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Gaetano Lettieri

BIBBIA E FILOSOFIA: RITRATTARE IL SENSO


Prendilo e divoralo; ti riempir di amarezza le viscere, ma in bocca ti sar dolce come il miele. Presi quel piccolo libro dalla mano dellangelo e lo divorai (Apocalisse di Giovanni 10,9-10).

Per quanto apprezzabile, considero insoddisfacente promuovere una riscoperta culturale, laica della Bibbia cristiana, limitandosi ad indicarla come mera collezione archeologico-museale di immagini, temi, determinati contenuti religiosi storicamente produttivi, innegabilmente fecondi ed onnipervasivi, pi in particolare di prestiti, ispirazioni, concetti biblici operanti allinterno di singoli autori o specifiche tematiche filosofiche. Temo che limitarsi a questa collezione elementare significhi comunque fallire nel compito di richiamare lassoluta centralit strutturale della Bibbia allinterno della cultura occidentale, riducendo la memoria vivente di una cultura alle tracce ormai morte, ai vestigia dei quali essa pure chiamata a riappropriarsi. Perch non riconoscere, in questo caso, che la memoria culturale si costituisce soprattutto attraverso tagli, capacit di selezione, volont di oblio, persino immemore liquidazione di un passato ormai superato? Una prospettiva minimale, conservativa e in effetti ingenua di rivendicazione della centralit culturale della Bibbia non corre forse il rischio di risultare persino controproducente, contribuendo piuttosto alla sua emarginazione e al suo oblio culturali? Ritengo piuttosto sia davvero possibile rilanciare la centralit della lettura, dello studio personale ed istituzionale (a livello scolastico ed accademico), dellintelligenza della Bibbia, soltanto se si in grado di dimostrare come essa continui ad essere il grande codice o, meglio, limmensa macchina dialettica che muove ancora oggi la cultura e la storia occidentali, essendo ancora oggi capace di strutturale incidenza culturale sul nostro presente e decisiva influenza sulla nostra capacit pubblica di pensare e progettare futuro, a prescindere dalla stessa sua inesauribile potenza di rivelazione, cio di singolare efficacia spirituale e religiosa; al punto che si pu oggi non credere pi nel Dio di Israele e di Cristo, pure essendo ancora intimamente creati, a livello culturale, dai dispositivi rivelativi propri della Bibbia cristiana. Soltanto levidenziazione di questa perdurante, seppure generalmente inconsapevole centralit strutturale della Bibbia nelle categorie della stessa cultura laica che da qualsiasi coattiva tutela religiosa si , grazie a Dio, liberata pu, infine, spiegare persino il perch di una resistenza ostinata, di una rimozione spesso preconcetta, che impedisce il riconoscimento del Libro che pure rimane attiva nella sua potente provocazione teologica come dna della culturale occidentale. Da questo punto di vista, il rapporto tra Bibbia cristiana e filosofia non pu che essere decisivo, in tutta la sua lacerante tensione: da una parte, il pensiero filosofico occidentale risulta strutturalmente condizionato anche dalla rivelazione biblica, seppure spesso tendenzialmente in sempre pi accentuata polemica nei confronti di quella matrice rivelata, che pure continua ancora oggi a condizionarlo; al punto che vi si manifesta evidente una paradossale ed ambigua dialettica di fuoriuscita/inveramento, congedo/ritorno, in termini biblici di esodo/apocalisse. Sicch, anche in questo caso, la scommessa non quella di affermare linfluenza di determinati contenuti biblici su specifici concetti o configurazioni filosofiche (persino se assolutamente capitali, quali le nozioni di persona e soggetto, storia, temporalit, evento, libert e decisione, interiorit, dono, universalismo, democrazia, diritti umani), quanto quella di comprendere come la filosofia occidentale stessa, pure nata allinterno del pensiero greco-romano, sia indelebilmente segnata dal suo fuoriuscire, superare, ritrattare, decostruire quellaltro codice culturale, quella parola religiosa che pretende di rivelare la Verit salvifica del Dio di Israele in Cristo. Ritrattare significa, infatti, assumere e risolvere in s, quindi divorare e nutrirsi dellaltro; daltra parte, questaltro non meramente assimilato, ma rimane irriducibile nellidentit che se ne appropria: riempie le viscere, il cuore e lintelligenza, di amarezza, separa e mette in crisi, come un pharmakon, d vita, uccidendo. Penso che la ritrattazione sia, pertanto, il segreto dialettico delloccidente e del suo dinamismo storico: essa interiorizzazione di uninesauribile logica critica ed escatologica di divisione/alterit e appropriazione/assimilazione, quindi dellevento come rivelazione che ritratta inesauribilmente il dato religioso (a sua volte rivelato), perch ormai infettato dalleccedenza mortale dellaltro che viene (il virus del nemico da amare, del ladro di notte che, facendo irruzione, libera dalla prigionia del proprio, della messianica zingara adorniana, del Vieni, Signore, invocazione messianica delle comunit primitive). Forse questo rimane il segreto dinamico della storia, della razionalit, della cultura occidentali.

Per questo, la vera struttura concettuale che la Bibbia cristiana d al pensiero e alla cultura occidentali da ricercare nella dialettica interna di inesauribile eccedenza, che in s la Bibbia dispiega e media. Schematizzer la mia argomentazione attraverso lenunciazione e lillustrazione di alcune tesi. I La Bibbia il libro fondativo e autoritativo dellunit delle differenze, quindi dello stesso differenziarsi dellunit. Il nome stesso Bibbia un ossimoro nascosto, in quanto un singolare-plurale, un unico nome che vive di nomi radicalmente diversi (Legge et Profeti, libri storici et libri sapienziali, AT et NT, Paolo et Giacomo/Pietro, sinottici et Giovanni, Genesi et Apocalisse). La Bibbia cristiana non un libro, ma una raccolta di biblia, di piccoli libri, che, dis/suonano, rivelando importanti reciproche divergenze, nascondendo persino radicali ed irriducibili conflitti. La Bibbia pertanto una discors concordia, si costituisce soltanto come operazione dialettica ed eminentemente cattolica di riduzione, concordia delle differenze conflittuali proprie di specifiche tradizioni e interpretazioni religiose; ove per cattolicesimo si intende la precoce gi sostanzialmente compiuta alla fine del II secolo mediazione autoritativa che riduce le differenze ad ununit di senso con totalizzante pretesa universale. Ci significa che la Bibbia pu costituirsi soltanto a partire da un atto ermeneutico autoritativo, in origine storicamente necessariamente dipendente da un soggetto di potere, la chiesa protocattolica (che vieni costituendosi come concorde confederazione di chiese), che afferma la sua autorit divinamente ispirata. Troppo spesso, infatti, si dimentica che esiste la Bibbia soltanto in quanto esiste un canone ecclesiastico che la costituisce e la sorregge, ovvero una complessa operazione storica di selezione di testi sacri, definiti tali, cio ispirati, da unautorit che li separa da altri (in tal senso, lapocrifo non che