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critto sotto non diceva loro nulla, domandarono a un vicino: - Enrico Becque? Chi era costui?

il vicino: - Era colui a cui rifiutavano le commedie. (L'esprit de Becque). BEECHER- STOWE Enrichetta nata a Litchfield nel 1814; morta ad Hartford nel 1896; celebre autrice del popo larissimo romanzo La capanna dello zio Tom. 957. Sin da bambina aveva una gran passione per la letteratura e leggeva tutto q uello che le capitava tra mano, anche cose non adatte per la sua et e che non pot eva capire. Una volta scoperse, in un volumetto scompagnato, il Corsaro di Byron . Lo lesse e rilesse; ma c'erano frasi che non riusciva a comprendere. Si fece c oraggio e domand a una sua zia, che leggeva molto ed era abbastanza colta: - Zia, che cosa vuol dire questa, frase? - Figlia mia, - rispose la brava donna - sono di quelle frasi che scriveva solam ente Byron e lui solo sa che cosa ha voluto dire! La ragazza non dimentic pi il nome di questo scrittore che scriveva cose difficili da capire; e avendo una volta sentito dire da alcuni amici di famiglia che Byro n era morto, si mise a piangere. (Revue de Paris, 1 marzo 1898). 958. Ardeva in America la lotta tra gli schiavisti e gli antischiavisti, ed Enri chetta Beecher Stowe vedeva tutti i giorni scene pietose di negri fuggiaschi, ri presi e maltrattati. Meditando su tali fatti, la brava signora ebbe l'impression e che si sarebbe potuto scrivere con questi episodi un romanzo che avrebbe giova to alla causa antischiavista. Le scene del romanzo si venivano componendo nella sua mente a poco a poco. Quella, altamente drammatica, della morte dello zio Tom le si present chiara, mentre era in chiesa a pregare; e appena a casa, la butt gi in fretta perch non le sfuggisse. Poi volle leggerla ai suoi due figli, i quali, all'udirla, scoppiarono in singhiozzi, esclamando: - Oh, mamma, che maledetta cosa la schiavit! Ci dette alla signora l'esatta valutazione del bene che poteva fare il libro una volta pubblicato, e da allora in poi non smise pi di lavorarvi. (Atlantic MonthIe y, settembre 1896). 959. Appena finito il suo romanzo, la Beecher Stowe lo port a un editore, che pub blicava una rivista The National Era. L'editore le diede millecinquecento franch i per il romanzo, che fu pubblicato nella rivista a puntate. Ma. prima che il ro manzo fosse finito di pubblicare, un giovane editore le offr di farne un volume. Poi si pent per la lunghezza del romanzo, e solo dopo lunghe esitazioni consent a pubblicarlo; ma voleva che la autrice contribuisse alle spese di stampa. Non ave ndo costei il becco di un quattrino, rifiut. Dopo altri dubbi ed altre esitazioni , finalmente l'editore si decise alla pubblicazione, concordando con l'autrice u na retribuzione del dieci per cento. Il risultato fu immediato e splendido. Il p rimo giorno si vendettero tremila copie del libro; dopo pochi giorni si era giun ti a diecimila copie; e otto torchi dovevano lavorare giorno e notte per tener d ietro a tutte le richieste. In un anno se ne vendettero trecentomila copie. (Atl antic MonthIey, settembre 1896). 960. L'autrice intanto non si occupava affatto dell'esito del suo romanzo e non sapeva a che punto fosse arrivato il successo. Quando suo marito and dall'editore a riscuotere i diritti d'autore, questi gli domand se sapeva press'a poco quanto gli spettava. - Oh! - rispose lui con un sorriso - spero o di trarne abbastanza per comprare a mia moglie un abito di seta! Allora l'editore gli porse un assegno di cinquantamila franchi. (Atlantic MonthI ey, settembre 1896). 961. Il romanzo fu ben presto tradotto in tutte le lingue, persino in siamese. E una delle signore, della Corte del Siam, dopo averlo letto, liber immediatamente tutti i suoi schiavi, che, fra uomini, donne e fanciulli, erano circa centotren ta, e disse che sopra ogni altra cosa al mondo avrebbe desiderato essere buona c ome l'autrice del romanzo che l'aveva tanto commossa. (Atlantic MonthIey, settem bre 1896). 962. La celebre scrittrice aveva un'edizione del suo libro, in tre volumi. Era u

