Sei sulla pagina 1di 276

1

================================

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

================================ Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: Verde Antifona d'ingresso Venite, adoriamo il Signore, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli il Signore nostro Dio. (Sal 95,6-7) Colletta Custodisci sempre con paterna bont la tua famiglia, Signore, e poich unico fondamento della nostra speranza la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore Ges Cristo... Oppure: O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perch ardenti nella fede e instancabili nella carit diventiamo luce e sale della terra. Per il nostro Signore Ges Cristo... PRIMA LETTURA (Is 58,7-10) La tua luce sorger come laurora. Dal libro del profeta Isaa

Cos dice il Signore: Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con laffamato, nellintrodurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorger come laurora, la tua ferita si rimarginer presto. Davanti a te camminer la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguir. Allora invocherai e il Signore ti risponder, implorerai aiuto ed egli dir: Eccomi!. Se toglierai di mezzo a te loppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore allaffamato, se sazierai lafflitto di cuore, allora briller fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sar come il meriggio. Parola di Dio SALMO RESPONSORIALE (Sal 111) Rit: Il giusto risplende come luce. Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti: misericordioso, pietoso e giusto. Felice luomo pietoso che d in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vaciller in eterno: eterno sar il ricordo del giusto. Cattive notizie non avr da temere, saldo il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro il suo cuore, non teme,

egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua fronte sinnalza nella gloria. SECONDA LETTURA (1Cor 2,1-5) Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Cornzi Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con leccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Ges Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perch la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Parola di Dio Canto al Vangelo (Gv 8,12) Alleluia, alleluia. Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me, avr la luce della vita. Alleluia. VANGELO (Mt 5,13-16) Voi siete la luce del mondo. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render salato? A nullaltro serve che ad

essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non pu restare nascosta una citt che sta sopra un monte, n si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e cos fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli. Parola del Signore Preghiera sulle offerte Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolezza, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Antifona di comunione Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi verso i figli degli uomini; egli sazia il desiderio dellassetato e ricolma di beni laffamato. (Sal 107,8-9) Oppure: Beati coloro che piangono, perch saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perch saranno saziati. (Mt 5,5-6) Oppure: Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli. (Mt 5,16) Preghiera dopo la comunione O Dio, che ci hai resi partecipi

di un solo pane e di un solo calice, fa che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore. Commento Se metto un grosso cucchiaio di sale nella zuppa, sar immangiabile. Ce ne vuole solo un pizzico, che basta ad insaporirla. O, senza utilizzare unimmagine, anche se non ci sono che pochi uomini a sopportare con buon umore, bont e indulgenza le debolezze del loro prossimo (e le loro, in pi!), a non essere solo preoccupati di imporsi, di perseguire i propri scopi e i propri interessi, questo pugno di uomini ha la possibilit di cambiare il proprio ambiente, contribuendo a che il nostro mondo resti umano. Il nostro mondo sarebbe povero, inumano e freddo se non ci fossero uomini che danno prova di questa cordialit e di questa generosit spontanee. Essere il sale della terra: siamo abbastanza fiduciosi per credere al carattere contagioso della bont? O ci accontentiamo di temere il potere contagioso del male? Un pizzico di sale basta a dare gusto a tutto un piatto. Ognuno di noi, anche se si sente isolato, ha la fortuna di poter cambiare il clima che lo circonda! Ges ci crede capaci: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo! Lo siamo? Essere sale e luce: un compito impossibile? mons. Roberto Brunelli Per quattro domeniche a cominciare da oggi si leggono

passi del discorso della montagna': insegnamenti di Ges, riuniti come a tracciare il programma della sua successiva attivit. Nel brano odierno (Matteo 5,13-16), Ges chiama i suoi discepoli sale della terra, luce del mondo'. Che significa? Forse a qualche ascoltatore sar tornato in mente un passo del profeta Isaia (58,7-10), riproposto oggi come prima lettura: se dividerai il pane con l'affamato, se ospiterai i senzatetto, se darai un vestito a chi non l'ha, allora la tua luce sorger come l'aurora; se combatterai l'oppressione e l'empiet, se consolerai l'afflitto di cuore, allora briller fra le tenebre la tua luce. Insomma, agire secondo giustizia e carit, dice il profeta, e Ges non intendeva altro. Essere sale della terra, luce del mondo, significa dare sapore, cio un senso, uno scopo alto, alle realt che invece troppi vivono come avvilenti perch subte o banali; significa fare luce allo spirito di chi disperato, di chi cieco o semplicemente addormentato, e perci non vede il bene esistente intorno a s, n quello che possibile realizzare. Il compito che Ges affida ai suoi discepoli appare grandioso ed entusiasmante, per difficile; anzi, chi ha coscienza dei propri limiti tentato di ritenerlo impossibile. Ecco tuttavia la seconda lettura. L'apostolo Paolo si sentiva anche lui inadeguato ad essere sale e luce del mondo; ma non per questo si trattenne dal fare quanto era in suo potere per testimoniare Colui che l'aveva mandato. In proposito, scrisse: "Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Ges Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perch la

vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1Corinzi 2,1-5). Si legge negli Atti degli apostoli (17,16-34) che, prima di giungere a Corinto, Paolo era passato dalla vicina Atene, considerata il principale centro intellettuale del mondo antico. L'ansia apostolica che lo pervadeva indusse l'apostolo ad annunciare il vangelo anche l, e dinanzi a un'accolta di filosofi tenne un discorso sapiente, erudito, ricco degli accorgimenti retorici che rientravano allora nel bagaglio degli oratori; malgrado ci, egli fece fiasco: tranne pochissimi, gli ascoltatori se ne andarono con commenti sarcastici. Paolo impar la lezione: passato a Corinto, abbandon ogni sapienza umana e annunci il vangelo, come poi scrisse loro, con un discorso diretto, presentando le realt della fede nella loro immediata concretezza, pur se poteva apparire sconcertante: invit a seguire uno che era finito sulla croce, vale a dire uno che gli ascoltatori potevano considerare un fallito. Umanamente sembra, quella dell'apostolo, una condotta poco accorta, quasi autolesionistica. Invece, come egli stesso spiega nella lettera, cos facendo emerge che in realt la fede non deriva dai bei discorsi di qualcuno: deriva dalla "potenza di Dio". L'apostolo, il missionario, il sacerdote, il catechista, la mamma che insegna le preghiere al suo bambino, e chiunque altro cerchi di testimoniare il vangelo con le parole e l'esempio, "deve" avere coscienza di essere debole e affrontare l'impegno "con timore e trepidazione"; questo per non lo deve trattenere, nell'ancor pi forte coscienza di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio: chi sa penetrare nelle menti e nei cuori degli uomini solo Lui. Dunque, essere sale e luce del mondo possibile ad ogni cristiano, non per virt sua, per chiss quali doti o meriti o privilegi, ma perch tramite lui ad operare in realt Dio.

Commento su Matteo 5,13-16 Agenzia SIR Il Signore chiama i discepoli sale della terra e luce del mondo; sono quasi le prime parole che rivolge loro. Questo mostra la potenza di Ges: lui il vero sale e la vera luce, ma li rende subito partecipi di tutto, anche della sua condizione di Figlio. Per questo il discepolo che subisce la persecuzione sa di Cristo, come il sale. E all'esterno produce una luce che illumina il mondo e la stessa comunit dei credenti, la Chiesa. Propriamente Ges il sale della terra e la luce del mondo. Ges sa di Dio, ha il sapore di Dio, tutt'altro rispetto al sapore del mondo. Cos come si contrappongono il profumo, la fragranza di vita e l'odore di morte. Anche il discepolo, per la partecipazione a Cristo Ges, ha anche lui questo sapore e deve cercare di non essere insipido. Avere sale vuol dire avere questa esperienza di Dio. Ma il sapore si pu perdere e anche il discepolo pu diventare insignificante, senza senso. La luce Ges, il Figlio che "luce da luce", brilla sul lucerniere, che la croce, e rischiara le tenebre. Una luce cos intensa che fa sembrare tenebra la luce in cui viviamo. Perch Lui la luce, noi battezzati in lui, veniamo illuminati a nostra volta e riflettiamo luce sugli altri. come nell'astronomia: corpi opachi, come la luna, non brillano di luce propria ma riverberano la luce del sole. Anche Mos, dopo aver visto e parlato con il Signore,

si dice che aveva un'espressione cos luminosa che quasi non si riusciva a guardarlo; per cui gli israeliti lo pregavano di velarsi quando parlava con loro. E Mos si toglieva il velo solo quando era nella tenda davanti al Signore. Perdere il sapore tragico; significa divenire stolti, idolatri. Si pu parlare della luce senza che niente s'illumini, del fuoco senza che niente si riscaldi, del lievito senza che niente venga fermentato, del sale senza che niente acquisti sapore. Se invece siamo luce, fuoco, lievito e sale, rendiamo testimonianza poich per farne esperienza gli altri devono entrare in comunione con noi e trovandoci in comunione con Dio lo conoscono e ne fanno essi stessi esperienza. Commento a cura di don Angelo Sceppacerca Commento su Matteo 5,13-16 fr. Massimo Rossi Parole sante, le parole dell'orazione introduttiva! La croce vera e propria follia per chi ragiona in termini umani-soloumani: il traguardo, l'apice di una carriera una promozione, non una condanna. E invece Ges raggiunge la vetta della sua missione gloriosa, Ges diventa il Cristo, il Messia atteso da millenni, quando lo inchiodano su quel patibolo. Se non una follia questa... Come gi ho rilevato in altre occasioni, la croce di Cristo suscita ancora scandalo tra i credenti, e forse susciter sempre scandalo. Per scandalo' intendo quel fastidio, quel disagio, quella insofferenza istintiva di fronte all'idea

10

che Dio, invece di venire nel mondo a vincere i nostri piccoli/grandi dolori, li ha voluti vivere in prima persona come noi, peggio di noi. E in questa solidariet con il dolore degli uomini, Dio ha vinto il dolore e la morte: il famoso paradosso cristiano. Ma lo scandalo dei cristiani non legato solo alla persona di Cristo; forse lo scandalo peggiore la scoperta che vivere la fede significa accettare anche noi la nostra croce senza lamentarci, senza ribellarci, senza rifiutarla... L'ha fatto Lui, lo dobbiamo fare anche noi, se vogliamo chiamarci con lo stesso nome! Se la risposta non religiosa alle situazioni cruciali della vita esprime il rifiuto umano della morte, non cos la risposta religiosa alle stesse situazioni cruciali! La fede, ripeto, non rifiuta la morte, al contrario, si riconcilia con essa, interpretandola e insegnando a viverla non come la fine della vita, ma come il fine, il culmine della vita terrena; la morte porta la vita al suo naturale compimento (cfr. Gv 19,30), rendendo la persona pronta per varcare la soglia, verso il Cielo, ...destinazione Paradiso, come cantava un po' di anni fa un famoso cantautore italiano. Chi obbiettasse che i cristiani sono persone tristi, perch non sanno parlar d'altro che di croce, di sofferenza, di morte,... rispondete pure, pacati, ma decisi, che c' modo e modo di parlare di sofferenza, di morte, di croce! Un vero cristiano in grado di coniugare queste realt con la speranza di vita. Naturalmente la speranza teologale poggia su una verit che va ben oltre la storia umana: il mistero della risurrezione di Cristo. la risurrezione che ruba, per cos dire, la scena alla morte, svuotandola della sua (apparente) definitivit! Abbiamo sentito la seconda lettura, la quale annuncia che san Paolo si presentava ai cristiani ad annunciare Cristo, forte di una sola certezza, la croce. Tuttavia, nella stessa

11

lettera, una decina di capitoli dopo, l'Apostolo dei pagani dichiara: "Se Cristo non risuscitato, allora vana la nostra predicazione ed vana anche la vostra speranza." (15,13). In questo singolare connubio, croce-risurrezione, si manifesta la salvezza, la quale al tempo presente, consiste nella vittoria di Ges sui nostri peccati, e nell'altra vita (si manifesta) nella comunione con Dio e nella eterna felicit. Senza questa profonda convinzione, potremmo anche travestirci da albero di natale, pieni di led dalla testa ai piedi, ma la luce sarebbe solo un abbellimento accessorio, qualcosa di estraneo e di esterno che ci mettiamo addosso, e non il riflesso, incontenibile, dalla nostra ricchezza interiore. Domenica prossima, e quella dopo ancora, rifletteremo sul Vangelo delle Beatitudini, con tutto quello che segue: ebbene, la luce del mondo e il sale della terra sono quell'X Factor che si manifesta come amore per i nemici, come perdono delle offese, come risposta non violenta alle provocazioni, come abbandono fiducioso alla provvidenza celeste... Ne parleremo con calma. Del resto, anche la profezia di Isaia conferisce un significato positivo e prezioso al digiuno, un atteggiamento che, istintivamente, non suggerisce alcuna emozione positiva, ma solo sacrificio, e rinuncia. Nella visione cristiana, il digiuno, cio l'astinenza dal cibo, sempre qualificato da un gesto positivo in favore dei poveri, dalla solidariet reale con coloro che sono meno fortunati. Sembrer una precisazione superflua; chi di noi non conosce il valore cristiano del digiuno? Tuttavia noi preti rileviamo una superficialit e un'ignoranza diffusa proprio riguardo agli aspetti pi tipici della vita cristiana quali, appunto, il digiuno.

12

Negli anni Settanta andava di moda la Quaresima di fraternit. Oggi non se ne parla quasi pi; con il risultato che quasi pi nessuno pensa che levare un piatto dalla nostra tavola significa convertire l'equivalente in denaro, o in generi di prima necessit, da devolvere alle mense dei poveri; e questo solo un esempio. Le similitudini del sale e della luce sono particolarmente significative: la prima ci ricorda che il sale serve ad esaltare non se stesso, bens il sapore dei cibi; (da solo) il sale ha un pessimo gusto. La fede dunque funzionale ad esaltare il bene che compiamo; la fede va investita, va coniugata, declinata nella vita, affinch la vita stessa riceva e ridoni tutto il suo sapore, tutto il suo valore. Il paragone con la luce analogo ai talenti dell'omonima parabola (cfr Mt 25,15ss.): la luce va usata per illuminare, cos come i talenti vanno trafficati e fatti fruttare; nascondere sotto il moggio una lampada, come nascondere un talento sotto la terra... sprecato, non serve a nessuno. Nascondere la propria fede, viverla in modo individualista, intimista, peggio ancora, devozionale, fa un pessimo servizio alla fede stessa - sempre che la si possa ancora chiamare fede - e manca clamorosamente l'obbiettivo, l'incontro con Cristo, incarnato nel prossimo che soffre, emarginato, malato, morente e solo. " nostro dovere morale scegliere il cammino giusto e non quello pi facile, e pi appagante in termini di interessi personali o particolari..." Barak Obama Cristiano, diventa ci che sei

13

don Luca Garbinetto Voi siete il sale della terra...'! Voi siete la luce del mondo...'! Mi ha sempre impressionato la forza di queste espressioni di Ges. Non un imperativo: dovete essere'. Non un esortativo: siate'. Non un ipotetico: potete essere'. No: voi siete'! Ges sta manifestando alle persone che ha davanti la loro identit. Sta dicendo ai suoi ascoltatori chi essi sono. Dall'alto del monte delle Beatitudini, mentre si sta spargendo per il mondo la Parola pi rivoluzionaria mai pronunciata in tutti i tempi, arriva, subito dopo il dono della beatitudine (cfr. 5, 1-12), la definizione di una identit. Voi siete'! E chi sono, questi ascoltatori coinvolti da Ges in questa straordinaria comunicazione di vita? Chi sono questi discepoli, scelti fra le folle che accorrono affascinate da questo autorevole predicatore di Israele? Sono persone semplici, sono pescatori e artigiani, esattori delle tasse e teste calde', chiamate a una avventura di cui ancora non sanno dove li porter. Siamo all'inizio del viaggio verso la rivelazione definitiva del Regno di Dio che viene, e Ges confida a questi normalissimi uomini di Galilea la loro vera vocazione, che corrisponde alla loro identit profonda: voi siete il sale... la luce...'. sconvolgente. E consolante. Per due motivi. Primo, perch Ges non parla a grandi uomini del panorama generale della storia, non si rivolge ai potenti e ai sapienti della terra, ma ai derelitti e agli esclusi, alle folle senza pastore' che vanno errando non solo per le vie commerciali della Palestina, ma anche per i sentieri frastagliati del proprio essere uomini. Secondo, perch ad essi non regala innanzitutto un rimbrotto, un comando morale, un suggerimento o un consiglio; ma svela loro la loro bellezza.

14

Su questa terra spesso insipida, nei giorni monotoni e uggiosi, mentre scorre il tempo delle giornate ripetitive e faticose, voi - e cominciamo a dire noi, se ci riconosciamo altrettanto poveri e sgangherati - siete il sale che d sapore e gusto alla vita. In questo mondo buio e annebbiato dall'egoismo, immerso nelle tenebre del relativismo, spogliato di qualsiasi stella che guida e abbagliato da false luminarie artificiose e disumane, voi - noi - siete la luce che si staglia come punto di riferimento per chi ha perso la strada, come raggio di speranza per chi non vede pi futuro, come scintilla di gioia dove penetra subdola la tristezza e il pessimismo. Voi - noi siamo i cristiani, i discepoli del Cristo, i posseduti' dallo Spirito Santo. chiaro: essere noi stessi, essere sale, essere luce, implica non solo una scoperta, ma anche stupore, riconoscenza e apertura. Perch il sale non si sala da solo; tanto che, se perde il sapore, ha perso se stesso e non si ritrova pi. degno solo di essere gettato via e calpestato. Questo valiamo senza il Cristo: un banale calpestio senza rumore! Il sale nasce invece dal lavoro di altri, prima di tutto della natura misteriosa, debitrice al suo Creatore di processi affascinanti che custodiscono e generano vita. Tra i modi in cui si forma il sale, ve n' uno che ha molto a che vedere con noi: il ritirarsi dell'acqua, l'adagiarsi al fondo o sulla riva, dopo che le onde hanno pazientemente scalfito la materia. Ecco le saline, ecco il prodotto naturale raccolto dall'uomo. Cos siamo anche noi, cristiani. Siamo sale perch immersi nell'acqua del battesimo - immersione, appunto. L'acqua per uccidere l'uomo vecchio, purificare le scorie, sconfiggere il peccato. Ne viene fuori l'uomo nuovo, la materia pura, la carne tempio dello Spirito. Questo il sale della terra. Questo il cristiano. Questi siamo noi: coloro che hanno ricevuto in dono il sapore dello Spirito, il gusto della vita, il

15

tocco pungente dell'esistenza in Dio. un dono che ci precede e ci sorprende. Dio il grande lavoratore, che plasma la nostra persona, corpo e spirito, per renderla granello di sale da spargere nel gran banchetto del mondo. Da l viene il nostro sapore, dal battesimo. Conservare il sapore, allora, significa ravvivare in noi la grazia del battesimo. Ovunque, anche nella consuetudine di una vita ritmata dal lavoro domestico o operaio, d'ufficio o precario. il battesimo, lo Spirito in noi che ci rendono capaci di pizzicare' con gioia l'esistenza, non le garanzie e le certezze della terra. il nostro agire e operare secondo l'intuito della fede che ci rende conformi alla nostra identit di cristiani, anche quando siamo nascosti nel bel mezzo di un quadro d'impresa totalmente ateo o di uno staff di lavoro agnostico e indifferente. Di noi, pi che le competenze lavorative, pur necessarie per essere coerenti e responsabili con la societ che Dio ci ha affidato, devono pungere' i tocchi dello Spirito: i gesti di gentilezza, le parole di sapienza, le scelte controcorrente. I sorrisi, la pazienza, l'onest integerrima. Il sale, cos, conserva il bene e il bello della vita. Ma proprio perch pizzica, non sempre suscita piacere e interesse in chi preferisce un'esistenza sciapa, perch comoda. L'ultima beatitudine, di fatto, ce lo annunciava. Mantenere il sapore del sale significa accettare la logica della persecuzione, che non masochismo, ma offerta di s. Non cerco di essere maltrattato e ingiuriato, cerco soltanto di essere me stesso: cristiano, uomo di Spirito, uomo con sale buono nel cuore e nella testa. Se questo porta l'esperienza della Croce con s, alzo gli occhi e guardo a Lui, il primo ad essere stato salato con il fuoco del martirio. Il primo che, accettando di perdersi per salare e dare gusto alla vita degli altri, si ritrovato in bellezza e in pienezza, Cibo perenne spezzato sul monte della beatitudine che l'Eucaristia.

16

Sulla stessa scia di sapore, l'immagine della luce. La lampada accesa di luce non propria. la fonte della luce ci che conta, restare attaccati ad essa, perch non si spenga la fiammella che in noi. La stessa che le vergini sagge portano fino all'incontro definitivo con lo Sposo, la stessa che lo Sposo stesso custodir e protegger anche se lo stoppino fumigante e debole. Ma quando la lampada accesa, fa luce. Non c' scampo: nel mondo la luce c' per indicare una strada, per contrapporsi alla notte, per vincere le tenebre. Se la metto sotto il moggio, la lampada non si spegne, ma non fa il suo dovere. Il che significa che, una volta ricevuto il dono dello Spirito, comunque portiamo in noi questo fuoco. Ci che ne facciamo, diventa in ogni caso testimoniante: o nel bene, o nel male. Se sono cristiano, e non vivo come tale, comunque testimonio: testimonio negativamente, spreco l'energia della vita, occulto a chi ne ha bisogno un barlume di speranza. Se sono cristiano, e compio opere buone', testimonio la bellezza e la forza della fonte, alimento il fascino per la sorgente, indirizzo alla centrale elettrica. A volte c' rimasta solo la brace sotto la cenere... ma il fuoco c', niente e nessuno pu spegnerlo definitivamente! Anche nel lavoro, nell'ordinariet delle nostre faccende, scegliere il bene anzich il male, realizza la nostra identit e suscita nuovi squarci di luce nelle ombre dell'esistenza. Forse sono pi importanti queste fiammelle che non spaventano chi ci accanto, piuttosto che gli incendi che mascherano fuochi di paglia. Perch sono solo le fiammelle che possono contagiare e accendere altre fiammelle, e una luce pur tenue suscita nella lampada timorosa il desiderio di essere a sua volta luce. E le fiammelle non corrono il rischio mai di offuscare lo splendore abbagliante del Sole. "Cos risplenda la vostra

17

luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che nei cieli"(5,16). Voi siete la luce del mondo Movimento Apostolico - rito romano Luce non solo la Parola del Signore. Luce anche chi vive di Parola del Signore. Luce Gerusalemme che vive che nuovamente viene abitata dal suo Dio e Signore. Io esalto il mio Dio, l'anima mia celebra il re del cielo ed esulta per la sua grandezza. Tutti ne parlino e diano lode a lui in Gerusalemme. Gerusalemme, citt santa, egli ti castiga per le opere dei tuoi figli, ma avr ancora piet per i figli dei giusti. Da' lode degnamente al Signore e benedici il re dei secoli; egli ricostruir in te il suo tempio con gioia, per allietare in te tutti i deportati e per amare in te tutti gli sventurati, per tutte le generazioni future. Una luce splendida briller sino ai confini della terra: nazioni numerose verranno a te da lontano, gli abitanti di tutti i confini della terra verranno verso la dimora del tuo santo nome, portando in mano i doni per il re del cielo. Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza e il nome della citt eletta durer per le generazioni future. Maledetti tutti quelli che ti insultano! Maledetti tutti quelli che ti distruggono, che demoliscono le tue mura, rovinano le tue torri e incendiano le tue abitazioni! Ma benedetti per sempre tutti quelli che ti temono. Sorgi ed esulta per i figli dei giusti, tutti presso di te si raduneranno e benediranno il Signore dei secoli. Beati coloro che ti amano, beati coloro che esulteranno per la tua pace. Beati coloro che avranno

18

pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il grande re, perch Gerusalemme sar ricostruita come citt della sua dimora per sempre. Beato sar io, se rimarr un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dare lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite con zaffiro e con smeraldo e tutte le sue mura con pietre preziose. Le torri di Gerusalemme saranno ricostruite con oro e i loro baluardi con oro purissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir. Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di esultanza, e in tutte le sue case canteranno: "Alleluia! Benedetto il Dio d'Israele e benedetti coloro che benedicono il suo santo nome nei secoli e per sempre!" (Cfr. Tb 13,1-18). Luce ogni uomo che pratica la giustizia e governa con equit, si relaziona con i suoi sudditi con alto rigore morale e veritativo. Quest'uomo illumina il mondo di Dio. Perch Dio luce di giustizia, amore, equit, compassione, misericordia, piet, perdono. Queste sono le ultime parole di Davide: Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele. Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola sulla mia lingua; il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: "Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra". Non forse cos la mia casa davanti a Dio, poich ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non far dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta? Ma gli scellerati sono come

19

spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano; chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco (2Re 23,1-7). Il cristiano chiamato da Cristo Ges ad essere Lui parola vivente, storica, visibile di Dio. Parola sempre attuale, mai di ieri, sempre di oggi. Vera Parola di giustizia, verit, amore, carit, compassione, piet senza alcun limite. Questa luce raggiunge la sua pienezza quando tutto il corpo viene offerto, consumato, per la redenzione del mondo. La vera missione del discepolo di Ges questa, non un'altra: essere lui sempre luce di Cristo Signore, del Padre, dello Spirito Santo. La luce di Cristo grazia prodotta per la salvezza nella propria consumazione e oblazione; quella del Padre un amore sempre nuovo con il quale ama ogni uomo, nessuno escluso; quella dello Spirito Santo una perenne creazione di comunione tra Dio e gli uomini e con gli uomini tra di loro. Questa triplice luce il discepolo di Ges deve essere e rimanere, sempre per sempre. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci luce vera in Cristo. Luce che illumina credenti e non credenti padre Gian Franco Scarpitta Luce e tenebre sono il binomio di contraddizione che interessa diverse pagine della Bibbia, non ultima quella della Genesi intorno alla creazione. Essa effettivamente non pone i due elementi antitetici in relazione iniziale di contrasto ma di necessaria continuit: la luce possibile

20

solo quando sussistano le tenebre e queste sono consequenziali e relative alla luminosit. In altre parole, luce e tenebre nella creazione sono cose distinte, ma ciascuna correlativa all'altra. Sia Giovanni Battista sia Ges Figlio di Dio ci descrivono per le tenebre necessariamente opposte alla luce, perch nelle loro pagine esse assumono il significato profondo di peccato, o meglio di perdizione, smarrimento e disagio morale che consegue al peccato, e parlano di luce che irrompe nelle tenebre per averne ragione. Il popolo che cammina nelle tenebre, configurato con la Galilea delle genti, necessita che una luce rifulga sul suo percorso e che vi sia un orientamento nel suo procedere ottenebrato dal peccato e dall'ingiustizia (Is 9, 1). E' un popolo assuefatto dall'ingiustizia, dalla perversione e dal deperimento morale, di tendenza probabilmente paganeggiante, che sconosce i criteri della retta convivenza perch misconosce l'amore di Dio. Ha bisogno che in esso rifulga la luce perenne apportatrice di novit e di salvezza che si pu identificare in una sola persona: il Messia, Unto del Signore. Egli la luce "per illuminare le genti e gloria del popolo d'Israele"(Lc 2, 32) e la sua luminosit pervade tutto il mondo delle tenebre per averne ragione e per essere di riferimento a quanti tentano di svincolarsi dalle sue morse. Cristo viene descritto in definiva dalla Scrittura (e dalla nostra liturgia) come "luce del mondo" la cui luminosit ci ha raggiunti consolidandoci nell'appartenenza a lui e il cui fulgore costituisce per noi monito nei nostro percorsi anche nelle immediate vicende del quotidiano quando molto spesso si tende a procedere nell'oscurit pur disponendo di una luce anche di voltaggio elevato per il semplice fatto che molto spesso il peccato e la i sentieri del male sono molto pi accattivanti delle vie della luce e non di rado ci si ostina per ci stesso a cercare ci che di fatto impassibilmente troveremo.

21

Un proverbio cinese afferma che " difficile trovare un gatto nero in una stanza buia, soprattutto quando non c'" e l'uomo che tenta di procacciare la verit senza Cristo proprio come colui che cerca quel gatto. Un certo filosofo filosofo aggiunge che cercare la verit senza la Trascendenza come cercare un gatto nero in una stanza buia e ogni tanto gridare "l'ho trovato, l'ho trovato", tipico di chi si illude di trovare l'inverosimile con le sue sole forze. Solo Cristo luce del mondo pu fare in modo che non troviamo gatti neri illuminandoci su quanto dobbiamo cercare e abbiamo la possibilit di trovare. Dice l'apocalisse: "Alzati, rivestiti di luce, perch viene la tua luce". La luce di Cristo ci ha raggiunti e avvinti nel Sacramento del Battesimo, il quale a sua volta ci invita ad essere di essa rifulgenti e apportatori agli altri. In forza del Battesimo, la luce di Cristo che dissipa le tenebre in noi non pu restare celata n pu essere nascosta, ma deve necessariamente essere preconizzata ad altri per mezzo della radicale testimonianza. Se Cristo, luce del mondo, ci ha resi a nostra volta luce di riflesso, necessario che portiamo codesta luce ad altri, che ne siamo testimoni e promulgatori, per non vanificare noi stessi avvelenando i nostri rapporti con Dio. Chi infatti omette di essere "luce che illumina i non credenti" trasgredisce un grosso rapporto di fedelt nei riguardi di Dio e allo stesso tempo manca anche nei riguardi di se stesso perch svilisce la propria identit fondamentale di uomo che rifugge dal vivere secondo verit. Sfruttando un altro termine di paragone, Giacomo afferma che "Chi ascolta la parola di Dio e non la mette in pratica simile a uno che si guarda allo specchio e poi se ne va, e subito dimentica com'era" (Gc 1, 25 - 26) poich la Parola ti colloca davanti a te stesso, ti fa scoprire la tua reale identit di uomo raggiunto da Cristo, ti fa percepire di aver avuto appagati i tuoi desideri di fondo; ma quando essa

22

destinata a restare lettera morta senza trasformarsi in prospettiva o in programma di vita, si manca inesorabilmente nell'attenzione verso se stessi in modo da non riconoscersi e inevitabilmente smentirsi. Analogamente potremmo affermare che ricevere la luce di Crist ma non recare questa luce ad altri corrisponde ad aver visto la strada illuminata ma a voler procedere come se essa fosse buia. Diceva Abram Lincoln: "la religione di un uomo non serve a nulla se non ne traggono vantaggio anche il suo cane e il suo gatto" ed effettivamente nessuna fede compatibile con la coerenza e con la linearit quando non produce appropriati frutti e quando il suo professarla non produce la risultante di una gioiosa testimonianza della quale tutto e tutti possono usufruire. La fede cristiana comporta poi che il frutto del nostro credere sia l'agire secondo Cristo e il produrre copiosi frutti che attestino conversione, amore e familiarit con lo stesso Signore che vive in noi. A questo proposito, le parole di Ges sono molto chiare: "nessuno pu mettere una lucerna sotto il moggio, ma sul candelabro perch faccia luce a tutti quelli che sono nella casa." Come il padrone di casa non dovrebbe avere difficolt a collocare una lucerna sul lampadario, cos ciascuno di noi tenuto ad apportare la luce alimentando il proprio lucerniere e collocandolo in modo da poter irradiare a tutti la medesima luce riflessa. Come il sale non pu mai perdere il proprio sapore, cos neppure noi dobbiamo diventare insipidi e insignificanti. Essere stati illuminati prerogativa per essere luminosi ed irrinunciabile per ciascuno doverlo essere profondamente e con profitto. Ma qual il concreto atteggiamento che ci rende luce "che illumina credenti e non credenti"? Sorprendente la risposta che riporta il libro del profeta Isaia di cui alla Prima Lettura odierna: l'esercizio della carit

23

sincera e operosa. Vestire gli ignudi, condividere anche le poche risorse di cui si dispone con chi privo del necessario, praticare la giustizia verso gli umili e i derelitti fondamentale per vivere il vero digiuno e per ci stesso mettere in pratica la vera volont di Dio. E quando l'esercizio dell'amore al prossimo diventa cosa effettiva perfino le tenebre si tramutano in luce: "Allora briller fra le tenebre la tua luce. La tua tenebra sar come il meriggio." Cos'altro pu rendere infatti pi luminosi e convincenti della carit? Cos'altro ci rende pi credibile dell'amore concreto verso gli altri? Commento su Is 58,7-10; Sal 111; 1Cor 2,1-5; Mt 5,13 - 16 CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) Domenica scorsa la liturgia ci ha proposto il racconto della presentazione al tempio del Signore Ges. Questo "bambino" venuto nel mondo per farci conoscere il Padre, per la salvezza di tutti gli uomini, perch anche noi, come la profetessa Anna e il Vecchio Simeone, lo accogliessimo, lo lodessimo e lo ascoltassimo, in modo da comprendere ci che Dio vuole da ciascuno. La liturgia di questa domenica, attraverso le letture, ci vuole indicare il giusto modo di essere cristiani, soprattutto quale debba essere la nostra testimonianza nella vita quotidiana. Nella prima lettura il profeta Isaia ci suggerisce il giusto modo di digiunare. Il profeta Isaia, vissuto nell'ottavo secolo avanti Cristo, scrive sempre in modo molto poetico

24

tutte le sue profezie tanto da essere considerato il "Dante" del vecchio testamento. Cosa serve all'uomo digiunare, chinare il capo, stendersi a letto, se poi tutte queste pratiche restano solo cose esteriori? Il vero digiuno quello che viene dal cuore, dal di dentro di ciascuno, cio la capacit di dividere il pane con l'affamato, vestire l'uomo che si presenta a noi nudo, aprirgli la casa quando si trova pellegrino e solo, quando sarai capace di saziare ed alleggerire il cuore di chi afflitto. Queste sono le cose necessarie perch il digiuno sia giusto e gradito al Signore. Allora la tua luce rispender nelle tenebre e quando invocherai il Signore egli ti dir: "Eccomi", il Signore camminer davanti a te e ti indicher la via per agire con giustizia. Come sarebbe bello se veramente nella nostra vita fossimo capaci di non puntare mai il dito nei confronti dei fratelli, se sapessimo accogliere con generosit tutti coloro che incontriamo nella nostra giornata e sapessimo dispensare solo "luce". Utopia da soli, ma con il Cristo vicino possibile "Il giusto risplende come luce", con il ritornello del salmo 111 il salmista ricorda come l'uomo giusto, cio colui che amministra bene i suoi averi, li condivide con i poveri, camminer sempre nella luce e non avr mai paura di "tristi notizie" perch sa che con il Signore tutto si pu affrontare. Nella seconda lettura l'apostolo Paolo scrive alla comunit di Corinto, citt fiorente di commercio, ma il popolo, tornato dall'esilio, aveva ripreso le abitudini di un tempo, dandosi agli agi e alla vita sregolata. Paolo mentre era ad Efeso

25

scrive allora una lunghissima lettera alla comunit di questa citt: la lettera da cui la liturgia di oggi ha preso i versetti dal 1 al 5, nei quali ricorda che lui stesso quando era venuto a Corinto aveva parlato loro non con "eleganza e sapienza" Ma aveva parlato loro solo del Cristo e del Cristo crocifisso, aveva annunciato loro la Parola con trepidazione sperando di poter fargli capire che la "fede" non si basa sulla "sapienza degli uomini" ma sullo Spirito di Dio. Il cristiano dovrebbe tener sempre presente questo ammonimento di Paolo. Infatti, come diceva uno scrittore, la grande novit del cristianesimo la fede nello Spirito di Dio. Oggi preghiamo tutti poco, presi da mille occupazioni, ci dimentichiamo di ringraziare il Signore per tutto quello che ci concede, ma soprattutto, forse, si prega poco lo Spirito Santo, quella terza persona della trinit che Ges, tornando al Padre, ha chiamato"Consolatore" cio colui che pu illuminare tutte le nostre scelte di vita. L'evangelista Matteo nel brano del Vangelo ci ricorda la predicazione di Ges che dopo il discorso della montagna si ferma ancora ad ammaestrare i suoi discepoli utilizzando il simbolo del sale e della luce. Ges paragona i suoi discepoli al sale della terra, quindi la Chiesa il sale che, come nel quotidiano insaporisce, rende gustoso e conserva i cibi senza farli deteriorare, l'elemento principale insieme alla luce, che rende il cristiano suo discepolo. Il Maestro continua poi il discorso dicendo che i discepoli, come il cristiano oggi, devono essere come la citt che

26

posta su un alto monte, impossibile da non vedere, e la cui vista testimonia la presenza di Dio che deve essere lo scopo principale del nostro cammino. Continua ancora dicendo che non si accende una candela per metterla sotto il moggio, ma nel candelabro, cos che possa illuminare tutti coloro che abitano nella casa. Il cammino del popolo di Dio si completer se il cristiano, fermo nella fede, sar capace di testimoniare nella gioia vera e nella speranza l'esperienza del Cristo che ha incontrato. Gi molte volte abbiamo espresso il concetto che per essere "cristiani autentici" non necessario fare "grandi cose" ma necessario essere testimoni fedeli nelle piccole e insignificanti "cose quotidiane" basta un sorriso, una stretta di mano, un grazie detto con il cuore o anche solo uno sguardo complice che rassicura e incoraggia, insomma le piccole "gocce quotidiane" di cui parlava la piccola e grandissima Madre Teresa. Il brano termina con l'esortazione di Ges ai discepoli a fare opere buone, perch vedendo cose buone gli uomini ringrazino con il cuore il signore Dio Padre che sta nei cieli. Le opere che giornalmente riusciamo a fare ci "gratificano" o testimoniano la presenza di Dio che in noi. Tutti dobbiamo essere "testimoni" in virt dei sacramenti del Battesimo e della Cresima che abbiamo, come cristiani, ricevuto. La testimonianza cristiana un dovere di tutti non riservata solo ai "santi".

27

Per la riflessione di coppia e di famiglia - Semplice "digiunare" due volte l'anno o nei venerd di quaresima, anzi fa bene al corpo, specialmente a noi che ogni giorno possiamo permetterci pranzi gustosi, e soprattutto perch cosi abbiamo rispettato la "norma". Siamo capaci di fare "silenzio" dentro di noi e digiunare accogliendo tutti quelli che incontriamo sulla nostra strada come sono? - I nostri occhi, anche nelle difficolt quotidiane, sono capaci di trasmettere la "luce" della fede che diciamo di avere? - Lo Spirito Santo fa parte della famiglia di Dio, ci ricordiamo di pregarlo perch illumini la nostra mente ed il nostro cuore a vedere e seguire la via giusta per realizzare il progetto che Dio ha su di noi? - Il dono della fede che Dio ha fatto a ciascun uomo attraverso la costante lettura della Parola aumenta in noi la conoscenza di Ges Cristo, ma questa "sapienza" pu bastare ad essere veri "discepoli" e ad avere una "fede" che sposta le montagne? Il cristiano deve saper eliminare l'egoismo per trovare in lui la presenza del Signore. Cosa dobbiamo fare perch ci avvenga? Gianna e Aldo - CPM Genova 5 Domenica del T.O (Anno A) Giovani Missioitalia

Dopo aver istruito i suoi discepoli con le Beatitudini, cio su come vivere per trovare la vera felicit, Ges continua a

28

parlare loro sull'atteggiamento da tenere per testimoniare l'amore di Dio al mondo intero. Intanto li definisce:

sale della terra, cio coloro che danno "gusto" alla vita, che riescono a dargli senso anche quando le cose non vanno proprio come dovrebbero; luce del mondo, cio coloro che illuminano le tenebre, il buio dei nostri giorni vuoti. Non mi sembra una cosa di poco conto!

Non dice loro "siate il sale della terra, la luce del mondo, ma "voi siete il sale della terra e la luce del mondo" . Non un optional: oggi mi va di essere in un modo, domani in un altro! Alla societ piace dirsi cristiana e poi allo stesso tempo fare scelte opposte secondo la moda del momento, come fosse la stessa cosa. L'essere discepoli di Ges implica un cambiamento radicale di vita ... o non lo siamo! Non possiamo definirci discepoli di Ges e agire secondo il nostro tornaconto, quello che la societ, la legge del mercato ci chiede, no! Perch se ci diciamo veramente discepoli di Cristo, non siamo pi del mondo (Gv.15,19) pur essendo nel mondo, non possiamo far finta di niente e agire come sempre, la nostra conversione deve trasparire in tutte le cose che facciamo, anche nelle pi piccole. Oggi Ges lo dice a noi, lo dice a te: -Tu sei il sale della terra! - Ma lo siamo davvero o abbiamo perso il sapore? Altrimenti, dice Ges, non serviamo pi a niente, possiamo anche essere gettati a terra e calpestati, siamo inutili!

29

Se sono sale devo stare attento a quale partito votare, se nelle sue linee di tendenza rispetta la vita, la famiglia, gli stranieri, i pi disagiati oppure no; se sono sale devo stare con Lui, leggere quotidianamente la Parola per assomigliargli sempre pi, poi agire nella mia vita coerente con il Suo messaggio d'amore; se sono luce, sono guida di chi non sa dove andare, di chi non trova pi la strada giusta, mi faccio lampada per illuminare i suoi passi; se sono luce, non mi nascondo, ma con umilt mostro le mie opere a tutti, anche per dimostrare che se il Signore ha agito cos attraverso di me, lo pu fare con chiunque altro, basta fidarsi di Lui e farlo entrare nella nostra vita. "Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli". Non dice: "... perch vedano le vostre opere buone e vi ringrazino per quanto siete stati bravi", noi spesso ci aspettiamo questo: mettiamo in evidenza quello che di bello facciamo verso gli altri e poi rimaniamo male se non veniamo elogiati abbastanza. Invece la nostra lode vada al Signore perch solo per grazia Sua se siamo sale e luce del mondo, da soli non potremmo far nulla! DOMANDE O PROVOCAZIONI? dall'amore gratuito verso il fratello e ringrazi il Signore del dono grande che ti ha fatto? Agisci di conseguenza?

30

del giorno e settimanalmente con la tua comunit perch il messaggio di Ges entri sempre pi nella tua vita e la trasformi ad immagine Sua? Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento della Fraternit di San Bernardino, Italia, al Vangelo della 5 Domenica del T.O., anno A. Chiesa e mondo don Daniele Muraro Il primo contatto con la Chiesa, da parte di chi le estraneo, avviene non con la sua dottrina, ma con i suoi costumi, ossia con il comportamento e gli esempi dei suoi fedeli. C' un lato che attira nelle istruzioni della Chiesa ed quello che riguarda l'amore fraterno. Uno non pu non sentirsi smosso dall'appello alla solidariet che abbiamo sentito nella prima lettura: "Non consiste forse [il digiuno che voglio], dice Dio, nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto?" La storia ci dimostra che l'efficacia sociale dell'azione della Chiesa non mai andata disgiunta dalla sua rettitudine morale. Si pu essere generosi con il prossimo, solo se si esigenti con se stessi. I santi di ogni epoca hanno inteso la loro missione verso il mondo pi in chiave educativa che di beneficenza, ossia prendevano di mira pi l'elevazione della condotta media che non la pubblica assistenza. Per tutte queste ragioni Ges ammonisce i discepoli che essi sarebbero stati "sale della terra". Il salato istintivamente suscita repulsione al gusto mentre il dolce risulta gradevole, ma Ges ci invita a scoprire una sapienza misteriosa nascosta nell'apparente aspro codice etico che egli propone

31

ai suoi discepoli. Quando proclama l'irrinunciabilit di determinate esigenze morali sembra che La Chiesa imponga alla comune societ fardelli troppo pesanti da portare e allora a motivo del suo messaggio pu suscitare opposizioni. La funzione del sale di garantire incorruttibilit e sapore ai cibi. Nella Chiesa risulta all'opera un principio di salvaguardia contro ogni pericolo di degradazione che le altre societ non hanno ed lo Spirito santo. Della prima comunit cristiana negli Atti degli Apostoli viene detto che: "nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava." L'esteriore austerit dei costumi respingeva, ma la probit interiore affascinava. Perci i primi cristiani godevano di grande rispetto. Il loro ascendente era inversamente proporzionale al loro potere di influenza. Il primo pubblico, il secondo rimanendo nascosto viene adoperato facendo leva su ragioni che talora divergono dai valori cui ci si dichiara interessati. Da un certo punto della storia in poi la Chiesa i cristiani hanno cominciato a misurarsi nella societ con gruppi organizzati che adoperano i metodi contrari a quelli del Vangelo, e la segretezza uno di questi. Al contrario Ges dopo l'immagine del sale aggiunge quella della luce a ribadire il nitore della sua Chiesa: "Voi siete la luce del mondo", evidentemente per lo splendore della verit che si accompagna alla sapienza della morale. Tale privilegio appartiene a tutta la comunit credente. "La totalit dei fedeli, dice il Concilio, avendo l'unzione che viene dal Santo, non pu sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua propriet mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando 'dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici' mostra l'universale suo consenso in cose di fede e di morale." L'appartenenza alla Chiesa non si risolve in una comunanza

32

di buoni sentimenti. Esiste una rivelazione a cui credere e anche la Chiesa, in quanto istituzione, ha il suo perimetro e le sue strutture che ne costituiscono il nerbo. Essendo diversa da tutte le altre per la sua dottrina e la sua morale la Chiesa non pu passare inosservata (sotto questo aspetto Ges la paragona ad una citt sopra il monte), ma per questo non deve sembrare inaccessibile; anzi ognuno che passa accanto vi dovrebbe poter godere del calore della sua accoglienza e del chiarore della sua dottrina. L'immagine della lucerna viene a completare e a semplificare le altre. Arriviamo cos alla questione radicale del rapporto tra la Chiesa e il mondo. "La comunit dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia... Nulla vi di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei discepoli di Cristo" dice il Concilio Vaticano secondo. La Chiesa dunque si propone a servizio dell'uomo. Per con altrettanta chiarezza il Concilio dice che: "Il Signore comand inoltre agli apostoli di annunciare il messaggio evangelico a tutte le genti, perch il genere umano diventasse la famiglia di Dio... (e per questo scopo) ha istituito attraverso il dono del suo Spirito una nuova comunione fraterna fra tutti coloro che l'accolgono con la fede e la carit: essa si realizza nel suo corpo, che la Chiesa." Se vero che la Chiesa deve andare verso il mondo, anche il mondo invitato ad entrare nella Chiesa. Il dialogo non pu prescindere dall'annuncio. Infatti secondo la fulminante definizione di sant'Agostino "La Chiesa mondo riconciliato". In quanto visibile e temporale, la Chiesa sempre riformabile, ma in quanto comunit di amore e di fede essa il destino del mondo. Non vi infatti altra fraternit

33

possibile che nella casa comune voluta dal Padre. L'esortazione finale del documento conciliare sulla Chiesa cos recita: "Quanto pi, in effetti, questa unit (della Chiesa) crescer nella verit e nell'amore, sotto la potente azione dello Spirito Santo, tanto pi essa diverr per il mondo intero un presagio di unit e di pace. Perci... cerchiamo di cooperare fraternamente, in una conformit al Vangelo ogni giorno maggiore, al servizio della famiglia umana che chiamata a diventare in Cristo Ges la famiglia dei figli di Dio." Commento su Matteo 5,13-16 Monastero Domenicano Matris Domini Contesto Il brano odierno Mt 5,13-16 segue immediatamente il testo delle beatitudini (5,1-12) e con i versetti 17-20 (che introdurranno il brano di domenica prossima, Mt 5,17-34) costituisce l'introduzione del lungo discorso della montagna presentato da Matteo (capitoli 5-7). Alla luce delle beatitudini ora vengono presentate tre immagini che delineano i tratti di quanti vogliono seguire Ges, immagini che hanno un importante retroterra AT. Sinteticamente indicano il ruolo dei cristiani in Israele e per tutti i popoli. Anche la prima lettura (Is 58,7-10) e il salmo 111 ( come pure il versetto al vangelo Gv 8,12) si soffermano sul tema della luce (Mt 5,14-16), mentre il testo paolino (1Cor 2,1-5) ricorda che la forza della predicazione del vangelo si basa sullo Spirito santo e non sulla potenza umana (riecheggiando il brano delle beatitudini).

