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JULES VERNE

L'INVASIONE DEL MARE



Disegni di Georges Roux e Leon Benett
incisi da Ch. Barbant, Ch. Clment,
E.-A. Froment e F. Vintraut
Copertina di Graziella Sarno
U. MURSIA & C.
MILANO

Titolo originale dellopera
L'INVASION DE LA MER
(1905)

Traduzione integrale dal francese di
GIUSEPPE MINA



Propriet letteraria e artistica riservata Printed in Italy Copyright
1971-1973 U. MURSIA & C.
1132/AC/Il U. MURSIA &C. Milano Via Tadino, 29
INDICE
PRESENTAZIONE ________________________________________5
L'INVASIONE DEL MARE_________________________________8
Capitolo I ________________________________________________8
L'oasi di gabes ________________________________________________ 8
Capitolo II_______________________________________________19
Hadyar _____________________________________________________ 19
Capitolo III ______________________________________________29
L'evasione___________________________________________________ 29
Capitolo IV ______________________________________________40
Il mare del sahara_____________________________________________ 40
Capitolo V_______________________________________________50
La carovana _________________________________________________ 50
Capitolo VI ______________________________________________61
Da gabes a tozeur _____________________________________________ 61
Capitolo VII _____________________________________________71
Tozeur e nefta________________________________________________ 71
Capitolo VIII ____________________________________________83
Il chott rharsa________________________________________________ 83
Capitolo IX ______________________________________________96
Il secondo canale _____________________________________________ 96
Capitolo X______________________________________________106
Al chilometro 347____________________________________________ 106
Capitolo XI _____________________________________________115
Un'escursione di dodici ore ____________________________________ 115
Capitolo XII ____________________________________________128
Quello che era accaduto_______________________________________ 128
Capitolo XIII ___________________________________________137
L'oasi di zenfig______________________________________________ 137
Capitolo XIV____________________________________________147
Prigionieri__________________________________________________ 147
Capitolo XV ____________________________________________158
In fuga ____________________________________________________ 158
Capitolo XVI____________________________________________167
Il tell ______________________________________________________ 167
Capitolo XVII ___________________________________________175
Conclusione________________________________________________ 175

PRESENTAZIONE
Il faro in capo al mondo e L'invasione del mare, usciti entrambi
nel 1905, sono gli ultimi due romanzi di Verne che videro la luce
mentre lui era ancora vivo.
Il faro in capo al mondo narra le lotte sostenute dal guardiano di
un faro, costruito dall'Argentina sull'Isola degli Stati (di fronte allo
stretto di Lemaire in fondo all'America Meridionale), contro una
banda di pirati che si sono impadroniti dell'edificio dopo aver ucciso
gli altri due guardiani. L'eroismo del superstite che cerca in tutti i
modi di ritardare la partenza dei pirati dall'isola (prima da solo, poi
con l'aiuto di un naufrago che riuscito a salvarsi dopo il tragico
affondamento della sua nave) per permettere il loro arresto
sottolineato qui soprattutto in funzione del concetto del dovere
innanzi tutto e della vendetta dovuta alla memoria degli
assassinati: Vasquez, il guardiano del faro, questa volta non un
giovanotto n un uomo nel primo fiore della virilit, gi sulla
cinquantina e, pur essendo ancora assai vigoroso e coraggioso, la
sua audacia corretta da quella giusta prudenza che solo gli anni e
l'esperienza possono dare. Ed appunto sfruttando abilmente
quest'ultima sua dote che egli riuscir ad avere la meglio sull'assai
pi numeroso e pi agguerrito nemico.
L'invasione del mare ci presenta invece un panorama romanzesco
al quale siamo pi avvezzi, nella vasta gamma dei Viaggi
straordinari di Verne: qui si tratta, nientemeno, che di creare un
mare interno nella zona sahariana della Tunisia e dell'Algeria
scavando un canale che dalla Piccola Sirte porter le acque ai
Chotts Rharsa e Melrir. L'azione si svolge nel XX secolo, questa
volta, e pone uno contro l'altro un gruppetto di bianchi (i tecnici
addetti, alla realizzazione della mastodontica impresa) e la pi
pericolosa fra le trib tuareg al comando di un celebre predatore di
carovane che ben comprende, come il regno delle sue scorrerie sar
irrimediabilmente annientato se il progetto dei bianchi verr attuato.
In questo romanzo, come in altri ambientati nell'Africa
settentrionale, Verne ha modo di presentarci descrizioni di localit,
di paesaggi, di usi e di costumi che gli sono ben nati per aver egli
compiuto un viaggio da quelle parti.
Per, mentre nel Faro in capo al mondo i personaggi bench ben
delineati e solidamente costruiti non hanno mai un attimo di
abbandono a sentimenti che non siano quelli dell'onore, del senso
del dovere, della lealt nei confronti dei compagni perduti e si
mantengono su un piano che decisamente al di sopra di quello
umano normale, nell'Invasione del mare alcune figure ci appaiono
pi spontanee, pi felici, pi vicine a noi: l'allegro brigadiere
Pistache, il coraggioso maresciallo Nicol, il signor Franois non
sono delle virt cristallizzate, la quintessenza delle perfezioni, ma
sono uomini come tanti con i loro scatti d'ira, i loro affetti, le loro
piccole manie, i loro difetti e proprio per questo balzano davanti agli
occhi del lettore con molta maggior evidenza e rimangono pi a
lungo e (bisogna ammetterlo) pi favorevolmente impressi nella sua
mente.

J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni,
tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si
dedic esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro in base
a un contratto stipulato con l'editore Hetzel venne via via
pubblicando i romanzi che compongono l'imponente collana dei
Viaggi straordinari I mondi conosciuti e sconosciuti e che
costituiscono il filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al
centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i
mari, L'isola misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele
Strogoff sono i titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera
completa comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e
numerose altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne,
nel 1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo
lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata,
una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe
termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette
anni, il 24 marzo 1905.
L'INVASIONE DEL MARE
CAPITOLO I
L'OASI DI GABES
CHE cosa sai?
So quanto ho udito dire al porto.
Si parlava della nave che viene a prendere a portare via
Hadyar
S a Tunisi, dove lo giudicheranno.
E sar condannato?
Allah non voglia, Sohar! No, non lo permetter!
Zitto! interruppe vivamente Sohar, tendendo l'orecchio
come se udisse rumore di passi sulla sabbia.
Senza alzarsi, strisci verso l'ingresso del marabut abbandonato,
dove aveva luogo questo colloquio. Era ancora giorno, ma entro
breve tempo il sole sarebbe scomparso dietro le dune, che orlano da
questa parte il litorale della Piccola Sirte. Agli inizi di marzo i
crepuscoli non sono lunghi sul 34 grado dell'emisfero settentrionale.
L'astro splendente non si avvicina all'orizzonte scendendo
obliquamente: pare, invece, che piombi gi verticalmente come un
corpo soggetto alle leggi di gravit.
Sohar si ferm, e, fatti alcuni passi oltre la soglia calcinata dal
calore dei raggi solari, in un lampo percorse con lo sguardo la
pianura circostante.
A nord, le cime verdeggianti di un'oasi che si elevava a un
chilometro e mezzo di distanza; a sud gli interminabili greti giallastri
orlati di schiuma dalla risacca della marea crescente. A ovest dune
che si accavallavano perdendosi sullo sfondo del cielo. A est un largo
tratto del mare che forma il golfo di Gabes e bagna il litorale
tunisino, ripiegandosi poi in direzione della Tripolitania.
La leggera brezza da ovest, che aveva rinfrescato l'atmosfera per
tutto quel giorno, era cessata al cadere della sera. All'orecchio di
Sohar non giunse nessun rumore. Egli aveva creduto di udire dei
passi nei dintorni di quel cubo di vecchi muri bianchi, riparato da
un'antica palma. Riconobbe di essersi sbagliato. Non c'era anima
viva n dalla parte delle dune n sul greto. Egli fece il giro del
piccolo edificio; e ancora nessuno, n traccia di passi sulla sabbia,
tranne quelle che lui e sua madre avevan lasciato all'ingresso del
marabut.
Era passato meno di un minuto da quando Sohar era uscito, che
Djemma apparve sulla soglia, preoccupata di non veder tornare suo
figlio.
Questi, che stava allora girando l'angolo del marabut, la rassicur
con un cenno.
Djemma era un'africana di razza tuareg, oltre la sessantina, alta e
robusta, dalla figura eretta, dai modi energici. I suoi occhi, azzurri
come in generale quelli delle donne della sua razza, lanciavano
sguardi ardenti e fieri. Era bianca di pelle, ma sembrava gialla, per la
tintura d'ocra che le ricopriva la fronte e le guance. Era vestita di
stoffa scura, di un ampio haik di quella lana fornita in tanta
abbondanza dalle greggi degli Hammamma, che vivono nei dintorni
dei Sebkas o Chotts, nella bassa Tunisia. Un largo cappuccio le
ricopriva la testa, la cui folta capigliatura cominciava appena a
incanutire. Djemma rimase immobile, finch suo figlio la raggiunse;
egli non aveva veduto nulla di sospetto, e il silenzio era turbato solo
dal canto lamentoso del bou-habibi, il passero del Gerid. Ne
svolazzavano parecchie coppie intorno alle dune.
Djemma e Sohar rientrarono nel marabut per aspettare che la notte
permettesse loro di raggiungere Gabes senza farsi scorgere.
Il colloquio continu cos:
La nave ha lasciato La Goulette?
S, madre, stamane aveva scapolato il capo Bon
l'incrociatore Chanzy.
Arriver stanotte?
Stanotte se per non si ferma a Sfax; ma pi probabile che
venga a gettare le ancore davanti a Gabes, di dove mio fratello, tuo
figlio, sar portato a bordo.
Hadyar! Hadyar! mormor la vecchia madre. Con un altro
fremito di collera e di dolore esclam:
Mio figlio, mio figlio! Quei Rumi l'uccideranno, e io non lo
vedr pi, ed egli non potr guidare i tuareg alla guerra santa! Ah
no! Allah non permetter questo.
E come se quella crisi di dolore avesse esaurito le sue forze,
Djemma cadde in ginocchio in un angolo del piccolo locale, e rimase
silenziosa.
Sohar era tornato sulla soglia, e se ne stava appoggiato allo stipite
della porta, immobile come se fosse di pietra, o come una di quelle
statue che talvolta adornano l'ingresso dei marabut. Nessun rumore
preoccupante lo scosse dalla sua immobilit.
L'ombra delle dune si allungava a poco a poco verso est, a mano a
mano che il sole si abbassava sull'orizzonte opposto. A oriente della
Piccola Sirte si scorgevano le prime costellazioni. Una sottile falce
del disco lunare, al primo quarto, si affacciava dietro le nebbie
lontane del tramonto. Si preannunciava una notte tranquilla e buia,
poich una cortina di leggeri vapori andava nascondendo le stelle.
Un po' dopo le sette, Sohar torn presso la madre e le disse:
ora
S, rispose Djemma, ora che Hadyar sia strappato dalle
mani di quei Rumi
necessario che venga tolto dal carcere di Gabes prima che
spunti il sole Domani sarebbe troppo tardi.
Tutto pronto, madre, afferm Sohar i nostri
compagni ci aspettano Quelli di Gabes hanno preparato la fuga,
quelli del Gerid faranno scorta a Hadyar, e quando spunter il giorno
essi saranno lontani nel deserto.
E io con loro dichiar Djemma; non abbandoner mai
mio figlio.
E con voi ci sar anch'io aggiunse Sohar; non
abbandoner mia madre e mio fratello.
Djemma si alz, lo attir a s, e lo strinse fra le braccia; poi,
rassettando il cappuccio del suo haik, varc la soglia.
Sohar la precedeva di pochi passi, mentre entrambi si avviavano
verso Gabes. Invece di seguire l'orlo del litorale lungo le alghe
lasciate sul greto dall'ultima marea, camminavano lungo la base delle
dune, sperando di essere visti meno facilmente durante quel tragitto
di un chilometro e mezzo.
L dove c'era l'oasi, nell'ombra crescente si presentava
confusamente allo sguardo il folto degli alberi. Nessuna luce si
scorgeva nell'oscurit. Nelle case arabe, prive di finestre, la luce
giunge solo dai cortili interni, e, venuta la notte, al di fuori non brilla
pi nulla.
Tuttavia, al di sopra del profilo indistinto della citt che si
intravedeva appena, non tard ad apparire un punto luminoso. Il
raggio, piuttosto intenso, doveva provenire dalla parte alta di Gabes,
forse dal minareto di una moschea o forse dal castello che la
dominava.
Sohar non si lasci ingannare, e indicando con il dito quel
bagliore, disse:
Il bordy.
l, Sohar?
S l che l'hanno rinchiuso, madre mia.
La vecchia si era fermata. Pareva che quella luce avesse in certo
modo stabilito una comunicazione tra lei e suo figlio. Certo, se quella
luce non proveniva dal carcere dove era rinchiuso il prigioniero,
proveniva almeno dal forte dove Hadyar era stato condotto. Da
quando il temuto capo tuareg era caduto nelle mani dei soldati
francesi, Djemma non aveva pi rivisto suo figlio, e non lo avrebbe
mai pi rivisto, se in quella stessa notte egli non fosse riuscito a
sottrarsi con la fuga alla sorte che gli riserbava la giustizia militare.
Ella perci rimaneva immobile, e fu necessario che Sohar le ripetesse
due volte:
Madre mia, venite!
Continuarono a camminare alla base delle dune verso l'oasi di
Gabes, il pi importante complesso di edifici sulla riva continentale
della Kccola Sirte. Sohar si diresse verso il quartiere che i militari
chiamano Coquinville.
1
un agglomerato di capanne di legno in cui
abita tutta una popolazione di mercanti, che gli ha fruttato questo
nome tanto giustificato. La borgata posta all'ingresso dell'ued,
piccolo corso d'acqua che serpeggia capricciosamente attraverso
l'oasi, all'ombra delle palme. L sorge il bordy, ossia il Fort Neuf, dal
quale Hadyar sarebbe uscito solo per essere trasferito alla prigione di
Tunisi.
Ed era da questo bordy che i suoi compagni, prese tutte le
precauzioni, fatti tutti i preparativi per la fuga, speravano di
strapparlo quella stessa notte. L'operazione doveva essere
relativamente facilitata dal fatto che il bordy, ricostruito al tempo dei
grandi lavori fatti nella regione, era ora quasi abbandonato.
Riuniti in una delle capanne di Coquinville, essi vi aspettavano
Djemma e suo figlio. Ma era necessaria una prudenza estrema, e
certo era meglio non lasciarsi vedere nei pressi della borgata.
Del resto, con quanta preoccupazione i loro sguardi si volgevano
verso il mare! Ci perch essi temevano soprattutto l'arrivo, quella
sera stessa, dell'incrociatore, e il trasferimento del prigioniero a
bordo della nave, prima che la fuga avesse potuto aver luogo.
Cercavano di vedere se nel golfo della Piccola Sirte apparisse
qualche bagliore bianco, o di udire il sordo rumore del vapore o il
fischio delle sirene che segnalavano una nave diretta al suo
ancoraggio. Ma no, nelle acque tunisine si riflettevano solo i fanali
delle barche da pesca e nessun fischio lacerava l'aria.
Non erano le otto quando Djemma e suo figlio giunsero sulla riva
dell'ued; dieci minuti ancora e sarebbero arrivati al luogo del
convegno.
Proprio mentre entrambi stavano per portarsi stilla riva destra, un
uomo accoccolato dietro i cactus dell'argine si rizz e pronunci un
nome:
Sohar!
Sei tu, Ahmet?
S; e tua madre?
qui.
E noi ti seguiamo, disse Djemma.

1
Citt dei delinquenti. (N.d.T.)
Che notizie? domand Sohar.
Nessuna rispose Ahmet.
I nostri compagni sono l?
Vi aspettano.
Hadyar pronto?
S.
E da chi stato informato?
Da Harrig, che stato messo in libert stamane e che si trova
ora coi compagni.
Andiamo disse la vecchia.
E tutti e tre risalirono la riva dell'ued.
La direzione che stavano seguendo non permetteva pi di vedere
la massa cupa del bordy attraverso il fitto fogliame. In realt l'oasi di
Gabes non che un vasto palmeto.
Ahmet non poteva smarrirsi, e camminava con passo sicuro.
Prima di tutto si doveva attraversare Djara, che si stende sulle due
sponde dell'ued. In questa borgata, un tempo fortificata, che fu
successivamente cartaginese, romana, bizantina e araba, si tiene il pi
importante mercato di Gabes.
A quell'ora la popolazione probabilmente non si era ancora
ritirata, e forse Djemma e suo figlio avrebbero stentato a passare
senza destare l'attenzione. Per la verit le vie delle oasi tunisine non
erano ancora illuminate con l'elettricit e nemmeno a gas, e, tranne
che nei pressi di qualche caff, le avrebbero certamente trovate
immerse in un buio profondo.
Tuttavia Ahmet, prudente e circospetto, non si stancava di dire a
Sohar che le precauzioni non sarebbero mai state troppe.
Non era impossibile che la madre del prigioniero fosse conosciuta
a Gabes, dove la sua presenza avrebbe potuto spingere a una
sorveglianza raddoppiata intorno al forte. La fuga era gi molto
difficile, bench fosse preparata da lungo tempo, ed era necessario
che i guardiani non fossero messi sull'avviso. Perci Ahmet sceglieva
di preferenza le vie che conducevano ai dintorni del bordy.
Del resto, per tutta quella sera la parte centrale dell'oasi non cess
di essere animata. Era una domenica, e questo giorno della settimana
generalmente festeggiato in tutte le guarnigioni, tanto in Africa
quanto in Europa. I soldati sono in permesso, e si mettono a sedere ai
tavolini dei caff rientrando in caserma solo molto tardi. Gli indigeni
partecipano a quella animazione, soprattutto nel quartiere dei
mercanti composto di italiani e di ebrei. La confusione dura fino a
notte avanzata.
Non era improbabile lo abbiamo gi detto che Djemma non
fosse sconosciuta alle autorit di Gabes: infatti, dopo l'arresto di suo
figlio, pi d'una volta ella si era spinta nei pressi del bordy mettendo
a repentaglio, in quel modo, certo non solo la libert, ma anche la
vita. Non si ignorava l'influenza che aveva avuto su Hadyar,
influenza di madre, potentissima presso la razza tuareg. Dopo aver
spinto il figlio alla rivolta, non sarebbe stata in grado di provocare
una nuova ribellione per liberare il prigioniero o per vendicarlo nel
caso che il tribunale militare lo avesse condannato a morte? S,
c'era da temerlo; alla sua chiamata tutte le trib sarebbero insorte e
l'avrebbero seguita alla guerra santa. Invano erano stati fatti tentativi
per catturarla; invano si erano moltiplicate le spedizioni attraverso la
regione dei Sebkas e dei Chotts. Protetta dalla generale devozione,
Djemma era sfuggita finora a tutte le trappole preparate per catturare,
dopo il figlio, la madre.
Ed ecco che era venuta nel cuore di quell'oasi, dove tanti pericoli
la minacciavano; aveva voluto unirsi ai suoi compagni che si erano
riuniti a Gabes per attuare l'evasione.
Se Hadyar fosse riuscito a eludere la sorveglianza dei custodi, se
avesse potuto varcare le porte del carcere, sua madre avrebbe ripreso
con lui la via del marabut, e, a un chilometro di distanza, nel folto di
un bosco di palme, il fuggitivo avrebbe trovato i cavalli preparati per
la sua fuga. La libert sarebbe stata riconquistata, e, chiss?, forse
sarebbe avvenuto qualche nuovo tentativo di sollevazione contro la
dominazione francese.
Intanto avevano continuato il loro cammino. Fra i gruppi di
francesi e di arabi che talvolta si incontravano, nessuno aveva potuto
riconoscere la madre di Hadyar sotto l'haik che la nascondeva. Del
resto, Ahmet si preoccupava di avvertirli in tempo perch tutti si
rannicchiassero in qualche angolo buio, dietro una capanna isolata, o
sotto le foglie degli alberi; e appena i passanti si erano allontanati,
tornavano ad avviarsi.
Erano ormai a pochi passi dal luogo del convegno, quando un
tuareg, che sembrava tenerli d'occhio, si precipit loro incontro.
La strada, o meglio la viuzza, che piegava verso il bordy, in quel
punto era deserta, e, seguendola per qualche minuto, bastava risalire
un piccolo sentiero laterale per trovarsi al gurbi, dove appunto si
recavano Djemma e i suoi compagni.
L'uomo si era posto di fronte ad Ahmet e, unendo l'atto alle
parole, l'aveva fermato dicendo:
Non andare oltre!
Che successo, Horeb? disse Ahmet, riconoscendo un
tuareg della sua trib.
I nostri compagni non sono pi al gurbi.
La vecchia madre si era fermata anch'essa, e interrogando Horeb
con voce insieme adirata e preoccupata domand:
Forse quei cani di Rumi sono stati avvisati?
No, Djemma, disse Horeb i custodi del bordy non
sospettano nulla.
E allora, perch i nostri compagni non sono pi al gurbi?
Perch vi sono giunti dei soldati in permesso a chiedere da
bere, e noi non abbiamo voluto rimanere con loro. Vi era quel
sottufficiale degli spahis, Nicol, che vi conosce, Djemma.
S, mormor la vecchia mi ha visto laggi nel Duai,
quando mio figlio cadde nelle mani del capitano Ah! quel
capitano, se mai
E la minaccia uscita dal petto della madre di Hadyar fu come un
ruggito di belva.
Dove raggiungeremo i nostri compagni? domand Ahmet.
Venite, rispose Horeb.
E, precedendoli, si infil in un piccolo palmeto in direzione del
forte.
Il bosco, deserto a quell'ora, si animava solo nei giorni del grande
mercato di Gabes. Vi erano dunque molte probabilit di non
incontrare anima viva nei pressi del bordy, nel quale per sarebbe
stato impossibile penetrare. Dal fatto che la guarnigione godeva di
molti permessi le domeniche, non si doveva dedurre che il posto di
guardia potesse essere abbandonato. Non si imponeva forse la pi
severa sorveglianza, fintanto che il ribelle Hadyar fosse rimasto
prigioniero nel forte e non fosse stato trasferito a bordo
dell'incrociatore per essere consegnato alla giustizia militare? Il
piccolo drappello camminava sotto il folto degli alberi, e giunse cos
al margine del palmeto.
L c'era un gruppo costituito da una ventina di capanne, e qualche
luce filtrava attraverso le loro anguste aperture. Ormai erano soltanto
a un tiro di fucile dal luogo del convegno.
Ma, appena Horeb si fu infilato in una tortuosa viuzza, venne
costretto a fermarsi a causa di un rumore di voci e di passi. Una
dozzina di soldati e di spahis venivano loro incontro, cantando e
gridando, eccitati dalle libagioni piuttosto prolungate nelle bettole dei
dintorni.
Ahmet per prudenza evit di incontrarli e si ritir con Djemma,
Sohar e Horeb in fondo a una nicchia buia, poco lontano dalla Scuola
francoaraba.
In quel punto c'era un pozzo la cui bocca era sormontata da
un'armatura di legno che sosteneva il verricello al quale era avvolta
la catena dei secchi.
In un attimo tutti si rifugiarono dietro di esso, che era alto a
sufficienza da poterli nascondere completamente.
Il drappello veniva avanti; a un tratto si arrest e uno dei soldati
grid:
Perbacco, ho sete.
E tu bevi! Eccoti un pozzo! gli rispose il maresciallo
d'alloggio Nicol.
Come! acqua? Dio mi guardi! esclam il brigadiere
Pistache.
Invoca Maometto che ti cambi l'acqua in vino.
Ah! se fossi sicuro!
Ti faresti maomettano?
No, perdinci, no; e, d'altra parte, poich Allah proibisce il vino
ai suoi fedeli, non acconsentirebbe mai a fare un miracolo simile per
un miscredente.
Ben detto, Pistache, dichiar il sottufficiale, ora tiriamo
avanti, dobbiamo tornare in quartiere.
Ma mentre i soldati stavano per seguirlo, egli li arrest di nuovo.
Due uomini risalivano la via, e il sottufficiale riconobbe in essi un
capitano e un tenente del suo reggimento.
Alt! ordin ai suoi uomini, che portarono la mano alla loro
chchia.
2
Toh! disse il capitano, quel bravo Nicol.
Il capitano Hardigan? rispose il sottufficiale, piuttosto
sorpreso.
Io, appunto.
E veniamo in questo momento da Tunisi, aggiunse il
tenente Villette.
Per ripartire per una spedizione di cui tu, Nicol, farai parte.
Ai vostri ordini, capitano, rispose Nicol, pronto a
seguirvi ovunque vogliate condurmi.
Benone, benone! disse il capitano Hardigan. E il tuo
vecchio fratello come sta?
Benissimo sulle sue quattro gambe, che io non lascio
arrugginire.
Bene, Nicol e anche Coupe--coeur? Sempre l'amico del
vecchio fratello?
Sempre, capitano, e non mi stupirei che fossero gemelli!
Sarebbe un parto curioso un cane e un cavallo ribatt
ridendo l'ufficiale. Sta' tranquillo, Nicol, non li separeremo,
quando si partir!
Se li separassimo, capitano, ne morrebbero entrambi.
In quel momento dalla parte del mare echeggi una cannonata.
Che cos'? domand il tenente Villette.
Forse l'incrociatore che getta l'ancora nel golfo.
E viene a prendere quel brigante di Hadyar. stata una gran
bella cattura che avete fatto, capitano.
Puoi ben dire, che abbiamo fatto insieme, soggiunse il
capitano Hardigan.

2
Fez in forma di calotta appiattita usato a quel tempo dai militari francesi
d'Oltremare. (N.d.T.)
S, tutti insieme, anche il vecchio fratello e anche Coupe--
coeur. Poi i due ufficiali ripresero la strada risalendo verso il bordy,
mentre Nicol e i suoi uomini scendevano verso i quartieri bassi di
Gabes.
CAPITOLO II
HADYAR
I TUAREG, di razza berbera, abitavano l'Ixham, regione compresa
fra il Tuat, ampia oasi del Sahara posta a cinquecento chilometri a
sud-est del Marocco, Timbuct a sud, il Niger a ovest, e il Fezzan a
est.
Ma al tempo in cui accadevano questi fatti, essi avevano dovuto
spostarsi verso le regioni pi orientali del Sahara. Agli inizi del
secolo XX le loro numerose trib, alcune quasi sedentarie, altre
nomadi, si incontravano al centro di quelle pianure sabbiose che
vanno sotto il nome di Utha in lingua araba, nel Sudan e fin nelle
regioni dove il deserto algerino confina col deserto tunisino.
Ora da un certo numero di anni, dopo l'abbandono dei lavori per il
mare interno, nella regione dell'Arad che si stende a ovest di Gabes e
di cui il capitano Roudaire aveva studiato la creazione, il residente
generale e il bey di Tunisi avevano persuaso molti tuareg a venirsi a
stabilire nelle oasi circostanti i Chotts. Si aveva la speranza che per le
loro qualit guerriere essi dovessero diventare in certo qual modo i
carabinieri del deserto. Speranza vana; essi avevano continuato a
meritare il loro nomignolo di tuareg, cio briganti della notte; e
tutt'al pi, se anche la creazione del mare sahariano avesse mai
dovuto venire ripresa, era certo che si sarebbero messi alla testa di
tutte quelle trib ostili all'allagamento dei Chotts.
Se ufficialmente almeno il tuareg fa il mestiere di conduttore di
carovane e anche di protettore, per istinto predone, pirata nel
sangue, e la sua reputazione tale da non ispirare altro che la
massima diffidenza.
Forse che molti anni or sono il maggiore Paing, che percorreva
quelle pericolose regioni del continente nero, non corse il rischio di
essere trucidato in un attacco di quei terribili indigeni?
Nel 1881, durante la spedizione partita da Vargla agli ordini del
comandante Flatters, quel coraggioso ufficiale e i suoi compagni non
perirono forse a Bir-el-Glarama? Le autorit militari dell'Algeria e
della Tunisia dovevano stare continuamente sulla difensiva, e
respingere senza tregua quelle trib che formavano una popolazione
abbastanza numerosa.
Fra le trib tuareg, quella degli Ahaggar aveva giustamente fama
di essere una delle pi bellicose. I suoi capi principali erano presenti
in tutte quelle piccole rivolte che rendono cos difficile il
mantenimento dell'influenza francese agli estesi confini del deserto.
Il governatore dell'Algeria e il residente generale in Tunisia erano
costretti a sorvegliare con cura particolare la regione dei Chotts o
Sebkas.
Si pu quindi comprendere l'importanza di un progetto ormai
quasi in fase di realizzazione, che costituisce appunto l'oggetto di
questo racconto, cio la formazione di un mare interno. Questo
progetto doveva recare danno particolarmente alle trib tuareg,
privarle di molta parte dei loro vantaggi, riducendo il tragitto delle
carovane e soprattutto rendere pi rare (permettendo di reprimerle
pi facilmente) quelle aggressioni che aggiungevano ancora tanti
nomi alla necrologia africana.
A questa trib degli Ahaggar apparteneva appunto la famiglia di
Hadyar. Essa era fra le pi influenti. Intraprendente, ardito, spietato,
il figlio di Djemma era sempre stato segnalato come uno dei capi pi
pericolosi di quelle bande in tutta la parte che si stende a sud dei
monti Aurs. Negli ultimi anni molti attacchi contro carovane o
contro drappelli isolati erano stati diretti da lui, e la sua fama and
aumentando fra le trib che rifluivano a poco a poco verso l'est del
Sahara, parola che si applica all'immensa pianura priva di
vegetazione di quella parte del continente africano. La rapidit dei
movimenti di Hadyar sgomentava, e sebbene le autorit avessero
dato incarico ai capi militari di impadronirsi a ogni costo della sua
persona, egli era sempre sfuggito all'inseguimento. Quando veniva
segnalato nei pressi di un'oasi, improvvisamente appariva nei
dintorni di un'altra. A capo di una grossa banda di tuareg non meno
feroci di lui, egli batteva tutta la regione compresa fra i Chotts
algerini e il golfo della Piccola Sirte.
I kafili non osavano pi prendere la pista del deserto se non erano
protetti da numerosa scorta. Perci il traffico importantissimo, che si
faceva fin sui mercati della Tripolitania, ne soffriva moltissimo.
E si che non mancavano gli stanziamenti militari, n a Nefta n a
Gafsa n a Tozeur, che il capoluogo politico di quella regione. Ma
le spedizioni organizzate contro Hadyar e la sua banda non avevano
mai dato frutto, e l'avventuroso guerriero era sempre riuscito a
sfuggire fino al giorno e non erano passate molte settimane in
cui era caduto nelle mani di un drappello francese.
Quella parte dell'Africa settentrionale era stata teatro di una di
quelle catastrofi che disgraziatamente non sono rare nel continente
nero.
Si sa con quale passione, con quale devozione e coraggio, da tanti
anni gli esploratori, i successori dei Burton, degli Speke, dei
Livingstone, degli Stanley, si sono lanciati attraverso quel vasto
campo di scoperte. Si potrebbe contarli a centinaia; e quanti ancora si
aggiungeranno a questo elenco prima del giorno, lontanissimo certo,
in cui la quarta parte del mondo antico avr svelato i suoi ultimi
segreti! E quante di queste pericolosissime spedizioni si conclusero
in disastri!
Il pi recente quello di un coraggioso belga, che si era spinto
nelle regioni meno frequentate e meno note del Tuat.
Dopo avere allestito una carovana a Costantina, Charles Steinx
lasci quella citt dirigendosi a sud. Carovana, per la verit, poco
numerosa; dieci uomini in tutto; arabi, reclutati nella regione. Per
cavalcature avevano cavalli e mehari, e in pi degli animali da tiro
per i due carri che costituivano tutta l'attrezzatura della spedizione.
Innanzitutto Charles Steinx si era portato sino a Vargla, passando
per Biscra, Tougaut, Negussia, dove gli fu facile rifornirsi di viveri.
In queste citt risiedevano autorit francesi che si affrettarono a
venire in aiuto dell'esploratore.
A Vargla, egli si trovava per cos dire nel cuore del Sahara, alla
latitudine del 32 parallelo.
Fino a quel momento la spedizione non aveva avuto traversie;
fatiche, forse eccessive, s, ma pericoli gravi no. L'influenza francese
si faceva ancora sentire in quelle regioni lontane. I tuareg,
apparentemente almeno, si dimostravano sottomessi, e le carovane
potevano provvedere, senza troppi rischi, a tutti i bisogni del
commercio interno.
Durante il suo soggiorno a Vargla, Charles Steinx dovette
cambiare la composizione del suo personale, perch alcuni degli
arabi che l'accompagnavano non vollero continuare oltre il viaggio.
Fu necessario regolare i loro conti, non senza difficolt, reclami
insolenti e pretese esose. Ad ogni modo era meglio liberarsi di quella
gente che dimostrava chiaramente la sua cattiva volont e che
sarebbe stato pericoloso conservare nella scorta.
D'altra parte, l'esploratore belga non avrebbe potuto mettersi in
cammino senza prima sostituire gli uomini mancanti. Egli credette di
essersi tolto d'impiccio accettando i servizi di molti tuareg, i quali si
offrirono di accompagnarlo fino al termine della spedizione, sia alla
costa occidentale, sia alla costa orientale del continente africano, pur
di essere pagati bene.
Charles Steinx aveva sempre molta diffidenza nei confronti della
gente di razza tuareg, ma come avrebbe potuto dubitare di avere
introdotto dei traditori nella carovana, e immaginarsi di essere spiato,
fin dalla sua partenza da Biscra, dalla banda di Hadyar, e che quel
formidabile capo non aspettasse altro che l'occasione di assalirlo? E,
ormai, i partigiani di Hadyar, mescolati al personale della scorta,
accettati appunto come guide attraverso quelle ignote regioni,
potevano trascinare l'esploratore l dove Hadyar lo aspettava.
Lasciando Vargla, la carovana comandata da Charles Steinx scese
verso sud, pass la linea del tropico, giunse nel paese degli Ahaggar
e di l, piegando a sud-est, contava di dirigersi verso il lago Ciad. Ma
dal quindicesimo giorno dopo la sua partenza non si ebbero pi
notizie di Charles Steinx e dei suoi compagni.
Che cosa era mai accaduto? La carovana aveva potuto raggiungere
la regione del Ciad, ed era sulla via del ritorno dalla parte est, o
ovest?
Ora, la spedizione di Charles Steinx aveva destato il massimo
interesse fra le molte societ geografiche che si occupavano
particolarmente dei viaggi all'interno dell'Africa. Fino a Vargla, esse
erano state tenute al corrente dell'itinerario. Per un centinaio, di
chilometri al di l, giunsero ancora molte notizie per mezzo dei
nomadi del deserto. Si pensava dunque che fra poche settimane
Charles Steinx sarebbe arrivato in condizioni favorevoli al lago Ciad.
Passarono settimane e mesi, e nessuna informazione circa l'audace
esploratore belga pot essere raccolta. Furono mandati emissari fino
all'estremo sud. I posti militari francesi contribuirono alle ricerche
che si estesero al di l in varie direzioni. Tutti quei tentativi non
diedero nessun frutto, e si cominci a temere che la carovana fosse
andata completamente distrutta in un attacco di nomadi del Tuat o
per le fatiche o le malattie in mezzo alle immense solitudini del
Sahara.
Il mondo dei geografi non sapeva cosa immaginare, e gi
cominciava a perdere la speranza non solo di rivedere Charles Steinx
ma anche di raccogliere qualche notizia che lo riguardasse, quando,
tre mesi dopo, l'arrivo di un arabo a Vargla venne a illuminare il
mistero che circondava la disgraziata spedizione.
Quell'arabo, che apparteneva appunto al personale della carovana,
era riuscito a fuggire; e da lui si seppe che i tuareg entrati al servizio
dell'esploratore l'avevano tradito. Charles Steinx, mal guidato da
loro, era stato assalito da una banda di tuareg comandata da Hadyar,
capo di trib gi celebre per le aggressioni di cui molte carovane
erano state vittime. Charles Steinx si era difeso coraggiosamente coi
pochi fidi della scorta. Per quaranta ore, dopo essersi trincerato in
una kirba abbandonata, aveva potuto tener fronte agli assalitori: ma
l'inferiorit numerica del suo piccolo drappello non gli permise di
resistere di pi; ed egli cadde nelle mani dei tuareg che lo trucidarono
insieme coi suoi compagni.
Si capisce che emozione destasse quella notizia. Fu un grido solo:
vendicare la morte dell'ardimentoso esploratore, e vendicarla su quel
crudele capo tuareg, il cui nome fu votato alla pubblica esecrazione.
E quanti altri attentati contro le carovane erano a lui attribuiti, senza
ragione! Perci le autorit francesi decisero di allestire una
spedizione per impadronirsi della sua persona, punirlo di tanti delitti,
e distruggere al tempo stesso la funesta influenza che egli esercitava
sulle trib. Si sapeva bene che quelle trib guadagnavano a poco a
poco terreno verso l'est del continente africano. La loro sede tendeva
a spostarsi verso le regioni meridionali della Tunisia e della
Tripolitania. Il grande commercio che si faceva attraverso queste
regioni correva il rischio di essere turbato e magari distrutto se i
tuareg non fossero stati ridotti alla sottomissione assoluta.
Venne dunque ordinata una spedizione, e il governatore
dell'Algeria e il residente generale in Tunisia diedero ordini perch le
citt dei paesi dei Chotts e dei Sebkas, in cui vi erano posti militari,
appoggiassero l'impresa. Il ministro della Guerra design per questa
difficile campagna, da cui si attendevano cos importanti risultati,
uno squadrone di spahis comandato dal capitano Hardigan.
Un distaccamento di una sessantina d'uomini venne condotto al
porto di Sfax dallo Chanzy. Qualche giorno dopo lo sbarco, coi
viveri, con le tende portate a dorso di cammello, sotto la guida di
alcuni arabi, esso lasci il litorale e si diresse a ovest. Doveva trovare
da rifornirsi nelle citt e borgate dell'interno, Tozeur, Gafsa e altre, e
le oasi non mancano nella regione del Gerid.
Il capitano aveva ai suoi ordini un altro capitano, due tenenti e
molti sottufficiali, fra i quali il maresciallo d'alloggio Nicol.
Ora, poich il maresciallo faceva parte della spedizione,
bisognava pure che ne facessero parte il suo vecchio fratello
Vadlavant e il fedele Coupe--coeur.
La spedizione, regolando le tappe in modo da assicurare la buona
riuscita del viaggio, attravers tutto il Sahel tunisino. Dopo aver
passato Dar-el-Mehalla ed El Quitter, venne a riposarsi per
quarantotto ore a Gafsa. nel cuore della regione dello Henmara.
Gafsa costruita nell'ansa principale formata dall'ued Bayoeh.
incorniciata da colline alle quali segue a pochi chilometri di distanza
una formidabile catena di montagne. Fra le diverse citt della Tunisia
meridionale, essa possiede il maggior numero di abitanti, riuniti in un
agglomerato di case e di capanne. Il Kasbah
3
che la domina, e dove
un tempo vegliavano i soldati tunisini, ora affidato alla custodia di
soldati francesi e indigeni. Gafsa si vanta pure di essere un centro di
cultura e ha diverse scuole dove si studiano l'arabo e il francese.
Anche le industrie vi sono assai prospere: tessitura di stoffe,
fabbricazione di haiks di seta, coperte e burnus la cui lana fornita
dai molti montoni degli Hammamma. Vi si vedono ancora i termil,
bacini costruiti al tempo dei romani, e sorgenti termali la cui
temperatura va da 29 a 32 centigradi.
In questa citt il capitano Hardigan ottenne notizie pi precise
intorno ad Hadyar: la banda dei tuareg era stata segnalata nei dintorni
di Ferkane, centosessanta chilometri a ovest di Gafsa. La distanza da
percorrere era grande, ma gli spahis badano poco alla fatica come
non temono il pericolo. E quando il distaccamento seppe quanto i
suoi capi si aspettavano dalla sua energia, non domand altro che di
mettersi in cammino.
Del resto come dichiar il maresciallo Nicol io ho
consultato il vecchio fratello che pronto a fare tappa doppia, se sar
necessario e Coupe--coeur non chiede di meglio che di marciare
in testa a tutti.
Il capitano, ben rifornito, parti coi suoi uomini. Prima di tutto, a
sudest della citt, si dovette attraversare una foresta di non meno di
centomila palme, che ne ripara un'altra composta unicamente di
alberi da frutta.
Un solo villaggio importante s'incontrava nel tragitto fra Gafsa e
la frontiera algerino-tunisina. Chebika, dove vennero confermate le
informazioni circa la presenza del capo tuareg. Questi agiva allora
con grave danno delle carovane che battevano le estreme regioni
della provincia di Costantina, e le sue malefatte, che erano gi tante,
crescevano di continuo per nuovi attentati contro le propriet e le
persone.

3
Palazzo dei sovrani barbareschi nelle citt dell'Africa settentrionale, ora anche
sinonimo di cittadella fortificata. Da non confondersi con la casbah, quartiere
arabo di Algeri. (N.d.T.)
A poche tappe di l, attraversata la frontiera, il comandante
affrett la marcia per giungere al villaggio di Negrine, sulle rive
dell'ued Sokhna.
La vigilia del suo arrivo, i tuareg erano stati segnalati qualche
chilometro pi a ovest, fra Negrine e Ferkane, sulle sponde dell'ued
Gerich, che scorre verso i grandi Chotts di quella regione.
Dalle informazioni avute, Hadyar, accompagnato da sua madre,
doveva avere un centinaio di uomini; ma bench il capitano Hardigan
ne avesse appena circa la met, i suoi spahis non avrebbero esitato ad
attaccare. Il rapporto uno contro due non spaventa le truppe d'Africa,
le quali molto spesso si sono battute in condizioni anche peggiori.
E cos accadde questa volta quando il distaccamento fu giunto nei
dintorni di Ferkane. Hadyar era stato avvertito, e senza dubbio non
pensava di dare battaglia. Non era forse meglio lasciare che il
distaccamento penetrasse maggiormente in quel difficile paese dei
grandi Chotts, e tormentarlo con aggressioni continue, chiedendo
aiuto anche ai tuareg nomadi che percorrono quelle regioni e che non
si sarebbero rifiutati di unirsi a Hadyar, tanto conosciuto da tutte le
trib tuareg? D'altra parte, dal momento che aveva scoperto tracce, il
capitano Hardigan non le avrebbe certamente abbandonate, ma
avrebbe proseguito fin dove fosse stato necessario.
Per conseguenza, Hadyar aveva stabilito di nascondersi, e se gli
fosse riuscito di tagliar loro la ritirata, dopo aver reclutato nuovi
seguaci, senza dubbio avrebbe potuto distruggere quei pochi soldati
inviati contro di lui. Quella sarebbe stata un'altra e pi deplorevole
catastrofe, da aggiungersi a quella di Charles Steinx.
Per, il piano di Hadyar fu sventato mentre la banda cercava di
risalire il corso dell'ued Sokhna per spingersi a nord fino alla base del
gebel Cheschar. Un plotone, guidato dal maresciallo d'alloggio Nicol,
al quale Coupe--coeur aveva dato l'allarme, si pose attraverso la
strada dopo aver guadato il corso d'acqua del Duar.
Si accese il combattimento, e il resto del distaccamento non tard
a prendervi parte. Ci fu un'intensa fucileria, a cui si unirono i colpi
secchi delle rivoltelle. Si ebbero dei morti dalla parte dei tuareg e dei
feriti fra gli spahis. Una met dei tuareg forz l'ostacolo e pot
fuggire; ma il loro capo non era pi con loro.
Infatti, nel momento in cui Hadyar tentava di raggiungere i
compagni con tutta la velocit del suo cavallo, il capitano Hardigan
si era lanciato su di lui. Hadyar tent inutilmente di disarcionarlo con
una rivoltellata; la pallottola non lo colp; a uno scarto violento del
suo cavallo Hadyar perse le staffe, e cadde. Prima che avesse il
tempo di rialzarsi, uno dei tenenti gli si precipit addosso; accorsero
altri soldati a cavallo, e Hadyar fu preso, nonostante gli sforzi
tremendi fatti per liberarsi.
In quel momento Djemma, che si era gettata avanti, sarebbe
giunta fino a suo figlio se non fosse stata trattenuta dal maresciallo
Nicol. Una mezza dozzina di tuareg, per, gliela strapparono; e
inutilmente il bravo Coupe--coeur li insegu mentre si portavano via
rapidamente la vecchia tuareg.
Non ho fortuna! esclam il maresciallo; avevo in pugno
la lupa e m' sfuggita di mano Qui, Coupe--coeur! ripet,
chiamando il cane. Ad ogni modo il lupacchiotto una buona
preda.
Hadyar era stato preso, e preso bene, e se i tuareg non fossero
riusciti a liberarlo prima del suo arrivo a Gabes, il Gerich sarebbe
stato finalmente liberato dai suoi pi temuti briganti.
La banda senza dubbio lo avrebbe tentato, e Djemma non avrebbe
lasciato il figlio nelle mani dei francesi se il distaccamento non
avesse ricevuto rinforzi da soldati raccolti nei posti militari di Tozeur
e di Gafsa.
Tre settimane dopo, la spedizione era ritornata al litorale, e il
prigioniero era stato chiuso nel bordy di Gabes, nell'attesa di essere
trasportato a Tunisi, dove sarebbe stato deferito alla giustizia
militare.
Questi gli avvenimenti accaduti prima che incominciasse il nostro
racconto.
Il capitano Hardigan, dopo un breve viaggio a Tunisi, era tornato a
Gabes, come si visto, la stessa sera in cui l'incrociatore Chanzy
gettava l'ancora nel golfo della Piccola Sirte.