na superba edizione, illustrata, e venne voglia all'autrice di farsela rilegare bene da un bravo legatore di libri. - Spero che sarete contenta del mio lavoro - le disse l'operaio, riportandole i tre volumi magnificamente rilegati. - Oh, benissimo! - rispose la Beecher Stowe, entusiasta. Se non che, a un tratto, impallid. Aveva letto sul dorso dei volumi in bellissime lettere, dorate: La capanna dello zio e sotto: Toni. I Toni. II Tom III. (Giornale d e donne, 19 ottobre 1888). 963. Era molto religiosa, ma insorse contro la severit puritana, inesorabile cont ro il peccato. Diceva: - Possibile che Dio non ami e non compatisca il peccatore anche prima del suo pe ntimento? Il Dio inesorabile e terribile dell'Antico Testamento non mi persuade. Preferisco Ges, tutto piet e bont. Oh, s, s; questo Dio, come io lo voglio. (Revue d e Paris, 1 marzo 1898). 964. Quando scoppi la guerra di Secessione per la liberazione degli schiavi, il p residente Lincoln volle conoscere Enrichetta Beecher Stowe e, stringendole cordi almente la mano, le disse: - Ecco dunque la debole donna che ha mosso questa, grande guerra! Nessun elogio poteva esserle pi gradito di questo. (Revue de Paris, 1 marzo 1898). 965. Un giorno che se ne stava nel suo giardino, tra i fiori, le si avvicin un ma rinaio che, scoprendosi dinanzi a lei, disse: - Quando ero giovane ho letto con molto profitto la Capanna dello zio Tom: un li bro che mi ha profondamente commosso e perci sono felice di vedervi e di stringer vi la mano. - Ma io non ho scritto quel libro - rispose Enrichetta. - Come? Non l'avete scritto voi? E chi dunque l'ha scritto? - Dio: stato Dio che me, lo ha dettato. - Amen! - concluse il pio marinaio (Revue de Paris, 1 marzo 1898). BEETHOVEN Lodovico nato a Bonn nel 1770 - morto a Vienna nel 1827; grande compositore di musica ted esco, forse il maggiore di tutti. 966 Il padre di Beethoven era tenore, ma di poco merito. Beone e scioperato, cer c di trar subito guadagno dal piccolo figlioletto, e perci gli fece studiare la mu sica sotto di s, sin dall'et di quattro anni. Si conserva un manifesto molto carat teristico, nel quale il padre, solo due anni dopo, quando il bimbo aveva cio sei anni, presenta il figlioletto al pubblico. Oggi add 26 marzo 1776, nella sala dell 'Accademia di musica, il signor Beethoven, tenore di Corte di questo Elettorato di Colonia, avr l'onore di produrre due suoi scolari, e cio madamigella Averdonc, contralto di Corte, e il di lui figlioletto Lodovico d'anni sei; la prima avr la grazia di offrire diverse belle arie; il secondo diversi concerti di piano e tri i. Questo il primo contatto di Beethoven col pubblico: disgraziatamente non sappi amo con quale esito. (SPECHI, Beethoven). 967. Beethoven da fanciullo prendeva tutti i giorni lezione di violino. Ma talvo lta sonava senza la musica dinanzi, improvvisando. Ve lo trov un giorno il padre, che subito s'irrit e gli disse: - Ma che ti salta in mente di strimpellare cos, senza n capo ne coda? - Forse questa, musica non ti piace? - gli domand per tutta risposta il ragazzo. - Non dico questo; ma, per metterti a sonare di tua testa, ci vuole ancora parecchio. Studia con diligenza il violino e il pianoforte, mira a seguire esattamente le note. Quando ci sarai riuscito, allora soltanto potrai lavorar di invenzione. (BRAUN, Beethoven intimo). 968. Una vicina di casa di Beethoven, quando questi era fanciullo, era la signor a Fischer, che aveva una figlioletta molto amica di Lodovico. La signora Fischer notava da qualche tempo la scomparsa di uova dal suo pollaio. Una mattina, entr andovi improvvisamente, trov nel pollaio la figlia col suo amichetto Beethoven. - Ora capisco - disse la brava donna - perch le mie uova scemano di numero. E Lodovico: - Ma che dice, signora! Le galline, come lei sa, si sviano spesso nel deporre le uova; e poi ci sono le volpi che sono abilissime nello sgraffignare le uova! E la signora:

