Sei sulla pagina 1di 4

SABATO 3 APRILE 2004

LA REPUBBLICA 35

DIARIO
di

UNA LEGGE LI APRE ALLA PROPRIET PRIVATA


La riforma voluta e approvata dal governo Sharon
Il vecchio kibbutz, esperimento collettivistico e comunitario, nato agli inizi del 900, destinato in prospettiva a tramontare. Pochi giorni fa il governo di Israele ha approvato una riforma con cui si riconosce la propriet privata dei singoli che vi lavorano, e i salari differenziati. Ecco la storia di una forma straordinaria di ideale comunitario che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone e formato generazioni di israeliani

1948: alcuni kibbutzim si recano al lavoro

(segue dalla prima pagina) Gerusalemme u per quasi un secolo lessenza inconfondibile della societ israeliana, il motore della sua sopravvivenza, la fucina in sui si formavano i suoi dirigenti. La riforma voluta dal governo Sharon lo consegna definitivamente agli archivi della Storia, senza poterne annullare la forza simbolica. Una rivoluzione, lha definita Ehud Olmert, padre della riforma, In realt si dovrebbe parlar di controrivoluzione perch con la nuova legge il pilastro del kibbutz, la propriet collettiva dei mezzi di produzione, verr abbattuto, privatizzato. Le case e i beni saranno spartiti tra i singoli soci. I salari e gli stipendi saranno stabiliti su base individuale, secondo meriti e profitti. Soltanto la gestione delle attivit rester in comune, anche per poter garantire una copertura assicurativa agli anziani e ai meno abbienti. Il vecchio kibbutz non esister pi. Unazienda privata come unaltra prender il suo posto. Il processo prospettato, ma non imposto, dalla riforma gi cominciato. Dei 257 kibbutz oggi esistenti. 130 hanno gi adottato il nuovo modello. Si prevede che solo una trentina di duri e puri in futuro continueranno a funziona secondo lo schema del kibbutz tradizionale. Arrivarono dalla Galizia, dalla Polonia, dalla Russia, dallUcraina i pionieri che avrebbero inventato i primi kibbutzim. Avevano gi sperimentato i campi di lavoro estivo, letto Marx e Freud, i socialisti utopisti, qualcuno aveva persino combattuto nella rivoluzione bolscevica. A causa dei ripetuti pogrom degli inizi del 900, molti serano convinti che nulla fosse pi precario della vita di un ebreo in quella parte dellEuropa. Lideale sionista li aveva spinti in Palestina. Loro sarebbero diventati i sionisti di sinistra. Costruire il nuovo stato era lo scopo. Erano tempi in cui Brigate operaie trasmigravano da un capo allaltro del paese, ovunque ce ne fosse bisogno. C un pozzo che perde? Io sono quel pozzo. Chiodi, viti, un martello? Prendetemi. Deve la

KIBBUTZ
ALBERTO STABILE
terra essere scavata? La scaver. C da sparare, c bisogno di soldati? Mi arruoler. Se volete sono pronto a fare tutto questo. Non sono una persona, sono la pura incarnazione del servizio, pronto a tutto. Non ho legami, conosco soltanto un ordine: costruire, arringava Yosef Trumpeldor, il visionario. Il lavoro nei campi era difficile per i primi kibbutzim. Lambiente, ostile, Ma cerano pause e momenti piacevoli: le lunghe notti stellate, i balli, i canti, le interminabili conversazioni di gruppo in cui ognuno era invitato a svelare i pensieri pi intimi. Le letture in comune su soggetti anche delicati, come Eros e societ. Ricostruendo latmosfera del campo di lavoro Hashomer Hatzair (la giovane guardia) lo scrittore Nathan Bistritskiy racconta come una notte i membri del kibbutz furono svegliati per correre nella tenda dove si tenevano le assemblee. Un giovane salzo parl solennemente ai compagni (come un alto prelato nel tempio): Ho convocato questa riunione disse, volgendo gli occhi a terra perch vorrei comunicare che io, cio noi, la compagna W. e io, siamo appena diventati una famiglia. Presto i kibbutzim crebbero in proporzione geometrica. Il modello di agricoltura collettivista che vi era impiegato soppiant quello dei moshav, gli altri insediamenti. Il principio egualitario, da ciascuno secondo le sue possibilit a ciascuno secondo i suoi bisogni, fu la regola economica numero uno. Lo stile di vita che vi si praticava divent, presto, anche un mito europeo. Per decisioni assembleari democraticamente prese i genitori furono esentati dalle responsabilit della famiglia e persino dalleducazione

