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LA LETTERATURA ARABA DALLE ORIGINI AL NOVECENTO (POESIA E PROSA)

Gebran Khalil Gebran, Najib Mahfuz , Youssef Zeidamn, Tahar Ben Jallon, Alaa Al Aswany, sono
scrittori arabi moderni che il lettore occidentale e mondiale ha conosciuto attraverso le loro opere
tradotte.

Il Palazzo Yacobian e Chicago, due opere dello scrittore egiziano Alaa Al Aswany, hanno trovato
un successo molto ambio negli ambienti culturali italiani. Ci sono tanti altri scrittori arabi
conosciuti in occidente, ma in modo modesto; tali scrittori sono il prodotto di una cultura molto
antica detta anche pre islamica.

Il componimento poetico ( la Qasida)

Tra le pi antiche testimonianze alle opere preislamiche ci sono le sette appese (o Muhallakat, cio
Versi infilati), dovuta a un certo Hammad (morto nel 772). In questa Scelta o Antologia entrarono
sette opere di sette poeti. Fra le altre antologie preislamiche ricordiamo Il libro dei canti di Abu el
Faragi al Isfahani, morto nel 976. La poesia araba preislamica, che si pu chiamare anche beduina,
originale, con scarsissime influenze esterne. Nasceva nell'ambiente dei nomadi, ma veniva accolta
e anche imitata dagli Arabi seminomadi delle oasi e delle citt. I poeti godevano di grande
reputazione, partecipavano a feste e cerimonie, e si organizzavano spesso competizioni. Figura
centrale di questa poesia il poeta stesso, tipico beduino che odia e disprezza la vita sedentaria,
forte e rozzo cacciatore, fanfarone, attaccato alla propria indipendenza. Ogni poesia incomincia di
solito con un proemio in cui il poeta descrive se stesso, la sua vita. La forma tradizionale di questo
periodo la qasida, che si era gi affermata da secoli. In italiano possiamo tradurre questo termine
con elegia. Tutti i generi, da quello epico-descrittivo alla poesia satirica, si esprimevano in qaside.
Uno dei maggiori poeti arabi preislamici, di cui si tramandano la memoria e le opere, fu Imr ul-qais
(morto fra il 530 e il 540), che visse errabondo fra l'Arabia, la Siria e la Mesopotamia. Sarebbe
morto a Costantinopoli, perch giustiziato a causa della sua passione per una figlia dell'imperatore
Giustiniano. Un altro poeta fu Tarafa, dell'Arabia sudorientale. Egli, come altri autori noti di questi
secoli (come Antara o Zukhair e Lapid) cant gli eroi, i condottieri e le continue guerre tra i clan e
le trib. Erano in sostanza poeti legati ai capi, agli sceicchi, mentre as-Sanfara e Taabbat furono
cantori dell'individualismo, del banditismo anarchico. Si pu dire, comunque, che ogni trib o
gruppo di clan aveva i suoi poeti. E ci furono anche famose poetesse, come al Hansa, mentre il
poeta Umaya di Taif scrisse poesia di contenuto religioso. Tra il VII e l'VIII secolo si afferm e si
diffuse una religione monoteista, l'islamismo, che si diffuse in mezzo mondo, con le conquiste
arabe, e si form un grande Stato feudale, il califfato. Alla fine del VII secolo la lingua araba viene
dichiarata lingua ufficiale del califfato. Ed in questo periodo che si afferma l'alfabeto arabo, un
alfabeto consonantico, che viene usato dapprima per la trascrizione del Corano, il libro sacro
dellIslam, che contiene le prediche di Muhammad (morto nel 632), racconti tratti da soggetti
biblici, e leggi fondamentali per lo Stato islamico. La forma letteraria del Corano non nuova: esso
scritto in prosa rimata. Il Corano il primo monumento scritto della prosa araba. Muhammad e i
suoi primi seguaci si diedero a perseguitare la poesia araba, in quanto considerata espressione del
paganesimo. I poeti furono costretti al silenzio o furono perseguitati. Ma questa situazione cambi,
quando alcuni poeti ebbero il coraggio di usare la poesia per cantare la nuova realt dell'Islam e si
misero al servizio di Maometto e dei suoi seguaci. La poesia araba, dopo un periodo breve di
silenzio, rinasce rigogliosa, non pi tanto in Arabia, quanto negli altri Paesi conquistati. Centri della
poesia diventano la Siria e l'Iraq. Si tratta di poeti panegiristi, che scrivono inni e poemi in onore dei
loro signori (della dinastia Ommiade, durata fino al 750). Alla loro corte questi poeti, come al
Akhtar, Giarir e altri, oltre a inneggiare ai loro sovrani, continuano a comporre qaside, con capacit
artistica non inferiore a quella dei poeti preislamici. Questi poeti erano al solito poeti di guerra, e
vivevano in un'atmosfera di lotte continue, fra le trib, dei partiti religiosi contro i poteri laici. Il
poeta al Akhtar era per cristano, esalt gli Ommiadi che lo proteggevano, e cant anche cose che
andavano contro l'etica musulmana, come il vino e il piacere amoroso. La qasida era per una forma
invecchiata, e nuove forme poetiche si affermarono tra i rappresentanti dell'aristocrazia cittadina del
califfato. Fra i nuovi poeti si afferma Omar ibn Abi Rabiya (morto nel 718), autore di versi eleganti
e gioiosi: per le sue avventure erotiche e spesso scandalose fu pi volte scacciato dalla sua citt che
era La Mecca. Poeti noti di questo tempo furono Ibn Qais al-Ruqayat, Abu Achval (della Mecca), al
Achwas, Qais ibn-Zariq, Junus al katib di Medina, al Walid di Damasco (che fu pure califfo). Si
diffusero anche elegie d'amore, in cui c'erano un innamorato e una donna amata: divennero popolari
coppie di amanti (in genere sempre infelici, perseguitati dalle famiglie ecc.), come Urva e Afra,
Qais e Lubna, ma specialmente Medgiun e Leyla. Le vicende di questi innamorati infelici
diventarono in seguito argomento di famosi poemi (come Leyla e Medgiun del poeta Nizami,
vissuto nel XII secolo). Nei secoli VIII e IX si affermarono scuole poetico-religiose quasi eretiche,
sette fanaticamente ostili alla dinastia regnante e alla teocrazia, considerate traditrici del vero Islam.
Enorme influenza ebbe sulla letteratura in lingua araba il califfato di Baghdad (secoli VIII-XI). La
letteratura araba non fatta soltanto da Arabi, ma anche da rappresentanti dei popoli sottomessi
(Aramaici, Greci, Copti, Persiani, Berberi, persino Goti/Visigoti - in Spagna -, Turchi). Nei secoli
VIII-IX grande sviluppo ha la filologia: gli studiosi lavorano intensamente, e raccolgono materiale
del folklore, pubblicano testi di poeti e prosatori antichi e moderni, elaborano raffinate teorie
linguistiche e poetiche. Viene organizzata la raccolta e la traduzione delle testimonianze letterarie di
tutti i popoli dell'Asia anteriore. Un grande traduttore fu Abdallah ibn Mukaffah, giustiziato nel 759
per motivi politico-religiosi. Egli tradusse l'opera indiana Panciatantra, un'epopea di favole, che usc
con il nome di Kalila e Dimna, e fu poi tradotta in spagnolo, in italiano (dal Firenzuola) e
rappresent un campionario eccezionale di favole con personaggi-animali (accanto alle favole di
Esopo e di Fedro). Tradusse anche, forse dal persiano, le vicende del marinaio Sindbad, che
entrarono poi nel famoso libro Le mille e una notte.