un testo secolarizzato e nascosto/rimosso dallautorit ecclesiastica, che ne ha misconosciuto la pretesa di sacralit). Il segreto della Bibbia pertanto quello storico, autorevole (in quanto creduto tale dalla maggioranza delle chiese storiche) atto ermeneutico in origine istituzionalmente esercitato da un potere religioso normativizzante di normalizzazione delle differenze e dei conflitti, ma al tempo stesso di toglimento in s, quindi di inevitabile riattivazione di queste differenze e di questi conflitti: insomma, la Bibbia vive dei conflitti che nasconde e ri-solve, cio armonizza, riattivandoli inevitabilmente in s. Ci significa che la Bibbia non un testo calato dal cielo, omogeneo e pacificato, identico a se stesso, ma eminentemente storico, congetturale, potentemente polemico e dialettico, che ubbidisce ad una strutturale, profonda, ubiqua logica ermeneutica, decisiva per la logica della filosofia occidentale, che non a caso storicamente diviene sempre pi consapevole della sua stessa natura ermeneutica. In una formula, la Bibbia non un libro, ma il libro dellinterpretazione dei libri, che non pu non generare inesauribilmente differenti interpretazioni: interpretazione infinita, perch si d interpretazione autentica soltanto se si presuppone lindisponibilit del Dio rivelato rispetto al suo stesso codificato rivelarsi, conseguentemente se si presuppone la rischiosa dimensione congetturale dellinterpretazione. E se il dogma ha cercato di fissare il senso univoco della Bibbia, la storia del dogma (che non a caso innova potentemente la lettera della Bibbia, di cui si presente come comprensione spirituale: si pensi alla Trinit) come la storia della critica del dogma ha dimostrato attesta limpossibilit dellarrestarsi, della chiusura dogmatica del processo di interpretazione infinita della Bibbia, insomma il differire infinito del suo senso (si d ortodossia soltanto con il differire delle eresie). La Verit rivelata, allora, si compie nel suo nascondimento, nella sua non incontrovertibilit, quindi nellimporsi di una logica di esodo, di disseminazione del senso, di moltiplicazione delle prospettive interpretative, dellesercizio necessariamente arrischiato dellatto di fede che sempre atto di interpretazione, quindi di affermazione controvertibile. Ne deriva che non pu darsi singola, esauriente Verit della Bibbia cristiana, affermazione di un incontrovertibile senso dato, ma che la Bibbia il testo del Dono del senso, che in quanto tale si comunica sottraendosi alla disponibilit, chiamando alla fuoriuscita dallidentit della comprensione, che non sia inesausta, inesauribile, arrischiata, quindi necessariamente pluralistica: la Verit della Bibbia differisce infinitamente. La Bibbia , allora, il testo del pluralismo dei sensi, al tempo stesso cattolicamente forzati a convergere e criticamente irriducibili ad una totale normalizzazione: la Bibbia non , allora, soltanto un testo originariamente e strutturalmente pluralistico, ma anche il testo dellalterazione intima dellunico senso, del comporsi e dello scomporsi, del concordare e del dissonare, dellaccendersi e dello spegnersi (apocalittico, escatologico) delle voci che costituiscono la verit sacrale delloccidente. Appunto, la Bibbia cristiana un testo che si compie nellesodo o nellapocalissi inesauribile dellinterpretazione infinita1. II La Bibbia cristiana Libro dei Libri, luno dei due il Libro della rivelazione del senso che si ritratta e si rivela sottraendosi. La Bibbia cristiana vive, infatti, di una rottura fondante e
1 Cf., in tal senso, limportante volume di P.C. BORI, Linterpretazione infinita. Lermeneutica cristiana antica e le sue trasformazioni, Bologna 1987.

radicale, rottura simul ridotta, armonizzata, eppure irriducibilmente dissonante: la tensione dialettica e polemica tra due alleanze, simul distinte e connesse. Non si comprende la Bibbia cristiana se non si riconosce questa violenza nascosta che la costituisce: per quanto sia politicamente scorretto, per quanto fortunatamente con il Concilio Vaticano II la stessa chiesa cattolica si sia quanto meno aperta al riconoscimento dellautonomia salvifica della rivelazione veterotestamentaria, necessario riconoscere storicamente come la Bibbia cristiana sia inevitabilmente una dichiarazione di guerra, unoccupazione ed unannessione operate nei confronti della Bibbia ebraica (non a caso, canonizzata soltanto verso la fine del I sec. d.C., parallelamente alla genesi della nuova Scrittura cristiana). Per i cristiani, che gi a partire dalla seconda met del II secolo decisero la costituzione di una Bibbia binata, lAT in se stesso comunque un testo ormai limitato, esaurito, deposto, persino, in quanto ha gettato fuori di s la chiave (profetica!) che soltanto capace di aprirlo; il NT, pertanto, prende possesso della casa di Israele (della sua Legge, del suo Tempio, del suo Messia, delle sue attese fondate sulla promessa di Dio), della quale soltanto Ges, il Cristo misconosciuto ed eversivo (in quanto apocalittico principio di spiritualizzazione dellintero Vecchio Testamento) la chiave. Pertanto, la Bibbia cristiana il Libro del ritrattarsi della rivelazione di Dio, il Libro del suo paradossale correggersi, del suo eccedere da s: Dio dice altro da quello che ha rivelato e questo altro talmente nuovo da generare, storicamente, una frattura insanabile allinterno dellantico, che diviene appunto il vecchio: il giudaismo antico (della Legge e dei profeti o meglio di una Legge che si acceca nei confronti di quella stessa profezia che pure continua ad ospitare) diviene vecchio, perch misconosce ed espelle il nuovo giudaismo gesuano, la pretesa effusione carismatica ed escatologica, che, seppure saltuariamente, lantico preannunciava e attendeva. Si pensi al nodo capitale che tiene insieme la Bibbia cristiana, costruita come tensione dialettica tra due alleanze, che divengono testamenti scritti: la profezia di Geremia (31,31-34) ed Ezechiele (36,16-36) del superamento della Legge grazie al dono dello Spirito viene dichiarata da Paolo escatologicamente realizzata in Ges (2Cor 3,3-4,6): la Legge lettera che uccide, Cristo il promesso Spirito che vivifica, sicch il Messia escatologico ucciso come fuoriLegge, maledetto dalla Legge in quanto appeso allalbero della croce (cf. Gal 3,13-14, in riferimento a Deut 21-23), toglie, ritratta, svuota (aufhebt), in effetti sacrifica/uccide lAntica Alleanza della Legge, di cui Cristo crocifisso come maledetto il/la fine (cf. Rom 10,4). Tant che in Paolo (cf. 1Cor 11,23-26), come nei sinottici (cf. Mc 14,22-25; Mt 26,26-28), il sangue eucaristico offerto per i suoi discepoli definito come alleanza, anzi da Luca come nuova alleanza (cf. Lc 22,19-20: hJ kainhV diaqhvkh ejn tw=/ aiJvmati mou). Cos, per Paolo, Dio dona nel sacrificio di Ges quella grazia che, nella fede, libera dalla schiavit mortale della Legge (della vecchia alleanza), esteriormente imperativa e violenta, facendola amare e mettere in pratica interiormente e spontaneamente; nello Spirito, la realt dellAmore viene al posto del dovere della Legge, la novit