34

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Continuando la lettura del discorso inaugurale di Ges nel primo vangelo non dobbiamo dimenticare il messaggio delle beatitudini che lo ha aperto solennemente e che d il tono di fondo a quanto segue. Ora, sempre rivolgendosi ai suoi immediati ascoltatori (alla seconda persona plurale come ai vv. 11-12), Ges si appella ai suoi discepoli utilizzando tre immagini. La prima quella del sale (cfr. passi paralleli Mc 9,50; Lc 14,34-35) in cui al senso ovvio di dare sapore ai cibi (Gb 6,6), si aggiunge quello di conservare (Bar 6,27) e purificare e, molto significativamente un senso liturgico, facendo riferimento all'uso cultuale AT (per i sacrifici era prescritta l'aggiunta del sale cfr. Lv 2,13; Ez 43,25). Nell'AT il sale era anche indice di valore duraturo (cfr. Nm 18,19; 2Cr 13,5) con riferimento al ruolo di conservazione; esso poi nelle Scritture anche simbolo di sapienza. La comunit cristiana sale quando ha il sapore delle beatitudini; ed sale della terra, poich il vangelo d senso non solo all'esistenza personale, ma anche a quella di ogni persona e di tutta la comunit umana. Infatti la fede in Cristo ci rende consapevoli della nostra identit di figli del Padre e conseguentemente di fratelli e sorelle. Sorprende a prima vista la messa in guardia circa la possibilit di perdere sapore, ma resta vero che il sale si pu adulterare e quindi avere meno forza. Molto pi reale per il credente perdere autorevolezza e significato quando il suo vivere non ha pi il sapore del vangelo: il discepolo che non ha il sapore di Cristo non serve a nessuno. Voi siete la luce del mondo; non pu restare nascosta

35

una citt che sta sopra un monte, La seconda immagine rpoposta quella della luce, ripresa poi al v. 15-16, accompagnata dalla terza, quella della citt costruita sul monte. Quest'ultima (v. 14b) ha forse un riferimento a Gerusalemme (cfr. Is 2,2-3) costruita sul monte Sion, dove si trova il tempio del Signore. La comunit cristiana come la citt santa, dove si vivono relazioni sante. Il tema della luce molto presente nei testi NT in particolare riferito a Ges; in Mt 4,12-17 egli era stato indicato come la grande luce che rischiara le terre di Zabulon e Neftali (vedi pure tutti i passi dei vangeli dove questa idea viene ripresa; nella liturgia di questa domenica l'acclamazione al vangelo, Gv 8,12, il testo in cui Ges stesso si definisce luce del mondo). Proprio restando il lui i credenti possono a loro volta essere luce del mondo per tutti quelli che stanno nella casa. Anche per questo tema abbiamo un riferimento ad Israele (che per primo nell'AT viene detto luce delle nazioni, cfr. Is 42,6 e 49,6) rafforzando l'idea che la comunit cristiana il nuovo Israele. San Paolo nelle sue lettere dir che i cristiani devo splendere come astri nel mondo (cfr. Fil 2,15) e che sono luce nel Signore, dopo essere stati tratti dalle tenebre (Ef 5,8). n si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e cos fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli. Ai vv. 15-16 viene ripresa l'immagine della luce in una prospettiva un po' diversa: il credente non pi detto luce, ma lampada (come nel vangelo di Giovanni dove il

36

Precursore detto lampada che arde e risplende, cfr. Gv 5,35) poich riceve da Cristo la sua luce. Per l'immagine della lampada vedi paralleli in Mc 4,21; Lc 8,16; cfr. Mt 11,33; il moggio aveva la forma di un mastello poggiato su tre o quattro piedi Quale lampada il discepoli di Ges splende e illumina quanti sono nella casa, non per averne gloria ma allo scopo di dare gloria al Padre vostro che nei cieli. Il cristiano non invitato a cercare successo, ma a vivere la sua identit. Come in Mt 5,3-12 il fine dell'atteggiamento buono delle beatitudini vivere sotto la Signoria di Dio (il regno dei cieli), cos nei vv. 13-16 per il cristiano essere luce e sale, vivere le opere buone indicate dalle beatitudini, spinge le persone che lo vedono a glorificare Dio Padre. L'evangelista ci vuole suggerire che il sapore e la luce di Cristo e del vangelo pu giungere al mondo anche oggi, attraverso i suoi discepoli. L'appellativo il Padre vostro che nei cieli caratteristico del primo evangelista nel NT e rappresenta un tipico modo ebraico di rivolgersi a Dio nella preghiera (D. J. Harrington) MEDITIAMO 1) Fare un elenco dei testi del NT in cui si utilizza il simbolo della luce in riferimento a Cristo a ai suoi discepoli e vedere come si approfondisce il senso del brano di Mt 5,13-16. 2) Cosa dicono alla mia vita di fede le immagini che Ges utilizza in questo brano del vangelo di Matteo? Quando sono luce e sale per la mia famiglia, la mia comunit, le persone che vivono attorno a me? 3) La fede d sapore alla vita: in quali occasioni l'ho

37

sperimentato? E' il vangelo, sono le beatitudini la luce che mi guida? PREGHIAMO Salmo Responsoriale (dal Salmo 111) Il giusto risplende come luce. Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti: misericordioso, pietoso e giusto. Felice l'uomo pietoso che d in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vaciller in eterno: eterno sar il ricordo del giusto. Cattive notizie non avr da temere, saldo il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro il suo cuore, non teme, egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua fronte s'innalza nella gloria. Colletta Custodisci sempre con paterna bont la tua famiglia, Signore, e poich unico fondamento della nostra speranza la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore... Oppure: O Dio, che nella follia della croce manifesti quanto distante la tua sapienza dalla logica del mondo, donaci il vero spirito del Vangelo, perch ardenti nella fede e

38

instancabili nella carit diventiamo luce e sale della terra. Per il nostro Signore Ges Cristo... Se qualcuno glielo dicesse don Marco Pedron Il brano del vangelo di oggi si trova, come quello di domenica scorsa e tutti quelli delle prossime domeniche, nel Discorso della Montagna (Mt 5-7). E', diciamo, il programma di Ges, il suo manifesto. Ges non ha scritto libri e non ha lasciato scritti, ma ha lasciato il Discorso della Montagna. Vuoi conoscere veramente Ges? Vuoi sapere il suo pensiero fino in fondo? Eccolo qua! Il testo di oggi propone due immagini: il sale e la luce. Innanzitutto i due verbi "siete il sale, siete la luce", non sono degli imperativi ("dovete essere") ma degli indicativi: indicano cio una condizione che gi in noi, che gi presente. Tu puoi vivere cos, nelle tue possibilit, in tuo potere. Tu sei questo, vivi cos. Sale e luce dicono due aspetti opposti. Il sale non si vede: lo riconosci, lo senti, lo percepisci, ma non lo vedi. Vi mai capitato di far la pasta e di dimenticarvi il sale? Si sente subito. Il sale non si vede, ma se manca, lo senti subito. Il testo rafforza l'immagine affermando che il sale si trova nella terra. E' un po' strana l'immagine del sale nella terra: si potrebbe pensare a del concime e in questo caso il sale diventerebbe "aiuto" per le piante. D'altra parte il sale veniva usato anche in negativo per la terra: quando Cartagine fu distrutta dai Romani nel 146 a.C., sulle sue rovine si dice che fu sparso proprio del sale perch non risorgesse. In ogni caso si capisce l'intento: qualcosa di

39

nascosto; dentro ma non lo vedi. Ges user altre immagini cos: ad esempio il lievito. C', fermenta, ma tu non lo vedi. La luce, invece, si vede, eccome. La luce permette di far risplendere, di far vedere ogni cosa. Vi mai capitato un black-out? Tolgono la luce e non si vede pi niente? Allora si davvero al buio! Il testo rafforza l'immagine parlando di una luce che tutti devono vedere: una lucerna non si nasconde. E questa luce fatta di opere buone, che tutti vedono e che tutti devono vedere. Sale e luce, allora, parlano di qualcosa che non si vede (il sale), si assapora ma non si vede e di qualcosa che invece molto visibile (la luce). Ges per non dice qui cos'. Che elementi abbiamo, allora? 1. Non si vede, invisibile, ma se non c', niente ha senso. 2. Si vede, lo vedi subito se c' e se ce l'hai. 3. Produce opere buone. Cos'? Ci dobbiamo chiedere: ma che cos' il sale? Fin dall'antichit, il sale ha rappresentato un polo di attenzione considerevole, probabilmente perch costituiva l'elemento base di un fiorente commercio. Plinio diceva: "Nihil sole et sale utilius": non c' nulla di pi utile del sole e del sale. A Roma si spargeva il sale sulle labbra dei neonati cos da proteggerli dai pericoli. Una volta nel rito del battesimo si mettevano sulle labbra alcuni grani di sale come simbolo di buon auspicio. All'epoca degli antichi Romani, si arriv a pagare gli operai con il sale (da qui, il termine "salario") e si diede il nome di Via Salaria ad una importante strada di collegamento (si dice che fosse diventata bianca per via del sale che cadeva dai carri). Anche oggi, quando si vuole indicare l'eccessivo costo di qualcosa, si dice che "salata". Il sale serviva per dare sapore e per conservare. Con il sale e il pane si stipulavano

40

i contratti e le alleanze. Per i Greci "aver mangiato un moggio di sale" significava essere vecchi amici. Ancor oggi esiste il modo di dire: "Ti amo come il sale", per dire il profondo desiderio verso una persona. Avere "sale in testa" vuol dire essere saggi, non essere sprovveduti. Il sale allora il sapore di ogni cosa. Il sale d sapore a ci che non lo ha. Il sale d gusto alle cose. Un uomo si alza la mattina, lavora, torna a casa stanco e vuoto. Un altro uomo si alza la mattina, lavora, torna a casa stanco e felice. Dov' la differenza? La differenza che uno trova il gusto in ci che fa', il piacere, l'altro no. Per uno la propria vita ha un senso e un significato profondo, per l'altro non vale e non serve a niente. Ma cos' che d sapore, gusto, "sale", alla vita? Ci sono due cose, una emotiva, "cardiaca" e l'altra valoriale, mentale. 1. Il sapore viene dal sentire. Una bella giornata di sole... il vento che ti scompiglia i capelli... la neve sulle cime dei monti... un gatto che gioca... il sorriso di un tuo collega... due persone che ridono insieme... due innamorati che si abbracciano e si baciano... un uomo che piange in chiesa... un vecchietto a mano con la moglie che fanno la spesa... un pap che prende in braccio suo figlio... un uomo che lotta contro l'ingiustizia... un uomo che dona il suo tempo ai malati di cancro... capisci una cosa su di te e sulla tua vita, come un'illuminazione... una chiesa piena prega e medita insieme: che vibrazione produce tutto questo dentro di te? Cosa senti? Senti? Quanto senti? Tutto questo vita, cibo per l'anima se lo gusti e lo senti, se lo percepisci, se lo assapori. Ma cosa succede se gusti, senti, poco? Cosa succede se hai perso il senso del gusto? L'anosmia la perdita del gusto e

41

dell'odorato: non senti pi niente. A volte noi siamo cos! Abbiamo vissuto delle sofferenze, dei dolori forti, forse dei traumi e abbiamo trovato la soluzione per non esserne distrutti o per non soffrire pi: non sentire pi niente. Cos ci siamo desensibilizzati e anestetizzati. E' stata una buona soluzione per quel tempo, che adesso non sentiamo pi niente: n la gioia, n l'amore, n la vitalit, n la compassione; nulla ci commuove pi, nulla ci intenerisce. Allora diciamo: la vita noiosa; la vita un tran-tran; la vita sempre la solita; bisogna accontentarsi. In realt la vita ricchissima, siamo noi che non sentiamo. Avete presente quando avete le cuffiette e state ascoltando musica e qualcuno vi dice qualcosa? Dite: "Scusa, non ho sentito!". E cosa fate? Vi togliete le cuffie. E' la stessa cosa. Per sentire la "vita", il sapore di ogni cosa, dobbiamo toglierci i tappi che ci siamo messi. All'inizio forse sentiremo un gran dolore ( proprio per non sentirlo che ci siamo messi i tappi), ma se avremo pazienza e desiderio, piano piano, sentiremo il gusto della vita e di ogni cosa. 2. Il sapore viene dal sentirsi utili. La grande domanda che tutti ci facciamo a volte in realt non ce la facciamo perch la risposta potrebbe non piacerci : "Ma a che serve la mia vita?". Alcune persone vivono "servendo" i figli (nel senso di essere di utilit ai figli. Far crescere una vita ci fa sentire utili, importanti, qualcuno; una gran cosa). E' che poi i figli crescono e poich i genitori hanno ancora bisogno di essere utili continuano ad impicciarsi negli affari dei figli. E si arrabbiano se questi li escludono dalla loro vita. Altre persone si sentono utili al lavoro; poi quando sono "scaricati" vivono un autentico fallimento. Altre persone hanno cos bisogno di sentirsi "utili" che se una volta non le chiami o non le avverti di qualcosa, si risentono e si

42

arrabbiano perch si sentono messe in disparte, e a volte pure fanno le offese! C' un sentirsi utili che il nostro bisogno di essere considerati, di essere visti, di esserci per qualcuno, altrimenti siamo nessuno e ci sentiamo soli. Qui per non parliamo di questo. Per "essere utili" intendiamo dare un servizio all'umanit: io vivo e se il mio vivere produce "vita", evoluzione, benessere, amore, crescita, allora, anche se passo, servo, sono utile a qualcosa e a qualcuno. Io vivo, ho dentro qualcosa di importante, dei talenti, una passione, dei doni, che utile a questo mondo: lo rendo disponibile, lo offro, lo dono e il mio dono utile e aiuta. Allora c' sapore, c' gusto, anche di faticare, anche di lottare, anche di soffrire, perch ci che sono serve e rende un servizio a qualcuno. Non a caso la parola sale in ebraico (melah; m-l-h) ha la stessa energia di pane (lehem; l-h-m): il sapore viene dall'essere dono (sale o pane) per qualcun altro. La terra la vita di tutti i giorni: cosa vuol dire essere sale, senso, sapore, per questa terra? Vuol dire aiutare le persone a trovare il significato, il senso a ci che accade. Allora si sale per la terra. Una persona perde il suo cellulare. Chiedo: "Cos' per te il cellulare? Cosa ti permette?". "La comunicazione". "Perch vuoi perdere la comunicazione? Con chi non vuoi comunicare (visto che lo hai perso)?". E mi dice: "Con mio figlio!". In un attimo ha capito tutto: quello che sembrava un semplice fatto diventa pieno di senso ("sale"). Una donna affascinata da un insegnante di yoga. Non amore, lo sente; d'altra parte sente che attratta dal suo maestro, anche se non sa il perch. "Cosa ti rappresenta il tuo insegnante yoga, perch per te importante?". E lei capisce: non lui ma ci che, grazie a lui, ha imparato. Con

43

lo yoga ha iniziato ad ascoltarsi, a mettersi in contatto con s, a scoprire di avere un corpo e delle emozioni. Ha trovato il "sale": il senso di quell'incontro stato quello di ritrovare il suo profondo, il suo centro. Un ragazzo dice: "Nessuno mi vuole!". Lui ci soffre, lo capisco, ma gli chiedo: "Che cos'hai da offrire agli altri? Perch dovrebbero volerti?". E lui capisce subito che con il carattere che ha, nessuno lo pu volere, ovvio. Non sono gli altri che non lo amano, lui che non si rende amabile. Un uomo ha una riunione importante per un grosso progetto, decisa molto tempo prima, con lo staff del suo capo. Prima della riunione fa colazione e si versa il cappuccino sui pantaloni e sulla giacca. Dramma! In quindici minuti riesce comunque a comprarsi una giacca nuova. Fa ridere a pensarla cos. "Che cosa ti permetteva avere i pantaloni sporchi?". "Di non andare alla riunione". E lui ha capito subito: s lui voleva andarci (con la mente), ma in realt, con il cuore, lui proprio non ci voleva andare. Ha trovato "il sale" della cosa. Una persona dice: "Non so perch, ma ogni volta che viene Natale mi sento triste!". Parliamo ma non esce niente. Ad un certo punto le chiedo: "Ma successo qualcosa di doloroso in un Natale?". E lei si mette a piangere: i suoi genitori si erano separati - lei aveva nove anni - proprio durante il tempo di Natale. Ogni Natale rivive quel ricordo doloroso non elaborato. Ha trovato il senso, il sale, a ci che le accade. Una donna stata operata ad un seno. Tutto finito bene: ma accade per caso o c' qualcosa che dobbiamo imparare in ci che accade? Cio, c' un senso? Chiedo: "A che serve un seno?". E lei: "Ad allattare!". "S, vero: stai ancora allattando qualcuno?". E la donna capisce subito che troppo presente nella vita dei suoi figli che stanno crescendo. Lei vorrebbe ancora proteggerli da tutto, esserci

44

sempre, togliere loro ogni difficolt: li sente ancora come i suoi cuccioli, ma non lo sono pi. Adesso ha capito, ha trovato il senso della cosa. Essere sale per la terra vuol dire aiutare le persone a trovare un senso (sale), il loro senso, a ci che accade loro. Altrimenti la gente pensa che le cose accadano cos per caso (il caso il nome incognito di Dio!). Dobbiamo insegnare alle persone a riflettere su ci che vivono, a farsi delle domande, ad ascoltare Dio che ci parla sempre e in continuazione, attraverso i fatti, gli eventi e gli incontri di ogni giorno. Altrimenti la gente dice: "Dio? E dov'?". Per forza dice cos, perch non lo sente, perch pensa che Lui se ne stia altrove a farsi i fatti suoi mentre noi ci barcameniamo quaggi. Ma Lui, invece, ci parla e ci educa in continuazione. La parola sapienza viene dal latino "sapre" che vuol dire assaggiare. Si diventa saggi, sapienti, quando si gusta, si impara dalle esperienze. Tutto insegna o nulla insegna: dipende da noi. La vita una grande scuola, se si vuole imparare. Ma solo se si vuole imparare. L'altra immagine del vangelo la luce. La luce, la lampada ad olio, per una povera casa palestinese era tutto. Per noi difficile capire ad esempio il Salmo: "Lampada ai miei passi la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 118), perch abbiamo la luce sempre a portata di mano e a disposizione. Ci basta un pulsante per accenderla! Ma fino ad un secolo fa', anche una piccola lampada o una semplice candela erano fondamentali. Dio una parola sanscrita che vuol dire luce. La luce abbinata alla vita: "Venire alla luce o dare alla luce=nascere; spegnere la luce=morire". Allora: cosa vuol dire "voi siete la luce del mondo"? Per me vuol dire due cose: emettere luce (sono luce) e mettere

45

luce (portare luce, illuminare).

Emettere luce. La fisica quantistica ci insegna che tutto luce, energia. Lo diceva gi Einstein: E=MC2. Prima abbiamo studiato la materia; poi abbiamo scoperto l'atomo (vi ricordate a scuola quando ci insegnavano l'atomo con le palline di elettroni che giravano attorno? Oggi sappiamo che non cos l'atomo!). Poi siamo scesi alle particelle subatomiche e da l ai pacchetti di energia e ora alle superstringhe vibranti. Cosa vuol dire: vuol dire che tutto ci che esiste sarebbe nient'altro che la manifestazione di energia vibratoria, in undici o pi dimensioni, rappresentata come musica e colore (noi quindi saremo una dimensione dell'universo; ma ve ne sarebbero altre). La vibrazione produce musica e colore (un elettrone vibra pi o meno 500 trilioni di volte al secondo!). Dalle superstringhe si giunti all'energia di fondo, al vuoto quantico, che sarebbe nient'altro che un pieno da cui tutto ha origine. L'universo non nient'altro che energia, luce, e tutto ci che esiste la manifestazione di quest'energia. Ma cosa centra tutto questo con la fede? Centra, eccome! L'universo sembra materia e invece luce. Io sembro materia ma invece sono luce. Allora il mio compito di diventare luce, illuminato, di accendere la luce nella mia vita e di vedere la vera realt di ci che sono. La gente si guarda allo specchio e cosa vede? Vede un corpo, grasso o magro, bello o brutto, con la pelle liscia o piena di impurit, di brufoli. La gente mangia, beve, accumula e possiede, vive nel piano della materia. Ma dobbiamo dire alle persone che la vera essenza di ciascuno di noi non questa. Io sono luce perch io ho uno

46

spirito che vuol vivere in me, c' un anima che vivr per sempre e c' uno Spirito che vuol manifestarsi. Emettere luce vuol dire entrare in contatto e far vibrare la parte "vera", interna, che c' in ciascuno di noi. "Tu sei anima; tu sei spirito; tu sei emozione; tu sei divino; tu sei energia, tu sei emozioni; tu sei canto; tu sei musica; tu sei luce; tu sei fuoco; tu sei forza; tu sei nel tutto e il Tutto in te". Senza spirito, senza interiorit, non c' luce per te e per questo mondo. Vi ricordate il volto di Madre Teresa: non sar mica stato bello! Pieno di rughe! Eppure... aveva una luce! Il suo volto e i suoi occhi lasciavano trasparire la luce interiore. L Dio, l'Energia, si vedeva chiaramente. Emettere luce allora vuol dire risplendere, illuminare, far vivere la luce che si ha dentro. Allora io mi chiedo: "Ma quali sono i talenti interiori che vogliono risplendere in me? Che vogliono essere messi in luce? La mia luce interna, che riflessi e che forme prende (i doni di ciascuno)?". Emettere luce far vivere tutta l'energia, la vitalit che tu hai dentro. Tu devi essere il meglio e il massimo di te. Non puoi vivere al di sotto di ci che sei: risplendi, illumina questo mondo con la tua luce. Quali sono i tuoi doni interiori? La gente dice: "Io non ne ho; io ne ho pochi". Ma non vero, solo un modo per non conoscersi, per evitare la fatica di entrare in s. Cosa aspetti a risplendere? Cosa aspetti ad essere una stella nel cielo di questa vita? In uno stadio tanti anni fa i riflettori si spensero all'improvviso. Allora un uomo url: "Tutti quelli che hanno un accendino, lo accendano". E piano piano uno... due... dieci.... cento... mille... diecimila... Lo stadio si illumina a

47

giorno. Il mondo ha bisogno di te e della tua luce: sar pi luminoso solo se tu sarai pi luminoso. E poi essere luce vuol dire mettere luce l dove non c'. Dovete andare a cena e ci tenete. Siete in auto, quasi arrivati e vi accorgete che il vostro maglione ha un piccolissimo buco. Durante la cena pensate sempre: "Che si veda? Ma no, dai, piccolo! Ma guarda te, con tutti i maglioni che ho!". L'altro manco se ne accorto, ma voi eravate sempre l con lo sguardo. Abbiamo bisogno di chi ci fa vedere che siamo belli, ricchi, importanti, pieni di doti, perch molte persone si sentono uno schifo, un cesso, un disastro e pensano di essere degli incapaci. Quando le persone si guardano non vedono la ricchezza che sono ma solo ci che non sono o che dovrebbero essere. Allora noi dobbiamo essere dei portatori di luce: dove non c', la portiamo noi, in modo che si veda la bellezza di chi non crede di esserlo. Viene una persona e mi dice: "Faccio schifo! Non so fare niente!". "Ah dico io proprio niente di niente?". "No, niente!". "Beh intanto sei qui, quindi sai camminare; poi sai chiedere aiuto (visto che sei qui a parlare); poi sai parlare... ti spieghi bene..., ecc.": insomma era piena di qualit. Aveva solo bisogno che qualcuno gli facesse vedere l'altro lato di s. Una donna non riesce ad avere rapporti sessuali con suo marito: "Non ci riuscir mai, mi blocco". Si parla e si capisce il perch (la luce): a diciassette anni era stata abusata. Ma se c' la luce, si pu andare dovunque e adesso felicissima della sua intimit cos bella e viva. Una donna ha perso il marito: "Non ce la far mai. E' troppo per me". Allora le si fa vedere che, un passo alla volta, uno dopo l'altro, pianino, si pu ripartire e rifarsi una vita. E' la

48

luce, ma se qualcuno non te la fa vedere, tu rischi di rimanere al buio. Un uomo di cinquant'anni: "Ho sbagliato tutto". Se non vede la luce, la sua vita finita. Quando andate a casa se lo credete, ovvio! dite a vostra moglie (o a chi amate): "Sei bella; sei profonda; sei proprio capace di amare; sei intelligente; sei acuta; hai un cuore grande; sono fortunato che tu ci sia nella mia vita; mi fai emozionare e vibrare, ecc.". Perch la gente spesso neppure sa quanto bella ... ma se qualcuno glielo dicesse! Quando facciamo i campiscuola, sia che i ragazzi siano piccoli, sia che siano grani, ogni volta facciamo il bagno della fiducia (uno va la centro e i suoi amici gli dicono tutte le cose belle, e solo quelle, che vedono di lui). E quando lo prepariamo diciamo: "Ma l'abbiamo fatto anche l'anno scorso!", e sembra sempre una ripetizione. E, invece, non lo mai. Lo facciamo e tutti sono radiosi e luminosi: funziona sempre. Perch se nessuno ci dice, ci mostra, ci fa sentire il nostro valore e la nostra bellezza, non lo sappiamo. Mettere luce vuol dire far vedere alle persone quanto loro siano belle. Se glielo fate vedere, lo vedranno anche loro e si renderanno conto di ci che sono: belle. Alcuni uomini non sanno quant' importante che essi ci siano. Alcuni uomini non sanno quanto faccia bene, anche solo vederli. Alcuni uomini non sanno quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso. Alcuni uomini non sanno quanto sia benefica la loro vicinanza. Alcuni uomini non sanno quanto saremmo pi poveri senza di loro. Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo... ... Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.

49

In un giardino c'era una enorme quercia, maestosa, grande e protettiva verso tutte le piante. Quando il vento soffiava la quercia aveva imparato a far vibrare le sue foglie cos da produrre armonie e suoni. C'era anche una piccola pianta: un piccolo stelo con poche foglie e soprattutto tante spine. La quercia umiliava il piccolo stelo dicendogli: "Io proteggo tante piante, sono casa per gli uccelli e per gli animali, compongo bellissime armonie grazie al vento. Tu sei uno stecco, per di pi anche spinoso che non serve a niente". Il piccolo stelo si sentiva veramente inutile e ci soffriva molto. L vicino c'era anche un pesco che sorridendo diceva al piccolo stelo: "Abbi pazienza e vedrai...". La cosa continu finch a maggio il piccolo stelo fior... e tutto il giardino scoppio in un lungo, sincero, caloroso applauso: era una rosa. Fai vedere il valore e la bellezza di ciascuno dietro le sue spine. Pensiero della Settimana Un giovane chiese ad un santo eremita: "Dimmi la via pi veloce per arrivare a Dio!". Sorridendo, l'eremita rispose: "Mangia uno di quei funghi". Il giovane, sorpreso, esclam: "Ma sono velenosi!". "Appunto!", disse l'eremita. Non ci sono scorciatoie per arrivare a Dio. Ci vuole tutta la vita, tutto il desiderio, tutta la passione che abbiamo. Sapidi e luminosi

50

Paolo Curtaz Sono assolutamente d'accordo con voi. Che stridore leggere le parole sulle beatitudini in queste settimane in cui passiamo il tempo a spiare dal buco della serratura. Che disagio farlo in un momento in cui tutti danno il peggio. Dobbiamo forse rassegnarci e lasciar perdere? Tenere la fede chiusa in una scatoletta da tirare fuori la domenica e il resto della settimana "si salvi chi pu"? Ha senso, davvero, realisticamente, tenere nel cuore una pagina come quella delle beatitudini e cercare di orientare la propria vita alla luce di quella Parola? Domande spinose, certo. Domande che si sono posti anche i primi cristiani, che hanno fatto i conti con la fatica della quotidianit, con le incomprensioni della comunit nascente, schiacciati fra una religiosit tradizionale totalizzante (l'ebraismo) o ininfluente (la religione romana tradizionale) e una vita sociale e politica aggressiva e decadente. Proprio come oggi. Ges e le beatitudini Ges vive le beatitudini che proclama. E ci svela il volto di un Dio diverso dalle nostre paure, e di un uomo che all'opposto di ci che vorremmo. Se il mondo esalta i belli, i forti, gli arroganti, gli spregiudicati, i falsi, gli ambiziosi, Dio ci svela che un cuore mite, sincero, fiducioso, pronto a portare le conseguenze delle proprie azioni costruisce una nuova umanit. Ges, dicevamo, non esalta la sfortuna, ma proclama beati coloro che piangono e i poveri e i perseguitati, perch proprio a loro Dio destina il suo messaggio e, come diceva magnificamente Dostoiewskj, nella sofferenza la verit si fa

51

pi chiara. Beati noi, se cerchiamo di imitare le scelte del Signore. Beati noi, se non ci spaventiamo di quello che accade, beati noi se non ci lasciamo prendere dallo sconforto perch il mare che attraversiamo agitato e ci manca la fede. Ma davanti alla perplessit, alla fatica di vivere questa pagina Ges, invece di abbassare il tiro, lo alza. Non mette dei bemolle, non cerca compromessi. Alza la posta in gioco: se il sale perde il sapore, con che cosa lo possiamo salare? Sapori La fede insaporisce la vita, il vangelo un pizzico di sale che dona sapore a tutto il resto. vero: chi fra noi ha fatto esperienza della bellezza di Dio sa che la sua vita cambiata, che stata illuminata dalla Parola, che vede se e gli altri in maniera diversa, che possiede una chiave di lettura della storia, della grande Storia e della propria, piccola storia, innovativa: il mondo non un susseguirsi di eventi violenti ed inesplicabili, ma la manifestazione del grande progetto d'amore che Dio ha sull'umanit. Ma, ammonisce Ges, il terribile rischio che il sale prenda umidit. Nonno Ero molto piccolo ma l'aneddoto me lo ricordo bene. Durante la crisi di Cuba, quando la Russia port dei missili sull'isola e l'America instaur un blocco navale, per quattordici giorni il mondo fu sull'orlo della guerra nucleare. Mio nonno, che ben si ricordava quanto aveva patito negli anni della guerra, prese il suo motocarro e corse a comperare una decina di quintali di sale, che rimasero in soffitta fino a quasi tutti gli anni novanta. Per lui l'assenza del sale era stata una sofferenza inaudita, e non voleva

52

ripeterla. prezioso il sale: non per niente era dato come paga ai soldati romani, il salario, appunto. Abbiamo ricevuto sale, sapore dal vangelo. Ma siamo anche chiamati, dice il Signore, a diventare sale. Insipidi La sensazione, per, che siamo diventati insipidi. Non c' bisogno di molto sale per insaporire una pietanza, non abbiamo bisogno di folle di cristiani per insaporire la societ. Non necessitiamo di molti cristiani, ma di cristiani che amino molto e che credano in ci che dicono. Il dramma del nostro tempo, in occidente, proprio quello di sperimentare un cristianesimo senza Cristo, di una religione senza fede, di un culto senza celebrazione. Dobbiamo pagare un prezzo alto ad un cristianesimo culturale e sociale che ancora permea la nostra societ, ma che non pi sufficiente a creare discepoli. Un cristianesimo che si riduce ad abitudine, a tradizione, a etica, a solidariet, ma che non dona pi sapore alla vita. Luce sotto lo sgabello siamo diventati, timorosi di essere trasparenza di Dio, attenti a proporci con un cristianesimo "politicamente corretto" con tutti i distinguo e le precisazioni. Ci vergogniamo, troppo spesso, di essere appartenenti ad una Chiesa che presta il fianco a facili critiche ed ironie. Suggerimenti salati Isaia ci svela il modo concreto di essere luce e sale: attraverso l'amore, attraverso la carit fattiva che si piega verso il povero e il sofferente. Per un cristiano il gesto d'amore, lo spezzare il pane diventa gesto teologico, esplicitazione d'amore. Oggi un compito ineludibile della Chiesa restare con i poveri, trovando modi nuovi di vivere l'immutato Vangelo, proponendo non solo gesti di

53

elemosina, ma stili di vita che contrastino la povert dilagante, il profitto e l'economia al centro delle scelte, l'egoismo e l'edonismo come ammiccanti soluzioni di vita. Paolo ci ricorda, a partire dalla sua esperienza, che la logica di Dio diversa dalla logica del mondo: una logica crocifissa. Il metro del nostro risultato nel cuore di Dio, non nelle statistiche e nelle percentuali: anche se agli occhi del mondo questa disponibilit, questo amore perdente, inutile, insignificante, anche se continuamente lo spettro della battaglia infine vinta dalle tenebre ci inquieta, noi figli della luce - ci fidiamo del Signore e come lui amiamo di un amore totale e talora sofferto, sapendo che la sconfitta apparente di Dio , in realt, la salvezza del mondo. Animo, amici, insaporite il mondo. Siamo salesiamo luce don Giovanni Berti Il vangelo di questa domenica inizia con "in quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli". Questa frase, se andate a vedere al versetto 13 del capitolo 5 del vangelo di Matteo non c'. E' la solita frase "cerniera" che indica un discorso che continua, e che viene aggiunta nel libro delle Scritture lette durante la Messa, il lezionario. Infatti le parole di Ges che ascoltiamo sono la diretta continuazione delle parole del vangelo letto domenica scorsa, che iniziava solennemente su una montagna con Ges che proclama il cuore del suo messaggio, le beatitudini. Ges sta continuando a parlare ai suoi discepoli... per questo dice "Voi siete il sale... voi siete luce.... risplenda la

54

vostra luce...". Nella lettura in chiesa mi piacerebbe iniziare la proclamazione di questo vangelo, omettendo la frase "cerniera", che rischia di smorzare la potenza attuale delle parole di Ges. La tentazione infatti di pensare che che Ges parli per "altri" e non per noi. Questo "voi siete..." che scritto nel vangelo per noi oggi! Ges lo dice a me e nello stesso tempo lo dice a tutta la comunit dei credenti nella quale sono inserito. Tu, Giovanni, sei sale della terra... tu, Giovanni, sei luce del mondo...! Voi, che ascoltate questo brano del vangelo (compreso chi lo legge) siete sale e luce, e la vostra luce rispenda...! Mentre ascoltiamo queste parole (sia che le sentiamo in chiesa sia che le leggiamo personalmente in casa) non assumiamo l'atteggiamento di chi sta origliando discorsi fatti ad altri, ma sentiamo che quel che Ges dice lo dice a noi, a me. E quando dice "voi" Ges ha in mente proprio i discepoli di oggi, con tutto il loro carico di umanit fatta di limiti, dubbi, cammini diversi... E' un "voi" che ha come unica condizione il crederci. Non dice "voi siete..." condizionandolo a qualche bravura particolare o irreprensibilit morale, del tipo "voi siete sale e luce se siete senza peccati, se obbedite a tutte le leggi e regole...." E non nemmeno giusto pensare che uno debba esser nella piena forza di salute ed et per poter esser sale e luce del mondo, come a volte la nostra efficientistica mentalit ci fa pensare. A tal proposito mi ha colpito la testimonianza della suora che inserita nella nostra comunit e che proprio in questi giorni ci ha raccontato la sua esperienza di visita agli anziani e ammalati della parrocchia. Ci ha raccontato che in

55

questa settimana, portando la comunione eucaristica in molte case, ogni volta, come preghiera, ha letto questo brano di vangelo. Si trovata a leggere diverse volte "voi siete sale... voi siete luce..." davanti a persone segnate da infermit e sofferenza, con attorno famigliari coinvolti pienamente nella malattia e nei limiti che essa impone a tutta la famiglia. Ci ha detto che proprio allora ha capito quanto fossero vere e nello stesso tempo incredibilmente forti le parole di Ges. Ogni volta che usciva dalla casa di qualche ammalato o anziano, si sentiva piena di luce e con un sapore interiore forte e bello: anche la persona malata e anziana, che per la societ rischia di esser vista come peso e mai come risorsa, in realt capace di dare senso e di illuminare chi le sta vicino. La fede, anche se semplice, anche se vissuta nella infermit, anche se a volte segnata da percorsi di vita tortuosi che la mettono alla prova, se sincera, sale e luce per tutti! La comunit dei cristiani ha questo grande dono, che non per mai da dare scontato. A volte ci si dimentica di esser sale e luce della terra e si pensa che la fede sia una cosa "privata" e solamente "di culto" (sono cristiano perch credo intimamente in Dio e vado in chiesa...). Essere cristiani qualcosa che ci rimanda al mondo nel quale siamo quotidianamente inseriti. E' li che si vede se abbiamo vero sapore e siamo veramente portatori di luce. Dove c' un cristiano dovrebbe esserci pi luce che tenebre, pi pace che guerra, pi amore che odio, pi solidariet che egoismo. Dove c' una vera comunit cristiana dovrebbe esserci un luogo fatto di persone che danno sapore vero di fraternit nei rapporti spesso insipidi e smorti della societ moderna, sempre di corsa e altamente conflittuale. Riprendiamo dunque in mano con insistenza questo vangelo. Rileggiamo e ripensiamo continuamente questo

56

"voi siete sale della terra... voi siete la luce del mondo..."da soli, in famiglia, in coppia, tra amici... Facciamo penetrare le parole di Ges fin dentro l'animo, in modo che la nostra fede non perda sapore e la nostra luce interiore non si spenga. Il mondo ha bisogno della luce di Cristo e del sapore forte del suo vangelo. Sale della terra e Luce del mondo. don Luigi Trapelli Dopo la lettura delle beatitudini di domenica scorsa, Ges ci invita ad essere il sale della terra e la luce del mondo. Il verbo al presente significa che tale realt si vive fin da ora. Il sale dona gusto, sapore alle cose, conserva i valori veri, indica una qualit nuova, dona un senso nuovo al nostro esistere. Senza sale la nostra vita perde sapore, il gusto della vita vera. La luce indica l'idea di una permanente presenza, poich deve essere sempre visibile. Allora il discepolo o missionario o non discepolo. L'invito quello, all'imperativo, di far risplendere la luce davanti agli uomini. Far trasparire le opere, riguarda lo stile del nostro agire che si lega alla grande azione di Dio. La testimonianza di Cristo non ritorna tanto a nostro vantaggio, quanto a lode di Dio. Noi testimoniamo Cristo ai fratelli per il cammino di

57

maturazione che abbiamo fatto. Se siamo discepoli, saremo anche testimoni, per dare senso alle cose e illuminarle alla luce del Vangelo. Essere cristiani non significa fare tante cose, ma l'essere, lo stile che conta, a partire dall'ascolto serio della Parola di Dio, apprezzando il gusto della cultura. . Non siamo chiamati a creare un mondo alternativo, ma aprire questo mondo al vero significato dell'esserci. Il pericolo quello di ripiegarci su di noi per paura o per conformismo. Non miriamo a fare grandi cose, ma a lasciar trasparire ci che siamo diventati. Oggi manca la ricerca di senso, la speranza, il gustare la vita in profondit. Lasciar perdere le cose in superficie, per essere attenti alle realt pi profonde, ci permette di diventare persone significative per chi ci incontra. Questa domenica si celebra la giornata per la vita dal titolo: "Educare alla pienezza della vita". E' proprio imparando a vivere ogni istante con gioia, dando alla vita una senso vero, che possiamo educare le giovani generazioni a comprendere la bellezza e la ricchezza dell'esistere. Ma tale pienezza di senso scaturisce dall'autentico incontro con Ges, amante della vita. Chiediamo al Signore questo grande dono, per essere il sale della terra e la luce del mondo. Persone di luce

58

don Roberto Rossi Quando Ges ci dice: Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, ci fa partecipi della sua stessa missione. Lui ha detto di s: Io sono la luce del mondo... e lo stato e lo con la sua vita, la sua Parola, la sua Resurrezione. Dio noi dice la stessa cosa: "Voi siete la luce del mondo... e indica il senso della nostra missione, cio della nostra vita, e il valore unico della testimonianza. "Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini perch vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre che nei cieli". Come essere luce? Per entrare nella bellezza della missione che Ges ci ha dato, bello, oggi, farsi inondare dalla parola del profeta Isaia: "Cos dice il Signore: 'Spezza il pane all'affamato, introduci in casa i miseri senza tetto, vesti chi nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente. Allora LA TUA LUCE sorger come l'aurora, la tua ferita si rimarginer presto. Davanti a te camminer la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguir... Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, e sazierai chi digiuno, allora BRILLER FRA LE TENEBRE LA TUA LUCE, e la tua oscurit sar come il meriggio" (Is. 58, 7-10). Con il salmo 111 preghiamo: "Il giusto risplende come luce. Beato l'uomo che teme il Signore: spunta nelle tenebre come luce per i giusti. Felice l'uomo pietoso che d in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vaciller in eterno: il giusto sar sempre ricordato. Non temer annunzio di sventura: saldo il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro il suo cuore, non teme: egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza si innalza nella gloria". Ecco il messaggio di Ges per i discepoli: "Voi siete la luce

59

del mondo". Siamo luce del mondo non per nostra forza ma perch siamo illuminati da Ges. Ogni discepolo luce con tutta la sua povert e debolezza. Egli colui che deve essere in grado di trasmettere una luce autentica che permetta al mondo di orientarsi e dirigersi. Se la nostra vita stata illuminata, ci non solo in vista di noi e del nostro cammino, ma in vista del cammino di tutti: illuminati dalla luce che Ges dobbiamo a nostra volta diventare luce per gli altri. Il senso della missione questo: non si tratta di proselitismo, non lo stile di Ges; si tratta di lasciare vedere agli altri quella luce che noi stessi abbiamo intravisto perch anche gli altri ne possano godere come noi. Tutto questo si fa con le parole, ma accompagnandole con un'esistenza che tragga il suo orientamento dalla luce di Ges, soprattutto con la testimonianza della vita. Siamo chiamati ad essere persone di luce. Ringraziamo delle tante persone che sono state luce per noi, chiediamo di poter essere anche noi luce per tanti altri, perch vivano pienamente la loro esistenza e credano all'amore infinito di Dio. Cristo crocifisso: Luce e Sale di giustizia don Alberto Brignoli proprio un robetta insignificante, quasi un po' di polvere fatta pietra e poi di nuovo frantumata in piccoli cristalli, tanto fini da non meritare alcuna considerazione. Eppure, prova a tralasciarlo mentre prepari una vivanda o un piatto ricco di ingredienti: sufficiente un piccolo assaggio sulla punta di una forchetta per accorgerti che non c'. E se fai a tempo, vi poni rimedio aggiungendolo prima della cottura; altrimenti - a volte con un po' di vergogna - lo appoggi sul

60

tavolo e dici ai commensali: "Se lo volete aggiungere l", magari trovando pure l'escamotage che ti salva in ogni occasione: "Io non lo uso perch in casa abbiamo problemi di pressione alta". Come se la colpa per la tua ipertensione fosse sua o ancor peggio di chi, a tavola, viene obbligato a mangiare insipido. Minuscolo, insignificante agli occhi, di poco valore, calpestabile e quasi banale, tanto ce n' in natura, eppure se non ci fosse la nostra vita sarebbe diversa, perderebbe gusto e sapore. Ges non poteva trovare similitudine migliore di questa (bella quanto quella del lievito e del granello di senapa riferiti al Regno) per definire il cristiano inserito nel mondo: essere "sale". Essere coloro che, nel nascondimento ma nella profonda convinzione della propria identit, sanno di poter dare "sapore" alla realt nella quale quotidianamente si trovano inseriti. Senza voler esagerare da rendere insopportabile la loro presenza, ma anche senza venir meno alla propria missione, evitando di passare per persone inutili, insulse, insensate, a cui si pu far accettare e pensare tutto, e che possono pure essere calpestate senza dire nulla. Buona parte della societ vorrebbe che i cristiani fossero "sale senza sapore" per poter essere "calpestati" e quindi non contaminare con il sapore della loro testimonianza la realt che li circonda. Non mi riferisco solamente ai cristiani perseguitati in maniera esplicita fino al sacrificio della loro vita. Sto pensando invece a quello che avviene quando si chiede ai cristiani di "tacere", di "avvallare" (se non addirittura di "benedire") tutta una serie di atteggiamenti che i potenti di turno mettono in atto a loro piacere e discrezione in maniera assolutamente arbitraria. E dal momento che i cristiani hanno iscritto nel loro "DNA" l'obbligo morale di denunciare qualsiasi abuso, qualsiasi ingiustizia, qualsiasi atteggiamento di etica pessima o

61

quantomeno dubbia, giocoforza cercare di zittirli, di "calpestarli", facendo perdere il loro sapore con scelte e giochi in cui i cristiani spesso cadono indulgenti, perch ci vengono "fatti passare" insieme a piccoli privilegi che a noi paiono come segni di stima nei nostri confronti. Insomma, ci capita spesso di cadere nel subdolo tranello di lasciarci condurre per il naso dai potenti a cambio di qualche favore che spesso confondiamo come opportunit di promozione del bene comune, ma che in realt sono gli avanzi, le briciole di ci che per diritto spetta ad ogni uomo. Ecco allora perch non sufficiente, a detta del Maestro, essere sale della terra attraverso il saporito nascondimento della quotidianit: essere solo sale della terra ci fa correre il rischio di essere non significativi, inutili, perch schiacciati dai giochi dei potenti. Occorre un'evidenza maggiore, occorre anche un elemento di forza di fronte al quale l'ingiustizia dei potenti venga smascherata. Occorre essere una luce che aiuti ad illuminare le tenebre nelle quali coloro che ritengono di sentirsi i padroni della terra sguazzano e si muovono a loro agio. Non credo sia corretto interpretare la similitudine di "luce del mondo" (applicata ai cristiani) come affidamento alla Chiesa della conduzione della societ in nome di una "illuminazione divina" di cui essa si debba sentire depositaria. La luce del mondo che i cristiani sono chiamati ad essere non pu coincidere con un "faro" che guida le sorti dell'umanit, anche perch - non dimentichiamolo - dal Maestro noi siamo chiamati "luce" solo in virt del fatto che rimaniamo vicini a lui, che la vera fonte della Luce, come gi Giovanni nel prologo del suo Vangelo letto poche domeniche fa indicava parlando del Battista: "Non era lui la luce, ma doveva testimoniare la Luce". Ora, cosa ci vuole dire oggi Ges affermando che noi,

62

invece, s, siamo luce? Nella Liturgia della Parola di oggi non trovo risposta migliore se non quella di Isaia. Quando il discepolo del Signore potr far brillare fra le tenebre la luce che in lui? Quando la sua luce sorger come l'aurora? Leggiamo attentamente il testo, e ci accorgeremo di quanta coerenza esista tra la luce che deve brillare nelle tenebre e il sale che non deve essere calpestato dai potenti di turno. Saremo luce quando divideremo il pane con l'affamato, quando introdurremo in casa i miseri e i senza tetto, quando vestiremo chi nudo senza trascurare i nostri parenti. E ancora: quando toglieremo di mezzo a noi l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, quando apriremo il nostro cuore all'affamato e sazieremo l'afflitto di cuore. Possiamo dire tutto quello che vogliamo e fare le interpretazioni che riteniamo pi consone al nostro modo di intendere il cristianesimo: ma non mi pare di vedere in queste affermazioni di Isaia sull'essere luce alcun richiamo ad atteggiamenti fatti di norme di comportamento, di leggi, di infarcimenti dottrinali, di sermoni moraleggianti o di difesa di privilegi che ribadiscano la nostra identit di credenti in mezzo al mondo. Essere luce non indicare la strada agli altri piantandoci al centro di essa come un lampione a cui tutti debbano fare riferimento ascoltando i nostri sermoni, le nostre determinazioni, le nostre categoriche affermazioni. Essere luce significa praticare la giustizia e fare in modo che ad ogni uomo venga fatta giustizia nel rispetto della propria dignit. In questi quindici giorni di Brasile, in particolare qui nello stato del Maranhao, ritenuto il pi impoverito del paese nonostante le sue enorme risorse e ricchezze naturali, ho sentito spesso fare, dai missionari presenti, riflessioni che

63

manifestano un disagio: quello di non riuscire a capire mai bene cosa sia prioritario nell'attivit evangelizzatrice della Chiesa, se la catechesi oppure lo sviluppo umanitario, se l'annuncio del Vangelo o l'azione sociale, se i sacramenti o l'attenzione alle povert di tutti i tipi, in particolare quelle endemiche che creano discriminazione. Nella Chiesa c' sempre stato e continua ad esserci chi ribadisce un concetto a scapito di un altro, chi sottolinea pi un aspetto che l'altro; e da questo, giungere a delle polarizzazioni intorno a uno dei due ambiti una deriva facile ma anche poco coerente con il messaggio di Cristo. Ascoltando la Liturgia della Parola di oggi non ho dubbi, perch sono pienamente convinto che non esiste un annuncio della Buona Notizia di Ges Cristo fatto di categoriche determinazioni e di liste di norme comportamentali, e nemmeno di formulette da catechismo. Esiste solo l'annuncio della Croce di Cristo, che, come dice Paolo, un annuncio apparentemente debole nel quale si manifesta la grandezza di Dio. E a chi rivolto l'annuncio della Croce di Cristo che salva, se non a coloro che vivono la croce quotidianamente? I due aspetti, giustamente, non devono mai essere eliminati: ma pensare di annunciare un Vangelo che non parli alla gente dei suoi problemi, delle sue croci, e di come poterle superare, significa tornare a fare il gioco di coloro che non solo spengono continuamente la luce della giustizia, ma vorrebbero addirittura farci perdere il sapore del sale, calpestandolo in terra. Grazie a Dio, tra i cristiani c' ancora chi si ribella ai giochi dei potenti e si affida alla sola potenza della Croce di Cristo. Luce del mondo e sale della terra

64

LaParrocchia.it Le letture di questa quinta domenica del tempo ordinario ci conducono a riflettere sulla vita cristiana come segno' per il mondo: cos si traduce visibilmente quella che chiamiamo la sequela' di Ges. Non si tratta di una imitazione' passiva, quasi a volere essere copia del modello, cosa che per noi, esseri umani con tanti limiti, impossibile. Si tratta invece di seguire lui e il suo esempio' in modo attivo e creativo, ognuno con la sua personalit e le sue esperienze, e cos come ne diventa capace. Seguire il suo esempio vuol dire per noi lo sforzo per renderci preziosi' per gli altri cos come lui prezioso' per noi. Questa la vera fede, e anche il valore della testimonianza: essere, a nostro modo, segni' di Cristo nel mondo. Domenica scorsa dicevamo che la santit consiste nel vivere lo spirito delle Beatitudini: poveri, miti, misericordiosi, puri di cuore, costruttori di pace, assetati di giustizia, aperti, anche con sacrificio, al Regno di Dio. Oggi Ges ci dice: se fate cos nella semplicit di ogni giorno voi siete come quel pizzico di sale che basta a dar sapore a tutto il minestrone; voi siete come dice un proverbio ebraico quel lumino che tutte le tenebre non possono spegnere ma che da solo le vince tutte. Grandezza e responsabilit della nostra fede! Di Ges abbiamo sempre detto che "la luce vera che illumina ogni uomo"; Lui stesso dice di s: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre". Oggi ci viene a dire: "Voi siete la luce del mondo.., voi siete il sale della terra! Risplenda la vostra luce perch gli uomini diano gloria al Padre vostro che nei cieli!". A dirla in breve, come l'anima nel corpo, cos nel mondo sono i cristiani" (Lettera a Diogneto, 5).

65

Pu questo essere detto anche di noi, oggi? Ci distinguiamo per una nostra precisa identit e stile di vita? Di sale ne basta poco per dare sapore: cos anche per noi cristiani ci che conta non la quantit, ma la qualit perch si possa cambiare il mondo. Prosegue Ges: "Se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potr render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini". Guai a perdere la nostra specifica identit, adeguandoci allo stile del mondo: in visione della vita, in motivazioni e certezze, in stile e atteggiamenti morali..! Il mondo perderebbe tutta la ricchezza della salvezza portata da Cristo, e noi non avremmo pi motivo di esserci nel mondo. C' un pericolo ricorrente, che si chiama cristianesimo anonimo, si chiama soprattutto indifferenza e che deriva dalla assoluta ignoranza di ci che specifico per il cristiano sia nella vita privata sia nella vita sociale. Noi cristiani siamo chiamati a testimoniare tutto e solo Ges Cristo, non altra sapienza umana, non altra cultura umana. Charles de Foucauld ha espresso tutta la sua esistenza in un motto: Gridare il vangelo con tutta la vita! Paolo VI ripeteva spesso: il nostro mondo ha pi bisogno di testimoni che di maestri! La qualit della vita dice il valore e l'utilit della fede. Non sono i discorsi, ma le scelte d'ogni momento che sanno contagiare i vicini della bellezza del vangelo. L'invito anche ad un cristianesimo impegnato nella storia: compito del laico lievitare tutta la realt umana con lo spirito del vangelo, in ogni campo. Lo stesso Ges ha usato l'immagine del lievito. Il nostro ruolo di cristiani diventato pi urgente di fronte ad un mondo che va perdendo i valori umani fondamentali: la difesa della persona umana, della

66

vita in ogni suo momento, la concezione dell'economia come solidariet, la pace, la salvaguardia del creato...! Ciascuno deve compiere la sua parte: "Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota, come il libro ha bisogno di ogni parola, come la casa ha bisogno di ogni pietra, come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua, come la messe ha bisogno di ogni chicco, l'umanit intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico, e perci insostituibile". Blackout! padre Mimmo Castiglione Come statua di sale! Come la moglie di Lot! Immobile, stupito. Come bloccato. Guardando il vuoto. D'apatia carico. Niente voglia. Nessun desiderio. Neanche di vivere. O di morire. Come non esserci. Non essere mai stato per non soffrire ricordando. E poi il contrasto. Contraddizione del cuore. Bramare di vedere, ed esser riscaldato dal Tuo bagliore, invitato ad esistere per me e per gli altri! Il senso rinvenuto. Memoria ritrovata. Attesa del Tuo raggio per incontrarti ancora. E non lasciarti andare, non perder l'occasione. E la mia luce? Riflessa. Illuminato dal Tuo Volto. Esser testimone di cose buone e belle, farle. Cominciando con quanti stanno intorno.

67

E si guariscono le altrui e le mie ferite. E si dissolve quanto tormenta. Ti si rinviene l dove soffia il vento, e ci si lascia andare! Quanta forza piegando le ginocchia?! E ci s'arrende ad esser benedetti l dove regna rifiuto e ribellione. E si dir in quei giorni: benedetto nei secoli il Signore, che benedice la mia vita l dove impera la maledizione ed ogni impedimento alla Sua venuta. Sciogliendo i lacci. Dona sollievo al peso. Alla menzogna che mi convince d'esser solo, sgrida! Smentisci che non hai tempo per occuparti di me e visitarmi ancora. Sei stata forse sola tutta la vita Maria? Ogni volta che si pensava tacesse, eri davvero sola? Lasciata in abbandono e trascurata? Insegna a nutrire speranza ed amor! Amaro il sale, che con l'acqua non disseta. Se sparso sulle rovine nulla pi cresce. Simbolo del giudizio e della purificazione. E pure della ricompensa. Via dell'amicizia. Patto d'alleanza. Che conserva preservando corruzione. Frizionato dona vigore. Niente sale niente sapore! Anche la luce importante! Niente luce, niente calore. Strade al buio, nessun colore! E quindi: Superficialit, ignoranza, disattenzione,

68

frivolezza, empiet, stoltezza! Continua il discorso della montagna (o della pianura), iniziato domenica scorsa con le beatitudini: insegnamenti del Maestro autorevole, vero interprete della parola del Padre. L'evangelista Matteo si rivolge alla Chiesa, incoraggiandola a ritrovare zelo per il Signore, ad essere luce del mondo e sale per la terra: presenza significativa (e non perdita d'identit), visibile mediante le opere di carit, frutti di giustizia ed atti d'amore, perch il Padre sia riconosciuto attraverso la testimonianza dei suoi figli, che non disattendono portando alla comunione altri fratelli. Hanno qualcosa da dire. Fecondi! Senza cedere alla stanchezza, laboriosi. Fare la luce ed essere sale: missione dei discepoli. Alberi buoni che fanno abbondanti frutti saporiti: Volont del Padre! Spezzare il pane con l'affamato. Ospitalit. Vestire chi nudo. Liberare l'oppresso. Non puntare il dito dell'iniquit. Rivolgere attenzione al bisogno del prossimo. Servire chi in necessit. E perdonare. Ecco le opere buone che risplendono. Che anche se c' il blackout illuminano. Ecco le opere di misericordia! Che senza brillare di luce propria comunque lampeggiano nel mondo. Come citt che si vede sul monte, come Gerusalemme! Come lampada che illumina la casa, che si costruisce sulla roccia della Parola.