Dalla letteratura araba ormai sparito il rozzo beduino e il deserto in cui vive. Al suo posto c'
l'uomo di citt, raffinato, esteta, e il paesaggio diventa urbano. I califfi di Damasco erano gli
Abbassidi ed esercitarono un'enorme influenza nel progresso culturale della cultura araba. E' in
questo clima spirituale e culturale che si forma un nuovo stile di poesia e prosa, assai pi raffinato.
Iniziatore e grande rappresentante di questo stil nuovo fu Basciar ib Burd (morto nel 753),
proveniente da una famiglia di origine persiana. Ma il teorico e maggiore rappresentante ne fu il
poeta Ibn al-Mutallah (morto nel 908). Alla corte degli Abbassidi fior anche un'intera scuola di
poeti d'amore, fra cui Abu Nuwas (morto nell'815). E si devono ricordare anche la poetessa Rabiya
(morta nell'801) e il poeta Al Khalladz (morto nel 922), autori di poesie mistiche. Fior anche la
prosa, dopo il Corano, anzitutto con traduzioni. Iniziatore della prosa d'arte araba si considera al-
Giakiz (767-868), autore di numerose prose di contenuto morale e accusatorio (per esempio la Lode
dei mercanti e biasimo dei cortigiani). Un altro importante prosatore di questo splendido periodo
culturale fu Ibn Kutaiba (morto nell'889), autore di una specie di enciclopedia letteraria in dieci
volumi, organizzata in base a un criterio tematico (l'amicizia, il potere, la guerra). Al Kutaibi
autore di scritti brevi, che sono paragonabili ai saggi dell'Europa. La fine del califfato e il sorgere di
Stati indipendenti (che riconoscevano nominalmente l'autorit o il primato di Baghdad) port con s
la frammentazione della letteratura araba. La principale delle letterature che sorsero dal disgregarsi
della letteratura araba unitaria fu quella della Siria, con centro Aleppo. Qui alla corte dell'emiro Saif
ad-Daud (morto nel 967) visse il celebre poeta e panegirista al Mutanabbi, morto nel 965. Un altro
poeta a lui contemporaneo fu Abu Firas (morto nel 968), autore di versi scritti mentre era
prigioniero dei Bizantini, versi appassionati, dolenti di nostalgia per la patria.
Nell'XI secolo visse in Siria un famoso, e grande, poeta e pensatore, Abu-l-Ala al Maarri (973-
1057): nella sua opera, di altissimo valore letterario, vibrano il suo odio per l'ipocrisia e il suo
amore per la libert. E' in questo periodo e probabilmente in Siria che appare la traduzione di
un'opera persiana, i Mille racconti, prototipo di quella che sar una delle opere cardine della
letteratura araba, Le mille e una notte. Un altro scrittore, Badi az-zaman al-Khamadani (morto nel
1007) crea un genere originale, il makama, considerato vertice della prosa araba. I makama di al-
Khamadani sono una cinquantina di racconti picareschi, vivaci, divertenti. Una letteratura originale
araba in Andalusia fiorisce pi tardi: sorge una poesia originale, che riflette i costumi e il colorito
locale, espressa in strofe e rime di tipo nuovo. La poesia melodica sorge forse su una base di poesia
popolare, poesia d'amore, e vive poi anche nella Spagna cristiana. Forse influenza anche la poesia
provenzale (e quindi quella italiana medievale). Il maggiore rappresentante di questa poesia
melodica Ibn Kuzmana (1080-1160), che ci ha lasciato alcuni divani (antologie) di liriche
appassionate. Le forme strofico-liriche di queste poesie si chiamano muwassakh o zadgial(melodie),
forme che non si differenziano molto. Ogni lirica pu avere da quattro a dieci strofe. Un importante
poeta arabo-spagnolo stato al-Gazal (770-864) autore di versi molto sottili e di un poema epico
sulla conquista della Spagna da parte degli Arabi, nonch di una antologia di versi molto famosa e
chiamata L'unica collana. Ricordiamo ancora Ibn Khazm (994-1063), autore di un noto poema
d'amore, La collana della colomba. Quando lo Stato unitario arabo-andaluso si rompe e sorgono
vari emirati (Siviglia, Granata, Mursia e altri) ovunque si affermano scuole poetiche i cui
rappresentanti cantano temi usuali: panegirici in onore degli emiri, poesie erotiche, poesie
bacchiche. Siviglia diventa un centro letterario e culturale importante: di notevole valore fu al
Mutamid, morto nel 1095: mor in Marocco, perch era stato fatto prigioniero e nelle sue poesie
vibra la nota dolente della nostalgia. Suo compagno di prigionia fu il noto poeta Ibn Khamdis, nato
in Sicilia nel 1055 e morto in Marocco nel 1132 (fu per liberato e protetto dall'emiro del Marocco).
Di Cordova era il poeta Ibn Zajdun, morto a Siviglia nel 1071: le sue poesie hanno come argomento
principale la sua complessa relazione con la figlia del califfo Wallada, pure lei notevole poetessa.
Molti poeti arabo-spagnoli cantarono, e piansero, la riconquista cristiana delle citt ispaniche. Ibn
Khafagi, morto nel 1139, pianse la caduta di Valencia. Dalla met dell'XI secolo la letteratura araba,
nonostante il crescente numero di poeti e prosatori dei vari Paesi in cui l'arabo era la lingua
dominante della cultura, mostra segni evidenti di decadenza. Ma si sviluppa la poesia mistica,
d'impronta sufi e suggestionata in particolare dalla lirica amoroso-religiosa dei Persiani.
Rappresentanti di valore della poesia mistico-religiosa, che si rivestiva di immagini erotico-amorose
e bacchiche, furono Ibn al-Arabi (1165-1240), cantore di una celeste Beatrice (nacque esattamente
un secolo prima di Dante), as-Sciusctari (morto nel 1269) e l'egiziano Omar ibn al-Farid (1182-
1235). Bisogna anche ricordare l'arabo-siciliano Ibn Zafar (morto nel 1169), autore di un'antologia
in prosa di racconti di carattere storico. Uno scrittore di novelle (riprese dal persiano) fu Ibn
Arabsciakh (1392-1450), che Tamerlano condusse da Bagh-dad a Samarcanda.