CAPITOLO III
L'EVASIONE
DOPO che i due ufficiali, il maresciallo d'alloggio e gli spahis se ne
furono andati, Horeb avanz rasentando il muricciolo del pozzo, e
venne a mettersi in osservazione. Quando ogni rumore di passi alle
due estremit del sentiero fu svanito, il tuareg fece cenno ai
compagni di seguirlo. Djemma, suo figlio e Ahmet lo raggiunsero
subito, e risalirono una viuzza sinuosa, fiancheggiata da vecchie
casupole disabitate, che piegava verso il bordy.
Da quel lato l'oasi era deserta e il baccano dei quartieri pi
popolosi non vi si ripercuoteva minimamente. La notte era buia sotto
il denso velo di nuvole immobili nella calma dell'atmosfera. A
malapena gli ultimi aliti dell'alto mare portavano sulla spiaggia il
mormorio della risacca.
Bast un quarto d'ora a Horeb per giungere al nuovo luogo di
convegno, che era nella sala terrena di una specie di caff tenuto da
un mercante levantino. Questo mercante era della partita, e si poteva
contare sulla sua fedelt, assicurata mediante il pagamento di una
grossa somma, che sarebbe stata raddoppiata qualora le cose fossero
finite bene. In quell'occorrenza il suo intervento era stato utile.
Fra i tuareg riuniti in quel piccolo caff vi era Harrig. Questi era
uno dei pi fedeli e coraggiosi seguaci di Hadyar. Pochi giorni prima,
in una rissa per le vie di Gabes, si era fatto arrestare e rinchiudere nel
carcere del bordy. Durante le ore passate nel cortile comune non gli
fu difficile entrare in colloquio con il suo capo. Nulla di pi naturale
che due uomini della stessa razza fossero attratti l'uno verso l'altro. Si
ignorava che questo Harrig appartenesse alla banda di Hadyar. Egli
aveva potuto fuggire durante la lotta e accompagnare nella fuga
Djemma: poi, ritornato a Gabes, adeguandosi al piano prestabilito
con Sohar e Ahmet, egli approfitt della propria incarcerazione per
combinare la fuga di Hadyar.
Ad ogni modo ci che pi importava era che questi fosse rimesso
in libert prima dell'arrivo dell'incrociatore che doveva portarlo via;
ed ecco che la nave, segnalata al suo passaggio al capo Bon, andava
ad ancorarsi nel golfo di Gabes. Perci era necessario che Harrig
potesse lasciare il bordy in tempo per mettersi bene d'accordo coi
compagni. Bisognava che l'evasione avesse luogo quella notte,
poich, a giorno fatto, sarebbe stato tardi. Al levar del sole Hadyar
sarebbe stato trasportato a bordo dello Chanzy, e non sarebbe stato
pi possibile strapparlo all'autorit militare.
Le cose erano a questo punto quando intervenne il mercante, che
conosceva il capo guardiano della prigione del bordy. La leggera
pena pronunciata contro Harrig per la rissa era gi finita di scontare
la sera prima, ma Harrig, cos impazientemente aspettato, non era
stato rilasciato. Non era possibile che egli fosse incorso in un
aggravio di pena per una qualsiasi mancanza al regolamento
carcerario; ad ogni modo, bisognava sapere che cosa era accaduto e
ottenere che per Harrig le porte del bordy si aprissero prima di notte.
Il mercante decise dunque di andare dal guardiano, il quale nelle
sue ore di ozio veniva volentieri a sedersi al caff. Si mise in
cammino quando cominciava a farsi sera e si diresse al forte.
La visita al guardiano poi non risult necessaria, e pi tardi, dopo
la fuga, sarebbe potuta sembrare sospetta. Mentre il mercante si
avvicinava alla porticina del guardiano, un uomo gli sbarr la via.
Era Harrig, che riconobbe il levantino. Soli, sul sentiero che
scende dal bordy, non avevano timore di essere visti o uditi, e
neppure di essere spiati o seguiti. Harrig non era un prigioniero
evaso, bens un carcerato che, finita la pena, rimesso in libert.
Hadyar? chiese il mercante per prima cosa.
avvertito rispose Harrig.
Per questa notte?
Per questa notte. E Sohar e Ahmet e Horeb?
Ben presto ti raggiungeranno.
Dieci minuti pi tardi Harrig si trovava coi compagni nella sala
terrena del caff, e per maggiore precauzione uno di loro rimase fuori
a sorvegliare la strada.
Solo dopo un'ora la vecchia tuareg e suo figlio, guidati da Horeb,
entrarono nel caff dove Harrig li inform di tutto.
Nei pochi giorni della sua prigionia Harrig aveva avuto modo di
comunicare con Hadyar. Il fatto che due tuareg, chiusi nello stesso
carcere, si fossero messi in rapporto non poteva sembrare sospetto;
del resto, il capo tuareg entro breve tempo sarebbe stato condotto a
Tunisi, mentre a Harrig sarebbe stata resa la libert.
La prima domanda fatta a quest'ultimo, quando Djemma e i suoi
compagni giunsero in casa del mercante, la fece Sohar in questi
termini:
E mio fratello?
E mio figlio? aggiunse la vecchia.
Hadyar avvertito rispose Harrig. Nel momento in cui
uscivo dal bordy abbiamo inteso la salva di cannoni dello Chanzy
Hadyar sa di dover essere imbarcato domattina, e questa notte stessa
tenter di fuggire.
Se tarda dodici ore disse Ahmet non far pi in tempo.
E se non riesce? mormor Djemma con voce sorda.
Riuscir non esit a dichiarare Harrig: col nostro aiuto
riuscir.
E come? domand Sohar.
Queste furono le spiegazioni date allora da Harrig. La cella in cui
Hadyar passava le notti si trovava in un angolo del forte, nella parte
della cortina che sorgeva dal lato del mare, e la cui base era bagnata
dalle acque del golfo. A questa cella conduceva un cortiletto, al quale
il prigioniero aveva libero accesso, fra alte mura che non avrebbero
potuto essere superate.
In un angolo di quel cortiletto si apriva un passaggio, una specie
di fogna che andava a sbucare fuori della cortina. Una grata metallica
chiudeva quel condotto che andava a sboccare a dieci piedi circa
sopra il livello del mare. Ora Hadyar aveva constatato che la grata
era in cattivo stato e che la ruggine ne rodeva le sbarre ossidate dalla
salsedine. Non doveva essere difficile staccarla durante la notte e
raggiungere carponi l'orifizio esterno.
Ma una volta giunto l, come sarebbe proseguita la fuga di
Hadyar? Tuffandosi in mare, egli avrebbe potuto raggiungere la
spiaggia pi vicina, dopo aver fatto il giro del bastione?
Era in condizioni di et e di forze tali da arrischiarsi fra le correnti
del golfo che portavano verso l'alto mare?
Il capo tuareg non aveva ancora quarantanni. Era un uomo di alta
statura, di carnagione bianca, sebbene abbronzata dal sole delle zone
africane, magro, forte, abile in tutti gli esercizi fisici, destinato a
essere a lungo valido e forte tenendo conto della sobriet che
contraddistingue gli indigeni della sua razza, ai quali il grano, i fichi,
i datteri, la lattuga assicurano un nutrimento che li rende robusti e
resistenti.
Non senza ragione Hadyar aveva ottenuto una grande influenza su
quei tuareg nomadi del Tuat e del Sahara, cacciati ormai verso i
Chotts della bassa Tunisia. La sua audacia era pari all'intelligenza.
Egli aveva ereditato queste qualit dalla madre, come tutti i tuareg
che madreggiano. Fra loro, infatti, la donna pari all'uomo, se pure
non gli superiore. Al punto che un figlio di padre schiavo e di
donna nobile nobile d'origine; mentre il caso contrario non si
verifica. Tutta l'energia di Djemma si ritrovava nei suoi figli, che
erano sempre rimasti accanto a lei nei vent'anni della sua vedovanza.
Sotto la sua influenza Hadyar aveva acquistato le qualit di un
apostolo, di cui aveva il bel volto dalla barba nera, gli occhi ardenti,
l'atteggiamento risoluto. Perci alla sua voce le trib l'avrebbero
seguito attraverso le immensit del Gerid, se egli avesse voluto
trascinarle contro gli stranieri e spingerle alla guerra santa.
Era dunque un uomo nel pieno vigore degli anni, ma non avrebbe
potuto concludere favorevolmente la sua evasione se qualchedun
altro non l'avesse aiutato dal di fuori. Infatti, non bastava spingersi
all'orifizio del condotto dopo averne forzato la grata. Hadyar
conosceva il golfo; sapeva che vi si formano correnti violentissime,
bench le maree vi siano deboli, come accade in tutto il bacino del
Mediterraneo. Non ignorava che nessun nuotatore pu resistere loro,
e che sarebbe stato trascinato in alto mare senza aver potuto toccar
terra su una delle spiagge a monte o a valle del forte. Dunque era
necessario che egli trovasse una barca all'estremit del passaggio,
all'angolo della cortina e del bastione.
Ecco le informazioni date da Harrig ai suoi compagni.
Come ebbe finito, il mercante si accontent di dire:
Ho laggi una barca a vostra disposizione
E mi ci porterai? domand Sohar.
Quando sar venuto il momento.
Cos facendo avrai mantenuto tutte le tue promesse, e noi
manterremo le nostre aggiunse Harrig e raddoppieremo la
somma che ti fu promessa, in caso di buona riuscita.
La riuscita sicura asser il mercante, che da buon levantino
non vedeva nella cosa altro che un buon affare che doveva dargli un
grosso profitto.
Sohar si era rialzato, e disse:
A che ora ci aspetta Hadyar?
Fra le undici e mezzanotte rispose Harrig.
La barca sar l molto prima aggiunse Sohar e appena
imbarcato mio fratello, lo condurremo al marabut, dove i cavalli sono
pronti
E in quel luogo osserv il mercante non rischiate di
essere visti. Vi accosterete alla spiaggia, che sar deserta fino al
mattino.
Ma la barca? fece osservare Horeb.
Baster tirarla sulla sabbia, dove io la trover rispose il
mercante. Non rimaneva che un quesito da risolvere.
Chi di noi andr a prendere Hadyar? domand Ahmet.
Io rispose Sohar.
E io ti accompagner disse la vecchia tuareg.
No, madre dichiar Sohar. Bastiamo in due per guidare
la barca al bordy Se ci imbattessimo in qualcuno, la vostra persona
potrebbe sembrare sospetta al marabut che dovete andare
Horeb e Ahmet verranno con voi Harrig e io, con la barca,
condurremo l mio fratello.
Sohar aveva ragione. Djemma lo comprese e disse soltanto:
Quando ci separiamo?
Subito rispose Sohar. Fra mezz'ora voi sarete al marabut.
In meno di mezz'ora noi saremo ai piedi del forte con la barca,
all'angolo del bastione, dove non si rischia di essere veduti e se
mio fratello non si mostra all'ora concordata, prover s, prover a
giungere fino a lui.
S, figlio mio, perch, se egli non fugge stanotte, non lo
rivedremo mai pi! mai pi!
Era venuto il momento. Horeb e Ahmet si avviarono per primi
scendendo la stretta via che porta al mercato. Djemma li seguiva
nascondendosi nell'ombra quando incontravano qualcuno. Il caso
avrebbe potuto metterli di fronte al maresciallo d'alloggio Nicol, ed
era necessario che egli non la riconoscesse. Oltre i confini dell'oasi
non c'era pi pericolo, e seguendo la base delle dune non si sarebbe
incontrata anima viva fino al marabut.
Poco dopo Sohar e Harrig uscirono dal caff. Essi sapevano
benissimo dove si trovava la barca del mercante, e preferivano che
questi non li accompagnasse: avrebbe potuto essere visto e
riconosciuto da qualche viandante ritardatario.
Erano circa le nove. Sohar e il suo compagno salirono verso il
forte, e ne seguirono la cinta verso sud. All'interno e all'esterno il
bordy sembrava tranquillo, e qualsiasi rumore si sarebbe fatto sentire
in quell'atmosfera silenziosa, non turbata da un soffio di vento, e
anche cupa, perch dense nubi immobili e grevi coprivano il cielo da
un orizzonte all'altro.
Fu solo nel giungere alla spiaggia che Sohar e Harrig ritrovarono
un po' di vita. Passavano dei pescatori, alcuni di ritorno con il
prodotto della loro pesca, altri diretti alle loro barche per portarsi in
mezzo al golfo. Qua e l alcuni fuochi rompevano l'ombra
incrociandosi in ogni direzione. A mezzo chilometro si scorgeva
l'incrociatore Chanzy, coi suoi poderosi fanali che gettavano strisce
luminose sulla superficie del mare.
I due tuareg evitarono accuratamente i pescatori e si diressero
verso un molo in costruzione all'estremit del porto.
Ai piedi del molo era ormeggiata la barca del mercante. Come era
stato stabilito, un'ora prima Harrig si era assicurato che essa fosse al
suo posto. Due remi giacevano sotto i banchi, e non rimaneva altro
che imbarcarsi. Nel momento in cui Harrig stava per togliere il
gancio, Sohar gli afferr il braccio. Due guardie doganali, incaricate
della sorveglianza di quella parte di spiaggia, venivano verso di loro.
Forse conoscevano il proprietario dell'imbarcazione e sarebbero stati
stupiti di vedere Sohar e il suo compagno prenderne possesso. Era
meglio non destare nessun sospetto. I doganieri avrebbero senza
dubbio chiesto a Sohar e ad Harrig che cosa volessero fare di una
barca che non era loro; e senza nessun arnese da pesca, i due tuareg
non avrebbero potuto farsi passare per pescatori.
Perci risalirono la spiaggia e si rannicchiarono alla base del molo
per non essere visti. Vi rimasero una buona mezz'ora almeno, e si
pu immaginare la loro impazienza vedendo i doganieri fermarsi
lungamente in quel punto. Che dovessero rimanere di fazione fino al
mattino? No. Finalmente si allontanarono.
Allora Sohar avanz sulla sabbia, e appena i doganieri si furono
perduti nell'oscurit, chiam il compagno, che subito lo raggiunse.
La barca fu tirata fino all'acqua, Harrig s'imbarc, e Sohar,
deposto il gancio a prua, lo segu.
Subito i due remi manovrati dolcemente spinsero l'imbarcazione,
che super il molo rasentando la base della cortina bagnata dalle
acque del golfo.
In un quarto d'ora Harrig e Sohar ebbero superato l'angolo del
bastione e si fermarono sotto l'orifizio del condotto, per il quale
Hadyar doveva tentare la fuga.
Il capo tuareg era solo nella cella in cui doveva passare
quell'ultima notte. Un'ora prima il guardiano lo aveva lasciato
chiudendo col grosso catenaccio la porta di quel cortiletto sul quale si
apriva la cella. Hadyar aspettava il momento di agire con quella
straordinaria pazienza dell'arabo fatalista, eppure tanto padrone di s
in tutte le circostanze. Egli aveva udito la salva di cannoni dello
Chanzy; non ignorava l'arrivo dell'incrociatore; sapeva che vi sarebbe
stato imbarcato il giorno dopo e che non avrebbe dovuto mai pi
rivedere le regioni dei Sebkas e dei Chotts, il paese caro del Gerid!
Ma alla rassegnazione tutta musulmana si univa la speranza di
riuscire nel suo tentativo. Era ben sicuro che sarebbe riuscito a
fuggire attraverso quello stretto passaggio; ma i suoi compagni
avrebbero potuto procurarsi una barca, e sarebbero stati pronti ai
piedi del muro? Pass un'ora. Ogni tanto Hadyar usciva dalla cella, si
poneva all'ingresso del condotto e tendeva l'orecchio. Qualsiasi
rumore di barca che fosse avanzata rasentando la cortina, egli
l'avrebbe percepito distintamente; ma non si udiva nulla, ed egli
tornava al suo posto, in assoluta immobilit.
Talvolta andava anche a origliare presso la porta del cortile
spiando il passo di un guardiano, nel timore che si volesse procedere
al suo imbarco nella notte stessa; dentro la cinta del bordy regnava
un silenzio assoluto, che solo il passo della sentinella sul
camminamento alla sommit del bastione interrompeva ogni tanto.
Mezzanotte era vicina, ed era stato fissato con Harrig che
mezz'ora prima Hadyar avrebbe raggiunto l'estremit del passaggio
dopo aver divelto la grata. Se in quel momento la barca si fosse
trovata l, egli si sarebbe imbarcato subito; ma se, invece, essa non
fosse arrivata, egli avrebbe dovuto aspettare sino ai primi bagliori
dell'alba, e, nel caso, avrebbe tentato la fuga a nuoto rischiando di
essere trascinato dalle correnti attraverso il golfo della Piccola Sirte?
Sarebbe stata l'ultima possibilit, la sola, di sottrarsi alla condanna a
morte.
Hadyar usc dunque per accertarsi che nessuno si dirigesse verso il
cortiletto, si sistem il vestito serrandoselo bene intorno al corpo, e
strisci dentro l'angusto passaggio.
Il condotto era lungo una decina di metri circa, e largo appena a
sufficienza perch un uomo di media corporatura vi potesse
penetrare. Hadyar dovette sfregarsi contro le pareti lacerando alcune
pieghe del suo haik, ma, strisciando con grandissimi sforzi, raggiunse
la grata. Questa, come stato gi detto, era in pessime condizioni; le
sbarre non erano sistemate saldamente nel sasso che si sbriciolava
sotto la mano. Bastarono cinque o sei scosse per staccarla, e quando
Hadyar l'ebbe ripiegata contro la parete il passaggio fu libero.
Al capo tuareg non rimaneva ora che strisciare ancora per due
metri per raggiungere l'orifizio esterno; e fu quella la parte pi
penosa, poich il condotto si andava restringendo verso la sbocco.
Tuttavia Hadyar vi riusc, e alla fine non ebbe nemmeno bisogno di
aspettare.
Quasi subito giunsero al suo orecchio queste parole:
Hadyar, siamo qui.
Hadyar fece l'ultimo sforzo, e la parte anteriore del suo corpo usc
dall'orifizio a dieci piedi d'altezza sull'acqua.
Harrig e Sohar gli mossero incontro, ma, nel momento in cui
stavano per tirarlo fuori, si ud un rumore di passi. Essi temettero che
quel rumore venisse dal cortiletto, che un guardiano fosse stato
mandato per imbarcare immediatamente il prigioniero e che,
trovando il prigioniero scomparso, avrebbe subito dato l'allarme nel
bordy.
Per fortuna, non era cos. Il rumore era stato provocato dalla
sentinella passeggiando presso il parapetto della torretta. Forse la sua
attenzione era stata destata dall'avvicinarsi della barca, ma dal posto
dove essa passeggiava non poteva scorgere nulla; e, d'altra parte, la
piccola barca, in quell'oscurit, non sarebbe stata visibile. A ogni
modo fu necessario usare prudenza e dopo pochi istanti Sohar e
Harrig afferrarono Hadyar per le spalle, e a poco a poco lo estrassero
dalla buca, finch egli fu finalmente fra loro.
Con una spinta vigorosa, la barca fu mandata al largo. Era
preferibile non rasentare n i muri del bordy n la spiaggia; era
meglio risalire il golfo fino all'altezza del marabut. D'altra parte fu
necessario evitare molte barche che uscivano dal porto o vi
tornavano, poich quella notte calma favoriva la pesca. Passando
davanti allo Chanzy, Hadyar si rizz, e con le braccia incrociate
concentr il suo odio in una lunga occhiata poi, senza proferire
parola, si rimise a sedere a poppa della barca.
Mezz'ora dopo, i tre uomini sbarcavano sulla sabbia; poi, tirata la
barca in secco, il capo tuareg e i suoi due compagni si dirigevano
verso il marabut, e vi giungevano senza aver fatto nessun cattivo
incontro.
Djemma si era fatta avanti verso suo figlio, che strinse fra le
braccia, e disse solo questa parola:
Vieni!
Poi, voltando l'angolo del marabut, raggiunse Ahmet e Horeb. Tre
cavalli aspettavano, pronti a lanciarsi sotto lo sprone dei loro
cavalieri. Hadyar balz in sella, e con lui Harrig e Horeb.
Vieni! aveva detto Djemma, nel rivedere suo figlio; e anche
questa volta pronunci una sola parola:
Va'! disse indicando con la mano le tenebrose regioni del
Gerid. Un momento dopo, Hadyar, Horeb e Harrig erano scomparsi
nell'oscurit della notte.
Fino al mattino la vecchia tuareg rimase con Sohar nel marabut.
Ella aveva voluto che Ahmet ritornasse a Gabes. La fuga di suo figlio
si era risaputa? Se ne diffondeva gi la notizia nell'oasi? E le autorit
avevano mandato delle pattuglie a inseguire il fuggitivo? E in quale
direzione si sarebbe andati a cercarlo? Attraverso il Gerid? E contro
il capo tuareg e i suoi compagni ora si doveva ricominciare la
campagna intrapresa precedentemente e che si era risolta con la sua
cattura? Questo voleva sapere Djemma prima di riprendere il
cammino verso il paese dei Chotts. Ma Sohar non riusc a saper
nulla, per quanto si aggirasse nei dintorni di Gabes. Egli si spinse
perfino in vista del bordy; ripass dal mercante, il quale seppe allora
che il tentativo era riuscito e che Hadyar, finalmente libero, correva
attraverso le solitudini del deserto.
D'altra parte, il mercante non aveva ancora udito dire che la fuga
fosse gi nota, e naturalmente, se qualcosa ne fosse trapelato,
avrebbe dovuto essere lui uno dei primi ad esserne informato.
Le prime luci dell'alba non avrebbero tardato, ad ogni modo, a
illuminare l'orizzonte a est del golfo. Sohar non volle aspettare oltre.
Era necessario che la vecchia lasciasse il marabut prima del giorno,
poich era conosciuta, e, non essendo stato possibile tenere il
figliolo, anche lei sarebbe stata in ogni caso buona preda.
Sohar la raggiunse quando l'oscurit era ancora profonda, e, sotto
la sua guida, ella riprese la via delle dune.
Il giorno seguente una delle lance dell'incrociatore si rec al porto
per la consegna del prigioniero. Quando il custode ebbe aperto l'uscio
della cella occupata da Hadyar, la sua meraviglia fu grande. Fu facile
accertare in quali condizioni la fuga si fosse compiuta, dopo una
ricerca nel condotto, la cui grata venne trovata rimossa. Hadyar
aveva dunque cercato di fuggire a nuoto, e, in tal caso, non era molto
probabile che le correnti del golfo l'avessero sospinto al largo?
Oppure una barca, preparata da qualche complice, l'aveva trasportato
in qualche punto del litorale? Questo non pot essere verificato, e le
ricerche fatte nei dintorni dell'oasi furono inutili: infatti non si pot
scoprire nessuna traccia del fuggitivo. Le pianure del Gerid e le
acque della Piccola Sirte non lo restituirono n vivo n morto.
CAPITOLO IV
IL MARE DEL SAHARA
DOPO aver rivolto le sue sincere felicitazioni ai presenti che
avevano risposto al suo appello, ringraziato gli ufficiali, i funzionari
francesi e tunisini, che coi notabili di Gabes erano venuti alla
conferenza, il signor de Schaller cos disse:
Bisogna convenire, signori, che coi progressi della scienza ogni
confusione tra storia e leggenda sta divenendo sempre pi
impossibile. L'una finisce per far giustizia dell'altra. La leggenda
appartiene ai poeti; la storia retaggio dei dotti. Pur riconoscendo i
meriti della leggenda, oggi io sono costretto a relegarla nel dominio
dell'immaginazione e ad attenermi alle realt provate dalle
osservazioni scientifiche.
Difficilmente la nuova sala del casin di Gabes avrebbe potuto
riunire un pubblico meglio disposto a seguire il conferenziere nelle
sue interessanti dimostrazioni. L'uditorio era gi totalmente
favorevole al progetto di cui si doveva discorrere. Perci le sue
parole fin dal principio furono accolte con un mormorio lusinghiero.
Solo alcuni indigeni, mescolati al pubblico, sembravano mantenere
un prudente riserbo. E per la verit il progetto di cui il signor de
Schaller si preparava a fare la storia non era visto di buon occhio da
mezzo secolo da parte delle trib, sedentarie o nomadi, del Gerid.
- Noi ammettiamo senza difficolt prosegu l'oratore che
gli antichi erano gente d'immaginazione e gli storici hanno
accontentato abilmente il loro gusto scrivendo storie che erano
soltanto tradizioni. In quei racconti essi si ispiravano a un substrato
veramente mitologico.
Non dimenticate, signori, quanto ci narrano Erodoto, Pomponio
Mela e Tolomeo. Il primo nella sua Storia dei popoli non parla forse
di un paese che si stende fino al fiume Tritone, il quale si getta nella
baia di questo nome? Non racconta forse, come un episodio del
viaggio degli Argonauti, che la nave di Giasone, spinta dall'uragano
sulle coste della Libia, fu ricacciata a ovest fino a questa baia del
Tritone, della quale non si scorgeva neanche il confine occidentale?
Si dovrebbe dedurre da tale racconto che tale baia avesse
comunicazione col mare. Ed d'altra parte ci che riferisce Scillace
nel suo Periplo del Mediterraneo.
Dopo Erodoto, ecco Pomponio Mela, il quale quasi al principio
dell'era cristiana riferisce ancora l'esistenza del grande lago Tritone
chiamato anche lago Pollade, la cui comunicazione con la Piccola
Sirte (che poi l'odierno golfo di Gabes), scomparve per
l'abbassamento delle acque, dovuto alla loro evaporazione.
Infine, stando a Tolomeo, le acque avrebbero continuato ad
abbassarsi di livello sino a formare i quattro laghi, Tritone, Pollade,
di Libia e delle Testuggini. Questi sono i Chotts algerini Melrir e
Rharsa e i Sebkas tunisini Gerid e Fegegi.
Signori, in queste antiche leggende che non hanno nulla in
comune con la precisione della scienza contemporanea vi da
prendere e da lasciare ( soprattutto da lasciare ). Non vero che la
nave di Giasone sia mai stata spinta attraverso quel mare interno, il
quale non comunic mai con la Piccola Sirte, e non avrebbe mai
potuto raggiungere quei lidi se non a patto di essere munita delle
poderose ali d'Icaro, il figlio avventuroso di Dedalo. Le osservazioni
fatte gi alla fine del XIX secolo dimostrano senza incertezze che un
mare sahariano che avesse ricoperto tutta la regione dei Sebkas e dei
Chotts non ha mai potuto esistere, poich in alcuni punti l'altitudine
di tali depressioni supera di quindici o venti metri il livello del golfo
di Gabes, specialmente in quelle pi vicine alla costa, e mai questo
mare, in tempi storici, avrebbe avuto l'estensione di cento leghe che
gli attribuiva qualche spirito troppo immaginoso.
Tuttavia, signori, pur riducendo tale estensione alle dimensioni
che consente la natura di quei terreni cosparsi da Chotts e da Sebkas,
non era impossibile mettere in atto il progetto di un mare sahariano
alimentato dalle acque del golfo di Gabes. Questo appunto il
progetto formulato da alcuni scienziati audaci, ma pratici, progetto
che per molte peripezie non pot essere portato a compimento; ed
la sua storia che desidero ricordarvi esponendovi i tentativi vani e i
crudeli disinganni sofferti in tanti anni.
Nell'uditorio corse un mormorio d'approvazione, e siccome il
conferenziere indicava con una mano una carta appesa alla parete
dietro la cattedra, tutti gli sguardi si volsero da quella parte.
La carta comprendeva la parte della Tunisia e dell'Algeria
meridionale attraversata dal 34 parallelo e che si stende dal terzo
grado di longitudine est fino all'ottavo. Vi erano segnate le grandi
depressioni a sud-est di Biscra: l'insieme dei Chotts algerini di livello
inferiore a quello delle acque mediterranee compresi sotto la
denominazione di Melrir e Rharsa. Dall'estremit del Chott di Melrir
sul settimo meridiano era tracciato il canale incompiuto che li
metteva in comunicazione con la Piccola Sirte. A nord, dalla parte
tunisina, si stendevano le pianure percorse dalle trib degli
Hammemas: a sud, nella parte algerina, l'immensa regione delle
dune.
Le principali citt e villaggi della regione erano indicati con la
massima esattezza: Gabes sulla sponda del golfo omonimo, lHamma
sulla riva destra del nuovo canale, quasi all'estremit est del Chott
Fegegi, Limagnes, Softim, Bu-Abdallah e Bechia su quella lingua di
terra che si prolunga fra il Fegegi e il Gerid. Seddada, Kri, Hamma,
Tozeur, Nefta; fra Gerid e Rharsa, Chebecha a nord, e Bir Klebia a
ovest di quest'ultimo; infine Zeribet, Ain-Naga, Takir-Rassu, Mraier,
Fagussa vicine alla ferrovia transahariana progettata a ovest dei
Chotts algerini.
L'uditorio poteva dunque vedere sulla carta l'insieme di quelle
depressioni fra le quali Rharsa e Melrir quasi interamente inondabili
dovevano formare il nuovo mare africano.
Ma riprese a dire il signor de Schaller che la natura abbia
per l'appunto disposto le depressioni in modo da raccogliere le acque
della Piccola Sirte non poteva essere detto se non dopo un accurato
lavoro di livellazione. E fin dal 1872, durante una spedizione nel
deserto del Sahara, il senatore d'Orand, Pomel e l'ingegner Rocard
affermarono che quel lavoro non avrebbe mai potuto essere compiuto
data la costituzione dei Chotts.
Lo studio fu allora ripreso in condizioni pi sicure nel 1874 dal
capitano di Stato maggiore Roudaire, al quale spetta la prima idea
dello straordinario progetto.
Gli applausi scoppiarono da ogni parte al nome dell'ufficiale
francese, che fu acclamato come gi tante volte lo era stato, e come
sempre dovr esserlo. A quel nome, del resto, bisognava associare
quelli di Freycinet, presidente del Consiglio dei ministri a quel
tempo, e di Ferdinand de Lesseps, che pi tardi avevano sostenuto
quell'impresa gigantesca.
Signori, riprese a dire il conferenziere, bisogna tornare a
quel tempo lontano per parlare della prima ricognizione scientifica
della regione chiusa a nord dalle montagne dell'Aurs a trenta
chilometri a sud di Biscra. Fu infatti nel 1874 che l'audace ufficiale
studi il progetto di mare interno al quale doveva poi consacrare tanti
sforzi. Ma come avrebbe potuto prevedere quanti ostacoli sarebbero
sorti, per vincere i quali forse nemmeno la sua energia sarebbe
bastata? Comunque sia, il nostro dovere di rendere a quell'uomo
coraggioso e dotto l'omaggio che gli dovuto. Dopo i primi studi
fatti dal promotore dell'impresa, il ministro della Pubblica istruzione
incaric ufficialmente il capitano Roudaire delle diverse missioni
scientifiche che si riferivano alla ricognizione della regione. Cos
furono eseguite esattissime osservazioni geodetiche che stabilirono il
rilievo di quella parte del Gerid.
Fu allora che la leggenda dovette ritirarsi davanti alla realt.
Quella regione, che si diceva essere stata un mare comunicante
un tempo con la Piccola Sirte, non si era mai trovata in tali
condizioni. Inoltre, la depressione del terreno, che si diceva
completamente inondabile dalla sponda di Gabes fino agli estremi
Chotts algerini, lo era invece solo in piccolissima parte. Ma anche se
il mare del Sahara non avesse potuto avere le dimensioni che la
credenza popolare gli aveva attribuito inizialmente, non ne risultava
perci che il progetto dovesse essere abbandonato. In principio,
signori, disse de Schaller si aveva avuto l'aria di credere che il
nuovo mare potesse estendersi per quindicimila chilometri quadrati.
Ora da questa cifra se ne dovettero togliere cinquemila per i Sebkas
tunisini, il cui livello pi alto di quello del Mediterraneo. In realt,
dai calcoli fatti dal capitano Roudaire, a soli ottomila chilometri
quadrati deve essere ridotta la superficie inondabile dei Chotts
Rharsa e Melrir, la cui altitudine negativa sar di venti metri pi
bassa della superficie del golfo di Gabes.
E allora, toccando la carta con la bacchetta che aveva in mano, e
spiegando minutamente il panorama che l'accompagnava, il signor de
Schaller pot condurre il suo uditorio attraverso quella parte
dell'antica Libia.
Nella regione dei Sebkas, a partire dal litorale, le coste, dalle pi
basse che misurano m 15,52, alle pi alte di m 31,45, raggiungono
l'altitudine massima presso la sponda di Gabes. Dirigendosi verso
ovest, le prime grandi depressioni si incontrano solo nel piccolo
bacino dello Chott Rharsa, a duecentoventisette chilometri dal mare,
per una lunghezza di quaranta chilometri. Poi il terreno si rialza per
trenta chilometri fino ad Aslue, per ridiscendere poi per altri
cinquanta chilometri fino al Chott Melrir, in gran parte inondabile
per un'estensione di cinquantacinque chilometri. A questo punto il
grado di longitudine 3 40' si incrocia con il parallelo, e la distanza
fra questo punto e il golfo di Gabes di quattrocentodue chilometri.
Questo fu, signori disse de Schaller il lavoro geodetico
compiuto in quelle regioni. Ma, se ottomila chilometri quadrati erano
certamente in condizioni tali da ricevere le acque del golfo, il taglio
d'un canale di duecentoventisette chilometri, data la natura del
terreno, non sarebbe stato superiore alle forze umane? Dopo
moltissimi scandagli, il capitano Roudaire ritenne di no. Non si
trattava tanto, come stato detto in un notevole articolo di Maxime
Hlne, di scavare un canale attraverso un terreno sabbioso come
Suez o fra montagne calcaree come a Panama e a Corinto. Qui il
terreno non ha affatto quella solidit. Lo scavo si sarebbe eseguito in
una crosta salina e mediante un drenaggio si sarebbe prosciugato
sufficientemente il terreno per i lavori necessari. E anche sul ciglione
che separa Gabes dalla prima Sebka, ossia per un'estensione di venti
chilometri, il piccone non avrebbe incontrato altro che un banco
calcareo di trenta metri. Tutto il resto del taglio si sarebbe fatto in
terreno molle.
Il conferenziere riassunse allora con grande precisione i vantaggi
che, stando a Roudaire, dovevano derivare da quell'opera gigantesca.
Prima di tutto il clima dell'Algeria e della Tunisia sarebbe migliorato
eccezionalmente; sotto l'azione dei venti del sud le nuvole formate
dall'evaporazione del nuovo mare si sarebbero sciolte in piogge
benefiche su tutta la regione, con gran profitto dell'agricoltura.
Inoltre le depressioni dei Sebkas tunisini di Gerid e di Fegegi, dei
Chotts algerini di Rharsa e di Melrir, ora paludose, si sarebbero
bonificate rapidamente sotto il profondo strato delle acque
permanenti.
Dopo questi miglioramenti fisici, quali guadagni commerciali
avrebbe goduto la regione trasformata in tal modo dalla mano
dell'uomo! Infine Roudaire faceva a buon diritto valere questi ultimi
argomenti: la regione a sud dell'Aurs e dell'Atlante sarebbe stata
fornita di nuove vie sulle quali le carovane avrebbero fruito di
maggior sicurezza; il commercio grazie a una flottiglia mercantile si
sarebbe sviluppato in tutta quella zona, a cui le depressioni finora
vietavano l'accesso; le truppe messe in grado di sbarcare a sud di
Biscra avrebbero assicurato la tranquillit aumentando l'influenza
francese in quella parte dell'Africa.
Eppure soggiunse il conferenziere bench questo
progetto di un mare interno sia stato studiato con scrupolosa cura,
bench le operazioni geodetiche siano state eseguite con la pi
scrupolosa attenzione, moltissimi contraddittori vollero negare i
vantaggi che la regione avrebbe ricavato da questa ciclopica impresa.
Poi de Schaller confut ad uno ad uno gli argomenti citati negli
articoli di vari giornali del tempo, sui quali si era cominciata una
guerra senza quartiere contro l'opera del capitano Roudaire.
Si diceva che la lunghezza del canale che doveva condurre l'acqua
del golfo di Gabes ai Chotts Rharsa e Melrir, sarebbe stata
equivalente alla capacit del nuovo mare, ossia a ventotto miliardi di
metri cubi, e che le depressioni non avrebbero mai potuto essere
colmate.
Poi si pretese che a poco a poco l'acqua salmastra del mare del
Sahara si sarebbe infiltrata sotto i terreni delle oasi vicine e, risalendo
alla superficie per capillarit naturale, avrebbe distrutto le vaste
piantagioni di datteri che costituiscono la ricchezza del paese.
Altre critiche veramente serie asserivano che le acque del mare
non sarebbero mai giunte alle depressioni, ma sarebbero evaporate
ogni giorno attraversando il canale. Eppure in Egitto, sotto raggi
ardenti di un sole pari a quello del Sahara, il lago Menzaleth, che si
diceva sarebbe stato impossibile colmare, venne pure riempito, e in
quel caso la sezione del canale non era che di cento metri.
Vennero anche discusse l'impossibilit o, per lo meno, le difficolt
finanziarie del taglio del canale. Ma, effettuate le opportune
verifiche, si trov che il terreno dal ciglione di Gabes fino alle prime
depressioni era cos molle, che talvolta lo scandaglio vi penetrava da
solo per il suo proprio peso.
I denigratori dell'impresa avevano formulato i pronostici pi
scoraggianti: i dintorni dei Chotts, si diceva, erano assai pianeggianti
e non avrebbero tardato a trasformarsi in acquitrini e in focolai di
pestilenze che avrebbero infettato la regione. I venti dominanti,
anzich soffiare da sud, come pretendevano gli autori del progetto,
avrebbero soffiato da nord. Le piogge causate dall'evaporazione del
nuovo mare non sarebbero ricadute sulle campagne dell'Algeria e
della Tunisia, ma sarebbero andate perdute inutilmente sulle
immense pianure sabbiose del gran deserto.
Queste critiche furono il punto di partenza di un periodo nefasto,
durante il quale si verificarono avvenimenti tali da richiamare l'idea
della fatalit in quelle regioni dove il fatalismo regna sovrano,
avvenimenti che rimasero scolpiti nella memoria di quanti hanno
vissuto in Tunisia.
I progetti del capitano Roudaire avevano sedotto l'immaginazione
degli uni, acceso la passione speculatrice degli altri. Il signor de
Lesseps, che era tra i primi, aveva preso la cosa a cuore fino al
momento in cui non ne fu distolto dal taglio dell'istmo di Panama.
4
Tutto ci non era accaduto senza colpire l'immaginazione degli
indigeni nomadi o sedentari di quelle regioni, che vedevano il sud

