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Passopisciaro, Castiglione di Sicilia provincia di Catania, una lapide

commemorativa ricorda il passaggio di Ettore Majorana in questi luoghi


frequentati da lui bambino nelle calde estati siciliane trascorse nella villa di
campagna.
Ma chi era Ettore Majorana?
Quali sono i suoi misteri?

Penultimo di cinque fratelli, Ettore Majorana nacque a Catania il 5 agosto del


1906, in via Etnea 251 da Fabio Massimo (1875 - 1934), e Dorina Corso
(1876 - 1965).
Il padre si laureò giovanissimo a diciannove anni in Ingegneria e quindi in
Scienze fisiche e matematiche; egli era l'ultimo di cinque fratelli: Giuseppe,
giurista e deputato, nato nel 1863; Angelo, statista, 1865; Quirino, fisico,
1871; e Dante, giurista e rettore universitario, 1874.
Anche il nonno di Ettore (Salvatore Majorana-Calatabiano) si laureò
giovanissimo (a 19 anni in Ingegneria ed a 21 in Scienze fisiche e
matematiche). Fu professore di fisica sperimentale al Politecnico di Torino e
quindi all'Ateneo di Bologna (cattedra in cui successe al Righi), fu socio
dell'Accademia dei Lincei e Presidente della società italiana di Fisica, scoprì
la birifrangenza magnetica.

Ettore rivelò una precocissima attitudine per la matematica, svolgendo a


memoria calcoli complicati fin dall'età di 5 anni. Alla sua educazione
sopraintese (sino a circa nove anni) il padre. Successivamente, quando la
famiglia si trasferì a Roma, dal 1921 Ettore frequentò il collegio "Massimiliano
Massimo" dei Gesuiti in Roma: qui terminò il ginnasio in quattro anni, e
frequentò come esterno il primo e secondo liceo classico. Frequentò il terzo
liceo classico presso l'istituto statale Torquato Tasso, e nella sessione estiva
del 1923 conseguì la maturità classica.
Gli altri fratelli di Ettore erano: Rosina, Salvatore, dottore in legge e studioso
di filosofia; Luciano, ingegnere civile, specializzato in costruzioni
aeronautiche e che si dedicò alla progettazione e costruzione di strumenti per
l'astronomia ottica; Maria, diplomata a pieni voti in pianoforte al Conservatorio
di Santa Cecilia. Terminati gli studi liceali si iscrisse, forse per seguire le
orme degli avi, alla facoltà d'Ingegneria. Fra i suoi compagni di corso c'erano
il fratello Luciano, Emilio Segrè, Enrico Volterra.
Emilio Segrè al quarto anno di studi d'ingegneria decise di passare a Fisica: a
questa scelta, che in lui maturava da tempo, non erano stati estranei gli
incontri avuti (estate del 1927) con Franco Rasetti ed Enrico Fermi (allora
ventiseienne) e da poco nominato professore ordinario di Fisica teorica
all'Università di Roma creata in quel periodo da Orso Mario Corbino: per la
cronaca si annota che, della commissione che assegnò la cattedra a Fermi,
era membro Quirino Majorana.
Segrè riuscì a convincere Majorana a passare alla facoltà di Fisica, ed il
passaggio avvenne dopo un incontro con Fermi.

Ecco il resoconto che Amaldi fa di quell'incontro:


(...) Egli venne all'Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè
nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che
io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un'andatura
timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione
scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti:
nell'insieme, l'aspetto di un saraceno.