In Egitto e in Siria c' una ripresa dopo l'invasione mongola (XIII secolo): vi si diffondono poesie e
poemi scritti in arabo letterario ma gi con elementi dialettali. Una lingua vicina a quella popolare,
ormai abbastanza diversa dall'arabo letterario, viene usata da molti poeti. Ci furono addirittura gli
inizi di un teatro scritto e da rappresentare: scrisse questi testi un certo Ibn Daniyal, del XIII secolo,
egiziano. Erano trascrizioni di spettacoli orali popolari, farse ecc. Non ebbe continuatori: la
letteratura ufficiale respingeva il teatro. Nei secoli XIII-XV nei Paesi arabi si diffusero quelli che
con terminologia occidentale si possono chiamare romanzi cavallereschi, in arabo siri, biografie
romanzate di eroi e condottieri con le loro imprese, i loro amori. Alcuni di essi avevano origine pi
antica. Ebbero larga diffusione, perch costituivano il repertorio di cantori o dicitori ambulanti.
Particolare successo ebbero i poemi che avevano come soggetti le guerre contro i crociati (per
esempio la sira di Beibars, tutta dedicata alla lotta contro i crociati). In questo periodo si form il
famoso libro di novelle Le mille e una notte, che ebbe grande fortuna nelle traduzioni occidentali
(anzitutto quella francese), e che aveva le sue fonti in narrazioni orientali, in siri. Dopo la conquista
ottomana, nel XVI secolo la letteratura araba, perde la propria vivacit, si sclerotizza. Essa si
riprender solo verso la fine del XVIII secolo, ma come letteratura dei diversi Paesi di lingua araba
(egiziana, siriana, libanese, algerina, irachena ecc).All'indomani della Seconda guerra mondiale con
i suoi sconvolgimenti di esperienze e idee, si produce nel Mondo arabo una maggior coscienza
politica e sociale, specie fra le giovani generazioni, che inevitabilmente si riflette nella produzione
letteraria. Si assiste a una vera esplosione di talenti, di giovani autori, soprattutto in Egitto e in Irq.
Poi in Siria, Libano, Tunisia, Algeria. Due fenomeni intervengono poi a influenzare decisamente i
giovani scrittori: uno di carattere strettamente letterario ed la crescente importanza acquisita dalla
prosa che nei paesi arabi maggiormente influenzati dalla cultura occidentale riesce a prevalere
quantitativamente sulla poesia, da sempre il genere letterario principe della letteratura araba; il
secondo fatto, traumatico per la societ e la cultura araba, la cosiddetta nakba, la catastrofe, e cio
fondazione dello stato d'Israele, con la sconfitta degli eserciti arabi e l'occupazione di Gerusalemme.
Nasce la questione palestinese e di conseguenza la dab al-muqwama, la letteratura della
resistenza, che non interessa soltanto i letterati palestinesi, ma che ha dei riscontri in tutte le
letterature dei Paesi arabi.Nelle opere di questo periodo si avverte un'ansia di ricerca di una propria
identit letteraria, con cambiamenti nello stile e nel linguaggio che si fa pi semplice e diretto. Il
letterato pone maggior cura nell'analisi e nell'esposizione delle proprie emozioni e dei sentimenti
pi reconditi. E se negli anni Cinquanta vediamo accentuarsi il realismo gi manifestatosi fra le due
Guerre mondiali, successivamente si nota una generale propensione per il simbolismo, fenomeno
che si accentuer dopo la nakba, la sconfitta nella guerra del giugno 1967 col sentimento
d'impotenza e di frustrazione seguitone e che rafforz il vincolo comune tra i palestinesi e il resto
del Mondo arabo. L'"impegno" in letteratura diviene la regola generale, impegno sociale che pu
essere contestazione del potere dominante, ma anche dei pregiudizi sociali e culturali sedimentati
nella mentalit della gente. Da qui lo stretto legame tra letteratura e politica presente nella
produzione letteraria di quasi tutti i Paesi arabi, fatta eccezione per quelli della Penisola araba dove
le condizioni politico-culturali non sono ancora mature per favorire un tal fenomeno.Nel contempo
si rileva ovunque una presa di coscienza del valore delle tradizioni letterarie, sia scritte che orali, in
un rinnovato interesse per i temi e i motivi della millenaria cultura del passato e per una sua
adeguata rivalutazione, spesso in contrapposizione alla cultura occidentale.Dal punto di vista
linguistico permane il problema della diglossia che concerne ormai anche la letteratura. Da decenni
parecchi autori usano la loro lingua viva, almeno nei dialoghi delle loro opere, specie di carattere
realistico. Ma la sacralit della lingua classica (fasha) impedisce ai singoli dialetti di assurgere a
dignit letteraria, e una rimane la lingua scritta, "dall'Oceano al Golfo", senza sostanziali differenze
morfologiche con la lingua classica, cos come sono limitate le innovazioni sul piano sintattico.
Tuttavia la fraseologia e la stilistica sono decisamente mutate, e se testimoniano da un lato il
travagliato rinnovamento del Mondo arabo contemporaneo, dall'altro portano impressi i segni di
un'innegabile influenza europea, chiaramente riconoscibile nei molti neologismi e modernissmi.
L'Egitto continua a mantenere il ruolo di paese-guida sul piano culturale e a produrre il maggior
volume di opere letterarie. Buona l'attivit editoriale negli altri paesi, specie in Siria, in Irq, ma
anche nel Mghreb. Si muove anche la Penisola araba, grande centro della tradizione. E malgrado la
grave situazione interna venutasi a creare dal 1975 pure il Libano mantiene la propria importante
posizione culturale ed editoriale. La poesia, l'arte letteraria per eccellenza fra gli Arabi, che agli
inizi del secolo, ispirandosi a modellioccidentali, aveva iniziato il suo rinnovamento con la scuola
"siro-americana" del mhgiar(l'emigrazione siro-libanese nelle Americhe), abbandona
progressivamente, dopo quindici secoli, la classica forma della qasida (poema) quantitativa e
monorima, per sfociare nel verso libero (al-shi`r al-hurr, la poesia libera), a partire dall'Irq negli
anni Cinquanta con la scuola lirica guidata dalla poetessa Nzik al-Mal'ika (1923) e da Badr Shkir
al-Sayyb (1926-1964), influenzati dalla poesia inglese (T.S. Eliot) e proseguendo coi siro-libanesi
tra cui Salh Lbaki (1906) e Adons (1930)(v.v.) dove si nota l'influenza del simbolismo francese.
Nel 1957 Adons e Ysuf al-Khal (1917-1986) fondavano la rivista Shi`r (Poesia), che raccoglieva
giovani poeti dai temperamenti e dai talenti pi disparati, ma uniti dalla volont di trasformare
l'arabo poetico e di trovare, tanto nel dramma arabo che in quello personale, una fonte da cui trar
colore, forma e vigore. Per una decina d'anni la rivista fu tribuna del verso libero e proscenio della
poesia occidentale in traduzione, motivo d'ispirazione e di dibattito di cui si sarebbero nutriti i poeti
successivi. Le tematiche sono ispirate dall'alienazione, dal disordine interiore e dall'angoscia
esistenziale determinata dalla vita moderna, dalle condizioni socio-politiche, dagli infausti eventi
della storia recente.Fra le personalit poetiche dell'area vicino-orientale spicca il siriano Nizr
Qabbni (1928-2000?), uno dei pi popolari poeti arabi viventi, famoso per le sue liriche d'amore.
