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======================================= VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - (ANNO A) ======================================= Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: Verde

Antifona d'ingresso Il Signore mio sostegno, mi ha liberato e mi ha portato al largo, stato lui la mia salvezza, perch mi vuol bene. (Sal 18,19-20) Colletta Concedi, Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volont nella giustizia e nella pace, e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio. Per il nostro Signore Ges Cristo... Oppure: Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perch in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dallavidit e dallegoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libert e la giustizia del tuo regno. Per il nostro Signore Ges Cristo... PRIMA LETTURA (Is 49,14-15) Io non ti dimenticher mai. Dal libro del profeta Isaa

Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai. Parola di Dio SALMO RESPONSORIALE (Sal 61) Rit: Solo in Dio riposa lanima mia. Solo in Dio riposa lanima mia: da lui la mia salvezza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potr vacillare. Solo in Dio riposa lanima mia: da lui la mia speranza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potr vacillare. In Dio la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio in Dio. Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore. SECONDA LETTURA (1Cor 4,1-5) Il Signore manifester le intenzioni dei cuori. Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Cornzi Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ci che si richiede agli amministratori che ognuno risulti fedele. A me per importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perch, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice il Signore!

Non vogliate perci giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verr. Egli metter in luce i segreti delle tenebre e manifester le intenzioni dei cuori; allora ciascuno ricever da Dio la lode. Parola di Dio Canto al Vangelo (Cf Eb 4,12) Alleluia, alleluia. La parola di Dio viva ed efficace, discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Alleluia. VANGELO (Mt 6,24-34) Non preoccupatevi del domani. + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo Ges disse ai suoi discepoli: Nessuno pu servire due padroni, perch o odier luno e amer laltro, oppure si affezioner alluno e disprezzer laltro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perci io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, pu allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perch vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste cos lerba del campo, che oggi c e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che

ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perch il domani si preoccuper di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. Parola del Signore Preghiera dei fedeli Dio un Padre degno di fiducia e attento ai nostri bisogni. Ci chiede di imitarlo, e di modellare la nostra vita ricercando la sua giustizia. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, liberaci dalle nostre ansie. 1. Perch al di l delle nostre colpe sappiamo ricordarci della tua fedelt. Preghiamo. 2. Perch lamore dei nostri cari ci spinga a essere rifugio sicuro per il prossimo. Preghiamo. 3. Perch la severit della nostra coscienza verso le nostre colpe non sia mai un ostacolo per ripartire dal tuo perdono. Preghiamo. 4. Perch lincertezza del domani non soffochi la gioia delloggi. Preghiamo. O Padre, tu ci accogli per ci che siamo realmente e non ti interessano le nostre maschere. Fa che sperimentiamo e gioiamo della libert che comporta lessere Figli di Dio. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Preghiera sulle offerte O Dio, da te provengono questi doni e tu li accetti in segno del nostro servizio sacerdotale; fa che lofferta che ascrivi a nostro merito ci ottenga il premio della gioia eterna. Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione Voglio cantare a Dio per il bene che mi ha fatto, voglio lodare il nome del Signore Altissimo. (Sal 11,6) Oppure: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo, dice il Signore. (Mt 28,20) Oppure: Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sar dato in aggiunta. (Mt 6,33) Preghiera dopo la comunione Padre misericordioso, il pane eucaristico che ci fa tuoi commensali in questo mondo, ci ottenga la perfetta comunione con te nella vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Commento Ges ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita gratuita, come laria, come lacqua (Is 55,1; Ap 21,6), lacqua soprattutto, senza la quale non c vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente (Mt 10,8). In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare lavvenire, poich incerto. Ma lavvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per lavvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per lavvenire. la nostra ricchezza, il nostro tesoro (Mt 13,44). pi sicuro per noi che tutto loro del mondo. Avere delloro da parte un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cio a breve termine. Lavvenire di cui parliamo grande come leternit. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio

stesso se ne preoccupa per noi. Ges si incarica di prepararci un posto (Gv 14,2). Il nostro avvenire in buone mani. sicuro. Perch farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Ges esige, anche una lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare lavvenire, noi non viviamo pi. Ges un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenit.

Uno sguardo dentro la bellezza don Luca Garbinetto

Passeggiando per le vie di periferia della citt di Crotone, in questi giorni miti di una primavera anticipata, non si pu restare indifferenti alla bellezza! Il colore giallo oro dei fiorellini, che quasi brillano fosforescenti nel verde del prato, assolati tra le radici degli ulivi, e che si inerpicano tra le crepe dei marciapiedi, riempie il cuore di stupore e di gratitudine. Veramente il Dio Creatore non si dimentica mai della Sua creatura, neanche della terra pi ferita ed emarginata! Perch, mentre gli occhi si riempiono di tanta meraviglia, che nessun pittore potrebbe riprodurre e che si smarrisce con il suo profumo se viene tagliata e portata ad adornare anche gli altari delle chiese, ecco che lo sguardo non pu evitare di vedere anche ci che sta l accanto: quei mucchi puzzolenti di immondizia, che richiamano ben altri rifiuti nascosti fra le zolle di tanti terrapieni cittadini, poi divenuti cantieri per costruire case, scuole, palazzi. Ed ecco il contrasto stridente, l'amarezza, la delusione e anche la rabbia: possibile che l'uomo non sappia prendersi cura di quanto il Creatore gli ha affidato? Possibile che, da figli amati, non siamo capaci di mantenere la nostra dimora, che il Padre ha pensato per noi, esplicitamente per noi, e dobbiamo offendere senza misura non solo la bellezza del creato, ma anche la dignit di noi stessi e di Chi ci ha voluti a Sua immagine e somiglianza? Eppure, in questa mite primavera precoce, il messaggio che prevale, da parte Sua, da parte del primo protagonista delle

vicende del mondo, da parte di Colui che ha messo in moto la straordinaria dinamica della vita, nuovamente un messaggio di speranza e di fiducia. Dio continua a far germogliare i fiori del campo, dai gigli fino alle ginestre calabresi; Dio continua a garantire il nutrimento agli uccelli del cielo e ai pesci del mare; Dio continua a regalare alla Sua creatura prediletta, che siamo noi, la carezza della bellezza. Insomma, Dio ha fiducia in noi. Per questo osa chiedere a noi di avere fiducia in Lui. La Parola di oggi, nella sua essenza, non ci fornisce banali soluzioni alle problematiche economiche del mondo, n tanto meno ci invita alla rassegnata passivit, in attesa che dall'alto cadano quaglie e frumento per tutti, a risolvere l'ennesimo dramma della miseria che appesantisce le giornate delle nostre famiglie. Che se anche cadessero dal Cielo tanto pane e tanti vestiti da assicurare un futuro senza affanni materiali alla nostra gente, questo pane e questi vestiti sarebbero causa di guerra e di violenza, se non scatta in noi qualcosa di pi profondo. E' a questo che la Parola ci invita: ad andare pi a fondo, direi proprio ad andare dentro! E' l'insegnamento del prato fiorito di oro di Crotone: vederlo, goderlo, gustarlo, significa imparare a contemplarlo. E chi ha uno sguardo contemplativo sul mondo, chi vive dentro il mondo stesso, per riconoscerlo per quello che veramente : bello! La bellezza salver il mondo': il ritornello risuona da tempo, rinvigorito dalla citazione autorevole del grande papa Benedetto XVI. Ma vedere la bellezza non scontato. E vederla presupposto per saperla creare. C' chi la bellezza cerca di produrla in affannose corse esibizioniste, fatte di una estetica piuttosto vacua e superficiale, come spesso quella della moda e del lifting a tutti i costi. C' chi la bellezza la rincorre dietro classici schemi di perfezione, piuttosto escludenti per chi non rientra nei canoni e per chi non ha i mezzi per competere con gli avversari. C' chi alla bellezza rinuncia, schiacciato da una visione del mondo scandita dalle categorie della contrapposizione, della competizione, dell'oppressione: e dove rivendica diritti e giustizia, non fa altro che ribadire la logica della legge del pi forte. Non questa la giustizia del regno di Dio!

In fondo, questi e altri tentativi di perseguire la bellezza, o di denunciarla come inutile e perduta, se da un lato indicano l'innata necessit dell'uomo di andare oltre la brutalit (o bruttezza!), dall'altra ricadono in modelli scomposti e frantumati. Forse l'errore fondamentale proprio questo: pensare l'uomo e la realt a compartimenti stagni, come se il corpo non avesse niente a che vedere con lo spirito; il lavoro non toccasse per nulla le dinamiche degli affetti; e il fine non dipendesse sostanzialmente dai mezzi. Alla radice di tutto questo, direbbe san Giacomo, facendo risuonare l'esigenza di Ges, sta una sfrenata ricerca della ricchezza. Come se bramare la ricchezza non avesse niente a che vedere con la ricerca di Dio: non si pu confondere l'Assoluto con lo strumento. La Parola ci interpella: in chi o in che cosa vogliamo porre la nostra fiducia? Cosa propone, allora, la Parola? Uno sguardo contemplativo, l'unico capace di fare unit e di cogliere l'essenziale. Una frenata nella frenesia dell'oggi, senza cadere nella prassi delle lamentele comuni di questo mondo accelerato, per poter guardare oltre, o meglio, dentro. S, la contemplazione possibile anche nella ferialit della vita, ed il cammino per vedere la vita veramente dentro! Questo il paradosso: chi si ferma, garantendosi qualche spazio di silenzio e di osservazione ammirata della vita, si accorge di vivere pi dentro la vita. E quindi di vivere meglio. Anche nella fatica, anche nel bel mezzo dei mille problemi e delle mille preoccupazioni per s e per la famiglia, per il lavoro e per il futuro, per i figli e per i malati della nostra amata terra. Chi guarda dentro, vive meglio dentro queste vicende, che sono - diciamocelo pure - inevitabili! Non mancher mai, nella storia, il difficile compito di generare vita nuova, combattendo le malsane logiche del peccato. Ma anche riconoscere che il peccato la radice ultima di ogni male, e che ogni cuore, il mio per primo, a rischio di questo virus, ben pi nocivo e mortale di ogni altro virus, frutto di uno sguardo contemplativo. La contemplazione della vita, infatti, sa riconoscere in essa una relazione fontale. Non siamo soli, nel mondo. N il mondo principalmente un deserto di amarezze e di pericoli per noi. Non siamo nemmeno nel mondo come nemici e come minacce gli uni per gli altri. Chi si ferma a guardare i gigli del campo e le

ginestre, chi ascolta il canto degli uccelli e il gracchiare delle gazze, riconosce la presenza originale e originante del Padre, che a tutto questo ha dato origine e continua a dare esistenza e bellezza. Di Lui ci si pu fidare. C' un passo necessario per apprendere questo sguardo contemplativo sulla vita: ed quello di liberarsi dagli attaccamenti superflui, che ci ostacolano come zavorra nel nostro desiderio di alzare gli occhi e di portare gli occhi sulla fronte - come dicevano i padri, per indicare la fonte della sapienza. La ricerca sfrenata del potere, del successo, del denaro la peggior zavorra. C' invece un frutto dolce e saporito, che testimonia la verit di questo modo di stare al mondo e di stare dentro la vita, riconoscendo ci che vi dentro pi in profondit: il frutto l'impegno coraggioso e perseverante per il bene comune, che per noi la costruzione operosa del Regno del Padre. Regno Suo, e per questo anche nostro, perch noi siamo figli. E la nostra dignit sta nel lavorare solo e prioritariamente perch questo Regno si realizzi. Chi ha lo sguardo contemplativo, vede il prato fiorito e poi lotta perch venga raccolta l'immondizia di Crotone e si aggiustino i marciapiedi. Ricordo la commozione di tanta bellezza, quando una domenica, appena arrivato a Citt del Guatemala come giovane novizio, percorsi con p. Gabriele le viuzze impervie della baraccopoli che costituiva parte della nostra parrocchia, fra i burroni della capitale che scendono sulla discarica cittadina. Pi si scendeva, pi miseria regnava, fra le casette in legno e lamiera, sostenute da sacchi di sabbia, pronti a essere spazzati via alla prima pioggia. E nel grigio amaro che mi sconcertava, il mio cuore rimase di stucco, stupito fino alle lacrime, quando vidi l'ultima casetta, e notai la finestrella che si apriva sulla parete di tavole: a decorarla era appesa una delicata tendina azzurra! Si fatto povero per arricchirci con la sua povert' (cfr. 2Cor 8,9), ci ricorda papa Francesco nel messaggio di Quaresima. La bellezza che commuove il cuore e rende oggi operose le mani per il bene dei fratelli la ricchezza dei poveri. Nessun affanno, solo la pena di poter essere sempre pi contemplativi sulla strada, come carmeli ambulanti'.

Questione di libert don Luciano Cantini

Non potete servire Dio e la ricchezza Matteo usa la parola aramaica "mammona" (tradotta con ricchezza). Ma il significato pi pesante del semplice accumulo di denaro. Sembra provenire dalla stessa radice di "amen" che esprime fede, emun, l'appoggiarsi su qualcosa, il confidare, trovare sicurezza. Non questione di quantit quanto di relazione. La crisi che la societ oggi sta affrontando, senza vedere per adesso una via di uscita, una crisi economica. La storia recente passata da una struttura sociale tipicamente agricola ad una industriale, ma ambedue fondate sul lavoro, per arrivare ad una realt basata quasi esclusivamente sull'economia. La Borsa, i "rating", lo "spread" fanno il buono e il cattivo tempo; il denaro diventato evanescente, passa da una mano all'altra da un angolo di mondo ad un altro con la velocit di un click, tanto velocemente che non appartiene pi a nessuno. Purtroppo questa societ che appartiene al denaro ed sfuggita dalle mani dell'uomo; si cercava sicurezza in un sistema economico, avevamo annunciato il nostro amen, e quel sistema si impossessato della societ. Non la ricchezza in quanto tale ma la relazione con essa che decide dell'uomo, quando l'avere sostituisce l'essere l'uomo perde se stesso. Non preoccupatevi Per ben sei volte coniugato il verbo preoccuparsi. Non questione di cibo o vestiti, questione di libert. Se ci lasciamo occupare prima (pre-occuparsi) dalle cose non c' spazio per altro. Se le cose entrano nei nostri desideri perdiamo la libert e il senso stesso della vita. Ce lo insegnano i bambini quando al supermercato si incaponiscono di volere qualcosa e, nella bizza che segue, finiscono per stare male. Non siamo diversi anche se riusciamo meglio a nascondere la compulsivit. Non siamo pi felici e neppure pi liberi se il frigorifero e l'armadio sono pieni di cose. Le cose vanno custodite, difese e ci separano dagli altri.

Quando apre un nuovo centro commerciale con offerte strabilianti si innesca una sorta di guerra per l'accaparramento e si perde ogni dignit. Certi episodi sono sintomatici di quanto l'avere riesce a minare l'essere. Peggio ancora quando sono le persone che prendono il posto delle cose, come a volte si manifesta la genitorialit possessiva che impedisce la crescita e la responsabilizzazione dei figli. Guardate gli uccelli del cielo L'immagine degli uccelli e dei fiori ci offre una visione poetica, ma lungi dal disimpegno. Ges sottolinea fortemente la relazione di provvidenza che se vale per la natura tanto pi per l'umanit. Non lasciamoci opprimere dalle realt: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi dar ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti dolce e il mio peso leggero (Mt 11,28-30). questione di leggerezza. Ci siamo appesantiti di cose ed esigenze, spesso inutili, ci lasciamo prendere dall'angosciante affanno di chi deve portare pesi insopportabili, abbiamo perso la leggerezza della vita. Vorrei proporre la testimonianza della gente del circo che quella di una vita dura, ma semplice, che vive del quotidiano lavoro, che sa affidarsi alla provvidenza.... nel loro viaggiare non partono e non restano, hanno scoperto la leggerezza della vita. Superano gli ostacoli con fatica leggera, sono educati, fin dalla tenera et a rompere le regole della gravit, dell'equilibrio, delle et, delle origini, delle religioni, della separazione tra animali... acquisendo della vita un senso leggero che, nello spettacolo, sa suscitare emozioni che ci alleggeriscono dentro. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia La preoccupazione che ci prende dimostra quanto siamo ancora "pagani". Viviamo le molte cose della vita come se Dio non ci fosse, come se non fossimo eredi di una promessa a cui Dio si mantiene fedele (giustizia), o ancora peggio diventiamo talmente egocentrici da esserci sostituiti a Lui. I passerotti come i fiori di campo vengono a dirci con la loro leggerezza che noi pi di loro possiamo e dobbiamo fidarci dell'amore di Dio per

noi. Cercare il Regno mettere noi, le nostre cose, la storia stessa nella prospettiva della Promessa. , ancora una volta, questione di libert. Abbattere i muri di separazione, tessere relazioni, allargare gli orizzonti e gli spazi della felicit degli uomini chiedono la libert dalle cose, libert dall'avere per apprezzare la profondit dell'essere. Commento su Mt 6,31-32 Eremo San Biagio

"Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo, che cosa indosseremo. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno." Mt 6,31-32 Come vivere questa Parola? Spesso cadiamo in una trappola: pensiamo che preoccuparsi, affannarsi per qualcosa o qualcuno sia l'unico modo per salvarli e tenerseli stretti. Ma purtroppo prima a poi scopriamo che questo un inganno sottile poich l'unico risultato di questo affanno abbreviarci la vita, toglierci il fiato, perch ci illudiamo di poter tenere tra le mani il futuro per capire poi che non era possibile. Ci affanniamo e ci illudiamo per placare l'ansia che ci coglie quando prendiamo coscienza della fragilit di tutto quanto ci circonda, degli affetti, dei beni, della salute... E paradossalmente non facciamo che nutrire quest'ansia che pu essere combattuta solo dalla fiducia rinnovata ogni minuto, ogni ora, ogni giorno perch anch'essa fragile, dal consegnare tutto e tutti nelle mani di chi ci dice: "La tua vita vale" e "Il Padre vostro sa che ne avete bisogno." Nemmeno del Regno di Dio ci si deve preoccupare perch va cercato ed accolto: "Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia."

E nemmeno ci si deve preoccupare della forza della nostra fede, di cui dobbiamo occuparci, che dobbiamo nutrire, ma che anche dono di Dio che Dio provvede in abbondanza nel momento del bisogno, quando meno ce lo aspetteremmo. Non c' assicurazione sulla vita migliore della fiducia nel Signore anche se pi facile pagare la rata del premio assicurativo che lasciarsi andare nella mani di Qualcuno che non mi presenta statistiche, percentuali, e non viene a casa mia ben vestito ed abbronzato. Mi devo occupare, con intelligenza illuminata dalla fede, della mia vita e di quella dei miei cari. Ma devo anche comprendere che non devo sacrificare questa vita all'idolo dell'affanno che promette ma non mantiene. "La tua Parola Signore viva ed efficace". Fa' che le parole che leggo oggi nel vangelo diventino vive ed efficaci in me e per me! La voce di un uomo di Dio "In pratica l'abbandono alla Provvidenza significa non essere mai in ansia per nessun problema, per nessun avvenimento: addolorarsi s, perch il Signore ci ha fatti di carne ed ossa e...cuore, e il cuore ha le sue leggi di sofferenza e di gioia." P. Gasparino Ad ogni giorno basta la sua pena mons. Roberto Brunelli

"Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai". Sono parole del Signore, comprese nella prima lettura (Isaia 49,14-15): parole rassicuranti, che introducono quelle di Ges nel vangelo odierno (Matteo 6,24-34), a loro volta scritte, si direbbe, per gli

uomini d'oggi, sempre cos di corsa. Uno dei caratteri distintivi della nostra societ l'attivismo frenetico, che gli esperti dicono motivato da due ragioni: si corre per afferrare l'attimo fuggente, per non farsi scappare soddisfazioni che si teme non si ripresenteranno, oppure si va di fretta per fare tutto quello che si pensa possa assicurare un domani senza preoccupazioni. In fondo, le due ragioni hanno la stessa matrice: l'inquietudine circa il domani. E cos, nell'illusione di evitare (ipotetiche) ansie future, riempiamo di ansie (vere) il presente. Questo in verit non deve essere solo un atteggiamento di oggi, se gi duemila anni fa Ges ne denunciava l'assurdit, invitando piuttosto a confidare nella Provvidenza: il che non significa vivere da incoscienti, senza far nulla, aspettando la manna dal cielo; significa non dare alle cose materiali un'importanza maggiore di quella effettiva. Voi "cercate invece anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia", vale a dire, ci che giusto davanti a Dio: il resto verr da s; Dio Padre o, per dirla con Isaia, come una madre che non dimentica il proprio figlio. E aggiunge parole d'oro, da scrivere su tutti i muri: "Non preoccupatevi del domani; a ciascun giorno basta la sua pena". Quale saggezza, quale conforto! "Cercate anzitutto il regno di Dio". L'esortazione rivolta ad ogni cristiano, senza eccezioni. Nella seconda lettura (1Corinzi 4,1-5) Paolo la applica a s, "servo di Cristo, amministratore dei misteri di Dio": tremenda responsabilit, su cui devono riflettere quanti sono chiamati a continuare la missione degli apostoli, e in particolare il papa, i vescovi, i preti; tutti, a cominciare da chi stende queste note, saranno chiamati a renderne conto. Paolo ricorda poi a chi, lui e tutti gli "amministratori dei misteri di Dio", devono rendere conto: non ai fedeli, e men che meno a chi si pone fuori dall'ottica della fede. Con la consueta franchezza, senza giri di parole, egli dice: "A me importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano. Il mio giudice il Signore!" Si trova qui la risposta alle critiche che, dentro e fuori la Chiesa, sono spesso rivolte ai suoi pastori. Quante volte essi sono stati tacciati di oscurantismo o di insensibilit, di non essere al passo coi tempi, di cocciutaggine nel riproporre "vecchie" dottrine (ad esempio, solo ad esempio, circa la morale sessuale: divorzio,

convivenze, omosessualit eccetera). Quante volte si contesta il papa perch dice quel che non si vorrebbe sentire, o viceversa non lancia anatemi su quanti contravvengono alle teorie del momento. Quante volte il comportamento dei singoli preti viene criticato senza appello, e non solo da chi non va mai in chiesa. Ora, anche i pastori possono sbagliare; anch'essi sono uomini, con i loro limiti; ma solo Dio pu giudicare se sbagliano sapendo di sbagliare, o se invece sono convinti di agire come Lui vorrebbe. E allora, mentre le critiche provenienti da fuori la Chiesa possono essere irrilevanti perch mosse da una logica diversa da quella del vangelo, i fedeli preoccupati del bene della Chiesa, di cui sono parte, hanno il diritto-dovere di presentare ai responsabili le proprie opinioni, per con l'umilt di chi riconosce i rispettivi ruoli, cio senza la pretesa che si faccia a loro talento. Piuttosto, senza dimenticare di pregare per i pastori, perch siano aperti a comprendere e docili nel seguire non le mode, non gli interessi umani, ma unicamente la voce di chi un giorno li giudicher. Commento su Matteo 6,24-34 Agenzia SIR

In dieci versi ben sei volte c' il verbo preoccuparsi. la nostra condizione abituale, quotidiana. Nel senso che l'abito che indossiamo sempre; nel senso che lo siamo tutti i giorni. E il Vangelo - Ges - sta a dirci che non dobbiamo esserlo, non solo delle cose in elenco, ma di tutto. Anzi, la cosa pi importante proprio questa: non affannarsi, ma sentire e avere una relazione positiva con ogni cosa. il dono della pi grande libert. Ges porta esempi incantevoli traendoli dalla natura e ci spiega che sono l'orizzonte della relazione d'amore che Dio ha stabilito con l'umanit, con ciascuno di noi. Non si tratta d'imitare gli uccelli che non seminano, non lavorano e non riempiono i granai. Bisogna capire che la preoccupazione nasce dall'amaro di un'esperienza ed essa stessa una forma di solitudine. La relazione d'amore solleva

dalla preoccupazione. E la fatica quotidiana vista e vissuta come riposta all'amore di Dio e non come pena angosciante di chi sente solo sulle sue spalle pesi insostenibili. Dagli uccelli e dai gigli - nel linguaggio della natura - impariamo ad aver fiducia dell'amore di Dio. C' di pi. Per quanto incantevoli, i gigli restano pur sempre erba, che oggi c' e domani si brucia. Nell'ordine delle cose, noi veniamo molto prima di essi e degli uccelli, perch siamo figli. C' davvero da preoccuparsi, invece, quando si perde questa consapevolezza e si vive come se Dio non ci fosse. Se lui non c', noi siamo poca cosa, orfani di senso e di speranza. L'ansia per il futuro ci divora; vivere, con senso di fede e di sapienza, il presente di ogni giorno porta pace al cuore. A sollevarci dal peso della pena quotidiana, la preghiera suggerita sempre questa: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" o - come ha recentemente suggerito Papa Francesco ai fidanzati e agli sposi - "Dacci oggi il nostro amore quotidiano". Alla vigilia della Quaresima - con i grandi temi della preghiera, della misericordia e del digiuno - non pu esserci immagine pi serena degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Piccoli uccellini e umili fiori di campo, entrambi segni della povert affidata all'amore di Dio e per questo trasformati in segni di bellezza e sapienza. Commento su Matteo 6,24-34 Omelie.org - autori vari

COMMENTO ALLE LETTURE Commento a cura di don Massimo Cautero A questo punto del "discorso della montagna", subito dopo la specificazione dei tre grandi pilastri quali elemosina (Mt 6,1-4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18), Ges ci mette

subito in guardia contro uno dei pi grandi pericoli della vita in Cristo e dalle esigenze che la Legge dell'amore richiede per essere tale: mammona! Personalmente sono molto affezionato al sinonimo di ricchezza quale "mammona", termine che la nuova traduzione ha preferito sostituire con "ricchezza", ovviamente non per la parola in s - il termine ma'amun che in ebraico ha la stessa radice di emun "la fede"-, ma per quel rievocare con un termine quasi suadente e rassicurante una realt che non ha nulla di positivo ma a cui bisogna fare molta attenzione perch rischia di essere sottovalutato e di colpire proprio quando meno ce lo aspettiamo. A noi "latini" addirittura pu evocare la figura della mamma - a cui siamo tanto affezionati! -, ma subito percepibile il tono perentorio e senza mezze misure che Ges usa per mettere un preciso paletto. E' anche indicativo che il "mammona-paletto" messo a ripieno, come in un sandwich, tra due perifrasi che definiscono due delle preoccupazioni principali dell'uomo: Come proteggo i miei averi (Mt 6,19-21) e come far a campare (Mt 6,25-34). Il fatto che Ges, definisca cos precisamente i pericoli che arrivano dalle "preoccupazioni" e dalla "ricchezza", vi devo confessare, mi fa un poco tremare le gambe perch mi accorgo, ogni giorno sempre di pi, quanto le preoccupazioni e la smania del Dio denaro coinvolgano la nostra societ sino a renderla veramente "impermeabile" all'annuncio evangelico e alla speranza che Cristo ci ha donato nel suo evento Pasquale. Tanto per capirci, riflettendo sulla carit che oggi la Chiesa esercita con i pi poveri, ci troviamo sempre di pi di fronte a folle di persone che hanno come unica preoccupazione la costante richiesta di denaro, indispettiti ed a volte insofferenti nei confronti di qualsiasi altro aiuto o contatto teso a restituire dignit e futuro alla persona stessa. Il fatto che chi vive nell'indigenza e nella povert pu essere talmente ossessionato dal denaro in s da non ascoltare pi neanche le parole di speranza di chi tenta di aiutarli, sicch la condizione di povert diventa oltre che opprimente anche miserrima, per quella mancanza di fiducia nella speranza per cui essa non riesce a fare breccia nei cuori bisognosi. Mammona con i pi poveri si prende una doppia beffa: crea un'ossessione che distrae da qualsiasi

altra speranza e non concede nulla di pi schiacciando i poveri in una povert ancora pi bieca. Un poco come chi malato di gioco, quelle vincite che ogni tanto gli capitano servono solo ad invogliarli ancora di pi a giocare, perdendo ogni altra vincita e, appresso al gioco, la vita stessa. Le cose non vanno certo meglio con un ceto medio che in continuo affanno, non solo col denaro ma anche con le migliaia di cose a cui ormai nessuno sa pi rinunciare: dalla "A" di abbigliamento alla "Z" di Zona Wi Fi per un costante e continuo collegamento al Web! Ecco allora che la preoccupazione che il proprio figlio diventi un campione, in uno dei molteplici sport che pratica, ha la priorit sull'esigenza di una formazione cristiana: "Padre sa.. proprio in quel giorno ha nuoto (calcio, rugby, tennis... etc.), il catechismo per la comunione (o la cresima) si decider poi...". Carriera e denaro divengono target prioritari per "emergere" e pensare di stare sempre meglio, anche se la realt suggerirebbe molto pi realismo. In questa corsa, per non indietreggiare o per emergere "pi alti" c' poco spazio per lo Spirito e quello che c' rinchiuso in uno spazio ristretto assieme a tutti gli altri spazi ma, si sa, allo Spirito non piace essere rinchiuso, n essere confuso. Peggio ancora con un ceto "alto" e benestante - ovviamente sempre non generalizzando! -, qui le esigenze evangeliche devono essere docili ed asettiche con uno stile di vita dettato da mode e priorit che consumano le vite dall'interno, oggettivizzando ogni umanit e sentimento per sacrificarlo all'altare dell'interesse, altare, ovviamente, del Dio mammona. Interessante notare che a questo livello tutte le preoccupazioni possono riassumersi in quella di "non scendere mai di livello" e tutto ci che ne deriva. Qui delle volte non possibile neanche una vicinanza per un annuncio, per una riflessione evangelica! Chi da una posizione agiata attratto o sedotto dal Vangelo - e non sono pochi! - rischia di farsi veramente "meteora" di passaggio per poi tornare a fare peggio di prima, o diventare rappresentante di un cristianesimo di "potere" di cui la Chiesa non ha bisogno, non ha veramente mai avuto il bisogno, ma per cui, ahim, tante volte a visto perdere figli che a questo potere vendevano l'anima. Che fare? C' molto da fare e molto da dire, il nostro Papa ce lo

sta facendo vedere ogni giorno: 1. Non arrendersi, non scoraggiarsi e tenere duro: Le esigenze non sono nostre ma del Vangelo, come la vigna in cui lavoriamo! Il Padrone, Dio Padre, non tarder, a noi la voglia di lavorare ed avere fiducia, cose che faranno crescere in noi la Grazia e la gioia di essere quelli che siamo. Ges e la sua parabola di vita ci insegnano il suo amore per noi e quindi la nostra importanza, una dignit che ci mette al sicuro nel centro del cuore di Dio, proprio l dove Lui ci ama, ci protegge e provvede. 2. Testimoniare con la Vita: Partiamo da un dato di fatto semplice ma geniale: Siamo Figli del Padre Celeste e Fratelli di tutti gli altri figli, applichiamo la legge dell'Amore per confermare questa figliolanza attraverso la nostra fratellanza curandoci di non perdere mai la capacit di vedere fratelli chiunque ed ovunque ed agire per essi. Se rimaniamo Fratelli rimarremo sempre figli e l'eredit non ce la toglie nessuno. Quindi non avere paura di perdere denaro, cose o posizioni sociali perch la nostra eredit ben altra e ce l'abbiamo in tasca, l'unica paura che ci concessa per la nostra salvezza di non essere fratelli di qualcuno perch solo cos perderemo la mia figliolanza. Non dimentichiamo poi una grande medicina che si chiama "provvidenza" ma che mai vivremo se ci sostituiamo ad essa, crediamoci ed abbandoniamoci, una volta gustata sar difficile perderne il sapore e diverr medicina per i tanti nostri dubbi e paure; 3. Testimoniare con la Parola e la preghiera: In un mondo in cui si perso anche il valore della verit e che sempre pi preferisce la menzogna alla parola vera. E' arrivato il momento di far "brillare" la parola di salvezza ma con una coscienza di essa che sia di vita vissuta, principalmente nella preghiera, nell'ascolto e nella forza che da essa promana! Basta con l'ascolto timido e di convenienza, basta ai cristiani schizofrenici che vivono due vite, due realt che alla fine non serviranno, la vita nella Chiesa e la vita fuori della Chiesa. Noi Figli siamo una realt, abbiamo una dignit, un amore pi grande da vivere e testimoniare, se pensiamo ad un dentro ed ad un fuori non abbiamo capito nulla: noi SIAMO perch LUI E', fuori da questo ogni altra strada fallita in partenza. Parola e preghiera sono i binari che mi faranno attraversare indenne questo mondo pieno

di "mammone" e "preoccupazioni", che impediscono la mia caduta libera nel non senso, non sono dei passatempi ma degli "attraversatempi", binari che tirano dritto ed hanno tirato dritto e tireranno dritto attraverso tutta la storia, per condurci all'eternit del Regno, alla Resurrezione! Vorrei chiudere pensando a domani, consegnando ogni preoccupazione solo all'impazienza di vedere quell'alba in cui tutto sar realt perfetta, realt d'amore, realt di vita, realt di Resurrezione. In quel domani in cui il Signore ci ha stretti e legati nel giorno del nostro battesimo, domani che realizza il nostro futuro non senza il nostro assenso. Quel domani, vissuto oggi, che gi ragione di immortalit, di sicurezza, di serenit, di gioia. Pi penso ad esso e pi mi accorgo che non ci sono preoccupazioni in questo, anzi la cura di ogni preoccupazione, e provo una grande pena al pensare quanti guardano al domani e muoiono di paura, ansia, preoccupazioni, facendosi rapinare l'oggi. Quanto sarebbe bello potergli aprire gli occhi ed il cuore per poter far vivere anche a loro un oggi reale e presente, facendogli ben capire che chi si preoccupa del domani si priva del presente, dell'oggi in cui Dio Padre ci dice " Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato!" (Sal 2,7) liberandoci cos da ogni inutile preoccupazione! Commento su Matteo 6,24-34 Omelie.org (bambini)

Che grande pagina abbiamo oggi! Avete ascoltato, vero? L'evangelista Matteo ci offre un brano veramente denso e impegnativo, riportando un discorso di Ges, conservando per noi le parole che il Maestro ha rivolto alle folle. Ad una prima lettura, non sembra particolarmente difficile o esplosivo, ma nel mio gruppetto, al catechismo, ci sono state grandi discussioni su come interpretarlo. Cerco di spiegarvi tutto con ordine. E per farlo devo partire da qualcosa che con il Vangelo non c'entra: la conoscete la favola della cicala e della formica? S,

vero? Quella con la formica laboriosa che lavora tutta l'estate mentre la cicala canta. E quando arriva l'inverno, la cicala si ritrova povera ed affamata ed invece la formica ha fatto tante belle provviste. Bene, mi sembra di capire che ve la siete ricordata. Anche i miei ragazzi la conoscono ed a questa storia hanno subito pensato quando, in uno dei nostri incontri di catechismo, dopo aver letto la pagina di Vangelo di oggi, il gruppo si diviso in due. Alcuni dicevano: - Ges in questo discorso sta dando ragione alla cicala, perch dice che non bisogna affannarsi, non bisogna avere l'ansia per il futuro... Sta dicendo che va bene vivere alla giornata, senza grandi progetti, senza troppo impegno!... Sta dicendo che va bene godersi la vita senza faticare poi tanto... Altri non erano per nulla d'accordo e ribattevano: - Ma Ges non sta dicendo di essere degli incoscienti o dei pigroni! Dice solo di non stare in ansia, ma non ha detto di fare solo vacanze o che non serve lavorare... Insomma, c'erano due partiti veramente agguerriti. Ho cercato di riportare la calma ed abbiamo provato a ragionare insieme. Prima di tutto - ho detto - da dove parte il discorso del Maestro di Nazareth? Le prime parole che abbiamo letto sono chiare:"Nessuno pu servire due padroni; perch o odier l'uno e amer l'altro, o avr riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona." Mammona, tanto per chiarire, non vuol dire una grossa mamma! Questa parola era il nome con cui gli ebrei rappresentavano la personificazione delle ricchezze. Quindi il Maestro e Signore ci sta dicendo che non possiamo legare il cuore sia a Dio sia al denaro. Non possiamo amare allo stesso tempo gli inviti che ci rivolge Dio e gli inviti che ci rivolgono le ricchezze. Dobbiamo scegliere: o l'uno o l'altra. Certo, molti giustificano il loro attaccamento alla ricchezze con la necessit. Eh s, belle parole - ripetono - ma senza soldi, come si fa? Senza denaro, come si vive? Quindi giusto accumulare molte ricchezze!

Per il Vangelo di oggi non un invito a vivere da pezzenti o da miserabili! E neppure ci dice di vivere sempre spensierati! Il Figlio di Dio ci dice chiaramente di non essere in ansia. Che una cosa ben diversa dallo stare sempre in vacanza, smettere di lavorare e sperperare i propri risparmi... Mi dispiace per chi stava gi pensando di usare queste parole del Vangelo con i propri genitori, ma qui il Signore Ges non ci suggerisce: non andate pi a scuola e restate beatamente ignoranti! Piuttosto ci invita: "non siate in ansia", non affannatevi. Sapete che cos' l'affanno? il fiatone che viene dopo aver fatto una corsa. Ma qui non siamo alle Olimpiadi, quindi di che corsa si tratta? Sono le tante gare, che in molti fanno, per avere sempre di pi, per accumulare, per essere pi degli altri: pi ricchi, pi eleganti, pi comodi, pi ammirati, pi... Il giovane Rabbi ricorda a tutti coloro che lo ascoltano che questo davvero uno spreco di energia, proprio come quando ci affanniamo correndo dietro al nulla. E propone qualcosa di molto diverso rispetto alla corsa affannosa di chi insegue sempre pi ricchezza. Lo fa con brevissime parabole, dal respiro pieno di poesia. "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto pi di loro? E perch siete cos ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro." Che immagini stupende! Gli uccelli del cielo, che vengono nutriti con amore dal Padre celeste. E i gigli dei campi, che hanno un vestito pi bello di quello di un re. Senza bisogno di corse o di affanni. E, aggiunge il Maestro e Signore, se Dio si preoccupa cos tanto per i fiori o per i piccoli uccellini, non avr infinitamente pi cura di voi, che siete suoi figli? Se Dio ha una tenerezza cos sconfinata verso le creature pi semplici e umili, non sar premuroso e tenero anche verso di voi, che siete amati infinitamente?