La piccola grande utopia di Israele

Caravaggio
BRUNO BETTELHEIM

la Medusa
Milano, Museo Bagatti Valsecchi
26 marzo - 23 maggio 2004

SPIEGARE il kibbutz come mera reazione allambiente del ghetto o come adattamento alle necessit della vita pionieristica significherebbe essere semplicistici e perdere di vista il punto essenziale. Per reagire allambiente in cui vivevano, i fondatori, uomini e donne, non avevano alcun bisogno di reclamare una terra sterile in un paese lontano n di abbracciare una particolare visione delluomo nuovo. Queste scelte furono unicamente loro e del tutto spontanee. Come lo fu la concezione di una vita buona e giusta, che essi abbracciarono fra tutte quelle che potevano scegliere. Ed certamente raro, anche se non unico nella storia della umanit, che un gruppo di persone si assumano con tanta seriet limpegno di trasformare la societ e se stessi secondo il proprio ideale, da creare un ethos nazionale interamente nuovo. Certo, il loro sistema educativo non era pianificato. Nacque invece accidentalmente, si commisero molti errori e i bambini non furono esattamente i benvenuti. Tuttavia, una volta che furono arrivati, queste comunit si applicarono con decisione a ristrutturare il sistema educativo in accordo con gli ideali del kibbutz.

KIBBUTZ.

Lo splendore degli scudi da parata del Cinquecento

tutti i giorni 10,00-18,00 - gioved 10,00-22,00 - luned chiuso www.museobagattivalsecchi.org - www.lombardiacultura.it - 199 207 407

dei figli. Non in casa dormivano i bambini ma in camerate, divisi per gruppi di et e, in sostanza, venivano cresciuti non dai parenti ma dalla comunit. Nel nuovo sistema educativo (che lo psicologo viennese Bruno Bettelheim elogi ne I figli del sogno) il gruppo aveva esautorato la famiglia e lautorit era rappresentata dalla badante dei bambini (metapelet). Il kibbutz, o meglio, lassemblea, pensava a tutto, provvedeva ai bisogni di ognuno, essenziali o voluttuari che fossero. Il denaro era bandito Yoel De Malach, ha oggi ottantanni. Nato a Firenze e cresciuto a Roma, immigr in quella che era la Palestina Mandataria allet di 18 anni e fu fra i fondatori nel 1943 del Kibbutz Revivim, nel deserto del Negev, dove vive tuttora. Cos ricorda quegli anni duri ed inebrianti: Quando eravamo poveri, quando vivevamo in condizioni difficili, si doveva dividere tutto, quasi non usavamo denaro, non si facevano conti, tutto veniva corrisposto in natura. Persino le lamette da barba: avevamo unassegnazione di una lama alla settimana. Anche le sigarette erano assegnate e contate. Oggi ciascuno se le paga, anche se meno che altrove, perch sono parzialmente sussidiate. Ma lei cosa cercava nel kibbutz? Prima di tutto risponde cercavamo un posto per gli ebrei che pensavamo sarebbero scampati allOlocausto, ed il deserto era un posto speciale, il pi adatto perch era quasi disabitato. Lontani dalle citt, spesso prossimi alle aree in cui cominciava a manifestarsi la resistenza araba al crescente insediamento ebraico, i kibbutzim trovarono il modo di affinare una tecnica della sopravvivenza che non era soltanto militare. Il loro messaggio ai palestinesi fu, allinizio, quello della coesistenza e, in certi casi, della cooperazione. Si dice che i membri del kibbutz siano sempre stati guerrieri riluttanti. Ma non senza significato che il primo bambino nato in kibbutz sia stato Moshe Dayan, che vide la luce nel Kibbutz Degania, fondato nel 1912, vale a dire, 36 anni prima che venisse fondato lo stato dIsraele.

36 LA REPUBBLICA

DIARIO

SABATO 3 APRILE 2004

LE TAPPE PRINCIPALI

IL PRIMO KIBBUTZ 1909 Il primo kibbutz (gruppo) Degania, fondato da 12 persone sul lavoro collettivo e il rifiuto della propriet

I FONDATORI 1910-1920 I pi sono russi e socialisti e credono in una nuova identit ebraica. Tra loro Gordon, Brenner, Agnon e Ben-Gurion

LA CRESCITA 1920-1940 Le comunit dei kibbutz diventano pi numerose, i terreni coltivati si estendono, e costruiscono le prime industrie

DAGLI INIZI DEL 900 A OGGI/LIDEOLOGIA CHE HA RETTO LESPERIMENTO COLLETTIVISTICO

QUELLA VITA IN COMUNE ALLA BASE DI UN POPOLO


ISRAEL DE BENEDETTI

I LIBRI
CORRADO ISRAEL DE BENEDETTI I sogni non passano in eredit: cinquantanni di vita in kibbutz, Giuntina 2001 MASAL PAS BAGDAD A piedi scalzi nel kibbutz, Bompiani 2003 STANLEY MARON Mercato e comunit. Il kibbutz tra capitalismo e utopia, Eleuthera 1994 LORENZO CREMONESI Le origini del sionismo e la nascita del Kibbutz (1881-1920), Giuntina 1992 DAVID MEGHNAGI Il kibbutz: aspetti sociopsicologici, Barulli 1974 ANGELO PEZZANA Questanno a Gerusalemm e Corbaccio 1997 AMEDEO TAGLIACOZZO I sabra del kibbutz: la socializzazion e nei villaggi collettivi israeliani, Barulli 1975 STEFANO LEVI DELLA TORRE Essere fuori luogo. Il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno, Donzelli 1995 FRANCESCA CERNIA SLOVIN In principio Dove affondano le radici di Israele, Marsilio 2003

