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Parte prima

Due caratteristiche segnano l'et moderna: l'affermazione di un mercato mondiale integrato (divisione
internazionale del lavoro) e la diffusione dello stato-nazione. I due sistemi sono gemelli, e iniziano a
prendere forma tra il XVI e il XVIII secolo.
Nei primi decenni del XVI secolo tre avvenimenti modificano il Medio Oriente in modo permanente. Il
primo la nascita di imperi di grandi dimensioni e duraturi nel Medio Oriente e dintorni, il secondo la
rivoluzione commerciale in Europa (incremento dei commerci), il terzo la riforma protestante.
2. Imperi della polvere da sparo
Prima del sorgere dell'impero ottomano e di quello safavide, sovrani turchi e mongoli instaurarono in
Medio Oriente una forma stata che gli storici chiamano military-patronage state. Questi stati hanno tre
caratteristiche comuni: primo l'essere sostanzialmente stati militari, secondo l'appartenenza di tutte le
risorse economiche alla famiglia del capo militare, terzo il ricorso a una giurisprudenza che
commistione di leggi dinastiche, costumi locali e shari'a.
L'instabilit strutturale di questo tipo di stato ebbe fine con l'introduzione in Medio Oriente della
polvere da sparo. I dinasti in grado di usarle acquisirono un notevole vantaggio sui rivali, divenendo in
grado di dotarsi di apparati burocratici stabili per la riscossione delle imposte e di garantire sicurezza
all'agricoltura. Dopo l'introduzione delle armi da fuoco non c'era pi bisogno di smembrare il regno tra
i vari figli, perch il potere centrale poteva esercitare un certo controllo sul territorio di imperi anche
vasti. Il problema della frammentazione venne risolto anche tramite l'impiego di schiavi, che venivano
addestrati per essere fedeli unicamente al potere centrale. Le dinastie regnanti degli imperi ottomano e
safavide rivendicavano per s la terra, considerata possesso della dinastia regnante. I contadini avevano
cos un certo numero di libert (viverci, lavorarla e consumarne i frutti, pagando il surplus come tasse)
ma non avevano propriet piena. La riscossione delle tasse rest comunque sempre problematica, e si
cercava di risolvere il problema appaltando a governatori locali. La corte us anche i monopoli per
assicurarsi entrate sufficienti, e spinse la costituzione di gilde che permettevano di regolare i prezzi e
facilitare la raccolta delle tasse. La giurisprudenza era sempre una somma di leggi dinastiche e diritto
islamico.
3. Il medio oriente e il sistema mondiale moderno
Il problema che gli imperi ottomano e safavide avevano nel XVII secolo, ovvero l'incapacit di
affermare la loro autorit sull'intero territorio, era condiviso anche dalle potenze europee e dalla Cina,
tanto che si parlato di crisi del XVII secolo. Le cause di questa crisi furono molteplici; molti storici
hanno per posto l'accento sulla crescita generalizzata dei prezzi nell'intera eurasia: gli imperi europei e
asiatici coinvolti avevano un'insufficiente economica monetaria, e mancavano di liquidit. Questo
aumento del fabbisogno di liquidit aveva due ragioni: primo, i governi centrali dell'eurasia avevano
cercato di liberarsi dei signori della guerra e di tenere a freno le aristocrazie, creando eserciti e apparati
burocratici fedeli al potere centrale (il che era costoso), secondo, questi imperi avevano raggiunto i
limiti della possibile espansione e i sovrani necessitavano di nuovi modi per legittimarsi. Molti scelsero
di costruire palazzi e capitali sontuosi, o cerimoniali elaborati.
Ma da cosa fu causata questa inflazione del XVII secolo? Non si sa con certezza, ma abbiano tre teorie.
Primo, dallo sviluppo demografico (domanda superiore all'offerta), secondo, la dipendenza degli stati
dalla liquidit (si adulterava la moneta per poter pagare i dipendenti), terzo, la conquista spagnola del
nuovo mondo (tanto oro, i prezzi salgono).
Questa crisi secondo alcuni storici segna una delle prime doglie che porter alla nascita del sistema

mondiale odierno. L'economia mondiale moderna presenta alcune caratteristiche distintive: primo,
politicamente frammentata ma economicamente unita, secondo, alcuni stati sono pi avanzati di altri
(prima erano tutti equivalenti perch chi era pi scarso finiva divorato). In una prima fase gli stati
dell'europa occidentale hanno agito da locomotiva dell'economia mondiale moderna, e cos l'economia
mondiale si divise in due parti: un nucleo sviluppato e una periferia. Nel XIX secolo il medio oriente
viene progressivamente integrato in questo sistema (come periferia), perch furono Gran Bretagna
Francia e Paesi Bassi a mostrare capacit di dominio del sistema economico mondiale nel XVII secolo.
I coltivatori diretti diventano braccianti, la terra si pu vendere, la periferia esporta merci utili al centro
(cotone, oppio) e sorgono ferrovie e porti: l'Europa intrattiene con questi imperi un commercio di tipo
coloniale.
4. Guerra, diplomazia e nuovo equilibrio di potere mondiale
Il terzo avvenimento del XVI secolo a plasmare il mondo moderno fu la Riforma protestante. Dal 1517,
anno della denuncia di Lutero, fino al 1648, conclusione della guerra dei Trent'anni, abbiamo conflitti
tra cattolici e protestanti risolti con la pace di Vestfalia, che divide l'Europa in stati sovrani
antagonistici. Sia lo stato moderno sia l'assetto realizzato da questi stati possono esser fatti risalire alla
riforma protestante.
L'antagonismo tra gli stati europei esportato in Medio Oriente, dove GB Francia e Russia si mettono
in gioco in vari modi e momenti. La riforma protestante ad esempio ebbe ripercussioni dirette sulle
strategie ottomane relative all'Europa. I protestanti erano considerati dagli ottomani alleati naturali
contro gli asburgo, e infatti i calvinisti vennero incoraggiati dagli ottomani a fare proseliti in ungheria e
transilvania. Gli ottomani si mossero anche sul piano commerciale, accordando nel 1569 una
capitolazione ai francesi (speciali diritti in campo economico, giuridico e religioso). Nel XVII secolo le
relazioni tra ottomani ed europei iniziano a mutare: gli ottomani non sono pi cos forti, e lo sviluppo
dell'economia atlantica li getta definitivamente fuori dai giochi. Tra XVIII e XIX secolo il problema
per gli europei la debolezza dell'impero ottomano, che avrebbe destabilizzato l'europa: se crollano
loro, a chi vanno i dardanelli e i balcani? Nel corso del XVIII secolo la Russia la principale
antagonista degli ottomani, perch protettrice degli ortodossi (molti vivono nell'impero ottomano) e
perch priva di sbocchi sul mare (vogliono quelli dei turchi). Dal 1768 iniziano a menarsi, e vincono
sempre i russi. Giunti sul mar nero i russi iniziano a far pressione sulla persia. Dal canto loro francesi e
inglesi cercano nel XVIII secolo di rubarsi le colonie a vicenda: la francia perde e l'inghilterra diventa
la potenza dominante nel subcontinente. Eliminata la francia allora sono i russi a rompere agli inglesi:
entrambi vogliono la persia, in posizione strategica.
I Francesi che hanno perso quasi tutto decidono di prendersi il mediterraneo, e di risolvere i problemi
derivanti dall'avere poche derrate e tanta gente usando l'egitto come granaio. Nel 1798 napoleone lo
invade, il che getta gli ottomani nel caos economico. Allora gli ottomani si alleano con GB e Russia, e
costringono alla resa i francesi d'Egitto. L'avventura francese in Egitto importante per due ragioni.
Uno, compare Muhammad Ali che combatte i francesi per gli ottomani, e prende poi il potere
governando l'Egitto e fondando una dinastia (prima governatori, poi re dal 1914 al 1953). Due, i
britannici sono costretti a ripensare il loro ruolo nel mediterraneo orientale.
Alla fine dell'epoca napoleonica la disgregazione dell'impero ottomano torna questione fondamentale.
Lo stato-nazione diventa la regola, e cos nei balcani (dotati di intellighenzia locale, di relazioni di
mercato che univano la popolazione, di un altro da schifare, ovvero l'elite musulmana turcofona)
nasce il nazionalismo. Il nazionalismo balcanico viene anche aiutato dai russi, che cercavano alleati in
zona. In ogni caso nel XIX secolo iniziano rivolte anti ottomane nei balcani da cui nacquero alcuni stati

indipendenti (serbia, grecia, romania, bulgaria). Importante la rivolta greca del 1821: gli ottomani
chiedono a Mehmet Ali di risolvere il problema in cambio della siria, lui parte ma le potenze europee
intervengono e gli distruggono la flotta (battaglia di Navarino). Mehmat Ali vuole comunque la Siria, la
invade e, quando gli ottomani protestano, marcia verso Istanbul; i turchi chiedono aiuto ai Russi, ma i
britannici preferiscono intervenire prima che ci avvenga e scacciano, coi turchi, Ali dalla Siria. Le
potenze europee sollecitate dalla gran bretagna si impegnano a mantenere gli equilibri risolvendo i
conflitti con la diplomazia, ma l'unificazione della germania e la prima guerra mondiale cambiano le
carte in tavola.
Parte seconda
5. Modernizzazione difensiva
In Medio Oriente sultani sci e dinasti locali capirono ben presto che l'equilibrio di potere internazione
si era spostato verso Occidente e cos, nei primi decenni del XIX secolo, adottarono politiche per
arrestare il processo di frammentazione dello Stato e per centralizzare la loro autorit. Questo processo,
volto a rendere efficiente il governo della popolazione e a rafforzare lo stato, prende il nome di
modernizzazione difensiva. La prima tappa stata la riforma militare: ottomani e persiani copiano le
riforme militari europee del XIX secolo. La seconda l'ampliamento del gettito fiscale controllato dal
sovrano e il miglioramento della capacit di coordinare le attivit della popolazione. Si tratta di
eliminare gli appaltatori delle tasse e gli intermediari, ampliare l'amministrazione, uniformare la
giurisprudenza. Spesso questi tentativi si scontrarono con la resistenza locale, e i nuovi burocrati coi
vecchi. Questi nuovi intellettuali nell'ultima parte del XIX e nei primi anni del XX secolo guidarono
una serie di rivolte per ottenere accesso alle stanze del potere, talvolta richiedendo una costituzione che
limitasse i poteri del sultano dandoli in parte a loro, come accadde per la turchia del 1876 (costituzione
concessa) e per la Persia nel 1905. Oltre a tutto ci la modernizzazione difensiva si scontr con
l'opposizione degli stati europei, temendo il nascere di monopoli di stato e tariffe protezionistiche.
In definitiva, il problema pi grave della modernizzazione difensiva in Medio Oriente pu considerarsi
il suo effetto controproducente: per limitare l'espansione militare europea i sovrani mediorientali
favorirono l'espansione europea.
Un esempio clamoroso di questo processo fornito dall'Egitto durante la dinastia creata da Mehmet
Ali, per cui la riforma militare era essenziale. Sotto di lui l'espansione egiziana procedette lungo tre
direttrici: verso il Sudan per avere oro e schiavi, verso l'arabia per i profitti portati dal commercio del
caff e verso la Siria, per il commercio coi porti del Levanti e le vie commerciali. Durante
l'occupazione della seria Ibrahim introdusse politiche tipiche della modernizzazione difensiva:
arruolamento su modello francese, niente appalto di tasse, coltivazione di prodotti agricoli esportabili
per avere valuta estera, sicurezza nelle campagne, opere pubbliche, rafforzamento del potere centrale.
Quando 10 anni dopo Ibrahim cacciato da ottomani e britannici, i britannici chiedono in cambio
dell'aiuto il divieto di istituire monopoli e tariffe d'importazione basse, penetrando cos nei territori
ottomani (egitto compreso). Per sostenere le sue avventure militari all'estero Mehmet Ali adotta nuove
politiche economiche all'interno e annienta i mamelucchi, che lo odiavano, confiscandone le terre dopo
averli uccisi. Confisc anche le propriet delle fondazioni religiose che non avessero documenti che
attestassero il diritto di propriet, ovvero molte visto che erano antiche come la fame. Viene potenziata
l'agricoltura e specialmente la coltivazione del cotone, e questo cambia la societ: le donne lavorano in
campagna. Coi soldi del cotone sono stati contratti i debiti per costruire il canale di Suez (1869) e altre
grandi opere, ma quando il prezzo del cotone nel 1865 cala l'egitto si ritrova indebitato e costretto a
dichiarare bancarotta: la modernizzazione difensiva ha portato ai debiti, che hanno portato alla
bancarotta, che ha portato alla ribellione di Ahmad 'Urabi nel 1881, che ha portato all'occupazione