Dio, che Padre, sa che avete bisogno del cibo, del vestito, del nutrimento... e avr cura di voi. Ma non trasformate in divinit ci che possedete. Non mettete le ricchezze al centro del vostro cuore. Quando siamo arrivati a questo punto, i miei ragazzi del catechismo erano ormai tranquilli e, vi dir, anche un po' pensierosi. Katia ha osservato: - Non ci avevo mai pensato: i fiori sono cos belli, anche quando non li guarda nessuno... Se arrivo in un prato, i fiori sono l, colorati, profumati, ricchi di sfumature, con i petali delicati... sembra che siano l per me, ma invece erano un canto di bellezza anche prima che io arrivassi! - E le ali delle farfalle? - ha aggiunto Pietro - Ci avete fatto caso? Sono cos perfette, cos incantevoli... Eppure la vita di una farfalla brevissima, appena pochi giorni, al massimo un mese... Ma Dio disegna per ogni farfalla ali stupende, anche se sono creature destinate a una vita breve... Matteo ha commentato quasi sottovoce: - Certo, che se Dio si d tanta pena per le farfalle o i fiori, di certo si prender cura di noi! Infine Daniele, che ha sempre voglia di provocare, con il suo tono scanzonato, ha commentato: - Quindi alla fine avevamo ragione noi, no? Non serve preoccuparci, lavorare, faticare: Dio, se vero che ci vuole bene, ci dar tutto quello che ci serve! Qui ho preso la parola io, per portare il discorso alla conclusione: ero contenta per le loro riflessioni, ma non volevo certo che i miei ragazzi avessero la convinzione che Dio Padre avrebbe fatto trovare loro i soldi sotto al cuscino, per procurarsi ogni giorno il necessario per vivere! Cos ho detto: - Daniele, non scherzare! Avete ascoltato la conclusione del discorso che fa Ges? "Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in pi." Perci sforziamoci di vivere secondo il cuore di Dio, impegnando bene la nostra vita: senza ansia, ma con seriet. Senza corse affannose, ma senza pigrizia. Con generosit e giustizia, senza sciupare nulla. Ed allora anche quello che non ci aspettiamo ci arriver, in pi.

Come un regalo. Come un segno d'amore. Commento a cura di Daniela De Simeis Commento su Is 49,14-15; Sal 61; 1Cor 4,1-5; Mt 6,2434 CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)

Ad una settimana di distanza dall'inizio della Quaresima, la Parola ci invita a fidarci di Dio. La prima lettura ci ricorda che un senso di abbandono pervade la storia dell'umanit nella relazione con Dio: Sion si lamenta perch le vicende del tempo hanno portato ad una situazione di sofferenza, il popolo ebraico alza il suo grido, come Ges sulla croce: mio Dio, mio Dio perch mi hai abbandonato? Il Dio non tangibile sembra davvero lontano, quando le vicende umane sembrano prendere il sopravvento e ci sconvolgono. Questo un atteggiamento profondamente umano: conosciamo il pianto dei bambini pi piccoli che si sentono lasciati soli, dimenticati, nonostante i genitori dedichino loro ogni cura. Se potrebbe capitare che un genitore si dimenticasse del proprio figlio, Dio invece non si dimenticher certo di noi! Egli presente, sempre! Come pu il creatore dimenticarsi della sua creatura? La stessa fiducia che un bambino inerme ripone in chi lo ama dobbiamo averla anche noi in Dio: il salmo ci dona l'immagine materna di un bimbo che si addormenta fra le braccia del genitore, perch l trova la sua pace e la sua sicurezza. Della fiducia parla anche il Vangelo. Ges pone la scelta tra due modi di vivere, indica la possibilit di scegliere tra due padroni: Dio o la ricchezza, le cose celesti o quelle umane, lo spirito o il mondo. A noi oggi il paragone con la ricchezza -e con i beni terreni- pi vicino che mai: per esperienza, diretta o indiretta, percepiamo quanto essa possa coinvolgere tutto di noi stessi, il

nostro cuore e le nostre azioni, e guidare la nostra vita. Possiamo intendere il senso di pace e sicurezza che pu fornirci e il desiderio di conservarla o incrementarla. Ges usa questa similitudine perch gli uomini di ogni tempo possano percepire l'alternativa di scegliere Dio, il coinvolgimento totale, l'orientamento del cuore e della vita verso di Lui, il desiderio di cercarlo e di mantenere la relazione con Lui. La differenza sta nella prospettiva temporale: i beni dovranno essere lasciati un giorno, lo stesso in cui la nostra relazione con Dio potr diventare piena. Come si pu adattare questa pagina di Vangelo alla nostra vita? Non bisogna che la leggiamo come un invito al disimpegno: Ges infatti non vuole che siamo poveri o diseredati, ma ci vuole liberi di scegliere e consapevoli di che cosa importante e cosa non lo . Se ci fidiamo del Padre, il cibo diventa suo dono e sostentamento per il nostro corpo: senza di esso saremmo deboli e incapaci di ogni azione (chi fa l'esperienza della fame ben lo sa...), ma riconoscere che proviene da lui ci rende simili agli uccelli del cielo che sanno cogliere ogni briciola, senza sprecare e senza accumulare. Anche nell'apparire, nel relazionarci con il mondo dobbiamo fidarci di lui: l'averci creati Lui, a sua immagine e somiglianza, ci rende talmente "belli" e importanti da non aver bisogno di essere nobilitati da qualcosa di esterno, proprio come i gigli del campo, opera del suo creato. Quindi, guardando con questi occhi il nostro prossimo, sapremo riconoscerne la bellezza senza fermarci all'aspetto esteriore. Se dunque due contenuti fondamentali per la vita di ogni uomo sono da considerare poco importanti, che cosa dobbiamo mettere al primo posto, per che cosa dobbiamo darci da fare? Anche su questo Ges chiaro: il regno di Dio e la giustizia. Il primo la ricerca di Dio in ogni evento della nostra vita e il prepararci per essere degni di poter un giorno stare alla sua presenza; il secondo considerare le nostre azioni e relazioni con i fratelli, renderci strumento perch nessuno abbia patire la fame o sia senza vestito. Ecco che le nostre vite si riempiono allora di pace e di serenit, possiamo vivere pienamente ogni giorno che ci dato senza preoccuparci di ci che sar domani,

poich siamo sicuri che Lui opera nella nostra vita per renderci felici. A noi sposi e famiglie cristiane questa domenica porta in dono due inviti: il primo il prepararci al cammino quaresimale rivedendo la lista delle nostre priorit e provando a fare spazio per qualcosa di importante, anche se piccolo; il secondo il non lamentarsi per ci che non abbiamo, ma ringraziare ogni giorno per quel che abbiamo immeritatamente ricevuto ed operare con giustizia perch chi ha ricevuto di meno sia comunque sazio e al caldo. Riconosciamo soprattutto quando abbiamo pi del necessario e facciamo buon uso dei nostri beni per diventare pi ricchi di Dio e di vera felicit. Per la riflessione personale e di coppia: - In che cosa dimostriamo di fidarci di Dio? Quando abbiamo fatto esperienza di abbandono in lui? Dove troviamo la nostra pace e sicurezza? - Quali sono i beni che riteniamo irrinunciabili nella nostra vita o ai quali dedichiamo pi tempo? Come possiamo riconoscere ci che importante da ci che solo utile? Iniziando il nostro cammino quaresimale, quali cose potremmo riposizionare nella scala delle nostre priorit e quali mettere al primo posto? - Come cerchiamo il regno di Dio e la giustizia nelle nostre famiglie, nelle nostre comunit, sul lavoro? Gianna e Aldo Sartori di Genova Commento su Matteo 6,24-34 fr. Massimo Rossi

Domenica scorsa, abbiamo riflettuto insieme sul valore sommo del perdono per la fede cristiana. Oggi affrontiamo una questione non meno importante: l'abbandono alla provvidenza, cos come si esprime la rubrica

del paragrafo 6, dal versetto 25 al 34. Il versetto 24 conclude invece la questione della ricchezza: non che l'argomentosoldi sia del tutto estraneo alla fiducia nella provvidenza, intendiamoci; diciamo che il rapporto tra denaro e fiducia in Dio di proporzionalit inversa: il potere economico pu allontanare da Dio. La ricchezza pu suscitare un pericoloso senso di autosufficienza, sintomo di orgoglio e dunque intrinsecamente contrario alla fede: se pensiamo ad Adamo ed Eva, con tutto quel ben di Dio messo a loro disposizione dal Creatore, non era difficile montare in superbia e illudersi di non aver bisogno di niente altro, tantomeno di Dio... La riflessione sul valore della ricchezza apre inevitabilmente a quella sull'abbandono in Dio. La sentenza che inaugura la pagina odierna di Matteo ne una sintesi mirabile: "Nessuno pu servire due padroni. Non potete servire Dio e la ricchezza.". Preoccuparsi (troppo) per la propria vita, per il proprio corpo, preoccuparsi pi del cibo e del vestito, denotano un investimento affettivo su due dimensioni senza dubbio importanti: tuttavia, in prospettiva cristiana, c' qualcosa di ben pi importante, che l'integrit della vita fisica e l'attenzione ai beni materiali, quali il vestito e simili... Tra l'investire su s stessi e l'investire su Dio, molto meglio investire su Dio e sul suo Regno. Tutto ci che umano segnato dalla fragilit e dall'incertezza; soltanto Dio pu dare sicurezza, perch solo Lui, solo Dio forte, onnipotente, infinito. Se credo in Dio, (se) imparo a fidarmi di Lui e, idandomi, mi affido, tutto diventa possibile: non intendo dire che, la fede mi mette le ali - mica Red Bull!... -. Parliamo di gestione ordinaria della vita, con tutti i piccoli/grandi problemi che affollano di pensieri le nostre notti (insonni), mettono a dura prova le relazioni, riducono l'autostima, etc., etc... Credere in Dio non incoscienza, non fideismo, non alienazione, non significa trascurare gli affari della terra in funzione di quelli del Cielo... Al contrario, credere nel Dio del Vangelo significa avere una marcia in pi, per affrontare l'avventura della vita, con i piedi ben piantati in terra! Vi confesso che ho scritto questa omelia il giorno prima di

entrare in ospedale per affrontare un piccolo intervento chirurgico: per uno come me, pieno di ansie e di incertezze ebbene s, lo ammetto, anch'io faccio fatica a fidarmi di Dio...e dei medici -, scrivere una riflessione sull'abbandono alla provvidenza divina, in un momento di panico totale, stato parecchio difficile. Presso il nostro Centro Culturale stiamo parlando di speranza e lo faremo per tutto l'anno. La speranza e la fiducia sono due modi diversi di dire la stessa cosa: speranza cristiana e fiducia nel Regno di Dio arricchiscono in senso cristiano il modo positivo di guardare il mondo persone e cose -, cogliendone tutto il valore, le potenzialit reali, senzaenfasi, ma anche senza ripiegamenti meschini e autoreferenziali. Pensiamo forse che Dio Padre non sappia di che cosa abbiamo bisogno? Dopotutto ci ha fatti Lui! Un buon rapporto con i beni della terra e con i nostri simili pu essere - dico pu essere' indizio di fede, lo dice il Vangelo: "Non preoccupatevi di che cosa mangerete, di che cosa vestirete: se ne preoccupano i pagani.". Il discorso delicato, perch intercetta le dinamiche psicoaffettive della persona, le quali obbediscono a leggi proprie, ma che condizionano la genesi psicologica della stessa fede, il suo sviluppo e le condotte religiose che ne conseguono. Provo a spiegarmi: la grande sfida di un'affettivit matura stabilire la giusta distanza nei rapporti interpersonali, ma anche (nei rapporti) con i beni materiali. il segreto di una buona vita di relazione; ma anche il segreto della maturit spirituale. La fiducia incoraggia ad avvicinarsi; la diffidenza tiene lontani... La vita intera ipotecata dalla consapevolezza che non saremo mai in grado di collocarci a distanza giusta da Dio; anzi, proprio la distanza che ci impedisce di goderne come vorremmo! L'esempio di Mos davanti al roveto ardente (cfr. Es 3), ma anche quello di Maria Maddalena il giorno della Risurrezione del Signore (cfr. Gv 20), ci insegnano che l'uomo di fede non pu resistere lontano da Dio; pena il rischio di smarrirlo, e di smarrirsi. Questo rischio - perdere Dio e perdere s stessi - genera paura, in tutte le sue declinazioni, dalla inquietudine

che attiva la ricerca, al panico che, invece, la blocca, irrigidisce i pensieri e i movimenti... "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando per verr lo Spirito di verit, egli vi guider alla verit tutta intera..." (cfr. Gv 16,12ss.): Ges rileva che i Dodici non erano pronti ad ascoltare...come andava a finire la storia. Anche i Dodici sono tenuti a distanza da Ges dal mistero della sua Passione e da ci che ne sarebbe scaturito. Come gli apostoli, abbiamo bisogno di essere continuamente confermati nella fede. Anche perch la fede chiede di essere annunciata, come Salvezza, a coloro che brancolano nel buio pi di noi e sentono venir meno la terra sotto i piedi...pi di noi. Ma non potremo annunciare alcuna salvezza, se non ne saremo convinti noi per primi!...e non ne saremo convinti, se non ne avremo fatto esperienza personale diretta. La prima lettura proclama che l'amore di Dio per noi pi forte di quello di una madre per il suo bambino; concedetemi una nota tenera, spero di non scadere nel patetico: quando fui ordinato prete, passai alcuni mesi di crisi - non l'avevo messo in conto! -: ebbene, un aiuto decisivo per uscire dalla crisi fu ritornare indietro con la memoria fino a quando, credo, avevo pi o meno tre anni; mi ricordai, come in un sogno, di trovarmi seduto sulle gambe di mia madre, che mi cullava cantandomi una filastrocca in dialetto piemontese, la stessa che probabilmente sua madre le cantava quando lei aveva tre anni... Ecco, quando sento Isaia descrivere Dio nei termini che abbiamo sentito, io ritorno a quella sensazione. una bella sensazione e mi fa bene riviverla. Se Dio ancora meglio...possiamo stare tranquilli. "Oggi pi che mai si tratta di reimparare e di esercitare la grammatica umana elementare: l'essere uomo e donna, l'essere con l'altro, l'amare e l'essere amato..." Enzo Bianchi

Fedeli come Dio fedele padre Gian Franco Scarpitta

Un bellissimo testo di Giovanni XXIII dal titolo "Solo per oggi" invita all'impegno quotidiano, alla dedizione costante ai nostri propositi e ai nostri progetti lungimiranti, tuttavia senza che ci lasciamo avvincere dal timore e dalla titubanza: ".. Solo per oggi mi guarder dai due malanni: la fretta e l'indecisione.... Solo per oggi non avr timori. In modo particolare non avr paura di godere di ci che bello." Se vero che da una parte non ci si pu esimere dall'essere occupati e risoluti nelle nostre azioni, dall'altra pur vero che l'ansiet e la preoccupazione eccessiva non conducono a nulla e occorre mostrare anche serenit e fiducia nei nostri impegni e nelle vicissitudini della vita. Ogni giorno nasconde gi le sue pene e le sue angosce, come ci insegna oggi Ges, e per questo non va sottovalutato, ma neppure preso troppo sul serio, e soprattutto nella singola giornata che ci tocca vivere non consegue nulla il voler anticipare gli obiettivi del domani, perch impossibile far sorgere il sole due volte o mettere in borsa i proventi futuri. Paura, ansia, timore e trepidazione per quanto ci aspetta in avvenire sono alla base del rovinio e della sconfitta; fiducia, risolutezza e impegno sono invece il passaporto di ogni successo o almeno la moneta adatta per poterlo acquistare. Ma quando si parla si fiducia, pur considerando che importante la fiducia in se stessi e nelle proprie capacit, non si deve trascurare che essa deve essere rivolta innanzitutto a Dio, che a sua volta ha avuto fiducia in noi. Dio, che ha creato l'universo affidandoci di esso lo sviluppo e il progresso storico nel rispetto delle leggi della natura, ha avuto fiducia che l'uomo eseguisse tale progetto di tutela e di conservazione del cosmo e ci nondimeno l'uomo non si mostrato all'altezza di tanta fiducia, se vero che tende a sovvertire o a manipolare il corso della natura; Dio ha salvato e redento l'uomo con la rivelazione della sua Parola e con i suoi continui interventi di salvezza mostrando cos fiducia nella fedelt dell'uomo alla sua alleanza, nonostante si sappia che

l'uomo sia sempre venuto meno a tanta relazione amichevole; Dio ha dato fiducia all'uomo convocando il popolo di Israele nella comunione con Lui, eppure l'uomo infrange la comunione con la tendenza individualistica; Dio si fidato dell'uomo in Ges Cristo suo Figlio che ha voluto essere espressione e dell'amore del Padre nei confronti dell'umanit peccatrice con la conseguenza che noi continuiamo a crocifiggere il Cristo con i nostri peccati. Insomma Dio per primo ha avuto fiducia in noi, anche provvedendo al nostro sostentamento materiale, e ci ci sospinge a che anche noi esterniamo fiducia ne suoi confronti, confidando in lui anche riguardo alle nostre necessit materiali e non lasciandoci sconfiggere dal timore e dall'angoscia del domani. Il profeta Isaia e molto categorico nel porre termini di paragone fra la fedelt assoluta di Dio e le possibili infedelt dell'uomo, del tutto incompatibili con il divino benvolere: "Come inverosimile che una donna si dimentichi del proprio bambino, cos impensabile che Dio si dimentichi dei propri figli", concedendo loro ogni sorta di beneficio e di vantaggio, anche i mezzi materiali di sussistenza. Chi provvede ai fiori e all'erba del campo, come non pu aver cura degli uomini, che valgono molto pi di ogni altra cosa? Come non potrebbe ricordarsi di coloro che Lui stesso ha salvato e redento? Certo, Dio non incoraggia la negligenza n la velleit di nessuno e non esenta nessuno dalla lotta quotidiana per il proprio sostentamento: il pane va guadagnato con il sudore della propria fronte e come ben ammonisce Paolo "chi non vuol lavorare, neppure mangi"(2Ts 3, 10). Tuttavia la fatica e il travaglio di ogni giorno trovano il sostegno continuo del Signore, poich da lui proviene la nostra forza ed lui ha fondare le ragioni della nostra perseveranza. E' da Dio che proviene ogni possibilit di impiego e di conseguenza di sostentamento materiale e non si pu prescindere dal riconoscerlo come il fautore di ogni beneficio, riconoscendo nel suo intervento l'azione della Provvidenza. Nell'impegno continuo, fervente e produttivo si incontra Dio che benedice e consolida i risultati dei nostri sforzi e nella radicale fedelt alla sua Parola si scopre come per primo resti fedele. La fiducia nella Provvidenza incoraggia anche la semplicit di vita e la soddisfazione per le risorse che si hanno a disposizione e aiuta a coltivare la povert

di spirito e l'umilt. Di conseguenza aver fiducia in Dio comporta anche la fuga dal secondario, dal superfluo e da ci che ben lungi dall'essere per noi realmente foriero di benefici, ragion per cui eccoci convocati ad operare una scelta decisa e convinta: o il denaro e la lussuria tante volte mascherate da divinit sotto mentite spoglie, o il vero Dio Provvidenza che salva. Non aver fiducia nella Provvidenza o almeno il porre ostinatamente limiti ad essa e trovare scappatoie per potervi anteporre i nostri propositi e le nostre presunzioni equivale effettivamente a darla vinta al maligno e a lasciarci insidiare dal Dio denaro, perch il vizio e la ricchezza, radice di tutti mali (1Tm 6, 10), non possono che distoglierci dal fervore della fede, soprattutto quando i beni ci attraggano oltre misura. Dio ha spogliato se stesso di qualsiasi sicurezza per essere fedele all'uomo, ma l'uomo deve spogliarsi del Dio denaro per essere fedele a Dio. E la sua vocazione la fedelt a Dio. Chi confida in Dio si adopera con necessaria serenit nella vita di tutti i giorni senza paura n insicurezza e privandosi anche di personali sicumere fittizie. Per vivere un rapporto di fedelt. 8 Domenica del T.O. (Anno A) Giovani Missioitalia

Con questo brano leggiamo una delle pagine pi belle del vangelo, che con tratti delicati, poetici, commoventi, dipinge la nostra condizione fragile di uomini e donne, ma anche la nostra relazione con Dio. Il vangelo di Matteo ci lascia una prima risposta e afferma che innanzitutto la provvidenza "non preoccuparsi". Incoscienza? Vivere alla giornata? Credo che vada oltre. un atteggiamento di fiducia estrema nei confronti del Padre, una condizione di abbandono totale che si traduce in una serenit di fondo per chi la sperimenta: un babbo buono non abbandona i suoi figli, si occupa di loro, li cura. Un neonato non si affanna per il domani, non accumula, non vive nell'ansia, semplicemente sa che i suoi genitori penseranno

a lui e non gli mancher niente. Fare esperienza di questa condizione di abbandono fra le braccia del Padre, proprio come un neonato, ribalta tutto il nostro modo di vivere e di progettare. Chi vive nello stress di pianificare ogni giornata in base alle proprie aspirazioni, chi vuole accumulare beni e propriet alla ricerca del benessere e di un'apparente stabilit, chi vive nella paura di essere privato di quello che possiede, di perdere qualcosa, non potr mai fare esperienza dell'amorevole provvidenza di Dio, perch gi basta a se stesso. D'altra parte le parole di Ges non sono un invito alla passivit, ad aspettare inermi l'aiuto del cielo. Se leggiamo con attenzione c' una frase chiave che quasi si nasconde nel testo e che invece rappresenta l'unica preoccupazione per cui lecito "affannarsi":"Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia". Con queste parole si apre una dimensione nuova: il Regno. Un Regno che la famiglia di Dio, di cui tutti facciamo parte come suoi figli amati, e in cui le relazioni sono sane, solidali, fraterne, giuste. proprio vivendo la dimensione del Regno che rendiamo sempre pi presente la provvidenza di Dio. Noi figli, sperimentando l'amore e la cura del Padre, possiamo trasmetterla ai fratelli e in questo modo ci facciamo prossimi, la nostra vita diventa un intreccio di amore dato e ricevuto, di sostegno reciproco, di ricerca della giustizia e del ben-essere degli altri. Se viviamo trincerati dietro le nostre sicurezze per paura di perderle, la provvidenza non passa, se invece ci apriamo agli altri abbassando le difese, il Regno cresce e si consolida. Questa la vera preoccupazione sulla quale possiamo investire tutta una vita: essere noi stessi "provvidenza" mandata da Dio per i fratelli e le sorelle, tutto il resto "ci sar dato in aggiunta". DOMANDE O PROVOCAZIONI?

Quali sono le preoccupazioni che mi creano ansia, che mi affanno a risolvere, che assorbono i miei pensieri e le mie energie? Come posso concretamente "liberarmi" da queste preoccupazioni? Quali passi mi sento pronto/a a compiere per ricercare il Regno di Dio e la sua giustizia?

Dalla nuova newsletter di Missio giovani, il commento di Giulia Pieri, dal Mozambico, al Vangelo della 8 Domenica del T.O., anno A.

Commento su Matteo 6,24-34 Monastero Domenicano Matris Domini

Contesto Continua il discorso della montagna che Matteo ci consegna nei capitoli 5-7, ma mentre nel capitolo 5 e nella prima sezione del capitolo 6 abbiamo delle strutture riconoscibili (5,1-20 introduzione aperta dalle beatitudini; 5,21-48 le sei antitesi; 6,1-18 tre atti di piet: elemosina, preghiera e digiuno, che la liturgia non ci ha proposto in quanto si tratta di un testo che apre il periodo quaresimale) si apre ora con il testo proposto questa domenica (6,24-34) la terza sezione che non ha nessuna struttura evidente, ma piuttosto un marcato carattere sapienziale. Infatti i testi compresi in 6,19-7,12 sono per lo pi brevi detti accostati per somiglianza o una certa somiglianza per fattori esterni; per comprendere lo scopo dell'evangelista sar utile tener presente la massima conclusiva (7,12), quella che viene chiamata la regola d'oro, comune alla tradizione di diversi popoli: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti la Legge e i Profeti". Essa ci riporta a quanto affermato in 5,17: Ges venuto a dare

compimento alla Legge. Il testo odierno comunque si apre con il v. 24 (cfr. Lc 16,13) un ammonimento contro la tentazione della ricchezza e dalla lunga riflessione sulla fiducia nella potenza e bont di Dio (vv. 25-34, cfr. Lc 12,22-32) che si lega al versetto precedente in modo piuttosto indiretto, per il tema del servizio a Dio. Il v. 34 che chiude la pericope odierna sembra un aforisma popolare. La prima lettura (Is 49, 14-15) ribadisce la vicinanza amorosa di Dio al suo popolo, accompagnata dall'atto di fede e confidenza del salmo 61 (Solo in Dio riposa l'anima mia), mentre la seconda lettura (1 Cor 4, 1-5) richiama la fedelt del discepolo al servizio che Dio gli ha affidato e la promessa di una giusta ricompensa. Per le prossime tre settimane (la IX domenica del T. O. Mt 7,2127 finale del discorso della montagna, e le prime due domeniche quaresimali, Mt 41-11 le tentazioni, e Mt 1,1-9 la trasfigurazione) non verr proposta la lectio, riprenderemo con la domenica 27 marzo, III di quaresima. Ricordiamo che nell'Anno liturgico A dalla III domenica i vangeli sono quelli del testo giovanneo (samaritana 45-42, il cieco nato 9,1-41, la resurrezione di Lazzaro 11,1-45) che accompagnavano il cammino dei catecumene nell'ultimo tratto di preparazione al battesimo che aveva luogo durante la veglia pasquale. 24 Nessuno pu servire due padroni, perch o odier l'uno e amer l'altro, oppure si affezioner all'uno e disprezzer l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Con la ricchezza si traduce il greco mammon, che parola aramaica; nel nostro contesto la ricchezza ingiusta personificata, che diventa un idolo, opponendosi a Dio. Il primo versetto della pericope di questa VIII domenica si

presenta con un'immagine dai contrasti netti che ricorda Dt 21,15-17; la radice del termine mammon mn da prendere nel senso di "ci in cui si ripone la propria fiducia, si capisce quindi perch Ges ammonisca i suoi ascoltatori: se l'uomo ripone la sua fiducia, la sua fede nella ricchezza, Dio per lui non significa pi nulla. Il rischio latente quello di confidare nella forza del denaro per garantirsi la vita; non si pu tenere il piede in due staffe, l'ambiguit di una vita condotta senza la piena adesione a Dio e priva di un'incondizionata dedizione al suo servizio, non ci salver. Significativo che Ges presenti l'alternativa con il termine servire, in effetti se non siamo noi a servirci del denaro in modo intelligente ed evangelico, ci pu essere il rischio serio di diventare servi del denaro, preoccupati solo di accumularlo e immiserendo per questo motivo i nostri rapporti personali, compreso quello con Dio. Abbiamo in questo versetto una variazione sul tema della beatitudine dei poveri (cfr Mt 5,3) che il testo che segue declina in una modo nuovo, nella linea della fiducia nella provvidenza di Dio. 25 Perci io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? Il v. 25 apre invece la riflessione che occupa il resto del testo odierno affermando il principio che verr poi esemplificato nei versetti successivi in due modi diversi (vv. 26-30). Il perci che lo apre l'insieme dei vv. 25-34 crea un collegamento con quello precedente e crea un contesto teologico di fiducia che elimina la possibilit di intendere il seguito come un invito alla pigrizia o allo scoraggiamento. Infatti non si tratta

di un'esortazione alla noncuranza, ma ad una filiale fiducia in Dio, che nella preghiera del Padre nostro (Mt 6, 11; 7,7-11; cfr. Fil 4,6) appena prima proposta, trova una sua specifica manifestazione. Il Padre celeste colui che ci libera dalle preoccupazioni (vedi Mt 16,5-12; cfr. 1Pt 5,7; Mc 13,15) per la nostra vita; questo termine (in greco psiche) da intendere secondo l'antropologia semita, tutto l'uomo e non solo la sua anima, secondo una traduzione possibile. Notiamo che nell'affermazione si passa dal minore, il cibo e il vestito, per passare poi ai valori superiori: il corpo e la vita. 26 Guardate gli uccelli del cielo: non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro? 27 E chi di voi, per quanto si preoccupi, pu allungare anche di poco la propria vita? Ecco la prima esemplificazione relativa al cibo, con un simpatico riferimento gli uccelli del cielo: l'amore provvidente di Dio Padre non trascura queste creature, come potrebbe non curarsi degli uomini e delle donne creati a sua immagine? L'inutilit di un assillo eccessivo reso nel v. 27 con un riferimento sia alla durata dell'et della vita, che dell'altezza (il termine utilizzato allungare anche di poco - pechis, cubito - pu valere in entrambi i significati). 28 E per il vestito, perch vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora, se Dio veste cos l'erba del campo, che oggi c' e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi, gente di poca fede? Secondo esempio, relativo al vestito, anch'esso evocativo (vedi

il riferimento alla breve durata dall'erba del campo in Is 40,6-8) con un significativo riferimento a Salone di cui in 1Re 10,4-5 e 2Cr 9,13-22 si vanta la magnificenza e la ricchezza, anche se senza un preciso riferimento alle vesti. L'espressione gente di poca fede non propria di Matteo (cfr. Lc 12,28), ma da lui spesso utilizzata (8,26; 14,31; 16,8; 17,20) preferibilmente riferita al cerchio ristretto dei suoi discepoli. Qui il significato non altrettanto negativo. 31 Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". 32 Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Una ripresa del concetto di apertura (v. 25) in forma di domande, sempre sui temi del cibo e del vestiario. Sono solo i pagani, quelli che non fanno riferimento a Dio, nel nostro contesto coloro che non fanno parte del popolo di Israele a cui il discorso del monte rivolto (cfr. 4,24-25-5,1-2), che si preoccupano di queste cose! Il Padre celeste conosce la necessit dei suoi figli, e se ne prende cura cos come si prese cura del suo popolo oppresso in Egitto (cfr. Es 2,23-25 dove ricorre ancora il verbo conoscere, tradotto per con Dio se ne diede pensiero). 33 Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non preoccupatevi dunque del domani, perch il domani si preoccuper di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. La giustizia del regno un tema caro a Matteo che lo aggiunge al suo testo base (la fonte Q in comune con Luca) intendendo qui una ricerca attiva di tale giustizia cos come viene ora

rivelata dall'insegnamento di Ges (cfr. 5,6.10.20). La preoccupazione principale del credente deve restare il regno di Dio e la sua giustizia, bene supremo; questo desiderio di fondo diventa una regola generale valida in tutte le circostanze. Tutte le altre cose le dobbiamo attendere da Dio e chiederle con fiducia di figli al un Padre provvidente e tenero che certo non ci far mancare quanto necessario alla nostra vita (cfr. Mt 7,21; Fil 4,6-7; 1Tm 6,8-10). L'adesione a Dio infatti indirizza le nostre scelte nei campi della vita quotidiana e le libera non solo dall'egoismo, ma anche da una visuale troppo corta che non ci permette di vivere veramente. Il v. 34 un detto della saggezza popolare che bene conclude il testo 6,25-33; ha alcuni paralleli con Pr 27,1 e Qo 2,23. Il termine tradotto con pena potrebbe essere inteso anche in senso morale, come male o malizia. Un'ansia eccessiva per le piccole o grandi necessit quotidiane potrebbe offuscare l'interesse e il ricordo per lo scopo, il fine della vita e togliere senso all'esistenza, annullare persino il nostro rapporto con Dio, che invece fondamentale perch la vita abbia significato (e una direzione precisa che poi il regno dei cieli e la sua giustizia di cui parla il vangelo odierno): la piena comunione con Dio, il nostro Padre celeste. MEDITIAMO 1) Sappiamo accogliere nella nostra vita di ogni giorno l'invito di Matteo ad affidarci completamente all'amore provvidente di Dio, il nostro Padre celeste? 2) In quali occasioni ho sperimentato la vicinanza di Dio come Padre provvidente? Cosa faccio per alimentare la mia fiducia in Lui? 3) Qual il nostro rapporto con i beni della terra? Ci serviamo di essi o lasciamo che essi invadano il nostro cuore?

PREGHIAMO Salmo Responsoriale (dal Salmo 61) Solo in Dio riposa l'anima mia. Solo in Dio riposa l'anima mia: da lui la mia salvezza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potr vacillare. Solo in Dio riposa l'anima mia: da lui la mia speranza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potr vacillare. In Dio la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio in Dio. Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore. Colletta Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perch in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dall'avidit e dall'egoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libert e la giustizia del tuo regno. Per il nostro Signore Ges Cristo... Speranze ed angosce don Daniele Muraro

Il malvagio a cui non opporsi, ossia a cui non resistere rifiutando i suoi medesimi violenti sistemi di competizione l'uomo che

pensa in maniera materiale, egoistica ed entro gli orizzonti finiti di questo mondo. Le sue rivendicazioni possono essere di ostacolo ad un sano esercizio della vita cristiana, almeno finch ci si mette in concorrenza con esse e non si rende testimonianza della novit del Vangelo che dono gratuito. Esiste per anche un altro ostacolo che ogni cristiano sperimenta, interiore, ed la preoccupazione intesa come affanno intorno alle condizioni di sussistenza. Si tratta di una tentazione che, finch non la si supera, impedisce di accogliere in piena libert il mandato del Signore e di attuarlo in perfetta fedelt. Sappiamo come molti contemporanei hanno fatto della manutenzione della propria vita l'unica occupazione per loro importante. Ne consegue dentro la societ una mediocrit monotona che ha il pregio di non esaltarsi ai richiami degli entusiasmi passeggeri, ma che toglie slancio all'intrapresa di tutto ci che nobile e merita lode. Ogni condotta del genere prima o poi cade nel fossato che cerca in tutti i modi di evitare, ossia con affanno precipita nell'angoscia. Di un futuro senza speranze di appagamento, entro i confini materiali della ripetizione, inesorabile si tema l'insufficienza e gli sforzi profusi a rimedio ricadono invariabilmente sotto la censura di manchevolezza. A questa minaccia il buon senso risponde consigliando la mente di tenere a una certa distanza i pensieri preoccupanti. In ogni caso la tentazione di una vita frenetica si vince non ignorando i problemi, che sempre troveranno il modo di riaffacciarsi, ma alzando di livello la sfida, cio trovando di meglio su cui applicarsi. Si tratta di investire le proprie forze in una ricerca pi grande e senza delusioni, qual la scoperta e l'adesione al Regno di Dio. Esso misteriosamente gi presente nella storia sociale e personale anticipato nella concreta vita della Chiesa. La giustizia congiunta all'affermarsi del tale Regno comporta che a tutti venga fatto spazio per la reciproca messa a frutto delle qualit di ciascuno. questo l'ideale cristiano. Il Regno di Dio ha una giustizia, cio un giusto modo di organizzare la societ che, dopo essere stata promulgata dal Signore, attende di essere fatta conoscere e resa efficace nel

mondo, senza inutili attese ed esitazioni. Dunque la fiducia nella Provvidenza di Dio per un cristiano, soprattutto se laico, non si risolve in una fuga dalle responsabilit, ma capace di ispirare un modo nuovo di accostarsi ai problemi quotidiani. Ai nostri giorni poi la testimonianza nel mondo dei valori cristiani diventata molto impegnativa, ma tanto pi necessaria. Il laico colui per il quale il mondo ha una sua consistenza, di cui egli non pu non tenerne conto. Ges non invita nessuno nella sua Chiesa ad ignorare la realt, anzi vuole che tutti allarghino lo sguardo fino ad abbracciarla interamente. Allora anche coloro che non hanno fatto professione di vita religiosa non potranno non riconoscere in questo mondo il Regno di Dio fin da ora all'opera. Se per molti settori della vita umana, l'autonomia da una visione di fede si assai accresciuta, talora anche con un certo distacco dall'ordine etico e religioso e con grave pericolo della vita cristiana, come dice il Concilio, questa non pu essere una scusa per praticare una doppia appartenenza rigidamente separata. Ogni cristiano ha il dovere di denunciare che lo sforzo di espellere Dio dal concreto sviluppo della comunit umana insensato e alla fine dannoso per chi lo propugna. A differenza dei monaci contemplativi proprio dei laici il darsi da fare, ma tale attivismo non pu diventare fine a se stesso. Una regola di prudenza da non tralasciare nemmeno da parte del cristiano pi coinvolto nelle vicende del mondo questa: come non si pu accontentare completamente il corpo senza danneggiare l'anima, non si pu soddisfare completamente la tendenza verso il mondo, senza rovinare la propria appartenenza ecclesiale. Sappiamo che il documento del Concilio Vaticano II sul mondo contemporaneo prende il nome dalle prime parole "Gaudium et Spes", ossia le gioie e le speranze degli uomini d'oggi dichiarate condivise dai discepoli di Cristo. Nella prima stesura il documento iniziava con le parole "Luctus et Angor", cio le tristezze e le angosce, ancora presenti, ma nominate per seconde. "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono

pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore." Sbaglierebbe chi ritenesse tale rovesciamento di posizione un appoggio all'ingenuo ottimismo in voga in quegli anni '60 di grandi sommovimenti. L'intenzione profonda del testo la si comprende meglio nel senso indicato da Ges nel Vangelo di oggi. Si pu stare contenti ed essere fiduciosi, perch Dio si interessa della salute dei suoi figli e si prende cura di loro; nel presente vissuto responsabilmente e con amore, e non in un futuro mai raggiunto, che si decide la riuscita della propria vita. Il cristiano rinuncia ad aderire alla mentalit di questo mondo, ma continua ad essere coinvolto nelle sue vicende, anzi ne approfondisce l'appartenenza, e si interessa di come vanno le cose non solo per necessit, ma per scelta, non pi in maniera da approfittare delle circostanze, ma in modo da renderle buone convertendole. Commento su Is 49,14 Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno Sion ha detto: il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Come vivere questa Parola? La liturgia di questa domenica mette in rilievo l'amore tenero di Dio per l'intero creato e per l'uomo prima di tutto. Il profeta Isaia ci assicura che Dio non ci dimentica mai. E Ges, nel Vangelo, con la descrizione del giardino del mondo, ci fa sperimentare la sua attenzione per ogni cosa, come una madre che anticipa e provvede tutto: cura anche i gigli del campo, gli uccelli del cielo e, quindi, ancora di pi i figli amati, fatti a sua immagine. Eppure, nonostante i tanti segni della provvidenza amorosa del Padre, l'uomo sovente non ha fede, non si abbandona all'amore

di Dio; e, come ci dice la Scrittura, fin dall'inizio del tempo, l'uomo sceglie di fare piuttosto la sua volont staccandosi cos dall'Autore Eterno. Creato con una scintilla di divino nel suo spirito profondo, promessa di vita eterna, l'uomo nella sua libert ha davanti a s la scelta: "la vita o la morte, a ognuno sar dato ci che a lui piacer" (Sir 15,17). Oggi, nella mia pausa contemplativa, voglio rendermi conto se davvero io cerco anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia o se mi affanno piuttosto correndo dietro a ci che passeggero. Signore, tu sai com' facile perdermi nelle mille cose da fare, nelle scelte che mi soddisfanno o consolano, apri i miei occhi perch io possa scoprire il tesoro che nascosto dentro di me. La voce di un santo Dio non dimentica niente. Pagher tutto abbondantemente in Paradiso. il miglior pagatore che esista! San Giovanni Bosco Non preoccupatevi Monastero Janua Coeli