Kibbutz Ruchama el 1911 una dozzina di ragazzi e ragazze arrivati in Palestina dallEuropa Orientale si mettono assieme in una specie di cooperativa, chiedono e ottengono dallAgenzia Ebraica, allepoca Ufficio Palestinese, alcune terre vicino al Lago di Tiberiade, per cercare di guadagnarsi da vivere come contadini. Nasce cos il primo kibbutz, Degania, in cui questo gruppo di giovani ha deciso di mettere in comune guadagni e spese, con il motto da ciascuno secondo le sue possibilit, a ciascuno secondo i suoi bisogni). Essendo tutti poverissimi, i bisogni sono limitati al minimo. Degania tenne duro nei difficili anni della prima guerra mondiale, e subito dopo la fine delle ostilit arrivarono in Palestina ondate di giovani ebrei provenienti dallEuropa Orientale. Larrivo di questi giovani permetter la costituzione di altre comunit sul tipo di Degania e nel 1927 una ventina di questi primi kibbutzim creano una organizzazione centrale, anzi secondo la loro colorazione politico-ideologico si formano due organizzazioni parallele, una molto di sinistra e laltra chiaramente socialdemocratica. Negli anni 30 si forma una terza corrente di kibbutzim, a base religiosa. In ogni caso dal punto di vista organizzativo in questi anni i kibbutzim si comportano nello stesso modo, indifferentemente dalla colorazione politica e dallappartenenza a questo o a quella organizzazione. Il kibbutz fornisce a tutti i suoi membri il medesimo trattamento, indipendentemente dal lavoro svolto, tutte le entrate delle varie attivit vanno alla societ comune che padrona dei mezzi di produzione e dispone a suo piacimento delle forze di produzione. Il solo organo esecutivo e legislativo lassemblea formata da tutti i membri del singolo kibbutz: democrazia diretta. In certi casi, in questi anni, lassemblea che decide se fare o non fare figli (a seconda delle condizioni economiche della comunit), dopo il 1939 lassemblea che decide chi potr presentarsi volontario in guerra con le Forze Alleate. Dopo la creazione dello stato dIsraele, i kibbutzim attraversano un periodo di espansione sociale ed economica, creano il miracolo della agricoltura israeliana, che una volta coperte le necessita del mercato interno, si lancia allesportazione di prodotti e tecniche. il movimento kibbutzistico che scopre i pompelmi e li impone allEuropa. Negli anni 70 i kibbutzim sono diventati 250 con una popolazione che supera le 100, 000 unit, producono pi del 50 % della produzione agricola del paese e negli anni 80 producono il 14 % della produ-

LE IMMAGINI
Le immagini che corredano il Diario testimoniano di alcuni momenti di vita nei kibbutz. Il primo atto, nella fondazione di un insediamento, era linnalzamento di una torre di guardia. La prima esigenza era la difesa della colonia dalle bande di predoni arabi

zione industriale, mentre dal punto di vista demografico sono passati dal 4 % della popolazione negli anni 50 al 3 %. Gli anni 80 portano al culmine la potenza economica dei kibbutzim, laumento delle entrate porta di conseguenza un salto nel tenore di vita: si costruiscono case pi grandi, arriva il telefono, la televisione, il kibbutz mette disposizione dei suoi membri un parco macchine, sostiene le spese universitarie dei giovani e paga perfino viaggi allestero a tutti i compagni Tuttavia dagli anni 70 in poi, anno dopo anno aumenta il numero dei giovani nati in kibbutz che dopo il servizio militare, non tornano pi a casa. La vita di fuori, le possibilit che sembrano infinite di far carriera e soldi, attirano i giovani che preferiscono alla casa socialista in cui sono nati un mondo esterno capitalista. Il kibbutz cerca di adeguarsi: poco alla volta tutti i kibbutzim abbandonano leducazione comunitaria (i bambini fino ai 18 anni mangiavano e dormivano nel-

le loro casette, e passavano in famiglia le ore pomeridiane e serali e i giorni di festa) e i figli vengono ad abitare in famiglia, come nel mondo normale. La sera si guarda la televisione e si diserta la assemblea. La crisi economica che travolge Israele nei primi anni 80, quando la inflazione supera il 400 %, lascia il movimento kibbutzistico con una montagna di debiti, per cui necessaria una moratoria, che sar concordata tra Banche Creditrici, Governo e kibbutzim nel giro di una decina danni. Nessun kibbutz fallito, ma molti ne sono usciti con le ossa rotte e i giovani dirigenti si chiedono se la colpa non sia tutta nel metodo (socialista). In ogni caso, decine di kibbutzim in crisi hanno cercato unancora di salvezza tra le braccia di consiglieri ed esperti, che hanno indicato nella strada della privatizzazione la via della salvezza economica. Molte mense sono state chiuse, molti servizi comunitari sono stati eliminati e oggi la maggioranza in assoluto dei kibbutzim ha adottato un modello comunitario chiamato con nomi diversi, ma in effetti basato su un medesimo concetto. Ogni membro del kibbutz riceve un salario sulla

