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JULES VERNE

L'ISOLA MISTERIOSA
Disegni di J.-D. Frat incisi da Ch. Barbarit Copertina di Graziella Sarno TITOLO ORIGINALE DELLOPERA L'ILE MISTRIEUSE (1875)

Traduzione integrale dal francese di Lorenza Ester Aghito Revisione a cura di Antonio Agriesti e Piero Nicola Propriet letteraria e artistica riservata - Printed in Italy Copyright 1966-1982 U. Mursia editore S.p.A. 640/AC/VIII - U. Mursia editore - Milano - Via Tadino, 29

Indice
PRESENTAZIONE.............................................................................................13 L'ISOLA MISTERIOSA...................................................................................... 18 PARTE PRIMA.....................................................................................................20 I NAUFRAGHI DELL'ARIA...............................................................................20 CAPITOLO I.............................................................................................................20 L'URAGANO DEL 1865 GRIDA NELL'ARIA UN PALLONE TRAVOLTO DA UNA TROMBA D'ARIA L'INVOLUCRO LACERATO SOLTANTO IL MARE IN VISTA CINQUE PASSEGGERI CHE COSA AVVIENE NELLA NAVICELLA TERRA ALL'ORIZZONTE L'EPILOGO DEL DRAMMA............................................................................................... 20 CAPITOLO II............................................................................................................28 UN EPISODIO DELLA GUERRA DI SECESSIONE L'INGEGNER CYRUS SMITH GEDEON SPILETT IL NEGRO NAB IL MARINAIO PENCROFF IL GIOVANE HARBERT UNA PROPOSTA INATTESA UN CONVEGNO ALLE DIECI DI SERA PARTENZA NELLA TEMPESTA .........................................................................................................................28 CAPITOLO III..........................................................................................................38 ALLE CINQUE DI SERA COLUI CHE MANCA LA DISPERAZIONE DI NAB RICERCHE AL NORD L'ISOLOTTO UNA TRISTE NOTTE DI ANGOSCE LA NEBBIA DELLA MATTINA NAB A NUOTO IN VISTA DELLA TERRA PASSAGGIO A GUADO DEL CANALE..............38 CAPITOLO IV..........................................................................................................46 I LITODOMI IL FIUME ALLA SUA FOCE I CAMINI CONTINUAZIONE DELLE RICERCHE LA FORESTA DI ALBERI VERDI LA PROVVISTA DI COMBUSTIBILE SI ATTENDE IL RIFLUSSO DALL'ALTO DELLA COSTA IL TRAINO VEGETALE IL RITORNO A RIVA................................................................................................................46 CAPITOLO V........................................................................................................... 55 ADATTAMENTO DEI CAMINI L'IMPORTANTE PROBLEMA DEL FUOCO LA SCATOLA DI FIAMMIFERI RICERCHE SULLA SPIAGGIA RITORNO DEL GIORNALISTA E DI NAB UN SOLO FIAMMIFERO! IL FOCOLARE SFAVILLANTE LA PRIMA CENA LA PRIMA NOTTE A TERRA.........................................................................55 CAPITOLO VI..........................................................................................................64 L'INVENTARIO DEI NAUFRAGHI NIENTE LA BIANCHERIA BRUCIATA UN'ESCURSIONE NELLA FORESTA LA FLORA DEGLI ALBERI VERDI LO JACAMAR IN FUGA TRACCIA DI BESTIE FEROCI I CURUCV I TETRAONI UNA STRANA PESCA CON LA LENZA.............................................................................................................64 3

CAPITOLO VII.........................................................................................................72 NAB NON ANCORA DI RITORNO LE RIFLESSIONI DEL GIORNALISTA LA CENA SI PREPARA UNA NOTTE CATTIVA LA TEMPESTA SPAVENTOSA SI PARTE NELLA NOTTE LOTTA CONTRO LA PIOGGIA E IL VENTOA OTTO MIGLIA DAL PRIMO ACCAMPAMENTO.........................................................................................72 CAPITOLO VIII....................................................................................................... 82 CYRUS SMITH VIVO? IL RACCONTO DI NAB LE IMPRONTE DI PASSI UNA QUESTIONE INSOLUBILE LE PRIME PAROLE DI CYRUS SMITH LA CONSTATAZIONE DELLE IMPRONTE IL RITORNO AI CAMINI PENCROFF ATTERRATO!..................................82 CAPITOLO IX..........................................................................................................92 CYRUS CON NOI! I TENTATIVI DI PENCROFF IL LEGNO STROFINATO ISOLA O CONTINENTE? I PROGETTI DELL'INGEGNERE SU QUALE PUNTO DELL'OCEANO PACIFICO? IN PIENA FORESTA IL PINO PINAIOLO UNA CACCIA AL CAPIBARA UN FUMO DI BUON AUGURIO...........................................92 CAPITOLO X......................................................................................................... 103 UN'INVENZIONE DELL'INGEGNERE IL PROBLEMA CHE PREOCCUPA CYRUS SMITH LA PARTENZA PER LA MONTAGNA LA FORESTA SUOLO VULCANICO I TRAGOPANI I MUFLONI IL PRIMO ALTIPIANO L'ACCAMPAMENTO PER LA NOTTE IL VERTICE DEL CONO..................................................................................103 CAPITOLO XI........................................................................................................113 AL VERTICE DEL CONO L'INTERNO DEL CRATERE IL MARE TUTTO INTORNO NESSUNA TERRA IN VISTA IL LITORALE A VOLO D'UCCELLO IDROGRAFIA E OROGRAFIA L'ISOLA ABITATA? BATTESIMO DELLE BAIE, DEI GOLFI, DEI PROMONTORI, DEI FIUMI, ECC. L'ISOLA DI LINCOLN...............................................113 CAPITOLO XII.......................................................................................................124 LA REGOLAZIONE DEGLI OROLOGI PENCROFF SODDISFATTO UN FUMO SOSPETTO IL CORSO DEL CREEK ROSSO LA FLORA DELL'ISOLA DI LINCOLN LA FUNA I FAGIANI DI MONTAGNA L'INSEGUIMENTO DEI CANGURI L'AGUTI IL LAGO GRANT RITORNO AI CAMINI.................................................................................. 124 CAPITOLO XIII..................................................................................................... 134 CI CHE SI TROVA SU TOP FABBRICAZIONE D'ARCHI E DI FRECCE UNA FORNACE IL FORNO DA STOVIGLIE DIVERSI UTENSILI DI CUCINA LA PRIMA PENTOLA L'ARTEMISIA LA CROCE DEL SUD UN'IMPORTANTE OSSERVAZIONE ASTRONOMICA.................134 CAPITOLO XIV.....................................................................................................145 LA MISURA DELLA MURAGLIA GRANITICA UN'APPLICAZIONE DEL TEOREMA DEI TRIANGOLI SIMILI LA LATITUDINE DELL'ISOLA 4

UNA ESCURSIONE A NORD UN BANCO D'OSTRICHE ~ PROGETTI PER L'AVVENIRE IL PASSAGGIO DEL SOLE AL MERIDIANO LE COORDINATE DELL'ISOLA DI LINCOLN.................................................145 CAPITOLO XV...................................................................................................... 155 LO SVERNAMENTO DEFINITIVAMENTE DECISO LA QUESTIONE METALLURGICA ESPLORAZIONE DELL'ISOLOTTO DELLA SALVEZZA LA CACCIA ALLE FOCHE CATTURA DI UN ECHIDNA IL KULA CI CHE SI CHIAMA METODO CATALANO FABBRICAZIONE DEL FERRO COME SI OTTIENE L'ACCIAIO........155 CAPITOLO XVI.....................................................................................................164 IL PROBLEMA DELL'ABITAZIONE NUOVAMENTE STUDIATO LE FANTASIE DI PENCROFF UN'ESPLORAZIONE A NORD DEL LAGO L'ORLO SETTENTRIONALE DELL'ALTIPIANO I SERPENTI L'ESTREMIT DEL LAGO INQUIETUDINI DI TOP TOP A NUOTO UN COMBATTIMENTO SOTT'ACQUA IL DUGONGO....................164 CAPITOLO XVII....................................................................................................173 VISITA AL LAGO LA CORRENTE INDICATRICE I PROGETTI DI CYRUS SMITH IL GRASSO DEL DUGONGO USO DELLE PIRITI SCHISTOSE IL SOLFATO DI FERRO COME SI FA LA GLICERINA IL SAPONE IL SALNITRO ACIDO SOLFORICO ACIDO NITRICO LA NUOVA CASCATA.............................................................173 CAPITOLO XVIII.................................................................................................. 184 PENCROFF NON DUBITA PI DI NULLA L'ANTICO SBOCCO DEL LAGO UNA DISCESA SOTTERRANEA LA STRADA ATTRAVERSO IL GRANITO TOP SCOMPARSO LA CAVERNA CENTRALE IL POZZO INFERIORE MISTERO A COLPI DI PICCONE IL RITORNO......................................................................................................184 CAPITOLO XIX.....................................................................................................193 IL PIANO DI CYRUS SMITH LA FACCIATA DI GRANITE-HOUSE LA SCALA DI CORDA I SOGNI DI PENCROFF LE ERBE AROMATICHE UNA CONIGLIERA NATURALE DERIVAZIONE DELLE ACQUE PER I BISOGNI DELLA NUOVA DIMORA LA VISTA CHE SI GODE DALLE FINESTRE DI GRANITE-HOUSE........................................................................................193 CAPITOLO XX...................................................................................................... 202 LA STAGIONE DELLE PIOGGE IL PROBLEMA DEI VESTITI UNA CACCIA ALLE FOCHE FABBRICAZIONE DELLE CANDELE LAVORI INTERNI NELLA GRANITE-HOUSE I DUE PONTICELLI RITORNO DA UNA VISITA AL BANCO DI OSTRICHE CI CHE HARBERT SI TROVA IN TASCA..................................................................202 CAPITOLO XXI.....................................................................................................210 ALCUNI GRADI SOTTO ZERO ESPLORAZIONE DELLA PARTE PALUDOSA DI SUD-EST I CULPEI VISTA DEL MARE 5

CONVERSAZIONE SULL'AVVENIRE DELL'OCEANO PACIFICO IL LAVORO INCESSANTE DEGLI INFUSORI CI CHE DIVERR IL GLOBO LA CACCIA LA PALUDE DELLE TADORNE.....................210 CAPITOLO XXII....................................................................................................219 LE TRAPPOLE LE VOLPI I PECARI SALTO DI VENTO A NORDOVEST TEMPESTA DI NEVE I PANIERAI I PI GRANDI FREDDI DELL'INVERNO LA CRISTALLIZZAZIONE DELLO ZUCCHERO D'ACERO IL POZZO MISTERIOSO L'ESPLORAZIONE PROGETTATA IL PALLINO DI PIOMBO..............................................219 PARTE SECONDA.............................................................................................231 L'ABBANDONATO............................................................................................231 CAPITOLO I...........................................................................................................231 A PROPOSITO DEL PALLINO DI PIOMBO LA COSTRUZIONE D'UNA PIROGA LE CACCE IN VETTA A UN KAURI NULLA CHE ATTESTI LA PRESENZA DELL'UOMO UNA PESCA DI NAB E DI HARBERT TARTARUGA CAPOVOLTA TARTARUGA SCOMPARSA SPIEGAZIONE DI CYRUS SMITH..............................................................231 CAPITOLO II..........................................................................................................241 PRIMA PROVA DELLA PIROGA UN RELITTO SULLA COSTA IL RIMORCHIO LA PUNTA DEL RELITTO INVENTARIO DELLA CASSA: ARNESI, ARMI, STRUMENTI, VESTITI, LIBRI, UTENSILI VARI QUELLO CHE MANCA A PENCROFF IL VANGELO UN VERSETTO DEL LIBRO SACRO.....................................................................................241 CAPITOLO III........................................................................................................252 LA PARTENZA LA MAREA MONTANTE OLMI E BAGOLARI PIANTE DIVERSE LO JACAMAR ASPETTO DELLA FORESTA GLI EUCALIPTI GIGANTI PERCH SI CHIAMANO ALBERI DELLA FEBBRE BRANCHI DI SCIMMIE LA CASCATA ACCAMPAMENTO PER LA NOTTE........................................................... 252 CAPITOLO IV........................................................................................................262 IN CAMMINO VERSO LA COSTA ALCUNI BRANCHI DI QUADRUMANI UN NUOVO CORSO D'ACQUA PERCH LA MAREA NON VI SI FA SENTIRE UNA FORESTA PER LITORALE IL PROMONTORIO DEL RETTILE GEDEON SPILETT FA INVIDIA AD HARBERT IL CREPITIO DEI BAMB................................................... 262 CAPITOLO V......................................................................................................... 273 PROPOSTA DI RITORNARE DAL LITORALE SUD CONFIGURAZIONE DELLA COSTA ALLA RICERCA DEL PRESUNTO NAUFRAGIO UN RELITTO IN ARIA SCOPERTA DI UN PICCOLO PORTO NATURALE A MEZZANOTTE SULLE SPONDE DEL MERCY UNA BARCA ALLA DERIVA................273 CAPITOLO VI........................................................................................................284 6

I RICHIAMI DI PENCROFF UNA NOTTE NEI CAMINI LA FRECCIA DI HARBERT PROGETTO DI CYRUS SMITH UNA SOLUZIONE INATTESA CI CHE ERA AVVENUTO A GRANITE-HOUSE COME UN NUOVO DOMESTICO ENTRA AL SERVIZIO DEI COLONI..............284 CAPITOLO VII.......................................................................................................295 PROGETTI DA METTERE IN ESECUZIONE UN PONTE SUL MERCY FARE UN'ISOLA DELL'ALTIPIANO DI BELLAVISTA IL PONTE LEVATOIO LA RACCOLTA DEL GRANO IL RUSCELLO I PONTICELLI LA CORTE PER GLI ANIMALI LA PICCIONAIA I DUE ONAGRI IL CARRO E I FINIMENTI ESCURSIONE A PORTO PALLONE.....................................................................................................295 CAPITOLO VIII..................................................................................................... 305 LA BIANCHERIA CALZATURE IN CUOIO DI FOCA FABBRICAZIONE DELLA PIROSSILINA DIVERSE SEMINE LA PESCA LE UOVA DI TARTARUGA PROGRESSI DI MASTRO JUP IL RECINTO CACCIA AI MUFLONI NUOVE RICCHEZZE VEGETALI E ANIMALI RICORDI DELLA PATRIA LONTANA................................305 CAPITOLO IX........................................................................................................315 IL CATTIVO TEMPO L'ASCENSORE IDRAULICO FABBRICAZIONE DEL VETRO PER VETRATE E OGGETTI VARI L'ALBERO DEL PANE FREQUENTI VISITE AL RECINTO AUMENTO DEL GREGGE UNA DOMANDA DEL GIORNALISTA LE COORDINATE ESATTE DELL'ISOLA DI LINCOLN PROPOSTA DI PENCROFF.......................315 CAPITOLO X......................................................................................................... 326 COSTRUZIONE DELL'IMBARCAZIONE SECONDO RACCOLTO DI GRANO CACCIA AI KULA UNA NUOVA PIANTA PI PIACEVOLE CHE UTILE UNA BALENA IN VISTA IL RAMPONE DEL VINEYARD SQUARTAMENTO DEL CETACEO USO DEI FANONI LA FINE DEL MESE DI MAGGIO PENCROFF NON HA PI NULLA DA DESIDERARE...............................................................................................326 CAPITOLO XI........................................................................................................336 L'INVERNO FOLLATURA DELLA LANA IL MULINO UN'IDEA FISSA DI PENCROFF LE STECCHE DI BALENA A CHE COSA PU SERVIRE UN ALBATRO IL COMBUSTIBILE DELL'AVVENIRE TOP E JUP URAGANI DANNI AL POLLAIO UN'ESCURSIONE ALLA PALUDE CYRUS SMITH SOLO ESPLORAZIONE DEL POZZO......336 CAPITOLO XII.......................................................................................................347 L'ATTREZZATURA DELL'IMBARCAZIONE UN ATTACCO DI VOLPI JUP FERITO JUP CURATO JUP GUARITO LA COSTRUZIONE DELLA BARCA FINITA TRIONFO DI PENCROFF IL BONADVENTURE PRIMA PROVA A SUD DELL'ISOLA UN DOCUMENTO INATTESO...........................................................................347 CAPITOLO XIII..................................................................................................... 360 7

PARTENZA DECISA IPOTESI PREPARATIVI I TRE PASSEGGERI PRIMA NOTTE SECONDA NOTTE L'ISOLA DI TABOR RICERCHE SULLA SPIAGGIA RICERCHE NEI BOSCHI NESSUNO ANIMALI PIANTE UN'ABITAZIONE DESERTA.......................360 CAPITOLO XIV.....................................................................................................370 INVENTARIO LA NOTTE ALCUNE LETTERE CONTINUAZIONE DELLE RICERCHE PIANTE E ANIMALI GRAVE PERICOLO CORSO DA HARBERT A BORDO LA PARTENZA CATTIVO TEMPO UN BARLUME D'ISTINTO PERDUTI IN MARE UN FUOCO ACCESO A PROPOSITO.................................................................................................370 CAPITOLO XV...................................................................................................... 381 IL RITORNO DISCUSSIONE FRA CYRUS SMITH E LO SCONOSCIUTO PORTO PALLONE LA DEVOZIONE DELL'INGEGNERE UN'ESPERIENZA COMMOVENTE SCORRONO ALCUNE LACRIME.381 CAPITOLO XVI.....................................................................................................390 UN MISTERO DA CHIARIRE LE PRIME PAROLE DELLO SCONOSCIUTO DODICI ANNI SULL'ISOLOTTO! CONFESSIONI CHE SFUGGONO LA SCOMPARSA FIDUCIA DI CYRUS SMITH COSTRUZIONE D'UN MULINO IL PRIMO PANE UN ATTO DI DEDIZIONE LE MANI ONESTE!............................................................390 CAPITOLO XVII....................................................................................................401 SEMPRE IN DISPARTE UNA DOMANDA DELLO SCONOSCIUTO LA FATTORIA COSTRUITA NEL RECINTO DODICI ANNI OR SONO! IL NOSTRO MO DEL BRITANNIA ABBANDONO NELL'ISOLA DI TABOR LA MANO DI CYRUS SMITH IL DOCUMENTO MISTERIOSO .......................................................................................................................401 CAPITOLO XVIII.................................................................................................. 412 CONVERSAZIONE CYRUS SMITH E GEDEON SPILETT UN'IDEA DELL'INGEGNERE IL TELEGRAFO ELETTRICO I FILI LA PILA L'AL FABETO BELLA STAGIONE PROSPERIT DELLA COLONIA FOTOGRAFIA UN EFFETTO DI NEVE DUE ANNI NELL'ISOLA DI LINCOLN...........................................................................412 CAPITOLO XIX.....................................................................................................422 RICORDI DELLA PATRIA LE FUTURE POSSIBILIT PROGETTO DI ESPLORAZIONE DELLE COSTE DELL'ISOLA PARTENZA IL 16 APRILE LA PENISOLA SERPENTINE VISTA DAL MARE I BASALTI DELLA COSTA OCCIDENTALE CATTIVO TEMPO VIENE LA NOTTE NUOVO INCIDENTE.................................................................422 CAPITOLO XX...................................................................................................... 433 LA NOTTE IN MARE IL GOLFO DEL PESCECANE CONFIDENZE PREPARATIVI PER L'INVERNO PRECOCIT DELLA CATTIVA STAGIONE GRANDI FREDDI LAVORI INTERNI DOPO SEI MESI UN NEGATIVO FOTOGRAFICO AVVENIMENTO INATTESO........433 8

PARTE TERZA...................................................................................................444 IL SEGRETO DELL'ISOLA.............................................................................444 CAPITOLO I...........................................................................................................444 ROVINA O SALVEZZA? AYRTON RICHIAMATO DISCUSSIONE IMPORTANTE NON IL DUNCAN BASTIMENTO SOSPETTO PRECAUZIONI NECESSARIE LA NAVE SI AVVICINA UNA CANNONATA IL BRIGANTINO GETTA L'ANCORA IN VISTA DELL'ISOLA .CALA LA NOTTE..............................................................444 CAPITOLO II..........................................................................................................455 DISCUSSIONI PRESENTIMENTI UNA PROPOSTA DI AYRTON VIENE ACCOLTA AYRTON E PENCROFF SULL'ISOLOTTO GRANT DEPORTATI DI NORFOLK LORO PROPOSITI TENTATIVO EROICO DI AYRTON SUO RITORNO SEI CONTRO CINQUANTA................455 CAPITOLO III........................................................................................................465 S'ALZA LA NEBBIA LE DISPOSIZIONI DELL'INGEGNERE TRE APPOSTAMENTI AYRTON E PENCROFF LA PRIMA LANCIA ALTRE DUE IMBARCAZIONI SULL'ISOLOTTO SEI DEPORTATI A TERRA IL BRIGANTINO LEVA L'ANCORA I PROIETTILI DELLO SPEEDY SITUAZIONE DISPERATA SOLUZIONE INATTESA....465 CAPITOLO IV........................................................................................................477 I COLONI SULLA SPIAGGIA AYRTON E PENCROFF LAVORANO AL RECUPERO DEI RESTI DEL BRIGANTINO CONVERSAZIONE DURANTE LA COLAZIONE I RAGIONAMENTI DI PENCROFF VISITA MINUZIOSA DELLO SCAFO DEL BRIGANTINO LA CALA DELLE POLVERI INTATTA LE NUOVE RICCHEZZE GLI ULTIMI ROTTAMI UN PEZZO DI CILINDRO SPEZZATO.................................477 CAPITOLO V......................................................................................................... 488 LE AFFERMAZIONI DELL'INGEGNERE LE GRANDIOSE IPOTESI DI PENCROFF UNA BATTERIA AEREA I QUATTRO PROIETTILI A PROPOSITO DEI DEPORTATI SUPERSTITI UN'ESITAZIONE DI AYRTON GENEROSI SENTIMENTI DI CYRUS SMITH PENCROFF S'ARRENDE A MALINCUORE.................................................................... 488 CAPITOLO VI........................................................................................................497 PROPOSITI DI SPEDIZIONE AYRTON NEL RECINTO VISITA A PORTO PALLONE OSSERVAZIONI FATTE DA PENCROFF A BORDO DEL BONADVENTURE DISPACCIO INVIATO AL RECINTO AYRTON NON RISPONDE PARTENZA DEL GIORNO DOPO - PERCH IL FILO NON FUNZIONA PI UNA DETONAZIONE..........................497 CAPITOLO VII.......................................................................................................507 IL GIORNALISTA E PENCROFF NEL RECINTO IL TRASPORTO DI HARBERT DISPERAZIONE DEL MARINAIO CONSULTO FRA IL GIORNALISTA E L'INGEGNERE METODO DI CURA RINASCE 9

QUALCHE SPERANZA COME AVVERTIRE NAB? UN MESSAGGERO SICURO E FEDELE LA RISPOSTA DI NAB................507 CAPITOLO VIII..................................................................................................... 516 I DEPORTATI NEI PRESSI DEL RECINTO - SISTEMAZIONE PROVVISORIA CONTINUAZIONE DELLA CURA DI HARBERT I PRIMI GIUBILI DI PENCROFF RIPENSANDO AL PASSATO CI CHE RISERVA L'AVVENIRE LE IDEE DI CYRUS SMITH IN PROPOSITO.................................................................................................516 CAPITOLO IX........................................................................................................521 SENZA NOTIZIE DI NAB PROPOSTA DI PENCROFF E DEL GIORNALISTA CHE NON VIENE ACCETTATA QUALCHE SORTITA DI GEDEON SPILETT UN BRANDELLO DI STOFFA UN MESSAGGIO PARTENZA PRECIPITOSA ARRIVO ALL'ALTIPIANO DI BELLAVISTA.................................................................................................521 CAPITOLO X......................................................................................................... 530 HARBERT TRASPORTATO A GRANITE-HOUSE NAB RACCONTA L'ACCADUTO VISITA DI CYRUS SMITH ALL'ALTIPIANO ROVINA E DEVASTAZIONE I COLONI DISARMATI DI FRONTE ALLA MALATTIA LA CORTECCIA DI SALICE UNA FEBBRE MORTALE TOP ABBAIA ANCORA!....................................................................................... 530 CAPITOLO XI........................................................................................................538 INESPLICABILE MISTERO LA CONVALESCENZA DI HARBERT LE PARTI DELL'ISOLA DA ESPLORARE PREPARATIVI DI PARTENZA PRIMA GIORNATA LA NOTTE SECONDA GIORNATA I KAURI LA COPPIA DI CASUARI IMPRONTE DI PASSI NELLA FORESTA ARRIVO AL PROMONTORIO DEL RETTILE.............................................538 CAPITOLO XII.......................................................................................................548 ESPLORAZIONE DELLA PENISOLA SERPENTINE ACCAMPAMENTO ALLA FOCE DEL FIUME DELLA CASCATA A SEICENTO PASSI DAL RECINTO RICOGNIZIONE OPERATA DA GEDEON SPILETT E PENCROFF LORO RITORNO TUTTI AVANTI! UNA PORTA APERTA UNA FINESTRA ILLUMINATA AL CHIARO DI LUNA!....548 CAPITOLO XIII..................................................................................................... 558 IL RACCONTO DI AYRTON I PROGETTI DEI SUOI COMPLICI DVN TEMPO LORO SISTEMAZIONE AL RECINTO IL GIUSTIZIERE DELL'ISOLA DI LINCOLN IL BONADVENTURE RICERCHE INTORNO AL MONTE FRANKLIN LE VALLI SUPERIORI ROMBI SOTTERRANEI UNA RISPOSTA DI PENCROFF IN FONDO AL CRATERE RITORNO...............................................................................558 CAPITOLO XIV.....................................................................................................569 SONO PASSATI TRE ANNI IL PROBLEMA DELLA NUOVA NAVE LA DECISIONE PROSPERIT DELLA COLONIA IL CANTIERE DI COSTRUZIONE I FREDDI DELL'EMISFERO AUSTRALE 10

PENCROFF SI RASSEGNA IL BUCATO IL MONTE FRANKLIN....569 CAPITOLO XV...................................................................................................... 579 IL RISVEGLIO DEL VULCANO LA BELLA STAGIONE RIPRESA DEI LAVORI LA SERATA DEL 15 OTTOBRE UN TELEGRAMMA UNA DOMANDA UNA RISPOSTA PARTENZA PER IL RECINTO L'AVVERTENZA IL FILO SUPPLEMENTARE LA COSTA DI BASALTO CON L'ALTA MAREA CON LA BASSA MAREA LA CAVERNA UNA LUCE ABBAGLIANTE..................................................579 CAPITOLO XVI.....................................................................................................592 IL CAPITANO NEMO LE SUE PRIME PAROLE LA STORIA DI UN EROE DELL'INDIPENDENZA L'ODIO PER GLI INVASORI I SUOI COMPAGNI LA VITA SOTTOMARINA SOLO L'ULTIMO RIFUGIO DEL NAUTILUS ALL'ISOLA DI LINCOLN IL GENIO MISTERIOSO DELL'ISOLA................................................................................................. 592 CAPITOLO XVII....................................................................................................602 LE ULTIME ORE DEL CAPITANO NEMO LE VOLONT VI UN MORENTE UN PENSIERO PER I SUOI AMICI D'UN TEMPO LA BARA DEL CAPITANO NEMO ALCUNI CONSIGLI AI COLONI IL MOMENTO SUPREMO IN FONDO AL MARE......................................602 CAPITOLO XVIII.................................................................................................. 610 LE RIFLESSIONI DI CIASCUNO RIPRESA DEI LAVORI DI COSTRUZIONE IL PRIMO GENNAIO 1869 UN PENNACCHIO IN CIMA AL VULCANO PRIMI SINTOMI DI UN'ERUZIONE AYRTON E CYRUS SMITH AL RECINTO ESPLORAZIONE NELLA CRIPTA DAKKAR QUEL CHE IL CAPITANO NEMO AVEVA DETTO ALL'INGEGNERE.........................................................................................610 CAPITOLO XIX.....................................................................................................623 CYRUS SMITH RACCONTA LA SUA ESPLORAZIONE VENGONO INTENSIFICATI I LAVORI DI COSTRUZIONE UN'ULTIMA VISITA AL RECINTO BATTAGLIA TRA IL FUOCO E L'ACQUA CI CHE RIMANE SULLA SUPERFICIE DELL'ISOLA SI DECIDE DI VARARE LA NAVE LA NOTTE DALL'8 AL 9 MARZO.................................................623 CAPITOLO XX...................................................................................................... 635 UNO SCOGLIO ISOLATO SUL PACIFICO L'ULTIMO RIFUGIO DEI COLONI DELL'ISOLA DI LINCOLN LA MORTE IN PROSPETTIVA IL SOCCORSO INATTESO PERCH E COME ARRIVA L'ULTIMO BENEFICIO UN'ISOLA IN TERRAFERMA LA TOMBA DEL CAPITANO NEMO....................................................................................... 635 SPIEGAZIONE DEI TERMINI MARINARESCHI USATI IN QUESTO LIBRO...............................................................................................................641 A........................................................................................................................ 641 B.........................................................................................................................643 C.........................................................................................................................644 11

D........................................................................................................................ 646 F.........................................................................................................................646 G........................................................................................................................ 647 I..........................................................................................................................648 L.........................................................................................................................648 M........................................................................................................................648 O........................................................................................................................ 650 P.........................................................................................................................650 Q........................................................................................................................ 651 R.........................................................................................................................652 S.........................................................................................................................652 T.........................................................................................................................653 V........................................................................................................................ 654 Z.........................................................................................................................655

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PRESENTAZIONE
Questo straordinario romanzo presenta non poche analogie con Robinson Crusoe, dello scrittore inglese Defoe, di cui Verne era un grande ammiratore. Anche qui, la situazione press'a poco la stessa: alcuni naufraghi approdano fortunosamente su un'isola deserta e lottano disperatamente per sopravvivere. Ma se Robinson, di fronte alla natura selvaggia, incarnava l'uomo del '700, che si industria come pu, ricorrendo ai piccoli espedienti suggeritigli dalla ragione, senza altri strumenti che le proprie mani, i cinque naufraghi protagonisti di questo libro incarnano la nuova idea dell'uomo scientifico qual era concepito nella seconda met dell'800, l'uomo che domina ormai la natura in virt di una tecnologia progredita che gli permette di trasformare rapidamente un'isola selvaggia in una colonia civile. Non a caso Robinson un uomo comune, un marinaio, ed solo, a lottare contro le forze cieche della natura, mentre qui siamo d fronte a una vera e propria quipe, composta da persone di estrazione e di competenze diverse, ma guidata da un ingegnere e scienziato, Cyrus Smith. Il punto di partenza della grande avventura Richmond, una cittadina americana degli Stati del Sud, durante il periodo della guerra di Secessione. Di qui, realizzando un audacissimo progetto, cinque prigionieri dei sudisti riescono ad evadere, servendosi di un pallone aerostatico; giunto sull'oceano, l'aerostato viene investito da una tromba marina e i cinque vengono sbattuti su un'isola sconosciuta. Sono soli, senza mezzi, esposti a tutti i pericoli. Come Robinson. Ma li guida un ingegnere, un tecnico, il quale, sfruttando le proprie conoscenze scientifiche, li aiuta a rifarsi una vita il pi possibile confortevole, fabbricando addirittura la nitroglicerina e costruendo un telegrafo elettrico... Eppure, su quell'isola selvaggia, che i naufraghi hanno ormai battezzato con il nome di Lincoln, avvengono alcuni fatti misteriosi, quasi che una invisibile presenza sorvegliasse momento per
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momento la vita di quegli infelici. E il primo segno inquietante la scoperta in mare di una bottiglia con un messaggio. Sull'isola Tabor, a qualche centinaia di miglia dice il messaggio c' un altro naufrago... a questo punto che la vicenda si salda ai due libri precedenti, I figli del capitano Grant e Ventimila leghe sotto i mari, i quali, insieme con questo, compongono una specie di trilogia del mare. Quel naufrago, ch'essi trovano sull'isola Tabor, Ayrton, il pericoloso evaso che lord Glenarvan - come appunto si narra ne I figli del capitano Grant - ha abbandonato sull'isola, per punirlo d'aver tentato d'impossessarsi del Duncan. I nostri protagonisti lo trovano ormai abbrutito e ridotto allo stato selvaggio e durano non poca fatica per ricondurlo a condizioni di vita umana e civile. Ma c' un'altra sorpresa, ancora pi strana e affascinante. In un luogo remoto dell'isola, in cupe grotte basaltiche dove il mare si insinua spumeggiando, essi scorgono la scura sagoma del Nautilus e fanno conoscenza con il capitano Nemo. Cos, finalmente, sono in grado di dare un corpo a quella presenza benefica e invisibile che avevano pi volte avvertita sull'isola. Il capitano Nemo, l'enigmatico protagonista di Ventimila leghe sotto i mari, ormai allo stremo delle forze. Essi ne ascoltano in silenzio le ultime volont, assistono alla sua morte, quindi lo seppelliscono, com' suo desiderio, nel mostro d'acciaio, il Nautilus, che lentamente sprofonda negli abissi. Siamo ormai alle ultime battute del grande e complesso romanzo. Il Duncan, che appare nelle prime pagine de I figli del capitano Grant, si profila veloce all'orizzonte e riporta finalmente in patria, dopo lunghi anni di esilio, i poveri naufraghi. Apparso la prima volta nel 1875, il romanzo conclude la trilogia del mare, spiegando motivi e personaggi che nei due precedenti volumi erano rimasti per cos dire allo stato di abbozzo, in un drammatico e contrastato chiaroscuro. E tale spiegazione non ha soltanto valore sul piano della vicenda romanzesca, ma, assai pi a fondo, acquista valore sul piano psicologico e morale. Si direbbe che Verne abbia voluto qui dissipare ogni ombra sui protagonisti pi enigmatici dell'intera vicenda. Primo fra tutti il capitano Nemo, che nelle pagine finali di questo libro si riscatta del proprio operato.
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Ormai vecchio, prossimo alla morte, egli rievoca la sua tragica storia e vi d un senso. E persino dopo la sua morte, i naufraghi beneficiano di un suo ultimo gesto di piet e di bont. Si deve infatti a lui se il Duncan riesce a rintracciarli e a condurli in salvo. L'altro personaggio che si illumina di una luce nuova e positiva Ayrton. L'avevamo conosciuto come un pericoloso avventuriero, capace di tutto, senza scrupoli. Giustamente lord Glenarvan si era disfatto di lui, abbandonandolo tutto solo sull'isolotto sperduto nell'oceano. Qui lo incontriamo come un essere abbrutito dall'isolamento, un essere che ha persino perduto la coscienza della propria umanit. Ma avviene il miracolo. A contatto con i naufraghi, la sua coscienza affiora lentamente dalla barbarie ed egli ritorna uomo attraverso il rimorso. Le lacrime che riempiono i suoi occhi, al ricordo del male che ha commesso, lo restituiscono, puro e redento, alla societ dei vivi. Questo romanzo non solo il nuovo Robinson che vede il trionfo della scienza, ma anche il nuovo Robinson che vede il trionfo della morale, secondo un concetto ottimistico in cui scienza e morale non sono che due momenti diversi di un'unica realt: la realt dell'uomo. Un romanzo, dunque, non solo grandioso e avvincente per la sua trama avventurosa, ma anche conclusivo e significativo per gli alti ideali che lo ispirano e che gettano una luce tutta particolare sullo scrittore e sulla sua epoca. Sarebbe assai curioso e interessante, a questo proposito, prendere in considerazione anche due altri romanzi verniani che, pur non avendo nulla a che fare con la gi citata trilogia del mare, sono in diretto contatto con il fecondo filone dei Robinson. Ricordiamo prima di tutto La scuola dei Robinson (1882) dove sull'avventura prevale insolitamente lo spirito umoristico e grottesco di Verne; ma in modo del tutto particolare ricordiamo Seconda patria (1900), l'ideale continuazione de Il Robinson svizzero di Johann David Wyss, passato alla storia anche per il film che prendendosi non poche libert ne trasse quel mago dei cartoni animati che fu Walt Disney, Robinson nell'isola dei corsari. Senza dubbio L'isola misteriosa costituisce di per s un modello unico, del tutto autonomo, superiore ad ogni esempio precedente;
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tuttavia, pur nella sua singolare bellezza, appartiene anch'essa alla famiglia dei Robinson, alla famiglia di quegli avventurosi pionieri che dalla solitudine hanno tratto vigore e speranza per un mondo nuovo.

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JULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni, tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre, dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari. Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi. Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il romanzo Cinque settimane in pallone. La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si dedic esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro - in base a un contratto stipulato con l'editore Hetzel - venne via via pubblicando i romanzi che compongono l'imponente collana dei Viaggi straordinari - I mondi conosciuti e sconosciuti e che costituiscono il filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, L'isola misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele Strogoff sono i titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera completa comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e numerose altre opere di divulgazione storica e scientifica. Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne, nel 1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata, una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette anni, il 24 marzo 1905.

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L'ISOLA MISTERIOSA

1) Granite-House 2) Camini 3) Altipiano di Bellavista 4) Recinto 5) Forno da stoviglie 6) Cascata 7) Bocca di scarico 8) Cripta Dakkar 9) Ponte sul Mercy 10) Grotta delle dune 11) Banco d'ostriche 12) Creek Glicerina 18

13) Caverna dei giasuari 14) Giacimenti di carbone e ferro.

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Parte Prima I NAUFRAGHI DELL'ARIA


CAPITOLO I
L'URAGANO DEL 1865 GRIDA NELL'ARIA UN PALLONE TRAVOLTO DA UNA TROMBA D'ARIA L'INVOLUCRO LACERATO SOLTANTO IL MARE IN VISTA CINQUE PASSEGGERI CHE COSA AVVIENE NELLA NAVICELLA TERRA ALL'ORIZZONTE L'EPILOGO DEL DRAMMA
RISALIAMO? No! Al contrario! Scendiamo! Peggio ancora, signor Cyrus! Precipitiamo! - Mio Dio! Gettate zavorra! Ecco vuotato l'ultimo sacco! Il pallone si rialza? No! Sento un rumoreggiare di onde! Sfido! Abbiamo il mare sotto la navicella! L'acqua dev'essere a meno di cinquecento piedi sotto di noi! Allora una voce possente lacer l'aria, e risuonarono queste parole: Via tutto quello che pesa! Via tutto!... E affidiamoci alla
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Provvidenza divina! Queste parole echeggiavano seccamente nell'aria al di sopra di quel vasto deserto d'acqua che il Pacifico, verso le quattro del pomeriggio del 23 marzo 1865. Nessuno ha certamente dimenticato il terribile uragano di nordest, che si scaten nel periodo dell'equinozio di quell'anno, durante il quale il barometro scese a settecentodieci millimetri. Esso dur ininterrottamente dal 18 al 26 marzo. I disastri ch'esso produsse furono immensi in America, in Europa, in Asia, su una zona di 1800 miglia di larghezza, intersecante obliquamente l'Equatore, dal trentacinquesimo parallelo nord fino al quarantesimo parallelo sud! Citt sconvolte, intere foreste sradicate, spiagge devastate da montagne d'acqua che si precipitavano come controcorrenti di marea, bastimenti gettati sulla costa, che, dai rilievi del Bureau Veritas, si contarono a centinaia; territori interi furono spianati da cicloni che spazzavano tutto sul loro passaggio, parecchie migliaia di persone vennero sepolte dalle rovine in terra o inghiottite dal mare: tali furono le testimonianze che quell'uragano formidabile lasci della sua furia. Esso super per i suoi disastrosi effetti gli uragani che devastarono spaventosamente l'Avana e la Guadalupa, l'uno il 25 ottobre 1810, l'altro il 26 luglio 1825. Mentre sulla terra e sul mare avvenivano tante catastrofi, un dramma, non meno emozionante, si svolgeva nell'aria sconvolta. Infatti, un pallone, portato come una palla al vertice di una tromba e preso nel movimento circolare della colonna d'aria, percorreva lo spazio con una velocit di novanta miglia all'ora, 1 girando su se stesso, come se fosse stato afferrato da qualche maelstrm aereo. Sotto l'appendice inferiore di questo pallone oscillava una navicella, che conteneva cinque passeggeri, appena visibili in mezzo agli spessi vapori, misti ad acqua polverizzata, che si trascinavano fin sulla superficie dell'oceano. Da dove veniva questo aerostato, vero balocco in balia della spaventosa tempesta? Da quale punto del pianeta si era sollevato? Evidentemente, era impossibile che fosse partito mentre
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Ossia, 46 m al secondo, o 165 chilometri all'ora (circa quarantadue leghe di 4 chilometri). 21

imperversava l'uragano. Ora, l'uragano durava gi da cinque giorni, poich i suoi primi sintomi s'erano manifestati il 18 marzo. Si poteva dunque pensare che quel pallone venisse da molto lontano, giacch non aveva certo dovuto percorrere meno di duemila miglia ogni ventiquattro ore. A ogni modo, i passeggeri non avevano potuto avere a loro disposizione alcun mezzo per valutare il cammino percorso dalla loro partenza, perch mancava loro ogni punto di riferimento. E doveva pure verificarsi il fatto curioso che, travolti dalla violenza della tempesta, essi non la subivano. Si spostavano, giravano su se stessi, senza nulla risentire di questa rotazione, n del loro spostamento in senso orizzontale. I loro occhi non potevano penetrare la fitta nebbia che s'accumulava sotto la navicella. Attorno a essi tutto era bruma. L'opacit delle nubi era tale ch'essi non avrebbero potuto dire se fosse giorno o notte. Nessun riflesso di luce, nessun segno di terre abitate, nessun mugghio dell'oceano doveva essere pervenuto sino a loro in quell'immensit oscura, finch s'erano tenuti nelle zone alte. Soltanto la rapida discesa li aveva resi consapevoli dei pericoli che correvano al di sopra dei flutti. Intanto il pallone, alleggerito degli oggetti pesanti, come munizioni, armi, provviste, s'era rialzato sino agli strati superiori dell'atmosfera, a un'altezza di quattromilacinquecentopiedi. I passeggeri, avendo constatato che sotto la navicella c'era il mare, e giudicando esservi meno pericoli da temere in alto che in basso, non avevano esitato a gettar via tutti gli oggetti, compresi i pi utili; essi si sforzavano di non perdere nulla di quel gas, anima del loro apparecchio, che ancora li sosteneva sopra l'abisso. La notte pass fra inquietudini che sarebbero state mortali per anime meno energiche. Poi si fece giorno e, col giorno, l'uragano sembr moderarsi alquanto. Fin dall'inizio di quella giornata del 24 marzo, si ebbe qualche sintomo che la situazione andava migliorando. All'alba, le nubi, pi rarefatte, erano risalite nel cielo. In poche ore la tromba d'aria si dilat e s'infranse. Il vento pass dall'uragano al vento forte, vale a dire la velocit di traslazione degli strati atmosferici si ridusse della met. Restava ancora quello che i marinai chiamano una brezza da tre mani di terzarolo; ma il
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miglioramento verificatosi nella perturbazione degli elementi non fu perci meno considerevole. Verso le undici la parte pi bassa dell'atmosfera si era alquanto schiarita. L'aria era di una limpidit umida, come quella che si vede, e anche si sente, dopo il passaggio dei grandi fenomeni atmosferici. Non pareva che la tempesta si fosse allontanata verso ovest. Sembrava che si fosse esaurita da sola. Forse, dopo la rottura della tromba, si era sfaldata in strati elettrici, cos come accade talvolta ai tifoni dell'Oceano Indiano. Ma, verso quella medesima ora, si sarebbe potuto constatare che il pallone scendeva di nuovo lentamente, ma continuamente, negli strati inferiori dell'aria. Sembrava, inoltre, che si sgonfiasse a poco a poco e che il suo involucro si allungasse distendendosi, passando, cio, dalla forma sferica alla forma ovoidale. Verso mezzogiorno, l'aerostato si librava a soli duemila piedi sul mare. Esso stazzava cinquantamila piedi cubi 2 e, grazie a questa sua capacit, aveva evidentemente potuto mantenersi a lungo nell'aria, sia che avesse raggiunto grandi altezze, sia che si fosse spostato seguendo una direzione orizzontale. I passeggeri gettarono gli ultimi oggetti, che appesantivano ancora la navicella, i pochi viveri che avevano conservati, tutto insomma, persino i minuscoli utensili di cui erano piene le loro tasche e uno di loro, issandosi sul cerchio in cui si riunivano tutte le funi della rete, cerc di legare solidamente l'appendice inferiore dell'aerostato. Era evidente che i passeggeri non potevano pi mantenere il pallone nelle regioni elevate dell'aria e che mancava loro il gas! Erano dunque perduti! Infatti, quel che si stendeva sotto di essi non era n un continente n un'isola. Lo spazio non offriva un solo punto d'atterraggio, una sola superficie solida sulla quale la loro ncora potesse prendere. Era il mare immenso, le cui onde si urtavano ancora con incomparabile violenza! Era l'oceano senza limiti visibili, anche per loro che lo dominavano dall'alto e i cui sguardi si estendevano per un raggio di quaranta miglia! Era una pianura liquida, battuta senza piet, sferzata dall'uragano, che doveva loro apparire come una
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Circa 1.700 metri cubi. 23

cavalcata di onde scapigliate, sulle quali fosse stata gettata una vasta rete di creste bianche! Non una terra in vista, non un'imbarcazione! Bisognava, dunque, arrestare a ogni costo il movimento discendente, per impedire che l'aerostato venisse inghiottito dai flutti. Evidentemente, i passeggeri della navicella erano appunto impegnati in questa urgente operazione. Ma, nonostante i loro sforzi, il pallone s'abbassava sempre pi, muovendosi contemporaneamente, con estrema celerit, secondo la direzione del vento, cio da nord-est a sud-ovest. Che terribile situazione per quei disgraziati! Essi, evidentemente, non riuscivano pi a comandare l'aerostato. Tutti i loro tentativi rimanevano vani. L'involucro del pallone si sgonfiava sempre pi. Il gas ne usciva, senza che fosse possibile trattenerlo in alcun modo. La discesa si accelerava visibilmente e, un'ora dopo mezzogiorno, la navicella era sospesa a non pi di seicento piedi sopra l'oceano. Tutto questo accadeva perch era impossibile impedire la fuga del gas, che fuorusciva liberamente da una spaccatura dell'involucro. Alleggerendo la navicella di tutto quanto conteneva, i passeggeri avevano potuto prolungare per alcune ore la loro sospensione nell'aria. Ma la catastrofe inevitabile non poteva cos che essere ritardata, e se non fosse apparsa qualche terra prima che sopraggiungesse la notte, passeggeri, navicella e pallone sarebbero definitivamente scomparsi nelle onde. La sola manovra che ancora restasse da fare fu eseguita. I passeggeri dell'aerostato erano, evidentemente, gente energica, che sapeva guardare in faccia la morte. Non si sarebbe udito un solo lamento sfuggire dalle loro labbra. Erano decisi a lottare fino all'ultimo istante, e a fare tutto il possibile per ritardare la caduta. La navicella non era che una specie di grande paniere di vimini, inadatta a galleggiare, e non vi era alcuna possibilit di mantenerla sulla superficie del mare, se vi fosse caduta. Alle due dopo mezzogiorno l'aerostato era appena a quattrocento piedi sopra le onde. In quel momento una voce maschia - la voce di un uomo dal cuore inaccessibile alla paura - si fece udire. A quella voce risposero altre voci non meno energiche.
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stato gettato tutto? No! Ci sono ancora diecimila franchi d'oro! Un pesante sacco cadde subito in mare. Il pallone si rialza? Un poco, ma non tarder a ricadere! Che cosa resta da gettar fuori? Niente! S... la navicella! Appendiamoci alla rete! E a mare la navicella! Questo era veramente il solo e ultimo mezzo per alleggerire l'aerostato. Le funi che tenevano sospesa la navicella al cerchio vennero tagliate e l'aerostato si rialz di duemila piedi. I cinque passeggeri s'erano issati sulla rete, sopra il cerchio, e si tenevano aggrappati al reticolato delle maglie, guardando l'abisso. Si sa di quale sensibilit statica sono dotati gli aerostati. Basta sbarazzarli del pi piccolo oggetto per provocarne lo spostamento in senso verticale. L'apparecchio, ondeggiando nell'aria, si comporta come una bilancia di matematica precisione. Si capisce, quindi, che quando esso viene liberato da un peso relativamente notevole, il suo movimento notevole e brusco. Cos accadde infatti in questa occasione. Ma, dopo essersi un istante librato nelle regioni superiori dell'aria, il pallone cominci a ridiscendere. Il gas sfuggiva attraverso lo squarcio che era impossibile riparare. I passeggeri avevano fatto tutto quanto avevano potuto. Nessuna forza umana poteva salvarli ormai. Dovevano solo sperare nell'aiuto di Dio. Alle quattro il pallone non era che a cinquecento piedi dalla superficie delle acque. Un latrato si fece sentire. Un cane accompagnava i passeggeri e si teneva aggrappato, vicino al suo padrone, alle maglie della rete. Top ha visto qualcosa grid uno dei passeggeri. Subito dopo si sent gridare ad alta voce: Terra! Terra! Il pallone, che il vento non cessava di trascinare verso sud-ovest, aveva percorso, dall'alba, una distanza considerevole, che si poteva
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calcolare a centinaia di miglia, e una terra piuttosto elevata stava, infatti, apparendo in quella direzione. Ma quella terra si trovava ancora a trenta miglia sotto vento. Non ci voleva meno di un'ora abbondante per raggiungerla, a condizione di non derivare. Un'ora! Il pallone non si sarebbe vuotato prima di tutto il gas che ancora conteneva? Questa era la terribile domanda che i passeggeri si rivolgevano! Essi vedevano distintamente quel punto solido che bisognava raggiungere a ogni costo. Ignoravano bens se esso fosse isola/o continente, giacch era molto se sapevano verso quale parte del mondo l'uragano li aveva trascinati. Ma a quella terra, fosse abitata o no, dovesse essere ospitale o no, bisognava arrivare! Ora, alle quattro, era evidente che il pallone non poteva pi sostenersi. Sfiorava la superficie del mare. Gi la cresta delle enormi onde aveva pi volte lambito la parte inferiore della rete, appesantendola ancor pi, e l'aerostato non si sollevava che a met, come un uccello colpito nell'ala da una scarica di piombo. Mezz'ora pi tardi, la terra non era che a un miglio di distanza, ma il pallone, esaurito, floscio, allungato e tutto pieghe, conservava ancora un po' di gas solo nella parte superiore. I passeggeri, aggrappati alla rete, pesavano troppo, e ben presto, a met immersi nel mare, furono sferzati dalle onde furiose. L'involucro dell'aerostato prese allora la forma di una borsa e il vento, penetrando con violenza nelle pieghe, lo spinse come una nave che abbia il vento in poppa. Forse quell'impeto lo avrebbe avvicinato alla costa! L'apparecchio non distava dalla costa che due gomene, quando risuonarono grida terribili, uscite da quattro petti contemporaneamente. Il pallone, che sembrava non doversi pi rialzare, aveva fatto ancora un balzo inatteso, dopo essere stato colpito da una violentissima ondata. Come se fosse stato sbarazzato improvvisamente di una parte del suo peso, risal a un'altezza di millecinquecento piedi, dove incontr una specie di risucchio, che, invece di portarlo direttamente sulla costa, gli fece seguire una direzione quasi parallela. Infine, due minuti dopo, il pallone si riavvicin alla costa obliquamente e ricadde finalmente sulla sabbia del lido, fuori della portata delle onde.
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I passeggeri, aiutandosi a vicenda, riuscirono a liberarsi dalle maglie della rete. Il pallone, alleggerito del loro peso, fu riafferrato dal vento e, come un uccello ferito che ritrova un attimo di vita, disparve nello spazio. La navicella aveva contenuto cinque passeggeri, pi un cane, e il pallone non ne gettava che quattro sulla spiaggia. Il passeggero mancante era stato evidentemente portato via dall'ultima ondata, che aveva colpito la rete permettendo all'aerostato cos alleggerito di risalire un'ultima volta, e di raggiungere, qualche istante dopo, la terra. Appena i quattro naufraghi - si pu dar loro questo nome - ebbero posto piede sulla terra, pensando all'assente, gridarono tutti: Forse tenta di approdare a nuoto! Salviamolo! Salviamolo!

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CAPITOLO II
UN EPISODIO DELLA GUERRA DI SECESSIONE L'INGEGNER CYRUS SMITH GEDEON SPILETT IL NEGRO NAB IL MARINAIO PENCROFF IL GIOVANE HARBERT UNA PROPOSTA INATTESA UN CONVEGNO ALLE DIECI DI SERA PARTENZA NELLA TEMPESTA
NON ERANO aeronauti di professione, n dilettanti di spedizioni aeree, coloro che l'uragano aveva gettato su quella costa. Erano dei prigionieri di guerra, che l'audacia aveva spinti a fuggire in circostanze straordinarie! Cento volte avrebbero dovuto perire! Cento volte il loro pallone lacerato avrebbe dovuto precipitarli nell'abisso! Ma il cielo li serbava a uno strano destino; e il 20 marzo, dopo essere fuggiti da Richmond, assediata dalle truppe del generale Ulysses Grant, essi si trovavano a settemila miglia da questa capitale della Virginia, la principale piazzaforte dei separatisti, durante la terribile guerra di Secessione. La loro navigazione aerea era durata cinque giorni. Ecco, d'altronde, in quali curiose circostanze aveva avuto luogo l'evasione dei prigionieri, che sarebbe finita, come sappiamo, in modo cos catastrofico. In quello stesso anno 1865, nel mese di febbraio, in uno dei colpi di mano che il generale Grant tent - ma inutilmente - per impadronirsi di Richmond, parecchi suoi ufficiali caddero nelle mani del nemico e vennero internati nella citt. Uno dei pi ragguardevoli fra coloro che furono presi apparteneva allo stato maggiore federale e si chiamava Cyrus Smith. Cyrus Smith, originario del Massachusetts, era un ingegnere, uno scienziato di prim'ordine, al quale il Governo dell'Unione aveva
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affidato, durante la guerra, la direzione delle ferrovie, il cui compito strategico fu considerevole. Vero americano del nord, magro, ossuto, stretto di fianchi, quarantacinquenne, circa, egli era gi grigio; aveva barba e capelli rasati, e baffi molto folti. Aveva una di quelle belle teste numismatiche, che sembrano fatte apposta per essere coniate in medaglie; gli occhi ardenti, la bocca seria, la fisionomia di uno scienziato della scuola militare. Era uno di quegli ingegneri che avevan voluto cominciare maneggiando il martello e il piccone, come quei generali che hanno voluto esordire da semplici soldati. Cos, pari alle risorse dell'intelletto, egli possedeva la suprema abilit della mano. I suoi muscoli erano ben allenati. Vero uomo d'azione e, nello stesso tempo, uomo di pensiero, agiva senza alcuno sforzo, sotto l'impulso di una grande vitalit, avendo quella vivace pertinacia che sfida ogni avversit della fortuna. Istruitissimo, praticissimo, pieno di risorse, era un temperamento fiero, giacch, pur restando padrone di s, in qualsiasi circostanza, egli soddisfaceva al massimo grado a quelle tre condizioni che insieme determinano l'energia umana: attivit di mente e di corpo, impetuosit di desideri, potenza di volont. E suo motto avrebbe potuto essere quello di Guglielmo d'Orange nel XVII secolo: Non ho bisogno di sperare per tentare, n di riuscire per perseverare. Inoltre, Cyrus Smith era il coraggio personificato. Aveva partecipato a tutte le battaglie durante la guerra di Secessione. Dopo aver esordito sotto Ulysses Grant nei volontari dell'Illinois, s'era battuto a Paducah, a Belmont, a Pittsburg-Landing, all'assedio di Corinth, a Port-Gibson, al Black River, a Chattanoga, a Wilderness, sul Potomac, ovunque e valorosamente, da soldato degno di un generale, che rispondeva: Non conto mai i miei morti. E cento volte Cyrus Smith avrebbe dovuto essere nel numero di quelli che il terribile Grant non contava, ma in tutti quei combattimenti, ove egli non si risparmiava certo, la sorte lo aveva sempre favorito, fino al momento in cui fu ferito e preso sul campo di battaglia di Richmond. Contemporaneamente a Cyrus Smith, nello stesso giorno, un altro personaggio importante cadeva nelle mani dei sudisti. Era niente meno che l'onorevole Gedeon Spilett, corrispondente del New York Herald, che era stato incaricato di seguire le peripezie della guerra
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con gli eserciti del Nord. Gedeon Spilett era della razza di quei meravigliosi cronisti inglesi o americani, degli Stanley e altri simili, che non indietreggiano davanti a nulla pur di ottenere un'informazione esatta, da trasmettere al loro giornale nel pi breve tempo. I giornali dell'Unione, come per esempio il New York Herald, costituiscono delle vere e proprie potenze e i loro delegati sono rappresentanti con i quali bisogna fare i conti. Gedeon Spilett era in prima fila fra questi. Uomo di grande merito, pronto e preparato a tutto, ricco d'idee, uomo che aveva girato il mondo intero, soldato e artista, energico nei giudizi, risoluto nell'azione, noncurante di dolori, fatiche e pericoli, quando si trattava di sapere, per s prima, per il suo giornale poi, vero eroe della curiosit, dell'informazione, dell'inedito, dello sconosciuto, dell'impossibile, egli era uno di quegli intrepidi osservatori che scrivono sotto il fuoco, fanno la cronaca in mezzo al fragore delle cannonate e per i quali tutti i pericoli sono buone fortune. Egli pure aveva preso parte a tutte le battaglie, in prima fila sempre, con la rivoltella in una mano e il taccuino nell'altra, e la mitraglia non faceva tremare la sua matita. Non stancava i fili con lunghi telegrammi, come chi si sforza di parlare pur non avendo nulla da dire, ma ciascuno dei suoi appunti, brevi, netti, chiari, faceva luce su di un punto importante. D'altronde, l'humour non gli mancava. Fu lui che, dopo l'affare del Black River, volendo a ogni costo conservare il suo posto allo sportello dell'ufficio telegrafico per poter annunciare per primo al suo giornale il risultato della battaglia, telegraf per due ore di seguito i primi capitoli della Bibbia. Il New York Herald spese duemila dollari, ma il primo a essere informato fu il New York Herald. Gedeon Spilett era di alta statura. Aveva quarant'anni al massimo. Delle fedine biondo-rossicce inquadravano il suo viso. Il suo occhio era calmo, vivo, rapido nei movimenti. Era l'occhio di un uomo che ha l'abitudine di percepire rapidamente tutti i minimi particolari di un orizzonte. Solidamente costrutto, il suo fisico s'era temprato a tutti i climi, come una sbarra d'acciaio si tempra nell'acqua fredda. Da dieci anni, Gedeon Spilett era il reporter titolare del New
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York Herald, che arricchiva delle sue cronache e dei suoi disegni, giacch egli maneggiava altrettanto bene la matita quanto la penna. Quando fu preso, stava facendo la descrizione e lo schizzo della battaglia. Le ultime parole scritte sul suo taccuino furono queste: Un sudista mi prende di mira col fucile e.... Gedeon Spilett non fu colpito, e, secondo la sua invariabile abitudine, usc da quell'avventura senza nemmeno un graffio. Cyrus Smith e Gedeon Spilett, che si conoscevano solo di fama, erano stati entrambi trasportati a Richmond. L'ingegnere guar rapidamente della sua ferita e fu durante la convalescenza che conobbe il reporter. Questi due uomini si piacquero e impararono a stimarsi reciprocamente. Ben presto la loro vita comune non ebbe pi che uno scopo: fuggire, raggiungere l'esercito di Grant e combattere ancora nelle sue file per l'unit federale. I due americani erano dunque decisi a profittare di qualsiasi occasione; ma, bench fossero lasciati liberi nella citt, Richmond era cos severamente sorvegliata che un'evasione doveva essere considerata impossibile. Frattanto Cyrus Smith fu raggiunto da un servo, che gli era devoto per la vita e per la morte. Questo valoroso era un negro, nato nei possedimenti dell'ingegnere da genitori schiavi, ma che da gran tempo Cyrus Smith, abolizionista per convinzione e per sentimento, aveva reso libero. Lo schiavo, divenuto libero, non aveva voluto abbandonare il suo padrone. Lo amava tanto che sarebbe morto per lui, se fosse stato necessario. Era un giovane di trent'anni, vigoroso, agile, scaltro, intelligente, dolce e calmo, talvolta ingenuo, sempre sorridente, servizievole e buono. Si chiamava Nabuchodonosor, ma rispondeva solo al diminutivo familiare di Nab. Quando Nab seppe che il suo padrone era stato fatto prigioniero, lasci il Massachusetts senza esitare, arriv davanti a Richmond, e, a forza di astuzia e scaltrezza, dopo avere rischiato venti volte la vita, riusc a penetrare nella citt assediata. Il piacere di Cyrus Smith nel rivedere il suo servitore e la gioia di Nab nel ritrovare il suo padrone, non si possono esprimere con parole. Ma se Nab aveva potuto penetrare in Richmond, era per ben difficile uscirne, perch i prigionieri federali vi erano strettamente
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sorvegliati. Occorreva un'occasione straordinaria per poter tentare un'evasione con qualche probabilit di successo, e questa occasione non solo non si presentava, ma era altres difficile farla nascere. Intanto, Grant continuava le sue energiche operazioni. La vittoria di Petersburg gli era stata disputata a ben caro prezzo. Le sue forze, riunite a quelle di Butler, non avevano ancora ottenuto nessun risultato concreto davanti a Richmond, e nulla faceva ancora presagire che la liberazione dei prigionieri dovesse essere prossima. Il reporter, cui la fastidiosa prigionia non procurava nessun particolare interessante da notare, non poteva pi resistere. Non aveva che una sola idea: uscire da Richmond a qualunque costo. Parecchie volte egli tent la fuga, ma ne fu sempre impedito da ostacoli insormontabili. Intanto, l'assedio continuava, e se i prigionieri avevano fretta di fuggire per raggiungere l'esercito di Grant, alcuni fra gli assediati avevano una premura non minore di fuggire per raggiungere l'esercito separatista: fra questi era un certo Jonathan Forster, sudista arrabbiato. Fatto sta che, se i prigionieri federali non potevano uscire dalla citt, nemmeno i separatisti potevano farlo, perch l'esercito del Nord li stringeva da ogni parte. Il governatore di Richmond gi da lungo tempo non poteva pi comunicare con il generale Lee, mentre sarebbe stato del pi alto interesse fargli conoscere la situazione della citt, allo scopo di affrettare la marcia dell'esercito di soccorso. Jonathan Forster ebbe allora l'idea di alzarsi in pallone, per attraversare le linee assediami e arrivare cos al campo dei separatisti. Il governatore autorizz il tentativo. Un aerostato fu costruito e messo a disposizione di Jonathan Forster, che doveva essere accompagnato nel viaggio aereo da cinque altri uomini. Erano muniti di armi, in caso che avessero dovuto difendersi atterrando, e di viveri, per l'eventualit che il loro viaggio aereo si prolungasse. La partenza del pallone era stata fissata per il 18 marzo: doveva aver luogo di notte e, con un vento di nord-ovest di media forza, gli aeronauti contavano di arrivare in poche ore al quartiere generale di Lee. Ma questo vento di nord-ovest non fu proprio una semplice brezza. Fin dal giorno 18 fu evidente ch'esso tendeva a mutarsi in
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uragano. Ben presto la tempesta divenne cos violenta che la partenza di Forster dovette essere differita, giacch era impossibile arrischiare l'aerostato e gli uomini, avventurandosi fra gli elementi scatenati. Il pallone, gonfiato sulla piazza principale di Richmond, era dunque l, pronto a partire alla prima tregua del vento e in citt l'impazienza era grande, alla vista dello stato dell'atmosfera che non si modificava. Il 18 e il 19 marzo passarono senza che alcun mutamento si verificasse nel maltempo. Si faticava, inoltre, non poco per preservare il pallone, attaccato al suolo, perch le raffiche lo schiacciavano fino a terra. Anche la notte dal 19 al 20 trascorse; ma la mattina del 20 l'uragano si era manifestato con maggiore violenza. La partenza era impossibile. Quel giorno, l'ingegnere Cyrus Smith fu avvicinato, in una via di Richmond, da un uomo che non conosceva. Era un marinaio di nome Pencroff, fra i trentacinque e i quarant'anni, di costituzione vigorosa, molto abbronzato, con gli occhi vivaci, dalle palpebre mobilissime, e una faccia simpatica. Questo Pencroff era un americano del nord, che aveva viaggiato su tutti i mari del globo, e al quale era accaduto, in fatto d'avventure, tutto ci che pu capitare di straordinario a un bipede implume. inutile dire che era una natura intraprendente, pronta a tutto, e che non si meravigliava di nulla. Pencroff, al principio di quell'anno, si era recato per affari a Richmond con un giovinetto quindicenne, Harbert Brown, del New-Jersey, figlio del suo capitano; un orfano che amava come se fosse stato suo figlio. Non avendo potuto lasciare la citt prima dell'inizio dell'assedio, egli vi si trov dunque bloccato, con suo immenso dispiacere, e non ebbe da allora che una sola idea: fuggire, approfittando di tutti i mezzi disponibili. Conosceva di fama l'ingegnere Cyrus Smith. Sapeva con quale impazienza quest'uomo risoluto mordeva il freno. Quel giorno egli non esit, dunque, ad avvicinarlo, dicendogli senza preliminari di sorta: Signor Smith, ne avete abbastanza di Richmond? L'ingegnere guard intensamente l'uomo che gli parlava cos e che aggiunse subito, a bassa voce:
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Signor Smith, volete fuggire? Quando? rispose vivamente l'ingegnere. E si pu affermare che questa risposta gli scapp proprio di bocca, giacch non aveva ancora osservato lo sconosciuto che gli rivolgeva la parola. Ma dopo avere osservato con occhio penetrante il volto leale del marinaio, egli non ebbe pi dubbi: comprese di trovarsi in presenza di un uomo onesto. Chi siete? domand brevemente. Pencroff si fece conoscere. Bene rispose Cyrus Smith. E con quale mezzo mi proponete di fuggire? Con quello sfaticato d'un pallone, lasciato l a far niente, e che mi sembra aspetti proprio noi!... Il marinaio non ebbe bisogno di completare la frase. L'ingegnere aveva compreso al volo. Afferr Pencroff per un braccio e lo condusse a casa sua. L il marinaio spieg il suo progetto, semplicissimo in verit. A metterlo in esecuzione non si rischiava che la vita. L'uragano era al massimo della sua violenza, vero, ma un ingegnere abile e audace come Cyrus Smith avrebbe saputo certo guidare un aerostato. Se avesse saputo pilotare, lui, Pencroff, non avrebbe esitato a partire, con Harbert, naturalmente. Egli aveva visto molte altre cose e assai peggiori: non era certo uomo da spaventarsi per una tempesta! Cyrus Smith aveva ascoltato il marinaio senza proferire parola, ma il suo sguardo brillava. L'occasione era l, pronta. Egli non era uomo da lasciarsela sfuggire. Il disegno era soltanto molto pericoloso, ma era attuabile. Nella notte, malgrado la sorveglianza, si poteva avvicinare il pallone, insinuarsi nella navicella e poi tagliare i legami che trattenevano l'apparecchio! Certamente, si rischiava di venire uccisi, ma si poteva anche riuscire: se poi non ci fosse stata quella tempesta... Ma senza quella tempesta il pallone sarebbe gi partito e l'occasione, tanto cercata, non si sarebbe presentata in quel momento! Non sono solo!... disse finalmente Cyrus Smith. Quante persone volete condurre con voi? chiese il marinaio. Due: il mio amico Spilett e il mio servo Nab. Con voi, fanno tre, rispose Pencroff e, con Harbert e me,
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cinque. Il pallone ne doveva portare sei... Sta bene cos! Partiremo! disse Cyrus Smith. Smith aveva cos impegnato nell'avventura anche il giornalista, ma questi, che non era tipo da indietreggiare davanti al pericolo, quando gli fu comunicata la proposta, l'approv senza fare obiezioni. Solo si meravigli che un'idea cos semplice non fosse gi venuta a lui. Quanto a Nab, egli seguiva il suo padrone ovunque volesse andare. A questa sera, allora disse Pencroff. Noi andremo a zonzo, tutt'e cinque, nei paraggi, da semplici curiosi! A stasera, alle dieci, rispose Cyrus Smith e voglia il cielo che questa tempesta non si calmi prima della nostra partenza! Pencroff s'accomiat dall'ingegnere, e torn al suo alloggio, ove era rimasto il giovane Harbert Brown. Quel coraggioso ragazzo conosceva il piano del marinaio e attendeva, non senza una certa ansiet, il risultato del tentativo fatto presso l'ingegnere. Come si vede, erano cinque uomini risoluti che andavano cos a gettarsi nella tormenta, in pieno uragano! No. L'uragano non si acquiet, e n Jonathan Forster, n i suoi compagni potevano pensare ad affrontarlo in quella fragile navicella! La giornata fu terribile! L'ingegnere non temeva che una sola cosa: che l'aerostato, trattenuto al suolo e coricato dal vento, si lacerasse in mille pezzi. Durante parecchie ore si aggir per la piazza quasi deserta, sorvegliando l'apparecchio. Pencroff, con le mani in tasca, faceva altrettanto dal canto suo, sbadigliando di tanto in tanto, come uno che non sa come ammazzare il tempo, ma temendo egli pure che il pallone si squarciasse o spezzasse i legami cui era avvinto e se ne fuggisse nell'aria. Giunse la sera. La notte si fece scurissima. Dense ondate di nebbia passavano come nuvole sfiorando la terra. Cadeva una pioggia mista a neve. Il tempo era freddo. Una specie di nebbia pesava su Richmond. Sembrava che la violenta tempesta avesse provocato una tregua fra gli assediami e gli assediati e che il cannone avesse voluto tacere di fronte alle formidabili detonazioni dell'uragano. Le vie della citt erano deserte. Non era nemmeno sembrato necessario, dato il tempo orribile, vigilare la piazza, in mezzo alla quale si dibatteva
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l'aerostato. Tutto evidentemente favoriva la partenza dei prigionieri, ma quel viaggio, in mezzo alle raffiche scatenate... Cattivo tempo! si diceva Pencroff, assicurandosi sul capo, con un pugno, il cappello, che il vento gli disputava. Ma ne verremo a capo ugualmente! Alle nove e mezzo, Cyrus Smith e i suoi compagni sgattaiolavano da vari lati sulla piazza, che le lanterne a gas, spente dal vento, lasciavano in un'oscurit profonda. Non si vedeva nemmeno l'enorme aerostato, quasi interamente coricato e schiacciato al suolo. Indipendentemente dai sacchi di zavorra, che trattenevano le funi della rete, la navicella era assicurata con un robusto cavo infilato in un anello infisso nel selciato, che tornava a bordo con l'altro capo. I cinque prigionieri si riunirono presso la navicella. Nessuno li aveva veduti: l'oscurit era tale, che non potevano vedersi nemmeno fra loro. Senza pronunciare una parola, Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Nab e Harbert presero posto nella navicella, mentre Pencroff, dietro ordine dell'ingegnere, staccava l'uno dopo l'altro i sacchetti di zavorra. Fu questione di alcuni istanti, poi il marinaio raggiunse i suoi compagni. L'aerostato non fu allora trattenuto che dal cavo: Cyrus Smith non aveva che da dare l'ordine di partenza. In quel momento, un cane diede d'un salto la scalata alla navicella. Era Top, il cane dell'ingegnere, che, avendo spezzato i lacci, aveva seguito il padrone. Cyrus Smith, temendo un eccesso di peso, voleva lasciare a terra la povera bestia. Peuh! Uno di pi!... disse Pencroff, alleggerendo la navicella di altri due sacchi di sabbia. Poi, egli moll il doppino di cavo, e il pallone, prendendo una direzione obliqua, disparve, dopo avere urtato e abbattuto con la navicella due comignoli, nella furia della partenza. L'uragano si scatenava allora con una spaventosa violenza. L'ingegnere, durante la notte, non pot certo pensare a discendere, e quando si fece giorno, la vista della terra gli era totalmente impedita dai vapori dell'atmosfera. Soltanto cinque giorni dopo una specie di chiarore diffuso lasci indovinare il mare immenso al di sotto
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dell'aerostato, che il vento trascinava con una velocit spaventevole! Gi sappiamo come, dei cinque uomini partiti il 20 marzo, quattro erano stati gettati, il 24 marzo, su una costa deserta, a pi di seimila miglia dal loro Paese!3 Colui che mancava all'appello, colui che i quattro superstiti si apprestavano senz'indugio a rintracciare e a soccorrere era il loro capo: l'ingegnere Cyrus Smith!

Il 5 aprile, Richmond cadeva nelle mani di Grant, la rivolta dei separatisti era soffocata, Lee si ritirava nell'Ovest, e la causa dell'unit americana trionfava. 37

CAPITOLO III
ALLE CINQUE DI SERA COLUI CHE MANCA LA DISPERAZIONE DI NAB RICERCHE AL NORD L'ISOLOTTO UNA TRISTE NOTTE DI ANGOSCE LA NEBBIA DELLA MATTINA NAB A NUOTO IN VISTA DELLA TERRA PASSAGGIO A GUADO DEL CANALE
L'INGEGNERE, attraverso le maglie della rete che avevano ceduto, era stato portato via da un colpo di mare. Anche il suo cane era scomparso. Il fedele animale si era volontariamente precipitato in soccorso del padrone. Avanti! grid il giornalista. E tutt'e quattro, Gedeon Spilett, Harbert, Pencroff e Nab, dimenticando spossatezza e fatiche, incominciarono le ricerche. Il povero Nab piangeva di rabbia e di disperazione a un tempo, al pensiero di avere perso tutto ci ch'egli amava al mondo. Non erano trascorsi due minuti tra la scomparsa di Cyrus Smith e l'istante in cui i suoi compagni avevano toccato terra. Essi potevano, dunque, sperare d'arrivare in tempo a salvarlo. Cerchiamo! Cerchiamo! grid Nab. S, Nab, rispose Gedeon Spilett e lo ritroveremo! Vivo? Vivo! Sa nuotare? domand Pencroff. S, rispose Nab e, d'altronde, Top con lui!... Il marinaio, sentendo il mare mugghiare, scosse la testa. L'ingegnere era sparito a nord della costa, a mezzo miglio circa dal punto ove i naufraghi avevano atterrato. Se egli aveva potuto raggiungere il punto pi vicino del litorale, questo non doveva distare
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pi di mezzo miglio dal punto dell'atterraggio. Erano quasi le sei. La nebbia si era levata da poco e rendeva la notte scurissima. I naufraghi camminavano verso nord seguendo la costa est di quella terra sulla quale il caso li aveva gettati, terra sconosciuta, di cui essi non potevano nemmeno supporre la posizione geografica. Calpestavano un suolo sabbioso, misto di sassi, che pareva privo di ogni vegetazione. Quel suolo, molto ineguale, tutto a ciottoli, sembrava in certi punti crivellato di piccole buche, che rendevano il cammino penosissimo. Da queste buche uscivano a ogni momento grossi uccelli dal volo pesante, fuggenti in tutte le direzioni; ma l'oscurit impediva di vederli. Altri, pi agili, si levavano a stormi e passavano come nembi. Il marinaio credeva di riconoscere in essi dei gabbiani, e delle procellarie, le cui acute strida parevano fare a gara con i ruggiti del mare. Di tanto in tanto i naufraghi si fermavano, chiamavano ad altissima voce, e ascoltavano se per caso venisse una qualche risposta dalla parte dell'oceano. Essi pensavano, infatti, che se fossero stati in prossimit del luogo ove l'ingegnere aveva potuto toccar terra, i latrati di Top sarebbero arrivati fino a loro, nel caso che Cyrus Smith fosse stato nell'impossibilit di dar segno di vita. Ma nessun grido si elevava sul brontolio delle onde e il rumore della risacca. Allora, la piccola comitiva riprendeva la marcia in avanti, frugando anche le pi insignificanti anfrattuosit del litorale. Dopo una corsa di venti minuti, i quattro naufraghi vennero arrestati improvvisamente da una schiumante barriera di onde. Il terreno solido mancava loro sotto i piedi. Essi erano giunti all'estremit di una punta sottilissima, contro la quale il mare si frangeva con furore. un promontorio disse il marinaio. Bisogna ritornare sui nostri passi tenendo la destra, e arriveremo cos alla terraferma. Ma egli l! rispose Nab, indicando l'oceano, le cui onde enormi biancheggiavano nell'ombra. Ebbene, chiamiamolo! E tutti, unendo le loro voci, lanciarono un vigoroso richiamo; ma nulla e nessuno rispose. Attesero che si facesse una tregua nel fragore degli elementi e rinnovarono la chiamata. Ancora nulla.
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I naufraghi ritornarono, seguendo il rilievo opposto del promontorio, trovando un suolo ugualmente sabbioso e pietroso. Tuttavia, Pencroff osserv che il terreno saliva, e suppose che doveva raggiungere, mediante un tratto assai lungo in salita, un'alta costa, la cui massa si profilava confusamente nell'ombra. Gli uccelli erano meno numerosi in questa parte della spiaggia. Anche il mare vi si mostrava meno agitato, meno fragoroso, e si poteva inoltre osservare che l'agitazione delle onde diminuiva sensibilmente. Si udiva appena il rumore della risacca. Indubbiamente, quel fianco del promontorio formava un'ansa semicircolare che, dalla punta sporgente del promontorio stesso, era protetta contro le ondate del mare aperto. Ma, seguendo questa direzione, si andava verso il sud: si andava, cio, all'opposto di quella parte della costa ove, eventualmente, Cyrus Smith poteva aver preso terra. Dopo un percorso di un miglio e mezzo, il litorale non presentava ancora alcuna curva che permettesse di ripiegare verso il nord. Per, il promontorio, del quale avevano girato la punta, non poteva non riunirsi alla terraferma. Bench allo stremo delle forze, i naufraghi camminavano decisi, con la speranza di trovare a ogni momento qualche svolta improvvisa che li riconducesse nella primitiva direzione. Grande fu, dunque, la loro delusione, quando, dopo aver percorso due miglia circa, si videro ancora una volta arrestati dal mare su una punta assai elevata, fatta di rocce sdrucciolevoli. Siamo su un isolotto! disse Pencroff. E l'abbiamo ormai percorso da un'estremit all'altra! L'osservazione del marinaio era giusta. I naufraghi erano stati gettati, non su di un continente, e nemmeno su di un'isola, ma su un isolotto, che non misurava pi di due miglia di lunghezza e la cui larghezza era evidentemente poco considerevole. Quell'arido isolotto, sparso di pietre, senza vegetazione, apparteneva forse a un arcipelago pi importante? Non era possibile dirlo. Gli aeronauti, quando dalla loro navicella avevano intravisto la terra attraverso le nebbie, non avevano potuto rendersi esatto conto dell'ampiezza di essa. Ma Pencroff, con i suoi occhi di marinaio abituati a penetrare l'ombra, credette, in quel momento, di distinguere
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a ovest delle masse confuse, indizio di una costa elevata. Ma non si poteva, data l'oscurit, determinare a quale sistema, semplice o complesso, appartenesse l'isolotto. Nemmeno si poteva uscirne, giacch il mare lo circondava. Bisognava, dunque, rimandare all'indomani la ricerca dell'ingegnere, che non aveva, ahim!, segnalato la sua presenza con alcun grido. Il silenzio di Cyrus non prova niente disse il giornalista. Pu essere svenuto, ferito, in uno stato tale da non potere per il momento rispondere: non dobbiamo disperare. Il giornalista manifest allora l'idea di accendere, su un punto dell'isolotto, qualche fuoco che potesse servire di segnale all'ingegnere. Ma invano si cerc della legna o degli sterpi secchi. Sabbia e pietre, non c'era altro. Si pu comprendere il dolore di Nab e quello dei suoi compagni, che si erano vivamente affezionati all'intrepido Cyrus Smith. Era fin troppo evidente ch'essi erano, per allora almeno, impotenti a soccorrerlo. Bisognava aspettare il nuovo giorno. O l'ingegnere aveva potuto salvarsi da s, e gi aveva trovato rifugio in un punto della costa, o era ormai perduto per sempre! Quelle ore furono lunghe e penose da passare. Il freddo era acuto. I naufraghi soffrivano crudelmente, ma se ne accorgevano appena. Essi non pensarono nemmeno a prendere un breve riposo. Dimenticando se stessi per il loro capo, sperando, volendo sperare sempre, andavano e venivano su quell'isolotto arido, ritornando incessantemente sulla punta nord, l dove supponevano di essere pi vicini al luogo della catastrofe. Ascoltavano, gridavano, cercavano di sorprendere qualche appello estremo, e le loro voci dovevano anche trasmettersi in lontananza, giacch una certa calma regnava ormai nell'atmosfera, e i rumori del mare cominciavano ad attenuarsi con la stessa mareggiata. A un certo momento, un grido di Nab sembr persino ripetersi: era l'eco. Harbert fece osservare il fenomeno a Pencroff, aggiungendo: Questo proverebbe che esiste a ovest una costa abbastanza vicina. Il marinaio fece un segno affermativo. D'altronde, i suoi occhi non
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potevano ingannarsi. Se egli aveva, sia pure vagamente, veduto terra, l una terra esisteva senza dubbio. Ma questa eco lontana fu la sola risposta alle grida di Nab, e su tutta la parte est dell'isolotto l'immensit rimase silenziosa. Nondimeno il cielo, a poco a poco, si liberava dai vapori. Verso mezzanotte alcune stelle brillarono, e se l'ingegnere fosse stato l, vicino ai suoi compagni, avrebbe potuto notare che non erano pi le stelle dell'emisfero boreale. Infatti, la Stella Polare non appariva su questo nuovo orizzonte, le costellazioni dello zenit non erano pi quelle che egli abitualmente osservava nella parte nord del nuovo continente, e la Croce del Sud risplendeva al polo australe. Anche quella notte pass. Verso le cinque del mattino - era il 25 di marzo - le regioni pi elevate del cielo presero qualche leggera sfumatura di colore. L'orizzonte restava ancora oscuro, ma, con i primi chiarori del giorno, una nebbia opaca si alz dal mare, per modo che il raggio visivo non poteva estendersi pi di una ventina di passi. La nebbia si snodava in larghe volute, che si muovevano pesantemente. Era un contrattempo. I naufraghi nulla potevano distinguere attorno a se stessi. Mentre gli sguardi di Nab e del giornalista si rivolgevano sull'oceano, il marinaio e Harbert cercavano la costa all'ovest. Ma nemmeno un lembo di terra era visibile. Non importa, disse Pencroff anche se non vedo la costa, la sento... l... l... Ne sono cos sicuro com' sicuro che non siamo pi a Richmond! Ma la nebbia non avrebbe tardato a diradarsi. Non era che una foschia, indizio di bel tempo. Un buon sole ne scaldava gli strati superiori e quel calore, filtrando attraverso di essa, giungeva sino alla superficie dell'isolotto. Infatti, verso le sei e mezzo, tre quarti d'ora dopo il levar del sole, la bruma divenne pi trasparente: si condensava in alto, ma si scioglieva in basso. Poco dopo, l'intero isolotto apparve, come fosse disceso da una nuvola; poi, il mare si mostr, simile a un piano circolare: infinito verso est, ma limitato verso ovest da una costa elevata e rocciosa. S! La terra era l. L, la salvezza, assicurata per lo meno
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provvisoriamente. Fra l'isolotto e la costa, separati da un canale largo un mezzo miglio, una corrente estremamente rapida si propagava rumorosamente. Tuttavia, uno dei naufraghi, non consultando che il cuore, si precipit tosto nella corrente, senza consigliarsi con i compagni, senza nemmeno dire una parola. Era Nab. Egli aveva fretta di raggiungere quella costa e di risalirla in direzione nord. Nessuno avrebbe potuto trattenerlo. Pencroff lo richiam, ma invano. Il giornalista si accingeva a seguire Nab. Pencroff, allora, avvicinandosi a lui: Volete attraversare questo canale? domand. S rispose Gedeon Spilett. Orbene, aspettate, date retta a me disse il marinaio. Nab baster a soccorrere il suo padrone. Se ci gettassimo in questo canale, rischieremmo di essere trascinati al largo dalla corrente, che di una violenza straordinaria. Ora, se non m'inganno, si tratta di una corrente di riflusso. Osservate: la marea si abbassa sulla sabbia. Pazientiamo, dunque, e con la bassa marea probabile che troviamo un punto guadabile... Avete ragione rispose il giornalista. Dobbiamo separarci il meno possibile... Frattanto, Nab lottava vigorosamente contro la corrente. L'attraversava in direzione obliqua. Si vedevano le sue spalle nere emergere a ogni spinta. Egli cedeva alla deriva assai rapida, ma guadagnava strada anche verso la costa. Impieg pi di mezz'ora a percorrere il mezzo miglio che separava l'isolotto dalla terra, e pot toccare il lido solo a parecchie miglia di piedi dal luogo situato di fronte al punto donde era partito. Nab prese terra ai piedi di un'alta muraglia di granito e si scroll vigorosamente; poi, sempre correndo, scomparve subito dietro una punta rocciosa, che si protendeva in mare, press'a poco all'altezza dell'estremit settentrionale dell'isolotto. I compagni di Nab avevano seguito con angoscia il suo audace tentativo, e, quando non lo videro pi, sollevarono gli occhi su quella terra alla quale stavano per domandare rifugio, mentre mangiavano alcuni frutti di mare di cui la sabbia era seminata: era un magro
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pasto, ma, insomma, era pur sempre qualche cosa. La costa di fronte formava una vasta baia, terminante, a sud, con una punta sottilissima, spoglia di qualsiasi vegetazione e di aspetto molto selvaggio. Questa punta veniva a congiungersi al litorale in modo abbastanza capriccioso e si appoggiava ad alte rocce granitiche. Verso nord, invece, la baia, allargandosi, formava una costa pi arrotondata, che correva da sud-ovest a nord-est e terminava con uno snello promontorio. Fra questi due punti estremi, sui quali si appoggiava l'arco della baia, la distanza poteva essere di otto miglia. A mezzo miglio dalla spiaggia, l'isolotto occupava una stretta striscia di mare e somigliava a un enorme cetaceo, di cui rappresentava la carcassa molto ingrandita. La sua larghezza massima non oltrepassava un quarto di miglio. Davanti all'isolotto, il litorale si componeva, in basso, di una spiaggia sabbiosa, sparsa di rocce nerastre, che in quel momento riaffioravano a poco a poco, per la marea discendente. Pi in su, si staccava una specie di cortina granitica, tagliata a picco, coronata, a una altezza di trecento piedi almeno, da una cresta capricciosa. Essa si profilava cos per una lunghezza di tre miglia, e finiva bruscamente a destra con un ripiano che si sarebbe creduto tagliato dalla mano dell'uomo. Sulla sinistra, invece, sopra il promontorio, questa specie di scogliera irregolare, che si sgretolava in schegge prismatiche ed era composta di agglomerati e detriti, declinava a mo' di rampa allungata, che andava a confondersi a poco a poco con le rocce della punta meridionale. Sull'altipiano sovrastante la costa, nessun albero. Era una specie di tavola rasa come quella che domina Cape-Town, al capo di Buona Speranza, ma di proporzioni pi ridotte. Per lo meno sembrava tale, vista dall'isolotto. Tuttavia, la verzura non mancava a destra, dietro quell'alto pianoro. Si distingueva facilmente la massa confusa dei grandi alberi, che si stendeva a perdita d'occhio. Quel verde rallegrava la vista, profondamente rattristata dalle aspre linee della parete di granito. Infine, sullo sfondo del panorama e al di sopra dell'altipiano, in direzione di nord-ovest, a una distanza di almeno sette miglia, risplendeva una cima bianca che i raggi del sole colpivano in pieno.
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Era il cappuccio nevoso di qualche monte lontano. Non era dunque possibile pronunciarsi circa la natura di quella terra: sapere, cio, se formava un'isola o se apparteneva a un continente. Ma vedendo le rocce tormentate sulla sinistra, un geologo non avrebbe esitato ad attribuir loro un'origine vulcanica. Esse erano incontestabilmente il prodotto di un'attivit plutonica. Gedeon Spilett, Pencroff e Harbert osservavano attentamente quella terra, sulla quale stavano per andare a vivere forse per lunghi anni, sulla quale sarebbero fors'anche morti, se non si trovava sulla rotta delle navi! Ebbene, domand Harbert che ne dici, Pencroff? Bah, rispose il marinaio c' del buono e c' del gramo, come in ogni cosa. Vedremo. Ma ecco il riflusso che si fa sentire. Fra tre ore tenteremo il passaggio e, una volta arrivati l, cercheremo di trarci d'impaccio e di ritrovare il signor Smith! Pencroff non si era ingannato nelle sue previsioni. Tre ore dopo, a marea bassa, la maggior parte delle sabbie, formanti il letto del canale, era scoperta. Non restava tra l'isolotto e la costa che uno stretto canale, indubbiamente agevole da passare. Infatti, verso le dieci, Gedeon Spilett e i suoi due compagni si spogliarono dei loro abiti, ne fecero un involto che misero sulla testa, e s'avventurarono nel canale, la cui profondit non oltrepassava i cinque piedi. Harbert, per il quale l'acqua sarebbe stata troppo alta, nuotava come un pesce e se la cav a meraviglia. Tutt'e tre arrivarono senza difficolt sull'opposta sponda. L, avendoli il sole asciugati rapidamente, rimisero i loro vestiti, che avevano, come s' visto, salvato dal contatto dell'acqua, e tennero consiglio.

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CAPITOLO IV
I LITODOMI IL FIUME ALLA SUA FOCE I CAMINI CONTINUAZIONE DELLE RICERCHE LA FORESTA DI ALBERI VERDI LA PROVVISTA DI COMBUSTIBILE SI ATTENDE IL RIFLUSSO DALL'ALTO DELLA COSTA IL TRAINO VEGETALE IL RITORNO A RIVA
PRIMA DI TUTTO, il giornalista disse al marinaio di aspettarlo in quel medesimo luogo, ove egli lo avrebbe raggiunto pi tardi; e, senza perdere un istante, risal il litorale, nella direzione seguita dal negro Nab qualche ora prima. Poi scomparve rapidamente dietro un angolo della costa, tanto gli premeva di aver notizie dell'ingegnere. Harbert avrebbe voluto accompagnarlo. Resta qui, ragazzo mio gli aveva detto il marinaio. Dobbiamo preparare un accampamento e vedere se sia possibile trovare qualcosa di pi sostanzioso che i frutti di mare da mettere sotto i denti. I nostri amici avranno bisogno di rifocillarsi al loro ritorno. A ciascuno il suo compito. Sono pronto, Pencroff rispose Harbert. Bene! riprese il marinaio cos va bene. Procediamo con metodo. Siamo stanchi, abbiamo freddo, abbiamo fame. Si tratta, dunque, di trovare ricovero, fuoco e nutrimento. La foresta ha legna, i nidi hanno uova: resta, quindi, da cercare la casa. Cercher io rispose Harbert una grotta in queste rocce, e finir, spero, per scoprire qualche buco, entro il quale poterci cacciare! Proprio quello che ci vuole! disse Pencroff. In cammino, in cammino, ragazzo mio.
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Ed eccoli procedere entrambi ai piedi dell'enorme muraglia, sulla spiaggia che la marea calante aveva scoperto per largo tratto. Ma, invece di risalire verso il nord, discesero a sud. Pencroff aveva osservato che la costa, a qualche centinaio di passi dal luogo dove erano sbarcati, offriva una stretta apertura che, secondo lui, doveva servire di sbocco a un fiume o a un ruscello. Ora, mentre era utile stabilirsi nelle vicinanze di un corso d'acqua bevibile, non era anche impossibile che la corrente avesse spinto Cyrus Smith da quella parte. Come si gi detto, l'alta muraglia si drizzava fino a un'altezza di trecento piedi, ma quell'enorme massa era compatta ovunque e, anche alla base, -appena lambita dal mare - essa non presentava la minima fessura che potesse servire di ricovero provvisorio. Era un muro verticale, fatto di granito durissimo, che l'onda non aveva mai corroso. Intorno alla sua cima volteggiava tutto un mondo di uccelli acquatici, e particolarmente diverse specie dell'ordine dei palmipedi, dal lungo becco schiacciato e appuntito; volatili dalle alte e continue strida, poco impauriti dalla presenza dell'uomo, che per la prima volta, indubbiamente, turbava la loro solitudine. Fra quei palmipedi, Pencroff riconobbe parecchi individui di una specie di gabbiani, ai quali si d qualche volta il nome di stercorari, e anche delle piccole procellarie voraci che nidificavano nelle anfrattuosita del granito. Un colpo di fucile sparato in mezzo a quella moltitudine di uccelli ne avrebbe abbattuti un gran numero; ma per tirare un colpo di fucile, occorreva un fucile, e n Pencroff n Harbert ne avevano uno. D'altronde, procellarie e stercorari sono a malapena mangiabili e anche le loro uova sono disgustose. Ma Harbert, che si era spinto un po' pi a sinistra, segnal poco dopo alcuni scogli tappezzati d'alghe, che l'alta marea avrebbe certamente ricoperti qualche ora dopo. Su questi scogli, in mezzo a delle alghe viscide, pullulavano delle conchiglie bivalvi, che gente affamata non poteva certo sdegnare. Harbert chiam, dunque, Pencroff, che si affrett ad accorrere. Eh! sono mitili! grid il marinaio. Ecco di che sostituire le uova che ci mancano! Non sono mitili, rispose il giovane Harbert, che stava
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esaminando attentamente i molluschi attaccati alle rocce sono dei litodomi. E si mangiano? chiese Pencroff. Certamente. Allora, mangiamo i litodomi. Il marinaio poteva rimettersi fiduciosamente al giudizio di Harbert. Il giovanetto era molto forte in storia naturale e aveva sempre avuto una vera passione per questa scienza. Suo padre lo aveva incoraggiato, facendogli frequentare i corsi dei migliori professori di Boston, i quali si erano affezionati al ragazzo intelligente e laborioso. I suoi istinti di naturalista sarebbero poi stati utilizzati pi d'una volta, e gi da questo inizio egli non si ingann. Questi litodomi erano delle conchiglie oblunghe, riunite in grappoli e assai aderenti alle rocce. Appartenevano a quella specie di molluschi perforatori che scavano buchi nelle pietre pi dure e che hanno la conchiglia arrotondata alle due estremit, particolarit che non si riscontra nel mitilo ordinario. Pencroff ed Harbert fecero una buona scorpacciata di questi litodomi, che si socchiudevano allora al sole. Essi li mangiarono come ostriche e li trovarono di sapore fortemente pepato; ci tolse loro ogni rammarico di non avere n pepe, n altro condimento di nessun genere. La loro fame fu dunque momentaneamente saziata, ma non la loro sete, che si accrebbe, anzi, dopo quel pasto di molluschi, per natura molto saporiti. Si trattava, dunque, di trovare dell'acqua dolce, e non era verosimile ch'essa mancasse in una regione capricciosamente accidentata come quella. Pencroff e Harbert, dopo aver avuto la precauzione di fare un'ampia provvista di litodomi, di cui riempirono tasche e fazzoletti, tornarono ai piedi dell'alta muraglia. Duecento passi pi oltre, arrivarono a quell'apertura dalla quale, secondo il presentimento di Pencroff, un piccolo fiume doveva fluire abbondantemente. In quel punto, la muraglia sembrava essere stata scissa da qualche violento moto plutonico. Alla sua base si apriva una piccola ansa, il cui fondo formava un angolo abbastanza acuto. Il corso d'acqua misurava in quel punto cento piedi di larghezza e le sue sponde, da ciascun lato, venti piedi appena. Il fiume sprofondava
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tra i due muri di granito, che tendevano ad abbassarsi a monte dell'imboccatura; poi voltava bruscamente e spariva sotto un bosco ceduo a circa mezzo miglio di distanza. Qui l'acqua! Laggi, il legno! disse Pencroff. Ora, Harbert, non manca che la casa! L'acqua del fiume era limpida. Il marinaio costat che, in quella fase della marea, cio a bassa marea, quando il flusso non vi si mescolava, l'acqua era dolce. Assodato questo particolare importante, Harbert cerc qualche cavit che potesse servire di rifugio; ma inutilmente. Dovunque la muraglia era liscia, piana e a piombo. Tuttavia, alla foce stessa del corso d'acqua, e al di sopra del livello dell'alta marea, gli avanzi delle frane avevano formato, non proprio una grotta, ma un cumulo di enormi massi, come se ne vedono spesso nei paesi granitici, e che si chiamano Camini. Pencroff e Harbert si cacciarono abbastanza a fondo fra le rocce, in quei corridoi sabbiosi, dove la luce penetrava dalle fessure aperte tra i blocchi di granito, alcuni dei quali si tenevano sospesi per un miracolo di equilibrio. Ma con la luce entrava pure il vento - la corrente dei corridoi - e con il vento, il freddo acuto dell'esterno. Tuttavia, il marinaio pens che, ostruendo certe parti di quei corridoi, tappando alcune aperture con un miscuglio di pietre e sabbia, si poteva forse rendere abitabili quei camini. Il piano geometrico di questi, infatti, rappresentava il segno tipografico &, che significa et ctera abbreviato. Ora, isolando la parte superiore del segno, dalla quale entrava il vento di sud e di ovest, si sarebbe potuto utilizzare la porzione inferiore. Ecco quello che fa per noi, disse Pencroff e, se ci sar dato di rivedere il signor Smith, egli sapr trar partito da questo labirinto. Lo rivedremo, Pencroff esclam Harbert. E quando ritorner bisogna che trovi qui una dimora possibile. Questa potr essere tollerabile se riusciremo a installare un focolare nel corridoio di sinistra conservandovi un'apertura per il fumo. Noi potremo far tutto questo, ragazzo mio, rispose Pencroff e questi Camini - cos Pencroff chiam quella dimora provvisoria - faranno al caso nostro. Ma, prima di tutto, andiamo a fare provvista
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di combustibile. Ci occorre parecchio legname anche per chiudere le aperture attraverso le quali il diavolo suona la trombetta! Harbert e Pencroff lasciarono quel luogo e, svoltando l'angolo, cominciarono a risalire la riva sinistra del fiume. La corrente era abbastanza rapida e trascinava qualche ramo d'albero. La marea montante, che gi si faceva sentire in quel momento, doveva, con tutta probabilit, ricacciare indietro con forza quei rami per un tratto considerevole. Il marinaio pens, dunque, che si poteva utilizzare quel flusso e riflusso per il trasporto degli oggetti pesanti. Dopo aver camminato per un quarto d'ora, il marinaio e il giovanetto giunsero al brusco gomito, che il fiume faceva sparendo verso sinistra. A partire da quel punto, il suo corso proseguiva attraverso una foresta di magnifici alberi, che avevano conservato il bel fogliame verde, nonostante la stagione avanzata, perch appartenevano alla famiglia delle conifere, che si propaga su tutte le regioni del globo, dai climi settentrionali fino alle contrade tropicali. Il giovane naturalista riconobbe pi particolarmente dei deodara, esistenti in grande quantit nella zona dell'Himalaia ed esalanti un grato aroma. Tra quei begli alberi spuntavano gruppi di pini, dall'opaco ombrello che si apriva largamente all'intorno. In mezzo alle alte erbe, Pencroff sent che il suo piede schiacciava dei rami secchi, crepitanti come fuochi d'artificio. Bene, ragazzo mio, disse ad Harbert se anche ignoro il nome di questi alberi, so per lo meno collocarli nella categoria della legna da bruciare e, per il momento, questa proprio quella che ci occorre! Facciamone provvista! rispose Harbert mettendosi all'opera. La raccolta fu facile. Non era nemmeno necessario staccare i rami dagli alberi, giacch enormi quantit di rami morti giacevano ai loro piedi. Ma, se il combustibile non mancava, i mezzi di trasporto lasciavano a desiderare. La legna, essendo molto secca, doveva bruciare rapidamente: di qui la necessit di portarne ai Camini una quantit considerevole, per cui non sarebbe bastato il carico di due uomini. Questo appunto fece osservare Harbert. Eh, ragazzo mio, rispose il marinaio deve pur esserci un mezzo per trasportare questa legna. C' sempre modo di far tutto! Se
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avessimo un carretto o un'imbarcazione, sarebbe troppo facile. Ma abbiamo il fiume! disse Harbert. Giusto rispose Pencroff. Il fiume sar per noi una strada che cammina da s, e i traini di legna non sono stati inventati per niente. Solamente fece notare Harbert la nostra strada cammina in questo momento in una direzione opposta, poich la marea sta salendo! Baster che aspettiamo la bassa marea rispose il marinaio; e sar proprio quella che s'incaricher di trasportare il nostro combustibile ai Camini. Prepariamo, intanto, il nostro traino. Il marinaio, seguito da Harbert, si diresse verso l'angolo formato dall'estremo limite della foresta con il fiume. Entrambi portavano, ciascuno in proporzione alle proprie forze, un carico di legna, legato in fascio. Sulla riva del fiume si trovava anche una grande quantit di rami secchi, in mezzo alle erbe, fra le quali il piede di un uomo non s'era probabilmente mai avventurato. Pencroff cominci subito a costruire il suo traino. In una specie di mulinello, prodotto da un'acuta sporgenza della riva che rompeva la corrente, il marinaio e il ragazzo collocarono dei pezzi di legno abbastanza grossi, legati insieme per mezzo di liane secche. Formarono cos una specie di zattera sulla quale fu poi gradatamente ammucchiata tutta la raccolta, cio il carico di venti uomini almeno. In un'ora il lavoro fu terminato, e il traino, ormeggiato alla riva, dovette attendere l'invertirsi della marea. V'era qualche ora da occupare e, di comune accordo, Pencroff e Harbert decisero di raggiungere l'altipiano, per esplorare quei luoghi da un pi vasto orizzonte. Esattamente duecento passi prima del gomito formato dal fiume, la muraglia, terminante con uno scoscendimento di rocce, veniva a morire in dolce pendio sul margine della foresta. Era come una scala naturale. Harbert e il marinaio cominciarono a salirla. Grazie al vigore dei loro garretti, essi raggiunsero la cresta in pochi minuti e vennero a porsi sull'angolo ch'essa faceva con l'imboccatura del fiume. Arrivando lass il loro primo sguardo fu per quell'oceano che
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avevano da poco attraversato in cos terribili condizioni! Osservarono con emozione tutta quella parte della costa nord, sulla quale era avvenuta la sciagura. L Cyrus Smith era scomparso. Cercarono con lo sguardo se qualche rottame del loro pallone, al quale un uomo avesse potuto aggrapparsi, galleggiasse ancora. Nulla! Il mare non era che un vasto deserto d'acqua. Quanto alla costa, anch'essa era deserta. Non vi si vedevano n il giornalista n Nab; ma era probabile che in quel momento fossero a una distanza tale da non poter essere scorti. Qualche cosa mi dice, esclam Harbert che un uomo cos energico come il signor Cyrus non pu essersi lasciato sopraffare dalle onde come il primo venuto. Egli deve aver raggiunto sicuramente la riva. Non ti pare, Pencroff? Il marinaio scroll tristemente il capo. Egli non sperava pi di rivedere Cyrus Smith; ma, volendo lasciare qualche speranza ad Harbert: Certo, certo, disse il nostro ingegnere uomo capace di trarsi d'impaccio l dove ogni altro soccomberebbe!... Intanto, egli osservava la costa con estrema attenzione. Sotto i suoi occhi si stendeva la spiaggia di sabbia, limitata, sulla destra dell'imboccatura, da file di scogli. Queste rocce, ancora emergenti dall'acqua, assomigliavano a gruppi di animali anfibi adagiati nella risacca. Oltre la fila di scogli, il mare scintillava sotto i raggi del sole. A sud una punta sottile chiudeva l'orizzonte, e non si poteva capire se la terra si prolungasse in quella direzione, o se si orientasse a sud-est e a sud-ovest, il che avrebbe fatto di quella costa una specie di penisola allungata. All'estremit settentrionale della baia, la forma del litorale proseguiva spingendosi a grande distanza, e secondo una linea pi arrotondata. L, la riva era pi bassa, piatta, senza scogli, con larghi banchi di sabbia, che il riflusso lasciava scoperti. Pencroff e Harbert si volsero allora verso ovest. Il loro sguardo fu dapprima fermato dalla montagna con la cima nevosa, che si drizzava a una distanza di sei o sette miglia. Dalle prime pendici di essa fino a due miglia dalla costa, si stendevano vaste masse boscose, chiazzate da grandi macchie verdi, dovute alla presenza di alberi a fogliame perenne. Poi, dall'estremo limite di quella foresta sino alla costa,
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verdeggiava una larga spianata, sparsa di gruppi d'alberi capricciosamente distribuiti. Sulla sinistra, si vedevano a tratti sfavillare, attraverso qualche radura, le acque del fiumicello, e sembrava che il suo corso assai sinuoso lo riconducesse verso i contrafforti della montagna, fra i quali esso doveva avere la sua sorgente. Nel punto in cui il marinaio aveva lasciato il suo traino di legna, il fiume stesso cominciava a scorrere tra le due alte muraglie di granito; ma, se sulla sua sponda sinistra le pareti erano ritte e scoscese, sulla sponda destra, invece, si abbassavano a poco a poco, gli enormi massi si mutavano in rocce isolate, le rocce in ciottoloni, i ciottoloni in sassi pi piccoli, fino all'estremit della punta. Siamo su un'isola? mormor il marinaio. A ogni modo, essa sembrerebbe abbastanza vasta! rispose il giovanetto. Un'isola, per vasta che sia, sempre un'isola! disse Pencroff. Ma questo importante problema non poteva ancora essere risolto. Bisognava rimandarne la soluzione a un altro momento. Quanto alla terra di per se stessa, isola o continente che fosse, sembrava fertile, gradevole nei suoi aspetti, varia nei prodotti. Tutto questo ottimo, fece osservare Pencroff e, nella nostra disgrazia, bisogna ringraziarne la Provvidenza. Dio sia dunque lodato! rispose Harbert, con il cuore pieno di riconoscenza per l'Autore di tutte le cose. Lungamente Pencroff e Harbert osservarono quella contrada sulla quale il loro destino li aveva gettati, ma era difficile immaginare, dopo un'ispezione cos sommaria, quanto riserbava loro l'avvenire. Poi ritornarono, seguendo la cresta meridionale dell'altipiano di granito, formata da un lungo festone di rocce capricciose, che prendevano le forme pi bizzarre. L vivevano alcune centinaia d'uccelli, annidati nei buchi della pietra. Harbert, saltando sulle rocce, fece volar via un intero stormo di volatili. Ah! grid quelli non sono n gabbiani n procellarie! Che uccelli sono? chiese Pencroff. Si direbbero piccioni! Infatti, ma sono piccioni selvatici, o piccioni di roccia rispose Harbert. Li riconosco dalla doppia fascia nera dell'ala, dal
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dorso bianco e dalle piume azzurro-cenere. Ora, se il piccione di roccia buono da mangiare, le sue uova devono essere eccellenti, e, per poche che ne abbiano lasciate nei nidi... Non lasceremo loro il tempo di schiudersi, se non sotto forma di frittata disse gaiamente Pencroff. Ma dove la farai la frittata? domand Harbert. Nel cappello? Beh! rispose il marinaio non sono uno stregone per poter fare questo. Ci accontenteremo dunque delle uova al guscio, ragazzo mio, e io m'incarico di sbarazzarti delle pi sode! Pencroff e il ragazzo esaminarono attentamente le anfrattuosit del granito e in certe cavit trovarono, infatti, delle uova. Ne furono raccolte alcune dozzine, che vennero poi messe nel fazzoletto del marinaio, e avvicinandosi il momento in cui il mare doveva seguire la corrente favorevole ai loro disegni, Harbert e Pencroff cominciarono a ridiscendere verso il corso d'acqua. Quando giunsero al gomito del fiume, era la una dopo mezzogiorno. La corrente gi s'invertiva. Bisognava, quindi, approfittare del riflusso per condurre il traino di legna all'imboccatura del fiume. Pencroff non aveva intenzione di lasciar andare il traino alla deriva, senza direzione, e nemmeno intendeva imbarcarvisi per guidarlo. Ma un marinaio non mai imbarazzato quando si tratta di cavi o di cordame, e Pencroff intrecci rapidamente, con liane secche, una corda lunga parecchie braccia. Questo cavo vegetale fu attaccato alla parte posteriore della zattera e il marinaio lo tenne in mano, mentre Harbert, spingendo il convoglio con una lunga pertica, lo manteneva nella corrente. Il procedimento riusc a meraviglia. L'enorme carico di legna, che il marinaio tratteneva camminando lungo la riva, segu il corso dell'acqua. La riva era molto a picco, non v'era da temere che il traino si incagliasse, e, prima delle due del pomeriggio, era arrivato alla foce del fiume, a pochi passi dai Camini.