Non preoccupatevi del domani... Quando la preoccupazione del domani stringe il tuo sentire, nessun istante potr pi essere per te un dono, perch vivi sempre proiettato altrove. come uno che mentre parli sta con la testa da un'altra parte. Lui non ti sente, tu finisci per non parlargli pi perch c' fisicamente, ma non c' come attenzione. La vita vale pi del cibo, del vestito, del lavoro, della casa. Ma la vita sfugge se queste cose diventano il centro di tutto. A cosa serve la cameretta stupendamente arredata a tuo figlio se poi non stai mai mezz'ora con lui per ascoltare ci che vive? A cosa vale tutta la fatica per avere qualche centinaia di euro in pi, se poi non ti si pu avvicinare perch sei nervoso e sempre urtato? Cercare il regno di Dio vuol dire recuperare tutti i valori umani che costruiscono la giustizia nel mondo. Dio far molto per te, se tu

ti lasci amare. Allora s che ti sentirai capace di portare luce in ogni situazione che vivi, perch sarai pieno di Lui: guarderai con i suoi occhi, ti farai prossimo a chiunque, vivrai spargendo buon profumo di umanit. Se invece tutto gira intorno a te e tutto il resto si sfoca al punto da non esistere se non quando ne hai bisogno per le tue sicurezze, allora l'affanno diventa il pane quotidiano e nessun giorno ti dar pace. Apri il cuore alla fiducia e la tua intelligenza ti porter il nutrimento giusto per la tua vita. Non preoccupatevi MEDITAZIONE Domande Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno. Tu puoi essere protagonista della tua vita, ma a un patto: quando riconosci che la tua vita viene dall'alto, allora s puoi donare e ricevere vita. Pensa che puoi allungare neanche di un minuto la tua vita: perch la fai da padrone su tutto? Osserva la vita nelle sue manifestazioni e impara a donarti. Se pensi sempre a prendere e a ricavare per te, l'affanno cresce perch ti costringi a non vivere ci che sei chiamato ad essere: una creatura capace di amare e di lasciarsi amare. Chiave di lettura L'uomo di sua natura dipende da Qualcuno che realmente pi grande di lui. creatura di Dio, quindi per lui naturale dipendere da Colui che lo ha pensato, amato, voluto, creato da sempre e per sempre. La sua capacit di discernimento profondo non sempre limpida e attenta, quindi spesso dipende non dal suo Signore in una dipendenza che affidamento amante e quindi liberante, ma da cose che sono a suo servizio e alla fine la fanno da padroni perch lo legano. Ges d il nome a questo padrone alternativo a Dio: la ricchezza. Si inizia ogni esperienza umana con poco, con tanto sentimento, con progetti grandi e prospettive valoriali encomiabili, poi pian piano ci si perde in un'avidit di possesso che cancella tutto in nome di sicurezze sempre pi forti fino a che si diventa "meschini"! Ges propone il ritorno alla piena dignit dell'essere uomini: Non

preoccupatevi... Voi avete valore agli occhi di Dio. Levate i vostri occhi in alto, guardate lontano, cercate il regno di Dio e tutto quello che oggi per voi motivo di affanno vi sar dato gratuitamente. Verr da s. una sfida davvero grande! eppure semplice raccoglierla ... Se pensi al domani, il tuo oggi non esiste. Ma in quest'oggi che tu puoi tirar fuori tutte le tue possibilit. Se la tua mente al domani, non vedi, non senti, non riconosci ci che oggi ti dato. Poveri noi che siamo diventati tutti presbiti ... vediamo bene da lontano e non riusciamo a mettere a fuoco ci che ci sta davanti. Il domani si preoccuper di se stesso. A ciascun giorno il suo peso! Non vivi pi se pensi a raccogliere sicurezze che ti facciano sentire tranquillo. La sicurezza che sola pu tranquillizzarti la fiducia nella tua capacit di vivere al meglio quest'oggi. questa la condizione umana che consente l'arricchimento. Ges proclama beato l'uomo povero, perch non potendo contare su nessun bene pu impegnare interamente tutto ci che nella ricerca. Povero perch conta solo su Dio e sulle sue potenzialit umane. La trappola sta nel non voler vivere nella precariet. Se tu condividi con altri, la tua vita si arricchisce perch altri condivideranno con te. Se tu prendi e tieni solo per te, nessuno ti penser "bisognoso" e quindi resterai solo, e dovrai continuamente ingegnarti per procurarti tutto. Prova a mettere nella tua mano una manciata di sabbia. Se vuoi che rimanga l, nella tua mano, non stringere le dita! Se stringi, se ne scivola via e non ti resta niente. Questo il segreto. Tutto quello che stringi e chiudi in te e per te, muore, se ne scivola via, non ti resta niente. Se la tua vita aperta invece, non perdi nulla ma anzi puoi ricevere ancora. PREGHIERA Il Signore il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce (salmo 22). CONTEMPLAZIONE Ges, le tue parole come sempre sono chiavi che aprono le porte chiuse dei nostri egoismi. Che io cerchi di essere come te, figlio del Padre. Che io mi senta come gli uccelli nel cielo, libero di volare nel riconoscere ci che mi dato, libero dalle

preoccupazioni che incastrano i miei pensieri. Tu sei il mio pane, Ges, e in te non manco di nulla: il calice della mia vita trabocca... Il Vangelo dei piccoli Tu hai dei padroni a cui obbedire in tutto e per tutto? Forse ancora no. Ma sai come riconoscerli? Una caratteristica che abbiamo noi uomini di essere stati creati da Dio come persone libere. Ma pi forte di noi! Siamo liberi, vogliamo la libert, ma diventiamo sempre schiavi di qualcosa. Andiamo continuamente in cerca di guai!!! Vuoi quel gioco speciale? Finch non lo ottieni, il tuo pensiero occupato da quel gioco, e tutto pensi e fai per convincere i tuoi genitori o parenti a comprartelo. Ti prende come una smania, e quindi sei "schiavo" ... non puoi farne a meno? S. Ma nel tuo desiderio sembra di no. Tutto si riempie di ci che non hai e quello che hai diventa tutto niente. Sogni che quando sarai grande potrai fare tutto quello che ti pare senza rendere conto a nessuno. Poi ti fai grande e ti accorgi che non cos facile come pensavi. Ogni giorno aspetti il domani come fosse un giorno magico. Poi il domani arriva e ti rendi conto che un oggi come gli altri. Resti deluso! La libert di cui parla Ges diversa. Tu sei e rimani libero se ti affidi a Dio Padre. Lui pensa a te per le cose necessarie. Quindi non devi preoccuparti. Vivi il tuo oggi contento: il tuo cuore sar in pace e si accorger di quante possibilit ha di donarsi e di aprirsi alla vita. Ogni piccolo gesto, ogni pensiero, ogni parola, ogni sentimento diventa meraviglioso perch pieno di vita. Se invece tu, mentre fai una cosa ne pensi un'altra, non fai n quella che stai facendo n quell'altra. E ti senti vuoto, inconcludente. Non farti schiavo di oggetti, di desideri che ti portano via dal tuo presente. In ogni giorno ci sono tesori da scoprire, ma devi cercarli. Ges li nasconde per te dietro le cose pi semplici. E invece tu cerchi sempre quelle straordinarie, ecco perch non li trovi. Se impari ad amare totalmente in ogni cosa che vivi, si fa spazio nel mondo il regno di Ges dove l'amore la parola d'ordine. La vita pi di quello che si vede

don Marco Pedron

Il vangelo di oggi come tutti quelli di queste domeniche si trova nel Discorso della Montagna (5-7) che il manifesto di Ges. Questo vangelo si divide in due parti: i primi due versetti (6,24) trattano una questione e i rimanenti ne trattano un'altra (6,2534). Il primo versetto dice: "Nessuno pu servire due padroni; o odier l'uno e amer l'altro o preferir l'uno e disprezzer l'altro" (6,25). Ma a rigor di logica proprio vero che se si ama uno si disprezza l'altro? E' vero che se si preferisce uno si deve disprezzare l'altro? No, non vero. Qui "amare e odiare" infatti, non descrivono tanto stati d'animo, emozioni, ma decisioni in una direzione o nell'altra. O di qua o di l: o oggi vai al mare o vai in montagna. Non si possono scegliere entrambe. Il versetto va capito in quel tempo: un servo, uno schiavo, era solo di un padrone perch, si riteneva, che se faceva gli interessi di un padrone non poteva farli di un altro (vi erano solo delle eccezioni nel caso di un servo per due fratelli o per due comproprietari). A quel tempo il servo, lo schiavo, quindi, aveva un solo padrone per definizione. Allora, se ha un padrone, dice il vangelo, ovvio (per quel tempo) che non ne pu avere un altro. Cio, dice Ges, ci sono delle scelte che escludono altre. Tutto questo - dice Ges - la stessa cosa che vale per Dio e Mammona. Nel corso dei secoli Mammona diventato il male, la ricchezza disonesta o spesso qualcosa di negativo. Ma "Mammona", dall'aramaico mamona e dall'ebraico mamon, viene dalla radice aman che designa ci di cui si pu avere fiducia, su cui si pu fare affidamento. Per questo designa le ricchezze, i beni, le sostanze, ci su cui ci si pu basare (far fiducia) per vivere. Non ha quindi nessuna connotazione negativa. Cosa vuol dire tutto questo? 1. Bisogna scegliere. O di qua o di l; o Dio o Mammona. Sei all'imbocco dell'autostrada: una direzione Venezia, l'altra

Milano. O vai di qua o vai di l. Non si possono prendere entrambe simultaneamente. E non scegliere gi una scelta: stare fermi, infatti, una triste scelta per chi ha le gambe (o l'auto nel nostro esempio). Quest'estate un ragazzo (diciotto anni) mi chiama e mi chiede: "Posso venire a parlarti?". "S, d'accordo". Viene e mi dice: "Ho un problema". "Sentiamo!". E mi racconta che innamorato perso di una ragazza dalla quale ricambiato. E gli dico: "Perfetto! Non capisco dov' il problema?". "Il problema che sono innamorato anche di un'altra!". "Ah! E cosa vuoi fare?". E lui, scherzando ma non troppo: "Non si pu dividere il cuore a met?". "No, non si pu...". In certe situazioni bisogna scegliere: o di qua o di l. Scegliere vuol dire "questo" e non "quello". Scegliere vuol dire dirigere le nostre risorse, il nostro amore, il nostro potenziale in una direzione, su di una via, perch tutto non possibile. Scegliere vuol dire plasmare la nostra vita. Sono le nostre scelte che danno forma alla nostra vita. La nostra vita nient'altro che il frutto delle nostre scelte, delle nostre non scelte o delle scelte di paura (che sono comunque delle scelte). Per questo ognuno avr ci che lui vorr (come diceva la prima lettura quindici giorni fa; Sir 15,15-20). La nostra vita perfettamente ci che abbiamo scelto. Un uomo dentro ad un gruppo di preghiera. Dice: "Sono troppo rigidi per me". E perch stai l? "Perch se lascio il gruppo perdo i miei amici". Scegli: l'elasticit e l'apertura o gli amici. Tutto non si pu avere. Un uomo sposato lavora vicino all'abitazione di sua madre e va tutti i giorni a pranzo a mangiare da lei. Dice: "E' insopportabile! Ogni giorno, tutti i giorni, si lamenta di mio padre e di questo e di quello...". "E perch ci vai tutti i giorni, allora?". "Perch s'arrabbia e mi fa il muso se non ci vado". Scegli: meglio andare e stare cos o meglio deluderla? Fai la tua scelta. Quando non si sa cosa scegliere, si prende carta e penna e si fanno quattro colonne: pro e contro di una scelta, pro e contro dell'altra. E poi? E poi bisogna operare una scelta prendendosene la responsabilit. Una scelta sempre un "s" a qualcosa e un "no" a qualcos'altro.

2. Ma vuol dire anche un'altra cosa: bisogna scegliere a che livello si vuol vivere. Mammona e Dio non sono il bene e il male; corrispondono a livelli diversi di vivere. Qualche versetto prima, infatti, Ges ha detto: "Non accumulatevi tesori sulla terra dove tignola e ruggine consumano e dove i ladri scassinano; accumulatevi invece tesori nel cielo dove n tignola n ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano" (6,19-21). I tesori della terra (Mammona) sono precari, cibo per il corpo: non sono cattivi, ma danno quel che possono dare. I tesori del cielo (Dio) sono definitivi, cibo per l'anima: davvero riempiono e fanno sentire vivi, vitali e felici. Scegli a che livello vuoi vivere (Dio o Mammona) e non lamentarti poi, perch hai scelto tu. Alcune persone dicono: "Ah, padre, non sono mica cose per me quelle. Io sono fatto per cose pratiche" e si riferiscono ad incontri di meditazione, di ascolto interno, di preghiera profonda. Nessun problema, hai scelto il livello dove vuoi vivere. Se non fai mai corsi dove impari, dove cresci, dove ti metti in gioco, dove ti conosci, dove cambi, hai scelto il livello dove vuoi vivere e avrai di conseguenza ci che hai scelto. Se il tuo unico pensiero sono i soldi o la paura di essere giudicato dagli altri o che gli altri forse hanno pi di te o come investire i "quattro soldi" o dove andare in vacanza o che vestito comprare o l'ultimo gossip, hai scelto a che livello vuoi vivere. Avrai ci che hai scelto. Se vuoi vivere nelle altezze devi scegliere la montagna. Se vuoi vivere in pianura scegli di non camminare e di non faticare su per i sentieri. Non un problema, ma non lamentarti di non godere della montagna! Una coppia dice: "Non riusciamo a comunicare". "Fatevi aiutare; fate un corso". "Ma difficile!". "D'accordo, tutto dipende da che livello volete vivere il vostro rapporto". Un uomo: "Sono vuoto dentro". "Cosa fai per il tuo cuore, per ascoltarti, per la tua anima?". "Ma niente a dir la verit". "Se non fai niente avrai niente". Tutto dipende da quale livello scegli. Un capomastro lavorava da molti anni alle dipendenze di una grossa societ. Un giorno ricevette l'ordine di costruire una villa

esemplare secondo un progetto a suo piacere. Poteva costruirla nel posto che pi gradiva e non badare a spese. I lavori cominciarono ben presto. Ma approfittando di questa fiducia cieca, il capomastro pens di usare materiali scadenti, di assumere operai poco competenti a stipendio pi basso e di intascare cos la somma risparmiata. Pensava fra s: "In fondo sono sempre stato ligio e onesto al mio lavoro. Anche se per una volta non lo sar... pazienza!". Quando la villa fu terminata, durante una festicciola, il capomastro consegn al presidente della societ le chiavi della villa costruita. Il presidente gliele restitu sorridendo e stringendogli la mano: "Noi le siamo molto riconoscenti e la stimiamo molto per tutto quello che in questi lunghi anni lei ha fatto con onest e senso del dovere per noi. Quindi questa villa il nostro regalo per lei". Avremo secondo ci che faremo... avremo secondo la passione che ci avremo messo... avremo secondo la capacit di rimanere e di faticare... avremo secondo il desiderio di lottare... avremo nient'altro che ci che avremo scelto. 3. Ma questa frase vuol dire ancora un'altra cosa: che cos' prioritario nella tua vita? Cosa c' al primo posto? Non ci che vorresti che ci fosse al primo posto, ma cosa c' realmente al primo posto. E come si fa a sapere ci che c' al primo posto? Se al primo posto, vuol dire che ci che tu pi pensi! Se tu pensi sempre che se avessi pi soldi saresti meglio, allora al primo posto ci sono i soldi. Se tu pensi sempre che la gente ti frega e che ognuno fa i fatti suoi, allora la primo posto c' la diffidenza. Se tu pensi sempre che la gente ce l'ha con te, allora la primo posto c' la rabbia. Se tu pensi sempre al vestito o alla forma, allora al primo posto c' l'essere riconosciuti. Se tu pensi sempre se quello che fai piace ai tuoi genitori, allora al tuo comando ci sono i tuoi genitori. Se tu pensi sempre se quello che fai giusto o sbagliato, allora al primo posto c' la paura di sbagliare. Ma se tu vedi sempre il lato positivo di ci che succede, al primo posto allora c' l'amore. Se tu vedi sempre "che non cos grave", allora al primo posto c' la fiducia. Se tu vedi che nel profondo di ogni uomo c' del bene e che la paura che fa fare

certe scelte, ma che se uscisse ci che ha dentro sarebbe diverso, allora tu vedi Dio in ogni creatura. Cos' prioritario nella tua vita? A cos' che pensi sempre? Perch tutti noi siamo servi di qualcuno o di qualcosa. Tutti noi serviamo ci che c' al primo posto nella nostra gerarchia di priorit, ci a cui pensiamo sempre. Quello il nostro Dio, ci che serviamo, ci a cui siamo fedeli. I versetti successivi sono molti conosciuti. Sono un'autentica poesia, un'ode, un inno, un canto di Ges. Sono parole che nascono dal cuore, da una profondit, da un'anima che gi in Dio. Per capirle noi dobbiamo considerare alcune cose. 1. Il concetto di preoccupazione. Il termine merimnao (preoccuparsi, affannarsi, darsi preoccupazione, angustiarsi) ricorre ben quattro volte (5,25.31.34 (due volte)). Ma il concetto di preoccupazione degli antichi e della Bibbia non il nostro. Noi ci preoccupiamo perch nostro figlio in ritardo di mezz'ora: poi arriva e la preoccupazione se ne va via. Ci preoccupiamo per l'esame o perch abbiamo degli ospiti e vogliamo fare bella figura, ecc. La preoccupazione riguarda un aspetto della nostra vita. Ma quando il vangelo parla di preoccupazione non intende una parte, un aspetto, ma la totalit. Preoccupazione qualcosa a cui si pensa sempre, che prende tutto il nostro pensiero e che assorbe tutto il resto. Il testo parallelo di Lc (12,22-31), infatti, proprio preceduto da un uomo che tutto preoccupato (cio pensa solo a quello, sempre l, tutto focalizzato l) dai suoi raccolti "troppo" abbondanti, per cui pensa a come fare e a dove mettere i suoi raccolti: "Demolir... costruir.. raccoglier..." (Lc 12,13,21). Ma vivere cos ti fa morire (Lc 12,20) perch esiste solo quello e nient'altro. Famosa la storia del re Mida che ottenne dagli dei il dono di poter trasformare tutto in oro. Non gli sembrava vero, tutto ci che toccava si trasformava in oro: alberi, sassi, legno, vestiti. Ma la sera di quel giorno ebbe fame. Prese un pezzo di carne per mangiarlo, ma si trasform in oro. Prese della verdura e si trasform in oro. Prese del pane e si trasform in oro. E cos, pieno d'oro, mor di fame.

2. Una presupposizione di questo vangelo: la fede. Senza fede questo vangelo non lo si pu capire. E' vero che gli uccelli del cielo sono nutriti dal padre celeste (5,26)? No, perch anche loro devono faticare e volare per trovare erbe e animaletti. No, perch anche loro si preoccupano se non hanno cibo. E' vero che i gigli del campo non lavorano (5,28)? No, perch dentro la pianta c' un lavorio enorme. E' vero che mangiare e bere ci viene dato in aggiunta (5,3133)? No, perch il cibo e l'acqua non cadono dal cielo. Da un punto di vista materiale tutto dipende da noi. Se non ti dai da fare non mangi e non bevi. Ma da un punto di vista spirituale, tutto dipende da Dio, da Lui. Gli uccelli sono nutriti dal padre celeste? Certo. E i gigli vestiti meglio di Salomone? Certo! Tu guardi tuo figlio: materialmente ovvio che sei tu che lo nutri. Ma se hai degli altri occhi, come puoi dire che sei tu? E' un miracolo, un dono: non sei tu che l'hai creato, qualcun altro. Tu vedi un tramonto meraviglioso, le stelle o la luna. Certo, sai astronomicamente o fisicamente cosa succede, ma con degli altri occhi non puoi che dire che tutto questo viene da Lui. Tu sei felice felice, traboccante d'amore tanto da poter dire: "Potrei anche morire da quanto sono felice". Ma certo l'amore in te, ma sei tu che hai creato quest'amore? Viene da te? E' in te, ma viene da te? Tu guardi la tua vita realizzata e felice: certo sei tu che hai permesso tutto questo, ma con degli occhi pi profondi non puoi che dire che un angelo ti ha sempre protetto e indirizzato. Fede vuol dire che la vita pi di quello che si vede. Ges diceva: "Non vedi oltre gli uccelli del cielo? Non riesci a vedere oltre i gigli del campo? Guarda oltre, troverai qualcos'altro, troverai Qualcun altro". Quando guardi una cosa... guarda oltre. Quando guardi una persona... guarda dentro. Superficialit fermarsi alla superficie delle cose. Allora la montagna un ammasso di detriti, sassi, alberi e terra; tua moglie (o una persona) un insieme ordinato di muscoli, tessuti, nervi, cellule, ecc.; un bacio uno sfregamento di epidermidi fortemente irrorate dal sangue. Ma tutto qui?

Fede non essere ciechi e non vedere cosa c' attorno o vicino, essere cio irrealisti o fuori dalla realt. Fede vedere oltre, dentro, le cose, le persone, gli avvenimenti, la vera realt e la vera essenza di ogni cosa oltre la crosta. Questo vangelo allora ci fa riflettere e ci interroga su varie cose. 1. Prima cosa: bisogna avere il linguaggio della fede per trasmettere la fede. Il linguaggio della fede non sono le parole ma il mistero. Mistero viene dal greco miein che vuol dire "rimanere senza parole, a bocca aperta". E' quella sensazione che si prova di fronte a qualcosa di troppo grande, di cos grande, forte, intenso, bello, enorme, che nessuna parola pu in realt contenere. Il linguaggio della fede allora la musica e la danza (tutto nell'universo danza e tutto ha un suono). E' lo stupore, la meraviglia, l'entusiasmo (in greco entusiamo=avere un Dio dentro). E' la commozione, il pianto, la vulnerabilit, la tenerezza, la compassione. E' la passione (pathos vuol dire percepire, sentire, patire). La fede la percezione del Mistero di Dio che mi abita. Puoi percepire tutto questo? Sai piangere? Sai emozionarti? Sai mostrarti nella tua vulnerabilit? Sai chiedere scusa? Sai gioire? Sai innamorarti? Sai commuoverti? Sai entusiasmarti? Per cosa ti appassioni? Sai danzare, cantare? Ma se non conosci neppure le parole (linguaggio) come pensi di parlare a Dio (fede)? Il maestro accoglieva solo alcuni dei discepoli nel suo monastero. La domanda che faceva a tutti era: "Da quanto tempo non ti innamori pi?". Chi gli rispondeva: "Da cinque anni... da vent'anni... mai innamorato io... da tre anni...", tutti questi li scartava. Accoglieva solo chi gli rispondeva: "Da un anno" o da un tempo minore. Gli fu chiesto: "Ma perch fai cos?". E lui rispondeva: "Ma un uomo che ha perso la capacit di innamorarsi - secondo te - come pu innamorarsi di Dio?". 2. La fede: non aver paura. La fede il contrario della paura. Un esegeta ha calcolato che nella Bibbia l'espressione "non temere"

ricorre 365 volte, come i giorni dell'anno. Allora ogni mattina mi devo alzare e devo scegliere se aver fede o aver paura. Fede non vuol dire non provare paura ma non lasciarsi bloccare dalla paura. Fede non vuol dire che tutto andr bene ma che in ogni caso sapr affrontare. Ogni mattina mi devo alzare e mi devo dire: "Oggi, paura o fiducia?". Sto andando al lavoro, trovo coda e sono in ritardo. Paura: "Ecco adesso il capo mi dar parole... a'arrabbier e diventer una iena". Fede: "Capir! Magari in ritardo anche lui; e se non capisce... poi cos grave?". Paura: "E se perdo il lavoro? E se non ce la faccio? E se mi ammalo? E se... e se...". Fiducia: "A. Qualunque cosa succeda trover il modo di affrontare. B. Visto che adesso non c', non mi preoccupo". Fede (in Dio) sapere, non si sa come (se lo si sapesse sarebbe certezza!), non si sa in che modo, che si avranno le risorse, le capacit e che ce la si far, che si affronter ci che ci sar da affrontare. Quando monsignor Francesco Frasson costru l'Opsa di Padova nel lontano 1956, non vi erano tutti i soldi per farla. Ma lui fece come se ci fossero. Allora un collaboratore gli disse: "Ma Francesco, non abbiamo i soldi!". "Noi abbiamo la fede!". "Francesco, non ci sono i soldi!", riprese. "Se avessimo i soldi, che ce ne faremo della fede? Stai tranquillo e adesso vai a dormire in pace. Abbi fede". E cos fu. 3. Terza cosa: vivi oggi. Non essere oggi nel domani. Perch se sei nel domani non sei nell'oggi. Tutto questo non vuol dire non progettare, non pianificare, non capire che il domani la conseguenza di oggi. Ges non dice questo. Ges dice: "Se tu ti preoccupi solo del domani, non sei mai nell'oggi". Domani hai "una rogna"? D'accordo, ma oggi c' una bella giornata di sole, sei con i tuoi amici e con chi ami. Vivi oggi e a domani ci penserai domani. E' inutile rovinarsi l'oggi con il domani, non ti pare? Quanta gente si rovina la vita: "E se succede questo? E se rimango senza soldi? E se succede una crisi internazionale? E se

ritorneremo ad essere poveri? E se mi ammalo?". Puoi fare qualcosa per tutto questo? No. E se non puoi fare niente di pi di quello che gi stai facendo, perch vuoi rovinarti la vita con il futuro? Con quello che potrebbe succedere? Vivi oggi. Oggi hai il cibo? S, godine. Oggi hai la vita? S, vivila. Oggi hai l'amore? S, gustalo. Non che non riusciamo a stare nell'oggi perch siamo preoccupati dal domani, ma siamo preoccupati dal domani perch non riusciamo a stare nell'oggi. Vite? Una! Oggi? Uno (domani, l'oggi sar passato)! Tempo: il presente (il futuro non c', il passato non c' pi). A volte alle persone bisogna dire: "Dove sei?". Perch sono in altri tempi, ma non qui. Sono in quello che avrebbero dovuto fare (o non fare), in quello che potrebbe accadere, in quello che sar, ecc. Sono dappertutto eccetto che qui, nell'ora e nell'adesso, nell'unico tempo reale e vivibile. A volte alle persone bisogna dire: "Ma cosa aspetti?". C' una vita, una sola. Passata, passato tutto. Ci che non hai fatto, non lo potrai pi fare. Ci che non avrai amato, non potrai pi amarlo. Ci che non hai osato, non potrai pi osare. E le parole rimaste in bocca non le potrei pi dire. Ma cosa aspetti? Un giovane e una ragazza sono appoggiati al parapetto di una nave lussuosa. Si tengono teneramente abbracciati. Si sono appena sposati e questa crociera la loro luna di miele. Stanno parlando del loro presente pieno di amore e del loro futuro che appare cos roseo. Il giovane dice: "Il mio lavoro ha ottime prospettive e potremo presto trasferirci in una casa pi grande. Fra otto-dieci anni potr proprio mettermi in proprio. Vedrai che felici che saremo". La giovane sposa continua: "S, e i nostri bambini potranno frequentare le scuole migliori e crescere nella serenit". Si baciano e se ne vanno. Su di un salvagente, legato al parapetto si pu vedere il nome della nave: Titanic. Cos' la fede? Quante volte ci diciamo: "Ma che cosa ci capiter? Ma dove finiremo? Ma che ne sar di noi? E poi ci rivedremo?". E' cos importante avere risposte... Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia. Una notte scoppi nella cucina della casa un terribile incendio. Mentre le fiamme divampavano, genitori e figli corsero fuori. In

quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il pi piccolo, un bambino di cinque anni. Al momento di uscire, impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre, era tornato indietro ed era salito al piano superiore. Che fare? Il pap e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare. Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile... E i vigili del fuoco tardavano. Ma ecco che lass, in alto, s'apr la finestra della soffitta e il bambino si affacci urlando disperatamente: "Pap! Pap!". Il padre accorse e grid: "Salta gi!". Sotto di s il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma sent la voce e rispose: "Pap, non ti vedo!". "Ti vedo io e basta. Salta gi!", url l'uomo. Il bambino salt e si ritrov sano e salvo nelle robuste braccia del pap, che lo aveva afferrato al volo. Non vedi Dio... ma Lui vede te. Buttati! Pensiero della Settimana Sii aperto a tutto quello che incontri, ma segui la tua stella. Avventurati nel tempo, ma cerca il tuo ritmo personale. Plasma il mondo, ma non farti assorbire dal mondo. Cerca il tuo vigore interiore che sta nella dedizione, non nell'io. Assumiti la responsabilit e stimola le possibilit di vita degli altri. Non perderti nel lavoro, ma quello che fai, fallo volentieri. Ama il presente e impara ad essere rilassato. Vivi i tuoi valori, ma non giudicare gli altri. Combatti per i tuoi obiettivi, ma cerca anche la pace. Sii buono con te stesso e apri il tuo cuore agli altri. Affronta la tua paura, non negarla e trasformala in forza di vita. Godi del sole e accogli la pioggia: accetta le crisi come opportunit. Vivi il tuo ardente desiderio perch quello che c' non tutto. Accetta di essere finito, ma non dimenticare che sei infinitamente amato. Valorizza la tua unicit, ma ricordati che sei parte del Tutto. Prima il Regno

Paolo Curtaz

Viviamo tempi difficili, siamo onesti. Non soltanto per le questioni economiche, che comunque mettono a dura prova le nostre famiglie. Ma soprattutto per la mancanza di speranza che sta travolgendo i giovani, esasperati dalla mancanza di futuro, storditi da un mondo che non li vuole se non per consumare e fare gli idioti. Ma proprio in questi momenti siamo chiamati a tirare fuori il meglio, ad andare all'essenziale. Con i piedi ben piantati in terra e con il cuore che vola alto, sopra i problemi, per guardarli da un'altra angolazione. Quella di Dio. ci che afferma l'inaudito messaggio del cristianesimo. Dio ed presente. Non un severo contabile che dall'alto della sua indifferenza ci lascia sguazzare nelle nostre tragicomiche vicissitudini. Dio si occupa di noi, sempre. Prima il Regno Con questa stupenda certezza la Parola di oggi ci invita a sollevare lo sguardo dalle nostre inquietudini e preoccupazioni per guardarci intorno, per osservare gli uccelli del cielo e i gigli del campo, ed avere uno sguardo che sappia ancora stupirsi del fatto che Dio ha creato il mondo con saggezza e previdenza. Certo: siamo chiamati a guadagnarci il pane col sudore della nostra fronte, ma senza l'ansia dell'accumulo, senza il demone della bramosia che rischia di accecare la nostra anima. leggero, il cuore del discepolo, sa che il Padre conosce il suo cuore e veglia su di lui. In questa domenica invernale proviamo a cogliere i segni della presenza del Signore nella Provvidenza che si occupa dei passerotti e degli alberi che si stanno risvegliando dal freddo dell'inverno. Proviamo ad alzare lo sguardo oltre l'angusto limite della nostra quotidianit, cercando anzitutto il Regno e tutto il resto ci sar dato in aggiunta. Non facciamo come i pagani che si lasciano travolgere dall'inquietudine. Ad ogni giorno basta la sua pena:

viviamo intensamente il presente, lasciando al Signore e nelle sue mani il nostro futuro. Madre una madre, il nostro Dio, cos sperimenta Isaia. Una buona madre e un buon padre. Non possessivo, n isterico, n iperprotettivo, n severo, come a volte capita di essere a noi genitori. Dio sa che dobbiamo crescere, segue da distante il nostro percorso, non interviene per soffiarci il naso o allacciarci le scarpe. Dio si fida di noi, sa che ce la possiamo fare da soli. E ci ricorda che non ci abbandona, mai. Come una buona madre non pu dimenticarsi del figlio che ha portato in grembo e che ha generato alla vita. Allora, in questa splendida avventura che la vita, siamo chiamati a fissare lo sguardo su di lui, a mettere al centro della nostra crescita la ricerca del Regno di Dio. Dio non un assicuratore che ci garantisce l'assenza del dolore dalla nostra vita, no. Ma un adulto che ci tratta da adulti, che ci offre la possibilit di guardare alle cose che sono con un altro sguardo. Il mondo non un inganno e un covo di violenza che precipita nel caos, e la vita non inutile. Attorno a noi si sta costruendo un gigantesco mosaico d'amore in cui ognuno di noi una tessera. Dio ci chiede di collaborare al suo grande progetto. Certo, ci vuole fede, e molta, per credere in questo. Uccelli Perci Ges ci invita a guardare meglio. I gigli, gli uccelli del cielo. E, aggiungo: il mare, il vento, la primavera che freme, la neve che riflette la luce accecante. Tutto intorno ci grida che Dio ha creato il mondo con sapienza e lo conserva con lungimiranza. Occupiamoci del lavoro, del futuro, del mutuo da pagare, certo, ma sapendo che il nostro cuore altrove, che il Regno da un'altra parte. Sapendo che ogni (buona) cosa che viviamo non che la caparra del futuro, la pagina pubblicitaria dell'assoluto di Dio, della pienezza che ci aspetta altrove.