della vita carismatica si sostituisce alla religiosa osservanza di unalleanza ormai morta, perch separatrice. Analogamente, la Lettera agli Ebrei interpreta il Tempio, il sacerdozio, il sacrificio come tolti e risolti nella mediazione di Cristo. Lintera religione ebraica svuotata e pneumaticamente risolta nella nuova, rivelazione del Figlio che viene, portando il regno escatologico di Dio. Daltra parte, rispetto allentusiasta estasi escatologica delle comunit delle origini, la nuova alleanza si costituisce, comunque, nel frattempo, come surrogato scritto di una piena e definitiva presenza escatologica che, identificata con la seconda parousia di Cristo, tarda a venire. Il NT , allora, il segno scritto che rinvia allAltro che annuncia, la memoria prolettica di un evento carismatico che viene differendosi: lossimorico Libro dello Spirito (e non pi della Legge) chiamato a colmare la presenza di Cristo che si assenta, si sottrae, tarda a tornare; quindi il Libro che codice di un altra religione, che per si costituisce soltanto avvenendo temporaneamente, surrogando il ritardo della parousia escatologica con il compito delluniversale diffondersi della sua mediazione salvifica. Dunque, Libro che istituzionalizzazione, codificazione, sistema di un evento, che rimane eccedente alla stessa struttura che la media; dialettica tra nuova religione, che ha senso soltanto come apertura nei confronti di un nuovo assoluto che la anima, la visita e, in quanto Spirito, la spinge al di l di se stessa. Ci significa che la Bibbia non un testo chiuso, statico, inerte, ma potentemente dinamico, che ubbidisce ad una profonda logica storica, decisiva per la logica della filosofia occidentale, che sempre pi diviene consapevole della sua natura storica. Insomma, la Bibbia cristiana la canonizzazione di questa duplice ritrattazione dialettica: a) il Libro della Nuova Alleanza che toglie il Libro dellAntica; b) il Libro dello Spirito che viene ritrattando, togliendo, inverando e superando la Nuova Alleanza che si costituisce come nuova religione che ritratta lantica. Fondata sul dialettico katargein/retractare/aufheben2, cio sul movimento di
Sul termine paolino katargei=n (disattivare, rendere inoperante, svuotare, evacuare, togliere, abolire), reso con evacuari dalla Vulgata, tradotto da Lutero con aufheben, cf. il fondamentale contributo di G. AGAMBEN, Il tempo che resta. Un commento alla Lettera ai romani, Torino 2000, 90-102; il termine retorico-grammaticale retractare, cos fondamentale in Agostino, mi pare restituire perfettamente il significato dialettico del paolino katargei=n e del luterano aufheben.
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svuotamento/superamento/ritrattazione del dato salvifico nellinesauribile darsi della salvezza, come sempre escatologicamente avveniente, lo stesso dato del darsi devessere tolto e rilanciato: oltre se stesso. La decostruzione non pu che essere autodecostruzione, operata dalla incoercibile apertura allevento indisponibile. III La Bibbia cristiana ha un segreto sacrificale, kenotico ed eucaristico: il Libro fondato in Altro e per Altro, grazie alla Vecchia Alleanza che, morendo, si toglie nella Vita che viene. LAT attesa e memoria che sorregge il NT, sicch il cristianesimo portato e ospitato (persino indebitamente) dal giudaismo che pretende di togliere in s. Soltanto il riconoscimento della dimensione eminentemente polemica che lega VT e NT nella Bibbia cristiana pu consentire di comprendere unaltra profonda verit dialettica che li lega, come rovesciandone il rapporto di priorit: se vero che il Nuovo supera lAntico, trasformandolo in Vecchio ritrattato in s e metabolizzato, spiritualizzato, allegorizzato (reso altro in s e per s), daltra parte il Nuovo non potrebbe sussistere senza lordine, la promessa, lattesa del Vecchio, anzi, senza che lAntico resista nella sua radicale alterit ed autonomia. In tal senso, lalleanza degli ebrei davvero il fondamento dellalleanza dei cristiani proprio perch fedelmente altra ed irriducibile al Nuovo, perch resto inappropriabile, irriducibile; al punto che la stessa economia di salvezza cristiana smentirebbe se stessa, nella pretesa perversa di autofondarsi, se non riuscisse a riconoscere la differenza salvificamente operante dellalleanza madre. Come ha perfettamente compreso Rosenzweig, a partire dal Paolo di Romani 9-11, questa differenza originaria e incolmabile che consente lapertura radicale del Nuovo, soltanto la fedelt statica e persino il rinchiudersi in s dellelezione di Israele a rendere possibile il cristiano arrischiato movimento estatico ed universalizzante di disseminazione. Non vi sarebbe cio interpretazione infinita se non ci fosse testo, codice, traccia, fedelmente custoditi. Ne deriva che il segreto della Bibbia cristiana rimane un segreto ebraico, in quanto il cristianesimo rimane un ebraismo che si autoritratta, si contrae in s et simul fuoriesce radicalmente da s, paradossalmente rinnegandosi (donde la tragica ingratitudine cristiana nei confronti della propria matrice/radice ebraica). Corrispondentemente, il cristianesimo autentico soltanto se radicale esperienza di dipendenza da altro, di visitazione di un senso che non proprio: la Bibbia cristiana un sacrificio; testimonia di un vivere appeso ad una promessa che, paolinamente, del tutto gratuitamente, contro natura (cf. Rom 11,21), ospita laltro in s, fino al morire a se stesso. Il segreto della Bibbia cristiana, quindi della religione che (la) costituisce, quello dellalterazione in radice, dellospitalit originaria di una ritrattazione, che accoglie laltro, sottraendogli qualsiasi possibilit di autoappropriazione identitaria, in quanto lidentico propriamente, secondo natura (cf. Rom 11,21), soltanto ci che, separandosi e sottraendosi, origina, fa spazio, dona. Ne risulta un evidente contraddizione: a) io sono soltanto in altro e per altro, grazie allaltro (lebraismo) che mi porta; non a) io sono soltanto in quanto laltro assunto come mio nutrimento, come divorato e assimilato, chiamato a sacrificarsi ed essere consumato (vero e proprio agnus Dei) per farmi vivere. La Bibbia cristiana vive, pertanto, del circolo tra un principio di annessione e un principio di espropriazione: se la nuova Alleanza produce un innesto, noi potremmo parlare di trapianto vivente, ove il cuore che pulsa quello di un altro che in me, strappato a s, eppure operante come vitale intimit di un debito incolmabile. Questa la struttura della verit cristiana e della Bibbia cristiane: in effetti, la struttura del dono, dellospitalit in s dellaltro che si sacrifica, il vivere del sacrificio altrui, lattingere unidentit inappropriabile e donata. Evidente ne risulta il dinamismo cristologico ed eucaristico. Nella sua dialettica tra AT e NT, la Bibbia uneucarestia. Se quindi il NT interpretato come rivelazione realizzata della promessa e dellattesa dellAT, il NT finisce per rilanciare la promessa stessa, continuando a far vivere in s laltro atteso che sempre continua a venire: Cristo levento promesso che non pu mai darsi come avvenuto, ma