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XXV DOMENICA DEL TEMPO
ORDINARIO (ANNO A)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde
Antifona d'ingresso
Io sono la salvezza del popolo,
dice il Signore,
in qualunque prova mi invocheranno, li esaudir,
e sar il loro Signore per sempre.
Colletta
O Dio,
che nellamore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa che osservando i tuoi comandamenti
meritiamo di entrare nella vita eterna.
Per il nostro Signore Ges Cristo...

Oppure:
O Padre, giusto e grande
nel dare allultimo operaio come al primo,
le tue vie distano dalle nostre vie
quanto il cielo dalla terra;
apri il nostro cuore
allintelligenza delle parole del tuo Figlio,
perch comprendiamo limpagabile onore
di lavorare nella tua vigna fin dal mattino.
Per il nostro Signore Ges Cristo...

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PRIMA LETTURA (Is 55,6-9)
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
Dal libro del profeta Isaa

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre vicino.
Lempio abbandoni la sua via
e luomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avr misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perch i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Parola di Dio
SALMO RESPONSORIALE (Sal 144)
Rit: Il Signore vicino a chi lo invoca.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande il Signore e degno di ogni lode;
senza fine la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso il Signore,
lento allira e grande nellamore.
Buono il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerit.

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SECONDA LETTURA (Fil 1,20-24.27)
Per me vivere Cristo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippsi

Fratelli, Cristo sar glorificato nel mio corpo, sia che io viva
sia che io muoia.
Per me infatti il vivere Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non
so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra
queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per
essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi
pi necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

Parola di Dio
Canto al Vangelo (At 16,14)
Alleluia, alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuore
e accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia.
VANGELO (Mt 20,1-16)
Sei invidioso perch io sono buono?
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Ges disse ai suoi discepoli questa
parabola:
Il regno dei cieli simile a un padrone di casa che usc
allalba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Si accord con loro per un denaro al giorno e li mand
nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne
vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro:
Andate anche voi nella vigna; quello che giusto ve lo

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dar. Ed essi andarono. Usc di nuovo verso mezzogiorno
e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le
cinque, ne vide altri che se ne stavano l e disse loro:
Perch ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?.
Gli risposero: Perch nessuno ci ha presi a giornata. Ed
egli disse loro: Andate anche voi nella vigna.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:
Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli
ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del
pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando
arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di
pi. Ma anchessi ricevettero ciascuno un denaro. Nel
ritirarlo, per, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato unora soltanto e li hai
trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della
giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io
non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un
denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a
questultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose
quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perch io sono
buono?. Cos gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi.

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
O Padre, le tue vie sovrastano le nostre vie e i tuoi pensieri
i nostri pensieri: irrompi nei nostri cuori e ispira le nostre
preghiere, perch possiamo accogliere e comprendere la
tua logica damore.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perch tutti i battezzati si sentano amati e prescelti per
una missione da svolgere nella Chiesa, impegnandosi a
riconoscere il progetto che il Signore ha per ciascuno di

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loro. Preghiamo.
2. Perch luomo del nostro tempo, che insegue sensazioni
e novit, scopra la bellezza e la grandezza della fede e
dunque ncori sempre pi la sua vita in Cristo. Preghiamo.
3. Per gli anziani, perch orientino la loro esistenza verso i
valori eterni, vivendo con sollecitudine e zelo la
dimensione della preghiera. Preghiamo.
4. Per chi ha vissuto nella dissipatezza, sciupando il suo
tempo e le sue qualit, perch si ravveda e sperimenti la
gioia di essere accolto dal Signore come un operaio
dellultima ora. Preghiamo.
5. Perch nella nostra comunit non ci sia indifferenza o
pigrizia, ma vengano valorizzati i carismi di ciascuno per il
bene comune. Preghiamo.

Ascolta, o Padre, le nostre preghiere, che rivolgiamo a te
per collaborare al tuo disegno di salvezza, come operai
nella vigna del mondo. Te lo chiediamo per Cristo nostro
Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli, o Padre, lofferta del tuo popolo
e donaci in questo sacramento di salvezza
i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Hai dato, Signore, i tuoi precetti,
perch siano osservati fedelmente.
Siano diritte le mie vie nellosservanza
dei tuoi comandamenti. (Sal 119,4-5)

Oppure:
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore,

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e le mie pecore conoscono me, dice il Signore. (Gv 10,14)

Oppure:
Gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi,
dice il Signore. (Mt 20,6)
Preghiera dopo la comunione
Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perch la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.
Commento
Ges ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra
e la superi.
Nella sua vigna c spazio per tutti e ogni ora pu essere
quella giusta. Cos come ogni nostra situazione di vita deve
essere la vigna che ci affidata per curarla e metterla in
grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci
egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci,
a partire dal concreto dellesistenza, lanciati sulle frontiere
della storia, per essere cio veri evangelizzatori e
missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno
accettato linvito della prima ora, ma quale potr essere la
chiamata che il Signore ci riserva per lultima ora, per la
sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare
renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la
meno gratificante, la pi difficile e dolorosa.

Commento su Fil 1,20-24.27

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Monastero Domenicano Matris Domini
Collocazione del brano
Comincia la nostra lettura di Filippesi. Dopo l'indirizzo e i
ringraziamenti iniziali, caratteristici dello stile epistolare
(1,1-11), Paolo parla della sua situazione di prigioniero e
del fatto che alcuni suoi detrattori, approfittando della sua
mancanza annuncino il Vangelo per spirito di rivalit. Egli
per si rallegra di tutto ci, purch Cristo ne sia glorificato
(1,12-20). Qui inizia il nostro brano, una famosa
confessione di Paolo, in cui afferma il proprio desiderio di
appartenere a Cristo e il sentirsi dibattuto tra il desiderio di
morire ed esser unito per sempre a Lui, o di vivere e
continuare ad essere a servizio del Vangelo.
Lectio
Fratelli, 20c Cristo sar glorificato nel mio corpo, sia
che io viva sia che io muoia.
Paolo vive una situazione di incertezza. Non sa se verr
condannato a morte o meno, ma vive questa terribile
situazione inquadrata in un progetto pi grande. Egli ha
collaborato al piano di salvezza di Dio, quindi sa che tutto
andr a buon fine. Paolo e il mondo sono gi stati salvati
da Cristo e la sua vita o la sua morte avranno lo stesso
esito: la glorificazione di Cristo stesso.
21Per me infatti il vivere Cristo e il morire un
guadagno.
Paolo si distacca dal modo di vedere la morte che
caratterizzava i suoi contemporanei. Non la sfugge con
orrore, come naturale. Non la desidera quale liberazione
dalle pene del vivere quotidiano, come si vede negli adepti
di alcune dottrine filosofiche di tipo platonico. Per Paolo
l'unica vera vita l'essere unito a Cristo. Alla luce di ci la
vita di quaggi e il morire vengono radicalmente

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relativizzati e paradossalmente la morte pu divenire un
guadagno.
22Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con
frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23Sono
stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di
lasciare questa vita per essere con Cristo, il che
sarebbe assai meglio; 24ma per voi pi necessario
che io rimanga nel corpo.
Da qui il dilemma di Paolo. Meglio vivere o morire? Morire
vorrebbe dire unirsi al suo Signore in una piena
comunione. D'altra parte continuare a vivere sarebbe di
vantaggio per le sue comunit che ancora hanno bisogno
della sua azione e della sua guida. Infine Paolo fa la sua
scelta, si rende conto che importante continuare a
seguire i cristiani, perch si rafforzino nella fede.
27Comportatevi dunque in modo degno del vangelo
di Cristo.
Forte di questa sua decisione Paolo esorta i Filippesi a
continuare a vivere e a testimoniare con coraggio il
Vangelo.
Meditiamo
- Ho mai provato anche io il desiderio di entrare in
comunione con Ges Cristo? Ci sono riuscito?
- Ho mai visto la morte come un guadagno? In quali
situazioni?
- Cosa significa per la mia vita comportarmi in modo
degno del Vangelo?

Commento su Mt 20,1-16
Monastero Domenicano Matris Domini

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Collocazione del brano
Questo vangelo si pone quasi come una nota esplicativa
nella lunga scia di reazioni provocata dalle parole di
commento di Ges dopo l'incontro con il giovane ricco che
aveva rifiutato di seguirlo.
Ges aveva pronunciato la famosa frase "E' pi facile che
un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un
ricco entri nel regno dei cieli" (Mt 19,24). I discepoli
rimangono sconcertati. Anche Pietro ha una reazione e
chiede: "Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito;
che cosa dunque ne otterremo?". Ges risponde "Nel
giorno della nuova creazione siederete su dodici troni
attorno al Figlio dell'uomo assiso nella sua gloria e che gi
nel tempo presente riceverete cento volte le ricchezze e gli
affetti che hanno abbandonato.
Tutto questo per ha una condizione: "Molti dei primi
saranno ultimi e gli ultimi primi" (Mt 19, 30). Questa
affermazione si trover anche al termine del brano di
questa domenica. Tale inclusione ci avverte che la
parabola degli operai inviati nella vigna serve proprio a
spiegare questa specie di proverbio. Ges rispondendo a
Pietro, lo avverte: i primi (i primi chiamati, ma anche
quelli che occupano i posti pi importanti nella Chiesa, tra
questi anche i Dodici) devono fare attenzione a non
assumere atteggiamenti esclusivi o discriminatori. Nel
giorno della nuova creazione le logiche puramente umane
saranno completamente rovesciate. Infatti... e cos
comincia la parabola che stiamo per leggere.
Lectio
I n quel tempo Ges disse ai suoi discepoli questa
parabola: 1 I l regno dei cieli simile a un padrone
di casa che usc all'alba per prendere a giornata
lavoratori per la sua vigna.
Questa parabola ci porta nella vita quotidiana dei campi in

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Palestina. La giornata lavorativa era lunga 12 ore, dalle sei
del mattino alle sei di sera. L'attivit agricola per
eccellenza della zona mediterranea, in una terra sassosa e
scoscesa quella della vite. L'uomo padrone di casa il
proprietario terriero che assume i propri operai con un
contratto giornaliero.
2Si accord con loro per un denaro al giorno e li
mand nella sua vigna.
Matteo non si dilunga molto sul dialogo tra il padrone e i
suoi lavoratori. Egli promette loro il pagamento di un
denaro e li manda a lavorare. L'accento posto sulla
rettitudine delle operazioni. Il prezzo negoziato, un denaro
d'argento per un giorno, era una buona paga.
3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri
che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro:
Andate anche voi nella vigna; quello che giusto
ve lo dar . 5Ed essi andarono. Usc di nuovo verso
mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.
Gli operai che il padrone incontra durante la giornata se ne
stanno disoccupati, argoi, cio "senza opere". A costoro il
padrone non quantifica un salario, ma promette quello che
giusto. Ci crea un effetto di suspence: quanto sar la
loro ricompensa? A cosa corrisponde un "salario giusto"?
Alle ore effettivamente lavorate o a cos'altro?
6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se
ne stavano l e disse loro: Perch ve ne state qui
tutto il giorno senza far niente? . 7Gli risposero:
Perch nessuno ci ha presi a giornata . Ed egli
disse loro: Andate anche voi nella vigna .
Con l'ultimo gruppo di operai c' un dialogo un po' pi
esteso. Il padrone chiede il perch del loro rimanere
inoperosi. La risposta amara, nessuno li ha voluti
prendere a giornata. L'eccesso di manodopera produce una

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certa disoccupazione. A costoro il padrone d una parola di
speranza (vi prendo io a giornata, nonostante sia gi tardi)
senza parlare del salario che intende dare loro.
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo
fattore: Chiama i lavoratori e da' loro la paga,
incominciando dagli ultimi fino ai primi .
Incomincia la seconda parte del racconto, quella in cui
tutto viene ricapitolato, in cui i nodi verranno al pettine. La
sera era il momento di dare la paga agli operai (cf. Lv
19,13; Dt 24,15). Stavolta il padrone viene chiamato "il
signore della vigna" (un'espressione Cristologica ed
ecclesiale). Anche qui si sottolinea la sua correttezza: egli
consegna la paga al tempo stabilito. Entra in scena un
terzo personaggio: l'amministratore.
Nei racconti evangelici che parlano delle scene di giudizio
talvolta interviene questo intermediario. Per il pagamento
si segue l'ordine inverso, per sottolineare ancora di pi la
scelta del padrone.
9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio,
ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando
arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto
di pi. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro.
Negli operai della prima ora si crea l'attesa di "ricevere di
pi". Anche noi ragioniamo esattamente come loro. Se
"quello che giusto" per gli operai dell'ultima ora risulta
essere un denaro al giorno, non sarebbe giusto che i primi
ricevano di pi? E invece ricevettero anch'essi un denaro:
questo il vertice narrativo della parabola, con un
capovolgimento totale dell'aspettativa.
11Nel ritirarlo, per, mormoravano contro il padrone
Gli operai della prima ora cominciano a mormorare
(gonghyzo), verbo quasi onomatopeico. In Matteo viene
usato solo in questa occasione, in Luca un'azione

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attribuita ai farisei che mormorano davanti alle azioni non
del tutto ortodosse di Ges. Cf. Lc 5,30).
12dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora
soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo
sopportato il peso della giornata e il caldo .
Comincia qui il dialogo a cui orientato tutto il racconto.
Gli operai della prima ora brontolano non perch hanno
ricevuto meno di quanto era stato loro promesso. Si
indignano per essere stati "fatti uguali" a coloro che in
fondo disprezzano perch non hanno lavorato il loro stesso
numero di ore. Si tratta di una situazione che poteva
essere avvenuta all'interno della Chiesa: come si
accennava all'inizio, i primi all'interno della comunit non
volevano essere considerati come gli ultimi arrivati,
facevano discriminazioni, si sentivano superiori.
13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse:
Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse
concordato con me per un denaro?
Il padrone di casa si rivolge a uno di loro chiamandolo
"amico". Questo potrebbe essere inteso come
un'espressione di famigliarit, di vicinanza. Per se si tiene
conto degli unici altri due passi in cui questa parola viene
utilizzata, il suo significato assume un colore particolare.
In Mt 22,12 amico viene chiamato l'uomo che entra al
banchetto di nozze del figlio del re senza avere l'abito
nuziale. In Mt 26,50 Ges chiama amico Giuda che gli ha
dato il bacio nell'orto del Getsemani, segno convenzionale
per coloro che lo avrebbero arrestato. Come si pu intuire
si tratta di due situazioni estreme, in cui chi chiama
"amico" l'altro di fatto di fargli comprendere in modo
familiare che ha compiuto qualcosa di sbagliato, anche se
ormai troppo tardi. Anche in questo caso il tono di
rimprovero.

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14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a
quest'ultimo quanto a te:
Il rimprovero diventa un invito a togliersi di mezzo. Il
padrone ha voluto trattare tutti gli operai allo stesso
modo.
15non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Oppure tu sei invidioso perch io sono buono? .
Nessuno pu dire al padrone come si deve comportare. Dio
ha le sue logiche e non possiamo imporgli le nostre. In
questo versetto vi una contrapposizione: l'occhio cattivo
(modo orientale di indicare l'invidia) e il padrone che
buono. L'occhio cattivo quello geloso dei beni propri o
invidioso dei beni altrui. E' questo il vero problema degli
operai della prima ora: non accettare che altri diventino
partecipi dei loro stessi beni, della loro stessa eredit. Il
padrone che buono ricorda quel "uno solo buono" di Mt
19,17, poco pi sopra.
16Cos gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi .
Dio ha dunque stravolto tutte le nostre logiche. All'interno
della comunit cristiana delle origini vi erano i giudeo
cristiani che pensavano di avere pi importanza dei
cristiani provenienti dal paganesimo poich avevano
servito il Signore da molto pi tempo e provenivano da
una lunga storia di fedelt al Dio di Israele.
Matteo li ammonisce: i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i
primi. E' necessario essere buoni come il Signore, come il
padrone della vigna. Egli vuole che tutti siano salvi e che
tutti si accettino tra di loro come fratelli.
Meditiamo
- Quali sentimenti suscita in me la parabola degli operai
chiamati alla vigna?
- Mi capita mai di sentire invidia o rancore per qualcuno
che riscopre la fede dopo una vita "disordinata"?

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- Quali fatiche trovo nell'accogliere gli altri come fratelli e
sorelle?
- Cosa significa per me "lavorare nella vigna"?
Preghiamo
(Colletta della 25a Domenica del Tempo Ordinario, Anno
A)
O Padre, giusto e grande nel dare all'ultimo operaio come
al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo
dalla terra; apri il nostro cuore all'intelligenza delle parole
del tuo Figlio, perch comprendiamo l'impagabile onore di
lavorare nella tua vigna fin dal mattino. Per il nostro
Signore Ges Cristo.

La giustizia di Dio dare a ciascuno il meglio
padre Ermes Ronchi
Per tre domeniche di seguito Ges ci racconta parabole di
vigne. una delle immagini che ama di pi, al punto che
arriva a definire se stesso come vite e noi come tralci, per
dire che il progetto di Dio per il mondo, sua vigna, una
vendemmia profumata, un vino di festa, una promessa di
felicit.
Il proprietario terriero esce di casa all'alba, si reca sulla
piazza del paese e assolda operai per la sua vigna: c' un
lavoro da compiere, molto lavoro, al punto che esce
ancora per altre quattro volte e ogni volta assume nuovi
operai. A questo punto per qualcosa non torna: che senso
ha assumere lavoratori quando manca un'ora soltanto al
tramonto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prendere gli
ordini dal fattore, e sar subito sera. Di quale utilit
saranno, a quanto potr ammontare la giusta paga?

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Allora nasce il sospetto che il padrone non assuma operai
per le necessit della sua azienda, ma per un altro motivo.
Nessuno ha pensato a questi ultimi, allora ci penser lui,
non per il suo ma per il loro interesse, preoccupandosi non
dei suoi affari, ma del loro bisogno: non lavorare significa
infatti non mangiare.
Questo padrone spiazza di nuovo tutti al momento della
paga: gli ultimi sono pagati per primi, e ricevono per
un'ora sola di lavoro la paga di un giorno intero. Non una
paga, ma un regalo.
Mi commuove il Dio presentato da Ges, un Dio che con
quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro
quinti dei lavoratori, intende alimentare le loro vite e le
loro famiglie. il Dio della bont senza perch, vertigine
nei normali pensieri, che trasgredisce tutte le regole
dell'economia, che sa ancora saziarci di sorprese.
Nessun padrone farebbe cos. Ma Dio non un padrone,
neanche il migliore dei padroni. Dio non il contabile del
cosmo. Un Dio ragioniere non converte nessuno. Quel
denaro regalato ha lo scopo di assicurare il pane per oggi e
la speranza per domani a tutte le case.
Gli operai della prima ora quando ricevono il denaro
pattuito, sono delusi: non giusto, dicono, noi meritiamo
di pi degli altri. Ma il padrone: Amico, non ti faccio torto.
Il padrone non stato ingiusto, ma generoso. Non toglie
nulla ai primi, aggiunge agli altri. E lancia tutti in
un'avventura sconosciuta: quella della bont. Che non
giusta, oltre, molto di pi.
La giustizia umana dare a ciascuno il suo, quella di Dio
dare a ciascuno il meglio. L'uomo ragiona per equivalenza,
Dio per eccedenza (Card. Martini). Il perch di questa

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eccedenza, che mi riempie di speranza, sta in evidenti
ragioni d'amore, che non cerca mai il proprio interesse
(1Cor 13,5), e che mi sorprender, alla sera della mia vita,
come un dolcissimo regalo.

L'economia della salvezza
don Luca Garbinetto
Strana economia, quella di Dio. Bisogna forse ammettere
che se un padrone, in una qualsiasi citt del mondo,
gestisse la sua azienda come il padrone della parabola
raccontata da Ges, probabilmente non avrebbe molto
successo nel mercato. Soprattutto con i tempi che corrono.
L'intraprendenza di questo Signore, che non sta mai fermo
ed esce a tutte le ore a cercare lavoratori per la sua vigna,
si mescola con una prodigalit pi simile agli sprechi del
giovane figlio della parabola lucana (cfr. Lc 15, 11-32), che
a un saggio e parsimonioso amministratore di impresa. E,
si sa, sono gli sprechi che rovinano le aziende!
Eppure sta proprio in questa sprovveduta generosit la
novit controcorrente. Senza che si possa liquidare
l'irragionevolezza di Dio con un commento astratto e
disincarnato: ma qui Ges parla per immagini di cose
spirituali; la realt del mondo un'altra!'. Non cos. Ges
ci invita a incarnare uno stile nuovo e coraggioso proprio
nella vita di tutti i giorni, dove l'economia - la gestione
della casa' - ha e deve recuperare un proprio significato
umano e spirituale, unica via per una reale trasformazione
dei rapporti tra i popoli verso una convivenza pacifica e
buona.

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Notiamo un dettaglio non insignificante. Di fronte al
paradosso di un padrone che paga a tutti gli operai lo
stesso salario, nell'attento rispetto della legge di Israele -
che comanda di non lasciare passare la notte senza aver
dato al povero bracciante ci che gli spetta (cfr Dt 24,14-
15) -, i lavoratori della prima ora - poveri anche loro, ma
non per questo esenti dai morsi dell'egoismo - non se la
prendono con i propri compagni, ma mormorano
direttamente verso il padrone.
In altre parabole lo sfogo di rabbia cade sui compagni
apparentemente pi fortunati di loro (cfr Mt 18, 23-35).
Ma sembra, appunto, pi uno sfogo che un affrontare il
vero problema. Di che si tratta? Del nostro rapporto con il
Padrone, con Dio stesso. proprio l il guaio. Dio
concepito come un padrone rigido, incasellato nella logica
del do ut des', percepito come un avversario a cui spillare
compensi. Chiss come si saranno rammaricati, i nostri
lavoratori della prima ora, di non essersi nascosti
furbamente - come forse avranno fatto i loro compagni,
pure fannulloni, che fino alle cinque si sono guardati bene
dal farsi trovare in piazza... -, visto che pi importante
della dignit del lavoro sembra essere il salario...!
Ebbene, la guerra tra poveri, lo scontro tra compagni,
l'incapacit di vedere nell'altro un fratello, l'insistenza a
percepirsi in competizione anzich in carovana: tutto
questo nasce da una immagine di Dio stravolta e
sconvolta. Guardiamolo meglio, questo Dio, che invece
sorprende a ogni pi sospinto.
Innanzitutto un padrone di casa' (20, 1). Non un
possidente terreno che fa lavoro di ufficio, freddo e
distaccato, o che si gode i proventi della sua vigna seduto
su un divano. Dio restituisce all'economia la sua intima
natura domestica. Dio abita in casa, cio ama i rapporti

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famigliari, preferisce stabilire relazioni calde, ha il volto di
un padre che non rinuncia a godere della vita feriale e del
fuoco del focolare. Come non intravedere il cuore
appassionato del padre che divide il patrimonio tra i figli,
desideroso soltanto di... paternit?
Questo Padre mattiniero e intraprendente. Non se ne sta
chiuso fra le sue mura sicure e comode, mandando altri a
sbrigare le faccende. Dio - ama dirci papa Francesco -
costantemente in uscita. Viene a cercarci.
Instancabilmente. Cerca le persone, i suoi figli perduti.
Cerca l'uomo, non cerca n il guadagno n il profitto.
Cerca me. Sembra proprio scordarsene, di come va la
vigna. Dio da costantemente una nuova opportunit, fosse
pure dell'ultima ora. Sembra davvero ardere dal desiderio
di una famiglia grande, formata da tutti coloro che restano
impantanati nelle piazze dei condizionamenti sociali e nei
crocicchi delle proprie paure (cfr. Mt 22,1-14).
Dio, poi, rovescia le prospettive. Parte dagli ultimi. Paga
coloro che hanno lavorato meno tempo. I lavoratori della
prima ora non si accorgono del privilegio. A Lui, infatti,
interessa solo che i suoi dipendenti si accorgano di essere
figli. E i figli, pi stanno con il loro Padre pi godono del
calore di casa. Dio non tratta tutti allo stesso modo,
vero. Questo lo lascia intendere Lui stesso, con la sottile
ironia di Ges. Dio predilige gli ultimi, perch in loro pu
manifestare appieno la propria prodigalit, lo spreco del
suo amore. E per questo fa di tutto affinch tutti si
riscoprano ultimi, o lo diventino, scendendo dal piedistallo
dell'orgoglio. Figliolanza e ultimit' sembrano esperienze
inseparabili...
Anche a coloro che si incaponiscono nel farsi avversari del
Padre, nel coltivare la logica della contrattazione anzich
dell'alleanza, Dio non toglie il regalo della sua amicizia.

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Appare qui l'assurda lotta dell'uomo, che si fa invidioso
non del fratello, ma di Dio stesso. il peccato originale,
l'insinuazione del serpente: Non vedi che puoi essere
anche tu come Dio?' (cfr Gen 3, 1-5).
Certo. Dio, il Padre, vuole farci come Lui. Ma Lui non
come pensiamo noi. E se davvero desideriamo lasciarci
coinvolgere e trasformare dalla luce del suo volto, una
gara di bont quella a cui siamo chiamati. Farete opere
pi grandi delle mie' (cfr Gv 14,12), ci promette Ges. Ma
soltanto se riscopriamo in noi quell'immagine del Dio
buono, che ci ha fatti cosa molto buona' (Gen 1, 31).
Nulla a che vedere con l'ingenuit. Chi sceglie la logica
dell'economia di Dio avr cura della casa dell'uomo, la
creazione intera, con la purezza di una colomba, ma anche
con l'astuzia di un serpente. La tenerezza fraterna e la
grinta del lavoro giornaliero si intrecceranno come mirabile
sintesi dell'uomo di Dio, che lo Spirito unifica
nell'integrazione degli opposti.
E cos gli ultimi saranno... i figli e diventeranno fra loro
fratelli. Come non pu funzionare un'economia di famiglia?

Commento su Matteo 20,1-16
Gaetano Salvati
San Paolo esorta i filippesi a comportarsi "in modo degno
del vangelo di Cristo" (Fil 1,27); senza invidia, ma
riconoscenti verso il Signore per il dono di grazia ricevuto
con il battesimo. Tale dono libera le nostre esistenza
dall'ombra della morte.
Liberati e perdonati, i nostri pensieri sono lontani, estranei
al modo di guardare e custodire il cammino degli uomini

20
da parte del Signore (Is 55,8). quello che Ges ci dice
nella parabola odierna.
"Il regno dei cieli" (Mt 20,1) l'incontro fra Dio, che vuole
tutti salvi, e la nostra storia, trasformata, redenta con il
sangue dell'Innocente. In Lui, nella sua opera d'amore,
ogni uomo pu trovare la verit, la condizione necessaria
per realizzarsi come uomo e come figlio di Dio.
"Il padrone di casa usc all'alba per prendere a giornata
lavoratori per la sua vigna" (v. 1). La verit non aspetta
l'iniziativa dell'uomo: Cristo, una persona non una idea,
che cerca la creatura. Quando l'ha trovata e questi ha
risposto al Suo amore, la rende testimone del Suo regno.
Essere testimone del regno significa che ogni cristiano
chiamato a servire il padrone, Cristo. Servire non indica
schiavit, bens amare nei fratelli il Signore, senza
ottenere nulla in cambio, fino al sacrificio, come ha fatto il
Figlio di Dio.
"Chiama i lavoratori e dai loro la paga" (v.8). Qual la
paga che il Signore riserva a coloro che hanno risposto al
suo invito? Cristo la nostra paga, la Sua dolce presenza
che conforta nelle afflizioni, che dona la forza per superare
gli ostacoli quotidiani, che elargisce la pace e la
consapevolezza che siamo amati nonostante tutto.
"Quando arrivarono i primi - i lavoratori della prima ora -
mormoravano contro il padrone" (v.10-11). Se lavoriamo
per noi stessi e non per il padrone, vogliamo gli elogi
oppure avanzare di carriera; in questo modo
abbandoniamo il senso per cui siamo stati chiamati, la
gratuit: vivere per Cristo.
"Gli ultimi saranno i primi e i primi, gli ultimi" (v.16).
una ammonizione del Signore, un consiglio a non farci

21
superbi, a non considerarci pienamente realizzati anche se
svolgiamo un compito rilevante all'interno della comunit
cristiana. La paga ottenuta, ma facile pure che i nostri
sguardi possano rivolgersi verso l'egoismo e la disumanit.
Cristo invece ci invita a rimanere con Lui, ad essere
sensibili, buoni con tutti; a coinvolgere ognuno nell'opera
d'amore, a dare spazio a ciascuno. Amen.

Il Signore chiama anche te!
don Roberto Rossi

Ges pronuncia una parabola per noi un po' singolare,
almeno nella sua conclusione, ma chiara per annunciare
l'amore e la salvezza del Signore per tutti i popoli e in ogni
tempo e non solo per il popolo ebraico di allora.
Non voglio oggi entrare in merito del giudizio e della
ricompensa di Dio, che -pensate!? - secondo noi non
sarebbe giusta. Voglio puntare l'attenzione su quello che
siamo chiamati a fare noi... Il Signore - possiamo fidarci -
sa Lui cosa bene fare per i suoi figli, i suoi operai. "I miei
pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le
vostre vie". Quindi sottolineo soprattutto la prima parte
della parabola e cerco di applicarla alla mia vita e alla vita
delle persone nella societ e nella Chiesa oggi.
Ripetutamente il Signore dice: "Andate nella mia vigna".
"Perch ve ne state tutto il giorno oziosi?" Dice a tutti:
"Andate anche voi nella mia vigna". Cos' la vigna? E' il
campo di Dio, il lavoro di Dio, il progetto di Dio, la volont
di Dio, il mondo di Dio. E' la mia vita, la mia famiglia, il
mio lavoro, la mia comunit cristiana, l'ambiente e la

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societ in cui mi trovo, questo mondo in cui vivo. In
questo scenario giunge a me, a ciascuno, questa parola del
Signore: "V nella mia vigna!" "Non essere, non rimanere
ozioso", "va anche tu"...a vivere la tua vita nel suo
significato pi vero, secondo il cuore di Dio, v anche tu...'
a lavorare, a collaborare, a fare la tua parte...nel mondo e
nella Chiesa, perch si costruisca il progetto di Dio, il suo
grande disegno di amore e di salvezza.
Chi costruisce il mondo? Chi costruisce il bene della
societ, dell'umanit? Noi siamo chiamati a questo, anche
se ci sembrano troppo potenti le persone e le strutture che
determinano, spesso in maniera negativa, la storia.
Chi costruisce, chi anima la Chiesa? Chi porta avanti la
fede, l'evangelizzazione, l'amore concreto verso gli altri?
Noi siamo chiamati a questo, senza lasciarci impressionare
o bloccare dal male, dall'odio, dalla violenza. S. Francesco
pregava: "Dove c' odio che io porti l'amore... Signore, f
di me uno strumento della Tua Pace: dove odio, fa'
ch'io porti l'Amore, dove offesa, ch'io porti il
Perdono, dove discordia, ch'io porti l'Unione, dove
dubbio, ch'io porti la Fede"
E andare nella vigna del Signore, lavorare con Lui e per Lui
la cosa pi bella, la realizzazione pi piena della mia
vita, della mia felicit, anche se a volte devo costruirla con
sacrificio.
Vogliamo sentire particolarmente rivolte a noi le parole del
Signore: "Andate anche voi...Non rimanete oziosi", Nella
nostra comunit parrocchiale siamo chiamati a muoverci,
ad essere operai generosi e impegnati, ad essere persone
che fanno il pi possibile.

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C' la consapevolezza del momento estremamente
importante per la vita della parrocchia, nell'affrontare in
maniera decisa e nuova le grandi realt della famiglia, dei
giovani, delle persone in difficolt, della vita sociale, del
rinnovamento della parrocchia e del cristianesimo secondo
le indicazioni di papa Francesco?
"Andate anche voi nella mia vigna! Perch ve ne state
oziosi... Andate!"
"Il Signore chiama anche te!" (papa Francesco)

tutto da rifare!
don Alberto Brignoli

Che Dio non sia giusto, non lo si pu certo dire...almeno
lui! Gi non ci possiamo fidare della giustizia umana, lenta
e inefficace, e spesso pure corrotta; la giustizia di Dio
perlomeno, anche se molto pi lenta della giustizia umana,
non pecca certo di inefficacia, e soprattutto incorrotta e
incorruttibile, a volte pure inappellabile. Per cui, stiamo
pur certi che Dio giusto, e su quello non ci piove.
Il fatto che sui criteri della giustizia di Dio qualcosa da
osservare ce l'avremmo, da un punto di vista umano, o
quanto meno di procedura legale. S, perch la giustizia
efficace, incorrotta e inappellabile di Dio non si basa su un
insieme di leggi o su un codice che ne riferimento, ma su
qualcosa che - umanamente parlando - pare essere
proprio la negazione stessa della giustizia e della legalit,
ovvero la bont, la misericordia. Dio, in pratica, non
giudica gli uomini in base a delle leggi e delle norme, ma

24
in base alla sua bont e grandezza d'animo. Di
conseguenza, il suo desiderio pi grande che gli uomini
non vengano giudicati in base alla legittimit delle loro
opere, ma in base alla loro bont d'animo, cio - in parole
povere - alla loro capacit di amare, alla loro misericordia.
Intendiamoci: Dio in questo modo non approva e
nemmeno autorizza l'uomo ad agire nell'illegalit "purch
sia buono d'animo", altrimenti qualsiasi di noi,
furbescamente, di fronte a Dio potrebbe giustificare le
proprie pessime azioni nascondendosi dietro laconiche
affermazioni del tipo: "Beh, io in fondo ho agito con bont
e semplicit d'animo, poi per la limitatezza della natura
umana mi ha portato a compiere azioni sbagliate di cui
per non mi sento totalmente responsabile". No, non si
tratta di questo: Dio sa bene (e lo sa meglio di noi) dove
sta il bene e dove sta il male, e proprio per questo odia il
male e ama il bene. Ma il metro con cui egli giudica il bene
e il male non un codice fatto di norme e di leggi da
rispettare (come poteva essere per i farisei legalisti), ma
la bont del cuore e delle intenzioni che da esso
scaturiscono, insieme alle quali, nella stragrande
maggioranza dei casi, scaturiscono anche le opere buone.
Quando l'uomo compie il bene, di certo il giudizio di Dio
positivo, perch il bene compiuto non pu assolutamente
provenire da una radice di male. Ma a volte, neppure il
male proviene necessariamente da intenzioni cattive:
Paolo ce lo insegna bene nella lettera ai Romani. Il
problema che l'uomo questo non lo sa cogliere, perch
prima ancora di fare emergere l'intenzionalit delle sue
azioni, si preoccupa di giudicare le opere e i fatti
solamente secondo criteri di legalit; e di fronte a un Dio
che ancor prima di essere giusto buono, mormora e
mostra tutta la sua invidia.

25
Come gli operai della prima ora, che se la prendono con
Dio, in apparenza perch secondo loro non giusto, ma in
realt perch - e pure questo lo sanno bene - egli buono,
e agisce con criteri di bont. Sembra strano dirlo, ma un
Dio che agisce cos, all'uomo fa male... Fa male, s, perch
preferirebbe un Dio che dia a ognuno secondo le sue
opere, che retribuisca ed elargisca a larghe mani tutti i
suoi benefici per chi da sempre lo serve e fa il bene, e che
di conseguenza condanni chi compie il male, o comunque
non tratti gli ultimi arrivati nella vita di fede alla stessa
stregua di chi lo serve fedelmente da anni.
Beh, ma...se preferiamo un Dio cos, non dobbiamo fare
altro che dirlo: lui ci accontenta subito. "Amico, io non ti
faccio torto. Non hai forse concordato con me per un
denaro? Prendi il tuo e vattene". Vuoi un Dio giusto
retribuitore che ti paghi per quello che fai? Eccoti
accontentato: con lui avevi fissato sin dall'inizio che questo
sarebbe stato il suo modo di agire, e cos egli fa. L'hai
voluto tu. Ma non puoi pretendere che Dio sia anche con
gli altri cos come con te; e soprattutto, non puoi
pretendere che lui faccia delle sue cose ci che vuoi tu.
Ancor peggio: non puoi chiedere a Dio di essere giusto con
te, e di conseguenza con gli altri di non essere
misericordioso e buono, perch la sua giustizia - che a te
piaccia o no - coincide con la sua bont, e se con te
giusto, lo deve essere anche con gli altri. Ma con chi -
come te - pretende di concordare con lui come dev'essere
il vostro rapporto di fiducia, la sua giustizia si manifesta
con un atteggiamento di retribuzione; con chi invece non
avanza pretese con Dio, ma lo accoglie per quello che egli
, nella semplicit, cos come si manifesta, a qualunque
ora e in qualunque fase della vita ci avvenga, la sua
giustizia si manifesta per ci che veramente e
profondamente , ovvero bont e misericordia.

26
La parabola di quest'oggi, allora, non la denuncia di un
atteggiamento antisindacale di Ges Cristo che non d ai
lavoratori il salario che spetta loro; un vero e proprio
trattato di teologia, perch pone la questione
fondamentale sull'essenza di Dio.
Chi Dio? E chi Dio per me, soprattutto? Dio un
giudice giusto o un Padre misericordioso? Dio condanna
il male e premia il bene, oppure ha criteri diversi
nell'esercitare la sua funzione di giudice? Dio ci salva
secondo i nostri schemi di legalit (o meglio, di legalismo)
o secondo "pensieri e vie che non sono le nostre vie"?
E la risposta a questa domanda fondamentale su Dio ha
delle implicazioni pratiche, comportamentali e pastorali
che sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno, nella
quotidianit del nostro impegno ecclesiale e del nostro
discepolato "della prima ora". S, perch Ges non dice
questa parabola alle folle o ai farisei legalisti, ma ai suoi
discepoli, a quelli che da sempre erano con lui, agli addetti
ai lavori, ai parrocchiani fedeli - potremmo dire oggi - che
spesso rischiano di sentirsi talmente arrivati e assodati
nella fede da farsi "padroni" di Dio, da volerlo comandare
al punto da insegnargli come deve essere: un retribuitore
giusto.
Quando critichiamo quelli che in chiesa vanno poco o ci
vanno solo nelle grandi occasioni e ci d fastidio che il
parroco parli con loro e perda tempo con loro; quando
siamo diffidenti nei confronti di quelli che solo
occasionalmente danno una mano nelle attivit della
parrocchia; quando giudichiamo gli altri per il percorso di
fede poco lineare che denotano di avere, mentre noi da
sempre siamo andati all'oratorio, e al catechismo, e a
messa... stiamo mormorando con Dio alla stessa stregua
degli operai della prima ora, perch a noi un Dio che tratta

27
tutti alla stessa maniera proprio non va gi. Un Dio cos
non giusto.
Ma il problema non un Dio ingiusto...il problema che la
sua giustizia si basa sulla sua bont, e a noi, questo,
purtroppo, fa male. Pensavamo di aver capito tutto, di Dio,
di essere avanti, di essere i primi nella fede: invece no, i
primi saranno ultimi... tutto da rifare!

Gli assurdi comportamenti di Cristo
don Marco Pozza
Probabile che anche a quel tempo la situazione fosse una
conseguenza di una crisi economica diffusa: perduto il
posto fisso, si moltiplicarono i braccianti, i lavoratori a
giornata, anche gli improvvisatori del mestiere. Succedeva
e basta: nessuno ci faceva pi di tanto caso.
L'uomo che tiene una vigna un uomo fortunato: le viti
sono un piccolo impero, quella terra rende grappoli e
bevande, presente e futuro. Il lavoro tanto - un giorno
quel Padrone dir che la messe molta ma gli operai
sono pochi -: mancano gli operai. Che, per, vengono
"selezionati" sui gradini della piazza: Si accord con loro
per un denaro al giorno e li mand nella sua vigna. Due
piccioni con una fava: lui s' organizzato la giornata, loro
si guadagnano il pane. Quando poi son pochi, ritorner
dove ci sono ancora forze in abbondanza: Verso le nove
(...) Verso mezzogiorno (...) Verso le tre. Cos tanto
lavoro in quella vigna forse non se l'aspettava nemmeno
lui: fu costretto ad uscire ancora verso le cinque. A
quell'ora i primi avevano gi sulla groppa il peso di otto
ore di lavoro: sole, vanga e zappa. Oppure grappoli, ceste
e carretti. Sembra d'essere in un'azienda a gestione

28
familiare: tutti collaborano, ci mettono del proprio,
s'applicano nel lavorare la terra e le viti. Fino a sera, fino
alla paga. Che rimase la sorpresa pi inimmaginabile,
ancor pi dell'esser stati assunti: Chiama i lavoratori e
dai loro la paga - chiede il padrone al suo fattore -,
incominciando dagli ultimi sino ai primi. Dagli ultimi: in
modo tale che potessero fare proiezioni sul loro salario,
immaginare la quantit delle monete rapportata alle ore
lavorate. Per poi toccare con mano quant'era distante la
loro imprenditoria da quella del padrone: Questi ultimi
hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi,
che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Come a dire: se non sei capace di fare il padrone, torna tu
a zappare la terra. Quando invece il contratto parlava
chiaro: Non hai forse concordato con me per un denaro?
Gi, sempre quello rimane il problema: leggere bene
(sopratutto le parole scritte in piccolissimo) prima di
mettere in calce una firma. Prestare attenzione a ci che si
firma: nelle pagine del Vangelo - che sono poi vigne da
coltivare, spighe da raccogliere, gigli da contemplare - non
c' mai nulla d'insignificante. Di cos inutile da potergli
sottrarre l'attenzione.
Per quanto riguarda i "contratti delle cinque del
pomeriggio", il Padrone sembra mostrare gelosa cura,
quasi un'accortezza che ai pi suona come ingiustizia. Alle
cinque - cio quasi allo scadere - firm contratti fastidiosi:
quello con la Samaritana, con la Maddalena dai sette
demoni, con l'adultera e con Zaccheo. Per non parlare del
contratto concesso al Ladrone di destra quando ormai le
cinque erano gi suonate: Oggi sarai con me in
Paradiso. Mica semplice voglia d'irritare, sai: pi che di
provocazione sa di giustizia, quella di Dio che, prima di
tutto, cerca sempre la radice: di un precariato, di un
peccato, di un perdersi: Perch ve ne state qui tutto il

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giorno senza far niente? Chiede prima di tutto. E loro
rispondono, prima di tutto: Perch nessuno ci ha presi a
giornata.
"Sono uomini che non fanno sfoggio delle loro prestazioni
di fronte a Dio. Non si presentano di fronte a Lui come una
sorta di soci paritetici in affari, che in cambio delle loro
azioni pretendono di essere adeguatamente ricompensati.
Sono uomini che sanno di essere anche interiormente
poveri, persone che amano, che accettano con semplciit
ci che Dio dona loro e proprio per questo vivono in intimo
accordo con la natura di Dio e la sua Parola (...) Giungono
con le mani vuote, non con mani che afferrano e tengono
stretto, ma con mani che si aprono e donano e cos sono
pronte per la bont generosa di Dio".
(J. Ratzinger, Ges di Nazareth. La figura e il messaggio)
Eccolo il motivo della disoccupazione: nessuno ha dato loro
fiducia. Forse erano gobbi o un po' gracili, mezzi sbilenchi
o malaticci, senza una gamba o privi di qualche dita della
mano. O forse erano a posto ma nessuno s'azzard
d'investire in quelle storie disoccupate: Amico, forse tu
sei invidioso perch sono buono?. Accipicchia: colpito e
affondato. Altro che il peso di otto ore di lavoro sulle
spalle: la vera fiacchezza era l'invidia, quell'orma
schifosissima che Satana ha seminato dentro le vigne del
Vangelo e nelle stanze di casa mia. Quell'inettitudine
d'animo di giudicare senza conoscere, di firmare senza
leggere, di parlare senza pensare. O forse era una cosa
ancor pi fine: l'invidia nel vedere che quell'Uomo pag
agli ultimi anche le ore passate sui gradini. Che non erano
ore passate a far nulla ma a fare i conti con la mestizia di
un fallimento.
Ore disoccupate, le pi spossanti: e Cristo lo sa.

30

Un denaro
don Luciano Cantini
Il regno dei cieli simile
Il senso di questa parabola diventa pi facilmente intuibile
se la colleghiamo e la comprendiamo tra il versetto che la
precede, richiamato da un "infatti" sparito nella nostra
traduzione: Molti dei primi saranno ultimi e molti degli
ultimi saranno primi (Mt 19,30), e quello finale: Cos gli
ultimi saranno primi e i primi, ultimi. Sono due chiasmi il
cui senso il medesimo, anche se invertiti nella struttura.
Nel corpo del racconto troviamo lo stesso messaggio nel
pagamento della giornata che inizia dagli ultimi per
arrivare ai primi. Pare proprio che la natura del Regno di
Dio sia il ribaltamento delle valutazioni umane. C' da
domandarci se ci troviamo dinanzi a un capovolgimento
sociale con una inversione di ruoli, o a un annullamento di
tutte le differenze. Anche l'uso del futuro apre qualche
interrogativo: una realt da attendere o deve far gi
parte dell'oggi?
Un poco pi avanti nel capitolo, Ges invita i discepoli a
farsi servitori: Come il Figlio dell'uomo, che non venuto
per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in
riscatto per molti (Mt 20,28). E ancora, pi oltre: Chi tra
voi pi grande, sar vostro servo; chi invece si esalter,
sar umiliato e chi si umilier sar esaltato (Mt 23, 11-12).
Che cosa negli ultimi cos importante da farli diventare
primi e che cosa nei primi rende necessario un cammino
verso l'ultimo posto? Negli ultimi c' la consapevolezza di
non meritare quanto il padrone dona loro e che tutti coloro

31
che li hanno preceduti nel lavoro hanno faticato di pi e
meritano senz'altro pi di loro.
li mand nella sua vigna
L'immagine del Regno racchiusa nella figura del padrone
di casa e nelle sue azioni, anche se questa parabola
conosciuta per gli operai nella vigna. Mentre ha affidato ad
altri il suo denaro e il compito di amministrare, lui stesso
che la mattina all'alba scende in strada per cercare
lavoratori per la sua Vigna. Non manda il fattore ma lui
stesso e pi volte, insistentemente, si fa prossimo ai
lavoratori, i disoccupati, quelli che stanno senza far niente.
Perch tanta insistenza? Sicuramente per l'urgenza del
lavoro da svolgere, ma non del tutto perch quelli arrivati
per ultimo, appena appena prima dell'ora della paga, cosa
possono fare? Quello che sembra contare di pi invitare
pi persone possibili a entrare nella sua vigna.
Il profeta Isaia dedica un canto detto "della vigna" (Is 5,1-
7) per parlare della relazione tra Dio e il suo popolo: Voglio
cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua
vigna; Dio assume il volto del "mio diletto", come
ritroviamo nel Cantico dei Cantici a proposito dello sposo.
La vigna non soltanto un luogo di lavoro, dove grondare
sudore, ma soprattutto espressione dell'amore di Dio per il
suo popolo: Di buon mattino andremo nelle vigne;
vedremo se germoglia la vite, se le gemme si schiudono,
se fioriscono i melograni: l ti dar il mio amore! (Ct
7,13).
per un denaro
L'accordo per una giornata di lavoro per un denaro,
ancora il Padrone di casa promette ci che giusto, poi
non promette pi nulla. Al momento del pagamento tutti

32
ricevono lo stesso denaro, espressione della sua
misericordia che d ai primi quanto agli ultimi. Un denaro
era la paga consueta e rappresentava quanto necessario
per vivere; ecco il padrone rivendica a s la sovrana libert
di disporre come vuole perch ciascuno abbia "vita".
Il Regno dei cieli simile a quel padrone che toglie
l'umanit dalla vita inutile del disoccupato, delle attese
senza speranza, per introdurla nella sua vigna e dare a
ciascuno, non secondo l'ingegno o l'operosit, ma secondo
il bisogno di vita.
La prospettiva del Regno dunque avere in eredit la vita
eterna (Mt 19,19). ("Quel denaro la vita eterna"
sant'Agostino).
Gli operai della parabola invece considerano la chiamata
nella vigna come prestazione, tanto da misurarla e
confrontarla, come capita a noi in ogni aspetto della vita
sociale dove tutto entra in competizione: il senso della
giustizia umana. Per Dio, invece, la Giustizia veramente
tutt'altro, quello che conta la relazione d'amore. La
manifestazione dell'Amore inizia con la ricerca affannosa e
costante dell'uomo sulle strade del mondo per inviarlo
nella sua vigna dove si condivide la sua opera ed
evidenziata nella paga finale: ciascuno un denaro.
Se la moneta d'argento da un denaro porta l'immagine e
l'iscrizione di Cesare ( Cfr. Mt 22,19-21) quella che il
Padrone della vigna dona a fine giornata porta il volto
misericordioso del Padre.

Forse tu sei invidioso perch io sono buono?
mons. Gianfranco Poma

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L'espressione evangelica "il Regno dei cieli" con cui inizia
Matt.20,1-16, il brano che leggiamo nella domenica XXV
del tempo ordinario, non significa uno spazio geografico o
una realt politica, ma l'irruzione di Dio nella storia
accaduto nell'evento di Ges di Nazareth e che continua
nella vita di chi ascolta ed accoglie la sua parola. E' una
irruzione che produce il cambiamento di comprensione di
s e degli altri, uno sguardo nuovo sull'esistenza del
mondo, una logica radicalmente nuova da quella del
mondo. Per annunciare il Regno dei cieli, Ges parla in
parabole: il linguaggio si fa "simbolico", la concretezza
delle cose che vediamo e tocchiamo si apre, e cominciamo
a vedere, a gustare e a vivere la vita di Dio. la novit
della fede cristiana: "la Parola si fatta carne...e noi
vediamo la gloria", "vedere Dio" che con Ges entra nella
opacit della storia e la riempie di senso.
"La parabola degli operai dell'ultima ora", incentrata
sull'affermazione della sconvolgente bont senza limite di
Dio, collocata da Matteo nel contesto del cammino che
Ges fa percorrere ai suoi discepoli, perch imparino ad
andare dietro a lui, con lo sguardo libero da invidie e
gelosie, non condizionato dai limiti segnati dalla dottrina
farisaica, in una comunit nella quale il pi grande il pi
piccolo di tutti e colui che si fa servo di tutti, gustando e
condividendo la gioia dell'Amore del Padre.
"Il Regno dei cieli simile a un padrone di casa...": la
parabola descrive una scena normale per la Palestina di
quei tempi, segnata da una crisi economica fortissima,
soprattutto per i piccoli proprietari caduti in rovina.
L'attenzione degli ascoltatori immediatamente catturata
da Ges che parla di cose concrete: un padrone che esce
di casa all'alba per assumere giornalieri. Non impone, si
accorda con loro sul salario e li manda nella vigna. Dopo

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tre ore esce di nuovo e promette loro ci che "giusto". La
scena si ripete alla sesta e alla nona ora: il padrone invita,
promette ci che giusto, sulla fiducia, e gli operai vanno.
Poi, verso la fine della giornata, di nuovo il padrone esce
( interessante questa insistenza sull' "uscire" del
padrone) e trova altri che sono fermi, inerti, vuoti. Con
loro inizia un dialogo: questo padrone interessato a loro,
alla situazione di solitudine e di abbandono che ha
provocato il vuoto della loro vita. Tutto cos
concretamente vero: non possono non essere affascinati
gli ascoltatori di Ges (noi, oggi) sentendo parlare di un
padrone che esce, cerca, promette, ridona la speranza, la
vita... Ma egli parla del Regno dei cieli... utopia o realt?
La sera il momento della verifica, della verit, della gioia.
Ma l'ordine di versare il salario cominciando dagli ultimi e
di dare a questi la stessa somma convenuta con i primi
sconvolge tutto. giusto che chi ha sudato tutto il giorno
riceva quanto quelli che hanno lavorato soltanto un'ora? "
giusto...?": proprio su questo si era impegnato il padrone
chiamando gli operai... I primi si ritengono trattati
ingiustamente, e cominciano a "mormorare": ritorna
frequentemente questo verbo nel N.T. (riprendendo le
mormorazioni del popolo di Israele nel deserto) per
descrivere la reazione di coloro che criticano il
comportamento di misericordia di Ges nei confronti dei
"peccatori", ritenendolo ingiusto verso di loro, osservanti
fedeli della legge. " giusto?": il problema proprio
questo, che cosa giusto? Tutto il Vangelo di Matteo
incentrato sulla novit della "giustizia" che l'evento di Ges
ha portato nella relazione con Dio e con gli altri: c' una
giustizia secondo la Legge, retributiva, razionale e c' il
suo "compimento", la sua "pienezza" che l'Amore che
solo il Figlio che vive dell'Amore del Padre conosce. I primi
operai hanno ricevuto il salario convenuto: ma rimane la

35
libert dell'Amore di donare oltre ogni schema perch
l'altro viva. Ai suoi discepoli, alla sua comunit, Ges
chiede di seguire lui, per condividere la sua esperienza
filiale dell'Amore paterno di Dio, da cui deriva una
conoscenza nuova di s e degli altri e un cuore capace di
un Amore prima impensabile. " giusto?": Ges parla della
giustizia del Regno dei cieli che solo chi incontra lui vive:
non una dottrina, un sistema sociale o politico
(rivoluzionario, liberale, riformista), un'esperienza. Non
un'utopia: l'esperienza della bont di Dio che fa irruzione
nella vita di chi credendo l'Amore ha la forza di liberarsi
dalla paura, dall'invidia, dalla gelosia, per aprire spazi di
Amore nella durezza della storia dell'uomo.

