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Il Patto di Stabilità e Crescita (d'ora in avanti PSC) fu approvato nel 1997, ma entro in vigore

soltanto nel 1999. Fu sottoscritto dai Paesi aderenti all'Unione Europea per impegnare i Paesi
aderenti a una politica fiscale rigorosa anche successivamente alla nascita dell'Euro. Il suo scopo
primario è quello di specificare rigorosamente quali siano le procedure nel caso un Paese incorra in
una situazione di "deficit pubblico eccessivo".
Il PSC segue il trattato di Maastricht del 1992 che è un documento fondamentale per la nascita
dell'euro grazie anche alla creazione della Banca Centrale Europea. Il Trattato di Maastricht aveva
stabilito criteri di convergenza per i Paesi che aspiravano ad accedere all'Unione Monetaria
Europea. Infatti, i paesi europei presentavano ampie differenze sotto il profilo macroeconomico in
due indicatori in particolare, inflazione e disavanzi pubblici. I criteri stabiliti riguardavano: la
stabilità del tasso di cambio, la convergenza dei tassi di interesse a lungo termine, del tasso di
inflazione e di due indicatori di finanza pubblica (rapporti deficit/PIL e debito pubblico/PIL).
In particolare il tasso di inflazione secondo Maastricht doveva essere nell'anno precedente all'UEM
non superiore dell'1,5 % rispetto alla media dei tassi dei tre paesi con inflazione più bassa.
Il tasso di interesse nominale a lungo termine doveva essere non superiore del 2 % rispetto alla
media dei tre paesi con questi tassi più bassi.
Il tasso di cambio doveva mantenersi costante, nel corso dei due anni precedenti all'ammissione,
all'interno delle normali bande di oscillazione previste dallo SME (Sistema monetario Europeo) e
non doveva esserci stata una svalutazione.
Il deficit e il debito pubblico non potevano eccedere rispettivamente il 3 % e il 60 % del PIL.
IL PSC riprende alcune norme del Trattato di Maastricht, ma dispone un sistema di sanzioni e
procedure in caso di infrazione.
In particolare:
1) i paesi membri devono avere in media un bilancio pubblico in pareggio, ma nei periodi di
recessione è concesso un deficit comunque non superiore al 3 % del PIL. Sono comunque ammesse
eccezioni nel caso di una gravissima recessione come una caduta del PIL in un solo anno superiore
al 2 %.
2) i paesi che presentano un deficit eccessivo (oltre il 3 %) soono oggetto prima di una
raccomandazione da parte dell'ECOFIN e sono obbligati a intraprendere le misure necessarie per
correggere tale situazione nel minore tempo possibile.
3) nel caso le misure intraprese siano insufficienti, l'ECOFIN irroga delle sanzioni che prenderanno
forma di un deposito non remunerato pari allo 0,2 % del PIL più lo 0,1 % per ogni punto
percentuale in eccesso rispetto al 3 % fino ad un massimo dello 0,5 % del PIL.
4) se entro due anni non sono state effettutate correzioni, tale deposito diventa una multa i cui
proventi vengono distribuiti tra tutti gli Stati membri. Il deposito viene restituito se il rapporto
deficit/PIL rientra al di sotto del 3 %.
5) permane inoltre il limite del debito pubblico rispetto al PIL pari a 60 %, obiettivo verso cui i
Paesi che sforano questo indice devono convergere attraverso politiche fiscali idonee.

I motivi alla base del PSC sono connessi alla natura di Unione Monetaria dei Paesi cui questo
accordo è indirizzato e sono, essenzialmente, due:
1) la limitazione degli incentivi nel trasferire su altri il costo di un'espansione fiscale raggiunta
attraverso la fissazione di target e limiti comuni;
2) impedire o cercare di impedire che una crisi finanziaria si trasferisca da uno stato all'altro come
potrebbe avvenire in un'economia integrata come quella europea.

Fonti:

O. Blanchard - Scoprire la macroeconomia. Un passo in più, ed. Il Mulino