soltanto come avveniente, quindi come colui che promette di venire. Bisogna pertanto interpretare la nuova realizzazione della promessa dellantico nel senso arrischiato dellevento di una promessa di donazione che si realizza sottraendosi paradossalmente alla sua piena realizzazione, quindi di un dono che si comunica soltanto eccedendo come novit qualsiasi sua piena fruibilit. IV La Bibbia cristiana come Libro genialmente pervertito, concordia discors che annuncia il ritrattarsi della forza nella debolezza, dellidentit nella differenza, dellordine nellevento, ontologicamente inverificabile. Scrive Nietzsche: NellAT ebraico, il libro della giustizia divina, uomini, cose e discorsi sono tratteggiati in uno stile cos grandioso che i testi greci e indiani non hanno nulla da porgli accanto. Ci arrestiamo sgomenti e riverenti dinanzi a queste smisurate reliquie di quel che una volta fu luomo Il gusto del Vecchio Testamento una pietra di paragone riguardo al grande e al piccolo. Forse continuer sempre a essergli pi accetto il NT, il Libro della grazia (c molto, in esso, del caratteristico odore dolciastro e stantio proprio dei baciapile e delle anime grette). Avere incollato insieme in un solo libro questo NT, una specie di rococ del gusto sotto tutti gli aspetti,

con il Vecchio Testamento, facendone la Bibbia, il Libro in s: questa stata forse la pi grande temerariet ed il pi grande peccato contro lo Spirito che lEuropa letteraria abbia sulla coscienza 3. La Bibbia cristiana insomma Libro simul massimo, potente, grandiosamente eroico et libro minimo, kenotico, intimamente nascosto nellinsignificanza, persino decostruttivamente nichilistico: Sovrano/sovrani e vittime/Vittima, ordine e annientamento (subito, oltre che inferto), creazione e giudizio, ragione e insensatezza, condanna e misericordia, oggettivit storica e perversa/redenta intimit soggettiva vi si annodano, contraddicendosi e ricomponendosi. Questa duplice dimensione di grande/piccolo, di potenza/kenosis, di creazione/nichilismo rilevabile allinterno dello stesso NT, che simul vangelo sinottico delluomo Ges et vangelo giovanneo del dio-Logos creatore, simul annuncio dellimminente annientamento del mondo perverso portato dal Figlio delluomo crocifisso et lode liturgica dellImmagine, nella quale il creato trova origine, ordine, fonte inesauribile di bellezza e bont. Evidente risulta, in proposito, il convergere/divergere di radice apocalittico-escatologica, mediata da Ges e dai suoi primi entusiasti fedeli, e radice ontoteologicocosmologica, sicch nella stessa tradizione giovannea parla la staordinaria tensione rivelativa e speculativa tra lApocalisse e il Prologo, nel quale la Genesi stessa viene ritrattata. Soprattutto, la Bibbia cristiana annuncia la nuova religione del Logos (il che vorr dire, nella cultura greca, la possibilit della retractatio religiosa dellintera razionalit greco-romana, della filosofia e del diritto) come divinizzazione del Messia fuoriLegge morto e risorto. Un povero cristo Dio, il Senso assoluto che ha esperito il nulla della morte, che pure chiamato ad identificarsi con la ragione e il diritto universali, destinato, rivoluzionando intimamente strutture/culture egemoni, a divenire universale potere redentivo dellintera umanit. Insomma, analogamente alla stessa tensione profonda tra Legge e Profeti nellAT, lo stesso NT in s radicalmente polemico, autodecostruttivo: vive di una tensione interna tra sinottici e Giovanni, tradizione ed escatologia, fine e origine, Creazione/Legge e Apocalittica; e, ancora, tra religione della potenza di Dio e religione della sua kenosis radicale, rivelazione del Senso assoluto e divino e nascondimento di questo Senso nellinfima miseria della marginalit, dellumiliazione, della morte. In effetti, il Dio che vi si rivela, svuotandosi in se stesso, e il Libro che cristologicamente lo rivela, attestano lordine dellevento massimamente anarchico: quello del Senso che follemente si disordina e si scardina, del dissestarsi della Parola stessa della rivelazione. Chi non riconosce questa logica della follia (1Cor 1,18 definisce come mwriva il lovgo oJ tou= staurou=), si preclude la comprensione della paradossale dialettica autodecostruttiva che governa loccidente. Loccidente cos inquieto, dinamico, storico, tendenzialmente antipresenzialistico, proprio perch biblicamente segnato dal kenotico, donativo dissennarsi del Senso, nascondersi della rivelazione, disseminarsi dellidentit salvifica, infinito indebolirsi della potenza; e vicecersa, dellinnalzamento a fondamento sacrale onnipotente di questo paradossale dispositivo kenotico. Ci significa, che almeno potenzialmente, la Bibbia dogmaticamente antidogmatica: la Bibbia pu nascere soltanto presupponendo un atto dogmatizzante compositivo, ordinativo, organicamente architettonico; ma daltra parte presuppone, proprio per la sua struttura intimamente ritrattata ( il NT carismatico che ritratta/altera/svuota/divora l antico, ordinandosi nel frattempo), limpossibilit della chiusura dogmatica definitiva. Il Dio della Bibbia il Dio vivente che si rivela nel codice sottraendosi, quindi consumandolo, o meglio ordinando di divorarlo, di distruggerlo. Lunico vero dogma quello che consapevole della sua congetturalit provvisoria al cospetto del Dio vivente che lo accende: lescatologia e levento carismatico che si rivela sospendono la Bibbia alla sua provvisoria precariet. La storia del cristianesimo, della teologia cristiana e della filosofia occidentale dispiegheranno fino in fondo la logica divergente, kenotica, autodecostuttiva sacaralizzata dal NT. V La Bibbia cristiana pu sussistere soltanto a partire dallo sdoppiarsi della dialettica promessa/realt, Spirito/lettera, evento/Legge, nella dialettica spirito/lettera, senso/segno, immateriale/materiale. Considerando che il canone protocattolico della bipartita Scrittura che raccoglie AT e NT data alla fine del II secolo, come esito di una precoce, seppure ancora imperfetta definizione dogmatica antidualistica (contro marcioniti e gnostici), si pu dire che gi in radice la Bibbia presuppone il lavorio decisivo dellallegoria. Soltanto lallegoria (precocemente strutturata a partire da unontologia sempre pi sistematicamente platonizzante) pu davvero tenere in uno due differentiae per molti aspetti reciprocamente repugnantes, quali quelle proprie di AT e NT. Lallegoria finisce cos per ritrattare, simul svuotare e rilanciare la dialettica lettera/Spirito nella quale si risolve la dialettica tra AT/NT: a) da un punto di vista, lallegoria conserva, trasforma e divora la dialettica storico-eventuale, carismaticamente ed escatologicamente governata, che caratterizza il kerygma protocristano; eppure b) la rilancia, in quanto la ristuttura come pensiero delleccedenza, seppure soltanto a livello ermeneutico/ontologico. Il
3 F. NIETZSCHE, Jenseits von Gut und Bse, Vorspiel einer Philosophie der Zukunft , Leipzig 1886, tr. it. Al di l del bene e del male. Preludio di una filosofia dellavvenire, in Opere di Friedrich Nietzsche, VI,II, Milano 1968, 52, p. 59.