4
Dopo il taglio dell'istmo di Suez il visconte de Lesseps form infatti nel 1881,
una nuova compagnia per il taglio dell'istmo di Panama; questa per fall nel 1889.
(N.d.T.)
algerino in potere dei Rumi, la fine della loro sicurezza, della loro
fortuna rischiosa e della loro indipendenza. L'invasione del mare
nelle loro solitudini significava la fine d'una dominazione secolare. E
perci fra le trib si manifestava una sorda agitazione, poich esse si
sentivano minacciate nei loro privilegi o, meglio, nei privilegi che
esse si attribuivano. Fu allora che il capitano Roudaire, avvilito,
soccombette pi al disinganno che alla malattia, e l'opera da lui
sognata dorm a lungo, finch, pochi anni dopo il riscatto del Panama
ad opera degli americani, nel 1904 ingegneri e capitalisti stranieri
ripresero i suoi progetti e fondarono una societ che, sotto il nome di
Compagnia franco-straniera, si organizz in modo da cominciare i
lavori e portarli presto a termine a vantaggio della Tunisia e, di
riflesso, dell'Algeria.
E mentre l'idea di penetrare nel Sahara si imponeva a molti
cervelli, il movimento in tal senso manifestatosi nell'ovest algerino,
nella zona di Orano, si era andato accentuando a mano a mano che il
progetto abbandonato di Roudaire cadeva nell'oblio. Gi la ferrovia
statale oltrepassava Beni-Unif nell'oasi di Figuig e si trasformava in
capolinea della Transahariana.
Non voglio entrare, in questa sede, continu de Schaller
in considerazioni retrospettive sulle operazioni di questa Compagnia,
sull'energia che essa dimostr e sui lavori considerevoli che
intraprese con pi coraggio che riflessione. Essa agiva, come voi ben
sapete, su un territorio vastissimo, e siccome per lei non vi era il
minimo dubbio che la cosa non dovesse riuscire, si occup di tutto.
Fra le altre cose organizz il servizio forestale, al quale diede il
compito di consolidare le dune a nord dei Chotts con mezzi analoghi
a quelli che si erano impiegati in Francia nelle Lande per proteggere
le coste contro la duplice invasione del mare e delle sabbie. Cio
prima ancora che i suoi progetti fossero portati a compimento, la
Compagnia ritenne necessario, anzi indispensabile, mettere le citt
esistenti e quelle da fondarsi, nonch le oasi, al sicuro dalle sorprese
di un futuro mare che certo non sarebbe stato un lago tranquillo, e del
quale era prudente diffidare in anticipo. Contemporaneamente si
imponeva tutto un sistema di lavori idraulici per condurre le acque
potabili agli ued e ai rhis. Non bisognava ferire gli indigeni nelle loro
abitudini e nei loro interessi: solo a quel prezzo si sarebbe ottenuta la
riuscita dell'impresa. E bisognava anche, non tanto scavare, quanto
preparare dei porti per il cabotaggio che, allestito prontamente,
avrebbe dato un profitto immediato.
Per questi lavori cominciati tutti insieme si erano costituiti
complessi di operai e citt provvisorie erano sorte l dove fino al
giorno prima, per cos dire, regnava la solitudine quasi assoluta. I
nomadi, sebbene malcontenti, erano per trattenuti dal numero stesso
degli operai. Gli ingegneri non si risparmiavano, e la loro scienza
s'imponeva instancabilmente a quella massa di uomini che
lavoravano sotto i loro ordini e che avevano in loro fiducia illimitata.
In quel momento il sud tunisino incominciava a diventare un vero
alveare umano incurante dell'avvenire, dove gli speculatori di ogni
tipo, mercanti e trafficanti, sfruttavano i primi operai, obbligati ad
affidare la cura del loro nutrimento a fornitori venuti non si sa da
dove, come avviene sempre in casi simili.
E al di sopra di tutte queste necessit materiali si librava l'idea di
un pericolo continuo, ma invisibile, il senso di una minaccia
indefinita, qualche cosa come la vaga angoscia che precede tutti i
cataclismi atmosferici e che turbava quella grande folla nella vasta
solitudine che la circondava.
Signori, la catastrofe avvenne per colpa dell'imprevidenza e dei
calcoli sbagliati; la Compagnia franco-straniera fu costretta a
sospendere e poi a cessare i lavori. Da allora le cose rimasero
immutate, ed io oggi mi sono proposto di parlarvi della possibile
ripresa di questi grandi lavori interrotti. La Compagnia franco-
straniera aveva voluto portare avanti ogni cosa contemporaneamente;
lavori disparati, speculazioni di ogni genere; e molti di voi si
ricordano ancora il triste giorno in cui essa fu obbligata a depositare
il suo bilancio senza aver potuto concludere il suo programma troppo
vasto. Le coste che io vi ho indicato poco fa vi dimostrano i lavori
intrapresi dalla Compagnia franco-straniera.
Ma questi lavori incompiuti esistono; il clima africano,
essenzialmente conservatore, non li ha certo intaccati, e non vi
nulla di pi legittimo per una nuova societ che servirsene con
discernimento, pagando un'indennit, per la buona riuscita della
nostra realizzazione. Per indispensabile esaminarli da vicino e
sapere fino a che punto si potranno utilizzare. E perci io mi
propongo di farne una ricognizione con seriet prima da solo, poi in
compagnia di ingegneri che sappiano il fatto loro e sempre sotto la
protezione di una scorta sufficiente per garantire la sicurezza delle
stazioni e dei cantieri. Non che io abbia gravi timori da parte degli
indigeni, nonostante la complicazione dovuta ad alcuni drappelli di
tuareg che si sono stabiliti sul territorio sud, avvenimento questo che
ha avuto forse il suo lato buono.
I beduini del deserto non sono stati forse buoni collaboratori
al momento del taglio dell'istmo di Suez? Ora essi sembrano
tranquilli, ma tengono gli occhi aperti e non bisognerebbe fidarsi
troppo della loro inerzia apparente. Con un soldato coraggioso e
capace come il capitano Hardigan, sicuro degli uomini che
comanda e informatissimo sugli usi e costumi dei bizzarri abitanti di
queste regioni, credetelo, noi non avremo nulla da temere. Al ritorno
vi comunicheremo le osservazioni assolutamente precise e
stabiliremo con la massima esattezza il piano per il proseguimento
dei lavori. In tal modo voi potrete partecipare alla gloria e ai vantaggi
di una grandiosa impresa, fortunata quanto patriottica, la quale, pur
avendo avuto un esordio sfortunato, grazie a voi potr venire portata
a conclusione. Noi la realizzeremo per l'onore e l prosperit della
patria che ci verr in aiuto.
Signori, voi sapete chi sono io e conoscete i contributi che
porto a questa opera grande, contributi di denaro e contributi
d'intelligenza, la cui stretta unione fa vincere ogni ostacolo.
Riunendoci intorno alla nuova societ, noi riusciremo l dove sono
falliti coloro che ci hanno preceduto, perch erano meno forti di noi.
Questo quanto tenevo a dirvi prima della mia partenza per il sud.
Con la piena fiducia nel buon successo e con una costante energia di
cui voi non dubitate avremo la meglio, e cos accadr che, cento anni
dopo che la bandiera francese venne piantata sul Kasbah di Algeri,
vedremo la flotta francese navigare sul mare del Sahara per portare i
rifornimenti alle nostre stazioni militari del deserto.
CAPITOLO V
LA CAROVANA
Dopo il ritorno della spedizione progettata cos come l'aveva
annunciata de Schaller durante la riunione del casin, i lavori
avrebbero dovuto essere ripresi con ordine e alacrit, e le acque del
golfo sarebbero state introdotte attraverso il nuovo canale. Ma prima
era indispensabile verificare sul luogo quello che rimaneva dei
vecchi lavori, e per questo sembr utile percorrere tutta quella parte
del Gerid, seguire il tracciato del primo canale fino al suo sbocco nel
Chott Rharsa, il tracciato del secondo fino allo sbocco del Chott
Rharsa nel Chott Melrir, poi aggirare quest'ultimo e stabilire
definitivamente il punto in cui sarebbero sorti i diversi porti nel mare
del Sahara.
Con il concorso di due milioni e cinquecentomila ettari di
terra concessi dallo Stato alla Compagnia franco-straniera, con
l'indennizzo pagato per i lavori fatti da questa Compagnia, e con quel
che rimaneva del materiale era stata fondata una poderosa societ,
diretta da un consiglio d'amministrazione, la cui sede era a Parigi. Il
pubblico sembrava fare buona accoglienza alle azioni e obbligazioni
emesse dalla nuova societ. La Borsa le teneva alte, a un corso
giustificato dal successo finanziario avuto in grandi speculazioni e in
lavori pubblici di grande utilit da coloro che stavano a capo
dell'impresa. L'avvenire dell'opera, una delle maggiori del XX
secolo, sembrava dunque assicurato sotto tutti gli aspetti.
L'ingegnere capo della nuova societ era precisamente il
conferenziere che aveva fatto la storia dei lavori eseguiti prima di lui.
La spedizione promossa per riconoscere lo stato attuale di quei lavori
doveva essere diretta da lui.
De Schaller era un uomo sulla quarantina, di statura media,
testa quadrata, per esprimerci volgarmente, capelli tagliati a spazzola,
baffi giallorossicci, bocca stretta e labbra sottili, occhi vivaci e
sguardo penetrante. Le sue spalle larghe, le sue membra robuste, il
suo petto gonfio, in cui i polmoni funzionavano a loro agio, come
una macchina ad alta pressione in una grande sala ben aerata,
indicavano un temperamento solidissimo. Spiritualmente l'ingegnere
era come nel fisico. Uscito dalla Scuola Centrale con buone
votazioni, i suoi primi lavori avevano richiamato l'attenzione su di
lui, e rapidamente egli segu la via della fortuna. Mai si era vista
intelligenza pili positiva della sua. Spirito riflessivo, metodico,
matematico, se si vuole accettare quest'epiteto, egli non si lasciava
mai sedurre da nessuna illusione; egli calcolava il pro e il contro di
una situazione o di un affare con una precisione spinta alla decima
decimale, come si diceva di lui. Volgeva in cifre ogni cosa;
chiudeva tutto in equazioni; e se mai il senso immaginativo fu negato
a un essere umano, ci accadde per l'uomo-cifra, per l'uomo-algebra,
che era incaricato di condurre a termine gli importantissimi lavori del
mar del Sahara.
Del resto, dal momento che de Schaller aveva studiato
freddamente e minuziosamente il progetto del capitano Roudaire e lo
aveva dichiarato realizzabile, era chiaro che esso era tale, e si poteva
stare certi che, sotto la sua direzione, non vi sarebbe stato nessun
disinganno tanto nella parte materiale quanto nella parte finanziaria.
Per il fatto che de Schaller vi entrato ripetevano volentieri
quanti conoscevano l'ingegnere l'affare non pu essere che buono
e tutto lasciava credere che non si sarebbero ingannati.
De Schaller aveva voluto seguire il perimetro del futuro mare,
accertare che nulla potesse bloccare il passaggio delle acque
attraverso il primo canale fino a Rharsa e il secondo fino a Melrir,
verificare lo stato delle sponde e degli argini che dovevano contenere
quella massa liquida di ventotto miliardi di tonnellate.
Poich il quadro dei suoi futuri collaboratori doveva comprendere
tanto elementi provenienti dalla vecchia Compagnia, quanto
ingegneri e imprenditori nuovi, dei quali molti e fra i pi importanti
non potevano trovarsi in quell'epoca a Gabes, l'ingegnere capo, per
evitare ogni ulteriore conflitto di attribuzione, aveva deciso di non
condurre con s nessun membro del personale della societ.
Un domestico, o meglio un'ordinanza, poich quel titolo gli
sarebbe convenuto di pi se non fosse stato borghese, accompagnava
l'ingegnere: puntuale, metodico, militarizzato per cos dire, sebbene
non avesse mai fatto il soldato, Franois era proprio l'uomo adatto
per il suo padrone. Dotato d'ottima salute, sopportava senza
lamentarsi le maggiori fatiche, che certo non gli erano state
risparmiate in dieci anni da che serviva l'ingegnere. Parlava poco, ma
se faceva economia di parole, era tutto a vantaggio dei pensieri. Era
assennato quant'altri mai, e de Schaller lo considerava un perfetto
strumento di precisione. Era sobrio, discreto, sempre pulito; non
portava n favoriti n baffi; non avrebbe lasciato passare
ventiquattr'ore senza radersi; e mai, anche nelle circostanze pi
difficili, avrebbe tralasciato quell'operazione quotidiana.
Naturalmente la spedizione allestita dall'ingegnere capo della
Societ francese del mar del Sahara si sarebbe compiuta avendo
prese tutte le precauzioni del caso.
Se lui e il suo servitore si fossero spinti soli attraverso il Gerid, de
Schaller avrebbe dato prova di una grande imprudenza. Si sapeva
bene che le strade non erano affatto sicure, nemmeno per le
carovane, in quella regione continuamente percorsa dai nomadi. Le
aggressioni di Hadyar e della sua banda non erano certo dimenticate;
e appunto quel capo pericoloso, dopo essere stato preso e
imprigionato, era fuggito, prima che la giusta condanna che lo
attendeva ne avesse liberato il paese. Era quindi ben prevedibile che
egli avrebbe ripreso le sue rapine.
Le circostanze ora dovevano favorirlo. Gli arabi del sud
dell'Algeria e della Tunisia, i sedentari e i nomadi del Gerid, non
avevano certo accettato senza protestare l'impresa del capitano
Roudaire. Essa avrebbe causato la distruzione di molte oasi del
Rharsa e del Melrir. ben vero che i proprietari sarebbero stati
risarciti, ma certo non in maniera per loro vantaggiosa. Certamente
molti interessi erano stati lesi, e quei proprietari si sentivano presi da
un odio profondo, solo a pensare che i loro fertili tual dovevano fra
poco scomparire sotto le acque venute dalla Piccola Sirte. E ora, fra
le popolazioni che quel nuovo stato di cose doveva turbare nelle loro
abitudini, bisognava calcolare anche i tuareg, sempre disposti a
riprendere la loro vita avventurosa di predoni. Che ne sarebbe stato
di loro quando fossero venute a mancare le vie fra i Sebkas e i
Chotts, quando il commercio non si fosse pi compiuto a mezzo di
quelle carovane che da tempo immemorabile percorrevano il deserto
fra Biscra e Gabes? Una flotta di golette, di chebel, di tartane, di
brigantini, di tre alberi, di navi a vela e a vapore, tutta una marina
indigena avrebbe trasportato le merci a sud delle montagne
dell'Aurs. E come avrebbero potuto i tuareg pensare ad assalirla?
Sarebbe stata la rovina quasi immediata di tutte le trib che vivevano
di piraterie e di rapine.
Si comprender dunque il sordo fermento di quelle popolazioni; i
loro imam le incitavano alla rivolta. Spesso gli operai arabi utilizzati
nel lavoro del canale vennero assaliti da bande infuriate e si dovette
proteggerli chiamando i soldati algerini.
Con quale diritto predicavano i marabutti
5
questi
stranieri vogliono trasformare in mare le nostre oasi e le nostre
pianure? Perch pretendono di disfare ci che la natura ha fatto? Il
Mediterraneo non abbastanza ampio perch essi tentino di
aumentare l'estensione coi nostri Chotts? I Rumi vi navighino come
vogliono, se cos desiderano; noi siamo gente di terra, e il Gerid
destinato alle carovane, non alle navi Bisogna annientare questi
stranieri prima che abbiano sommerso il paese che ci appartiene, il
paese dei nostri antenati.
Questa agitazione sempre crescente aveva avuto una gran parte
nella rovina della Compagnia franco-straniera; poi col tempo parve
calmarsi, in seguito all'abbandono dei lavori; ma l'invasione del mare
nel loro deserto era rimasta come un'ossessione nelle menti delle
popolazioni del Gerid.
Alimentata dai tuareg, da quando essi si erano accantonati a sud
dell'Harad, come anche dagli hadji, o pellegrini tornati dalla Mecca,
per i quali il canale di Suez aveva fatto s che i loro correligionari

5
Con questo nome vengono indicati nell'Africa nord-occidentale certi santoni
ritenuti discendenti della dinastia degli Almoravidi e assai venerati dagli arabi. I
marabutti hanno molta autorit e, dopo la loro morte, i fedeli credono che la loro
santit venga trasferita alla tomba in cui sono sepolti, chiamata dagli europei
appunto marabut.
d'Egitto avessero perduto l'indipendenza, quest'idea continuava a
essere per tutti causa d'inquietudine, che non si accordava affatto col
fatalismo musulmano. Quei luoghi abbandonati, col loro materiale
fantastico rappresentato da enormi draghe munite di leve
straordinarie aventi l'aspetto di braccia mostruose, da scavatrici che a
ragione erano state paragonate a gigantesche piovre terrestri,
occupavano la parte favolosa nei racconti degli improvvisatori del
paese, racconti dei quali gli arabi sono sempre stati avidi fin dal
tempo delle Mille e una notte e degli altri innumerevoli narratori
persiani o turchi.
Quei racconti tenevano desta nello spirito degli indigeni
l'ossessione del mare invadente, ravvivando i ricordi degli antenati.
Ora nessuno si stupir se pi d'una volta, prima del suo arresto,
Hadyar e i suoi accoliti avevano preso parte a parecchie aggressioni
prima del tempo a cui siamo giunti.
La spedizione dell'ingegnere dunque doveva compiersi sotto la
protezione di una scorta di spahis agli ordini del capitano Hardigan e
del tenente Villette; e certo sarebbe stato difficile fare una scelta
migliore perch questi due ufficiali, conoscendo il sud e avendo gi
condotto a buon fine la dura campagna contro Hadyar e la sua banda,
ora dovevano studiare le misure di sicurezza necessarie per
l'avvenire.
Il capitano Hardigan era in tutto il vigore dei suoi trentadue anni,
intelligente, audace, ma di un'audacia che non escludeva la prudenza,
avvezzo ai rigori di quel clima africano, e fornito di una resistenza
della quale aveva dato incontrastabili prove nelle sue varie
campagne. Era l'ufficiale nella pi ampia estensione della parola,
militare nell'animo, che non ammetteva altro mestiere su questa terra
all'infuori di quello del soldato. Per di pi celibe, e senza parenti
prossimi, egli non aveva altra famiglia che il reggimento, e i suoi
camerati erano suoi fratelli. Si faceva pi che stimare al reggimento;
vi era amato, e i suoi soldati, per affezione e per gratitudine, gli erano
devoti fino al sacrificio. Egli sapeva bene che in qualsiasi momento
avrebbe potuto pretendere tutto da loro.
Per quanto riguarda il tenente Villette, baster dire che era
coraggioso come il suo capitano, energico e risoluto come lui, e
come lui infaticabile e ottimo cavaliere; aveva gi dato prova di s in
precedenti spedizioni.
Era un ufficiale su cui si poteva contare, appartenente a una ricca
famiglia di industriali: davanti a lui si apriva un bell'avvenire. Uscito
tra i primi dalla scuola di Saumur, non poteva tardare a ottenere i
gradi superiori.
Il tenente Villette doveva anzi essere richiamato in Francia
quando fu decisa la spedizione nel Gerid. Quando apprese che essa si
sarebbe svolta sotto gli ordini di Hardigan, venne a trovare il suo
superiore e gli disse:
Capitano, mi piacerebbe moltissimo essere dei vostri
Anch'io ne sarei lieto gli rispose il capitano, nello stesso
tono schietto e cordiale.
Potr essere di ritorno in Francia tra due mesi? chiese il
tenente.
Sicuro che lo potrete, mio caro Villette, e anzi porterete laggi
le ultime notizie del mare del Sahara.
Certo, capitano, e avremo visto per l'ultima volta i Chotts
algerini prima che scompaiano sotto le acque.
E la loro scomparsa durer quanto la vecchia Africa rispose
Hardigan ossia quanto il nostro mondo sublunare.
Vi ragione di crederlo, capitano. Ebbene, stabilito avr il
piacere di fare con voi questa piccola campagna una semplice
passeggiata, senza dubbio.
Ma s, una passeggiatina, caro Villette, soprattutto ora che
abbiamo potuto sbarazzare il paese da quel demonio di un Hadyar.
una cattura che vi ha fatto onore, capitano.
Anche a voi, Villette disse Hardigan sorridendo.
Ovviamente questo discorso fra il capitano Hardigan e il tenente
Villette veniva fatto prima che il capo tuareg fosse riuscito a fuggire
dal bordy di Gabes; ma dopo la sua fuga vi era ragione di temere
nuove aggressioni, e anzi nulla gli sarebbe stato pi facile del
provocare una ribellione fra quelle trib che il mare interno doveva
maggiormente colpire nelle loro condizioni di esistenza.
La spedizione doveva dunque stare bene attenta alle proprie mosse
attraverso il Gerid, e il capitano Hardigan doveva rimanere sempre
sul chi vive.
Che il maresciallo d'alloggio Nicol non dovesse far parte della
scorta sarebbe sembrato strano: dove andava il capitano Hardigan era
assolutamente necessario che andasse anche il maresciallo. Egli
aveva preso parte al combattimento in seguito al quale era stato fatto
prigioniero Hadyar, e avrebbe partecipato alla spedizione che forse
avrebbe messo un'altra volta il capitano alle prese con le bande
tuareg.
Il sottufficiale, sui trentacinque anni, aveva gi fatto molte ferme
sempre nello stesso reggimento di spahis. I doppi galloni di
maresciallo d'alloggio avevano soddisfatto la sua ambizione. Egli
non aspirava ad altro che a vivere della pensione guadagnatasi col
suo buon servizio, ma il pi tardi possibile: soldato eccezionalmente
resistente, abilissimo, Nicol era fanatico della disciplina; essa era per
lui la legge suprema dell'esistenza e l'avrebbe voluta applicare sia al
civile sia al militare. Ma, nell'affermare che l'uomo era creato
unicamente per servire sotto la bandiera, gli sembrava d'altronde che
sarebbe stato incompleto se non avesse trovato nel cavallo il suo
complemento naturale.
Soleva dire: Va-d'1'avant e io siamo un tutto unico; io sono la
sua testa, egli le mie gambe Riconoscerete che le gambe del
cavallo sono pi adatte alla marcia delle gambe dell'uomo ne
avessimo almeno quattro! ma ne abbiamo solo due mentre ce ne
vorrebbero una mezza dozzina.
Come si vede, il maresciallo quasi quasi invidiava i miriapodi. Ma
in sostanza il suo cavallo e lui erano proprio fatti l'uno per l'altro.
Nicol era di statura superiore alla media; spalle larghe, petto
ampio, era riuscito a rimaner magro, e piuttosto che ingrassare Nicol
avrebbe fatto qualsiasi sacrificio. Si sarebbe considerato come la pi
disgraziata delle creature umane se avesse notato il pi lieve sintomo
di adipe. E del resto, stringendo il cinturino e abbottonando anche a
stento il dolman, egli avrebbe ben saputo contenere l'obesit
invadente, qualora essa si fosse manifestata nella sua asciutta
complessione.
Nicol aveva i capelli rosso fuoco, tagliati a spazzola; barbetta e
baffi folti; gli occhi grigi lanciavano sguardi penetranti, capaci, come
quelli delle rondini, di avvistare una mosca a cinquanta passi; il che
costituiva la profonda ammirazione del brigadiere Pistache.
Tipo allegro quest'ultimo, sempre contento, e capace di esserlo a
sessantanni come lo era a venticinque; non si lamentava mai di
avere fame, anche quando il rancio tardava di qualche ora, n di
avere sete, anche se l'acqua scarseggiava in quelle interminabili
pianure bruciate dal sole del Sahara. Era uno di quei buoni
meridionali della Provenza che non sono mai stati assaliti dalla
malinconia, e per lui il maresciallo Nicol aveva un debole. Perci si
vedevano sempre insieme, e senza dubbio nel corso della spedizione
l'uno avrebbe seguito le orme dell'altro. Quando si sar detto che il
distaccamento comprendeva un certo numero di spahis, che i
cammelli e i muli, guidati da indigeni, trasportavano il materiale da
campo e i viveri del drappello, si conoscer a perfezione la scorta
dell'ingegner de Schaller.
Ma se non vogliamo parlare in modo particolare dei cavalli
montati dagli ufficiali e dai soldati, bisogna tuttavia menzionare il
cavallo del maresciallo Nicol, e anche il cane che non lo lasciava
mai, come se fosse la sua ombra.
Che il cavallo avesse ricevuto dal suo padrone il battesimo
significativo di Va-d'1'avant
6
si spiega benissimo. Questo nomignolo
l'animale lo giustificava col suo voler sempre superare gli altri; e
bisognava essere buon cavallerizzo, com'era Nicol, per trattenerlo nei
ranghi. Del resto, l'abbiamo detto, l'uomo e l'animale si capivano a
meraviglia.
Ma se si pu spiegare che un cavallo si chiami Va-d'1'avant come
mai un cane pu essere stato battezzato Coupe--coeur?
7
Forse
questo cane aveva il talento di un Munito o di altre celebrit della
razza canina? Aveva mai dato delle rappresentazioni nei circhi? O
forse giocava a carte in pubblico?
No, il compagno di Nicol e di Va-d'1'avant non possedeva
nessuna di queste prerogative di societ. Era soltanto un bravo e