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CAPITOLO V
ADATTAMENTO DEI CAMINI L'IMPORTANTE PROBLEMA DEL FUOCO LA SCATOLA DI FIAMMIFERI RICERCHE SULLA SPIAGGIA RITORNO DEL GIORNALISTA E DI NAB UN SOLO FIAMMIFERO! IL FOCOLARE SFAVILLANTE LA PRIMA CENA LA PRIMA NOTTE A TERRA
SCARICATO il traino di legna, prima cura di Pencroff fu quella di rendere i Camini abitabili, chiudendo i corridoi attraverso i quali passava la corrente d'aria. Sabbia, sassi, rami intrecciati, terra umida e sterpaglia tapparono ermeticamente le gallerie a forma di &, aperte ai venti del sud e ne isolarono la parte superiore. Un solo cunicolo, stretto e sinuoso, che s'apriva sulla parete laterale, fu messo in condizione di portar fuori il fumo e di provocare il tiraggio del focolare. I Camini si trovarono cos divisi in tre o quattro camere, se si pu dare questo nome ad altrettante tane oscure, di cui appena un animale selvaggio si sarebbe accontentato. Ma vi si stava all'asciutto e vi si poteva rimanere in piedi, almeno nella principale di quelle camere, che occupava il centro. Una sabbia fine copriva il suolo, e tutto considerato, ci si poteva accontentare, in attesa di meglio. Lavorando, Harbert e Pencroff conversavano. Che i nostri compagni abbiano trovato una dimora migliore della nostra? diceva Harbert. Pu darsi, rispondeva il marinaio ma, nel dubbio, non ti esimere dal lavoro! Meglio avere una corda di pi al proprio arco che esserne privi completamente! Ah! ripeteva Harbert se essi ritroveranno e ci ricondurranno il signor Smith noi non potremo che ringraziare il
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Cielo! S! mormorava Pencroff. Quello era un uomo, un vero uomo! Era... disse Harbert. Disperi, dunque, di rivederlo? Dio me ne guardi! rispose il marinaio. Il lavoro di adattamento fu rapidamente compiuto e Pencroff se ne dichiar soddisfattissimo. Ora disse i nostri amici possono ritornare: troveranno un ricovero sufficiente. Rimaneva da sistemare il focolare, da preparare il pasto. Mestiere facile e semplice, in verit. Larghe pietre piatte furono disposte in fondo al primo corridoio di sinistra, al foro dello stretto condotto che era stato all'uopo riservato. Il calore, che il fumo non avrebbe trascinato fuori con s, sarebbe bastato evidentemente a mantenere una temperatura discreta nell'interno. La provvista di legna fu immagazzinata in uno dei vani e il marinaio mise sulle pietre alcuni ceppi, insieme con legna minuta. Il marinaio era intento a questo lavoro, quando Harbert gli chiese se avesse fiammiferi. Certo, rispose Pencroff e dir: fortunatamente, giacch, senza fiammiferi o senza esca, ci troveremmo davvero a mal partito! Potremmo sempre avere il fuoco come i selvaggi, rispose Harbert sfregando due pezzi di legno secco l'uno contro l'altro. Ebbene! prova, ragazzo mio, e vedremo se ti riuscir di non romperti le braccia inutilmente! Eppure un procedimento semplicissimo, e molto usato nelle isole del Pacifico. Non dico di no, rispose Pencroff ma bisogna supporre che i selvaggi conoscano bene questo procedimento, o che lo facciano con un legno speciale, poich gi pi d'una volta ho voluto procurarmi del fuoco in tal modo, ma non vi sono mai riuscito! Confesso dunque che preferisco i fiammiferi. Dove sono i miei fiammiferi? Pencroff cerc nella sua giacca la scatola che non lo abbandonava mai, poich egli era un fumatore accanito. Non la trov. Frug le tasche dei pantaloni, e, con sua grande meraviglia, la scatola non
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c'era pi. Ah, questo curioso e pi che curioso! disse guardando Harbert. La scatola mi sar caduta di tasca e l'avr perduta! Ma tu, non hai proprio nulla? Un acciarino, un oggetto qualunque che possa servire a far fuoco? No, Pencroff! Il marinaio usc all'aperto, seguito dal ragazzo e si gratt vivacemente la fronte. Sulla sabbia, fra le rocce, vicino alla riva del fiume, entrambi cercarono con la massima cura, ma inutilmente. La scatola era di rame e non sarebbe sfuggita ai loro occhi. Pencroff, domand Harbert, non l'avrai per caso gettata dalla navicella? Me ne sono guardato bene! rispose il marinaio. Ma, quando si stati scrollati come lo siamo stati noi, un oggetto cos minuscolo pu facilmente essere andato smarrito. Anche la mia pipa sparita! Scatola indiavolata! Dove pu essere? Presto, il mare si ritira, disse Harbert corriamo al luogo ove abbiamo atterrato. Era poco probabile ritrovar la scatola, che le onde avevano certo rotolato fra i sassi della spiaggia, durante l'alta marea, ma era bene, a ogni modo, tener presente questa circostanza. Harbert e Pencroff si diressero rapidamente verso il punto dove erano atterrati il giorno prima, a duecento passi dai Camini. L, in mezzo ai ciottoli, nella cavit delle rocce, furono fatte minuziose ricerche: risultato negativo. Se la scatola era caduta in quel punto, doveva essere stata travolta dai flutti. Appena il mare si ritraeva, il marinaio frugava tutti gli interstizi delle rocce, ma senza trovar nulla. La perdita era grave in quella circostanza e, almeno per il momento, irreparabile. Pencroff non nascose la sua vivissima costernazione. La fronte gli si era corrugata. Egli non pronunciava parola. Harbert volle consolarlo facendogli osservare che, molto probabilmente, i fiammiferi sarebbero stati bagnati dall'acqua marina e che sarebbe stato impossibile servirsene. Ma no, caro mio disse il marinaio. Erano in una scatola
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di rame che chiudeva bene! E adesso, come faremo? Troveremo certamente modo di procurarci del fuoco disse Harbert. Il signor Smith o il signor Spilett non saranno sprovvisti di fiammiferi come noi! S, rispose Pencroff ma intanto, per ora, siamo senza fuoco e i nostri compagni troveranno un ben triste desinare al loro ritorno! Ma, esclam Harbert non possibile che essi non abbiano n esca, n fiammiferi! Ne dubito rispose il marinaio scrollando il capo. Prima di tutto, Nab e il signor Smith non fumano; quanto al signor Spilett, credo che egli abbia conservato piuttosto il taccuino che la scatola dei fiammiferi! Harbert non rispose. La perdita della scatola era evidentemente assai sgradevole. Tuttavia, il giovane era convinto che, in un modo o nell'altro, sarebbero riusciti a procurarsi del fuoco. Pencroff, dotato di maggiore esperienza, bench non fosse certo uomo da rimanere imbarazzato di fronte alle piccole, n alle grandi avversit, non la pensava cos. A ogni modo, non c'era che una decisione da prendere: aspettare il ritorno di Nab e del giornalista. Ma bisognava rinunciare al pasto di uova sode ch'egli avrebbe voluto preparare; e una cenetta a base di soli molluschi crudi non gli pareva, n per s, n per loro, una prospettiva gradevole. Prima di tornare ai Camini, il marinaio e Harbert fecero una nuova raccolta di litodomi, per il caso che il fuoco mancasse loro definitivamente, e ripresero in silenzio la via verso il loro rifugio. Pencroff, con gli occhi a terra, cercava sempre la sua introvabile scatola. Risal anche la riva sinistra del fiume, dalla foce sino all'angolo dove il traino di legna era stato ormeggiato. Fece ritorno sull'altipiano, lo percorse in ogni senso, cerc fra le alte erbe sul margine della foresta: invano. Erano le cinque di sera, quando Harbert e lui rientrarono ai Camini. inutile dire che i lunghi corridoi furono frugati fino negli angoli pi oscuri, e che bisogn rinunciare a ogni altra ricerca. Verso le sei, mentre il sole scompariva dietro le alte terre dell'ovest, Harbert, che andava e veniva sull'arenile, segnal il ritorno
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di Nab e di Gedeon Spilett. Ritornavano soli!... Il giovane prov una inesprimibile stretta al cuore. Il marinaio non si era proprio ingannato nei suoi presentimenti. L'ingegnere Cyrus Smith non era stato ritrovato! Appena arrivato, il giornalista si sedette su di una roccia, senza far parola. Sfinito dalla fatica e per la fame, egli non aveva la forza di parlare. Quanto a Nab, i suoi occhi arrossati provavano quanto avesse pianto, e nuove lacrime, che il bravo giovane non pot trattenere, dissero fin troppo chiaramente che aveva perduto ogni speranza! Il giornalista fece il racconto delle ricerche tentate per ritrovare Cyrus Smith. Nab e lui avevano percorso la costa lungo un tratto di pi di otto miglia e si erano spinti assai pi in l del punto dove era avvenuta la penultima caduta del pallone, seguita dalla scomparsa dell'ingegnere e di Top. L'arenile era deserto. Nessuna traccia, nessuna impronta. Non un ciottolo smosso di fresco, non un indizio sulla sabbia, non un'impronta umana su tutta quella parte del litorale. Evidentemente quella parte di costa non era frequentata da nessuno. Il mare era deserto come la spiaggia, ed era l, a qualche centinaio di piedi dalla costa, che l'ingegnere doveva aver trovato la sua tomba. In quel momento Nab si alz e con una voce che diceva quanto resistesse in lui la speranza: No! grid no! Non morto! No! non pu essere! Lui! Ma no, via! Io, un altro qualunque, sarebbe possibile! ma lui! mai! uomo capace di trarsi da qualunque impaccio! Poi, le forze lo abbandonarono. Ah! Non ne posso pi! mormor. Harbert corse da lui. Nab! disse il giovinetto lo ritroveremo! Dio ce lo render. Ma, intanto, voi avete fame! Mangiate, mangiate qualche cosa, vi prego! E cos dicendo, offriva al povero negro una manciata di frutti di mare, magro e insufficiente nutrimento. Nab non aveva mangiato da molte ore, ma rifiut. Senza il suo padrone, Nab non poteva e non voleva pi vivere! Gedeon Spilett divor quei molluschi; poi si coric sulla sabbia ai piedi di una roccia. Era estenuato, ma calmo.
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Allora Harbert gli si avvicin, e prendendogli la mano: Signore, disse abbiamo scoperto un rifugio dove starete meglio di qui. La notte sopraggiunge. Venite a riposarvi. Domani vedremo!... Il cronista si alz e, guidato dal ragazzo, si diresse verso i Camini. In quel momento, Pencroff si avvicin a lui, e, con il tono pi naturale, gli chiese se, per caso, avesse un fiammifero. Il giornalista si ferm, cerc nelle tasche, non vi trov nulla e disse: Ne avevo, ma devo aver buttato via tutto... Il marinaio chiam allora Nab; gli fece la medesima domanda, ricevendone la medesima risposta. Maledizione! esclam, non potendo trattenere questa parola. Spilett la sent e, andando verso Pencroff: Nemmeno un fiammifero? disse. Nemmeno uno, e quindi niente fuoco! Ah! esclam Nab se il mio padrone fosse qui, lui si che saprebbe che cosa fare! I quattro naufraghi rimasero immobili e si guardarono, non senza inquietudine. Harbert ruppe per primo il silenzio, dicendo: Signor Spilett, siete fumatore, avete sempre fiammiferi indosso. Forse non avete cercato bene. Cercate ancora! Un solo fiammifero ci baster! Il cronista frug di nuovo nelle tasche dei pantaloni, del panciotto, del pastrano e, alla fine, con gran gioia di Pencroff e con sua grande sorpresa, scoperse un pezzettino di legno imprigionato nella fodera del panciotto. Le sue dita avevano afferrato il pezzettino di legno attraverso la stoffa, ma non potevano estrarlo. Siccome doveva proprio essere un fiammifero, e uno solo, si trattava di non sciuparne il fosforo. Volete lasciar fare a me? disse il ragazzo. E molto destramente, senza romperlo, egli riusc a estrarre il piccolo pezzo di legno, meschina e preziosa festuca, che, per quella povera gente, aveva cos grande importanza! Era intatto. Un fiammifero! grid Pencroff. Ah! come se ne avessimo un carico intero!
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Prese il fiammifero, e seguito dai suoi compagni, ritorn ai Camini. Quel minuscolo pezzo di legno, che da noi si usa con tanta prodigalit e indifferenza, e che non ha nessun valore, qui doveva essere adoperato con estrema precauzione. Il marinaio si assicur che fosse ben secco, poi: Ci vorrebbe della carta disse. Eccola rispose Gedeon Spilett, strappando, dopo qualche esitazione, un foglio dal suo taccuino. Pencroff prese il pezzo di carta che il giornalista gli porgeva, e s'accoccol davanti al focolare. Alcune manciate d'erba, delle foglie e dei muschi secchi furono messi sotto le fascine e il tutto disposto in modo che l'aria potesse circolare agevolmente e infiammare con rapidit la legna secca. Allora, Pencroff pieg il pezzo di carta a forma d'imbuto, come fanno i fumatori di pipa quando tira il vento, poi l'introdusse tra i muschi, prese un sasso leggermente ruvido, lo asciug con cura e, non senza che il cuore gli battesse, vi strofin dolcemente il fiammifero, trattenendo il respiro. Il primo sfregamento non produsse alcun effetto. Pencroff non aveva premuto abbastanza energicamente temendo di guastare il fosforo. No, non posso, disse la mia mano trema. Sprecherei il fiammifero... Non posso... Non voglio! e, alzandosi, incaric Harbert di sostituirlo. Il giovinetto non era mai stato certamente tanto impressionato in vita sua. Il cuore gli batteva forte. Prometeo, quando invol il fuoco del cielo, non doveva essere pi commosso! Ma non esit, e freg rapidamente il sasso. Un piccolo crepitio si fece sentire e una leggera fiamma bluastra scatur, producendo un fumo acre. Harbert gir dolcemente il fiammifero, in modo da alimentarne la fiammella, poi lo insinu nell'imbuto di carta. La carta prese fuoco in un attimo e i muschi bruciarono subito. Alcuni istanti dopo, il legno secco scricchiolava, e un'allegra fiamma, attivata dal vigoroso soffio del marinaio, si sviluppava in mezzo all'oscurit.
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Finalmente, esclam Pencroff rialzandosi non sono mai stato tanto commosso in vita mia! Certo il fuoco s'accendeva assai bene sul focolare di pietre piatte. Il fumo saliva facilmente per lo stretto condotto, il camino tirava, e un piacevole calore non tard a diffondersi. Ora bisognava stare attenti a non lasciar spegnere il fuoco e a conservare sempre qualche brace sotto la cenere. Ma era solo questione di diligenza e di attenzione, giacch la legna non mancava, e la provvista poteva sempre essere rinnovata in tempo utile. Pencroff pens prima di tutto a utilizzare il focolare, preparando una cena pi nutriente che un piatto di litodomi. Due dozzine d'uova apparvero, recate da Harbert. Il giornalista, appoggiato in un angolo, guardava quei preparativi senza dir nulla. Il suo spirito era occupato da un triplice pensiero. Cyrus vive ancora? Se vive, dove pu essere? Se sopravvissuto alla caduta, come spiegare che non abbia trovato il mezzo di far conoscere la sua esistenza? Quanto a Nab, camminava avanti e indietro sull'arenile. Ormai era un corpo senz'anima. Pencroff, che conosceva cinquantadue modi di cucinare le uova, non aveva possibilit di scelta in quel momento. Dovette accontentarsi di introdurle nelle ceneri calde e di cuocerle a fuoco lento. In pochi minuti la cottura fu compiuta, e il marinaio invit il giornalista a prendere la sua porzione. Fu il primo pasto dei naufraghi su quella terra sconosciuta. Le uova sode erano eccellenti e, poich l'uovo contiene tutti gli elementi indispensabili alla nutrizione dell'uomo, quella povera gente se ne trov molto bene e si sent riconfortata. Ah! Se uno di loro non fosse mancato a quel pasto! Se i cinque prigionieri fuggiti da Richmond fossero stati tutti l, sotto quelle rocce ammonticchiate, davanti a quel fuoco scoppiettante e chiaro, su quella sabbia asciutta, forse non avrebbero avuto che pensieri di ringraziamento da rivolgere al Cielo! Ma il pi geniale, il pi dotto, quello che era il loro capo incontestato, Cyrus Smith, ahim! era assente e il suo corpo non aveva neppure potuto ricevere sepoltura! Cos trascorse quella giornata del 25 marzo. La notte era giunta. Si udiva fuori il vento fischiare e la risacca monotona battere la
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costa. I sassi, gettati lontano e poi ripresi dalle onde, rotolavano con un fracasso assordante. Il giornalista si era ritirato in fondo a un oscuro corridoio, dopo aver annotato sommariamente gli incidenti di quel giorno: la prima apparizione di quella nuova terra, la scomparsa dell'ingegnere, l'esplorazione della costa, l'incidente dei fiammiferi, ecc.; e, abbattuto dalla fatica, riusc a trovare un po' di riposo nel sonno. Harbert si addorment subito. Quanto al marinaio, pass la notte in dormiveglia vicino al focolare, non risparmiando il combustibile. Uno solo dei naufraghi non ripos nei Camini. Fu l'inconsolabile, il disperato Nab, che per tutta la notte, nonostante le esortazioni dei compagni per indurlo a prendere riposo, err sulla spiaggia chiamando il suo padrone!

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CAPITOLO VI
L'INVENTARIO DEI NAUFRAGHI NIENTE LA BIANCHERIA BRUCIATA UN'ESCURSIONE NELLA FORESTA LA FLORA DEGLI ALBERI VERDI LO JACAMAR IN FUGA TRACCIA DI BESTIE FEROCI I CURUCV I TETRAONI UNA STRANA PESCA CON LA LENZA
L'INVENTARIO degli oggetti posseduti da quei naufraghi dell'aria, gettati su di una terra che sembrava disabitata, presto fatto. Essi non avevano nulla, salvo i vestiti che indossavano al momento della sciagura. Bisogna nondimeno ricordare un taccuino e un orologio che Gedeon Spilett aveva conservato inavvertitamente, senza dubbio; ma non un'arma, n un utensile; nemmeno un coltello da tasca. I passeggeri della navicella avevano gettato via tutto per alleggerire l'aerostato. Gli eroi immaginari di Daniel de Foe o di Wyss, come pure i Selkirk e i Raynal, naufragati a Juan-Fernandez o all'arcipelago delle Auckland, non si trovarono mai in una miseria cos assoluta. O essi traevano abbondanti risorse dalla loro nave naufragata, sia in granaglie o in bestiame, arnesi vari, munizioni, oppure giungeva sempre sulla costa un qualche relitto che permetteva loro di provvedere alle prime necessit della vita. Prima di tutto, essi non si trovavano assolutamente disarmati davanti alla natura. Ma i nostri amici non avevano n uno strumento qualsiasi, n un utensile. Dal nulla, bisognava che arrivassero a tutto! Se almeno Cyrus Smith fosse stato con loro, se l'ingegnere avesse potuto mettere a profitto la sua scienza pratica, il suo spirito inventivo, in quella situazione: forse ogni speranza non sarebbe stata perduta! Ahim! Non bisognava pi contare su Cyrus Smith. I
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naufraghi dovevano attendere tutto da se stessi e da quella Provvidenza che non abbandona mai coloro che sinceramente vi credono. Ma, prima di tutto, dovevano prender dimora su quella parte della costa, senza cercar di sapere a quale continente apparteneva, se era abitata o se era un'isola deserta? Era un problema importante da risolvere e nel pi breve tempo possibile. Dalla sua soluzione sarebbero dipesi i provvedimenti da prendere. Tuttavia, secondo il parere di Pencroff, parve conveniente aspettare qualche giorno, prima d'intraprendere un'esplorazione. Bisognava, infatti, preparare dei viveri per un'alimentazione pi sostanziosa di quella fatta unicamente di uova o di molluschi. Gli esploratori, esposti a lunghe fatiche, senza un rifugio ove potersi riposare dovevano anzitutto rimettersi in forze. I Camini offrivano un rifugio, per il momento, sufficiente. Il fuoco era acceso, e sarebbe stato facile conservare un po' di brace. Per il momento, le conchiglie e le uova non mancavano fra le rocce e sull'arenile. Si sarebbe certo trovato il modo di uccidere qualcuno di quei piccioni, che volavano a centinaia sulla cresta dell'altipiano, magari a colpi di bastone o di pietra. Forse gli alberi della vicina foresta avrebbero offerto dei frutti commestibili. Infine, l'acqua dolce non mancava. I naufraghi si accordarono di restare per alcuni giorni ai Camini allo scopo di prepararsi a un'esplorazione, sia del litorale, che dell'interno del paese. Questo disegno conveniva particolarmente a Nab. Ostinato nelle sue idee, come nei suoi presentimenti, egli non aveva alcuna fretta di abbandonare quella parte della costa, teatro della sciagura. Non credeva, non voleva credere alla perdita di Cyrus Smith. No, non gli sembrava possibile che un uomo simile fosse finito in quel modo banale, travolto da un colpo di mare, annegato nei flutti, a qualche centinaio di passi dalla spiaggia! Finch le onde non avessero rigettato il corpo dell'ingegnere, finch lui, Nab, non avesse visto con gli occhi, toccato con le mani, il cadavere del suo padrone, egli non avrebbe creduto alla sua morte! E questa idea si radic pi che mai nel suo cuore ostinato! Illusione forse, ma illusione rispettabile tuttavia, che il marinaio non volle distruggere! Per lui, non c'era pi
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speranza e l'ingegnere era realmente perito nelle onde; ma con Nab non c'era da discutere. Era come il cane, che non pu abbandonare il luogo ove caduto il suo padrone; e il suo dolore era cos grande che, forse, egli non sarebbe sopravvissuto. Quella mattina, 26 marzo, all'alba Nab aveva ripreso sulla costa la direzione del nord, ed era ritornato l dove il mare s'era richiuso senza dubbio sullo sfortunato Smith. La colazione di quel giorno fu unicamente di uova di piccione e di litodomi. Harbert aveva trovato del sale nelle spaccature delle rocce, ivi deposto dall'evaporazione, e questa sostanza minerale giunse molto opportuna. Finito il pasto, Pencroff domand al giornalista se voleva accompagnarli nella foresta, dove Harbert e lui sarebbero andati a caccia! Ma, riflettendo bene, era necessario che qualcuno restasse, allo scopo di mantener vivo il fuoco, e per il caso, molto improbabile, in cui Nab avesse avuto bisogno di aiuto. Spilett, dunque, rimase. A caccia, Harbert! disse il marinaio. Troveremo munizioni per via, e taglieremo il nostro fucile nella foresta. Ma al momento di partire, Harbert fece osservare che, mancando l'esca, sarebbe stato forse prudente sostituirla con qualcosa d'altro. E con che cosa? domand Pencroff. Con della tela bruciacchiata rispose il ragazzo. All'occorrenza potr servirci da esca. Il marinaio trov il consiglio molto sensato. Soltanto c'era l'inconveniente di dover sacrificare un pezzo di fazzoletto. Nondimeno il fine lo meritava e una parte del fazzoletto a grandi quadri di Pencroff fu subito ridotta allo stato di cencio bruciacchiato. Questa materia infiammabile fu deposta nel vano centrale, in fondo a una piccola cavit della roccia, al riparo dal vento e dall'umidit. Erano le nove del mattino. Il tempo minacciava, e la brezza soffiava da sud-est. Harbert e Pencroff voltarono l'angolo dei Camini, non senza aver gettato uno sguardo sul fumo che si avvolgeva attorno a una punta di roccia; poi, risalirono la riva sinistra del fiume. Arrivato nella foresta, Pencroff spezz dal primo albero due solidi
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rami, che trasform in randelli. Harbert ne acumin la punta su di una roccia. Ah! Che cosa non avrebbe dato per avere un coltello! Poi i due cacciatori avanzarono fra le erbe alte, seguendo l'argine del fiume. Dal gomito che riconduceva il suo corso verso sud-ovest, il fiume si restringeva a poco a poco, e le sue rive formavano un letto molto incassato coperto dalla doppia volta degli alberi. Pencroff, per non smarrirsi, risolse di seguire il corso d'acqua, che l'avrebbe sempre ricondotto al punto di partenza. Ma l'argine non era privo di ostacoli: qui alberi dai rami flessibili che si curvavano sino a livello della corrente, pi oltre liane o pruni che bisognava rompere a colpi di bastone. Spesso Harbert si cacciava fra i tronchi spezzati con l'agilit di un giovane gatto, e spariva nel bosco ceduo. Ma Pencroff lo richiamava subito, pregandolo di non allontanarsi. Il marinaio osservava per attentamente la disposizione e la natura dei luoghi. Sulla riva sinistra il suolo era piano e si innalzava insensibilmente verso l'interno. Talvolta umido, esso prendeva allora un aspetto paludoso. Si sentiva un mormorio sottostante di fili d'acqua che, attraverso qualche fessura sotterranea, dovevano sfociare nel fiume. Talora un ruscello scorreva attraverso il bosco ceduo, e si poteva attraversare senza fatica. La sponda opposta pareva essere pi accidentata e la valle, di cui il fiume occupava il fondo, vi si disegnava pi nettamente. La collina, coperta d'alberi scaglionati lungo il pendio, formava una cortina che impediva la vista. Sulla riva destra, sarebbe stato pi difficile camminare, perch i pendii precipitavano bruscamente e gli alberi, curvi sull'acqua, non si sostenevano che per la forza delle loro radici. Inutile aggiungere che la foresta, come pure la costa gi percorsa, era vergine di ogni impronta umana. Pencroff vi not solo tracce di quadrupedi, piste fresche d'animali, di cui non pot riconoscere la specie. Con molta probabilit - e questa fu pure l'opinione di Harbert - alcune erano state lasciate da animali feroci formidabili, con i quali vi sarebbe stato, senza dubbio, poco da scherzare; ma non il segno di un'ascia su un tronco d'albero, n le ceneri di un fuoco spento, n l'orma di un passo umano; della qual cosa, del resto, si doveva forse esser lieti, poich su quella terra, in pieno Pacifico, la presenza dell'uomo sarebbe stata probabilmente pi temibile che desiderabile.
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Harbert e Pencroff, parlando appena, poich le difficolt del cammino erano grandi, avanzavano lentissimamente, e, dopo un'ora di marcia, avevano appena percorso un miglio. Sino allora la caccia non era stata fruttuosa. Per, alcuni uccelli cantavano e svolazzavano sotto le fronde, ma si mostravano molto selvatici, come se l'uomo avesse loro istintivamente ispirato una giusta paura. Fra altri volatili, Harbert segnal, in una parte paludosa della foresta, un uccello dal becco appuntito e lungo, che assomigliava anatomicamente al martin pescatore. Ma si distingueva da quest'ultimo per un violento colore delle penne, che avevano uno splendore metallico. Dev'essere uno jacamar disse Harbert, tentando di avvicinare l'animale. Sarebbe proprio il caso di assaggiare un po' di jacamar, rispose il marinaio se quest'uccello fosse disposto a lasciarsi arrostire! In quel momento un sasso, accortamente e vigorosamente lanciato dal giovanetto, and a colpire il volatile all'attaccatura dell'ala; ma il colpo non fu sufficiente, perch l'animale fugg con tutta la velocit delle sue gambe e scomparve in un baleno. Ho fallito il colpo! esclam Harbert. Eh, no, ragazzo mio! rispose il marinaio. Il colpo era bene aggiustato, mentre pi di un cacciatore avrebbe mancato l'uccello! Andiamo! non indispettirti! Lo prenderemo un altro giorno! L'esplorazione continu. Via via che i cacciatori avanzavano, gli alberi, pi distanziati fra loro, diventavano magnifici; nessuno per produceva frutti commestibili. Pencroff cercava invano qualcuno di quei preziosi palmizi che si prestano a tanti usi della vita domestica, e la cui presenza stata segnalata fino al quarantesimo parallelo nell'emisfero boreale e solo fino al trentacinquesimo nell'emisfero australe. Ma quella foresta si componeva solo di conifere, come i deodara, gi riconosciuti da Harbert, i pini Douglas, simili a quelli che crescono sulla costa nord-ovest dell'America, e magnifici abeti, di circa centocinquanta piedi di altezza. Improvvisamente uno stormo di uccelli di piccola corporatura e di penne leggiadre, dalla coda lunga e cangiante, si sparpagliarono tra i rami, seminando le loro piume, debolmente attaccate, coprendo il
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suolo come di una leggera peluria. Harbert raccolse qualcuna di quelle piume e, dopo averle esaminate: Sono curuc disse. Preferirei una gallina faraona o un gallo di montagna, rispose Pencroff; ma, insomma, sono buoni da mangiare? Sono buoni da mangiare, e anzi la loro carne delicatissima riprese Harbert. D'altronde, facile avvicinarli e ucciderli a bastonate. Il marinaio e il ragazzo insinuandosi fra le erbe giunsero ai piedi di un albero, dai rami bassi coperti di quegli uccelletti. I curuc aspettavano al passaggio gli insetti che servono loro di alimento. Si vedevano le loro zampe rivestite di piume stringere forte i rami novelli che servivano loro come punti d'appoggio. I cacciatori allora si raddrizzarono e, manovrando i loro bastoni come falci, abbatterono intere file di curuc, che non pensavano affatto a fuggirsene lasciandosi scioccamente atterrare. Gi un centinaio di essi erano sparsi al suolo, quando gli altri si decisero a fuggire. Bene! disse Pencroff. Questa selvaggina perfettamente degna di cacciatori come noi! La si prenderebbe con le mani! Il marinaio infil i curuc, come allodole, su una bacchetta flessibile, e l'esplorazione continu. Fu notato che il corso d'acqua girava leggermente, in modo da formare una svolta verso il sud, ma questo gomito non doveva prolungarsi, giacch il fiume doveva avere la sorgente nella montagna ed essere alimentato dallo scioglimento delle nevi, che coprivano i fianchi del cono centrale. Lo scopo principale dell'escursione era, come si sa, di procurare agli ospiti dei Camini la pi grande quantit possibile di selvaggina. Non si poteva dire che lo scopo fosse gi stato raggiunto; per cui il marinaio proseguiva attivamente le ricerche e imprecava quando qualche animale, di cui egli non faceva nemmeno in tempo a distinguere la specie, fuggiva tra le erbe alte. Se almeno avesse avuto Top! Ma Top era sparito contemporaneamente al suo padrone e probabilmente perito con lui! Verso le tre del pomeriggio altri stormi di uccelli furono intravisti attraverso certi alberi, di cui beccavano le bacche aromatiche, come
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quelle dei ginepri. D'improvviso, un vero squillo di tromba risuon nella foresta. Quella strana fanfara era prodotta da una specie di gallinacei, che negli Stati Uniti si chiamano tetraoni. Poco dopo se ne vide qualche coppia, dalle piume miste di fulvo e di bruno e con la coda scura. Harbert riconobbe i maschi dai due ciuffi aguzzi, formati dalle penne rialzate del collo. Pencroff stim indispensabile impadronirsi di uno di quei gallinacei grossi come una gallina e dalla carne che sta alla pari con quella della starna; ma era difficile, perch non si lasciavano avvicinare. Dopo parecchi tentativi infruttuosi, che non ebbero altro risultato che di spaventare i tetraoni, il marinaio disse al ragazzo: Poich non si pu ucciderli a volo, bisogna tentare di prenderli con la lenza. Come i carpioni? esclam Harbert, molto sorpreso della proposta. Come i carpioni rispose seriamente il marinaio. Pencroff aveva trovato fra le erbe una mezza dozzina di nidi di tetraoni contenenti ciascuno due o tre uova. Egli ebbe gran cura di non toccare quei nidi, ai quali i proprietari dovevano inevitabilmente ritornare. Attorno a essi il marinaio pens di tendere le sue lenze, e non lenze a cappio, ma vere e proprie lenze con l'amo. Condusse Harbert a una certa distanza dai nidi, e l prepar i suoi singolari congegni con la medesima cura che ci avrebbe messo un discepolo di Isaac Walton.4 Harbert seguiva quel lavoro con un interessamento facile a comprendersi, bench dubitasse della riuscita. Le lenze furono fatte di sottili liane, unite le une alle altre, e lunghe dai quindici ai venti piedi. Grosse e fortissime spine, a punte ricurve, tolte a un cespuglio di acacie nane, vennero legate alle estremit delle liane a guisa d'amo. Grossi vermi rossi, che strisciavano sul terreno, servirono da esca. Fatto questo, Pencroff, passando fra le erbe e nascondendosi abilmente, and a collocare l'estremit delle sue lenze, munite d'amo, presso i nidi dei tetraoni; poi, tenendo in mano l'altra estremit, si nascose con Harbert dietro un grosso albero. Entrambi si misero ad attendere pazientemente. Harbert, bisogna dirlo, non sperava molto
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Celebre autore di un trattato sulla pesca con la lenza. 70

nel successo dell'ingegnoso Pencroff. Una mezz'ora abbondante trascorse, e, come il marinaio aveva preveduto, numerose coppie di tetraoni ritornarono ai loro nidi. Essi saltellavano, beccavano il suolo, non presentendo affatto la presenza dei cacciatori che, d'altronde, avevano avuto cura di appostarsi in modo da non esser visti dai gallinacei. Certo, il ragazzo, in quel momento, si sentiva vivamente interessato: tratteneva il respiro, e anche Pencroff, con gli occhi spalancati, la bocca aperta, le labbra sporgenti come se stesse per assaporare un pezzo di tetraone, respirava appena. Intanto, i gallinacei passeggiavano fra gli ami senza preoccuparsene troppo. Allora Pencroff diede delle piccole scosse, che agitarono le esche, come se i vermi fossero stati ancora vivi. Senza dubbio, il marinaio in quel momento provava un'emozione diversa e pi forte di quella del comune pescatore con la lenza: questi non vede venire la sua preda attraverso le acque. Le scosse risvegliarono subito l'attenzione dei gallinacei, e le esche furono attaccate a colpi di becco. Tre tetraoni, certo voracissimi, ingoiarono l'esca e l'amo contemporaneamente. Subito, con un colpo secco, Pencroff fece agire il suo congegno, e uno sbattere d'ali gli indic che gli uccelli erano presi. Urr! grid precipitandosi su quella selvaggina, di cui si impadron in un attimo. Harbert aveva applaudito. Era la prima volta che vedeva prendere degli uccelli con la lenza; ma il marinaio, modestissimo, disse che non era alla sua prima prova del genere, e che, d'altra parte, il merito dell'invenzione non era suo. In ogni modo, aggiunse nella situazione in cui siamo bisogna che ci aspettiamo di vedere cose anche pi strane. I tetraoni vennero appesi per le zampe e Pencroff, lieto di non ritornare a mani vuote, vedendo che il sole cominciava a calare, giudic conveniente riprender la via dei Camini. La direzione da seguire era indicata dal fiume e non si trattava che di ridiscenderne il corso. Verso le sei, molto stanchi della loro escursione, Harbert e Pencroff rientravano ai Camini.
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CAPITOLO VII
NAB NON ANCORA DI RITORNO LE RIFLESSIONI DEL GIORNALISTA LA CENA SI PREPARA UNA NOTTE CATTIVA LA TEMPESTA SPAVENTOSA SI PARTE NELLA NOTTE LOTTA CONTRO LA PIOGGIA E IL VENTOA OTTO MIGLIA DAL PRIMO ACCAMPAMENTO
GEDEON SPILETT, immobile, con le braccia incrociate, stava sulla spiaggia a guardare il mare, il cui orizzonte si confondeva a est con una grossa nube nera, che saliva rapidamente verso lo zenit. Il vento era gi forte e diventava pi fresco per l'avvicinarsi della sera. Tutto il cielo aveva un cattivo aspetto e i primi sintomi di un ciclone si manifestavano visibilmente. Harbert entr nei Camini e Pencroff si diresse verso il giornalista. Questi, molto assorto, non lo vide giungere. Stiamo per avere una cattiva notte, signor Spilett disse il marinaio. Pioggia e vento da fare la gioia delle procellarie.5 Solo allora il giornalista si volse, e scorgendo Pencroff, le sue prime parole furono queste: A quale distanza dalla costa la navicella ha ricevuto, secondo voi, il colpo di mare che travolse il nostro compagno? Il marinaio non aveva previsto la domanda. Riflett un istante e rispose: A due gomene, al massimo. Ma quanto lunga una gomena? domand Spilett. Centoventi braccia circa o seicento piedi. Dunque, disse il giornalista Cyrus Smith sarebbe scomparso a milleduecento piedi tutt'al pi dalla riva? Press'a poco rispose Pencroff.
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Uccelli marini che si trovano a loro agio nella tempesta. 72

E il suo cane anche? Anche. Ci che stupisce soprattutto, aggiunse il cronista pur ammettendo che il nostro compagno sia perito, che Top abbia ugualmente trovato la morte e che n il corpo del cane, n quello del suo padrone siano stati rigettati sulla riva! Non c' da meravigliarsi con un mare tanto agitato rispose il marinaio. Pu darsi che le correnti li abbiano portati a riva pi lontano. Dunque, il vostro parere proprio che il nostro compagno sia perito nei flutti? chiese ancora una volta il giornalista. la mia opinione. E il parere mio, disse Gedeon Spilett con rispetto per la vostra esperienza, Pencroff, che il duplice fatto della scomparsa assoluta di Cyrus e di Top, vivi o morti, ha qualche cosa d'inesplicabile e di inverosimile. Vorrei pensare come voi, signor Spilett rispose Pencroff. Disgraziatamente, la mia convinzione ormai ben salda! Detto questo, il marinaio torn verso i Camini. Un buon fuoco crepitava sul focolare. Harbert vi aveva appena gettato una bracciata di legna secca, e la fiamma proiettava vivi bagliori nell'oscurit del corridoio. Pencroff si diede subito a preparare la cena. Gli sembr conveniente introdurre nella lista delle vivande qualche pietanza di una certa consistenza, giacch tutti avevano bisogno di rimettersi in forze. I curuc furono conservati per l'indomani, ma si spiumarono due tetraoni, e poco dopo, infilzati su una bacchetta, i due gallinacei arrostivano sul fuoco fiammeggiante. Alle sette di sera, Nab non era ancora tornato. Questa assenza prolungata non poteva che inquietare Pencroff sul conto del negro. Egli temeva o che gli fosse capitata qualche disgrazia su quella terra sconosciuta, o che il poveretto avesse commesso qualche atto disperato. Ma Harbert trasse da quell'assenza ipotesi affatto diverse. Per lui, se Nab non ritornava, voleva dire che s'era verificata qualche circostanza nuova, per cui era stato obbligato a prolungare le ricerche. Ora, tutto quel che di nuovo poteva accadere non poteva
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che essere a vantaggio di Cyrus Smith. Perch Nab sarebbe rimasto fuori se non ve lo avesse trattenuto una speranza qualsiasi? Aveva forse trovato qualche indizio, un'impronta di passi, un rottame rigettato dal mare, che l'aveva messo sulla buona via? Seguiva forse in quel momento una pista sicura? Era forse gi vicino al suo padrone?... Cos ragionava il giovinetto. Cos parl. I suoi compagni lo lasciarono dire. Solo il giornalista fece gesti d'approvazione; ma per Pencroff la cosa pi probabile era che Nab, quel giorno, avesse spinto pi lontano le sue ricerche sul litorale e che quindi non potesse ancora essere di ritorno. Intanto, Harbert, agitatissimo e in preda a vaghi presentimenti, espresse parecchie volte l'idea di andare incontro a Nab. Pencroff gli fece comprendere che sarebbe stato inutile, perch in quell'oscurit e con quel tempo deplorevole, non avrebbe potuto ritrovare le tracce di Nab e che era quindi meglio aspettare. Se all'indomani Nab non fosse ancora riapparso, Pencroff stesso non avrebbe esitato ad unirsi ad Harbert per andare in cerca di lui. Gedeon Spilett approv l'opinione del marinaio su questo punto, che, cio, non bisognava dividersi, e Harbert dovette rinunciare al suo piano: ma due lacrimoni gli caddero dagli occhi. Il giornalista non pot fare a meno d'abbracciare il generoso ragazzo. Il cattivo tempo, intanto, si era manifestato in pieno. Raffiche di vento di sud-est passavano sulla costa con una violenza inaudita. Si sentiva il mare, che cominciava allora a decrescere, mugghiare contro i primi frangenti, lungi dal litorale, verso il largo. La pioggia, polverizzata dal turbine, si sollevava come una nebbia liquida, simile a velari di vapori striscianti sulla costa, dove i sassi rumoreggiavano violentemente, come carrette di ciottoli che vengono scaricati. La sabbia, sollevata dal vento, si mescolava ai rovesci d'acqua e ne rendeva insostenibili gli assalti. C'era nell'aria tanta polvere minerale quanta polvere d'acqua. Tra la foce del fiume e l'ala della muraglia rocciosa, grandi mulinelli turbinavano, e gli strati d'aria che sfuggivano a questo maelstrm, non trovando altra via d'uscita che la stretta valle in fondo alla quale si trovava il corso d'acqua, vi si
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ingolfavano con irresistibile violenza. Anche il fumo del focolare, ricacciato per la stretta apertura, tornava spesso in gi, riempiendo i corridoi e rendendoli inabitabili. Perci, dopo che gli uccelli furono cotti, Pencroff lasci spegnere il fuoco, conservando soltanto della brace sotto la cenere. Alle otto Nab non era ancora ricomparso; adesso, per, si poteva ammettere che soltanto quel tempo spaventevole gli aveva impedito di tornare, e che aveva dovuto cercare rifugio in qualche cavit, per attendere la fine della bufera o per lo meno il sorgere del nuovo giorno. Quanto ad andargli incontro per tentare di ritrovarlo, era impossibile. La selvaggina costitu l'unico piatto della cena. Mangiarono volentieri quella carne eccellente. Pencroff e Harbert, ai quali la lunga escursione aveva stuzzicato l'appetito, la divorarono addirittura. Poi, ciascuno si ritir nell'angolo dove aveva gi riposato la notte precedente, e Harbert non tard ad addormentarsi accanto al marinaio, che s'era steso lungo il focolare. Fuori, con l'avanzar della notte, la tempesta prendeva proporzioni formidabili. Era un uragano di vento paragonabile a quello che aveva trasportato i prigionieri da Richmond fino a quella terra del Pacifico. Tempeste frequenti durante la stagione dell'equinozio, che provocano catastrofi, terribili soprattutto su quelle zone vaste, che non oppongono ostacoli alla loro furia! Si comprende, dunque, come una costa cos esposta all'est, cio direttamente ai colpi dell'uragano, e sferzata in pieno dal vento, fosse battuta con una forza di cui nessuna descrizione pu dare un'idea esatta. Fortunatamente l'ammasso di rocce che formava i Camini era solido. Erano enormi blocchi di granito, alcuni dei quali, per, insufficientemente equilibrati, sembravano tremare sulla loro base. Pencroff lo sentiva, e la sua mano, appoggiata alle pareti, era percorsa da forti fremiti. Ma alla fine egli si ripeteva, e con ragione, che non c'era niente da temere e che il suo improvvisato rifugio non sarebbe crollato. Tuttavia, sentiva il rumore delle pietre che, divelte dalla sommit dell'altopiano e prese nei vortici del vento, cadevano sull'arenile. Alcune rotolavano anche sulla parte superiore dei
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Camini, o vi volavano in schegge, quando erano proiettate perpendicolarmente. Due volte il marinaio si alz e si arrampic fino all'apertura del camino, allo scopo di osservare al di fuori; ma quei franamenti, poco considerevoli, non costituivano alcun pericolo, ed egli riprese il suo posto davanti al focolare, dove la brace crepitava sotto la cenere. Malgrado i furori dell'uragano, il frastuono della tempesta e dei tuoni, Harbert dormiva profondamente. Il sonno fin per impadronirsi anche di Pencroff, che la vita di marinaio aveva abituato a tutte quelle violenze della natura. Solo Gedeon Spilett era tenuto sveglio dall'inquietudine. Si rimproverava di non aver accompagnato Nab. Come abbiamo visto, egli nutriva ancora qualche speranza. I presentimenti da cui era agitato Harbert continuavano ad agitare anche Spilett. Pensava sempre a Nab. Perch Nab non era tornato? Egli si rigirava sul suo letto di sabbia, concedendo appena una vaga attenzione a tutta quella lotta degli elementi. Talvolta, i suoi occhi, appesantiti dalla stanchezza, si chiudevano un momento, ma il lampo di un pensiero li faceva riaprire quasi subito. Intanto, la notte progrediva, e potevano essere le due del mattino, quando Pencroff, allora profondamente addormentato, fu scosso vigorosamente. Che cosa c'? esclam, svegliandosi e riprendendo il filo delle sue idee con la prontezza particolare della gente di mare. Il giornalista era chino su di lui e gli diceva: Ascoltate, Pencroff, ascoltate! Il marinaio tese l'orecchio, ma non distinse alcun rumore, all'infuori di quello delle raffiche. il vento disse. No, rispose Gedeon Spilett, ponendosi nuovamente in ascolto mi sembrato di udire... Che cosa? Abbaiare un cane! Un cane! grid Pencroff, e si alz di colpo. S... dei latrati... Non possibile! rispose il marinaio. E, d'altronde, con il mugghiare della tempesta...
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Ecco... ascoltate!... disse il giornalista. Pencroff ascolt pi attentamente, e credette, infatti, in un istante di tregua della bufera, di sentire dei latrati lontani. Ebbene?... disse il cronista, stringendo la mano del marinaio. S... S! rispose Pencroff. Top! Top!... grid Harbert, che s'era appena svegliato, e tutti e tre si slanciarono verso l'apertura dei Camini. Fecero molta fatica a uscirne. Il vento li respingeva; ma alla fine vi riuscirono, e poterono tenersi in piedi solo appoggiandosi contro le rocce. Guardarono, ma non potevano parlare. L'oscurit era assoluta. Il mare, il cielo, la terra, si confondevano in una tenebra d'uniforme intensit. Pareva che non vi fosse un atomo di luce diffuso nell'atmosfera. Per alcuni minuti, il giornalista e i suoi due compagni restarono cos, come disorientati dalla raffica, inzuppati dalla pioggia, accecati dalla sabbia. Poi, sentirono ancora una volta quei latrati in una sosta della bufera, e constatarono che dovevano provenire da assai lontano. Non poteva essere che Top ad abbaiare cos! Ma era solo o accompagnato? Era pi probabile che fosse solo, giacch, ammettendo che Nab fosse con lui, si sarebbe diretto in tutta fretta verso i Camini. Il marinaio strinse la mano del giornalista, che non poteva udirlo, in un modo che significava: Aspettate! poi rientr nel corridoio. Un istante dopo, ne torn fuori con un fastello acceso, e lo proiett nelle tenebre, emettendo acuti fischi. A quel segnale, che sembrava atteso, risposero dei latrati pi vicini e poco dopo un cane si precipit nel Camino. Pencroff, Harbert e Spilett vi rientrarono dopo di lui. Una bracciata di legna secca fu gettata sui carboni. Il corridoio si illumin di una viva fiamma. Top! grid Harbert. Era Top, infatti, un magnifico anglo-normanno, che aveva di queste due razze incrociate la sveltezza delle gambe e la finezza dell'odorato, le due qualit per eccellenza del cane da corsa. Era il cane dell'ingegnere Cyrus Smith.
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Ma era solo! N il suo padrone, n Nab lo accompagnavano! Ma, come aveva potuto il suo istinto condurlo fino ai Camini, che non conosceva? Questo pareva inesplicabile, soprattutto nel cuore di quella notte buia e con una simile tempesta! Ma, particolare anche pi inspiegabile, Top non era sfinito n stanco, e nemmeno imbrattato di fango o di sabbia!... Harbert l'aveva attirato a s e gli stringeva la testa fra le mani. Il cane lasciava fare e strofinava il collo sulle mani del ragazzo. Ritrovato il cane, si ritrover anche il padrone! disse il giornalista. Dio lo voglia! rispose Harbert. Andiamo! Top ci guider. Pencroff non fece obiezioni. Egli capiva che l'arrivo di Top poteva dare una smentita alle sue congetture. In cammino! disse. Pencroff ricoperse con cura i carboni del focolare. Mise qualche pezzo di legna sotto la cenere, in modo da poter ritrovare del fuoco al ritorno; poi, preceduto dal cane, che sembrava invitarlo a uscire con piccoli latrati, e seguito dal cronista e dal giovinetto, si slanci fuori, dopo aver preso i resti della cena. La tempesta si scatenava allora in tutta la sua violenza, ed era forse al massimo della sua intensit. La luna, nuova allora, e, per conseguenza, in congiunzione con il sole, non lasciava filtrare la minima luce attraverso le nubi. Seguire una via rettilinea era difficile. Meglio era rimettersi all'istinto di Top. Cos fu fatto. Il giornalista e il ragazzo camminavano dietro il cane e il marinaio chiudeva la marcia. Non sarebbe stato possibile scambiarsi parole. La pioggia non cadeva molto abbondante, perch si polverizzava al soffio dell'uragano; ma l'uragano era terribile. Tuttavia, una circostanza favor molto felicemente il marinaio e i suoi due compagni. Infatti, il vento soffiava da sud-est e, conseguentemente, li spingeva alle spalle. Quella sabbia che il vento proiettava violentemente e che non sarebbe stata sopportabile, essi la ricevevano a tergo, e non voltandosi, non potevano esserne molestati in modo da averne ostacolata la marcia. Insomma, procedevano, a tratti, pi presto di quanto volessero e affrettavano il passo per non essere rovesciati; ma un'immensa speranza raddoppiava le loro forze;
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e questa volta non risalivano pi la spiaggia alla ventura. Erano certi che Nab aveva ritrovato il padrone, e che egli aveva loro mandato il cane fedele. Ma l'ingegnere era vivo, oppure Nab mandava a cercare i compagni soltanto per rendere l'estremo omaggio al cadavere dello sventurato Smith? Dopo aver oltrepassato le falde del pianoro, da cui s'erano prudentemente allontanati, Harbert, il giornalista e Pencroff si fermarono per riprendere fiato. La sporgenza della roccia li proteggeva contro il vento, ed essi respirarono un poco, dopo quella marcia d'un quarto d'ora, ch'era stata piuttosto una corsa. In quel momento potevano ascoltarsi a vicenda e rispondersi; e il ragazzo avendo pronunciato il nome di Cyrus Smith, Top emise dei piccoli latrati, come se avesse voluto dire che il suo padrone era salvo. Salvo, vero? ripeteva Harbert Salvo, Top? E il cane abbaiava, come per rispondere. Ripresero il cammino. Erano circa le due e mezzo del mattino. La marea cominciava a salire, e, spinta dal vento, minacciava di essere molto forte. Era una marea sizigiale. Le grandi onde battevano contro la scogliera e s'infrangevano con tanta violenza, che, molto probabilmente, dovevano arrivare, in altezza, al di sopra dell'isolotto, allora assolutamente invisibile. La lunga diga di scogli non riparava dunque pi la costa, che era esposta direttamente agli urti provenienti dal largo. Da quando il marinaio e i suoi compagni si erano staccati dalla sporgenza rocciosa, il vento li aveva nuovamente investiti, con estrema furia. Curvi, tendendo la schiena alla raffica, camminavano molto rapidamente, seguendo Top, che non esitava sulla direzione da prendere. Risalivano a nord, avendo alla destra una interminabile cresta d'onde, che si accavallavano con fragore assordante, e alla sinistra una zona oscura, di cui era impossibile scorgere l'aspetto. Ma sentivano ch'essa doveva essere relativamente piana, poich l'uragano passava adesso al disopra di essi senza prenderli di rimbalzo, come invece accadeva quando percuoteva la muraglia di granito. Alle quattro del mattino si poteva calcolare di avere percorso una
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distanza di cinque miglia. Le nubi si erano alquanto sollevate e non strisciavano pi sul suolo. La raffica, meno umida adesso, si allargava in correnti d'aria molto pungenti, pi secche e pi fredde di prima. Non abbastanza protetti dai loro vestiti, Pencroff, Harbert e il giornalista dovevano soffrire crudelmente, ma non un lamento sfuggiva dalle loro labbra. Erano decisi a seguire Top fin dove l'intelligente animale voleva condurli. Verso le cinque, cominci a farsi un po' di luce. Allo zenit dapprima, dove i vapori erano meno densi, alcune sfumature grigiastre tagliarono l'orlo delle nubi, e subito dopo, sotto una fascia opaca, un tratto pi luminoso disegn nettamente l'orizzonte del mare. La cresta delle onde si punteggi leggermente di bagliori fulvi, e la schiuma si rifece bianca. Contemporaneamente, a sinistra, le parti accidentate del litorale cominciavano a delinearsi confusamente, ma non era ancora che del grigio sul nero. Alle sei del mattino era giorno fatto. Le nuvole correvano con rapidit estrema in una zona relativamente alta. Il marinaio e i suoi compagni si trovavano allora a circa sei miglia dai Camini. Andavano lungo un arenile molto pianeggiante, orlato al largo da una fila di rocce, di cui emergevano solo le cime perch si era al massimo della marea. A sinistra, una vasta distesa uguale, interrotta da alcune dune irte di cardi, offriva l'aspetto abbastanza selvaggio di un'ampia regione sabbiosa. Il litorale era poco frastagliato e non offriva all'oceano altra barriera che una catena assai irregolare di monticelli. Qua e l, uno o due alberi si contorcevano, piegati verso ovest, con i rami tesi in quella direzione. Molto indietro, a sud-ovest, si stendeva il margine dell'ultima foresta. A quel punto Top diede segni assai palesi di agitazione. Andava avanti, ritornava verso il marinaio e sembrava volerlo obbligare ad affrettare il passo. Il cane aveva allora lasciato la spiaggia, e, spinto dal suo mirabile istinto, senza la pi piccola esitazione, s'era cacciato in mezzo alle dune. Lo seguirono. Il luogo pareva assolutamente deserto. Non un essere vivente lo animava. La vasta distesa di dune era costituita di monticelli, e anche di colline, distribuite molto bizzarramente. Era come una piccola
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Svizzera di sabbia e occorreva proprio un istinto prodigioso per potervisi orizzontare. Cinque minuti dopo aver lasciato l'arenile, il giornalista e i suoi compagni arrivavano davanti a una specie di grotta scavata nella parte posteriore di un'alta duna. L, Top si ferm e lanci un latrato alto e forte. Spilett, Harbert e Pencroff penetrarono in quella grotta. Nab era l, inginocchiato vicino a un corpo disteso su di un letto d'erbe... Il corpo era quello dell'ingegnere Cyrus Smith.

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CAPITOLO VIII
CYRUS SMITH VIVO? IL RACCONTO DI NAB LE IMPRONTE DI PASSI UNA QUESTIONE INSOLUBILE LE PRIME PAROLE DI CYRUS SMITH LA CONSTATAZIONE DELLE IMPRONTE IL RITORNO AI CAMINI PENCROFF ATTERRATO!
NAB NON SI mosse. Il marinaio gli disse una sola parola. Vivo? Nab non rispose. Gedeon Spilett e Pencroff impallidirono. Harbert giunse le mani e rest immobile. Ma era evidente che il povero negro, assorto nel suo dolore, non aveva visto i compagni, n sentito la domanda del marinaio. Il giornalista s'inginocchi vicino a quel corpo immoto, e pos l'orecchio sul petto dell'ingegnere, dopo avergli aperte le vesti. Un minuto - un secolo! trascorse, mentre egli cercava di sorprendere qualche battito del cuore. Nab s'era sollevato un poco e guardava, ma senza vedere. La disperazione non avrebbe potuto alterare maggiormente un viso d'uomo. Nab era irriconoscibile, estenuato dalla fatica, spezzato dal dolore. Egli credeva il suo padrone morto. Gedeon Spilett, dopo una lunga e attenta osservazione, si rialz. Vive! disse. Pencroff, a sua volta, si mise in ginocchio vicino a Cyrus Smith; anche il suo orecchio afferr qualche battito, e le sue labbra qualche soffio, che sfuggiva dalla bocca dell'ingegnere. Harbert, a una parola del giornalista, si slanci fuori per cercare dell'acqua. A cento passi di l trov un ruscello limpido, evidentemente molto ingrossato dalle piogge della notte precedente,
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che filtrava attraverso la sabbia. Ma non aveva nulla per mettervi l'acqua; non v'era nemmeno una conchiglia fra quelle dune! Il ragazzo dovette accontentarsi d'inzuppare il fazzoletto nel ruscello, e ritorn correndo verso la grotta. Fortunatamente, quel fazzoletto imbevuto bast a Gedeon Spilett, che voleva soltanto inumidire le labbra dell'ingegnere. Quelle poche gocce d'acqua fresca produssero un effetto quasi immediato. Un sospiro sfugg dalle labbra di Cyrus Smith, e parve ch'egli tentasse di articolare alcune parole. Lo salveremo! disse il giornalista. Nab aveva ripreso speranza a queste parole. Spogli il suo padrone, per vedere se il corpo presentasse qualche ferita. N la testa, n il busto, n le membra avevano contusioni, e nemmeno scorticature: cosa sorprendente, poich il corpo di Cyrus Smith era stato di certo sbattuto sugli scogli. Persino le mani erano intatte. Era veramente difficile spiegare come l'ingegnere non portasse alcuna traccia degli sforzi, che aveva dovuto fare per oltrepassare la linea di scogli. Ma la spiegazione di questa circostanza sarebbe venuta pi tardi. Quando Cyrus Smith avrebbe potuto parlare, avrebbe detto ci che era avvenuto. Per il momento, si trattava di richiamarlo in vita: forse un po' di massaggio poteva ottenere questo risultato. E il massaggio fu fatto con la casacca del marinaio. L'ingegnere, riscaldato da quel rude massaggio, mosse lievemente le braccia e la sua respirazione cominci ad avvenire in modo pi regolare. Egli stava morendo di sfinimento, e, certo, senza l'arrivo del giornalista e dei suoi compagni, sarebbe stata la fine per Cyrus Smith. L'avete dunque creduto morto il vostro padrone? domand il marinaio a Nab. S! Morto! rispose Nab. E se Top non vi avesse trovati, se voi non foste venuti, io avrei sotterrato il mio padrone e sarei morto vicino a lui! Da ci si pu capire a che debole filo era stata attaccata la vita di Cyrus Smith! Nab raccont allora l'accaduto. Il giorno innanzi, dopo aver lasciato i Camini all'alba, egli aveva risalito la costa, in direzione
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nord, raggiungendo la parte del litorale che aveva gi visitata. L, senza speranza alcuna, - egli lo confessava - Nab aveva cercato lungo il lido, in mezzo agli scogli, sulla sabbia, ogni pi piccolo indizio che avesse potuto guidarlo. Soprattutto, aveva esaminato la parte del greto non raggiunto dall'alta marea, perch sul margine del greto il flusso e il riflusso dovevano aver cancellato ogni traccia. Nab non sperava pi di ritrovare vivo il suo padrone. Egli andava alla ricerca di un cadavere, che voleva seppellire con le sue proprie mani. Nab aveva cercato a lungo. I suoi sforzi restarono infruttuosi. Non sembrava che quella costa deserta fosse mai stata toccata da un essere umano. Le conchiglie, quelle che il mare non poteva raggiungere e che si trovavano a milioni oltre la linea delle maree, erano intatte. Non una conchiglia schiacciata. Su di uno spazio da due a trecento iarde,6 non esisteva segno di approdo, n remoto, n recente. Nab s'era dunque deciso a risalire la costa ancora per alcune miglia. Poteva darsi che le correnti avessero portato il corpo pi lontano. Quando un cadavere galleggia a poca distanza da una riva piatta, molto raro che l'onda non ve lo rigetti, presto o tardi. Nab lo sapeva e voleva rivedere il suo padrone un'ultima volta. Percorsi la costa ancora per due miglia, visitai tutta la linea degli scogli con la bassa marea, tutto l'arenile con l'alta marea, e gi disperavo di poter trovare qualche cosa, quando ieri, verso le cinque della sera, notai delle orme sulla sabbia. Delle orme? esclam Pencroff. S rispose Nab. E quelle impronte cominciavano dagli scogli stessi? domand il giornalista. No, rispose Nab dalla linea dell'alta marea solamente, giacch fra la linea e gli scogli le altre orme erano state certo cancellate. Continua, Nab disse Gedeon Spilett. Quando vidi quelle impronte, divenni come pazzo. Esse erano nettamente riconoscibili e si dirigevano verso le dune. Le seguii per
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La iarda una misura di lunghezza americana che equivale a m 0,9144. 84

un quarto di miglio, correndo, ma avendo cura di non cancellarle. Cinque minuti dopo, quando la notte ormai era imminente, udii i latrati di un cane. Era Top, e Top mi condusse proprio qui, vicino al mio padrone! Nab fin la narrazione dicendo quale era stato il suo dolore nel ritrovare quel corpo inanimato! Aveva cercato di sorprendere in esso qualche resto di vita. Ora che l'aveva ritrovato morto, egli lo voleva vivo! Tutti i suoi sforzi erano stati inutili! Non gli restava ormai che rendere le onoranze estreme a chi aveva tanto amato! Nab aveva allora pensato ai suoi compagni, che avrebbero voluto, indubbiamente, rivedere un'ultima volta lo sventurato! Top era l. Non poteva egli affidarsi alla sagacia di quell'animale fedele? Nab pronunci a pi riprese il nome del giornalista, quello dei compagni dell'ingegnere che Top gi conosceva; poi gli mostr la costa a sud e il cane si slanci nella direzione indicatagli. E sappiamo come, guidato da un istinto che si pu considerare quasi soprannaturale (la bestia non era mai stata ai Camini), Top vi era tuttavia giunto. I compagni di Nab avevano ascoltato il racconto con la massima attenzione. Era per loro inesplicabile che Cyrus Smith, dopo gli sforzi che aveva dovuto fare per sfuggire ai flutti attraverso gli scogli, non serbasse traccia nemmeno di una graffiatura. Altrettanto strano appariva, inoltre, che l'ingegnere avesse potuto raggiungere, a pi di un miglio dalla costa, quella grotta sperduta in mezzo alle dune. Cos, Nab, disse il cronista non sei stato tu a trasportare il tuo padrone sin qui? No, non sono stato io! rispose Nab. evidente che il signor Smith vi venuto da s disse Pencroff. evidente, infatti, fece osservare Gedeon Spilett ma non credibile! La spiegazione del fatto non si poteva avere che dalla bocca dell'ingegnere. Bisognava, quindi, aspettare che la parola gli tornasse. Fortunatamente, la vita gi riprendeva in lui il suo corso. Le frizioni avevano ristabilito la circolazione del sangue. Cyrus Smith
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mosse di nuovo le braccia, poi la testa, e alcune parole incomprensibili sfuggirono ancora una volta dalle sue labbra. Nab, chino su di lui, lo chiamava, ma l'ingegnere non pareva sentire, e i suoi occhi erano sempre chiusi. La vita non si manifestava in lui che attraverso i movimenti: i sensi non vi avevano ancora nessuna parte. Pencroff si dolse molto di non poter accendere il fuoco, poich egli aveva disgraziatamente dimenticato di portar seco la tela bruciata, che si sarebbe facilmente accesa all'urto di due ciottoli. Le tasche dell'ingegnere erano completamente vuote, salvo quella del panciotto, che conteneva il suo orologio. Bisognava dunque trasportare Cyrus Smith ai Camini e al pi presto possibile. Questo fu il parere generale. Tuttavia, le cure prodigate all'ingegnere dovevano rendergli la conoscenza pi presto di quanto si potesse sperare. L'acqua con cui gli venivano inumidite le labbra lo rianimava a poco a poco. Pencroff ebbe pure l'idea di mescolare all'acqua un po' di sugo della carne di tetraone che aveva portato con s. Harbert, essendo corso fino alla spiaggia, ne ritorn con due grandi conchiglie bivalvi. Il marinaio compose una specie di miscela e l'introdusse tra le labbra dell'ingegnere, che parve succhiarla avidamente. Allora i suoi occhi si aprirono. Nab e il giornalista erano chini su di lui. Padrone! Padrone! grid Nab. L'ingegnere lo ud. Riconobbe Nab e Spilett, poi gli altri due compagni, Harbert e il marinaio, e la sua mano strinse leggermente le loro. Alcune parole sfuggirono ancora dalle sue labbra, parole ch'egli indubbiamente aveva gi pronunciate, e che indicavano quali pensieri tormentassero tuttavia la sua mente. Ma questa volta, le sue parole furono comprese. Isola o continente? egli mormor. Ah! grid Pencroff, che non pot trattenere questa esclamazione. Per tutti i diavoli, noi ce ne infischiamo, purch voi viviate, signor Cyrus! Isola o continente? Pi tardi si vedr! L'ingegnere fece un leggero segno affermativo, e parve
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addormentarsi. Quel sonno fu rispettato, e il giornalista prese immediatamente i provvedimenti necessari, perch il trasporto dell'ingegnere avvenisse nelle migliori condizioni. Nab, Harbert e Pencroff lasciarono la grotta e si diressero verso un'alta duna coronata da alcuni alberi rachitici. Strada facendo, il marinaio non poteva fare a meno di ripetere: Isola o continente! Pensare a questo, quando si tira appena il fiato! Che uomo! Giunti alla sommit della duna, Pencroff e i suoi due compagni, senz'altro aiuto che quello delle loro braccia, spogliarono dei rami principali un albero assai gracile, una specie di pino marittimo strapazzato dal vento; poi con questi rami fecero una barella, la quale, ricoperta di foglie e d'erbe, avrebbe permesso di trasportare l'ingegnere. L'operazione richiese circa quaranta minuti; erano le dieci quando il marinaio, Nab ed Harbert ritornarono presso Cyrus Smith, che Gedeon Spilett non aveva abbandonato un istante. L'ingegnere si svegliava allora dal sonno, o meglio dall'assopimento, in cui era immerso quando l'avevano ritrovato. Il colorito ritornava sulle sue guance, che avevano avuto fino allora il pallore della morte. Si sollev un poco, si guard intorno, e parve domandare dove si trovava. Potete ascoltarmi senza stancarvi, Cyrus? disse il giornalista. S rispose l'ingegnere. mia opinione, disse allora il marinaio che il signor Smith vi ascolter assai meglio se prender ancora un po' di questa gelatina di tetraone, giacch si tratta di tetraoni, signor Cyrus aggiunse, presentandogli un poco di quella gelatina, alla quale mescol, questa volta, dei pezzetti di carne. Cyrus Smith ne mastic alcuni pezzi e la rimanenza fu divisa fra i suoi tre compagni che, avendo fame, trovarono la colazione piuttosto magra. Bene! fece il marinaio i viveri ci aspettano ai Camini; poich, bene che lo sappiate, signor Cyrus, noi abbiamo laggi, a
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sud, una casa con camere, letti e focolare; e in dispensa anche alcune dozzine di uccelli che il nostro Harbert chiama curuc. La barella pronta e, quando ve ne sentirete la forza-, vi trasporteremo alla nostra dimora. Grazie, amico mio, rispose l'ingegnere ancora un'ora o due, e poi potremo partire... E ora parlate, Spilett. Il giornalista narr allora tutto quanto era successo. Raccont gli avvenimenti che Cyrus Smith non poteva conoscere: l'ultima caduta del pallone, la discesa su quella terra sconosciuta, che sembrava deserta, isola o continente che fosse; la scoperta dei Camini, le ricerche intraprese, la devozione di Nab, tutto quel che si doveva all'intelligenza del fedele Top, ecc. Ma, chiese Cyrus Smith, con voce ancora debole non mi avete, dunque, raccolto sul greto? No rispose il cronista. E non siete stati voi a portarmi in questa grotta? No. Quanto dista dagli scogli questa grotta? Un mezzo miglio circa, rispose Pencroff e se voi ne siete meravigliato, signor Cyrus, noi stessi non lo siamo meno di voi. Infatti, rispose l'ingegnere che si rianimava a poco a poco e s'interessava a quei particolari infatti, strano! Ma, riprese il marinaio potete dirci quel che avvenuto dopo che siete stato travolto dal colpo di mare? Cyrus Smith richiam alla mente i suoi ricordi. Sapeva poco. Il colpo di mare l'aveva strappato dalla rete dell'aerostato. S'immerse dapprima ad alcune braccia di profondit. Ritornato alla superficie del mare, nella semioscurit sent un essere vivente agitarsi vicino a lui. Era Top, che s'era precipitato in suo soccorso. Alzando gli occhi, non scorse pi il pallone, che liberato dal peso suo e da quello del cane era ripartito come una freccia. Egli si vide in mezzo ai flutti irati, a una distanza dalla costa che non doveva essere inferiore a un mezzo miglio. Tent di lottare contro le onde, nuotando vigorosamente. Top lo sosteneva per i vestiti; ma una corrente fulminea lo afferr, lo spinse verso il nord, e, dopo mezz'ora di sforzi, egli affond, trascinando Top con s, nell'abisso. Da allora
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sino al momento in cui s'era ritrovato nelle braccia dei suoi amici, non si rammentava pi di nulla. Eppure riprese Pencroff bisogna che voi siate stato lanciato sulla spiaggia, e che abbiate anche avuto la forza di camminare fin qui, poich Nab ha ritrovato le impronte dei vostri passi! S... bisogna che sia stato cos... rispose l'ingegnere, riflettendo. E voi, non avete visto traccia di esseri umani su questa costa? Nessuna traccia rispose il giornalista. D'altronde, se per caso un salvatore si fosse trovato l, proprio al momento giusto, perch vi avrebbe abbandonato, dopo avervi strappato alla furia delle onde? Avete ragione, mio caro Spilett. Dimmi, Nab, aggiunse l'ingegnere rivolgendosi al servo non sei forse tu che... non avrai avuto un momento di assenza... durante il quale... No, assurdo!... Esiste ancora qualcuna di quelle impronte? domand Cyrus Smith. S, padrone, rispose Nab all'entrata, dalla parte posteriore di questa duna stessa, in un punto riparato dal vento e dalla pioggia. Le altre sono state cancellate dalla tempesta. Pencroff, disse Cyrus Smith volete prendere le mie scarpe e vedere se combaciano perfettamente con quelle impronte? Il marinaio fece quanto chiedeva l'ingegnere. Harbert e lui, guidati da Nab, si recarono al punto ove si trovavano le impronte, mentre Cyrus Smith diceva al giornalista: Sono accadute cose inesplicabili! Inesplicabili, infatti! rispose Gedeon Spilett. Ma non stiamo a insistervi adesso, mio caro Spilett, ne riparleremo pi tardi. Un istante dopo, il marinaio, Nab e Harbert rientravano. Non era possibile alcun dubbio. Le scarpe dell'ingegnere combaciavano esattamente con le impronte rimaste. Dunque, era proprio Cyrus Smith che le aveva lasciate sulla sabbia. Dunque, diss'egli sar stato io che avr avuto quell'allucinazione, quell'assenza che attribuivo a Nab! Avr
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camminato come un sonnambulo, senza avere coscienza dei miei passi e sar stato Top, che con il suo istinto, m'avr condotto qui, dopo avermi strappato ai flutti... Vieni, Top! Vieni, amico mio! Il bellissimo cane balz vicino al padrone, abbaiando, e le carezze non gli furono risparmiate. Si converr che non c'era altra spiegazione da dare ai fatti che avevano condotto al salvataggio di Cyrus Smith, e che a Top spettava tutto l'onore dell'impresa. Verso mezzogiorno, avendo Pencroff chiesto a Cyrus Smith se si poteva trasportarlo, questi, per tutta risposta, si alz con uno sforzo che attestava la pi energica volont. Ma dovette appoggiarsi al marinaio, perch altrimenti sarebbe caduto. Piano, piano! fece Pencroff. La barella del signor ingegnere. La barella venne portata. I rami trasversali erano stati ricoperti di muschi e di lunghe erbe. Cyrus Smith vi fu disteso e la comitiva si diresse verso la costa, Pencroff a una estremit delle stanghe, Nab all'altra. Erano otto miglia da percorrere, ma poich non si poteva andare in fretta e sarebbe forse stato necessario fermarsi spesso, bisognava calcolare almeno sei ore di tempo per giungere ai Camini. Il vento era sempre violento, ma, per fortuna, non pioveva pi. Bench coricato, l'ingegnere, sorreggendosi il capo con il gomito, osservava la costa, soprattutto dalla parte opposta al mare. Egli non parlava, ma guardava, e certamente le caratteristiche di quel paese, con le disuguaglianze di terreno, le foreste, si impressero nel suo cervello. Dopo due ore di cammino, per, la fatica lo vinse, ed egli si addorment sulla barella. Alle cinque e mezzo del pomeriggio, la piccola comitiva arrivava alla sporgenza rocciosa e poco dopo dinanzi ai Camini. Tutti si fermarono e la barella venne deposta sulla sabbia. Cyrus Smith dormiva profondamente e non si svegli. Pencroff, con sua estrema sorpresa, constat allora che la spaventosa tempesta della vigilia aveva modificato l'aspetto dei luoghi. Delle frane assai notevoli s'erano verificate qua e l. Grossi massi di roccia giacevano sul greto, e un folto tappeto d'erbe marine, di goemoni e d'alghe di ogni genere copriva tutta la spiaggia.
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Evidentemente, il mare, passando sopra l'isolotto, s'era spinto sino ai piedi dell'enorme parete di granito. Davanti all'apertura dei Camini il suolo, profondamente devastato, aveva subito un violento assalto delle onde. Una specie di presentimento attravers la mente di Pencroff, che si precipit nel corridoio. Quasi subito egli ne usciva e restava immobile, guardando, costernato, i suoi compagni... Il fuoco era spento. Le ceneri, invase dalle acque, non erano che melma. La tela bruciata, che doveva servire da esca, era sparita. Il mare era penetrato fino in fondo ai corridoi e aveva sconvolto e distrutto tutto nell'interno dei Camini!

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CAPITOLO IX
CYRUS CON NOI! I TENTATIVI DI PENCROFF IL LEGNO STROFINATO ISOLA O CONTINENTE? I PROGETTI DELL'INGEGNERE SU QUALE PUNTO DELL'OCEANO PACIFICO? IN PIENA FORESTA IL PINO PINAIOLO UNA CACCIA AL CAPIBARA UN FUMO DI BUON AUGURIO
IN POCHE PAROLE, Gedeon Spilett, Harbert e Nab furono messi al corrente della situazione. Quella disgrazia, che poteva avere conseguenze gravissime (Pencroff, per lo meno, la pensava cos) produsse effetti diversi sui compagni del buon marinaio. Nab, tutto preso dalla gioia di aver ritrovato il suo padrone, non ascolt, o piuttosto non volle nemmeno preoccuparsi di quel che diceva Pencroff. Harbert, invece, parve dividere in certa misura le apprensioni del marinaio. Il giornalista, alle parole di Pencroff, rispose semplicemente: In fede mia, Pencroff, non me ne importa niente! Ma, vi ripeto che non abbiamo pi fuoco! Peuh! N alcun mezzo per riaccenderlo! Ohib! Per, signor Spilett... Cyrus non forse con noi? rispose il cronista. Forse che non vivo, il nostro ingegnere? Trover bene il modo di accendere il fuoco, lui! E con che cosa? Con niente.
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Che cosa avrebbe potuto rispondere Pencroff? Non avrebbe potuto, giacch, in fondo, condivideva la fiducia che i suoi compagni avevano in Cyrus Smith. L'ingegnere era per essi un microcosmo, un composto di tutta la scienza e di tutta l'intelligenza umana! Tanto valeva trovarsi con Cyrus in un'isola deserta, quanto senza Cyrus nella pi industriosa citt dell'Unione. Con lui non sarebbe mancato niente. Con lui, non si poteva disperare. Si sarebbe potuto dire a queste brave persone che un'eruzione vulcanica stava per annientare quella terra, che quella terra stava per sprofondare negli abissi del Pacifico, ed essi avrebbero risposto imperturbati: Cyrus con noi! Seguite Cyrus! Intanto, l'ingegnere era piombato in un nuovo stato di prostrazione, cagionato dal disagio del trasporto, e in quel momento non si poteva ricorrere alla sua ingegnosit. La cena doveva forzatamente essere magrissima. Infatti, tutta la carne di tetraone era stata consumata e non si aveva alcun mezzo per far cuocere della selvaggina. D'altronde, i curuc, che dovevano servire di riserva, erano scomparsi. Bisognava prenderne atto. Prima di tutto, Cyrus Smith fu trasportato nel corridoio centrale. L si pot preparargli un giaciglio d'alghe e di erbe, rimaste quasi asciutte. Il profondo sonno che s'era impadronito di lui non poteva che reintegrare rapidamente le sue forze, ancor meglio, senza dubbio, che un cibo abbondante. La notte era venuta e con essa la temperatura, modificata da un salto di vento girato, si raffredd seriamente. Ora, siccome il mare aveva distrutto i ripari applicati da Pencroff in alcuni punti dei corridoi, si produssero delle correnti d'aria, che resero i Camini poco abitabili. L'ingegnere si sarebbe, quindi, trovato in condizioni pessime, se i suoi compagni, spogliandosi delle loro giacche, non l'avessero accuratamente coperto. La cena quella sera fu composta soltanto dagli inevitabili litodomi, di cui Harbert e Nab fecero ampia raccolta sul greto. Per, il ragazzo aggiunse a quei molluschi una certa quantit di alghe commestibili, che raccolse su scogli emergenti, di cui il mare non doveva bagnare le pareti che all'epoca delle grandi maree. Quelle alghe, appartenenti alla famiglia delle fucacee, erano una specie di
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sargassi che, asciutti, forniscono una materia gelatinosa, abbastanza ricca di elementi nutritivi. Il giornalista e i suoi compagni, dopo avere mangiato una quantit considerevole di litodomi, succhiarono anche questi sargassi, trovandoli di un sapore tollerabilissimo: bisogna dire, a questo proposito, che sulle coste asiatiche simili vegetali hanno una parte notevole nell'alimentazione degli indigeni. Bene disse il marinaio. ormai tempo che il signor Cyrus ci venga in aiuto. Intanto, il freddo si era fatto intenso, e, disgraziatamente, non c'era nessun modo di combatterlo. Il marinaio, veramente contrariato, cerc di accendere il fuoco con tutti i mezzi possibili. Nab lo aiut in quest'operazione: aveva trovato alcuni muschi secchi, e, battendo due sassi, ottenne delle scintille; ma il muschio, non essendo abbastanza infiammabile, non prese fuoco, e d'altronde, le scintille, che non erano che silice incandescente, non avevano la consistenza di quelle che sprizzano dall'acciarino. L'operazione, quindi, non riusc. Pencroff, bench non avesse alcuna fiducia in questo metodo, prov poi a sfregare due pezzi di legno secco uno contro l'altro, alla maniera dei selvaggi. Certamente, se il moto che fecero, Nab e lui, si fosse - secondo le nuove teorie - trasformato in calore, sarebbe bastato a far bollire una caldaia da piroscafo! Ma il risultato fu negativo. I pezzi di legno si riscaldarono semplicemente, e forse assai meno degli uomini stessi. Dopo un'ora di lavoro, Pencroff, grondante di sudore, gett via i pezzi di legno, indispettito. Quando mi si convincer che i selvaggi accendono il fuoco in questo modo, diss'egli far caldo anche d'inverno! Si accenderebbero piuttosto le mie braccia, sfregandole insieme! Il marinaio aveva torto nel negare quel procedimento. noto che i selvaggi accendono il legno per mezzo di un rapido sfregamento. Ma non tutte le qualit di legno sono adatte a questa operazione, e poi, bisogna conoscere il segreto del mestiere, e probabilmente Pencroff non lo conosceva. Il cattivo umore di Pencroff non dur a lungo. I due pezzi di legno gettati via da lui erano stati ripresi da Harbert, che s'ingegnava a
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strofinarli con la massima buona volont. Il robusto marinaio non pot frenare uno scoppio di risa, vedendo gli sforzi dell'adolescente per riuscire l dove nemmeno lui era riuscito. Frega, ragazzo mio, frega! disse. Frego, rispose Harbert, ridendo; ma non ho altra pretesa che di scaldarmi a mia volta, invece che tremare di freddo; e fra poco anch'io avr caldo come te, Pencroff! E questo accadde, infatti. Per quella notte, bisogn rinunciare ad accendere il fuoco. Gedeon Spilett ripet per la ventesima volta che Cyrus Smith non si sarebbe trovato imbarazzato per cos poco. E in attesa del risveglio dell'ingegnere, si stese su di un letto di sabbia, in uno dei corridoi. Harbert, Nab e Pencroff lo imitarono, mentre Top dormiva ai piedi del suo padrone. L'indomani, 28 marzo, quando l'ingegnere si svegli, verso le otto del mattino, vide i suoi compagni presso di lui, che spiavano il suo risveglio; e, come il giorno precedente, le sue prime parole furono: Isola o continente? Come si vede, era la sua idea fissa. Bene! rispose Pencroff non ne sappiamo niente, signor Smith! Non lo sapete ancora?... Ma lo sapremo quando voi ci avrete guidati in questo paese. Credo di essere in grado di tentarlo rispose l'ingegnere, che, senza troppo sforzo, si alz e si tenne in piedi. Ecco, andiamo bene! esclam il marinaio. Morivo soprattutto di sfinimento disse Cyrus Smith. Amici miei, un po' di cibo, e tutto passer. Avete fuoco, vero? Questa domanda non ebbe risposta immediata. Ma, dopo alcuni minuti: Ahim! Non abbiamo fuoco, disse Pencroff o piuttosto, signor Cyrus, non ne abbiamo pi! E il marinaio narr quanto era accaduto il giorno prima. Diverti l'ingegnere raccontandogli la storia del loro unico fiammifero, e poi il suo vano tentativo per accendere il fuoco secondo l'usanza dei selvaggi. Provvederemo rispose l'ingegnere e se non troveremo
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una sostanza analoga all'esca... Ebbene? domand il marinaio. Ebbene, faremo dei fiammiferi. Chimici? Chimici! Non poi cos difficile esclam il giornalista, battendo la mano sulla spalla del marinaio. Questi non trovava la cosa tanto semplice, per non protest. Tutti uscirono. Il tempo si era rimesso al bello. Un sole sfolgorante si levava sull'orizzonte del mare e cospargeva di pagliuzze d'oro le asperit prismatiche dell'enorme muraglia. Dopo aver gettato un rapido sguardo intorno a s, l'ingegnere si sedette su di un blocco di roccia. Harbert gli offr alcune manciate di conchiglie e di sargassi, dicendo: tutto quello che abbiamo, signor Cyrus. Grazie, ragazzo mio, rispose Smith questo baster, per stamane, almeno. E mangi con appetito quel modesto cibo, che inaffi con un po' d'acqua fresca, attinta al fiume, in una grande conchiglia. I suoi compagni lo guardavano silenziosi. Poi, dopo essersi cos saziato alla meglio, Cyrus Smith, incrociando le braccia, disse: E cos, amici miei, voi non sapete ancora se la sorte ci ha gettati su di un continente o su di un'isola? No, signor Cyrus rispose il ragazzo. Lo sapremo domani replic l'ingegnere. Fino ad allora non c' niente da fare. E invece s ribatt Pencroff. Che cosa, dunque? Accendere il fuoco disse il marinaio, che aveva, anche lui, la sua brava idea fissa. Lo accenderemo, Pencroff rispose Cyrus Smith. Ma riprese, mentre voi mi trasportavate, ieri, ho scorto, a ovest, una montagna che domina questa localit. S, rispose Gedeon Spilett una montagna che dev'essere abbastanza alta... Bene, riprese l'ingegnere domani saliremo sulla sua cima
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e vedremo se questa terra un'isola o un continente. Fino ad allora, ripeto, niente da fare. S, accendere il fuoco! disse ancora l'ostinato marinaio. Ma lo accenderemo, il fuoco! replic Gedeon Spilett. Un po' di pazienza, Pencroff! Il marinaio guard Spilett con un'aria che pareva dire: Se non ci siete che voi a farlo, non gusteremo dell'arrosto tanto presto!. Ma tacque. Cyrus Smith non aveva risposto. Egli sembrava assai poco preoccupato del problema del fuoco. Per alcuni minuti rimase assorto nelle sue riflessioni. Poi, riprendendo la parola: Amici miei, disse la nostra situazione forse spiacevole, ma, in ogni modo, molto semplice. O siamo su di un continente, e allora, a prezzo di fatiche pi o meno grandi, raggiungeremo qualche punto abitato; oppure siamo su di un'isola. In quest'ultimo caso, delle due una: se l'isola abitata, riusciremo a trarci d'impaccio con l'ausilio dei suoi abitanti; se deserta, ce la caveremo da soli. Sicuro, non c' nulla di pi semplice! rispose Pencroff. Ma, che si tratti di un continente o di un'isola, domand Gedeon Spilett dove supponete, Cyrus, che l'uragano ci abbia gettati? Non posso saperlo esattamente, rispose l'ingegnere ma suppongo trattarsi di una terra del Pacifico. Infatti, quando abbiamo lasciato Richmond, il vento soffiava da nord-est, e anche adesso la sua violenza stessa prova che non ha variato direzione. Se questa direzione s' mantenuta da nord-est a sud-ovest, noi abbiamo attraversato gli stati della Carolina del Nord, della Carolina del Sud, della Georgia, il golfo del Messico, il Messico stesso nella sua parte stretta, e poi una parte dell'Oceano Pacifico. Valuto a sei o settemila miglia, non meno, la distanza percorsa dal pallone, e, per poco che il vento abbia girato anche solo di una mezza quarta, ci ha portato o sull'arcipelago di Mendana, o sulle Paumotu, e fors'anche, se aveva una velocit maggiore a quella da me supposta, fino alle terre della Nuova-Zelanda. Se quest'ultima ipotesi fosse vera, il nostro rimpatrio sarebbe facile. Inglesi o Maori, troveremo sempre a chi parlare. Se, invece, questa costa appartiene a qualche isola deserta di un
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arcipelago della Micronesia, probabilmente potremo saperlo dall'alto di quella cima che domina il territorio, e allora provvederemo a installarci qui, come se non ne dovessimo uscire mai pi! Mai pi! grid il giornalista. Voi dite: mai pi! mio caro Cyrus? meglio pensar subito al peggio rispose l'ingegnere e riservarsi il meglio solo come sorpresa. Ben detto! ribatt Pencroff. E bisogna anche sperare che l'isola, se isola questa terra, non sia proprio situata fuori dalla rotta delle navi! Altrimenti vorrebbe dire essere proprio disgraziati! Sapremo come regolarci solo dopo aver fatto l'ascensione della montagna rispose l'ingegnere. Ma domani, signor Cyrus, domand Harbert sarete in grado di sopportare le fatiche dell'ascensione? Spero, rispose l'ingegnere ma a patto che mastro Pencroff e tu, ragazzo mio, vi mostriate cacciatori intelligenti e accorti. Signor Cyrus, rispose il marinaio poich parlate di selvaggina, se al mio ritorno fossi sicuro di poterla arrostire, come sono sicuro di portarla... Portatela ugualmente, portatela, Pencroff rispose Cyrus Smith. Fu dunque convenuto che l'ingegnere e il giornalista avrebbero passato la giornata ai Camini allo scopo di esaminare il litorale e l'altipiano sovrastante. Nel frattempo, Nab, Harbert e il marinaio sarebbero ritornati nella foresta, vi avrebbero rinnovato la provvista di legna, e avrebbero fatto man bassa di ogni bestia piumata o pelosa che fosse loro giunta a portata di mano. Essi partirono, dunque, verso le dieci del mattino, Harbert fiducioso, Nab allegro, Pencroff mormorando fra s: Se al ritorno, trovo del fuoco in casa, vorr dire che il fulmine in persona sar venuto ad accenderlo! Tutt'e tre risalirono l'argine, e arrivati al gomito che formava il fiume, il marinaio, fermandosi, disse ai suoi due compagni: Cominciamo con il fare i cacciatori o i taglialegna? I cacciatori rispose Harbert. Ecco Top, gi alla ricerca. Cacciamo, dunque, rispose il marinaio poi ritorneremo
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qui a fare la provvista di legna. Detto questo, Harbert, Nab e Pencroff, dopo essersi procurati tre bastoni a scapito di un giovane abete, seguirono Top, che saltellava fra le alte erbe. Questa volta i cacciatori, invece di costeggiare il corso del fiume, si addentrarono pi direttamente nel cuore stesso della foresta. Erano sempre gli stessi alberi, appartenenti, per la maggior parte, alla famiglia dei pini. In certi punti questi pini, meno fitti, isolati per gruppi, presentavano dimensioni considerevoli e con il loro notevole sviluppo sembravano indicare che quella terra si trovava a una latitudine pi elevata di quanto supponesse l'ingegnere. Alcune radure, irte di ceppi rosi dal tempo, erano coperte di legna secca e formavano cos inesauribili riserve di combustibile. Poi, passata la radura, il bosco ceduo si rinfittiva e diveniva quasi impenetrabile. Procedere in mezzo a quelle folte macchie d'alberi, senza alcun sentiero tracciato, era cosa assai difficile. Perci il marinaio di tanto in tanto segnava la via percorsa con tracce che dovevano essere facilmente riconoscibili. Ma probabilmente egli aveva avuto torto di non risalire il corso d'acqua, come Harbert e lui avevano fatto durante la loro prima escursione, giacch dopo un'ora di marcia, non s'era ancora vista alcuna specie di selvaggina. Top, correndo sotto le fronde basse, non faceva che metter sull'avviso uccelli che non si potevano avvicinare. Persino i curuc erano del tutto assent, e appariva quindi probabile che il marinaio sarebbe stato costretto a tornare in quella parte paludosa della foresta, nella quale aveva cos felicemente esperimentato la pesca dei tetraoni. Eh! Pencroff, disse Nab con tono un po' sarcastico se questa tutta la selvaggina che avete promesso di portare al mio padrone, non occorrer un gran fuoco per farla arrostire! Pazienza, Nab, rispose il marinaio non sar la selvaggina che mancher al ritorno! Non avete, dunque, fiducia nel signor Smith? S. Ma non credete che riuscir ad accendere il fuoco? Creder quando la legna arder sul focolare. Arder, poich il mio padrone l'ha detto!
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Vedremo!. Frattanto, non avendo il sole ancora raggiunto il punto pi alto del suo tragitto sull'orizzonte, l'esplorazione continu e divenne pi fortunata per la scoperta fatta da Harbert di un albero i cui frutti erano commestibili. Era il pino pinaiolo, che produce una pigna eccellente, molto apprezzata nelle regioni temperate dell'America e dell'Europa. Queste pigne erano mature e Harbert le indic ai compagni, che ne fecero abbondante provvista. Via, disse Pencroff alghe al posto del pane, mitili crudi invece di carne, pigne per frutta... Ecco il pranzo di persone che non hanno pi un solo fiammifero in tasca! Inutile lagnarsi rispose Harbert. Io non mi lagno, ragazzo mio, rispose Pencroff solamente osservo che la carne manca un po' troppo nei nostri pasti! Non il parere di Top! esclam Nab, che corse verso una folta macchia, in mezzo alla quale il cane era scomparso abbaiando. Ai latrati di Top si mescolavano strani grugniti. Il marinaio e Harbert avevano seguito Nab. Se l c'era della selvaggina, non era certo quello il momento di discutere sul modo di cucinarla, ma piuttosto sul modo di impadronirsene. I cacciatori, appena entrati nel bosco, videro Top alle prese con un animale che aveva afferrato per un orecchio. Quel quadrupede era una specie di maiale, lungo due piedi e mezzo circa, di un bruno nerastro, un po' meno scuro sul ventre, con pelo duro e rado, e le cui unghie, tenacemente piantate nel suolo, sembravano riunite da membrane. Harbert credette di poter riconoscere in quell'animale un capibara, uno dei maggiori esemplari dell'ordine dei roditori. L'animale non si difendeva contro il cane: girava stupidamente i grossi occhi affondati in uno spesso strato di grasso. Probabilmente, era la prima volta che vedeva degli uomini. Frattanto Nab, impugnato pi saldamente il bastone, si accingeva a uccidere il roditore, quando questi sfuggendo ai denti di Top, lasciandogli solo un pezzo d'orecchio in bocca, cacci un rabbioso grugnito, si precipit su Harbert, per poco non lo fece cadere, e disparve attraverso il bosco.
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Ah! Il miserabile! esclam Pencroff. Subito tutt'e tre si slanciarono sulle tracce di Top, e mentre stavano per raggiungere la preda, l'animale spar, tuffandosi in un vasto stagno, ombreggiato da grandi pini secolari. Nab, Harbert e Pencroff si fermarono, immobili. Top s'era gettato in acqua, ma il capibara, nascosto in fondo allo stagno, non si lasciava pi vedere. Aspettiamo, disse il giovinetto la bestia verr fra poco a respirare in superficie. Non annegher? chiese Nab. No, rispose Harbert ha i piedi palmati ed quasi un anfibio. Ma appostiamolo. Top nuotava sempre. Pencroff e i suoi compagni andarono a occupare ciascuno un punto della riva, allo scopo di tagliare ovunque la ritirata alla bestia, che il cane cercava nuotando alla superficie dello stagno. Harbert non s'ingannava. Dopo alcuni minuti l'animale torn a galla. Top d'un balzo fu su di lui e gli imped di tuffarsi nuovamente. Un istante pi tardi il capibara, trascinato da Top fino alla riva, veniva ucciso da una bastonata vibrata da Nab. Urr! grid Pencroff, che usava volentieri quel grido di trionfo. Un po' di fuoco e questo roditore sar rosicchiato fino all'osso! Pencroff si caric la preda sulle spalle, e, calcolando dall'altezza del sole che dovevano essere circa le due del pomeriggio, diede il segnale del ritorno. L'istinto di Top non fu inutile ai cacciatori, che, grazie all'intelligente animale, poterono ritrovare il cammino gi percorso. Mezz'ora dopo, arrivavano alla svolta del fiume. Come avevano fatto la prima volta, Pencroff prepar rapidamente una zattera di legna, bench, mancando il fuoco, quella gli sembrasse un'operazione inutile, e con la zattera che seguiva il corso della corrente, ritornarono verso i Camini. Ma, a cinquanta passi di distanza dalla dimora, il marinaio si ferm, gett ancora un formidabile urr, e tendendo la mano verso la punta della scogliera:
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Harbert! Nab! Guardate! grid. Un filo di fumo usciva in vorticose spire al di sopra delle rocce!

