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Archive All Download Newest Filosofia della matematica - Wikipedia it.wikipedia.org Solo con lo zaino colmo di filosofia posso scalare l'enorme montagna della matematica. (Ludwig Wittgenstein) La filosofia della matematica la branca della filosofia che cerca di dare risposta a domande quali: "perch la matematica utile nella descrizione della natura?", "in quale senso, qualora se ne trova uno, le entit matematiche (in particolare i numeri) esistono?" "perch e in che modo gli enunciati matematici sono veri?". In questo articolo sono presentati i vari approcci che vengono seguiti per rispondere a questioni come le precedenti. Alcuni filosofi della matematica considerano come loro compito quello di rendere conto della matematica e della pratica della matematica cos come si presentano, fornendo una loro interpretazione piuttosto che una loro critica. D'altra parte le critiche possono avere ramificazioni importanti per la pratica della matematica e quindi la filosofia della matematica pu presentare un interesse diretto per il lavoro del matematico. Questo vale in particolare per i nuovi settori nei quali il processo della revisione paritaria delle

dimostrazioni matematiche non ha ancora carattere consolidato rendendo rilevante la probabilit che sfugga qualche errore. Si possono contenere questi errori capendo in quali situazioni risulta pi probabile incorrano. Questa considerata una delle principali preoccupazioni della filosofia della matematica. Pi recentemente alcuni suoi studiosi hanno anche cercato di collegare la matematica agli interessi generali della filosofia, in particolare all'epistemologia e all'etica. Queste tendenze sono trattate alla fine di questo articolo. Nella filosofia della matematica si individuano parecchie scuole o tendenze, che primariamente si impegnano su questioni di metafisica come quelle relative ai due seguenti interrogativi collegati ma logicamente distinti: "Perch la matematica funziona?" e "Per quale ragione la matematica spiega cos bene il mondo fisico come noi lo vediamo?" All'inizio del XX secolo sono sorte tre scuole, intuizionismo, logicismo e formalismo, per rispondere alla crescente e diffusa consapevolezza che la matematica (come era allora configurata), e in particolare l'analisi, non era all'altezza degli standard di certezza e rigore che erano stati proclamati poco giustificatamente. Ciascuna delle tre scuole si rivolge ai temi che vengono alla ribalta in quel periodo, o per cercare di risolverli, o per dichiarare che la matematica non merita lo status di conoscenza pi degna di fede. Con lo svanire della fiducia nella certezza, l'originario problema dei fondamenti nella matematica ("quale branca della matematica quella dalla quale derivano tutte le altre?") viene modificandosi in una esplorazione aperta dei fondamenti della matematica e della

dipendenza condivisa con certi concetti centrali come l'ordine, per giungere alla fine al sottocampo della metamatematica che si presenta semplicemente come "matematica utile per costruire una metafisica di carattere aperto riguardante la matematica". Nelle tre sezioni che seguono vengono presentate separatamente le tre scuole e i loro presupposti.

Il realismo matematico sostiene che le entit matematiche esistono indipendentemente dalla mente umana. Quindi gli umani non inventano la matematica, ma piuttosto la scoprono, e ogni altro essere intelligente dell'universo presumibilmente farebbe lo stesso. Per questa posizione spesso si usa il termine platonismo in quanto essa si avvicina molto al credere di Platone in un "mondo delle idee", una realt superiore immutabile che il mondo che ci si presenta quotidianamente pu approssimare solo imperfettamente. Probabilmente la concezione di Platone deriva da Pitagora e dai suoi seguaci, i pitagorici, che pensavano che il mondo fosse, letteralmente, fatto di numeri. Questa idea pu avere origini ancor pi

antiche che ci sono sostanzialmente sconosciute. Molti matematici militanti sono realisti per quanto riguarda la matematica e si vedono come degli scopritori. Due esempi famosi sono Paul Erds e Kurt Gdel. Sono state suggerite motivazioni psicologiche per questa preferenza: sembra molto duro impegnarsi per lunghi periodi in investigazioni sopra entit nella cui esistenza non si crede con una certa fermezza. Gdel credeva in una realt matematica obiettiva che potrebbe essere percepita in un modo analogo alla percezione dei sensi. Certi principi (ad es., per ogni due oggetti matematici, esiste una collezione di oggetti costituita precisamente da quei due oggetti) potrebbero essere direttamente considerati come veri, ma alcune congetture, come l'ipotesi del continuo, potrebbero dimostrarsi indecidibili proprio sulla base di tali principi. Gdel suggerisce che si potrebbe usare una metodologia quasi empirica per fornire una evidenza sufficiente a renderci capaci di assumere ragionevolmente una tale congettura. Il maggiore problema che incontra il realismo matematico pu formularsi con le seguenti richieste: "Dove e come precisamente esistono le entit matematiche? Esiste un mondo completamente separato dal nostro mondo fisico che occupato dalle entit matematiche? Come si pu accedere a questo mondo separato e scoprire le verit relative alle entit matematiche?" Le risposte di Gdel e di Platone a ciascuna di queste questioni sono oggetto di molte critiche. Un'importante argomentazione a favore del realismo matematico, formulata da W. V. Quine e Hilary Putnam, detto Argomento di indispensabilit: la matematica indispensabile per tutte le scienze empiriche, e se vogliamo credere nella realt dei fenomeni descritti dalle