6
Sempre avanti. (N.d.T.)
7
Taglio a cuori. La spiegazione si avr un po' pi avanti nel testo. (N.d.T.)
fedele animale, che faceva onore al reggimento, ed era benvoluto e
accarezzato ugualmente dagli ufficiali e dai soldati; ma il suo vero
padrone era il maresciallo, e il suo pi intimo amico era Va-d'1'avant.
Ora Nicol aveva una straordinaria passione per il gioco del
ramino, che era proprio il suo unico svago durante gli ozi di
guarnigione; gli sembrava difficile che al mondo vi fosse qualcosa di
pi attraente per i semplici mortali. Del resto era molto abile, e le sue
numerose vittorie gli avevano meritato il soprannome di maresciallo
Ramino; del che egli andava superbo.
Orbene, due anni prima, Nicol aveva fatto un colpo
fortunatissimo, un colpo dell'ultimo momento che gli piaceva spesso
ricordare. Sedutosi a un caff di Tunisi, con due suoi camerati,
davanti al tappeto sul quale stava un mazzo di trentadue carte, dopo
una seduta piuttosto lunghetta, con immensa soddisfazione dei suoi
amici, la sua fortuna e la sua abilit consuete sembrarono avergli
voltato le spalle. Ognuno dei tre avversari aveva vinto tre partite; era
ormai tempo di tornare al quartiere, e un'ultima partita doveva
decidere della vittoria finale. Il maresciallo Ramino sentiva che stava
per perdere; era proprio un giorno di cattiva vena.
Ogni giocatore aveva ormai solo una carta in mano; i due
avversari calarono uno la regina e l'altro il re di cuori, l'ultima loro
speranza, fiduciosi che l'asso di cuori o l'ultimo atout fossero rimasti
fra le undici carte del mazzo.
Taglio a cuori! esclam Nicol con voce sonora, picchiando
sul tavolino un pugno tale che la sua carta di atout se ne vol in
mezzo alla sala.
Chi and a raccattarla e la riport delicatamente fra i denti fu il
cane, il quale fino a quel giorno memorabile era sempre stato
chiamato Misto.
Grazie, grazie, camerata esclam il maresciallo, orgoglioso
della doppia vittoria, come se avesse strappato due bandiere al
nemico.
Coupe--coeur, capisci? ho tagliato a cuori. Il cane emise un
lungo latrato di soddisfazione.
Coupe--coeur soggiunse Nicol, da oggi ti chiamer
cos ti va?
Senza dubbio il nuovo nome piaceva al bravo animale, perch,
sgambettando allegramente, balz sulle ginocchia del padrone. Cos
Misto dimentic presto il vecchio nome per il nuovo, Coupe--coeur,
che fu poi riconosciuto con onore in tutto il reggimento.
Nessuno metter in dubbio che il progetto di una nuova
spedizione non fosse stato accolto con grande soddisfazione dal
maresciallo d'alloggio Nicol e dal brigadiere Pistache. Ma, stando a
quel che essi dicevano, anche Va-dlavant e Coupe--coeur ne
provarono una gioia immensa.
La sera prima della partenza, il maresciallo, presente il brigadiere,
ebbe un colloquio coi due inseparabili, colloquio che non doveva
lasciare nessun dubbio in proposito.
E cos, mio vecchio Va-d'1'avant disse Nicol, accarezzando
il collo del cavallo ci rimettiamo in campagna.
Va-dlavant parve comprendere le parole del suo padrone, perch
lanci un nitrito allegro; e Coupe--coeur rispose con una serie di
latrati che esprimevano tutto il suo piacere.
S, s, anche tu sarai dei nostri aggiunse il maresciallo,
mentre Coupe--coeur sgambettava quasi volesse saltare in groppa a
Va-d'1'avant.
Infatti accadeva qualche volta che il cane montasse in sella, e
allora sembrava che il cavallo non fosse meno contento di portare il
cane, di quanto il cane lo era di essere portato da lui.
Lasceremo Gabes domani continu il maresciallo
d'alloggio; domani prenderemo la via dei Chotts; spero bene che
sarete pronti entrambi e che non starete indietro.
Altri nitriti e latrati di risposta.
A proposito soggiunse Nicol, vi informo che quel
demonio di un Hadyar se l' svignata sapete quel tuareg che
abbiamo arrestato insieme.
Se Va-d'1'avant e Coupe--coeur non lo sapevano, lo appresero
allora Ah! quel dannato tuareg era fuggito!
Ebbene, camerati dichiar il maresciallo, pu essere che
lo incontriamo laggi, quell'Hadyar, e allora bisogner ripigliarlo.
Coupe--coeur era pronto a lanciarsi avanti; e Va-dlavant non
aspettava altro che il suo padrone gli montasse in sella.
A domani, a domani ripet il maresciallo ritirandosi.
Certo, nel tempo in cui le bestie parlavano e senza dubbio
dicevano meno bestialit degli uomini, Va-dlavant e Coupe--
coeur avrebbero anch'essi risposto:
A domani, a domani, maresciallo!
CAPITOLO VI
DA GABES A TOZEUR
IL 17 MARZO, alle cinque del mattino, la spedizione lasciava
Gabes, mentre il sole si alzava sull'orizzonte della Piccola Sirte,
facendo scintillare le lunghe pianure sabbiose della regione dei
Chotts.
Il tempo era bello, da nord spirava una lieve brezzolina che
spingeva avanti alcune nuvole, che svanivano prima di giungere
all'orizzonte opposto.
Del resto il periodo invernale era al termine, poich le stagioni si
susseguono con notevole regolarit sotto il clima dell'Africa
orientale. Il periodo delle piogge, il cosiddetto ech-chta, non dura
oltre i mesi di gennaio e febbraio. L'estate con i suoi calori eccessivi
durava da maggio a ottobre sotto il predominio di venti varianti da
nord-est a nord-ovest. De Schaller e la sua scorta partivano dunque
con tempo favorevole. La campagna di ricognizione si sarebbe
conclusa certamente prima dei tremendi calori che rendono penoso il
viaggio attraverso le utta sahariane.
stato detto che Gabes non possedeva porto. L'antico seno di
Tnupe, quasi ostruito dalla sabbia, non lasciava passare che navi di
poco pescaggio. Ed il golfo a semicerchio fra il gruppo delle
Kerkenath e le isole dei Lotofagi che ricevette il nome di Piccola
Sirte, la quale giustamente temuta dai navigatori, come la Grande
Sirte, cos feconda di disastri marittimi.
Il canale doveva iniziare alla foce dell'ued Melah, dove si
preparavano gli adattamenti per il nuovo porto. Del ciglione di
Gabes, largo venti chilometri e dal quale erano stati tolti ventidue
milioni di metri cubi di materiale, terra e sabbia, rimaneva solo uno
stretto argine che tratteneva le acque del golfo. Questo argine si
sarebbe potuto demolire in pochi giorni: ma si capisce che tale
operazione si sarebbe compiuta solo all'ultimo momento e quando
tutti i lavori di protezione nei Chotts fossero stati ultimati. Inoltre si
prevedeva la costruzione di un ponte per il passaggio, in quel punto
del prolungamento verso Gabes e la frontiera tripolitana, della linea
ferroviaria da Kairuan a Feriana e Gafsa.
Era quella prima sezione del canale attraverso il ciglione di Gabes
che aveva richiesto la maggior fatica e la spesa pi forte. In certi
luoghi quel ciglione aveva un'altezza di cento metri, tranne che in
due punti alti solo cinquanta o sessanta metri, e le sabbie erano miste
a masse rocciose di difficile estrazione.
A partire dalla foce dell'ued Melah il canale si dirigeva verso le
pianure del Gerid e il distaccamento cominci le prime tappe
seguendone ora la riva nord, ora la riva sud.
L'ingegner de Schaller e il capitano Hardigan procedevano in
testa, scortati da pochi spahis. Agli ordini del maresciallo d'alloggio
Nicol veniva il convoglio dei viveri e del materiale del campo; poi un
drappello comandato dal tenente Villette formava la retroguardia.
Questa spedizione avendo per scopo il riconoscimento del
tracciato del canale su tutto il suo percorso, e l'accertamento dello
stato delle cose prima fino al Chott Rharsa, poi fino al Chott Melrir,
doveva viaggiare a piccole giornate.
Mentre le carovane, andando di oasi in oasi, facendo il giro a sud
della montagna e degli altipiani dell'Algeria e della Tunisia,
percorrono fino a quattrocento chilometri in dieci o dodici giorni,
l'ingegnere intendeva farne non pi d'una dozzina in ventiquattr'ore,
poich doveva tener conto del cattivo stato in cui si trovavano le
strade lungo i lavori.
Noi non andiamo a fare nuove scoperte diceva de Schaller
ma vogliamo soltanto renderci conto dello stato attuale dei lavori
che ci hanno lasciato quelli che ci hanno preceduto.
Siamo perfettamente d'accordo, caro amico gli rispose il
capitano Hardigan; e d'altra parte da un pezzo non vi pi nulla
da scoprire in questa regione del Gerid; ma per ci che mi riguarda io
non sono scontento di visitarla un'ultima volta prima che si sia
trasformata. Guadagner poi nel cambio?
Certamente, capitano, e se vorrete tornarci
Fra una quindicina d'anni
No, io sono convinto che presto troverete la vita commerciale
l dove oggi non incontrate che le solitudini del deserto.
Che pure avevano il loro fascino, mio caro.
S, se l'abbandono e il vuoto possono affascinare.
Non certo uno spirito come il vostro rispose il capitano
Hardigan; ma chiss se i vecchi e fedeli ammiratori della natura
non dovranno rimpiangere le trasformazioni che gli uomini le
impongono.
Mio caro Hardigan, non state a lamentarvi troppo, poich se
tutto il Sahara fosse stato a un livello pi basso del Mediterraneo,
potete esser certo che l'avremmo trasformato in oceano dal golfo di
Gabes fino al litorale dell'Atlantico, come doveva essere in altre
epoche geologiche.
Veramente dichiar sorridendo l'ufficiale questi
ingegneri moderni non rispettano pi nulla; se li lasciate fare,
riempiranno i mari con le montagne e il nostro globo diventer una
palla liscia e levigata come un uovo di struzzo, preparato
adeguatamente per impiantarvi delle reti ferroviarie.
Si pu star certi che nelle poche settimane del loro viaggio
attraverso il Gerid l'ingegnere e l'ufficiale non avrebbero mai visto le
cose sotto lo stesso punto di vista; ma non per questo avrebbero
cessato di essere buoni amici.
La traversata dell'oasi di Gabes si effettu in mezzo a un paese
magnifico. L, fra le sabbie marittime e le dune del deserto, si
trovano gli esemplari delle diverse flore africane: i botanici vi hanno
raccolto cinque-centosessantatr specie di piante. E gli abitanti di
quell'oasi fortunata non hanno assolutamente da lamentarsi, perch
nei loro confronti la natura non ha lesinato i favori.
I banani, i gelsi, le canne da zucchero, per la verit sono rari, ma
l si trovano in abbondanza fichi, mandorli, aranci, che si
moltiplicano sotto gli alti ventagli di innumerevoli palme, senza
contare i colli ricchi di vigneti, i campi d'orzo che si estendono a
perdita d'occhio. D'altra parte il Gerid, il paese dei datteri, conta oltre
un milione di queste palme, delle quali vi sono centocinquanta
variet, e il loro frutto, soprattutto quello chiamato il dattero luce,
dalla polpa trasparente, nell'oasi di Gabes di qualit eccezionale,
grazie all'umidit dovuta alla vicinanza del mare.
Ma oltre gli estremi limiti di quest'oasi, risalendo il corso dell'ued
Melah, la carovana penetr nell'arida parte del ciglione, attraverso la
quale si allungava il nuovo canale. L appunto i lavori avevano
richiesto il concorso di migliaia di braccia. Ma, nonostante molte
complicazioni, gli operai non erano mancati, e pagandoli quaranta
centesimi al giorno, la Compagnia francostraniera aveva potuto
accaparrarsi quanti arabi le servivano. Solo le trib tuareg e pochi
altri nomadi che frequentavano i dintorni dei Sebkas si erano rifiutati
di prender parte al taglio del canale.
Durante la marcia de Schaller prendeva appunti. Sarebbe stato
necessario apportare alcune rettifiche alle scarpate degli argini e
anche al letto del canale per poter ritrovare la pendenza calcolata che
doveva permettere un adeguato flusso alle acque, sia per colmare i
bacini, secondo l'espressione di Roudaire, sia per mantenerli a un
livello costante, controbilanciando l'acqua che fosse evaporata
quotidianamente. Questa pendenza era di cinque centimetri per
chilometro; poich il canale aveva quindi centonovanta chilometri di
lunghezza fino al Rharsa, doveva venire scavato fino a una
profondit di sei metri. E poich al ciglione di Gabes il fondo si trova
a sei metri sotto il livello del mare, il canale avrebbe dovuto averne
quindici di profondit alla congiunzione con il Chott.
Queste cifre indicate da Roudaire disse l'ingegnere non
sono state superate; ed meglio cos, data la mobilit del terreno nel
quale il canale stato scavato.
Ma all'origine domand il capitano Hardigan quale
doveva essere la sua larghezza?
Da venticinque a trenta metri in media soltanto rispose
l'ingegnere e doveva essere scavato in modo che l'allargamento si
dovesse poi fare da s, per la forza delle acque; sebbene sia stato un
lavoro pi oneroso, e di conseguenza abbia comportato una maggiore
spesa, si creduto necessario portarne la larghezza a ottanta metri,
come oggi la vedete.
Ci, senza dubbio, per abbreviare il tempo in cui i Chotts
Rharsa e Melrir impiegheranno a sparire sotto le acque.
Certo, e, ve lo ripeto, noi facciamo assegnamento sulla rapidit
della corrente che deve gettare le sabbie lateralmente e lasciar
passare in maggior quantit le acque del golfo.
Ma in principio osserv il capitano Hardigan si diceva
che ci sarebbero voluti almeno dieci anni per dare al mare del Sahara
il suo livello normale.
Lo so, lo so replic de Schaller e si affermava anzi che
l'acqua sarebbe evaporata nel suo passaggio attraverso il canale, cos
che al Chott Rharsa non ne sarebbe arrivata una goccia! A mio parere
sarebbe stato molto meglio attenersi alla larghezza fissata
originariamente e dare maggiore inclinazione al canale, almeno nella
sua prima parte. Sarebbe stato infinitamente pi pratico e meno
dispendioso; ma voi sapete che questo non il solo errore di calcolo
dovuto ai nostri predecessori. Studi pi precisi hanno permesso di
confutare quelle asserzioni, e certamente non ci vorranno dieci anni
per colmare le depressioni algerine: fra cinque anni le navi mercantili
percorreranno il nuovo mare dal golfo di Gabes fino al porto pi
lontano del Melrir.
Le due tappe di quella prima giornata si compirono in buone
condizioni; la carovana si era arrestata ogni volta che l'ingegnere
aveva dovuto esaminare lo stato dei lavori, e a quindici chilometri da
Gabes, verso le cinque pomeridiane, il capitano Hardigan diede il
segnale della fermata per il riposo notturno.
L'accampamento fu subito allestito sulla riva nord del canale,
all'ombra di un boschetto di palme da dattero. I cavalieri misero
piede a terra e condussero i cavalli in una prateria che poteva fornire
loro erba in abbondanza. Attraverso il bosco serpeggiava un ruscello,
e subito venne accertato che la sua acqua era fresca e limpida.
Le tende, che non dovevano essere occupate che nelle ore del
sonno, furono rapidamente rizzate; il pasto fu fatto sotto il folto degli
alberi. L'ingegnere e i due ufficiali, serviti da Franois, fecero onore
alle provviste portate da Gabes.
Soltanto in carne e legumi conservati la carovana aveva il
nutrimento assicurato per molte settimane; nelle borgate, nei villaggi
della bassa Tunisia e della bassa Algeria, in vicinanza dei Chotts,
sarebbe sempre stato facile rifornirsi di viveri.
Inutile dire che il maresciallo d'alloggio e i suoi uomini, alacri
come erano, in un batter d'occhio avevano preparato le loro tende
dopo aver sistemato sotto il bosco i due carri che completavano il
convoglio. Ma, prima di pensare a se stesso, Nicol aveva voluto
strigliare Va-d'1'avant, premura che metteva sempre di buoh umore
Pistache. Il bravo cavallo sembrava soddisfatto di questa prima
giornata attraverso il Gerid e rispondeva al padrone con lunghi nitriti
ai quali si mescolavano i latrati di Coupe--coeur. Naturalmente il
capitano Hardigan aveva preso tutte le precauzioni per la
sorveglianza dell'accampamento, e il silenzio della notte venne
turbato solo da certi urli ben noti ai nomadi della regione. Le belve,
per, si tennero lontane e la carovana non ebbe alcuna visita
fastidiosa fino al levar del sole. Alle cinque tutti erano in piedi, e
dopo dieci minuti Franois si era gi rasato la barba davanti a un
pezzo di specchio appeso al piolo della tenda. I cavalli furono
radunati, i carri caricati, e il piccolo drappello si rimise in cammino
nello stesso ordine del giorno prima.
Si seguivano i margini del canale, ora l'uno, ora l'altro, gi meno
elevati di quanto non fossero nella parte del ciglione di Gabes pi
vicina al golfo. Formati di terra mobilissima o di sabbia poco
consistente, non vi era dubbio che essi non avrebbero resistito alla
spinta delle acque se la corrente avesse acquistato un po' di forza.
Come avevano gi previsto gli ingegneri e temuto gli indigeni, il
canale si sarebbe allargato da s, e ci avrebbe abbreviato il tempo
necessario alla completa inondazione dei due Chotts. Ma in sostanza
il letto del canale sembrava solido, come pot accertare l'ingegner de
Schaller. Solo sulla traversata del gran Sebka tunisino gli strati molli
avevano reso lo scavo pi rapido che non nei terreni rivieraschi della
Piccola Sirte.
Il paese aveva sempre lo stesso aspetto solitario e sterile come
all'uscita dall'oasi di Gabes: qualche boschetto di palme da dattero e
pianure irte di quei ciuffi di alfa che formano la vera ricchezza del
paese.
Da quando era partita, la spedizione si era diretta sempre a ovest
per raggiungere, seguendo il canale, la depressione designata col
nome di Fegegi e quindi la borgata di Hamma. Questa borgata non va
confusa con un'altra dello stesso nome situata all'ingresso del Rharsa
e che la spedizione avrebbe visitato dopo aver attraversato
interamente il Fegegi e il Gerid. Appunto ad Hamma, dopo le due
tappe regolari della giornata del 18 marzo, il capitano Hardigan
venne ad accamparsi per la notte.
Le varie borgate di quella regione sono tutte ugualmente situate al
centro di piccole oasi. Come i villaggi, sono circondate da muri di
terra che, al bisogno, potrebbero resistere alle aggressioni dei nomadi
e anche all'assalto delle maggiori belve africane.
L vi erano poche centinaia di abitanti indigeni, ai quali si
mescolavano talvolta molti coloni francesi. Un piccolo drappello di
soldati indigeni occupava il bordy, una semplice casetta situata nel
mezzo della borgata. Gli spahis, ai quali la popolazione fece buona
accoglienza, si suddivisero nelle case arabe, mentre gli ingegneri e
gli ufficiali ebbero ospitalit in casa di un compatriota.
Quando il capitano Hardigan s'inform del capo tuareg evaso dal
carcere di Gabes, il colono rispose che non ne aveva sentito
nemmeno parlare. In nessun luogo nei dintorni di Hamma era stata
segnalata la presenza di Hadyar. Tutto faceva credere, del resto, che
il fuggitivo avesse raggiunto nuovamente la regione dei Chotts
algerini, facendo il giro del Fegegi, e avesse trovato rifugio fra le
trib tuareg del sud. Tuttavia un abitante di Hamma tornato da
Tozeur aveva udito dire che Djemma era comparsa nei dintorni, ma
non si sapeva quale direzione avesse poi preso. Del resto, va
ricordato, Hadyar, dopo la fuga e lo sbarco sulla spiaggia della
Piccola Sirte, vista appena per un momento sua madre presso il
marabut dove l'aspettavano i cavalli, era fuggito coi compagni
prendendo per una strada per la quale Djemma non l'aveva seguito.
La mattina del 19, sotto un cielo in parte coperto che prometteva una
giornata meno calda, il capitano Hardigan diede il segnale della
partenza. Una trentina di chilometri erano gi stati percorsi fra Gabes
e Hamma, non ne rimaneva che la met per giungere fino al Fegegi.
Era questione di una mezza giornata di marcia, e alla sera il drappello
si sarebbe accampato in vicinanza del Chott.
Durante l'ultima tappa che lo aveva condotto ad Hamma
l'ingegnere aveva dovuto allontanarsi parecchio dal canale; nella
prima parte della giornata seguente torn a raggiungerlo al suo
sbocco nel Chott; lo scavo era stato dunque eseguito, senza
incontrare difficolt troppo gravi, per un percorso di
centonovantacinque chilometri attraverso quella lunga depressione
del Fegegi, la cui altitudine viene calcolata dai quindici ai
venticinque metri sul livello del mare.
Nelle giornate successive il drappello segu gli argini del canale
camminando su un terreno che non offriva tutta la solidit
desiderabile.
In quelle depressioni gli scandagli talvolta affondavano per loro
conto fino a sparire, e ci che accadeva a un utensile poteva toccare
anche a un uomo.
Questo Sebka tunisino la pi ampia di tutte. Al di l della punta
di Bu-Abdallah, il Fegegi e il Gerid che non si devono confondere
con la parte del deserto designata con lo stesso nome formano una
sola depressione fino alla estremit occidentale. del resto attraverso
il Fegegi, a partire dal villaggio Mtocia, al disopra di Hamma, che
era stato tracciato il canale del quale si doveva seguire la direzione;
questa procedeva quasi in linea retta fino al chilometro 153, dopo il
quale piegava verso sud, seguendo la costa, tra Tozeur e Nefta.
Nulla di pi curioso di quei bacini lacustri conosciuti col nome di
Sebkas e di Chotts. E circa quelli che hanno i nomi geografici di
Gerid e di Fegegi, i quali non hanno conservato acqua nemmeno
nella loro parte centrale, l'ingegner de Schaller cos diceva al
capitano Hardigan e al tenente Villette, che gli cavalcavano accanto:
Noi non vediamo nulla dello specchio liquido, perch una
crosta salina ricopre ogni cosa. Ma l'acqua nascosta soltanto da
questa crosta di sale, una vera curiosit geologica; noterete che il
passo dei nostri cavalli risuona come se camminassero su una
volta
vero rispose il tenente, tanto che mi domandavo se il
terreno non sprofonder sotto i nostri passi
Bisogna essere molto cauti aggiunse il capitano Hardigan
e io continuo a raccomandarlo ai nostri soldati. Nelle parti pi
basse di queste depressioni si vista qualche volta l'acqua salire
improvvisamente fino al petto dei cavalli.
Questo gi accaduto appunto durante la ricognizione che di
questo Sebka fece il capitano Roudaire, e si citano esempi di
carovane bloccate in questo modo mentre si recavano nelle diverse
borgate di questa regione.
Una regione che non n mare n lago e non neppure terra
nel vero senso della parola! osserv il tenente Villette.
Ci che non accade qui nel Gerid s'incontra invece nel Rharsa
e nel Melrir riprese a dire l'ingegnere; oltre le acque nascoste,
quei Chotts contengono delle acque superficiali raccolte nei bacini di
livello inferiore a quello del mare.
Ebbene, caro signore disse il capitano Hardigan un
vero peccato che questo Chott non sia in tali condizioni; sarebbe
bastato un canale di una trentina di chilometri per versarvi le acque
del golfo di Gabes, e al giorno d'oggi si potrebbe gi navigare nel
mare del Sahara!
S, proprio un peccato afferm de Schaller e non solo
perch la durata e l'importanza dei lavori sarebbero state assai
minori, ma anche perch l'estensione del nuovo mare si sarebbe forse
raddoppiata. Invece di settemila e duecento chilometri quadrati, ossia
settecentoventimila ettari, il nuovo mare ne avrebbe ricoperto circa
un milione e cinquecentomila. Esaminando la carta di questa regione,
si vede che il Fegegi e il Gerid presi insieme hanno una superficie
maggiore di quella del Rharsa e del Melrir; e non bisogna
dimenticare che quest'ultimo non verr mai inondato interamente.
In fin dei conti disse il tenente Villette dato che
camminiamo sopra un terreno instabile, potrebbe anche darsi che in
un futuro pi o meno lontano il suolo si abbassi ancora, soprattutto
quando sar stato pi a lungo imbevuto delle acque del canale.
Chiss se tutta la parte meridionale dell'Algeria e della Tunisia in
conseguenza di una modificazione lenta e brusca del terreno non
possa diventare il bacino di un oceano se il Mediterraneo la
invadesse da est a ovest.
E allora verrebbe realizzato il progetto degli inglesi di un mare
marocchino replic il capitano Hardigan. Ma ecco che il nostro
amico Villette si lascia impressionare anche lui dai fantasmi che
ingombrano la fantasia degli arabi; il cavallo della sua fantasia vuol
gareggiare in velocit col bravo Va-d'1'avant del nostro buon amico
Nicol.
In fede mia, capitano ribatt il giovane ufficiale ridendo,
tutto pu accadere a questo mondo.
E voi che ne dite, signor de Schaller?
A me non piace discutere se non di fatti ben stabiliti
concluse l'ingegnere; ma in verit, pi si studia il terreno di questa
regione e pi lo si trova in condizioni anormali, e ci si pu chiedere
quali mutamenti potranno seguire col tempo e in forza di eventi
imprevedibili. Intanto accontentiamoci, lasciando stare il futuro, di
poter realizzare questo magnifico progetto del mare del Sahara.
Dopo diverse tappe a Limagnes, a Seftimi, a Bu-Abdallah,
villaggi posti sulla lingua di terra che si stende tra il Fegegi e il
Gerid, la spedizione complet l'esplorazione del primo canale fino a
Tozeur, dove si ferm la sera del 30 marzo.
CAPITOLO VII
TOZEUR E NEFTA
Qui diceva quella sera il maresciallo Nicol al brigadiere
Pistache e al signor Franois, qui siamo nel paese dei datteri per
eccellenza, nella vera datteria, come la chiama il capitano e come la
chiamerebbero i miei camerati Va-dlavant e Coupe--coeur se
avessero il dono della parola.
Sta bene rispose Pistache, i datteri sono sempre datteri, si
colgano a Gabes o a Tozeur, purch provengano da una pianta di
datteri vero, signor Franois?
Si diceva sempre signor Franois, quando ci si rivolgeva a
questo personaggio. Il suo padrone stesso non si esprimeva
altrimenti, e il signor Franois ci teneva per la sua naturale dignit.
Non saprei rispondere egli disse con voce grave, passandosi
la mano sul mento che avrebbe raso l'indomani alle prime ore del
giorno. Confesso di non aver molta passione per questo frutto;
buono per gli arabi, non per i normanni come me.
Ebbene, siete schizzinoso, signor Franois esclam il
maresciallo.
Buono per gli arabi! Vorrete dire invece troppo buono per loro,
che sono incapaci di apprezzare questo frutto come merita I
datteri! Ma io per i datteri darei tutti i frutti della Francia, pere, mele,
uva e aranci.
E s che non sono da disprezzare dichiar Pistache,
passandosi la lingua sulle labbra.
Per parlare cos soggiunse Nicol bisogna non avere mai
assaggiato i datteri del Gerid. Vi far assaggiare domani un deglat-
en-nur colto proprio dall'albero, sodo e trasparente, e che
nell'appassire forma una pasta zuccherina deliziosa Me ne saprete
dire qualche cosa; vi dico che semplicemente un frutto del Paradiso
terrestre Ho sempre creduto che, se quel goloso di un nostro
progenitore, il padre Adamo, ha peccato, perch la sua compagna
Eva gli deve aver offerto un dattero e non una mela, con licenza del
brigadiere Pistache che troppo normanno per non essere un po'
guascone.
Pu essere aggiunse il brigadiere, che s'inchinava volentieri
davanti all'autorit del maresciallo.
E non crediate, signor Franois riprese quello, che sia
solo io ad aver questa opinione sui datteri del Gerid e particolarmente
su quelli dell'oasi di Tozeur Chiedete un po' al capitano Hardigan e
al tenente Villette che se ne intendono interrogate anche Va-
dlavant e Coupe--coeur
Come! disse Franois tutto meravigliato il vostro cane e
il vostro cavallo?
Ne vanno pazzi, signor Franois e, tre chilometri prima di
arrivare, le narici dell'uno e dell'altro gi fiutano il dattero Domani
ne faranno una scorpacciata.
Signor maresciallo rispose Franois, il brigadiere ed io,
se non vi rincresce, saremo lieti di far onore a qualche dozzina di
questi frutti del Gerid.
Il maresciallo d'alloggio non esagerava. In tutto quel paese e
specialmente nei dintorni di Tozeur i datteri sono di qualit
superiore, e nell'oasi se ne contano oltre duecentomila piante che
producono pi di otto milioni di chili di datteri. Sono la maggiore
ricchezza della regione, quella che attira numerose carovane, le quali,
dopo aver portato lana, gomma, orzo e grano, ripartono cariche di
migliaia di sacchi pieni del frutto prezioso.
dunque comprensibile quanto timore avessero le popolazioni di
queste oasi circa l'attuazione del mare interno. Secondo loro, in
conseguenza dell'umidit provocata dall'inondazione dei Chotts, i
datteri avrebbero perduto le loro eccellenti qualit, poich appunto a
causa del clima secco del Gerid questo frutto conserva il primo posto
fra ogni altro; le trib lo considerano il loro principale nutrimento,
poich esso si pu mantenere quasi indefinitamente. Cambiato il
clima, questi datteri non avrebbero avuto pi valore di quelli che si
raccolgono in vicinanza del golfo di Gabes o del Mediterraneo.
Queste apprensioni erano giustificate? A tale proposito le opinioni
erano diverse, ma certo che gli indigeni della bassa Algeria e della
bassa Tunisia protestavano e s'indignavano contro il progetto del
mare del Sahara pensando ai danni irreparabili che ne sarebbero
risultati qualora fosse stato realizzato il progetto di Roudaire.
In quel tempo, per proteggere la regione contro l'invasione
progressiva delle sabbie, era stato organizzato un embrione di
servizio forestale che in seguito si era ben sviluppato, come
dimostravano numerose piantagioni di abeti, di eucalipti e di siepi
analoghe a quelle del dipartimento delle Lande. Ma non basta che i
mezzi per opporsi alla progressiva invasione delle sabbie siano noti e
attuati; necessario che la lotta laboriosa non sia interrotta, altrimenti
le sabbie non tardano a superare gli ostacoli e a riprendere la loro
opera di distruzione.
Il punto in cui si trovava allora la spedizione poteva essere
considerato il cuore del Gerid tunisino, e Gafsa, Tameghza, Medas,
Chebika, Nefzaua e Tozeur ne erano i principali centri, a cui si
potevano aggiungere ancora le grandi oasi di Nefta, di Udiane e di
Hamma. In quei luoghi la spedizione poteva rendersi conto dello
stato dei lavori della Compagnia franco-straniera, cos bruscamente
interrotti da difficolt finanziarie quasi insuperabili.
Tozeur conta circa diecimila abitanti con quasi mille ettari di
terreno coltivato. L'industria si riduce alla fabbricazione dei burnus,
delle coperte e dei tappeti; ma, come abbiamo detto, le carovane vi
affluiscono e il frutto della palma dattifera ne viene esportato a
milioni di chili. Forse stupir il fatto che la istruzione sia tenuta
piuttosto in onore in quella lontana borgata del Gerid; ma sta di fatto
che i fanciulli, circa seicento, frequentano diciotto scuole e undici
zauias. Quanto agli ordini religiosi, sono numerosi nell'oasi.
Se Tozeur non era fatta per destare la curiosit dell'ingegner de
Schaller, con le sue foreste e le sue belle oasi, tale curiosit era per
ben pi vivamente eccitata dal canale che passava a pochi chilometri
di distanza dirigendosi verso Nefta. In compenso era la prima volta
che il capitano Hardigan e il tenente Villette visitavano questa citt.
La giornata che le consacrarono avrebbe soddisfatto il pi curioso dei
turisti. Nulla di pi piacevole alla vista di certe piazze, di certe vie
fiancheggiate di case dove i mattoni colorati sono disposti secondo
disegni molto originali. L si deve volgere lo sguardo degli artisti
piuttosto che agli avanzi della dominazione romana, che a Tozeur
sono di scarsa importanza.
Il giorno successivo, a partire dall'alba, sottufficiali e soldati
ottennero il permesso dal capitano Hardigan di girare a loro
piacimento per l'oasi, purch tutti fossero presenti ai due appelli del
mezzogiorno e della sera. Non era prudente spingersi oltre la stazione
militare stabilita nella borgata agli ordini di un ufficiale superiore
comandante la piazza. Bisognava tener conto pi che mai
dell'eccitamento provocato fra le trib sedentarie e nomadi del Gerid
dalla ripresa dei lavori e dalla prossima inondazione dei Chotts.
Naturalmente, il maresciallo d'alloggio Nicol e il brigadiere Pistache
passeggiavano insieme fin dall'alba. Se Va-dlavant non aveva
lasciato la scuderia dove il foraggio era abbondantissimo, Coupe--
coeur per saltellava al loro fianco e senza dubbio avrebbe portato
all'amico Va-d'1'avant le sue impressioni di cane curioso.
Fu sul mercato di Tozeur che gli ingegneri, gli ufficiali e i soldati
ebbero occasione d'incontrarsi pi spesso in quella giornata. L
affluisce la popolazione, soprattutto davanti al Dar-el-Bey. Questo
suk prende l'aspetto di un accampamento quando vi sono erette le
tende sotto le quali si riparano i mercanti; esse sono fatte di stuoia o
di altra stoffa leggera sostenuta da rami di palme. Sul davanti
vengono disposte le merci, portate dai cammelli da un'oasi all'altra.
Il maresciallo e il brigadiere ebbero cos frequente occasione di
tracannare parecchi bicchieri di vino di palma, bevanda indigena
conosciuta col nome di lagmi. Essa proviene dalla palma. A volte,
per ottenerla, si recide la testa della pianta, e dopo tale decapitazione
l'albero inevitabilmente muore. Generalmente per si praticano sulla
palma delle incisioni che non lasciano sgorgare la linfa in quantit
tale che la pianta ne muoia.
Pistache raccomand il maresciallo al suo subordinato,
sai bene che non bisogna mai abusare delle cose buone il lagmi
traditore.
S, maresciallo, ma meno traditore del vino di datteri rispose
il brigadiere, che in proposito possedeva nozioni molto esatte.
Senza dubbio, ne convengo riprese Nicol, ma bisogna
diffidare, poich piglia le gambe e la testa.
State tranquillo, maresciallo, e guardate piuttosto quegli
arabi quelli, s, darebbero un triste esempio ai nostri uomini!
Infatti due o tre indigeni ubriachi, barcollando da destra a sinistra,
passavano sul suk in uno stato cos poco conveniente, soprattutto per
degli arabi, da provocare questo giusto commento del brigadiere:
Credevo che Maometto avesse vietato a tutti i suoi fedeli di
ubriacarsi
S, Pistache rispose il maresciallo, con qualsiasi vino,
tranne che col lagmi! Il Corano fa un'eccezione per questo prodotto
del Gerid.
E si vede che gli arabi ne approfittano! replic il brigadiere.
Pare che il lagmi non sia compreso nell'elenco delle bevande
fermentate proibite ai figli del profeta.
Se la palma l'albero per eccellenza della regione, il terreno
dell'oasi di straordinaria fertilit e i giardini si abbelliscono e si
arricchiscono dei prodotti vegetali pi vari. L'ued Berkuk porta le sue
acque vivificanti alla campagna circostante, sia col suo corso
principale sia con i numerosi corsi d'acqua minori che se ne staccano.
Certo fuori del comune vedere un'alta palma far da riparo a un
olivo, il quale a sua volta protegge un fico, alla cui ombra sorge un
melograno, mentre pi sotto ancora serpeggia la vite i cui tralci si
insinuano fra le biade, i legumi e le ortaglie.
Nella serata, quando de Schaller, il capitano Hardigan e il tenente
Villette, invitati dal comandante della piazza, passarono nel salone
del kasbah, la conversazione si svolse naturalmente sullo stato attuale
dei lavori, sulla prossima inaugurazione del canale, sui vantaggi che
sarebbero risultati per la regione dalla inondazione dei due Chotts
tunisini. E a questo proposito il comandante disse:
fin troppo vero che gli indigeni non vogliono riconoscere che
il Gerid debba avvantaggiarsi moltissimo della formazione del mare
del Sahara. Io ho avuto occasione di parlare con parecchi capi arabi;
orbene, tranne poche eccezioni, tutti si mostrano ostili al progetto e
non mi riuscito di far loro intendere ragione. Essi temono il
cambiamento di clima, che potrebbe danneggiare tutti i prodotti delle
oasi e specialmente i palmeti. Eppure tutto dimostra il contrario; i pi
autorevoli scienziati non hanno alcun dubbio in proposito. Sar la
ricchezza che il canale, con le acque del mare, porter a questa
regione. Ma gli indigeni sono testardi e non vogliono arrendersi
all'evidenza!
Questa opposizione chiese allora il capitano Hardigan
non viene fatta dai nomadi piuttosto che dai sedentari?
Certo rispose il comandante, perch la vita di questi
nomadi non potr pi essere quella che stata finora Fra tutti si
fanno notare i tuareg per la loro violenza; e ci si capisce, perch il
numero e l'importanza delle carovane si ridurranno. Non vi saranno
pi carovane da guidare sulle piste del Gerid e da saccheggiare, come
si fa oggi. Il commercio si svolger per mezzo delle navi del nuovo
mare, e a meno che i tuareg non cambino il loro mestiere di ladri in
quello di pirati Ma in queste condizioni verrebbero presto ridotti
all'impotenza. Non ci si deve dunque meravigliare che questi tuareg
approfittino di ogni occasione per scatenare le trib sedentarie
facendo veder loro un avvenire di rovine e l'abbandono del genere di
vita dei loro antenati. E non c' da combattere soltanto questa ostilit,
ma anche una specie di fanatismo irragionevole. Tutto ci ancora
quasi allo stato latente per il fatalismo musulmano, ma pu scoppiare
quando meno ce lo aspettiamo. Evidentemente quella gente non
afferra le conseguenze di un mare del Sahara meglio di quanto
comprenda il modo di realizzare il progetto. Essi vedono soltanto
un'opera di stregoneria che pu provocare un cataclisma spaventoso.
Il comandante non diceva nulla di nuovo agli invitati. Il capitano
Hardigan sapeva bene che la spedizione sarebbe stata molto male
accolta dalle trib del Gerid. Si trattava di sapere se l'eccitamento
degli spiriti fosse tale da dover temere qualche prossima ribellione
fra gli abitanti della regione del Rharsa e del Melrir.
Tutto ci che posso rispondere dichiar il comandante
che i tuareg e altri nomadi, tranne qualche aggressione isolata, non
hanno finora minacciato seriamente il canale. Da quanto possiamo
sapere, molti di loro attribuivano quei lavori all'ispirazione del
Chejtan, che il diavolo musulmano, e dicevano che una potenza
superiore alla sua sarebbe venuta a mettervi riparo. E poi, come
conoscere le idee precise di quella gente cos dissimulatrice? Forse
aspettano che i lavori siano ripresi e che gli operai della Compagnia
siano tornati, per tentare le rapine pi proficue e anche qualche
assalto.
E in che modo? domand de Schaller.
Non potrebbero, per esempio, riunirsi in diverse migliaia, e
cercare di ostruire il canale per una parte del suo percorso, buttare nel
suo letto la sabbia degli argini, impedire a forza di braccia in un
punto qualsiasi il passaggio delle acque del golfo?
Farebbero pi fatica a riempire il canale di quanta ne abbiano
fatta i nostri predecessori a scavarlo; e in fin dei conti non
riuscirebbero rispose l'ingegnere.
Per non manca loro il tempo! fece osservare il
comandante. Non si dice forse che ci vorr non meno di una
decina d'anni per inondare i Chotts?
No, comandante disse l'ingegnere, io ho gi espresso la
mia opinione in proposito, fondata su dati precisi. Con l'intenso
lavoro di uomini e soprattutto con l'aiuto delle poderose macchine
che possediamo oggi, l'inondazione del Rharsa e del Melrir
richieder non gi dieci anni, ma nemmeno cinque. Le acque
allargheranno e approfondiranno nello stesso tempo il letto che verr
loro offerto. Chi sa che un giorno Tozeur, bench disti dal Chott
alcuni chilometri, non divenga porto di mare collegato con Hamma
sul Rharsa? E questo spiega anzi la necessit di alcuni lavori di
difesa dei porti, a cui ho dovuto pensare a nord e a sud.
Dato lo spirito metodico e serio dell'ingegner de Schaller, vi era
motivo di credere che egli non si abbandonasse a speranze
chimeriche.
Il capitano Hardigan fece allora qualche domanda relativa al capo
tuareg evaso dal bordy di Gabes. La sua presenza era stata segnalata
nei dintorni dell'oasi? Si erano avute notizie della trib a cui
apparteneva? Gli indigeni del Gerid sapevano che Hadyar aveva
ricuperato la libert? E non si poteva temere che egli avesse
intenzione di sollevare gli arabi contro il progetto del mare del
Sahara?
A queste domande non posso rispondere con precisione
rispose il comandante della piazza; non c' dubbio che la notizia
della fuga di Hadyar sia gi nota nell'oasi; essa deve aver suscitato lo
stesso scalpore che produsse la sua cattura, alla quale voi avete preso
parte, capitano. Ma se nessuno mi ha riferito che quel capo stato
visto nei dintorni di Tozeur, per lo meno ho saputo che una banda di
tuareg si dirige verso la parte del canale che collega il Chott Rharsa
al Chott Melrir.
Avete ragione di credere che questa notizia sia esatta?
domand il capitano Hardigan.
S, capitano, perch l'ho avuta da uno degli uomini che sono
rimasti nel paese dove avevano lavorato, e che si dicono o si credono
sorveglianti o guardie dei lavori, sperando cos senza dubbio di aver
qualche titolo per aspirare alla benevolenza dell'amministrazione.
La sorveglianza dei lavori compiuti aggiunse de Schaller
dovrebbe essere attivissima; se i tuareg tentano qualche colpo contro
il canale, certo porteranno i loro sforzi soprattutto su quel punto.
E perch? domand il comandante.
Perch l'inondazione del Rharsa li eccita meno
dell'inondazione del Melrir. Il primo Chott non contiene nessuna oasi
di rilievo, mentre ci non del secondo, dove dovranno scomparire
sotto le acque del nuovo mare oasi importantissime. Bisogna dunque
aspettarsi gli attacchi particolarmente contro il secondo canale che
mette in comunicazione i due Chotts, e perci necessario prendere
delle misure militari in vista di possibili assalti.
Comunque sia disse il tenente Villette il nostro piccolo
drappello star sul chi vive dopo aver percorso il Rharsa.
Certo dichiar il capitano Hardigan. Abbiamo preso
Hadyar una volta, e sapremo bene arrestarlo una seconda e custodirlo
poi meglio di quanto si sia fatto a Gabes, finch un tribunale militare
ne abbia sbarazzato il paese.
Auguriamoci che ci avvenga il pi presto possibile
aggiunse il comandante poich questo Hadyar ha molta influenza
sulle trib nomadi e potrebbe sollevare tutto il Gerid. Un gran
vantaggio del nuovo mare sar quello di far sparire dal Melrir alcuni
di quei covi di malfattori.
Non tutti, poich in quell'ampio Chott, stando ai rilievi del
capitano Roudaire, s'incontrano diverse zone, per esempio l'Hinguiz
e il suo centro principale Zenfig, che le acque non ricopriranno.
La distanza che separa Tozeur da Nefta di una trentina di
chilometri, e l'ingegnere contava d'impiegare due giornate a
percorrerla, accampandosi la notte seguente sopra una delle rive del
canale. In questa sezione il lavoro era interamente compiuto, e ogni
cosa si trovava in buono stato.
Il piccolo drappello lasci Tozeur la mattina del 1 aprile, con un
tempo incerto che sotto latitudini meno alte avrebbe provocato
piogge torrenziali. Ma in quella parte della Tunisia piogge del genere
non erano da temere e le nuvole alte mitigavano l'ardore del sole.
Essi seguirono dapprima gli argini dell'ued Berkuk, attraversando
molti bracci su ponti il cui materiale era stato fornito da ruderi di
monumenti antichi.
Interminabili pianure d'un giallo grigiastro si stendevano a ovest,
dove si sarebbe invano cercato riparo contro i raggi solari, che per
fortuna erano miti. Nelle due tappe di quella prima giornata,
attraversando un terreno sabbioso, non s'incontr altro che quella
magra graminacea dalle lunghe foglie chiamata dagli indigeni driss e
della quale i cammelli sono ghiottissimi; il che di grande vantaggio
per le carovane del Gerid.
Nessun incidente interruppe la marcia fra l'alba e il tramonto, e la
tranquillit dell'accampamento non fu turbata fino al nuovo giorno.
Alcune bande di arabi si mostrarono in distanza sulla riva nord del
canale, risalendo verso le montagne dell'Aurs, ma esse non
preoccuparono minimamente il capitano Hardigan, che non cerc di
mettersi in comunicazione con loro.
Il giorno seguente, 2 aprile, la marcia verso Nefta venne ripresa
nelle stesse condizioni del giorno prima, con tempo coperto e
temperatura sopportabile. Gi in vicinanza dell'oasi il paese si
trasformava a poco a poco, e il terreno si faceva meno arido. La
pianura si stendeva verdeggiante per i numerosi steli di alfa, tra cui
serpeggiavano piccoli ued. Ricomparivano anche le artemisie, e
gruppi di fichi d'India si disegnavano sugli altipiani, dove alcune
distese di fiori azzurro pallido, statici e convolvoli, rallegravano lo
sguardo.
Poi, sulla sponda dei corsi d'acqua, si succedettero gruppi d'alberi
e ulivi e fichi, e infine foreste di acacie gommifere apparvero
all'orizzonte.
La fauna di quella regione era rappresentata solo da antilopi, le
quali fuggivano a frotte con tanta velocit che in pochi istanti erano
scomparse. Lo stesso Va-d'1'avant, checch ne pensasse il suo
padrone, non avrebbe potuto superarle nella corsa. Coupe--coeur si
accontentava di abbaiare rabbiosamente quando qualche scimmia
della specie dei babbuini, tanto numerosi nella regione dei Chotts,
sgambettava fra gli alberi. Si vedevano pure bufali e mufloni che
sarebbe stato inutile inseguire, perch l'approvvigionamento si
doveva fare solo a Nefta.
Le belve pi comuni in quella parte del Gerid sono i leoni, i cui
assalti sono veramente da temersi; ma dopo i lavori del canale essi
erano stati ricacciati un po' alla volta verso la frontiera algerina e
nelle zone circostanti il Chott Melrir.
Ma se non c'era da temere un assalto di belve, a stento uomini e
animali poterono difendersi contro gli scorpioni e i serpenti
fischiatori, o naia, che pullulavano nei pressi del Rharsa. I rettili sono
anzi talmente abbondanti che certe regioni non sono abitabili, e fra
esse il Gerid Telgia, che gli arabi sono stati costretti ad abbandonare.
Per l'accampamento di quella notte, presso un bosco di tamarischi,
de Schaller e i suoi compagni si addormentarono solo dopo aver
preso le pi accurate precauzioni. Il maresciallo d'alloggio Nicol
dormi con un occhio solo, mentre Va-d'1'avant dormiva con tutti e
due. Ma Coupe--coeur vegliava e avrebbe segnalato ogni strisciare
sospetto che avesse minacciato il cavallo o il suo padrone.
Nessun incidente si verific in quella notte, e all'alba le tende
furono tolte. La direzione seguita dal capitano Hardigan era sempre
quella di sud-ovest, da cui il canale non si scostava dopo Tozeur. A
una decina di chilometri da Nefta esso risaliva verso nord, e a partire
da quel gomito il drappello avrebbe seguito la direzione del
meridiano, lasciando Nefta, dove giunse nel pomeriggio di quello
stesso giorno. Forse la lunghezza del canale si sarebbe potuta ridurre
di una quindicina di chilometri se fosse stato possibile raggiungere il
Rharsa in un punto del suo limite orientale in direzione di Tozeur.
Ma le difficolt d'esecuzione sarebbero state grosse. Prima di
giungere al Chott da quella parte, si sarebbe dovuto scavare in un
terreno durissimo a predominanza sassosa. Per lo meno sarebbe stato
lungo e costoso come in alcune parti del ciglione di Gabes, e un
argine di trenta o trentacinque metri sopra il livello del mare sarebbe
stato un lavoro gravoso. Perci, dopo un approfondito studio della
regione, gli ingegneri della Compagnia franco-straniera avevano
rinunciato al tracciato originale per adottarne uno nuovo partendo dal
chilometro 207 a ovest di Nefta. Da quel punto il canale si dirigeva a
nord e giungeva al Rharsa in fondo a una specie di seno che si
trovava in una delle coste pi basse del Chott, quasi a met del suo
orlo meridionale.
De Schaller, d'accordo col capitano Hardigan, aveva deciso di non
fermarsi un intero giorno a Nefta. Sarebbe stato sufficiente
trascorrervi le ultime ore del pomeriggio e la notte successiva, per
lasciare riposare il drappello e approvvigionarlo. Del resto, non era
possibile che uomini e cavalli si fossero affaticati molto in quel
percorso di duecento chilometri in linea retta compiuto dalla partenza
da Gabes, avvenuta il 17 marzo, fino al 3 aprile. Quindi il giorno
seguente avrebbero potuto percorrere agevolmente la distanza che
ancora li separava dal Chott Rharsa, dove l'ingegnere voleva arrivare
nel giorno preciso da lui stabilito.
L'oasi di Nefta, sia per il paesaggio sia per la natura del terreno e
per i prodotti vegetali, non differisce molto dall'oasi di Tozeur. Lo
stesso ammassarsi di abitazioni fra gli alberi, la stessa disposizione
del kasbah e un analogo presidio militare. Ma l'oasi meno popolata,
e a quell'epoca non aveva pi di ottomila abitanti.
Francesi e indigeni fecero un'ottima accoglienza al drappello del
capitano Hardigan e si affrettarono ad alloggiarlo il meglio possibile.
Agendo cos avevano dei motivi di interesse personale,
evidentemente grazie al nuovo tracciato. Il commercio di Nefta si
sarebbe molto avvantaggiato dal passaggio del canale nei pressi
dell'oasi; quel passaggio assicurava a Nefta tutto il traffico che
avrebbe perduto se, al di l di Tozeur, il canale si fosse diretto al
Chott. Era come se Nefta stesse per diventare una citt costiera del
nuovo mare. Perci all'ingegnere della Societ francese del mare del
Sahara non vennero lesinati i rallegramenti degli abitanti.
Quantunque a Nefta si insistesse perch la spedizione si fermasse
nell'oasi per almeno ventiquattr'ore, la partenza fu stabilita, come gi
si detto, per il giorno seguente all'alba. Il capitano Hardigan era
sempre preoccupato a causa delle notizie raccolte circa la
sovreccitazione degli indigeni nei dintorni del Melrir, da dove partiva
il secondo canale, e non vedeva l'ora di aver compiuto quella parte
del viaggio.
Il sole non era ancora apparso sull'orizzonte quando venne dato il
segnale della partenza. I dieci chilometri che il canale misura da
Nefta fino al gomito furono percorsi nella prima tappa, e la distanza
dal gomito al Rharsa nella seconda. Per via, nessun incidente; ed
erano quasi le sei pomeridiane quando il capitano Hardigan si arrest
in fondo al seno dove il canale completato sboccava nel Chott.
CAPITOLO VIII
IL CHOTT RHARSA
NELLA NOTTE dal 4 al 5 aprile le tende vennero poste ai piedi delle
dune piuttosto prominenti che incorniciavano il fondo del seno. Il
luogo non era affatto riparato. Il piccolo drappello aveva superato gli
ultimi alberi di quella regione desolata tre o quattro chilometri prima
fra Nefta e il Chott. Erano nel deserto sabbioso, dove si
intravedevano appena poche tracce di vegetazione: il Sahara in tutta
la sua aridit.
I carri approvvigionati a Nefta assicuravano per molti giorni il
nutrimento degli uomini e dei cavalli; del resto, aggirando il Rharsa,
de Schaller intendeva sostare nelle oasi, numerose sulle sue rive,
dove ci sarebbe stata quell'abbondanza di foraggio fresco che invano
si sarebbe cercata nell'interno del Chott.
Questo spiegava appunto de Schaller al capitano Hardigan e al
tenente Villette, riuniti allora sotto la stessa tenda, prima del pasto
che il signor Franois stava cucinando. Una carta topografica del
Rharsa, spiegata sulla tavola, permetteva di riconoscerne la
configurazione. Quel Chott, il cui limite meridionale si allontana di
poco dal 34 parallelo, si arrotonda a nord, attraverso la regione
chiusa dalle montagne dell'Aurs, nei pressi della borgata di Chebika.
La sua lunghezza maggiore, misurata precisamente sul 34 grado di
latitudine, di sessanta chilometri, ma la sua superficie sommergibile
copre solo milletrecento chilometri quadrati, ossia, come spieg
l'ingegnere, un'area quattromila volte circa pi estesa del Champ-de-
Mars a Parigi.
Effettivamente osserv il tenente Villette quello che
enorme per una piazza d'armi appare assai modesto per un mare.
Certamente rispose l'ingegnere; ma se vi aggiungete la
superficie del Melrir, cio seimila chilometri quadrati, darete al mare
del Sahara settecentomila ettari. E poi possibilissimo, col tempo e
per il lavorio delle acque, che esso finisca col comprendere i Sebkas
di Gerid e di Fegegi.
Caro amico disse il capitano Hardigan vedo bene che voi
contate sempre su questa eventualit Ma chiss che cosa ci prepara
l'avvenire?
E chi pu leggere nell'avvenire? rispose de Schaller. Il
nostro pianeta ha visto indubbiamente cose pi straordinarie, e non vi
nascondo che questa idea, senza essere addirittura un'ossessione,
spesso mi assorbe completamente. Voi avete certamente sentito
parlare di un continente scomparso, che si chiam Atlantide; ebbene,
non un mare sahariano che oggi lo ricopre, bens lo stesso oceano
Atlantico, e in latitudini perfettamente determinate. Non mancano
esempi di cataclismi simili, bench di proporzioni minori. Guardate,
per esempio, che cosa accadde nel secolo XIX all'Insulindia, quando
avvenne la terribile eruzione del Krakatoa; quello che avvenuto ieri
potrebbe ben riprodursi domani.
L'avvenire la grande scatola a sorpresa dell'umanit disse
ridendo il tenente Villette.
Precisamente, mio caro conferm l'ingegnere e quando la
scatola sar vuota
Allora il mondo finir concluse il capitano Hardigan.
E posando il dito sulla pianta, l dove finiva il primo canale, lungo
duecentoventisette chilometri, domand:
qui che si deve fondare un porto?
Proprio l, sulle sponde di quel golfo rispose de Schaller
e tutto fa credere che diventer uno dei porti pi frequentati del mare
del Sahara. Gli studi sono stati fatti bene, e certamente quando il
Rharsa sar divenuto navigabile verranno costruiti case e magazzini,
depositi e bordy. Del resto, all'estremit orientale del Chott, la
cittadina di La Hamma si stava gi trasformando in previsione
dell'importanza marittima e commerciale che doveva prendere al
tempo del primo tracciato e che probabilmente le assicurer la sua
posizione di porto avanzato di Gafsa, nonostante il mutamento che si
fatto.
Fare un porto mercantile, proprio nel cuore del Gerid, di quel
modesto agglomerato urbano di cui l'ingegnere segnava la posizione
sulla carta all'estremit del Rharsa, era un sogno che un tempo
sarebbe sembrato impossibile. Eppure l'intelligenza dell'uomo
doveva trasformare quel sogno in realt. E la borgata non avrebbe
avuto altro da lamentare che il fatto che il primo canale non avesse
potuto sboccare alle sue porte. Ma sono note le ragioni per cui gli
ingegneri avevano dovuto raggiungere il Chott in fondo a quel golfo
che ora portava il nome di baia Roudaire, mentre si attendeva che
con quel nome sorgesse un nuovo porto, certamente il pi importante
del mare del Sahara.
Il capitano Hardigan domand allora all'ingegnere se intendesse
guidare la spedizione attraversando il Rharsa per tutta la sua
lunghezza.
No rispose l'ingegnere devo solo esplorare i dintorni del
Chott; l spero di trovare del materiale forse prezioso che ci potr
essere utile, qui o altrove, perch a portata di mano, bench sia
molto inferiore al materiale gi usato, che per bisogna far venire.
Le carovane non preferivano attraversare il Chott? domand
il tenente Villette.
E lo attraversano ancora, bench sia una strada molto
pericolosa su un terreno poco solido; ma pi breve e anche meno
difficile di una via che corre lungo rive ingombre di dune. Tuttavia
noi percorreremo proprio quest'ultima in direzione ovest fino al
punto in cui comincia il secondo canale; poi, al ritorno, quando
avremo fatto il rilievo dei confini del Melrir, potremo costeggiare il
confine settentrionale del Rharsa e tornare a Gabes pi rapidamente
di quanto siamo venuti.
Questo era il piano adottato; e dopo aver riconosciuto i due canali,
l'ingegnere si proponeva di fare il giro di tutto il perimetro del nuovo
mare.
Il giorno seguente, de Schaller e i due ufficiali si misero alla testa
del drappello. Coupe--coeur precedeva correndo avanti e indietro,
facendo alzare stormi di stornelli che volavano via con sordo fruscio
d'ali. Venne seguita la base interna delle alte dune che formavano la
cornice del Chott. Da quel lato l'acqua non avrebbe potuto dilagare,
come invece qualcuno temeva; le sponde elevate, pressappoco simili
all'argine del ciglione di Gabes, erano di natura tale che non
avrebbero assolutamente ceduto alla pressione delle acque, e si
poteva avere la massima sicurezza per quella parte meridionale del
Gerid.
Il campo era stato tolto nelle prime ore del mattino, e il cammino
fu ripreso mantenendo il solito ordine di marcia. Il percorso
giornaliero non doveva essere mutato, e si sarebbe conservata la
media di dodici-quindici chilometri in due tappe.
L'ingegnere voleva soprattutto controllare il litorale che doveva
limitare il nuovo mare, e vedere se non ci fosse il pericolo che le
acque potessero passare i termini segnati e invadere le regioni vicine.
Perci il drappello seguiva la base delle dune sabbiose che si
succedevano lungo il Chott in direzione ovest. Sembrava, del resto,
che l'uomo non avesse avuto bisogno di mutare da questo punto di
vista l'opera della natura. Che il Rharsa un tempo fosse stato lago o
no, certo era in condizioni di divenirlo, e le acque del golfo di Gabes,
che vi dovevano essere condotte dal primo canale, sarebbero state
strettamente contenute nei limiti previsti.
Mentre proseguivano nel loro cammino, gli esploratori potevano
osservare la depressione per un ampio tratto. La superficie di
quell'arido bacino del Rharsa scintillava ai raggi del sole come se
fosse stata d'argento, di cristallo, o di canfora. Gli occhi non
potevano sopportarne il bagliore, e bisognava proteggerli con lenti
affumicate per prevenire le oftalmie, cos frequenti nella regione del
Sahara. Appunto per questo gli ufficiali e i loro uomini se ne erano
provvisti. Il maresciallo Nicol aveva addirittura acquistato dei grossi
occhiali per il suo cavallo. Ma sembrava che portarli non piacesse
molto a Va-d'1'avant, che conciato in quel modo era un po' ridicolo;
Coupe--coeur non avrebbe riconosciuto quasi il suo camerata dietro
quell'apparato ottico. Perci Va-d'1'avant e gli altri cavalli non erano
forniti di quegli arnesi indispensabili ai loro padroni.
Del resto, il Chott aveva proprio l'aspetto di quei laghi salmastri
che d'estate si prosciugano sotto l'azione del calore tropicale. Ma una
parte del liquido, passando sotto le sabbie, si libera dei gas di cui
impregnata, e il terreno si fa irto di bolle che lo fanno assomigliare a
un campo sparso di tane di talpe. Quanto al fondo del Chott,
l'ingegnere fece notare ai due ufficiali che era composto di sabbia
rossa quarzosa mista a solfato e carbonato di calcio. Questo strato si
copriva di efflorescenze formate di solfato di sodio e di cloruro di
sodio, una vera crosta di sale. Del resto, il terreno pliocenico, in cui
si incontrano i Chotts e i Sebkas, fornisce gesso e sale in
abbondanza.
bene osservare che in quel periodo dell'anno il Rharsa non si era
vuotato di tutte le acque che gli ued vi portano d'inverno. Talvolta
allontanandosi dai gurd, ossia dalle dune circostanti disposte a
cornice, i cavalli si arrestavano sull'orlo di bassifondi pieni di un
liquido stagnante.
Da lontano il capitano Hardigan avrebbe potuto credere che un
drappello di cavalieri arabi andasse e venisse ancora attraverso quelle
bassure deserte del Chott. Ma all'avvicinarsi dei suoi uomini quelli
fuggivano tutti pi che al galoppo, anzi volavano via: erano frotte di
fenicotteri azzurri e rosati, le cui penne ricordavano i colori di
un'uniforme; e per quanto rapidamente Coupe--coeur si buttasse a
inseguirli, non riusc mai a raggiungere uno solo di quei magnifici
campioni della famiglia dei trampolieri. Nello stesso tempo, miriadi
di uccelli si alzavano a volo tutt'intorno e gridi incessanti fendevano
lo spazio quando volavano via i bou-habibi, i passeri assordanti del
Gerid.
Seguendo il perimetro del Rharsa, il drappello avrebbe trovato
senza fatica degli ottimi luoghi per accamparsi, che non avrebbe
incontrato nel centro della depressione. Per quel motivo appunto quel
Chott sarebbe stato inondato quasi completamente, mentre alcune
parti del Melrir pi elevate sarebbero emerse anche dopo che vi
fossero penetrate le acque mediterranee. Si andava dunque dall'una
all'altra delle oasi pi o meno abitate, destinate a diventare marsa,
cio porti o cale del nuovo mare. In lingua berbera vengono indicate
col nome di tua, e in quelle oasi il terreno riprende tutta la sua
fertilit; gli alberi e le palme riappaiono in gran numero, e non
mancano i pascoli; perci Va-d'1'avant e i suoi compagni non
avevano affatto da lamentarsi per scarsit di foraggio. Ma, appena
passate le oasi, subito il terreno ritornava arido. Ai murgi erbosi
succedeva improvvisamente il reg, un terreno misto di ciottoli e di
sabbia.
Ad ogni modo la ricognizione del limite meridionale del Rharsa
procedeva senza grosse fatiche. vero che, quando le nuvole non
moderavano l'ardore del sole, il caldo faceva soffrire molto gli
uomini e i cavalli ai piedi delle dune. Ma, infine, gli ufficiali algerini
e gli spahis erano abituati ai climi ardenti, e quanto all'ingegner de
Schaller, era anch'egli un africano arso dal sole e dalle esplorazioni, e
proprio per questo motivo era stato nominato alla direzione dei lavori
del mare del Sahara.
Pericoli non potevano esservene, se non quelli derivanti da un
tragitto percorso attraverso gli hofsa del Chou, che sono le
depressioni pi accentuate, nelle quali il terreno mobile e non offre
nessun sostegno solido; ma sul percorso seguito dalla spedizione quel
pericolo era poco da temersi.
Il fatto che questi pericoli sono gravissimi ripeteva
l'ingegnere e quando si scav il canale attraverso i Sebkas
tunisini, se ne ebbe la prova molte volte.
Infatti aggiunse il capitano Hardigan una delle
difficolt previste da Roudaire per il livellamento del Rharsa e del
Melrir. Egli racconta che a volte affondava nella sabbia salata fino al
ginocchio.
E diceva la verit afferm de Schaller: questi bassifondi
sono sparsi di buche a cui gli arabi danno il nome di occhi di mare
e delle quali lo scandaglio non raggiunge mai il fondo. Perci c'
sempre da temere qualche incidente. In una ricognizione di Roudaire,
uno dei cavalieri e il suo cavallo furono inghiottiti in uno di questi
crepacci, e nemmeno legando insieme venti bacchette dei loro fucili i
suoi compagni riuscirono a strapparlo all'abisso.
Bisogna essere cauti raccomand il capitano Hardigan la
prudenza non sar mai troppa. I miei uomini sanno che loro
proibito allontanarsi dalle dune prima che abbiano bene saggiato il
terreno. E anzi ho sempre paura che quell'indemoniato Coupe--
coeur, che corre all'impazzata attraverso il Sebka, possa sparire di
colpo. Nicol non riesce a trattenerlo.
Se capitasse una sciagura simile al suo cane disse il tenente
Villette Nicol ne sarebbe inconsolabile.
E sono certo aggiunse il capitano che Va-dlavant ne
morirebbe di dolore.
Strana amicizia quella che lega quei due bravi animali
osserv l'ingegnere.
Strana davvero disse il tenente; almeno Oreste e Pilade,
Niso ed Eurialo, Damone e Pizia, Achille e Patroclo, Alessandro ed
Efestione, Ercole e Piritoo erano della medesima razza; ma un
cavallo e un cane
E un uomo, potete aggiungere osserv il capitano Hardigan;
dato che Nicol, Va-dlavant e Coupe--coeur formano un trio
inseparabile.
Quanto aveva detto l'ingegnere sui pericoli del terreno mobile dei
Chotts non era affatto esagerato. Eppure le carovane preferivano
passare per la regione del Melrir, del Rharsa e del Fegegi: questa
strada abbreviava il loro tragitto e i viaggiatori vi trovavano la via
pi facile, il terreno piano. Ma in ci erano sempre assistiti da guide
perfettamente pratiche di quelle parti lacustri del Gerid e sapevano
evitare i punti pericolosi.
Da quando era partito da Gabes, il drappello non aveva ancora
incontrato una di quelle carovane che trasportano le mercanzie, i
prodotti del suolo, i manufatti da Biscra fino al litorale della Piccola
Sirte, e il cui passaggio sempre atteso con impazienza a Nefta, a
Gafsa, a Tozeur, a Hamma, in tutte le citt e borgate della bassa
Tunisia. Ma nella giornata del 9 aprile, durante il pomeriggio, esso si
imbatt in una carovana; ed ecco in quali circostanze.
Erano circa le tre. Dopo la prima tappa della giornata, il capitano
Hardigan e i suoi uomini si erano rimessi in cammino sotto il sole
ardente, dirigendosi verso l'ultima curva disegnata dal Rharsa a
qualche chilometro di distanza dal suo limite occidentale. Il terreno
risaliva sensibilmente; il rilievo delle dune appariva pi marcato, e
non certo da quella parte la cornice del Chott avrebbe potuto essere
superata dalle nuove acque.
Via via che si saliva, si dominava con lo sguardo un orizzonte pi
largo a nord e a ovest. Il terreno depresso scintillava sotto i raggi
solari: ogni ciottolo di quella terra salina era un punto luminoso. A
sinistra incominciava il secondo canale, che metteva in
comunicazione il Rharsa col Melrir.
L'ingegnere e i due ufficiali erano scesi da cavallo e la scorta li
seguiva tirando i cavalli per la briglia.
A un certo punto, mentre tutti erano fermi su un ripiano della
duna, il tenente Villette, tendendo la mano, disse:
Mi sembra di vedere un drappello di gente in movimento in
fondo al Chott.
Un drappello o un gregge disse il capitano Hardigan.
A questa distanza non si pu distinguere se siano uomini o
bestie aggiunse de Schaller.
Ad ogni modo da quella parte, a circa tre o quattro chilometri, una
densa nuvola di polvere si alzava sulla superficie del Rharsa. Forse
non era che un branco di ruminanti avviati a nord del Gerid.
Il cane dava segni inequivocabili, non di inquietudine, ma di
attenzione; e il maresciallo gli gridava:
Su, Coupe--coeur, fiuta bene e tendi l'orecchio sappici dire
che cosa c' laggi.
L'animale abbai forte, irrigidendo le zampe e agitando la coda, e
fece per slanciarsi verso il Chott.
Buono, buono! gli disse Nicol trattenendolo accanto a s.
Il movimento in quel turbine si faceva sempre pi forte, a mano a
mano che il polverio si avvicinava. Ma era ancora sempre difficile
determinarne la causa. Per quanto aguzzassero gli occhi, l'ingegnere,
gli ufficiali e gli altri del seguito non avrebbero potuto dire se
quell'agitazione derivasse da una carovana in moto o da un gregge in
fuga attraverso quella parte del Chott.
Pochi minuti dopo, non vi poteva pi essere alcun dubbio: dalla
nube di polvere uscivano lampi, e si udivano spari, il cui fumo si
mescolava al turbine di polvere.
Contemporaneamente, Coupe--coeur, sfuggendo al suo padrone,
corse avanti latrando con furore.
Fucilate! esclam il tenente Villette.
Deve essere una carovana che si difende contro un attacco di
belve disse l'ingegnere.
O contro i predoni corresse il tenente dato che mi sembra
che gli spari si rispondano.
In sella! ordin il capitano Hardigan, montando in fretta a
cavallo.
Un istante dopo gli spahis, seguendo le sponde del Rharsa, si
dirigevano verso il teatro della lotta.
Forse era una temerit spingere i pochi uomini della scorta in
quello scontro di cui non si conosceva la causa. La banda di predoni
del Gerid era probabilmente numerosa; ma il capitano e il suo
drappello erano uomini che non badavano al pericolo. Se, come si
aveva ragione di supporre, i tuareg o altri nomadi della regione
assalivano una carovana, il loro onore di soldati imponeva loro di
accorrere in suo aiuto. Perci tutti a briglia sciolta, preceduti dal cane
che Nicol non richiamava pi, abbandonando le dune, si slanciarono
attraverso il Chott.
La distanza, come abbiamo detto, non sembrava superiore ai tre
chilometri, e in dieci minuti ne percorsero tre quarti. Le fucilate
continuavano a destra e a sinistra, tra il fumo e il polverio; ma il
turbine cominciava a dissiparsi sotto il soffio di un venticello di sud-
est che si alzava allora.
Il capitano Hardigan pot rendersi conto della natura di quella
lotta violenta. Era proprio una carovana assalita in quella parte del
Chott.
Cinque giorni prima essa aveva lasciato l'oasi di Zeribet, a nord
del Melrir, dirigendosi verso Tozeur, da dove doveva portarsi a
Gabes. Una ventina di arabi ne formavano la scorta e conducevano
un centinaio di cammelli. Viaggiavano affrettando le tappe con
avanti gli animali carichi di datteri in sacchi; essi venivano dietro
ripetendo il grido rauco che uno di loro emetteva di quando in
quando per incitare i cammelli.
La carovana, il cui viaggio fino allora si era compiuto
agevolmente, aveva toccato l'estremit ovest del Rharsa, e si
preparava ad attraversarlo in tutta la sua lunghezza sotto buona
guida. Disgraziatamente, appena si fu avviata per le prime chine del
reg, improvvisamente, da dietro le dune, sbucarono una sessantina di
cavalieri. Era una banda di predoni che avrebbero facilmente avuto
ragione dei pochi uomini della carovana. Avrebbero messo in fuga i
cammellieri, li avrebbero uccisi all'occorrenza, impadronendosi degli
animali e del loro carico, e li avrebbero spinti verso qualche oasi
lontana del Gerid. Certo quella aggressione sarebbe rimasta impunita
come tante altre, poich non sarebbe stato possibile scoprirne gli
autori.
Gli uomini della carovana tentarono una resistenza che sarebbe
riuscita inutile. Provvisti di fucili e di pistole, si servirono delle loro
armi, ma gli assalitori, pi numerosi, presero anch'essi a sparare; la
carovana, dopo dieci minuti di lotta, si disperse, e gli animali
impauriti fuggirono dappertutto.
Questo avveniva un po' prima che gli spari fossero uditi dal
capitano Hardigan. Ma il suo drappello venne avvistato e i predoni,
vedendo quei cavalieri muovere in soccorso della carovana, si
arrestarono.
In quel momento, con voce forte, il capitano Hardigan aveva
gridato: Avanti!
Le carabine erano pronte: dalla schiena degli spahis esse
passarono alla mano e alla spalla, e tutti si avventarono come una
valanga contro i banditi. Il convoglio era stato lasciato indietro sotto
la custodia dei conduttori, per raggiungerlo dopo aver liberato la
carovana.
I predoni non aspettarono l'urto. Forse non si sentirono la forza o
il coraggio di affrontare quel drappello di uniformi note che avanzava
audacemente incontro a loro; forse obbedirono a un altro impulso che
non era paura. Ad ogni modo, prima che il capitano Hardigan e i suoi
uomini giungessero a tiro, i predoni erano fuggiti verso nord-ovest.
Venne ugualmente dato ordine di far fuoco e furono sparate una
ventina di fucilate che colpirono parecchi dei fuggitivi, ma non
abbastanza gravemente da arrestarli.
Il maresciallo ci tenne a constatare con fierezza che Coupe--
coeur aveva ricevuto il battesimo del fuoco, poich lo aveva visto
scrollare la testa, e ne aveva dedotto che una pallottola gli fosse
fischiata alle orecchie.
Il capitano Hardigan non ritenne opportuno inseguire gli assalitori
che fuggivano velocemente, e che non tardarono a sparire dietro la
cortina di un tell, collina boscosa che tagliava l'orizzonte. In quel
paese, che essi ben conoscevano, avrebbero facilmente trovato un
ricovero in cui sarebbe stato difficile raggiungerli. Senza dubbio non
sarebbero ritornati, e la carovana non aveva nulla da temere
dirigendosi a est del Rharsa. Ma il soccorso era giunto in tempo e, se
fosse tardato di qualche minuto, i cammelli sarebbero caduti in mano
di quei pirati del deserto.
L'ingegnere, interrogando allora il capo della carovana, seppe
come erano andate le cose, e come era avvenuto l'attacco.
Sapete a quale trib appartiene quella banda?
La nostra guida ci assicura che sono tuareg rispose il capo.
Si diceva soggiunse l'ingegnere che i tuareg avessero
abbandonato a poco a poco le oasi dell'ovest, per portarsi all'est del
Gerid.
Oh, finch vi saranno carovane che lo attraversano, i predoni
non mancheranno mai osserv il tenente Villette.
Questo timore scomparir quando i Chotts saranno inondati
disse de Schaller.
Allora il capitano Hardigan chiese al capo se si fosse diffusa nel
paese la notizia della fuga di Hadyar.
S, capitano, e sono gi parecchi giorni che questa voce circola.
Non si dice se sia stato segnalato nei dintorni del Rharsa o del
Melrir?
No, capitano.
Non era lui che comandava la banda?
No rispose la guida: io lo conosco e l'avrei riconosciuto.
Pu essere che quei predoni siano di quelli che egli comandava un
tempo; e se non c'eravate voi, capitano, ci avrebbero rubato ogni cosa
e forse anche ammazzati tutti.
Ma potete continuare la via senza pericolo? domand
l'ingegnere.
Credo di s rispose il capo; quei delinquenti saranno
andati in qualche villaggio dell'ovest, e fra tre o quattro giorni noi
saremo a Tozeur.
Il capo allora radun il suo personale. I cammelli che si erano
dispersi stavano gi tornando al loro posto; la carovana si ricostitu
senza aver perduto un sol uomo; vi erano solo pochi feriti, e non
gravemente, che potevano proseguire la via.
Dopo avere ringraziato un'ultima volta il capitano Hardigan e i
suoi compagni, il capo diede il segnale della partenza, e la carovana
si rimise in cammino.
In pochi minuti uomini e bestie furono scomparsi alla svolta di un
tarf, punta sabbiosa che si allungava sul Chott; le grida del capo della
carovana che incitavano i cammellieri si persero a poco a poco in
lontananza.
Quando l'ingegnere e i due ufficiali si trovarono riuniti dopo
quell'impresa che avrebbe potuto portare gravi conseguenze, si
scambiarono le loro impressioni sull'incidente verificatosi, e il primo
a prendere la parola fu l'ingegnere.
Dunque Hadyar ricomparso nel paese.
Ce lo dovevamo aspettare rispose il capitano ed
augurabile che si finisca di inondare i Chotts al pi presto: l'unico
modo per farla finita con quei malfattori del Gerid.
Disgraziatamente fece osservare il tenente ci vorranno
ancora alcuni anni prima che le acque del golfo abbiano invaso il
Rharsa e il Melrir.
Chiss? disse de Schaller.
Nella notte successiva il campo non fu minimamente turbato dai
tuareg, che non comparvero nei dintorni.
Nel pomeriggio del giorno dopo, 10 aprile, il drappello si arrest
l dove incominciava il secondo canale che collegava i due Chotts.