- Verissimo, ma tra queste volpi ci siete anche voi due! I due ragazzetti scapparono via, ridendo come birbe. (BRAUN, Beethoven intimo). 969. Un altro giorno la stessa signora Fischer, vedendolo assorto nei suoi sogni mentre con gli occhi fissava una frittella, gli domand: - Ti piace eh, quella frittella? Ma l'altro non rispondeva. La signora Fischer allora: Chi tace acconsente. Beethoven alle parole della vecchia, questa, volta si scuote e, guardandola in f accia come se la vedesse la prima volta, le dice: - Scusami. Non ho capito ci che tu mi dicevi, perch ero tutto in un pensiero cos be llo da non potermi lasciar disturbare. (SPECHI, Beethoven). 970. Ragazzo ancora di appena dieci anni, restava ore e ore immoto e meditabondo , inseguendo non so che strani sogni della sua fervida fantasia. Ed era gi cos dis tratto da non curar troppo la sua persona. La sua vicina, Fischer, passandogli a ccanto un giorno che era pi trasandato del solito, con aria di rimprovero gli dis se: - Cos sudicio, Lodovico? Dovresti pur cercare di tenerti un po' pi pulito. - Che importa? Quando sar un signore, nessuno ci bader (SPECHT, a pi 971. Non ostante che avesse avuto a maestri dilettanti e musicisti assai discuti bili, il piccolo Beethoven faceva tali rapidi progressi nello studio della music a, che, quando ebbe finalmente un maestro degno di lui, il famoso Neefe, questi, di solito assai severo, se ne meravigli e gli predisse una carriera mozartiana. Appena dodicenne, lo volle suo sostituto d'organo e stabil che, in caso di suo im pedimento, dovesse sostituirlo anche come direttore d'orchestra nel teatro dell' Opera. Cos, a quella tenera et, il piccolo Lodovico poteva mantenersi da se e anch e aiutare i genitori (SPECHI, Beethoven). 972. Beethoven, ancora ragazzo, and a Vienna, dove imperava Mozart. Alcuni amici, ammiratori del giovanissimo musicista di Bonn, cercarono di far incontrare il c elebre maestro e il musicista novellino. Ci riuscirono; ma Mozart, a cui si facevano giudicare continuamente giovani prodigi, era diffidente e anno iato. Beethoven sedette al piano e improvvis un pezzo di sua fantasia. Buono, non c' male pensa Mozart ma non mi vengano a dire che C questo pezzo ' improvvisato. Si tratta evidentemente di una falsa improvvisazion e, di un brano composto chi sa con quanta fatica e imparato a memoria. Non lo dic e apertamente, ma lo fa capire. il piccolo Beethoven capisce infatti e, irritato, prega Mozart di dargli lui ste sso un tema. Mozart accondiscende, e d il tema. Beethoven improvvisa un magnifico pezzo con foga mirabile, con tal pienezza e potenza, con tale splendore di form a che Mozart rimane perplesso, poi esclama ai presenti: - Attenti a costui, perch far parlare di s il mondo. Poi lo abbraccia e gli domanda scusa. (SPECHT, Beethoven). 973. A quei tempi, c'era a Vienna un musicista famoso, l'abate Gelinek, un benia mino del pubblico, entusiasta della sua eccellenza pianistica, tanto era lucido, polito, elegante. Una sera, trovandosi a casa di Venceslao Czerny, l'abate gli disse che quella sera doveva andare a sonare in societ, per misurarsi con un giov ane pianista sconosciuto. Nel congedarsi, sicuro com'era di se, esclam: - Ne farem salsiccia! Il giorno dopo, Czerny gli domanda come andata la serata. - Ah! - esclama costernato l'abate - me, ne ricorder fin che campo. Quel giovanot to ha il diavolo in corpo. Non ho sentito mai, sonare a quel modo. Improvvis come solo Mozart potrebbe fare. Cav dal pianoforte effetti, che noi non ci siamo mai, neppure sognati. Czerny, incuriosito, domanda come si chiama il giovane, pianista. - un giovane basso, brutto, con una faccia caparbia. Si chiama Bee thoven. (SPEC HT, Beethoven). 974. C'era a Vienna un virtuoso di pianoforte, Daniele Steibelt, che era pieno d i sussiego, ben che aridissimo compositore e mediocre pianista. Costui, quando n ei salotti viennesi si cominci a spargere la fama di Beethoven, lo sfid a una gara . Beethoven si schermiva; ma l'altro tanto disse e tanto fece, che alla fine dov