scienze, dobbiamo credere anche nella realt delle entit richieste per la loro descrizione. Secondo le posizioni filosofiche generali di Quine e Putnam, questo un argomento naturalistico. Esso sostiene l'esistenza delle entit matematiche come la migliore spiegazione per l'esperienza, spogliando in tal modo la matematica di parte del suo status epistemico. Gran parte delle forme di logicismo (v. qui di seguito) sono forme di realismo matematico. Per una filosofia della matematica che cerca di colmare alcune delle insufficienze degli approcci di Quine e Gdel mantenendo alcuni aspetti di ciascuno dei due si veda l'opera di Maddy dal titolo Realismo in matematica. L'intuizionismo il classico esempio di filosofia antirealista della matematica. Putnam ha aspramente rifiutato il termine "platonista" in quanto implica una ontologia di copertura specifica che non risulta necessaria per la pratica della matematica in alcun senso reale. Egli ha sostenuto una forma di "realismo puro" che respinge nozioni mistiche di verit e accetta molto quasi empirismo in matematica. Putnam ha contribuito a coniare il termine "realismo puro" (vedi oltre). Un esempio di teoria che abbraccia il realismo e respinge il platonismo la teoria della mente incorporata (vedi oltre). Il formalismo sostiene che gli enunciati matematici possono essere pensati come affermazioni intorno alle conseguenze di certe regole di manipolazione di stringhe. Per esempio la geometria euclidea viene considerata come un "gioco" che si basa sopra alcune stringhe chiamate "assiomi" e alcune "regole di inferenza" e consiste nel generare nuove stringhe dalle stringhe date mediante le regole; in tale gioco si pu dimostrare il teorema di

Pitagora, cio si riesce a generare una stringa che corrisponde al suo enunciato. Secondo alcune versioni del formalismo, la materia soggetto della matematica data, letteralmente, dagli stessi simboli scritti. Dunque ogni gioco del genere precedente ugualmente accettabile e in matematica si possono solo giocare questi giochi, non dimostrare loro propriet. Sfortunatamente, questo atteggiamento non risolve i problemi epistemici (Cosa sono i simboli? Esistono in qualche mondo eterno e immutabile?), non spiega la utilit della matematica e rende la matematica un'attivit marcatamente spuria. Questa versione del formalismo non ampiamente accettata. Una seconda versione del formalismo viene spesso chiamata deduttivismo. Nel deduttivismo il teorema di Pitagora non una verit assoluta, ma una relativa: se si assegna un significato alle stringhe tale che le regole del gioco diventano vere (cio si assegnano agli assiomi affermazioni vere e se le regole di inferenza conservano la verit), allora si deve accettare il teorema, o piuttosto, la interpretazione che gli si data deve essere un'affermazione vera. Lo stesso si sostiene essere vero per tutti gli altri enunciati matematici. Quindi questo formalismo non deve significare che la matematica niente di pi di un gioco simbolico senza significato. In genere si spera che esista qualche interpretazione nella quale le regole del gioco abbiano valore. Ma questo consente al matematico al lavoro di continuare nella sua opera e di demandare questi problemi al filosofo o allo scienziato che di essi si vuole occupare. Molti formalisti direbbero che in pratica i sistemi di assiomi da studiare saranno suggeriti dalle richieste della scienza o da altre aree della stessa matematica.

Il maggiore dei primi proponenti del formalismo fu David Hilbert, il cui progetto (programma di Hilbert) era una completa e consistente assiomatizzazione di tutta la matematica. ("Consistente" qui significa che dal sistema non si pu derivare alcuna contraddizione.) Hilbert intendeva mostrare la consistenza dei sistemi matematici a partire dall'assunzione che fosse consistente la cosiddetta "aritmetica finitaria", un sottosistema della usuale aritmetica degli interi naturali, scelta in quanto non soggetta a controversie filosofiche. Il programma di Hilbert ha ricevuto un colpo mortale dal secondo teorema di incompletezza di Gdel, il quale stabilisce che ogni sistema di assiomi sufficientemente espressivo non pu mai dimostrare la propria consistenza. Dato che ciascuno di questi assiomi conterrebbe l'aritmetica finitaria, il teorema di Gdel implica che sarebbe impossibile dimostrare la consistenza del sistema a partire da quella dell'aritmetica finitaria (in quanto di conseguenza riuscirebbe a dimostrare la propria consistenza, cosa che Gdel ha dimostrato essere impossibile). Hilbert inizialmente fu un deduttivista, ma, come pu essere chiaro da quanto sopra, egli

riteneva che certi metodi metamatematici conducono a risultati intrinsecamente significativi ed era realista nei confronti della aritmetica finitaria. Pi tardi si convinse che non ci fosse alcuna altra matematica significativa, quale che fosse l'interpretazione. I formalisti pi moderni, come Rudolf Carnap, Alfred Tarski e Haskell Curry, hanno considerato la matematica la investigazione dei sistemi formali di assiomi. I cultori della logica matematica studiano i sistemi formali ma sono in ugual numero platonisti e formalisti. I formalisti in genere sono molto tolleranti e invitanti verso nuovi approcci alla logica, i sistemi numerici non-standard, le nuove teorie degli insiemi ecc. Tanti pi giochi di deduzione studiamo, tanto meglio. Tuttavia per tutti i tre esempi citati la motivazione tratta dalla matematica esistente o da preoccupazioni filosofiche. I "giochi" che si studiano approfonditamente non sono mai scelti ad arbitrio. Il maggiore problema che incontra il formalismo sta nel fatto che le idee matematiche delle quali si occupano effettivamente i matematici (ad esclusione di alcuni specialisti), sono ben distanti dai dettagli dei giochi di manipolazioni di stringhe invocati all'inizio di questa posizione filosofica. Anche se le dimostrazioni pubblicate (quando sono corrette) in linea di principio potrebbero essere formulate in termini di successioni di stringhe via via inferite, le regole di inferenza certamente non hanno un ruolo sostanziale nella creazione iniziale di queste dimostrazioni. Il formalismo inoltre non si pronuncia sulla questione di quali sistemi di assiomi si dovrebbero studiare. Il logicismo sostiene che la logica sia il giusto fondamento della matematica e che tutti gli