Allora capiamo l'invito di Paolo nella seconda lettura: se anche la gente, intorno a noi, vive al contrario, chi se ne importa? Perch ci preoccupiamo di cosa pensa la gente e del loro impietoso giudizio? Vivere le beatitudini, vivere il paradosso del vangelo, vivere il desiderio di guardare l'invisibile la nostra vita. Anche se veniamo presi per ingenui, o pazzi. Sappiamo mettere al centro l'essenziale, in questa settimana, non lasciamoci ingannare dalle mille sirene che ci indicano una improbabile strada della felicit (il successo, il denaro, l'apparire...), ma ostinatamente guardiamo verso l'unico che pu colmare il nostro infinito bisogno di pienezza. A ogni giorno basta la sua pena, certo, e noi vogliamo investire bene le nostre energie spirituali. La povert che rende ricchi don Giovanni Berti

Sono stati girati tanti film sulla vita di San Francesco, uno dei testimoni della fede cristiana che pi ha ispirato le generazioni di credenti e anche oltre. Il cinema ne ha rappresentato la storia in molti modi, rispecchiando anche il clima culturale dell'epoca nel quale il film stato girato. Il primo film che personalmente ho visto su San Francesco quello di Franco Zeffirelli, del 1972. E' un film molto criticato, anche dagli stessi francescani che ne vedono i grossi limiti nell'esattezza storica degli eventi raccontati. Non entro in merito a questo, ma posso affermare che quel film, che vidi per la prima volta da adolescente (molti anni dopo che era uscito, visto che era molto usato nelle attivit parrocchiali) mi colp davvero molto, e mi fece diventare assai simpatica questa figura, cos da incuriosirmi nell'approfondire la storia reale. Zeffirelli fa una scelta precisa nel raccontare la storia, e sceglie di raccontare il periodo che va dalla giovinezza sfrenata di Francesco, passando poi per la conversione e la scelta della povert, fino alla presentazione a Roma davanti al papa

(Innocenzo III) della sua prima fraternit. Il film si ferma qui, e non racconta tutto il periodo successivo fino alla morte. La scena che mi ha sempre fatto riflettere proprio quella finale, quando Francesco, con il piccolo gruppo dei primi frati si presenta a Roma, nella grande basilica vaticana, davanti al papa. Il film girato nel clima culturale dei primi anni settanta, quando forte ancora la contestazione del '68 che percorre tutti gli ambienti della societ, compresa la Chiesa. Il Francesco di Zeffirelli si presenta povero e scalzo in questa sontuosissima Chiesa romana piena di nobili, preti, vescovi e cardinali che indossano vesti ricchissime d'oro e pietre preziose. Il papa Innocenzo (interpretato da un bravissimo Alec Guinness) su un'altissima pedana che sovrasta tutto e tutti, e con alle spalle un maestoso mosaico di Cristo benedicente (la scena fu girata nella Basilica di Monreale). Francesco con i sui poveri amici si prostra davanti al papa e ai ricchi dignitari, e inizia a leggere un testo latino, precedentemente preparato da esperti di diplomazia vaticana. La lettura stentata e dolorosa e la voce di Francesco pian piano si spegne. Ed ecco che il Santo rialza la testa, abbandona il testo latino, e con un sorriso disarmante e luminoso inizia a pronunciare a memoria proprio le parole del Vangelo di questa domenica, il Vangelo che parla del totale abbandono alla fiducia in Dio e al rifiuto di affannarsi per le ricchezze. Il papa, visibilmente scosso da queste parole, scende gli interminabili gradini del trono che lo separa da Francesco e, nello stupore di tutti, arriva a baciare i piedi sporchi del Santo di Assisi. Poi, mentre Francesco e gli amici escono dalla Chiesa felici e con in mano l'approvazione del papa, quest'ultimo che aveva per un momento assaporata la libert di spirito di Francesco, viene di nuovo letteralmente "risucchiato" dalle insegne del potere e della ricchezza. E' una scena davvero molto bella, ovviamente da comprendere nel clima di forte critica al potere e alle ricchezze della Chiesa che c'era negli anni della contestazione post '68. Se ci pensiamo bene questa contestazione alla Chiesa, vista come troppo ricca e troppo potente, e quindi in contraddizione al Vangelo, non mai finita. Anche oggi specialmente tra i giovani, forte la critica alla Chiesa che sembra non incarnare realmente

il Vangelo della povert. Ci ancora pi forte dopo aver letto il Vangelo di questa domenica. Come non serve a nulla la critica a priori sulle ricchezze della Chiesa, cos non serve molto non porsi comunque il problema. Me lo pongo prima di tutto io stesso, che di beni in fondo ne ho parecchi, anche senza arrivare ad avere milioni in banca e un palazzo dove vivere. Non posso dire di essere povero, anche se non sono ricchissimo. Ho molte cose e molte di queste forse sono davvero superflue. Ma la cosa che forse sta pi a cuore a Ges, nelle parole di questo Vangelo, la preoccupazione per le ricchezze e i beni in genere. Ges non ci vuole poveri e diseredati, ma ci vuole liberi e sereni, con l'unica preoccupazione vera che quella di vivere il Vangelo, amando Dio e il prossimo. Le parole di Ges mi costringono a riflettere su me stesso e a domandarmi quando sono libero da preoccupazioni e affanni inutili? Mi affanno delle cose materiali e magari mi affanno e preoccupo meno del fratello che ho accanto, delle persone che mi sono affidate. Sono preoccupato se ho sufficienti soldi in tasca ma mi preoccupo di meno se ho le mani piene di pace e di solidariet. Penso molto a come arrivare a domani, e cos non vivo l'oggi dell'amore, anzi non mi preoccupo se proprio adesso in questo momento sto amando o meno. E' anche vero, e questo il bel messaggio del film di Zeffirelli, che la scelta della povert provocante ed pi efficace della ricchezza. La storia piena di guerre e violenze generate dall'ansia di possedere. La povert scelta e coltivata, anche indice di libert che genera pace e incontro. La ricchezza molto spesso impoverisce. La povert, al contrario, pu essere strada per diventare pi ricchi di Dio e pi ricchi di umanit. Guardate gli uccelli, i gigli, pensate al Padre don Roberto Rossi

Oggi, Ges ci parla dell'amore verso Dio, fino al punto pi alto: Avere fiducia piena in Dio, nostro Padre, sempre, anche nei momenti pi difficili. Tra crisi e incertezze economiche, nella vita e nelle preoccupazioni della famiglia, tante volte si dice: Come faremo? Per alcuni un falso problema, ma vorrei pensare soprattutto ai poveri, ai disoccupati, ai malati alle famiglie del mondo che non sano come nutrire i propri bambini... Come faremo? E' allora La gente si affanna ad accumulare, a risparmiare. La maggior parte delle persone trova nel denaro la propria sicurezza. Non da disprezzare questa ricerca, perch dobbiamo occuparci del cibo, del vestito, della casa, di tante cose, della salute nostra e della nostra famiglia... Ma Ges ci mette in guardia: attenzione a non fare del denaro l'unico valore, l'unico bene per cui spendere la vita. Perch allora il denaro diventa mammona, cio un idolo potente a cui si sacrifica tutto: la serenit, la salute, la vita cristiana. La societ dei consumi e i soldi hanno scalzato in un tempo relativamente breve, tutti gli altri valori. "Non potete servire Dio e la ricchezza. Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete. Guardate gli uccelli del cielo. Il Padre vostro celeste li nutre, guardate i gigli del campo... Se Dio veste cos l'erba del campo, non far molto di pi per voi, gente di poca fede. "Si dimentica forse una donna del suo bambino. Anche se una donna si dimenticasse del suo bambino, io non mi dimenticher mai di te", dice il Signore. "Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi, il Padre vostro sa di che cosa avete bisogno". Ges insegna un altro modo di essere uomini: "Non preoccupatevi delle cose, c' qualcosa che vale molto di pi". Nel Padre Nostro diciamo: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Ti chiediamo solo il pane sufficiente per oggi, il pane che basta giorno per giorno, come la manna nel deserto, non l'affanno del di pi. Ci sono dei monasteri o delle comunit che vivono cos, come uccelli e come gigli, quotidianamente dipendenti dal cielo. Ma questo un richiamo anche per noi, pieni di cose e spaventati dal futuro. "La vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito?" Occuparsi meno delle cose e

di pi della vita vera, che fatta di relazioni, consapevolezza, libert, amore. Meno cose e pi cuore. Non una rinuncia, una liberazione. "Non affannatevi....": quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono pi feste o domeniche, non c' tempo per chi si ama, per contemplare un fiore, una musica, la natura... Il cristianesimo non una morale, ma una grande liberazione. Libera dai piccoli desideri, per desiderare di pi e meglio. Insegna un rapporto fiducioso e libero con se stessi, con il corpo, con il denaro, con gli altri, con le pi piccole creature e con Dio. Ci che preoccupato, ci che ci occupa per primo, prima di tutto, non pu essere l'avere; le cose non allungano la vita. Il possesso non fa crescere l'uomo nella coscienza di s, nella sua persona, cio non allunga la vita. Cercare il regno di Dio, occuparci della vita interiore, delle relazioni, del cuore; cercare pace per noi e per gli altri, giustizia per noi e per gli altri, amore per noi e per gli altri. Meno cose e pi cuore, e si trover il senso della vita e la gioia della vita. Non preoccupatevi di nulla, ma abbiate fiducia nella Provvidenza padre Antonio Rungi La parola di Dio di questa ottava domenica del tempo ordinario ci fa riflettere sulla provvidenza divina che continuamente sperimentiamo nella nostra vita. Certo per chi ha il necessario e il superfluo nella vita questo vangelo risulta di particolare attualit e soprattutto rassicurante, ma per chi non ha nulla, ha problemi di sopravvivenza, di reperire il necessario ogni giorno, magari senza neppure la possibilit di alimentarsi, questa parola risulta di speranza e di incoraggiamento a non perdere l'orizzonte di una possibile vita migliore, soprattutto se scatta la generosit e la slidariet degli altri. La preghiera iniziale della santa messa di oggi ci introduce nella tematica della provvidenza di Dio: "Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perch in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dall'avidit e dall'egoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libert e la giustizia del tuo

regno". Ma soprattutto il Vangelo di oggi ad aiutarci in questo intinerario di speranza cristiana, che non esclude anche la giustizia sociale. Di fronte al dramma della miseria e della fame nel mondo, della mancanza di lavoro questa parola sembra risuonare come contraddittoria. C' gente che vive nell'ozio e non vuole lavorare pur avendo la possibilit di farlo; mentre altri che vorrebbero, non trovano e sono nella sofferenza perch non sanno come alimentarsi, vestirsi, assicurare a se stesso e ai propri il necessario. A chi ha possibilit di lavorare e non la fa ricordiamo con l'apostolo Paolo neppure mangi, perch la provvidenza anche la nostra capacit di prestare servizio e di guadagnare onestamente. Non ti comprendono questo e magari c' chi sfrutta e approfitta degli altri. L'uomo degno di ogni attenzione da parte di Dio che considera la creatura umana la pi grande messa in essere nell'atto della creazione, avendola fatta a sua immagine e somiglianza. Basta ricordare quello che leggiamo oggi nella prima lettura di oggi tratta dal profeta Isaia per dire che Dio non ci abbandona anche nelle nostre sofferenze e nei nostri drammi quotidiani. Il paragone che viene qui fatto, dellamadre che cura in modo speciale il suo figlio, ci indica il grado di attenzione che Dio ha nei confronti di ogni persona, ma Dio chiede anche la collaborazione di altri fratelli per risolvere i problemi esistenziali delle tante persone che hanno a che fare con la quotidianit. La collaborazione, la condivisione, altro argomento per riflettere oggi sulla parola di Dio che ci offre opportuni stimoli per riscoprire la nostra appartenenza alla chiesa e alla comunit dei credenti, il nostro essere per gli altri, in quanto di tutto quello che facciamo, sia quello visibile e sia quello nascosto, di tutto dobbiamo rendere conto al Signore e nella misura in cui siamo fedeli e facciamo ogni cosa per amore, non possiamo non essere in pace con la nostra coscienza. Paolo Apostolo della Lettura di oggi, tratta dalla sua prima lettera ai Corinzi ci ricorda in modo esplicit tutto ci. In conclusione, la parola di Dio di questa ottava domenica ci aiuta a mettere al centro della nostra vita il Signore, ad aver fiducia in lui e a nutrire la segreta speranza che tutto possibile in questo mondo se ci lasciando condurre dalla divina

provvidenza in ogni cosa. Con il Salmo 61 possiamo pregare cosi: "In Dio la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio in Dio. Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore". Il Signore sa ci che sta veramente nel profondo del nostro cuore ed ogni cosa egli ben conosce. Ci che pu darci ce lo doner, non ci far attendere molto, ma se qualche ritardo ci sar solo per verificare la nostra fede e la nostra pazienza. Io non ti dimenticher mai Monaci Benedettini Silvestrini Dio amore! Non possono mancare in Lui quelle intensissime e divine tenerezze che noi attribuiamo di preferenza alle nostre buone mamme. "Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai". Non soltanto una splendida dichiarazione di amore: tutta la storia della salvezza la conferma di questo amore viscerale di Dio per le sue creature. Egli il Dio fedele lento all'ira e grande nell'amore. Egli perdona, Egli la mia misericordia, dice un salmista! Egli attende con impazienza il figlio che si perduto; non vede l'ora di dargli il suo abbraccio e riaverlo come figlio. Egli manda i suoi a compiere e perpetuare la sua missione nel mondo. Sono i suoi servi e i suoi amministratori dai quali esige assoluta fedelt perch Egli per primo fedele. Egli per tutti il Dio provvido. Con l'esistenza ci ha dato nel nostro meraviglioso abitat anche tutto il necessario per vivere senza troppi affanni il tempo e prepararci all'eternit. Nella preghiera che Egli ci ha insegnato ci invita a chiedere il pane quotidiano, che per noi non significa soltanto il necessario al nostro corpo, ma anche quanto ci nutre nell'anima; la sua Parola e il Pane di vita. Per questo ci insegna ad essere sapienti, saper discernere cio i veri valori: quelli del tempo e quelli dell'eternit. Ci dice: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perch il domani avr gi le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena." Ci siamo

costruito le nostre umane sicurezze e abbiamo spento in noi la fede nella divina Provvidenza. Sono nate le ingordigie, gli affanni, le inquietudini e tutto ci che scaturisce da questo. Dobbiamo riscoprire e tornare a vivere nella fede in Dio e immergerci ancora nel suo amore per acquietare i nostri animi e sopire i nostri appetiti smodati. Dio ci illumini! Non preoccupatevi del domani mons. Vincenzo Paglia Ges dice ai discepoli: "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro?". Sono parole molto chiare che dovrebbero farci riflettere su come la maggioranza di noi pensa alla propria vita, sulle preoccupazioni che abbiamo sul nostro presente e sul nostro futuro. Non ci lasciamo prendere dall'angoscia dell'oggi e del domani? Il Vangelo ci invita a guardare gli uccelli del cielo e a stupirci di come essi sono aiutati dal Signore. Ebbene, se cos per gli uccelli del cielo, che senza dubbio contano molto meno delle persone, quanto pi sar per noi? Eppure noi viviamo preoccupandoci proprio di ci che nella nostra vita non mancherebbe comunque, anche se noi non ce ne curassimo. "Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Voi sembra affermare il Vangelo - siete nati per il Signore. Egli lo sa bene; la vostra vita gli sta molto a cuore, pi di quanto stia a cuore a voi stessi. Voi siete fatti per lui e per i fratelli. Eppure noi di questa fondamentale verit, che il senso stesso della vita, ce ne occupiamo davvero poco (tanto meno ce ne preoccupiamo). E se molti restano senza cibo e vestito perch altri non cercano il regno di Dio e la sua giustizia, bens solo il proprio tornaconto. Ges, all'inizio di questo brano evangelico, chiarisce che nessuno pu fare il servo contemporaneamente a due padroni,

con un servizio totale, infatti "o odier l'uno e amer l'altro, oppure si affezioner all'uno e trascurer l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Tornano in mente le parole del Deuteronomio che definiscono il "servizio" all'unico Signore con questi termini: amarlo "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,4-5). In nome di questa dedizione totale a Dio si contesta l'idolatria, che appunto servire altri dei, altri signori. la pretesa di un diritto assoluto da parte di Dio. Non difficile che questo ci sembri eccessivo. E in base ai nostri calcolati giudizi, alla nostra misurata e accorta gestione dei sentimenti, certamente lo sentiamo tale. proprio cos: Dio eccessivo. Ma l'eccesso di amore che rende ragione della sua pretesa. gi ben chiaro nelle parole del profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai" (Is 49,15). Mai una madre dimentica il proprio figlio piccolo. Ebbene, anche se per assurdo una madre operasse cos, il Signore non lo farebbe mai. Per questo e solo per questo il salmista dice: "Solo in Dio riposa l'anima mia" (Sal 62,2). Questo brano evangelico non , ovviamente, una sorta di manifesto contro la civilt del lavoro, o un nostalgico appello alla serenit della vita in una romantica cornice naturistica. Ges si rivolge ai discepoli per invitarli a vivere con radicalit e integrit il loro rapporto con Dio. Il servizio alla ricchezza (un vero idolo) come donargli l'anima, perch diviene il motivo assorbente della vita. un idolo effimero, eppure per molti motivo sufficiente per essere spinti a servirlo con la vita. Servire la ricchezza dunque perdere la vita dietro l'incanto dell'effimero. L'avvertenza di Ges saggia e severa: "Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Occorre anzitutto cercare il regno di Dio, che bont, misericordia, giustizia, fraternit, amicizia. Questo l'essenziale da cui promana con certezza tutto il resto. La ricchezza ci offre qualcosa ma non ci d l'essenziale. Tuttavia un idolo esigente, che non risparmia. Se cercheremo anzitutto il regno di Dio, il resto non ci mancher, ne mancher a quanti non hanno neppure il necessario.

La semplicit della vita don Luigi Trapelli

Continua questa domenica il discorso della montagna. Ges ci invita a operare una scelta precisa. O Dio o la ricchezza, ossia tutto ci che materiale e quindi contrapposto a Dio. Servire il Signore vuol dire essere liberi dalle preoccupazioni e dagli affanni di questo mondo. Dio basta a tutto. E' proprio in questa ottica, radicale, che il testo aggiunge altri elementi. Non ha senso preoccuparsi per il domani, per il futuro. La vita, infatti, il dono pi grande che ci stato offerto. Anche se possediamo molti beni, la vita non fatta di cose solo materiali. Ges ci invita ad osservare gli uccelli del cielo e i gigli del campo. Si librano in volo o crescono al di l di ogni fatica e sforzo. Eppure gli uccelli vengono sfamati e i gigli crescono rigogliosi. Quello che conta il rapporto con il Padre, la relazione fliale con Lui. Siamo chiamati a mettere al centro il regno di Dio e la sua giustizia. Una giustizia che anticipa la pace e la felicit del Regno di Dio. Davanti a tale Regno da attuare, il cristiano scopre la libert da ogni forma di altro investimento. Vivere in questo modo, significa attuare quel desiderio di Dio in noi. Solo nella fiducia incondizionata nella provvidenza, scopriamo la pienezza della vita. Le parole di Ges sono dei macigni, perch ci accorgiamo che la vita procede, molte volte, in direzione opposta a questo testo. Anche se, dentro di noi, ci accorgiamo della verit di queste frasi.

Lascio le parole alla poesia che ho composto riflettendo su questo testo. Signore, tu ci inviti a guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo. Non fanno nulla, eppure hanno tutto. Noi preda dell'affanno, loro invece tranquilli. Noi che sempre pretendiamo qualcosa, loro attendono. Cos' la vita? Un percorso pieno di ostacoli, di eventi, di cose da fare? O piuttosto godere di quello che siamo. La vita fatta di lavoro, di fatica. Ma quando l'affanno ci avvolge, la vita diviene una preoccupazione continua. A volte dovremmo smettere di pensare troppo, per lasciare spazio alla gratuit che in noi. Il cristiano parla di provvidenza. Quante volte volevo inseguire la vita. Poi, ho smesso di farlo. E la vita ha riassaporato l'odore e il gusto delle cose. Prima bisogna cercare il Regno di Dio e la sua giustizia. Il resto ci verr dato in aggiunta. Noi cresciamo di pi quando siamo passivi, non quando siamo attivi. Ossia rispettiamo il percorso che insito in noi. Questo significa anche impegnarsi. Ma togliendo ogni affanno. Non abbiamo paura di niente. Come Ges, come Francesco d'Assisi. La vita sgorga dal cuore di un Dio che ci assiste. E' vicino a noi. L'acqua fresca bagna le nostre labbra, il pane fortifica la nostra vita. Mi sento bene, sono felice. Oggi ho capito questo Vangelo. Posso volare come gli uccelli del cielo, o crescere e svettare come i gigli del campo. Non preoccupatevi per la vita, ma cercate il regno di Dio

Ileana Mortari - rito romano

La lettura evangelica odierna (ancora tratta dal Discorso della Montagna di Matteo), tutta imperniata su un tema fondamentale: la fiducia nella Provvidenza. "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? (v.25)............. E chi di voi, per quanto si preoccupi, pu allungare anche di poco la propria vita?(v.27) Dunque: ci ritroviamo un corpo, per il cui nutrimento e vestimento il Maestro dice di non preoccuparsi; e soprattutto godiamo di una vita, che non ci siamo dati da noi, n sappiamo quando cesser; non in nostro potere aggiungerle neppure un secondo! Ma allora, questo significa che la nostra esistenza sottoposta a un fato-destino immutabile? Tutto gi predestinato? A nulla serve che ci impegniamo a fare qualcosa? I due versetti sopra riportati, e isolati dal contesto, sembrerebbero affermare quanto sopra. Ma fortunatamente non cos! La pagina matteana contiene uno dei pi importanti e profondi insegnamenti del vangelo: quello della Provvidenza, che la teologia definisce come uno dei massimi attributi di Dio; essa consiste nella volont divina di dirigere tutte le cose verso il loro fine. Dio ha creato il cielo e la terra e li conserva guidandone il cammino, lo sviluppo, con la sua continua assistenza; Egli infatti sempre presente nella storia e nella vita, soprattutto degli uomini. Gi questo ci mostra in una luce diversa il v.27; noi non possiamo allungare neppure di poco la nostra esistenza, perch essa non deriva da una nostra decisione, n il risultato di un

nostro sforzo, ma un dono, uno straordinario DONO che il Padre ci ha fatto. Non a caso al v.32 b troviamo il termine "Padre" anzich "Dio"; Ges ci rivela un Dio che anzitutto PADRE e basta pensare all'esperienza dell'essere "padri" (o "madri") per capire che Dio nei nostri confronti proprio come quel genitore che sente il dovere, ma soprattutto si preoccupa con immenso amore di non far mancare al proprio figlioletto nulla di cui abbia bisogno. Dio Padre, Dio provvede ai suoi figli; ma questi dall'et infantile giungono a quella adulta, in cui sono chiamati ad esercitare le facolt pi tipiche dell'essere umano: la ragione, la volont e la libert. Proprio per questo l'uomo si differenzia da tutti gli altri esseri: egli l'unico creato "a immagine e somiglianza" di Dio, ed l'unico in grado di stare davanti al Padre come suo immediato e intelligente interlocutore. Ad un essere responsabile si affidano dei compiti e il Padre ne ha affidati diversi alla sua creatura prediletta: ad esempio "custodire il creato e coltivare la terra" (cfr. Gen.1,28 "...... riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra".) Nella Bibbia non mancano esortazioni all'impegno fattivo; es: "St fermo al tuo impegno e fanne la tua vita, invecchia compiendo il tuo lavoro." (Sirac.11,20) Dunque, all'uomo spetta un compito, un impegno, un lavoro, un'occupazione sotto il sole... Ma questo non in contrasto con Mt.6,25: "Non preoccupatevi per la vostra vita, etc."? No, perch, a ben vedere, il testo originale "me merimnte", cio: non vi affannate, non preoccupatevi eccessivamente, non "stressatevi" per il cibo e il vestimento. Dunque, non solo ammessa, ma doverosa nella linea della responsabilit - la preoccupazione del singolo per le necessit quotidiane e Dio ha dato all'uomo il cervello per pensare e le mani per lavorare e procurarsi cos il suo cibo;

quella che Ges condanna l'eccessiva preoccupazione, l'ansia smisurata, l'apprensione senza fine. Se infatti la Provvidenza l'atto d'amore con cui Dio segue e accompagna la vita di tutte le sue creature, Egli per questa sua realizzazione si serve anche della cooperazione degli uomini, che sono chiamati a mettere a frutto i loro doni e le loro capacit. Certo, rester sempre un mistero il modo in cui si accordano e si armonizzano l'agire dell'uomo e quello di Dio, ma c' una certezza che ci conforta: Dio non agisce in competizione con noi, per cui o fa tutto Lui o facciamo tutto noi! E c' un'immagine che rende bene l'idea di quel che accade: IL RICAMO. Esso, come noto, ha un diritto e un rovescio; quest'ultimo un groviglio di fili, colori sovrapposti, confusione, nodi e tagli di filo e colori, intrecci senza senso, disegni incomprensibili e per di pi brutti da vedere....... l'immagine del nostro mondo, caotico e spesso con domande inevase e problemi irrisolti. MA LO STESSO RICAMO, dalla parte diritta, uno stupendo e armonioso disegno colorato, dotato di senso e bellezza, dove non un filo fuori posto e tutto risulta chiaro, ordinato e significativo. Quest'ultimo il RICAMO-REALTA' DEL MONDO come lo vede Dio e come lo vedremo anche noi un giorno, alla fine dei tempi! Che fare nel frattempo? Ci sono due possibilit: o vedere tutto come frutto del caso o vedere tutto come dono di un Padre amoroso; la FEDE che fa la differenza. E in quella stupenda lezione di fede che il Discorso della Montagna di Matteo, oggi ci viene detto:"Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." (v.33) Il regno di Dio il progetto e l'azione di Dio per salvare gli uomini, il suo intervento salvifico, definitivo e risolutore, che stabilir giustizia e pace sulla terra e in cielo; "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm.14,17); l'irruzione della verit, della santit e della grazia, della solidariet e della misericordia;

un regno che si rivela e si attua nella storia attraverso la parola e l'opera di Ges. "la sua giustizia" la grazia, misericordia, salvezza, fedelt di Dio; la "giusta" relazione tra Dio e l'uomo; la ricerca fattiva e il compimento della volont di Dio, come stato rivelato da Ges, e che ha il suo centro dinamico nell'amore. Se regno e giustizia di Dio sono il "primum" nella vita dell'uomo, scompare l'affanno irrazionale e spropositato e si recupera quell'atteggiamento sereno e fiducioso che il Salmo 130/1 descrive magnificamente: "...Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre...." (v.2). "Un bimbo tra le braccia della sua mamma o del suo pap non ha paura che gli manchi qualcosa. Se abbiamo paura, vuol dire che non ci sentiamo cos, che non confessiamo Dio cos. La nostra angoscia, la nostra preoccupazione quindi una confessione di sfiducia in Dio." (U.Neri, Il Discorso della montagna, Ancora, pag.112) Non preoccupatevi del domani don Luca Orlando Russo Il discorso della montagna continua ad interpellarci e anche questa domenica Ges ci invita a domandarci se per caso non abbiamo con la nostra vita contraddetto quanto talvolta affermiamo circa la nostra fiducia nella Provvidenza. Non raro, infatti, osservare che mentre si proclama la propria fede in Dio, si ricorre al mago o alla lettura mattutina dell'oroscopo per sapere se mi aspetta un buon periodo. Il vangelo di questa domenica non d risposte come l'oroscopo, ma ci interroga: quanto mi fido di Dio? Sono impegnato con tutte le mie energie a diffondere solidariet, fraternit e amore intorno a me, preoccupandomi del resto giusto quel tanto che serve ad uno stile di vita sobrio? Sono solo due domande che ci fanno capire da subito che la fiducia in Dio nasce e cresce in chi, avendo sperimentato la paternit di Dio, sa che Egli non si dimenticher mai di me,

molto pi di una madre del proprio figlio, frutto delle sue viscere (cfr Is 49,14-15). La fiducia nella provvidenza divina non spunta come un fungo nel cuore di un uomo, ma si genera in chi ha veduto e gustato quanto buono il Signore (cfr Sal 34) e ha come effetto il riversare su di lui ogni preoccupazione, nella consapevolezza che egli ha cura di noi (cfr 1Pt 5,7). La fiducia nella Provvidenza porta con s, quando non malintesa e confusa con il disimpegno, tipico di chi non ha mai conosciuto un amore vero, un naturale concentrarsi sul presente, sull'oggi. Quando siamo certi che Dio ha gi scritto dritto sulle righe storte del nostro passato e ha nelle sue mani il nostro futuro, non abbiamo bisogno di fissare la nostra concentrazione nei ricordi, nei rimpianti o vivere nella paura paralizzante di quello che ci aspetta. L'uomo che si fida di Dio sa bene che al passato Egli ha gi posto rimedio e che il futuro appartiene a Dio, e se cos stanno le cose non gli resta che accogliere responsabilmente quell'oggi che Dio con amore mette nelle sue mani. Basta con rimpianti senza fine su quello che poteva essere e non stato o con fughe ideali in un futuro che non possediamo! L'oggi che viviamo il tempo da consumare nella lode e nell'impegno per fare la nostra parte, quella e solo quella che ci stata assegnata per la nostra gioia. Signore, aiutaci a non ammazzare la speranza volendo sbirciare in un futuro che appartiene solo a te o restando fissati in un passato che tu hai gi visitato con la tua misericordia. Apri le nostre mani ad accogliere quell'oggi che con tenerezza paterna tu ci offri e, forti del tuo amore, impegnaci con te nella costruzione del tuo regno, consapevoli che tu ben conosci ci di cui abbiamo bisogno. Amen! Buona domenica e buona settimana! Del domani non v' certezza don Alberto Brignoli Piace a tutti, ogni tanto, essere "essenziali". Ossia, fare discorsi del tipo: "Non voglio essere assillato per come devo vestirmi, se sono invitato a una festa"; "Cosa mi importa di cosa cucino

oggi? Anche se mangio qualcosa di meno, non muore nessuno"; "Perch la gente guarda all'estetica esteriore, quando farebbe meglio a pensare alle cose che contano?"; "Fidiamoci un po' della Provvidenza e non diventiamo matti per le cose che non abbiamo!"; e via dicendo. Sono discorsi belli, e anche molto evangelici, perch sembrano rispecchiare quello che abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi. Ma io oggi, con il dovuto rispetto, avrei qualcosa da rimproverare a Ges. S, perch questi discorsi, molto suggestivi e molto veri, sono facili da comprendere e da fare per noi che sappiamo bene di poterli fare perch, in fondo, non ci manca nulla, anzi, abbiamo troppo, e proprio per il fatto che abbiamo troppo, un po' di ritorno all'essenzialit e alle cose che contano non ci fa certo male. Quello che mi permetto di rimproverare al Maestro che questi discorsi non sono discorsi per tutti. Come posso dire "Non preoccupatevi di ci che mangerete" alle famiglie della zona tropicale di Cochabamba - la citt che in questi giorni mi ospita - che hanno perso tutto (casa, raccolto, bestiame, piccoli risparmi custoditi in casa) a motivo delle violente piogge e delle inondazioni provocate in questi giorni da fiumi ingrossatisi al punto da cancellare strade e interi villaggi? Come posso dire "Non preoccupatevi per il vestito" a quei tanti mendicanti, ragazzi di strada, anziani abbandonati, che circolano intorno ai cassonetti dell'immondizia della "Cancha" (l'enorme mercato cittadino) per vedere se riescono a tirare fuori anche solo un pezzo di stoffa unto e maleodorante per difendersi dal freddo della notte, solitamente passata all'addiaccio, ricoperti solo di qualche cartone? Come posso dire "Non preoccupatevi per il vostro corpo" a tutte quelle persone di etnia indigena (specialmente ragazze) che per trovare qualsiasi tipo di lavoro dignitoso in citt devono presentarsi in modo "accettabile" dal datore di lavoro cercando di nascondere le macchie scure della pelle bruciata dal sole del lavoro nei campi, di schiarire il colore stesso della pelle con un trucco quasi "ridicolo" volto comunque a nascondere tratti somatici poco gradevoli ai "bianchi" e ai "meticci" che comandano in citt, o di apparire carine - anche se non lo sono pur di salire su un aereo che le porti a cercarsi migliori

condizioni di vita fuori dal paese? Siamo cos sicuri che "valgono pi degli uccelli del cielo", quando per un bellissimo pappagallo esotico si pagano oltre 300 euro e lo stipendio medio di una domestica "del campo" in una casa di signori di citt arriva a malapena a 60 euro al mese per un lavoro senza orario e senza riposo, e molto spesso non ha nemmeno rispetto del suo corpo e della suo integrit e dignit di donna? Mi vien voglia di dire che certi discorsi "evangelici", "pauperistici" ed "essenzialisti" vanno fatti da un'altra parte, ma - per cortesia - non a Cochabamba, o a La Paz, o a Quito, a Lima, in qualsiasi altra grande citt del Sudamerica e in generale del Sud del Mondo! facile parlare di "ritorno alla povert" quando non la si vive; facile affidarsi alla Provvidenza quando si ha la certezza che la Provvidenza gira dalla nostra parte. Ma per moltissima gente al mondo non cos. Il povero non riesce, e nemmeno chiamato, a vivere la povert come un valore o la sobriet come una manifestazione dello spirito. Allora, a chi diretto questo brano di Vangelo, che senz'altro porta con s messaggi di profondo valore per ogni uomo? Cosa dice questo Vangelo a tutti coloro che poveri lo sono davvero, e che ogni giorno sono obbligati a preoccuparsi per il cibo, il corpo, il vestito? Credo che una chiave di interpretazione possa essere individuata nell'ultima frase del testo di oggi: "A ciascun giorno basta la sua pena". Ogni giorno ha i suoi affanni quotidiani, e tra questi ci sono pure quelli del pane, del vestito, di un lavoro onesto, di una vita degna di essere chiamata tale. E questo il povero lo sa bene, perch (a differenza di chi accumula ricchezze e si sente autorizzato a fare a meno di Dio) ogni giorno le sue domande sono domande reali, esistenziali, piene della ricerca di un senso: un senso che pu trovare nell'abbandono fiducioso in chi, oggi, gli assicurer da vivere. Del domani, invece, non vi alcuna certezza. Ci di cui ogni uomo, ricco o povero, ha bisogno per il suo vivere quotidiano, il povero lo ha gi compreso proprio perch povero e necessitato di tutto. Il ricco invece ha risolto da s il problema dell'oggi, e si proietta gi verso il domani. Un domani di cui non vi alcuna certezza, perci

assolutamente inutile e pure controproducente preoccuparsi. Se poi la fede ci dice che Dio sta dietro tutto il nostro agire, tutto quanto dovrebbe essere vissuto con assoluta serenit. Noto questo nella gente boliviana pi semplice che incontro in questi giorni. L'espressione "Qu vamos a hacer?", "Che ci possiamo fare?", presente sulla bocca di molti di fronte all'impossibilit a muoversi e ad attuare, a volte per le persistenti e innumerevoli proteste che bloccano le vie di comunicazione del paese, a volte per le condizioni climatiche che mettono in ginocchio anche la popolazione pi tenace, non solo la dichiarazione rassegnata di un'impossibilit a dare una svolta al proprio futuro, ma la presa di coscienza che il futuro non nelle mani dell'uomo, il quale fa fatica gi a vivere il presente. Poche sono le certezze dell'uomo, ricco o povero che sia, e una di queste il presente con le sue pene quotidiane. Del domani non v' certezza: e se il ricco pensa di potervi trovare qualche certezza basata sulle proprie forze, e per questo priva di consistenza, il povero (quello vero) affida questa certezza a un Dio che Padre, che nutre gli uccelli del cielo e veste l'erba del campo (realt effimere che durano solo il tempo dell'oggi) e che a maggior ragione si prende cura di chi, come l'uomo, deve andare oltre l'oggi. Ma Dio anche Madre, come dice Isaia, e se impossibile pensare ad una madre che non si commuova per il figlio delle sue viscere, ancor meno possibile pensare a un Dio che si dimentichi dell'uomo. L'oggi dell'uomo ha come unica certezza le pene e gli affanni quotidiani. Del suo domani non v' certezza: ma del domani di Dio, per chi cerca il regno di Dio e la sua giustizia, assolutamente s. Cercate il Regno, trovate la libert padre Ermes Ronchi

Ges rilancia la sua sfida per un altro modo di essere uomini: non preoccupatevi delle cose, c' dell'altro che vale di pi. la sfida contenuta nella preghiera nel Padre Nostro: dacci oggi il

nostro pane quotidiano. Ti chiediamo solo il pane sufficiente per oggi, il pane che basta giorno per giorno, come la manna nel deserto, non l'affanno del di pi. la sfida del monaco: conosco monasteri che vivono cos, come uccelli e come gigli, quotidianamente dipendenti dal cielo. Ma questa sfida anche per tutti noi, pieni di cose e spaventati dal futuro. La vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? Occuparsi meno delle cose e di pi della vita vera, che fatta di relazioni, consapevolezza, libert, amore. Vuoi volare alto, come un uccello, vuoi fiorire nella vita come un giglio? Allora devi deporre dei pesi. Madre Teresa di Calcutta soleva dire: tutto ci che non serve pesa! Meno cose e pi cuore! Non una rinuncia, ma una liberazione. Dalle cose, dalla 'roba' diventata padrona dei pensieri. Guardate gli uccelli del cielo... Osservate i gigli del campo... se l'uccello avesse paura perch domani pu arrivare il falco o il cacciatore, non canterebbe pi, non sarebbe pi una nota di libert nell'azzurro. Se il giglio temesse la tempesta che domani pu arrivare, o ricordasse il temporale di ieri, non fiorirebbe pi. Ges osserva la vita, e la vita gli parla di fiducia e di Dio. E a noi dice: beati i puri di cuore perch vedranno Dio, vedranno in tutto ci che esiste un punto verginale e fiducioso che la presenza di Dio, vi scopriranno un altare dove si celebra la comunione tra visibile e invisibile. Allora: non affannatevi, quell'affanno che toglie il respiro, per cui non esistono feste o domeniche, non c' tempo per chi si ama, per contemplare un fiore, una musica, la primavera. Cercate prima di tutto il Regno di Dio e queste cose vi saranno date in pi. Non moralista il Vangelo, non si oppone al desiderio di cibo e vestito, dicendo: sbagliato, peccato, non serve. Anzi, tutto questo lo avrete, ma in tutt'altra luce. Il cristianesimo non una morale ma una sconvolgente liberazione ( Vannucci). Libera dai piccoli desideri, per desiderare di pi e meglio, per cercare ci che fa volare, ci che fa fiorire e ti mette in armonia con tutto ci che vive. Insegna un rapporto fiducioso e libero con se stessi, con il corpo, con il denaro, con gli altri, con le pi piccole creature e con Dio.

Cercate il regno, occupatevi della vita interiore, delle relazioni, del cuore; cercate pace per voi e per gli altri, giustizia per voi e per gli altri, amore per voi e per gli altri. Meno cose e pi cuore! E troverete libert e volo.