Commento su Matteo 20,1-16
dom Luigi Gioia
Nella seconda lettura dei testi che ci sono proposti per
questa venticinquesima domenica
del tempo ordinario Paolo ci invita a comportarci in
maniera degna del Vangelo di Cristo:
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Vangelo una parola greca che vuol dire "buona notizia".
Le buone notizie sono quelle
che ci danno gioia, che ci rinnovano nella speranza. Siamo
sempre desiderosi di ricevere
buone notizie, soprattutto quando queste arrivano in modo
inaspettato. Pensiamo alla gioia
di un genitore quando il figlio gli da la buona notizia che ha
trovato un lavoro, un lavoro

36
stabile, un lavoro degno. Oppure alla gioia che proviamo
quando un fratello, un figlio che
abita lontano e che non vediamo da tempo ci da la buona
notizia che viene a trovarci. Il
Vangelo in questo senso una buona notizia, non solo
riguardo a un evento particolare della
nostra vita, ma a tutta la nostra esistenza.
Qual questa buona notizia che ci d il Vangelo? O
piuttosto la buona notizia che il
Vangelo? Tanti sarebbero i modi per riassumerla. La buona
notizia che Dio amore e che
perdona tutti i nostri peccati. Questa una buona notizia,
uno dei fondamenti della nostra
speranza. Oppure la buona notizia che la morte non la
fine di tutto, perch Ges risorto
dai morti, ha vinto la morte. Buona notizia ancora che
noi che siamo uniti a lui,
risorgeremo con lui. Oppure, pi generalmente, la buona
notizia che abbiamo un Padre
celeste che si occupa di noi, che niente lasciato al caso
nella nostra vita, che tutta la nostra
esistenza nelle sue mani, che ognuno dei nostri capelli
contato. Anche questa una
buona notizia.
Ogni domenica questo Vangelo, questa buona notizia, si
ripropone a noi sotto un punto di

37
vista diverso e ogni domenica dobbiamo chiederci qual la
buona notizia che vuole darci il
Signore attraverso la sua Parola.
Questa domenica la buona notizia possiamo cominciare a
cercarla in una frase della
prima lettura: I pensieri del Signore non sono i nostri
pensieri. E quale migliore esempio di
questa differenza tra i pensieri del Signore e i nostri
possiamo avere della parabola di questi
lavoratori che il padrone di casa chiama a lavorare nella
sua vigna. A questo riguardo i nostri
pensieri, il modo di pensare umano, la giustizia umana
chiara: chi arriva prima e lavora di
pi, riceve di pi; chi arriva per ultimo e lavora di meno,
riceve di meno.
Questo modo di pensare non sbagliato. Se leggiamo
attentamente il vangelo di oggi, ci
rendiamo conto che questo principio elementare di equit
non rinnegato dal padrone di
casa. Infatti il padrone di casa aveva pattuito con gli
operai della prima ora la somma di un
denaro ed stato fedele alla sua parola. Semplicemente,
ha deciso di dare anche agli operai
dell'ultima ora tanto quanto aveva dato a quelli della prima
ora. Non stato ingiusto verso
gli operai della prima ora, ma stato generoso verso quelli
dell'ultima ora, proprio come

38
afferma lui stesso: Amico, io non ti faccio torto. Non hai
forse concordato con me per un
denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a
quest'ultimo quanto a te: non
posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei
invidioso perch io sono buono?
Non si tratta di una lezione di gestione aziendale: sarebbe
un disastro amministrare
un'azienda in questo modo. Si tratta di un'immagine, di
una parabola, della quale il Signore
si serve per darci appunto una buona notizia riguardo al
suo modo di fare con noi. Dio vuole
che tutti gli uomini siano salvati. Vuole che nessuna delle
sue pecore vada perduta. Non si
tratta di stabilire chi entra prima o chi entra dopo, chi
crede prima o chi crede dopo, ma di
cercare di accogliere nel regno dei cieli tutti, fino all'ultimo
secondo, fino all'ultima persona. Si tratta soprattutto di
capire che sia chi entra per primo che chi entra per ultimo,
entra non
per merito suo, non perch ha cercato lavoro, non perch
andato lui a cercare il Signore,
ma perch il Signore che venuto a cercare noi.
Un dettaglio importantissimo del vangelo di oggi infatti
proprio questo. Tanto gli operai
della prima ora che quelli dell'ultima ora non sono andati a
lavorare di loro spontanea

39
volont. Stavano oziosi, senza lavoro, disoccupati nella
piazza. Non pensavano neanche a
prendere l'iniziativa di andare a cercare lavoro. E' il
padrone di casa, il Signore che uscito
per andare a cercarli. Il regno dei cieli - dice l'inizio di
questo vangelo - simile ad un
padrone di casa che usc all'alba per prendere a giornata
lavoratori per la sua vigna.
La buona notizia che tutti noi siamo cristiani, abbiamo la
fede, crediamo, perch il
Signore venuto a cercarci. Tutti siamo salvi per grazia,
per un dono di Dio. Tutti eravamo
peccatori, tutti nemici. Tutti siamo entrati, sia quelli che
sono arrivati per primi che quelli
che sono arrivati per ultimi, solo e unicamente a causa
della bont, della misericordia, della
generosit del Signore.
Il problema che i primi arrivati possono dimenticare
questo fatto, possono cominciare
ad attribuirsi dei meriti, cominciare ad inorgoglirsi,
perdendo l'aspetto pi fondamentale
della vita di fede, la gratitudine verso il Signore. Questo
il senso della frase,
apparentemente enigmatica, con la quale si conclude il
vangelo di oggi: Cos gli ultimi
saranno primi e i primi, ultimi.

40
Primi ed ultimi sono uguali davanti al Signore, perch tutti
il Signore ama ugualmente e
tutti sono salvati gratuitamente, per grazia. Per gli ultimi
questo evidente: proprio perch
hanno lavorato di meno, hanno una coscienza pi profonda
della generosit, della
misericordia di Dio, e per questo sono pi umili, pi
riconoscenti. I primi invece, perch
hanno lavorato di pi o perch sono stati chiamati per
primi, hanno cominciato a credere di
potersi attribuire qualcosa, si sono inorgogliti, hanno perso
il senso della loro indegnit e
soprattutto hanno perso la riconoscenza verso il padrone
di casa che cos generosamente era
andato a cercarli quando anche loro erano disoccupati e
senza speranza.
La logica del Signore non la nostra logica. I miei pensieri
non sono i vostri pensieri -
dice il Signore. Tutti siamo servi inutili davanti a lui, non
perch quello che facciamo non
conti per lui, ma perch non a causa di quello che
facciamo che abbiamo valore ai suoi
occhi. Il Signore un padre che ci ama come figli, non per
quello che facciamo, ma per
quello che siamo, perch siamo suoi figli.
Allo stesso modo il Signore vuole che tra di noi impariamo
ad amarci, ad essere solidali,

41
non giudicandoci sulla base di quello che facciamo o non
facciamo, di chi arriva prima o di
chi arriva dopo, di chi esemplare o di chi non lo , ma
che impariamo a guardare gli uni
agli altri, a provare della gioia gli uni per gli altri, come
veri fratelli e sorelle che vogliono
solo il bene, solo la salvezza di tutti.
Dobbiamo lasciarci giudicare da questa constatazione: i
nostri pensieri, il nostro modo di
giudicare, di vedere le cose, il nostro modo di giudicarci gli
uni gli altri non quello del
Signore. Questa una buona notizia perch se il Signore ci
guardasse come noi ci
guardiamo gli uni gli altri saremmo tutti condannati,
perch tutti manchiamo davanti a lui,
tutti siamo indegni davanti a lui. La buona notizia ancora
che la logica del Signore
diversa: una logica di amore, una logica di misericordia,
una logica che vuole solo la nostra
salvezza. Il Signore vuole solo averci con lui ed pronto
ad una infinita pazienza, pronto ad
accoglierci fino all'ultimo secondo, pronto ad accogliere il
nostro pentimento, in qualunque
momento esso arrivi.
Lasciamoci consolare da questa speranza, sia nei nostri
riguardi che nei riguardi dei

42
nostri fratelli e delle nostre sorelle che sembrano essere
lontani dalla fede, sembrano essere
lontani dal Signore. Il Vangelo ci garantisce che non il
momento nel quale entrano che
importante, ma il fatto che prima o poi, fosse anche
all'ultimo secondo, finiscano per
entrare. Il Signore buono e vuole tutti i suoi figli uniti e
felici nella sua casa, per servirci lui
stesso nel banchetto eterno che prepara per noi, perch -
ci dice il Signore - i miei pensieri
non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie
vie.

Commento su Matteo 20,1-16
Omelie.org - autori vari
COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di don Paolo Ricciardi
Eccoci qui, nella prima domenica di autunno, a confrontarci
con una delle parabole pi incredibili raccontate da Ges.
Eccoci, mentre tutto riprende con ritmo incalzante: il
lavoro, la scuola, la vita parrocchiale ordinaria, le fatiche e
le preoccupazioni quotidiane. L'estate con le sue vacanze
(per chi riuscito a farle), sembra un ricordo lontano.
E, in questa ripresa, ci si mette anche il Vangelo di oggi
che fa "saltare" ogni logica di giustizia umana, soprattutto
in questi tempi in cui per molti il "cercare lavoro" sembra

43
un'utopia, grande quanto il rischio di perdere il posto per
chi gi ce l'ha.
Perch la parabola di oggi ci parla di lavoro, di stipendio, di
assunzione ad ore, di ricompensa, ma con metodi e intese
che non corrispondono alla giustizia. Ma, allo stesso tempo
c' una parola che brilla luminosa oltre il diritto e le
rivendicazione: la parola "bont".
"Io sono buono".
In mezzo alle chiacchiere e alle critiche nei confronti del
padrone - umanamente giustificabili - c' quella parola: "Io
sono buono" che scompiglia ogni logica umana.
Perch la parabola, come ogni parabola di Ges, rimanda
sempre a qualcos'altro, occorre interpretarla, andare al di
l di un semplice racconto. Alcune parole di Ges
rimangono illogiche a livello umano, incomprensibili a
"quelli di fuori" come lui stesso affermava dopo aver
raccontato la prima parabola, quella del seminatore.
Dunque, ancora una volta il Dio di Ges ci sconcerta: "le
sue vie - come ci ha ricordato il profeta Isaia nella prima
Lettura - non sono le nostre vie, le sovrastano" quanto la
croce e il dono sovrasta la nostra logica.
chiaro che istintivamente ognuno di noi si senta solidale
con gli operai della prima ora: non giusto dare la
medesima paga a chi lavora molto e a chi poco. Non
giusto, se al centro di tutto metto il denaro e le leggi
dell'economia.
Ma se mi lascio provocare da questa parabola, se, come
Dio, al centro metto non il denaro, ma l'uomo; non la
produttivit, ma la persona; allora non posso mormorare
contro chi intende assicurare la vita di tutti. La parabola
c'invita a conquistare lo sguardo di Dio.

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Se infatti entriamo nella logica di Dio ecco che si apre una
prospettiva nuova: c' un patto tra le parti, vero, ma
speciale, unico. Perch Dio chiama a lavorare nella sua
Vigna, non come un datore di lavoro distaccato dai suoi
operai, ma come uno che d agli uomini i frutti stessi di
quella vigna e che rende gli uomini partecipi della sua
opera di redenzione. Gi il lavorare nella vigna del Signore
la ricompensa!
Dio d all'uomo tutto se stesso in un dono gratuito,
continuo, fedele, senza limiti; d tutto il suo amore. E
chiede in cambio "solo" l'accettazione del dono. La risposta
decisa alla Sua chiamata, il "rimboccarsi le maniche" per
mettersi all'opera anche per un'ora soltanto della vita, pu
rendere tutta una vita finalmente redenta! Pensiamo a
quell'intensissimo momento di amore e di fede che ha
fatto, dell' "ultimo" ladrone crocifisso, un "primo" nel
Regno.
Nessun uomo, in un certo senso, confrontabile con un
altro. Ciascuno ha la sua chiamata, la sua ora, la sua
storia.
Ognuno il "preferito" al quale Dio destina il suo denaro di
salvezza, cio l'intera paga, tutto se stesso.
In questa avventura di amore infinito che la storia della
nostra salvezza, la stonatura pi grande, il contrasto pi
evidente, lo sfregio allo splendore della sua Bont,
l'invidia che possiamo nutrire per questo dono che va oltre
ogni merito, rivelando la misura di Dio.
Cedere all'invidia ha in se stessa la sua punizione, tant'
vero che il libro dei Proverbi definisce l'invidia "una carie
delle ossa" (Prv 14, 30).

45
All'invidia si accompagna poi la lamentela, il
rincrescimento, quasi, di aver "sopportato il peso della
giornata e il caldo", di aver faticato nella vigna di Dio, di
aver "dovuto" amare fin dalla prima ora.
Se l'operaio dell'ultima ora lo guardo con bont, se lo vedo
cio come un amico, non come un rivale, se lo guardo
come mio fratello, non come un avversario, allora gioisco
con lui della paga piena, faccio festa con mio fratello e ci
sentiamo entrambi pi ricchi.
questione di bont, cos difficile da trovare ai giorni
nostri, forse anche nella vita delle nostre comunit, dove a
volte l'invidia e la chiacchiera - come dice spesso papa
Francesco - sono mali che feriscono la comunione e
scandalizzano il mondo.
Se mi credo lavoratore instancabile della prima ora,
"cristiano esemplare", che d a Dio impegno e fatica, che
pretende la ricompensa, allora sono urtato dalla bont di
Dio.
Se invece con umilt, con verit, mi metto tra gli ultimi
operai, tra i "servi inutili", accanto ai peccatori, a Maria
Maddalena e al buon ladrone, se conto non sui miei meriti
ma sulla bont di Dio, allora la parabola mi rivela il segreto
della speranza: Dio buono.
quello che avr sperimentato lo stesso evangelista,
Matteo, l'unico che ci riporta questa parabola (e di cui
oggi, 21 settembre, si celebra la festa) forse perch
toccato personalmente dall'invito di Ges a seguirlo
nonostante il suo peccato. ci che ha sperimentato Paolo
che ai cristiani di Filippi arriva a dire "per me vivere
Cristo e il morire un guadagno".
Allora, "ti dispiace che io sia buono?"

46
No, non mi dispiace, perch quell'operaio dell'ultima ora
sono io, Signore, un po' ozioso, un po' bisognoso. No, non
mi dispiace, perch spesso non ho la forza di portare "il
peso della giornata e il caldo". Vieni a cercarmi anche se si
fatto tardi.
Non mi dispiace che tu sia buono.
Anzi, sono felice di avere un Dio cos, che bussa cos
contro le pareti strette del mio cuore fariseo, contro la
povert della mia anima perch diventi, finalmente, ricca
del suo stesso Amore. Aiutami a riscoprire che il vero
guadagno vivere di Te, morire per Te, e che impagabile
l'onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino.

Commento su Matteo 20,1-16
Omelie.org (bambini)
Con la parabola che Ges racconta in questa pagina
dell'evangelista Matteo, siamo catapultati indietro nel
tempo, con abitudini che magari non conosciamo. Per
comprendere il racconto, spieghiamo brevemente come
funzionavano le cose: c'erano uomini pieni di energia, che
per non possedevano un loro campo da coltivare. Cos si
offrivano per le giornate di particolari lavori, a seconda
della stagione: per mietere il grano, per vendemmiare, per
la raccolta delle olive...
Si trattava sempre di lavori pesanti, che dovevano essere
ultimati in un tempo breve, per cui i contadini abituali non
erano sufficienti e in queste occasioni diventava prezioso
avere delle braccia in pi.
I braccianti o gli operai disponibili, aspettavano che i
proprietari di grandi terreni oppure i loro incaricati,

47
andassero a scegliere chi avrebbe lavorato per loro per
quella giornata. Al mattino presto, nella piazza principale,
venivano subito scelti quelli che sembravano i pi forti, i
pi capaci, i pi volenterosi. E chi non aveva trovato
lavoro, restava senza paga per tutto il giorno e rischiava di
non poter neppure mangiare, n sfamare la sua famiglia.
Nella parabola che racconta il Rabbi di Nazareth, il padrone
esce all'alba e sceglie gli operai che pensa gli basteranno
per la giornata. Con loro si accorda riguardo al compenso
che riceveranno al tramonto: un denaro, che era la
normale paga di chi aveva lavorato almeno 12 ore. Era la
paga che spettava abitualmente ai soldati, ai braccianti e
agli operai. Quindi un padrone giusto, che non cerca di
sfruttare o imbrogliare i lavoratori.
Pi tardi, verso le nove del mattino, il padrone esce ancora
sulla piazza, incontra quelli che sono rimasti disoccupati e
propone: "Andate anche voi nella mia vigna; quello
che giusto ve lo dar."
Attenzione a questo particolare: con loro non sottoscrive
un contratto e non viene stabilito quale salario
riceveranno. Il padrone offre il lavoro e questi operai si
fidano: accettano la proposta e hanno fiducia che saranno
ricompensati secondo giustizia, anche se nessuno dice loro
esattamente quanto riceveranno.
Nel corso della giornata il padrone esce ancora altre volte
a fare un giro sulla piazza: a mezzogiorno, alle tre ed alle
cinque. Ogni volta si ripete la stessa situazione, con nuovi
operai disoccupati inviati a lavorare nella vigna.
Qui, ne sono certa, venuta in mente anche a voi qualche
domanda: com' che questo ricco padrone continua a
chiamare operai? Ne aveva assunti troppo pochi all'alba e

48
poi si reso conto che gli servivano altre braccia? Oppure i
primi che ha assunto si sono dimostrati troppo pigri? O,
infine, lo fa solo perch ha il cuore generoso e si dispiace
al pensiero che tanti siano rimasti senza lavoro e quindi
senza paga?
La parabola non lo dice. Sappiamo solo che, quando arriva
il tramonto e quindi, tra poco, con il buio, non si potr pi
lavorare nei campi, il padrone ordina "al suo fattore:
Chiama gli operai e d loro la paga, incominciando
dagli ultimi fino ai primi."
E qui c' il colpo di scena: tutti, proprio tutti gli operai,
ricevono la paga di un denaro, indipendentemente da
quante ore hanno lavorato nella vigna.
Questo scatena l'indignazione dei vignaioli che erano stati
chiamati fin dall'alba: "Quando arrivarono i primi,
pensavano che avrebbero ricevuto di pi. Ma
anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel
ritirarlo per, mormoravano contro il padrone
dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora
soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo
sopportato il peso della giornata e il caldo."
Tutte le volte che mi capita di affrontare, in classe o al
catechismo, questo passo del Vangelo di Matteo, c'
sempre qualcuno che commenta: - Non giusto! Chi ha
lavorato di meno, viene pagato come coloro che hanno
faticato tutto il giorno! -
Per, se siamo onesti, il padrone non sta facendo proprio
nessuna ingiustizia: in effetti, sta mantenendo
esattamente gli accordi presi con ciascuno. Con gli operai
chiamati all'alba ha pattuito come paga un denaro a testa,
ed esattamente questo il compenso che ricevono.

49
Agli altri, chiamati successivamente, ha promesso di dare
"quello che giusto"
e li stupisce con la sua generosit, dando loro la stessa
paga.
Siccome si tratta di una paga onesta, i primi operai non
avrebbero motivi di lamentela: non stato tolto loro nulla!
Eppure brontolano e si arrabbiano. Hanno ricevuto una
buona paga, quella che si aspettavano, ma sono invidiosi.
Dovrebbero essere grati... ed invece!
Ecco, proprio su questo vorrei che fermassimo un attimo,
oggi: sulla gratitudine.
I vignaioli che brontolano penso ci possano suggerire
qualcosa che riguarda direttamente la nostra vita.
Troppo spesso, ci comportiamo come quei braccianti
assunti fin dal mattino: ci mettiamo a fare confronti con gli
altri e ci sembra di non essere abbastanza fortunati, di non
essere felici quanto loro... I personaggi ricchi e famosi ci
appaiono contenti, benedetti dalla vita e dal successo,
mentre noi...
Ci amareggiamo, ci innervosiamo, continuando a fare
paragoni, proprio come fanno gli operai della parabola,
magari costruendo nella nostra mente lunghi elenchi di
quelle che ci sembrano ingiustizie, confrontando la nostra
situazione e quella di chi conosciamo.
Difficilmente ci fermiamo ad elencare le molteplici ragioni
per cui dovremmo costantemente essere colmi di
gratitudine!
Se ci pensate, pi facile brontolare e lamentarsi,
piuttosto che gioire e ringraziare!

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Proviamo almeno ad iniziarlo, ora, adesso, questo elenco.
La nostra vita cos piena di benedizioni! La salute, la
famiglia, tante persone che ci vogliono bene, tanti amici...
Viviamo in case confortevoli, che ci proteggono dal troppo
caldo e dal troppo freddo. Le nostre abitazioni sono piene
di comodit: nessuno di noi deve andare ad attingere
acqua ad un pozzo lontano: ci basta aprire il rubinetto!
Non sappiamo che cosa significhi avere fame: appena lo
stomaco si sveglia, riceve subito cibi gustosi e nutrienti.
Indossiamo vestiti adatti alla stagione, puliti, della giusta
taglia, scelti secondo il nostro gusto...
Abbiamo la possibilit di studiare e non siamo costretti a
lavorare fin da piccoli come accade in altri Paesi del
mondo... Abitiamo in luoghi sereni, dove non c' guerra...
Nelle nostre citt esistono medici ed ospedali, che ci
aiutano in caso di bisogno... Abbiamo il tempo per giocare,
divertirci, rilassarci, andare in vacanza...
Possiamo viaggiare, per scoprire e conoscere il mondo...
Gi cos l'elenco bello lungo, ma sono sicura che
potrebbe ancora continuare! Ma niente paura: non
resteremo qui per ore! Prendiamo invece l'impegno, per la
prossima settimana, a vivere questa specialissima caccia al
tesoro! Nella preghiera, proviamo ogni giorno ad elencare
tutti i motivi di gratitudine che esistono nella nostra vita.
Ciascuno pensi alla sua vita, cos da arrivare domenica
prossima con il volto sorridente a celebrare un'Eucaristia
che sia davvero un rendimento di grazie!
Commento a cura di Daniela De Simeis

I primi e gli ultimi nella vigna del Signore

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padre Antonio Rungi
La liturgia della parola di Dio odierna ci mette in crisi da un
punto di vista umano e secondo la logica degli esseri
umani che valutano le cose in ragione alla quantit e non
alla qualit, all'efficienza e alla produttivit e non alla
logica della passione e dell'amore. Il Vangelo di oggi, in
particolare, circa la chiamata degli operai nella vigna del
Signore, a qualsiasi ora del giorno, e che alla fine ricevono
la stessa ricompensa da parte del padrone, sembra minare
il diritto del lavoro, del merito, e della giustizia sociale.
Potremmo dire che in questo caso il padrone ingiusto,
quando ingiusto non lo affatto, perch non viene meno ai
suoi patti con i primi e si sente generoso nel dare la stessa
ricompensa agli ultimi. Ma qui non sono in gioco gli
interessi umani, qui al centro dell'insegnamento di Cristo
la passione per la diffusione del suo Regno e diciamolo,
pure, anche la conquista della salvezza eterna. Perch si
tratta di conquistare un premio, anzi di avere un
riconoscimento in base al lavoro che si prodotto
personalmente n vista di questo importante traguardo
della vita. Forse alla fine, chi stato chiamato per primo
ed aveva davanti a s tanto tempo per lavorare non ha
fatto pi di tanto, cullandosi sulla sua condizione di
lavoratore assunto dalla prima ora. E' quello che capita
anche nella vita, chi ha una sicurezza economica, chi ha un
lavoro stabile e sicuro e che impegnato in tale settore da
sempre, pu lasciarsi andare e godersi di quanto gi dato.
Poi magari arriva la crisi ed anche chi stava
apparentemente al sicuro incomincia a traballare ed avere
paura. Chi arriva all'ultimo momento, sar per
l'entusiasmo, sar per aver realizzato una sua aspettativa
di vita pi generoso nel servizio, pi entusiasta e pi
innovativo. I primi e gli ultimi a volte entrano in conflitto
anche in tanti ambiti ecclesiali, parrocchiali, religiosi,

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umani. Subentra una gelosia, si fa spazio la concorrenza il
predominio del tempo e di conseguenza si entra in lotta e
si va a controllare anche i risultati delle proprie
prestazioni. Ecco la mentalit di chi, dei lavoratori della
vigna del Signore, che ci vengono presentati oggi nel testo
del Vangelo e che sono stati i primi a contrattare con il
datore di lavoro, ad un certo punto quando ricevono al
paga contestano l'operato di quel signore che ha voluto
dare la stessa paga agli ultimi arrivati. Come dire che io
sono stato il primo a rispondere, o Dio, alla tua chiamata,
per cui debba essere il privilegiato. Io entrare ed avere
diritto ad entrare nel tuo regno e gli altri, quelli che si sono
aggiunti lungo la strada non farne parte o al limite
attendere per entrarci. Ma il Signore venuto sulla terra a
salvare tutti e a tutti i momenti della vita e della storia. I
primi sono come gli ultimi perch nel cuore di Dio e nel
suo infinito amore misericordioso c' solo una grande
speranza, che tutti i suoi figli si salvino e raggiungano la
felicit. Certo per chi ha lavorato tanto nella vigna del
Signore ha potuto gustare anche il servizio che ha
espletato per amore nel tempo abbastanza lungo della
vita. Chi ha per una serie di circostanze entrato in questo
regno pi tardi non deve essere penalizzato, soprattutto se
non stata colpa sua non aderirvi subito. Tempo fa un
giovane mi raccontava questa sua esperienza personale.
"Padre, mi disse, fino a qualche giorno fa', ero credente,
frequentavo i sacramenti regolarmente, ero appassionato
della religione cattolica. Ad un certo punto sono diventato
ateo. E vi spiego anche il perch. I miei genitori si sono
separati e poi hanno divorziato. Erano entrambi cattolici,
parlano a noi loro figli di amore, tolleranza, accettazione,
sacrifici. Si erano anche sposati in chiesa. Poi, non so per
quali motivi, hanno lasciato la strada del matrimonio ed
ognuno si fatto la sua vita. Noi figli non abbiamo avuto

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nessuna considerazione nelle loro decisioni. Solo il giudice
ha dovuto stabilire con sentenza cosa dovevano fare per
noi, i tempi i assegnazione all'uno e all'altra. Ecco Padre la
mia crisi di fede nata da qui. Io ero stato chiamato da
piccolo alla fede. Battezzato, Prima Comunione,
ministrante nella parrocchia, campi scuola, di tutto e di
pi, frequenza sistematica della messa. Insomma un santo
in miniatura. E tale mi sentivo nel cuore, perch allora i
miei genitori erano uniti (forse solo apparentemente) e noi
respiravano il clima dell'amore e la fede, la pratica
religiosa era un fatto naturale. L'amore ti porta ad operare
ed anche la fede diventa pi praticabile. Da primo sono
diventato ultimo almeno in questo campo. Ora con il suo
aiuto voglio recuperare e ritornare alla fede, non a quella
fede apparente dei miei genitori, ma alla fede vera e
convinta che voglio costruire sulle macerie della mia vita".
Quel giovane oggi ritornato alla fede e si sposato
anche in chiesa con matrimonio cattolico e vive
felicemente con la sua sposa la vita coniugale avendo
avuto anche il dono di tre figli che cura con amore e gioia
cristiana.
Questo racconto si intona perfettamente con il brano del
Vangelo di Matteo di oggi, che necessario leggere nella
prospettiva non solo della vita terrena, ma soprattutto
eterna.
C' il rischio di sentirsi al sicuro nel Regno futuro perch
abbiamo creduto per primi. Ma come stata la nostra
fede, come l'abbiamo vissuta? Forse all'acqua di rosa,
annacquata, come spesso ricorda Papa Francesco nelle sue
sistematiche meditazioni quotidiane, nelle udienze generali
e nei discorsi ufficiali. Proprio perch siamo venuti per
prima alla fede, non dobbiamo essere gelosi e invidiosi,
anzi dobbiamo sforzarci a far si che altri fratelli sentano

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l'attrattiva del Regno di Dio anche all'ultimo momento
della loro vita. Il premio eterno, il santo paradiso non
una garanzia solo di chi entrato nel cammino della fede
da piccolo, ma per tutti e non riservato solo a chi
cristiano, cattolico, ma per tutti. La salvezza il Signore l'ha
portato per tutti gli uomini della terra e nessuno pu
essere pregiudizialmente escluso da questa verit
assoluta. Certo meraviglioso poter lavorare nella vigna
del Signore fin dal mattino della nostra vita; ma non
sempre questo avviene in tante persone, perch alla fede
e poi alla testimonianza e alla missione vi sono giunti in
tempi successivi, forse a met della loro vita e spesso
anche alla fine della vita. Per tutti Dio misericordioso e
dona il premio in maniera inaspettata e sorprendente.
Quanti doni dal cielo ci giungono senza saperli riconoscere
e soprattutto senza saper dire grazie a Colui che ci dona
ogni cosa! Facciamo nostro il monito del profeta Isaia, che
accogliamo nel testo della prima lettura della liturgia della
parola di questa domenica. Forte richiamo alla conversione
della mente e del cuore nella logica di Dio, che ha altri
pensieri e progetti e non coincidono affatto con il nostro
modo di pensare e sperare. Chi conosce il pensiero di Dio,
chi proiettato verso il mondo della felicit, si lascia
andare in un discorso che Paolo Apostolo fa', con
semplicit, nel brano della seconda lettura di oggi.
Chi ha ricevuto una chiamata da Dio, come gli operai del
Vangelo, chi ha ricevuto soprattutto una speciale
vocazione al servizio di Cristo e della Chiesa si deve
comportare in modo degno del Vangelo. Quanta ipocrisia,
falsit, menzogna, quanti farisei, quanta apparenza,
quanta fiction nella vita di tanti cristiani. Mi sembra che
stiamo a recitare una parte, sul palcoscenico di quel teatro
della vita, dove tutti vogliono essere i primi attori, senza
neppure averne le doti e le qualit, dove si rivendica il

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ruolo della primazia e della superiorit, disprezzando gli
ultimi, quelli che con grande umilt si sforzati, nonostante
le loro debolezze e fragilit di essere fedeli alla parola data
a Dio e agli altri. Ecco perch alla fine di queste riflessioni
possiamo rivolgerci a Dio con questa preghiera, la colletta
della messa di questa domenica XXV del tempo ordinario:
O Padre, giusto e grande nel dare all'ultimo operaio come
al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo
dalla terra; apri il nostro cuore all'intelligenza delle parole
del tuo Figlio, perch comprendiamo l'impagabile onore di
lavorare nella tua vigna fin dal mattino". Convinti pi che
mai che buono il Signore verso tutti, la sua tenerezza si
espande su tutte le creature.

Occorre guardare oltre la stretta giustizia
mons. Roberto Brunelli
Nel giorno in cui ricorre la festa annuale di San Matteo,
l'apostolo al quale attribuito il vangelo che si legge di
norma nelle domeniche di quest'anno, appunto dal suo
scritto (20,1-16) ci proposta una parabola sul tema della
giustizia di Dio. Ne illuminante premessa la prima lettura
(Isaia 55,6-9), in cui parlando a nome del Signore il
profeta dichiara: "I miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie".
Tante volte la Bibbia presenta uomini che non capiscono
l'agire di Dio, e in base a calcoli umani lo contestano. Lo fa
Giona, il quale non vorrebbe che Dio perdonasse agli
abitanti di Ninive; lo fa il fratello maggiore del figlio
prodigo, il quale trova ingiusto che il padre riaccolga e
festeggi lo scapestrato pentito; lo fa Pietro - l'abbiamo
sentito qualche domenica fa - alla prospettiva del suo

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Maestro messo a morte. Lo fanno, per continuare con gli
esempi, alcuni personaggi del vangelo odierno.
E' la parabola degli operai chiamati a lavorare nella vigna.
Con i primi, ingaggiati all'alba, il padrone concorda la paga
di un denaro per il lavoro della giornata; ne chiama poi
altri nelle ore successive, sino alle cinque del pomeriggio,
impegnandosi a dare loro il giusto compenso. Alle sei,
finita la giornata, d ordine al fattore di dare a tutti la
paga, cominciando dagli ultimi. Tutti ricevono un denaro, e
i primi si lamentano: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora
soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato
il peso della giornata e il caldo!" Il padrone allora spiega a
uno di loro: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse
concordato con me per un denaro? Se voglio dare
altrettanto agli altri, non posso disporre del mio come
voglio? Sei forse invidioso perch io sono buono?
Nel padrone della parabola facile riconoscere Dio, e negli
operai gli uomini, chiamati da lui a "lavorare" per lui, a
vivere in sintonia con lui. I primi chiamati furono gli
appartenenti al popolo eletto, i discendenti di Abramo, i
quali al tempo di Ges si meravigliavano delle sue
aperture agli "indegni" (i pubblici peccatori e gli
appartenenti ad altri popoli) cui offriva le stesse
prospettive. Anche oggi qualcuno considera ingiusto che
una persona vissuta a combinarne d'ogni colore, se magari
all'ultimo momento si converte, possa andare in paradiso
al pari di chi per tutta la vita si mantenuto fedele. A
quanti, allora come oggi, trovano ingiusto il suo
comportamento, Ges vuole far comprendere che quella
della giustizia non la regola pi alta. Il padrone della
vigna non viola la giustizia: d ai primi quanto pattuito;
ma la supera, con la generosit.

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Gli operai ingaggiati all'alba non considerano che essere
chiamati a lavorare e ricevere una paga, da disoccupati
quali erano, gi una fortuna: un dono di Dio, una grazia.
Nulla ci dovuto, nessun diritto gli uomini possono
accampare davanti a Dio. Tutto grazia; tutto quanto
abbiamo di bello e buono, l'abbiamo ricevuto in dono; di
tutto dobbiamo essere riconoscenti, e il modo sta nel
cercare di fare nostro lo "stile" di Dio. Nella vita pubblica,
come nei rapporti privati, troppe volte anche i cristiani si
limitano a praticare e pretendere ci che , o ritengono,
giusto. Dimenticano che la giustizia, per un cristiano, non
abbastanza; l'insegnamento e l'esempio del Maestro
invitano non a negarla ma a non chiudersi in essa, ad
andare oltre, con l'amore.
Come sarebbe diverso il mondo, se ce ne ricordessimo pi
spesso! Quante liti, quanti rancori sparirebbero, se invece
di atteggiarci a ragionieri che conteggiano minuziosamente
ragioni e torti, ci lasciassimo guidare dalla generosit! Non
dimentichiamo quante volte Dio ha passato un colpo di
spugna sulle nostre offese a lui. Non dimentichiamo di
dare attuazione a parole pronunciate spesso con troppa
leggerezza: Rimetti a noi i nostri debiti, "come noi li
rimettiamo" ai nostri debitori.

Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Movimento Apostolico - rito romano
Ogni parabola evangelica ricca di una sapienza nuova
che urge mettere in piena luce. intelligenza dello Spirito
Santo scoprire le verit contenute in questa sapienza
nuova e collegarle le une alle altre, sapendo che una sola
verit non la Verit e una sola luce non la Luce. La

58
Verit l'insieme di molteplici verit e pi questa
moltitudine di verit singole verr unificata e pi la Luce
che da esse emana sar splendente e radiosa. Una sola
verit semplicemente tenebra, non luce, perch essa
perde ogni luce se non attinge perennemente la sua luce
dalle altre luci.
Nella sapienza nuova di Ges Signore infatti le verit si
illuminano a vicenda. L'una dona luce a tutte le altre. Tutte
le altre donano luce all'una. Se viene separata una sola
verit dalle altre, essa perde all'istante la sua luce. Diviene
tenebra, oscurit, grande falsit, menzogna. Da essa non
scaturisce pi alcuna salvezza. Questa infatti viene dalla
Verit non dalle molteplici luci di verit che la
compongono. Questo principio ermeneutico va gridato ad
ogni cuore, ogni mente. Tutte le divisioni del corpo di
Cristo sono nate e nasceranno perch si ignorato e si
ignora questo principio.
Ma chi capace di unificare tutte le verit in modo da fare
con esse la Verit che redime e salva? Questa capacit di
uno solo. dello Spirito Santo che l'Autore della Parola,
l'Autore del Vangelo, della Verit. Lui che deve condurre
i credenti a tutta la Verit. A tutta la Verit da
comprendere, non ancora compresa. A tutta la Verit da
unificare, non ancora unificata. Se il predicatore del
Vangelo nello Spirito Santo, dallo Spirito del Signore
viene dotato della capacit sia della conduzione della
Parola a tutta la Verit da comprendere come anche della
capacit di unificare tutte le verit in una singola Verit, in
una singola grande Luce. Molte verit fanno la Verit.
Molteplici luci fanno la luce. La sapienza nuova di cui
ricco il Vangelo questa mirabile unit.
Nella vigna del Signore si va per chiamata del Padrone.
Non si va a lavorare di propria iniziativa. La chiamata per

59
tutti, per ogni ora della giornata. il Padrone che decide
se, quando, dove chiamare. A chi lavora deve essere dato
sempre il giusto salario. Per chi lavora nella vigna del
Signore il giusto salario la vita eterna. verit divina: il
Padrone ha una sua particolare legge per il salario. Lui non
lo dona in base alle ore di lavoro solamente, bens anche
in relazione alla risposta dell'operaio. Questa legge non
toglie nulla a chi ha risposto alla prima ora. Aggiunge
invece a chi ha risposto nelle ore successive. Alla giustizia
pi stretta il Padrone aggiunge la carit pi larga. La
stretta giustizia non la Verit della sapienza nuova.
Nemmeno la pi larga carit la Verit evangelica. la
Verit evangelica la giustizia insieme alla carit. Non
per la Verit evangelica pretendere il giusto salario o la
pi larga carit senza lavorare nella vigna.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi,
dateci la Verit Evangelica.

Non mai troppo tardi per l'Amore
padre Gian Franco Scarpitta
Dio non conosce limiti di tempo nel concedere la sua
misericordia e nel retribuire le sue ricompense a chi gli si
mostra fedele. E soprattutto nel fare questo si mostra ben
distante dalle congetture e dalle valutazione propriamente
umane. Se stiamo al sistema remunerativo tutelato dai
nostri sindacati odierni, effettivamente le ragioni di questa
protesta parabolica sono legittime: chi ha lavorato un'
intera giornata non pu essere pagato come chi ha svolto
una sola ora di servizio e chi ha affrontato il caldo, la sete,
la fatica stremandosi per oltre 10 ore va pagato ben pi di
chi si affannato solamente poco tempo, e per di pi nei

60
periodi pi confortevoli della giornata, per quanto riguarda
il clima.
Cos in effetti, obiettivamente, le rimostranze di questi
lavoratori nei confronti del padrone della vigna hanno le
loro giustificazioni. Tuttavia una moneta era la paga
giornaliera di ogni lavoratore dell'epoca, sia che lavorasse
un'ora sia che si impegnasse per l'intera giornata (Tb 5,
14). Il padrone della vigna quindi non fa' torto a nessuno.
Piuttosto constata che nei suoi riguardi vi sia un
mormorare alquanto meschino e infantile da parte di chi
ha invidia che egli usi lo stesso metro con tutti, mostrando
bont e comprensione nei confronti di ciascun lavoratore.
Ci che egli considera non infatti quanto tempo ciascuno
abbia lavorato, ma quanto zelo e quanta buona volont ha
esternato nell'eseguire il servizio. In un'altra parabola
relativa all'argomento vigna Ges giustificava il lavoratore
inizialmente negligente che poi si ravvedeva e andava a
lavorare, contro la pigrizia dell'altro bracciante che in un
primo momento si mostrava disposto ad andarvi e poi non
vi andava pi. Il primo era degno di ammirazione, l'altro
meritorio di biasimo. Ci che conta infatti il
ravvedimento, la presa di coscienza del proprio errore e la
buona disposizione a porvi rimedio. In una parola la
conversione. Non mai troppo tardi per rispondere alla
chiamata che Dio ci rivolge alla comunione con s e alla
pratica della fede, della speranza e della carit. Ciascuno
ha sempre tempo per emendarsi dal proprio errore e
chiunque risponda, sia pure tardivamente, all'appello alla
conversione, guadagner ricompensa proporzionata a pari
merito di coloro che vi avranno dato risposta sin dall'inizio.
Pi che calcolare la spettanza remunerativa, gli operai
dovrebbero preoccuparsi di rispondere con prontezza
all'appello divino alla conversione, instaurando relazioni di
familiarit e di amicizia con Dio. E Dio premier tutti quanti

61
avranno lavorato nella sua vigna, dal primo all'ultimo,
secondo una ricompensa proporzionata alla fedelt e
rientrante nella logica del suo amore misericordioso.
Ascoltare la Parola del Signore e affidarsi a lui in ogni
circostanza ottemperando a qualsiasi cosa egli ci chieda
l'invito perentorio del profeta Isaia (I lettura), che con toni
esortativi ci invita ed entrare in comunione di familiarit
con il Dio che dona la salvezza e la vita e che conceder la
prosperit del "vino e latte" in abbondanza a quanti si
saranno accostati a lui con ogni premura e spontaneit. La
conversione deve essere il nostro obiettivo primario e non
pu non interessare la Chiesa per intero oltre che il singolo
soggetto fedele e l'accoglienza franca e calorosa di chi ha
accolto l'appello del Signor dovrebbe essere il
contrassegno del nostro stesso essere Chiesa, comunit
Santa ma peccatrice, che necessita di convertirsi mentre
gioisce per i fratelli animati da seria intenzione di
cambiamento.
Non raro invece che si assuma l'atteggiamento degli abili
calcolatori del lavoro ad ore, soprattutto quando
manchiamo di usare attenzione e gioia nei confronti di
quanti accedono al Signore dopo un lungo itinerario di
conversione, reduci da nefaste esperienze. Ci si atteggia
con sospetto e circospezione nei loro confronti, si evita
ogni profondit di contatto e ci si defila nelle confidenze.
Eppure proprio le conversioni pi tardive e ritardate
risultano essere spesso le pi edificanti e dovremmo
mostrare anzi ammirazione e contentezza per quei fratelli
che si accostano alla Chiesa dopo un lungo passato
turbolento e discutibile: sono certamente i veri convertiti,
che hanno fatto esperienza del male per poter apprezzare
il bene e comunicarlo agli altri.

62
Per essere pi concreti, non raro che succeda tante volte
quanto si descrive nel capolavoro manzoniano de "I
promessi sposi" quando il Card. Borromeo alla presenza di
Don Abbondio elogia e incoraggia l'Innominato convertito
di recente esultando con lui per l'avvenuto cambiamento
radicale di vita, ma provocando in questo la gelosia del
timido curato che in ci vede una discriminazione nei suoi
confronti ("Lo tratta con molte pi attenzioni di me, che
sono sempre stato suo fedele servitore...")
Dio imparziale con tutti e nella sua giustizia retributiva
intende garantire a ciascuno il premio proporzionato delle
nostre fatiche nonch la gioia di vivere sempre nel suo
nome insomma intende proporsi a tutti come il Dio della
gioia e della salvezza universale che chiama tutti alla
riconciliazione con s e alla comunione nella gioia e nella
vita piena.

Commento su Matteo 20,1-16
fr. Massimo Rossi
Eccoci ancora una volta a confrontarci con una delle pi
famose parabole del Vangelo...e anche una tra le pi
indigeste. E s, lo confesso, questo fatto che Dio d a tutti
la stessa ricompensa mi sta proprio qui, sullo stomaco. E
per quanto ci provi a mandarla gi...mi torna sempre su.
Nostro malgrado, Dio non un contabile... Dio chiama e
basta; se accetti di lavorare nella sua vigna, sai gi
dall'inizio quale paga riceverai, senza ritardi, senza
trattenute, n prelievi a sorpresa. Il mercato del lavoro del
Buon Dio non come il nostro: non conosce crisi, n cassa
integrazione, n licenziamenti per esubero. Nella vigna del
Buon Dio c' posto per tutti; in essa, la legge economica

63
della produttivit marginale decrescente non vale:
conoscete la legge economica della produttivit marginale
decrescente? molto semplice, ve la spiego in quattro e
quattr'otto: se in una vigna metti un solo contadino, costui
porter a termine la vendemmia nel tempo T: se ne metti
due, il tempo si dimezza, se ne metti tre, il tempo diventa
un terzo e cos via... fino a quando la vigna comincia ad
essere affollata di operai e ci si intralcia a vicenda; da quel
momento non conviene pi aggiungere operai, perch
diventa praticamente impossibile lavorare tutti insieme...
Ebbene, nella vigna del Signore, non ci si intralcia mai! lo
spazio talmente vasto, il raccolto talmente abbondante
che i vignaioli non bastano mai!! Non mi riferisco solo al
Regno dei cieli, che ci attende al termine di questa vita
terrena; parlo anche della Chiesa, la primizia del Regno dei
cieli. "La messe molta, ma gli operai sono pochi!" (Lc
10,2). Che si tratti di una vigna, o di una campo di grano,
chiunque ha voglia di rimboccarsi le maniche e lavorare
per Dio, Dio non lo rifiuta mai!
Naturalmente, bisogna aver voglia di rimboccarsi le
maniche: in Chiesa c' sempre da lavorare, ed un lavoro
duro. In questo l'economia di Dio uguale a quella
dell'uomo: in altre parole, l'offerta deve intercettare la
domanda; necessario che la disponibilit di Dio incontri il
desiderio dell'uomo. "Desiderare Dio, o non desiderare
Dio? this is the question!"
Ma che domanda? certo che desidero Dio!! ATTENZIONE:
la risposta non pu non tenere conto del fatto che il nostro
Dio non un Dio qualunque, ma il Dio di Ges Cristo!
Per noi cristiani, desiderare Dio significa aver accettato che
Dio sia buono anche con coloro che a nostro modo di
vedere non lo meritano. Per noi cristiani, desiderare Dio
significa mettere in conto la diversit dei caratteri, delle

64
capacit, degli interessi, delle priorit altrui...ed anche il
fatto, non del tutto accessorio, che nel mondo ci stanno i
sedicenti furbi, molto, ma molto pi furbi di noi (cfr. Lc
16,8), i quali preferiscono rimanere in stand by,
aspettando che qualcuno li assuma a giornata, magari al
tramonto del sole...Per noi cristiani, desiderare Dio
significa gioire della Sua bont verso tutti, senza
mormorare se tra quei tutti' ci sono anche gli operai
dell'ultima ora.
Brutta bestia, la gelosia! un veleno che, goccia dopo
goccia, intacca i tessuti e lentamente uccide: la gelosia
impedisce di gioire di noi, perch al centro dell'attenzione
ci sono gli altri. La fortuna altrui offusca la nostra. Gli altri
hanno tutto ci che non abbiamo noi. Anche i difetti degli
altri diventano ai nostri occhi dei pregi. Ne volete la prova?
Quando siedo in confessionale, chiedo spesso: "Secondo
lei, qual il suo errore peggiore, quello pi ricorrente?"; la
maggior parte risponde: "Il mio difetto peggiore che
sono troppo buono e disponibile!": si pu pensare che la
bont sia un difetto?...e invidiare come fosse virtuoso il
menefreghista e l'indifferente? Ecco, questo uno dei
risultati della gelosia: si scambia il bene con il male e il
male con il bene.
La bont infinita di Dio non di ordine quantitativo! O c',
o non c': se Dio buono lo con tutti! se Dio generoso,
lo con tutti! La nostra fatica ad accettare la bont infinita
di Dio consiste nel fatto che gli uomini vengono educati ad
apprezzare la qualit della vita in termini di quantit. Se
poi teniamo conto che la logica umana non possiede il
concetto di infinito, ma solo quello (quantitativo)
dell'infinitamente grande, il gioco fatto: non riusciamo a
capire com' possibile che Dio sia capace a dare tutto a
tutti! ci che (Dio) d a me, non pu darlo agli altri, e

65
viceversa. La torta sempre la stessa; e doverla spartire
con chi non ci va...non ci va.
Vedete? stiamo sempre a far confronti, sempre a
misurare: "questo tuo, questo che mio!"...
Anche il sacramento della Comunione Eucaristica soggiace
agli stessi distinguo; prima dell'estate facevo riferimento ai
cristiani di serie B, distinguendoli da quelli di serie A.
Ora, se ci sentiamo divisi, se ci accusiamo a vicenda di non
essere abbastanza virtuosi per meritare i favori di Dio, la
parabola odierna suona ancor pi un insulto nei confronti
degli operai della prima ora, che naturalmente siamo noi.
Sacrosante le parole di Isaia: "I miei pensieri non sono i
vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie!": la
distanza rimane sempre e comunque! ed forse la peggior
condanna che dobbiamo scontare su questa terra: mai del
tutto d'accordo con le scelte di Dio, siamo sempre tentati
di ragionare in termini di aut aut: o la volont di Dio,
oppure la nostra.
Ma chi ha mai detto che fare la volont di Dio significhi
sempre e solo rinunciare a noi stessi?
Possibile che non si possa trovare il modo per andare
d'accordo? Possibile che non si possa entrare nella
comunionecon Dio? Insanabile contrasto tra comunione ed
egoismo personale; questione di priorit; che cosa pi
importante: la mia autoaffermazione, avere per me tutto
quello che voglio, oppure favorire la comunione col
prossimo, rinunciando magari a qualcosa?
Il discorso vale tanto per la comunione tra l'uomo e Dio,
che (per la comunione) tra uomo e uomo.