CAPITOLO IX
IL SECONDO CANALE
IL SECONDO canale che collegava il Rharsa e il Melrir con il Chott
di Gerid era lungo circa tre volte meno del primo. D'altra parte il
rilievo del terreno, mentre fra Gabes e il Rharsa aveva dei
sollevamenti che andavano dai quarantasei ai quindici metri, non
superava i dieci metri fra i due ultimi Chotts, al ciglione di Asluge.
Bisogna inoltre notare che, oltre il Rharsa e il Melrir, vi erano
altre depressioni lunghe qualche chilometro, la principale delle quali
era il Chott di El Asluge: anche queste erano state utilizzate per lo
scavo del canale.
Lo scavo del secondo canale perci aveva richiesto minor tempo
di quello del primo, e presentato minori difficolt. Esso venne
intrapreso solo pi tardi. Poich i lavori definitivi avevano potuto
essere ripresi tenendo come base delle operazioni e
dell'approvvigionamento la provincia di Costantana, era stato
stabilito, prima della partenza da Gabes, che de Schaller dovesse
trovare sul Melrir, alla fine del secondo canale, agli ordini di Pointar,
funzionario competentissimo del Genio Civile, un cantiere eretto da
uomini che, venuti per ferrovia fino a Biscra e poi in carovana lungo
la Farfaria,