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CAPITOLO X
UN'INVENZIONE DELL'INGEGNERE IL PROBLEMA CHE PREOCCUPA CYRUS SMITH LA PARTENZA PER LA MONTAGNA LA FORESTA SUOLO VULCANICO I TRAGOPANI I MUFLONI IL PRIMO ALTIPIANO L'ACCAMPAMENTO PER LA NOTTE IL VERTICE DEL CONO
ALCUNI ISTANTI dopo i tre cacciatori si trovavano davanti a un fuoco scoppiettante, con Cyrus Smith e il giornalista. Pencroff li guardava entrambi, senza articolar parola, con il suo capibara fra le mani. Ebbene, s, mio bravo cacciatore esclam il giornalista. fuoco, vero fuoco, che arrostir perfettamente questa magnifica bestia con la quale banchetteremo fra breve! Ma chi l'ha acceso?... domand Pencroff. Il sole! La risposta di Gedeon Spilett era esatta. Il sole aveva fornito il calore di cui Pencroff si meravigliava. Il marinaio non voleva credere ai propri occhi ed era cos stupefatto, che non pensava nemmeno a interrogare l'ingegnere. Avevate una lente, signore? domand Harbert a Cyrus Smith. No, ragazzo mio, rispose questi, ma ne ho fatta una. E mostr l'apparecchio che gli era servito da lente. Si trattava molto semplicemente dei due vetri che egli aveva tolti all'orologio del giornalista e al proprio. Dopo averli riempiti d'acqua, rendendo aderenti i loro orli con un po' d'argilla, s'era cos fabbricato una vera e propria lente, la quale, concentrando i raggi solari su un po' di muschio molto secco, ne aveva determinato la combustione.
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Il marinaio osserv l'apparecchio, poi guard l'ingegnere senza pronunciar parola. Ma il suo sguardo era abbastanza eloquente! Per lui, se Cyrus Smith non era un dio, era per sicuramente pi di un uomo. Finalmente riacquist il dono della parola, ed esclam: Segnate questo, signor Spilett, segnate questo nel vostro taccuino! gi segnato rispose il cronista. Poi, aiutato da Nab, il marinaio prepar lo spiedo, e il capibara, opportunamente ripulito e vuotato, poco dopo si arrostiva, come un semplice maialino di latte, davanti a una fiamma chiara e crepitante. I Camini erano ridivenuti pi abitabili, non solo perch i loro vani si riscaldavano alla fiamma del focolare, ma anche perch i ripari di pietre e sabbia erano stati ripristinati. Come si vede, l'ingegnere e il suo compagno avevano impiegato bene la giornata. Cyrus Smith aveva quasi interamente ricuperato le proprie forze, e le aveva, anzi, provate, salendo sul pianoro superiore. Di l, il suo occhio, avvezzo a valutare altezze e distanze, s'era fermato a lungo su quel cono di cui egli voleva l'indomani raggiungere la vetta. Il monte, situato a sei miglia circa di distanza, in direzione di nord-ovest, gli parve misurare tremilacinquecento piedi sopra il livello del mare. Di conseguenza, lo sguardo di un osservatore dalla vetta di esso doveva poter dominare l'orizzonte per un raggio di almeno cinquanta miglia. Era quindi probabile che Cyrus Smith avrebbe risolto agevolmente il problema del continente o isola, al quale dava, non senza ragione, la precedenza su tutti gli altri. Si cen decentemente. La carne del capibara fu trovata eccellente. I sargassi e le pigne completarono la cena, durante la quale l'ingegnere parl poco. Egli era preoccupato dei progetti per l'indomani. Un paio di volte Pencroff espresse alcune idee su quello che sarebbe stato conveniente fare, ma Cyrus Smith, ch'era evidentemente uno spirito metodico, si limit a scrollare il capo: Domani ripeteva sapremo a qual partito appigliarci, e agiremo in conformit. Finita la cena, altre bracciate di legna vennero gettate sul fuoco, e
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gli ospiti dei Camini, compreso il fedele Top, si addormentarono d'un sonno profondo. Nessun incidente turb quella notte tranquilla, e l'indomani - 29 marzo - essi si svegliarono agili e freschi, pronti a intraprendere l'escursione, che doveva stabilire definitivamente quale fosse la loro sorte. Tutto era pronto per la partenza. I resti del capibara potevano nutrire ancora per ventiquattro ore Cyrus Smith e i suoi compagni. D'altronde, essi speravano di trovare di che vettovagliarsi anche per via. Siccome i vetri erano stati rimessi agli orologi dell'ingegnere e del giornalista, Pencroff bruci un frammento di tela, che doveva servire d'esca. Quanto alla selce non poteva mancare in quei terreni di origine plutonica. Alle sette e mezzo del mattino gli esploratori, armati di bastoni, lasciarono i Camini. Seguendo il consiglio di Pencroff, parve buona idea prender la via gi percorsa nella foresta, riserbandosi di tornare per altra strada. Era la strada pi diretta per raggiungere la montagna. Fecero, perci, il giro dell'angolo sud e seguirono la sponda sinistra del fiume, fino al punto in cui s'incurvava verso sud-ovest. Trovarono il sentiero gi aperto tra la verde ramaglia, e alle nove Cyrus Smith e i suoi compagni raggiungevano il limite occidentale della foresta. Il terreno, fino allora poco accidentato, prima paludoso, poi sabbioso e arido, formava un lieve declivio, che saliva dal litorale verso l'interno della regione. Qualche timido animale fu intravisto mentre fuggiva di gran corsa fra gli alberi d'alto fusto. Top li stanava dai loro nascondigli, ma il padrone lo richiamava subito, non essendo ancora il momento di dar loro la caccia. Pi tardi si sarebbe provveduto. L'ingegnere non era uomo da lasciarsi distrarre dalla sua idea fissa. N si poteva dire ch'egli osservasse il paese, la sua configurazione e i suoi prodotti naturali. Unico suo obiettivo era quel monte su cui voleva salire e verso il quale muoveva sicuro. Alle dieci, si fece una sosta di pochi minuti. Uscendo dalla foresta, il sistema orografico della regione apparve con evidenza. Il monte aveva due coni. Il primo, troncato a una altezza di duemilacinquecento piedi circa, era sostenuto da capricciosi contrafforti, che parevano ramificarsi, come le unghie di un immenso
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artiglio attaccato al suolo. Fra questi contrafforti si scavavano altrettante strette vallate, sparse d'alberi, le cui macchie si elevavano fino al sommo del primo cono. Tuttavia, la vegetazione pareva meno abbondante nella parte della montagna esposta a nordest, e vi si scorgevano delle strisce assai profonde, che dovevano essere colate laviche. Sopra il primo cono ne posava un secondo, leggermente arrotondato alla cima e situato un po' obliquamente. Si sarebbe detto un ampio cappello rotondo messo sull'orecchio. Esso sembrava formato dalla terra nuda, da cui sbucavano in molti punti rocce rossastre. Era la sommit di quel secondo cono che conveniva raggiungere, e la cresta dei contrafforti doveva offrire la migliore strada per arrivarvi. Siamo su un terreno vulcanico aveva detto Cyrus Smith; e i suoi compagni, seguendolo, cominciarono ad arrampicarsi sul dorso di un contrafforte, che con una linea tortuosa, e quindi pi facilmente valicabile, terminava al primo altipiano. Le gibbosit del suolo, che le forze plutoniche avevano evidentemente sconvolto, erano numerose. Qua e l si vedevano massi erratici, numerosi frammenti di basalto, pietre pomici, ossidiane. A gruppi isolati, vi si trovavano ancora quelle conifere, che alcune centinaia di piedi pi in basso, nel fondo di strette gole, formavano invece folti boschi, quasi impenetrabili ai raggi del sole. Durante la prima parte dell'ascensione sulle pendici inferiori, Harbert fece notare delle impronte, che indicavano il passaggio recente di grandi animali, feroci o no. Quelle bestie forse non ci cederanno troppo volentieri il loro dominio! disse Pencroff. Ebbene, rispose il giornalista, che aveva gi cacciato la tigre nelle Indie e il leone in Africa vedremo di sbarazzarcene. Ma, intanto, stiamo in guardia! Nel frattempo si continuava a salire. Il cammino, allungato da giri viziosi e da ostacoli che non potevano essere superati direttamente, era lungo. Talvolta il terreno mancava improvvisamente e ci si trovava sull'orlo di profondi crepacci, che bisognava aggirare.
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Tornare cos sui propri passi, per seguire qualche passaggio praticabile, costava tempo e fatica. A mezzogiorno, quando la piccola comitiva sost per far colazione all'ombra di un boschetto di abeti, vicino a un ruscelletto, che formava una cascatella, essa si trovava ancora a mezza via dalla vetta del primo cono, che quindi non sarebbe stato raggiunto, probabilmente, se non al cader della notte. Da quel luogo, l'orizzonte del mare si ampliava; ma, sulla destra, lo sguardo, impedito dall'acuto promontorio di sud-est, non poteva rilevare se la costa si congiungesse, mediante una brusca svolta, a qualche terra pi lontana. A sinistra, la vista spaziava si pi liberamente per alcune miglia in direzione nord; ma da nord-ovest al punto in cui si trovavano gli esploratori, essa era nettamente troncata dalla cresta di un contrafforte bizzarramente tagliato, che formava come la vigorosa spalla del cono centrale. Non si poteva, dunque, prevedere ancor nulla circa il problema che Cyrus Smith voleva risolvere. Alla una, l'ascensione venne ripresa. Bisogn piegare verso sudovest e cacciarsi di nuovo nel ceduo abbastanza folto. All'ombra degli alberi svolazzavano molte coppie di gallinacei della famiglia dei fagiani. Erano dei tragopani, adorni di bargigli carnosi, che pendevano loro dalla gola, e di due sottili corni cilindrici, piantati dietro gli occhi. Di queste coppie di volatili, grossi come galli, la femmina era uniformemente bruna, mentre il maschio sfoggiava splendide penne rosse, sparse di goccioline bianche. Gedeon Spilett, con una pietra, vigorosamente e abilmente lanciata, uccise uno di quegli uccelli, che Pencroff, messo in appetito dall'aria sottile, guard non senza cupidigia. Finito il bosco ceduo, gli escursionisti, montando l'uno sulle spalle dell'altro, s'inerpicarono per un tratto di cento piedi su per una scarpata ripidissima e raggiunsero uno spiazzo superiore, poco alberato, dove il terreno presentava un aspetto vulcanico. Si trattava di girare a est, procedendo a zig-zag, per rendere l'erta pi praticabile, giacch essa era in quel punto molto ripida e ognuno doveva attentamente scegliere il punto dove posare il piede. Nab e
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Harbert procedevano in testa, Pencroff in coda; fra essi Cyrus e il giornalista. Gli animali che frequentavano quelle alture, e di cui non mancavano le tracce, dovevano necessariamente appartenere alla razza dei camosci, dal piede sicuro e dalla schiena flessuosa. Ne furono visti alcuni, ma Pencroff non diede loro quel nome; anzi, a un certo momento, grid: Ecco delle pecore! Tutti si fermarono a cinquanta passi da una mezza dozzina di grandi animali, dalle robuste corna curvate all'indietro e schiacciate verso la punta, dal vello lanoso, nascosto sotto lunghi e setosi peli di color fulvo. Non erano affatto montoni ordinari, ma di un'altra specie, comunemente diffusa nelle regioni montagnose delle zone temperate, alla quale Harbert diede il nome di mufloni. Hanno cosciotti e costolette? domand il marinaio. S rispose Harbert. Ebbene, allora sono pecore! disse Pencroff. Quegli animali, immobili tra i blocchi di basalto, guardavano con occhio stupito, come se vedessero per la prima volta dei bipedi umani. Poi, improvvisamente invasi dal timore, fuggirono a salti sulle rocce. Arrivederci! grid loro Pencroff in tono cos comico, che Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Harbert e Nab non poterono trattenersi dal ridere. L'ascensione continu. Si osservavano spesso, su certi declivi, tracce di lave, striate molto bizzarramente. Piccole solfatare tagliavano talvolta la strada agli ascensionisti, che dovevano costeggiarne gli orli. In alcuni punti lo zolfo si era depositato, sotto forma di concrezioni cristalline, in mezzo a quelle materie che precedono generalmente le colate laviche, pozzolane a grani irregolari e intensamente torrefatti, ceneri biancastre, fatte di un'infinit di piccoli cristalli feldspatici. In prossimit del primo altipiano, formato dal troncamento del cono inferiore, le difficolt dell'ascensione si accentuarono molto. Verso le quattro, la zona estrema degli alberi era stata oltrepassata. Non restava pi, qua e l, che qualche pino contorto e scarno, che
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doveva avere la vita ben dura per resistere, a quell'altezza, ai forti venti del mare aperto. Fortunatamente per l'ingegnere e i suoi compagni, il tempo era bello e l'atmosfera tranquilla: un vento impetuoso, a un'altitudine di tremila piedi, avrebbe rallentato i loro movimenti. La purezza del cielo allo zenit si avvertiva attraverso la trasparenza dell'aria. Una calma perfetta regnava intorno a essi. Non vedevano pi il sole, celato ora dal vasto schermo del cono superiore, che mascherava un gran tratto d'orizzonte a ovest, e la cui ombra enorme, allungandosi fino al litorale, cresceva gradatamente quanto pi l'astro radioso si abbassava nella sua corsa diurna. Alcuni vapori, nebbie piuttosto che nubi, cominciavano a mostrarsi a est, e si tingevano di tutti i colori dell'iride, sotto l'azione dei raggi solari. Cinquecento piedi soltanto separavano ancora gli esploratori dall'altipiano che volevano raggiungere, allo scopo di installarvi un accampamento per la notte; ma i cinquecento piedi si allungarono oltre due miglia, causa gli zigzag che bisogn compiere. Il suolo mancava, per cos dire, sotto i piedi. Le chine presentavano spesso un angolo aperto in modo tale, che si scivolava sulle colate di lava, quando le loro striature, logorate dai venti, non offrivano un punto d'appoggio sufficiente. Insomma, si faceva sera a poco a poco, ed era quasi notte quando Cyrus Smith e i suoi compagni, stanchissimi per avere compiuto un'ascensione di sette ore, arrivarono alla sommit del primo cono. Si tratt allora di organizzare l'accampamento e di rinvigorire le forze esauste, cenando dapprima, dormendo poi. Quel secondo ripiano della montagna si elevava su una base di rupi, in mezzo alle quali si trov facilmente un rifugio. Per, non v'era lass abbondanza di combustibile. Ci nonostante, si sarebbe forse potuto ottenere del fuoco con i muschi e gli sterpi secchi, che coprivano una parte del pianoro. Perci, mentre il marinaio preparava il focolare con alcune pietre opportunamente collocate, Nab e Harbert si occuparono di provvederlo di combustibile, e ritornarono, poco dopo, con un carico di sterpi secchi. La pietra focaia fu battuta, la tela bruciata raccolse le scintille della silice, e, sotto i potenti soffi di Nab, un fuoco sfavillante si svilupp in pochi istanti, al riparo delle rocce. Quel fuoco era solo destinato a combattere la temperatura un po'
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fredda della notte e non fu adoperato per la cottura del fagiano, che Nab riserv per l'indomani. I resti del capibara e alcune dozzine di pigne costituirono gli elementi della cena. Non erano ancora le sei e mezzo pomeridiane che la cena era gi finita. Cyrus Smith pens allora di esplorare, nella semioscurit, quella larga superficie circolare di pietre, che sosteneva il cono superiore della montagna. Prima di concedersi un po' di riposo, voleva sapere se quel cono avrebbe potuto essere aggirato alla base, nel caso in cui l'eccessiva ripidit dei fianchi ne avesse reso inaccessibile la cima. Questo problema non cessava di preoccuparlo, giacch era possibile che, dal lato ove il cappello s'inclinava, cio verso il nord, l'altipiano non fosse praticabile. Ora, se la cima della montagna non fosse stata raggiungibile e se purtroppo non si fosse riusciti a girare attorno alla base del cono, sarebbe stato impossibile esaminare la parte occidentale della regione, e quindi lo scopo dell'ascensione sarebbe in parte fallito. Dunque, l'ingegnere, senza far caso alle fatiche gi sopportate, lasciando Pencroff e Nab a organizzare l'accampamento per la notte e Gedeon Spilett ad annotare gli avvenimenti della giornata, cominci a percorrere l'orlo circolare del pianoro, dirigendosi verso nord. Harbert lo accompagnava. La notte era bella e tranquilla e l'oscurit non ancora profonda. Cyrus Smith e il ragazzo camminavano l'uno vicino all'altro, senza parlare. In certi punti l'altipiano si apriva ampiamente dinanzi a loro, e passavano senza difficolt. Altrove, invece, ingombrato da detriti di frane, esso non offriva che uno stretto passaggio, sul quale due persone non potevano camminare a lato. Accadde, inoltre, che dopo una marcia di venti minuti, Cyrus Smith e Harbert dovettero fermarsi. A cominciare da quel punto, il fianco ripido del cono inferiore diveniva una cosa sola col fianco ugualmente ripido del cono superiore; i due pendii cos si pareggiavano e nulla pi separava le due parti della montagna. Girarle attorno, quindi, su chine inclinate a quasi settanta gradi, diveniva impossibile. Ma, se l'ingegnere e il giovinetto dovettero rinunciare a seguire, una direzione circolare, si present loro, in compenso, la possibilit di riprendere direttamente l'ascensione del cono.
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Infatti, dinanzi a loro s'apriva nella montagna uno spacco profondo. Era lo sbocco del cratere superiore, la gola, il tubo, se cos si vuol chiamare, per cui sfuggivano le materie eruttive liquide, all'epoca in cui il vulcano era ancora in attivit. Le lave indurite, le scorie incrostate formavano una specie di scalinata naturale, dai gradini molto pronunciati e rilevati, che dovevano facilitare assai l'accesso alla vetta. Un colpo d'occhio bast a Cyrus Smith per prendere conoscenza di tutto quell'insieme di cose, e senza esitare, seguito dal ragazzo, si cacci nell'enorme crepaccio, in mezzo a un'oscurit sempre crescente. Rimaneva ancora da superare un'altezza di mille piedi. I declivi interni del cratere erano praticabili? quanto si sarebbe visto. L'ingegnere avrebbe continuato il suo cammino ascensionale sino a che non ne fosse stato fermato da ostacoli insormontabili. Fortunatamente, quei declivi, poco erti e sinuosissimi, descrivevano una larga spirale a vite nell'interno del vulcano, e favorivano l'ascensione. Quanto al vulcano stesso, non si poteva dubitare che non fosse completamente spento. Non un filo di fumo sfuggiva dai suoi fianchi. Non una fiamma si svelava in quelle profonde cavit. Non un rombo, non un mormorio, non un sussulto usciva da quel pozzo oscuro, che sprofondava forse fin nelle viscere della terra. L'atmosfera stessa, nell'interno del cratere, non era satura di nessun vapore solforoso. Pi che il sonno di un vulcano, era la sua completa estinzione. Il tentativo di Cyrus Smith era destinato a riuscire. A poco a poco, salendo lungo le pareti interne, lui e Harbert videro il cratere allargarsi al di sopra della loro testa. Il raggio di quel tratto circolare di cielo, inquadrato dagli orli del cono, aument sensibilmente. A ogni passo, per cos dire, che Cyrus Smith e Harbert facevano, nuove stelle entravano nel campo della loro visibilit. Le magnifiche costellazioni di quel cielo australe risplendevano. Allo zenit brillavano di puro splendore la bellissima Antares dello Scorpione, e non lontano, quella Beta del Centauro, che si crede sia la stella pi vicina al globo terrestre. Poi, man mano che il cratere s'allargava, apparvero Fomalhaut del Pesce australe, il Triangolo australe e,
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infine, quasi al polo antartico, la sfavillante Croce del Sud, che sostituisce la Polare dell'emisfero boreale. Erano quasi le otto, quando Cyrus Smith ed Harbert misero piede sulla cresta superiore del monte, alla sommit del cono. L'oscurit era completa, e non permetteva allo sguardo di spaziare per due miglia all'intorno. Quella terra sconosciuta era circondata dal mare, o si congiungeva, a ovest, a qualche continente del Pacifico? Non si poteva ancora saperlo. Verso l'ovest, una fascia nuvolosa, nettamente disegnata all'orizzonte, accresceva le tenebre, e l'occhio non poteva distinguere se il cielo e l'acqua si confondevano su di una medesima linea circolare. Ma in un punto di quell'orizzonte un vago chiarore apparve improvvisamente: esso discendeva lentamente, mentre le nuvole salivano verso lo zenit. Era la sottile falce della luna, gi prossima a scomparire. Ma la sua luce bast a disegnare nitidamente la linea dell'orizzonte, allora liberata dalla nube, e l'ingegnere pot vedere la sua immagine tremolante riflettersi un istante su di una superficie liquida. Cyrus Smith afferr la mano del ragazzo, e con voce grave: Un'isola! disse, mentre la tenue falce di luna si spegneva nelle onde.

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CAPITOLO XI
AL VERTICE DEL CONO L'INTERNO DEL CRATERE IL MARE TUTTO INTORNO NESSUNA TERRA IN VISTA IL LITORALE A VOLO D'UCCELLO IDROGRAFIA E OROGRAFIA L'ISOLA ABITATA? BATTESIMO DELLE BAIE, DEI GOLFI, DEI PROMONTORI, DEI FIUMI, ECC. L'ISOLA DI LINCOLN
MEZZ'ORA dopo, Cyrus Smith e Harbert erano di ritorno all'accampamento. L'ingegnere si limit a dire ai suoi compagni che la terra su cui il caso li aveva gettati era un'isola e che l'indomani si sarebbe tenuto consiglio e si sarebbe provveduto opportunamente. Poi, ognuno si sistem alla meglio per poter dormire, e, in quella caverna di basalto, a un'altezza di duemilacinquecento piedi sul livello del mare, gli isolani assaporarono, data la dolce tranquillit di quella notte, un riposo profondo. L'indomani, 30 marzo, dopo una sommaria colazione, di cui il tragopane arrostito fece tutte le spese, l'ingegnere volle risalire alla sommit del vulcano, allo scopo di osservare con attenzione l'isola sulla quale, lui e i suoi, erano imprigionati forse per tutta la vita, se quell'isola era situata a una grande distanza da qualsiasi terra, o se non si trovava sulla rotta delle navi che visitano gli arcipelaghi dell'Oceano Pacifico. Questa volta i suoi compagni lo seguirono nella nuova esplorazione. Anch'essi volevano vedere l'isola alla quale avrebbero chiesto di provvedere a tutte le loro necessit. Dovevano essere circa le sette del mattino, quando Cyrus Smith, Harbert, Pencroff, Gedeon Spilett e Nab lasciarono l'accampamento. Nessuno sembrava inquieto per la situazione in cui si trovava. Essi avevano fede in se stessi, senza dubbio; ma bisogna osservare che il
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punto d'appoggio di questa fede non era per Cyrus Smith lo stesso di quello dei suoi compagni. L'ingegnere nutriva fiducia, perch si sentiva capace di strappare a quella natura selvaggia tutto ci che sarebbe stato necessario alla vita dei compagni e alla sua, e questi non temevano nulla precisamente perch Cyrus Smith era con loro. Questa sfumatura si capir facilmente. Pencroff soprattutto, dopo l'episodio del fuoco riacceso, non avrebbe disperato un istante, quand'anche si fosse trovato su una nuda roccia, se l'ingegnere fosse stato su quella roccia con lui. Bah! disse siamo usciti da Richmond senza il permesso delle autorit! Bisognerebbe proprio che le cose prendessero la piega pi disgraziata per non riuscire, un giorno o l'altro, a lasciare un luogo dove di certo nessuno ci trattiene. Cyrus Smith segu il medesimo cammino del giorno precedente. Girarono intorno al cono sull'altipiano, che formava il massiccio di sostegno, fino alla gola dell'enorme crepaccio. Il tempo era magnifico. Il sole saliva in un cielo puro e copriva con i suoi raggi tutto il fianco orientale della montagna. Giunsero presso il cratere ch'era proprio quale l'ingegnere l'aveva intravisto nell'ombra, cio un vasto imbuto, che s'andava via via allargando sino a un'altezza di mille piedi al di sopra dell'altipiano. Sotto il crepaccio, larghe e dense colate di lava serpeggiavano sui fianchi del monte, segnando la via percorsa dalle materie eruttive, fino alle vallate inferiori che solcavano la parte settentrionale dell'isola. L'interno del cratere, la cui pendenza non oltrepassava i trentacinque o quaranta gradi, non presentava n difficolt n ostacoli all'ascensione. Vi si notavano tracce di antichissime lave, che, probabilmente, prima che il crepaccio laterale avesse loro aperto un nuovo sfogo, uscivano dal vertice del cono. Quanto al focolare vulcanico, che metteva in comunicazione gli strati sotterranei con il cratere, non si poteva calcolarne a occhio la profondit, giacch si perdeva nelle tenebre. Ma, sull'estinzione completa del vulcano, non vi poteva essere dubbio. Prima delle otto, Cyrus Smith e i compagni erano riuniti alla sommit del cratere, su d'una protuberanza conica, che ne gonfiava il
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margine settentrionale. Il mare! Il mare dappertutto! esclamarono, come se le loro labbra non avessero potuto trattenere questa parola, che faceva di loro degli isolani. Il mare, infatti, formava un'immensa distesa d'acqua circolare intorno a essi. Forse, risalendo quella mattina al vertice del cono, Cyrus Smith aveva avuto la speranza di scoprire qualche costa, qualche isola vicina che non aveva potuto scorgere il giorno prima a causa dell'oscurit. Ma nulla apparve sino ai limiti dell'orizzonte, vale a dire per un raggio di pi di cinquanta miglia. Nessuna terra in vista. Non una vela. Tutta quell'immensit era deserta e l'isola occupava il centro d'una circonferenza che sembrava essere infinita. L'ingegnere e i suoi compagni, muti, immobili, percorsero con lo sguardo, durante alcuni minuti, tutti i punti dell'oceano. Quell'oceano, i loro occhi lo frugarono sino ai suoi limiti estremi. Nemmeno Pencroff, che possedeva una potenza visiva tanto meravigliosa, vide nulla, mentre era certo che se una terra fosse emersa all'orizzonte, quand'anche fosse apparsa sotto la forma di un inafferrabile vapore, il marinaio l'avrebbe indubbiamente notata, giacch la natura gli aveva posto due veri telescopi sotto l'arco delle sopracciglia! Dall'oceano, gli sguardi ritornarono sull'isola ch'essi dominavano interamente, e il primo quesito fu posto da Gedeon Spilett, in questi termini: Quale pu essere la grandezza di quest'isola? Veramente, essa non sembrava molto considerevole in mezzo a quell'immenso oceano. Cyrus Smith riflett per alcuni istanti: osserv attentamente il perimetro dell'isola, tenendo conto dell'altezza alla quale si trovava, poi disse: Amici miei, credo di non ingannarmi calcolando che il litorale dell'isola abbia un'estensione di pi di cento miglia.7 E di conseguenza, la sua superficie?... difficile calcolarla, rispose l'ingegnere perch essa troppo bizzarramente frastagliata.
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Circa 160 chilometri 115

Se Cyrus Smith non si sbagliava nella sua valutazione, l'isola aveva, press'a poco, l'estensione di Malta o di Zante, nel Mediterraneo; ma era molto pi irregolare e meno ricca di capi, promontori, punte, baie, anse o insenature. La sua forma, veramente strana, sorprendeva lo sguardo, e quando Gedeon Spilett, per consiglio dell'ingegnere, ne ebbe disegnato i contorni, si trov che assomigliava a qualche animale fantastico, una specie di pteropodo mostruoso, che si fosse addormentato sulla superficie del Pacifico. Ecco, infatti, la configurazione esatta dell'isola che importa far conoscere e la cui carta fu subito tracciata dal giornalista con sufficiente precisione. La parte est del litorale, cio quella sulla quale i naufraghi avevano preso terra, s'incavava ampiamente e orlava una vasta baia, terminante a sud-est in un capo aguzzo, che una punta aveva nascosto a Pencroff, durante la sua precedente esplorazione. A nordest, due altri capi chiudevano la baia e fra essi s'incavava uno stretto golfo, che assomigliava alle mascelle semiaperte di un qualche formidabile squalo. Da nord-est a nord-ovest, la costa s'arrotondava come il cranio appiattito di una fiera, per risollevarsi poi in una specie di gibbosit, che non dava una forma ben determinata a quella parte dell'isola, il cui centro era occupato dalla montagna vulcanica. Da quel punto, il litorale procedeva piuttosto regolarmente sia verso nord che verso sud, incavato, a circa due terzi del suo perimetro, da una stretta insenatura, a partir dalla quale il litorale stesso terminava in una lunga coda, simile alla coda di un gigantesco alligatore. Questa coda formava una vera penisola, che si allungava in mare per pi di trenta miglia, a partire dal capo di sud-est, gi accennato, e s'arrotondava descrivendo una rada foranea, largamente aperta, formata dal litorale inferiore di quella terra cos stranamente frastagliata. Nella parte meno larga, cio fra i Camini e l'insenatura osservata sulla costa occidentale, che si corrispondevano in latitudine, l'isola misurava dieci miglia; ma ove la sua lunghezza era maggiore, cio dalle mascelle di nordest all'estremit della coda di sud-ovest, essa
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non contava meno di trenta miglia. Nell'interno, l'aspetto generale dell'isola era il seguente: molto boscosa in tutta la parte meridionale dalla montagna fino al litorale, arida e sabbiosa nella parte settentrionale. Tra il vulcano e la costa est, Cyrus Smith e i suoi compagni furono assai sorpresi di vedere un lago, incorniciato da verdi alberi, di cui non supponevano l'esistenza. Visto da quell'altezza, il lago sembrava allo stesso livello del mare, ma riflettendoci bene, l'ingegnere spieg ai compagni che l'altitudine di quella piccola distesa d'acqua doveva essere di trecento piedi, giacch l'altipiano che gli serviva da bacino non era che il prolungamento di quello della costa. dunque un lago d'acqua dolce? domand Pencroff. Certamente, rispose l'ingegnere poich dev'essere alimentato dalle acque che scendono dalla montagna, Scorgo un fiumiciattolo che vi si getta disse Harbert, indicando uno stretto ruscello, la cui sorgente doveva perdersi nei contrafforti dell'ovest. Infatti, rispose Cyrus Smith e poich il ruscello alimenta il lago, probabile che vicino al mare esista uno scarico che porti a esso l'eccesso delle acque. Lo vedremo al nostro ritorno. Quel piccolo corso d'acqua, abbastanza sinuoso, e il fiume gi scoperto, costituivano tutto il sistema idrografico dell'isola, o almeno cos appariva agli occhi degli esploratori. Per, era possibile che fra quei folti gruppi d'alberi, che facevano di due terzi dell'isola un'immensa foresta, altri rivi scorressero in direzione del mare. Anzi, si doveva supporlo, tanto quella regione si mostrava fertile e ricca dei pi magnifici campioni della flora appartenente alle zone temperate. Nella parte settentrionale, nessun indizio d'acque correnti. Forse, ci potevano essere acque stagnanti nella zona paludosa di nord-est, ma niente di pi; insomma, dune, sabbie, un'aridit caratteristica, che contrastava vivamente con l'opulenza del suolo nella sua maggiore estensione. Il vulcano non occupava la parte centrale dell'isola. Esso si ergeva, invece, nella regione nord-ovest e pareva segnare il confine fra le due zone. A sud-ovest, a sud e a sud-est i primi piani dei contrafforti sparivano sotto macchie di verzura. A nord, invece, si
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potevano seguire le loro ramificazioni, che andavano a morire sulle pianure di sabbia. Da questo stesso lato, al tempo delle eruzioni, gli scoli vulcanici si erano aperti un passaggio, cosicch un largo strato di lave si stendeva sino alle strette fauci che formavano il golfo a nord-est. Cyrus Smith e i suoi compagni rimasero per un'ora in cima alla montagna. L'isola si spiegava sotto i loro occhi come una carta in rilievo, con le sue diverse colorazioni verdi per le foreste, gialle per le sabbie, azzurre per le acque. Essi la vedevano in tutto il suo complesso, e soltanto il suolo nascosto sotto l'immensa verzura, la linea d'impluvio delle vallate ombrose, l'interno delle strette gole scavate ai piedi del vulcano, sfuggivano alle loro investigazioni. Restava un grave problema da risolvere, un problema che doveva singolarmente influire sull'avvenire dei naufraghi. L'isola era abitata? Fu il giornalista che fece questa domanda, alla quale sembrava si potesse gi rispondere negativamente, dopo il minuzioso esame ch'era stato fatto delle diverse regioni dell'isola. In nessuna parte si scorgeva l'opera della mano dell'uomo. Non un agglomerato di capanne, non una capanna isolata, non una peschiera sul litorale. Non un filo di fumo s'elevava nell'aria, che tradisse la presenza dell'uomo. Una distanza di circa trenta miglia separava, vero, gli osservatori dal punto estremo dell'isola, vale a dire da quella coda che si proiettava a sud-ovest, e sarebbe quindi stato assai difficile, anche agli occhi acuti di Pencroff, scoprirvi un'abitazione. Inoltre, non si poteva sollevare la cortina di verzura che copriva i tre quarti dell'isola e vedere se essa nascondeva o no qualche borgata. Ma, generalmente, gli isolani, sulle ristrette superfici che emergono dalle onde del Pacifico, abitano di preferenza il litorale, e qui esso pareva del tutto deserto. Fino a una pi completa esplorazione, si poteva dunque ammettere che l'isola fosse disabitata. Ma era frequentata, almeno temporaneamente, dagli indigeni delle isole vicine? A questa domanda era difficile rispondere. Nessuna terra si vedeva all'intorno per un tratto di circa cinquanta miglia. Ma
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cinquanta miglia possono essere facilmente superate, sia da prahos malesi, sia da grandi piroghe polinesiane. Tutto dipendeva, dunque, dalla situazione dell'isola, dal suo isolamento pi o meno assoluto nel Pacifico, o dalla sua vicinanza agli arcipelaghi. Cyrus Smith sarebbe riuscito, senza strumenti adatti, ad accertare pi tardi la posizione di quella terra in latitudine e in longitudine? Sarebbe stato certamente difficile. Nel dubbio, era quindi conveniente prendere certe precauzioni, contro una possibile invasione di vicini indigeni. L'esplorazione dell'isola era compiuta, la configurazione determinata, il rilievo tracciato, l'estensione calcolata, l'idrografia e l'orografia stabilite. La disposizione delle foreste e delle pianure era stata rilevata in modo approssimativo sulla carta disegnata dal giornalista. Non rimaneva che ridiscendere i pendii della montagna, ed esplorare il suolo dal triplice punto di vista delle risorse minerali, vegetali e animali. Ma, prima di dare ai compagni il segnale della partenza, Cyrus Smith disse, con voce calma e grave: Ecco, amici miei, il piccolo angolo di terra su cui la mano dell'Onnipotente ci ha gettati. Qui, forse, dovremo vivere a lungo. Un soccorso inatteso ci potr anche giungere, se qualche bastimento passer per caso... Dico per caso, perch quest'isola poco importante; non offre nemmeno un porto che possa servire di scalo alle navi, ed da temere ch'essa sia situata fuori delle rotte ordinariamente seguite, cio troppo a sud per le navi che frequentano gli arcipelaghi del Pacifico, troppo a nord per quelli che vanno in Australia, doppiando il capo Horn. Non voglio dissimularvi nulla della situazione... Avete ragione, mio caro Cyrus rispose vivamente il cronista. Voi avete a che fare con degli uomini. Essi hanno fiducia in voi, e voi potete contare su di loro. Non vero, amici? Io vi obbedir in tutto, signor Cyrus disse Harbert, stringendo la mano dell'ingegnere. Oh, padrone mio, sempre e ovunque esclam Nab. Quanto a me, disse il marinaio ch'io perda il mio nome se mancher al mio dovere, e, se volete, signor Smith, noi faremo di quest'isola una piccola America! Vi costruiremo delle citt, vi
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creeremo ferrovie, vi installeremo il telegrafo, e un bel giorno, quando essa sar trasformata, ben ordinata e incivilita, andremo a offrirla al governo dell'Unione! Soltanto, domando una cosa. Quale? chiese il giornalista. Di non considerarci pi come naufraghi, bens come coloni, qui venuti per colonizzare! Cyrus Smith non pot fare a meno di sorridere, e la proposta del marinaio venne approvata. Poi l'ingegnere ringrazi i suoi compagni, e aggiunse che egli contava sulla loro energia e sull'aiuto del Cielo. E ora, torniamo ai Camini esclam Pencroff. Un momento, amici rispose l'ingegnere. Mi sembrerebbe conveniente dare un nome a quest'isola, e cos pure ai capi, ai promontori, ai corsi d'acqua che abbiamo sott'occhio. Benissimo disse il giornalista. Ci semplificher in avvenire le istruzioni che dovremo dare o seguire. Infatti, riprese il marinaio gi qualche cosa poter dire dove si va e donde si viene. Almeno, si ha l'aria di essere in qualche luogo. I Camini, per esempio disse Harbert. Giusto! rispose Pencroff. Quel nome era gi abbastanza comodo, e mi venuto spontaneo. Conserveremo al nostro primo accampamento il nome di Camini, signor Cyrus? S, Pencroff, poich cos l'avete battezzato. Bene! Quanto agli altri, sar facile replic il marinaio, ch'era in vena. Diamo loro dei nomi come quelli dei Robinson, di cui Harbert mi ha letto la storia pi d'uria volta: la Baia Provvidenza, la Punta dei capodogli, il Capo della speranza delusa!... O piuttosto i nomi del signor Smith, aggiunse Harbert del signor Spilett, di Nab!... Il mio nome! esclam Nab, mostrando i suoi denti splendenti di candore. Perch no? replic Pencroff. Il porto Nab, starebbe molto bene! E il Capo Gedeon... Io preferirei dei nomi presi al nostro paese, disse il cronista e che ci ricorderebbero cos l'America.
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S, per i principali, disse allora Cyrus Smith per le baie o i mari, l'ammetto volentieri. Che noi diamo a quella vasta baia dell'est il nome di baia dell'Unione, per esempio, a quella larga insenatura del sud, quello di baia Washington, al monte sul quale siamo in questo momento, quello di monte Franklin, al lago che si stende sotto i nostri occhi, quello di lago Grant, niente di meglio, amici miei. Questi nomi ci ricorderanno il nostro paese e i grandi cittadini che l'hanno onorato; ma per i fiumi, i golfi, i capi, i promontori che scorgiamo dall'alto di questa montagna, scegliamo denominazioni che rammentino piuttosto la loro particolare configurazione. Esse si imprimeranno meglio nella nostra mente e, in pari tempo, saranno pi pratiche. La forma dell'isola abbastanza strana perch non ci si trovi imbarazzati a immaginare dei nomi che facciano bella figura. Quanto ai corsi d'acqua che non conosciamo, alle diverse parti della foresta che esploreremo in seguito, alle cale che saranno scoperte in avvenire, li battezzeremo a mano a mano che ci si presenteranno. Che ne pensate, amici? La proposta dell'ingegnere fu unanimemente approvata dai suoi compagni. L'isola era l, sotto i loro occhi, come una carta spiegata, e non c'era che da mettere un nome a tutti i suoi angoli rientranti o sporgenti, cos come a tutte le sue parti rilevate. Gedeon Spilett avrebbe segnato i nomi via via che venivano stabiliti, e la nomenclatura geografica dell'isola sarebbe stata cos definitivamente fissata. Prima di tutto furono chiamati baia dell'Unione, baia Washington e monte Franklin le due baie e la montagna, cos come aveva proposto l'ingegnere. Adesso, disse il giornalista a quella penisola che si protende a sud-ovest dell'isola, io proporrei di dare il nome di penisola Serpentine, e quello di promontorio del Rettile (Reptile End) alla coda incurvata in cui termina la penisola stessa, giacch pare veramente una coda di rettile. Approvato disse l'ingegnere. Adesso, disse Harbert all'altra estremit dell'isola, quel golfo che assomiglia cos singolarmente a delle fauci aperte chiamiamolo golfo del Pescecane (Shark-gulf).
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Ben trovato! esclam Pencroff e completeremo l'immagine indicando con il nome di capo Mandibola (Mandiblecape) le due rispettive mascelle. Ma i capi sono due fece osservare il cronista. Ebbene! rispose Pencroff avremo il capo MandibolaNord e il capo Mandibola-Sud. Eccoli segnati disse Gedeon Spilett. Resta da denominare la punta all'estremit sud-est dell'isola disse Pencroff. Cio l'estremit della baia dell'Unione? domand Harbert. Capo dell'Artiglio (Claw-cape) grid subito Nab, che voleva egli pure essere padrino di un pezzo qualunque del suo regno. E, veramente, Nab aveva trovato una denominazione eccellente, poich quel capo rappresentava proprio il possente artiglio dell'animale fantastico, raffigurato da quell'isola di cos bizzarra struttura. Pencroff era soddisfattissimo della piega che prendevano le cose, e la fantasia di tutti essendo un po' sovreccitata, in breve fu dato: Il nome di Mercy al fiume che provvedeva l'acqua potabile ai coloni e presso il quale il pallone li aveva gettati; il nome era un vero e proprio ringraziamento alla Provvidenza. All'isolotto sul quale i naufraghi avevano posto piede la prima volta atterrando, il nome di isolotto della Salvezza (Safety-island). All'altipiano che coronava l'alta muraglia di granito, al di sopra dei Camini e donde lo sguardo poteva abbracciare tutta la vasta baia, il nome di altipiano Bellavista. Infine, a tutto quel folto d'impenetrabili boschi che coprivano la penisola Serpentine, il nome di Foresta del Far West. La nomenclatura delle parti visibili e conosciute dell'isola era cos terminata: in seguito essa sarebbe stata completata a mano a mano che si fossero fatte nuove scoperte. Quanto alla posizione dell'isola, l'ingegnere l'aveva determinata approssimativamente considerando l'altezza e il punto in cui si trovava il sole nel cielo: ne risultava che la baia dell'Unione e tutto l'altipiano di Bellavista si trovavano a est. Ma all'indomani, prendendo l'ora esatta al sorgere e al tramontare del sole e
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osservando la sua posizione a met del tempo corrente tra l'alba e il tramonto, egli si riprometteva di stabilire esattamente il nord dell'isola, giacch, in conseguenza della sua ubicazione nell'emisfero australe, il sole, nel momento esatto in cui toccava il culmine della sua ascensione, passava al nord, e non a mezzogiorno, come, nel suo apparente movimento, sembra fare per i luoghi situati nell'emisfero boreale. Tutto era dunque finito, e i coloni non avevano che da ridiscendere il monte Franklin per ritornare ai Camini, quando Pencroff esclam improvvisamente: Oh, ma siamo proprio ben sbadati! E perch? domand Gedeon Spilett, che aveva chiuso il suo taccuino e si alzava per ritornare. E la nostra isola? Come! Ci dimentichiamo di battezzarla? Harbert stava per proporre di dare all'isola il nome dell'ingegnere, e tutti i suoi compagni avrebbero certo applaudito la proposta, quando, invece, Cyrus Smith disse semplicemente: Chiamiamola con il nome d'un grande cittadino, amici, di chi lotta ora per difendere l'unit della Repubblica Americana! Chiamiamola Lincoln! Un triplice evviva rispose alle parole dell'ingegnere. Quella sera, prima di addormentarsi, i nuovi coloni parlarono del loro Paese lontano; parlarono della terribile guerra che lo insanguinava; essi non dubitavano affatto che il Sud sarebbe stato vinto al pi presto, e che la causa del Nord, la causa della giustizia, avrebbe trionfato, grazie a Grant e a Lincoln! Questo accadeva il 30 marzo 1865, ed essi non sapevano che, sedici giorni dopo, un orribile delitto sarebbe stato commesso a Washington e che il venerd santo Abraham Lincoln sarebbe caduto sotto il colpo di un fanatico.

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CAPITOLO XII
LA REGOLAZIONE DEGLI OROLOGI PENCROFF SODDISFATTO UN FUMO SOSPETTO IL CORSO DEL CREEK ROSSO LA FLORA DELL'ISOLA DI LINCOLN LA FUNA I FAGIANI DI MONTAGNA L'INSEGUIMENTO DEI CANGURI L'AGUTI IL LAGO GRANT RITORNO AI CAMINI
I COLONI dell'isola di Lincoln gettarono un ultimo sguardo intorno, fecero il giro del cratere percorrendone la stretta cresta, e mezz'ora dopo erano ridiscesi sul primo altipiano, al loro accampamento notturno. Pencroff pens che era l'ora della colazione, e a questo proposito si ritenne opportuno di regolare i due orologi, quello di Cyrus Smith e quello del giornalista. noto che l'orologio di Gedeon Spilett era stato rispettato dall'acqua di mare, poich egli era stato gettato direttamente sulla sabbia, al sicuro dalle onde. Detto orologio era uno strumento in condizioni eccellenti, un vero cronometro da tasca, che Gedeon Spilett non aveva mai trascurato di ricaricare accuratamente ogni giorno. Quanto all'orologio dell'ingegnere, esso si era necessariamente fermato durante il tempo che Cyrus Smith aveva passato svenuto fra le dune. L'ingegnere dunque lo ricaric, e, calcolando approssimativamente dall'altezza del sole che dovevano essere circa le nove del mattino, lo mise su quest'ora. Gedeon Spilett stava per imitarlo, quando l'ingegnere, fermandolo con la mano, gli disse:
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No, caro Spilett, aspettate. Voi avete conservato l'ora di Richmond? S, Cyrus. Di conseguenza, il vostro orologio regolato sul meridiano di quella citt, meridiano che press'a poco quello di Washington? Certo. Ebbene, conservatelo cos. Accontentatevi di ricaricarlo regolarmente, ma non toccate le lancette. Questo potr servirci. A che cosa? pens il marinaio. Mangiarono, e tanto abbondantemente, che la riserva di selvaggina e di pinoli fu completamente esaurita. Ma Pencroff non ne fu per nulla impensierito. Cammin facendo si sarebbero senza dubbio riforniti. Top, che aveva avuto una porzione assai lauta, avrebbe ben saputo scovare altra selvaggina nelle protettrici ombre dei boschi cedui. Inoltre, il marinaio pensava di chiedere, come se niente fosse, all'ingegnere di fabbricare della polvere da sparo, e uno o due fucili da caccia; nella sua ingenuit, egli non vedeva in questo alcuna grossa difficolt. Lasciando l'altipiano, Cyrus Smith propose ai compagni di tornare ai Camini per una strada nuova. Egli desiderava vedere da vicino quel lago Grant, magnificamente incastonato nella sua cornice d'alberi. Seguirono, perci, la cresta di uno dei contrafforti, tra i quali il creek8 che alimentava il lago aveva probabilmente la sua sorgente. Conversando, i coloni usavano gi scrupolosamente i nomi propri, poco prima stabiliti, e questo facilitava singolarmente lo scambio delle idee. Harbert e Pencroff, l'uno giovane e l'altro ancora un po' fanciullo, erano lietissimi, e, mentre camminava, il marinaio diceva: Neh, Harbert! come tutto procede a meraviglia! Smarrirci impossibile, ragazzo mio, poich, sia che seguiamo la strada del lago Grant, sia che raggiungiamo il fiume Mercy attraverso i boschi del Far West, arriveremo sempre senz'altro all'altipiano di Bellavista e di conseguenza, alla baia dell'Unione. Era stato deciso che, pur senza formare un gruppo compatto, i coloni non si sarebbero allontanati troppo gli uni dagli altri. Certamente, degli animali pericolosi abitavano le fitte foreste
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Nome che gli americani danno ai corsi d'acqua di scarsa importanza. 125

dell'isola, e perci era prudente stare in guardia. Generalmente, Pencroff, Harbert e Nab marciavano in testa, preceduti da Top, che frugava ogni angolo. Il giornalista e l'ingegnere procedevano insieme, Gedeon Spilett pronto ad annotare ogni avvenimento; l'ingegnere quasi sempre silenzioso e senza mai scostarsi dalla propria strada se non per raccattare ora una cosa, ora un'altra, sostanze minerali o vegetali, che ficcava in tasca, senza fare nessuna riflessione. Che cosa diavolo raccoglie? mormorava Pencroff. Ho un bel guardare, ma non vedo cose per cui valga la pena di chinarsi! Verso le dieci, la piccola comitiva discendeva le ultime pendici del monte Franklin. Anche qui il suolo era sparso solamente di cespugli e di rari alberi. Si camminava su una terra giallastra e calcinata, formante una pianura lunga circa un miglio, che precedeva il limite dei boschi. Grossi blocchi di quel basalto, che, secondo le esperienze di Bischof, ha avuto bisogno, per raffreddarsi, di trecentocinquanta milioni d'anni, erano sparsi qua e l per la pianura, a tratti molto tormentata. Tuttavia, non c'era traccia di lava, la quale s'era pi particolarmente riversata lungo i pendii settentrionali. Cyrus Smith era convinto, dunque, di raggiungere senza incidenti il corso del rivo che, secondo lui, doveva scorrere sotto gli alberi, al confine della pianura, quando vide corrergli incontro precipitosamente Harbert, mentre Nab e il marinaio si nascondevano dietro le rocce. Che cosa c', ragazzo mio? domand Gedeon Spilett. Fumo rispose Harbert. Abbiamo visto del fumo innalzarsi fra le rocce, a cento passi da noi. Uomini qui? esclam il cronista. Evitiamo di mostrarci, prima di sapere con chi abbiamo a che fare rispose Cyrus Smith. Temo gli indigeni, se mai ce ne sono su quest'isola, pi di quanto li desideri. Dov' Top? Top avanti. E non abbaia? No. strano. Ma proviamo a richiamarlo. In pochi istanti, l'ingegnere, Gedeon Spilett e Harbert raggiunsero
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i compagni, e, come loro, si nascosero dietro massi di basalto. Di l, essi scorsero una colonna di fumo, molto visibile, che s'elevava in spire vorticose nell'aria; fumo dal colore giallastro, molto caratteristico. Top, richiamato da un leggero fischio del padrone, torn indietro, mentre l'ingegnere, facendo segno ai compagni di aspettarlo, s'insinu tra le rocce. I coloni, immobili, aspettavano con una certa ansiet il risultato dell'esplorazione, quando una chiamata di Cyrus Smith li fece accorrere. Essi lo raggiunsero tosto, e per prima cosa furono colpiti dall'odore sgradevole che impregnava l'atmosfera. Quell'odore, facilmente riconoscibile, era bastato all'ingegnere per indovinare che cos'era quel fumo che, a tutta prima, l'aveva reso inquieto, e non senza ragione. Quel fuoco diss'egli o piuttosto quel fumo, la natura che lo produce. Si tratta di una sorgente solforosa, che ci permetter di curare efficacemente le nostre laringiti. Bene! esclam Pencroff. Peccato ch'io non sia raffreddato! I coloni si diressero allora verso il luogo donde usciva il fumo. L, videro una sorgente solforosa sodica, che sgorgava abbastanza abbondantemente fra le rocce, e le cui acque, dopo aver assorbito l'ossigeno dell'aria, emanavano un forte odore di acido solfidrico. Cyrus Smith, immergendovi una mano, trov quelle acque untuose al tatto. Le assaggi e constat che il loro sapore era un po' dolciastro. Quanto alla loro temperatura, egli la calcol a 95 gradi Fahrenheit (35 centigradi). E avendogli domandato Harbert su che cosa basava quella valutazione: molto semplice, ragazzo mio rispose. Tuffando la mano in quest'acqua, io non ho provato sensazione n di freddo, n di caldo. Dunque, essa ha la medesima temperatura del corpo umano, che appunto di circa novantacinque gradi. Poi, non offrendo, per il momento, la sorgente solforosa alcuna utilit, i coloni si diressero verso il margine della fitta foresta che si stendeva ad alcune centinaia di passi. L, come si presumeva, il ruscello scorreva con vive e limpide
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acque fra rive di terra rossa, dal colore che rivelava la presenza dell'ossido di ferro. Questo colore fece immediatamente dare al corso d'acqua il nome di Creek Rosso. Non era che un largo ruscello, profondo e chiaro, formato dalle acque della montagna, che met rio, met torrente, qui scorrendo lentamente e pacificamente sulla sabbia, l rumoreggiando nell'urtare contro punte di roccia o precipitando in cascata, correva verso il lago, con una lunghezza di un miglio e mezzo e una larghezza variabile da trenta a quaranta piedi. Le sue acque erano dolci, il che doveva far supporre che dolci fossero pure quelle del lago. Fortunata circostanza questa, nel caso che si trovasse in quei pressi una dimora pi conveniente dei Camini. Gli alberi, che alcune centinaia di piedi pi a valle ombreggiavano le rive del ruscello, appartenevano per la maggior parte alle specie che abbondano nella zona temperata dell'Australia o della Tasmania, e non pi a quelle delle conifere che coprivano la parte dell'isola gi esplorata, ad alcune miglia dall'altipiano di Bellavista. In quell'epoca dell'anno, al principio del mese di aprile, che in quell'emisfero corrisponde al mese di ottobre, vale a dire l'inizio dell'autunno, il fogliame era ancora intatto. Quegli alberi erano specialmente casuarine ed eucalipti, alcuni dei quali avrebbero fornito nella prossima primavera una manna zuccherina, in tutto simile alla manna dell'Oriente. Gruppi di cedri australiani sorgevano pure nelle radure, tappezzate da quell'alta erba che nella Nuova Olanda si chiama tussac, ma il cocco, cos abbondante negli arcipelaghi del Pacifico, pareva mancare nell'isola, la cui latitudine era indubbiamente troppo bassa. Che peccato! disse Harbert un albero cos utile e che ha dei frutti cos belli! Quanto agli uccelli, essi pullulavano fra i rami alquanto spogli degli eucalipti e delle casuarine, che non ostacolavano l'apertura delle loro ali. Pappagalli d'ogni specie, di quelli australiani chiamati cacatoci neri, bianchi o grigi; pappagalli pi piccoli, con le loro femmine, dalle piume a sfumature di tutti i colori; re d'un verde sgargiante e coronati di rosso; lorichetti azzurri, e blues mountains sembravano non lasciarsi vedere che attraverso un prisma, e
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svolazzando fra uno stridio assordante. Improvvisamente, un bizzarro concerto di voci discordanti risuon nel folto di una macchia. I coloni udirono successivamente il canto degli uccelli, il grido dei quadrupedi e un verso, un specie di schiocco, che si sarebbe potuto credere sfuggito dalle labbra di un indigeno. Nab e Harbert si slanciarono verso il cespuglio, dimenticando ogni pi elementare norma di prudenza. Fortunatamente, non v'erano n animali selvaggi temibili, n indigeni pericolosi, ma semplicemente una mezza dozzina di quegli uccelli burloni e canori, che sono i fagiani di montagna. Alcune bastonate abilmente assestate posero fine alla gazzarra, procurando, inoltre, una eccellente selvaggina per il pranzo della sera. Harbert osserv anche dei magnifici piccioni, dalle ali color bronzo, alcuni adorni di una cresta superba, altri con le penne screziate di verde, come i loro congeneri di Port-Macquarie; ma fu impossibile raggiungerli, cos come i corvi e le gazze, che fuggivano a stormi. Una fucilata a pallini avrebbe fatto un'ecatombe di quei volatili, ma i cacciatori dovevano ancora limitarsi, per le armi da getto, a sassi, e per le armi ad asta, al bastone, e questi arnesi primitivi si dimostravano sempre pi insufficienti. La loro insufficienza si rese ancor pi palese, quando un branco di quadrupedi, saltellanti, balzellanti, con salti di trenta piedi, veri mammiferi volanti, fuggirono scavalcando i cespugli, cos presto e a siffatte altezze, che si sarebbe potuto credere passassero da un albero all'altro, come scoiattoli. Canguri! grid Harbert. E si possono mangiare? chiese Pencroff. Cucinati in stufato, rispose il giornalista possono paragonarsi alla migliore selvaggina!... Gedeon Spilett non aveva ancora finito di pronunciare questa frase eccitante, che il marinaio, seguito da Nab e da Harbert, s'era lanciato sulle tracce dei canguri. Invano Cyrus Smith li richiam; e invano i cacciatori inseguirono quella selvaggina, cos agile che rimbalzava come una palla. Dopo cinque minuti di corsa, essi erano ansanti e trafelati, mentre il branco scompariva nel ceduo. Top non era riuscito meglio dei padroni.
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Signor Cyrus, disse Pencroff, quando l'ingegnere e il giornalista l'ebbero raggiunto signor Cyrus, vedete che indispensabile fabbricare dei fucili. Sar possibile? Forse, rispose l'ingegnere ma prima cominceremo con il fabbricare archi e frecce, e non dubito che voi diverrete abili nel maneggiarli quanto i cacciatori australiani. Frecce! Archi! disse Pencroff, con una smorfia sdegnosa. Vanno bene per i ragazzi! Non arricciate il naso, Pencroff rispose il giornalista. Gli archi e le frecce sono bastati per secoli a insanguinare il mondo. La polvere appena di ieri, e la guerra vecchia quanto la razza umana, disgraziatamente! vero, in fede mia, signor Spilett rispose il marinaio: parlo sempre senza riflettere. Scusatemi! Frattanto Harbert, sempre tutto preso dalla sua scienza favorita, la storia naturale, ritorn sull'argomento dei canguri, dicendo: Del resto, abbiamo avuto a che fare con la specie pi difficile da prendersi. Erano dei veri giganti, dalla lunga pelliccia grigia; ma, se non m'inganno, esistono dei canguri neri e rossi, dei canguri di roccia, dei canguri-topi, di cui pi facile impadronirsi. Se ne contano una dozzina di specie... Harbert, replic sentenziosamente il marinaio non c' per me che una sola specie di canguro, il canguro allo spiedo, e sar proprio quella che ci mancher stasera! Non si pot fare a meno di ridere sentendo la nuova classificazione di mastro Pencroff. Il bravo marinaio non nascose affatto il proprio dispetto per essere costretto ad accontentarsi dei soli fagiani come pranzo; ma la fortuna doveva mostrarsi ancora una volta compiacente con lui. Infatti, Top, che capiva come fosse in gioco il suo stesso interesse, frugava dappertutto con un istinto raddoppiato da un feroce appetito. Era anche probabile che se qualche capo di selvaggina gli fosse capitato sotto i denti, non ne sarebbe potuto restare ai cacciatori, e che Top stesse allora cacciando per proprio conto; ma Nab lo sorvegliava, e faceva bene. Verso le tre, il cane scomparve in una macchia e poco dopo sordi
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brontolii indicarono ch'esso era alle prese con qualche animale. Nab si slanci, ed effettivamente vide Top occupato a divorare un quadrupede che, dieci secondi pi tardi, sarebbe stato impossibile identificare nello stomaco del cane. Ma, fortunatamente, Top era piombato su una nidiata; aveva fatto un colpo triplo, e due altri roditori (gli animali appartenevano a quest'ordine) giacevano sgozzati al suolo. Nab ricomparve dunque trionfalmente, tenendo in ogni mano uno dei roditori, dalla corporatura che superava quella di una lepre. Il loro pelame giallo era picchiettato di macchie verdastre e non avevano che un mozzicone di coda. Cittadini dell'Unione com'erano, non potevano esitare ad attribuire a quegli animali il nome che loro pi conveniva. Erano maras, specie di aguti, un po' pi grandi dei loro consimili delle contrade tropicali, veri conigli d'America, dalle orecchie lunghe, e dalle mascelle munite di cinque molari per parte; ci appunto li distingue dagli aguti: Evviva! grid Pencroff. L'arrosto c'! Adesso possiamo tornare a casa! La marcia, interrotta per un istante, fu ripresa. Il Creek Rosso scorreva sempre con le sue limpide acque sotto la volta delle casuarine, delle banksie e dei giganteschi alberi gommiferi. V'erano, inoltre, delle superbe liliacee, alte circa venti piedi. Altre variet arborescenti, sconosciute al giovane naturalista, si piegavano sulle acque, che si udivano mormorare sotto quel pergolato verdeggiante. Intanto, il ruscello andava allargandosi sensibilmente, e Cyrus Smith fu indotto a credere che la foce non fosse lontana. Infatti, all'uscita da un folto bosco di begli alberi, essa apparve improvvisamente. Gli esploratori erano giunti sulla riva occidentale del lago Grant. Il luogo meritava di essere osservato. Quella distesa d'acqua di circa sette miglia di circonferenza e duecentocinquanta acri9 di superficie, riposava entro una cornice di alberi svariati. Verso est, attraverso una cortina di verzura pittorescamente elevata in certi punti, appariva uno smagliante orizzonte marino. A nord, il lago faceva una curva appena
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Circa 200 ettari. 131

sensibile, che contrastava con la forma aguzza della punta inferiore. Numerosi uccelli acquatici frequentavano le rive di quel piccolo Ontario nel quale le mille isole del suo omonimo americano erano rappresentate da un isolotto roccioso emergente dalla superficie delle acque, ad alcune centinaia di piedi dalla riva meridionale. L vivevano in comune parecchie coppie di martin-pescatori, appollaiati su alcune pietre, gravi, immobili, spiando i pesci al passaggio, slanciandosi poi per tuffarsi con un grido acuto, e riapparire con la preda in bocca. Altrove, sulle rive e sull'isolotto, si pavoneggiavano anitre selvatiche, pellicani, gallinelle, becchi-rossi, filedoni muniti di lingua a forma di pennello, e uno o due esemplari di splendidi uccelli-lira, la cui coda si espande graziosamente, assumendo la forma di una lira. Le acque del lago erano dolci, limpide, un po' scure; da certi gorgogli e dai circoli concentrici che s'intersecavano alla superficie, si doveva desumere che esse fossero molto pescose. veramente bello questo lago! disse Gedeon Spilett. Sarebbe gradevole vivere sulle sue rive! Ci vivremo! rispose Cyrus Smith. I coloni, volendo allora ritornare ai Camini per la via pi breve, discesero fino all'angolo formato a sud dalla congiunzione delle rive del lago. Non senza fatica si aprirono un passaggio attraverso le fitte boscaglie e gli sterpeti, che mai la mano dell'uomo aveva diradato, e si diressero cos verso il litorale, in modo da arrivare a nord dell'altipiano di Bellavista. Due miglia furono percorse in questa direzione; poi, dopo l'ultima cortina d'alberi, apparve il pianoro, coperto d'un fitto tappeto d'erba, e pi oltre il mare infinito. Per ritornare ai Camini bastava attraversare obliquamente il pianoro per circa un miglio e ridiscendere fino al gomito formato dalla prima svolta del fiume Mercy. Ma l'ingegnere desiderava conoscere come e da che parte sboccava in mare il soverchio delle acque del lago, e l'esplorazione sotto gli alberi fu prolungata per un miglio e mezzo verso nord. Era probabile, infatti, che una bocca di scarico esistesse in qualche parte, e senza dubbio attraverso una spaccatura del granito. Quel lago non era, insomma, che una immensa vasca, che s'era riempita a poco a poco delle acque del
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fiume; bisognava pure che l'eccedenza di queste sue acque si riversasse in mare attraverso qualche cascata. Se cos era, l'ingegnere pensava che sarebbe stato forse possibile utilizzare la cascata servendosi della sua forza, che sino allora era andata persa senza profitto per nessuno. Si prosegu dunque lungo le rive del lago Grant, risalendo l'altipiano; ma, dopo aver percorso ancora un miglio in tale direzione, Cyrus Smith non aveva potuto ancora scoprire il canale di scarico, che doveva nondimeno esistere. Erano le quattro e mezzo. I preparativi della cena esigevano che i coloni tornassero alla loro dimora. La piccola comitiva torn, dunque, sui propri passi, e, per la riva sinistra del Mercy, Cyrus Smith e i compagni giunsero ai Camini. L, fu acceso il fuoco e Nab e Pencroff, ai quali, naturalmente, erano assegnate le funzioni di cuochi, l'uno nella sua qualit di negro, l'altro nella sua qualit di marinaio, prepararono lestamente sulla graticola le braciole di aguti cui si fece grande onore. Finito il pasto, mentre ciascuno stava per abbandonarsi al sonno, Cyrus Smith trasse di tasca alcuni piccoli campioni di minerali di diverse specie, e si limit a dire: Amici miei, questo minerale di ferro, questa una pirite, questa argilla, questa calce e questo carbone. Ecco quel che ci d la natura, ed ecco la sua parte nel lavoro comune! A domani la nostra!

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CAPITOLO XIII
CI CHE SI TROVA SU TOP FABBRICAZIONE D'ARCHI E DI FRECCE UNA FORNACE IL FORNO DA STOVIGLIE DIVERSI UTENSILI DI CUCINA LA PRIMA PENTOLA L'ARTEMISIA LA CROCE DEL SUD UN'IMPORTANTE OSSERVAZIONE ASTRONOMICA
EBBENE, signor Cyrus, da dove dobbiamo incominciare? domand l'indomani mattina Pencroff all'ingegnere. Dal principio rispose Cyrus Smith. E infatti, quei coloni erano costretti a cominciare proprio dall'inizio, per tutte le cose. Essi non possedevano nemmeno il necessario per fare gli utensili e neppure si trovavano nelle condizioni della natura, che avendo il tempo, economizza lo sforzo. Il tempo mancava loro, poich dovevano provvedere immediatamente ai bisogni dell'esistenza e se, per l'esperienza che gi possedevano, non avevano niente da inventare, avevano nondimeno tutto da costruire. Per loro il ferro, l'acciaio erano ancora allo stato di minerale, le stoviglie allo stato di argilla, la biancheria e i vestiti allo stato di materie tessili. Bisogna dire, per, che quei coloni erano uomini nella pi bella e possente espressione della parola. L'ingegnere Smith non poteva essere assecondato da compagni pi intelligenti, n pi devoti e zelanti. Egli li aveva interrogati. Conosceva gi le attitudini di ciascuno. Gedeon Spilett, giornalista d'ingegno, che aveva imparato tutto per poter parlare di tutto, avrebbe certo largamente contribuito con il cervello e con l'opera alla colonizzazione dell'isola. Egli non sarebbe indietreggiato dinanzi a nessun compito; cacciatore appassionato,
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avrebbe fatto un mestiere di quello che, sino allora, non era stato per lui che un passatempo. Harbert, bravo ragazzo, gi notevolmente istruito nelle scienze naturali, avrebbe portato un serio contributo alla causa comune. Nab era la devozione personificata. Svelto, intelligente, infaticabile, robusto, con una salute di ferro, egli conosceva un po' l'arte del fabbro e non poteva che essere utilissimo alla colonia. Quanto a Pencroff, era stato marinaio su tutti gli oceani, carpentiere nei cantieri di costruzione di Brooklyn, aiutante sarto sulle navi dello Stato, giardiniere, coltivatore durante i periodi di licenza, ecc.; e, come tutta la gente di mare, che sa fare di tutto, egli sapeva far di tutto. Sarebbe stato veramente difficile riunire cinque uomini pi adatti a lottare contro la sfortuna e pi sicuri di trionfarne. Dal principio, aveva detto Cyrus Smith. Ora, questo principio di cui parlava l'ingegnere era la costruzione di un'apparecchiatura che potesse trasformare le sostanze naturali. Si sa quanta parte ha il calore in questa trasformazione. Di combustibile (legna o carbon fossile) si poteva disporre immediatamente. Si trattava, dunque, di costruire un forno per utilizzarlo. A che cosa servir il forno? domand Pencroff. A fabbricare le stoviglie, di cui abbiamo bisogno rispose Cyrus Smith. E il forno, con che cosa lo faremo? Con dei mattoni. E i mattoni? Con l'argilla. In cammino, amici. Per evitare i trasporti di materiale, impianteremo la nostra fabbrica sul luogo stesso di produzione. Nab porter le provviste, e il fuoco non mancher per la cottura dei cibi. No, rispose il cronista ma potranno mancare gli alimenti, per mancanza di arnesi da caccia! Ah! Se avessimo soltanto un coltello! esclam il marinaio. Ebbene? chiese Cyrus Smith. Fabbricherei arco e frecce e la selvaggina non mancherebbe! S, un coltello, una lama tagliente... disse l'ingegnere, come
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se parlasse a se stesso. In quel momento, il suo sguardo cadde su Top, che andava e veniva sulla spiaggia. Improvvisamente, l'occhio di Cyrus Smith si anim. Top, qui! diss'egli. Il cane accorse alla chiamata del padrone. Questi prese la testa di Top fra le mani, e, sciogliendo il collare che l'animale aveva al collo, lo ruppe in due pezzi, dicendo: Ecco due coltelli, Pencroff! Gli risposero due poderosi evviva del marinaio. Il collare di Top era fatto di una sottile lamina d'acciaio temperato. Bastava, dunque, affilarlo prima su una pietra di grs, in modo da mettere al vivo l'angolo del taglio, e poi eliminare il filo morto su di un grs pi fino. Ora, questo genere di roccia arenaria si trovava in abbondanza sulla spiaggia, di modo che, due ore dopo, l'attrezzatura della colonia si componeva di due lame taglienti, ch'era stato facile fissare in una solida impugnatura. La conquista di quel primo utensile fu salutata come un trionfo. Era una conquista preziosa davvero e giungeva proprio opportuna. Partirono. Era intenzione di Cyrus Smith di ritornare sulla riva occidentale del lago, l dove aveva osservato il giorno innanzi la terra argillosa di cui possedeva un campione. Si avviarono quindi lungo la riva del Mercy, attraversarono l'altipiano di Bellavista, e dopo una marcia di cinque miglia al massimo, arrivarono a una radura situata a duecento passi dal lago Grant. Cammin facendo, Harbert aveva scoperto un albero, i cui rami vengono adoperati dagli Indiani dell'America meridionale per la fabbricazione degli archi. Era il crejimba della famiglia dei palmizi, che non produce frutti commestibili. Furono tagliati e sfrondati alcuni rami lunghi e diritti, che vennero poi assottigliati alle estremit e lasciati robusti nel mezzo: non c'era che da trovare una pianta adatta a formare la corda dell'arco. Un hibiscus hetero-phyllus, pianta di una specie appartenente alla famiglia delle malvacee, diede fibre di notevole resistenza, tanto che si sarebbe potuto paragonarle a tendini di animali. Pencroff ottenne cos degli archi abbastanza forti, ai quali non mancavano che le frecce. Queste si potevano fare
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facilmente con dei rami dritti e rigidi, senza nodosit, ma la punta di cui dovevano essere armate, vale a dire una sostanza atta a surrogare il ferro, non si poteva trovare altrettanto facilmente. Tuttavia Pencroff pens che, avendo fatto la sua parte di lavoro, al resto avrebbe provveduto il caso. I coloni erano giunti sul territorio esplorato il giorno avanti. Esso era costituito di quell'argilla figulina che serve a fabbricare i mattoni e le tegole; argilla, quindi, convenientissima per l'operazione ch'essi dovevano condurre a buon fine. La lavorazione non presentava difficolt alcuna. Bastava sgrassare l'argilla con della sabbia, dare la forma ai mattoni e cuocerli poi su di un fuoco di legna. Solitamente, i mattoni vengono pressati in stampi adatti, ma l'ingegnere si accontent di fabbricarli con le mani. Il lavoro occup tutta quella giornata e anche la seguente. L'argilla, imbevuta d'acqua, impastata e battuta poi con i piedi e con i pugni dei lavoratori, fu divisa in prismi di uguale grandezza. Un operaio pratico pu confezionare, senza macchina, anche diecimila mattoni in dodici ore; ma i cinque dell'isola Lincoln, in due giornate di lavoro, non ne fabbricarono pi di tremila, che furono disposti gli uni vicini agli altri, in attesa del momento in cui, essiccati completamente, sarebbe stato possibile cuocerli, cio dopo tre o quattro giorni. Nella giornata del 2 aprile Cyrus Smith si occup di rilevare la posizione dell'isola. Il giorno prima egli aveva segnato esattamente l'ora in cui il sole era scomparso dall'orizzonte, tenendo conto della rifrazione dei raggi. E quella mattina egli rilev non meno esattamente l'ora in cui il sole riapparve. Fra il tramonto e l'alba, erano passate dodici ore meno ventiquattro minuti. Dunque, sei ore e dodici minuti dopo il suo sorgere, il sole, in quel giorno, sarebbe passato esattamente sul meridiano e il punto del cielo che esso avrebbe occupato in quel momento avrebbe indicato il nord.10 All'ora suddetta, Cyrus rilev questo punto e allineando con il sole due alberi, che gli sarebbero serviti da punto di riferimento, ottenne cos una meridiana invariabile per le ulteriori operazioni.
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Infatti, in quell'epoca dell'anno e a quella latitudine, il sole si levava alle 5,48 del mattino, e tramontava alle 6,12 della sera. 137

Durante i due giorni che precedettero la cottura dei mattoni, fu provveduto all'approvvigionamento del combustibile. Furono tagliati alcuni rami attorno alla radura, e si raccolsero tutti quelli caduti. Contemporaneamente, si cacci ,un poco nei dintorni, e con il maggior successo, in quanto Pencroff possedeva ora gi alcune dozzine di frecce armate di punte acuminatissime. Top aveva fornito quelle punte, recando un porcospino, selvaggina piuttosto mediocre, ma di un valore incontestabile per gli aculei di cui era irto. Questi aculei furono solidamente infissi all'estremit delle frecce, alle quali fu applicata un'impennatura di piume di pappagallo, per assicurarne la direzione. Il giornalista e Harbert divennero presto degli accortissimi tiratori d'arco. E la selvaggina d'ogni sorta abbond ai Camini: capibara, piccioni, aguti, galli di montagna, ecc. La maggior parte di questi animali fu uccisa nella zona della foresta situata sulla riva sinistra del fiume Mercy, alla quale si diede il nome di bosco dello Jacamar in memoria del volatile cui Harbert e Pencroff avevano dato la caccia durante la loro prima esplorazione. Quella selvaggina fu mangiata fresca, ma si conservarono i prosciutti del capibara, affumicandoli sopra un fuoco di legna verde, dopo averli aromatizzati con foglie odorose. Tuttavia quel cibo, per quanto molto corroborante, era pur sempre dell'arrosto, e i commensali sarebbero stati lieti di sentire, dopo tanto, bollire sul focolare un semplice lesso; ma per questo bisognava aspettare che la pentola fosse fabbricata, e logicamente, che fosse prima costruito il forno. Durante le escursioni, che si limitarono a una zona molto ristretta intorno alla fabbrica di mattoni, i cacciatori poterono constatare tracce del passaggio recente di grandi animali, armati di artigli potenti, ma di cui non riuscirono a indovinare la specie. Cyrus Smith raccomand loro un'estrema prudenza, giacch era probabile che la foresta nascondesse qualche belva pericolosa. E fece bene. Infatti, Gedeon Spilett e Harbert scorsero un giorno una bestia che somigliava a un giaguaro. Essa non li attacc, e fu gran fortuna, perch probabilmente non se la sarebbero cavata senza qualche grave ferita. Ma Gedeon Spilett, quando avesse avuto una vera arma, vale a dire uno di quei fucili che Pencroff reclamava, si
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riprometteva di fare una guerra accanita alle bestie feroci e di liberarne l'isola. Durante quei pochi giorni, nulla fu fatto per rendere pi comodi i Camini, giacch l'ingegnere si proponeva di scoprire o anche costruire, se occorreva, una dimora pi conveniente. Ci si accontent di stendere sulla sabbia dei corridoi un fresco letto di muschi e di foglie secche e, su quei giacigli un po' primitivi, i lavoratori, spossati, dormirono un sonno perfetto. Fu, inoltre, fatto il conto dei giorni passati sull'isola di Lincoln, da quando i coloni vi avevano atterrato e da allora ne fu tenuto sempre un computo regolare. Il 5 aprile, un mercoled, erano dodici giorni da che il vento aveva gettato i naufraghi su quel litorale. Il 6 aprile, sin dall'alba, l'ingegnere e i suoi compagni erano riuniti nella radura, dove stava per aver luogo la cottura dei mattoni. Naturalmente, tale operazione doveva essere fatta all'aria aperta e non dentro i forni; d'altra parte, l'agglomerato dei mattoni avrebbe formato un enorme forno che si sarebbe cotto da s. Il combustibile, composto di fascine ben preparate, fu messo a terra e circondato da parecchie file di mattoni disseccati, che formarono in breve un grosso cubo, all'esterno del quale furono lasciati aperti degli sfiatatoi. Quel lavoro dur tutta la giornata e soltanto a sera fu dato fuoco alle fascine. Quella notte nessuno si coric, ma tutti vegliarono attentamente perch il fuoco non si spegnesse. L'operazione dur quarantott'ore e riusc perfettamente. Bisogn allora lasciar raffreddare la massa fumante e, nel frattempo, Nab e Pencroff, guidati da Cyrus Smith, trasportarono, su un graticcio fatto di rami intrecciati, parecchi carichi di carbonato di calcio, pietre comunissime, che si trovavano in abbondanza a nord del lago. Queste pietre, decomposte dal calore, produssero una calce viva, molto grassa, che si dilatava molto estinguendosi, ed era pura come se fosse stata prodotta dalla calcinazione di creta o marmo. Mescolata con sabbia, il cui effetto di attenuare il ritiro della pasta quando solidifica, quella calce forn una malta eccellente. Il risultato di questi vari lavori fu che per il 9 aprile l'ingegnere aveva a sua disposizione una certa quantit di calce gi pronta e
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alcune migliaia di mattoni. Si inizi, dunque, senza perdere un istante, la costruzione d'un forno, che doveva servire alla cottura delle diverse stoviglie indispensabili per gli usi domestici. E vi si riusc senza troppa difficolt. Cinque giorni dopo, il forno fu caricato di carbon fossile, di cui l'ingegnere aveva scoperto un giacimento a cielo aperto, verso la foce del Creek Rosso, e le prime volute di fumo uscirono da un fumaiolo alto una ventina di piedi. La radura era, dunque, trasformata in una fabbrica e Pencroff non era lontano dal credere che da quel forno sarebbero usciti tutti i prodotti dell'industria moderna. I coloni fabbricarono prima di tutto stoviglie comuni, ma adatte alla cottura degli alimenti. La materia prima era la stessa argilla del terreno usata per i mattoni, alla quale Cyrus Smith fece aggiungere un po' di calce e di quarzo. Questa composizione costituiva cos una vera terra da pipe, e con essa si fecero pentole, tazze modellate su ciottoli di forme adatte, piatti, grandi giare, vasche per l'acqua, ecc. La forma di tali oggetti era goffa, difettosa; ma, dopo ch'essi furono cotti ad alta temperatura, la cucina dei Camini si trov provvista di un certo numero di utensili tanto preziosi, come se il pi bel caolino fosse entrato nella loro composizione. E qui bisogna accennare che Pencroff, desideroso di sapere se quell'argilla cos preparata giustificava il suo nome di terra da pipe, si fabbric alcune pipe piuttosto grossolane, ch'egli trov graziosissime, ma alle quali, ahim! mancava il tabacco. E, bisogna dirlo, questa era una grande privazione per Pencroff. Ma verr anche il tabacco, come ogni altra cosa! ripeteva egli nei suoi slanci di assoluta fiducia. I lavori durarono fino al 15 aprile, e si comprende come il tempo fosse stato coscienziosamente impiegato. I coloni, diventati vasai, non fecero altro che stoviglie. Quando fosse convenuto a Cyrus Smith di mutarli in fabbri, essi sarebbero diventati fabbri. Ma l'indomani, essendo domenica, e per di pi la domenica di Pasqua, tutti furono d'accordo di santificare quel giorno con il riposo. Quegli americani erano uomini religiosi, scrupolosi osservatori dei precetti della Bibbia; la situazione in cui si trovavano, poi, non poteva che intensificare i loro sentimenti di fiducia verso l'Autore di ogni cosa.
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La sera del 15 aprile, i coloni ritornarono, dunque, definitivamente ai Camini. Le stoviglie furono portate via, e il forno lasciato spegnere, in attesa di destinarlo a nuovi usi. Il ritorno fu allietato da un fortunato evento: la scoperta fatta dall'ingegnere di una sostanza atta a surrogare l'esca. Com' noto, la polpa spugnosa e vellutata di cui l'esca formata, proviene da un fungo, il poliporo; opportunamente preparata, essa estremamente infiammabile, soprattutto quando sia stata prima impregnata di polvere da sparo o bollita in una soluzione di nitrato o di clorato di potassio. Ma, sino ad allora nessuno di questi polipori era stato trovato, n alcuna spugnola che potesse farne le veci. Ma quel giorno, l'ingegnere, avendo veduto una certa pianta appartenente alla famiglia dell'artemisia, che annovera fra le sue variet pi notevoli l'assenzio, la citronella, il dragoncello, ecc., ne sradic alcuni ciuffi, e offrendoli al marinaio: Pencroff, disse ecco una cosa che vi far piacere. Pencroff guard attentamente la pianta, ricoperta di lunghi e serici peli, e le cui foglie erano rivestite da una morbida peluria. Eh! Che cos' questo, signor Cyrus? domand Pencroff. Bont divina! tabacco? No, rispose Cyrus Smith l'artemisia, l'artemisia cinese per gli esperti; per noi, essa funger da esca. Infatti, quell'erba, opportunamente essiccata, forn una sostanza infiammabilissima, specialmente quando, pi tardi, l'ingegnere l'ebbe impregnata di nitrato di potassio, di cui l'isola possedeva parecchi strati, e che altro non che salnitro. Quella sera i coloni, tutti riuniti nel vano centrale, cenarono assai bene. Nab aveva preparato un lesso di aguti, un prosciutto di capibara aromatizzato; si aggiunsero i tuberi bolliti del caladium macrorhizum, specie di pianta erbacea della famiglia delle aracee, che in una regione tropicale avrebbero raggiunto la forma arborescente. Tali radici erano di sapore eccellente, nutrientissime, simili press'a poco alla sostanza che si vende in Inghilterra sotto il nome di sag di Portland e potevano, in certo qual modo, sostituire il pane, che ancora mancava ai coloni dell'isola di Lincoln. Finita la cena, prima di abbandonarsi al sonno, Cyrus Smith e i
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suoi compagni uscirono sulla spiaggia a prendere una boccata d'aria. Erano le otto di sera. La notte si annunciava magnifica. La luna, che era stata piena cinque giorni prima, non era ancora visibile, ma gi l'orizzonte s'inargentava delle dolci e pallide sfumature, che si potrebbero chiamare l'alba lunare. Allo zenit australe le costellazioni circumpolari risplendevano, e, sfolgorante fra tutte, la Croce del Sud che alcuni giorni prima l'ingegnere aveva salutata dalla cima del monte Franklin. Cyrus Smith osserv per qualche tempo quella splendida costellazione, che ha due stelle di prima grandezza, una al vertice e una alla base, al braccio sinistro una stella di seconda, e al braccio destro una stella di terza grandezza. Poi, dopo aver riflettuto, domand al ragazzo: Harbert, non siamo al 15 di aprile? S, signor Cyrus rispose Harbert. Ebbene, se non m'inganno, domani sar uno dei quattro giorni dell'anno nel quale il tempo vero coincide con il tempo medio, vale a dire, ragazzo mio, che domani, salvo la differenza di qualche secondo, il sole passer sul meridiano nel momento esatto in cui gli orologi segneranno il mezzogiorno. Se il tempo sar bello, penso che potr ottenere la longitudine dell'isola con un'approssimazione di pochi gradi. Senza strumenti, senza sestante? domand Gedeon Spilett. S riprese l'ingegnere. Cos pure, poich la notte serena, voglio tentare questa sera stessa di ottenere la nostra latitudine, calcolando l'altezza della Croce del Sud, vale a dire del polo australe, al di sopra dell'orizzonte. Voi comprenderete, amici, che prima d'intraprendere seri lavori d'installazione, non bisogna accontentarsi solo di sapere che questa terra un'isola, ma bisogna determinare, per quanto possibile, a quale distanza essa si trova, sia dal continente americano, sia dal continente australiano, e dai principali arcipelaghi del Pacifico. Infatti, disse il giornalista invece di costruire una casa, possiamo avere interesse a costruire un'imbarcazione, se per caso non siamo che a un centinaio di miglia da una costa abitata. Ecco perch ripet Cyrus Smith io mi preparo questa
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sera a tentar di ottenere la latitudine dell'isola di Lincoln, e domani, a mezzogiorno tenter di calcolarne la longitudine. Se l'ingegnere avesse posseduto un sestante, apparecchio che permette di misurare con grande precisione la distanza angolare degli oggetti per riflessione, l'operazione non avrebbe presentato alcuna difficolt. In quella sera stessa, per mezzo dell'altezza del polo, l'indomani con il passaggio del sole al meridiano, egli avrebbe ottenuto le coordinate dell'isola. Ma, poich l'apparecchio mancava, bisognava supplire in qualche modo. Cyrus Smith rientr, dunque, ai Camini. Alla luce del focolare, tagli due righelli piatti, che un l'uno all'altro per l'estremit, in modo da formare una specie di compasso, i cui bracci potevano scostarsi e riaccostarsi. Il punto d'attacco era fissato a mezzo di una robusta spina d'acacia, che si trov in un ramo secco della legnaia. A lavoro ultimato, l'ingegnere torn sulla spiaggia; ma, poich occorreva ch'egli prendesse l'altezza del polo su un orizzonte nettamente disegnato, vale a dire un orizzonte di mare, e il capo Artiglio invece gli nascondeva l'orizzonte a sud, dovette cercare un punto d'osservazione pi adatto. Il migliore, evidentemente, sarebbe stato sul litorale esposto direttamente al sud, ma si sarebbe dovuto attraversare il Mercy, allora profondo, il che era molto difficile. Cyrus Smith decise, quindi, di andare a fare le sue osservazioni sull'altipiano di Bellavista, riservandosi di tener conto della sua altezza sul livello del mare, altezza ch'egli si riprometteva di calcolare l'indomani con un semplice procedimento di geometria elementare. I coloni si trasferirono, dunque, sull'altipiano, risalendo la riva sinistra del Mercy, e andarono a collocarsi sull'orlo orientato da nord-ovest a sud-est, cio sulla linea di rocce capricciosamente frastagliate che costeggiava il fiume. Questa parte dell'altipiano dominava di una cinquantina di piedi le alture della riva destra, che discendevano, per una duplice china, fino all'estremit del capo Artiglio e fino alla costa meridionale dell'isola. Nessun ostacolo si opponeva, dunque, allo sguardo, che abbracciava l'orizzonte per un semicerchio, dal capo Artiglio fino al promontorio del Rettile. A sud, questo orizzonte, rischiarato inferiormente dalla
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prima luce lunare, spiccava vivamente sul cielo e lo si poteva traguardare con una certa precisione. In quel momento, la Croce del Sud si presentava all'osservatore capovolta, con la stella alfa alla base, che pi vicina al polo australe. Questa costellazione non cos vicina al polo antartico quanto la stella polare al polo artico. La sua stella alfa ne dista ventisette gradi circa, ma Cyrus Smith sapeva di dover tener conto di questa distanza nel suo calcolo. Egli ebbe inoltre cura di osservare la stella al momento in cui essa passava al meridiano inferiore, il che avrebbe reso pi facile la sua osservazione. Cyrus Smith diresse, dunque, un braccio del suo compasso di legno sull'orizzonte del mare, l'altro su alfa, come avrebbe fatto con i cannocchiali di un circolo ripetitore, e l'apertura dei due bracci gli diede la distanza angolare che separava alfa dall'orizzonte. Allo scopo, poi, di conservare intatto l'angolo ottenuto, fiss, per mezzo di spine, le due assicelle del suo apparecchio su di una terza, posta trasversalmente, in modo che il loro divario fosse stabilmente assicurato. Ci fatto, non restava che calcolare l'angolo ottenuto, riportando l'osservazione al livello del mare, tenendo cio conto della depressione dell'orizzonte, ci che rendeva necessario misurare l'altezza dell'altipiano. Il valore di quest'angolo avrebbe dato cos l'altezza di alfa, e conseguentemente quella del polo sopra l'orizzonte, vale a dire la latitudine dell'isola; poich la latitudine di un punto del globo sempre uguale all'altezza del polo al di sopra dell'orizzonte di quel punto. Questi calcoli furono rimandati all'indomani, e, alle dieci, tutti dormivano profondamente.

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CAPITOLO XIV
LA MISURA DELLA MURAGLIA GRANITICA UN'APPLICAZIONE DEL TEOREMA DEI TRIANGOLI SIMILI LA LATITUDINE DELL'ISOLA UNA ESCURSIONE A NORD UN BANCO D'OSTRICHE ~ PROGETTI PER L'AVVENIRE IL PASSAGGIO DEL SOLE AL MERIDIANO LE COORDINATE DELL'ISOLA DI LINCOLN
L'INDOMANI, 16 aprile, domenica di Pasqua, i coloni uscirono dai Camini allo spuntar del giorno, e provvidero a lavare la loro biancheria e a pulire i loro abiti. L'ingegnere si proponeva di fabbricare del sapone, appena avesse potuto procurarsi le materie prime necessarie, soda o potassa, grasso od olio. Anche l'importante problema del rinnovamento del guardaroba sarebbe stato trattato a tempo e luogo. A ogni modo, i vestiti sarebbero durati certo sei mesi ancora, giacch erano solidi e potevano resistere alla fatica dei lavori manuali. Ma tutto sarebbe dipeso dalla posizione dell'isola rispetto alle terre abitate: fatto, questo, che sarebbe stato determinato in quello stesso giorno, tempo permettendo. Ora, il sole, sorgendo su di un orizzonte limpido, annunciava una giornata magnifica, una di quelle belle giornate d'autunno che sono come l'estremo addio della stagione calda. Si trattava, perci, di completare gli elementi di osservazione della vigilia, misurando l'altitudine dell'altipiano di Bellavista al di sopra del livello del mare. Non vi occorre uno strumento analogo a quello di cui vi siete servito ieri? domand Harbert all'ingegnere. No, ragazzo mio, rispose questi, procederemo
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diversamente, ma in un modo quasi altrettanto preciso. Harbert, che amava istruirsi su tutte le cose, segu l'ingegnere, che s'allontan dalla base della muraglia di granito, discendendo sino alla spiaggia. Nel frattempo, Pencroff, Nab e il giornalista si occupavano di vari altri lavori. Cyrus Smith si era munito di una specie di pertica diritta e lunga circa dodici piedi, che aveva misurata con la maggior esattezza possibile confrontandola con la propria statura, che conosceva con una buona approssimazione. Harbert portava un filo a piombo, che Cyrus Smith gli aveva dato, vale a dire una semplice pietra fissata all'estremit di una fibra flessibile. Arrivato a una ventina di piedi dal limite della spiaggia, e a cinquecento piedi circa dalla muraglia di granito, che si drizzava perpendicolarmente, Cyrus Smith conficc la pertica per due piedi nella sabbia e, rincalzandola con cura, pervenne, a mezzo del filo a piombo, a rizzarla perpendicolarmente al piano dell'orizzonte. Fatto questo, indietreggi di quel tanto ch'era necessario perch, mettendosi egli prono sulla sabbia, il raggio visivo, partito dal suo occhio, sfiorasse contemporaneamente l'estremit della pertica e la cresta della muraglia. Poi segn accuratamente quel punto con un paletto. Allora, rivolgendosi a Harbert: Conosci le prime nozioni della geometria? gli chiese. Un po', signor Cyrus rispose Harbert, che non voleva spingersi troppo oltre. Ricordi bene quali sono le propriet di due triangoli simili? S rispose Harbert. I loro lati omologhi sono proporzionali. Ebbene, ragazzo mio, or ora, io ho costruito due triangoli simili, tutti e due rettangoli: il primo, il pi piccolo, ha per lati la pertica perpendicolare e la distanza che separa il paletto dalla parte inferiore della pertica, e per ipotenusa il mio raggio visivo; il secondo ha per lati la muraglia perpendicolare, di cui dobbiamo misurare l'altezza, la distanza che separa il paletto dalla base di detta muraglia e il mio raggio visivo formante l'ipotenusa anche di questo secondo triangolo, la quale viene a essere cos il prolungamento di
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quella del primo. Ah! Signor Cyrus, ho capito! esclam Harbert. Come la distanza dal paletto alla pertica proporzionale alla distanza dal paletto alla base della muraglia, cos l'altezza della pertica proporzionale all'altezza di questa muraglia. Proprio cos, Harbert, rispose l'ingegnere e quando avremo misurato le due prime distanze, conoscendo l'altezza della pertica, non ci rester da fare che un calcolo di proporzione, per aver l'altezza della muraglia, evitandoci la fatica di misurarla direttamente. Furono prese le due distanze orizzontali, per mezzo della pertica stessa, la cui lunghezza emergente dalla sabbia era esattamente di dieci piedi. La prima distanza era di quindici piedi, tra il paletto e il punto ove la pertica era affondata nella sabbia. La seconda distanza, fra il paletto e la base della muraglia, era di cinquecento piedi. Prese queste misure, Cyrus Smith e il ragazzo tornarono ai Camini. Qui giunto, l'ingegnere prese una pietra piatta, che aveva raccolta durante una delle precedenti escursioni; specie di schisto d'ardesia, sul quale era facile tracciare delle cifre servendosi di una conchiglia aguzza. Egli stabil, dunque, la proporzione seguente: 15 : 500 = 10 : x 500 10 = 5.000 5.000 15 = 333,3 Da cui risult che la muraglia di granito misurava trecentotrentatr piedi di altezza.11 Cyrus Smith riprese allora lo strumento che aveva fabbricato il giorno prima, i due bracci del quale, per mezzo della loro divaricazione, gli davano la distanza angolare dalla stella alfa all'orizzonte. Egli misur con grande esattezza l'apertura di detto
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Si tratta del piede inglese, che corrisponde a 30 centimetri. 147

angolo su di una circonferenza, che divise in trecentosessanta parti uguali. L'angolo cos ottenuto era di dieci gradi. Quindi, la distanza angolare totale fra il polo e l'orizzonte, aggiungendo a essa i ventisette gradi che separano l'alfa del polo antartico e riportando al livello del mare l'altitudine dell'altipiano sul quale era stata fatta l'osservazione, fu trovata essere di trentasette gradi. Cyrus Smith trasse da ci la conclusione che l'isola di Lincoln era situata al trentasettesimo grado di latitudine australe; oppure, prevedendo un errore di cinque gradi, data l'imperfezione delle sue operazioni, che essa doveva trovarsi fra il trentacinquesimo e il quarantesimo parallelo. Per completare le coordinate dell'isola, rimaneva da conoscere la longitudine e questa l'ingegnere avrebbe tentato di determinarla in quello stesso giorno, a mezzod, cio al momento in cui il sole sarebbe passato al meridiano. Fu deciso che quella domenica sarebbe stata impiegata in una passeggiata, o piuttosto in un'esplorazione della parte dell'isola posta fra il nord del lago e il golfo del Pescecane e che, se il tempo lo avesse permesso, tale ricognizione sarebbe stata spinta fino al versante settentrionale del capo Mandibola-Sud. Si sarebbe fatto colazione fra le dune e non si sarebbe ritornati che la sera. Alle otto e mezzo del mattino, la piccola schiera procedeva lungo l'orlo del canale. Dall'altra parte, sull'isolotto della Salvezza, numerosi uccelli passeggiavano gravemente. Erano marangoni, della specie degli apterigidi, facilmente riconoscibili dal loro strido sgradevole, che ricorda il raglio dell'asino. Essi richiamarono l'attenzione di Pencroff, solo dal punto di vista commestibile; egli apprese perci, non senza una certa soddisfazione, che la loro carne, bench nerastra, era molto buona da mangiare. Si vedevano pure strisciare sulla sabbia grossi anfibi, foche indubbiamente, che sembravano aver scelto per rifugio l'isolotto. Era per impossibile considerare questi animali dal punto di vista alimentare, giacch la loro carne oleosa detestabile; nondimeno, Cyrus Smith li osserv attentamente, e, senza manifestare la propria idea, annunci ai compagni che molto presto avrebbero fatto una visita all'isolotto.
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La riva percorsa dai coloni era cosparsa di innumerevoli conchiglie, alcune delle quali avrebbero fatto la gioia di un appassionato di malacologia. C'erano, fra le altre, fasianelle, terebratule, trigonie, ecc. Ma una scoperta assai pi utile fu fatta da Nab fra le rocce, a circa quattro miglia dai Camini: un vasto banco di ostriche allora emergente per la bassa marea. Nab non ha perduto la sua giornata esclam Pencroff, osservando il banco d'ostriche che si stendeva al largo. una fortunata scoperta, infatti, disse il giornalista e se, come si afferma, l'ostrica produce dalle cinquanta alle sessantamila uova all'anno, ne avremo una riserva inesauribile. Soltanto, credo che l'ostrica non sia molto nutriente disse Harbert. No rispose Cyrus Smith. L'ostrica contiene solo pochissima materia azotata, e a un uomo, che si nutrisse esclusivamente di ostriche, non ne occorrerebbero meno di quindici o sedici dozzine al giorno. Bene! rispose Pencroff. Noi potremo inghiottirne delle dozzine di dozzine, prima d'aver esaurito quel banco. Se ne prendessimo alcune per la nostra colazione? E senza aspettar risposta, ben sapendo in anticipo che la sua idea era approvata, il marinaio, aiutato da Nab, distacc una certa quantit di quei molluschi. Furono messi in una specie di rete, che Nab aveva confezionata con fibre di ibisco, e che conteneva gi le altre vivande per il desinare; poi si prosegu lungo la costa tra le dune e il mare. Di tanto in tanto, Cyrus Smith consultava l'orologio, allo scopo di prepararsi in tempo per l'osservazione solare, che doveva essere fatta a mezzogiorno in punto. Tutta la parte dell'isola che i coloni percorrevano quella mattina era aridissima, fino alla punta che chiudeva la baia dell'Unione, e che aveva ricevuto il nome di capo Mandibola-Sud. Non vi si vedeva che sabbia e conchiglie, mescolate a residui di lava. Alcuni uccelli marini frequentavano quella costa desolata: gabbiani, grandi albatri, e anche anatre selvatiche, che eccitarono giustamente la cupidigia di Pencroff. Egli tent, si, di abbatterle a frecciate, ma inutilmente, giacch esse non si posavano, e si sarebbe dovuto colpirle al volo.
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Il nuovo insuccesso spinse il marinaio a ripetere all'ingegnere: Vedete, signor Cyrus, finch non avremo uno o due fucili da caccia, la nostra attrezzatura lascer sempre a desiderare! Indubbiamente, Pencroff, rispose il giornalista ma non dipende che da voi! Procurateci ferro per le canne, acciaio per i percussori, salnitro, carbone e zolfo per la polvere, mercurio e acido azotico per il fulminato, e infine piombo per i proiettili, e Cyrus ci far dei fucili di prim'ordine. Oh! rispose l'ingegnere potremo senza dubbio trovare nell'isola tutte queste sostanze, ma un'arma da fuoco uno strumento delicato, che necessita di utensili di grande precisione. Insomma, vedremo pi tardi. Ah! Perch mai, esclam Pencroff perch mai abbiamo gettato via tutte le armi che avevamo con noi nella navicella, e anche gli utensili e perfino i nostri coltelli da tasca! Ma, se non ce ne fossimo sbarazzati, Pencroff, saremmo noi che il pallone avrebbe sepolto in fondo al mare! rispose Harbert. Anche questo vero, ragazzo mio! osserv il marinaio. Ma, aggiunse, passando a un'altra idea, pensate quale sar stato lo sbalordimento di Jonathan Forster e dei suoi compagni quando, l'indomani mattina, avranno trovato piazza pulita e il pallone scomparso! Sapere quello che hanno potuto pensare, l'ultima delle mie preoccupazioni! disse il cronista. Sono stato proprio io che ho avuto quell'idea! disse Pencroff, con aria soddisfatta. Una bella idea davvero, Pencroff rispose Gedeon Spilett ridendo e che ci ha condotti dove siamo! Preferisco essere qui che nelle mani dei sudisti! esclam il marinaio soprattutto da quando il signor Cyrus ha avuto la bont di venirci a raggiungere! E io pure, in verit! replic il giornalista. D'altronde, che cosa ci manca? Niente! O piuttosto... tutto! rispose Pencroff, che scoppi a ridere, scuotendo le larghe spalle. Ma un giorno o l'altro troveremo il modo di andarcene!
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E forse pi presto che non l'immaginiate, amici miei disse allora l'ingegnere se l'isola di Lincoln a una distanza media da un arcipelago abitato o da un continente. Fra un'ora e anche meno lo sapremo. Non ho qui la carta del Pacifico, ma la mia memoria ha conservato un ricordo molto esatto della sua parte meridionale. La latitudine che ho ottenuto ieri pone l'isola di Lincoln fra la Nuova Zelanda a ovest, e la costa del Cile a est. Ma fra le due terre la distanza almeno di seimila miglia. Resta, dunque, da determinare che punto occupa l'isola in cos largo spazio di mare e questo dato ce lo fornir adesso la longitudine, e con discreta approssimazione, spero. Non l'arcipelago delle Paumotu il pi vicino a noi in latitudine? domand Harbert. S, rispose l'ingegnere ma la distanza che ce ne separa di milleduecento miglia e pi. E da quella parte? chiese Nab, che seguiva la conversazione con estremo interesse, accennando con la mano verso il sud. Da quella parte, niente rispose Pencroff. Nulla, infatti aggiunse l'ingegnere. Ebbene, Cyrus, domand il giornalista se l'isola di Lincoln non si trovasse che a due o trecento miglia dalla Nuova Zelanda o dal Cile?... Ebbene, rispose l'ingegnere invece di fare una casa, faremo un bastimento, e mastro Pencroff si incaricher di governarlo... Oh!, signor Cyrus! esclam il marinaio sono prontissimo a passar capitano... quando avrete trovato il modo di costruire un'imbarcazione abbastanza robusta per tenere il mare! La faremo, se sar necessario! rispose Cyrus Smith. Ma mentre quegli uomini, che veramente non temevano nulla, cos conversavano, si avvicinava l'ora in cui doveva aver luogo l'osservazione. Come avrebbe fatto Cyrus Smith per rilevare il passaggio del sole sul meridiano dell'isola, senza alcuno strumento? Harbert non riusciva a indovinarlo. I coloni si trovavano allora a una distanza di sei miglia dai Camini, non lungi da quella parte delle dune dove era stato trovato
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l'ingegnere, dopo il suo enigmatico salvataggio. Si fermarono e prepararono tutto per la colazione, giacch erano le undici e mezzo. Harbert and a prendere dell'acqua dolce al ruscello che scorreva vicino, e la raccolse in una brocca di cui Nab s'era munito. Mentre fervevano quei preparativi, Cyrus Smith, dal canto suo, apparecchi l'occorrente per l'osservazione astronomica. Scelse sulla spiaggia uno spazio ben liscio e pulito, che il mare ritirandosi, aveva perfettamente livellato. Questo strato di sabbia finissima era levigato come uno specchio: non un granello che superasse l'altro. Poco importava, d'altronde, che quel tratto di spiaggia fosse orizzontale o no; n era molto pi importante che la bacchetta, alta sei piedi, che vi fu piantata, si rizzasse perpendicolarmente. Anzi, l'ingegnere la inclin verso il sud, vale a dire dalla parte opposta al sole, giacch non bisogna dimenticare che i coloni dell'isola di Lincoln, appunto perch l'isola si trovava nell'emisfero australe, vedevano l'astro radioso descrivere il suo arco diurno al di sopra dell'orizzonte del nord e non al di sopra dell'orizzonte del sud. Harbert comprese allora come l'ingegnere avrebbe proceduto per constatare la culminazione del sole, cio il suo passaggio al meridiano dell'isola, o in altre parole, il mezzogiorno del luogo. Ci sarebbe avvenuto per mezzo dell'ombra proiettata sulla sabbia dalla bacchetta, mezzo che, in mancanza di strumenti, gli avrebbe dato una approssimazione sufficiente per il risultato che voleva ottenere. Infatti, il momento in cui quell'ombra avrebbe raggiunto il suo minimo di lunghezza, sarebbe stato il mezzogiorno preciso, e sarebbe bastato seguire l'estremit di detta ombra per stabilire l'istante in cui, dopo esser gradatamente diminuita, essa avrebbe ricominciato ad allungarsi. Cyrus Smith, inclinando la sua bacchetta dal lato opposto al sole, rendeva l'ombra pi lunga e, per conseguenza, le sue modificazioni pi facili da constatare. Infatti, pi l'ago di un quadrante grande, pi si pu agevolmente seguire lo spostamento della sua punta. E l'ombra della bacchetta non era altro che l'ago di un quadrante. Quando ritenne che il momento fosse giunto, Cyrus Smith s'inginocchi sulla sabbia e, piantando in terra dei picchetti di legno, cominci a segnare le successive diminuzioni dell'ombra della
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bacchetta. I suoi compagni, chini su di lui, seguivano l'operazione con estremo interesse. Il giornalista teneva il cronometro in mano, pronto a rilevare l'ora che avrebbe segnato quando l'ombra fosse giunta alla sua lunghezza minima. Inoltre, siccome Cyrus Smith operava il 16 aprile, giorno in cui il tempo vero e il tempo medio coincidono, l'ora data da Gedeon Spilett sarebbe stata l'ora vera di Washington, il che avrebbe semplificato il calcolo. Intanto il sole avanzava lentamente; l'ombra della bacchetta diminuiva a poco a poco, e quando parve a Cyrus Smith ch'essa ricominciasse a ingrandire: Che ora ? diss'egli. Le cinque e un minuto rispose subito Gedeon Spilett. Non c'era che da fare i calcoli relativi alla osservazione. Niente di pi facile. Come si vede, esisteva, in cifre tonde, una differenza di cinque ore fra il meridiano di Washington e quello dell'isola di Lincoln, vale a dire ch'era mezzogiorno all'isola di Lincoln, quando erano gi le cinque di sera a Washington. Ora, il sole, nel suo moto apparente intorno alla terra, percorre un grado in quattro minuti, ossia quindici gradi per ora. Quindici gradi moltiplicati per cinque ore danno settantacinque gradi. Dunque, poich Washington a 77 3' 11", e cio a settantasette gradi contati a partire dal meridiano di Greenwich, che gli americani prendono per punto di partenza delle longitudini, d'accordo con gli inglesi, ne conseguiva che l'isola era posta a settantasette pi settantacinque gradi a ovest del meridiano di Greenwich, vale a dire al centocinquantaduesimo grado di longitudine ovest. Cyrus Smith annunci questo risultato ai compagni, e tenendo conto degli errori d'osservazione, come aveva fatto per la latitudine, credette di poter affermare che la posizione dell'isola di Lincoln era fra il trentacinquesimo e il trentasettesimo parallelo e tra il centocinquantesimo e il centocinquantacinquesimo meridiano ovest del meridiano di Greenwich. Lo scarto possibile, da lui attribuito agli errori di osservazione, era, come si vede, di cinque gradi nei due sensi, il che, a sessanta miglia per grado, poteva dare un errore di trecento miglia di
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latitudine o in longitudine in confronto al rilievo esatto. Ma questo errore non poteva influire sul partito da prendere. Era evidente che l'isola di Lincoln si trovava a tale distanza da ogni terra o arcipelago, che sarebbe stato impossibile arrischiarsi a superare quella distanza su di una semplice e fragile barca. Infatti, essa si trovava ad almeno milleduecento miglia da Tahiti e dalle isole dell'arcipelago delle Paumotu, a pi di milleottocento miglia dalla Nuova-Zelanda, a pi di quattromilacinquecento miglia dalla costa americana! E per quanto Cyrus Smith frugasse nella sua memoria, non riusciva in nessun modo a ricordare che una qualsiasi isola occupasse, in quella parte del Pacifico, la posizione assegnata all'isola di Lincoln.