britannica del paese nel 1882.


Nell'impero ottomano la modernizzazione difensiva porta risultati contrastanti. Il primo periodo, quello
delle tanzimat (riforme, 1839), culmina nella costituzione del 1876, il secondo periodo quello del
sultano 'Abd ul-Hamid II (1876-1909) che sospende la costituzione. Questo impero non era in grado di
giocare con gli europei. Il potere non era concentrato a Istanbul, e l'influenza dei notabili locali era
spesso maggiore di quella centrale. Anche loro finiscono in bancarotta.
In Persia la modernizzazione difensiva si caratterizz in modo diverso da Egitto e impero ottomano, per
due ragioni: la specificit del potere cagiaro, che costru non ex-novo ma sulle rovine safavidi, e la
posizione geografica, esattamente nel mezzo del campo di battaglia tra GB e Russia. Nella maggior
parte del mondo l'imperialismo favor la creazione di istituzioni e la costruzione di infrastrutture,
mentre in Persia sort un effetto frenante opposto. Secondo gli storici i cagiari durarono a lungo perch
di fatto non governarono mai fuori dalle capitali provinciali, lasciando le comunit locali autonome:
restarono in sella mettendo i vari gruppi gli uni contro gli altri e si accontentarono di campare di
rendita. Provarono a due riprese tentativi di modernizzazione difensiva: si tenta di creare manifatture a
conduzione statale, di riformare il bilancio, di allestire un esercito moderno non basato sulla leva
tribale, di realizzare scuole moderne. Fallisce tutto tranne due eccezioni: la dar al-funun, scuola per
ufficiali fondata nel 1851, e la brigata cosacca, una forza d'lite inquadrata da ufficiali russi. Gli
ufficiali della dar al-funun odiavano i cagiari ritenendoli zotici inefficienti, e infatti molti parteciparono
alla rivoluzione costituzionale del 1905, e la brigata cosacca al comando di Reza Khan depose i cagiari
dopo la I guerra mondiale. La modernizzazione difensiva, quel poco fatto, li ha distrutti. I cagiari
cercarono di generare profitti con concessioni a finanzieri europei, vendendo loro il diritto di produrre
commerciare ed esportare merci persiane. A causa di concessioni veramente poco oculate, lo stato
persiano fin in debito e inviso alla popolazione. Un esempio di queste concessioni quella sul petrolio
e derivati dell'intera persia concetta a William Knox d'Arcy, britannico, in cambio di quarantamila
sterline in contanti e azioni e il 16% dei profitti annui. Il governo britannico la acquist da d'Arcy
creando la Anglo-Persian Oil Company, che nel 1923 avr fatto fruttare alla GB 40 milioni di sterline,
alla Persia 2.
Ancorch fallimentare, la modernizzazione difensiva porta in Medio Oriente il concetto di stato
elaborato in Europa nel XVIII secolo.
6. Imperialismo
Le strutture economiche e di potere sono entrate in Medio Oriente non solo tramite la modernizzazione
difensiva, ma anche attraverso l'imperialismo. Non c' ancora una definizione univoca di imperialismo,
tuttavia un suo tratto fondamentale l'acquisizione da parte di una societ di un'influenza o di un
controllo eccessivo sui gangli vitali di una societ pi debole. Questo determina in modo pi o meno
forzoso l'integrazione, nell'economia mondiale moderna, delle societ su cui si esercitato: ovunque gli
europei andassero hanno lasciato economie di mercato e intelaiature dello stato moderno. In medio
oriente l'imperialismo europeo fu attuato in due modi: primo, la penetrazione economica mediante
investimenti e creazione di sfere di influenza, secondo, con un'azione diplomatica coercitiva. Abbiamo
per alcune eccezioni: a volte gli europei colonizzarono, occuparono e imposero zone amministrative
speciali. Qui ne vediamo tre esempi.
Algeria: colonia di insediamento e piantagione
Nel XIX secolo l'Algeria da ottomana diventa francese. Sotto gli ottomani era quasi indipende de facto,
e la sua principale fonte di reddito fu la pirateria. Alla fine del XVIII secolo per la pirateria
mediterranea navigava in cattive acque, e cos l'Algeria si indebol sempre pi. I francesi vi penetrarono
economicamente comprando grano in quantit, e il relativo debito rimase una questione spinosa.

Durante un colloquio il bey algerino scocciato aveva colpito il console francese con uno
scacciamosche, e da ci nacque una campagna navale contro l'Algeria culminata nella presa di Algeri
del 1830. Nel 1848 l'Algeria fin integrata nel territorio francese, e vi rimase per un secolo. I francesi
creano in Algeria un'economia di piantagione, e una sorta di confino per gli individui problematici
(comunardi e rivoluzionari del 1848). Nel XIX secolo la popolazione dell'Europa meridionale crebbe a
ritmo pi rapido di quello dei beni di prima necessit, causando impoverimento. Molti emigrarono
verso gli USA, altri verso l'Algeria. Per sistemare i coloni (700.000 contro 5 milioni di algerini) la
Francia confisc le fondazioni religiose e tutto il confiscabile, e queste terre diventarono propriet di
speculatori europei che le trasformarono in piantagioni (granaglie, cotone, tabacco). L'imperialismo
francese in Algeria favor la diffusione di relazioni di mercato, disgreg la vita rurale, acceler
l'inurbamento. L'integrazione dell'Algeria nei sistemi statale ed economico del mondo moderno di fatto
rese possibile la nascita nel nazionalismo algerino, a causa della discriminazione su base razziale
linguistica o confessionale subita dagli algerini. Durante la grande guerra gli algerini combatterono,
numerosi entrarono nei sindacati e nelle organizzazioni comuniste dove si formarono come militanti.
Verso la fine degli anni '20 iniziarono a creare associazioni che rivendicavano l'indipendenza
dell'Algeria, indipendenza per cui combatterono tra il 54 e il 62.
Egitto: bancarotta e occupazione
L'Algeria un esempio di imperialismo colonizzatore, l'Egitto invece di imperialismo occupante. I
britannici gestivano protetti dall'esercito la maggior parte degli affari egiziani, ma gli europei non si
trasferirono mai in massa in Egitto n la GB trasform mai l'Egitto in parte del suo impero. Come
abbiamo visto lo stato egiziano prima degli anni '60 del 1800 aveva acceso un mare di debiti per
realizzare miglioramenti interni, convinto che il prezzo del cotone sarebbe rimasto alto. Crolla il cotone
e l'Egitto (1876) dichiara bancarotta e gli europei ne controllano il 50% delle entrate attraverso la
Caisse de la Dette, che ripaga i creditori europei attraverso riscossione di imposte etc. La cosa
ovviamente non piace a molti settori della societ egiziana (religiosi, militari, proprietari terrieri), come
non piaceva la dominazione di una lite dirigente ottomana (circa 10.000 persone, spesso non
arabofone) su tutto il paese. Nel 1881 il colonnello Ahmad 'Urabi si ribella, e riesce a entrare nel nuovo
governo come ministro della Guerra preparando le difese per un assalto europeo, a suo avviso
imminente. In effetti aveva ragione. Nel 1882 i britannici bombardano via nave Alessandria, e
occupano il paese fino al 1914. L'esercito egiziano viene affidato a ufficiali britannici e cos postichiave dell'amministrazione; de iure, l'Egitto ancora governato dagli ottomani, de facto, dal console
inglese. I britannici incoraggiarono la coltivazione del cotone destinato alle loro industrie tessili e
realizzarono infrastrutture, ostacolando al contempo la creazione di un'industria tessile egiziana.
Come il Algeria, fu la presenza degli imperialisti a favorire la nascita e lo sviluppo del nazionalismo
egiziano fornendo loro un senso di comunit nazionale e un nemico (gli inglesi) contro cui mobilitarsi.
Il distretto del Monte Libano: intervento militare e politico
Oltre a colonizzare e occupare, le potenze europee riorganizzarono anche amministrativamente il
distretto ottomano del Monte Libano e ne garantirono l'autonomia. Gli europei intervennero per porre
fine al conflitto tra maroniti, musulmani e drusi, lotte ricollegate alla trasformazione avvenuta nella
societ mediorientale nel XIX secolo. In questo periodo infatti si accentua la separatezza tra musulmani
e comunit minoritarie e l'affiliazione religiosa diventa piattaforma delle rivendicazioni politiche. Nel
corso del XIX secolo i cristiani dell'impero ottomano si arricchirono parecchio, fungendo da
intermediari con gli europei e guadagnando diritti commerciali speciali che li avvantaggiavano rispetto
ai concorrenti musulmani. Ma questo non basta a spiegare gli scazzi confessionali nel XIX secolo. I
notabili locali e il clero avevano capito che si sarebbero assicurati l'appoggio degli europei se avessero