Dopo la sconfitta del 1967, colpito dal dramma palestinese, la sua diventa poesia "di lotta", pur
senza rinnegare completamente i temi precedenti. Vi l'iracheno `Abd al-Wahhb al-Bayyti
(1926), "impegnato" e dallo stile ironico con puntate sul fantastico; il libanese Sa`d `Aql
(1912),caposcuola del simbolismo; il vate curdo Baland Hydari (1926), seguace dell'estetismo, poi
dell'esistenzialismo e del surrealismo; e ancora i siriani Sulaymn al-`Is (1922), cantore del partito
Ba`th e della tragedia palestinese, e `Ali al-Giundi (1928), romantico dagli accenti mistici che canta
la tristezza, la solitudine, la morte. Componente fondamentale della poesia araba contemporanea
quella nata in Palestina dopo la disfatta del 1967. Prima di quel fatale spartiacque storico la
letteratura palestinese non aveva superato i propri confini geografici, ma la tragedia stimola la
produzione letteraria che si arricchisce di nuovi temi: l'angoscia esistenziale, la nostalgia della
patria perduta, l'esilio, ma anche la speranza e il desiderio di riscossa. I poeti per primi levano la
loro voce per far conoscere il dramma del loro popolo: Fadwa Tuqn (1918), forse la pi celebre
poetessa araba vivente che passando dai metri quantitativi classici al verso libero canta via via la
sua liberazione dalla "prigione domestica", l'amore, l'amor patrio. L'affianca la triade poetica
palestinese: Darwsh, al-Qsim, Zayyd. Mahmd Darwsh (1941)(v.v.), impegnato nella lotta
politica e autore di liriche in cui sublima a mito le cose pi semplici della vita del suo popolo.
Samh al-Qsim (1939), di origine drusa, esprime il senso d'ineluttabilit del destino. Tawfq
Zayyd, pi anziano dei suoi due compagni, dallo stile semplice, popolare, ma pi che mai
moderno. Non manca naturalmente chi continua con la qasida metrica: Mahdi al-Giawhiri (1903-
?), vigoroso simbolista e gloria nazionale dell'Irq, affronta argomenti politici e sociali; il siriano
`Omar Abu Risha (1910-?), autore di tragedie e di lunghe epopee storiche. Nella tradizione si
mantiene la maggior parte dei poeti della Penisola araba. In Egitto la moderna poesia nata in Irq e
in Libano trova sulle prime delle resistenze. Pioniere fra i suoi difensori Salh `Abd al-Sabbr
(1931), di raffinata cultura occidentale, dal realismo sociale influenzato da esperienze mistiche
espresse anche in alcune sue opere drammatiche. `Abd al-Mu`ti Higizi (1935), militante socialista
di origini contadine, tratta le miserie del popolo e i drammi del fellah inurbato. Muhmmad al-
Faytri (1930), originario del Sudan e di sangue nero, canta il suo amore per l'Africa e la lotta
contro il razzismo. Nel Sudan eccelle `Abdallah al-Tyyib (1921), che dopo un'esperienza sulla scia
dei movimenti poetici inglesi, scopre la sua vera natura tornando alla tradizione pi antica e
difficile. In Libia incontriamo `Ali Sidqi `Abd al-Qdir (1924), capofila del rinnovamento letterario,
che ha pubblicato versi di ispirazione politica, amorosa ed esistenziale, assieme a Muhmmad al-
Mahdi (1943), fautore del verso libero.

Il Mghreb, esercita ancora la campagna di ta`rib arabizzazione , il recupero della lingua


nazionale, specialmente in letteratura, in quanto un cospicuo numero di letterati si trova ancora a
proprio agio col francese, pi che con l'arabo, pur rimanendo arabi nel profondo e intrinsecamente
araba sia la loro letteratura. La Tunisia deve la nascita di una tradizione letteraria scritta agli arabi.
Sin dal quarto secolo essi edificarono centri culturali di notevole importanza come Tunisi e
Kairouan infatti, nacque al Quaisi (966-1045) che studi in Egitto, dimor a La Mecca e a Cordoba,
insegn in diverse moschee e scrisse alcuni trattati sul modo migliore di leggere il Corano e su
come interpretare le parole difficili in esso contenute. Di Kairouan era anche al-Husri, che ivi mor
nel 1061, poet sulla citt di origine e trascrisse tre antologie letterarie. Un paio di secoli dopo ash-
Shadhili, morto nel 1258, fondatore di una congregazione religiosa che da lui prese il nome, scrisse
intorno ai doveri del culto divino e compose una celebre preghiera. La litania del mare, che egli
avrebbe dettato lo stesso Maometto. Ma il pi grande scrittore che la Tunisia abbia mai avuto
certamente lo storiografo Ibn Khaldun (1332-1406). Sua celebre opera la Muqaddimah ( libro
sugli esempi storici), in cui mostra le leggi a cui obbediscono gli eventi storici, creando una vera e
propria filosofia della storia, dalle vicende degli stati arabi e berberi. Il particolare interessante di
quest' opera che l' autore racconta i fatti con atteggiamento scientifico e distaccato, privo di
pregiudizi nei riguardi della storia. Nel diciassettesimo secolo non mancarono storiografi e poeti che
continuarono a prediligere l' arabo classico, ma allo stesso tempo, si svilupp una letteratura
popolare in dialetto tunisino, che nella lirica offre lo schema degli arobi (quartina con rime
alternate). Nel secolo scorso la figura pi importante stata quella di Hasan Husni 'Abdul' Wahhab,
due volte ministro, membro delle accademie di Damasco e del Cairo, autore di una serie di opere
storiche, tra cui la pi importante la storia della civilt nelle terre di Tunisia, in cinque volumi. Il
pi noto lirico algerino, Mlek Haddd (1927), ha combattuto i colonialisti poetando nella loro
lingua. Muhmmad Dib (1920), altro algerino, residente in Francia, ha ricevuto numerosi
riconoscimenti per la sua attivit feconda e varia di poeta e di romanziere. Fra i poeti marocchini,
quasi sempre bilingui con prevalenza per quelli d'espressione francese, si fa notare `Azz Lahbbi
(1922), fondatore dell'Unione degli scrittori del Mghreb e della rivista Afq, per le sue raccolte,
oltre che per la sua attivit di romanziere e saggista. Altro poeta e romanziere `Abdellatf Labi
[`Abd al-Latif La`abi] (1942), noto per il carattere di denuncia politica e sociale delle sue opere,
fondatore della rivista letteraria Souffles (pubblicata anche in arabo: Anfs) che ha dato alla
letteratura maghrebina un impulso al rinnovamento di cui sta ora raccogliendo i frutti a livello
internazionale. La prosa il genere letterario che mostra lo sviluppo maggiore, anche se forse meno
evidente e rapido della rivoluzione attuata nella poesia neoaraba, mancando nel passato chiari
riferimenti di confronto per quanto attiene al moderno racconto breve, al romanzo, all'opera teatrale,
come invece quella ha nella poesia tradizionale. Quest'ultimo periodo vede il genere ormai maturo
per competere sull'agone internazionale valicando i confini del Mondo arabo. La tecnica e lo stile
sono inequivocabilmente prole dell'occidente e il processo di emancipazione dai lacci della retorica
ormai completo. Come pure l'uso della similitudine e della metafora si adegua ai canoni moderni.