enunciati matematici siano verit logiche. Ad esempio l'affermazione "Se Socrate umano e ogni umano mortale, allora Socrate mortale" una verit necessariamente logica. Per un logicista tutti gli enunciati matematici sono precisamente di questo genere; essi sono verit analitiche o tautologie. Il logicismo stato fondato da Gottlob Frege. Nella sua opera seminale Die Grundgesetze der Arithmetik (Le leggi fondamentali dell'aritmetica) costruisce l'aritmetica da un sistema logico che comprendeva la cosiddetta V legge di base: "Dati i concetti F e G, l'estensione di F coincide con l'estensione di G se e solo se per tutti gli oggetti a, Fa se e solo se Ga". Frege assunse che questo principio fosse accettabile come parte della logica. Ma la costruzione di Frege presentava delle pecche. Bertrand Russell ha scoperto, in relazione al paradosso di Russell, che la V legge di base inconsistente. Frege dopo questo rilievo ha abbandonato il suo programma logicista; questo per stato proseguito da Russell e Alfred North Whitehead. Essi hanno attribuito al paradosso una "circolarit viziosa" e per trattare situazioni di questo genere hanno costruito una elaborata teoria dei tipi ramificati. In questo sistema essi sono riusciti a costruire gran parte della matematica del loro tempo ma in una forma lontana dalla usuale ed eccessivamente complessa; ad esempio i numeri sono entit diverse per ogni tipo e quindi esistono numeri di infiniti tipi. Inoltre Russel e Whitehead per riuscire a sistemare una parte estesa della matematica hanno dovuto raggiungere vari compromessi, come l'adozione di un "assioma di riducibilit", quando anche Russell riconosceva che tale assioma non appartiene realmente alla logica. Gli odierni sostenitori del logicismo sono tornati a un programma pi vicino a quello di

Frege. Hanno abbandonato la V legge di base in favore di principi di astrazione come il principio di Hume: "Il numero di oggetti che cadono sotto il dominio di F uguaglia il numero di quelli che cadono sotto il dominio di G se e solo se l'estensione di F e quella di G possono essere poste in corrispondenza biunivoca". La V legge di base era stata necessaria a Frege per riuscire a dare una definizione esplicita dei numeri, ma tutte le loro propriet si possono derivare dal principio di Hume. Questo non sarebbe stato sufficiente per Frege in quanto (per parafrasarlo) esso non esclude la possibilit che sia Giulio Cesare = 2. Queste scuole asseriscono che solo le entit matematiche che possono essere costruite esplicitamente hanno diritto di essere considerate esistenti e solo esse dovrebbero essere oggetto del discorso matematico. Una tipica citazione in questo senso viene da Leopold Kronecker: "I numeri naturali provengono da Dio, tutto il resto opera dell'uomo". Il maggiore sostenitore dell'intuizionismo fu L.E.J. Brouwer, che ha proposto una nuova logica differente dalla classica logica aristotelica; questa logica intuizionistica non contiene il principio del terzo escluso e quindi rifiuta la dimostrazione per assurdo. Anche l'assioma della scelta viene rifiutato. Per questa posizione filosofica stato importante il lavoro svolto dagli anni 1960 fino al 1985 da Errett Bishop finalizzato alla stesura delle versioni dei pi importanti teoremi dell'analisi reale ammissibili nel quadro dell'intuizionismo. Una critica rivolta all'intuizionismo riguarda il fatto che il termine "costruzione esplicita" non viene definito in modo del tutto chiaro. Sono stati fatti tentativi di eliminazione di questa mancanza utilizzando i concetti di macchina di Turing o di funzione ricorsiva, giungendo a

sostenere che per la matematica sono significative e degne di investigazione solo le questioni riguardanti il comportamento degli algoritmi finiti. Questo ha condotto allo studio dei numeri computabili, entit introdotte da Alan Turing. Queste teorie sostengono che il pensiero matematico un prodotto naturale dell'apparato cognitivo umano che si trova nel nostro universo fisico. Per esempio il concetto astratto di numero deriva dall'esperienza del contare oggetti discreti. Si sostiene anche che la matematica non universale e non possiede una sua esistenza in senso reale, al di fuori del cervello umano. Gli umani costruiscono la matematica, non la scoprono. L'universo fisico viene quindi visto come il fondamento ultimo della matematica; esso ha guidato l'evoluzione del cervello e successivamente ha determinato quali questioni questo cervello considera degne di investigazione. Tuttavia la mente umana non avanza pretese sulla "realt" o sugli approcci alla realt costruita mediante la matematica. Se un costrutto come l'identit di Eulero, "vero", tale in quanto mappa della mente umana e della cognizione, non in quanto mappa di qualcosa che la mente in grado di "vedere". Si spiega quindi facilmente l'efficacia della matematica: questa disciplina stata costruita dal cervello al fine di costituire uno strumento efficace in questo nostro universo. La trattazione pi accessibile, famosa e infamata di questa prospettiva Where Mathematics Comes From (Da dove proviene la matematica) di George Lakoff e Rafael E. Nez. Questo libro stato pubblicato per la prima volta nel 2000 e dovrebbe essere tuttora una delle sole trattazioni di questa prospettiva. Per saperne di pi sulla scienza che ha ispirato

questa prospettiva, vedi Scienza cognitiva della matematica. Questa teoria vede la matematica primariamente come un costrutto sociale, come un prodotto di una cultura, soggetto a correzioni e cambiamenti. Come le altre scienze, la matematica viene vista come sforzo empirico i cui risultati sono costantemente confrontati con la 'realt' e possono essere scartati se non si accordano con l'osservazione o si dimostrano privi di senso. La direzione della ricerca matematica viene dettata dalle mode del gruppo sociale che la pratica o dalle necessit della societ che la finanzia. Tuttavia, sebbene queste forze esterne possono cambiare la direzione di qualche ricerca matematica, vi sono forti vincoli interni (la tradizione matematica, i metodi, i problemi, i significati e i valori entro i quali i matematici sono acculturati) i quali agiscono nella direzione della conservazione della disciplina definita storicamente. Questo va contro il convincimento tradizionale dei matematici militanti che la matematica sia in qualche modo pura o obiettiva. I costruttivisti sociali sostengono che la permanenza della matematica in effetti fondata su molta incertezza: quando la pratica della matematica si evolve, lo status della matematica precedente posto in dubbio e viene corretto nella misura richiesta o desiderata dalla comunit matematica corrente. Questo pu vedersi nello sviluppo dell'analisi dal riesame del calcolo infinitesimale di Leibniz e Newton. I costruttivisti sostengono anche che alla matematica ben formalizzata spesso venga accordata una eccessiva considerazione, mentre alla matematica popolare ne verrebbe accordata troppo poca, per via di una fede eccessiva nelle pratiche della dimostrazione assiomatica e della revisione paritaria.