69

Le opere buone rimarginano ferite antiche, cancellano peccati, possiedono potere, "costringendo" Dio a rispondere regalando aiuto! Importante per l'uomo vedere. Lo sanno bene i ciechi cosa significa: non potere godere della vista delle belle cose, consegnarsi al bisogno, e la paura di dipendere dagli altri. Importante anche che la luce illumini ci che si vede. Nella penombra le cose possono apparire storpiate, confuse, distorte. Nel buio ci si pu ingannare, si pu imbrogliare. Altrettanto importante che le cose illuminate e che si vedono siano anche invitanti, saporite, attraenti. La nostra esistenza, se illuminata dalla verit della parola di Ges, e resa saporita attraverso le opere buone di misericordia, diventa piena di valore, di gusto, di senso, e punto di riferimento. Quale grande responsabilit ci affida il Signore: contagiare gli altri al bene con le nostre opere buone. Quale onore l'offerta che Egli ci fa di collaborare con lui, perch l'umanit continui ad esistere e non soccomba a causa del male. Si rende gloria a Dio. La gloria di Dio l'uomo che vive! PREGHIERA Piet Ges Maestro e Signore,

70

per tutte quelle volte che non sono stato un buon discepolo, per tutte le volte che non ti ho testimoniato con le buone opere. Piet per tutte quelle volte che non sono stato luce per quanti erano nel buio, nella tristezza e nella solitudine. Piet per tutte le volte che non sono stato sale. Sono stato invece insipiente nel giudizio, superficiale al bisogno del fratello, insipido nel comportamento, corrotto nell'atteggiamento, scialbo nelle relazioni, interessato solo a me stesso e al mio successo. Una grande MISSIONE per noi: 'Voi siete la luce del mondo' mons. Antonio Riboldi Per entrare nella bellezza della missione che Ges ci ha dato, bello, oggi, farsi inondare dalla parola del profeta Isaia: "Cos dice il Signore: 'Spezza il pane all'affamato, introduci in casa i miseri senza tetto, vesti chi nudo, senza distogliere gli occhi dalla tua gente. Allora LA TUA LUCE SORGER come l'aurora, la tua ferita si rimarginer presto. Davanti a te camminer la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguir... Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, e sazierai chi digiuno,

71

allora BRILLER FRA LE TENEBRE LA TUA LUCE, e la tua oscurit sar come il meriggio" (Is. 58, 7-10). Credo che abbiamo sperimentato tutti la sensazione dell'insicurezza e dello smarrimento, che a volte sconfina nella paura, quando d'improvviso se ne va la luce in casa o per le strade, in cui stiamo camminando. Tutto assume una dimensione diversa: non sai pi dove sei, quale ostacolo ci sia davanti a te, dove mettere i piedi... e viene spontaneo cercare aiuto. Provai una volta, di fitta nebbia, a trovarmi per strada in macchina. Non si scorgeva neppure la linea bianca, che sulla strada accompagna. Riuscii a raggiungere il bordo della strada. Mi fermai, abbandonai la macchina, preferendo fare il resto della strada a piedi. Immersi nel buio, quando poi torna la luce, proviamo un senso di profondo sollievo e gioia, come avessimo scampato un pericolo. Oggi - e facciamo bene attenzione - l'umanit, e forse anche qualcuno di noi, per le pi svariate ragioni, come se avesse smarrito la luce della vita. Ci sentiamo avvolti da pericolose tenebre dentro e fuori. Sentiamo tanti discorsi sulla pace, sull'onest, ma a volte sembrano come 'schiacciati' dalle tenebre del vivere quotidiano, tanto da non sapere pi se sia il caso di ascoltarli e credervi. Basta uno sguardo al nostro mondo - lontano e vicino - per accorgersi che c' troppa gente che vive brancolando, come se non riuscisse a trovare il senso stesso dell'esistere, o 'ingabbiat in 'ideal, che di senso ne hanno ben poco, per una pienezza di umanit. Trovare la ragione, che riporti un poco di serenit, come trovare la strada giusta, smarrita nelle tenebre che ci sono in noi e fuori di noi. Lo constatiamo tante volte, noi pastori, incontrando persone

72

in cui lo smarrimento visibile e si rivolgono a noi per trovare la causa di tale stato d'animo persistente e ricevere una parola che le aiuti a ritrovare il senso vero e profondo della vita: la luce che si smarrita... in tanti, credetelo. Un dramma che a volte si cerca di ignorare, creando attorno un chiasso, che, quando finisce, altro non determina che l'aumento del buio 'dentr. A volte questa oscurit diventa insopportabile, quando muore qualche persona che per noi stata un punto di riferimento, come un raggio di luce, di cui non eravamo forse neppure del tutto consapevoli. Per chi non ha fede, difficile, in questi casi, ritrovare la serenit, la luce. Viene da chiederci: a chi rivolgersi, perch ce la ridoni? Chi si definito 'Luce del mondo' Ges, il Figlio di Dio, che ci ha rivelato il Volto del Padre ed il Vivente, sempre accanto a noi.... 'in noi'. Ma purtroppo, come avverte l'evangelista Giovanni, in un tempo di poca fede, 'venne la Luce e il mondo stato fatto per Lui, ma il mondo non Lo riconobbe'. E, non riconoscere - sempre, ma soprattutto nei momenti difficili - che c' una Luce in noi, che Ges, scegliere di vivere nelle tenebre, ossia vivere delle vanit dell'orgoglio, la sola impossibile luce della vita. Dovremmo ricordare sempre che l'orgoglio, il potere, l'autosufficienza, la ricchezza, non danno mai quello che promettono e non possiedono, ossia la luce dell'anima. Viverci in mezzo come essere soffocati dall'ansia e dall'angoscia. A tutto questo smarrimento dell'anima, che fa perdere il senso e la bellezze, della vita, risponde, oggi, Ges: parole che sono la vera 'sfida' di Dio alla cecit dell'uomo. "In quel tempo - racconta Matteo - Ges disse ai suoi discepoli: 'Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potr rendere salato? A

73

null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo: non pu restare nascosta una citt collocata sopra un monte, n si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perch faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che nei Cieli". (Mt. 5, 13-16) Ed ha ragione Ges! Chi di noi si lascia penetrare dalla Sua Luce, nella vita come se divenisse una luce per s e per quanti lo accostano. Forse non facile incontrare fratelli e sorelle che sono 'luce e sale', ma grazie a Dio ce ne sono. Non hanno bisogno di parlare o spiegare le ragioni della Luce... la Luce stessa si riflette nella loro vita, dando ragione di S. Non troveremo, forse, queste meravigliose persone tra la folla di un mondo chiassoso, ma possiamo incontrarle quando meno ce lo aspettiamo. Chi di noi non ha avuto il dono di conoscere o incontrare persone il cui sguardo, il volto, tutto il loro essere appare come illuminato e sereno? Non sono lontane da noi. Penso a Chiara Badano, una giovane ragazza morta di tumore osseo a 17 anni, beatificata il 25 settembre 2010. Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, le scrisse: 'Chiara Luce il nome che ho pensato per te. E la luce di Dio che vince il mondo'. Nella sofferenza Chiara Luce scriveva, rivolgendosi ai tanti amici: "Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Come avrei voluto fermare quel treno in corsa che mi allontanava sempre pi! Ma ancora non capivo. Ero ancora assorbita da tante ambizioni, progetti e chiss che cosa (che ora mi

74

sembrano cos insignificanti, futili, e passeggeri). Un altro mondo mi attendeva e non mi restava che abbandonarmi. Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela". E chi non ricorda l'intensa luce che il caro Giovanni Paolo II sapeva effondere sul mondo, ovunque si recasse. Ricordo come, nelle Giornate Mondiali a cui ho partecipato, uno dei momenti pi significativi fosse la veglia notturna. Gli occhi di migliaia di giovani, magari prima accecati dalle lucciole del mondo, davanti a lui era come ritrovassero la vera Luce. Pi che sentire le sue parole, i giovani gioivano perch lui 'c'er. Anch'io ero affascinato... era come se riuscisse a mettere in fuga le tenebre e false luci del mondo. Cos come accadeva con Madre Teresa di Calcutta. La sola sua presenza emanava tanta, ma tanta luce... diventava 'Parola' che illuminava, altro non era che Ges presente in in loro! Era davvero un dono incontrare e stare accanto a queste sorgenti di Luce. Ma senza fare ricorso a questi grandi dello Spirito, facile incontrare gente semplice, il cui sguardo brilla di bont e ridona il senso della bellezza della vita. Forse cominciando dalle nostre mamme o da persone che si incontrano o, ancora di pi, persone da cui riceviamo il dono dell'amicizia. Anche le loro parole non sono mai un chiasso vuoto, ma sono pervase di quella saggezza e bont che la luce che cerchiamo. Ges, oggi, chiama tutti noi, ciascuno di noi, ad 'essere luce e sale del mondo'. Occorre spogliarsi delle falsit del mondo, che fanno solo soffrire, e non avere paura di lasciarsi inondare dalla Sua Luce. questa che distingue veri discepoli di Ges, e la loro

75

presenza fa tanto, ma tanto, bene. Ci ridonano, quando li incontriamo, quella speranza che il mondo distrugge, come a dirci: Non pi solo terra quella che ci dato vivere, ma siamo chiamati a vivere, gi qui il Cielo. "La debolezza del mondo occidentale - affermava Paolo VI sta appunto nella mancanza di una unica visione, diciamo meglio di un'unica fede. E perch a questa fede, la quale non pu essere che quella di Cristo, da tante parti si contrasti la via; perch da tante guide e da tanti maestri di popoli essa sia taciuta o negata; perch quelli che aspirano a confortare la marcia della storia verso la libert, verso la redenzione degli umili, questa luce la vogliono spenta e rinnegata e ne vogliano ripudiare i sacri e indispensabili principi, davvero non si comprende. Il rifiuto di questa fede, unica in grado di rendere il cammino faticoso del mondo pi facile e pi felice, proprio non lo si riesce a comprendere. Ma tant': la Luce di Cristo non si spegner per queste opposizioni e continuer a splendere a salvezza di chi ne raccoglie i raggi benefici, a vantaggio anche di chi forse preferisce voltarle le spalle e pascersi tristemente della propria ombra". (21 aprile 1957) Quando, durante la S.Messa, proclamo la Parola di Dio, fisso sempre negli occhi chi mi ascolta e mi sorprende sempre vedere come molti occhi si riempiono di luce, come volessero farla ospite della vita. davvero bello. Con il salmo 111 prego: "Il giusto risplende come luce. Beato l'uomo che teme il Signore: spunta nelle tenebre come luce per i giusti. Felice l'uomo pietoso che d in prestito, amministra i suoi beni con giustizia. Egli non vaciller in eterno: il giusto sar sempre ricordato.

76

Non temer annunzio di sventura: saldo il suo cuore, confida nel Signore. Sicuro il suo cuore, non teme: egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza si innalza nella gloria". Non mi resta che pregare per tutti noi, chiedendo a Dio che ci inondi della Sua Luce e che la nostra vita sia illuminata e doni sempre luce a chi ci accanto e da Dio ci stato affidato: "Voi siete la luce del mondo" Il sale e la luce: radici di vero futuro padre Ermes Ronchi Dio luce: una delle pi belle definizioni di Dio (1 Giovanni 1,5). Ma il Vangelo oggi rilancia: anche voi siete luce. Una delle pi belle definizioni dell'uomo. E non dice: voi dovete essere, sforzatevi di diventare, ma voi siete gi luce. La luce non un dovere ma il frutto naturale in chi ha respirato Dio. La Parola mi assicura che in qualche modo misterioso e grande, grande ed emozionante, noi tutti, con Dio in cuore, siamo luce da luce, proprio come proclamiamo di Ges nella professione di fede: Dio da Dio, luce da luce. Io non sono n luce n sale, lo so bene, per lunga esperienza. Eppure il Vangelo parla di me a me, e dice: Non fermarti alla superficie, al ruvido dell'argilla, cerca in profondit, verso la cella segreta del cuore; l, al centro di te, troverai una lucerna accesa, una manciata di sale. Per pura grazia. Non un vanto, ma una responsabilit. Voi siete la luce, non io o tu, ma voi. Quando un io e un tu s'incontrano generando un noi, quando due sulla terra si

77

amano, nel noi della famiglia dove ci si vuol bene, nella comunit accogliente, nel gruppo solidale conservato senso e sale del vivere. Come mettere la lampada sul candelabro? Isaia suggerisce: Spezza il tuo pane, introduci in casa lo straniero, vesti chi nudo, non distogliere gli occhi dalla tua gente... Allora la tua luce sorger come l'aurora (Isaia 58,10). Tutto un incalzare di azioni: non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, ma occupati della citt e della tua gente, illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarir la tua vita. Voi siete il sale, che ascende dalla massa del mare rispondendo al luminoso appello del sole. Allo stesso modo il discepolo ascende, rispondendo all'attrazione dell'infinita luce divina ( Vannucci). Ma poi discende sulla mensa, perch se resta chiuso in s non serve a niente: deve sciogliersi nel cibo, deve donarsi. Il sale d sapore: Io non ho voluto sapere nient'altro che Cristo crocifisso (1 Corinzi 2 ,1 -5 ). Sapere molto pi che conoscere: avere il sapore di Cristo. E accade quando Cristo, come sale, disciolto dentro di me; quando, come pane, penetra in tutte le fibre della vita e diventa mia parola, mio gesto, mio cuore. Il sale conserva. Ges non dice voi siete il miele del mondo, un generico buonismo che rende tutto accettabile, ma il sale, qualcosa che una forza, un istinto di vita che penetra le scelte, si oppone al degrado delle cose, e rilancia ci che merita futuro. Risplenda la vostra luce davanti agli uomini Ileana Mortari - rito romano Prosegue nel vangelo di oggi la lettura del "Discorso della

78

montagna" di Matteo, che si protrarr fino alla 9 domenica dell'anno A. Si tratta di un lungo discorso che occupa i capp.5-6-7 e nel quale l'evangelista ha raccolto e ordinato tutto quello che Ges disse in varie occasioni e circostanze sul tema del Regno e della sua giustizia. Lo si pu dividere in tre parti: - la prima (cap.5, vv.1-12) contiene le Beatitudini: esse definiscono quelli che sono i membri del Regno - la seconda (cap.5,13-7,12) descrive il modo di vivere di quanti fanno parte del Regno, nei loro rapporti con i beni, con gli altri, con Dio; qui troviamo numerose antitesi tra la antica e la nuova Legge: "Avete inteso che fu detto .....Ma io vi dico....": ne risulta il nuovo concetto di giustizia, che deve caratterizzare i membri del Regno e soprattutto il centro della Legge, cio della volont di Dio, che il primato della carit. - la terza (cap.7,13-27) offre una serie di indicazioni su come concretamente mettere in pratica i contenuti delle prime due e si conclude con la bella parabola della casa costruita sulla roccia. In sostanza, nel "Discorso della Montagna" abbiamo una sorta di "Magna Charta", una "carta costituzionale", una sintesi di quello che devono essere il cristiano e la Chiesa. I quattro versetti della pericope odierna, rivolti ai discepoli di Ges, delineano il ruolo dei cristiani e della Chiesa nel mondo. Il discorso fa perno su tre paragoni, che, come sempre negli insegnamenti del Maestro, sono tratti sia dalla vita e dall'esperienza quotidiana che dal retroterra biblico delle Scritture. "Voi siete il sale della terra...." (v.13). La gente che ascoltava Ges avr avuto in mente "le impressionanti

79

scogliere di salgemma che orlano gli ultimi dieci km. della costa occidentale del M.Morto.....I contadini e i nomadi palestinesi al tempo di Ges lo usavano anche per riscaldarsi, contenendo bitume: perci Ges inviterebbe il cristiano ad essere fonte di calore in un mondo spesso gelido ed indifferente" (cos G. Ravasi, Secondo le Scritture Anno A, p.158). Ma il sale anche mezzo di purificazione e di conservazione dei cibi; aggiunto al concime, ha funzione fertilizzante; nella Bibbia simbolo di sapienza, nonch segno di un'alleanza inviolabile (cfr. il "patto del sale" dell'antico Oriente). A quale di questi significati avr voluto riferirsi Ges? Probabilmente a quello sotteso a tutti: il sale in un'ampia massa funziona per ravvivare, vivacizzare, soprattutto imprimere gusto, dare "sapore". Fuor di metafora, allora, la funzione dei discepoli nel mondo quella di dare un senso, un significato al mondo, manifestando e donando quella "sapienza" che essi stessi hanno ricevuto. La seconda affermazione che definisce il discepolo : "Voi siete la luce del mondo...." (v.14) E seguono i paragoni della citt collocata sopra un monte, ben visibile a tutti, e della lucerna che illumina dall'alto l'intera stanza. "Cos conclude Ges - risplenda la vostra luce davanti agli uomini..." (v.16). Presso tutti i popoli e tutte le culture la luce, in particolare quella del sole, ha sempre significato Dio; e anche la Bibbia lo ripete spesso: "Presso Dio la luce" (Daniele 2,22), "Dio luce e in Lui non ci sono tenebre" (1 Giov. 1,5); ma anche Ges dice di se stesso che luce: "Io sono la luce del mondo..." ( Giov. 8,12) e nel passo di Matteo si afferma che

80

i discepoli sono "luce del mondo" (v.14). Qual il significato di tutto questo? Che cosa indica questa "luce" che ritroviamo in Dio, in Ges e nei discepoli? E' il contesto stesso della Scrittura che ci fornisce la risposta. "Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminer nelle tenebre, ma avr la luce della vita" e "Io sono la via, la verit, la vita" (Giov. 16,6); dunque la luce la fede, che illumina la nostra esistenza. Inoltre nella 1 Lettera di S. Giovanni leggiamo: "Dio luce...."(1,5), "Dio amore..."(4,16);come la luce consente di vedere le cose e di orientarsi nel cammino, cos l'amore di Dio che d esistenza e senso al mondo e all'uomo. Ma Dio invisibile; in Ges, "luce del mondo", l'amore di Dio si rende visibile e quindi imitabile. Il discepolo a sua volta illuminato da Cristo e da Lui orientato nel cammino della vita. Solo per questo egli pu, anzi "deve" a sua volta essere luce per gli uomini, cio testimoniare con la sua fede l'amore di Dio. Come? Facendo "opere buone". E le opere buone, come ben sappiamo dallo stesso vangelo di Matteo, sono, a partire dalle beatitudini, tutti quegli insegnamenti che il Signore ha dato ai suoi discepoli e che troviamo nel "discorso della montagna", sintesi di ci che il cristiano chiamato ad essere. E la luce del cristiano deve risplendere davanti agli uomini "perch vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che nei cieli" (v. 16). A questo punto si resta "bloccati", allibiti; vivere il "discorso della montagna"....una parola! come possibile raggiungere quegli altissimi ideali: essere poveri, umili, miti, perdonare sempre, non adirarsi.....? Forse per questo non capita spesso di sentire "rendere gloria al Padre che nei cieli"! O

81

meglio: lodi a Dio spontanee e numerose si innalzano s, ma suscitate dai santi. Non occorrono molte parole per ricordare l'impronta luminosa lasciata da S.Benedetto, S.Francesco, S. Carlo Borromeo, S. Vincenzo de Paoli, S. Giovanni Bosco, .....e per stare ai nostri giorni, ripensiamo per un attimo ai funerali di Madre Teresa di Calcutta: capi di stato e di governo si inchinarono dinanzi alla salma di quell'umile donna e pubblicamente "resero gloria a Dio Padre". Questo non significa che le parole del vangelo di Matteo valgano solo per i santi. Essi sono fari di luce che illuminano il nostro cammino e ci spronano a salire il monte delle Beatitudini, ritrovando forza, coraggio ed entusiasmo nella nostra vita di fede e carit. Riascoltiamo le parole del Papa nel messaggio alla 17 Giornata mondiale della giovent: "Scoprite le vostre radici cristiane, imparate la storia della Chiesa, approfondite la conoscenza dell'eredit spirituale che vi stata trasmessa, seguite i testimoni e i maestri che vi hanno preceduto! Solo restando fedeli ai comandamenti di Dio, all'Alleanza che Cristo ha suggellato con il suo sangue versato sulla Croce, potrete essere gli apostoli e i testimoni del nuovo millennio!" C' proprio di che riempire la nostra giornata e la nostra vita, nella sicurezza che il Figlio di Dio non ci lascer mai mancare il suo "sale-sapienza" e la sua "luce spirituale", se noi gliele chiederemo con convinzione! Voi siete il sale della terra don Luca Orlando Russo

82

Il compito del sale solo uno: rendere sapidi i cibi. Mangiare vivande saporite un atto cos quotidiano che nemmeno ci facciamo pi caso. Ma se, come capita qualche volta, manca il sale in qualche pietanza subito notiamo la differenza. Allo stesso modo, ci avverte Ges, il discepolo ha il compito di rendere l'esistenza di coloro che incontra lungo il suo cammino pi vivibile. Non sempre facile per noi uomini accettare i limiti che ogni giorno la vita ci sbatte in faccia come dei macigni. Il discepolo di Ges sempre pronto, forte della sua amicizia con Ges, a condividere la pena quotidiana per aiutare tutti a ritrovare nella fatica motivi e segni di speranza. Non possiamo, noi discepoli di Ges, risparmiare a nessuno la fatica di vivere fino in fondo, ma a tutti possiamo annunciare con le opere e le parole che anche nelle situazioni pi disperate c' una luce nuova, un motivo per benedire il giorno in cui siamo venuti alla luce e continuare a credere che vale la pena fare del nostro meglio. Il sale assolve al suo compito con un operazione semplice, ma nello stesso tempo complessa: sciogliersi nella minestra. Semplice costatazione che ci fa riflettere su come assolvere alla nostra missione di essere sale della terra. Siamo come il seme che per portare frutto accetta di cadere nella terra e di morire. Essere nel mondo anche se non del mondo: questa la logica del discepolo che vive tra la gente, con la gente, ma con logiche nuove, quelle dell'amore che si rivelato in pienezza nella morte di Ges in croce. Il mondo ha bisogno di questa testimonianza e soprattutto ha bisogno di uomini e donne che in maniera silenziosa, quasi nascosta rendono la vita pi bella e questo mondo migliore. Tra tante beghe che nascono dai limiti e dal peccato necessario che qualcuno, con fatica e con amore, porti il peso della responsabilit di condurre la storia verso

83

la civilt dell'amore. La nostra missione grande, gravosa, ma anche bella, entusiasmante e capace di dare un senso al nostro vivere. Signore, non ci abbandonare, ma accompagnaci giorno dopo giorno ad essere sale per quella terra che tu hai scelto per noi. Buona domenica e buona settimana! Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini mons. Gianfranco Poma Nella quinta domenica del tempo ordinario continuiamo la lettura del "discorso della montagna": il piccolo brano che la Liturgia ci presenta, Matt.5,13-16, segue immediatamente la proclamazione delle Beatitudini, e completando l'introduzione al discorso, delinea con precisione l'identit dei discepoli di Ges. La preoccupazione di Matteo, all'inizio del suo Vangelo, proprio quella di esprimere con chiarezza l'identit dei seguaci di Ges in rapporto all'ebraismo, nel momento nel quale la comunit cristiana si sta immergendo nel grande mondo: essa non rinnega la sua radice ebraica, ma vedendone in Ges il "compimento", si sente legittimata all'apertura universale. E' evidente quanto sia importante questa pagina per noi, oggi, che sentiamo l'urgenza dell'annuncio cristiano al nostro mondo globalizzato, e che, proprio per questo sentiamo la necessit di chiarire prima di tutto a noi stessi, in che cosa consista l'identit cristiana. Il Vangelo di Matteo si chiude con l'invito rivolto da Ges ai suoi discepoli convocati "sul monte che egli aveva loro indicato": "Andate e fate discepoli tutti i popoli...Ed ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo" (Matt.28,19). La Chiesa oggi pi che mai sente l'urgenza di rispondere

84

all'invito del suo Signore, cosciente del fatto che la dimensione missionaria essenziale per la propria esistenza, ma proprio per questo sente di dover rivivere l'esperienza degli inizi: solo con una chiara coscienza della propria identit pu presentarsi al mondo intero come portatrice del messaggio di salvezza che realizzi il bisogno pi profondo dell'uomo moderno. E del cammino di ricerca della propria identit che la Chiesa oggi chiamata a percorrere, fa parte la presa di coscienza di quanto l'esperienza cristiana sia radicata nell'esperienza del popolo ebraico scelto da Dio per essere segno e strumento della sua alleanza con il mondo intero e di quanto la novit di Ges e quindi la novit cristiana non si possa comprendere se non come il "compimento" della Torah di Israele: il brano di Matteo che la Liturgia ci fa leggere in questa domenica particolarmente illuminante per la Chiesa, oggi. Il discorso della montagna rivolto a coloro che "avendo lasciato tutto, hanno seguito Ges", hanno trovato nell'incontro con lui, nella relazione con lui, il senso pieno della loro esistenza. "Seguire Ges" richiede un atto di decisione libera che genera una vita nuova nella quale la relazione con lui si rinnova continuamente producendo frutti coerenti, opere e atti concreti. Ges il Figlio che vive totalmente della vita che il Padre gli dona: solo la sua esperienza filiale gli d il senso pieno della sua esistenza. Egli pu essere il povero, pu piangere, essere mite, misericordioso, perch sperimenta la consolazione del Padre: chi lascia tutto, per seguire lui, non segue semplicemente un maestro di morale, ma entra con lui nell'esperienza dell'amore del Padre. Chi lo segue e gusta con lui l'esperienza di Figlio, pu percepire la verit nuova della vita beata di cui egli apre gli orizzonti. E cominciamo a comprendere in che cosa consista l'identit cristiana: non si tratta di essere pi impegnati degli altri per una vita morale

85

pi alta, si tratta di una esperienza di relazione con Colui che d un senso nuovo alla vita e rende capace di viverla. Senza questa esperienza, l'uomo rimane nella sua deludente velleitaria fragilit che genera radicale infelicit sotto gli aspetti pi diversi: a chi ha il coraggio di lasciare tutto e di seguirlo, Ges offre la possibilit di gustare ci che senza di lui, solo con le proprie forze rischia di cercare invano. I discepoli di Ges fanno della relazione con lui la condizione costante della loro vita, non dimenticano la sua parola: "uno solo il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli" (Matt.23,8) e l'invito finale: "fate discepoli tutti i popoli". Ai suoi discepoli, che rimangono costantemente tali, che gustano la relazione con lui e attraverso lui, con il Padre e con i fratelli, Ges rivolge le parole che oggi leggiamo: "Voi siete il sale della terra...voi siete la luce del mondo..." Il sale indispensabile per l'uomo: serve ad evitare la putrefazione, a condire, a dare sapore, simbolo della sapienza, di ci che d senso all'esistenza. La luce libera dalla notte, illumina il cammino, rende visibile ci che senza la luce resterebbe nascosto. Continua cos e si precisa la descrizione dell'identit cristiana. E' Ges che parla: l'identit cristiana non autoreferenziale. Non sono i discepoli che dicono: "noi siamo il sale della terra". L'identit cristiana dipende dalla relazione continuamente mantenuta con lui, che chiama, che chiede di abbandonare tutto per poter ricevere tutto da lui. Il sale della terra lui, la luce del mondo lui: i discepoli lo sono solo rimanendo con lui. "Voi siete il sale della terra..." L'aspetto pi caratteristico dell'identit cristiana sta nel fatto che Ges non dice: voi "dovete" essere ma voi "siete". Il rischio che noi corriamo pi frequentemente proprio questo slittare dalla proclamazione che Ges fa di una realt che ci donata, ad

86

un imperativo affidato a ci che noi facciamo: questo genera in noi l'affanno delle nostre opere con cui pensiamo di cambiare il mondo, di creare il mondo migliore, di render gloria a Dio, mentre subdolamente cerchiamo soltanto la nostra gloria. "Voi siete il sale della terra... la luce del mondo": Ges vuole che noi rimaniamo sempre fratelli, discepoli dell'unico Maestro, figli dell'unico Padre, condotti dall'unica Guida. Ges vuole che "noi", la sua Chiesa rimaniamo sempre un "voi" a cui Lui parla. L'essere sale e luce non l'esito dei nostri sforzi, dei nostri progetti, misurabile dai risultati che noi ci siamo prefissi di ottenere, ma la condizione nuova della nostra esistenza quando ci siamo lasciati ricreare dalla Parola creatrice di Ges, operante in noi. Rimanere discepoli di Ges significa sperimentare con lui la tenerezza infinita del Padre che ci rende partecipi della vita che egli comunica al Figlio, gustare l'amore senza limiti del Figlio che per noi ha attraversato l'oscurit della morte, sperimentare la grazia sovrabbondante dello Spirito che muove il profondo del nostro cuore e significa poter amare il mondo come Ges lo ama solo perch egli ha trasformato il nostro cuore nel suo cuore di Figlio. L'identit cristiana tutta ricevuta dal Cristo e diventa tanto pi vera quanto pi sa spogliarsi di se stessa per essere piena di Lui. Il sale d sapore sciogliendosi e la luce deve illuminare la casa: l'identit cristiana quella di Cristo che deve morire per generare nuova vita. I discepoli di Cristo sono chiamati a seguire lui che come il seme muore per generare vita nuova. La comunit di Matteo che sta cercando la propria identit per immergersi nel grande mondo sa che la trova soltanto non con il progetto di creare un altro mondo, ma, vivendo con Cristo e di Cristo, entrando nel cuore del mondo, della storia sempre nuova, morendo con lui, per svelare al mondo

87

che solo il suo amore d sapore e luce ad una realt che da sola, rischia di continuare a vagare nella tenebra. Salati e luminosi don Roberto Seregni L'annuncio rivoluzionario delle beatitudini non ha ancora raggiunto tutti gli uditori accorsi al monte, e Ges - senza perdere tempo! - ci interpella con un brano che tratteggia l'identikit del discepolo. I quattro pescatori di Cafarnao si sono lasciati catturare dalla rete del Rabb, hanno lasciato tutto, si sono fidati e affidati alla Sua Parola. Ora, il maestro, li prepara alla loro missione. Le due immagini del sale e della luce sono ricche di riferimenti alla vita quotidiana e alla tradizione biblica, ma qui vengono usate per tratteggiare l'identikit del discepolo chiamato a far gustare e a rendere visibile la forza trasformante della Parola. Matteo, il pi moralista tra gli evangelisti, ci richiama giustamente il tema delle "opere buone". Il discepolo, toccato dalla Parola, chiamato a vivere come testimone della forza del Vangelo per rendere gloria al Padre. Ed proprio per quest'unica ragione che Ges ci chiama ad essere discepoli salati e luminosi. Non per noi, non per farci battere le mani, non per essere stimati e ammirati, ma per la gloria di Dio dobbiamo essere sale e luce. Il brano sottolinea anche la dimensione universale di questa responsabilit affidata ai discepoli: sale della terra e luce del mondo. Non per pochi o per qualcuno, ma per tutti.

88

Il compito affidato ai neo-discepoli si presenta da subito segnato dall'universalit. C' un annuncio che da portare a tutti, che non ha confini geografici o etnici. A questo sono chiamati i discepoli d'ogni tempo. E Ges davvero drastico nel dichiarare che chi si sottrae a questo compito inutile e da buttare. Cosa te ne fai del sale insipido? Nulla. Cosa te ne fai di una luce che non illumina? Nulla. Cos del discepolo insipido e ombroso. Coraggio, cari amici! Il sale e la luce sono in noi, sono doni di Dio, non dobbiamo dubitare. Piuttosto teniamo d'occhio quel moggio che vuole oscurarci o quella tiepidezza che ci toglie il gusto della vita e della fede. Non permettiamo a nessuno, nemmeno alle nostre pigrizie e delusioni, di togliere quella carica profetica e missionaria che il Risorto affida a ciascuno di noi. Animo, fratelli, come discepoli salati e luminosi, testimoniamo che vivere con Lui o senza di Lui non la stessa cosa! Buona settimana don Roberto Le "buone opere" della missione padre Romeo Ballan Riflessioni un principio universale di pedagogia che "le parole volano e gli esempi trascinano"; che "un fatto vale pi di mille parole". Ges lo conferma nel suo programma, annunciato nelle Beatitudini (vedi domenica precedente) e in tutto il

89

discorso della montagna. Da buon pedagogo e da predicatore concreto ed efficace, Ges lo spiega prendendo gli esempi quotidiani del sale e della luce (Vangelo), Il sale d sapore ai cibi, cauterizza ferite, conserva alimenti; ma se perde forza e sapore (cio la sua identit), non serve pi a nulla e viene gettato via; il sale insipido un controsenso (v. 13). Lo stesso vale per la luce: fatta per illuminare le persone, la casa, il cammino, le cose... La lampada, il candelabro, la citt posta sul monte (v. 14-15) sono altre immagini che chiariscono il messaggio di Ges: la luce fatta per brillare; una luce tappata o nascosta non serve a nessuno. Il sale e la luce, per loro natura, tendono ad espandersi e irradiare la loro presenza; comportano quindi un'idea di universalit. Ges applica queste immagini, tratte dall'uso giornaliero, alle "opere buone" (in greco, le opere belle) dei suoi seguaci, i quali, immersi nel mondo, sono chiamati a dare e a conservare il gusto e il sapore del Vangelo alle realt della vita di ogni giorno; ad essere punti di riferimento per chi vaga nell'oscurit, sbandato, in cerca del cammino. Naturalmente, ci avverte Ges, la motivazione e lo scopo delle opere buone non la vanit compiaciuta del discepolo, ma la gloria del Padre (v. 16). La luce Ges stesso, "luce per rivelarti alle genti" (Lc 2,32; LG 1). Ma la luce di Cristo non brilla nel mondo se i discepoli non sono essi stessi luce. Il discepolo ha-ed- luce solo se segue Lui (Gv 8,12: canto al Vangelo). Ges ha stima e si fida dei discepoli, affida loro la missione di essere sale e luce: senza di essi la terra sarebbe senza sapore n gusto, il mondo sarebbe nelle tenebre; la vita umana sarebbe insipida, oscura, senza senso. Ges chiede ai suoi seguaci di condividere il dono pi prezioso che hanno: la loro speranza, capace di dare sapore alla vita e un po' di luce a

90

chi vive la notte della prova. Commentando l'immagine del candelabro, S. Giovanni Crisostomo diceva: "Non ti chiedo di abbandonare la citt o che tu rompa le tue relazioni sociali. No, rimani in citt: qui che devi esercitare la virt... Ne deriverebbe un bene considerevole". un messaggio tutto missionario, valido per ogni situazione di evangelizzazione: si tratta del valore della testimonianza di vita, (*) che, secondo il Concilio (cf AG 11-12), "la prima forma di evangelizzazione" (RMi 42), come ricorda Giovanni Paolo II presentando le vie della missione. (**) In molti casi la testimonianza l'unico modo possibile di essere missionari, soprattutto nei contesti di minoranza cristiana e di persecuzione; a volte possibile soltanto essere chicco di grano che cade in terra e muore nel solco; il frutto verr, pi tardi (cf Gv 12,24). Negli anni '60, che furono particolarmente difficili per la Chiesa in Sudan (espulsioni, restrizioni, carcere...), ai missionari che si chiedevano cosa fare, la Congregazione di Propaganda Fide rispose a nome del Papa con un messaggio riassunto in "tre P": presenza, pazienza, preghiera. Se aggiungiamo anche povert, abbiamo la sintesi completa della testimonianza. Quando questa arriva fino al martirio, la luce dell'amore e del perdono brilla pi luminosa, arricchita dalla forza dell'intercessione. La I lettura indica ben due volte quali sono le "opere buone" gradite al cuore di Dio: saziare l'affamato, vestire l'ignudo, introdurre in casa i miseri, senza tetto, togliere di mezzo l'oppressione... (v. 7.9). Le opere di misericordia hanno il loro linguaggio, fanno brillare la luce in mezzo alle tenebre (v. 8.10); curano le nostre ferite (v. 8); saranno il

91

test per il giudizio finale (Mt 25). Queste opere - unitamente all'impegno per la pace, la giustizia, i diritti dell'uomo, la promozione umana - da sempre accompagnano, con la loro tipica eloquenza, la missione della Chiesa. Ma ad una condizione: l'amore e resta il movente della missione; cio, la gratuit, senza mire proselitistiche o altri interessi (cf RMi 42.60). La stessa preghiera, la lode orante e il culto sono graditi a Dio solo se vanno uniti alla testimonianza della carit e dell'apostolato. (cf SC 15). Le conversioni e i battesimi verranno in seguito, come doni dello Spirito, quando Lui vorr. L'attivit missionaria, ci insegna Paolo (II lettura), in quanto testimonianza del mistero di Dio e annuncio di Cristo crocifisso (v. 1.2), si realizza con persone deboli e con mezzi fragili, "nella debolezza e con molto timore e trepidazione" (v. 3), contando, per, "sulla manifestazione dello Spirito" (v. 4), affinch la fede dei nuovi credenti non sia "fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (v. 5). Siamo davanti a una pagina di grande intensit missionaria. Parola del Papa (*) "L'uomo contemporaneo ascolta pi volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perch sono dei testimoni". Paolo VI Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975) n. 41 (**) "La prima forma di testimonianza la vita stessa del missionario, della famiglia cristiana e della comunit ecclesiale, che rende visibile un modo nuovo di comportarsi". Giovanni Paolo II

92

Enciclica Redemptoris Missio (1990) n. 42 Sui passi dei Missionari - 6/2: S. Paolo Miki, sacerdote gesuita giapponese, e 25 compagni (gesuiti, francescani e laici), martirizzati-crocifissi a Nagasaki (Giappone) il 5.2.1597. - 6/2: S. Matteo Correa Magallanes (1866-1927), sacerdote messicano, martirizzato perch si rifiut di rivelare il segreto della confessione. - 8/2: S. Giuseppina Bakhita, religiosa canossiana (DarfurSudan 1869-1947 a Schio, Vicenza). - 9/2: S. Michele Febres Cordero (1854-1910), ecuadoriano, dei Fratelli delle Scuole Cristiane. - 10/2: B. Luigi Stepinac (1898-1960), arcivescovo di Zagabria (Croazia), difensore della fede, libert religiosa e dignit umana sotto il regime comunista in Iugoslavia. - 10/2: Memoria della morte del Papa Pio XI (Achille Ratti, +1939), che diede un grande impulso all'attivit missionaria, con numerose iniziative e importanti documenti. - 11/2: Madonna di Lourdes (apparizioni nel 1858). - XIX Giornata Mondiale del Malato, con il tema: "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24). - 11/2: Anniversario della creazione dello Stato della Citt del Vaticano (1929). - 12/2: S. Saturnino, sacerdote, e 48 laici nordafricani martiri (+304, ad Abitine, Cartagine), che dichiararono davanti al proconsole romano: "Senza la domenica non possiamo vivere". Con timore e trepidazione mons. Roberto Brunelli

93

"Voi siete il sale della terra, la luce del mondo" dice Ges ai suoi discepoli nel passo odierno (Matteo 5,13-16) del discorso della montagna. Con queste parole egli affida a chi vuole porsi al suo seguito un compito grandioso, entusiasmante: dare sapore, cio un senso, uno scopo alto, alle realt che invece troppi vivono come avvilenti perch subte o banali; fare luce allo spirito di chi disperato, di chi cieco o semplicemente addormentato, e perci non vede il bene esistente intorno a s, n quello che possibile realizzare. Essere sale, essere luce per il mondo: magnifica prospettiva, ma difficile; anzi, chi ha coscienza dei propri limiti tentato di ritenerlo impossibile. Una risposta all'obiezione viene dalla seconda lettura, costituita da un altro passo della lettera di Paolo che la liturgia ci presenta in questo periodo. Anche lui si sentiva inadeguato ad essere sale e luce del mondo; ma non per questo si trattenne dal fare quanto era in suo potere per testimoniare Colui che l'aveva mandato. In proposito, scrisse: "Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Ges Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perch la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1Corinzi 2,1-5). Si legge negli Atti degli apostoli (17,16-34) che, prima di giungere a Corinto, Paolo era passato dalla vicina Atene, considerata il principale centro intellettuale del mondo antico. L'ansia apostolica che lo pervadeva indusse Paolo ad annunciare il vangelo anche l, e dinanzi a un'accolta di

94

filosofi tenne un discorso erudito, ricco degli accorgimenti retorici che rientravano allora nel bagaglio degli oratori; ma malgrado ci, egli fece fiasco: tranne pochissimi, gli ascoltatori se ne andarono con commenti sarcastici. Paolo impar la lezione: passato a Corinto, abbandon ogni sapienza umana e annunci il vangelo, come poi scrisse loro, con un discorso diretto, presentando le realt della fede nella loro immediata concretezza, pur se poteva apparire sconcertante: invit a seguire uno che era finito sulla croce, vale a dire uno che gli ascoltatori potevano considerare un fallito. Umanamente sembra, quella dell'apostolo, una condotta poco accorta, quasi autolesionistica. Ma, come egli stesso spiega nella lettera, cos facendo emerge che in realt la fede non deriva dai bei discorsi di qualcuno: deriva dalla "potenza di Dio". L'apostolo, il missionario, il sacerdote, il catechista, la mamma premurosa che insegna le preghiere al suo bambino, e chiunque altro si renda disponibile a testimoniare il vangelo con le parole e l'esempio, pu benissimo avere coscienza di essere debole, pu senz'altro affrontare l'impegno "con molto timore e trepidazione". Ma deve procedere, nell'ancor pi forte coscienza di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio: chi sa penetrare nelle menti e nei cuori degli uomini solo Lui. Dunque, essere sale e luce del mondo possibile ad ogni cristiano, non per virt sua, per chiss quali doti o meriti o privilegi, ma perch tramite lui ad operare in realt Dio. Anche tutte le iniziative (le scuole, i giornali, le reti televisive, i siti internet eccetera) che i cristiani doverosamente mettono in campo per parlare agli uomini di oggi valgono solo se, e fino a quando, sanno essere non strumenti di potere, non megafoni delle opinioni di qualcuno, ma veicoli del vangelo, strumenti della voce di Dio.

95

Commento su Is 58,7-8 Eremo San Biagio Dalla Parola del giorno Cos dice il Signore: "Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorger come l'aurora". Come vivere questa Parola? Una splendida metafora quella della luce che, trascolorando, sorge in cielo di primo mattino. Se ne serve il profeta Isaia per farci intuire com' apprezzabile e quindi desiderabile, una vita improntata non alla chiusura, all'ammucchiare, alla paura ma alla gioia dell'apertura: quella del cuore. Da questa apertura interiore, che condivisione e dono di s, evidente che scaturisca la propensione non solo a percepire i bisogni degli altri e le loro urgenze primarie, ma anche a farsene in qualche modo carico. In questa epoca di grandi migrazioni di gente priva di pane, di casa e di lavoro, come si fa a coniugare una certa forma di religiosit con l'indifferenza o la discriminazione o la paura circa questi gravissimi problemi umani? Quando questa gente viene accusata di casi di violenza (rapine, furti, anche uccisioni) si grida contro di loro e si sprangano ancor pi le porte, magari adducendo che sono nemici della fede cristiana. Ma proprio la nostra fede cristiana a dire che saremo beati quando ci perseguiteranno o calunnieranno accusandoci di un male che non abbiamo compiuto. proprio la nostra fede che (sempre inscindibile dalla ragione) ci dice di non

96

generalizzare. Se un immigrato anche islamico fondamentalista non vuol dire che tutti gli immigrati lo siano! E se i giornali gridano pi il male che fa' chiasso piuttosto che il bene silenzioso ma che esiste, io resto fermo nel voler spezzare il pane della comprensione, della misericordia e del perdono, senza paura dello straniero: uomo di carne come me. Creato da un Dio che, in Ges, vuole salvi tutti. A questo penser, nella mia pausa contemplativa. Pregher per gli immigrati e spalancher le porte del cuore (potendo anche quelle di casa) per aiutare, nella misura del possibile, chi come me ha diritto alla vita, al lavoro, alla gioia. Signore Ges, che hai dato la vita per la salvezza di tutti, fa' che noi cristiani mai ci permettiamo di escludere alcuno dalla nostra volont di amare. La voce di un Dottore della Chiesa Il pane che a voi sopravanza il pane dell'affamato; il vestito appeso nel vostro armadio il vestito di colui che nudo; il denaro che tenete nascosto il denaro del povero; le opere di carit che voi non compite sono altrettante ingiustizie che voi commettete. San Basilio Commento su Mt 5,13-16 Agenzia SIR "Voi siete il sale... voi siete la luce". Dopo il Vangelo delle Beatitudini, quello del sale e della luce. Chi vive le beatitudini ne ha il sapore e lo splendore. Il sale, da sempre

97

prezioso al punto da essere usato come moneta di scambio, preserva dalla corruzione, conserva gli alimenti e d loro sapore. Ma anche segno di un'amicizia per la quale si disposti a pagare, anche un conto salato. La luce ancora di pi. Con essa inizia la creazione, la chiamata all'essere, l'uscita dal nulla. Ges la luce che illumina quelli che abitano nelle tenebre della morte ed il sale che ha saldato ogni debito. La parabola trasporta le qualit del sale e della luce nei discepoli che vivono le beatitudini. In esse i cristiani trovano il senso (il "sapore") della loro esistenza e per questo sono il sale della terra. Senza il sapore di Cristo, non serviamo a nulla. Sulla scena del mondo, invece, hanno valore il potere e l'apparire, l'avere e il godere. La luce di Cristo, riflessa sul volto e nella vita dei discepoli, smaschera l'inganno e mostra il vero luogo della bellezza: la citt posta sul monte. la comunit dei discepoli, la citt santa, la sposa adorna per il suo sposo, la colomba che abita nelle fenditure della roccia. Gli uomini e le donne delle beatitudini, i discepoli del Signore, non solo sanno dov' la citt abitata dalla speranza e dalla fraternit, ma la costruiscono essi stessi, dando sapore e luce alla vita di ogni giorno, mescolati fra gli uomini e le donne di questo mondo. I discepoli sanno anche che la loro lampada va messa sul lucerniere, lo stesso di Ges: la croce. Ges non esorta, ma afferma. Ci dice il segreto della vita che ci ha donato e che fa di noi il sale della terra e la luce del mondo, nonostante tutto il limite del nostro cuore. Un prete, col sapore di Ges, diceva: "Si pu parlare della luce senza che niente si illumini, del fuoco senza che niente si

98

riscaldi, del lievito senza che niente venga fermentato, del sale senza che niente acquisti sapore. Se invece siamo luce, fuoco, lievito e sale, rendiamo testimonianza poich per farne l'esperienza gli altri devono entrare in comunione con noi e trovandoci in comunione con Dio lo conoscono sperimentalmente". Commento a cura di Don Angelo Sceppacerca Commento su Matteo 5,13-16 Omelie.org - autori vari PRIMO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Gigi Avanti Il ricorso all'uso delle metafore e delle immagini per trasmettere i concetti antico quanto il mondo e risponde all'innato bisogno di conoscenza dell'essere umano alle prese con il mistero della vita. Sono tante le parole della nostra lingua utilizzate e utilizzabili in senso metaforico, ma quello che appare pi curioso il fatto che parole cos diverse tra loro nella loro accezione originaria letterale, risultano poi convergenti su un identico significato. E' il caso, per esempio, della parola "sale" e della parola "luce" che, anche nell'uso metaforico corrente, sono accomunate dal medesimo riferimento all'intelligenza... Si dice infatti che "bisogna avere sale in zucca" e che "non bisogna perdere il lume della ragione". Avere "sale in zucca" pu significare quindi di saper esercitare la capacit di accedere ai gusti e ai sapori profondi delle realt della vita, cos come "usare il lume

99

della ragione" pu significare di esercitare tale capacit nel senso di un vero discernimento riguardo ai valori fondamentali dell'esistenza, non limitandosi al primo colpo d'occhio ma spingendosi a vedere fino a dove arriva il raggio di luce. Cos come l'uso intelligente del sale esalta il sapore degli alimenti e l'uso intelligente della luce consente di osservare i contorni reali delle cose... allo stesso modo dovrebbe accadere per il comportamento da adottare nel vivere le relazioni interpersonali quale che sia la propria vocazione. L'essere umano si nutre essenzialmente di "relazioni". Dio stesso viene definito dalla teologia come "Relazione"... Sar un caso, ma il Creatore che esordisce con la sua azione creatrice inizia con la luce...("sia fatta la luce") a cui seguir poco dopo la terra (piena, come si sa, di Sali minerali). Insomma l'uso metaforico delle parole "sale" e "luce"induce a muovere la nostra riflessione nell'ambito dell'intelligenza (gustare il mistero pur non vedendoci chiaro) e, di conseguenza, a vivere le relazioni interpersonali al modo del "sale" e della "luce", in modo tale cio da far trasparire il "sapore" vero delle realt della vita che sono per lo pi "invisibili". Tanto pi quando si investiti, misteriosamente, da una missione particolare. Ed il caso della consegna incoraggiante di Ges fatta ai suoi discepoli narrata nel brano di vangelo di oggi. Va da s che lo sfondo sul quale si situa tale consegna di comportamento quella del Ragno di Dio. Il ricorso, da parte di Ges, all'immagine del "sale della terra" e a quella della "luce del mondo" in riferimento alla "modalit relazionale" che dovrebbe caratterizzare il loro essere "discepoli" sulla terra e nel mondo sembra condurre, tra le altre possibili, a queste conclusioni: cos come il sale ha come caratteristica funzionale prevalente quella di

100

esaltare il sapore degli alimenti e la luce quella di consentire la vista chiara di come muoversi verso una meta, allo stesso modo essere "sale della terra" e "luce del mondo" comporta di adottare una modalit relazionale di testimonianza capace di far accedere le "genti" al sapore profondo delle cose dell'anima onde vedano chiaro il vero traguardo del loro destino esistenziale. E che tale modalit relazionale sia esclusivamente per "la gloria di Dio", pena il rallentamento o addirittura il fallimento della propria missione! Quando un discepolo, magari troppo zelante ed agitato, si espone eccessivamente nella testimonianza... come se mettesse troppo sale oppure preferisse il sale alternativo delle proprie vedute (egocentrismo pastorale) o come se attirasse attenzione su di s e non dirottarla per la gloria di Dio. Troppo sale disturba il palato e la luce serve per vederci chiaro, non per fissarla rimanendone magari abbagliati... Giusto equilibrio (da trovare di volta in volta nelle situazioni che mutano...) ed umilt sembrano i due atteggiamenti relazionali di base indicati da Ges ai suoi discepoli... in missione. Un altra volta dir di essere "semplici come le colombe" e "prudenti come i serpenti"... fino a tagliar corto quando dir, con sommo umile amore: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore". E ad imparare non si finisce mai... ecco perch sar con noi fino alla fine del mondo. SECONDO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Andrea Lonardo 1. Ges continua ad insegnare. Le parole sul sale e sulla luce proseguono l'annunzio delle beatitudini. Vale la pena,

101

innanzitutto, sottolineare come per la fede cristiana non si da alcuna opposizione fra parola e testimonianza . Infatti, nel vangelo di Luca, Ges ricorda che la bocca parla dalla pienezza del cuore (nella nuova traduzione: la bocca esprime ci che del cuore sovrabbonda, Lc 6,45). La parola testimonianza. Come gi annunziava l'AT, il frutto dimostra come coltivato l'albero, cos la parola rivela i pensieri del cuore. Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poich questa la prova degli uomini (Sir 27,6-7). Il vangelo di Matteo insiste molto sulla bellezza e l'importanza dei discorsi di Ges. Proprio il ciclo liturgico dell'anno A deve essere un invito rivolto ad ogni credente perch riprenda in mano il Nuovo Testamento per leggere e meditare i cinque grandi discorsi nei quali l'evangelista condensa l'insegnamento del Cristo. Egli veramente il maestro che insegna la nuova Legge (discorso detto della montagna, Mt 5-7), che spiega la novit della sequela cristiana (discorso detto missionario, Mt 10), che annuncia con le sue parabole la presenza del regno (discorso detto parabolico, Mt 13), che manifesta la nuova identit della chiesa popolo di Dio (discorso detto ecclesiale, Mt 18), che prepara i suoi all'attesa della fine dei tempi ed al suo trono (discorso detto escatologico, Mt 24-25). Il primo discorso, quello della montagna, si conclude proprio affermando che quando Ges ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorit e non come i loro scribi ( Mt 8,28-29). La novit della parola di Ges risuona nelle orecchie dei suoi ascoltatori ed essi percepiscono chiaramente che testimonia di Dio in maniera assolutamente nuova, come mai si era udito. Pur non perdendo nulla della ricchezza della rivelazione veterotestamentaria, la porta ad un

102

compimento assolutamente nuovo ed inatteso. Ed anche i discepoli di Cristo, come Matteo, potranno perci essere scribi che estraggono dal loro tesoro cose antiche e cose nuove (Mt 13,52). Proprio il tempo in cui viviamo desidera parole chiarificatrici, capaci di illuminare il cammino. Dovunque c' qualcuno che responsabilmente e con passione si fa carico dell'"insegnamento", sia i giovani che gli adulti ritrovano il coraggio delle domande, della ricerca, del confronto, che invece si spegne dinanzi a parole non significative, ripetitive o confuse. 2. Gi le beatitudini, domenica scorsa, avevano annunciato che le parole dell'insegnamento di Ges erano per la vita beata. L'annuncio della "beatificazione" di Giovanni Paolo II ce le ha fatte percepire in maniera tutta peculiare. Anch'egli viene ora dichiarato "beato". Egli non solo le ha vissute, ma ne ha gustato, pur nella fatica, l'intima beatitudine e, soprattutto, la riceve in pienezza da Dio nella vita eterna. Il paradosso delle beatitudini proprio quello di una presenza gi reale, anche se incompleta, della felicit che promettono, ma insieme, dell'attesa di un compimento senza il quale non avrebbero senso. il Cristo che se ne fa garante, egli che rese grazie nel momento di offrire se stesso nell'ultima cena che anticipava la croce mentre, insieme, ne sentiva tutto il peso che solo l'attesa della resurrezione consentiva di portare. Se esse si rivolgevano a tutta l'umanit, a coloro che sarebbero stati poveri di spirito cos come puri di cuore, operatori di pace cos come miti, affamati di giustizia cos come misericordiosi, nondimeno l'espressione finale ne mostrava l'immediata verit nella vita dei discepoli di Ges: beati voi quando... per causa mia (Mt 5,11). Quel "voi" la parola rivolta espressamente ai

103

discepoli di Cristo, chiamati a soffrire per la testimonianza del vangelo. Proprio i cristiani che, incompresi non per loro colpa, bens per la fedelt al loro Signore, subiscono il rifiuto e la condanna, partecipano della beatitudine del regno. Con quel "voi " si apre anche la pericope della liturgia odierna: voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo (Mt 5,13-14). 3. Ges ama i suoi. Ges conferisce loro un mandato che non pu essere disatteso. Essi sono "luce" e "sale". E sono luce e sale "della terra" e del "mondo", proprio perch di sapore e di luce ha bisogno l'uomo. Non avrebbe senso essere sale e luce di una vita gi pienamente gustosa e totalmente rischiarata. Dietro i clich di facciata, anche l'uomo del nostro tempo si accorge di un sapore che manca e di una luce che deve ancora rischiarare. Sapore e luce che non riguardano solo questa o quella situazione particolare, ma pi radicalmente l'esistenza stessa. Un intellettuale del settecento - Rudolf Erich Raspe - si divert a scrivere le avventure del Barone di Mnchhausen, una serie di avvenimenti inverosimili occorsi al suo personaggio. Oltre ad un viaggio sulla luna, ad un volo a cavalcioni di una palla di cannone, l'episodio pi famoso quello relativo al suo uscire salvo da una palude di sabbie mobili nella quale era caduto. Non essendoci alcun punto cui aggrapparsi per uscire dalla palude nella quale stava affondando, non essendoci n un ramo di un albero, n una roccia sporgente, il Barone del racconto usc dal pericolo tirandosi fuori per i capelli. Se un uomo, nella fantasia, pu sollevarsi da solo a partire dai suoi stessi capelli, ben diversamente stanno le cose nella realt. L'uomo si accorge ben presto che quel

104

gusto e quella luce che egli cerca non pu darseli da se stesso, bens deve riceverli in dono. Tutta la grandezza del suo essere "soggetto" non sta nell'assolutizzarsi, bens nel rivolgersi a Dio ed ai fratelli. Di questo debbono essere testimoni i discepoli di Ges. Senza quel sale e quella luce, l'insipido e le tenebre saranno la regola della vita. Per questo le "opere" che i discepoli sono chiamati a compiere non hanno valore in quanto pure azioni, bens molto pi come segni di una presenza pi grande, quella del Padre. Come ebbe ad affermare il grande Pavel Florenskij, matematico e teologo russo che mor fucilato dal regime comunista: I vostri atti buoni' non vuole affatto dire atti buoni' in senso filantropico e moralistico: ymn t kal rga vuol dire atti belli', rivelazioni luminose e armoniose della spirituale - soprattutto un volto luminoso, bello, d'una bellezza per cui si espande all'esterno l'interna luce' dell'uomo, e allora, vinti dall'irresistibilit di questa luce, gli uomini' lodano il Padre celeste, la cui immagine sulla terra cos sfolgora. Commento su Matteo 5,13-16 Omelie.org (bambini) L'evangelista Matteo ci riferisce alcune parole che il Signore Ges pronuncia sulla montagna, rivolgendosi alla grande folla che lo ha seguito: la stessa giornata in cui il Maestro di Nazareth ha consegnato ai discepoli l'insegnamento delle Beatitudini, ma evidentemente ha ancora molto da dire. Perci sentiamoci anche noi in mezzo alla gente che sta ascoltando il Signore e facciamo attenti, per non perdere neppure una parola!