base delle condizioni del mercato sia se lavora fuori dal kibbutz, sia se lavora nelle attivit del kibbutz. Da questo salario vengono detratte le trattenute varie come in citt, inoltre ogni singolo passa alla comunit una tassa (uguale per tutti), con cui vengono finanziati i minimi servizi (assistenza medica, istruzione primaria, aiuto a vecchi e invalidi) che la comunit continua a fornire. Inoltre a partire da uno stipendio medio fissato anno per anno, coloro che ricevono salari pi alti sono tassati in percentuale per permettere cos alla comunit di arrotondare la pensione ai pensionati, dato che in passato la maggioranza dei kibbutzim non aveva pensato di investire soldi in fondi pensioni. Questa forma nuova di status del kibbutz definito kibbutz rinnovato sarebbe stato in contrasto con lo status previsto dallo statuto dei kibbutzim approvato dal governo di Israele negli anni 70. Il progetto di legge ora approvato, ne colmer la lacuna. In effetti si calcola che attualmente ci siano una trentina di kibbutzim che rimangono fedeli al modello comunitario originale, un centinaio e pi che hanno gi scelto la strada del kibbutz rinnovato, mentre gli altri si dibattono ancora nelle incertezze. Prima di concludere ci sembra giusto sottolineare come parallelamente alla crisi economica, le generazioni dei trentenni, quarantenni o meglio quei pochi di loro rimasti in kibbutz, negli anni 80-90 hanno scoperto di sentirsi legate al luogo di nascita e al contrario delle generazioni che li hanno preceduti che hanno scelto la via della citt, questi ultimi hanno scelto di importare in kibbutz il modo di vita cittadino, e di restare abbarbicati sul posto a godere dellaria pulita e dei ricordi. Sono loro i leader della svolta che stanno portando la maggioranza dei kibbutzim verso il modello rinnovato. Noi, vecchi matusalemme, vediamo cos sfumare i nostri sogni di vita comunitaria, ma troviamo una certa consolazione al pensare che tutto quanto abbiamo costruito sul posto, case, giardini, campi e attivit varie avr per ora un seguito. Lamore per il luogo dove nato a suo tempo un kibbutz e dove ora vive quella che si chiama Comunit rurale accomuna noi vecchi a questi giovani, che non amano il socialismo. Anche questa una consolazione per magra che sia. Del resto, i sogni non passano mai in e r e dit

icordo ancora quelle notti nella camerata con gli altri bambini, io non riuscivo ad addormentarmi perch pensavo a mia madre che dormiva nel suo appartamento. Sarei voluta andare da lei ma avevo paura che la metapelet mi punisse, allora lunica cosa che un p mi tranquillizzava era parlare al muro facendo finta che fosse mia madre. Sono parole di Ofra, una giovane donna israeliana appartenente alla seconda generazione cresciuta nei kibbutz. Ofra si rivolta ad un Consultorio di Tel Aviv per i problemi del proprio figlio raccontando in modo drammatico lansia nel corso della sua infanzia quando viveva nella Casa dei Bambini di un kibbutz. Molto si studiato e discusso sullo stile di vita del kibbutz: la famiglia pur continuando ad esistere vigeva uno spirito comunitario che avrebbe liberato la donna dai compiti domestici e dallallevamento dei figli, per cui entrambi i coniugi avrebbero lavorato partecipando anche alla vita collettiva del kibbutz. E i figli venivano affidati alle educatrici che si occupavano di loro nella Casa dei Bambini, dove mangiavano insieme, dormivano in una camera comune sotto locchio vigile della metapelet, leducatrice di turno che si occupava di loro. Ma i genitori non scomparivano, la madre ad esempio allattava il figlio nei primi mesi e poi quando il bambino era cresciuto entrambi i genitori stavano con lui 2-3 ore alla fine della giornata.

