Sei sulla pagina 1di 177

JULES VERNE

LA STRADA PER LA FRANCIA



Disegni di George Roux
incisi da J. Ladmiral, A.-F. Pannemaker, Maurice Bd, Frdric Vintraut
Copertina di Carlo Alberto Michelini
U. MURSIA & C.
MILANO

TITOLO ORIGINALE DELLOPERA
LE CHEMIN DE FRANCE
(1887)



Traduzioni integrali dal francese di MARIELLA MUGNAI
Propriet letteraria e artistica riservata - Printed in Italy Copyright 1973 U.
MURSIA & C.
1502/AC - U. MURSIA & C. - Via Tadino, 29 Milano
Indice

PRESENTAZIONE __________________________________ 4
LA STRADA PER LA FRANCIA__________________________ 6
Capitolo I ___________________________________________ 6
Capitolo II _________________________________________ 14
Capitolo III ________________________________________ 20
Capitolo IV ________________________________________ 26
Capitolo V _________________________________________ 33
Capitolo VI ________________________________________ 39
Capitolo VII________________________________________ 46
Capitolo VIII _______________________________________ 53
Capitolo IX ________________________________________ 60
Capitolo X _________________________________________ 66
Capitolo XI ________________________________________ 72
Capitolo XII________________________________________ 78
Capitolo XIII _______________________________________ 86
Capitolo XIV _______________________________________ 93
Capitolo XV_______________________________________ 101
Capitolo XVI ______________________________________ 109
Capitolo XVII _____________________________________ 114
Capitolo XVIII ____________________________________ 120
Capitolo XIX ______________________________________ 130
Capitolo XX_______________________________________ 140
Capitolo XXI ______________________________________ 149
Capitolo XXII _____________________________________ 156
Capitolo XXIII ____________________________________ 163
Capitolo XXIV ____________________________________ 169
Capitolo XXV _____________________________________ 174

PRESENTAZIONE
La strada per la Francia ha una impostazione narrativa alquanto
insolita, poich le vicende sono raccontate nelle pagine di diario di
un vecchio capitano di cavalleria a riposo che rievoca gli
avvenimenti di cui fu protagonista in parte e in parte testimone nel
1792, quando aveva trentun anni. Cos si spiega lo stile leggermente
dimesso e semplice. Ma l'intreccio di per se stesso cos mosso e
avvincente da fare romanzo.
Natalis Delpierre il narratore rievoca come durante una
licenza volle andare in Prussia a trovare una sorella e convincerla a
tornare in Francia, perch sull'orizzonte cominciava a profilarsi il
pericolo di una guerra francotedesca. Durante il viaggio, egli
incontra quelli che poi saranno i principali personaggi del romanzo,
Jean Keller e Marthe de Lauranay, due innamorati, figli di francesi
protestanti che si erano stabiliti in Prussia dopo l'editto di Nantes.
Anch'essi pensano di far ritorno in Francia, al seguito di Natalis
Delpierre e della sorella Irma. Ma all'ultimo momento il giovane
Jean, naturalizzato tedesco, viene arruolato nell'esercito prussiano.
Cos, mentre la fidanzata e i suoi amici stanno precipitosamente
ritornando verso la Francia, egli costretto a marciare contro la
Francia. I loro destini, brutalmente divisi dagli avvenimenti, si
riannodano lungo la traversata delle Argonne, e troveranno alla
fine, dopo peripezie d'ogni genere, una felice soluzione.
Sullo sfondo della guerra, un'amicizia incrollabile, un idillio e
molte avventure. E, come sempre, l'attenzione dello scrittore alla
ricostruzione di fatti e di ambienti, tanto che, non a caso, il romanzo
stato definito un brillante pretesto per fornire una descrizione
impeccabile della battaglia di Valmy e una specie di cartografia
della foresta delle Argonne, fatta con la precisione di un rapporto
strategico. (Il che, fra l'altro, ben si intona con lo stile da resoconto
militare che informa il diario del vecchio capitano.)





J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici
anni, tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego,
si dedic esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro - in
base a un contratto stipulato con l'editore Hetzel - venne via via
pubblicando i romanzi che compongono l'imponente collana dei
Viaggi straordinari - I mondi conosciuti e sconosciuti e che
costituiscono il filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al
centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i
mari, Lisola misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele
Strogoff sono i titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera
completa comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e
numerose altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e
Verne, nel 1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu
il suo lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit
acquistata, una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria
ebbe termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a
settantasette anni, il 24 marzo 1905.
LA STRADA PER LA FRANCIA
CAPITOLO I
IL MIO nome Natalis Delpierre. Sono nato nel 1761 a
Grattepanche, un villaggio della Piccardia. Mio padre faceva il
contadino e lavorava le terre del marchese d'Estrelle. Mia madre
faceva del suo meglio per aiutarlo e noi, cio le mie sorelle e io,
seguivamo l'esempio della mamma. Mio padre non possedeva
assolutamente nulla n mai gli sarebbe toccato di diventar un
proprietario. Oltre che fare il contadino, faceva anche il cantore delle
letture e del confiteor in chiesa. Aveva una bella voce forte che si
poteva sentire fin nel piccolo cimitero attiguo. Avrebbe dunque
potuto diventare curato, quel che noi diciamo un contadino intinto
nell'inchiostro. La voce praticamente tutto quello che ho ereditato
da lui.
I miei genitori hanno sgobbato per tutta la vita. Sono morti nello
stesso anno, nel '79. Che Dio li abbia in gloria!
Delle mie due sorelle, la maggiore, Firminie, all'epoca in cui si
svolsero i fatti che sto per narrare aveva quarantacinque anni, la
minore, Irma, quaranta, io invece ne avevo trentuno. Quando i nostri
genitori morirono, Firminie era sposata con un uomo di Escarbotin,
un certo Bnoni Fanthomme, fabbro ferraio, che non seppe mai far
fortuna quantunque non privo di abilit. Nell'81 avevano tre figlioli e
ne nacque un quarto pochi anni dopo. Mia sorella Irma era nubile e
lo tuttora. Non potevo dunque contare n su di lei n sui
Fanthomme per farmi una posizione. Cos me la feci da solo. Fu cos
che, in et gi avanzata, potei venire in aiuto della mia famiglia.
Mio padre mor per primo, mia madre sei mesi dopo, cosa che mi
procur una gran pena. Ma questo il destin! Bisogna dire addio a
quelli che si amano e anche a quelli che non si amano. Tuttavia,
speriamo di essere tra coloro che sono benvoluti, quando verr il
nostro turno.
L'eredit paterna, una volta sistemati i conti, non arrivava a
cinquanta lire: i risparmi di sessantanni di lavoro! Tale somma fu
divisa fra le mie sorelle e me. Come dire niente!
Mi trovai dunque a diciotto anni con una ventina di fistole.
1
Ma
ero robusto, ben piazzato e abituato ai lavori pesanti. E poi, avevo
una bella voce! Tuttavia, non sapevo n leggere, n scrivere. Non
imparai che pi tardi, come vedrete; e quando non si incomincia
subito, si incontra una certa dif-ficolt ad applicarsi. Del resto il mio
modo di esprimermi ne risente ancora - cosa che apparir anche
troppo evidente da questo racconto.
Che cosa dovevo diventare? Continuare il mestiere di mio padre?
Sudare sulla terra degli altri per raccogliere la miseria alla resa dei
conti? Triste prospettiva, non certo allettante. Un fatto intervenne a
decidere della mia sorte.
Un cugino del marchese d'Estrelle, il conte de Linois, giunse un
giorno a Grattepanche. Era un ufficiale, capitano nel reggimento di
La Fre. Aveva una licenza di due mesi e veniva a passarla dal suo
parente. Furono organizzate grandi cacce al cinghiale e alla volpe,
allegre battute con numerose mute di cani. Ci furono feste, con
grande afflusso della bella societ con gentili signore per non parlare
della moglie del marchese, che era una affascinante nobildonna.
Ma io, fra quel mondo in festa, non vedevo che il capitano de
Linois. Un ufficiale dai modi franchi e molto cordiale nel parlare. Mi
era venuta la vocazione di fare il soldato. Non questa la miglior
cosa, quando si deve contare sulle proprie braccia, e quando le
braccia sono attaccate ad un corpo vigoroso? D'altronde con una
buona condotta e del coraggio, ed aiutati da un po' di fortuna, se ne
pu fare di strada se si parte col piede sinistro e se si cammina di
buona lena.
Molta gente pensa che prima dell'89 un semplice soldato, figlio di
borghesi o di contadini, non potesse diventare ufficiale: un errore.
Anzitutto, con buona volont e resistenza, si diveniva sottufficiale,
senza troppa fatica. In seguito dopo aver tenuto questo posto per