Ma innegabilmente arabi rimangono lo spirito, il sentimento, l'ispirazione. Gli scrittori tendono a
rivolgersi alla pi ampia fascia di lettori, inclusi quelli di scarsa scolarit. Si preferiscono la
semplicit e la chiarezza. L'arabo letterario si avvicina al colloquiale, ma senza le idiosincrasie
regionali di vocabolario e sintassi e senza urtare le regole della grammatica classica, salvo a volte
nel dialogo. Come ha primeggiato nel campo della moderna poesia l'Irq compete con l'Egitto anche
sul piano della narrativa, soprattutto riguardo la qissa qasira, il racconto breve, che vede un gruppo
di narratori di talento esprimere la loro inquietudine interiore e denunciare le ingiustizie sociali.
`Abd al-Mlik Nuri (1921), realista e poi esistenzialista, con lingua raffinata e tecnica originale
s'interessa dei diseredati e delle creature pi umili. Fu'd Tkarli (1927), tratteggia, in un'atmosfera
di violenza e angoscia, la vita disperata dei contadini iracheni. Di pi recente notoriet `Abd al-
Rahmn Magd al-Ruby`i (1939), autore di romanzi e racconti di carattere sociale in una lingua
letteraria ricca di spunti innovativi. In Siria, al realismo degli anni Cinquanta seguono nuove forme
d'espressione meno esplicite. La situazione politica pi restrittiva, seguita alla fondazione della
Repubblica Araba Unita con l'Egitto, induce alla metafora e al simbolo che intervengono a
mascherare il pensiero dello scrittore. E il malessere sociale, dopo esser stato ampiamente descritto,
come fatto oggetto di un'analisi interiore. Rispetto ai contemporanei narratori egiziani si nota un
minor ricorso al dialetto nei dialoghi. L'esponente pi in vista Hnna Mina (1924), autore di
numerosi romanzi e alcune raccolte di racconti di carattere sociale e autobiografico in cui denuncia
la societ classista, fattore di deformazione dei sentimenti e dei rapporti umani. Monumento
nazionale `Abd al-Salm al-`Ugiyli (1918), medico, ex-ministro, romanziere e saggista, felice
combinazione di romanticismo e realismo. Nella narrativa di Fris Zarzr (1922-?) passiamo ad un
crudele realismo dalle risonanze kafkiane, mentre nei surrealistici racconti di Zakariyya Tmir
(1931) entriamo in un universo da incubo dominato dalla violenza e dall'ingiustizia, in cui dilagano
i tab e gli appetiti di una societ malata. In campo femminile, dove con diversi toni si tratta della
condizione della donna e dei suoi rapporti con l'uomo e la societ, fra le numerose esponenti siriane
degne di nota vi Colette Khuri (1937) e soprattutto Ghada al-Sammn (1942), che piange la
tragedia libanese e rappresenta l'uomo e la donna insieme, vittime della societ. La sua opera
complessiva, impregnata di sensibilit politica, sociale e di rivolta esistenziale, annuncia una nuova
letteratura femminile araba. Il Libano, sconvolto dalla guerra, tarda ad accostare nomi nuovi
accanto a Suhyl Idrs (1923), romanziere, fondatore nel 1953 della rivista letteraria al-Adab, a
Layla Ba`lbaki (1928), dai romanzi di denuncia sociale, e soprattutto al grande Mikha'l Nu`yma
(1889-1987)(v.v.). Se per la Giordania val la pena di citare l'opera narrativa di `Is al-Na`ri (1918-
1985), famoso anche per la sua attivit italianistica, per la Palestina il nome e l'opera di Ghassn
Kanafni (1936-1972)(v.v.) sarebbero sufficienti a darle lustro nel genere. Esponente di primo
piano della letteratura della resistenza egli ha contribuito al mantenimento dell'identit culturale tra i
palestinesi della diaspora. Gli si affiancano Giabra Ibrahm Giabra (1919), romanziere, poeta e
critico, e Emile Habbi (1922), dalla scrittura ricca e complessa vivacizzata da spunti di sottile
ironia. Nella Penisola araba la notoriet dei prosatori comincia da poco a superare quell'ambito
geografico. Dove invece il genere narrativo moderno arabo ha raggiunto i massimi livelli in terra
d'Egitto. Qui, nel lontano 1914, esso aveva avuto i propri natali col romanzo Zynab di Muhmmad
Husyn Hykal (1888-1956) e nel 1988 ha visto assegnare il Nobel per la letteratura al suo
esponente pi prestigioso: Nagb Mahfz (1911-2006)(v.v.). Attivo dal 1934, questo realista pittore
di costumi e di caratteri, autore di autentici documenti storici - nella sua celebre Trilogia troviamo
la storia dell'Egitto dalla rivoluzione del 1919 al 1942 - ha saputo tratteggiare l'angoscia dell'uomo
moderno, sottoposto all'implacabile trascorrere del Tempo, forse il vero protagonista della sua
opera. Un maestro del racconto egiziano Ysuf Idrs (1927). Polemista, ha descritto i vizi e le tare
degli individui e della societ, con un uso appropriato e salace dell'arabo colloquiale, drammatico
ma non privo di senso del humour. Fra i giovani novellisti un posto di riguardo spetta a Giaml al-
Ghitni (1945), portavoce di una "generazione della rivoluzione" che si sente tradita e vuol gridare
la propria sofferenza, l'amarezza e l'angoscia, ma che sa reagire e confidare i propri sogni e le
proprie speranze. Gli si accosta Magd Tbiya (1938), incline alla descrizione realista e
all'annotazione psicologica sublimate da un'intenzione simbolica. In campo femminile in primo
piano troviamo Nawwl al-Sa`dwi (1932)(v.v.), psicologa, romanziera, femminista. Nella sua
narrativa e nei suoi saggi denuncia l'atteggiamento prevaricatore dell'uomo nei confronti della
donna araba. In Sudan il romanziere al-Tyyib Slih (1929)(v.v.) ci presenta i fatti dolorosi e tragici
del giovane arabo emigrato in occidente e i drammi del suo ritorno sulle rive del Nilo. In Tunisia
uno degli autori pi rappresentativi Bchir Khraef [Bashr Khuryf] (1917), romanziere e
novellista, dotato d'un senso acuto dello spirito popolare pure apprezzato per il suo uso particolare
della lingua parlata nei dialoghi. Muhammad Rachad Hamzaoui [M. Rashd Hamzwi] (1934),
romanziere e drammaturgo, con stile realistico denuncia la dura vita dei contadini. Fra le scrittrici
va citata `Arusyyia al-Nalti (1950), di origine algerina, che con linguaggio fantasioso racconta di
incomunicabilit, silenzi, solitudini, angosce, desideri frustrati. In Algeria la moderna narrativa
s'impernia su due assi: quello del passato, sulla guerra di liberazione e i relativi valori, e il presente,
in cui si analizza la situazione dell'uomo-individuo nella citt, la sua alienazione e perplessit di
fronte a una societ in rapido cambiamento. Capofila degli autori d'espressione araba Abdelhamid
Benhadouga [`Abd al-Hamd Ben Haddqa] (1925), che esamina le ripercussioni sociali e
psicologiche della guerra di liberazione). Ben pi nutrito il "fronte" francese. In primo piano c'
Kateb Yacine [Ktib Yasn] (1929), romanziere, poeta, drammaturgo. Da notare anche Rachid
Boudjedra [Rashd Bu Giadra] (1941), narratore, poeta e saggista, che attacca la tradizione, il
perbenismo borghese, il potere politico reo d'aver tradito gli ideali rivoluzionari. Assia Djebar
[Asiya Giabbr] (1936), romanziera delle questioni che travagliano il paese, l'esponente pi
conosciuta fra le scrittrici. Anche in Marocco abbiamo gli "arabi" e i "francesi". Del primo gruppo
fa parte tra gli altri Muhmmad Zafzf, fra gli innovatori del linguaggio e della struttura narrativa.