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CAPITOLO XV
LO SVERNAMENTO DEFINITIVAMENTE DECISO LA QUESTIONE METALLURGICA ESPLORAZIONE DELL'ISOLOTTO DELLA SALVEZZA LA CACCIA ALLE FOCHE CATTURA DI UN ECHIDNA IL KULA CI CHE SI CHIAMA METODO CATALANO FABBRICAZIONE DEL FERRO COME SI OTTIENE L'ACCIAIO
L'INDOMANI, 17 aprile, la prima domanda del marinaio fu per Spilett. Ebbene, signore, gli domand che cosa diventeremo oggi? Quello che piacer a Cyrus rispose il giornalista. I compagni dell'ingegnere, da fornaciai e vasai ch'erano stati fino allora, stavano per diventare operai metallurgici. Il giorno precedente, dopo colazione, l'esplorazione era stata spinta fino alla punta del capo Mandibola, distante quasi sette miglia dai Camini. Col finiva la lunga serie delle dune, e il suolo prendeva un aspetto vulcanico. Non erano pi alte muraglie granitiche, come quelle dell'altipiano Bellavista, ma una bizzarra e capricciosa cornice, formata dalle materie minerali eruttate dal vulcano, che cingeva lo stretto golfo compreso tra i due capi. I coloni, arrivati a quella punta, erano poi ritornati sui loro passi, e al cader della notte rientrarono ai Camini, ma non si addormentarono prima che fosse stata definitivamente risolta la questione di sapere se bisognava pensare a lasciare o no l'isola di Lincoln. Le milleduecento miglia che separavano l'isola dall'arcipelago delle Paumotu costituivano una distanza notevole. Una barca non
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sarebbe bastata a superarla, soprattutto all'avvicinarsi della cattiva stagione. Pencroff l'aveva formalmente dichiarato. Ora, costruire una semplice imbarcazione era un lavoro difficile, anche possedendo gli utensili necessari. Essendo i coloni sprovvisti di utensili, bisognava cominciare con il fabbricare martelli, scuri, accette, seghe, succhielli, pialle, ecc., il che avrebbe richiesto un certo tempo. Fu dunque deciso che si sarebbe passato l'inverno sull'isola di Lincoln, cercando per una dimora pi comoda dei Camini. Prima d'ogni altra cosa, si trattava di utilizzare il minerale di ferro, di cui l'ingegnere aveva osservato qualche giacimento nella parte nord-ovest dell'isola, e di trasformare quel minerale sia in ferro, che in acciaio. Generalmente, il suolo non contiene i metalli allo stato puro. Per la maggior parte, essi si trovano combinati con l'ossigeno o con lo zolfo. I due campioni portati da Cyrus Smith erano appunto, uno di ferro magnetico non carbonato, l'altro di pirite, chiamata anche solfuro di ferro. Bisognava dunque ridurre il primo, cio l'ossido di ferro, per mezzo del carbone, vale a dire liberarlo dell'ossigeno, per ottenerlo allo stato puro. Questa depurazione si fa sottoponendo il minerale a contatto del carbone a un'alta temperatura, sia con il rapido e facile metodo catalano, che ha il vantaggio di trasformare direttamente il minerale in ferro con una sola operazione, sia con il metodo degli alti forni, che trasforma dapprima il minerale in ghisa, e poi la ghisa in ferro, togliendo il tre o quattro per cento di carbone che permane nella ghisa. Ora, di che cosa aveva bisogno Cyrus Smith? Di ferro e non di ghisa: ed egli doveva cercare il pi rapido metodo di riduzione. D'altronde, il minerale raccolto era di per se stesso molto puro e molto ricco. Ora quel minerale ossidato che si trova in masse confuse di un grigio scuro, d una polvere nera, si cristallizza in ottaedri regolari, fornisce le calamite naturali e in Europa serve a fabbricare quei ferri di prima qualit, di cui la Svezia e la Norvegia sono cos abbondantemente provviste. Non lontano dal giacimento del minerale accennato, si trovavano i giacimenti di carbon fossile, che i coloni avevano gi messi a profitto. Ne conseguiva una grande facilit per la lavorazione del minerale, poich gli elementi della
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fabbricazione si trovavano vicini. Questo anzi un fattore della prodigiosa ricchezza degli sfruttamenti minerari del Regno Unito, dove il carbon fossile serve a fabbricare il metallo estratto contemporaneamente dallo stesso suolo. Allora, signor Cyrus, disse Pencroff ci prepariamo a lavorare il minerale di ferro? S, amico mio rispose l'ingegnere e a tale scopo, che credo non vi dispiacer, cominceremo con il dare la caccia alle foche sull'isolotto. La caccia alle foche! esclam il marinaio, volgendosi verso Gedeon Spilett. Occorre, dunque, la foca per fabbricare il ferro? Se lo dice Cyrus! rispose il cronista. Ma l'ingegnere aveva gi abbandonato i Camini, e Pencroff si prepar alla caccia delle foche, senza aver ottenuto altre spiegazioni. Poco dopo Cyrus Smith, Harbert, Gedeon Spilett, Nab e il marinaio erano riuniti sul greto, in un punto ove il canale lasciava una specie di passaggio guadabile a bassa marea. La marea era al minimo del riflusso e i cacciatori poterono attraversare il canale senza bagnarsi oltre il ginocchio. Cyrus Smith metteva per la prima volta il piede sull'isolotto: per i suoi compagni invece era la seconda volta, poich il pallone li aveva a tutta prima gettati l. Quando misero piede a terra, alcune centinaia di pinguini li guardarono con occhio imbambolato. I coloni, armati di bastoni, avrebbero potuto ucciderli facilmente, ma non pensarono affatto di abbandonarsi a un massacro doppiamente inutile, tanto pi che interessava loro non spaventare gli anfibi, che se ne stavano sdraiati sulla sabbia, a breve distanza. Rispettarono pure alcuni innocentissimi apterigidi, le cui ali, ridotte allo stato di moncherini, si appiattivano in forma di pinne, ornate di piume d'apparenza squamosa. I coloni s'avanzarono, dunque, prudentemente verso la punta nord, camminando sul suolo crivellato di piccole pozze pantanose, che formavano altrettanti nidi d'uccelli acquatici. Verso l'estremit dell'isolotto si scorgevano grossi punti neri natanti a fior d'acqua. Si sarebbero detti calotte di scogli mobili. Erano gli anfibi che dovevano venir catturati. Bisognava lasciarli
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prender terra, giacch, con il bacino stretto, il pelo corto e fitto, la conformazione fusiforme che hanno, le foche, eccellenti nuotatrici, sono difficili da prendersi in mare, mentre sul suolo i piedi corti e palmati non permettono loro che un movimento di reptazione poco rapido. Pencroff conosceva le abitudini di questi anfibi, e consigli di attendere che fossero distesi sulla sabbia, ai raggi del sole, che non avrebbe tardato a farli cadere in un profondo sonno. Si sarebbe manovrato allora, in modo da tagliar loro la ritirata e da colpirli sul muso. I cacciatori si nascosero, dunque, dietro le rocce del lido, e aspettarono in silenzio. Trascorse un'ora prima che le foche venissero a ruzzare sulla sabbia. Erano una mezza dozzina. Pencroff e Harbert si separarono dagli altri, allo scopo di aggirare la punta dell'isolotto, in modo da prenderle a tergo e da impedir loro la ritirata. Nel frattempo, Cyrus Smith, Gedeon Spilett e Nab, strisciando lungo le rocce, si portavano furtivamente verso il futuro teatro del combattimento. Improvvisamente, il marinaio si mostr in tutta l'altezza della propria statura. Gett un grido. L'ingegnere e gli altri due compagni si gettarono precipitosamente fra il mare e le foche. Due di esse, vigorosamente colpite, rimasero morte sulla sabbia, ma le altre poterono riguadagnare il mare e prendere il largo. Ecco le foche richieste, signor Cyrus! disse il marinaio, avanzandosi verso l'ingegnere. Bene! rispose Cyrus Smith. Ne faremo dei mantici da fucina! Mantici da fucina? esclam Pencroff. Ebbene, ecco delle foche fortunate! Infatti, l'ingegnere si proponeva di fabbricare, con la pelle di quegli anfibi, una macchina soffiante, necessaria per il trattamento del minerale. Gli animali erano di corporatura media, giacch la loro lunghezza non oltrepassava i sei piedi, e, per la forma della testa, rassomigliavano a cani. Siccome era inutile caricarsi del non indifferente peso delle due bestie, Nab e Pencroff risolsero di scuoiarle sul posto, mentre Cyrus
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Smith e il giornalista avrebbero finito di esplorare l'isolotto. Il marinaio e il negro se la cavarono abilmente con il loro lavoro, e tre ore dopo Cyrus Smith aveva a sua disposizione due pelli di foca, che contava di utilizzare cos come si trovavano senza sottoporle ad alcuna concia. I coloni dovettero aspettare che il mare decrescesse, dopo di che, attraversando il canale, ritornarono ai Camini. Non fu lavoro da poco stendere quelle pelli su telai di legno, destinati a mantenerle ben tese, e cucirle per mezzo di fibre, in modo da potervi immagazzinare l'aria senza lasciare troppe fughe. Bisogn ricominciare da capo parecchie volte. Cyrus Smith non aveva a sua disposizione che le due lame d'acciaio fabbricate con il collare di Top: ci nonostante, egli fu si accorto e i suoi compagni lo aiutarono con tanta diligenza, che tre giorni dopo gli attrezzi della piccola colonia s'erano accresciuti di un mantice, destinato a soffiare l'aria nel minerale grezzo, quand'esso sarebbe stato trattato con il calore, condizione questa indispensabile per la riuscita dell'operazione. La mattina del 20 aprile, ebbe inizio il periodo metallurgico, cos come lo chiam il giornalista nei suoi appunti. Com' noto, l'ingegnere era deciso a operare sul luogo stesso dove si trovavano i giacimenti di carbon fossile e di minerale grezzo. Ora, stando alle sue osservazioni, quei giacimenti erano situati ai piedi dei contrafforti nord-est del monte Franklin, cio a una distanza di sei miglia. Non si poteva, dunque, pensare di ritornare ogni giorno ai Camini, e fu convenuto che la piccola colonia si sarebbe accampata sotto una capanna di rami, in modo che l'importante operazione potesse essere sorvegliata giorno e notte. Stabilito questo progetto, i coloni partirono sin dal mattino. Nab e Pencroff trascinavano su di un graticcio il mantice, e una certa quantit di provviste vegetali e animali, che sarebbero poi anche state rinnovate per via. La strada seguita fu quella dei boschi dello Jacamar, che vennero attraversati obliquamente da sud-est a nord-ovest nella parte pi folta. Fu necessario tracciare un sentiero, che avrebbe poi costituito la via di comunicazione pi diretta fra l'altipiano di Bellavista e il monte Franklin. Gli alberi, appartenenti alle specie gi nominate,
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erano magnifici. Harbert ne segnal, fra gli altri, dei nuovi: erano dracene, che Pencroff tratt da porri presuntuosi, giacch, malgrado la loro altezza, erano della medesima famiglia delle liliacee, come la cipolla, le cipolline, lo scalogno e gli asparagi. Queste piante potevano fornire delle radici legnose, le quali, cotte, sono eccellenti e che, sottoposte a una certa fermentazione, danno un gradevolissimo liquore. Ne fu fatta provvista. La traversata del bosco dur a lungo. Richiese tutta la giornata, ma permise d'osservare la fauna e la flora. Top, pi particolarmente incaricato della fauna, correva attraverso le erbe e le sterpaglie, mettendo in fuga indistintamente ogni sorta di selvaggina. Harbert e Gedeon Spilett uccisero a frecciate due canguri, e inoltre un animale che somigliava molto a un riccio e a un formichiere: al primo, perch si arrotolava come una palla ed era irto di aculei; al secondo, perch aveva unghie particolarmente adatte a scavare, muso lungo e sottile terminante a becco d'uccello e una lingua estensibile, munita di piccole spine che gli servivano a trattenere gli insetti. E quando sar in pentola, fece naturalmente osservare Pencroff, a che cosa assomiglier? A un eccellente pezzo di manzo rispose Harbert. Non gli chiediamo di pi replic il marinaio. Durante quell'escursione scorsero alcuni cinghiali selvatici, che non cercarono affatto di attaccare la piccola comitiva e non pareva, quindi, che si dovessero incontrare belve pericolose, quando, in una folta macchia, Spilett credette di vedere, a pochi passi da lui, fra i primi rami di un albero, un animale ch'egli prese per un orso, e si mise tranquillamente a disegnarlo. Fortunatamente per Gedeon Spilett, la bestia non apparteneva alla temibile famiglia dei plantigradi. Non era che un kula, pi noto sotto il nome di poltrone, che aveva la corporatura di un grosso cane, il pelo irto e di colore sporco, le zampe armate di robusti artigli, che gli permettevano di arrampicarsi sugli alberi e di nutrirsi di foglie. Verificata l'identit dell'animale, che non fu disturbato nelle sue occupazioni, Gedeon Spilett cancell la parola orso scritta sotto lo schizzo, mise kula al posto di quella, e ripresero il cammino. Alle cinque di sera, Cyrus Smith dava il segnale di alt. Erano
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giunti fuori della foresta, laddove nascevano i possenti contrafforti che puntellavano verso est il monte Franklin. Ad alcune centinaia di passi scorreva il Creek Rosso, e quindi l'acqua potabile non era lontana. Venne subito organizzato l'accampamento. In meno di un'ora, al margine della foresta, fra gli alberi, una capanna di rami misti a liane e impastati con argilla offr un rifugio sufficiente. Le ricerche geologiche furono rimandate all'indomani. La cena fu preparata, un buon fuoco fiammeggi davanti alla capanna, lo spiedo gir, e alle otto, mentre uno dei coloni vegliava per mantenere acceso il fuoco in caso che qualche bestia pericolosa si fosse aggirata nei dintorni, tutti gli altri dormivano di un sonno profondo. L'indomani, 21 aprile, Cyrus Smith, accompagnato da Harbert, si pose alla ricerca dei terreni di antica formazione, sui quali gi aveva trovato un campione di minerale grezzo. Egli ritrov il giacimento a fior di terra, quasi alla sorgente del corso d'acqua, ai piedi della base laterale di uno dei contrafforti di nord-est. Quel minerale, ricchissimo di ferro, chiuso nella sua ganga fusibile, si adattava perfettamente al metodo di riduzione che l'ingegnere voleva adottare, vale a dire il metodo catalano, ma semplificato, cos come si usa in Corsica. Infatti, il metodo catalano propriamente detto esige la costruzione di forni e di crogiuoli, nei quali il minerale grezzo e il carbone, disposti a strati alternati, si trasformano e si riducono. Ma Cyrus Smith voleva risparmiare quelle costruzioni, e voleva, come se si trattasse della cosa pi semplice, formare con il minerale grezzo e il carbone una massa cubica, al centro della quale avrebbe diretto il soffio del mantice. Questo era, indubbiamente, il procedimento usato da Tubalcain e dai primi metallurghi del mondo abitato. Ora, quello ch'era riuscito ai nipoti d'Adamo e che dava ancora buoni risultati nelle contrade ricche di minerale greggio e di combustibile, non poteva non riuscire nelle circostanze in cui si trovavano i coloni dell'isola di Lincoln. Cos, come il minerale grezzo, anche il carbon fossile fu raccolto, senza fatica e non lontano, alla superficie del suolo. Prima si ruppe il minerale in piccoli pezzi e lo si sbarazz, con le mani, dalle impurit che ne imbrattavano la superficie. Poi, carbone e minerale furono
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ammassati a strati alterni, cos come fa il carbonaio con la legna che vuol carbonizzare. In questa maniera, sotto l'influenza dell'aria proiettata dal mantice, il carbone doveva trasformarsi in acido carbonico, poi in ossido di carbonio, destinato questo a ridurre l'ossido di ferro, cio a liberarlo dall'ossigeno. Cos procedette l'ingegnere. Il mantice di pelle di foca, munito all'estremit di un tubo di terra refrattaria, fabbricato prima nel forno da terraglie, fu posto vicino al mucchio di minerale greggio. Mosso da un meccanismo, i cui congegni consistevano in un telaio, corde di fibra e contrappeso, esso lanci nella massa una quantit d'aria che ne elev la temperatura e contribu alla trasformazione chimica che doveva dare il ferro puro. L'operazione fu difficile. Fu necessaria tutta la pazienza e l'ingegnosit dei coloni per condurla a buon fine; ma finalmente essa riusc, e il risultato definitivo fu un blocco di ferro, poroso, somigliante a una spugna, che bisogn forgiare, fucinare, insomma, per toglierne la ganga liquefatta. Evidentemente, il primo martello mancava a quei fabbri improvvisati; ma, in fin dei conti, essi si trovavano nelle medesime condizioni in cui s'era trovato il primo lavoratore di metalli e fecero come egli dovette fare. Il primo massello con un lungo manico costituito da un bastone, serv da martello per forgiare il secondo su un'incudine di granito, e si pervenne cos a ottenere un metallo grossolano, ma utilizzabile. Finalmente, dopo tanti sforzi e tante fatiche, il 25 aprile, parecchie barre di ferro erano forgiate e si trasformarono in utensili, pinze, tenaglie, piccozze, zappe, ecc., che a Pencroff e a Nab parvero veri capolavori. Ma non era allo stato di ferro puro che quel metallo poteva rendere i maggiori servigi, bens allo stato di acciaio. Ora, l'acciaio una combinazione di ferro e di carbonio che si ottiene, sia dalla ghisa, togliendo a questa l'eccesso di carbonio, sia dal ferro, aggiungendo allo stesso il carbonio che gli manca. Il primo, ottenuto dalla decarburazione della ghisa, d l'acciaio naturale o pudellato; il secondo, prodotto con la carburazione del ferro, d l'acciaio di cementazione. Cyrus Smith doveva cercar di fabbricare preferibilmente
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quest'ultimo, giacch possedeva il ferro allo stato puro. E vi riusc, riscaldando il metallo con del carbone in polvere, in un crogiuolo fatto di terra refrattaria. Questo acciaio, che malleabile a caldo e a freddo, egli lo lavor poi con il martello. Nab e Pencroff, abilmente diretti, ne fecero ferri da scure, che, scaldati sino a divenir rossi e tuffati bruscamente nell'acqua fredda, acquistarono un'eccellente tempera. Vari altri strumenti, rozzamente foggiati, inutile dirlo, furono cos fabbricati: lame da pialla, scuri, asce, strisce d'acciaio destinate a essere trasformate in seghe, cesoie, scalpelli, e, poi, ancora ferri da zappa e da piccone, martelli, chiodi, ecc. Finalmente, il 5 maggio, essendo finito il primo periodo metallurgico, i fabbri rientrarono ai Camini e nuovi lavori li avrebbero tra poco autorizzati a prendere una qualifica nuova.

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CAPITOLO XVI
IL PROBLEMA DELL'ABITAZIONE NUOVAMENTE STUDIATO LE FANTASIE DI PENCROFF UN'ESPLORAZIONE A NORD DEL LAGO L'ORLO SETTENTRIONALE DELL'ALTIPIANO I SERPENTI L'ESTREMIT DEL LAGO INQUIETUDINI DI TOP TOP A NUOTO UN COMBATTIMENTO SOTT'ACQUA IL DUGONGO
Si ERA al 6 di maggio, giorno che corrisponde al 6 novembre dei paesi dell'emisfero boreale. Il cielo da alcuni giorni era annebbiato: urgeva, quindi, prendere opportune disposizioni per svernare nel modo migliore. Tuttavia la temperatura non si era ancora abbassata sensibilmente; un termometro centigrado, portato sull'isola di Lincoln, avrebbe segnato ancora una media fra i dieci e i dodici gradi sopra zero. Questa media non pu sorprendere, poich l'isola di Lincoln, situata molto verosimilmente fra il trentacinquesimo e il quarantesimo parallelo, doveva trovarsi sottoposta, nell'emisfero sud, alle stesse condizioni climatiche della Sicilia o della Grecia nell'emisfero nord. Ma, come la Grecia o la Sicilia subiscono freddi violenti, che producono neve e ghiaccio, cos pure l'isola di Lincoln avrebbe certo sofferto, nel cuore dell'inverno, abbassamenti di temperatura, contro cui conveniva premunirsi. A ogni modo, se il freddo non minacciava ancora, era tuttavia prossima la stagione delle piogge, e su quell'isola abbandonata, esposta a tutte le intemperie dell'alto mare, in pieno Oceano Pacifico, le perturbazioni atmosferiche dovevano essere frequenti, e probabilmente terribili. La questione di una dimora pi comoda dei Camini doveva essere,
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dunque, seriamente meditata e prontamente risolta. Pencroff, naturalmente, aveva una certa predilezione per quel rifugio da lui scoperto; ma anch'egli cap che si rendeva necessario cercarne un altro. I Camini gi erano stati visitati dal mare, in circostanze certo non dimenticabili, e non ci si poteva esporre ancora a simili incidenti. D'altronde, aggiunse Cyrus Smith, che in quel giorno parlava di queste cose ai compagni dobbiamo prendere alcune precauzioni. Perch? L'isola non abitata disse il giornalista. Questo probabile, rispose l'ingegnere per quanto essa non sia stata ancora da noi esplorata completamente; ma se non vi si trova alcun essere umano, temo che gli animali pericolosi vi abbondino. Conviene, dunque, mettersi al riparo da una possibile aggressione e specialmente non obbligare ogni notte uno di noi a vegliare per mantenere acceso il fuoco. Eppoi, cari amici, bisogna prevedere tutto. Noi siamo qui in una parte del Pacifico, spesso frequentata dai pirati malesi... Come! disse Harbert a tanta distanza da ogni terra? S, ragazzo mio rispose l'ingegnere. Questi pirati sono tanto arditi marinai, quanto temibili malfattori, e di conseguenza dobbiamo prendere adeguate misure. Ebbene, rispose Pencroff ci fortificheremo contro i selvaggi a due e a quattro zampe. Ma, signor Cyrus, non sarebbe il caso di esplorare l'isola in ogni sua parte, prima di intraprendere qualche cosa? Sar meglio! aggiunse Gedeon Spilett. Chi sa che non si debba trovare sulla costa opposta una di quelle caverne che abbiamo inutilmente cercate su questa? vero! rispose l'ingegnere ma voi dimenticate, amici, che ci conviene stabilirci nelle vicinanze di un corso d'acqua e che dalla cima del monte Franklin non abbiamo scorto a ovest n un ruscello n un fiume. Qui, invece, siamo tra il Mercy e il lago Grant, e questo un vantaggio notevole, che non bisogna trascurare. Per di pi, questa costa, orientata a est, non esposta, come l'altra, ai venti alisei che soffiano da nord-ovest in questo emisfero.
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Allora, signor Cyrus, rispose il marinaio costruiamo una casa in riva al lago. Adesso non ci mancano n i mattoni, n gli attrezzi. Dopo essere stati fornaciai, vasai, fonditori, fabbri, sapremo anche essere muratori, che diamine! S, amico mio, ma prima di prendere una decisione, bisogna cercare. Una dimora di cui la natura avesse fatto tutte le spese ci risparmierebbe molto lavoro, e ci offrirebbe senza dubbio un rifugio anche pi sicuro, giacch essa sarebbe molto ben difesa, sia contro i nemici interni quanto contro i nemici di fuori. Infatti, Cyrus rispose il giornalista; ma abbiamo gi esaminato tutta la massa granitica della costa, e non abbiamo trovato n un buco, n una fenditura! No, nemmeno una! aggiunse Pencroff. Ah! Se avessimo potuto scavare un rifugio in quel muro, a una certa altezza in modo che fosse al sicuro! Come sarebbe stato opportuno! Ecco, mi par di vedere da qui, sulla facciata che guarda il mare, cinque o sei camere... Con le finestre per illuminarle! disse Harbert ridendo. E una scala per salirvi aggiunse Nab. Voi ridete, esclam il marinaio ma perch? Che cosa c' d'impossibile in quello ch'io propongo? Non abbiamo forse piccone e zappe? E il signor Cyrus non sapr fabbricarci anche la polvere per far saltare la mina? Non vero, signor Cyrus, che farete anche la polvere il giorno in cui ci occorrer? Cyrus Smith aveva ascoltato l'entusiasta Pencroff spiegare i suoi progetti un po' fantasiosi. Attaccare quella massa di granito, sia pure a colpi di mina, era un lavoro erculeo, ed era veramente sgradevole che la natura non avesse provveduto alla parte pi dura del lavoro. Ma l'ingegnere non rispose al marinaio che proponendo di esaminare pi attentamente la muraglia, dalla foce del fiume sino all'angolo con cui terminava a nord. I coloni, dunque, uscirono, e l'esplorazione fu fatta su un'estensione di circa due miglia, con estrema cura. Ma la parete, tutta unita e diritta, non lasci scorgere una cavit qualsiasi. I nidi dei piccioni di roccia che svolazzavano sulla cima, non erano, in realt, che buchi fatti nella cresta e sull'orlo inegualmente frastagliato del
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granito. Era una circostanza incresciosa, tanto pi che non si poteva assolutamente pensare ad attaccare quella massa granitica n col piccone, n con la polvere per praticarvi un incavo sufficiente. Il caso aveva permesso che Pencroff scoprisse il solo ricovero provvisoriamente abitabile su tutta quella parte del litorale, vale a dire quei Camini, che pur bisognava abbandonare. A esplorazione compiuta, i coloni si trovavano all'angolo nord della muraglia, ove essa finiva con lunghi pendii, lentamente digradanti fin sulla spiaggia. Da questo punto fino al suo estremo limite verso ovest, la muraglia stessa si riduceva a una specie di argine - una fitta agglomerazione di pietre, terra e sabbia, tenute insieme da piante, arboscelli ed erbe - una scarpata di quarantacinque gradi soltanto. Qua e l, il granito affiorava ancora con punte acute da quella specie di scogliera, sui pendii della quale erano sparsi gruppi d'alberi, mentre un'erba abbastanza folta la tappezzava. Ma lo sforzo vegetale non andava oltre, e una lunga pianura di sabbia, che cominciava ai piedi del terrapieno, si stendeva fino al litorale. Cyrus Smith pens, non senza ragione, che da quella parte doveva trovarsi il punto ove le acque sovrabbondanti del lago sboccavano sotto forma di cascata. Infatti, bisognava necessariamente che l'eccesso d'acque del Creek Rosso si rovesciasse in qualche punto. Ora, questo punto l'ingegnere non l'aveva ancora trovato lungo le rive gi esplorate, vale a dire dalla foce del ruscello, a ovest, sino all'altipiano di Bellavista. L'ingegnere propose, dunque, ai compagni di salire lungo il pendio che stavano allora osservando, e di ritornare ai Camini attraverso le alture, esplorando cos le rive settentrionali e orientali del lago. La proposta fu accettata, e in pochi minuti Harbert e Nab erano gi arrivati sul pianoro. Cyrus Smith, Gedeon Spilett e Pencroff li seguirono con passo pi posato. A duecento piedi, si vedeva attraverso il fogliame la bella distesa d'acqua splendere sotto i raggi solari. Il paesaggio in quel punto era stupendo. Gli alberi, dai toni giallicci, si raggruppavano meravigliosamente per il piacere degli occhi. Alcuni enormi vecchi
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tronchi abbattuti dal tempo spiccavano, per la scorza nerastra, sul tappeto verdeggiante, che ricopriva il suolo. L schiamazzava una folla di pappagalli chiassosi, veri prismi mobili, saltellanti da un ramo all'altro. Si sarebbe detto che la luce non arrivasse che decomposta attraverso quella singolare ramificazione. I coloni, invece di raggiungere direttamente la riva nord del lago, si tennero sull'orlo del pianoro, in modo da arrivare alla foce del corso d'acqua restando sulla riva sinistra. Era un giro vizioso di un miglio e mezzo al pi, ma la passeggiata era facile, poich gli alberi, molto distanziati, lasciavano un comodo passaggio. Ci si accorgeva che l finiva la zona fertile; infatti, la vegetazione vi si mostrava meno rigogliosa che in tutta la parte compresa tra il corso del Creek Rosso e quello del Mercy. Cyrus Smith e i suoi compagni camminavano con una certa circospezione su quel suolo nuovo per essi. Archi, frecce, bastoni con un ferro appuntito per manico, erano le loro sole armi. Ma nessuna belva pericolosa si mostr; probabilmente, esse frequentavano piuttosto le folte foreste del sud; ma i coloni ebbero a un tratto la sgradita sorpresa di vedere Top fermarsi davanti a un serpente, che misurava da quattordici a quindici piedi di lunghezza. Nab lo ammazz con un colpo di bastone. Cyrus Smith esamin il rettile e dichiar che non era velenoso, poich apparteneva alla specie dei serpenti diamanti di cui si nutrono gli indigeni della Nuova Galles del Sud. Ma era possibilissimo che ne esistessero altri dalla morsicatura mortale, come, per esempio, le vipere sorde, a coda forcuta, che si drizzano sotto il piede dell'uomo, o i serpenti alati, muniti di due orecchiette che permettono loro di slanciarsi con estrema rapidit. Intanto Top, passato il primo momento di sorpresa, dava la caccia ai rettili con un accanimento che faceva temere per lui, tanto che il suo padrone lo richiamava continuamente. La foce del Creek Rosso, nel punto ove esso si gettava nel lago, fu presto raggiunta. Gli esploratori riconobbero sulla riva opposta il luogo che gi avevano visitato discendendo dal monte Franklin. Cyrus Smith constat che il contributo d'acqua che il creek recava al lago era abbastanza notevole; era, dunque, indispensabile che in un punto qualunque la natura offrisse uno scarico all'eccesso d'acque del
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lago. Si trattava appunto di scoprire questo scarico, giacch, senza dubbio, esso formava una cascata, di cui sarebbe stato possibile utilizzare la forza meccanica. I coloni, camminando ciascuno a proprio piacimento, ma senza troppo scostarsi gli uni dagli altri, presero dunque a percorrere la riva del lago, che era molto scoscesa. Le acque parevano estremamente pescose, e Pencroff si propose di fabbricare alcuni ordigni da pesca al fine di sfruttarle. Bisogn dapprima doppiare la punta aguzza di nord-est. Si sarebbe potuto supporre che lo scarico delle acque avvenisse in quel punto, poich l'estremit del lago veniva quasi a pareggiare l'orlo del pianoro. Ma non era cos e i coloni continuarono a esplorare la riva che, dopo una leggera curva, ridiscendeva parallelamente al litorale. Da questo lato, la sponda del lago era meno boscosa, ma alcuni gruppi d'alberi, sparsi qua e l, rendevano anche pi pittoresco il paesaggio. Il lago Grant si offriva allo sguardo in tutta la sua estensione e non un soffio increspava la superficie delle sue acque. Top, battendo la macchia, fece alzare a volo stormi d'uccelli vari, che Gedeon Spilett e Harbert salutarono con le loro frecce. Uno di quei volatili fu accortamente raggiunto dal ragazzo, e cadde ih mezzo alle erbe palustri. Top si precipit verso di esso, e riport un bell'uccello nuotatore, color ardesia, dal becco corto, dall'osso frontale sviluppatissimo, dalle dita allargate da un contorno festonato e con le ali ornate da un profilo bianco. Era una folaga, della grossezza di una bella pernice, appartenente al gruppo dei macrodattili, che costituisce la transizione fra l'ordine dei trampolieri e quello dei palmipedi. Magra selvaggina, dunque, e di un sapore che doveva lasciar molto a desiderare. Ma Top si sarebbe mostrato indubbiamente meno difficile dei suoi padroni: fu, quindi, convenuto che la folaga avrebbe servito alla sua cena. I coloni percorrevano allora la riva orientale del lago e non dovevano essere molto lontani dalla parte gi esplorata. L'ingegnere era meravigliatissimo di non vedere alcun indizio di scolo delle acque eccedenti e non dissimulava il proprio stupore al giornalista e al marinaio, che discorrevano con lui. In quel momento, Top, che era stato calmissimo sino allora, diede
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segni di agitazione. L'intelligente animale andava e veniva sulla riva, si fermava poi improvvisamente e guardava le acque alzando una zampa, come se fosse stato in attesa di qualche invisibile preda; poi, abbaiava con furore, braccando, per cos dire, indi taceva improvvisamente. N Cyrus Smith, n i suoi compagni avevano dapprima fatto attenzione allo strano contegno di Top; ma i latrati del cane divennero ben presto cos frequenti, che l'ingegnere se ne preoccup. Che cosa c', Top? domand. Il cane fece parecchi salti verso il suo padrone, manifestando una vera e viva inquietudine, e si slanci di nuovo verso la riva. Poi, tutto a un tratto, si precipit nel lago. Qui, Top! grid Cyrus Smith, che non voleva lasciare il suo cane avventurarsi in quelle acque sospette. Che cosa succede, dunque, l sotto? domand Pencroff esaminando la superficie del lago. Top avr sentito qualche anfibio rispose Harbert. Un alligatore, indubbiamente disse il giornalista. Non credo rispose Cyrus Smith. Gli alligatori si trovano solo in regioni di latitudine meno elevata. Intanto, Top era tornato indietro, in seguito alla chiamata del suo padrone, e aveva riguadagnato la sponda; ma non poteva starsene tranquillo; saltava in mezzo alle alte erbe, e guidato dal suo istinto, pareva seguire qualche essere invisibile, che si fosse furtivamente cacciato sotto le acque del lago, rasentandone gli orli. Nondimeno, le acque erano calme e la loro superficie non era turbata dal pi lieve increspamento. Parecchie volte i coloni si fermarono sulla riva, osservando attentamente. Nulla. Ci doveva essere qualche mistero. L'ingegnere era molto impensierito. Proseguiamo questa esplorazione fino alla mta disse. Mezz'ora dopo, tutti erano arrivati all'angolo sud-est del lago e si ritrovarono ancora sull'altipiano di Bellavista. A questo punto l'esame delle rive del lago doveva considerarsi terminato, e pur tuttavia l'ingegnere non aveva potuto scoprire dove e come si operava lo scarico delle acque. Eppure, lo scarico deve esistere, egli ripeteva e poich
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non all'esterno, bisogna ch'esso sia scavato nell'interno della massa granitica della costa! Ma che importanza annettete a tale scoperta, caro Cyrus? domand Gedeon Spilett. Un'importanza abbastanza grande, rispose l'ingegnere poich, se la dispersione delle acque si compie attraverso la massa granitica, probabile che vi si possa trovare qualche cavit, che sarebbe facile rendere abitabile, dopo averne allontanato le acque. Ma non pu darsi, signor Cyrus, che le acque scorrano lungo il fondo stesso del lago, disse Harbert e che vadano al mare per un condotto sotterraneo? Pu essere, infatti, rispose l'ingegnere e, se cos , saremo obbligati a costruire noi stessi la nostra casa, poich la natura non ha fatto le prime spese di costruzione. I coloni si accingevano, dunque, ad attraversare l'altipiano per ritornare ai Camini, giacch erano le cinque di sera, quando Top diede nuovi segni di agitazione. Esso abbaiava rabbiosamente, e, prima ancora che il suo padrone potesse trattenerlo, si precipit una seconda volta nel lago. Tutti corsero verso la riva. Il cane ne era gi lontano pi di venti piedi e Cyrus Smith lo richiamava vivamente, quando una testa enorme emerse dalla superficie delle acque, che non parevano profonde in quel punto. Harbert riconobbe subito la specie di anfibio cui apparteneva quella testa conica dai grossi occhi, decorata da baffi di lunghi peli setolosi. Un lamantino! grid. Non era un lamantino, ma un esemplare di questa specie, appartenente all'ordine dei cetacei, portante il nome di dugongo, perch le sue narici sono aperte nella parte superiore del muso: L'enorme animale s'era precipitato sul cane, che cerc invano di evitarlo ritornando verso la sponda. L'ingegnere non poteva far nulla per salvarlo e prima ancora che fosse venuto in mente a Gedeon Spilett o ad Harbert di armare gli archi, Top, afferrato dal dugongo, scomparve sott'acqua. Nab, con il suo spiedo di ferro in mano, voleva gettarsi in
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soccorso di Top, deciso a combattere il formidabile animale persino nel suo elemento. No, Nab disse l'ingegnere, trattenendo il suo coraggioso servitore. Frattanto, una lotta si svolgeva sott'acqua, lotta inesplicabile, giacch Top non poteva evidentemente resistere in quelle condizioni, lotta che doveva essere terribile, come si poteva indovinare dalla straordinaria agitazione della superficie del lago; lotta, insomma, che non poteva finire se non con la morte del cane! Ma improvvisamente, in mezzo a un cerchio di spuma, si vide ricomparire Top. Lanciato in aria da qualche forza ignota a una altezza di dieci piedi sulla superficie del lago, esso ricadde in mezzo alle acque profondamente sconvolte e riguadagn in breve la riva senza ferite gravi, miracolosamente salvo. Cyrus Smith e i suoi compagni guardavano senza capire. Circostanza non meno inspiegabile, si sarebbe detto che la lotta continuasse ancora sott'acqua. Indubbiamente il dugongo, attaccato da qualche animale pi possente dopo aver lasciato il cane, si batteva ora per suo conto. Ma lo spettacolo non dur a lungo. Le acque si arrossarono di sangue e il corpo del dugongo, emergente da una gran chiazza scarlatta, che si propagava largamente, venne poco dopo ad arenarsi su di un piccolo greto, all'angolo sud del lago. I coloni accorsero. Il dugongo era morto. Era un enorme animale, lungo dai quindici ai sedici piedi, che doveva pesare dalle tre alle quattromila libbre. Nel suo collo s'apriva una ferita, che sembrava essere stata fatta con una lama tagliente. Qual era l'anfibio che aveva potuto eliminare con un colpo cos terribile il formidabile dugongo? Nessuno avrebbe potuto dirlo. Abbastanza preoccupati da questo incidente, Cyrus Smith e i compagni fecero ritorno ai Camini.

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CAPITOLO XVII
VISITA AL LAGO LA CORRENTE INDICATRICE I PROGETTI DI CYRUS SMITH IL GRASSO DEL DUGONGO USO DELLE PIRITI SCHISTOSE IL SOLFATO DI FERRO COME SI FA LA GLICERINA IL SAPONE IL SALNITRO ACIDO SOLFORICO ACIDO NITRICO LA NUOVA CASCATA
L'INDOMANI, 7 maggio, Cyrus Smith e Gedeon Spilett, lasciando Nab a preparare la colazione, salirono sull'altipiano di Bellavista, mentre Harbert e Pencroff risalivano lungo il fiume, per rinnovare la provvista di legna. L'ingegnere e il cronista giunsero in breve al piccolo greto, posto alla punta sud del lago, sul quale l'anfibio morto era rimasto incagliato. Gi stormi d'uccelli s'erano avventati su quella massa carnosa, e bisogn scacciarli a sassate, poich Cyrus Smith desiderava conservare il grasso dell'animale utilizzarlo per le necessit della colonia. Quanto alla carne del bestione, essa poteva anche fornire un eccellente nutrimento, dato che in certe regioni della Malesia essa particolarmente riservata alla tavola dei principi indigeni. Ma ci sarebbe stato compito di Nab. In quel momento, Cyrus Smith aveva altri pensieri per il capo. L'incidente del giorno precedente non si era affatto cancellato dalla sua mente, e non cessava di preoccuparlo. Egli avrebbe voluto penetrare il mistero di quel combattimento sottomarino e sapere che genere di mastodonte o altro mostro marino avesse prodotto una ferita cos strana al dugongo. L'ingegnere se ne stava dunque l, sull'orlo del lago, guardando, osservando: ma nulla si scorgeva sotto le acque tranquille, che
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scintillavano ai primi raggi del sole. Intorno al piccolo greto su cui giaceva il corpo dell'anfibio, l'acqua era poco profonda; ma da quel punto il fondo del lago si abbassava a poco a poco, e probabilmente verso il centro la profondit doveva essere notevole. Il lago poteva essere considerato come un'ampia vasca, riempita dalle acque del Creek Rosso. Dunque, Cyrus, disse il giornalista mi pare che queste acque non presentino niente di sospetto. No, caro Spilett, rispose l'ingegnere e non so davvero come spiegare l'incidente di ieri! Riconosco, rispose Gedeon Spilett che la ferita fatta a questo anfibio per lo meno strana; inoltre, non saprei meglio spiegare come ha potuto succedere che Top sia stato cos vigorosamente rigettato fuori dall'acqua. Si potrebbe credere che sia stato lanciato cos da un possente braccio, e che il medesimo braccio, armato d'un pugnale, abbia poi dato la morte al dugongo! S rispose l'ingegnere, che era divenuto pensieroso. C', in tutto questo, qualche cosa che non riesco a capire. Ma comprendete forse meglio, caro Spilett, in che modo io stesso sia stato salvato, come abbia potuto essere stato strappato ai flutti e trasportato fra le dune? No, vero? Cos presagisco anche in ci qualche mistero che un giorno indubbiamente sveleremo. Osserviamo, dunque, ma non insistiamo con i nostri compagni su questi singolari incidenti. Teniamo per noi le nostre osservazioni e continuiamo il nostro lavoro. Com' noto, l'ingegnere non aveva ancora potuto scoprire per dove se ne andasse l'eccesso d'acque del lago, ma non avendo veduto mai nessun indizio che il lago traboccasse, bisognava necessariamente che esistesse uno scarico da qualche parte. Ora, appunto, Cyrus Smith fu assai sorpreso di notare una corrente piuttosto pronunciata che si faceva sentire in quel posto. Gett alcuni pezzetti di legno e vide che si dirigevano verso l'angolo sud. Segui questa corrente, camminando sulla sponda, e arriv alla punta meridionale del lago. Ivi si produceva una specie di depressione delle acque, come se si fossero bruscamente perdute in qualche fessura del suolo.
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Cyrus Smith ascolt, mettendo l'orecchio a livello del lago, e sent molto distintamente il rumore di una cascata sotterranea. qui! disse rialzandosi qui che avviene lo scarico delle acque; qui indubbiamente, che per mezzo di un condotto scavato nel granito, esse vanno a raggiungere il mare, attraverso qualche cavit, che noi potremmo utilizzare a nostro profitto. Sicuro! Sapr approfittarne! L'ingegnere tagli un lungo ramo, lo spogli delle foglie, e immergendolo all'angolo delle due rive, constat che esisteva un largo buco aperto a un piede soltanto sotto la superficie delle acque. Quel buco era l'apertura di sbocco, invano cercata fino allora, e la forza della corrente in quel punto era cos intensa che il ramo fu strappato dalle mani dell'ingegnere e disparve. Adesso non c' pi nessun dubbio ripet Cyrus Smith. L l'apertura dello scarico, e io la metter allo scoperto. Come? domand Gedeon Spilett. Abbassando di tre piedi il livello delle acque del lago. Ma come farete ad abbassare il loro livello? Aprendo loro un'altra uscita pi ampia di questa. In quale punto, Cyrus? Sulla parte della riva che pi si avvicina alla costa. Ma una riva di granito! fece osservare il giornalista. Ebbene, rispose Cyrus Smith questo granito lo far saltare, e le acque, sfuggendo dal nuovo sbocco, si abbasseranno in modo da scoprire la famosa apertura... E formeranno una cascata cadendo sulla spiaggia aggiunse il giornalista. Una cascata che noi utilizzeremo! rispose Cyrus. Venite, venite! E l'ingegnere trasse seco il compagno, la cui fiducia in Cyrus Smith era tale, da non permettergli alcun dubbio sulla riuscita dell'impresa. Eppure, come intaccare la riva di granito; come, senza polvere e con degli strumenti imperfetti, disgregare quelle rocce? Non era un lavoro superiore alle sue forze quello in cui l'ingegnere si accaniva a cimentarsi? Quando Cyrus Smith e il giornalista rientrarono ai Camini, vi trovarono Harbert e Pencroff occupati a scaricare il loro traino di
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legna. I taglialegna avranno presto finito, signor Cyrus, disse ridendo il marinaio e quando avrete bisogno di muratori... Di muratori, no, ma di chimici rispose l'ingegnere. S, aggiunse il cronista stiamo per far saltare l'isola... Far saltare l'isola! esclam Pencroff. Almeno in parte! replic Spilett. Ascoltatemi, amici disse l'ingegnere. E fece loro conoscere il risultato delle sue osservazioni. Secondo lui, una cavit pi o meno considerevole doveva esistere nella massa di granito che reggeva l'altipiano di Bellavista, ed egli voleva penetrare sino a essa. Per far questo, bisognava, prima di tutto, mettere allo scoperto l'apertura attraverso la quale si precipitavano le acque e, a questo scopo, bisognava abbassarne il livello, procurando loro uno sbocco pi ampio. Di qui la necessit di produrre una sostanza esplosiva, con la quale praticare un canale di scolo in un altro punto della riva. Cyrus Smith stava appunto per tentare questo usando i minerali che la natura metteva a sua disposizione. inutile dire con quale entusiasmo tutti, e pi particolarmente Pencroff, accolsero la proposta. Adoperare i grandi mezzi, sventrare quel granito, creare una cascata, tutto questo piaceva immensamente al marinaio! Ed egli sarebbe stato adesso un chimico tanto zelante, dato che l'ingegnere aveva ora bisogno di chimici - quanto in altro momento avrebbe potuto essere muratore o calzolaio. Egli sarebbe stato tutto quello che si sarebbe voluto che fosse, anche professore di danza e di belle maniere, disse a Nab, se mai questo potesse essere necessario. Nab e Pencroff furono subito incaricati di estrarre il grasso del dugongo, e di conservarne la carne, destinata all'alimentazione. Essi partirono subito, senza altre spiegazioni: la fiducia che avevano nell'ingegnere era assoluta. Pochi istanti dopo, Cyrus Smith, Harbert e Gedeon Spilett, trainando il solito graticcio e risalendo il corso del fiume, si diressero verso il giacimento di carbon fossile, dove abbondavano quelle piriti schistose che si trovano, infatti, nei pi recenti terreni di transizione, e delle quali Cyrus Smith aveva gi raccolto un campione.
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Tutta la giornata fu impiegata a trasportare una certa quantit di quelle piriti ai Camini. Verso sera, ve ne erano parecchie tonnellate. L'indomani, 8 maggio, l'ingegnere inizi le sue manipolazioni. Le piriti schistose erano composte principalmente di carbone, di silice, d'alluminio e di solfuro di ferro, quest'ultimo in grande quantit; si trattava dunque di separare dalle altre sostanze il solfuro di ferro e di trasformarlo in solfato, pi rapidamente che fosse possibile. Ottenuto il solfato, se ne sarebbe estratto l'acido solforico. Infatti era quello lo scopo da raggiungere. L'acido solforico uno degli agenti chimici pi adoperati, e l'importanza industriale di una nazione si pu misurare dal consumo che essa ne fa. Questo acido sarebbe stato anche in seguito estremamente utile ai coloni per la fabbricazione delle candele steariche, la concia delle pelli, ecc.; ma in quel momento l'ingegnere lo riserbava ad altro uso. Cyrus Smith scelse, dietro ai Camini, un luogo in cui il suolo fu reso con ogni cura tutto ugualmente piano. Su questa spianata egli innalz un cumulo di rami e di legna tagliata a pezzetti, sul quale furono collocati dei frammenti di schisti piritici, appoggiati gli uni contro gli altri; il tutto fu poi ricoperto da un sottile strato di piriti, ridotte prima alla grossezza di una noce. Fatto questo, fu appiccato il fuoco alla legna, e il calore si comunic agli schisti, che si infiammarono poich contenevano del carbone e dello zolfo. Allora, furono aggiunti nuovi strati di piriti frantumate, ordinandoli in modo da formare un enorme mucchio, rivestito esteriormente di terra e di erbe, dopo avervi opportunamente praticato alcune aperture per il passaggio dell'aria, come se si fosse trattato di bruciare un ammasso di legna per farne carbone. Poi, si lasci che la trasformazione si compisse; non occorrevano meno di dieci o dodici giorni, perch il solfuro di ferro si trasformasse in solfato di ferro e l'alluminio in solfato d'alluminio, due sostanze queste ugualmente solubili, mentre le altre, silice, carbone bruciato e cenere, non lo erano. Mentre si compiva questo lavoro chimico, Cyrus Smith fece procedere ad altre operazioni. Essi mettevano in tutto, pi che zelo, un vero accanimento. Nab e Pencroff avevano estratto il grasso del dugongo, che era
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stato raccolto in grandi orci di terra. Ora, si trattava di separare da questo grasso uno dei suoi elementi, la glicerina, saponificando il grasso medesimo. Per ottenere questo risultato, bastava trattarlo con la soda o la calce. Infatti, l'una o l'altra di queste sostanze, dopo aver intaccato il grasso, avrebbe dato del sapone, isolando la glicerina; ed era appunto questa che l'ingegnere voleva ottenere. La calce non gli mancava, come si sa; solo che il trattamento con la calce non poteva dare che dei saponi calcarei, insolubili e di conseguenza inutili, mentre il trattamento con la soda avrebbe fornito, invece, un sapone solubile, che avrebbe trovato la sua applicazione nei vari bisogni della pulizia domestica. Quindi Cyrus Smith, da uomo pratico, doveva preferibilmente cercar di ottenere della soda. Era difficile? No, poich le piante marine abbondavano sulla spiaggia; salicornie, ficoidi, e tutte quelle fucacee cui appartengono le alghe e i goemoni. Fu quindi raccolta una grande quantit di queste piante, che vennero prima fatte essiccare, poi bruciare in fosse all'aria aperta. La combustione di queste piante fu mantenuta per parecchi giorni, in modo che il calore si elevasse fino a fonderne anche le ceneri, e il risultato dell'incenerimento fu una compatta massa grigiastra, che da un pezzo conosciuta sotto il nome di soda naturale. Ottenuto questo risultato, l'ingegnere tratt il grasso con la soda: si ebbe cos un sapone solubile e la sostanza neutra chiamata glicerina. Ma non era ancora tutto. Occorreva ancora a Cyrus Smith, in vista della sua attivit futura, un'altra sostanza: il nitrato di potassio, che pi conosciuto sotto il nome di sale di nitro o salnitro. Cyrus Smith avrebbe potuto fabbricare questa sostanza, trattando il carbonato di potassio, che si estrae facilmente dalle ceneri dei vegetali, con acido nitrico. Ma l'acido nitrico gli mancava, ed era proprio quello che egli voleva ottenere. Si trovava cos dinanzi a un circolo vizioso, da cui non sarebbe mai uscito. Fortunatamente, per, questa volta la natura gli forn il salnitro, senza che egli avesse altro disturbo che quello di raccoglierlo. Harbert ne scoperse un giacimento al nord dell'isola, ai piedi del monte Franklin, e non vi fu altro da fare che purificarlo. Questi diversi lavori durarono circa otto giorni. Essi erano,
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dunque, finiti prima che si fosse compiuta la trasformazione del solfuro in solfato di ferro. Durante i giorni che seguirono, i coloni ebbero il tempo di fabbricare dei vasi refrattari in argilla malleabile e di costruire un fornello di mattoni, di forma speciale, destinato alla distillazione del solfato di ferro, quando questo fosse stato prodotto. Tutte queste utilissime cose furono ultimate verso il 18 maggio, cio press'a poco allorch la trasformazione chimica volgeva al suo termine. Gedeon Spilett, Harbert, Nab e Pencroff, abilmente guidati dall'ingegnere, erano divenuti i pi abili operai del mondo. La necessit , d'altronde, il maestro che pi si ascolta e che meglio insegna. Quando il mucchio di piriti fu interamente trasformato dal fuoco, il prodotto dell'operazione, consistente in solfato di ferro, solfato d'alluminio, silice, residuo di carbone e cenere, fu deposto in una vasca piena d'acqua. Si agit questa miscela, la si lasci posare, poi la si decant e se ne ottenne un liquido chiaro, contenente soltanto del solfato di ferro e del solfato d'alluminio in soluzione, essendo le altre materie rimaste solide, perch insolubili. Infine, essendo questo liquido in parte evaporato, dei cristalli di solfato di ferro si depositarono sul fondo, e le acque madri, vale a dire il liquido non evaporato, che conteneva del solfato d'alluminio, furono abbandonate. Cyrus aveva, dunque, a sua disposizione un'assai grande quantit di cristalli di solfato di ferro, dai quali si trattava ora di estrarre l'acido solforico. Nella pratica industriale, la fabbricazione dell'acido solforico esige degli impianti costosi. Occorrono infatti grandi capannoni, attrezzature speciali, apparecchi di platino, camere di piombo inattaccabili all'acido nelle quali avviene la trasformazione, ecc. L'ingegnere non aveva certo tutti questi mezzi a sua disposizione, ma sapeva che, in Boemia soprattutto, si fabbrica l'acido solforico anche con mezzi pi semplici, i quali offrono inoltre il vantaggio di produrlo a un grado superiore di concentrazione. Cos si fa l'acido conosciuto sotto il nome di acido di Nordhausen. Per ottenere l'acido solforico, a Cyrus Smith non restava da fare che una sola operazione: calcinare in un vaso chiuso i cristalli di
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solfato di ferro, di modo che l'acido solforico si distillasse in vapori, i quali vapori avrebbero poi prodotto l'acido per condensazione. A questa operazione appunto servirono le terraglie refrattarie, nelle quali furono messi i cristalli, e il forno, il cui calore doveva distillare l'acido solforico. L'operazione fu condotta perfettamente a termine e il 20 maggio, dodici giorni dopo averla iniziata, l'ingegnere era in possesso dell'agente chimico che egli contava di utilizzare in seguito nei pi svariati modi. Ora, perch voleva egli possedere tale agente? Semplicemente per produrre l'acido nitrico, il che fu facile, poich il salnitro, attaccato dall'acido solforico, gli diede precisamente l'acido nitrico per distillazione. Ma, in fin dei conti, a quale uso avrebbe egli destinato l'acido nitrico? I suoi compagni lo ignoravano ancora, giacch egli non aveva ancora detto la sua ultima parola. Intanto l'ingegnere raggiungeva il suo scopo con un'ultima operazione, dalla quale ottenne la sostanza che aveva richiesto tante manipolazioni. Dopo aver preso dell'acido nitrico, egli lo mise in presenza della glicerina, ch'era stata precedentemente concentrata per evaporazione a bagnomaria, e ne ottenne, pur senza impiegare miscela refrigerante, parecchie pinte di un liquido oleoso e giallastro. Quest'ultima operazione Cyrus Smith l'aveva fatta da solo, in disparte, lontano dai Camini, in quanto essa presentava pericoli di esplosione, e quando port ai suoi amici un recipiente di quel liquido, si limit a dir loro: Ecco la nitroglicerina! Infatti, quello era proprio il terribile prodotto, la cui potenza esplosiva forse decupla di quella della polvere ordinaria e che ha gi causato tante disgrazie! Tuttavia, da che stato trovato il modo di trasformarlo in dinamite vale a dire di mescolarlo con una sostanza solida, argilla o zucchero, abbastanza porosa per trattenerlo, il pericoloso liquido ha potuto essere utilizzato con maggior sicurezza. Ma all'epoca in cui i coloni agivano nell'isola di Lincoln la dinamite non era ancora conosciuta. Questo il liquore che deve far saltare i nostri macigni?
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disse Pencroff, con aria abbastanza incredula. S, amico mio, rispose l'ingegnere e questa nitroglicerina produrr tanto maggiore effetto, quanto pi il granito duro e opporr una resistenza pi grande allo scoppio. E quando vedremo ci, signor Cyrus? Domani, dopo che avremo praticato un foro da mina rispose l'ingegnere. L'indomani, 21 maggio, all'alba, i minatori si recarono a una insenatura che formava la riva est del lago Grant, a soli cinquecento passi dalla costa. In quel punto l'altipiano cadeva a strapiombo sulle acque, le quali erano trattenute solamente dalla cornice di granito. Era, dunque, evidente che se si abbatteva questa cornice, le acque sarebbero sfuggite per l'apertura e avrebbero formato un ruscello che, dopo essere scorso sulla superficie inclinata dell'altipiano, sarebbe andato a gettarsi sulla spiaggia. Di conseguenza, ci sarebbe stato un abbassamento generale del livello del lago e sarebbe venuta alla luce l'apertura di scarico, il che costituiva lo scopo finale. Si trattava, dunque, di abbattere la cornice di granito. Sotto la direzione dell'ingegnere, Pencroff, armato d'un piccone, ch'egli maneggiava accortamente e vigorosamente, attacc il granito nel suo rivestimento esterno. Il buco che bisognava praticare nasceva da uno scalino sulla riva e doveva addentrarsi nel masso obliquamente, in modo da incontrare un livello sensibilmente inferiore a quello delle acque del lago. In quella guisa, la forza esplosiva, aprendo la roccia, avrebbe permesso alle acque di riversarsi largamente al di fuori, e, quindi, di abbassarsi sufficientemente. Il lavoro fu lungo, giacch l'ingegnere, volendo produrre un effetto formidabile, si proponeva di consacrare non meno di dieci litri di nitroglicerina all'operazione. Ma Pencroff e Nab, dandosi il cambio, lavorarono tanto bene che verso le quattro della sera il foro per la mina era compiuto. Rimaneva il problema dell'accensione della sostanza esplosiva. Ordinariamente la nitroglicerina s'infiamma per mezzo dell'esca di fulminato, che, scoppiando, determina l'esplosione. Occorre, infatti, un urto per provocare l'esplosione, giacch, semplicemente accesa, la nitroglicerina brucerebbe senza esplodere.
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Cyrus Smith avrebbe certamente potuto fabbricare un'esca. In mancanza di fulminato, egli avrebbe potuto facilmente ottenere una sostanza analoga al cotone fulminante; poich aveva dell'acido nitrico a sua disposizione. Questa sostanza, chiusa in una cartuccia e introdotta nella nitroglicerina, sarebbe esplosa a mezzo di una miccia e avrebbe cos determinato lo scoppio. Ma Cyrus Smith sapeva che la nitroglicerina ha la propriet di esplodere in seguito a un urto. Egli risolse dunque, di utilizzare questa propriet, salvo ricorrere ad altro procedimento, se quello non fosse riuscito. Infatti, il colpo di un martello su alcune gocce di nitroglicerina sparse sulla superficie d'una pietra dura, basta a provocare l'esplosione. Ma l'operatore non poteva essere l a dare il colpo di martello, senza rimanere vittima dell'operazione. Cyrus Smith pens dunque di sospendere a un sostegno, sopra il buco della mina, e per mezzo di una fibra vegetale, una massa di ferro pesante parecchie libbre. Un'altra lunga fibra, solforata in precedenza, veniva legata a met della prima per una delle sue estremit, mentre l'altra estremit terminava al suolo a parecchi piedi di distanza dal buco della mina. Accesa questa seconda fibra, essa avrebbe bruciato sino a raggiungere la prima, la quale, pigliando fuoco a sua volta, si sarebbe rotta, lasciando precipitare la massa di ferro sulla nitroglicerina. Tutto fu, dunque, disposto in questo modo, dopo di che l'ingegnere, fatti allontanare i suoi compagni, riemp il foro da mina in guisa che la nitroglicerina arrivasse al livello dell'apertura, e ne gett alcune gocce anche sulla superficie della roccia, sotto la massa di ferro gi sospesa. Fatto ci, Cyrus Smith prese l'estremit della fibra solforata, l'accese, e abbandonando il luogo, ritorn ai Camini presso i compagni. La fibra doveva bruciare per venticinque minuti, e infatti, venticinque minuti dopo rimbomb un'esplosione, di cui sarebbe impossibile dare anche una pallida idea. Tutta l'isola parve tremare dalle fondamenta. Una grande quantit di pietre si proiett nell'aria, come se fosse stata eruttata da un vulcano. La scossa prodotta dallo
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spostamento d'aria fu cos violenta, che le rocce dei Camini oscillarono e i coloni, bench fossero a pi di due miglia dalla mina, furono buttati per terra. Essi si rialzarono, risalirono sull'altipiano e corsero verso il luogo ove la riva del lago doveva essere stata sventrata dall'esplosione... Un triplice evviva proruppe dai loro petti! La cornice di granito era aperta per un largo tratto! Un rapido corso d'acqua ne usciva, correva spumeggiando attraverso l'altipiano, ne raggiungeva l'orlo e si gettava da un'altezza di trecento piedi sulla spiaggia!

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CAPITOLO XVIII
PENCROFF NON DUBITA PI DI NULLA L'ANTICO SBOCCO DEL LAGO UNA DISCESA SOTTERRANEA LA STRADA ATTRAVERSO IL GRANITO TOP SCOMPARSO LA CAVERNA CENTRALE IL POZZO INFERIORE MISTERO A COLPI DI PICCONE IL RITORNO
IL PROGETTO di Cyrus Smith era riuscito; ma egli, secondo la sua abitudine, senza manifestare alcuna soddisfazione, con le labbra strette, lo sguardo fisso, restava immobile. Harbert era entusiasta, Nab saltava dalla gioia, Pencroff dondolava la grossa testa mormorando: Via, proprio bravo il nostro ingegnere! Infatti, la nitroglicerina aveva agito potentemente. Lo sfogo aperto al lago era di tale importanza che il volume delle acque che si riversavano dal nuovo sbocco era almeno il triplo di quello che doveva prima scaricarsi per l'antico. Poco dopo l'operazione, ne doveva seguire un abbassamento del livello del lago di almeno due piedi. I coloni ritornarono ai Camini per prendervi picconi, bastoni ferrati, corde di fibra, un acciarino e dell'esca; indi ritornarono all'altipiano. Top li accompagnava. Strada facendo, il marinaio non pot fare a meno di dire all'ingegnere: Ma sapete, signor Cyrus, che con il delizioso liquore che avete fabbricato si potrebbe far saltare l'intera nostra isola? Senza dubbio: l'isola, i continenti e la terra medesima rispose Cyrus Smith. solo questione di quantit.
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Non potreste, dunque, usare la nitroglicerina per caricare le armi da fuoco? domand il marinaio. No, Pencroff, una sostanza troppo pericolosa. Ma sarebbe invece agevole fabbricare del cotone fulminante, oppure della comune polvere da sparo, dato che abbiamo l'acido nitrico, il salnitro, lo zolfo e il carbone. Disgraziatamente, non abbiamo le armi. Oh! Signor Cyrus, rispose il marinaio con un po' di buona volont... Decisamente, Pencroff aveva cancellato la parola impossibile dal dizionario dell'isola di Lincoln. Giunti all'altipiano di Bellavista, i coloni si diressero immediatamente verso il punto del lago vicino al quale si trovava l'apertura dell'antico sbocco, che ormai doveva essere allo scoperto. Lo sbocco sarebbe divenuto praticabile, poich le acque non vi si precipitavano pi, e sarebbe stato senza dubbio facile studiarne la disposizione interna. In pochi istanti, i coloni raggiunsero l'angolo inferiore del lago, e bast loro un colpo d'occhio per constatare che il risultato era stato ottenuto. Infatti, nella parete granitica del lago, e ora sopra il livello delle acque, appariva l'apertura tanto cercata. Uno stretto rilievo lasciato a nudo dalle acque permetteva di arrivarvi. L'apertura misurava circa venti piedi di larghezza, ma non ne aveva che due di altezza. Era come la bocca di una fogna al margine di un marciapiede. Non avrebbe, dunque, offerto un facile passaggio ai coloni; ma Nab e Pencroff impugnarono i loro picconi e, in meno di un'ora, ne ampliarono sufficientemente l'altezza. Allora l'ingegnere s'avvicin e constat che le pareti dello sbocco, nella parte superiore, presentavano una pendenza di non pi di trenta o trentacinque gradi. Esse erano, dunque, praticabili, e, purch la loro inclinazione non aumentasse, sarebbe stato facile discenderle anche fino al livello del mare. Se, dunque, come era probabilissimo, una qualche cavit esisteva nell'interno della massa granitica, si sarebbe forse potuto trovar modo di utilizzarla. Ebbene, signor Cyrus, che cosa ci trattiene qui? domand il
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marinaio, impaziente di avventurarsi nel cunicolo. Vedete, Top ci ha preceduti! Bene rispose l'ingegnere. Ma prima bisogna vederci chiaro. Nab, vai a tagliare alcuni rami resinosi. Nab e Harbert corsero verso le rive del lago, ombreggiate da pini e da altri alberi verdi, e tornarono tosto con dei rami che prepararono a mo' di torce. Queste torce furono accese al fuoco dell'acciarino, e con Cyrus Smith alla testa, i coloni s'introdussero nell'oscuro budello, che le acque avevano sino a poco prima riempito. Contrariamente a quanto si sarebbe potuto supporre, il diametro del budello si allargava sempre pi, di guisa che gli esploratori poterono quasi subito discendere restando diritti. Le pareti di granito, logorate dall'acqua da tempo immemorabile, erano sdrucciolevoli e bisognava stare attenti per non cadere. Perci i coloni si erano legati gli uni agli altri con una corda, come fanno gli alpinisti. Fortunatamente, alcune sporgenze del granito, che formavano dei veri gradini, rendevano la discesa meno pericolosa. Qua e l goccioline d'acqua, ancora sospese alle rocce, divenivano iridescenti al fuoco delle torce e si sarebbe potuto credere che le pareti fossero rivestite d'innumerevoli stalattiti. L'ingegnere osserv quel granito nero, ma non ci vide n una stratificazione, n una incrinatura. La massa era compatta e di grana estremamente unita. L'esistenza di quel canale datava, dunque, dall'origine stessa dell'isola. Non erano state le acque a scavarlo a poco a poco. Plutone, e non Nettuno, l'aveva fatto con la sua mano, tanto che si potevano distinguere sulla muraglia le tracce di un lavoro eruttivo, che lo sciacquio delle acque non aveva potuto cancellare interamente. I coloni discendevano molto lentamente. Essi non potevano non provare una certa emozione nell'avventurarsi cos in quelle profondit, che esseri umani visitavano evidentemente per la prima volta. Non parlavano, ma riflettevano, e a pi d'uno dovette venire il pensiero che qualche polipo o altro gigantesco cefalopodo poteva occupare le cavit interne, in comunicazione con il mare. Bisognava, dunque, avanzare con una certa prudenza. Del resto, Top stava alla testa della piccola schiera e si poteva fare affidamento sulla sagacia del cane, che, occorrendo, non avrebbe
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certo mancato di dare l'allarme. Dopo essere disceso per un centinaio di piedi, per una via piuttosto sinuosa, Cyrus Smith, che camminava innanzi, si ferm, e i compagni lo raggiunsero. Il punto ove sostarono era incavato in modo da formare una caverna di mediocri dimensioni. Gocce d'acqua cadevano dalla volta, ma non provenivano da uno stillicidio attraverso la massa granitica. Erano semplicemente le ultime tracce lasciate dal torrente, che per tanto tempo era passato in quella cavit; l'aria, leggermente umida, non emetteva alcuna esalazione mefitica. Ebbene, mio caro Cyrus? disse allora Gedeon Spilett. Ecco un rifugio completamente ignorato e nascosto in queste profondit: ma inabitabile. Perch inabitabile? domand il marinaio. Perch troppo piccolo e troppo oscuro. E non possiamo ingrandirlo, scavarlo, praticarvi delle aperture per la luce e l'aria? rispose Pencroff, che non dubitava pi di nulla. Continuiamo, rispose Cyrus Smith continuiamo la nostra esplorazione. Forse, pi oltre, la natura pu averci risparmiato un simile lavoro. Non siamo che a un terzo dell'altezza fece osservare Harbert. A un terzo circa, rispose Cyrus Smith poich abbiamo percorso in discesa un centinaio di piedi dall'apertura, e non impossibile che cento piedi pi in basso... Dov', dunque, Top?... domand Nab interrompendo il padrone. Si cerc nella caverna. Il cane non c'era. Probabilmente avr continuato la sua strada disse Pencroff. Raggiungiamolo! rispose Cyrus Smith. La discesa ricominci. L'ingegnere osservava accuratamente le deviazioni che subiva la galleria, e malgrado tanta tortuosit, si rendeva abbastanza facilmente conto della sua direzione generale, che andava verso il mare. I coloni erano scesi ancora di una cinquantina di piedi, quasi perpendicolarmente, quando la loro attenzione fu attratta da suoni lontani, che venivano dalle profondit della massa granitica. Si
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fermarono e ascoltarono. Quei suoni condotti dal cunicolo come la voce da un tubo acustico, arrivavano nettamente all'orecchio. Sono i latrati di Top! esclam Harbert. S, rispose Pencroff e il nostro bravo cane abbaia anche con furore! Abbiamo i nostri bastoni ferrati disse Cyrus Smith. Stiamo in guardia, e avanti! La faccenda diviene sempre pi interessante mormor Gedeon Spilett all'orecchio del marinaio, che fece un segno affermativo. Cyrus Smith e i suoi compagni si precipitarono per recare aiuto al cane. I latrati di Top diventavano sempre pi percettibili. Si sentiva nella sua voce rotta una rabbia strana. Era dunque alle prese con qualche animale, di cui aveva turbato la pace della tana nascosta? Si pu dire che, senza pensare al pericolo a cui si esponevano, i coloni si sentivano adesso presi da un'irresistibile curiosit. Essi non discendevano pi il corridoio, si lasciavano per cos dire scivolare, e in pochi minuti erano discesi di altri sessanta piedi e avevano raggiunto Top. L, il corridoio metteva capo a una vasta e magnifica caverna. L, Top, andando e venendo, abbaiava furiosamente. Pencroff e Nab, scuotendo le torce, gettarono grandi fasci di luce su tutte le asperit del granito, mentre nello stesso tempo Cyrus Smith, Gedeon Spilett e Harbert, col bastone impugnato, si tenevano pronti a ogni evento. L'enorme caverna era vuota. I coloni la percorsero in tutti i sensi. Non c'era nulla, non un animale, non un essere vivente! E nondimeno Top continuava ad abbaiare: n carezze, n minacce riuscirono a farlo tacere. Dev'esserci in qualche parte un'uscita, per la quale le acque del lago se ne andavano al mare disse l'ingegnere. Infatti, rispose Pencroff e stiamo attenti a non cadere in qualche baratro. Vai, Top, vai! grid Cyrus Smith. Il cane, eccitato dalle parole del suo padrone, corse verso l'estremit della caverna, e l i suoi latrati raddoppiarono. I coloni lo seguirono, e al lume delle torce, apparve l'orifizio di un
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vero pozzo, aprentesi nel granito. Appunto per di l uscivano le acque che prima d'allora s'internavano nella massa granitica; per, questa volta, non si trattava pi di un corridoio obliquo e praticabile, ma di un pozzo perpendicolare, nel quale sarebbe stato impossibile avventurarsi. Le torce furono protese sopra l'apertura. Non si vide nulla. Cyrus Smith stacc un ramo acceso e lo gett in quell'abisso. La resina ardente, il cui potere illuminante era accresciuto dalla rapidit della caduta, rischiar l'interno del pozzo, ma nulla apparve ancora. Poi, la fiamma si spense con un leggero sfrigolio, indicando che aveva raggiunto la superficie dell'acqua, cio il livello del mare. L'ingegnere, calcolando il tempo impiegato nella caduta, pot valutare la profondit del pozzo, che risult di novanta piedi circa. Il suolo della caverna era, dunque, a novanta piedi sul livello del mare. Ecco la nostra abitazione disse Cyrus Smith. Ma essa era occupata da un qualche essere rispose Gedeon Spilett, che non sentiva soddisfatta la sua curiosit. Ebbene, l'essere qualsiasi, anfibio o altro, fuggito per questa apertura, rispose l'ingegnere e ci ha ceduto il posto. Non importa, aggiunse il marinaio avrei proprio voluto essere Top un quarto d'ora fa, poich, insomma, esso non pu aver abbaiato senza motivo. Cyrus Smith guardava il suo cane, e quello fra i suoi compagni che gli si fosse avvicinato, l'avrebbe sentito mormorare queste parole: S, credo anch'io che Top la sappia pi lunga di noi su molte cose! I desideri dei coloni si avveravano in gran parte, merc quella scoperta. Il caso, aiutato dalla meravigliosa avvedutezza del loro capo, li aveva felicemente assecondati. Ora avevano a loro disposizione una vasta caverna, di cui non potevano ancora, al chiarore insufficiente delle torce, misurare l'ampiezza, ma che sarebbe stato certamente facile dividere in camere con dei tramezzi di mattoni, adattandola, se non come una casa, almeno come uno spazioso appartamento. Le acque l'avevano abbandonata e non vi potevano pi ritornare. Il campo era libero.
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Rimanevano due difficolt: prima di tutto, la possibilit di illuminare quello spazio vuoto scavato in un blocco compatto; secondariamente, la necessit di renderne l'accesso pi agevole. Non bisognava neppur pensare a far venire la luce dall'alto, giacch un enorme spessore di granito costituiva il soffitto della caverna; ma si sarebbe forse potuto forare la parete anteriore, in faccia al mare. Cyrus Smith, che durante la discesa aveva valutato con una certa approssimazione la pendenza, e di conseguenza la lunghezza del sotterraneo, era indotto a credere che la parte anteriore della muraglia non fosse molto spessa. Se si fosse ottenuta in tal modo l'illuminazione, anche l'accesso alla caverna sarebbe stato un fatto compiuto, giacch fare una porta sarebbe stato altrettanto facile che fare delle finestre, nonch costruire una scala esterna. Cyrus Smith comunic le sue idee ai compagni. Allora, signor Cyrus, all'opera! rispose Pencroff. Ho il mio piccone e sapr farmi luce attraverso questo muro. Dove bisogna colpire? Qui rispose l'ingegnere, indicando al vigoroso marinaio un incavo assai notevole della parete, che doveva diminuirne lo spessore. Pencroff attacc il granito, e per una mezz'ora, al chiarore delle torce, ne fece volare le schegge intorno a s. La roccia mandava scintille sotto il suo piccone. Nab gli diede il cambio, e dopo Nab, anche Gedeon Spilett. Questo lavoro durava gi da due ore, per cui si poteva dunque temere che in quel punto lo spessore della muraglia eccedesse la lunghezza del piccone, quando, a un ultimo colpo vibrato da Gedeon Spilett, lo strumento, passando attraverso il muro, cadde al di fuori. Evviva! sempre evviva! grid Pencroff. La muraglia di duro granito non misurava in quel punto che tre piedi di spessore. Cyrus Smith mise l'occhio all'apertura, alta ottanta piedi dal suolo. Dinanzi a lui si stendeva la battigia, l'isolotto, e pi oltre il mare immenso. Per quel foro, abbastanza largo giacch la roccia si era largamente frantumata, la luce entr a fiotti e produsse un effetto magico
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inondando quella splendida caverna! Se nella sua parte sinistra essa non misurava pi che trenta piedi d'altezza e di larghezza su una lunghezza di cento piedi, nella parte destra, invece, essa era enorme, e la sua volta s'arrotondava a pi di ottanta piedi d'altezza. In alcuni punti, dei pilastri di granito, irregolarmente disposti, sostenevano gli spigoli della volta, come quelli di una navata di cattedrale. Appoggiata su delle specie di piedritti laterali, qui abbassantesi su tonde campate, l elevantesi su modanature ogivali, perdentesi in oscure gallerie, di cui si intravedevano nell'ombra gli archi capricciosi, ornata a profusione di sporgenze, che formavano come tanti pennacchi, quella volta offriva un pittoresco miscuglio di tutto quanto le architetture bizantina, romanica e gotica hanno prodotto sotto la mano dell'uomo. E qui, invece, era tutta opera della natura! Essa sola aveva scavato questo fantastico Alhambra in un masso di granito! I coloni erano attoniti per l'ammirazione. Dove essi non credevano di trovare che una angusta cavit, trovavano invece una specie di palazzo meraviglioso, e Nab s'era scoperto, come se fosse stato in un tempio! Grida d'ammirazione erano partite da tutte le bocche. Gli evviva si elevavano e andavano a perdersi di eco in eco sino in fondo alle oscure navate. Ah! Amici, esclam Cyrus Smith quando avremo abbondantemente rischiarato l'interno di questa massa granitica, quando avremo allestito le nostre camere, i depositi, le dispense nella parte sinistra, ci rimarr ancora questa splendida caverna, della quale faremo la nostra sala di studio e il nostro museo! E come lo chiameremo? domand Harbert. Granite-House12 rispose Cyrus Smith; e i suoi compagni salutarono quel nome con nuovi evviva. Le torce erano ormai quasi interamente consumate, e siccome per ritornare bisognava riguadagnare la sommit dell'altipiano; risalendo il lungo cunicolo fu deciso di rimettere all'indomani i lavori relativi alla sistemazione della nuova dimora.
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Palazzo di granito. La parola house si applica ugualmente ai palazzi e alle case. Cos Buckingham-house o Mansion-house, a Londra. 191

Prima di prendere la via del ritorno, Cyrus Smith si chin ancora una volta al di sopra del pozzo scuro, che si sprofondava perpendicolarmente fino al livello del mare. Ascolt attentamente. Non si ud nessun rumore, nemmeno quello delle acque, che pure il moto ondoso oceanico doveva talvolta agitare in quelle profondit. Fu gettato ancora un rametto di resina acceso. Le pareti del pozzo si rischiararono per un istante; ma anche questa volta, come prima, nulla di sospetto si rivel. Se qualche mostro marino era stato inopinatamente sorpreso dal ritirarsi delle acque, esso aveva ormai ripreso il largo per mezzo del condotto sotterraneo che si prolungava fin sotto la spiaggia e che l'eccesso dell'acqua del lago gi percorreva, prima che un nuovo passaggio le fosse stato offerto. Per, l'ingegnere, immobile, l'orecchio attento, lo sguardo immerso nella voragine, non pronunciava una parola. Il marinaio allora gli si avvicin, e toccandogli il braccio: Signor Smith? disse. Che cosa volete, amico? rispose l'ingegnere, come se fosse tornato dal paese dei sogni. Le torce stanno per spegnersi. In cammino! rispose Cyrus Smith. La piccola comitiva abbandon la caverna e cominci la sua ascensione attraverso l'oscuro corridoio. Top chiudeva la marcia, e faceva udire ancora degli strani brontolii. L'ascensione fu assai penosa. I coloni sostarono alcuni istanti nella grotta superiore, che formava come una specie di pianerottolo, a met di quella lunga scala di granito. Poi ricominciarono a salire. Poco dopo si fece sentire un'aria pi fresca. Le goccioline, asciugate dall'evaporazione, non scintillavano pi sulle pareti. Il chiarore fuligginoso delle torce impallidiva. Quella portata da Nab si spense, cos che per non avventurarsi in mezzo a un'oscurit profonda, fu necessario affrettarsi. In tal modo, un po' prima delle quattro, nel momento in cui la torcia del marinaio si spegneva a sua volta, Cyrus Smith e i suoi compagni sboccavano dall'apertura all'aria aperta.

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CAPITOLO XIX
IL PIANO DI CYRUS SMITH LA FACCIATA DI GRANITEHOUSE LA SCALA DI CORDA I SOGNI DI PENCROFF LE ERBE AROMATICHE UNA CONIGLIERA NATURALE DERIVAZIONE DELLE ACQUE PER I BISOGNI DELLA NUOVA DIMORA LA VISTA CHE SI GODE DALLE FINESTRE DI GRANITE-HOUSE
L'INDOMANI, 22 maggio, furono iniziati i lavori di adattamento della nuova residenza. I coloni, infatti, non vedevano l'ora di cambiare il loro insufficiente ricovero dei Camini con quel vasto e sano rifugio, scavato nella viva roccia, al riparo dalle acque del mare e del cielo. I Camini, tuttavia, non dovevano essere interamente abbandonati ed era intenzione dell'ingegnere di farne un laboratorio per i lavori pi pesanti. Il primo pensiero di Cyrus Smith fu di rendersi conto del punto preciso su cui dava la facciata di Granite-House. Si rec sulla spiaggia, ai piedi dell'enorme muraglia, e, siccome il piccone sfuggito dalle mani del giornalista doveva essere caduto perpendicolarmente, bastava ritrovare quel piccone per poter stabilire il punto, ove era stato praticato il foro nel granito. Il piccone fu facilmente ritrovato, e infatti, un buco si apriva in linea perpendicolare al di sopra del punto ove esso s'era conficcato nella sabbia, a circa ottanta piedi sopra la spiaggia. Dei piccioni di roccia entravano e uscivano gi dalla stretta apertura. Pareva proprio che Granite-House fosse stata scoperta apposta per loro! L'intenzione dell'ingegnere era di dividere la parte destra della caverna in pi stanze, precedute da un corridoio d'entrata e di darvi luce mediante cinque finestre e una porta da aprirsi nella facciata. Pencroff ammetteva le cinque finestre, ma non comprendeva l'utilit della porta, dato che l'antico sbocco offriva una scala naturale, per la quale sarebbe sempre stato facile accedere a Granite-House.
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Amico, gli rispose Cyrus Smith se ci facile arrivare alla nostra dimora per l'apertura del sotterraneo, ci sar ugualmente facile anche ad altri. Io ho pensato, invece, di ostruire l'apertura, di tapparla ermeticamente e anche, se occorre, di celarne assolutamente l'entrata provocando, mediante uno sbarramento, un aumento delle acque del lago. E come entreremo? domand il marinaio. Per una scala esterna, rispose Cyrus Smith una scala di corda: una volta ritirata questa, l'accesso alla nostra abitazione diverr impossibile. Ma perch tante precauzioni? chiese Pencroff. A tutt'oggi non mi sembrato che gli animali siano molto temibili. Quanto, poi, a essere abitata dagli indigeni, la nostra isola non presenta questo pericolo! Ne siete ben certo, Pencroff? domand l'ingegnere, guardando il marinaio. evidente che ne saremo sicuri solo quando avremo esplorato l'isola in tutte le sue parti rispose Pencroff. Appunto, disse Cyrus Smith poich non ne conosciamo ancora che una piccola parte. Ma, in ogni caso, se all'interno non abbiamo nemici, possono venirne da fuori, poich questi paraggi del Pacifico sono assai malfrequentati. Prendiamo, dunque, le nostre precauzioni contro ogni eventualit. Cyrus Smith parlava saggiamente, e Pencroff, senza pi fare obiezioni, si accinse a eseguire i suoi ordini. La facciata di Granite-House stava dunque per essere munita di cinque finestre e di una porta, a uso dell'appartamento propriamente detto, di una finestra molto ampia, nonch di finestrelle rotonde, che avrebbero permesso alla luce di entrare a profusione nella meravigliosa navata che doveva servire da salone. La facciata, posta a un'altezza di ottanta piedi dal suolo, era volta a est, e il sole sorgendo la salutava con i suoi primi raggi. Essa si stendeva sulla parte di cortina compresa tra la sporgenza formante angolo sulla foce del Mercy, e una linea tracciata perpendicolarmente al di sopra dell'ammasso di rocce che formavano i Camini. Perci i venti cattivi, vale a dire quelli di nord-est, non la colpivano che di traverso,
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giacch essa era naturalmente protetta dall'orientazione stessa della sporgenza ad angolo. D'altronde, in attesa che fossero fatte le intelaiature delle finestre, l'ingegnere aveva l'intenzione di chiudere le aperture con spesse imposte, che non lasciassero passare n vento, n pioggia e che si potessero dissimulare, occorrendo. Il primo lavoro consistette, dunque, nel praticare i fori sopra accennati. L'opera del piccone sulla dura roccia sarebbe stata troppo lenta, mentre si sa che Cyrus Smith era l'uomo delle grandi risorse. Egli possedeva ancora una certa quantit di nitroglicerina e l'adoper utilmente. L'effetto della sostanza esplosiva fu opportunamente localizzato e, sotto l'azione potente di essa, il granito si sfond nei punti stabiliti dall'ingegnere. Poi, il piccone e la zappa perfezionarono il disegno ogivale delle cinque finestre, della finestra pi larga, dei finestrini e della porta; ne dirozzarono le cornici, i cui profili furono abbastanza capricciosamente fissati, e alcuni giorni dopo l'inizio dei lavori, Granite-House era ampiamente rischiarata da quella viva luce di levante, che penetrava fino nelle sue pi segrete profondit. Secondo il piano fissato da Cyrus Smith, l'appartamento doveva essere diviso in cinque scompartimenti, tutti con vista sul mare: a destra, un'entrata con una porta, alla quale avrebbe fatto capo la scala, poi una prima stanza a uso di cucina, larga trenta piedi, una stanza da pranzo, di quaranta piedi, un dormitorio, di uguale larghezza, e infine una stanza per gli amici, voluta da Pencroff, attigua alla sala grande. Queste camere, o meglio questa serie di camere, costituenti l'appartamento di Granite-House, non dovevano per occupare tutta la profondit della caverna. Dovevano essere disimpegnate da un corridoio lasciato tra esse e un lungo magazzino nel quale gli utensili, le provviste, le riserve, avrebbero trovato comodamente posto. Tutti i prodotti raccolti nell'isola, sia quelli della flora che quelli della fauna, si sarebbero ivi trovati in eccellenti condizioni di conservazione, e completamente al riparo dall'umidit. Lo spazio non mancava, e ogni oggetto avrebbe potuto essere riposto con ordine. Inoltre, i coloni avevano ancora a loro disposizione la grotta piccola, posta al di sopra della grande caverna e che sarebbe stata come il
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granaio della nuova dimora. Stabilito questo piano, non rimaneva che metterlo in esecuzione. I minatori ridivennero, quindi, fornaciai, poi i mattoni furono trasportati e deposti ai piedi di Granite-House. Sino allora Cyrus Smith e i suoi compagni erano entrati nella caverna sempre per l'antico ingresso. Questo modo di comunicazione li obbligava prima a salire sull'altipiano di Bellavista, facendo un giro vizioso per la riva del fiume, poi a discendere di duecento piedi nel cunicolo, indi a risalire di altrettanto, quando volevano ritornare sull'altipiano. Di qui, perdita di tempo e fatiche notevoli. Cyrus Smith decise, perci, di procedere senza indugio alla fabbricazione di una solida scala di corda, che, una volta ritirata, avrebbe reso l'ingresso di GraniteHouse assolutamente inaccessibile. Questa scala fu confezionata con la massima cura e i suoi montanti, formati da fibre di curry attorcigliate mediante un tornello, avevano la solidit d'un grosso cavo. I pioli furono fatti con una variet di cedro rosso dai rami leggeri e resistenti, e tutto il lavoro fu eseguito da Pencroff con mano maestra. Altre corde furono fabbricate egualmente con fibre vegetali e una specie di carrucola rudimentale fu installata alla porta. In questo modo i mattoni poterono facilmente essere sollevati sino al livello di Granite-House. Il trasporto dei materiali venne a essere cos molto semplificato e l'adattamento dell'interno propriamente detto cominci subito. La calce non mancava e alcune migliaia di mattoni erano pronti a essere adoperati. L'armatura dei tramezzi, molto rudimentale del resto, fu facilmente eretta, e in un brevissimo tempo l'abitazione fu divisa in camere e in depositi, secondo il piano prestabilito. Tutti questi diversi lavori venivano eseguiti rapidamente, sotto la direzione dell'ingegnere, che maneggiava egli pure il martello e la cazzuola. Nessun lavoro era estraneo a Cyrus Smith, che dava cos l'esempio ai compagni non meno intelligenti e zelanti. Quegli uomini lavoravano con fiducia, con gaiezza persino; Pencroff avendo sempre pronta la facezia, ora carpentiere, ora cordaio, ora muratore, comunicava il suo buon umore a tutto quel piccolo mondo. La sua fede nell'ingegnere era assoluta: nulla avrebbe potuto turbarla. Lo credeva capace di tentare tutto e di riuscire in tutto. Il problema dei
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vestiti e delle calzature, problema indubbiamente grave, quello dell'illuminazione durante le notti invernali, la messa in valore delle parti fertili dell'isola, la trasformazione di quella flora selvaggia in una flora coltivata, tutto gli sembrava facile con l'aiuto di Cyrus Smith, ed egli era certo che tutto si sarebbe fatto a suo tempo. Il marinaio sognava fiumi incanalati per il trasporto delle ricchezze del suolo, sfruttamenti di cave e di miniere da intraprendere, macchine atte a tutte le lavorazioni industriali, e ferrovie, sicuro, proprio delle ferrovie, la cui rete avrebbe un giorno certamente coperto l'isola di Lincoln. L'ingegnere lasciava dire Pencroff, e non smorzava per nulla le entusiastiche esagerazioni di quel gran cuore. Sapeva quanto la fiducia sia comunicativa, e sorrideva anzi ascoltandolo parlare, nulla dicendo delle inquietudini che talvolta gli ispirava l'avvenire. Infatti, in quella parte del Pacifico, lungi dall'itinerario delle navi, c'era da temere di non essere mai soccorsi. I coloni dovevano, dunque, contare su se stessi, sulle sole loro forze, giacch la distanza dall'isola di Lincoln a ogni altra terra era cos grande, che arrischiarsi sul mare con una imbarcazione necessariamente imperfetta, sarebbe stata un'impresa grave e pericolosa. Ma, come diceva il marinaio, essi superavano di cento cubiti i Robinson di un tempo, per i quali tutto ci che facevano era un miracolo. E, infatti, essi sapevano, e l'uomo che sa riesce, laddove altri vegeterebbero e perirebbero inevitabilmente. Durante tutti quei lavori Harbert si distinse. Era intelligente e attivo, comprendeva presto, eseguiva bene e Cyrus Smith gli si affezionava sempre pi. Il ragazzo provava per l'ingegnere una viva e rispettosa amicizia. Pencroff vedeva la stretta simpatia che si formava tra quei due esseri, ma non era per niente geloso. Nab era Nab. Era quello che sarebbe stato comunque: il coraggio, lo zelo, la devozione, l'abnegazione in persona. Aveva nel suo padrone la medesima fiducia di Pencroff, ma la manifestava meno rumorosamente, e quando il marinaio s'entusiasmava, Nab aveva sempre l'aria di rispondergli: Ma non c' nulla di pi naturale!. Pencroff e lui si volevano molto bene e non avevano tardato a darsi del tu.
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Quanto a Gedeon Spilett, anch'egli prendeva parte al lavoro comune e non era il meno abile, della qual cosa il marinaio si meravigliava sempre un poco. Un giornalista capace non solo di comprendere tutto, ma anche di eseguire tutto! La scala fu installata definitivamente il 28 maggio. Data l'altezza di ottanta piedi che essa misurava, non contava meno di cento pioli. Fortunatamente, Cyrus Smith aveva potuto dividerla in due parti, approfittando di uno strapiombo della muraglia, che formava una sporgenza a una quarantina di piedi al di sopra del suolo. Questa sporgenza, accuratamente livellata con il piccone, divenne una specie di pianerottolo sul quale venne fissata la prima scala: la parte di essa destinata a rimanere sospesa nel vuoto venne cos ridotta a met; una corda avrebbe poi permesso di tirar su la scala stessa a livello di Granite-House. Quanto alla seconda scala, essa fu fissata con uguale solidit tanto nella sua estremit inferiore, che poggiava sulla sporgenza, quanto nell'estremit superiore, che venne collegata addirittura alla porta: in tal modo l'ascensione divenne molto pi facile. D'altronde, Cyrus Smith pensava di installare pi tardi un ascensore idraulico, che avrebbe evitato ogni fatica e ogni perdita di tempo agli abitanti di Granite-House. I coloni s'abituarono presto a servirsi della scala. Erano svelti e agili e Pencroff, abituato, come marinaio, a correre sul sartiame, pot dar loro lezione. Per, fu necessario ch'egli desse lezione anche a Top. Il povero cane, con le sue quattro zampe, non era fatto per quell'esercizio. Ma Pencroff era un maestro cos zelante, che Top fin per eseguire decentemente le sue ascensioni e seppe in breve tempo montare la scala, come facilmente fanno i suoi consimili nei circhi. Non si pu dire se il marinaio si sentisse fiero del suo allievo. certo, invece, che Pencroff pi di una volta dovette portarselo sulle spalle, della qual cosa Top non si lagnava mai. Conviene far notare a questo punto che, per quanto i lavori fin qui descritti fossero stati eseguiti con la massima alacrit, giacch si avvicinava la cattiva stagione, purtuttavia durante il loro svolgimento non era stata trascurata la questione alimentare. Ogni giorno il cronista e Harbert, diventati definitivamente i provveditori della colonia, dedicavano alcune ore alla caccia. Sfruttavano intanto solo il
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bosco dello Jacamar, sulla sinistra del fiume, poich, per mancanza di un ponte o di una barca, il Mercy non era ancora stato attraversato. Le immense foreste, cui era stato dato il nome di foreste del Far West, erano dunque completamente inesplorate; quest'importante escursione era stata riservata per i primi giorni di bel tempo della prossima primavera. Ma i boschi dello Jacamar erano sufficientemente ricchi di selvaggina: i canguri e i cinghiali vi abbondavano e gli spiedi ferrati, l'arco e le frecce dei cacciatori facevano meraviglie. Inoltre, Harbert scoperse, verso l'angolo sudovest della laguna, una conigliera naturale, cio una specie di prateria leggermente umida, ombreggiata da salici e coperta d'erbe aromatiche, che profumavano l'aria, come timo, serpillo, basilico, santoreggia, tutte variet odorose, della famiglia delle labiate, delle quali i conigli sono straordinariamente ghiotti. Avendo il giornalista osservato che, essendovi tavola imbandita per i conigli, sarebbe stato stupefacente che i conigli mancassero, i due cacciatori esplorarono attentamente la prateria, la quale, a ogni modo, produceva in abbondanza piante utili, per cui un naturalista vi avrebbe potuto studiare numerosi esemplari del regno vegetale. Harbert raccolse una quantit di germogli di basilico, di rosmarino, di melissa, di betonica, ecc., che possiedono qualit terapeutiche diverse, alcune per le affezioni polmonari, astringenti, febbrifughe, altre antispasmodiche o antireumatiche. E quando, pi tardi, Pencroff gli domand a che cosa avrebbe servito tutta quella raccolta d'erbe: A curarci, rispose il ragazzo quando saremo ammalati. E perch ci ammaleremmo, dal momento che nell'isola non ci sono medici? rispose molto seriamente Pencroff. A questa osservazione nulla si poteva opporre; ma il ragazzo non tralasci per questo di fare la sua provvista, che fu molto bene accolta a Granite-House, tanto pi che alle piante medicinali egli aveva potuto unire una quantit notevole di monarde didime, conosciute nell'America settentrionale con il nome di t d'Oswego, che producono un'eccellente bevanda. Finalmente, quel giorno, cercando bene, i due cacciatori giunsero sulla vera area della garenna. Il terreno era in quel punto bucherellato come una schiumarola.
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Le tane! esclam Harbert. S, rispose il giornalista le vedo bene. Ma sono abitate? Questo il problema. Il problema non tard a essere risolto. Quasi subito, centinaia di animaletti, somiglianti a conigli, scapparono in tutte le direzioni e con tale rapidit, che lo stesso Top non avrebbe potuto vincerli in velocit. Cacciatori e cane ebbero un bel correre: quei roditori sfuggirono loro facilmente. Ma il giornalista era ben deciso a non abbandonare il luogo prima d'aver catturato almeno una mezza dozzina di quei quadrupedi. Egli voleva innanzi tutto rifornire la dispensa, salvo poi addomesticare i conigli, che si sarebbero presi in seguito. Con qualche laccio teso all'apertura delle tane, l'operazione non poteva fallire. Ma al momento non c'erano n lacci, n possibilit di fabbricarne. I due cacciatori dovettero, quindi, rassegnarsi a esplorare le tane ad una ad una, frugandole con un bastone, facendo, insomma, a forza di pazienza, quello che non si poteva fare altrimenti. Finalmente, dopo un'ora di ricerche, quattro roditori furono presi nel covo. Erano conigli abbastanza somiglianti ai conigli europei, e comunemente conosciuti con il nome di conigli americani. Il prodotto della caccia venne, dunque, portato a Granite-House, e fece parte del pasto serale. Del resto, gli ospiti della garenna non erano disprezzabili, anzi avevano un sapore delizioso. Quella fu, dunque, una preziosa risorsa per la colonia, tanto pi che sembrava inesauribile. Il 31 maggio, i tramezzi erano ultimati. Non restava che arredare le camere, lavoro questo che avrebbe occupato i lunghi giorni d'inverno. Nella prima stanza, che serviva da cucina, si costru un focolare. Il tubo destinato a convogliar fuori il fumo diede qualche fastidio agli improvvisati fumisti. A Cyrus Smith parve pi semplice fabbricarlo in terra di mattoni; siccome non poteva pensare di farlo uscire dall'altipiano superiore, si fece un buco nel granito sopra la finestra della cucina e il tubo, collocato obliquamente, pass da quel foro come quello di una stufa di lamiera. Probabilmente, senza dubbio anzi, con il forte vento d'est che batteva direttamente la
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facciata, il camino avrebbe fatto fumo, ma detti venti erano rari e, d'altra parte, mastro Nab, il cuoco, non guardava tanto per il sottile. Quando tutti questi lavori interni furono compiuti, l'ingegnere si accinse a turare l'apertura dell'antico sbocco che metteva al lago, in modo da impedire l'ingresso a chiunque per quella via. Blocchi di roccia furono rotolati fino all'apertura e saldamente cementati. Cyrus Smith non mise per il momento in esecuzione il suo progetto di coprire quella bocca con le acque ricondotte al loro precedente livello mediante una diga di sbarramento. Si limit a dissimulare l'avvenuta otturazione per mezzo di erbe, arbusti e sterpi, che vennero piantati negli interstizi delle rocce e che nella primavera prossima si sarebbero sviluppati esuberantemente. Tuttavia, egli utilizz lo scarico per condurre fino alla nuova dimora un filo delle acque dolci del lago. Un canaletto, praticato al di sotto del loro livello, diede questo risultato, e tale derivazione d'una sorgente pura e inesauribile diede un rendimento da venticinque a trenta galloni13 al giorno. L'acqua non sarebbe, dunque, mai mancata a Granite-House. Finalmente tutto fu terminato, ed era tempo, poich la cattiva stagione stava per giungere. Grosse e rozze imposte permettevano di chiudere le finestre della facciata, in attesa che l'ingegnere avesse avuto il tempo di fabbricare del vetro. Gedeon Spilett aveva con molta arte disposto nelle sporgenze del macigno, attorno alle finestre, piante di varie specie, nonch lunghe erbe rampicanti, in modo che le aperture della facciata risultavano incorniciate da una pittoresca verzura di incantevole effetto. Gli abitanti della solida, sana e sicura dimora non potevano, dunque, che essere lietissimi del loro lavoro. Le finestre consentivano al loro sguardo di estendersi su di un orizzonte illimitato, chiuso a nord dai due capi Mandibola e a sud dal capo Artiglio. L'intera baia dell'Unione si spiegava magnificamente innanzi a essi. S, quei bravi coloni avevano ragione di essere soddisfatti, e Pencroff non lesinava gli elogi a quello ch'egli umoristicamente chiamava il suo appartamento al quinto piano sopra l'ammezzato!
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Il gallone equivale a circa quattro litri e mezzo. 201

CAPITOLO XX
LA STAGIONE DELLE PIOGGE IL PROBLEMA DEI VESTITI UNA CACCIA ALLE FOCHE FABBRICAZIONE DELLE CANDELE LAVORI INTERNI NELLA GRANITE-HOUSE I DUE PONTICELLI RITORNO DA UNA VISITA AL BANCO DI OSTRICHE CI CHE HARBERT SI TROVA IN TASCA
L'INVERNO cominci veramente con il mese di giugno, che corrisponde al mese di dicembre dell'emisfero boreale. Esord con acquazzoni e raffiche senza tregua. Gli abitanti di Granite-House poterono apprezzare i vantaggi di una dimora dove le intemperie non potevano giungere. Il rifugio dei Camini sarebbe stato davvero insufficiente contro i rigori di un'invernata, dovendosi anche temere che le grandi maree, spinte dai venti provenienti dal largo, vi avrebbero potuto fare ancora irruzione. Anzi, in previsione di questa eventualit, Cyrus Smith prese delle precauzioni, allo scopo di preservare, per quanto era possibile, la fucina e i fornelli che vi erano impiantati. Durante tutto il mese di giugno il tempo fu impiegato in svariati lavori, non escluse la caccia e la pesca, per cui le riserve della dispensa poterono essere mantenute abbondanti. Pencroff si proponeva, appena gli fosse stato possibile, di collocare opportunamente delle trappole, da cui egli si aspettava risultati straordinari. Aveva fabbricato dei lacci con fibre legnose, per cui non passava giorno senza che la garenna fornisse il suo contingente. Nab occupava quasi tutto il suo tempo a salare o ad affumicare carni, la qual cosa assicurava alimenti ottimamente conservati. Alla fine, i coloni dovettero discutere molto seriamente anche la questione dei vestiti. Essi non avevano altri indumenti che quelli che
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indossavano quando il pallone li aveva gettati sull'isola. Questi abiti tenevano caldo ed erano resistenti; essi, poi, ne avevano avuto estrema cura, cos come della biancheria, tenendoli in perfetto stato di pulizia; ma ci nonostante, sarebbe stata presto necessaria una sostituzione. Inoltre, se l'inverno fosse stato rigido, i coloni avrebbero molto sofferto per il freddo. In questo, l'ingegnosit di Cyrus Smith fu colta alla sprovvista. Egli aveva provveduto ai bisogni pi urgenti, l'abitazione e l'alimentazione, ma il freddo l'aveva sorpreso prima che il problema dei vestiti fosse risolto. Bisognava, dunque, rassegnarsi a passare quel primo inverno senza troppo lamentarsi. Venuta la bella stagione, si sarebbe fatta una seria caccia ai mufloni, di cui era stata segnalata la presenza durante l'esplorazione del monte Franklin, e, una volta raccolta la lana, l'ingegnere avrebbe ben saputo fabbricare delle stoffe morbide e durature... Come? Ci avrebbe pensato. Ce la caveremo arrostendoci i polpacci a Granite-House! disse Pencroff. Il combustibile abbonda e non c' alcuna ragione di risparmiarlo. D'altronde, rispose Gedeon Spilett l'isola di Lincoln non posta a una latitudine molto elevata, ed quindi probabile che gli inverni non siano crudi. Non ci avete detto, Cyrus, che il trentacinquesimo parallelo in cui si trova l'isola corrisponde a quello della Spagna nell'altro emisfero? Indubbiamente, rispose l'ingegnere ma certi inverni sono freddissimi in Spagna! Neve e ghiaccio, nulla vi manca, e anche l'isola di Lincoln potrebbe essere rigorosamente provata. Tuttavia, un'isola, e, come tale, spero che la temperatura vi sia pi moderata. Perch, signor Cyrus? chiese Harbert. Perch il mare, ragazzo mio, pu considerarsi come un immenso serbatoio, nel quale s'immagazzina il calore estivo. Nell'inverno esso restituisce tale calore, e questo assicura alle regioni vicine agli oceani una temperatura media, meno elevata d'estate, ma anche meno bassa d'inverno. Lo vedremo rispose Pencroff. Non voglio preoccuparmi oltre del freddo che far o che non far. Ci che certo, intanto, che i giorni sono gi brevi e le serate lunghe. Se trattassimo un po' il
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problema dell'illuminazione? Niente di pi facile rispose Cyrus Smith. Da trattare? domand il marinaio. Da risolvere. E quando cominceremo? Domani, organizzando una caccia alle foche. Per fabbricare delle candele di sego? Eh, via! Pencroff, delle candele steariche! Questo era, infatti, il proposito dell'ingegnere; proposito realizzabile, del resto, poich c'era la calce e l'acido solforico, e gli anfibi dell'isolotto avrebbero fornito il grasso necessario a quella fabbricazione. Si era al 4 di giugno. Era la domenica di Pentecoste e all'unanimit fu deciso di osservare la festa. Tutti i lavori furono sospesi e preghiere si elevarono al cielo. Ma le preghiere erano ormai ringraziamenti. I coloni dell'isola di Lincoln non erano pi dei miseri naufraghi gettati sull'isolotto. Essi non chiedevano pi, ma ringraziavano. L'indomani, 5 giugno, con un tempo piuttosto incerto, partirono per l'isolotto. Bisogn ancora approfittare della bassa marea per passare a guado il canale, e a questo proposito, si convenne di costruire, bene o male, una barca, per rendere pi facili le comunicazioni e permettere anche di risalire il fiume Mercy, quando si sarebbe compiuta la grande esplorazione del sud-ovest dell'isola, rinviata ai primi giorni di bel tempo. Le foche erano numerose, e i cacciatori, armati dei loro spiedi ferrati, ne uccisero facilmente una mezza dozzina. Nab e Pencroff le scuoiarono e non portarono a Granite-House che il grasso e la pelle, dovendo questa servire alla fabbricazione di solide calzature. Il risultato della caccia fu il seguente: circa trecento libbre di grasso, che dovevano essere interamente adoperate per la fabbricazione delle candele steariche. L'operazione fu semplicissima, e diede un prodotto se non assolutamente perfetto, almeno utilizzabile. Se Cyrus Smith non avesse avuto a sua disposizione che dell'acido solforico, riscaldando quest'acido insieme ai corpi grassi neutri, nel suo caso il grasso di
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foca, avrebbe potuto ottenere la glicerina; poi, dalla nuova composizione avrebbe facilmente separata l'oleina, la margarina e la stearina, usando l'acqua bollente. Ma, per semplificare l'operazione, l'ingegnere prefer saponificare il grasso mediante la calce. Ne ottenne una specie di sapone calcareo, facile a decomporsi per mezzo dell'acido solforico, che precipit la calce allo stato di solfato e rese liberi gli acidi grassi. Di questi tre acidi, oleico, di margarina e stearico, il primo, essendo liquido, fu eliminato con una pressione sufficiente; mentre gli altri due formavano proprio la sostanza, che doveva servire alla fabbricazione delle candele steariche. L'operazione non dur pi di ventiquattro ore. I lucignoli, dopo parecchie prove, furono alla fine fatti di fibre vegetali, e, dopo essere stati immersi nella sostanza liquefatta, formarono delle vere e proprie candele steariche, modellate a mano, alle quali non mancava che di essere sbiancate e levigate. Non offrivano, vero, il vantaggio che presentano gli stoppini impregnati di acido borico, di vetrificarsi cio a mano a mano che si opera la loro combustione e di consumarsi quindi interamente; ma avendo Cyrus Smith fabbricato un bel paio di smoccolatoi, quelle candele furono grandemente apprezzate durante le veglie di Granite-House. Durante tutto quel mese, il lavoro non manc nella nuova dimora. I falegnami ebbero da fare. Si perfezionarono gli utensili, che erano molto rudimentali, e se ne aggiunsero di nuovi. Fra l'altro, furono fabbricate delle forbici e i coloni poterono finalmente tagliarsi i capelli, e se non farsi la barba, almeno tagliarla a volont. Harbert non ne aveva. Nab, ben poca; ma gli altri erano irsuti a tal punto da giustificare interamente la fabbricazione delle forbici. La fabbricazione d'una sega a mano, del tipo di quelle che si chiamano saracchi, cost infinite fatiche, ma alla fine fu creato uno strumento che, vigorosamente maneggiato, pot dividere le dure fibre del legno. Furono, quindi, fatte tavole, sedie, armadi, con i quali si arredarono le stanze principali, intelaiature per letti, il corredo dei quali consisteva tutto in materassi di zostera. La cucina, con le sue mensole, su cui erano allineati gli utensili di terracotta, con il suo
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fornello di mattoni e il suo lavandino, aveva un assai bell'aspetto e Nab vi cucinava con gravit, come se fosse stato in un laboratorio chimico. Ma i falegnami dovettero presto trasformarsi in carpentieri. Infatti, il nuovo scaricatore di piena, creato a colpi di mina, richiedeva la costruzione di due ponticelli, uno sull'altipiano di Bellavista, l'altro sulla spiaggia stessa. Adesso, infatti, l'altipiano e la spiaggia erano trasversalmente tagliati da un corso d'acqua, che bisognava assolutamente attraversare quando si voleva recarsi a nord dell'isola. Per evitarlo, i coloni sarebbero stati costretti a fare un lungo e inutile giro, risalendo a ovest fino oltre le sorgenti del Creek Rosso. Era, dunque, pi semplice gettare due ponticelli, uno sull'altipiano e l'altro sulla spiaggia, lunghi da venti a venticinque piedi. Tutta la loro armatura era costituita da alcuni alberi, solo squadrati con l'ascia. Fu un lavoro di alcuni giorni. Fatti i ponti, Nab e Pencroff ne approfittarono per andare fino al banco di ostriche, che era stato scoperto al largo delle dune. Avevano trascinato seco una specie di rozzo carro, che sostituiva l'antico graticcio, veramente troppo scomodo, e tornarono con alcune migliaia di ostriche, che acclimatarono presto in mezzo alle rocce formanti altrettanti parchi naturali alla foce del Mercy. Quei molluschi erano di qualit eccellente e i coloni ne fecero un consumo quasi quotidiano. Come si vede, l'isola di Lincoln, bench i suoi abitanti non ne avessero esplorato che una piccolissima parte, provvedeva gi a quasi tutti i loro bisogni. Ed era anche probabile che, frugata sino nei suoi angoli pi riposti, particolarmente in tutta la parte boscosa, che si stendeva dal fiume di Mercy al promontorio del Rettile, avrebbe prodigato nuovi tesori. Una sola privazione pesava ancora ai coloni dell'isola di Lincoln. Il nutrimento azotato non mancava loro, n i prodotti vegetali, che dovevano temperarne l'uso; le radici legnose delle dracene, sottoposte alla fermentazione, davano una bevanda acidula, specie di birra, molto preferibile all'acqua pura; avevano persino fabbricato dello zucchero, senza canne n barbabietole, raccogliendo il liquore che distilla dall'acer saccharinum, sorta d'acero della famiglia delle aceracee, che prospera in tutte le regioni temperate e che l'isola
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possedeva in gran numero; con le monarde raccolte nella garenna facevano un gradevolissimo t; infine, avevano in abbondanza il sale, il solo prodotto minerale che entra nell'alimentazione... ma mancava il pane. Forse, in seguito, i coloni avrebbero potuto sostituire questo alimento con qualche altro equivalente, farina dell'albero del sag o fecola dell'albero del pane; giacch, infatti, era possibile che nelle foreste del sud si trovassero questi alberi preziosi; ma fino allora non erano stati trovati. La Provvidenza doveva, anche in quella circostanza, venire in aiuto ai coloni, in proporzione infinitesimale, vero; ma insomma, Cyrus Smith, pur con tutta la sua intelligenza e la sua ingegnosit, non avrebbe mai potuto produrre quello che, proprio per puro caso, Harbert trov un giorno nella fodera della sua giacca, che stava accomodando. Quel giorno, pioveva a dirotto, i coloni erano riuniti nella sala grande di Granite-House, quando a un tratto il ragazzo esclam: To' guardate, signor Cyrus: un chicco di grano! E mostr ai compagni un chicco, un unico chicco, che da un buco della sua tasca era andato a finire nella fodera della giacca. La presenza di quel chicco si spiegava con l'abitudine che Harbert aveva, quand'era a Richmond, di nutrire alcuni colombi selvatici regalatigli da Pencroff. Un chicco di grano? disse vivamente l'ingegnere. S, signor Cyrus, ma uno solo, non pi di uno! Eh, ragazzo mio, esclam Pencroff sorridendo eccoci a buon punto, in fede mia! Che cosa potremmo fare con un solo chicco di grano? Ne faremo del pane rispose Cyrus Smith. Pane, pasticcini, torte addirittura! aggiunse il marinaio. Diamine! Il pane che questo chicco ci provveder non potr facilmente soffocarci! Harbert, ritenendo poco importante la sua scoperta, s'accingeva a gettar via il chicco trovato, ma Cyrus Smith, invece, glielo prese, lo esamin, constat che era in buono stato, e guardando bene in faccia il marinaio:
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Pencroff, gli chiese tranquillamente sapete quante spighe pu produrre un chicco di grano? Una, suppongo rispose il marinaio, sorpreso della domanda. Dieci, Pencroff. E sapete quanti chicchi porta una spiga? No, in fede mia! Ottanta, in media disse Cyrus Smith. Dunque, se noi pianteremo questo chicco, raccoglieremo al primo raccolto ottocento chicchi di frumento, i quali, al secondo raccolto, ne produrranno seicentoquarantamila, al terzo cinquecentododici milioni, e al quarto pi di quattrocento miliardi di chicchi. Ecco la proporzione. I compagni di Cyrus Smith ascoltavano in silenzio. Quelle cifre li colmavano di stupore. Eppure, esse erano esatte. S, amici riprese l'ingegnere. Tali sono le progressioni aritmetiche della feconda natura. Ma che, cos' questa moltiplicazione dei chicchi di frumento, la cui spiga non porta che ottanta grani, paragonata a quella delle piante di papavero, che portano trentaduemila grani, o a quella delle piante di tabacco, che ne producono trecentosessantamila? In pochi anni, senza le molte cause di distruzione che ne limitano la fecondit, tali piante invaderebbero tutta la terra. Ma l'ingegnere non aveva finito il suo piccolo interrogatorio. E adesso, Pencroff, sapete quante staia rappresentano quattrocento miliardi di chicchi? No, rispose il marinaio ma quello che so che sono una bestia! Ebbene, sarebbero pi di tre milioni, a centotrentamila grani per staio, Pencroff. Tre milioni! esclam Pencroff. Tre milioni! In quattro anni? In quattro anni, rispose Cyrus Smith e anche in due anni, se, come spero, potremo, a questa latitudine, ottenere due raccolti all'anno. A queste parole Pencroff, secondo la sua abitudine, non trov altra risposta che un formidabile evviva. E cos, Harbert, aggiunse l'ingegnere tu hai fatto una
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scoperta d'importanza estrema per noi. Tutto, amici miei, tutto pu servirci nelle condizioni in cui siamo. Non dimenticatelo, vi prego. No, signor Cyrus, no, non lo dimenticheremo, rispose Pencroff e se caso mai trovassi uno di quei grani di tabacco, che si moltiplicano per trecentosessantamila, vi assicuro che non lo getter al vento! E adesso, sapete quel che ci resta da fare? Ci resta da piantare questo chicco rispose Harbert. S! aggiunse Gedeon Spilett e con tutti i riguardi che gli sono dovuti, giacch esso porta in s le nostre messi future. Purch germogli! esclam il marinaio. Germoglier rispose Cyrus Smith. Era il 20 giugno. Il momento era dunque propizio per seminare quell'unico e prezioso chicco di frumento. Fu discussa dapprima l'opportunit di seminarlo in un vaso; ma, dopo aver riflettuto, fu deciso di rimettersi fiduciosamente alla natura e di affidarlo alla terra. L'operazione fu compiuta in quello stesso giorno, ed inutile aggiungere che furono prese tutte le precauzioni perch riuscisse. Essendosi il tempo alquanto rischiarato, i coloni ascesero le alture di Granite-House. L, sull'altipiano, scelsero un punto ben riparato dal vento sul quale il sole di mezzogiorno doveva far sentire tutto il suo calore. Il luogo fu pulito, sarchiato accuratamente, e frugato persino, per scacciarne gli insetti o i vermi; vi fu steso uno strato di buona terra, mista a un po' di calce; fu cinto da una palizzata; poi, il chicco di frumento fu affondato nello strato umido. Non pareva che i coloni ponessero la prima pietra di un edificio? Questo avvenimento ricord a Pencroff il giorno in cui avevano acceso l'unico fiammifero e le cure che avevano dedicate a quell'operazione. Ma stavolta la cosa era pi grave. Infatti, i naufraghi sarebbero sempre riusciti, in un modo o nell'altro, a procurarsi del fuoco, ma nessuna potenza umana avrebbe potuto ricreare quel chicco di grano se, disgraziatamente, esso fosse andato distrutto!