Anzitutto don Roberto Seregni

Non c' niente da fare, alla Parola non si sfugge. Se abbiamo ancora un briciolo di onest spirituale, dobbiamo ammettere che questo brano di Vangelo ci fotografa in pieno e ci mette a nudo. Ges conosce meglio di chiunque altro il nostro cuore e sa che certe cose abbiamo proprio bisogno di sentircele dire... Il verbo "preoccuparsi" fa un po' da ritornello a tutto questo brano, e spesso anche della nostra quotidianit... Esso sottolinea certamente una serie di atteggiamenti positivi, cio la laboriosit, l'attenzione, l'impegno; ma anche una serie di comportamenti che devono aver nulla a che fare con il discepolo di Ges: l'ansia, l'affanno e l'angoscia. Il discepolo vive nella fiducia del Padre; fa quello che deve fare, svolge con attenzione il suo lavoro, adempie ai suoi impegni, ma sa che tutto viene da Dio, che la sua mano che nutre gli uccelli del cielo e veste a festa i gigli del campo, provveder anche alla sua vita. Il discepolo vive nel mondo, ma senza affanno e senza il fiato corto di chi convinto che pu contare solo sulle sue forze. In gioco la radice stessa della fede: la fiducia nel Padre. Vorrei sottolineare che Ges non dice che le "cose" sono inutili o dannose, ma che non devono minacciare il primato di Dio nel nostro cuore. I beni sono utili, ma non vanno sopravvalutati. Il cibo e i vestiti sono indispensabili alla nostra vita, ma la preoccupazione per la loro gestione e il loro possesso, non deve

incatenare tutte le nostre energie e intasare i nostri desideri. Ges chiarisce in quale direzione deve orientarsi il cuore dell'uomo: "Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia..." (v.33). C' un primato fondamentale nell'esistenza del discepolo, c' un fulcro ordinatore della vita che la chiave della felicit. Quando metti al primo posto la cosa pi importante, poi ci pu stare pure tutto il resto. Ma se quel posto vuoto, rimane vuoto anche il cuore. Se la vita si aggrappa a certezze illusorie si esposti ad ogni vento, si diventa fragili e inconcludenti. A lungo andare tutto perde di significato e di freschezza. Coraggio, cari amici, lasciamo che la Parola ci metta a nudo, ci scuota e ci provochi sulla nostra fede. La nostra vita nelle mani di Dio. Possiamo forse desiderare un posto migliore? Buona settimana don Roberto Commento su Matteo 6,24-34 padre Paul Devreux

Oggi Ges continua con i suoi discorsi pieni di buon senso. Comincia dicendo che non si pu servire due padroni, perch hanno esigenze diverse. La ricchezza ha una sua logica che spesso implica lo sfruttamento e l'allontanamento del povero, mentre il vangelo implica uno spirito di servizio e di fratellanza col povero, per cui ogni giorno devo decidere chi preferisco servire, sapendo che la ricchezza d sicurezza e solitudine, mentre Dio ci educa a relazionarci per arrivare alla fratellanza. Poi Ges fa tutto un discorso dove sembra invitarci a non preoccuparci dei problemi legati alla sopravvivenza, come il mangiare e il vestire, e letti cos questi discorsi potrebbero dare fastidio, perch quando si vede che tanta gente non ha di che

vivere, ci si domanda dov' questo Dio che dice di non preoccuparsi e poi di fatto sembra non preoccuparsi affatto di chi muore di fame. Ma il discorso di Ges non questo, non un invito ad essere incoscienti o spensierati, in realt tutto il contrario. Ges c'invita anche qui a fare una scelta; quella di dare importanza prima di tutto al suo regno, alla giustizia, e quindi al bisogno degli altri, per far s che tutti abbiano di che vivere e pari opportunit; tutto il contrario che l'essere spensierati. Ges invita alla concretezza, non al disimpegno e promette aiuto a chi far questa scelta. Infatti, se per esempio pensiamo ai grandi santi, sono tutte persone che hanno aiutato molta gente, e non gli mai mancato il necessario per farlo. Ripeto: sembra un invito alla spensieratezza, ma non cosi. E' un invito a dare la priorit all'edificazione del suo regno, e Ges fa una promessa: promette di preoccuparsi dei bisogni di coloro che decidono di farlo, affinch questo mondo possa essere realmente un mondo bello tanto da potersi definire: "Regno di Dio". Io posso dire che effettivamente, consegnare la preoccupazione dei propri bisogni al Signore per potersi dedicare ai bisogni degli altri , molto bello, perch ci apre delle prospettive di vita molto interessanti, oltre al fatto che bello scoprire che il Signore si prende cura dei nostri bisogni molto meglio di come facciamo noi stessi. Se tutti sapessimo quanto questo vero, daremmo tutti la priorit al vangelo, perch veramente conviene. Guardate i gigli del campo: come crescono! mons. Gianfranco Poma

La pagina del Vangelo di Matteo che la Liturgia della domenica VIII del tempo ordinario ci fa leggere (Matt.6,24-34) certamente una delle pi belle di tutta la Bibbia: dovremmo fermarci ad ogni parola, gustare l'esperienza che ogni

espressione suscita nel nostro cuore, sentire la bellezza che nasce dentro di noi e che fa nuova la nostra vita. Siamo sempre nel "discorso della montagna" nel quale Ges descrive per i suoi discepoli la "giustizia" a cui essi sono chiamati, che "supera quella degli scribi e dei farisei", che non pi fondata sull'osservanza della Legge ma su una relazione nuova con Dio, il Padre che ama i propri figli. Quella che Ges descrive dunque, la vita dei figli di Dio, che nasce dal cuore nuovo che il Padre dona loro, una vita che va oltre la Legge: la vita secondo lo Spirito, nella quale si manifesta la "pienezza" (la perfezione) che l'Amore. La lettura continua che stiamo facendo in queste domeniche, omette (purtroppo) una parte (Matt.6,1-23) che ritroveremo nel tempo di Quaresima. Per la corretta interpretazione di tutto il discorso, importante sottolineare che la parte omessa quella centrale, nella quale Matteo mostra come la novit del Figlio di Dio rinnova il senso delle pratiche religiose tradizionali, l'elemosina, la preghiera, il digiuno. Il vertice del discorso il momento nel quale Ges insegna ai suoi discepoli il "Padre nostro", la preghiera dalla quale nasce una vita di totale appartenenza filiale. A questo punto si colloca il nostro brano: non pu non essere affascinante la bellezza della vita che Ges offre ai suoi discepoli. E' la sua vita di Figlio di Dio: Ges chiama i suoi discepoli a condividere l'esperienza dell'amore del Padre. Il "discorso della montagna" anzitutto questo: Ges che chiama i suoi discepoli a condividere la realt di una esperienza nuova di Dio, Padre nostro che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, che vede nel segreto, che conosce ci di cui abbiamo bisogno ancora prima che glielo chiediamo, Padre che perdona, che ricompensa, che nutre gli uccelli del cielo e che fa molto di pi per noi che siamo figli, pure se poco credenti. E' Ges che ci parla della sua straripante e cos concretamente umana esperienza della ricchezza inesauribile dell'amore del Padre perch impariamo a fidarci totalmente di lui per iniziare una vita libera da ogni schiavit. E Ges parla a noi perch siamo suoi discepoli, perch "abbiamo lasciato tutto e lo abbiamo seguito", perch crediamo in lui: Ges ci chiede il coraggio della fede. Certo, sar sempre sproporzionata la gratuit dell'amore del Padre di fronte alla nostra realt di "credenti piccoli", ma

necessario il nostro coraggio di lasciare la nostra piccola barca, le nostre fragili sicurezze, per poter sperimentare la forza delle braccia del Padre. E ancora, Ges parla alla comunit dei suoi discepoli, che si sono staccati dalla folla per stare con lui: se essenziale la dimensione personale della fede, lo altrettanto quella comunitaria. Infatti, la novit cristiana l'esperienza dell'amore filiale, non pu che essere fatta in dimensione fraterna: solo la fraternit di Ges con i suoi discepoli rende possibile sperimentare ed annunciare l'amore del Padre. C' tutta una pedagogia sottesa al "discorso della montagna": Ges prima mostra tutta la bellezza della vita che egli propone; al culmine pone la preghiera rivolta al Padre perch i discepoli comprendano che tutto dono e alla fine, ma sempre come risposta piena di stupore di fronte alla infinita grandezza dell'amore del Padre, pone il discepolo di fronte alla scelta che compete alla sua libert. "Dov' il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore": cos Ges ha avvertito i suoi discepoli, chiedendo loro: "Non accumulate per voi tesori sulla terra, ma in cielo", e prosegue: "La lampada del corpo l'occhio...se la luce che in te tenebra, quanto grande sar la tenebra!" Ai suoi discepoli Ges chiede anzitutto l'onest interiore e la coerenza con la propria coscienza, per poter discernere il "tesoro" a cui legare il proprio cuore: chiede di "non oscurare la luce che in loro". E' meravigliosa questa osservazione di Ges: in noi c' la luce, l'ha accesa Dio; l'occhio la lampada del nostro corpo, la nostra cattiveria che pu spegnere la luce e rendere grande la tenebra. Ma se conserviamo il nostro occhio "semplice", tutto il corpo splendente. "Beati i puri di cuore: vedranno Dio": la semplicit del cuore, rende luminoso il nostro occhio e ci fa vedere Dio. Ges continua quindi a chiarire cos' la "semplicit del cuore": occorre scegliere tra l'accumulare per s i beni della terra o i beni del cielo; non possibile servire Dio e Mammona. Ed insiste Ges nell'invitare i suoi discepoli a "guardare", a contemplare con occhi semplici gli uccelli del cielo, il loro volare libero, e i gigli del campo, la loro meravigliosa bellezza, per saper vedere l'opera del Padre e percepirla in tutta la sua intensit nella stupenda esperienza umana: solo la dimensione contemplativa della vita pu renderci capaci di gustare l'amore del Padre nello sbattere

delle ali di un uccello o nella bellezza del colore di un petalo di un fiore e poi di sentirlo in ogni attimo della nostra vita, in ogni percezione dei nostri sensi, in ogni vibrazione della nostra intelligenza e della nostra volont. E continua cos, Ges, a plasmare l'identit del suo discepolo: attraverso la contemplazione e l'esperienza che partendo dalle cose pi piccole arriva a gustare la pienezza dell'amore del Padre, Ges conduce il discepolo alla libert. L'uomo essenzialmente relazione: solo non lasciandosi offuscare gli occhi da ci che pi appare ma meno vero, l'uomo pu entrare in relazione con Dio ed essere libero. Il discepolo di Ges, nella relazione libera con Dio, sa mettere ordine nella propria vita verificando le priorit dei valori. Vivere tutto senza essere schiavo di niente l'insegnamento che anche Paolo d ai suoi discepoli (1 Cor.3,22-23). "Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta": Ges ci presenta questa sintesi programmatica per la vita del cristiano invitandoci a viverla nella comunit, nella Chiesa. Ogni attimo, ogni scelta, nella Chiesa dovremmo viverla chiedendoci se nella logica del Regno di Dio e rende visibile la sua giustizia. E alla fine, come vertice della libert e momento della pi grande maturit, Ges chiede ai suoi discepoli l'abbandono fiducioso nell'amore del Padre, che non disinteresse, fatalismo...ma il vero coraggio, l'audacia di saper osare, ancora il "compimento" di Matteo, l'andare oltre ogni limite umano, con la pace, la libert interiore che si misura solo nella relazione filiale con il Padre. Per sei volte in questo piccolo brano ritorna l'invito a non essere frenati dalle preoccupazioni che derivano da uno sguardo rivolto verso noi stessi. La nostra pur piccola fede ci d il coraggio di guardare in alto e di fidarci del Padre che sta nei cieli. L'Amore di Dio LaParrocchia.it

Dopo le sei antitesi e i tre atti di piet, la Chiesa ci fa meditare

su alcuni insegnamenti che troviamo in questa sezione del vangelo di Matteo. Insegnamenti che mettono in rilievo la cura di Dio per l'uomo e l'umanit in genere. Penso che non bisogna fermarsi al solo brano del vangelo, ma occorre guardare anche agli altri due testi della Liturgia della Parola per avere un quadro pi chiaro del messaggio contenuto nella Parola di Dio di questa domenica. Il profeta Isaia riporta il clima di desolazione e di sconforto nel quale versa Sion... e a m di dispetto Sion si lamenta della lontananza del Signore. Di fronte a questo lamento, che suona come un campanello d'allarme, la risposta di Dio non si fa attendere, e rimbomba con accenti di passione materna: l'amore materno, cos proposto, diviene il simbolo della rivelazione dell'amore divino eccelso e costante. L'amore cos presentato non si basa sulla risposta del bambino, o su forme di contraccambio, ma finalizzato alla persona senza tornaconto. Dio per noi come la madre che tiene in braccio il suo bambino e lo ama incondizionatamente e senza ipocrisia. questa un'immagine un po' inusuale ai nostri giorni, visto che le pagine dei giornali sono riempiti da fatti di cronaca che vedono i bambini calpestati e distrutti nella loro dignit proprio da coloro che li hanno messi al mondo. duro ma non impossibile fare nostra l'immagine del profeta Isaia e prendere coscienza che la vita umana va rispettata dall'inizio fino al suo naturale tramonto. La stessa "cura materna" viene richiesta ai pastori della Chiesa. Qui oltre a un rapporto umano che deve essere presente tra pastore e fedele a lui affidato; troviamo un salto qualitativo: la missione del pastore quella di garantire una formazione cristiana legata ad un cammino di fede. I pastori devono puntare sulla qualit del loro ministero e non sulla quantit. Ecco allora che Paolo, in questa seconda lettura, presenta gli Apostoli (concetto applicato anche ai futuri pastori) come Ministri di Cristo e Amministratori dei Misteri di Dio. Ci significa Servi di Cristo e amministratori della realt della salvezza, che trova il suo compimento in Ges Cristo e nella applicazione storica tra gli uomini mediante la proclamazione del vangelo e l'attivit sacramentale. Per un buon esito necessario essere fedeli. La fedelt un requisito fondamentale per i pastori perch da essa scaturisce la credibilit presso il popolo di Dio e in virt della stessa fedelt Dio ci dar il premio promesso

ai suoi servi fedeli... la fedelt segno di salvezza. In questo contesto si spiega il disinteresse di Paolo per i tribunali umani (lett. da un giorno umano)... perch quello (Giorno del Signore) pi importante. Allora nelle nostre comunit ecclesiali/parrocchiali dobbiamo pensare a dei percorsi formativi finalizzati ad una fede matura... una fede capace di farci stare in piedi anche quando la natura umana ci toglie, come si suol dire, "il terreno sotto i piedi"... una fede che ci fare l'ingresso nel cuore di Dio e ce lo presenta come Madre/Padre... pieno di sentimenti che il linguaggio umano pu esprimere solo per analogia; perch descriverlo impossibile. La pagina evangelica piena di insegnamenti. Guai a noi!!! se anche in questa occasione ci fermassimo esclusivamente agli insegnamenti, ma opportuno puntare l'attenzione su dei verbi che illuminano il testo e riflettono le reali intenzioni di Dio. Per entrare nell'ottica di Dio importante: Non affannatevi/Angustiatevi... il Signore invita ad uscire fuori da quel sistema quotidiano che nella maggior parte dei casi diventa una trappola e non permette di individuare le cose necessarie e i bisogni concreti della vita. L'insegnamento di Ges finalizzato a uscire fuori da tutte quelle preoccupazioni che non permettono di abbandonarsi fiduciosamente a Dio Padre. L'agitazione per le cose terrene, anche se necessarie, comprensibile solo presso i pagani (oggi sono i nostri fratelli atei), che non conoscono la bont misericordiosa di Dio. Guardate/Osservate... Nella vita del Cristiano deve innescarsi un modo nuovo di vedere la realt... dare inizio ad una esperienza che fa andare oltre l'apparenza e il sensibile... ed in questo ci vengono in soccorso i santi. Sant'Agostino, che di fronte ad una vita umana ricca di esperienze di ogni genere e senza rimorsi, non ha esitato, una volta arrivato alla fede, a mettere in rilievo la fragilit e la futilit della vita, per lanciarsi nell'amore sconfinato di Dio; come lui stesso riporta nelle sue Confessioni. Ma in modo particolare e pi incisivo, a mio parere, stato San Francesco d'Assisi, che dopo essersi concesso tanti piaceri soprattutto nella prima parte della sua vita, ha cominciato a considerare la vita stessa e il mondo come dono di Dio e come luogo privilegiato della manifestazione della Bont Misericordiosa del suo amore... ecco allora cosa significa concretamente il Cercate... essere

coscienti che l'oggi lo devo vivere come grazia che mi viene elargita e che del domani o futuro non sono il padrone... Ma Tutto proviene dall'Amore Gratuito di Colui che mi conosce da seno materno!!! Felice Domenica!!! Domani un altro giorno! E si vedr! padre Mimmo Castiglione

Potrai mai dimenticarmi Signore? Non pensarmi? Non temere per me? Non tenermi in conto? Trascurerai il ricordo? La mia presenza porrai in oblio nella memoria? Anche se lontano, non continuerai a portarmi in grembo? Nelle tue viscere commosse, in un angolo riposto? Il mio dubbio, il mio tormento! Non soffri i vuoti dell'anamnesi. Non riuscir mai a costruire distanza! Certo, bisognerebbe sperimentare i crampi della fame per conoscere fiducia. E sentire il freddo della nudit per imparare a confidare. Invece, e meno male, quest'indigenza non m'appartiene. Ma quella dell'essere consegnati all'ignoto s, questa si teme! Tenerlo a mente. Sempre. Per apprezzare il dono. Riferimento ai beni della terra. Quale dev'essere l'atteggiamento dei discepoli nei confronti delle ricchezze, dei bisogni e delle necessit? Il Maestro, considerato mangione e beone, vestito con una bella tunica da non spartire, invita i suoi seguaci a stare attenti, a non affannarsi, a non logorarsi aggrappandosi al lucro mammona! Non stare in ansia per il cibo, per il vestito, per il domani! Non significa esser pigri, mancando di zelo, o correre sempre

agitandosi. Non si tratta nemmeno d'essere anoressici o nudisti, non considerare il cibo per le sue calorie, esagerando nell'ingurgitare, non avvilendosi nella scelta dell'abbigliamento da indossare. importante invece cercare il Regno, esser buoni e perdonare. E lasciarsi prendere dalla passione, da vampe di fuoco, come il colore dell'anemone rosso, il fiore del cantico dell'amore. Quest'ansia, che distrugge il desiderio, che trattiene la brama per il bello, che frena la voglia di portare avanti la storia. Quest'ansia che non ti molla! Minaccia! Paura del pericolo, della morte! L'ansia che non ti fa vedere chi plana cercando il cibo per volare. Che non ti fa osservare il giacinto che dopo un po' scompare. Quando t'assale ti fa credere che non c' pi rimedio, che sar sempre cos, che non sei pi normale, che non c' pi speranza, che tutto inutile, il darsi da fare, che gi finita, che giunta l'ora d'andare. S l'ansia, che si ripresenta col nodo alla gola, qualora l'avessi scordata, dopo le tregue che ti fanno credere d'essertene liberato. Ti strema ti snerva ti sfinisce, non ti fa dormire. E se tu cedi, s se t'arrendi, inconsapevole concedi usufrutto. Si fa pi convincente, portandosi alla festa l'amico di tresche: il panico, amante compiacente! Pensi di iniziare guerra. Lottare senza mai arrenderti. Combattere battaglie. Ritrovarsi stanco. E s, pu capitare, di credere di risolvere morendo, lasciandosi ingannare, tentato di lasciarsi andare, capitolare, pi non continuare, e finalmente finire.

Si possono servire diversi signori contemporaneamente, e far soldi! Ma fino a quando? Ci sar sempre qualcuno che vorr di pi, pretendendo ancora! E quando ci avverr, si dovr decidere con chi fermarsi, servendolo con dedizione e sottostare. Gli altri padroni non sono certo i nostri affetti pi cari. Ci distolgono forse dal Signore? Ma attaccare il cuore a qualcosa che lo incatena e lega, facendo dimenticare la ragione. E cio il denaro mammona! Non si pu servire l'avidit del possedere e chi ci invita a dare! Contrari gli interessi. Opposti i principi. Avversi! Non vanno d'accordo l'egoismo e l'andare incontro agli altri. Contrastano l'esser generosi e la concupiscienza dell'accumulare. Necessita una scelta. Da perseguire responsabili e fedeli. Svincolarsi dalla bramosia per la ricchezza personale, per esser liberi d'aiutare e regalare. Mangiare e vestirsi sono per alcuni tra le cose pi importanti del vivere. Disagio per tanta libert di scelta. Altro che ascoltare: Non di solo pane! Vivere per mangiare. Vivere per apparire. Avere per abbuffarsi. Vestire per essere! Non una gran bella prospettiva. Eppure?! Per qualcuno pare non ne esistano altre. Affascinati dai soldi, da mammona, incantati dalle sue portate! Per diventare ad immagine e somiglianza dell'effimero! Certo! S'accumula per il domani. Che senso avrebbe?! Paura del futuro, di ci che potrebbe capitare? E ci s'affida al gioco delle stelle! Apprensione. Timore di non riuscire a vivere? Trepidazione. Paura di non avere da mangiare? E perci fare economia?

E se malati, di non potersi curare? Risparmiare. Accumulare per non avere bisogno di nessuno, e non dover chiedere mai? Previdenza. Tutto poter comprare esercitando potere?! Oculatezza. Non possiamo aggiungere nulla! Amara realt d'accettare. Sarebbe bello per alcuni esser pi alti! 50 centimetri in pi: un cubito. Quanta inquietudine per il giorno dopo! Affannarsi molto, in Dio confidando poco. Ma l'avvenire avr gia le sue preoccupazioni, le sue angosce. Le vogliamo aggiungere a quelle di oggi? Distacco e libert dall'ansia allora, inutile ed infruttuosa. Accogliendola in casa non si conclude niente. Solo spavento e batticuore. Vivere l'oggi dunque. E non domani! Che non significa esser oziosi od imprevidenti, o non programmare il futuro. S'intende invece non dimenticarsi del presente. Non consegnarsi totalmente all'ignoto, accollandosene anticipatamente il fardello! Siamo nelle mani di Dio! Abbandonarsi! Ne avr premura! Non forse Provvido che dona il pane quotidiano? Proteggendoci dal male, liberandoci dalla paura? Domani un altro giorno! Se ci sar! Incoraggiati nella sfiducia. Sostenuti nella fatica. Cercare il Regno di Dio, obbedendoGli facendo sempre il bene. E tutto il resto sar dato pure. E si vedr! PREGHIERA Piet o Dio, per tutte le volte che ho pensato che m'avevi abbandonato. Piet per tutte le volte che ho creduto che m'avevi dimenticato. Piet per tutte le volte che non ho confidato in te, non permettendoti d'essere per me rupe di difesa,

la mia speranza, saldo rifugio. Piet per tutte le volte che non sono stato fedele, legando il cuore ad altre cose. Piet per tutte le volte che ho voluto servire te e le ricchezze, molti padroni! Piet per tutto l'affanno coltivato e sostenuto per mangiare e per vestirmi. Piet per tutte le volte che ho dubitato d'avere per te valore, che ti prendessi cura. Piet per tutte le volte che ho creduto di poter gestire la mia vita futura. Piet della mia poca fede, Signore. Potessi cercare prima il tuo regno! Per avere in sovrappi tutte l'altre cose. E non darmi pensiero che per l'oggi. Per il domani Dio provveder! L'unico giudice mons. Roberto Brunelli

Si dice che uno dei caratteri distintivi della nostra societ sia l'attivismo frenetico, motivato, secondo gli esperti, da due ragioni: si corre per afferrare l'attimo fuggente, per non farsi scappare soddisfazioni che si teme non si ripresenteranno, oppure si va di fretta per fare tutto quello che si pensa possa assicurare un domani senza preoccupazioni. In fondo, le due ragioni hanno la stessa matrice: l'inquietudine circa il domani. E cos, nell'illusione di evitare ipotetiche ansie future (di un futuro cui nessuno pu essere certo di arrivare), riempiamo di ansie (vere) il presente. Questo in verit non deve essere solo un atteggiamento di oggi, se gi duemila anni fa (vangelo secondo Matteo 6,24-34) Ges ne denunciava l'assurdit, invitando piuttosto a confidare nella Provvidenza: il che non significa vivere da incoscienti, senza far nulla, aspettando la manna dal cielo; significa non dare alle cose materiali un'importanza

maggiore di quella effettiva, caricandola inoltre di quanto si teme possa accadere in futuro. Questo da pagani, dice il divino Maestro, cio da gente senza fede; "cercate invece anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia", vale a dire, ci che giusto davanti a Dio. Il resto verr da s: Dio Padre, e non trascura chi si ricorda di essere suo figlio. "Non preoccupatevi del domani; a ciascun giorno basta la sua pena". Quale saggezza, quale conforto! "Cercate anzitutto il regno di Dio". L'esortazione rivolta ad ogni cristiano, e ciascuno la deve mettere in pratica come gli dato, secondo i doni ricevuti e le situazioni in cui vive. Nella seconda lettura di oggi (1Corinzi 4,1-5) Paolo la applica a s nella sua qualit di apostolo, "servo di Cristo, amministratore dei misteri di Dio": tremenda responsabilit, su cui devono riflettere quanti sono chiamati a continuare la missione degli apostoli, e in particolare il papa, i vescovi, i preti; tutti, a cominciare da chi stende queste note, saranno chiamati a renderne conto. Paolo ricorda poi a chi, lui e tutti gli "amministratori dei misteri di Dio", devono rendere conto: non ai fedeli, e men che meno a chi si pone fuori dall'ottica della fede. Con la consueta franchezza, senza giri di parole, egli dice: "A me importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano. Il mio giudice il Signore!" Si trova qui la risposta alle critiche che, dentro e fuori la Chiesa, sono spesso rivolte ai suoi pastori. Quante volte essi sono stati tacciati di oscurantismo o di insensibilit, di non essere al passo coi tempi, di cocciutaggine nel riproporre "vecchie" dottrine (ad esempio, solo ad esempio, circa la morale sessuale: divorzio, convivenze, omosessualit eccetera). Quante volte si contesta il papa perch dice quel che non si vorrebbe sentire, o viceversa non lancia anatemi su quanti contravvengono alle teorie del momento. Quante volte il comportamento dei singoli preti viene criticato senza appello, e non solo da chi non va mai in chiesa. Ora, anche i pastori possono sbagliare; anch'essi sono uomini, con i loro limiti; ma solo Dio pu giudicare se sbagliano sapendo di sbagliare, o se invece sono convinti di agire come Lui vorrebbe. E allora, mentre le critiche provenienti da fuori la Chiesa possono essere irrilevanti perch mosse da una logica diversa da quella del vangelo, i fedeli preoccupati del bene della

Chiesa, di cui sono parte, hanno il diritto-dovere di presentare ai responsabili le proprie opinioni, per con l'umilt di chi riconosce i rispettivi ruoli, cio senza la pretesa che si faccia a loro talento. Piuttosto, senza dimenticare di pregare per i pastori, perch siano aperti a comprendere e docili nel seguire non le mode, non gli interessi umani, ma unicamente la voce di chi un giorno li giudicher. Come gigli del campo... don Carlo Occelli

Ricordo il giorno in cui per la prima volta ascoltai questa pagina. L'ascoltai veramente, ecco. Seduto ai Prati di San Lorenzo in un angolo di Paradiso delle mie montagne. Un cielo azzurro vellutato, qualche nuvoletta soffice soffice e i profumi della montagna e dell'alpeggio. Seduto in mezzo ai fiori, gli stessi nei quali ci si coricava la sera per lasciare che le stelle si chinassero su di noi e noi potessimo appoggiare su di esse i nostri sogni. Per farli portare alla luna. Don Giovanni commentava. Ricordo quella gradevole, quasi inedita, sensazione che il vangelo fosse veramente bello e vero nella sua semplicit. Una semplicit che riusciva persino a comunicare la propria veracit ad un adolescente turbolento come il sottoscritto. E poi per la prima volta imparai a riconoscere i gigli. Il giglio Martagone e quello di San Giovanni. Non l'ho pi scordato e, nel tempo, anch'io sono diventato testimone. Sia del vangelo, sia dei gigli di montagna. Ogni volta che ascolto questa pagina di vangelo penso a quel giorno, a quel cielo, a quei gigli. Un vangelo che non cucito con i fotogrammi della vita, un testo morto. "Guardate, osservate" dice Ges. E' questo suo atteggiamento consueto che mi colpisce. Coglie nel segno questo brano evangelico perch riconosco di non essere pi in grado di osservare. Di riempirmi gli occhi di mondo. Passo davanti ad universi di bellezza ogni giorno, e dimmi tu se alzo lo sguardo.

Ininterrotamente preso dai miei affanni, dalle mie fatiche, dai miei progetti e dalle mie manie. Osserva la vita, guarda... C' un universo di bellezza, un oceano di meraviglia nel quale tuffarsi. Forte Ges. Forte perch non si inventava nulla di strambo. Non passava ore e ore durante la notte a domandarsi: "Domani che gli racconter a questi discepoli? Mica posso scovare sempre qualche novit". Preferiva camminare, osservare, guardare il nostro Rabb di Nazareth: la donna che impasta con una misura di lievito e la bellezza della luce, il semplice e forte sapore del sale e il male provocato da uno schiaffo, il chicco di grano che marcisce nella terra e il sole che sorge sui buoni e pure sui cattivi, la pioggia che cade ed una donna che piange, un uomo che prega nascosto in una stanza ed un altro ritto in una piazza, gli uccelli in cielo e i gigli nei campi e iuu via di questo passo... Osserva guarda cammina apri gli occhi e spalanca il cuore. E impara. Impara che la vita un dono, un tesoro, oro puro. E respira. Ohsss, respira la vita Forte Ges perch sapeva nel suo cuore che la vita stessa la novit giornaliera, e che il Regno... in realt... non cade dalle nuvole... ma nasce proprio da uno sguardo attento a ci che ci sta attorno. Cos ogni tanto se ne andava canticchiando "Ho visto un posto che mi piace si chiama mondo..." Guardate gli uccelli del cielo e i gigli del campo! Non vi rendete conto di quanto valete? Non preoccupatevi di quello che mangerete, di quello che berrete e del vostro vestito. Sembra che Ges ci inviti a starcene tranquilli, ad aspettare dalla vita tutto il necessario che essa pu darci. A non farci tanti problemi. Non cos. No no. Le parole di Ges non sono un invito alla pigrizia, non sono un insulto a quei poveri che ha davanti e per i quali non preoccuparsi del cibo oggi significa non mangiare domani. Non sono, le sue, parole che fondano una filosofia di vita apatica, stoicista o ancora atarassica!

Non confondiamo. E' che Ges sa come va la vita. Conosce bene la tentazione per l'uomo di affannarsi, agitarsi a tal punto da perdersi la bellezza della vita. Non cos amici? Non rischiamo tante volte di voler talmente capire tutto della vita dal finire col non capirci nulla? L'affanno procura tesori e i tesori procurano affanno e diventiamo cani che si morsicano la coda. E pi ci affanniamo e ci preoccupiamo e pi ci allontaniamo dalla possibilit di vivere la vita invece che farci vivere da essa. Di vivere le possibilit che il tempo ci dona pi che lasciarci travolgere dalla velocit degli eventi stessi. Vorremmo essere al sicuro, possedere la sicurezza della vita: degli affetti del tempo delle cose, di tutto. In modo da mettere al sicuro il domani. Vorremmo avere tutto in mano, insomma. E invece Ges sa che il domani nelle mani di Dio, che il tempo nelle sue mani e nella misura in cui vogliamo possederlo, esso allora ci sfugge di mano. E l'affanno ci prende, le preoccupazioni sono talmente tante da non finire mai, si finisce logorati nella mente e nel cuore. Il domani va messo nelle mani di Dio, accogliendo in semplicit l'oggi che ci dato di vivere. L'invito che Ges fa di non affannarsi per il domani, allora, non per nulla uno scherno per quegli uomini che ha davanti, ma l'accoglienza del vangelo. Chi ha riconosciuto Ges, chi lo ha seguito lasciando le barche da alcune settimane, veramente libero. Libero di darsi da fare, certo!, di appassionarsi per la propria vita... ma con un'operosit lieta. Quell'operosit lieta di chi sa che la vita veramente un dono. Che ci supera. Sovrabbondante. Cercate il regno di Dio. Cercate! E' proprio in questo continuo cercare, settimana dopo settimana, vangelo dopo vangelo, che noi intuiamo e scopriamo il senso della vita. Senza possederlo mai. Quando volessimo possederlo, infatti, allora diventeremmo schiavi dell'affanno. E dell'accumulo. Cercare non significa capire tutto, ma essere pronti ogni giorno a imparare. A vivere. Ad amare. Il senso della vita, infatti, nelle pieghe stesse del nostro vivere:

allora esco di casa ogni mattina e osservo guardo cammino apro gli occhi e spalanco il cuore. E imparo. Imparo che la vita un dono, un tesoro, oro puro. E respiro. Ohsss, respiro la vita cantando. Ho visto un posto che mi piace si chiama mondo. Vi crescono migliaia di fiori. Ma i pi belli sono il giglio Martagone e quello di San Giovanni. Commento su Matteo 6,24-34 Omelie.org - autori vari

PRIMO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Mons. Remo Bonola Introduzione. La Parola di oggi ci esorta a non essere facili giudici degli altri e ad affidarci un pochino di pi ai disegni della Provvidenza di Dio. 1. Non essere facili giudici degli altri: " Fratelli, non vogliate giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verr. Egli metter in luce i segreti delle tenebre e manifester le intenzioni dei cuori> (2 lettura). S. Paolo ricorda ai fedeli della cristianit di Corinto, che in fatto di giudizio: a. solo al Signore spetta il compito di giudicare le azioni degli altri; b. nessuno pu sostituirsi a Dio nel giudicare gli altri, tanto pi, che il Signore si riserva di premiare o condannare le nostre azioni, solo alla fine della nostra vita. Dal momento che il giudicare tra le attivit pi frequenti del nostro intelletto, credo sia opportuno ricordare alcune direttrici di marcia, perch i nostri giudizi non danneggino il campo della giustizia e della carit. Perci: 1. Il giudizio sulle azioni umane con ripercussioni socio-politiche, oltre che alla propria coscienza, spetta alla giustizia umana legalmente riconosciuta, che deve mettere in atto in modo equo quel famoso "La legge uguale per tutti", scritto su tutti i

tribunali dei comuni mortali. Certo in alcuni casi di dubbia correttezza dei giudici, non da dimenticare quanto con ironia faceva osservare il grande Dostoevskij nell'affermare:< Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe colpevole>. (Da < I fratelli Karamazov>). 2. Al riguardo delle azioni morali del prossimo, il Signore perentorio nel dirci:< Non giudicate, per non essere giudicati, perch col giudizio con cui giudicate sarete giudicati. Perch osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave, che hai nel tuo occhio?" (Mt. 7,1-4). S. Paolo, in tempi non sospetti, scrivendo ai cristiani di Roma non da meno: " Ma tu, perch giudichi il tuo fratello? ... ciascuno di noi render conto a Dio di se stesso" (Rom. 14,10-12). Riflessione. Da quanto ci fa capire la Parola di Dio, il giudicare gli altri non un mestiere facile, tanto pi, che nessuno di noi possiede l'autorit e il metro giusto per indossare la toga imparziale di giudici. Diceva bene il nostro Alighieri, redarguendo quanti condannavano coloro che morivano senza battesimo e senza fede: < Or tu chi sei, che vuoi sedere a scranna, per giudicar di lungi mille miglia, con la veduta corta d'una spanna?> (Par. XIX, 79-81). 1. Fidarci un pochino di pi della Provvidenza di Dio: il secondo messaggio della liturgia di oggi. " Non preoccupatevi dicendo:< Cosa mangeremo? Cosa berremo? Cosa indosseremo? Di queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno. Voi cercate invece il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". (3 lettura) Questa esortazione del Signore non lascia dubbi; per a questo proposito bene porci due domande: 1. Cosa dobbiamo intendere per Divina Provvidenza? Una breve panoramica del problema lungo la storia, ci aiuta a capirne meglio l'importanza. Presso gli antichi Greci, si riconosceva un ordine intrinseco al cosmo. Platone e Sofocle concepiscono l'universo, come un organismo unificato da "un'anima del mondo". Gli storici con Seneca, Cicerone e Crisippo, fanno un passo

avanti riconoscendo una vaga "provvidenza" immanente al mondo stesso, ma senza lasciare spazio alla libert dell'uomo, che deve rassegnarsi davanti al dolore e alla morte. Nel Vecchio Testamento, il concetto di Provvidenza si manifesta con i molteplici interventi strepitosi di Dio a favore del popolo di Israele. Nel Nuovo Testamento, la fede nella trascendenza della Provvidenza di Dio, trova la sua piena manifestazione nella Persona del Signore Ges; manifestazione che trova il suo culmine nella preghiera del Padre Nostro e nel brano del Vangelo di oggi. I Padri della Chiesa confermano la dottrina della Provvidenza contro gli errori del loro tempo, come il fatalismo, il manicheismo, lo gnosticismo ecc. Il Magistero della Chiesa infine, definendo la trascendenza di Dio nel Concilio Vaticano I, afferma decisamente la realt della Provvidenza contro i moderni errori del pessimismo pagano, del deismo e del materialismo. (cfr. Conc. Vat. 1 DS n.3003). Da tutto questo che possiamo dedurre? Una sola convinzione: Dio Padre Provvidente, che non abbandona mai nessuno dei suoi figli. Un proverbio cinese recita:< Quando la notte cos buia, che non riesci a scorgere il tuo naso, sii certo, l'alba molto vicina>. 1. Quali i motivi per i quali dobbiamo fidarci di pi della Provvidenza? Due motivi: 2. Metafisico: dal momento, che siamo creature limitate e imperfette, abbiamo sempre bisogno di Tutto e possiede tutto: Dio. 3. Teologico: per il fatto, che per natura siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e per la grazia del Battesimo siamo diventati suoi figli adottivi, Egli, che Padre, con le premure di un'amorevole madre non ci far mancare mai niente di quanto sia necessario per il nostro bene materiale e spirituale. Riflessione. < Oggi - scrive un famoso psicanalista filosofo e teologo parigino, Maurice Bellet - ci troviamo davanti al crollo della speranza. Per sapere, che il Cristianesimo portatore di una

speranza, la quale supera ogni scoraggiamento e disperazione perch affonda le sue radici sulla Risurrezione di Cristo e sulla Provvidenza di Dio, obbliga i credenti ad annunciare all'uomo del nostro tempo la "Non rassegnazione">. (Maurice Bellet) 1. Con quali disposizioni d'animo dobbiamo affidarci alla Provvidenza di Dio? Risposta. Con l'intenzione di: 1. Cercare prima il Regno di Dio e quanto Egli esige dai suoi figli. 2. Non fare troppo affidamento sulle cose di questo mondo. 3. Non attaccare troppo il nostro cuore al denaro, perch, dice S. Paolo: " L'avidit dei soldi, la radice di tutti i mali".(1 Tim. 6,10). Riflessione. Perci, " Non preoccupatevi del domani - dice il Signore - perch a ciascun giorno basta la sua pena", < E quando sei nella prova - ci assicura S. Agostino - pensa, che ne uscirai, perch Dio provvidente e fedele>. SECONDO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Eduard Patrascu Che c'entra... o meglio, chi c'entra? Non poche volte capita che nel dialogo soprattutto con giovani (magari pi o meno vicino alle nozze) spunti automaticamente la domanda: Ma quando vi sposate? E se "alcuni dettagli" non sono ancora pronti, scatta la risposta: "ma non abbiamo ancora casa, non un lavoro stabile! Poi, con i tempi che corrono, come si fa ad avere le (tante, purtroppo) cose di cui abbiamo bisogno per metter su una famiglia?". E cos via con risposte di questo genere (per me abbastanza scontate, appunto, visto i tempi che corrono e la societ nella quale viviamo). Nella stessa maniera poi, magari questa volta con le giovani coppie, capita con il discorso sui figli. "Ma se non abbiamo messo nulla da parte, come faremo? E poi, sto figlio magari deve un po' aspettare finch troviamo anche noi un certo equilibrio". Non di rado, a questo punto, sposto il discorso in avanti e dico: "Ma Dio dove in questa tua/vostra storia? Credete in Dio? Credete nella sua attenzione nei vostri confronti?". Ed ecco,

molte volte, la risposta-domanda: "Che c'entra? Certo che crediamo!". "Ah, s?", ribatto. E solo una delle tante situazioni di vita che potrei portare per esemplificare una lettura della societ nella quale viviamo (che sottolineo, non tutta quanta cos ma di certo sono pi coloro che fanno i propri conti non mettendovi dentro Dio). Viviamo in un contesto storico dove i calcoli prevalgono, dove i progetti e le tecniche di guadagno (= mezzi per garantirci un futuro, secondo i nostri calcoli, sicuro) sempre pi innovativi e pi efficienti. E che potrebbero dimostrare che non abbiamo raggiunto neanche quella poca fede che basterebbe per fare dei miracoli nella nostra vita. Dio non lontano dalla nostra vita. Dio non si scordato di noi e della nostra vita. Anzi, Dio vuole essere dentro la nostra vita, cosi come essa ; vuole fare parte dei nostri calcoli e farli diventare suoi. Il vangelo che ci viene proposto questa domenica vuole essere un esame chiaro, trasparente, dell'autenticit della nostra fede in Dio. Perch se crediamo veramente in Dio, tutti i nostri calcoli dovrebbero almeno perdere quella tensione, quella preoccupazione che ci inducono. E avviene ci solo e unicamente perch sono calcoli nostri i quali, nonostante siano fatti ineccepibilmente, sono e rimarranno calcoli umani che non potranno mai prevedere tutto. E magari proprio perch umani e perch non colgono tutto, proprio per questo producono tutta questa incertezza e quindi preoccupazione. La nostra visuale non di rado molto stretta se i nostri occhi non sono "piazzati" dietro gli occhi di Dio. Se vogliamo vedere la vita solo con i nostri occhi, difficilmente potremo vedere la vita e il mondo cos come essi sono veramente. Un proverbio cinese dice che per poter gioire della bellezza di un campo con fiori multicolori bisogna sapere anche ritirarsi sulla collina pi vicina al campo e guardarlo da l. Venendo al nostro caso anche Ges, dalla montagna dove fa il suo discorso emblematico, richiama, o meglio, incita a risvegliare la nostra capacit di vedere: "guardate gli uccelli... guardate i gigli", per dire "siate intelligenti e vedete con i vostri occhi che in tutto ci che vi circonda c' Dio... c'entra Dio. Eccome! Rimarr sempre un fatto oggettivo che gli uccelli non seminano e non raccolgono, eppure non muoiono mai di fame; e che i gigli (e