Di recente notoriet anche in Europa Muhammad Choukri [M. Shukri] (1935), romanziere che
con una scrittura apparentemente fredda, documentaria, d lo spaccato tenero e sanguinoso del
Marocco alle soglie dell'indipendenza politica. In francese invece scrive l'astro della contemporanea
narrativa del paese, quel Tahar Ben Jelloun [al-Thir Ben Gialln, 1944](v.v.), psichiatra e
romanziere, che con la laurea al Goncourt 1987 ha visto la propria notoriet diffondersi in Europa
quale portavoce di tutta la cultura maghrebina. Romanziere e drammaturgo attento ai problemi delle
classi povere Driss Chrabi [Idrs Shurybi] (1926), che denuncia tanto i pregiudizi della
tradizione quanto la supina accettazione dei valori occidentali. Il teatro, genere nuovo nella cultura
araba essendovi entrato alla fine del secolo scorso, ha visto, a partire dall'Egitto, un sempre
crescente fervor d'opere. Dopo i promotori del primo movimento della drammaturgia araba: Tawfq
al-Hakm (1898-1987) e Nu`mn `Ashr, vi si cimenta con successo Yusf Idrs, citato come
romanziere. La Siria ha in Sa`d Allah Wanns (1941-1997), il suo pi rappresentativo esponente,
sia per le tecniche d'avanguardia impiegate che per i contenuti volti a un'opera di demistificazione e
disillusione con la rilettura della Storia alla luce di una nuova coscienza. In Tunisia si evidenzia
Ezzedine Madani [`Izz al-Din al-Mdani], con opere d'ispirazione storica. L'Algeria ha nel citato
romanziere Kteb Yacne anche un interessante drammaturgo, mentre il marocchino Driss Chrabi,
anch'egli citato, alterna l'attivit di romanziere con quella di autore teatrale di successo.
Il saggio nella moderna letteratura araba, che qualcuno ha acutamente visto come una riuscita
sintesi tra la tradizionale risala (l'epistola o trattatello medievale di vario contenuto) e il francese
essai o inglese essay, si diffonde nella prima met di questo secolo con Manfalti, Taha Husyn,
Nu`yma e al-`Aqqd, tra gli altri. Nella seconda met, fra i saggisti arabi di valore si ricorda il
citato italianista giordano `Is al-Na`ri, ancora l'eclettico egiziano Ysuf Idrs, lo stesso Adons
che nell'ultimo periodo ha privilegiato quest'attivit rispetto alla poesia e lo storico marocchino
Abdallah Laroui [`Abd Allah al-`Arwi] (1933). Fra i maggiori esponenti: ADONS, pseudonimo di
`Ali Ahmad Sa`id Esber, poeta e critico siriano, naturalizzato libanese (Qassabn 1930). Dopo gli
studi primari e secondari a Tarts e a Lataka studia all'Universit di Damasco dove nel 1954
consegue il diploma in filosofia. Nel 1956 si trasferisce in Libano ottenendone ben presto la
cittadinanza e risiedendovi fino al 1985. Pur avendo gi da prima dimostrato il suo talento lirico
qui che si definisce la sua personalit poetica dalla doppia inquietudine, metafisica e sociale, dalla
scrittura estremamente pura. Nel 1957, con Yusef al-Khal, fonda la rivista Shi`r (Poesia) che lascer
un segno profondo nella poesia araba contemporanea sulla strada della sua emancipazione dalle
forme rigide di una tradizione che, pur bella, non corrispondeva pi alle esigenze dei giovani poeti.
Adonis, che s'era cimentato con successo nella poesia tradizionale, nelle nuove forme manifesta il
suo genio, ispirato sia dal passato della propria lingua quanto dalle suggestioni della poesia
occidentale. Nel frattempo si dedica all'insegnamento e al giornalismo. Nel 1968 fonda la rivista
Mawaqif (Situazioni), vera tribuna d'espressione indipendente da qualsiasi regime, punto d'incontro
privilegiato della cultura araba con le altre culture. Nel 1973 consegue il dottorato in Lettere
all'universit St. Joseph. Fra le sue raccolte: Agani Mihyar al-dimashqi (Canzoni di Mihyar il
damasceno) del 1961, Kitab al-tahawwulat wa-al-higra fi aqalim al-layl wa-al-nahar (Libro delle
trasformazioni e dell'emigrazione nelle regioni della notte e del giorno) del 1969, al-Masrah wa-al-
miraya (Il teatro e lo specchio) del 1970, al-Qasa'id al-khams taly-ha al-mutabaqat wa-al-awa'il (I
cinque poemi seguiti dalle analogie e dai primi) del 1980. Negli ultimi anni la sua attivit di teorico
e critico della letteratura, assieme a quella di traduttore, han prevalso su quella di poeta.
Attualmente vive in Francia "non in esilio, ma da poeta che si sente a casa propria ovunque poich
egli abita la propria lingua e la propria poesia". BEN GIALLN al-Thir, scrittore marocchino in
lingua francese (Fs 1944). Emigra a Tangeri nel 1955 e vi consegue la licenza in filosofia.
