di un albergo rispetto
agli altri competitors (es bar, colazione, ristorazione, parcheggio, arredamento con elemtni
particolar, gadget, servizi di cortesia, wifi, tv, sala congressi,sevizi termali,..)

I fattori che influenzano la produzione dei servizi alberghieri possono risentire dalla
- Variabilità nel tempo e instabilità della domanda turistica(eventi, manifestazioni,..)
- Caratteristche del prodotto offerto, è fortemente intangibile, c’è una forte componente
umana nell’erogazione e fruizione del prodotto
- Caratteristiche della struttura, essere propietari oppure affittuari, locazione in regioni
più o meno attente alle strutture ricettive e alberghiere
- Rigidità della capacità produttiva
- Localizzazione dell’albergo e sviluppo turistico dell’area, l’impresa singola non può
determinare da sola uno sviluppo del sistema turistico dell’area, per cui deve

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localizzarsi in modo attento e valutare e prevedere le dinamiche evolutive del
contesto.

Le diverse tipologie di imprese turistiche


- Esercizi alberghieri, ossia albeerghi, pensioni, motel, villaggi-albergo e residenze
turistico alberghiere
- Esercizi extralberghieri, per esempio ostelli,campeggi, villaggi turistici, agriturismi,
rifugi alpini, conventi e b&b
- Case private, in affito, di proprietà o multiproprietà
- Ricettivo viaggiante, come navi da crociera, camper, roulotte

LEZIONE DEL 12.04

La normativa dice che al fine di rendere trasparente la qualità dell’offerta alberghiera a tutela
del consumatore le leggi regionali fissano i criteri per la classificazione “a stelle”. Per ciascun
albergo di nuova costruzione/ in ristrotturazione sono fissati gli standard minimi nazionali di
servizio e di dotazione per ciascuna stella.

Il sistema di classificazione adottato in italia però non ha un determinato, a parità di stelle,


standard qualitativi omogenei, infatti le regioni hanno diversi standard e definisce le proprie
classificazioni. A livello internazionale la classificazione a stelle è ancora più disomogeneo.
Questa delle stelle è un aspetto molto problematico. Per far fronte a questa problematica
sono sempre più diffuse forme di certificazione volonaria ad esempio “ISO 9001”, che è una
certificazione di qualità, “ISO 14001”, che è una certificazine ambientale, e il marchio
“Quality Hotels” promsso da ISNART, cioè L’istituto nazionale ricerche turistiche, e dalle
CCIAA Italiane, cioè le camere di commercio. Ormai però la certificazione di qualità ad
esempio è data per scontato.

Secondo le normative distinguaamo le attività alberghiere secondo questi criteri:


1. Il numero di luoghi dove svolgono attività, ci sono le imprese single unit, cioè
monolocalizzata, o multi unit, cioè plurilocalizzata.
2. Il tipo di gestione, ad esempio alberghi a conduzione familiare, di slito la famiglia si
occupa della gestione e hanno propietà, di solito sono realtà di piccole dimensioni e
mono localizzate, poi ci sono le imprese alberghiere a conduzione imprenditoriale,
con al vertice un imprenditore e del personale che non ha necessariamente legami
familiari e i dipedenti non fanno parte della proprietà, poi ci sono anche le imprese
alberghiere a conduzione manageriale, cioè il manager governa l’albergo che però
non è di sua proprietà, questa tipoliga è generalemnte di granfi dimensioni o di gruppi
alberghieri.
3. L’ubicazione, localizzazione in aree turistiche oppure in città
culturalemnte,politicamente ed economicamente rilevanti, centri di interesse a livello
congressuale o produttivo e commerciale
4. La durata media del soggiorno, ci sono gli alberghi residenziali, nei quali la clientela
sosta per periodi lunghi e sono caratterizzati da stagionalità, gli alberghi di sosta, nei
quali i clienti si fermano per pochi giorni, gli alberghi di transito, che hanno clientela di
passaggio che sostano ad esempio una sola notte, es vicino aereoporti, stazioni
ferroviarie.