avanzato le loro rivendicazioni nel nome di questa o quella comunit religiosa oppressa, e proclamando
di agire a protezione degli interessi della propria comunit si affermava in sostanza che tale comunit
era un'unit sociale distinta con interessi propri. Cos, le comunit religiose divennero concorrenti
nell'agone politico. Mescolandosi affiliazione religiosa e identit politica, divent facile per gli abitanti
di zone in cui vivevano diverse comunit interpretare qualsiasi umiliazione subita come un'aggressione
alla loro comunit religiosa. Nel 1858 una disputa tra contadini maroniti e proprietari terrieri maroniti
divenne una ribellione dei contadini maroniti contro i proprietari drusi, e cos si arriv allo scontro.
Intanto in varie localit del Mediterraneo orientale i musulmani infastiditi dai privilegi di cui godevano
i cristiani li attaccarono, massacrandone migliaia e bruciando i consolati europei. I francesi, per
proteggere i loro clienti maroniti, sbarcarono un contingente a Beirut.
Nel 1861 si riunisce a Istanbul una conferenza di rappresentanti di paesi europei per imporre una
soluzione all'impero ottomano: il problema, complicato, fu affrontato solo in termini confessionali
leggendo lo scontro come musulmani fanatici che aggrediscono i poverini non musulmani. Gli europei
sbarcano nel distretto del Monte Libano per proteggere i cristiani, e pretendono che diventi autonomo e
sotto protezione delle potenze europee. Si arriva cos al sistema politico del libano odierno, in cui la
rappresentativit politica calibrata sulla dimensione di ciascuna comunit religiosa.
In Medio Oriente l'imperialismo europeo aliment la convinzione che le differenze religiose oltre
essere naturali, antichissime e immodificabili sono anche della massima importanza.
7. Wasif Jawhariyyeh e la grande trasformazione del XX secolo
Solo letto.
8. La vita delle idee
Il XVIII e il XIX secolo furono un periodo di stupefacente fermento delle idee nel quale sorsero e si
contrapposero nuovi movimenti ideali e religiosi. Uno di questi movimenti la nahda, cosa nota.
Alcuni movimenti sorsero come reazione indiretta agli effetti dell'integrazione e della periferizzazione,
della modernizzazione difensiva e dell'imperialismo. Un esempio quello dei baha'i persiani. Questo
movimento crebbe in relazione alle difficili condizioni in cui i suoi membri vennero a trovarsi e godette
dell'appoggio di differenti strati di popolazione: contadini, ulama minori, artigiani e membri delle gilde
colpiti dagli sviluppi del XIX secolo. Dopo la sua messa al bando in Persia molti aderenti
abbandonarono l'azione politica militante e si trasformarono in pacifisti: sono i seguaci perseguitati da
allora in maniera saltuaria, in Persia prima e in Iran poi.
Tutti i movimenti sviluppati in questo periodo che si intrecciarono con la politica dovettero, per avere
un seguito, proporre una concezione della comunit compatibile con un sistema mondiale di Statinazione e con l'economia mondiale. I movimenti inizialmente incompatibili con queste idee, come il
wahhabbismo, dovettero diventarlo una volta giunti al potere.
Nel XVIII e nel XIX secolo molti, in Medio Oriente, si guardarono intorno e conclusero che l'islam e il
mondo islamico si trovavano in seria difficolt. Molti attribuirono questa situazione all'abbandono degli
insegnamenti e delle dottrine genuine dell'islam delle origini, e la soluzione era dunque depurare l'islam
da tutto ci che aveva contribuito al suo declino. Molti filoni intellettuali del tempo individuarono due
fonti di declino: la tendenza a seguire ciecamente gli insegnamenti delle precedenti generazioni e la
corruzione dell'islam che, a causa della societ, si mescolava con i costumi popolari. Il modello era la
prima comunit creata da Muhammad a Medina (al-salaf al-salih, gli antenati virtuosi), da cui il nome
salafiti per coloro che si richiamavano a questo modello. L'idea era di ricostruire la societ
ricostruendone il tessuto connettivo sociale e morale. Ci si organizzava in circuiti (turuq), e in
quest'ambito gli appartenenti alle varie turuq tornarono a Corano e hadith per capire come il Profeta e
la prima comunit musulmana avessero affrontato questi problemi. In altre parole questi turuq

adottarono la forma di quelli tradizionali (sufi), ma per fini molto pratici (costruzione di un senso di
comunit e fissazione di norme di comportamento etico-giuridico).
Succede una cosa simile con la lega tra wahhabbiti e Sa'uditi, che conquistano la penisola arabica
grazie alla confraternita militare e religiosa denomita ikhwan composta da combattenti wahhabbiti che
Sa'ud insedi in terreni agricoli. Alcuni intellettuali indirizzarono il salafismo in tutt'altra direzione.
Accogliendo le istituzioni e le idee europee, cercarono di ricostruire la societ mediorientale su basi
occidentali. A loro avviso se l'islam si fosse spogliato della superstizione avrebbe potuto porre le
fondamenta di una rivoluzione industriale e scientifica in Medio Oriente: i sostenitori di questa tesi
prendono il nome di islamici modernisti. Un gruppo di questo tipo era quello dei baha'i, un altro
quello dei Giovani Ottomani, un gruppo di intellettuali le cui idee ebbero buona diffusione nel Medio
Oriente. La loro influenza ravvisabile nel movimento costituzionalista ottomano del 1876, nella
ribellione di 'Urabi e nella rivoluzione costituzionalista persiana del 1905.
Tra i filosofi europei, i modernisti islamici trovarono affinit con due pensatori. Comte, con la sua idea
di evoluzione delle societ (religione filosofia scienza) e la convinzione che la societ dovesse
essere guidata da una classe di tecnocrati, in grado di comprendere i principi scientifici sui quali una
societ deve basarsi. Secondo pensatore tu Saint-Simon, con la sua idea di instaurare un'economia
pianificata di tipo socialista realizzata da industriali ispirati a principi umanitari di benevolenza (il tipo
di persone che i diplomati della dar al-funun volevano diventare). Molti intellettuali persiani si
consideravano appartenenti a una classe privilegiata di illuminati, opposti al dispotismo monarchico, al
fanatismo religioso e all'imperialismo straniero. Molti di loro si riunirono in societ segrete
(anjumanha) in cui cospirare, altri mascherarono le loro idee.
Tra i membri delle anjumanha gli storici hanno evidenziato due personaggi in particolare, Mirz
Malkom Khan e Jamal al-Din al-Afghani. Khan era un armeno cristiano che, tornato da Parigi dove
studi, insegn alla dar al-funun. Da un lato riteneva la religione tale da essere soppiantata dalla
ragione, dall'altro pensava che essa (e gli ulama) si potessero usare per costruire una nuova persia.
Al-Afghani a quanto pare non era afghano, ma nato in Persia, e avrebbe nascosto il suo sciismo per
trovare ascolto nel mondo sunnita. Viaggi molto (Parigi, Cairo, Istanbul) e attinse al bagaglio culturale
europeo e ottomano. Anche lui cerca compromessi con la religione per usarla a fini di rinnovamento, e
fonda societ segrete piuttosto influenti in ambito politico. Entrambi si inserirono nella disputa tra
Akhbari (tradizione imamita e profeta) e Usuli (i mujtahid possono agire come rappresentanti del
mahdi). Gli Usuli prendono il sopravvento nel XIX secolo anche grazie ai cagiari, che usano gli ulama
per legittimarsi e in cambio offrono loro il monopolio nell'istruzione e nella legge civile. In virt del
ruolo sociale di primo piano assunto dagli Ulama in Persia, la partecipazione o meno degli ulama
poteva determinare la riuscita o il fallimento di movimenti politici.
9. Laicit e modernit
Nell'impero ottomano non esisteva una chiesa centralizzata come quella dell'Europa cattolica, e cos
la trasformazione di istituzioni e dottrine religiose avvenne in due modi. A volte come conseguenza
dell'iniziativa dello Stato, altre come spinta dal basso, quando i sudditi dell'impero reagirono alle nuove
strutture statali o ai modelli europei. Sotto 'Abd ul-Hamid II l'impero ottomano introdusse una nuova
forma di osmanlilik (dopo la prima fallita in stile tutti i cittadini sono uguali e ottomani): si propone
la concezione che dava la preminenza all'identit ottomano-islamica. Questo fu reso possibile dal
ricorso da parte dei modernisti islamici alla scienza sociale europea per comprendere la loro situazione:
traducendo i libri europei ci si convince che la civilt Occidentale ha come suo tratto distintivo la
scienza, e quella Orientale l'islam e il diritto islamico. L'islam diventa una nazionalit. Un altro fattore
a rendere possibile l'osmanlilik islamica fu il mutamento della composizione confessionale dell'impero,
perch il ritiro dell'impero ottomano dall'europa nel XIX secolo ridusse il numero di cristiani mentre, a
causa dei nazionalismi nell'europa balcanica e dell'espansionismo russo a nord, aumentava il numero di

musulmani. 'Abd ul-Hamid II cerca di unificare la fede islamica intrecciando istituzioni statali e
religiose e associando fedelt allo stato e fedelt all'islam. Possiamo elencare quattro iniziative:
1. Attivit missionaria all'interno dell'impero, volta a convertire le sette potenzialmente sovversive
(alawiti, yazidi, sufi vari, shia iraqeni).
2. Attivit propagandistica e pubblicazione di testi islamici, al fine di uniformare la dottrina e
promuovere una cultura islamica unificata. La stampa del Corano diventa monopolio statale,
e vengono stampati migliaia di classici della tradizione giuridica e religiosa.
3. Protezione imperiale e assunzione di dotti religiosi, per cui gli ulama sono integrati nelle
istituzioni imperiali.
4. Sostegno alle fondazioni religiose e infrastrutture, per rafforzare la islamicit dello Stato
ottomano.
Dopo aver deposto 'Abd ul-Hamid II nel 1909, i Giovani turchi cercarono di ristabilire l'osmanlilik
laica delle tanzimat per tenere insieme i rimasugli dell'impero; alla fine per tornarono all'osmanlilik
islamica. Quando si seppe della deposizione del sultano molti scesero in piazza a sostegno di una
controrivoluzione, per esempio a Damasco, ma la cosa fall.
10. Costituzionalismo
La rivoluzione costituzionale in Iran inizia con la bastonatura di due commercianti di zucchero di
Teheran, accusati dal governatore di gonfiare i prezzi. Il problema era che i commercianti stranieri
pagavano un imposta del 5% sullo zucchero importato, quelli iraniani del 20%. A seguito della
bastonatura circa duecento bazari e ulama si blindano nel tempo dedicato allo shah 'Abd al-Azim a
Teheran e redicono un elenco di richieste, tra cui l'istituzione di una casa della giustizia (majlis). Il
parlamento si riunisce nel 1906 e subito inizia la redazione di una legge fondamentale (costituzione)
per garantisti le conquiste ottenute con la protesta.
Anche nell'impero ottomano i burocrati e gli ufficiali costrinsero per due volte il sultano a concedere
una costituzione e a convocare un parlamento, nel 1876 (deposto 'Abd ul-Aziz I e incoronato il figlio) e
nel 1878, quando 'Abd ul-Aziz II con la scusa della guerra con la russia sospende la costituzione
ottomana, che torna in vigore nel 1905. E' la trasformazione della societ verificatisi negli ultimi
decenni del XIX secolo a creare le precondizioni per l'avvento di una sfera pubblica moderna in Medio
Oriente: le idee si diffondono e confrontano attraverso l'Impero ottomano e la Persia: il
costituzionalismo un po per tutti la panacea per tutti i mali.
Lo sviluppo di movimenti costituzionalisti nella regione fu favorito da fattori locali e internazionali; gli
eventi locali furono la scintilla, scintilla scoccata da un contesto di sofferenza dell'economia mondiale,
di consolidamento degli stati territoriali, aumento della pressione imperialistica e formazione di nuove
classi dal ruolo politico e sociale ancora indeterminato, condizioni che ebbero conseguenze globali. Per
spiegare il costituzionalismo del medio oriente dobbiamo tenere conto dello sviluppo di movimenti di
questo tipo anche in Giappone (1874), Russia (1905), Messico (1910) e Cina (1911). la prima
rivoluzione costituzionalista ottomana, quella di 'Urabi, e la rivoluzione costituzionalista persiana
avvennero in periodi di crisi economica globale: lo scontento trova espressione in movimenti di questo
segno. La crisi del 1873 fu di una gravit senza precedenti, e in tutti i paesi colpiti dalla depressione si
svilupparono movimenti popolari. In Medio Oriente, era diffusa la convinzione che costituzioni e
parlamenti avrebbero garantito maggiore partecipazione e assunzione di responsabilit.
Il contesto della rivoluzione costituzionalista persiana fu leggermente diverso da quello in cui si
svilupp il costituzionalismo ottomano. Negli ultimi decenni del XIX secolo e nei primi anni del XX,
l'economia persiana sub due duri colpi. Dapprima la depressione del 1873-96, poi la svalutazione
dell'argento (su cui si basava la moneta persiana) a causa della scoperta di nuovi giacimenti.