La natura sociale della matematica posta in evidenza nelle sue sottoculture. Si possono avere importanti scoperte in un'area della matematica che potrebbero essere rilevanti per un'altra area ma che in questa seconda area passano inosservate per la mancanza di contatto sociale fra i due gruppi di matematici. Ogni specialit forma la propria comunit epistemica e spesso incontra grandi difficolt nel comunicare o nel motivare la ricerca di qualche congettura unificante che possa porre in collegamento la propria con altre aree della matematica. I costruttivisti sociali vedono il processo del 'fare matematica' come effettiva creazione di significato, mentre i realisti sociali vedono una deficienza o della capacit umana di compiere astrazioni, o della propensione cognitiva umana, o della intelligenza collettiva come fattore che si oppone alla comprensione di un 'reale' universo di 'oggetti matematici'. I costruttivisti talora respingono anche la ricerca di fondamenti della matematica come destinata a fallire, come senza mordente o anche come mancante di senso. Alcuni scienziati sociali sostengono anche che la matematica non sia per nulla reale o obiettiva, ma risulti influenzata da eventuali vere e proprie forme di razzismo ed etnocentrismo. Alcune di queste idee sono vicine al postmodernismo. Contributi a questa scuola sono stati da Imre Lakatos e Thomas Tymoczko, sebbene non sia chiaro se essi approvino di essere chiamati costruttivisti. Pi recentemente Paul Ernest ha formulato esplicitamente una filosofia costruttivista sociale della matematica. Alcuni ritengono che l'opera di Paul Erds nel suo complesso abbia dato forza all'atteggiamento costruttivista (sebbene egli personalmente lo rifiutasse) a causa della eccezionalmente ampia cerchia delle sue collaborazioni che ha sollecitato molti altri a vedere e studiare la

"matematica come un'attivit sociale", in particolare con l'attenzione prestata al numero di Erds dei ricercatori. Questa attenzione ha fortemente influenzato il lavoro sulla misurazione della reputazione, ma ha avuto poca influenza sulla matematica come disciplina. Invece di focalizzarsi su dibattiti circoscritti sopra la "vera natura" della verit matematica, o anche sulle pratiche peculiari dei matematici come la dimostrazione, un movimento cresciuto dagli anni 1960 agli anni 1990 ha cominciato a discutere l'idea di cercare "fondamenti" o di trovare ogni "buona risposta" alla domanda "perch la matematica funziona". Il punto di partenza di questo movimento stato il famoso articolo di Eugene WignerThe Unreasonable Effectiveness of Mathematics in the Natural Sciences pubblicato nel 1960, nel quale si sosteneva che la felice coincidenza dell'ottimo accordo fra matematica e fisica apparisse "irragionevole" e difficile da spiegare. A questa sfida sono pervenute risposte dalla scuola della mente incorporata (o scuola cognitiva) e dalla scuola "sociale". Bisogna tuttavia segnalare che i dibattiti sollevati non si riescono a ridurre a questi due soli. Una preoccupazione parallela che attualmente non si vuole contrapporre direttamente alle scuole ma critica la loro focalizzazione consiste nell'atteggiamento del quasi empirismo in matematica. Questo derivato dalla affermazione sempre pi condivisa sul finire del XX secolo che non sia possibile dimostrare l'esistenza di alcun fondamento della matematica. Questo atteggiamento talvolta viene chiamato 'postmodernismo nella matematica', anche se questo termine sia considerato da alcuni sovraccaricato e da altri come una sorta di insulto.

Si tratta di una forma molto minimale di realismo/costruttivismo che ammette che i metodi quasi-empirici e anche talvolta metodi empirici possano far parte della moderna pratica della matematica. Come dimostrano gli studi etnoculturali della matematica, tali metodi hanno sempre fatto parte della matematica popolare e in molte circostanze hanno consentito di effettuare moli rilevanti di calcoli e di misurazioni. In effetti per molte culture questi metodi forniscono le sole nozioni di "dimostrazione" delle quali possono disporre. Hilary Putnam ha sostenuto che ogni teoria del realismo matematico dovrebbe includere metodi quasi empirici. Egli ha proposto che una specie aliena in grado di fare matematica potesse ragionevolmente basarsi primariamente su metodi quasi empirici, decidendo spesso di rinunciare alle "dimostrazioni" rigorose e assiomatiche, ma tuttavia riuscendo ancora a "fare della matematica", pur con qualche maggiore rischio di errori nei loro calcoli. Putnam ha sviluppato un'argomentazione dettagliata in favore di questa posizione per il volume New Directions pubblicato nel 1998 e curato da Tymockzo. Molti utenti della matematica e studiosi che non sono impegnati primariamente nelle dimostrazioni hanno fatto osservazioni interessanti e importanti sulla natura della matematica. Judea Pearl ha sostenuto che l'intera matematica come la si intende correntemente stata basata su una algebra del vedere - e ha proposto una algebra del fare che la possa complementare - Questa una preoccupazione centrale della filosofia dell'azione e di altri