105

un discorso che si ascolta volentieri, perch il Maestro Ges ha scelto due esempi davvero simpatici per spiegarci cosa significa essere suoi discepoli: dice che dobbiamo essere come il sale e come la luce! Sono due esempi proprio belli e concreti, ma per stavolta ci fermiamo solo sul primo. Ascoltiamolo di nuovo: "Voi siete il sale della terra". Il primo impegno di un vero discepolo di Ges, quindi, essere come il sale. Ma perch come il sale? una cosa cos piccola il sale! Eppure... Avete mai assaggiato un cibo dove si son dimenticati di mettere il sale?! S, vedo dalle facce che vi capitato! veramente triste un cibo insipido: fa passare la voglia di mangiarlo! Il sale importantissimo per rendere saporiti e gustosi tutti i cibi, per cui bello che Ges ci inviti ad essere come il sale. Essere veri discepoli significa rendere il mondo saporito, gustoso, piacevole. Cos come ci accorgiamo subito se in un cibo si sono dimenticati di aggiungere il sale, allo stesso modo, le persone che incontriamo, devono subito accorgersi se siamo o non siamo cristiani davvero. Se la nostra presenza rende le amicizie pi sincere, se il nostro stare insieme allontana dalle conversazioni ogni arrabbiatura, ogni dispetto, ogni presa in giro, ogni scherzo cattivo, allora siamo come ci vuole Ges, siamo davvero il sale della terra. Se, quando stiamo con gli altri, sappiamo sorridere, sappiamo creare l'armonia tra i compagni e la comunione nel gruppo, allora siamo davvero come il sale che rende buoni i cibi. Se chi gioca con noi si rallegra, perch vede che non imbrogliamo, vede che non vogliamo solo vincere, ma ci

106

piace davvero stare in sua compagnia, allora stiamo vivendo come il sale della terra. Se chi studia con noi vede che ci piace imparare e condividere con gli altri quello che scopriamo, allora possiamo dire di essere come il sale che rende pi gradevole il gusto di ogni pietanza. Quindi, anche se ci sembra che il sale sia una cosa piccolina, di poco conto, stiamo cominciando a capire che invece il Signore ci sta affidando un incarico grandissimo chiamandoci ad essere sale della terra! E, sempre parlando di sale, volevo chiedevi una cosa: vi mai capitato di assaggiare un granellino di sale grosso, cos da solo, senza altro cibo, solo poggiandolo sulla lingua? No? B, potrete provare ora che tornate a casa. Ma vedo che a qualcuno capitato e quindi potr darmi ragione: un granello di sale grosso non si pu succhiare come una mentina! Ha un saporaccio!! Questa una cosa veramente interessante: il sale, da solo, non riusciamo a mangiarlo, ma se si unisce agli altri cibi, li rende ancora pi deliziosi! proprio questo il compito del sale: rendere ancora pi intenso il sapore di ogni cosa, farcelo sentire pi a lungo, in ogni dettaglio. Non importa se stiamo mangiando carne, pesce, pastasciutta o pizza: il sale ha sempre e solo questo compito, rendere pi buono quello che gi buono. Per questo Ges ci dice che dobbiamo essere come il sale: da vero Maestro ci ricorda che essere suoi discepoli, vivere secondo il suo Vangelo, non qualcosa che possiamo fare da soli, soltanto per noi stessi. Se vogliamo essere veramente come il sale, dobbiamo stare insieme alle altre persone, perch allora che diamo sapore: da soli, saremmo immangiabili! Il sale non pu pensare che tutto merito suo! Ogni cibo buono per l'insieme degli ingredienti che lo compongono: il

107

sale solo uno degli ingredienti, non l'unico. Non si pu dire che sia solo merito del sale! Certo, la bont di tutto l'insieme diventa ancora pi intensa proprio grazie al sale! Mentre mangiamo qualsiasi cosa, di solito non ci viene neppure in mente il sale. Ci sono solo due occasioni in cui ci facciamo caso: quando manca oppure quando troppo. Un cibo senza sale sciapito e poco invitante. Un cibo con troppo sale risulta amaro e immangiabile. Perci penso che sia veramente un bell'esempio quello che ha voluto scegliere Ges per spiegarci come essere suoi veri discepoli! Perch invitandoci ad essere sale della terra, ci sta dicendo che non dobbiamo aspettarci che tutti si accorgano di noi, che tutti ci dicano che siamo bravi, che tutti ci facciano gli applausi... Se siamo davvero come il sale, nella maggior parte dei casi le persone neppure capiranno che l'armonia, il piacere di stare insieme, il non litigare, l'amicizia bella e forte, forse dipendono proprio dal fatto che ci sono persone di ogni et che vogliono vivere come Ges! Ma non fa niente se non lo capiscono, non questo l'importante! Il sale non si rattrista se nessuno si accorge di lui. contento quando vede le persone sedute a tavola mangiare con gusto, felice di poter rendere ancora pi buono il sapore di ogni cosa. Abbiamo detto, per, che anche quando il sale troppo il risultato disastroso! Diventare sale della terra non vuol dire voler essere importante, famoso, applaudito! Essere sale della terra non significa che dobbiamo inventarci i modi per attirare l'attenzione! Se il sale facesse cos e per farsi notare si tuffasse a cucchiaiate nei nostri piatti, non potremmo mai mangiare nulla! Invece il sale lo aggiungiamo a pizzichi, poco poco per volta, perch se si esagera un vero guaio! Quindi il Maestro Ges ci invita ad essere sale della terra

108

per stare tra la gente senza fare i prepotenti, quelli che vogliono tutto per loro o che cercano i complimenti... per essere sale della terra bisogna lasciarsi sciogliere dentro ad ogni cibo, rendendo pi buono il suo sapore, senza che gli altri se ne accorgano, cio stare in mezzo alle persone senza avere l'attenzione di tutti rivolta a noi. Quello che il Signore Ges ci propone molto bello, ma anche molto impegnativo. D'altra parte, se provate a chiedere a qualcuno che sa cucinare, vi dir che una delle cose pi difficili da imparare, quando si comincia a stare vicino ai fornelli, proprio mettere il sale al punto giusto! Le prime volte capita di metterne troppo poco, oppure si esagera e se ne mette troppo. Mi ricordo bene che le prime volte che cucinavo mettevo poco poco sale, poi assaggiavo e ne aggiungevo un pizzichino ancora, poi assaggiavo ancora e dovevo aggiungere un altro pizzichino... quanta fatica per trovare la giusta quantit di sale! Anche nella vita cos: per essere sale della terra ci vuole un lungo esercizio, giorno dopo giorno, senza scoraggiarci se le prime volte siamo ancora un po' insipidi, senza abbatterci se qualche volta ci scappa la mano e cade troppo sale! Se riproviamo ogni mattina ad impegnarci, presto sapremo dare un gusto delizioso alla nostra vita e a quella di tutti coloro che ci avvicinano. Per il Vangelo di oggi non si limita a dirci che siamo sale della terra: il Maestro Ges ci avverte anche del rischio che tutti possiamo correre: "ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente" Eh, gi! Se improvvisamente il sale perdesse il sapore, che cosa potremmo aggiungere a quei granelli opachi per farlo tornare salato? Possiamo aggiungere il sale ai cibi per ridare loro sapore, ma non possiamo aggiungere il sale... al sale!

109

Un sale che ha perso il sapore non serve pi a niente, lo si pu gettare via, come pietruzze inutili che la gente calpester senza badarci. Noi non vogliamo di certo diventare sale che ha perso il suo sapore, vero? Assolutamente no! E il modo sicuro per non perdere il buon sapore che ci stato dato nel Battesimo, proprio quello di venire domenica dopo domenica a nutrirci della Parola di Dio e dell'Eucaristia. Se ogni volta che partecipiamo alla Messa ci lasciamo insaporire dalla Parola di Dio, non corriamo il rischio di perdere il nostro buon sapore! Se ogni domenica, usciamo di chiesa, con nella mente e nel cuore le parole preziose del Maestro di Nazareth, unite ad una grande voglia di vivere sul serio come il Signore Ges ci invita a fare, non c' alcun pericolo: riusciremo ad essere sale della terra! Allora restiamo un istante in silenzio, per dire al Signore che davvero vogliamo essere come Lui ci sogna. E in questa settimana sono sicura che ognuno sapr trovare moltissimi modi per essere sale, per rendere pi bella e saporita la vita. Commento a cura di Daniela De Simeis Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che nei cieli Movimento Apostolico - rito romano Ges dona oggi due immagini del cristiano che richiedono una comprensione e una intelligenza per sapienza di Spirito Santo. Lui che le deve spiegare alla nostra mente e

110

renderle comprensibili al nostro cuore. Non solo oggi, ma in ogni giorno della nostra vita, essendo la verit di Cristo dinamica e non statica, a motivo della verit eterna e divina che contenuta in ogni sua Parola. Il discepolo sale della terra? Sale di che cosa? Sale per che cosa? sale di sapienza, giustizia, verit, saggezza, intelligenza. Lui chiamato a immergersi nella insipidit della stoltezza, ingiustizia, insipienza, ottusit della mente, ipocrisia, falsit, menzogna, inganno, frode, dolo, furbizia, astuzia e ogni altro frutto della cattiveria umana e dare all'umanit il vero sapore della volont di Dio. Il sale per si consuma, si dissolve, perde la sua vita. Solo annientandosi, possibile rimanere sempre buon sale. Solo cadendo in terra e morendo possibile per lui rimanere sempre vero sale. Se non cade, non si dissolve, non muore, resta intatto, segno che non pi sale, che ha perso la sua natura, che divenuto insipido e non pu rendere salata alcuna cosa. Neanche lui potr divenire pi vero sale. cosa inservibile. Pu essere solo gettato a terra e calpestato come terra. Il discepolo di Ges anche luce del mondo. luce se rimane perennemente in Cristo che la luce vera che viene in questo mondo. luce di nuova vita, carit, compassione, piet, misericordia, immenso amore. Anche la luce, se vuole illuminare, brillare, deve consumarsi, annientarsi, perdere la sua natura per acquisirne un'altra. Noi siamo chiamati a perdere la nostra natura e trasformarci in natura divina. Ges vuole che il suo discepolo non resti luce nascosta, messa sotto un moggio. Vuole che sia luce posta in alto, sul candelabro, perch illumini tutti coloro che sono nella casa. La casa il mondo e tutti quelli che sono nel mondo devono essere illuminati dalla luce del discepolo di Ges. Come potranno essere illuminati? Con le opere della grande carit, compassione, amore. La luce del discepolo di Ges la sua

111

grande santit. Pi il discepolo diviene santo e pi illumina il mondo. Nessuna parola credibile. Ogni parola, anche la pi vera viene sempre rinnegata dall'uomo e sostituita con un'altra per fare poi la stessa fine. Oggi in modo particolare si gioca con parole forti, con slogan che sembrano conquistare le menti, ma poi dopo qualche giorno finisce il loro effetto "drogato" e tutto ritorna nella polvere. Quante di queste frasi o slogan non si sono sentiti negli ultimi decenni. Di loro neanche pi il ricordo. La carit invece sempre credibile. Per la carit ricevuta si ringrazia e si rende gloria sempre al Signore. La carit vera, autentica fa la differenza tra il discepolo di Ges e il mondo intero. Divenendo noi persone dalla grande carit, non saltuaria, non occasionale, non annuale, ma momentanea, quotidiana, giornaliera, divenendo la nostra stessa natura carit visibile attraverso le opere buone e sante, il mondo innalzer la sua voce per lodare, benedire, ringraziare il nostro Dio e Signore. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, dateci una natura di carit Splendete e illuminate Wilma Chasseur - 1) Siamo sale? Sale della terra e luce del mondo! Ecco cosa il Signore ci chiede di essere in questo Vangelo. C' pi che mai bisogno di luce, in un mondo dove sembra che l'uomo stia perdendo sempre pi, non solo il lume della fede, ma addirittura quello della ragione; e se c' una cosa

112

che spaventa sono proprio le tenebre! Da bambini, tutti abbiamo fatto l'esperienza dalla paura del buio; quando poi queste tenebre non sono solo assenza di luce esterna, ma ottenebrano addirittura la mente umana facendole compiere efferatezze innominabili, allora spaventano ancor molto di pi! E' dunque quanto mai urgente essere luce del mondo! 2) Siamo luce? Ma per essere luce dobbiamo essere illuminati. Si sente spesso dire a livello individuale: "La mia coscienza non mi rimprovera niente, per me non osservare questo o quel comandamento non un male". Oppure, a livello collettivo, si emanano leggi contro la vita, contro la famiglia, e si giustificano dicendo che chi le fa', trova che siano un bene per la societ. Ma la coscienza va illuminata! L'uomo deve saper riconoscere il bene oggettivo dal male oggettivo. Oggettivamente parlando il pesce marcio puzza, se poi a qualcuno piace questo odore, ci non toglie che sempre puzzolente. Dobbiamo ritrovare, sia a livello individuale che collettivo, la sanit di giudizio che definisce male ci che male e bene ci che bene. Chi poi ha il potere e il dovere di legiferare, deve a maggior ragione, avere la coscienza illuminata, se no come un cieco che guida altri ciechi e tutti cadono nel pozzo. Occorre dunque diffondere la verit, usando tutti i mezzi che sono a nostra disposizione. Il Papa ce ne d l'esempio usando i mezzi di comunicazione -compreso Internet- come cassa di risonanza della verit. In un mondo dove i mass media diventano spesso casse di risonanza per diffondere l'errore, noi dobbiamo controbilanciare la situazione, usando questi stessi mezzi per diffondere la verit, altrimenti si cade in una forma di oscurantismo a rovescio (si tiene

113

all'oscuro il bene e si lascia diffondere il male). - 3) Dove va messa la lucerna? "Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il candelabro perch faccia luce a quanti sono nella casa". C' un tempo per rimanere nascosti e un tempo per risplendere, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Abbiamo visto domenica scorsa, che Ges per primo, scoccata l'ora stabilita dal Padre, uscito dal silenzio e ha proclamato la verit. Il silenzio necessario per percepire questa parola di verit che deve procedere dal Suo Spirito, e non dal nostro, ma una volta percepita, dev'essere annunciata. Se vogliamo essere autentici cristiani, dobbiamo diventare come dei canali che trasmettano l'acqua viva della verit; ma la funzione del canale appunto quella di lasciar scorrere l'acqua, non di bloccarla. Dobbiamo dare agli altri il meglio di noi stessi, ma il meglio non siamo noi, Lui, cio quest'acqua viva che ci abita e che vuole comunicarsi e diffondersi ("il bene diffusivo di s"). Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Gi san Tommaso d'Aquino diceva che pi perfetto dare agli altri i frutti della propria contemplazione che contemplare soltanto, come pi perfetto illuminare che risplendere soltanto. La contemplazione della verit, che non solo luce, ma la persona stessa di Cristo ("Io sono la via, la verit, la vita"), deve far nascere il bisogno di comunicarla questa verit, a quanti brancolano ancora nel buio dell'errore e magari della disperazione, e accendere cos, tante fiammelle ancora spente e tanti cuori ancora assiderati nel gelo dell'assenza di Dio. E cos tanti nostri fratelli e sorelle, ancora pellegrini nella notte, troveranno quella luce e quel fuoco che Ges

114

venuto a portare e che ora vuole comunicare loro attraverso di noi. "Gloria a te o Cristo, luce di verit e sole di giustizia che sei venuto a dimorare nella tua Chiesa ed essa ne stata illuminata; sei venuto nella tua creazione ed essa ne rifulge tutta quanta. I peccatori si sono accostati a te e sono stati purificati; i ciechi t'hanno visto e i loro occhi si sono aperti; i morti hanno udito la tua voce e si sono levati e anche le anime tenebrose si sono accostate alla luce. Tu sei il mattino splendente, la luce senza tramonto: si aprano gli occhi dei nostri cuori e il nostro sguardo non si stacchi mai dalla tua folgorante luce." (Liturgia orientale) Voi siete il sale della terrasiete la luce del mondo! Monaci Benedettini Silvestrini Nella celebrazione del nostro Battesimo la Chiesa ci ha fatto dono anche di un cero acceso, che poi i nostri genitori hanno portato a casa come ricordo: segno visibile della Luce di Cristo, Vivo e Risorto, e segno della sua Luce pasquale, che Luce che illumina il mondo e ogni uomo sulla terra. Ges infatti, morendo in Croce per noi e risorgendo, ci ha salvato e ci ha illuminato a tutti con la Luce del suo fulgore eterno. E chi cammina con Lui, per la lunga strada della vita terrena, camminer nella Luce, verr illuminato, e sempre di pi, da Lui, dal suo Amore ardente e illuminante; ma chi spegne la fede in Lui, spegne anche il fuoco dell'amore e cammina con il mondo gelido dentro l'anima, senza amore, senza calore; e cammina anche nella tenebra esteriore: senza pace, senza speranza. Ricordo che mia madre mi disse un giorno che, quando sono stato battezzato, il sacerdote mi mise in bocca anche un granello

115

di sale... Allora si usava cos! Era segno visibile che Cristo Sapienza eterna del Padre. E ogni cristiano, nel giorno del suo battesimo, viene tutto ben insaporito della Sapienza di Dio e sempre pi unito a Ges Cristo. E chi poi sta e rimane liberamente con Lui diventer anche sempre pi sapiente della Sapienza vera: avr sempre pi il sapore di Dio, del suo divino Amore. Ma chi si allontaner dalla Fonte viva della Sapienza eterna, diverr ogni giorno pi scuro, orgoglioso, annoiato anche di se stesso, diverr sempre pi carnale, mondano, una persona vuota, insignificante e insipiente. Infatti oggi Ges ci dice: "Se il sale perde il sapore con che cosa lo si render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente". Fratelli, rimaniamo fedeli al nostro Battesimo! E magari confessandoci spesso per rinnovare la meravigliosa Grazia battesimale in noi, nel nostro cuore, e vedrete che saremo sempre pi pieni della Luce di Dio, di Cristo, che "la Luce del mondo". E presto risplenderemo come fari accesi in mezzo agli altri fratelli e sorelle che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino. E, tramite noi poi, la Luce di Cristo e del suo Vangelo si irragger da per tutto, e sempre di pi, all'intorno, portando speranza, amore, pace e gioia a tutti, e anche i loro cuori si accenderanno sempre pi della Luce e dell'Amore di Dio, che illuminer anche altri fratelli della Luce vera, quella che : Ges Cristo, che Via, Verit e Vita nostra. E allora verr la civilt dell'amore, sar il Regno di Dio sulla terra anche il trionfo del Cuore Immacolato di Maria in noi, in tutti! Pace e gioia! Pubblicitari del Maestro don Carlo Occelli

116

Niente giri di parole. Ges va sempre al dunque. Diversamente da noi, sa proprio quel che vuol dire. "Saresti stato un ottimo pubblicitario, Signore". Colpire al cuore. Incidere. Lasciare il segno. Oh, lui s che lo sapeva fare! Che c'entra Ges con la pubblicit?! Non confondiamo, noi mica dobbiamo fare pubblicit alla nostra fede come se fosse un prodotto da consumo. Vero. Nulla da eccepire. Chi potrebbe controbattere? Tuttavia... entra in campo Lui e mi spiazza. Voi siete il sale della terra. Voi siete la mia pubblicit, che lo vogliate o no. Attenzione. Ges non dice: voi dovete essere, oppure voi sarete... o voi dovete essere. No, voi siete. Che coraggio maestro, che audacia!! Sei incorreggibile. Veramente credi che io possa essere sale della terra? Ma vah! Con tutta la gente in gamba che c' in giro... (siamo sempre alla ricerca di mille conferme non credete? Perch dubitare?) Eppure non posso cambiare ci che la Parola ci comunica questa settimana. "Quando hai risposto alla chiamata sul lago di Tiberiade, quando hai ascoltato le beatitudini e hai iniziato a farti riempire di me, caro amico, sei diventato sale. Hai cominciato a insaporire tutto attorno a te. Ma se perdi sapore, se annacqui quelle strade di felicit che sono le beatitudini, se pensi di riempirti la vita di tutto tranne che di me... allora diventi insipido..."

117

Voi siete la luce del mondo. Siete la mia pi bella campagna pubblicitaria. Quando Dio pensa ad una campagna pubblicitaria su di s (!!) pensa a te fratello! La luce non qualcosa che ci stata data semplicemente. No, siamo noi stessi. Dovremmo forse inorgoglirci? Superbamente andare in giro pavoneggiandoci del nostro essere luce? Ma ti pare? Non ci prendiamo in giro, si capisce bene quel che vuol dire Ges. C' poco da fare: il nostro essere discepoli di Cristo non pu essere nascosto, proprio come una citt sopra un monte! Siamo chiamati a diventare ci che gi siamo! Luce del mondo! In forza di una luce che ci abita. E' dentro noi. Quando in noi c' una fede accesa allora cominciamo ad illuminare, cominciamo ad esistere e far esistere gli altri accanto a noi. Oh, non c' bisogno di una luce stratosferica, non c' bisogno di aspettare che la nostra fede sia grandissima e perfettissima (questa una tentazione ed una scusa bella e buona!), no basta un piccolo lume per squarciare le tenebre. Una piccola luce pu rompere il buio dell'esistenza. Non avere timore, anche la tua semplice fede, piena di difetti e di manchevolezze, anche quella fiducia in Dio che ti apre un lumicino... anche quella gi illumina attorno a te! Con la tua vita sei luce del mondo e sale della terra. Con il tuo sguardo sei luce in una casa, in un ufficio. Sul tram. Allo stadio. Il tuo stile di vita, la tua gentilezza. La tua calma e la tua pazienza. La tua passione e la tua discrezione. Tu sei, proprio cos, luce del mondo e sale della terra.

118

Il cristianesimo non una dottrina, non un trattato di splendide idee. Il cristianesimo una presenza. La tua. Non mi son sbagliato, la presenza di Cristo si trasmette attraverso di te. Ci accontenteremo di una fede spenta? Di un cristianesimo senza sapore?! Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo. La mia pubblicit vivente! Dai che si pu fare! V Domingo del Tiempo Ordinario 9 de febrero de 2014 La homila de Betania 1.- LA SAL DEL AMOR Y LA LUZ DE LA FE Por Pedro Juan Daz 2.- CMO SER SAL Y LUZ EN NUESTRA SOCIEDAD Por Gabriel Gonzlez del Estal 3.- HEMOS LLEGADO TARDE CON LA SAL? Por Jos Mara Maruri, SJ 4.- SER LUZ PARA CONSTRUIR UN MUNDO NUEVO Por Jos Mara Martn OSA 5.- EL CRISTIANO ES UN HIJO DE LA LUZ Por Antonio Garca-Moreno 6.- CON QU SALAR Y CON QUIN ILUMINAR? Por Javier Leoz LA HOMILA MS JOVEN

119

LA SAL (CLORURO SDICO) Por Pedrojos Ynaraja 1.- LA SAL DEL AMOR Y LA LUZ DE LA FE Por Pedro Juan Daz 1.- La semana pasada, al celebrar la fiesta de la presentacin del Seor, nos saltamos una pgina muy importante del evangelio, justo la que va antes de este que acabamos de proclamar: las bienaventuranzas. Es el ncleo del mensaje de amor y felicidad que Jess vino a traernos. Es el Sermn de la Montaa en el cual se enmarca tambin el texto de hoy. Jess nos habla de ser sal y luz. --Vosotros sois la SAL de este mundo, dice Jess. Era una imagen domstica muy familiar para la gente de aquel tiempo, ya que les recordaba a los hornos de tierra en los que la sal se utilizaba para la combustin. Esa sal, cuando se desgastaba, quedaba inservible. Para qu sirve una sal sosa e inservible? Se tira y la gente la pisa. --Vosotros sois la LUZ de este mundo, dice Jess. Pero si encendemos una lmpara y, en vez de ponerla en el candelero para que alumbre, la tapamos y la escondemos, para qu sirve? A m lo del candelero (el lugar de las candelas, que iluminaban la casa) me recuerda a esos lugares de la vida donde se toman las grandes decisiones que luego nos afectan a todos. Estar en el candelero es estar ah, dando luz, pero no cualquier luz, sino la luz del evangelio, la de Jess. 2.- Hace poco vea en internet un encuentro que tuvo el Papa Francisco con un grupo de profesores y alumnos jesuitas, a los pocos meses de ser elegido Papa, donde tanto unos como otros pudieron hacerle preguntas. Los nios le preguntaron si tena amigos, si le gustaba ser Papa y todas esas cosas. Pero un profesor le pregunt algo as

120

como que le dijera algunas palabras sobre su compromiso como educadores en el mundo de hoy, sobre cmo podra ser ms evanglico ese compromiso. El Papa le contest diciendo que implicarse en poltica es una obligacin para todo cristiano, porque la poltica es una de las formas ms altas de la caridad, porque busca el bien comn. Y termin dicindole que los laicos cristianos deben trabajar en poltica y que deben hacerlo con espritu evanglico, para que no pasen las cosas que estn pasando, y no conformarse con echar las culpas a los dems, lavndose las manos como Pilatos. Trabajar por el bien comn es un deber de todo cristiano. 3.- Tenemos en nuestras manos la SAL del amor y la LUZ de la fe. Nos las ha dado Dios para hacer maravillas en nuestro mundo, ayudando a los dems, buscando el bien comn y poniendo a Dios por encima de todas las cosas, primero en nuestra vida y despus en la de los que nos rodean. Ese es nuestro gran compromiso poltico, evanglico y transformador de nuestra sociedad. Y lo podremos hacer a travs de partidos polticos o a travs de otras plataformas. Pero lo importante, lo que dice el Papa, es que lo hagamos, que seamos sal y luz, que pongamos sabor a evangelio en todo lo que hagamos. 4.- Que brille nuestra SAL (amor) y nuestra LUZ (fe) delante de la gente, para que, viendo el bien que hacemos, alaben a Dios. Es grande la confianza que Dios pone en nosotros, para que brillemos, frente a otros que viven en oscuridad. Tenemos una gran responsabilidad, como la de quien recibe unos talentos, que siempre son para el bien comn. Hemos de cuidarlos y hacerlos crecer. Hoy nos hacemos una pregunta: dnde hace falta ser SAL o LUZ? Dnde hago falta yo? Dnde hace falta mi amor y mi fe? Nuestro mundo los necesita, nos necesita a los cristianos, que nos hagamos presentes en la sociedad sin

121

perder nuestra identidad cristiana, sin esconder nuestra condicin de seguidores de Jess. Si nos conformamos con ser cristianos solo aqu, dentro del Templo, dejaremos de ser la luz del mundo. Si reducimos nuestra fe al salero de nuestra vida privada, seremos una sal que ya no da gusto. 5.- Releamos al profeta Isaas, que nos da pistas, en la primera lectura, para ser la sal de la tierra y la luz del mundo, para poner amor y fe en cada momento de nuestra vida. Y apliqumoslo, entre otras cosas, en esta Campaa de Manos Unidas contra el hambre en el mundo, que estamos recordando, como todos los aos, en este fin de semana. Que lo que aqu celebramos seamos capaces de contagiarlo y compartirlo en nuestras casas y fuera de ellas. 2.- CMO SER SAL Y LUZ EN NUESTRA SOCIEDAD Por Gabriel Gonzlez del Estal 1.- Vosotros sois la sal de la tierra. Pero si la sal se vuelve sosa, con qu la salarn? La sal era un elemento tan importe en la sociedad romana que, hasta la palabra <salario> se derivaba de la costumbre romana de pagar a los soldados con una racin determinada de sal. La sal era necesaria para evitar la corrupcin de los alimentos y para darles sabor. Ya en el captulo 2 del Levtico estaba mandado sazonar con sal toda oblacin que se ofreciera a Yahv y en los primeros siglos del cristianismo, cuando era costumbre retrasar el bautismo hasta la edad adulta, las familias cristianas frotaban los labios del recin nacido con sal. San Agustn, que se quejaba de que su madre no le hubiera bautizado cuando, de nio, estuvo l muy enfermo, nos dice que lo que s hizo santa Mnica fue darle a gustar la sal bendita nada ms nacer. Pues bien, cuando en el evangelio de hoy Jess les dice a sus discpulos que deben ser la sal de la tierra, lo que les est diciendo es que no

122

sean corruptos y que luchen siempre contra la corrupcin, y que, adems, den sabor cristiano a todo lo que hacen y dicen. Para no ser corruptos es necesario tener el alma blindada con la sal del evangelio, porque es facilsimo dejarse contaminar de la corrupcin generalizada que habita en nuestra sociedad. Corrupcin en las palabras y corrupcin en las obras, corrupcin en la vida privada y corrupcin en la vida pblica. A veces da la impresin de que nicamente no son corruptos los que o no pueden y no saben serlo. Sin generalizar demasiado, claro, pero s reconociendo que la corrupcin es un fenmeno bastante generalizado en nuestra sociedad. Si los cristianos queremos ser sal de la tierra, deberemos luchar denodadamente contra el fenmeno de la corrupcin. Y rociar con sal bendita, dar sabor cristiano, a todo lo que pensemos, digamos y hagamos. 2.- Vosotros sois la luz del mundo Tampoco se enciende una vela para meterla debajo del celemn, sino para ponerla en el candelero y que alumbre a todos los de la casa. La metfora de la luz, referida a Dios y a Cristo, es muy frecuente en la Biblia, sobre todo en el evangelio de san Juan: Dios es la luz, nosotros somos hijos de la luz, la luz de Cristo debe iluminar nuestro caminar hacia el Padre. La luz de Cristo no slo debe iluminarnos a nosotros, los cristianos, sino que nosotros, los cristianos debemos iluminar con nuestra vida a la sociedad en la que vivimos. Vivir iluminados por la luz de Cristo es vivir en continua y constante lucha contra la mentira; contra la mentira que habita fcilmente en nosotros mismos y contra las mltiples mentiras con las que nos desayunamos cada maana cuando escuchamos y leemos los medios de comunicacin social. Como de la corrupcin, tambin de la mentira podemos decir que se ha instalado poderosamente en nuestra sociedad: las mentiras de los polticos, las mentiras

123

de los empresarios, las grandes mentiras de los que estn arriba y las pequeas mentiras de los que viven a ras social. Luchar contra la mentira, en cristiano, es ser autntico, sincero y responsable uno mismo y proclamar las verdad del evangelio en voz alta y crtica frente a las voces mentirosas e interesadas de la sociedad en la que vivimos. En definitiva, vivir en la luz de Dios, en la luz de Cristo, es vivir convertido a la verdad de Cristo. 3.- Esto dice el Seor: parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo, viste al que va desnudo y no te cierres a tu propia carne. Entonces romper tu luz como la aurora. En este precioso texto del profeta Isaas se nos dice que la compasin y la justicia misericordiosa, la caridad cristiana, es condicin indispensable para vivir en la luz del Seor. Dios est, les dice el profeta, donde hay un hombre y una mujer que sufre, Dios ha hecho una clara opcin preferencial por el pobre y el abatido. La luz de los verdaderos cristianos, su prctica de una justicia generosa y misericordiosa, debe iluminar a la sociedad en la que vivimos. Nos distinguimos precisamente los cristianos, dentro de nuestra sociedad, por ser personas especialmente generosas, misericordiosas y justas, tal como nos recomienda hoy el profeta Isaas y tal como practic y vivi nuestro Seor Jesucristo? Tambin nuestra sociedad de hoy puede decir, como en los primeros tiempos del cristianismo, que a los cristianos se nos nota enseguida nuestra condicin cristiana, por el amor generoso y desinteresado que tenemos y mostramos en nuestro comportamiento diario? Porque una Iglesia que no muestre y demuestre su amor hacia los ms pobres, nos dice hoy el Papa Francisco, no es la Iglesia de Cristo. 3.- HEMOS LLEGADO TARDE CON LA SAL? Por Jos Mara Maruri, SJ

124

1.- En las comidas hay que echar la sal a tiempo. Poca gracia tiene que entre en el comedor el ama de casa o la cocinara con el salero en la mano cuando ya todos se han tomado, aguantando la respiracin, el plato de pur de patatas sin sal. A Barajas (*) o a la estacin de Chamartn (*) hay que llegar a tiempo, a pesar del trfico, porque si no se expone uno a asistir al despegue del avin o a ver la sonrisa irnica del farol del vagn de cola que se aleja de un andn vaco. El Seor nos dice que nosotros somos la sal de la tierra y estamos rodeados de una sociedad aburrida, que todo lo encuentra soso que busca estmulos ms fuertes cada vez porque no encuentra sabor en la vida, ya se han tragado el pur de patatas sin sal y nosotros no hemos llegado a tiempo con el salero. Digo, tal vez nosotros mismos encontramos todo soso. Sin la sal de Dios, de la Fe, la sociedad se corrompe. Y se nos ha corrompido hasta el punto de aqu nos tragamos actitudes que en pases no cristianos como Japn no se aguantaran ni unas horas. No echamos la culpa a nadie. Los que debimos ser la sal de la sociedad nos hemos quedado sin sabor y la sal sin sabor no vale para nada. Es como el champn sin su burbujeo: agua de limn. 2.- El Seor no nos dicen que tenemos que correr detrs de la sociedad a ver cmo vamos parcheando las fisuras que aparecen en ella por los problemas modernos, nos dice que tenemos que ser en ella protagonistas de los cambios de la sociedad en que vivimos, que somos la luz que se pone en alto para iluminar a todos, para que nos vean y nos imiten. Y cuntas veces hemos llegado los protagonistas de la funcin en el momento en que empezaban a caer el teln? --Tendramos que ir nosotros tirando el carro, no corriendo delante de l para que no nos atropelle.

125

--Tenemos que movernos y mover a otros, no dejarnos arrastrar sin vida como cantos rodados que se lleva el ro. 3.- El Seor nos dice que nosotros somos luz del mundo como l es luz del mundo. Y en la primera lectura, Isaas nos dice como seremos luz del mundo: parte tu pan al hambriento, hospeda al pobre sin techo, viste al desnudo y entonces romper tu luz como la aurora Cuando destierres la opresin, la maledicencia, el gesto amenazador, tu luz se volver medioda. Dios, nuestro Padre comn no se cansa de recordarnos lo nico que l quiere de nosotros: que nos portemos como hermanos y el mundo comprender entonces que nuestra Fe es verdadera. Seamos cada uno lucecita en el pequeo ambiente en que nos movemos. Seamos luz de cario y amor. No importa que esa luz sea pequea. Hay un dicho japons que dice: cuando una flor nace, el universo entero se hace primavera. Hagamos nacer cada uno nuestra luz y el mundo entero ser luz de medioda. ** Barajas, el Aeropuerto de Madrid-Barajas ** Chamartn, Estacin de Chamartn, una de las principales estaciones de ferrocarril de la capital de Espaa 4.- SER LUZ PARA CONSTRUIR UN MUNDO NUEVO Por Jos Mara Martn OSA 1.- Fe y justicia. La lectura del tercer Isaas interpela a sus coetneos sobre la vivencia de la fe despus de la vuelta del exilio. Observa el profeta la crisis de esperanza provocada por lo que tarda la salvacin y denuncia la depravacin del culto a los dolos. Notaba un desprecio de los extranjeros que se haban establecido en la tierra de Israel durante el exilio. Por eso anuncia que toda reconstruccin debe tener en cuenta la dimensin social: no puede haber fe en el Dios de Israel sin la justicia del pas. Principio claro y aplicable a

126

nuestros das La promesa de Dios es clara: la verdadera restauracin vendr cuando el creyente colabore en la restauracin de su hermano. Esto est descrito como una especie de procesin ritual: la justicia va delante, en medio el que obra segn Dios y, al final, la gloria del Seor. Solo cuando seamos capaces de partir el pan con el hambriento y de saciar el estmago del indigente podr brillar la luz en el mundo. Es lo mismo que nos recuerda este domingo Manos Unidas con el lema "Un mundo nuevo, proyecto comn". En el compromiso de este ao propone exigir que se lleve a cabo el octavo y ltimo objetivo de Desarrollo del Milenio fijado por Naciones Unidas: "Fomentar una alianza mundial por el desarrollo". Es posible cumplir la alianza cuando haces que la vida del que vive en tu ciudad pueda ser justa y digna. Mensaje para tiempos de fuertes crisis, las de entonces como las de ahora. 2.- El justo brilla en las tinieblas como una luz. En el Salmo 111 se nos recuerda que tenemos que ser justos. El justo es un hombre "de acuerdo" con Dios, que "corresponde" perfectamente al proyecto del creador... As como se dice "justo", de un zapato que se acomoda perfectamente al pie, ni demasiado grande ni demasiado pequeo. El Antiguo Testamento, tuvo el gran mrito de unir estrechamente los deberes del hombre "hacia Dios" y los deberes del hombre "hacia el hombre". Jess tambin resumi en el "amor" toda la conducta moral humana: "lo que hacis al ms pequeo de los mos, lo hacis conmigo. En este salmo, que habla esencialmente de la Alianza con Dios, vemos ya resaltados los deberes sociales: "El justo jams vacilar, reparte... a manos llenas, da al pobre...". Cuando esto es una realidad, brilla la luz en las tinieblas. Pablo fue luz anunciando la Buena Noticia a todos, judos y gentiles. Pablo no quiso presentarse a los corintios hablando con palabras altisonantes y haciendo alarde de elocuencia.

127

Les predic sencillamente a Jesucristo y a ste crucificado, sin triunfalismos. Pablo se present ante los corintios como un pobre hombre, dbil y temeroso. Pero no era su debilidad, sino la fuerza de Dios lo que operaba en su predicacin. Anunciaba el Evangelio con sus obras. 3.- Que con nuestras obras seamos sal de la tierra y luz del mundo. Jess habla a la muchedumbre desde una montaa. Acaba de proclamar las bienaventuranzas, un estilo de vida tan nuevo como chocante. Quien dice "s" con su vida a estas enseanzas es sal y luz. Dos imgenes de lo que Dios quiere del cristiano en el mundo. La sal da valor y sabor a lo que toca. Para ello tiene que dejar el salero y disolverse en los alimentos. La luz tambin es para otro. Con ella se ve, se puede caminar. Ocultarla no tiene sentido. As el cristiano, portador del don de Dios, no puede limitarse a gozarlo y vivirlo solo l. Debe alumbrar y dar sabor al mundo. No por vanagloria o haciendo alarde de lo que posee, sino para que los dems, vindolo, den gloria al Padre. El ejemplo ms claro es el mismo Jess, que siempre actu poniendo su poder y enseanzas al servicio de la gloria del Padre. Estas dos pequeas parbolas, dirigidas a los que han escuchado las bienaventuranzas, sealan el valor de las obras en favor de los hombres. Si los discpulos descuidan las obras no tiene ninguna fuerza el anuncio del Evangelio. Si queremos ser crebles, tenemos que ser consecuentes. Comencemos ya hoy, trabando en el proyecto comn de construir un mundo nuevo, como nos recuerda Manos Unidas. 5.- EL CRISTIANO ES UN HIJO DE LA LUZ Por Antonio Garca-Moreno 1.- DERECHO DE PROPIEDAD.- Voces del Antiguo Testamento, voces que sonaron hace ms de dos mil aos, voces que vienen de Dios aunque salgan por boca de

128

hombres, voces que repiten con insistencia y sin cansancio, aunque sea siempre lo mismo: hay que partir el pan con el que tiene hambre, hay que pensar en los que no tienen lo que nosotros tenemos, hay que vestir al desnudo, hay que dar y darse uno mismo. Dar y darse. Para eso tenemos todo cuanto de Dios, de una manera o de otra, hemos recibido a lo largo de nuestra vida. Es cierto que la Ley divina no va contra el derecho de propiedad, pero tambin es cierto que toda riqueza que se cierra en s misma no es cristiana. En la ley de Dios no cabe el egosmo, no cabe el que todo lo guarda para s, el que no abre su corazn y su cartera a las necesidades de los dems hombres. Si actuamos as no somos cristianos, si no miramos hacia los dems, tampoco Dios nos mirar a nosotros. No nos engaemos. Es imposible ser hijo de Dios y no querer como hermanos a todos los hombres. Ni el Bautismo, ni la Penitencia, ni la misma Eucarista nos servirn para algo, mientras que no abramos de par en par el corazn a nuestro prjimo. No slo no nos sirve para nuestro bien, sino que al recibir con malas disposiciones esos sacramentos, nos sirven para nuestro mal. Porque el que come el Cuerpo de Cristo indignamente, se traga su propia condenacin. Y no debemos olvidar que el amar est sobre todo en el dar. Y dar no slo pan. Porque no slo de pan vive el hombre. Hay que dar tambin otras cosas. Hay que dar nuestro tiempo, hay que dar nuestras buenas palabras, hay que dar nuestra sonrisa. Y sobre todo hay que dar nuestra comprensin. Colocarse en la posicin del otro, sentir como l siente, ver las cosas como l las ve. Juzgar como se juzga a un ser querido, con benevolencia, saber disculpar, disimular, callar... Desterrar la maledicencia, la lengua desatada que corre a su capricho, sin respetar la buena

129

fama del prjimo... No nos engaemos. O queremos de verdad a todos, o Dios nos despreciar por hipcritas y fariseos. 2.- LUZ DEL MUNDO.- La palabra de Jess es sencilla. Sus comparaciones brotan de la vida ordinaria, de la vida domstica podramos decir. Por otra parte, sus metforas tienen muchas veces sus races en el Antiguo Testamento. Cristo toma en sus manos la antorcha de los viejos profetas y la levanta hasta iluminar a todos los hombres, usa sus palabras recias y vibrantes para renovar e incendiar a la tierra entera. El fuego y la luz constituyen, precisamente, la imagen principal del pasaje evanglico que contemplamos. Vosotros sois la luz del mundo, dice el Maestro a sus discpulos y a la muchedumbre que le rodea, tambin a nosotros. Una luz encendida que se pone sobre el candelero, una vida cuajada de buenas obras que sea un ejemplo que arrastre y empuje a los hombres hacia el bien, hacia Dios. Luz de luz, dice san Juan en el prlogo de su evangelio, refirindose al Verbo, a la Palabra, al Hijo de Dios. Luz verdadera que ilumina a todo hombre. El mismo Jess proclamar ante todos los judos: Yo soy la luz del mundo. El que me sigue, aade, no andar en tinieblas, sino que habr pasado de la muerte a la vida... Las tinieblas como smbolo de la muerte, la luz como expresin gozosa de la vida. Por eso al Infierno se le llama el abismo de las tinieblas, mientras que el Cielo es la mansin de la luz, la regin iluminada no por el sol sino por el mismo Dios, luz esplendente que slo los bienaventurados pueden llegar a contemplar, extasiados y felices para siempre. Es una luz que se transmite a cuantos han llegado a la vida eterna y de la que tambin participan los justos en la tierra, aunque de forma diversa. As Santa Mara, la criatura ms perfecta que sali de las manos de Dios, es contemplada

130

por el vidente de Patmos, como la mujer revestida con el sol, coronada de estrellas, emergiendo fulgurante en el azul profundo del ancho cielo, con la luna bajo sus pies. Los dems bienaventurados lucirn, dice la Escritura, como antorchas en el cielo... Aqu, en la tierra, esa luz divina irradia tambin en quienes creen y aman a Cristo. Por eso san Pablo recuerda a los cristianos que son luminarias que lucen en medio de esta oscura tierra. Focos luminosos que iluminan lo bueno de este mundo malo. Desde el Bautismo, cuando se nos entreg un cirio encendido, el cristiano es un hijo de la luz, un hombre iluminado que ha de encender y caldear cuanto le rodea, perpetuando as la presencia del que es Luz de todas las gentes, Jesucristo nuestro Seor. 6.- CON QU SALAR Y CON QUIN ILUMINAR? Por Javier Leoz Aquel que a s mismo se ha definido como luz de mundo nos pide en este domingo ser eso: Luz para los dems! Cmo llega la luz hasta nuestra casa? Preguntaba un nio a su padre. Hijo; porque nuestra casa est unida por unos cables a una gran central elctrica. Sin su fuerza no sera posible la luz en nuestro hogar. 1.- Los cristianos slo podremos ser luminarias si estamos unidos, con todas las consecuencias, a esa gran fuente de energa espiritual, de gracia y de verdad que es Jess. Es inconcebible pensar que una acequia tenga caudal propio si no est adherida a un ro, a una presa o a un manantial. Es difcil, muy difcil, llevar adelante nuestra tarea, el deseo de Jess, de ser luz en medio de la oscuridad o sal en medio de tanta insipidez que abunda en nuestro mundo si no permanecemos en comunin plena con El. Slo Cristo es capaz de alumbrar, con luz verdadera, las sombras que se ciernen sobre la humanidad. Slo Cristo, a

131

travs de pequeas lmparas que son/somos los laicos comprometidos por su reino, es capaz de ofrecer sabor de eternidad y de felicidad a tantos hombres y mujeres que, en el horizonte de sus vidas, no ven sino fracaso, hasto o cansancio. Seremos valientes para abrir el salero de nuestra vida cristiana all donde se estn cocinando los destinos de nuestra sociedad? Por qu frecuentementepreferimos pasar desapercibidos sin dar color cristiano a tantas situaciones que reclaman nuestra opinin o presencia activa como seguidores de Cristo? 2.- Salar e iluminar son dos responsabilidades de la vida cristiana. Cuando nos desvirtuamos y pierde vitalidad nuestra fe; cuando la escondemos o disimulamos en los stanos de nuestra vida privada algo grave est ocurriendo. A quin tenemos que llevar? Con quin tenemos qu iluminar? Ni ms ni menos que a Cristo y con Cristo. Ya sabemos que, la accin, no es lo ms importante de nuestra condicin cristiana pero, tambin es verdad, que muchas veces por falsos respetos o por excesiva tolerancia tenemos vergenza y hasta cierto temor a presentarnos como lo que somos (como catlicos) y de ofertar a nuestro mundo, a nuestro pueblo o ciudades un estilo de vida basado en el evangelio de Jesucristo. Por qu? NI ms ni menos porque, a veces, resulta ms gratificante diluirse en el todo vale o adentrarse en los tneles de una vida cmoda y sin ms lmites que la propia conciencia. Ser sal y luz, con palabras inspiradas por el Espritu Santo y con buenas obras como testimonio de nuestra comunin con Cristo ha de ser nuestra apuesta personal y nuestro convencimiento de que, con el Seor, el mundo puede ir mejor.con ms sabor y con ms luz para el futuro del hombre. 3.- HAZME, SEOR, SER SAL Y LUZ

132

Que, lejos de falsificar mi vida, la mantenga soldada a tu gracia, alimentada por tu Palabra y sostenida con tu mano salvadora. Que siendo, T, el salero de mi existencia cuentes conmigo, Seor, para sazonar oportunamente tantas situaciones que reclaman ilusin y fuerza, alegra y optimismo, dignidad y verdad, Que siendo, T, la fuente de la luz cuentes conmigo, Seor, para alumbrar miserias y soledades, tristezas y angustias, aflicciones y pruebas luchas y tribulaciones en las que combaten tantos hombres HAZME, SEOR, SER SAL Y LUZ Que d gusto, no a lo que el mundo quiere, y s a una nueva forma de vivir y de sentir Que ofrezca, la luz de tu presencia, a los que viven como si no existieras a los que, creyendo en Ti, caminan como si el Evangelio no conocieran Que sepa ser conservante como la sal: que guarde, para m y para los dems, tu gracia y poder, mi fe y mi fidelidad mi oracin y mi confianza en Ti. 7.- EL EFECTO DE LA LUZ Por ngel Gmez Escorial 1.- Las tinieblas debieron asustar mucho a los hombres de la antigedad. No es difcil pensar que la noche estaba llena de peligros reales e irreales. Con la luz, por el contrario, volva la paz y era fcil extasiarse ante la contemplacin de

133

la naturaleza. La Biblia nos ensea que las apariciones de los ngeles, de los enviados de Dios, estaban rodeadas de una luz muy especial y que sus rostros y vestidos e convertan en luminiscentes. La escena de la Transfiguracin tambin nos aporta ese efecto lumnico de indudable importancia. Hay cientficos que afirman que la luz ser el prximo vehculo de comunicacin en el espacio sustituyendo, por un lado, a la transmisin de ondas hertzianas propias de la radiofrecuencia y, por otro, al empuje de los motores de chorro. La luz como vehculo de comunicacin y de traccin es algo, intelectualmente muy atractivo, aunque no tenga --por ahora-- confirmacin cientfica. 2.- Nuestro Seor Jess se ofrece tambin como luz del mundo y lo es. Tras cerrar los ojos Jess, all n el Glgota, fueron sus seguidores los encargados de hacer de luz y de gua en la tierra. Los discpulos deben ser gua luminosa para el gnero humano. Es una responsabilidad enorme convertirse en faro y gua de los hermanos. Incluso es un proyecto de tal magnitud que sin la ayuda de Dios ser imposible acometer. Y as los elegidos para guiar a los otros sern como los satlites que reflejan la luz de Sol. Y es evidente que una luna llena no tiene comparacin con la potencia lumnica del Astro Rey pero su ayuda es muy placentera y su belleza tambin. Aunque siempre hay que tener en cuenta que la luz no es propia. 3.- "Alumbre as vuestra luz a los hombres, para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo". La luz iluminar nuestras buenas obras y ellas servirn para entender que es Dios quien nos ayuda a acometerlas, hasta el punto que podemos ser, indignamente, reflejo del mismo Dios. El foco divino proyectado hacia nosotros no solo servir como gua, sino que dar claridad a nuestras mentes, pero, a su vez,