Contestualmente a queste difficolt, impero ottomano e Persia furono oggetto di crescenti pressioni
politiche che ne minacciarono la sovranit e suscitarono una reazione antimperialistica. Entrambi gli
imperi sentirono il pungiglione del nuovo imperialismo, e i costituzionalisti accusavano i governi di
non fare abbastanza. L'idea dei costituzionalisti era che avere un parlamento e una costituzione
avrebbero dimostrato agli europei che i loro stati non erano ritardati orientali da sfruttare, ma membri
dell'ordine internazionale.
Va sottolineato che i movimenti costituzionalisti si rafforzarono a vicenda: le persone si spostavano con
il treno ed erano diffusi i giornali. Molti persiani andavano a lavorare in Russia presso i pozzi di Baku,
e tornando in patria si portavano dietro le idee di sindacalismo e socialismo: non a caso la citt di
Tabriz fu una fucina di idee socialdemocratiche, cui lo sci rispose chiudendo il majlis. Al che i
cittadini di Tabriz crearono una comune costituzionalista, mentre una colonna armata part alla volta di
Teheran per rimettere in vigore il parlamento. Alla fine il costituzionalismo perse sia nell'impero
ottomano che in persia: nel primo caso il sistema fu sostituito da un triunvirato di comandanti militari,
nel secondo la costituzione rimase teoricamente in vigore ma quando i russi invasero il paese posero
fine all'esperimento di Tabriz e sciolsero il majlis. L'era del costituzionalismo finisce con una
sommessa lamentazione; perch importante?
Per due ragioni il costituzionalismo mediorientale fu importante per gli sviluppi successivi. Uno,
determina un cambiamento nella cultura politica del medio oriente: lo stato al centro della lotta,
perch si diffonde il principio rappresentativo. Due, i movimenti costituzionalisti incarnano e
diffondono la politica di massa.
Parte terza
Non ci pensiamo mai, ma la prima guerra mondiale fu effettivamente mondiale. Impero ottomano e
Persia registrarono perdite pro capite tra le pi elevate di tutte le nazioni: gli ottomani ebbero circa il
25% di perdite, e lo stesso vale per la Persia. Molte perdite furono dovuti alle carestie, causate dal
blocco dei porti del Mediterraneo orientale. La prima guerra mondiale determin un nuovo assetto
politico nella regione vigente ancora oggi, del quale tre aspetti sono particolarmente significativi:
1. La prima guerra mondiale port alla creazione dell'attuale sistema statale nella regione, stati
uniti dal nazionalismo (che a volte pose qualche difficolt).
2. Nel 1917 il movimento sionista ottenne il riconoscimento di una potenza mondiale. Nel periodo
compreso tra i due conflitti l'emigrazione ebraica in palestina si moltiplica e nascono le prime
violenze su larga scala tra ebrei e indigeni.
3. Questa guerra fu foriera di trasformazione politica in Persia. Sulla scia del caos politico e della
carestia, Reza Khan prese il potere il Persia e diede inizio a una dinastia destinata a durare
fino al 1979. Reza Khan (Reza Pahlavi) e suo figlio, Mohammed Reza Pahlavi, centralizzarono
e rafforzarono il potere statale in misura inusitata per la Persia.
11. Creazione di Stati per decreto
Gli stati nati in Medio Oriente dopo la prima guerra mondiale furono creati in due modi. In
Mesopotamia, Francia e GB costruirono a tavolino degli stati spartendo l'impero ottomano
conformemente ai loro interessi. Per contro, Turchia Iran Arabia Saudita ed Egitto nacquero come stati
indipendenti, unendosi intorno al mito nazionale delle gesta di un capo eroico.
Ma come nacquero questi stati a tavolino? Non appena apparve chiaro che la guerra non sarebbe stata
cosa breve, ciascuna potenza dell'Intesa inizi a manovrare per trovarsi nella posizione migliore onde
reclamare le spoglie mediorientali desiderate. Per la Russia, gli obiettivi erano due: un porto in acque
calde (gli Stretti) e un territorio interno dell'Impero ottomano, e in particolare la Palestina perch piena

di ortodossi da usare in funzione antifrancese. La Francia voleva Siria e Libano, in quanto protettrice
della popolazione cristiano-maronita libanese e per ragioni legate ai suoi interessi economici nella
zona. I britannici non avevano invece le idee molto chiare. Dal 1915 le potenze dell'Intesa iniziarono a
stipulare trattati segreti volti a garantire sostegni vicendevoli alle loro richieste o a quelle dei possibili
alleati. La vera importanza dell'accordo va individuata nell'affermazione del principio che le potenze
dell'Intesa avevano diritto a una forma di indennizzo perch combattevano i loro nemici, e che questo
indennizzo sarebbe consistito in porzioni di territorio mediorientale. Tutti i trattati dell'Intesa si
basavano su questa logica, nonostante a volte le potenze cercarono di mascherare le loro ambizioni
riconoscendosi a vicenda il diritto di creare o mantenere protettorati. A un certo punto, l'alleanza si
impegn a creare una zona internazionale a Gerusalemme.
Due altre promesse furono fondamentali per la storia del Medio Oriente moderno: l'accordo tra i
britannici e lo sceriffo della Mecca al-Husain ibn Ali (1915), che si impegn a incaricare il proprio
figlio Faisal a scatenare una ribellione contro gli ottomani in cambio della creazione di uno stato
arabo (ribellione araba, guidata da Lawrence d'Arabia), e la dichiarazione Balfour del 1917 con cui i
britannici appoggiarono l'aspirazione sionista a un focolare nazionale in Palestina a disposizione
degli ebrei di tutto il mondo. I britannici sottovalutarono questa loro promessa. Peraltro i vari accordi
erano ambigui e contraddittori tra loro: secondo i francesi la Siria spettava alla Francia e la palestina ne
faceva parte, secondo i russi invece la Palestina era solo la terra intorno a Gerusalemme, e
Gerusalemme sarebbe stata sotto controllo internazionale. Secondo gli arabi, la palestina faceva parte
dello stato arabo. E poi c'era la dichiarazione Balfour. Lo scoppio della rivoluzione in Russia e in
Turchia cambiarono l'assetto, impedendo tra le altre cose a greci italiani e francesi di spartirsi l'anatolia.
Ancora, c'erano gli Stati Uniti. Wilson aveva posto i 14 punti alla base della pace che sarebbe seguita, e
un paio di essi facevano problema ai diplomatici europei: diritto dei popoli all'autodeterminazione e
stop agli accordi segreti. Ovviamente tutti, curdi arabi sionisti armeni etc, volevano autodeterminarsi e
assediarono le assemblee. A Parigi i negoziatori dell'intesa cercarono di sbrogliare la matassa e
gettarono le fondamenta del mondo postbellico, acconsentendo alla creazione della societ delle
nazioni. L'articolo 22 del patto tra le nazioni vuole che le nazioni progredite si prendano cura dei
popoli buei, e cos la Francia riceve il mandato per il territorio di Siria e Libano, la GB per Israele, i
territori occupati, Giordania e Iraq. Agli abitanti delle nazioni (i popoli buei) non fu mai chiesto nulla
circa il loro futuro.
In linea generale il sistema dei mandati era una forma di imperialismo appena mascherato, visto che le
potenze avevano carta bianca. I britannici suddivisero la Palestina in due regioni, Israele e Giordania, e
crearono l'Iraq accorpando tre provincie ottomane. I francesi si ritagliarono immaginariamente i
cristiani, creando il Libano e separandolo dalla Siria. GB e Francia ebbero il ruolo pi importante nella
creazione degli stati del medio oriente, ma anche la famiglia dello sceriffo della Mecca fece la sua
parte. Le truppe di Faisal avevano preso Damasco, ma i francesi gli si opposero e andarono per
deporlo; alla GB non freg molto, visto che la Francia serviva contro la Germania. Quando Faisal fu
trombato, suo fratello 'Abd Allah inizi a marciare da Mecca per vendicarlo e i britannici si trovarono
due problemi: che fare di Faisal e che fare di 'Abd Allah. Convincono 'Abd a fermarsi ad Amman, e
intanto cercano di salvare capra e cavoli con una conferenza: se ne escono con questo, ovvero dare ad
'Abd Allah il territorio a est del Giordano. Il re attuale un suo bisnipote. E Faisal? Gli danno l'Iraq,
che rester roba di famiglia sua fino al 1958. Ovviamente questi stati fuffa non erano in grado di stare
in piedi da soli; ad esempio la Giordania era praticamente privo di risorse, un mostro economico. In
Iraq invece le popolazioni erano eterogenee, religiosamente ed etnicamente.
12. Creazione dello stato mediante rivoluzione o conquista
La creazione dello stato saudita l'abbiamo vista, e basta aggiungere che nel 1924 'Abd al-'Aziz ibn
Sa'ud scacci al-Husain dall'Arabia occidentale riunendola con la orientale e fondando, nel 1932,