66
Il cammino ormai pluridecennale della globalizzazione ci
obbliga ad affrontare la questione anche a livello di fede,
prima di tutto a livello di fede: ci che il mondo chiama
globalizzazione e rivendica come un dato di civilt, l'ultima
conquista del progresso, il Vangelo lo chiama comunione;
e nella Chiesa se ne parla da pi di duemila anni... Nostro
malgrado, nella Chiesa vale di pi la Parola di Dio, che
quella degli uomini: e la Parola di Dio rivela che il bene
individuale non mai in conflitto con quello degli altri;
anzi, il bene comune pi importante del bene individuale.
Un cristiano pi felice se pu sperare nella salvezza di
tutti. E se deve rinnegare qualcosa di s, affinch tutti
siano salvi, ebbene, un cristiano disponibile a rinnegare
non soltanto qualcosa, ma tutto di s! L'importante stare
in comunione!
...O no?

Commento su Matteo 20,1-16
Agenzia SIR
Solo Matteo ha questa parabola incentrata sulla
"differenza" tra i primi e gli ultimi operai della vigna, che
ricevono la stessa ricompensa. Se tutti siamo operai, vuol
dire che la vita tutta un'opera, un operare; non si deve
contrapporre la vita attiva e la vita contemplativa: tutto
opera dello Spirito e, da parte nostra, obbedienza operosa.
Il mistero cristiano racchiuso nell'immagine di questo
"padrone di casa" che esce all'alba per prendere a giornata
lavoratori per la sua vigna. Questa la vocazione cristiana,
la chiamata alla salvezza: chiamati a operare nella vigna
del Signore. Fuori c' solo la vita inutile del disoccupato.

67
Le diverse ore della giornata dicono la presenza, gli
interventi e le chiamate di Dio nella storia, dall'inizio alla
fine. Tra le cinque chiamate ci sono anche quelle all'ora
della crocifissione e all'ora della morte di Ges. I primi
chiamati potrebbero indicare il popolo della Prima Alleanza,
e gli ultimi i pagani, i peccatori, verso i quali il padrone
mostra un'attenzione privilegiata che suscita la protesta
dei primi.
La severa risposta del padrone all'operaio che si
lamenta suona cos: "...oppure il tuo occhio cattivo
perch io sono buono?". la radicale distanza tra il nostro
cuore e l'infinito amore di Dio. La cosa pi difficile da
accogliere di Dio la sua misericordia. l'accusa tremenda
del Grande Inquisitore contro Ges.
Il padrone esce per portare operai dentro la vigna. Il
padrone esce perch tutti entrino. La vigna non ha bisogno
degli uomini; gli uomini hanno bisogno della vigna, anzi di
essere innestati alla vite che Ges.
Ges scende in mezzo agli uomini al mattino presto.
Ricorda l'uscita dal sepolcro. Il Signore d la paga
cominciando dagli ultimi e poi provoca la mormorazione
che cambia i primi in ultimi. Non apprezzano il dono del
denaro pattuito, un prezzo uguale per tutti e offerto anche
all'ultimo. In fondo il denaro - che indica la salvezza -
Ges stesso; per questo i pi fortunati sono quelli che
ricevono la promessa all'inizio della giornata. Peccato che
non riescano a rendersi conto della bont di Dio.
All'inizio si diceva che questa la vita, tutta
un'opera; e la fede succede quando Lui viene, mi trova e
mi mette ad operare dentro la sua vigna. Da questo
momento la vita bella.

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Commento a cura di don Angelo Sceppacerca

Commento su Is 55,6-9; Fil 1,20-24.27; Mt 20,1-16
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio
(coppie - famiglie)
Le letture di questa domenica ci conducono a scoprire la
differenza tra come pensano ed agiscono gli uomini e
come pensa ed agisce Dio.
La prima lettura ci parla di un Dio che si fa vicino, che
vuole farsi trovare dall'uomo, a patto che egli voglia
cercarlo e incontrarlo. Il primo passo l'uomo lo deve
compiere nel riconoscere che sta percorrendo strade
sbagliate e ponendo la sua attenzione su cose che non
hanno valore: ci fa nascere in lui il desiderio di incontrare
Dio e di fare esperienza della sua misericordia. S, perch
Dio disposto ad accogliere e perdonare l'empio e l'iniquo:
il suo orizzonte e la sua cura non sono sulle pochezze
dell'uomo ma su qualcosa di pi grande, un abbraccio
all'umanit intera di cui Egli conosce il limite. La logica del
Signore e il suo modo di agire non sono quelli dell'uomo,
ma distano da essi quanto il cielo dalla terra: Lui che si
muove, si fa cercare, prova misericordia e perdona.
La spiegazione del differente modo di valutare di Dio ci
viene fornita da Ges stesso nella parabola del Vangelo di
Matteo. Ges sta educando i suoi discepoli per far nascere
in loro la capacit di considerare prospettive, punti di vista
e modi di agire che non sono quelli a cui l'uomo di allora -
ma anche di oggi- abituato. La parabola della vigna
presenta una situazione molto credibile: se per non
sembra strano che un padrone di una vigna si alzi di buon
mattino per reclutare i braccianti per lavorare per lui,
appare inusuale che egli esca e ripeta la chiamata anche

69
nel corso della giornata, fino a sera. Sembra
particolarmente deciso a non lasciare nessuno a far nulla,
per cui cerca i braccianti agli angoli delle piazze, chiama e
ottiene risposte positive da persone che sembrano
immobili e inattive, forse disperate, perch -come pu
succedere anche oggi- chi non trova un impiego dal primo
mattino sa che nel migliore dei casi avr un paga ridotta
oppure non guadagner nulla. Non riusciamo ad
immaginare la dimensione della vigna, ma ci possiamo
chiedere se davvero fossero necessarie tante persone per
gestirla... L c' un posto e un ruolo per tutti!
Al momento della paga il padrone della vigna agisce
nuovamente in modo inatteso: innanzitutto chiede che
vengano pagati quelli che hanno lavorato di meno. Sono i
pi freschi e forse i meno desiderosi di tornare a casa a
riposarsi, ma passano per primi... Ricevono un denaro
ciascuno, cos come i penultimi e tutti gli altri, compresi
quelli che hanno iniziato quando il sole stava sorgendo. La
logica umana ci fa subito capire i mugugni di quest'ultimi
che hanno speso pi energia degli altri nel lavoro, ma che
hanno avuto da subito la certezza che quel giorno
sarebbero stati pagati. Se ci immedesimiamo in costoro e
vediamo il lavoro nella vigna come realizzazione del regno
di Dio in terra, a cui possiamo partecipare rispondendo di
s alla chiamata, dobbiamo ringraziare il padrone della
vigna che ci ha cercati per primi ed essere grati del fatto
che per mezzo suo altri siano venuti in momenti
successivi, man mano che la stanchezza aumentava, a
sostenerci e dare un aiuto. Dio ripaga tutti con la stessa
moneta, il suo amore, che non esclusivo o frazionabile.
Dio d a tutti lo stesso amore e non distingue tra chi ha
risposto per primo e chi per ultimo, tra i "pi bravi" e i
"meno bravi".
Qualcosa di simile avviene nelle nostre famiglie in cui

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possiamo fare esperienza diretta che l'amore per il coniuge
o per ognuno dei figli non una frazione di quanto
abbiamo, ma sempre tutto per tutti.
Un ultimo elemento sembra risaltare dalla parabola di
Ges: se non il Signore a chiamarci e non lavoriamo per
lui, quello che facciamo vano, inutile ("stavano senza far
niente") e non ci d nulla. Anche Paolo nel breve estratto
della sua lettera condivide questa consapevolezza:
realizzare il Regno di Dio in terra ("lavorare con frutto")
davvero vivere in "modo degno del vangelo di Cristo"!
Per la riflessione personale e di coppia:
- Quali sono le mie vie empie e i miei pensieri iniqui?
- Quando ho l'impressione di stare senza far niente e sono
in attesa di una chiamata? Come penso di rispondere?
- Quale esperienza di "moltiplicazione" dell'amore ho
potuto vivere nella mia famiglia d'origine o in quella che
abbiamo costruito?
- Quando mi sento invidioso perch credo che altri abbiano
avuto qualcosa che non meritano?
Giacomo e Giuliana Mussino di Torino.

Che gioia essere nella vigna fin dal mattino
Wilma Chasseur
Il Vangelo di domenica scorsa si era concluso con un
pareggio: "Cos anche il Padre mio celeste, far a ciascuno
di voi...". In altre parole, eravamo noi a stabilire la misura
di perdono che avremmo ricevuto, in base a quella data
agli altri. Oggi va molto al di l: Dio si comporta davvero
da gran re e d molto pi del giusto dovuto. Come, del
resto, ci perdona molto pi del giusto dovuto e rimette a
noi infiniti pi debiti di quanti noi ne rimettiamo ai nostri

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debitori (staremmo freschi, se no!...). Abbiamo, certo, il
dovere di perdonare, ma ci riusciremo nella misura in cui
chiederemo al Signore di farlo in noi e con noi.

Dio guarda l'ora?
Oggi vediamo dunque il gran re che esce di casa all'alba, a
cercare lavoratori da mandare alla vigna. Ai primi dice:
"Andate alla mia vigna e quello che giusto ve lo dar".
Quindi, alla fine della giornata, d loro il giusto dovuto, ma
a quelli che arrivarono per ultimi, d molto pi del giusto
dovuto: d anche ci che non loro dovuto e li paga come
se avessero lavorato tutto il giorno, con gran dispetto degli
altri! Cosa ne possiamo concludere? O che DIO non ha
l'orologio e nemmeno guarda l'ora al campanile, il che
sarebbe pi che giusto perch, essendo l'Eterno, non ha
certamente
bisogno di consultare quegli strumenti che misurano il
tempo che passa, visto che per Lui non passa proprio!
Anzi, per Lui, neppure esiste questo tempo che a noi
scappa da tutte le parti e siamo sempre l a rincorrerlo a
perdifiato e a misurarlo ad ogni pi sospinto, consultando
freneticamente quell'aggeggino che tutti portiamo al polso,
oppressi da quella fretta e agitazione che pare siano
diventate le vere "con-sorti" dell'uomo moderno... Oppure
dobbiamo concludere che DIO conosce solo la gratuit. Il
Regno dei Cieli gratuito: dobbiamo contare solo sulle
nostre... mani vuote ("dopo aver fatto tutto quel che
dovevate fare, dite: siamo servi inutili" (Luca 17,10) .

Come districarsi?

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Guai se ci presentiamo alla porta del Regno, contando solo
sui nostri meriti e rivendicando la salvezza come un
dovuto, dicendo pressappoco: "Guarda come sono stato
bravo, vedi tutto il bene che ho fatto? Devi proprio darmi il
Paradiso". Allora non siamo pi servi inutili, ma neanche...
utili per la nostra salvezza. Per il bene va fatto! Eccome!
Allora, come districarsi? Il bene va fatto, si capisce! Anzi,
per salvarsi, va fatto SOLO quello e non il male che ci
perde. Ma dobbiamo sapere che poter fare il bene gi
una grazia ("senza di Me non potete fare nulla" (Gv.15,5):
non dobbiamo dunque attribuircelo come se fosse dovuto
solo ai nostri sforzi. Un adagio domenicano dice che
grazia anche la capacit di corrispondere alla grazia.

Altro che fatica!
Ed gi un anticipo del regno dei Cieli, poter lavorare
tutta la giornata per il Signore, perch una grande gioia
poter stare tutto il giorno con Lui a lavorare nella sua
vigna. Altro che fatica! Mentre gli operai che hanno iniziato
a lavorare solo alle cinque del pomeriggio, fino a quell'ora,
erano stati lontani da Lui e dalla sua vigna, e anche se poi
hanno ricevuto la stessa paga degli altri, hanno per
ricevuto di meno, perch non hanno avuto la grazia e la
gioia di essere stati chiamati fin dalle prime ore a lavorare
e a stare con Lui, il che, lungi dall'essere un peso, un
grande privilegio.
L'importante sapere che ci che pi conta, in quel che
facciamo, non tanto la quantit, quanto la qualit: la
fonte del merito l'amore. "E' l'amore che voglio, non il
sacrificio" (Mt 9,13). Se lavoreremo con tanto amore per
Dio e per il prossimo - anche se saremo gli operai

73
dell'ultima ora - diventeremo, in breve tempo, molto
graditi al Signore.
Pensiero della settimana:
Hai l'impressione che nessuno ti ascolti?
Ebbene, ti sbagli. C' sempre qualcuno che ti ascolta,
magari dall'altra parte dell'orizzonte. Ma anche se sembra
lontano ti per sempre vicino ed l'unico che pu tutto,
anche l'impossibile. "Amo il Signore perch ascolta il grido
della mia preghiera. Verso di me ha teso l'orecchio nel
giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli
inferi.Mi opprimevano tristezza e angoscia e ho invocato il
nome del Signore: " Ti prego Signore salvami".Buono e
giusto il Signore. Il nostro Dio misericordioso. Il
Signore protegge gli umili, ero misero ed egli mi ha
salvato".

SALMO 116


Lavorare per il Regno
don Luciano Cantini

Il Regno non un luogo di tranquilla inoperosit, di pura
contemplazione, ma un luogo in cui chiesto di lavorare.
non si pu rimanere in piazza disoccupati, tutti siamo
chiamati a lavorare per il Regno.

74
Nessuno escluso dal Regno e nessuno esente dal
lavorare per il Regno.
Non c' un luogo od un tempo privilegiato per entrare nella
dimensione del Regno: la piazza il luogo dell'incontro,
come qualsiasi ora della giornata. Occorre una maggiore
attenzione ai luoghi e i tempi degli uomini; nella nostra
dimensione della storia e su questa terra, nella
concretezza della vita quotidiana che Dio incontra l'uomo
per chiamarlo del suo regno.
La paga non corrisponde alla fatica ed al prodotto
ralizzato. Oggi parliamo tanto di produttivit, di
rendimento riducendo l'essere umano ad una macchina di
produzione: vali se produci. Chi escluso dal ciclo
produttivo una zavorra per la societ. Il criterio
retributivo degli uomini non rientra nella giustizia di Dio
che guarda ben altro.
La giustizia di Dio grazia, guarda alla capacit di
accogliere il dono. La paga non ricompensa per un lavoro
svolto, piuttosto la risposta al bisogno di ciascuno.
Chi ritiene di meritare di pi perch pensa di aver
accumulato maggiori meriti cacciato fuori: "vattene!",
invitato a prendere il suo e lasciare la vigna, goda pure
della considerazione di se stesso, ma fuori del Regno.
La logica di Dio non la logica degli uomini, eppure sono
passati secoli ed ancora, pur chiamandoci cristiani,
giochiamo con la terra, il tempo, la storia nel tentativo di
chiss quale scalata, per arrivare chiss dove. Forse
arriveremo a godere di ci che abbiamo conquistato, ma
perdiamo la "grazia" di Dio.


75
Dio non premia Dio ama
don Marco Pedron
Non facile accettare un Dio che anzich premiare i buoni
e castigare i malvagi fa invece "sorgere il suo sole sui
cattivi e sui buoni" (Mt 5,45), offrendo a tutti il suo amore.
Un Dio del genere sembra ingiusto, come il padrone della
parabola narrata da Ges (Mt 20,1-15).
Il vangelo di oggi, infatti, ci presenta un proprietario
terriero che assolda dei braccianti per la sua vigna. In
Israele vi erano grandi latifondi e i braccianti erano
assoldati a giornata in base al lavoro. I braccianti non
avevano molto da discutere: accettavano qualsiasi lavoro.
Il lavoro importante e urgente tant' vero che lo stesso
padrone, e non il fattore, ad uscire di casa all'alba per
andare alla piazza del paese e ingaggiare gli operai (Mt
20,1). L'accordo : un denaro al giorno. Gli operai
accettano perch la paga quella giusta.
Con un denaro non che si potesse fare molto: si poteva
comprare una decina di pani. Non molto, ma quanto
bastava ad una famiglia per sfamarsi oggi e tenere da
parte un tozzo di pane per domani. Un operaio del tempo
riusciva a vivere con circa duecento denari l'anno. Gli
operai che assolda sono molti e bastano per soddisfare il
fabbisogno dell'intera giornata.
Ma poi succede qualcosa di imprevisto. Verso le nove del
mattino il padrone esce di nuovo in cerca di altri operai.
Come mai? Perch lo fa? I primi infatti bastavano, perch
allora ne chiama altri? Il padrone non lo fa per la necessit
della vigna, i primi infatti sono pi che sufficienti, ma li
assolda perch essi sono ancora disoccupati e senza lavoro
(si dice nel vangelo che "li vide disoccupati" Mt 20.3). E in

76
quella societ essere senza lavoro voleva dire non
mangiare.
E' quindi un gesto di pura bont: lui non ne aveva bisogno,
ma loro s! E a questi operai promette di dare un
compenso in base al lavoro fatto ("quello che giusto", Mt
20,4). Quindi non pi un denaro, ma "quello che giusto".
Ma non finita. A met giornata l'uomo torna di nuovo in
piazza e assolda altri operai, e lo stesso fa alle tre del
pomeriggio (Mt 20,5). Di operai nella vigna ce ne sono
abbastanza, ma il padrone continua a chiamare. Non
preoccupato della vigna ma dal fatto che ci siano persone
senza lavoro. Non nel suo interesse far questo, eppure lo
fa! L'accordo : "Quello che giusto ve lo dar".
Gi fin qua strano ci che fa', ma adesso arriva
l'incredibile: sono le cinque del pomeriggio, manca
soltanto un'ora al termine della giornata lavorativa e cosa
fa? Va in piazza (i lavoratori a giornata si ritrovavano l) e
prende tutti quelli che trova e li manda a lavorare (Mt
20,6).
Il ragionamento del padrone semplice: "Questi non
hanno lavorato, quindi non mangeranno". E' un uomo dal
cuore grande perch non pensa a s ma a questa gente
che altrimenti rimane senza niente.
Ma notate: mentre con gli altri aveva parlato di un denaro
o di "quello che giusto", qui non c' nessun accordo. E'
ovvio: non potr pagarli per un'ora; al massimo dar loro
un tozzo di pane, cos avranno qualcosa da mettere sotto i
denti.
La piazza del paese deserta. Tutti sono contenti perch
hanno lavorato e sanno che qualcosa mangeranno. La
paga si dava alla sera cos che gli operai potessero

77
comprarsi qualcosa da mangiare: "Gli darai il suo salario il
giorno stesso, prima che tramonti il sole" (Dt 24,15); "Il
salario del bracciante al tuo servizio non resti la notte
presso di te fino al mattino" (Lv 19,13). Inoltre, poich
erano in molti a lavorare nella vigna, non stato un lavoro
faticoso o pesante.
E' sera (alle sei della sera il sole scendeva velocemente e
non si poteva pi lavorare), il lavoro finisce e la loro felicit
si trasforma in puro entusiasmo. Cosa succede infatti?
Succede che il fattore del padrone paga quelli delle cinque
del pomeriggio con un denaro: non una paga, ma un
regalo (Mt 20,8-9).
Un denaro era ci che era sufficiente per vivere una
giornata ad una famiglia. Allora il padrone non pensa
solamente ai lavoratori, ma anche a quelli che hanno a
casa. Sa che se un uomo non lavora una giornata, tutta la
famiglia non mangia.
Se questi che hanno lavorato un'ora ricevono tanto quanto
era stato pattuito con i primi lavoratori, quelli delle sei del
mattino, che hanno lavorato undici ore in pi, per una
giornata intera, che hanno sopportato il peso della
giornata e la calura, si aspettano almeno tre volte tanto
(Mt 20,10). Ma quando questi vedono che sono retribuiti
con un denaro (d'altronde era stato pattuito cos!),
sfogano la loro delusione e il loro malumore, perch erano
certi "che avrebbero ricevuto di pi" (Mt 20,10), e
ritengono il padrone ingiusto.
Infatti, dice il vangelo, mormorano (Mt 20,11): "Ma come?
Questi che hanno lavorato un'ora sola li tratti come noi?".
Osservate che mormorano: non gli dicono la loro
insoddisfazione apertamente, parlano al di sotto, alle

78
spalle. E' tipico di chi mormora, di chi "da dietro" ha
sempre da dire.
Ges prende di mira il capoccia che urla e protesta di pi e
gli risponde: "Amico, (lett. "caro mio, collega" con tono
bonario e di rimprovero) non avevamo convenuto
questo?". "Non quello che avevamo stabilito?". "S!". "Ti
tolgo qualcosa di ci che si era detto?": "No!". "E allora,
cosa vuoi da me? Prendi ci che tuo e vattene. Non
posso delle mie cose fare quello che voglio?".
Ma stato ingiusto il padrone o stato generoso? Il
padrone in realt non ingiusto (quel che aveva pattuito
quel che stato dato), ma generoso. Il padrone non toglie
nulla a nessuno, anzi. Ma vuole dare lo stesso salario
anche agli ultimi. Il padrone difende il suo comportamento,
anzi lui stesso si definisce buono ("Sei invidioso perch io
sono buono?", Mt 20,15).
Chi quel buon padrone? E' chiaro, per Ges Dio, il
Padre.
Dio non d secondo i meriti ma secondo i loro bisogni,
perch il suo amore non concesso come un premio, ma
come un regalo. Quel che motiva il suo agire la necessit
dell'uomo, la sua felicit. Dio non guarda il merito ma il
cuore. E Lui vuole amare tutti.
Per chi dice Ges questa parabola? Innanzitutto per gli
apostoli.
Cosa succede infatti prima di questa parabola? C' Pietro
che parla a nome di tutti gli apostoli e dice a Ges: "Ecco
noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che
ne avremo dunque?" (Mt 19,27).

79
Pietro ragiona secondo la mentalit del tempo: Dio premia
i giusti e castiga "la colpa dei padri nei figli, e nei figli dei
figli fino alla terza e quarta generazione" (Es 34,7; Nm
14,18).
Pietro e amici (gli apostoli) rivendicano un trattamento
particolare: noi siamo con te, avremo di pi, ovviamente!
Noi che facciamo questo, siamo meglio degli altri!
Ma Ges non aveva detto cos. Ges aveva detto: "Amate i
vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguiteranno,
affinch diventiate figli del Padre vostro che nei cieli; egli
infatti fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa
piovere sui giusti e sugli ingiusti" (Mt 5,44-45). Ges
aveva detto: "Mio Padre ama tutti, buoni e cattivi".
Gli apostoli, invece: "Eh no, Dio ci amer di pi visto che lo
seguiamo!".
Il messaggio per gli apostoli duplice e chiaro.
1. Accompagnare non seguire. Gli apostoli
accompagnavano Ges, stavano sempre con lui, ma non lo
seguivano. Seguire far penetrare il messaggio nel
proprio cuore.
Si diceva che il maestro orientale Lin Chi avesse cento,
forse duecentomila monaci. Un giorno, un giornalista gli
chiese: "I vostri monasteri sono pieni di monaci. Quanti
saranno pi o meno in tutto i vostri monaci?". E lui
rispose: "Quattro o cinque".
Gli apostoli accompagnavano Ges, ma non lo seguivano.
Tanta gente "accompagna Ges", va in chiesa, prega,
eleva inni e orazioni, ma non lo segue: non imbevuta del
suo messaggio.

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2. Dio ama tutti. Voi non siete migliori degli altri. Dio non
premia secondo la bravura, l'obbedienza o la coerenza
delle persone. Il suo amore sempre e per tutti.
Ges poi questa parabola la dice per gli ebrei.
Quelli della prima ora sono i Giudei: il popolo ebraico
aveva stipulato con Dio un'alleanza. Era un contratto: loro
seguivano Dio e Lui li avrebbe scelti, preferiti, fra tutti.
Gli ebrei, il popolo eletto, si ritenevano pi in diritto verso
gli altri. Infatti, fin da Mos, fin da Abramo, loro avevano
seguito il Signore. Per questo si ritenevano i prediletti, i
migliori, i preferiti, i prescelti da Dio.
Orwell, parlando nel suo libro "La fattoria degli animali",
dice: "Tutti gli animali sono uguali. Ma alcuni sono pi
uguali degli altri". Era quello che dicevano gli ebrei: "Dio
ama tutti. Ma noi pi degli altri". Anzi loro dicevano: "Dio
ama noi. Gli altri no".
Ma con Ges cambia tutto questo. Ges dir chiaramente
ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo: "I pubblicani
e le prostitute vi passano davanti nel regno di Dio" (Mt
21,31).
E per i pii e i religiosi del tempo era difficilissimo
(impossibile!) accettare questo: che Dio potesse amare e
accogliere quelli che la religione rifiutava.
Una volta le persone dicevano: "Ma se uno si converte
l'attimo prima di morire e nella vita ne ha fatte di tutti i
colori, va in paradiso?", come a dire: "Ma non sar mica
giusto!".
Il cuore dell'invidioso dice: "Eh no! Non mica giusto. E
allora io perch ho faticato!?". E' proprio questo il punto!

81
Tu l'hai fatto non per piacere, passione, ma per premio,
dovere. Il cuore di chi ama dice: "Che fortuna! Che
meraviglia! Che contento che sono che ce l'ha fatta anche
lui!".
Alcuni teologi dicono che se l'inferno esistesse sarebbe
vuoto. Una volta parlando con una persona dico di questa
possibilit e lui mi ribatte istintivamente: "Eh, no! E allora
che senso ha fare il bene?". La domanda : "Ma perch
allora fai il bene? Per paura? Per merito? Perch ti
comandato?". La domanda : "Ma che immagine hai di
Dio?". Un professore che premia gli alunni? La domanda :
"Ma quanto duro, insensibile, il tuo cuore che non
conosce l'amore?".
Ma c' qualcosa di pi profondo. Nel vangelo di Mt sette
volte si dice: "Venuta la sera" (Mt 8,16; 14,15.23; 16,2;
20,8; 26,20; 27,57). Quando viene sera accade sempre
qualcosa di importante.
"Venuta la sera" l'espressione adoperata per l'eucarestia
(anche la moltiplicazione dei pani, brano eucaristico
avviene "venuta la sera" Mt 14,15). Questo vuol dire che
ci che si dice qui si riferisce all'eucarestia. Nell'eucarestia
Ges accoglie tutti, tant' vero che nell'ultima cena Ges
accoglie anche Giuda, e sa che lo tradir!
L'eucarestia, allora, non un incontro per eletti, per santi
o per giusti. Ma un incontro per tutti quelli che vogliono
ricevere l'amore di Dio, che si posa su tutti, perch Lui
vuole darsi a tutti, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, vicini e
lontani.
La mentalit del merito ci fa pensare proprio cos: "Io ho
pregato tanto, io sono sempre andato in chiesa, io ho fatto
questo... io ho fatto quello...", vuoi che Dio non mi ami di

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pi? No, Dio non ti ama di pi. Dio ti ama. E, come te,
ama anche tutti gli altri.
Quando noi escludiamo dalla mensa le persone, siamo
evangelici? Quando noi diciamo: "Tu no, perch non sei in
grazia. Tu no, perch hai fatto questo e hai fatto quello",
siamo evangelici? Forse siamo in regola, ma siamo anche
evangelici?
Cosa pu dire a noi questo vangelo? La domanda finale
vale per tutti noi: "Tu sei invidioso perch io sono buono?".
Non ci capita di "prendercela" perch qualcuno preferisce
qualcun altro a noi? Non ci capita di arrabbiarci perch altri
sono pi fortunati di noi? Non ci capita di "attaccarcela
all'orecchio" perch qualcuno ha invitato altri e non noi?
Non ci capita di dire: "Con tutto quello che io ho fatto per
lui!"? Non ci capita di vedere gli altri migliori di noi: pi
belli, pi intelligenti, pi fortunati, pi "avanti"?
Vi ricordate Biancaneve? Quando la strega dice allo
specchio: "Specchio, specchio delle mie brame, chi la pi
bella del reame?". "O mia regina, tu sei bella, ma in mia
fe', al di l dei monti e dei piani presso i Sette Nani,
Biancaneve pi bella di te". Cosa fa la regina? Tenta di
uccidere Biancaneve. E' l'invidia!
Non ci capita di odiare certe persone perch hanno cose o
persone che noi non abbiamo? E cosa succede se un
nostro amico ama di pi un'altra persona che noi? Ma ci
toglie qualcosa? No. Ma noi vogliamo essere i primi, i
preferiti, gli unici. E cos o diventiamo invidiosi o gli
rinfacciamo che lui non ci vuole bene.
Quando si piccoli c' una torta: l'amore della mamma.
E' tutto per noi. Poi si cresce e si scopre che non tutto
l'amore della mamma per noi: c' anche il pap, ci sono

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anche i fratelli, ci sono anche altre persone. Allora il
bambino nel suo narcisismo dice: "Eh no!". Lui, l'amore lo
vorrebbe tutto per s. E "i nemici" li odia. Nasce l'invidia.
A questo mondo non ci siamo solo noi: ci sono anche gli
altri! Ecco cosa succede: ci confrontiamo e qui iniziano i
mali e traiamo un giudizio: "Sono meglio o peggio? Ho di
pi o di meno?". Se ci vediamo inferiori nasce l'invidia:
"Vorremmo essere di pi ma non lo siamo". Giunti a
questo punto ci sono almeno tre possibilit.
1. Gli altri sono sopra e noi li tiriamo gi al nostro livello.
Visto che gli altri sono di pi e che noi pensiamo di non
valere, cerchiamo di "tirarli gi" al nostro livello, e cos
giudichiamo. "L'altro cos... l'altro col... ha questa
cosa che non va... quell'altra di negativa", ecc. E' la nostra
invidia perch vorremmo essere come lui (naturalmente
noi neghiamo), ma non lo siamo. Invidia vuol dire vedere
negli altri (in-video) ci che noi siamo o vorremmo.
C' una storia che racconta di un uomo che se ne stava
seduto, al calar del sole, fuori di casa sua. Passa un uomo
e pensa fra s: "Guarda quest'uomo che se ne sta qui
sfaticato invece di andare a lavorare". Dopo un po' ne
passa un altro: "Guarda quest'uomo che sta qui a
guardare e ad importunare le donne che passano". Dopo
un po' ne passa un terzo: "Guarda quest'uomo: ha
lavorato tutto il giorno e adesso giustamente si riposa".
Cosa possiamo dire di quell'uomo seduto al calar del sole?
Niente! Ma degli altri tre possiamo dire molte cose: il
primo non aveva voglia di lavorare; al secondo piacevano
le fanciulle; il terzo era un gran lavoratore.
2. Gli altri sono sopra e noi cerchiamo di arrivare al loro
livello. Cerchiamo cio di diventare come gli altri. Cos mi
pongo di essere cos, col, di avere questo e quello, perch

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allora varr. Ci sono delle persone che passano la vita a
raggiungere dei modelli, delle cose, per sentirsi qualcuno,
per essere "di valore". Ma quando li raggiungono, se li
raggiungono, poi non sono contenti: sia perch non sono i
loro valori profondi, ci che desiderano, e sia perch ci
sar sempre qualcosa con cui confrontarsi.
E' la storia della rana e del bue. C' una rana che vede un
bue. Allora si gonfia per essere come il bue. "Sono come il
bue?", chiede alle altre rane. "Ma neanche per sogno!".
Allora si gonfia di pi: "E adesso!". "Non se ne parla
neanche!". Allora si gonfia ancor di pi: "E ora?". "Ma
neanche lontanamente!". Allora prende tutta la sua forza e
si gonfia all'inverosimile... e scoppia!!!
3. Oppure facciamo finta che certe cose non ci interessino,
che "non sono per noi", ma sotto sotto solo perch non
possiamo essere cos mentre lo vorremmo tanto.
E' la storia di Esopo della volpe e dell'uva. C'era una volta
una volpe, furba e presuntuosa... Un giorno spinta dalla
fame, gironzolando qua e l, trov una vigna dagli alti
tralicci. "Ecco - disse finalmente qualcosa di prelibato".
Tent allora di saltare spingendo sulle zampe con quanta
forza aveva in corpo... ma nulla. Calma, si disse: "Io cos
furba non posso arrendermi ma devo escogitare qualcosa
per raggiungere quell'uva". Dopo un breve riposo riprese a
saltare ma dopo alcuni balzi, non potendo neppure
toccarla, cos disse mentre mestamente si allontanava: "E'
acerba!".
Tu sei tu. Ogni volta che vuoi essere come gli altri allora tu
decreti il tuo fallimento. Vuol dire che quello che sei
senza valore. Tu sei tu. Non confrontarti: se ci si
confronta, c' sempre un vincente e un perdente, un
superiore e un inferiore. Tu sei tu: sviluppa le tue doti e le

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tue risorse. Pi le sviluppi e meno avrai bisogno di
guardare fuori e a quello che gli altri sono. Chi felice di
s non invidia nessuno.
Tu sei amato. Le persone ti amano: non quantificare se di
pi o di meno. Sei amato, ringrazia, benedici, assapora,
gioisci e riempiti di questo. E se gli altri, che ti amano,
preferiscono qualcun altro a te, perch essere invidioso? Ti
amano, non ti tolgono qualcosa. Ne hai forse di meno? Ci
sono delle persone che "piangono il morto" perch loro,
che hanno stipendi da quattro-cinque mila euro al mese,
non prendono come "certa gente"!
Tu sei amato da Dio. Perch continui a prendertela con Lui
che la tua vita cos, col. Senti il suo amore: "O forse tu
sei invidioso perch Lui ama anche altri?".
Un bambino giocava a "fare il prete" insieme ad un
coetaneo, sulle scale della sua casa. Tutto and bene
finch il suo piccolo amico, stufo di fare solo il chierichetto,
sal su di un gradino pi alto e cominci a predicare. Il
bambino naturalmente lo rimprover bruscamente: "Posso
predicare solo io! Tu non puoi predicare! Tocca a me! Sono
io il prete". Allora l'amico pi piccolo gli disse. "Io sono il
vescovo, predico perch sono pi in alto di te!". Il bambino
lo guard, fece silenzio e gli disse: "Va bene tu sei il
vescovo e puoi predicare, ma ricordati che io sono Dio!".
Se pensi che il mondo sia fatto di scale, passi il tempo a
sgomitare sui gradini, cercando di salire pi in alto e di
essere superiore agli altri.
Pensiero della settimana
Non limitarti a guardare... vedi!
Non limitarti ad udire... ascolta!
Non limitarti a parlare... comunica!

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Non limitarti a toccare... senti!
Non limitarti ad esistere... vivi!

Dio non si merita, si accoglie
padre Ermes Ronchi
Il Vangelo pieno di vigne, forse perch fra tutti i campi,
la vigna il preferito di ogni contadino, quello che coltiva
con pi cura e intelligenza, in cui si reca pi volentieri.
Questa parabola ci assicura che il mondo, il mondo nuovo
che deve nascere, vigna e passione di Dio; che io sono
vigna e passione di Dio, il suo campo preferito, di cui ha
cura uscendo per ben cinque volte, da un buio all'altro, a
cercare operai.
Il punto di svolta del racconto risiede nel momento della
paga: comincia dagli ultimi della fila e d a chi ha lavorato
un'ora sola lo stesso salario concordato con quelli dell'alba.
Finalmente un Dio che non un padrone, nemmeno il
migliore dei padroni. Non un contabile. Un Dio ragioniere
non converte nessuno. un Dio buono (ti dispiace che io
sia buono?).
il Dio della bont senza perch, che crea una vertigine
nei normali pensieri, che trasgredisce le regole del
mercato. Un Dio che sa ancora saziarci di sorprese. E
mentre l'uomo pensa secondo misura, Dio agisce secondo
eccedenza (cardinale Carlo Maria Martini). Non segue la
logica della giustizia, ma lo fa per eccesso, per dare di pi.
Vuole garantire vite, salvare dalla fame, aggiungere
futuro. Mi commuove questo Dio che accresce vita, con
quel denaro immeritato, che giunge benedetto e benefico,
a quattro quinti dei lavoratori.

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Gli operai che hanno lavorato fin dal mattino protestano,
sono tristi, dicono non giusto. Non riescono a capire e
si trovano lanciati in un'avventura sconosciuta: la bont:
ti dispiace che io sia buono?. vero: non giusto. Ma la
bont va oltre la giustizia. La giustizia non basta per
essere uomini. Tanto meno basta per essere Dio. Neanche
l'amore giusto, altra cosa, di pi. Perch non si
accende la festa davanti a questa bont, perch non sono
contenti tutti, i primi e gli ultimi? Perch la felicit viene da
uno sguardo buono e amabile sulla vita e sulle persone. Se
l'operaio dell'ultima ora lo sento come mio fratello o mio
amico, allora sono felice con lui, con i suoi bambini, per la
paga eccedente. Se invece mi ritengo operaio della prima
ora e misuro le fatiche, se mi ritengo un cristiano
esemplare, che ha dato a Dio tanti sacrifici e tutta la
fedelt, che ora attende ricompensa adeguata, allora
posso essere urtato dalla retribuzione uguale data a chi ha
fatto molto meno di me. Drammatico: si pu essere
credenti e non essere buoni!
Nel cuore di Dio cerco un perch al suo agire. E capisco
che le sue bilance non sono quantitative, davanti a Lui non
il mio diritto o la mia giustizia che pesano, ma il mio
bisogno. Allora non calcolo pi i miei meriti, ma conto sulla
sua bont. Dio non si merita, si accoglie!

La gratuit di Dio
don Roberto Rossi
Se ai tempi del Signore fossero esistite le moderne
istituzioni che tutelano i diritti dei lavoratori, sicuramente
avrebbero trovato un valido appiglio per contestare
l'operato del padrone della vigna nei confronti degli operai

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chiamati a lavorarvi. I primi ad essere chiamati lavorano
per tutto il giorno e giustamente affermano: abbiamo
sopportato il peso della giornata e il caldo. Gli ultimi
hanno lavorato solo per poche ore, il compenso per
uguale per tutti. Qui scopriamo ancora una volta che le
nostre valutazioni non corrispondono a quelle di Dio: Egli
ci ha avvertito: I miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Il motivo fondamentale
della differenza di giudizio e di valutazione deriva dal fatto
che Dio infinito nelle sue perfezioni e noi limitatissimi
nelle nostre visioni. Dio sa coniugare perfettamente
giustizia e amore, equit e benevolenza, giudizio e
misericordia. Sicuramente egli non commisura la
ricompensa al reddito delle nostre azioni o al rendimento
che ne abbiamo procurato. Egli vede piuttosto la nostra
disponibilit ad accogliere le sue divine sollecitazioni in
qualsiasi momento esse arrivino e ci per lui gi motivo
per darci la ricompensa tutta intera.
S, rischiamo, con il pretesto di affermare il nostro umano
e limitato concetto di giustizia di contestare la bont e la
magnanimit di Dio. Rischiamo di essere invidiosi perch
egli buono. Accade qualcosa di simile quando il Padre,
dopo aver accolto il figlio scapestrato, che ha dissipato
malamente tutte le sue sostanze, lo accoglie a braccia
aperte ed organizza per lui una grande festa, che per
suscita l'indignazione del fratello maggiore. Anch'egli si
ritiene ingiustamente vittima di una evidente
discriminazione. Dio nella sua infinita bont fa dei suoi
beni quello che vuole e perci pu accadere che gli ultimi
diventino i primi se hanno risposto con piena disponibilit
al suo invito. importante allora farsi trovare pronti e
disponibili in qualsiasi ora della nostra lunga giornata
perch egli, il Signore, passa e bussa alla porta del cuore

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di ogni uomo per rendere operosa e feconda la nostra vita,
ed essere felici che tanti siano accolti dal Signore.
Ges ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra
e la superi.
Nella sua vigna c' spazio per tutti e ogni ora pu essere
quella giusta. Cos come ogni nostra situazione di vita deve
essere la vigna che ci affidata per curarla e metterla in
grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci
egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci,
a partire dal concreto dell'esistenza, "lanciati sulle frontiere
della storia", per essere cio veri evangelizzatori e
missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno
accettato l'invito della prima ora, ma quale potr essere la
chiamata che il Signore ci riserva per l'ultima ora, per la
sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare
renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la
meno gratificante, la pi difficile e dolorosa.

Un contratto a chiamata per vincere il precariato
don Marco Pozza
In tempi di crisi anche l'imprenditoria costretta allo
straordinario: ci s'inventano nuove strategie lavorative, si
riorganizza il personale, si cerca di perfezionare
l'organigramma dell'azienda. Sempre nel massimo rispetto
- almeno nelle intenzioni - della sorte degli operai. Tra
tagli e ridimensionamenti, cassa integrazione e
spostamento delle pensioni, sorprende che in tempo di

90
vendemmia ci sia una Vigna dove il contratto lavorativo
davvero sui generis: al termine della giornata non contano
le ore lavorative ma il rispetto dello stipendio pattuito.
Perch se un'ora d'ozio il Padrone capace di farla
tradurre in un'ora di applicazione, per Lui la giornata pi
che guadagnata. Proprio per quella scritta che sta
all'ingresso della sua azienda: "Non sono venuto per
cercare i giusti ma i peccatori". Quel mattino - profumato e
colorato come tutti i primi mattini raccontati nella Scrittura
- uscito alla nove, a mezzogiorno e alle tre: c'era forse
una vendemmia da raccogliere e per ogni ora ha trovato
braccianti a disposizione. Un contratto stipulato, una
mansione da rispettare, un orario nel quale ricevere il
salario pattuito. E' uscito pure alle cinque del pomeriggio,
orario davvero insolito per assumere a giornata: eppure se
L'avessero riconosciuto quel Datore, avrebbero anche
saputo che quella era la sua ora prediletta: offrire una
chance di riscatto a chi stava sul ciglio del baratro, della
strada o dell'esistenza. In azienda questo lo stile, ideato
in oltre trent'anni di silenzio. Fra qualche settimana
assumer la supermaritata Samaritana presso il pozzo di
Giacobbe, poi prender a contratto Matteo Il Pubblicano
strappandolo con uno sguardo dal banco delle imposte,
far un contratto all'ex-strozzino Zaccheo, proporr un
orario lavorativo alla povera Maddalena da cui uscirono
sette demoni. L'ultimo che far firmare, in perfetta
chiusura della sua imprenditoria quaggi, sar al buon
ladrone in croce: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc
23,43). Nulla di strano: la Vigna sua e della sua terra
amministratore unico e incontestabile: tu sai cosa firmi nel
tuo contratto ma non saprai mai cosa c' scritto nel
contratto altrui. Non compete a te.
Al tramonto del sole sull'azienda piomba una feroce
protesta sindacale. Il Padrone non respinge le rimostranze

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degli operai ma dialoga, spiega le sue ragioni, si sforza di
far capire che le lamentale sono ingiustificate. Se Lui, il
padrone, agisce come agisce, non perch trascura chi ha
lavorato di pi, tanto meno perch ritiene che il molto
lavoro fatto non sia servito a nulla, ma perch ama anche
gli ultimi, non soltanto i primi. Non dice "faccio ci che mi
pare e mi piace", ma spiega che nella Vigna c' uno stile
diverso perch l'importante non riciclare denaro (magari
sporco o in nero) ma riciclare il peccato e farne un
frammento di Risurrezione. E per chi prova a comperare il
suo amore gi pronta la rettifica: "Amico, non ti arreco
nessun danno. Ci siamo accordati cos. Tu hai voluto
lavorare nella mia vigna sotto il regime di un contratto
stabilito da una legge. Orbene, ti pago ci che abbiamo
deciso di comune accordo. Ma ci sono altri che hanno
preferito venire alla mia vigna senza contratto, confidando
nel fatto che io avrei dato quello che avrei voluto. Si pu
lavorare nella mia vigna con o senza contratto. A quelli che
preferiscono il contratto io pago il giusto. A quelli che
confidano in me non do una paga, do del mio, perch io
posso fare ci che voglio di ci che mio. Con te sono
giusto. Con gli altri sono generoso". Forse un Dio in-
immaginabile che al condottiero Napoleone Bonaparte
fecero nascere un'amara constatazione a suo carico:
Voi parlate di Cesare e di Alessandro, delle loro conquiste
e dell'entusiasmo che seppero suscitare nel cuore dei
soldati per trascinarli con loro in spedizioni avventurose
ma quanti anni durato l'impero di Cesare? Per quanto
tempo si mantenuto l'entusiasmo dei soldati di
Alessandro? Hanno goduto di questi onori per un giorno
(...) Vi chiedo, l'influenza militare di Cesare e di
Alessandro finita con la loro vita? Si conservata al di l
della tomba? (...) Che abisso tra la mia profonda miseria e
il regno eterno di Cristo, pregato, incensato, amato,

92
adorato, vivo ancora in tutto l'universo (N. Bonaparte,
Conversazioni religiose)
Forse Dio diverso dall'immagine che ci siamo fatti noi,
operai assunti alle nove meno un quarto del mattino. La
nostra un'immagine che sembra non parlare pi, che
allontana invece che abbracciare, che stizzisce la borghesia
cristiana ma organizza la speranza nei falliti. La lezione
imprenditoriale fu compresa talmente bene dai suoi nemici
che, praticamente, cost la vita a Ges. Lui lo sapeva, ma
decise di non tacere!
Perch c'era urgenza di correggere un'immagine errata di
Dio.

Lo strano agire di Dio
don Luigi Trapelli
La prima lettura afferma come i pensieri di Dio, non sono i
nostri pensieri.
La parabola di oggi ci fa comprendere proprio l'agire strano
di Dio.
Il contesto avviene durante una vendemmia, un contesto
tipico della Palestina, ma anche di molte nostre zone
laddove qualcuno di noi ha appezzamenti di terra e,
proprio in questi giorni, vendemmia.
Il proprietario un tipo molto strano, perch chiama
operai nella propria vigna a orari diversi: alle sei della
mattina, alle nove, a mezzogiorno, alle tre.
Poi, addirittura, anche quelli delle cinque del pomeriggio
che lavorano solo un'ora, visto che si finisce alle ore sei.

93
La cosa singolare che, alla fine, il padrone da a ciascuno
un denaro come aveva pattuito con i primi, non facendo
alcuna distinzione di orari.
Come si fa a pagare uguale chi ha lavorato tutto il giorno,
con chi ha lavorato solo un'ora?
La domanda corretta e noi non ce la sentiamo di
condividere la scelta del padrone.
Ma Dio agisce in questa maniera, non perch vuole
discriminare i primi rispetto agli ultimi, ma perch ama
tutti, anche gli ultimi e vuole che tutti siano primi.
In fondo, il padrone ha dato ai primi il pattuito solo che,
nella sua bont, ha agito in questo modo anche con gli
ultimi.
Gli operai infatti si lamentano non perch hanno ricevuto
meno del pattuito, ma perch sono invidiosi degli altri che
hanno ricevuto come loro.
Lo scopo della parabola farci percepire che l'amore di Dio
talmente grande da accogliere ogni persona nella sua
singolarit, a partire da coloro che sono ultimi nella realt
di oggi.
Ma quali possono essere questi chiamati dell'ultima ora?
Io penso a chi ormai non frequenta pi la Chiesa.
Quale tipo di attenzione e di iniziative la comunit cristiana
in grado di rivolgere a loro?
L'altra logica quella della accettazione delle diversit.
Non tutti siamo chiamati alla prima ora, ma il nostro
rapporto con Dio ha vissuto vari tipi di percorsi.

94
Lo stesso vale per la nostra vita. Non tutti abbiamo vissuto
lo stesso cammino.
Accettare la diversit dei percorsi, significa entrare in
quella logica che Don Tonino Bello definiva con un
linguaggio molto incisivo "la convivialit delle differenze".
Il cristiano , poi, colui che nella sua serenit considera le
persone non pi come nemici.
Possiamo sicuramente avere dei nemici, ma nessuno ci
pu essere nemico, perch di lui possiamo non accettare lo
stile del suo fare, ma mai la sua persona che sempre da
amare.
Questo percorso difficile da compiere, ma quando si
entrati in questa logica, la visione del mondo cambia.
Anche se sempre una logica divina!
Infine Ges non si schiera dalla parte di chi troppo sicuro
di se ed emette giudizi.
Sono troppe le persone che pretendono di avere la verit
in tasca, dividendo le persone in buone e cattive. Vivendo
di assurdi pregiudizi.
Ges ci pone un altro parametro di vita.
Va in cerca di chi si riconosce peccatore e gioisce per la
conversione di una sola persona.
I tuoi pensieri non sono i nostri pensieri, Signore, per tu
sei un Dio strano, che continui ad amare, che giudichi
secondo giustizia.
Tu attendi sempre la nostra conversione, chiami persone a
qualsiasi ora, dando a ciascuno secondo la tua bont:
eppure un Dio cos continua ad affascinarmi e spero che

95
affascini anche quelle persone che, ogni domenica,
sentono proclamare questo lieto annunzio, il tuo Vangelo.

Facciamoci trovare quando Dio chiama
mons. Antonio Riboldi
C'era un tempo, quando si era pi poveri: una povert
dignitosa, che creava spazi alla vita interiore e, quindi, a
Dio. Uno spazio che era come farsi trovare quando Dio ci
cerca.
E sappiamo tutti che nessuno ha avuto il dono della vita
senza uno scopo.
Dovremmo sapere tutti che questo grande dono deve
contenere un'infinita ricchezza, che si costruisce giorno per
giorno, e, alla fine di questa esperienza terrena, sar la
sola ricchezza che porteremo con noi.
Ed davvero triste vedere come troppi non si fanno
trovare, quando Dio passa e chiama, vanificando il dono
della vita ricevuto. Ha ragione il profeta Isaia quando
afferma:
"Cercate il Signore, mentre si fa trovare; invocatelo,
mentre vicino.
L'empio abbandoni la sua via, e l'uomo iniquo i suoi
pensieri: ritorni al Signore che avr misericordia di lui e al
nostro Dio che largamente perdona.
Perch i miei pensieri non sono i vostri pensieri e le vostre
vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il
cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le

96
vostre vie; i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri". (Is.
55,6-9)
Ed ogni uomo, tutti, noi compresi, abbiamo 'dentr la
storia di questo cercare o non cercare, di questo invocare
o non invocare. Di fatto siamo in realt ci che abbiamo
cercato o non cercato. Tutti! In proposito, ad un grande
artista, che ebbi modo di incontrare, il maestro Carlo Maria
Giulini, una sera, chiesi se era cosa buona tale ricerca.
Cos rispose: 'Quasi sempre noi sentiamo parlare di Dio dai
sacerdoti, dalla Chiesa. Poche volte lo sentiamo dalla gente
comune. Quella che mi offre una buona occasione per
confrontarci. Sar interessante sapere con quale
linguaggio le persone, che lei incontra o ha incontrato, si
esprimono in proposito. Sapere che cosa rimasto in loro
della educazione dall'infanzia. Cosa di pi interessante si
offerto loro. Saper quali sono stati i cammini verso o
lontano dalla fede. certo che Dio passa vicino ad ogni
uomo, chiama, indica la via che d il vero senso alla vita.
Ma oggi veramente saggio ci che si insegna?'
C' un momento in cui Dio passa e chiama a diventare
'operai nella Sua vigna'.
Quante persone ho avuto modo di incontrare che, nella
vita, erano come dei 'disoccupati' o lontani da ogni ricerca
di Dio e, all'improvviso, - vera Grazia! - Hanno sentito il
richiamo di Dio e la loro esistenza cambiata totalmente,
mettendosi sulle orme del Signore.
Cos parla Ges, oggi:
"Il regno dei cieli simile ad un padrone di casa che usc
all'alba per prendere a giornata lavoratori, per la sua
vigna.