134

mostrar nuestro propio quehacer. Tenemos que acometer obras buenas para que la luz de Dios las ilumine. Podra esa misma luz iluminar nuestras malas obras? La otra comparacin habla de ser la sal del mundo. En la antigedad la sal era un bien escaso, incluso en zonas y pases cercanos al mar. Por tanto, tena un gran valor. La sal ayuda a condimentar los alimentos, a darles agradable sabor. "Pero si la sal se vuelve sosa, con qu la salarn? No sirve ms que para tirarla fuera y que la pise la gente". Si la sal pierde su virtud ser pisoteada. Es tambin una llamada de atencin a la calidad de nuestras obras. El Seor Jess no deja sitio a las dudas. Hemos de trabajar mucho para merecer su luz y mostrrsela a los hermanos. 4.- La primera lectura pertenece al profeta Isaas y completa perfectamente el mensaje total de las lecturas de este Quinto Domingo del Tiempo Ordinario. Hay que dar pan al hambriento para que luz del Seor llegue a nosotros. Nuestras obras van a ser fundamentales para Dios nos otorgue su luz. San Pablo, a su vez, en la Carta a los Corintios, aporta algo que es ms fundamental: nuestra capacidad para presentar la predicacin de la Palabra de Dios solo es posible con la ayuda del Espritu. No podemos atribuir a mrito propio los resultados del trabajo en el apostolado. Esa es una excelente receta, pues a alguno le pueden confundir sus "buenas dotes" como lector o predicador, su facilidad de palabra o su erudicin bblica. Lo nico importante para ese trabajo con el prjimo es la ayuda del Espritu Santo. LA HOMILA MS JOVEN LA SAL (CLORURO SDICO) Por Pedrojos Ynaraja

135

1.- La sentencia del Seor que ocupa casi todo el fragmento evanglico de la misa de hoy, mis queridos jvenes lectores, me preocupaba desde pequeo. No poda imaginar que la sal pudiera dejar de tener gusto a sal. Siendo ya mayor, todava me resultaba ms difcil. Mis elementales estudios de qumica del bachillerato, me enseaban que solo un cido ms fuerte que el clorhdrico, poda romper el enlace entre sodio y cloro y modificar el sabor y, en tiempos de Jess, ni el sulfrico, ni el ntrico, ni el fluorhdrico, existan. Supe despus por otras fuentes, que la sal el pueblo bblico la obtena del Mar Muerto. Ms intrngulis tena la cosa, ya que si bien los apstoles eran pescadores y venderan lo capturado fresco, a muy poca distancia, en Mgdala, all donde haba nacido Mara, la predilecta colaboradora del Maestro y futura apstol de los apstoles, exista una potente industria de salazn de pescado y de tal prestigio, que hasta llegaban sus manufacturados a la ciudad de Roma. 2.- Como podis suponer, esta cuestin, enfocada as, ni en el seminario, ni a exgetas de categora con los que he tratado, poda plantearles la cuestin. Para ellos hubiera sido frivolidad. Tal vez vosotros pensis de idntica manera. Pues, si habis llegado hasta aqu, deberis aguantarme un poco ms. Me solucion el problema un prestigioso ingeniero especializado en salinas de mar. Llegada la edad de jubilacin, el tcnico quiso estudiar teologa para potenciar su Fe y, para la clase de exgesis, escribi un trabajo que responda a sus dos realidades, la de alumno estudiante y la de qumico especializado. Pues, s, me dijo, en aquel tiempo, ya eran expertos en la separacin por niveles de cristalizacin, de las diferentes sales del Mar Muerto. Ahora bien, para el trasporte, compactaban la sal gorda en arcilla, resultando del proceso, una especie de

136

briqueta de cermica sin hornear. Seguramente sabris que la sal es vida de agua, que si dejis abandonado un puado sobre una mesa, al cabo de un tiempo, os encontraris que queda un charquito y que, para colmo, ha atacado al barniz. Aquel puado de sal ha perdido su utilidad. Algo semejante os habr pasado, cuando al pretender usar un salero que desde hace tiempo no se ha usad, no sale ni un solo grano. La sal, para muchos pueblos y culturas, es un preciado condimento, difcil de conseguir y caro. Los especialistas en nutricin dirn que es un vicio de pases ricos. Situad vuestra realidad en este entorno, mis queridos jvenes lectores. Nos dice el Maestro que somos sal. Personas ricas y selectas espiritualmente. Descuidarnos es estropearnos, degradarnos. Sentirnos responsables, considerar que estamos escogidos y destinados a aderezar y hacer apetecible nuestro entorno, es nuestra vocacin. Para la feliz realidad eterna, no es preciso tener estudios de lengua inglesa, ni llegar con una abultada cuenta corriente, ni se adorna el entorno con ttulos acadmicos o diplomas. Se nos preguntar, nos preguntaremos, por la utilidad, el servicio, el enriquecimiento, que hemos sembrado en nuestro entorno histrico. Vivir y comportarse con justicia y coherencia, vale ms que haber viajado por todo el mundo, conocer la inmensa literatura que se escribe o haber gozado de erudita belleza esttica. Pobre de m si no he sabido ser sal! 3.- Para la inmensa mayora de los humanos la luz nos es esencial para vivir y enriquece poseer fuentes de luz y nos llena de gozo. Una linterna guardada en el bolsillo tal vez ser causa de que nuestro compaero tropiece y caiga. El farol es para alumbrase y alumbrar a los dems. No utilizarlo es usura, nos culpabiliza. La Fe que nos haya proporcionado el Seor y nuestro esfuerzo, debe estar al

137

servicio de los que de ella carecen. No seis perezosos y os avergoncis de ofrecer vuestra afortunada espiritual ddiva. No hay que exhibir, ni presumir de generosidad. Tampoco ocultarla. En ciertos momentos, es preciso que se enteren de lo que motiva nuestro buen comportamiento. Quiz as los dems nos envidiarn y se iniciarn en el camino del progreso espiritual. La I Epstola de Pedro lo recuerda dad culto al Seor, Cristo, en vuestros corazones, siempre dispuestos a dar respuesta a todo el que os pida razn de vuestra esperanza (3,15). Entendido desde la humildad que sabe que todo es gracia, una tal conducta, no es orgullo ni hedonismo espiritual. Nunca lo olvidis, mis queridos jvenes lectores, ni por pretendida modestia ocultis vuestra generosidad. Que sepan que en nuestra sociedad, en el ambiente que nos rodea y hasta nos ahoga a veces, no todo es corrupcin, egosmo o ambicin. REFLEXIONES 1. La luz es fuente de vida, es alegra, es posibilidad de moverse, capacidad para saber por dnde nos movemos; la sal da sabor a las comidas, las conserva, las hace perdurar. Ser luz o ser sal, de forma real o de forma simblica, es algo importante; tan importante que el propio Jess llegar a decirnos que tenemos que ser luz y sal. Pero hay sal en condiciones y hay "sal tonta", como dice literalmente el Evangelio de hoy; y tambin hay luces y luces. Hay hombres que se sienten llamados a ser luz para las vidas del prjimo, y tratan de transmitir su conviccin a los dems... por las buenas o por las malas; personas que, ciertamente cualificadas para

138

desempear ciertas misiones, empiezan realizando un servicio (social, poltico, econmico, ideolgico...) a la sociedad, para terminar, en no pocas ocasiones, subyugndola, sometindola, tiranizndola. La luz que aportaron en un primer momento acaba por volverse cegadora, deslumbradora, un incendio de opresin que lo arrasa todo para terminar en un fuego fatuo, pero mortal. Sin embargo, no todas las luces son iguales; hay otras que no siempre son reconocidas como tales; luces que alumbran sencillez, desde vidas muchas veces annimas e ignoradas; luces que no ciegan ni deslumbran, sino que iluminan clidamente el sendero de la vida, de sus propias vidas y de las de aqullos que les rodean; luces que son frecuentemente paradjicas: luces que dan sentido a la vida desde el propio sacrificio, como los seis jesuitas y las dos colaboradoras recin martirizados en El Salvador; luces que iluminan el oscuro anonimato de personas que mueren tiradas en la calle, como el caso de Teresa de Calcuta y sus misioneras de la Caridad; luces que no se presentan como la nica luz, sino que se saben y se sienten mediadoras de la nica Luz que realmente puede iluminar a los hombres, como es el caso de tantos catequistas, de tantos agentes de la Palabra, de tantos evangelizadores... que se sienten llamados a proclamar la Buena Noticia del Reino de Dios. Todos ellos, y otros muchos, sienten que sus vidas han sido iluminadas por la Luz de Cristo; y saben que su nica posibilidad es convertirse en transmisores de esa Luz; una Luz de la que no son propietarios ni nicos administradores; una Luz que es inagotable en s misma, inabarcable por solo un hombre, inapresable

139

en moldes, instituciones y jerarquas. La Luz de Cristo, como todo lo de Dios, es paradjica: es la Luz de la fe que siempre se teje sobre la incertidumbre, la Luz de la vida que nace con ms fuerza justo en el momento de la muerte, la Luz del amor que se hace pleno cuando es capaz de la renuncia total, la Luz de la confianza que se apoya en un salto en el vaco, la Luz de la esperanza que se mantiene contra toda esperanza, la Luz de la conviccin nacida en el corazn de las apariencias adversas, la Luz de la bienaventuranza descubierta en la pobreza o en la persecucin, la Luz del Dios Rey encontrada en la cruz en la que muere. Quizs es por eso que muchos, pasando de la paradojas, prefieren una luz "prt--porter" y se encandilan con la primera luz que encuentran: luces de colores, luces de escaparates, luces de escenario, luces artificiales..., con tal que alumbren un poco, qu ms da?; pero, a la larga, antes o despus, esas luces se debilitan, se apagan, acaban por no iluminar suficientemente al hombre; y entonces el hombre tiene que buscar por otros sitios... Afortunadamente nunca es demasiado tarde para encontrar la Luz de Dios; quien la busca sinceramente y sin querer ponerle condiciones, acaba por encontrarla; quien acepta que esa Luz ilumine su vida para verla con toda claridad, para verla tal y como es, con sus grandezas y sus miserias -porque cuando la Luz de Dios ilumina la vida del hombre, no hay posibilidad de engao-, acaba por encontrarla. Pero, para que ese encuentro se produzca, hacen falta testigos, hacen falta hombres y mujeres que ya

140

hayan encontrado esa Luz, se dejen inundar por ella y se conviertan en transmisores de esa Luz para los dems. Hace pocas semanas hemos escuchado al profeta Isaas anunciar que el pueblo que caminaba en tinieblas vio una gran Luz; y tambin hemos escuchado al evangelista San Juan lamentarse de que la luz vino a los suyos, pero los suyos no la recibieron. El problema es serio: La Luz se hizo presente en el mundo, pero las tinieblas no se han disipado totalmente; aunque ser ms exacto decir que las tinieblas no han querido disiparse; las tinieblas han preferido quedarse cmodamente instaladas en sus privilegios, en sus tesoros, en sus cuentas de ahorro, en sus palacios, en su "jet-set", en sus partidos, en sus negocios, en su "beautiful people". Y, sin embargo, las palabras de Jess siguen sonando, claras y rotundas: "Nosotros somos la sal de la tierra, la luz del mundo". Vamos a responder a las expectativas de Jess?; vamos a estar a la altura de las circunstancias?; vamos a ser capaces de dar autntica luz y verdadero sabor al mundo?; vamos a ser capaces de resistir la tentacin de volvernos "sal tonta" o "luz fatua"? LUIS GRACIETA DABAR 1990/13

2. RELATIVISMO MORAL Muchos se presentan como la luz de nuestro mundo. No son pocos los que pretenden darse a s mismos esa

141

condicin de sal y luz de los hombres. Polticos con vocacin de salvadores, cientficos con complejo de creadores; mdicos con pretensiones de ser amos y seores de la vida y de la muerte, pensadores que se tienen por conocedores de todos los misterios del hombre, telogos y hombres de Iglesia que se sienten poseedores y administradores de los misterios de Dios..., todos pretenden saber la verdad sobre todo lo humano y lo divino y, por tanto, creen estar capacitados para iluminar al resto de la humanidad. -Un mundo iluminado por la conveniencia personal... Nuestro mundo est iluminado por la conveniencia personal. Todo lo que a uno le conviene, es bueno; lo que no le conviene, es malo; y ste se convierte en uno de los mximos criterios de discernimiento: la propia conveniencia, el propio inters, lo que me vaya bien a m. El yo, en definitiva, por encima de todo y de todos. Y, adems, elevado a nivel de categora, de valor fundamental. Desde esta ptica, claro, todo est permitido, todo es bueno con tal de que me convenga; se es el criterio de discernimiento, eso es lo que se invoca a la hora de escoger, de valorar, de tomar decisiones. - ...por el exigir derechos, sin cumplir deberes... Nuestro mundo tambin est iluminado por la exigencia de los derechos. Hablar de deberes no es conveniente. S de los derechos y slo de ellos. Hay derecho a la huelga, pero no hay deber de unos servicios mnimos, o de respetar que otros no quieran realizar una huelga. Hay derecho de usar libremente del propio cuerpo; pero no existe el deber de ser responsable con las consecuencias que esto pueda

142

traer -las consecuencias "inconvenientes" se eliminan. Hay derecho a expresarse libremente; pero no hay deber de respetar al prjimo. Hay derecho de ejercer libremente las tareas informativas; pero no hay deber de hacerlo responsablemente... - ...por una moral en la que es bueno lo mayoritario... DEMOCRACIA/MORAL : Y tambin ilumina a nuestro mundo el supuesto valor moral de lo mayoritario. Si la mayora lo hace, es bueno; si la mayora lo dice, as ser. Si la masa acepta tal cosa, tal cosa necesita. Si los polticos consensan una cosa, sa es la buena. Si todos piensan as, se es el pensamiento adecuado. Si la mayora lo rechaza, es malo. Si a nadie le gusta, no es bueno. Si nadie lo quiere, es rechazable. Ahora pensemos en lo fcil que es manipular la opinin pblica y las consecuencias que podemos sacar son de pesadilla. Nada es definitivamente bueno o malo; todo depende del sentir de la mayora, o lo que es lo mismo, de la moda, de lo que se lleve (y, en el fondo, de lo que algunos espabilados manipuladores quieran que est de moda, que se lleve, que sea opinin de la mayora). LUIS GRACIETA DABAR 1987/14

3. Hoy lo dice el evangelio y los hemos odo miles de veces: Vosotros sois la luz del mundo, vosotros sois la sal de la tierra. Veinte siglos han pasado desde que

143

Cristo pronunci esta frase dirigida, a travs del tiempo, a todos sus discpulos y el mundo ha sido y es un brusco contraste de luces y sombras y un espectculo a veces impresionante de corrupcin. Lo innegable es que, en demasiadas ocasiones, la zona oscura la hemos ocupado los cristianos tan ricamente, y el espectculo de la corrupcin lo hemos prodigado con gran generosidad. No es evidente que hayamos entendido cmo y cundo se es luz y sal. Pero las dudas, si las tenemos, las disipa hoy Isaas con unas frases que son un autntico detonante, con una pgina que parece, por su vigor y su tono incisivo y directo, arrancada de la propaganda de cualquier movimiento reivindicativo al uso. Ser luz es slo esto: compartir el pan, y el techo y el vestido. Ser sal es desterrar la opresin, el gesto amenazante y la maledicencia. No se puede decir ms en menos. Y, naturalmente, aadimos. Es hacer todo esto por Dios. Y ahora viene una sarta de preguntas que se le pueden ocurrir a cualquiera: Almacenamos los cristianos el pan en la alacena mientras cientos de manos carecen de l? Cerramos los cristianos con abundantes llaves nuestro techo mientras otros hombres viven en chabolas o viviendas miserables donde apenas pueden ser hombres? Consideramos los cristianos al hombre, a cualquier hombre, como a nuestra propia carne y lo miramos y lo queremos y lo atendemos como si de nosotros mismos se tratara? Hemos sido los cristianos capaces de decir al mundo, con gesto amable y alegre, el contenido del mensaje

144

cristiano, sin tratar de imponerlo con la espada? Vivimos los cristianos codo a codo con los hombres sus diarios problemas y participamos activamente de ese entramado de gozo y dolor que es la vida de todo ser humano? Evidentemente almacenamos, cerramos, poseemos, despreciamos e imponemos. Luego no somos luz ni sal. Evidentemente hemos estado lejos, en muchas ocasiones, de ser luz y sal, porque la luz y la sal debe estar en la fbrica, en el despacho, en la oficina, en el tajo, en la tienda. La luz y la sal tienen que estar en la diversin, en el paseo, en el problema concreto, en la cuenta corriente, en el sistema fiscal justo, en la poltica honestamente concebida y realizada, en la poltica que busca el bien comn por encima del silln y del escao. La luz y la sal est en el trato sencillo y amable, en las manos que se tienden con comprensin, sin imposicin y sin esperar nada a cambio. La luz y la sal no pueden ser para el cristiano slo el culto; no es luz y sal el hombre rezador aislado de sus semejantes; el hombre que ha compaginado, extraamente, el llamar a Dios Padre y no tener a los hombres por autnticos hermanos. Algo ha pasado con los cristianos cuando hemos sido capaces de que otras manos y otras ideologas nos hayan arrebatado la antorcha y quieren iluminar el mundo con unas ideas que hace veinte siglos dijo Cristo con la mayor sencillez y con la mxima autenticidad, porque las rubric con su propia sangre. Algo ha pasado cuando la sal la ponen, en demasiadas ocasiones, hombres que no parten de Cristo, ni

145

pretenden llevar la humanidad hacia Dios. Si los cristianos no nos hubisemos cerrado tan ostentosamente a nuestra propia carne nadie hubiera podido arrebatarnos la bandera de la liberacin ni de la justicia. Nadie nos hubiera arrebatado la antorcha ni hubiera derramado en el mundo la sal con ms eficacia que nosotros. El problema es serio. Conviene meditarlo. DABAR 1978/13

4. SAL/LUZ: Hay comparaciones o pequeas parbolas en el evangelio que son muy expresivas y estn cargadas de sentido. Son muy buenas para entender a Jess y saber lo que es el Reino/de/Dios que predica. Existe cierto peligro de que queden algo ensombrecidas por las grandes parbolas y las enseanzas de alto nivel tico del evangelio. Junto a la luz y a la sal se me ocurre recordar en este momento, y slo a ttulo de ejemplo, lo del grano de mostaza y la levadura. Est claro que Jess predicaba el Reino de Dios con un lenguaje expresivo y, al mismo tiempo, al alcance del pueblo. Quin no entiende lo que es la sal y la luz? Pues, eso tienen que ser los cristianos en medio de la sociedad. Hay en el texto dos cosas a destacar y ambas son importantes. La primera es el sentido absoluto de las palabras de Jess. VERDAD-DOGMATICA Vosotros, dice, sois la sal y la luz, la verdadera sal y la verdadera luz, la nica sal y la nica luz. Al hombre de

146

nuestros das le pueden sonar estas palabras a dogmatismo. Pero, tal vez, la verdad siempre es dogmtica. El marxista, el anarquista y el mismo liberal piensan que su camino es el verdadero. Y hasta el que piensa que existen varios caminos verdaderos considera a esa pluralidad de caminos como el nico camino verdadero. O sea, que el hombre que sincera y lealmente est convencido de la rectitud de su camino, tiene que considerar que el suyo es el verdadero camino y, aunque debe respetar los caminos de los dems, no los considera igualmente buenos y verdaderos. El cristiano, por lo tanto, est plenamente convencido de que su fe, siempre que sea autntica, es la verdadera sal y luz del mundo. Nos damos cuenta, en segundo lugar, que el valor de la luz y de la sal estn en funcin de algo, son o sirven para algo. Tiene un marcado sentido funcional y social. Calientan, alumbran, sazonan y preservan de la corrupcin. La fe no es slo para salvarse uno, sino que entraa siempre una misin para los dems como la luz y la sal. DABAR 1978/13

5. VISIN GLOBAL 1 El evangelio habla de los discpulos ante el mundo: han de ser sal y luz. La gente debe poder ver nuestras buenas obras y glorificar al Padre del cielo. As nuestra vida es puesta en cuesti6n e interpelada.

147

2 Las imgenes -la sal, la luz- son suficientemente expresivas. Y nos recuerdan que no podemos vivir encerrados en nuestro interior: "Tampoco se enciende una lmpara para meterla debajo del celemn, sino para ponerla en el candelero". Con lenguaje actual podramos hablar de Iglesia abierta proyectada hacia afuera, misionera; que no tiene el centro de gravedad en ella misma, sino en Jesucristo -su vida su palabray en el mundo. Tambin se nos previene del peligro de esconder la luz en lugar de hacerla resplandecer. 3 El mal puede venir, tambin, porque la sal pierde su sabor y la luz no alumbra, sino que ahma. Es otra interpelacin: cada discpulo, cada comunidad, la Iglesia entera, somos verdaderamente sal?, damos verdaderamente luz?; la gente puede ver nuestras buenas obras? Si no, cmo queremos que glorifiquen al Padre del cielo, que descubran el rostro de Jess y que ste les atraiga? 4 La sal y la luz son nuestra vida, nuestras obras (no, simplemente, nuestras buenas palabras). Y stas deben remitir a Jess. San Pablo lo deca a los cristianos de Corinto: "Nunca entre vosotros me preci de saber cosa alguna sino a Jesucristo, y ste crucificado'' (2. Iect.). Entre tanta elocuencia y tanta sabidura, entre tantas palabras que se oyen en los peridicos, en la radio,en la televisin, en las revistas de gran difusin; en boca de polticos, periodistas, de gente importante... y que acaban produciendo desconfianza, decepcin, cansancio y sensacin de vaco, nuestras obras (en coherencia con nuestras palabras) deben remitir a Jesucristo, y ste crucificado: no tenemos otro maestro de sabidura, otro modelo, otro camino. El evangelio, junto con la

148

segunda lectura, nos invitan, pues, a examinarnos sobre la fidelidad y la realidad cristiana de nuestra vida. Si lo hacemos as, podremos contar con "el poder convincente del Espritu" y fundamentaremos nuestra obra "en el poder de Dios". De otro modo, no valemos para nada, sino para ser tirados fuera. 5 Ser sal y luz quiere decir, an, como nos recuerda la primera lectura, "parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo". Son las "obras de misericordia corporales" del catecismo, que brotan de un corazn tierno, compasivo, sensible, poroso a los dems, "que es tu propia carne". As es Dios con nosotros: tiene entraas de misericordia. Y as es Jess: "Siendo rico se hizo pobre, para enriquecernos con su pobreza" (2C 8,9). Si nos comportamos as, Dios nos dir: "Aqu estoy", "brillar tu luz en las tinieblas", y seremos para los dems luz que brilla en las tinieblas (cf. Salmo). JOSEP M. TOTOSAUS MISA DOMINICAL 1993/02

6. Seor, las cosas claras: ni soy sal ni soy luz. En realidad, soy un cristiano rutinario y soso. Como cristiano, ni siquiera ando por m mismo. Son otros, ms militantes los que me tienen que remolcar. Yo dejo que me lleven y, para mayor irona, tengo la sensacin de que les estoy haciendo un favor.

149

Muchas veces, mi cristianismo es tan poco sentido que me aburre. T me pides que sirva de ejemplo para que los dems sepan cmo seguirte. Quieres que te siga de forma moderna con un estilo joven y atractivo. La verdad es que, en el fondo me gustara ser as. Pero me falta motor y me sobra pereza. De todos modos, esta semana, voy a intentar vivir como sal y como luz. Te lo prometo. EUCARISTA 1993/08

N-8. CR/MINORIAS Algunos cristianos sufren a veces al considerarse una minora en medio del mundo, como si Cristo no hubiese estado solo en la cruz, y los apstoles no hubiesen sido una pequea porcin en el mundo pagano. Este sentimiento de minora infunde en algunos la obsesin del nmero y nace en ellos una nocin multitudinaria de la Iglesia: se querra que muchos hombres fuesen cristianos, incluso a costa de una desvirtualizacin de la fe; para persuadirse de que la Iglesia rene a la multitud de los hombres en el fondo se trata inconscientemente de salvar una situacin de cristiandad ya caducada, gusta demasiado hablar de "cristianos annimos". Se da as un asalto a la libertad humana, todo lo espiritual que se quiera si se compara con el brazo secular de la edad media, pero que no por eso deja de ser una obsesin de nmero y de unidad a cualquier precio.

150

Sin embargo, Cristo no nos ha prometido la conversin del mundo tal y como es, ni ha pedido al cristiano que se haga de tal manera todo para todos que le induzca a pensar que se puede encontrar el camino de Dios tan fcilmente en el mundo como en la Iglesia, en la fraternidad humana como en el evangelio. "Vosotros sois la sal de la tierra, nos dice Cristo; pero si la sal pierde su sabor, Con qu se salar?" Estamos llamados a ser la sal, no la tierra. Y el sabor de la sal que nosotros somos es la fe. No encontraremos este sabor en la tierra, sino en la sal; no es en el mundo donde discerniremos el mensaje de Cristo, sino en el evangelio. Y si es lcito pensar que podemos ver a Cristo actuando tambin entre los hombres que no tienen fe, si podemos discernir su rostro en el de nuestro prjimo no cristiano, es porque primeramente lo hemos contemplado en el evangelio, que nos ha revelado su amor. Los cristianos sin sabor que minimizan la fe para hacerla ms aceptable se asemejan a veces a "los hijos de pap", hartos y saturados desde su infancia no solamente de un cristianismo confortable, sino por todas las facilidades de una sociedad de consumicin. Tendran los mismos problemas "filosficos" si no estuvieran cansados por su bienestar cristianizado? Algunos querran invitarnos a adoptar un cierto minicristianismo al alcance de cualquier hombre, poco exigente en lo referente a la fe y a la vida, pero sin duda mucho ms universal. Qu sera esta sal desleda, sin sabor y de tal modo mezclada con el mundo que no le servira en manera alguna de ayuda?

151

La tierra tiene una necesidad vital de que nosotros seamos verdadera sal. Ser imprescindible que estemos posedos por el deseo de proclamar el evangelio hasta los confines de la tierra; es lcito tambin que estemos preocupados por la descristianizacin del mundo. Pero no es de nuestra incumbencia numerar los fieles de Cristo, enumerar a los que l salva en su misericordia, ms all de las fronteras de la Iglesia, hacer el empadronamiento del pueblo de Dios. Lo que se nos pide a nosotros en cuanto servidores es permanecer fieles. Y no hay otra fidelidad para el cristiano que la fe total en el evangelio. Nuestro mundo no necesita de un cristianismo sin el sabor de la fe; tiene necesidad de verdaderos cristianos que confiesan la fe total, sal de la tierra, entre buenos paganos cuyo destino slo Dios conoce y a los que conduce a su verdad y a su salvacin por los caminos secretos que l solo ha trazado (MAX-THURIAN-1. Pg. 34 ss.)

N-9. HPT/DO-05A DOMINGO V DEL TIEMPO ORDINARIO 7 FEBRERO 1999 EL SABOR Y LA LUMINOSIDAD CRISTIANA La sal y la luz, el sabor y la luminosidad transforman respectivamente la masa de una comida y la espesura de las tinieblas. Desde el Evangelio de este quinto domingo ordinario a los creyentes se nos recuerda que debemos conservar el sabor genuino del

152

Credo sin atenuarlo en la indiferencia; y que nuestro empeo misionero debe ser brillante sin ocultaciones cobardes. La sal se aplica a las heridas, en una medicina rudimentaria, para cauterizarlas o desinfectarlas; eliminando los microbios, preserva los alimentos de la descomposicin. Si el creyente es la sal de la tierra debe poseer esta inalterada fuerza de transformacin y de purificacin que conduce a la humanidad a las esencias y valores genuinos, pues aporta al mundo el sabor de fe, la purificacin de esperanza, la fuerza del amor transformante. La sal es sustancia que no se puede comer por si sola, pero que da gusto a los alimentos y solo es menester una pequea cantidad para hacer agradable toda la comida. Su gusto es irremplazable, por eso si pierde su sabor nada existe que pueda dar a la sal el gusto salado. De ah que sea fcil concluir que el discpulo de Jess ha de dejarse impregnar de la sal del Evangelio para encontrar el gusto por la vida y el sabor de la eternidad. Qu es la sal sin sabor? Es el hombre que ignora los 'porqus' fundamentales de la existencia humana, el cristiano que ha perdido la sabidura (sabor) del Evangelio. Hay que recuperar siempre el sabor del saber cristiano. Hoy vuelve a cobrar actualidad el pasaje de Isaas: "El pueblo que caminaba en tinieblas, vi una luz grande; habitaban tierras de sombras y una luz les brill". Desde que la luz de Dios habita entre nosotros, desde la iluminacin que estall en la noche de Beln, todos los caminos de los hombres se han iluminado. Ya no hay que dar pasos titubeantes por sendas

153

tenebrosas. Si nacer es "ver la luz del mundo, renacer en el bautismo es haber visto la luz de Dios". Pardo-Andrs

Para orar con la liturgia Oh Dios, luz verdadera, autor y dador de la luz eterna, infunde en el corazn de los fieles la luz que no se extingue, para que cuantos son iluminados en el templo por la luz de los cirios puedan llegar felizmente al esplendor de tu gloria. Bendicin de los cirios, 2 febrero Qu sentido tiene ser cristiano en el mundo de hoy? Pues bien, el evangelio nos da una respuesta a travs de dos smbolos sobre cuyo significado no har falta hacer grandes especulaciones. El cristiano est llamado, en primer lugar, a ser sal de la tierra. Con la sal damos sabor a las comidas. De lo que se desprende que el cristiano est llamado a dar sabor a la vida... Qu significado tiene la sal? Indica las funciones de purificacin, de dar sabor, de conservar aquello perecedero, de dar valor, etc. Aplicado a los discpulos indica que con sus obras y su testimonio del Evangelio han de dar sabor y valor a la humanidad. Si la sal se vuelve sosa...: Lo que los discpulos pueden perder es la capacidad de manifestar, con sus obras y su testimonio, el Evangelio. Esta posibilidad de fracaso se aplica a la imagen de la sal, subrayando que, de la misma manera que sera totalmente intil una sal que no tuviera sabor, tambin lo sera la comunidad si no hiciese presente en el mundo las obras de la fe.

154

Vosotros sois la luz del mundo, nos dice Jess. Y si la sal era importante, la luz todava lo es ms. Sin luz la vida seria imposible. La luz es la que nos permite ver las cosas en su realidad y andar por el camino correcto. En cambio, si vamos a oscuras, lo ms normal es que nos caigamos o causemos destrozos. La luz tiene una gran fuerza simblica: en todos los tiempos y culturas el ser humano ha buscado la luz de la verdad, ha buscado poner luz a los interrogantes ms profundos de la existencia. La fe en Jess Resucitado es la luz que puede dar respuestas a todas las inquietudes del hombre. La imagen de la luz nos es familiar, porque a menudo es usada en los evangelios. Pero nosotros estamos acostumbrados a aplicarla a Jess. En efecto, l mismo nos dice en otro texto: Yo soy la luz del mundo, y el que me sigue no anda en tinieblas. Aqu, en cambio, no se nos dice que Jess es la luz del mundo, sino que nosotros somos la luz del mundo. Se trata, por tanto, de darnos cuenta de que todos nosotros, los seguidores de Jess, estamos prolongando la accin de Jess en cuanto damos testimonio de l. Nosotros seremos la luz del mundo si somos capaces de aportar a nuestra sociedad la fe en Jess. No podemos ocultarnos, no podemos disimular nuestra fe. Jess lo dice claramente: No se enciende una lmpara para meterla debajo del celemn, sino para ponerla en el candelero y que alumbre a todos los de la casa. Del mismo modo nosotros debemos ser luz para los dems; es la misin evangelizadora que todos los cristianos tenemos encomendada.

155

Lo de ser luz es ciertamente una imagen expresiva y sugerente. Sin embargo, nos podramos preguntar: Y en qu consiste eso de ser luz? Nos lo dicen muy claro la primera lectura y el salmo. El profeta Isaas nos deca: Parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo, viste al que va desnudo. Entonces romper tu luz como la aurora. sa es la verdadera luz que podemos vivir y transmitir. Si vivimos en nuestra vida los valores de la caridad, el amor desinteresado, la justicia, la solidaridad, entonces brillar la luz en las tinieblas. Lo mismo nos deca el salmo: En las tinieblas brilla como una luz el que es justo, clemente y compasivo. En definitiva, ser por nuestras obras como podremos ser sal de la tierra y luz del mundo. Ser por el modo de vivir como podremos mostrar a los dems la luz que ilumina nuestra vida. Ser por los valores que vivimos como podremos contagiar la fe, seremos testigos evangelizadores para las personas que nos rodean. Tal como conclua Jess sus palabras en el evangelio de hoy: Para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo. Es decir, haced visible en vuestra vida la fuerza transformadora del evangelio; demostrad que el amor nuevo -del que Cristo ha dado ejemplo- es posible. Jess, pues, est hablando del deber misionero de su comunidad. Pero hay algo importante: la sal slo sirve si est fuera del salero. (...) Isaas nos dice cmo debemos salir del salero La luz alumbra cuando se destierra la opresin, la injusticia... y se edifica el amor, la justicia, la

156

fraternidad... En la medida en que los hombres vean que los que se dicen creyentes proyectan la luz de la liberacin total, en esa misma medida darn gloria al Padre. La liberacin de todo mal es el signo de la presencia de Dios entre los hombres. 27 HOMILAS PARA EL DOMINGO V DEL TIEMPO ORDINARIO 1-7 1. CR/SAL-LUZ: En el monte contina Jess la enseanza del Reino. Aquella realidad nueva se plantea como alternativa a la existente, caracterizada por la paternidad de Dios y la fraternidad de sus hijos, y por el lugar preeminente que tienen los ms dbiles y pequeos. Ahora bien, el carcter de alternativa que tiene el Reino, lo aleja de este mundo y de esta historia? Son los creyentes un mundo aparte del de los hombres normales? Estn llamados a distanciarse del hombre de la calle, de los acontecimientos ordinarios, de los avatares de esta historia? Jess, con un par de brillantes imgenes, comprensibles por todos, nos indica que la alternativa cristiana es existencial, no geogrfica ni sociolgica. Los cristianos no son seres aparte, el mundo de los cristianos no es otro mundo, la historia de la salvacin no es otra historia. Pero la fe hace que estos hombres, este mundo y esta historia queden sazonados e ilusionados por el amor gratuito de Dios y la respuesta de la fe. La sal no sirve para nada si no se disuelve en los alimentos. Distinguimos cundo la comida est sabrosa y sazonada, y cundo est sosa e inapetecible. Y por ellos conocemos la importancia de la sal. Pero ya no

157

podemos separarla de los alimentos. Y de nada sirve enfrentar la sal a los alimentos, cuando precisamente su mayor provecho consiste en darles sabor. Lo mismo experimentamos la existencia y la importancia de la luz, porque la realidad puede estar oscurecida o iluminada. Pero ni la luz ni la oscuridad existen en abstracto, separadas de la realidad, de los objetos que quedan iluminados. La fe en el Reino de Dios no nos aleja de la vida y de la historia. Al revs, es el fermento para que nuestra vida y nuestra y historia tenga sabor y est iluminada. Los creyentes, si quieren ser fieles a su misin, deben estar inmersos en su propia historia, vivirla codo a codo con los hombres de su tiempo, participar en sus inquietudes, sufrir con sus penas, alegrarse con sus logros, discernir sus errores. Son los nuestros, son los de todos. Eso s. Los ciudadanos del Reino de Dios, los constructores de una historia nueva, los seguidores de Jess, deben aportar a nuestro nico mundo y nica historia lo mismo que la sal y la luz a la realidad en que se introducen. Jess utiliza imgenes poticas, que son mucho ms ricas que las racionales para sugerir y despertar nuestra imaginacin. Probablemente en tiempos de Jess la sal, como ahora, serva para muchas cosas: conservar, sazonar... Pero Jess establece como su contrario la sosera. La sal que da sabor y la sal que se vuelve sosa y no sazona. Ello trae como consecuencia una tierra ("sois la sal de la tierra") en que los hombres encuentran sabor a la vida, les apetece vivir, no slo saben (hoy sabemos tanto!), sino saborean, tienen un proyecto

158

atrayente, no pasan de lo que ocurre. Verdaderamente como cristianos le encontramos sabor a la vida desde el anuncio de las bienaventuranzas? nuestra Iglesia ayuda, insertndose en esta historia, a que la tierra sea ms apacible y sabrosa, puesto que es el lugar del amor de Dios? O nuestra fe se ha vuelto tan sosa que nos ayuda a saber mucho pero a saborear poco o nada? Pero cmo pueden encontrar sentido a la vida quienes sufren, son oprimidos, quedan solos, no triunfan, son perseguidos, acrecientan la marginacin? El cristiano no slo es sal, sino luz. Y Jess pone en relacin la luz que ilumina con la accin, con las "buenas obras". Es el talante del cristiano el que da sabor a nuestra tierra, pero es la actuacin del cristiano la que ilumina un mundo que muchos no podran saborear. Y cules son las obras del cristiano? No las que le "conquistan a Dios", porque mucho antes de que el hombre acte ya es objeto del amor gratuito de Dios, y se es el "sabor" de nuestra existencia. Sino las obras que "dan gloria al Padre que est en los cielos". Y es el mismo Padre Dios el que nos ha dicho a lo largo de la historia de salvacin qu obras le dan gloria. La primera lectura de hoy recoge un bello texto de los muchos en que a lo largo de la historia de salvacin Dios manifiesta qu obras iluminan y le dan gloria. La liturgia ha sido un poco rcana y nos ha reducido demasiado el texto, desprovisto de su comienzo y de su final. Vale la pena leerlo en su totalidad. El profeta denuncia en nombre de Dios los delitos del pueblo. El pueblo se defiende, pues consulta los orculos del templo y cumple sus deberes religiosos. Pero "para qu ayunar, si no haces caso?

159

mortificarnos si t no te fijas?" (/Is/58/03-10)."El ayuno que yo quiero es ste: abrir las prisiones injustas..., dejar libres a los oprimidos..., partir tu pan con el hambriento, hospedar a los pobres sin techo, vestir al que ves desnudo y no cerrarte en tu propia carne. Entonces romper tu luz como la aurora..., te abrir camino la justicia, detrs de ti ir la gloria del Seor" (58,5-8). Y se repite la idea: "...cuando partas tu pan con el hambriento y sacies el estmago del indigente, brillar tu luz en las tiniebla, tu oscuridad se volver medioda" (10). Se ha cerrado el crculo: el amor de Dios da sabor a nuestra vida. Nuestras obras de justicia y amor iluminan las tinieblas del sinsentido del mundo y reflejan el verdadero rostro de Dios, dndole gloria. JESS M. ALEMANY DABAR 1990/13

2. OPIO/RELIGION: Cmo podemos hacer que nuestra vida sea luminosa, que valga la pena, que ante los dems "brille como una luz en las tinieblas" segn decan las palabras del salmo que hemos ledo? Isaas, el profeta que escuchbamos en la primera lectura, lo tena muy claro, y nos lo deca as: "Parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo, viste al que va desnudo". Y luego repeta: "Cuando destierres de ti la opresin, el gesto amenazador y la maledicencia, cuando partas tu pan con el hambriento y sacies el estmago del indigente, brillar tu luz en las tinieblas".

160

No s si nosotros lo tenemos tan claro como el profeta Isaas. Por eso hoy convendra que pensramos un poco sobre ello. Y con ms razn cuando precisamente el encargo que Jess nos recomienda en el evangelio, en esta continuacin del sermn de la montaa, es ste: ser luz, y actuar de modo que la gente, al vernos, den gloria al Padre que est en el cielo. Es decir, que los dems, los que no comparten nuestra fe, al vernos actuar sientan y reconozcan que nuestra fe vale la pena. Que nosotros, los creyentes, vivamos de modo que los que no lo son se sientan atrados a la fe. Que nuestras preocupaciones, nuestros esfuerzos, lo que luchamos por conseguir, y nuestra misma vida cotidiana, muestren que aquello que nos mueve, aquello en lo que creemos, es verdaderamente una luz para la vida de los hombres, es algo que hace la vida mejor, ms humana, ms feliz. Y as es como nuestro Padre que est en el cielo recibir gloria. Este es el encargo que hoy nos hace Jess en el evangelio. Y ahora deberamos preguntarnos si lo cumplimos. Si el modo de actuar de los creyentes y de la Iglesia entera hace que los dems den gloria al Padre del cielo. Todos hemos odo alguna vez -y seguramente nos hemos escandalizado por ello y hemos protestadoaquella famosa acusacin de que "la religin es el opio del pueblo". Que significa que la religin es una especie de adormidera que hace que los hombres, en vez de luchar por una vida mejor y ms feliz, se resignen a la pobreza y a la explotacin y esperen que

161

la solucin de sus problemas vengan del cielo, despus de la muerte. Quiz nos escandalizamos ante esta acusacin. Pero yo quisiera decir ahora que, si nos la han podido hacer y repetir, no debe ser slo por mala voluntad. Debe ser tambin porque nosotros, nuestra manera de actuar como cristianos y la manera de actuar de la Iglesia, no era luz lo bastante clara, y no provocbamos entonces en los dems el deseo de dar gloria al Padre, sino ms bien lo contrario. Conviene que nos examinemos sobre esto, conviene que veamos si esta acusacin nos la pueden seguir haciendo. Que nos preguntemos si somos luz como el profeta Isaas nos enseaba a hacerlo. Si en la primera lnea de nuestras preocupaciones -las de cada uno, las de nuestra parroquia, de nuestra dicesis, de la Iglesia entera- estn los deseos y el esfuerzo para que el mundo sea distinto y haya en l ms amor y ms justicia. Si estamos al servicio de los pobres y somos hombres y mujeres solidarios. Si verdaderamente creemos que sera mejor un sistema social en el que los que tienen ms no tuvieran tanto y los que tienen poco pudieran vivir mejor. Si estamos convencidos de que las luchas para la transformacin de la sociedad no son algo malo, ni estn en contradiccin con la vida nueva que ha predicado JC, sino que ms bien pueden estar en muy buena armona. En definitiva, se trata de ver si la imagen que los cristianos y la Iglesia damos es la de una gente a la que le preocupa el bien y la libertad y la justicia para todos. O si por el contrario damos la imagen de una gente que quiere conservarlo todo como est, que

162

defiende no s qu derechos adquiridos, que tiene miedo ante cualquier cambio, que querra asegurarse parcelas de poder en la sociedad y en las conciencias mediante las leyes civiles... Que por ejemplo habla ms del derecho a tener colegios religiosos que de la necesidad de una reforma agraria en Andaluca o del abandono que sufre Galicia... O que, ms sencillamente, vive satisfecha as como est, y lo nico que desea es que no le toquen lo suyo y no la importunen demasiado, y no se preocupa de que pueda haber gente que lo pase mal. O que, como mximo, da una limosna en la campaa contra el hambre, pero la da sin pensar que el hecho de que haya hombres y pases que pasan hambre es debido a que al mismo tiempo hay hombres y pases que lo pasan demasiado bien, y que eso habra que cambiarlo... S, tenemos que ser luz. Y lo seremos si nuestro modo de actuar y nuestras preocupaciones miran hacia adelante, hacia los hombres y hacia el mundo, y no se encierran hacia dentro, en el miedo y la conservacin. Seremos luz si nosotros -cada uno y la Iglesia enterasabemos tomar el programa de las bienaventuranzas que escuchbamos el domingo pasado y sabemos convertirlo en vida nuestra. J. LLIGADAS MISA DOMINICAL 1981

3. APOSTOLADO/TESTIMONIO:

163

Continuamos hoy la proclamacin del sermn de la montaa, que ciertamente no nos ofrece un programa pasivo. Por si las bienaventuranzas del domingo pasado alguien las hubiera interpretado como una invitacin a la pereza resignada, Jess nos ensea, con las tres comparaciones de la sal, de la luz y de la ciudad, a actitudes dinmicas y comprometidas dentro de la sociedad en que vivimos. Son tres comparaciones sencillas, pero intencionadas, y que comportan ser testigos y profetas y levadura en medio del mundo, no precisamente con discursos, sino con el estilo de la vida. -La suavidad y la eficacia de la sal. No es difcil entender el sentido que puede tener la palabra de Cristo sobre la sal. La sal sirve para conservar los alimentos y para dar gusto a la comida. Un cristiano, en su familia, en su trabajo, en su ambiente, ciertamente puede contribuir a dar gusto y sabor a la existencia y a conservar sus mejores valores. A veces lo que falta a la vida del hombre moderno, a pesar de todos sus adelantos, es la alegra, o el humor, o el amor, a la ilusin de vivir, a una pizca de sabidura desde la visin de Dios que da sentido a todo. Naturalmente, no har falta ayudar a que todava se d ms importancia a otros ingredientes que dan sentido a la vida, y que ya estn excesivamente asumidos hoy: el inters econmico, la ambicin por el poder...

164

Como sal en medio de los dems, un cristiano, o una comunidad cristiana, pueden contribuir calladamente (la sal no se impone ni por su violencia ni por su excesiva abundancia) a dar a la vida de la sociedad un gusto de evangelio, que en el fondo es a la vez un valor cristiano y radicalmente tambin humano. Es una comparacin parecida a la de la levadura en medio de la masa de pan. Pero tambin cabe el peligro del que habla Jess: que la sal misma se vuelva sosa, porque ha perdido su identidad, y entonces es totalmente intil. Qu hace como cristiano uno que no sabe dar a la historia el color justo y estimulante de evangelio cristiano? -Luz para los dems. Con dos comparaciones ms, Jess nos urge a que seamos luz para la sociedad. El mismo que dijo: "yo soy la Luz", nos dice ahora "vosotros sois la luz del mundo". Los cristianos, -la Iglesia, una comunidad religiosa o parroquial en medio del barrio, cada familia cristiana, cada personadeberamos ser portadores de esa antorcha de luz que nos encarg Cristo: la Palabra de Dios, la Buena Noticia de la salvacin, la conviccin del amor de Dios, el estilo de vida evanglico, que es el que da un sentido de esperanza a la existencia. Una luz que se esconde en el armario no sirve para nada. A lo mismo apunta una ciudad, que edificada sobre un monte, sirve de da y sobre todo de noche como punto de referencia, como orientacin, con sus luces, para los que se encuentran medio perdidos en los caminos del campo o del monte. O los que buscan cobijo y seguridad. Los cristianos, sin grandes pretensiones mesinicas, deberamos ser faros, casa

165

acogedora para todos los que en este mundo andan en busca de luz, de verdad, de amor. -Slo el que ama es luz. Hay veces en que las lecturas corren el peligro de perderse en imgenes poticas. Hoy, no. Hoy tienen otro problema: se entienden demasiado. Isaas nos ha dicho una palabra proftica clara: quin puede decir que tiene la luz, que es luz? Los ejemplos concretos que l trae se entienden hoy tan claramente como en su tiempo: partir el pan con el que no tiene, no oprimir a nadie, no caer en la maledicencia contra nuestro hermano, no cerrarse a nadie, hospedar a los sin techo, no adoptar nunca un gesto amenazador... Entonces, y slo entonces, seremos luz ("entonces romper tu luz como la aurora... y detrs ir la gloria del Seor"). Ms an: entonces y slo entonces, ser agradable a Dios nuestro culto ("entonces clamars al Seor y te responder"). Cada uno est llamado, no slo a salvarse l, sino a ser luz para los dems. Cada uno lo har segn su condicin: el papa de una manera y un cristiano "de a pie" de otra, pero todos tenemos un programa muy activo si queremos ser sal y luz en medio de nuestro ambiente. El mismo Cristo Jess, a quien hemos sabido descubrir en la proclamacin de las lecturas y en la Eucarista, es el que nos sale al paso en los acontecimientos y en las personas que encontramos en la vida. As como le hemos acogido en la Palabra y lo haremos en la comunin, debemos acogerlo en la persona del prjimo, sobre todo del que sufre: "cuando lo hiciste con uno de ellos, lo hiciste conmigo", nos dir en el juicio del ltimo da, como nos asegura al final de su libro el evangelista que seguimos este ao, san

166

Mateo. Si no conectamos la vida con la Eucarista, la caridad con la oracin, la historia con la liturgia, no seremos, segn las lecturas de hoy, luz para nadie. J. ALDAZABAL MISA DOMINICAL 1990/03

4. Esta percopa es propia de Mateo. Sin embargo, tambin Marcos y Lucas utilizan estas imgenes, pero en contextos y a propsitos distintos: "sal" (Mc 9,50; Lc 14,34-35), "luz" (Mc 4,21; Lc 8,16; 11,33). Son dos proverbios en forma de parbola los que utiliza Mateo para definir la misin del discpulo de Jess. A la moral viciada del farisesmo y de la humanidad en general hay que salarla e iluminarla con la doctrina de Cristo para evitar la putrefaccin y cada en la tiniebla. Las dos comparaciones -sal y luz- tienen finalidades distintas. La primera mira ms a la vida personal. La sal trabaja desde dentro, se pierde en el interior de los alimentos, obrando de forma imperceptible y sin espectacularidad. Es as como acta el reino de Dios: como levadura (Mt 13,33), como pequea semilla (Mt 13,31-32). La sal, como la semilla y la levadura, son productos esencialmente humildes. La segunda mira ms hacia el apostolado... "Si la sal se vuelve sosa..." No hay sal de la sal, no existe otra doctrina que pueda compensar el desinters de los cristianos.

167

Cuntos viven sin esperanza al no encontrar en la Iglesia lo que buscaban con ilusin, o viven inmersos en otros planteamientos e ideologas que difcilmente podrn llenar sus corazones! En el antiguo Oriente todo lo que sobraba en las casas se sola tirar a las callejuelas, como se hace actualmente en los lugares muy abandonados a las afueras de las grandes ciudades y en otros muchos lugares que carecen de recogidas de basuras. Las cosas as tiradas -entre ellas, la sal que ya no servaeran pisadas por las personas que pasaban por ellas. Jess partira de esta realidad para comunicar su enseanza a los oyentes. Si sus seguidores se "desazonan" de l, si no se comportan como deben, no se podrn suplir por nada y ellos harn el ridculo ante los dems, caern en el desprecio de la gente. Cmo no abandonar y pisar una religin que traba al hombre, que lo domina, que le impide ser l mismo y gozar de la vida con ese gozo interior que Jess prometi a quienes le siguieran? VOSOTROS SOIS LA LUZ DEL MUNDO El smbolo de la luz es ms conocido. Gran parte del evangelio de Juan gira a su alrededor. La luz luce por s misma. Es suficiente que el discpulo quiera vivir como el maestro para que su ejemplo sea visible a todos, siempre que no lo haga para ser visto (obrar para ser visto es falsear la vida y dejar de ser luz). "No se puede ocultar una ciudad puesta en lo alto de un monte". En Palestina era frecuente emplazar los pueblos en los altos.

168

Desde el lugar donde tradicionalmente se sita el sermn de la montaa se vean tres pueblos en las partes elevadas de las montaas (Safet, Sfforis e Hippos). Es posible que Jess, siguiendo su costumbre de tomar hechos de la realidad para sus enseanzas, sealara alguna de ellas para tomarla como smil de lo que quera decirles. Tambin Jerusaln -figura del reino de Dios- estaba edificada sobre un monte y hacia ella deban peregrinar todos los pueblos, por lo que era necesario que su luz iluminara a los caminantes, como ahora debe hacerlo la Iglesia y cada comunidad cristiana. No podemos dejar de reflexionar que una "ciudad" edificada en lo alto de un monte es mucho ms visible, para bien o para mal: ser ms alabada o ms despreciada segn sea su comportamiento y segn los intereses que se busquen. Las bienaventuranzas son el desarrollo de las consecuencias que acarrea la fidelidad a la luz. "Tampoco se enciende una vela para ponerla debajo del celemn..." La palabra "celemn" es ininteligible si no conocemos las costumbres de la poca de Jess, en la que el alumbrado de las casas se haca a base de grasas. Si la llama se apagaba soplando, la casa se llenaba de un tufo irrespirable. Para evitarlo se apagaba colocando sobre la lmpara un celemn u otro recipiente para que, al faltarle a la llama el oxgeno, se apagase lentamente, sin producir tufo. Es decir, el celemn serva para apagar la vela sin producir efectos nocivos. Si tenemos en cuenta que las casas de los pobres constaban de una sola habitacin, el smil de la vela adquiere su pleno valor. Para qu encender una vela que se piensa apagar inmediatamente?