l'arabia saudita. Alla vigilia della seconda guerra mondiale vi scoprono il petrolio, e allora una festa
per tutti.
Egitto
Anche se occupato dalla GB dal 1882 l'Egitto continuava ad essere ottomano fino alla prima guerra
mondiale; nel 1914 la GB lo dichiara protettorato, ma i britannici si fanno abbastanza odiare. Le
lagnanze degli egiziani trovano eco presso intellettuali ed attivisti, e la scintilla scoppia nel 1918
quando un gruppo di politici egiziani chiede di partecipare alla conferenza di pace a Parigi in
rappresentanza del popolo egiziano. Capo del gruppo era Sa'd Zaghlul, che finisce arrestato e deportato.
Gli egiziani si incazzano e partono dimostrazioni e scioperi in tutto l'Egitto: la rivoluzione del 1919,
che dura due mesi (poi i britannici reprimono male). I britannici cercano soluzioni, e decidono di
concedere un'indipendenza limitata (1922), ma gli egiziani restano scontenti. Il partito di Sa'd Zaghlul,
Wafd, assume potere (dato dai britannici) nel 1936 quando gli inglesi vogliono rinegoziare i trattati e
una seconda volta nel 1942, quando Rommell minaccia l'egitto. Il movimento nazionalista, formato da
proprietari terrieri e intellettuali europeizzati, non riesce a inglobare la totalit della sfera pubblica
egiziana n a controllarla, lasciando la porta aperta per altri movimenti. Abbiamo un partito comunista
e organizzazioni islamiche moderne come la fratellanza musulmana egiziana, che inizia a reclutare a
Isma'iliyya. Molto simile ai nazionalisti, la fratellanza adott un linguaggio radicalmente diverso
mostrandosi capace di parlare anche a chi era insensibile o ostile al richiamo nazionalistico.
Turchia
Alla fine del conflitto le potenze dell'Intesa occuparono Istanbul e fecero praticamente prigioniero il
sultano che firm il trattato di Svres, che prevedeva la separazione tra regioni turche e non turche e la
divisione dell'Anatolia occidentale in zone di influenza greca, italiana e francese. I greci cercarono di
prendere pi roba possibile e le loro ambizioni apparvero inaccettabili a molti turchi, inorriditi dall'idea
di un vassallo che ribaltava la situazione. Nell'Anatolia non occupata si organizza una resistenza contro
gli stranieri, e per ristabilire l'ordine viene mandato a est il generale Mustafa Kemal, l'eroe della
battaglia di Gallipoli. Kemal abolisce il califfato, nazionalizza le fondazioni religiose, abroga i tribunali
islamici e gli ordini sufi, adotta calendario occidentale e alfabeto latino, introduce il voto femminile
undici anni prima che in Francia, probisce il velo e il fez. Niente identit regionali, religiose o etniche:
solo stato centrale. Il progetto funziona un po' perch ci sono un sacco di modelli cui Kemal pu
ispirarsi (fasci, comunisti, new deal).
Iran
All'inizio della I guerra i russi occupano la Persia settentrionale e i britannici quella meridionale. Poi
cade lo zar, i russi se ne vanno e i britannici prendono tutto. Dopo la guerra, cercano di trasformare la
Persia in un protettorato. Il trattato anglo-persiano del 1919 era cos inviso alla popolazione che nessun
governo persiano lo ratific, e questo creava un problema: ai britannici la persia serviva, per ragioni
petrolifere e per la colonia indiana. Temendo il crollo del loro paese cuscinetto, incoraggiarono Reza
Khan a prendere in mano la faccenda. Reza Khan marcia su Teheran alla testa di 3000 uomini e
costringe lo shah a nominarlo ministro della difesa. Tramando pian piano riesce a sbarazzarsi di tutti gli
oppositori, e nel 1926 si proclama shah. La sua politica improntata su quella di Kemal e di Mussolini:
si autoproclama modernizzatore, centralizzatore, nazionalista, schifa la democrazia e il parlamento.
Nonostante fosse analfabeta, proclama un piano politico ed economico denominato ordine nuovo:
consolidamento nazionale, sviluppo economico, occidentalizzazione. Viene ampliato l'esercito e la
burocrazia, combattute le trib e i secessionisti, imposta un'ideologia unica nazionalista: la Persia

diventa Iran, Ciro e porcherie varie. Si ordina di eliminare toponimi e termini turchi e arabi dal
persiano, e sono riformati i corsi e gli istituti di istruzione primaria e secondaria per diffondere
l'ideologia ufficiale. Sono eliminate le concessioni, creata la banca nazionale dell'Iran, sono
nazionalizzate poste, telegrafo e dogane. Lo stato requisisce le propriet di molti ulama e istituisce
monopoli, incamerando anche gli introiti del petrolio. Si punta sull'autarchia totale.
L'occidentalizzazione per Reza Pahlavi era laicizzazione: codice civile francese e codice penale
italiano, niente shari'a. Niente rituali sciiti, niente hajj e pellegrinaggi a Najaf e Kerbala. Velo proibito,
cappello con la testa obbligatorio cos scomodo pregare. Legislazione favorevole ai diritti delle donne
(viaggia in turchia): le donne saranno, come in occidente, mamme della nazione.
Molti storici indicano tre ragioni per il successo dell'esperimento turco e per il fallimento di quello
iraniano:
1. La modernizzazione difensiva nell'impero ottomano era andata meglio che in persia, e cos i
provvedimenti di Kemal sembrano meno nuovi alla popolazione.
2. Kemal crea insieme stato e governo fondendoli, Reza crea un governo in uno stato che si
autogovernava dal 1500. Le istituzioni preesistenti fanno resistenza.
3. Kemal crea stato e governo con una guerra di liberazione nazionale popolare, Reza con un
colpo di stato e governa per decreto.
La valutazione non cos chiara per. Intanto in Turchia gli islamisti recentemente vincono eccome, e
poi la rivoluzione del 79 in iran altrettanto moderna dei movimenti di Kemal e Reza.
13. Avvento e diffusione del nazionalismo
Nel dopoguerra si svilupparono numerosi movimenti nazionalistici in medio oriente. Nonostante
dichiarazioni roboanti, questi movimenti non rappresentavano altro che nazioni creati dagli stessi
movimenti. Il primo nazionalismo fu quello egiziano. Sotto i mamelucchi, Mehmet Ali e i suoi
discendenti l'Egitto fu in pratica autonomo, il che facilit nei suoi abitanti il pensiero di un'entit
statale egiziana indipendente. Al contempo l'efficacia in Egitto della modernizzazione difensiva
unitamente all'integrazione dell'Egitto nell'economia mondiale e nella prassi amministrativa britannica
determinarono il crollo delle strutture sociali che rafforzavano le identit locali. Ci mise in condizione
gli abitanti della provincia Egitto di considerarsi parte di una comunit pi ampia e unita da vincoli. In
pi, in Egitto abbiamo intellettuali e attivisti politici, alcuni esiliati da altre provincie arabe. E poi
c'erano i britannici a fare da bersaglio per l'odio di tutti. Numerosi partiti e associazioni nazionalistiche
cominciarono a materializzarsi sulla scena egiziana intorno al 1907. Il primo di questi partiti fu
organizzato da Mustafa Kamil, avvocato formatosi in Francia, mentre il Partito della Umma sarebbe
sorto presto. Entrambi volevano trombare i britannici, ma in modo diverso: i nazionalisti erano pi
combattivi.
14. Origini della controversia israelo-palestinese
La controversia, molto semplicemente, riguarda la propriet della terra. Gli immigrati ebrei e i loro
discendenti, uniti nell'adesione all'ideologia nazionalistica del sionismo, e gli arabi palestinesi che la
abitano rivendicano il diritto di abitare e dominare la palestina. Il sionismo un movimento
nazionalistico che ha ridefinito in termini di comunit nazionale una comunit religiosa, gli ebrei, ed
una tipica espressione dei movimenti nazionalisti dell'Europa del XIX secolo. Nel suo pantheon
abbiamo varie figure. La pi importante dei primi anni fu il giornalista viennese Theodor Herzl (18601904), secondo alcuni convertitosi al sionismo dopo l'affare Dreyfus (se gli ebrei sono smerdati pure in
Francia, non siamo a posto da nessuna parte e allora ci serve un paese nostro). Dove fare questo stato

non era chiaro ad Herzl, che a volte parla di Argentina, altre volte di stati uniti dell'ovest. Alla fine
prevale la memoria storica della Palestina. Fu lui a organizzare il I congresso sionista a Basile, che
approv il Programma di Basilea: avremo una patria ebraica, sar in Palestina, la avremo per via
diplomatica. Herzl e altri si danno da fare per avere il sostegno di varie potenze, e nel 1917 con la
dichiarazione Balfour ottengono quello britannico. I britannici ricevono il mandato sulla Palestina, e vi
consentono l'immigrazione sionista. L'immigrazione va a ondate. I nuovi immigrati creano insdiamenti
agricoli tra cui fattorie di tipo cooperativo o comunistico, e fondano una confederazione dei lavoratori
che costruisce scuole e ospedali e servizi sociali vari. Riesumano poi l'ebraico biblico, che viene
adattato a lingua nazionale. fondamentale la loro politica del lavoro: vincere il deserto
colonizzandolo, rigenerare il popolo ebraico rendendo i suoi figli capaci di fare ogni lavoro.
Professionisti e commercianti si riconvertono, convinti che solo cos si sarebbe diventati una vera
nazione. L'idea che la nazione ebraica debba purificarsi dagli effetti negativi di secoli di esilio, e
prende il nome di negazione dell'esilio.
Far lavorare la terra ai sionisti era necessario perch i palestinesi prendevano meno, e cos, se
lavoravano loro, non sarebbero arrivati altri ebrei: bisognava troncare i legami economici tra le due
comunit. I palestinesi si opposero alle politiche di insediamento dei sionisti, e la resistenza assunse
forme diverse ma sempre piuttosto casuale e difensiva. Non abbiamo un movimento nazionalistico
palestinese prima della fine della I guerra mondiale (sono tutti ottomani, poi scoppia l'impero e allora
si passa al nazionalismo arabo, o siriano: c' concorrenza al nazionalismo palestinese). La comunit
palestinese inoltre non era organizzata e unita quanto quella sionista, perch erano cittadini dell'impero
ottomano. I sionisti accettarono il sistema dei mandati e si organizzarono di conseguenza, i palestinesi
non accettarono ne Balfour, n il mandato britannico. Inoltre la comunit araba era divisa al suo
interno.
Durante il mandato il nazionalismo arabo e siriano perdono appeal, perch la Palestina separata dalla
Siria. Inoltre solo i palestinesi avevano a che fare coi sionisti: nemico diverso, reazione diversa.
Negli ultimi anni venti e trenta le tensioni si acuiscono, perch l'Europa antisemita causa una fuga di
ebrei che finiscono tutti in palestina. I palestinesi sono in crisi agricola e i sionisti comprano le terre:
nel 1936 scoppia la violenza. I britannici reprimono subito la rivolta nelle aree urbane, ma nelle
campagne pi difficile: si protrae per tre anni e i britannici iniziano a giocare sporco con punizioni
collettive di interi villaggi, uccisioni mirate, arresti in massa, deportazioni, demolizioni di case. Questo
provoc fratture e ferite nella comunit palestinese che determineranno tutti gli sviluppi successivi.
I britannici provano a risolvere alla meno peggio, proponendo uno smezzamento della palestina (1937)
e poi un libro di soluzioni (il Libro Bianco, 1939) che fecero schifo a tutti. Durante la seconda guerra
mondiale le cose restano tutto sommato tranquille, ma nel 1947 ripartono i casini e i britannici devono
impiegare 100.000 soldati per mantenere la pace. I sionisti attaccano i britannici, l'economia inglese ha
problemi, e i britannici decidono che basta: il problema passa alle nazioni unite, che votano la fine del
mandato e la divisione della palestina. Scoppia la guerra civile, e le nazioni arabe circostanti
intervengono a difesa dei palestinesi. Nasce cos lo stato di Israele, che viene presto riconosciuto
internazionalmente, ma non viene firmato nessun trattato di pace, solo armistizi. Dopo mezzo secolo
abbiamo solo due paci tra Israele e un paese confinante: Egitto nel 1979 e Giordania nel 1994. Gli
ufficiali arabi in Egitto, Siria e Iraq si sentono traditi dai loro governi, hanno perso, sono scarsi,
incompetenti, corrotti. Questi ufficiali effettuarono una serie di colpi di stato in Siria (1949), Egitto
(1952) e Iraq (1958) rovesciando i governi in carica.
Parte quarta
Usando i sistemi mondiali statale ed economico possiamo affermare che la storia dell'epoca
contemporanea divisibile in due periodi. Il primo ebbe inizio nell'arco di tempo compreso tra il 1929
e il 1945 e s' concluso nei primi anni settanta; in questo periodo gli stati mediorientali devono