ette cedere. Son prima lo Steibelt; poi venne la volta di Beethoven, che, annoiat o e sprezzante, prese lo spartito dello Steibelt, lo mise sul piano capovolto, n e prese un tema, e su quello improvvis in modo cos terribilmente grande e ispirato , che lo Steibelt divenne pallido come la cera, barcoll, usc dalla sala senza nemm eno aspettare che il rivale avesse finito; e da allora in poi, quando lo invitav ano a sonare, metteva come condizione che non lasciassero venire Beethoven. (SPE CHT, Beethoven). 975. Durante un concerto all'aperto nel parco di Vienna, Beethoven e Cramer, che divenne poi un famoso pianista, passeggiavano su e gi per i viali del giardino, ascoltando il Concerto per piano in do minore di Mozart. Ad un tratto Beethoven si ferm, ferm il compagno e, richiamando la sua attenzione sul motivo di una stupe nda semplicit che si manifesta verso la fine, esclam col viso sfavillante d'entusi asmo: - Cramer, noi non saremo mai, capaci di far qualcosa di simile! (BRAUN, Beethove n intimo). 976. Il Fidelio era dapprima in tre atti; ma all'esecuzione si era dimostrato tr oppo lungo e, a detta di tutti i competenti, benevoli del resto a Beethoven, era necessario fondere i primi due atti in uno solo. Si radunarono dunqu e questi amici in casa del principe Lichnowsky a discutere la cosa con Beethoven , ma questi difendeva strenuamente il suo lavoro con simpatica nobilt d'artista. - Neppure una nota! Non tolgo neppure una nota! - seguitava a gridare. Allora la principessa, una vecchia intelligentissima, che a Beethoven voleva ben e come una madre, s'inginocchi ai suoi piedi e lo supplic che volesse fare le modi fiche, a nome della madre del musicista, che era morta da poco. Beethoven a quel le parole si commosse e, scoppiando in singhiozzi, esclam: - Lo far, lo far! - e tese la mano alla povera signora per rialzarla. (SPECHT, Bee thoven). 977. Quando fu rappresentato il Fidelio, fu un immenso successo, e tutto faceva prevedere che l'opera avrebbe tenuto il cartellone per molte e molte sere ancora , quando Beethoven, poco pratico di cose di teatro, credette di essere defraudat o dei suoi diritti, e si rec furibondo dal direttore del teatro, che era il baron e Braun, da tutti ritenuto onestissimo. Il Braun, vedendolo eccitato, cerc di cal marlo, dimostrandogli che l'incasso era stato inferiore al previsto soltanto per ch non s'erano venduti i palchi di second'ordine; ma questi si sarebbero certamen te venduti le sere successive. - Io non scrivo per il loggione! - esclam, pi furibondo che mai, Beethoven. - Eppure - osserv Braun persino Mozart non l'ebbe in disdegno. Non l'avesse mai, detto! - Ebbene - url fuori di s Beethoven - si faccia scrivere le opere da Mozart. Io no n permetto pi che si rappresenti l'opera mia! Braun, allo stato in cui erano le cose, non potette che dar ordine che si restit uisse al compositore la partitura. E il Fidelio non fu pi rappresentato (BRAUN, B eethoven intimo). 978. Dell'orgoglio di Beethoven fa prova il seguente aneddoto. Un giorno, in cas a del principe Luigi Ferdinando, disse che avrebbe desiderato, invece di dover m ercanteggiare con tanti editori, trovarne uno che, assegnandogli una rendituccia annua, pubblicasse tutto ci ch'egli scriveva, aggiungendo che, del resto, cos ave vano fatto anche Goethe e Haendel. Uno dei presenti, che passava per intenditore, arricciando il naso, esclam: - Giovanotto mio, ma il caso differente. Perch lei non n Goethe ne Haendel, e non mi par che si possa supporre neppure che lo diventer. Figuratevi le ire di Beethoven! Il principe, per calmarlo, spieg che non si era v oluto offenderlo; ma che in genere da taluni si pensa che i giovani non si debba no presumere di eguagliare i grandi che li hanno preceduti. E Beethoven di riman do: - Sar benissimo; ma io, con coloro che non hanno fede in me, perch non ho ancora u n nome celebre, non amo trovarmi. (SPECHT, Beethoven). 979. Uno dei protettori di Beethoven era il principe Lobkowitz di Vienna, il qua le si era obbligato a passare al maestro una pensione annua di 700 fiorini. Se n on che, poco dopo, egli cadde in rovina e le sue condizioni erano tali che non p