169

La enseanza de los dos ejemplos -ciudad y vela- es clara. El cristiano tiene que iluminar "a todos los de casa", a toda la humanidad: "Sois luz del mundo", ha dicho Jess. No podemos escondernos, sino que hemos de actuar con palabras y hechos, hacer visible de alguna manera el reino que con tanta ilusin y entrega predic y vivi Jess. La luz no son slo ideas y pensamientos. Los discpulos no deben llevar a los hombres nuevos conceptos del mundo, nuevas filosofas o enseanzas principalmente, sino acciones vivas que puedan ser odas y vistas. Jess concluye: "Alumbre as vuestra luz a los hombres para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en los cielos". La luz alumbra cuando se destierra la opresin, la injusticia... y se edifica el amor, la justicia, la fraternidad... En la medida en que los hombres vean que los que se dicen creyentes proyectan la luz de la liberacin total, en esa misma medida darn gloria al Padre. La liberacin de todo mal es el signo de la presencia de Dios entre los hombres. Las bienaventuranzas son el camino. El cristiano es la semilla de una humanidad sin fronteras... FRANCISCO BARTOLOME GONZALEZ ACERCAMIENTO A JESUS DE NAZARET - 2 PAULINAS/MADRID 1985.Pg. 20-22

5. A veces me pregunto si los cristianos nos diferenciamos de los que no creen en Jesucristo. Se

170

nos podra identificar por la calle como personas distintas entre mucha gente que no cree en Dios? O somos como los dems: individuos oscuros en medio de la masa gris de nuestra sociedad? -Advertencia de Jess. En el sermn del monte Jess esboza una imagen concreta de su comunidad: "vosotros sois sal de la tierra... Luz del mundo!" Luz no es oscuridad, y el gusto de la sal nada tiene que ver con una sopa sosa. En el peor de los casos la sal puede volverse inspida y la luz estar escondida. Pero precisamente sobre eso advierte Jess a su Iglesia. Los discpulos tienen que ser luz esplndida y gustosa sal. La Iglesia tiene que sobresalir en un mundo oscuro, tiene que ser una sociedad alternativa: para eso es ekklesia, esto es, "comunidad de elegidos". Ciertamente que tambin esto puede ser un peligro: siempre que en la historia se seal mucho la Iglesia, se puso murallas o se retir, en tales ocasiones se alejaba de la vocacin fundamental indicada en el serm6n de la montaa. Cmo podr, pues, la Iglesia cumplir la misin de ser sal de la tierra y luz del mundo? -Provocacin y crisls. FE/EXP-RLSA : Hace unos aos, el prroco protestante Martn Kostler public un libro que se hizo famoso y produjo mucho revuelo: el cristianismo -reprochaba el autor- ha llegado a convertirse en una de tantas ideologas. Como otras concepciones del mundo, tiene ya una superestructura de principios, normas y frmulas que han devenido vacos. Se parece a un elefante con pies de barro. Segn Kostler, a muchos cristianos les falta un fundamento capaz de sostener su fe, la cual slo puede

171

mantenerse sobre la base de una experiencia personal del Dios vivo. De ah que el libro alemn se titule "Dios sin religin o religin sin Dios". La crisis de una poca es siempre la crisis de su religin. Como solucin a la crisis de la fe en Dios, Martn Kostler propone el descubrimiento de una nueva imagen de Dios que, hasta ahora, ha sido rechazada: la del Dios de ac, en lugar del Dios del ms all. Cuando Dios es aparcado en el ms all, toda religin pierde su dinmica. Pero Jess ha trado a Dios de "aquella" orilla a "sta". Por eso pudo llamar felices a los desgraciados, porque l los puso en contacto con el poder de Dios, que su mismo Hijo encarn. -Fuerza de Dios... Tambin hoy est aqu el poder de Dios y su Reinado en medio de nosotros. Dios no se ha retirado. Y porque la luz slo puede lucir cuando est alimentada por una fuente de energa, lo que a nosotros importa es que podemos conectamos con la fuerza de Dios. Quien ha experimentado a Dios en la realidad de su vida, puede transmitir su fuerza, iluminar con su luz y construir el mundo segn el "gusto" de Dios. Isaas proclama en la primera lectura cmo se despliega la dinmica divina; el camino es partir pan con los hambrientos, acoger a los sin techo, vestir al desnudo, poner fin a la opresin y no calumniar a nadie. Si la Iglesia no quiere ser una estufa que slo se calienta a s misma, tiene que meterse de lleno a realizar su vocacin en el servicio a todo el mundo. -... para un mundo oscuro. Oscuridad hay por todas partes del planeta. El nmero de aquellos que se hallan a la sombra de la vida es grande. Viven en nuestro

172

pueblo y en pases lejanos. Los encontramos en los transentes y emigrantes, en los enfermos y en los hambrientos, en los perseguidos y los torturados, en los que estn solos y en los que andan errantes. No necesita el mundo los reflejos del nen publicitario, sino la luz de Dios y las personas que la llevan. Los cristianos podemos suscitar esperanza, porque creemos en la salvacin de Cristo. Podemos dar amor, porque nos sabemos amados por Dios. Podemos salir en defensa de los "sin oportunidades", porque sta es la opcin de Dios. Podemos luchar en primera lnea del frente por la paz, por la justicia, por la conservacin de lo creado, porque Dios nos ha confiado precisamente y nada ms este mundo. -Una vocacin. "Vosotros sois sal de la tierra... Vosotros sois luz del mundo!" Tal afirmacin de Jess debe hacernos dudar y ponernos en guardia para que nuestra comunidad salga de la apata, se libere del miedo y se abra, a la vez, a la experiencia del Dios viviente. Todo cristiano recibi en su bautismo la luz de Dios. Nuestra vocacin es dar luz a los hombres. EUCARISTA 1993/08

6. -Dar razn de nuestra esperanza La apologtica ha sido, en la historia de la Iglesia, no slo una ciencia, sino una actividad a la que se han dedicado muchas energas y grandes creyentes; la invitacin que escuchamos en la primera carta de Pedro (dispuestos a dar siempre razn de vuestra

173

esperanza a todo el que os pida una explicacin) motiv a muchos a desarrollar argumentos y razones para apoyar y alentar la fe. Reconociendo el valor de la apologtica, tenemos que admitir que la pura argumentacin lgica, racional, no ha dado todos los frutos que de ella se esperaban. Muchas veces se intentaba vencer por la fuerza de la razn, pero la fe requiere, ms bien, convencer por otros caminos. -El argumento de la propia vida La Ilustracin meti a la fe en el saco de las realidades no empricas, no demostrables, y los esfuerzos de la apologtica clsica no pudieron hacer prcticamente nada para contrarrestar semejante embate; el mundo de la religiosidad qued tocado del ala, a la espera de una apologtica nueva, o de un nuevo tipo de apologtica: la propia vida de los creyentes, el testimonio de la Iglesia. En realidad, lo que Jess pide a los suyos est ms en la lnea del testimonio de vida que de la argumentacin racional. Lo ideal, las dos cosas juntas; caso de tener que optar por una de las dos: la prctica, la vida. Jess no dice a los suyos: vosotros sois los cerebros del mundo. Jess no pide a los suyos que sean sal y luz del mundo: Jess anuncia y afirma que sus discpulos son sal de la tierra y luz del mundo; as debe alumbrar la luz de la vida de los discpulos a los hombres, para que todos vean el bien que hacemos y den gloria al Padre del cielo. -Ser sal

174

a)La sal conserva, mantiene; el cristiano-sal-delmundo trata de conservar al hombre, al ser humano con sus caractersticas, sus cualidades, sus valores, su capacidad de amar, de vivir en comunin con los hombres, su capacidad para relacionarse con el Padre Dios. Conserva al hombre libre de corrupciones como: La deshumanizacin, el consumismo, las mil formas de esclavitud que se dan en nuestros das, la violencia, el hedonismo... b)La sal sazona; el cristiano-sal tiene (porque puede) que darle a la vida alegra, esperanza, sentido, razn de ser; motivos para hacer frente a las dificultades con ilusin, para superar los problemas, para no dejarse llevar por el desnimo ni el abatimiento; motivos para luchar por los pobres, para defender al indigente, incluso para dar la propia vida por el hermano, porque el cristiano sabe que quien pierde su vida por el hermano la recupera para siempre. El cristiano tiene, en fin, la gran alegra de saber que el amor de Dios es lo ms fuerte que hay en la vida. c)La sal no se ve, pero acta; as el cristiano-sal: sin espectacularidad, sin palios, sin espadas, sin escenarios, sin focos, sin grandes masas que le aplaudan, sin espectaculares movimientos de masas ni teatrales decorados... Todo eso no es sal, sino espectculo; puede mover masas, pero mueve corazones? No necesita el cristiano ir con el hbito por delante, sino con el testimonio de su vida, con el ejemplo de su amor solidario para con los pobres; estar, aunque no se nos vea, pero eficazmente, dando sabor a la vida. -Ser luz

175

a)La noche la dedicamos para descansar, dormir; con la luz del da todo vuelve a la vida, todo se pone en marcha de nuevo; y si queremos desenvolvernos en medio de la noche, encendemos la luz; tambin suspiramos por un poco de luz en medio de los problemas, de las dificultades; empezamos a ver la luz cuando los problemas se van solucionando, dan a luz las mujeres que traen un nuevo ser a la vida. b)La luz, en mil expresiones e imgenes diferentes, se convierte en paradigma de lo bueno, de la vida, de lo positivo. Y los cristianos somos definidos por el Seor como la luz del mundo, que es tanto como decir que los cristianos somos la vida, la marcha de las cosas, la posibilidad para ver y comprender la vida, la solucin de los problemas, el alumbramiento de nueva vida... Verdaderamente todo esto puede parecer demasiado utpico, demasiado bonito, demasiado hermoso para ser cierto. Quiz nos parece un sueo imposible, una fantasa irrealizable. Y acaso por eso mismo es por lo que nos cuesta tanto crernoslo. Si no nos lo creemos, no lo podemos hacer; si no nos creemos que somos sal y luz, ni conservaremos, ni sazonaremos, ni iluminaremos. Y nos consolaremos diciendo que es imposible. Pero no es as: no lo dejamos de hacer porque sea imposible, sino que es imposible, sencillamente, porque no estamos convencidos de ser sal y luz del mundo. -Sin prepotencias... pero sin rubor No estamos haciendo una llamada a posturas prepotentes: no olvidemos la imagen: ser como la sal, que ni se ve, pero se notan sus efectos. Igual nosotros. No hay que ser prepotentes (en el fondo, la Luz y la Sal es el Otro,

176

y nosotros somos portadores suyos); pero tampoco hay que caer en falsos rubores, en falsas humildades. Que nosotros seamos la sal y la luz no es mrito nuestro, no es tampoco un derecho ni, en cierto sentido, un privilegio; es una responsabilidad, como el mismo Jess nos recuerda si fuerais ciegos no tendrais pecado, pero como vis...). Un pequeo plan para poner en marcha, en nuestra vida, este Evangelio de hoy: Tomar conciencia de que somos sal y luz del mundo. Evitar prepotencias y falsos rubores. Revisar nuestra vida: cmo podemos dar luz y gracia al mundo?, cmo debe ser nuestra vida para conseguirlo?, qu podemos hacer para conseguir que los hombres, al ver nuestra forma de ser y actuar, den gloria a Dios? L. GRACIETA DABAR 1993/14

7. ALGUNAS INDICACIONES 1. Parte tu pan con el hambriento... no te cierres a tu propia carne (1. Iect.). La luz que hemos de hacer resplandecer son las buenas obras y la gente glorificar al Padre que est en los cielos. El evangelio -y la Escritura entera- desconfa de las palabras, por buenas que stas sean y nos remite a la prueba de los hechos. Estos son los que manifiestan el fondo de nuestro corazn, como los frutos la naturaleza del rbol del que provienen (cf. Mt 7,17).

177

2. Nunca entre vosotros me preci de saber cosa alguna, sino a Jesucristo, y ste crucificado (2. Iect.). Es la sabidura de Dios. Y debe ser tambin nuestra sabidura y nuestro poder. El domingo pasado leamos el texto anterior: "Este Cristo que Dios ha hecho para nosotros sabidura, justicia, santificacin y redencin". Por eso cuando proclamamos el evangelio, en la celebracin de la Eucarista, todos nos ponemos en pie. Por eso nos llamamos cristianos. Por eso hemos de procurar que nuestra referencia a l no sea slo de palabra, sino de hechos. Por eso hemos de estudiar los evangelios y ponernos ante los ojos al Jess real, al Jess histrico, que acab en la cruz (cf. Ga 3,1 ) . Por eso debemos escuchar los testimonios de sus primeros seguidores. Este recentramiento en Jesucristo ha sido un gran progreso en nuestra Iglesia: hemos ido dejando atrs esta devocin y aquella otra para leer, comentar y estudiar el evangelio; hemos ido dejando atrs los ejemplos de este santo y de aquel otro para fijarnos en las pginas de los evangelios que nos hablan de Jess. 3. Vosotros sois la sal de la tierra. Vosotros sois la luz del mundo (ev.). En un mundo complejo, en el que las referencias cristianas van perdiendo vigor, y en el que aparecemos como un "pequeo rebao' (Lc 12,32), podramos correr el riesgo de complacernos en nosotros mismos, porque "el Padre ha tenido a bien daros el Reino" (id.) y menospreciar a los dems, que no hacen caso de l. Es decir, de alimentar una autosatisfaccin enfermiza para compensar nuestra falta de xito y de acogida social. Estas palabras no deben enorgullecernos por el privilegio de ser sal y luz y maestros de los dems, pobres e ignorantes, que

178

deben ser salados e iluminados por nosotros, los escogidos. Nada de esto; al contrario: nos recuerdan que no debemos perder el poder de salar (es decir, la verdadera condicin cristiana de nuestra vida) y que hemos de irradiar esta luz que es Jesucristo con nuestras obras. 4. Entonces glorificarn a vuestro Padre que est en el cielo (ev.). El trmino de nuestro testimonio no es nuestra propia gloria, sino la gloria del Padre. No es ser reconocidos, apreciados, valorados, tenidos en estima como Iglesia. Ya lo he dicho: la Iglesia no tiene el centro de gravedad en ella misma sino en Dios (y en Jesucristo) y en los hermanos. Ms que quejarnos y condenar lo mal que va el mundo y lo malos que son los dems, deberamos discernir qu hay en su vida que glorifique al Padre del cielo, glorificar nosotros al Padre por esta glorificacin de los dems, e interrogarnos sobre qu hay en nuestra vida que no ayude -o que dificulte- esta glorificacin. JOSEP M. TOTOSAUS MISA DOMINICAL 1993/02 8. -Vosotros sois... Queridos hermanos en Cristo Jess, el Seor resucitado: El domingo pasado inicibamos la gran unidad temtica del evangelio de este ciclo litrgico A: el sermn de la montaa, del que las bienaventuranzas son como el anticipo y la sntesis. "Vosotros sois...". Jess contina su misin docente. La exposicin del Maestro, que leemos hoy, podramos titularla "los discpulos y el mundo".

179

Como buen pedagogo y de raza semita, Jess emplea en sus sermones imgenes sencillas sacadas de la vida cotidiana del pueblo, de sus oficios, de la naturaleza..., imgenes claras y comprensibles que refuerzan sus palabras. Palabra e imagen sern complementarias y ayudarn a fijar en la memoria de los oyentesdiscpulos la predicacin del Seor. Fijmonos en un detalle: acabbamos el fragmento de las bienaventuranzas con estas palabras: "Dichosos vosotros..." Y hoy iniciamos la lectura con la misma expresin: "Vosotros sois". Las bienaventuranzas iban dirigidas en tercera persona: "Dichosos los...". En cambio, la conclusin y el inicio del sermn de la montaa estn en segunda persona. Qu querr decir este cambio de persona gramatical? Jess dirige las bienaventuranzas a todos los hombres de todos los tiempos, incluidos los discpulos. Pero cuando dice "vosotros sois" Jess fija su mirada de una manera especial en los discpulos: en los cristianos de todos los tiempos y de todos los pueblos que han hecho de las bienaventuranzas vida propia. -Vosotros sois la sal de la tierra La sal es el condimento que da sabor a los alimentos y los conserva. No es visible, pero se notan sus efectos. El discpulo, el que ha hecho vida propia el espritu de las bienaventuranzas, el que ha entrado en proceso de conversin, el que se ha dejado renovar por Cristo, el Hombre nuevo, es esta sal del mundo. Como la sal, tambin el discpulo, muchas veces de una manera annima, silenciosa, debe disolverse en el mundo de

180

su tiempo. Debe hacer suyos los gozos y las esperanzas, las tristezas y las angustias de los hombres sus hermanos. Y desde el Evangelio, darle el matiz de la novedad radical. As como la sal da sabor, se disuelve, se sacrifica, as tambin el discpulo debe esparcir el buen sabor, la fuerza contagiosa del Evangelio. Si el discpulo pierde esta fuerza, ha dejado de ser discpulo-testimonio y se convierte en antitestimonio. "No sirve ms que para ser tirado fuera...". -Vosotros sois la luz del mundo Jess (Jn 8,12) aparecer como la Luz del mundo: "Yo soy la Luz del mundo". Los discpulos deben dejar traslucir esta luz. No pueden ser opacos. Deben absorber la luz y despus reflejarla sobre los dems y sobre el mundo. Luz que no quiere decir teora aprendida, sino enseanza hecha vida propia. Una manera de hacer y de ser que refleje -sin deslumbrar- la manera de hacer y de ser de Dios mismo. Luz que es gua en el camino de la fe. Los dems vern que de verdad nos hemos dejado renovar por Cristo, hemos hecho nuestro el ideal de las bienaventuranzas, y glorificarn al Padre que est en el cielo. Entonces seremos testimoniosdiscpulos de la voluntad de Dios. Y si debemos ser testimonios-gua, reflectores de la Luz verdadera, no podemos estar escondidos. De otro modo, cmo podramos ser luz para el mundo? Que esta Eucarista, memorial de la muerte del Seor por fidelidad a Dios y a nosotros, nos ayude a vivir con coherencia para que "alumbre as vuestra luz a los

181

hombres, para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo". ALVAR PEREZ MISA DOMINICAL 1993/02

9. CR/SAL-LUZ: -Luz del mundo (Mt 5, 13-16) Este pasaje sigue a la proclamacin de las Bienaventuranzas. El cristiano sabe ya cmo ha de comportarse; sabe que debe seguir a Cristo y lo que esto significa. En este momento, utilizando imgenes vigorosas, san Mateo quiere recordar a sus lectores lo que ellos son en realidad: sal de la tierra y luz del mundo. "Sal de la tierra". La expresin es poco corriente. Puede entenderse en el sentido real: la sal que sirve de fertilizante para la tierra y de la que san Lucas dice que si se desvirta ya no es til ni para la tierra ni para el estercolero (Lc 14, 35). Aqu se tiene ms bien la impresin de que la palabra "tierra" sale de la metfora anterior y designa ms bien al "mundo". As, pues, los discpulos de Jess son de por s una fuerza llamada a hacer que el mundo se desarrolle. Consiguientemente, cada cristiano tiene en s mismo ese fermento que ha de actuar sobre el mundo. Si el cristiano llegara a dejar de ser sal, ya no tendra sentido y deberan "tirarlo fuera". La expresin es fuerte, pero la encontramos en otros lugares con el significado de condenacin eterna. En san Mateo, esta expresin se aplica repetidamente a quienes no se

182

conducen en consonancia con su vocacin en Cristo (7, 19; 13, 48.50; 18, 8.9; 22, 13). Sin duda Jess emple aqu un proverbio corriente en su tiempo. Muy til sera extenderse sobre el enigma de una sal que se vuelve sosa; estamos aqu en pleno proverbio, y todo el mundo entiende lo que esto significa aplicado a seres humanos que deben actuar como responsables. El problema es ms profundo y nos afecta a todos. Somos sal de la tierra por el bautismo. Debemos seguir sindolo y desarrollar la fuerza de acometida depositada en nosotros y el dinamismo difusivo que tenemos en principio. La gravedad del ejemplo puesto por Cristo se mantiene ntegra, y nos preguntamos todos sobre la "sal" de cada cristiano en la Iglesia. Son los cristianos unos meros practicantes, o son tambin "sal"? Y, si no son ya sal, en qu queda su significado? Este es el problema, y slo a Dios corresponde la respuesta. No tenemos derecho a juzgar a los dems, pero lo que s debemos hacer es examinarnos a nosotros mismos y decidir lo que debemos hacer... "Luz del mundo" somos tambin. Si Cristo llama as a sus discpulos, ordenndoles que tengan la actitud que corresponde a ese estado luminoso e iluminador, tambin a nosotros nos seala como luz del mundo. San Mateo se expresa de forma contrastante: "Vosotros sois la luz del mundo", como si quisiera significar claramente que esta dignidad ha pasado ahora de los judos (Is 42, 6; 49, 6; 60, 3) a sus discpulos y al nuevo pueblo. Por lo tanto, los cristianos han de anunciar al Mesas que vino y salv al mundo. Esto han de predicar y en esto son luz en medio de las tinieblas. Su cualidad les impone constantemente unas

183

obligaciones: no tienen derecho a sustraerse a su funcin: no deben dejar que la sal se vuelva sosa, ni meter la luz debajo del celemn. As, si el cristiano puede mostrarse legtimamente orgulloso de estar asociado al mensaje de Cristo, y si su actividad inspirada por el Espritu se dirige al mundo entero, sin embargo no debe dar su propia luz sino anunciar la de Cristo, que vino a iluminar a todo hombre. La conducta de los cristianos deber suscitar en todos la alabanza al Padre por lo que ha hecho. Las maravillas de Dios son el punto de partida de la alabanza; el cristiano ha de ser una de esas maravillas que provoque el grito de admiracin y de alabanza. Dar gloria supone la aceptacin, que es seal de la conversin. As est llamado el cristiano a provocar la salvacin del mundo, con la luz que difunde. -Brillar tu luz en las tinieblas (Is 58, 7-10) Aqu, la luz va unida a la caridad con los dems. Acoger a los desgraciados sin hogar, cubrir al que no tiene qu ponerse, no sustraerse a sus semejantes; esta actitud es indispensable a quien quiera ser luz. La luz brotar como la aurora, y rpidamente volvern las fuerzas al que tiene sentido del otro. Entregar el corazn al que padece hambre, colmar los deseos de los desdichados; en estas condiciones, nuestra luz surgir en medio de las tinieblas y nuestra obscuridad brillar como la luz del medioda. As, el tema de la luz que somos, no es exclusivo de la sabidura sino que va estrechamente unido al de la caridad y al del sentido del prjimo. Los versculos que preceden a la lectura de hoy, van todos ellos orientados en idntico sentido: el profeta enviado a Israel y nosotros mismos, adquirimos toda nuestra autenticidad de profetas y de

184

cristianos desde el preciso momento en que nos abrimos a los dems. Por tanto, no se trata slo de destruir la injusticia; hay que construir la justicia. En estas condiciones, el Seor est cerca de nosotros; con slo que le llamemos, l responde: Aqu estoy. El amor practicado con el prjimo de manera concreta, eso es la luz. -Anunciar un Mesas crucificado (1 Co 2, 1-5) Tambin este pasaje va dirigido a los Corintios, expuestos siempre a la tentacin de dividirse por problemas de pertenencia a escuelas de predicadores. San Pablo les recuerda que, en realidad, el verdadero predicador no es el que se expresa con un lenguaje humano o con el de la sabidura de los hombres. Son el Espritu y su poder los que se deben manifestar en un lenguaje humano, y los que exclusivamente anuncian al Mesas crucificado. Al parecer, esta segunda lectura podemos relacionarla con las otras dos en lo relativo a la luz. Si somos luz del mundo, el que sta brille est condicionado por nuestra caridad. Pero adems, tenemos que hacer que brille el objeto central de nuestra fe: Cristo crucificado; para que manifestemos este objeto central de nuestra fe, el Espritu nos comunica su poder. Dar luz es hacer que se encuentre a Cristo, el Mesas crucificado, lo cual supone tambin, evidentemente, al Seor glorioso, resucitado. La fe, pues, no se apoya en la sabidura de los hombres, sino en el poder de Dios. Por lo tanto, el don de la fe, la luz, es encontrar el misterio de Cristo, a Cristo mismo en su misterio de la Pascua. El predicador, todo cristiano, hace que se encuentre la luz, al Verbo encarnado que se hizo carne, fue

185

crucificado y resucit de entre los muertos. Desembocamos en el Prlogo de san Juan. El Espritu es quien manifiesta este misterio y da fuerzas para adherirse a l. ADRIEN NOCENT EL AO LITURGICO: CELEBRAR A JC 5 TIEMPO ORDINARIO: DOMINGOS 22-34 SAL TERRAE SANTANDER 1982.Pg. 125-127

10. DAR SABOR A LA VIDA SAL/SABOR Vosotros sois la sal de la tierra... Quizs una de las tareas ms urgentes de la Iglesia de hoy sea el conseguir que la fe llegue a los hombres como buena noticia. Con frecuencia, entendemos la evangelizacin como una tarea casi exclusivamente doctrinal. Evangelizar sera llevar la doctrina de Jesucristo a aquellos que todava no la conocen o la conocen insuficientemente. Entonces nos preocupamos de asegurar la enseanza religiosa y la propagacin del cristianismo frente a otras ideologas y corrientes de opinin. Buscamos hombres y mujeres bien formados, que conozcan perfectamente el mensaje cristiano y lo transmitan de manera correcta. Tratamos de mejorar nuestras tcnicas y organizacin pastoral. Naturalmente, todo esto es muy importante, pues la evangelizacin implica el anunciar el mensaje de Jesucristo. Pero no es esto lo nico ni lo ms decisivo. Evangelizar no significa solamente anunciar verbalmente una doctrina, sino hacer presente en la

186

vida de un pueblo, la fuerza humanizadora, liberadora y salvadora que se encierra en el acontecimiento y la persona de Jesucristo. Entendida as la evangelizacin, lo ms importante no es contar con medios poderosos y eficaces de propaganda religiosa sino saber actuar con el estilo liberador de Jess y poner una energa salvadora entre los hombres. Lo decisivo no es tener hombres y mujeres bien formados doctrinalmente sino poder ofrecer testigos vivientes del evangelio. Creyentes en cuya vida se pueda ver la fuerza humanizadora y salvadora que encierra el evangelio cuando es acogido con conviccin y de manera responsable. Los cristianos hemos confundido demasiado ligeramente la evangelizacin con el hecho de querer que se acepte socialmente nuestro cristianismo. Por eso, las palabras de Jess que nos urgen a ser sal de la tierra y luz del mundo nos obligan a hacernos preguntas muy graves. Somos los creyentes una buena noticia para alguien? Lo que se vive en nuestras comunidades cristianas, lo que se observa entre los creyentes, es buena noticia para la gente de hoy? Para quines? Ponemos los cristianos en la actual sociedad algo que d sabor a la vida, algo que purifique, sane y libere a los hombres de la descomposicin espiritual, de la violencia enquistada en nuestro pueblo, del egosmo brutal e insolidario? Vivimos algo que pueda iluminar a las gentes en estos tiempos de incertidumbre y ofrecer una esperanza y un horizonte nuevo a quien busca salvacin?

187

JOSE ANTONIO PAGOLA BUENAS NOTICIAS NAVARRA 1985.Pg. 71 s.

11. 1. Las tres imgenes. En el evangelio aparecen tres imgenes, las tres introducidas por un apstrofe que Jess dirige a sus discpulos: Vosotros sois. En este indicativo se encuentra tambin, como claramente muestra lo que sigue, un optativo: Debis ser esto, tenis que serlo aunque la amenaza que sigue (ser arrojado fuera) no deba cumplirse. Estas imgenes son muy sencillas y evidentes para todos. Las tres tienen algo en comn. La sal no existe para s misma, sino para condimentar; la luz no existe para s misma, sino para iluminar su entorno; la ciudad est puesta en lo alto del monte para ser visible para otros e indicarles el camino. El valor de cada una de ellas consiste en la posibilidad de prodigar algo a otros seres. Esto, que para Jess es evidente, se expresa de un modo muy peculiar en la primera lectura, donde se habla dos veces de la luz y una vez del medioda: la luz brilla all donde alguien parte su pan con el hambriento, viste al desnudo y hospeda a los pobres que no pueden dormir bajo techo. En la segunda lectura la fuerza de la luz y de la sal se manifiesta en el hecho de que el apstol no quiere saber ni anunciar cosa alguna sino a Jesucristo, y ste crucificado. Este es su don espiritual. 2. El desfallecimiento.

188

Jess lo explica en dos de las tres imgenes del evangelio: el discpulo que debe ser sal puede volverse soso; entonces ya no puede salar nada y toda la comida se vuelve inspida para la comunidad que le rodea. Jess dice Vosotros sois: se dirige tanto a la Iglesia o a la comunidad como a cada cristiano en particular. El cristiano que no vive las bienaventuranzas, cada una de ellas, ya no alumbra ms; no debe extraarse de que se le tire a la calle y de que le pise la gente. En la parbola de la vid, el labrador poda las cepas, corta los sarmientos estriles y los echa al fuego, los quema. A una comunidad, a la Iglesia de un pas, puede sucederle algo similar: quiz una cruel persecucin sea el nico medio de devolverle su capacidad de alumbrar y de salar. Por esta razn Pablo (en la segunda lectura) teme difundir, con sublime elocuencia o con persuasiva sabidura humana, difundir una luz falsa, una luz que no remitira la fe de la comunidad a la fuerza y a la luz de Dios ni construira sobre ellas. Entonces el apstol no sera una luz que alumbra en el sentido de Jesucristo, sino que se colocara sobre la luz y hara justamente lo que Jess quiere decir con la imagen de la vela que se mete debajo del celemn. Quien se pone sobre la luz de Dios, la apaga inmediatamente por falta de aire. 3. Alumbrar, para qu?: Para que los hombres vean vuestras buenas obras y den gloria a nuestro Padre que est en el cielo. Aqu hay un peligro evidente: si los hombres ven nuestras buenas obras, podran alabarnos como cristianos buenos y santos, y entonces ya habramos cobrado nuestra paga (Mt 6,2.S). El justo del Antiguo Testamento est expuesto a este peligro porque

189

todava no conoce a Cristo: Te abrir camino la justicia, detrs ir la gloria del Seor (Is S8,8). Pero Cristo jams ha irradiado su luz y su sabidura a partir de s mismo, sino siempre desde el Padre. Y por eso el cristiano debe ser plenamente consciente de que todo lo que l puede transmitir le ha sido dado por Dios para los dems: Santificado sea tu nombre, hgase tu voluntad. El hombre que reza verdaderamente (no como el fariseo, sino como el publicano) aprende a experimentar ms profundamente que debe entregarse del todo porque Dios en s mismo es el amor trinitario que se da, un amor en el que cada una de las personas slo existe para las otras y no conoce ningn ser-paras. HANS URS von BALTHASAR LUZ DE LA PALABRA Comentarios a las lecturas dominicales A-B-C Ediciones ENCUENTRO.MADRID-1994.Pg. 38 s.

12. CR/SAL-LUZ: 1. La sal da sabor Por esas casualidades que de vez en cuando ocurren, los textos de la liturgia de esta semana logran armona en su mensaje y, lo que es ms an, nos permiten hacer una sntesis de las reflexiones de todo este tiempo. La preocupacin que nos ha guiado a lo largo de estos meses, y por lo tanto de este libro, es tratar de responder a una pregunta tan simple como compleja: Qu sentido tiene ser cristiano en el mundo de hoy.

190

Pues bien, el evangelio nos da una respuesta a travs de dos smbolos sobre cuyo significado no har falta hacer grandes especulaciones. El cristiano est llamado, en primer lugar, a ser sal de la tierra. Con la sal damos sabor a las comidas. De lo que se desprende que el cristiano est llamado a dar sabor a la vida... SABOR/Sb : La etimologa de las palabras nos puede ayudar a comprender mejor lo que esto pueda significar. Las palabras sabor y sabidura tienen la misma raz lingstica: as como existe el sabor de los alimentos, existe el sabor de la vida. Lo que le da gusto o sentido a la vida es eso que ya en otras oportunidades hemos comentado: la sabidura; es decir: aprender a vivir como personas. El arte no slo de hacer las cosas, sino de hacerlas con espritu, con alegra, con dignidad, con conciencia, con responsabilidad. Tambin hemos dicho que Jess es presentado en los evangelios, antes que nada, como el verdadero sabio que nos ayuda a descubrir la honda raz de la vida y hacia donde dirige sus fuerzas la energa del rbol para que trascienda al oscuro seno que le dio origen. Desde esta perspectiva, el Evangelio es la sabidura del hombre nuevo en Cristo; es el arte de vivir gozando y disfrutando de la vida, como se goza y se disfruta al comer un alimento bien preparado. Es cierto que muchas veces el cristianismo pareci ms bien preocupado de quitarle sabor a la vida con una asctica negativa que propugnaba la huida del mundo y que gravaba sobre los fieles el pesado yugo de las prohibiciones y de las normas taxativas; es cierto que pareci ms un cdigo de moral y de derecho cvicoreligioso atando a las conciencias con una ley

191

despiadada; es cierto que se puso el acento en mantener una institucin y ciertas costumbres heredadas de culturas anteriores... Pero tambin es cierto que los cristianos de este sigIo hemos aprendido a discernir entre el Evangelio tal como nos llega por los escritos del Nuevo Testamento y ciertas interpretaciones que de ese Evangelio se hicieron a lo largo de los siglos. Si hasta ahora el Evangelio fue papel -y a todos indigesta el comer papel-, ahora comenzamos a sentirlo como sal que debe ser arrojada discretamente en el plato de la vida. Si hasta ahora era sinnimo de normas restrictivas, ahora lo vamos sintiendo como energa que empuja la vida hacia adelante. Si hasta ahora nuestra formacin se haca con catecismos llenos de nociones abstractas y complicados esquemas, ahora hemos descubierto, bendito sea Dios!, que nuestro catecismo es el mismo evangelio al alcance de todo el pueblo, fantstico casamiento entre la palabra simple y profunda de Jess y nuestra vida real y concreta. Hay varias cosas que nos llaman la atencin en la sal: a) Basta poca sal para que la comida tenga sabor; el exceso de la misma es perjudicial, pues lo importante no es comer sal sino comida con sabor... Qu nos dice esto? Pues que no nos abarrotemos de religin (en el sentido comn de la palabra) sino de vida impregnada de sabor evanglico. El evangelio, como la religin, no es el fin del hombre, como tampoco lo es la sal para el ama de casa. El evangelio mismo se orienta hacia la vida del hombre, verdadero objetivo a conseguir. La crisis del cristianismo occidental tiene entre otros motivos ste: una verdadera inflacin religiosa. El

192

hombre viva para la religin, para cumplir con la religin... Segn el evangelio de hoy, parece que es a la inversa: la religin (sal) debe estar para que el hombre viva. Si sirve para eso, sirve para algo. De lo contrario, segn Jess, no sirve ms que para tirarla fuera y que la pise la "gente". No es esto lo que ha sucedido? No es el atesmo la concrecin histrica de lo que predijera Jess? Cmo no abandonar y pisar una religin que traba al hombre, que lo subyuga, que lo domina, que le impide ser l mismo y gozar de la vida con ese gozo interior que Jess prometi a quienes vivieran en la fe? Mas no desesperemos. An estamos a tiempo para salarnos a nosotros mismos con el Evangelio del Reino y ser as sal de la comunidad humana. A menudo sucede que descubrimos el valor de una cosa cuando sta falta y se llega a situaciones extremas. Nunca se valora ms la paz que en pocas de guerra. Y estoy seguro de que hoy podremos valorar toda la dimensin de la sabidura del Evangelio, al sentir que nuestro cristianismo ha hecho crisis hasta el fondo. No digamos: "ha fallado el Evangelio". No lo digamos porque no lo conocemos ni lo hemos vivido. Vivimos su caricatura. Probemos su gusto sin prejuicios, y luego demos nuestro juicio. b) Tambin nos llama la atencin que la sal, al ser desparramada en el alimento, se pierde en l, se diluye humildemente obrando en forma imperceptible y poco espectacular. Ya sabemos que as obra el Reino de Dios, como semilla, como levadura; verdadera energa que presiona desde dentro para que la masa sea

193

grande y fructifique. La sal, como la levadura, son dos productos esencialmente humildes... Fcil es extraer la consecuencia: cristianos, no busquemos nuestro xito ni el triunfo de la Iglesia. Busquemos el crecimiento del hombre y de la sociedad. Procuremos que la historia se desarrolle sin que se nos aplauda o se nos haga la genuflexin. Si tenemos fe, sirvamos a la energa del Reino que ya est dentro del mundo y que, en ltimo caso, ni siquiera nos necesita a nosotros para desplegar su fuerza. Juan el Bautista, modelo de creyente y de "pequeo en el Reino", coloca en nuestro corazn una frase que no pierde actualidad: Es necesario que yo disminuya y que l crezca. 2. La luz ilumina El smbolo de la luz es ms conocido por nosotros. Todo el evangelio de Juan gira a su alrededor, y con no menor fuerza lo hace Mateo. La luz es un smbolo ms rico y complejo que la sal, ms difcil de definir. De ella hemos hablado en otras oportunidades por lo que hoy, siguiendo las lecturas bblicas, solamente sealamos estos aspectos: a) La luz de la palabra: el Evangelio debe ser anunciado, pues es la Buena Noticia. Pablo, en la Carta a los Corintios, habla de cmo l fue luz para los griegos: Vine a anunciaros el testimonio de Dios no con sublime elocuencia... ni con persuasiva sabidura humana, sino con la fuerza del Espritu... Por lo tanto, el hablar del cristiano que da testimonio no es un

194

hablar cualquiera; no se trata de decir cosas sobre Dios o sobre Jesucristo. Es, primero, dar testimonio de cmo el Evangelio, fuerza de Dios, ha obrado en nosotros. Nadie da lo que no tiene; quien habla de lo que no vive, es un mentiroso. Esto est claro. La evangelizacin no es un problema de mucho dinero, que produce muchos libros, de los que luego resulte una gran venta... Es testimonio: se trata de vivir el Evangelio para que esa misma vida hable por s misma. Una cosa es escribir un tratado sobre la pobreza evanglica; otra es vivir la pobreza y decir qu se siente y cmo esa pobreza interior es algo que alegra nuestra vida. Una cosa es dialogar sin prejuicios y tratar a todos como hermanas; otra muy distinta es hacer teologa de la comunidad. Y as sucesivamente... Pablo predic con la palabra en Corinto y tambin escribi sus cartas; pero antes dio testimonio de Jesucristo crucificado con una vida generosa y sacrificada; antes se dej invadir por el Espritu que, en ms de una oportunidad, lo puso en contradiccin con las antiqusimas costumbres religiosas de su pueblo y con importantes instituciones que llevaban varios siglos de tradicin. Vivir el evangelio y dejarse invadir por el Espritu que "renueva todas las cosas"; despus, hablar. He aqu el mtodo evangelizador. b) La luz de la liberacin Cuando Jess habla de la luz, lo hace segn el espritu de los grandes profetas que no haban sido ajenos a este simbolismo, especialmente Isaas, el gran modelo de los evangelistas.

195

El texto de Isaas, primera lectura de hoy, nos ayuda a aterrizar en esto de la luz. Cundo brillar tu luz en las tinieblas?, pregunta el profeta. Cundo romper tu luz como la aurora? Y he aqu su inslita respuesta: cuando destierres de ti la opresin, el gesto amenazador y la maledicencia; cuando partas tu pan con el hambriento y sacies el estmago del indigente; cuando hospedes al pobre sin techo y vistas al que va desnudo... A esto se refiere Jess cuando concluye: "Alumbre as vuestra luz a los hombres, para que vean vuestras buenas obran y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo." En la medida en que los hombres vean que los que se dicen creyentes proyectan la luz de la liberacin total, sin restricciones de ninguna especie, en esa misma medida darn gloria al Padre. La liberacin es el signo de la presencia de Dios que reina entre los hombres; es la manifestacin de que su Reino no slo est cerca, sino que est dentro de vosotros. "Vosotros sois la luz del mundo..." Vosotros sois el signo de que Dios se ha comprometido con la historia de los hombres. Vosotros sois el germen de una humanidad sin fronteras. 3. Sntesis final Aun con riesgo de repetirnos, hagamos una breve sntesis que condense las reflexiones que nos han ocupado desde el comienzo de Adviento hasta el da de hoy, en vsperas ya de la Cuaresma. Cada uno habr hecho su propia sntesis y habr llevado cuenta de cmo a lo largo de este tiempo y segn la sinceridad con que se ha afrontado cada problema, algo habr

196

cambiado en nosotros al mirarnos en el gran espejo del cristiano: el Evangelio. Un esquema de sntesis podra ser el siguiente: 1) Hemos podido comprobar cmo el Evangelio sigue teniendo vigencia y actualidad en la medida en que nosotros mismos, dejndonos invadir por el Espritu, ya no lo consideramos como un libro de antigedades ni un recetario de frmulas o de normas. El evangelio se hace palabra de sabidura, palabra de Jess, en la medida en que es mirado desde la perspectiva de nuestra historia y de nuestros reales problemas. El Espritu sigue obrando en la comunidad cristiana desde dentro y desde fuera de nosotros mismos. Extinguir al Espritu es fosilizar el Evangelio, que siempre, y por encima de todas las cosas, es un acontecimiento anunciado. Los cristianos del siglo veinte no venimos a repetir lo que otros dijeron ni a decir lo que otros en pocas pasadas hicieron. Tal tarea les corresponde a los compiladores e historiadores. Hoy tenemos que hacer un acontecimiento que pueda ser noticia feliz para los hombres. Las palabras de Jess, palabras de sabidura, nos dan los criterios bsicos, pero no la receta mgica. Nos colocan en el ngulo justo para mirar la vida desde el antes y desde el despus. Pero hay que mirarla, abriendo los ojos sin lentes distorsionadores. Mirar este momento que estamos viviendo, mirar de dnde viene y adnde puede ir... Este es nuestro Evangelio: el mismo de Cristo, no porque repita sus palabras y sus actos, sino porque actualiza su espritu y sus criterios.

197

Conclusin: el Evangelio es nuestra fuente de reflexin y de accin. 2) Hemos descubierto que el ncleo de la predicacin de Jess es el Reino de Dios. O si se prefiere: que Dios se ha hecho presencia en la historia, pues es el Dioscon-nosotros, el Emmanuel salvador. Un reino que nada tiene que ver con nuestros reinos: es silencioso, simple, humilde, interior; mas, al mismo tiempo, es fuerza, energa, accin, crecimiento y desarrollo. El Reino no domina a los hombres; al contrario: llega para servir a los hombres. La gran paradoja de Navidad: Dios viene no para ser servido por los hombres sino para servirlos con humildad y entrega incondicional. El Reino busca al hombre, donde est y como est para levantarlo, aliviarlo, concienciarlo y liberarlo: como individuo y como grupo humano. El Reino no tiene fronteras ni muros ni discriminaciones de ninguna especie; en su bandera hay una sola palabra: Hombre. Est donde menos lo imaginamos y desaparece de all donde pretendemos implantarlo o aferrarlo. El Reino es viento, agua, fuego y luz; semilla, sal y levadura. Los cristianos estamos para servirlo; servir al Reino es lo mismo que servir a los hombres. La primera preocupacin de la Iglesia es dejarse invadir por el Reino; la segunda, ser su testigo en el mundo. 3) Al sentirnos hombres y al dejarnos compenetrar por los problemas de los hombres, nos hemos encontrado con una palabra que ya es clamor: liberacin. Palabra temida por muchos, caricaturizada por otros... pero que no puede ser acallada en su profunda significacin: el hombre est llamado a ser ms de lo

198

que es; a tener ms de lo que tiene; a vivir ms de lo que vive. Toda la historia humana est marcada por ella; a menudo marcada a sangre y fuego, pero el hombre no puede renunciar a su vocacin: simplemente quiere ser hombre, quiere vivir con la dignidad de hombre, con conciencia de hombre. Ha aprendido que vivir no es vegetar; tampoco es respirar, comer y dormir. La palabra de Jess habla claramente del problema. Slo los ciegos no quieren escucharla. Las bienaventuranzas aparecen como el cdigo libertario del cristiano; ms an: de cualquier hombre sincero. Ellas trazan el modo de actuar y de sentir del seguidor de Cristo. Ellas conforman nuestra tarea; nuestra pastoral como Iglesia, pueblo elegido por Dios para que la luz de la liberacin jams deje de brillar. Y as llegamos al final, no del camino, sino del principio de nuestro ser cristiano. En estos meses hemos aprendido el abec de nuestra fe. Slo el abec... An quedan muchas letras en el alfabeto de la historia; algunas sern fciles de pronunciar, otras difciles. Mas algo ya tenemos claro: con tres letras no se hace un alfabeto. La historia contina. Con nosotros? Sin nosotros? Eso depende... de nosotros. SANTOS BENETTI CRUZAR LA FRONTERA. Ciclo A.1 EDICIONES PAULINAS.MADRID 1977.Pgs. 240 ss.

13.ESTRELLAS O ANTORCHAS?

199

Tus palabras en el evangelio de hoy, Seor, me desconciertan una vez ms. Me explicar. Mil veces nos has invitado a la humildad: Cuando vayas a un banquete, no elijas los primeros puestos.... O: El que se ensalza ser humillado. Y nos pusiste como modelo al publicano, que no se atreva siquiera a levantar los ojos. El evangelio contiene toda una pedagoga hacia lo pequeo y desconocido. Y ahora, de pronto, nos dices: Vosotros sois la sal de la tierra... y la luz del mundo. Es desconcertante, Seor. Porque, en el mundo, ser luz equivale a ser estrella, a brillar, a estar en los primeros puestos de la poltica, de la cultura o de la economa. Y ser sal significa deslumbrar a travs del xito, la popularidad y la fama en los ambientes ms cultivados. Ser luz y ser sal est muy relacionado con aparecer en las portadas de las revistas de ms actualidad y de mayor tirada. Pero est claro que T, Seor, no vas por ah. Lo que t quieres darnos a entender es que el cristiano ha de ser: PORTADOR DE UNA LUZ.--Y toda luz est llamada a iluminar: No se puede encender una vela y ponerla bajo el celemn, sino sobre el candelero para que alumbre a todos los de la casa. A los padres y padrinos, cuando llevan a bautizar un nio, mientras sostienen en sus manos una candela, encendida en el cirio pascual, les dice el sacerdote: A vosotros, padres y padrinos se os confa acrecentar esa luz.... Y a todos los seguidores de Cristo, igual. No se trata de que vayamos deslumbrando a nadie con sapientsimas

200

lecciones magistrales. Se trata simple y llanamente de que nuestro vivir y nuestro lenguaje sean transparentes, iluminen: que seamos antorchas: Vuestra luz ilumine de tal manera a los hombres, que, al ver vuestras buenas obras, glorifiquen al Padre celestial. SAL, IGUAL A GARRA.--Y cuando nos invitas a ser la sal de la tierra, no nos invitas a mangonearlo todo, a ser el perejil de todas las salsas. Lo que quieres es que, militando en la categora que sea pesos pesados o pesos mosca--, tengamos punch, tengamos garra. T quieres seguidores que den alegra al juego cristiano, que siembren esperanza, que dejen en una palabra buen sabor en todo lo que hagan. Lo mismo que la sal. Por eso, hay que recordar siempre aquella sentencia del Apocalipsis: Ojal fueras fro o caliente, pero, porque eres tibio, te arrojar de mi corazn!. Lo comprendo, por tanto, perfectamente, Seor. No se trata de escalar puestos en el escalafn social. No quieres que seamos estrellas, sino antorchas, eficaces antorchas en lo cotidiano. Se trata de irradiar a Cristo --aquel bello ttulo de Ral Plus!-- desde cualquier escaln en el que la vida nos haya colocado. La sal que tenemos que llevar a las situaciones y a las cosas de la vida no es la sal de los salados los petimetres de saln, sino la sal de la alegra y de la esperanza. Creo que as fueron y as actuaron los primeros creyentes. Escuchad lo que leamos hace unos das en San Pablo: Fijaos en vuestra asamblea: no hay en ella muchos sabios en lo humano, ni muchos

201

poderosos, ni muchos aristcratas; todo lo contrario, lo necio del mundo lo ha escogido Dios para humillar a los sabios.. Eran lo necio, s. Pero tenan garra. ELVIRA-1.Pgs. 52 s. 14. Frase evanglica: vosotros sois la sal y la luz Tema de predicacin: LA MISIN EN UN MUNDO NO CREYENTE 1. Deca un proverbio romano que nada hay ms til que la sal y el sol. La sal, que da sabor y ayuda a conservar, es smbolo de alianza, gusto y permanencia. Est en funcin de los alimentos a los que da sabor o conserva; est al servicio de los otros, de la tierra, del mundo entero. Tambin se usaba la sal en los pactos y alianzas. La luz (el sol), que ilumina y calienta, es smbolo de buenas obras y del esplendor de la gloria de Dios. Est en funcin de la revelacin divina, de la manifestacin de un mundo renovado. 2. Segn el Vaticano II, el pueblo mesinico, aunque no incluya actualmente a todos los hombres y con frecuencia parezca una grey pequea, es, sin embargo, un germen segursimo de unidad, esperanza y salvacin para todo el gnero humano. Cristo, que lo instituy para que fuera comunin de vida, de caridad y de verdad, se sirve tambin de l como instrumento de la redencin universal y lo enva a todo el universo como luz del mundo y sal de la tierra (LG 9).

202

3. Los cristianos y la Iglesia son la sal y la luz cuando hacen presente en el mundo al Dios del reino y el reino de Dios. Se da un testimonio gustoso (sal) y luminoso (luz) del Seor y de su seoro cuando se practica la justicia, se hace el bien, se ayuda a reconciliar, se erradica el mal y se defiende la dignidad de los pobres y de los pueblos marginados. De este modo se evangeliza, al mismo tiempo que se acrecienta la Iglesia y se acelera la venida del reino. REFLEXIN CRISTIANA: Somos sal de la tierra? Actuamos como luz del mundo? CASIANO FLORISTAN DE DOMINGO A DOMINGO EL EVANGELIO EN LOS TRES CICLOS LITURGICOS SAL TERRAE.SANTANDER 1993.Pg. 133 s.

15. LA VIDA ES UNA ORTOPRAXIS, NO UNA ORTODOXIA En aquel tiempo dijo Jess a sus discpulos: Vosotros sois la sal de la tierra. Pero si la sal se vuelve sosa, con qu la salarn? No sirve ms que para tirarla fuera y que la pise la gente. Vosotros sois la luz del mundo. No se puede ocultar una ciudad puesta en lo alto de un monte. Tampoco se enciende una vela para ponerla debajo del celemn, sino para ponerla en el candelero y que alumbre a todos los de la casa.

203

Un pueblo se configura por una serie de factores: raza, lengua, fronteras, tradiciones, cultura... El pueblo de Israel se configura por su Tradicin, (la Ley, la Tora, los Profetas), que es conocida por sus miembros. Jess, en el fragmento anterior, habla en clave de Tradicin: Vosotros sois la luz. . . Recuerda a Isaas al decir que: Cuando partas tu pan, hospedes al pobre o vistas al desnudo, romper tu luz. . . Cuando dice: Vosotros sois la sal. Est hablando en clave de cultura. La sal es algo que no se puede negar a nadie en una cultura de desierto. Est dicindoles a sus discpulos que la entrega ha de ser total, de toda su persona, de todo su ser y su servicio ha de ser universal. No se deben a nadie en particular y no pueden hacer acepcin de personas por razn alguna. Est proclamando ms que una doctrina un estilo de vida, una praxis, una tica. Alumbre as vuestra luz a los hombres para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo. La predicacin que demanda el evangelio es la propia vida, los ejemplos de vida. La religin que presenta Jess es eminentemente tica, la relacin con Dios est en funcin de la relacin con el prjimo, en especial con el ms pobre y desvalido. Segn l a Dios se llega por el prjimo. El mensaje se contagia, nunca se impone, se propone nunca se impone. No es una ortodoxia es una ortopraxis. Cuando la fe se entibia, no inspira ni alienta tus acciones, es como la sal que no sazona.