SABATO 3 APRILE 2004

DIARIO
DIFESA
Un reparto a cavallo della polizia degli insediamenti ebraici, nel dicembre del 1938, pattuglia i dintorni della colonia di Nahalal

LA REPUBBLICA 37

LO STATO DI ISRAELE 1948 Negli anni della costruzione dello Stato il kibbutz assolve importanti funzioni pionieristiche, economiche e di difesa

LA CRISI - ANNI 80 Dopo la poderosa crescita, inflazione, debiti e mercato portano (1985) un terzo dei kibbutz al rischio tracollo finanziario

UN NUOVO MODELLO - ANNI 90 Lagricoltura non pi Iattivit principale I villaggi hanno sempre pi industrie e si attrezzano per il turismo e il commercio

INTERVISTA A VITTORIO DAN SEGRE, NEL 1939 EMIGR IN PALESTINA

IL MIO ANNO PI LUNGO PASSATO IN UN KIBBUTZ


SUSANNA NIRENSTEIN
uella di Vittorio Dan Segre, come lui stesso ha scritto, la Storia di un ebreo fortunato (Bompiani). Politologo e commentatore di politica estera, un testimone e un protagonista del Novecento. Nato nel 22, ha partecipato alla nascita dello Stato dIsraele di cui stato anche un diplomatico, per poi insegnare relazioni internazionali a Oxford, Boston, Stanford, Haifa, alla Bocconi, e allIstituto studi mediterranei di Lugano. Professore, lei ha mai abitato in kibbutz? Il giorno stesso in cui arrivai in nave a Tel Aviv, nel 39, presi lautobus per il kibbutz Ghivat Brenner. Nel 1938, espulso dalle scuole italiane, mi trasferii a Torino, dove avevano gi aperto un liceo ebraico. Fu l che conobbi alcuni palestinesi. Palestina nel senso di mandato britannico. Certo. Prima avevo pensato alla Legione straniera, o allAustralia. Poi decisi per la Palestina: volevo ripetere le gesta risorgimentali di Garibaldi. E and in kibbutz. A Ghivat Brenner viveva il tutore legale a cui ero affidato. Con un versamento di 1000 sterline in una

GLI AUTORI
Il Sillabario a firma di Bruno Bettelheim (1903-1990), studioso dellinfanzia, stato tratto da I figli del sogno (Mondadori). Israel De Benedetti vive da cinquantanni nei kibbutz, sul cui argomento ha scritto vari libri. Vittorio Dan Segre ha insegnato in varie universit ed commentatore di politica estera, il suo ultimo libro Il bottone di Molotov (Corbaccio). Massimo Ammaniti uno psicologo dellinfanzia. banca britannica avevo ottenuto un visto dimmigrazione come capitalista. Un capitalista in kibbutz. Mi misero a ripulire i recinti de polli in cambio di due ore di ebraico. La sua era una scelta socialista? Era la scelta romantica per la Palestina, ed era anche la trafila per entrare alla scuola di agricoltura. E la politica? Tra i fondatori del kibbutz cera Enzo Sereni. Ogni sabato riuniva, davanti a una baracca, i ragazzi italiani e teneva una lezione di storia del socialismo. Educazione e indottrinamento. Non sembra che la affascinasse. Avevo solo 16 anni. Ero incuriosito, ma non affascinato. Fu alla scuola di agricoltura che imparai lesistenza del socialismo Cosa vuol dire? Tutto era politicizzato. Dormivamo in camere divise secondo i partiti. Marxisti, radicali, liberali, revisionisti. Io finii nella stanza liberale, ma non sapevo cosa volesse dire. Dovunque cera unaurea di militanza e idee. Le arrivava? Non c dubbio. Il mio kibbutz era una fortezza intellettuale del socialismo israeliano, del Mapai, il partito di Ben Gurion. Era un grande kibbutz. I piccoli, kvutz, avevano voluto mantenere una vita ideologica ma familiare, mentre quelli come Ghivat Brenner, illimitati, avevano lambizione di creare una vera e propria societ socialista. Una differenza ancora esistente. Quelli che vedeva intorno a s nel kibbutz erano uomini nuovi? Erano totalmente sradicati e

ARTHUR KOESTLER

I RISULTATI DI UNA RICERCA ISRAELIANA

I BAMBINI DIVISI DALLE MADRI


MASSIMO AMMANITI
Psicoanalisti come Bruno Bettelheim e David Rapaport, psicologi come Kohlberg e Bronfenbrenner cercarono di studiare lo sviluppo dei bambini dei kibbutz che crescevano in questo contesto cos diverso, senza la cura esclusiva dei genitori ma con varie educatrici che si occupavano di loro e con la presenza costante dei compagni. Dalle osservazioni di Bettelheim emergevano luci ed ombre sullo sviluppo dei bambini dei kibbutz. La mancanza di autonomia psicologica dei ragazzi dei kibbutzim era interpretata da Bettelheim col fatto che non avendo figure adulte di riferimento affettivo avevano difficolt a costruirsi delle immagini mentali dei genitori, con una carenza dello stesso baricentro psicologico interno. Se questi erano i punti deboli, Bettelheim riconosceva, tuttavia, che questi ragazzi avevano un carattere piuttosto diretto senza complicazioni nevrotiche e soprattutto erano molto limitati alcuni comportamenti