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5. Il periodo di apertura, ci sono alberghi aperti a ciclo continuo, ad esempio nelle città
d’arte e di interesse culturale, politicco o economico, oppure ci sono altri alberghi
che sono aperti a ciclo intermittente e ooffrono i loro servizi per periodi limitati
nell’anno, ad esempio in determinate stagioni (estate, inverno)
6. Il numero di periodi in cui la domanda è elevata, ci sono alberghi monostagionali,
bistagionali e pluristagionali
7. Le dimensioni, ci sono alberghi di piccole dimensioni con meno di 20 dipendenti e
meno di 30 camere, di medie dimensioni che hanno dai 20 ai 50 dipendenti e un
numero di camere che va dalle 30 alle 100 stanze, e poi ci sono i grandi complessi
alberghieri con più di 50 dipendenti e più di 100 camere.

Al dilà di questa classificazione formale e al di là delle normative vigenti, l’imprenditoria


alberghiera tende a differenziare il proprio servizio caratterizzando le proprie strutture
alberghiere in modo sempre più singolare, individuando nuovi concept alberghieri, in questi
modo identifichiamo dei nuovi tipi di alberghi
- Budget Hotel o Low Cost Hotel, sono alberghi o catene alberghiere economiche con
strutture a 2 o 3 stelle con massimo un centinaio di camere che offrono un prezzo
conveniente, li troviamo prevalentemente nelle grandi città, vicino a grandi
aereoporti, stazioni ferroviarie, aree urbane che sono centri commerciali, ecc. Hanno
un offerta molto standardizzata che consente di ridurre i costi, i processi sono
industrializzati, e tutto è finalizzato al contenimento dei costi. Prezzi bassi ma comfort
e qualità sufficienti ( es. formula one)
- Wellness hotel e spa hotel, sono alberghi i cui servizi accessori fanno riferimento
prevalentemente all’attenzione verso il benessere del cliente, luoghi nei quali i
dipendenti dell’hotel si prendono cura del benessere e del riposo del cliente a livello
sia fisico che psicologico, questi hotel sono dotati di centri benessre spa e terme.
- Design, boutique e art hotel, alberghi progettati ed arredati con lo scopo i
promuovere desin innovativo o all’avanguardia, o valorizzare un complesso
arghitettonico storico, valorizzazione del desin e dell’architettura in tutte le sue forme,
cioè uso di materiali, colori, forme, luci, spazio, arredamento.. La coerenza è una
caratteristica molto importante che deve presentare ciascuna struttura a livello di tute
le dimensioni del desin, ci sno anche alcuni grandi stilisti o architetti che hanno
costruito il proprio hotel (armani hotel dubai, versace palace,..)
- Alberghi a tema, come ad esempio gardaland e disneyland lol ma anche a tema
sportivo, nei quali i servizi offerti dall’albergo e il tipo di struttura è particolarmente
atttento ai bisogni specifici degli amanti di un determinato sportt, oppute il tema può
essere un materiale, ad esempio ghiaccio,legno,.. il tema può essere anche un
alimento, ad esempio vino, cioccolato, o gli alberghi che richiamano stili particolari di
musica, che richiamano tradizioni culturali ad esempio tango, o un posto particolare
come il deserto, o che richiamano particolari personaggi del mondo dello spettacolo
- Eco-hotel, son ostrutture focalizzae sulla gestione ottimale a livello eneretico e di
salvaguardia dell’ambiente, alberghi orientati alla sostenibilità e hanno la
certificazione ambientale ISO14001, tendenzialmente gli eco-hotel sono costruiti ad
esempio interamente in legno e particolarmente sostenibili.

L’evoluzione a livello nazionale ed internazionale dell’offerta ricettiva, il trend del settore.