novum del Dono fatto irrompere dal Padre tramite il suo Messia diviene l oltre, il nascosto, abissale piano ontologico, eccedente a quello disponibile dellimmanenza sensibile: in questa pseudomorfosi dello spirito, comunque loriginario movimento di decostruzione del proprio e del dato nella direzione dellevento dellaltro che viene comunque, seppure problematicamente, salvaguardato. Daltra parte, gi nellEpistola ai Galati di Paolo la dialettica tra Antica Alleanza della Legge e Nuova Alleanza dello Spirito nel sangue del Messia crocifisso/maledetto dalla Legge veniva rilanciata tramite lallegorizzazione dello scarto tra Agar/Ismaele e Sara/Isacco; precocemente la nuova scrittura si struttura come testo che rivela la traccia (lAT) e il senso (NT), il segno materiale/carnale, storicamente deposto e il suo inveramento logico, spirituale, immateriale, escatologicamente avveniente. Il segreto della Bibbia allora la tensione, la dialettica tra due tensioni dialettiche: una storico-escatologica, eventuale, laltra ontologica, gnostico-sapienziale. VI La Bibbia cristiana, rispetto al mondo greco/romano che la ospita e che vi ritrattato, un libro irriducibilmente polemico, che rivela unaltra razionalit rispetto a quella filosofica classica, la quale pure gi la visita e la riconfigura . Gi soltanto a livello linguistico, la Bibbia vive di una strutturale e in fondo conflittuale ibridazione: il NT una raccolta di testi ebraici che parlano greco; analogamente, le traduzioni greche dellAT dei LXX, e latine dellAT e del NT della Vulgata, sono risultate decisive nella loro capacit di riconfigurazione classica della cultura giudaico-cristiana. Rifacendosi a Leo Strauss, se la dialettica fondante e culturalmente produttiva dellOccidente quella di accordo discorde tra Gerusalemme e Atene 4, non dobbiamo a) dimenticare quanto intima sia lazione di Atene allinterno del costituirsi della stessa razionalit di Gerusalemme o, meglio per specificare la dimensione giudaico-cristiana e infine cattolica della Bibbia di Gerusalemme-Roma; e b) quanto sia irriducibile alla razionalit greco-romana un elemento semitico estatico o, per dirla con Voegelin, metastatico (di tipo profetico, apocalittico, carismatico e messianico-escatologico), sicch la Bibbia vive in se stessa una dialettica tra assimilazione al classico e resistenza irriducibile al classico 5. Schematizzando: a) la Bibbia giudaico-cristiana anche un libro sapienziale, profondamente influenzato dalla razionalit e persino dalla filosofia greca, cio la Bibbia filosofa: dalla Genesi (e se un certo Platone si nascondesse allinterno della definizione masoretica del racconto della creazione?) ai libri sapienziali (Ecclesiaste, Cantico, Giobbe, Sapienza), per culminare nel Vangelo di Giovanni. In tal senso, non soltanto la Bibbia nutrita dalla filosofia greca (di platonismo, stoicismo e persino di epicureismo e scetticismo), ma la Bibbia pretende persino di retractare la filosofia, annettendosi alcune categorie greche (larch, la Sophia, leg eim, laletheia, lo pneuma, il Logos). Come esempio massimo di continuit storica tra razionalit biblica e razionalit filosofica dobbligo segnalare la tradizione alessandrina, da Filone ebreo agli gnostici, da Clemente ad Origene. b) Daltra parte, la Bibbia potentemente antifilosofica, dai profeti a Paolo (si pensi a 1Cor 1) esalta la rivelazione di Dio come sublime follia rispetto alla ragione umana, postula quindi unestatica razionalit delleccedenza rispetto a qualsiasi possibilit umana di comprensione, identificazione, costruzione del senso. Esemplare risulta in proposito la teologia della grazia di Agostino, capace di retractare razionalmente lo stesso operante razionalismo cristiano platonizzato; cos come i neoagostiniani Lutero (ove lannuncio di grazia della theologia crucis proclamato come follia rispetto alla perversa, scolastica theologia gloriae, prodotto della ragione prostituta), Pascal (ove la sovrarazionale follia della grazia affermata contro la moderna razionalit cartesiana e il razionalismo teologico gesuitico) o Barth (ove il Dio di Paolo confessato come irriducibile a qualsiasi liberale riduzione culturale, etica e razionale del cristianesimo). In questa prospettiva, la Bibbia testimonia leccedenza irriducibile della rivelazione e della sua altra razionalit rispetto alla razionalit filosofica greca e al modello classicista, umanistico-humboldtiano di cultura 6, pure cristianamente configuratisi.
4 Mi sembra che il nucleo, il nerbo della storia intellettuale dellOccidente, la storia spirituale dellOccidente, potremmo quasi dire, consista nel dissidio tra la Bibbia e le concezioni filosofiche della vita buona La vita propria della civilt occidentale un vivere tra due codici, una tensione fondamentale (L. STRAUSS, Gerusalemme e Atene. Studi sul pensiero politico dellOccidente, Torino 1998, 84). 5 Cf. G. LETTIERI, La retractatio del classico da Agostino a Derrida, in P. Fedeli (ed.), Moderno, postmoderno quasi antico, Lecce 2008, 157-183. 6 Ritengo una vera catastrofe che i miei studenti di Filosofia, alluniversit di Berlino, crescano nella pi assoluta ignoranza della Bibbia. La diffusa ignoranza della Bibbia implicita nella concezione umanistico-humboldtiana della cultura, in questa interpretatio graeca della storia europea. Personalmente, non posso farci nulla. E a questo compito che mi sarei dovuto dedicare, ma la mia vanit e il destino hanno voluto che diventassi filosofo. Pensavo che questo compito non mi riguardasse, solo ora mi accorgo che unora di lettura biblica pi importante di unora di letture hegeliane. E un po tardi per cambiare, ma posso almeno invitarvi a prendere pi sul serio le vostre ore di lettura biblica, pi di tutta la filosofia. So bene che il mio non un invito molto allettante, n moderno, ma dopotutto non ho mai voluto essere moderno, that wasnt my problem (J. TAUBES, Die politische Theologie des Paulus, Mnchen 1993, tr. it. La teologia politica di Paolo, Milano 1997, 22 e 24).