ot pi pagare. Allora Beethoven perdette la bussola e, dimenticando la riconoscenza che doveva al principe, si sfog contro di lui con ogni sorta di contumelie, chia mandolo mascalzone e peggio, e intentandogli causa. Se non che Beethoven perdette la lite. Allora avvenne un fatto sorprendente: il principe Lobkowitz, - adesso che aveva avuto ragione cont ro il maestro litigioso e furente, si decise a contribuirgli spontaneamente la p ensione, non solo, ma provvide anche, per il caso di sua morte, perch la pensione continuasse. Tuttavia non volle pi vedere Beethoven, di cui continuava ad essere ammiratore e col quale si congratulava, per lettera o per interposta persona, d i ogni suo nuovo successo. A ogni modo il principe crapulone e rovinato si mostr in quest'occasione generoso e simpatico. (SPECHT, Beethoven). 980. C'era a Brunswick un giovane organista, certo Wiedebein, che desiderava una sola cosa: veder Beethoven. Mise da parte un discreto gruzzoletto e poi si rec a Vienna. Appena arrivato, scende dalla diligenza e corre a perdifiato attraverso le vie della citt, per riti la casa del maestro. Ma trattenuto da un carro di gr anaglie che, sfasciatosi, sbarra la strada. Alcuni cittadini stanno aiutando il carrettiere a ricaricare sul carro i sacchi scivolati via; e anche l'organista s i mette ad aiutare. A un tratto, un vicino attacca conversazione con lui, e sent ito che la prima volta che viene a Vienna, si crede in dovere di additargli alcu ni monumenti da vedere. Ma l'altro gli dice che non venuto a veder i monumenti; ma che una cosa sola lo interessa: vedere Beethoven. - Ma Beethoven sono io! esclama il vicino, che appunto il grande musicista. Gioia di entrambi, che si abbracciano. Beethoven vuole ospitare il giovane organ ista e lo porta a casa sua. Ma, sebbene Wiedebein restasse a Vienna due settiman e sotto lo stesso tetto di Beethoven, non riusc pi a vederlo, perch il maestro era immerso nel lavoro. (SPECHT, Beethoven). 981. Tra gli ammiratori di Beethoven il pi entusiasta e discreto era forse il pri ncipe Lichnowsky, che non voleva rinunciare a fargli visita due volte la settima na, ma nello stesso tempo non voleva disturbarlo nel suo lavoro. Quando il servo , di professione sarto, che se ne stava in anticamera a cucire, gli aveva detto. che il maestro era in casa, egli entrava in punta di pie- di, andava a sedersi sopra una sedia meno ingombra delle altre, e stava l per circa un'ora, immobile, mentre Beethoven (che magari nemmeno s'accorgeva di lui o fingeva di non accorge rsene) continuava pacifico a scrivere e a canticchiare. Il principe era beato di respirare l'aria in cui nasceva la nuova opera del suo Beethoven. Talvolta il mae stro non lo riceveva neppure; e allora egli restava in anticamera a chiacchierar e col servo, il quale continuava, anche lui, a cucire, senza badargli troppo. E talvolta Beethoven, dopo tante prove di devozione, lo trattava persino male. (SP ECHT, Beethoven). 982. Trovandosi Beethoven in casa del principe Lichnowsky insieme con principi e alti personaggi, ed essendo da essi trattato da pari a pari, per aumentare il p roprio prestigio ebbe l'idea bislacca di comprarsi un cavallo da sella. Se non c he, compratolo, se ne dimentic affatto, e passato molto tempo, se ne dovette rico rdare con scarso piacere, quando il servitore gli present i conti abbastanza sala ti dei finimenti e del fieno. Allora Beethoven, disgustato subitamente di quel c avallo che non aveva mai, veduto, lo regal al servo. (SPECHT, Beethoven). 983. Dava lezioni all'arciduca Rodolfo, e avendogli un giorno un amico domandato se il suo scolaro principesco sonava bene, rise di cuore e rispose: - S, qualche volta, quando si sente in forza Nemico d'ogni etichetta e cerimonia, . trattava il principe come uno scolaro qua lunque e, quando sbagliava qualche nota, gli dava dei colpi sulle dita. Ne nacqu e uno scandalo tra i cortigiani, ma intervenne il principe, che disse ai suoi ri dendo: - Lasciatelo fare a suo modo, perch tale la sua natura. (BRAUN, Beethoven intimo) . 984. Quante volte Beethoven dalle sue escursioni nei boschi tornava casa in maniche di camicia, dimenticando sull'erba il vestito! Gli accadeva anch e spesso di uscire senza cappello. Una volta a Neustadt si trov in cos malo arnese che fu arrestato come vagabondo, e nessuno voleva credere che egli fosse il cel