97
Accordatosi con loro, per un denaro al giorno, li mand
nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che
stavano in piazza disoccupati e disse loro: 'Andate anche
voi nella vigna; quello che giusto ve lo dar'. Ed essi
andarono.
Usc di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece
altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne
stavano l e disse: 'Perch ve ne state qui tutto il giorno
oziosi '. Gli risposero: 'Perch nessuno ci ha presi a
giornat.
Ed egli disse loro: 'Andate anche voi nella mia vigna'.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore:
'Chiama gli operai e d loro la paga, incominciando dagli
ultimi fino ai primi'.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero
ciascuno un denaro.
Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero
ricevuto di pi. Ma anch'essi ricevettero un denaro per
ciascuno. Nel ritirarlo, per, mormoravano contro il
padrone, dicendo: 'Questi ultimi hanno lavorato un'ora e li
ha trattati come noi, che abbiamo sopportato tutto il peso
della giornata e il caldo'.
Ma il padrone. rispondendo a uno di loro disse: 'Amico, io
non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un
denaro? Prendi il tuo e vattene: ma io voglio dare anche a
quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle cose mie
quello che voglio? Oppure tu sei invidioso, perch io sono
buono? Cos gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi". (Mt.

98
20, 1-16) facile, leggendo la vita di chi sta vicino, vedere
realizzarsi la parabola delle chiamate di Dio. Avvengono in
tempi diversi della vita: alcuni da giovani, altri addirittura
da anziani.
Dio non ha orari nel chiamarci: attende solo che noi gli
diciamo di s.
Ho avuto modo di conoscere questa variet di chiamate di
tanti.
Ricordo un grande sacerdote, che per 40 anni si era
disinteressato a Dio: era un dissipato, ma sentiva
fortemente che non era nella verit della vita, quel suo
essere 'disoccupato'.
Finch trov qualcuno che colse il suo disagio e lo indirizz
a guide spirituali, che lo aiutarono a ritrovare la vigna del
Signore.
Descrive bene il suo percorso nella famosa poesia Riamato
l'Amor, l'Amor vuol tutto.
"E venne il giorno che in divin furore,
la verit di Cristo mi costrinse a giustiziar e libri e scritti e
carte: o s che quello fu un gran bel stracciare!
Allor che quanto m'ea il pi del male ridotto fu a un
lacerato ammasso, mi sent lieve in libert felice.
Ed ecco repentino a me salire dal fondo del fracasso della
strada un patetico annuncio e me ben noto:
Strasce?...Ehi straccivendolo... Egli pesta passo per passo
all'ultimo gradino ingombra il sacco sopra la stadera:
per poco prezzo quella roba tolse.

99
Il cittadino accendere della sera mi trov solo a ripensare il
tempo l'anima mia posta nell'eterno,
mestizia forse, non tristezza colse". (Clemente Rebora)
Per qualche estate, veniva alla Sacra di S. Michele, per
riposare. Lo accompagnavo nelle brevi passeggiate. Non
parlava mai, ascoltava, come avvolto in un silenzio, che
riempiva della meravigliosa novit che scopriva nella vita,
gli anni trascorsi a sperimentare il 'vuoto'.
E non fu cos, forse, la storia di S. Francesco, quando,
assecondando l'invito di Dio, da ricco e spensierato che
era, si spogli di tutto, sposando quella che chiamava
'Madonna Povert', ed era la grande ricchezza di seguire
Cristo?
Ma se vogliamo capire la storia di tanti - e nella mia vita di
pastore ho avuto la grazia di conoscerne tanti davvero -
cogliamo la verit di questa parabola: Dio chiama alla Sua
vigna in ogni tempo, senza mai stancarsi.
Forse la vostra storia... diversamente si rischia di restare
'disoccupati sulla strada della vit. Afferma il grande Papa
del sorriso, Giovanni XXIII:
"Iddio mi ha creato, eppure non aveva bisogno di me;
eppure l'ordine dell'universo, l'ambiente che mi circonda,
tutto insomma, esisterebbe senza bisogno di me.
Perch dunque mi credo io cos necessario a questo
mondo? Chi sono io, se non una formica, un granello di
arena? Perch dunque mi faccio s grande davanti a me
stesso?
A che sono io in questo mondo? Per servire Dio.
Dunque la mia vita deve essere del tutto consacrata a Lui:
a compiere i Suoi voleri, del tutto e per sempre. Quindi,

100
quando non penso a Dio, ma al mio amor proprio, divento
un servo disobbediente. Servo di Dio: qual bel titolo, quale
mansione bellissima mai questa!".
Cos sono i 'disoccupati' che sanno attendere Chi li chiama.
Ma oggi, guardandoci attorno, in questa societ, che
continua a costruirsi idoli senza anima, destinati
all'insoddisfazione, si ha come la sensazione che troppi
non cerchino pi Dio.
Eppure questa mancanza di desiderio di Dio, diventa un
vuoto, un 'disagio' che si fa sentire.
Non resta che chiedere di avere un cuore sempre all'erta,
attento all'invito a seguirLo nella Sua
Vigna.
SeguirLo la spiegazione della serenit di tanti: una
serenit che non generata dalle cose materiali, ma dalla
gioia di vivere nella vigna del Signore.
La stessa gioia, che si rifletteva sempre sul viso di don
Clemente Rebora, ed era il frutto di
quell'essersi sbarazzato dell'inutile raccolta di : Strasce.
Cos, ancora scriveva, in proposito, don Clemente:
"Speravo in me stesso, ma il nulla mi afferra. Speravo nel
tempo, ma passa, trapassa.
Speravo nel ben che verr sulla terra, ma tutto finisce
travolto in ambascia. Ho peccato, sofferto, cercato,
ascoltato
la voce dell'amor che chiama e non langue: ed ecco la
speranza: la Croce.

101
Ho trovato Chi prima mi ha amato e mi ama e mi lava nel
sangue che fuoco. Ges, l'Ognibene, l'Amore infinito,
l'Amore che dona l'amore,
l'Amore che vive ben dentro nel cuore".

Commento su Matteo 20,1-16
padre Paul Devreux

Nel vangelo di oggi si nota la bont di Dio e l'invidia dei
lavoratori. L'invidia un sentimento da tutti considerato
come cattivo; infatti ho tendenza a dire che io non sono
invidioso. Per quello che mi lascia perplesso che se da
una parte dico di non essere invidioso, molto facilmente
vedo l'invidia negli altri. Da qui la domanda: possibile che
io sia cosi diverso dagli altri? E come mai non riesco a
vedere in me ci che cosi facilmente vedo negli altri?
Dire che sono invidioso come dire che l'altro ha qualche
cosa che io non ho; pi ricco, pi bello, pi intelligente,
pi libero, pi, pi, pi di me, e di conseguenza io mi sento
meno, meno, meno. In altre parole riconoscere che sono
invidioso come dire che sono povero ed questo che non
sopporto.
Come si manifesta? Quando faccio discorsi sulla giustizia o
su qualche ingiustizia che denuncio con un'animosit non
proporzionale all'argomento discusso. Quando mi scurisco
in volto e divento brutto, allora posso domandarmi se sono
mosso veramente dal desiderio di fare trionfare la giustizia
o non piuttosto dall'invidia.

102
Invece molto bello contemplare questo padrone che esce
tutto il giorno per verificare se ci sono ancora persone da
assumere. Visibilmente non lo fa per se; ama il suo popolo
e desidera renderlo felice facendolo lavorare nella sua
vigna. Nella sua logica beato chi arriva prima, perch
lavorarci significa diventare protagonisti e non pi
spettatori nel suo Regno, e non si lascia condizionare da
chi invidioso.
Anche oggi il Signore invita ognuno di noi a lavorare nella
sua vigna. Non mi dice cosa devo fare perch chi ha voglia
lo vede da se cosa c' da fare e sa cosa in grado di fare.
L'importante accogliere questo invito e fare. Posso
leggere, scrivere, cantare, pregare, fare catechismo,
visitare i malati, pulire la chiesa, aiutare il mio vicino di
casa, essere caritatevole sul lavoro; in sintesi sono invitato
a testimoniare in parole e opere l'amore di Dio. Il lavoro
non manca mai. Siamo tutti invitati a dare il nostro
contributo senza rimanere spettatori, e a ciascuno il
Signore dar la sua ricompensa non in base ai suoi meriti
ma in base ai suoi bisogni.
Il Signore ci aiuti ad essere sempre pi protagonisti nel
suo regno.

XXV Domingo del Tiempo Ordinario
21 de septiembre de 2014
La homila de Betania

1.- ALEGRARSE CON EL BIEN DE LOS DEMS
Por Antonio Garca- Moreno

103
2.- ENTENDER LA GENEROSIDAD DE DIOS
Por J os Mara Martn OSA
3.- LA JUSTICIA DEL AMOR FRENTE A LA JUSTICIA
DEL MERCADO
Por Gabriel Gonzlez del Estal
4.- JORNALEROS DE LA VIA DEL SEOR
Por Pedro J uan Daz
5.- JUSTICIA RARA, LA DE DIOS
Por J avier Leoz
6.- LA JUSTICIA SOCIAL DE DIOS
Por ngel Gmez Escorial

LA HOMILA MS JOVEN

JUSTICIA, PARADOJA Y ESPERANZA
Por Pedroj os Ynaraj a

1.- ALEGRARSE CON EL BIEN DE LOS DEMS
Por Antonio Garca-Moreno
1.- ES EL MOMENTO.-"Buscad al Seor mientras se le
encuentra..." (Is 55, 6). Hay que aprovechar las
ocasiones, no podemos dejar que pasen las oportunidades
que la vida nos brinda. Todas tienen su importancia, y slo

104
el que sabe apreciarlas en su justo valor llegar a triunfar
plenamente en la vida. Por el contrario, el que deja pasar
el tiempo sin salir al paso de lo que se le ofrece, acabar
fracasando, quedndose atrs siempre, olvidado en el ms
gris anonimato.
Y de todas las ocasiones, hay una que resulta decisiva.
Tan decisiva que de aprovecharla o no, depende nuestra
felicidad en esta vida y en la otra. Casi nada. Es decir,
todo. Absolutamente todo. Porque lo dems, comparado
con la eternidad es bien poquita cosa, nada en definitiva.
Despierta. Abre los ojos. El Seor est cerca. Tan cerca,
que est, ahora mismo, a tu lado, mirndote con su
mirada de infinito amor. Invcalo, dile que quieres estar
siempre cerca de l. Pdele que te ayude a no alejarte
jams de su mirada paternal y amable. Dile que te haga
comprender de una vez que slo tenerle a l importa en la
vida y en la muerte, que slo cuando l nos acompaa la
soledad no existe.
"... mis caminos son ms altos que los vuestros, mis
planes que vuestros planes" (Is 55, 9). Resulta
relativamente fcil descubrir el sentido de las acciones
humanas. Siempre, ms o menos claramente, hay una
motivacin que explica por qu se hacen las cosas... Pero
con Dios no ocurre lo mismo. l se escapa de nuestras
reglas lgicas muchas veces, rebasa nuestros clculos y
suposiciones, sin que podamos enmarcarlo en unos moldes
determinados.
Como el cielo es ms alto que la tierra, as los caminos de
Dios son ms altos que los caminos de los hombres, sus
planes que nuestros planes. Hay una diferencia
insondable, distancia infinita, inabarcable. Y, sin embargo,
Dios est cercano, ntimo, entraable. Grande, inmenso,

105
terrible. Pero al mismo tiempo sencillo, bueno,
comprensivo, amable...
S, el Seor est a nuestro lado disponiendo todas las
cosas, para nuestro bien. Aunque a veces nos parezca lo
contrario y no veamos cmo aquello pueda terminar
felizmente... Caminos de paz y de amor. Caminos
escarpados que llevan hasta la cumbre ms maravillosa
que el hombre pudo soar. Caminos de Dios, caminos ante
los que slo cabe una actitud, la de una fe rendida y una
esperanza sin lmites. La fe y la esperanza que lleva
consigo la caridad, el amor a Dios.
2.- UN DENARIO.- Dios que sale una u otra vez, y otra, a
contratar jornaleros para su via. Afn divino para que
todos trabajen en su tarea, para que no haya parados en
este Reino suyo que trae la salvacin universal. Nadie, al
final de los tiempos, podr decir que no fue llamado por
Dios. Es cierto que esa llamada puede ocurrir en las ms
diversas circunstancias, en las pocas ms dispares de la
vida. Pero nadie, repito, se podr quejar de no haber sido
llamado a trabajar en la tarea de extender el Reino.
Podemos afirmar, incluso, que esa llamada se repite en
ms de una ocasin. Hay momentos en los que uno parece
haber perdido el rumbo y de pronto comprende que su
camino se est desviando. Resuena entonces, de forma
indefinida quiz, la voz de Dios para indicarnos que hay
que recuperar el rumbo perdido.
Vamos a pararnos a considerar nuestra vida en el
momento presente, vamos a pensar si realmente estamos
trabajando en la via del Seor, o por el contrario, nos
empeamos en vivir ausentes de la gran tarea de salvar al
mundo. Es cierto que el amo de esta via va a ser
comprensivo y bueno, dndonos al final no segn el
resultado de nuestro trabajo, sino segn la medida

106
generosa de su gran corazn. Pero eso mismo nos ha de
empujar a trabajar con denuedo y afn renovado. En
definitiva, de lo que se trata es que hagamos en cada
instante, con sencillez y rectitud de intencin, lo que
debemos hacer.
Otra leccin importante que se desprende de esta pgina
evanglica es la de saber alegrarse con el bien de los
dems. Aquellos que protestaron por ser tratados los
ltimos de la misma forma que los primeros, se
entristecan de no recibir ellos ms que los de la ltima
hora. Se deberan haber alegrado de la generosidad del
dueo de la via, de haber servido a un amo tan
compasivo y dadivoso, aunque a ellos slo les diese lo
acordado.
Saber contentarse con lo recibido, saber vivir con aquello
que se tiene. Comportarse as es tener paz y sosiego, ser
felices siempre. A veces por mirar y desear lo que otros
poseen, dejamos de gozar y disfrutar lo que nosotros
tenemos. En lugar de mirar a los que tienen ms, mirar a
los que tienen menos, no slo para darnos cuenta de que
tenemos ms, sino para ayudar en lo que podamos a esos
que, veces por no tener no tienen ni lo necesario.

2.- ENTENDER LA GENEROSIDAD DE DIOS
Por Jos Mara Martn OSA
1.- Buscar al Seor En qu se diferencian los planes
divinos y los humanos? Los planes y caminos de Israel, a
consecuencia de la grave situacin en que se encuentra,
son los de la duda, falta de fe, escasa confianza en s
mismos, en los otros. Porque la palabra divina es siempre
eficaz, el Segundo Isaas urge a los suyos, mediante dos

107
imperativos, a buscar al Seor; no ha muerto sino que se
halla muy cerca de aqul que le busca. En el Antiguo
Testamento "buscar al Seor" puede denotar una llamada
cltica: acudir al santuario con sacrificios y oraciones, pero
no se agota aqu su sentido. Ya desde los tiempos de
Ams, la bsqueda del Seor no consiste en hacer
numerosos sacrificios de vacas y de ovejas, ni en
peregrinar a los grandes santuarios. Buscar al Seor es
hacer caso de la palabra proftica que Isaas est
dirigiendo a su pueblo: a Dios se le puede encontrar en el
desierto, ahora mismo..., slo se exige la conversin y la
escucha de su Palabra.
2.- Todos somos invitados a trabajar en la via del
Seor. Unos reciben la invitacin siendo nios, los
llamados a primera hora; otros en su adolescencia, la hora
tercia; hay quien oy la llamada de Dios en la madurez, la
hora sexta; otros escuchan la voz en la tercera edad, la
hora nona; y tambin quien va a la via en sus ltimos
aos, la hora undcima. Cada cual tiene su tiempo y su
momento. La conversin no tiene edades. A Dios no le
importa cundo, sino cmo es nuestra respuesta. A
nosotros no debe preocuparnos la recompensa que
podemos obtener. En este tema no debemos funcionar con
criterios economicistas o de pura justicia legal. Puede que
alguno se escandalice porque el seor de la via no trata
con "justicia" a sus trabajadores. Quiz pensemos que la
remuneracin que ofrece no encaja con lo que dice la
Doctrina Social de la Iglesia.
3.- "Todos somos primeros". Jess al contar esta
parbola est pensando en los fariseos, en los que se
creen "justos" y desprecian a los dems. Quiere romper el
exclusivismo de la religin juda y anuncia el universalismo
de la salvacin. Los que se creen los "primeros" reciben un

108
duro golpe al comprobar que reciben igual paga los que
han llegado los ltimos. Curiosamente, no piden que se les
aumente a ellos el salario, sino que se quejan porque los
otros han recibido igual. Ellos reciben lo que se les
prometi, nadie les hace ninguna injusticia. Si los
"ltimos" reciben lo mismo es gracias a que el Seor "es
bueno". Esto es lo que no saben reconocer los primeros,
les cuesta aceptar que "todos son primeros", no saben
valorar la bondad de Aquel que les ha invitado a participar
en su via. Aludiendo a este episodio del evangelio de
Mateo, nos dice San Agustn: "Mirad el trabajo que
realizis; esperad seguros la recompensa. Y si consideris
quin es vuestro Seor, no tengis envidia si la
recompensa es para todos igual".
4.- En nuestra comunidad eclesial podemos caer en
el mismo error. Si somos "cumplidores" de los ritos y si
nos esforzamos en llevar a la prctica la doctrina con
esfuerzo, tal vez nos moleste que otros con menos
esfuerzo tambin sean acogidos por Dios. O, lo que es
peor, consideremos que es un hecho de mal gusto que la
Iglesia se dedique especialmente a los ms pobres o
miserables. Nos olvidamos de que la Iglesia ha hecho una
"opcin preferencial por los pobres". Estos no son los
ltimos, sino los primeros para Dios. Todo es gracia, no
estamos en un campeonato de mritos, pues es Dios el
que nos "regala" la salvacin, con nuestra colaboracin,
por supuesto. No seamos como el hermano mayor del hijo
prdigo, abramos nuestro corazn a la gracia y la bondad
de Dios, que se desborda a raudales y por encima de
nuestros mezquinos criterios. Dios es generoso con todos.

3.- LA JUSTICIA DEL AMOR FRENTE A LA JUSTICIA
DEL MERCADO

109
Por Gabriel Gonzlez del Estal
1. Llama a los jornaleros y pgales el jornal,
empezando por los ltimos y acabando por los
primeros. Los primeros tenan razn, segn la lgica del
mercado: ellos haban trabajado mucho ms que los
ltimos, y en las mismas circunstancias, por tanto deban
recibir ms. As funcionaba entonces el mercado y as
sigue funcionando hoy da. Pero el empresario de la
parbola evanglica no actuaba segn la lgica del
mercado, porque, segn se nos dice en la misma parbola,
el comportamiento del empresario era un comportamiento
propio del Reino de los Cielos. Y en el Reino de los Cielos
todos actuaremos como hijos de Dios y en ese Reino Dios
juzgar a cada uno segn la lgica del amor, no segn la
lgica del mercado. En este mundo unos son primeros y
otros ltimos, sin que esto se deba necesariamente a
mritos propios. Nunca podremos saber nosotros las
razones ltimas por las que cada uno acta como acta.
Slo Dios nos conoce del todo y sabe las razones ltimas
de nuestro actuar. Dejemos que Dios sea Dios y, puesto
que Dios es amor, alegrmonos de que Dios nos juzgue a
todos segn la lgica del amor.
2. Le respondieron: nadie nos ha contratado. De la
lectura de la parbola se puede deducir que los ltimos
haban ido a la plaza a primera hora de la maana a
buscar trabajo, igual que los primeros. Si los otros
empresarios contrataron a unos antes que a otros fue
porque a ellos, a los empresarios, as les convena; estos
empresarios pensaron nicamente en su inters propio.
Pero el empresario de la parbola es un empresario
distinto, es un empresario que acta como se actuar en
el Reino de los Cielos, es decir, que acta por amor a las
personas. Si fue ms generoso con los ltimos que con los

110
primeros, fue porque a estos, a los ltimos, los vio ms
necesitados. A ningn trabajador dej de darle lo que les
corresponda por contrato, pero con los ltimos hizo una
discriminacin positiva, porque, como hemos dicho, a
estos ltimos los vio ms necesitados. La lgica del amor
siempre nos resultar desconcertante a los que estamos
acostumbrados a guiarnos por la lgica de los mercados.
3. Mis planes no son vuestros planes, vuestros
caminos no son mis caminos. El Profeta Isaas dice a su
pueblo que confe en el Seor, porque el Seor siempre
escucha a los que le invocan. La misericordia de Dios es
ms grande que nuestros pecados y, si nosotros nos
arrepentimos y sabemos pedir perdn, el Seor siempre
nos va a perdonar. Los caminos de Dios son distintos de
nuestros caminos y sus planes distintos de nuestros
planes. Esta frase del profeta Isaas la podemos aplicar
tambin para entender la ltima frase con la que termina
el texto evanglico de este domingo: los ltimos sern los
primeros y los primeros los ltimos. Porque los primeros
ante los hombres no siempre son los primeros ante Dios.
Dios mira directamente al corazn y da a cada uno segn
se merece. Aceptemos los planes de Dios y no nos
mostremos celosos, ni vanidosos de nuestros planes.
4. Lo importante es que vosotros llevis una vida
digna del evangelio de Cristo. Esto es lo que ms le
importa al apstol, segn les dice l a sus fieles, en esta
carta a los Filipenses. Pablo est seguro de que Cristo
vendr pronto a llevarle con l y est deseoso de que esto
ocurra, pero sabe que su presencia en este mundo puede
ser an fructfera para los primeros cristianos de Filipos y
esto es los que ms le importa a l: el bien espiritual de
los cristianos. Tambin nosotros, aunque en circunstancias
muy distintas a las que vivi el apstol Pablo, debemos

111
preocuparnos ms por el bien espiritual de los dems, que
por nuestro propio beneficio fsico. Debemos entender
nuestra vida como un instrumento al servicio de Dios, al
servicio del evangelio de Cristo. Esto no nos va a resultar
siempre fcil, pero as debemos intentarlo.

4.- JORNALEROS DE LA VIA DEL SEOR
Por Pedro Juan Daz
1.- Esta parbola que acabamos de escuchar debe generar
en nosotros ganas renovadas de compartir nuestra fe y lo
que llevamos dentro con todas las personas, es decir, que
nos ha de motivar para la tarea urgente que tiene toda la
Iglesia de una nueva evangelizacin. Dios nos invita a la
tarea, a ponernos manos a la obra. Y nos da las claves
para hacerlo a su estilo. En este evangelio nos podemos
fijar en cmo acta Dios para poder hacer nosotros lo
mismo. Jess habla en parbolas para darnos a conocer el
Reino y para transmitirnos lo que hay en su corazn, que
tambin es el corazn del Padre.
--Dios es como un buen empresario que quiere dar
trabajo al mayor nmero de personas posibles y que les
paga justamente, incluso de ms, para que tengan lo
necesario para vivir dignamente.
--Dios llama a trabajar en su via. Lo hace muchas
veces, en distintos momentos, a todas las personas que se
encuentra paradas.
--Dios paga (si se puede decir as) un jornal justo,
un salario suficiente para vivir, incluso ms de lo que nos
hemos ganado. Dios nos da con creces. Es un jornal

112
generoso y abundante. Dios nos da cada da lo que
necesitamos para vivir felices y dignamente.
--Dios es bueno y favorece (si tambin se puede
decir as) a los ltimos, a los pequeos, a los pobres.
No trata injustamente a nadie, pero podramos decir que
tiene sus opciones, sus favoritismos. Lo vemos en
Jess, en su manera de actuar, en la gente con la que se
relacionaba y de la que se rodeaba. Dios no puede ver que
nadie lo pase mal y hace lo imposible para que las
personas nos demos cuenta y lo solucionemos. Pero
muchas veces a nosotros nos cuesta or, y solemos mirar
hacia otro lado ante los problemas.
2.- Con estas actitudes, nosotros, jornaleros de la via
del Seor, llamados por l a trabajar en ella, nos
comprometemos, cada vez que venimos a la Eucarista, a
prestar atencin a sus llamadas, a estar dispuestos a lo
que nos pida, a recibir su amor y su misericordia en
abundancia y como el mejor de sus salarios, y a compartir
con otros esta Buena Noticia.
3.-Termino con una reflexin muy interesante de esta
parbola aplicada a la vida. Dice as:
Aunque la parbola se refiere al reino de Dios, tiene
mucho que ver con el de la tierra, ya que en nuestras
manos est hacer que el planeta empiece a ser ya la casa
de todos, en la que todos tengan sitio y puedan vivir y ser
felices, degustando ya el cielo prometido. En nuestras
manos est que todos los seres humanos puedan ejercer
su derecho a trabajar, a aportar su esfuerzo para
incrementar el bienestar de todos y mejorar el mundo, con
igualdad de oportunidades para todos. En nuestras manos
est quitar trabas y dar facilidades para que todos,
independientemente de su lugar de nacimiento, del color

113
de su piel, de su sexo, de su religin, puedan vivir con
dignidad de su trabajo. En nuestras manos est que el
trabajo no se reduzca a una mercanca que se tase en el
mercado, sino que sea la autntica expresin del hombre
que, por el trabajo, coopera con Dios en la creacin y en la
vida y en la felicidad de todos. Si no entendemos que la
vida no es un negocio, sino convivencia, y no superamos la
mentalidad de que el tiempo es oro para convencernos de
que el tiempo es la gran oportunidad para vivir como
hermanos, no tenemos futuro sostenible, ni soportable.

5.- JUSTICIA RARA, LA DE DIOS
Por Javier Leoz
1.- Extraa en cuanto que, su bondad, es ilimitada, va
contracorriente. Rara en cuanto que su forma de proceder
deja, nos deja, desconcertados a todos aquellos que
solemos ofrecer o repartir en la medida que nos dan.
Cul es la diferencia entre la ternura de Dios y la
humana? La diferencia es que l es la bondad
personificada mientras que, nosotros, miramos primero a
las personas y luego cuantificamos y dosificamos el bien
que podemos realizar. Aquello de haz el bien sin mirar a
quien slo lo lleva hasta su extremo ms radical el Seor.
Nosotros, al seguir a Jess, es cuando nos damos cuenta
que el criterio que seguimos es muy distinto al utilizado
por el Dios que se trasluce en la parbola de este
domingo.
2. En muchos lugares nos disponemos a iniciar el curso
pastoral. Seremos capaces de sentirnos llamados a la
tarea que Jess, o en su nombre la Iglesia, nos
encomienda? No miraremos con el rabillo del ojo a

114
aquellas personas que, haciendo menos que nosotros, tal
vez gozan de un reconocimiento mayor?
El curso pastoral es un escuchar, por activa y por pasiva,
de los labios de Jess: id tambin vosotros a mi via. Un
fallo que podemos tener como creyentes, es creer que
estamos en movimiento (trabajando en la via del Seor)
cuando en realidad estamos demasiado acomodados en las
plazas de nuestro propio bienestar, grupo o una
espiritualidad determinada. Es as? De qu plazas o
cotos cerrados- tendramos que salir para sentirnos, con
todas las consecuencias, llamados a cuidar y hacer crecer
con vigorosidad la parcela del Seor?
3. En este domingo tenemos que dar gracias a Dios por
muchsimas razones:
-Primero: se ha fijado en nosotros. Podra haber
pasado perfectamente de largo. Pero, desde el da de
nuestro Bautismo, fuimos injertados en El y, desde
entonces, intentamos amarle, seguirle y servirle con todas
nuestras fuerzas.
-Segundo: nos ha llamado para algo. Nadie de los que
estamos en esta Eucarista puede decir aquello de yo no
valgo para nada. Todos podemos hacer algo por ese
Alguien que es Jess. Todos tenemos un puesto, un
carisma. En la Iglesia no existe el paro. Quien se
encuentra parado es porque prefiere vivir cmodamente,
al amparo de lo que otros tantos agentes de pastoral o
hermanos nuestros realizan.
-Tercero: nos enva a cuidar lo ms sagrado. En
tiempos de sequa es cuando, el agua, ms se valora. Hay
una via que todos hemos de cuidar con pasin y con
inters: la fe. La oracin, la escucha de la Palabra de Dios,

115
la caridad..hacen que nuestra via, la fe, sea rica y
fuerte.
3.- Demos gracias a Dios de todo corazn. Porque, a pesar
de ser tan especial a la hora de entender la justicia, el
reparto de su bondad.sabemos que somos unos
privilegiados por haber sido tocados, llamados y enviados
por El.
Demos gracias a Dios porque llevar una vida segn Cristo
es difcil, a veces imposible pero merece la pena intentarlo.
Cmo? Reduciendo la distancia que existe entre nuestro
yo y ese lugar en el cual el Seor nos necesita. Nuestra
paga, nuestra gratificacin ser la satisfaccin del deber
cumplido y del habernos sentidos elegidos para ser
colaboradores e instrumentos del Seor. Lo contrario, el
mirar qu hacen o lo dan a los otros, produce ralentizacin
en nuestros objetivos y prdida de coraje en nuestro
trabajo.
En ese sentido nos vienen muy bien aquellas famosas
palabras del Papa Francisco: Hay que salir a las
periferias. O dicho de otra manera; la via del Seor no
slo est bajo las bvedas del cmodo templo sino en la
encrucijada de las calles y plazas de todo nuestro mundo.
No es demagogia. Es pura realidad: nos queda mucha via
por descubrir, muchas cepas que cuidar, sarmientos que
podar y hacienda que atender. O no?
3.- GRACIAS, MI SEOR!
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mi comodidad
estaba yo un da sentado cuando, por tu nombre,

116
sal hacia tu encuentro
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mi egosmo
estaba yo un da cerrado cuando, por tu nombre,
comprob que la mayor riqueza es el dar y no recibir.
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mi particular justicia
estaba yo confundido cuando, por tu nombre,
aprend a diferenciar la verdad de la mentira
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mi aburrimiento
estaba una tarde abatido cuando, por tu nombre,
me sent llamado a la alegra de tu misin
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mi envidia
estaba un amanecer asomado cuando, por tu nombre,
acept que es grande el servirte
sin juzgar ni exigir la suerte que T repartes
GRACIAS, MI SEOR
Porque en la plaza de mis ideas
Teja proyectos y planes cuando, por tu nombre,

117
v que los tuyos daban dignidad al hombre
Por todo, eso y por mucho ms,
GRACIAS, MI SEOR

6.- LA JUSTICIA SOCIAL DE DIOS
Por ngel Gmez Escorial
1.- Parece sorprendente la actitud del propietario de la
via en su sistema de remuneraciones. Cualquier
sindicalista afeara esa prctica. Y, sin embargo, la
explicacin dada por el mismo propietario al final del relato
del captulo 20 de Mateo es totalmente lgica. Dice:
"Amigo, no te hago ninguna injusticia. No nos ajustamos
en un denario? Toma lo tuyo y vete. Quiero darle a este
ltimo igual que a ti. Es que no tengo libertad para hacer
lo que quiera en mis asuntos? O vas a tener t envidia
porque yo soy bueno?" Ha cumplido las condiciones
contractuales a pagar a cada uno de los obreros lo
estipulado, pero parece que hay una gran injusticia al
pagar lo mismo a quienes han pasado mucho ms tiempo
trabajando. Pero no es as. Jess hace una advertencia al
pueblo judo sealando que no tiene la exclusiva de la
paga divina porque haya llegado antes al conocimiento de
Dios Padre y que los gentiles recibirn el mismo premio
aunque se incorporen a la gracia mucho ms tarde. Sin
duda, era la que iba a pasar: la mayora de los hermanos
de raza y de religin de Jess le dieron la espalda, le
detuvieron y lo mataron y la gran siembra se hizo fuera
del espacio judo. Los nuevos creyentes tambin iban a ser
herederos de las promesas que Dios hizo en el Sina. La
Iglesia se iba a constituir en el pueblo elegido.

118
2.- La parbola es especialmente til para los tiempos
actuales. Hay muchos creyentes "de larga duracin" que
se creen con todos los derechos habidos y por haber.
Buscan un premio permanente a su fidelidad y pretenden
ser los primeros. La verdad es que habra que tener en
cuenta los mritos de toda una vida dedicada al
seguimiento de Cristo. Y hay hermanos verdaderamente
ejemplares en ese camino. Pero son ellos precisamente los
que tambin han de ejercer la mxima humildad y ponerse
en el ltimo lugar de la lista de retribuciones. No es fcil
desprenderse de una cierta complacencia ante la
satisfaccin del deber cumplido. Y, sin embargo, no es lo
que nos pide Cristo. Guarda, sin duda, relacin el
evangelio de hoy con la doctrina de la conversin de los
pecadores. Aun convertidos en el mismo momento tendrn
la misma paga que los fieles de "toda la vida". La gracia de
Jesucristo les llevar a la vida eterna. Y, en este caso lo
que dice Jess respecto a las retribuciones es
perfectamente aplicable. Va a dar a sus hijos fieles de
siempre lo que les prometi, si restarles ni un cntimo, ni
un gramo: la salvacin. La nica receta posible para no
caer en pecados de superioridad respecto a los recin
llegados a la gracia est en la ltima frase: "As, los
ltimos sern los primeros y los primeros los ltimos".
3.- Habra que tener en cuenta que los planes de Dios no
pueden ser comprendidos con exactitud por el gnero
humano. Seran los famosos "renglones torcidos de Dios".
Porque el hombre, muchas veces, se queda perplejo ante
lo que le ocurre. Y va a necesitar mucho ms tiempo y
ms acontecimientos para alcanzar el epilogo verdadero de
mucho de lo que le ocurre. Ah estriba la dificultad para
comprender la "justicia social" desplegada por el Seor en
su oficio de Dueo de la Via. Y es que nosotros solo
podemos desplegar ante El nuestra humildad, acompaada

119
de la paciencia. Una confianza absoluta en Dios y mucho
amor por nuestros hermanos --por todos-- nos facilitar el
camino de unin con Dios y, probablemente, menos un
examen minucioso de lo que est ocurriendo. El Profeta
Isaas nos da hoy pauta de esa diferencia. El orculo del
Seor la voz de Diosnos dice que los caminos son
diferentes y que el cielo est en otra dimensin que la
tierra. El descubrimiento pacifico de nuestra pequeez
frente a la grandeza de Dios es lo que nos ayudar a
comprender las diferencias que existen entre los caminos
divinos y los nuestros.
4.- En este domingo vigsimo quinto del Tiempo Ordinario
se inicia la lectura de cuatro pasajes de la Carta de San
Pablo dirigida a los filipenses. Filipos era una ciudad
importante y tena tambin una numerosa Iglesia. Pablo
escribe desde su prisin de, probablemente, Roma. La
precariedad de su situacin no le produce desesperanza,
sino una gran alegra. Si muere sabe que se reunir con
Cristo, pero si no muere podr encargarse de la cura
espiritual de quienes l mismo ha llevado al conocimiento
del Evangelio de Jess. "Me encuentro dice San Pabloen
ese dilema: por un lado, deseo partir para estar con
Cristo, que es con mucho lo mejor; pero, por otro,
quedarme en esta vida veo que es ms necesario para
vosotros". Pero a la postre va declarar que dicha
alternativa tiene menos importancia que la necesaria vida
digna que deben llevar los fieles de Filipo. Pablo acepta los
planes de Dios y aunque su inteligencia analiza bien las
opciones que tiene, deja en manos del Seor lo que tenga
que ocurrir. Y esa confianza en el Seor toma mayor
relevancia si consideramos que San Pablo vive la
incertidumbre personal que produce el hecho de estar
encarcelado.

120
6.- Es buena tarea, sin duda, meditar durante toda esta
semana sobre la necesaria aceptacin de los caminos de
Dios. No se trata de ejercitar la llamada "fe del carbonero".
Y si entender, como Pablo, que el conocimiento del tiempo
y del espacio est en manos de Dios. l tiene todos los
datos de nuestra historia. Nosotros, no. En cualquier
camino asumido habr que buscar, sobre todo, la
salvacin de los hermanos y mucho menos el premio que,
sin duda, nos podemos merecer. Eso solo queda en manos
de Dios. Por eso hemos de meditar con humildad y alegra
muchas de las cosas que nos ocurren, las cuales,
probablemente, no tienen lgica aparente dentro de
nuestra valoracin humana. Y si nosotros, por fin
recibimos nuestro denario, qu nos importan los premios
de los dems? El denario es la gracia y la salvacin del
Seor. Ya es mucho.

LA HOMILA MS JOVEN

JUSTICIA, PARADOJA Y ESPERANZA
Por Pedrojos Ynaraja
1.- La enseanza que incluye el evangelio de hoy tiene
diversos protagonistas, claros unos, otros no lo son tanto.
Los importantes, no lo olvidemos, debemos ser nosotros.
El primero es un empresario, terrateniente, segn parece.
Acumular propiedades fue muy propio de aquella poca, la
primera consecuencia de ello fue que mucha gente se
qued sin trabajo seguro. Algo semejante a lo que ocurre
actualmente. Ahora bien, en situaciones de emergencia,
como es el caso de la vendimia, el dueo de las vias

121
deba disponer de trabajadores extraordinarios, ya que la
maduracin de la uva exige una intervencin puntual
rpida. Ni antes, que la acidez impedira la elaboracin de
buen vino, ni despus, que el grano se degrada pronto.
2.- La labor que enmarca el relato, como en muchos casos
hoy en da, es una faena sencilla, que no requiere personal
especializado. Vendimiador puede ser cualquiera, no hace
falta ningn aprendizaje, excepto saber tratar el fruto con
cuidado. Os lo digo por experiencia, mis queridos jvenes
lectores. Teniendo yo ocho aos y estando en mi pueblo,
Pozaldez, me permitieron participar recogiendo racimos y
depositndolo, de puntillas yo, en los cuvanos, puesto en
un carro.
(La vendimia es la ltima gran labor agrcola, debe concluir
pronto y bien. Acabada esta, vendrn das de fiesta. Las
celebraciones ms alegres del calendario israelita, las
jornadas de sukot).
3.- Otro protagonista es el denario. Se trata de una
moneda romana, entre 3 y 4 gramos de plata,
dependiendo estas variables de la ceca y del ao en que se
puso en circulacin. Tena general aceptacin en todo el
imperio. Algo as como lo que ocurre hoy en da con el
dlar. Del denario tengo tres ejemplares, de diferente
lugar de acuacin, y eso que no soy coleccionista. Uno de
ellos, curiosamente, es falsificacin de la poca. Ya en
aquel tiempo ya exista esta fraudulenta ocupacin. Lo que
os he contado, mis queridos jvenes lectores, es una
prueba de que su circulacin fue abundante en su tiempo.
4.- Al trabajador le corresponde una paga, evidentemente.
Un denario, consideran los autores que era el justo sueldo
de una jornada. Imaginad lo que supondra ahora entre
vosotros, de acuerdo con el nivel de vida de donde resida.

122
El comercio se rige por normas de justicia. A igual trabajo,
el mismo salario. Esta es norma de justicia humana y de
conducta. Ahora bien, cuando al propsito de obrar
justamente se le aade la virtud de la generosidad, los
resultados pueden ser diferentes e imprevisibles. Pero
nunca perversos, pese a que a algunos puedan enojar,
como ocurre con el conjunto de los contratados de este
relato, no elogiados precisamente.
5.- La primera enseanza de la parbola es, pues, que
Dios es generoso, mucho ms que justo. Reconocerlo nos
anima, permite que la Esperanza germine y crezca en
nuestra conciencia. Esta virtud que reside en el interior del
que tiene Fe, es uno de los aspectos que consideran los
socilogos, para explicar que la proporcin de suicidios,
sea inferior entre los creyentes respecto a los ateos.
Aunque no sea exactamente lo mismo, la virtud cristiana
de la Fe, siembra y estimula, el optimismo, que
propiamente es una simple cualidad humana.
6.- Segn cuentan, hubo un santo, tan santo y tan
espabilado, que ya en su tierna infancia, por austeridad
cristiana, no mamaba los viernes, en honor de la Pasin
del Seor. Pero, que yo sepa, no es lo comn. Otro, y esto
s que es histricamente cierto, en la segunda infancia de
su vida, tuvo la valenta de jugarse la vida y morir, para
salvar a la Eucarista que portaba a prisioneros y
enfermos. Estoy refirindome a Tarsicio. Santo Dominguito
de Val, fue mrtir a los doce aos. Hasta se est
procediendo actualmente al proceso de reconocimiento de
santidad de Nennolina, una nia italiana que muri en
1937! a los seis aos. Fueron llamados a primera hora de
la jornada de su vida y aceptaron. Admiremos el coraje de
estos y muchos otros, pero ni vuestro caso, ni el mo,
seguramente, ser semejante. La primera consecuencia,

123
vuelvo a repetiros, es que siempre estamos a tiempo de
incorporarnos a los proyectos del Seor, como los
desocupados hombres de la parbola, de la segunda y
tercera tanda.
7.- Pero hay ms. Por mayor que uno sea, por vaca de
proyectos, trabajos y colaboracin, que nuestra vida haya
sido, el Maestro nos llama a todos a ser colaboradores
fieles suyos. El mrito del Buen Ladrn lo adquiri a ltima
hora. Su labor le ocupara slo el rato de agona en la cruz.
Se dirigi a Jess en aquel lugar de tortura, en situacin
extrema y de tan poca duracin. El Maestro lo incorpor a
su plan salvador y hoy es San Dimas. Este ltimo aspecto
de la parbola es exigente. Pese a nuestras infidelidades,
el cristiano sabe que nunca ha perdido el tren. Que si as
fue, vendr otro al que pueda subir. Por viejo e impedido
que uno sea, siempre tiene la posibilidad, la obligacin, no
lo olvidis, de ser santo. Est personalmente invitado a
serlo.

REFLEXIONES

1.
Hay algo muy humano: trabajar por el salario, trabajar
para cobrar. Y no voy ahora a decir que esto de trabajar
por el salario est mal, porque si no lo cobra el que
trabaja se lo queda quien tendra que pagar.
Evidentemente, pueden darse mil situaciones diversas
en las relaciones entre trabajo y recompensa, pero lo
normal es que quien trabaje ms, cobre ms, dentro de
un mismo tipo de trabajo.

124
Por eso, es natural que cada vez que escuchamos esta
parbola de JC, que hoy hemos ledo, nos cueste
comprenderla. Hay en esta parbola algo que nos
sorprende. Y yo dira que esto no es malo, que nos
sorprenda esta parbola o que nos escandalice.
Probablemente sta era la intencin de JC. Pero Jess
no pretende hablar de relaciones econmicas o
laborales. No nos hallamos ante una norma social sino
ante una parbola. Son cosas distintas.
Esta reaccin nuestra ante esta parbola, de sorpresa o
de escndalo, puede ser un sntoma de que algo no
funciona en nuestra comprensin de Dios, de JC, de su
Reino. La parbola de Jess habla de nuestro trabajo
por el Reino de Dios. Y deberamos pararnos un poco a
pensar si nosotros, probablemente, no identificamos con
bastante frecuencia este trabajo por el Reino de Dios
con el que realizamos para cobrar un salario, un sueldo.

2.
Sobre qu personas concretas va a caer hoy esta
Palabra, y qu efecto saludable va, por tanto, a
provocar? Van a escucharla desde luego cristianos de
misa dominical. En unos provocar un agradecido
sentimiento de alabanza a Dios, porque es bueno,
porque su amor no tiene fin, porque sigue llamando sin
discriminar, porque siempre hay esperanza... En otros
provocar malestar: Por qu vamos a ser iguales el
sinvergenza a quien Dios encontr en el lecho de la
muerte y nosotros que "nos hemos sacrificado" durante
la vida entera? Habr que descubrirles piadosamente,
aunque sea con dureza, su error: en tanto tiempo de
Iglesia no han descubierto el don de Dios; esclavos que

125
no hijos, debern atender la dura advertencia final:
"Hay primeros que sern ltimos".
MIGUEL FLAMARIQUE VALERDI
ESCRUTAD LAS ESCRITURAS
REFLEXIONES SOBRE EL CICLO A
DESCLE DE BROUWER/BILBAO 1989 .Pg. 150

3.
Es cierto que no necesariamente hay que planear una
disyuntiva entre fe y religin; pero la sintona entre
ambas no es un punto de partida sino un punto de
llegada que implica una gran madurez en la fe.
Vivir como cristiano, hay que dejarlo bien claro, no
significa ser un hombre religioso, en el sentido
tradicional de la expresin; mucho menos significa
limitarse a cumplir unas prcticas determinadas, con las
que uno cree tener "cubierta" la parcela de lo religioso
(y de paso, carta blanca para hacer lo que a uno se le
antoje en todos los dems terrenos de la vida, pues
"con Dios ya se ha cumplido"). Ser cristiano, vivir como
cristiano consiste, fundamentalmente, en el esfuerzo por
vivir simplemente la plenitud de nuestra condicin
humana. Ser cristiano es ser mayor de edad en
humanidad.
Pero mientras desviemos la atencin de este camino,
por muchas prcticas que realicemos, por muy fieles a
la jerarqua que seamos, por mucho golpe de pecho que
nos demos, por muchos compromisos que tengamos,
estaremos traicionando el cristianismo en aquello que
tiene de ms autntico y genuino.

126
-NECESIDADES FUNDAMENTALES.
Al entender de los psiclogos, el hombre tiene tres
necesidades funda- mentales: amar y ser amado,
trabajar y comprender. Por poco que las analicemos
veremos que el mensaje de Jess responde a esas tres
necesidades con una profundidad inusitada.
AMAR Y SER AMADO. Esta es la primera de las tres
mencionadas necesidades. A nadie hay que
recordrsela; el amor es tema de novelas, de conflictos,
de canciones, de historias de la vida real... Pero, en
verdad es posible un amor mayor que el de quien da su
vida por los dems? Nadie considera ms hroe a quien
ms se preocupa de s mismo sino a quien ms se
entrega; y para reconocer esto no hace falta ser
creyente. Por eso, hay algo ms profundo y
autnticamente humano que dar la vida por los dems,
si llega el caso? y qu otra cosa nos propone el
evangelio sino esa entrega radical, incondicional y
absoluta? "Quien crea conservar su vida, la perder;
pero quien pierda su vida, la ganar" (/Mt/10/39).
TRABAJO/RECREACION: Que es necesario trabajar para
ganarse la vida no es ninguna novedad. Pero si el
trabajo lo vemos slo desde esa perspectiva, lo ms
fcil es caer en la rutina, en la ambicin (movidos por el
afn de ganar ms) o, como mucho, en un loable pero
pobre perfeccionismo profesional.
El cristiano, en cambio, es el hombre consciente de que
su trabajo es tanto un servicio al prjimo como una
colaboracin con Dios en la tarea de re-crear el mundo,
de llevarlo adelante hasta que alcance su meta de
plenitud.