studi di come il "conoscere" si correli al "fare", o come la conoscenza si correli all'azione. La pi importante conseguenza di queste considerazioni la definizione di nuove teorie della verit, particolarmente degne di nota quelle appropriate per l'attivismo e per i fondamenti dei metodi empirici. La nozione di una filosofia della matematica separata dalla filosofia nel suo complesso disciplinare stato criticato in quanto rischia di portare a "buoni matematici che fanno cattiva filosofia" - in quanto pochi filosofi sono sufficientemente esperti da comprendere le notazioni matematiche e la cultura matematica da riuscire a correlare le nozioni convenzionali della metafisica alle nozioni metafisiche pi specializzate delle 'scuole' precedentemente presentate. Questo pu condurre a una sconnessione in conseguenza della quale i matematici continuano a produrre della cattiva e screditata filosofia finalizzata a giustificare una la loro Weltanschauung capace di valorizzare il loro lavoro. Sebbene le teorie sociali, il quasiempirismo e, specialmente, la teoria della mente incorporata abbiano focalizzato maggiormente l'attenzione sulla epistemologia implicata dalle correnti pratiche della matematica, queste tendenze non riescono a collegare tali pratiche alla ordinaria percezione umana e alla comprensione quotidiana della conoscenza. L'etica del fare matematica un argomento che ha ricevuto ben poca considerazione. In una cultura tecnologica la matematica vista come un'assoluta necessit il cui valore non pu essere messo in discussione e le cui implicazioni non possono essere evitate. Occorre peraltro osservare che particolari branche della matematica non hanno finalit note o sono considerate utili primariamente per sostenere conflitti: ne sono esempi la crittografia e la

steganografia che servono per conservare dei segreti e la matematica volta ad ottimizzare le reazioni di fissione nucleare nelle bombe H. Mentre molti ritengono che i fisici portano qualche responsabilit morale per attivit di questo genere, pochi hanno voluto rivolgere analoghe critiche ai matematici. Alcune di queste critiche sono state esplorate nell'ambito della sociologia della conoscenza, ma in generale la matematica stessa ha evitato di essere sottoposta ai giudizi cui vengono spesso sottoposte scienze come fisica, economia, genetica e medicina. Questa assenza di critiche interessante in s, in quanto la matematica necessaria per l'avanzamento di queste e di altre scienze. Ad esempio la psicologia evolutiva ha preso in considerazione l'idea "la mente un computer", questo a sua volta schematizzabile con una macchina di Turing. Bisognerebbe chiedersi quali sono le implicazioni dell'adozione di un'astrazione originata dalla necessit di spiegare formalmente il computer al fine di spiegare la mente umana. Un contributo importante la teologia di Papa Giovanni Paolo II, la cui enciclica "Fides et ratio" ("Fede e ragione"), tenta di tracciare un confine etico tra l'applicabilit delle previsioni matematiche, e quella dell'amore umano e della fede derivata da Dio. Questa non sembra un'affermazione stravagante data la storia del campo, e in effetti potrebbe essere l'opinione maggioritaria. Precise critiche sono rivolte all'idea, considerata ristretta, che la matematica sia essenzialmente la scienza della misurazione e un'ampia raccolta di accorgimenti molto

attendibili in grado di ridurre le necessit di effettuare misure dirette e di semplificare i calcoli. Alcune scuole di pensiero attribuiscono alla matematica pi significato di questa "mera" utilit, cercando talora nelle astrazioni una guida morale oppure l'estetica della verit e della bellezza. Altri considerano questi atteggiamenti sintomi di scientismo. Si ritiene che la filosofia della matematica sia una sottodisciplina che chiede solo o prevalentemente "perch la matematica funziona?" presumendo che essa effettivamente funzioni in un senso sociale o biologico, in contrapposizione con il senso stretto della fisica. Questo punto di vista considerato inappropriato, come, per fare un esempio, quello di una filosofia delle armi o della guerra separata da una filosofia di un pi ampio contesto (sociale, della specie o planetario) di questi fenomeni. In genere i matematici militanti respingono questa questione come "irrilevante" va per osservato che queste sono proprio le persone la cui estetica della dimostrazione e del rigore stata sempre accettata; quindi essi praticano una autoselezione secondo una particolare estetica, e la diffondono con pochi vincoli, specialmente nei settori della matematica non immediatamente applicata a problemi concreti. Come ultimo tema, sebbene molti dei matematici e dei filosofi, forse la loro maggioranza, accetti l'enunciato "la matematica un linguaggio", viene posta poca attenzione alle implicazioni di tale affermazione. La linguistica non viene applicata ai discorsi o ai sistemi di simboli della matematica, cio la matematica viene studiata in un modo molto differente da come vengono esaminati gli altri linguaggi. La capacit di acquisire conoscenze matematiche e competenza nel loro utilizzo (la numeracy in inglese), viene vista come separate dalla alfabetizzazione e dalla acquisizione di un linguaggio naturale.

Alcuni sostengono che questa separazione dovuta ai fallimenti non della filosofia della matematica, ma della linguistica e dello studio della grammatica naturale. Questi campi, essi affermano, non sono abbastanza rigorosi e la linguistica avrebbe la necessit di controllare maggiormente i suoi materiali. Ma una tale posizione implica che la matematica sia inerentemente superiore a tutte le altre conoscenze, ad esempio alla saggezza ecologica maturata da una cultura di gente che vive a contatto con la terra. Gli standard di rigore variano con i diversi linguaggi, ma "maggior rigore" pu non significare "meglio". Secondo altri, queste indagini pi "linguistiche" dovrebbero essere collocate nell'ambito dell'informatica, la cui analisi dei linguaggi di programmazione sarebbe spesso ugualmente applicabile alla matematica o almeno ad una parte della metamatematica. Su questi argomenti vedi anche: educazione al linguaggio e filosofia del linguaggio. Shapiro, Stewart (2000). Thinking about mathematics: The philosophy of mathematics. Oxford: Oxford University Press 1830-1842Auguste Comte: Cours de philosophie positive, Paris 1908Henri Poincar: Science et mthode, Flammarion 1910Ernst Cassirer: Substanzbegriff und Funktionsbegriff, 1945Bertrand Russel: A history of Western phylosophy, Simon & Schuster 1949Hermann Weyl: Philosophy of Mathematics and Natural Science, Princeton University Press 1960Eugene Wigner: The Unreasonable Effectiveness of Mathematics in Natural