Fermi lavorava allora al modello statistico dell'atomo che prese in seguito il


nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche
in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello,
mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in
particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto
potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver
chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e
le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo
all'Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun
preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posto sotto gli occhi per
pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un
fogliolino su cui era scritta un'analoga tabella da lui calcolata a casa nelle
ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in
pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito
dallo studio, se ne andò dall'Istituto. (...) Majorana era quindi tornato non per
verificare se andava bene la tabella da lui calcolata nelle ultime 24 ore, bensì
per verificare se fosse esatta quella di Fermi.
Comunque, superata Fermi la prova, Majorana passò a Fisica e iniziò a
frequentare l'Istituto di Via Panisperna: regolarmente fino alla laurea, meno
dopo. Si laureò, con il voto di 110/110 e lode, il 6 luglio 1929, relatore Enrico
Fermi, presentando una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi. In quel
periodo effettuò diversi studi alcuni dei quali confluirono in diversi articoli su
argomenti di spettroscopia e su un articolo sulla descrizione di particelle con
spin arbitrario. Effettuò anche brevi studi su moltissimi argomenti che
spaziavano dalla fisica terrestre all'Ingegneria Elettrica, alla termodinamica,
allo studio di alcune reazioni nucleari non molto diverse da quelle che sono
alla base della bomba atomica. Questi lavori confluirono in una serie di
manoscritti, i " Quaderni " e i " Volumetti " custoditi alla Domus Galileiana di
Pisa e recentemente pubblicati, o in corso di pubblicazione, a cura di Recami
e di Esposito (vedi Bibliografia)

Il soggiorno tedesco

Si lasciò comunque convincere ad andare all'estero (Lipsia e Copenaghen) e


gli fu assegnata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche una sovvenzione per
tale viaggio che ebbe inizio alla fine di gennaio del 1933 e durò circa sei
mesi. L'incontro con Heisenberg fu proficuo, tanto che questi riuscì lì dove
Fermi e gli altri avevano fallito, far pubblicare "qualcosa" a Majorana.

Pubblicò infatti Über die Kerntheorie, in Zeitschrift für Physik.

Abbiamo alcune sue lettere del periodo tedesco. Il 20 gennaio, in una lettera
alla madre scrive:

(...) All'Istituto di Fisica mi hanno accolto molto cordialmente. Ho avuto una


lunga conversazione con Heisenberg che è persona straordinariamente
cortese e simpatica (...)

In una lettera al padre, il 18 febbraio, scrive:

(...) ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che ad Heisenberg è


piaciuto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria (...)

Nel viaggio fatto all'estero fu colpito dall'organizzazione tedesca. Ed ecco


come illustra nella medesima lettera alla madre la rivoluzione nazista:

(...) Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la


rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie
centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale.
Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La
persecuzione ebraica riempie di allegrezza (sic!) la maggioranza ariana. Il
numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica ed in
molte private, in seguito all'espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo
spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per
cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati (sic!);
gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra.
Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di
Ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza.
In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del
regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso
l'opera del governo risponde ad una necessità storica: far posto alla nuova
generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica (...)
Non è dato sapere se i suoi più intimi collaboratori conoscessero le sue
impressioni e le sue idee sulla Germania nazista: è certo comunque che a
Fermi (la cui moglie era ebrea) tali idee e concezioni non dovessero fare
grande piacere e certo pure è (vedi in proposito l'ottimo libro di Recami su
Majorana) che Segrè (ebreo anch'egli) rimase stizzito da una analoga sua
lettera. Tuttavia non si può affermare che Majorana fosse un filo-nazista. In
un'altra lettera spedita a Giovanni Gentile jr. parla di stupida teoria della razza
ma soprattutto nell'ultimo suo articolo pubblicato esprime sia pure in modo
indiretto un'opinione positiva del libero arbitrio, opinione incompatibile con il
nazismo.
Successivamente si recò a Copenaghen dove conobbe Niels Bohr. La
frequentazione con Bohr lo portò a conoscere altri fisici importanti dell'epoca
tra i quali C. Møller, Arthur H. Rosenfeld ed a frequentare George Placzek
che già da qualche tempo conosceva.
Si recò sempre più saltuariamente all'Istituto di Fisica. Sovente se ne stava a
casa, non riceveva alcuno e respingeva la corrispondenza scrivendoci di
proprio pugno si respinge per morte del destinatario. Curava anche poco
l'aspetto fisico e si era lasciato crescere barba e capelli. Ma quello che è
certo è che non cessava di studiare: i suoi studi si erano ampliati. Questo è il
periodo più oscuro della sua vita: non si sa quale fosse la materia dei suoi
studi anche se qualcosa si può dedurre dalle sue lettere in particolare da una
fitta corrispondenza con lo zio Quirino, noto fisico sperimentale, che stava
studiando la fotoconducibilità di lamine metalliche. È emerso
recentemente[citazione necessaria] che Majorana aveva proposto come
libero docente alcuni corsi su argomenti di fisica teorica