come la delinquenza, l'omossessualit e la promiscuit sessuale. Studi fatti successivamente non hanno pienamente confermato queste osservazioni di Bettelheim, come ad esempio le ricerche recenti dello psicologo israeliano Avi Sagi, che ha messo a confronto lattaccamento affettivo dei bambini cresciuti nei kibbutz e in famiglia. Da questo studio emerso che lattaccamento sicuro nei primi pi ridotto (56%) rispetto ai coetanei cresciuti in famiglia (80%), mentre gli attaccamenti insicuri sono pi elevati (44%) rispetto agli altri bambini (20%). Si pu affermare che c una maggiore percentuale di bambini che presentano una vulnerabilit affettiva, osservazione confermata anche dal fatto che molti di questi bambini, circa il 40% fra i 4 e i 6 anni, continuano a succhiarsi il pollice, in misura molto superiore rispetto ai bambini che vivono in famiglia (10%). Le risposte fino ad ora non sono state positive e probabilmente la testimonianza eloquente quella di Ofra. Questa giovane donna ancora oggi tormentata da questi ricordi ed inevitabilmente trasferisce le sue preoccupazioni sul figlio di pochi anni, che non riesce a dormire di sera e vuol restare sveglio accanto alla madre, riconfermando il fatto che certi traumi psicologici si trasmettono anche alle generazioni successive. Dai tempi eroici dei kibbutz molto cose sono cambiate e le madri, per prime, hanno chiesto che i figli tornassero a vivere nelle proprie case, dimostrando ancora una volta di pi che gli esperimenti non tengono conto di quanto i bambini, ma anche gli adulti, siano conservatori sul piano affettivo.

Lo chiameremo Torre dEsdra e canceller la Cosa che Bisogna Dimenticare


Ladri nella notte 1946

PHILIP ROTH

Ho visitato kibbutz ai confini del mondo dove giovani coppie vivono in solitudine Ci vuole molto fegato
Operazione Shylock 1993

AMOS OZ

Avr avuto quindici anni quando decisi di andarmene di casa e vivere in kibbutz
Una storia damore e di tenebra, 2002

avevano il bisogno di radicarsi in unidentit nuova, basata su unideologia che faceva la funzione di vecchia e nuova patria. Basata sul socialismo o anche su terra e ebraismo? Cerano i kibbutz socialisti, i religiosi, i nazionalisti. Nel 39 comunque si era gi molto affievolita la religione tolstojana: lidea che lebreo si trasformasse in qualcosa di nuovo attraverso la terra sposata con il socialismo menscevico della rivoluzione russa del 1905, aveva creato i primi kibbutz, Degania innanzitutto, nato nel 1909. Ghivat Brenner pensava piuttosto a una societ di operai collettivi. Cosa pensava di questi ideali? Ero soprattutto sconvolto dalla perdita delle radici familiari, nazionali, culturali. Le mie prime convinzioni tuttavia furono non socialiste, ma pionieriste, una componente importante in tutti i kibbutz. Chi era il pioniere? Chi apriva la strada. Nel sionismo lidea venne incarnata nella figura di Trumpeldor, il leggendario eroe che fece parte della legione ebraica con Jabotinsky e Ben Gurion e fu ucciso per mano araba nel 1920 nella battaglia di Tel-Hai. Fond il movimento Halutz (pioniere): lobiettivo era mettere a disposizione dello stato in fieri gruppi di totale volontarismo, gente che poteva lastricare le strade, bonificare le terre Un gruppo di combattimento permanente civile, armato quando occorreva. Erano nuclei di societ perfetta, giusta, una vera e propria aristocrazia collettiva. Per questo che i membri dei kibbutz hanno rappresentato leccellenza della nazione. Quanto hanno influenzato Israele le sue radici collettivistiche? Moltissimo. Dopo per ci furono tanti cambiamenti. Il tradimento e il fallimento dellUrss. Lo sviluppo di una borghesia. Limmigrazione dal Nord Africa, senza simpatie per il socialismo, il milione di ebrei dallex Urss, che di socialismo non vogliono parlare. Limprinting socialista come ha condizionato il conflitto con i palestinesi? Poco importa ormai capire se allora sottovalutarono il problema. Nel 48 avevano a che fare con le nazioni arabe. 50 anni di guerre hanno fatto nascere una nazione palestinese. Cosa rimane? Parte della dirigenza del paese, soprattutto dellesercito. Lo spirito ancora presente e di kibbutz ne nascono ancora, ma come esperimenti di qualit di vita, non ideologici. Anche i kibbutz antichi e solidi, circa 90 tra i 270 esistenti, rivedono il sistema di vita. Lultima decisione presa di consentire la propriet delle case (che riguarda kibbutz pi recenti) un rinnovamento importante. In gioco c la presenza dei giovani.