rispondere in qualche modo (nazionalismo-populismo, welfare copiato dagli stati europei) alle esigenze
di sopravvivenza di una popolazione di recente inurbata e politicizzata. Col tempo vengono introdotte
nuove legislazioni sul lavoro, politiche di sostegno dei lavoratori, sussidi per i pi poveri. Tre fattori
favoriscono questa evoluzione. Il primo l'ideologia (l'unico modo per evitare che questi paesi loffi
diventino comunisti, pensano gli americani, modernizzarli, e cos finanziano e spingono perch si
adottino misure simil-europee telos democrazia. Controparte tra i paesi loffi il terzomondismo,
tipo Nasser). Siamo negli anni '50 e '60, e nuove lite di governo sorte in seguito alla decolonizzazione
e a colpi di stato militari mettono in pratica queste ideologie.
La completa indipendenza nazionale, l'uguaglianza sociale e lo sviluppo economico erano fardelli
pesanti per gli stati, tuttavia c'era un asso nella manica: accumulare il denaro nazionalizzando le
propriet straniere e quelle dei nemici dello stato, e guadagnare sul petrolio. Gli stati diventano
arbitri della vita politica, ma anche oggetto della rabbia popolare se le cose vanno male (met anni '70,
quando molti stati mediorientali sono in crisi). Nell'agosto 1971 gli americani si accorgono di non
essere pi i capi di un cazzo, e gli tocca slegare il dollaro dall'oro. Di fatto esso perse valore e smise di
essere la moneta di riferimento: da allora il valore sarebbe stato legato a un insieme di monete, che
poteva scendere o salire in base alle circostanze. Per evitare crisi, i paesi delle 7 economie pi
importanti decisero di coordinare le loro politiche: economia mondiale multipolare. Arriva il
neoliberismo, che scalza la teoria della modernizzazione.
Gli stati arabi si trovavano in crisi dopo aver perso nel 1967 contro israele. Le monarchie petrolifere
diventavano sempre pi potenti, arricchendosi grazie all'elevato prezzo del petrolio e dispensando aiuti
agli stati non petroliferi della regione convincendoli a limitare i loro obiettivi, sia interni sia
internazionali. Vari stati inoltre furono indeboliti dalle inefficienze della pianificazione centralizzata
dell'economia e dagli scombussolamenti sociali causati dall'aumento improvviso del petrolio. Su
pressione degli USA, vari stati cominciarono a venir meno agli impegni assunti con le loro popolazioni
negli anni '50 e '60, ma non apertamente: si liberalizzano alcuni settori dell'economia, per far entrare
capitali stranieri. La cosa non funzione e serve solo ad aumentare il divario ricchi/poveri: economia in
stallo e gente incazzata, gli islamici radicali s'infilano nelle brecce. Gli stati rispondono con la
repressione, che per nel caso dell'iran non funziona: rivoluzione.
15. Stato e societ nel MO contemporaneo: una relazione annosa
Nei primi anni '90 gli analisti previdero l'avvento di una nuova era in cui le democrazie sarebbero state
la regola e non l'eccezione. And cos, ma solo in alcune parti del mondo: perch nel MO abbiamo
regimi autoritari osteggiati da gruppi autoritari? Perch questi regimi appaiono cos solidi?
Le grandi potenze hanno indubbiamente avuto la loro colpa. Nel corso del XX secolo hanno creato stati
e sono intervenute nei loro affari. Gli che hanno petrolio hanno soldi, e quelli che non lo hanno
ricevono aiuti da chi lo ha; ma i soldi vanno al governo il potere va al governo. Un altro fattore la
convinzione ampiamente diffusa che la funzione primaria del governo fosse guidare lo sviluppo
economico e garantire l'equit sociale, dando loro cos una quantit esorbitante di potere. Abbiamo una
sorta di ethos dello sviluppo, che compare nel MO durante il XIX secolo e si diffonde tra i popoli in
modo abbastanza simile all'ideologia del nazionalismo. Nel periodo tra le due guerre britannici e
francesi controllano indirettamente varie regioni facendo affidamento su notabili locali, e questo lasci
stati deboli. Il dato fondamentale della vita politica degli anni 1920-40 fu infatti la scarsa
possibilit/volont dei vari governi per cambiare uno status quo piuttosto tragico. I governi erano
deboli, instabili e dipendenti dal beneplacito delle varie potenze. Con la crescita della popolazione nel
secondo dopoguerra, crebbe il numero delle persone disposte a mobilitarsi politicamente: nascono
partiti e associazioni che si differenziano dai quelli nazionalisti precedenti per tre aspetti (erano
strutturati, i dirigenti erano di classe media e gli alti anche popolari fetidi, non si limitavano all'appello
all'indipendenza politica ma cercavano di tener conto anche dei problemi quotidiani concreti dei

militanti). Gli europei paradossalmente incentivarono questi movimenti, fornendo sempre pi potere ai
governi. I governi locali non riescono a rispondere ai nuovi bisogni delle popolazioni, e assistiamo a
vari colpi di stato a partire dal 1949 contro... I governi instauratisi grazie a colpi di stato. Il primo fu in
Siria, ma a fare un modello per tutti fu quello egiziano del 1952 intrapreso dai Liberi Ufficiali egiziani.
Questo movimenti nasce sul finire degli anni '40 per iniziativa di un gruppo di giovani ufficiali. Subito
dopo il putsch, emerge come capo gruppo il colonnello Nasser. Partono chiamandosi movimento e
dicendo di voler cedere il potere a un governo eletto, ma non and cos. I vari militari golpisti
iniziarono a mettere in cantiere ampi programmi di ristrutturazione dell'economia e della societ dopo
la guerra di Suez del 1956, organizzata (male) e condotta (peggio) da GB Francia e Israele per ribaltare
un Nasser che creava problemi. Dopo aver nazionalizzato Suez, Nasser sostenne gli algerini in rivolta
contro i francesi e compr armi dalla CZ che potevano cambiare l'assetto della regione. L'invasione,
fallita, ebbe tre conseguenze: convinse Nasser che il suo gruppo non aveva ancora eliminato la
minaccia della reazione interna e dell'imperialismo straniero, cre un clima politico in Iraq che port al
colpo di stato, indusse il raggruppamento politico al potere in Siria a chiedere l'unificazione con
l'Egitto, unificazione che part nel 1958 e dur tre anni. Ovunque i militari abbiano preso il potere si
sono posti come primo obiettivo l'indebolimento delle lite preesistenti, per esempio tramite riforme
agrarie e sciogliendo i parlamenti e i partiti.
Il programma di riforma agraria elaborato dagli egiziani indicava un po' le linee direttive di quelli poi
adottati da altri stati. Fissava limiti alla propriet terriera di individui e famiglie, assegnando il resto a
contadini che si riunivano in cooperative create dallo stato per organizzare la produzione, controllare i
prezzi e fornire crediti. Spesso gli stati ottennero risorse con la nazionalizzazione di societ straniere o
private, tramite le quali possono disporre di buoni introiti da reinvestire a piacimento. Le
nazionalizzazioni consentirono anche ai regimi in carica di ridurre l'influenza degli stranieri
sull'economia. Intorno alla met degli anni '60, lo stato egiziano si trova a controllare di tutto con un
controllo, in termini di profitto, assai inefficiente. Gestendo un numero cos alto di attivit, lo stato
poteva tuttavia esercitare un controllo sulle industrie strategiche e ridurre la disoccupazione. Oltre a
ricompensare economicamente i sostenitori, Egitto Siria e Iraq hanno tentato di intervenire sulla societ
accordando varie forme di riconoscimento a determinati gruppi ed escludendone altri. Questo sistema
port alla riduzione sostanziale dei diritti degli operai, della stampa, dei liberi professionisti e del
commercio. Contestualmente a questa riduzione gli Stati rivoluzionari ampliarono i diritti delle donne:
le costituzioni egiziane del 1956 e del 1962 ad esempio garantirono pari opportunit a tutti i cittadini
indipendentemente dal genere. Alle donne venne garantito il diritto di voto, un congedo di maternit
retribuito e l'assistenza al bambino. I regimi di Siria e Iraq adottarono misure analoghe nei '70 e
garantirono alla donna diritti matrimoniali e all'eredit. I regimi patrocinarono il femminismo di stato
per due ragioni: tranquillizzare gli umori della classe media ed emarginare le femministe critiche verso
i regimi militari, e sottoporre a maggior controllo la vita privata dei cittadini. Pressocch tutti gli stati
della regione adottarono istituzioni e programmi simili a quelli di Egitto, Siria e Iraq. Nel 1963-64 il
partito Baath prende il potere in Siria e Iraq e avvia il tentativo sinora pi drastico di ristrutturazione
dell'economia e della politica dei due paesi: nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di
assicurazione, delle imprese. Elemento centrale di questa politica era l'espansione della riforma agraria.
Al contempo lo sci fa partire la rivoluzione bianca, impegnandosi in riforme sociali ed economiche (il
cui fallimento port secondo molti storici alla rivoluzione del '79).
Visto che quasi tutti gli stati hanno copiato le strategie economiche delle repubbliche rivoluzionarie,
per alcuni aspetti i loro sistemi politici sono simili. Lo stato ha ovunque un ruolo di importanza
primaria in campo economico, e nella maggior parte degli stati un gruppo dirigente molto compatto si
colloca al di sopra della mischia e dispensa privilegi. Si creato cos un forte legame tra governi e
popolazioni, per cui quel che sembra dibattito politico non altro che una serie di dispute relative
all'allocazione delle risorse. I governi hanno spesso aizzato i vari gruppi gli uni contro gli altri,
favorendo la frammentazione della societ per parentela, etnia, religione. Questi governi rivoluzionari