127
As, para unos el trabajo es una dura carga que
envejece, envilece y embrutece, mientras que para
otros, aun sin negar el carcter de dureza que muchos
trabajos tienen, es una actividad que dignifica, que
eleva a la categora de colaboradores de Dios.
Cul de las dos actitudes es ms humanizadora? La
respuesta es evidente. (Y no es obligado el tomar esta
valoracin del trabajo como una forma de opio para
mantener situaciones y estructuras de opresin e
injusticia; puede ser y puede no ser).
COMPRENDER. Esta es la ms sutil de las tres
necesidades fundamentales. Para muchos, hoy da, no
hay ms sentido a la vida que el de "vivirla lo mejor
posible" (aqu lo de mejor equivale a ms cmodo, ms
fcil, con menos complicaciones); pero, antes o
despus, todo el mundo termina por preguntarse no ya
el sentido de algo puntual y concreto, sino el sentido
global de la vida, para encajar en l todo lo dems.
Al anhelo bsico de todo hombre de no morir, Jess
responde no ya con una teora sobre la inmortalidad
sino con el hecho de la resurreccin. Al interrogante
ms profundamente humano el cristianismo da una
respuesta que va incluso ms all de las expectativas
del hombre. Pero es la respuesta que permite
comprender el sentido de la vida, no enajenando al
hombre, sino recogiendo sus mejores aspiraciones y
poniendo en ellas una semilla de eternidad.
JUSTICIA O FRATERNIDAD. Quizs ahora nos resulte
ms fcil comprender el evangelio de hoy. Es buena la
justicia; es necesaria... para empezar. Pero no es la
meta. La meta es la fraternidad, que supera y desborda
con creces la justicia. El Jess de este Evangelio puede

128
parecernos injusto; pero en realidad est por encima de
la justicia. La justicia es humana; pero la fraternidad lo
es todava ms; la generosidad, la gratuidad, el
compartir son cotas ms altas, ms humanas que la
justicia. As, aunque en muchos sitios hemos de trabajar
sinceramente por conseguir que haya justicia, no
debemos pararnos ah; cuando hayamos alcanzado la
justicia, tendremos que empezar a luchar por conseguir
la fraternidad.
UN DON DE DIOS. Un ltimo apunte sobre el evangelio
de hoy. MERITO/ESFUERZO: Todava son muchos los
convencidos de que en esta vida estamos para hacer
mritos, sumar puntos y ganarnos la felicidad eterna.
Todava son muchos los convencidos de que es el propio
esfuerzo lo que justifica al hombre ante Dios. No vamos
a negar que el hombre tiene que traducir su fe en obras,
que no podemos admitir aquello de "peca mucho y cree
ms". Pero s hemos de aceptar lo que nos insina
Jess: la salvacin es un regalo de Dios; por tanto,
quines somos nosotros para pedirle cuentas y juzgar
su obra?
L. GRACIETA
DABAR 1990/47

4. LAS PARBOLAS NO SON ALEGORAS.
Como dice el comentario bblico "San Jernimo" quiz
ninguna parbola como esta "ilustra mejor el principio
de que la interpretacin alegrica debe aplicarse con
gran reserva... Las interpretaciones alegricas no llegan
al fondo y, en gran parte, estn en contradiccin unas
de otras". Es decir no debe buscarse un significado para

129
cada elemento de la parbola. En la de hoy sera
equvoco identificar excesivamente la conducta del
"propietario" con la del Padre. Lo que intenta la parbola
es expresar con fuerza una enseanza: Dios llama a
todos y acoge a todos los que -temprano o tarde-
responden a su llamada. Lo que vale es que se quiera
trabajar en el Reino, no los mritos que se pretendan.
Dios es generoso y le basta que el hombre diga s a su
llamada (el prximo domingo la parbola insistir en
que lo que vale es un s no de palabras sino de hechos).
La enseanza de la parbola corresponde al tpico tema
de "la justificacin y las obras" de san Pablo. Es el amor
de Dios el que salva -el que da vida- si es acogido con
fe -si se cree en l-; no hemos de "creer" en nuestras
obras como si fueran aquello que nos gana la salvacin.
Las obras son respuesta de amor y, por tanto, no
podemos utilizarlas como exigencia de mayor paga. Dios
da su amor -se da a s mismo- con generosidad y no
hace distinciones. Y es que -como dice la 1. lectura-
"mis caminos son ms altos que los vuestros".
J. GOMIS
MISA DOMINICAL 1978/17

5. SV/VD.
En la fe hay una verdad fundamental: Dios quiere que
todos los hombres se salven. Este designio se va
realizando en el transcurso de la historia. En medio de
las convulsiones humanas, Dios se hace presente y da la
mano a los hombres. De tal manera es as, que en
ningn momento de la historia los hombres han
quedado abandonados a s mismos. Dios salva siempre:
confecciona unas tnicas para Adn y Eva, se dirige a

130
Can para protegerlo, elige a Abraham, salva al pueblo
oprimido, enva emisarios, etc. El designio de salvar a
los hombres culmina en Jesucristo.
Porque Dios siempre salva, designamos la vida de la
humanidad con el calificativa de "historia de la
salvacin". Tambin decimos que todo es don y gracia.
Por consecuencia, el vivir aparece con optimismo y el
tiempo como salvacin. Esta es la leccin de la parbola
(considerada globalmente).
Ahora bien, la salvacin -gratuita y libre por parte de
Dios-, no se realiza sin la cooperacin del hombre. La
llamada divina pide una respuesta. Y el hombre se
convierte en actor de la salvacin a medida que acepta
el "contrato de trabajo". El deseo de trabajar por el
Reino es un ingrediente de la parbola, que nos puede
hacer pensar en la Iglesia como un trabajo de todos.
El hecho de pagar ms a los ltimos trabajadores, se
refiere a los que estn en la plenitud de los tiempos. No
olvidemos que nosotros somos los ltimos llamados y,
por lo tanto, los ms afortunados.
El por qu de las diferentes situaciones humanas es algo
que pertenece al designio de Dios. El Seor tiene sus
razones, sin negar a nadie las ayudas necesarias para la
salvacin. La justicia divina no ofrece dudas y est por
encima de la humana.
Fcilmente podemos extraer unas ideas clave: vivir con
optimismo el tiempo ("kairs") lleno de salvacin,
responder a la llamada divina y trabajar para la
extensin del Reino, agradecimiento por la suerte de
vivir los tiempos de la salvacin, optimismo histrico

131
fundado en la providencia salvadora de Dios, aceptacin
de los designios inescrutables de la divinidad.
Las palabras de la primera lectura pueden servir de
conclusin: buscar a Dios ahora que es el momento y
situarse dentro de sus planes. Es bueno recordar de
nuevo la humildad ante unos proyectos divinos que no
coinciden con los humanos.
J. GUITERAS
MISA DOMINICAL 1975/16

6.
I. VISIN GLOBAL
1. Hallamos, tres domingos seguidos, tres parbolas que
hablan de la via. Pertenecen a los captulos 19-23 de
Mateo, que se sitan al final de la vida de Jess. Estn
bien ambientadas, ahora que es tiempo de vendimia.
"La via del Seor de los Ejrcitos es la casa de Israel"
(d. 27, 1. lectura). Trabajar en la via es, pues, trabajar
en el Reino.
2. La primera lectura -un texto clsico del libro de
Isaas- subraya la oposicin entre el amo de la via y
los jornaleros de la primera hora: "mis planes no son
vuestros planes, vuestros caminos no son mis caminos"
(1. lectura); "O vas a tener t envidia porque yo soy
bueno?" (evangelio). El problema no es que no
recibieran el sueldo justo y pactado, sino la tendencia a
establecer comparaciones con los dems, a aplicar al
Reino del cielo el juego de relaciones que establecemos
aqu abajo entre nosotros. Los judos observantes no
podan resistir que aquel galileo osara decir que "los

132
publicanos y prostitutas os llevan la delantera en el
camino del Reino de Dios" (como leeremos el prximo
domingo). Es la tendencia a creernos que son nuestras
obras lo que cuenta y no el don generoso del amo de la
via, que invita a todo el mundo al Reino (d. 28).
3. Cualquier referencia, pues, al campo de las relaciones
laborales estara fuera de lugar: quiz convendr
clarificarlo.
Jess no habla de estas cuestiones ("Hombre, quin
me ha nombrado juez o rbitro entre vosotros?", Lc 12,
14), sino que anuncia el Reino, el modo de recibirlo y
los caminos del Padre.
La parbola nos ilustra sobre aspectos de la situacin
social del tiempo; pero Jess no opina: simplemente
parte de un "hecho de vida" para hablar del Reino. Si
queremos ver qu piensa de las relaciones entre
personas y grupos, sus preferencias y su apertura a los
marginados (enfermos, leprosos, mujeres, publicanos,
pecadores, etc). son lo bastante ilustrativas.
4. En la segunda lectura escucharemos unos cuantos
domingos la voz de Pablo a los cristianos de Filipo. Hoy
nos abre su espritu: encarcelado como est no sabe si
saldr con vida de la prisin. "Me encuentro en esta
alternativa: por un lado deseo partir para estar con
Cristo, que es con mucho lo mejor; pero por otro,
quedarme en esta vida, veo que es ms necesario para
vosotros".
5. Una vez ms, el salmo alaba al Seor, "clemente y
misericordioso, lento a la clera y rico en piedad; cerca
est de los que lo invocan sinceramente". Con razn
dice Isaas: "que regrese (el malvado y el criminal) al

133
Seor, y l tendr piedad" (1. lectura). "Es incalculable
su grandeza"; pero no lo aleja de nosotros sino que nos
lo acerca, ya que "es bueno con todos, es carioso con
todas sus criaturas".
II ALGUNAS INDICACIONES
1. El Seor es carioso con todas sus criaturas (salmo).
La palabra "carioso" expresa bien la cualidad del amor
que Dios nos tiene y traduce bien los matices del
original: no es un amor "platnico" o "idealista",
"intelectual" y fro. No nace tanto de la inteligencia
como del corazn, de toda la persona, afecta a las
entraas. Es como el amor de una madre: "Es que
puede una madre olvidarse de su criatura, no
conmoverse por el hijo de sus entraas? Pues aunque
ella se olvide, yo no te olvidar" (/Is/49/15;d. 8).
2. Toma lo tuyo y vete. Es que no tengo libertad para
hacer lo que quiera en mis asuntos? (evangelio). El Dios
carioso se vuelve duro cuando se enfrenta con la
mezquindad del corazn humano: "o vas a tener t
envidia porque yo soy bueno?". El pasado domingo
encontrbamos expresiones an ms fuertes: "Siervo
malvado! Y el seor, indignado, lo entreg a los
verdugos hasta que pagara toda la deuda". Este
lenguaje nos est indicando la autenticidad del amor de
Dios por nosotros. Es tan real y tan entraable que no
puede quedar insensible a nuestros desamores, a
nuestras frialdades, a nuestras envidias. Recordemos la
reaccin de Jess ante los que "estaban al acecho, para
ver si curaba en sbado" a aquel pobre hombre con
parlisis en un brazo. Jess le pregunta: "Qu est
permitido en sbado?, hacer lo bueno o lo malo?,
salvarle la vida a un hombre o dejarlo morir? Se

134
quedaron callados. Echando en torno una mirada de ira
y dolido de su obstinacin..." (/Mc/03/02-05).
3. Id tambin vosotros a mi via (evangelio). Hay
empleo para todos y a todas horas. Sin embargo,
cuntos hombres y mujeres estn parados en la plaza
de su vida porque "nadie nos ha contratado"! Simple
excusa? A nosotros nos corresponde hacer llegar a todo
el mundo, de modo inteligible y accesible, la llamada del
Reino.
4. Estos ltimos han trabajado slo una hora
(evangelio). La tentacin de toda la vida, el orgullo de
los buenos, de los que siempre han estado en la casa
del Padre -o se lo piensan-, pero que no se han
contagiado de misericordia sus entraas: "Mira: en
tantos aos como te sirvo...; y cuando ha venido ese
hijo tuyo..." (Lc 15, 29s).
5. Como el cielo es ms alto que la tierra, mis caminos
son ms altos que los vuestros, mis planes, que
vuestros planes" (1.lectura). "Es justo en todos sus
caminos" (salmo). A nosotros nos corresponde
convertirnos, abandonar nuestros caminos y entrar por
los suyos. Tenemos trabajo largo en ello!
6. "Me encuentro en esta alternativa" (2. lectura). Pablo
observa la muerte como una ganancia, como la
culminacin del "estar con Cristo", que es su ideal. Pero
sabe tambin que "el vivir esta vida mortal me supone
trabajo fructfero; quedarme en esta vida, veo que es
ms necesario para vosotros". El apstol no piensa en
l, sino en Cristo y en la comunidad. La carta a los
Romanos (recuerdan?: D. 19) llegaba a esta
formulacin escandalosa: "por el bien de mis hermanos,

135
los de mi raza y sangre, quisiera incluso ser un proscrito
lejos de Cristo".
J. TOTOSAUS
MISA DOMINICAL 1987/17

7. MUNICIN DE ENTRADA.
Si el tiempo es oro, la media hora de la misa es una
prdida de tiempo. Pero si el tiempo es vida, y la vida es
algo ms que trabajar y sudar y ganarse el pan,
entonces los cristianos tenemos toda la razn en dar
gracias a Dios por el don inapreciable de la vida.
La eucarista es, en efecto, accin de gracias a Dios. Es
el reconocimiento de que Dios ha hecho por nosotros y
para nosotros mucho ms de cuanto podemos hacer y
merecer. Qu menos que darle las gracias!
EUCARISTA 1978/44

8.
Segn la parbola evanglica, el "dueo de casa" llama
a los obreros a su via a distintas horas de la jornada: a
algunos al alba, a otros hacia las nueve de la maana,
todava a otros al medioda y a la tres, a los ltimos
hacia las cinco (cf. Mt. 20, 1 ss.). En el comentario a
esta pgina del Evangelio, San Gregorio Magno
interpreta las diversas horas de la llamada ponindolas
en relacin con las edades de la vida. "Es posible -
escribe- aplicar la diversidad de las horas a las diversas
edades del hombre. En esta interpretacin nuestra, la
maana puede representar ciertamente la infancia.

136
Despus, la tercera hora se puede entender como la
adolescencia: el sol sube hacia lo alto del cielo, es decir
crece el ardor de la edad. La sexta hora es la juventud:
el sol est como en el medio del cielo, esto es, en esta
edad se refuerza la plenitud del vigor. La ancianidad
representa la hora novena, porque como el sol declina
desde lo alto de su eje, as comienza a perder esta edad
el ardor de la juventud. La hora undcima es la edad de
aqullos muy avanzados en los aos (...). Los obreros,
por tanto, son llamados a la via a distintas horas, como
para indicar que a la vida santa uno es conducido
durante la infancia, otro en la juventud, otro en la
ancianidad y otro en la edad ms avanzada"
San Gregorio Magno
Hom. in Evang. I, XIX, 2: PL 76, 1155

22 HOMILAS PARA EL DOMINGO XXV DEL TIEMPO
ORDINARIO
1-9
1. A-D/GRATUIDAD QU LEJOS EL DIOS QUE REVELA
JESS DEL DIOS QUE NOS IMAGINAMOS-INVENTAMOS
Menos mal que Dios ni piensa como nosotros ni es
como nosotros nos lo figuramos! Nosotros queremos un
Dios "justo", que d a cada uno lo "suyo", que d ms a
quien ms produce y menos a quien rinde menos, que
lleve minuciosamente la contabilidad de cuanto hacemos
para pagarnos por ello de modo proporcionado,
equitativo... Y, como pensamos as de Dios, quien ms
quien menos, al leer la parbola, nos hemos puesto de
parte de quienes se quejan al final, al recibir, por todo
un da de trabajo, lo mismo que reciben quienes han

137
trabajado tan slo un rato. Tienen toda la razn! Si han
trabajado ms, si han producido ms, deben recibir
ms! Qu tontos somos! Qu lerdos y tardos en
comprender que ese "dios" inventado por nosotros, no
es el Dios que nos revela Jess! Ni siquiera es el Dios
que nos conviene, hablando en trminos humanos, en
trminos contables! Apaados iramos con un dios as.
Con un dios que slo nos diera lo que merecemos y que
nos exigiera rendimientos por todo cuanto nos da, un
dios que castigara todas nuestras infidelidades con
criterio de capataz de empresa. A ese dios, justiciero y
matemtico, fro y calculador, amo y no-Padre, yo no
me apunto. No es el Dios de Jess en el que creo! No
es el Dios librrimo de la parbola del evangelio! No es
mi Dios! El Dios que nos presenta la parbola es el Dios
generoso, el Dios que no condiciona sus dones a
nuestros mritos, el Dios que no espera recibir para dar,
el Dios gratuito que nos ama por nosotros y no por lo
que hacemos, el Dios Padre que nos ha dado a su Hijo
slo porque nos ama y como muestra de su amor. El
Dios de la parbola es el Dios de los pobres, de los que
nada tienen y nada pueden darle, a quienes llama no
para que le proporcionen beneficios, sino porque no
pueden proporcionrselo, a quienes ama quiz porque
ellos no son capaces, en su extrema pobreza, ni siquiera
de amarle, no porque no quieran, sino porque nadie les
ha enseado a conocerle y a amarle.
El Dios de la parbola, el Dios de Jess, es el Dios de la
recompensa gratuita, el Dios que no est obligado a
darnos nada y que, sin embargo, nos lo entrega todo,
hasta a su propio Hijo.
El Dios de la parbola es el Dios-Padre, el Dios-Amor
que, precisamente porque ama, no ve injusto dar a los

138
rendimientos distintos retribuciones iguales, porque no
atiende al rendimiento, sino a las personas en s
mismas, con sus necesidades y problemas, a sus hijos a
quienes ama.
Y precisamente porque ama llama siempre, a todas
horas. Buscar trabajadores al final de una jornada,
cuando es poco lo que pueden rendir, no se explica con
criterios de productividad. Pero es que el Dios de Jess
no la busca en nosotros, nos busca a nosotros. Por eso
espera constantemente, por eso nos llama al comenzar
la jornada, en medio de ella y cuando toca a su fin. Lo
que l busca es nuestra disponibilidad, nuestra buena
voluntad, para poder, por su parte, mostrarnos la suya,
el infinito amor que nos tiene.
Qu lejos est este Dios de lo que nosotros pensamos
de l! Y qu lejos estamos nosotros de pensar y vivir
como l piensa y vive! Gracias, Seor, por ser como
eres! Perdona nuestra ceguera y el ser como somos!
Este ser de Dios, este comportamiento para con
nosotros, debera ser nuestra meta en relacin a l y a
nuestros hermanos, los hombres. Esta debera ser la
utopa hacia la que deberamos caminar. Actuar por
amor. Estar por encima del utilitarismo materialista que
atiende, para dar, a lo que antes hemos recibido. Tener
la gran libertad de dar lo nuestro, no a quien se lo
merezca, sino a aqul que, por no saber, ni siquiera
sabe mostrar amor y agradecimiento. Esta es nuestra
utopa. Este es el Dios que nos revela Jess. Esta es la
cima a la que nunca llegaremos, pero hacia la que
siempre debemos caminar: "Ser perfectos como mi
Padre celestial es perfecto".
Y as, en la medida en que nos vayamos pareciendo al
propietario de la parbola, iremos construyendo en el

139
mundo el Reino de los cielos del que nos habla Jess:
"El Reino de los cielos se parece a un propietario..."
DANIEL ORTE GAGAZO
DABAR 1987/47

2. FE/A-D RESULTA MAS DIFCIL DE LO QUE NOS
IMAGINAMOS CREER EN LA BONDAD FANTSTICA Y
UNIVERSAL DE DIOS.
Cmo no escandalizarse de ese patrono que se burla
de los obreros animosos dando -en sus mismas
narices!- el mismo salario a los que slo han trabajado
una hora? Por fortuna los exgetas nos ayudan a
discernir las dos lecciones de esta parbola, tan difcil
pero tan hermosa.
En primer lugar, nos revela la bondad de Dios, una
bondad soberana, no calculadora y humillante. Dios
desea ofrecer a todos el evangelio, quiere abrir a todos
la vida eterna. El ejemplo extremo del obrero de la hora
undcima es el ladrn que recibe en la cruz un salario
fabuloso: "Hoy estars conmigo en el Paraso".
Pero la parbola dirige tambin el proyector sobre
nosotros: "Fjate bien cuando te dicen que Dios es
bueno hasta ese punto. Si te cuesta comprender esto,
es que t no eres bueno".
La clave de la parbola est en la pregunta que le hace
el patrono al delegado de los descontentos: "Es que tu
ojo es malo?". La mirada del buen obrero sobre sus
compaeros que han tenido demasiada suerte es
rencorosa: "No trates a esos recin llegados lo mismo
que a nosotros".

140
Una vez ms, Jess quiere cambiar a los fariseos. Sabe
lo que piensan: "Nosotros trabajamos mucho por Dios".
Y es verdad, pero desde lo alto de esa seguridad juzgan
insoportable el inters de Jess por los sinvergenzas,
por los publicanos y las prostitutas. "Cmo se atreve a
tratarlos tan bien e incluso mejor que a nosotros? Ese
pretendido rabino que trata con esos canallas, qu
tiene que decirnos sobre Dios?, qu sabe l de Dios?"
Pues bien, precisamente el que conoce la bondad de
Dios es el que lo sabe todo sobre l. A Jess le gustara
revelar esta bondad y choca con personas que le dicen:
"No, no es de ese modo como hay que ver a Dios".
Quizs haya algo extrao en esa reaccin, pero si
pensamos en nuestro propio comportamiento
comprobaremos que resulta ms difcil de lo que nos
imaginamos creer en la bondad fantstica y universal de
Dios.
Irresistiblemente se piensa que l ama ante todo a la
gente bien, que detesta a los de conducta dudosa; y
entonces nos ponemos a juzgar en su nombre a tal
sacerdote o a tal persona generosa: "Hara mejor si se
ocupara de la gente honrada y dejase de tratar con esa
familia o con esos sinvergenzas".
Un divorciado que se haba vuelto a casar me deca: "En
nuestros ambientes cristianos no hay mucho amor".
Otra mujer que se haba casado con un sacerdote me
confesaba: "Si supiera usted cmo me rechazan". Y en
poltica, qu miradas echamos sobre "los que no
piensan como es debido".
Bien, dirn quizs algunos. Aceptemos a todo el mundo.
Vivan las horas undcimas y los buenos ladrones! Ama
Dios a todos? Pues entonces, no nos molestemos en
practicar la moral.

141
Hay que molestarse, hay que trabajar, se necesitan
obreros de la hora primera. Qu suerte para ellos haber
sido contratados por Dios tan pronto y tan
amablemente! Pero que amen a los ltimos!
Demostrarn as que el haber estado cerca de Dios les
ha hecho conocerle y consiguientemente experimentar
su amor. Pero si, por desgracia, son duros con los que
llegaron tarde y con los que se desvan, por mucho que
vengan a misa estarn lejos de Dios. "El que no ama -
dice San Juan- no conoce a Dios".
ANDRE SEVE
EL EVANG. DE LOS DOMINGOS
EDIT. VERBO DIVINO ESTELLA 1984.Pg. 49

3. ALEGRIA/SEGUIMIENTO EL VERDADERO OBRERO SE
DESINTERESA DEL SALARIO. ENCUENTRA LA PROPIA
ALEGRA EN TRABAJAR POR EL REINO.
Ha sido Pedro el que ha puesto sobre el tapete la
cuestin de las recompensas:
-Ya ves que nosotros lo hemos dejado todo y te hemos
seguido; qu recibiremos por tanto? Esta es una
reivindicacin salarial en toda regla. Quizs Pedro es el
representante sindical del grupo de los doce.
Jess lo tranquiliza. Es ms, promete una especie de
investidura solemne: "...Os sentaris tambin vosotros
en doce tronos para juzgar a las doce tribus de Israel".
Despacha rpidamente la cuestin del premio final ("la
vida eterna"). Pero su respuesta contiene tambin un
reproche. Como si replicase: Tenis miedo a que me
deje vencer en generosidad por vosotros? Tenis miedo
a perder en el "cambio"? Imaginis que Dios, para

142
recompensaros, tenga que adoptar vuestros criterios de
justicia y vuestras tarifas puntillosas? Y al llegar aqu se
coloca la parbola de los obreros de la via, que aporta
una clarificacin definitiva al problema, y al mismo
tiempo desplaza la discusin a otro plano. (...)
-Ser llamados al servicio de Cristo es una gracia. Ya el
hecho de trabajar en la via del Seor, por su Reino, es
don, recompensa.
-En las relaciones con Dios es necesario "fiarse". Evitar
el comerciar. Cuando uno comercia, quiere decir que
pone en primer plano el propio trabajo. Mientras que, en
una correcta relacin religiosa, la primaca es dada por
la accin gratuita de Dios a favor del hombre, no por la
accin del hombre a favor de Dios.
Existen cristianos que creen que la religin consiste en
lo que ellos dan a Dios. Y no, la religin consiste en lo
que Dios hace por nosotros.
Mentalidad de mercenarios. Incapacidad congnita para
considerarse "siervos intiles". No entienden que es
peligroso exigir a Dios "lo que es justo".
El verdadero obrero, segn el corazn del Seor, es el
que se desinteresa del salario. El que encuentra la
propia alegra en poder trabajar por el Reino.
Pero el punto central de la parbola est especificado en
esa constatacin amarga: Vas a tener t envidia
porque soy bueno? "Envidia", "envidioso" se puede
traducir, literalmente, por "ojo malo".
En el fondo la parbola nos dice que podemos ser unos
trabajadores extraordinarios, pero al mismo tiempo

143
estar enfermos de "ojo malo". Y, consiguientemente, no
sabemos estar en la via como se debe.
Digamos la verdad. Es ms fcil aceptar la severidad de
Dios, que su misericordia. Y, sin embargo, la prueba
fundamental a que est sometido el cristiano es sta:
eres capaz de aceptar la bondad del Seor, de no
refunfuar cuando perdona, cuando compadece, cuando
olvida las ofensas, cuando es paciente, generoso hacia
el que se ha equivocado? Eres capaz de perdonar a
Dios su "injusticia"? (/Lc/15/11-32) Resistes a la
tentacin de ensear a Dios el... oficio de Dios? El
hermano obedientsimo del hijo prdigo, ese trabajador
ejemplar, ese empleado modelo, se ha revelado incapaz
de comprender y aceptar la liberalidad del padre, su
acogida festiva al hijo calavera que volva a casa
despus de haber dilapidado el patrimonio en juergas y
con mujerzuelas. Se ha sentido ofendido por la fiesta
organizada con ocasin de su vuelta. Esa alegra le ha
parecido una injuria, una injusticia a su fidelidad.
Nuestra desgracia es la envidia. El ojo malo. La
mezquindad. No estamos dispuestos a hacer fiesta
cuando Dios hace fiesta a quien no se la merece.
Apuesto que, si hubisemos estado presentes bajo la
cruz, habramos considerado "inadmisible" la pretensin
del ladrn de entrar en el Reino de Cristo a ese precio. Y
habramos encontrado motivo para criticar aquella
canonizacin inmediata de un pcaro, que no tena para
exhibir ninguna de esas virtudes nuestras "probadas",
sino slo maldades.
La infinita misericordia de Dios slo tiene un enemigo: el
ojo malo. Pero quien tiene el ojo malo, y no intenta
curarse, es tambin enemigo de s mismo. Porque corre
el peligro de echar a perder la eternidad. Si esperamos

144
la vida eterna como justa recompensa a nuestros
mritos, nos cerramos la posibilidad de sorprendernos,
como los trabajadores de la hora undcima, frente a la
generosidad del amo. Pasaremos la eternidad
contabilizando nuestros mritos. Confrontndolos con
los de los dems. Corrigiendo las operaciones de Dios.
Una condenacin...
ALESSANDRO PRONZATO
EL PAN DEL DOMINGO CICLO A
EDIT. SIGUEME SALAMANCA 1986.Pg. 206 ss.

4.
Un propietario sale a contratar jornaleros. La escena no
resulta muy lejana para nosotros. Basta llegarse a algn
pueblo andaluz; o con acercarse, a primeras horas de la
maana, a determinadas plazas de las grandes
ciudades. La plaza resulta lugar de contratacin,
mercado de trabajo. Lo que en tiempo de Jess era
normal, hoy son situaciones anmalas de subdesarrollo.
Pese a que en algunos lugares -de Andaluca, por
ejemplo- sea una anormalidad cotidiana.
Jess ha tomado su punto de partida de la vida
cotidiana. Pero la parbola de hoy no nos quiere instruir
sobre propietarios, trabajadores y jornales, sino
hablarnos de lo que ocurre con el Reino de Dios.
Los judos piadosos y observantes eran celosos de su
"santidad" y de su "justicia". Y no comprendan que
Jess no reconociera sus mritos. Que se relacionara
con pecadores: publicanos, recaudadores de impuestos;
mujeres de todo tipo, de conducta no siempre ejemplar;
gente sencilla, que arrastraba una vida dura, que

145
bastantes problemas tenan con el trabajo de cada da y
no les quedaba tiempo para prestar minuciosa atencin
a la Ley de Moiss y a las observancias con que la
haban rellenado los letrados y fariseos.
Ellos haban intentado que Jess entrara en razn. O
haban acudido a sus discpulos: "Cmo es que vuestro
maestro come con publicanos y pecadores?" (Mt 9. 11).
Lo nico que haban logrado es algn chasco. Jess no
quera comprender las razones de aquellos hombres
cumplidores. Y ellos tampoco queran comprender las
razones de Jess. Con la parbola de los jornaleros
Jess intenta, una vez ms, hacerles ver las cosas.
Fijmonos en el dilogo del final. Hacia dnde nos
inclinamos nosotros?
a) Los trabajadores de la primera hora "pensaban que
recibiran ms". Por qu? "Estos ltimos han trabajado
slo una hora y los has tratado igual que a nosotros,
que hemos aguantado el peso del da y el bochorno".
Tienen razn, podemos pensar: han trabajado ms;
merecen mejor jornal.
b) El propietario responde: "No nos ajustamos en un
denario? Toma lo tuyo y vete. Quiero darle a este ltimo
igual que a ti. Vas a tener t envidia porque yo soy
bueno?" El propietario tambin se explica con claridad. Y
no resulta injusto. Pero Jess no quiere dar ahora
lecciones de justicia social, sino decirnos lo que ocurre
con el Reino de Dios, con los hombres delante de Dios.
a) Los jornaleros de la primera hora representan a los
judos celosos y observantes. Cuentan con su trabajo,
con sus mritos. Tienen, pues, unos ttulos que
presentar ante Dios. Pueden irle con exigencias. Ms
todava: sus mritos les autorizan -creen ellos- a

146
considerarse superiores a los dems: "Estos ltimos han
trabajado slo una hora y los ha tratado igual que a
nosotros". Cmo es posible, tratarnos igual, cuando
nosotros somos mejores?
b) El dueo de la via representa aqu al Padre del cielo:
"Quiero darle a este ltimo igual que a ti. O vas a tener
t envidia porque yo soy bueno?" Es bueno. Da
generosamente. Le molesta la suficiencia de aquellos
obreros de primera hora. Han trabajado bien, eso es
verdad. Pero, por qu han de meterse con los que han
venido luego y querer medirles con cuantagotas lo que
l les regala de corazn? Nos cuesta tanto comprender
que, ante Dios, no tenemos ningn mrito que exigir!:
"Yo he hecho eso y aquello; he cumplido con tal y con
cual obligacin. Merezco, pues..." No merecemos nada.
Dios es quien nos ama, quien nos llama a su Reino,
quien nos ofrece gratis su amor. Nosotros debemos
extender la mano y aceptar su don; abrir los brazos y
recibir su abrazo. Nos cuesta tanto comprender que
nuestro esfuerzo no nos autoriza a considerarnos
superiores a los dems, a mirarlos por encima del
hombro! Que creer en Jess y venir a misa todos los
domingos no nos convierte en una raza superior de
hombres! Dios ofrece su amor a todos, llama a todos.
Como Jess, que trataba con todo tipo de gente. Y que
se senta molesto cuando algunos buenos fariseos de
toda la vida, de corazn encogido, queran guardarse
para ellos solos el amor de Dios y de su Reino, que el
Padre ofrece a todo el mundo.
"Los ltimos sern los primeros y los primeros los
ltimos". Los escribas y fariseos y los sacerdotes -los
primeros en darse prisa- quedaron atrs. Y aquellos
pobres pescadores del lago; y aquel publicano, Mateo; y

147
los otros discpulos, gente del pueblo bajo, pasaron a
ser primeros.
Pero cuidado! Por el hecho de ser primeros o ltimos,
nadie de nosotros puede enorgullecerse ni considerarse
superior a los dems. Siempre debemos mirar arriba,
abrir los corazones para acoger el don de Dios, y
decirle: Gracias, Seor! Eso es lo que ahora vamos a
hacer en la eucarista.
J. TOTOSAUS
MISA DOMINICAL 1978/17

5. ESFUERZO/GRACIA OBRAS/JUSTIFICACION
No tiene nada de extrao que este proceder del amo
despierte la indignacin de los jornaleros y organicen un
alboroto para protestar. Acaso no se trata de una
flagrante injusticia? Qu hubiramos hecho nosotros en
su lugar? Pero oigamos a la otra parte. Un denario sola
ser el jornal mnimo vital para poder subsistir un
hombre con su familia. El amo de la parbola da a todos
lo suficiente para vivir, a los primeros porque se lo han
ganado y a los segundos porque l es bueno. Por eso, a
las protestas de aquellos que haban trabajado ms por
el mismo precio, el amo contesta diciendo que l hace
con su dinero lo que quiere y que si l es bueno no
tienen por qu ser ellos envidiosos. Adems, los que
ahora protestan han recibido todo el jornal por el que
voluntariamente se haban contratado.
Si nosotros quisiramos justificar la conducta del amo
podramos decir que los ltimos operarios trabajaron a
destajo y que en el mismo tiempo hicieron la misma
faena que los primeros. Pero entonces se ocultara a

148
nuestros ojos precisamente la enseanza de Jess.
Nada mejor que recordar otra parbola semejante para
ver el abismo que separa el Evangelio de Jess de la
tradicin rabnica y de la moral farisaica. En el Talmud
de Jerusaln se nos habla de la muerte de un famoso
rabino llamado Bun bar Hijja, acaecida el ao 325 d. de
C. En la oracin fnebre, uno de sus amigos pronunci
la siguiente parbola: Una vez un rey contrat a un gran
nmero de operarios. A las dos horas de comenzar el
trabajo fue a ver lo que hacan y, al observar la
ejemplar laboriosidad de uno de ellos, lo mand llamar y
se pas con l platicando toda la jornada. Llegada la
hora de la retribucin, el obrero ejemplar recibi
tambin el jornal ntegro. Los otros protestaron, y el rey
dijo: "No os hago ninguna injuria, pues este obrero ha
hecho ms en dos horas que vosotros durante todo el
da". Y la oracin fnebre del amigo termina diciendo
que tambin el rab Bur bar Hijja hizo ms en sus 28
aos de vida que otros muchos maestros que vivieron
hasta 100 aos. En esta segunda parbola todo es
normal, las relaciones con Dios reproducen el esquema
de la justicia humana. Entre las dos parbolas se
descubre el abismo que hay entre la Ley y el Evangelio,
entre la moral farisaica basada en la justificacin por las
obras y la moral evanglica que debe ser consecuencia
del indicativo de nuestra salvacin. Segn el Evangelio,
Dios salva graciosamente y espera que sus hijos
correspondan con amor.
El amo de la parbola de Jess es Dios nuestro Padre.
Dios no quiere establecer con los hombres, a quienes
hace sus hijos, aquellas relaciones propias que un amo
tiene con sus jornaleros, relaciones de simple justicia.
Dios quiere establecer unas relaciones fundadas en el
amor y en la gracia. Por eso premia por encima de

149
nuestros mritos y da a cada uno lo que necesita para la
vida, para una vida eterna. Una moral de talante
farisaico proyecta las relaciones mercantiles humanas
en el mbito de las relaciones con Dios y da paso a una
especie de capitalismo espiritual en el que slo cuenta el
atesorar mritos para pasarle a Dios la factura. Una
moral as no puede comprender la bondad de Dios que
nos sorprende siempre con la gratuidad de su amor.
Tampoco puede comprender el gozo de los hijos de Dios
que trabajan con amor y, consiguientemente, sin
limitarse a cumplir las generales de la ley. Si en
nuestras relaciones con Dios fueran las "prcticas" y no
el amor lo que vale, los ricos en buenas obras
acapararan la herencia del Reino de Dios. Y los pobres,
en este caso los que no practican tanto, no tendran
esperanza. Pero si lo que vale es el amor, es posible que
nos aventajen en el Reino de los cielos aqullos que no
tienen tantas obras buenas de qu gloriarse y lo
esperan todo de la misericordia del Seor.
EUCARISTA 1972/54

6.
-LA PALABRA DE DIOS ES MUY EXTRAA:
No puede ser de otra manera si es en verdad su
palabra, la que El pronuncia sobre nosotros y para
nosotros y no la palabra que nosotros pronunciamos
acerca de Dios. Porque es el enteramente Otro, y "sus
planes no son nuestros planes, ni sus caminos nuestros
caminos". Por eso es difcil de escucharla, e imposible
de comprenderla o integrarla en el sistema de nuestras
ideas. Por eso no podemos "encajarla" ni juzgarla desde

150
nuestros prejuicios y, en consecuencia, produce en
nosotros el desconcierto. Pero si la escuchamos con fe y
ayudados por su espritu -y cmo podramos
escucharla si no fuera as?-, nos damos cuenta de que
es una palabra liberadora. La nica palabra que nos
libera, porque es la nica palabra enteramente nueva
para todo hombre y la autntica buena noticia. En cuyo
caso el que la escucha con fe, ms que comprenderla y
abrazarla, se siente comprendido y abrazado por ella. Y
por el mismo Dios que la pronuncia para que tengamos
vida creyendo, para que nos pongamos de acuerdo con
El y por El con nosotros mismos y con los dems, para
que entremos en sus planes, en sus pensamientos -
alzados sobre los nuestros ms que el cielo sobre la
tierra que pisamos- y en el misterio de su vida. De
modo que, al vernos libres de nuestro peculiar punto de
vista y de los intereses particulares en que ste se
sustenta, nos veamos abiertos de par en par a todos los
hombres nuestros hermanos, dispuestos a
comprenderlos, a aceptarlos, a reconocerlos como
aquellos que han sido convocados como nosotros a
escuchar la misma palabra sorprendente de Dios.
-A CADA UNO UN DENARIO: Lo extrao, lo sorprendente
de la palabra de Dios aparece con toda claridad en esta
parbola de Jess en la que se proclama la gratuidad de
la salvacin. El reino de los cielos -dice Jess- se parece
a un propietario que contrata a unos jornaleros por la
maana, a otros a medioda y a otros al caer de la
tarde; pero al fin de la jornada, todos reciben un
denario.
Vemos que este propietario contraviene todas las
normas de justicia, de nuestra justicia. Y enseguida nos
sumamos, siguiendo la lgica de nuestro sistema, a la

151
protesta de los que han soportado el peso del sol y la
fatiga del bochorno: "No es justo, a cada cual segn su
trabajo. Los que han trabajado menos deben recibir
menos". Y no nos damos cuenta que al pensar de esta
manera juzgamos la palabra de Dios desde nuestros
prejuicios, recortamos el significado de la parbola
segn el patrn de nuestras categoras mezquinas. Con
lo cual el denario ya no es ms que una paga, el hombre
un jornalero y Dios el amo. Pero esto ya no tiene nada
de nuevo y no es en absoluto liberador.
-EL DENARIO ES LA GRACIA DE DIOS: Intentando poner
en razn humana la palabra de Dios, alguien podra
pensar que los ltimos en ser contratados a la via -
algo as como las "vocaciones tardas"- hicieron en
menos tiempo el mismo trabajo. Pero recurrir al destajo
para resolver las dificultades no es ms que obstinarse
en mantener a toda costa el punto de vista humano, sin
aceptar el punto de vista de Jess. Es insistir
precisamente en la moral y en la piedad, en la
justificacin por las obras, que es lo que Jess critica en
esta y otras parbolas como la del hijo prdigo.
El extrao propietario de la parbola representa a Dios.
El cual no comete ninguna injusticia sino que, llevado de
su bondad, acta desbordando la justicia con el colmo
de su gracia. De manera que no se mueve por debajo
de la justicia tal como la entienden los hombres, sino
muy por encima. Por eso da a cada uno un denario, a
cada uno la vida eterna, que de eso se trata. Da a todos
lo que nadie puede merecer en absoluto. Y espera de
todos nicamente que hagan ni ms ni menos lo que
pueden hacer, con alegra y generosamente, sin tasar
con malos ojos el trabajo de los dems. Porque slo
esto, hacer lo que podemos, es suficiente para entrar en

152
el reino. Bien entendido que en ningn caso y para
ninguno es equivalente con lo que puede esperar al fin
de la jornada y slo puede recibir como una gracia
inapreciable.
EUCARISTA 1978/44

7.
-"MIS PLANES NO SON VUESTROS PLANES": Si habis
prestado atencin a la lectura del evangelio, con
seguridad que os ha sorprendido el extrao proceder del
terrateniente, que paga lo mismo a los jornaleros de
primera hora que a los que contrat a ltima hora.
Como los protagonistas de este evangelio, tambin
nosotros esperbamos otro final. Por ejemplo, que el
amo pagase ms a los que haban trabajado ms horas.
Sorprendentemente, el amo paga a todos lo mismo, un
denario. Y an resulta ms alucinante que Jess diga
que el reinado de Dios se parece a lo que pasa en este
relato. Muchos exegetas han tratado de dar sus razones
para hacer ms razonable la conducta de ese
terrateniente, a quien Jess compara el reino de Dios.
Se ha dicho, por ejemplo, que posiblemente los
jornaleros de ltima hora trabajaran a destajo,
realizando en menos tiempo lo mismo que los otros en
toda la jornada. Pero eso no est en el evangelio.
Tambin se ha supuesto que el denario vendra a ser el
salario justo o suficiente, por lo que se pagara a todos
lo suficiente. Pero eso tampoco consta en el evangelio, y
resulta una explicacin insuficiente. Tambin se insiste
en que todos reciben lo mismo, porque todos reciben lo
convenido y, por tanto, lo que es justicia. Pero eso,

153
aunque parezca fundado en la letra del evangelio, no es
ni convincente, ni todo lo que quiere decirnos el
evangelio. Porque lo que el evangelio quiere decirnos es
que Dios es sorprendente, desconcertante y que no
podemos entenderlo aplicando nuestros esquemas y
nuestros prejuicios. Como afirma Isaas: "Mis planes no
son vuestros planes, y vuestros caminos no son los
mos".
-"VAIS A TENER ENVIDIA PORQUE YO SOY BUENO?":
Si el final inesperado nos desconcierta, no tenemos que
tratar de justificar a Dios, sino que debemos dejarnos
sorprender por la palabra de Dios, que pone en cuestin
nuestro proceder y nuestra manera de pensar. Qu nos
quiere decir Jess con esta parbola? Cuando Jess
propone este caso paradigmtico, tiene muy en cuenta
lo que en el captulo anterior, segn la versin de
Mateo, acaba de suceder. Los discpulos de Jess
esperan una alta recompensa porque lo han dejado todo
y han seguido a Jess. Tal mentalidad es buen reflejo de
la nuestra, de la de los cristianos y posiblemente de
muchos otros. Qu ventajas reporta la religin? De
que nos sirve tratar de ser buenos? Qu utilidades se
derivan de creer en Dios? Para qu sirve rezar,
bautizar a los hijos, ir a misa los domingos, casarse por
la iglesia, etc. etc..? Hemos aplicado a la religin los
mismos criterios que se han impuesto en la vida: las
ventajas, los intereses, el lucro, las recompensas. Nada
se hace por nada. Y as hemos perdido el sentido de lo
gratuito, de lo inapreciable, de Dios. Porque con esa
mentalidad no hay camino para llegar a Dios, que es
gracia, don, amor, por encima y ms all de las
necesidades que nos encogen y arrugan.

154
El hombre es un ser de necesidades. Tenemos
necesidad de muchas cosas para vivir. Necesitamos
comer y vestirnos y cobijarnos y trabajar y ganar
dinero. Necesitamos todo eso y mucho ms para vivir.
Pero la vida no consiste slo en eso. Y, sobre todo, no
podemos invertir el orden y vivir para ganar dinero,
para comer y presumir y trabajar y comprar un piso o
un chalet. La vida, nuestra vida humana, que est
sujeta a mil necesidades, es vida en libertad y para la
libertad. Superadas las necesidades, que nos limitan y
atan, la meta de la vida es la libertad, el gozo, el amor,
la felicidad, la amistad, la solidaridad, la fiesta y la paz.
Todo eso, que es lo que ms vale de la vida y en la vida,
es inapreciable, no tiene precio. Todo eso, lo que vale
de verdad, no se puede comprar, ni vender, ni negociar,
ni merecer. Slo se puede recibir gratuitamente si nos
los dan graciosamente. Y eso es lo que quiere que
comprendamos Jess en este evangelio. Es
comprensible y es humano nuestro sentido de la
utilidad, porque tenemos necesidades. Lo
incomprensible es que reduzcamos la vida a lo til,
porque ms all de nuestras necesidades, hemos nacido
para la libertad, para la gracia.
-LO IMPORTANTE ES LLEVAR UNA VIDA DIGNA DEL
EVANGELIO: Dios es como el propietario de la parbola,
pero no es un propietario, ni un amo. De ah que el
proceder de ese propietario nos desconcierte. Porque
Dios no nos da lo que merecemos, sino lo que quiere,
porque nos quiere. En el caso del evangelio el denario
representa la gracia de Dios. Y la gracia de Dios no se
mide por los merecimientos del hombre, sino por la
inmensa bondad de Dios que nos quiere. Por eso no hay
injusticia en dar el denario, la gracia, a los jornaleros de
primera hora y a los de ltima hora, sino que lo que hay

155
es un desbordamiento de la justicia por el colmo del
amor. Dios da a todos los hombres lo que necesitan,
pero a nadie exige ms de lo que puede dar, por eso
espera que todos recibamos su gracia con alegra sin
dejarnos llevar de la envidia frente a los otros. Este
proceder de Dios nada tiene que ver con nuestros
sistemas salariales diferenciadores y discriminadores del
trabajo humano hasta el colmo de la injusticia en tantos
casos de salarios miserables, dentro del mismo sistema
que legitima salarios desorbitados.
Por eso, para poder entender el sentido de la parbola
de Jess, tenemos que liberarnos de la mentalidad
capitalista o colectivista y meternos en el sistema del
amor, que es lo ms humano y lo ms divino, porque
Dios es amor. En nuestra humana experiencia del amor
podemos encontrar el marco adecuado para comprender
el mensaje del evangelio y practicarlo. Porque el amor
es siempre sorprendente, imprevisible, gratuito y
gratificante. Y as es Dios para los hombres. No
podemos evitar que Dios nos ame, aunque podemos
cerrarnos al amor de Dios y no amarle. Pero Dios nos
ama y este amor de Dios hace posible el reinado de
Dios, es decir, el reinado del amor y de las relaciones de
amor entre los hombres, el reino de una fraternidad
universal sin precedentes, pero que es el nico futuro
posible para todos, hombres y pueblos.
Incomprensiblemente la humanidad ha ido marginando
el amor, hasta reducirlo vergonzosamente al recinto de
la alcoba, para proclamar el reino de la economa
capitalista o nacionalista, el reino del mercado, de la
competencia, de la selva, del slvese quien pueda,
aunque la mayora no pueda ms que morir de hambre
o de subdesarrollo. El hombre se ha ido endiosando y ha

156
llegado a tener la pretensin de ganarse la vida por su
esfuerzo, con la ciencia y la tcnica, sin querer
reconocer que nadie puede ganarse la vida, porque
todos hemos recibido gratis la vida y lo nico que
podemos hacer es mantenerla. El resultado de esta
insensata manera de pensar est patente, no nos
ganamos la vida, no dejamos que los dems se ganen la
vida y no dejamos vivir a casi nadie, porque estamos
haciendo imposible la vida, la libertad, la justicia, la paz,
el amor, la solidaridad, es decir, todo lo que de verdad
vale y cuenta en la vida, el reino de Dios.
EUCARISTA 1987/45

8.
EL DIOS QUE NO ES "JUSTO", Y NUESTRA VOLUNTAD
DE TRABAJAR.
No son mala gente, los trabajadores de la primera hora:
tambin nosotros habramos reaccionado as. Jess, en
efecto, al presentarnos la parbola, no pretende que
"estemos de acuerdo" con lo que nos explica. No, Jess
quiere que nos demos cuenta de que no estamos de
acuerdo, que la actitud de aquel propietario no nos
convence. Y una vez nos hemos dado cuenta, nos pide
que cambiemos nuestra forma de entender a Dios y de
entender el sentido del ser cristiano.
INFIERNO/JUSTICIA: Ah est el asunto: mal vamos a
andar si somos cristianos y buenos cumplidores de
nuestros deberes para con Dios porque esperamos de l
una determinada recompensa, un determinado salario.
Porque al final ocurrir que las cuentas no cuadrarn.
Dios no funciona con criterios de justicia humana,

157
funciona con criterios de amor que se derrama ms all
de toda consideracin. (Por eso, decir, como a veces se
dice, que tiene que haber infierno porque si no lo
hubiera Dios no sera justo, es un disparate: si hay
posibilidad de infierno es porque puede haber personas
que se nieguen absolutamente al cielo).
Un primera consecuencia de todo ello es que tenemos
que ser cristianos porque ah encontramos la felicidad,
porque vemos que merece la pena, que el camino
cristiano (cruz incluida) llena nuestra vida. Hemos
recibido una llamada, nos ha cogido el corazn, y la
hemos seguido, trabajaremos tanto como podamos
todas las horas que sea necesario. Y no miraremos de
reojo a los que no se sabe muy bien si trabajan o no,
esperando cobrar ms que ellos: ms bien, desearemos
que aunque sea la ltima hora y en un trabajo que
nosotros no acabemos de ver que sea realmente
trabajo, entren a trabajar, y cobren tanto como
nosotros.
Porque, adems, qu salario podemos exigirle nosotros
a Dios, si todo lo que somos, y lo que hacemos, y lo que
tenemos ganas de hacer, nos lo ha dado l, que ha
puesto en nosotros su Espritu?
PABLO/J: SAN PABLO, EL CORAZN TOTALMENTE
DEDICADO A CRISTO. El fragmento del comienzo de la
carta a los Filipenses que leemos hoy ilustra muy bien el
tipo de trabajador de la via que Jess propone en el
evangelio: Pablo se ha enamorado absolutamente de
Cristo, y toda su vida est en funcin de ese
enamoramiento, sin ms planteamientos. El deseo de
morir para encontrarse con El es la mxima expresin
de esta experiencia, como lo es tambin, al mismo
tiempo, esa extraa contradiccin de no querer morir

158
para poder trabajar ms: eso slo lo puede expresar as
alguien que no razone ya con razonamientos humanos,
sino que haya sido atrapado totalmente por la llamada
de Jess. (Pero atencin. No hay que entender que
Pablo pretende que el buen cristiano es el que tiene
ganas de morirse, o el que queda impasible ante la
muerte: el caso de Pablo es tan singular, su inmersin
en Cristo es tan total, que no se puede pretender para
todo el mundo; s se puede pretender, sin embargo, que
todos vivamos ms intensamente la muerte como un
alcanzar la plenitud, la unin plena con Jesucristo).
Resalta en el texto la diferencia que Pablo hace entre la
llamada que l ha seguido y la que han recibido los que
leern su carta.
Esa diferencia hace ver que todos estamos llamados a
"llevar una vida digna del Evangelio de Cristo", con todo
lo que ello significa; pero, al mismo tiempo, hay quienes
reciben llamadas ms fuertes, ms totalizantes. Puede
ser hoy una buena ocasin para recordar este hecho, y
para invitar a mirar en nuestro propio interior si se da
esta llamada, y responder a ella. La llamada al
sacerdocio -la ms visible en este sentido- sigue siendo
una llamada fundamental que Dios hace en la Iglesia,
as como otras semejantes. Quiz la experiencia no ser
tan impresionante como la de Pablo, pero merecer
igualmente la pena.
J. LLIGADAS
MISA DOMINICAL 1990/17

9.
PENSAMIENTOS Y JUICIOS DE VALOR DE DIOS

159
-O vas a tener t envidia porque yo soy bueno? (Mt 20,
1-6)
El ttulo que acabamos de dar a la proclamacin
evanglica de hoy puede inducir a error. Tambin hay
que reconocer que la 1 lectura podra orientarnos por
una falsa pista de comprensin del evangelio del da.
Los jornaleros de la undcima hora han hecho correr
mucha tinta; los exegetas han intentado explicar la
conducta de este patrn que desafa todas nuestras
concepciones sociales, y los predicadores se ven en
dificultades cuando tienen que explicar una parbola
enseada por Jess, a personas acostumbradas a la
justicia social. Evitando situarse en ese terreno
embarazoso, los telogos intentan otro camino: no
podemos comprender los pensamientos de Dios, no son
los nuestros.
Dos puntos de partida deberan considerarse en la
interpretacin de este evangelio. Convendra, en primer
lugar, tener presente el genero literario de una
parbola. Los detalles aqu son secundarios, ya que se
trata de poner de relieve un hecho. En nuestro caso, lo
que se pretende subrayar es que los ltimos sern los
primeros. Al precio, incluso, de una inverosimilitud y
hasta de una injusticia social, se trata de afirmar ese
principio, ilustrndolo.
Habra, despus, que enmarcar la parbola en el
conjunto de la enseanza de Cristo y de las
circunstancias en que sta se imparte. Creo que deben
subrayarse dos circunstancias: Jess hizo notar a
menudo que el pueblo elegido no haba sido fiel y haba
rehusado acogerle. Ahora, la eleccin de Dios recae
sobre un nuevo pueblo, la Iglesia que va a nacer. Frente

160
a un pueblo judo al lado de Dios desde siglos, la Iglesia,
obrero de undcima hora, se ve colmada de los dones
de Dios. No parece imposible que a san Mateo le
gustase meter por los ojos esta parbola, el nico que la
cuenta. Poda, de este modo, reforzar a los ojos de los
judeo-cristianos la importancia y situacin de la Iglesia.
El pueblo en principio escogido por Dios es sustituido
ahora por este nuevo pueblo de Dios, el pueblo de la
hora undcima. As, "los ltimos", los ahora llegados a
la fe y que forman el nuevo pueblo, sern los primeros,
mientras que los primeros, el pueblo escogido que no
recibi a Cristo, pasa a segundo trmino, sern los
ltimos.
Pero hay otro punto de vista en el que se coloca Jess y
que san Mateo considera muy oportuno incluir en su
catequesis a la Iglesia. Para entenderlo, hay que
recordar la parbola del hijo prdigo, paralela a esta. Se
trata de la acogida a los pecadores y de su perdn. Lo
mismo que Jess, san Mateo se encuentra en
dificultades para lograr que en su comunidad se reciba a
paganos, que se sientan tratados como si hubieran sido
adoradores del verdadero Dios de toda la vida.
Ambos puntos de vista, el del pueblo nuevo que ahora
es el primero, y el del pecador tratado como el siervo
fiel, me parecen ntimamente unidos. En este ltimo
sentido nos sentimos invitados a entender la parbola
de hoy.
Ante todo, debemos enmarcarla en su contexto. En
efecto, viene situada tras la pregunta del Padre, al final
del capitulo anterior: "Ya lo ves, nosotros lo hemos
dejado todo y te hemos seguido; qu recibiremos
entonces?" (Mt 19, 27). Jess responde prometiendo a
los suyos sentarse en doce tronos para juzgar a las doce

161
tribus de Israel; y termina Jess con esta proclama:
"Muchos primeros sern ltimos y muchos ltimos,
primeros" En este pasaje, por tanto, Jess afirma la
condicin de stos que han llegado los ltimos y que son
los apstoles; estn llamados, no obstante, a sentarse
en los doce tronos y precisamente para juzgar a las
doce tribus de lsrael, el primer pueblo, siendo as que
son los ltimos. Efectivamente, lo han dejado todo, en
la fe, para seguir a Jess.
Sin embargo, esta declaracin de Jess necesitaba
todava una explicacin. "Muchos primeros sern ltimos
y muchos ltimos, primeros" es una visin de las cosas
que poda resultar no suficientemente comprensible a
los apstoles. Es algo que no se puede entender ms
que en referencia al Reino de los cielos. Por este motivo,
el Seor prosigue proponiendo una parbola sobre el
Reino.
La proclamacin litrgica de este domingo empieza
inoportunamente en el captulo 20, dejando de lado el
ltimo verso del captulo 19, que es precisamente el que
provoca la enseanza de Jess mediante la parbola,
introducida, adems, por un "en efecto", que la une a lo
anterior. En realidad, nuestra parbola queda
encuadrada por el mismo adagio: "Muchos primeros
sern ltimos y muchos ltimos, primeros", que aparece
tanto al principio de la parbola, en 19, 30, como
inmediatamente despus de ella, en 20, 16, a modo de
explicacin de lo que ocurrir en el Reino de los cielos.
Tomemos ahora la parbola del hijo prdigo, en san
Lucas, y relacionmosla con sta. Ambas, asimismo,
habra que relacionarlas con la del fariseo y el publicano
(Lc 18, 11). De esa manera, llegamos a esclarecer

162
mejor la enseanza de los jornaleros de la hora
undcima.
En la parbola del hijo prdigo, el hijo mayor se queja
amargamente de no recibir lo que su infiel hermano
recibe, siendo as que l ha sido siempre fiel. No
entiende que el hijo prdigo pueda recibir algo; lo que le
indigna no es precisamente que l, fiel hijo, no haya
recibido otro tanto, sino que su hermano, pecador,
reciba algo. No acepta el perdn otorgado a su
hermano, y se percibe en l un cierto desprecio. El
mismo desprecio lo adivinamos en las reivindicaciones
de los jornaleros de la hora primera: "Estos ltimos..."
o, tambin, en boca del hijo siempre fiel: "Ese hijo tuyo"
( Lc 15, 30), y en frase del fariseo frente al publicano:
".. como ese publicano" (Lc 18, 11). El desprecio para
con el pecador o para con el que ha llegado a ltima
hora, esa es la actitud que Jess quiere reprobar y
corregir. Los obreros no protestan precisamente por no
recibir en proporcin a lo que el obrero de ltima hora
recibe, sino porque el obrero de la ltima hora recibe lo
que recibe. Negativa a aceptar la acogida dispensada al
otro, al de la ltima hora.
Indudablemente, la parbola no quiere, de ninguna
forma, justificar lo que nos parece una especie de
injusticia social, sino que su punto de mira es insistir en
la necesidad de no juzgar al pecador, sino de acogerlo.
Esa actitud de desprecio hace imposible comprender el
gesto del patrn y del perdn de Dios: Imposible entrar
en el pensamiento de Dios, desde el momento en que se
niega la acogida a un hermano. La parbola recae, pues,
por completo en la bondad de Dios y su perdn, as
como en la acogida de Dios a aquellos que reciben a
quien El ha enviado, entre quienes estn, los primeros,

163
los discpulos, sentndose sobre los doce tronos para
juzgar a las doce tribus de Israel. A quien rehsa ver a
un hermano en el pecador, al judo convertido que
siente menosprecio por el pagano que viene a la Iglesia,
les es imposible entrar en las maneras de ver de Dios. E
igualmente, no es posible, mantenindose encerrado en
la propia justicia e imaginndose que sta da derecho a
unos privilegios, entender los pensamientos de Dios. La
parbola no encuentra, pues, justificacin alguna en el
plano puramente humano, ni tiende a expresar una
teologa de la justicia de Dios que nos resultara
incomprensible. Su finalidad es ajena por completo a tal
teologa. Jess ha sido enviado para salvar a los
pecadores; quienes le acogen en la fe son salvados,
incluso vienen a ser los primeros.
-Mis planes no son vuestros planes (Is 55, 6-9) No se
trata aqu de un Dios cuya conducta es arbitraria y a
quien tendramos que someternos sin entender nada.
Este texto, lo mismo que la parbola de los obreros de
la hora undcima, ha dado pie a muchos comentarios
destinados a hacer aceptar pruebas o comparaciones
difciles de admitir. Pero basta leer el texto atentamente
para caer en la cuenta de que no se trata, de ninguna
manera, de un Dios que se complace en pensar a su
modo y de una forma tal que nos sea imposible seguirle
en sus decisiones.
Por el contrario, esta lectura nos permite entender
mejor an el significado del evangelio del da. Se sita,
en efecto, en un contexto muy particular: el del anuncio
de una Jerusaln nueva, de una nueva Alianza, eterna
esta vez (Is 55, 1-4). Se trata de una nacin nueva,
creada por el Seor. Pero para entrar en ella, es
necesario convertirse: "Que el malvado abandone su

164
camino, y el criminal sus planes; que regrese al Seor,
y l tendr piedad; a nuestro Dios, que es rico en
perdn".
Si el Seor declara que sus planes no son nuestros
planes y que sus caminos difieren de los nuestros, qu
quiere decir con estas palabras? Quiere indicar que sus
categoras mentales son extraas a las nuestras? Que
su justicia no tiene nada que ver con la nuestra? No
parece. En esta afirmacin hay que ver la afirmacin de
la infinita misericordia de Dios. Nuestra justicia
condena, la de Dios perdona, porque sus pensamientos
estn por encima de los nuestros.
El salmo 144 lo expresa muy bien:
... es incalculable su grandeza.
El Seor es clemente y misericordioso,
lento a la clera y rico en piedad...
El Seor es justo en todos sus caminos...
ADRIEN NOCENT
EL AO LITURGICO: CELEBRAR A JC 7
TIEMPO ORDINARIO: DOMINGOS 22-34
SAL TERRAE SANTANDER 1982.Pg. 39 ss.