ebre musicista ben noto. Sarebbe rimasto in prigione chi sa quanto, se non veniv a a liberarlo il direttore d'orchestra. (Nuova Antologia, 1888). 985. Una sera lo scolaro prediletto di Beethoven, Ferdinando Ries, si trovava in casa della contessa Browne, fanatica ammiratrice di Beethoven. Il giovane aveva sonato tutta la sera roba del suo maestro, fin che alla fine, stanco, si mise a improvvisare una marcia. La contessa, credendo che fosse anche essa di Beethove n, la port alle stelle. Il Ries la lasci nell'inganno. Il giorno dopo, trovandosi ancora in casa della Browne, ma insieme col Beethoven, la vecchia contessa si mi se a elogiare il maestro per la sua nuova composizione. Beethoven non capiva. Al lora Ries gli spieg all'orecchio la cosa, il che lo divert molto. Volle che lo sco laro ripetesse la marcia e quando tutti i presenti l'ebbero molto elogiata, egli , ridendo, svel il trucco ed esclam: - Vede, caro Ries, come sentenziano su ogni musica questi famosi intenditori? Qu alunque robaccia un capolavoro, pur che porti il nome del loro autore prediletto . (SPECHT, Beethoven). 986. Un giorno, in un salotto, stava al piano Ries, scolaro di Beethoven, e ques ti gli stava dietro a voltar le pagine. A un tratto Ries fece un errore, e Beethoven gli diede un leggero buffetto sul capo. Finito il pezzo, gli disse: - Bravo, ha sonato proprio bene: il mio buffetto aveva il solo scopo di dimostra rle con quanta attenzione io la seguissi. poi sedette lui al pianoforte. Allora si mise seduta dietro di lui, a voltargli le pagine, la principessa Lichnowsky. Ed ecco che, a una certa battuta, Beethove n commise un piccolo errore. Subito la principessa gli diede tre o quattro scapa ccioni, e nemmeno troppo leggeri, sulla nuca, dicendo: - Scusi, sa! Ma se lo scolaro colpito con un dito per una nota sbagliata, il mae stro dovr esser punito con tutta la mano! Tutti ne risero di gusto, e Beethoven per primo. E allora si rimise a sonare dac capo, e questa, volta in modo maraviglioso. (BRAUN, Beethoven intimo). 987. Quando Napoleone era semplicemente Primo Console, Beethoven aveva una immen sa ammirazione per lui. Stava allora componendo la terza sinfonia, e vi aveva sc ritto sopra come titolo Bonaparte. Fu Ries che gli port per primo la notizia che Na poleone s'era proclamato imperatore. A sentir questo, Beethoven divenne furibond o e si mise a gridare: - Anche lui dunque non altro che un uomo volgare! Ora si metter a calpestare tutt i i diritti dell'uomo, vorr soddisfare soltanto la sua ambizione e innalzarsi sopra tutti gli altri, diventando un tiranno! Poi mosse verso la tavola, afferr il frontespizio della terza sinfonia, lo stracc i e lo gett a terra, calpestandolo. Scrisse di nuovo questo frontespizio e allora soltanto la sinfonia fu intitolata Eroica.. (BRAUN, Beethoven intimo). 988. Dopo la battaglia di Jena, Beethoven s'imbatt nel suo amico Krumpholz, cui e ra molto affezionato. Gli domand che cosa c'era di nuovo. - Di nuovo - rispose Krumpholz - c' la notizia arrivata test che Napoleone ha anco ra una volta sconfitto i Prussiani a Jena. Beethoven: - Peccato che non m'intenda di arte della guerra come m'intendo di musica! Vorre i dargli io una lezione, a costui, e metterlo in rotta! (BRAUN, Beethoven intimo ). 989. Il principe Lichnowsky lo aveva ospitato da pi settimane nel suo castello co n ogni riguardo. Erano di passaggio e ospiti nel castello alcuni ufficiali franc esi di Napoleone. Il principe avrebbe voluto che Beethoven sonasse qualche cosa in loro presenza. Ma Beethoven, che ammirava Napoleone primo console e aveva inv ece un gran disprezzo per Napoleone imperatore, piuttosto che sonare davanti a q uegli ufficiali, se la svign dalla sala quatto quatto. Avendo pi tardi il principe ricercato da ogni parte Beethoven, lo ritrov finalment e nella sua stanza; ma, avendo osato entrarvi per pregar il maestro di tornar in sala, Beethoven per poco non lo accopp con una sedia che aveva brandito come una mazza. (SPECHT, Beethoven). 990. Una volta si trovava in casa di un suo nobile amico ed ammiratore, e s'era messo a sonare a quattro mani col suo scolaro Ferdinando Ries una marcia che egl i aveva scritto per incarico del principe Lichnowsky.