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1991Imre Toth: La rivoluzione non euclidea come rivoluzione etico politicaIntervista 1992 George Lakoff, Rafael E. Numez: Where mathematics comes from: How the embodied mind brings mathematics into being, Basic Books Leo Corry: Nicholas Bourbaki and the Concept of Mathematical Structure, Synthese, V. 92 1994 Richard Stefanik: Structuralism, Category Theory and Philosophy of Mathematics, Pagina web 1998 Thomas Tymoczko: New Directions in the Philosophy of Mathematics: An Anthology (Revised and expanded edition), Princeton University Press Gregory Chaitin: The limits of mathematics, Springer Paul Ernest: Social constructivism as a philosophy of mathematics, State University of New York Press. Alexandre George (editor), Mathematics and Mind (1994), Oxford University Press, Oxford ISBN 0-19-507929-9 it.wikipedia.org

Filosofia della fisica - Wikipedia it.wikipedia.org In filosofia, la filosofia della fisica studia gli aspetti filosofici (logici, epistemologici, ontologici, metafisici) delle teorie fisiche, in particolare di concetti quali materia, energia, spazio e tempo. Classicamente alcune di queste problematiche venivano studiate all'interno della metafisica o dell'ontologia. Attualmente, la filosofia della fisica interessata anche alle previsioni della relativit e della cosmologia, ai risultati e alle interpretazioni della meccanica quantistica, ai fondamenti della meccanica statistica, e alle questioni concernenti causalit, determinismo, natura delle leggi fisiche. Pur essendo una sotto-disciplina filosofica (pu essere considerata una sotto-branca della pi generale filosofia della scienza), la filosofia della fisica contigua allo studio scientifico dei fondamenti della fisica e per alcuni aspetti non distinguibile da esso. Il tempo una delle grandezze fondamentali della fisica. Nella filosofia il tempo la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Vi sono molte domande filosofiche sul tempo, a cui finora si riusciti a rispondere solo con altre domande. Queste sono le principali: Il tempo assoluto o meramente relazionale?

Il tempo senza cambiamento concettualmente impossibile? Il tempo scorre, oppure l'idea di passato, presente e futuro completamente soggettiva, descrittiva? Il tempo lineare o lo solo nel breve spazio di tempo che l'uomo ha sperimentato e sperimenta? Un aspetto molto importante del tempo in fisica che tutte le leggi della meccanica classica sono indifferenti rispetto alla direzione del tempo, non esiste una direzione privilegiata (dal passato verso il futuro) in tali leggi. Richard Feynman faceva notare (in La legge fisica) come la natura preferenziale della freccia temporale compaia solo nella termodinamica, con l'introduzione della entropia, la quale indica una direzione irreversibile nell'evoluzione dell'universo. Lo spazio fisico in cui ci muoviamo, e in cui interagiamo col mondo oggettivo, un concetto primitivo? La nozione di spazio in fisica non facile da descrivere. Alcune questioni filosofiche riguardanti lo spazio comprendono: Lo spazio assoluto o puramente relazionale? Lo spazio possiede una geometria intrinseca, o la geometria dello spazio solo una convenzione? Molti scienziati hanno preso parte a questo dibattito, tra i quali Isaac Newton (lo spazio assoluto), Gottfried Leibniz (lo spazio relazionale) e Henri Poincar (la geometria spaziale una convenzione).

Un grande progresso del pensiero stato la formulazione della teoria della relativit ("ristretta" nel 1905 e "generale" nel 1916) di Einstein, secondo la quale il tempo non assoluto, ma dipende dalla velocit (quella della luce una costante universale: c = circa 299.792,458 km al secondo) e dal riferimento spaziale che si prende in considerazione. Secondo Einstein pi corretto parlare di spaziotempo, perch i due aspetti (cronologico e spaziale) sono inscindibilmente correlati tra loro; esso viene modificato dai campigravitazionali, che sono capaci di deflettere la luce e di rallentare il tempo (teoria della relativit generale). Quindi da Einstein in poi i due enti che sembravano primitivi diventano intrinsecamente legati. La meccanica quantistica caus numerose controversie riguardanti la sua interpretazione filosofica. Fin dai primi sviluppi le sue teorie contraddicevano molte filosofie accettate. Tuttavia le sue predizioni matematiche corrispondono alle osservazioni. Il XVIII secolo vide molti progressi in campo scientifico. Sulla scia di Newton, la maggior parte degli scienziati concordavano sul presupposto che luniverso fosse governato da rigorose leggi naturali, le quali potevano essere scoperte e formalizzate tramite osservazione scientifica ed esperimenti. Questa posizione nota come determinismo. Tuttavia il determinismo sembra precludere il libero arbitrio. Infatti se luniverso e quindi ogni persona in esso, strettamente governato da leggi universali, ci significa che il comportamento di una persona pu essere predetto avendo una conoscenza dettagliata delle circostanze precedenti al suo comportamento. Contro i sostenitori del determinismo, come Einstein e Max Planck, l'indeterminismo

capeggiato dallastronomo inglese Arthur Eddington sostiene che un ente fisico ha una componente ontologicamente indeterminata che non dovuta alle limitazioni epistemologiche dello studioso. Il principio di indeterminazione allora, non causato da variabili nascoste, ma da un indeterminismo intrinseco nella natura stessa. Altri sostenitori dellindeterminismo furono Heisenberg, de Broglie, Dirac, Bohr, Jeans, Weyl, Compton, Thomson, Schrdinger, Jordan, Millikan, Lematre e Reichenbach. Recentemente poi emersa anche la questione sollevata dalle teorie della gravitazione quantistica: lo spazio-tempo continuo (relativit generale) o quantizzato (gravitazione quantistica a loop)? J. Earman and J.N.Butterfield, The Handbook of Philosophy of Physics, North Holland 2006 G. Boniolo, Filosofia della fisica, Mondadori, 1997. ISBN 9788842494003 V. Allori, M. Dorato, F. Laudisa, N. Zangh, La natura delle cose. Introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica, Carocci 2005 ISBN 9788843035472 R. Oliveri, La teoria della relativit e le sue interpretazioni filosofiche, Ennepilibri it.wikipedia.org

Filosofia della scienza - Wikipedia it.wikipedia.org La filosofia della scienza la branca della filosofia che studia i fondamenti, gli assunti e le implicazioni della scienza, sia riguardo alla logica e alle scienze naturali, come la fisica o la biologia, sia riguardo alle scienze sociali, come la sociologia, la psicologia o l'economia. La filosofia della scienza legata in generale alla filosofia della conoscenza e all'epistemologia. Essa cerca di spiegare la natura dei concetti e delle asserzioni scientifiche, i modi in cui essi vengono prodotti; come la scienza spiega la natura, come la predice e come la utilizza per i suoi fini; i mezzi per determinare la validit delle informazioni; la formulazione e l'uso del metodo scientifico; i tipi di ragionamento che si usano per arrivare a delle conclusioni; le implicazioni dei metodi scientifici, con modelli dell'ambiente scientifico e della societ umana circostante.