avrebbero dovuto mettersi in comunicazione con lui
appena stabiliti in quel luogo. Compiuta l'ispezione dei lavori, de
Schaller non avrebbe avuto altro da fare che seguire i contorni del
Chott per tornare al punto da cui era partito; e la sua ricognizione
sarebbe stata compiuta.
Quando il drappello giunse al termine del Rharsa, l'ingegnere fu
molto meravigliato di non trovare l nessuno degli operai arabi, o
d'altra razza, che la societ doveva avergli mandato da Biscra.
Che cosa era mai accaduto? Soprattutto dopo l'attacco della
carovana e dopo la riapparizione di Hadyar, quella era davvero una
cosa preoccupante.
Forse, all'ultimo momento, era stato cambiato il programma dei
lavori senza che l'ingegnere avesse potuto esserne informato in
tempo?
De Schaller rimaneva pensieroso, quando il capitano Hardigan gli
domand:
Ma i lavori di questa sezione non erano finiti?
Ma s rispose de Schaller e, stando ai rapporti che si
hanno, lo scavo dei ciglioni di chiusa fra le parti inondabili venne
portato avanti con la necessaria pendenza fino al Melrir, che nel suo
insieme sotto il livello del mare.
E perch vi meravigliate di non vedere gli operai?
Perch il direttore dei lavori doveva avermi mandato incontro
da vari giorni alcuni dei suoi uomini, e riflettendovi bene, non vedo
nessuna ragione perch essi si siano attardati a Biscra o al Melrir.
E allora, come spiegate tale assenza?
Non la spiego confess l'ingegnere: penso che qualche
incidente li abbia trattenuti al cantiere principale che si trova all'altra
estremit del canale.
Lo sapremo fra poco disse il capitano Hardigan.
Ad ogni modo, sono molto impensierito di non aver incontrato
qui le persone di cui avevo bisogno; i miei progetti ne sono
ostacolati.
Mentre viene posto il campo propose il capitano Hardigan
volete che ci spingiamo un po' pi avanti?
Volentieri rispose de Schaller.
Venne chiamato il maresciallo d'alloggio e gli fu ordinato di
preparare la sosta per la notte nei pressi di un palmeto, sull'orlo del
canale. All'ombra degli alberi l'erba era verde; un rigagnolo scorreva
ai loro piedi; non mancavano n l'acqua n il pascolo, e quanto alle
provviste fresche, esse sarebbero state facilmente rinnovate in un'oasi
sulle sponde di El Asluge.
Nicol esegu immediatamente gli ordini del capitano e gli spahis
presero le solite precauzioni per gli accampamenti preparati in
condizioni del genere.
De Schaller e i due ufficiali, approfittando dell'ultima ora di sole,
seguirono il margine nord per un chilometro.
Quella escursione permise all'ingegnere di riconoscere che in quel
punto la trincea era stata realizzata interamente, e il complesso dei
lavori era, come egli si aspettava, in buono stato. Il fondo delle
trincee fra i Chotts offriva facile passaggio alle acque che il Rharsa vi
avrebbe versato quando avesse ricevuto quelle del golfo, e la
pendenza era conforme al progetto degli ingegneri.
De Schaller e i suoi compagni non si spinsero oltre nella
passeggiata, perch, fin dove poteva giungere lo sguardo, in
direzione di El Asluge, quella porzione del canale era deserta. Perci,
volendo essere di ritorno prima di notte, l'ingegnere, il capitano
Hardigan e il tenente Villette ripresero la via dell'accampamento.
L la loro tenda era pronta. Il signor Franois li serv con la solita
correttezza. Vennero prese tutte le precauzioni per la guardia
notturna, e non rimase altro da fare che cercare nel buon sonno le
forze per affrontare le tappe del giorno seguente.
Tuttavia, se durante la loro escursione de Schaller e i due ufficiali
non avevano scorto anima viva, e quella parte del secondo canale era
sembrata loro deserta, in realt essa non lo era. Che la squadra degli
operai non fosse arrivata era certo, e l'ingegnere anzi non aveva
notato nessuna traccia di lavori recenti; ma gli ufficiali erano stati
visti da due uomini nascosti dietro folti ciuffi di driss in una breccia
delle dune.
Se Coupe--coeur fosse stato della partita, avrebbe certamente
scovato quei due uomini, i quali erano stati molto attenti a non
lasciarsi scorgere. Essi osservarono, a meno di cinquanta passi, i tre
stranieri che camminavano lungo l'argine; li rividero mentre
ritornavano sui loro passi, e solo alle prime ombre del crepuscolo si
arrischiarono ad avvicinarsi all'accampamento.
Mentre si accostavano, Coupe--coeur brontol sordamente, ma il
maresciallo d'alloggio lo calm, dopo aver dato un'occhiata
all'esterno, e il cane torn ad accucciarsi accanto al padrone.
Dapprima quegli indigeni si erano fermati sul limitare del
boschetto. Alle otto era gi buio, perch sotto quella latitudine il
crepuscolo breve.
Non c'era dubbio che essi avessero entrambi l'intenzione di
osservare da vicino il drappello che si era fermato all'ingresso del
secondo canale, sapere cosa fosse venuto a fare e chi ne fosse il
comandante.
Che quei cavalieri appartenessero a un reggimento di spahis lo
sapevano bene, avendo visto i due ufficiali durante la loro escursione
in compagnia dell'ingegnere; ma ad essi importava conoscere di
quanti uomini si componesse il drappello e che tipo di materiale
scortasse verso il Melrir.
I due indigeni uscirono perci dal bosco, strisciarono fra le erbe
da un albero all'altro, e nel buio poterono scorgere le tende erette
all'ingresso del bosco e i cavalli coricati sul pascolo.
In quel momento il ringhiare del cane li indusse a ritornarsene alle
dune, senza che la loro presenza fosse stata avvertita
nell'accampamento.
Allora, non avendo pi timore di essere uditi, si misero a parlare.
Vedi? proprio lui il capitano Hardigan.
S, lo stesso che fece prigioniero Hadyar.
E l'ufficiale che era ai suoi ordini?
il suo tenente: li ho riconosciuti tutti e due.
E certamente avrebbero riconosciuto anche me, ma non te
non ti hanno mai incontrato?
Mai.
Benissimo, mi viene una buona idea forse si presenter
un'occasione, e bisogner approfittarne.
E se quel capitano e quel tenente cadono nelle unghie di
Hadyar
Non sfuggiranno, come Hadyar fuggito dal bordy.
Erano solo tre quando li abbiamo visti soggiunse uno degli
indigeni.
S, e gli altri accampati laggi non sono molti rispose l'altro.
E il terzo chi era? Non un ufficiale?
No, sar qualche ingegnere della loro maledetta societ, venuto
con la sua scorta a visitare i lavori del canale prima che sia colmato
dalle acque. Si dirigono verso il Melrir, e quando saranno arrivati al
Chott, quando vedranno
Che non possono pi inondarlo esclam il pi violento dei
due e che il loro mare del Sahara non sar mai fatto, si
fermeranno, non andranno avanti e allora qualche centinaio di
fedeli tuareg
Come avvertirli perch vengano in tempo?
L'oasi di Zenfig solo a una ventina di leghe, e se il drappello
si ferma al Melrir e possiamo trattenerlo qualche giorno, non
impossibile, soprattutto ora che non avranno pi ragione di andare
lontano.
Se aspettano l che le acque del golfo si spandano attraverso il
Chott, potranno scavarsi l la tomba, poich saranno tutti morti prima
che le acque vi giungano Vieni, Harrig, vieni.
Ti seguo, Sohar.
Erano i due tuareg che avevano aiutato la fuga di Hadyar: Harrig,
che aveva combinato la cosa col mercante di Gabes, e Sohar, il
fratello del capo tuareg. Si allontanarono, e ben presto scomparvero
in direzione del Melrir.
Il giorno seguente, un'ora dopo il sorgere del sole, il capitano
Hardigan diede il segnale della partenza. Bardati i cavalli, i cavalieri
balzarono in sella e il piccolo drappello si avvi nel solito ordine
lungo il margine nord del canale.
Il signor Franois, rasato di fresco, occupava il suo posto abituale
fra i primi del drappello, e siccome il brigadiere Pistache, a cavallo,
gli stava accanto, i due chiacchieravano volentieri.
E cos, signor Franois, va tutto bene? domandava Pistache,
col buon umore che non gli mancava mai.
Benissimo rispose il degno domestico del signor de
Schaller.
Questa escursione non vi d molta noia, non vi stanca molto?
No, brigadiere, una semplice passeggiata attraverso uno
strano paese.
Questo Chott cambier molto dopo l'inondazione.
Molto, veramente rispose il signor Franois, in tono
dottorale e misurato. Quell'uomo minuzioso e metodico non avrebbe
mangiato le sue parole; le gustava, le succhiava, come fa un
buongustaio con uno squisito cioccolatino.
E quando penso aggiunse Pistache che dove ora
camminano i nostri cavalli, nuoteranno i pesci, navigheranno le
navi
S, brigadiere, pesci di tutti i generi delfini, pescicani
E balene aggiunse Pistache.
No, questo non credo, brigadiere, perch certo non vi sarebbe
acqua sufficiente per loro.
Oh, signor Franois, il nostro maresciallo assicura che il mare
avr venti metri di profondit al Rharsa, e venticinque al Melrir.
Non dappertutto, brigadiere, e occorre molta acqua a quei
giganti del mondo sottomarino, perch possano gingillarsi e soffiare
a loro agio.
Soffiano molto, signor Franois?
Soffiano quanto tutti gli sfiatatoi di un altoforno, quanto gli
organi di tutte le cattedrali di Francia.
Si pu ben immaginare se il signor Franois fosse soddisfatto
della sua risposta perentoria, che stup un po' il bravo Pistache. Poi
riprese a dire, descrivendo con la mano il perimetro del nuovo mare:
Io vedo gi questo mare interno solcato da piroscafi o da
velieri che vanno di porto in porto; e sapete quale sarebbe il mio pi
ardente desiderio?
Non lo so, signor Franois.
Essere a bordo della prima nave che fender le acque nuove di
questi antichi Chotts algerini. E spero che il signor ingegnere si
imbarcher su quella nave, e che compir con lui il periplo di questo
mare fatto con le nostre proprie mani.
Effettivamente il bravo signor Franois sembrava non lontano dal
credere che anch'egli entrasse per qualcosa nell'opera del suo
padrone, e che egli pure fosse un collaboratore del mare del Sahara.
In sostanza, poich la spedizione era incominciata cos bene, si
poteva sperare che si sarebbe conclusa nello stesso modo; con questo
voto del brigadiere Pistache si chiuse l'interessante conversazione.
Conservando la solita andatura, cio facendo due tappe al giorno,
ciascuna di sette o otto chilometri, il signor de Schaller contava di
toccare entro breve tempo l'estremit del secondo canale. Appena il
drappello fosse arrivato alla sponda del Melrir, si sarebbe stabilito di
farne il giro, sia dalla riva nord, sia dalla riva sud.
Del resto, importava poco da che parte si dovesse cominciare,
poich l'ingegnere intendeva fare la ricognizione completa del
perimetro del Melrir.
La prima parte del canale pot essere percorsa nella prima tappa;
la seconda sezione partiva dal Rharsa per sboccare nella piccola
depressione nota col nome di El Asluge, fra dune alte da sette a dieci
metri.
Ma, prima di giungere al Melrir, si doveva attraversare o rasentare
un certo numero di piccoli Chotts scaglionati da ogni parte e formanti
una linea quasi continua di depressioni meno profonde, fra argini
poco alti, e che l'arrivo delle acque mediterranee doveva
necessariamente sommergere. Da ci la necessit di una serie di
segnali da una trincea all'altra, che indicasse la via fra quei Chotts
alle navi di ogni tipo che non avrebbero tardato a entrare nel mare
nuovo, creato dalla scienza e dalla volont degli uomini. Forse non
era stato fatto altrettanto al tempo del taglio del canale di Suez, nella
traversata dei Laghi Amari, dove le navi non avrebbero potuto
dirigersi senza quelle precise indicazioni?
Anche l tutto procedeva bene: l'azione delle poderose macchine
aveva scavato trincee profonde fino al Melrir.
Che cosa mai non si sarebbe potuto tentare domani, qualora la
necessit lo avesse richiesto, con le macchine moderne, con le draghe
gigantesche, con le perforatrici alle quali nulla pu resistere, coi
vagoncini trasportatori che scorrono su ferrovie improvvisate, infine
con tutto quel materiale formidabile, sconosciuto al capitano
Roudaire e ai suoi successori, e che altri inventori e costruttori
avevano immaginato e fabbricato negli anni trascorsi fra il principio
di esecuzione del progetto Roudaire, il proseguimento dovuto al
lavoro della Compagnia franco-straniera, poi, come si sa,
abbandonato, e l'impresa ricominciata dalla Societ Francese del
Mare del Sahara, sotto la direzione dell'ingegner de Schaller?
Tutto ci che era stato fatto fino allora si manteneva in buone
condizioni, secondo le previsioni che aveva fatto l'ingegnere nella
sua conferenza di Gabes, parlando delle qualit essenzialmente
conservatrici del clima africano, che sembra rispettare perfino le
rovine sepolte sotto le sabbie ed esumate da poco. Ma quanta
solitudine intorno a quei lavori quasi, se non del tutto, finiti! Dove
una volta c'era la vita di una folla di operai, ora c'era solo il silenzio
cupo della regione spopolata: non s'incontrava anima viva, e solo i
lavori abbandonati attestavano come l'attivit, la perseveranza e
l'energia umana fossero passate di l, a dare momentaneamente
un'apparenza di vita a quelle regioni solitarie.
Era dunque un'ispezione nella solitudine, quella che ora compiva
de Schaller, prima di condurre a buon fine, come si aveva ragione di
credere, nuovi e definitivi piani. Tuttavia la solitudine, anche in quel
momento, era pi preoccupante, e l'ingegnere si sentiva veramente
deluso non vedendo nessuno degli uomini della squadra che doveva
venirgli incontro da Biscra.
Il disinganno era doloroso; ma pensandoci bene, de Schaller si
disse che non si va da Biscra al Rharsa come da Parigi a Saint-Cloud,
e che, per una strada cos lunga, poteva ben essere sopravvenuto un
incidente qualsiasi a guastare le previsioni dei calcoli e a cambiare
gli orari. Eppure no, non era possibile, perch l'agente della societ
gli aveva telegrafato a Gabes da Biscra che tutto era andato
benissimo fino a quella citt, conformemente alle istruzioni che gli
erano state date a Parigi. Era dunque nel tragitto, forse nella regione
acquitrinosa, spesso inondata e poco nota della Farfaria, fra Biscra e
la regione del Melrir, dove presto egli sarebbe arrivato, che qualche
incidente inatteso aveva dovuto fermare per via gli uomini che
pensava di trovarvi.
Una volta entrati nel campo delle ipotesi, non se ne esce pi: esse
si susseguono con una continuit ossessionante, e queste ipotesi
tormentavano appunto in quel momento l'immaginazione
dell'ingegner de Schaller, senza fornirgli la minima spiegazione un
po' plausibile o almeno verosimile.
Insensibilmente la sua meraviglia si trasformava in
preoccupazione, e si giunse alla fine della tappa senza che il suo
volto rabbuiato si schiarisse. Perci il capitano Hardigan ritenne
prudente mandare qualcuno a esplorare la strada.
Per suo ordine il maresciallo d'alloggio dovette portarsi con pochi
cavalieri per uno o due chilometri lungo ogni lato del canale, mentre
il resto del drappello continuava il cammino.
La regione era deserta, o, meglio, sembrava essere stata disertata
di recente. Alla fine della seconda tappa, il drappello si ferm per la
notte all'estremit del piccolo Chott. Il luogo era assolutamente
spoglio; nessuna oasi nei pressi. Mai in precedenza l'accampamento
era stato posto in condizioni cos meschine. Niente alberi, niente
pascoli: solo il reg, in cui la sabbia si mescolava ai ciottoli, senza un
filo di verde che spuntasse da terra. Ma il convoglio portava con s
foraggio a sufficienza per assicurare il nutrimento delle cavalcature.
Del resto, sulle sponde del Melrir il piccolo drappello, andando di
oasi in oasi, avrebbe trovato facilmente modo di rinnovare le
provviste.
Fortunatamente, se mancavano gli ued, molti ras, o sorgenti,
sgorgavano qua e l, cos uomini e animali poterono dissetarsi. Ma il
calore di quella giornata era tanto ardente, che si sarebbe potuto
temere che le prosciugassero addirittura.
La notte fu tranquilla, e anche luminosa, poich nel cielo
tempestato di stelle splendeva la luna piena. Come sempre, tutti i
dintorni erano stati esplorati. Del resto, in terreno scoperto n Sohar
n Harrig avrebbero potuto arrischiarsi intorno al campo senza essere
visti. Tuttavia essi non si sarebbero neppure esposti a un tale rischio;
prima di attuare il loro piano, volevano, senza dubbio, che
l'ingegnere, il capitano Hardigan e i suoi spahis si fossero addentrati
maggiormente nella parte algerina dei Chotts.
Il giorno seguente, al sorgere del sole, fu levato il campo. De
Schaller aveva molta fretta di arrivare all'estremit del canale dove
era aperta la trincea che avrebbe condotto le acque del golfo di Gabes
al Chott Melrir.
Ma in nessun punto si scorse traccia degli uomini che dovevano
essere partiti da Biscra e la cui assenza rimaneva un mistero. Che
cosa era mai accaduto? De Schaller si perdeva in supposizioni.
Giunto al luogo dell'incontro stabilito, non vi trovava nessuno di
coloro che aspettava, e tale assenza sembrava gonfia di minacce.
Certamente deve essere accaduto qualche cosa di serio non
cessava di ripetere.
Lo sento anch'io confessava il capitano Hardigan.
Cerchiamo di giungere al Melrir prima di notte.
La fermata del mezzogiorno fu breve. Non si staccarono
nemmeno i cavalli dai carri, e si mangi in gran fretta. Ci si sarebbe
sempre potuti riposare dopo quest'ultima tappa.
Il drappello si affrett tanto, che senza aver incontrato nessuno per
via verso le quattro di sera si trov sulle alture che incorniciano il
Chott da quella parte. A destra, al chilometro 347, si trovava l'ultimo
cantiere della Compagnia, e di l non c'era altro che attraversare il
Chott Melrir e il Chott Sellem, per ritrovare le coste alte.
Come osserv il tenente Villette, all'orizzonte non si alzava
nessuna nuvola di fumo, n si udiva alcun rumore. I cavalli furono
spinti a un'andatura pi veloce, e poich il cane andava davanti a
tutti, Nicol non pot trattenere il suo cavallo dal lanciarsi dietro
Coupe--coeur.
Del resto, a un certo punto tutti si misero a galoppare, e in mezzo
a una nuvola di polvere gli spahis si arrestarono allo sbocco del
canale. L, come al Rharsa, nessuna traccia dell'arrivo degli uomini
di Biscra; ma si immagini lo stupore e il dolore dell'ingegnere e dei
suoi compagni nel vedere il cantiere devastato, la trincea in parte
riempita, e il passo chiuso da una diga di sabbia. Da ci
l'impossibilit materiale per le acque di riversarsi nelle profondit del
Melrir, a meno che prima in quel punto il lavoro non fosse stato
rifatto completamente!
CAPITOLO X
AL CHILOMETRO 347
ORIGINARIAMENTE si era pensato di chiamare Roudaire-Ville il
punto in cui il secondo canale sboccava nel Melrir; poi, siccome tale
nome era stato dato al seno di Rharsa, si era presa l'abitudine di
chiamare quel punto il chilometro 347.
Dell'ultima sezione di quella trincea non rimaneva pi traccia: le
sabbie erano state ammonticchiate in tutta la sua larghezza e per una
estensione di oltre cento metri. Che in quel punto lo scavo non fosse
stato compiuto interamente, era ammissibile; ma a quel tempo, de
Schaller non lo ignorava, l'estremit del canale avrebbe dovuto essere
sbarrata tutt'al pi da un rialzo di mediocre spessore, che un lavoro di
pochi giorni avrebbe dovuto bastare a sventrare. Evidentemente delle
orde di nomadi appositamente istigati erano passate di l e avevano
distrutto e rovinato, forse in un solo giorno, ci che il tempo aveva
risparmiato tanto bene.
Immobile, su un piccolo ripiano dominante il canale al suo
congiungimento con il Chott, silenzioso, coi due ufficiali accanto,
mentre il drappello era fermo ai piedi della duna, l'ingegnere, non
credendo ai propri occhi, contemplava malinconicamente il disastro.
Nel paese non mancano nomadi che possono aver fatto il tiro
disse il capitano Hardigan: forse erano trib eccitate dai loro
capi, dei tuareg forse, o altri venuti dalle oasi del Melrir. Questi
svaligiatori di carovane, nemici giurati del mare del Sahara, si sono
certamente spinti in massa contro il cantiere del chilometro 347
Sarebbe stato necessario che la regione fosse sorvegliata giorno e
notte dai Maghzen, per impedire le aggressioni dei nomadi.
Questi Maghzen, di cui parlava il capitano Hardigan,
costituiscono un complemento dell'esercito regolare d'Africa. Sono
spahis e zambas, incaricati della polizia interna e delle repressioni
sommarie. Vengono scelti fra gli uomini intelligenti e di buona
volont, i quali, per una ragione qualsiasi, non amano rimanere nella
loro trib. Il burnus azzurro il loro contrassegno, mentre gli
sceicchi hanno il burnus marrone, e il rosso appartiene all'uniforme
degli spahis ed la divisa che distingue i grandi capi. Di compagnie
di Maghzen se ne trovano nelle borgate importanti del Gerid, ma si
sarebbe dovuto organizzare un intero reggimento, da trasportarsi da
una sezione all'altra durante i lavori, in previsione di un possibile
sollevamento degli indigeni, di cui era nota l'ostilit. Quando il
nuovo mare fosse stato aperto, quando le navi avessero preso a
solcare i Chotts inondati, quell'ostilit sarebbe stata meno terribile;
ma fino a quel momento bisognava che il paese fosse sottoposto a
una rigorosa sorveglianza. Gli attacchi di cui quello sbocco del
canale era stato oggetto avrebbero ben potuto rinnovarsi altrove, se
l'autorit militare non vi avesse messo riparo.
L'ingegnere e i due ufficiali tennero consiglio. Che cosa dovevano
fare? Prima di tutto, mettersi alla ricerca degli uomini componenti la
squadra venuta dal nord. Ma come? Da che parte cominciare le
ricerche? Eppure, era importantissimo; secondo de Schaller si doveva
prima di tutto ritrovarli senza perder tempo poich, in quella
situazione, la loro assenza dal luogo di riunione si faceva sempre pi
preoccupante; poi si sarebbe visto. Quando quegli uomini, operai e
maestranze, fossero stati riuniti, i danni si sarebbero potuti riparare in
tempo: cos almeno egli credeva.
Purch vengano protetti disse il capitano Hardigan;
anche se li ritrovassimo, io coi miei pochi spahis non potrei aver cura
di loro n difenderli contro grosse bande di predoni.
Perci, capitano disse il tenente Villette abbiamo
assolutamente bisogno di rinforzi, e dobbiamo andare a cercarli nel
luogo pi vicino.
Il pi vicino Biscra dichiar il capitano Hardigan.
Infatti, tale citt situata a nord-ovest del Melrir, all'ingresso del
gran deserto e della pianura dello Ziban; fa parte della provincia di
Costantina dal 1845, quando gli algerini la occuparono. Essendo, da
molto tempo, il punto pi avanzato nel Sahara posseduto dalla
Francia, essa aveva qualche migliaio di abitanti e una stazione
militare. La sua guarnigione avrebbe dunque potuto fornire, almeno
provvisoriamente, un contingente che, unito ai pochi spahis del
capitano Hardigan, sarebbe stato in condizioni di proteggere gli
operai, ammesso che, naturalmente, si fosse riuscito a ricondurli al
cantiere.
A tappe forzate sarebbero bastati pochi giorni per giungere a
Biscra, che molto pi vicina di Tozeur e a uguale distanza che
Nefta.
Ma questi due luoghi avrebbero potuto fornire gli stessi rinforzi di
Biscra, e d'altra parte, decidendosi per quest'ultimo luogo, si aveva la
possibilit di incontrare Pointar.
A che cosa servirebbe difendere i lavori osserv l'ingegnere
se mancassero le braccia per continuarli? L'importante sarebbe
sapere in quali circostanze gli operai sono stati dispersi e dove si
sono rifugiati fuggendo da Goleah.
Certamente aggiunse il tenente Villette.
Ma qui non c' nessuno che possa dare queste notizie. Forse,
battendo la campagna, troveremo qualche indigeno, che potr fornirci
informazioni.
In ogni modo soggiunse il capitano Hardigan non si
tratta pi di continuare la ricognizione del Melrir: bisogna decidere
se andare a Biscra o tornare a Gabes.
L'ingegnere si mostrava molto perplesso. Si presentava un fatto
che egli non aveva potuto prevedere, e bisognava rifare il canale
senza perder tempo e predisporre le misure cautelative necessarie per
metterlo al sicuro da ogni altro attacco. Ma non si poteva pensare a
questo prima di essersi messi alla ricerca degli operai, la cui assenza
l'aveva tanto impressionato fin da quando era giunto al secondo
canale.
Quanto alla ragione per la quale gli indigeni di quella regione
avevano voluto rovinare i lavori, era certamente stato il malcontento
per la prossima inondazione dei Chotts algerini. E c'era pericolo che
ne derivasse un'insurrezione generale delle trib del Gerid e che non
fosse mai garantita la sicurezza del tragitto dei quattrocento
chilometri che corrono tra il Melrir e il ciglione di Gabes.
In ogni caso disse il capitano Hardigan qualunque sia la
decisione che prenderemo, per ora conviene accamparci qui; domani
ci rimetteremo in cammino.
In realt, era la cosa migliore da farsi.
Dopo una tappa abbastanza faticosa, sotto un cielo infuocato, una
sosta fino al mattino era necessaria. Perci fu dato l'ordine di
montare le tende e di lasciare liberi i cavalli di pascolare nell'oasi,
prendendo per le solite precauzioni di difesa. Del resto, non
sembrava che il drappello fosse minacciato da qualche pericolo.
L'assalto del cantiere doveva risalire a parecchi giorni, e l'oasi di
Goleati e i suoi dintorni sembravano assolutamente deserti.
Mentre l'ingegnere e i due ufficiali discutevano, come si detto, il
maresciallo d'alloggio e due spahis si erano diretti verso l'interno
dell'oasi. Coupe--coeur, che accompagnava il suo padrone, andava
annusando le erbe, e la sua attenzione non sembrava minimamente
destata, quando a un tratto si ferm, nell'atteggiamento di un cane
che punta.
Forse aveva sentito qualche animale attraverso i boschi? Forse una
belva, un leone, una pantera?
Il maresciallo d'alloggio comprese subito, dall'abbaiare
dell'intelligente animale, ci che esso intendeva dire.
Da quella parte ci deve essere qualche vagabondo dichiar
e se lo potessimo pigliare
Coupe--coeur fece per slanciarsi, ma il suo padrone lo trattenne.
Se un indigeno veniva da quella parte, non bisognava metterlo in
fuga; certo egli aveva udito i latrati del cane, e forse non avrebbe
cercato di nascondersi.
Infatti, un uomo, un arabo, avanzava fra gli alberi, osservando a
destra e a sinistra, incurante d'essere visto. Appena scorse i tre
uomini, si avvi loro incontro con passo tranquillo.
Era un indigeno sui trentacinque anni, vestito come quei lavoratori
della bassa Algeria che vengono arruolati, qua o l, secondo i lavori
necessari al tempo delle messi; e Nicol pens che da quell'incontro il
suo capitano avrebbe forse potuto ricavare qualche profitto. Egli era
fermamente deciso a portarlo alla sua presenza per amore o per forza,
quando l'arabo prevenendolo domand:
Ci sono dei francesi da queste parti?
S, un distaccamento di spahis rispose il maresciallo
d'alloggio.
Conducetemi dal comandante disse semplicemente l'arabo.
Nicol, preceduto da Coupe--coeur, che emetteva un sordo brontolio,
torn verso il limitare dell'oasi. I due spahis seguivano. Ma
l'indigeno non mostrava nessuna intenzione di fuggire.
Appena ebbe oltrepassato l'ultima fila di alberi, venne visto dal
tenente Villette, il quale esclam:
Finalmente, ecco qualcuno!
Toh, disse il capitano Nicol ha sempre fortuna; ha fatto
un buon incontro.
Forse aggiunse l'ingegnere quell'uomo ci potr
informare.
Un istante dopo, l'arabo si trov alla presenza dell'ingegnere; gli
spahis si fecero intorno ai loro ufficiali.
Nicol raccont allora in quali circostanze aveva trovato
quell'uomo: l'arabo vagava nella foresta, e appena aveva visto il
maresciallo e i suoi compagni, era venuto loro incontro.
Ciononostante Nicol ritenne necessario aggiungere che quell'uomo
gli sembrava sospetto. Il capitano procedette subito all'interrogatorio,
domandando al nuovo venuto in francese:
Chi sei?
L'indigeno rispose abbastanza correttamente nella medesima
lingua:
Un abitante di Tozeur.
Come ti chiami?
Mezaki.
Di dove venivi?
Da laggi, da El Zeribet.
Cos si chiamava un'oasi algerina, posta a quarantacinque
chilometri dal Chott, sopra uno ued dallo stesso nome.
E che cosa venivi a fare?
Venivo a vedere che cosa si faceva qui.
Perch? Eri un operaio della societ? domand de Schaller.
S, una volta; e da molti anni custodivo qui i lavori. E perci il
capo Pointar mi ha preso con s, appena arrivato.
Pointar era infatti il funzionario del Genio Civile messo a
disposizione della societ, e che aveva guidato la squadra, attesa da
Biscra, la cui assenza preoccupava tanto de Schaller. Finalmente si
poteva sapere qualche cosa!
L'indigeno aggiunse:
Io vi conosco, signor ingegnere; vi ho visto molte volte,
quando venivate nella nostra regione.
Non si poteva mettere in dubbio quello che diceva Mezaki: egli
era certamente uno dei numerosi arabi che un tempo la Compagnia
aveva impiegato nello scavo del canale fra il Rharsa e il Melrir e che
gli agenti della nuova Societ del mare del Sahara facevano il
possibile per reclutare un'altra volta. Era un uomo robusto, e aveva
l'aspetto tranquillo proprio della sua razza; ma i suoi occhi neri
lanciavano sguardi di fuoco.
Dove sono i tuoi compagni, che dovevano lavorare al cantiere?
domand de Schaller.
Laggi dalla parte di Zeribet rispose l'indigeno, tendendo il
braccio verso nord. All'oasi di Gizeb ve ne sono un centinaio.
E perch sono partiti? Forse il loro accampamento stato
assalito?
S, da una banda di berberi.
Questi indigeni, berberi o di origine berbera, occupano il paese
dell'Icham, regione compresa fra il Tuat a nord, Timbuct a sud, il
Niger a ovest, il Fezzan a est. Le loro trib sono numerose, Arzcher,
Ahaggar, Mahinga, Thagima, quasi sempre in lotta con gli arabi e
principalmente con gli sciaambas algerini, che sono i loro peggiori
nemici.
Mezaki raccont allora quanto era accaduto al cantiere otto giorni
prima.
Parecchie centinaia di nomadi, sollevati dai loro capi, erano
piombati sugli operai nel momento in cui questi giungevano al
cantiere. Conduttori di carovane per professione, essi non avrebbero
pi potuto fare il loro mestiere quando la marina mercantile avesse
svolto tutto il traffico interno dell'Algeria e della Tunisia sul mare del
Sahara. Perci varie trib, al momento della ripresa dei lavori, si
erano accordate per distruggere il canale che doveva condurre le
acque della Piccola Sirte. La squadra di Pointar non era tanto forte da
poter resistere a un assalto improvviso. Dispersi quasi subito, gli
operai poterono evitare di essere trucidati solo fuggendo a nord del
Gerid. Tornare verso il Rharsa, e poi alle oasi di Nefta o di Tozeur,
era sembrato loro pericoloso, poich gli assalitori potevano tagliar
loro la strada; perci avevano cercato rifugio dalla parte di Zeribet.
Dopo la loro partenza, i predoni e i loro complici avevano distrutto il
cantiere, incendiato l'oasi, devastato tutti i lavori con l'aiuto dei
nomadi che si erano uniti a loro in quell'opera di distruzione. E
quando la trincea fu riempita, quando non rimase pi nulla della diga,
quando lo sbocco del canale sul Melrir fu interamente ostruito, i
nomadi sparirono a un tratto come erano venuti. Sicuramente, se il
secondo canale fra il Rharsa e il Melrir non fosse stato difeso da
forze sufficienti, sarebbe stato esposto ad aggressioni dello stesso
genere.
S disse l'ingegnere, quando l'arabo ebbe terminato il suo
racconto, bisogna che l'autorit militare adotti delle misure per
proteggere i cantieri alla ripresa dei lavori. In seguito, il mare del
Sahara sapr difendersi da s.
Il capitano Hardigan fece allora alcune domande a Mezaki:
Di quanti uomini era composta la banda di quei mascalzoni?
Da quattro a cinquecento circa rispose l'arabo.
E si sa da che parte si sono ritirati?
Verso sud afferm Mezaki.
E non si sa se i tuareg abbiano partecipato a quell'impresa?
No, erano soltanto berberi.
Il capo Hadyar non riapparso nel paese?
E come avrebbe potuto farlo rispose Mezaki se da tre
mesi prigioniero, chiuso nel bordy di Gabes?
L'indigeno, dunque, non sapeva nulla dell'evasione di Hadyar, e
non era da lui che si sarebbe potuto sapere se il fuggitivo era
ricomparso nella regione. Egli, per, poteva fornire notizie circa la
squadra degli operai di Pointar, e alla domanda fattagli dall'ingegnere
rispose:
Come vi ho detto, sono fuggiti verso nord, dalla parte di
Zeribet.
E Pointar con loro? domand l'ingegnere.
Non li ha lasciati rispose l'indigeno e anche le
maestranze sono con loro.
E in questo momento dove sono?
All'oasi di Gizeb.
lontana?
Venti chilometri dal Melrir.
E tu potresti andare ad avvertirli che siamo giunti al cantiere di
Goleah con alcuni spahis? domand il capitano Hardigan.
Se volete, posso farlo rispose Mezaki; ma se vado solo,
forse il capo Pointar esiter
Decideremo poi concluse il capitano.
E fece dare un po' di cibo all'indigeno, che sembrava avesse
grande bisogno di ristoro e di riposo.
L'ingegnere e i due ufficiali tennero consiglio in disparte. Non
sembr loro il caso di sospettare della sincerit di quell'arabo, che
conosceva evidentemente Pointar e aveva pure riconosciuto de
Schaller: nessun dubbio che egli avesse fatto parte degli operai
arruolati per i lavori di quella sezione.
Allo stato attuale delle cose, bisognava prima di tutto trovare
Pointar e riunire le due spedizioni. Inoltre il comandante militare di
Biscra, avvertito, avrebbe mandato rinforzi e forse si sarebbe potuto
rimettere gli uomini al lavoro.
Ve lo ripeto diceva l'ingegnere, quando i Chotts saranno
circondati non vi sar pi nulla da temere; ma, per prima cosa,
bisogna riattare la trincea del canale e perci richiamare gli operai
scomparsi.
Tenuto conto di ogni singolo fattore l'ingegnere e il capitano
Hardigan si attennero a questa decisione.
Come diceva lo stesso Mezaki, non c'era pi nulla da temere dalla
banda dei berberi, che si era ritirata verso il sud-ovest del Melrir. Al
chilometro 347 non si correva nessun rischio dunque, e la cosa
migliore sarebbe stata piantarvi un accampamento in attesa del
ritorno degli operai. Il tenente Villette, il maresciallo d'alloggio Nicol
e tutti gli uomini disponibili avrebbero accompagnato Mezaki fino
all'oasi di Gizeb, dove il capo Pointar e la sua squadra si trovavano
ora. Era norma di prudenza agire cos in questa parte della regione
attraversata dalle carovane, esposta perci alle aggressioni dei
predoni. Partendo il giorno seguente all'alba, il tenente contava di
giungere all'oasi nella stessa mattinata; ripartendo nel pomeriggio,
sarebbe stato al cantiere prima di notte. Probabilmente Pointar vi
sarebbe tornato insieme con l'ufficiale, che avrebbe messo un cavallo
a sua disposizione.
Quanto agli operai, partendo il giorno dopo, a tappe, in
quarantotto ore avrebbero potuto essere radunati alla sezione, e il
lavoro sarebbe ricominciato subito.
Il viaggio d'esplorazione intorno al Melrir era, dunque,
momentaneamente sospeso.
Queste furono le disposizioni prese di comune accordo fra
l'ingegnere e il capitano Hardigan. Mezaki non fece alcuna
obiezione; anzi, approv l'invio del tenente Villette e dei cavalieri
all'oasi di Gizeb. Egli assicurava che gli operai non avrebbero esitato
a tornare al cantiere non appena fossero stati informati della presenza
dell'ingegnere e del capitano. Del resto, si sarebbe visto se fosse
conveniente chiamare un forte distaccamento di Maghzen da Biscra,
per proteggere il cantiere fino al giorno in cui le prime acque del
golfo di Gabes avessero inondato il Melrir.
CAPITOLO XI
UN'ESCURSIONE DI DODICI ORE
ALLE SETTE del mattino il tenente Villette e i suoi uomini
lasciarono l'accampamento. La giornata si preannunciava calda e
pesante; c'era la minaccia di uno di quei violenti uragani che spesso
piombano sulle pianure del Gerid. Ma non bisognava perdere tempo,
e de Schaller con ragione non vedeva l'ora di ritrovare Pointar e i
suoi uomini. Naturalmente il maresciallo cavalcava Va-d'l'avant e
Va-d'l'avant era accompagnato da Coupe--coeur.
Prima di partire gli spahis avevano caricato i cavalli di viveri per
la sola giornata; del resto, il nutrimento era facile averlo all'oasi di
Gizeb, senza nemmeno spingersi fino a Zeribet.
Mentre si aspettava il ritorno del tenente Villette, l'ingegnere e il
capitano Hardigan avrebbero allestito il campo, aiutati dal brigadiere
Pistache, dal signor Franois, dai quattro spahis che non facevano
parte della scorta del tenente Villette e dai guidatori dei carri. I
pascoli dell'oasi erano abbondantemente provvisti d'erba e bagnati da
un ruscello che si versava nel Chott.
L'escursione del tenente Villette non doveva durare pi di dodici
ore. Infatti, la distanza fra il chilometro 347 e Gizeb non superava i
venti chilometri, e, senza affrettare molto i cavalli, poteva essere
percorsa nella mattinata; dopo una fermata di un paio d'ore, entro il
pomeriggio il drappello avrebbe potuto tornare insieme con il capo
del cantiere, Pointar.
A Mezaki era stato dato un cavallo, e subito si vide che egli era
buon cavaliere, come sono generalmente gli arabi: trottava davanti a
tutti, tenendosi vicino al tenente e al maresciallo d'alloggio, nella
direzione di nord-est, che egli prese appena furono fuori dell'oasi.
Una lunga pianura sparsa qua e l di magri ciuffi d'alberi, solcata
dal ruscello, si stendeva a perdita d'occhio. Era proprio Tutta algerina
in tutta la sua aridit. Solo qualche ciuffo giallognolo di driss
emergeva da quella terra arsa, in cui i grani di sabbia splendevano
come gemme ai raggi del sole.
Quella parte del Gerid era completamente deserta. Nessuna
carovana l'attraversava, diretta a qualche importante citt sahariana,
come Vargla o Tuggurt sul confine del deserto. Nessuna orda di
ruminanti veniva a bagnarsi nelle acque dell'ued: ci che invece
faceva Coupe--coeur, al quale Va-d'l'avant lanciava sguardi
d'invidia quando lo vedeva saltellare gocciolante.
Il piccolo drappello risaliva allora la sponda sinistra del corso
d'acqua; e a una domanda fattagli dall'ufficiale Mezaki aveva
risposto:
S, seguiremo l'ued fino all'oasi di Gizeb, che esso attraversa in
tutta la sua lunghezza.
abitata quest'oasi?
No rispose l'indigeno e perci, quando abbiamo lasciato
la borgata di Zeribet, abbiamo dovuto portare dei viveri, poich al
cantiere di Goleah non rimaneva nulla.
Dunque disse il tenente Villette, Pointar, il vostro capo,
aveva intenzione di tornare alla sezione, al ritrovo datogli
dall'ingegnere?
S dichiar Mezaki, ed io ero venuto per accertarmi se i
berberi l'avessero abbandonato o meno.
Sicch sei sicuro che ritroveremo la squadra a Gizeb?
Certo la troveremo l dove l'ho lasciata: l'accordo che
Pointar mi deve aspettare Affrettando il passo dei cavalli, ci
saremo fra due ore.
Accelerare il passo non era possibile, con quel caldo opprimente,
e il maresciallo d'alloggio lo fece osservare. Del resto, anche con
un'andatura moderata, a mezzogiorno si sarebbe giunti all'oasi e dopo
poche ore di riposo si sarebbe potuto essere di ritorno a Goleah prima
di notte.
Per, via via che il sole si alzava sull'orizzonte in mezzo alla
nebbia, il calore diventava pi intenso e l'aria che si respirava
infuocata.
Per tutti i diavoli, signor tenente, non credo di aver mai avuto
tanto caldo da quando mi sono fatto africano! Si respira fuoco, e se si
ingoiasse acqua subito bollirebbe nello stomaco. Potessi almeno,
come Coupe--coeur, cacciare fuori la lingua per avere ristoro!
Guardatelo con quella specie di cencio rosso che gli pende fino al
petto.
Fate altrettanto, maresciallo rispose sorridendo il tenente
Villette fatelo pure, sebbene non sia d'ordinanza.
Auf! mi sembrerebbe di avere pi caldo ribatt Nicol;
meglio tapparsi la bocca e cercare di non respirare Ma come fare?
Di sicuro osserv il tenente prima che la giornata finisca
scop-pier un uragano.
Lo credo anch'io disse Mezaki, il quale, come indigeno,
soffriva meno per quelle temperature eccessive tanto frequenti nel
deserto. E aggiunse: Forse arriveremo prima a Gizeb L
troveremo il riparo dell'oasi e potremo lasciar passare l'uragano.
Speriamolo disse il tenente; i nuvoloni cominciano
appena ad apparire a nord e finora il vento non si fa sentire.
Signor tenente osserv il maresciallo d'alloggio questi
uragani d'Africa non hanno bisogno del vento; si aprono la strada da
s come i piroscafi da Marsiglia a Tunisi, come se avessero la
macchina a vapore in pancia!
Bench la temperatura fosse ardente e la marcia faticosissima, il
tenente Villette affrettava il cammino: aveva fretta di finire quella
tappa di venti chilometri senza nessuna fermata attraverso quella
pianura completamente scoperta. Sperava di precedere l'uragano, il
quale avrebbe avuto tutto il tempo di scatenarsi durante la sosta a
Gizeb. I suoi spahis si sarebbero riposati e rifocillati con le provviste
portate negli zaini; cessato il caldo del mezzogiorno, si sarebbero
rimessi in cammino verso le quattro del pomeriggio e prima del
crepuscolo sarebbero stati di ritorno al campo.
Ma i cavalli soffrirono tanto in quella tappa che i loro cavalieri
non poterono conservare il trotto. L'aria si faceva irrespirabile sotto
l'influsso dell'uragano incombente. Le nuvole, che avrebbero potuto
velare il sole, erano fitte e pesanti e salivano con estrema lentezza;
perci il tenente era sicuro di raggiungere l'oasi molto prima che esse
avessero invaso il cielo fino allo zenit. Laggi, dietro l'orizzonte, non
si scambiavano ancora le loro scariche elettriche e non si udivano
ancora i brontolii lontani del tuono.
Si continuava ad avanzare, e la pianura arsa dal sole rimaneva
sempre deserta: sembrava senza fine.
Arabo ripeteva il maresciallo d'alloggio rivolto alla guida,
ma questa tua dannata oasi non si vede! Certo lass, fra le
nuvole, e la vedremo solo quando ci scoppieranno addosso.
Non hai forse sbagliato direzione? domand il tenente
Villette a Mezaki.
No rispose l'indigeno non c' da sbagliare, poich basta
risalire l'ued fino a Gizeb.
Eppure dovremmo averla in vista osserv l'ufficiale,
perch nulla blocca lo sguardo.
Ecco si accontent di rispondere Mezaki, indicando con la
mano l'orizzonte.
Infatti, a una lega di distanza, si disegnavano alcuni profili di
alberi. Erano i primi dell'oasi, e, se avesse potuto galoppare, il
piccolo drappello l'avrebbe raggiunta subito. Ma chiedere ai cavalli
quell'ultimo sforzo era impossibile, e lo stesso Va-d'l'avant avrebbe
meritato d'essere chiamato Va-d'l'arrire, tanto il suo passo si era
fatto pesante.
Erano quasi le undici quando si giunse all'oasi.
Era strano che il piccolo drappello non fosse stato scorto da
nessuno su quella pianura, mentre il capo del cantiere e i suoi
compagni, a dire di Mezaki, aspettavano a Gizeb. E poich il tenente
lo fece notare, l'arabo, mostrandosi assai stupito, rispose:
Che non ci siano pi?
E come mai non ci sarebbero? domand l'ufficiale.
Non me lo spiego dichiar Mezaki; ieri c'erano; ma,
chiss, forse, per timore dell'uragano, si saranno rifugiati nel centro
dell'oasi Sapr ben io ritrovarli.
Frattanto, signor tenente disse il maresciallo d'alloggio,
credo che sarebbe bene lasciar riposare gli uomini.
Alt! ordin l'ufficiale.
A cento passi di distanza, si apriva una radura circondata da alte
palme, dove i cavalli avrebbero potuto ristorarsi. Non c'era da temere
che essi volessero uscirne, e l'acqua era provvista in abbondanza
dall'ued che limitava l'oasi a uno dei lati; di l si dirigeva a nord-est,
facendo il giro dell'oasi in direzione di Zeribet.
Il tenente Villette e i suoi uomini si fermarono presso il corso
d'acqua, e, dopo essersi occupati delle cavalcature, pensarono a se
stessi, e si dedicarono all'unico pasto che dovevano fare a Gizeb.
Frattanto Mezaki, risalendo la riva destra dell'ued, si era
allontanato di alcune centinaia di passi in compagnia del maresciallo
d'alloggio, preceduto da Coupe--coeur. A quanto diceva l'arabo, la
squadra di Pointar doveva essersi accampata in vicinanza, aspettando
il suo ritorno.
proprio qui che hai lasciato i tuoi compagni?
Qui rispose Mezaki. Eravamo a Gizeb da pochi giorni, e,
a meno che siano stati costretti a ritornare a Zeribet
Per mille diavoli! esclam Nicol se ci toccasse
trascinarci fin l!
Spero di no rispose Mezaki; il capo Pointar non pu
essere lontano.
Torniamo al campo disse il maresciallo; il tenente
potrebbe preoccuparsi se la nostra assenza si prolungasse. Prima
mangiamo, dopo percorreremo l'oasi, e se la squadra c' ancora, la
sapremo ritrovare. Poi, rivolgendosi al cane, soggiunse:
Non senti nulla, Coupe--coeur?
L'animale tese le orecchie alla voce del suo padrone, che ripeteva:
Cerca cerca!
Il cane si accontent di saltare senza dare alcun indizio di aver
fiutato una pista qualsiasi: finalmente apr la bocca in uno sbadiglio
enorme, sul significato del quale il maresciallo non poteva sbagliarsi.
S, s, ho capito disse muori di fame e mangeresti
volentieri un boccone. Anch'io ho lo stomaco nei calcagni; finir
col camminarci sopra Ma in ogni modo mi stupisce che Pointar e
gli altri si siano accampati qui, e che Coupe--coeur non ne abbia
trovato qualche traccia.
Ridiscendendo il margine dell'ued, l'arabo e il maresciallo
tornarono sui loro passi. Quando il tenente Villette fu informato di
tutto, non rimase meno meravigliato di Nicol.
Ma sei proprio certo di non aver sbagliato? domand a
Mezaki.
Certissimo, perch venendo qui, da quello che voi chiamate il
chilometro 347, ho seguito la stessa strada che avevo preso per
andarvi.
Ed proprio questa l'oasi di Gizeb?
S, Gizeb; seguendo l'ued che scende verso il Melrir, non
potevo sbagliarmi.
E dove possono essere andati Pointar e la sua squadra?
In un'altra parte del bosco, perch non mi potrei spiegare che
avessero dovuto tornare a Zeribet.
Fra un'ora rispose il tenente Villette percorreremo l'oasi.
Mezaki and a prendere nella sua bisaccia i viveri che aveva portato
con s e, sedutosi in disparte sulla riva dell'ued, fece il suo pasto.
Il tenente e il maresciallo, seduti entrambi ai piedi di una palma da
dattero, mangiarono insieme, mentre il cane addentava i bocconi che
il padrone gli buttava.
Eppure ripeteva Nicol strano che non abbiamo visto
nessuno n scorto nessuna traccia di accampamento.
E Coupe--coeur non ha sentito nulla? domand l'ufficiale.
Nulla.
Ditemi, Nicol soggiunse il tenente, guardando verso l'arabo,
vi potrebbe essere motivo di sospettare di Mezaki?
Signor tenente, di lui sappiamo solo quello che ci ha detto lui.
Sulle prime ho diffidato, e non ho nascosto quello che pensavo, ma
finora non ho trovato ragione di diffidare. E del resto, che interesse
avrebbe ad ingannarci? E perch ci avrebbe condotti a Gizeb, se il
capo Pointar e i suoi uomini non vi hanno mai messo piede? So bene
che con questi dannati arabi non si mai sicuri di nulla; ma, infine,
egli venuto di sua spontanea volont incontro a noi appena
arrivammo a Goleah. E non c' dubbio che egli ha riconosciuto
l'ingegnere: tutto mi fa credere che sia uno degli arabi arruolati dalla
Compagnia.
Il tenente Villette lasciava parlare Nicol, la cui tesi, in fin dei
conti, sembrava plausibile. Eppure l'aver trovata deserta quell'oasi di
Gizeb, mentre, secondo l'arabo, vi dovevano essere riuniti molti
operai, doveva sembrare almeno strano. Se ancora ieri Pointar vi si
era trovato con parte dei suoi uomini, in attesa di Mezaki, come mai
non aveva pazientato fino al suo ritorno? Perch egli non era venuto
incontro a quel drappello di spahis che pure avrebbe dovuto scorgere
da lontano? E se si era ritirato nel cuore del bosco, doveva pur
esservi una causa che ve lo avesse costretto Era ammissibile che
fosse risalito fino a Zeribet? E in questo caso il tenente avrebbe
dovuto spingere la sua ricognizione fin l? No, sicuramente; accertata
l'assenza di Pointar e della sua squadra, il meglio sarebbe stato
raggiungere prontamente l'ingegnere e il capitano Hardigan. Nessuna
indecisione in ci; qualunque fosse stato il risultato della spedizione
a Gizeb, la sera stessa egli doveva essere di ritorno
all'accampamento. Era l'una e mezzo quando il tenente Villette,
ristorato e riposato, si alz, e, dopo avere osservato lo stato del cielo,
che le nuvole invadevano sempre pi, disse all'arabo:
Voglio visitare l'oasi prima di ripartire; tu ci guiderai.
Ai vostri ordini! rispose Mezaki, pronto ad avviarsi.
Maresciallo aggiunse l'ufficiale prendete due degli
uomini e ci accompagnerete; gli altri aspetteranno.
Sta bene, signor tenente rispose Nicol, facendo cenno a due
spahis di seguirlo.
Quanto a Coupe--coeur, era inteso che avrebbe seguito il suo
padrone, senza che fosse necessario ordinarglielo.
Mezaki, precedendo l'ufficiale e i suoi compagni, si avvi
direttamente a nord. Si allontanarono cos dall'ued, ma al ritorno se
ne sarebbe discesa la riva sinistra, in modo da visitare l'oasi in tutta la
sua estensione. Essa, del resto, non occupava pi di venticinque o
trenta ettari; e non essendo mai stata abitata da indigeni sedentari, era
solo un luogo di sosta per le carovane che si recavano da Biscra al
litorale.
Il tenente e la guida camminarono in quella direzione per
mezz'ora. I rami degli alberi non erano tanto folti da impedire di
scorgere il cielo, nel quale si muovevano pesantemente grossi
nuvoloni che ormai toccavano lo zenit. All'orizzonte si propagavano
gi sordi rumori d'uragano, e qualche lampo solcava le zone lontane
verso nord.
Giunto all'estremo limite dell'oasi da quella parte, il tenente si
ferm. Davanti a lui si stendeva la pianura giallastra, silenziosa e
deserta. Se la squadra aveva lasciato Gizeb, dove Mezaki affermava
di averla lasciata il giorno prima, doveva essere gi lontana, sia che
Pointar avesse preso la via di Zeribet sia che avesse preso quella di
Nefta. Ma bisognava assicurarsi che non si fosse accampata in
qualche altra parte dell'oasi, il che sembrava abbastanza improbabile;
cos, le ricerche continuarono nel tornare verso l'ued.
Per un'ora ancora l'ufficiale e i suoi uomini batterono il bosco
senza trovare traccia di accampamento. L'arabo appariva molto
stupito, e agli sguardi interrogatori che gli venivano rivolti
rispondeva invariabilmente:
Erano qui ancora ieri, il capo e gli altri. stato Pointar a
mandarmi a Goleah. Devono essere partiti da stamane.
Per andare dove, secondo te? domand il tenente Villette.
Forse al cantiere.
Ma li avremmo incontrati venendo.
No, se non sono scesi lungo l'ued.
E perch avrebbero preso un'altra via? Mezaki non seppe
rispondere.
Erano quasi le quattro quando l'ufficiale fu di ritorno al luogo
della fermata. Le ricerche erano state vane. Il cane non aveva fiutato
nessuna pista. Sembrava proprio che l'oasi non fosse stata frequentata
da molto tempo, che non vi fosse stata n la squadra di Pointar n il
personale d'una carovana. E allora il maresciallo d'alloggio, non
resistendo pi all'idea che lo tormentava, si accost a Mezaki, e
guardandolo bene in faccia gli disse:
Ehi, arabo, ci avresti forse menati per il naso?
Mezaki, senza abbassare gli occhi davanti a quelli del maresciallo,
scroll le spalle in modo cos sdegnoso che Nicol gli si sarebbe
avventato alla gola, se Villette non l'avesse trattenuto.
Silenzio, Nicol! Torneremo a Goleah e Mezaki verr con noi
E in mezzo a due uomini
Sono pronto rispose freddamente l'arabo, il cui sguardo,
acceso per un momento dalla collera, riprese la sua calma abituale.
I cavalli ristorati nella pastura, abbeverati nelle acque dell'ued,
erano in condizioni di percorrere la distanza che separava Gizeb dal
Melrir. Il piccolo drappello sarebbe stato certamente di ritorno prima
di notte.
Erano le quattro e quaranta minuti quando il tenente diede il
segnale della partenza. Il maresciallo gli si mise accanto, e l'arabo si
and a mettere fra due spahis che non dovevano perderlo di vista.
Ormai i compagni di Nicol condividevano i suoi sospetti circa
Mezaki, e sebbene l'ufficiale non volesse lasciar vedere il suo
pensiero, certamente anch'egli diffidava. Perci aveva fretta di
raggiungere l'ingegnere e il capitano Hardigan. Allora si sarebbe
deciso quello che si doveva fare.
I cavalli andavano di buon passo, certo incitati dall'uragano che
non doveva tardare a scatenarsi. L'aria era satura di elettricit e ora le
nuvole si stendevano da un estremo all'altro dell'orizzonte. I lampi le
laceravano incrociandosi nello spazio, e il tuono scrosciava coi suoi
terribili scoppi caratteristici delle pianure del deserto, dove esso non
trova nessun'eco che gli risponda. Del resto, non un soffio di vento
n una goccia di pioggia. Si soffocava in quell'atmosfera ardente, e i
polmoni respiravano solo un'aria infuocata.
Il tenente Villette e i suoi compagni erano sicuri di poter
compiere, bench molto a stento, il loro ritorno senza eccessivo
ritardo, purch le condizioni atmosferiche non fossero peggiorate.
Quello che soprattutto temevano era che l'uragano diventasse
tempesta. Potevano sopravvenire il vento prima, e la pioggia poi; e
dove mai avrebbero potuto cercare rifugio su quell'arida pianura che
non presentava nemmeno un albero?
Bisognava dunque giungere al chilometro 347 al pi presto
possibile. Ma i cavalli erano incapaci di obbedire ai loro cavalieri.
Invano vi si provavano. A volte si arrestavano, come se i loro piedi
fossero impastoiati, e i loro fianchi sanguinavano sotto gli speroni.
D'altra parte, gli uomini stessi non tardarono a sentirsi impotenti,
incapaci di superare gli ultimi chilometri della strada. Va-d'l'avant,
quell'animale cos vigoroso, ora era sfinito, e ad ogni passo il suo
padrone poteva temere che cadesse sulla sabbia infuocata.
Tuttavia, con gli incoraggiamenti e le esortazioni del tenente,
verso le sei di sera i tre quarti della strada erano stati percorsi. Se il
sole, molto basso sull'orizzonte, non fosse stato velato da un fitto
strato di nubi, si sarebbero scorte a una lega di distanza le scintillanti
efflorescenze del Chott Melrir. Alla sua estremit si arrotondavano
vagamente gli alberi dell'oasi, e anche ammettendo che ci fosse
voluta ancora un'ora per giungervi, non sarebbe stata ancora notte
fatta quando il piccolo drappello ne avesse toccato i primi alberi.
Andiamo, amici, coraggio! ripeteva l'ufficiale un ultimo
sforzo!
Ma per quanto i suoi uomini fossero tenaci, egli vedeva
avvicinarsi il momento in cui il disordine sarebbe entrato nel
drappello. Gi molti cavalieri rimanevano indietro e per non
abbandonarli era necessario attenderli.
In verit era augurabile che l'uragano si manifestasse
diversamente che con uno scambio di lampi e con scrosci di tuono.
Sarebbe stato meglio che il vento avesse reso l'aria pi respirabile e
che quelle enormi masse di vapori si fossero risolte in pioggia.
Mancava l'aria, e in quell'atmosfera asfissiante i polmoni
funzionavano con estrema difficolt.
Finalmente si alz il vento, ma con tutta la violenza che doveva
determinare l'estrema tensione elettrica dello spazio. La corrente,
straordinariamente intensa, fu duplice e, al punto d'incontro, si
formarono dei turbini. Agli scoppi del tuono si un un assordante
frastuono di fischi incredibilmente acuti. E siccome non c'era la
pioggia a tenere bassa la polvere del suolo, cos questa form una
specie di immensa trottola, che girando sulla sua punta con velocit
inverosimile, sotto l'influenza del fluido elettrico, determinava una
corrente d'aria alla quale era impossibile resistere. Si sentivano
stridere gli uccelli trascinati nel turbine, al quale nemmeno i pi forti
riuscivano a strapparsi.
I cavalli che si trovavano sul cammino di quella tromba furono
investiti e separati gli uni dagli altri, e molti uomini non tardarono a
essere buttati gi di sella. Non ci si vedeva pi, non ci si udiva pi
l'un l'altro, nessuno era padrone di s. Il turbine avvolgeva ogni cosa,
dirigendosi verso le pianure meridionali del Gerid.
Quale via seguisse in quella situazione il tenente Villette, egli non
avrebbe potuto dire. Che il drappello fosse spinto verso il Chott, era
verosimile, ma allontanandosi dall'accampamento. Per fortuna
sopraggiunse una pioggia torrenziale. La tromba cedette ai colpi delle
raffiche e si disperse nell'oscurit profonda.
Il drappello era completamente sparpagliato, e con fatica si
dovette ricostituirlo. D'altra parte, al bagliore dei lampi il tenente
aveva riconosciuto che l'oasi era a non pi di un chilometro verso
sud-est.
Dopo ripetuti richiami nei brevi momenti di calma, uomini e
cavalli furono riuniti, quando a un tratto il maresciallo d'alloggio
esclam:
Dove si cacciato l'arabo?
I due spahis incaricati di sorvegliare Mezaki non poterono
rispondere: ignoravano che cosa fosse avvenuto di lui, essendo stati
separati violentemente l'uno dall'altro nel momento in cui la tromba li
trascinava nel suo vortice.
Quel briccone se l' svignata ripeteva il maresciallo
d'alloggio; se l' svignata col suo cavallo anzi col nostro
cavallo. Ce l'ha fatta, l'arabo, ci ha intrappolati!
L'ufficiale rifletteva in silenzio.
Quasi subito si udirono dei furiosi latrati, e prima che Nicol
pensasse a trattenerlo, il cane si slanciava e spariva dirigendosi verso
il Chott.
Qui, Coupe--coeur, qui! gridava il maresciallo
preoccupatissimo. Ma, sia che non avesse udito sia che non volesse
udire, il cane spar nell'oscurit.
In fin dei conti, forse Coupe--coeur si era lanciato sulle tracce di
Mezaki, e Nicol non avrebbe potuto chiedere quello sforzo al suo
cavallo, sfinito per la fatica come tutti gli altri.
Allora il tenente Villette si domand se non fosse accaduta
qualche disgrazia, se, mentre egli se ne andava verso Gizeb, qualche
pericolo non avesse minacciato l'ingegnere, il capitano Hardigan e gli
uomini rimasti a Goleah. L'inesplicabile scomparsa dell'arabo
rendeva plausibile' ogni ipotesi, poich forse il drappello era stato
vittima di un traditore, come ripeteva Nicol.
Al campo! ordin il tenente e presto!
In quel momento l'uragano infuriava ancora, bench il vento fosse
quasi cessato; ma la pioggia sempre pi violenta scavava solchi
larghi e numerosi nel terreno. Era quasi notte fonda, sebbene il sole
fosse scomparso da poco dietro l'orizzonte. Dirigersi verso l'oasi
diveniva difficile, e nessun fuoco indicava la posizione
dell'accampamento. Eppure quella era una precauzione che
l'ingegnere non avrebbe trascurato per garantire il ritorno del tenente.
Il combustibile non mancava, perch nell'oasi la legna secca
abbondava; nonostante il vento e la pioggia, si sarebbe potuto
accendere un fuoco il cui bagliore sarebbe stato visibile a una certa
distanza; e il piccolo drappello non poteva essere pi che a mezzo
chilometro.
Si pensi che timori regnassero nell'animo del tenente, e come li
condividesse il maresciallo d'alloggio, che ne parl all'ufficiale.
Proseguiamo rispose questi e voglia il cielo che non
arriviamo troppo tardi!
Senonch la direzione seguita dal drappello non era stata
esattamente la giusta, ed essi giunsero al Chott sulla sinistra dell'oasi,
perci dovettero tornare verso est seguendo il margine settentrionale;
ed erano le otto e mezzo quando finalmente si fermarono
all'estremit del Melrir.
Nessuno era ancora apparso, bench gli spahis avessero
annunciato con ripetute grida il loro ritorno.
Dopo pochi minuti il tenente giunse alla radura dove dovevano
trovarsi i carri e le tende; ma non vide nessuno, n de Schaller n il
capitano n il brigadiere, nessuno degli uomini lasciati con loro.
Furono sparate inutilmente delle fucilate e si chiam a lungo
nessuna risposta. Furono accesi molti rami resinosi che gettarono il
loro bagliore scialbo attraverso gli alberi. Di tende non ce n'era pi
una, e quanto ai carri si dovette riconoscere che erano stati
saccheggiati e rovinati. I muli che li tiravano, i cavalli del capitano
Hardigan e dei suoi compagni, tutto era scomparso.
Cos dunque il campo era stato assalito, e sicuramente Mezaki era
intervenuto solo per favorire quel nuovo attacco, trascinando il
tenente Villette e i suoi spahis in direzione di Gizeb.
Inutile dire che l'arabo non era stato raggiunto. Quanto a Coupe--
coeur, il maresciallo d'alloggio lo chiam inutilmente, e tutta la notte
trascorse senza che il cane si facesse vedere.
CAPITOLO XII
QUELLO CHE ERA ACCADUTO
DOPO LA partenza del tenente Villette per l'oasi di Gizeb,
l'ingegnere aveva cominciato a prendere le sue disposizioni per un
soggiorno che poteva prolungarsi. Infatti nessuno aveva pensato a
sospettare di Mezaki, e si dava per certo che quella stessa sera lui e
Pointar sarebbero stati di ritorno alla sezione con un certo numero di
operai ricondotti dal tenente Villette.
Al chilometro 347 rimanevano solo dieci uomini: l'ingegner de
Schaller e il capitano Hardigan, il brigadiere Pistache, il signor
Franois, quattro spahis e i guidatori dei due carri. Tutti si misero
subito a preparare l'accampamento sull'orlo dell'oasi, nei pressi del
cantiere. Vi furono condotti i carri; poi, scaricato il materiale,
vennero rizzate le tende come al solito. Per i cavalli, i guidatori e gli
spahis scelsero un buon pascolo, dove avrebbero trovato abbondante
nutrimento. Quanto al convoglio, esso aveva viveri ancora per molti
giorni. E poi, era probabile che Pointar, le sue maestranze e i suoi
operai non dovessero tornare senza portare quanto era loro necessario
e che la borgata di Zeribet aveva potuto fornire facilmente.
D'altra parte, si faceva assegnamento sull'aiuto che si sarebbe
potuto avere nelle cittadine pi vicine, a Nefta, a Tozeur, a La
Hamma. In seguito, gli indigeni non avrebbero potuto fare pi nulla
contro quella grande opera dei continuatori di Roudaire.
Siccome era molto importante che, fin dal primo giorno, il
vettovagliamento del cantiere del chilometro 347 fosse assicurato,
l'ingegnere e il capitano Hardigan furono d'accordo nella decisione di
mandare messaggeri a Nefta e a Tozeur, e scelsero i due guidatori, i
quali conoscevano benissimo la strada avendola percorsa pi volte
col personale delle carovane. Erano due tunisini nei quali si poteva
avere piena fiducia. Partendo il giorno seguente all'alba, a cavallo dei
loro propri animali, essi sarebbero giunti presto alla cittadina, dalla
quale pochi giorni dopo sarebbe stato possibile far pervenire dei
viveri al Melrir: essi dovevano portare due lettere, una dell'ingegnere
diretta a un alto funzionario della societ, l'altra del capitano
Hardigan per il comandante militare di Tozeur.
Dopo aver fatto colazione sotto la loro tenda, al riparo dei primi
alberi dell'oasi, l'ingegner de Schaller disse al capitano:
Caro Hardigan, mentre Pistache, il signor Franois e i nostri
uomini eseguono il loro lavoro, io vorrei rendermi pi precisamente
conto delle riparazioni da fare in quest'ultima sezione del canale.
E la percorse in tutta la sua estensione per valutare la quantit di
terra che vi era stata buttata dentro per ostruire il canale.
Certamente disse al compagno gli indigeni erano in
molti, e mi spiego come Pointar e il suo personale non abbiano
potuto resistere.
Eppure osserv il capitano non basta che questi arabi
tuareg o altri indigeni siano venuti in gran numero; mi domando
come, dopo aver cacciato gli operai, abbiano potuto sconvolgere i
lavori a tal punto, buttare tanto materiale nel letto del canale.
Certamente, questo lavoro di distruzione ha richiesto un tempo
abbastanza lungo, mentre Mezaki afferma il contrario.
Io me lo spiego cos rispose l'ingegnere: non vi era da
scavare nulla, ma solo da riempire e da far precipitare gli argini nel
letto del canale. Poich si trattava solo di sabbia, col materiale che
Pointar e i suoi uomini dovettero abbandonare nella loro fuga
precipitosa, la cosa stata molto pi semplice di quanto non si creda.
In tal caso disse il capitano Hardigan un paio di giorni
saranno bastati.
Lo credo rispose l'ingegnere e immagino che le
riparazioni si potranno eseguire in quindici giorni al massimo.
Meno male osserv il capitano; ma ora bisogna pensare
prima di tutto a proteggere il canale fino alla completa inondazione
dei due Chotts, in questa sezione dal grande Chott al Melrir e in tutte
le altre. Quanto accaduto qui potrebbe ripetersi altrove. certo che
le popolazioni del Gerid, e in modo particolare i nomadi, sono molto
eccitate, e che i capi trib le aizzano contro la creazione di un mare
interno. Perci c' sempre da temere qualche aggressione da parte
loro Bisogner avvertire, quindi, le autorit militari. Con le
guarnigioni di Biscra, di Nefta, di Tozeur, di Gabes, non sar difficile
organizzare una sorveglianza efficace e mettere i lavori al sicuro
contro un nuovo colpo di mano.
E effettivamente l'importante era fare questo prima di ogni altra
cosa: informare senza ritardo il governatore generale dell'Algeria e il
residente generale di Tunisia, i quali avrebbero dovuto difendere i
diversi interessi impegnati nella grande impresa.
certo ripet l'ingegnere che il mare del Sahara, quando
sar aperto al traffico, si sapr difendere da s. Ma non bisogna
dimenticare che al principio dell'impresa si calcolava che
l'inondazione delle depressioni Rharsa e Melrir avrebbe richiesto non
meno di dieci anni. Poi, dopo uno studio pi approfondito dei terreni,
tale periodo fu ridotto della met. Ad ogni modo la sorveglianza
dovr essere fatta solo sulle diverse stazioni dei due canali, e non
sulla parte inondabile dei Chotts; certo che i duecentoventisette
chilometri del primo e gli ottanta del secondo formano gi una linea
abbastanza lunga da sorvegliare per molto tempo.
Per rispondere all'osservazione fattagli in proposito dal capitano
Hardigan, l'ingegnere non pot far altro che ripetergli ci che aveva
detto precedentemente circa l'inondazione dei Chotts:
Ho sempre l'idea che questo terreno del Gerid, nella parte
compresa fra il litorale e il Rharsa e il Melrir, ci prepari delle
sorprese. In realt esso non altro che una crosta salina, la quale,
come io stesso ho accertato, subisce oscillazioni considerevoli.
dunque ammissibile che il canale si allargher e si approfondir al
passaggio delle acque, ed su questo fatto che Roudaire, non senza
ragione, faceva conto per completare i lavori. Non mi meraviglierei
affatto se la natura dovesse venire ad aiutare il genio umano. Quelle
depressioni sono letti disseccati di antichi laghi, e, o bruscamente, o a
poco a poco, esse si approfondiranno, sotto l'azione delle acque, oltre
la riva oggi prevista. Sono convinto che l'inondazione. completa
richieder meno tempo di quanto si creda. Lo ripeto, il Gerid non al
sicuro contro certi movimenti sismici, e questi non possono che
modificarlo in modo favorevole alla nostra impresa. Insomma, caro
capitano, vedremo. Io non sono di quelli che diffidano dell'avvenire,
anzi faccio assegnamento su di esso. Che ne direste se entro due
anni, forse entro un anno, tutta una flotta mercantile solcasse la
superficie del Rharsa e del Melrir colmati fino all'orlo?
Accetto le vostre ipotesi, caro amico rispose il capitano;
ma sia che si realizzino in due anni, sia che si realizzino in uno solo,
bisogner in ogni modo proteggere con forze sufficienti i lavori e gli
operai.
Certamente concluse l'ingegnere sono del vostro parere,
Hardigan; necessario sorvegliare il canale per tutta la sua
lunghezza, e organizzare questa sorveglianza subito.
Fin dal giorno seguente, quando gli operai fossero tornati al
cantiere, il capitano Hardigan si sarebbe messo in contatto col
comandante militare di Biscra, al quale avrebbe mandato un corriere
espresso. Intanto, per difendere la sezione, forse sarebbero bastati i
suoi pochi spahis, e non c'era certo da temere un nuovo assalto degli
indigeni.
Terminato il giro d'ispezione, l'ingegnere e il capitano tornarono al
campo, dove si lavorava per sistemare ogni cosa; non rimaneva altro