L’evoluzione ricettiva a livello internazionale è in continua cresciata, sia nel numero di
esercizi e di camere, sia nel numero di marchi internazionali che nel livello qualitativo

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complessivo (crescita complessiva qualitativa e quantitativa). Vediamo anche una grande
diffusione delle catene internazionai e grandi gruppi turistico-alberghieri impegnati sul fronte
della ricettività, del trasporto aereo, dell’intermediazione e della produzione di pacchetti
vacanza. (ad es tuigroup e accor hotels)

A livello nazonale invece l’evoluzione ricettiva presenta una stabilità ( e nascono tanti ne
muono altrettanti) nel numro di esercizi con una crescita complessiva del numero di camre
e di posti letto, ciò vuol dire che cresce la dimensione media delle imprese alberghiere
italiane, inferiore comuqnue a quella internazionale. Possiamo trovare anche una
contrazione del numero di piccoli alberghi e una crescita nel numero di camere negli hotel
da 4 e 5 stelle sopratutto nelle grandi città. Riscontriamo una crescita del livello qualitativo
delle strutture alberghiere e dei servizi offerti certificati da marchi di qualità per la
qualificazione dell’offerta alberghiera, con una diffusione di forme di collaborazione e
aggreazione sia a livello nazionale che internazionale.
A livello nazonali i punti di debolezza delle strutture ricettive sono
- il carattere tiicamente familiare e passivo alla gestione alberghiera, copiando i
cambiamenti già messi in atto da altri, il carattere familiare comporta anche una
scarsità di risorse
- Frammentazione dell’offerta
- Individualismo e scarsa collaborazione tra gli operatori
- Scarso coordinamento tra pubblico e privato
- Ridotta capacità di realizzare forme di coordimaneto per proporre offerte turistiche
integrate (di località o di prodotto anche in aree sviluppate sotto il punto di vista del
turismo), infatti manca la capacitàdi coordinarsi e cooperare

Per quanto riguarda le modalità di organizzazione dell’offerta alberghiera ci concentriamo sul


rapporto con la clientela e la segmentazione.
Negli anni dato alla crescita della domanda nel settore alberghiero nel periodo pre
pandemia, l’offerta turistica è particolarmente variegata con molte categorie dierse. C’è la
consapevolezza che è il cliente il punto focale intorno al quale l’impresa alberghiera si deve
focalizzare, quindi bisogn cercare di soddisfare i suoi bisogni. Dal punto di vista del
marketing infatti l’impresa alberghiera deve focalizzarsi sul cliente e sulla sua
soddisfazione. .

Dall’analisi delle caratteristiche della clientela potenziale, l’impresa alberghiera può


segmetare la domanda ovvero suddividere il mercato in gruppi di clienti (segmenti)
sufficientemente diversi l’uno dall’altro, ma omogenei al loro interno per motivazioni e
comportamenti di acquisto e di consumo.La domanda deve essere segmentata, per
individuare un target. I segmenti sono differenti tra loro ma all’interno di un segmento ci sono
le medesime caratteristiche e i medesimi interessi, motivazioni, comportamenti d’acquisto
ecc. Distinguendo i vari segmenti riusciamo ad avere una strategia d’offerta più mirata.

I criteri di segmentazione della domanda sono


- L’area geografica di provenienza, cosa che può aiutarci a capire tradizioni e usi e
possiamo cpire come e dove promuovere maggiormente la nostra attività e possiamo
capire dove la nostra attività ha già un ricntro positivo andando ad analizzare i flussi
turistici

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- Lo scopo del viaggio, la motivazione del viaggio, clietela in cerca di relax,
divertimento (leasure turist), la clientela business,.. questi macro segmenti possono a
loro volta essere suddivisi in microsegmenti
- La disponibilità a spendere, la capacità di spesa del cliente, a secoda del prodotto
offerto abbiamo diversi tipi di clienti, quelli che sono più disposti a spendere e quelli
che sono meno disposti
- La tipologia di cliente ( viaggio di nozze, famigie con bambini, senior, vip, disabili),
per dare maggiore comfort ad ogni tipo diverso di cliente che ha specifiche esigenze