inoltre non si fecero problemi a chiamare intere fasce della popolazione nemici del popolo,
riempiendo le carceri (o le tombe) di dissidenti di ogni sorta.
Negli anni '80 la disillusione. La pianificazione centralizzata dell'economia era un fallimento, il petrolio
si era stabilizzato, Israele era ancora l e i sovietici (che aiutavano) non c'erano pi. In pi, l'economia
mondiale era in crisi: il modello rivoluzionario era un fail. Tutti questi stati optarono per una linea di
liberalizzazione moderata dell'economia: l'Egitto tre anni dopo la morte di Nasser (1970) lancia un
programma di liberalizzazione noto come infitah (apertura), mescolanza di socialismo arabo e libero
mercato. Resta per il welfare, che non si pu toccare pena riot brutali.
16. Petrolio
Le entrate del petrolio prendono il nome di rendita, come ogni entrata statale non proveniente dalla
tassazione. In nessun'altra parte del mondo ne abbiamo tanti come nel MO, dove quasi ogni stato
dipende da entrate costituite da rendita. Kuwait e Arabia Saudita sopra tutti (98 %e 80%, Francia meno
del 10%). Lo sfruttamento del petrolio era concesso (inizio XX secolo) da questi stati sotto forma di
concessione a consorzi (gruppi di aziente) stranieri, e le concessioni si somigliano tutte: lunga durata
(65-75 anni), riguardano grandi aree (tutto il kuwait), e i consorzi hanno carta bianca. In cambio
pagano royalty agli stati e poi, negli anni '50, una percentuale sui profitti. La cosiddetta rivoluzione
petrolifera degli anni '70 fu una limatura di questi privilegi da parte dei paesi possidenti petrolio, per
esempio i paesi produttori ottennero il diritto di fissare i prezzi solo nel 1971. Nel 1975 Kuwait e Dubai
assumono il pieno controllo dei consorzi, chiamandolo non nazionalizzazione (sapeva di baniera
rossa) ma partecipazione al 100%. Gli stati ci riuscirono perch agirono di concerto, con
un'associazione rappresentativa delle esigenze comuni dei produttori, l'OPEC, nato in sudamerica. Si
spiega cos l'aumento del petrolio nel '73, quando il prezzo fece un balzo del 380% in seguito alla
svalutazione del dollaro del '71 (se costava 1$ del '70 e ancora 1$ nel '73, quel dollaro valeva molto
meno del '73. I produttori se ne accorgono e triplicano i prezzi). La trasformazione dell'OPEC termina
nel 1982, quando diventa un cartello (= gruppo di imprenditori che coordinano le politiche per
accoppare la concorrenza). Purtroppo per loro i vari ministri che si riuniscono nell'opec non sono
d'accordo in nulla: l'Arabia Saudita vuol tenere i prezzi fissi perch tanto con quei soldi non ci fa nulla,
l'Iran vuole alzarli perch vuole industrializzarsi e smettere di essere stupido bueo. Si assegnano le
quote per come riescono ad accordarsi, e poi barano regolarmente. L'accesso alla rendita ha fornito un
grande sostegno ai regimi della regione conferendo loro una grande capacit di amministrare i rispettivi
stati. Tuttavia questa dipendenza del petrolio potrebbe ben essere un problema, tanto che alcuni studiosi
hanno ricollegato la rivoluzione iraniana al crollo dei prezzi petroliferi negli anni 75-77.
La rivoluzione petrolifera ha permesso ai produttori di influenzare la politica della regione tramite aiuti
ai paesi non produttori, e ha innescato un processo migratorio in tutti gli stati della regione.
L'esportazione di manodopera a sua volta ha ripercussioni importanti: se il paese produttore espelle
tutti i lavoratori di un altro paese, questo paese perde le rimesse, che sono fondamentali, fornendo cos
un'arma in pi ai produttori. La migrazione dei lavoratori ha cambiato anche la societ, perch le donne
in assenza del marito sono diventate temporaneamente capifamiglia. Questa rivoluzione ha creato una
spaccatura tra cittadini dei paesi produttori e non cittadini, che vengono schifati in quanto pezzenti
lavoratori manuali (bangla-paki). Ancora, i paesi produttori hanno dovuto accettare le aspirazioni dei
loro cittadini pi occidentalizzati creando una spaccatura con i tradizionalisti.
17. Gli USA e il MO
Nel corso del XIX secolo gli USA lasciarono agli europei il compito di trattare i problemi medio
orientali. La politica statunitense relativa al MO rimase stabile nella seconda met del XX secolo, tanto
che possiamo individuare sei obiettivi che orientarono la politica statunitense nella regione per oltre

quarant'anni.

Il contenimento dell'unione sovietica.


Garantire agli occidentali l'accesso al petrolio.
La ricerca di una soluzione pacifica dei conflitti e il mantenimento di un certo equilibrio di
potere. (I conflitti destabilizzano, se non c' stabilit qualcuno potrebbe guardare ai sovietici
con interesse).
Sostenere lo sviluppo economico della regione (pace tramite lo sviluppo economico, sempre
fallito).
Salvaguardare l'indipendenza e l'integrit territoriale di Israele, cosa non scontata fino a
Kennedy.
Protezione delle rotte marittime, delle linee di comunicazioni e simili che collegavano USA ed
EU con l'Asia.

Ma allora perch la politica USA sembr incongruente? Perch cambi il modo di perseguire questi
obiettivi nel tempo. Nel corso della guerra fredda l'idea era di accerchiare l'URSS tramite stati legati tra
loro da alleanza, tipo NATO o il Patto di Baghdad (che poi scoppia) o il CENTO o la SEATO nel
Sudest asiatico. Quando questo sistema scoppia, gli USA cercano stati fortezza alleate che agivano
come per procura (cos diventano amichetti di israele e dello sci). Questo sistema finir male:
rivoluzione iraniana del '79 e invasione israeliana del Libano nell'82.
Secondo Ball, avvocato economista e diplomatico americano, per salvare Israele questo doveva
diventare amichetto dei suoi vicini e gli usa dovevano allora portare israele alla trattativa di pace, a
qualsiasi costo, smettendo di sostenerlo di continuo. Non andata. Un altro problema fu la tendenza a
perseguire un obiettivo a scapito degli altri, o l'incapacit di prevedere al 100% le contromosse
sovietiche. La loro politica appare incongruente anche perch neanche una superpotenza ha una
capacit illimitata di imporre la sua volont al mondo intero, e a volte sgarra dovendo ricalcolare poi
tutto. In generale, cinque obiettivi sono stati raggiunti pienamente e uno (porre fine ai conflitti
regionali) solo parzialmente, il tutto a un costo stimato tra i 150 e i 200 miliardi di dollari in un
quarantennio. Meno della met di quello speso per l'inutile Vietnam: impegnandosi in MO durante
Guerra fredda, gli americani vi hanno fatto fruttare il dollaro. Quandt meno trionfale, e ricorda vari
disastri (rivoluzione iraniana) e mezzi disastri. Passiamo ora alle conseguenze dell'attentato alle torri.
La strada per l'Iraq
Secondo un vecchio stereotipo la politica americana ha sempre oscillato tra due poli: gli idealisti (gli
USA hanno la missione di diffondere nel mondo i valori americani di libert e giustizia) e i realisti (gli
USA sono un paese come gli altri guidato da interessi e non da ideali, e l'obiettivo un equilibrio di
potere). uno stereotipo, e come tutti gli stereotipi ha un fondo di verit. I neocon ad esempio
ritengono che gli Stati Uniti siano e debbano rimanere la potenza dominante globale, il che significava
che potevano fare quel che volevano perch tanto erano nel giusto, e semmai erano gli altri non capirlo.
Negli anni '70 trovarono il loro eroe in Reagan, che li assecond in tutto e per tutto. Col crollo
dell'Unione Sovietica rest un vuoto nel mezzo della pianificazione strategica americana, e si torn a
un certo realismo: gli USA scacciano gli iraqeni dal Kuwait nel 1991, ma solo dopo avere ottenuto un
via libera internazionale e con una forza multinazionale. Una volta vinto lasciarono tutto a Saddam,
senza alcun tentativo di democratizzare il paese. Persino Bush II inizi da realista, poi arriv l'11
settembre. I neocon vennero allo scoperto, e si part con la guerra globale al terrore. Secondo il
National Security Council la politica americana doveva poggiare su tre pilastri: diritto a interventi
preventivi e unilaterali quando necessari; supremazia assoluta dell'America negli affari internazionali;

promozione fattiva in tutto il mondo di democrazie favorevoli agli USA. Inoltre si sottolineava la
pericolosit della presenza di armi di distruzione di massa in mano a paesi cattivi, come l'Iraq.
Dapprima si cerc un collegamento tra Saddam e al-Qaeda, tentativo accolto con molto scetticismo. Poi
si cercarono armi di distruzione di massa in Iraq, e zero. Allora si trov questo pretesto: liberare l'Iraq e
imporvi una democrazia avrebbe consentito agli USA di creare un modello di trasformazione
democratica valido per l'intera regione. Gli Stati Uniti riuscirono a scatenare violente intercoffessionali
totali in Iraq, e a farsi odiare come non mai nella regione incrementando il potere dell'Iran, che cos non
aveva pi potenze-contrappeso.
18. Israele, gli Stati arabi e i palestinesi
La guerra combattuta nel 1948 prima tra sionisti e palestinesi, poi tra Israele e stati arabi, lasci due
questioni irrisolte. Primo, Israele non fu riconosciuto dagli stati arabi confinanti che non ci volevano
parlare e lo boicottarono economicamente, secondo, che farsene dei palestinesi. Israele a differenza
degli stati decolonizzati aveva istituzioni funzionanti e rodate. Il primo decennio dell'esistenza di
Israele pu considerarsi un periodo di mutamento demografico e di continuit istituzionale. Il
mutamento dipende da due fattori, 1 se ne vanno i palestinesi, 2 l'immigrazione. Un sacco di immigrati
provenivano da paesi musulmani (ebrei arabi), discriminati nei paesi d'origine. L'unit araba di Nasser,
pensata nella seconda met degli anni '50, dipese anche dalla politica estera di Israele, che secondo lui
macchinava ai suoi danni con gli europei. I siriani, che avevano scazzi brutti con Israele per le acque
del Giordano, fecero sponda di buon grado: nel 1967 Nasser ordina, per solidariet coi siriani, di
chiudere il mar Rosso al naviglio israeliano. Gli israeliani lo considerarono atto di guerra, e il 5 giugno
1967 Israele lanci un attacco contro gli stati confinanti. Dur sei giorni e gli arabi presero ceffoni a
manetta: si inaugura lo scambio terra per pace, per cui israele restituisce terre occupate in guerra in
cambio del riconoscimento e della sottoscrizione di un trattato di pace. La cosa non ha funzionato bene
per quattro motivi. Primo, ambigua: ritirarsi dai territori occupati nel recente conflitto, c' scritto,
mica da tutti, e poi si parla di non belligeranza, non di pace formale. Secondo, per la strategia
postbellica adottata dagli stati arabi: niente negoziati con israele, niente pace, niente riconoscimento.
L'idea era di negoziare con gli USA e non con Israele, tattica rischiosa: gli americani chiedono di
firmare una pace, senn sticazzi. L'Egitto inizia allora una guerra di logoramento per ritirare in ballo gli
USA, guerra consistente di duelli d'artiglieria e combattimenti aerei nella zona del canale. Poi nel 1973
altra guerra tra Egitto Siria e Israele, usata come pretesto dall'OPEC per alzare il prezzo del petrolio. Si
arriv sull'orlo della guerra atomica tra USA e Soviet. Anche gli israeliani dettero il loro contributo a
incasinare le cose, dichiarando dopo il '67 Gerusalemme sua capitale eterna e indivisibile e creando
insediamenti in Cisgiordania, sul Golan e nella striscia. Oltre a creare e popolare gli insediamenti
Israele ha trasformato economia e societ in Cisgiordania, connettendone la rete elettrica alla loro e
diventando dipendenti dalla forza lavoro e dai prodotti agricoli provenienti da palestinaland, mentre i
palestinesi sono diventati dipendenti dalla vendita a Israele. Questo ha reso e rende difficile separare i
territori. Sostituendo la forza lavoro palestinese con lavoratori asiatici e dell'europa dell'est israele non
ha risolto niente: se gli d la cittadinanza rischia la propria identit di stato ebraico, se non gliela d
rischia le grane che rischiano le societ castali del golfo. Il sistema terra in cambio di pace non
funziona anche perch riduce tutto a un conflitto tra stati, mentre i palestinesi stato non ne hanno e,
anzi, fino al 1993 Israele non li riconobbe neppure come nazione, cosa che invece si d perch loro ci
credono, anche grazie alla propaganda dell'OLP.
L'OLP fu fondata nel 1964 per impulso di Nasser e venne guidato da Arafat dal 1967 fino al 2004. con
Arafat si afferma l'idea che i palestinesi in prima persona, e non gli stati arabi, erano i veri responsabili
della liberazione della Palestina, e l'idea che i palestinesi dovevano creare delle organizzazioni proprie
che avrebbero collaborato con gli stati e partiti restando per indipendenti. Nel 1974, gli stati arabi
riconobbero l'OLP unica rappresentante legittima del popolo palestinese. Nonostante l'OLP, lo scazzo