Ecco il ritratto che ne dà, in quel periodo, Laura Fermi:

Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e


chiuso in sé. La mattina, nell'andare in tram all'Istituto, si metteva a pensare
con la fronte accigliata. Gli veniva in mente una idea nuova, o la soluzione di
un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano
sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un
pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal
tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri
e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all'Istituto cercava di Fermi o di
Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.

Ed ancora:

Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi


saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per
qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita
dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni.
Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico
che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore,
era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si
parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest'ultimo si
assunse la responsabilità di provare l'innocenza dello zio. Con grande
risolutezza si occupò personalmente del processo, trattò con gli avvocati,
curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua,
le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una
persona sensibile quale era Ettore.

Nel 1937 Ettore Majorana fu nominato professore di Fisica teorica


all'Università di Napoli, dove si legò d'amicizia con Antonio Carrelli,
professore di Fisica sperimentale presso lo stesso Istituto di Fisica.

Anche a Napoli Majorana condusse una vita estremamente ritirata con i suoi
malanni che gli davano fastidio e che si ripercuotevano inevitabilmente sul
suo carattere e sul suo umore.

La misteriosa scomparsa

La sera del 25 marzo 1938 Ettore Majorana partì da Napoli con un piroscafo
della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si fermò un paio di giorni: il
viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano
invitato a prendersi un periodo di riposo.

Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva:

Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in
essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia
improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo
ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la
sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi... Ti prego
anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare
nel tuo Istituto...; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle
undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.

Ai familiari aveva invece scritto:

Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi


all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto.
Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di


non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva
precedentemente inviato.

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera:

Palermo, 26 marzo 1938 - XVI


Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha
rifiutato e ritornerò domani all'albergo Bologna, viaggiando forse con questo
stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi
prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua
disposizione per ulteriori dettagli.

Ma Ettore non comparve più.

Iniziarono le ricerche. Del caso si interessò, dietro pressioni di Fermi, lo


stesso Mussolini; fu anche proposta una ricompensa (30.000 lire) per chi ne
desse notizie, ma non si seppe mai più nulla di lui, almeno non in modo
inequivocabile.

Il professor Vittorio Strazzeri dell'Università di Palermo asserì di averlo visto a


bordo alle prime luci dell'alba del 27 marzo mentre il piroscafo sul quale era
imbarcato si accingeva ad attraccare a Napoli (in realtà egli condivise la
cuccetta con un giovane viaggiatore che, secondo la descrizione,
corrispondeva a Majorana, da lui mai conosciuto personalmente). Un
marinaio asserì di averlo scorto, dopo aver doppiato Capri, non molto prima
che il piroscafo attraccasse, e la società Tirrenia, anche se l'episodio non fu
mai confermato, asserì che il biglietto di Majorana era tra quelli testimonianti
lo sbarco. Anche un'infermiera che lo conosceva sostenne di averlo visto, in
questo caso nei primi giorni dell'aprile 1938, mentre camminava per strada a
Napoli.

Ma non fu mai trovata nessuna traccia documentata della sua destinazione e


le ricerche in mare non diedero alcun esito.