1
Nome di moneta dato anticamente agli scudi d'oro. (N.d.T.)
dieci anni, in tempo di pace, e per cinque in tempo di guerra, si
potevano ottenere i gradi. Da sergente si diventava tenente, da
tenente capitano. Poi... alt! Divieto di proseguire oltre. Comunque
era gi molto.
Il conte de Linois aveva pi volte notato, durante le battute di
caccia, il mio vigore e la mia agilit. Senza dubbio valevo pi di un
cane come intelligenza e perspicacia. Capitava cos che non ci fosse
battitore capace di bagnarmi il naso e correvo come se avessi avuto
le ali ai piedi.
Tu hai l'aria di essere forte e pieno di fuoco mi disse un
giorno il conte de Linois.
S, signor conte.
E forte di braccia...?
Sollevo trecento venti.
Complimenti!
E fu tutto. Ma la cosa non doveva finire l, come si vedr in
seguito.
A quell'epoca, c'era nell'esercito una strana abitudine. Tutti sanno
come venivano arruolati i soldati. Ogni anno, venivano sparpagliati
per il paese degli ingaggiatori, i quali ti facevano alzare il gomito pi
del dovuto, facevano firmare una carta a chi sapeva scrivere e si
accontentavano di una croce da chi era analfabeta: valeva quanto una
firma. Poi ti davano un paio di monete da cento che si trasformavano
in bicchieri di vino prima ancora di toccar la saccoccia, ti facevano
far fagotto e ti mandavano a farti rompere la testa per conto dello
Stato.
Naturalmente un simile modo di procedere non avrebbe potuto
andarmi a genio. Se avevo la vocazione di servire sotto le armi, non
volevo vendermi.
Penso che sar capito da chiunque abbia un po' di dignit e di
rispetto per se stesso.
Ebbene, a quel tempo, quando un ufficiale andava in licenza
doveva, per regolamento, portare con s al suo ritorno una o due
reclute. Anche i sottufficiali avevano quest'obbligo. In tal caso il
prezzo dell'ingaggio variava da venti a venticinque lire.
Io non ignoravo niente di tutto questo e avevo gi il mio progetto.
Perci quando la licenza del conte de Linois stava volgendo al
termine, presi l'ardire di presentarmi a lui per domandargli di
pigliarmi come recluta.
Tu? disse.
Io, signor conte.
Quanti anni hai?
Diciotto.
E vuoi farti soldato?
Se non vi dispiace...
Non a me che deve piacere, ma a te.
Mi piace.
Ah! Ti fanno gola le venti lire?...
No, desidero servire il mio paese. E siccome avrei vergogna di
vendermi, non prender le venti lire!
Come ti chiami?
Natalis Delpierre.
Ebbene, Natalis, mi piaci!
Onorato di piacervi, capitano.
E se hai la voglia di seguirmi, andrai molto lontano.
Vi seguir a tamburo battente, colla miccia accesa.
Ti avverto che sto per lasciare il reggimento di La Fre per
imbarcarmi. Non ti ripugna il mare?
Tutt'altro.
Ebbene! Lo passerai. Sai che laggi si fa la guerra per cacciare
gli inglesi dall'America?
Che cos' l'America?
In realt io non avevo mai sentito parlare dell'America!
Un paese del diavolo rispose il capitano de Linois un
paese che si batte per conquistare la propria indipendenza. l
appunto che gi da due anni il marchese Lafayette fa parlare di s.
L'anno scorso, il re Luigi XVI ha promesso di mandare i suoi soldati
in aiuto degli americani! Il conte de Rochambeau sta per partire
coll'ammiraglio de Grasse e seimila uomini. Io ho progettato di
imbarcarmi con lui per il Nuovo Mondo, e, se tu vuoi
accompagnarmi, andremo a liberare l'America.
Andiamo a liberare l'America!
Ecco come, senza saperne di pi, io venni arruolato nel corpo di
spedizione del conte de Rochambeau e sbarcato a Newport nel 1780.
Rimasi per tre anni lontano dalla Francia. Vidi il generale
Washington, un gigante di cinque piedi e undici pollici, dalle mani e
dai piedi molto grandi, un abito blu coi risvolti di camoscio, una
coccarda nera. Vidi il marinaio Paul J ones a bordo della sua nave
Bonhomme Richard. Vidi il generale Antony Wayne che era
soprannominato l'Arrabbiato. Mi sono battuto in molti scontri, non
senza essermi fatto il segno della croce alla prima fucilata. Presi
parte alla battaglia di Yorktown, in Virginia, ove, dopo una sconfitta
memorabile, lord Cornwallis si arrese a Washington. Ritornai in
Francia nel 1783. Me l'ero cavata senza ferite, semplice soldato come
quando ero partito; ma, che volete, non sapevo leggere!
Il conte de Linois era rientrato insieme con noi. Voleva farmi
arruolare nel reggimento di La Fere, nel quale avrebbe ripreso il suo
posto. Ma io m'ero messo in mente di entrare nella cavalleria. Amavo
i cavalli istintivamente, ma per diventare ufficiale a cavallo, ce ne
volevano dei gradi!
So bene che l'uniforme della fanteria seducente, e dona molto
alla figura con la sua coda, la cipria, le ali di piccione, le briffetterie
bianche incrociate. Ma che volete? Era un cavallo che volevo e, dopo
le debite riflessioni, conclusi che avevo la vocazione di fare il
cavaliere.
Dunque ringraziai il conte de Linois, che mi raccomand al suo
amico, il colonnello de Lostanges, e mi arruolai nel reggimento Real
Piccardia.
Io amo molto questo bel reggimento, e mi si perdoni se ne parlo
con una tenerezza forse un po' ridicola. Vi ho fatto quasi tutta la mia
carriera, stimato dai superiori, di cui non mi manc mai la
protezione, e che mi hanno instradato, per dirla come nel mio
villaggio.
D'altronde, alcuni anni pi tardi, nel '92, il reggimento di La Fre
avrebbe tenuto una condotta cos discutibile col generale austriaco
Beaulieu che non posso certo rimpiangere d'esserne uscito. Ma non
voglio parlarne pi.
Ritorno perci al Real Piccardia. Non si poteva vedere un
reggimento migliore. Era divenuto per me una famiglia. Gli rimasi
fedele fino a quando venni licenziato. Vi si stava benone. Ne
zufolavo tutte le arie e le marce, perch ho sempre avuto la cattiva
abitudine di fischiettare fra i denti. Ma chiudevano un occhio.
Per otto anni, non feci che passare da una guarnigione all'altra,
senza aver la bench minima occasione di scambiare una fucilata col
nemico. Bah! Questa vita non priva di un certo fascino, quando la
si sa prendere dal verso giusto. E poi, vedere un po' di mondo
sempre una buona cosa per un piccardo puro sangue come me. Dopo
l'America, un po' di Francia, in attesa di sgranchirsi le gambe nelle
lunghe tappe attraverso l'Europa. Eravamo a Sarrelouis nell'85, ad
Angers nell'88, nel '91 in Bretagna, a J osselin, a Pontivy, a Plormel,
a Nantes col colonnello Serre de Gras, nel '92, a Charleville, col
colonnello de Wardner, il colonnello de Lostende, il colonnello La
Roque, e, nel '93, col colonnello Le Comte.
Ma mi scordavo di dire che il 1 gennaio del '91 era stata varata
una legge che modificava la composizione dell'esercito. Il Real
Piccardia fu classificato ventesimo reggimento di cavalleria di
battaglia. Questo ordinamento dur fino al 1803. Tuttavia il
reggimento non perse il suo vecchio nome. Continu a chiamarsi
Real Piccardia anche quando, dopo qualche anno, in Francia non ci
fu pi un re.
Sotto il colonnello Serre de Gras fui nominato brigadiere, con mia
grande soddisfazione. Sotto il colonnello de Wardner fui nominato
maresciallo d'alloggio, cosa che mi fece ancor pi piacere. Avevo
allora alle spalle tredici anni di servizio, una campagna e nessuna
ferita. Era un bell'avanzamento, non c' che dire. Del resto non
potevo pensare di avanzare di pi dal momento che, lo ripeto, non
sapevo n leggere n scrivere. Per zufolavo sempre, mentre non si
conviene affatto ad un sottufficiale di fare concorrenza ai merli.
Il maresciallo d'alloggio Natalis Delpierre! C'era di che
insuperbirsi e darsi un po' di arie! E che riconoscenza avevo per il
colonnello de Wardner, sebbene fosse rude come il pan d'orzo,
bisognasse obbedirlo alla lettera! Quel giorno i miei compagni mi
fecero gli scherzi di prammatica e io mi feci cucire sulle maniche dei
galloni che non dovevano mai salire fino al gomito.
Avevamo posto la guarnigione a Charleville, quando chiesi e
ottenni una licenza di due mesi. precisamente la storia di questa
licenza che ci tengo a raccontare fedelmente. Eccone le ragioni.
Da quando sono in riposo, ho avuto spesso occasione di
raccontare le mie campagne, durante le veglie, nel villaggio di
Grattepanche. Gli amici mi hanno capito male, o poco o addirittura
niente. Difatti uno riferiva che io ero stato a destra quando invece ero
stato a sinistra, oppure un altro riferiva che ero stato a sinistra quando
ero stato a destra. Da qui delle dispute che non si esaurivano con due
bicchieri di limonata o due tazze di caff, molto piccole del resto.
Venni frainteso soprattutto a proposito di quel che mi era capitato
durante la licenza in Germania. Ora, siccome ho imparato a scrivere,
sar bene che impugni la penna per raccontare la storia vera. Mi sono
dunque messo all'opera, sebbene oggi come oggi abbia ben
settantanni. Ma la mia memoria buona e, quando mi volgo
indietro, vedo ancora ben chiaro. Questo racconto perci dedicato
ai miei amici di Grattepanche, ai Ternisien, ai Bettembos, agli
Irondart, ai Pointefer, ai Quennehen e a molti altri, e spero che non
discuteranno pi sul mio conto.
Avevo dunque ottenuto la licenza il 7 giugno 1792. A dir la verit
circolavano delle voci su una eventuale guerra colla Germania, ma
ancora molto vaghe. Si diceva che l'Europa, bench ci non la
riguardasse in alcun modo, vedeva di mal occhio quel che accadeva
in Francia. Il re era sempre alle Tuileries, se si vuole. Ma il 10 agosto
si sentiva gi nell'aria soffiare come un vento di repubblica sul paese.
Cos, per prudenza, non credetti opportuno specificare perch
avevo chiesto una licenza. Infatti, avevo da sbrigare delle faccende in
Germania e precisamente in Prussia. Ora, in caso di guerra, avrei
avuto molte difficolt a trovarmi al mio posto. Che volete? Non si
pu nello stesso tempo suonare e seguire la processione.
D'altronde, sebbene la mia licenza fosse di due mesi, ero deciso ad
abbreviarla se ci fosse stato necessario. Tuttavia speravo ancora che
le cose non volgessero al peggio.
Adesso, per farla finita con quello che mi riguarda e che riguarda
il mio bravo reggimento, ecco ci che devo raccontarvi in poche
parole. Innanzitutto vi spiegher in quali circostanze imparai a
leggere, poi a scrivere, cosa che avrebbe dovuto permettermi di
divenire ufficiale, generale, maresciallo di Francia, conte, duca,
principe, tutto come un Ney, un Davout o un Murat durante le guerre
dell'Impero. In realt, non giunsi mai ad oltrepassare il grado di
capitano, grado che rimane ancora un bel risultato per un figlio di
contadini e contadino lui stesso.
Quanto al Real Piccardia, mi basteranno poche righe per
completare la sua storia.
Nel '93, come ho gi detto, aveva avuto Le Comte come
colonnello. E fu proprio in quell'anno che, in seguito al decreto del
21 febbraio, da reggimento divenne mezza brigata. Fece allora le
campagne dell'esercito del Nord e dell'esercito della Sambra-e-Mosa
fino al 1797. Si distinse nelle battaglie di Lincelles e di Courtray,
dove fui fatto tenente. Poi, dopo aver fatto sosta a Parigi dal '97 al
1800, si distinse nell'esercito d'Italia, a Marengo, circondando sei
battaglioni di granatieri austriaci, che dovettero deporre le armi, dopo
la rotta di un reggimento ungherese. In quell'occasione venni colpito
al fianco da una palla, ferita di cui non mi lamento poich mi valse il
grado di capitano. Essendo stato sciolto il reggimento Real Piccardia
nel 1803, entrai nei dragoni, feci tutte le guerre dell'Impero e mi
ritirai nel 1815.
Ed ora, se parler di me, unicamente per raccontare ci che ho
visto o fatto durante la mia licenza in Germania. Ma vi prego di non
dimenticare che sono poco istruito. Non ho il dono di sapermi
spiegare bene. Non si tratta che di impressioni, sulle quali non sto a
ragionare. Inoltre se, in questo semplice racconto, mi sfuggiranno
delle espressioni o dei modi di dire del dialetto piccardo, siate cos
buoni da perdonarmeli: non saprei parlare diversamente. Sar il pi
breve possibile, del resto, e vedr di non tenere un piede in due
scarpe.
Per giunta dir proprio tutto, e, dal momento che vi chiedo il
permesso di parlare senza reticenze, spero mi risponderete: Fai pure
in tutta libert!.
CAPITOLO II
A QUELL'EPOCA, come imparai in seguito dai libri di storia, la
Germania era ancora divisa in dieci Circoli. Pi tardi, nuovi
riordinamenti stabilirono la Confederazione del Reno, verso il 1806,
sotto il protettorato di Napoleone, poi la Confederazione germanica
nel 1815. Uno di questi Circoli, che comprendeva gli elettorati di
Sassonia e di Brandeburgo, portava allora il nome di Circolo
dell'Alta Sassonia.
L'elettorato di Brandeburgo sarebbe diventato pi tardi una delle
province della Prussia e sarebbe stato divis in due distretti, quello di
Brandeburgo e quello di Potsdam.
Dico questo perch si sappia bene dove si trova la cittadella di
Belzingen, situata nel distretto di Potsdam, verso sud-ovest, a poche
leghe dalla frontiera.
Arrivai a questa frontiera il 16 giugno, dopo aver percorso le
centocinquanta leghe che la dividono dalla Francia. Avevo impiegato
nove giorni per fare questo tragitto per il fatto che allora le
comunicazioni erano tutt'altro che facili. Avevo consumato pi suole
di scarpa che non ferri di cavallo o ruote di carrozza o meglio di
carretti. Inoltre non mi trovavo sulle uova, come dicono i piccardi.
Non possedevo che i miseri risparmi della mia paga di soldato e
volevo spendere il meno possibile. Per fortuna, durante il soggiorno
nelle guarnigioni dei luoghi di frontiera, avevo potuto imparare
qualche parola di tedesco, cosa molto utile per trarmi d'impaccio.
Tuttavia sarebbe stato difficile nascondere la mia origine francese.
Cos mi capit pi volte di buscarmi delle occhiate ostili.
Naturalmente mi ero ben guardato dal dire che ero il maresciallo
d'alloggio Natalis Delpierre. Si capir la mia prudenza in simili
circostanze dal momento che c'era da temere una guerra con la
Prussia e con l'Austria, forse con l'intera Germania addirittura!
Alla frontiera del distretto, ebbi una buona sorpresa.
Mi dirigevo a piedi verso un albergo per farvi colazione, l'albergo
Ecktvende - in italiano sarebbe Dell'Angolo. Dopo una notte molto
fresca, si lev uno splendido mattino. Tempo magnifico. Il sole delle
sette sembrava volersi dissetare con la rugiada che brillava sui prati.
Le querce, i faggi, gli olmi e le betulle formicolavano di uccelli. La
campagna intorno era poco coltivata e molti campi non erano
dissodati perch il clima solitamente piuttosto rigido in quelle zone.
Alla porta dell'albergo aspettava un carretto, tirato da uno smunto
puledro, capace, tutt'al pi, di percorrere due misere leghe all'ora, se
non gli si facevano fare troppe salite.
C'era anche una donna, anzi un donnone grande e grosso dalla
figura massiccia: portava un corsetto con le spalline ornate di
passamanerie, un cappello di paglia a nastri gialli, una sottana a righe
rosse e violette; insomma era vestita con propriet, ben pulita, come
se si fosse trattato di un abito della domenica o dei giorni di festa.
E in realt era proprio giorno di festa, per quella donna, anche se
non era domenica!
Lei mi fissava, e io, a mia volta, la fissavo sorpreso da come mi
guardava.
Improvvisamente apr le braccia e, senza contare n uno n due,
corse verso di me ed esclam:
Natalis!
Irma!
Era lei, mia sorella. M'aveva riconosciuto. Bisogna ammettere che
le donne hanno pi occhio di noi uomini per questi riconoscimenti
che vengono dal cuore o se non altro una vista pi pronta. Non ci
vedevamo da ben tredici anni; immaginatevi dunque con quanto
piacere la rivedevo!
Com'era ben conservata e ancora in gamba! Mi ricordava nostra
madre, coi suoi occhi grandi e vivaci, e i capelli neri, che
cominciavano a diventar bianchi alle tempie.
L'abbracciai e la baciai, che volete, sulle sue belle guanciotte
colorite dalla buona aria di campagna, e, potete credermi, anche lei
schiocc dei sonori baci sulle mie.
Era proprio per lei, per vederla che avevo chiesto una licenza.
Cominciavo a stare in pensiero sapendola lontana dalla Francia, in un
momento in cui le carte stavano imbrogliandosi. Una francese in
mezzo a tutti quei tedeschi, se fosse stata dichiarata la guerra se la
sarebbe passata un po' maluccio. In questi casi meglio trovarsi nel
proprio paese. Cos, se mia sorella fosse stata disposta l'avrei
ricondotta indietro con me. Per far ci avrebbe dovuto abbandonare
la sua padrona, la signora Keller, e io avevo molti dubbi che lei
avrebbe acconsentito. Insomma, era una cosa da vedere.
Che gioia rivederci, Natalis mi disse, di ritrovarci anche
se cos lontani dalla nostra Piccardia! Mi sembra quasi che tu mi
porti un po' della nostra buon'aria di laggi. Quanto tempo che non ci
vediamo!
Tredici anni, Irma!
Sicuro, tredici anni! Tredici anni di separazione! Quanto
tempo, Natalis!
Mia cara Irma risposi.
E cos, eccoci passeggiare insieme lungo la via sotto braccetto,
mia sorella ed io, come ai vecchi tempi.
Come vanno le cose? le chiesi.
Pi o meno sempre uguali, Natalis. E tu?...
Al solito!
Ma guarda un po', maresciallo d'alloggio! un bell'onore per
la nostra famiglia!
S, Irma, un grande onore. Chi avrebbe mai detto che il piccolo
guardiano d'oche di Grattepanche sarebbe diventato maresciallo
d'alloggio! Ma non bisogna dirlo troppo forte.
Perch?... Che c' di male?
Giacch il dire che sono un soldato ci darebbe un sacco di
grane in questo paese. In un momento in cui corrono voci su una
possibile guerra, gi difficile per un francese trovarsi in Germania.
No, meglio di no! Io sono soltanto tuo fratello, il signor Nessuno, che
venuto a trovare sua sorella, e basta!
Va bene, Natalis, sar muta come un pesce, te lo prometto!
pi prudente far cos, perch gli spioni tedeschi hanno le
orecchie fini.
Sta' tranquillo!
E poi, se vuoi seguire un mio consiglio, Irma, ritorna con me in
Francia!
Gli occhi di mia sorella si riempirono di dolore, e lei mi diede
proprio la risposta che prevedevo.
Lasciare la signora Keller! Quando l'avrai vista anche tu,
Natalis, capirai che non posso lasciarla da sola.
Io avevo gi capito, perci rimandai la faccenda a pi tardi.
Irma, detto questo, ritrov subito il suo sguardo sereno e la sua
voce allegra. Non la finiva pi di chiedermi notizie del paese e delle
persone.
E nostra sorella Firminie?...
Gode ottima salute. Ho avuto sue notizie dal nostro vicino
Ltocard, che venuto, due mesi fa, a Charleville. Ti ricordi di
Ltocard?
Il figlio del carraio?
S. Lo sapevi che ha sposato una Matifas?
La figlia del vecchio Fouencamps?
Proprio lui. Mi ha riferito che nostra sorella non se la passava
tanto male. Ma si lavora e anche sodo a Escarbotin! Hanno quattro
figliuoli e l'ultimo vivacissimo... una piccola birba! Per fortuna suo
marito un galantuomo, buon operaio, e neanche troppo beone,
tranne che il luned! Insomma alla sua et non le mancano le
preoccupazioni!
Come se fosse vecchia!
Diamine! Ha cinque anni pi di te, Irma, e quattordici pi di
me. Tienine conto! Del resto, cosa vuoi farci? una donna in gamba
come te!
Oh! Io, Natalis, se ho conosciuto il dolore, stato solo quello
degli altri! Da quando ho lasciato Grattepanche, non ho pi
conosciuto la miseria! Ma il veder soffrire quelli vicini a me e non
poter far nulla...
Il volto di mia sorella si era rattristato di nuovo; ma cambi
discorso.
E il tuo viaggio? mi chiese.
andato bene. Un tempo davvero splendido per questa
stagione! E, come vedi, ho le gambe ben salde! E poi, cosa vuoi che
conti la fatica quando si sicuri di essere ben accolti all'arrivo!
Altro che, Natalis! La padrona sar felice di riceverti e ti vorr
bene come ne vuole a me, vedrai!
Che brava la signora Keller! Ma sai che non la riconoscerei?
Per me rimasta la figliola dei signori Acloque, quella brava gente di
Saint-Sauflieu. Quando si sposata, venticinque anni fa, non ero che
un monello. Ma i nostri genitori ne parlavano tanto bene che me ne
ricordo ancora.
Povera donna, disse allora Irma, molto cambiata,
adesso! Sapessi, Natalis che brava moglie stata, e soprattutto che
buona madre ancora.
E suo figlio?...
Il migliore dei figli! Si messo con coraggio al lavoro per
sostituire suo padre, morto quindici mesi fa.
Povero signor J ean!
Adora sua madre, non vive che per lei, come lei non vive che
per lui!
Non l'ho mai visto, Irma, e ho un gran desiderio di conoscerlo.
Mi sembra gi di volergli bene, a quel bravo ragazzo!
Non mi stupisce, Natalis. Gli voglio tanto bene che te l'ho
comunicato!
Allora andiamo, sorellina.
In cammino.
Un momento! A che distanza siamo da Belzingen?
Cinque lunghe leghe!
Bah! Se fossi solo, ci metterei due ore! Ma bisogner andar pi
pia...
No, Natalis, andr pi in fretta di te!
Con le tue gambe!
No, con le gambe del mio cavallo!
E Irma mi mostr il carretto fermo davanti alla porta dell'albergo.
Sei dunque venuta a prendermi con questa carriola? chiesi.
Certo, Natalis, sono partita di buon'ora, questa mattina, ed ero
qui alle sette in punto. E se la lettera che mi hai fatto scrivere fosse
arrivata prima, sarei venuta a cercarti anche pi lontano.
Ci mancherebbe altro, sorellina! In cammino, allora! Devi
pagare qualche cosa all'albergo? Ho qui degli spiccioli...
Grazie, Natalis, gi fatto; adesso non ci resta che partire.
Mentre parlavamo, l'albergatore dellEcktvende, appoggiato alla
porta, sembrava ascoltare senza farsi accorgere.
Cosa che non mi garbava affatto. Forse avremmo fatto meglio ad
andare a discorrere un po' pi lontano?
Quell'oste, un omaccione deforme, aveva un aspetto sgradevole,
due occhi che sembravano dei fori di succhiello, le palpebre rugose,
un naso curvo e appuntito, una bocca grande, come se da piccino gli
avessero dato la pappa con una sciabola. Insomma una faccia cattiva
da delinquente della peggior risma!
Dopo tutto per non avevamo detto nulla di compromettente.
Poteva darsi che non avesse colto una sillaba del nostro colloquio! E
poi, se non sapeva il francese, non poteva aver capito che venivo
dalla Francia.
Salimmo sul carretto. L'oste ci guard partire senza fare un gesto.
Presi le redini e incitai il ronzino. Filavamo come il vento di
gennaio. Ma questo non ci impediva di continuare a chiacchierare, e
Irma pot mettermi al corrente di tutto.
Cos, mettendo insieme quello che io gi sapevo con quello che
mi disse lei, vi posso, a questo punto, un po' ragguagliare intorno alla
famiglia Keller.