tutti i fiori) sono cos "ben vestiti" che nessuna "casa di moda" riuscir mai ad eguagliare. Siamo dunque davanti ad una provocazione che ci permette di imparare non tanto ad essere noi pre-videnti, quanto a fidarci della provvidenza. Quindi, non la nostra pre-videnza, quanto la pro-videnza di Dio. E questa provvidenza non la si impara dai libri o dai discorsi degli altri (quindi, neanche dai miei), quanto dalla propria esperienza. Intanto dalle cose che ci circondano (il mondo, quello genuino, dove i segni di Dio abbondano), dalla vita delle persone che incontriamo... dalla vita che si rinnova ogni mattina. Poi, mi permetterei di invitare ognuno di noi a "salire" sulla montagna, vale a dire di fermarci un attimo per vedere i tanti segni della presenza di Dio nella nostra vita... di una presenza concreta. Perch Dio c'entra con la nostra vita! E beato colui che riesce a vedere che Dio il "chi c'entra" e poi lo sceglie come il fattore determinante dei "calcoli" che fa per la propria vita. Dunque, siamo previdenti da lasciare che sia la provvidenza a guidare la nostra vita. Possiamo farlo, perch Dio ci viene in aiuto. Chiediamo oggi per noi e per tutti il dono della poca fede, quella fede che fa entrare Dio nella nostra vita e che gli permette di farvi miracoli. C'entra? Commento su Matteo 6,24-34 Omelie.org (bambini) Qualcuno di voi, dopo l'ascolto del Vangelo di oggi, potrebbe pensare che San Matteo abbia detto delle cose che non riguardano molto voi bambini: si parla infatti di padroni, di ricchezze, di preoccupazione per il cibo, per i vestiti, per il domani .... "Tutte cose che interessano gli adulti! Ci sono mamma e pap che pensano a tutto ci!" direte voi. Sicuramente al vostro sostentamento ci pensano i vostri genitori, ma vi assicuro che la Parola di Dio sempre per tutti, per grandi e piccini. Naturalmente, bisogna impegnarci per capire quello che Ges vuole dire a ciascuno di noi e, per fare questo, dobbiamo sempre metterci in ascolto pensando che Ges sta parlando proprio a me... Vediamo allora cosa vuole

dirci oggi il Signore. Il Vangelo inizia dicendo :"Nessuno pu servire due padroni perch o odier l'uno e amer l'altro, oppure si affezioner all'uno e disprezzer l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Vi ricordate il Comandamento che dice: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente"? Ecco, questo che vuole il Signore: ci vuole tutti per Lui e per questo non ci possono essere compromessi. Se le nostre ricchezze, tutte le cose che possediamo diventano il motivo pi importante di vita, il nostro idolo, rischiamo di dimenticarci di Dio. Voi direte che non avete ricchezze... ma le ricchezze non sono solo i soldi! Ora vorrei che ognuno di voi pensasse a quali sono le sue ricchezze e, per fare questo, proviamo a stare in silenzio per qualche minuto cercando di essere sinceri con noi stessi. Sono certa che tutti voi avete trovato qualcosa a cui siete attaccati in modo eccessivo, un idolo che, a volte, nel vostro cuore prende il posto di Dio. Anche se siete ancora piccoli, siete chiamati anche voi a scegliere tra Dio e le varie ricchezze che avete scoperto di avere. E' una scelta impegnativa mettere Dio al primo posto perch questo comporta una vita coerente con gli insegnamenti del Vangelo, ma l'unica scelta che pu dare quella gioia che contagia il mondo. Vogliamo anche noi impegnarci a vivere in modo tale che ci riconoscano cristiani a prima vista? Nel Vangelo di oggi Ges ci dice, inoltre, di non preoccuparci per quello che mangeremo, o berremo, o vestiremo. Certamente il Signore non nega l'importanza del nutrimento, del vestire e di quanto serve alla vita di ogni giorno! Non vuole certo dirci che dobbiamo digiunare o rimanere nudi, n che dobbiamo aspettare che altri ci diano il necessario, ma vuole dirci di non vivere nella esagerata ricerca di queste cose. Vuole metterci in guardia dalle troppe preoccupazioni che abbiamo e da quell'attaccamento alle nostre cose che poi spesso ci lascia insoddisfatti, e ci ricorda che il nostro Padre del cielo sa di che cosa abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo. Per farci capire meglio ci, il Maestro ci fa l'esempio degli uccelli del cielo e dei gigli dei campi. Che cosa significa questo? Ges ci dice che non c' creatura, per quanto piccola ai nostri occhi, di

cui Dio non si prenda cura. E noi che siamo figli suoi? A noi dice: " Non valete voi pi di loro?". Con queste parole ci fa proprio riflettere, perch, a volte, ci dimentichiamo dell'amore che Dio ha per noi, ci dimentichiamo che lui nostro Padre. Noi sappiamo bene come sono i nostri pap: anche se sono lontani non dimenticano mai i loro figli e fanno arrivare il loro amore, la loro tenerezza, la loro cura in ogni modo. Se i nostri pap terreni sono cos, pensate un po' a come pu essere il nostro pap del cielo che ci ha donato la vita! Ges ci invita ad essere a Lui riconoscenti, ad avere sempre la gioia nel nostro cuore perch ogni cosa che abbiamo dono. Ci invita a non essere come i pagani... sapete chi erano? Erano persone che non credevano nel Signore: avevano anche loro delle divinit ma le guardavano con preoccupazione e timore perch questi loro dei avevano invidia della felicit degli uomini! Noi, invece, sappiamo bene che Dio ci vuole felici! Il Vangelo conclude con una frase bellissima:" Cercate invece, anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta". Ges ci invita a fare la Sua volont, ci invita a cercare l'essenziale, a cercare ci che rimane per sempre e che nessuno mai ci potr portare via. L'essenziale Lui e il suo amore per noi. Se noi siamo convinti di ci, anche nelle situazioni tristi della vita troveremo forza perch c' un qualcosa di Dio in ciascuno di noi che gioisce con noi, che piange con noi, che cammina con noi. Concretamente, cercare il regno di Dio e la sua giustizia vivere come fratelli e sorelle che si vogliono bene, per cui a nessuno deve mancare mai nulla e nessuno deve accumulare ricchezze solo per s: proprio come vivevano le prime comunit cristiane! Tutti voi, anche se siete piccoli, dovete sentirvi responsabili gli uni degli altri: la presenza del Signore si manifesta attraverso l'aiuto reciproco, la solidariet verso chi ha meno di voi, di noi. Voi siete le mani di Dio, perch Dio non ha mani, ma ha le vostre mani per dare a tutti il Suo amore. Cerchiamo di godere di quello che abbiamo e non guardiamo al poco che pensiamo di non avere! Viviamo nella certezza che il nostro Padre non ci far mancare mai nulla: "Non valete voi pi di loro?". "C'era una volta un passerotto beige e marrone che viveva la

sua esistenza come una successione di ansie e di punti interrogativi. Era ancora nell'uovo e si tormentava: "Riuscir mai a rompere questo guscio cos duro? Non cascher dal nido? I miei genitori provvederanno a nutrirmi?". Questi timori passarono, ma altri lo assalirono mentre tremante sul ramo doveva spiccare il primo volo: "Le mie ali mi reggeranno? Mi spiaccicher al suolo? Chi mi riporter quass?". Naturalmente impar a volare, ma cominci a pigolare:"Trover una compagna? Potr costruire un nido?". Anche questo accadde, ma il passerotto si angosciava:"Le uova saranno protette? Potrebbe cadere un fulmine sull'albero e incenerire tutta la mia famiglia... E se verr il falco e divorer i miei piccoli? Riuscir a nutrirli?". Quando i piccoli si dimostrarono belli, sani e vispi e cominciarono a svolazzare qua e l, il passerotto si lagnava:"Troveranno cibo a sufficienza? Sfuggiranno al gatto e agli altri predatori?". Poi, un giorno, sotto l'albero si ferm il Maestro. Addit il passerotto ai discepoli e disse:"Guardate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non mettono il raccolto nei granai... eppure il Padre vostro che nei cieli li nutre!". Il passerotto beige e marrone improvvisamente si accorse che aveva avuto tutto... E non se n'era accorto." Commento a cura di Maria Teresa Vison Commento su Mt 6, 24-34 Agenzia SIR La ricchezza un problema serio. Ammassarne per s significa sacrificare la propria vita alle cose, privare gli altri del necessario, strapparci di mano il bene decisivo, la vita eterna che consiste nel ricevere dal Padre e nel condividere con i fratelli. Ancor pi grave la schiavit del cuore sotto il dominio delle ricchezze che fanno da padrone. La radice dell'accumulo l'ansia, la paura che venga meno. A noi occorre la vita perch abbiamo paura di morire e, pensando che le sostanze la contengano, ne immagazziniamo

quante pi possibili. Eppure, pi che la gioia, domina l'affanno, perch non viviamo da figli di Dio e da fratelli. con la fede che si supera l'affanno, l'ansia, la paura perch se l'ansia di vita data dalla paura della morte - e l'affanno lo stile abituale di vivere - la vita nell'essere figli del Padre e fratelli di tutti. E questo viene dalla fede. E tutto dono, a cominciare dal lavoro che ci procura il cibo e il vestito. Il lavoro dono, non affanno. E quando al lavoro segue la condivisione dei beni, gi vita eterna, paradiso. Torna sei volte il verbo "preoccuparsi", "affannarsi", forse a dire che nella nostra vita c' pi tormento che occupazione; l'affanno divisione, smembramento, perdita dell'unit, frammentazione. Chi diviso, in angoscia, conosce la sua sorte che la morte, anticipata e percepita gi nell'affanno, nella paura. la vita di oggi: preoccupata, divisa, ansiosa, affannata, lacerata. Con in pi l'illusione che si pu scampare accumulando. Invece, accade come con la manna nel deserto: se l'accumuli, marcisce. Ges sta parlando della giustizia pi grande, quella che i discepoli devono scegliere e vivere rispetto a quella dei farisei. la giustizia dei piccoli e dei poveri che, a saperli guardare, somigliano agli uccelli del cielo e ai gigli del campo. La loro forza sta tutta nell'affidarsi al Signore; da lui dipendono e da lui accolgono ogni dono con stupore e riconoscenza perch sono tutti belli e buoni. L'immagine degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, che non lavorano e non filano, la grande lode della povert tutta affidata all'amore di Dio e, perci, divenuta bellezza e sapienza. Non ecologia biblica, tantomeno divinizzazione della natura. Il mondo dei figli la casa dove il padre li incontra. Commento a cura di don Angelo Sceppacerca Dio pensa a noi... Wilma Chasseur

Tema dominante di questa domenica: Dio non ci abbandona, n si dimentica di noi. La prima lettura del profeta Isaia ci d addirittura un dato... autobiografico di Dio: ci tiene talmente a noi che se anche una madre pu dimenticarsi di suo figlio " io invece non ti dimenticher mai!" . - 1/ Dio dimenticarci? Impossibile! Impossibile che ci dimentichi perch ci ha addirittura scritti, a m di promemoria, sul palmo delle sue mani ( sempre Isaia che ci d questi dati... autobiografici di Dio: stato certamente uno dei suoi primi segretari). E Ges che il Figlio e quindi del Padre ne sa molto di pi dei suoi vari segretari, ci dice addirittura che Egli ha scritto tutti i nostri nomi in un grande libro nei cieli: "Rallegratevi perch i vostri nomi sono scritti nei cieli". Altro che dimenticarci: scrive e riscrive i nostri nomi: sette miliardi nel duemila e chiss quanti nei secoli passati! Ma vi rendete conto: i nostri nomi scritti addirittura in cielo! Vi rendete conto di quale onorificenza siamo insigniti! Come diceva don Divo Barsotti. "Io, al mattino quando mi sveglio, sono gi pi che Papa (con il massimo rispetto per il Papa, "dolce Cristo in terra"), perch posso parlare con Dio stesso". - 2/Pensate a volare... Il Vangelo ribadisce e rafforza questo concetto: se c' gi Dio che pensa a voi, ma perch ci pensate cos tanto voi stessi?! Guardate gli uccelli del cielo, non pensano che a volare eppure ricevono regolarmente le loro briciole quotidiane. "Non valete forse pi di molti passeri?" Pensate anche voi a volare alto, a cercare le cose di lass, e riceverete anche tutte quelle di quaggi. Mentre se cercate quelle di quaggi, non avrete n le une n le altre. Se volete ottenere quel che chiedete (=le cose di quaggi, cio salute, casa, lavoro, ecc.) dovete cercare altro e le otterrete quando non le chiederete pi. "Cercate anzitutto il regno di Dio e il resto vi sar dato in aggiunta". Occupati di me, mi occuper di te" diceva Ges a santa Caterina da Siena. E nel Vangelo ci ribadisce che non dobbiamo pre-occuparci! Occuparsi

una cosa, preoccuparsi un'altra! Occuparsi doveroso, preoccuparsi dannoso! Pensiamo un po' di meno fratelli e voliamo un po' di pi... 3/ Non pensate al domani: basta l'oggi! Non preoccupiamoci del domani perch basta e avanza il peso di oggi! Se ci carichiamo anche di quello del domani, crolliamo al primo colpo. E in pi siamo pagani, perch di queste cose si preoccupano i pagani, non i figli del Padre celeste. "Guardate i gigli del campo" filano e cuciono forse il loro vestito? Eppure chi pi elegante di uno solo di loro? Non ho mai visto tanta eleganza e tanta finezza come nel loro abito. Io non me ne intendo di sfilate di moda, ma penso che se sfilasse un giglio, farebbe indietreggiare tutti quanti! A questo punto andatevi a rileggere il Vangelo di questa domenica e vedrete che la soluzione al troppo preoccuparsi una sola: l'abbandono in Dio che non ci abbandona mai, siamo noi che facciamo una gran fatica ad abbandonarci totalmente a Lui. A lasciargli il volante della nostra vita. Questo sarebbe l'unico modo per sfuggire al timore del domani che ci attanaglia, come dice questa preghiera di Don Dolindo Ruotolo, ispiratagli da Ges stesso: "Perch vi confondete agitandovi? Lasciate a Me la cura delle vostre cose e tutto si calmer. Vi dico in verit che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in Me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a Me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, rivolgendomi poi una preghiera agitata (...). Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a Me perch io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva." Fedelt di Dio, possibilit per l'uomo padre Gian Franco Scarpitta

Nel suo famoso libro "Il ritratto di Dorian Gray",, Oscar Wilde, forse con una vena di pessimismo, scriveva che "la fedelt per la vita sentimentale ci che la coerenza per la vita intellettuale: la confessione di un fallimento". Dire che fra i coniugi vi sia sempre il fenomeno della fedelt senz'altro esagerato, ma Indipendentemente dai sentimenti e dalla vita sponsale la fedelt un'impresa ardua e impegnativa, forse anche coraggiosa e compromettente della quale, parlando in senso assoluto, solo Dio pu essere capace. Gli uomini possono ingannare se stessi, Dio non pu ingannarsi. Egli fedele gi nella sua creazione, nella quale esprime e realizza i propositi d'amore e di bellezza globale e genuina; fedele nella sua opera di alleanza con No sancita con l'arcobaleno, una volta ricostruita l'umanit dopo il diluvio: si impegner inesorabilmente a non colpire pi l'uomo con simili calamit. Dio fedele all'alleanza con Abramo, che diventer capostipite di una moltitudine di generazioni e ricorder sempre le promesse fatte ad Abramo, Isacco e a Giacobbe per prestarvi fede puntualmente. Altrettanta fedelt dimostra nel patto sul Sinai in occasione della comunicazione della Legge e dei Comandamenti; finalmente si mostra fedele al suo popolo nella nuova e definitiva Alleanza nel Cristo sulla croce, dopo aver adempiuto la sua promessa di un Messia Sacerdote, Re e Profeta. Lo stesso Cristo Signore, lo sappiamo tutti anche a proposito delle nostre comuni amicizie, il solo che si mantenga fedele nonostante noi manchiamo di fede, "perch non pu rinnegare se stesso." Dio nella sua fedelt non smentisce se stesso quanto a farlo sempre stato l'uomo e se l'uomo fosse fedele in ogni cosa e in ogni angolo di vita, sarebbe anch'egli Dio. Solo Dio capace di fedelt nella misura in cui l'uomo capace di tradimento e la sua disposizione paragonabile all'amore perseverante di un coniuge nei confronti della donna che lo ha tradito. Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai." esclama Isaia che si fa portavoce del Signore" (I Lettura). Quale il motivo per cui Dio mostra tanta premura nel

mostrarsi risolutivo nei confronti dell'uomo nella fedelt? La rivelazione e la vita stessa di Ges ci mostrano che solo l'amore pu giustificare un simile atteggiamento e in effetti non potrebbe darsene altro, visto che chi ama davvero davvero fedele. Al contrario, non si fedeli quando non si ama, anche nei piccoli spazi della nostra vita. Nella sua fedelt Dio manifesto nel provvedere all'uomo indirizzandolo anche nelle necessit pi elementari, come quella del cibo e del vestiario. Intendiamoci: Ges non insegna che siamo dispensati dalla lotta per la vita e che ogni cosa non debba essere guadagnata e conseguita con il dovuto impegno: il pane quotidiano va guadagnato con il sudore, il sacrificio e con la fatica e la virt dell'essere uomini e non maiali soddisfatti (Socrate) consiste nel sapersi realizzare coltivando sempre qualcosa per cui battersi tutti i giorni, disponendo di valori per i quali valga la pena lottare e per i quali si sarebbe disposti a morire. La vita bella non perch un sollievo, ma perch variegata dal fluttuare delle circostanze a favore o contro. Tuttavia pur vero che se la fede (e la preghiera) non un letto nel quale pu rifugiarsi il pigro e il negligente, essa tuttavia la virt con la quale possiamo percepire di non essere mai soli nella nostra lotta quotidiana, e poich la speranza poggia sulla fede (Moltmann) essa ci porta a considerare il futuro non anticipandolo vanamente ma costruendolo giorno dopo giorno. Impegnarsi nella fatica di ogni giorno non equivale a prendersi troppo sul serio e (come insegnava anche un mio Direttore Spirituale) occorre essere sempre occupati, mai in ozio, e tuttavia non preoccupati perch ci si mostra sempre ridicoli con un affanno banale e melense. L'ansia e le preoccupazioni eccessive, quando poi non siano obiettivamente necessarie e giustificate, non conseguono la soluzione dei problemi; peggiore situazione poi quella nella quale ci veniamo a trovare quando ci lasciamo sorprendere dal panico, cio la paura improvvisa, smodata e dispersiva (Panico = paura del Dio Pan che compariva improvvisamente davanti ad un gregge al pascolo per impaurire e disperdere il pastore e le pecore). Se da una parte occorre assumere le avversit e i problemi comuni di ogni giorno, dall'altra non ci si deve far sorprendere da preoccupazioni in eccesso n da impressioni o inquietitudini che

non hanno rilevanza oggettiva per non cadere nella morsa della depressione o della frustrazione o creare complicazioni immaginarie che dipendono esclusivamente da noi stessi. Occorre realizzare e costruire il domani mattone dopo mattone, senza tuttavia avere la pretesa che l'edificio sia innalzato in poche ore e il futuro non deve costituire la nostra incognita di incertezza e di trepidazione, bens il nostro obiettivo: occorre cio vivere giorno per giorno il presente senza anticipare le ansie di domani o pretendere di guadagnare il denaro che ci verr corrisposto fra vent'anni, poich il sole non sorge dove tramonta n tramonta dove sorge (Og Mandino). In virt della sua indiscutibile fedelt all'uomo, Dio, soprattutto nel suo Figlio Ges Cristo che l'espressione della piena verit rivelata, ci invita a trovare in lui il nostro sostegno, ad affidarci alla sua volont e a rinnovare fiducia piena e incondizionata nella sua provvidenza, anche se questa non vuol dire magia e vivere nella fiducia e nella speranza non pu che apportate ottimismo e sicurezza in ogni nostra vicissitudine quotidiana; la fedelt nei nostri confronti il portavoce dell'amore di Dio e in essa egli stesso ci incoraggia e ci incute fiducia e sicurezza. Ma se questa fedelt cos radicale e palese in Dio, sarebbe anche bello se anche da parte nostra vi fosse prontezza e puntualit nella pratica di tale virt. Per noi stessi, per Dio e per gli altri. Antidoto contro l'ansia Comunit Missionaria Villaregia (giovani) Ges ha detto queste parole 2000 anni fa, eppure sembrano dette proprio per noi oggi. Per ben 4 volte in pochi versetti ci ripete: "Non affannatevi". "Non affannatevi di quello che mangerete o berrete..." "Perch vi affannate per il vestito?" "Non affannatevi dicendo: che cosa mangeremo, che cosa berremo, che cosa indosseremo? "Non affannatevi per il domani". Ti mai capitato di svegliarti di notte di colpo, sudato? Un

brutto sogno? Un cibo indigesto? O sentire il fiato corto per una preoccupazione, un dispiacere? L'affanno una della sintomatologie dell'ansia e l'uomo oggi vive costantemente in preda all'ansia. L'ansia - si legge negli studi di medicina - una delle caratteristiche fondamentali del nostro tempo. Viene di solito definita come un sentimento penoso di pericolo imminente e mal definito. Per indicare lo stesso tipo di disturbo si usano a volte i termini di angoscia e ansiet. E' la persona che si sente costantemente minacciata, vive dunque una condizione di profonda disperazione e una penosa sensazione d'impotenza o di debolezza di fronte alla minaccia che percepisce come immediata. A volte si precisa meglio il motivo della sensazione di paura: paura della morte, paura dell'avvenire o del passato, che non trovano tuttavia giustificazione nella realt. L'ansia non pu essere definita nei sintomi per il semplice motivo che un sintomo essa stessa. Tutti viviamo di ansia. Chi pensa di non essere ansioso, lo cos tanto da non accorgersi di esserlo. Fa parte ormai della nostra condizione umana. Allora la Parola di oggi una cura terapeutica: "Non affannatevi..." Rileggi questo brano con calma, fai entrare la Parola di Ges nel tuo cuore, nella tua mente. Ges, oggi, vuole guarirci dalle nostre ansie, dai nostri affanni, dai nostri stress. Quante volte ci capita di dire: "Sono stressato, sono sotto stress..." A un amico che ci chiede: "Come stai? Cos?hai", facilmente rispondiamo: "Sono stressato..." "Il tale mi ha stressato..." Ges ci chiama a vivere nella libert, ci vuole uomini e donne libere, non schiave dell'ansia, dello stress o dell'affanno, non schiave delle nostre paure: paura del giudizio, paura di ingrassare, paura di non essere alla moda, paura di chi ci vive accanto, paura di morire, paura del domani. Viviamo sotto una grande minaccia! La minaccia che noi stessi ci procuriamo. Le paure sono anzitutto dentro di noi: Luther King al termine di un suo sermone aveva detto: "La paura ha bussato alla mia porta; l'amore e la fede hanno risposto; e quando ho aperto, fuori non

c'era nessuno." Noi viviamo con tante cose: abbiamo gli armadi, le dispense piene, eppure viviamo affannati, preoccupati del domani. L'ansia ci fa accumulare tante cose inutili, e pi accumuliamo, pi sentiamo il bisogno di avere. Nella mia esperienza a Lima ho imparato dai poveri a vivere senza affanno. Il povero vive nell'oggi, sa che ci che ha per vivere solo per l'oggi. Ricordo di aver incontrato un pap di famiglia, ritornava dal lavoro dopo aver cercato di vendere giornali tutto il giorno. Il suo compenso era stato di tre soles (poco meno di 1 euro) e con quel denaro doveva comperare qualcosa per lui, la moglie e i suoi tre figli. Era tranquillo, contento di aver potuto guadagnare qualcosa. Nel salutarlo mi sono accorta che aveva una brutta ferita alla gamba. Una ferita semplice, non curata che stava facendo infezione. Ricordo con quanta serenit mi ha risposto quando gli ho chiesto: "perch non curi quella ferita?": "Hermana, antes tengo que pensar a los hijos". Sorella, prima penso ai miei figli. Gli ho chiesto di aspettare un momento e sono andata a procuragli un disinfettante, una pomata... e mi sono fatta promettere che sarebbe andato appena possibile al Centro Medico della missione." Mi ha ringraziato dicendomi: "Dios es un pap lindo." Dio un pap buono. I poveri vivono con questa fiducia, in un abbandono fiducioso. Anche Ges ci ha insegnato a chiedere il pane per l'oggi: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano." Non ci dice di chiederlo in anticipo anche per domani. No, solo per oggi. Quando abbiamo iniziato la Comunit ci siamo chiesti: "Come viviamo?" Qualcuno di noi lavorava e abbiamo pensato: "Qualcuno lavora e altri annunciano..." Poi ci siamo ricordati di questa pagina del Vangelo che dice proprio: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta." Ci siamo fidati. Chi lavorava ha lasciato il lavoro per mettersi a completa disposizione del Regno. E' iniziata un'avventura bellissima: dopo 30 anni, l'amore Provvidente del Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli

del campo, non ci ha mai fatto mancare nulla. Niente di magico, ma ogni giorno arriva ci di cui abbiamo bisogno: il pane, la carne, la frutta... il vestito... Ci chiesto di vivere nella fede, in un atteggiamento di figli che vivono nella casa del Padre. Di questo Vangelo mi colpisce la parola "Cercate..." Cercate prima il regno di Dio. Cercate prima di vivere con amore, cercate prima di avere l'amore tra voi, cercate prima di essere fratelli, cercate prima di volervi bene, cercate prima chi ha pi bisogno di voi, cercate prima l'accordo, cercate prima la mia Presenza. E' questo l'importante, tutto il resto ci verr dato in aggiunta. E' l'amore, il cercare di far felice l'altro, l'antidoto all'ansia, all'affanno. Io non ti dimenticher mai Suor Giuseppina Pisano o.p. "Io non ti dimenticher mai. ": la solenne, consolante promessa di Dio che leggiamo, oggi, nel passo del profeta Isaia che la liturgia della Parola ci offre in una eucarestia domenicale che tutta un inno alla tenerezza del Padre il quale, con infinito amore, si china sull'uomo come una madre sulla sua creatura; amore che troviamo celebrato anche nel salmo responsoriale e, poi, nel passo del Vangelo nel quale Cristo stesso a parlarci di questo amore sconfinato che conosce ogni bisogno ed ogni attesa del cuore umano. Dio veglia sulla vita dei suoi figli, li segue con sguardo vigile proprio come una madre segue con trepidazione i passi vacillanti del suo bambino, o veglia insonne se qualcosa ne insidia la salute o la felicit. " Non lascer vacillare il tuo piede", recita il salmo 120, non si addormenter il tuo custode. Non si addormenta, non prende sonno il costode di Israele..." e quel custode Dio, un Dio che Padre e Madre insieme. Egli, sempre per usare un'immagine del Salmista, come ombra che ci ripara dall'arsura e ci protegge dal male. Questa la verit su Dio; questa la sua promessa, promessa di

Chi non pu che essere fedele perch Dio non rinnega mai la sua parola. Tuttavia, e il profeta Isaia lo sottolinea, la vita non un'amena passeggiata ma un percorso accidentato, spesso in salita. Il dolore ci piomba addosso e, in molti casi, sembra annientarci; ci troviamo, allora, a dubitare di quell'amore promesso e ripetiamo: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato; cos leggiamo anche nel testo del Profeta. Un lamento che ricorre anche nei Salmi e che prorompe dal cuore dell'uomo nei momenti bui dell'esistenza, quando sembra non ci possa pi esser spazio per la speranza. Tutti, almeno una volta, nel prolungarsi delle prove pi amare, siamo stati tentati di pensare o abbiamo eslamato: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Recita un antichissimo proverbio indiano: " In una notte nera, una formica nera, su una pietra nera: Dio la vede." Nel cuore di chiunque crede che Dio c', qualunque sia il suo credo religioso, l'indistruttibile certezza che Egli provvede ad ogni sua creatura, dalla pi piccola alla pi grande: dalla formichina che riposa su un sasso all'uomo che, noi sappiamo, immagine del suo Creatore. La verit sull'amore provvidente di Dio nei confronti dell'uomo Lui stesso a rivelarcela, oggi, per bocca del Profeta: " In una notte nera, una formica nera, su una pietra nera: Dio la vede". "Si dimentica forse una donna del suo bambino, leggiamo nel testo sacro, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io, invece, non ti dimenticher mai." Ecco, l'amore di Dio amore che supera ogni altro amore, anche quello del padre e quello viscerale della madre che fatto di donazione e di commozione per la sua creatura, che sempre presente nel suo pensiero. Un pensiero che, ovunque, segue il figlio con ansia; un pensiero che nasce da un cuore che non trova riposo se non nella felicit e nella sicurezza della propria creatura. Si, vero, troppo spesso la cronaca ci parla di madri che abbandonano i loro bambini, di madri che li uccidono; ma, sicuramente, neanche queste poverette, pur nella follia dei loro

gesti, dimenticano il loro figlio; e se ci, per un'assurda ipotesi accadesse, Dio no, Lui non dimentica, non ci perde mai di vista, il suo amore veglia sempre anche se a noi sfugge il come. "Solo in Dio riposa l'anima mia, ci ricorda oggi il Salmista, da lui la mia speranza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, la mia difesa.." ; e conclude esortando: " in ogni tempo, davanti a lui aprite il vostro cuore." . Un cuore aperto a Dio, uno sguardo capace di coglierne l'amore provvidente verso tutte le cose create: questo cerca di educare in noi il passo del Vangelo di questa domenica. Passo col quale si conclude il lungo discorso sulle beatitudini che, in queste ultime domeniche, stato oggetto della nostra riflessione. "Non preoccupatevi per la vostra vita, ci dice Ges, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito?" Il valore della vita! Dovremmo rifletterci pi spesso, dovremmo parlarne pi spesso. Soprattutto se questa vita quella dell'uomo il cui valore su nient'altro si misura se non su Dio, il Padre che ci ama e che, nel Figlio, si fatto uomo come noi per liberarci e ridonarci la speranza eterna della comunione con Lui che fedele nell'amore. Guardate gli uccelli del cielo, ci dice Ges, non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro?" ; e continua il Maestro: " Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure, io vi dico, che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste cos l'erba del campo, che oggi c' e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi....?" . Pu sembrare un discorso carico di poesia, mentre la vita poesia non . Eppure proprio la natura a parlarci di questo Dio attento e presente con infinito amore accanto alle sue creature, anche le pi piccole, che Egli nutre e veste con cura e con un amore che le fa belle. Scriveva il poeta Metastasio, che, sicuramente, oggi nelle scuole non pi letto: " Ovunque il guardo io giri

immenso Dio Ti vedo: nell'opre tue ti ammiro, Ti riconosco in me..." " Ti riconosco in me.." a questo Cristo ci esorta quando ci ricorda la sollecitudine del Padre per gli uccelli, che non lavorano, non seminano non raccolgono, eppure hanno ogni giorno il cibo per s e per i loro piccoli; e cos pure i fiori, splendore della natura, rivestiti di bellissime vesti; se dunque Dio attento a queste creature, quanto pi non lo sar per l'uomo? Tuttavia, il senso delle parole di Cristo che ci esortano all'abbandono fiducioso nella provvidenza del Padre, non sono un incentivo al disimpegno: la fede e l'amore che il Signore vuole da noi non sono sinonimo di passivit ma di operosit intelligente, ispirata da una giusta scala di valori che indicano una scelta tra Dio e la ricchezza, tra l'essere figli, che riflettono l'immagine del Padre, o persone ossessionate dall'avere, e perci, asservite alla ricchezza di possedere ad ogni costo e in misura sempre crescente; valore, questo, che pur in tempi di crisi economica sembra esser la molla pi potente dell'agire umano. Dall'uomo Dio aspetta amore e fede; fede che sia abbandono fiducioso ma non ignavia. Una fede intelligente, infatti, creativa ed capace di mettere a frutto i talenti di cui ognuno dotato, esprimendoli nel lavoro, attivit nobilissima, che associa l'uomo alla stessa azione creatrice di Dio. Dio attende dall'uomo amore, un amore che ascolto, che obbedienza che servizio: " Nessuno pu servire due padroni, perch o odier l'uno e amer l'altro, oppure si affezioner all'uno e disprezzer l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza." ; questo ci ricorda oggi Ges. Sta a noi scegliere, e non solo a parole, la scelta fondamentale della vita: o Dio o la ricchezza. E' una scelta concreta che qualifica realmente l'esistenza dell'uomo e, nel nostro caso, del discepolo, del figlio che riconosce, accoglie e ricambia l'amore del Padre cercando innanzitutto il Suo regno e la Sua giustizia, certo che tutto il resto non solo non gli verr mai a mancare ma gli verr dato in abbondanza.

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia Movimento Apostolico - rito romano Dove regna povert e miseria fisica, vi sempre una povert morale che la produce e la genera. Se la povert morale non del povero e del misero, sempre di quanti stanno accanto o attorno lui. Ma sempre di povert morale e spirituale si tratta. Dio divina Provvidenza, Padre amorevole che nulla lascia mancare ai suoi figli. La relazione di paternit discendente, deve per divenire relazione di figliolanza ascendente. Padre e figli si devono trovare nella pi grande comunione di vita e vi comunione solo nell'obbedienza ad ogni volont del Padre nostro che nei cieli. Ogni uomo deve costruire questa relazione di figliolanza ascendente, che sale perennemente verso Dio. Far questo se si distaccher da ogni relazione di servit, schiavit, dipendenza di vizio e di peccato con le cose della terra e in modo particolare con l'attaccamento del cuore alla ricchezza. Ges esplicito: o si ama Dio o la ricchezza. Questi due padroni non si potranno mai amare simultaneamente. L'uno esclude l'altro. L'uno ci allontana dall'altro. Sono due padroni che vogliono il cuore, la mente, i desideri, tutto il corpo in un modo esclusivo. Come convincere l'uomo che si pu abbandonare totalmente nelle mani del suo Dio senza mancare di nulla, ma con l'abbondanza e il sovrappi nella sua casa? Ges invita i suoi discepoli a guardare gli uccelli del cielo. Essi non seminano, non raccolgono, non ammassano, non hanno depositi bancari, sono senza alcuna riserva aurea eppure non muoiono mai di fame. Il Padre celeste, che il loro Creatore e lo loro Provvidenza, li nutre, li sostiene, li alimenta giorno per giorno. Anche i gigli dei campi non filano e non tessono, non hanno fabbriche per confezionare i loro vestiti. Eppure neanche Salomone in tutto il suo splendore fu mai vestito come uno di loro. Uccelli e gigli oggi ci sono e domani scompaiono. L'uomo invece possiede una vocazione eterna. chiamato alla comunione con Dio nel cielo, nel suo Paradiso. Essendo la dignit dell'uomo infinitamente superiore a quelle di tutti gli altri esseri, superiore

all'infinito l'amore che il Padre riversa sopra di lui. Lo riversa per ad una condizione: che l'uomo cerchi il regno di Dio e la sua giustizia. giustizia, diritto di Dio, non dare il cuore alle creature, alla ricchezza, perch tutto del Padre celeste. Vergine Maria, Madre della Redenzione, tutto hai dato di te al Padre: corpo, anima, spirito. Sei rimasta sua per sempre. Angeli e Santi di Dio, fateci di giustizia perfetta. Commento su Matteo 6,24-34 CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) Il tema centrale delle letture di questa domenica certamente la fede o meglio la fiducia nel Signore e nella sua attenzione alle nostre necessit ed esigenze. Certo nel leggere e voler applicare alla lettera il brano evangelico rimane ben difficile a noi uomini e donne del ventunesimo secolo aderire a quello che sembra uno stile di vita da uomini preistorici. Come si pu ritenere possibile al giorno d'oggi non pensare a cosa mangiare o bere a come vestirsi? Viviamo in un mondo in cui il consumismo al primo posto per cui tutto un rincorrersi per comprare, accumulare, mettere da parte. Certo viene da pensare che se non ci mettiamo in corsa veniamo messi ai margini della societ "civile", finiremmo per fare una vita da barboni. Se tutti corrono, se il "pil" aumenta sempre, se il tasso di crescita deve essere sempre superiore a quello del vicino, appare evidente che chi si ferma perduto. Ci sono due modi, secondo noi, per seguire l'indicazione di Ges e aver veramente fiducia nel Signore: o diventare eremiti, rifugiandosi in un luogo isolato, lontano dalla concorrenza, a contatto con la natura benevola messaci a disposizione dal progetto di Dio, oppure mettersi insieme ai fratelli e camminare verso la meta comune. Ecco che appare chiaro che avere fiducia nel progetto di Dio non pu essere un fatto solo individuale e personale, almeno non per tutti. Occorre essere insieme, condividere con altri la nostra fede, credere che insieme si possono raggiungere gli

insegnamenti de Ges che non appaiono mete irraggiungibili. Bene, la parte teorica a posto, gli insegnamenti sono chiari. Rimane solo da capire nel concreto come fare, con chi cominciare a condividere il percorso di fiducia nel Signore. Per coppie di sposi come noi deve apparire ovvio che il cammino nella fede deve principalmente cominciare in famiglia, con il coniuge, con i figli, con le famiglie di origine. E' l che deve nascere il sostegno delle difficolt, la condivisione della vita, in salute e in malattia, e trovare l'uno nell'altro l'aiuto per aver fiducia nel Signore. E soprattutto occorre indagare attentamente le parole della Bibbia. I brani di questa domenica sono particolarmente significativi. Il Salmo proposto una bellissima preghiera che ci invita a confidare nel Signore, mentre il profeta Isaia si rif proprio ad una similitudine familiare ("pu una madre dimenticarsi del proprio figlio") per farci comprendere quanto il Signore abbia attenzione a noi e tutto ci che la societ odierna ci presenta come irrinunciabile, sia essenzialmente un di pi, un dolcetto alla fine di un pasto abbondantissimo, un qualcosa che dovrebbe suscitare in noi un senso di rifiuto. San Paolo conclude che non importante il giudizio del mondo degli uomini, non nella considerazione dei tribunali umani che si fonder il giudizio vero. Ges ci ha indicato come fare, sta a noi seguire il suo insegnamento. Per la revisione di vita - In che modo in famiglia o nella coppia riusciamo a distaccarci dalle lusinghe inutili del mondo di oggi? - In che modo nella coppia ci aiutiamo a eliminare il superfluo per concentrarci sulle cose essenziali della vita? - Abbiamo mai parlato nella coppia e in famiglia di quali siano per noi le cose irrinunciabili ed essenziali della nostra vita? Osserva la tua giornata don Luciano Sanvito

Osserva la tua giornata, guardala bene, con l'occhio penetrante dello Spirito, e vi troverai tutto quello che stavi cercando, e che ti abbisogna. Nella tua giornata lo Spirito ti mostra che c' tutto e subito quello che ti occorre per essere te stesso. E mentre tu osservi cos, non solo sei un vero servo del Regno dello Spirito di Dio, ma diventi con Lui capace di regnare attraverso lo scettro della Provvidenza: uno scettro magicamente spirituale, che fa brillare tutte le realt, dalle pi banali alle pi cruciali, rendendole magiche. Questa la nostra fede, questa la fede della Chiesa nella Provvidenza. E cos, anche i moti dello spirito umano si accompagnano, di conseguenza, a quelli dello Spirito di Dio, assumendone le caratteristiche: viene meno la preoccupazione del domani, mentre valorizzi meglio l'oggi; cominci a vedere spuntare, come "fiori del campo" i segni della Provvidenza di Dio, e tutte le passioni e le esitazioni si rendono sempre pi vicine allo stato di equilibrio e di serenit, che sono gli effetti del Provvedere di Dio a ciascuno e in tutto. E cos, in second'ordine, ecco che anche tu diventi SEGNO di questa Provvidenza divina, che nella sua piccola ma efficace e significativa potenza regola il mondo e regala al mondo un volto sempre nuovo. OSSERVA LA GIORNATA: ESSA TI RIVELA IL TUO VOLTO DIVINO DOMENICA VIII - A PRIMA LETTURA 49, 14-15 Dal libro del profeta Isaa

14 Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Sion si lamenta e dice: Mi ha abbandonato il Signore perch la sua Gloria ha lasciato il Tempio (Ez) ma non vero che l'abbia dimenticata. Queste parole le sentiamo sulle labbra degli anziani d'Israele: Ha abbandonato il Signore la terra (Ez 8,12); questo suscita l'ira del Signore (9,9). Esse sono sulle labbra del Cristo morente sulla Croce, che cita il Ps 22,2. vero che Dio ha abbandonato: Ho abbandonato la mia casa, ho detestato la mia eredit, ho dato la delizia della mia anima in mano ai suoi nemici (Gr 12,7). Costringersi a questo abbandono assai duro per il Signore. Egli non ama abbandonare la sua eredit e il suo popolo. 15 Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai. Una madre non pu dimenticare il suo piccolo perch sua carne. Cos Dio non pu contraddire il motivo per cui ha creato Israele, il suo amore.