204

En este fragmento del evangelio Jess hace a los cristianos depositarios de la Sal y de la Luz. Implcitamente est diciendo que han de ser generadores de sal y de luz: factores de cambio y transformacin social. La transformacin que Jess espera ser fruto de un cambio personal y en profundidad en los hombres y en sus corazones. No vendr por un cambio de estructuras socio-politico-econmicas, ni como resultado de un cambio ideolgico o de los cuadros que ostentan el poder y la representacin social. Jess est llamando a la conversin como testimonio de cambio radical. (A ser sal no en el salero sino esparcida). Nuestro lugar no es estar pasiva y receptivamente en la Iglesia, sino en el mundo. Dios en Jess se hace hombre, se encarna, para que aprendamos el modo de alcanzar la plenitud, la realizacin y la salvacin. Desde que se hizo hombre ya sabemos cmo hay que hacerlo para ser como Dios manda. Tomando sus costumbres de vivir cambiaremos nuestro corazn y nuestro actuar, y ayudaremos a reorientar la marcha de otras personas. Seremos Sal y Luz porque tendremos autoridad, seremos depositarios del carisma de la autoridad aunque nunca alcancemos el poder. Seremos autoridad en la vida de los que nos rodean cuando nos vean vivir en pobreza, en servicio, en austeridad, en profeca. Cuando siendo muy exigentes con nosotros mismos, siempre en bsqueda de la mejor autenticidad, seamos tolerantes con las debilidades de los dems. Cuando prestemos nuestra corporeidad a Dios para que se haga presente en este mundo, para que diga o haga lo

205

que conviene que el hombre sepa o viva. Por esto mismo no podemos aspirar nunca al poder porque ser profeta, que es a lo que estamos llamados, y estar en el poder es una gran hipocresa. Desear el poder de un emperador y la autoridad de un profeta es una gran contradiccin. Si queremos ser consecuentes y llegar hasta el fondo de la cuestin, si nos tomamos en serio el ser Sal y Luz, nos veremos sumergidos en un mundo de contradicciones y disgustos; pues mientras las gentes interpretan el dinero como luz que aclara el futuro y la pobreza como gran oscuridad, (tener o no un futuro negro), el cristiano utiliza otros parmetros como el amor, la generosidad y la pobreza, (malos negocios a ojos humanos vista!) Y. frente a un sistema de seguridades y competencias optamos por la comunicacin, la confidencia y la generosidad. Para acabar: Nadie puede tomarse en serio a Dios y su voluntad si no se entrega por completo al servicio del prjimo, si no trata al prjimo como a Dios. La humanizacin de nuestro ser personal es el presupuesto del verdadero servicio a Dios. Al hombre que slo piensa en s mismo no se le puede dar la felicidad por aadidura. Quien busca la felicidad o la santidad tendr que hacerlo fuera de s mismos, en el prjimo. BENJAMIN OLTRA COLOMER SER COMO DIOS MANDA Una lectura pragmtica de San Mateo EDICEP. VALENCIA-1995. Pgs. 38-40

206

16. La vida del cristiano es consecuencia de la comunicacin. Dios, que, a travs de Jess, entr en comunicacin con nosotros para abrirnos un nuevo futuro y una nueva esperanza, para darnos la visin del Reino que l desea para nosotros. Fruto de esa comunicacin, acogida y recibida en nuestros corazones, es nuestra respuesta. La comunidad cristiana se funda en esa actitud, generosa y abierta a la presencia de Dios, por parte de cada uno de sus miembros. A pesar de todos nuestros defectos y debilidades, hemos escuchado la voz de Dios y hemos seguido su palabra. Ahora, en el Evangelio de hoy, Jess nos pone delante un nuevo desafo que no es ms que otra simple consecuencia de la comunicacin: el mensaje recibido debe ser pasado a otros, debe ser entregado como un precioso tesoro para que otros lo puedan conocer y dar a su vez su propia respuesta. As es como la Iglesia ha ido creciendo y expandindose a lo largo de su historia. Las palabras de Jess: "Ustedes son la sal de la tierra, (...) ustedes son la luz del mundo" han resonado en los odos de generaciones de cristianos como una invitacin a transmitir la buena noticia recibida a aquellos que no la conocan. Y ahora somos nosotros los responsables de esa comunicacin. La pregunta que surge es: cmo? Las dos primeras lecturas nos dan la clave cristiana de respuesta. La comunicacin de la buena nueva no se basa en discursos hermosos de humana sabidura. San Pablo se convenci por experiencia propia (Hch 17, 1633): el hermoso discurso que haba preparado para los

207

atenienses -hombres inteligentes conocedores de la filosofa, exponentes del pensamiento clsico- no sirvi para nada. Sus palabras no llegaron a tocar los corazones ni las vidas de los atenienses. Desde entonces supo, como hoy insiste en la lectura de la primera carta a los Corintios, que slo la sabidura de Cristo crucificado -el testimonio ms claro del amor de Dios para con nosotros- puede facilitar la transmisin de la buena nueva y hacer que llegue a los corazones de las personas. Precisamente ah donde es difcil, por no decir imposible, que lleguen los discursos. Con San Pablo aprendemos que la humana sabidura no lo es todo. Por su parte, la lectura de Isaas nos centra decididamente en el contenido de lo que debe ser el testimonio cristiano. Con Isaas descubrimos que el testimonio de vida es la ms importante forma de anunciar la Buena Nueva y la que da base y fundamento a cualquier palabra que pronunciemos. Ese testimonio no se centra en ir muchas veces a la iglesia y rezar muchas horas en frente del Santsimo. Eso tambin es necesario, pero el lugar esencial de la comunicacin cristiana, del anuncio de la Buena Nueva, no est en el culto, sino en el mundo, en la calle, en la familia, en el trabajo, en la sociedad toda. All es donde hay que compartir el pan con el hambriento, abrir la casa a los sin techo, vestir al desnudo y no volver la espalda al herman o. Evitar todo lo que sea explotacin y opresin y tratar a los dems como verdaderos hermanos y hermanas nuestras har que ellos puedan entender fcilmente el mensaje de Jess: todos somos hermanos e hijos del mismo Padre que est en los cielos y en la tierra, a

208

travs de ese amor nuestro que hace palpable el Suyo. La vida cristiana se traduce as en actos y hechos concretos que transforman la sociedad en que vivimos. "Nuestra luz surgir como la aurora", primero lentamente, pero luego, sin que nada se pueda oponer a ella, con fuerza y decisin. La luz del Da llegar. Hoy somos nosotros la sal y la luz de este mundo. No es tiempo de escondernos en las iglesias sino de salir a las plazas, calles y caminos de nuestras ciudades y pueblos para all hacer presente la luz de Dios. Para que todos conozcan que Dios es Padre de todos y todas. Para la revisin de vida: La palabra, sin el testimonio de vida, es increble. Pero el testimonio de las obras, sin la palabra que interprete el testimonio, puede ser ininteligible. Palabra y testimonio mutuamente se necesitan. Cmo va en mi vida ese binomio de palabra y testimonio? Qu predomina? Se conjuntan y apoyan mutuamente? Para la reunin de grupo: -Cules de los mtodos qu hoy tenemos para conservar los alimentos existan en tiempos de Jess? -Era grande el valor que los antiguos daban a la sal? Por qu? -Por qu la expresin "negar el pan y la sal"? -Qu puede querer decir Jess al hablar de que sus discpulos deben ser "sal de la tierra"? -Qu decir de la luz?

209

Para la oracin de los fieles: -Para que los cristianos, como la sal con los alimentos, estemos en contacto con el mundo y no nos aislemos, roguemos al Seor... -Para que, como la sal, demos sabor a lo que nos rodea... -Para que "brillen nuestras obras ante los hombres" y mujeres... -Para que la palabra de la Iglesia vaya avalada por su compromiso... -Para que el compromiso de los cristianos sea interpretado correctamente mediante la confesin explcita de la fe... Oracin comunitaria: Dios Padre nuestro y Madre nuestra, que en Jess nos has invitado a difundir la Buena Nueva que l nos trajo; haz que los cristianos hagamos valer socialmente los valores del Evangelio en los que creemos, para que a nuestros hermanos les sea ms fcil reconocer la presencia que ya t tienes en todos ellos y ellas y as cumplamos la consigna que nos dej tu hijo de ser sal y luz de la tierra. Por el mismo J.N.S. SERVICIO BIBLICO LATINOAMERICANO

17. Vosotros sois la sal de la tierra. Vosotros sois la luz del mundo. Jess, en el evangelio de hoy, quiere exponer

210

a sus discpulos, nos quiere exponer a todos nosotros, cul es el papel del cristiano en el mundo. Y para hacerlo, como tantas otras veces, utiliza unas comparaciones, unos ejemplos, que nos ayuden a entenderlo. Sin duda, las imgenes que Jess ha escogido en el texto de hoy son muy sugestivas: el cristiano tiene que ser sal de la tierra y luz del mundo. Sal y luz. Sin duda dos elementos que forman parte de la vida cotidiana, dos elementos importantes, necesarios para nuestra vida. - Sal de la tierra La sal sirve para dar sabor a la comida. Una comida sin sal es inspida, no tiene sabor. Pero la presencia de la sal en la comida es una presencia discreta, ya que se disuelve en los alimentos y no se nota. Por eso la sal resulta un adecuado simbolismo, de gran riqueza expresiva, para indicar cul es la misin del seguidor de Jess en el mundo. El cristiano tiene que ser como la sal, que aporta a la vida, a menudo aburrida e inspida para tanta gente, el buen sabor de la fe, el sabor de los valores del evangelio. Pero que lo hace de un modo humilde y discreto, sin buscar protagonismo. El peligro consiste en que la sal pierda el sabor, el peligro est en que los cristianos nos diluyamos en medio de la sociedad y perdamos nuestra identidad. Si la sal se vuelve sosa, no sirve ms que para tirarla fuera y que la pise la gente. Procuremos mantener el sabor autntico de la fe para poderlo contagiar a nuestro alrededor. - Luz del mundo La otra imagen es la luz. Vosotros sois la luz del mundo, nos dice Jess. Y si la sal era importante, la

211

luz todava lo es ms. Sin luz la vida seria imposible. La luz es la que nos permite ver las cosas en su realidad y andar por el camino correcto. En cambio, si vamos a oscuras, lo ms normal es que nos caigamos o causemos destrozos. La luz tiene una gran fuerza simblica: en todos los tiempos y culturas el ser humano ha buscado la luz de la verdad, ha buscado poner luz a los interrogantes ms profundos de la existencia. La fe en Jess Resucitado es la luz que puede dar respuestas a todas las inquietudes del hombre. La imagen de la luz nos es familiar, porque a menudo es usada en los evangelios. Pero nosotros estamos acostumbrados a aplicarla a Jess. En efecto, l mismo nos dice en otro texto: Yo soy la luz del mundo, y el que me sigue no anda en tinieblas. Aqu, en cambio, no se nos dice que Jess es la luz del mundo, sino que nosotros somos la luz del mundo. Se trata, por tanto, de darnos cuenta de que todos nosotros, los seguidores de Jess, estamos prolongando la accin de Jess en cuanto damos testimonio de l. Nosotros seremos la luz del mundo si somos capaces de aportar a nuestra sociedad la fe en Jess. No podemos ocultarnos, no podemos disimular nuestra fe. Jess lo dice claramente: No se enciende una lmpara para meterla debajo del celemn, sino para ponerla en el candelero y que alumbre a todos los de la casa. Del mismo modo nosotros debemos ser luz para los dems; es la misin evangelizadora que todos los cristianos tenemos encomendada. - Las obras de la luz Lo de ser luz es ciertamente una imagen expresiva y sugerente. Sin embargo, nos podramos preguntar: Y en qu consiste eso de ser luz? Las otras lecturas de

212

este domingo nos pueden ayudar a concretarlo. San Pablo, en la segunda lectura, se diriga a la comunidad de Corinto dicindoles: Mi palabra y mi predicacin no fue con persuasiva sabidura humana, sino en la manifestacin y el poder del Espritu. Es decir, que lo de la evangelizacin, lo de dar testimonio de nuestra fe, no se trata de hacerlo con grandes discursos o bellas palabras, sino de otro modo ms autntico y convincente. Y cul es ese modo? Nos lo dicen muy claro la primera lectura y el salmo. El profeta Isaas nos decia: Parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo, viste al que va desnudo. Entonces romper tu luz como la aurora. sa es la verdadera luz que podemos vivir y transmitir. Si vivimos en nuestra vida los valores de la caridad, el amor desinteresado, la justicia, la solidaridad, entonces brillar la luz en las tinieblas. Lo mismo nos deca el salmo: En las tinieblas brilla como una luz el que es justo, clemente y compasivo. En def initiva, ser por nuestras obras como podremos ser sal de la tierra y luz del mundo. Ser por el modo de vivir como podremos mostrar a los dems la luz que ilumina nuestra vida. Ser por los valores que vivimos como podremos contagiar la fe, seremos testigos evangelizadores para las personas que nos rodean. Tal como conclua Jess sus palabras en el evangelio de hoy: Para que vean vuestras buenas obras y den gloria a vuestro Padre que est en el cielo. EQUIPO MD MISA DOMINICAL 1999/02-45

18. CR/SAL-LUZ - QUIN Y CMO SOMOS LOS DISCPULOS DE CRISTO

213

Una vez situados, los discpulos de Cristo, ante la responsabilidad de vivir de acuerdo con lo que les har conseguir la bienaventuranza divina, san Mateo pasa inmediatamente, podramos decir, a definir "quines son" los discpulos de Cristo. Por dos veces escuchamos hoy "vosotros sois". Pero la definicin que sigue al "sois" viene dada a travs de imgenes ("la sal de la tierra", "la luz del mundo"), que nos hace dar cuenta, a travs del "cmo son", de quien tiene Jess por discpulos suyos. En la expresin de Jess hay, por otro lado, una cosa sorprendente. Es el tono afirmativo del "vosotros sois". No dice "deberais ser". Los discpulos de Cristo "somos" as: sal y luz. Esta es nuestra gran responsabilidad. Por ser discpulos de Cristo somos, de hecho, de esta manera. Aunque tambin es cierto que, despus de la afirmacin categrica, se ponen las condiciones para que la realidad de lo que somos sea, en todos los casos, lo que debe ser. Por eso, despus de sentirnos confortados al escuchar hoy que Jess nos dice "quines somos", conviene fijarnos en cmo debemos ser sin rebajar nuestra condicin de cristianos. - SAL DE LA TIERRA Habitualmente, al hablar de ser "sal de la tierra" nos referimos al uso ms comn de la sal: un elemento que da sabor a los alimentos o que sirve para conservarlos, para que no se echen a perder. Primera aplicacin: los cristianos deben hacer que la tierra conserve el amor y la bondad con que Dios la cre y as sea tierra frtil que acoja los dones de Dios.

214

Segunda aplicacin: la sal nos hace encontrar el gusto de los alimentos. Esto nos hace considerar -haciendo una trasposicin espiritual- que el verdadero alimento del hombre es toda palabra que sale de la boca de Dios. Por eso los cristianos deben ser la sal que ayude a los hombres a encontrar el gusto de la palabra, de la ley, de los mandamientos de Dios. Evidentemente, podrn hacerlo si han probado este mismo gusto ellos mismos, si han gustado la verdadera sabidura: la del misterio de Dios, tal como nos ha sido revelado en Jesucristo (cf. 2. lectura). SAL/SABIDURIA: Es en esta dimensin del saber gustar de las cosas de Dios que la sal se usaba en la liturgia para hablarnos de la verdadera sabidura. Recordemos la pizca de sal que se haca gustar a los que deban recibir el bautismo, dicindoles: "Recibe la sal de la sabidura: la que te dispondr para la vida eterna". De esta sabidura que viene de Dios es tambin de la que nos habla la carta a los Colosenses cuando dice (4,6): "Que vuestra conversacin sea siempre amena, sazonada con sal", es decir que en nuestra habla se note que tenemos la sabidura de quien busca "las cosas de arriba" (Col 3,1). Usando esta sal, la de la sabidura que no viene de los hombres, habr paz entre nosotros (cf. Mc 9,50). Debemos tener presente an otro aspecto: el uso purificador de la sal. As se nos presenta en la bendicin de la sal que debe ser mezclada con el agua que ser bendecida. En este caso se hace referencia a la accin de Eliseo, que purific con sal las aguas de Jeric (cl 2R 2,19-22). La vida santa de los cristianos debe ser un elemento de purificacin de todo lo que hay de mal y de pecado en nuestro mundo.

215

As pues, no es porque s la clara exhortacin a no ser aquella sal sosa que se vuelve inservible. Porque entonces ni ellos son lo que deben ser, ni sirven al mundo manteniendo vivo el sentido de Dios. - LUZ DEL MUNDO Si la sal nos habla de transformacin interior del cristiano y del mundo, la luz nos habla de la dimensin ms visible de la fe del discpulo. El discpulo recuerda que Jess, el Maestro, se ha presentado a si mismo como "la luz del mundo" (cf. Jn 8,12) y, por eso, estn llamados a ser testigos de la luz -ante los ms lejanos y ante los ms prximos- con su fe y su vida. Salidos de las aguas bautismales, el sacramento que les ha abierto los ojos del alma a la luz nueva de Cristo, los nefitos reciben un cirio encendido y se les dice: "Habis sido transformados en luz de Cristo. Caminad siempre como hijos de la luz" ("Iniciacin cristiana de adultos", n. 226). A partir de aquel momento, a todos los cristianos se pueden aplicar las palabras del apstol: "Todos vosotros sois hijos de la luz e hijos del da" (lTe 5,5). La manera concreta de llevar a la prctica esta manera de ser del cristiano se pone claramente de manifiesto en la primera lectura y el salmo de este domingo: viviendo en justicia y santidad, manifestadas en su solicitud por los dems, por los ms necesitados, es decir, en su caridad, en la prctica del amor fraterno. Es as cmo el cristiano se transforma, en Cristo, en la luz del mundo. - EL ALMA DEL MUNDO Sal de la tierra y luz del mundo. As debemos ser y as tenemos la responsabilidad de comportarnos los

216

cristianos. Dos maneras que manifiestan la naturaleza del ser cristiano y que se encuentran bien expresadas en las palabras de la Carta a Diogneto, 6, recogidas por el Vaticano II (LG 38): "Lo que el alma es en el cuerpo, eso han de ser los cristianos en el mundo". Una realidad que se transforma en un reto para nuestra vida cristiana de cada da. JOSEP URDEIX MISA DOMINICAL 1999/02-41

19. 1. La impresin que tantas veces experimentamos los creyentes ante el silencio de Dios, es pensar que Dios ni nos ve, ni se entera de lo que sufrimos, de lo que trabajamos, y oramos y de las luchas que sostenemos. Es un silencio aparente el de Dios, y la impresin de su ausencia es falsa. Pero a veces puede ocurrir que a los hombres les suceda lo que a los judos llegados del destierro que ayunaban y sentan que Dios no les escuchaba. Y se quejaban a Dios: "Por qu vamos a ayunar si t no lo ves, por qu mortificarnos, si t no te enteras?" (Is 58,3) Y "Dios responde: El da de ayuno oprims a todos vuestros jornaleros, ayunis entre disputa y ria, golpeando con el puo" (Ib 4). Vuestro ayuno es formalista y egosta: Por eso no llega al cielo. "El ayuno que yo quiero es que desatis las cadenas injustas, dejis libres a los oprimidos, rompis todos los yugos, partis vuestro pan con el hambriento, hospedis a los pobres sin techo, vistis al desnudo y no os cerris a los hermanos. Cuando hagas esto yo te dir: Aqu estoy!. Cuando destierres de t la opresin, el gesto amenazador y la maledicencia, y

217

sacies el estmago del pobre, brillar tu luz en las tinieblas, tu oscuridad se volver medioda" Isaas 58,7. 2. Santiago escribir ms tarde: "Peds y no recibs, porque peds mal, para obtener satisfaccin de vuestras pasiones" (4,3). La raiz del silencio de Dios, est en la injusticia. La sensacin que tienen los judos es que es igual ayunar, que no ayunar; orar que no orar. Dios no les escucha porque en el fondo est el egoismo: la codicia, el homicidio, la envidia, la guerra. El egoismo exige la satisfaccin de las pasiones, y se reza incoherentemente. Unas veces se piden cosas que no convienen a la salvacin, y que si Dios las concediera tendramos un alma menos en el cielo (Santa Teresa); y otras veces se pide en condiciones indebidas y tal vez, enemistados con Dios. Quien se atreve humanamente a pedir un favor a alguien con quien est enemistado, o a quien acaba de ofender, sin reconciliarse con l de antemano? 3. Se puede tener la idea de que a Dios se le puede engaar como se trata de engaar a los hombres. A los hombres se pretende engaarles con actitudes polticas y falsas, y se intenta hacer entrar a Dios en el mismo juego, y eso no vale. 4. Cuando se realiza el programa marcado por el profeta, cuando hacemos el bien a los dems, y experimentamos que Dios nos oye y que nos responde por la paz que inunda nuestra conciencia, que es su voz, se cumple el anuncio de Isaas: "Brillar tu luz en las tinieblas", que coincide con el del salmista: "El justo brilla en las tinieblas como una luz" Salmo 111.

218

Luz tanto ms esplendorosa y visible y necesaria, cuanto ms oscuras las tinieblas del mundo. 5. La luz que resplandece en el justo es la misma luz del Seor, que vive en l y se trasluce, hasta el punto de convertirse en luz del mundo: "Vosotros sois la luz del mundo" (Jn 8,12). Una vidriera en la que reverbera el sol de medioda queda transformada en el mismo sol, hasta llegar a parecer sol. Los cristianos, incorporados a Cristo son su mismo cuerpo y su misma luz, cuando viven lo que prometieron, viviendo como Cristo y as se convierten en luz del mundo cumpliendo sus deberes morales y humanos con el prjimo. Tuve hambre y sed, estuve desnudo, triste y abandonado...y me socorristeis. Es decir, la Religin debe ser interior, en espritu y verdad, y consecuente. La sal, la luz, la ciudad en alto, son Signos csmicos, que hacen pensar en la creacin primera del universo, y nos urgen a comenzar la nueva creacin, abandonando el cristianismo burgus de mnimos, que muchos viven, 6 La sal se usa para condimentar los alimentos. Los judos "sazonaban con sal sus ofrendas", para que fueran agradables a Dios. Los cristianos, debemos ser sal en el mundo, escondidos en la tierra, para, invisibles y sin apariencia, dar sabor nuevo de Dios al mundo, quitndole la sosez y la vulgaridad de quien ha perdido los valores, y para influir en l como fermento, ayudndole a descubrir el sentido de la vida, para que no quede atrapado por sus tendencias y aspiraciones rastreras. Adems de sazonar e impedir la corrupcin, los discpulos de Cristo poseen la "sal de la sabidura de la Palabra". Con su difusin, sobre todo encarnada en la

219

vida, dan sabor al mundo, y ayudan a que la corrupcin vaya disminuyendo y el mundo se vaya purificando. Podramos aadir que hemos de ser como antibiticos que van destruyendo el campo de las bacterias. Pero si nosotros estamos invadidos cmo vamos a ser antibiticos? "Si la sal se vuelve sosa, con que la salarn?". No hay sal para sazonar la sal. "Slo sirve para tirarla fuera". A la calle. Fuera del Reino? Por lo menos "para ser despreciados por los hombres" (Lagrange). 7 "Sois la luz". Dice Isaas: "los pueblos caminarn a tu luz" (Is 60,3). Es lo que dice tambin Simen con el Nio Jess en brazos (Lc 2,32). Por ello dirige Paul Claudel su repetido apstrofe a los cristianos: "Qu habis hecho de la luz?". Porque los cristianos no podemos ser cuerpos opacos, pero tampoco cuerpos con luz propia. Nuestra luz es la del Seor a quien, hechos nosotros sencillos y transparentes, traslucimos. Cuanto ms limpio el cristal, mejor trasluce la luz de la verdad, del bien, de la belleza. 8. Los que comienzan a conocer a Dios sienten deseos de comunicar lo que ellos empiezan a gustar. El deseo es normal y bueno, pero puede ser contraproducente. Lo que a los principiantes les nace es ensear, ms que aprender; corregir, mejor que corregirse, ms que orar, hacer cosas. Por eso San Juan de la Cruz ensea que "ms quiere Dios de t el menor grado de pureza de conciencia, que cuantas obras puedas hacer". Ah encontraremos la raiz de por que haciendo tantas cosas los cristianos, cunde la tibieza en unos, la frialdad en otros y, en general, el poco mpetu de

220

espritu amoroso. Dispuestos a lanzar la red, sobre todo, en el puerto y ante fotgrafos y cmaras de televisin, mas remisos en conseguir limpieza de intenciones y de corazn. Cuando se hace poca oracin y la poca que se hace es vocal y no se practica la mental, y menos se alcanza la "tercera agua de ro o de fuente", (Santa Teresa) no podemos esperar que la accin de los cristianos brille, convenza, avasalle, convierta, transforme. No es la accin, sino el amor con que se hace, con limpieza y desprendimiento de intereses y de ganga de pasiones, pecados y defectos, lo que hace crecer el Reino de Dios, la gracia, la santidad que, a corto plazo no se van a ver. Y por eso no se hace, porque no se va a ver, no te lo van a tener en cuenta, ni a catalogar en tu "curriculum". Quin se cree que el acto de recoger un papel del suelo por amor puro de Dios, puede obrar la conversin de un alma? Teresa del Nio Jess se lo crea y lo alcanzaba. Mientras no consigamos formar esa conciencia en la Iglesia, viviremos sumergidos en el dficit y en la inflacin. Muchas hojas, poco fruto. Como la higuera maldecida por Cristo (Mt 21,19). 9. Elevando los ojos Jess cuando predica el sermn de la Montaa, muy bien poda ver tres ciudades: Hippos, Safet Sfforis, que le pudieron inspirar El texto: "No se puede ocultar una Ciudad puesta en lo alto de un monte". "Jerusaln est construda como ciudad bien trazada" (Sal 121): Los discpulos de Jess son la Jerusaln nueva. Descendamos: Un compaero y otro y otro...han visto tu ordenador y tu escner y tu pgina en Internet y, sin comentar nada, al poco tiempo se lo han instalado y lo usan. Es el poder de la imitacin, de la ejemplaridad. Una ciudad ordenada es

221

un reclamo a la imitacin. Por eso la Iglesia, antes que dedicarse a reformar el mundo, tiene que ordenarse y reformarse ella, para ordenar el mundo, que lo har fascinado por su hermosura, como Cristo quiere a su esposa, "sin mancha ni arruga". Le ocurrir al mundo lo que a la reina de Saba cuando, atraida por la fama de Salomn, fue a visitarle, y comprob que su sabidura, puesta de manifiesto en su orden y en su gobierno, superaba lo que le haban dicho, y exclam: "Felices tus gentes" (1 Rey 10,1) 10 Tampoco se enciende la vela para ponerla bajo el celemn, sino sobre el candelero, para que ilumine a todos. En tiempos de Cristo se alumbraban con grasas encendidas: para apagar la luz, se tapaba con una especie de cubo, que extingua el oxgeno y apagaba la luz, y se evitaba el humo y el hedor de la grasa quemada. 11. La luz no debe apagarse. Debe iluminar siempre, con las buenas obras, realizadas para que glorifiquen a Dios, y no para la propia ostentacin y vanidad. Pero no hay que dejas las obras ni por falsa humildad, ni por pereza, ni por cobarda. Mientras San Bernardo predicaba, le sugiri el diablo: -Qu bien lo haces! "Ni por t lo comenc, ni por t lo dejar", contest el santo. 12. La Carta a Diogneto dice de los cristianos del Siglo II: "No se distinguen de los paganos por su vestido, comidas y hbitos de vida. Cada uno tiene su patria, pero se juzga peregrino; todo les es comn con los dems. Toda otra regin es su patria, aunque en toda patria se encuentran peregrinos. Como todos, tienen sus mujeres, cran hijos, pero detestan los abortos. La

222

mesa les es comn, mas no el lecho. Son de la carne, pero no viven segn la carne. Habitan en la tierra, pero su ciudad es el cielo. Lo que el alma es en el cuerpo, eso son los cristianos en el mundo... Tan noble es el puesto que Dios les ha asignado, que no les est permitido desertar de l". 13. As son -debemos ser- para todos los hombres, visibles, como la ciudad puesta en lo alto, y como la luz esplndida del medioda, o invisibles, con accin callada, pero eficaz, como la sal. Como la Eucarista que silenciosamente va transformando nuestras vidas y el mundo. Como una inmensa transfusin diaria de sangre salvadora y fecunda. J. MARTI BALLESTER

20. 1. Lecturas en la Misa Isaas 58, 7-10 : "Parte tu pan con el hambriento... y no te cierres a tu propia carne. Entonces romper tu luz como la aurora.." San Pablo. II Cor 2,1-5 : "Nunca entre vosotros me preci de saber otra cosa sino a Jesucristo, y ste crucificado" Ev. segn san Mateo 5, 13-16 : "Vosotros sois la sal de la tierra..., la luz del mundo.. Alumbre vuestra luz a los hombres" 2. Palabras para ser dichas y vividas

223

2.1. El manjar que hoy se nos ofrece en la liturgia de la Palabra es realista, integrador, comprometido. No permite lanzar palabras al vuelo sino que ensea a encarnarlas en la vida. Jess dijo un da a sus discpulos, hablando de los maestros de la ley : haced lo que os digan, que es bueno; no hagis lo que hacen, pues no es coherente con la palabra. Nuestro deber, nuestra honestidad estar en armonizar palabras y vida. 2.2. Las tres lecturas de nuestra celebracin poseen unidad y se complementan en lo que ensean. Isaas mide nuestra calidad de palabra y vida por los gestos de solidaridad, caridad, justicia, liberacin. Pablo aade que en su predicacin l no ha pretendido otra cosa sino mostrar el amor oblativo de Cristo en su entrega a los dems. Y Mateo nos transmite la reflexin de Jess a sus enviados y testigos por el mundo: sabed a qu estis llamados y enviados, y no andis en tinieblas sino como luceros de la maana. 3. Cmo el pan compartido es luz de vida 3.1. Sigue llamndose Isaas al autor del captulo 58 del Libro que comentamos. Escribe y habla a los israelitas por el ao 500 antes de Cristo, en el periodo de regreso del destierro de Babilonia. En ese captulo 58 el profeta pone la mano en la llaga de las incoherencias y equvocos humanos: en la vida se dice y no se hace, se finge espritu noble y se acta con bajeza, se presume de rica interioridad compasiva y luego no se convida al pobre a nuestra mesa, o se habla de ayunar en el espritu para agradar a Dios y no se cultiva la caridad fraterna ....

224

3.2. Por reaccin contra esas incoherencias, y para promover una vida testimonial en israelitas y cristianos, es muy interesante observar el ritmo que imprime a sus palabras el profeta. Sus palabras responden perfectamente a cuanto en la psicologa religiosa actual se reclama: -Si quieres ser fiel y coherente, comienza partiendo tu tan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo y viste al desnudo; es decir, comienza actuando externamente con humanidad, con entraas de amor y misericordia, pues se es el mejor prembulo a la vida en fe. -Luego, reflexiona sobre lo que haces y observa cmo, en la medida en que das amor, en que rasgas tu propia carne, tus egosmos e intereses, y te abres gozosamente a los dems, te vas gratificando a ti mismo en el mejor espritu. Llevas el premio contigo. -Finalmente, observars que ese comportamiento crea en ti una actitud virtuosa que te hace pronto y solcito en el favor a los dems; y en ese contexto descubrirs cmo se hace o enciende una luz nueva para ti, la luz que alumbra y da calor : en caminos o sendas de justicia, benevolencia, disponibilidad, apertura al misterio de Dios que se esconde y hace presente en todas partes ... 4. Coherencia y vida en Cristo, y en su cruz 4.1. Pablo es uno de los grandes testigos de nuestra fe. Lo es desde su singularidad psicolgica, cultural y religiosa. l, como los dems, es nico, y responde desde s mismo con absoluta coherencia y conciencia responsable. l, como Juan, no es el que esperbamos

225

por Mesas, sino su servidor humilde, dispuesto a soltar las sandalias de sus pies. 4.2. En el prrafo que hoy leemos de su Carta a los corintios se contienen ricas enseanzas, tanto de doctrina espiritual como de pedagoga humana y de pastoral misionera: -Doctrina espiritual: Pablo ha pasado de ser "enemigo de Cristo y de la cruz de Cristo" a persuadirse de la verdad y grandeza de su persona y revelacin; y ha alcanzado tal calidad de vida en su identificacin con el ideal del Maestro que ya no quiere saber ni predicar otra cosa "sino a Cristo, y a ste crucificado". Se siente salvado por Cristo, y necesita proclamarlo.. -Pedagoga humana: los misterios de Dios, la comunicacin de la fe, la enseanza de la verdad revelada en Cristo, no se exponen "con sublime elocuencia o sabidura", con magisterio universitario ejercido desde archivos y pergaminos viejos, sino desde la debilidad, desde el santo temor, desde la humildad, cercana y experiencia de fe ...Quien vive comunica vida, contagia vida. -Pastoral misionera: Pablo se siente llamado con enorme fuerza interior a proclamar el misterio de Dios en Cristo; y no de cualquier forma sino siguiendo el camino de la cuna a la cruz, y asumindolo en la propia existencia personal. Adems, con realismo evanglico, no haciendo del propio pensamiento humano el objeto o tema de predicacin sino concediendo ese honor exclusivamente a la presentacin y proclamacin de Cristo y del misterio de Dios .... Y todo ello, por el poder del Espritu que es quien mueve a la fe y nos mantiene en ella.

226

5. Misin iluminadora y saludable del cristiano 5.1. Ser cristiano es equivalente a "ser discpulo de Cristo" , pues solamente adhirindose a l y caminando sobre sus huellas se da cumplimiento al injerto del sarmiento en la cepa de la vid, a la incorporacin de cada uno como piedra viva en el templo eclesial, al flujo de la gracia desde la humanidad-divinidad de Cristo a nuestras almas .... 5.2. Las dos imgenes con que el evangelio de hoy caracteriza al discpulo de Jess son stas: ser luz o foco de luz y ser sal o salvaguarda en el cuerpo mstico, para que no se corrompa. Las dos imgenes son de coherencia humana y en la fe: -Ser luz: Cristo y el cristianismo son luz entre nieblas de errores, horizonte salvfico en medio de un mundo desconcertado, experiencia del reencuentro de Dios y el hombre como personas que se necesitan y aman, ejemplo de vida en la tierra con la mirada en el cielo ...Si en el cristianismo se apaga la lmpara con que iluminaba al mundo, esto significara que ya no es necesario, que ya no se le busca, que ya no vale la pena cultivarlo, que ya ha muerto ... -Ser sal: Cristo y al cristianismo tienen que colaborar de forma importante en la misin de hacer ms humana a la humanidad, ms robusta su salud, ms incorruptible y fructfera su doctrina en el decurso de la historia evolutiva ... 6. Aplicacin Seamos los cristianos caritativos y as iluminaremos y salvaremos a los hombres; seamos testigos de Cristo,

227

incluso hasta la cruz, y desde su altura iluminaremos a una sociedad que mira demasiado a la tierra; seamos servidores de los hermanos y amigos-adoradores de Dios, y as viviremos con coherencia en la carne y en el espritu... DOMINICOS Convento de San Gregorio. Valladolid Orden de Predicadores - Familia Dominicana

21. COMENTARIO 1 Y DIOS, ES BUENO? Este domingo viene a caer casi siempre en febrero, mes en el que se celebra la Campaa contra el Hambre en el Mundo, circunstancia que puede favorecer el que muchos, al tomar conciencia de la terrible realidad del hambre en nuestro planeta, hayan pensado de esta manera: Cmo es posible que Dios permita tanto dolor? Cmo es posible que, siendo bueno, no acabe con tanto sufrimiento? O es que Dios no es tan bueno? O es que Dios no existe? Y DIOS, DONDE ANDA? Y ES BUENO? Se habr olvidado Dios de nuestro mundo? Dnde est Dios? Dnde encontrarlo? Al tomar conciencia de las miserias que se acumulan a lo ancho y largo de este mundo, del hambre, la enfermedad, la incultura...; al ser testigos de los

228

sufrimientos tan inhumanos a que se ven sometidos tantos millones de seres humanos, una pregunta se plantea en la mente de muchos: Quin ha dispuesto las cosas tan mal? No podemos negar que conocer nuestro mundo, cuando se posee un mnimo de sentido crtico, deja un amargo sabor de boca: en la actualidad se estn matando los hombres unos a otros en unas treinta guerras, hay quince millones (15.000.000) de leprosos en todo el mundo, muchos de ellos con deficiente atencin sanitaria, y son decenas de millones de hombres los que mueren de hambre cada ao en el mundo... Manifiesta este mundo la bondad de su Creador? No nos escandalicemos por la pregunta: la historia nos asegura que son muchos los que han dejado de creer en Dios porque no han sido capaces de superar el escndalo de un mundo que rebosa sufrimiento. SAL DEL MUNDO En la antigedad, en el entorno cultural de Israel, cuando se haca un pacto entre dos pueblos, una vez de acuerdo en los trminos de la alianza, se sola celebrar un banquete, con el que quedaba sellada; en ese banquete se usaba la sal, dndole una gran importancia simblica: la sal hace que los alimentos se conserven sin corromperse; pues eso es lo que deban procurar quienes establecan aquella alianza, mantenerla en vigor permanentemente. Los pactos que se hacan segn ese rito los llamaban pactos de sal.

229

Dios ha querido hacer una nueva alianza; los trminos de la misma los acaba de explicar Jess: son las bienaventuranzas. Dios estar presente en medio de los hombres que elijan ser pobres para construir un mundo en el que no haya pobres, y en el que los hombres sean solidarios, y honestos, y comprometidos en la construccin y el mantenimiento de la paz; y fieles hasta el final a sus compromisos, a pesar de los conflictos y de las persecuciones que su estilo de vida les pueda acarrear... Es una alianza que Dios quiere establecer no con un pueblo en particular, como antes, sino con toda la humanidad, con todo el mundo a quien promete la felicidad, la dicha: Dichosos. . . Dios ser fiel -siempre lo fue- a esa alianza; pero los que tienen la misin de hacer que se mantenga viva son los discpulos de Jess: ellos son -nosotros debemos ser- la sal de la tierra. LUZ DEL MUNDO Y ellos -los discpulos, que hoy somos nosotros- son los que tienen que hacer que sea patente, que se vea con claridad la presencia de Dios en el mundo de los hombres: vosotros sois la luz del mundo. Porque Dios no se hace visible en los fenmenos terribles de la naturaleza -el trueno, el rayo, el terremoto-, como se crey en un tiempo; Dios se hace visible en la vida de los hombres y, en concreto, en la

230

vida de la comunidad cristiana que lleva a cabo con fidelidad el programa de las bienaventuranzas. Hubo un Hombre que se comprometi a dar su vida para que los hombres pudieran ser felices; entonces se abri el cielo y se restableci la comunicacin entre Dios y la humanidad. En adelante, cuando un pedazo de esa humanidad, un grupo de hombres y mujeres, de ancianos y de nios, asuman juntos ese compromiso, Dios se har presente y su luz brillar con fuerza en medio del mundo. SI LA SAL SE VUELVE SOSA... Mil millones. No. No se trata de dinero. Se trata de personas que dicen que son discpulos de Jess de Nazaret, que dicen que son cristianos. Personas que, al menos tericamente, debern estar comprometidas en construir un mundo en el que no hubiera sufrimiento. Personas cuya actividad debera ser manifestacin de la bondad de un Dios que es amor hasta la exageracin... No se habr vuelto sosa la sal? 22. COMENTARIO 2 v. 13 Vosotros sois la sal de la tierra. Y si la sal se pone sosa, con qu se salar? Ya no sirve ms que para tirarla a la calle y que la pisotee la gente. . La sal, que asegura la incorruptibilidad, se usaba en

231

los pactos como smbolo de su firmeza y permanencia. En particular, todo sacrificio deba ser salado, como seal de la permanencia de la alianza (Lv 2,13; cf. Nm 18,19: una alianza de sal es perenne; 2 Cr 13,5: El Seor... con pacto de sal concedi a David y a sus descendientes el trono de Israel para siempre). La tierra significa la humanidad que la habita. Segn este dicho de Jess, los discpulos son la sal que asegura la alianza de Dios con la humanidad; es decir: de su fidelidad al programa de Jess depende que exista la alianza, y que se lleve a cabo la obra liberadora prometida. Si la sal pierde su sabor, con nada puede recuperarlo; si los que se llaman discpulos de Jess, y tienen delante su ejemplo, no le son fieles, no hay donde buscar remedio. Esos discpulos son cosa intil, han de ser desechados, arrojados fuera, y merecen el desprecio de los hombres, a cuya liberacin deban haber cooperado. vv. 14-16 Vosotros sois la luz e mundo. No se puede ocultar una ciudad situada en lo alto de un monte; 15ni se enciende una lmpara para meterla debajo del perol, sino para ponerla en el candelero y que brille para todos los de a casa 16Empiece as a brillar vuestra luz ante los hombres; que vean el bien que hacis y glorifiquen a vuestro Padre del cielo. . La luz es la gloria o esplendor de Dios mismo, que, segn Is 60,1-3, haba de refulgir y brillar sobre Jerusaln. La interpretacin de Is 60,3 aplicaba la frase a Israel; tambin a la Ley y al templo (cf. Is 2,2) y a la ciudad de Jerusaln (cf. Is 60,19), siempre como reflejo de la presencia de Dios en ellos. Esta presencia radiante y perceptible se ha de verificar en adelante en

232

los discpulos; ellos son el Israel desde donde refulge Dios, la nueva Jerusaln donde l habita. Esa luz ha de ser percibida: la comunidad cristiana no puede esconderse ni vivir encerrada en s misma. La gloria de Dios ya no se manifiesta en el texto de la Ley ni en el local de un templo, sino en el modo de obrar de los que siguen a Jess. Vuestra luz son las obras en favor de los hombres, descritas en 5,7.8.9, en las que resplandece Dios: la ayuda, la sinceridad y el trabajo por la paz, es decir, la constitucin de una sociedad nueva. Al nombrar a Dios como Padre de los discpulos, Mt alude a la calidad de hijos de que stos gozan por su actividad, que contina la del Padre (5,9). As, los hombres glorificarn al Padre, es decir, conocern al nico verdadero Dios. Estos dos dichos de Jess confirman la creacin del Israel mesinico: los discpulos son los garantes de la alianza y en la comunidad resplandece la gloria de Dios. Es la comunidad de los que han elegido ser pobres (5,1), se mantienen fieles a este compromiso (5,10), ejercen las obras propias de los hijos de Dios (5,7-9) y dan as ocasin a la liberacin de la humanidad (5,4-6). Es la presencia del reinado de Dios en la tierra (5,3.10). 23. COMENTARIO 3 Pareciera que las decisiones verdaderamente importantes concernientes a la historia y la vida de los seres humanos se toman en los grandes centros de poder. Una comunidad alejada de dichos centros est expuesta a una doble tentacin. Hundirse en el

233

pesimismo de su impotencia o refugiarse en la intimidad de su vida comunitaria para, de esa forma, experimentar su valor. Los tres textos de la liturgia de este domingo salen al encuentro del peligro de ese doble tipo de reaccin por parte de la comunidad. Para ello el evangelio presenta a los integrantes de la comunidad desde la comparacin con dos elementos esenciales a la vida de los seres humanos: la sal y la luz. Gracias a ella busca manifestar el valor de la vida y accin de los seguidores de Jess. De esta manera se busca recrear la conciencia de la propia dignidad desde la misin universal e ilimitada que la comunidad est llamada a realizar. La sal de la que se habla es para toda la tierra, la luz es para el mundo. La ltima de la imgenes conecta directamente con el proyecto luz de las naciones elaborado a partir del Exilio por obra de los discpulos y discpulas de Isaas. A la vuelta de Babilonia, los dirigentes judos creen que la nica forma de conservar la identidad del pueblo, perdido en la inmensidad del imperio persa, consiste en el recurso a la insistencia en el mbito cultual y legal. De esta forma se produce una reduccin de la misin de Israel a espacios ms cercanos a los individuos y, por tanto, ms controlables por stos. En oposicin a esta opcin de la dirigencia postexlica, la primera lectura se abre a horizontes que engloban la construccin de un nuevo tipo de relacin entre los miembros de toda la humanidad, especialmente de la que afecta a los necesitados: hambrientos, sin techo, desnudos, explotados. Este proyecto engloba todos los elementos de la vida

234

de la nacin y coloca el culto en el mbito de una bsqueda de un autntico encuentro con Dios por medio de la realizacin de la justicia, en que est en juego no slo la vida del mismo pueblo sino tambin la de toda la humanidad Siglos despus, la accin de Jess se inscribe en la continuacin de este proyecto de realizacin de la justicia de la que depende no solamente la existencia del pueblo de Israel sino tambin la suerte de todas las naciones de la tierra. Mateo, para una comunidad enfrentada con el poder del imperio y del judasmo oficial, recupera esa memoria de una luz universal que, por su propia naturaleza, tiende a difundirse. Los poderes civiles y religiosos de la poca buscan, gracias al mecanismo de transferencia de culpabilidad, sumir a los cristianos en la conciencia de su impotencia que impida la realizacin de las transformaciones requeridas o que conduzca a reducir esas transformaciones a un mbito reducido de la existencia. La imagen de la luz del mundo impide una y otra de esas soluciones y, se expande en dos direcciones: la de la visibilidad de una ciudad situada sobre una montaa y el lugar en que se sita toda lmpara que se enciende. La ciudad sobre una montaa es un punto de referencia para todos que no puede ser ocultada. Las imgenes de una Jerusaln centro de atraccin para todos los pueblos de los discpulos de Isaas se transfiere a la existencia de la, a simple vista

235

impotente, comunidad de seguidores de Jess. El lugar de la colocacin de la lmpara, prolonga ese universo de imgenes. De esa forma se reafirma el sentido del designio de Dios que por su misma naturaleza quiere iluminar a todos los de la casa. Se enmarca as la misin de la comunidad frente a todos los de la casa, que el versculo siguiente determina como frente a todos los seres humanos y, por consiguiente, la ntima unin de la gloria del Padre con la prctica de la justicia desde la que se debe entender toda tarea y obra comunitaria. De esta forma, la comunidad es llamada a comprender su ser y su actuacin no hacia s misma sino en la realizacin de una justicia universal. La imagen que precede a la de la luz (v.13) presenta las mismas caractersticas de universalidad misionera. La comunidad es sal y sal de la tierra. A esta condicin est ligada su existencia ya que una respuesta inadecuada a esta cuestin la convierte en superflua: slo sirve para echarla a la basura o para que la pise la gente. La revalorizacin comunitaria, desde esta perspectiva, se realiza sin disminuir en lo ms mnimo las exigencias requeridas. Est en juego en ellas no slo la propia existencia sino la suerte universal de la humanidad ligada a esta pasin ilimitada por la justicia. De la prctica comunitaria depende la glorificacin de Dios, el Padre de los seres humanos. Esta condicin,

236

agudamente sentida en todo el sermn de la montaa, presenta a Dios ntimamente ligado a la actuacin comunitaria y, a travs de ella, al bien de la humanidad. La glorificacin de Dios se presenta como el contenido programtico que slo puede manifestarse plenamente en la bsqueda apasionada de la justicia, es decir del querer divino. Slo desde la experiencia de debilidad del discpulo se puede, paradjicamente revelar el poder de Dios como ensea Pablo en la I carta a los Corintios. El carente de la humana sabidura puede convertirse en expresin de la fuerza de Dios y de su poder. 1. R. J. Garca Avils, Llamados a ser libres, "Seris dichosos". Ciclo A. Ediciones El Almendro, Crdoba 1991 2. J. Mateos - F. Camacho, El Evangelio de Mateo. Lectura comentada, Ediciones Cristiandad, Madrid. 3. Diario Bblico. Cicla (Confederacin internacional Claretiana de Latinoamrica). 24. Fuente: Catholic.net Autor: P. Antonio Izquierdo Nexo entre las lecturas Ya en ocasiones precedentes (Epifana del Seor y Tercer domingo ordinario) hemos tenido la oportunidad de reflexionar sobre la "luz" en el misterio cristiano. Hoy lo hacemos bajo una nueva perspectiva: el cristiano es luz y debe iluminar a los hombres con el

237

amor y la caridad. En estas palabras nos parece encontrar un tema que unifica las lecturas. El profeta Isaas nos dice que nuestra obscuridad se volver luz cuando practiquemos las obras de misericordia y no cerremos nuestra alma a los sufrimientos de los necesitados. San Pablo en la primera carta a los corintios habla de una caridad an ms profunda: predicar la Palabra de Dios sin buscar la vanagloria humana. El evangelio, en cambio, nos ofrece tres metforas que muestran que el cristiano debe sentirse comprometido con el mundo y no puede mantener la mirada ausente y distrada. l se debe a los dems: l es -debe ser- la luz que ilumina; l es la sal que no puede perder su sabor; l es la ciudad colocada a lo alto, que orienta y anuncia el camino. El tema de fondo est en ese amor cristiano que no se reserva, ni se recluye en el propio egosmo, o en el miedo al sufrimiento, o en el propio inters. El cristiano se sabe, de algn modo, responsable del mundo y nada de lo propiamente humano -especialmente el sufrimiento- le es indiferente. Mensaje doctrinal 1. Dios es luz y los cristianos deben comportarse como Hijos de la luz. Leemos en el salmo 36, 8.10: Oh Dios, qu precioso tu amor! Por eso los hijos de Adn, a la sombra de tus alas se cobijan. En ti est la fuente de la vida, y en tu luz vemos la luz. Dios es luz, Dios es amor; en l no hay tinieblas y en su luz nosotros vemos la luz y nos transformamos en luz, nos transfiguramos en luz. San Pablo subraya que el cristiano es una creatura nueva que ha pasado de las

238

tinieblas a la luz: Porque en otro tiempo fuisteis tinieblas; mas ahora sois luz en el Seor. Vivid como hijos de la luz; pues el fruto de la luz consiste en toda bondad, justicia y verdad(Ef 5, 8-9). As pues, el cristiano, debe comportarse como Hijo de la luz, su tarea no es pequea, ni indiferente. Su fe debe llevarlo a tomar parte con responsabilidad en las realidades temporales. Debe superar uno de los ms graves errores de nuestra poca: el divorcio entre la fe y la vida diaria (Cfr. Gaudium et spes 43). No es poco lo que Dios mismo ha puesto en sus manos, ni pequea su responsabilidad en la construccin del mundo. Los frutos que debe dar como hijo de la luz son: amor, justicia y verdad. Los primeros cristianos, aun en medio de persecuciones, entendieron muy bien que tenan que ser luz. Saban que eran un "pequeo rebao" en medio de un mundo paganizado y sentan vivamente su responsabilidad de iluminar, de ser fermento y de comunicar la "buena nueva". As lo testimonia la carta a Diogneto con esplndidos pasajes: "Lo que es el alma para el cuerpo, eso son para el mundo los cristianos. De la misma manera que el alma est en todos los miembros del cuerpo, as los cristianos estn esparcidos por todas las ciudades del mundo" (2, 6) y un poco ms adelante aade: "El lugar que Dios nuestro Seor nos ha sealado es tan hermoso que no se nos permite desertar de l" (6,10). 2. Nuestras obras deben brillar ante los hombres, para que den Gloria a Dios. El cristiano obra en el mundo y debe hacer que sus obras brillen ante los hombres, pero debe hacer esto con el nico deseo de "dar Gloria a Dios". El discpulo de Cristo no puede buscar su propia gloria, sino la gloria del Padre celestial. Por ello,

239

no existe contradiccin entre las palabras del evangelio de este quinto domingo: alumbre as vuestra luz a los hombres para que vean vuestras buenas obras y den gloria al Padre celestial. Y el texto de San Mateo en el captulo 6,1: Guardaos de practicar vuestras buenas obras delante de los hombres para ser admirados. Las buenas obras deben brillar para que todos den gloria a Dios. Pero las buenas obras no son para que nos admiren, nos reconozcan o nos alaben. Todo eso es gloria y vanidad humana que se esfuma. El cristiano, por ello, debe ser un hombre humilde, un "hombre de Dios". Desprendido y olvidado de s mismo. Como San Pablo debe hacer notar que "no se presenta ante el mundo con una sabidura y persuasin humana, sino dbil y slo con el poder del Espritu". Cuando el cristiano busca su propia gloria y el reconocimiento de las personas, su apostolado se desvirta, se convierte en sal que ha perdido su capacidad de dar sabor; se ha hecho luz que no ilumina; ciudad escondida que no sirve de orientacin. Es honda la tentacin de procurar la propia gloria por encima de la gloria de Dios. Sugerencias pastorales 1. La responsabilidad ante el mundo. Las dramticas realidades que hemos vivido en el umbral mismo del tercer milenio nos obligan a una reflexin sobre el sentido de la vida humana y sobre la tarea que, como cristianos, nos corresponde desempear en este mundo. El deseo natural del hombre de entender, al menos confusamente, el sentido de su vida, de su accin y de su muerte, se ha agudizado dolorosamente por la amenaza de una derrota total de la civilizacin.