Il rapporto con le discipline filosofiche e scientifiche[modifica | modifica sorgente]


Nella pi diffusa accezione, la filosofia della scienza l'indagine su come avviene la

conoscenza scientifica. Essa ha ampie sovrapposizioni con l'epistemologia e diversi temi in comune con il problema della demarcazione. Quando si deve identificare cosa esiste, quale che sia l'oggetto di cui si parla, saranno coinvolte anche l'ontologia e la gnoseologia. Nella filosofia della scienza ha una certa importanza anche la logica sia per i suoi rapporti con i metodi deduttivi, che per i suoi stretti legami con la filosofia della matematica. La filosofia della scienza pu anche essere declinata al plurale, come riflessione interna ad una comunit scientifica sugli aspetti filosofici relativi ad una comune disciplina di competenza, si ottengono cos la filosofia della fisica, la filosofia della matematica ed altre filosofie settoriali. In questo approccio, a volte settoriale, basato su problematiche scientifiche, si evidenzia la sua principale differenza dall'epistemologia. Il concetto della limitata possibilit della scienza di spiegare l'interezza dei fenomeni naturali stato affrontato da numerosi autori, tra i quali nel XX secolo il francese Pierre Lecomte du Noy. L'origine storica dei temi della filosofia della scienza nasce con la filosofia greca, e viene sviluppata in particolare nelle opere di Platone relative alla conoscenza e alla maieutica, nelle opere di Aristotele di Logica e di Metafisica e nelle opere dei filosofi stoici, in particolare di Crisippo su temi di Logica.

La rivoluzione scientifica: Galilei, Cartesio, Bacone[modifica | modifica

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Nel periodo medioevale si ha uno sviluppo dei temi logici gi trattati dagli autori classici antichi ed con il "rinascimento scientifico" che vengono sviluppati in modo sistematico i temi di questa disciplina, in particolare da Galileo Galilei, da Ren Descartes e da Francesco Bacone. Galilei indic come elementi fondamentali del metodo scientifico due procedimenti: l'elaborazione di una teoria da esprimere in forma di deduzioni matematiche, e le conseguenti applicazioni tecniche su di essa in modo da poterla sottoporre a controlli sperimentali. In particolare indica questo metodo con alcuni cenni nei suoi dialoghi all'alternanza di due fasi specifiche nel procedimento di ricerca scientifica, che sono:[1] "sensate esperienze" intese come osservazioni ed esperimenti scientifici "necessarie dimostrazioni" intese come dimostrazioni geometriche e matematiche Il filosofo francese Cartesio svilupp poi i temi di filosofia della scienza in modo pi sistematico nel Discorso sul metodo. La filosofia e il metodo di Cartesio sono considerati razionalisti in quanto prevalente l'impostazione razionale e deduttiva rispetto alla componente sperimentale. La deduzione il metodo con cui dai principi generali, si possono ricavare i teoremi matematici e la spiegazione dei fenomeni naturali. Cartesio nel Discorso sul metodo [2] indic in quattro punti i procedimenti della conoscenza razionale:

metodo dell'evidenza metodo dell'analisi metodo della sintesi metodo dell'enumerazione. Il filosofo inglese Francesco Bacone svilupp invece i primi studi sistematici sull'applicazione del metodo induttivo nella ricerca scientifica. L'induzione il metodo con il quale si possono scoprire principi generali, partendo dall'osservazione e dal confronto di molti fenomeni naturali e sperimentazioni di laboratorio. Secondo Bacone [3] il procedimento induttivo viene sviluppato con l'ausilio di tre tavole nelle quali il ricercatore riporta diversi aspetti delle sue osservazioni naturalistiche e delle sue sperimentazioni di laboratorio. Le tre tavole descritte da Bacone sono: "tavola della presenza" in cui riporta quando il fenomeno e le sue cause si verificano "tavola dell'assenza" in cui riporta quando il fenomeno e le sue cause non si verificano "tavola dei gradi" in cui riporta le variazioni rilevate negli esperimenti. Agli studi innovativi compiuti dai tre grandi studiosi rinascimentali di Filosofia della scienza, Galileo, Cartesio e Bacone, seguirono gli approfondimenti fatti da Isaac Newton nella seconda met del Seicento. Newton nel suo trattato fondamentale di fisica e meccanica, Principi matematici della filosofia naturale (1687) indic in quattro punti i metodi della ricerca scientifica:[4] Non dobbiamo ammettere spiegazioni superflue dei fenomeni naturali

A uguali fenomeni corrispondono uguali cause; Le qualit uguali di corpi diversi debbono essere ritenute universali di tutti i corpi; Proposizioni ricavate per induzione da esperimenti, si considerano vere fino a prova contraria. In particolare l'ultima regola viene in genere ricollegata alla sua celebre frase: Hypotheses non fingo, con la quale Newton intende rifiutare ogni teoria scientifica che non derivi da un'approfondita verifica sperimentale; Gli studi di filosofia della scienza ebbero ampio sviluppo nel Settecento, detto appunto secolo dei lumi. Fra i principali studiosi dell'epoca illuminista si ricordano gli inglesi John Locke e David Hume, il matematico svizzero Leonardo Eulero, e gli enciclopedisti francesi Jean Baptiste Le Rond d'Alembert e Denis Diderot. Nell'Ottocento vennero poi sviluppati studi originali sui metodi induttivi dal filosofo inglese John Stuart Mill. rilevante anche la classificazione delle scienze compiuta dal filosofo francese Auguste Comte. Gli studi di questi due filosofi si inquadrano in genere nel movimento del positivismo ottocentesco, che approfond aspetti generali, in relazione al rapporto fra scienza e filosofia. Nel Novecento si avuto un ampio dibattito sui temi di filosofia della scienza. Agli inizi del Novecento furono fondamentali gli studi degli storici e filosofi Pierre Duhem e Ernst Mach che ispirarono i filosofi riuniti nel Circolo di Vienna. Il "Circolo di Vienna" fu un gruppo di filosofi che si riunivano regolarmente a Vienna dal 1922 fino al 1936 per discutere su temi