Le diverse strategie di marketing operativo possono essere di sviluppo intensivo (attraverso


forme di integrazione che puntano sulla dotazione di risorse interne) o collaborativo
(orentato a superare i limiti delle risorse della singola realtà e operare in rete, in
collaborazione) da identificare a seconda della segmentazione possono essere
1. Marketing indifferenziato, rivolgendosi a tutti i clienti (segmenti) nello stesso modo,
con le stesse proposte e con lo stesso prezzo e prodotto e promotion (formula
comunicativa) ed è disponibile solo nelle agenzie di viaggio.
2. Marketing concentrato, invece fa capo alla scelta di una tipologia singola di cliente e
una singola tipologia di combinazione delle 4 p
3. Marketing differenziato,in questo caso si differenzia la strategia a seconda dello
specfico segmento di mercato che si ha intenzione di servire, combino le 4 p
(prodotto, placement, prezzo e promotion) n modo ageguato per il cliente. Qui si
usano le 4 leve del marketing in modo tra loro coerente ma differente a seconda
della clienteka alla quale mi rivolgo.

..slides non spiegate..

Il bed & breakfast


Il b&b rappresenta la reltà di maggior interesse per la sua dinamcità, caplillarità territoriale e
aggressività competitiva, sopratutto nei confronti delle strutture alberghiere di piccola
dimensione e talora con ridotto numero di stelle.

In italia il fenomeno si sviluppa a partire dagli anni 90 senza un’iniziale successo.


A livello normativo questo fenomeno para-albeghiero viene regolamentato dlle Regioni che
hanno stabilito chi possa avviare tale attività, non chè i requisiti che devono possedere le
abitazioni e il modo in cui l’attività debba essere organizzata e svolta.

I caratteri distintivi dei B&B sono in sintesi


- Sono un’attività ricettiva a conduzione familiare, svolta da soggetti privati nella
propria dimora (o in prossimità di essa)
- Danno un’esperienza di turismo relazionale di ospitalità in famiglia in modo pieno,
perchè chi grstisce il b&b può fornire anche accompagnamento, informazioni,
consigli danto il massimo dell’ospitalità, il cliene si sente in famiglia
- Il numero massimo di stanze e posti letto adibiti al servizio varia a secpnda della
legge regionale (dal limite di minimo 3 stanze a 6 posti letto a 5 stanze e 20 posti
letto in Sicilia o 6 stanze e 12 posti letto in puglia, ecc..)
- La colazione, salvo diverse disposizioni deve includere cibi non manipolati

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- è obbligatorio cessare l’ospitalità per dversi giorni all’anno trattandosi di un’attività
saltuaria.
- Non sono consentiti pernottamenti per un periodo superiore alle 30 giornate

SLIDES NON SPIEGATE


Il rapporto con il tour operator (T.O.)
Le imprese alberghiere che si avvalgono della collaborazione dei T.O. possono trarre i
seguenti benefici
- L’impresa alberghiera, nel caso di contratto “vuoto per pieno”, trasfersce al T.O. il
rischio inerente alla mancata vendita del servizio;
- I T.O. possono agevolare la vendita dei servizi alberghieri nei periodi di bassa
stagione, favorendo la destagionalizzazione;
- L’impresa alberghiera inserita nei cataloghi dei T.O. è conosciuta da una capillare
rete di agenzie di viaggio e dalla loro clientela; in tal modo può raggiungere una
ampia parte di mercato difficilmente accessibile;
- Il T.O. agevola l’entrata in nuovi mercati geografici, anche lontani;
- L’impresa alberghiera può diffondere la qualità della propria offerta attraverso la
clientela del T.O. e ampliare la domanda della clientela individuale che risulta la più
redditizia.

Le strategie di sviuluppo delle imprese alberghire pssono essere


1. sviluppo intensivo
2. cooperazione
3. sviluppo esterno
Le strategie di cooperazione e di sviluppo esterno si possono realizzare anche attraverso la
creazione di catene alberghiere, ossia un insieme di alberghi, omogenei rispetto a una o più
caratteristiche che si presentano con un marchio comune, talvolta unico, talvolta in aggiunta
alla propria insegna.

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