CAPITOLO III
LA SIGNORA Keller, nata nel 1747, aveva allora quarantacinque
anni. Originaria di Saint-Sauflieu, come ho gi detto, apparteneva a
una famiglia di piccoli proprietari. I signori Acloque, suo padre e sua
madre, di mezzi molto modesti, di anno in anno avevano visto
diminuire il loro patrimonio per esigenze di vita. Morirono a breve
distanza l'un dall'altro, intorno al 1765. La loro figliola rimase
affidata ad una vecchia zia, la cui morte doveva ben presto lasciarla
completamente sola al mondo.
Si trovava in questa situazione quando fu corteggiata dal signor
Keller, che era venuto in Piccardia per ragioni di lavoro. Egli si
dedicava al commercio gi da diciotto anni ad Amiens e nei dintorni,
dove si occupava del trasporto di merci. Era un uomo serio, di
bell'aspetto, intelligente e attivo. A quel tempo noi non nutrivamo
ancora per la gente di razza tedesca quell'avversione che avrebbe in
seguito alimentato gli odi nazionali, sostenuti da ben trent'anni di
guerra. Il signor Keller possedeva una discreta fortuna, che grazie al
suo zelo e alla sua abilit negli affari, era destinata ad accrescersi.
Egli domand dunque alla signorina Acloque se voleva diventar sua
sposa.
La signorina Acloque esit un po' poich avrebbe dovuto lasciare
Saint-Sauflieu e la Piccardia alla quale era tanto affezionata. E poi,
quel matrimonio non le avrebbe forse fatto perdere la nazionalit
francese? Ma allora la fanciulla non possedeva che una piccola
casetta, che era necessario vendere. Che cosa sarebbe accaduto di lei
dopo quest'ultimo sacrificio? Accadde cos che la vecchia zia, la
signora Dufrenay, sentendo prossima la sua fine, e preoccupata della
situazione in cui si sarebbe trovata la nipote, la sollecitava ad
accettare.
La signorina Acloque acconsenti. Il matrimonio fu celebrato a
Saint-Sauflieu. Pochi mesi dopo la signora Keller lasciava la
Piccardia seguendo il marito oltre la frontiera.
La signora Keller non dovette pentirsi della scelta fatta. Suo
marito fu pieno di amore per lei come lei lo fu per lui. Sempre
premuroso, il marito si preoccupava di compensarla per la perduta
nazionalit. Questo matrimonio, se pure ispirato dalla ragione e dalla
convenienza, non cont che giorni felici, cosa rara oggi, ma non
meno rara anche a quei tempi.
Un anno dopo a Belzingen, dove abitava la signora Keller, nacque
un figlio, e la madre volle dedicarsi interamente all'educazione di
questo bimbo, di cui si parler nella nostra storia.
Proprio poco tempo dopo la nascita di questo figlio, verso il 1771,
mia sorella Irma, che allora aveva diciannove anni, entr nella
famiglia Keller. La padrona l'aveva conosciuta da bambina, quando
lei stessa non era che una giovinetta. Nostro padre aveva lavorato per
un certo tempo per il signor Acloque. Sua moglie e sua figlia si
interessarono della nostra situazione. Da Grattepanche a Saint-
Sauflieu non c' molta strada. La signorina Acloque incontrava
spesso mia sorella, l'aveva trovata simpatica, le aveva fatto dei
regalini e aveva preso a volerle bene, con un affetto che pi tardi
l'avrebbe resa oggetto della pi pura devozione.
Quando venne a sapere della morte di nostro padre e di nostra
madre, che ci lasciavano praticamente senza mezzi, la signora Keller
ebbe l'idea di far venire Irma, che s'era gi fatta assumere come
domestica a Saint-Sauflieu. Mia sorella acconsenti volentieri e di
questo non dovette mai pentirsi.
Ho detto che il signor Keller aveva anche del sangue francese, se
si vuol guardare ai suoi antenati. Ecco come:
Oltre un secolo innanzi, i Keller abitavano la parte francese della
Lorena. Erano abili commercianti, con un patrimonio gi abbastanza
ragguardevole. E avrebbero certamente continuato a prosperare se
non fosse stato per un grave avvenimento che intervenne a
sconvolgere l'avvenire di parecchie migliaia di famiglie, fra le pi
industriose della Francia.
I Keller erano protestanti. Molto attaccati alla loro religione per
nessun interesse al mondo avrebbero accettato di rinnegare la propria
fede. E lo si pot constatare, nel 1685, quando venne revocato l'editto
di Nantes. Come tanti altri furono posti di fronte all'alternativa di
lasciare il paese o di abiurare la loro fede. Come molti altri
preferirono l'esilio.
Fabbricanti, artigiani, operai d'ogni specie, agricoltori partirono
dalla Francia per andare ad arricchire l'Inghilterra, i Paesi Bassi, la
Svizzera, la Germania e in particolar modo il Brandeburgo. L
ricevettero una calorosa accoglienza dall'Elettore di Prussia e di
Potsdam, a Berlino, a Magdeburgo, a Battin, a Francoforte sull'Oder.
In particolare, degli abitanti di Metz, secondo quanto mi stato detto,
in numero di venticinquemila, fondarono le fiorenti colonie di
Stettino e di Potsdam.
I Keller abbandonarono quindi la Lorena, certo con la speranza di
ritornare, ma dopo aver dovuto cedere per quattro soldi le loro
aziende commerciali.
Gi! Si dice che si ritorner nel paese non appena le circostanze lo
permetteranno. Ma intanto, ci si sistema all'estero; si stabiliscono
nuovi contatti, si creano nuovi interessi. Intanto gli anni passano, e si
resta l! Cos capitato a molti, e tutto a discapito della Francia.
In quell'epoca, la Prussia, che divenne regno solo nel 1701, non
possedeva sul Reno che il ducato di Clves, la contea di La Marck e
una parte della Gheldria.
Proprio in quest'ultima provincia, quasi al confine coi Paesi Bassi,
i Keller trovarono rifugio. Fondarono degli stabilimenti industriali,
ripresero il loro commercio bruscamente interrotto per quella
ingiusta e deplorevole revoca dell'editto di Enrico IV. Di generazione
in generazione ampliarono la cerchia dei rapporti, delle amicizie con
i loro nuovi compatrioti e l, unendo le famiglie, si sposarono cos
che questi antichi francesi divennero a poco a poco dei veri e propri
tedeschi.
Verso il 1760, un Keller lasci la Gheldria per andarsi a stabilire
nella cittadella di Belzingen, quasi nel cuore di quel Circolo dell'Alta
Sassonia, che comprendeva una parte della Prussia. Questo Keller
riusc negli affari, cosa che gli permise di offrire alla signorina
Acloque quell'agiatezza che non avrebbe pi potuto trovare a Saint-
Sauflieu. A Belzingen appunto venne alla luce suo figlio, prussiano
per parte di padre, ma di puro sangue francese per parte di madre.
E, aggiungo io con un'emozione che mi fa ancora battere il cuore,
era d'animo francese quel bravo giovanotto, che aveva preso tutto da
sua madre. La signora Keller lo aveva allattato lei stessa; e le prime
paroline le aveva balbettate in francese: non mama l'aveva
chiamata, bens maman! La prima lingua che aveva sentito e in
seguito parlato era dunque la nostra poich era quella che pi
abitualmente si parlava nella casa di Belzingen quantunque la signora
Keller e mia sorella avessero subito imparato a servirsi del tedesco.
L'infanzia del piccolo J ean fu dunque cullata dalle ninne-nanne
francesi. E a questo suo padre non pens mai di opporsi. Anzi! Non
era forse la lingua dei suoi avi quella lingua lorenese, cos francese,
la cui purezza non fu mai alterata dalla vicinanza della frontiera
tedesca?
E non solo col proprio latte la signora Keller aveva nutrito il
bambino ma colle proprie idee, per tutto ci che riguardava la
Francia. Amava profondamente il suo paese, e non aveva mai perso
la speranza di ritornarvi, un giorno. Non nascondeva l'immensa gioia
che sarebbe stata per lei il rivedere la sua vecchia Piccardia. Al
signor Keller l'idea non dispiaceva. Senza dubbio, quando si fosse
assicurato una certa ricchezza avrebbe lasciato volentieri la
Germania per andarsi a stabilire nel paese di sua moglie. Ma doveva
lavorare ancora qualche anno, per garantire una posizione
conveniente alla moglie e al figlio. Disgraziatamente la morte lo
aveva colto precocemente quindici mesi prima.
Ecco come stavano le cose che mia sorella mi raccont, mentre la
carretta ci portava verso Belzingen. Come prima conseguenza, questa
morte inattesa procur un ritardo nel ritorno della famiglia Keller in
Francia; e a quanti mali questo avrebbe dato origine!
Difatti al momento in cui il signor Keller mor, egli era impegnato
in un grosso processo con lo Stato prussiano. Da due o tre anni
appaltatore di forniture per conto del governo, aveva arrischiato in
questo affare, oltre a tutta la sua fortuna, dei fondi che gli erano stati
affidati. Con le prime riscossioni aveva potuto rimborsare i propri
soci, ma gli rimaneva ancora da reclamare il saldo dell'operazione
che costituiva quasi tutto il suo avere. Ma il regolamento di questo
conto non finiva mai. Si cavillava, si lesinava, o, per dirla al nostro
modo, lo si spennacchiava; gli si facevano difficolt di tutti i generi,
tanto che aveva dovuto ricorrere ai giudici di Berlino.
Il processo si trascinava per le lunghe. noto, del resto, che non
un buon affare mettersi in causa contro i governi, di qualunque Stato
si tratti. I giudici prussiani mostravano in modo anche troppo
evidente la loro cattiva volont. Eppure il signor Keller aveva
adempiuto ai suoi impegni con perfetta buona fede, poich era un
vero galantuomo. Doveva ricevere ventimila fiorini, una vera fortuna
per quell'epoca, e la perdita del processo avrebbe rappresentato per
lui la rovina.
Come dunque dicevo, senza questo ritardo la situazione avrebbe
forse potuto venir regolata a Belzingen. Era appunto lo scopo che
perseguiva la signora Keller dopo la morte del marito, dal momento
che il suo pi vivo desiderio era quello di ritornare in Francia, cosa
del resto ben comprensibile.
Questo il succo del racconto di mia sorella.
facile immaginare quale potesse essere la sua posizione. Irma
aveva cresciuto il bambino quasi dalla nascita, unendo le sue cure a
quelle della madre: logicamente lo amava ormai d'un affetto materno.
Del resto non era certo trattata come una domestica in casa, ma come
una compagna, un'umile e modesta amica. Era una della famiglia, era
trattata come tale, e nutriva una devozione senza limiti per quella
brava gente. Se i Keller avessero lasciato la Germania, li avrebbe
seguiti con immenso piacere. Ma se rimanevano a Belzingen, sarebbe
rimasta con loro.
Separarmi dalla signora Keller!... credo che ne morrei! mi
precis. Mi convinsi che nulla avrebbe potuto decidere mia sorella a
fare ritorno con me, dal momento che la sua padrona era costretta a
rimanere a Belzingen fino a che fossero sistemati i suoi interessi.
D'altronde ero molto preoccupato a lasciarla nel cuore di un paese
che si preparava ad armarsi contro di noi. E ne avevo ben donde;
perch la guerra, una volta iniziata, non sarebbe certo durata poco!
Quando ebbe terminato di darmi tutte le notizie relative ai Keller,
Irma mi chiese:
Resterai con noi per tutto il tempo della licenza?
S, tutto, se posso.
Allora Natalis probabile che assisterai fra poco a delle nozze.
Chi si sposa?... Il signor J ean?
S.
E chi sposa?... Una tedesca?
No, Natalis, ed proprio quello che ci fa felici: se sua madre
ha sposato un tedesco, lui ha scelto una francese come sposa.
Bella?...
Bella come il sole.
Questa notizia mi fa proprio piacere, Irma!
Figurati a noi! Ma tu Natalis, non pensi proprio a prendere
moglie?
Io?
Non hai lasciato qualcuna laggi?
Ebbene s, Irma...
Chi dunque?
La patria, sorellina! Di cos'altro pu mai aver bisogno un
soldato?