Proprio perch capace di ragionare altrimenti (Lvinas docet), Gerusalemme inquieta infinitamente e irriducibilmente Atene/Roma, che pure espugnano Gerusalemme, assimilandola alla cultura occidentale. Ne risulta una razionalit ibrida, greco-romana/semitica, ontologica/escatologica: Jerusalem capta ferum victorem cepit. Per cercare di indicare la peculiarit di questa inassimilabile scarto di senso, innestatosi nel cuore della razionalit e della cultura occidentali, mi pare significativa laffermazione conclusiva delle Ricerche filosofiche7 di Wittgenstein, per il quale il proprio pensiero intende insegnare alla mosca come uscire dalla trappola: la Bibbia continua a rivelare alla razionalit occidentale una logica delleccedenza dellevento rispetto a qualsiasi chiusura identitaria del senso, a qualsiasi pretesa (e sempre illusoria) costruzione del sistema veritativo incontrovertibile. E questo forse proprio perch la storia di Israele si dispiega intorno ad un trauma e ad un vuoto, alla sconfitta politica, alla necessit di un esodo dallordine del mondo e dai suoi poteri. Come gi aveva affermato Hegel nello Spirito del cristianesimo e il suo destino , la frustrazione che genera la religiosit ebraica; oltre Hegel, bisogna rintracciare allora nella radice ebraica, in particolare in quella profetico-messianica, quella dimensione di sradicamento, esilio, kenotica marginalit, inquietudine infinita (lessere irrimediabilmente pavroiko, peregrinus, straniero) che la mediazione cristiana trasmette alloccidente, persino nel suo storico trionfo (ormai irreversibilmente perduto nelle civilit secolari e postsecolari), nella suo essere divenuto cultura e potere egemoni, cristianit. Insomma, lopera della Rivelazione , forse, laltro luogo attraverso il quale lOccidente ha pensato leccedenza rispetto al razionale, al sistema, alla chiusura dellidentit, alla propriet esclusiva della forza, della violenza, dellautonomia, della potenza. La Bibbia rimane in tal senso la scaturigine (eminentemente profetico-apocalittico-escatologica) del pensiero della liberazione dalla verit incontrovertibile, proprio perch attestazione di un pensiero paziale, marginale, persino settario, comunque storico-eventuale e tradizionalmente estatico: aperto dalla promessa e capace di inseguire infinitamente il suo rilancio, la Bibbia testimonia di un pensiero inesausto dellalterit insisponibile. In tal senso, la razionalit occidentale originata dalla Bibbia giudaico-cristiana (in tutta lambiguit dellespressione, per quanto possa essere razionalisticamente allegorizzata) la razionalit del miracolo, lapertura e lesposizione alla visitazione dellaltro indisponibile, di ci che continua infinitamente a sfuggire alla propriet, a trascendere il dato, loggettivit violenta dellidentit certa e sicura di s. La Bibbia e soprattutto il NT propongono insomma un altra razionalit rispetto a quella greca: la verit non , ma avviene, non sussiste, ma si dona (persino trinitariamente, come affermeranno biblicamente i teologici cristiani), non ordine, ma rivelazione storica che svuota, supera, ricostituisce lordine, sempre eccedendolo; la biblica verit divina non (soltanto o tanto) cosmologica/cosmomorfa, ma soprattutto antropologica/antropomorfa; non tanto presenziale e oggettivamente necessaria, essenziale e protologica, quanto eventuale, soggettiva, singolare/personale, esistenziale ed escatologica, dunque insuperabilmente storica. Il che spiega perch la razionalit occidentale, frutto di una contaminazione tra greco e biblico (daltra parte embrionalmente operante gi allinterno del NT e di buona parte dei testi veterotestamentari!), si configurer come paradossale, dunque incoerente essere/storico-eventuale, presenza/avveniente, necessit/libera, sostanza/relazionale-donativa (persino nella direzione del superamento della personalit trascendente di Dio nellaffermazione dellIdea, della Vita, da Hegel, a Bergson e Gentile). Volendo attenerci alla distinzione tra metafisica generalis e specialis, la Bibbia gi in s si struttura come escatologia che si converte (si ritratta, si snatura e si trasforma) in ontologia e in particolare come evento della fede che si ontologizza in in psicologia razionale (sicch la carne fragile e paradossalmente credente diviene lanima libera ed immateriale, immortale per natura), apocalittica dottrina del regno che si ontologizza in cosmologia razionale (nel Prologo giovanneo, cos come nellInno deuteropaolino in Colossesi, Cristo ripensato a partire dal Principio della Genesi, fondamento provvidenziale dellordine del creato), messianismo dello Spirito che progressivamente si ontologizza in teologia razionale (si pensi alla precoce ontologizzazione della diade giovannea di Spirito e Verit o alla forzatura del paolino culto logico). O, ordinandola forzatamente tramite le trinitarie articolazioni scolastiche greche, la Bibbia cristiana si costituisce parallelamente a quellincipiente processo patristico (gi dispiegatosi lungo tutto il II secolo), che tende a rileggere archeologicamente il kerygma escatologico: dallevento escatologico si comincia a passare alla fisica (il regno di Dio tende a configurarsi come regno dellinvisibile e dellimmateriale), dal messianismo alla logica (Cristo diviene il Logos eterno e pantocratico, la Ragione provvidenziale intellettualmente attingibile), dal dono carismatico alletica (lo Spirito diviene precocemente lo spirito, la natura immateriale e intellegibile, spirituale appunto, intima propriet ontologica cui il soggetto chiamato a convertirsi in s). Ma daltra parte, la fisica biblica rimane una dottrina dellevento, il Logos biblico rimane il Messia incarnato e
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L. WITTGENSTEIN , Philosophische Untersuchungen, Oxford 1953, tr. it. Ricerche filosofiche, Torino 1999, I, 309, 137.

crocifisso, letica biblica continua a culminare nel comandamento impossibile, escatologicamente estatico, dellamore del nemico. In questo senso, la traiettoria della Bibbia cristiana rimane intimamente escatologico-carismatica: essa tende la rivelazione del senso dalla Legge allo Spirito, dalla propriet sacrale fondante identit allespropriazione ultima grazie allAltro che viene, dalla logica del taglione alla logica dellamare laltro, persino il nemico, sino alla croce di se stesso: leccedenza delaltro (in tutta la sua dimensione potenzialmente distruttiva) in me: la verit del cuore cristiano quella della kenosi, dellabbandono e della contaminazione ad una logica autoimmune, infinitamente emorragica. La cultura delloccidente viene cos sacralmente retractata come esperienza di ibridazione, come rischio assoluto dellevento, come apertura al Dono, alleccedenza inesauribile e tremenda del senso, seppure esso sia biblicamente dispiegato tra AT e NT come fondamento ontologico, veritativamente incontrovertibile. Sicch, il senso biblico origina un cortocircuito: ritratta il suo ritrattarsi, ristruttura il suo ristutturarsi, critica, decostruisce, svuota e sacrifica il suo costituirsi come pienezza divina rivelata. Se da una parte la rivelazione della Bibbia tolta e inverata nella Verit (appropriazione, identificazione: diversamente, Descartes, Hobbes, Spinoza, Leibniz, Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Feuerbach, Marx), dallaltra la rivelazione della Bibbia eccede la Verit e la toglie (espropriazione, alterazione: diversamente: Pascal, Bayle, Hamann, laltro Fichte, laltro Schelling, Kierkegaard, Nietzsche, Barth, la scuola di Francoforte ); ed, ovviamente, in questo cortocircuito che la razionalit secolarizzante, luno con laltro, si costituisce in rapporto dialettico di toglimento, superamento ed eccedenza nei confronti dellaltro. Se quindi la Bibbia infetta la filosofia, indebolendola personalisticamente e storicizzandola, la filosofia moderna lo straordinario tentativo autoimmune di prescindere dalla Bibbia, annettendola, surrogandola: essa muove da unalterit che cerca di togliere, finendo comunque per costruirsi intorno a quel vuoto di identit e di propriet, che cerca di ridurre. Luscire dalla minorit lappropriarsi di unautonomia che, per, non pu non portare traccia della sua originaria, costitutiva ed immanente eteronomia (si pensi alla stessa traiettoria kantiana dalle prime due Critiche alla Religione entro i limiti della sola ragione). Pertanto, la storia della razionalit occidentale moderna si costituir come continuo, conflittuale processo tra gli estremi della riduzione del paradosso, di razionalizzazione del biblico, quindi di purificazione del greco (si pensi a Spinoza) e, daltra parte, dellaffermazione delleccedenza inesauribile dellevento/esistenza/libert rispetto allente metafisico, quindi di una razionalit pi o meno ancora fideisticamente ispirata (da Agostino ad Ockham, da Lutero a Pascal, da Hamann e Kant stesso a Kierkegaard e Barth, da Heidegger a Derrida e Nancy). In tal senso, ermeneutica biblica e filosofie contemporanee si rivelano inseparabilmente connesse (si pensi al rapporto biunivoco tra Heidegger e Bultmann e pi in generale la neotestamentaristica tedesca, sempre pi incentrata tra la fine dell800 e la prima met del 900 sulla questione escatologica). Si pensi alla fenomenologia contemporanea, da Husserl ed Heidegger a Lvinas, Derrida, Nancy, la cui questione pu essere cos riassunta: come immanentizzare razionalmente nellorizzonte della soggettivit lapertura escatologica allevento e la questione della donazione? Il pensiero dellordine ontoteologico, biblicamente dedotto come sistema della trascendenza e della sua immateriale novit rispetto al mondo dato e disponibile, rimane spettralmente animato da un pensiero delleccedenza carismatica, dellevento escatologico, che lordine attraversa e disordina; s che la filosofia si costituisce come inesausta immanentizzazione di una trascendenza irriducibile, senza la quale essa perderebbe solipsisticamente la sua apertura al pensiero dellevento (qualsiasi esso sia, in tutta la sua inquietante indisponibilit). VII Lermeneutica della Verita: lo Spirito nella carne. Se il segreto della Bibbia la dialettica tra lettera e Spirito, la verit diviene interpretazione, la rivelazione del senso diviene ermeneutica. Sarebbe possibile ripensare, con Hegel e oltre Hegel, la storia della filosofia occidentale non soltanto come storia del farsi Verit dello Spirito (da Origene ad Erasmo, dai sociniani, da Hobbes e Spinoza agli illuministi, da Hegel alla teologia liberale, da Bultmann ad Heidegger ed oltre), ma anche, viceversa o ambiguamente, come storia del farsi Spirito (in tutta la sua ambiguit: carismaticamente o razionalisticamente interpretato) della Verit. Paradossalmente, la Bibbia rivela che non esiste la Verit in s, ma il rivelarsi storico della Verit nello Spirito, nella comunit degli spiriti (Dio in noi, Dio si dissemina nella pluralit infinita dei soggetti finiti). La Verit diviene nietzscheanamente interpretazione, verit nel soggetto, il farsi molte, infinite verit. Anzi il farsi carne e carni della Verit, il suo dischiudersi nel progetto del soggetto, carne che ex-siste nella relazione con lAltro e in essa patisce. Sicch il pensiero contemporaneo (da Lvinas a Derrida, da Ricoeur ad Henri, da Lyotard a Nancy, da Badiou a iek, da Castelli a Pareyson, da Vattimo ad Olivetti e Cacciari, da Agamben ad Esposito) profondamente segnato dalla sua origine biblica: non pu pi non essere narrativo, storico, esistenzale, carnale, kenotico; le questioni filosofiche pi profonde rimangono ancora promessa, fede, decisione, esistenza, soggettivit, evento, esposizione, ospitalit, finitezza, temporalit, mortalit, carnalit, comunit, messianico, il Vieni escatologico. Questa disseminazione del senso cristiano non

ubbidisce, ancora, ad una logica kenotica della rivelazione? Non esso stesso una modalit razionale di continuare a rileggere la Bibbia? Lo stesso maestro della decostruzione, Jacques Derrida, ha voluto proporre una genealogia pensante della possibilit e dellessenza del religioso che non si costituisca come articolo di fede, in analogia con Lvinas, Marion, Ricoeur, Patoka. Ma in fondo questa lista non ha limiti e si potrebbe dire, tenendo conto della quantitit di differenze, che anche un certo Kant, un certo Hegel, senza dubbio Kierkegaard, oserei dire anche Heidegger per provocazione, appartengono a questa tradizione che consiste nel proporre un doppione non dogmatico del dogma, un doppione filosofico, metafisico e in ogni caso pensante che ripete senza religione, la possibilit della religione8. Il segreto delloccidente pare, allora, essere proprio quello di essere fedelmente infedeli alla Bibbia, interpretandola come verit che devessere decostruita, riconfigurata, ripensata persino senza il Dio che quella Bibbia ispira. VIII Bibbia e secolarizzazione. La Bibbia divorata dalla filosofia, che la consuma, nutrendosi di essa: la Bibbia invera il suo movimento progressivo e kenotico nella disseminazione della rivelazione nella razionalit e nel mondo secolarizzato. La Bibbia, che vive di uninterna violenza e annessione, non pu insomma non rilanciare un processo persino violento di espropriazione, sicch, con Gauchet, riusciamo a comprendere la verit profonda della definizione del cristianesimo come religione delluscita dalla religione, cio come religione che non soltanto nasce come fuoriuscita dal giudaismo, ma persino come religione che si compie nella fuoriuscita da se stessa ( aut escatologicamente, aut apocalitticamente, nel trionfo dellimmanenza). Pertanto, la Bibbia annuncia gi in s il movimento della secolarizzazione: se il cristianesimo la religione delluscita dalla religione, lalleanza (universalizzante, inevitabilmente razionalizzante) della fuoriuscita dallalleanza (esclusiva, miticoidentitaria), la Bibbia il testo della fuoriuscita dal testo, il codice della fuoriuscita dal codice, la rivelazione della fuoriuscita dalla rivelazione. In una formula, la costruzione biblica autodecostruttiva e questa natura potentemente dialettica, escatologica o avveniente quella che la Bibbia ha trasmesso alloccidente come suo intimo dispositivo identitario/alterante, costruttivo/decostruttivo, vincolante/liberante. In tal senso, lesito di una cultura dellesodo non pu che essere l exitus della sua matrice religiosa/irreligiosa: la secolarizzazione, sino alla perdita della stessa memoria biblica, della propria stessa identit. Ma questo exitus, proprio perch compimento di un dispositivo di autodeposizione, di kenotica autodecostruzione, di infinita autocritica, non pu non essere, paradossalmente, che il compimento alterato della propria stessa identit religiosa. Ne deriva che la storia e la cultura delloccidente e della stessa democrazia come suo valore massimamente emblematico, progressivo, persino violentemente ed ideologicamente totalizzante storia dellalterarsi, dellincarnarsi e del disseminarsi, appunto del farsi storia laica, razionalmente verificata, della rivelazione che si pretendeva personalmente ispirata da Dio stesso 9. Loccidente continua