Le indagini furono condotte per circa tre mesi e si estesero ad un convento di


Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per
chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo
scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia seguì anche una pista che
sembrava portare al Convento di S.Pasquale di Portici, ma alle domande
rivoltegli il padre guardiano rispose con un enigmatico: "Perché volete sapere
dov'è? L'importante è che egli sia felice".
Ci fu una ridda di ipotesi, di indizi, ma non si ebbero mai certezze sulla sorte
di Majorana: va comunque notato che nelle sue lettere egli non parla mai di
suicidio, ma solo di scomparsa, ed era persona attenta alle parole.
L'unica certezza tra tante supposizioni consiste nel non indifferente prelievo
di una considerevole somma di denaro (alcuni stipendi arretrati) che
Majorana fece prima di far perdere le sue tracce, l'equivalente di circa 10 mila
dollari attuali, oltre che della sparizione del suo passaporto. Anche questo
fatto, unito alla razionalità della mente di Majorana, rende poco probabile
l'ipotesi del suicidio.
Amaldi nel suo Ricordo scrisse che egli aveva saputo trovare in modo
mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma che aveva cercato
invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga
più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza
degli uomini.
Il giorno prima di salpare da Napoli consegnò alla studentessa Gilda
Senatore una cartella di materiale scientifico: questi documenti furono
mostrati anni dopo al marito di questa, anch'esso fisico. Questi ne parlò con
Carrelli che ne parlò con il rettore che li volle: dopo di che le carte si persero.
I contributi di Majorana alla fisica
Gli studi di Majorana diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della
fisica moderna e affrontarono in modo originale molte questioni: nella sua
prima fase pubblicò i suoi studi riguardanti problemi di spettroscopia atomica,
la teoria del legame chimico (dove dimostrò la sua conoscenza approfondita
del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza), il calcolo della
probabilità di ribaltamento dello spin (spin-flip) degli atomi di un raggio di
vapore polarizzato quando questo si muove in un campo magnetico
rapidamente variabile. Il maggior contributo scientifico di Ettore Majorana è
tuttavia rappresentato dalla seconda fase della sua produzione, la quale,
comprende tre lavori: il lavoro sulle forze nucleari oggi dette alla Majorana, il
lavoro sulle particelle di momento intrinseco arbitrario e il lavoro sulla teoria
simmetrica dell'elettrone e del positrone, famosa è anche l'equazione di
Majorana.
Ad ulteriore riprova del genio anticipatore dello studioso, vale la pena riferire
questo aneddoto: nel giugno 2006, quasi casualmente, Fabio Majorana, figlio
del fratello di Ettore, Luciano, trova un documento che suo padre depositò
presso un notaio nel 1938. In questo documento - curiosamente depositato
appunto presso un notaio - si fa menzione ad alcuni studi, del 1933,
particolarmente avanzati sui conduttori magnetici e su altri argomenti (quali la
materia e l'antimateria) che, secondo le parole di Luciano, parrebbero oggetto
di fantascienza se non fosse che Ettore mai ha scritto nulla che non fosse
materia di razionalità scientifica: ciò testimonia la capacità di Majorana di
anticipare di alcuni decenni scoperte degli anni sessanta.[citazione
necessaria]

Le ipotesi sulla scomparsa

Le ipotesi relative alla scomparsa di Ettore Majorana seguono soprattutto tre


filoni: quello tedesco, quello argentino, quello monastico, il più
accreditato.[citazione necessaria]

La via tedesca assume che egli sarebbe tornato in Germania per mettere a
disposizione le sue conoscenze e le sue intuizioni.
La via argentina si basa su presunte tracce di una sua presenza a Buenos
Aires, specie intorno agli anni '60: la madre di Tullio Magliotti riferì di aver
sentito parlare di lui dal figlio; la moglie di Carlos Rivera raccontò di un
presumibile avvistamento del Majorana all'Hotel Continental; un ex ispettore
di polizia ha riconosciuto in un'immagine di Majorana l'italiano che incontrò a
Buenos Aires in quegli anni. Questi particolari sono stati raccolti ancora
recentemente dalla trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, che sulla pista
argentina sta facendo ancora indagini.

La terza via, sposata soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo famoso libro
La scomparsa di Majorana, assume che egli si sarebbe rinchiuso in un
monastero, per sfuggire a tutto e a tutti, dal momento che non sopportava la
vita sociale.

Esiste, per la verità, un'altra ipotesi, quella emersa intorno agli anni Settanta
che dava Majorana in Sicilia: sarebbe stato lui, il fisico eccellente, che errava
per la Sicilia come un nomade.