CAPITOLO IV
BELZINGEN, cittadina situata a meno di venti leghe da Berlino, fu
eretta presso il villaggio di Hagelberg, dove, nel 1813, i francesi si
sarebbero scontrati con le milizie territoriali prussiane. Dominata
dalla cima del Flameng, si stende ai suoi piedi in modo pittoresco.
Commercia in cavalli, bestiame, lino, trifoglio, cereali.
Appunto l arrivammo mia sorella e io verso le dieci del mattino.
Il carretto si ferm davanti a una casa pulita e graziosa, sebbene
modesta. Era la casa della signora Keller.
In quel paese, parrebbe di essere nel cuore dell'Olanda. I contadini
portano dei lunghi pastrani bluastri, panciotti scarlatti sormontati da
alti e rigidi colletti che sarebbero in grado di proteggerli anche da
una sciabolata.
Le donne, che portano due o tre sottane, delle cuffie con le alette
bianche, sembrerebbero delle monache, se non fosse per il fazzoletto
dai colori sgargianti che si stringono alla vita e per il corsetto di
velluto nero che non ha proprio niente di monastico. Quante ne ho
viste lungo la strada!
Quanto all'accoglienza che mi venne tributata, ve la lascio
immaginare. Non ero forse il legittimo fratello di Irma? Ebbi subito
modo di constatare che la sua situazione in seno a quella famiglia
non era per nulla diversa da come lei me l'aveva descritta. La signora
Keller mi onor col pi affettuoso dei suoi sorrisi, il signor J ean mi
strinse cordialmente la mano. Vien da pensare che il fatto che io fossi
francese avesse la sua buona importanza ai fini di tanta simpatia!
Signor Delpierre mi disse, mia madre ed io contiamo che
passerete con noi tutto il tempo della vostra licenza. Qualche
settimana non davvero troppo da passare con vostra sorella che non
vedete da tredici anni!
Da passare con mia sorella ma anche con la signora vostra
madre e con voi, signor J ean risposi. Non ho dimenticato il
bene che la vostra famiglia ha fatto alla mia, ed stata una grande
fortuna per Irma di venir accolta in casa vostra!
Lo confesso: avevo preparato questo discorsetto complimentoso
tanto per dir qualcosa al mio arrivo. Ma fu del tutto inutile. Con
quella brava gente era sufficiente lasciar parlare il cuore.
Guardando la signora Keller ritrovai i tratti di quella fanciulla che
era ancora impressa nella mia memoria. La sua bellezza non
sembrava tanto diminuita con gli anni. Fin dalla giovinezza colpiva
per la seriet della sua fisionomia, cos mi sembrava proprio di
rivederla come allora. Se tra i suoi capelli neri apparivano qua e l
delle ciocche bianche, gli occhi non avevano perduto nulla della
vivacit di un tempo. Bench tutte le lacrime versate per la morte
dello sposo li avessero un po' velati, sembrava che un fuoco vi
brillasse ancora. Il suo contegno era calmo. Ella aveva il dono di
saper ascoltare. Non era di quelle donne che ciarlano da mane a sera,
come cornacchie o ronzano come un alveare. Francamente io non
posso soffrire quel tipo di donne. Lei invece era piena di buon senso,
sapeva riflettere prima di parlare o di agire, e se la sbrigava
benissimo nel dirigere i propri affari.
Inoltre, come ebbi modo di rendermi conto ben presto, non
lasciava che molto di rado il focolare domestico. Rifuggiva la gente e
stava bene da sola. Ecco una dote che apprezzo molto nelle donne,
mentre non faccio alcun caso a quelle che, come i suonatori
girovaghi, non si trovano mai bene se non quando sono fuori casa.
Un'altra cosa mi fece immenso piacere, vale a dire che, senza
disprezzare le usanze tedesche, la signora Keller aveva conservato
alcune abitudini della nostra Piccardia. Cos, la sua abitazione,
all'interno, mi ricordava le abitazioni di Saint-Sauflieu. La
disposizione dei mobili, il servizio e la cucina facevano pensare di
essere al paese. Ho notato ci fra i miei ricordi.
Il signor J ean allora aveva ventiquattro anni. Era un giovanotto
dalla statura molto superiore alla media, i capelli e baffi bruni, e gli
occhi cos scuri da sembrar neri. Anche se era tedesco, non aveva
nulla della durezza teutonica che al contrario era in contrasto coi suoi
modi davvero gentili. Si accaparrava subito le simpatie col suo
carattere aperto e franco. Assomigliava molto alla madre. Non meno
serio di lei, piaceva, nonostante l'aria grave, perch era premuroso e
cortese. A me piacque subito, non appena lo vidi. Se mai avr
bisogno di un amico devoto, lo trover senza dubbio in Natalis
Delpierre!
Tra l'altro parlava la nostra lingua come se fosse stato cresciuto
sempre in Francia. Sapeva il tedesco? Certo che lo sapeva, e anche
bene. Ma sarebbe venuto spontaneo fargli quella domanda come la si
fece a non so pi quale regina di Prussia che, solitamente, non
parlava che il francese. E poi s'interessava moltissimo delle sorti
della Francia. Amava i nostri compatrioti, ne cercava la compagnia, e
cercava di aiutarli. S'incaricava di raccogliere tutte le notizie che
giungevano da oltre il Reno e ne faceva il tema favorito dei suoi
discorsi.
Del resto, egli apparteneva alla categoria degli industriali, dei
commercianti, e, come tale, soffriva per l'arroganza dei funzionari,
dei militari, come ne soffrono tutti i giovani, che, dediti ai traffici,
immersi negli affari, non hanno alcun rapporto diretto col governo.
Che peccato che il signor J ean Keller, invece che esser solo per
met francese, non lo fosse per intero! Ma che volete? Dico quello
che penso, che mi passa per la testa, senza riflettere: scrivo come
sento. Se non ho simpatie per i tedeschi perch li ho visti da vicino
durante le mie guarnigioni alla frontiera. Nelle alte classi, anche
quando sono gentili, come si deve essere con tutti, la loro naturale
alterigia fa sempre capolino. Non voglio negare le loro qualit, ma i
francesi ne hanno delle altre. E non sarebbe certo stato questo
viaggio in Germania a farmi cambiare opinione.
Alla morte di suo padre, il signor J ean, allora studente
all'universit di Gottinga, dovette far ritorno a casa per prendere in
mano la direzione degli affari. La signora Keller trov in lui un
aiutante intelligente, attivo e infaticabile. Per le sue qualit non si
limitavano a questo. Oltre ad essere pratico nelle questioni
commerciali, era anche molto colto, almeno a sentire quel che m'ha
detto mia sorella, dal momento che io non avrei potuto esprimere un
giudizio. Amava i libri e la musica. Aveva anche una bella voce, non
forte come la mia, ma molto piacevole. Del resto, a ciascuno il suo
mestiere! Per esempio, quando io gridavo: Avanti, marsh!...
Accelerare il passo!... Alt!... - ai miei uomini piaceva soprattutto
Alt! - ero piuttosto gradevole da udire.
Ma torniamo al signor J ean. Se stessi a sentire il mio cuore non la
finirei pi di elogiarlo. Baster vederlo all'opera. Un'ultima cosa
tuttavia da ricordare che, dopo la morte del padre, tutto il peso degli
affari era piombato sulle sue spalle. Dovette lavorare sodo perch le
cose erano particolarmente imbrogliate. Ma lui non aveva che uno
scopo: mettere in chiaro la situazione e poi abbandonare il
commercio. Disgraziatamente questo processo intentato contro lo
Stato sembrava essere lontano da una conclusione. Bisognava
seguirlo con assiduit e, per non correre il rischio di trascurare
qualcosa, recarsi pi volte a Berlino. Ma ne dipendeva l'avvenire
della famiglia Keller e, dopo tutto, i suoi diritti erano talmente
inconfutabili che non poteva venir perduto, anche a onta della
malafede dei giudici.
Quel d, a mezzogiorno, pranzammo tutti insieme. Eravamo in
famiglia: perch proprio cos venni trattato. Mi fecero sedere accanto
alla signora Keller. Mia sorella Irma occupava il solito posto vicino
al signor J ean, che mi stava di fronte.
Parlammo del mio viaggio, delle difficolt che avevo incontrato
lungo la strada, della situazione del paese. Intuivo le preoccupazioni
della signora Keller e di suo figlio a proposito di quel che si andava
preparando, di quelle truppe in marcia di prussiani e di austriaci
verso la frontiera francese. I loro interessi correvano il rischio di
venir per lungo tempo compromessi se fosse scoppiata la guerra.
Ma era meglio non parlare di cose cos tristi proprio durante il
primo pranzo che si faceva assieme. Perci il signor J ean svi la
conversazione e mi sottopose a un fuoco di domande. E le vostre
campagne, Natalis? mi chiese. Voi avete gi tirato le vostre
belle schioppettate in America. Avrete certamente incontrato laggi
il marchese de Lafayette, quell'eroico francese che ha votato la sua
ricchezza e la sua vita alla causa dell'indipendenza!
S, signor J ean.
E avete visto Washington?
Come vedo voi adesso risposi; un bell'uomo, con grandi
piedi e grandi mani; un vero gigante!
Dal che si pu vedere che queste erano le cose che mi avevano
maggiormente colpito nel generale americano.
Dovetti allora raccontare tutto ci che sapevo sulla battaglia di
Yorktown e come il conte de Rochambeau avesse bastonato a dovere
lord Cornwallis.
E, dopo il vostro ritorno in Francia, mi chiese il signor J ean
non avete pi fatto delle campagne?
Non una sola volta risposi. Il Real Piccardia continu a
spostarsi di guarnigione in guarnigione. Eravamo molto occupati...
Lo credo, Natalis e anzi, talmente occupato che non avete mai
avuto il tempo di mandare notizie e di scrivere una parola a vostra
sorella!
A questa osservazione non potei fare a meno di arrossire. Anche
Irma parve un po' imbarazzata. Ma infine mi decisi a parlare; dopo
tutto non era una vergogna!
Signor J ean risposi, se non ho scritto a mia sorella
perch, quando si tratta di scrivere, sono monco di tutt'e due le
braccia.
Non sapete scrivere, Natalis? esclam il signor J ean.
No, con mio grande dispiacere.
E nemmeno leggere?
Neppure! Quando io ero fanciullo, anche ammesso che mio
padre e mia madre avessero potuto disporre di qualche soldo per
farmi dare un po' di istruzione, non c'erano maestri a Grattepanche e
neppure nei dintorni. In seguito, ho sempre vissuto col sacco in
spalla, il fucile a tracolla, e non c' certo il tempo di studiare fra una
tappa e l'altra. Ecco come un maresciallo d'alloggio, a trentun anni,
non sa ancora n leggere n scrivere!
Ebbene, ve lo insegneremo noi, Natalis disse la signora
Keller.
Voi, signora?...
Certo aggiunse il signor J ean. Mia madre e io ce la
metteremo tutta... Avete due mesi di licenza?...
Due mesi.
E avete intenzione di passarli qui?
Se non disturbo troppo...
Disturbarci! rispose la signora; proprio voi, il fratello di
Irma!
Cara signora disse mia sorella, quando Natalis vi
conoscer meglio, non avr pi di queste idee!
Voi qui siete come a casa vostra, rispose il signor J ean.
Come a casa mia! Un momento, signor Keller!... Ma io non ho
mai avuto una casa...
Ebbene, come a casa di vostra sorella, se preferite. Vi ripeto:
restate pure qui fin che vi pare. E, in questi due mesi di licenza, mi
incarico io di insegnarvi a leggere. La scrittura verr in seguito.
Non sapevo come ringraziarli.
Ma, signor J ean, esitai il vostro tempo sar gi tutto
occupato!...
Due ore il mattino e due ore la sera, saranno sufficienti. Vi
dar dei compiti e voi li farete.
Ti aiuter io aggiunse Irma perch io so un po' leggere e
scrivere.
Lo credo bene sorrise il signor J ean. stata la migliore
allieva di mia madre!
Cosa rispondere ad un'offerta fatta con tanto buon cuore?
E sia, accetto, signor J ean, accetto, signora Keller e, se non
far a puntino il mio dovere, vuol dire che mi metterete in castigo!
Il signor J ean riprese:

:
Perch vedete, mio caro Natalis, per un uomo necessario
saper leggere e scrivere. Pensate quante cose ignorano quei poveri
diavoli che non hanno avuta alcuna istruzione! Quanto buio nel loro
cervello! Che vuoto nella loro intelligenza! come esser privi di un
arto!
E poi, sapendo leggere e scrivere, non potreste forse avanzare di
grado? Ora siete maresciallo d'alloggio, e va bene; ma, come potreste
andare pi innanzi? Come potreste diventare tenente, capitano,
colonnello? Continuereste a essere quello che siete ora. Invece non
bisogna lasciare che l'ignoranza arresti la vostra carriera.
Non sarebbe l'ignoranza a bloccare comunque il mio
avanzamento, signor J ean, risposi ma i regolamenti. A noi del
popolo non permesso di andare oltre il grado di capitano.
Forse fino ad ora, Natalis. Ma la rivoluzione dell'89 ha
proclamato l'eguaglianza in Francia, e far scomparire i vecchi
pregiudizi. Da voi, adesso, ogni cittadino uguale all'altro. Mettetevi
dunque al livello di chi istruito per arrivare l dove l'istruzione
permette di giungere. L'eguaglianza! una parola che la Germania
non conosce ancora! Siamo intesi allora Natalis?
Siamo intesi, signor J ean.
Ebbene, cominceremo oggi stesso, e, fra otto giorni, saprete
fino all'ultima lettera dell'alfabeto. Ora che abbiamo terminato il
pasto andiamo a farci una passeggiata. Al ritorno, ci metteremo al
lavoro!
Ed ecco in che modo cominciai a imparare a leggere in casa
Keller. C' mai stata della gente pi brava?