israelo palestinese continu a essere considerato scazzo tra stati fino al 1993 (accordo di Oslo). Con
questo accordo abbiamo uno scambio di lettere di riconoscimento e un documento relativo alla
creazione di un'autorit di governo palestinese nei territori occupati. Si ottiene cos di fatto uno stato
palestinese in cisgiordania e nella striscia, mentre gli israeliani ci guadagnano circa l'80% dei territori
palestinesi da loro conquistati nel 1948. Il trattato mor in un clima di violenza e sfiducia, e Hamas
supera l'OLP nel 2006. Le liti non fanno che acuirsi, e Israele costruisce una serie di muri palizzate e
trincee che, in certi punti, penetrano eccome in Cisgiordania.
19. La rivoluzione iraniana
Nel 1951 Mossadeq diventa primo ministro. un terzomondista alla Nasser: industrializzazione,
nazionalismo, diventiamo un paese serio. Essendo un oppositore dello shah, Reza cerca di liberarsene,
il che fa incazzare molta gente. Temendo il peggio lo shah scappa a Roma, Mossadeq scioglie il
parlamento e assume poteri straordinari irritando una parte della coalizione che lo sosteneva. Con
l'aiuto dei servizi britannici e coi soldi della CIA, l'opposizione a Mossadeq crebbe, l'esercito
intervenne e restaur lo shah, che cos viene rimesso al potere da una potenza straniera per ben due
volte. Rimesso al potere, Reza continu i programmi del padre nella prospettiva di un Iran quinta
potenza industriale del mondo: rivoluzione bianca. Questa ebbe per effetti deleteri, e i contadini
abbandonarono le campagne per inurbarsi scappando a Teheran. Nel 1976, la met della popolazione
risiedeva in citt e nel solo periodo 1970-77 Teheran raddoppi la sua popolazione raggiungendo i
cinque milioni di abitanti. Molti immigrati in citt non avevano qualifica alcuna, accozzandosi nel
formare un sottoproletariato urbano. Con gli introiti del petrolio lo shah cerc di disciplinare il mondo
contadino finanziando programmi di alfabetizzazione, fornendo assistenza sanitaria, gestendo lo
sviluppo e l'estensione dei raccolti e cercando di spezzare i gruppi urbani potenzialmente sovversivi. Si
cerc anche di limitare gli ulama creando corpi religiosi per la diffusione di un certo islam di suo
gradimento. In un rapporto di Amnesty del 1976, si legge che nessun paese al mondo era peggio
dell'Iran in fatto di diritti umani.
Molti iraniani inoltre erano scazzati dal fatto che la famiglia reale era la principale benficiaria delle
entrate del petrolio: la sua famiglia disponeva di un patrimonio oscillante tra i cinque e i venti miliardi
di dollari. Negli anni '60 nasce una resistenza armata allo shah: alcuni gruppi si ispirarono a
rivoluzionari celebri come il Che e Ho Chi Min, altri ad Ali Shari'ati, che mischiava modernismo
islamico e marxismo. Questa guerriglia indeboliva il potere centrale, ma peggio era l'agitazione contro
la rivoluzione bianca in cui gli ulama avevano un ruolo di guida. Fu allora che un ecclesiastico fino ad
allora poco noto, l'ayatollah Khomeini, richiese le dimissioni dello shah finendo in esilio. Nel 1967
Carter visita lo shah e definisce l'Iran un'isola di tranquillit in un mare in tempesta. Questo appoggio
pubblico convince Reza a reprimere ancora di pi; nel 1978 il giornale di regime pubblica un attacco a
Khomeini. Partono i riot. Gli studenti di teologia di Qom partono in corteo, il governo spara
uccidendone settanta, e spara ancora ai funerali: si innesta il ciclo dimostrazione massacro
cerimonia massacro e via, con manifestazioni sempre pi partecipate e massacri sempre pi
sanguinari. Khomeini coordina le manifestazioni dalla Francia: nel 1979 lo shah parte per l'esilio,
morendo l'anno dopo. In molti manifestarono contro lo shah, ma gli ulama assumettero un ruolo di
guida per due ragioni: uno, sapevano parlare meglio degli altri, due, erano legati alle masse urbane e ai
bazari. Abbiamo numerose teorie sulle cause della rivoluzione iraniana; alcuni hanno proposto
spiegazioni culturali o religiose (sciismo), altri di tipo economico. Il resto una descrizione del dopo
rivoluzione, nulla di nuovo.
20. Movimenti politici islamici
Nonostante il mondo si sia concentrato su frange tipo al-Qaeda, sono stati i movimenti islamici con

base di massa a trasformare il paesaggio politico mediorientale negli ultimi decenni. Poco dopo la
rivoluzione iraniana stato fondato Hezbollah per aiutare e proteggere una comunit sciita disagiata e,
nel 1987, Hamas ha fatto la sua comparsa nei territori occupati. Partiti politici islamici hanno vinto le
elezioni in Giordania, Turchia, Algeria, Sudan, Afghanistan e quasi Somalia, se non fosse stato fermato
dall'esercito etiope. Molti di questi gruppi portarono assistenza e servizi alle rispettive comunit, altri
reislamizzarono la societ con lavoro missionario, altri si sono isolati. La sfera politica che aveva
relegato in periferia i gruppi politici islamici oggi li comprende a pieno titolo.
Nonostante le differenze questi gruppi si somigliano molto: diritto islamico, valori islamici, equit
sociale. Qual' la differenza con i movimenti nazionalisti laici? La relazione tra i due complessa. Il
nazionalismo si presta a una duplice caratterizzazione: principio guida dell'organizzazione delle
comunit politiche del mondo contemporaneo, incarnazione di questo principio (il nazionalismo arabo
o palestinese). L'islamismo condivide gli assunti fondamentali del nazionalismo (umanit divisa in
nazioni con identit e patria, nazioni identificabili in base a caratteristiche comuni ai componenti ) e
ritengono che l'islam sia l'essenza della nazione. In questo senso, sionismo e islamismo trasformarono
una religione in caratteristica distintiva della loro nazione trasformando le comunit religiose in
comunit nazionali. Questa prossimit con il nazionalismo spiega come gli islamisti si siano adattati
prontamente al sistema statale regionale, e come i nazionalisti siano facilmente diventati islamisti.
La similitudine tra nazionalismo e islamismo potrebbe portare i governi a raccogliere la sfida: alla fine
sono equivalenti, il rafforzamento dell'uno ha portato al rafforzamento dell'altro, ma il fallimento del
nazionalismo puro ha portato alla popolarit dell'islamismo. Gli islamisti o non hanno saputo fornire
un'alternativa allo stato e sono stati schiacciati (Algeria, Egitto) o sono stati integrati nello stato
(Giordania) e ne hanno condiviso la responsabilit del fallimento.
Conclusione il Medio Oriente nella et della globalizzazione
Hobsbawm fa iniziare il XX secolo con la I guerra mondiale e lo fa finire nel 1991, col tracollo
dell'Unione Sovietica. L'idea di welfare, propria del XX secolo, ha lasciato un'impronta profonda su
stati e cittadini mediorientali, ma ci nonostante questa periodizzazione non si accorda bene col Medio
Oriente. Per questi stati alcuni storici hanno proposto un modello di sviluppo tardivo, per cui per lo
sviluppo industriale di queste nazioni dovette intervenire un meccanismo centrale a farsi carico dello
sviluppo e a conquistare svariate classi all'impresa; inoltre, la loro struttura sociale ed economica
rimasta grosso modo intatta fino agli anni Trenta e Quaranta del XX secolo.
La prima guerra mondiale non segna l'inizio di nulla nel MO, e probabilmente nel MO non c' stato un
XX secolo: non abbiamo dopo l'integrazione della regione nell'economia mondiale moderna alcun
indicatore veramente significativo per la periodizzazione storica della regione. Il medio Oriente
contemporaneo un prodotto di questo processo, e non si registrano cambiamenti epocali.
Secondo alcuni storici tuttavia questa regione sarebbe alla vigilia di un cambiamento di questo tipo,
attribuito forse alla globalizzazione, forse ai nuovi media elettronici o ancora all'impatto globale di
principi come i diritti umani e la democrazia, o di tutti e tre. Consideriamoli partitamente.
Globalizzazione. Chi la sostiene giura che avr effetti rivoluzionari, in grado di produrre un mondo pi
piccolo e, dunque, pi tollerante e pacifico (come sostiene Thomas Friedman, giornalista, non
esistono due paesi in cui ci siano McDonald's che si siano fatti la guerra, peraltro falso).
Tecnologie. I sostenitori della natura rivoluzionaria dei nuovi media sostengono che essi
vanificheranno di fatto i confini internazionali e accelereranno il tramonto dello stato nazione,
argomentazione non nuova, gi formulata negli anni '40 del XX secolo per il telefono (fonder una
sfera pubblica globale, si e no). Pi che abbattere i nazionalismi, internet ne crea a distanza.
La democratizzazione. Fukuyama e la sua fine della storia ne sono un ottimo esempio.