da fare che aspettare il tenente, il quale certo sarebbe tornato prima di
sera.
Un problema importantissimo, nella situazione in cui si trovava
ora la spedizione, era quello dell'approvvigionamento. Fino allora il
nutrimento era stato assicurato dalle provviste dei due carri e dai
viveri comprati nelle borgate di quella parte del Gerid, e cos i
rifornimenti non erano mancati.
Ora, al riattato cantiere del chilometro 347 si sarebbe dovuto
provvedere in modo pi regolare per un soggiorno di parecchie
settimane. E perci, mentre avvertiva le autorit militari delle
guarnigioni vicine, il capitano Hardigan doveva domandare viveri
per tutta la durata del suo soggiorno nell'oasi.
Fin dall'alba di quel giorno, 13 aprile, densi vapori ingombravano
l'orizzonte; tutto annunciava che la mattina e il pomeriggio sarebbero
stati soffocanti. Nessun dubbio che a nord si preparasse un uragano
spaventoso. E rispondendo alle osservazioni che il brigadiere
Pistache faceva a tale proposito, il signor Franois dichiar:
Non mi stupirei se questa giornata fosse burrascosa; da
stamane mi aspetto una lotta degli elementi in questa parte del
deserto.
E perch? domand Pistache.
Perch mentre mi radevo all'alba, come faccio sempre, i peli si
rizzavano e diventavano cos duri che dovetti farmi due o tre volte il
contropelo. Si sarebbe detto che da ogni pelo partisse una piccola
scintilla.
strano osserv il brigadiere, non mettendo minimamente
in dubbio l'asserzione cos seria e categorica di un uomo del valore
del signor Franois.
Che il pelo di quell'uomo avesse propriet elettriche come quello
d'un gatto forse non era vero; ma Pistache lo ammetteva di buon
grado.
E allora stamane soggiunse, guardando la faccia rasata
del suo compagno.
Stamane era una cosa da non credere: guance e mento
sembravano sprizzare scintille.
Mi sarebbe piaciuto vedere disse Pistache.
Del resto, anche prescindendo dalle osservazioni meteorologiche
del signor Franois, certo che l'uragano veniva da nord-est, e
l'atmosfera si caricava sempre pi di elettricit.
Il caldo si faceva opprimente, perci, dopo il pranzo, l'ingegnere e
il capitano si permisero il lusso di una siesta molto lunga. Bench
fossero riparati sotto la tenda, e questa fosse stata rizzata sotto i primi
alberi dell'oasi, vi penetrava un calore torrido, n alcun alito di vento
si propagava nello spazio.
L'ingegnere e il capitano erano preoccupati. A quell'ora sul Chott
Sei-lem l'uragano non era scoppiato, ma non c'era dubbio che esso
stesse sfogandosi a nord-est, e precisamente sopra l'oasi di Gizeb. I
lampi cominciavano a solcare il cielo da quella parte, anche se il
brontolio dei tuoni non si faceva ancora udire. Ammettendo che, per
una ragione qualsiasi, il tenente non avesse potuto partire prima che
scoppiasse l'uragano, tutto faceva pensare che egli ne avrebbe
aspettato la fine al riparo degli alberi, a costo di non tornare al campo
prima del giorno seguente.
probabile che non lo rivedremo stasera osserv il capitano
Hardigan. Se Villette fosse partito verso le due del pomeriggio,
ora sarebbe in vista dell'oasi.
Anche a costo di ritardare un giorno rispose de Schaller
il nostro tenente avrebbe fatto bene a non rischiare con un cielo cos
minaccioso. Sarebbe peggio se egli e i suoi uomini fossero stati
sorpresi sulla pianura, dove non avrebbero trovato nessun riparo.
Il tempo passava, e nulla annunciava l'avvicinarsi del drappello,
nemmeno i latrati di Coupe--coeur, che avrebbe dovuto precederlo.
Ora i lampi illuminavano lo spazio ininterrottamente, a meno di una
lega. I pesanti nuvoloni, passato lo zenit, scendevano lentamente
verso il Melrir. Fra mezz'ora l'uragano sarebbe giunto
all'accampamento e di l si sarebbe diretto verso il Chott.
L'ingegnere, il capitano Hardigan, il brigadiere e due spahis si
erano spinti fino al limitare dell'oasi. L'ampia pianura, le cui
efflorescenze riflettevano qua e l il bagliore dei lampi, si stendeva
davanti ai loro occhi.
Invano essi interrogavano l'orizzonte con lo sguardo; nessun
drappello di cavalieri appariva da quella parte.
certo disse il capitano che il drappello non si messo
in cammino, e non bisogna aspettarlo prima di domani.
Cos penso anch'io, capitano disse Pistache: quando
l'uragano sar passato, sar gi notte, e sarebbe molto difficile
dirigersi al buio verso Goleah.
Villette un ufficiale che sa il fatto suo, e si pu contare sulla
sua prudenza. Torniamocene al campo; la pioggia non tarder.
Avevano fatto appena una decina di passi, quando il brigadiere si
arrest dicendo:
Ascoltate, capitano Tutti si erano voltati.
Mi sembra di udire dei latrati che sia il cane del maresciallo?
Rimasero in ascolto, ma non udirono alcun latrato: Pistache doveva
essersi sbagliato.
Il capitano Hardigan e i suoi compagni ripresero la via del campo,
e dopo aver attraversato l'oasi, i cui alberi si piegavano sotto la
violenza del vento, rientrarono nelle loro tende.
Se avessero tardato ancora qualche minuto, la raffica li avrebbe
assaliti furiosamente con una pioggia torrenziale.
Erano le sei. Il capitano prese le disposizioni per quella notte, che
si annunciava come una delle peggiori da quando il convoglio aveva
lasciato Gabes.
Certamente era logico credere che il ritardo del tenente Villette
fosse dovuto al sopraggiungere del formidabile uragano che lo
avrebbe trattenuto all'oasi di Gizeb fino all'indomani.
Pure, il capitano e de Schaller erano tormentati da un vago senso
di timore. Non potevano nemmeno sospettare che Mezaki si fosse
spacciato per un operaio di Pointar, senza esserlo, e che avesse
preparato un piano criminoso contro la spedizione mandata al Melrir.
Ma come avrebbero potuto dimenticare lo stato d'animo delle
popolazioni nomadi o sedentarie del Gerid, l'eccitamento delle varie
trib ostili alla creazione del mare del Sahara? Forse che non c'era
stato un recente attacco contro il cantiere di Goleah? E questo attacco
non avrebbe potuto essere rinnovato qualora i lavori fossero stati
ripresi? Mezaki affermava che gli aggressori, dopo aver disperso gli
operai, si erano ritirati verso il sud del Chott; ma forse altre orde
correvano la pianura, e se avessero incontrato il drappello del tenente
Villette, lo avrebbero annientato con la superiorit numerica.
A ben riflettere, tali timori dovevano essere esagerati; eppure
l'ingegnere e il capitano vi tornavano di continuo.
Come avrebbero potuto prevedere che, se qualche pericolo
incombeva su qualcuno, non era tanto sul tenente e i suoi uomini
sulla strada di Gizeb, quanto su de Schaller e i suoi compagni
nell'oasi?
Verso le sei e mezzo, l'uragano infuriava al massimo. Molti alberi
erano stati abbattuti dai fulmini, e poco manc che anche la tenda
dell'ingegnere fosse colpita dalla scarica elettrica. La pioggia cadeva
a torrenti, e imbevuto dei mille ruscelletti che scorrevano verso il
Chott, il terreno dell'oasi si trasformava in una specie di utta
acquitrinosa. Contemporaneamente si scatenava il vento con impeto
spaventoso. I rami si spezzavano come se fossero di vetro, e molte
palme, rotte alle radici, andavano alla deriva.
Non era pi possibile mettere piede all'aperto. Per fortuna i cavalli
erano stati riparati a tempo sotto un'enorme macchia d'alberi capaci
di resistere all'uragano, e nonostante il terrore ispirato dalla tempesta,
essi poterono essere tenuti fermi.
Cos non fu per le mule lasciate nella radura, le quali, spaventate
dagli scoppi del fulmine, nonostante ogni sforzo dei loro conduttori,
fuggirono attraverso l'oasi.
Uno degli spahis venne ad avvertirne il capitano Hardigan, il
quale esclam:
Bisogna riprenderle a ogni costo.
I due conduttori sono corsi a raggiungerle rispose il
brigadiere.
Due uomini vadano ad aiutarli! ordin l'ufficiale. Se le
mule riescono a uscire dall'oasi, sono perdute Non si potr pi
riprenderle nella pianura!
Nonostante le raffiche che investivano il campo, due dei quattro
spahis si slanciarono in direzione della radura, guidati dalle grida dei
conduttori che ogni tanto si facevano udire.
L'intensit dei lampi e dei fulmini non diminu, ma a un tratto le
raffiche si placarono, diminu il vento, diminu la pioggia; solo il
buio era profondo, e non ci si poteva vedere l'un l'altro se non al
bagliore delle scariche elettriche.
L'ingegner de Schaller e il capitano Hardigan uscirono dalla tenda,
seguiti dal signor Franois, dal brigadiere e dai due spahis che erano
rimasti con loro all'accampamento.
Essendo l'ora gi avanzata e la violenza dell'uragano tale da far
credere che esso sarebbe durato parte della notte, non bisognava
minimamente contare sul ritorno del tenente Villette: certamente egli
non si sarebbe rimesso in cammino coi suoi uomini prima
dell'indomani, quando la strada attraverso il Gerid fosse stata
praticabile.
Si pensi la meraviglia e la soddisfazione del capitano e dei suoi
compagni quando udirono dei latrati in direzione del nord.
Questa volta non era possibile sbagliare: un cane accorreva verso
l'oasi, e anzi si avvicinava rapidamente.
Coupe--coeur! esclam il brigadiere. Riconosco la sua
voce!
Segno che Villette non lontano! rispose il capitano.
E in realt, se il fedele animale precedeva il drappello, non poteva
essere che di poche centinaia di passi.
In quel momento, senza che nulla avesse annunciato la loro
comparsa, una trentina di indigeni avanzarono strisciando al suolo e
balzarono sul campo. Il capitano, l'ingegnere, il brigadiere,' il signor
Franois e i due spahis furono circondati all'improvviso e presi,
prima di aver potuto pensare a difendersi. Del resto, che cosa
avrebbero potuto fare, cos in pochi, contro la banda che li aveva
colti di sorpresa?
In un attimo tutto fu saccheggiato, e i cavalli furono trascinati
verso il Melrir. I prigionieri, separati l'uno dall'altro,
nell'impossibilit di comunicare fra loro, vennero spinti avanti,
seguiti dal cane che si era lanciato sulle loro tracce. Ed erano gi
lontani quando il tenente Villette giunse al campo, dove non trov
pi traccia degli uomini lasciati al mattino, e dei cavalli, certo fuggiti
durante l'uragano.
CAPITOLO XIII
L'OASI DI ZENFIG
NEL SUO piano geometrico, il Chott Melrir, comprendendovi a
nord gli acquitrini di Farfaria, a sud altre depressioni analoghe, come
il Chott Mervan, ha quasi la forma di un triangolo rettangolo. Da
nord a est la sua ipotenusa traccia una linea quasi retta, in direzione
di Tahir-Nassu, fino al punto al di sotto del 34 grado e dell'estremit
del secondo canale. Degli altri due lati, il maggiore, accidentato
capricciosamente, corre lungo il grado predetto e si prolunga a est
con dei Chotts secondari; il minore, a ovest, sale verso la borgata di
Tahir-Nassu seguendo pressappoco una direzione parallela alla linea
della transahariana progettata in prolungamento della linea
Philippeville-Costantina-Batna-Biscra, il cui tracciato doveva essere
modificato per evitare una diramazione collegantesi a un porto del
nuovo mare, sulla riva opposta allo sbocco del secondo canale.
La larghezza di questa grande depressione, sebbene meno estesa
della superficie del Gerid e del Fegegi, di cinquantacinque
chilometri fra il punto terminale dell'ultima sezione del canale e il
porto da aprirsi sulla costa occidentale in un punto da stabilire
definitivamente fra il Segnai di Chegga e l'ued Itel, poich il progetto
di giungere a Meraier, posta pi a sud, sembrava abbandonato. Ma
esso non pu essere inondato che per seimila chilometri quadrati,
ossia seicentomila ettari, poich il resto della sua superficie ha un
fondo pi elevato del livello del Mediterraneo.
In realt, il nuovo mare avrebbe occupato ottomila chilometri
quadrati nella cornice dei due Chotts, e cinquemila ne sarebbero
ancora emersi dopo il completo allagamento del Rharsa e del Melrir.
Queste parti non inondate sarebbero dunque divenute delle isole
che avrebbero costituito, all'interno del Melrir, una specie
d'arcipelago comprendente due grandi isole: la prima chiamata
Hinguiz, avrebbe avuto la figura d'un rettangolo in mezzo al Chott
che avrebbe diviso in due parti; l'altra avrebbe occupato la parte pi
lontana compresa fra i due lati dell'angolo retto, presso Straria.
Quanto agli isolotti, verso sud-est essi si sarebbero schierati
soprattutto su linee parallele. Quando le navi si fossero spinte
attraverso i passi di quell'arcipelago, avrebbero dovuto consultare
con grande attenzione i rilievi idrografici fatti per ridurre i rischi di
quella pericolosa navigazione.
L'estensione dei due Chotts che le acque dovevano coprire
comprendeva alcune oasi coi loro palmeti di datteri e i loro campi.
Naturalmente tali propriet avevano dovuto essere riscattate dai loro
padroni. Ma, come aveva valutato il capitano Roudaire, gli
indennizzi non avevano superato i cinque milioni di franchi a carico
della Compagnia franco-straniera, la quale faceva conto di rivalersi
sui due milioni e cinquecentomila ettari di terre e di foreste di cui il
governo le aveva fatto cessione.
Fra le diverse oasi del Melrir, una delle pi importanti occupava
da tre a quattro chilometri di superficie in mezzo all'Hinguiz nella
sua parte esposta a nord. Perci, dopo l'inondazione, essa avrebbe
avuto il limitare bagnato dalle acque settentrionali del Chott.
Quell'oasi era ricca di palme da dattero della specie migliore, i cui
frutti esportati dalle carovane sono ricercati sui mercati del Gerid.
Portava il nome di Zenfig, e i suoi contatti con le principali borgate,
La Hamma, Nefta, Tozeur, Gabes, si riducevano alla visita di rare
carovane nella stagione del raccolto.
Sotto i grandi alberi di Zenfig viveva una popolazione di tre o
quattrocento indigeni di razza tuareg, una delle pi turbolente trib
del Sahara. Le case della borgata, un centinaio, occupavano tutta la
parte dell'oasi che sarebbe diventata un litorale. Verso il centro e
lateralmente si stendevano campi coltivati, pascoli che assicuravano
l'alimentazione delle trib e dei suoi animali domestici. Un ued,
destinato a diventare un braccio del nuovo mare, ingrossato dai
piccoli rigagnoli dell'isola, bastava ai bisogni della popolazione.
Abbiamo detto che l'oasi di Zenfig aveva scarsi rapporti con le
altre oasi della provincia di Costantina. Solo i tuareg nomadi che
scorrazzano per il deserto vi facevano le loro provviste. Perci essa
era temuta e le carovane la evitavano il pi possibile; ma quante volte
delle bande uscite da Zenfig erano venute ad assaltarle nei dintorni
del Melrir!
Va fatto notare che i dintorni dell'oasi erano pericolosi quanto
mai. Lungo l'Hinguiz, il terreno del Chott non presentava alcuna
solidit; dappertutto erano sabbie mobili nelle quali sarebbe
affondata un'intera carovana. Attraverso quelle superfici formate di
terreno pliocenico, sabbie impregnate di gesso e di sale, non vi era
che qualche sentiero praticabile, noto solo agli abitanti, e che era
necessario seguire per giungere all'oasi se non si voleva essere
inghiottiti dalle sabbie. Era evidente che l'Hinguiz sarebbe stato
facilmente accostabile quando le acque avessero ricoperto la crosta
molle, dove il piede non poteva trovare appoggio sicuro. Ma i tuareg
non volevano permettere proprio questo. E l si trovava il focolaio
pi attivo e caldo dell'opposizione. Da Zenfig partivano incessanti
appelli alla guerra santa contro gli stranieri.
Fra le diverse trib del Gerid quella di Zenfig occupava il primo
posto, ed esercitava una grande influenza sulla confederazione. Essa
poteva estendere la sua azione con piena sicurezza, senza dover
temere di essere disturbata nel suo covo quasi inaccessibile. Ma
quella situazione di predominio sarebbe cessata completamente il
giorno in cui le acque della Piccola Sirte, inondando il Chott,
avessero trasformato l'Hinguiz nell'isola centrale del Melrir.
Nell'oasi di Zenfig la razza tuareg si era conservata nella sua
purezza d'origine. L le usanze non avevano subito nessuna
alterazione. Gli uomini erano dei bei tipi dalla fisionomia grave,
dall'atteggiamento fiero, le mosse lente piene di dignit; portavano
tutti l'anello di serpentina verde, che, a sentir loro, d al loro braccio
destro pi vigore. Hanno temperamento audace e non temono la
morte. Vestono ancora i costumi dei loro antenati, la gandura di
cotonina del Sudan, la camicia bianca e azzurra, i calzoni stretti alla
caviglia, i sandali di cuoio, la scescia fissata sul capo da una
pezzuola arrotolata a foggia di turbante, a cui si unisce il velo che
scende fino alla bocca, per preservare le labbra dalla polvere.
Le donne, di tipo meraviglioso, dagli occhi azzurri, dalle
sopracciglia folte e le ciglia lunghe, se ne vanno a viso libero che non
velano mai, se non davanti agli stranieri, per rispetto. La famiglia
tuareg, contrariamente ai precetti del Corano, non ammette la
poligamia, mentre consentito il divorzio.
Cos, in quella regione del Melrir, i tuareg formavano quasi una
popolazione a parte, che non si mescolava minimamente alle altre
trib del Gerid. Se i suoi capi si tiravano dietro i loro fedeli, era
sempre solo per qualche rapina fruttuosa, una carovana da
saccheggiare, o per qualche rappresaglia contro un'oasi rivale. E
effettivamente i tuareg di Zenfig erano temuti predoni, le cui
aggressioni venivano effettuate talvolta attraverso le pianure della
bassa Tunisia fino nei pressi di Gabes. Le autorit militari
organizzavano delle spedizioni contro quei predoni, ma essi
sapevano mettersi velocemente al sicuro in quelle lontane solitudini
del Melrir.
Del resto il tuareg, se piuttosto sobrio, se non si ciba n di pesce
n di selvaggina, se consuma pochissima carne e si accontenta dei
datteri, dei fichi, delle bacche della salvadora persica, di farina, di
latte, di uova, ha per molti schiavi al suo servizio, degli imrhad
incaricati dei servizi grossolani, poich egli disprezza qualsiasi tipo
di lavoro. Quanto agli ifguna, ai marabutti, ai venditori di amuleti, la
loro influenza grande sulla razza tuareg, e soprattutto in quella
regione del Melrir. Erano quei fanatici che predicavano la ribellione
contro il progetto di un mare del Sahara. Il tuareg, poi,
superstizioso, crede negli spiriti, teme i fantasmi, a tal punto, che non
piange i suoi morti per paura che risuscitino, e nelle famiglie il nome
del defunto si spegne con lui.
Questa era, in breve, la trib di Zenfig, alla quale apparteneva
Hadyar. Essa lo aveva sempre riconosciuto per suo capo, fino al
giorno in cui egli era caduto nelle mani del capitano Hardigan. L era
pure la culla della sua famiglia, onnipotente su quella popolazione
particolare di Zenfig, come pure sulle altre trib del Melrir, sparse
nelle molte oasi che esistevano sulla superficie del Chott, in diversi
punti dell'Hinguiz e del vasto perimetro della depressione.
Accanto ad Hadyar fra le trib tuareg godeva di grande
considerazione sua madre Djemma. Nelle donne di Zenfig quel
sentimento si spingeva fino all'adorazione, e tutte erano partecipi
dell'odio che Djemma sentiva contro gli stranieri. Essa le rendeva
fanatiche come suo figlio faceva con gli uomini, n si dimenticato
che influenza Djemma avesse su Hadyar, influenza che esercitano
tutte le donne tuareg, le quali del resto sono pi istruite dei mariti e
dei fratelli: sanno scrivere, mentre gli uomini sanno solo leggere, e
nelle scuole sono loro che insegnano la lingua e la grammatica. La
loro opposizione all'impresa del capitano Roudaire non era venuta
meno un solo giorno.
Cos stavano le cose prima dell'arresto del capo tuareg. Le diverse
trib del Melrir, come quelle di Zenfig, dovevano essere rovinate
dall'inondazione dei Chotts, poich non avrebbero pi potuto
continuare il loro mestiere di predoni; nessuna carovana avrebbe pi
attraversato il Gerid fra Biscra e Gabes, e inoltre sarebbe stato assai
facile raggiungere i briganti fin nei loro covi, quando le navi avessero
potuto avvicinarsi, quando essi non avessero pi avuto a proteggerli
quel terreno mobile dove cavalli e cavalieri rischiavano di essere
seppelliti ad ogni passo. Sappiamo in che modo Hadyar era stato
fatto prigioniero dopo uno scontro con gli spahis del capitano
Hardigan, come egli fosse stato chiuso nel forte di Gabes e come,
con l'aiuto di sua madre, del fratello e di pochi fidi, Ahmet, Harrig,
Horeb, fosse riuscito a fuggire la sera prima del giorno in cui una
nave doveva trasportarlo a Tunisi dove sarebbe stato giudicato da un
tribunale militare. Hadyar, dopo la sua fuga, aveva potuto
attraversare felicemente la regione dei Sebkas e dei Chotts e arrivare
all'oasi di Zenfig, dove Djemma non aveva tardato a raggiungerlo.
Quando la notizia dell'arresto di Hadyar era pervenuta a Zenfig, vi
aveva prodotto un'emozione straordinaria. Quel capo tuareg, per il
quale i suoi partigiani si erano votati fino alla morte, fra le mani dei
suoi spietati nemici? Si poteva sperare che sarebbe riuscito a fuggire?
O non era invece condannato senza speranza?
Perci che entusiasmo accolse il suo ritorno! Il fuggiasco fu
portato in trionfo. Da ogni parte echeggiarono allegri spari, furono
battuti i tabel, ossia i tamburi: risuonarono i rebaza, ossia i violini
delle orchestre tuareg. Grazie a questo incredibile delirio Hadyar non
avrebbe dovuto fare altro che un cenno per spingere tutti i suoi fedeli
sulle borgate del Gerid.
Ma Hadyar seppe trattenere le focose passioni dei suoi tuareg.
Davanti alla minaccia della ripresa dei lavori, la cosa pi urgente era
garantire la sicurezza delle oasi dell'angolo sud-ovest del Chott. Non
bisognava permettere agli stranieri di trasformare il Melrir in un
ampio bacino che le navi potessero percorrere in lungo e in largo.
Bisognava dunque prima di tutto distruggere i lavori del canale.
Ma, nello stesso tempo, Hadyar venne a sapere che la spedizione
agli ordini del capitano Hardigan si sarebbe fermata per quarantotto
ore all'estremit del canale, dove doveva incontrare un'altra
spedizione proveniente dalla provincia di Costantina. Ne era derivato
quell'assalto che Hadyar in persona fece contro l'ultima sezione e che
aveva disperso quel primo gruppo di operai della societ. Molte
centinaia di tuareg vi avevano preso parte, e, dopo aver quasi
riempito il canale, avevano ripreso la via di Zenfig.
Mezaki si era trovato l, perch ve l'aveva lasciato il suo capo; e
aveva dichiarato che Hadyar non aveva preso parte all'assalto del
cantiere solo per ingannare il capitano; e aveva asserito che gli operai
si erano rifugiati a Gizeb, perch una parte del drappello venisse
mandata l; cos l'ingegnere, il capitano e quattro dei loro compagni,
prigionieri di Hadyar, dopo essere stati colti alla sprovvista da una
trentina di tuareg appostati, agli ordini di Sohar, nei dintorni di
Goleah, erano stati avviati verso l'oasi di Zenfig prima che gli spahis
del tenente Villette li avessero raggiunti.
Oltre che dei sei prigionieri, i tuareg si erano impadroniti dei
cavalli rimasti in campo, quelli dell'ingegnere, dell'ufficiale, del
brigadiere e dei due spahis. Il signor Franois, che fino allora aveva
preso posto su uno dei carri della spedizione, dopo la partenza da
Gabes non aveva cavalcatura. Ma a duecento passi dal cantiere
attendevano i cavalli e i cammelli che avevano condotto la banda dei
tuareg.
L i prigionieri furono costretti a salire sulle loro cavalcature,
mentre al signor Franois era riservato uno dei cammelli, ed egli,
bene o male, dovette inerpicarsi su quell'animale. Poi tutto il
drappello spar nella notte burrascosa sotto un cielo in fiamme.
Il cane del maresciallo d'alloggio Nicol era giunto al momento
dell'assalto, e non sapendo che esso precedesse il distaccamento,
Sohar lo lasci seguire i prigionieri.
In previsione di questo colpo di mano preparato da Hadyar, i
tuareg erano provvisti di viveri per alcuni giorni, e due cammelli
carichi di rifornimenti assicuravano il nutrimento della banda fino al
ritorno.
Ma il viaggio doveva essere assai penoso, poich era di una
cinquantina di chilometri fra l'estremit orientale del Chott e l'oasi di
Zenfig.
La prima tappa condusse i prigionieri al punto dove Sohar si era
fermato prima di attaccare il campo di Goleah. L i tuareg sostarono,
dopo aver preso tutte le precauzioni perch il capitano Hardigan e i
suoi compagni non potessero fuggire. Ed essi dovettero passare una
notte spaventosa poich le raffiche si placarono solo verso l'alba.
Avevano per solo riparo il fogliame di un boschetto di palme;
accoccolati uno contro l'altro, mentre i tuareg gironzolavano intorno
a loro, se non potevano fuggire, almeno potevano parlare; e di che
cosa avrebbero parlato se non di quell'aggressione tanto inaspettata di
cui erano stati vittime? Non veniva loro in mente che vi fosse
immischiato Hadyar; ma lo spirito di ribellione che correva fra le
diverse trib del Gerid, e principalmente in quelle del Melrir,
spiegava fin troppo l'accaduto. Alcuni capi tuareg avevano dovuto
venire a sapere del prossimo arrivo di un drappello di spahis al
cantiere; per mezzo di nomadi avevano forse saputo che un ingegnere
della societ veniva a fare l'ispezione dei contorni del Melrir, prima
che gli ultimi colpi di zappa avessero sventrato il ciglione di Gabes
Il capitano Hardigan si domand, questa volta sul serio, se non
fosse stato ingannato da quell'indigeno incontrato la sera prima a
Goleah, e non nascose questa sua impressione ai compagni.
Dovete aver ragione, capitano dichiar il brigadiere;
quell'animale mi ha sempre ispirato poca fiducia.
Ma che ne del tenente Villette? chiese l'ingegnere; non
avr trovato Pointar, n nessun operaio all'oasi di Gizeb.
Ammettendo che sia andato fin l soggiunse il capitano.
Se Mezaki un traditore, come sospettiamo, il suo unico scopo era
allontanare Villette e i suoi uomini per poi eclissarsi per via.
E chiss che non vada a raggiungere la banda che ci piombata
addosso disse uno dei due spahis.
Questo non mi stupirebbe affatto disse Pistache e ora che
ci penso, ci mancato ben poco, un quarto d'ora appena, che il nostro
tenente non sia arrivato in tempo per scagliarsi su questi mascalzoni
e liberarci.
Infatti aggiunse il signor Franois il drappello non
poteva essere lontano, poich abbiamo udito i latrati del cane,
proprio nel momento in cui i tuareg ci piombavano addosso.
Ah! Coupe--coeur, Coupe--coeur ripeteva il brigadiere
Pistache dove dunque? Ci ha seguito fin qui? o forse tornato
dal suo padrone per dirgli
Ah, eccolo; eccolo! disse in quel momento uno degli spahis.
facile immaginare l'accoglienza che fu fatta a Coupe--coeur, le
carezze che gli furono prodigate, e i grossi baci che Pistache diede
alla sua buona testa!
S, Coupe--coeur, s, siamo noi; e gli altri? e il nostro
maresciallo Nicol, il tuo padrone? arrivato?
Coupe--coeur avrebbe volentieri risposto con latrati significativi;
ma il brigadiere lo fece tacere. I tuareg, del resto, dovevano pensare
che il cane si trovasse col capitano al campo di Goleah, ed era
naturale che avesse voluto seguirli.
Fin dove sarebbero stati trascinati? In quale parte del Gerid? Forse
verso qualche oasi perduta del Chott Melrir, o forse fin nelle
profondit dell'immenso Sahara?
Venuta la mattina, ai prigionieri fu dato un po' di cibo, focacce di
cuscus e di datteri; unica bevanda l'acqua di un ued che bagnava il
limitare del boschetto.
Dal punto in cui si trovavano lo sguardo si stendeva sul Chott, le
cui incrostazioni saline scintillavano al sole nascente. Ma verso est
esso si arrestava bruscamente alla barriera di dune che si arrotondava
da quel lato. Quindi, impossibile scorgere l'oasi di Goleah. Invano de
Schaller, il capitano Hardigan e i loro compagni si volgevano verso
est, forse con la speranza di scorgere il tenente dirigersi verso quella
parte del Chott.
Insomma ripeteva l'ufficiale non c' dubbio che Villette
sia arrivato ieri sera a Goleah; non trovandoci pi e vedendo il campo
abbandonato, deve essersi messo immediatamente alla nostra ricerca.
A meno che non sia stato attaccato anch'egli, nel risalire verso
l'oasi di Gizeb osserv l'ingegnere.
S, s, tutto possibile rispondeva Pistache tutto con quel
Mezaki. Ah, se mi capita fra le mani! Mi auguro che quel giorno mi
spuntino degli artigli per strappare quella sua pelle di canaglia.
In quel momento Sonar diede ordine di partire, e il capitano
Hardigan rivolgendosi a lui gli chiese:
Che volete da noi? Sohar non rispose.
Dove ci conducete?
Sohar si accontent di comandare brutalmente:
A cavallo!
Si dovette obbedire, e quella mattina il signor Franois, con suo
grande dispiacere, non pot radersi.
A un tratto il brigadiere non pot trattenere un grido di sdegno.
Eccolo, eccolo! ripeteva.
E tutti gli sguardi si volsero verso il personaggio che Pistache
indicava ai propri compagni.
Era Mezaki, il quale, dopo aver condotto il drappello di Villette
fino a Gizeb, era scomparso, e nella notte aveva raggiunto la banda di
Sohar.
Non diciamo nulla a quel miserabile disse il capitano
Hardigan; e, quando Mezaki lo guard sfrontatamente, gli volse le
spalle.
All'uragano della sera precedente era seguito un tempo magnifico.
Non una nuvola in cielo, n un alito di vento alla superficie del
Chott. Perci il cammino fu assai penoso. Oasi non se ne incontrava
nessuna in quella parte della depressione, e il drappello non avrebbe
trovato il riparo degli alberi prima di essere arrivato alla punta
dell'Hinguiz.
Sohar affrettava la marcia volendo giungere a Zenfig, dove lo
aspettava suo fratello. Del resto nulla ancora poteva far credere ai
prigionieri di essere caduti nelle mani di Hadyar. Ci che il capitano
Hardigan e l'ingegnere immaginavano con una parte di ragione era
che quell'ultima aggressione non avesse avuto per scopo il
saccheggio del campo di Goleati, poich non ne valeva la pena: quel
colpo di mano doveva essere piuttosto una rappresaglia delle trib
del Melrir, e chiss che il capitano e i suoi compagni non dovessero
pagare con la libert e forse con la vita il progetto di un mare
sahariano.
In quella prima giornata furono fatte due tappe, ossia un percorso
di venticinque chilometri. Il caldo, se non accasciante poich non
era tempo burrascoso era stato straordinariamente intenso. Chi
soffri di pi durante il viaggio fu certamente il signor Franois, che,
appollaiato sul dorso di un cammello, poco abituato alle scosse di
quel tipo di cavalcatura, si sentiva veramente a pezzi; si dovette
legarlo perch non precipitasse dal dorso dell'animale che aveva il
trotto duro.
La notte pass tranquillamente, bench il silenzio fosse rotto dai
rauchi ruggiti delle belve che gironzolavano intorno al Chott.
In quelle prime tappe Sohar aveva dovuto seguire dei sentieri che
conosceva bene per non affondare nelle sabbie mobili. Ma il giorno
seguente il viaggio si svolse sul terreno dell'Hinguiz, che era
perfettamente solido. Le marce di quel giorno, 15 aprile, si fecero
dunque in condizioni migliori del giorno prima, e verso sera Sonar si
fermava all'oasi di Zenfig. Figurarsi la sorpresa dei prigionieri e la
loro preoccupazione, troppo giustificata, quando si trovarono alla
presenza di Hadyar!
CAPITOLO XIV
PRIGIONIERI
IL LUOGO in cui vennero condotti i prigionieri di Sohar era l'antico
bordy della cittadina. Da molto tempo l'edificio era in rovina. Le sue
mura screpolate coronavano un poggio di media altezza, all'estremit
settentrionale dell'oasi. In passato quel castello, semplice e forte,
aveva servito ai tuareg di Zenfig quando le trib sostennero grandi
lotte fra loro in tutta la regione del Gerid. Dopo la pacificazione non
si era pi pensato a riattarlo e a mantenerlo in buono stato.
Un alto muro, rotto qua e l, cingeva il bordy che era sormontato
da una suma-ah, specie di minareto mozzato alla sommit, da cui la
vista poteva spaziare largamente da ogni lato.
Ma, per quanto fosse rovinato, il bordy aveva ancora qualche
parte abitabile nel centro della costruzione. Due o tre sale che davano
su un cortile interno, senza mobili, senza tende, separate da grosse
pareti, potevano proteggere contro le raffiche nella buona stagione e
contro il freddo nella cattiva.
L furono condotti l'ingegnere, il capitano Hardigan, il brigadiere
Pistache, il signor Franois e i due spahis appena arrivati a Zenfig.
Hadyar non aveva rivolto loro una parola, e Sohar, che li condusse al
bordy, scortati da una dozzina di tuareg, non rispose a nessuna delle
loro domande.
Si capisce che al momento dell'attacco del campo il capitano
Hardigan e i suoi compagni non avevano avuto la possibilit di
brandire le armi. Del resto vennero frugati, spogliati del poco denaro
che avevano indosso, e quegli screanzati tolsero perfino il rasoio al
signor Franois, che ne fu giustamente sdegnato.
Quando Sohar li ebbe lasciati soli, il capitano e l'ingegnere
esplorarono prima di tutto il bordy.
Quando si chiusi in un carcere osserv de Schaller la
prima cosa da fare visitarlo.
E la seconda evadere aggiunse il capitano Hardigan.
Tutti percorsero il cortile interno, in mezzo al quale si ergeva il
minareto. E fu ben chiaro che le mura che lo circondavano erano
invalicabili: non vi si scopriva nessuna breccia, come invece c'erano
nel muro esterno che limitava il camminamento di ronda. Una sola
porta che dava su quel camminamento si apriva nel cortile centrale.
Essa era stata chiusa da Sonar, e i suoi grossi battenti, foderati di
lastre di ferro, non avrebbero potuto essere sfondati. Non si poteva
uscire se non da quella porta, ed era molto probabile che intorno al
bordy si vegliasse attentamente.
Era venuta la notte, una notte che i prigionieri dovevano passare
in completa oscurit; non potevano procurarsi nessuna luce e neppure
cibo. Nelle prime ore aspettarono inutilmente che venissero portati
dei viveri e dell'acqua per calmare la sete che li tormentava: la porta
non si apr.
Al chiarore del breve crepuscolo i prigionieri avevano visitato il
cortile; poi si riunirono in una delle stanze, dove alcuni mucchi di
alfa disseccata servivano loro di giaciglio. Allora si abbandonarono a
malinconiche riflessioni, e il brigadiere usc a dire:
Che questi mascalzoni vogliano lasciarci morir di fame?
No, non era questo che si doveva temere. Prima dell'ultima tappa,
a dieci chilometri da Zenfig, la banda dei tuareg si era fermata e i
prigionieri avevano avuto la loro parte delle provviste portate dai
cammelli. Certo quando venne sera il capitano Hardigan e i suoi
compagni avrebbero preso volentieri un po' di cibo; ma la fame
sarebbe diventata intollerabile il giorno seguente, se fin dall'alba non
fossero stati forniti loro viveri in quantit sufficiente.
Cerchiamo di dormire disse l'ingegnere.
E di sognare che siamo seduti a una tavola ben imbandita
aggiunse il brigadiere, costolette, un'oca farcita, insalata
Basta, brigadiere raccomand il signor Franois, io mi
accontenterei di una buona zuppa al lardo!
Quali erano le intenzioni di Hadyar circa i suoi prigionieri? Egli
aveva certamente riconosciuto il capitano Hardigan. Non avrebbe
voluto punirlo, ora che lo aveva in mano? Non lo avrebbe fatto
mettere a morte? e con lui i suoi compagni?
Non credo dichiar de Schaller non probabile che la
nostra vita sia minacciata. I tuareg, invece, hanno interesse a
conservarci come ostaggi in vista dell'avvenire. Ora, per impedire il
completamento dei lavori del canale bisogna supporre che Hadyar e i
tuareg rinnoveranno gli assalti contro il cantiere del chilometro 347
se gli operai della Societ vi ritornano. Hadyar pu fallire in un
nuovo tentativo; pu ricadere in mano alle autorit, e questa volta
sarebbe custodito cos bene da non poter pi svignarsela. dunque
meglio per lui tenerci in suo potere, fino al giorno in cui, minacciato
di essere ripreso a sua volta, egli venga a dire: La mia vita e quella
dei miei compagni per la libert dei miei prigionieri. E verrebbe
sicuramente ascoltato. Credo che quel giorno sia vicino, perch il
doppio colpo di mano di Hadyar deve essere conosciuto a quest'ora, e
fra poco egli si trover di fronte dei soldati inviati a liberarci.
Pu darsi che abbiate ragione rispose il capitano Hardigan,
ma non bisogna dimenticare che Hadyar vendicativo e crudele.
Da un pezzo ha questa reputazione. Non nella sua natura ragionare
come ragioneremmo noi. Egli vuole compiere una vendetta
personale
E precisamente contro di voi, capitano si intromise il
brigadiere Pistache, perch l'avete arrestato poche settimane or
sono.
vero, brigadiere; anzi mi stupisco che, avendomi
riconosciuto, non si sia subito lasciato trasportare a qualche atto di
violenza. Del resto, vedremo. Certo che siamo in suo potere e
ignoriamo la sorte di Villette e di Pointar, come essi ignorano la
nostra. Inoltre, caro de Schaller, io non sono uomo che valga il
prezzo della libert di Hadyar n che sia il trofeo della sua vita di
brigante. Bisogna fuggire a qualunque costo, e quando mi sembrer
venuto il momento propizio far l'impossibile per uscire di qui.
Voglio presentarmi ai miei camerati come libero e non come
prigioniero barattato; voglio anche conservare la mia vita per
ritrovarmi un'altra volta faccia a faccia col brigante che si
impadronito di noi con la sorpresa.
Se il capitano Hardigan e l'ingegner de Schaller meditavano la
fuga, Pistache e il signor Franois, per quanto decisi a seguire i loro
capi, facevano pi conto sul soccorso dall'esterno e forse anche
sull'intelligenza del loro amico Coupe--coeur.
Cos stavano le cose.
Dopo la loro partenza, Coupe--coeur aveva seguito i prigionieri
fino a Zenfig, senza che i tuareg l'avessero cacciato. Ma quando il
capitano Hardigan e i suoi compagni furono condotti al bordy, al
fedele animale non venne permesso di seguirli. Era forse con
intenzione? Ad ogni modo tutti rimpiangevano di non avere la
compagnia di Coupe--coeur. Eppure, se fosse stato con loro, che
aiuto avrebbe potuto dare il cane, per quanto intelligente e devoto?
Non si sa mai, non si sa mai ripeteva il brigadiere Pistache
parlando col signor Franois, i cani hanno per istinto idee che
mancano agli uomini. Se si parlasse a Coupe--coeur del suo padrone
Nicol e del suo amico Va-dlavant , egli non si lancerebbe subito a
cercarli, forse? vero che, se noi non possiamo uscire da questo
maledetto cortile, non lo potrebbe nemmeno Coupe--coeur. lo
stesso, io vorrei averlo qui, purch questi furfanti non gli facessero
del male!
Il signor Franois si limit a scrollare il capo senza rispondere,
fregandosi il mento e le guance, gi ruvide per la crescita del pelo.
I prigionieri, dopo aver aspettato invano che venisse portato loro
un po' di cibo, non avevano altro da fare che riposarsi; e ne sentivano
un gran bisogno. Buttatisi sui mucchi di alfa si addormentarono tutti,
e si svegliarono, dopo una notte abbastanza cattiva, alle prime luci
dell'alba.
Se non abbiamo cenato ieri osserv giustamente il signor
Franois non una buona ragione per trarre da questo la
conclusione che stamane non si faccia colazione.
Sarebbe spiacevole, anzi deplorevole ribatt il brigadiere
Pistache, sbadigliando fino a slogarsi le mascelle, e questa volta non
per sonno, ma per fame.
I prigionieri non tardarono ad avere una risposta a
quell'interessante quesito: un'ora dopo Ahmet e una dozzina di tuareg
penetravano nel cortile e vi deponevano alcune focacce sul tipo di
quelle della sera precedente, carne fredda, datteri, quanto bastava per
sei persone per una giornata. Alcune brocche contenevano una buona
quantit d'acqua attinta all'ued che attraversava l'oasi di Zenfig.
Ancora una volta il capitano Hardigan volle conoscere la sorte che
il capo tuareg gli riservava e interrog Ahmet. Costui, come Sohar il
giorno prima, non rispose. Certo aveva ordini in proposito, e lasci il
cortile senza aver detto una parola.
Passarono tre giorni senza che si verificasse alcun mutamento.
Tentare la fuga dal bordy dando la scalata alle alte muraglie era
impossibile, non essendovi nessuna scala. Forse, superate quelle
mura, approfittando dell'oscurit il capitano Hardigan e i suoi
compagni avrebbero potuto fuggire attraverso l'oasi. Non pareva
neppure che il bordy fosse sorvegliato all'esterno; n di giorno n di
notte si udiva rumore di passi sul camminamento di ronda. Del resto,
il non essere sorvegliati cambiava poco la cosa, perch le mura erano
un ostacolo insormontabile e la porta del cortile non avrebbe potuto
essere forzata.
Fin dal primo giorno della loro prigionia il brigadiere Pistache
aveva potuto riconoscere la disposizione dell'oasi. Non senza molti
sforzi, rischiando cento volte di rompersi il collo, era riuscito a salire
per la scala rovinata fino alla sommit del minareto decapitato. Di l,
guardando attraverso le aperture laterali, certo di non essere scorto da
nessuno, aveva osservato l'ampio panorama che si presentava ai suoi
occhi. Sotto di lui, intorno al bordy, fra gli alberi dell'oasi di Zenfig,
si stendeva la borgata. Pi in l, il territorio dell'Hinguiz, per una
lunghezza di tre o quattro chilometri a est e a ovest. Le abitazioni,
bianchissime sul verde scuro delle piante, erano disposte rivolte
verso nord. Dal posto occupato da una di esse, dal complesso degli
edifici, circondati dalle mura, dal movimento che si notava davanti
alla porta, dal numero di stendardi, agitati dal vento sopra l'ingresso,
il brigadiere dedusse non senza ragione, che quella dovesse essere la
casa di Hadyar.
Nel pomeriggio del 20, avendo ripreso il suo posto d'osservazione
in cima al minareto, il brigadiere not un gran movimento nella
borgata, le cui case si andavano vuotando a poco a poco. Anzi
sembrava che, attraverso l'oasi, molti indigeni giungessero da vari
punti dell'Hinguiz. E non erano carovane mercantili, poich nessun
cammello n altra bestia da soma li accompagnava.
Forse, dietro appello di Hadyar, quel giorno si sarebbe riunita a
Zenfig una importante assemblea?
E infatti la piazza principale fu presto invasa da folla numerosa.
Vedendo quanto accadeva, il brigadiere pens che fosse suo
dovere informarne il capitano, e lo chiam. Hardigan non esit a
raggiungere Pistache nello stretto vano del minareto; ma solo con
sforzi penosi riusc a mettersi accanto a lui.
Il brigadiere non si era ingannato. Una specie d'assemblea di
molte centinaia di tuareg era riunita in quel momento a Zenfig.
Dall'alto si udivano le grida, si scorgevano i gesti, e quella
effervescenza ebbe termine solo quando fu giunto un personaggio
seguito da un uomo e da una donna che uscirono dalla casa che il
brigadiere aveva indicato come quella che doveva essere l'abitazione
del capo tuareg.
Hadyar lui! esclam il capitano Hardigan lo
riconosco.
Avete ragione, capitano rispose Pistache, lo riconosco
anch'io. Infatti era proprio Hadyar con la madre Djemma e col
fratello Sohar:
appena furono sulla piazza vennero acclamati. Poi si fece silenzio.
Hadyar, circondato dalla folla, prese la parola, e per un'ora, interrotto
ogni tanto da clamori entusiastici, arring quella massa di indigeni.
Ma il suo discorso non poteva essere udito dal capitano e dal
brigadiere. Nuove grida echeggiarono quando la riunione fin, e
essendo Hadyar tornato a casa sua, la borgata riprese il suo solito
aspetto.
Il capitano Hardigan e Pistache ridiscesero subito nel cortile e
informarono i loro compagni di quanto avevano osservato.
Io credo disse l'ingegnere che questa riunione sia stata
fatta per protestare contro l'inondazione dei Chotts e che senza
dubbio sar seguita da qualche nuova aggressione.
Cos credo anch'io dichiar il capitano Hardigan. Questo
potrebbe indicare che Pointar di nuovo alla sezione di Goleah.
A meno che non si tratti di noi disse il brigadiere Pistache
e che tutti quei furfanti si siano riuniti solo per assistere all'eccidio
dei prigionieri.
Tutti tacquero a lungo, dopo questa osservazione. Il capitano e
l'ingegnere si erano scambiati uno sguardo che tradiva i loro segreti
pensieri. Non c'era da temere, forse, che il capo tuareg fosse deciso a
fare delle rappresaglie e volesse dare l'esempio di una esecuzione
pubblica, e che per tale motivo diverse trib dell'Hinguiz fossero
state convocate a Zenfig? E d'altra parte come conservare la speranza
che un qualsiasi aiuto potesse giungere da Biscra o da Goleah, se il
tenente Villette doveva ignorare in quale luogo i prigionieri erano
stati condotti e in quali mani erano caduti?
Prima di scendere dal minareto il capitano Hardigan e il brigadiere
avevano percorso un'ultima volta con lo sguardo tutta la parte del
Melrir che potevano vedere. Tutto deserto tanto a nord quanto a sud;
deserto pure il settore che si prolungava a est e a ovest ai due lati
dell'Hinguiz, che dopo l'inondazione del Chott doveva diventare
isola.
Nessuna carovana si vedeva in quella vasta depressione. Quanto al
drappello del tenente Villette, ammettendo pure che le sue ricerche
l'avessero condotto verso Zenfig, che cosa avrebbero potuto fare quei
pochi uomini contro la borgata?
Non rimaneva dunque che aspettare gli avvenimenti, e con quali
timori! Da un momento all'altro non poteva forse aprirsi la porta del
bordy per lasciar passare Hadyar e i suoi? E come sarebbe stato
possibile resistere se il capo tuareg li avesse fatti trascinare nella
piazza, per essere messi a morte? E ci che non fosse stato fatto oggi,
non avrebbe potuto esserlo domani?
La giornata pass senza portare nessun mutamento nelle cose. Le
poche provviste deposte il mattino nel cortile furono loro sufficienti,
e, venuta la sera, essi si coricarono sullo strame di alfa nella stanza
dove avevano passato le notti precedenti.
Ma vi erano appena da mezz'ora, quando all'esterno si ud un
rumore. Era forse qualche tuareg che risaliva il camminamento di
ronda? Forse ora la porta si sarebbe aperta? Hadyar mandava forse a
prendere i prigionieri?
Il brigadiere si era immediatamente alzato, e, appoggiato all'uscio
ascoltava.
Non era un rumore di passi quello che giungeva al suo orecchio,
ma piuttosto una specie di ululato sordo e lamentoso. Un cane
vagava nel sur esterno.
Coupe--coeur lui, lui! esclam Pistache. E stesosi al
suolo, ripet:
Coupe--coeur, Coupe--coeur, sei tu, bravo cane?
L'animale riconobbe la voce del brigadiere come avrebbe
riconosciuto quella del suo padrone Nicol, e rispose con dei guaiti.
S siamo noi Coupe--coeur, siamo noi ripeteva ancora
Pistache. Ah! se tu potessi ritrovare il maresciallo e il suo vecchio
fratello, il tuo amico Va-dlavant Va-dlavant, capisci, e
avvertirli che siamo chiusi in questa prigione.
Il capitano Hardigan e gli altri si erano avvicinati alla porta. Se
avessero potuto servirsi del cane per comunicare con i loro
compagni! Attaccargli un biglietto al collare! Forse solo col proprio
istinto il fedele animale avrebbe ritrovato il tenente, e Villette
apprendendo il luogo dove stavano i suoi compagni, avrebbe cercato
di liberarli.
In ogni caso bisognava che Coupe--coeur non fosse sorpreso sul
camminamento di ronda alla porta del bordy, e perci il brigadiere gli
ripet:
Va va
Coupe--coeur comprese, poich se ne and lanciando un ultimo
lamento d'addio.
Il giorno dopo, come quello precedente, all'alba furono portate le
provviste e si cap che anche quel giorno la situazione dei prigionieri
non sarebbe mutata.
Nella notte seguente il cane non torn; perlomeno Pistache, che lo
aspettava, non ud nulla, tanto che si domand se al povero animale
non fosse stato fatto qualche brutto tiro e non lo si dovesse pi
rivedere.
Nelle due giornate successive non si ebbe alcun incidente n si
notarono segni d'animazione nella borgata.
Il 24 verso le undici il capitano Hardigan, stando in osservazione
in cima al minareto, not un certo movimento a Zenfig, un tumulto di
cavalli e un rumore d'armi inconsueto. Contemporaneamente la
popolazione si port in folla sulla piazza principale verso la quale si
dirigevano molti cavalieri.
Forse il capitano Hartugan e i suoi compagni dovevano essere
condotti davanti a Hadyar quel giorno?
No, nulla, perlomeno ancora per questa volta: anzi, tutto
annunciava la prossima partenza del capo tuareg: a cavallo in mezzo
alla piazza egli passava in rivista un centinaio di tuareg, a cavallo
come lui. Mezz'ora dopo Hadyar si metteva alla testa di quel
drappello e, uscito dalla borgata, si dirigeva verso l'est dell'Hinguiz.
Il capitano ridiscese subito nel cortile per informare i compagni di
quella partenza.
Dev'essere una spedizione contro Goleah, dove i lavori saranno
stati ripresi disse l
!
ingegnere.
E chiss che Hadyar non s'incontri con Villette e coi suoi
soldati osserv il capitano.
S, tutto possibile, ma non sicuro rispose il brigadiere;
l'unica certezza che il momento di fuggire venuto, poich
Hadyar e i suoi furfanti hanno lasciato la borgata.
Ma come? domand uno degli spahis.
S, come? come approfittare dell'occasione che si presentava? Le
mura del bordy erano sempre insuperabili; la porta, saldamente
chiusa dall'esterno, si poteva forse sfondare? E da quale altra parte
aspettare soccorso?
Pure questo soccorso venne, ed ecco come.
Nella notte successiva, come aveva fatto gi una volta, il cane fece
udire dei sordi latrati, mentre grattava il terreno presso la porta.
Guidato dall'istinto, Coupe--coeur aveva scoperto una breccia
sotto quella parte del sur, un buco pieno per met di terra che portava
dall'esterno all'interno. E ad un tratto il brigadiere, che non se
l'aspettava, lo vide apparire nel cortile.
Si, Coupe--coeur gli era accanto latrando e saltando, ed egli fece
fatica a calmare il bravo animale.
Subito il capitano Hardigan, de Schaller e gli altri uscirono dalla
camera: il cane torn verso il buco dal quale era uscito ed essi lo
seguirono.
Era l'orifizio di una stretta galleria, dalla quale bastava togliere
qualche masso e un po' di terra perch un uomo potesse passarvi.
Questa una fortuna! esclam Pistache.
Fortuna inaspettata e della quale conveniva approfittare quella
stessa notte, prima che Hadyar fosse di ritorno a Zenfig.
Per attraversare la borgata e poi l'oasi non sarebbe stata cosa
eccessivamente facile. Come avrebbero fatto i fuggiaschi a dirigersi
nel profondo buio? Non avrebbero rischiato di imbattersi nei soldati
di Hadyar? E i cinquanta chilometri che li separavano da Goleah,
come li avrebbero superati senza viveri, senza potersi nutrire d'altro
che di frutta o di radici delle oasi?
Nessuno di loro volle vedere tali pericoli; non esitarono un istante
a fuggire. Seguirono il cane verso quella buca, attraverso la quale
esso era scomparso per primo.
Passa! disse l'ufficiale a Pistache.
Dopo di voi, capitano.
Si dovette procedere con estrema precauzione per non provocare
un franamento della muraglia. I prigionieri vi riuscirono, e dopo dieci
minuti giunsero al camminamento di ronda.
La notte era assai buia, nuvolosa e senza stelle. Il capitano
Hardigan e i suoi compagni non avrebbero saputo quale direzione
prendere, se non ci fosse stato il cane a guidarli. Non ebbero da fare
altro che fidarsi dell'intelligente animale. Del resto, non incontrarono
nessuno in vicinanza del bordy, dalle cui scarpate si lasciarono
scivolare fino alla linea dei primi alberi. Erano le undici di sera.
Nella borgata regnava il silenzio e dalle finestre delle case,
autentiche feritoie, non passava alcuna luce.
I fuggiaschi, camminando senza far rumore, si cacciarono
attraverso gli alberi e sul limite dell'oasi non avevano incontrato
anima viva.
Ma l apparve davanti a loro un uomo che reggeva una lanterna
accesa.
Lo riconobbero tutti, e anch'egli li riconobbe: era Mezaki, che
tornava alla sua abitazione da quella parte della borgata. Mezaki non
ebbe neanche il tempo di lanciare un grido, che il cane gli si avvent
alla gola ed egli cadde senza vita.
Bravo, bravo Coupe--coeur! disse il brigadiere.
Il capitano e i suoi compagni non dovevano pi temere il
miserabile che giaceva a terra esanime, e con passo rapido seguirono
il lembo dell'Hinguiz, dirigendosi verso l'est del Melrir.
CAPITOLO XV
IN FUGA
SOLO dopo aver riflettuto a lungo su quanto sarebbe stato
necessario fare dopo un'evasione, il capitano Hardigan si era avviato
in direzione est. Certo poco oltre il lembo occidentale del Melrir c'era
la strada frequentata di Tuggurt, che seguiva il tracciato della linea
transahariana e dalla quale sarebbe stato facile giungere a Biscra con
sicurezza in tempi normali. Ma quella parte del Chott egli non la
conosceva, poich era venuto da est da Goleah a Zenfig, e risalire
l'Hinguiz verso ovest non solo voleva dire affrontare l'ignoto, ma si
correva il rischio di incontrarvi uomini appostati da Hadyar per
sorvegliare le truppe che avrebbero potuto giungere da Biscra da
quella parte. Del resto il tragitto era pressappoco eguale fra Zenfig e
il termine del canale. Gli operai potevano essere tornati in buon
numero al cantiere e quindi sarebbe stato opportuno raggiungere
Goleah. Forse si sarebbe potuto incontrare il drappello del tenente
Villette che doveva effettuare le ricerche prevalentemente in quella
parte del Gerid. Infine da quella parte si era slanciato Coupe--coeur
attraverso l'oasi, e, secondo quanto diceva il brigadiere, il cane
doveva avere le sue ragioni per fare cos. Conveniva dunque fidarsi
della sagacia di Coupe--coeur. Perci Pistache aveva detto:
Capitano, la cosa migliore seguirlo; il cane non si sbaglier, e
poi vede di notte come di giorno, ve lo posso assicurare; un cane
che ha gli occhi di gatto.
Seguiamolo aveva risposto il capitano Hardigan.
Era il meglio che rimanesse da fare. In quella profonda oscurit,
nel dedalo dell'oasi, i fuggitivi avrebbero corso il rischio di vagare
intorno alla borgata senza allontanarsene. Fu assai utile lasciarsi
guidare da Coupe--coeur; cos raggiunsero abbastanza presto il
lembo settentrionale dell'Hinguiz e non dovettero far altro che
seguirne la sponda.
Era necessario non scostarsi dalla via soprattutto perch al di fuori
il terreno del Melrir era pericoloso, essendo cosparso di sabbie
mobili dalle quali sarebbe stato impossibile tirarsi fuori. I passi
praticabili, serpeggianti fra esse, erano conosciuti solo dai tuareg di
Zenfig e delle borgate vicine che facevano il mestiere di guida e il
pi delle volte offrivano i loro servigi solo per saccheggiare le
carovane.
I fuggiaschi camminavano con passo rapido, e senza aver fatto
nessun cattivo incontro, al sorgere del giorno si fermarono in un
bosco di palme. A causa della difficolt di procedere nelle tenebre
fitte, essi non dovevano valutare a pi di sette o otto chilometri la
distanza percorsa in quella tappa. Ne sarebbero rimasti dunque una
ventina per giungere alla punta estrema dell'Hinguiz e di l
pressappoco altrettanti per attraversare il Chott fino all'oasi di
Goleah. Affaticato dalla camminata notturna, il capitano Hardigan
ritenne opportuno riposare un'ora. Il bosco era deserto, e le pi vicine
borgate occupavano il limite meridionale di quella futura isola
centrale. Sarebbe dunque stato facile evitarle. Del resto, fin dove lo
sguardo poteva arrivare a est, non si scorgeva traccia del drappello di
Hadyar. Partito da Zenfig da quindici ore circa, doveva gi essere
lontano.
Ma se la stanchezza obbligava i fuggiaschi a riposarsi piuttosto
frequentemente, quel riposo non poteva bastare a ristorarli se non si
fossero procurati un po' di nutrimento. Poich le provviste erano state
esaurite nelle ultime ore passate al bordy, non potevano fare
assegnamento che sui frutti che potevano cogliere attraversando
l'oasi dell'Hinguiz, nient'altro che datteri, bacche e forse certe radici
commestibili che Pistache conosceva bene. L'acciarino e l'esca non
mancavano a nessuno, e quelle radici, una volta cotte su un buon
fuoco di legna, avrebbero fornito un alimento sostanzioso. S, in tali
condizioni si poteva sperare che il capitano Hardigan e i suoi
compagni avrebbero soddisfatto la fame e la sete, poich molti ued
solcavano l'Hinguiz. Forse sarebbero anche riusciti a catturare della
selvaggina di pelo o di penna con l'aiuto di Coupe--coeur. Ma ogni
speranza di quel genere sarebbe svanita quando si fossero spinti
attraverso le pianure sabbiose del Chott, per quei terreni saliferi dove
spuntavano solo pochi ciuffi di driss inadatti all'alimentazione.
In fin dei conti, dato che i prigionieri, sotto la guida di Sohar,
erano venuti in due giorni da Goleah a Zenfig, i fuggiaschi avrebbero
forse impiegato maggior tempo da Zenfig a Goleah? Certamente s, e
per due ragioni: la prima che questa volta non avevano cavalli; la
seconda che, non conoscendo i sentieri praticabili, avrebbero perduto
tempo nel cercarli.
Per disse il capitano si tratta solo di cinquanta
chilometri; prima di sera ne avremo fatto la met; dopo una notte di
riposo, ci rimetteremo in cammino, e anche se ci occorrer un tempo
doppio per l'altra met, saremo in vista dei bordi del canale domani
l'altro a sera.
Dopo questa fermata di un'ora, essendosi cibati solo di datteri, i
fuggiaschi seguirono il margine dell'oasi nascondendosi alla meglio.
Il tempo era coperto. A mala pena qualche raggio di sole filtrava fra
le nuvole squarciate. Minacciava di piovere, ma per fortuna la
pioggia non cadde.
La prima tappa fin a mezzogiorno. Nessun allarme fino allora,
nessun indigeno era stato incontrato per via. Non c'era dubbio che la
banda di Hadyar non fosse gi a trenta o quaranta chilometri a est.
La sosta dur un'ora. I datteri non mancavano, e il brigadiere
strapp delle radici che furono fatte cuocere sotto la cenere. Tutti se
ne cibarono alla meglio, e Coupe--coeur dovette accontentarsi.
Alla sera, erano stati percorsi venticinque chilometri da Zenfig, e
il capitano Hardigan si arrestava alla punta est dell'Hinguiz.
Erano sul margine dell'ultima oasi. Pi avanti si stendevano le
ampie solitudini della depressione, il piano immenso scintillante di
efflorescenze saline, su cui, per mancanza di guida, la marcia doveva
riuscire difficile e pericolosa. Ma infine erano lontani dalla loro
prigione, e se anche Ahmet e gli altri li avessero inseguiti, almeno
non avrebbero trovato le loro tracce.
Tutti avevano un grande bisogno di riposo. Per quanto
desiderassero giungere al pi presto a Goleah, decisero di passare la
notte in quel luogo.
D'altra parte arrischiarsi al buio su quei terreni mobili oltre
l'Hinguiz sarebbe stato imprudentissimo. A mala pena se la sarebbero
potuta cavare in pieno giorno. Non avendo assolutamente da temere
il freddo in quel periodo dell'anno e a quella latitudine, si
accovacciarono ai piedi di un gruppo di palme.
Senza dubbio sarebbe stato opportuno che uno di loro sorvegliasse
il campo, e il brigadiere si offr di fare la guardia nelle prime ore per
essere poi sostituito dai due spahis. Mentre i suoi compagni
cascavano dal sonno, egli rimase al suo posto in compagnia di
Coupe--coeur. Ma era appena passato un quarto d'ora, che Pistache
non pot resistere al sonno; quasi inconsciamente prima sedette, poi
si sdrai a terra, e gli occhi gli si chiusero suo malgrado.
Fortunatamente il fedele Coupe--coeur faceva guardia migliore, e
cos un po' prima di mezzanotte i dormienti furono svegliati dai sordi
latrati del cane.
In guardia, in guardia! grid il brigadiere, alzandosi
bruscamente.
In un attimo anche il capitano Hardigan fu in piedi.
Ascoltate, capitano disse Pistache.
Sulla sinistra del gruppo d'alberi si sentiva un violento tumulto;
rumori di rami spezzati, di cespugli divelti, a poche centinaia di passi
di distanza.
Che i tuareg di Zenfig ci seguano?
Si poteva forse dubitare del fatto che, una volta accertata la fuga
dei prigionieri, i tuareg non li avrebbero inseguiti?
Il capitano Hardigan, dopo aver teso l'orecchio, si riaccost al
brigadiere e disse:
No, non sono indigeni. Avrebbero cercato di sorprenderci; non
avrebbero fatto tanto rumore.
Ma e allora? domand l'ingegnere.
Sono animali, belve, che vagano nell'oasi dichiar il
brigadiere. Infatti il campo non era minacciato dai tuareg, quanto
piuttosto dai leoni, la cui presenza non costituiva un pericolo minore.
Se essi si fossero avventati sul campo, come si sarebbe potuto
resistere loro senza nessun'arma di difesa?
Il cane dava segni della massima agitazione e il brigadiere stent
molto a trattenerlo, a impedirgli di abbaiare e di avventarsi l dove
gli urli si facevano pi furibondi. Che cosa accadeva dunque? Forse
che le belve si contendevano rabbiosamente una preda, e si battevano
fra loro? O avevano scoperto i fuggiaschi sotto gli alberi? E ora si
sarebbero precipitate loro addosso? Vi furono alcuni minuti di viva
ansiet. Se fossero stati scoperti, il capitano Hardigan e i suoi
compagni, anche se si fossero dati alla fuga, sarebbero stati raggiunti.
Era meglio aspettare fermi in quel luogo, e prima di tutto
arrampicarsi sugli alberi per evitare un assalto. Questo fu l'ordine
dato dal capitano, e gi si stava per eseguirlo, quando il cane,
sfuggendo al brigadiere, spar a destra del campo.
Qui, Coupe--coeur, qui! grid Pistache. Ma l'animale o
non ud o non volle udire.
In quel momento il tumulto e gli urli parvero allontanarsi. A poco
a poco diminuirono e alla fine cessarono del tutto. I soli rumori
ancora percettibili erano i latrati di Coupe--coeur, che non tard a
ricomparire.
Quelle belve se ne sono andate! disse il capitano Hardigan.
Non ci avevano visto; ora non abbiamo pi nulla da temere.
Ma che cos'ha Coupe--coeur? esclam Pistache, che
accarezzando il cane si sent le mani umide di sangue. L'hanno
ferito? Ha ricevuto qualche colpo d'artiglio, laggi?
No, Coupe--coeur non si lamentava, saltellava di qua e di l,
andava verso la via che prima aveva seguito e tornava subito indietro,
come se volesse indurre il brigadiere a seguirlo da quella parte.
E questo stava per farlo, quando il capitano gli ordin:
Non andate, Pistache, rimanete qui; aspettiamo l'alba e
vedremo che cosa sar meglio fare.
Il brigadiere obbed, ognuno riprese il posto lasciato ai primi urli
delle belve e riprese il sonno bruscamente interrotto, che non fu pi
turbato.
Quando i fuggiaschi si destarono, il sole spuntava gi
sull'orizzonte; ma ecco Coupe--coeur slanciarsi nel bosco, e questa
volta quando torn, si not effettivamente che il suo pelo portava
tracce di sangue fresco.
Di sicuro disse l'ingegnere laggi vi qualche animale
ferito a morte. Forse un leone di quelli che si sono battuti.
Peccato che non sia carne buona da mangiare disse uno
degli spahis.
Andiamo a vedere disse il capitano Hardigan.
Seguirono tutti il cane che li guidava latrando, e a un centinaio di
passi trovarono un animale immerso nel suo sangue.
Non era un leone, ma una grossa antilope che le belve avevano
strangolato, per la quale certo si erano battute, e che forse avevano
abbandonato nel furore che le eccitava una contro l'altra.
Ma benone! esclam il brigadiere ecco una selvaggina
che non avremmo mai preso! Giunge a proposito per farci la
provvista di carne per tutto il nostro viaggio.
Era proprio una fortunata combinazione! I fuggitivi non sarebbero
stati pi ridotti a nutrirsi di radici e di datteri. Gli spahis e Pistache si
misero subito all'opera, a staccare i migliori pezzi dell'antilope, parte
dei quali diedero a Coupe--coeur. E cos parecchi chilogrammi di
buona carne vennero portati al campo. Acceso il fuoco, ne furono
poste sulla brace alcune fette; e pensate se non fu una festa per tutti
addentare quelle succulente braciole.
Dopo quella colazione inattesa, ognuno si sent rinvigorito, e il
capitano Hardigan pot dire a quella gente soddisfatta:
Andiamo, non bisogna fermarci, i tuareg di Zenfig possono
ancora inseguirci.
Prima di lasciare il campo i fuggitivi osservarono con grande
attenzione tutto quel margine dell'Hinguiz che si prolungava verso la
borgata.
Era deserto, e per tutta la distesa del Chott a est e a ovest non
appariva anima viva. E non solo le belve e i ruminanti non si
spingevano su quelle desolate regioni, ma nemmeno gli uccelli le
attraversavano a volo. E perch lo avrebbero fatto dato che le diverse
oasi dell'Hinguiz offrivano loro tutto ci che non avrebbe dato l'arida
superficie del Chott? D'altra parte a quell'osservazione fatta dal
capitano Hardigan l'ingegnere rispose:
Ne diventeranno gli ospiti consueti, gli uccelli marini
perlomeno, gabbiani, fregate, alcioni, quando il Melrir si sar
trasformato in un grande lago, e nelle sue acque nuoteranno i pesci e
i cetacei mediterranei E gi mi sembra di vedere le flotte da guerra
e mercantili che solcano il nuovo mare.
Prima che il Chott sia allagato, signor ingegnere disse
Pistache credo che sia meglio approfittarne per giungere al canale.
A voler aspettare che una nave venga a prenderci dove siamo, vi
sarebbe da perdere la pazienza.
Senza dubbio rispose de Schaller ma io persisto nella
mia opinione che l'inondazione completa del Rharsa e del Melrir si
effettuer in un tempo pi breve di quanto non si creda.
Anche se ci dovesse accadere solo fra un anno disse
ridendo il capitano sarebbe troppo per noi. E appena i nostri
preparativi saranno terminati dar il segnale della partenza.
Andiamo, signor Franois disse allora il brigadiere
bisogna muovere le gambe, e vi auguro di poter fare presto una sosta
in un villaggio che abbia una bottega di barbiere, perch se si va
avanti cos, avremo la barba di uno zappatore.
Proprio di uno zappatore mormor il signor Franois, che
gi non si riconosceva pi quando le acque di un ued gli
presentavano la sua immagine.
I preparativi non potevano essere lunghi n complicati, nelle
condizioni in cui si trovavano allora i fuggiaschi. Tuttavia la
necessit di assicurarsi il nutrimento per i due giorni di marcia fino a
Goleah li fece ritardare un poco quel mattino. Avevano a loro
disposizione solo i pezzi d'antilope, non consumati che in parte. Ora
durante quella traversata del Melrir, in cui la legna sarebbe venuta a
mancare, come avrebbero potuto accendere il fuoco? Qui almeno il
combustibile non mancava e i rami rotti dalle violente raffiche del
Gerid ingombravano il suolo. Il brigadiere e i due spahis si
dedicarono dunque a quel compito. In mezz'ora parecchie fette di
quella squisita carne vennero arrostite sui carboni, e, una volta
raffreddate, Pistache le riun in sei parti uguali e ognuno si prese la
sua che avvolse in foglie fresche.
Erano le sette del mattino, stando alla posizione del sole, che si
era alzato fra nebbie rossastre che preannunciavano una giornata
calda. Questa volta nelle loro tappe il capitano e i suoi compagni non
dovevano pi avere il riparo degli alberi dell'Hinguiz contro l'ardore
del sole. A ci si aggiunse un altro spiacevole fatto che poteva dare
origine a un pericolo gravissimo: finch i fuggitivi avevano seguito il
margine ombroso, il rischio di essere scorti e inseguiti era molto
ridotto. Ma quando avessero attraversato allo scoperto i lunghi nebka
del Chott, chiss se il loro passaggio sarebbe rimasto inosservato? E
se qualche banda di tuareg si fosse venuta a trovare sul loro cammino
dove avrebbero potuto rifugiarsi per evitarla? E se quel giorno o il
giorno seguente Hadyar e il suo drappello fossero ritornati verso
Zenfig? Si aggiungano a questi pericoli le difficolt della strada
attraverso i terreni mobili del Melrir, dei quali n l'ingegnere n il
capitano conoscevano i passaggi, e si vedr quanti rischi si
presentavano in quel tragitto di venticinque chilometri fra la punta
dell'Hinguiz e il cantiere di Goleah.
Il capitano Hardigan e de Schaller avevano si pensato a questo, e
ancora vi pensavano. Ma bisognava pure affrontare quelle temibili
eventualit. Ed essi le avrebbero affrontate, poich erano tutti
energici, vigorosi, pronti a ogni sforzo.