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CAPITOLO XXI
ALCUNI GRADI SOTTO ZERO ESPLORAZIONE DELLA

PARTE PALUDOSA DI SUD-EST I CULPEI VISTA DEL MARE CONVERSAZIONE SULL'AVVENIRE DELL'OCEANO PACIFICO IL LAVORO INCESSANTE DEGLI INFUSORI CI CHE DIVERR IL GLOBO LA CACCIA LA PALUDE DELLE TADORNE
DA ALLORA, non pass giorno senza che Pencroff andasse a visitare quello ch'egli chiamava il suo campo di grano. E sventura agli insetti che si arrischiavano a entrarvi! Non potevano aspettarsi nessuna piet. Verso la fine del mese di giugno, dopo interminabili piogge, il tempo si mise decisamente al freddo, e il giorno 29, un termometro Fahrenheit avrebbe certamente segnato venti gradi soltanto sopra zero (6,67 centigradi sotto zero). L'indomani, 30 giugno, corrispondente al 31 dicembre dell'anno boreale, era un venerd. Nab fece osservare che l'anno finiva con una cattiva giornata; ma Pencroff gli rispose che, naturalmente, il nuovo cominciava con un giorno buono, il che era meglio. A ogni modo, l'anno esord con un freddo acutissimo. I ghiacci si ammucchiarono alla foce del Mercy, e il lago non tard a congelarsi in tutta la sua estensione. Si dovette rinnovare pi volte la provvista di combustibile. Pencroff non aveva certo aspettato che il fiume fosse gelato per condurre a destinazione enormi carichi di legna. La corrente era un motore infaticabile, che fu utilizzato per il trasporto del legname, fino a che il freddo venne a immobilizzarlo. Al combustibile cos abbondantemente provvisto dalla foresta, fu aggiunto anche
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parecchio carbon fossile, che bisogn andare a prendere ai piedi dei contrafforti del monte Franklin. Il potente calore emanato dal carbon fossile pot essere grandemente apprezzato quando, il 4 luglio, la temperatura cadde a otto gradi Fahrenheit (13 centigradi sotto zero). Nella sala da pranzo era stato costruito un altro focolare, e l i coloni lavoravano in comune. Durante quel periodo di gran freddo, Cyrus Smith non ebbe che a lodarsi d'aver condotto fino a Granite-House una piccola derivazione delle acque del lago Grant. Prese al di sotto della superficie gelata, condotte poi attraverso l'antico scarico, esse conservavano la loro liquidit e arrivavano a un serbatoio interno, scavato all'angolo del retro-magazzino, che riversava nel mare l'eccesso d'acqua attraverso il pozzo. In quei giorni, approfittando del tempo estremamente asciutto, i coloni, coperti quanto pi era loro possibile, risolsero di dedicare una giornata all'esplorazione della parte dell'isola compresa a sud-est, fra il fiume Mercy e il capo Artiglio. Era un vasto territorio paludoso, ove si sarebbe forse potuto fare qualche buona caccia, giacch gli uccelli acquatici vi dovevano pullulare. Bisognava calcolare otto o nove miglia per l'andata, e altrettante per il ritorno e, in conseguenza, la giornata sarebbe stata bene impiegata. Inoltre, siccome si trattava di esplorare una parte sconosciuta dell'isola, tutta la colonia doveva prendervi parte. A tale scopo, il 5 luglio, alle sei del mattino, quando appena albeggiava, Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Harbert, Nab, Pencroff, armati di spiedi, di lacci, d'archi e di frecce, e muniti di sufficienti provviste, lasciarono Granite-House, preceduti da Top, che sgambettava innanzi a loro. Fu scelta la via pi breve, che consisteva nell'attraversare il Mercy sui ghiacci che lo ingombravano. Ma, fece osservare giustamente il giornalista questo mezzo non pu far le veci di un vero ponte! Anche la costruzione di un ponte vero era quindi elencata nella serie dei lavori futuri. Era la prima volta che i coloni mettevano piede sulla riva destra del Mercy e s'avventuravano in mezzo alle grandi e superbe conifere, allora coperte di neve.
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Ma non avevano percorso mezzo miglio, quando, da un folto macchione, videro scappare tutta una famiglia di quadrupedi, che col avevano eletto domicilio, e che i latrati di Top avevano messo in fuga. Ah, si direbbero volpi! esclam Harbert, quando vide tutto il branco svignarsela al pi presto. Ed erano volpi, infatti, ma volpi di grandissima corporatura, che facevano udire una specie di latrato, di cui lo stesso Top parve molto stupito, poich nel pi bello dell'inseguimento si ferm, lasciando ai rapidi animali il tempo di svignarsela. Il cane aveva il diritto di essere sorpreso, giacch non conosceva la storia naturale. Ma quelle volpi, dal mantello grigio rossastro, dalla coda nera, terminante con una nappina bianca, con i loro latrati avevano svelato la propria origine. Cos Harbert diede loro, senza esitare, il loro giusto nome di culpei. I culpei si trovano facilmente nel Cile, nelle Malvine e in tutte le regioni americane poste fra il trentesimo e il quarantesimo parallelo. Harbert rimpianse molto che Top non avesse potuto impadronirsi di uno di quei carnivori. Si possono mangiare? domand Pencroff, che considerava sempre i rappresentanti della fauna dell'isola da un punto di vista particolare. No, rispose Harbert ma gli zoologi non hanno ancora assodato se la pupilla di queste volpi sia diurna o notturna e se convenga o no classificarle nel genere cane propriamente detto. Cyrus Smith non pot fare a meno di sorridere udendo la riflessione del giovanetto, che dimostrava uno spirito serio. Quanto al marinaio, dal momento che quelle volpi non potevano essere classificate nel genere commestibile, poco gliene importava. Tuttavia, egli fece osservare che quando a Granite-House si fosse installato un pollaio, sarebbe stato opportuno prendere delle precauzioni contro la probabile visita di quei predoni a quattro zampe, ci che nessuno contest. Dopo aver girato la punta del Relitto i coloni trovarono una larga plaga bagnata dal vasto mare. Erano allora le otto del mattino. Il cielo era purissimo, come avviene durante i grandi freddi prolungati; ma Cyrus Smith e i suoi compagni, riscaldati dalla corsa, non
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sentivano molto le punture dell'atmosfera. D'altronde, non tirava vento, circostanza questa che rende infinitamente pi sopportabile i forti abbassamenti di temperatura. Un sole brillante, ma senza calore, sorgeva allora dall'oceano, e il suo disco enorme si librava all'orizzonte. Il mare formava una distesa tranquilla e turchina, come quella d'un golfo mediterraneo, quando il cielo nitido. Il capo Artiglio, incurvato in forma di scimitarra, si disegnava nettamente a quattro miglia circa verso sud-est. A sinistra, il margine della palude era bruscamente interrotto da una piccola punta, che i raggi solari contornavano allora con una striscia di fuoco. Certo, in questa parte della baia dell'Unione, che nulla proteggeva dall'alte mare, nemmeno un banco di sabbia, le navi, investite dai venti dell'est, non avrebbero trovato alcun rifugio. Si capiva dalla tranquillit del mare, le cui acque non erano turbate da nessun bassofondo, come appariva dal suo colore uniforme, non macchiato da nessuna sfumatura giallastra, si capiva insomma dall'assenza di ogni scoglio, che lungo quella costa pulita l'oceano copriva profondi abissi. Dietro, a ovest, a una distanza di quattro miglia, si spiegavano le prime linee d'alberi della foresta del Far West. C'era da credersi, per cos dire, sulla costa desolata di qualche isola antartica invasa dai ghiacci. I coloni sostarono in quel punto per far colazione. Fu acceso un fuoco di sterpi e alghe secche, e Nab prepar la colazione di carne fredda, alla quale aggiunse alcune tazze di t d'Oswego. Mentre mangiavano, i coloni si guardavano intorno. Quella parte di Lincoln era veramente sterile e contrastava con tutta la regione occidentale. Questa constatazione indusse il giornalista a una riflessione, e cio che se il caso avesse a tutta prima gettato i naufraghi su quella spiaggia, essi avrebbero avuto un deplorevole concetto del loro futuro dominio. Credo che non l'avremmo nemmeno potuto raggiungere, rispose l'ingegnere giacch il mare profondo e non ci avrebbe offerto neanche uno scoglio per rifugio. Davanti a Granite-House almeno, c'erano dei banchi, un isolotto, che moltiplicavano le probabilit di salvezza. Ma qui, null'altro che l'abisso! abbastanza singolare, fece notare Gedeon Spilett che quest'isola, relativamente piccola, presenti una superficie cos
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variata. Simile diversit d'aspetto non appartiene logicamente che ai continenti d'una certa estensione. Si direbbe veramente che la parte occidentale dell'isola di Lincoln, cos ricca e fertile, sia bagnata dalle acque calde del Golfo del Messico e che le sue spiagge di nord e di sud-est si stendano invece su una specie di mare artico. Avete ragione, caro Spilett, rispose Cyrus Smith un'osservazione che ho fatta io pure. Quest'isola, sia nella forma che nella natura, mi pare strana. Si direbbe un compendio di tutti gli aspetti che presenta un continente, e non mi stupirei che un tempo fosse stata proprio un continente. Che! un continente in mezzo al Pacifico? esclam Pencroff. E perch no? rispose Cyrus Smith. Perch l'Australia, la Nuova Irlanda, tutto ci che i geografi inglesi chiamano Australasia, riunite agli arcipelaghi del Pacifico, non avrebbero formato un tempo una sesta parte del mondo, importante quanto l'Europa, o l'Asia, o l'Africa o le due Americhe? La mia mente non si rifiuta affatto di ammettere che tutte le isole emergenti da questo vasto oceano altro non siano che le vette di un continente adesso inghiottito, ma che dominava le acque nelle epoche preistoriche. Come gi l'Atlantide rispose Harbert. S, ragazzo mio... se pure questa esistita veramente. E l'isola di Lincoln avrebbe fatto parte di quel continente? chiese Pencroff. probabile, rispose Cyrus Smith e questo spiegherebbe abbastanza la diversit di produzione che si vede alla sua superficie. E il gran numero d'animali che l'abitano ancora aggiunse Harbert. S, ragazzo mio, rispose l'ingegnere e tu mi offri con questo un nuovo argomento in appoggio alla mia tesi. Dopo quello che abbiamo visto, certo che gli animali sono numerosi nell'isola, e che le specie vi sono estremamente variate, il che strano. Di tutto questo c' una ragione, e per me essa consiste nel fatto che l'isola di Lincoln ha potuto una volta far parte di qualche vasto continente, che si a poco a poco sprofondato nel Pacifico. Allora, un bel giorno, replic Pencroff, che non pareva assolutamente convinto quanto resta di questo antico continente
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potr a sua volta sparire, e non rimarr pi nulla tra l'America e l'Asia? Ma s, rispose Cyrus Smith vi saranno i nuovi continenti, che miliardi e miliardi di animaletti lavorano a costruire in questo momento. E quali sono questi muratori? domand Pencroff. Gli infusori del corallo rispose Cyrus Smith. Sono stati essi a fabbricare, mediante un lavoro continuo, l'isola di ClermontTonnerre, gli atolli e altre numerose isole di coralli che si trovano nell'Oceano Pacifico. Occorrono quarantasette milioni di questi infusori per fare il peso di un grano; 14 eppure, con i sali marini che assorbono, con gli elementi solidi dell'acqua che assimilano, questi animaletti producono il calcare e questo calcare forma enormi strutture sottomarine, la cui durezza e solidit eguagliano quelle del granito. Un tempo, nelle prime epoche della creazione, la natura, impiegando il fuoco, ha prodotto le terre mediante sollevamenti; ma adesso essa incarica degli animali microscopici di surrogare questo agente, la cui potenza dinamica nell'interno del globo evidentemente diminuita; e il gran numero di vulcani attualmente spenti alla superficie della terra ne una prova. Cos credo che i secoli succedendo ai secoli e gli infusori agli infusori, questo Oceano Pacifico potr un giorno mutarsi in un vasto continente, che generazioni nuove abiteranno e inciviliranno a loro volta. Sar una cosa lunga! disse Pencroff. La natura ha il tempo dalla sua parte rispose l'ingegnere. Ma a che cosa gioverebbero dei nuovi continenti? chiese Harbert. Mi sembra che l'estensione attuale delle terre abitabili sia sufficiente all'umanit. Ora, la natura non fa niente d'inutile. Niente d'inutile, infatti, rispose l'ingegnere, ma ecco come si potrebbe spiegare la necessit avvenire di nuovi continenti, appunto nella zona tropicale, occupata dalle isole corallifere. Almeno, questa spiegazione mi pare plausibile. Vi ascoltiamo, signor Cyrus rispose Harbert. Ecco la mia idea: gli scienziati ammettono generalmente che
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Un grano pesa 59 milligrammi. 215

verr un giorno in cui il nostro globo finir, o piuttosto in cui la vita animale e vegetale non sar pi possibile, in seguito al raffreddamento intenso che esso subir. Essi, per, non sono d'accordo sulla causa di questo raffreddamento. Gli uni pensano che proverr dall'abbassamento di temperatura, che si verificher sul sole fra milioni d'anni; gli altri, dall'estinzione graduale del fuoco interno del nostro globo, che hanno su di esso un'influenza pi importante di quanto generalmente si suppone. Io sono per quest'ultima ipotesi, basandomi sul fatto che la luna molto probabilmente un astro raffreddato non pi abitabile, bench il sole continui sempre a riversare alla sua superficie la medesima quantit di calore. Se la luna, dunque, si raffreddata, perch il fuoco interno al quale, come tutti gli astri del mondo stellare, essa dovette la sua origine, si completamente estinto. Insomma, qualunque ne sia la causa, il nostro globo si raffredder un giorno, ma questo raffreddamento non si operer che a poco a poco. Che cosa accadr allora? Le zone temperate, in un'epoca pi o meno lontana, non saranno pi abitabili di quanto lo siano attualmente le regioni polari. Dunque, le popolazioni di uomini, come le aggregazioni d'animali, affluiranno verso le latitudini pi direttamente sottoposte all'influenza solare. Un'immensa emigrazione si compir. L'Europa, l'Asia centrale, l'America del Nord saranno a poco a poco abbandonate, come l'Australasia o le parti basse dell'America del Sud. La vegetazione seguir l'emigrazione umana. La flora si ritirer verso l'Equatore contemporaneamente alla fauna. Le parti centrali dell'America meridionale e dell'Africa diverranno i continenti abitati per eccellenza. I Lapponi e i Samoiedi ritroveranno le condizioni climatiche del mare polare sulle spiagge del Mediterraneo. Chi ci dice che a quell'epoca le regioni equatoriali non saranno troppo piccole per contenere l'umanit terrestre e nutrirla? Ora, perch la previdente natura non getterebbe sin d'ora sotto l'Equatore, allo scopo di dare rifugio a tutta l'emigrazione vegetale e animale, le basi di un nuovo continente, e non incaricherebbe gli infusori di costruirlo? Ho spesso riflettuto a tutto questo, amici, e credo seriamente che l'aspetto del nostro globo sar un giorno completamente trasformato, che in seguito all'emersione di nuovi continenti, i mari copriranno
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quelli antichi, e nei secoli futuri nuovi Colombo andranno a scoprire le isole del Chimboraco, dell'Himalaia o del monte Bianco, resti di un'America, di un'Asia e di un'Europa inghiottite. Poi, quei nuovi continenti diverranno a loro volta inabitabili; il calore si spegner come il calore di un corpo privato dell'anima e la vita sparir, se non definitivamente, almeno momentaneamente dal globo. Allora, forse, il nostro sferoide si riposer, si rinnover nella morte, per risuscitare un giorno in condizioni superiori! Ma tutto questo, amici, il segreto dell'Autore di tutte le cose; e, a proposito del lavoro degli infusori, mi sono forse lasciato trascinare un po' troppo lontano a scrutare i segreti dell'avvenire. Caro Cyrus, rispose Gedeon Spilett per me, queste teorie sono profezie, e un giorno si compiranno. il segreto di Dio disse l'ingegnere. Tutto questo bello e buono, disse allora Pencroff, che aveva ascoltato tutt'orecchi; ma volete dirmi, signor Cyrus, se l'isola di Lincoln stata costruita dai vostri infusori? No, rispose Cyrus Smith essa puramente d'origine vulcanica. Allora, un giorno scomparir? probabile. Spero bene che noi non ci saremo pi. No, rassicuratevi Pencroff, non ci saremo pi, poich non abbiamo nessuna voglia di morirvi e finiremo forse per abbandonarla. Intanto, rispose Gedeon Spilett stabiliamoci qui come per l'eternit. Non bisogna far mai nulla a met. Qui fin la conversazione. La colazione era terminata. L'esplorazione fu ripresa e i coloni giunsero al limite della regione paludosa. Era proprio una palude, la cui distesa, sino alla costa arrotondata con cui terminava l'isola a sud-est, poteva misurare venti miglia quadrate. Il suolo era formato da un fango argillo-siliceo, mescolato a numerosi avanzi di vegetali. Conferve, giunchi, carici, scirpi; qua e l strati di erba, folti come immensi tappeti, Io coprivano. Alcune pozze ghiacciate scintillavano in molti punti sotto i raggi del sole. N
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le piogge, n alcun fiume gonfiato da un'improvvisa piena, avevano potuto formare quei depositi d'acqua. Se ne doveva naturalmente concludere, che quella palude era alimentata da infiltrazioni del suolo, e cos era infatti. C'era anche da temere che, durante i grandi calori, l'aria vi fosse impregnata dei miasmi, che generano le febbri malariche. Sopra le erbe palustri, alla superficie delle acque stagnanti, volteggiava una quantit d'uccelli. I cacciatori di palude non vi avrebbero perduto un solo colpo di fucile. Anatre selvatiche, codoni, arzavole, beccaccini vivevano l a stormi, e questi volatili poco paurosi si lasciavano facilmente avvicinare. Una fucilata a pallini avrebbe certamente colpito alcune dozzine di quegli uccelli, tanti ve n'erano. Bisogn accontentarsi di abbatterli a frecciate. Il risultato fu minimo, ma la freccia, silenziosa, offri il vantaggio di non spaventare gli uccelli, che la detonazione di un'arma da fuoco avrebbe invece dispersi per la palude in varie direzioni. I cacciatori si accontentarono dunque, per quella volta, di una dozzina di anatre, dal corpo bianco, con una fascia color cannella, testa verde, ali nere bianche e rosse, becco piatto, che Harbert riconobbe per tadorne. Top concorse validamente alla loro cattura e il nome di esse rimase a quella parte paludosa dell'isola. I coloni avevano, dunque, l un'abbondante riserva di selvaggina palustre: venuta la stagione opportuna, si sarebbe solo trattato di sfruttarla convenientemente; era anche probabile che parecchie specie di quegli uccelli potessero essere, se non addomesticate, almeno acclimatate nelle vicinanze del lago, venendo cos a trovarsi sotto mano ai consumatori. Verso le cinque di sera, Cyrus Smith e i suoi compagni ripresero il cammino della loro dimora, attraversando la palude delle tadorne (Tadorn's fen) e ripassarono il Mercy sul ponte di ghiaccio. Alle otto di sera, tutti erano rientrati a Granite-House.

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CAPITOLO XXII
LE TRAPPOLE LE VOLPI I PECARI SALTO DI VENTO A NORD-OVEST TEMPESTA DI NEVE I PANIERAI I PI GRANDI FREDDI DELL'INVERNO LA CRISTALLIZZAZIONE DELLO ZUCCHERO D'ACERO IL POZZO MISTERIOSO L'ESPLORAZIONE PROGETTATA IL PALLINO DI PIOMBO
QUEI FREDDI intensi durarono fino al 15 agosto, senza tuttavia oltrepassare il limite di gradi Fahrenheit sino allora registrato. Quando l'atmosfera era calma, la bassa temperatura si sopportava facilmente; ma quando soffiava il vento, la situazione era penosa per gente non sufficientemente vestita. Pencroff era arrivato al punto di dolersi che l'isola di Lincoln non desse asilo a qualche famiglia di orsi, piuttosto che alle volpi o alle foche, la cui pelliccia lasciava a desiderare. Gli orsi diceva sono generalmente ben vestiti e io non domanderei di meglio che di prendere loro a prestito per l'inverno il caldo cappotto che hanno addosso. Ma rispose Nab ridendo forse gli orsi non acconsentirebbero, Pencroff, a cederti il loro mantello. Non sono mica dei San Martini! Li si costringerebbe, Nab, li si costringerebbe a farlo replicava Pencroff con tono autoritario. Ma quei formidabili carnivori non esistevano nell'isola, o per lo meno, non s'erano ancora mostrati. Tuttavia, Harbert, Pencroff e il giornalista tesero alcune trappole sull'altipiano di Bellavista e nei punti di accesso alla foresta. Secondo l'opinione del marinaio, ogni animale, qualunque esso fosse, sarebbe
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stato una buona preda e, fossero roditori o carnivori a inaugurare le trappole, sarebbero stati bene accolti a Granite-House. Le trappole erano, d'altronde, molto semplici: si trattava di fosse scavate nel suolo, dissimulate da una copertura di rami e d'erbe, con nel fondo qualche esca, il cui odore potesse attirare gli animali; ecco tutto. Bisogna aggiungere che non erano state scavate a caso, ma in certi punti, ove impronte pi numerose indicavano il frequente passaggio di quadrupedi. Le trappole venivano visitate tutti i giorni, e per tre volte, durante i primi giorni, vi si trovarono esemplari di quella specie di volpi che gi erano state viste sulla riva destra del Mercy. Ah, diamine! Ma non ci sono dunque che volpi, in questo paese! esclam Pencroff ritirando per la terza volta uno di quegli animali dalla buca ove stava molto avvilito. Bestie buone a nulla! Ma si disse Gedeon Spilett. Sono buone a qualche cosa! A che cosa? A farne esca per attirarne altre! Il giornalista aveva ragione, e da allora le trappole ebbero per esca i cadaveri delle volpi. Il marinaio aveva pure fatto dei lacci con le fibre del curry, e questi diedero miglior risultato delle trappole. Era raro che passasse giorno senza che qualche coniglio della garenna non si lasciasse prendere. Era sempre coniglio, ma Nab sapeva variare le salse, e i convitati non pensavano certo a lamentarsi. Nondimeno, nella seconda settimana d'agosto, una volta o due le trappole misero nelle mani dei cacciatori animali che non erano le solite volpi, ma qualche cosa di pi utile. Erano dei cinghiali, di quelli gi segnalati a nord del lago. Pencroff non ebbe bisogno di domandare se fossero commestibili: si capiva benissimo dalla loro rassomiglianza con il maiale d'America e d'Europa. Ma non sono maiali, disse Harbert te ne prevengo, Pencroff. Ragazzo mio rispose il marinaio, chinandosi sulla trappola, e traendone, per la piccola appendice che gli serviva da coda, uno di quei rappresentanti della famiglia dei suini lasciami credere che sono maiali!
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E perch? Perch mi fa piacere! Ti piace, dunque, molto il maiale, Pencroff? Il maiale mi piace molto, rispose il marinaio soprattutto per i suoi piedi, e se ne avesse otto invece di quattro, mi piacerebbe due volte di pi. Quegli animali erano pecari, appartenenti a uno dei quattro generi della famiglia; erano anche della specie dei tajassu, riconoscibili dal colore scuro e dall'assenza dei lunghi canini, che armano la bocca dei loro consimili. I pecari vivono ordinariamente in branchi: era, quindi, probabile che abbondassero nelle parti boscose dell'isola. In ogni caso, erano mangiabili dalla testa ai piedi, e Pencroff non chiedeva loro di pi. Verso il 15 agosto, le condizioni atmosferiche si modificarono improvvisamente per un salto di vento al nord-ovest. La temperatura risal di alcuni gradi e i vapori accumulati nell'aria non tardarono a trasformarsi in neve. Tutta l'isola si copr di uno strato bianco, mostrandosi ai suoi abitanti sotto un aspetto nuovo. La neve cadde abbondantemente per parecchi giorni, e il suo spessore raggiunse presto i due piedi. In breve il vento rinforz, divenendo violentissimo; dall'alto di Granite-House si udiva il mare rombare sopra gli scogli. In certi angoli si formavano dei rapidi risucchi d'aria, ove la neve, formando alte colonne giranti, assomigliava a quelle trombe liquide piroettanti sulla loro base, che i bastimenti attaccano a cannonate. Per, l'uragano, venendo da nord-ovest, prendeva l'isola a rovescio e Granite-House, per la sua stessa posizione, era preservata da un assalto diretto. In mezzo a quella tormenta di neve, terribile come se si fosse prodotta su qualche contrada polare, n Cyrus Smith n i suoi compagni poterono, malgrado il loro vivo desiderio, avventurarsi all'esterno, ma dovettero restare rinchiusi durante cinque giorni, dal 20 al 25 agosto. Si sentiva la tempesta ruggire nei boschi dello Jacamar, che dovevano molto soffrirne. Parecchi alberi sarebbero stati indubbiamente sradicati, ma Pencroff se ne consolava, pensando che non avrebbe avuto il disturbo di doverli abbattere. Il vento si fa taglialegna; lasciamolo fare ripeteva.
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D'altronde, non vi sarebbe stato mezzo alcuno di impedirlo. Quanto agli ospiti di Granite-House, dovettero allora ringraziare il Cielo di aver loro preparato quel solido e incrollabile rifugio. A Cyrus Smith spettava certo la sua legittima parte dei ringraziamenti, ma era la natura che aveva scavato l'ampia caverna ed egli non aveva fatto altro che scoprirla. L, tutti erano al sicuro, e i colpi della tempesta non potevano raggiungerli. Se avessero costruito una casa di mattoni e legname sull'altipiano di Bellavista, non avrebbe certamente resistito alla furia di quell'uragano. Quanto ai Camini, solo al frastuono delle onde che si faceva sentire con tanta forza, bisognava credere che fossero assolutamente inabitabili, poich il mare, scavalcando l'isolotto, doveva batterli rabbiosamente. Ma a Granite-House, nel cuore di quel masso, contro il quale n l'acqua, n l'aria avevano presa, nulla v'era da temere. Durante quei giorni di clausura, i coloni non rimasero inattivi. Il legname, ridotto in assi, non mancava nel magazzino, e cos a poco a poco, il mobilio venne completato con tavole e sedie, solide, senza dubbio, poich non si fece economia di materiale. Ma quei mobili, alquanto pesanti, rispondevano male al loro nome, che fa della mobilit una condizione essenziale: per fecero egualmente l'orgoglio di Nab e di Pencroff, che non li avrebbero cambiati con dei mobili di Boulle. Poi i falegnami divennero panierai, e non riuscirono male anche in questa nuova attivit. Verso la punta che il lago proiettava al nord, era stato scoperto un fecondo vincheto, ove crescevano in gran copia piante di vimini. Prima della stagione delle piogge Pencroff e Harbert avevano fatto raccolta di quegli utili arbusti, i cui rami, convenientemente preparati, potevano ora essere efficacemente utilizzati. I primi saggi furono informi; ma, grazie alla destrezza e intelligenza degli operai, consultandosi reciprocamente, ricordando i modelli veduti, facendo a gara fra loro, panieri e ceste di diverse grandezze accrebbero presto l'attrezzatura della colonia. Il magazzino ne fu provvisto e Nab chiuse in ceste speciali le sue raccolte di rizomi, di mandorle di pino e di radici di dracena. Durante l'ultima settimana del mese d'agosto, il tempo cambi ancora. La temperatura scese un poco e la tempesta si calm. I coloni
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si slanciarono fuori. C'erano certamente due piedi di neve sulla spiaggia; ma sopra quella neve indurita, si poteva camminare senza troppa fatica. Cyrus Smith e i compagni salirono sull'altipiano di Bellavista. Che cambiamento! I boschi, che avevano lasciati verdeggianti, soprattutto nella parte vicina, ove dominavano le conifere, sparivano ora sotto un colore uniforme. Tutto era candido, dalla vetta del monte Franklin fino al litorale: le foreste, la prateria, il lago, il fiume, la spiaggia. L'acqua del Mercy correva sotto una volta di ghiaccio che, a ogni flusso e riflusso, rovinava un poco, frantumandosi con fracasso. Numerosi uccelli svolazzavano sulla superficie solida del lago: anatre, beccaccini, codoni e urie: ve n'erano a migliaia. Le rocce, fra le quali si scaricava la cascata sull'orlo dell'altipiano, erano irte di ghiacci. Si sarebbe detto che l'acqua sgorgasse da un mostruoso canale scavato dalla fantasia capricciosa di un artista del Rinascimento. Valutare i danni causati alla foresta dall'uragano non era ancora possibile: bisognava aspettare che l'immenso strato bianco si fosse disciolto. Gedeon Spilett, Pencroff e Harbert non mancarono d'andare a visitare le loro trappole. Non le ritrovarono facilmente, sotto la neve che le copriva Dovettero pure stare attenti a non cadere nell'una o nell'altra di esse, cosa che sarebbe stata pericolosa e umiliante a un tempo: essere presi nella propria trappola! Ma un simile inconveniente fu evitato e vennero ritrovate le trappole perfettamente intatte. Nessun animale vi era caduto, bench le impronte fossero numerose nelle vicinanze e alcune fra esse mostrassero nettamente forme di artigli. Harbert non esit ad affermare che qualche carnivoro del genere dei felini doveva esser passato di l, ci che giustificava l'opinione dell'ingegnere sulla presenza di bestie pericolose nell'isola di Lincoln. Senza dubbio esse abitavano solitamente le fitte foreste del Far West; ma, spinte dalla fame, s'erano avventurate fino all'altipiano di Bellavista. Sentivano forse la presenza degli abitanti di Granite-House? Ma, insomma, di che felini si tratta? chiese Pencroff. Sono tigri rispose Harbert. Credevo che queste bestie si trovassero solo nei paesi caldi.
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Sul nuovo continente, rispose il ragazzo si trovano dal Messico sino alle Pampas di Buenos Ayres. Poich l'isola di Lincoln press'a poco alla stessa latitudine delle province della Piata, non da meravigliarsi se vi si incontrano delle tigri. Bene, staremo in guardia disse Pencroff. La neve fin per dileguarsi sotto l'influenza della temperatura, che si era alzata. Cadde la pioggia, e, grazie alla sua azione dissolvente, lo strato bianco si cancell. Malgrado il cattivo tempo, i coloni si rifornirono di tutto: mandorle di pino, radici di dracena, rizomi, liquore d'acero, per la parte vegetale; conigli, aguti e canguri, per la parte animale. Questi lavori resero necessarie delle escursioni nella foresta, ci che diede modo ai coloni di constatare come una certa quantit d'alberi fosse stata abbattuta dall'ultimo uragano. Il marinaio e Nab si spinsero anche, con il carretto, fino al giacimento di carbon fossile, allo scopo di portare a casa alcune tonnellate di combustibile. Passando, videro che il fumaiolo del forno per le terraglie era stato molto danneggiato dal vento e scoronato di sei piedi buoni almeno. Contemporaneamente al carbone, anche la provvista di legna fu rinnovata a Granite-House, approfittando della corrente del Mercy che si era liberata dai ghiacci, per condurne parecchi carichi. Poteva darsi che il periodo dei grandi freddi non fosse finito. Fu fatta una visita anche ai Camini, e i coloni non poterono che compiacersi di non avervi abitato durante la tempesta. Il mare vi aveva lasciato segni indubbi delle sue devastazioni. Sollevato dal vento, aveva superato l'isolotto, aveva violentemente assalito i corridoi, che erano invasi dalla sabbia; le rocce, poi, erano coperte da fitti strati di alghe marine. Mentre Nab, Harbert e Pencroff cacciavano o facevano nuove provviste di combustibile, Cyrus Smith e Gedeon Spilett si dedicarono a ripulire un po' i Camini e ritrovarono la fucina e i fornelli quasi intatti, giacch erano stati protetti sin dall'inizio dall'accumularsi delle sabbie. La riserva di combustibile non era stata rinnovata inutilmente. I freddi pungenti non erano ancora finiti. noto che nell'emisfero boreale il mese di febbraio si segnala principalmente per i grandi abbassamenti di temperatura. Nell'emisfero australe doveva essere lo stesso, e infatti la fine del mese d'agosto, ch' il febbraio
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dell'America del Nord, non sfugg a questa legge climatica. Verso il 25, dopo un altro alternarsi di neve e di pioggia, il vento spir da sud-est, e il freddo divenne improvvisamente molto intenso. Secondo la stima dell'ingegnere, la colonna di mercurio d'un termometro Fahrenheit non avrebbe segnato meno di otto gradi sotto zero (22,22 centigradi sotto zero); questo freddo intenso, reso ancor pi doloroso da un vento tagliente, dur parecchi giorni. I coloni dovettero rinchiudersi di nuovo in Granite-House, e siccome fu necessario tappare ermeticamente tutte le aperture della facciata, non lasciando che il passaggio strettamente necessario per il rinnovarsi dell'aria, il consumo di candele steariche fu considerevole. Per economizzarle, i coloni si accontentarono spesso della luce proveniente dalla fiamma dei focolari, dove il combustibile non veniva risparmiato. Pi volte, l'uno o l'altro dei coloni prov a discendere sulla spiaggia, in mezzo ai ghiacci, che il flusso vi ammucchiava a ogni marea, ma tutti dovettero subito risalire a Granite-House, afferrandosi a stento ai pioli della scala che, dato il gran freddo, bruciavano loro le dita. Bisogn ancora pensare al modo di occupare gli ozi, a cui la segregazione costringeva gli ospiti di Granite-House. Cyrus Smith intraprese allora un'operazione, che poteva farsi anche stando rinchiusi. noto che i coloni non avevano a loro disposizione altro zucchero se non la sostanza liquida, che traevano dall'acero, facendo profonde incisioni in detto albero. Bastava che raccogliessero il succo in vasi, e poi lo adoperavano senz'altro cos, allo stato grezzo, in diversi usi culinari, e tanto meglio in quanto il liquido, invecchiando, tendeva a imbiancare, prendendo una consistenza sciropposa. Ma c'era di meglio da fare, e un giorno Cyrus Smith annunci ai suoi compagni ch'essi stavano per trasformarsi in raffinatori. Raffinatori! disse Pencroff. un mestiere un po' caldo, vero? Caldissimo! rispose l'ingegnere. Allora, bene: sar adatto alla stagione! replic il marinaio. Questa parola, raffinazione, non deve per destare nella mente l'immagine di fabbriche complicate, di attrezzi e operai. No! Per
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cristallizzare il succo di cui si parla, bastava epurarlo mediante un'operazione estremamente facile. Esso fu semplicemente sottoposto a una certa evaporazione, mettendolo sul fuoco in grandi vasi di terra; poco dopo della schiuma apparve alla sua superficie; quando il liquido cominci a divenir denso, Nab ebbe cura di rimestarlo con una spatola di legno, per accelerare la sua evaporazione e impedirgli nello stesso tempo di contrarre un gusto di bruciaticcio. Dopo alcune ore di ebollizione su di un buon fuoco, che faceva tanto bene agli operatori quanto alla sostanza lavorata, quest'ultima si trasform in un denso sciroppo. Questo sciroppo fu versato in stampi d'argilla, precedentemente fabbricati nel fornello stesso della cucina, ai quali erano state impresse forme svariate. L'indomani, lo sciroppo, raffreddato, formava pani e tavolette: era zucchero, di colore un po' rossastro, ma quasi trasparente e di ottimo gusto. Il freddo continu fino a met settembre e i prigionieri di GraniteHouse cominciavano a trovare assai lunga la loro prigionia. Quasi tutti i giorni tentavano qualche sortita, che per non poteva essere che molto breve. Lavoravano, quindi, costantemente a ordinare e abbellire la loro casa, e lavorando conversavano. Cyrus Smith istruiva i compagni in molte cose e spiegava loro principalmente le applicazioni pratiche della scienza. I coloni non avevano una biblioteca a loro disposizione, ma l'ingegnere era un libro sempre pronto, sempre aperto alla pagina di cui ciascuno aveva bisogno, un libro che risolveva loro tutti i problemi e che essi sfogliavano molto spesso. Cos il tempo passava e quella brava gente non sembrava temere per nulla l'avvenire. Per, era tempo che quella segregazione finisse. Tutti avevano fretta di vedere, se non la bella stagione, almeno la cessazione di quel freddo insopportabile. Se solamente fossero stati vestiti in modo da poterlo sfidare, quante escursioni avrebbero tentate, sia alle dune, sia alla palude delle tadorne! La selvaggina doveva essere facilmente avvicinabile e la caccia sarebbe stata sicuramente fruttuosa. Ma Cyrus Smith teneva a che nessuno compromettesse la propria salute, giacch aveva bisogno di tutte le braccia, e i suoi consigli furono seguiti.
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Ma bisogna dire che il pi stanco della prigionia, dopo Pencroff, era Top. Il fedele animale si trovava molto a disagio nella GraniteHouse. Andava e veniva da una camera all'altra e manifestava a modo suo la noia d'essere rinchiuso. Cyrus Smith not spesso che, quando si avvicinava all'oscuro pozzo, che era in comunicazione con il mare e la cui apertura si trovava in fondo al magazzino, Top faceva udire strani brontolii : girava intorno a quel buco, ch'era stato coperto con una tavola di legno. Talvolta cercava persino d'introdurre le zampe sotto la tavola, come avesse voluto sollevarla, e abbaiava allora in modo particolare, che indicava collera e inquietudine insieme. Pi volte l'ingegnere osserv questo lavorio. Che cosa c'era dunque in quell'abisso, che potesse tanto impressionare l'intelligente animale? Il pozzo finiva nel mare, questo era certo. Si ramificava in stretti canali attraverso l'isola? Era forse in comunicazione con altre cavit interne? Qualche mostro marino veniva forse, di tanto in tanto, a respirare nel suo fondo? L'ingegnere non sapeva che cosa pensare e non poteva fare a meno di fantasticare bizzarre complicazioni. Avvezzo ad andar lontano nel campo delle realt scientifiche, egli non si perdonava di lasciarsi trascinare nel dominio dello strano e quasi del soprannaturale; ma come spiegarsi che Top, uno di quei cani sensati, che non perdono il loro tempo abbaiando alla luna, s'ostinasse a sondare con il fiuto e con l'udito quell'abisso, se niente vi accadeva, che potesse destare la sua inquietudine? La condotta di Top impensieriva Cyrus Smith pi di quanto gli sembrasse ragionevole confessare a se stesso. Per, l'ingegnere non comunic le sue impressioni che a Gedeon Spilett, trovando inutile iniziare i suoi compagni alle riflessioni involontarie, prodotte in lui da quella che forse era solo una fissazione di Top. Finalmente, il freddo cess. Vi furono ancora piogge, raffiche miste di neve, piovaschi, temporali, colpi di vento, ma furono intemperie passeggere. Il ghiaccio s'era disciolto, la neve si era fusa; la spiaggia, l'altipiano, le rive del Mercy, la foresta erano ridivenuti praticabili. Questo ritorno della primavera trasse i coloni fuori da Granite-House, e pochi giorni dopo essi non vi trascorrevano che le
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ore del sonno e dei pasti. Nella seconda met di settembre la caccia fu molto intensificata e Pencroff ebbe cos occasione di reclamare con nuova insistenza le armi da fuoco, che affermava essere state promesse da Cyrus Smith. Questi, ben sapendo che senza uno speciale complesso di attrezzi gli sarebbe stato quasi impossibile fabbricare un fucile che potesse essere di una qualche utilit, si schermiva sempre e rimandava l'operazione. D'altra parte faceva osservare che Harbert e Gedeon Spilett erano divenuti abili arcieri, che ogni sorta d'animali eccellenti: aguti, canguri, capibara, piccioni, ottarde, anatre selvatiche, beccaccini, insomma, molta selvaggina di pelo o di piuma, cadeva sotto le loro frecce, e che, di conseguenza, si poteva aspettare. Ma l'ostinato marinaio non ci sentiva da quell'orecchio e non avrebbe certo lasciato tregua all'ingegnere, sino a che questi non avesse soddisfatto il suo desiderio. Gedeon Spilett, del resto, appoggiava Pencroff. Se l'isola, come abbiamo ragione di sospettare, diceva egli ospita delle bestie feroci, bisogna pensare a combatterle e sterminarle. Pu venire un momento in cui questo sia il nostro primo dovere. Ma intanto non era il problema delle armi da fuoco a preoccupare Cyrus Smith, ma quello delle vesti. I vestiti che i coloni portavano avevano passato l'inverno, ma non avrebbero certo potuto durare sino all'inverno prossimo. Occorreva procurarsi a ogni costo pelli di carnivori o lana di ruminanti e, visto che i mufloni non mancavano, conveniva pensare al modo di formarne un gregge da allevare per i bisogni della colonia. Un recinto destinato agli animali domestici, un pollaio adattato per i volatili, in una parola, una specie di fattoria, da costruire in qualche punto dell'isola, ecco i due importanti progetti da mettere in esecuzione durante la buona stagione. Per questo, e in vista di simili opere future, diveniva, dunque, urgente fare una ricognizione in tutta la parte ancora ignorata dell'isola di Lincoln, vale a dire nelle alte foreste, che si stendevano sulla destra del Mercy, dalla sua foce fino all'estremit della penisola Serpentine, come pure su tutta la costa occidentale. Ma ci voleva tempo stabile, e un mese ancora doveva passare prima che questa
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esplorazione potesse essere intrapresa utilmente. I coloni aspettavano, dunque, con una certa impazienza, quando accadde un fatto che contribu ad eccitare ancor pi il desiderio comune di visitare per intero il loro dominio. Il 24 ottobre, Pencroff era andato a vedere le trappole, ch'egli manteneva sempre convenientemente provvedute d'esca. In una d'esse trov tre animali, che sarebbero stati certo bene accolti nella dispensa di Granite-House. Erano una femmina di pecari e i suoi due piccoli. Pencroff ritorn, dunque, a Granite-House, lietissimo della cattura, e come sempre, fece grande sfoggio della sua caccia. Andiamo! Faremo un buon pranzetto, signor Cyrus esclam. E anche voi, signor Spilett, ne mangerete! Certo che voglio mangiarne, rispose il cronista ma che cosa manger? Del maialino da latte. Ah! Davvero? Pencroff? A sentirvi, credevo che portaste una pernice tartufata! Come? esclam Pencroff. Sdegnereste forse un porcellino da latte? No, rispose Gedeon Spilett, senza mostrare alcun entusiasmo e purch non se ne abusi... Bene, bene, signor giornalista, rimbecc il marinaio, cui non garbava udir disprezzare la sua caccia fate il difficile? Ma sette mesi or sono, quando siamo giunti nell'isola, sareste stato felice di trovare una simile selvaggina!... Avete ragione rispose il giornalista. Ma l'uomo non mai n perfetto n contento. Adesso riprese Pencroff spero che Nab si faccia onore. Vedete! Questi due piccoli pecari non hanno ancora tre mesi e saranno teneri come quaglie! Andiamo, Nab; vieni! Ne sorveglier io stesso la cottura. E il marinaio, seguito da Nab, raggiunse la cucina e fu tutto assorto nei suoi lavori culinari. Fu lasciato fare a suo modo. Nab e lui prepararono, dunque, un desinare magnifico: i due piccoli pecari, una zuppa di canguro, un
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prosciutto affumicato, dei pinoli, la bibita di dracena, del t d'Oswego; insomma, tutto quanto c'era di meglio; per, fra tutti i piatti dovevano figurare in prima linea i saporiti pecari, preparati in stufato. Alle cinque, il pranzo fu servito nella sala di Granite-House. La zuppa di canguro fumava sulla tavola e venne trovata eccellente. Alla zuppa successero i pecari, che Pencroff volle tagliare egli stesso e dei quali serv porzioni enormi a ciascun convitato. Quei porcellini erano veramente deliziosi, e Pencroff divorava la sua parte con grande entusiasmo, quando tutto a un tratto un grido e una bestemmia gli sfuggirono. Che cosa c'? domand Cyrus Smith. C'... c'... che mi sono spezzato un dente! rispose il marinaio. Ah, questo poi! Ci sono dunque dei sassi nei vostri pecari? disse Gedeon Spilett. Bisogna crederlo! rispose Pencroff, togliendosi dalle labbra l'oggetto che gli costava un molare!... Non era un sasso... Era un pallino di piombo.
FINE DELLA PRIMA PARTE

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Parte Seconda L'ABBANDONATO


CAPITOLO I
A PROPOSITO DEL PALLINO DI PIOMBO LA COSTRUZIONE D'UNA PIROGA LE CACCE IN VETTA A UN KAURI NULLA CHE ATTESTI LA PRESENZA DELL'UOMO UNA PESCA DI NAB E DI HARBERT TARTARUGA CAPOVOLTA TARTARUGA SCOMPARSA SPIEGAZIONE DI CYRUS SMITH
ERANO trascorsi sette mesi, giorno dopo giorno, da che i passeggeri del pallone erano stati gettati sull'isola di Lincoln. Durante questo periodo, per quante ricerche avessero fatte, nessun essere umano s'era loro mostrato. Mai un filo di fumo aveva tradito la presenza dell'uomo sulla superficie dell'isola di Lincoln. Mai s'era trovato un lavoro manuale, che testimoniasse il suo passaggio, n remoto, n recente. Non solo l'isola sembrava non essere abitata, ma si poteva credere che mai lo fosse stata. E ora, ecco che tutto quel cumulo di deduzioni cadeva davanti a un semplice granello di metallo, trovato nel corpo di un innocuo roditore! Fatto sta, che quel piombo era uscito da un'arma da fuoco; e chi altro, se non un essere umano, aveva potuto essersi servito di essa?
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Allorch Pencroff ebbe posato il pallino di piombo sulla tavola, i suoi compagni lo guardarono con profondo stupore. Tutte le conseguenze di quell'incidente, degno di considerazione malgrado la nessuna importanza apparente, avevano subitamente colpito il loro animo. L'improvvisa apparizione di un essere soprannaturale non li avrebbe impressionati pi vivamente. Cyrus Smith formul subito, senza esitare, le ipotesi che il fatto, sorprendente quanto inatteso, doveva provocare. Prese il pallino di piombo, lo gir, lo rigir, lo palp tra l'indice e il pollice, poi: Siete in grado di affermare domand a Pencroff che il pecari ferito da questo pallino di piombo aveva appena tre mesi? Appena tre mesi, signor Cyrus rispose Pencroff. Poppava ancora da sua madre quando l'ho trovato nella buca. Orbene, disse l'ingegnere questo prova che non pi di tre mesi fa, una fucilata stata sparata nell'isola di Lincoln. E che un pallino, aggiunse Gedeon Spilett ha colpito, ma non mortalmente, questo animaletto. Ci indubitabile riprese Cyrus Smith. Ed ecco quali conclusioni si possono trarre da quest'incidente: o l'isola era abitata prima del nostro arrivo, o degli uomini vi sono sbarcati da tre mesi al massimo. Questi uomini sono arrivati volontariamente o involontariamente, per mezzo di un regolare approdo o di un naufragio? Questo fatto non potr essere chiarito che pi tardi. Quanto poi all'esser loro, siano europei o malesi, nemici o amici della nostra razza, nulla pu permetterci di indovinarlo, cos come non sappiamo se abitino ancora sull'isola o se l'abbiano lasciata. Ma tutto questo ci interessa troppo direttamente perch possiamo restare pi a lungo nell'incertezza. No! Cento volte no! Mille volte no! grid il marinaio, alzandosi da tavola. Non ci sono altri uomini che noi sull'isola di Lincoln! Diavolo! L'isola non grande, e se fosse stata abitata, avremmo gi scoperto qualcuno dei suoi abitanti! Infatti, sarebbe molto stupefacente il contrario disse Harbert. Ma sarebbe assai pi stupefacente, mi pare, fece osservare il giornalista che questo animaletto fosse nato con un granello di
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piombo nel corpo! A meno che Pencroff, disse seriamente Nab non abbia avuto gi... Ma andiamo, Nab replic Pencroff risentito. Io avrei, dunque, tenuto, per cinque o sei mesi circa, un pallino di piombo nella mascella, senza essermene accorto! Ma dove si sarebbe nascosto? soggiunse il marinaio, aprendo la bocca in modo da mostrare i magnifici trentadue denti che la guarnivano. Guarda bene, Nab, e se trovi un solo dente bucato in questa dentiera, ti permetto di strapparne mezza dozzina! L'ipotesi di Nab inammissibile, infatti rispose Cyrus Smith, che, malgrado la gravit dei suoi pensieri, non pot trattenere un sorriso. certo che una fucilata stata sparata nell'isola in questi ultimi tre mesi. Sarei incline a pensare che gli esseri approdati su queste coste vi si trovino solo da pochissimo tempo o che vi siano stati soltanto di passaggio; poich se, quando noi esploravamo l'isola dall'alto del monte Franklin, essa fosse stata abitata, li avremmo veduti o saremmo stati veduti. quindi probabile che da alcune settimane soltanto dei naufraghi siano stati gettati da una tempesta in qualche parte della costa. In ogni modo, a noi importa di essere positivamente informati su questo punto. Penso che dovremo agire con prudenza disse il giornalista. anche la mia opinione, rispose Cyrus Smith giacch bisogna disgraziatamente temere di aver a che fare con dei pirati malesi! Signor Cyrus, chiese il marinaio non sarebbe opportuno, prima d'andare alla scoperta, costruire una imbarcazione che ci permetta sia di risalire il fiume e sia, all'occorrenza, di fare il periplo dell'isola? Non bisogna lasciarsi prendere alla sprovvista. La vostra idea buona, Pencroff, rispose l'ingegnere ma non possiamo aspettare. Occorrerebbe almeno un mese per costruire una imbarcazione... Una barca vera e propria, s, rispose il marinaio ma noi non abbiamo bisogno di un'imbarcazione destinata a tenere il mare, e in cinque giorni al massimo, io m'impegno di costruire una piroga sufficiente per navigare sul Mercy.
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In cinque giorni esclam Nab fabbricare una barca? S, Nab, una barca alla moda indiana. Di legno? domand il negro con un'aria poco persuasa. Di legno, rispose Pencroff o piuttosto di corteccia. Vi ripeto, signor Cyrus, che in cinque giorni la cosa pu essere portata a termine! In cinque giorni? Va bene! rispose l'ingegnere. Ma in questo frattempo faremo assai bene a stare in guardia! disse Harbert. Molto bene in guardia, amici miei, rispose Cyrus Smith e vi prego, anzi, di limitare le vostre escursioni di caccia alle vicinanze di Granite-House. Il pranzo fin meno gaiamente di quanto Pencroff avesse sperato. E cos, dunque, l'isola era o era stata abitata, da altri, oltre ai coloni. Dopo l'incidente del pallino di piombo, il fatto era ormai incontestabile, e si capisce come una simile rivelazione non potesse che provocare vive inquietudini nei coloni. Cyrus Smith e Gedeon Spilett, prima di abbandonarsi al riposo, conversarono lungamente di queste cose. Si domandarono se, per caso, l'incidente potesse avere qualche relazione con le circostanze inspiegabili del salvataggio dell'ingegnere e con le altre strane particolarit, che gi li avevano pi volte colpiti. Cyrus Smith, dopo aver discusso il pro e il contro della questione, fin col dire: Insomma, volete conoscere la mia opinione, caro Spilett? S, Cyrus. Ebbene, eccola: per quanto minuziosamente noi esploriamo l'isola, non troveremo nulla. Sin dal giorno dopo Pencroff si mise all'opera. Non si trattava di costruire una barca con ossatura e fasciame; ma molto semplicemente un galleggiante, a fondo piatto, che sarebbe stato eccellente per la navigazione del Mercy, soprattutto nelle vicinanze della sorgente, dove l'acqua era poco profonda. Dei pezzi di corteccia d'albero, uniti insieme, dovevano bastare a formare la leggera imbarcazione, che anche nel caso in cui, per il sopraggiungere di ostacoli naturali, avesse dovuto essere portata, non sarebbe stata n pesante n ingombrante. Pencroff si proponeva di unire le strisce di
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corteccia per mezzo di chiodi ribaditi, assicurando cos l'aderenza e la perfetta tenuta stagna della barca. Bisognava, dunque, scegliere alberi la cui scorza, pieghevole e tenace a un tempo, si prestasse a questo lavoro. L'ultimo uragano aveva, appunto, abbattuto un certa quantit di pini di Douglas, tipo d'albero che conveniva magnificamente al genere di costruzione di cui si trattava. Alcuni di questi alberi giacevano a terra e non c'era che da scortecciarli; ma proprio qui stava il difficile, data l'imperfezione degli attrezzi posseduti dai coloni. Alla fine, per, ne vennero a capo. Mentre il marinaio, aiutato dall'ingegnere, s'occupava dell'operazione accennata, senza perdere tempo, Gedeon Spilett e Harbert non rimasero oziosi. Erano diventati i fornitori di vettovaglie della colonia. Il giornalista non si stancava di ammirare il ragazzo per la destrezza da lui acquisita nel maneggio dell'arco o della picca. Harbert mostrava pure una grande arditezza, unita a molto di quel sangue freddo, che si potrebbe giustamente chiamare il raziocinio del coraggio. I due cacciatori, d'altronde, tenendo presenti le raccomandazioni di Cyrus Smith, non si spingevano oltre un raggio di due miglia da Granite-House; ma i primi pendii della foresta fornivano un tributo sufficiente di aguti, di capibara, di canguri, di pecari, ecc.; e, se il rendimento delle trappole era poco importante da che il freddo era cessato, la garenna dava sempre il suo solito contingente, che avrebbe potuto da solo nutrire tutta la colonia dell'isola di Lincoln. Durante la caccia, Harbert conversava spesso con Gedeon Spilett dell'incidente del pallino di piombo e delle deduzioni che l'ingegnere ne aveva tratte; e un giorno, era il 26 ottobre, egli disse: Ma, signor Spilett, non trovate stranissimo che, se dei naufraghi sono sbarcati su quest'isola, non si siano ancora mostrati nei pressi di Granite-House? Sarebbe straordinario, infatti, se vi fossero ancora, rispose il reporter ma non sarebbe invece per nulla straordinario se non vi fossero pi! E cos, pensate che quella gente abbia gi abbandonato l'isola? riprese Harbert.
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pi che probabile, ragazzo mio, giacch se il loro soggiorno si fosse prolungato, e soprattutto se vi fossero ancora, qualche incidente avrebbe finito per rivelarne la presenza. Ma, se hanno potuto ripartire, fece osservare il giovinetto non erano naufraghi. No, Harbert, o per lo meno, erano dei naufraghi che chiamerei provvisori. possibilissimo, infatti, che un colpo di vento li abbia gettati sull'isola, senza per danneggiare la loro imbarcazione, e che, calmatosi il vento, abbiano ripreso il mare. Bisogna ammettere una cosa, disse Harbert e cio che il signor Smith sembra sempre piuttosto temere che desiderare la presenza di esseri umani sulla nostra isola. Infatti, rispose il giornalista egli pensa che solo i malesi possono frequentare questi mari; e quei gentiluomini sono cattivi soggetti, che bene evitare. Sar possibile, signor Spilett, riprese Harbert ritrovare, un giorno o l'altro, tracce del loro sbarco, e raccogliere cos informazioni al riguardo? Non dico di no, figliuolo. Un accampamento abbandonato, un fuoco spento, possono metterci sulla via giusta; e questo appunto cercheremo nella prossima esplorazione. Il giorno in cui i due cacciatori parlavano cos, si trovavano in una parte della foresta, vicina al fiume Mercy, notevole per i suoi bellissimi alberi. Col, fra gli altri, sorgevano, alte quasi duecento piedi, alcune di quelle superbe conifere, cui gli indigeni della Nuova Zelanda danno il nome di kauri. Un'idea, signor Spilett disse Harbert. Se salissi sulla cima di uno di questi kauri, potrei forse osservare il paese per un'estensione abbastanza vasta! L'idea buona, rispose il giornalista ma potrai arrampicarti sino alla sommit di quei giganti? Provo subito rispose Harbert. Il giovinetto, agile e svelto, si slanci sui primi rami, la cui disposizione rendeva abbastanza facile la scalata del kauri, e, in pochi minuti, era giunto alla cima, che emergeva dall'immensa pianura verde, formata dalle fronde della foresta.
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Da quel punto elevato, lo sguardo poteva distendersi su tutta la parte meridionale dell'isola, cio dal capo Artiglio, a sud-est, fino al promontorio del Rettile a sud-ovest. A nord-ovest si ergeva il monte Franklin, che nascondeva pi di un quarto dell'orizzonte. Ma, dall'alto del suo osservatorio, Harbert poteva scorgere proprio tutta quella parte ancora sconosciuta dell'isola, che aveva potuto dare o dava ancora rifugio agli stranieri, di cui si supponeva la presenza. Il ragazzo guard con estrema attenzione. Sul mare, niente in vista. Non una vela, n all'orizzonte, n ai punti d'approdo dell'isola. Tuttavia, siccome il folto degli alberi nascondeva il litorale, era possibile che un bastimento, specie un bastimento disalberato, si trovasse sotto costa e, per conseguenza, fosse invisibile per Harbert. In mezzo ai boschi del Far West, egualmente nulla. La foresta formava un'impenetrabile copertura, misurante parecchie miglia quadrate, senza una radura, senza uno spazio scoperto. Era persino impossibile seguire il corso del Mercy e distinguere il punto della montagna da cui nasceva. Probabilmente, altri corsi d'acqua andavano verso l'ovest, ma nulla permetteva di constatarlo. Se ogni indizio di accampamento sfuggiva ad Harbert, non poteva egli almeno sorprendere nell'aria qualche spira di fumo, che svelasse la presenza dell'uomo? L'atmosfera era pura, e il pi lieve vapore si sarebbe nettamente rilevato sullo sfondo del cielo. Per un istante, Harbert credette di vedere un sottile filo di fumo innalzarsi a ovest, ma una pi attenta osservazione gli dimostr che s'ingannava. Guard ancora con la massima cura, e la sua vista era anche eccellente... No, non c'era nulla, assolutamente. Harbert ridiscese ai piedi del kauri e i due cacciatori ritornarono a Granite-House. Cyrus Smith ascolt il racconto del ragazzo, scroll il capo e tacque. Era evidente che non sarebbe stato possibile pronunciarsi sull'importante problema, se non dopo un'esplorazione completa dell'isola. Due giorni dopo, il 28 ottobre, si verific un altro avvenimento inspiegabile, che lasci i coloni perplessi e insoddisfatti. Mentre si aggiravano sulla spiaggia, a due miglia da GraniteHouse, Harbert e Nab furono abbastanza fortunati da catturare un magnifico esemplare dell'ordine dei chelonidi. Era una testuggine
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franca, del genere mydase, il cui guscio aveva magnifici riflessi verdi. Harbert scoperse questa tartaruga mentre strisciava fra le rocce per raggiungere il mare. A me, Nab, a me! grid il giovinetto. Nab accorse. Che bell'animale! disse Nab ma come catturarlo? Nulla di pi facile, Nab rispose Harbert. Rovesceremo questa tartaruga sul dorso, e non potr pi fuggire. Prendi la picca e imitami. Il rettile, sentendo il pericolo, s'era ritirato nel suo guscio: non se ne vedevano pi n la testa n le zampe, ed era immobile come un masso. Harbert e Nab fecero passare i loro bastoni sotto lo sterno dell'animale e unendo i loro sforzi riuscirono, non senza fatica, a voltarlo sul dorso. Quella testuggine, lunga tre piedi, doveva pesare almeno quattrocento libbre. Bene! esclam Nab far felice l'amico Pencroff! E infatti, l'amico Pencroff non poteva non essere contento, poich la carne di queste tartarughe, che si cibano di zostere, straordinariamente saporita. In quel momento la bestia catturata non lasciava intravedere che la testa piccola, piatta, ma molto allargata posteriormente da grandi fosse temporali, celate sotto una volta ossea. E adesso, che cosa faremo di questa selvaggina? disse Nab. Non possiamo certo trascinarla a Granite-House. Lasciamola qui, tanto non pu voltarsi rispose Harbert; ritorneremo a prenderla con il carro. D'accordo. Tuttavia, per maggior precauzione, Harbert volle ancora coprire l'animale con dei grossi ciottoli, cosa che Nab trov superflua; dopo di che i due cacciatori ritornarono a Granite-House, seguendo la spiaggia, che la marea, allora bassa, lasciava scoperta per largo tratto. Harbert, volendo fare una sorpresa a Pencroff, non gli disse nulla del superbo esemplare dei chelonidi che aveva capovolto sulla sabbia; ma due ore dopo, Nab e lui erano di ritorno con il carro sul luogo dove l'avevano lasciato. Il superbo esemplare dei chelonidi non c'era pi.
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Nab e Harbert prima si guardarono l'un l'altro, poi si guardarono intorno. Eppure, la testuggine era stata lasciata proprio in quel punto. Il ragazzo ritrov persino i ciottoli di cui s'era servito e, per conseguenza, era sicuro di non ingannarsi. Ah! disse Nab possono, dunque, voltarsi queste bestie? Cos sembra rispose Harbert, che non ci capiva pi nulla e guardava i ciottoli sparsi sulla sabbia. Orbene, Pencroff non ne sar certo contento! E il signor Smith sar probabilmente assai imbarazzato a spiegare questa sparizione! pens Harbert. Bene! fece Nab, che voleva celare la sua disavventura non ne parleremo. Invece bisogna parlarne, Nab rispose Harbert. E riprendendo il carro inutilmente condotto fin l, tutt'e due tornarono a Granite-House. Arrivati al cantiere, dove l'ingegnere e il marinaio lavoravano insieme, Harbert raccont quel ch'era accaduto. Ah, malaccorti! esclam il marinaio. Avete lasciato scappare almeno cinquanta minestre! Ma, Pencroff, ribatt Nab non colpa nostra, se la bestia fuggita, poich ti assicuro che noi l'avevamo rivoltata! Allora, vuol dire che non l'avevate voltata abbastanza! rimbecc l'intrattabile marinaio, sottolineando con vivacit questa buffa risposta. Non abbastanza bene? esclam Harbert. E raccont che aveva preso la precauzione di mettere persino dei ciottoli sopra la tartaruga. un miracolo, dunque! soggiunse Pencroff. Io credevo, signor Cyrus, disse Harbert che le testuggini, una volta poste sul dorso, non potessero rimettersi sulle zampe, soprattutto quando sono di grosse dimensioni. proprio cos, ragazzo mio rispose Cyrus Smith. Allora, come pu essere stato possibile?... A quale distanza dal mare avevate lasciato questa tartaruga? domand l'ingegnere, che, sospeso il suo lavoro, rifletteva sull'incidente.
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A una quindicina di piedi al massimo rispose Harbert. E la marea era bassa allora? S, signor Cyrus. Orbene, rispose l'ingegnere quel che la tartaruga non poteva fare sulla sabbia, pu darsi che l'abbia fatto nell'acqua. Si sar rivoltata quando il flusso l'avr ripresa e sar tranquillamente ritornata in alto mare. Ah! che imprudenti siamo stati! esclam Nab. proprio quanto avevo avuto l'onore di dirvi! ribatt Pencroff. Cyrus Smith aveva dato questa spiegazione, ch'era senza dubbio ammissibile. Ma era egli stesso ben convinto della sua giustezza? Non oseremmo affermarlo.

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CAPITOLO II
PRIMA PROVA DELLA PIROGA UN RELITTO SULLA COSTA IL RIMORCHIO LA PUNTA DEL RELITTO INVENTARIO DELLA CASSA: ARNESI, ARMI, STRUMENTI, VESTITI, LIBRI, UTENSILI VARI QUELLO CHE MANCA A PENCROFF IL VANGELO UN VERSETTO DEL LIBRO SACRO
IL 29 OTTOBRE, il canotto di corteccia d'albero era finito. Pencroff aveva mantenuto la promessa e in cinque giorni era stata costruita una specie di piroga, il cui scafo aveva un'ossatura formata di bacchette flessibili di crejimba. Un banco a poppa, un secondo al centro, per mantenere la distanza fra i bordi, un terzo a prua, una falchetta per sostenere gli scalmi di due remi, un remo a bratto 15 a poppa per governare, completavano quest'imbarcazione, lunga dodici piedi e che non pesava duecento libbre. L'operazione del varo fu estremamente semplice: la leggera piroga venne portata sulla sabbia, al limite del litorale dinanzi a Granite-House, e la marea crescente la sollev. Pencroff, che vi salt dentro subito, vog a bratto 16 e pot constatare che si prestava benissimo all'uso che ne voleva fare. Evviva! grid il marinaio, che non sdegn di celebrare cos il proprio trionfo. Con questa si farebbe il giro... Del mondo? domand Gedeon Spilett. No, dell'isola. Alcuni sassi per zavorra, un albero a prua e un pezzettino di vela, che il signor Smith ci fabbricher un giorno, e si
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Il remo uno strumento di legno che, opportunamente maneggiato, imprime il movimento ad una imbarcazione, vedi gondola 16 La voga consiste in una serie di rapidissimi mezzi giri alternati in un senso e nell'altro, che si fanno compiere al remo intorno a se stesso 241

andr lontano! Ebbene, signor Cyrus, e voi signor Spilett, e voi Harbert, e tu Nab, non venite, dunque, a provare il nostro nuovo bastimento! Diavolo! Bisogna pur vedere se pu portarci tutti e cinque! Infatti, era necessario fare questo esperimento. Pencroff, con un colpo di remo, ricondusse l'imbarcazione presso la spiaggia, per uno stretto passaggio esistente fra gli scogli, e si decise che in quello stesso giorno sarebbe stata fatta la prova della piroga, costeggiando la riva fino alla prima punta, dove finiva a sud la scogliera. Al momento dell'imbarco, Nab esclam: Ma fa anche abbastanza acqua il tuo bastimento, Pencroff! Niente, niente, Nab rispose il marinaio. Bisogna che il legno si stagni! Entro due giorni ogni infiltrazione sar cessata e la nostra piroga non avr pi acqua nel ventre, di quanta ve ne sia nello stomaco di un ubriacone. A bordo! I coloni s'imbarcarono e Pencroff prese il mare. Il tempo era magnifico, il mare calmo come se le sue acque fossero state contenute nelle strette rive di un lago, e la piroga poteva quindi affrontarlo con la stessa sicurezza con cui avrebbe risalito la tranquilla corrente del Mercy. Dei due remi, Nab prese l'uno, Harbert l'altro e Pencroff rimase a poppa dell'imbarcazione, a sbrattare. Il marinaio attravers dapprima il canale e and a costeggiare la punta sud dell'isolotto. Una leggera brezza soffiava da sud. Vi era calma sia nel canale sia al largo. Solo poche lunghe, ondulazioni, che la piroga avvertiva appena, essendo pesantemente carica, gonfiavano regolarmente la superficie del mare. I coloni s'allontanarono di circa mezzo miglio dalla costa, in modo da scorgere il monte Franklin in tutta la sua estensione. Poi, Pencroff, invertita la rotta, ritorn verso la foce del fiume. La piroga segui allora la riva che, arrotondandosi fino alla punta estrema, nascondeva tutta la pianura paludosa delle tadorne. Quella punta, la cui distanza era accresciuta dalla curva della costa, si trovava a circa tre miglia dal Mercy. I coloni decisero di andare fino alla sua estremit e di non oltrepassarla, che di quel tanto
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che sarebbe occorso per avere una rapida visione della costa fino al capo Artiglio. Il canotto prosegu, dunque, lungo il litorale a una distanza di due gomene al pi, evitando gli scogli di cui quei paraggi erano seminati e che la marea crescente cominciava a coprire. La parete andava abbassandosi dalla foce del fiume sino alla punta. Era un ammasso di graniti, capricciosamente disposti, molto diversi dalla cortina che formava l'altipiano di Bellavista, e di un aspetto straordinariamente selvaggio. Si sarebbe detto che un enorme tombarello di massi fosse stato vuotato l. Niente vegetazione sulla sporgenza acutissima che si prolungava in avanti per due miglia oltre la foresta; e quella punta raffigurava assai bene il braccio d'un gigante uscente da una manica di verzura. Il canotto, spinto dai due remi, avanzava senza fatica. Gedeon Spilett, la matita in una mano, il taccuino nell'altra, disegnava la costa a grandi tratti. Nab, Pencroff e Harbert parlavano insieme, esaminando quella parte del loro dominio, nuova ai loro occhi e, a mano a mano che la piroga discendeva verso il sud, i due capi Mandibola parevano spostarsi a chiudere pi strettamente la baia dell'Unione. Cyrus Smith non parlava, guardava, e dalla diffidenza che il suo sguardo esprimeva, sembrava sempre ch'egli osservasse qualche strana contrada. Intanto, dopo tre quarti d'ora di navigazione, la piroga era arrivata quasi all'estremit della punta e Pencroff gi si preparava a doppiarla, quando Harbert alzandosi, mostr una macchia nera, dicendo: Che cos' quello che vedo laggi sulla spiaggia? Tutti gli sguardi si volsero al punto indicato. Infatti disse il giornalista c' qualche cosa. Si direbbe un relitto mezzo affondato nella sabbia. Ah! grid Pencroff io vedo che cos'! Che cosa, dunque? domand Nab. Dei barili, dei barili, che possono essere pieni! rispose il marinaio. A riva, Pencroff! disse Cyrus Smith. Dopo pochi colpi di remo la piroga approd in una piccola ansa, e
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i suoi passeggeri balzarono a terra. Pencroff non si era ingannato. C'erano due barili, per met affondati nella sabbia, ma ancora saldamente attaccati a una larga cassa che, sostenuta da essi, aveva cos galleggiato sino al momento in cui era venuta ad arenarsi sulla spiaggia. C' dunque stato un naufragio nei paraggi dell'isola? domand Harbert. Evidentemente rispose Gedeon Spilett. Ma che cosa c' in questa cassa? esclam Pencroff, con un'impazienza molto naturale. Che cosa c' in questa cassa? chiusa e non abbiamo nulla per rompere il coperchio! Orbene, a colpi di pietra allora... E il marinaio, sollevando un pesante blocco di granito, s'accingeva a sfondare una delle pareti della cassa, quando l'ingegnere, trattenendolo: Pencroff, gli disse potete moderare la vostra impazienza per un'ora soltanto? Ma, signor Cyrus, qui dentro c' forse tutto quello che ci manca! Lo sapremo, Pencroff, rispose l'ingegnere ma credetemi, non rompete questa cassa, che pu esserci utile. Trasportiamola a Granite-House, dove potremo aprirla pi facilmente e senza romperla. ben preparata per viaggiare e, se ha potuto galleggiare sin qui, gallegger fino alla foce del fiume! Avete ragione, signor Cyrus, e io avevo torto, rispose il marinaio ma non sempre si padroni di s! Il consiglio dell'ingegnere era saggio. Infatti, la piroga non avrebbe potuto contenere gli oggetti ch'erano probabilmente rinchiusi nella cassa, la quale doveva essere pesante, se erano stati necessari due barili vuoti per tenerla a galla. Era, dunque, meglio rimorchiarla cos fino al lido di Granite-House. E ora, di dove veniva quella cassa abbandonata? Ecco un problema importante. Cyrus Smith e i suoi compagni si guardarono attorno attentamente e percorsero il lido per parecchie centinaia di passi. Nessun rottame apparve loro. Anche il mare fu scrutato. Harbert e Nab salirono su di un masso elevato, ma l'orizzonte era
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deserto. Nulla in vista, n un bastimento alla deriva, n una nave alla vela. Ci nonostante, un naufragio c'era stato, non poteva esservi dubbio. Anche quest'ultimo avvenimento si collegava forse all'incidente del pallino di piombo? Forse degli stranieri erano sbarcati su un altro punto dell'isola? Vi erano forse ancora? Ma la riflessione che logicamente fecero i coloni fu che, a ogni modo, quegli stranieri non potevano essere pirati malesi, poich l'oggetto gettato in quel luogo dal mare era evidentemente di provenienza americana o europea. Tutti ritornarono vicino alla cassa, che misurava cinque piedi di lunghezza per tre di larghezza. Era di legno di quercia, chiusa molto accuratamente e coperta d'una spessa pelle fissata con chiodi di rame. I due grossi barili, ermeticamente tappati, ma che a picchiarvi sopra si sentivano vuoti, aderivano ai suoi fianchi mediante robuste corde, annodate con nodi, che Pencroff facilmente riconobbe per nodi da marinaio. La cassa stessa pareva in stato di perfetta conservazione, il che si spiegava con il fatto che s'era arenata su una riva sabbiosa e non sugli scogli. Esaminandola bene, si poteva anche affermare che la sua permanenza in mare non doveva essere stata lunga, e che doveva essere giunta sulla spiaggia da pochissimo tempo. Pareva che l'acqua non fosse penetrata nell'interno, e quindi, gli oggetti ch'essa conteneva dovevano essere intatti. Era evidente che quella cassa era stata gettata in mare da una nave disalberata che faceva rotta verso l'isola, e che, nella speranza di farla arrivare alla costa, ove l'avrebbero ritrovata pi tardi, i passeggeri avevano preso la precauzione di affidarla a un sistema galleggiante. Rimorchieremo questa cassa fino a Granite-House, disse l'ingegnere e ne faremo l'inventario; poi, se scopriremo nell'isola i superstiti del presunto naufragio, la renderemo alle persone cui appartiene. Se non ritroviamo nessuno... La terremo per noi! esclam Pencroff. Ma, per Dio, che cosa pu esserci dentro? Il flusso cominciava gi a raggiungere il relitto, che con l'alta marea doveva certamente galleggiare. Una delle corde che lo tenevano stretto ai barili fu in parte sciolta e serv da cavo per rimorchiare l'apparato galleggiante con la piroga. Poi, Pencroff e Nab
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scavarono la sabbia con i remi, allo scopo di facilitare lo spostamento della cassa, e poco dopo l'imbarcazione, rimorchiando la cassa, cominci a doppiare la punta, alla quale venne dato il nome di Punta del Relitto (Flotsampoint). Il rimorchio era pesante e i barili bastavano appena a sostenere la cassa a fior d'acqua, per cui il marinaio temeva a ogni istante ch'essa si staccasse e colasse a picco. Ma, fortunatamente, i suoi timori non si realizzarono, e un'ora e mezzo dopo la sua partenza - era occorso tutto questo tempo per superare una distanza di tre miglia - la piroga prendeva terra davanti a Granite-House. Piroga e cassa furono allora alate sulla sabbia, e siccome il mare gi si ritirava, non tardarono a restare in secco. Nab era andato a prendere degli arnesi per aprire la cassa, in modo da deteriorarla il meno possibile. Si sarebbe proceduto poi all'inventario. Pencroff non cercava affatto di nascondere la sua grande emozione. Il marinaio cominci con lo staccare i due barili, i quali, essendo in buonissimo stato, s'intende che avrebbero potuto essere utilizzati. Poi, le serrature furono forzate mediante una pinza, e il coperchio tosto si sollev. Un secondo involucro di zinco racchiudeva il contenuto della cassa, che era stata evidentemente preparata cos perch gli oggetti in essa contenuti fossero, in tutte le circostanze, al sicuro dall'umidit. Ah! esclam Nab dentro vi saranno forse delle conserve! Spero di no rispose il giornalista. Se soltanto ci fosse... disse il marinaio sottovoce. Che cosa, dunque? gli chiese Nab, che l'ud. Niente! L'involucro di zinco venne tagliato in tutta la sua larghezza, poi voltato in gi sui fianchi della cassa, e a poco a poco diversi oggetti di varia natura furono estratti e deposti sulla sabbia. A ogni nuovo oggetto, Pencroff emetteva nuovi evviva, Harbert batteva le mani, e Nab ballava... come un negro. V'erano libri, che rendevano Harbert pazzo di gioia, e utensili di cucina, che Nab avrebbe coperto di baci! Tutto sommato, i coloni ebbero modo di sentirsi estremamente soddisfatti, poich quella cassa conteneva attrezzi, armi, strumenti, vesti, libri; ed eccone la nomenclatura esatta, come fu registrata sul
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taccuino di Gedeon Spilett: Attrezzi 3 coltelli a pi lame 2 scuri da taglialegna 2 scuri da carpentiere 3 pialle 165 2 asce 1 scure a due tagli 6 taglioli a freddo 2 lime 3 martelli 3 succhielli 2 trivelle 10 sacchi di chiodi e di viti 3 seghe di diversa grandezza 2 scatole d'aghi Armi 2 fucili a pietra 2 fucili a capsule fulminanti 2 carabine a fuoco centrale 5 coltellacci 4 sciabole d'arrembaggio 4 bariletti di polvere della capacit di 25 libbre ciascuno 12 scatole di capsule fulminanti Strumenti 1 sestante 1 binocolo 1 cannocchiale 1 scatola di compassi 1 bussola da tasca 1 termometro Fahrenheit 1 barometro aneroide 1 scatola contenente un apparecchio fotografico completo:
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obiettivo, lastre, prodotti chimici, ecc. Indumenti 2 dozzine di camicie d'un tessuto speciale, che assomigliava alla lana, ma la cui origine era evidentemente vegetale 3 dozzine di calze dello stesso tessuto Utensili 1 bricco di ferro 6 casseruole di rame stagnato 3 piatti di ferro 10 serie di posate d'alluminio 2 ramini 1 piccolo fornello portatile 6 coltelli da tavola Libri 1 Bibbia, contenente lAntico e il Nuovo Testamento 1 atlante 1 dizionario dei diversi idiomi polinesiani 1 dizionario di scienze naturali in sei volumi 3 risme di carta bianca 2 registri con le pagine bianche Bisogna riconoscere, disse il giornalista, dopo aver finito l'inventario che il proprietario di questa cassa era un uomo pratico! Attrezzi, armi, strumenti, articoli di vestiario, utensili, libri, nulla vi manca! Si direbbe proprio ch'egli si aspettava di naufragare e che vi si era preparato anticipatamente! Niente vi manca, infatti mormor Cyrus Smith, con aria pensosa. E di certo, aggiunse Harbert il bastimento che portava questa cassa e il suo proprietario non apparteneva ai pirati malesi! A meno che quel proprietario non fosse stato fatto prigioniero dai pirati... fece Pencroff. Non ammissibile rispose il giornalista. pi probabile che un bastimento americano o europeo sia stato trascinato in questi paraggi, e che dei passeggeri, volendo almeno salvare il necessario,
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abbiano preparato cos questa cassa e l'abbiano gettata in mare. anche il vostro parere, signor Cyrus? chiese Harbert. S, ragazzo mio, rispose l'ingegnere, possibile che le cose siano andate cos. possibile che, al momento del naufragio, o in previsione di esso, siano stati radunati in questa cassa diversi oggetti di prima necessit, per ritrovarli poi in qualche punto della costa... Anche l'apparecchio fotografico! fece osservare il marinaio, con aria abbastanza incredula. Quanto a tale apparecchio rispose Cyrus Smith non ne comprendo bene l'utilit; molto pi utile sarebbe stato per noi, e per tutti gli altri naufraghi, un pi completo assortimento di abiti o munizioni pi abbondanti. Ma su questi strumenti, su questi attrezzi, su questi libri non c' nessun segno, nessun indirizzo che possa indicarcene la provenienza? domand Gedeon Spilett. Bisognava guardare. Ogni oggetto fu, dunque, attentamente esaminato, specialmente i libri, gli strumenti e le armi. N le armi, n gli strumenti, contrariamente al solito, portavano la marca del fabbricante; eppure erano in perfetto stato e pareva non fossero mai stati usati. Lo stesso poteva dirsi per gli attrezzi e gli utensili; tutto era nuovo, il che provava insomma, che quegli oggetti non erano stati messi cos, a caso, nella cassa, ma che invece la scelta ne era stata meditata e il loro ordine studiato con cura. E questo era anche dimostrato dal secondo involucro di metallo che li aveva preservati da ogni umidit e che non avrebbe potuto essere saldato in tutta fretta. Quanto ai dizionari di scienze naturali e degli idiomi polinesiani, tutt'e due erano inglesi, ma non portavano alcun nome d'editore, n alcuna data di pubblicazione. Cos era della Bibbia, stampata in lingua inglese, in quarto, notevole dal punto di vista tipografico e che pareva essere stata spesso sfogliata. L'atlante, poi, era un'opera magnifica, comprendente le carte del mondo intero e parecchi planisferi, fatti secondo la proiezione di Mercatore. La nomenclatura era in francese, ma non c'era n data di
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pubblicazione, n nome d'editore. Su quei diversi oggetti mancava, dunque, un indizio che potesse indicarne la provenienza e, per conseguenza, nulla poteva lasciar indovinare la nazionalit della nave, che aveva dovuto recentemente passare in quei paraggi. Ma, da qualunque parte venisse, quella cassa faceva ricchi i coloni dell'isola di Lincoln. Sino allora essi avevano tutto creato da s, trasformando i prodotti della natura, e grazie alla loro intelligenza, s'erano tratti d'impaccio. Non pareva ora che la Provvidenza avesse voluto ricompensarli, inviando loro quei diversi prodotti dell'industria umana? I loro ringraziamenti si elevarono, dunque, unanimemente al Cielo. Tuttavia, uno di loro non era completamente soddisfatto. Era Pencroff. Sembrava che la cassa non contenesse una cosa alla quale egli sembrava tenere enormemente, e a mano a mano che gli oggetti ne venivano estratti, le sue esclamazioni di giubilo diminuivano d'intensit e, a inventario finito, fu udito mormorare queste parole: Tutto questo bello e buono, ma, come vedete, non c' niente per me, in questa cassa! Ci indusse Nab a dirgli: Diamine! Amico Pencroff, ma che cosa ti aspettavi? Una mezza libbra di tabacco! rispose seriamente Pencroff e la mia felicit sarebbe stata completa! I coloni non poterono trattenere le risa a quest'osservazione del marinaio. Ma dalla scoperta della cassa abbandonata risultava che, ora pi che mai, era necessario fare un'esplorazione seria dell'isola. Fu, quindi, stabilito che l'indomani, allo spuntar del giorno, si sarebbero messi in cammino, risalendo il Mercy, in modo da raggiungere la costa occidentale. Se dei naufraghi erano sbarcati in qualche punto di quella costa, c'era da temere che fossero senza mezzi di sussistenza e bisognava portar loro aiuto senza ritardo. In giornata, i vari oggetti furono trasportati alla Granite-House e metodicamente disposti nel salone. Quel giorno, 29 ottobre, era precisamente domenica, e prima di coricarsi, Harbert chiese all'ingegnere se non volesse legger loro qualche passo del Vangelo.
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Volentieri rispose Cyrus Smith. Prese il libro sacro e stava per aprirlo, quando Pencroff, fermandolo, gli disse: Signor Cyrus, sono superstizioso. Aprite a caso e leggeteci il primo versetto che vi cadr sotto gli occhi. Vedremo se pu applicarsi alla nostra situazione. Cyrus Smith sorrise all'osservazione del marinaio e, arrendendosi al suo desiderio, aperse il Vangelo precisamente al punto in cui un segnalibro ne separava le pagine. Il suo sguardo si pos subito sopra una croce rossa, fatta a matita, posta dinanzi al versetto 8 del capitolo VII del Vangelo di San Matteo. Ed egli lesse quel versetto, cos concepito: Chiunque domanda riceve, e chi cerca trova.