In realtà esistono degli elementi a sostegno di quest' improbabile ipotesi. Un


certo Tommaso Lipari girava per le strade di Mazara del Vallo, dove trovò la
morte il 9 luglio del 1973. Si trattava di un barbone particolare, dotato di una
brillante conoscenza delle materie scientifiche che lo portava a risolvere i
compiti degli scolari che incontrava, ma questo non significa che fosse
Majorana.
Un abitante del paese, Armando Romeo, disse che il Lipari gli aveva
mostrato una cicatrice sulla mano destra, tipica del Majorana; inoltre usava
un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, ovvero la data di nascita del
fisico.
Infine, al funerale di Lipari parteciparono tante persone, troppe per quello che
è di solito l'estremo saluto ad un clochard; suonò la banda del paese;
qualcuno narra perfino di persone, non siciliane, intervenute apposta che
seguivano da lontano l'evento, come se sapessero qualcosa.
Sul caso Lipari intervenne anche l'allora procuratore di Marsala, Paolo
Borsellino: nel 1948 un certo Tommaso Lipari era stato rilasciato dalla galera
(dove era finito per un piccolo reato), ed era cosi possibile confrontare la sua
firma con quella del clochard, rinvenendo una tale somiglianza tra loro che
Borsellino si sentì di concludere che appartenessero alla stessa persona,
escludendo di fatto un'ipotesi-Majorana.
Su tale ipotesi tornò anche la trasmissione televisiva Chi l'ha visto?, a partire
dall'autunno 1996, ma non vennero trovati nuovi elementi a sostegno di tale
pista.
Resterebbe comunque, almeno in via teorica, un'ultima ipotesi, quella del
suicidio, ma questa è apparsa poco fondata a causa di alcuni elementi - già
citati - così riassumibili:
* Majorana nei suoi biglietti di commiato non parla mai di suicidio
* in mare non fu ritrovato nulla
* un suicida non ritirerebbe una somma notevole in banca prima di
suicidarsi, si tratterebbe di comportamento troppo irrazionale, specie per una
mente come quella di Majorana
* Majorana sarebbe stato avvistato e riconosciuto a Napoli giorni dopo la
scomparsa.

Nel 1959 lo stesso fratello Luciano rilasciò un'intervista a un giornale per


escludere l'ipotesi del suicidio, che era stata ventilata da Emilio Segrè.
La soluzione più fondata è che Majorana abbia deciso di scomparire, anche
se non si sa dove e soprattutto perché. Si può ipotizzare che l'ambiente di
Napoli gli stesse stretto.
Per quanto a quell'ambiente si debba essere grati, perché al suo soggiorno
napoletano dobbiamo i Volumetti (custoditi presso la Domus galilaeana di
Pisa), tuttavia Majorana, ancora una volta si trovò lì soltanto come un
solitario, e per di più incompreso (non un isolato) e non era nemmeno portato
per l'insegnamento.
La via monastica si riallaccia alla gioventù di Ettore, che aveva frequentato
l'Istituto Massimiliano Massimo dei Gesuiti a Roma. Un possibile legame con
il passato che si fa vivo, una parte della sua giovinezza. Inoltre, come
abbiamo visto, su questa pista si erano anche indirizzate le ricerche della
stessa famiglia, la quale scrisse al papa Pacelli, promettendo di non voler
affatto interferire sulle scelte eventualmente maturate da Ettore, al solo scopo
di sapere dal Vaticano semplicemente se egli fosse vivo: ma nessuna
risposta, di alcun segno, venne mai fornita. È questa comunque la via scelta
da Leonardo Sciascia nel suo famoso libro La scomparsa di Majorana, nel
quale lo scrittore siciliano assume che egli si sarebbe rinchiuso in un
monastero. E a distanza di tanti anni, la cognata Annunziata, nel corso della
puntata di "Chi l'ha visto?" andata in onda il 10 luglio 2006, ha annunciato di
voler reiterare la vecchia richiesta di notizie al Vaticano.

Pista fiorentina.