Questa un immagine creativa, il testo non esclude che si possa dimenticare ma Dio sta al di sopra. L'immagine serve come spunto e non pu essere presa alla lettera, per l'infinita trascendenza. il motivo per cui Dio non pu dimenticarsi. Infatti Sion non teme perch gi stata abbandonata (cfr. Ez 16,4s) ed stata raccolta dal Signore. Teme che lo sposo dimentichi e abbandoni, ma non pu. Appena scorge il pentimento perch il popolo si purificato il Signore consola il suo popolo:Egli legato ad esso con l'amore di un padre (Is 1,2; Gr 31,20; Os 2,25; 11,1s.); di una madre (qui); di uno sposo (Is 62,4-5; 54,6-8; Gr 31,21-22; Os 2,16-22; Ez 16). Come lamore della madre cos l'amore del Signore: un amore gratuito, soprattutto nei primi anni di vita del bambino, perch il bambino che pu dare quando proprio piccolino? Dipende completamente dalla mamma, quindi la mamma d tutto. Per anche al Signore viene il dubbio, e infatti lo vediamo tutti i giorni che ci sono delle madri che si dimenticano del proprio bambino, quindi l'amore del Signore supera l'amore della madre. E quindi immenso. Quellistante primo, quello della maggior cura, simprime nel rapporto in modo tale che quel bimbo resta sempre, anche a sessant'anni, un bimbo, per un genitore eventualmente novantenne. E per il Signore lo stesso. Cio nell'atto eterno del suo amore Egli ha con noi un rapporto di una

tenerezza cos grande che noi restiamo sempre piccoli, di una piccolezza che molto bella in quanto non un'infanzia psicologica (l'atteggiamento di un bimbo), ma un'infanzia spirituale quella che Santa Teresa di Ges Bambino ha messo in luce nei suoi scritti. Essa l'abbandono tenero come risposta a questo amore cos grande che non pu essere deluso. Come una madre non pu deludere l'abbraccio di suo figlio, la tenerezza che il figlio le presenta, cos il Signore non pu deludere chi veramente si abbandona a Lui con la tenerezza di un bimbo nelle braccia di sua madre. Perch il Signore guarda l'amore, non guarda i meriti, non guarda le opere, guarda l'amore. La vera opera l'amore. Tutte le nostre opere se sono prive d'amore saranno perfette, ma non sono guardate da Dio. Un solo atto di amore, un solo sguardo di amore quello che attira Dio. Perci l'educazione nostra ad amare perch l'amore vince tutte le ragioni. Ognuno di noi ha delle ragioni per non amare. L'amore vince tutte le ragioni contrarie.

SALMO RESPONSORIALE Sal 61 R/. Solo in Dio riposa lanima mia. Solo in Dio riposa lanima mia: da lui la mia salvezza. Lui solo mia roccia e mia salvezza,

mia difesa: mai potr vacillare. R/. 2 Solo in Dio riposa lanima mia: da lui la mia speranza. Lui solo mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potr vacillare. R/. In Dio la mia salvezza e la mia gloria; il mio riparo sicuro, il mio rifugio in Dio. Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore. R/.

SECONDA LETTURA 1 Cor 4, 1-5 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Cornzi Fratelli, 1 ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Servi di Cristo. uphretaj apax in Paolo. cfr. At 13,5 Giovanni [Marco] servo di Barnaba e Paolo nell'annuncio (cfr. il codice D: li serviva e il codice E: per la diaconia. At 26,16 detto di Paolo servo e testimone di quello cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparir. cfr. Lc 1,2.

Probabilmente il termine uperhthj uperetes si avvicina a diakonoj diakonos (cfr 3,5). Amministratori. Caratteristica degli amministratori di essere fedeli nel dispensare i beni che sono loro affidati. Vedi Tt 1,7 l'amministratore di beni non suoi: gli apostoli amministrano i misteri di Dio, che cio appartengono a Dio oppure hanno Dio come oggetto e contenuto. Lc 12,42. L'economo fedele e saggio d nel tempo opportuno la misura di cibo. In 1Pt 4,10 gli economi buoni amministrano la multiforme grazia di Dio. Tutti siamo economi di questa multiforme grazia di Dio che ci amministriamo a vicenda secondo il carisma ricevuto. Fedele (cfr Lc 12,42). Avendo in tal modo rifiutato di essere accolto come un uomo con una sua sapienza personale, ora lapostolo dice in che modo ogni uomo deve considerare coloro che annunciano l'Evangelo: servi di Cristo, coloro dei quali Cristo si serve e sono alla sua totale dipendenza, e amministratori dei misteri di Dio. Misteri di Dio sono limperscrutabile disegno, che Egli ha attuato inviando il Figlio suo tra noi eche ora sta comunicando agli uomini mediante la Chiesa, che ha negli apostoli gli amministratori di questi misteri. Essi devono annunciare agli uomini che cosa accaduto e quanto sta attuandosi nella nostra storia al punto da essere trattati come stolti e disprezzati. 2 Ora, ci che si richiede agli amministratori che ognuno risulti fedele.

Caratteristica degli amministratori la fedelt come dice lo stesso Signore in Lc 12,42-44. fedele se non rivendica per s i beni del suo padrone e non li trasmette da padrone ma li dispensa come cose di un altro cio del suo padrone (Teofilatto). 3 A me per importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, 4 perch, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice il Signore! La forte dipendenza dell'Apostolo da Cristo come suo ministro e dal Padre come amministratore dei suoi misteri salvifici lo porta a dichiarare che egli sottratto dal giudizio dei Corinzi e di qualsiasi tribunale umano. Letteralmente: giorno umano (cfr Gr 17,16 LXX: Non ho desiderato il giorno dell'uomo): questo giorno il tempo presente in cui si cerca il successo, la gloria gli uni dagli altri e si teme il giudizio degli altri, si ha un nome. L'Apostolo e il Profeta non bramano e non temono il giudizio umano che si esprime in questo giorno, ma guardano al giorno del Signore. In vista di esso Paolo dice: anzi io neppure giudico me stesso, si dichiara incapace di questo giudizio personale perch ogni giudizio riservato al Figlio e ad esso si appella; perch anche se non sono consapevole di colpa alcuna, anche se la mia coscienza non mi rimprovera nessuna colpa

riguardo al ministero, non per questo sono giustificato come pensava quando era fariseo sotto la Legge: la giustificazione non deriva infatti dalle opere ma dalla fede per cui altrove Paolo si definisce primo dei peccatori ed al Cristo che si appella come all'unico suo giudice: il mio giudice il Signore! 5 Non vogliate perci giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verr. Egli metter in luce i segreti delle tenebre e manifester le intenzioni dei cuori; allora ciascuno ricever da Dio la lode. Appellandosi al Signore come a giudice, l'Apostolo rimanda al suo giorno per cui dice: Non vogliate perci giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verr. Con la sua 3 venuta il Signore metter in luce i segreti delle tenebre, di quelle tenebre di cui detto: le tenebre non hanno accolto la luce (Gv 1,5), il cui potere giunge al culmine nell'ora della Passione (Lc 22,53) e i cui segreti saranno resi manifesti nel giorno del giudizio anche se gi da ora gli apostoli non ne ignorano le macchinazioni (2Cor 2,11). Inoltre manifester anche le intenzioni dei cuori l dove giunge solo la Parola di Dio a operare un discernimento (cfr. Eb 4,12); solo allora

ciascuno avr la sua lode da Dio come dice il Signore ai servi buoni e fedeli che meriteranno di entrare nella gioia del loro Signore (cfr. Mt 25,14-30). Non c' da tremare, restare sbigottiti e attoniti che Dio Padre non giudichi nessuno ma abbia dato il giudizio al Figlio? (cfr. Gv 5,22) E il Figlio grida: Non giudicate, per non essere giudicati (Mt 7,1). Non condannate per non essere condannati (cfr. Lc 6,37). E l'Apostolo allo stesso modo: Non giudicate nulla prima del tempo, finch non venga il Signore, e: Con il giudizio con cui giudichi l'altro condanni te stesso (cfr. Rm 2,1). Ma gli uomini, invece di piangere i propri peccati, hanno tolto il giudizio al Figlio e, come se fossero senza peccato, cos giudicano e si condannano a vicenda (S. Massimo. Sulla carit, III Centuria, 54)

CANTO AL VANGELO Cf Eb 4, 12 R/. Alleluia, alleluia. La parola di Dio viva ed efficace, discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. R/. Alleluia. VANGELO 6, 24-34

Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo Ges disse ai suoi discepoli: 24 Nessuno pu servire due padroni, perch o odier luno e amer laltro, oppure si affezioner alluno e disprezzer laltro. Non potete servire Dio e la ricchezza (lett.: Mamon). Con questa parabola il Signore ci insegna che siamo liberi di farci schiavi di uno dei due padroni che dichiarano la loro signoria sulluomo. Non si d una terza possibilit di essere cio indipendenti sia dalluno che dallaltro. Infatti la scelta si esprime nellintimo sentire delluomo dai verbi: odiare e amare, interessarsi e disprezzare. Amare e interessarsi indicano linteriore attrazione che si esprime in una scelta di vita a favore di un padrone. Allo stesso modo odiare e disprezzare indicano il rifiuto radicale di servire quel determinato padrone. La scelta avviene nel cuore anche se talora pu celarsi sotto le vesti dellipocrisia. Uno pu infatti dichiarare di servire Dio ma in realt serve Mamon. I due poli di attrazione o di rifiuto ultimi del cuore umano sono dunque Dio o Mamon. Il termine Mamon appartiene alla lingua aramaica e significa dapprima il patrimonio, tutto quello che valutabile in danaro ed contrapposto a vita (= anima) e a corpo, beni viventi delluomo. In seguito acquista anche un significato negativo come danaro di corruzione.

Sulle labbra del Signore Ges qui come personificato per indicare la forza di suggestione esercitata dai beni terreni per rendere schiavo luomo di un padrone che si serve di essi per legare a s gli uomini nella prospettiva di dare loro non solo il necessario per la vita ma anche potere, ricchezze e gloria. Pertanto sotto questi beni si nasconde il potere del principe di questo mondo che esercita il suo dominio tramite lavarizia e la cupidigia, come dice Cromazio; le passioni infatti generano nei cuori quei ragionamenti che intaccano la fede stessa, attraverso le prove che derivano dalle necessit fisiche e quindi inclinano lanimo ad abbandonare Dio per mettersi a totale servizio del soldo oppure, pur avendo il necessario, sollecitano il cuore alla brama insaziabile di possedere sempre di pi e di trattenere quanto posseduto. In tal modo linterno sindurisce nei confronti di Dio e del prossimo. 25 Perci io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? La ricerca del vero tesoro, quello celeste (19,21) la luce interiore dellocchio del cuore (22,23), la scelta di servire Dio possono ancora porre nellintimo una domanda: Chi provveder alle mie necessit se non mi do da fare?. Il Signore risponde ora a questa domanda; inizia infatti dicendo:

Perci io vi dico. La sua attenzione si rivolge ora alle preoccupazioni che generano paura, smarrimento e angoscia sugli uomini. Infatti la vita nostra senza la luce evangelica, dominata dalle preoccupazioni inerenti alla vita (Lc 21,34) che sono proprie di questo tempo intermedio 4 (Mc 4,19: le preoccupazioni di questo secolo). Esse sincentrano sulle tre esigenze fondamentali della vita e del corpo: mangiare, bere e vestirsi. Su queste necessit fondamentali si opera il discernimento tra i figli che servono fedelmente il Padre e coloro che, per paura, amano la schiavit di Mamon. Il Padre chiede la fede senza nessun dubbio di una volont incerta Altrimenti nulla la giustificazione dalla fede se la stessa fede diviene dubbiosa (s. Ilario). A conferma di questa sollecitudine del Padre, il Signore pone una domanda evidente: la vita non vale pi del cibo? Perch tu capisca dice Agostino - che colui che ti ha dato lanima molto pi facilmente ti dar il cibo, e il corpo pi del vestito? Allo stesso modo puoi capire che colui che ti ha dato il corpo molto pi facilmente ti dar il vestito. I due beni preziosi che costituiscono luomo sono dati da Dio con quanto necessario per provvedere a loro. Inoltre, come sottolinea Cromazio, se ha dato la vita eterna e limmortalit, senza dubbio si degner di fornirci anche di

questi beni materiali. A conferma di quanto sta dicendo invita ad osservare gli uccelli del cielo: 26 Guardate gli uccelli del cielo: non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro? Lattivit lavorativa degli uccelli del cielo non sufficiente a nutrirli. Infatti non possono seminare, mietere e raccogliere nei granai. Ad essi provvede il Padre celeste che ha compassione di tutte le sue creature: Apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente (Sal 145,16). Se Dio ha cura delle sue creature quanto pi provvede ai suoi figli! Infatti anche gli uomini non possono, con il lavoro delle loro mani, rendersi cos autonomi da non avere bisogno di Dio. Per questo i suoi figli lavorano e si affaticano senza affanno e preoccupazione sapendo che sono nutriti dal loro Padre celeste. 27 E chi di voi, per quanto si preoccupi, pu allungare anche di poco (lett.: di un cubito) la propria vita? Il Signore vuole mostrare come sia inutile lo sforzo che deriva da un animo agitato e preoccupato; esso non pu varcare certi limiti. Ma poich la vita segue il suo corso e nemmeno se ne conosce il limite stabilito da Dio, da questa siamo ammaestrati a non affannarci per essa. Il Signore infatti fa

morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire (1Sm 2,6). Per il discepolo la vita non in mano al fato ma nelle mani del Padre che non ama la morte ma la vita. Questo toglie ogni affanno e preoccupazione per essa perch preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi fedeli (Sal 116,15) ed Egli chiamato Dio di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe, Dio dei vivi e non dei morti perch tutti vivono per lui (cfr. Lc 20,37-38). Se la vita e let di essa nelle sue mani e noi non possiamo fare nulla ne deriva quanto segue: 28 E per il vestito, perch vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se la durata della vita non in nostro potere e nulla serve preoccuparsene perch Dio ne ha cura allo stesso modo provvede al nostro vestito. Il discepolo sa che vi una precisa volont del Padre nei suoi confronti, che lo cura e provvede a quanto gli necessario. Non una legge generale, un atto preciso della sua volont paterna. Mentre ai gigli del campo provvede una legge generale, che ha posto nella natura, ai suoi provvede il suo amore paterno. Se per una legge generale Egli veste i gigli del campo con uno splendore superiore a quello di Salomone nel massimo splendore

del suo regno, quanto pi nel suo amore personale riveste i suoi figli. Se rivest Adamo ed Eva dopo il peccato, maggiormente ci riveste ora che siamo riconciliati (cfr. Rm 5,10). Se allesterno ci riveste in modo modesto, allinterno ci riveste del manto della giustizia e delle vesti dellesultanza (cfr. Is 61,10). Chi rivestito di Cristo nellintimo viene rivestito allesterno di quanto necessario. 30 Ora, se Dio veste cos lerba del campo, che oggi c e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi, gente di poca fede? Ai ragionamenti angosciati che nascono dalle paure, Ges cinsegna a sostituire quelli che nascono dalla fede. Questi sono pi logici, come ci dimostra in questa parola. Infatti il Padre celeste chiede a noi suoi figli la fede. Se questa poca vi la preoccupazione, se invece questa tale da non dubitare di Lui il nostro cuore non si allontana dalla ricerca del vero tesoro. La fede non ci toglie dalle necessit, ma ci rapporta ad esse con la pazienza, che deriva dalla fiducia incrollabile nel Padre, che ha, a sua volta, come fondamento lamore. 31 Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. La fede evita questa conclusione, che nelle labbra del credente simile alla mormorazione del

popolo nel deserto, come scritto: E mormor il popolo contro Mos dicendo: Che cosa 5 berremo? (Es 15,24). Infatti la mancanza di quello che necessario porta a dimenticare tutti i benefici precedenti e mette il cuore in agitazione e lo incita alla ribellione. 32 Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. I pagani (lett.: le genti), che non conoscono Dio e che vivono nella dimensione psichica, ricercano avidamente e con agitazione il nutrimento e il vestito e lo trattengono avaramente affamando gli altri. Anche noi abbiamo bisogno di tutto finch siamo in questa condizione mortale. Noi sappiamo che il Padre nostro celeste sa: questo ci basta. Qui sta lamore e questa la sapienza celeste. Chi crede non dubita perch si fonda nellamore di Dio che stato riversato nei nostri cuori mediante lo Spirito che ci stato dato (Rm 5,5). Questo rapporto filiale resta inalterato di fronte a ogni prova e resta saldo in quello che solo necessario, come subito dice: 33 Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

Al cercare con affanno, proprio delle genti, si contrappone il cercare il Regno del Padre e la sua giustizia. Ges dice: Cercate prima, al di sopra di tutto e senza limiti, facendone lunico scopo della vita. Infatti il Regno, gi presente, il primo ed assoluto bene, il vero tesoro, verso il quale indirizzare tutta la propria ricerca. Al Regno Ges associa la giustizia di Dio, facendone la caratteristica fondamentale del Regno. In tal modo poich nellEvangelo si rivela la giustizia di Dio, l dove risuona lEvangelo si manifesta il Regno di Dio. Esso va quindi ricercato nellEvangelo, accolto con fede, e che ha il potere di giustificare chiunque crede. Questa ricerca del Regno nellEvangelo, che giustifica, toglie da questansia dannosa che propria di chi, spinto dalle necessit della vita, si mette in ricerca del vitto e del vestito. Infatti il discepolo sa che tutte queste cose gli saranno poste innanzi dallamore del Padre, che non fa mancare ai suoi figli quello di cui hanno bisogno. 34 Non preoccupatevi dunque del domani, perch il domani si preoccuper di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. Nella misura in cui cercate il Regno e la giustizia di Dio cessate dal preoccuparvi per il domani. Il cuore talmente preso dalla gioia dellEvangelo che cessa di essere angosciato per il domani. Con

la forza, che gli viene dalla fede nellEvangelo, il discepolo affronta il male di ogni giorno senza preoccuparsi di quello del giorno dopo. La situazione presente non cessa di pesare sui discepoli come su tutti gli uomini per cui il giorno riserva a tutti il suo male. Infatti dice il Qohelet: Chi sa quel che alluomo convenga durante la vita nei brevi giorni della sua vana esistenza che egli trascorre come unombra? (6,12). Non cessa la vanit di questesistenza, ma in essa apparsa la luce dellEvangelo e la giustizia che proviene dalla fede per concentrare tutte le energie delluomo nella ricerca del Regno, anche se egli viene tentato dalle preoccupazioni per le necessit della vita. Solo la fede in questa parola evangelica pu rendere il suo animo saldo sul male di ogni giorno.

PREGHIERA DEI FEDELI C. Allascolto della sua Parola, abbiamo imparato che il Padre provvede a noi con lamore tenero di una madre perch ci ama personalmente. Preghiamo insieme: Ascolta o Padre, la preghiera dei tuoi figli. - Perch la Chiesa, assemblea santa di sacerdoti per il nostro Dio e Padre, innalzi incessantemente la sua lode a Dio e ne esalti la gloria e la potenza, preghiamo. - Perch i nostri pastori siano servi dei misteri di Dio ed economi saggi e prudenti della sua grazia, preghiamo.

- Perch tutti i discepoli di Ges imparino ad essere figli, abbandonati allamore dle Padre, nella ricerca appassionata del Regno di Dio e della sua giustizia, preghiamo. - Perch i poveri non siano vittime della violenza e dellavarizia dei potenti, ma possano godere dei beni che la provvidenza divina ha messo a disposizione di tutti, preghiamo. - Perch i bimbi crescano nel caldo della famiglia nutriti sia nel corpo che nello spirito e il loro cuore conosca quello che vero, amabile e degno di lode, preghiamo. - Per i morenti, perch l'angoscia della morte si trasformi nel fiducioso abbandono nelle braccia del Padre, preghiamo. C. Padre santo, che vedi e provvedi a tutte le creature, sostienici con la forza del tuo Spirito, perch in mezzo alle fatiche e alle preoccupazioni di ogni giorno non ci lasciamo dominare dallavidit e dallegoismo, ma operiamo con piena fiducia per la libert e la giustizia del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen

VIII DOMENICA T.O. Anno A Mt 6,24-34

La pericope di questa domenica ruota attorno allammonizione a non affannarsi e allesortazione ad

organizzare la propria vita con la sapienza di chi sa riconoscere cosa necessario e cosa invece accessorio. Strutturalmente composta da un versetto di introduzione (v. 24), il corpo del discorso (vv. 25-33), una conclusione (v. 34). Il versetto 24 costituisce una cerniera tra i detti precedenti (il tesoro nel cielo, la lucerna del corpo) e il successivo e intende mostrare linconciliabilit tra le esigenze di Dio e quelle del denaro-ricchezza. Il termine, che nella precedente traduzione era reso con mammona, deriva dal verbo mn che indica ci che assegnato; man mn , da cui mammona, ci che viene depositato riferito al possedere in generale, non solo al denaro. Il confronto qui posto tra Dio e la ricchezza: due padroni tra i quali il discepolo chiamato a fare una scelta. Il possedere, in tutte le sue forme, si configura pertanto come un elemento capace di esercitare unautorit sulluomo ( padrone) influenzandone massicciamente scelte e comportamenti in modo opposto alla giustizia di Dio. Per questo non possibile alluomo servirli contemporaneamente, perch si tratta di strutturare la propria vita secondo categorie e priorit divergenti. Lesempio fornito dallinsegnamento successivo che mostra piuttosto chiaramente queste due diverse modalit di esistenza e le conseguenze che esse comportano.

La parola chiave che ci consente la lettura ripetuta per ben sei volte e si sintetizza nellesortazione a non affannarsi. Largomento svolto per gradi. Luomo che pone al centro se stesso completamente teso alla soddisfazione di esigenze quali il cibo (e il bere) e il vestito. Il primo per conservare la forza vitale (psich), il secondo per il corpo (soma). Dunque laffanno che Ges rimprovera quello rivolto alla conservazione della propria realt terrena, biologica. Mangiare, bere, vestirsi sono tutti elementi che luomo sperimenta appunto come vitali, necessari per mantenersi in vita. Ma una domanda comincia a emergere: c la possibilit che nel suo affannarsi luomo non pervenga alla vera vita ma se ne allontani? Se questo avviene perch non ha ben chiaro dove sia la vita e cosa sia indispensabile per mantenerla. Per quanto faccia luomo non pu aggiungere una sola ora alla sua esistenza terrena perch non gli appartiene. Al protendersi esclusivo e dominante verso i beni che pu caratterizzare luomo Ges contrappone il rapporto tra Dio e il creato, qui rappresentato dagli uccelli e dai fiori del campo. Essi dipendono dal loro Creatore che si occupa di loro mantenendoli nella loro esistenza. Se Dio nutre la sua creazione pu forse dimenticare i suoi figli? La domanda logicamente non vuol invitare gli ascoltatori dal venir meno al dovere di seminare, mietere, tesserema piuttosto mettere in guardia

dal far divenire queste cose primarie nella propria vita e finire per farne il centro dellesistenza attorno al quale tutto ruota e tutto dipende. Questo, ammonisce il Signore, latteggiamento dei pagani, ovvero di coloro che impostano la propria vita in base alle direttive dettate dalla bramosia di accumulare nella paura del domani. In questo modo essi scelgono la ricchezza come loro padrone e la servono, perdendo la vita. Essi rimangono attaccati alle cose esteriori e non si dirigono verso lessenziale. Il compimento della vita va invece cercato in altra direzione: in uno sforzo che impegna primariamente nella ricerca del regno di Dio e della sua giustizia, dove per giustizia, lo sappiamo, si intende il proposito deciso di fare la sua volont (cfr. 5,6). Quando luomo si decide per Dio, lo pone al centro e imposta la sua vita sulle parole del Maestro mettendole in pratica, ha individuato la cosa necessaria (cfr. Lc 10, 42), quella cio che costituisce il fulcro della vita vera. Ecco perch il resto sar dato in aggiunta, in quanto la vita che il discepolo deve custodire qualcosa di pi di una mera sussistenza. Possiamo riempire i granai ma non possiamo riempire il cuore che ha esigenze pi profonde. Ges richiama alla fiducia che dobbiamo avere nei confronti del Padre. Una fiducia che non irrealistica n ingenua ma profondamente ancorata alla certezza che la nostra vita al sicuro solo nelle mani di Dio e mai nelle nostre.

Cercare la giustizia come risposta al disegno di Dio nella propria vita, sulla strada delle beatitudini, nellascolto obbediente alla Parola, rende luomo libero e indipendente da tutti i bisogni indotti dal dio-ricchezza, capace di condivisione invece che accumulo egoistico, disponibile a relazioni autentiche e fraterne, destinatario del dono del regno e insieme collaboratore alla sua crescita e diffusione. COMMENTO ALLE LETTURE A questo punto del discorso della montagna, subito dopo la specificazione dei tre grandi pilastri quali elemosina (Mt 6,1-4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18), Ges ci mette subito in guardia contro uno dei pi grandi pericoli della vita in Cristo e dalle esigenze che la Legge dellamore richiede per essere tale: mammona! Personalmente sono molto affezionato al sinonimo di ricchezza quale mammona, termine che la nuova traduzione ha preferito sostituire con ricchezza, ovviamente non per la parola in s il termine maamun che in ebraico ha la stessa radice di emun la fede-, ma per quel rievocare con un termine quasi suadente e rassicurante una realt che non ha nulla di positivo ma a cui bisogna fare molta attenzione perch rischia di essere sottovalutato e di colpire proprio quando meno ce lo aspettiamo. A noi latini addirittura pu evocare la figura della mamma a cui siamo tanto affezionati! -, ma subito percepibile il tono perentorio e senza mezze misure che Ges usa per mettere un preciso paletto. E anche indicativo che il mammona-paletto messo a ripieno, come in un sandwich, tra due perifrasi che definiscono due delle preoccupazioni principali delluomo: Come proteggo i miei averi (Mt 6,19-21) e come far a campare (Mt 6,25-34). Il fatto che Ges, definisca cos precisamente i pericoli che arrivano dalle preoccupazioni e dalla ricchezza, vi devo confessare, mi fa un poco tremare le gambe perch mi

accorgo, ogni giorno sempre di pi, quanto le preoccupazioni e la smania del dio denaro coinvolgano la nostra societ sino a renderla veramente impermeabile allannuncio evangelico e alla speranza che Cristo ci ha donato nel suo evento Pasquale. Tanto per capirci, riflettendo sulla carit che oggi la Chiesa esercita con i pi poveri, ci troviamo sempre di pi di fronte a folle di persone che hanno come unica preoccupazione la costante richiesta di denaro, indispettiti ed a volte insofferenti nei confronti di qualsiasi altro aiuto o contatto teso a restituire dignit e futuro alla persona stessa. Il fatto che chi vive nellindigenza e nella povert pu essere talmente ossessionato dal denaro in s da non ascoltare pi neanche le parole di speranza di chi tenta di aiutarli, sicch la condizione di povert diventa oltre che opprimente anche miserrima, per quella mancanza di fiducia nella speranza per cui essa non riesce a fare breccia nei cuori bisognosi. Mammona con i pi poveri si prende una doppia beffa: crea unossessione che distrae da qualsiasi altra speranza e non concede nulla di pi schiacciando i poveri in una povert ancora pi bieca. Un poco come chi malato di gioco, quelle vincite che ogni tanto gli capitano servono solo ad invogliarli ancora di pi a giocare, perdendo ogni altra vincita e, appresso al gioco, la vita stessa. Le cose non vanno certo meglio con un ceto medio che in continuo affanno, non solo col denaro ma anche con le migliaia di cose a cui ormai nessuno sa pi rinunciare: dalla A di abbigliamento alla Z di Zona Wi Fi per un costante e continuo collegamento al Web! Ecco allora che la preoccupazione che il proprio figlio diventi un campione, in uno dei molteplici sport che pratica, ha la priorit sullesigenza di una formazione cristiana: Padre sa.. proprio in quel giorno ha nuoto (calcio, rugby, tennis etc.), il catechismo per la comunione (o la cresima) si decider poi. arriera e denaro divengono target prioritari per emergere e pensare di stare sempre meglio, anche se la realt suggerirebbe molto pi realismo. In questa corsa, per non indietreggiare o per emergere pi alti c poco spazio per lo Spirito e quello che c rinchiuso in uno spazio ristretto assieme a tutti gli altri spazi

ma, si sa, allo Spirito non piace essere rinchiuso, n essere confuso. Peggio ancora con un ceto alto e benestante - ovviamente sempre non generalizzando! -, qui le esigenze evangeliche devono essere docili ed asettiche con uno stile di vita dettato da mode e priorit che consumano le vite dallinterno, oggettivizzando ogni umanit e sentimento per sacrificarlo allaltare dellinteresse, altare, ovviamente, del dio mammona. Interessante notare che a questo livello tutte le preoccupazioni possono riassumersi in quella di non scendere mai di livello e tutto ci che ne deriva. Qui delle volte non possibile neanche una vicinanza per un annuncio, per una riflessione evangelica! Chi da una posizione agiata attratto o sedotto dal Vangelo e non sono pochi! - rischia di farsi veramente meteora di passaggio per poi tornare a fare peggio di prima, o diventare rappresentante di un cristianesimo di potere di cui la Chiesa non ha bisogno, non ha veramente mai avuto il bisogno, ma per cui, ahim, tante volte a visto perdere figli che a questo potere vendevano lanima. Che fare? C molto da fare e molto da dire, il nostro Papa ce lo sta facendo vedere ogni giorno: 1.Non arrendersi, non scoraggiarsi e tenere duro: Le esigenze non sono nostre ma del Vangelo, come la vigna in cui lavoriamo! Il Padrone, Dio Padre, non tarder, a noi la voglia di lavorare ed avere fiducia, cose che faranno crescere in noi la Grazia e la gioia di essere quelli che siamo. Ges e la sua parabola di vita ci insegnano il suo amore per noi e quindi la nostra importanza, una dignit che ci mette al sicuro nel centro del cuore di Dio, proprio l dove Lui ci ama, ci protegge e provvede. 2.Testimoniare con la Vita: Partiamo da un dato di fatto semplice ma geniale: Siamo Figli del Padre Celeste e Fratelli di tutti gli altri figli, applichiamo la legge dellAmore per confermare questa figliolanza attraverso la nostra fratellanza curandoci di non perdere mai la capacit di vedere fratelli chiunque ed ovunque ed agire

per essi. Se rimaniamo Fratelli rimarremo sempre figli e leredit non ce la toglie nessuno. Quindi non avere paura di perdere denaro, cose o posizioni sociali perch la nostra eredit ben altra e ce labbiamo in tasca, lunica paura che ci concessa per la nostra salvezza di non essere fratelli di qualcuno perch solo cos perderemo la mia figliolanza. Non dimentichiamo poi una grande medicina che si chiama provvidenza ma che mai vivremo se ci sostituiamo ad essa, crediamoci ed abbandoniamoci, una volta gustata sar difficile perderne il sapore e diverr medicina per i tanti nostri dubbi e paure; 3. Testimoniare con la Parola e la preghiera: In un mondo in cui si perso anche il valore della verit e che sempre pi preferisce la menzogna alla parola vera. E arrivato il momento di far brillare la parola di salvezza ma con una coscienza di essa che sia di vita vissuta, principalmente nella preghiera, nellascolto e nella forza che da essa promana! Basta con lascolto timido e di convenienza, basta ai cristiani schizofrenici che vivono due vite, due realt che alla fine non serviranno, la vita nella Chiesa e la vita fuori della Chiesa. Noi Figli siamo una realt, abbiamo una dignit, un amore pi grande da vivere e testimoniare, se pensiamo ad un dentro ed ad un fuori non abbiamo capito nulla: noi SIAMO perch LUI E, fuori da questo ogni altra strada fallita in partenza. Parola e preghiera sono i binari che mi faranno attraversare indenne questo mondo pieno di mammone e preoccupazioni, che impediscono la mia caduta libera nel non senso, non sono dei passatempi ma degli attraversatempi, binari che tirano dritto ed hanno tirato dritto e tireranno dritto attraverso tutta la storia, per condurci alleternit del Regno, alla Resurrezione! Vorrei chiudere pensando a domani, consegnando ogni preoccupazione solo allimpazienza di vedere quellalba in cui tutto sar realt perfetta, realt damore, realt di vita, realt di Resurrezione. In quel domani in cui il Signore ci ha stretti e

legati nel giorno del nostro battesimo, domani che realizza il nostro futuro non senza il nostro assenso. Quel domani, vissuto oggi, che gi ragione di immortalit, di sicurezza, di serenit, di gioia. Pi penso ad esso e pi mi accorgo che non ci sono preoccupazioni in questo, anzi la cura di ogni preoccupazione, e provo una grande pena al pensare quanti guardano al domani e muoiono di paura, ansia, preoccupazioni, facendosi rapinare loggi. Quanto sarebbe bello potergli aprire gli occhi ed il cuore per poter far vivere anche a loro un oggi reale e presente, facendogli ben capire che chi si preoccupa del domani si priva del presente, delloggi in cui Dio Padre ci dice Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato! (Sal 2,7) liberandoci cos da ogni inutile preoccupazione!

LECTIO DIVINA: 8 DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A) Lectio: Domenica, 2 Marzo, 2014 Non preoccupatevi del domani. Siamo pi importanti degli uccelli e dei gigli Matteo 6,24-34 1. LECTIO a) Orazione iniziale Spirito Santo che mi avvolgi con il tuo silenzio e parli senza parole toccandomi il cuore. La tua gioia diventa la mia, mentre ansie e paure volano via come le foglie di autunno lasciando il posto a un'altra primavera. Sei tu la pi dolce carezza, quando per gli affanni mi arrendo alla vita che perde speranza. Sei tu la luce che mi illumina, e mi guida, verso di te o Signore. Vieni Spirito Santo prendimi per mano insegnami a pregare e quando non trovo le parole ispiramele tu. b) Lettura del Vangelo: Matteo 6,24-34 In quel tempo Ges disse ai suoi discepoli: Nessuno pu servire due padroni, perch o odier luno e amer laltro, oppure si affezioner alluno e disprezzer laltro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perci io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, n per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse

pi del cibo e il corpo pi del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non sminano e non mietono, n raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse pi di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, pu allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perch vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste cos lerba del campo, che oggi c e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perch il domani si preoccuper di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. c) Momenti di silenzio orante Perch la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita. 2. MEDITATIO a) Chiave di lettura Il brano propostoci per la riflessione, tratto dal capitolo sesto del Vangelo secondo Matteo, si comprende nel contesto del discorso evangelico di Ges sulla montagna (Mt 5,1 - 7,12). Questo discorso comprende: - le beatitudini (5,1-12); - le sei antitesi o argomenti che confrontano lantica legge con la nuova data da Ges (5,21-48). Certo lo scopo di tali argomenti non quello di opporre il Nuovo Testamento all'Antico, bens di andare pi in fondo, alla radice dei comandamenti che regolano il comportamento esteriore. Ges infatti non venuto ad abolire ma a perfezionare la legge (5,17-20); - gli insegnamenti di Ges sui tre atti di piet: preghiera (inclusa la preghiera del Padre Nostro), elemosina e digiuno (6,1-18). La forma letteraria simile a quella usata per le sei antitesi; - il raggruppamento di altri insegnamenti senza una particolare struttura (6,19 - 7,12).