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CAPITOLO III
LA PARTENZA LA MAREA MONTANTE OLMI E BAGOLARI PIANTE DIVERSE LO JACAMAR ASPETTO DELLA FORESTA GLI EUCALIPTI GIGANTI PERCH SI CHIAMANO ALBERI DELLA FEBBRE BRANCHI DI SCIMMIE LA CASCATA ACCAMPAMENTO PER LA NOTTE
L'INDOMANI, 30 ottobre, tutto era pronto per la proposta esplorazione, che gli ultimi avvenimenti rendevano urgente. Infatti, le cose avevano preso una piega per cui i coloni dell'isola di Lincoln potevano immaginare di non essere pi nella condizione di chieder dei soccorsi, bens di poterne dare. Fu, dunque, convenuto di risalire il fiume Mercy sin dove la sua corrente sarebbe stata praticabile. Una grande parte della strada sarebbe stata cos fatta senza fatica e gli esploratori avrebbero potuto trasportare le loro provviste e le loro armi fino a un punto avanzato nell'ovest dell'isola. Era stato necessario, infatti, pensare non solo agli oggetti che gli esploratori dovevano portare con loro nell'andata, ma anche a quelli che il caso avrebbe forse permesso di portare ritornando a GraniteHouse. Se v'era stato davvero un naufragio sulla costa, come tutto faceva presumere, i relitti rigettati dal mare non sarebbero mancati e avrebbero costituito una buona preda. In previsione di questo, il carro sarebbe stato senza dubbio pi conveniente della fragile piroga; ma il carro, pesante e massiccio, doveva essere trascinato, il che ne rendeva l'uso meno facile; per questo Pencroff espresse il rincrescimento che la cassa non avesse contenuto, insieme alla sua mezza libbra di tabacco, anche un paio di vigorosi cavalli del New
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Jersey, che sarebbero stati utilissimi alla colonia! Le provviste, gi imbarcate da Nab, si componevano di conserve di carne e di alcuni galloni di birra e di succo fermentato, vale a dire di che sostentarsi durante tre giorni, spazio di tempo massimo che Cyrus Smith assegnava all'esplorazione. D'altronde, i coloni calcolavano di potersi, all'occorrenza, rifornire cammin facendo, e Nab ebbe cura di non dimenticare il piccolo fornello portatile. Quanto agli attrezzi, i coloni presero le due scuri da taglialegna, che dovevano servire ad aprirsi una via nel fitto della foresta; e in fatto di strumenti il cannocchiale e la bussola da tasca. Per armi, furono scelti i due fucili a pietra, pi utili in quell'isola che i fucili a percussione, i primi non richiedendo che del silice facilmente sostituibile, i secondi esigendo invece esche fulminanti, che un frequente uso avrebbe rapidamente esaurite. Fu aggiunta tuttavia anche una carabina e delle cartucce. Circa la polvere, di cui i barili contenevano una cinquantina di libbre, bisogn pure portarne via una certa provvista; per l'ingegnere si proponeva di fabbricare una sostanza esplosiva, che permettesse di risparmiarla. Alle armi da fuoco furono uniti i cinque coltellacci, nei loro astucci di cuoio: in queste condizioni i coloni potevano avventurarsi nella vasta foresta con qualche probabilit di trarsi d'impaccio. inutile aggiungere che Pencroff, Harbert e Nab, cos armati, erano all'apice dei loro desideri, sebbene Cyrus Smith avesse fatto loro promettere di non sparare una sola fucilata senza che fosse necessario. Alle sei della mattina la piroga fu spinta in mare. Tutti s'imbarcarono, compreso Top, e si diressero verso la foce del Mercy. La marea aveva cominciato a salire solo da mezz'ora. C'erano, dunque, ancora alcune ore di corrente favorevole, di cui conveniva approfittare, giacch pi tardi il riflusso avrebbe reso difficile risalire il fiume. Il flusso era gi forte, poich mancavano tre giorni alla luna piena, e la piroga, che bastava mantenere nella corrente, avanz rapidamente tra le due alte rive, senza che fosse necessario aumentare la sua velocit con l'aiuto dei remi. In pochi minuti gli esploratori erano giunti al gomito formato dal Mercy, e precisamente all'angolo dove, sette mesi prima, Pencroff
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aveva composto il suo primo traino di legna. Dopo quest'angolo abbastanza acuto, il fiume prendeva una direzione pi dolcemente obliqua verso sud-ovest, e il suo corso proseguiva all'ombra delle grandi conifere, perennemente verdi. L'aspetto delle rive del Mercy era magnifico. Cyrus Smith e i suoi compagni non potevano che ammirare calorosamente i begli effetti che la natura ottiene cos facilmente con dell'acqua e degli alberi. A mano a mano che avanzavano, la vegetazione si modificava. Sulla riva destra del fiume si schieravano magnifici esemplari di olmacee: quei preziosi olmi, tanto ricercati dai costruttori e che hanno la propriet di conservarsi a lungo nell'acqua. C'erano, poi, numerosi gruppi di alberi appartenenti alla medesima famiglia, fra i quali dei bagolari, la cui mandorla produce un olio molto utile. Pi lontano Harbert not alcune lardizabalee i cui rami flessibili, macerati nell'acqua, forniscono cordami eccellenti, e due o tre tronchi d'ebanacee, che presentavano un bel colore nero, capricciosamente striato. Di tanto in tanto, in certi punti ove l'approdo era facile, il canotto si fermava. Allora Gedeon Spilett, Harbert e Pencroff, con il fucile in mano e preceduti da Top, esploravano la riva. Senza contare la selvaggina, vi poteva essere anche qualche pianta utile da scoprire, che non era il caso di sdegnare, e il giovane naturalista fu servito a meraviglia, giacch scoperse un? qualit di spinaci selvatici della famiglia delle chenopodiacee, nonch numerosi esemplari di crocifere, appartenenti al genere cavolo, che sarebbe stato certamente possibile civilizzare trapiantandole; erano crescioni, rafani, rape e finalmente v'erano anche dei piccoli fusti frondosi, leggermente pelosi, alti un metro, che producevano dei semi quasi bruni. Sai che pianta questa? chiese Harbert al marinaio. Tabacco! esclam Pencroff, che evidentemente non aveva visto la pianta prediletta che nel fornello della sua pipa. No, Pencroff! rispose Harbert non tabacco; senape. Vada per la senape! rispose il marinaio ma, se per caso si presentasse una pianta di tabacco, non trascurarla, figlio mio. Ne troveremo un giorno o l'altro! disse Gedeon Spilett. Davvero? esclam Pencroff. Orbene, quel giorno non so
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proprio che cosa mancher pi alla nostra isola! Quelle diverse piante, ch'erano state sradicate con cura, vennero trasportate nella piroga, che Cyrus Smith non abbandonava, sempre assorto nelle sue riflessioni. Il giornalista, Harbert e Pencroff sbarcarono cos parecchie volte, sia sulla riva destra del Mercy, che sulla riva sinistra. Questa era meno dirupata, ma quella era pi boscosa. L'ingegnere pot constatare, consultando la bussola da tasca, che la direzione del fiume, dopo il primo gomito, volgeva da sud-ovest a nord-est, ed era quasi rettilinea per una lunghezza di circa tre miglia. Ma era supponibile che quella direzione si modificasse pi avanti e che il Mercy risalisse a nord-ovest, verso i contrafforti del monte Franklin, che dovevano alimentarlo con le loro acque. Durante una di queste escursioni, Gedeon Spilett riusc a impadronirsi di due coppie di gallinacei vivi. Erano volatili dai becchi lunghi e sottili, collo lungo, ali corte e senza parvenza di coda. Harbert diede loro, con ragione, il nome di tinam, e fu deciso che sarebbero stati i primi ospiti del futuro pollaio. Ma sino allora i fucili non avevano parlato e la prima detonazione che rimbomb nella foresta del Far West fu provocata dall'apparizione di un bell'uccello, che anatomicamente assomigliava a un martin-pescatore. Lo riconosco! grid Pencroff, e si pu dire che il colpo gli sfugg involontariamente. Che cosa riconoscete? domand il giornalista. Il volatile che ci sfuggito durante la prima escursione e il cui nome abbiamo poi assegnato a questa parte della foresta. Uno jacamar! esclam Harbert. Era uno jacamar, infatti, bell'uccello, il cui piumaggio, piuttosto ruvido, per dotato d'uno splendore metallico. Alcuni pallini di piombo l'avevano atterrato e Top lo port al canotto, insieme a una dozzina di turachi lori, volatili rampicanti della grossezza d'un piccione, tutti chiazzati di verde, con una parte delle ali di color cremisi e un ciuffo ritto, terminato da un orlo bianco festonato. Al giovinetto spett l'onore di questo bel colpo di fucile, ed egli se ne mostr abbastanza fiero. I lori costituivano una selvaggina migliore
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dello jacamar, la cui carne un po' coriacea, ma difficilmente Pencroff si sarebbe persuaso che l'uccello da lui ucciso non era il re dei pennuti commestibili. Erano le dieci del mattino quando la piroga raggiunse un secondo gomito del Mercy, a circa cinque miglia dalla sua foce. Gli esploratori sostarono in quel luogo per far colazione, e questa sosta, all'ombra di grandi e begli alberi, si prolung per mezz'ora. Il fiume misurava ancora da sessanta a settanta piedi di larghezza e il suo letto da cinque a sei piedi di profondit. L'ingegnere aveva osservato che numerosi affluenti andavano a ingrossarne il corso, ma non erano che semplici ruscelli non navigabili. Quanto alla foresta, tanto sotto il nome di bosco dello Jacamar, che sotto quello di foreste del Far West, si stendeva a perdita d'occhio. Da nessuna parte, n sotto i boschi d'alberi d'alto fusto, n sotto gli altri alberi delle sponde del Mercy, si rivelava la presenza dell'uomo. Gli esploratori non trovarono alcuna traccia sospetta, ed era evidente che mai l'accetta del taglialegna aveva intaccato quelle piante, che mai il coltello del pioniere aveva tagliato le liane tese da un tronco all'altro, in mezzo ai folti cespugli e alle erbe alte. Se dei naufraghi avevano atterrato sull'isola, non avevano ancora lasciato il litorale e non era certo in quell'asilo fitto d'ombre che si dovevano cercare i superstiti del supposto naufragio. L'ingegnere manifestava, dunque, una certa fretta di raggiungere la costa occidentale dell'isola di Lincoln, distante, secondo i suoi calcoli, almeno cinque miglia. La navigazione fu ripresa, e per quanto il Mercy sembrasse allora dirigere il suo corso non verso il litorale, ma piuttosto verso il monte Franklin, fu deciso di servirsi della piroga sino a che essa avesse trovato sotto la chiglia abbastanza acqua per galleggiare. Cos molte fatiche erano risparmiate e si faceva pure economia di tempo, giacch sarebbe stato necessario aprirsi un passaggio con la scure attraverso i folti macchioni. Ma presto il flusso venne a mancare completamente, sia che la marea calasse, - infatti, era l'ora in cui doveva calare, - sia che non si facesse pi sentire a tanta distanza dalla foce del Mercy. Bisogn, dunque, por mano ai remi. Nab e Harbert presero posto sul loro
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banco, Pencroff al remo a bratto17, e la piroga continu a risalire il fiume. Pareva che la foresta tendesse a diradarsi dalla parte del Far West. Gli alberi erano meno vicini fra loro e si mostravano spesso isolatamente. Ma, appunto perch erano pi distanti gli uni dagli altri, usufruivano pi largamente dell'aria pura e libera, che circolava loro d'intorno, ed erano magnifici. Che splendidi esemplari della flora di quella latitudine! La loro presenza sarebbe certamente bastata a un botanico per determinare senza esitazione il parallelo che attraversava l'isola di Lincoln! Degli eucalipti! aveva esclamato Harbert. Ed erano, infatti, questi stupendi vegetali, gli ultimi giganti della zona extra-tropicale, congeneri degli eucalipti d'Australia e Nuova Zelanda, situate alla stessa latitudine dell'isola di Lincoln. Alcuni misuravano un'altezza di duecento piedi. Il tronco aveva alla base una circonferenza di venti piedi e la corteccia, solcata da innumerevoli rivoletti di resina profumata, contava sino a cinque pollici di spessore. Nulla di pi meraviglioso, di pi singolare di quegli enormi campioni della famiglia delle mirtacee, il cui fogliame si presenta di profilo alla luce e lascia arrivare fino al suolo i raggi del sole! Ai piedi di quegli eucalipti, un'erba fresca tappezzava il suolo, dai ciuffi della quale fuggivano stormi di uccelletti, che risplendevano nei raggi luminosi come carbonchi alati. Questi sono alberi! esclam Nab. Ma servono a qualche cosa? Puah! rispose Pencroff. I vegetali giganti devono essere come i giganti umani. Non servono che per essere messi in mostra nelle fiere! Credo che vi sbagliate, rispose Gedeon Spilett perch il legno d'eucalipto comincia a essere usato con ottimi risultati nell'ebanisteria. E aggiunger, disse il ragazzo che questi eucalipti
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remo da bratto usato in alcuni piccoli battelli che hanno la poppa quadrata e senza timone. Il remo, della forma usuale, viene appoggiato in un incavo praticato al centro dell'orlo della poppa, ed messo a mare in direzione della chiglia 257

appartengono a una famiglia che comprende parecchi membri utili: la guaiava, che d le guaiave; il garofano, che produce i chiodi di garofano; il melograno, che d i melograni; l'eugenia cauliflora, i cui frutti servono alla fabbricazione di un vino discreto; il mirto ugni, che contiene un eccellente succo alcoolico; il mirto caryophyllus, la cui scorza costituisce una cannella pregiata; l'eugenia pimenta, da cui si trae il peperoncino della Giamaica; il mirto comune, le cui bacche possono surrogare il pepe; l'eucalyptus robusta, che produce una eccellente qualit di manna; l'eucalyptus Gunei, dalla linfa che si trasforma in birra, mediante fermentazione; insomma, tutti gli alberi conosciuti sotto il nome di alberi di vita o legno di ferro, che appartengono alla famiglia delle mirtacee, della quale si contano quarantasei generi di milletrecento specie! I coloni lasciavano parlare il ragazzo, che recitava con molto ardore la sua piccola lezione di botanica. Cyrus Smith lo ascoltava sorridendo e Pencroff, con una espressione di fierezza impossibile a descriversi. Bene, Harbert, replic Pencroff ma oserei giurare che tutte le variet utili da te citate non sono giganti come questi! Infatti, Pencroff! Questo sta, dunque, a sostegno di quello che ho detto: che i giganti non sono buoni a niente! In questo, appunto, consiste il vostro errore, disse allora l'ingegnere perch proprio i giganteschi eucalipti che ci riparano sono utili a qualcosa. E a che cosa, dunque? A risanare il paese in cui si trovano. Sapete come li chiamano nell'Australia e nella Nuova Zelanda? No, signor Cyrus. Sono chiamati gli alberi della febbre. Perch la danno? No, perch la tolgono! Bene! Lo scrivo subito disse il giornalista. Scrivetelo pure, caro Spilett, giacch pare provato che la presenza degli eucalipti basti a neutralizzare i miasmi delle paludi. Questi preservanti naturali sono stati sperimentati in certe contrade
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del mezzogiorno d'Europa e del Nordafrica, dove il suolo era veramente malsano, e si veduto lo stato sanitario degli abitanti migliorare a poco a poco. Non pi febbri intermittenti nelle regioni ove esistono boschi di queste mirtacee. Questo fatto adesso definitivamente accertato, ed una fortunata circostanza per noi, coloni dell'isola di Lincoln. Ah! che isola! Che isola benedetta! esclam Pencroff. Ve lo dico io che non le manca niente... salvo... Anche quello verr, Pencroff. Si trover, rispose l'ingegnere; ma riprendiamo la nostra navigazione e spingiamoci fin dove il fiume potr portare la nostra piroga! L'esplorazione, dunque, continu per almeno due miglia, in mezzo a una zona coperta d'eucalipti, che dominavano tutti i boschi di quella parte dell'isola. Lo spazio ch'essi coprivano si stendeva oltre i limiti della visuale da ciascun lato del Mercy, il cui letto, abbastanza sinuoso, s'incassava col fra alte sponde verdeggianti. Il letto stesso era ingombro di erbe alte e persino di scogli aguzzi, che rendevano la navigazione assai faticosa. L'azione dei remi divenne difficile e Pencroff dovette spingere la piroga con una pertica. 'I naviganti s'accorgevano pure che il fondo del fiume era, a mano a mano che procedevano, sempre pi alto, e che non era lontano il momento in cui il canotto sarebbe stato obbligato a fermarsi per mancanza d'acqua. Gi il sole declinava all'orizzonte, e proiettava sul suolo le ombre smisurate degli alberi. Cyrus Smith, vedendo che non avrebbe potuto raggiungere quel giorno la costa occidentale dell'isola, risolse di accamparsi sul luogo stesso dove, per mancanza d'acqua, la navigazione sarebbe stata forzatamente arrestata. Riteneva di essere ancora a cinque o sei miglia dalla costa, e che tale distanza fosse troppo grande per tentare di superarla di notte, in mezzo a quei boschi sconosciuti. L'imbarcazione fu dunque spinta senza tregua attraverso la foresta, che a poco a poco si rifaceva pi folta e sembrava pure pi abitata, giacch, se gli occhi non lo ingannavano, il marinaio credette scorgere dei branchi di scimmie che correvano sotto i cedui. Qualche volta anche due o tre di quegli animali si fermarono a una certa distanza dal canotto e guardarono i coloni senza manifestare alcun
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terrore, come se, vedendo degli uomini per la prima volta, non avessero ancora imparato a temerli. Sarebbe stato facile abbattere quei quadrumani a fucilate, ma Cyrus Smith si oppose all'inutile massacro, che tentava un poco il collerico Pencroff. Del resto, era anche prudente non farlo, poich quelle scimmie vigorose e dotate di un'agilit estrema, potevano essere temibili; quindi era meglio non provocarle con un'aggressione assolutamente inopportuna. vero che il marinaio considerava la scimmia da un punto di vista puramente alimentare, e, infatti, questi animali, che sono esclusivamente erbivori, costituiscono una selvaggina eccellente; ma, poich le provviste abbondavano, era inutile sprecare munizioni in pura perdita. Verso le quattro, la navigazione sul Mercy divenne difficilissima, giacch il suo corso era ostruito da piante acquatiche e da scogli. Le rive si elevavano 'sempre pi e gi il letto del fiume affondava fra i primi contrafforti del monte Franklin. Le sue sorgenti non potevano, dunque, essere lontane, dato che si alimentavano di tutte le acque dei pendii meridionali della montagna. Fra un quarto d'ora neppure, disse il marinaio saremo costretti a fermarci, signor Cyrus. Ci fermeremo, Pencroff, e organizzeremo un accampamento per la notte. A che distanza saremo da Granite-House? domand Harbert. A sette miglia, press'a poco, rispose l'ingegnere calcolando per anche tutte le sinuosit del fiume che ci hanno portato verso nord-ovest. Continuiamo ad avanzare? chiese il giornalista. S, fino a che potremo farlo rispose Cyrus Smith. Domani, allo spuntare del giorno, abbandoneremo il canotto, percorreremo in due ore, spero, la distanza che ci separa dalla costa, e avremo quasi l'intera giornata per esplorare il litorale. Avanti! disse Pencroff. Ma poco dopo la piroga raschi il fondo sassoso del fiume, la cui larghezza in quel punto non oltrepassava i venti piedi. Una fitta volta di verzura s'arrotondava sopra il suo letto e l'avvolgeva in una semi260

oscurit. Si udiva pure il rumore abbastanza distinto di una cascata, che indicava la presenza di uno sbarramento naturale, qualche centinaio di passi pi su. E, infatti, a un'ultima svolta del fiume, una cascata apparve attraverso gli alberi. Il canotto urt il fondo del letto, e alcuni istanti dopo veniva ormeggiato a un tronco, vicino alla riva destra. Erano circa le cinque. Gli ultimi raggi del sole si insinuavano sotto i rami folti e percuotevano obliquamente la cascatella, il cui timido pulviscolo risplendeva dei colori del prisma. Al di l, il letto del Mercy scompariva sotto i cedui, dove s'alimentava da qualche sorgente nascosta. I diversi ruscelli che affluivano sul suo percorso ne facevano pi in basso un vero fiume, ma dove adesso si trovavano i coloni non era che un ruscello limpido e poco profondo. I coloni si accamparono in quel punto, ch'era bellissimo. Sbarcarono. Fu acceso un fuoco in un boschetto di grandi bagolari, fra i rami dei quali Cyrus Smith e i compagni avrebbero, all'occorrenza, trovato un rifugio per la notte. La cena fu in breve divorata, giacch tutti avevano fame, e non rimase da far altro che dormire. Ma essendosi fatti sentire verso il tramonto dei ruggiti di natura sospetta, il fuoco fu alimentato anche per la notte, in modo da proteggere i dormienti con le sue fiamme sfavillanti. Nab e Pencroff vegliarono a vicenda e non risparmiarono il combustibile. Forse non si ingannarono quando credettero di scorgere delle ombre d'animali errare intorno all'accampamento, sia sotto i cedui, sia fra i rami; per la notte pass senza incidenti, e l'indomani, 31 ottobre, alle cinque del mattino, tutti erano in piedi, pronti a partire.

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CAPITOLO IV
IN CAMMINO VERSO LA COSTA ALCUNI BRANCHI DI QUADRUMANI UN NUOVO CORSO D'ACQUA PERCH LA MAREA NON VI SI FA SENTIRE UNA FORESTA PER LITORALE IL PROMONTORIO DEL RETTILE GEDEON SPILETT FA INVIDIA AD HARBERT IL CREPITIO DEI BAMB
ALLE SEI del mattino, i coloni, dopo una prima colazione, si rimisero in cammino, con l'intenzione di raggiungere al pi presto la costa occidentale dell'isola. In quanto tempo avrebbero potuto giungervi? Cyrus Smith aveva detto in due ore, ma ci dipendeva evidentemente dalla natura degli ostacoli che si sarebbero incontrati. Quella parte del Far West pareva fitta di boschi, come un solo immenso ceduo composto di alberi estremamente vari. Era, dunque, probabile che fosse necessario aprirsi una via attraverso le erbe, i cespugli, le liane, procedendo con la scure e anche con il fucile in mano, dati gli urli di belve uditi nella notte. La posizione esatta dell'accampamento aveva potuto essere determinata in base a quella del monte Franklin, e poich il vulcano si vedeva a nord a meno di tre miglia di distanza, non si trattava che di prendere una direzione rettilinea verso sud-ovest per raggiungere la costa occidentale. Gli esploratori partirono, dopo avere accuratamente assicurato l'ormeggio della piroga. Pencroff e Nab portavano provviste sufficienti a nutrire la piccola comitiva per almeno due giorni. Non era pi il caso di cacciare, e l'ingegnere raccomand, anzi, ai suoi compagni di evitare ogni detonazione intempestiva, allo scopo di non segnalare la loro presenza nelle vicinanze del litorale. I primi colpi di
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scure furono dati nei cespugli, tra cespugli di lentischio, poco oltre la cascata e, bussola in mano, Cyrus Smith indic la strada da seguire. La foresta si componeva col di alberi per la maggior parte gi veduti e identificati nei dintorni del lago e dell'altipiano di Bellavista. Erano deodora, pini douglas, casuarine, alberi della gomma, eucalipti, dracene, ibischi, cedri e altre variet, generalmente di mediocri dimensioni, poich il loro numero aveva nociuto allo sviluppo. I coloni non poterono, quindi, avanzare che lentamente sulla via che si aprivano cammin facendo e che nel pensiero dell'ingegnere avrebbe dovuto pi tardi essere congiunta a quella del Creek Rosso. Dopo la partenza, i coloni procedettero discendendo le basse terrazze che costituivano il sistema orografico dell'isola, e su di un terreno asciuttissimo, ma la cui lussureggiante vegetazione faceva supporre o la presenza d'una rete idrografica nel sottosuolo, o la vicinanza di qualche ruscello. Eppure, Cyrus Smith non si ricordava di aver veduto, durante la sua escursione al cratere, altri corsi d'acqua all'infuori di quelli del Creek Rosso e del Mercy. Durante le prime ore dell'escursione, rividero branchi di scimmie, che sembravano provare il pi grande stupore alla vista di quegli uomini, dall'aspetto nuovo per loro. Gedeon Spilett domandava scherzosamente se gli agili e robusti quadrumani non considerassero i suoi compagni e lui come dei fratelli degeneri! E francamente, dei semplici pedoni, molestati a ogni passo dai cespugli, ostacolati dalle liane, fermati ogni tanto dai tronchi d'albero, non brillavano certo in paragone a quegli agili animali, che saltavano di ramo in ramo e che nulla fermava. Le scimmie erano numerose, ma fortunatamente non manifestarono alcuna disposizione ostile. Si videro anche dei cinghiali, degli aguti, dei canguri e altri roditori, e due o tre kula, ai quali Pencroff avrebbe volentieri inviato qualche scarica di piombo. Ma egli diceva la caccia non aperta. Sgambettate, pure, amici miei, saltate e volate in pace! Vi diremo due parole al ritorno! Alle nove e mezzo del mattino, la via che conduceva direttamente a sud-ovest si trov a un tratto sbarrata da un corso d'acqua sconosciuto, largo da trenta a quaranta piedi, la cui corrente, molto
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agitata, a causa dell'inclinazione del letto e degli scogli numerosi che la rompevano in pi punti, si precipitava con sordi brontoli. Quel corso d'acqua era profondo e chiaro, ma non sarebbe stato assolutamente navigabile. Eccoci bloccati! esclam Nab. No, rispose Harbert non che un ruscello e saremo, certo, capaci di passarlo a nuoto. A che serve? rispose Cyrus Smith. evidente che questo ruscello corre al mare. Restiamo sulla sua riva sinistra, seguiamo la sua sponda e mi meraviglier molto se non ci condurr rapidamente alla costa. Un momento disse il giornalista. E il nome di questo ruscello, amici? Non lasciamo incompleta la nostra geografia. Giusto! disse Pencroff. Trovagli tu un nome, ragazzo mio disse l'ingegnere, rivolgendosi al giovinetto. Non meglio aspettare di averlo studiato sino alla foce? fece osservare Harbert. E sia rispose Cyrus Smith. Seguiamolo, dunque, senza fermarci. Un istante ancora! disse Pencroff. Che cosa c'? domand il giornalista. Se la caccia vietata, la pesca permessa, suppongo disse il marinaio. Non abbiamo tempo da perdere rispose l'ingegnere. Oh! cinque minuti! replic Pencroff. Non vi chiedo che cinque minuti, nell'interesse della nostra colazione! E Pencroff, gettandosi a terra sulla sponda del ruscello, immerse le braccia nell'acqua, facendone tosto saltar fuori alcune dozzine di bei gamberi, che brulicavano fra le rocce. Ecco qualcosa di buono! esclam Nab, aiutando il marinaio. Ma se vi dico io che, eccetto il tabacco, c' di tutto in quest'isola! mormor Pencroff con un sospiro. In meno di cinque minuti fu fatta una pesca miracolosa, poich i gamberi pullulavano nel ruscello. Fu riempito un sacco di quei crostacei, dal guscio azzurro cobalto e dal rostro dentato. Poi
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ripresero il cammino. Da quando seguivano la riva del nuovo corso d'acqua, i coloni camminavano con maggior facilit e pi rapidamente. D'altronde, quelle rive erano vergini di ogni impronta umana. Di tanto in tanto si rilevavano delle tracce lasciate da animali di grande corporatura, che dovevano venire abitualmente a dissetarsi al ruscello, ma niente di pi; quindi non era in questa parte del Far West che il pecari aveva ricevuto il pallino di piombo, ch'era costato un molare a Pencroff. Intanto, osservando quella rapida corrente che fuggiva verso il mare, Cyrus Smith fu indotto a supporre che lui e i suoi compagni fossero molto pi lontani di quanto credessero dalla costa occidentale. Infatti, a quell'ora la marea saliva sul litorale e avrebbe dovuto ricacciare indietro il corso del ruscello, se la sua foce si fosse trovata solo a poche miglia di distanza. Invece, questo effetto non si produceva e il corso dell'acqua seguiva la naturale inclinazione dell'alveo. L'ingegnere era, dunque, meravigliatissimo e consult frequentemente la bussola, allo scopo di assicurarsi che qualche svolta improvvisa del fiume non lo riconducesse nell'interno del Far West. Intanto, il ruscello si allargava a poco a poco e le sue acque divenivano meno tumultuose. Gli alberi della riva destra erano tanto stretti gli uni agli altri quanto quelli della riva sinistra, e lo sguardo non poteva estendersi al di l, ma quei boschi erano certamente deserti, poich Top non abbaiava, e l'intelligente animale non avrebbe mancato di segnalare la presenza di estranei nelle vicinanze del corso d'acqua. Alle dieci e mezzo, con gran sorpresa di Cyrus Smith, Harbert, che era un po' pi avanti, si ferm improvvisamente e grid: Il mare! E pochi istanti dopo i coloni, fermi sul margine della foresta, videro la costa occidentale dell'isola spiegarsi sotto i loro occhi. Ma quale contrasto fra quella costa e quella a est, sulla quale il caso li aveva a tutta prima gettati! Non pi muraglie di granito, nessun isolotto al largo, nemmeno una spiaggia sabbiosa. La foresta stessa formava il litorale e i suoi ultimi alberi, battuti dalle onde, si chinavano sulle acque. Non era la solita marina, con vasti tappeti di
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sabbia, o con rocce raggruppate; ma era un mirabile orlo boscoso, sparso dei pi begli alberi del mondo. L'argine era sopraelevato in modo da dominare il livello delle pi grandi maree, e su tutto quel suolo lussureggiante, sostenuto da una base di granito, le splendide essenze forestali sembravano piantate altrettanto saldamente di quelle che si ammassavano nell'interno dell'isola. I coloni si trovavano allora all'ingresso di una piccola cala senza importanza, che non avrebbe nemmeno potuto contenere due o tre barche da pesca e che serviva da canale d'accesso al nuovo ruscello; ma - curiosa disposizione - le sue acque, invece di gettarsi nel mare sfociando in dolce pendenza, cadevano da un'altezza di pi di quaranta piedi; e questo spiegava perch, pur nell'ora in cui cresceva, la marea non s'era fatta sentire a monte del ruscello. Infatti, le maree del Pacifico, anche nel massimo della loro elevazione, non dovevano mai raggiungere il livello del fiume, il cui letto formava come una gora d'afflusso, e milioni d'anni, indubbiamente, sarebbero passati prima che le acque avessero roso quella parete di granito e scavato una foce praticabile. Cos, di comune accordo, fu dato a quel corso d'acqua il nome di Fiume della Cascata (Fall's-river). Pi oltre, verso il nord, la costa, formata dalla foresta, si prolungava per uno spazio di due miglia circa; poi gli alberi divenivano pi radi e, pi oltre ancora, delle alture molto pittoresche tracciavano una linea quasi diritta, che correva da nord a sud. Invece, in tutta la parte del litorale compresa tra il Fiume della Cascata e il promontorio del Rettile, non c'erano che masse boscose, alberi magnifici, gli uni diritti, gli altri inclinati, le cui radici erano bagnate dalle lunghe onde del mare. Ora, appunto verso questa costa, cio su tutta la penisola Serpentine, doveva essere continuata l'esplorazione, giacch questa parte del litorale offriva possibilit di asilo, che l'altra, arida e selvaggia, avrebbe evidentemente rifiutato a dei naufraghi, chiunque essi fossero. Il tempo era bello e chiaro, e dall'alto di una scogliera, sulla quale Nab e Pencroff prepararono la colazione, lo sguardo poteva spaziare lontano. L'orizzonte era perfettamente sgombro e non c'era nemmeno una vela al largo. Su tutta la costa, fin dove la vista poteva arrivare,
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non un bastimento, n il relitto d'un naufragio. Ma l'ingegnere non si sarebbe creduto bene informato in proposito, se non quando avesse esplorato la costa sino all'estremit stessa della penisola Serpentine. La colazione fu consumata rapidamente, e alle undici e mezzo Cyrus Smith diede il segnale della partenza. Invece di percorrere o la cresta di una scogliera o un greto di sabbia, i coloni dovettero seguire il tratto alberato che si estendeva lungo la riva. La distanza che separava la foce del Fiume della Cascata dal promontorio del Rettile era di dodici miglia circa. In quattro ore, su una spiaggia praticabile, e senza affrettarsi, i coloni avrebbero potuto percorrere questa distanza; ma occorse loro il doppio di questo tempo per toccare la mta, giacch gli alberi che bisognava aggirare, i cespugli da tagliare, le liane da rompere, li arrestavano continuamente, e tutti questi giri viziosi allungavano straordinariamente la loro strada. Con tutto questo, per su quel litorale non appariva alcun segno di recente naufragio. vero, come fece osservare Gedeon Spilett, che il mare aveva potuto trascinare tutto al largo, e quindi non bisognava concludere che una nave non fosse stata gettata sulla costa in quella parte dell'isola di Lincoln, per il solo fatto che non se ne trovava pi alcuna traccia. Il ragionamento del giornalista era giusto, e d'altronde l'incidente del pallino di piombo provava, in modo inconfutabile, che, al massimo tre mesi prima, un colpo di fucile era stato sparato sull'isola. Erano gi le cinque e l'estremit della penisola Serpentine si trovava ancora a due miglia dal punto in cui erano pervenuti i coloni. Era evidente che, dopo aver raggiunto il promontorio del Rettile, Cyrus Smith e i compagni non avrebbero pi fatto in tempo a ritornare, prima del calar del sole, all'accampamento ch'era stato stabilito presso le sorgenti del Mercy. Di qui la necessit di passare la notte sul promontorio medesimo. Ma le provviste non mancavano, e fu una fortuna, giacch la selvaggina da pelo non si faceva pi vedere in quel bosco, il quale non era, dopo tutto, che una marina. Vi brulicavano, invece, gli uccelli; jacamar, curuc, tragopani, tetraoni, lori, pappagalli dalla lunga coda, cacatoa, fagiani, piccioni e cento
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altri. Non un albero che non avesse un nido, non un nido che non fosse tutto un batter d'ali! Verso le sette di sera i coloni, spossati dalla fatica, arrivarono al promontorio del Rettile, specie di voluta stranamente frastagliata sul mare. L finiva la foresta rivierasca della penisola e il litorale riprendeva in tutta la parte sud l'aspetto consueto di una costa, con i suoi frangenti, i suoi scogli, le sue spiagge. Era quindi possibile, che una nave senza governo si fosse arenata in quella parte dell'isola; ma la notte scendeva e bisogn rimettere l'esplorazione all'indomani. Pencroff e Harbert si affrettarono a cercare un luogo adatto per installarvi un accampamento. Gli ultimi alberi della foresta del Far West venivano a finire su quella punta, e fra essi il giovinetto not dei folti canneti di bamb. Bene! diss'egli ecco una scoperta preziosa! Preziosa? disse Pencroff. Indubbiamente rispose Harbert. Io non ti dir, Pencroff, che la scorza del bamb, tagliata in liste flessibili, serve a far dei panieri e delle ceste; che questa scorza, ridotta in pasta e macerata, serve alla fabbricazione della carta di Cina; che i fusti forniscono, secondo la grossezza, dei bastoni, delle canne da pipa, dei tubi per l'acqua; che i grandi bamb danno eccellenti materiali da costruzione, leggeri e solidi e che non sono mai attaccati dagli insetti. Non aggiunger nemmeno che, tagliando dei segmenti di bamb e conservando per fondo uno dei diaframmi trasversali che formano il nodo, s'ottengono dei vasi solidi e comodi, che sono molto in uso presso i cinesi! No, questo non ti soddisferebbe interamente. Ma... Ma?... Ma ti far sapere, se l'ignori, che in India si mangiano i bamb come asparagi. Degli asparagi di trenta piedi! esclam il marinaio. E sono buoni? Eccellenti rispose Harbert. Solamente non sono dei fusti di trenta piedi quelli che si mangiano, bens i giovani germogli di bamb. A meraviglia, ragazzo mio, a meraviglia! rispose Pencroff. Aggiunger anche che il midollo dei fusti novelli, conservato
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nell'aceto, forma un condimento apprezzatissimo. Di bene in meglio, Harbert. E finalmente, i bamb trasudano fra i nodi un liquore zuccherino, con il quale si pu fare una bibita gradevolissima. tutto? domand il marinaio. Tutto! E non si potrebbe fumarlo, per caso? No, non si fuma, mio povero Pencroff! Harbert e il marinaio non ebbero da cercare a lungo un punto favorevole per passare la notte. Gli scogli della spiaggia, molto disuniti, giacch dovevano essere violentemente battuti dal mare sotto il soffiare del vento di sud-ovest, presentavano delle cavit, che potevano loro permettere di dormire al coperto dalle intemperie. Ma proprio mentre si disponevano a penetrare in una di quelle caverne, furono arrestati da formidabili ruggiti. Indietro! grid Pencroff. Non abbiamo che dei pallini da caccia nei nostri fucili e le bestie che ruggiscono in questo modo se ne preoccupano come d'un grano di sale! E il marinaio, afferrando Harbert per il braccio, lo trascin a nascondersi fra le rocce, nel momento in cui un magnifico animale si mostrava all'ingresso della caverna. Era un giaguaro, grande almeno quanto i suoi consimili d'Asia, vale a dire che misurava pi di cinque piedi dall'estremit della testa all'attacco della coda. Il suo mantello fulvo era adorno di parecchie file di macchie nere regolarmente ocellate e risaltava sul pelo bianco del ventre. Harbert riconobbe in quell'animale il feroce rivale della tigre, ben pi temibile del coguaro, il quale non che il rivale del lupo! Il giaguaro s'avanz e guard attorno a s, il pelo irto, l'occhio infuocato, come se non fosse stata la prima volta che sentiva l'uomo. In quel momento il giornalista superava le alte rocce e Harbert, supponendo ch'egli non avesse scorto il giaguaro, stava per slanciarsi verso di lui; ma Gedeon Spilett gli fece un segno con la mano e continu a camminare. Egli non era alla sua prima tigre e, avanzandosi sino a dieci passi dall'animale, rimase immobile, senza che uno solo dei suoi muscoli trasalisse.
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Il giaguaro, raccolto su se stesso, stava per scagliarsi sul cacciatore; ma al momento in cui stava per balzare, una palla lo colp fra gli occhi e cadde morto. Harbert e Pencroff si precipitarono sul giaguaro. Nab e Cyrus Smith accorsero pure e rimasero alcuni istanti a contemplare l'animale disteso al suolo, la cui magnifica pelle sarebbe stata l'ornamento del salone di Granite-House. Ah, signor Spilett! Come vi ammiro e vi invidio! esclam Harbert, in un naturale slancio d'entusiasmo. Perch, ragazzo mio? rispose il cronista; tu avresti fatto altrettanto. Io! Un simile sangue freddo!... Immagina, Harbert, che un giaguaro sia una lepre, e allora gli sparerai con la maggior tranquillit del mondo. Ecco! rispose Pencroff. Infatti, non pi pericoloso di una lepre! E ora, disse Gedeon Spilett giacch il giaguaro ha abbandonato la sua tana, non vedo perch, amici miei, non la potremmo occupare noi durante la notte. Ma ne possono venire degli altri! disse PencrofL Baster accendere un fuoco all'ingresso della caverna, disse il giornalista e non si arrischeranno a varcarne la soglia. Alla casa dei giaguari, allora! concluse il marinaio, trascinandosi dietro il cadavere della bestia. I coloni si diressero verso la tana abbandonata e l, mentre Nab scorticava il giaguaro, gli altri ammucchiarono sulla soglia una grande quantit di legna secca, che la foresta forniva in abbondanza. Ma Cyrus Smith, avendo scorto il gruppo di bamb, and a tagliarne una certa quantit, per mescolarli al combustibile gi accumulato. Quindi tutti si sistemarono nella grotta, la cui sabbia era cosparsa di ossa. A buon conto le armi vennero caricate, per il caso di un'aggressione improvvisa; fu consumata la cena, e poi, essendo venuto il momento di riposare, fu appiccato il fuoco al mucchio di legna accatastata all'ingresso della caverna. E tosto si ud nell'aria un nutrito succedersi di schioppettii. Erano i
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bamb, toccati dalla fiamma, che esplodevano come fuochi d'artificio! Soltanto quello strepito sarebbe bastato a spaventare le belve pi audaci! Questo mezzo di provocare vive detonazioni non l'aveva inventato l'ingegnere, giacch, secondo Marco Polo, i tartari gi da vari secoli l'usavano con successo per allontanare dai loro accampamenti le bestie pericolose nell'Asia Centrale.

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CAPITOLO V
PROPOSTA DI RITORNARE DAL LITORALE SUD CONFIGURAZIONE DELLA COSTA ALLA RICERCA DEL PRESUNTO NAUFRAGIO UN RELITTO IN ARIA SCOPERTA DI UN PICCOLO PORTO NATURALE A MEZZANOTTE SULLE SPONDE DEL MERCY UNA BARCA ALLA DERIVA
CYRUS SMITH e i suoi compagni dormirono come innocenti marmotte nella caverna che il giaguaro aveva cos cortesemente lasciata a loro disposizione. Al levar del sole tutti erano sulla spiaggia, all'estremit stessa del promontorio, e i loro sguardi andavano ancora verso l'orizzonte, ch'era visibile per due terzi della sua circonferenza. E ancora una volta l'ingegnere pot costatare che nessuna vela, nessuna carcassa di nave appariva sul mare, e anche con il cannocchiale non fu possibile scoprire nessun punto sospetto. Nulla neppure sul litorale, almeno nella parte rettilinea che formava la costa sud del promontorio per una lunghezza di tre miglia, giacch oltre quel tratto una leggera rientranza dissimulava il resto della costa; cos pure dall'estremit della penisola Serpentine non si poteva scorgere il capo Artiglio, essendo nascosto da alte rocce. Rimaneva, dunque, da esplorare la spiaggia meridionale dell'isola. Ora, dovevano i coloni tentare immediatamente quest'esplorazione e dedicarvi quella giornata del 2 novembre? Questo non rientrava nel primitivo proposito. Infatti, quando la piroga era stata abbandonata alle sorgenti del Mercy, si era
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convenuto che, dopo aver osservato la costa ovest, sarebbero tornati a riprenderla per tornare verso Granite-House, lungo il corso del Mercy. Cyrus Smith credeva allora che la sponda occidentale potesse offrire ridosso sia a un bastimento in pericolo che a una nave in regolare corso di navigazione; ma, dal momento che questo litorale invece non presentava alcun approdo, bisognava cercare sul lido meridionale dell'isola quel che non s'era potuto trovare sull'occidentale. Fu Gedeon Spilett che propose di continuare l'esplorazione, affinch il problema del presunto naufragio potesse essere definitivamente risolto. Egli chiese a quale distanza poteva trovarsi il capo Artiglio dall'estremit della penisola. A trenta miglia circa, rispose l'ingegnere se calcoliamo le curve della costa. Trenta miglia! rispose Gedeon Spilett. Sar una buona giornata di marcia. Nondimeno, io penso che dobbiamo ritornare a Granite-House seguendo il litorale sud. Ma, fece osservare Harbert dal capo Artiglio a GraniteHouse ci saranno ancora dieci miglia, almeno. Mettiamo quaranta miglia in tutto, rispose il giornalista e non esitiamo a farle. Almeno, esamineremo questo lido sconosciuto e non avremo poi da ricominciare l'esplorazione. Giustissimo disse allora PencrofL Ma la piroga? La piroga rimasta solo per un giorno alle sorgenti del Mercy rispose Gedeon Spilett e pu restarvi anche due! Sino a oggi non possiamo certo dire che l'isola sia infestata da ladri! Nondimeno, disse il marinaio quando mi ricordo la storia della tartaruga, non ho pi tanta fiducia. La tartaruga! La tartaruga! rispose Spilett. Non sapete che stato il mare a voltarla? Chiss! mormor l'ingegnere. Ma... disse Nab. Nab aveva qualche cosa da dire, evidentemente, giacch apriva la bocca per parlare e non parlava. Cosa vuoi dire, Nab? gli domand l'ingegnere. Se ritorniamo, lungo la spiaggia, fino al capo Artiglio,
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rispose Nab dopo aver oltrepassato il capo stesso ci troveremo sbarrata la via... Dal Mercy! Infatti, rispose Harbert e non avremo n ponte, n battello per attraversarlo! Bene, signor Cyrus rispose Pencroff ; con dei tronchi galleggianti non saremo imbarazzati a passare il fiume! Non importa, disse Gedeon Spilett bisogner costruirlo un ponte, se vorremo avere un accesso facile nel Far West! Un ponte! esclam Pencroff. Orbene, forse che il signor Smith non ingegnere di professione? Egli ci far un ponte, quando ne vorremo avere uno! Quanto a trasportarvi stasera sull'altra riva del Mercy e senza bagnare un filo dei vostri vestiti, me ne incarico io. Abbiamo ancora viveri per un giorno, tutto quanto ci pu occorrere, e del resto, la selvaggina probabilmente non mancher oggi come non mancata ieri. In cammino! La proposta del giornalista, vivissimamente sostenuta dal marinaio, ottenne l'approvazione generale, perch ognuno voleva finirla una buona volta con i dubbi, e ritornando per il capo Artiglio, l'esplorazione sarebbe stata appunto completa. Non c'era un'ora da perdere; una tappa di quaranta miglia era lunga, e non si poteva contare di raggiungere Granite-House prima di notte. Alle sei del mattino la piccola comitiva si mise in cammino. In previsione di cattivi incontri di animali a due o a quattro zampe, i fucili furono caricati a palla e Top, che doveva aprire la marcia, ricevette ordine di battere il margine della foresta. A partire dall'estremit del promontorio che formava la coda della penisola, la costa s'arrotondava per un tratto di cinque miglia, che fu rapidamente percorso senza che le pi minuziose investigazioni avessero rilevato la minima traccia di uno sbarco antico o recente, un avanzo qualsiasi di naufragio, un resto di accampamento, le ceneri di un fuoco spento o l'impronta di un passo! I coloni, arrivati all'angolo sul quale la curva finiva per seguire la direzione nord-est, formando la baia di Washington, poterono abbracciare con lo sguardo il litorale sud dell'isola in tutta la sua estensione. A venticinque miglia di distanza la costa terminava con il capo Artiglio, che si disegnava vagamente nella nebbia del mattino e
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che un fenomeno di miraggio rialzava, facendolo sembrare sospeso sull'acqua. Fra il punto occupato dai coloni e il fondo dell'immensa baia, la riva si componeva, prima, di un largo greto arenoso molto compatto e molto piano, con una fila d'alberi sullo sfondo; pi oltre, invece, il litorale, divenuto molto irregolare, scendeva in mare con alcune punte aguzze, e infine alcune rocce nerastre s'accumulavano in un pittoresco disordine per finire al capo Artiglio. Tale era la conformazione di questa parte dell'isola, che gli esploratori per la prima volta vedevano e che percorsero tutta con un'occhiata, dopo essersi fermati un momento. Una nave che venisse in questi paraggi con l'alta marea disse allora Pencroff sarebbe inevitabilmente perduta. Dei banchi di sabbia che si prolungano al largo, e pi lontano, scogli! Cattivi paraggi! Ma qualche cosa rimarrebbe pur sempre di questa nave fece osservare il cronista. Ne resterebbero dei pezzi di legno sugli scogli, ma nulla sulla sabbia rispose il marinaio. E perch? Perch queste sabbie, ancor pi pericolose della scogliera, inghiottono tutto quello che vi si getta, e bastano pochi giorni perch lo scafo di un bastimento di parecchie centinaia di tonnellate vi affondi interamente! Cosicch, Pencroff, domand l'ingegnere se una nave si fosse perduta su questi banchi, non ci sarebbe da meravigliarsi che adesso non ce ne fosse pi nessuna traccia? No, signor Smith, specialmente con l'aiuto del tempo o della tempesta. Pur tuttavia, sarebbe sorprendente, anche in questo caso, che dei rottami di alberatura non fossero stati gettati sulla riva, lungi dalle onde del mare. Continuiamo, dunque, le ricerche rispose Cyrus Smith. Un'ora dopo mezzogiorno, i coloni erano giunti in fondo alla baia di Washington e avevano cos percorso una distanza di venti miglia. Si fermarono allora per far colazione. L cominciava una costa irregolare, bizzarramente frastagliata e coperta di una lunga linea di quegli scogli che succedevano ai banchi
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di sabbia, e che la marea, stanca in quel momento, non doveva poi tardare a scoprire. Si vedevano le ondulazioni del mare, che si infrangevano contro le punte delle rocce, snodarsi lungo la costa stessa in lunghe frange spumeggianti. Di l sino al capo Artiglio la spiaggia era poco spaziosa e chiusa tra l'orlo dei frangenti e quello della foresta. La marcia stava, dunque, per diventare difficile, sempre pi difficile giacch innumerevoli rocce franate ingombravano il lido. La muraglia di granito tendeva pure a elevarsi sempre pi, cos che degli alberi che la coronavano dietro non si potevano vedere che le cime verdeggianti e immobili nella quiete assoluta dell'aria. Dopo una mezz'ora di riposo, i coloni si rimisero in cammino e i loro occhi non lasciarono un solo punto inosservato, sia dei frangenti, sia della spiaggia. Pencroff e Nab si avventuravano persino in mezzo agli scogli ogni volta che un oggetto attirava la loro attenzione. Ma resti di naufragio non se ne trovavano, ed essi erano invece ingannati da qualche conformazione bizzarra delle rocce stesse. Poterono tuttavia constatare che le conchiglie commestibili abbondavano su quella spiaggia, che per avrebbe potuto essere utilmente sfruttata solo quando una comunicazione fosse stata stabilita fra le due rive del Mercy e quando, inoltre, i mezzi di trasporto fossero stati perfezionati. Nulla, dunque, appariva su quel litorale che fosse in relazione con il presunto naufragio, e nondimeno un oggetto di qualche importanza, la carcassa di un bastimento, per esempio, sarebbe stato allora visibile, e i suoi resti sarebbero stati sospinti a riva, com'era avvenuto della cassa, trovata a meno di venti miglia da quel punto. Ma non c'era nulla. Verso le tre, Cyrus Smith e i suoi compagni giunsero a una stretta cala ben riparata, alla quale non faceva capo nessun corso d'acqua. Essa formava un vero piccolo porto naturale, invisibile dal mare aperto, nel quale metteva capo uno stretto passo fra gli scogli. In fondo a questo seno, qualche violenta convulsione aveva lacerato l'orlo roccioso, cos che un'apertura, incavata in dolce pendenza, dava accesso all'altipiano superiore, che si trovava, approssimativamente, a meno di dieci miglia dal capo Artiglio, e di
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conseguenza, a quattro miglia in linea retta dall'altipiano di Bellavista. Gedeon Spilett propose ai compagni di sostare in quel luogo. La proposta fu accettata, poich la marcia aveva aguzzato l'appetito di ciascuno, e bench non fosse l'ora di pranzo, nessuno rifiut di rifocillarsi con un pezzo di selvaggina. Questa refezione doveva consentire di attendere l'ora della cena, da consumarsi a GraniteHouse. Pochi minuti dopo, i coloni, seduti ai piedi di magnifici pini marittimi, divoravano le provviste che Nab aveva tratto dalla sua bisaccia. Il luogo era situato a cinquanta o sessanta piedi sul livello del mare. La vista era dunque abbastanza estesa e sormontando le ultime rocce del capo, andava a perdersi fino alla baia dell'Unione. Ma n l'isolotto, n l'altipiano di Bellavista erano visibili, n potevano esserlo allora, giacch il rilievo del suolo e una cortina di grandi alberi mascheravano bruscamente l'orizzonte verso nord. Inutile aggiungere che, malgrado l'estensione di mare che gli esploratori potevano abbracciare e quantunque il cannocchiale dell'ingegnere avesse percorso a palmo a palmo tutta la linea circolare sulla quale il cielo e l'acqua si confondevano, nessuna nave fu avvistata. Anche su tutta la parte del litorale che restava ancora da esplorare, il cannocchiale fu fatto girare con la medesima cura attenta e minuziosa dalla spiaggia fino ai frangenti, ma nessun relitto di nave apparve nel campo visivo dello strumento. Andiamo, disse Gedeon Spilett bisogna decidersi e consolarsi pensando che nessuno verr a disputarci il possesso dell'isola di Lincoln. Ma, insomma, quel pallino di piombo... disse Harbert. Esso non certo immaginario, suppongo! Per mille diavoli, no! esclam Pencroff, pensando al suo molare ormai mancante. Allora che cosa concludere? domand il cronista. Questo: rispose l'ingegnere or son tre mesi al massimo, una nave, volontariamente o no, approdata...
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Come! voi ammettereste, Cyrus, che si sia inabissata senza lasciare alcuna traccia? esclam il giornalista. No, mio caro Spilett; se certo che un essere umano ha messo piede su quest'isola, non sembra meno certo che adesso non ci sia pi. Allora, se vi comprendo bene, signor Cyrus, disse Harbert la nave sarebbe ripartita?... Evidentemente. E noi avremmo perduto per sempre l'occasione di rimpatriare? disse Nab. Per sempre, lo temo. Orbene, poich l'occasione perduta, in cammino! disse Pencroff, che gi sentiva la nostalgia di Granite-House. Ma s'era appena alzato, che si ud Top abbaiare con forza. Il cane usc dal bosco, tenendo in bocca un brandello di stoffa sporca di fango. Nab strapp il cencio dalla bocca del cane: era un pezzo di grossa tela. Top abbaiava sempre, e, con il suo andare e venire, sembrava invitare il padrone a seguirlo nella foresta. L c' qualche cosa che potr forse spiegare il mio pallino di piombo! esclam Pencroff. Un naufrago! esclam Harbert. Ferito, magari! disse Nab. O morto! osserv il giornalista. E tutti si precipitarono dietro al cane, fra i grandi pini che formavano il primo velario della foresta. Per qualunque evenienza, Cyrus Smith e gli altri avevano preparato le armi. Dovettero inoltrarsi abbastanza addentro nei boschi, ma, con loro grande delusione, non videro alcuna impronta di passi. Cespugli e liane erano intatti e bisogn persino tagliarli con la scure, come era stato fatto nelle parti pi fitte della foresta. Era, dunque, difficile ammettere che una creatura umana fosse gi passata di l, e ci nonostante Top andava e veniva, non come un cane che cerca a caso, ma come un essere dotato di volont e che segue un'idea. Dopo sette o otto minuti di cammino, Top si ferm. I coloni,
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arrivati a una specie di radura, contornata da grandi alberi, si guardarono attorno, ma non videro nulla, n sotto gli sterpi, n fra i tronchi d'albero. Ma che cosa c', Top? disse Cyrus Smith. Top abbai pi forte, saltando ai piedi di un pino gigantesco. Tutto a un tratto, Pencroff si mise a gridare: Ah, bene! Ah, perfettamente! Che cosa c'? domand Gedeon Spilett. Noi cerchiamo un relitto sul mare o sulla terra! Ebbene? Ebbene, si trova invece nell'aria! E il marinaio mostr una specie di gran cencio biancastro, impigliato sulla cima del pino; quello di cui Top aveva portato un pezzo caduto al suolo. Ma quello non un relitto! esclam Gedeon Spilett. Domando scusa! rispose Pencroff. Che cos'?... tutto quanto resta della nostra nave aerea, del nostro pallone, che s' incagliato lass, in cima a quest'albero! Pencroff non si sbagliava, e gett un evviva sonoro, aggiungendo: Ecco della tela buona! Ecco di che provvederci di biancheria per degli anni! Ecco di che fare fazzoletti e camicie! Eh, signor Spilett, che cosa ne dite di un'isola dove le camicie spuntano sugli alberi? Era veramente una lieta circostanza per i coloni dell'isola di Lincoln che l'aerostato, dopo aver fatto il suo ultimo balzo nell'aria, fosse ricaduto sull'isola e che avessero avuto la fortuna di ritrovarlo. Avrebbero potuto conservare l'involucro com'era, se volevano tentare una nuova evasione per le vie dell'aria, o adoperare utilmente la tela di cotone di buona qualit, una volta liberata dalla vernice, tela che misurava alcune centinaia di aune. Come ben si comprende, la gioia di Pencroff fu unanimemente e vivacemente condivisa. Ma bisognava staccare il prezioso involucro dall'albero dal quale pendeva, per metterlo in luogo sicuro, e non fu un lavoro da nulla. Nab, Harbert e il marinaio saliti in cima all'albero dovettero fare prodigi di abilit per liberare l'enorme aerostato sgonfiato.
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L'operazione dur quasi due ore, e non solo l'involucro, con la sua valvola, le sue molle, la sua guarnizione di rame, ma anche la rete, cio una quantit considerevole di corda e di cordami, il cerchio che li tratteneva e l'ancora del pallone caddero al suolo. L'involucro, salvo la lacerazione, era in buono stato, e solo la sua appendice inferiore era strappata. Era una fortuna caduta dal cielo. Tuttavia, signor Cyrus, disse il marinaio se caso mai ci decidessimo a lasciare l'isola, non sar in pallone, vero? Le navi aeree non vanno dove si vuole; ne sappiamo qualche cosa! Vedete, se date retta a me, costruiremo una buona imbarcazione d'una ventina di tonnellate, e mi lascerete tagliare in questa tela una vela di trinchetto e un fiocco. Il resto, servir a vestirci! Vedremo, Pencroff, rispose Cyrus Smith vedremo. Intanto, bisogna mettere tutto questo al sicuro disse Nab. Infatti, non si poteva pensare di trasportare a Granite-House quel carico di tela, corde e cordame, il cui peso era considerevole, e mentre si aspettava un veicolo adatto per il trasporto era importante non lasciare pi a lungo quelle ricchezze in balia del primo uragano. I coloni, riunendo i loro sforzi, riuscirono a trascinare il tutto sino alla spiaggia, dove scoprirono una cavit rocciosa abbastanza vasta, che n il vento, n la pioggia, n il mare potevano visitare, grazie alla posizione in cui si trovava. Ci occorreva un armadio e l'abbiamo trovato, disse Pencroff ma siccome esso non si chiude a chiave, sar prudente nasconderne l'apertura. Non dico questo per i ladri a due piedi, ma per quelli a quattro zampe! Alle sei di sera tutto era chiuso nella grotta, e dopo aver dato alla piccola rientranza che formava la cala il nome giustissimo di Porto Pallone, fu ripresa la via del capo Artiglio. Pencroff e l'ingegnere parlavano dei diversi progetti, che occorreva mettere in esecuzione nel pi breve tempo possibile. Bisognava, prima di tutto, gettare un ponte sul Mercy, allo scopo di creare una facile via di comunicazione con il sud dell'isola; poi si sarebbe ritornati con il carro a prendere l'aerostato, poich la piroga non avrebbe potuto bastare a trasportarlo; poi si sarebbe costruita una lancia; poi Pencroff
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l'avrebbe armata a cutter e si sarebbero potuti intraprendere dei viaggi di circumnavigazione... intorno all'isola; poi, ecc., ecc. Intanto, la notte andava calando e il cielo era gi scuro, quando i coloni raggiunsero la punta del Relitto, nel punto stesso ove avevano scoperto la preziosa cassa. Ma anche l, come altrove, nulla indicava che vi fosse avvenuto un naufragio qualunque, e bisogn per forza ritornare alle conclusioni precedentemente formulate da Cyrus Smith. Dalla punta del Relitto a Granite-House restavano ancora quattro miglia, che furono presto superate; ma era pi di mezzanotte, quando, dopo essersi tenuti lungo il litorale sino alla foce del Mercy i coloni arrivarono al primo gomito formato dal fiume. L, il letto del fiume misurava una larghezza di ottanta piedi, ch'era difficile attraversare, ma Pencroff s'era impegnato a vincere questa difficolt e fu, dunque, obbligato a farlo. I coloni erano estenuati, bisogna convenirne. La tappa era stata lunga e l'incidente del pallone non aveva certo contribuito a riposare le loro gambe e le loro braccia. Avevano quindi fretta di ritornare a Granite-House per cenare e dormire, e se vi fosse stato il ponte, in un quarto d'ora si sarebbero trovati a domicilio. La notte era scurissima. Pencroff si prepar allora a mantenere la sua promessa, costruendo una specie di zattera, che permettesse di effettuare il passaggio del Mercy. Nab e lui, armati di accette, scelsero due alberi vicini alla riva, con i quali contavano di far appunto una specie di zattera, e cominciarono ad attaccarli alla base. Cyrus Smith e Gedeon Spilett, seduti sulla sponda, aspettavano che fosse venuto il momento di aiutare i loro compagni, mentre Harbert andava e veniva, senza allontanarsi troppo. Improvvisamente, il giovanotto, che aveva risalito il fiume, ritorn precipitosamente, e additando il Mercy a monte: Ma che cos' che va alla deriva laggi? grid. Pencroff interruppe il lavoro e scorse un oggetto mobile, che appariva confusamente nell'ombra. Una barca! disse. Tutti s'avvicinarono alla riva e videro, con estrema sorpresa, un'imbarcazione che seguiva la corrente.
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Voi della barca! grid il marinaio, per un residuo d'abitudine professionale e senza pensare che sarebbe stato forse meglio serbare il silenzio. Nessuna risposta. L'imbarcazione continuava ad andare alla deriva, ed era soltanto a una decina di passi, quando il marinaio esclam: Ma la nostra piroga! Ha rotto l'ormeggio e ha seguito la corrente! Bisogna riconoscere che giunge a proposito! La nostra piroga?... mormor l'ingegnere. Pencroff aveva ragione. Era proprio la piroga, la cui barbetta si era indubbiamente spezzata e che veniva da sola dalla sorgente del Mercy. Bisognava dunque afferrarla al passaggio, prima che fosse trascinata oltre la foce dalla rapida corrente del fiume, e questo appunto fecero abilmente Nab e Pencroff per mezzo di una lunga pertica. La barca accost la riva. L'ingegnere, imbarcandosi per primo, ne prese la codetta, e si assicur ch'essa fosse stata veramente logorata dall'attrito sulle rocce. Ecco, gli disse a bassa voce il giornalista ecco quello che si pu chiamare una circostanza... Strana! rispose Cyrus Smith. Strana o no, essa era lieta! Harbert, il giornalista, Nab e Pencroff s'imbarcarono a loro volta. Non mettevano in dubbio che l'ormeggio non si fosse logorato; ma la cosa pi straordinaria era che la piroga fosse arrivata proprio al momento in cui i coloni si trovavano l per prenderla al passaggio, giacch un quarto d'ora pi tardi sarebbe andata perduta in mare. Se fosse stato il tempo dei geni, quell'avvenimento avrebbe dato il diritto di pensare che l'isola era abitata da un essere soprannaturale, che metteva il suo potere al servizio dei naufraghi! In pochi colpi di remo arrivarono alla foce del Mercy. L'imbarcazione venne tratta in secco fino nei pressi dei Camini, e tutti si diressero verso la scala di Granite-House. Ma in quel momento Top abbai di collera e Nab, che cercava il primo piolo, cacci un grido... La scala non c'era pi.
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CAPITOLO VI
I RICHIAMI DI PENCROFF UNA NOTTE NEI CAMINI LA FRECCIA DI HARBERT PROGETTO DI CYRUS SMITH UNA SOLUZIONE INATTESA CI CHE ERA AVVENUTO A GRANITE-HOUSE COME UN NUOVO DOMESTICO ENTRA AL SERVIZIO DEI COLONI
CYRUS SMITH s'era fermato senza dir parola. I suoi compagni cercarono nell'oscurit, tanto lungo le pareti della muraglia, nel caso che il vento avesse rimosso la scala, quanto a terra nel caso ch'essa si fosse staccata... Ma la scala era sparita. Quanto a vedere se una burrasca l'avesse portata su fino al primo pianerottolo, a met della parete, era una cosa veramente impossibile in quella notte profonda. Se una burla, grid Pencroff una burla di cattivo gusto! Arrivare a casa e non trovar pi la scala per salire nella propria camera, non cosa che possa far ridere della gente stanca! Nab si perdeva in esclamazioni! Eppure non c' stato vento! fece osservare Harbert. Comincio a trovare che succedono strane cose nell'isola di Lincoln! disse Pencroff. Strane? rispose Gedeon Spilett ma no, Pencroff, nulla di pi naturale. Qualcuno venuto durante la nostra assenza, ha preso possesso della dimora e ha ritirato la scala! Qualcuno! esclam il marinaio. E chi, dunque? Ma! Il cacciatore del pallino di piombo, per esempio rispose il giornalista. A che cosa servirebbe, se non a spiegare la nostra disavventura?
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Orbene, se c' qualcuno lass, rispose Pencroff bestemmiando, poich cominciava a spazientirsi prover a chiamarlo e bisogner pure ch'egli risponda. E con voce tonante, il marinaio emise un Ohe! prolungato, che l'eco rimand con forza. I coloni tesero l'orecchio e parve loro di udire, all'altezza di Granite-House, una specie di riso beffardo, di cui non riuscirono a indovinare l'origine. Ma nessuna voce rispose alla voce di Pencroff, che ricominci inutilmente il suo vigoroso richiamo. C'era in quell'incidente di che meravigliare gli uomini pi indifferenti del mondo; e i coloni non erano certo degli indifferenti. Nella situazione in cui si trovavano, ogni avvenimento aveva la sua gravit, e certamente, da sette mesi che abitavano l'isola," nessuno si era loro presentato con carattere tanto sorprendente. Comunque fosse, dimenticando le loro fatiche e dominati dalla singolarit del fatto, restavano ai piedi di Granite-House, non sapendo che cosa pensare, n che cosa fare, interrogandosi a vicenda senza potersi rispondere, moltiplicando svariate ipotesi, l'una pi inammissibile dell'altra. Nab si lamentava, contrariato di non poter rientrare nella sua cucina, tanto pi che le provviste di viaggio erano esaurite e per il momento non c'era alcun mezzo per procurarsene. Amici miei, disse allora Cyrus Smith non ci rimane altro da fare che attendere il giorno e agire allora secondo le circostanze. Ma, nell'attesa, andiamo ai Camini. L saremo al coperto, e se non potremo cenare, potremo almeno dormire. Ma chi lo sfacciato che ci ha giocato questo tiro? chiese ancora una volta Pencroff, incapace di adattarsi all'avventura. Chiunque fosse lo sfacciato, la sola cosa da fare era, come aveva detto l'ingegnere, di tornare ai Camini per aspettarvi il giorno. Ma fu dato ordine a Top di rimanere sotto le finestre di GraniteHouse: e quando Top riceveva un ordine, lo eseguiva senza fare osservazioni. Il bravo cane rest, dunque, ai piedi della muraglia, mentre il suo padrone con i compagni si rifugiavano fra le rocce. Dire che i coloni, malgrado la loro stanchezza, dormirono bene sulla sabbia dei Camini, sarebbe falsare la verit. Non solo essi erano molto ansiosi di conoscere l'importanza del nuovo incidente, sia che
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fosse il risultato d'un caso, i cui motivi naturali si sarebbero rivelati con il sorgere del giorno, sia, invece, che fosse opera di un essere umano. Inoltre, erano malissimo sistemati. Comunque, la loro casa per il momento era occupata, e non potevano disporne. Ora, Granite-House era pi che la loro dimora: era il loro deposito. L dentro c'era tutto il materiale della colonia: armi, strumenti, attrezzi, munizioni, riserve di viveri, ecc. Se tutto questo fosse stato rubato, i coloni avrebbero dovuto ricominciare da capo, rifacendo armi e attrezzi. Cosa grave! Perci, cedendo all'inquietudine, l'uno o l'altro usciva ogni tanto, per vedere se Top faceva buona guardia. Solamente Cyrus Smith aspettava con la sua pazienza abituale, per quanto il suo fermo ed energico temperamento si esasperasse, sentendosi di fronte a un fatto assolutamente inesplicabile e s'indignasse pensando che attorno a s, al di sopra di s, forse, esisteva un'influenza alla quale egli non poteva dare un nome. Gedeon Spilett condivideva interamente l'opinione dell'ingegnere a questo proposito, e ambedue parlarono a pi riprese, ma sottovoce, delle circostanze inesplicabili, a comprendere le quali la loro perspicacia e la loro esperienza erano insufficienti. Vi era, certo, un mistero sull'isola: ma come scoprirlo? Harbert non sapeva che cosa pensare e gli sarebbe piaciuto interrogare Cyrus Smith. Quanto a Nab, aveva finito per dirsi che tutto quanto avveniva non lo riguardava, ma riguardava il suo padrone, e se non avesse creduto di usare scortesia ai suoi compagni, quella notte il bravo negro avrebbe dormito coscienziosamente, come se avesse riposato nel suo lettuccio di Granite-House. Insomma, il pi stizzito di tutti era Pencroff, che si sentiva davvero molto in collera. uno scherzo diceva; ci hanno fatto uno scherzo! Orbene, a me non piacciono le buffonate, e guai al burlone, se mi capita fra le mani! Appena i primi chiarori del giorno si mostrarono a est, i coloni, convenientemente armati, si recarono sulla spiaggia, al limite dei frangenti. Granite-House, colpita direttamente dal sole nascente, non doveva tardare a essere illuminata dalle luci dell'alba, e infatti, prima delle cinque, le finestre, le cui imposte erano chiuse, apparvero
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attraverso le loro tendine di fogliame. Da quella parte tutto era in ordine; ma un grido sfugg dal petto dei coloni quando scorsero spalancata la porta, che essi avevano chiusa prima di partire. Qualcuno s'era introdotto in Granite-House. Non c'era pi da dubitarne. La scala superiore, tesa ordinariamente dal ripiano alla porta, era al suo posto; ma la scala inferiore era stata ritirata e sollevata fino alla soglia. Era pi che evidente che gli intrusi avevano voluto mettersi al sicuro da ogni sorpresa. Per, non era ancora possibile stabilire la loro specie e il loro numero, poich nessuno d'essi si mostrava. Pencroff chiam di nuovo. Nessuna risposta. Bricconi! grid il marinaio. Dormono tranquillamente, come fossero in casa loro! Ehi! Pirati, banditi, corsari, figli di John Bull! Quando Pencroff, nella sua qualit di americano, trattava qualcuno da figlio di John Bull era giunto all'estremo limite dell'insulto. Intanto si fece giorno chiaro e la facciata di Granite-House s'illumin ai raggi del sole. Ma all'interno, come all'esterno, tutto era muto e calmo. I coloni si domandavano se Granite-House fosse occupata o no; eppure, la posizione della scala lo dimostrava sufficientemente; ed era anche certo che gli occupanti non avevano potuto fuggire! Ma come arrivare sino a loro? Harbert ebbe allora l'idea d'attaccare una corda a una freccia e di lanciare questa freccia in modo che passasse tra i primi pioli della scala penzolante dalla soglia della porta. Si sarebbe potuto allora, per mezzo della corda, svolgere la scala sino a terra e ristabilire la comunicazione fra il suolo e Granite-House. Evidentemente, non c'era altro da fare, e con un po' d'accortezza la cosa poteva riuscire. Fortunatamente, archi e frecce erano stati deposti in un corridoio dei Camini, dove si trovavano pure alcune braccia di leggera corda d'ibisco. Pencroff svolse questa corda, di cui
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fiss l'estremit a una freccia ben impennata. Poi, Harbert, dopo aver incoccato la freccia sul suo arco, mir con la massima cura il capo della scala, sospeso fuor della soglia. Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Pencroff e Nab s'erano tirati indietro, in modo da osservare quello che sarebbe accaduto alle finestre di Granite-House. Il giornalista, con la carabina alla spalla, prendeva di mira la porta. L'arco si tese, la freccia fischi, traendo seco la corda, e and a passare tra i due ultimi pioli. L'operazione era riuscita. Tosto Harbert afferr l'estremit della corda; ma nel momento in cui dava uno strattone per far cadere la scala, un braccio, passando lestamente tra il muro e la porta, l'agguant e la trasse dentro a Granite-House. Tre volte briccone! grid il marinaio. Se una palla pu farti felice, non avrai da aspettarla molto! Ma chi , dunque? domand Nab. Chi? Non hai veduto? No. Ma una scimmia, un macaco, un cebo, una bertuccia, un orang-utan, un babbuino, un gorilla, un uistiti. La nostra casa stata invasa da scimmie, che si sono arrampicate lungo la scala durante la nostra assenza! In quel momento appunto, come per dar ragione al marinaio, tre o quattro quadrumani si mostravano alle finestre, di cui avevano aperto le imposte, e salutavano i veri proprietari del luogo con mille smorfie e contorsioni. Sapevo bene che era una farsa! esclam Pencroff ma ecco uno dei buffoni che pagher per gli altri! Il marinaio, imbracciando il fucile, mir rapidamente una delle scimmie e fece fuoco. Tutte scomparvero, salvo una, che, mortalmente colpita, precipit sulla spiaggia. Questa scimmia, di alta statura, apparteneva, non era possibile sbagliarsi, al primo ordine dei quadrumani. Fosse uno scimpanz, un orang-utan, un gorilla o un gibbone, essa era da annoverarsi tra gli antropomorfi, cos chiamati a causa della loro rassomiglianza con gli individui di razza umana. D'altronde, Harbert dichiar ch'era un
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orang-utan, e si sa che il ragazzo se ne intendeva di zoologia. Che magnifica bestia! esclam Nab. Magnifica quanto vuoi! rispose Pencroff ma intanto non vedo ancora come potremo rientrare in casa! Harbert un buon tiratore, disse il giornalista e il suo arco qui! Non ha che da ricominciare... Oh! Quelle scimmie sono scaltre! esclam Pencroff. Non si riaffacceranno alle finestre e non potremo ucciderle. Quando penso ai danni che possono fare nelle camere, nei magazzini... - Un po' di pazienza rispose Cyrus Smith. Questi animali non possono tenerci testa per molto tempo! Non sar contento finch non li vedr a terra rispose il marinaio. Eppoi, sapete quante dozzine ce ne siano lass, di questi buffoni? Sarebbe stato difficile rispondere a Pencroff, e quanto a ricominciare il tentativo del ragazzo, l'operazione era diventata pi difficile, poich l'estremit inferiore della scala era stata ritirata, e quando si al di nuovo la corda, questa si ruppe, ma la scala non ricadde. Il caso era veramente imbarazzante. Pencroff si struggeva dalla rabbia. La situazione aveva un certo lato comico, ch'egli per, dal canto suo, non trovava per nulla divertente. Era certo che i coloni avrebbero finito per rientrare in possesso del loro domicilio, cacciandone gli intrusi; ma quando e come? Ecco quello che non potevano dire. Due ore passarono, durante le quali le scimmie evitarono di mostrarsi; ma erano sempre l, e tre o quattro volte un muso o una zampa apparvero di sfuggita alla porta o alle finestre, salutati da colpi di fucile. Nascondiamoci! disse allora l'ingegnere. Forse le scimmie crederanno che siamo andati via e si faranno vedere nuovamente. Spilett e Harbert si appostino dietro le rocce e facciano fuoco a ogni apparizione. Gli ordini dell'ingegnere furono eseguiti, e mentre il giornalista e il giovanotto, i due pi abili tiratori della colonia, si appostavano in una posizione buona per il tiro, dove non potevano essere scorti dalle
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scimmie, Nab, Pencroff e Cyrus Smith, salivano l'altipiano e s'inoltravano nella foresta per uccidere un po' di selvaggina, poich l'ora della colazione era giunta e di viveri non ce n'erano. In capo a una mezz'ora, i cacciatori ritornarono con alcuni piccioni di montagna, che furono fatti arrostire alla meglio. Nessuna scimmia era ancora riapparsa. Gedeon Spilett e Harbert andarono a prendere la loro parte di colazione, mentre Top vigilava sotto le finestre. Poi, dopo aver mangiato, ritornarono al loro posto. Due ore dopo la situazione non si era ancora modificata. I quadrumani non davano pi alcun segno di vita e si poteva credere che fossero spariti; ma quello che pareva pi probabile era che, spaventati dalla morte di uno di essi e dalle detonazioni, si tenessero cheti in fondo alle camere di Granite-House, oppure nel magazzino. E quando si pensava alle ricchezze che conteneva quel magazzino, la pazienza, tanto raccomandata dall'ingegnere, finiva per mutarsi in una violenta irritazione, la quale, francamente, era giustificata. Decisamente troppo stupido, disse alla fine il giornalista e non vedo proprio perch tutto questo non debba finire! Bisogna pure far sloggiare quei farabutti esclam Pencroff. Vi riusciremmo certamente, quand'anche fossero una ventina; ma per questo bisogna combatterli a corpo a corpo! Ah, non c', dunque, un mezzo di arrivare sino a essi? S rispose allora l'ingegnere, a cui era balenata un'idea. C'? disse Pencroff. Ebbene, sar senz'altro quello buono, dato che non ce ne sono altri! E qual ? Proviamo a ridiscendere a Granite-House per l'antico scarico del lago rispose l'ingegnere. Ah, per mille e mille diavoli! esclam il marinaio. E io che non ci avevo ancora pensato! Era, infatti, il solo modo di penetrare in Granite-House, allo scopo di combattere la banda di animali e di espellerli. vero che l'apertura dello scarico era chiusa da un muro di pietre cementate, che sarebbe stato necessario sacrificare, ma lo avrebbero rifatto. Fortunatamente, Cyrus Smith non aveva ancora effettuato il suo progetto di nascondere quell'apertura facendola sommergere dalle acque del
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lago, poich, in quel caso, l'operazione avrebbe richiesto un certo tempo. Era gi pi di mezzogiorno, quando i coloni, bene armati e muniti di picconi e di zappe, lasciarono i Camini, passarono sotto le finestre di Granite-House, dopo aver ordinato a Top di rimanere al suo posto, e si accinsero a risalire la riva sinistra del Mercy, allo scopo di raggiungere l'altipiano di Bellavista. Ma non avevano fatto cinquanta passi che sentirono i latrati furiosi del cane. Era come un appello disperato. Si fermarono. Corriamo! disse Pencroff. E tutti ridiscesero la sponda a precipizio. Giunti alla svolta, videro che la situazione era mutata. Infatti, le scimmie, prese da un terrore improvviso, provocato da qualche causa ignota, cercavano di fuggire. Due o tre correvano e saltavano da una finestra all'altra con l'agilit di pagliacci. Esse non cercavano nemmeno di rimettere a posto la scala, per mezzo della quale sarebbe stato loro facile discendere: nello spavento avevano forse dimenticato questo mezzo per svignarsela. Poco dopo, cinque o sei furono in posizione da poter essere colpite, e i coloni, prendendole di mira comodamente, fecero fuoco. Alcune, ferite o uccise, ricaddero nell'interno delle camere, cacciando acute strida. Le altre, precipitate al di fuori, si fracassarono le ossa nella caduta, e pochi istanti dopo si poteva presumere che non ci fosse pi un quadrumane vivo in Granite-House. Evviva! grid Pencroff Evviva, evviva! Oh! Non tanti evviva! disse Gedeon Spilett. Perch? Sono tutte morte! rispose il marinaio. Lo so, ma questo non ci d il mezzo di rientrare in casa. Andiamo allo scarico! replic Pencroff. Indubbiamente disse l'ingegnere. Per sarebbe stato preferibile... In quel mentre, e come una risposta all'osservazione di Cyrus Smith, fu veduta la scala scivolare sulla soglia della porta, svolgersi e cadere fino a terra. Ah, corpo di mille pipe! Questa grossa! esclam il
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marinaio, guardando Cyrus Smith. Troppo grossa! mormor l'ingegnere, che si slanci per primo sulla scala. State attento, signor Cyrus! esclam Pencroff se c' ancora qualcuno di quegli scimmiotti... Vedremo rispose l'ingegnere senza fermarsi. Tutti lo seguirono e in un minuto arrivarono alla soglia della porta. Cercarono dappertutto. Nessuno nelle camere, nessuno nel magazzino, ch'era stato rispettato dalla banda dei quadrumani. Ma, e la scala? esclam il marinaio. Chi la persona gentile che ce l'ha gettata? Ma in quel momento un grido si fece udire e una grande scimmia, che s'era rifugiata nel corridoio, si precipit nella sala, inseguita da Nab. Ah, il furfante! grid Pencroff. E, brandendo la scure, si accingeva a spaccare la testa all'animale, quando Cyrus Smith lo ferm e gli disse: Risparmiatelo, Pencroff. Come? Risparmiare questo brutto muso nero? S. lui che ci ha gettato la scala! E l'ingegnere disse queste parole con un tono di voce cos singolare, che sarebbe stato difficile capire se parlava seriamente o no. Nondimeno, i coloni si gettarono sulla scimmia che, dopo essersi difesa valorosamente, fu atterrata e legata. Ohib! esclam Pencroff. E adesso che cosa ne faremo? Un domestico! rispose Harbert. E cos dicendo, il ragazzo non scherzava, poich sapeva l'utilit che si pu ricavare dalla razza intelligente dei quadrumani. I coloni s'avvicinarono alla scimmia e la osservarono attentamente. Essa apparteneva proprio alla specie degli antropomorfi, il cui angolo facciale non molto inferiore a quello degli Australiani e degli Ottentotti. Era un orangutan, e come tale non aveva n la ferocia del babbuino, n la sventatezza del macaco, n la sordidezza dell'uistit, n la impazienza della bertuccia, n i cattivi istinti del cinocefalo. A questa famiglia degli antropomorfi si
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attribuiscono tanti tratti che indicano in essi un'intelligenza quasi umana. Utilizzati nelle case, possono servire a tavola, pulire le camere, aver cura dei vestiti, lucidare le scarpe, maneggiare abilmente il coltello, il cucchiaio e la forchetta, e persino bere il vino... tutto con molto garbo, quanto il miglior domestico bipede e implume. noto che Buffon possedette una di queste scimmie, che lo serv per molto tempo, come un servo fedele e zelante. Quello che stava legato nella sala di Granite-House era un grosso diavolaccio, alto sei piedi, dal corpo mirabilmente proporzionato, petto largo, testa di media grossezza, angolo facciale di sessantacinque gradi, cranio rotondo, naso sporgente, pelle ricoperta d'un pelo liscio, morbido e lucente; insomma, un tipo perfetto di antropomorfo. I suoi occhi, un po' pi piccoli degli occhi umani, brillavano di intelligente vivacit; i suoi denti bianchi risplendevano sotto i baffi, e aveva una barbetta ricciuta color nocciola. Un bel giovanotto! disse Pencroff. Se conoscessimo almeno la sua lingua, gli potremmo parlare! E cos, disse Nab sul serio, padrone, lo prendiamo come domestico? S, Nab rispose sorridendo l'ingegnere. Ma non devi essere geloso! Spero che diverr un eccellente servitore aggiunse Harbert. Sembra giovane, la sua educazione sar facile e non saremo obbligati, per addomesticarlo, a usare la forza, n a strappargli i canini, come si fa in simili circostanze! Non pu che affezionarsi a dei padroni che saranno buoni con lui! E lo saremo! rispose Pencroff, che aveva dimenticato tutto il suo rancore contro i buffoni. Poi, avvicinandosi allorang-utan: Orbene, ragazzo mio, gli domand come va? L'orangutan rispose con un piccolo grugnito, che denotava un umore non molto cattivo. Vogliamo, dunque, far parte della colonia? chiese il marinaio. Entriamo, dunque, al servizio del signor Cyrus Smith? Nuovo brontolio d'approvazione da parte della scimmia. E ci accontenteremo del vitto per tutto salario? Terzo grugnito
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affermativo. La sua conversazione un po' monotona fece osservare Gedeon Spilett. Bene! disse Pencroff i migliori domestici sono quelli che parlano poco. Eppoi, niente salario! Capite, ragazzo mio? Per cominciare non vi daremo salario, ma pi tardi lo raddoppieremo, se saremo contenti di voi! Cos la colonia s'accrebbe di un nuovo membro, che doveva renderle pi d'un servigio. Riguardo al nome da dargli, il marinaio domand che, in memoria di un'altra scimmia da lui conosciuta, questa fosse chiamata Jupiter e Jup per abbreviazione. Ed ecco come, senz'altre cerimonie, mastro Jup entr a far parte degli inquilini di Granite-House.

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CAPITOLO VII
PROGETTI DA METTERE IN ESECUZIONE UN PONTE SUL MERCY FARE UN'ISOLA DELL'ALTIPIANO DI BELLAVISTA IL PONTE LEVATOIO LA RACCOLTA DEL GRANO IL RUSCELLO I PONTICELLI LA CORTE PER GLI ANIMALI LA PICCIONAIA I DUE ONAGRI IL CARRO E I FINIMENTI ESCURSIONE A PORTO PALLONE
I COLONI dell'isola di Lincoln avevano, dunque, riconquistato il loro domicilio, senza essere stati obbligati a percorrere l'antico condotto; ci risparmi loro di dover fare i muratori. Era stata una fortuna, in verit, che al momento in cui si accingevano al lavoro, la banda delle scimmie fosse stata presa da un terrore improvviso e inesplicabile, che le aveva cacciate da Granite-House. Quegli animali avevano, forse, presentito il serio attacco che stavano per subire da un'altra parte? Era il solo modo plausibile d'interpretare la loro ritirata. Durante le ultime ore di quella giornata i cadaveri delle scimmie furono trasportati nel bosco e ivi sotterrati; poi, i coloni s'adoperarono a riparare il disordine causato dagli intrusi, disordine e non danno, giacch, se avevano scompigliato le suppellettili delle varie stanze, per non avevano rotto nulla. Nab riaccese i suoi fornelli, e le riserve della dispensa fornirono un pasto sostanzioso, al quale tutti fecero largamente onore. Jup non fu dimenticato e mangi anch'esso con appetito dei pinoli e dei rizomi, di cui fu abbondantemente fornito. Pencroff gli aveva slegato le braccia, ma reput opportuno lasciargli le pastoie alle gambe, sino al momento in cui avrebbe potuto contare sulla sua
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rassegnazione. Poi, prima di coricarsi, Cyrus Smith e i suoi compagni, seduti intorno alla tavola, discussero alcuni progetti, la cui attuazione era urgente. I pi importanti e di maggior premura erano: la costruzione di un ponte sul Mercy, allo scopo di mettere in comunicazione la parte sud dell'isola con Granite-House; poi la sistemazione d'un recinto destinato ad accogliere i mufloni o altri animali da lana, che conveniva catturare. Come si vede, questi due progetti tendevano a risolvere la questione degli abiti, ch'era allora la pi seria. Infatti, il ponte avrebbe reso facile il trasporto dell'involucro del pallone, che avrebbe fornito la biancheria, e il recinto doveva render possibile la raccolta di lana, per gli abiti d'inverno. Quanto al recinto, l'intenzione di Cyrus Smith era di costruirlo alle sorgenti stesse del Creek Rosso, laddove i ruminanti avrebbero trovato pascoli freschi e abbondanti. La strada fra l'altipiano di Bellavista e le sorgenti del fiume era gi in parte tracciata, e con un carro meglio costruito del primo i trasporti dei materiali sarebbero stati pi facili, soprattutto se fosse stato possibile catturare qualche animale da tiro. Ma, se la lontananza del recinto da Granite-House non presentava nessun inconveniente, non sarebbe stato lo stesso per il pollaio, sul quale Nab richiam l'attenzione dei coloni. Bisognava, infatti, che i volatili fossero alla portata del capo-cuoco, e nessun posto parve pi adatto all'installazione di detto pollaio di quella parte delle rive del lago, che confinava con l'antico sbocco. Gli uccelli acquatici vi avrebbero potuto prosperare quanto gli altri e la coppia di tinam, presa nell'ultima escursione, doveva servire a un primo tentativo di addomesticamento. L'indomani, 3 novembre, furono intrapresi i nuovi lavori per la costruzione del ponte e tutte le braccia furono richieste per quella importante bisogna. Seghe, accette, cesoie, martelli furono caricati sulle spalle dei coloni, i quali, trasformati in carpentieri, discesero sul greto. L giunti, Pencroff fece una riflessione:
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E se, durante la nostra assenza, a mastro Jup venisse il capriccio di ritirare quella scala, che ci ha tanto cortesemente restituita ieri? Assicuriamola per la sua estremit inferiore rispose Cyrus Smith. Ci fu fatto mediante due pali solidamente confitti nella sabbia. Poi, i coloni, risalendo la riva sinistra del Mercy, arrivarono presto al gomito formato dal fiume. Ivi si fermarono, allo scopo d'esaminare se il ponte dovesse essere gettato in quel punto. Il luogo parve adatto. Infatti, da l a Porto Pallone, scoperto il giorno prima sulla costa meridionale, non c'era che una distanza di tre miglia e mezzo, e dal ponte al porto sarebbe stato facile tracciare una strada carrabile, che avrebbe reso facili le comunicazioni tra Granite-House e il sud dell'isola. Allora Cyrus Smith comunic ai suoi compagni un progetto molto semplice e vantaggioso, ch'egli meditava gi da qualche tempo. Si trattava d'isolare completamente l'altipiano di Bellavista, cos da metterlo al sicuro da ogni attacco di quadrupedi o di quadrumani. In questo modo, Granite-House, i Camini, il pollaio e tutta la parte superiore dell'altipiano destinata alle seminagioni, sarebbero stati protetti contro le incursioni di animali predaci. Nulla di pi facile che attuare quel progetto; ed ecco come l'ingegnere proponeva di fare. L'altipiano si trovava gi difeso su tre lati da corsi d'acqua artificiali o naturali: a nord-ovest, a partire dall'angolo che dava sull'apertura dell'antico scarico, fino alla spaccatura della riva est per lo sfogo delle acque, vi era la riva del lago Grant; a nord, da questa apertura fino al mare, vi era il nuovo corso d'acqua, che s'era scavato un letto sull'altipiano e sul greto, a valle e a monte della cascata; bastava, infatti, scavare ancora di pi il letto di quel rivo, per renderne il passaggio impraticabile agli animali. Lungo tutto il confine orientale, vi era il mare stesso, partendo dalla foce del suddetto rivo fino alla foce del Mercy. A sud, finalmente, dalla foce del Mercy fino al gomito formato dal medesimo, vi era il fiume su cui sarebbe stato costruito il ponte. Rimaneva, dunque, la parte ovest dell'altipiano, compresa tra il
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gomito del fiume e l'angolo sud del lago, per un tratto inferiore a un miglio, accessibile al primo venuto. Ma niente di pi facile che scavare un fosso, largo e profondo, che si sarebbe riempito con le acque del lago la cui eccedenza sarebbe andata a gettarsi nel letto del Mercy, formando una seconda cascata. Il livello del lago si sarebbe abbassato un poco, in seguito a questo nuovo straripamento delle acque; ma Cyrus Smith aveva constatato che il tributo del Creek Rosso era abbastanza notevole per permettere l'esecuzione del progetto. Cos, dunque, aggiunse l'ingegnere l'altipiano di Bellavista diventer una vera isola, essendo circondato dall'acqua da tutte le parti, e non comunicher con il resto del nostro dominio se non per mezzo del ponte che stiamo gettando sul Mercy, dei due ponticelli eretti a monte e a valle della cascata, e infine di due altri ponticelli da costruirsi, uno sul fossato che vi propongo di scavare e l'altro sulla riva sinistra del Mercy. Ora, se questo ponte e questi ponticelli potranno essere alzati a volont, l'altipiano di Bellavista sar al sicuro da ogni sorpresa. Cyrus Smith, allo scopo di farsi meglio capire dai compagni, aveva disegnato una carta topografica dell'altipiano, e cos il suo progetto fu immediatamente capito in tutto il suo insieme. Esso fu unanimemente approvato, e Pencroff, brandendo la sua accetta da carpentiere, esclam: Il ponte, prima di tutto! Era il lavoro pi urgente. Furono scelti degli alberi, abbattuti, spogliati dei rami, segati in travi, tavole e assi. Il ponte, fisso nella parte che poggiava sulla riva destra del Mercy, doveva invece essere mobile nella parte che si sarebbe congiunta alla riva sinistra, in guisa da poter essere rialzato per mezzo di contrappesi, come certi ponti di chiusa. Come si capisce, fu un lavoro considerevole, e se fu abilmente condotto, richiese per un certo tempo, poich il Mercy era largo ottanta piedi circa. Bisogn, dunque, conficcare dei pali nel letto del fiume, allo scopo di sostenere il piano fisso del ponte, e impiantare un maglio per colpire le testate dei pali, che dovevano formare cos due campate e permettere al ponte di sopportare pesanti carichi.
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Fortunatamente non mancavano n gli attrezzi per lavorare il legnane le armature di ferro per consolidarlo, n l'ingegnosit di un uomo meravigliosamente pratico di quei lavori, n infine lo zelo dei suoi compagni che, dopo sette mesi, avevano necessariamente acquistato una grande abilit manuale. E, bisogna riconoscerlo, Gedeon Spilett non era il pi maldestro e gareggiava in abilit con lo stesso marinaio, che non si sarebbe mai aspettato tanto da un semplice giornalista! La costruzione del ponte sul Mercy dur tre settimane, durante le quali si lavor molto duramente. I coloni facevano colazione sul luogo stesso dei lavori, e il tempo essendo magnifico, non si rientrava a Granite-House che per la cena. Durante questo periodo fu constatato che mastro Jup s'acclimatava facilmente e familiarizzava con i suoi nuovi padroni, che guardava sempre con occhio estremamente curioso. Nondimeno, per misura precauzionale, Pencroff non gli lasciava ancora assoluta libert di movimenti, volendo aspettare, con ragione, che i confini dell'altipiano diventassero insormontabili, in seguito ai lavori progettati. Top e Jup se la intendevano a meraviglia e giocavano volentieri insieme, ma Jup faceva tutto con gravit. Il 20 novembre il ponte fu finito. La sua parte mobile, equilibrata da contrappesi, girava facilmente, e bastava un lieve sforzo per sollevarla; tra i cardini e l'ultima traversa sulla quale andava ad appoggiarsi, quando era abbassata, vi era uno spazio di venti piedi, sufficiente perch gli animali non potessero varcarlo. Si tratt allora d'andare a cercare l'involucro dell'aerostato, che i coloni avevano fretta di mettere completamente al sicuro; ma per trasportarlo era necessario portare un carro fino a Porto Pallone, e, di conseguenza, bisognava aprire una strada attraverso le folte boscaglie del Far West. Ci richiedeva un certo tempo. Cos Nab e Pencroff si spinsero prima in ricognizione sino al porto, e siccome constatarono che la tela non soffriva in nessun modo nella grotta ov'era stata immagazzinata, fu deciso che i lavori relativi all'altipiano di Bellavista sarebbero proseguiti senza interruzione. Questo, fece osservare Pencroff ci permetter di costruire il nostro pollaio in migliori condizioni, poich non avremo
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da temere n la visita delle volpi, n l'aggressione d'altre bestie nocive. Senza contare, aggiunse Nab che potremo dissodare il terreno dell'altipiano, trapiantarvi le piante selvatiche... E preparare il nostro secondo campo di grano! esclam il marinaio con aria trionfante. E infatti, il primo campo di grano, seminato con un unico chicco, aveva mirabilmente prosperato, grazie alle cure di Pencroff. Esso aveva prodotto le dieci spighe annunciate dall'ingegnere, e, poich ogni spiga portava ottanta chicchi, la colonia si trovava in possesso di ottocento chicchi in sei mesi, il che prometteva per ogni anno un doppio raccolto. Quegli ottocento chicchi, meno una cinquantina, che vennero conservati per prudenza, dovevano, dunque, essere seminati in un nuovo campo, con cura non minore di quella riservata all'unico chicco. Il campo fu preparato, poi venne circondato da una palizzata, alta e munita di punte, che i quadrupedi avrebbero molto difficilmente superata. Quanto agli uccelli, bastarono, a tenerli lontani, alcune raganelle e degli spaventapasseri, dovuti all'immaginazione fantastica di Pencroff. I settecentocinquanta chicchi furono allora deposti in piccoli solchi regolari, e si lasci che la natura facesse il resto. Il 21 novembre, Cyrus Smith cominci a disegnare il fossato, che doveva chiudere l'altipiano a ovest, dall'angolo sud del lago Grant fino alla svolta del Mercy. C'erano due o tre piedi di humus, e al di sotto il granito. Bisogn, dunque, fabbricare nuovamente della nitroglicerina, la quale fece il suo consueto effetto. In meno di quindici giorni, un fossato largo dodici piedi e profondo sei, fu scavato nel duro suolo dell'altipiano. Una nuova apertura fu, con lo stesso mezzo, praticata nell'orlo roccioso del lago, e le acque si precipitarono in quel nuovo letto, formando un piccolo corso d'acqua al quale fu dato il nome di Creek Glicerina, che divenne un affluente del Mercy. Come l'ingegnere aveva previsto, il livello del lago si abbass, ma quasi impercettibilmente. Infine, per completare la chiusura, il letto del rigagnolo del greto fu notevolmente allargato e
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le sabbie furono contenute per mezzo di una doppia palizzata. Con la prima quindicina di dicembre, i lavori furono finiti, e l'altipiano di Bellavista, vale a dire una specie di pentagono irregolare, che aveva un perimetro di quattro miglia circa, circondato da una cinta liquida, fu assolutamente al sicuro da ogni aggressione. Durante quel mese di dicembre, il caldo fu intenso. Ci non ostante, i coloni non vollero sospendere l'esecuzione dei loro progetti; e siccome si rendeva sempre pi urgente la costruzione della corte per gli animali domestici, si accinsero senz'altro a questo lavoro. inutile dire che, dopo la chiusura completa dell'altipiano, mastro jup era stato messo in libert. Egli non lasciava pi i suoi padroni e non manifestava alcun desiderio di fuggire. Era un animale docile, vigorosissimo nello stesso tempo e di un'agilit sorprendente. Ah! Quando si trattava di arrampicarsi sulla scala di Granite-House, nessuno avrebbe potuto rivaleggiare con lui. Veniva gi adibito ad alcuni lavori: trainava dei carichi di legna e di pietre estratte dall'alveo del Creek Glicerina. Non ancora un muratore, ma gi una scimmia diceva scherzosamente Harbert, alludendo al soprannome di scimmia, che i muratori danno ai loro apprendisti. E mai nome fu meglio appropriato di quello. La corte occup un'area di ben duecento iarde quadrate, che fu scelta sulla riva sud-est del lago. Essa venne cinta d'una palizzata e vi furono costruiti diversi ricoveri per i vari animali che dovevano popolarla. Erano capanne di frasche, divise in scompartimenti, cui non rimase in breve che aspettare gli ospiti. I primi furono la coppia di tinam, che non tardarono molto a prolificare abbondantemente. Essi ebbero in seguito per compagni una mezza dozzina di anatre, che frequentavano le rive del lago. Alcune appartenevano a quella specie cinese, le cui ali s'aprono a ventaglio e che, per lo splendore e la vivacit delle piume, rivaleggiano con i fagiani dorati. Pochi giorni dopo, Harbert s'impadron di una coppia di gallinacei dalla coda rotonda e costituita di lunghe penne, dei magnifici alettori, che s'addomesticarono assai presto. Quanto ai pellicani, ai martin-pescatori, alle gallinelle,
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vennero spontaneamente al pollaio e tutto quel piccolo mondo, dopo alquante dispute, tubando, pigolando, chiocciando, fin per intendersi e s'accrebbe in proporzioni rassicuranti per l'alimentazione futura della colonia. Cyrus Smith, volendo completare la sua opera, install una piccionaia in un angolo del cortile. Vi furono accolti una dozzina di quei piccioni, che frequentavano i picchi dell'altipiano. Questi uccelli s'abituarono facilmente a rientrare ogni sera alla loro nuova dimora e mostrarono pi inclinazione ad addomesticarsi dei colombi selvatici, loro congeneri, che, d'altronde, si riproducono soltanto allo stato selvaggio. Finalmente, era venuto il momento di utilizzare l'involucro dell'aerostato per la confezione della biancheria, giacch conservarlo cos com'era e arrischiarsi ad abbandonare l'isola in un pallone ad aria calda, sopra un mare per cos dire senza limiti, sarebbe stato giustificabile soltanto per gente mancante di tutto, e Cyrus Smith, spirito pratico, non poteva pensare a questo. Si trattava, dunque, di portare l'involucro a Granite-House, e i coloni cercarono per questo di rendere pi maneggevole e leggero il loro pesante carro. Ma, se il veicolo non mancava, il motore non c'era ancora. Non esisteva, dunque, nell'isola qualche ruminante di specie indigena, che potesse sostituire il cavallo, l'asino, il bue o la vacca? Questo era il problema. In verit, diceva Pencroff una bestia da tiro ci sarebbe molto utile, in attesa che il signor Cyrus ci costruisca un carro a vapore, o anche una locomotiva, poich, certamente, verr il giorno che avremo una ferrovia da Granite-House a Porto Pallone, con diramazione sul monte Franklin! E l'onesto marinaio, parlando cos, credeva veramente a quello che diceva! Oh, l'immaginazione, quando accompagnata dalla fede! Ma, per non esagerare, un semplice quadrupede da tiro sarebbe stato l'ideale per Pencroff, e siccome la Provvidenza aveva un debole per lui, non lo fece troppo sospirare. Un giorno, il 23 dicembre, i coloni udirono Nab e Top che facevano a gara l'uno a gridare e l'altro ad abbaiare contemporaneamente. Gli altri, occupati ai Camini, accorsero subito, temendo qualche spiacevole incidente.
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Che cosa videro? Due begli animali di grandi dimensioni, che s'erano imprudentemente avventurati sull'altipiano attraverso i ponticelli rimasti abbassati. Si sarebbero detti due cavalli, o almeno due asini, maschio e femmina, eleganti di forme, mantello color isabella, gambe e coda bianche, testa, collo e tronco a righe nere come le zebre. Essi avanzavano tranquillamente, senza manifestare alcuna inquietudine e guardavano con occhio vivo quegli uomini, nei quali non potevano ancora riconoscere dei padroni. Sono onagri! esclam Harbert quadrupedi che stanno fra la zebra e il quagga. E perch non asini? domand Nab. Perch non hanno le orecchie lunghe e le loro forme sono pi graziose. Asini o cavalli rimbecc Pencroff sono dei motori, come direbbe il signor Smith, e come tali, buoni da catturare. Il marinaio, cercando di non spaventare i due animali, s'insinu fra le erbe fino al ponticello del Creek Glicerina, lo fece ribaltare e gli onagri divennero prigionieri. E adesso, se ne sarebbero impadroniti con la violenza, sottomettendoli poi a un addomesticamento forzato? No. Si decise che, durante alcuni giorni, si sarebbero lasciati andare e venire liberamente sull'altipiano, dove l'erba era abbondante, e immediatamente l'ingegnere fece costruire vicino al pollaio una stalla, nella quale gli onagri dovevano trovare, con una buona lettiera, un rifugio per la notte. Cos, dunque, la magnifica coppia fu lasciata interamente libera nei suoi movimenti, e i coloni evitarono persino di avvicinarsi a essa per non spaventarla. Nondimeno, parecchie volte gli animali sembrarono provare il bisogno di lasciare quell'altipiano, troppo ristretto per loro, avvezzi ai larghi spazi e alle foreste profonde. Si vedevano, allora, correre lungo la cinta d'acqua, che opponeva loro un'insormontabile barriera; gettare acuti ragli, poi galoppare attraverso le erbe; e tornata la calma, restavano ore intere a considerare quei grandi boschi, preclusi loro per sempre! Intanto, erano state confezionate bardature e tirelle in fibre
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vegetali e pochi giorni dopo la cattura degli onagri, non solo il carro era pronto per essere attaccato, ma una strada diritta, o piuttosto un varco, era stato aperto attraverso la foresta del Far West, dal gomito del Mercy fino a Porto Pallone. Potevano, dunque, condurvi il carro; e infatti, verso la fine di dicembre, gli onagri furono provati per la prima volta. Pencroff aveva gi abbastanza assuefatto le due bestie a venire a mangiare dalla sua mano, ed esse si lasciavano avvicinare senza difficolt; ma, una volta attaccate al carro s'impennarono e cost gran fatica trattenerle/Tuttavia, non avrebbero tardato a piegarsi al nuovo servizio, giacch l'onagro, meno ribelle della zebra, si aggioga frequentemente nelle parti montagnose dell'Africa australe, e si potuto persino acclimatarlo in Europa, in zone relativamente fredde. Quel giorno, tutta la colonia, meno Pencroff, che stava davanti alle sue bestie, sali sul carro e prese la via di Porto Pallone. Si pu immaginare quanto i passeggeri furono sballottati su quella strada appena abbozzata; ma il veicolo arriv senza incontrare ostacoli, e il giorno stesso fu possibile caricarvi l'involucro e i diversi attrezzi del pallone. Alle otto di sera, il carro, dopo aver ripassato il ponte del Mercy, ridiscendeva la riva sinistra del fiume e si fermava sul greto. Gli onagri venivano staccati e ricondotti nella stalla; e Pencroff, prima di addormentarsi, emise un tale sospiro di soddisfazione che fece rumorosamente risuonare di echi la Granite-House.