CAPITOLO V
Ci FACEMMO una bella passeggiata, il signor J ean ed io, sulla
strada che sale verso l'Hagelberg, dalla parte di Brandeburgo. A dir
la verit fummo pi occupati a parlare che non a guardarci attorno.
Del resto non c'era nulla di particolarmente interessante da notare.
Quello che ebbi tuttavia modo di osservare fu che le persone mi
squadravano da cima a fondo. Che volete? Un forestiero in una
piccola citt un avvenimento.
Feci anche quest'altra osservazione: che il signor Keller sembrava
godere della stima di tutti. Nel via vai di gente che incontrammo, ben
pochi mostrarono di non conoscere la famiglia Keller. Fu un
continuo ricevere scappellate che io ritenni doveroso ricambiare
cortesemente quantunque non fossero indirizzate precisamente a me.
Ma non bisognava venir meno alla proverbiale cortesia francese!
Di cosa mi parl il signor J ean durante quella passeggiata? Ah! Di
ci che stava particolarmente a cuore alla sua famiglia, di quel
processo che sembrava non aver mai fine.
Mi raccont la storia per esteso. Le forniture commissionate erano
state consegnate nel tempo stabilito. Il signor Keller da buon
prussiano aveva fedelmente rispettato le condizioni stabilite nelle
norme d'appalto e quindi avrebbe dovuto venirgli corrisposta la
somma legittimamente e onestamente guadagnata, senza alcuna
contestazione. Francamente, se c'era un processo che meritava di
essere vinto, era proprio quello. Eppure in questo frangente, gli
impiegati statali si comportavano come dei mascalzoni.
Ma, un momento esclamai. Questi impiegati alla fin fine
non sono i giudici. E questi sapranno ben rendervi giustizia; mi pare
impossibile che possiate perdere...
Si pu sempre perdere un processo, anche il migliore! Se entra
in gioco la malafede vi pare che io possa sperare che mi daranno
ragione?
Ho gi visto i nostri giudici e li vedo ancora, ma mi rendo conto
che sono prevenuti contro una famiglia che in un certo modo legata
alla Francia, specialmente adesso che i rapporti tra i due paesi sono
tesi. Quindici mesi fa, alla morte di mio padre, nessuno avrebbe
dubitato della riuscita della nostra causa. Ma oggi come oggi, non so
cosa pensare. Se perdiamo questo processo, verr dilapidata quasi
tutta la nostra fortuna!... Ci rester appena di che vivere!
Non sia mai detta una cosa simile! esclamai.
Bisogna aspettarsi di tutto Natalis! Oh, non tanto per me
aggiunse il signor J ean. Io sono giovane, mi metter a lavorare.
Ma mia madre!... Mi si stringe il cuore al pensiero che, prima che io
abbia potuto rifarmi una posizione, lei sia costretta a vivere fra gli
stenti!
Cara signora Keller! Mia sorella me ne ha parlato cos bene!...
Voi le volete molto bene vero?...
S, molto!
Il signor J ean tacque per un istante. Poi riprese:
Se non fosse stato per questo processo, Natalis, avrei gi
realizzato il nostro patrimonio e, dal momento che mia madre non ha
che un desiderio, quello di ritornare in quella Francia che venticinque
anni d'assenza non le hanno potuto far dimenticare, avrei sistemato le
mie cose in modo da darle questa gioia fra un anno, forse fra pochi
mesi!
Ma, chiesi io sia che la causa sia vinta, sia che venga
perduta, la signora Keller non potrebbe comunque lasciare la
Germania?
Eh, Natalis! Ritornare al paese, in quella Piccardia che lei ama
tanto, senza neppure poter godere di quella modesta agiatezza alla
quale abituata, sarebbe una cosa troppo penosa. Io lavorer, senza
dubbio, e con tanta pi energia, perch lo faccio per lei. Ma riuscir?
Chi pu saperlo, specialmente oggi quando si prevedono
avvenimenti che potrebbero mettere tanto in crisi il commercio?
Ad ascoltare il signor J ean fare simili discorsi, io provavo un
turbamento che non cercai neanche di nascondere. Pi volte mi aveva
preso la mano, e io avevo risposto alla sua stretta cos che egli
doveva certamente aver capito che cosa provavo. Non so che cosa
avrei dato per risparmiare una pena a sua madre e a lui!
Cess un attimo di parlare e, cogli occhi fissi, come un uomo che
guarda nell'avvenire:
Natalis mi disse con un tono di voce tutto particolare
avete notato come si combinano male le cose a questo mondo? Mia
madre divenuta tedesca per il suo matrimonio, ed io, io resterei
tedesco, anche se sposassi una francese!
Fu l'unica allusione a quel progetto, di cui Irma mi aveva fatto
cenno la mattina. Per, dal momento che il signor J ean non aggiunse
altro, ritenni opportuno non insistere. Bisogna essere discreti con le
persone che mostrano di esserti amiche. Quando piacer al signor
Keller parlarmene pi diffusamente, egli trover sempre in me un
cuore pronto ad ascoltarlo e un amico desideroso di complimentarsi
con lui.
Continuammo a passeggiare. Si parl di una cosa e dell'altra, e in
particolar modo di quello che riguardava me. Dovetti ancora
raccontare dei particolari sulla mia campagna in America. Il signor
J ean dimostrava di apprezzare moltissimo l'aiuto che la Francia diede
agli americani per la conquista della loro libert. Invidiava la sorte
dei nostri compatrioti, grandi e piccoli, che avevano messo la propria
ricchezza o la propria vita al servizio di questa nobile causa. certo
che, s'egli si fosse trovato nelle condizioni di poterlo fare, non
avrebbe avuto la minima esitazione. Si sarebbe unito ai soldati del
conte de Rochambeau. Avrebbe sparato la prima cartuccia a
Yorktown. Si sarebbe battuto per affrancare l'America dalla
dominazione inglese.
Solo dal modo con cui parlava, dal tono vibrato, dall'entusiasmo
della sua voce che mi andava diritto al cuore, sento di poter in
coscienza affermare che il signor J ean avrebbe coraggiosamente
compiuto il proprio dovere. Ma ben raramente si padroni della
propria vita. Quante grandi imprese, che pur non sono state fatte, si
sarebbero potute compiere! Eppure questo il destino, e bisogna
prenderlo come viene.
Infine ritornammo verso Belzingen, ridiscendendo la strada.
Ci apparvero le prime case il cui biancore scintillava alla luce del
sole. I tetti rossi, che spiccavano fra gli alberi, emergevano in mezzo
al verde come dei fiori. Ne distavamo ormai non pi di due fucilate
quando il signor J ean mi disse:
Questa sera, dopo cena, mia madre ed io dobbiamo andare a
fare una visita.
Spero di non disturbarvi! risposi. Non preoccupatevi per
me. Io star con mia sorella Irma.
No, al contrario, Natalis; vi prego, anzi, di venire con noi da
questi amici.
Come volete!
Sono dei vostri compatrioti. Il signor de Lauranay e sua figlia,
che abitano da molto tempo a Belzingen. Saranno felici di vedervi,
perch venite dal loro paese, e io ho piacere che facciano la vostra
conoscenza.
Ai vostri ordini, risposi io.
Vidi bene che il signor J ean voleva portarmi a conoscenza dei
segreti della famiglia. Ma pensavo tra me e me questo
matrimonio non costituir un ostacolo al progetto di ritornare in
Francia? Non creer un legame capace di attaccare ancor pi
saldamente la signora Keller e suo figlio a questo paese se il signor
de Lauranay e sua figlia vi si sono stabiliti senza intenzione di
ritornare? A questo proposito, avrei avuto ben presto delle notizie
interessanti. Un po' di pazienza! Non bisogna far girare troppo in
fretta il mulino, se non si vuole avere della farina cattiva.
Eravamo arrivati alle prime case di Belzingen. Gi il signor J ean
si stava inoltrando nella via principale quando intesi da lontano un
rullar di tamburi.
Allora a Belzingen c'era un reggimento di fanteria, il reggimento
di Leib, comandato dal colonnello von Grawert. Venni a sapere pi
tardi che quel reggimento era l di guarnigione gi da cinque o sei
mesi. Molto probabilmente, in seguito ai movimenti di truppa che si
effettuavano verso la Germania occidentale, non avrebbe tardato a
raggiungere il grosso dell'armata prussiana.
A un soldato piace sempre vedere altri soldati, anche se sono
stranieri. Si cerca di vedere quel che bene e quel che male.
Questione di mestiere! L'uniforme, dall'ultimo bottone delle ghette
fino alla piuma del cappello, viene sottoposta ad esame. Si guarda
come sfilano. Tutto ci non pu fare a meno di interessare.
Mi fermai dunque, e il signor J ean con me.
I tamburi battevano una marcia dal ritmo monotono, d'origine
prussiana. Dietro di essi quattro compagnie del reggimento di Leib
segnavano il passo. Non era una partenza, ma una semplice
passeggiata militare.
II signor J ean e io ci eravamo disposti lungo la strada per lasciar
libero il passaggio. I tamburi erano arrivati alla nostra altezza quando
il signor J ean si aggrapp con violenza al mio braccio, come se
avesse voluto fare uno sforzo su se stesso per restare al suo posto. Lo
guardai.
Che cosa c'? gli domandai.
Nulla!
Il signor J ean era divenuto tutto pallido dapprima. Ora gli stava
riaffluendo il sangue al volto. Sembrava che avesse avuto un
capogiro. Poi il suo sguardo divenne fisso tanto che sarebbe stato
difficile smuoverlo.
Un tenente, alla testa della prima compagnia, marciava a sinistra e
quindi dalla parte della strada che noi occupavamo.
Era uno dei soliti ufficiali tedeschi come ce n'erano tanti in giro
allora e come se ne sono visti tanti anche dopo. Decisamente un
bell'uomo, d'un biondo rossiccio, occhi azzurri, come di porcellana,
freddi e molto duri, con un'aria da bravaccio e un'andatura
molleggiata da zerbinotto. Nonostante le pretese d'eleganza, si
vedeva che era volgare. Per conto mio quel bellimbusto mi ispirava
antipatia, se non addirittura repulsione.
Senza dubbio, lo stesso sentimento egli ispirava al signor J ean, e
forse qualcosa di anche pi forte della repulsione. Ebbi modo, per di
pi, di notare che l'ufficiale non pareva animato dai migliori
sentimenti all'indirizzo del mio compagno. L'occhiata che gli rivolse
fu tutt'altro che benevola.
Non erano che a pochi passi l'uno dall'altro quando si incrociarono
con gli sguardi. Il giovane ufficiale fece intenzionalmente un gesto di
sprezzo con le spalle. La mano del signor J ean mi strinse
violentemente con moto di collera. Per un attimo temetti che stesse
per scattare; ma riusc a controllarsi.
Evidentemente fra quei due uomini esisteva un odio, la cui causa
mi era per il momento ignota ma che non avrebbe tardato a
svelarmisi.
Poi la compagnia pass oltre e il battaglione scomparve alla svolta
della strada.
Il signor J ean non aveva pronunciato una parola. Guardava i
soldati allontanarsi. Pareva inchiodato in quel luogo e rest l finch
il rullo dei tamburi non si pot pi udire.
Allora, rivolgendosi a me, mi fece:
Andiamo, Natalis, a scuola! E ritornammo a casa Keller.

CAPITOLO VI
AVEVO un buon maestro. Gli avrei fatto onore? Non avrei saputo
dirlo! C' da dire che non poi cosa del tutto facile imparare a
leggere a trentun anni. Ci sarebbe voluto il cervello di un bambino -
fatto come di molle cera nella quale rimane impresso tutto senza
bisogno di fare il minimo sforzo. Ma il mio cervello era duro come la
calotta ossea che lo ricopriva.
Tuttavia mi misi risolutamente al lavoro e avevo una gran fretta di
imparare. Nella prima lezione facemmo passare tutte le vocali. Il
signor J ean mostrava una pazienza di cui gli ero molto grato. Inoltre,
perch quelle lettere mi rimanessero meglio infisse nella memoria,
me le fece scrivere a matita dieci, venti perfino cento volte di
seguito. A quel modo avrei imparato contemporaneamente a scrivere
e a leggere.
Lo zelo e l'attenzione non mi mancavano. E avrei continuato a
ostinarmi sull'alfabeto fino a sera, se, verso le sette, la domestica non
fosse venuta ad avvertire che la cena era pronta. Salii nella mia
cameretta, di fianco a quella di mia sorella, e, dopo essermi lavato le
mani, ridiscesi subito.
La cena non dur che mezz'ora. Siccome dai signori de Lauranay
si sarebbe andati un po' pi tardi, chiesi il permesso di aspettare
fuori. L, sulla soglia di casa mi abbandonai al piacere del fumo,
quello che noi piccardi chiamiamo una buona pipata di tranquillit.
Dopodich rientrai. La signora Keller e suo figlio erano pronti.
Irma, che aveva da fare in casa, non poteva accompagnarci.
Uscimmo tutti e tre insieme e la signora Keller mi chiese il braccio;
io glielo porsi, forse un po' goffamente; ma non ha importanza
perch ero fiero di poter fare da cavaliere a una dama cos distinta:
era un onore ed una gioia insieme.
Non fu necessario fare una lunga camminata. Il signor de
Lauranay infatti abitava all'estremit opposta della stessa via.
Occupava una graziosa casetta, dai colori vivaci, molto invitante, con
una aiuola di fiori sul davanti, due grandi faggi per ogni lato e con un
vasto giardino sul retro con cespugli e boschetti. Questa casetta
denotava una certa agiatezza da parte del proprietario e di fatto il
signor de Lauranay godeva di un'ottima situazione finanziaria.
Al momento di entrare, la signora Keller mi spieg che la
signorina de Lauranay non era la figlia, ma la nipote del padrone di
casa. Non fui, quindi, sorpreso di fronte alla differenza d'et che li
separava.
Il signor de Lauranay avr avuto settant'anni. Era un uomo dalla
notevole statura la cui figura non era ancora incurvata dagli anni. I
capelli, pi grigi che bianchi, incorniciavano un volto nobile e aperto.
Gli occhi avevano un'espressione dolcissima e dalle sue maniere si
riconosceva facilmente il vero gentiluomo. Ci fece un'accoglienza
molto cordiale.
Il de del cognome del signor de Lauranay, che non si
accompagnava a nessun titolo, provava solo la sua appartenenza a
quella classe, posta tra la nobilt e la borghesia, che non ha mai
disdegnato di dedicarsi all'industria o al commercio cosa che non
pu che valorizzarla. Se, per la verit, il signor de Lauranay non si
era mai dedicato agli affari, suo nonno e suo padre lo avevano fatto
prima di lui. D'altronde non si pu fargliene una colpa se, nascendo,
egli si trov una fortuna bell'e pronta.
La famiglia de Lauranay era lorenese d'origine e protestante di
religione, come i Keller. Tuttavia, se i suoi antenati avevano dovuto
lasciare il suolo francese dopo la revoca dell'editto di Nantes, essi
non avevano certo l'intenzione di stabilirsi all'estero. Difatti
ritornarono nel loro paese non appena la restaurazione di una
maggiore tolleranza glielo permise. Da allora non lasciarono pi la
Francia.
Il signor de Lauranay abitava a Belzingen perch aveva ereditato
da un suo zio, in questo angolo di Prussia, delle propriet molto belle
che aveva tutto l'interesse a far fruttare.
Senza dubbio egli avrebbe preferito venderle e ritornare nell'amata
Lorena; ma purtroppo fino ad ora non gli si erano presentate delle
buone occasioni. Il signor Keller, padre, a cui egli aveva affidato i
suoi interessi non aveva trovato acquirenti se non a prezzi troppo
bassi perch in Germania allora i liquidi scarseggiavano. Cos,
piuttosto che vendere a cattive condizioni, il signor de Lauranay
prefer conservare le sue propriet.
In seguito a rapporti d'affari tra il signor Keller e il signor de
Lauranay, non tard a stabilirsi tra le due famiglie un legame di
amicizia. Questa conoscenza durava ormai da pi di vent'anni e mai
una nube aveva offuscato una intimit che si basava sulla affinit dei
gusti e delle abitudini.
Il signor de Lauranay era rimasto vedovo quando era ancora
giovane. Da quel matrimonio era nato un figlio, che i Keller
conobbero appena. Sposatosi in Francia, questo giovane non
comparve che due o tre volte a Belzingen. Invece suo padre andava a
trovarlo ogni anno - cosa che procurava al signor de Lauranay il
piacere di passare alcuni mesi nel suo paese.
Il signor de Lauranay junior ebbe una bambina, la cui venuta alla
luce, purtroppo, cost la vita alla madre. Lui stesso, forse troppo
afflitto da questa perdita, non visse a lungo. Sua figlia ebbe appena il
tempo di conoscerlo, poich non aveva che cinque anni quando
rimase orfana. Tutta la sua famiglia si riduceva ormai al nonno.
Questi, d'altronde, non venne meno al suo dovere. And a cercare
la bambina, la condusse in Germania e si dedic interamente alla sua
educazione. Ma, bene precisarlo subito, fu aiutato in questo
difficile compito dalla signora Keller, che si affezion moltissimo a
quella bambina e le fece le veci di madre. inutile dire che il signor
de Lauranay fu felice di potersi fidare dell'amicizia e della devozione
di una donna come la signora Keller.
Mia sorella Irma, come facile immaginare, aiut la sua padrona
di tutto cuore. Chiss quante volte, ne sono certo, ella fece saltare la
bimba sulle gambe o l'addorment tra le braccia - e questo non solo
con l'approvazione ma addirittura con grande riconoscenza del
nonno.
E cos la bambina divenne una avvenente fanciulla, che io
osservavo, ora, con molta discrezione per non procurarle imbarazzo.
La signorina de Lauranay era nata nel 1772 e aveva quindi
vent'anni. Di statura molto alta per una donna, bionda, con degli
occhi d'un azzurro scuro, il viso grazioso, il portamento signorile e
pieno di garbo, ella non aveva nulla di comune con le eventuali
bellezze che avevo potuto notare nella popolazione femminile di
Belzingen. Mi piacevano quella sua espressione onesta e dolce, non
eccessivamente seria, e la sua fisionomia felice. Possedeva dei talenti
che accrescevano la sua grazia e risultavano oltremodo graditi agli
altri: sapeva suonare il pianoforte, scusandosi per non essere granch
quantunque sembrasse una pianista di prim'ordine a un maresciallo
d'alloggio come me. Dipingeva anche dei bei mazzi di fiori sui
paraventi di carta.
Non ci parr strano quindi che il signor J ean si fosse innamorato
di una cos adorabile persona n che la signorina de Lauranay avesse
notato tutto ci che di buono e d'amabile c'era in questo giovane e
neppure che le due famiglie avessero visto con gioia l'affetto dei due
giovanetti, cresciuti l'uno accanto all'altro, mutarsi a poco a poco in
un sentimento pi tenero. Erano fatti l'una per l'altro e si erano capiti!
E se il matrimonio non era ancora stato celebrato, ci non era dovuto
che a un eccesso di delicatezza da parte del signor J ean - delicatezza
che saranno in grado di comprendere tutti coloro che sono dotati di
un minimo di sensibilit.
In effetti, non bisogna dimenticarlo, la posizione economica dei
Keller era momentaneamente precaria. Prima di sposarsi il signor
J ean desiderava che quel maledetto processo da cui dipendeva il suo
avvenire fosse finito. Se lo vinceva, niente di meglio! Avrebbe
potuto offrire alla signorina de Lauranay una certa fortuna. Ma se lo
avesse perduto il signor J ean si sarebbe trovato praticamente al
verde. Certamente la signorina Marthe era ricca e lo sarebbe
diventata ancor di pi alla morte del nonno. Ma al signor J ean
ripugnava servirsi di quella ricchezza. Secondo me questo sentimento
non pu che fargli onore.
Se non che le circostanze divennero tali che il signor J ean fu
costretto a prendere una decisione.
Le tradizioni di famiglia si sarebbero unite in questo matrimonio:
stessa religione da parte di entrambi, medesima origine se non altro
risalendo al passato. Se gli sposi fossero andati a stabilirsi in Francia
i figli che sarebbero nati dalla loro unione avrebbero potuto venir
naturalizzati in Francia. Insomma non mancava proprio niente, come
si usa dire.
Dunque bisognava decidersi e senza ritardo tanto pi che un
simile stato di cose poteva autorizzare, in un certo senso, le assiduit
di un eventuale, rivale.
Non che il signor J ean avesse motivo di essere geloso! Come
avrebbe potuto provare gelosia dal momento che non aveva che da
dire una parola perch la signorina de Lauranay divenisse sua sposa?
Ma se anche non era la gelosia a torturarlo, era tuttavia
un'irritazione profonda e ben naturale contro quel giovane ufficiale
che avevamo incontrato col reggimento di Leib durante la
passeggiata lungo la strada di Belzingen.
Infatti, da alcuni mesi il tenente Frantz von Grawert aveva notato
la signorina Marthe de Lauranay. Appartenendo ad una famiglia
ricca ed influente, era sicuro che ci si sarebbe sentiti onorati delle sue
attenzioni e della sua assiduit.
E cos questo Frantz ossessionava Marthe con la sua corte. La
seguiva per le strade con tale ostinazione, che lei addirittura evitava
di uscire, se non ne era strettamente obbligata.
Il signor J ean sapeva tutto. Pi d'una volta era stato sul punto di
andare a dare una lezione a quel bellimbusto, che si dava un sacco
d'arie nell'alta societ di Belzingen. Ma era stato sempre trattenuto
dal timore di vedere mescolato il nome della signorina Marthe in una
simile faccenda. Quando fosse diventata sua moglie, se l'ufficiale
avesse continuato a tormentarla, avrebbe saputo intrappolarlo senza
difficolt e farlo stare al suo posto. Ma fino a quel momento era
meglio non dar peso a quelle assiduit. Era meglio evitare uno
scandalo di cui la riservatezza della fanciulla avrebbe sofferto.
Se non che, non pi di tre settimane prima, la mano della fanciulla
era stata chiesta dal tenente Frantz. Suo padre, il colonnello, s'era
presentato al signor de Lauranay. Gli aveva elencato i suoi titoli, le
sue ricchezze e aveva descritto il brillante avvenire che aspettava suo
figlio. Era un uomo rozzo, abituato a comandare militarmente -
sappiamo che cosa questo vuol dire - non ammetteva n esitazioni n
rifiuti; insomma era un vero prussiano dalla punta degli speroni alla
cima del pennacchio.
Il signor de Lauranay ringrazi il colonnello von Grawert, si
dichiar molto onorato della domanda; ma disse che degli impegni
precedenti rendevano impossibile questo matrimonio.
Il colonnello, gentilmente congedato, si era ritirato molto
indispettito per l'insuccesso. Il tenente Frantz ne fu profondamente
irritato. Non ignorava che J ean Keller, tedesco come lui, era ricevuto
nella casa del signor de Lauranay con un titolo che a lui veniva
rifiutato. Da qui un odio profondo, e soprattutto un desiderio di
vendetta che, senza dubbio, aspettava solo un'occasione per sfogarsi.
Del resto l'ufficiale, spinto o dalla gelosia, o dalla collera, non
cess di molestare la signorina Marthe. Ecco perch, da quel giorno,
la fanciulla aveva preso la decisione di non uscire pi da sola, come
sarebbe stato lecito secondo i costumi tedeschi, e neppure
accompagnata dal nonno, dalla signora Keller o da mia sorella.
Ma queste cose le seppi solo dopo un po' di tempo. Ho preferito,
per, dirle subito a voi.
La famiglia de Lauranay mi fece un'accoglienza che non avrebbe
potuto essere migliore.
Il fratello della mia buona Irma non pu essere che nostro
amico mi disse la signorina Marthe e sono felice di stringervi
la mano!
Ci credete se vi dico che non trovai nulla da rispondere? Se mai
feci la figura da sciocco fu proprio quella volta. Imbarazzato,
intimidito, non riuscivo ad aprir bocca. E quella mano che mi fu tesa
con tanto garbo!... La sfiorai e la strinsi adagio, per timore di farle
male. Ma, cosa volete farci! Io, un povero maresciallo d'alloggio!
Poi passammo in giardino passeggiando. La conversazione mi
mise pi a mio agio. Parlammo della Francia e il signor de Lauranay
mi fece delle domande sugli avvenimenti che si andavano
preparando. Anche lui sembrava temere che potesse crearsi una
situazione dannosa per molti francesi stabiliti in Germania. Si
domandava se non avrebbe fatto meglio a lasciare Belzingen per
andarsi a stabilire nella sua terra, in Lorena.
Fate conto di partire? chiese ansiosamente il signor Keller.
Temo che ne saremo costretti, mio caro J ean rispose il
signor de Lauranay.
Ma non vorremmo partire soli aggiunse la signorina
Marthe. Quanto dura il vostro congedo, signor Delpierre?
Due mesi risposi.
Ebbene, caro J ean, riprese lei il signor Delpierre non
assister, prima della sua partenza, al nostro matrimonio?
Sicuro... Marthe... certo! rispose il signor J ean, ma la voce
gli tremava: la voce della ragione si ribellava alla voce del cuore.
Signorina dissi sarei davvero felicissimo...
Mio caro J ean, non faremo dunque un simile favore al signor
Natalis Delpierre?
Certo... cara Marthe! rispose il signor J ean che non pot
aggiungere altro; ma ci mi parve sufficiente.
Al momento di tornarcene a casa tutti e tre, giacch s'era fatto
tardi: Figlia mia! disse la signora Keller, abbracciando con
viva emozione la fanciulla, tu sarai felice!... Egli degno di te!
Lo so: infatti vostro figlio! rispose la signorina Marthe.
Rientrammo a casa. Irma ci aspettava. La signora Keller la inform
che c'era ormai solo da stabilire il giorno del matrimonio.
Poi ce ne andammo a dormire. E se mai ci fu una notte in cui
dormii meravigliosamente nonostante che le vocali dell'alfabeto
comparissero continuamente nei miei sogni, fu proprio quella, nella
quale mi addormentai come un sasso nella casa della signora Keller.