240

Podemos decir que el sentido religioso del hombre se ha acentuado. El hombre busca un apoyo que d seguridad a su existencia. Se trata de un momento dramtico de la historia en el que el mundo espera de los cristianos una respuesta, una indicacin, un testimonio que d esperanza y razones para seguir viviendo. En la carta apostlica Nuovo Millenio Ineunte, el Papa escriba: "Un nuevo siglo y un nuevo milenio se abren a la luz de Cristo. Pero no todos ven esta luz. Nosotros tenemos el maravilloso y exigente cometido de ser su "reflejo". Es el mysterium lunae tan querido por la contemplacin de los Padres, los cuales indicaron con esta imagen que la Iglesia dependa de Cristo, Sol del cual ella refleja la luz. Era un modo de expresar lo que Cristo mismo dice, al presentarse como "luz del mundo" (Jn 8,12) y al pedir a la vez a sus discpulos que fueran "la luz del mundo"(cf Mt 5,14). sta es una tarea que nos hace temblar si nos fijamos en la debilidad que tan a menudo nos vuelve opacos y llenos de sombras. Pero es una tarea posible si, expuestos a la luz de Cristo, sabemos abrirnos a su gracia que nos hace hombres nuevos. (Nuovo Millennio Ineunte 54). 2. Ser luz es hacerse don para los dems. Hay personas que por su caridad sin lmites cautivan nuestro aprecio y estima. Son sacerdotes, religiosos, hombres y mujeres consagrados, laicos... que viven en actitud de servicio desinteresado a los dems. Son personas que encontramos en los hospitales, en los hogares, en la escuela y en la industria, profesores y trabajadores, etc. Su caridad, a pesar de sus fallos personales, no tiene lmites. Por una parte debemos abrir nuestros ojos a esta realidad y descubrir todo lo

241

bello y bueno que hay en el mundo. Pero por otra parte, conscientes del mal y del pecado que acechan el corazn humano, debemos sentirnos llamados personalmente: Soy yo tambin luz para mis hermanos, para las personas que conviven conmigo? Soy sal que da una razn para vivir? Mi vida es realmente un don para los dems? Me doy cuenta de que mi vocacin innata es el amor y mientras no ame estar en la obscuridad, en la tristeza y desesperacin? El gran peligro que nos acecha est dentro de nosotros y tiene un nombre: egosmo. Cada uno, ante las amenazas del mundo moderno, debera redoblar esta conviccin interior: yo tengo una misin en esta vida y esa misin es el amor. En mi familia, en mi trabajo, en la construccin de la sociedad civil, yo debo ser fermento de vida cristiana y de amor cristiano. Cada da, cada minuto que yo deje pasar por egosmo o pereza, ser un da perdido, una ocasin fallida. Por el contrario, cada acto de amor y caridad que yo haga, har grande al mundo, revelar el rostro de Dios. "Podemos estar al margen -se pregunta el Papa casi con tono proftico en la Carta Nuovo Millennio Ineuntede los problemas que amenazan la paz, a menudo, con la pesadilla de guerras catastrficas? O frente al ataque de los derechos humanos fundamentales de tantas personas, especialmente de los nios? Muchas son las urgencias ante las cuales el espritu cristiano no puede permanecer insensible".(Nuovo Millennio Ineunte 51).

25. SERVICIO BBLICO LATINOAMERICANO

242

Las bienaventuranzas se hacen realidad en la comunidad bienaventurada que es comunidad sal y luz. As tenemos que los pobres de espritu, los pacifistas, los que lloran, los que tienen hambre y sed de justicia, los misericordiosos, los limpios de corazn, los que buscan la paz, los perseguidos por causa de la justicia son todos aquellos y aquellas que constituyen comunidad de Mateo. Esta misma comunidad es la llamada a recibir y practicar el mensaje del Sermn de la Montaa, que se inicia precisamente con las bienaventuranzas. Comunidad sal de la tierra Muchas veces cuando leemos este texto creemos que sal de la tierra es la misma sal de la cocina, la que usamos con nuestros alimentos cotidianos. Pero si nos fijamos en el contexto de aquella poca en que se escribi esta comparacin nos damos cuenta que en las culturas antiguas, para conservar la comida y condimentarlas, la sal se convirti en smbolo de alianza y amistad entre los pueblos y entre las familias. Recuerdos de estas antiguas alianzas las encontramos en Lv 2,13 y Nm 18,19. Sabemos tambin que en Palestina en tiempos de Jess, los pastores que llevan las ovejas al campo durante el da, las dejan sueltas pasteando. En la noche, ellas tienen que volver al corral para no quedar expuestas a las fieras salvajes. Volvan comiendo la sal de la tierra que se encontraba en las orillas del lago de Tiberades o del Mar Muerto. La sal de la tierra conduca las ovejas de vuelta al rebao. As, no es difcil imaginarnos que cuando Jess dice a su comunidad ustedes son la sal de la tierra estaba

243

diciendo: Ustedes tienen la funcin de reunir al pueblo disperso en el rebao del Padre para que no se pierda ni vaya a quedar expuesto a las fieras del mundo. La misin de las discpulas y los discpulos es la de unir a la humanidad en el reino de Dios. Tambin era costumbre en Palestina usar la sal para activar las fogatas en las fras noches de invierno, y cuando la sal perda sus componentes qumicos propios para activar el fuego, ya no serva ms de combustible. La recomendacin de Jess: Tengan sal en ustedes (Mc 9,50) significa mantengan el calor en ustedes, la capacidad de sostener la vida. La comunidad sal de la tierra en la medida que testimonia las bienaventuranzas es capaz de llevar este fuego por dentro, es capaz de llevarlo igualmente a los dems. Jess insiste en la capacidad de la comunidad para convocar, para reunir, para juntar, para animar, para acompaar, para animar. Cuando pierde esta capacidad ya no sirve ms que para tirarla afuera y ser pisoteada por los hombres. Tarea permanente de la comunidad ser pues velar para no perder su sabor y su gusto, que su testimonio no se desvirte, motivos por los cuales es bienaventurada no se vayan a perder. Comunidad luz del mundo La luz era muy importante en la vida cotidiana. La luz es smbolo de vida, de alegra, de prosperidad y seguridad en abierto contraste con la adversidad, el dolor y la muerte. Las casas de los pobres estaban iluminadas por una sola lmpara, pues generalmente posean una sola pieza. La palabra de Dios se compara a la luz que gua a los seres humanos; lmpara es tu Palabra para mis pasos, luz en mi sendero (Sl

244

119,105), en consecuencia su Palabra ir delante como luz para las naciones. En los cantos del Siervo Sufriente del profeta Isaas, el Siervo descubre la misin como fruto de un largo proceso. Primero, el Siervo pensaba que su misin era slo con el pueblo de Israel, despus descubri que esto no bastaba. Su misin deba alcanzar a todos los pueblos. El deba ser luz para las naciones (Is 49,6). Ahora la misin del Siervo aparece ms amplia, asume la forma concreta de un proyecto: reconducir a los exiliados de Israel y traerlos de regreso, organizarlo nuevamente en tribus y reunirlos en torno a Dios (Is 49,5-6). El Siervo es llamado para restablecer la alianza de Dios con su pueblo como lo hicieran Moiss y Josu en el comienzo de la historia. Jess aplica esta misin a la comunidad de sus discpulos y sus discpulas. Toda la comunidad debe ser luz del mundo, misionera, en el sentido de iluminar a la humanidad con la luz del Reino. No puede apropiarse de la luz que ha recibido. Con esta luz debe iluminar ampliamente, como expuesta en candelero. Tal luz no puede ser otra que las buenas obras de la comunidad, aquellas por las cuales, esta comunidad es bienaventurada: tener hambre y sed de justicia, ser misericordiosa, construir la paz, luchar por la causa de la justicia, etc. Solo cuando estas obras brillen, quienes las vean podrn glorificar al Padre que est en los cielos. Para la revisin de vida La palabra, sin el testimonio de vida, es increble; pero el testimonio de las obras, sin la palabra que interprete el testimonio, puede ser ininteligible. Palabra y

245

testimonio mutuamente se necesitan. Cmo va en mi vida ese binomio de palabra y testimonio? Qu predomina? Qu falla? Se conjuntan y apoyan mutuamente? Para la reunin de grupo - Cules de los mtodos qu hoy tenemos para conservar los alimentos existan en tiempos de Jess? - Era grande el valor que los antiguos daban a la sal? Por qu? - Por qu la expresin "negar el pan y la sal"? - Qu puede querer decir Jess al hablar de que sus discpulos deben ser "sal de la tierra"? - Qu decir de la luz? Para la oracin de los fieles - Para que los cristianos, como la sal con los alimentos, estemos en contacto con el mundo y no nos aislemos, roguemos al Seor... - Para que tambin los cristianos nos dejemos influenciar por todo lo bueno que encontramos en la vida de tantos hombres y mujeres, de tantos pueblos y religiones, como algo con lo que Dios nos interpela y nos ayuda a crecer en santidad y en comunin - Para que, como la sal, demos sabor a lo que nos rodea... - Para que "brillen nuestras obras ante los hombres" y mujeres... - Para que la palabra de la Iglesia vaya avalada por su compromiso... - Para que el compromiso de los cristianos sea interpretado correctamente mediante la confesin explcita de la fe...

246

Oracin comunitaria Dios Padre y Madre universal, que en Jess nos has invitado a compartir la Buena Nueva que l nos trajo; haz que los cristianos hagamos valer socialmente los valores de amor y servicio del Evangelio, para que a nuestros hermanos les sea ms fcil reconocer la presencia que ya t tienes en todos ellos y as seamos efectivamente sal y luz de la tierra. Nosotros te lo pedimos con la mirada puesta en Jess, hijo tuyo y hermano nuestro.

26. INSTITUTO DEL VERVO ENCARNADO Comentarios Generales Isaas 58, 7-10 Esta llamada del Profeta es una llamada, un aldabonazo fortsimo a las conductas hipcritas y a las conciencias frecuentemente ilusas y desorientadas en su modo de entender la religin. Jess, en el Sermn del Monte (Bienaventuranzas), insistir y urgir la doctrina del gran Profeta: Dios quiere ante todo la conversin de los corazones; y no le pueden agradar ni engaar meras prcticas externas y rituales. En stas hay que encontrar el sentido interior, el alma, que las vivifica. El Profeta lo aclara con el ejemplo del ayuno: Acaso es ste el ayuno que yo deseo? Inclinar la cabeza como un junco, vestirse de saco... A eso llamas ayuno grato a Yahv? (v 5).

247

Cuando estas prcticas externas sirven slo para encubrir nuestro vaco interior y acallar los remordimientos de la conciencia sumida en pecados de egosmo e injusticia, pierden todo valor religioso; ms que un culto a Dios son una burla a Dios y un agravio al prjimo. El ayuno, signo religioso de conversin a Dios, es autntico cuando produce pureza de corazn y compasin y caridad para con el prjimo: Partir tu pan con el hambriento, dar cobijo al desamparado, vestir al desnudo... Romper todas las cadenas: las que nos esclavizan a nosotros al pecado; las que oprimen a nuestros hermanos... Este es el ayuno que yo acepto (6). A un corazn que proceda con esta sinceridad en su bsqueda a Dios, Dios le conceder siempre y muy generosamente su luz (vv 8. 10). Muchos sufren crisis de fe porque tienen el corazn enlodado de egosmo. Salir de s mismo; abrirse y darse a los dems, es camino muy recto y seguro para encontrar a Dios. Y, por el contrario, ser duro con el prjimo, ser egosta y sensual, es levantar una muralla que nos hace inaccesible el Rostro de Dios. Y tan fcil como nos sera ver el Rostro de Dios en nuestro hermano que es imagen de Dios! En el N. T. Cristo insistir que quien quiera encontrarle y honrarle a El, le busque y le honre en el pobre, en el dbil, en el enfermo. 1 Corintios 2, 1-5 Pablo recuerda a los Corintios el sistema que con ellos y con todos se ha propuesto seguir en la predicacin del Evangelio. Hoy, en nuestra euforia de renovacin pastoral y ministerial, necesitamos retornar a las

248

fuentes. Sacerdotes, misioneros, laicos militantes y cuantos queremos servir al Evangelio haremos bien en releer esta pgina del que sin discusin ha sido el ms grande Apstol de Cristo: Pablo, conocedor de que el Evangelio es energa divina infinita de Salvacin (R 1, 16), sabe que el mensajero del Evangelio no debe apoyarse en recursos humanos. En Corinto era muy valorizada la retrica y la filosofa. El Evangelio no es ni retrica ni filosofa. Predicador y auditorio, escritores y lectores, pueden caer fcilmente en esta desorientacin: Hacer del mensaje Evanglico una palestra retrica o un ensayo filosfico, sociolgico y aun poltico. Pablo nos dice con meridiana claridad cual ha sido en Corinto y siempre el tema de su predicacin: Porque me propuse no saber otra cosa entre vosotros sino Jesucristo; y Este, Crucificado (v 2). En otra Epstola escribir: No me sonrojo del Evangelio, ya que l es la fuerza de Dios para salvar a todos los que creen (R 1, 16). Pablo, el que fue ferviente fariseo, cumplidor exactsimo de la Ley, a la luz de Damasco ha hecho en su mentalidad un cambio radical. El perseguidor del Crucificado no tiene ya otro amor, otro ideal ni otra vida que el Crucificado; Me propuse no saber otro cosa que a Jess-Crucificado. Ha entrado en el plan de Dios que ahoga todo orgullo humano: La Fuerza Salvfica de Dios es la Cruz de Cristo. El Crucificado es Salvacin para todos. Quien predica a los hombres Salvacin, predique a Cristo Crucificado. La fe en El nos salva. Esta fe no es fruto ni

249

de raciocinios ni de discursos persuasivos (v 4). Es Don de Dios, es Espritu Santo, es Gracia. Y toda la Gracia Salvfica mana de la Cruz de Jesucristo. Tanto los predicadores como los evangelizados debemos asirnos a esta Cruz y decir con Pablo: Lejos de m gloriarme sino en la Cruz de Jesucristo (Gl 6, 14). Qui, humanis miseratus erroribus, de Virgine nasci dignatus est. Qui crucem passus, a perpetua morte nos liberavit et, a mortuis resurgens, vitam nobis donavit aeternam (Pref. De Dom. per annum II). Mateo 5, 13-16 En el Sermn del Monte acenta Jess el aspecto expansivo y dinmico del mensaje Mesinico: Usa tres claros smbolos que vienen a ser tres claras consignas: Sois la luz del mundo, Sois la sal de la tierra, Sois ciudad sobre el monte: Luz que disipa las tinieblas; sal que preserva de corrupcin y sazona de nuevo sabor; ciudad visible, a todos abierta. Todo ciudadano del Reino, todo cristiano, debe iluminar, santificar, vivificar. Pero Vida no es estrpito. Espritu no es desasosiego. El misterio Eucarstico, tan lumnico y vivificante, se realiza en signos de silencio, de humildad, de inmolacin. Realicemos nuestra vocacin como la luz, la sal, el fermento. El Concilio valoriza y recalca el dinamismo apostlico que debe acompaar a toda vocacin cristiana: El apostolado surge de la misma vocacin cristiana; nunca puede faltar (A. A. 1). Y otra vez: La vocacin cristiana es por su misma naturaleza vocacin al apostolado (A. A. 2). En virtud, pues, del Bautismo

250

todos debemos vivir del Espritu de Cristo y vivificar. Nos lo recuerda tambin el Papa: Un catolicismo cmodo y quieto no es verdadera interpretacin de la vocacin cristiana. No pertenezcis al grupo de catlicos dimisionarios, apticos, ocasionales, conformistas (Paulo VI: 1-VI-1969). Los bautizados rebosantes de vida divina, con nuestra ejemplaridad, con nuestra doctrina y conducta, deberamos llevar a todos la luz de Cristo, dar sabor cristiano a todo cuanto es humano, abrir el corazn a todos los hombres para que cuantos buscan a Dios, cuantos buscan la verdad, la vida, el amor, los hallaran en nosotros. --------------------------------------------------------------------R.P. Dr. Miguel ngel Fuentes, IVE Sal de la tierra y Luz del mundo 1. Vosotros sois la sal del mundo. Cul es la funcin de la sal? En el tiempo de Nuestro Seor (y por muchos siglos despus de l) la sal se utilizaba no solo para dar sabor a los alimentos, sino tambin para impedir la corrupcin de los alimentos (se los meta en sal) y para sanar las heridas y la corrupcin ya empezadas. Por esto era muy fcil darse cuenta cuando la sal comenzaba a faltar: simplemente todo se echaba a perder y se podra. 2. Ahora bien, cul es la analoga que ha querido realizar Jess? Qu ha querido el Seor que entendamos en sus palabras? El Seor ha querido

251

indicarnos que el Cristiano es quien da el sabor... es decir, el espritu, el estilo de vida al mundo: cuando hay hombres con un carcter fuerte que descollan de la masa comn, todo lo que est cerca de ellos se torna un poco de su mismo estilo. Hombres de la altura espiritual de los santos han dado en otros tiempos el sabor evanglico de la cristiandad. 3. Es el cristiano quien debe impedir que el mundo se corrompa. Cmo se corrompe algo? Cada ser se corrompe cuando muere. Y cundo muere? Cuando pierde aquello que le daba la vida, como es el alma respecto del cuerpo: cuando el alma se separa el cuerpo se corrompe. Del mismo modo, el cristiano debera tener aquel principio espiritual que da la verdadera vida sobrenatural a su alma, es decir, la gracia santificante, que hace de nosotros amigos de Dios y templos del Espritu Santo, y hace que la misma Trinidad habite en nuestros corazones. Cuando el cristiano posee esta vida y vive en el mundo, tambin el mundo, en cierto sentido, tiene esta vida como el grano de levadura. Por eso, l, como la sal, es el nico que puede dar sabor, que puede curar y salvar al mundo enfermo y agonizante. 4. Por otro lado, es fcil observar si el mundo posee la sal que garantice su salud o no. 4.1. Vemos que en la sociedad occidental reina un atesmo cada vez ms creciente. Desde los inicios de nuestro siglo, un 20 por ciento del mundo se ha declarado ateo. No cree en Dios, ni siquiera en su existencia.

252

4.2. Asimismo, el indiferentismo. Aquellos que no se llaman ateos, pero que viven como ateos. "Como si Dios no existiese", segn la clebre frase del filsofo Bonhoeffer. Y esto sucede a menudo entre los mismos cristianos. No nos importa Dios, su ley, su Iglesia, etc. 4.3. Tambin la prdida del sentido del pecado. Nos hemos habituado al pecado. Sentimos hablar del pecado; hablamos de realidades que son pecados; miramos a nuestro alrededor situaciones que son pecados. Llegamos hasta aconsejar pecados. Y todo esto sin escandalizarnos (aunque tal vez escandalizando): estamos como insensibilizados ante el aborto, el divorcio, el concubinato, la injusticia, la coima, la pornografa, el error, la mentira, el carrerismo. 5. Teniendo todo esto presente el diagnstico parece claro y fcil. Siguiendo las palabras de Cristo: aqu falta sal que sale. Y esta constatacin NOS ACUSA, porque nosotros hemos de ser la sal de esta tierra: 5.1. Nosotros tenemos la misin de VIVIR aquella presencia constante de Dios, que haga palpitar a Dios entre los hombres y que los haga despertarse del letargo en el que viven. 5.2. Nosotros debemos tener el sentido del pecado que, como dice Juan Pablo II, se encuentra viviendo el sentido de Dios, el sentido del misterio divino, de la gracia, de la Iglesia. El hijo que ama a su padre no puede ser indiferente si ve alguien que le levanta una mano o que lo ofende. Mas bien, la sangre se le sube a la cabeza; a menos que sea un hijo despreocupado del

253

padre. 5.3. Nosotros somos los que debemos caracterizarnos por nuestros tesmo frente al atesmo del mundo, haciendo a Dios presente en nuestras propias vidas. 6. Esto significa ser sal. Y la presencia de los hombres/sal es lo que podemos considerar como propio de la vida de cada santo: sus vidas han hecho temblar las ciudades, los pases, los continentes y los siglos: Juan Bosco, Francisco de Ass, Teresa de Jess, Ignacio de Loyola, Francisco Javier. 7. En la antigedad, la sal que no serva para nada, era echada al fuego, pero la que era til era conservada como un tesoro. La Virgen madre nos haga tambin tesoros de Dios para que nos esconda en su corazn de amor. (Miguel ngel Fuentes, de sus sermones). --------------------------------------------------------------------R.P. Juan de Maldonado, Sj As luzca vuestra luz delante de los hombres, que vean vuestras buenas obras. Parece que Cristo enseo lo contrario en otro lugar (6,1-2. 5): Cuidad no hagis vuestra justicia delante de los hombres, y muchas cosas en este sentido en aquel pasaje. Fcil es la solucin. La partcula para no significa en este lugar causa, sino consecuencia. No les

254

manda obrar bien para que les vean los hombres (esto es lo que prohbe en el Cp. 6), sino que vivan de tal manera que cualquiera que considerase sus acciones glorifique no a ellos, sino a su padre, que esta en los cielos, a quien se debe la vida virtuosa. Esto no se prohbe en el Cp. 6. Pregunto: es lcito hacer una cosa buena que los hombres han de ver y no haramos si no la viesen? S, es licito, con tal que desees que los hombres la vean, no por ti, sino por Dios: es licito obrar por un fin semejante, con tal que no le constituyas ultimo fin; es licito llegar hasta ah, pero no quedarse ah: el animo ha de tender a la gloria de Dios; el que antes de llegar a Dios se detiene, no se ha detenido, ha cado; el que desea ser visto de todos cuando obra el bien para que el Padre, que esta en los cielos, sea glorificado, quiere que sea Dios visto por los hombres y no l. En realidad, no porque nos vean, sino por conseguir alguna cosa deseamos que nos vean, sino por conseguir alguna cosa deseamos que nos vean. El que busca la gloria de Dios y no la busca para si, sino para Dios, aunque desee ser visto de todos, es como si no lo desease. En este sentido, San Pedro (1Pe. 2,12) quiere que los cristianos que viven bien sean visto por los gentiles: Vuestra conversacin entre los gentiles sea buena, para que aquellos que os acusan como malhechores, contemplndoos en vuestras buenas obras, glorifiquen a Dios en el Da de la visitacin. En este sentido me parece tambin que dijo Cristo: Luzca as vuestra luz delante de los hombres, que vean sus buenas obras. En este pasaje, el que no solamente significa el suceso y las consecuencias, sino tambin el fin y sus causas. Compar a los apstoles a las antorchas: estas se encienden con el fin de que se vean; pero, como

255

dijimos, Cristo no se para ah, sino que pasa adelante: Para que glorifiquen a vuestro Padre, que esta en los cielos. --------------------------------------------------------------------San Juan Crisstomo Si el fermento mezclado con la harina no transforma toda la masa, es verdaderamente fermento? Si la esencia no perfuma, merece el nombre de esencia? Y no vale decir " No puedo inducir a los dems"; si eres cristiano de verdad, esto es inadmisible, ya que es algo que radica en la misma naturaleza del ser cristiano, y las propiedades naturales no pueden negarse. No hagas injuria a Dios. Si dijeras que el sol no puede alumbrar, haras injuria al sol. Si dijeras que el cristiano no puede ser provecho para los dems , haces injuria a Dios, porque lo tildas de mentiroso. Es ms fcil que el sol no caliente y no alumbre, que no que deje de dar luz un cristiano; ms fcil que esto sera que la luz fuese tinieblas. No digas que es cosa imposible: lo contrario es imposible. No hagas injuria a Dios. Si ponemos en orden nuestra propia conducta, todo lo dems que hemos dicho se seguir por consecuencia natural. La luz del cristiano no puede quedar escondida; una lmpara tan resplandeciente no puede ocultarse. (Comentario a los Hechos de los Apstoles- Homila 20,

256

4. Liturgia de las Horas, Tomo III, Oficio de Lectura de Santos Varones, pag. 1782) Una vez que los ha exhortado a todo lo que convena, de nuevo los alaba y consuela. Porque los nuevos mandatos eran sublimes y mucho ms perfectos que los de la Antigua Ley, para que no se turbaran y temblaran y fuera a decir: Cmo podemos cumplirlos? Oye lo que les dice: "Vosotros sois la sal de la tierra", con lo que les manifiesta la necesidad en que estaba de darles semejantes mandatos. Como si les dijera: estos mandatos se os dan no nicamente en vista de vuestra vida, sino de la salud del orbe entero. Yo no os envo a dos, a diez, a veinte ciudades, ni os envo a una sola nacin , como lo hice antiguamente con los profetas, sino a todas las tierras y mares y al orbe entero, y por cierto muy maleado. Porque al decirles: "Vosotros sois la sal de la tierra", manifest que la naturaleza ntegra del hombre estaba manchada y corrompida por el pecado. Por tal motivo exige de ellos en especial aquellas virtudes que son necesarias y tiles para cuidar de las multitudes. Quien es limpio de corazn, pacfico, impulsado por la verdad, encamina toda su vida al bien de la humanidad. No vayis a pensar - como si les dijeraque son cosas de poco ms o menos esas a que os envo y que vas a certmenes vulgares, pues "sois sal de la tierra" Por tal motivo, no os cause molestia lo que o digo. Otros infatuados podrn rechazar vuestros ministerios. Pero si vosotros cais en ese vicio, arrastraris a otros a la ruina. As pues, cuanto son ms importantes son

257

los negocios que se os encargan, tenis necesidad de mayores cuidados . Por eso dice Cristo:" Si la sal se desvirta con qu se salara? Para nada aprovecha ya , sino para tirarla y que la pisen los hombres". Otros, as caigan infinitas veces, pueden obtener perdn; pero si el maestro cae, no tiene defensa y se le aplicar el extremo castigo. (Homila XV, pag. 200-201, Comentario al Evangelio de San Mateo, Ed. Tradicin 1978.) --------------------------------------------------------------------SAN GREGORIO MAGNO Hay, sin embargo, algunos que cuentan con excelentes dones de virtudes y que estn enriquecidos con grandes dotes para instruir a los dems y que son limpios por la guarda de la castidad, vigorosos por la virtud de la abstinencia, henchidos de abundante doctrina, benignos por la piedad y rectos con la severidad de la justicia; los cuales si con todo eso llamados, rehsan la sublimidad del gobierno, por lo regular pierden para s esos mismos dones que recibieron, no slo para provecho de ellos, sino tambin para provecho de los dems. Cuando piensan, pues, en su ganancia y no en la de los otros, ellos mismos se privan de los bienes que quieren tener privadamente, que por eso la Verdad dice a los discpulos (Mt 5,14)"No se puede encubrir una ciudad edificada sobre un monte, ni se enciende la luz para ponerla debajo de un celemn, sino sobre un

258

candelero, a fin de que alumbre a todos los de la casa"; y por lo mismo, dice a Pedro (Jn. 21,16) "Simn hijo de Juan, me amas?", el cual despus de haber respondido al punto que s lo amaba, oy: "Apacienta mis ovejas". Ahora bien, si es prueba del amor el cuidado de apacentar, quienquiera que, teniendo muchas virtudes, rehsa apacentar la grey de Dios, convencido queda de que no ama al Supremo Pastor. (Regla Pastoral. Parte I, cap. 5; OBRAS DE SAN GREGORIO MAGNO, BAC. 1958) -------------------------------------------------------------------Juan Pablo II HOMILA DEL SANTO PADRE JUAN PABLO II Toronto, Parque Downsview, Domingo 28 de julio de 2002 "Vosotros sois la sal de la tierra... Vosotros sois la luz del mundo" (Mt 5, 13-14). Amadsimos jvenes de la XVII Jornada mundial de la juventud; amadsimos hermanos y hermanas: 1. En una montaa, cerca del lago de Galilea, los discpulos de Jess escuchaban su voz suave y apremiante: suave como el paisaje mismo de Galilea, apremiante como una llamada a elegir entre la vida y la muerte, entre la verdad y la mentira. El Seor

259

pronunci entonces palabras de vida que resonaran para siempre en el corazn de los discpulos. Hoy os dice esas mismas palabras a vosotros, jvenes de Toronto, de Ontario y de todo Canad, de Estados Unidos, del Caribe, de la Amrica de lengua espaola y portuguesa, de Europa, de frica, de Asia y de Oceana. Escuchad la voz de Jess en lo ms ntimo de vuestro corazn. Sus palabras os dicen quines sois como cristianos. Os ensean qu debis hacer para permanecer en su amor. 2. Jess ofrece una cosa; el "espritu del mundo" ofrece otra. En la lectura de hoy, tomada de la carta a los Efesios, san Pablo afirma que Jess nos lleva de las tinieblas a la luz (cf. Ef 5, 8). Tal vez el gran Apstol estaba pensando en la luz que lo haba cegado a l, el perseguidor de los cristianos, en el camino de Damasco. Cuando recobr la vista, ya nada era como antes. Pablo haba renacido y ya nada poda quitarle la alegra que le haba inundado el alma. Tambin vosotros, queridos jvenes, estis llamados a ser transformados. "Despierta, t que duermes, y levntate de entre los muertos, y te iluminar Cristo" (Ef 5, 14), dice tambin san Pablo. El "espritu del mundo" ofrece muchos espejismos, muchas parodias de la felicidad. Quiz no haya tiniebla ms densa que la que se introduce en el alma de los jvenes cuando falsos profetas apagan en ellos la luz de la fe, de la esperanza y del amor. El engao ms grande, la mayor fuente de infelicidad es el espejismo de encontrar la vida prescindiendo de Dios, de alcanzar

260

la libertad excluyendo las verdades morales y la responsabilidad personal. 3. El Seor os invita a elegir entre estas dos voces, que compiten por conquistar vuestra alma. Esta eleccin es la esencia y el desafo de la Jornada mundial de la juventud. Para qu habis venido desde todas las partes del mundo? Para decir juntos a Cristo: "Seor, a quin iremos?" (Jn 6, 68). Quin, quin tiene palabras de vida eterna? Jess, el amigo ntimo de cada joven, tiene palabras de vida. Lo que heredaris es un mundo que tiene necesidad urgente de un renovado sentido de fraternidad y solidaridad humana. Es un mundo que necesita ser tocado y curado por la belleza y la riqueza del amor de Dios. El mundo actual necesita testigos de ese amor. Necesita que vosotros seis la sal de la tierra y la luz del mundo. El mundo os necesita; el mundo necesita la sal, os necesita como sal de la tierra y luz del mundo. 4. La sal se usa para conservar y mantener sanos los alimentos. Como apstoles del tercer milenio, os corresponde a vosotros conservar y mantener viva la conciencia de la presencia de Jesucristo, nuestro Salvador, de modo especial en la celebracin de la Eucarista, memorial de su muerte redentora y de su gloriosa resurreccin. Debis mantener vivo el recuerdo de las palabras de vida que pronunci, de las esplndidas obras de misericordia y de bondad que realiz. Debis constantemente recordar al mundo que "el Evangelio es fuerza de Dios que salva" (cf. Rm 1,

261

16). La sal condimenta y da sabor a la comida. Siguiendo a Cristo, debis cambiar y mejorar el "sabor" de la historia humana. Con vuestra fe, esperanza y amor, con vuestra inteligencia, valenta y perseverancia, debis humanizar el mundo en que vivimos. El modo para alcanzarlo lo indicaba ya el profeta Isaas en la primera lectura de hoy: "Suelta las cadenas injustas, (...) parte tu pan con el hambriento (...). Cuando destierres de ti el gesto amenazador y la maledicencia, (...) brillar tu luz en las tinieblas" (cf. Is 58, 6-10). 5. Una llama ligera que arde rompe la pesada cubierta de la noche. Cunta ms luz podris producir vosotros, todos juntos, si os uns en la comunin de la Iglesia! Si amis a Jess, amad a la Iglesia. No os desalentis por las culpas y faltas de alguno de sus hijos. El dao que han hecho algunos sacerdotes y religiosos a personas jvenes o frgiles nos llena a todos de un profundo sentido de tristeza y vergenza. Pero pensad en la gran mayora de sacerdotes y religiosos generosamente comprometidos, cuyo nico deseo es servir y hacer el bien. Hoy se encuentran aqu muchos sacerdotes, seminaristas y personas consagradas: estad cerca de ellos y sostenedlos. Y si escuchis que resuena en lo ms ntimo de vuestro corazn esa misma llamada al sacerdocio o a la vida consagrada, no tengis miedo de seguir a Cristo por el camino real de la cruz. En los momentos difciles de la historia de la Iglesia el deber de la santidad resulta an ms urgente. Y la santidad no es cuestin de edad. La santidad es vivir en el Espritu Santo, como hicieron Catalina Tekakwitha aqu en Amrica y

262

muchsimos otros jvenes. Vosotros sois jvenes, y el Papa es anciano; 82 u 83 aos de vida no es lo mismo que 22 o 23. Pero an se identifica con vuestras expectativas y vuestras esperanzas. Jvenes de espritu, jvenes de espritu. Aunque he vivido entre muchas tinieblas, bajo duros regmenes totalitarios, he visto lo suficiente para convencerme de manera inquebrantable de que ninguna dificultad, ningn miedo es tan grande como para ahogar completamente la esperanza que brota eterna en el corazn de los jvenes. Vosotros sois nuestra esperanza, los jvenes son nuestra esperanza. No dejis que muera esa esperanza. Apostad vuestra vida por ella. Nosotros no somos la suma de nuestras debilidades y nuestros fracasos; al contrario, somos la suma del amor del Padre a nosotros y de nuestra capacidad real de llegar a ser imagen de su Hijo. Concluyo con una oracin. 6. Seor Jesucristo, conserva a estos jvenes en tu amor. Haz que oigan tu voz y crean en lo que dices, porque slo t tienes palabras de vida eterna. Ensales cmo profesar su fe, cmo dar su amor, cmo comunicar su esperanza

263

a los dems. Hazlos testigos convincentes de tu Evangelio, en un mundo que tanto necesita de tu gracia que salva. Haz de ellos el nuevo pueblo de las Bienaventuranzas, para que sean la sal de la tierra y la luz del mundo al inicio del tercer milenio cristiano. Mara, Madre de la Iglesia, protege y gua a estos muchachos y muchachas del siglo XXI. Abrzalos a todos en tu corazn materno. Amn. --------------------------------------------------------------------Catecismo de la Iglesia Catlica El apostolado Toda la Iglesia es apostlica mientras permanezca, a travs de los sucesores de san Pedro y de los apstoles, en comunin de fe y de vida con su origen. Toda la Iglesia es apostlica en cuanto que ella es

264

"enviada" al mundo entero; todos los miembros de la Iglesia, aunque de diferentes maneras, tienen parte en este envo. "La vocacin cristiana, por su misma naturaleza, es tambin vocacin al apostolado". Se llama "apostolado" a "toda la actividad del Cuerpo Mstico" que tiende a "propagar el Reino de Cristo por toda la tierra". "Siendo Cristo, enviado por el Padre, fuente y origen del apostolado de la Iglesia", es evidente que la fecundidad del apostolado, tanto el de los ministros ordenados como el de los laicos, depende de su unin vital con Cristo. Segn sean las vocaciones, las interpretaciones de los tiempos, los dones variados del Espritu Santo, el apostolado toma las formas ms diversas. Pero es siempre la caridad, conseguida sobre todo en la Eucarista, "que es como el alma de todo apostolado". La Iglesia es una, santa, catlica y apostlica en su identidad profunda y ltima, porque en ella existe ya y ser consumado al fin de los tiempos "el Reino de los cielos", "el Reino de Dios", que ha venido en la persona de Cristo y que crece misteriosamente en el corazn de los que le son incorporados hasta su plena manifestacin escatolgica. Entonces todos los hombres rescatados por l, hechos en l "santos e inmaculados en presencia de Dios en el Amor" (Ef 1,4), sern reunidos como el nico Pueblo de Dios, "la Esposa del Cordero" (Ap 21,9), "la Ciudad Santa que baja del Cielo de junto a Dios y tiene la gloria de Dios" (Ap 21,10-11); y "la muralla de la ciudad se asienta sobre doce piedras, que llevan los nombres de los doce apstoles del Cordero" (Ap 21,14

265

-----------------------------------------------------------------EJEMPLOS PREDICABLES Ser luz y sal por las almas Un sacerdote catlico, al darse cuenta de que los universitarios de color eran atrados y conquistados por sectas no catlicas y por masones, comprendi la necesidad de una labor exquisita y se dio a ella con todas sus fuerzas y con todos los medios a su alcance. Muchsimo logro el sacerdote en este sentido. Tanto, que sus adversarios se alarmaron y escogieron un chino muy inteligente para que destruyera toda la labor del sacerdote. El chino fue a este para que le instruyera en la religin cristiana, pero fue sincero desde un principio y le dijo claramente que el quera instruirse para as poderle atacar mejor y as poder destruirlo. Puesta la confianza en Dios, se avino el sacerdote a este contrato. Pero en seguida fue a ver a una joven enferma y le suplic que ofreciera todos sus dolores a favor de un chino. Cada da este iba a instruirse en la religin cristiana, cada da el sacerdote telefoneaba a la enferma y cada da aumentaba los dolores de esta. Un da, a una hora desacostumbrada, presentse el chino y dijo: Padre, no puedo ms. Quiero recibir el Bautismo.

266

En seguida telefoneo a la casa de aquella enferma para comunicarle esta grata noticia, pero recibi esta contestacin: Acaba de morir. Eso es ser verdadera luz del mundo y sal de la tierra. (Del libro Ejemplos Predicables, Mauricio Rufino, Barcelona, Editorial Herder,1962, pag 807, n 1992)

27. DOMINICOS 2005 Brilla una luz en las tinieblas Las lecturas de este domingo, en continuidad con las del domingo pasado, nos hablan de la vocacin cristiana. A qu estamos llamados los que nos llamamos de Cristo? La vocacin, el llamado, el nombre propio... Diferentes maneras de definir algo que est en el meollo del ser: la identidad. Preguntarnos quines somos, preguntarnos por nuestra identidad, por aquello profundo en nuestro interior que nos distingue de todos los otros y de donde emana nuestro sentir y nuestro obrar; es para los cristianos preguntarnos tambin por el nombre que nos da Dios. Hermosa bsqueda personal para cada uno y cada una en su propia vida. Hermosa bsqueda comunitaria tambin. Como Iglesia, como Comunidad, Dios nos llama sal, nos llama luz. Y en el nombre que nos da define nuestro ser, lo ms profundo de nuestra identidad. En consecuencia, define tambin nuestra misin.

267

Comentario Bblico El compromiso cristiano como sal y luz del mundo I Lectura: Isaas (58,7-10): Solidaridad y compromiso I.1. La primera lectura de la liturgia de hoy la encontramos en el libro de Isaas (TritoIs) que es como el texto de Is 1,10-20, acomodado a una nuevas circunstancias por las que pasa el pueblo de Jud, precisamente en el perodo postexlico. Todo est casi destruido, y como siempre, los pobres son los que soportan lo peor. Sabemos que es un texto de la escuela de Isaas. Se plantea en la comunidad la necesidad de un da de ayuno, mortificacin y humillacin para conseguir el favor divino. Entonces el profeta habla, dice, interpreta e interpela. Lo que Dios quiere, como ayuno, como mortificacin, es no cerrarse al prjimo, a tu propia carne, en el lenguaje antropolgico-semtico del AT. Con ello se revelan las causas de la situacin: la falta de identificacin con el que sufre, el no sentirnos afectados personalmente por el hambre, la desnudez o la pobreza de los otros, considerando esos hechos como datos fros de noticias o de encuestas sociolgicas. I.2. Pero el profeta dice que cuando alguien pasa hambre eres t quien la pasas; cuando te desentiendes de tu prjimo, te desentiendes de ti mismo. Si se hace todo eso: partir el pan con el hambriento, hospedar al pobre, vestir al desnudo, habr justicia; y si hay justicia all est la gloria de Dios. No hay ayuno mejor que este para ganarse el favor de Dios. Es un texto que Lucas tom como programa para la lectura de Jess en la sinagoga de Nazaret (Lc 4,14ss). Las

268

promesas de luz, son exigencias de justicia; esto la sabe el mundo entero. II Lectura: I Corintios (2,1-5): La experiencia de Cristo crucificado en Pablo II.1. La segunda lectura, continuando con 1 Corintios, es de una fuerza inexorable: la fuerza del poder ms pobre del mundo: la cruz, la sabidura de la cruz, del fracaso. Pablo, predicador, apstol, se present en Corinto consciente de lo poco que poda presumir ante los ojos del mundo, ante la sabidura de los filsofos griegos, del mensaje que predicaba. Incluso haba tenido un fracaso grande en Atenas, la ciudad ms sabia del mundo (Hch 17), porque les haba anunciado la resurreccin del un crucificado. Pero la sabidura de Dios, est claro, no encaja con la de este mundo. Corinto era una ciudad distinta, donde frente a los potentados econmicamente por ser una ciudad comercial, haba muchos marginados, pobres, trabajadores de sol a sol. Aceptarn este mensaje del cristianismo? Corinto fue distinta; difcil ciudad y difcil comunidad, heterognea, pero all encontr Pablo a los que aceptaron el mensaje de Cristo, y ste, crucificado. Maravilloso pasaje donde Pablo expresa la conviccin de que Jesucristo, el crucificado, es el liberador de los oprimidos. II.2. Se trata, pues, de ponerse como modelo para la comunidad en el mejor sentido de la palabra. En realidad Pablo, el judo, poda haberse presentado como un buen rabino cristiano y un buen retrico, sabio y de cultura helenista, pues lo era segn los mejores datos que tenemos. Pero como apstol de

269

Jesucristo, no entiende que los altos discursos de sabidura pudiera trasladar el mensaje de Cristo crucificado. Eso hubiera sido un infidelidad a quien lo llam y por ello la comunidad que haba sido llamada desde su experiencia de pequeez no puede renunciar a sus orgenes crucificados. Cuando la comunidad, la Iglesia, quiere vivir la grandeza y la gloria, el poder y la influencia incluso de su teologa y de su tica no vive en plenitud el mensaje del Crucificado. Si la Iglesia no entiende que pueda ser perseguida e incluso rechazada entonces no hay theologia crucis en su seno. La Iglesia debe ser discutida y sentirse por ello muy cerca de su Seor. Evangelio: Mateo (5,13-16): Sal de la tierra y luz del mundo III.1. El evangelio de Mateo, hoy, prosigue el sermn de la montaa con dos comparaciones -no llegan a parbolas-, sobre el papel del cristiano en la historia: la sal de la tierra y la luz del mundo. Todos sabemos muy bien para qu es la sal y cmo se degrada si no se usa. De la misma manera, desde las tinieblas, todos conocemos la grandeza de la luz, del da, del sol. Probablemente son de esas expresiones ms conocidas del cristianismo y de las ms logradas. En los contratos antiguos se usaba la sal como un smbolo de permanencia. Ya sabemos que la sal conserva las cosas, los alimentos y era un signo de la Alianza en el mbito del judasmo por ese sentido de la fidelidad de Dios a su pueblo y de lo que Dios peda al pueblo. Entonces entenderemos muy bien el final de la comparacin: si la sal se vuelve sosa hay que tirarla. Pierde su esencia. No olvidemos que esta

270

comparacin viene a continuacin de las bienaventuranzas y por lo mismo debemos interpretarla a la luz de la fuerza de las mismas. El cristiano que pierde la sal es el que no puede resistir viviendo en la opcin de las bienaventuranzas. III.2. La luz del mundo, y la ciudad en lo alto del monte tienen tambin todo su sabor bblico. Sobre la luz sabemos que hay toda una teologa desde la creacin Pero tambin se usa en sentido religioso y se aplicaba a Jerusaln, la ciudad de la luz, porque era la ciudad del templo, de la presencia de Dios. Por eso no se puede ocultar una ciudad hace referencia, sin duda a estos simbolismos de Jerusaln, de Sin, de la comunidad de la Alianza. El cristiano, pues, que vive de las opciones de las bienaventuranzas no puede vivir esto en una experiencia exclusivamente personal.. Es una interpelacin a dar testimonio de esas opciones tan radicales del seguimiento de Jess, de la fuerza del evangelio. III.3. Con estos dichos del Seor se quiere rematar adecuadamente el tema de las bienaventuranzas, que fue el evangelio del domingo anterior. Efectivamente, esto que leemos hoy debemos ponerlo en relacin directa, no solamente con el estilo literario de las bienaventuranzas, sino ms profundamente an con su teologa. El Reino de Dios tiene que ser proclamado y vivido y el Sermn de la Montaa es una llamada global a llevarlo a la prctica. De la misma manera que la Alianza fue sellada en el Sina, despus el pueblo est llamado a vivirla en fidelidad. La nueva comunidad que tiene su identidad de estas palabras del Sermn tiene que iluminar como una nueva Jerusaln, como

271

una esplndida Sin. Ella misma es el templo vivo de la presencia de Dios, luz de luz. Y la comunidad, y el cristiano personalmente, deben estar en lo alto del monte, de la vida, de la historia, de los conflictos, de las catstrofes, no solamente para mostrar su fidelidad, sino para iluminar a toda la humanidad. Como los profetas soaban de Sin. III.4. Los que han hecho las opciones por el mundo de las bienaventuranzas han hecho una eleccin manifiesta: ser sal de la tierra y luz del mundo. Esto quiere decir sencilla y llanamente que las bienaventuranzas no es para vivirlas en interioridades secretas, sino que hay que comprometerse en una misin: la de anunciar al mundo, a todos los hombres, eso que se ha descubierto en las claves del Reino de Dios. Las bienaventuranzas, son un compromiso, una praxis, que debe testimoniarse. No puede ser de otra manera para quien se ha identificado con los pobres, con la justicia, con la paz. Eso no puede quedar en el secreto del corazn, sino que debe llevarnos a anunciarlo y a luchar por ello. Porque esto de ser sal de la tierra y luz del mundo se ha usado muchos para santos especiales; pero no deja de ser un despropsito es sencilla y llanamente la identificacin de la verdadera vocacin cristiana. Todo cristiano est llamado a ser la sal de la tierra y la luz del mundo aunque no llegue a esa santidad desproporcionada. Fray Miguel de Burgos, O.P. mdburgos.an@dominicos.org Pautas para la homila

272

"Ustedes son la sal de la tierra" (Mt. 5, 13) En tiempos de Jess, la sal no se empleaba solamente para dar sabor a los alimentos, sino tambin para conservarlos. De su buen estado dependa, por ejemplo, que las poblaciones alejadas de la costa pudieran recibir pescado en condiciones de ser consumido. Podramos pensar que este conservar de la sal supone un proceso, el cual depende de que la sal sea buena. La bondad de la sal... la bondad de la Iglesia. De qu se trata? Qu hemos de conservar? Pablo insiste en recordar a los Corintios que se present ante ellos dbil, temeroso y vacilante... para que ustedes no basaran su fe en la sabidura de los hombres, sino en el poder de Dios. Conservar como comunidad la fidelidad a Cristo crucificado y resucitado, que desde la humildad y la mansedumbre se pronuncia inamovible por la misericordia y por la justicia; es tal vez conservar en nuestras sociedades (tan sosas, a veces, otras tan empalagosas) la posibilidad de descubrir a Dios caminando al lado incluso de quienes lo niegan, o lo crucifican, y sobre todo de todos los que sufren. Es conservar viva la fe y la esperanza, conservar activa la construccin del Reino. An frente a las malas noticias, su corazn est firme, confiado en el Seor, dice el salmista (Salmo 111, 7). "Ustedes son la luz del mundo" (Mt. 5, 14) Se sabe que la llama ms pequea rompe las tinieblas ms oscuras. Por cualquier pequea hendija se cuela la

273

luz, y por ms poca que sea la oscuridad no puede resistrsele, se disipa y se diluye. La luz es inexorable. Sin luz no se ve nada. Sin luz se acongoja el corazn y se impone la tristeza. Sin luz nada vive. Hoy Jess nos llama por nuestro nombre: luz. Esa es nuestra vocacin como Iglesia: disipar la tiniebla que rodea a tantos corazones, a tantos pueblos (guerras, injusticia, muerte, desesperanza...) Las lecturas y el salmo, de tanta belleza, nos indican cmo brillar: ...brilla una luz en las tinieblas: es el Bondadoso, el Compasivo y el Justo (salmo 111, 4). En lo pequeo y cotidiano, y tambin en aquello que atae a nuestro pueblo, a nuestro pas, a nuestro mundo; somos llamados a soltar las cadenas injustas, desatar los lazos del yugo, dejar en libertad a los oprimidos (Is. 58, 6). Ser luz exige identificar situaciones-cadena, realidades-yugo, poderosos-opresores. Denunciarlos. Trabajar por convertirlos en situaciones-libertad, realidades-dignidad, hermanos. Es reconfortante sabernos comunidad, sabernos Iglesia llamada a esta misin. Solos sera imposible. "No se puede ocultar una ciudad situada en la cima de una montaa" (Mt. 5, 14b) Muchas veces sentimos el impulso interior, como individuos o como comunidad, de hacer algo bueno, algo compasivo, algo justo. A veces esa accin es arriesgada y peligrosa y nos acobardamos. A veces, simplemente, frente a ella oponemos enseguida argumentos muy lgicos y racionales que en el fondo

274

recubren miedos, comodidad, dudas... Honestamente, nos pasa a todos. Frente a esa tentacin, un sacerdote amigo sola decir: Hay que dejar actuar al Espritu. Nuestro impulso a ser luz (misericordiosos, compasivos, justos) nos viene de los ms hondo de nuestro ser. Somos luz porque somos de Cristo, porque el Espritu habita en nosotros. Porque somos lmpara encendida desde el da de nuestro bautismo. Que Mara nos ayude a, como comunidad cristiana, dejar actuar en nosotros y a travs de nosotros al Espritu. Esa es nuestra vocacin, nuestra identidad, el meollo de nuestro ser ...a fin de que ellos vean sus buenas obras y glorifiquen al Padre (Mt. 5, 16. Carola Arre carolaarrue@eircom.net Laica dominica, psicopedagoga, profesora de Universidad. Argentina

28. Fray Nelson Domingo 6 de Febrero de 2005 Temas de las lecturas: Entonces surgir tu luz como la aurora * Les he anunciado a Cristo crucificado * Ustedes son la luz del mundo. 1. Un mundo en tinieblas 1.1 La luz es la palabra central en los textos de hoy. La luz para el mundo, especficamente. Por eso nos preguntamos en qu sentido se habla de oscuridad y tambin qu quiere decir iluminar. 1.2 La oscuridad se refiere a la dificultad para discernir qu se puede o no se puede hacer, qu se debe o no

275

se debe hacer. No es un asunto de si tenemos las fuerzas o los recursos sino ms bien de cules son las consecuencias de nuestros actos. Un mundo a oscuras es un mundo en el que parece que da lo mismo hacer una cosas que otra. Nada desalienta tanto a la prctica del bien como ver que la suerte del perverso es igual o mejor que la del justo. 1.3 Otra forma de oscuridad tiene que ver con la realidad y la apariencia. As como a oscuras el latn podra pasar por oro, as tambin el reino de las apariencias se aduea del corazn humano y le hace elegir lo falso y desechar lo verdadero. Segn esto, el placer inmediato suele ser preferido mientras que el esfuerzo prolongado de la virtud no encuentra a veces quien lo acoja. 1.4 Esta situacin se hace ms difcil cuando hay verdaderas industrias dedicadas a la mentira. Mucho de la publicidad que bebemos a travs de los medios de comunicacin tiene un claro propsito: "vendernos" una imagen falsa de felicidad, de lo que es la mujer, la vida, el amor, las prioridades. Adems de la publicidad, estn las leyes inicuas. Si un pas dice en sus leyes que se puede asesinar no nacidos, ello enva un poderoso mensaje sobre lo que significa la sexualidad y sobre el respeto a los indefensos. As hay leyes que traen oscuridad. 2. Cmo Iluminar el Mundo? 2.1 Jess nos llama a ser luz. Es una invitacin y un mandato; es un derecho y un deber. Inmensa tarea, lo entendemos de inmediato, a la vista de cuntas oscuridades ha tenido nuestra propia vida y de cuntas

276

padece el mundo. 2.2 Ser luz es estar a la vista de todos, como la ciudad en la cima del monte. Ello implica ser identificados como creyentes y de algn modo estar expuestos a la burla, la crtica, la irona, o quiz tambin: expuestos a la mirada de alguien que quiere saber cmo cambiar su existencia. 2.3 Un detalle no debe pasar inadvertido: la finalidad de nuestro proceder es la gloria de Dios, es decir, que Dios sea conocido como Seor y amado como Fuente de todo bien. Correspondientemente, todo aquello que pretenda que los dems atribuyan a nosotros lo que slo tiene su fundamento en Dios es oscuridad. 2.4 La primera lectura nos da pistas bien precisas: "Parte tu pan con el hambriento, hospeda a los pobres sin techo, viste al que va desnudo, y no te desentiendas de tu semejantes. Entonces brillar tu luz como la aurora." Entendemos de estos textos lo ya dicho: las obras de inexplicable generosidad que marcan la vida del creyente son las seales de un amor que va ms all de la conveniencia, y por tanto, las seales que vencen la oscuridad del mundo.