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CAPITOLO VIII
LA BIANCHERIA CALZATURE IN CUOIO DI FOCA FABBRICAZIONE DELLA PIROSSILINA DIVERSE SEMINE LA PESCA LE UOVA DI TARTARUGA PROGRESSI DI MASTRO JUP IL RECINTO CACCIA AI MUFLONI NUOVE RICCHEZZE VEGETALI E ANIMALI RICORDI DELLA PATRIA LONTANA
LA PRIMA settimana di gennaio fu dedicata alla confezione della biancheria necessaria alla colonia. Gli aghi trovati nella cassa funzionarono tra dita vigorose, se non delicate, e si pu affermare che quello che fu cucito fu cucito molto solidamente. Il filo non manc, grazie all'idea, che Cyrus Smith ebbe, di reimpiegare quello che aveva gi servito alla cucitura delle fasce dell'aerostato. Quelle lunghe strisce furono scucite con pazienza ammirevole da Gedeon Spilett e da Harbert, giacch Pencroff aveva dovuto rinunciare a quel lavoro, che lo irritava fuori misura; ma quando si tratt di cucire, egli non ebbe l'eguale. Nessuno ignora, infatti, che i marinai hanno una spiccata attitudine per il mestiere di sarto. Le tele che componevano l'involucro dell'aerostato furono sgrassate con soda e potassa, ottenute mediante l'incenerimento di piante; di modo che il cotone, liberato dalla vernice, riprese la pieghevolezza e l'elasticit sue naturali; poi, sottoposto all'azione decolorante dell'atmosfera, acquist una bianchezza perfetta. Alcune dozzine di camicie, e di calze, queste non fatte a maglia, beninteso, ma di tela cucita, furono cos preparate. Quale godimento per i coloni indossare finalmente della biancheria pulita, - biancheria molto grossolana, vero, ma non s'inquietavano per cos poco - e
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coricarsi fra lenzuola, che fecero diventare le cuccette di GraniteHouse dei veri e propri letti! In quel periodo di tempo vennero pure confezionate delle calzature in cuoio di foca, che sostituirono opportunamente le scarpe e gli stivali portati dall'America. Si pu garantire che queste nuove calzature furono larghe e lunghe e non incomodarono mai il piede dei camminatori! Con l'inizio dell'anno 1866, il caldo fu persistente, ma la caccia nei boschi non sub interruzioni. Aguti, pecari, capibara, canguri, selvaggina di pelo e di penna pullulavano veramente, e Gedeon Spilett e Harbert erano troppo abili tiratori per fallire un solo colpo di fucile. Cyrus Smith raccomandava loro sempre di usare le munizioni con parsimonia; egli prese, anzi, dei provvedimenti per surrogare la polvere e il piombo ch'erano stati trovati nella cassa e che voleva riservare per l'avvenire. E infatti, egli non poteva sapere dove il caso un giorno avrebbe gettato lui e i suoi, qualora avessero abbandonato il loro dominio. Bisognava, dunque, provvedere a tutte le necessit, per qualsiasi evenienza, ed economizzare le munizioni, sostituendo loro altre sostanze facili a procurarsi. Per sostituire il piombo, di cui non aveva trovato traccia alcuna nell'isola, Cyrus Smith adoper, senza troppo svantaggio, pallottoline di ferro, ch'erano di facile fabbricazione. Non avendo questi grani la pesantezza di quelli di piombo, dovette farli pi grossi, cos che ciascuna carica ne conteneva meno; ma l'abilit dei cacciatori suppl a questo inconveniente. Quanto alla polvere, Cyrus Smith avrebbe potuto farne, giacch aveva a sua disposizione salnitro, zolfo e carbone; ma questo preparato richiede cure estreme, e senza una speciale attrezzatura difficile produrlo di buona qualit. Cyrus Smith prefer, dunque, fabbricare la pirossilina, cio del fulmicotone, sostanza in cui il cotone non indispensabile, giacch non vi entra che in qualit di cellulosa. Ora, la cellulosa altro non che il tessuto elementare dei vegetali, e si trova allo stato quasi puro non solo nel cotone, ma nelle fibre tessili della canapa e del lino, nella carta, negli stracci, nel midollo del sambuco, ecc. Precisamente i sambuchi abbondavano nell'isola, verso la foce del Creek Rosso, e i
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coloni usavano gi come caff le bacche di tali arboscelli, che appartengono alla famiglia delle caprifogliacee. Bastava, dunque, raccogliere questo midollo di sambuco per avere la cellulosa; quanto all'altra sostanza necessaria alla fabbricazione della pirossilina, non si trattava che di vapori di acido nitrico. Ora, Cyrus Smith, avendo a sua disposizione dell'acido solforico, gi aveva potuto facilmente produrre dell'acido nitrico, adoperando il salnitro che la natura gli elargiva. Egli risolse, dunque, di fabbricare e di adoperare della pirossilina, pur riconoscendole abbastanza gravi inconvenienti, vale a dire una grande ineguaglianza d'effetto, un'eccessiva infiammabilit, giacch s'infiamma a centosettanta gradi, invece che a duecentoquaranta, e in fine una deflagrazione troppo istantanea, che pu deteriorare le armi da fuoco. In compenso, i vantaggi della pirossilina consistevano in questo, che non s'alterava all'umidit, che non insudiciava la canna dei fucili, e che la sua forza propulsiva era quadrupla di quella della polvere ordinaria. Per fare la pirossilina basta esporre per un quarto d'ora della cellulosa ai vapori di acido nitrico, poi lavarla in molta acqua e farla asciugare. Come si vede, nulla di pi semplice. Cyrus Smith aveva a sua disposizione solo dell'acido nitrico ordinario e non dell'acido nitrico fumante o monoidrato, cio dell'acido che emette dei vapori biancastri a contatto dell'aria umida; ma sostituendo a quest'ultimo dell'acido nitrico ordinario mescolato nella proporzione di tre a cinque volumi di acido solforico concentrato, l'ingegnere avrebbe ottenuto il medesimo risultato; e infatti l'ottenne. I cacciatori dell'isola ebbero, dunque, in breve a loro disposizione una sostanza preparata perfettamente e che, adoperata con discrezione, diede risultati eccellenti. In quegli stessi giorni, i coloni dissodarono tre acri 18 dell'altipiano di Bellavista, il resto fu conservato allo stato di praterie per il pascolo degli onagri. Parecchie escursioni furono fatte nelle foreste dello Jacamar e del Far West, e ne fu riportata una vera raccolta di vegetali selvatici: spinaci, crescioni, ravanelli, rape, che una coltivazione intelligente avrebbe presto modificati e che avrebbero temperato il
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L'acro equivale a 0,4046 ettari. 307

regime d'alimentazione azotata, al quale erano stati sino allora sottoposti i coloni dell'isola di Lincoln. Per mezzo del carro furono trasportate pure notevoli quantit di legna e di carbone. Ogni escursione era, nello stesso tempo, un mezzo per migliorare le strade, che si appianavano a poco a poco sotto le ruote del carro. La garenna forniva sempre il suo contingente di conigli alle dispense di Granite-House. Siccome era situata un po' al di fuori del punto ove cominciava il Creek Glicerina, i suoi ospiti non potevano penetrare nell'altipiano riservato, n, per conseguenza, danneggiare le piantagioni fatte di recente. Quanto al banco di ostriche, situato in mezzo alle rocce della spiaggia e i cui prodotti erano frequentemente rinnovati, dava quotidianamente degli eccellenti molluschi. Inoltre, la pesca, sia nelle acque del lago, sia nella corrente del Mercy, non tard a essere fruttuosa, poich Pencroff aveva preparato delle lenze armate di ami di ferro, con i quali si prendevano spesso belle trote e certi pesci, straordinariamente saporiti, i cui fianchi argentati erano sparsi di piccole macchie giallastre. Mastro Nab, incaricato della cucina, poteva cos variare piacevolmente le vivande di ogni pasto. Solo il pane mancava ancora alla tavola dei coloni e, come s' detto, era una privazione veramente sentita. In quel tempo, si diede pure la caccia alle testuggini marine, che frequentavano le spiagge del capo Mandibola. In quel punto, la spiaggia era irta di piccoli rigonfiamenti, contenenti delle uova perfettamente sferiche, dal guscio bianco e duro, e la cui albumina ha la propriet di non coagularsi come quella delle uova d'uccelli. Il sole s'incaricava di farle schiudere e il loro numero era, naturalmente, notevolissimo, poich ogni testuggine pu deporne annualmente perfino duecentocinquanta. Un vero campo d'uova fece osservare Gedeon Spilett. Non c' che da raccoglierle. Ma gli abitanti dell'isola di Lincoln non si accontentarono dei prodotti e diedero la caccia anche ai produttori, caccia che permise di portare a Granite-House una dozzina di quei cheloni, pregevolissimi dal punto di vista alimentare. Il brodo di tartaruga, reso pi saporito da alcune erbe aromatiche e da qualche crocifera, attir spesso meritati elogi a Nab, che ne era il preparatore.
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Bisogna ancora ricordare un'altra lieta circostanza, che permise di fare nuove riserve per l'inverno. Dei salmoni vennero in gruppi numerosi ad avventurarsi nel Mercy, e ne risalirono il corso per parecchie miglia. Era l'epoca in cui le femmine, andando alla ricerca di luoghi adatti a procreare, precedevano i maschi e facevano gran rumore attraverso le acque dolci. Un migliaio di questi pesci, che misuravano fino a due piedi e mezzo di lunghezza, entr cos nel fiume, e bast mettere degli sbarramenti per trattenerne una grande quantit. Se ne presero cos parecchie centinaia, che furono salati e messi in serbo per quando l'inverno, gelandosi i corsi d'acqua, avrebbe reso impossibile la pesca. Fu allora che l'intelligentissimo Jup venne elevato alle funzioni di cameriere. Era stato rivestito d'una giacchetta, di calzoni corti di tela bianca e di un grembiule, le cui tasche facevano la sua felicit, giacch egli vi ficcava le mani e non permetteva che alcuno vi frugasse dentro. Lo scaltro orango era stato meravigliosamente addestrato da Nab, e si sarebbe detto che il negro e la scimmia si comprendessero quando conversavano insieme. D'altronde, Jup aveva per Nab una vera simpatia e Nab gliela ricambiava. A meno che non si avesse bisogno dei suoi servigi, sia per trainare carri di legna, sia per farlo arrampicare sulla cima di qualche albero, Jup passava la maggior parte del tempo in cucina e cercava d'imitare Nab in tutto quello che gli vedeva fare. Il maestro, del resto, mostrava una pazienza e anche uno zelo estremo nell'istruire il suo allievo e l'allievo spiegava un'intelligenza notevole nell'approfittare delle lezioni che il maestro gli dava. Si pu, dunque, immaginare la soddisfazione che mastro Jup procur un giorno ai commensali di Granite-House, quando con il tovagliolo sul braccio, venne a servirli a tavola, senza ch'essi se l'aspettassero. Accorto e attento, egli disimpegn il suo servizio con perfetta abilit, cambiando i piatti, portando i vassoi, versando da bere, tutto con una seriet, che diverti al massimo grado i coloni ed entusiasm soprattutto Pencroff. Jup, un po' di minestra! Jup, un po' di aguti! Jup, un piatto!
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Jup, bravo Jup! Com' garbato Jup! Non si sentiva che questo coro di lodi, mentre Jup, senza mai sconcertarsi, rispondeva a tutto, badava a tutto. Scroll la testa intelligente quando Pencroff, ripetendo lo scherzo del primo giorno, gli disse: Caro Jup, bisogner proprio raddoppiarti il salario! inutile dire che l'orango era allora completamente addomesticato e accompagnava spesso i suoi padroni nella foresta, senza mai manifestare alcuna voglia di fuggire. Bisognava vederlo, camminare nel modo pi divertente, con \ un bastone preparatogli da Pencroff, ch'egli portava sulla spalla come un fucile! Se c'era bisogno di cogliere qualche frutto sulla cima di un albero, com'era presto in cima! Se accadeva che la ruota del carro s'incagliasse nel fango, con quale vigore Jup la rimetteva, d'un sol colpo di spalla, sulla buona via! Com' robusto! esclamava spesso Pencroff. Se fosse cattivo quanto buono, non ci sarebbe modo di venirne a capo! Verso la fine di gennaio i coloni intrapresero importanti lavori nella parte centrale dell'isola. Era stato deciso che verso le fonti del Creek Rosso, ai piedi del monte Franklin, sarebbe stato costruito un corral (recinto) per i ruminanti, la cui presenza era d'impaccio a Granite-House, e pi precisamente per quei mufloni che dovevano fornire la lana destinata alla confezione dei vestiti invernali. Ogni mattina la colonia, talvolta tutta intera, ma pi spesso rappresentata solamente da Cyrus Smith, Harbert e Pencroff, si recava alle sorgenti del rivo; con l'aiuto degli onagri, era una passeggiata di cinque miglia, sotto una volta di verzura, lungo quella strada recentemente tracciata, che prese il nome di strada del Recinto. L era stata scelta una vasta area, al riparo del dorso meridionale della montagna. Era una prateria, sparsa di gruppi d'alberi, situata al piede stesso d'un contrafforte, che la chiudeva da un lato. Un ruscelletto, nato alle sue pendici, dopo averla irrigata diagonalmente, andava a perdersi nel Creek Rosso. L'erba era fresca e gli alberi, che crescevano distanziati fra loro, permettevano all'aria di circolare liberamente in superficie. Bastava, dunque, circondare quella prateria
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d'una palizzata disposta circolarmente, che venisse ad appoggiarsi sul contrafforte con ogni estremit e abbastanza alta perch gli animali, anche i pi agili, non potessero superarla. Quella cinta avrebbe potuto contenere, oltre a un centinaio di animali cornuti, mufloni o capre selvatiche, anche i piccoli che sarebbero nati in seguito. Il perimetro del recinto fu, dunque, tracciato dall'ingegnere e si dovette procedere al taglio degli alberi necessari per la costruzione della palizzata; ma, siccome l'apertura della strada aveva gi reso necessario il sacrificio d'un certo numero di tronchi, questi vennero trasportati con il carro e fornirono un centinaio di pali, che furono solidamente piantati nel suolo. Nella parte anteriore della palizzata fu praticato un ingresso discretamente largo, chiuso da una porta a due battenti, costituiti da robuste assi, che dovevano essere esternamente consolidate da sbarre di ferro. La costruzione del recinto non richiese meno di tre settimane, giacch, oltre alla palizzata, Cyrus Smith elev dei vasti porticati di legno, sotto i quali avrebbero potuto rifugiarsi i ruminanti. Inoltre, era stato necessario dare a quelle costruzioni la massima solidit, poich essendo i mufloni animali robusti, bisognava temere le loro prime violenze. I pali, appuntiti a fuoco all'estremit superiore, erano stati saldamente uniti per mezzo di traverse inchiavardate, e alcuni puntelli, messi qua e l, a distanza, assicuravano la stabilit dell'insieme. Finito il recinto, si trattava di operare una grande battuta ai piedi del monte Franklin, in mezzo ai pascoli frequentati dai ruminanti. Quest'operazione ebbe luogo il 7 febbraio, una bella giornata d'estate, e tutti vi presero parte. I due onagri, gi abbastanza bene addomesticati, e montati da Gedeon Spilett e da Harbert, resero grandi servigi in questa occasione. La manovra consisteva unicamente nello spingere i mufloni e le capre, incalzandoli sempre e restringendo a poco a poco il cerchio di battuta intorno a essi. Cos Cyrus Smith, Pencroff, Nab, Jup si portarono in diversi punti del bosco, mentre i due cavalieri e Top galoppavano in un raggio di mezzo miglio attorno al recinto. I mufloni erano numerosi in quella parte dell'isola. Quei begli
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animali, grandi come daini, dalle corna pi forti di quelle dell'ariete, dal vello grigiastro, frammisto di lunghi peli, assomigliavano agli argali. Come fu faticosa quella giornata di caccia! Quanto andare e venire, quante corse e controcorse, quante grida! Su di un centinaio di mufloni inseguiti, pi di due terzi scapparono agli inseguitori; ma, alla fin fine, una trentina di questi ruminanti e una dozzina di capre selvatiche, a poco a poco sospinte verso il recinto, la cui porta aperta pareva offrir loro un'uscita, si gettarono in esso e poterono venir fatti prigionieri. Insomma, il risultato fu soddisfacente e i coloni non ebbero a lagnarsene. La maggior parte di quei mufloni erano femmine, alcune delle quali non dovevano tardar molto a figliare. Era dunque certo che il gregge avrebbe prosperato e che non solo la lana, ma anche le pelli avrebbero abbondato in un tempo assai prossimo. Quella sera i cacciatori tornarono esauriti a Granite-House. Ci nonostante, l'indomani non trascurarono di visitare il recinto. I prigionieri avevano bens tentato di rovesciare la palizzata, ma non v'erano riusciti e presto s'acquietarono un poco. Durante quel mese di febbraio non avvenne nulla di particolarmente importante. I lavori quotidiani procedettero con metodo e mentre venivano migliorate le strade del recinto e di Porto Pallone, una terza ne fu incominciata, che, partendo dal recinto, si dirigeva verso la costa occidentale. La parte ancora inesplorata dell'isola di Lincoln era sempre quella dei grandi boschi che coprivano la penisola Serpentine, ove si rifugiavano le belve, da cui Gedeon Spilett contava liberare il suo dominio. Prima che ritornasse la stagione fredda, furono dedicate le cure pi assidue alla coltura delle piante selvatiche, ch'erano state trapiantate dalla foresta sull'altipiano di Bellavista. Harbert non ritornava mai da un'escursione senza portar con s qualche vegetale utile. Un giorno erano esemplari di cicoriacee, i cui semi spremuti potevano dare un olio eccellente; un altro giorno, era un'erba acetosa comune, le cui propriet antiscorbutiche non erano disprezzabili; poi alcuni di quei preziosi tuberi, che sono stati coltivati in ogni tempo nell'America meridionale, cio le patate, di cui si contano oggigiorno
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pi di duecento specie. L'orto, ben tenuto, bene irrigato e ben difeso contro gli uccelli, era diviso in piccoli riquadri: vi crescevano lattughe, una qualit di patate lunghe e rosse, acetosa, rape, ravanelli e altre crocifere. La terra su quell'altipiano era prodigiosamente feconda e si poteva, quindi, sperare in un abbondante raccolto. E nemmeno mancavano le bevande pi varie, e a patto di non esigere del vino, anche i pi difficili non potevano lamentarsi. Al t d'Oswego fornito dalle monarde didime e al succo fermentato estratto dalle radici di dracena, Cyrus Smith aveva aggiunto una birra vera e propria, fabbricata con i giovani germogli dell abies nigra, che, dopo aver bollito e fermentato, produssero quella gradevole bevanda, particolarmente igienica, che gli anglo-americani chiamano spring beer, vale a dire birra d'abete. Verso la fine dell'estate, il pollaio possedeva una bella coppia di ottarde, appartenenti alla specie ubava, caratterizzata da una specie di mantellina di piume; una dozzina di mestoloni, la cui mandibola superiore si prolunga da ciascun lato in un'appendice membranosa, e magnifici galli, neri di cresta, di bargigli e di epidermide, simili ai galli del Mozambico, che si pavoneggiavano sulla riva del lago. Cos, dunque, tutto riusciva, grazie all'attivit, di quegli uomini coraggiosi e intelligenti. La Provvidenza faceva molto per loro, indubbiamente; ma, fedeli al gran precetto, essi innanzi tutto s'aiutavano da s e il Cielo veniva poi loro in aiuto. Alla fine di quelle calde giornate d'estate, la sera, quando i lavori erano terminati, quando si levava la brezza marina, amavano sedersi sul margine dell'altipiano di Bellavista, sotto una specie di veranda coperta di piante rampicanti, sorta per esclusiva opera di Nab. L, conversavano, s'istruivano reciprocamente, facevano dei piani, e il semplice e rude buon umore del marinaio rallegrava incessantemente quel piccolo mondo, nel quale la pi perfetta armonia non aveva mai cessato di regnare. Parlavano del loro Paese, della cara e grande America. A che punto era la guerra di Secessione? Evidentemente, non era possibile ch'essa si fosse prolungata! Richmond era, senza dubbio, caduta nelle mani del generale Grant! La presa della capitale dei separatisti aveva dovuto essere l'ultimo atto di quella lotta funesta! E mentre essi
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parlavano, il Nord aveva certo trionfato per la buona causa! Ah, un giornale sarebbe stato il benvenuto fra gli esiliati dell'isola di Lincoln! Erano gi undici mesi che ogni comunicazione fra loro e il resto dell'umanit era stata interrotta, e fra poco, il 24 marzo, sarebbe ricorso l'anniversario del giorno in cui il pallone li aveva gettati su quella costa sconosciuta! Essi allora non erano che dei naufraghi, incerti di poter contendere agli elementi la loro miserabile vita! E adesso, grazie al sapere del loro capo, grazie alla loro propria intelligenza, erano dei veri coloni, muniti d'armi, di utensili, di strumenti; avevano saputo trar partito dagli animali, dalle piante e dai minerali dell'isola, vale a dire dai tre regni della natura! S, essi parlavano spesso di tutte queste cose e formavano ancora molti progetti per l'avvenire! Cyrus Smith, abitualmente taciturno, ascoltava i compagni assai pi spesso che non parlasse. Talvolta, sorrideva a qualche riflessione di Harbert, a qualche buffa sortita di Pencroff, ma, sempre e ovunque, pensava a quei fatti inesplicabili, allo strano enigma il cui segreto gli sfuggiva ancora!

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CAPITOLO IX
IL CATTIVO TEMPO L'ASCENSORE IDRAULICO FABBRICAZIONE DEL VETRO PER VETRATE E OGGETTI VARI L'ALBERO DEL PANE FREQUENTI VISITE AL RECINTO AUMENTO DEL GREGGE UNA DOMANDA DEL GIORNALISTA LE COORDINATE ESATTE DELL'ISOLA DI LINCOLN PROPOSTA DI PENCROFF
IL TEMPO cambi durante la prima settimana di marzo. Era stata luna piena al principio del mese e il caldo era sempre eccessivo. Si sentiva che l'atmosfera era impregnata d'elettricit e un periodo pi o meno lungo di tempo burrascoso era veramente da temere. Infatti, il giorno 2, il tuono romb con violenza estrema. Il vento soffiava da est e la grandine impervers sulla facciata di GraniteHouse, crepitando come una scarica di mitraglia. Bisogn chiudere ermeticamente la porta e le imposte delle finestre, altrimenti nell'interno delle camere tutto sarebbe stato inondato. Vedendo cadere quegli eccezionali chicchi di grandine, alcuni dei quali avevano la grossezza di un uovo di piccione, Pencroff non ebbe che un pensiero: che il suo campo di grano correva il pi serio pericolo. Corse tosto al suo campo, ove le spighe cominciavano gi ad alzare la loro testina verde, e, per mezzo di un telone, riusc a proteggere il suo raccolto. Invece del grano, fu lui a esser preso di mira dalla grandine, ma non se ne dolse. Il maltempo continu per otto giorni, durante i quali il tuono non cess di rombare nelle profondit del cielo. Fra due temporali lo si sentiva ancora brontolare sordamente oltre l'orizzonte; poi riprendeva
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con rinnovata furia. Il cielo era attraversato da innumerevoli lampi, e la folgore colp parecchi alberi dell'isola, fra cui un pino enorme, che sporgeva vicino al lago, all'estremo limite della foresta. Anche la spiaggia fu due o tre volte raggiunta dal fluido elettrico, che la fuse e la vetrific. Trovando quei folgoriti, l'ingegnere fu indotto a credere che sarebbe stato possibile munire le finestre di grosse e solide vetrate, atte a sfidare il vento, la pioggia e la grandine. I coloni, non avendo lavori urgenti da fare all'aperto, approfittarono del brutto tempo per lavorare all'interno di GraniteHouse, il cui arredamento si perfezionava e si completava di giorno in giorno. L'ingegnere impiant un tornio, che gli permise di tornire alcuni utensili da toeletta e per la cucina, e particolarmente dei bottoni, la cui mancanza si faceva vivamente sentire. Una rastrelliera era stata installata per le armi, che erano tenute con estrema cura, e n le scansie n gli armadi lasciavano a desiderare. Se segava, si piallava, si limava, si torniva, e durante tutto quel periodo di cattivo tempo non si sent che lo stridore degli utensili da lavoro e il rumore del tornio, che rispondevano ai brontolii del tuono. Mastro Jup non era stato dimenticato; esso occupava una stanza a parte, presso il magazzino generale, una specie di cabina, con cuccetta sempre piena di buon strame, che gli conveniva a meraviglia. Con questo bravo Jup non ci sono mai recriminazioni, ripeteva spesso Pencroff; mai risposte scorrette! Che domestico, Nab, che domestico! Mio allievo, rispondeva Nab e fra poco mio pari! superiore a te, rispondeva ridendo il marinaio giacch, alla fin fine, tu, Nab, parli, mentre lui non parla! sottinteso che Jup era ormai al corrente del servizio. Batteva i vestiti, girava lo spiedo, spazzava le camere, serviva in tavola, metteva in ordine la legna, e, particolare che entusiasmava Pencroff, non si coricava mai senza essere andato a rimboccare il letto del bravo marinaio. Quanto alla salute dei membri della colonia, bipedi o bimani, quadrumani o quadrupedi, non lasciava affatto a desiderare. Con quella vita all'aria aperta, su quel suolo salubre, in zona temperata,
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lavorando intellettualmente e manualmente, essi potevano sperare di non cader mai malati. Infatti, tutti stavano meravigliosamente bene. Harbert era gi cresciuto due pollici in altezza in un anno. La sua persona si formava e diventava pi maschia, e prometteva d'essere presto un uomo compiuto nel fisico e nel morale. D'altronde, egli approfittava per istruirsi di tutti i momenti d'ozio che le occupazioni manuali gli lasciavano, leggeva i libri trovati nella cassa, e dopo le lezioni pratiche, che le necessit stesse della sua condizione gli offrivano continuamente, trovava, nell'ingegnere per le scienze, nel giornalista per le lingue, dei maestri che si dilettavano a completare la sua educazione. L'idea fissa dell'ingegnere era di trasmettere al ragazzo tutto quanto egli sapeva, di istruirlo con l'esempio e con la parola; e Harbert approfittava largamente delle lezioni del suo professore. Se muoio, pensava Cyrus Smith egli mi sostituir! I temporali ebbero fine verso il 9 marzo; ma il cielo rimase coperto dalle nubi durante tutto quell'ultimo mese dell'estate. L'atmosfera, violentemente turbata da tutte quelle scariche elettriche, non pot ricuperare la sua precedente purezza e vi furono quasi invariabilmente, piogge e nebbie, salvo tre o quattro belle giornate, che favorirono escursioni d'ogni sorta. In quel tempo l'onagro femmina partor un piccolo, appartenente allo stesso sesso della madre e che crebbe a meraviglia. Nel recinto vi fu, in identiche circostanze, accrescimento del gregge dei mufloni e parecchi agnelli belavano gi sotto le tettoie, con gran gioia di Nab e di Harbert, che avevano ciascuno il loro favorito fra i neonati. Fu tentato pure l'addomesticamento dei pecari, che riusc pienamente. Una stalla venne costruita accanto al pollaio e in breve essa ospit parecchi nati in via d'addomesticarsi, cio d'ingrassarsi mediante le cure di Nab. Mastro Jup, incaricato di portar loro il nutrimento quotidiano, risciacquature dei piatti, rimasugli di cucina, ecc., adempiva coscienziosamente al suo compito. Gli accadeva, s, talvolta, di divertirsi a spese dei suoi piccoli pensionanti, tirando loro la coda; ma era per scherzo e non per cattiveria, perch quei codini attorcigliati lo divertivano come un balocco, e il suo istinto era quello
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di un bambino. Un giorno di quello stesso mese di marzo, Pencroff, conversando con l'ingegnere, ricord a Cyrus Smith una promessa, che questi non aveva ancora avuto il tempo di mantenere. Avevate pariate d'un apparecchio atto a sopprimere le lunghe scale di Granite-House, signor Cyrus gli disse. Non Io farete, dunque, un giorno o l'altro? Volete parlare d'una specie d'ascensore! rispose Cyrus Smith. Chiamiamolo ascensore, se volete rispose il marinaio. Il nome non ha importanza, purch esso ci sollevi senza fatica sino alla nostra dimora. Sar una cosa facilissima, Pencroff, ma la credete utile? Certo, signor Cyrus. Dopo esserci provveduti del necessario, pensiamo un po' alle comodit. Per le persone sar forse un lusso, se volete; ma per le cose indispensabile! Non molto comodo arrampicarsi su per una lunga scala, quando si pesantemente carichi! Bene, Pencroff, vedremo di accontentarvi rispose Cyrus Smith. Ma non avete una macchina adatta a vostra disposizione. La faremo. Una macchina a vapore? No, una macchina idraulica. E, infatti, una forza naturale per manovrare il suo apparecchio era l a disposizione dell'ingegnere, ed egli poteva utilizzarla senza grande difficolt. Per questo, bastava aumentare l'afflusso d'acqua della piccola derivazione del lago che giungeva sin nell'interno di Granite-House. L'apertura, posta fra le pietre e le erbe all'estremit superiore dello scarico, fu dunque ingrandita e ci produsse una forte caduta d'acqua, la cui eccedenza si scaric per il pozzo interno. Sotto la cascata medesima, l'ingegnere colloc un cilindro a palette, che si collegava all'esterno con una ruota, intorno alla quale si avvolgeva un robusto cavo sostenente un grosso paniere. In questo modo, per mezzo di una lunga corda che cadeva sino a terra e permetteva di innestare e
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disinnestare il motore idraulico, si poteva salire nel paniere fino alla porta di Granite-House. Il 17 marzo l'ascensore funzion per la prima volta, fra la comune soddisfazione. Da allora in poi, tutti i fardelli - legna, carbone, provviste - e i coloni stessi, furono issati mediante quel semplice sistema, che sostitu la primitiva scala, da nessuno rimpianta. Top si mostr particolarmente lieto di questo miglioramento, perch non aveva n poteva avere la destrezza di Jup per arrampicarsi sui pioli e parecchie volte aveva dovuto fare l'ascensione di Granite-House sul dorso di Nab, oppure su quello dell'orango. Pure in quel periodo di tempo, Cyrus Smith tent di fabbricare del vetro, e dovette in principio adibire a questa nuova destinazione l'antico forno da stoviglie. La cosa presentava difficolt abbastanza gravi, ma, dopo parecchi tentativi infruttuosi, fin per riuscire a impiantare un laboratorio di vetreria, che Gedeon Spilett e Harbert, aiutanti naturali dell'ingegnere, non lasciarono per alcuni giorni. Le sostanze che entrano nella composizione del vetro sono unicamente la sabbia, la creta e la soda (carbonato o solfato). Ora, la spiaggia forniva la sabbia, la calce forniva la creta, le piante marine fornivano la soda, le piriti fornivano l'acido solforico e il suolo forniva il carbon fossile per scaldare il forno alla temperatura voluta. Cyrus Smith si trovava, dunque, nelle condizioni adatte per operare. L'utensile, la cui fabbricazione present la maggiore difficolt, fu la canna di vetraio, tubo di ferro lungo da cinque a sei piedi, che serve a raccogliere, con una delle sue estremit, la materia allo stato di fusione. Ma per mezzo di una striscia di ferro, lunga e sottile, che fu arrotolata come una canna di fucile, Pencroff riusc a fabbricare quell'arnese, che fu presto in grado di funzionare. Il 28 marzo il forno fu scaldato intensamente. Cento parti di sabbia, trentacinque di creta, quaranta di solfato di soda, mescolate a due o tre parti di carbone in polvere, composero la sostanza, che fu messa nei crogiuoli di terra refrattaria. Allorch la temperatura elevata del forno l'ebbe ridotta allo stato liquido o piuttosto allo stato pastoso, Cyrus Smith raccolse con la canna una certa quantit di questa pasta, la gir e la rigir su una piastra di metallo, precedentemente preparata, in modo da darle la forma conveniente
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per la soffiatura; poi pass la canna ad Harbert, dicendogli di soffiare dall'altra estremit. Come per fare delle bolle di sapone? domand il giovinetto. Precisamente rispose l'ingegnere. E Harbert, gonfiando le gote, soffi tanto e cos bene nella canna, avendo contemporaneamente cura di girarla sempre, che il suo soffio dilat la massa vetrosa. Altre quantit di sostanza in fusione vennero aggiunte alla prima, e ne risult in breve una bolla che misurava un piede di diametro. Allora Cyrus Smith riprese la canna dalle mani di Harbert e, imprimendole un movimento di pendolo, fece allungare la bolla malleabile, in modo da darle una forma cilindro-conica. L'operazione della soffiatura aveva dunque dato un cilindro di vetro, terminante con due calotte semisferiche, che furono facilmente staccate per mezzo d'un ferro tagliente bagnato d'acqua fredda; poi, con il medesimo procedimento, il cilindro venne tagliato per tutta la sua lunghezza e, dopo essere stato scaldato una seconda volta per renderlo malleabile, fu steso su una piastra e spianato mediante un rullo di legno. Il primo vetro era, dunque, fabbricato e bastava fare cinquanta volte la stessa operazione per avere cinquanta vetri. Cos le finestre di Granite-House furono in poco tempo fornite di lastre diafane, non bianchissime forse, ma sufficientemente trasparenti. Quanto agli altri oggetti, bicchieri e bottiglie, non fu che un gioco. Erano, del resto, accettati come venivano all'estremit della canna. Pencroff aveva domandato il favore di soffiare a sua volta e questo era un piacere per lui, ma soffiava molto forte, per cui i suoi prodotti ostentavano forme cos stravaganti, che riscuotevano tutta la sua ammirazione. Durante una delle escursioni fatte in quel tempo, fu scoperto un nuovo albero, i cui prodotti vennero ad accrescere ancora le disponibilit alimentari della colonia. Cyrus Smith e Harbert, cacciando, s'erano un giorno avventurati nella foresta del Far West, sulla sinistra del Mercy, e come sempre, il ragazzo faceva mille domande all'ingegnere, alle quali questi rispondeva con grandissimo piacere. Ma avviene per la caccia come per ogni occupazione di questo mondo: quando non ci si mette il
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necessario zelo, vi sono abbastanza motivi per non riuscire. Ora, dato che Cyrus Smith non era cacciatore e che, d'altra parte, Harbert parlava di chimica e di fisica, molti canguri, capibara e aguti passarono a tiro, ma sfuggirono alle fucilate del giovinetto. I due cacciatori rischiavano d'aver fatto un'escursione inutile, quando Harbert esclam: Ah! signor Cyrus, vedete quell'albero? E mostrava un arbusto, piuttosto che un albero, giacch non si componeva che d'un semplice fusto, rivestito di una scorza squamosa, con foglie rigate di piccole venature parallele. Che albero questo, che assomiglia a un piccolo palmizio? chiese Cyrus Smith. un cycas revoluta, di cui ho il disegno nel dizionario di storia naturale! Ma non vedo nessun frutto su quest'arbusto! No, signor Cyrus, rispose Harbert ma il suo tronco contiene una farina, che la natura ci fornisce gi macinata. dunque l'albero del pane? S, l'albero del pane. Ebbene, ragazzo mio, rispose l'ingegnere questa una scoperta preziosa, mentre attendiamo di raccogliere il frumento. All'opera, e voglia il Cielo che tu non ti sia sbagliato! Harbert non s'era sbagliato. Spezz il fusto di un cycas, ch'era composto d'un tessuto glandulare e racchiudeva una certa quantit di midollo farinoso, attraversato da fasci legnosi, separati da anelli della medesima sostanza, disposti concentricamente. A questa fecola si mescolava un succo mucillaginoso, di sapore sgradevole, che per sarebbe stato facile espellere mediante pressione. Questa sostanza cellulare costituiva una vera farina di qualit superiore, estremamente nutritiva e della quale un tempo le leggi giapponesi vietavano l'esportazione. Cyrus Smith e Harbert, dopo avere ben studiato la zona del Far West ove questi cycas crescevano, presero dei punti di riferimento e ritornarono a Granite-House, ove fecero conoscere la loro scoperta. L'indomani, i coloni andarono alla raccolta e Pencroff, sempre pi entusiasta della sua isola, diceva all'ingegnere:
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Signor Cyrus, credete che esistano delle isole per naufraghi? Che cosa intendete dire, Pencroff? Intendo delle isole create apposta perch vi si possa convenientemente naufragare e sulle quali dei poveri diavoli possano sempre trarsi d'imbarazzo! possibile rispose sorridendo l'ingegnere. sicuro, signore rispose Pencroff; e non meno sicuro che l'isola di Lincoln una di esse! Tornarono a Granite-House con un'ampia messe di fusti di cycas. L'ingegnere allest un torchio, allo scopo di estrarre il succo mucillaginoso mescolato alla fecola, e ottenne una notevole quantit di farina, che tra le mani di Nab si trasform in focacce e in pasticcini. Non era ancora il vero pane di frumento, ma gli assomigliava molto. In quel periodo di tempo, l'onagro, le capre e le pecore del recinto fornivano quotidianamente il latte necessario alla colonia. Il carro, o piuttosto una specie di carretta leggera che l'aveva sostituito, faceva frequenti viaggi al recinto, e quando toccava a Pencroff di fare il suo giro, questi conduceva seco Jup e gli faceva guidare il veicolo, compito che Jup adempiva con la consueta intelligenza, facendo schioccare la frusta. Tutto procedeva, dunque, a gonfie vele, sia nel recinto sia a Granite-House; e in verit i coloni, se non fosse stata la lontananza dalla patria, non avrebbero avuto di che lamentarsi. S'erano cos adattati a quella vita, d'altronde, e cos abituati al clima dell'isola, che non avrebbero lasciato senza rincrescimento quel suolo ospitale! Nondimeno, l'amore del proprio paese tanto radicato nel cuore dell'uomo, che se qualche bastimento si fosse inaspettatamente presentato in vista dell'isola, i coloni gli avrebbero fatto dei segnali, l'avrebbero fatto approdare e sarebbero partiti!... Intanto, vivevano di quell'esistenza felice, e avevano timore, piuttosto che desiderio, che un avvenimento qualunque venisse a interromperla. Ma chi potrebbe illudersi d'aver fermato per sempre la ruota della fortuna e d'essere al sicuro dai suoi rovesci? Comunque, l'isola di Lincoln, che i coloni abitavano gi da pi di un anno, era spesso argomento della loro conversazione, e un giorno
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fu fatta un'osservazione, che doveva produrre pi tardi gravi conseguenze. Era il primo d'aprile, il giorno di Pasqua, e Cyrus Smith e i suoi compagni l'avevano santificato con il riposo e la preghiera. La giornata era stata bella, come potrebbe esserlo una giornata d'ottobre nell'emisfero boreale. Tutti, verso sera, dopo il pranzo, erano riuniti sotto la veranda, sull'orlo dell'altipiano di Bellavista e guardavano salire la notte all'orizzonte. Nab aveva servito alcune tazze dell'infuso di semi di sambuco, che surrogava il caff. Si parlava dell'isola e della sua posizione isolata nel Pacifico, quando Gedeon Spilett usc a dire: Caro Cyrus, da che possedete il sestante trovato nella cassa, avete rilevato di nuovo la posizione della nostra isola? No rispose l'ingegnere. Eppure sarebbe forse opportuno farlo, con quello strumento che pi perfetto dell'altro da voi adoperato. A che serve? disse Pencroff. L'isola pur sempre dov'! Indubbiamente, rispose Spilett ma pu essere che l'imperfezione degli apparecchi abbia nociuto alla giustezza delle osservazioni, e dal momento che facile verificarne l'esattezza... Avete ragione, caro Spilett, rispose l'ingegnere avrei dovuto procedere prima a questa verifica, quantunque in caso di errore, esso non deve oltrepassare i cinque gradi di longitudine o di latitudine. Eh, chiss? riprese il giornalista, chiss se non siamo molto pi vicino a una terra abitata di quanto non crediamo? Lo sapremo domani rispose Cyrus Smith. Se non fosse per le molte occupazioni, che non mi hanno lasciato un momento libero, lo sapremmo gi. Basta! disse Pencroff il signor Cyrus troppo buon osservatore per essersi sbagliato, e se l'isola non si mossa dal suo posto, essa dovr essere dov'egli l'ha calcolata! Vedremo. Avvenne, dunque, che il giorno dopo l'ingegnere fece con il sestante le osservazioni necessarie per verificare le coordinate, che gi aveva ottenute, ed ecco il risultato della sua operazione.
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La sua prima osservazione gli aveva dato, sull'ubicazione dell'isola di Lincoln: In longitudine ovest: da 150 a 155. In latitudine sud: da 30 a 35. La seconda diede esattamente: In longitudine ovest: 150 30'. In latitudine sud: 34 57'. Dunque, nonostante l'imperfezione dei suoi apparecchi, Cyrus Smith aveva operato con tanta abilit, che il suo errore non aveva superato i cinque gradi. Adesso, disse Gedeon Spilett poich, oltre al sestante, possediamo anche un atlante, vediamo, caro Cyrus, la posizione che l'isola di Lincoln occupa esattamente nel Pacifico. Harbert and a cercare l'atlante che, com' noto, era stato edito in Francia e la cui nomenclatura, di conseguenza, era in lingua francese. La carta del Pacifico fu spiegata e l'ingegnere, compasso alla mano, s'accinse a situarvi l'isola. Improvvisamente, il compasso si ferm nella sua mano ed egli disse: Ma esiste gi un'isola in questa parte del Pacifico! Un'isola? esclam Pencroff. La nostra, indubbiamente rispose Gedeon Spilett. No riprese Cyrus Smith. Quest'isola situata a 153 di longitudine e 37 11 ' di latitudine, cio a due gradi e mezzo pi a ovest e due gradi pi a sud dell'isola di Lincoln. E che isola ? chiese Harbert. L'isola di Tabor. Un'isola importante? No, un isolotto sperduto nel Pacifico, e che probabilmente non mai stato esplorato! Bene, noi lo esploreremo disse Pencroff. Noi?
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S, signor Cyrus. Costruiremo una barca pontata, e io m'impegno a portarla. A quale distanza siamo da quest'isola di Tabor? A centocinquanta miglia circa a nord-est rispose Cyrus Smith. Centocinquanta miglia! Che cosa sono? disse Pencroff. Con vento favorevole, in quarantott'ore questa distanza sar superata! Ma a che scopo? chiese il giornalista. Non si sa mai. Si vedr! E in base a questa risposta, si decise di costruire una imbarcazione in modo da poter prendere il mare verso il prossimo mese d'ottobre, al ritorno della bella stagione.

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CAPITOLO X
COSTRUZIONE DELL'IMBARCAZIONE SECONDO RACCOLTO DI GRANO CACCIA AI KULA UNA NUOVA PIANTA PI PIACEVOLE CHE UTILE UNA BALENA IN VISTA IL RAMPONE DEL VINEYARD SQUARTAMENTO DEL CETACEO USO DEI FANONI LA FINE DEL MESE DI MAGGIO PENCROFF NON HA PI NULLA DA DESIDERARE
QUANDO Pencroff s'era messo in capo un'idea, non aveva e non lasciava tregua finch non riusciva a porla in atto. Ora, egli voleva visitare l'isola di Tabor, e siccome per questa traversata occorreva un'imbarcazione d'una certa grandezza bisognava costruire l'imbarcazione. Questo era il piano stabilito dall'ingegnere, che concordava in pieno con quello del marinaio. La barca doveva misurare trentacinque piedi di chiglia e nove piedi di baglio, il che l'avrebbe resa veloce, se la carena e le linee d'acqua fossero ben riuscite; non doveva pescare pi di sei piedi, immersione sufficiente contro lo scarroccio. Sarebbe stata completamente pontata; due boccaporti avrebbero dato accesso a due camere separate da una paratia, e sarebbe stata attrezzata come uno sloop, con randa, trinchettina, gabbiola, freccia e fiocco; velatura, questa, molto maneggevole e facilmente ammainabile in caso di temporali e indicatissima per l'andatura di bolina. Infine, lo scafo doveva essere costruito con fasciame a paro, cio con corsi che si pareggiassero invece di sovrapporsi; quanto all'ossatura, era necessario che fosse applicata a caldo, dopo la sistemazione del fasciame, che doveva essere montato su false coste.
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Che legno si doveva adoperare per la costruzione dell'imbarcazione? L'olmo o l'abete, che abbondavano nell'isola? Si opt per l'abete, legno facile a lavorare e che sopporta bene quanto l'olmo l'immersione prolungata nell'acqua. Stabiliti questi particolari, fu convenuto che, poich il ritorno della bella stagione non sarebbe avvenuto che entro sei mesi, avrebbero lavorato all'imbarcazione soltanto Cyrus Smith e Pencroff, mentre Gedeon Spilett e Harbert dovevano continuare a cacciare, e Nab, con mastro Jup, suo aiutante, non avrebbero abbandonato i lavori domestici loro affidati. Scelti gli alberi, li abbatterono, li tagliarono, li segarono in assi, come avrebbero potuto fare dei legnaioli provetti. Otto giorni dopo, nella rientranza esistente tra i Camini e la muraglia, era gi allestito il cantiere, e una chiglia, lunga trentacinque piedi, munita di un dritto di poppa e di una ruota di prua era distesa sulla sabbia. Cyrus Smith non aveva agito alla cieca in questa nuova bisogna. Se ne intendeva di costruzioni marittime come di quasi tutte le cose, ed era sulla carta che aveva studiato dapprima le forme della sua imbarcazione. D'altronde, era ben servito da Pencroff che, avendo lavorato alcuni anni in un cantiere di Brooklyn, conosceva la pratica del mestiere. Dunque, solo dopo calcoli severi e mature riflessioni i garbi furono incastrati sulla chiglia. Pencroff, com' facile immaginare, era tutto infervorato volendo condurre a buon fine la sua nuova impresa, e non avrebbe voluto abbandonarla un istante. Una sola operazione pot strapparlo, ma per un giorno soltanto, al suo cantiere: la seconda raccolta di grano, ch'ebbe luogo il 15 aprile. Era riuscita come la prima e diede i chicchi nella proporzione prevista. Cinque staia, signor Cyrus, disse Pencroff, dopo aver scrupolosamente misurato le sue ricchezze. Cinque staia, rispose l'ingegnere a centotrentamila chicchi per staio, fa seicentocinquantamila chicchi. Orbene, semineremo tutto questa volta, disse il marinaio meno una piccola riserva, per! S, Pencroff, e, se il prossimo raccolto dar un rendimento
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proporzionato, ne avremo quattromila staia. E si manger del pane? Si manger del pane. Ma bisogner fare un mulino? Si far il mulino. Il terzo campo di frumento fu, dunque, incomparabilmente pi esteso dei due primi e la terra, preparata con estrema cura, ricevette la preziosa semente. Fatto questo, Pencroff ritorn al suo lavoro. Intanto, Gedeon Spilett e Harbert cacciavano nei dintorni, avventurandosi nel folto ancora inesplorato della foresta del Far West, con i fucili carichi a palla, pronti a ogni cattivo incontro. Era un'inestricabile confusione d'alberi magnifici, pigiati gli uni contro gli altri, come se lo spazio fosse loro mancato. L'esplorazione di quelle masse boscose era estremamente difficile e il giornalista non vi si arrischiava mai senza portar seco la bussola da tasca, giacch il sole penetrava appena attraverso i rami folti e sarebbe stato difficile ritrovare il proprio cammino. Accadeva, naturalmente, che la selvaggina fosse pi rara in quei luoghi, ove non avrebbe avuto una abbastanza grande libert di movimenti. Nondimeno, tre grossi erbivori furono uccisi durante l'ultima quindicina d'aprile. Erano kula, di cui gi i coloni avevano veduto unesemplare a nord, del lago. Si lasciarono stupidamente uccidere fra I grossi rami degli alberi, sui quali avevano cercato rifugio. Le loro pelli furono portate alla Granite-House e, con l'aiuto dell'acido solforico, vennero sottoposte a una specie di concia, che le rese utilizzabili. Una scoperta, preziosa, da un altro punto di vista, fu sempre fatta durante una di quelle escursioni, per merito di Gedeon Spilett. Era il 30 aprile, I due cacciatori s'erano inoltrati nel fitto a sudovest della foresta del Far West, quando il giornalista, che precedeva Harbert d'una cinquantina di passi, arriv in una specie di radura, nella quale gli alberi, pi distanziati, lasciavano penetrare qualche raggio. Gedeon Spilett fu a tutta prima sorpreso dall'odore che esalavano certi vegetali dai fusti diritti, cilindrici e ramosi, che producevano dei fior disposti in grappoli e dei piccolissimi semi. Il giornalista sradic uno o due di quei fusti e ritorn verso il giovanetto, dicendogli:
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Guarda un po' che cos' questo, Harbert. Dove avete trovato questa pianta, signor Spilett? L, in una radura, dove cresce in grande abbondanza. Orbene, signor Spilett, disse Harbert ecco una scoperta che vi assicura tutti i diritti alla riconoscenza di Pencroff! dunque tabacco? S; se non di prima qualit, per sempre tabacco! Ah, quel bravo Pencroff! Come sar contento! Ma non lo fumer tutto, diamine, spero che ci lascer la nostra parte! Ah! un'idea, signor Spilett aggiunse Harbert. Non diciamo niente a Pencroff, prendiamoci il tempo di preparare queste foglie e, un bel giorno, gli presenteremo una pipa bell'e riempita! Siamo intesi, Harbert, e quel giorno il nostro bravo compagno non avr pi nulla da desiderare a questo mondo! Il giornalista e il ragazzo fecero una buona provvista della preziosa pianta e ritornarono a Granite-House, ove la introdussero di frodo e con tanta precauzione, come se Pencroff fosse stato il pi rigido dei doganieri. Cyrus Smith e Nab furono messi a parte della cosa e il marinaio non sospett di nulla durante tutto il tempo, abbastanza lungo, che occorse per far seccare le sottili foglie, tritarle e sottoporle a una certa torrefazione su delle pietre calde. Ci vollero due mesi; ma le manipolazioni poterono essere fatte all'insaputa di Pencroff, che occupato nella costruzione dell'imbarcazione non saliva a GraniteHouse che all'ora del riposo. Ancora una volta, per, la sua occupazione favorita fu interrotta il primo maggio, per un'avventura di pesca alla quale tutti i coloni dovettero prender parte. Da alcuni giorni era stato osservato in mare, a due o tre miglia di distanza dalla costa, un enorme animale che nuotava nelle acque dell'isola di Lincoln. Era una balena delle pi grandi, che, verosimilmente, doveva appartenere alla specie australe detta balena del Capo. Che bella fortuna sarebbe potercene impadronirei esclam il marinaio. Ah! se avessimo un'imbarcazione conveniente e un rampone in buono stato, come direi: Addosso alla bestia! la quale
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vale bene la pena d'essere catturata! Eh, Pencroff disse Gedeon Spilett; mi sarebbe proprio piaciuto vedervi manovrare il rampone. Dev'essere curioso! Curiosissimo e non senza pericolo disse l'ingegnere; ma, poich non abbiamo il mezzo di assalire quell'animale, inutile occuparsi di lui. Mi stupisce disse il giornalista di vedere una balena a questa latitudine relativamente elevata. Perch, signor Spilett? rispose Harbert. Siamo precisamente su quella parte del Pacifico, che i pescatori inglesi e americani chiamano il Whale Field,19 ed proprio qui, tra la Nuova Zelanda e l'America del Sud, che le balene s'incontrano in maggior numero nell'emisfero australe. Verissimo, disse Pencroff e quello che mi sorprende, invece, di non averne vedute "altre. Ma, dopo tutto, dato che non possiamo avvicinarle, poco importa! E Pencroff torn al suo lavoro, non senza mandare un sospiro di rimpianto, giacch in ogni marinaio c' un pescatore, e se il piacere della pesca in ragione diretta della grossezza dell'animale, si pu immaginare quello che prova un baleniere in presenza d'una balena! E se non si fosse trattato che di una pesca per diletto! Ma non si poteva fare a meno di pensare che la preda sarebbe stata di grande profitto per la colonia, in quanto l'olio, il grasso e i fanoni potevano venir adoperati per molti usi! Ora accadde questo, e cio, che la balena segnalata parve non voler abbandonare le acque dell'isola. Quindi, sia dalle finestre di Granite-House, sia dall'altipiano di Bellavista, Harbert e Gedeon Spilett, quando non erano a caccia, e Nab, pur sorvegliando i suoi fornelli, non lasciavano il cannocchiale e osservavano tutti i movimenti dell'animale. Il cetaceo, che si era imprigionato nella vasta baia dell'Unione, la solcava rapidamente dal capo Mandibola al capo Artiglio mosso dalla sua pinna caudale prodigiosamente possente, di cui si valeva spingendosi a sbalzi, con una velocit che andava qualche volta fino a dodici miglia all'ora. Talvolta, giungeva
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Campo delle balene. 330

tanto vicino all'isolotto, che si poteva distinguerlo in tutta la sua lunghezza. Era proprio la balena australe, ch' interamente nera e ha la testa pi schiacciata di quella delle balene del nord. La si vedeva pure proiettare a una grande altezza, dagli sfiatatoi, una nuvola di vapore... o d'acqua, poich per quanto bizzarra sembri la cosa, i naturalisti e i balenieri non sono ancora d'accordo su ci. aria o acqua quella che i cetacei emettono a quel modo? Generalmente si ammette che sia vapore, che condensandosi subito al contatto dell'aria fredda, ricade in pioggia. Nondimeno, la presenza di quel mammifero marino preoccupava i coloni e irritava soprattutto Pencroff, distraendolo dal suo lavoro. Egli era giunto a desiderar di prendere quella balena, come un bambino desidera un oggetto che gli viene negato. La notte la sognava a voce alta, e certamente, se avesse avuto la possibilit di assalirla, se la lancia fosse stata in grado di tenere il mare, non avrebbe esitato a farlo. Ma quello che i coloni non potevano fare, lo fece il caso per essi; e il 3 maggio le grida di Nab dalla finestra della cucina annunciarono che la balena era incagliata sulla spiaggia dell'isola. Harbert e Gedeon Spilett, che stavano partendo per la caccia, abbandonarono il fucile. Pencroff gett la scure, Cyrus Smith e Nab raggiunsero i loro compagni e tutti si diressero rapidamente verso il luogo dell'arenamento. L'incaglio era avvenuto sulla spiaggia della punta del Relitto, a tre miglia da Granite-House e durante l'alta marea. Era, dunque, probabile che il cetaceo non potesse liberarsi facilmente. In ogni caso, bisognava affrettarsi, allo scopo di potere, all'occorrenza, tagliargli la ritirata. Corsero tutti con picconi e spiedi ferrati, passarono il ponte del Mercy, ridiscesero la riva destra del fiume, presero per il greto, e in meno di venti minuti i coloni erano presso l'enorme animale, su cui pullulava gi una quantit d'uccelli. Che mostro! esclam Nab. L'espressione era giusta, poich si trattava di una balena australe, lunga ottanta piedi, un gigante della specie, che non doveva pesare meno di centocinquantamila libbre! Eppure il mostro, cos arenato, non si muoveva e non cercava,
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dibattendosi, di rimettersi a galla, mentre la marea era ancora alta. I coloni ebbero tosto la spiegazione di quell'immobilit quando, con la bassa marea, ebbero fatto il giro dell'animale. Era morto, e un rampone usciva dal suo fianco sinistro. Ci sono, dunque, delle baleniere nei nostri paraggi? disse subito Gedeon Spilett. Perch? chiese il marinaio. Perch ecco qui un rampone... Eh, signor Spilett, quello non prova nulla rispose Pencroff. Si son viste delle balene fare migliaia di miglia con un rampone nel fianco, e non ci sarebbe da meravigliarsi se questa fosse stata colpita nell'Atlantico del nord e fosse venuta a morire nel sud del Pacifico! Per... disse Gedeon Spilett, che non si sentiva soddisfatto dall'affermazione di Pencroff. S, possibilissimo rispose Cyrus Smith; ma esaminiamo questo rampone. Probabilmente, secondo un'usanza abbastanza diffusa, i balenieri vi hanno inciso il nome della loro nave. Infatti, Pencroff, avendo strappato il rampone dal fianco dell'animale, vi lesse: Maria-Stella, Vineyard. Una nave del Vineyard! Una nave del mio paese! esclam. La Maria-Stella! Una bella baleniera, in fede mia! Io la conosco bene! Ah, amici miei, un bastimento del Vineyard, una baleniera del Vineyard!20 E il. marinaio, brandendo il rampone, ripeteva non senza emozione quel nome che gli toccava il cuore, il nome del suo paese natale! Ma siccome non si poteva aspettare che la Maria-Stella venisse a reclamare l'animale da essa ramponato, fu deciso di procedere allo squartamento prima che si operasse la decomposizione. Gli uccelli
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Porto dello Stato di New York. 332

predatori, che da alcuni giorni spiavano quella ricca preda, volevano senza indugio prenderne possesso e bisogn allontanarli a fucilate. La balena era una femmina, e le sue mammelle fornirono una grande quantit di latte che, secondo l'opinione del naturalista Dieffenbach, poteva passare per latte di mucca; e infatti, esso non ne differisce n per il gusto, n per la colorazione, n per la densit. Pencroff aveva servito un tempo su una nave baleniera e pot quindi dirigere metodicamente l'operazione dello smembramento, operazione abbastanza antipatica, che dur tre giorni, ma davanti alla quale nessuno dei coloni si scoraggi, nemmeno Gedeon Spilett, che, a detta del marinaio, avrebbe finito per diventare un ottimo naufrago. Il lardo, tagliato a fette parallele dello spessore di due piedi e mezzo, poi diviso in pezzi di pi di mille libbre ciascuno, venne liquefatto in grandi vasi di terracotta, portati sul luogo stesso dello squartamento, poich non si voleva appestare gli accessi dell'altipiano di Bellavista; in questa fusione perdette circa un terzo del suo peso. Ma ce n'era a profusione: la lingua da sola diede seimila libbre d'olio e il labbro inferiore quattromila. Oltre a questo grasso, che doveva assicurare per lungo tempo la provvista di stearina e di glicerina, c'erano anche i fanoni, che a Granite-House avrebbero trovato, indubbiamente, utile impiego, bench non vi si adoperassero n busti n ombrelli. La parte superiore della bocca del cetaceo era, infatti, fornita, ai due lati, di ottocento lame cornee, elasticissime, di struttura fibrosa, e affilate agli orli come due grandi pettini, i cui denti, lunghi sei piedi, servono a trattenere le migliaia d'animaletti, di piccoli pesci e di molluschi di cui la balena si nutre. Finita l'operazione, con gran soddisfazione degli operatori, i resti dell'animale furono abbandonati agli uccelli, che ne avrebbero fatto sparire sino le ultime vestigia; e a Granite-House i lavori quotidiani vennero ripresi. Tuttavia, prima di rientrare al cantiere di costruzione, Cyrus Smith ebbe l'idea di fabbricare certi ordigni, che eccitarono vivamente la curiosit dei suoi compagni. Prese una dozzina di stecche di balena, che tagli in sei parti uguali e rese aguzze all'estremit. E questo, signor Cyrus domand Harbert, quando
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l'operazione fu terminata questo servir?... Ad ammazzare i lupi, le volpi e anche i giaguari rispose l'ingegnere. Adesso? No, quest'inverno, quando avremo del ghiaccio a nostra disposizione. Non capisco... disse Harbert. Comprenderai subito, ragazzo mio rispose l'ingegnere. Quest'ordigno non l'ho inventato io, ed frequentemente adoperato dai cacciatori aleutini dell'America Russa. I fanoni che vedete, amici, quando verr il gelo io li curver, li bagner d'acqua, finch siano interamente coperti da uno strato di ghiaccio, che manterr la loro curvatura, e li sparger sulla neve, dopo averli prima avvolti in uno strato di grasso. Ora, che cosa succeder se un animale affamato inghiotte una di queste esche? Il calore del suo stomaco fonder il ghiaccio e la stecca di balena, stendendosi, lo bucher con le sue punte aguzze. Ecco una trovata ingegnosa! disse Pencroff, E che risparmier la polvere e le palle aggiunse Cyrus Smith. meglio delle trappole! osserv Nab. Aspettiamo, dunque, l'inverno! Aspettiamo l'inverno. Intanto, la costruzione dell'imbarcazione progrediva e verso la fine del mese essa aveva gi met del fasciame. Si poteva gi intravedere che le sue forme sarebbero state eccellenti per tenere il mare. Pencroff lavorava con un ardore senza pari, e ci voleva la sua robusta natura per resistere a quelle fatiche; ma i suoi compagni gli preparavano in segreto una ricompensa; e il 31 maggio egli doveva provare una delle pi grandi gioie della sua vita. Quel giorno, infatti, alla fine del pranzo, nel momento in cui stava per abbandonare la tavola, Pencroff sent una mano appoggiarsi sulla sua spalla. Era Gedeon Spilett, che gli disse: Un momento, mastro Pencroff, non dovete andarvene cos! E
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la frutta la dimenticate? Grazie, signor Spilett, rispose il marinaio io torno al lavoro. Non bevete nemmeno una tazza di caff? Nemmeno. Una pipata, allora? Pencroff s'era alzato d'un balzo e la sua grossa faccia buona impallid, quando vide il giornalista che gli presentava una pipa completamente riempita e Harbert un tizzone ardente. Il marinaio volle articolare una parola, ma non vi riusc; afferr la pipa e la port alle labbra; poi, applicandovi il tizzone, aspir una dietro l'altra cinque o sei boccate. Si lev una nuvola azzurrognola e profumata e dalle profondit di quella nuvola si ud una voce commossa, che ripeteva: Tabacco! Vero tabacco! S, Pencroff rispose Cyrus Smith e per giunta, tabacco eccellente! Oh, divina Provvidenza! Sacro Autore di tutte le cose! esclam il marinaio. Non manca pi niente nella nostra isola! E Pencroff fumava, fumava, fumava! E chi ha fatto questa scoperta? chiese infine. Voi, Harbert, non c' dubbio. No, Pencroff. stato il signor Spilett. Il signor Spilett! grid il marinaio stringendo al petto il giornalista, che non aveva mai subito una stretta simile. Uff! Pencroff rispose Gedeon Spilett, riprendendo la respirazione per un istante compromessa. Riservate una parte della vostra riconoscenza anche ad Harbert, che ha riconosciuto la pianta, a Cyrus che l'ha preparata e a Nab, che ha dovuto molto faticare per custodire il nostro segreto! Orbene, amici miei, vi contraccambier un giorno o l'altro! rispose il marinaio. E ora, per la vita e per la morte!

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CAPITOLO XI
L'INVERNO FOLLATURA DELLA LANA IL MULINO UN'IDEA FISSA DI PENCROFF LE STECCHE DI BALENA A CHE COSA PU SERVIRE UN ALBATRO IL COMBUSTIBILE DELL'AVVENIRE TOP E JUP URAGANI DANNI AL POLLAIO UN'ESCURSIONE ALLA PALUDE CYRUS SMITH SOLO ESPLORAZIONE DEL POZZO
INTANTO arrivava l'inverno con il mese di giugno, che il dicembre delle zone boreali; e la maggior occupazione fu quella di confezionare vesti resistenti e atte a tener caldo. I mufloni del recinto erano stati spogliati della loro lana, e si trattava, dunque, ormai di trasformare quella preziosa materia tessile in stoffa. sottinteso che Cyrus Smith, non avendo a sua disposizione macchine per cardare, n per pettinare, n per lisciare, n per distendere, n per torcere, n mule-jenny, n self-acting per filare la lana, n telaio per tesserla, dovette procedere in un modo pi semplice, che consentisse di eliminare la filatura e la tessitura. E, infatti, egli si proponeva di utilizzare semplicemente la propriet che hanno i filamenti di lana di allacciarsi fra loro quando si comprimono in tutti i sensi, costituendo, con il loro semplice incrociarsi, quella stoffa che si chiama feltro. Il feltro poteva, dunque, ottenersi con una semplice pigiatura, operazione che, se diminuisce la morbidezza della stoffa, aumenta notevolmente le sue propriet conservatrici di calore. Ora, appunto, la lana prodotta dai mufloni era fatta di fiocchi cortissimi, ottima condizione questa per la feltratura. L'ingegnere, aiutato dai suoi compagni, compreso Pencroff, che
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dovette ancora una volta abbandonare la sua imbarcazione, cominci le operazioni preliminari, che avevano lo scopo di sbarazzare la lana da quella sostanza oleosa e grassa, di cui essa impregnata e che si chiama untume. Questa sgrassatura fu fatta in vasche piene di acqua, portate alla temperatura di settanta gradi, nelle quali la lana fu immersa per ventiquattro ore; poi venne lavata accuratamente in bagni di soda; infine, quando la pressione l'ebbe sufficientemente asciugata, si trov pronta per essere follata, vale a dire per diventare una solida stoffa, grossolana indubbiamente e senza alcun valore in un centro industriale d'Europa o d'America, ma che si doveva tener in gran pregio sui mercati dell'isola di Lincoln. Si capisce che questo genere di stoffa dev'essere stato conosciuto fin dai pi lontani tempi, e infatti, le prime stoffe di lana furono fabbricate mediante il procedimento che Cyrus Smith stava per mettere in pratica. La sua qualit d'ingegnere gli serv molto nella costruzione della macchina destinata a follare la lana, giacch egli seppe abilmente approfittare della forza meccanica, fino allora inutilizzata, della cascata d'acqua della spiaggia per muovere una gualchiera. Nulla di pi rudimentale di quella macchina. Un albero, munito di aste che sollevavano e lasciavano ricadere a volta a volta dei pestelli verticali; i recipienti destinati a ricevere la lana, all'interno dei quali ricadevano i detti pestelli; una forte armatura, anch'essa di legno, che conteneva e collegava tutto il sistema: tale era quella macchina e cos era stata per secoli fino al momento in cui si ebbe l'idea di sostituire i pestelli con dei compressori cilindrici e di sottoporre la materia non pi a una battitura, ma a una vera e propria laminatura. L'operazione, ben diretta da Cyrus Smith, riusc a meraviglia. La lana, precedentemente impregnata d'una soluzione saponacea, destinata da una parte a facilitare lo slittamento, il ravvicinamento, la compressione e il rammollimento delle fibre, dall'altra a impedire che la battitura potesse alterarla, usc dalla gualchiera sotto forma di un grosso strato di feltro. L'ispidezza propria dei bioccoli di lana si era cos bene appianata coi reciproci intrecci, da formare una stoffa ugualmente adatta a fare dei vestiti come delle coperte. Non era, evidentemente, n merinos, n mussolina, n cachemire di Scozia, n
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stoffa di seta, n panno, n raso di Cina, n orlans, n alpaca, n flanella! Era feltro lincolniano e l'isola di Lincoln vantava cos un'industria di pi. I coloni ebbero, quindi, insieme a buoni vestiti, anche grosse coperte e poterono senza timore attendere l'inverno del 1866-67. I grandi freddi cominciarono a farsi sentire verso il 20 giugno e, con grande rammarico, Pencroff dovette sospendere la costruzione della barca, che tuttavia sarebbe stata ugualmente finita per la futura primavera. L'idea fissa del marinaio era di fare un viaggio di ricognizione all'isola di Tabor, bench Cyrus Smith non approvasse questo viaggio di pura curiosit, dato che, evidentemente, niente di utile c'era da trovare su quello scoglio deserto e quasi arido. Un viaggio di centocinquanta miglia, su un'imbarcazione relativamente piccola, in mezzo a mari sconosciuti, non poteva non ispirargli qualche apprensione. Se la barca, una volta in alto mare, fosse venuta a trovarsi tanto nell'impossibilit di raggiungere Tabor, che di ritornare all'isola di Lincoln, che cosa sarebbe avvenuto di essi in mezzo al Pacifico, cos fecondo di sinistri? Cyrus Smith parlava spesso di questo progetto con Pencroff e trovava in lui un'ostinazione abbastanza strana nel voler compiere questo viaggio; ostinazione di cui forse il marinaio non si rendeva ben conto. Insomma, gli disse un giorno l'ingegnere vi faccio osservare, amico mio, che dopo aver detto tanto bene dell'isola di Lincoln, dopo aver tante volte manifestato il dispiacere che provereste nel doverla abbandonare, voi siete il primo a volerla lasciare. Lasciarla per pochi giorni soltanto, rispose Pencroff per pochi giorni soltanto, signor Cyrus! Il tempo d'andare e tornare; di vedere che cos' quell'isolotto! Ma non pu valere l'isola di Lincoln! Ne sono convinto fin d'ora! E allora perch avventurarcisi? Per sapere quel che succede all'isola di Tabor! Ma non vi succede niente! Non pu succedervi niente!
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Chi sa? E se foste sorpreso dalla tempesta? La tempesta non da temere nella bella stagione rispose Pencroff. Ma, signor Cyrus, siccome bisogna prevedere tutto, vi chieder il permesso di condurre con me soltanto Harbert, in questo viaggio. Pencroff, rispose l'ingegnere, mettendo la mano sulla spalla del marinaio se accadesse qualche disgrazia a voi e a quel ragazzo, che il caso ha fatto nostro figlio, credete che noi ce ne potremmo mai consolare? Signor Cyrus, rispose Pencroff con un'espressione d'incrollabile fiducia noi non vi causeremo un dolore simile. Del resto, riparleremo di questo viaggio quando il tempo di tentarlo sar giunto. Eppoi, immagino che, quando avrete visto la nostra imbarcazione, ben finita nell'opera morta, bene attrezzata, quando avrete visto come tiene il mare, quando avremo fatto il giro della nostra isola, poich lo faremo insieme, immagino, dico, che non esiterete pi a lasciarmi partire! Non vi nascondo che la vostra barca sar un vero capolavoro! Dite almeno: la nostra barca, Pencroff! rispose l'ingegnere, momentaneamente disarmato. La conversazione fin cos, per ricominciare pi tardi, senza convincere n il marinaio, n l'ingegnere. Le prime nevi caddero verso la fine del mese di giugno. Il recinto era stato in precedenza approvvigionato largamente e non ebbe pi bisogno di visite giornaliere; i coloni decisero per che non avrebbero lasciato passare una settimana senza andarvi. Le trappole furono tese di nuovo e vennero provati gli ordigni fabbricati da Cyrus Smith. Le stecche di balena ricurve, imprigionate in una guaina di ghiaccio e coperte da uno spesso strato di grasso, furono collocate sul margine della foresta, nel punto dove di solito passavano gli animali per recarsi al lago. Con viva soddisfazione dell'ingegnere, questa invenzione, presa ai cacciatori aleutini e rimessa in uso, riusc perfettamente. Una dozzina di volpi, alcuni cinghiali e anche un giaguaro vi si lasciarono prendere e furono trovati morti, con lo stomaco perforato dalle
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stecche di balena. E qui conviene raccontare un esperimento, giacch fu il primo tentativo fatto dai coloni per comunicare con i loro simili. Gedeon Spilett aveva gi pensato parecchie volte sia a gettare in mare uno scritto rinchiuso in una bottiglia, che la corrente poteva forse portare a una costa abitata, sia ad affidare lo scritto stesso a dei piccioni. Ma come sperare seriamente che piccioni o bottiglie potessero superare la distanza che separava l'isola da ogni altra terra, e cio milleduecento miglia? Sarebbe stata pura follia. Ma il 30 giugno venne catturato, non senza fatica, un albatro, che una fucilata d'Harbert aveva leggermente ferito a una zampa. Era un magnifico uccello della famiglia dei grandi volatori, la cui apertura d'ali misura dieci piedi e che possono attraversare mari grandi come il Pacifico. Harbert avrebbe voluto tenere quel superbo esemplare, la cui ferita guar rapidamente e pretendeva di addomesticarlo; ma Gedeon Spilett gli fece comprendere che bisognava approfittare dell'occasione per tentar di corrispondere, mediante quel messaggero, con le terre del Pacifico. Harbert dovette arrendersi, giacch se l'albatro era venuto da qualche regione abitata, non avrebbe mancato di ritornarvi quando fosse stato libero. Probabilmente, in sostanza, Gedeon Spilett, nel quale riappariva talvolta il giornalista, non era malcontento di lasciare nelle mani del caso un interessante articolo, narrante le avventure dei coloni dell'isola di Lincoln! Quale successo per il cronista del New York Herald e per il numero del giornale contenente la cronaca, se mai essa fosse arrivata all'indirizzo del suo direttore, l'egregio John Benett! Gedeon Spilett redasse, dunque, una notizia succinta, che fu messa in un sacco di forte tela gommata, con la preghiera per chiunque l'avesse trovata, di farla pervenire urgentemente agli uffici del New York Herald. Il sacchetto venne attaccato al collo dell'albatro, e non alla sua zampa, poich questi uccelli hanno l'abitudine di riposarsi sulla superficie del mare; poi, fu resa la libert a quel rapido corriere dell'aria e non senza qualche emozione i coloni lo videro sparire in lontananza, nelle brume dell'ovest.
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Dove va in quella direzione? chiese Pencroff. Verso la Nuova Zelanda rispose Harbert. Buon viaggio! grid il marinaio, che non si aspettava grandi risultati da quel modo di corrispondenza. Con l'inverno, i lavori erano stati ripresi nell'interno della GraniteHouse: riparazione di vestiti, confezioni diverse e fra l'altro delle vele per l'imbarcazione, che vennero tagliate nell'inesauribile involucro dell'aerostato. Durante il mese di luglio il freddo fu intenso, ma non si fece economia n di carbone, n di legna. Cyrus Smith aveva impiantato un secondo camino nel salone, e l i coloni passavano le lunghe serate. Conversazione durante il lavoro, lettura quando le mani restavano oziose, e il tempo passava con profitto per tutti. Era un vero godimento per essi quando, da quella sala ben illuminata dalle candele, ben riscaldata dal carbon fossile, dopo un pasto ristoratore, con la tazza di caff di sambuco fumante, e con le pipe che emettevano pennacchi di fumo odoroso, ascoltavano la tempesta mugghiare al di fuori! Avrebbero provato un benessere completo, se il benessere potesse esistere per chi lontano dai suoi simili e senza possibilit di comunicazione con loro! Conversavano sempre del loro Paese, degli amici che vi avevano lasciato, della grandezza della Repubblica americana, la cui influenza non poteva che aumentare; e Cyrus Smith, che aveva molto partecipato alla politica dell'Unione, interessava profondamente i suoi uditori con i suoi racconti e i suoi pronostici. Accadde che un giorno Gedeon Spilett fu indotto a dirgli: Ma, insomma, mio caro Cyrus, tutto questo movimento industriale e commerciale al quale voi predite un progresso costante, non corre pericolo di doversi totalmente arrestare presto o tardi? Arrestare? E perch? Ma per la mancanza di carbone, che si pu giustamente chiamare il pi prezioso dei minerali!, S, il pi prezioso, infatti, rispose l'ingegnere e sembra proprio che la natura ne abbia voluto affermare il valore creando il diamante, che non altro se non del carbonio puro cristallizzato. Non vorrete dire con questo, signor Cyrus, replic Pencroff
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che si brucer del diamante al posto del carbone nei focolari delle caldaie? No, amico mio rispose Cyrus Smith. Nondimeno, insisto rispose Gedeon Spilett. Non potete negare che un giorno il carbone sar interamente consumato! Oh, i giacimenti carboniferi sono ancora considerevoli, e i centomila operai che strappano loro annualmente cento milioni di quintali di minerale sono ancora lontani dell'averli esauriti! Con il crescente consumo del carbon fossile, rispose Gedeon Spilett si pu prevedere che questi centomila operai saranno tra breve duecentomila e che l'estrazione sar doppia. Indubbiamente; ma, dopo i giacimenti d'Europa, che nuove macchine permetteranno presto di sfruttare pi a fondo, le miniere di carbon fossile d'America e d'Australia forniranno per lungo tempo ancora materiale al consumo dell'industria. Per quanto tempo? domand il cronista. Almeno duecentocinquanta o trecento anni. rassicurante per noi, disse Pencroff ma inquietante per i nostri pronipoti! Si trover qualche altra cosa disse Harbert. Bisogna sperarlo rispose Gedeon Spilett poich, infine, senza carbone, non pi macchine, senza macchine, non pi ferrovie, n navi a vapore, n fabbriche, pi nulla, quindi, di quello che esige il progresso della vita moderna! Ma che cosa si trover dopo? chiese Pencroff. Lo immaginate, signor Cyrus? Press'a poco, amico. E che cosa si brucer al posto del carbone? L'acqua rispose Cyrus Smith. L'acqua, esclam Pencroff l'acqua per fare fuoco sui bastimenti a vapore e sulle locomotive, l'acqua per scaldare l'acqua! S, ma l'acqua scomposta nei suoi elementi costitutivi, rispose Cyrus Smith e scomposta, senza dubbio, dall'elettricit, che sar diventata allora una forza possente e maneggevole, in quanto tutte le grandi scoperte, per una legge inesplicabile, sembrano convergere e completarsi. S, amici, io credo che l'acqua sar un
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giorno impiegata come combustibile, che l'idrogeno e l'ossigeno di cui costituita, utilizzati isolatamente o simultaneamente, offriranno una sorgente di calore e di luce inesauribile e un'intensit che il carbon fossile non pu dare. Un giorno, i depositi di carbone dei piroscafi e i tender delle locomotive, invece che di carbone saranno caricati di questi due gas compressi, che bruceranno con un'enorme potenza calorifica. Cosicch, niente paura. Finch questa terra sar abitata, essa provveder ai bisogni dei suoi abitanti, che non mancheranno mai n di luce n di calore, come non mancheranno dei prodotti del regno vegetale, minerale o animale. Credo, quindi, che quando i giacimenti di carbon fossile saranno esauriti, si far fuoco e ci si scalder con l'acqua. L'acqua il carbone dell'avvenire. Come mi piacerebbe vedere queste cose! disse il marinaio. Sei nato troppo presto, Pencroff gli ribatt Nab, che intervenne nella discussione con queste parole. Tuttavia, non furono le parole di Nab a por fine alla conversazione, bens i latrati di Top, che esplosero di nuovo con quell'intonazione strana di cui gi l'ingegnere s'era preoccupato. Nello stesso tempo, Top ricominciava a girare intorno all'apertura del pozzo, situata all'estremit del corridoio interno. Che cos'ha, dunque, ancora, Top, per abbaiare cos? chiese Pencroff. E Jup, per grugnire in questo modo? aggiunse Nab. Infatti, la scimmia s'univa al cane nel dare segni indubbi d'agitazione; e, particolare strano, i due animali sembravano piuttosto inquieti che irritati. evidente, disse Gedeon Spilett che questo pozzo in comunicazione con il mare e che qualche animale marino viene di tanto in tanto a respirarvi nel fondo. evidente, rispose il marinaio e non c' altra spiegazione possibile... Andiamo, Top, silenzio, soggiunse Pencroff voltandosi verso il cane e tu, Jup, in camera tua! La scimmia e il cane tacquero. Jup torn a coricarsi, ma Top rimase nel salone e continu a far sentire dei sordi brontolii per tutta la serata. Nessuno accenn pi all'incidente, che per aveva fatto rabbuiare
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la fronte dell'ingegnere. Per tutto il resto del mese di luglio non fu che un alternarsi di pioggia e di freddo. La temperatura non si abbass come durante l'inverno precedente e il suo minimo non oltrepass gli otto gradi Fahrenheit (13,53 centigradi sotto zero). Ma se l'inverno fu meno freddo, fu nondimeno pi turbato dalle tempeste e dai colpi di vento. Si ebbero ancora violenti assalti del mare, che compromisero pi d'una volta i Camini. C'era da credere che un maremoto, provocato da qualche perturbazione sottomarina, sollevasse quelle onde mostruose e le precipitasse sulla muraglia di Granite-House. Quando i coloni, affacciati alle finestre, osservavano quelle enormi masse d'acqua che s'infrangevano sotto i loro occhi, non potevano che ammirare il magnifico spettacolo di quell'imponente furia dell'oceano. I flutti rimbalzavano in spuma abbagliante, la spiaggia intera scompariva sotto quella rabbiosa inondazione e il massiccio sembrava emergere dal mare stesso, i cui spruzzi s'elevavano a un'altezza di pi di cento piedi. Durante quelle tempeste era difficile, e pericoloso, anche, avventurarsi sulle strade dell'isola, poich la caduta di alberi era frequente. Nondimeno i coloni non lasciarono mai passare una settimana senza recarsi a visitare il recinto. Fortunatamente, quel recinto, riparato dai contrafforti sud-est del monte Franklin, non soffri molto delle violenze dell'uragano, che risparmi i suoi alberi, le sue tettoie e la palizzata. Ma il pollaio, posto sull'altipiano di Bellavista e di conseguenza direttamente esposto ai colpi del vento di levante, sub danni notevoli. La piccionaia fu scoperchiata due volte e la cinta pure s'abbatt. Tutto si doveva rifare pi solidamente, perch era chiaro che l'isola di Lincoln si trovava nei peggiori paraggi del Pacifico. Sembrava proprio ch'essa si trovasse al centro di vasti cicloni, che la sferzavano, come fa la frusta con la trottola. Solo che qui la trottola era immobile ed era la frusta che girava. Durante la prima settimana d'agosto le raffiche si calmarono a poco a poco e l'atmosfera ricuper una tranquillit che pareva avesse perduta per sempre. Con la calma, la temperatura s'abbass, il freddo ridivenne acutissimo e la colonna del termometro cadde a otto gradi Fahrenheit sotto zero (22 centigradi al di sotto del ghiaccio).
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Il 3 agosto un'escursione, progettata gi da vari giorni, fu fatta nel sud-est dell'isola, verso la palude delle tadorne. I cacciatori erano tentati da tutta la selvaggina acquatica che stabiliva col i suoi quartieri d'inverno. Anatre selvatiche, beccaccini, anitrelle, codoni, arzavole, svassi vi abbondavano, e fu deciso che si sarebbe consacrato un giorno a una spedizione contro quei volatili. Non solo Gedeon Spilett e Harbert, ma anche Pencroff e Nab parteciparono alla spedizione. Soltanto Cyrus Smith, prendendo a pretesto un lavoro qualunque, non si un a loro e rimase a GraniteHouse. I cacciatori presero, dunque, la strada di Porto Pallone per recarsi alla palude, dopo aver promesso d'esser di ritorno alla sera. Top e Jup li accompagnavano. Appena ebbero passato il ponte del Mercy, l'ingegnere lo rialz e torn indietro, con il pensiero di mettere in esecuzione un progetto per il quale voleva essere solo. Ora, questo progetto consisteva nell'esplorare minuziosamente il pozzo interno, la cui apertura s'apriva a livello del corridoio di Granite-House e comunicava con il mare, poich prima serviva di passaggio alle acque del lago. Perch Top si aggirava cos spesso intorno a quell'apertura? Perch emetteva si strani latrati, quando una specie d'inquietudine lo riconduceva verso il pozzo? Perch Jup s'univa a Top in una forma di comune ansiet? Quel pozzo aveva forse, altre diramazioni, oltre che la comunicazione verticale con il mare? Si ramificava forse verso altre parti dell'isola? Ecco quel che Cyrus Smith voleva sapere e, soprattutto, voleva essere solo a sapere. Aveva, dunque, deciso di tentare l'esplorazione del pozzo durante un'assenza dei compagni, e quel giorno, appunto, si presentava l'occasione di farla. Era facile discendere sino in fondo al pozzo usando la scala di corda che non serviva pi da quando era stato impiantato l'ascensore. La sua lunghezza era sufficiente. Cos fece. Trascin la scala fino a quel buco, dal diametro di circa sei piedi, e la lasci svolgersi, dopo averne solidamente fissato lestremit superiore. Poi, accesa una lanterna, presa una rivoltella e ficcatosi un coltellaccio nella cintura, cominci a discendere i primi gradini. Dappertutto la parete era piena, ma qua e l nella roccia
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esistevano alcune sporgenze, e servendosi di esse, sarebbe stato davvero possibile a un essere agile di salire fino all'apertura del pozzo. Fu questa un'osservazione dell'ingegnere; ma, muovendo attentamente la . lanterna a illuminare quelle sporgenze, non trov, alcuna impronta, alcuna rottura, che potesse far pensare a una scalata antica o recente. Cyrus Smith discese pi in fondo, rischiarando tutti i punti della parete. Non vide per nulla di sospetto. Quando l'ingegnere ebbe raggiunto gli ultimi pioli, trov la superficie dell'acqua, perfettamente calma. N a livello di essa, n in alcun'altra parte del pozzo si apriva alcun corridoio laterale che potesse ramificarsi all'interno del masso. La muraglia, che Cyrus Smith batt con il manico del coltello, suonava piena. Era un granito compatto, attraverso il quale nessun essere vivente poteva aprirsi un passaggio. Per arrivare in fondo al pozzo e sollevarsi poi sino alla sua apertura, bisognava necessariamente passare per quel canale, sempre sommerso, che lo metteva in comunicazione con il mare attraverso il sottosuolo roccioso del greto, e questo non era possibile che ad animali marini. Quanto alla localit dove finiva il canale, in qual punto del litorale e a quale profondit sotto l'acqua, non si poteva immaginarlo. Cyrus Smith, dunque, avendo terminata la sua esplorazione, risal, ritir la scala, ricoperse la bocca del pozzo e torn pensieroso nel salone di Granite-House, dicendo fra s: Non ho veduto niente; eppure qualcosa c'!

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CAPITOLO XII
L'ATTREZZATURA DELL'IMBARCAZIONE UN ATTACCO DI VOLPI JUP FERITO JUP CURATO JUP GUARITO LA COSTRUZIONE DELLA BARCA FINITA TRIONFO DI PENCROFF IL BONADVENTURE PRIMA PROVA A SUD DELL'ISOLA UN DOCUMENTO INATTESO
LA SERA stessa i cacciatori ritornarono, dopo una magnifica caccia; letteralmente carichi di selvaggina, portavano tutto quello che potevano portare quattro uomini. Top aveva una collana di codoni intorno al collo e Jup cinture di beccaccini intorno al corpo. Ecco, padrone, grid Nab ecco di che occupare il nostro tempo. Conserve, pasticci, ne avremo una gradita provvista! Ma bisogna che qualcuno mi aiuti. Conto su di te, Pencroff. Il marinaio rispose: No, Nab. L'attrezzatura dell'imbarcazione mi chiama, e tu dovrai fare senza di me. E voi, signor Harbert? Io, Nab, debbo andare al recinto rispose il ragazzo. Mi aiuterete, dunque, voi, signor Spilett? Per farti un piacere, Nab, rispose il giornalista ma ti prevengo che se mi sveli le tue ricette, le pubblicher. Come vi piacer, signor Spilett, rispose Nab, fate pure come vi piacer! Ed ecco, l'indomani, Gedeon Spilett, divenuto aiutante di Nab, e installato nel suo laboratorio culinario. Ma prima l'ingegnere gli aveva fatto conoscere il risultato dell'esplorazione, da lui tentata il giorno innanzi, e a questo proposito il cronista condivise l'opinione
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di Cyrus Smith, che, cio, sebbene egli non avesse trovato nulla, c'era pur sempre un segreto da scoprite! Il freddo persistette ancora per una settimana, e i coloni non uscirono da Granite-House, se non per prodigare le necessarie cure al pollaio. La dimora era profumata dai buoni odori emananti dalle sapienti manipolazioni di Nab e del giornalista. Ma il prodotto della caccia nella palude non fu tutto trasformato in carne conservata, e siccome la selvaggina, con quel freddo intenso, si manteneva in perfetto stato, anatre selvatiche e altri volatili furono mangiati freschi e dichiarati superiori a tutte le altre bestie acquatiche del mondo conosciuto. Durante quella settimana Pencroff, aiutato da Harbert, che maneggiava abilmente l'ago da velaio, lavor con tanto ardore, che le vele dell'imbarcazione furono finite. Il cordame di canapa non mancava, grazie alla ritrovata attrezzatura del pallone. I cavi, il cordame della rete, tutto era ottimamente marinaro, e il marinaio ne trasse buon partito. Sugli orli delle vele furono cucite forti ralinghe, e rimaneva ancora di che fabbricare le drizze, le sartie, le scotte, ecc. Quanto ai bozzelli, seguendo i consigli di Pencroff e servendosi del tornio precedentemente installato, Cyrus Smith fabbric tutti quelli che erano necessari. Accadde, quindi, che l'attrezzatura fosse pronta assai prima che il battello fosse finito. Pencroff prepar anche una bandiera azzurra, rossa e bianca; i colori erano stati forniti da piante coloranti, che abbondavano nell'isola. Solamente, alle trentasette stelle, rappresentanti i trentasette Stati dell'Unione, che risplendono nelle bandiere americane, il marinaio ne aveva aggiunto una trentottesima, la stella dello Stato di Lincoln, poich egli considerava la sua isola come gi unita alla grande Repubblica. Eh! diceva unita con il cuore, se non lo ancora di fatto! Intanto, quella bandiera fu inalberata alla finestra centrale di Granite-House e i coloni la salutarono con tre evviva. Si avvicinava il termine della stagione fredda e sembrava che quel secondo inverno dovesse passare senza gravi incidenti, quando, nella notte dell'11 agosto, l'altipiano di Bellavista fu minacciato di completa devastazione. Dopo una giornata molto attiva, i coloni dormivano
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profondamente, quando, verso le quattro di mattina, furono improvvisamente svegliati dai latrati di Top. Il cane questa volta non abbaiava vicino alla bocca del pozzo, ma sulla soglia della porta, e vi si gettava contro come se avesse voluto sfondarla; Jup, dal canto suo, mandava grida acute. Ebbene, Top! grid Nab, che fu il primo a svegliarsi. Ma il cane seguitava ad abbaiare con maggior furore. Che cosa c', dunque? domand Cyrus Smith. E tutti, vestiti in fretta e furia, si precipitarono verso le finestre della camera, aprendole. Sotto i loro occhi si stendeva uno strato di neve, che appena appariva bianca in quella notte oscurissima. I coloni non videro niente, ma sentirono dei singolari latrati nell'ombra. Era evidente che la spiaggia era stata invasa da un certo numero d'animali, che non si potevano distinguere. Che cos'? esclam Pencroff. Lupi, giaguari o scimmie! rispose Nab. Diamine! Ma possono raggiungere facilmente l'altipiano! disse il giornalista. E il pollaio, grid Harbert e le nostre piantagioni?... Per dove sono passati? chiese Pencroff. Avranno varcato il ponticello del greto, rispose l'ingegnere che uno di noi avr dimenticato di richiudere. Infatti, disse Spilett ricordo di averlo lasciato aperto... Un bell'affare avete fatto, signor Spilett! esclam il marinaio. Quel che fatto fatto rispose Cyrus Smith. Pensiamo adesso a quello che bisogna fare! Queste le domande e le risposte rapidamente scambiate fra Cyrus Smith e i suoi compagni. Intanto, era certo che il ponticello era stato varcato, che il greto era invaso da bestie e che queste, quali si fossero, potevano, risalendo la riva sinistra del Mercy, arrivare all'altipiano di Bellavista. Bisognava, dunque, superarle in sveltezza e all'occorrenza combatterle. Ma che bestie sono? fu chiesto una seconda volta, in un momento in cui i latrati echeggiavano con maggior forza.
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Quei latrati fecero trasalire Harbert, che si ricord di averli gi uditi durante la sua prima visita alle sorgenti del Creek Rosso. Sono di quella specie di volpi detti culpei disse. Avanti! grid il marinaio. E tutti, armatisi di scuri, carabine e rivoltelle, si precipitarono nell'ascensore e scesero sulla spiaggia. Questi culpei sono bestie pericolose, quando sono in gran numero e irritate dalla fame. Ci nonostante i coloni non esitarono a gettarsi in mezzo al branco, e le loro prime rivoltellate, lanciando rapidi bagliori nell'oscurit, fecero indietreggiare i primi assalitori. Quel che importava prima di tutto era di impedire a quei predoni di spingersi sino all'altipiano di Bellavista, poich le piantagioni e il pollaio sarebbero stati in loro balia e danni immensi, forse irreparabili, specialmente al campo di frumento, si sarebbero inevitabilmente verificati. Ma siccome l'invasione dell'altipiano non poteva effettuarsi che dalla riva sinistra del Mercy, bastava opporre alle volpi una barriera insormontabile sulla stretta porzione di sponda compresa tra il fiume e la muraglia di granito. Questo fu compreso da tutti, e a un ordine di Cyrus Smith, raggiunsero il punto designato, mentre il branco di volpi si slanciava nel buio. Cyrus Smith, Gedeon Spilett, Harbert, Pencroff e Nab si disposero, dunque, in modo da formare una linea invisibile. Top, con le formidabili mascelle aperte, precedeva i coloni seguito da Jup, armato d'un nodoso randello, che brandiva come una clava. La notte era estremamente buia. Soltanto al bagliore degli spari, che dovevano andare tutti a segno, si scorgevano gli assalitori, che sembravano essere almeno un centinaio e i cui occhi brillavano come carboni ardenti. Bisogna che non passino! esclam Pencroff. Non passeranno! rispose l'ingegnere. Ma, se non passarono, non fu certo perch non l'avessero tentato. Le ultime file incalzavano le prime e fu una lotta incessante a colpi di rivoltella e di accetta. Numerosi cadaveri di culpei dovevano gi essere sparsi al suolo, ma la turba non accennava a diminuire e si sarebbe detto che sempre nuovi rinforzi le giungessero attraverso il
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ponticello del greto. In breve, i coloni furono costretti a lottare a corpo a corpo e non poterono evitare alcune ferite, fortunatamente leggere. Con una rivoltellata, Harbert aveva liberato Nab, sul cui dorso un culpeo stava per abbattersi come un gattopardo. Top si batteva con vero furore, saltando alla gola delle volpi e strangolandole senz'altro. Jup, armato del suo bastone, menava botte da orbi e invano si tentava di farlo retrocedere. Dotato indubbiamente d'una vista che gli permetteva di penetrare in quell'oscurit, era sempre ove pi ferveva la mischia ed emetteva di tanto in tanto un fischio acuto, ch'era per lui il segno del massimo giubilo. A un certo punto, s'avanz tanto, che al bagliore di una revolverata, lo si pot vedere circondato da cinque o sei grandi culpei, ai quali teneva testa con raro sangue freddo. Ci nonostante la lotta doveva finire con la vittoria dei coloni, ma solo dopo una resistenza di pi di due ore! Le prime luci dell'alba determinarono certo la ritirata degli assalitori, che se la svignarono in direzione nord, in modo da ripassare il ponticello, che Nab corse immediatamente a rialzare. Quando l'apparire del giorno ebbe sufficientemente illuminato il campo di battaglia, i coloni poterono contare una cinquantina di cadaveri sparsi sulla spiaggia. E Jup! esclam Pencroff dov' Jup? Jup era scomparso. Il suo amico Nab lo chiam, e per la prima volta, Jup non rispose all'appello. Tutti si misero a cercare Jup, temendo di doverlo contare fra i morti. Il luogo fu sgombrato dai cadaveri che imbrattavano la neve con il loro sangue e Jup venne ritrovato in mezzo a un vero e proprio cumulo di volpi, le cui mascelle fracassate e le cui reni spezzate testimoniavano ch'esse avevano avuto a che fare con il terribile randello dell'intrepido animale. Il povero Jup teneva ancora in mano il troncone del suo bastone rotto; privato della sua arma, era stato sopraffatto dal numero, e profonde ferite gli solcavano il petto. vivo! grid Nab, chinandosi su di lui. E noi lo salveremo, rispose il marinaio lo cureremo come fosse uno di noi! Sembrava che Jup comprendesse, poich pieg la testa sulla spalla
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di Pencroff, come per ringraziarlo. Il marinaio era ferito egli pure, ma le sue ferite, come quelle dei suoi compagni, erano insignificanti, giacch grazie alle loro armi da fuoco, avevano potuto quasi sempre tener gli assalitori a distanza. Non c'era, dunque, che l'orango in stato grave. Jup, portato da Nab e Pencroff, fu condotto fino all'ascensore. Dalle labbra, gli usciva a stento un debolissimo gemito. Venne fatto risalire dolcemente a Granite-House. L, fu deposto su di un materasso tolto a una delle cuccette e le sue ferite furono lavate con la massima cura. Non pareva che avessero toccato alcun organo vitale, ma Jup era molto indebolito per la perdita di sangue, e la febbre si manifest abbastanza forte. Dopo la medicazione, fu coricato, gli fu imposta una severa dieta, proprio come a una persona umana, disse Nab, e gli fecero bere delle tazze di decotto rinfrescante, fatto con ingredienti forniti dalla farmacia vegetale di Granite-House. Jup s'addorment d'un sonno a tutta prima agitato; ma a poco a poco la sua respirazione divenne pi regolare e lo si lasci riposare nella maggior calma possibile. Di tanto in tanto Top, camminando, si pu dire sulla punta dei piedi, andava a trovare il suo amico e pareva approvare tutte le cure che gli venivano prodigate. Una mano di Jup pendeva fuori dal giaciglio e Top la leccava con aria contrita. Quella stessa mattina i coloni procedettero al seppellimento delle volpi morte, che furono trascinate fino alla foresta del Far West e sotterrate profondamente. Quell'attacco, che avrebbe potuto avere conseguenze assai gravi, fu una lezione per i coloni, e da allora in poi non si coricarono pi, senza che uno di essi non si fosse assicurato che tutti i ponti erano alzati e che nessuna invasione era possibile. Intanto Jup, dopo aver dato seriamente da temere durante alcuni giorni, reag vigorosamente contro il male. La sua costituzione ebbe la meglio, la febbre diminu a poco a poco, e Gedeon Spilett, ch'era anche un po' medico, lo consider presto come fuori pericolo. Il 16 agosto Jup cominci a mangiare. Nab gli faceva dei buoni piattini zuccherati, che il malato assaporava con volutt, giacch, se la brava bestia aveva un difettuccio, era proprio quello d'essere un tantino
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ghiotta, e Nab non aveva mai fatto niente per correggerla di quel difetto. Che cosa volete? diceva a Gedeon Spilett, che qualche volta gli rimproverava di viziarlo non ha altro piacere che quello della gola, questo povero Jup, e io sono troppo lieto di poter ricompensare cos i suoi servigi! Dieci giorni dopo essersi messo a letto, e cio il 21 agosto, mastro Jup si alz. Le sue ferite s'erano cicatrizzate e si vide bene che non avrebbe tardato a ricuperare l'agilit e il vigore abituali. Come tutti i convalescenti, fu preso da una fame davvero insaziabile e il giornalista lo lasci mangiare a suo piacimento, giacch si fidava di quell'istinto, che troppo spesso manca agli esseri ragionevoli e che doveva preservare l'orango da tutti gli eccessi. Nab gioiva vedendo ritornare l'appetito al suo allievo. Mangia gli diceva Jup mio, e non lasciarti mancar nulla! Hai versato il tuo sangue per noi e il meno ch'io possa fare di aiutarti a rifarlo! Finalmente, il 25 agosto si ud la voce di Nab che chiamava i suoi compagni. Signor Cyrus, signor Gedeon, signor Harbert, Pencroff, venite, venite! I coloni, riuniti nel salone, si alzarono alla chiamata di Nab, che proveniva dalla camera riservata a Jup. Che cosa c'? chiese il giornalista. Guardate! rispose Nab, scoppiando in una clamorosa risata. Che cosa videro i coloni? Mastro Jup che fumava tranquillamente, e seriamente, accoccolato come un turco sulla porta di GraniteHouse! La mia pipa! esclam Pencroff. Ha preso la mia pipa! Ah, mio bravo Jup, te la regalo. Fuma, amico mio, fuma! E Jup lanciava gravemente densi sbuffi di fumo, il che sembrava procurargli un godimento senza pari. Cyrus Smith non si mostr meravigliato del fatto e cit, anzi, parecchi esempi di scimmie addomesticate, alle quali l'uso del tabacco era divenuto familiare. Fatto sta, che da quel giorno mastro Jup ebbe la sua pipa tutta per
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lui, l'ex-pipa del marinaio, che fu appesa nella sua camera, vicino alla sua provvista di tabacco. Se la riempiva da s, l'accendeva con un carbone ardente, e poi pareva il pi felice dei quadrumani. Questa comunanza di gusti non fece che stringere maggiormente i gi stretti legami d'amicizia, che univano la brava scimmia e l'onesto marinaio. Forse un uomo diceva alle volte Pencroff a Nab. Ti meraviglie-resti se un giorno si mettesse a parlare? No, in fede mia rispose Nab. Mi meraviglio piuttosto che non parli, perch, dopo tutto, non gli manca che la parola. Mi divertirebbe molto disse il marinaio se un bel giorno mi dicesse: E se ci scambiassimo la pipa, Pencroff? S rispondeva Nab. Che disgrazia che sia muto dalla nascita! Con il mese di settembre l'inverno ebbe fine e i lavori ripresero. La costruzione della barca progred rapidamente. Il fasciame era gi stato completato, e furono sistemate internamente le ossature, in modo da collegare tutte le parti dello scafo con degli elementi resi flessibili con il vapore acqueo, e che si adattavano benissimo ai garbi e al loro piano. Siccome il legname non mancava, Pencroff propose all'ingegnere di rivestire internamente lo scafo con un fasciame impermeabile, che assicurasse completamente la solidit dell'imbarcazione. Cyrus Smith, non sapendo quel che poteva riservare l'avvenire, approv l'idea del marinaio di rendere l'imbarcazione pi solida che fosse possibile. Il fasciame interno e il ponte della barca furono interamente finiti verso il 15 settembre. Per calafatare i comenti fu fatta della stoppa con delle zostere secche, che furono introdotte a colpi di mazzuolo fra i corsi di fasciame dello scafo e della coperta; poi i comenti vennero ricoperti di catrame bollente, fornito abbondantemente dai pini della foresta. L'allestimento dell'imbarcazione fu semplicissimo. Era stata dapprima zavorrata con dei pesanti blocchi di granito inseriti su di un letto di calce e se ne stivarono cos complessivamente circa dodicimila libbre. Un pagliuolato fu posto sopra quella zavorra e l'interno fu diviso in due locali lungo i quali si stendevano due sedili,
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che servivano da casse. La parte dell'albero sotto coperta doveva sostenere la paratia, che separava i due locali nei quali si accedeva da due boccaporti, aperti sul ponte e muniti di tambuggi. Pencroff non fece fatica a trovare un albero adatto per l'alberatura. Scelse un giovane abete, ben diritto, senza nodi, che bast squadrare alla base formando la miccia e arrotondare alla cima. I ferri dell'albero, quelli del timone e quelli dello scafo, erano stati grossolanamente, ma solidamente fabbricati nella fucina dei Camini. Insomma pennoni, picco di randa, boma, antenne, aste, remi, ecc., tutto fu terminato nella prima settimana d'ottobre, e si stabil che la prova dell'imbarcazione sarebbe stata fatta nelle acque dell'isola, per constatare come si comportava in mare e in quale misura ci si poteva fidare. In tutto questo tempo, gli altri lavori necessari non erano stati per nulla trascurati. Il recinto era stato riordinato, giacch il gregge di mufloni e di pecore contava un certo numero di nuovi nati, che bisognava alloggiare e nutrire. Inoltre, i coloni non avevano mancato di visitare n il vivaio d'ostriche, n la conigliera, n i giacimenti di carbon fossile e di ferro, n alcune parti inesplorate delle foreste del Far West, ch'erano ricchissime di selvaggina. Furono scoperte altre piante indigene che, se non avevano un'utilit immediata, contribuirono a variare le riserve vegetali di Granite-House. Erano della specie dei ficoidi, alcune simili a quelli del Capo, con foglie carnose commestibili, altre con semi contenenti una specie di farina. Il 10 ottobre la barca venne varata in mare. Pencroff era raggiante. L'operazione riusc perfettamente. L'imbarcazione, tutta attrezzata, spinta su dei rulli sino alla battigia, venne in balia della marea montante e galleggi fra gli applausi dei coloni e particolarmente di Pencroff, che in quest'occasione non mostr alcuna modestia. D'altronde, la sua vanit doveva sopravvivere al varo della barca, poich, dopo averla costruita, egli stava per essere chiamato a comandarla. E infatti, il grado di capitano gli fu conferito con il consenso di tutti. Per soddisfare il capitano Pencroff bisogn innanzi tutto dare un nome all'imbarcazione, e dopo molte proposte lungamente discusse, i
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suffragi si orientarono su quello di Bonadventure, ch'era il nome di battesimo dell'onesto marinaio. Appena il Bonadventure fu sollevato dall'alta marea, si pot subito vedere che la sua linea di galleggiamento coincideva con le linee d'acqua del piano di costruzione e che poteva navigare bene a tutte le andature. Del resto, il collaudo doveva aver luogo il giorno stesso, in un'escursione al largo della costa. Il tempo era buono, il vento teso e il mare poco mosso, soprattutto sulla costa meridionale, poich il vento soffiava da nord-ovest gi da pi di un'ora. A bordo! A bordo! gridava il capitano Pencroff. Ma prima di partire bisognava far colazione, e parve anche utile portare delle provviste a bordo, nel caso che l'escursione fosse durata fino a sera inoltrata. Anche Cyrus Smith aveva fretta di provare quell'imbarcazione, di cui aveva fatto il progetto, bench ne avesse spesso modificato alcune parti su consiglio del marinaio; ma egli non aveva in essa la fiducia che manifestava Pencroff e dato che questi non parlava pi del viaggio all'isola di Tabor, Cyrus Smith sperava che il marinaio vi avesse rinunciato. Insomma, l'ingegnere non vedeva di buon occhio, che due o tre dei suoi compagni di avventurassero lontano su quella barca, cos piccola, dopo tutto, la cui stazza non superava quindici tonnellate. Alle dieci e mezzo tutti erano a bordo, persino Jup e Top. Nab e Harbert levarono l'ancora, che mordeva la sabbia presso la foce del Mercy, la randa venne issata, la bandiera dell'isola di Lincoln ondeggi al vento sulla cima dell'albero e il Bonadventure, governato da Pencroff, prese felicemente il largo. Per uscire dalla baia dell'Unione bisogn dapprima navigare con il vento dritto di poppa, e si pot constatare che, con quell'andatura, la velocit dell'imbarcazione era soddisfacente. Dopo aver doppiato la punta del Relitto e il capo Artiglio, Pencroff dovette stringere il vento, allo scopo di costeggiare ancora lungo la costa meridionale dell'isola e, dopo qualche viramento di bordo, osserv che il Bonadventure poteva navigare col vento a circa cinque quarte dalla prora e che scarrocciava poco. Vir benissimo in
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prora, manovriere, come dicono i naviganti, continuando a guadagnare al vento anche durante la virata. I passeggeri del Bonadventure erano veramente entusiasti. Avevano ora una buona imbarcazione che, all'occorrenza, avrebbe potuto render loro grandi servigi, e con quel bel tempo, con quella brezza favorevole, la gita fu proprio deliziosa. Pencroff si port al largo, a tre o quattro miglia dalla costa, all'altezza di Porto Pallone. L'isola apparve allora in tutta la sua estensione e sotto un nuovo aspetto, con il panorama variato del suo litorale dal capo Artiglio fino al promontorio del Rettile, in primo piano le foreste, nelle quali le conifere spiccavano ancora sul fogliame giovane degli altri alberi ricchi di gemme appena sbocciate, e il monte Franklin, che dominava l'insieme e la cui cima era bianca di neve. Com' bello! esclam Harbert. S, la nostra isola bella e buona rispose Pencroff. Io l'amo, come amavo la mia povera mamma! Essa ci ha ricevuti poveri e privi di tutto, e adesso che cosa manca a questi cinque figli, che le sono caduti dal cielo? Niente! rispose Nab niente, capitano! E i due galantuomini mandarono tre formidabili evviva in onore della loro isola! Intanto, Gedeon Spilett, appoggiato al piede dell'albero, disegnava il panorama che si svolgeva davanti ai suoi occhi. Cyrus Smith guardava in silenzio. Orbene, signor Cyrus, domand Pencroff che cosa dite della nostra barca? Sembra che si comporti bene rispose l'ingegnere. Bene! E adesso lo credete che potrebbe intraprendere un viaggio di una certa durata? Quale viaggio, Pencroff? Quello all'isola di Tabor, per esempio! Amico mio, rispose Cyrus Smith credo che, in un caso urgente, non bisognerebbe esitare ad affidarsi al Bonadventure, anche per una traversata pi lunga; ma sapete che vi vedrei con dispiacere partire per l'isola di Tabor, visto che nulla vi obbliga ad
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andarvi. Fa piacere conoscere i propri vicini rispose Pencroff, che s'ostinava nella sua idea. L'isola di Tabor la nostra vicina ed la sola! La cortesia vuole che si vada almeno a farle una visita! Diavolo! fece Gedeon Spilett. Il nostro amico Pencroff vuole proprio rispettare le convenienze! Io non voglio proprio niente! rimbecc il marinaio, che l'opposizione dell'ingegnere contrariava un poco, ma che non avrebbe voluto dargli un dispiacere. Pensate, Pencroff rispose Cyrus Smith che non potete andare solo all'isola di Tabor. Pencroff insistette: Un compagno mi baster. Sia pure rispose l'ingegnere. Dunque, arrischiate di privare la colonia dell'isola di Lincoln di due coloni su cinque? Su sei! rispose Pencroff. Dimenticate Jup. Su sette! aggiunse subito Nab. Top ne vale senza dubbio un altro! Non c' da temere nessun rischio, signor Cyrus riprese prontamente Pencroff. Pu essere, Pencroff; ma, ve lo ripeto, un esporsi senza necessit! L'ostinato marinaio non rispose e lasci cadere la conversazione, ben deciso a riprenderla in altro momento. Ma egli non s'immaginava certo che un incidente stava per venirgli in aiuto e cambiare in un'opera d'umanit quello che era soltanto un capriccio molto discutibile. Infatti, dopo essersi tenuto al largo, il Bonadventure veniva riavvicinandosi alla costa e dirigendosi verso Porto Pallone. Importava verificare i passi di mare esistenti tra i banchi di sabbia e gli scogli per segnalarli a mezzo di gavitelli, in caso di bisogno, poich quella piccola cala doveva essere il porto, ove si sarebbe ormeggiata la barca. Questa non era pi che a mezzo miglio dalla costa ed era stato necessario bordeggiare per risalire il vento contrario. La velocit del Bonadventure era allora molto diminuita, perch la brezza, in parte
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ostacolata dalla terra alta, gonfiava appena le vele, e il mare, levigato come un cristallo, non s'increspava che al soffio di brevi raffiche di vento, che passavano capricciosamente. Harbert stava a prua, allo scopo di indicare la rotta da seguire in mezzo ai passi, quando grid tutto a un tratto: Orza, Pencroff, orza!... Che cosa c'? rispose il marinaio, alzandosi. Uno scoglio? No... aspetta, disse Harbert non vedo bene... Orza ancora... bene... lascia portare un poco... E cos dicendo, Harbert, che si era coricato lungo il bordo, tuff rapidamente il braccio nell'acqua e si rialz, esclamando: Una bottiglia! E teneva in mano una bottiglia chiusa, che aveva allora afferrato alla distanza di alcune gomene dalla costa. Cyrus Smith prese la bottiglia. Senza dire parola, ne fece saltare il tappo, e ne estrasse un foglio di carta umida, sul quale si potevano leggere queste parole: Naufrago... Isola di Tabor: 153 long. O. 37 11' lat. S.