CAPITOLO VII
Il GIORNO successivo non mi svegliai che molto tardi. Dovevano
essere almeno le sette. Mi affrettai a vestirmi per andare a fare il
mio dovere: avevo tutte le vocali da ripassare... in attesa delle
consonanti.
Quando raggiunsi l'ultima rampa di scale incontrai mia sorella
Irma che stava salendo.
Venivo a svegliarti mi disse.
Eh, si, ho fatto il pigrone stamattina e sono in ritardo!
No, Natalis, non sono che le sette. Ma c' qualcuno che ti
cerca.
Qualcuno che mi cerca?
S... un agente.
Un agente? Diavolo, non mi piacciono affatto queste visite! Che
cosa mai poteva volere da me? Mia sorella mi sembrava un po'
inquieta. Quasi nello stesso istante comparve il signor J ean.
un agente di polizia, Natalis mi disse. Fate bene
attenzione a non dire nulla che possa compromettervi.
Ci mancherebbe altro che quello sapesse che sono un soldato!
risposi.
molto improbabile!... Ricordatevi bene che voi siete venuto a
Belzingen per vedere vostra sorella, e nient'altro!
Era la verit, del resto, e io mi ripromisi di mantenermi in uno
stretto riserbo.
Giunsi sulla soglia della porta e l vidi l'agente di polizia, che
subito, fin dal primo colpo d'occhio, mi apparve come un rozzo
individuo, tutto sbilenco e ricurvo con le gambe a pi di banco
2
e
un'aria da ubriacone, o meglio da colui che alza un po' troppo il
gomito, come si suol dire.

2
Una colorita espressione, propria del dialetto piccardo, che sta ad indicare una
persona che tiene le gambe larghe e i piedi in fuori cos come le ha un tavolo.
(N.d.T.)
Il signor J ean gli chiese in tedesco che cosa desiderasse.
C' in casa vostra un viaggiatore giunto ieri a Belzingen?
S. Ebbene?
Il direttore di polizia vuole che passi dal suo ufficio.
Va' bene, ci andr!
Il signor J ean mi tradusse questo brano del discorso. Non era
neanche un invito, ma un ordine quello che mi era appena stato
trasmesso. Era dunque necessario obbedire.
Il pi di banco se n'era andato. La cosa mi faceva un certo
piacere: non mi sarebbe andato affatto a genio di attraversare le vie
di Belzingen con quel brutto muso. Cos potevo invece informarmi
dove era l'ufficio del direttore e recarmi l arrangiandomi per conto
mio.
Che tipo ? chiesi al signor J ean.
Una persona che non manca di una certa astuzia. Dovete
diffidare di lui, Natalis. Si chiama Kalkreuth. Questo Kalkreuth ha
sempre cercato di darci fastidio perch ritiene che noi ci occupiamo
troppo della Francia. Da parte nostra preferiamo tenerlo alla larga, e
lui lo sa benissimo. Non mi meraviglierei di venire a sapere che
vuole implicarci in qualche brutto affare. Dunque, vi raccomando,
soppesate le parole che direte.
Perch non mi accompagnate al suo ufficio, signor J ean! gli
chiesi.
Kalkreuth non mi ha chiamato, ed probabile che non gli vada
di vedermi!
Ma, conosce almeno qualche parola di francese?
Lo parla perfettamente. Ma non dimenticate, Natalis, di
riflettere a dovere prima di rispondere, e dite a Kalkreuth soltanto lo
stretto indispensabile.
State tranquillo, signor J ean.
Mi feci indicare l'ufficio del sunnominato Kalkreuth. Non dovevo
fare che poche centinaia di passi per raggiungerlo. Fui l in un
momento.
L'agente, che gi conosciamo, si trovava nell'ingresso e mi
condusse subito nell'ufficio del direttore di polizia.
Costui tent, a quanto pare, di rivolgermi un sorriso perch la sua
bocca si apr da un'orecchia all'altra. Poi, per invitarmi a sedere fece
un gesto, che, nelle sue intenzioni, doveva essere estremamente
gentile!
Frattanto continuava a sfogliare delle cartacce che stavano sulla
sua tavola.
Ne approfittai per osservare questo tale Kalkreuth. Era uno
spilungone avvolto in un pastrano brandeburghese, alto almeno
cinque piedi e otto pollici, con un busto lungo lungo, un quindici
costole,
3
come diciamo noi, magro, ossuto, con certi piedoni
lunghi!... Una faccia incartapecorita, di quelle che sembrano sempre
sporche anche quando sono state ben lavate, bocca larga, i denti
giallastri, naso schiacciato in punta, le tempie rugose, degli occhietti
che parevano due buchi fatti col succhiello. Ero stato avvertito di non
fidarmi, ma si trattava di una raccomandazione inutile. La diffidenza
veniva da s, appena uno si trovava in sua presenza.
Dopo che ebbe finito di scartabellare tutti quei fogli, Kalkreuth
alz il naso, finalmente parl e mi interrog in un francese molto
chiaro. Ma, per avere il tempo di riflettere, finsi di avere una certa
difficolt a capirlo. Anzi gli feci persino ripetere alcune frasi.
Ecco, dunque, quali furono le domande e le risposte che ci
scambiammo:
Il vostro nome?
Natalis Delpierre.
Francese?...
Francese.
E che mestiere fate?
Commercio ambulante.
Ambulante... ambulante?... Spiegatevi... Non capisco che cosa
significa!
Ecco... giro le fiere, i mercati... per comperare... per vendere!...
Insomma, ambulante, che diamine!
E siete venuto a Belzingen?
S, a quanto si vede.
A fare che?
A trovare mia sorella, Irma Delpierre, che non vedevo da

3
Nel corpo umano le costole sono 12 per lato. (N.d.T.)
tredici anni.
Vostra sorella, una francese che al servizio della famiglia
Keller?...
Proprio cos!
A questo punto l'interrogatorio del direttore di polizia sub un
arresto.
E cos riprese Kalkreuth il vostro viaggio non ha altro
scopo?
No, nessun altro.
E quando ripartirete?...
Rifar precisamente il cammino dal quale sono venuto.
Sta bene. E quando press'a poco avete intenzione di partire?
Quando lo giudicher opportuno. Non credo che uno straniero
non abbia il diritto di andare e venire in Prussia, come gli pare e
piace!
Pu anche darsi!
E nel dire ci, Kalkreuth mi rivolse un'occhiata fulminante. Le
mie risposte gli parevano, evidentemente un po' pi risolute di
quanto avrebbe voluto. Ma non fu che un lampo: il tuono non
rumoreggiava ancora.
Perdinci pensai. Questo giovanotto ha proprio l'aria di un
menagramo che non domanda di meglio che mettermi in croce, per
dirla alla piccarda! il momento di stare in guardia.
Un attimo dopo Kalkreuth riprese l'interrogatorio e con la sua
voce melliflua mi chiese:
Quanti giorni avete impiegato per venire dalla Francia in
Prussia?
Nove giorni.
E quale strada avete preso?
La pi breve, che nello stesso tempo era la migliore.
Potrei sapere precisamente per dove siete passato?
Signore, dissi perch, di grazia, tutte queste domande?
Signor Delpierre, rispose Kalkreuth con un tono secco in
Prussia, noi abbiamo l'abitudine di interrogare gli stranieri che ci
fanno visita. una formalit di polizia, e certamente voi non vorrete
esimervi dal rispondere, no?
Ebbene! Ho seguito la frontiera dei Paesi Bassi, quindi il
Brabante, la Vestfalia, il Lussemburgo, la Sassonia...
Allora avete dovuto fare un giro vizioso?...
Perch?
Perch siete arrivato a Belzingen dalle strade della Turingia.
Infatti, della Turingia.
Mi resi conto che quel ficcanaso era ben informato. Bisognava
non contraddirsi.
Potreste dirmi dove avete passato la frontiera francese?
A Tournay.
strano.
Perch strano?
Perch a me risulta invece che avete seguito la strada di Zerbst.
perch ho fatto un lungo giro.
Evidentemente ero stato spiato, e senza dubbio, dall'albergatore
dellEcktvende. Il lettore si ricorder che l'onest'uomo mi aveva visto
arrivare quando mia sorella mi aspettava sulla strada. Insomma era
anche troppo chiaro che Kalkreuth mirava a confondermi per
ottenere delle notizie sulla Francia. Di conseguenza mi tenni pi che
mai sulle mie.
E lui riprese:
Allora, non avete incontrato dei tedeschi dalla parte di
Thionville?
No.
E non sapete niente del generale Dumouriez?
Non lo conosco neanche.
E non sapete nulla dei movimenti delle truppe francesi
radunate alla frontiera?
Niente.
A questo punto l'espressione di Kalkreuth mut, la sua voce
divenne imperiosa:
State attento, signor Delpierre... disse.
A che cosa? risposi io.
Il momento non favorevole agli stranieri che vogliono
viaggiare in Germania, specialmente se sono francesi, e noi non
desideriamo che si venga a curiosare su quello che facciamo qui...
Ma non vi dispiacerebbe sapere quello che fanno gli altri! Io
non sono una spia, signore!
Io me lo auguro nel vostro interesse, rispose Kalkreuth con
tono minaccioso. Vi terr gli occhi addosso. Voi siete francese.
Avete gi fatto una visita in una casa francese, quella del signor de
Lauranay. Siete ospite presso la famiglia Keller, che ha conservato
molti rapporti colla Francia. Ce n' a sufficienza, date le circostanze,
per diventare sospetto.
Non ero libero di venire a Belzingen? risposi.
Liberissimo.
La Germania e la Francia sono forse in guerra?
Non ancora! Ditemi, signor Delpierre, voi sembrate avere degli
occhi buonissimi?
Ottimi.
Ebbene, vi invito a non servirvene troppo.
Perch?
Perch, quando si guarda, si vede, e quando si vede, si tentati
di raccontare ci che s' visto.
Per la seconda volta, signore, vi ripeto che non sono una spia.
E per la seconda volta vi rispondo che io me lo auguro,
altrimenti...
Altrimenti che...?
Altrimenti mi obblighereste a farvi ricondurre alla frontiera, a
meno che...
A meno che...
A meno che, allo scopo di risparmiarvi le fatiche del viaggio,
non ci convenga provvedere al vostro mantenimento e al vostro
alloggio per un tempo pi o meno lungo!
Detto questo, il signor Kalkreuth m'indic con un gesto che
potevo andarmene: questa volta per a salutarmi non c'era una mano
aperta, ma un pugno serrato.
Non essendo punto dell'umore adatto per volermi fermare pi a
lungo in quell'ufficio di polizia, girai i tacchi un po' troppo marziale
forse, facendo un mezzo giro su me stesso che sapeva di militaresco.
E non escluso che quella bestia l'abbia notato.
Ritornai a casa Keller. Ormai ero stato avvertito: non sarei mai
stato perso di vista.
Il signor J ean m'aspettava. Gli raccontai per filo e per segno il
dialogo avvenuto tra quel tale Kalkreuth e me, spiegandogli che ero
direttamente minacciato.
Non sono per nulla sorpreso rispose lui; e ancora non
avete finito con la polizia prussiana! Per voi e per noi, Natalis, io
temo un futuro pieno di preoccupazioni.