Esordisce come poeta nelle pagine della prestigiosa rivista Souffles, creata nel 1966 da `Abd al-
Latif La`abi e sospesa nel 1972 per motivi politici. Nel 1971 va in Francia dove collabora con Le
Monde e nel 1973 pubblica il romanzo Harrouda, forte denuncia dell'arroganza del potere, della
lacerazione prodotta dal colonialismo e dalla susseguente acculturazione post-coloniale. Nel 1975
ottiene a Parigi il dottorato in psichiatria sociale. Da questi studi pubblica nel 1977 un saggio sugli
emigrati maghrebini e il loro squilibrio affettivo e culturale, linguistico e sessuale: La plus haute des
solitudes, in cui manifesta la sua solida esperienza di ricercatore sociale e una meticolosit
scientifica mai fredda n distaccata. Seguono Moha le fou, Moha le sage (1978), La prire de
l'absent (1981), L'enfant de sable (1985) e La nuit sacre (1987) per cui gli viene assegnato il
Premio Goncourt. Tutti momenti di una polemica che mette in discussione l'organizzazione della
societ musulmana, ma anche di quella occidentale. Pur essendo di madrelingua araba, ma
dialettale, s' sempre rifiutato di scrivere in arabo letterario, ammettendo di non saperlo dominare
come il francese. Ma ribadisce con decisione la sua identit araba e maghrebina pur in una
personalit "incrociata", plurietnica e pluriculturale. Buona parte della sua produzione narrativa
stata pubblicata in italiano. DARWSH Mahmd, poeta palestinese (al-Birwa - Galilea 1941). Fin
dall'infanzia la sua personalit segnata dalla fuga, dall'esilio in un campo profughi libanese, dal
ritorno nella propria terra occupata. Da ragazzo milita tra le forze progressiste e pi tardi diviene
caporedattore della rivista al-Giadid, organo dell'ala araba del partito comunista israeliano (Raqah)
di cui membro. La sua lotta politica, volta alla difesa dell'identit del popolo palestinese e dei suoi
diritti nazionali e culturali gli fa conoscere a pi riprese la prigione. Nel 1964 pubblica a Haifa
Awraq al-zaytun (Foglie d'ulivo), considerato il primo tentativo poetico concreto che segna "il
passaggio dalla fase delle lacrime a quello della rivolta e della sfida". Gli schemi formali sono
spezzati, i versi si riducono all'essenziale, talvolta a una sola parola. Nel 1965, in carcere, compone
la sua raccolta pi famosa `Ashiq min Filastin (Un innamorato della Palestina) in cui abbandona
definitivamente lo stile romantico e ricorre al simbolo, senza ancora pregiudicare la chiarezza
dell'espressione come invece accadr in Akhir al-layl (La fine della notte) del 1967, dall'ermetismo
eccessivo e dal simbolismo troppo oscuro. La sua capacit di mantenere la tensione nell'immagine e
di mitizzare le cose pi familiari della vita del suo popolo ne fanno uno dei poeti pi rappresentativi
della Palestina. Fino ad allora quasi sconosciuto, dopo la guerra di giugno 1967 la sua fama si
diffonde nel Mondo arabo. Nel 1971 lascia il suo paese per l'Egitto e poi il Libano che abbandoner
a sua volta con l'invasione israeliana del 1982 per vivere tra Tunisi e Parigi. Il suo divano
attualmente supera la decina di raccolte. KANAFNI Ghassn, scrittore palestinese (Acri 1936-
Beirut 1972). Inizia a studiare presso una scuola cristiana, ma nel 1948 costretto a fuggire in
Libano con la famiglia. Nel 1953 insegna a Damasco in una scuola dell'UNRWA, l'agenzia
dell'ONU che si occupa dei palestinesi. Nel contempo comincia a scrivere pubblicando i suoi primi
racconti nella rivista al-Ra'i (L'Opinione). Nel 1956 nel Kuwayt dove, continuando a insegnare, si
avvicina alla resistenza palestinese e in particolare a Georges Habash, che fonder in seguito il
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nel 1960 torna a Beirut dove comincia una
proficua collaborazione con vari giornali nazionalisti e progressisti, alternata alla sua opera di
scrittore militante, che dura fino al 1972 quando, nel pieno della sua attivit artistica, cade vittima di
un attentato. Esponente di primo piano della adab al-muqawama (letteratura della resistenza)
affronta nei racconti e nei romanzi la problematica degli esuli e della lotta contro l'occupazione
israeliana, mettendo in luce la crisi di fiducia dei palestinesi nei confronti dei paesi arabi. La sua
opera, riunita in due volumi, costituita da cinque raccolte di racconti Mawt sarir raqm 12 (La
morte del letto numero 12), 1961; Ard al-burtuqal al-hazin (La terra delle arance amare), 1963;
`Alam laysa lana (Un mondo non nostro), 1965; `An al-rigial wa-l-banadiq (Sugli uomini e i fucili),
1968; Umm Sa`d (La madre di Sa`d), 1969, e da tre romanzi brevi: Rigial fi l-shams (Uomini sotto
il sole), 1963; Ma tabaqq lakum (Ci che vi rimasto), 1966; `A'id ila Hayfa (Ritorno a Haifa),
1969. Ha scritto inoltre tre lavori teatrali e ha raccolto e presentato dei testi antologici sulla
letteratura della resistenza. Nagb MAHFUZ, romanziere egiziano (Il Cairo 1911-2006). Di famiglia
piccolo borghese si laurea in filosofia all'Universit del Cairo nel 1934 e viene assunto nella
pubblica amministrazione. Dopo un esordio nel romanzo storico, egli inizia nel 1945 con al-Qahira
al-giadida (Cairo nuova) quel filone narrativo, detto del "realismo sociale", ambientato nei luoghi
pi tradizionali del Cairo che vedr poi Khan al-khalili, nome del'antico bazar, del 1946, Zuqaq al-
midaqq (Vicolo del mortaio) del 1947 e che sfocer nell'opera che gli dar fama anche al di fuori
del mondo arabo: la ponderosa Trilogia, uscita tra il 1956 e il 1957, costituita da Bayn al-qasrayn
(Fra i due palazzi), Qasr al-shawq (Il palazzo del desiderio), al-Sukkariyya, nome di una strada del
Cairo, dove si manifesta una costante che dominer la sua opera complessiva: la proustiana
ossessione del tempo che sfugge. In Bidaya wa-nihaya (L'inizio e la fine), del 1949, si comincia a
notare un attenuarsi del suo realismo e l'esplorazione di pi sofisticate tecniche narrative che si
estrinseca nelle opere degli anni Sessanta dove viene approfondito l'interesse psicologico per i
personaggi e un frequente ricorso al simbolo. Son di questo periodo Awlad haratina (I figli del
nostro quartiere, 1959) in cui prevalgono i temi esistenziali con al centro l'uomo all'eterna ricerca
dei valori spirituali. Il romanzo sar bandito in tutti i paesi arabi, salvo il Libano, per la malvista
commistione di temi sacri in un contesto sociale. Poi al-Liss wa-l-kilab (Il ladro e i cani, 1961), al-
Summan wa-l-kharif (La quaglia e l'autunno, 1962), la raccolta di racconti Dunya Allah (Il mondo
di Dio, 1963) e Tharthara fawq al-Nil (Chiacchierata sul Nilo, 1966), in cui si sviluppano