A un tratto, mentre suona, sente che il conte Palffy, giovane e innamorato, suss urra un po' troppo forte e oltre la sua intenzione un complimento galante alla s ua bella vicina, per cui appunto egli spasimava. Non l'avesse mai, fatto! Beetho ven allontana dal pianoforte le mani del Ries, si alza in piedi scandalizzato ed esclama ad alta voce: - Per questi porci io non suono! Esce poi dalla sala e non pi possibile indurlo a rientrare. (SPECHT, Beethoven). 991. Un giorno, mentre si trovava in campagna da suo fratello, usc a passeggio pe r i campi, e come il suo solito per strada cantava ad alta voce e gesticolava co ncitato. Pass di l un carro tirato dai buoi, i quali a vedere quei gesti e a udire quelle urla si spaventarono; e invano il contadino che guidava si raccomandava allo strano uomo che volesse smettere quel contegno che irritava le bestie. Fors e Beethoven nemmeno l'ud. Il contadino, rincasando, domand al garzone chi. era a quel matto furioso che sco rrazzava le campagne e spaventava gli animali; e rest molto stupito nel sentire c he era il fratello del padrone. - Buono quel fratello! - esclam il contadino. (SPECHT, Beethoven). 992. Un giorno, mentre dava un concerto, sent dietro le sue spalle come una insop portabile presenza. Volgendosi, vide in una sedia di quarta fila un signore, ele gantemente vestito, con aria spavalda. E aveva riconosciuto subito quel signore, : era suo fratello farmacista, ricchissimo e stupido, che Beethoven non poteva s opportare. - Mettete fuori quell'uomo disse Beethoven all'impresario - o non comincio il co ncerto. - Ma quel signore, ha pagato il suo biglietto. - Non importa. Gli si restituisca il denaro. Non lo voglio qua dentro. Per evita re lo scandalo, si dovette convincere (e non fu piccola fatica) il fratello di B eethoven ad andarsene. (Corriere musicale, 26 settembre 1935). 993. Un giorno era uscito a passeggio col suo scolaro prediletto Ries, e discorr evano animatamente. A un tratto, lo scolaro lo interrompe per fargli notare il s uono soavissimo che un pastore lontano e invisibile traeva dalla sua zampogna. B eethoven si mette in ascolto; ma subito si fa pallido, torce la bocca, preso da un indicibile spavento. Tende meglio l'orecchio, in uno sforzo disperato. Nulla. t la prova che ormai il povero Beethoven proprio e inguaribilmente sordo. Il gi ovane, che intuisce il dramma intimo dell'amato maestro, si sente scendere un br ivido di freddo per la schiena, e tenta di riparare con una bugia: - Maestro, si vede che il pastore ha smesso di sonare; neanche io lo sento pi. Bugia inutile. Beethoven sa la sua sciagura. Rincasa furibondo e accasciato, si chiude nella sua stanzetta, piange. (SPECHT, Beethoven). 994. Beethoven racconta cos la causa della sua sordit. Egli aveva scritto un'opera che si doveva rappresentare; ma era alle prese con u n tenore molto capriccioso e importuno. Beethoven aveva gi dovuto scrivere due ar ie diverse sulle stesse parole, senza che il tenore ne fosse ancora contento. Pa zientemente gliene scrisse una terza, che da principio sembr andargli a genio e GS PLIT:uPalazzi-Zanichelli 1.txtArchivio GSplit&{5F9160D1-68ED-4692-9DC5-DA0556BA26 AC}sm