CAPITOLO VIII
FRATTANTO le giornate trascorrevano piacevolmente, tra le
passeggiate e il lavoro. Il mio giovane maestro poteva guardare con
una certa soddisfazione ai miei progressi. Le vocali s'erano gi ben
fissate nella mia testa, e cos avevamo cominciato ad attaccare le
consonanti. Comunque avevo le mie belle gatte da pelare soprattutto
con le seconde. In ogni caso, andavamo avanti. Ben presto arrivai ad
unire le lettere per formare le parole. Sembrava che io avessi una
certa versatilit... alla bella et di trentun anni!
Il signor Kalkreuth non si fece pi vivo con noi. Non ricevetti pi
l'ordine di ripresentarmi al suo ufficio. Non c'era dubbio per che
eravamo spiati e in particolar modo io, cio il vostro umilissimo
servitore, sebbene il mio genere di vita non desse adito al minimo
sospetto. Pensavo quindi che si fosse trattato solo d'un primo
avvertimento, e che il direttore di polizia non si sarebbe sognato di
ricondurrai alla frontiera o di mantenermi a sue spese.
Nella settimana successiva, il signor J ean dovette assentarsi per
qualche giorno. Dovette ritornare a Berlino per quel maledetto
processo. Ad ogni costo voleva giungere a una soluzione, perch la
situazione si faceva pressante. Come sarebbe stato accolto? Sarebbe
tornato senza neppure aver ottenuto che si stabilisse una data per il
processo? C'era da temerlo.
Durante l'assenza del signor J ean seguendo il consiglio di Irma, io
mi assunsi l'incarico di sorvegliare tutti i movimenti di Frantz von
Grawert. Del resto, la signorina Marthe non usci che una sola volta
per andare in chiesa, e non incontr affatto il tenente. Ogni giorno,
costui passava pi volte davanti alla casa del signor de Lauranay,
talvolta a piedi, dimenandosi e facendo risuonare gli stivali, talvolta
invece pavoneggiandosi e caracollando sul suo cavallo una bestia
magnifica, come il suo padrone del resto. Ma le griglie rimanevano
abbassate, e a porta chiusa. Lascio a voi immaginare quanto ne fosse
indispettito. Anche per questo era meglio affrettare il matrimonio.
Appunto per questo il signor J ean aveva voluto andare un'ultima
volta a Berlino. Comunque andassero le cose, aveva deciso che si
sarebbe fissata la data delle nozze non appena fosse ritornato a
Belzingen.
Il signor J ean era partito il 18 giugno. Non doveva rientrare che il
21. In quei giorni lavorai alacremente. La signora Keller prese il
posto del figlio presso di me e lo fece con una pazienza che non
aveva limiti.
facile immaginare l'impazienza con cui aspettavamo il ritorno
dell'assente! In effetti, le circostanze incalzavano sempre di pi. Lo
potrete giudicare voi stessi da quanto sto per raccontare, secondo
quello che sono venuto a sapere pi tardi, senza dare il mio giudizio,
perch - lo ammetto volentieri - quando si tratta degli arcani misteri
della politica non ne capisco un'acca.
Fin dal '90, gli emigrati francesi s'erano rifugiati a Coblenza. Nel
'91, dopo aver accettato la costituzione, il re Luigi XVI aveva
notificato questa accettazione alle potenze straniere. L'Inghilterra,
l'Austria, la Prussia risposero manifestando le pi amichevoli
intenzioni. Ma c'era da fidarsi? Gli emigrati non cessavano di
spingere alla guerra.
Raccoglievano armi e avevano formato dei battaglioni. Sebbene il
re avesse dato loro ordine di ritornare in Francia, essi non
accennavano ad interrompere i preparativi. L'Assemblea legislativa
aveva invitato gli elettori di Treviri, di Magonza ed altri principi
dell'Impero a disperdere gli aggruppamenti sulle loro frontiere; ma
quelli continuavano a radunarsi, pronti a porsi in testa alle truppe
degli invasori.
Cos tre armate vennero riunite alla frontiera orientale della
Francia, in modo che si potessero soccorrere a vicenda.
Il conte de Rochambeau, mio antico generale, assunse nelle
Fiandre il comando dell'armata a nord, Lafayette quello dell'armata
di centro a Metz, e Luckner quello dell'armata dell'Alsazia - in tutto
duecentomila uomini, circa, armati di sciabole e baionette.
Quanto agli emigrati, perch mai avrebbero dovuto rinunciare ai
loro progetti e obbedire alle intimazioni del re, dal momento che
Leopoldo d'Austria si preparava a venire in loro aiuto?
Questo era lo stato delle cose nel '91. Ecco ora la situazione
politica nel '92.
In Francia, i Giacobini, con in testa Robespierre, s'erano
violentemente dichiarati contro la guerra. Erano sostenuti dai
Cordilieri, i quali temevano di veder sorgere una dittatura militare.
Al contrario i Girondini, guidati da Louvet e Brissot, chiedevano a
tutti i costi questa guerra, per obbligare il re a svelare le sue
intenzioni.
A questo punto comparve Dumouriez, che aveva gi avuto il
comando in Vandea e in Normandia. Si ricorse a lui perch mettesse
il suo genio militare e politico al servizio del paese; egli accett e
prepar subito un piano di campagna: condurre una guerra
contemporaneamente offensiva e difensiva. Con lui si poteva star
sicuri che le cose non si sarebbero trascinate troppo per le lunghe.
Fino ad ora, frattanto, la Germania non s'era mossa. Le sue truppe
non minacciavano la frontiera francese mentre continuava a
dichiarare pubblicamente che nulla avrebbe potuto essere pi
dannoso per l'interesse europeo che una guerra colla Francia.
Con tutti questi antefatti improvvisamente mor Leopoldo
d'Austria. Chi sarebbe divenuto suo successore? Costui sarebbe stato
fautore della pace?
No, difatti un comunicato venne pubblicato a Vienna nel quale si
esigeva la restaurazione della monarchia sulle basi della costituzione
reale dell'89.
Come si pu immaginare, la Francia non poteva accettare una
simile ingiunzione, che oltrepassava tutti i limiti. L'effetto di questo
comunicato fu grande in tutto il paese. Luigi XVI si trov costretto a
proporre all'Assemblea nazionale di dichiarare guerra a Francesco I,
re d'Ungheria e di Boemia. La proposta fu subito accettata e si decise
di attaccarlo anzitutto nei suoi possedimenti del Belgio.
Biron non tard ad impadronirsi di Quivrain, e gi si cominciava
a sperare che nulla avrebbe pi potuto frenare lo slancio delle truppe
francesi allorquando davanti a Mons, si diffuse un panico che
modific la situazione. I soldati, al grido di tradimento!
trucidarono gli ufficiali Dillon e Berthois.
Venuto a sapere di tale disastro, Lafayette ritenne opportuno di
dover arrestare la sua marcia a Givet.
Tutto ci accadeva negli ultimi giorni d'aprile, prima che io
lasciassi Charleville. In quel momento, come si sa, la Germania non
era ancora in guerra colla Francia.
Il 13 giugno, Dumouriez fu nominato ministro della guerra. Noi
venimmo a saperlo a Belzingen, prima del ritorno del signor J ean da
Berlino. La notizia era della massima gravit. Era prevedibile che gli
avvenimenti avrebbero cambiato volto e che la situazione si sarebbe
delineata pi nettamente. Effettivamente, se fino ad allora la Prussia
aveva osservato un'assoluta neutralit, c'era da temere che si
preparasse a infrangerla da un momento all'altro. Gi si parlava di
ottantamila uomini, che si radunavano a Coblenza.
Nello stesso tempo, a Belzingen corse la voce che il comando dei
vecchi soldati di Federico il Grande sarebbe stato affidato ad un
generale che godeva di una certa fama in Germania, il duca di
Brunswick.
Si capir l'effetto di una tale notizia, sebbene ancora non fosse
stata confermata. Senza contare l'incessante passaggio di truppe a cui
assistevamo.
Io avrei dato non so che cosa per vedere il reggimento di Leib, il
colonnello von Grawert e suo figlio Frantz partire per la frontiera.
Questo ci avrebbe almeno tolti di mezzo i due personaggi. Invece
disgraziatamente quel reggimento non ricevette alcun ordine. Il
tenente continuava perci a far risuonare il selciato delle strade di
Belzingen, e soprattutto quello davanti alla casa ermeticamente
chiusa del signor de Lauranay.
Quanto a me, la mia posizione dava parecchio a pensare.
Mi trovavo in regolare licenza, vero, e in un paese che non
aveva ancora rotto con la Francia. Ma, potevo scordare che
appartenevo al Real Piccardia, che i miei camerati si trovavano di
guarnigione a Charleville, quasi alla frontiera?
Certo, se fosse avvenuto uno scontro con i soldati di Francesco
d'Austria o di Federico Guglielmo di Prussia, il Real Piccardia
sarebbe stato in prima fila per scambiare le prime fucilate, e io mi
sarei disperato all'idea di non essere al mio posto, per mostrare quello
che sapevo fare.
Cominciavo, quindi, ad essere molto agitato. Per mi tenevo per
me le mie preoccupazioni, non volendo rattristare n la signora
Keller, n mia sorella; e non sapevo a qual partito appigliarmi.
Sta di fatto che, in quelle condizioni, la posizione di un francese
era molto difficile. Anche mia sorella lo capiva, per quello che la
riguardava. Certamente, a sentire lei, non avrebbe mai acconsentito a
separarsi dalla signora Keller. Ma non poteva accadere che si
prendessero delle misure contro gli stranieri? E se Kalkreuth ci
avesse dato ventiquattr'ore per lasciare Belzingen?
Si capisce quindi quali potessero essere le nostre inquietudini, n
diverse potevano esserlo per il signor de Lauranay. Se fosse stato
obbligato a lasciare il territorio, ad attraversare un paese in assetto di
guerra, che viaggio avrebbero mai dovuto fare sua nipote e lui! E il
matrimonio non ancora avvenuto dove e quando sarebbe stato fatto?
Ci sarebbe stato il tempo di celebrarlo a Belzingen? In conclusione
non si poteva esser sicuri di niente.
Ogni giorno passavano per la citt truppe, che prendevano la
strada di Magdeburgo, fanteria, cavalleria soprattutto ulani - e poi
convogli carichi di polvere e di palle, e interminabili file di
equipaggi. Era un continuo rullio di tamburi e squilli di trombe. A
volte le truppe facevano sosta per alcune ore nella gran piazza. E
allora era tutto un grande andirivieni, innaffiato da numerosi
bicchieri di grappa e di kirsch, giacch faceva gi un gran caldo.
Naturalmente non potevo fare a meno di andare a dare un'occhiata
anche a costo di dispiacere al signor Kalkreuth e ai suoi agenti.
Quando udivo la tromba o il tamburo, dovevo uscire, se appena ero
libero. Dico, se ero libero, perch se la signora Keller mi stava dando
la solita lezione, per nulla al mondo io sarei uscito. Ma nei momenti
di riposo sgattaiolavo per la porta, allungavo il passo, mi trovavo
lungo il passaggio delle truppe, le seguivo fino alla grande piazza, e
l le guardavo... le guardavo sebbene il signor Kalkreuth mi avesse
ordinato di non vedere nulla.
Comunque, se tutto questo movimento m'interessava in qualit di
soldato, come francese non potevo che dire: Diamine! Mi sa poco di
buono! Era evidente che le ostilit non avrebbero tardato a
manifestarsi.
Il 21, il signor J ean ritorn da Berlino. Come era da temere, era
stato un viaggio inutile! Il processo era sempre allo stesso punto.
Impossibile prevedere quale sarebbe stato l'esito e neppure quando
sarebbe finito! C'era da impazzire!
Quanto al resto, in base a quello che aveva sentito dire, il signor
J ean s'era fatto l'idea che la Prussia, da un giorno all'altro, avrebbe
dichiarato guerra alla Francia.


CAPITOLO IX
IL GIORNO dopo e i giorni seguenti andammo entrambi alla ricerca
di notizie. Bisognava prendere una decisione entro otto giorni o poco
pi.
Ci furono ancora passaggi di truppe a Belzingen il 21, 22 e 23, e
anche di un generale, che mi dissero essere il conte de Kaunitz,
seguito dal suo stato maggiore.
Questa massa di soldati erano diretti dalla parte di Coblenza, ove
gli emigrati li aspettavano. La Prussia, che aiutava l'Austria, ormai
non nascondeva pi di marciare contro la Francia.
dunque chiaro che la mia posizione a Belzingen peggiorava di
giorno in giorno. Evidentemente, le cose non sarebbero andate
meglio per la famiglia de Lauranay e per mia sorella Irma, una volta
dichiarata la guerra. Trovarsi in Germania in tali condizioni avrebbe
creato un mucchio di problemi e di reali pericoli ed era necessario
tenersi pronti per una simile eventualit. Ne parlavo spesso con mia
sorella. Quella buona creatura cercava invano di nascondere la sua
inquietudine. Il timore di doversi separare dalla signora Keller non la
lasciava in pace un attimo. Lasciare quella famiglia! Mai avrebbe
pensato che l'avvenire potesse riservarle un simile dolore!
Allontanarsi da quegli esseri amati presso i quali pensava che
avrebbe trascorso tutta la vita! E forse non rivederli pi se le cose
volgevano al peggio: tutte queste possibilit tormentavano l'anima di
quella povera donna.
Ne morir mi ripeteva, s, Natalis, ne morir.
Ti capisco, Irma, rispondevo io la situazione difficile,
ma bisogna fare tutto il possibile per uscirne. Vediamo! Non
potrebbe decidere la signora Keller di lasciare subito Belzingen, ora
che in fondo non ha pi alcun motivo per voler rimanere in questo
paese? Penso anche che sarebbe prudente questa decisione prima che
le cose si siano guastate del tutto.
Sarebbe una saggia idea, Natalis, tuttavia la signora Keller non
acconsentir mai a partire senza suo figlio.
E perch il signor J ean non dovrebbe seguirla? Che cosa Io
trattiene in Prussia? Gli affari da sistemare... Lo far pi tardi!
Questo processo che non finisce mai?... Ma, date le circostanze, non
bisognerebbe comunque aspettare mesi e mesi prima di ottenere una
sentenza?
probabile, Natalis!
La cosa che mi preoccupa di pi che il matrimonio tra il
signor J ean e la signorina Marthe non ancora stato fatto! Chiss
quali impedimenti, quali ritardi potrebbero sopraggiungere! Se i
francesi vengono espulsi dalla Germania - cosa molto probabile - il
signor de Lauranay e sua figlia sarebbero costretti a partire entro
ventiquattro ore! Che crudele separazione sarebbe mai per quei
figlioli! Invece se il matrimonio fosse concluso o il signor J ean
condurr la sua sposa in Francia, o, se per caso dovesse rimanere a
Belzingen, almeno ci sarebbe lei con lui.
Hai ragione, Natalis.
Al tuo posto, Irma, ne parlerei alla signora Keller e a suo
figlio; si affretteranno a celebrare il matrimonio, e una volta fatto, si
potranno lasciar correre le cose.
S rispose Irma, bisogna che il matrimonio si faccia
senza ritardo. Gli ostacoli del resto non sorgeranno da parte della
signorina Marthe!
Oh, no! Quella cara fanciulla! E poi, un marito come il signor
J ean una tale garanzia per lei! Ma ci pensi, Irma, sola col nonno,
ormai anziano, costretta a lasciare Belzingen, ad attraversare la
Germania ingombra di truppe? Che cosa accadr loro?... Bisogna
proprio sbrigarsi a concludere e non attendere che ci diventi
impossibile!
E quell'ufficiale mi domand mia sorella ti capitato
d'incontrarlo qualche volta?
Quasi tutti i giorni, Irma! una disgrazia che il suo reggimento
sia ancora a Belzingen! Avrei preferito che si venisse a sapere del
matrimonio della signorina de Lauranay solo dopo la sua partenza!
In effetti sarebbe stato meglio!
Temo che venendone a conoscenza questo Frantz tenti qualche
colpo per impedirlo! Il signor J ean vorrebbe fargli avere il fatto suo,
e allora... Insomma, non sono tranquillo!
Neanch'io, Natalis. Bisogna dunque affrettare il matrimonio.
Ma bisogna adempiere ad alcune formalit e temo sempre che la
notizia scoppi da un momento all'altro!
Parla dunque alla signora Keller.
Oggi stesso.
vero: bisognava sbrigarsi e forse era gi fin troppo tardi!
In effetti era avvenuto un fatto che avrebbe deciso la Prussia e
l'Austria ad affrettare l'invasione. Si tratta dell'attentato del 20 giugno
a Parigi, la cui notizia fu diffusa ed ingrandita ad arte dagli agenti
delle due potenze coalizzate.
Il 20 giugno, le Tuileries erano state invase. Il popolaccio,
condotto da Santerre dopo avere sfilato davanti all'Assemblea
legislativa, s'era riversato sulla reggia di Luigi XVI. Porte sfondate, a
colpi d'ascia, finestre forzate, pezzi di cannoni issati sino al primo
piano: tutto ci sta a indicare a che punto di violenza la sommossa
era arrivata. La calma del re, il suo sangue freddo, il suo coraggio
salvarono lui insieme con sua moglie, sua sorella e i suoi due figli.
Ma a quale prezzo? Sopportando di venir incappucciato col berretto
frigio.
Evidentemente i partigiani della corte e i costituzionali
considerarono l'attacco della reggia come un crimine.
Tuttavia il re restava sempre il re... Lo si trattava ancora con un
certo rispetto!... Era solo del fumo negli occhi!
4
Quanto sarebbe
durato? Anche i pi ottimisti non davano a Luigi XVI pi di due
mesi di regno, dopo quelle minacce e quegli insulti. Sappiamo del
resto che non sbagliavano poich sei settimane dopo, il 10 agosto,
Luigi XVI sarebbe stato cacciato dalle Tuileries, deposto dalla sua
carica e imprigionato nel Tempio dal quale sarebbe uscito solo per
andare a deporre la sua testa sulla piazza della Rivoluzione!
Se la risonanza di un simile attentato fu enorme a Parigi e in tutta
la Francia, ci si pu immaginare quali ripercussioni abbia avuto
all'estero. A Coblenza ci furono esplosioni di dolore, di odio, di