Il nostro testo inizia con il versetto 24 che ribadisce il tema delladesione totale al progetto di vita proposto dagli insegnamenti del Maestro. Aderire a questo progetto significa amare un solo padrone, Dio, e dedicarsi solo a lui. Nessuno pu servire due padroni, perch o odier luno e amer laltro, oppure si affezioner alluno e disprezzer laltro. Questi poli di odio/amore, affezione/disprezzo ci ricordano il Deuteronomio che cerca di regolare i casi di poligamia, nei quali pu succedere che uno abbia due mogli, luna amata e laltra odiata (cf. Dt 21,15-17). La Genesi e il Primo Libro di Samuele ci riferiscono i due casi di Giacobbe, Rachele e Lia da una parte e di lcana, Anna e Peninna dall'altra (Gen 29,30-31; 1Sam 1,2-8). San Paolo parla anche di un cuore indiviso nel servizio del Signore (1Cor 7,7-34). Questo Padrone non sopprime coloro che gli si sottomettono! Egli Padre ed ben al corrente delle nostre necessit. Gi nella preghiera del Padre Nostro, Ges ci invita a chiedere al Padre di provvederci il pane quotidiano (6,11). Dedicarsi a Dio, allora, comporta un certo abbandono nelle sue mani paterne e provvidenziali. Dio compassionevole che ha cura dellerba del campo e provvede il nutrimento ai passeri ha cura anche di noi, ci assicura Ges: se Dio veste cos lerba del campo, che oggi c e domani si getta nel forno, non far molto di pi per voi...? (v. 30). Il contrasto con le ricchezze si spiega perch, in ebraico e aramaico, mammona si usava in riferimento alla fiducia nelle cose materiali. Al giovane ricco, infatti, Ges chiede di abbandonarsi con fiducia, lasciando le proprie sicurezze nei beni materiali, per poter seguire liberamente il Maestro (Mc 10,17-31; Mt 19,16-30). Ges vuol far capire che solo Dio degno della nostra fiducia e del nostro abbandono filiale. Ci vengono in mente qui gli avvertimenti di Ges sul pericolo delle ricchezze e sulla sua venuta (cf. Lc 16,19-30; 17,22-37; 18,24-27 e i testi paralleli). Laffanno per le cose materiali ci fa perdere la cosa pi necessaria (Lc 10,38-42) e ci riempie di una futile inquietudine. b) Alcune domande Per orientare la meditazione e l'attualizzazione. - Cosa ti ha colpito di questo testo?

- Aderire al progetto di Ges significa amare un solo padrone, Dio, e dedicarsi solo a lui. Quali conseguenze pratiche ha questa scelta nella tua vita? - Dio un Padre che si prende cura di noi. Tu hai fiducia in lui? Come si manifesta questa fiducia? - La vita non vale forse pi del cibo e il corpo pi del vestito? Cos per te la vita? - Cosa ti affanna nella vita? 3. ORATIO Momento di silenzio orante Padre nostro... 4. CONTEMPLATIO Immaginati Ges che ti parla con queste parole: Perch vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmer. Vi dico in verit che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una richiesta agitata perch io segua voi e cambi cos l'agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perch io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva. Quante cose io opero quando l'anima, nelle sue necessit spirituali e in quelle materiali si volge a me, mi guarda, e dicendomi :pensaci tu, chiude gli occhi e riposa!

VIII Domingo del Tiempo Ordinario 2 de marzo de 2014 La homila de Betania

1.- LOS LIRIOS DEL CAMPO Por Jos Mara Maruri, SJ

2.- A QUIEN SERVIMOS? Por Jos Mara Martn OSA 3.- BUSCAR EL REINO DE DIOS Por Pedro Juan Daz 4.- HEMOS DE VIVIR SEGUROS DE QUE DIOS EXISTE Y QUE NOS AMA Por Antonio Garca-Moreno 5.- ES POSIBLE SERVIR AL DIOS DINERO Y AL DIOS DE JESUCRISTO AL MISMO TIEMPO? Por Gabriel Gonzlez del Estal 6.- MIRANDO AL CIELO... PERO SIN PASARSE Por Javier Leoz 7.- DOS AMOS?: JUGAR A GANADOR Y A COLOCADO? Por ngel Gmez Escorial

LA HOMILA MS JOVEN

CADA VEZ CREO MENOS, PERO AMO MS Por Pedrojos Ynaraja

1.- LOS LIRIOS DEL CAMPO Por Jos Mara Maruri, SJ 1.- Desde la madrugada los trenes de cercanas de bote en bote. Los autobuses y Metros tempraneros rebosando gente. Todas las entradas de Madrid colapsadas por autobuses y coches. En medio de esa barahnda de personas que cada da

salen a su trabajo a ganar el pan con el sudor de su frente este evangelio de hoy nos suena al menos a poesa lrica dndose de cachetes con l prosa de la vida. Quiere decir Jess que deberamos cruzarnos de brazos y que Dios nos traera los zapatos del nio y la cesta de la compra del mercado? A Dios rogando y con el mazo dando, no?... Y hay otro dicho que, tal vez, sea italiano que dice: Dios provee de alimento a los pjaros, pero no les reparte el alimento a domicilio. Tambin los pajarillos salen a buscar comida y en invierno lo pasan mal. 2.- No es la inactividad lo que el Seor nos aconseja. l no busca agobiarnos. Lo hemos odo tres veces: no os agobiis. Si despus de hacer todo lo posible, aun el da de hoy o el futuro no nos preocupan. En ese momento, demos paso a la Providencia de Dios. No nos empeemos nosotros en ser nuestra propia providencia, dejemos a Dios hacer algo. Y sobre todo que no queramos asegurar tanto nuestro futuro (que no sabemos si no lo tenemos) que vivamos ms para las cuentas corrientes que para Dios. Que queramos estar seguros que ya no necesitamos a Dios. Y mucho menos quiere el Seor, que Dios quede relegado a ser un ornamento de nuestra riqueza, un cuadro artstico en el mejor saln de nuestra casa, un amuleto protector de nuestras cuentas corrientes, de los bonos del Estado, de las joyas o de las obras de arte. 3.- Sabis quin nos podra si este evangelio es pura poesa o refleja una realidad? Pues los que no teorizan sobre la divina providencia. Los que a fuerza de palparla y verla ya no creen en la Providencia, por eso porque la palpan. Los que ya no interpretan sus intervenciones como milagros o favores, sino como la cosa ms natural del mundo, como es el salir del sol cada maana. Esas instituciones como el Cottolengo, como la del Sagrado Corazn de Bilbao, como las monjas de la Madre Teresa, como las Hijas de la Caridad Algunas de ellas estn obligadas a dar

todo lo que las sobre, no pueden tener capital que asegure su subsistencia, algunas tienen prohibido pedir, porque les parece ofender a Dios, Padre Providente Y cuentan y no acaban, como el da que a la hora de comer en lugar de reunirlos a todos en el comedor hubo que llevarlos a la capilla porque no haba que comer y un timbrazo las sac de all y una furgoneta estaba fuera, llena de comida de un restaurant. O el nio que quiso un pltano, y no lo haba y le dijeron se lo pidiera al Nio Dios, y llegaron tantos pltanos como nios haba, ni uno menos, ni uno ms. Todo historietas piadosas que nosotros omos con benevolente sonrisa, porque eso de milagritos Lo malo es que ellas tampoco lo llaman milagros, porque tan milagro es que Dios haga llover o salir el sol, que haga llegar una furgoneta a tiempo. Para estas personas que se han jugado todo a una carta, la de Dios, este evangelio no es poesa es sencilla realidad. 3.- Sabis quienes hemos convertido este evangelio en pura poesa: los que hemos olvidado que cada uno de nosotros somos las manos visibles de Dios en este mundo. Lo que nuestras manos hacen por los dems Dios lo hace. Somos nosotros los que damos de comer al pajarillo o nos maravillamos ante el lirio del campo, cuando volvemos la espalda al que nos necesita un pajarillo querido de Dios muere en su nido. Cuando nuestra mano se cierra ante la mano extendida con splica un lirio del campo se agosta y pierde su hermosura. Porque t y yo somos las manos visibles de Dios que debi alimentar al pajarillo y vestir al lirio.

2.- A QUIEN SERVIMOS? Por Jos Mara Martn OSA

1.- Nadie puede tener dos amos al mismo tiempo. No podemos servir a Dios y al dinero. Jess anuncia el peligro y riesgo de las riquezas. Aqu la palabra de Jess no se anda con rodeos. La idolatra del dinero es mala porque aparta de Dios y aparta del hermano. La preocupacin por la riqueza casi inevitablemente ahoga la palabra de Dios. La crtica de Jess al abuso de la riqueza se basa en el poder totalizador y absorbente de sta. La riqueza quiere ser seora absoluta de aqul a quien posee. Nadie puede tener dos amos al mismo tiempo porque terminar por cumplir con uno solo o no cumplir con ninguno, de la misma forma y con ms razn es incompatible el servicio a Dios con el servicio a las riquezas. Slo queda, por tanto, elegir entre uno y otro: o el Reino de Dios y su justicia, o el reino del dinero y sus injusticias. Jess, como fino conocedor de la intimidad del hombre, sabe que su corazn est llamado a amar y entregarse; y siempre amar algo o a alguien, siempre buscar en el encuentro con las cosas o las personas esa corriente de dar y recibir, de vaciarse y de ser llenado. 2.- Evitar el agobio de los bienes materiales.: Buscad "primero" el Reino de Dios, dice Jess. Slo se busca lo que se valora como necesario. Jess propone, en definitiva, una inversin en el orden de los valores, un ordenamiento distinto, una justicia distinta. El ordenamiento de la vida basado en el dinero genera en la persona un estado angustioso de agobio que termina por aniquilarla. Y no vale ms la persona que todos los dineros juntos? Contempla los pjaros: no hay en ellos el ms leve asomo de angustia. Propone Jess la confianza absoluta en Dios. Nos lo recuerda tambin Isaas: igual que una buena madre nunca se olvida de su criatura, de la misma manera Dios nunca se olvida de nosotros. Slo en Dios descansa nuestra alma, proclamamos en el Salmo 61. La propuesta de Jess es una apuesta por la libertad y la alegra de todos y cada uno de nosotros. Las palabras de Jess nacen de su descubrimiento de una persona, de su descubrimiento del Padre. Esta experiencia de fe genera serenidad y evita el sufrimiento de la inseguridad por el futuro: "El maana traer su propio agobio. A cada da le bastan sus disgustos". El evangelio de hoy nos invita a la confianza en Dios y a evitar el agobio de los bienes materiales.

3.-El Reino de Dios y su justicia. La injusticia social se opone a la construccin del Reino. Jess no critica la riqueza en s misma, sino la valoracin de la riqueza como bien supremo y motor de las actividades del hombre. Jess reclama la atencin sobre el poder destructivo del afn de posesin, el verdadero anti-evangelio del Reino. Una sociedad fundamentada sobre el ideal de poseer ms y ms lleva necesariamente a la destruccin de todo ideal de comunidad autnticamente humana. El amor a las riquezas es un pecado netamente social y, por eso mismo, mucho ms destructor que otro tipo de pecados, porque genera un pecado institucional, un sistema social injusto en el que la persona humana termina por ser considerada como un simple valor de intercambio comercial. La fe en Cristo postula un orden social en el cual la posesin de bienes y riquezas se someta a los postulados del Reino de Dios y su justicia.

3.- BUSCAR EL REINO DE DIOS Por Pedro Juan Daz 1.- Nos encontramos en el ltimo domingo antes de comenzar la Cuaresma el prximo mircoles con la imposicin de la ceniza. Dejamos aqu la lectura del sermn de la montaa. Si la liturgia continuara, an leeramos un domingo ms este bello discurso de Jess, pero llega la Cuaresma y se interrumpe el ciclo ordinario. 2.- Despus de haber escuchado las bienaventuranzas y el amor a los enemigos, entre otras cosas, hoy Jess nos habla de nuestra relacin con el dinero y los bienes materiales. Son textos para leer despacio y apuntar algunas frases de Jess que, si lo reconocemos con sinceridad, estn hablando de actitudes y contravalores en los que nosotros caemos. Son, pues, advertencias para nuestra vida. Yo me he quedado con algunas frases que nos pueden ayudar a concretar el mensaje de Jess. Por ejemplo: - No podis servir a Dios y al dinero.

-No andis preocupados por la comida o el vestido. La vida y las personas son ms importantes y Dios lo sabe. -Dios alimenta a las aves del cielo y hace crecer los lirios del campo. Pero vosotros sois ms importantes. Cunto no har por vosotros, entonces? -Dios sabe lo que necesitis. Vosotros buscad primero el Reino de Dios y lo que es propio de l y lo dems vendr. 3.- Qu significa buscar el Reino de Dios? Yo entiendo que es poner en prctica una serie de valores y actitudes que Jess nos anunci con su vida y nos propuso para la nuestra. --El primero es el AMOR. Es el ms importante, del cual se deriva todo lo dems. - Si AMO ser solidario, ayudar al que lo necesita, compartir lo que tengo, mis bienes, mi comida, mi ropa a nadie le faltar lo necesario para vivir dignamente si yo puedo evitarlo. - Si hago todo eso, Dios se har ms presente en la vida de esas personas y en la ma y su Reino crecer. Por lo tanto, estar haciendo crecer el Reino de Dios y todo lo que ello conlleva de una vida mejor para todas las personas, como Dios quiere. Se entiende? 4.- El resumen de todo este mensaje est en la primera lectura, esa tan corta pero que contiene el ncleo de lo que estamos diciendo. Cmo se hace presente Dios en nuestra historia y en nuestras vidas? La respuesta es amando. Y cmo nos ama Dios? Como una madre ama a sus hijos. Puede una madre olvidarse de sus hijos? Aunque as fuera, Dios no lo har, no nos olvidar nunca y nunca dejar de cuidarnos. As es nuestro Dios. l nos ama y nos cuida a travs de las personas que tenemos a nuestro alrededor y lo hacen. Seguramente Dios querra que fueran ms y mejor, pero a veces nuestro corazn se endurece y se vuelve egosta y el poderoso caballero don dinero gana la partida.

5.- Pero en la medida en que seamos conscientes de que las personas, nuestros hermanos y hermanas, son lo primero, cuidaremos de que a nadie le falte de nada. De esa manera, los dems experimentarn el cuidado y la cercana de Dios, a travs de nosotros, de nuestras acciones, de nuestro amor. Tambin evitaremos caer en cosas superfluas. Dios sabe lo que necesitamos de verdad y nos lo da. De lo dems, podemos prescindir. 6.- Y cuando veamos que estas cosas no se dan, que en nuestra sociedad no se pone a las personas por encima de todo, sino que lo ms importante es la economa, saldremos a la calle y protestaremos enrgicamente, ya que todo lo que vaya en contra de las personas, va tambin en contra de Dios. Por eso nos dice Jess que no podemos servir a Dios y al dinero. Dios Padre ha creado todas las cosas para que todos sus hijos podamos vivir felices y de manera digna. Incluso ha creado el dinero para este fin. El dinero nos ha de ayudar a hacer felices a los dems y aliviar el sufrimiento de los que lo pasan mal. El dinero puede ser un signo, un sacramento del amor generoso de Dios, cuando lo liberamos de la ambicin, de la avaricia, de la codicia, del rendimiento, de la obsesin por acumular, del competir por quien es ms teniendo ms. 7.- En la Eucarista se hace visible la fraternidad y la solidaridad. Somos hermanos reunidos por un Padre comn. Compartimos lo que tenemos de manera generosa en el momento de la ofrenda. Y desde ah ayudamos a otros hermanos que no tienen lo necesario para vivir. Aqu se hace realidad el proyecto de Dios, si lo vivimos con sinceridad de corazn. Nos queda la invitacin de Jess: buscad el Reino de Dios. Lo dems, vendr.

3.- HEMOS DE VIVIR SEGUROS DE QUE DIOS EXISTE Y QUE NOS AMA Por Antonio Garca-Moreno 1.- MS QUE TODAS LAS MADRES JUNTAS.- Isaas recoge las quejas del pueblo. Quejas que quiz se hayan tambin

esbozado en nuestro interior. Palabras doloridas que brotan de un corazn herido por la angustia y envuelto en la soledad. Quebranto de quien se ha visto cerca de Dios, y de pronto se ve lejos, abandonado, perdido, solo. Noche oscura del alma que no tena otra cosa que a Dios, y que por la causa que sea se ve sin l, desnuda y desamparada, sin tener dnde agarrarse, sin encontrar apoyo que la sostenga en su caminar vacilante. "Me ha abandonado el Seor, mi dueo me ha olvidado". No es verdad. l no nos olvida. l slo permite que nosotros, libremente, nos alejemos y le olvidemos. Entonces, cuando uno se da cuenta de la gran equivocacin, cuando uno percibe lo que significa estar sin Dios, entonces viene la zozobra y la angustia, el escozor de la peor soledad que pueda afligir al hombre. Y al no encontrar ni paz ni sosiego en nada ni en nadie, el hombre vuelve sobre sus pasos y acude de nuevo a Dios, a quien se queja dolorido y humillado. Isaas contempla la reaccin divina, escucha asombrado esas palabras que revelan en parte la inabarcable grandeza de la misericordia divina. Puede una madre olvidarse de su hijito?, pregunta Dios enternecido. Pues aunque todas las madres se olvidaran de sus pequeuelos _hiptesis absurda_, Dios no se olvidara de ti, ni de m. Toda la carga de amor, toda la dulzura, todo el cario de cuantas madres han existido y existirn, todo el cmulo afectivo de la maternidad es algo nimio en comparacin con el amor de Dios. l slo est esperando que le llamemos para acudir corriendo a nuestro lado. l slo necesita que le pidamos perdn para perdonarnos inmediatamente. Parece imposible que el Seor se comporte as con nosotros. Pero ms imposible parece que nosotros, siendo las cosas de este modo, no quedemos transidos de amor por Dios, atados para siempre a su inmenso cario. Todo se explica porque Dios es Dios, y tambin porque el hombre es hombre. De todas formas, ese perdn y ternura maternal de Dios ha de removernos profundamente y empujarnos a serle cada da ms fieles.

2.- DIOS Y EL DINERO.- En ms de una ocasin expresa Cristo las condiciones tajantes que suponen su seguimiento. Sus exigencias estn en la misma lnea de amor exclusivo que exiga Yahv en el Antiguo Testamento a su pueblo. No hay ms que un solo Dios y Seor. El politesmo de los pueblos vecinos era inadmisible para la religin yahvista. Jess contina esa revelacin veterotestamentaria, viene a darle cumplimiento. Por eso insiste en que o se est con l, o se est contra l. Hay que decidirse. Aqu nos habla el Seor del servicio al dinero. Podra parecer que son pocos los que realmente sirven al dinero, y que sucede lo contrario, es decir, que nosotros nos servimos del dinero y no le servimos a l. No obstante, cuando se pone al dinero en primer plano, se acaba por vivir slo para ganar dinero, sin que nunca sea suficiente por mucho que se gane. Entonces se comienzan a sacrificar cosas al dinero: el tiempo, los sentimientos, la familia, uno mismo. Jess nos pone en guardia para que no caigamos en semejante aberracin. El dinero tiene slo una importancia relativa. Por encima de l se han de poner los valores del espritu, la amistad, la honradez, la conciencia, el amor en sus mltiples manifestaciones, Dios en definitiva. Slo as alcanzaremos la paz y la felicidad. Hay que trabajar por supuesto, tratar de obtener cuanto necesitamos para llevar una vida digna. Pero siempre eso ser un medio y no un fin. Por otra parte, hemos de vivir seguros de que Dios existe y que nos ama, que puede ayudarnos y nos est continuamente ayudando. Vivir confiados en la providencia divina, siempre ocupados pero nunca preocupados. Luchando con toda el alma, pero sin perder jams la calma.

4.- ES POSIBLE SERVIR AL DIOS DINERO Y AL DIOS DE JESUCRISTO AL MISMO TIEMPO? Por Gabriel Gonzlez del Estal

1.- No podis servir a Dios y al dinero. Esta frase de Jess es rotunda y veraz. Lo importante es que nosotros sepamos ahora qu entenda Jess por la palabra servir. Y la verdad es que el sentido de esta palabra servir aparece bastante claro en el contexto en el que est dicha la frase. Jess dice que no podemos servir a dos amos, porque, si optamos por uno, necesariamente deberemos despreciar, poner en segundo lugar, al otro. Y esto es verdad, tanto en la vida real, como en las matemticas: primero slo puede haber uno. Lo que nosotros ahora debemos preguntarnos es cul de estos dos amos es realmente nuestro amo, en el comportamiento nuestro de cada da Tenemos que reconocer que a lo largo de la historia, muchas personas y muchos pueblos han dicho que servan a Dios, cuando realmente a quien servan era al dinero. Posiblemente tambin nosotros hemos cado ms de una vez en esta trampa. Porque amar a Dios sobre todas las cosas no es algo fcil. Son muchas las frases castellanas que indican lo contrario: poderoso caballero es don dinero; menos la muerte, todo se puede arreglar con dinero; al fin de cuentas todo era cuestin de dinero; el poder del dinero Jess no era un utpico ingenuo, saba muy bien que el dinero es algo necesario para comer, para vestirse, para tener una casa, para vivir con una cierta dignidad material. No prohbe usar el dinero, poner el dinero a nuestro servicio: lo que nos prohbe es ponernos nosotros al servicio del dinero, ser siervos del dinero. Porque si dejamos que el dinero sea nuestro amo, Dios se aleja necesariamente de nosotros. 2. Sobre todo, buscad el Reino de Dios y su justicia, lo dems se os dar por aadidura. Por tanto, no os agobiis por el maana, porque el maana tendr su propio agobio. A cada da le bastan sus disgustos. Este es realmente el mensaje principal que Jess quiso transmitir a sus discpulos, en estos ltimos consejos del sermn de la montaa: confiar en Dios siempre y a pesar de todo. Una confianza que no excluye nuestro diario bregar y la lucha de cada da. As lo hizo el mismo Jess, que se pas la vida peleando contra el mal y muri en plena pelea. Pero nunca perdi la confianza en su Padre Dios y, por eso, Dios le exalt sobre todo hombre, le resucit y le

concedi el Reino. Trabajemos cada da en la medida de nuestras posibilidades, sembremos y cultivemos la buena semilla, y durmamos tranquilos, porque ser Dios el que, en ltima instancia, dar el incremento a la buena semilla que nosotros hayamos plantado. Sin confianza en Dios, la desesperacin nos acecha; con confianza en Dios nuestra conciencia podr dormir, y vivir, en paz. 3. No juzguis antes de tiempo, dejad que venga el Seor. La comunidad de Corinto estaba dividida y cada grupo quera arrogarse, en exclusiva, la verdad de la doctrina de Cristo. Pablo, en esta ltima parte de su primera carta a la comunidad de Corinto, les dice que no tengan tanta prisa en juzgar, porque ser el mismo Cristo el que, al final pondr al descubierto los designios del corazn y cada uno recibir de Dios lo que merece. Pablo les dice que as lo hace l mismo porque sabe que, al final, el Seor ser su nico juez. Estos consejos que da Pablo a los primeros cristianos de Corinto siguen siendo vlidos tambin hoy para nosotros. Las Iglesias cristianas de hoy da tambin estn divididas y cada una se arroga la exclusiva verdad de la doctrina cristiana, descalificando a las dems. Para que podamos llegar a un verdadero ecumenismo tambin los cristianos de hoy debemos mirar a los cristianos de las otras Iglesias cristianas como hermanos nuestros en la fe comn en Cristo Jess, nunca como enemigos. Ya pasaron los tiempos en los que para los catlicos, los protestantes eran el demonio, y para los protestantes los catlicos eran los papistas a los que haba que combatir y aniquilar. Defendamos cada uno de nosotros la verdad de nuestra fe cristiana, pero hagmoslo siempre con humildad y amor, anteponiendo lo comn que nos une a lo particular que nos diferencia, sabiendo que, al final, ser el mismo Cristo el que dar a cada uno lo que merece.

6.- MIRANDO AL CIELO... PERO SIN PASARSE Por Javier Leoz

Con este octavo domingo, del tiempo ordinario, daremos paso el prximo mircoles de ceniza- a unas semanas que nos prepararn a la Santa Pascua. Un periodo, la cuaresma, que nos vendr bien siempre viene bien- para alejarnos de los agobios, para hacernos fuertes ante los problemas y sobre todo para ir con Jess hacia esos das en los que celebraremos los Misterios ms grandes de nuestra fe. Estamos dispuestos? 1. Nos encontramos en un momento histrico traspasado por muchos y variados contrastes. Y, adems, con contrastes en todos los sentidos: vida y muerte, pobreza y riqueza, alegra y tristeza, salud y enfermedad, bienestar y precariedad. Y por qu no decirlo: mientras que en algunas personas se ha cebado la crisis espiritual (tal vez por una fe poco cimentada o formada) asistimos a un fenmeno nuevo: el inters por lo religioso. Aunque sea levepero la fe, y hasta la misma Iglesia, no deja indiferentes a muchas personas. La coyuntura de la crisis econmica ha incentivado las entraas de muchas personas a una apertura o preguntas por lo divino. La sociedad, que nos ha empujado a vivir por encima de nuestras posibilidades, ha dado mil razones a otras personas a mostrarse reticente, y hasta pesimista, sobre el futuro que nos aguarda. Un mundo sin Dios? Una sociedad sin valores eternos? Un mundo sin Dios no ser un mundo de recorrido corto. 2. Ser cristianos no es vivir con caras tristes y menos, recuperando la lectura evanglica de este da, agobiados por lo que nos atenaza. Tampoco, por supuesto, asentarnos en un necio optimismo sino en un sensato realismo: sabemos cmo estamos y sabemos hacia dnde no queremos ir. Por ello mismo ante un pensamiento nico, ante los dictados que nos impone un mundo que presume de tolerancia pero que margina al que no dice lo que l dice o lo que l piensa, los cristianos, tendremos que recuperar esa faceta de ser diferentes, de nadar contracorriente e incluso, por qu no, de resultar incmodos en aquellas situaciones donde se vende gato por liebre.

El hecho de que creamos firmemente de que Dios dirige todos los hilos de nuestra existencia no nos exime de denunciar e incomodarnos cuando, el diosecillo de turno, quiere quedarse con toda madeja para manejar a su antojo el presente y el futuro de nuestra vida social, econmica, cultural o religiosa. Que somos importantes, mucho ms, que las flores y los pjaros, es cierto. Pero tambin es cierto que, las aves, ante el peligro saben lanzarse al alto universo y las flores no dejan de desplegar su aroma caracterstico. Siente bien o siente mal. --Error, de rdago a lo grande, sera leer el evangelio de este da y dejar que sea Dios quien siembre, riegue y coseche. --Peligroso para el futuro de nuestra fe sera igualmente confiar tanto en la fuerza de lo alto que, ello, nos llevase a plegarnos de brazos. --Confianza en Dios? A ciegas! Absentismo apostlico? Ni por asomo! En el camino intermedio est la solucin: confiar en Dios significa colocar en sus manos nuestros afanes, nuestras vidas, ideas, proyectos e ilusiones. Eso s.no como espectadores y s como asalariados de algo que merece la pena: el Reino de Dios. 3.- AYDAME, SEOR A ocuparme, razonablemente en aquello que sea para tu gloria para el beneficio de los mos y de m mismo A disfrutar el presente, sin estar tan pendiente de lo que pueda ocurrir maana. A, mirar hacia el futuro, aportando las semillas que siembro hoy en el camino. AYDAME, SEOR A sentir tu mirada en aquello que veo

A palpar tus manos en mis pequeas obras de cada da A escuchar tu Palabra en las mas, pobres, torpes y atropelladas AYDAME, SEOR A vivir comprometido pero sin ansiedad A caminar ligero, pero sin prisas A trabajar con empeo, pero sin nervios A soar con un futuro mejor sin olvidar que puedo superar el presente AYDAME, SEOR A confiar en tu mano providente A no tener miedo al maana que me aguarda Contigo, Seor, me basta. Amn

7.- DOS AMOS?: JUGAR A GANADOR Y A COLOCADO? Por ngel Gmez Escorial 1.- A cada da le bastan sus disgustos. Es la ltima frase de Jess dicha en el Evangelio de Mateo de hoy. A otros les sonar ms esta de Cada da tiene su afn es cuestin de traducciones. Antes nos ha dicho: No estis agobiados por la vida. Y la frase es muy moderna. Lo del agobio est muy presente en el lenguaje habitual. Y Jess repite la palabra varias veces. Se trata, segn Jess, de pensar en el tiempo presente y no considerar ni el pasado ni el futuro. Es, sin duda, un ejercicio sano. Nos abruman, por un lado, los escrpulos por malas cuestiones hechas ayer o anteayer, o hace meses o aos. Y estamos profundamente asustados por el da de maana y lo

que pueda traernos. Y esas dos obsesiones, pues verdaderamente, nos evitan ver y contemplar que en esos momentos tenemos ante los ojos. Dicen que es frecuente en los directivos y en todos aquellos que les agobia la responsabilidad, que la preocupacin por todo lo que se les viene encima les impide aprovechar el descanso. Es probable que uno de esos ejecutivos est frente al mar, o ante una preciosa montaa nevada, y no la vea, ni le ayude a evitar sus pensamientos obsesivos. La dura lucha del lunes le impide disfrutar del domingo. 2.- Algunos tratadistas dicen que Jess debi tener contacto con las culturas orientales por aquello de la serenidad obtenida ante la contemplacin de la naturaleza, de los lirios salvajes y de los pjaros del campo. No s si tuvo esas influencias. No lo creo. Pero sus juicios sobre la importancia del presente, sobre el remordimiento del pasado --que ya ha pasadoy su no consideracin respecto al agobio por el da de maana que an no ha amanecidono deja de ser un ejercicio de sentido comn y de tener una mente abierta y clara. Es verdad, adems, que el completo y delicado amor que tena por Dios Padre por su Abba, por su Papatole ayudaba a mantener esa visin en armona con la creacin que se manifiesta en una cosmogona tan precisa y plena. 3.- Hemos de admitir, adems, que el texto del evangelio de Mateo de hoy es uno de los ms bellos de toda la Escritura. Lirios del campo muy bien vestidos, aunque no hilan; pjaros del campo, que no siembran. El Padre lo llama vuestro nuestrolos alimenta y cuida de ellos. La visin de un mundo en armona bajo la mirada del Padre Dios es impresionante. Sera bueno que en los momentos de zozobra recordramos las palabras que hoy nos dice Jess de Nazaret y que evitramos miedos y fantasas impropias. La realidad es que cada da tiene su afn, sus agobios, sus problemas Y si estamos preparados para emplear toda nuestra energa, sin distraccin por el pasado o por futuro, todas nuestras cosas iran mucho mejor. 4.- Hay una clave introductoria sobre todo esto. Las primera palabras de Jess de hoy son: Nadie puede estar al servicio de

dos amos. Porque despreciar a uno y querr al otro; o, al contrario, se dedicar la primero y no har caso del segundo. No podis servir a Dios y al dinero. Queda claro? Es el dinero, el tenerlo o no tenerlo, tanto da, lo que nos produce agobio. En realidad Jess nos est enseando a no confiar en el dinero. Y, sobre todo, a no hacerlo amo nuestro. Queda claro que toda persona muy ocupada con el dinero no tiene ojos para otra cosa y su empeo por el dinero terminar en avaricia. Y la avaricia es la ms despiadada de todas las enfermedades del alma. Yo dira incluso que ms que la soberbia. Es bastante cierto que con dinero se puede obtener todo. O por lo menos casi todo, pero s la mayora de las cosas que hay sobre la tierra. La eficacia del dinero sobrecoge. Pero obviamente el dinero como tal no es nada. El otro da lea yo en los peridicos que camellos, narcotraficantes al por menor, quemaban el dinero que tenan al ser detenidos para que no se lo confiscara la polica. Relativizaban el valor del dinero, desde luego. Pero preferan convertirlo en humo y cenizas que dejrselo a sus captores. Ello nos demuestra una cosa que, aunque la sabemos, nunca pensamos en ella, que el dinero convertido en humo y cenizas ya no vale nada. Consideramos al dinero como indestructible y lo ms poderoso del mundo. Pero no siempre lo es 5.- Servir a dos amos? En el fondo eso nos gustara. Es como jugar en las apuestas del hipdromo a ganador y colocado. El premio es menor que si dedicamos nuestro boleto al triunfador absoluto, pero algo se recibe y no se pierde todo. Algo es algo. Es como eso de poner una vela a Dios, y otra al diablo. Es como apostar por dos posibilidades completamente contrarias y contrapuestas. Pero la cosa es que si gana uno, ganamos nosotros; y si triunfa el otro, pues tambin. Pero eso es imposible. Y es imposible, incluso, an dentro de nosotros. Ni el mayor pragmatismo, ni el ms elevado cinismo, nos puede llevar a contentar ni en nuestro interior, ni fuera de l, a intereses completamente contrarios. Pero mientras dura el engao de que, en efecto, podemos servir a dos amos es cuando el agobio y la angustia ms hacen presa de nosotros. Todos, tal vez y en cuestiones menos drsticas, hemos sufrido los efectos negativos de una deseada doble pertenencia. O el

intento de confraternizar por igual con dos ideas o posiciones completamente contrarias. Siempre terminar prevaleciendo una sobre la otra. Y la que prevalece nos ir conquistando hasta olvidar o despreciar la anterior. Insisto todos, en algn momento, seguro que hemos sufrido con una cosa as, aun siendo en su origen de poca importancia. 6.- Jess de Nazaret a lo largo de estas enseanzas incluidas en el Sermn del Monte nos est mostrando un camino acertado para fundamentar nuestra vida terrena, nuestra vida de seres humanos de hoy mismo. Dichas enseanzas nos valdrn para vivir mejor y as satisfacer a Dios nuestro Padre. En realidad es lo que l hizo siempre. Como he manifestado en domingos anteriores merece la pena tomarse un descanso y ejercitar nuestro pensamiento en la enseanza de Jess. En ella hay respuestas para nuestra vida cotidiana. No son solamente consejos religiosos, marcan una forma de vida plena en la que, por supuesto, est incluida la religin que nos ensea a seguir al Maestro. Pero fundamentalmente a vivir con objetividad, sentido comn y paz.

LA HOMILA MS JOVEN

CADA VEZ CREO MENOS, PERO AMO MS Por Pedrojos Ynaraja Recuerdo muchas veces las clases de religin de mi quinto curso de bachillerato. Las pruebas de la existencia de Dios segn Aristteles, Descartes y Anselmo. Me ro pensando en ellas. No tengo categora intelectual para rehusarlas, pero veo que a los dems tampoco les convencen. Y es que un Dios existente pero indiferente, nos deja fros a la mayora. Lo que nuestro interior ansa con intensidad es un Ser que se meta en nuestro interior y nos ame con ternura e individualmente. Algo as es lo que convencera. Afortunadamente esto es lo que ocurre, si le dejamos acercarse. Pero constatarlo no es cosa de argumentos

y discusiones. Es experiencia. Un enamorado seguramente ignorar el nmero del carnet de identidad, los dibujos de la huella digital, no tendr ninguna fe de vida judicial, es decir, no poseer pruebas demostrativas de que existe aquel con el que quiere unir su vida. Ni las necesitar, seguramente me respondera. El amor que siente, el que da y recibe, es la mejor prueba. 2.- En este ambiente se mueven las lecturas del presente domingo. Isaas se refiere al amor materno. Recuerdo yo como si fuera ahora, el que me tuvo mi madre y todava influye en mi vida, como si ella estuviera a mi lado. As, pero mucho ms, es el del Seor. El nio no entiende porqu le llevan al colegio, porqu le administran una medicina o le insisten en que coma bien, se levante temprano o duerma. Se hace mayor y reconoce el valor que tena aquello que le molest y se siente agradecido y goza porque las normas de sus padres le enriquecieron. As, pero mucho ms, es el Seor. Limitan los progenitores las aportaciones que los nios piden para comprar chucheras y a veces la criatura llora y se siente infeliz. Llega un da que est contento de no haber sido un hombre mal criado. As, pero mucho ms es el Seor. 3.- Una de las cosas que ensean en familia es a saber escoger. Acadmicamente, el estudiante tambin tiene que inclinarse por ciencias o letras. Nadie puede contratarse laboralmente a dos empresas, no podra acudir al trabajo simultneamente, es evidente. Son ejemplos. En el terreno de lo trascendente ocurre algo semejante. Amar a Dios supone renunciar a mltiples apetencias. Pero vale la pena. --Cuando uno dispone de un capital y quiere que rinda, deber escoger donde depositarlo. No podr ingresarlo en dos entidades bancarias a la vez. --Escoger siempre es una aventura y eso es uno de los goces de la existencia humana. Al que le dan todo hecho y se apropia de ello sin esfuerzo, se vuelve ablico, aburrido y soso.

--Hay gente tan pobre tan pobre, que solo tiene dinero, deca aquel. Hay gente que no disponiendo de capital, es un artesano de su vida y llega a la madurez satisfecho de s mismo. --Hay gente que aceptando su vida como un proyecto de Dios, trabaja como sea, pero labora en algo provechoso para los dems, dejando que el Seor se preocupe de l y transcurre as su vida sin grades fracasos, sin derrotas insoportables. Sufriendo quebrantos, pero comprobando que Alguien cuida de l, que es su Amigo oculto, pero, a la postre, real, que es lo que importa. 4.- Miraba yo hoy la primera violeta que he visto este ao, luego los narcisos que florecen estos das, una minscula picarda que empezaba a trepar por la pared de la iglesia, pero que ya haba emitido el clamor de su existencia, abriendo una florecita. El viento los mece, la lluvia no es cosa de cada da, nadie abona estas plantas aun as, son preciosas. Las otras, las que se cultivan forzando sus procesos, o aprisionadas en terrenos bien calculados para que reciban diariamente la mxima radiacin solar, cuando las vemos, con frecuencia exclamamos: parecen de plstico. Reconocemos que por calculados que tengan sus ptalos y los colores conseguidos, carecen del encanto de la vida. Nunca se mustiarn, porque nunca han vivido. 5.- Tanto Pablo, que se dirige a los fieles de Corinto, como Jess, que nos habla a todos, nos advierte de un peligro muy actual, aunque en aquel tiempo no tuviera nombre especfico. Al examinarnos a nosotros mismos, lo hacemos, ms que con dureza, con orgullo. Y ocurre entonces que nos deprimimos. Al pensar en el maana a todos nos ocurre a veces que tememos enfermedades incurables, agobios insoportables, quiebras inquietantes. Se dice que hay gente que se muere, de miedo a morir. --El salmo 131 reza as: mi corazn no es ambicioso, ni mis ojos altaneros, --No pretendo grandezas que superen mi capacidad,

--Sino que acallo y modero mis deseos, como un nio en brazos de su madre. --No hay que ser un fresco caradura, pero tampoco un angustiado permanente. 6.- Preocupaos, mis queridos jvenes lectores, de las cosas del Maestro. Procurad que haya gente que le encuentre y reciba su Amor, que le consuele, que le oriente y le proteja y, mientras tanto, l se preocupar de vosotros mismos. El salmo me lo saba de memoria, pero para recomendroslo deba saber su nmero y he acudido a un programa donde he escrito la palabra corazn. El resultado ha sido que aparece en la Biblia 873, en consecuencia, me ha costado bastante encontrarlo. Os lo explico para que intuyis de que Dios nos habla la Biblia.