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CAPITOLO XIII
PARTENZA DECISA IPOTESI PREPARATIVI I TRE PASSEGGERI PRIMA NOTTE SECONDA NOTTE L'ISOLA DI TABOR RICERCHE SULLA SPIAGGIA RICERCHE NEI BOSCHI NESSUNO ANIMALI PIANTE UN'ABITAZIONE DESERTA
UN NAUFRAGO! esclam Pencroff abbandonato ad alcune centinaia di miglia da noi, su quell'isola di Tabor! Ah, signor Cyrus, adesso non vi opporrete pi al mio progetto di viaggio! No, Pencroff rispose Cyrus Smith. Partirete al pi presto possibile. Domani? Domani. L'ingegnere teneva in mano lo scritto che aveva tolto dalla bottiglia. Lo osserv attentamente, meditando per alcuni istanti, poi, riprendendo la parola: Da questo documento, amici, disse dalla forma stessa in cui redatto, si deve innanzi tutto concludere questo: in primo luogo, che il naufrago dell'isola di Tabor un uomo avente cognizioni abbastanza vaste in fatto di marina, poich d la latitudine e la longitudine dell'isola conformi a quelle che noi pure abbiamo trovate e con la pi scrupolosa approssimazione; secondariamente, egli inglese o americano, poich il documento scritto in lingua inglese. Questo perfettamente logico rispose Gedeon Spilett; e la presenza di questo naufrago spiega l'arrivo della cassa sulle spiagge dell'isola. C' stato un naufragio, poich c' un naufrago. Quanto a quest'ultimo, chiunque sia, provvidenziale per lui che Pencroff abbia avuto l'idea di costruire questa imbarcazione e di
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provarla oggi stesso, poich, un solo giorno di ritardo, e questa bottiglia poteva infrangersi contro gli scogli. Infatti, disse Harbert un fortunato caso che il Bonadventure sia passato di qua, precisamente quando questa bottiglia galleggiava ancora! E questo non vi sembra strano? chiese Cyrus Smith a Pencroff. Mi sembra una fortuna, ecco tutto rispose il marinaio. Perch vedete qualche cosa di straordinario in ci, signor Cyrus? Bisognava bene che questa bottiglia andasse da qualche parte, e perch non qui piuttosto che altrove? Avete forse ragione, Pencroff, disse l'ingegnere eppure... Ma, fece osservare Harbert nulla prova che questa bottiglia galleggi sul mare da molto tempo. Nulla, rispose Gedeon Spilett e anche il documento sembra essere stato scritto recentemente. Che cosa ne pensate, voi, Cyrus? una cosa difficile da verificare, e d'altronde, lo sapremo presto! rispose Cyrus Smith. Durante questa conversazione, Pencroff non era rimasto inattivo. Aveva virato di bordo e il Bonadventure, con tutte le vele gonfie, filava rapidamente al gran lasco verso il capo Artiglio. Tutti pensavano al naufrago dell'isola di Tabor. Erano ancora in tempo per salvarlo? Grande avvenimento nella vita dei coloni! Essi stessi non erano che dei naufraghi; ma bisognava temere che un altro non fosse stato altrettanto favorito, e il loro dovere era di correre incontro allo sventurato. Il capo Artiglio fu doppiato e il Bonadventure, verso le quattro, and a gettar l'ancora alla foce del Mercy. La sera stessa, furono stabiliti i particolari relativi alla nuova spedizione. Parve opportuno che solo Pencroff ed Harbert, che conoscevano la manovra di un'imbarcazione, intraprendessero quel viaggio. Partendo l'indomani, 11 ottobre, sarebbero arrivati a destinazione nella giornata del 13, giacch, perdurando il vento, non occorrevano pi di quarantotto ore per fare quella traversata di centocinquanta miglia. Un giorno sull'isola, tre o quattro giorni per
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ritornare, si poteva dunque calcolare che il 17 sarebbero stati di ritorno all'isola di Lincoln. Il tempo era bello, il barometro risaliva senza scosse, il vento sembrava costante, tutto volgeva dunque a favore di quella brava gente, che un dovere d'umanit stava per condurre lontano dalla sua isola. Cos, era stato convenuto che Cyrus Smith, Nab e Gedeon Spilett sarebbero rimasti a Granite-House; ma all'ultimo momento vi fu una protesta, e Gedeon Spilett, che non dimenticava la sua professione di cronista del New York Herald, dichiar risolutamente che sarebbe andato a nuoto piuttosto che perdere una simile occasione, e fu ammesso a prender parte al viaggio. La serata fu impiegata a trasportare a bordo del Bonadventure gli oggetti necessari alle cuccette, utensili, armi, munizioni, una bussola, viveri per circa otto giorni; e compiuta rapidamente questa operazione, i coloni risalirono a Granite-House. L'indomani, alle cinque del mattino, furono fatti gli addii non senza una certa emozione da ambo le parti. Pencroff, avendo messo alla vela, si diresse verso il capo Artiglio, che doveva scapolare, per poi venire direttamente in rotta di sud-ovest. Il Bonadventure era gi a un quarto di miglio dalla costa, quando i suoi passeggeri scorsero sulle alture di Granite-House due uomini che facevano loro segni d'addio. Erano Cyrus Smith e Nab. I nostri amici! esclam Gedeon Spilett. Ecco la nostra prima separazione, dopo quindici mesi!... Pencroff, il giornalista ed Harbert fecero un ultimo segno di saluto e Granite-House scomparve tosto dietro le alte rocce del capo. Durante le prime ore della giornata il Bonadventure rimase costantemente in vista della costa meridionale dell'isola di Lincoln, che in breve non fu pi visibile se non sotto forma di un verde canestro, dal quale emergeva il monte Franklin. Le alture, diminuite dalla lontananza, le davano un aspetto poco attraente per indurre una nave all'atterraggio. Il promontorio del Rettile fu scapolato verso il tocco, ma a dieci miglia al largo. Da quella distanza non era pi possibile distinguere nulla della costa occidentale, che si stendeva sino ai rilievi del monte Franklin, e tre ore dopo tutta l'isola di Lincoln era scomparsa sotto la
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linea dell'orizzonte. Il Bonadventure si comportava perfettamente. Beccheggiava moderatamente e filava spedito. Pencroff aveva alzato la controranda e procedeva con forze di vele seguendo una direzione rettilinea, regolandosi con la bussola. Di tanto in tanto Harbert gli dava il cambio al timone e la mano del giovinetto era cos ferma, che il marinaio non aveva da rimproverargli una sola imbardata. Gedeon Spilett conversava con l'uno e con l'altro e, all'occorrenza, dava una mano alla manovra. Il capitano Pencroff era assolutamente soddisfatto del suo equipaggio e parlava nientemeno di gratificarlo di un quarto di vino per bordata! Alla sera, la luna crescente, che doveva essere al suo primo quarto il 16, si disegn nel crepuscolo solare e scomparve subito. La notte fu buia, ma molto stellata e una bella giornata s'annunciava ancora per l'indomani. Pencroff, per prudenza, ammain la controranda, non intendendo esporsi alle sorprese di qualche eccesso di vento con della tela in testa d'albero. Era forse eccessiva precauzione per una notte cos calma, ma Pencroff era un marinaio prudente e non si sarebbe potuto biasimarlo. Il giornalista dormi una parte della notte. Pencroff e Harbert si diedero il cambio ogni due ore al timone. Il marinaio si fidava di Harbert come di se stesso e la sua fiducia era giustificata dal sangue freddo e dal senno del ragazzo. Pencroff gli dava la rotta come un comandante al suo timoniere e Harbert non lasciava deviare d'un filo il Bonadventure. La notte pass bene e la giornata del 12 ottobre trascorse nelle medesime condizioni. La rotta a sud-ovest fu strettamente mantenuta durante tutta quella giornata, e se il Bonadventure non avesse incontrato qualche corrente imprevista, avrebbe preso terra esattamente sull'isola di Tabor. Il mare che l'imbarcazione percorreva allora era assolutamente deserto. Talvolta qualche grande uccello, albatro o fregata, passava a tiro di fucile, e Gedeon Spilett si chiedeva se non era a uno di quei
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potenti volatori che egli aveva affidato la sua ultima cronaca diretta al New York Herald. Quegli uccelli erano i soli esseri che sembravano frequentare la parte d'Oceano compresa fra l'isola di Tabor e l'isola di Lincoln. Eppure, fece osservare Harbert siamo nell'epoca in cui le baleniere si dirigono ordinariamente verso la parte meridionale del Pacifico. Veramente, non credo che ci sia un mare pi abbandonato di questo! Esso non proprio cos deserto come dite! rispose Pencroff. Che cosa intendete dire? domand il cronista. Ma certo, poich ci siamo noi! Forse voi prendete la nostra imbarcazione per un avanzo di naufragio e le nostre persone per marsuini? E Pencroff rise del suo scherzo. La sera, dai calcoli fatti, si poteva pensare che il Bonadventure avesse percorso una distanza di pi di centoventi miglia dal momento della sua partenza dall'isola di Lincoln, vale a dire da trentasei ore, al che corrispondeva una velocit di tre miglia e un terzo all'ora. Il vento era debole e tendeva a diminuire. Tuttavia, si poteva sperare che l'indomani, allo spuntar del giorno, se la stima era giusta e la direzione buona, i navigatori avrebbero avvistato l'isola di Tabor. Cos, n Gedeon Spilett, n Harbert, n Pencroff dormirono durante la notte dal 12 al 13 ottobre. Nell'attesa del nuovo giorno essi non potevano sottrarsi a una viva emozione. C'erano tante incognite nell'impresa che avevano tentata! Erano vicini all'isola di Tabor? L'isola era ancora abitata dal naufrago che andavano a soccorrere? Che uomo era costui? La sua presenza non avrebbe portato qualche disordine nella piccola colonia, cos unita sino allora? Avrebbe acconsentito, egli, d'altronde, a cambiare la sua prigione per un'altra? Tutte queste incertezze, che sarebbero state indubbiamente risolte l'indomani, li tenevano desti e, alle prime luci del giorno, essi fissarono successivamente gli sguardi su tutti i punti dell'orizzonte ad ovest. Terra! grid Pencroff verso le sei della mattina. Poich era inammissibile che Pencroff si fosse sbagliato, era evidente che la terra era l.
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Immaginarsi la gioia del piccolo equipaggio del Bonadventurel Fra poche ore sarebbe stato sul litorale dell'isola. L'isola di Tabor, sorta di costa bassa appena emergente dai flutti, non era lontana pi di quindici miglia. La prora del Bonadventure, ch'era diretta un poco a sud dell'isola, venne messa sull'isola stessa, e a misura che il sole saliva a est, alcune cime si mostravano qua e l. Non che un isolotto, molto meno importante dell'isola di Lincoln, fece osservare Harbert e probabilmente dovuto, com'essa, a qualche sollevamento sottomarino. Alle undici della mattina, il Bonadventure non era che a due miglia dall'isola di Tabor, e Pencroff, cercando un passaggio per toccar terra, procedeva con estrema prudenza in quelle acque sconosciute. Si abbracciava allora in tutto il suo insieme l'isolotto, sul quale si scorgevano boschetti di alberi gommiferi verdeggianti ed alcuni altri grandi alberi, della natura di quelli che crescevano sull'isola di Lincoln. Ma, cosa abbastanza stupefacente, non s'alzava un filo di fumo a indicare che l'isolotto era abitato, n appariva un segnale su di un punto qualsiasi della costa! Eppure il documento parlava chiaro: c'era un naufrago, e questo naufrago avrebbe dovuto essere in attesa! Intanto il Bonadventure s'avventurava fra i passi abbastanza capricciosi che gli scogli lasciavano fra loro e di cui Pencroff osservava le minime sinuosit con la massima attenzione. Aveva messo Harbert al timone e, stando a prua, esaminava le acque, pronto ad ammainare la vela di cui teneva in mano la drizza. Gedeon Spilett, armato di cannocchiale, percorreva tutto il lido senza scorgere nulla. Finalmente, a mezzogiorno circa, il Bonadventure and a urtare con la ruota di prua su una spiaggia sabbiosa. L'ancora fu gettata, le vele ammainate e l'equipaggio della piccola imbarcazione scese a terra. E non c'era da dubitare che fosse l'isola di Tabor, poich dalle carte pi recenti non risultava esistere nessuna altra isola in quella parte del Pacifico, fra la Nuova Zelanda e la costa americana. L'imbarcazione fu solidamente ormeggiata, perch la marea calante non potesse trascinarla con s; poi, Pencroff e i suoi due
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compagni, dopo essersi bene armati, risalirono il lido, allo scopo di raggiungere una specie di cono, alto da duecentocinquanta a trecento piedi, a un mezzo miglio di distanza. Dalla sommit di quella collina, disse Gedeon Spilett potremo indubbiamente avere una conoscenza sommaria dell'isolotto, e questo faciliter le nostre ricerche. Cos, facciamo qui quello che il signor Cyrus ha fatto prima di tutto all'isola di Lincoln, salendo il monte Franklin disse Harbert. Precisamente, rispose il giornalista ed il miglior modo di procedere! Cos ragionando, gli esploratori avanzavano seguendo il margine d'una prateria, che terminava proprio ai piedi del cono. Stormi di piccioni di montagna e di rondini di mare, simili a quelli dell'isola di Lincoln, fuggivano dinanzi a loro. Sotto il bosco, che fiancheggiava la prateria a sinistra, sentirono frusciare gli sterpi, intravidero un agitarsi d'erbe, che indicava la presenza d'animali in fuga, ma niente ancora indicava che l'isolotto fosse abitato. Giunti ai piedi del cono, Pencroff, Harbert e Gedeon Spilett vi salirono in pochi istanti e i loro sguardi percorsero i diversi punti dell'orizzonte. Erano proprio su di un isolotto, che non misurava pi di sei miglia di perimetro e il cui sviluppo costiero, poco frastagliato da capi o da promontori, poco incavato da seni o da baie, presentava la forma di un ovale allungato. Tutt'intorno, il mare, assolutamente deserto, si stendeva fino ai limiti del cielo. Non una terra, non una vela in vista! Quell'isolotto, boscoso in tutta la sua superficie, non offriva la variet d'aspetti dell'isola di Lincoln, arida e selvaggia in una parte, ma ricca e fertile nell'altra. Qui c'era una massa uniforme di verde, dominata da due o tre colline, poco elevate. In senso obliquo all'ovale dell'isolotto, un ruscello scorreva attraverso una larga prateria e andava a gettarsi sulla costa occidentale, per una stretta foce. Il territorio ristretto disse Harbert. S, rispose Pencroff e sarebbe stato un po' piccolo per noi! E inoltre, aggiunse il giornalista sembra disabitato.
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Infatti, rispose Harbert nulla qui rivela la presenza dell'uomo. Scendiamo disse Pencroff e cerchiamo. Il marinaio e i suoi due compagni tornarono alla spiaggia, nel punto in cui avevano lasciato il Bonadventure. Avevano deciso di fare a piedi il giro dell'isolotto prima di avventurarsi nell'interno, di modo che nessuna parte sfuggisse alle loro investigazioni. La spiaggia era facile a percorrere e solo in alcuni punti interrotta da grosse rocce, che si potevano facilmente aggirare. Gli esploratori discesero verso il sud, facendo fuggire numerose schiere d'uccelli acquatici e branchi di foche, che si gettavano in mare al solo scorgerli da lontano. Non la prima volta fece osservare il giornalista che quelle bestie vedono degli uomini. Esse li temono: dunque li conoscono. Un'ora dopo l'inizio del giro, i tre erano arrivati alla punta sud dell'isolotto, terminato da un capo aguzzo, e risalirono verso nord seguendo la costa occidentale, ugualmente formata di sabbia e di rocce, che folti boschi orlavano in secondo piano. In nessuna parte v'era traccia di abitazione, in nessuna parte l'impronta d'un piede umano, per quanto l'intero perimetro dell'isolotto in quattro ore di marcia fosse stato interamente percorso. Era molto strano, e bisognava credere che l'isola di Tabor non era stata o non era pi abitata. Forse, dopo tutto, il documento aveva gi parecchi mesi o parecchi anni, ed era possibile, in questo caso, o che il naufrago fosse stato rimpatriato o che fosse morto di stenti. Pencroff, Gedeon Spilett e Harbert, sempre formulando ipotesi pi o meno plausibili, desinarono in fretta a bordo del Bonadventure per riprendere subito la loro esplorazione e continuarla fino a notte. E questo appunto fu fatto alle cinque della sera, ora in cui essi s'avventurarono fra i boschi. Numerosi animali fuggirono al loro avvicinarsi, ed erano principalmente, si potrebbe dire anzi unicamente, capre e porci, che, si vedeva, appartenevano alle specie europee. Indubbiamente qualche baleniera li aveva sbarcati sull'isola, ove s'erano rapidamente moltiplicati. Harbert si propose di catturarne una o due coppie vive,
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allo scopo di portarle all'isola di Lincoln. Non si poteva, dunque, dubitare che, in un'epoca qualunque, gli uomini avessero visitato quell'isolotto. E questo parve ancora pi evidente quando, attraverso la foresta, apparvero sentieri tracciati, tronchi d'albero abbattuti con la scure e dappertutto segni del lavoro umano; ma quegli alberi, che marcivano ormai, erano stati atterrati gi da vari anni, le intaccature dell'accetta erano vellutate di muschio e le erbe crescevano, lunghe e folte, attraverso i sentieri, ch'era difficile rintracciare. Ma, fece osservare Gedeon Spilett tutto questo prova che non solo degli uomini sono sbarcati su quest'isolotto, ma che l'hanno anche abitato per un certo tempo. Ora, chi erano questi uomini? Quanti erano? Quanti ne restano? Il documento, disse Harbert non parla che di un naufrago solo. Ebbene, s'egli ancora nell'isola, rispose Pencroff impossibile che non lo troviamo. L'esplorazione, dunque, continu. Il marinaio e i suoi compagni seguirono naturalmente la strada che tagliava diagonalmente l'isolotto e arrivarono cos a costeggiare il ruscello che si dirigeva verso il mare. Se gli animali d'origine europea, se alcuni lavori dovuti a una mano umana dimostravano incontestabilmente che l'uomo era gi venuto sull'isolotto, parecchi esemplari del regno vegetale lo provavano ancora meglio. In certi luoghi, in mezzo a radure, era evidente che la terra era stata coltivata a ortaggi e legumi, in tempo probabilmente abbastanza lontano. Cos, quale fu la gioia di Harbert quando riconobbe le patate, le cicorie, la lattuga, le carote, i cavoli, le rape, di cui bastava raccogliere la semenza per arricchirne il suolo dell'isola di Lincoln! Bene, bene! diceva Pencroff. Questo sar l'ideale per Nab e per noi. Se, dunque, non ritroviamo il naufrago, almeno il nostro viaggio non sar stato inutile e Dio ci avr ricompensati! Indubbiamente rispose Gedeon Spilett; ma, a giudicare dallo stato in cui si trovano queste colture, si pu temere che l'isolotto non sia pi abitato da lungo tempo.
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Infatti, rispose Harbert un abitante, chiunque fosse, non trascurerebbe una coltivazione cos importante! S! disse Pencroff questo naufrago partito!... Bisogna supporlo... Bisogna, dunque, ammettere che il documento abbia una data gi remota? Evidentemente. E che la bottiglia non sia arrivata all'isola di Lincoln se non dopo aver lungamente galleggiato sul mare? Perch no? rispose Pencroff. Ma la notte vicina, soggiunse e io penso che sia meglio sospendere le nostre ricerche. Ritorniamo a bordo e domani ricominceremo disse il giornalista. Era il consiglio pi saggio e stava per essere seguito, quando Harbert, mostrando una massa confusa fra gli alberi, esclam: Un'abitazione! Subito tutt'e tre si diressero verso il punto indicato. Al chiarore del crepuscolo, fu possibile vedere ch'essa era stata costruita con assi ricoperte d'una grossa tela catramata. La porta, semichiusa, fu spinta da Pencroff, che entr con passo rapido... L'abitazione era vuota!

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CAPITOLO XIV
INVENTARIO LA NOTTE ALCUNE LETTERE CONTINUAZIONE DELLE RICERCHE PIANTE E ANIMALI GRAVE PERICOLO CORSO DA HARBERT A BORDO LA PARTENZA CATTIVO TEMPO UN BARLUME D'ISTINTO PERDUTI IN MARE UN FUOCO ACCESO A PROPOSITO
PENCROFF, Harbert e Gedeon Spilett erano rimasti silenziosi in mezzo all'oscurit. Pencroff chiam ad alta voce. Non ebbe nessuna risposta. Il marinaio batt allora l'acciarino e accese una frasca. Quella luce rischiar per un istante una saletta, che parve assolutamente abbandonata. In fondo c'era un camino rudimentale, con delle ceneri fredde e una bracciata di legna secca. Pencroff vi gett il ramoscello infiammato, la legna scoppiett e diede una viva luce. Il marinaio e i suoi due compagni scorsero allora un letto disfatto, le cui coperte, umide e ingiallite, provavano che non serviva pi da gran tempo. In un angolo del caminetto, due ramini coperti di ruggine e una marmitta rovesciata; un armadio, con qualche vestito da marinaio mezzo ammuffito; sulla tavola, una posata di stagno e una Bibbia, rosa dall'umidit; in un angolo, alcuni utensili: vanga, zappa, piccone, due fucili da caccia, di cui uno rotto; su di una scansia, un bariletto di polvere ancora intatto, un bariletto di piombo e parecchie scatole d'esca; il tutto coperto da uno spesso strato di polvere, accumulatosi probabilmente in lunghi anni. Non c' nessuno disse il giornalista. Nessuno! rispose Pencroff.
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molto tempo che questa stanza non pi abitata fece osservare Harbert. S, molto tempo! approv il giornalista. Signor Spilett, disse allora Pencroff invece di ritornare a bordo, penso che sia meglio passare la notte in questa abitazione. Avete ragione, Pencroff, rispose Gedeon Spilett ma se il suo proprietario ritorna, be', forse non si lagner di trovar preso il suo posto! Non ritorner! disse il marinaio, crollando il capo. Credete che abbia lasciato l'isola? chiese il cronista. Se avesse abbandonato l'isola, avrebbe portato seco le armi e gli utensili rispose Pencroff. Voi sapete il valore che i naufraghi danno a tali oggetti, che sono gli ultimi avanzi del naufragio. No, no! ripet il marinaio con accento di convinzione No, non ha lasciato l'isola! Se si fosse salvato su di una barca costruita da lui stesso, avrebbe ancor meno abbandonato questi oggetti di prima necessit! No, egli nell'isola! Vivo?... domand Harbert. Vivo o morto. Ma se morto, non si sar sotterrato da s, suppongo, rispose Pencroff e ne ritroveremo almeno i resti! Fu, dunque, deciso di passare la notte nell'abitazione abbandonata, che poteva essere sufficientemente riscaldata mediante una provvista di legna trovata in un canto. Chiusa la porta, Pencroff, Harbert e Gedeon Spilett, seduti su di una panca, rimasero l, parlando poco, ma riflettendo molto. Essi si trovavano in una disposizione di spirito atta a supporre come ad attendersi qualsiasi cosa, e ascoltavano attentamente i rumori esterni. La porta avrebbe potuto aprirsi improvvisamente, e un uomo presentarsi a loro, che non ne sarebbero stati sorpresi, malgrado quanto quella dimora rivelava di abbandono, e avevano le mani pronte a stringere quelle di quell'uomo, di quel naufrago, di quell'amico sconosciuto, che era aspettato da amici! Ma nessun rumore si fece udire, la porta non s'aperse e le ore trascorsero cos. Come sembr lunga quella notte al marinaio e ai suoi due compagni! Harbert solo aveva dormito un paio d'ore, giacch alla sua et il sonno un bisogno assoluto. Tutti e tre avevano fretta di
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riprendere l'esplorazione del giorno prima e di frugare quell'isolotto fin nei suoi angoli pi segreti! Le deduzioni di Pencroff erano assolutamente giuste, ed era quasi certo che, essendo la casa abbandonata con gli utensili e le armi, l'ospite era perito. Conveniva, dunque, cercarne i resti e dar loro almeno sepoltura cristiana. Sorse il giorno, Pencroff e i suoi compagni procedettero immediatamente all'esame dell'abitazione. Era stata costruita in una posizione veramente felice, dietro a una collinetta ombreggiata da cinque o sei magnifiche acacie gommifere. Attraverso gli alberi, davanti alla facciata, la scure aveva aperto una vasta radura, che permetteva agli sguardi di spaziare sul mare aperto. Un tappeto erboso, fiancheggiato da un recinto di legno che cadeva in rovina, conduceva alla spiaggia, sulla sinistra della quale s'apriva la foce del ruscello. Quell'abitazione era stata fatta con assi ed era facile indovinare che esse provenivano dallo scafo o dal ponte d'una nave. Era, dunque, probabile che un bastimento disalberato fosse stato gettato sulla costa dell'isola, che un solo uomo dell'equipaggio si fosse salvato e che con i rottami della nave, quell'uomo, avendo degli attrezzi a sua disposizione, avesse costruito quella dimora. Questo divenne anche pi evidente quando Gedeon Spilett, dopo aver fatto il giro dell'abitazione, vide su di una tavola, forse una di quelle che formavano l'impavesata del bastimento naufragato, queste lettere gi cancellate a met:
BR. TAN. A

Britannia! esclam Pencroff, chiamato dal giornalista un nome comune a molti velieri, e non potrei dire se questo era inglese o americano! Poco importa, Pencroff! Poco importa, infatti, rispose il marinaio; e il superstite del suo equipaggio, se vive ancora, noi lo salveremo, a qualunque Paese appartenga! Ma, prima di ricominciare la nostra esplorazione, ritorniamo al Bonadventure! Una specie d'inquietudine s'era impadronita di Pencroff per la sorte della sua imbarcazione. Se l'isolotto era abitato e se qualche
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abitante se ne fosse impadronito... Ma fin per alzar le spalle a quest'inverosimile supposizione. Fatto sta, che al marinaio non spiaceva d'andare a far colazione a bordo. La strada, gi tutta tracciata, del resto, non era lunga: un miglio appena. Fu ripreso, dunque, il cammino, pur frugando sempre con lo sguardo i boschi e i cedui, attraverso i quali capre e porci fuggivano a centinaia. Venti minuti dopo aver lasciato l'abitazione, Pencroff e i suoi compagni rivedevano la costa dell'isola e il Bonadventure, assicurato all'ancora, che mordeva profondamente la sabbia. Pencroff non pot trattenere un sospiro di soddisfazione. Dopo tutto, quell'imbarcazione era sua figlia, e la condizione dei padri quella d'essere spesso inquieti oltre il ragionevole. I tre coloni risalirono a bordo, fecero colazione in modo da non aver bisogno di pranzare che molto tardi, poi, terminato il pasto, l'esplorazione venne ripresa e condotta con la cura pi minuziosa. Insomma, era assai probabile che l'unico abitante dell'isolotto fosse morto. Perci era piuttosto un morto che un vivo colui del quale Pencroff e i compagni cercavano le tracce! Ma le loro ricerche furono vane, e, per buona met della giornata, perlustrarono inutilmente le macchie d'alberi che coprivano l'isolotto. Bisogn proprio ammettere allora che, se il naufrago era morto, non restava pi ormai alcuna traccia del suo cadavere e che qualche belva, indubbiamente, l'aveva divorato fino all'ultimo osso. Ripartiremo domani allo spuntar del giorno disse Pencroff ai compagni, che verso le due dopo mezzogiorno si coricarono all'ombra d'un gruppo di pini, per riposarsi un poco. Credo che possiamo senza scrupoli portar con noi gli utensili appartenuti al naufrago soggiunse Harbert. Lo credo anch'io disse Gedeon Spilett. Queste armi, questi arnesi, completeranno il materiale di Granite-House. Se non m'inganno, la riserva di polvere e di piombo importante. S, rispose Pencroff ma non dimentichiamo di catturare una o due coppie di questi porci, di cui l'isola di Lincoln priva... N di raccogliere queste sementi, aggiunse Harbert che ci daranno tutte le verdure del vecchio e del nuovo continente.
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Allora, sarebbe forse opportuno rimanere un giorno di pi sull'isola di Tabor, disse il cronista allo scopo di raccogliervi tutto quello che ci pu essere utile. No, signor Spilett rispose Pencroff; io vi chiedo di partire proprio domani, allo spuntar del giorno. Mi pare che il vento abbia tendenza a girare ad ovest, e, dopo aver avuto buon vento per venire, avremo buon vento anche per ritornare. Allora non perdiamo tempo! disse Harbert alzandosi. Non perdiamo tempo rispose Pencroff. Tu Harbert, occupati di raccogliere le sementi, che conosci meglio di noi. Intanto, il signor Spilett e io andremo a dar la caccia ai porci, e bench ci manchi Top, spero bene che riusciremo a catturarne alcuni! Harbert s'avvi, dunque, per il sentiero che doveva ricondurlo verso la parte coltivata dell'isolotto, mentre il marinaio e il giornalista rientravano direttamente nella foresta. Molti esemplari della razza porcina fuggirono dinanzi a essi; quegli animali, singolarmente agili, non sembravano disposti a lasciarsi avvicinare. Ci nonostante, dopo una mezz'ora di inseguimenti, i cacciatori erano riusciti a impadronirsi d'una coppia, che s'era rintanata in un ceduo fitto, quando delle grida risuonarono a qualche centinaio di passi, a nord dell'isolotto. A quelle grida si mescolavano urla rauche orribili, che non avevano nulla di umano. Pencroff e Gedeon Spilett si rialzarono e i porci approfittarono di quel movimento per scappare, proprio mentre il marinaio si preparava a legarli. la voce di Harbert! disse il giornalista. Corriamo! grid Pencroff. Il marinaio e Gedeon Spilett si diressero con tutta la velocit delle loro gambe verso il luogo da cui provenivano quelle grida. Avevano fatto bene ad affrettarsi, giacch alla svolta del sentiero, presso una radura, scorsero il giovinetto atterrato da un essere selvaggio, una gigantesca scimmia indubbiamente, che stava per ridurlo a mal partito. Gettarsi sul mostro, atterrarlo a sua volta, strappargli Harbert, e poi afferrarlo solidamente, fu l'affare di un istante per Pencroff e Gedeon Spilett. Il marinaio era di una forza erculea, il giornalista
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robustissimo pure; malgrado la resistenza del mostro, essi lo legarono ben stretto, in modo che non potesse pi fare un movimento. Ti sent male, Harbert? domand Gedeon Spilett. No, no! Ah, se quella scimmia t'avesse ferito!... esclam Pencroff. Ma non una scimmia! rispose Harbert. A queste parole, Pencroff e Gedeon Spilett guardarono allora l'essere singolare, che giaceva a terra. In verit, non era una scimmia! Era una creatura umana, era un uomo! Ma quale uomo! Un selvaggio, in tutta l'orribile accezione della parola, e tanto pi spaventevole, in quanto sembrava esser caduto all'ultimo grado dell'abbrutimento! Capigliatura ispida, barba incolta che scendeva fino al petto, corpo quasi nudo, salvo un brandello di stoffa sulle reni, occhi feroci, mani enormi, unghie smisuratamente lunghe, colorito scuro come il mogano, piedi induriti come il corno: tale era la miserabile creatura che pure bisognava chiamare uomo! Ma si aveva veramente il diritto di chiedersi se in quel corpo c'era ancora un'anima, o se soltanto il volgare istinto del bruto era sopravvissuto in lui! Siete ben sicuro che sia un uomo o che lo sia stato? domand Pencroff al giornalista. Ahim, non c' dubbio! rispose questi. Sarebbe, dunque, il naufrago? disse Harbert. S, rispose Spilett ma il disgraziato non ha pi nulla di umano! Il giornalista diceva il vero. Era evidente che, se il naufrago era stato un essere civile, l'isolamento ne aveva fatto un selvaggio, e peggio, forse, un vero uomo dei boschi. Suoni rauchi gli uscivano dalla gola, fra denti che avevano l'acutezza di quelli dei carnivori, fatti per masticare ormai soltanto carne cruda. La memoria doveva indubbiamente averlo abbandonato da gran tempo e pure da tempo egli non sapeva pi servirsi dei suoi utensili, delle sue armi; non sapeva pi accendere il fuoco! Si vedeva ch'era ancora svelto e agile, ma che tutte le qualit fisiche s'erano sviluppate in lui a detrimento delle qualit morali!
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Gedeon Spilett gli parl. Non parve comprendere e nemmeno udire... Eppure, guardandolo bene negli occhi, il cronista credette di vedere che la ragione non era interamente spenta in lui. Frattanto, il prigioniero non si dibatteva e non tentava di spezzare i suoi lacci. Era annientato dalla presenza di quegli uomini di cui era stato il simile? Ritrovava egli in un angolo del suo cervello qualche fuggitivo ricordo che lo riconduceva all'umanit? Lasciato libero, avrebbe tentato di fuggire o sarebbe rimasto? Non si sa, ma nemmeno ne fu fatta la prova e, dopo aver considerato il meschino con estrema attenzione: Chiunque sia, disse Gedeon Spilett chiunque sia stato o possa divenire, il nostro dovere di condurlo con noi all'isola di Lincoln! S, si! rispose Harbert e forse si potr, con molte cure, risvegliare in lui qualche barlume d'intelligenza! L'anima non muore, soggiunse il giornalista; e sarebbe una grande soddisfazione strappare questa creatura di Dio all'abbrutimento! Pencroff scuoteva la testa in aria di dubbio. Bisogna tentare, a ogni modo, riprese il giornalista l'umanit ce lo impone. Era infatti il loro dovere di essere civili e cristiani. Tutt'e tre lo compresero e sapevano bene che Cyrus Smith li avrebbe approvati per avere agito cos. Lo lasceremo legato? domand il marinaio. Forse camminerebbe se gli sciogliessimo i piedi? disse Harbert. Proviamo rispose Pencroff. Le corde che impacciavano i piedi del prigioniero furono sciolte, ma le sue braccia rimasero strettamente legate. Egli si alz da s e non parve manifestare alcun desiderio di fuggire. I suoi occhi aridi dardeggiavano sui tre uomini che camminavano vicino a lui, e nulla denotava ch'egli si ricordasse d'essere un loro simile o almeno d'esserlo stato. Un sibilo continuo gli sfuggiva dalle labbra, e il suo aspetto era feroce; ma non cerc di resistere. Per consiglio del giornalista, lo sventurato venne ricondotto al suo
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rifugio. Forse la vista degli oggetti che gli appartenevano avrebbe fatto qualche impressione su di lui! Forse bastava una scintilla per ravvivare il suo pensiero oscurato, per riaccendere la sua anima spenta! L'abitazione non era lontana. In pochi minuti vi giunsero; ma anche l il prigioniero non riconobbe nulla: sembrava aver perduto coscienza di tutto! Che pensare del grado d'abbrutimento in cui lo sciagurato era caduto, se non che la sua prigionia sull'isolotto datava gi da gran tempo e che, dopo esservi arrivato ragionevole, l'isolamento l'aveva ridotto in quello stato? Il giornalista ebbe allora l'idea che la vista del fuoco forse avrebbe agito su di lui, e in un istante una di quelle belle fiammate, che attirano anche gli animali, illumin il focolare. La vista della fiamma sembr dapprima fissare l'attenzione dell'infelice; ma subito dopo egli indietreggi e il suo sguardo incosciente si spense. Evidentemente, non c'era nient'altro da fare, almeno per il momento, che condurlo a bordo del Bonadventure, come fu fatto; e l egli rimase sotto la guardia di Pencroff. Harbert e Gedeon Spilett ritornarono sull'isolotto per terminarvi le loro ricerche, e alcune ore dopo erano di ritorno alla spiaggia, recando gli utensili e le armi, una raccolta di sementi di ortaggi, alcuni capi di selvaggina e due coppie di porci. Il tutto fu imbarcato e il Bonadventure si tenne pronto a levar l'ancora, appena la marea dell'indomani mattina si fosse fatta sentire. Il prigioniero era stato messo nella cabina di prua, dove rimase calmo, silenzioso, sordo e muto a un tempo. Pencroff gli offr da mangiare, ma egli respinse la carne cotta che gli fu presentata e che, senza dubbio, non gli si addiceva pi. Infatti, avendogli il marinaio mostrato una delle anatre uccise da Harbert, egli vi si gett sopra con un'avidit bestiale, e la divor. Credete che torner in s? disse Pencroff scuotendo il capo. Forse rispose il giornalista. Non impossibile che le nostre cure finiscano per agire su di lui, poich l'isolamento l'ha reso cos, ma ormai non sar pi solo.
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molto tempo, senza dubbio, che il poveretto si trova in questo stato! disse Harbert. Forse rispose Gedeon Spilett. Che et pu avere? domand il ragazzo. difficile dirlo rispose il giornalista; giacch impossibile vedere i suoi lineamenti sotto la folta barba che gli copre la faccia; ma non pi giovane e suppongo che debba avere almeno cinquant'anni. Avete notato, signor Spilett, come i suoi occhi sono profondamente infossati sotto l'arco delle sopracciglia? domand il ragazzo. S, Harbert; ma aggiungo ch'essi sono pi umani di quanto si potrebbe credere dall'aspetto della persona. Insomma, vedremo rispose Pencroff. Sono proprio curioso di conoscere il giudizio del signor Smith sul nostro selvaggio. Andavamo a cercare una creatura umana e riconduciamo un mostro! Insomma, si fa quel che si pu! La notte pass e non si sa se il prigioniero dormi oppure no, ma, a ogni modo, bench fosse stato slegato, non si mosse. Era come quelle belve che nei primi momenti della loro cattura rimangono accasciate, salvo a essere riprese pi tardi da impeti di rabbia. Allo spuntare del giorno seguente, il 15 ottobre, il cambiamento di tempo previsto da Pencroff s'era prodotto. Il vento aveva piegato a nord-ovest e favoriva il ritorno del Bonadventure; ma nello stesso tempo rinforzava e quindi avrebbe reso la navigazione pi difficile. Alle cinque del mattino fu levata l'ancora. Pencroff prese una mano di terzarolo alla randa e fece rotta per est-nord-est, con la prora sull'isola di Lincoln. Il primo giorno di traversata non si verific alcun incidente. Il prigioniero era rimasto calmo nella cabina di prua, e siccome era stato marinaio, pareva che le agitazioni del mare producessero su di lui una specie di salutare reazione. Gli ritornava, dunque, qualche ricordo del suo antico mestiere? A ogni modo, si manteneva molto tranquillo, meravigliato, pi che abbattuto. L'indomani, 16 ottobre, il vento crebbe molto, girando ancor pi a nord, e di conseguenza in una direzione meno favorevole alla rotta
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del Bonadventure, che sobbalzava sulle onde. Pencroff fu presto costretto a navigare di bolina, e senza dir nulla cominci a sentirsi inquieto sullo stato del mare, e dei suoi colpi sulla prua dell'imbarcazione. Certo, se il vento non cambiava, sarebbe occorso pi tempo per raggiungere l'isola di Lincoln di quanto se n'era impiegato per arrivare fino all'isola di Tabor. Infatti, la mattina del 17, dopo quarantott'ore che il Bonadventure era partito, nulla indicava che fosse giunto nelle vicinanze dell'isola. Era impossibile, d'altronde, servirsi della stima per calcolare la rotta percorsa, perch la direzione e la velocit erano state troppo irregolari. Ventiquattr'ore dopo, non v'era ancora nessuna terra in vista. Il vento era allora del tutto contrario e il mare orribile. Bisogn manovrare rapidamente le vele perch i colpi di mare venivano a bordo, prendere mani di terzarolo e spesso cambiare le mure, facendo delle piccole bordate. Accadde persino che, nella giornata del 18, il Bonadventure fu interamente coperto da un'ondata, e se i passeggeri non avessero prima preso la precauzione di assicurarsi in coperta, ne sarebbero stati strappati via. In quell'occasione Pencroff e i suoi compagni, occupatissimi a trarsi d'imbarazzo, ricevettero un aiuto insperato dal prigioniero, che si slanci su dal boccaporto, come se il suo istinto di marinaio avesse preso il sopravvento, e ruppe l'impavesata con un vigoroso colpo di asta per far scaricare pi presto l'acqua, che inondava il ponte; poi, alleggiata l'imbarcazione, ridiscese nella sua cabina senza aver pronunciato una parola. Pencroff, Gedeon Spilett e Harbert, stupefatti, l'avevano lasciato agire liberamente. Nondimeno la situazione era cattiva, e il marinaio aveva motivo di credersi smarrito su quell'immenso mare, senza alcuna possibilit di ritrovare la rotta. La notte dal 18 al 19 fu oscura e fredda. Tuttavia, verso le undici il vento cal, il mare diminu di violenza e il Bonadventure, meno scosso, acquist una maggior velocit. Del resto, esso aveva meravigliosamente tenuto il mare. N Pencroff, n Gedeon Spilett, n Harbert pensarono a prendersi
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un'ora di sonno. Vegliarono attentamente, poich o l'isola di Lincoln non era lontana, e in tal caso al sorgere del giorno se ne sarebbe avuto conoscenza, o il Bonadventure, trascinato dalle correnti, aveva derivato, e allora sarebbe stato quasi impossibile rettificarne la rotta. Pencroff, inquietissimo, non disperava tuttavia, perch aveva un animo fortemente temprato, e, seduto al timone, cercava ostinatamente di penetrare l'ombra densa che l'avviluppava. Verso le due del mattino egli s'alz improvvisamente: Un fuoco! Un fuoco! grid. E, infatti, un vivo chiarore appariva a venti miglia a nord-est. L'isola di Lincoln era l, e quel fuoco, evidentemente acceso da Cyrus Smith, mostrava la rotta da seguire. Pencroff, che dirigeva l'imbarcazione troppo a nord, modific la direzione e mise la prora su quel fuoco che brillava all'orizzonte, come una stella di prima grandezza.

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CAPITOLO XV
IL RITORNO DISCUSSIONE FRA CYRUS SMITH E LO SCONOSCIUTO PORTO PALLONE LA DEVOZIONE DELL'INGEGNERE UN'ESPERIENZA COMMOVENTE SCORRONO ALCUNE LACRIME
L'INDOMANI, 20 ottobre, alle sette del mattino, dopo quattro giorni di viaggio, il Bonadventure andava ad arenarsi dolcemente sulla spiaggia, alla foce del Mercy. Cyrus Smith e Nab, inquietissimi per quel cattivo tempo e per la prolungata assenza dei loro compagni, erano dall'alba sull'altipiano di Bellavista e avevano finalmente scorto l'imbarcazione, che aveva tanto tardato a tornare! Dio sia lodato! Eccoli! aveva esclamato Cyrus Smith. Quanto a Nab, per la gioia, s'era messo a ballare e a girare su se stesso, battendo le mani e gridando: Oh, padrone! pantomima pi commovente di ogni pi bel discorso! La prima idea dell'ingegnere, contando le persone che poteva scorgere sul ponte del Bonadventure, era stata che Pencroff non avesse trovato il naufrago dell'isola di Tabor o che, per lo meno, quello sventurato si fosse rifiutato di lasciare la sua isola e di cambiare la sua prigione con un'altra. Infatti, Pencroff, Gedeon Spilett e Harbert erano soli sul ponte del Bonadventure. Nel momento in cui l'imbarcazione accost, l'ingegnere e Nab l'aspettavano sulla spiaggia e prima ancora che i passeggeri fossero saltati sulla sabbia, Cyrus Smith diceva loro: Siamo stati molto inquieti per il vostro ritardo, amici miei! Vi
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forse accaduta qualche disgrazia? No, rispose Gedeon Spilett; tutto andato a meraviglia, invece. Vi racconteremo poi. Nondimeno, riprese l'ingegnere la vostra ricerca non ha avuto buon esito, poich non siete che tre come alla partenza! Scusate, signor Cyrus, rispose il marinaio siamo in quattro! Avete trovato il naufrago? S. E l'avete condotto con voi? S. Vivo? S. Dov'? Com'? , rispose il giornalista o piuttosto era un uomo! Ecco, Cyrus, tutto quello che possiamo dirvi! L'ingegnere venne subito messo al corrente di quanto era accaduto durante il viaggio. Gli fu raccontato in quali condizioni si erano svolte le ricerche, come la sola abitazione dell'isolotto fosse da gran tempo abbandonata, come alla fine era stato catturato un naufrago, che pareva non pi appartenere alla specie umana. E per questo aggiunse Pencroff non so se abbiamo fatto bene a condurlo qui. Ma certo, avete fatto benissimo, Pencroff! rispose vivamente l'ingegnere. Ma questo disgraziato non ha pi la ragione! Adesso, possibile, rispose Cyrus Smith ma appena pochi mesi fa questo disgraziato era un uomo come voi e come me. E chi sa che cosa diverrebbe l'ultimo di noi che rimanesse vivo, dopo una lunga solitudine su quest'isola? Guai a chi solo, amici; bisogna credere che l'isolamento pu in breve distruggere la ragione, poich avete ritrovato questo povero essere in cos miserevole stato! Ma, signor Cyrus, chiese Harbert chi v'induce a credere che l'abbrutimento di questo sventurato risalga a pochi mesi soltanto? Perch il documento che abbiamo trovato era stato scritto recentemente, rispose l'ingegnere e solo il naufrago ha potuto
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scriverlo. A meno che fece osservare Gedeon Spilett non sia stato redatto da un compagno di quest'uomo, morto dopo. impossibile, mio caro Spilett. Perch? chiese il giornalista. Perch il documento avrebbe parlato di due naufraghi, rispose Cyrus Smith e invece non parla che di uno solo. Harbert narr in poche parole gli avvenimenti della traversata e insist sul curioso fatto di una specie di risurrezione passeggera operatasi nello spirito del prigioniero, quand'era ridivenuto marinaio nel pi vivo della tempesta. Harbert, disse l'ingegnere hai ragione di attribuire una grande importanza a questo fatto. L'infelice non dev'essere incurabile: la sola disperazione ne ha fatto quello che . Ma qui egli ritrover i suoi simili e poich c' ancora un'anima in lui, quest'anima noi la salveremo! Il naufrago dell'isola di Tabor, fra la grande piet dell'ingegnere e il grande stupore di Nab, fu allora tratto fuori dalla cabina, che occupava a prua del Bonadventure e una volta messo a terra, manifest a tutta prima la volont di fuggire. Ma Cyrus Smith, avvicinatosi, gli mise la mano sulla spalla con un gesto pieno d'autorit e lo guard con infinita dolcezza. Il disgraziato, subendo come una specie di fascino istantaneo, si calm a poco a poco, abbass gli occhi, chin la fronte e non oppose pi alcuna resistenza. Povero abbandonato! mormor l'ingegnere. Cyrus Smith l'aveva osservato attentamente. A giudicare dall'apparenza, quell'essere miserabile non aveva pi niente di umano, e nondimeno Cyrus Smith, come gi il giornalista, aveva sorpreso nel suo sguardo quasi un inafferrabile barlume d'intelligenza. Fu deciso che l'abbandonato, o piuttosto lo sconosciuto, giacch con questo nome i suoi nuovi compagni cominciarono a designarlo, avrebbe dimorato in una delle stanze di Granite-House, da cui, del resto, non poteva scappare. Egli vi si lasci condurre senza difficolt. Con un buon trattamento si poteva forse sperare di farne un giorno
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un compagno di pi per i coloni dell'isola di Lincoln. Cyrus Smith, durante la colazione, che Nab aveva anticipata perch il giornalista, Harbert e Pencroff morivano di fame, si fece raccontare particolareggiatamente tutti gli avvenimenti che avevano accompagnato il viaggio di esplorazione all'isolotto. Fu d'accordo con i suoi amici sul fatto che lo sconosciuto doveva essere inglese o americano, perch il nome Britannici lo faceva pensare; e d'altronde, attraverso la barba incolta e sotto l'arruffo della capigliatura, l'ingegnere aveva creduto di riconoscere i tratti caratteristici dell'anglosassone. Ma, insomma, disse Gedeon Spilett rivolgendosi ad Harbert tu non ci hai detto come hai incontrato il selvaggio e noi non sappiamo nulla, se non ch'egli ti avrebbe strangolato, se non fossimo fortunatamente arrivati in tempo per soccorrerti! In fede mia, rispose Harbert sarei molto imbarazzato a raccontare quel ch' accaduto. Stavo facendo la mia raccolta di piante, quando ho sentito come il rumore di una valanga, che cadeva da un albero altissimo. Ebbi appena il tempo di voltarmi. Questo disgraziato, ch'era senza dubbio rannicchiato su di un albero, si precipit su di me in men che non si dica, e senza il signor Spilett e Pencroff... Figlio mio! disse Cyrus Smith tu hai corso un vero e serio pericolo, ma senza di esso, forse, questo povero essere si sarebbe sempre sottratto alle vostre ricerche e noi non avremmo un altro compagno. Voi, dunque, sperate, Cyrus, di riuscire a rifarne un uomo? domand il giornalista. S rispose l'ingegnere. A colazione ultimata, Cyrus Smith e i compagni lasciarono Granite-House e tornarono alla spiaggia. Scaricarono il Bonadventure e l'ingegnere esamin armi e attrezzi, ma non fu in grado di identificare lo sconosciuto. La cattura dei porci fatta all'isolotto fu considerata come estremamente utile all'isola di Lincoln. Gli animali vennero condotti alle stalle, ove si sarebbero acclimatati facilmente. I due barili, contenenti polvere e piombo, come pure i pacchetti
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d'esca, furono accolti con gioia. Fu convenuto, anzi, di creare una piccola polveriera o fuori di Granite-House, oppure nella caverna superiore, ove non c'era alcuna esplosione da temere. Tuttavia, l'uso della pirossilina fu continuato, poich dava eccellenti risultati e non c'era, quindi, alcuna ragione di sostituirla con la polvere ordinaria. Quando si fin di scaricare l'imbarcazione: Signor Cyrus, disse Pencroff penso che sarebbe prudente mettere il nostro Bonadventure in luogo sicuro. La foce del Mercy non , dunque, un luogo conveniente? domand Cyrus Smith. No, signor Cyrus rispose il marinaio. La barca, qui, rimane per lo pi in secco sulla sabbia e questo l'affatica. Perch si tratta di una buona imbarcazione, vedete; che si mirabilmente comportata durante la burrasca che ci ha violentemente assaliti al ritorno. Non si potrebbe ormeggiarla nel fiume? Indubbiamente, signor Cyrus; si potrebbe, ma questa foce non offre alcun riparo e credo che il Bonadventure avrebbe da soffrire molto i colpi di mare, con il vento di levante. Ebbene, dove vorreste metterlo, Pencroff? A Porto Pallone rispose il marinaio. Quella piccola cala, riparata dalle rocce, mi pare appunto il luogo pi indicato. Non un po' lontano? Bah! Non si trova a pi di tre miglia da Granite-House, e abbiamo una bella strada tutta diritta per andarci! Fate pure, Pencroff, e conducete l il vostro Bonadventure rispose l'ingegnere. Tuttavia, preferirei che esso fosse sotto la nostra pi immediata sorveglianza. Quando avremo tempo, bisogner che gli prepariamo un piccolo porto. Eccellente idea esclam Pencroff. Un porto con un faro, un molo e un bacino di carenaggio! Ah, signor Cyrus, con voi tutto diventa davvero fin troppo facile! S, mio bravo Pencroff rispose l'ingegnere; ma a condizione, per, che mi aiutiate, giacch entrate per tre quarti nelle nostre imprese! Harbert e il marinaio si imbarcarono di nuovo sul Bonadventure;
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fu levata l'ancora, alzata la vela, e il vento del largo lo condusse rapidamente al capo Artiglio. Due ore dopo, esso riposava nelle acque tranquille di Porto Pallone. Durante i primi giorni che lo sconosciuto pass a Granite-House, aveva gi lasciato sperare che la sua selvaggia natura si sarebbe modificata? Una luce pi intensa brillava forse in fondo a quell'intelletto offuscato? L'anima, insomma, ritornava al corpo? S, certamente, e a tal punto, che Cyrus Smith e il cronista si domandarono se la ragione dell'infelice non fosse stata mai interamente spenta. Dapprima, abituato all'aria aperta, alla libert illimitata di cui godeva all'isola di Tabor, lo sconosciuto aveva manifestato dei sordi furori, e i coloni temettero che si precipitasse sul greto da una finestra di Granite-House. Ma a poco a poco si calm e fu possibile lasciargli libert di movimento. C'era, dunque, da sperare, e molto. Gi, dimenticando i suoi istinti di carnivoro, lo sconosciuto accettava un cibo meno bestiale di quello di cui si era pasciuto all'isolotto, e la carne cotta non produceva pi su di lui il senso di repulsione manifestato a bordo del Bonadventure. Cyrus Smith aveva approfittato di un momento di sonno per tagliargli quella capigliatura e quella barba incolte, che formavano una specie di criniera e gli conferivano un aspetto tanto selvaggio. Lo aveva pure vestito pi decentemente, dopo averlo sbarazzato del brandello di stoffa che lo copriva. Dopo queste cure, lo sconosciuto riprese un'apparenza umana, e parve persino che i suoi occhi fossero divenuti pi dolci. Certamente, un tempo, quando l'intelligenza lo illuminava, il volto di quell'uomo doveva avere una sua bellezza. Ogni giorno, Cyrus Smith s'impose il compito di passare alcune ore in sua compagnia. Si metteva a lavorare vicino a lui e s'occupava di diverse cose, per attirare la sua attenzione. Poteva, infatti, bastare un lampo per far rivivere quell'anima, un ricordo che attraversasse quel cervello, per richiamarvi la ragione. S'era visto, del resto, durante la tempesta, a bordo del Bonadventure! L'ingegnere non trascurava, inoltre, di parlare ad alta voce, in modo da penetrare contemporaneamente, per mezzo degli organi dell'udito e della vista, sino in fondo a quell'intelligenza intorpidita. Ora l'uno, ora l'altro dei suoi compagni, qualche volta tutti, s'univano a lui. Conversavano
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principalmente di cose riguardanti la marina, che pi dovevano interessare un marinaio. A momenti, lo sconosciuto prestava come una vaga attenzione a quel che i coloni dicevano, tanto che questi giunsero in breve a persuadersi ch'egli li comprendeva in parte. Alle volte l'espressione del suo viso era profondamente dolorosa, prova che soffriva internamente, giacch la sua fisionomia non poteva ingannare a quel punto; ma non parlava, bench a diverse riprese si fosse potuto credere che qualche parola stesse per sfuggire dalle sue labbra. Comunque, il povero essere era calmo e triste! Ma la sua calma era forse solo apparente? La sua tristezza non era forse altro che la conseguenza della reclusione forzata? Non si poteva ancora affermare nulla. Non vedendo che certi oggetti e in un campo limitato, continuamente a contatto dei coloni, ai quali doveva finire con l'abituarsi, non avendo alcun desiderio da soddisfare, nutrito meglio, meglio vestito, era naturale che la sua natura fisica si modificasse a poco a poco; ma era egli penetrato d'una vita nuova, oppure, per adoperare una parola che poteva giustamente applicarsi a lui, non s'era che addomesticato come un animale nei confronti del suo padrone? Questo era un problema importante, che Cyrus Smith aveva fretta di risolvere; ma, nello stesso tempo, non voleva irritare il suo malato! Per lui, infatti, lo sconosciuto non era che un malato. Sarebbe mai diventato un convalescente? L'ingegnere l'osservava continuamente. Come spiava la sua anima, se cos si pu dire! Com'era pronto ad afferrarla! I coloni seguivano, con sincera emozione, tutte le fasi della cura intrapresa da Cyrus Smith. Lo aiutavano anche in quell'opera di umanit, e tutti, salvo, forse, l'incredulo Pencroff, giunsero presto a condividere la sua speranza e la sua fede. La calma dello sconosciuto era profonda, come s' detto, ed egli mostrava per l'ingegnere, di cui subiva visibilmente l'influenza, una specie di affezione. Cyrus Smith risolse, dunque, di metterlo alla prova, trasportandolo in un altro ambiente, dinanzi a quell'oceano che i suoi occhi avevano una volta l'abitudine di contemplare, al limitare di boschi, che dovevano ricordargli quelli dove aveva passato tanti anni della sua vita!
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Ma, disse Gedeon Spilett possiamo sperare che, una volta in libert, non ci scappi? un esperimento da fare rispose l'ingegnere. Bene! disse Pencroff quando questo bel tipo avr lo spazio innanzi a s e sentir l'aria aperta, filer con tutta la forza delle sue gambe! Non credo rispose Cyrus Smith. Proviamo disse Gedeon Spilett. Proviamo ripet l'ingegnere. Era il 30 ottobre, e per conseguenza, da nove giorni il naufrago dell'isola di Tabor era prigioniero a Granite-House. Faceva caldo e un bel sole dardeggiava i suoi raggi sull'isola. Cyrus Smith e Pencroff andarono nella stanza occupata dallo sconosciuto, che trovarono coricato presso la finestra a guardare il cielo. Venite, amico gli disse l'ingegnere. Lo sconosciuto si alz subito. Il suo occhio si fiss su Cyrus Smith e lo segu, mentre il marinaio camminava dietro di lui, poco fiducioso nei risultati dell'esperimento. Arrivati alla porta, Cyrus Smith e Pencroff gli fecero prendere posto nell'ascensore, mentre Nab, Harbert e Gedeon Spilett li aspettavano ai piedi di Granite-House. L'ascensore discese e in pochi istanti tutti si trovarono riuniti sull'arenile. I coloni si allontanarono un po' dallo sconosciuto, in modo da lasciargli qualche libert. Questi fece alcuni passi, avanzando verso il mare, e il suo sguardo brill di un'estrema animazione; ma non cerc in nessun modo di fuggire. Guardava le piccole onde, che venivano a morire sulla sabbia. Non altro che il mare fece notare Gedeon Spilett ed possibile che non gli ispiri il desiderio di fuggire. S, rispose Cyrus Smith bisogna condurlo sull'altipiano, sul limitare della foresta. L'esperienza, l, sar pi concludente. D'altronde, non potr scappare osserv Nab perch i ponti sono alzati. Oh! fece Pencroff proprio uomo da trovarsi
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imbarazzato dinanzi a un ruscello come il Creek Glicerina! Farebbe presto a varcarlo, anche d'un balzo! Vedremo! si accontent di rispondere Cyrus Smith, i cui occhi non si staccavano da quelli del suo malato. Questi fu allora condotto verso la foce del Mercy e tutti, risalendo la riva sinistra del fiume, raggiunsero l'altipiano di Bellavista. Arrivati al punto ove crescevano i primi begli alberi della foresta, dal fogliame lievemente agitato dal vento, lo sconosciuto parve aspirare con ebbrezza l'odore penetrante che impregnava l'atmosfera, e un lungo sospiro gli sfugg dal petto! I coloni si tenevano indietro, pronti a trattenerlo, se avesse fatto un movimento per fuggire! E, infatti, il povero essere fu sul punto di slanciarsi nel ruscello che lo separava dalla foresta, e per un attimo le sue gambe si distesero come una molla... Ma quasi subito si ripieg su se stesso, s'accasci, e una grossa lacrima cadde dai suoi occhi! Ah! esclam Cyrus Smith eccoti, dunque, ridivenuto uomo, poich piangi!

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CAPITOLO XVI
UN MISTERO DA CHIARIRE LE PRIME PAROLE DELLO SCONOSCIUTO DODICI ANNI SULL'ISOLOTTO! CONFESSIONI CHE SFUGGONO LA SCOMPARSA FIDUCIA DI CYRUS SMITH COSTRUZIONE D'UN MULINO IL PRIMO PANE UN ATTO DI DEDIZIONE LE MANI ONESTE!
S, L'INFELICE aveva pianto! Qualche ricordo, indubbiamente, aveva attraversato la sua memoria, e secondo l'espressione di Cyrus, egli s'era rifatto uomo attraverso le lacrime. I coloni lo lasciarono per qualche tempo sull'altipiano e si allontanarono anche un poco, perch egli potesse sentirsi libero, ma egli non pens minimamente di approfittare di quella libert, e Cyrus Smith si decise poco dopo a ricondurlo a Granite-House. Due giorni dopo questa scena, lo sconosciuto sembr volersi mescolare a poco a poco alla vita comune. Era evidente che udiva e comprendeva, ma era altres non meno evidente che si ostinava stranamente a non parlare ai coloni, giacch una sera Pencroff, origliando alla porta della sua camera, sent queste parole sfuggire dalle sue labbra: No! Qui! Io! Mai! Il marinaio rifer queste parole ai compagni. C' in lui qualche doloroso mistero! disse Cyrus Smith. Lo sconosciuto aveva cominciato a servirsi degli attrezzi agricoli e lavorava all'orto. Quando interrompeva il suo lavoro, e accadeva spesso, rimaneva come concentrato in se stesso; ma, grazie alle raccomandazioni dell'ingegnere, tutti rispettavano l'isolamento in cui sembrava voler persistere. Se uno dei coloni gli si avvicinava, egli
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arretrava, e qualche singhiozzo sollevava il suo petto, come se ne fosse stato troppo pieno! Era, dunque, il rimorso che lo abbatteva cos? Si poteva pensarlo, e Gedeon Spilett non pot trattenersi, un giorno, dal fare quest'osservazione: Se non parla, perch avrebbe, credo, cose troppo gravi da dire! Bisognava aver pazienza e aspettare. Alcuni giorni dopo, il 3 novembre, lo sconosciuto, lavorando sull'altipiano, s'era fermato, dopo aver lasciato cadere la vanga; e Cyrus Smith, che l'osservava a poca distanza, vide ancora una volta delle lacrime sgorgare dai suoi occhi. Una specie di piet irresistibile lo spinse verso di lui; gli tocc leggermente il braccio. Amico! gli disse. Lo sguardo dello sconosciuto cerc di evitarlo, e avendo Cyrus Smith cercato di prendergli la mano, l'altro indietreggi vivamente. Amico mio, disse Cyrus Smith con voce pi ferma guardatemi, lo voglio! Lo sconosciuto guard l'ingegnere e parve cedere al suo fascino, come un ipnotizzato sotto l'influenza dell'ipnotizzatore. Sembr voler fuggire. Ma poi si oper nella sua fisionomia come una trasformazione. Il suo sguardo ebbe dei lampi. Delle parole cercarono di sfuggire dalle sue labbra. Non poteva pi contenersi!... Finalmente, incroci le braccia; poi, con voce sorda: Chi siete? domand a Cyrus Smith. Naufraghi come voi rispose l'ingegnere, molto commosso. Vi abbiamo condotto qui fra i vostri simili. I miei simili!... Io non ne ho! Siete in mezzo ad amici... Amici!... miei... degli amici! esclam lo sconosciuto, nascondendo la testa fra le mani. No!... Mai!... Lasciatemi, lasciatemi! Poi fugg dalla parte dell'altipiano che dominava il mare, e vi rimase lungamente immobile. Cyrus Smith aveva, intanto, raggiunto i suoi compagni e narrava loro l'accaduto. S, c' un mistero nella vita di quell'uomo disse Gedeon
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Spilett; sembra che non sia rientrato nell'umanit che per la via del rimorso. Non so proprio che tipo d'uomo abbiamo portato qui disse il marinaio. Ha dei segreti... Che noi rispetteremo rispose vivacemente Cyrus Smith. Se ha commesso qualche colpa, l'ha crudelmente espiata e, ai nostri occhi, egli assolto. Per due ore lo sconosciuto rimase solo sulla spiaggia, evidentemente sotto l'influenza dei ricordi che gli ricostruivano tutto il suo passato; un passato funesto, senza dubbio; e i coloni, pur senza perderlo di vista, non cercarono minimamente di turbare la sua solitudine. Tuttavia, dopo due ore parve aver preso una risoluzione, e and a cercare Cyrus Smith. I suoi occhi erano rossi per le lacrime versate, ma non piangeva pi. Tutta la sua fisionomia era improntata a un'umilt profonda. Pareva timoroso, vergognoso; si faceva piccino e il suo sguardo era costantemente abbassato verso terra. Signore, disse a Cyrus Smith voi e i vostri compagni siete inglesi? No, rispose l'ingegnere siamo americani. Ah fece lo sconosciuto; e mormor queste parole: Meglio cos! E voi, amico? chiese l'ingegnere. Inglese rispose egli precipitosamente. E come se quelle poche parole fossero state un gran peso per lui, s'allontan sulla spiaggia, percorrendola dalla cascata fino alla foce del Mercy, in uno stato di estrema agitazione. Poi, passando un certo momento presso ad Harbert, s'arrest e, con voce strozzata: In che mese siamo? gli chiese. Novembre rispose Harbert. Che anno? 1866. Dodici anni! dodici anni! esclam. Poi lasci il ragazzo bruscamente.
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Harbert aveva riferito ai coloni le domande e le esclamazioni suscitate dalle sue risposte. Questo disgraziato, fece osservare Gedeon Spilett non era pi al corrente n dei mesi n degli anni! Proprio! aggiunse Harbert e si trovava gi da dodici anni sull'isolotto, quando noi ve lo abbiamo trovato! Dodici anni! disse Cyrus Smith. Ah, dodici anni d'isolamento, dopo un'esistenza forse maledetta, possono ben alterare la ragione di un uomo! Io sono propenso a credere, disse allora Pencroff che quest'uomo non sia arrivato all'isola di Tabor in seguito a naufragio, ma che, a causa di qualche delitto, vi sia stato abbandonato. Dovete aver ragione, Pencroff, rispose il giornalista e se cos non impossibile che coloro i quali lo hanno lasciato sull'isola ritornino un giorno a cercarlo! E non lo troveranno pi disse Harbert. Ma allora, riprese Pencroff bisognerebbe ritornare, e... Amici, disse Cyrus Smith non stiamo a trattare tale questione prima di sapere su che cosa basare le nostre ipotesi. Credo che quest'infelice abbia sofferto, che abbia duramente espiato le sue colpe, quali esse siano, e che il bisogno di confidarsi, di sfogarsi lo soffochi. Non provochiamolo a raccontarci la sua storia! Egli ce la dir indubbiamente, e quando la conosceremo, vedremo quale determinazione prendere. Lui solo, d'altronde, pu dirci se ha conservato, pi che la speranza, la certezza di essere rimpatriato un giorno; ma io ne dubito! E perch? chiese il giornalista. Perch, s'egli fosse stato sicuro d'essere liberato in un tempo determinato, avrebbe atteso l'ora della liberazione e non avrebbe gettato in mare quel documento. No, pi probabile che sia stato condannato a morire su quell'isolotto e che non dovesse mai pi rivedere i suoi simili! Ma osserv il marinaio c' una cosa che non mi posso spiegare. Quale? Se quest'uomo stato abbandonato sull'isola di Tabor dodici
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anni or sono, lecito supporre che gi da parecchi anni fosse nello stato di selvatichezza in cui l'abbiamo trovato! probabile rispose Cyrus Smith. Per conseguenza, sarebbero parecchi anni che avrebbe scritto il documento! Senza dubbio... Eppure il documento pareva scritto recentemente!... D'altronde, come ammettete che la bottiglia contenente il documento abbia impiegato parecchi anni a giungere dall'isola di Tabor all'isola di Lincoln? Non proprio impossibile rispose il giornalista. Non poteva essere gi da lungo tempo nelle vicinanze dell'isola? No, rispose Pencroff perch galleggiava ancora. E nemmeno si pu supporre che, dopo aver sostato per un tempo pi o meno lungo sulla spiaggia, abbia potuto essere ripresa dal mare, giacch la costa sud tutta scogli e vi si sarebbe immancabilmente infranta! Infatti disse Cyrus Smith, che rimase pensoso. E poi, soggiunse il marinaio se il documento avesse avuto molti anni, se da parecchio tempo fosse stato rinchiuso nella bottiglia, sarebbe rimasto avariato per l'umidit. Invece si trovava in stato di perfetta conservazione. L'osservazione del marinaio era giustissima: c'era davvero qualche cosa di incomprensibile, perch il documento sembrava scritto di recente, quando i coloni l'avevano trovato nella bottiglia. Inoltre, dava la situazione dell'isola di Tabor in latitudine e in longitudine con molta precisione, e questo richiedeva che chi lo aveva redatto avesse delle cognizioni abbastanza complesse di idrografia, che un semplice marinaio non pu avere. Ripeto, c' qualche cosa d'inesplicabile disse l'ingegnere; ma non dobbiamo incitare il nostro nuovo compagno a parlare. Quando egli vorr, amici miei, saremo sempre pronti ad ascoltarlo! Nei giorni seguenti, lo sconosciuto non pronunci una parola e non abbandon una sola volta il recinto dell'altipiano. Lavorava la terra, senza perdere un istante, senza prendere un momento di riposo, ma sempre in disparte. Alle ore dei pasti, non risaliva a Granite394

House, bench pi volte gliene fosse fatto invito, e si contentava di mangiare verdura cruda. Venuta la notte, non si ritirava nella stanza assegnatagli, ma rimaneva l, sotto qualche gruppo d'alberi, e quando il tempo era cattivo, si rannicchiava in qualche anfrattuosit delle rocce. Cos viveva ancora come al tempo in cui non aveva altro asilo che le foreste dell'isola di Tabor, ed essendo stata vana ogni insistenza per indurlo a modificare la sua vita, i coloni attesero pazientemente. Stava per giungere il momento in cui, involontariamente, come per un comando della coscienza, terribili confessioni gli sarebbero sfuggite. Il 10 novembre, verso le otto di sera, quando cominciava a farsi scuro, lo sconosciuto si present inopinatamente ai coloni, che erano riuniti sotto la veranda. I suoi occhi brillavano stranamente e tutta la sua persona aveva ripreso l'aspetto selvatico dei giorni peggiori. Cyrus Smith e i suoi compagni furono dolorosamente stupiti, vedendo che, dominato da una terribile emozione, gli battevano i denti come se avesse avuto la febbre. Che cosa aveva, dunque? La vista di suoi simili gli era insopportabile? Era forse gi stanco di vivere in un ambiente onesto? Forse la nostalgia dell'abbrutimento lo riprendeva? C'era da crederlo, quando lo si ud pronunziare queste frasi incoerenti: Perch sono qui?... Con qual diritto m'avete strappato al mio isolotto?... Pu esservi forse un vincolo qualsiasi tra voi e me?... Sapete chi sono... che cosa ho fatto... perch ero laggi... solo? E chi vi dice che non mi ci abbiano abbandonato?... e ch'io non fossi condannato a morire l?... Conoscete voi il mio passato?... Sapete s'io abbia rubato, assassinato... Se non sia un miserabile... un essere maledetto... buono solo a vivere come una bestia selvaggia... lontano da tutti... Dite... lo sapete voi? I coloni ascoltavano senza interrompere lo sciagurato, al quale quelle mezze confessioni sfuggivano, per cos dire, suo malgrado. Cyrus Smith volle allora avvicinarglisi per calmarlo, ma quegli indietreggi vivamente. No, no! grid. Una parola soltanto... Sono libero? Siete libero! rispose l'ingegnere. Addio, dunque! grid, e fugg come un pazzo. Nab,
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Pencroff, Harbert, corsero subito verso il margine del bosco... ma ritornarono soli. Bisogna lasciarlo fare! disse Cyrus Smith. Non ritorner mai pi! grid Pencroff. Ritorner rispose l'ingegnere. E, da allora, molti giorni passarono; ma Cyrus Smith - era una specie di presentimento? - persiste nell'incrollabile idea che lo sventurato sarebbe, presto o tardi, ritornato. l'ultima rivolta in quella rozza natura, diceva toccata dal rimorso e che un nuovo isolamento, ormai, spaventerebbe. Intanto, tutti i lavori furono continuati, sull'altipiano di Bellavista e al recinto, dove Cyrus Smith aveva l'intenzione di erigere una fattoria. inutile dire che le sementi raccolte da Harbert all'isola di Tabor erano state accuratamente seminate. L'altipiano formava allora un vasto orto, ben disegnato, ben tenuto, che non lasciava inoperose le braccia dei coloni. L c'era sempre da lavorare. A mano a mano che i legumi e gli ortaggi s'erano moltiplicati, era stato necessario ingrandire le semplici aiuole, che tendevano a diventare dei veri campi, a detrimento dei pascoli. Ma il foraggio abbondava nelle altre parti dell'isola e gli onagri non avevano da temere di essere messi a razione. Era meglio, del resto, trasformare in orto l'altipiano di Bellavista, difeso dalla sua profonda cintura di piccoli corsi d'acqua, e lasciar fuori le praterie, che non avevano bisogno d'essere protette dalle depredazioni dei quadrumani e dei quadrupedi. Il 15 novembre venne fatta la terza mietitura. Il campo era naturalmente molto cresciuto in superficie, nei diciotto mesi da che il primo frumento era stato seminato! Il secondo raccolto di seicentomila chicchi produsse questa volta quattromila staia, ossia pi di cinquecento milioni di chicchi! La colonia era ricca ora di frumento, poich bastava seminarne una dozzina di staia per assicurare il raccolto ogni anno e perch tutti, uomini e bestie, potessero nutrirsi. La mietitura fu fatta e l'ultima quindicina del mese di novembre fu consacrata ai lavori di panificazione. Infatti, c'era il grano, ma non la farina, e fu dunque necessaria la costruzione di un mulino. Cyrus Smith avrebbe potuto utilizzare la
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seconda cascata, che si scaricava nel Mercy, per far funzionare il suo motore, la prima essendo gi occupata a muovere i pestelli della gualchiera; ma dopo aver discusso, fu deciso di costruire un semplice mulino a vento sulle alture di Bellavista. Costruire l'uno non era pi difficile che costruire l'altro, ed era certo, d'altra parte, che la forza non sarebbe mancata su quell'altipiano, esposto a tutti i venti del mare aperto. Senza contare disse Pencroff che il mulino a vento sar pi allegro e far un bell'effetto nel paesaggio! I coloni si misero, dunque, all'opera, scegliendo legname da costruzione per la gabbia e il meccanismo del mulino. Alcune grosse pietre di grs, che si trovavano a nord del lago, potevano facilmente trasformarsi in macine, e quanto alle ali, l'inesauribile involucro del pallone forn la tela necessaria. Cyrus Smith tracci i piani, e l'area per il mulino fu scelta un po' a destra del pollaio, vicino alla riva del lago. Tutta la gabbia doveva posare su di un perno piantato in grossi travi, in modo da poter girare con tutto il meccanismo, a seconda delle esigenze del vento. Questo lavoro fu rapidamente compiuto. Nab e Pencroff erano diventati abilissimi carpentieri e non avevano che da attenersi alle sagome fornite dall'ingegnere. Cos una specie di garitta cilindrica, un vero macinino da pepe, sormontata da un tetto aguzzo, si elev in poco tempo nel luogo designato. I quattro telai che costituivano le ali erano stati solidamente impiantati nell'albero, in modo da formare con esso un determinato angolo e vi furono fissati con tenoni di ferro. Le diverse parti del meccanismo interno, il tamburo destinato a contenere le due macine, la macina fissa e quella girante, la tramoggia, specie di grande cassa quadrata, larga in alto, stretta in basso, che doveva permettere ai chicchi di cadere sulle macine, la vaschetta oscillante destinata a regolare il passaggio del grano, alla quale il suo perpetuo tic-tac ha fatto dare il nome di chiacchierona e per finire il buratto che, mediante la stacciatura, separa la crusca dalla farina, tutto venne costruito senza fatica. Gli attrezzi erano buoni e il lavoro fu poco difficile, essendo le parti di un mulino molto semplici. Fu solo questione d tempo. Tutti avevano lavorato alla costruzione del mulino e il primo di
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dicembre era gi ultimato. Pencroff, come sempre, era entusiasta della sua opera e non dubitava che l'apparecchio fosse perfetto. Adesso, un buon vento, disse e macineremo facilmente il nostro primo raccolto! Un buon vento, s, rispose l'ingegnere ma non troppo, Pencroff. Bah! Il nostro mulino girer pi presto! Non necessario che giri tanto velocemente rispose Cyrus Smith. Si sa per esperienza che un mulino d il massimo rendimento quando il numero dei giri delle ali in un minuto pari a sei volte il numero dei piedi percorsi dal vento in un secondo. Con una brezza media, che dia ventiquattro piedi al secondo, le ali faranno sedici giri al minuto, e di pi non ne occorre! Appunto! esclam Harbert soffia un vento maneggevole da nord-est, che far proprio al caso nostro! Non c'era alcuna ragione di ritardare l'inaugurazione del mulino, poich i coloni avevano fretta di gustare il primo pezzo di pane dell'isola di Lincoln. Quel giorno, quindi, nella mattinata, due o tre staia di frumento furono macinate e il giorno seguente, a colazione, una magnifica pagnotta, forse un po' compatta, bench lievitata col lievito di birra, compariva sulla tavola di Granite-House. Ognuno vi affondava i denti, e con qual piacere facile comprendere, del resto! Intanto, lo sconosciuto non era ricomparso. Pi volte Gedeon Spilett e Harbert avevano percorso la foresta nei dintorni di GraniteHouse, senza incontrarlo, senza trovarne traccia. I coloni erano seriamente inquieti di questa sparizione prolungata. Certamente, l'antico selvaggio dell'isola di Tabor non poteva sentirsi a disagio in mezzo alle foreste del Far West, cos ricche di selvaggina; ma non c'era da temere ch'egli riprendesse le sue abitudini e che quell'indipendenza risvegliasse i suoi istinti feroci? Tuttavia Cyrus Smith, forse per una specie di presentimento, persisteva sempre a dire che il fuggitivo sarebbe ritornato. S, ritorner! ripeteva con una fiducia, che i suoi compagni non potevano condividere. Quando quel disgraziato era all'isola di Tabor si sapeva solo! Qui invece, sa che i suoi simili l'aspettano!
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Poich ha gi a met parlato della sua vita passata, quel poveretto ritorner per narrarcela tutta intera, e quel giorno egli sar nostro. Gli avvenimenti si preparavano a dar ragione a Cyrus Smith. Il 3 dicembre, Harbert aveva lasciato l'altipiano di Bellavista ed era andato a pescare sulla riva meridionale del lago. Era disarmato, perch sino a quel giorno non era mai stato necessario prendere alcuna precauzione, in quanto gli animali pericolosi non si mostravano in quella parte dell'isola. Frattanto Pencroff e Nab lavoravano al pollaio, mentre Cyrus Smith e il cronista erano occupati ai Camini a fabbricare della soda, essendo esaurita la provvista di sapone. D'un tratto risuonarono delle grida: Aiuto! A me! Cyrus Smith e il giornalista, troppo lontani, non avevano potuto udire quel richiamo concitato. Pencroff e Nab, abbandonando il cortile in tutta fretta, s'erano precipitati verso il lago. Ma prima di essi, lo sconosciuto, di cui nessuno avrebbe potuto supporre la presenza in quel luogo, attravers il Creek Glicerina, fra l'altipiano e la foresta, e salt sulla riva opposta. L, Harbert era di fronte a un formidabile giaguaro, simile a quello ch'era stato ucciso al promontorio del Rettile. Colto alla sprovvista, egli si teneva in piedi contro un albero; mentre l'animale, raggomitolato su se stesso, stava per slanciarsi... Ma lo sconosciuto, senz'altra arma che un coltello, si precipit sulla temibile belva, che si rivolse contro il nuovo avversario. La lotta fu breve. Lo sconosciuto era d'una forza e d'una sveltezza prodigiose. Con una mano, possente come una morsa, aveva afferrato il giaguaro alla gola, senza curarsi che gli artigli della belva gli penetrassero nelle carni, e con l'altra mano gli trafiggeva il cuore con il coltello. Il giaguaro cadde. Lo sconosciuto lo respinse col piede, e stava gi per fuggire proprio nel momento in cui i coloni arrivavano sul teatro della lotta, quando Harbert, attaccandosi a lui, grid: No, no! Non ve ne andrete! Cyrus Smith and incontro allo sconosciuto, che, al vederlo avvicinarsi, aggrott le sopracciglia. Il sangue gli colava da una
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spalla sotto la giubba lacerata, ma egli non se ne curava. Amico, gli disse Cyrus Smith noi abbiamo ora contratto un debito di riconoscenza verso di voi. Per salvare il nostro ragazzo, avete arrischiato la vita! La mia vita!... mormor lo sconosciuto Che cosa vale? Meno che nulla! Siete ferito? Poco importa. Volete darmi la mano? E siccome Harbert cercava di afferrare quella mano che l'aveva salvato, lo sconosciuto incroci le braccia, il suo petto si gonfi, gli occhi gli si velarono e sembr voler fuggire; ma, facendo un violento sforzo su se stesso, e con tono brusco: Chi siete? disse e che cosa pretendete di essere per me? Cos egli domandava, per la prima volta, la storia dei coloni. Saputa questa storia, egli avrebbe, forse, narrato la sua. In poche parole Cyrus Smith raccont tutto quello che era successo dopo la loro partenza da Richmond, come s'erano tratti d'impaccio e quali risorse erano ora a loro disposizione. Lo sconosciuto ascoltava con estrema attenzione. Poi, l'ingegnere disse ancora chi e che cosa erano Gedeon Spilett, Harbert, Pencroff, Nab, lui, e aggiunse che la pi grande gioia che avevano provata dal giorno del loro arrivo nell'isola di Lincoln era stata quando, al ritorno dall'isolotto, avevano creduto di poter avere un compagno di pi. A queste parole, lo sconosciuto arross, chin il capo sul petto e un sentimento di confusione si dipinse su tutta la persona. E adesso che ci conoscete, soggiunse Cyrus Smith volete darci la mano? No, rispose lo sconosciuto con voce sorda no! Voi siete gente onesta, voi! E io!...

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CAPITOLO XVII
SEMPRE IN DISPARTE UNA DOMANDA DELLO SCONOSCIUTO LA FATTORIA COSTRUITA NEL RECINTO DODICI ANNI OR SONO! IL NOSTRO MO DEL BRITANNIA ABBANDONO NELL'ISOLA DI TABOR LA MANO DI CYRUS SMITH IL DOCUMENTO MISTERIOSO
QUESTE ultime parole giustificavano i presentimenti dei coloni. C'era nella vita di quello sventurato un funesto passato, espiato forse agli occhi degli uomini, ma di cui la sua coscienza non l'aveva ancora assolto. In ogni modo, il colpevole aveva dei rimorsi, s'era pentito, e quella mano che gli avevano chiesta i suoi nuovi amici gliel'avrebbero cordialmente stretta, ma egli non si sentiva degno di porgerla a dei galantuomini! Ci nonostante, dopo la scena del giaguaro, non ritorn nella foresta e non lasci pi il recinto di Granite-House. Qual era il mistero di quell'esistenza? Lo sconosciuto avrebbe parlato un giorno? All'avvenire la risposta. A ogni modo, fu assolutamente deciso che il suo segreto non gli sarebbe mai stato domandato e che la vita sarebbe continuata da allora in comune con lui, come se nulla si fosse saputo. Durante alcuni giorni l'esistenza in comune continu a essere quella che era sempre stata. Cyrus Smith e Gedeon Spilett lavoravano assieme, ora chimici, ora fisici. Il giornalista non lasciava l'ingegnere che per andare a caccia con Harbert, poich non sarebbe stato prudente lasciare che il giovanetto vagasse da solo per la foresta e bisognava stare in guardia. Quanto a Nab e Pencroff, un giorno alle stalle o al pollaio, un altro al recinto, e senza contare i lavori a
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Granite-House, non mancavano certo di occupazioni. Lo sconosciuto lavorava in disparte e aveva ripreso il suo consueto modo di vivere, non intervenendo ai pasti, coricandosi sotto gli alberi, senza unirsi mai ai compagni. Sembrava proprio che la compagnia di quelli che l'avevano salvato gli fosse insopportabile! Ma, allora, faceva notare Pencroff perch ha richiesto il soccorso dei suoi simili? Perch ha gettato quel documento in mare? Ce lo dir rispondeva invariabilmente Cyrus Smith. Quando? Forse pi presto di quello che pensate, Pencroff. E, infatti, il giorno delle confessioni era prossimo. Il 10 dicembre, una settimana dopo il ritorno dello sconosciuto a Granite-House, Cyrus Smith se lo vide venire incontro. Signore, avrei da farvi una domanda disse con voce calma e in tono umile. Parlate rispose l'ingegnere; ma prima lasciate ch'io pure vi faccia una domanda. A queste parole lo sconosciuto arross e fu sul punto di ritirarsi. Cyrus Smith comprese quello che passava nell'animo del colpevole, il quale temeva indubbiamente che l'ingegnere lo interrogasse sul suo passato! Cyrus Smith lo trattenne per la mano: Compagno, gli disse non solo siamo per voi dei compagni, ma degli amici. Questo mi premeva di dirvi, questo era tutto quanto volevo chiedervi. E ora vi ascolto. Lo sconosciuto si pass la mano sugli occhi. Era in preda a una specie di tremito e rimase alcuni istanti senza poter articolare parola. Signore, disse alla fine vengo a pregarvi di accordarmi una grazia. Quale? Voi avete a quattro, o cinque miglia da qui, ai piedi della montagna, un recinto per i vostri animali domestici. Questi animali hanno bisogno d'essere curati. Volete permettermi di vivere con essi laggi? Cyrus Smith guard per alcuni istanti l'infelice, con un sentimento di commiserazione profonda. Poi: Amico, disse il recinto ha soltanto delle stalle, appena
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convenienti per gli animali... Sar abbastanza per me, signore. Amico, riprese Smith noi non vi contrarieremo mai in nulla. Vi piace vivere al recinto? Sia. Sarete, d'altronde, sempre il benvenuto a Granite-House. Ma, poich volete rimanere laggi, prenderemo le disposizioni necessarie perch vi siate opportunamente ospitato. Non importa; io mi ci trover sempre bene. Amico, rispose Cyrus Smith, che insisteva apposta su questo cordiale appellativo lascerete a noi decidere su quello che dobbiamo fare! Grazie, signore rispose lo sconosciuto, scostandosi. L'ingegnere comunic tosto ai compagni la proposta che gli era stata fatta e fu deciso di costruire nel recinto una casetta di legno pi comoda possibile. Il giorno stesso, i coloni si recarono al recinto con gli attrezzi necessari, e la settimana non era ancora trascorsa che gi la casa era pronta a ricevere il suo ospite. Era stata costruita a una ventina di piedi dalle stalle; di l sarebbe stato facile sorvegliare il gregge di mufloni, che contava allora pi di ottanta capi. Alcuni mobili - un lettino, una tavola, una panca, un armadio, una cassapanca -furono fabbricati e, inoltre, armi,, munizioni e utensili vari furono trasportati al recinto. Lo sconosciuto non era andato a vedere la sua nuova dimora e aveva lasciato che i coloni vi lavorassero senza di lui, mentre egli continuava a occuparsi dei lavori agricoli sull'altipiano, che voleva evidentemente ultimare. E difatti, grazie a lui, tutte le terre erano arate e pronte per essere seminate, appena fosse venuto il momento giusto. Era il 20 dicembre quando furono terminati i lavori al recinto. L'ingegnere annunci allo sconosciuto che la sua dimora era pronta a riceverlo, e questi rispose che sarebbe andato ad abitarla la sera stessa. Quella sera i coloni erano radunati nel salone di Granite-House. Erano le otto, cio l'ora in cui il loro compagno doveva lasciarli. Non
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volendo molestarlo, imponendogli con la loro presenza degli addii che gli sarebbero forse costati fatica, l'avevano lasciato solo ed erano saliti a Granite-House. Ora, essi conversavano nel salone da qualche minuto, quando un colpo leggero fu battuto alla porta. Lo sconosciuto entr quasi subito, e senz'altri preamboli: Signori, disse prima che vi lasci, bene che sappiate la mia storia. Eccola. Queste semplici parole non poterono non impressionare vivissimamente Cyrus Smith e i suoi compagni. Noi non vi domandiamo nulla, amico disse. vostro diritto tacere... mio dovere parlare. Sedetevi dunque. Rimarr in piedi. Siamo pronti ad ascoltarvi rispose Cyrus Smith. Lo sconosciuto si teneva in un canto della sala, un poco protetto dalla penombra. Aveva il capo scoperto, le braccia incrociate sul petto, e in quell'atteggiamento, con voce sorda, sforzandosi a parlare, fece il seguente racconto, senza essere mai interrotto dai suoi uditori: Il 20 dicembre 1854, uno yacht a vapore, il Duncan, appartenente al nobile scozzese lord Glenarvan, gettava l'ancora al capo Bernouilli, sulla costa occidentale dell'Australia, all'altezza del trentasettesimo parallelo. A bordo di questo yacht erano lord Glenarvan, sua moglie, un maggiore dell'esercito inglese, un geografo francese, una fanciulla e un giovinetto. Questi ultimi erano i figli del capitano Grant, il cui bastimento, il Britannici, era colato a picco un anno prima. Il Duncan era comandato dal capitano John Mangles e governato da un equipaggio di quindici uomini. Ecco perch questo yacht si trovava in quel tempo sulle coste dell'Australia. Sei mesi prima, una bottiglia contenente un documento scritto in inglese, in tedesco e in francese, era stata trovata nel mare d'Irlanda e raccolta dal Duncan. Quel documento diceva, in sostanza, che esistevano ancora tre superstiti del naufragio del Britannia, che questi superstiti erano il capitano Grant e due dei suoi uomini, e che
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essi avevano trovato rifugio su una terra di cui il documento dava la latitudine, ma la cui longitudine, cancellata dall'acqua del mare, non era pi leggibile. La latitudine era quella di 37 11' australe. Dunque, essendo ignota la longitudine, seguendo il detto trentasettesimo parallelo attraverso i continenti e i mari, si era certi di arrivare sulla terra abitata dal capitano Grant e dai suoi due compagni. Poich l'ammiragliato inglese aveva esitato a intraprendere quella ricerca, lord Glenarvan risolse di tentare il tutto per tutto per ritrovare il capitano. Mary e Robert Grant erano stati messi in relazione con lui. Lo yacht Duncan fu equipaggiato per una lunga campagna, cui la famiglia del lord e i figli del capitano vollero prender parte; il Duncan, lasciando Glasgow, si diresse verso 273 l'Atlantico, doppi lo stretto di Magellano e risal il Pacifico sino alla Patagonia, dove, secondo una prima interpretazione del documento, si poteva supporre che il capitano Grant fosse rimasto prigioniero degli indigeni. Il Duncan sbarc i suoi passeggeri sulla costa occidentale della Patagonia e riparti per andarli a riprendere sulla costa orientale, al capo Corrientes. Lord Glenarvan attravers la Patagonia, seguendo il trentasettesimo parallelo e, non avendo trovato alcuna traccia del capitano, si rimbarc il 13 novembre, allo scopo di proseguire le sue ricerche attraverso l'oceano. Dopo aver visitato senza successo le isole Tristan d'Acunha e di Amsterdam, poste sul suo percorso, il Duncan, come ho detto, arriv al capo Bernouilli, sulla costa australiana, il 20 dicembre 1854. L'intenzione di lord Glenarvan era di attraversare l'Australia, come aveva attraversato l'America, e sbarc. A poche miglia dal lido esisteva una fattoria, appartenente a un irlandese, che offri ospitalit ai viaggiatori. Lord Glenarvan fece conoscere a questo irlandese le ragioni che l'avevano condotto in quei paraggi e gli domand se sapeva che un tre alberi inglese, il Britannia, si fosse perduto da meno di due anni sulla costa ovest dell'Australia. L'irlandese non aveva mai sentito parlare di quel naufragio; ma,
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con gran sorpresa dei presenti, uno dei servitori dell'irlandese intervenne e disse: "Milord, lodate e ringraziate Iddio. Se il capitano Grant ancora vivo, vivo in terra australiana". "Chi siete voi?" chiese lord Glenarvan. "Uno scozzese come voi, milord" rispose quell'uomo. "Sono uno dei compagni del capitano Grant, uno dei naufraghi del Britannia." Quell'uomo si chiamava Ayrton. Era, infatti, il nostromo del Britannia, come testimoniavano i suoi documenti. Ma, separato dal capitano Grant nel momento in cui la nave si infrangeva sugli scogli, aveva sino allora creduto che il suo capitano fosse perito con tutto l'equipaggio e che fosse lui, Ayrton, il solo superstite del Britannia. "Solamente," egli aggiunse "il Britannia s' perduto non sulla costa, ovest, ma sulla costa est dell'Australia, e se il capitano Grant ancora vivo, come indica il suo documento, prigioniero degli indigeni australiani e bisogna cercarlo sull'altra costa." Quell'uomo, cos parlando, aveva la voce sincera, lo sguardo sicuro. Non si poteva dubitare delle sue parole. L'irlandese, che l'aveva al suo servizio da pi di un anno, ne rispondeva. Lord Glenarvan credette alla lealt di quell'uomo, e merc i suoi consigli, risolse di attraversare l'Australia, seguendo il trentasettesimo parallelo. Lord Glenarvan, sua moglie, i due fanciulli, il maggiore, il francese, il capitano Mangles e alcuni marinai dovevano comporre la piccola colonna, sotto la guida d'Ayrton, mentre il Duncan, agli ordini del secondo, Tom Austin, si sarebbe recato a Melbourne, ove avrebbe atteso le istruzioni di lord Glenarvan. Essi partirono il 23 dicembre 1854. tempo di dire che Ayrton era un traditore. Era stato veramente nostromo del Britannia; ma, per divergenze con il comandante, aveva tentato di indurre l'equipaggio alla rivolta e impadronirsi della nave, e il capitano Grant, l'8 aprile 1852, l'aveva sbarcato sulla costa ovest dell'Australia, poi era ripartito abbandonandolo, e cos facendo egli non aveva compiuto che un atto di giustizia. Cos, quel miserabile nulla sapeva del naufragio del Britannia, che aveva appreso per la prima volta dal racconto di Glenarvan! Dopo essere stato abbandonato, era divenuto, sotto il nome di Ben
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Joyce, il capo dei deportati evasi, e se sostenne impudentemente che il naufragio aveva avuto luogo sulla costa est, se spinse lord Glenarvan a prendere quella direzione, fu perch sperava di separarlo dal suo bastimento, d'impadronirsi del Duncan per dedicarsi alla pirateria nel Pacifico. Qui lo sconosciuto s'interruppe un istante. La sua voce tremava; ma riprese subito, in questi termini: La spedizione part e si diresse attraverso il continente australiano. Essa fu naturalmente disgraziata, poich Ayrton o Ben Joyce, come si vorr chiamarlo, la dirigeva, ora preceduto, ora seguito dalla sua banda di deportati, che era stata preavvisata del colpo da fare. Intanto il Duncan era stato mandato a Melbourne per essere riparato. Si trattava, dunque, di convincere lord Glenarvan a ordinare allo yacht di lasciare Melbourne e di raggiungere la costa est dell'Australia, ove sarebbe stato facile impadronirsene. Dopo aver condotto la spedizione abbastanza vicino a questa costa, in mezzo a vaste foreste, ove mancavano tutti i mezzi di sussistenza, Ayrton ottenne una lettera, ch'egli stesso s'era incaricato di portare al secondo del Duncan, lettera che ordinava allo yacht di raggiungere immediatamente, sulla costa est, la baia di Twofold, che si trovava ad alcune giornate di cammino dal punto ove la spedizione si era fermata. L appunto Ayrton aveva dato convegno ai suoi complici. Nel momento in cui questa lettera stava per essergli consegnata, il traditore fu smascherato e non gli rimase che fuggire. Ma gli occorreva a ogni costo avere quella lettera, che doveva mettere in sua balia il Duncan. Ayrton riusc a impadronirsene, e due giorni dopo, arrivava a Melbourne. Fino allora il criminale era riuscito nei suoi odiosi disegni. Egli stava per condurre il Duncan nella baia di Twofold, ove sarebbe stato facile ai deportati d'impadronirsene, e massacrato l'equipaggio, Ben Joyce sarebbe divenuto padrone di quei mari. Ma Dio doveva arrestarlo proprio quando la sua trama funesta stava per compiersi. Ayrton, giunto a Melbourne, consegn subito la lettera al secondo comandante, Tom Austin, che ne prese conoscenza e tosto salp; ma si pensi alla costernazione e alla collera di Ayrton, quando
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l'indomani seppe che il secondo conduceva il bastimento, non gi sulla costa est dell'Australia, nella baia di Twofold, ma bens sulla costa est della Nuova Zelanda. Volle opporsi, Austin gli mostr la lettera!... E, infatti, per un errore provvidenziale del geografo francese che aveva redatto la lettera, era indicato come luogo di destinazione la costa est della Nuova Zelanda. Tutti i piani di Ayrton fallivano! Egli volle rivoltarsi. Venne imprigionato e poi condotto sulla costa della Nuova Zelanda, senza saper pi che cosa sarebbe avvenuto dei suoi complici, n di lord Glenarvan. Il Duncan rimase a incrociare in quei paraggi fino al 3 marzo. Quel giorno Ayrton sent delle detonazioni. Erano le cannonate del Duncan, e poco dopo lord Glenarvan e tutti i suoi giungevano a bordo. Ecco quello che era accaduto. Dopo mille fatiche, mille pericoli,,lord Glenarvan aveva potuto giungere alla fine del suo viaggio e arrivare alla costa est dell'Australia, alla baia di Twofold. Il Duncan non c'era! Telegraf a Melbourne. Gli si rispose: "Duncan partito dal 18 corrente per destinazione ignota". Lord Glenarvan non pot pi pensare che una cosa: e cio che lo yacht era caduto nelle mani di Ben Joyce e ch'era diventato un vascello di pirati! Nondimeno lord Glenarvan non volle abbandonare la partita. Era un uomo intrepido e generoso. S'imbarc su una nave mercantile, si fece condurre sulla costa ovest della Nuova Zelanda, l'attravers sul trentasettesimo parallelo, senza trovare alcuna traccia del capitano Grant; ma sull'altra costa, con grande sorpresa, e per volont divina, ritrov il Duncan agli ordini del secondo, che lo aspettava da cinque settimane! Era il 3 marzo 1855. Lord Glenarvan era, dunque, a bordo del Duncan; ma vi era anche Ayrton. Egli comparve innanzi al lord, che ne voleva ricavare tutto quello che il bandito poteva sapere in merito al capitano Grant. Ayrton ricus di parlare. Lord Glenarvan allora gli disse che al primo scalo sarebbe stato consegnato alle autorit inglesi. Ayrton rimase muto.
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Il Duncan riprese la rotta del trentasettesimo parallelo. Intanto, lady Glenarvan tent di vincere la resistenza del bandito. Alla fine, l'influenza di lei lo conquist, e Ayrton, in cambio di quello che stava per dire, preg lord Glenarvan di abbandonarlo su una delle isole del Pacifico, invece di consegnarlo alle autorit inglesi. Lord Glenarvan, deciso a tutto per sapere quanto concerneva il capitano Grant, acconsenti. Ayrton narr allora tutta la sua vita, e ne risult con certezza ch'egli non sapeva pi nulla del capitano Grant, dal giorno in cui questi l'aveva sbarcato sulla costa australiana. Nondimeno, lord Glenarvan mantenne la parola data. Il Duncan continu la sua rotta e arriv all'isola di Tabor. L doveva essere lasciato Ayrton, l, per un vero miracolo, venne ritrovato il capitano Grant con i suoi due uomini, precisamente sul trentasettesimo parallelo. Il deportato andava, dunque, a sostituirlo su quell'isolotto deserto; ed ecco le parole che lord Glenarvan pronunzi nel momento in cui Ayrton abbandon lo yacht: "Qui, Ayrton, sarete lontano da ogni terra e senza comunicazione possibile coi vostri simili. Non potrete fuggire dall'isolotto, ove il Duncan vi lascia. Sarete solo, sotto l'occhio di un Dio, che legge nel pi profondo dei cuori; ma non sarete n perduto n ignorato, come il capitano Grant. Per indegno che siate nel ricordo degli uomini, gli uomini si ricorderanno di voi. Io so dove siete, Ayrton, e so dove trovarvi. Non lo dimenticher mai!" E il Duncan salp, sparendo in brevissimo tempo. Era il 18 marzo 1855.21 Ayrton era solo, ma n le munizioni, n le armi, n gli utensili, n le sementi gli mancavano. Era a sua disposizione, a disposizione di un deportato, la casa fabbricata dall'onesto capitano Grant. Non aveva che da lasciarsi vivere ed espiare nell'isolamento i delitti commessi.
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Gli avvenimenti che sono qui succintamente narrati sono tolti da un'opera che alcuni dei nostri lettori conoscono senz'altro, I figli del capitano Grant. Qui, come anche pi innanzi, si noter una certa discordanza nelle date; ma si comprender in seguito perch le date vere non si siano potute dare prima. (Nota dell'Editore Hetzel). 409

Signori, egli si penti, ebbe vergogna dei suoi delitti e fu molto infelice! Pens che se gli uomini fossero venuti un giorno a ricercarlo su quell'isolotto, bisognava ch'egli fosse degno di ritornare fra loro! Quanto soffri, il miserabile! Quanto lavor per rifarsi con il lavoro! Come preg per rigenerarsi con la preghiera! Per d