10.
ECLIPSE DE DIOS
o vas a tener envidia porque yo soy bueno?~
La parbola de los obreros en la via nos recuerda a los
creyentes algo de suma importancia. Con un corazn
lleno de envidia no se puede entender al Dios Bueno
que anuncia Jess.

165
Al hombre actual se le hace cada da ms difcil
encontrarse con Dios. Y, sin duda, son muchos y
complejos los factores sociolgicos y culturales que
explican tal dificultad. Pero no deberamos olvidar lo que
escriba J.M. Velasco hace unos aos: Es indudable que
nuestra sociedad padece un eclipse de Dios y en este
eclipse no hemos dejado de participar los creyentes con
la interposicin de una vida que transparenta ms
nuestros intereses, nuestras preocupaciones y nuestras
obsesiones que la presencia vivificante de Dios.
Un Dios que es Amor no puede ser descubierto por la
mirada interesada de unos hombres que slo piensan en
su propio provecho, utilidad o disfrute egosta.
Un Dios que es acogida y ternura gratuita para todos no
puede ser captado por hombres de alma calculadora que
viven manipulndolo todo, atentos nicamente a lo que
puede acrecentar su poder.
Qu eco puede tener hoy, en amplios sectores de esta
sociedad, hablar de un Dios que es Amor gratuito?
Hablar de amor es, para bastantes, hablar de algo
hipcrita, retrgrado, ineficaz, algo perfectamente intil
en la sociedad actual. Nos basta con organizar bien
nuestros egosmos para no destruirnos unos a otros.
No es extrao que Dios se haya eclipsado convirtindose
para muchos en algo irreal, abstracto, sin conexin
alguna con su vida real.
Entonces corremos el riesgo de caer en la incredulidad
total. Recordemos la experiencia de Simone de
Beauvoir: Dios se haba convertido para m en una idea
abstracta en el fondo del cielo, y una tarde la borr.

166
No es posible creer que existimos desde un origen
amoroso ni descubrir a Dios en la raz misma de la
vida, cuando estamos fabricando una sociedad donde
apenas se cree en el amor.
Para muchos hombres y mujeres de hoy el camino para
encontrarse de nuevo con Dios es volver a reconstruir
pacientemente su vida, poniendo en todo un poco ms
de generosidad, desinters, ternura y perdn. Lo ms
profundo de la existencia slo se descubre desde la
experiencia del amor.
JOSE ANTONIO PAGOLA
BUENAS NOTICIAS
NAVARRA 1985.Pg. 111 s.

11.
1. Ms all de la justicia.
En la parbola de los jornaleros de la via hay que tener
muy en cuenta lo que realmente se quiere mostrar: que
Dios en su libre bondad puede muy bien superar la
medida de la justicia distributiva y que de hecho lo hace
continuamente. Se pone de relieve su libertad: Es que
no tengo libertad para hacer lo que quiera en mis
asuntos?. Y tambin su bondad: o vas a tener t
envidia porque yo soy bueno?. Ciertamente se puede
aplicar la parbola al judasmo y al paganismo: los
judos han trabajado en la via desde el amanecer; los
paganos, en cambio, vinieron al caer la tarde. Pero de
hecho los dos pueblos reciben su salario conforme a una
bondad libre y desmesurada de Dios, pues la alianza con
Israel era ya la expresin de un comportamiento
librrimo y desbordante de bondad por parte de Dios.

167
Mas la parbola es significativa para todos los tiempos y
para todos los pueblos que quieran comprender el
pensamiento fundamental de Jess. Dios ha superado
ya desde siempre el plano de la mera justicia
distributiva y exige por ello que se haga lo mismo en
Cristo: Si no sois mejores que los letrados y fariseos
no entraris en el reino de los cielos (Mt 5,2O).
2. La justicia del amor de Dios.
Pero esto no significa precisamente que el amor y la
misericordia de Dios sean injustos. La justicia es un
atributo de Dios tanto como el amor y la misericordia.
Por eso en el sermn de la montaa se insiste en que
Jess no ha venido a derogar la Ley, sino a darle
cumplimiento, y se dice expresamente que ningn
precepto de la Ley, en la medida en que procede de
Dios, puede abolirse (Mt 5,17-19). Toda interpretacin
del sermn de la montaa que desconozca esto -
tambin cuando se trata de la aplicacin del amor a los
enemigos y del desarme en el mbito de la sociedad-
ser siempre una interpretacin sesgada. El orden
intramundano, tanto pblico como privado, no es
abolido, simplemente es superado mediante el
comportamiento de Dios en Cristo y en el
comportamiento de los discpulos de Cristo. La primera
lectura expresa drsticamente esta superioridad de los
pensamientos de Dios sobre la idea humana de la
justicia y la equidad: los caminos del Seor estn tan
por encima de los pensamientos humanos como lo est
el cielo de la tierra. Y el pensar y obrar divinos estn
caracterizados precisamente como misericordia y
perdn, que como gracia seguramente incluye en s la
exigencia de la conversin; esto, considerado desde el
punto de vista de la gracia, no es ms que lo justo.

168
3. El reflejo eclesial.
Pablo nos ofrece en la segunda lectura una magnfica
confirmacin de lo dicho. En qu consiste para l la
mejor imitacin de la bondad de Dios? Mientras que los
hombres desean tener una larga vida, Pablo, por el
contrario, querra morir para estar con Cristo. Pero, ms
all de este deseo ardiente, la voluntad de Dios podra
ser que Pablo permaneciera en esta vida por el bien de
la comunidad y que d fruto en la tierra. El no elige,
sino que deja a Dios elegir lo mejor. Lo mejor no est,
como muchos piensan, en el aumento constante de las
buenas obras y del compromiso apostlico, sino
nicamente en la realizacin de la voluntad de Dios,
cuyos planes estn tan por encima de los deseos y
aspiraciones humanas como lo est el cielo de la tierra.
Del mismo modo los pensamientos del propietario de la
via son muy superiores a los de los obreros que
trabajan en ella poco o mucho; en todo caso estos
pensamientos son los mejores para cada hombre y con
ello tambin los ms llenos de gracia.
HANS URS von BALTHASAR
LUZ DE LA PALABRA
Comentarios a las lecturas dominicales A-B-C
Ediciones ENCUENTRO.MADRID-1994.Pg. 105 s.

12.
1. Contrato bilateral o gesto de amor?
A menudo durante este ao nos hemos encontrado con
el tema del Reino de Dios. La liturgia nos invita a volver
sobre el mismo tema durante estos ltimos domingos
del ao litrgico, como si se tratara de un problema que

169
nunca agota nuestra reflexin. La parbola de hoy es
particularmente interesante ya que, a primera vista,
tiene un cierto aire de injusticia al menos si la medimos
con un criterio social moderno, y parece que aun en
tiempos de Jess pudo parecer as, segn lo que narra
el mismo texto.
Dios es comparado a un propietario que va contratando
a diversos grupos de obreros para su via, conviniendo
con todos ellos en un denario por jornada, aun en el
caso de aquellos que, por ser contratados a la tarde,
trabajaran solamente algunas horas. Como es natural,
los que fueron contratados primero protestaron...
Tambin hoy ninguno de nosotros tolerara que un
compaero de taller u oficina que solamente trabajara
dos horas por da cobrara lo mismo que quien trabaja
ocho horas. Sin embargo, Jess aprueba la postura del
propietario ya que la parbola nicamente quiere poner
de relieve -segn se desprende de las palabras del
propietario a los criticones- la absoluta libertad del
dueo que quiso ser generoso sin pecar de injusto. En
efecto, los primeros que fueron contratados no
protestaron porque su paga era escasa, sino por la
generosidad del propietario hacia los ltimos. Por eso
fueron acusados de envidiosos... Tanto esta parbola
como otras que veremos en los prximos domingos,
tiene un marco histrico de interpretacin: se refiere a
la entrada de los paganos al Reino de Dios, que fue con
ellos sumamente generoso aun cuando llegaran ms
tarde que los judos.
Si hoy nos contentramos con esta visin, la parbola
slo nos deparara un motivo de curiosidad histrica,
pero no un alimento para nuestra vida de fe. Es as
como este texto, tal como sugiere la primera lectura,

170
nos introduce en un tema permanente en la experiencia
cristiana: el Reino de Dios tiene sus propios caminos -
inspirados en el amor y la generosidad gratuita- que a
menudo son incomprensibles para quienes nos guiamos
por un concepto de justicia distributiva. As dice el
orculo de Isaas cuando le hace hablar a Dios: "Mis
planes no son vuestros planes, vuestros caminos no son
mis caminos".
En otras palabras: la parbola critica speramente,
hasta el escndalo, la actitud de quienes establecen sus
relaciones con Dios como si fuese un contrato por el
cual tenemos el derecho a exigirle a Dios tal o cual
paga. Es aqu donde debemos abrir los ojos para
comprender la paradoja de la parbola: en realidad en
ningn caso -salvo quiz en el primer grupo de
contratados- se trataba de un contrato propiamente
dicho, pues era obvio que el propietario otorgaba el
denario como un gesto suyo de amor. Lo justo hubiera
sido que pagara medio denario o un cuarto de
denario...; mas al dar un denario a todos puso en
evidencia su generosidad, por un lado, y el inters de
los primeros contratados, por otro. Si esta
interpretacin es exacta, podemos ahora examinar
nuestra actitud religiosa que, en gran medida, puede
estar motivada por una exigencia de premio a la buena
conducta observada, no dndonos cuenta de que Dios
sola y exclusivamente desea relacionarse con nosotros
por amor.
Si ha hecho esto y lo otro por nosotros, no es porque se
sienta obligado por un contrato bilateral, sino porque se
lo inspira el amor. De la misma forma supone que
nuestra respuesta no sea motivada por tal o cual paga

171
sino porque el amor nos mueve a hacer lo que manda la
ley y mucho ms an.
Por esto decamos que la parbola esconde una
paradoja o aparente contradiccin: mientras que da la
impresin exterior de que se trata de una paga
contratada, en realidad el denario es dado porque su
amor as lo quiere.
A menudo se ha acusado al cristianismo de ser una
religin interesada, ya que la moral est supeditada
al consabido premio o castigo. Reconozcamos que la
acusacin no carece de cierto fundamento, al menos si
observamos muchas de nuestras conductas. Qu
sucedera si en algn momento nos convenciramos de
que tal premio o castigo no existen? Seguiramos
siendo los mismos? Cul es el motivo real y profundo
de nuestros gestos de justicia, de amor, de respeto al
otro y a sus bienes, etc.? No olvidemos, por otra parte,
que esta mentalidad contratista aflora incluso en
algunos textos de la Biblia, como as tambin en otros
libros religiosos posteriores.
Jess, con su concepto del Reino de Dios, asume una
posicin radical en esta cuestin: por su parte acepta la
voluntad de Dios como un dato absoluto de su infinito
amor, y por otra, se entrega a la cruz en un gesto total
de amor a los hombres. A un amor recibido gratis,
respondi con otro gesto gratuito.
Lamentablemente las palabras premio y castigo, que
an seguimos usando, no responden adecuadamente al
gesto de Dios de darnos la vida eterna, de la misma
forma que no es premio lo que un amigo brinda a la
amistad de otro, o lo que el esposo da a su esposa... Un
vocabulario imperfecto nos ha llevado a una muy

172
imperfecta comprensin de las relaciones entre Dios y
los hombres.
Primera conclusin, pues, de este domingo: revisemos
nuestras actitudes religiosas para ver qu las motiva: si
el inters o el amor. Preguntmonos por el fundamento
de nuestro cumplimiento cultural o moral. Esta parbola
es un buen "test" de autenticidad religiosa.
2. Los primeros y los ltimos
Si esta parbola tuvo un contexto histrico en su
momento, tambin lo tiene hoy. Muchos judos de
aquella poca no toleraban que los paganos -los recin
llegados al Reino- gozaran de los mismos derechos que
los viejos que ya tenan una larga hoja de servicios.
Cambiadas las circunstancias, no hace falta mucha
imaginacin para descubrir que a los viejos cristianos
puede pasarles hoy lo mismo. Quines son estos viejos
cristianos simbolizados en el primer grupo de la
parbola? Y quines podran hoy ser los ltimos en ser
invitados por el propietario a trabajar en la via del
Reino? Los primeros son los que se olvidan de que su
pertenencia a la fe cristiana no les confiere privilegio
alguno sobre las dems personas, pues esa pertenencia
es un don gratuito de Dios, y de alguna manera tambin
fortuito.
Lo primero es obvio; lo segundo significa que es una
circunstancia casual el hecho de haber nacido en un pas
llamado cristiano, donde es costumbre bautizar a los
nios recin nacidos. No podemos olvidar que existe un
aspecto cultural en nuestra fe: la pertenencia a un
continente o a un pas de tradicin cristiana, de la
misma forma que los nacidos en India estn casi

173
totalmente condicionados a ser hinduistas o budistas, y
as sucesivamente. Es escandaloso, por lo tanto, que
pretendamos sacar provecho de algo a lo que no hemos
contribuido con nuestro esfuerzo personal, ya que la fe
nos fue dada como don de Dios y, digamos, como don
de nuestra sociedad o familia cristiana.
La parbola nos invita, pues, a una actitud humilde, aun
cuando tomemos conciencia de lo mucho que hemos
recibido y de lo valioso que representa para nosotros el
hecho de ser cristianos.
Esto es fundamental en nuestra relacin con los dems
grupos humanos que estn fuera del rea cristiana o
que son los ltimos en acercarse. Importante: la
frontera del Reino no coincide con nuestras fronteras...
Quiz stos a los que consideramos ltimos, como bien
concluye la parbola, son los primeros del Reino...
A nivel racional es posible que todos estemos de
acuerdo con estas ideas, mas cuando llegamos a los
hechos concretos, inmediatamente surgen las
resistencias interiores a ser coherentes con lo pensado:
prejuicios y tabes alimentados por largos aos de
historia y por una cultura del medio ambiente, nos
imposibilitan asumir esa humilde actitud tpica del Reino
de Dios.
Ejemplos? Quiz no haga falta... Podemos solamente
sugerir nuestra postura interior hacia los jvenes con
sus ideas atrevidas y tan distintas a las nuestras;
nuestras relaciones con personas de escasa cultura o de
pases subdesarrollados, o con gentes de color, o con
judos o marxistas...

174
Todos ellos -con la misma gratuidad que nosotros-
reciben en algn momento de su vida -antes o despus,
a la maana o al atardecer de su "da"- el denario del
Reino. Hasta ah llega la parbola de hoy. Otra parbola
que consideraremos en otro domingo, nos dir qu
puede pasar con ese denario que cada uno recibe...
Vista as la parbola, es capaz de escandalizarnos como
escandaliz a quienes la escucharon por primera vez:
Cmo es posible que tambin los otros puedan
recibir lo mismo que nosotros? Importantsima
conclusin, digna de ser reflexionada mucho ms
profundamente por cada uno de nosotros: Los caminos
de Dios no coinciden con nuestros caminos y planes. O
si se prefiere: Las fronteras del Reino no coinciden con
nuestras fronteras...
SANTOS BENETTI
CRUZAR LA FRONTERA. Ciclo A
Tres tomos EDICIONES PAULINAS
MADRID 1977.Pgs. 239 ss.

13.
1. El Dios de Jess
Qu pensamos de Dios? Es una pregunta fundamental,
a la que todos los creyentes deberamos responder con
frecuencia. Porque hemos de reconocer que, quiz sin
darnos cuenta, tendemos a construirnos un Dios a
nuestra imagen y semejanza, cuando debe ser todo lo
contrario. Atribuimos a Dios nuestros rasgos, nuestra
manera de pensar y de vivir..., con lo que corremos
constantemente el riesgo de construirnos una caricatura
de Dios. Qu Dios rechaza el agnosticismo y el atesmo

175
contemporneos: el de Jess de Nazaret o la
desagradable caricatura que los cristianos hemos puesto
tan frecuentemente en circulacin? La mayora de los
cristianos lo son demasiado fcilmente. Y muchos ateos
y agnsticos lo son difcilmente: no trabajan, aunque
sea sin saberlo, por la construccin del reino de Dios,
que ellos llaman libertad, justicia...?
Los cristianos no somos ajenos, por ejemplo, al empeo
del materialismo actual por presentar a Dios como un
peligroso rival del hombre. Y es el mismo hombre el que
sufre las consecuencias al quedar limitados sus
esfuerzos a esta tierra, forzados por la caricatura del
Dios cristiano preocupado nicamente del ms all, para
regocijo de los explotadores que defienden este "Dios"
con uas y dientes. La insatisfaccin, la soledad y el
vaco es un precio demasiado alto pagado por la
sociedad moderna al haber eliminado a Dios de su
futuro, en lugar de haber ahondado en el Dios
presentado por los evangelios. Ha ganado algo el
hombre con el cambio? Trabajaremos por restituir la
verdadera imagen del Dios Padre y amor?
Otro tremendo error del cristianismo ha sido -y es- el de
presentarse como una moral supeditada al premio o al
castigo. No es sa la reaccin ms caracterstica de la
mayora de los cristianos? No es el miedo al castigo o
el conseguir un premio lo que nos impulsa muchas
veces a unas prcticas determinadas? Qu pasara si
los cristianos nos convenciramos de que tal premio o
castigo no existen? Seguiramos siendo los mismos?
Cul es el motivo profundo de nuestro actuar?...
Jess, con su concepto del reino de Dios, asumi una
clara posicin en esta cuestin del premio o castigo: a
un amor recibido gratis respondi con su amor tambin

176
gratuito. Las relaciones del hombre con Dios no pueden
establecerse ms que como amistad: amor compartido.
2. La parbola
Mateo ha seguido fielmente el captulo diez de Marcos.
Pero, despus de la pregunta de Pedro y la respuesta de
Jess sobre la recompensa que les corresponder a los
que le han seguido dejando todas las cosas (Mt 19,27-
29), interrumpe de improviso la narracin del segundo
evangelista e introduce esta parbola -nico que la trae-
para indicarnos que el reino de Dios no se rige por
trminos fiscales de dar tanto y recibir cuanto, sino por
otras leyes. No es una interrupcin al azar: Jess echa
por tierra nuestra justicia distributiva, derriba nuestros
conceptos de mrito y de salario justo, de premio a la
laboriosidad. Las parbolas no son alegoras, es decir,
no debemos buscar un significado concreto en cada uno
de sus elementos, como sucede en las segundas. En las
parbolas abundan los rasgos irreales, artificiosos, que
ayudan a que quede ms clara la enseanza
fundamental que quiere hacerse.
La escena est tomada del medio ambiente palestino,
como la mayora de sus comparaciones. En la poca de
Jess, de fuerte crisis social, el desempleo era muy
abundante, como ocurre ahora. Los obreros solan
reunirse en una plaza a la salida del sol, donde acudan
los amos para buscar los braceros que necesitaban para
la jornada entera. De esta forma la contrata se realizaba
con suma facilidad.
Los judos dividan el da, desde la salida del sol hasta
su puesta, en doce horas. Pero ordinariamente
utilizaban las horas de tercia (de las nueve de la
maana al medioda), sexta (del medioda a las tres de

177
la tarde) y nona (desde las tres hasta la puesta del sol).
Es artificioso que el propietario salga a buscar jornaleros
a diversas horas del da -sobre todo "al caer la tarde"-,
cuando normalmente el trabajo requera los servicios ya
desde la maana.
Slo con los primeros trabajadores se concierta el
jornal: "Un denario por jornada". A los contratados "a
media maana" les indica que les "pagar lo debido". De
los dems no se dice nada. Dnde estaban "al
amanecer" los contratados de las horas sucesivas? Todo
indica que estaban sin trabajo y que no se preocupaban
demasiado por encontrarlo. Al oscurecer, el amo manda
al administrador que llame a los obreros y les d su
jornal. Es lo que deca la ley: al trabajador "le dars
cada da su salario, sin dejar que el sol se ponga sobre
esta deuda; porque es pobre, y para vivir necesita de su
salario" (Dt 24,15; Lev 19,13). Quiere que les pague en
orden inverso a como han sido contratados y que todos
reciban la misma cantidad.
A todos se les da un denario. No es una injusticia'? En
la vida no todos somos iguales, ni tenemos la misma
inteligencia, ni rendimos lo mismo en el trabajo... Sin
embargo, todos los hombres somos solidarios en el
trabajo de transformacin del mundo. Y todos, por igual
y segn las propias necesidades, debemos recibir el
mismo provecho del trabajo realizado. Por desgracia, no
es as en la realidad. Estn los que acumulan bienes,
proclamando que son suyos porque ellos los han
trabajado, y se niegan a repartir equitativamente los
bienes producidos. No quieren caer en la cuenta de que
muchos otros no pueden llegar a lo que ellos por la
injusticia que padecen, la falta de cultura, de
alimentacin y de promocin social. Y que estos muchos

178
tienen el mismo derecho que ellos a vivir con dignidad,
porque todos somos solidarios para bien o para mal. El
que tiene ms capacidad la posee para servicio de quien
carece de ella. Es la nica forma de amparar al ms
dbil, de salvaguardar la igualdad entre todos, de no
matar la fraternidad universal por la ambicin. Este es el
plan del Dios de Jess. Estamos tan acostumbrados a
las injusticias, se nos ha educado en ellas de tal
manera, que toda la situacin actual -a nivel personal y
de naciones- nos parece bien, siempre que nos
encontremos en el lugar de los privilegiados. Por qu
ha de vivir igual el ingeniero que el pen de albail, el
mdico que la enfermera, el empresario que el
trabajador...? El plan de Dios est cambiado en el
mundo, hasta tal punto que las injusticias se han
legalizado y convertido en justicia.
3. Los primeros protestan
Los primeros "se pusieron a protestar contra el amo". Es
natural: la conducta del propietario es arbitraria,
extravagante, injusta. As piensan otros obreros, as
piensa el hombre en general. Es la envidia al ver la
generosidad del amo. Porque no se quejan de haber
padecido una injusticia (han recibido lo que haban
acordado), sino de las ventajas concedidas a los otros.
No pretenden recibir ms, sino que los dems no sean
tratados como ellos. Quieren mantener las diferencias.
No quieren darse cuenta de que a ellos no se les hace
ningn perjuicio por el hecho de darles lo mismo que a
los dems. Es la envidia del que se cree bueno
enfrentado a un Dios que perdona e iguala a los que
ellos consideran inferiores y pecadores. Muchos
cristianos van a misa, reciben los sacramentos... para
ganar el cielo, con el deseo inconfesable de que se

179
condenen los que no hacen como ellos. El amo les
responde con amabilidad y con cierto reproche al mismo
tiempo. Les llama "amigos" a la vez que les indica que
no les hace "ninguna injusticia". Convinieron en un
denario y lo han recibido. Con ellos ha sido justo; con
los dems, generoso. En la forma de obrar el propietario
se revela la manera de pensar del Padre del cielo. El
propietario rural no puede decir tranquilamente: "Es
que no tengo libertad para hacer lo que quiera en mis
asuntos?" Pero Dios s puede hacer lo que quiera,
porque lo que quiera siempre ser lo mejor para la
humanidad. Los dones de Dios no se pueden merecer;
en ellos no tiene cabida la lgica humana. Dios puede
regalar libremente lo que quiera; y el hombre no le
puede impedir -menos mal!- que d a quien quiera y
cuanto quiera.
4. "Los ltimos sern los primeros..."
El pasaje termina con una sentencia: "As, los ltimos
sern los primeros, y los primeros, los ltimos". Algunos
piensan que aqu est la clave para interpretar
correctamente la parbola. Pero parece que no: todos
reciben lo mismo; no hay en ella primeros ni ltimos,
fuera del orden en que recibieron la retribucin,
explicable para facilitar el que se enteraran los primeros
de las intenciones del amo y pudieran presentar sus
quejas.
Ms bien parece un apndice, repetido en los evangelios
(Mt 19,30; Mc 10,31; Lc 13,30). Algunos la consideran
una interpolacin de la iglesia del siglo II.
Los primeros son el pueblo judo, en especial los fariseos
y los dirigentes religiosos, que se crean con peculiares
privilegios ante Dios y con el derecho de exigirle la

180
recompensa. Los ltimos, los pueblos paganos. El
evangelio de Mateo, al subrayar el predominio de los
paganos sobre los judos, lo ha colocado aqu para
ayudar a los primeros cristianos a comprender el cambio
total de situaciones habido en las relaciones entre Israel
y las dems naciones desde el momento en que stas
abrazaron la fe.
5. Interpretacin
Para entender adecuadamente esta parbola hemos de
tener en cuenta la perspectiva histrica del evangelio de
Mateo: se dirige a los cristianos que provenan del
judasmo y escribe desde la perspectiva del Nuevo
Testamento, pero teniendo en cuenta el Antiguo. El
hombre actual, sensible a la justicia, lo es tambin a la
retribucin. Muchos de sus esfuerzos por una sociedad
ms justa van dirigidos a un reparto equitativo de sus
bienes. Por ello esta parbola tiene para nosotros, a
primera vista, un cierto aire de injusticia. Pero es
evidente que Jess no pretende aqu hablar de
relaciones econmicas o laborales, sino de nuestro
trabajo por el reino de Dios en esta via que es el
mundo. Un trabajo que nosotros tendemos a identificar
demasiado con el que realizamos para cobrar un salario.
Quiere que todos trabajemos, segn nuestras
capacidades, desde el momento en que caigamos en la
cuenta de ello. Porque es posible que muchos no sean
conscientes de la necesidad de la colaboracin de todos
para que el mundo sea cada vez ms el reflejo del
deseo de Dios.
La parbola insiste en que Dios llama siempre, a todas
las horas, cuando y como le parece. El momento en que
llegue esa llamada, pronto o tarde, no tiene
importancia. Lo importante es estar preparado para

181
recibirla cuando llegue. No podemos mantener
distinciones entre quienes acogieron su llamada los
primeros o los ltimos. Lo importante es el trabajo por
el reino, nunca los mritos que se pretenda tener por l.
Un aspecto que afectaba a los judos de entonces y
sigue afectando a los cristianos de siempre. Nos
conviene ahondar en que todo es don y en que el amor
de Dios supera, afortunadamente, nuestros mritos.
Nuestras relaciones con Dios no pueden expresarse en
trminos de justicia: estn reguladas exclusivamente
por la gratuidad. Todo es gracia, podra ser la sntesis
de esta parbola.
Con esta parbola, Jess tambin quiere defenderse de
las crticas de los fariseos, que le acusaban de igualar a
los pecadores con los que cumplan la ley. No estableca
diferencias entre justos y pecadores -ms bien se
colocaba a favor de los segundos-, y por ello se sentan
ofendidos los "justos". Jess viene a decirles que se
apoya en el ejemplo de Dios.
Los primeros llamados fueron los judos. Despus,
paulatinamente, todos los dems pueblos. El pueblo
judo haca muchos aos que haba sido contratado por
Dios. Los dems pueblos, largo tiempo ociosos porque
no haban odo el llamamiento del dueo de la via, al
ser invitados acuden con prontitud. Slo con los
primeros se fij el salario. Los dems se confan a la
liberalidad del amo; no se preocupan del salario. Ni
siquiera lo mencionan. Firmaron en blanco. Por esa
razn pudieron saborear la generosidad del propietario.
A todos les propone lo mismo. La nica condicin es que
respondan a la llamada cuando la reciban. Todos
obtendremos nuestro jornal: el reino de Dios.

182
El nico propietario de la via es Dios. Es tambin el
nico que sabe y puede valorar el trabajo de cada uno,
de acuerdo con el conocimiento que posee de la historia
de cada hombre; el nico capaz de saber por qu unos
han empezado a primera hora y otros ms tarde. A
nosotros no nos toca juzgar el trabajo -la vida- de los
dems; nos toca sentirnos felices por haber sido
llamados a trabajar en la via, por haber sido invitados
al reino de Dios. El que no entienda la belleza de todo
esto, el que prefiera la calculadora al corazn del Padre,
es un mercenario.
La cantidad o calidad del trabajo o del servicio, la
antigedad, las diversas funciones de la comunidad, el
mayor rendimiento, no crean situaciones de privilegio ni
son fuente de mritos, puesto que son respuestas a un
llamamiento gratuito.
El sentimiento de los propios mritos es causa de
descontentos y divisiones. El llamamiento gratuito
espera una respuesta desinteresada. El trabajo por el
reino no se vende: sera prostituirlo; no nace del deseo
de recompensa, sino de la voluntad espontnea de
servicio a los dems. Equivale al seguimiento de Jess;
ser fiel al espritu de las bienaventuranzas, al estilo de
vida que ya ahora nos hace felices.
El Dios de Jess es un Dios de amor, que mira a todos
los hombres con cario, que invita a todos. No es ste,
por desgracia, el Dios en que hemos vivido. Es un Dios
que no quiere que acaparemos mritos, sino que
vivamos.
Como el propietario no tiene nada que esconder, quiere
que el capataz pague el salario a los trabajadores
empezando por los ltimos. No les paga por el

183
rendimiento o la ganancia que le han producido; les
premia la voluntad de trabajar. La paga de Dios, dueo
de la via, siempre es pura gracia; el hombre nunca
tiene derecho a pasarle la factura. Los trabajadores se
encuentran alegremente admirados de verse pagados
por un da entero. No podemos olvidar nunca que lo que
hacemos depende en buena parte de las circunstancias,
que suelen ser ajenas a nuestra voluntad: lugar en que
vivimos, educacin recibida, situacin econmica...
Somos cristianos por haber nacido en un pas de
influencia cristiana; lo mismo que los nacidos en la
India, por ejemplo, son en su mayora hinduistas o
budistas. Adems, cmo saber con certeza si
trabajamos mucho o poco por el reino? No es cosa que
pueda medirse ni pesarse. Por eso no tiene sentido
exigir o esperar esta o aquella paga.
Lo que s depende de nosotros es la voluntad de
trabajar por el reino, de construir todo lo que sea
posible la justicia, la libertad, el amor, la paz... para
todos. Hemos de hacer lo que podamos, pero sin
preocuparnos por la paga. No trabajamos por
obligacin, sino porque apreciamos todo lo que
llamamos reino de Dios. Y lo que se quiere no se hace
por obligacin.
El salario lo da entero porque quiere, porque sus planes
son de salvacin universal, porque sus medidas no son
de una justicia mezquina y exacta. El premio no va a
depender de la hora de llegada ni de la cantidad de
trabajo realizado, sino del amor de Dios y de la
respuesta de fe que el hombre ha sabido dar a su
llamada. Uno puede haber trabajado mucho, todo el da
-toda la vida-, porque encontr tarea a primera hora. Y
otro puede ser que haya trabajado poco porque no

184
encontr tarea hasta ms tarde, aunque sea culpable de
no haberla buscado antes (los contratados despus no
estaban esperando el trabajo a la primera hora). El
reino es como un tesoro, que el que lo descubre... (Mt
13,44).
Siempre queda el don por encima de nuestros mritos.
Dios habla otra lengua, tiene otra gramtica. Sus
caminos nunca son nuestros caminos; sus planes nunca
son nuestros planes (Is 55,8- 9). Tiene corazn de Dios;
afortunadamente, no tiene corazn de hombre...
6. Tentacin constante del hombre religioso
Los primeros protestan. Histricamente es la protesta
de los judos ante el ingreso de los paganos en el pueblo
de Dios y por el igual trato recibido. Se haban olvidado
de que su pertenencia al pueblo escogido era un don
gratuito de Dios que no les confera ningn privilegio
sobre los dems. En sus palabras est presente la
mentalidad de los fariseos, que se consideraban con
derecho a la salvacin como premio a su meticuloso
cumplimiento de la ley y que excluan a los dems
porque no la cumplan segn ellos haban estipulado.
Cmo iban a ser igualados ellos a los paganos y a los
publicanos y pecadores? De este pensamiento
participaban la mayora de los judos, principalmente los
ms "devotos".
Son las tentaciones del hombre religioso de siempre. A
nivel racional es posible que estemos de acuerdo con las
ideas presentadas aqu por Jess. Pero cuando tratamos
de aplicarlas a casos concretos, surgen inmediatamente
las resistencias y las protestas: No estamos llenos de
prejuicios hacia otras religiones e ideologas?, no nos
consideramos con ms derechos ante Dios que los que

185
no piensan o actan como nosotros?, cmo un ateo o
agnstico va a recibir lo mismo que nosotros? El
escndalo llega al mximo si igualamos a muchos
cristianos tradicionales con los comunistas. Nos cuesta
tanto comprender que, ante Dios, no tenemos ningn
mrito que exigir, que no merecemos nada, que es Dios
quien nos ama y nos llama a su reino, quien nos ofrece
gratis su amor! Nos cuesta tanto comprender que
nuestro esfuerzo no nos autoriza a considerarnos
superiores a los dems, a mirarlos por encima del
hombro, que creer en Jess no nos convierte en una
raza superior de hombres!
Son muchos los cristianos que piensan que la religin se
reduce a lo que ellos le dan a Dios. No han descubierto -
lo vern algn da?- que la religin consiste en lo que
Dios hace por nosotros. Si no borramos de nuestra
mente la idea de mercenarios, si esperamos la vida
eterna como una "justa" recompensa a nuestros
mritos, nos cerramos la posibilidad de asombrarnos,
como los obreros de las horas tardas, ante la
generosidad de Dios.
Los primeros no han protestado porque su paga haya
sido escasa, sino porque los han igualado a los dems.
Hace tanto tiempo que servimos a Dios, que nos
creemos dignos de una recompensa superior a la de
aquellos que no han tenido que someterse a tantos
trabajos como nosotros. Hemos hecho tantos sacrificios
a Dios, nos hemos aburrido tantas veces en la misa, nos
hemos visto obligados a tantas renuncias y privados de
tantos placeres, que hemos llegado hasta a tener
envidia y celos de los jornaleros de la ltima hora.
Pensamos que para ellos todo ha sido fcil. Han tenido
suerte: han gozado de la vida y a ltima hora

186
cambiaron... Al pensar as demostramos que no hemos
conocido la vida ni la verdad de Dios. Porque si las
hubiramos conocido, diramos: Qu gran suerte
hemos tenido al haber descubierto tan pronto el sentido
que tiene la vida, haber conocido y amado al Padre
desde pequeos...! Y nos comportaramos de otra forma
con los recin llamados o con los que, segn nuestros
conocimientos, parece que no han sido llamados. Y le
pediramos al Padre que les diese el mismo denario que
a nosotros, que compensase as la tristeza de la larga
separacin y soledad, del largo vaco.
El escndalo ante la postura del Padre es la prueba de
nuestro mal servicio, de nuestro desconocimiento de su
bondad y amor. Revelara que somos los obreros de la
hora duodcima?
Con su actuacin Dios no hace agravio a nadie. Ha
cumplido con el contrato verbal hecho a los primeros.
Nada le impide ser generoso con los dems. Igual que
Dios no establece diferencias, tampoco las podemos
poner nosotros.
Apliquemos la parbola a nuestra vida, a nuestras
ideas... Y saquemos conclusiones. Debemos reconocer
la soberana libertad de Dios en sus caminos, sin intentar
marcarle la hora ni la medida. Hemos de vivir abiertos a
sus sorpresas y a sus mtodos, eliminar nuestra
tendencia a "comprar" sus dones con nuestros mritos.
No podemos mirar con suficiencia a los dems
considerndonos nosotros los perfectos, ni sentir envidia
del bien ajeno...
La actitud cristiana verdadera no es la del jornalero que
trabaja por la paga, sino la del hijo que lo hace por
amor al Padre; o la de la madre que no pasa factura por

187
su trabajo en favor de los hijos. No continuemos
pretendiendo que Dios valore a las personas con
criterios humanos, ni queriendo convertirlo en imagen y
semejanza nuestra. La Biblia dice todo lo contrario:
dejarnos construir a imagen y semejanza suya.
FRANCISCO BARTOLOME GONZALEZ
ACERCAMIENTO A JESUS DE NAZARET - 3
PAULINAS/MADRID 1985.Pgs. 271-279

14. A CADA UNO SU DENARIO
Cuando leemos la parbola de los trabajadores de la
via, tambin nosotros, en nuestro interior, tendemos a
expresar nuestra extraeza: Cmo pudo, este dueo
de la via, pagar por igual a los que slo trabajaron una
hora y a los que soportaron todo el peso del da y del
bochorno?
Las ms elementales normas de justicia social parecen
exigir un pago proporcionado a las horas del
rendimiento en el trabajo. Y, sin embargo, el dueo de
la via, ante la protesta de los trabajadores de la
primera hora, dijo: Amigo, no te hago ninguna
injusticia. Es ms, Jess se identific con su proceder,
ya que, al comenzar su discurso, dijo: El reino de los
cielos se parece a un propietario que, al amanecer....
Y, a continuacin, nos cont la parbola.
Creo, por tanto, que Jess, con su parbola, intentaba
decir otras cosas. Primera.--Que el reino de los cielos no
podemos exigirlo en trminos de justicia, sino en
trminos de amor, de gratuidad. Qu mritos
tengo yo para que se me regale todo un paraso de
felicidad? San Pablo deca: Qu tienes t que no

188
hayas recibido? Y si lo has recibido, por qu te gloras,
etc...? En otro lugar, aludiendo a la insignificancia de
nuestro trabajo, afirmaba: Ni el que siembra es nada,
ni el que riega, sino el que da el incremento. Y Jess
dijo claramente: Sin m no podis hacer nada.
Bien haremos, pues, los cristianos en comprender que
Dios es el Gran Capataz que, ante nuestro ms mnimo
esfuerzo --un solo talento bastara-- nos ofrece
contratos en blanco en los que nosotros mismos
podemos poner una cifra millonaria. Ese es su
denario. Segundo.--La parbola nos recuerda las
constantes invitaciones de Dios en las sucesivas etapas
de la historia: Sal de tu tierra, Abraham. O: Vete a
Egipto, Moiss.... O: Antes de formarte en el vientre,
te eleg. O: A ti, nio te llamar profeta del Altsimo.
O: Venid detrs de m, que os har pescadores de
hombres. S, son los incansables pasos de Dios, en una
alianza que no cesa con los hombres.
Tercero.--Dios no slo llama a la Humanidad en general,
en las vicisitudes de la historia. Sino a cada hombre en
particular. A m, en concreto, en las etapas de mi vida:
ha venido a mi plaza en el amanecer de mi niez, en la
maana de mi adolescencia, en el medioda de mi
juventud, en el otoo de mi madurez. Yo estoy a la
puerta y llamo, me dice. Y cada cual puede certificar
que ha escuchado su voz alguna vez, dicindole: Qu
haces ah todo el da ocioso? Ven a mi via.
Y, cuarto.--La parbola nos recuerda otra constante
del evangelio. Y es: que los veteranos, los de la
primera hora, nunca deben envalentonarse. Al pueblo
de Israel, que se senta comensal privilegiado, Jess
le record ms de una vez: Vendrn de Oriente y
Occidente muchos que se sentarn a la mesa, mientras

189
los hijos sern echados fuera. Papini escribi un bello
libro titulado: Los operarios de la via. Recoga en l
una galera de personajes, muy distintos y distantes
pero que, a una hora u otra, habiendo sido contratados,
con su esfuerzo y desde su campo, respondieron a la
construccin del mundo. Personajes en suma, que,
como Abraham, Moiss, Jeremas, Juan o los Apstoles,
supieron que el mero hecho de haber sido llamados a
la via, es ya, de por s, el mejor denario.
ELVIRA-1.Pgs. 82 s.

15.
Frase evanglica: Id a mi via y os pagar lo debido
Tema de predicacin: Los PRIMEROS Y LOS LTIMOS
1. Con el evangelio de este domingo termina el discurso
eclesial de Mateo en torno a la educacin de los
discpulos en la fe. Responde a una pregunta debatida
entre los apstoles: Nosotros lo hemos dejado todo y
te hemos seguido; cul va a ser, pues, nuestra
recompensa? (Mt 19,27). Pedro no entiende que los
ltimos sean primeros, y los primeros ltimos. A
nosotros nos pasa lo mismo. Se plantea aqu el tema de
la retribucin o compensacin.
2. Los cinco momentos de la llamada del patrn a los
obreros se reducen a dos: con los primeros y con los
ltimos. Los primeros trabajadores critican la escasa
labor de los de la ltima hora: quieren mantener las
diferencias. Adems, no estn de acuerdo con la
conducta del patrn, ya que, segn ellos, no acta con
justicia humana distributiva. El patrn, en cambio,

190
defiende su conducta con tres razones: los primeros
obreros han recibido el salario convenido (trato justo);
el amo puede hacer en sus asuntos lo que quiera
(seoro misericordioso); es, sencillamente, bueno y
generoso (magnanimidad).
3. La justicia de Dios segn la Escritura -defensa de los
pobres, los marginados y los ltimos, para que todos
sean iguales- no equivale a las normas de la justicia
humana -dar a cada uno segn la ley-, ya que la ley
est hecha por los ms fuertes. La justicia de Dios se
basa en la defensa de los indefensos, precisamente para
que haya verdadera justicia, es decir, igualdad y
fraternidad. Dios ama a los ltimos, porque ama la
justicia. Como consecuencia, los pobres y pecadores son
los primeros. Jess privilegi la llamada a los dbiles,
con gran escndalo del juridicismo rabnico. A veces la
defensa de la justicia literalmente entendida esconde
envidia entre los hermanos. Murmuramos porque no se
nos considera los primeros. Incluso dentro de la
Iglesia se introducen el boato, las vestimentas regias y
los honores, en detrimento del evangelio. El
reconocimiento del Dios de Jess pasa por el
reconocimiento de los ltimos como hermanos, como si
todos furamos primeros, es decir, iguales.
REFLEXIN CRISTIANA:
Estamos de verdad a favor de los ltimos?
Aceptamos que Dios sea misericordioso con nuestros
enemigos?
CASIANO FLORISTAN
DE DOMINGO A DOMINGO

191
EL EVANGELIO EN LOS TRES CICLOS LITURGICOS
SAL TERRAE.SANTANDER 1993.Pg. 154 s.

16.
EL AMOR NO SABE CONTABILIDAD, SI SUPIERA SERA
NEGOCIO
En aquel tiempo, dijo Jess a sus discpulos esta
parbola: El Reino de los cielos se parece a un
propietario que al amanecer sali a contratar jornaleros
para su via. Despus de ajustarse con ellos en un
denario por jornada, los mand a la via. Sali otra vez
a media maana, vio a otros que estaban en la plaza sin
trabajo, y les dijo: "Id tambin vosotros a mi via, y os
pagar lo debido ".
Ellos fueron. Sali de nuevo a medioda y a media tarde,
e hizo lo mismo. Sali al caer la tarde y encontr a
otros, parados, y les dijo: "Cmo es que estis aqu el
da entero sin trabajar?" Le respondieron: "Nadie nos ha
contratado ". l les dijo: "Id tambin vosotros a mi
via". Cuando oscureci, dijo el dueo al capataz:
"Llama a los jornaleros y pgales el jornal, empezando
por los ltimos y acabando por los primeros ".
En toda relacin interpersonal el ms fuerte es el que
tiene la iniciativa, el que gobierna la situacin. (La
excepcin a esta regla son las relaciones basadas en el
amor, pues el amado, el que menos ama, es el ms
fuerte).
Sea como sea, siempre el que invita quiere hacerte
partcipe de sus planes, de sus intereses y pide tu
colaboracin, tu incorporacin a sus proyectos.