conversazioni metafisiche al limite fra realt e fantasia, accanto a commenti critici sullo stato
intellettuale dell'Egitto. E' del 1967 Miramar, dove viene descritto il disgregato clima politico e
sociale che precede la sconfitta della 1967. Seguono Khammarat al-qitt al-aswad (La taverna del
gatto nero) e Taht al-mizalla (Sotto la pensilina) del 1969, dal simbolismo esasperato, e al-Maraya
(Gli specchi), del 1970, con continui riferimenti alla guerra del 1967. Nel 1975 pubblica Hikayat
haratina (Storie del nostro quartiere), il suo romanzo pi autobiografico. E' rimasto sempre fedele
alla lingua classica. Nel 1957 gli era stato conferito il premio di Stato per la letteratura. Giunto a
superare i quaranta titoli, con la motivazione "attraverso le sue opere ricche di sfumature - talora
intensamente realistiche, talora ambiguamente evocative - ha dato forma a una narrativa araba di
portata universale" gli viene assegnato, primo autore d'espressione araba, il Nobel per la letteratura
1988. NU`YMA Mikha'l, letterato libanese (Biskinta 1889-1987). Di genitori cristiani, dopo gli
studi elementari nel 1902 si trasferisce alla scuola magistrale russo-ortodossa di Nazareth
(Palestina). Dal 1906 studia come borsista nel seminario di Poltava (Ucraina) e si familiarizza con
la letteratura russa. Torna in Libano nel 1911 e alla fine di quell'anno parte per gli U.S.A. dove nel
1916 si diploma in Diritto e in Letteratura alla Washington University. Dopo aver servito
nell'esercito statunitense, torna a New York e si d al giornalismo legandosi agli scrittori e ai poeti
dell'Emigrazione siro-libanese e in particolare a Gibran Khalil Gibran di cui cur una biografia. Dal
sodalizio nasce al-Rabita al-qalamiyya (La lega degli scrittori) e la rivista al-Funun (Le Arti) che,
diffusa nel mondo arabo, avr un ruolo fondamentale nel processo di modernizzazione di quella
letteratura. Colpito dalla morte all'estero di Gibran (1931), l'anno dopo decide di tornarsene a
Biskinta. Nel 1961 consegue il premio del ministero libanese dell'Educazione nazionale per l'opera
letteraria svolta. Lascia una trentina di opere fra poesia, narrativa e critica. Ponte fondamentale di
collegamento fra varie civilt egli sviluppa uno spirito aperto a ogni rinnovamento, contro la fissit
della tradizione imperante nella letteratura araba. Fin dai suoi primi articoli di critica egli invita gli
uomini di lettere a recepire la continua evoluzione del mondo di cui la letteratura deve prendere
atto. L'opera al-Ghirbal (Il crivello, 1923) sancisce definitivamente il suo valore di critico. Il
periodo americano vede fiorire una sua interessante produzione poetica, tanto nello stile tradizionale
quanto in versi liberi, in cui enuncia le sue meditazioni sugli uomini, gli avvenimenti e le cose,
tradendo sovente le sue tendenze mistiche. Tornato in Libano egli si volge fondamentalmente alla
prosa e in particolare al racconto in cui si manifesta netta l'influenza dei narratori russi.
Fondamentale, fra la sua ricca messe letteraria, la ponderosa autobiografia Sab`un (Settant'anni,
1959-60) che in un arabo semplice eppur elegante dispiega le esperienze della sua triplice vita e
cultura. SA`DWI Nawwl, scrittrice egiziana (Il Cairo 1932). Compie gli studi primari e secondari
in varie localit egiziane seguendo il padre insegnante nei suoi trasferimenti. Si laurea in psicologia
esercitandone la professione e dedicandosi nel contempo alla narrativa. Esordisce col romanzo
Mudhakkirat tabiba (Ricordi di una dottoressa), in cui narra la rivolta di una ragazzina messa
sempre in secondo piano rispetto al fratello, e la raccolta di racconti Ta`allamt al-hubb (Ho appreso
l'amore), entrambi del 1961. Fra i vari titoli successivi, nel 1975 esce Imra'a `inda nuqtat al-sifr
(Una donna al punto zero), sul tema della donna sfruttata dall'uomo. Precedentemente, nel 1972,
aveva esordito nel saggio con al-Mar'a wa-l-gins (La donna e il sesso), di aspro spirito femminista.
Nel 1981 viene imprigionata per tre mesi con l'accusa di reati politici. La traumatizzante esperienza
viene trattata in Mudhakkirati fi sign al-nisa' (Ricordi del carcere femminile), del 1986, in cui tra
l'altro critica il crescente integralismo islamico cos penalizzante per la donna. Fra gli ultimi suoi
lavori ricordiamo Suqut al-Imam (La caduta dell'Imm) del 1987, altro esempio di romanzo
politico, dalla trama complessa, con continui salti tra il reale e il fantastico e di spiccato contenuto
simbolico con la morale che l'ingiustizia e l'oppressione continueranno a trionfare. Nel 1974 vince il
Premio egiziano per il racconto e nel 1982 quello per l'amicizia franco-araba. SLEH al-Tyyib,
romanziere sudanese (Merowe 1929). Dopo aver completato gli studi primari e aver appreso il
Corano nel natio paese rurale, si trasferisce presso l'istituto secondario di Wad Sayyidna a nord di
Omdurman. Ottenutone brillantemente il diploma si iscrive alla facolt di Scienze dell'Universit di
Khartm. Dopo due anni, non potendo attuare la sua intenzione di trasferirsi a Lettere, abbandona
gli studi e passa all'insegnamento. Viene assunto dalla B.B.C. quale responsabile della rubrica
teatrale della sezione araba e si stabilisce permanentemente a Londra tornando di tanto in tanto per
vacanza o lavoro alla sua terra natale. Questi frequenti ritorni rivelano nello scrittore cosmopolita,
che ha vissuto a Londra e a Parigi, la sua seconda natura di uomo profondamente radicato alle
proprie origini, al Nilo sulle cui rive ha trascorso la prima parte della vita. Questo tema vien reso
magistralmente nel romanzo che l'ha reso famoso dentro e fuori il Mondo arabo: Mawsim al-higra
il al-shamal (La stagione della migrazione al nord), pubblicato a Beirut nel 1969, in cui il
protagonista, un giovane sudanese emigrato in Inghilterra, dopo una prolungata e alienante
esposizione ai modi di vita occidentali, sente il bisogno di ritornare a rifugiarsi nel calore della sua
trib per ritrovare la serenit dello spirito. L'opera, rappresentazione di un drammatico e tragico
episodio dell'eterno incontro-scontro tra Oriente e Occidente, mostra una costante nella produzione
letteraria di S.: la presenza dell'Islam popolare, combinazione di ortodossia e animismo che,
contrapponendosi ai valori dell'Occidente, riesce a mediare tra tradizione e modernit, tra il
villaggio e la citt, tra musulmani osservanti e non. Anche nelle altre opere, due romanzi brevi e
vari racconti, egli d prova, in una lingua piana dal colore vernacolare, della sua tecnica raffinata
applicata al bagaglio tradizionale delle storie locali.

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