Opere

1. Sullo sdoppiamento dei termini Roentgen ottici a causa dell'elettrone


rotante e sulla intensità delle righe del Cesio, in collaborazione con Giovanni
Gentile Jr.: Rendiconti Accademia Lincei, vol.8, pp.229-233 (1928);
2. Ricerca di un'espressione generale delle correzioni di Rydberg, valevole
per atomi neutri o ionizzati positivamente: Nuovo Cimento, vol. 6, pp.XIV-XVI
(1929);
3. Sulla formazione dello ione molecolare di He: Nuovo Cimento, vol.8,
pp.22-28 (1931);
4. I presunti termini anomali dell'Elio: Nuovo Cimento, vol.8, pp.78-83
(1931);
5. Reazione pseudopolare fra atomi di Idrogeno: Rendiconti Accademia
Lincei, vol.13, pp.58-61 (1931);
6. Teoria dei tripletti P' incompleti: Nuovo Cimento, vol.8, pp.107-113
(1931);
7. Atomi orientati in campo magnetico variabile: Nuovo Cimento, vol.9,
pp.43-50 (1932);
8. Teoria relativistica di particelle con momento intrinseco arbitrario: Nuovo
Cimento, vol.9, pp.335-344 (1932);
9. Ueber die Kerntheorie: Zeitschrift für Physik, vol.82, pp. 137-145 (1933);
[edizione italiana] Sulla teoria dei nuclei: La Ricerca Scientifica, vol.4 (1),
pp.559-565 (1933);
10. Teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone: Nuovo Cimento, vol.14,
pp.171-184 (1937);
11. Il valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali
(pubblicazione postuma, a cura di G. Gentile Jr.): Scientia, vol.36, pp.55-66
(1942).

Bibliografia

* Edoardo Amaldi. La Vita e l'Opera di E. Majorana. Roma, Accademia dei


Lincei, 1966
* Carlo Artemi, Il Piano Majorana. Una fuga perfetta, Di Rocco Editore
* M. Baldo, R. Mignani e E. Recami. Catalogo dei manoscritti scientifici
inediti di E. Majorana. In B. Preziosi (a cura di). Ettore Majorana. Lezioni
all'Universita di Napoli. Napoli, Bibliopolis, 1987
* Umberto Bartocci, "La scomparsa di Ettore Majorana: un affare di stato?",
Ed. Andromeda, Bologna, 1999
* Salvo Bella, "Rivelazioni sulla scomparsa di uno scienziato: Ettore
Majorana", Ed. Italia Letteraria, Milano, 1975
* Luisa Bonolis. Majorana. Il genio scomparso. Le Scienze, 2002
* Sergio Campailla. Controcodice - Partita a scacchi con Ettore Majorana
* Leandro Castellani. Dossier Majorana. Milano, Fratelli Fabbri Editori,
1974
* A. De Gregorio e S. Esposito. Enrico Fermi e Ettore Majorana. Continuità
e rinnovamento nell’insegnamento della fisica teorica. www.arXiv.org :
physics 0602008
* S. Esposito e E. Recami (a cura di). Appunti inediti di Fisica teorica,
Zanichelli, 2006
* S.M. Giacomuzzi, G. Holzmueller, G. Huemer. Ettore Majorana (1906-
1938). Eine Bestandaufnahme 64 Jahre nach seinem Verschwinden.
Berichte zur Wissenschaftsgeschichte. 25, 2002, pp. 137-148
* Ignazio Licata. Majorana Centenary - Majorana Legacy in Contemporary
Physics. Di Renzo Editore, 2006
* Oreste Mottola. I paesi delle ombre - Edizioni Magna Graecia [2007]
* Erasmo Recami. Ricordo di E. Majorana a sessant'anni dalla sua
scomparsa: l'opera edita ed inedita. Quaderni di Storia della Fisica (del
Giornale di Fisica), Bologna, S.I.F., 5, 1999, pp. 19-68
* Erasmo Recami. Il Caso Majorana. Di Renzo Editore
* Bruno Russo. Ettore Majorana. Un giorno di marzo. Palermo, Flaccovio,
1997
* Leonardo Sciascia. La scomparsa di Majorana. Einaudi, 1975
* Valerio Tonini, "Il taccuino incompiuto - Vita segreta di Ettore Majorana",
Armando Ed., Roma, 1984
* Ettore Majorana: Man and Scientist. In Antonino Zichichi (a cura di).
Strong and Weak Interactions. Present problems. New York, Academic
Press, 1966