192
Vinieron los del atardecer y recibieron un denario cada
uno. Cuando llegaron los primeros, pensaban que
recibiran ms, pero ellos tambin recibieron un denario
cada uno. Entonces se pusieron a protestar contra el
amo: "Estos ltimos han trabajado slo una hora y los
has tratado igual que a nosotros, que hemos aguantado
el peso del da y el bochorno ".
A quien no inicia la relacin, al dbil, slo le queda como
respuesta el aceptar o el rechazar, y al hacerlo
manifiesta sus intenciones, sus intereses.
Estos jornaleros, los de la primera hora, lo hacen por el
inters de recibir unos dividendos proporcionados a sus
esfuerzos, quieren cobrar su justo jornal, participar de
unas ganancias.
l replic a uno de ellos: "Amigo, no te hago ninguna
injusticia No nos ajustamos en un denario? Toma lo
tuyo y vete. Quiero darle a este ltimo igual que a ti.
Es que no tengo libertad para hacer lo que quiera con
mis asuntos? O vas a tener t envidia porque yo soy
bueno? " As, los ltimos sern los primeros y los
primeros los ltimos.
En el amor, por mucho o poco que sea el esfuerzo, el
premio siempre es desproporcionado...
En ninguna relacin amorosa se da el justo y equitativo
pago de los trabajos o sacrificios realizados. Si se diera
se desnaturalizara el amor, dejara de ser amor, pasara
a ser compraventa o trueque de servicios prestados.
En esta parbola Dios es el que inicia la relacin e invita
a la participacin en su empresa y espera del hombre
que tome como propia su causa. Espera que te sumes a
ella y que no esperes como pago o premio otra cosa que

193
no sea el mismo esfuerzo. En el amor el premio est en
el mismo acto de amar.
Con Dios slo se pueden establecer relaciones de amor.
. . En el amor la felicidad se encuentra en el mismo acto
de amar, en el esfuerzo que supone el negarse uno a s
mismo. El amor no entiende de contabilidades; los
resultados o dividendos de felicidad, realizacin o
santidad no son cuantificables. No se trata de un ms o
menos, se trata de ser o no ser; los resultados son de
cualidad de vida.
El modelo de hombre que presenta Jess encuentra la
plenitud de su ser personal en el mismo acto de amar,
en el momento en que ama, y no como resultado de
haber amado; no ama hoy para ser feliz maana, ama
hoy para amar maana ms. Lo mismo podemos decir
del vivir, que es participar activamente de la vida, tomar
parte y partido en ella.
Para el creyente de lo que se trata es de cumplir la
voluntad de Dios y tomar conciencia de que en ella est
la felicidad y la salvacin; pero no en un ms all, sino
en el ms ac, en el ahora y aqu. El cristianismo o te
reporta la felicidad y la santidad en tu hoy o no esperes
que el da de maana te llueva del cielo.
Uno tiene vocacin cristiana, llamada de Dios al trabajo
en su via, cuando experimenta felicidad/santidad en el
esfuerzo, en la brega, y no cuenta las horas. . . Dios
nunca domina, te deja libre de aceptar o no sus
propuestas. Por ser amor nunca se impone, slo se
propone, y espera del hombre su respuesta en
obediencia. Con todo esto, nos oponemos a ciertas
escuelas de espiritualidad de tinte farisico que
interpretan la vida del creyente como la suma de

194
mritos, obligaciones cumplidas, prohibiciones
observadas, y sacrificios acumulados para alcanzar el
cielo o merecer la gloria. Estas escuelas sacando del
contexto ciertas frases evanglicas, como: En la casa
de mi Padre hay muchas moradas..., se imaginan que
Dios, Padre, es tan mezquino como ellos y divide o
separa a las almas de los justos en clases o escalafones.
Ellos, que no viven como hermanos, (pues andan solos
y para s mismo en su camino interior de perfeccin), no
pueden resistir que Dios sea un padre amoroso y lo
quieren juez justiciero.
Si amar es ayudar a crecer habr que decir que Dios,
que es amor, nos elige y nos llama para que crezcamos
en el ejercicio del cristianismo, en el trabajo de su via.
. . Si el trabajo en su via no nos ayuda a crecer, no nos
reporta la felicidad o la santidad, con toda honradez
tendremos que retirarnos, no es para nosotros, porque
el premio lo hemos de encontrar en el mismo trabajo.
Con todo esto, no hay que perder nunca de vista que el
modelo de religin que presenta Jess no es un negocio
entre Dios y los hombres para ver qu es lo que ste
puede hacer por ellos, eso es paganismo, sino que es
ver qu puede hacer a travs de ellos.
No se trata de ver qu es lo que Dios puede hacer por
m, sino qu es lo que puede hacer a mi travs. No
siendo o sintindome su esclavo o jornalero, sino su
hijo. Debemos pararnos y ver, haciendo autocrtica, qu
es lo que en nosotros hay de paganismo y qu de
cristianismo.
BENJAMIN OLTRA COLOMER
SER COMO DIOS MANDA

195
Una lectura pragmtica de San Mateo
EDICEP. VALENCIA-1995. Pgs. 103-106

17.
Nexo entre las lecturas

Los planes de Dios superan siempre, y con mucho, los
planes humanos. En estas palabras nos parece
encontrar un punto de unidad para la meditacin en
este domingo. El orculo del profeta Isaas lo dice de
modo muy plstico: como el cielo es ms alto que la
tierra, as mis caminos son ms altos que los vuestros.
Es decir, para entender el modo de proceder de Dios,
tenemos que hacer un esfuerzo de elevacin. La mente
humana es muy pequea, muy frgil y sujeta al error. El
hombre debe ser consciente de que Dios tiene sus
propios planes, y que al ser humano le corresponde
amoldarse y acoger el plan de Dios, y no viceversa (1L).
Esta misma verdad aparece en el evangelio, que nos
habla del Reino y nos lo presenta como un amo del
campo que sale a contratar a los jornaleros. Un natural
sentido de justicia, nos llevara a pensar que los
jornaleros que han soportado todo el peso de la jornada,
deberan recibir ms que aquel que apenas ha trabajado
alguna hora. Pero, si examinamos con calma, veremos
que aqu no hay injusticia alguna. Quien ha trabajado
toda la jornada, ha recibido aquello que le haba sido
prometido. Por lo tanto, dar lo mismo al primero que al
de la hora undcima no es injusticia, sino simple
liberalidad del amo del terreno. El tema de los planes de
Dios, se hace as, el tema de la benevolencia del amor
de Dios, que premia, superando con mucho, los mritos
humanos. Lo importante, no es tanto la materialidad de

196
las obras, sino el amor que se coloca en ellas. Puede
uno pasar el da entero trabajando que obtendr poco,
porque ama poco. Por esta razn: los ltimos sern los
primeros, y los primeros los ltimos (EV). Esto supone
toda una revolucin del pensamiento humano, que
desea siempre y de modo espontneo, asegurarse un
lugar de preeminencia en las cosas de los hombres. Por
otra parte, en este domingo XXV iniciamos la lectura de
la carta a los filipenses con un texto esplndido: para m
la vida es Cristo. Lo importante es que llevis una vida
digna del evangelio (2L).


Mensaje doctrinal

1. La grandeza del plan de Dios. La liturgia de este
domingo nos pone de frente a la grandeza de los planes
de Dios. Planes que no han sido conocidos por la mente
humana, ni vistos por ojos humanos, ni escuchados por
odos de hombre. Los planes de Dios no son los planes
de los hombres. Los hombres ven la apariencia, el
provecho inmediato, Dios ve el corazn y a l le mueve
slo el amor infinito por su creatura. El hombre entra en
contacto con este plan de Dios gracias a la Revelacin:
Dios se revela a s mismo, manifiesta su vida ntima.
Nos dice quin es y cules son sus sentimientos en
relacin con el hombre. Nuestro Dios es rico en perdn
(1L). Nuestro Dios es aquel que est cerca del que lo
invoca (Cf. Salmo 144). Es aquel que desea el regreso,
la conversin del malvado de su mala conducta.

Sin embargo, no resulta fcil al hombre conformar su
pensamiento con el pensamiento de Dios. Demasiados
altos son tus caminos para poder entenderlos, parece

197
decir el hombre ante cada paso de Dios, ante cada una
de sus actuaciones. Pero, Dios, fiel a su amor, nos
muestra el camino de la salvacin en su Hijo querido.
Por medio de Cristo, camino, verdad y vida, el "misterio
insondable, oculto desde la eternidad" se manifiesta, se
hace presente, se revela. Y este misterio es que Dios es
amor y que Dios nos ama. La parbola de los jornaleros
nos muestra que Dios quiere nuestra participacin en la
construccin de su plan. No desea que seamos
espectadores pasivos en la plaza sin hacer nada. Nos
desea colaboradores activos, trabajadores de su via;
hombres que aguantan la sed y el calor, y que imprimen
un ritmo y una impronta "cristiana" a la sociedad
humana, a la vida pblica. Pero, hemos de saber que lo
importante no es llegar a primera o a ltima hora en las
tareas de la construccin de este Reino; lo importante
es tomar conciencia de que, desde el momento de ser
llamados, "nuestra vida ha quedado definitivamente
comprometida con Dios" y que, por tanto, hemos de
trabajar con todas las fuerzas de nuestra alma en la
construccin de este Reino en el mundo. No he de
perder un solo minuto, no he de permitir que los
enemigos de este Reino, el demonio, el mundo y mi
propio egosmo me detengan, me retrasen o me
impidan la instauracin del Reino de Dios. El Reino no se
construye en base a las cualidades humanas y a los
esfuerzos terrenos que pongamos, sino en base al amor
y liberalidad de Dios que no conocen lmite. Sin
embargo, este esfuerzo y esta participacin humanos
son necesarios. Son los "cinco panes y dos peces"
indispensables para la multiplicacin del alimento. Ante
Dios, siempre somos de los "ltimos", aquellos que slo
han trabajado un poco en comparacin con los trabajos
que Cristo padeci por nosotros. "Para jornal de Gloria

198
no hay trabajo grande", reza una poesa
contempornea. Conformemos, pues, nuestro
pensamiento con el de Dios. Advirtamos que no
podemos "conformar nuestra mentalidad con la
mentalidad del mundo", sino por el contrario, debemos
impregnar la mentalidad de este mundo con el
pensamiento de Dios que es amor que se da sin medida.

2. Invocad al Seor mientras est cerca. Cundo es el
momento en el que Dios est cerca? Se pueden dar
varias respuestas a esta pregunta. Por un parte hemos
de decir que Dios est cerca "siempre", porque en l
vivimos, nos movemos y existimos.

Dios est cerca tambin mientras dura la vida. Mientras
tenemos la vida, tenemos la ocasin de volver al Seor,
de arrepentirnos de nuestra mala conducta, de
encontrarlo en el fondo del alma.

Dios est cerca tambin cuando lo invocamos, aunque
no lo sintamos sensiblemente. El salmo de este domingo
reza as: Cerca est el Seor de los que lo invocan. Y
esto, hasta tal punto de que, "quien le busca, de algn
modo, ya lo ha encontrado", porque l es rico en
clemencia, carioso con todas sus creaturas.

Dios est cerca, como lo atestigua la vida de los
profetas, en los momentos de mayor abatimiento,
cuando la vida parece perder su sentido y orientacin,
cuando la vocacin ya no se ve con el mismo resplandor
del da primero, cuando la enfermedad, la persecucin,
la aparente derrota tocan a las puertas de nuestras
vida. Yo soy pobre y desdichado, pero el Seor cuida de
m.

199

Pablo es un testimonio de la cercana de Dios hasta el
punto de exclamar: Para m la vida es Cristo y la muerte
una ganancia. "La vida es Cristo" significa que mi vida
ha sido injertada en Cristo y reproduce sus misterios.
Cristo vive y obra en m. Cristo, el Seor, es ms ntimo
a m mismo que mi misma interioridad segn el
pensamiento agustiniano. Que la vida sea Cristo
significa que hago mo los amores y los pensamientos
de Cristo. Como a l, a m tambin me interesa la Gloria
del Padre y la salvacin de las almas. Mi vida consiste,
pues, en ser heraldo del evangelio, anunciar el
evangelio en el lugar donde he sido colocado. En la
familia, en la vida profesional, en la vida pblica, en el
plpito o en el monasterio, en la salud o en la
enfermedad, en el xito o en el fracaso, en el gozo o en
las fatigas... toda mi vida es anuncio, toda mi vida es
Cristo.

As, se puede decir que la muerte es una ganancia. No
es, ni mucho menos, rechazo o desprecio de la vida
presente. Muy por el contrario, es una valoracin, y muy
honda, de las tareas y responsabilidades del cristiano:
jornalero de campo, hombre de fatiga y de sol
abrumador; es una valoracin de la responsabilidad de
ser luz puesta sobre el celemn, pregonero en lo alto de
la ciudad, centinela que anuncia la maana. Qu
hermosa es la vida para quien cree en Cristo con fe
viva! Es un ofrecimiento, es un vivir junto con Cristo, en
Cristo, las fatigas del evangelio. Slo por esto, la muerte
es una ganancia, porque es el encuentro definitivo con
el Seor. Es el final del combate de la fe, es el final de
la jornada, es el momento del salario de Gloria, es el
encuentro definitivo con el amor.

200


Sugerencias pastorales

1. Adoptar criterios cristianos. Nuestra poca, ms que
otras, nos invita a informar nuestra mente con criterios
cristianos. La mentalidad del mundo es un mentalidad
de grande confusin. Se ponen en duda valores
primarios como el valor de la vida desde su concepcin
hasta su fin natural. Se ponen en duda valores
esenciales, como el valor de la familia fundada en el
matrimonio entre un hombre y una mujer. Se ponen en
duda los valores de la autoridad y se quiere someter
todo a un relativismo que, por lo mismo, resulta un
sistema impositivo. El relativismo, llevado a su ltima
consecuencia, se convierte en un sistema totalitario,
donde se debe suprimir a aquel que no comparte la idea
de la relatividad de la verdad.

Los cristianos estamos llamados a dar un hermoso
testimonio de nuestro amor a Cristo y de la belleza de la
doctrina cristiana, que en su esencia, es una doctrina
fundada en el amor. Ilustremos nuestra fe con lecturas
que enriquezcan nuestras mentes. Lecturas sobre todo
del Magisterio de la Iglesia que nos sirvan de luz y faro
en nuestra travesa por la vida; lecturas de autores
probados, hombres sabios, llenos de uncin y de amor a
Dios; lecturas que nos ayuden a comprender el pasado,
a valorar el presente y a mirar el futuro con inters y
esperanza. A partir de la edicin del Catecismo de la
Iglesia Catlica, se ha despertado un nuevo inters por
la doctrina cristiana. El llevar esta doctrina a todos los
hogares, hacerla asequible a la gente sencilla, difundirla
por medio de libros y mensajes fciles de captar y

201
asimilar, es una tarea que nos compete y a la que no
podemos renunciar.

2. La laboriosidad. El pasado 1 de mayor (2002) Juan
Pablo II mencion que la laboriosidad es una virtud
porque "el trabajo hace que el hombre se haga ms
hombre". Descubramos, pues, el valor de nuestros
trabajos. Los trabajos en la sociedad, en la vida
profesional, en la vida pblica; pero tambin,
descubramos la importancia de nuestros trabajos
domsticos en la construccin de la propia familia. Cada
momento es importante. Cada tarea es irrepetible; cada
gesto es un mensaje, cada palabra, un anuncio. "Al final
de la vida slo queda lo hecho por Dios y por los
hombres".
P. Octavio Ortz

18. INSTITUTO DEL VERBO ENCARNADO
Comentarios generales
Sobre la Primera Lectura (Isaas55, 6-9)
'El Profeta exhorta al pueblo a conversin. Yahv es
benigno y magnnimo en perdonar:
-La conversin, si es sincera, se inicia con el retorno a
Dios. Siempre el pecado es: aversio a Deo conversio ad
creaturas. Hay que desandar este camino errado. Por
eso claman los Profetas: 'Buscad a Yahv.' Dios est
siempre cercano a toda alma sincera (6).
-Y por cuanto la conversin es bsqueda de Dios y
retorno sincero a El, es tambin renuncia a cuanto nos

202
alej de su amor y de su Ley: 'Deje el malo su camino,
el hombre inicuo sus pensamientos' (7a). Es la actitud
del prdigo convertido: 'Me levantar y me volver a mi
Padre' (Lc 15, 18).
-Pero este propsito de retorno a Dios podra frustrarlo
la pusilanimidad que desconfa de su perdn. Y es aqu
donde el Profeta insiste en abrir nuestro corazn a una
confianza sin lmites: 'Vulvase a Yahv, que tendr
compasin de l, y a nuestro Dios, que ser grande en
perdonar' (7b). Esta magnanimidad de Dios en
perdonarnos la encarece una y otra vez. Primero nos
dice que no midamos a Dios segn los mdulos que
nosotros entendemos y usamos (8). Y luego nos explica
cun diferente es la generosa magnanimidad de Dios de
nuestra tacaera: 'Porque cuanto aventajan los cielos a
la tierra, as aventajan mis caminos a los vuestros y mis
pensamientos a los vuestros' (9). El Salmista nos dir
con igual encarecimiento: 'No nos trata Dios segn
nuestros pecados ni nos paga conforme a nuestras
culpas. Como se alzan los cielos por encima de la tierra,
as de grande es su amor para con los que le temen; tan
lejos como est el Oriente del ocaso, aleja de nosotros
nuestras rebeldas. Cual la ternura de un padre para con
sus hijos, as de tierno es Yahv para quienes le temen;
que El sabe de qu estamos plasmados, se acuerda de
que somos polvo' (Sal 103, 10-14)'.
Sobre la Segunda Lectura (Filipenses 1, 20-24. 27)
Es una bellsima pgina autobiogrfica en la que Pablo
nos habla de la confianza omnmoda que tiene puesta
en Cristo y del afn que le consume de extender su
conocimiento y su amor:

203
-Pablo, consciente de cun ntima y real es nuestra
unin con Cristo por el Bautismo y la Eucarista, por la
fe y el amor, se alegra en sus sufrimientos espirituales y
corporales. Msticamente pertenecen a Cristo: 'Vivo,
pero no yo, sino que es Cristo quien vive en Mi' (Gl 2,
20). Por tanto, Cristo es glorificado en todo cuanto hace
y sufre su Apstol. Y si le es dado morir por Cristo, sa
ser la mxima glorificacin de Dios por Pablo y en
Pablo (20): .Et qui per morten Fulii tuti redempti sumus,
ad ipsius resurrectionis gloriam tuo nutu excitamur
(Praef. Def. IV).
-Ms an, la muerte es a la vez glorificacin de Cristo y
ganancia suma de Pablo. De ah la alternativa que le
tiene perplejo por lo difcil de la opcin: 'A la verdad no
s qu escoger, pues me estrecha la disyuntiva: o bien,
segn mi deseo, partir para estar con Cristo, cosa sin
duda mucho ms preferible, o bien permanecer en esta
vida corporal, cosa para vosotros ms necesaria' (23).
En esta confesin del Apstol quedan proclamadas dos
muy importantes verdades: a) Que hay un encuentro
gozoso con Cristo inmediatamente despus de la
muerte, antes, por tanto, de la Parusa o Juicio final. b)
Que el celo apostlico impele a Pablo a preferir el
servicio abnegado del Evangelio al goce y descanso que
tiene bien merecido: 'Me quedar an y permanecer
con vosotros para vuestro progreso y gozo de vuestra
fe' (25).
-Pablo va a pedir a sus filipenses lo que ahora espera de
ellos en respuesta a lo mucho que les ama: Ellos, que
tan noble y gallardamente ostentan mi ttulo de
'ciudadanos romanos' honren con su vida y sus obras el
nuevo ttulo de 'ciudadana cristiana' que tienen por el
Bautismo (27). La fe en Cristo que tanto les honra les

204
exige asimismo que vivan en perfecta unidad y
cohesin. Si a todos anima y vivifica el mismo y nico
Espritu, el Espritu de Cristo, es justo que nada ni nadie
rompa la unidad y caridad cristiana de la Iglesia (27b).
Y la mesa de la 'comunin' es urgentsima llamada a la
'unin' entre todos los comensales'.
Sobre el Evangelio (Mateo 20, 1-16:)
'La parbola nos pone a la vista la magnanimidad del
amor de Dios no comprendida por los fariseos a causa
de la estrechez y rigorismo de criterios: La Iglesia
Mesinica la forman los elegidos y llamados por Dios
como el Pueblo elegido de la Antigua Alianza (Ex 19, 2).
-El dueo de la via que a lo largo del da ha venido
contratando a obreros sin trabajo y al final de la jornada
da a todos el sueldo ntegro da muestras de una gran
bondad de corazn.
-En la aplicacin de la parbola, los trabajadores
madrugadores representan a los judos, muy de
antiguo, desde Abraham, llamados y favorecidos con la
revelacin del nico Dios verdadero. Ahora, con la
venida de Cristo, la vocacin al Reino se hace a todos
los gentiles. Estos van a entrar en l en plan de igualdad
con los judos. Con ello Dios no lesiona la justicia, sino
que muestra su infinita benignidad (Rom 9, 14). Abre a
todos de par en par el Reino Mesinico. Ni ama menos a
estos llamados de ltima hora que al Israel de los
Patriarcas.
-Picados en su amor propio los judos, los escribas y
fariseos, de momento murmuran y se escandalizan (Lc
15, 2), y luego se niegan a entrar en el Reino (Lc. 15,
28). Cometen dos graves errores. Primero se consideran

205
con derechos ante Dios (Rom 9, 19). Segundo, niegan a
Dios el derecho de hacer llegar a todos su desbordante
bondad: 'Es que en mis asuntos no soy libre de
proceder a mi talante? O ha de ser envidioso tu ojo
porque yo soy esplndido?' (15). Debido a esta
obcecacin orgullosa de los dirigentes espirituales de
Israel va a suceder que: 'Los ltimos (gentiles) pasan a
primeros y los primeros (judos) pasan a ltimos' (16)'.
*Aviso: El material que presentamos est tomado de
Jos Ma. Sol Roma (O.M.F.),"Ministros de la Palabra",
ciclo "A", Herder, Barcelona 1979.
........................

SAN GREGORI O MAGNO
Pero tambin podemos distinguir las diversas horas
aplicndolas a cada hombre en relacin con sus distintas
edades. Y as, la maana de nuestro entendimiento es la
niez; por la hora tercia puede entenderse la
adolescencia, porque el crecer del ardor de la edad es
como que el sol va subiendo a lo alto; y la hora sexta es
la juventud, porque, cuando en ella se consolida la
plenitud de la fortaleza, es como que el sol se fija en su
cnit; por la hora nona se entiende la ancianidad, en la
cual, como la edad declina del ardor de la juventud, es
como cuando el sol desciende de lo alto de la bveda
celeste; pero la hora undcima es la edad que se llama
decrpita o envejecida, De ah que los griegos a los muy
viejos llaman, no gerontas, sino prezbyteroys, para dar
a entender que son ms que Viejos, y as llaman a los
de edad ms avanzada. Por lo tanto, como el uno es
llevado a vivir bien en la niez, el otro en la

206
adolescencia, ste en la juventud, aqul en la
ancianidad y alguno en la decrepitud, ello es que a
distintas horas son llamados los obreros a trabajar en la
via.
Examinad, pues, hermanos carsimos, vuestras
costumbres, y ved si sois ya obreros de Dios. Atienda
cada cual a lo que hace y considere si es que trabaja en
la via del Seor. Porque quien en esta vida procura su
propio inters, no ha venido todava a la via del Seor,
pues para el Seor trabajan quienes atienden no a las
ganancias de ellos, sino a las del Seor, los que le
sirven a impulsos de la caridad y con afecto de piedad,
los que se desvelan por ganar almas y se dan prisa en
llevar consigo a otros a la vida; pero quien vive para s,
quien se ceba en los placeres de su carne, con razn es
argido de ocioso, porque no busca el fruto de la obra
divina.
Asimismo, quien hasta la ltima edad no ha hecho caso
de vivir para Dios, es como que ha estado ocioso hasta
la hora undcima. Por eso certeramente se dice a los
ociosos hasta la hora undcima: Por qu os estis ah
todo el da ociosos? Como si claramente se dijera: Ya
que no habis querido vivir para Dios en la niez ni en
la juventud, a lo menos en la ltima edad entrad en
razn, y, aunque tarde, entrad en los caminos de la vida
cuando ya no es mucho lo que habris de trabajar.
Tambin a stos los llama el Seor, y, por lo general,
los remunera antes, porque salen del cuerpo para la
patria antes que los que parecan llamados ya desde la
niez, O qu, no lleg a la hora undcima el ladrn que
tuvo la fortuna de confesar a Dios en la cruz, no tarde
por razn de la edad, pero s tarde por razn de estar ya
en el suplicio, pues exhal el ltimo aliento apenas

207
hecha la confesin? Y por el ltimo comenz el padre de
familias a pagar el denario, porque antes que a Pedro
llev al ladrn al descanso del paraso. Cuntos Padres
hubo antes de la Ley y cuntos bajo la Ley, y, no
obstante, los que fueron llamados cuando el
advenimiento del Seor llegaron sin demora alguna al
reino de los cielos! Y los que fueron a trabajar a la hora
undcima reciben el mismo denario que con todo afn
esperaron los que trabajaron a primera hora; pues los
que al fin del mundo se convirtieren al Seor lograrn,
por suerte, la misma recompensa de la vida eterna que
los que fueron llamados desde el principio del mundo.
De ah que los que fueron primero a trabajar,
murmurando, dicen: Estos ltimos no han trabajado
ms que una hora y los has igualado con nosotros, que
hemos soportado el peso del da y del calor. Han, pues,
soportado el peso del da y del calor los que en el
principio del mundocomo entonces suceda vivir ms
largo tiempotuvieron tambin que soportar
necesariamente ms prolongadas tentaciones de la
carne; porque soportar uno el peso del da y del calor es
verse importunado por el ardor de su carne durante el
tiempo de una vida ms larga.
Mas puede preguntarse: Cmo se dice que
murmuraban los que, aunque tarde, llegaron al reino de
los cielos, si el reino: de los cielos no admite
murmurador alguno, ni puede murmurar ninguno de los
que le reciben? Pues como los Padres antiguos hasta la
venida del Seor, por ms rectamente que hubieran
vivido, no fueron llamados al reino hasta que no
descendiera Aquel que, mediante su muerte, abrira
para los hombres las clausuradas puertas del paraso, es
como un murmurar de ellos eso mismo, el que ellos

208
vivieron santamente por conseguir el reino y, no
obstante, se les difiri por mucho tiempo su
consecucin. De modo que el haber trabajado en la via
y el haber murmurado se cumpli, sin duda, en aquellos
a quienes recibieron las mansiones, si bien tranquilas,
del infierno, tras de haber vivido santamente. Y as, los
que, despus de largo tiempo de infierno (limbo de los
justos), llegaron a los gozos del reino, es como que,
despus de haber murmurado, reciben el denario.
Nosotros, en cambio, los que hemos llegado a la hora
undcima, no murmuramos despus del trabajo y
recibimos el denario, puesto que los venidos al mundo
despus del advenimiento del Mediador somos llevados
al reino en seguida que salimos del cuerpo, y recibimos
sin demora el reino, que los Padres antiguos merecieron
recibir despus de larga dilacin. Por eso dice tambin el
padre de familias: Yo quiero dar a ste, bien que sea el
ltimo, tanto como a ti.
Y porque la donacin del reino es un acto de su santa
voluntad, con razn se aade: Acaso no puedo yo
hacer lo que quiero? Necia es, por tanto, la queja del
hombre contra la benignidad de Dios; porque de lo que
debera lamentarse sera, no de que no diera lo que no
deba, sino ms bien de que no diera lo que deba. Por
eso con razn prosigue: O ha de ser tu ojo malo
porque yo soy bueno? Nadie, por tanto, se engra de lo
que hace; nadie del tiempo que lleva trabajando, puesto
que a rengln seguido la misma Verdad clama con esta
terminante sentencia: De esta suerte, los postreros
sern primeros, y los primeros, postreros. Ved, pues,
que, aunque sepamos qu y cuntas cosas buenas
hemos hecho, todava ignoramos con cunta
minuciosidad las examinar el supremo Juez. Y la

209
verdad, ya es para gozarse sobremanera cada uno con
estar, aunque sea el ltimo, en el reino de los cielos.
Pero es harto terrible lo que despus de esto sigue:
Muchos, empero, son los llamados, mas pocos los
elegidos; porque muchos, s, vienen a la fe, pero pocos
llegan al reino de los cielos. Y si no, vedlo: cuntos y
cuntos concurrimos a la fiesta de hoy; llenamos la
capacidad de la iglesia, pero, sin embargo, quin sabe
cuan pocos son los que se cuentan en el nmero de los
elegidos de Dios? Ah lo tenis; la voz de todos clama:
Oh Cristo!; pero no lo clama la vida de todos: muchos
siguen a Dios con sus clamores, pero con las obras
huyen de El; y por eso dice San Pablo (Tit. 1,16):
Profesan conocer a Dios, mas le niegan con las obras; y
por eso Santiago dice: (2,17): La fe, si no es
acompaada de obras, est muerta en si misma; V por
lo mismo, el Seor dice por el Salmista (Ps. 39,6):
Pseme yo a referirlos y a contarlos: exceden todo
numero; pues, en llamando el Seor, se multiplican sin
cuento los fieles, porque a veces vienen a. la te hasta
los no elegidos, y aqu estn mezclados con los heles
por la profesin de la fe; mas, por su reprobable vida,
no merecen ser contados all en la suerte de los heles.
Este redil de la Iglesia recibe los cabritos con los
corderos; pero, segn asegura el Evangelio, cuando
viniere el Juez, separa de los buenos a los malos, como
el pastor separa de las ovejas a los cabritos. No pueden,
pues, contarse all en el rebao de las ovejas los que
aqu han sido esclavo.-, de los placeres de su carne. El
Juez separa all de la suerte de los humildes a los que
aqu se engren llenos de soberbia; no pueden,
participar del reino de los cielos quienes, profesando
aqu la fe celestial, buscan con todo afn las cosas
terrenas.

210
(Obras de San Gregorio Magno, Tomo BAC, Madrid,
Pgs. 617 y ss.)
......................

DOM COLUMBA MARMI ON
Caritas non aemulatur. "La caridad no es
envidiosa." Cuando ve que otro disfruta de alguna
prerrogativa, el hombre que se deja llevar de sus
instintos naturales se siente apesadumbrado, como si
sufriera algn menoscabo en sus derechos. Los celos
pueden conducir a los ms graves desrdenes. Por culpa
de ellos, Can mat a su hermano Abel y los hermanos
de Jos lo vendieron a unos extranjeros. No permitamos
que este vicio se apodere de nuestro corazn. Pero no
nos extraemos de que en el fondo de nuestra alma se
insinen algunos ligeros movimientos de envidia, ya que
esto es muy humano. Pero no cedamos en lo ms
mnimo. Los mismos apstoles de Cristo se sintieron en
alguna que otra ocasin envidiosos los unos de los
otros. San Lucas nos cuenta que, poco antes de la
ltima Cena, facta est contentio nter eos (Le., XXQ,
24), discutieron entre s "sobre quin de ellos haba de
ser tenido por mayor".
La caridad engendra en nosotros unos criterios
diametralmente opuestos: no se entristece por los
xitos de los dems, ni rebaja sus mritos, ni obra
solapadamente para perjudicarles; no considera al
prjimo como a un rival, ni siquiera como a un extrao,
sino que, en la unidad del cuerpo de Cristo, considera al
prjimo como a un hermano, como a otro yo. Esto es lo
que haca exclamar al Apstol: "Quin desfallece que
no desfallezca yo? Quin se escandaliza que yo no me

211
abrase?": Quis infirmatur, et ego non infirmo? Quis
scandalizatur, et ego non uror? (II Cor., XI, 29). Y
aade: "Alegraos con los que se alegran, llorad con los
que lloran" (Rom., Xn, 15). Hasta este punto eleva los
sentimientos del corazn la ms excelente de las
virtudes.
Caritas nos quaerit quae sua sunt. "La
verdadera caridad es completamente
desinteresada, y no busca el propio inters." El
sacerdote debe saber que Dios le ha elegido, ante todo,
para trabajar por los intereses sobrenaturales del
prjimo, sin que en ello pueda buscarse para nada a s
mismo, a ejemplo de San Pablo, que dice: "Me debo
tanto a los sabios como a los ignorantes" (Ibid., I, 14).
Si recordis la teora de Hobbes, os daris ms perfecta
cuenta del espritu que informa a la caridad. Este
filsofo ingls concibi un estado social en el que cada
uno podra reivindicar la totalidad de sus derechos. De
ello resultara fatalmente que los hombres estaran en
guerra perpetua, y cada uno vera en sus semejantes a
otros tantos enemigos que le disputaban el disfrute de
sus ambiciones. Esta teora constituye la apoteosis del
egosmo. Pero su conocimiento nos es til, porque nos
hace comprender mejor cmo la caridad eleva al
hombre por encima de las preocupaciones del propio
"yo"- El espritu de la reina de las virtudes sobrepasa los
estrechos lmites del inters personal. La caridad dilata
el alma, haciendo que ame a Dios sobre todas las cosas
y que se olvide de s misma para dedicarse a procurar el
bien del prjimo.
Cuando el hombre vive de este ideal, no est siempre
celoso de conservar sus derechos, sino que practica lo
que tanto recomienda San Benito: "Nadie busque lo que

212
cree que le es til, sino lo que es provechoso para los
dems": Nullus quod sibi utile judicat sequatur, sed
quod magis alus. En Irlanda se suele decir, a modo de
chanza, en los momentos de pnico: "Cada uno para s
y que el diablo coja al ltimo." Pero debemos preferir la
expresin del Apstol: "Deseara ser yo mismo anatema
de Cristo por mis hermanos" (Rom.; IX, 3). Esta frase,
que rechaza todo egosmo, es la ms acabada expresin
de toda la grandeza que encierra la caridad cristiana.
(Tomado de "Jesucristo Ideal del sacerdote", ed Desclee
de Brouwer, Bilbao 1953, Pg., 234 y ss).
......................

r.p. LEONARDO CASTELLANI
Mt 20, 1-16
La Parbola de los Obreros de la Via no es muy fcil de
entender. Con este ttulo Giovanni Papini escribi un
libro de siluetas histricas, entre las cuales incluy a
Homero, Virgilio y Csar, como si estos paganos, al lado
del Dante y de Manzoni, fueran tambin Obreros del
Paterfamilias en la edificacin de la Cristiandad
Occidental; como no se puede negar que en cierto modo
lo fueron; de esta Cristiandad que se nos est
desedificando.
En este Domingo se predica esta semejanza que suele
dejar descontento al predicador y provocar resistencia
en el oyente: Dios es semejante a un Patrn que se
conduce de una manera inslita; que si no es injusta,
parece por lo menos estrafalaria. Es prepotente; o por lo

213
menos le gusta hacer las cosas como a l se le ocurre; y
diferente de los dems patrones.
Al principio y al fin de esta percopa se halla este
anuncio, proferido en tono de amenaza: "Los ltimos
sern los primeros, y los primeros sern los ltimos",
que podra tomarse si se quiere como un programa
anrquico de ponerlo todo patas arriba y una amenaza
destructiva al pobre e imperfecto orden humano: como
no han dejado de tomarlo, en el curso de la Historia,
desde los albigenses a los socialistas, muchos
movimientos de resentimiento social. "Cristo fue el
primer comunista", les ensean a los comunistas.
Pero... veamos.
Hay un patrn que anda alistando peones de cosecha:
no hay falta de trabajo; al contrario, falta de brazos.
Contrata varias tandas durante todo el santo da, a
saber, "a la hora de prima, de tercia, de sexta, de nona
y de undcima", como dice el Evangelio. Con los
primeros que halla, al salir el sol (hora de prima)
convienen el jornal a un dlar, es decir, a unos 130
pesos; a los dems les dice simplemente: "Les dar lo
que sea justo."
A la hora duodcima (puesta del sol) le da orden al
capataz de pagar en esta forma: primero a los que
entraron ltimo; y un dlar a todo el mundo. Los que
haban entrado al amanecer se pasmaron grandemente,
y comenzaron a refunfuar lo que vieron que reciban
igual los que haban trabajado una hora, que ellos que
haban cinchado cerca de doce horas. Y el Dueo de
Casa agarr a uno y lo par agriamente, llamndole
incluso "bizco" o "tuerto" o " legaoso" o algo por el
estilo.

214
Esta parbola es difcil y ha tenido varias
interpretaciones inaceptables; porque un predicador es
como el carpincho, que cuando se ve rodeado, dispara
por donde puede.
Quiere decir que Dios es libre y dueo de repartir sus
dones diferentemente entre los hombres? Eso es verdad
desde luego; pero la parbola no trata de dones
gratuitos, sino de trabajo pagado, contratado y
obligatorio. Quiere decir que los Obreros de la Hora
Undcima trabajaron con mucho ms ahnco, e hicieron
cundir ms "al corto tiempo con su aliento largo"? El
Evangelio no dice nada de mayor ahnco; que hubiera
tenido que ser 12 veces mayor, lo cual es imposible.
Se refiere Jesucristo al hecho de que los judos iban a
ser sustituidos por los Gentiles en el beneplcito y favor
de Dios, como explican Bover y Cantera? Esa
interpretacin no pega con la parbola por ningn lado;
y yo mismo sera capaz de hacer una semejanza mejor,
en tal caso. El dlar a todos por igual significara la
vida eterna, pago del trabajo de esta vida, que es igual
para todos los que se salvan, sean nios, hombres o
viejos? No es igual para todos los que se salvan... Y as
otros sentidos figurados, que suprimen la dificultad,
pero a costa de mutilar el texto.
Veamos primero la moraleja oficial de la fabulita: "los
ltimos sern los primeros", o como dice al comienzo
ms atenuado: "muchos de los que ahora son los
primeros sern de los ltimos". Eso significa que las
cosas del Reino de Dios son muy diferentes que las del
Reino del Hombre; son al revs; lo cual corresponde a
aquello del Profeta: "Las vas vuestras son una cosa y
las vas Mas son otra cosa"; o sea, como dice la gente:
"Ojo, que la vista engaa!". En las cosas del Reino de

215
Dios somos todos medio bizcos. Ojo, por lo tanto!
Mucho ojo! Este es el significado general de esta oscura
semejanza.
Dios es trascendente. Los dioses de los paganos eran
guapos mozos y hermosas mujeres. El Jehov de los
judos era ciertamente ms que un hombre, pero se
pareca bastante, sobre todo en este tiempo en que
Cristo predicaba, a un Sultn invisible y peleador; pero
el Dios que predic Jesucristo es trascendente, y es
paradjico: es enormemente heterogneo al hombre por
un lado y por otro se parece a lo que hay de ms
humano entre los hombres: a un padre. Por eso las
parbolas de Cristo son paradojas, tienen un rasgo
desmesurado o, digamos, algo como un giro
humorstico. "Por qu predicas as?" -le preguntaron
una vez; y eso est en Mateo XIII, 13-. "Para que no
entiendan!", respondi Cristo, con humor
evidentemente.
El humor y el patetismo son los estilos propios del
hombre religioso cuando habla a los otros hombres, al
hombre tico y al hombre esttico.
Puesto esto, expliquemos una a una las palabras del
Patrn Veleidoso:
- "Porque yo sea buenazo, vos tens que ver bizco?".
La justicia de Dios no es como la justicia de los
hombres; y cuando Dios se sale de la justicia no es para
caer en lo tuerto como los hombres, sino para caer en la
bondad. Con estas palabras, Dios se alab de ser
"demasiado bueno", como decimos, por ejemplo, de las
madres.

216
-"-No te he dado yo a vos lo que es justo?". Dios no
hace injusticia positiva a nadie.
- "No puedo hacer de lo mo lo que se me ocurra?". No
podemos juzgar la justicia positiva de Dios en la
distribucin de los destinos de los hombres, porque est
arriba de nuestros alcances.
-"Y si a m se me ocurre, porque s, darles un dlar
tambin a stos?". El famoso dlar ("denario") de la
parbola significa los bienes ordinarios de esta vida. En
esta vida, Dios trata aparentemente igual a los justos y
a los injustos. Por justo que sea yo, si hay un
terremoto, puede pillarme a m lo mismo que a Nern,
Lollobrgida o Benito Mussolini- Ms an, aparentemente
los justos la pasan peor; porque como dijo un poeta:
Un santo se sac la lotera,
y a Dios le daba gracias noche y da;
pero un ladrn peor que el Iscariote
se la rob por medio de un garrote:
Dios premia al bueno; pero viene el malo
le quita el premio y le sacude un palo.
Aparentemente, los que se levantan temprano son los
que soportan "todo el peso del da y el calor"; y despus
encima tienen que temblar y tragar saliva porque les
pagan los ltimos y encima los reprenden; de modo que
los pobretes se quejan y dicen:
El sol molesta al justo y al injusto
y la lluvia igualmente los joroba

217
pero al justo ms bien; porque el injusto
el paraguas le roba.
Pero "los ltimos sern los primeros": las injusticias de
la Providencia son aparentes tan slo; la otra vida est
all para equilibrarlo todo; y en una forma tan radical
que parece violenta; porque comparado a la Eternidad,
el Tiempo es nada. Mas la otra vida ya comienza en
sta, en cierto modo: la Eternidad est injertada en el
Tiempo: y eso es lo que llamamos la Gracia. De modo
que en una forma poco visible, ese movimiento de Caja
Compensatoria por el cual los ltimos comienzan a
volverse los primeros, ya algunos lo alcanzan a ver. La
verdad es, por ejemplo, que la parte mayor -o mejor-
de los bienes corresponde a los justos, incluso en esta
vida, si se hace un balance total.
Si alguien aqu me dijere que eso sera antes, no se lo
discuto. En los siglos de fe, a causa de esta parbola, se
tena un gran respeto a los ltimos, a los dbiles, a los
pequeos, a los malsortidos o de mala estrella; eran los
tiempos en que las reinas curaban a los leprosos. Ahora
que la fe va menguando, tambin los ltimos se van
hundiendo; y la pobreza por ejemplo se va volviendo da
a da una maldicin y un crimen, como entre los
paganos. Todava no lo llevan preso a uno por ser
pobre; pero vamos hacia eso. Yo confieso que soy un
hombre pobre; pero mi excusa es que no lo he hecho
adrede.
"Muchos son los llamados y pocos los escogidos",
termina San Mateo, sentencia que parece no pega
mucho aqu: no hay que olvidar que Mateo es un
sinptico, es decir, un resumen. Esta sentencia no
quiere decir propiamente que los que se salvan son los

218
menos -de eso no sabemos nada- como predic
Massillon, y Jansenius y Tertuliano y otros... Significa
exactamente que no todos los llamados son escogidos:
puesto que los llamados a trabajar en la Via del
Paterfamilias son, en una hora ignota, todos los
hombres sin excepcin, son "muchos". Y vemos con los
ojos del cuerpo que no todos los hombres responden a
ese llamado.
( Tomado de "El Evangelio de Jesucristo", Ed.
Itinerarium, Buenos Aires , Pg. 105 y ss)
........................

P. J uan Lehman V.D.
Los trabajadores de la Via
Como operario del Padre celestial, cada uno de nosotros
tiene su tarea que cumplir en este mundo.
1. Aplicacin y explicacin de la parbola.
A algunos, ms dichosos, llama el Seor desde los
tiernos aos de la infancia libre de cuidados, en la
maana de la vida. Otros oyen el divino llamamiento
algo ms tarde, en la flor de sus aos. Hay, en fin,
quienes slo en la madurez, o ya en plena ancianidad,
escuchan la voz de Dios. Feliz quien la atiende con
presteza y, como los trabajadores de la via de quienes
nos habla el Evangelio, se dispone en seguida a trabajar
con ardor y perseverancia. Al caer de la tarde, cuando la
vida se desvanece, paga el Seor a los suyos,
empezando por los ltimos. Todos reciben el mismo
salario, contratado de antemano es a saber: el reino de

219
los cielos, todo paz y bienaventuranza. El Seor, en su
infinita misericordia, paga, mirando no tanto a la
duracin como a la perfeccin del trabajo cumplido, y la
perfeccin consiste en la intensidad del esfuerzo y en el
amor en que se inspira. En un solo da de fervoroso
amor divino conquista el alma lauros ms fecundos que
en muchos aos de negligencia y de tibieza. Por eso los
obreros de ltima hora recibirn en el da de las cuentas
igual salario que los de la primera. A veces, murmuran
stos, llenos de desmedida envidia, contra el Padre
celestial, acusndole de injusticia.
2. Espritu de caridad y de celo.
Almas cristianas, trabajadores de primera hora, que
laboris norte y da, ora entre penosas pruebas de
inquietud y tentacin, ora entre esplendores de fe y de
caridad, dad gracias al Seor que tan temprano os llam
al lino seguro de la verdad, donde todo se transforma
en bien para las almas que aman a Dios. El yugo del
Maestro es suave y su carga es ligera, y el amor atena
y diviniza los ms speros escollos y las penas ms
dolorosas, en medio de las cuales el alma va purificando
y desprendiendo de la tierra. Mas acordaos del
mandamiento supremo del Maestro: Hijitos, un nuevo
mandamiento os doy: que os amis los unos a los otros,
como yo mismo os he amado". Entonces conoceris la
verdadera libertad de los hijos de Dios: libres de bajas
pasiones, vuestras almas se elevarn como guilas a las
alturas la perfeccin cristiana. La envidia y los celos,
gusanos roedores de toda felicidad temporal y eterno
vendrn ms a perturbar la paz de vuestra conciencia.
Felices y tranquilos bendeciris al Seor por tantos
bienes como derrama su misericordia sobre el hijo
prdigo que vuelve a llamar a la casa Eterna, sobre la

220
oveja perdida que de nuevo vuelve al rebao, sobre el
pobre pecador que se convierte despus de largos aos
pasados en el vicio y la impiedad. Porque el Buen Pastor
llama con frecuencia, por medio de su divina vocacin, a
las mismas ovejas extraviadas hasta las ms elevadas
cimas de la virtud y de la perfeccin.
La Ociosidad
Por qu estis todo el da ociosos? As interroga el
Padre de familias a los hombres que, sin ocuparse en
nada, pierden el tiempo intilmente. Esta pregunta
apenas disimula la reprensin, pues vivir en la ociosidad
no es cosa que pueda servir a nadie de recomendacin.
La ociosidad, sin embargo, es el vicio regalado y
predilecto de la mayora. Hablemos, pues, acerca de la
ociosidad.
1. La ociosidad es vicio. Es una infraccin de la
ley general que obliga a todos al trabajo.
a) Deber del trabajo material. Dios puso al hombre en
el paraso, no para que viviera ocioso, sino "para que lo
trabajara y lo custodiara". (Gen., II, 15). Esta ley se
agrav despus del pecado, porque entonces la orden
de Dios fue sta: "Comers el pan con el sudor de tu
rostro". (Gen., III, 19). La naturaleza dot a los
animales de armas defensivas y de vestido apropiado
con que cubrirse, porque su nico trabajo deba consistir
en buscarse el alimento. Mas el hombre ha de trabajar,
no slo para ganarse el pan, sino tambin para
defenderse y vestirse. "La naturaleza, en lugar de las
armas defensivas y del vestido con que cubrirse que
concedi a los animales, dot al hombre de manos por
medio de las cuales pudiera proveerse de todas esas
cosas". (Santo Toms de Aquino). La ociosidad, por

221
tanto, es un vicio que coloca al hombre en situacin de
poder ser juzgado por los mismos irracionales, ya que
stos, con menos necesidad, trabajan incesante y
sabiamente. "Mira a la hormiga, perezoso, mira corno
trabaja afanosamente y aprende de ella sabidura".
(Prov., VI, 6).
b) Deber del trabajo espiritual. El trabajo del hombre no
ha de reducirse a la esfera de lo natural. Hay una vida
sobrenatural hacia la que debe dirigir todos los actos y
esfuerzos de su vida natural. Es lo que el Apstol nos
recomienda cuando dice: "Ora comis, ora bebis, o
hagis cualquier otra cosa, hacedlo todo por gloria de
Dios"; (I Cor., X, 31); todo, fuera de la ociosidad y del
pecado. La ociosidad es ya pecado, porque "de toda
palabra ociosa que hablaren los hombres darn cuenta
en el da del juicio". (Mat., XII, 36). No slo es pecado
incurrir en obras pecaminosas, sino tambin omitir
aquellas obras buenas que podemos y debemos hacer.
"Aquel que conoce el bien que debe hacer y no lo hace,
por lo mismo peca". (Jac., IV, 17).
c) Doctrina de Jesucristo. El Seor ha dado a cada uno
un talento con el que debe negociar, puesta la vista en
la vida eterna, ya por medio de la contemplacin de las
cosas celestiales, ya entregndose al trabajo santificado
por la oracin. Ay de aqul que esconde el talento bajo
la tierra de una vida ociosa! Tendr que or de labios de
su Juez aquellas tremendas palabras: "Siervo inicuo, por
tu boca te juzgo: sabas que yo era un hombre severo,
que saco de donde no puse y siego donde no sembr.
Por qu entonces no pusiste mi dinero en el banco,
para que cuando yo llegara pudiera cobrarlo con
rditos?". (Lc., XIX, 22-23).

222
d) Responsabilidades particulares. Hay, pues, malicia
particular en la ociosidad del padre o de la madre que
no cumplen con sus deberes, as como en la ociosidad
del hijo que pierde el tiempo destinado al estudio, con
mengua de los sacrificios que sus padres se imponen
por l. Malicia mayor encierra la ociosidad del rico que,
no sabiendo cmo divertirse, insulta con sus derroches
la vida dura y trabajosa de los dems, provocando as
los rencores y los odios de las muchedumbres y
agostando en el alma del pueblo la sencillez evanglica
y la resignacin cristiana.
2. La ociosidad es madre de todos los vicios. Es
el Espritu Santo quien lo asegura. "La ociosidad, dice,
es maestra de mucha malicia". (Ecl. XXXIII, 29). "De la
misma manera que una tierra, en la que nada se
sembr, ni se plant, produce toda suerte de hierbas
ruines, as el alma ociosa acaba pronto por incidir en el
mal". (San Juan Crisstomo). La ociosidad origin la
cada de David, de Salomn y de Sansn. "Vigilad
hermanos, advierte San Agustn, y no relajis nunca
vuestro celo, porque no sois ms santos que David, ni
ms fuertes que Sansn, ni ms sabios que Salomn". Y
porque el detestable vicio de la impureza, adems de
muchos otros sacrificios, exige siempre la prdida de
mucho dinero; y porque la ociosidad nada produce y
nicamente devora, el ocioso recurre a torpes ganancias
y latrocinios y no se avergenza de extender la mano
para arrancar a la pobreza honrada el bolo de la
caridad y emplearlo en saciar las ms bestiales
pasiones. Aun admitiendo que el ocioso, por verdadero
milagro, llegue a mantenerse inmune de cualquier vicio
vergonzoso y condenable, a los ojos de los mundanos,
la ociosidad es un vicio, no condenado por el mundo,
pero detestable a los ojos de Dios, porque

223
necesariamente conduce al hombre a otro vicio del todo
reprobable, que es la pereza. Si muchos carecen de
valor para hacer por amor de Dios lo que la mayor parte
de los hombres hace con la mayor naturalidad, en qu
situacin vendr a encontrarse la virtud en estos
calamitosos tiempos de incredulidad y de respeto
humano, que exigen valor casi heroico para practicar un
acto de virtud cristiana? Cmo podr el perezoso
resolverse a practicar la oracin, a frecuentar los
sacramentos, a or la divina palabra y a observar
escrupulosamente los mandamientos de la ley de Dios y
de la Iglesia?
Hay dos medios de servir a Dios: imitar a Marta por
medio de la vida activa, no sin precavernos del peligro
de olvidar lo que es absolutamente necesario; o bien
imitar a Mara por medio de la vida contemplativa, que
es la parte mejor, y propia, por lo mismo, de almas
selectas. En la ociosidad no se puede servir a Dios,
porque "el reino de los cielos sufre violencia, y los
violentos lo conquistan" (Mat, XI, 12).
(Tomado de "Sali el Sembrador" Tomo I, Ed.
Guadalupe, Buenos Aires, 1946, Pg. 522 y ss.)
......................