CAPITOLO XVI
IL TELL
ERANO APPENA passate le sette quando il capitano Hardigan e i
suoi compagni lasciarono la punta. La particolare natura del terreno
costringeva ad avanzare con tutte le precauzioni. Le efflorescenze
della sua superficie non permettevano di riconoscere se il terreno
offrisse resistenza sufficiente o se a ogni passo si rischiasse di essere
inghiottiti. L'ingegnere, stando agli scandagli del capitano Roudaire e
a quelli fatti da lui stesso, conosceva bene la composizione di quei
terreni che formano il fondo dei Sebkas e dei Chotts. Nella parte
superiore si stende una crosta salina soggetta a oscillazioni molto
sensibili. Al di sotto le sabbie si mescolano a marne a volte fluide,
nelle quali l'acqua entra per due terzi, il che toglie loro ogni
consistenza. Talvolta gli scandagli incontrano la roccia solo a grandi
profondit. Non ci si deve stupire dunque se uomini e cavalli
vengono inghiottiti da quegli strati semiliquidi come se il terreno
sprofondasse sotto di loro, senza che sia possibile venire in loro
soccorso.
Lasciando lHinguiz, i fuggitivi sarebbero stati contenti di trovare
le impronte del passaggio di Hadyar e del drappello di tuareg
attraverso quella parte del Chott. Su quella bianca crosta le tracce di
passi non avrebbero avuto il tempo di cancellarsi, non essendo
passato n vento n pioggia a spazzare l'est del Melrir da alcuni
giorni. In tal caso non vi sarebbe stato altro che seguirle per non
scostarsi dai sentieri ben noti agli indigeni fino all'oasi di Goleah,
verso cui molto probabilmente il capo tuareg si dirigeva. Ma de
Schaller cerc invano quelle orme, e si dovette dedurne che la banda
non aveva seguito fino alla estrema punta le sponde dellHinguiz.
Durante il viaggio, il capitano e l'ingegnere andavano avanti
preceduti dal cane. Prima di prendere una direzione cercavano di
stabilire la composizione del terreno, ma quell'esame era reso
difficile dalla lunga zona salina. Si camminava lentamente, dunque, e
quella prima tappa, che termin verso le undici, comprendeva solo
un tragitto di quattro o cinque chilometri. Allora ci si dovette
arrestare per riposare e per prendere un po' di cibo. Nessuna oasi n
bosco, e neppure un gruppo di alberi erano in vista. Solo un piccolo
rialzo sabbioso rompeva l'uniformit della pianura a qualche
centinaio di passi.
Non c' da scegliere disse il capitano Hardigan. Tutti si
diressero verso la piccola duna e sedettero dalla parte non battuta dai
raggi del sole. Ognuno trasse di tasca un pezzo di carne, ma invano il
brigadiere cerc un ras per attingervi un po' d'acqua da bere. Nessun
ued attraversava quella parte del Melrir, e la sete non pot essere
calmata se non con pochi datteri colti all'ultimo accampamento.
Poco dopo il mezzogiorno il cammino venne ripreso e continu
non senza fatica e grandi difficolt. Il capitano Hardigan cercava di
stare, per quanto poteva, in direzione est, regolandosi sulla posizione
del sole. Ma quasi a ogni momento la sabbia gli veniva a mancare
sotto i piedi. La depressione l aveva una costa molto bassa e
certamente il Chott, una volta inondato fra l'Hinguiz e l'orlo del
canale, avrebbe toccato l la maggior profondit, ossia circa una
trentina di metri sotto il livello del mare.
L'ingegnere fece osservare la cosa, aggiungendo:
Non mi stupisco dunque che il terreno da questo lato sia pi
mobile che altrove. Nella stagione delle piogge questi fondi devono
ricevere tutte le acque correnti del Melrir, e perci non possono mai
consolidarsi.
Peccato che non possiamo evitarli osserv il capitano.
Quanto a risalire a nord o ridiscendere a sud senza essere sicuri di
trovare una strada migliore, sarebbe tempo sprecato, e noi non ne
abbiamo da perdere. La nostra direzione ci conduce in sostanza al
punto pi vicino a cui potessimo arrivare, ed meglio non
modificarla.
Certamente dichiar l'ingegnere come sicuro che
Hadyar e la sua banda, se si recavano al chilometro 347, non hanno
seguito questa strada.
Infatti non si trovava nessuna traccia del loro passaggio.
Che marcia faticosa e lenta! E che difficolt a mantenersi sui
sentieri buoni! Coupe--coeur, sempre in testa, tornava indietro ogni
volta che sentiva cedere la crosta bianca. Allora bisognava fermarsi,
tastare il terreno, piegare a destra o a sinistra, a volte per una
cinquantina di metri, e cos il cammino si allungava con infinite
svolte. In tali condizioni, la seconda tappa permise di superare solo
una lega e mezza. Venuta la sera, essi si fermarono stremati, e del
resto, anche se non ne avessero avuto un imperioso bisogno, come
avrebbero potuto spingersi a una marcia notturna?
Erano le cinque di sera. Il capitano Hardigan aveva ben capito che
i suoi compagni erano incapaci di proseguire. Eppure il luogo era
poco propizio a un accampamento notturno. Nient'altro che la
pianura eterna; nemmeno un rialzo di terra per appoggiarvisi; non un
rigagnolo dove fosse possibile attingere un po' d'acqua potabile, e
nemmeno un ciuffo di driss in quei bassifondi, in quegli hofsa dove
si accumulavano le cristallizzazioni saline. Pochi uccelli
attraversavano rapidi quella regione desolata per raggiungere le oasi
pi vicine, distanti, senza dubbio, molte leghe e alle quali i
fuggiaschi non avrebbero certo potuto arrivare.
In quel momento il brigadiere, avvicinandosi all'ufficiale, gli
disse:
Capitano, con rispetto parlando, mi pare che ci sarebbe un
luogo migliore piuttosto che accamparci qui; quei briganti di tuareg
sceglierebbero meglio.
E dove dunque, brigadiere?
Se non sbaglio guardate, non una specie di duna quella che
vedo laggi con sopra qualche albero?
E con la mano tesa verso nord-est Pistache indicava un punto del
Chott distante tre chilometri al massimo.
Tutti gli occhi seguirono quella direzione. Il brigadiere non si
sbagliava. Laggi vi era per fortuna una collinetta boschiva, un tell,
sul quale sorgevano pochi alberi molto rari in quella regione. Se il
capitano Hardigan e i suoi compagni fossero riusciti a giungervi,
avrebbero potuto passare la notte in condizioni meno cattive.
Bisogna arrivare l ad ogni costo dichiar l'ufficiale.
Tanto pi aggiunse l'ingegnere che non ci scosteremo di
molto dalla nostra strada.
E poi disse il brigadiere chiss che da quella parte il
fondo del Chott non sia migliore per i nostri poveri piedi.
Amici, un ultimo sforzo ordin il capitano. E tutti lo
seguirono.
Ma se al di l del tell, come aveva detto Pistache, il fondo forse
risaliva, e il giorno seguente i fuggiaschi forse avrebbero incontrato
un terreno pi consistente, cos non fu in quell'ultima ora della tappa.
Non ci arriver mai ripeteva il signor Franois.
Appoggiatevi al mio braccio rispose il gentile brigadiere.
Avevano a malapena superato due chilometri, quando il sole
tramont.
La luna, al suo primo quarto, lo seguiva subito e si andava a
nascondere dietro l'orizzonte. Al crepuscolo gi breve in quella vasta
solitudine sarebbe seguita l'oscurit profonda. Bisognava dunque
utilizzare gli ultimi attimi del giorno per giungere al tell. Il capitano
Hardigan, de Schaller, il brigadiere, il signor Franois e i due spahis
camminavano cautamente in fila. Il terreno diveniva sempre pi
cattivo. La crosta cedeva sotto i piedi, affondava nelle sabbie e
l'acqua risaliva a mano a mano che il piede le penetrava. Talvolta si
affondava fino al ginocchio nello strato fluido e non era facile ritirare
la gamba. Accadde anche che il signor Franois, essendosi scostato
troppo dal sentiero, sprofond fino alla cintola, e sarebbe stato
inghiottito totalmente in una di quelle buche, in uno di quegli occhi
di mare di cui abbiamo parlato, se non avesse allungato le braccia.
Aiuto! aiuto! grid dibattendosi.
Coraggio! coraggio! grid a sua volta Pistache. E torn
indietro per soccorrerlo.
Ma era gi stato preceduto da Coupe--coeur che, in pochi balzi,
ebbe raggiunto il disgraziato signor Franois, di cui emergevano solo
la testa e le braccia; egli si aggrapp forte al capo del robusto
animale e finalmente il brav'uomo usc da quella buca tutto umido e
impiastricciato di marna. E bench non fosse il momento buono per
scherzare, Pistache gli disse:
Non c'era nulla da temere, signor Franois; se Coupe--coeur
non mi avesse preceduto, vi avrei salvato io afferrandovi per la
barba.
Per un'ora ancora si continu a scivolare alla superficie di
quell'urta, e con sofferenze indescrivibili. I fuggiaschi non potevano
pi avanzare senza arrischiare di affondare nella melma. Strisciavano
sulla sabbia uno accanto all'altro, per sostenersi a vicenda in caso di
bisogno.
In quella parte della depressione il fondo continuava ad
abbassarsi; era come un vasto bacino in cui si accumulavano le acque
dei piccoli corsi d'acqua che alimentavano la rete idrografica del
Chott.
C'era una sola speranza di salvezza: giungere al tell segnalato dal
brigadiere Pistache. L certamente sarebbe ricominciato il suolo
resistente fino al gruppo d'alberi che ne coronavano la cresta; e l la
sicurezza della notte era certa. Ma nel buio il dirigersi diveniva
estremamente difficile; a malapena si poteva scorgere il tell, e
talvolta non si sapeva pi se si doveva voltare a destra o a sinistra.
Ora il capitano Hardigan e i suoi compagni andavano alla ventura,
e veramente solo il caso poteva mantenerli sulla buona via.
Infine Coupe--coeur, la loro vera guida, emise numerosi latrati.
Sembrava proprio che il cane fosse a un centinaio di passi a sinistra e
sopra un'altura.
Il colle l! disse il brigadiere.
S, aggiunse l'ingegnere ce ne eravamo scostati.
Non c'era dubbio che il cane avesse trovato il tell, che si fosse
arrampicato fino agli alberi e che quei suoi frequenti latrati
invitassero a raggiungerlo.
Cos fu fatto, ma a prezzo di quali sforzi e di che pericoli! Il
terreno risaliva gradatamente facendosi a mano a mano pi solido.
Alla sua superficie ora si sentivano duri ciuffi di driss ai quali ci si
poteva aggrappare con le mani, e fu cos che tutti, dopo che Pistache
ebbe dato un'ultima spinta al signor Franois, si trovarono sul tell.
Finalmente ci siamo! esclam il brigadiere, accarezzando
Coupe--coeur che gli saltellava intorno.
Allora erano le otto passate; l'oscurit impediva di scorgere
qualcosa tutto intorno. Non c'era altro da fare che sdraiarsi ai piedi
degli alberi e riposarsi tutta la notte.
Ma se il brigadiere, il signor Franois, i due spahis non tardarono
ad addormentarsi, inutilmente l'ingegnere e il capitano Hardigan
attesero il sonno. La preoccupazione li tenne svegli. Non erano forse
come naufraghi gettati su un'isola sconosciuta senza sapere se
avrebbero mai potuto lasciarla? Ai piedi di quel tell avrebbero
incontrato dei passaggi praticabili? Una volta venuto il giorno
avrebbero dovuto ancora arrischiarsi su un terreno mobile? E in
direzione di Goleah, il fondo del Chott non si sarebbe abbassato
ancor di pi?
A che distanza credete che si trovi Goleah? domand il
capitano Hardigan all'ingegnere.
A dodici o quindici chilometri rispose de Schaller.
Avremo dunque percorso met del cammino?
Credo di s.
Con quanta lentezza trascorsero le ore di quella notte dal 26 al 27
aprile! L'ingegnere e l'ufficiale dovettero invidiare i loro compagni,
che la stanchezza aveva precipitato in un sonno tanto profondo dal
quale nemmeno lo scoppio del tuono li avrebbe tolti. Del resto,
nonostante l'elettricit dell'atmosfera, non sopraggiunse nessun
uragano; eppure, bench il vento fosse cessato, si udivano certi
rumori che turbavano il silenzio.
Era quasi mezzanotte quando quei rumori iniziarono. Altri, pi
accentuati, vi si aggiunsero.
Ma che cosa sta succedendo? domand il capitano Hardigan
ergendosi in piedi alla base dell'albero cui era appoggiato.
Non so rispose l'ingegnere sembra un uragano lontano
ma si direbbe che attraverso il terreno si propaghi un rombo.
In ci non c'era nulla di straordinario. Certo non si dimenticato
che, quando erano iniziati i lavori di livellamento, Roudaire aveva
notato che la superficie del Gerid subiva delle oscillazioni di grande
ampiezza, che impedirono pi di una volta i suoi lavori. Tali
oscillazioni erano dovute senza dubbio a qualche fenomeno sismico
che si verificava negli strati pi bassi. Era dunque il caso di
domandarsi se in quel momento era una perturbazione simile che si
manifestava nei fondi cos poco stabili di quell'hofsa, che era uno dei
pi accentuati del Melrir.
Il brigadiere, il signor Franois e i due spahis erano stati destati da
quei rumori sotterranei che si facevano sempre pi intensi.
In quel momento Coupe--coeur diede segni di agitazione
particolare. Pi volte scese fino ai piedi del tell, e l'ultima volta che
risal era tutto bagnato.
S, acqua ripeteva il brigadiere e la si direbbe acqua di
mare! Questa volta, perlomeno non sangue.
Queste parole alludevano a quanto era accaduto la notte
precedente al campo, sulla punta dell'Hinguiz, quando il cane era
tornato intriso del sangue dell'antilope ammazzata dalle belve.
Coupe--coeur si scrollava inzaccherando Pistache. Dunque
intorno a quella specie di lido c'era una zona d'acqua abbastanza
profonda perch il cane vi si fosse potuto tuffare. Eppure, quando il
capitano Hardigan e i suoi compagni vi erano giunti, avevano dovuto
strisciare sopra la marna putrida, ma non attraversare uno strato
liquido.
Si era dunque prodotto un abbassamento del terreno, riportando
alla superficie l'acqua degli strati inferiori, e il tell si era trasformato
in isolotto?
Con quanta impazienza e con quale apprensione i fuggitivi
aspettarono il giorno! Certo non avrebbero potuto riaddormentarsi.
Del resto l'intensit delle perturbazioni sotterranee continuava ad
aumentare. C'era da credere che le forze plutoniche e nettuniane
lottassero insieme sotto il fondo del Chott, che a poco a poco si
trasformava. A volte si verificavano anche delle scosse cos violente
che gli alberi si curvavano come sotto una raffica che minacciasse di
sradicarli.
A un certo punto il brigadiere, sceso alla base del tell, not che i
primi strati erano bagnati da una zona d'acqua, la cui profondit
misurava gi due o tre piedi.
Di dove veniva quell'acqua?. Le perturbazioni del suolo l'avevano
respinta attraverso le marne sotterranee fino alla superficie del Chott,
e anzi forse sotto l'azione di quello straordinario fenomeno il fondo si
era abbassato di parecchio al disotto del livello mediterraneo? Questa
era la domanda che si poneva de Schaller; quando il sole fosse
riapparso sull'orizzonte, c'era probabilit che egli potesse trovarvi
risposta.
Fino alle prime luci dell'alba i rumori lontani che sembravano
venire da est continuarono a turbare lo spazio. A intervalli regolari si
verificavano anche delle scosse cos forti che il tell tremava sulla sua
base, lungo la quale l'acqua si precipitava con il rumore di risacca
che fa la marea crescente quando si avventa contro gli scogli di un
litorale.
A un certo punto, mentre tutti cercavano di rendersi conto con
l'orecchio di ci che i loro occhi non potevano scorgere, il capitano
Hardigan disse:
mai possibile che il Melrir si sia riempito con le acque
sotterranee risalenti alla sua superficie?
Sarebbe molto inverosimile rispose l'ingegnere; io credo
che vi sia una spiegazione pi accettabile.
Quale?
Che siano le acque del golfo che l'hanno inondato, invadendo
da Gabes tutta questa parte del Gerid.
Allora esclam il brigadiere il nostro unico scampo
sarebbe salvarci a nuoto.
Finalmente il giorno stava per sorgere, ma i pochi bagliori che
apparivano a oriente del Chott erano molto pallidi, come se una
densa cortina di nubi fosse distesa all'orizzonte.
E tutti, in piedi sotto gli alberi, con gli sguardi fissi in quella
direzione, aspettavano solo le prime luci dell'alba per rendersi conto
della situazione. Ma tutti furono traditi nella loro attesa.
CAPITOLO XVII
CONCLUSIONE
UNA SPECIE di nebbia si stendeva sulle dune, ed era cos fitta
tutt'intorno che i primi raggi del sole non poterono dissolverla: non ci
si vedeva a un palmo e i rami degli alberi erano immersi in quei
densi vapori.
Pare proprio che il diavolo ci abbia messo la coda! esclam
il brigadiere.
Lo credo anch'io rispose il signor Franois.
Tuttavia c'era da sperare che, entro poche ore, quando il sole
avesse preso vigore salendo verso lo zenit, quelle brume finissero per
diradare, e che la vista potesse stendersi largamente sul Melrir.
Dunque non rimaneva altro che pazientare, e bench fosse pi che
mai necessario fare economia delle provviste che era impossibile
rinnovare, si dovette consumarne una parte; dopo di che ne rimasero
solo per due giorni. Quanto alla sete, l'acqua salmastra attinta alla
base del tell permise di placarla alla meglio.
In quelle condizioni trascorsero tre ore. I rumori a poco a poco
erano diminuiti. Si stava alzando un vento forte che faceva
scricchiolare i rami degli alberi, e certamente, con l'aiuto del sole,
quella densa cortina di nebbia non avrebbe tardato a dissiparsi.
Finalmente intorno al tell i vapori incominciarono a diradarsi, e gli
alberi mostrarono lo scheletro dei loro rami; e dire scheletro usare
la parola giusta, perch quegli alberi erano morti davvero, senza frutti
n foglie. Poi la nebbia fu spazzata da una ventata che la cacci verso
ovest, e allora il Melrir si scopr per un ampio tratto.
La sua superficie a causa dell'abbassamento del fondo di
quell'hofsa era in parte inondata, e una cintura liquida larga una
cinquantina di metri circondava il tell. Pi oltre, su livelli pi alti,
riapparivano le zone erbose, poi nelle bassure l'acqua rifletteva i
raggi solari fra lunghi piani sabbiosi asciutti perch protetti dal loro
argine leggermente elevato.
Il capitano Hardigan e l'ingegnere avevan volto gli sguardi verso
tutti i punti dell'orizzonte. Poi l'ingegnere disse:
Non c' dubbio, accaduto qualche considerevole fenomeno
sismico. Il fondo del Chott si abbassato, e gli strati liquidi del
sottosuolo lo hanno invaso.
Ebbene, bisogna partire, e subito, prima che la via sia resa
impraticabile dappertutto.
Tutti stavano per scendere, quando furono inchiodati da uno
spettacolo terribile. A mezza lega verso nord, era apparsa un'orda di
animali che fuggivano a tutta velocit, provenienti da nord-est: erano
un centinaio di belve e di ruminanti, leoni, gazzelle, antilopi,
mufloni, bufali, che cercavano salvezza verso l'ovest del Melrir.
Bisognava che fossero riuniti in uno spavento comune, che
annullasse la ferocia degli uni e la timidezza degli altri, perch tutti
non pensavano ad altro, in quello straordinario terrore, che a sottrarsi
al pericolo che provocava quella fuga generale dei quadrupedi del
Gerid.
Ma che cosa succede mai laggi? ripeteva il brigadiere
Pistache.
S, che cosa succede? domandava il capitano Hardigan.
E l'ingegnere, a cui erano rivolte queste domande, le lasciava
senza risposta.
Allora uno degli spahis esclam:
Ma quelle belve vengono incontro a noi?
E come fuggiremo? aggiunse l'altro.
In quel momento la frotta si trovava a meno di un chilometro e si
avvicinava con grande rapidit. Ma non parve che quegli animali,
nella loro pazza fuga, avessero scorto i sei uomini che si erano
rifugiati sul tell; infatti tutti nel medesimo momento piegarono a
sinistra e sparirono poco dopo nel polverio.
Del resto, per ordine del capitano Hardigan, i suoi compagni si
erano coricati ai piedi degli alberi per non essere scoperti. Fu allora
che videro passare lontano frotte di fenicotteri che se ne andavano
anch'essi, mentre migliaia di uccelli fuggivano verso le rive del
Melrir. E il brigadiere Pistache non cessava di ripetere:
Ma che cosa accaduto?
Erano le quattro del pomeriggio, e la causa di quello strano esodo
non tard a manifestarsi. Da est cominciava a stendersi un velo
liquido alla superficie del Chott, e la pianura sabbiosa fu presto
inondata completamente, ma solo da un sottile strato di acqua. Le
efflorescenze saline erano scomparse a poco a poco fin dove
giungeva lo sguardo, ed ora i raggi del sole erano riflessi da un
immenso lago.
Forse le acque del golfo hanno invaso il Melrir? disse il
capitano Hardigan.
Non ne ho pi nessun dubbio rispose l'ingegnere. I
rumori sotterranei che abbiamo udito provenivano da un terremoto;
nel sottosuolo sono avvenute grandi perturbazioni, e ne risultato un
abbassamento del fondo del Melrir, forse di tutta questa parte est del
Gerid. Il mare, dopo aver rotto ci che rimaneva del ciglione di
Gabes, l'avr inondato fino al Melrir.
Questa spiegazione doveva essere esatta. Si era in presenza di un
fenomeno sismico la cui importanza sfuggiva ancora, e per effetto di
tale perturbazione era possibile che il mare del Sahara si fosse fatto
per suo conto pi ampio di quanto il capitano Roudaire avesse mai
sognato.
Un nuovo fracasso, ancora lontano, riempiva lo spazio.
Non era pi attraverso il suolo che si propagava, con crescente
rumore, ma nell'aria.
Ed ecco, a un tratto, a nord-est, si lev una nuvola di polvere e da
essa sbuc un drappello di cavalieri che fuggivano a tutta velocit
come gi avevano fatto gli animali.
Hadyar! esclam il capitano Hardigan. S, era il capo tuareg
che insieme coi suoi compagni fuggiva a briglia sciolta per sottrarsi a
una enorme massa d'acqua che correva dietro di loro, occupando tutta
la larghezza del Chott.
Erano scorse appena due ore dal passaggio degli animali, e gi il
sole stava per tramontare. Nell'inondazione crescente il tell era il solo
rifugio che si presentasse alla banda di Hadyar, un isolotto in quel
nuovo mare. Certamente Hadyar e i tuareg, che non erano distanti pi
di un chilometro, l'avevano veduto e si dirigevano verso di esso a
galoppo sfrenato. Lo avrebbero raggiunto prima della marea e allora
che ne sarebbe stato dei fuggitivi che dal giorno prima erano riparati
sotto quei pochi alberi? Ma la montagna liquida correva pi veloce,
era una vera tromba di mare, una successione di onde schiumose di
potenza irresistibile, animata da tale velocit che i migliori cavalli
non avrebbero potuto superarla.
Allora il capitano e i suoi compagni furono testimoni di un
terribile spettacolo: quei cento uomini, raggiunti dalla tromba, furono
sommersi in un fiotto schiumante. Poi tutto quello scompiglio di
cavalieri e di cavalli spar, e alle ultime luci del crepuscolo non si
videro pi che cadaveri trascinati dall'enorme onda verso l'ovest del
Melrir.
Quel giorno, quando il sole fin la sua corsa diurna, tramont
sopra un orizzonte di mare.
Che notte per i fuggitivi! Se erano riusciti ad evitare prima un
incontro con le belve, poi uno coi tuareg, non avevano ora da temere
che le acque li raggiungessero sulla cima del loro rifugio?
Ma era impossibile lasciare quel luogo, per quanto fosse il terrore
con cui udivano l'acqua crescere a poco a poco nel buio profondo con
rumore di risacca.
Si pu pensare che notte fu quella, mentre il rombo delle acque,
aumentato dal vento di est, non accennava a diminuire. E l'aria si
riempiva delle strida degli uccelli di mare che ora volavano in gran
numero sulla superficie del Melrir.
Riapparve il sole. La piena non aveva superato la cresta del
rifugio e sembrava che avesse raggiunto il massimo riempiendo tutto
quanto il Chott.
Pi nulla alla superficie dell'immensa pianura liquida. La
situazione dei fuggitivi sembrava disperata. Ormai non avevano pi
cibo per finire il giorno e nessun mezzo di procurarsene su
quell'arido isolotto. Fuggire come? Costruire una zattera coi
pochi alberi e imbarcarvisi? Ma come abbatterli? E quella zattera si
sarebbe poi potuto dirigerla? e il vento tremendo che imperversava
non l'avrebbe forse spinta lontano dalle rive del Melrir, in preda alle
correnti, contro le quali non avrebbe potuto lottare?
Sar difficile cavarsela disse il capitano Hardigan, dopo
aver guardato tutt'intorno.
Capitano rispose il brigadiere Pistache chiss che non
giunga qualche soccorso.
La giornata trascorreva senza alcun mutamento. Il Melrir era
diventato un lago, certo come il Rharsa, e chiss che l'inondazione
non si fosse estesa oltre, se le scarpate del canale erano state rotte in
tutta la sua lunghezza. Forse anche Nefta e altre borgate erano state
distrutte dal fenomeno sismico o dalla tromba che era seguita. Forse
il disastro si era esteso a tutta quella parte del Gerid fino al golfo di
Gabes.
Si avvicinava la sera, e dopo il pasto del mattino il capitano
Cardigan e i suoi compagni non avevano pi avuto di che mangiare.
Come avevano notato arrivando al tell, nessun frutto pendeva dai
rami, solo legna morta. E non un uccello; neppure uno di quegli
halibis, che volavano in lontananza, veniva a posarsi sull'isolotto;
nemmeno uno storno che potesse saziare lo stomaco torturato dalla
fame. E se gi si vedevano alcuni pesci in quelle nuove acque,
inutilmente il brigadiere Pistache cerc di pigliarli. E poi come
placare la sete se quella zona liquida ora aveva la salsedine del mare?
Ma ecco che verso le sette e mezzo, quando gli ultimi raggi solari
stavano per spegnersi, ecco che il signor Franois, che stava
guardando in direzione di nord-est, disse con una voce nella quale
non si sarebbe notata la minima emozione:
Laggi c' del fumo.
Fumo? esclam il brigadiere Pistache.
Fumo ripet il signor Franois.
Gli occhi di tutti si volsero nella direzione indicata. Non era
possibile sbagliarsi: era proprio fumo che il vento portava verso il
tell, e gi lo si vedeva distintamente.
I fuggitivi rimasero in silenzio, temendo che quel fumo venisse a
sparire e che la nave che lo emetteva si dirigesse verso il largo
allontanandosi dal tell!
Dunque la spiegazione data dall'ingegnere era la giusta! Le sue
previsioni si erano avverate!
Durante la notte fra il 26 e il 27 le acque del golfo si erano sparse
sulla superficie di quella parte orientale del Gerid. Perci ora esisteva
una comunicazione fra la Piccola Sirte e il Melrir, addirittura
praticabile se una nave aveva potuto seguire, senza dubbio sulla linea
del canale, quella rotta marittima attraverso la regione dei Sebkas e
dei Chotts.
Venticinque minuti dopo che la nave era stata segnalata, si vedeva
il suo fumaiolo disegnarsi all'orizzonte, poi apparve lo scafo, lo scafo
della prima nave che solcava le acque del nuovo mare.
Facciamo dei segnali! esclam uno degli spahis.
Ma come avrebbe potuto il capitano Hardigan indicare la presenza
dei fuggitivi sulla piccola vetta di quell'isolotto?
Il colle era abbastanza alto perch l'equipaggio lo potesse
scorgere? E quella nave intravista non si trovava ancora a pi di due
leghe a nord-est?
D'altra parte, la notte era seguita al breve crepuscolo, e
nell'oscurit il fumo non fu pi visibile.
Allora lo spahis, perduta la calma, grid in tono disperato:
Siamo perduti!
Siamo salvi invece! rispose il capitano Hardigan: i nostri
segnali non sarebbero stati visti finch era giorno, ma si vedranno di
notte.
E ordin:
Fuoco agli alberi!
S, capitano url il brigadiere Pistache, diamo fuoco agli
alberi: bruceranno come fiammiferi.
Fu battuto l'acciarino. Coi rami caduti qua e l si fece una catasta
ai piedi dei tronchi degli alberi, una fiamma si sprigion e raggiunse i
rami superiori, e vivi bagliori dissiparono le tenebre intorno
all'isolotto.
Se non vedono il nostro fuoco di gioia esclam Pistache
segno che sono tutti ciechi su quella nave.
Il fal di rami non dur pi di un'ora. Tutta quella legna secca si
consum rapidamente, e quando gli ultimi bagliori si spensero non si
sapeva se la nave si fosse accostata al tell, poich essa non segnal
nemmeno la sua presenza con una cannonata.
Tenebre fitte avvolgevano ora l'isolotto. Trascorse la notte, e
nessun fischio di vapore n rumore d'elica o di ruote che battessero le
acque del Chott giunse all'orecchio dei fuggitivi.
Eccola, eccola! esclam alle prime luci dell'alba Pistache,
mentre Coupe--coeur latrava con tutte le sue forze.
Il brigadiere non si sbagliava. A due miglia era ancorata una
piccola nave al cui albero si vedeva sventolare la bandiera francese.
Quando le fiamme avevano illuminato quell'isola ignota, il capitano
aveva mutato la rotta, e si era diretto a sud-ovest. Ma per prudenza,
poich dopo che le fiamme si erano estinte l'isolotto non si vedeva
pi, egli aveva gettato l'ancora e aveva passato la notte
all'ancoraggio.
Il capitano Hardigan e i suoi compagni lanciarono alcune grida
alle quali subito risposero delle voci, e fra queste essi riconobbero, da
una lancia che si avvicinava, la voce del tenente Villette e quella del
maresciallo d'alloggio Nicol.
Si trattava dell'avviso Benassir di Tunisi, piroscafo di piccolo
tonnellaggio, arrivato a Gabes da sei giorni, e che per primo si era
intrepidamente lanciato nel nuovo mare.
Qualche minuto dopo, la lancia approdava alla base del tell che
era stato la salvezza dei fuggitivi, e il capitano Hardigan stringeva fra
le sue braccia il tenente, il maresciallo serrava fra le proprie il
brigadiere Pistache, mentre Coupe--coeur saltava al collo del suo
padrone. Quanto al signor Franois, Nicol fece molta fatica a
riconoscerlo nell'uomo barbuto e baffuto che si proponeva di radersi
completamente appena fosse stato a bordo del Benassir.
Ecco quanto era accaduto quarantotto ore prima. Un terremoto
aveva mutato tutta la regione orientale del Gerid fra il golfo e il
Melrir. Dopo la rottura del ciglione di Gabes e l'abbassamento del
terreno per una lunghezza di oltre duecento chilometri, le acque della
Piccola Sirte si erano precipitate attraverso il canale che non era
riuscito a contenerle. Perci esse avevano invaso il paese dei Sebkas
e dei Chotts inondando non solo il Rharsa per tutta la sua estensione,
ma anche la vasta depressione del Fegegi.
Fortunatamente le cittadine di La Hamma, Nefta, Tozeur e altre
non erano state inghiottite per la loro posizione elevata, e potevano
ancora figurare sulla carta come porti di mare. Per ci che riguarda il
Melrir, lHinguiz era diventato una grande isola centrale.
Ma se Zenfig fu risparmiata, il capo Hadyar e la sua banda di
predoni, sorpresi dalla tromba di mare, erano periti fino all'ultimo.
Il tenente Villette aveva tentato invano di ritrovare il capitano
Hardigan e i suoi compagni; le ricerche erano state inutili. Dopo aver
frugato nei dintorni del Melrir dalla parte del cantiere del chilometro
347, dove gli operai della sezione non erano riapparsi, poich la
spedizione di Pointar era rimasta in attesa di una scorta mandata da
Biscra, egli si era recato a Nefta per preparare una spedizione fra le
diverse trib tuareg. Ma aveva raggiunto solo i conduttori e i due
spahis, i quali dovevano il fatto di essere sfuggiti alla sorte dei loro
capi solo a un incidente fortuito.
Ora egli si trovava in quella citt al momento del terremoto, e vi
era ancora quando il comandante del Benassir, partito da Gabes
appena l'inondazione lo ebbe permesso, venne a cercare informazioni
sul Rharsa e sul Melrir.
Il comandante dell'avviso ricevette subito la visita del tenente, e
appena fu informato di ogni cosa, gli offr di prenderlo a bordo col
maresciallo d'alloggio. Prima di tutto urgeva partire in cerca del
capitano Hardigan, dell'ingegner de Schaller e dei loro compagni.
Perci il Benassir, dopo aver attraversato il Rharsa, avanz a tutta
forza sulle acque del Melrir per frugare le oasi delle sue rive e quelle
della Farfaria che l'inondazione non aveva sommerso.
Ora nella seconda notte di navigazione sul Melrir il comandante al
segnale della fiammata si era diretto verso il tell, ma su quel mare
nuovo e con un equipaggio poco numeroso, nonostante le preghiere
di Villette, aveva differito all'alba successiva ogni comunicazione
con l'isolotto, e ora i fuggitivi sani e salvi erano tutti a bordo.
L'avviso, subito dopo aver imbarcato i nuovi passeggeri, riprese la
rotta di Tozeur, dove il comandante voleva sbarcarli e informare a
mezzo rapido i suoi capi, prima di riprendere il viaggio di
ricognizione fino agli ultimi limiti del Melrir.
Quando de Schaller e i suoi compagni sbarcarono a Tozeur, il
capitano Hardigan ritrov gli uomini del suo drappello. E la gioia di
tutti fu grandissima! Perfino l'irreperibile squadra di Biscra era
rappresentata da un dispaccio arrivato da Tunisi, nel quale Pointar,
costretto a tornare coi suoi uomini fino a Biscra, chiedeva nuove
istruzioni. E fu pure l che Va-d'1'avant rivide il vecchio compagno
Coupe--coeur, e indescrivibili furono le testimonianze di
soddisfazione scambiate fra quei due amici.
Tutto ci in mezzo a una folla entusiasta, sovreccitata per tutti gli
avvenimenti che avevano circondato quel cataclisma, e che si
stringeva intorno ai primi esploratori del nuovo mare.
A un tratto l'ingegnere si trov davanti a uno sconosciuto, che si
era aperto la via a forza di gomiti. Questo, fatto un profondo inchino,
gli disse con accento straniero:
proprio al signor de Schaller che ho l'onore di parlare?
Mi pare di si rispose l'ingegnere.
Ebbene, signore, ho il piacere di farvi sapere che, in base a una
procura notarile, regolarmente autenticata, legalizzata dal presidente
del tribunale di prima istanza del mandamento della sede sociale
della Compagnia Franco-straniera, vistata per exequatur alla
residenza generale di Francia a Tunisi, con la seguente menzione:
registrata al foglio 200, casellario 12, ricevuto fr. 3.75, firma
illeggibile, io sono il mandatario dei liquidatori della detta
Compagnia, coi poteri pi estesi, compreso quello di stipulare
transazioni e compromessi. I detti poteri sono debitamente
omologati. Non vi far meraviglia, signore, se, a questo titolo, io vi
domando conto dei lavori intrapresi e che voi avete preso l'impegno
di utilizzare.
Nell'immensa gioia, che a poco a poco lo invadeva, per aver
ritrovato i compagni e nel vedere la sua opera completata in quel
modo tanto incredibile, quell'uomo cos freddo, cos metodico, cos
padrone di s nelle situazioni pi difficili, per un istante ridivenne il
burlone di un tempo, quando nel cortile della Scuola Centrale, egli,
ormai anziano, apostrofava le matricole con foga indiavolata. E
con tono beffardo disse, rivolto al suo interlocutore:
Signor mandatario dagli ampi poteri, volete un consiglio da
amico? Comperate azioni del mare del Sahara.
E mentre, fra le manifestazioni e i rallegramenti, egli proseguiva
la sua strada, formulava gi nella sua mente il progetto di nuovi
lavori da far figurare nel rapporto che quello stesso giorno avrebbe
mandato agli amministratori della societ.

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