a convertire la Bibbia in cultura, in orizzonti razionali e secolarizzati di interpretazione delluomo, della societ, del mondo. E daltra parte: la lettura secolarizzata della Bibbia pare ancora essere occasione decisiva di reale presenza (George Steiner); al punto che, in Donare la morte, Derrida afferma che la stessa letteratura occidentale sarebbe impensabile senza ritrattare in s il tema abramitico, kierkegaardianemente illuminato, dellevento della confessione inconfessabile del segreto allAltro. IX Bibbia cattolica e protestante: costruzione ed autodecostruzione del monoteismo. Cosa si conserva, allora, di ci che viene assunto? Lalterit irriducibile della Bibbia, ricompresa nella filosofia, permane tale o non viene assimilata, immunizzata, divorata? Si d ancora marezza nelle viscere delloccidente? Forse la Bibbia, il codice divorato, si rivela intimamente inassimilabile, capace di continuare ad imporre una logica dellirriducibilit, dellalterit, dellinquietudine, persino del rigetto apocalittico del mondo e della sua razionalit. La Bibbia dolceamara (in s armonica, eppure dissonante; ordinata, eppure irriducibilmente critica) si rivela cos come vero e proprio pharmakon, veleno che pu uccidere come guarire, fare delirare la ragione, come dischiuderla ad uneccedenza sempre indisponibile. E, in effetti, la croce di Cristo, che tiene insieme dialetticamente i disiecta membra dei piccoli libri che
8 J. DERRIDA, Donner la mort, Paris 1999, tr. it. Donare la morte, Milano 2002, 86. Ma sul tema della razionalit occidentale come autodecostruzione del cristianesimo, cf. questaffermazione assolutamente rivelativa: Se c da decostruire, il cristianesimo (punto) perch un certo cristianesimo si caricher sempre delliperbole pi esigente, pi esatta e pi escatologica della decostruzione (J. DERRIDA, Le Toucher, Jean-Luc Nancy, Paris 2000, tr. it. Toccare, Jean-Luc Nancy, Genova 2007, 83). Quello che Nancy oggi annuncia col titolo decostruzione del cristianesimo, sar senzaltro una prova della decostruzione del mondo Solo il cristianesimo pu fare questo lavoro, cio disfarlo facendolo. Heidegger, anche lui, gi lui, non riuscito che a fallire. La decristianizzazione sar una vittoria cristiana (76). Cf. J.-L. NANCY, La Dclosion. (Dconstruction du christianisme 1), Paris 2005, tr. it. La dischiusura. Decostruzione del cristianesimo I , Napoli 2007; e LAdoration (Dconstruction du christianisme, 2), Paris 2010. 9 Mi permetto di rinviare a G. LETTIERI, Un dispositivo cristiano nellidea di democrazia? Materiali per una metodologia della storia del cristianesimo, in A. Zambarbieri e G. Otranto (edd.), Cristianesimo e democrazia, Bari 2011, 19-134.

compongono lunico corpus della rivelazione, non teologicamente interpretata come pharmakon, divino veleno (autoimmunit assunta come verit decostruttiva dellassoluta) tragicamente salvifico? Se quindi il segreto della Bibbia la pluralit, lintimo scindersi, alterarsi, disseminarsi del senso, la peculiarit filosofica dellOccidente non pu che essere il conflitto delle razionalit. Non soltanto ragione contro fede e fede (e sua eccedente razionalit) contro ragione, ma pluralismo delle prospettive razionali, degli atti di fede, degli sforzi di mediazione razionale che continuano a contaminarli e a renderli produttivi di altri sensi, fedi, mediazioni. La cultura occidentale, come la democrazia, derivano da questo inesausto sforzo di autodecostruzione del proprio che lautodecostruzione del giudaismo cristiano impone alla logica identitaria della razionalit greca, contaminandosi con essa, convergendo in un reciproco differire. Il greco stesso diviene cos laltro che accolto nella logica dellAltro, che decostruisce razionalmente lannuncio dellAltro che, kenoticamente, si rivela come verit autodecostruttiva. Al punto che se il monoteismo il presupposto della Bibbia cristiana, soltanto il motore autodecostruttivo di una logica trinitaria di kenosi (il Figlio) e disseminazione (lo Spirito) ne rappresenta la fuoriuscita secolarizzante. Ricorrendo ad una semplificazione astratta, possiamo concludere rilevando, ancora una volta differendo dialetticamente, la natura simul a) cattolica e b) protestante della Bibbia cristiana. a) La nozione di Bibbia non pu che essere cattolica, in quanto connette il vecchio al nuovo, allegorizzando il primo e normalizzando il secondo: il che significa riconoscere nella Bibbia un senso che si svela progressivamente e si compie culturalmente nella connessione oggettiva tra lattesa e lo svelamento del senso, il quale non pu che essere la verit gi prefigurata nella Legge e finalmente universalizzata nella rivelazione di grazia. b) Daltra parte, linterpretazione della Bibbia non pu che essere escatologicamente decostruttiva, apocalitticamente irreligiosa, critica, soggettiva: la Bibbia la rivelazione compiuta che devessere ulteriormente rimessa in questione, dissacrata, nellapertura infinita a ci che la eccede. Come il cristianesimo religione che nasce dalla protesta interna ad una religione, come espulsione/secessione protestante, escatologico-carismatica rispetto ad un orizzonte religioso legalmente stabilito, cos la stessa Bibbia cattolica non pu non essere rivelazione della secolarizzazione del sacro, della soggettivizzazione (linterpretazione inesauribile, soggettiva, eventuale, carismatica) delloggettivo (della Legge vecchia e nuova), della critica del religioso, nellapertura ad un evento di grazia inoggettivabile. In tal senso, la decisiva centralit del rapporto con la Bibbia proprio della storia della filosofia moderna, non riducibile a questione elementare di prestiti o di parissitarismi, ma devessere riconosciuta come questione radicalmente strutturale: la filosofia occidentale, quella che qui definisco moderna, cio ambiguamente post-cristiana, rimane intimamente condizionata da una struttura autodecostruttiva, autocritica, infinitamente espropriante che propria della dialettica cristiana. Proprio perch la Bibbia in s impura, contaminata, parassitaria, estatica, imponendo una logica del differire, inevitabilmente essa non pu non avere determianto una razionalit ed una storia impure e differenti: paradossalmente, togliere la Bibbia significa conservarla, disseminandola (non diviene forse la Bibbia teoria filosofica, romanzo, film, continuando a rivelare senso eccedente nellapparenza kenosi del suo divenire insignificante, come mero frammento residuale, resto di scarto o reliquia?). Forse, il segreto ultimo della Bibbia il suo eucaristico farsi tutto a tutti, lultimo disperdersi del senso nella carne della storia e dei suoi soggetti finiti, che vivendone, la consumano. La Bibbia , allora, davvero il testo che continua a nutrire loccidente: esso si fa carne, ma al tempo stesso rende dolorosa, amara qualsiasi assimilazione, non soltanto perch detta la legge autodecostruttiva del suo stesso togliersi, ma soprattutto perch continua a radicare la logica autoimmune dellalterit, delleccedenza, dellinappropriabile allinterno della propriet del corpo occidentale. Nutritosi di Bibbia, assimilatala nella propria stessa razionalit, liberatosi di essa nellatto stesso del divorarla, loccidente non pu ormai che intoiettare il dolore dellassenza del senso disponibile, continuare a vivere nella propria carne il ritrattarsi di s in s, sentire dolorosamente eppure salvificamente in s, nella propria stessa intimit, laltro irriducibile a s. Gaetano Lettieri Sapienza Universit di Roma

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