JUAN PABLO II
Otra parbola nos ayuda a comprender que nunca es
demasiado tarde para entrar en la Iglesia. Dios puede
dirigir su invitacin al hombre hasta el ltimo momento
de su vida. Nos referimos a la conocida parbola de los
obreros de la via: El reino de los cielos es semejante
a un propietario que sali a primera hora de la maana

224
a contratar obreros para su via (Mt 20, 1). Sali,
luego, a diferentes horas del da, hasta la ltima. A
todos dio un jornal, pero a algunos, adems de lo
estrictamente pactado, quiso manifestarles todo su
amor generoso.
Estas palabras nos traen a la memoria el episodio
conmovedor que narra el evangelista Lucas sobre el
buen ladrn crucificado al lado de Cristo en el
Glgota. A l la invitacin se le present como una
manifestacin de la iniciativa misericordiosa de Dios:
cuando, a punto de expirar, exclam: Jess, acurdate
de m cuando vengas con tu Reino, oy de boca del
Redentor-Esposo, condenado a morir en la cruz: Yo te
aseguro: hoy estars conmigo en el Paraso (Lc 23, 42-
43).
(Tomado de la Audiencia General del 18 de septiembre
de 1991)
La situacin de los enfermos en el mundo y en la Iglesia
no es, de ningn modo, pasiva. A este respecto, quiero
recordar las palabras que les dirigieron los Padres
Sinodales al concluir la VII Asamblea general ordinaria
del Snodo de los Obispos: "Contamos con vosotros para
ensear al mundo entero lo que es el amor. Haremos
todo lo posible para que encontris el lugar al que tenis
derecho en la sociedad y en la Iglesia" (Per Concilii
semitas ad Populum Dei Nuntius, 12). Como escrib en
mi Exhortacin apostlica Christifideles laici "A todos y a
cada uno se dirige el llamamiento del Seor: tambin
los enfermos son enviados como obreros a su via. El
peso que oprime a los miembros del cuerpo y
menoscaba la serenidad del alma, lejos de retraerles del
trabajar en la via, los llama a vivir su vocacin humana
y cristiana y a participar en el crecimiento del Reino de

225
Dios con nuevas modalidades, incluso ms valiosas [...]
muchos enfermos pueden convertirse en portadores del
'gozo del Espritu Santo en medio de muchas
tribulaciones' (1Ts 1,6) y ser testigos de la Resurreccin
de Jess" (n. 53). En este sentido, es oportuno tener
presente que los que viven en situacin de enfermedad
no slo estn llamados a unir su dolor a la Pasin de
Cristo, sino a tener una parte activa en el anuncio del
Evangelio, testimoniando, desde la propia experiencia
de fe, la fuerza de la vida nueva y la alegra que vienen
del encuentro con el Seor resucitado (cf. 2Co 4, 10-11;
1P 4, 13; Rm 8, 18ss).
Con estos pensamientos he querido suscitar en cada
uno y cada una de Ustedes los sentimientos que llevan a
vivir las pruebas actuales con un sentido sobrenatural,
sabiendo ver en ellas una ocasin para descubrir a Dios
en medio de las tinieblas y los interrogantes, y adivinar
los amplios horizontes que se vislumbran desde lo alto
de nuestras cruces de cada da.
(Ciudad de Mxico, 24 de enero de 1999)
...........................

Ej emplos Predicables
El da de pago de los obreros.
Los obreros y los criados suelen cobrar sus salarios
semanal o mensualmente, y por lo regular despus de
haber ejecutado su trabajo, eso es, al fin de la semana
o del mes. Raros son los que perciben sus jornales por
adelantado, o sea antes de cumplir su tarea. No de otro
modo obra Dios con nosotros. El es nuestro amo y

226
nosotros sus trabajadores y criados. No nos paga por
adelantado, sino despus de cumplir nuestro cometido.
Quiere esto decir que no nos da la recompensa en este
mundo, en que la vida del hombre no es ms que una
prueba. El da de pago no nos llega hasta la eternidad.
Esta circunstancia de que el pecado no reciba su castigo
en la tierra es la causa de que, por desgracia, muchos
hombres obren el mal sin temor alguno.
La vida, es como un teatro.
San Pablo compara nuestra vida a un teatro (I Cor., IV,
9), y no sin razn. En el teatro, en efecto, uno hace el
papel de rey, otro de ministro, el tercero de general, el
cuarto de soldado, el quinto de mendigo. Al terminar la
representacin, a nadie se alaba porque haya
desempeado un papel distinguido, el de rey o de gran
seor, sino por haber desempeado bien su papel,
aunque sea el de mendigo. Lo mismo acontece con
relacin a la vida humana, que tiene una gran
semejanza con el espectculo pblico. A nadie
distinguir Dios en la otra vida por haber sido en la
tierra rey o seor poderoso, pues como dice San Pablo,
no hay en Dios acepcin de personas. (Rom., II, 11)
Slo aquel que haya cumplido a conciencia sus deberes
para con Dios y para con el prjimo recibir de Dios
honra y distincin despus de la muerte. De ah que
muchos que en este mundo han sido los primeros sean
despus los ltimos en el otro, y viceversa. (Mat, XIX,
30.)
(Dr. Francisco Spirago, Catecismo en ejemplos, Vol. I,
Ed. Poliglota, 1940)
.......................

227

CATECI SMO
El anuncio del Reino de Dios
543 Todos los hombres estn llamados a entrar en el
Reino. Anunciado en primer lugar a los hijos de Israel
(cf. Mt 10, 5-7), este reino mesinico est destinado a
acoger a los hombres de todas las naciones (cf. Mt 8,
11; 28, 19).
Para entrar en l, es necesario acoger la palabra de
Jess: La palabra de Dios se compara a una semilla
sembrada en el campo: los que escuchan con fe y se
unen al pequeo rebao de Cristo han acogido el Reino;
despus la semilla, por s misma, germina y crece hasta
el tiempo de la siega (LG 5).
544 El Reino pertenece a los pobres y a los pequeos,
es decir a los que lo acogen con un corazn humilde.
Jess fue enviado para "anunciar la Buena Nueva a los
pobres" (Lc 4, 18; cf. 7, 22). Los declara
bienaventurados porque de "ellos es el Reino de los
cielos" (Mt 5, 3); a los "pequeos" es a quienes el Padre
se ha dignado revelar las cosas que ha ocultado a los
sabios y prudentes (cf. Mt 11, 25). Jess, desde el
pesebre hasta la cruz comparte la vida de los pobres;
conoce el hambre (cf. Mc 2, 23-26; Mt 21,18), la sed
(cf. Jn 4,6-7; 19,28) y la privacin (cf. Lc 9, 58). An
ms: se identifica con los pobres de todas clases y hace
del amor activo hacia ellos la condicin para entrar en
su Reino (cf. Mt 25, 31-46).
545 Jess invita a los pecadores al banquete del Reino:
"No he venido a llamar a justos sino a pecadores" (Mc 2,
17; cf. 1 Tim 1, 15). Les invita a la conversin, sin la

228
cual no se puede entrar en el Reino, pero les muestra
de palabra y con hechos la misericordia sin lmites de su
Padre hacia ellos (cf. Lc 15, 11-32) y la inmensa
"alegra en el cielo por un solo pecador que se
convierta" (Lc 15, 7). La prueba suprema de este amor
ser el sacrificio de su propia vida "para remisin de los
pecados" (Mt 26, 28).
546 Jess llama a entrar en el Reino a travs de las
parbolas, rasgo tpico de su enseanza (cf. Mc 4, 33-
34). Por medio de ellas invita al banquete del Reino(cf.
Mt 22, 1-14), pero exige tambin una eleccin radical
para alcanzar el Reino, es necesario darlo todo (cf. Mt
13, 44-45); las palabras no bastan, hacen falta obras
(cf. Mt 21, 28-32). Las parbolas son como un espejo
para el hombre: acoge la palabra como un suelo duro o
como una buena tierra (cf. Mt 13, 3-9)? Qu hace con
los talentos recibidos (cf. Mt 25, 14-30)? Jess y la
presencia del Reino en este mundo estn secretamente
en el corazn de las parbolas. Es preciso entrar en el
Reino, es decir, hacerse discpulo de Cristo para
"conocer los Misterios del Reino de los cielos" (Mt 13,
11). Para los que estn "fuera" (Mc 4, 11), la enseanza
de las parbolas es algo enigmtico (cf. Mt 13, 10-15).
Los signos del Reino de Dios
547 Jess acompaa sus palabras con numerosos
"milagros, prodigios y signos" (Hch 2, 22) que
manifiestan que el Reino est presente en El. Ellos
atestiguan que Jess es el Mesas anunciado (cf, Lc 7,
18-23).
548 Los signos que lleva a cabo Jess testimonian que
el Padre le ha enviado (cf. Jn 5, 36; 10, 25). Invitan a
creer en Jess (cf. Jn 10, 38). Concede lo que le piden a

229
los que acuden a l con fe (cf. Mc 5, 25-34; 10, 52;
etc.). Por tanto, los milagros fortalecen la fe en Aqul
que hace las obras de su Padre: stas testimonian que
l es Hijo de Dios (cf. Jn 10, 31-38). Pero tambin
pueden ser "ocasin de escndalo" (Mt 11, 6). No
pretenden satisfacer la curiosidad ni los deseos mgicos.
A pesar de tan evidentes milagros, Jess es rechazado
por algunos (cf. Jn 11, 47-48); incluso se le acusa de
obrar movido por los demonios (cf. Mc 3, 22).
549 Al liberar a algunos hombres de los males terrenos
del hambre (cf. Jn 6, 5-15), de la injusticia (cf. Lc 19,
8), de la enfermedad y de la muerte (cf. Mt 11,5), Jess
realiz unos signos mesinicos; no obstante, no vino
para abolir todos los males aqu abajo (cf. LC 12, 13.
14; Jn 18, 36), sino a liberar a los hombres de la
esclavitud ms grave, la del pecado (cf. Jn 8, 34-36),
que es el obstculo en su vocacin de hijos de Dios y
causa de todas sus servidumbres humanas.
550 La venida del Reino de Dios es la derrota del reino
de Satans (cf. Mt 12, 26): "Pero si por el Espritu de
Dios expulso yo los demonios, es que ha llegado a
vosotros el Reino de Dios" (Mt 12, 28). Los exorcismos
de Jess liberan a los hombres del dominio de los
demonios (cf Lc 8, 26-39). Anticipan la gran victoria de
Jess sobre "el prncipe de este mundo" (Jn 12, 31). Por
la Cruz de Cristo ser definitivamente establecido el
Reino de Dios: "Regnavit a ligno Deus" ("Dios rein
desde el madero de la Cruz", himno "Vexilla Regis").

19. FLUVIUM.ORG

230
En continua ocasin de amar a Dios

Intentamos meditar, con la ayuda del Parclito, a
quien suplicamos luz para nuestra inteligencia, de modo
que sepamos entender lo que el Seor nos ensea, esta
parbola con la que Jess nos muestra el sentido de
nuestra vida. Cada uno, en efecto, al final de esa
jornada completa de nuestra existencia terrena, vamos
a recibir el salario, en cierto sentido comn para todos
cuantos hemos aceptado trabajar para Dios: la Eterna
Bienaventuranza.
Otras veces hemos ya meditado sobre la infinita
justicia de Dios, que retribuye a cada uno segn sus
obras, aunque sea tambin con infinita misericordia.
San Pablo en su carta a los fieles de Roma de modo
inequvoco se refiere al justo juicio de Dios, el cual
retribuir a cada uno en justicia: la vida eterna para
quienes, mediante la perseverancia en el buen obrar,
buscan gloria, honor e incorrupcin; la ira y la
indignacin, en cambio, para quienes, con contumacia,
no slo se rebelan contra la verdad, sino que obedecen
a la injusticia.
Pero hoy tenemos para nuestra consideracin unos
versculos de san Mateo que nos invitan a reflexionar en
la llamada a la santidad que cada uno hemos recibido,
porque Dios, Creador y Seor nuestro, as lo ha querido,
escogindonos para ello de entre en las dems criaturas
terrenas. Como a aquellos obreros del campo, a cada
uno nos ha llamado tambin a su via: a la santidad. A
poco que reflexionamos, somos capaces de recordar en
qu momento esa vida sobrenatural, que ahora
entendemos como el nico destino que colma la vida del
hombre, tom cuerpo en nuestros planes, en nuestras

231
ilusiones. Es decir, tambin para cada uno hubo una
llamada particular, posiblemente en un momento
preciso o, al menos, en unas circunstancias peculiares,
como sucedi a los trabajadores contratados para la
via. El momento cronolgico viene a ser lo de menos,
toda vez que, de hecho, nuestra existencia ha cobrado
un sentido nuevo y pleno: esto es lo decisivo en verdad.
Pues, fcilmente somos capaces de reconocer que,
hasta entonces, todas las ilusiones, los proyectos
forjados, los trabajos ms a menos intensos estaban
faltos en realidad de la riqueza y potencialidad debidas.
"El momento viene a ser lo de menos", decamos.
Porque, dependiendo de Dios que es quien llama y a
quin se responde o no, libremente siempre es el ideal
para cada uno. Todos llegamos a ser especialmente
conscientes de la dimensin trascendente de nuestra
existencia en el mejor momento, aquel momento y en
aquellas circunstancias irrepetibles, ideales en nuestro
caso, para tomarnos, a partir de entonces, la vida como
Dios quiere. Desde la infancia, unos; en la adolescencia,
otros; en los primeros aos de la madurez y el ejercicio
profesional, bastantes; ya entrados en aos...; incluso,
en lo que podamos a llamar la recta final del trnsito
terreno. En cualquier caso, el trabajo ser siempre la
santidad personal, como en aquellos contratados para
trabajar en la via.
Entre nosotros, unos hemos conocido Dios y a
Cristo desde la infancia, a partir de unos padres
cristianos. Algunos, por circunstancias de todo tipo, no
perseveraron en ese conocimiento y su trato con Dios
fue decayendo hasta casi desaparecer. Le
reencontraron, tal vez, con el paso de los aos y,
entonces, ms maduros intelectualmente, entendieron

232
la inigualable belleza de una vida en Cristo. Un
cataclismo personal..., por enfermedad, por una
tragedia especialmente a vivida, por un desengao
trgico, por una iluminacin singular, etc., pueden ser el
origen en algn caso del gran descubrimiento de Dios,
como principio, sentido y destino de la existencia del
hombre. Los hay, y la historia los recuerda en
personajes que se han hecho famosos por su santidad,
en Agustn, Teresa, Edith Stein, ..., entre muchsimos
otros, que descubrieron el atractivo imparable de Dios a
partir de unas pginas escritas.
La crtica de aquel contratado a primera hora
estaba claramente fuera de lugar. Bajo ningn concepto
y por principio se puede poner en entredicho la infinita
bondad divina. Qu facultad se otorga aqul para
protestar? Con qu derecho piensa mal del dueo de la
via? Agradecido debera estar por haber sido
contratado, ya que el seor no tena obligacin alguna
con l. No puedo yo hacer con lo mo lo que quiero? He
aqu la incuestionable verdad que dirime toda
pretendidas polmica con el Creador. Una vez ms, es la
soberbia humana de no querer reconocer que somos
criaturas de Dios el nico problema de fondo.
Los hay, por desgracia, hoy como ayer, que desde
su orgullo y su inteligencia limitada se atreven a emitir
juicios de desaprobacin a la Voluntad de Dios que se
manifiesta en el acontecer cotidiano: que por qu he
tenido que sufrir este accidente imprevisto; que por qu
han tenido que concurrir estas circunstancias
lamentables en mi vida; diferente sera todo si yo
tuviese la fortuna de aqul: l, en cambio, s que lo
tiene fcil; parece mentira que Dios permita... Por lo
tanto, Dios no es justo.

233
Es, en verdad, muy difcil vivir con paz, mientras
no queremos entender que cualquier circunstancia de la
vida es un momento ideal el nico momento de que
disponemos para amar a Dios: para agradarle con la
conducta que espera de nosotros en esas las
circunstancias ms o menos difciles, ms o menos
previstas. As se expresaba, con cierto humor, san
Josemara: Vivir santamente la vida ordinaria, acabo de
deciros. Y con esas palabras me refiero a todo el
programa de vuestro quehacer cristiano. Dejaos, puess,
de sueos, de falsos idealismos, de fantasas, de eso
que suelo llamar mstica ojalatera ojal no me hubiera
casado, ojal no tuviera esta profesin, ojal tuviera
ms salud, ojal fuera joven, ojal fuera viejo!..., y
ateneos, en cambio, sobriamente, a la realidad ms
material e inmediata, que es donde est el Seor.
La Madre de Dios respondi, en todo momento,
con un s generoso, bien consciente de que el Seor la
esperaba en cada paso. A su cuidado maternal nos
encomendamos, para que nos haga comprender la
ilusin de Padre bueno que Dios tiene, de que le
amemos como hijos, lo mejor que sepamos, en cada
instante

20. Fray Nelson Domingo 18 de Septiembre de 2005
Temas de las lecturas: Mis planes no son sus planes *
Mi vida es Cristo * Los ltimos sern los primeros .
1. Invitaciones de Dios
1.1 Dios llama, Dios invita: ese es el mensaje de este
domingo. Nuestro Dios no es uno que se queda cmodo
en su casa feliz, ausente de la suerte de sus creaturas.

234
Si Dios llama es porque ama. Nos llama porque le
importamos.
1.2 El primer llamado que nos hizo Dios fue a la
existencia. El captulo primero del Gnesis describe el
acto creador como el fruto de una palabra poderosa que
trae de la nada al ser. Dios me llam cuando me cre.
1.3 Pero Dios me cre libre, esto es, capaz de aceptar
su voz o incluso de rechazarla. Por eso, no slo me
habl para crearme, sino que me gua o quiere guiarme
con su voz. A travs de sus profetas Dios se deja or,
como lo hizo hoy por boca de Isaas: "que el malvado
abandone su camino y el criminal sus planes!"
1.4 La voz de Dios se dirige a todo nuestro ser. Por
consiguiente, no apunta solamente a lo que hemos sido,
por ejemplo para denunciar nuestros pecados, sino que
mira a lo que podemos llegar a ser. Por eso la palabra
divina da fuerza y una razn para la esperanza: "que el
malvado regrese al Seor, y l tendr piedad; a nuestro
Dios, que es rico en perdn..."
2. Una mirada ms amplia
2.1 Como nuestra mirada es tan limitada en tantos
aspectos, a menudo nos cuesta trabajo adivinar las
razones de Dios.
2.2 Si nuestra mirada pudiera ampliarse, si no se
limitara solo al pasado y el presente, podramos, como
hace Dios, ver las infinitas posibilidades de la gente que
nos rodea. Veramos que un perseguidor, como Pablo,
puede llegar a ser un gran apstol. Veramos que un
vividor como Francisco de Ass puede llegar a ser un
santo maravilloso. Veramos que un pescador de peces
poda llegara ser y lleg a ser "pescador de hombres."

235
2.3 Pero hay ms que eso. Si nuestra mirada se ampla
reconocemos que no slo existe la belleza de no haberse
equivocado sino tambin la belleza de ser perdonado. Es
sobre todo esa belleza la que ms nos cuesta descubrir,
y isn embargo es indispensable descubrirla si queremos
entender aunque slo sea los rudimentos de la
inmensidad del amor que Dios nos tiene, pues en nada
brilla tanto el amor como en el perdn.
3. Los ltimos y los primeros
3.1 Parece cosa comprobada que Jess utiliz algunos
de los recursos "pedaggicos" que eran de uso frecuente
entre los maestros rabinos. Expresiones como "los
ltimos sern los primeros, y los primeros, los ltimos"
tienen una fuerza mnemotcnica muy grande. Resultan
fciles de recordar por su estilo paradjico y por la
multitud de situaciones a los que pueden aplicarse.
Jess utiliz varias de esas expresiones paradjicas.
Otra, por ejemplo, es: "el que se humilla ser ensalzado
y el que se ensalza ser humillado". Y otra semejante:
"nada hay oculto que no llegue a saberse". Este modo
de hablar haca que las enseanzas del Seor quedaran
grabadas pronta y profundamente en el corazn de sus
oyentes, incluso si no podan escuchar completos largos
discursos.
3.2 El evangelio de hoy pone en escena un pequeo
drama que ilustra por qu hay primeros que resultan
ltimos y ltimos que quedan de primeros.
3.3 Los "primeros" en este caso son los que fueron
contratados en primer lugar; consiguientemente, los
"ltimos" corresponden a los que llegaron al caer de la
tarde. Para todos el poder trabajar fue en s mismo un
regalo, porque todos estaban perdiendo la vida sin

236
direccin ni sentido, pero ese regalo dej de serlo en la
mente de aquellos que lo recibieron primero. Para ellos
el regalo se volvi tedio, y la oportunidad, una tarea.
Llegar de primeros no aumento su gratitud sino su
capacidad de crtica y su sensibilidad al propio dolor o
incomodidad. Por eso acabaron de ltimos.
3.4 A nosotros puede sucedernos lo mismo. En
ocasiones sucede que quien ha tenido menos ocasiones
de pecar no por ello cuenta en su balance ms
ocasiones para agradecer. Y pasa tambin que quien
llev una vida lejana al Seor cuando le descubre
avanza ms y mejor que los que siempre estuvieron
cercanos a l.

21. JESS MART BALLESTER

1."O vas a tener t envidia porque yo soy bueno? Es
que no tengo libertad para hacer lo que yo quiera en
mis asuntos?" Mateo 20,1. Esta es la afirmacin central
de la parbola de los jornaleros de la via. Los fariseos
reprochaban a Jess la bondad con que trataba a los
pecadores y Jess, para justificarse, cuenta la parbola
que acabamos de escuchar. En la percopa anterior le ha
dicho al joven rico que solo uno es bueno, Dios. Ahora el
dueo de la via dice igualmente que l es bueno. "Yo
soy", es el nombre de Dios y su apellido es "bueno".
2. En el salmo, con toda justicia y propiedad, hemos
cantado tambin que "el Seor es bueno con todos. Es
bondadoso en todas sus acciones" Salmo 144. Este
salmo es un himno grandioso a los atributos de Dios
derramados sobre los hombres, especialmente de los
ms afligidos, necesitados, desvalidos y humillados, que

237
claman a l. Es un salmo de alabanza, que encabeza un
ramillete de salmos con que termina el salterio. Es un
resumen de alta teodicea que ensalza la bondad, la
justicia, la misericordia, la fidelidad a las promesas, la
piedad con los dbiles y desamparados y la providencia
detallada con todas las criaturas vivas. Todas sus obras
dependen de ella y estn esperando que abra su mano
para ser alimentadas, sostenidas y amparadas.
3. En esta parbola podemos ver reflejadas todas las
etapas de la historia de la salvacin. El AMANECER
corresponde a la llamada de Adn. La MEDIA MAANA a
la de No. A MEDIODIA llam a Abraham. A la MEDIA
TARDE llam a los Profetas. Y a la CAIDA DE LA TARDE
llam a los Apstoles y a la Iglesia, que sucede a la
Sinagoga y al Templo. Y a stos, "los ltimos sern los
primeros", corresponde el denario de la gracia y de la
misericordia y el Amor de Dios. Nuestros clculos son
inferiores a los de Dios, (faltara ms!) a quien
medimos con justicia larvada y con nuestras medidas,
por nuestra incapacidad de abarcar la insondable
misericordia y amor de Dios. Si nosotros hubiramos
presenciado la escena habramos reaccionado igual que
aquellos jornaleros.
Pero el personaje central de la parbola es el Dueo de
la via, que, porque es bueno, nos llama a todos y a
cada uno a hacer alianza con El, formar parte de su
familia trinitaria, participar de su amor, filiacin,
misericordia, felicidad y eternidad. Y el centro de inters
es el negocio, el contar o no contar, y como
consecuencia de contar, pedirle cuentas a Dios, que
contesta: Qu he hecho yo para merecer esto? "No
puedo hacer lo que quiero de mis bienes?". Jess est

238
hablando aqu de la participacin de su vida eterna, que
depende totalmente de su divina gracia.
4. Por eso Jess desengaa al joven rico, acostumbrado
a comprarlo todo, cuando le pregunta qu tiene que
hacer para comprar la vida eterna: -No eres t el que
compras y ganas, soy yo el que te ofrezco y te regalo,
por pura gracia, mi amistad. "Ven y sgueme" (Mt
19,21). No te lo doy porque te lo mereces, sino porque
yo quiero, porque te quiero a t. No es la ley de la
justicia humana, tan rara, y a veces tan injusta, y tan
aceptadora de personas, sino de la justicia divina, que
es misericordia. Hoy, que la gratuidad tiene tan escasos
seguidores, somos ms romos a la hora de entender la
gratuidad de Dios, es decir, la gracia, que quiere decir
gratis, porque no se merece sino que se regala.
Por eso el dueo de la via comienza a pagar por los
ltimos, con quienes no ha contratado en justicia un
jornal. Es decir, les regala el jornal, que ni les ha
prometido, al contrario que a los otros grupos, ni ellos
se lo han ganado, porque apenas han trabajado una
hora. Los que haban contado, cuando vieron que a los
ltimos se les daba un denario, se hicieron ilusiones de
cobrar ms y protestaron contra el amo: "Estos ltimos
han trabajado slo una hora y les has pagado igual que
a nosotros, que hemos aguantado el peso del da y el
bochorno". -"Amigo, no te hago ninguna injusticia. No
nos ajustamos en un denario?" He cumplido contigo lo
pactado. Ahora, respeta t mi gracia. Es que no tengo
libertad para hacer lo que quiera con mis dones?
Djame a m ser Dios. No quieras domesticarme y
enjaularme. Djame a m ser generoso. No pretendas
que yo sea tacao y cicatero, como eres t. Djame a
mi ser rico en perdn y en regalar mis bienes y dones.

239
He ah la diferencia entre los juicios de los hombres y
los de Dios. "Mis caminos son ms altos que los
vuestros, mis planes son ms generosos y esplndidos
que los vuestros" Isaas 55,6. El dueo de la via
practic la justicia con los primeros, y la misericordia y
la gracia con los otros. El denario es un misterio de
amor que sobrepasa la justicia.
5. En la parbola del prdigo encontramos tambin la
misma imagen del padre bueno y el hijo envidioso (Lc
15,28. El haba trabajado toda la vida, y era verdad. El
hermano haba derrochado, y era verdad. Pero el Padre
se derriti de amor viendo los andrajos de su hijo
demacrado, y el hermano mayor se recomi de envidia.
Los fariseos y escribas murmuraban: "Este recibe a los
pecadores y come con ellos". El fariseo injuri,
calumni, juzg temerariamente analizando los pecados
del publicano en el templo: adltero, ladrn, injusto.
Protest Judas en Betania ante el despilfarro de Mara:
trescientos denarios que se podan haber entregado a
los pobres. Protest Simn al ver a Jess recibiendo a la
mujer pecadora en su propia casa. Por el contrario, no
cont el buen samaritano, al revs del levita y el
sacerdote, que calcularon y pasaron de largo,
inhumanamente. No saban dar gratis y, sobre todo,
darse a s mismos. No tenan corazn. Ni le pidi
cuentas el publicano, se las pidi el fariseo. Tampoco los
ltimos de la parbola haban echado clculos. Cuando
el dueo les envi a la via, se fiaron del dueo. Y esta
actitud confiada les ha ganado su simpata.
6. Tambin nuestras comunidades pueden sacar
provecho de esta parbola. Dios tiene trabajo para
todos. Podra pasar de nosotros, pero quiere contar con
nosotros. Dios no quiere hacer nada sin la Iglesia. La

240
Iglesia no debe querer hacer nada sin todos sus
miembros. Si Dios nos llama a todos y a cada uno,
nuestras comunidades deben tambin contar con todos.
Hay trabajo para todos. Debe haberlo. En la Iglesia de
Jess no caben los monopolios. No debemos mirar a los
que llegan a ltima hora como usurpadores, sino como
llamados amorosamente por Dios Bueno. "O vas a
tener t envidia porque yo soy bueno?". Se ha dicho
que los sacerdotes slo quieren a los laicos para
utilizarlos Ojal todos fueran profetas! No hay en esa
frase un asomo de envidia y de autosuficiencia?
Escuchemos la Palabra de Dios y no la del error imbuido
de soberbia: "Los labios sacerdotales han de guardar el
saber, y en su boca se busca la doctrina. Porque es
mensajero del Seor de los ejrcitos" (Malaquas 2,7).
"El obispo debe actuar como administrador de Dios,
para ser capaz de predicar una enseanza sana" (Tt
1,7). Todos somos siervos intiles, y cada uno debe
estar en el lugar que le corresponde, como quien sirve,
y no como quien figura o quiere figurar y ponerse de
relieve...Los tales, ya han recibido su paga.No es esa
actitud una forma de envidia de la preeminencia querida
por Cristo? La humildad consiste en callar nuestras
virtudes y permitir descubrirlas a los dems. Un
agricultor pensaba que el secreto de que su cosecha
ganara cada ao el concurso al mejor producto,
consista en que comparta su semilla con los vecinos,
porque el viento llevaba el polen del maz maduro de un
sembrado a otro. Si mis vecinos cultivaran un maz
malo, la polinizacin cruzada rebajara la calidad del
mo. Si quiero cosechar buen maz debo cosechar buena
clase y ayudar a que mi vecino siembre tambin buena
clase de maz. Quien busca el xito, debe ayudar a que
sus vecinos tengan xito. No que se cumpla el refrn del

241
mundo: que yo me quede tuerto para que los dems se
queden ciegos, por aquello del otro refrn: en el pas de
los ciegos, el tuerto es rey. Quien quiere vivir bien, debe
ayudar a que los dems vivan bien, porque el valor de
una vida se mide por las vidas que toca. Y quien quiere
ser feliz, debe ayudar a que otros encuentren la
felicidad, porque el bienestar de cada uno va unido al
bienestar de todos. Arrieros somos, y en el camino nos
encontraremos. Vosotros, como quien sirve. Los ltimos
de todos y los servidores de todos, ha dicho Jess.
7. El planteamiento ya ser distinto cuando ya se ha
aceptado la fe, segn el rendimiento y el trabajo y
esfuerzo. Entraramos entonces en la otra parbola de
los talentos en la que cada uno es juzgado y
recompensado o condenado segn su esfuerzo: el que
te cre a ti sin ti no te salvar a ti sin ti, dice San
Agustn. No ser la misma recompensa la del que
trabaj unos minutos despus de su confesin in
extremis, que la del que pele aguerridamente durante
toda su vida por el Reino, pues entonces: "Juzgar a
cada uno segn sus obras".
8. La llamada principal de la parbola es a la conversin
y a la santidad. Todos hemos sido llamados a la primera
hora, pero unos han respondido a distintas horas.
Muchos siguieron sin querer or la llamada. A algunos
Dios les tuvo que sacudir fuerte: A Agustn, a Pablo, a
Zaqueo, a tantos pecadores, a Ignacio de Loyola, a
Francisco de Borja, a Teresa de Jess...Si hoy os su voz
no pasis de largo. Recreaos en ella. Escuchad ahora su
silbo amoroso. No esperemos or su voz directamente:
l tiene infinitos recursos para llamar. Saber sintonizar
su onda es sabidura, cambiar de emisora, necedad. Eso
es lo que anuncia la primera lectura de Isaas: "Que el

242
malvado abandone su camino, y el criminal sus planes"
Isaas 55,6. Es decir: "Buscad al Seor mientras se le
encuentra, invocadlo mientras est cerca". Tan cerca,
que hasta le vamos a poder tocar y comer. "Para que
llevis una vida digna del evangelio de Cristo" Filp 1,20.
9. Y despus de perdonar nuestros pecados, nos da su
comida, que es l mismo, para que, incorporados a su
Cuerpo mstico, cantemos al Padre el himno de alabanza
y de accin de gracias, con Mara, su Madre y nuestra
madre. "Gue Su Majestad por donde quisiere", dira
Santa Teresa.

22. TRABAJADORES DE ULTIMA HORA
Una de las parbolas ms controversiales que nos trae
el Evangelio es aqulla de los trabajadores contratados
a diferentes horas del da, los cuales terminan todos
recibiendo el mismo salario.
Hubo un grupo que comenz a trabajar a primera hora
de la maana; otro, a media maana; otro, al medioda;
otro grupo a media tarde, y un ltimo grupo que slo
comenz a trabajar al final de la tarde. Lo sorprendente
de la historia -tanto para nosotros que la leemos u
omos, como para los protagonistas imaginarios que en
ella actan- es que todos recibieron la misma cantidad
de dinero. (Mt. 20, 1-16)
Por qu esto? Jesucristo, quien es el dueo de la
siembra y quien cuenta la parbola, no nos explica el
por qu de esta aparente injusticia. Por ello, para
analizar y comprender el mensaje escondido en este
relato, debemos darnos cuenta, primeramente, de que
el Seor no est pretendiendo darnos una leccin de

243
sociologa sobre la moral del salario. La parbola
tampoco es para estimular a los flojos a que no trabajen
o a los tibios a que dejen la conversin para ltima
hora.
Ms bien nos indica que Dios puede llamar a cualquier
hora: a primera hora del da, o a la ltima, o al
medioda ... o cuando sea, y que debemos estar siempre
listos para responder en el momento que seamos
llamados -sea la hora que fuere- sin titubear, sin buscar
excusas y sin retrasar la respuesta.
Esta parbola tambin es una advertencia contra la
envidia, ese pecado tan feo, que consiste en el deseo de
querer que lo bueno de los dems no sea para ellos sino
para nosotros. El Seor advierte a los trabajadores
envidiosos que reclaman: Vas a tenerme rencor
porque Yo soy bueno? Dios no admite envidia o
rivalidad entre sus hijos, pues desea que nos gocemos
del bien de los dems como si fuera nuestro propio bien.
Si acaso hemos sido fieles al Seor desde la primera
hora, debemos alegrarnos por los de las ltimas horas.
Alegrarnos, porque son almas que recibirn la salvacin.
Y alegrarnos tambin porque los tempraneros hemos
tenido la oportunidad de servir al Seor casi toda o toda
nuestra vida.
La frase final tambin es controversial, pero hay que
notar que la repite el Seor con bastante insistencia en
el Evangelio y referida a diferentes situaciones: Los
ltimos sern los primeros y los primeros sern los
ltimos. (Mt. 19, 30 - Mt. 20, 16 - Mc. 10, 31 - Lc. 13-
30). Qu significado tiene esta sentencia del Seor? Lo
primero a tener en cuenta es que no dice que los
ltimos son los nicos que van a llegar y que los
primeros no llegarn. Simplemente invierte el orden de

244
llegada. As que el ms importante significado es que
todos -primeros y ltimos- vamos a llegar. Significa que
Dios ofrece la salvacin a todos: recibe a los pecadores
o incrdulos convertidos en la madurez de sus vidas,
pero a la vez mantiene con sus gracias a aqullos que
desde su niez o su juventud han vivido unidos a El.
Todas stas son enseazas que se pueden extraer de
esta parbola. Pero la ms importante de todas es sta:
Dios es el Dueo de la via -es decir: Dueo del mundo
por El creado y Dueo tambin de nosotros- y, por lo
tanto, El puede arreglar sus asuntos y sus salarios
como El desea y como mejor le parezca. El mismo lo
dice en esta parbola cuando le reclaman su arreglo:
Qu no puedo hacer con lo mo lo que Yo quiero.

23.
REFLEXIN DOMINICAL
18 de septiembre de 2005

EL REINO DE DIOS LLEGA CON TU COLABORACIN
XXV Domingo Ordinario

+ Felipe Arizmendi Esquivel
Obispo de San Cristbal de las Casas

Jess, por medio de diferentes parbolas, nos presenta
qu es y cmo se construye el Reino de Dios.
Ciertamente, sus pensamientos no equivalen a los
nuestros (cf Is 55, 6-9). Para El, los ltimos son los
primeros, y stos son los ltimos. Nuestro sentido de
justicia no es igual al suyo, pues El la combina con su
generosidad, con su misericordia. Rebasa nuestros

245
mritos y nos da mucho ms. A todos nos invita a
colaborar para que su Reino se haga presente en
nuestras circunstancias histricas. No basta con
reclamos y lamentos. Lo que cambia al mundo es
nuestra aportacin, nuestro trabajo, aunque sea por una
sola hora.

V E R

. Una de las razones que se dan para la expansin de
las denominaciones no catlicas en Chiapas es que, en
stas, muchos creyentes son preparados en poco
tiempo para ser "pastores", y son los que ms trabajan
en la evangelizacin: van a los domicilios a hacer
propaganda, promueven pequeas comunidades y
construyen ermitas. En cambio, la Iglesia Catlica,
durante mucho tiempo, centr su pastoral en el trabajo
de los sacerdotes y de las religiosas. Como stos son
insuficientes, muchos fieles quedaron abandonados y
expuestos a los ataques del proselitismo.
. En la actualidad, cada da son ms los fieles laicos que
asumen su responsabilidad en la evangelizacin. En
nuestra dicesis. Contamos con ms de 8,000
catequistas para las comunidades; algunos son para
nios, pero la mayora son para realizar las catequesis
ordinarias y presidir las celebraciones dominicales.
Gracias a ello, se ha detenido la desercin de catlicos.
De 1980 a 1990, dejaron el catolicismo un 9% de
chiapanecos; en cambio, de 1990 a 2000, slo el 3%.
Cuando los fieles laicos asumen su trabajo
corresponsable en la evangelizacin, la fe se fortalece.
Que avance, retroceda o se estanque el catolicismo,
depende de muchas personas y no slo de los obispos.

246
. El Papa Benedicto XVI, en su reciente mensaje al
primer grupo de obispos mexicanos en Visita "Ad
limina", valor la contribucin de congregaciones
religiosas y de laicos: "Una manifestacin de la riqueza
eclesial es la existencia de ms de cuatrocientos
Institutos de vida consagrada, sobretodo de mujeres y
muchos de ellos fundados en Mxico, que evangelizan
en todo el pas y en los diversos ambientes, culturas y
lugares. A esto hay que aadir una mayor participacin
de los fieles laicos a travs de diversas iniciativas que
pone de manifiesto su vocacin y misin en la sociedad.
Hay tambin una presencia creciente de movimientos
laicales nacionales e internacionales que promueven la
renovacin de la vida matrimonial y familiar, as como
una mayor vivencia comunitaria". As muchos
construyen el Reino de Dios.
. Hay creyentes que permanecen ociosos, sin trabajar
en la edificacin espiritual de su Iglesia, en su
santificacin y en su eficacia pastoral. Son muy buenos
para criticar a obispos y sacerdotes, pero permanecen
lejos, no se acercan a dialogar con nosotros,
proponernos sus inquietudes y sugerencias. Algunos se
distanciaron por inconformidad con la dicesis, pero
buscaron alternativas; otros cayeron en la indiferencia,
de la que an no salen. Unos se alejaron porque no
quieren que se hable de las injusticias que se cometen
contra los pobres, de la explotacin secular contra los
indgenas, que son totalmente contrarias al Reino de
Dios. Estos seguirn lejos, aunque cambien obispos y
sacerdotes, pues su proceder no es conforme con los
caminos de Dios y de su Iglesia.
. Nuestras formas de pensar y de actuar no siempre
corresponden a las de Dios. Por ejemplo, damos

247
importancia a personas que visten con elegancia, tienen
dinero y puestos significativos; en cambio,
menospreciamos a los pobres, a los campesinos y a los
indgenas, como si no valieran. Para Dios, sin embargo,
pueden ser los primeros.
. En la contienda poltica, algunos estn convencidos de
que su triunfo depende en gran parte de la publicidad,
de los discursos incendiarios contra los militantes y
gobernantes de otros partidos, de las promesas que
hagan para resolver todos los problemas del pas, de las
alianzas que pacten con los poderes econmicos y
polticos. Para Dios, en cambio, lo importante es la
demostracin que hayan dado de servicio a la
comunidad, de su entrega generosa y desinteresada al
bien del pueblo, de su sacrificio para no buscar sus
propios intereses. Vale ms quien reconoce los derechos
de Dios, y no se exalta a s mismo como un dolo, un
falso dios, que tuviera la receta para todo. Vale quien,
en su proyecto de gobierno, d prioridad efectiva a los
pobres y defienda la vida desde el seno materno, as
como la sacralizad del matrimonio. Vale quien acte con
verdad y haya demostrado que no es corrupto. Vale
quien, en sus ocupaciones diarias viva conforme a los
criterios del Evangelio.
. En el comercio, sea local o transnacional, para muchos
lo que importa es obtener ms y ms ganancias, aunque
destruyan la naturaleza, paguen salarios raquticos y
dejen de cubrir las prestaciones sociales a sus
trabajadores. Para Dios, lo que ms vale es el trabajo
honrado, el compartir solidario, la justicia en todo el
mbito laboral, el respeto a los derechos de los dems y
a la ecologa.


248

J U Z G A R

. El Reino de Dios es como un terreno al que somos
invitados a trabajar. Unos desbrozan la tierra, otros
abren los surcos, otros siembran, otros riegan y abonan,
otros quitan las malas hierbas y desparasitan, otros
cosechan y otros distribuyen. Es decir, para que llegue
el Reino de Dios, se necesitan muchos cerebros,
corazones y manos. Que en este mundo haya seguridad,
paz, vida, solidaridad y amor, es obra de todos y no slo
de unos cuantos, o del gobierno en turno. Que haya
democracia, libertad y justicia, no es privilegio de un
grupo, o de una tendencia poltica, sino que implica a
todos los ciudadanos, aunque con diversas
responsabilidades, tareas y tiempos. Dios nos invita a
todos, aunque de distintas maneras, a colaborar en su
Reino.
. El Papa, los obispos, los sacerdotes, los diconos y las
religiosas, hemos consagrado nuestras vidas al Reino de
Dios. Pero no somos los nicos que hacemos la Iglesia,
los nicos que trabajamos por la transformacin de la
sociedad conforme al plan de Dios. Ahora es el tiempo
de los fieles laicos, de los seglares. A ello han
convocado, desde hace ms de cuarenta aos, el
Concilio Vaticano II y los documentos pontificios y
episcopales. Sin embargo, como dijimos con toda
claridad en el Documento de Santo Domingo, "Se
comprueba que la mayor parte de los bautizados no han
tomado an conciencia plena de su pertenencia a la
Iglesia. Pocos asumen los valores cristianos como un
elemento de su identidad cultural y por lo tanto no
sienten la necesidad de un compromiso eclesial y
evangelizador" (No. 96).

249
. Por ello, expresa el Papa Juan Pablo II, en su
exhortacin Ecclesia in America: "Es necesario que los
fieles laicos sean conscientes de su dignidad de
bautizados. La renovacin de la Iglesia en Amrica no
ser posible sin la presencia activa de los laicos. Por
eso, en gran parte, recae en ellos la responsabilidad del
futuro de la Iglesia" (No. 44). Y esto se logra
empezando por el mbito de las llamadas "realidades
temporales": "En un Continente en el que aparecen la
emulacin y la propensin a agredir, la inmoderacin en
el consumo y la corrupcin, los laicos estn llamados a
encarnar valores profundamente evanglicos como la
misericordia, el perdn, la honradez, la transparencia de
corazn y la paciencia en las condiciones difciles. Se
espera de los laicos una gran fuerza creativa en gestos y
obras que expresen una vida coherente con el
Evangelio. Amrica necesita laicos cristianos que puedan
asumir responsabilidades directivas en la sociedad. Es
urgente formar hombres y mujeres capaces de actuar,
segn su propia vocacin, en la vida pblica,
orientndola al bien comn. En el ejercicio de la poltica,
vista en su sentido ms noble y autntico como
administracin del bien comn, ellos pueden encontrar
tambin el camino de la propia santificacin" (Ib). Qu
retos tan importantes, para que los fieles laicos
colaboren en el establecimiento del Reino de Dios!
. Por otra parte, dice el Seor: "As como aventajan los
cielos a la tierra, as aventajan mis caminos a los de
ustedes y mis pensamientos a sus pensamientos"
(Isaas 55,9). En efecto, para El, "los ltimos sern los
primeros, y los primeros , los ltimos". Ojal que, como
dice en la aclamacin antes del Evangelio, el Seor abra
"nuestros corazones, para que comprendamos las
palabras de su Hijo" (cf Hech 16,14).

250
. Un ejemplo muy claro de estas diversas formas de
pensar, no lo da San Pablo ante su propia muerte. Dice:
"Ya sea por mi vida, ya sea por mi muerte, Cristo ser
glorificado en m. Porque para m la vida es Cristo, y la
muerte, una ganancia. Pero si el continuar viviendo en
este mundo me permite trabajar todava con fruto, no
sabra yo qu elegir. Me hacen fuerza ambas cosas: por
una parte, el deseo de morir y estar con Cristo, lo cual,
ciertamente, es con mucho lo mejor; y por la otra, el de
permanecer en vida, porque esto es necesario para el
bien de ustedes. Por lo que a ustedes toca, lleven una
vida digna del Evangelio de Cristo" (Filip 1,20-24.27).
Nosotros, tenemos una actitud semejante?


A C T U A R

. Hay que analizar si nuestra forma de pensar y de
actuar est de acuerdo con Dios, o si nos dejamos llevar
por lo que piensa y hace la mayora de las personas.
. Dice el Seor: "Que el malvado abandone su camino, y
el criminal sus planes; que regrese al Seor, y l tendr
piedad; a nuestro Dios, que es rico en perdn" (Isaas
55,7). Qu camino debo abandonar? Qu planes debo
cambiar? Qu debo hacer, para regresar al Seor y a
su Iglesia? Qu me propongo, para colaborar en la
llegada del Reino de Dios a mi familia, a mi escuela, a
mi trabajo, a la poltica, a la economa, al comercio, a
los medios informativos?
. Como Iglesia, no nos podemos quedar indiferentes
ante la situacin del pas, como lo han recordado el
Papa a los obispos mexicanos: "Hoy Mxico vive un
proceso de transicin caracterizado por la aparicin de

251
grupos que, a veces de manera ms o menos ordenada,
buscan nuevos espacios de participacin y
representacin. Muchos de ellos propugnan con
particular fuerza la reivindicacin a favor de los pobres y
de los excluidos del desarrollo, particularmente de los
indgenas. Los profundos anhelos de consolidar una
cultura y unas instituciones democrticas, econmicas y
sociales que reconozcan los derechos humanos y los
valores culturales del pueblo, deben encontrar un eco y
una respuesta iluminadora en la accin pastoral de la
Iglesia".

C E L E B R A R
. Con el salmo responsorial (No. 144), contemplamos y
aclamamos al Seor: "Su grandeza es incalculable. El
Seor es compasivo y misericordioso, lento para
enojarse y generoso para perdonar. Bueno es el Seor
para con todos y su amor se extiende a todas sus
criaturas. Siempre es justo el Seor en sus designios y
estn llenas de amor todas sus obras. No est lejos de
aquellos que lo buscan; muy cerca est el Seor, de
quien lo invoca". Ojal que en todo nos dejemos guiar
por El.

O R A C I O N

Dios nuestro, que en el amor a ti y a nuestro prjimo
has querido resumir toda tu ley, concdenos descubrirte
y amarte en nuestros hermanos para que podamos
alcanzar la vida eterna. Por nuestro Seor Jesucristo.
Amn.


252
24. Predicador del Papa: Existe una llamada universal
a la via del Seor!
El padre Raniero Cantalamessa comenta el Evangelio del
prximo domingo

ROMA, viernes, 16 septiembre 2005 (ZENIT.org).-
Publicamos el comentario del padre Raniero
Cantalamessa OFM Cap --predicador de la Casa
Pontificia-- al Evangelio del prximo domingo (Mt 20,1-
16).
* * *
Id a mi via

La parbola de los obreros enviados a trabajar en la
via en horas diferentes, que reciben todos la misma
paga de un denario, ha plantaedo siempre problemas a
los lectores del Evangelio. Es aceptable el modo de
actuar del propietario? No viola el principio de la
recompensa justa? Los sindicatos se sublevaran al
unsono si alguien actuara como ese propietario.

La dificultad nace de un equvoco. Se considera el
problema de la recompensa en abstracto, o bien en
referencia a la recompensa eterna. Vista as, el tema
contradira en efecto el principio segn el cual Dios
dar a cada cual segn sus obras (Rm 2,6). Pero
Jess se refiere aqu a una situacin concreta. El nico
denario que se da a todos es el Reino de los Cielos que
Jess ha trado a la tierra; es la posibilidad de entrar a
formar parte de la salvacin mesinica. La parbola
comienza: El Reino de los Cielos es semejante a un
propietario que sali a primera hora de la maana....
Es el Reino de los Cielos por lo tanto el tema central y el

253
fondo de la parbola. El problema es, una vez ms, el
de la postura de judos y paganos, o de justos y
pecadores, frente a la salvacin anunciada por Jess. Si
bien los paganos (respectivamente los pecadores, los
publicanos, las prostitutas, etc.) slo ante la predicacin
de Jess se decidieron por Dios, mientras que antes
estaban lejanos (ociosos), no por esto ocuparn en el
Reino una posicin de segunda clase. Tambin ellos se
sentarn en la misma mesa y gozarn de la plenitud de
los bienes mesinicos.

Ms an, puesto que los paganos se muestran ms
dispuestos a acoger el Evangelio que los llamados
justos (los fariseos y los escribas), se realiza aquello
que Jess dice como conclusin de la parbola: Los
ltimos sern primeros y los primeros, ltimos. Una
vez conocido el Reino, esto es, una vez abrazada la fe,
entonces s que hay lugar para las diferenciaciones. No
es idntica la suerte de quien sirve a Dios toda la vida,
haciendo rendir al mximo sus talentos, respecto a
quien da a Dios slo las sobras de la vida, con una
confesin reparadora, en cierto modo, en el ltimo
momento.

Aclarado este punto central, es legtimo sacar a la luz
las otras enseanzas de la parbola. Una es que Dios
llama a todos y a todas horas. Existe una llamada
universal a la via del Seor! Se trata, en resumen, del
problema de la llamada ms que del de la recompensa.
Este es el modo en que nuestra parbola es utilizada en
la exhortacin de Juan Pablo II sobre vocacin y misin
de los laicos en la Iglesia y en el mundo
(Christifideles laici): Los fieles laicos pertenecen a
aquel Pueblo de Dios representado en los obreros de la

254
via... "Id tambin vosotros a mi via" (n. 1-2).

La parbola evoca tambin el problema del desempleo:
Nadie nos ha contratado!: esta respuesta
desconsolada de los obreros de la ltima hora podran
hacerla propia millones de desempleados. Todos
sabemos lo que significa estar desempleado para quien
tiene familia o para un joven que quiere casarse y no
puede porque falta trabajo y con l la mnima garanta
de poder mantener dignamente a la familia. Si falta
trabajo para muchos, uno de los motivos (no el nico,
no el principal, pero ciertamente relevante) es que
algunos tienen demasiado. Acumulando diferentes
trabajos, todos, en modo distinto, retribuidos.

Otra enseanza se puede sacar de la parbola. Aquel
propietario sabe que los obreros de la ltima hora tienen
las mismas necesidades que los dems, tienen tambin
sus nios que alimentar, como los de la primera hora.
Dando a todos la misma paga, el propietario muestra no
tener en cuenta tanto el mrito como la necesidad.
Muestra ser no slo justo, sino tambin bueno,
generoso, humano.

[Original italiano publicado por Famiglia Cristiana.
Traduccin realizada por Zenit]