I LIBRI
AMOS OZ Una storia damore e di tenebra, Feltrinelli 2003 BATYA GUR Omicidio nel kibbutz, Piemme 2002 ARTHUR KOESTLER Freccia nellazzurro. Autobiografia 1905-1931, il Mulino 1990 AHRON APPELFELD Storia di una vita, Giuntina 2001 ZEEV STERNHELL Nascita di Israele. Miti, storia, contraddizioni Baldini Castoldi Dalai 2002 DAVID BEN GURION Il sionismo, Luni 2000 THEODOR HERZL Lo stato ebraico. Proposta per una soluzione moderna della questione ebraica (1896), Il Nuovo Melangolo 1992 DAVID J. GOLDBERG Verso la terra promessa, il Mulino 1999 CHAIM POTOK Storia degli ebrei, Garzanti 2003 MICHAEL BRENNER Breve storia del sionismo, Laterza 2003 BARNET LITVINOFF La lunga strada per Gerusalemm e Net 2002

Fondatore Eugenio Scalfari

Direttore Ezio Mauro

9 770390 107009

ALVOHXEBbahaajA CSDEDIDEDR
40403

Anno 29 - Numero 79

0,90 in Italia
PREZZI DI VENDITA ALLESTERO: Austria 1,85; Belgio 1,85; Canada $ 1; Danimarca Kr. 15; Finlandia 2,00; Francia 1,85; Germania 1,85; Grecia 1,60; Irlanda 2,00; Lussemburgo 1,85; Malta Cents 50; Monaco P. 1,85; Norvegia Kr. 16; Olanda 1,85; Portogallo 1,20 (Isole

sabato 3 aprile 2004


1,40); Regno Unito Lst. 1,30; Rep. Ceca Kc 56; Slovenia Sit. 280; Spagna 1,20 (Canarie 1,40); Svezia Kr. 15; Svizzera Fr. 2,80; Svizzera Tic. Fr. 2,5 (con il Venerd Fr. 2,80); Ungheria Ft. 350; U.S.A $ 1. Concessionaria di pubblicit: A. MANZONI & C. Milano - via Nervesa 21, tel. 02/574941
In vendita con il CORRIERE CANADESE al prezzo complessivo di $ 1.00 (+gst)

SEDE: 00185 ROMA, Piazza Indipendenza 11/b, tel. 06/49821, Fax 06/49822923. Spedizione abbonamento postale, articolo 2, comma 20/b, legge 662/96 - Roma.

INTERNET www.repubblica.it

Blitz della polizia in 34 province. Un documento di Al Qaeda mette lItalia al sesto posto fra i Paesi da colpire

Maxiretatadiislamicisospetti
Verso lespulsione 161 stranieri. Pisanu: operazione preventiva
SINDROME MINORITY REPORT
GIUSEPPE DAVANZO
E VUOLE proteggere se stessa e i suoi cittadini, fin dove pu spingersi una democrazia senza tradire se stessa? Quale prezzo siamo disposti a far pagare alla nostra libert per garantirci sicurezza? lungo questo stretto sentiero, che conosce soltanto tormentati dubbi, che si spinto il ministro dellInterno Giuseppe Pisanu approvando un piano preventivo contro il terrorismo. Loperazione di polizia, valutata e preparata dopo le stragi madrilene dell11 marzo, discussa a Bruxelles al vertice dei ministri dellInterno dellUnione europea, ha avuto ieri il suo primo atto con il controllo, chiamiamolo cos, di 161 immigrati islamici. A nessuno di loro viene contestato alcun reato, alcun comportamento o mossa criminale. I 161, in vari modi, sono stati protagonisti o comprimari o comparse nelle indagini antiterrorismo di questi anni anche se, contro di loro, non ci sono state ragionevoli evidenze per condurli dinanzi a un giudice per affrontare un giusto processo. I 161, dunque, sono circondati dal mero sospetto. La loro pericolosit possibile, ma non provata. Declinata cos, loperazione preventiva svela la sua assoluta novit per il nostro Stato di diritto. Pisanu ne consapevole. La strategia che il ministro ha deciso di dare alla nostra politica della sicurezza ha un presupposto analitico e una necessit operativa. Affronta un rischio culturale. Svela due insufficienze politiche. Il presupposto questo: lItalia sar colpita dal fondamentalismo islamico. una convinzione radicata negli addetti alle investigazioni, che pure consapevolmente tengono lallarme a bassa intensit. Tra di loro c chi giudica questo pericolo probabile e chi inevitabile. Nessuno, per, cos avventato (o disinformato) da ridimensionarlo e, daltronde, ogni giorno raccoglie il suo segnale di inquietudine. SEGUE A PAGINA 15 ROMA scattata ieri unoperazione esclusivamente preventiva condotta nei confronti di 161 extracomunitari sospettati di estremismo islamico. Ad annunciarlo il ministro dellInterno Pisanu, che fornisce anche le cifre del blitz delle forze dellordine (carabinieri e polizie, con il sostegno dei Servizi): coinvolte 34 province di 12 regioni, sono a rischio espulsione 161 stranieri (quasi tutti marocchini). Un documento firmato dalla cellula del terrore, Al Qaeda, mette lItalia al sesto posto tra i Paesi da colpire con attentati. DA PAGINA 2 A PAGINA 7

Il ministro: fuga di notizie sulla lettera del Colle

Caso Sofri Castelli attacca Ciampi

Trovato un ordigno con 12 chili di esplosivo sui binari dellalta velocit. Torna la paura, caos nelle stazioni