di filosofia della scienza. Fra gli elementi di questo gruppo sono stati attivi soprattutto Rudolf Carnap, Moritz Schlick e Hans Hann. Da menzionare nel dibattito sulla filosofia della scienza, specie relativamente a Popper, Paul Karl Feyerabend.[5].Karl Popper, frequentatore occasionale del circolo di Vienna, contest il tema della verificabilit sperimentale,[6] a cui contrappose il criterio della falsificabilit. Pi o meno negli stessi anni si svilupp, grazie all'iniziativa di Hans Reichenbach, il Circolo di Berlino, il quale si occup di tematiche analoghe, ma con particolare attenzione alla causalit, alla statistica ed al potere predittivo della scienza. Dopo lo scioglimento del Circolo di Vienna nel 1936, gli studi in questa disciplina continuarono in varie universit europee e americane. Fra gli sviluppi degli ultimi decenni del Novecento si ricordano gli importanti contributi del filosofo americano Thomas Kuhn e dell'ungherese Imre Lakatos legati ai programmi di ricerca e al progressivo sviluppo ed evoluzione delle teorie scientifiche. In particolare, Kuhn critic parzialmente il falsificazionismo popperiano sul punto relativo all'accantonamento della teoria in caso di confutazione di un suo elemento empirico, sostenendo che si sarebbe dovuto accantonare solamente quel singolo elemento e non la teoria nel suo complesso. Anche Lakatos, pur accogliendo favorevolmente l'impostazione filosofica popperiana, vi mosse dei rilievi, sostenendo che non sono mai le singole confutazioni di fatti empirici a determinare l'abbandono di una teoria, perch la messa in discussione della verit scientifica riguarderebbe solo un aspetto marginale di essa, non il suo nucleo centrale, che sebbene risulti indebolito nella sua certezza complessiva,

continuerebbe ad essere accettato per vero. Affinch una teoria generale sia abbandonata, occorre piuttosto, secondo Lakatos, che si progetti un nuovo programma complessivo di ricerca scientifica che sappia meglio rendere ragione degli eventi: non la falsificazione di per s a far progredire la scienza, bens lo spirito di ricerca e l'inventiva umana. Nell'ambito di altre correnti filosofiche conseguenti allo scioglimento del Circolo di Vienna, notevole importanza assumeranno anche le ricerche della scuola di Poznan e di filosofi come Leszek Nowak, che ha introdotto il concetto di idealizzazione nella filosofia della scienza. Da menzionare anche il pensiero di Jacques Monod per i suoi contributi alla filosofia della biologia. Filosofia della scienza in Italia nel Novecento[modifica | modifica sorgente] Fra gli scienziati e matematici italiani che hanno approfondito i temi di filosofia della scienza fra fine Ottocento e gli inizi del Novecento si ricordano in particolare Federigo Enriques e Giuseppe Peano. Il matematico livornese Federico Enriques, oltre a numerosi trattati di didattica della matematica, svilupp anche saggi molto approfonditi di storia della scienza e di filosofia della matematica, confutando alcune formulazioni scettiche in questo campo, in particolare elaborate dai filosofi idealistici e kantiani. Il matematico torinese Giuseppe Peano svilupp in particolare trattati di logica simbolica,

con una impostazione deduttiva della matematica, dai fondamenti della geometria e dell'aritmetica, fino agli sviluppi pi avanzati dell'analisi matematica. Dopo la seconda guerra mondiale gli studi in questo campo furono condotti innanzitutto dal Centro Studi metodologici di Torino, ad opera di Ludovico Geymonat e Nicola Abbagnano. In particolare si devono a Geymonat i maggiori contributi in questa materia con la compilazione della grande opera sistematica Storia del pensiero filosofico e scientifico, stampata in pi edizioni e numerosi volumi, in collaborazione con molti altri esperti delle varie discipline. Alcuni studi di rilievo sono stati sviluppati da docenti di filosofia della scienza di varie universit italiane. Fra questi si ricordano in particolare Paolo Rossi che si occupato soprattutto di aspetti storiografici, Marcello Pera che ha fatto studi sull'induzione e il metodo scientifico e Giulio Giorello che ha scritto vari saggi di matematica, scienza e filosofia. Fa parte della filosofia della scienza anche l'etica della scienza, che si (pre) occupa degli aspetti morali dell'attivit scientifica. "La scienza come istituzione implica un tacito contratto sociale tra gli scienziati cos che ciascuno dipende dall'affidabilit degli altri [...] l'intero sistema cognitivo della scienza radicato nell'integrit morale del complesso dei singoli scienziati".[7] In questo settore da rammentare il rapporto fra finanza e ricerca, le tecnologie e nuove definizioni scientifiche, la filosofia della medicina e filosofia della scienze biomediche, l'etica della manipolazione biomedica della vita; ha avuto per l'appunto particolare sviluppo negli ultimi anni la bioetica per le numerose implicazioni che si hanno

nel campo delle attivit sperimentali, mediche ed ospedaliere. La filosofia della scienza inoltre considera inosservabili alcuni aspetti oggetti di studio come le particelle atomiche, la forza di gravit, la causa, la credenza o le motivazioni. Ludovico Geymonat, Lineamenti di Filosofia della Scienza, 1985, Milano, Mondadori. Anna Ludovico, Dalla fisica alla filosofia, Roma: Editore Nuova Cultura 2011, ISBN 8861346081. it.wikipedia.org Archive All Download Newest