Spagna, evitata una strage sul treno la bomba era come quelle di Madrid
Roberto Castelli

Parla luomo vicino a Osama

Omar Bakri da Londra Un errore cacciarci siamo pronti a reagire


ENRICO FRANCESCHINI A PAGINA 4
I binari dove stato trovato lordigno ALESSANDRO OPPES A PAGINA 4

ROMA Tensione sempre alta tra il ministro della Giustizia e il Quirinale sul caso Sofri. Dopo la divulgazione della lettera con cui Carlo Azeglio Ciampi chiedeva a Roberto Castelli notizie sui dossier sullex leader di Lotta Continua, ieri gli uffici di via Arenula hanno scritto al Colle: il ministero vuole sapere se la pubblicazione sia stata solo una spiacevole fuga di notizie o una scelta voluta. MILELLA e POLCHI A PAGINA 12

Solbes proporr learly warning: il rapporto deficit-pil supera il 3%. Gelo di An verso il premier: faccia rispettare i patti

Conti, la Ue prepara il richiamo allItalia


Berlusconi: c uno scontro Tremonti-Fini, nel 2005 la nuova Irpef
LINTERVISTA

Mia figlia diventata un simbolo

La madre di Annalisa La sua morte non sar inutile non mi vergogno pi di vivere a Forcella
Carmela Visco, la madre di Annalisa

CONCHITA SANNINO A PAGINA 19

ROMA Il deficit superer il 3% del Pil nel 2004, Bruxelles richiama lItalia: violato il Patto di stabilit. Il commissario Pedro Solbes proporr mercoled lavvertimento preventivo, che impone a Roma di correggere il suo disavanzo. Ora pi difficile per lItalia applicare il programma appena annunciato di riduzione delle tasse, e tornano attuali i rischi di declassamento da parte delle agenzie di rating. Nel governo intanto il clima sempre pi incandescente, con il ministro delleconomia Giulio Tremonti e il vicepremier Gianfranco Fini ormai ai ferri corti. Tanto che il presidente del Consiglio Berlusconi deve ammettere: C uno scontro tra Tremonti e Fini. Il premier poi promette: Nel 2005 la nuova Irpef. Tremonti per non molla: Noi puntiamo alla crescita e adesso serve una forte spinta. E anche An avverte il premier: Rispettare i patti sulla collegialit. DA PAGINA 8 A PAGINA 13

IL PREZZO DEI SOGNI


MASSIMO GIANNINI
EL 2001 il Cavaliere vinse le elezioni grazie a un sogno demagogico ma seducente: meno tasse per tutti. Dopo quasi tre anni di governo sacrificati in nome di una urgenza privata (risolvere le proprie pendenze giudiziarie e tutelare le proprie ricchezze finanziarie) comprensibile che Silvio Berlusconi senta il dovere di onorare quella vecchia promessa pubblica. Non c niente di scandaloso nel tentativo di saldare un patto con gli elettori finora platealmente e colpevolmente tradito. la dura legge dei cicli elettorali, che in Italia non finiscono mai. Tra due mesi si rivota per le europee e le amministrative. A questo appuntamento di medio termine il Paese arriva sfiduciato, e il governo si presenta logorato. del tutto legittimo che il Cavaliere cerchi di recuperare in fretta quei consensi che, secondo i sondaggi in circolazione e a dispetto delle continue trovate propagandistiche del suo leader, continuano a dare Forza Italia crollata intorno al 20-22%, rispetto al 29,8% delle ultime elezioni politiche. Il crash program, la terapia durto che il premier ha cominciato ad anticipare agli italiani dovrebbe servire proprio a colmare questo deficit, che insieme di rappresentanza e di strategia politica. Leconomia va male. Le imprese non investono. Le famiglie non consumano. Serve una scossa. Lo dice anche il presidente della Repubblica Ciampi. SEGUE A PAGINA 15

DIARIO

Una riforma storica apre alla propriet privata uno dei pilastri della societ israeliana

Cera una volta il kibbutz


CON REPUBBLICA
ALBERTO STABILE GERUSALEMME ERA una volta il kibbutz, i semi piantati nel deserto, le danze intorno al fuoco, la sentinella armata che vegliava sul sonno di tutti. Dal furore rivoluzionario dei primi decenni del 900 attinse la sua ideologia egualitaria, che giovani borghesi dellEuropa orientale trasportarono nella Terra dei Padri. SEGUE A PAGINA 25 AMMANITI, DE BENEDETTI e NIRENSTEIN ALLE PAGINE 25, 26 e 27

A Portogruaro nessun ferito

Oggi il 3 Cd del Grande Blues


La compilation a richiesta con Repubblica a soli 6,90 euro in pi. E luned il 1 volume del Grande Dizionario Francese

Unabomber piccolo tubo esplosivo in una chiesa


PIERO COLAPRICO A PAGINA 20