4
Nell'originale: du bouillon pour les morts. Letteralmente significa: aria per i
morti, cio dare qualcosa che si sa bene essere inutile, ma che serve per ingannare
coloro che guardano solo alle apparenze e non alla sostanza delle cose. (N.d.T.)
vendetta e non c' da meravigliarsi che ne fosse giunta l'eco sino in
questo piccolo angolo della Prussia dove noi eravamo relegati. E non
appena gli emigrati si fossero messi in marcia e gli Imperiali come
ormai venivano chiamati, si fossero mossi in loro aiuto, sarebbe
esplosa una guerra spaventosa.
Tutto ci lo si sapeva bene a Parigi. Sta di fatto che si presero
degli energici provvedimenti per potersi difendere da eventuali
attacchi. I federali vennero organizzati in tutta fretta. I patrioti
avevano proclamato il re e la regina responsabili dell'invasione che
minacciava la Francia, cosicch la Commissione dell'Assemblea
proclam la nazione in armi affermando che avrebbe preso da s
l'iniziativa di agire senza bisogno dell'intervento del governo: cosa ci
voleva per far dilagare l'entusiasmo? Bast una dichiarazione
ufficiale, fatta in forma solenne, da parte del corpo legislativo: La
patria in pericolo!.
Questo fu quanto venimmo a sapere alcuni giorni dopo il rientro
del signor J ean e che gett tutti quanti nella pi grande agitazione.
Queste notizie si diffusero il 23, al mattino. Da un'ora all'altra ci
aspettavamo di venire a sapere che la Prussia aveva risposto alla
Francia con una dichiarazione di guerra. C'era un movimento
straordinario in tutto il paese. Dei corrieri, delle staffette passavano,
ventre a terra, attraverso le vie della citt. Era un continuo scambio di
ordini fra i diversi corpi delle truppe che erano in marcia verso ovest
e quelli che provenivano dalla Germania orientale. Si diceva anche
che i Piemontesi si sarebbero uniti agli Imperiali e che gi
avanzavano minacciando la frontiera. Disgraziatamente era tutto
vero!
Tutti questi eventi gettarono i Keller e i de Lauranay in un mare
d'inquietudini. Personalmente, la mia posizione diventava sempre pi
difficile. Tutti se ne rendevano conto e, se io non ne facevo cenno,
era solo perch alle pene che gi affliggevano le due famiglie non
volevo aggiungerne di nuove.
Comunque non c'era tempo da perdere. Dal momento che il
matrimonio era stato deciso, conveniva concluderlo al pi presto
possibile.
Lo si decise il giorno stesso e di gran premura.
Di comune accordo lo si fiss per il 29. Quel periodo doveva
bastare per adempiere a tutte le formalit che a quell'epoca erano
molto semplici. La cerimonia si sarebbe svolta in chiesa, davanti ai
testimoni d'obbligo che furono scelti fra gli amici delle famiglie
Keller e de Lauranay. Io sarei stato uno di questi: che grande onore
per un maresciallo d'alloggio!
Nel contempo si decise di agire colla massima segretezza
possibile. Non si sarebbe data notizia della cosa se non ai testimoni la
cui presenza era indispensabile. In tempi cos torbidi era meglio
evitare di attrarre l'attenzione su di s. Kalkreuth avrebbe subito
ficcato il naso nella faccenda! Per non parlare del tenente Frantz che,
per dispetto, per vendetta, avrebbe potuto giungere a qualche
eccesso. Da qui sarebbero nate complicazioni che era meglio evitare
a tutti i costi.
I preparativi avrebbero richiesto poco tempo. D'altronde tutto si
sarebbe svolto nella massima semplicit, senza tutti quei
festeggiamenti che non sarebbero certo mancati, se la situazione non
fosse stata cos preoccupante. Si sarebbe fatto un matrimonio,
anzich delle nozze, ecco tutto!
E agire senza perdere un istante! Non era il momento di ripetere il
nostro antico detto piccardo: Non il caso di affrettarsi, perch la
fiera non ancora sul ponte.
Essa c'era gi, e anche minacciosa, tanto che da un momento
all'altro poteva contenderci il passo.
Tuttavia, nonostante le precauzioni prese, sembra che il segreto
non fosse stato mantenuto come si sarebbe dovuto. Probabilmente i
vicini - ah! quei benedetti vicini di provincia - furono incuriositi da
ci che si andava preparando nelle due famiglie. Si era notato un via
vai insolito. La curiosit era stata risvegliata!
Inoltre Kalkreuth non cessava di tenerci gli occhi addosso. Senza
dubbio i suoi agenti avevano l'incarico di sorvegliarci costantemente.
Ma il peggio che la notizia del matrimonio arriv alle orecchie
del tenente von Grawert.
Mia sorella Irma venne a saperlo dalla domestica della signora
Keller la quale aveva sentito per caso la conversazione di alcuni
ufficiali del reggimento di Leib che chiacchieravano in piazza. Ecco
quello che rifer.
Quando era venuto a conoscenza della novit, il tenente s'era
abbandonato a una violenta esplosione di collera e aveva dichiarato
ai suoi compagni che quel matrimonio non si sarebbe fatto e che
avrebbe fatto di tutto per impedirlo.
Io speravo che il signor J ean non avrebbe saputo niente di ci.
Disgraziatamente ne fu invece informato. Me ne parl subito, senza
riuscire a frenare la sua enorme indignazione. Feci molta fatica per
calmarlo. Voleva recarsi dal tenente Frantz, per costringerlo a dargli
una spiegazione in proposito, sebbene nutrisse dubbi sul fatto che un
ufficiale accettasse di sfidare un borghese come lui!
Finalmente riuscii a calmarlo dopo che gli ebbi fatto capire che un
passo simile avrebbe rischiato di compromettere tutto quanto.
Il signor J ean si arrese. Mi promise che non avrebbe pi dato retta
alle ciarle del tenente, di qualunque genere fossero, ma che si sarebbe
invece occupato delle formalit relative al matrimonio.
La giornata del 25 trascorse senza incidenti. Non restavano che
quattro giorni d'attesa. Ormai io contavo le ore, per non dire i minuti.
Una volta celebrato il matrimonio, si sarebbe presa la grave decisione
di abbandonare definitivamente Belzingen.
Ma la tempesta s'addensava sul nostro capo, e la folgore scoppi
la sera di quello stesso giorno. La terribile notizia giunse verso le
nove di sera.

CAPITOLO X
LA PRUSSIA aveva dichiarato guerra alla Francia. Era il primo
colpo, e bruscamente assestato. Tuttavia sarebbe stato seguito da
colpi ancor pi duri.
Ma non anticipiamo, e sottomettiamoci ai decreti della
Provvidenza, come dice il nostro curato, dall'alto del suo mortaletto.
5
La guerra era dunque dichiarata alla Francia, ed io, francese, mi
trovavo in paese nemico. Se anche i prussiani ignoravano che fossi
soldato, non per questo io mi trovavo, rispetto alla mia coscienza, in
una situazione meno penosa. Il dovere mi imponeva di lasciare
segretamente o pubblicamente Belzingen, con qualsiasi mezzo, di
raggiungere al pi presto il mio reggimento, di riprendere il mio
posto. Non si trattava pi ormai di licenza n delle sei settimane che
mi spettavano ancora. Il Real Piccardia occupava Charleville, a
poche leghe dalla frontiera francese. Avrebbe certamente preso parte
alle prime scaramucce. Bisognava che fossi laggi.
Ma che cosa ne sarebbe stato di mia sorella, del signor de
Lauranay e della signorina Marthe? La loro nazionalit non avrebbe
procurato loro una quantit di gravi difficolt? I tedeschi sono gente
rigida e non conoscono che la lotta quando si scatenano le passioni.
Avrei visto con vero terrore Irma, la signorina Marthe e suo nonno
mettersi sulle strade dell'Alta e della Bassa Sassonia, nel momento in
cui erano percorse dall'armata prussiana.
Non c'era che una cosa da fare: partire tutti con me approfittando
del mio ritorno per ritornare in Francia immediatamente e per la via
pi breve. Potevano contare sulla mia devozione. Se il signor J ean,
portandosi dietro sua madre, avesse voluto unirsi a noi avremmo
ugualmente valicato il confine.
Ma la signora Keller e suo figlio avrebbero adottato questo
partito? A me sembrava il pi logico. La signora Keller non era forse
di origine francese, e suo figlio non lo era per met grazie a lei? Non

5
Nome non molto rispettoso dato in piccardo al pulpito della chiesa. (N.d.A.)
avevano ragione di temere che sarebbero stati male accolti sull'altra
sponda del Reno, quando lo si fosse venuti a sapere. A mio parere
non c'era perci da esitare. Eravamo al 26. Il matrimonio sarebbe
avvenuto il 29. Dopo di che, non c'era pi alcun motivo di rimanere
in Prussia, e, il giorno dopo, avremmo potuto lasciare il territorio.
Certo che aspettare tre giorni era come aspettare tre secoli durante i
quali mi toccava di mordere il freno. Ah! se il signor J ean e la
signorina Marthe fossero gi stati sposati!
S, certo! Ma questo matrimonio, che noi desideravamo tanto e
che io invocavo con tutti i miei voti... questo matrimonio tra un
tedesco ed una francese era possibile, ora che la guerra tra i due paesi
era stata dichiarata?...
A dir la verit non osavo guardare in faccia a questo problema e io
non ero il solo a sentire quanto grave fosse. Per il momento, si
evitava di parlarne tra le due famiglie. Era come un peso
schiacciante!... Che cosa sarebbe successo?... Io non potevo certo
prevedere quale corso stavano per prendere gli avvenimenti, e non
eravamo certo noi che potevamo cambiarli.
Il 26 e il 27 non successe niente di nuovo. Continuava il passaggio
delle truppe. Solo, mi parve di notare che la polizia faceva
sorvegliare pi attivamente la casa della signora Keller. Pi volte
incontrai l'agente di Kalkreuth, il pi di banco. Mi guardava in
modo che gli avrei dato volentieri un sonoro schiaffone se questo non
avesse finito col complicare ancor pi le cose.
Questa sorveglianza non mi piaceva affatto. Io ne ero in
particolare l'oggetto. Non potevo pi vivere in pace e tutta la famiglia
Keller viveva nella mia stessa apprensione.
Era anche troppo chiaro che la signorina Marthe non faceva che
piangere. Quanto al signor J ean, se anche cercava di dissimulare le
sue preoccupazioni, non per questo ne soffriva di meno. Io lo
osservavo: si faceva sempre pi tetro, in nostra presenza se ne stava
zitto e sempre pi chiuso in se stesso. Durante le visite al signor de
Lauranay, pareva che un'idea fissa lo ossessionasse, ma non osasse
confidarla, e anche quando si sarebbe detto che era sul punto di
parlare, subito le sue labbra si serravano.
Il 28 sera eravamo tutti riuniti nel salotto del signor de Lauranay.
Il signor J ean ci aveva pregati di non mancare perch voleva, cos
aveva detto, darci una comunicazione che non poteva essere
rimandata.
Si cominci a parlare di una cosa e di un'altra, ma la
conversazione languiva. Non potevamo fare a meno di sentirci
oppressi da una penosa sensazione di depressione che come ho gi
detto ci aveva presi dopo la dichiarazione di guerra.
Effettivamente, quest'ultima aveva reso ancor pi spiccata la
differenza di razza tra francesi e tedeschi. E tutti capivamo bene che
quello che pi dolorosamente era colpito da questo stato di cose era il
signor J ean.
Quantunque si fosse alla vigilia delle nozze, nessuno ne parlava.
Eppure se nulla fosse intervenuto in contrario, il giorno seguente
J ean Keller e la signorina Marthe avrebbero dovuto recarsi in chiesa,
entrarvi fidanzati, e uscirne sposi, legati per tutta la vita!... E di tutto
questo, neanche una parola!
La signorina Marthe si alz, si avvicin al signor J ean, che se ne
stava in un angolo del salotto, e con una voce in cui si sentiva lo
sforzo di nascondere l'emozione:
Che cosa c' allora J ean?
C' che... Marthe! esclam il signor J ean con un tono cos
angosciato che mi tocc fino in fondo al cuore.
Parlate, J ean, riprese Marthe, parlate, per quanto penoso
possa essere quello che state per dire!
Il signor J ean alz lo sguardo verso la fanciulla e in quella sent
che in ogni caso lei lo avrebbe capito. No! Non potr mai
dimenticare i particolari di questa scena, dovessi vivere anche cento
anni!
Il signor J ean si lev in piedi davanti alla signorina de Lauranay,
le prese le mani e, quasi facendo violenza su se stesso, le disse:
Marthe, finch la guerra tra la Germania e la Francia non era
dichiarata, io potevo sognare di fare di voi la mia sposa. Ma oggi
come oggi il mio paese ed il vostro stanno per scontrarsi, e, in questo
momento, al pensiero di strapparvi alla vostra patria, di togliervi la
vostra qualit di francese, sposandovi... non oso pi farlo!... Non ne
ho il diritto!... Ne proverei rimorso per tutta la vita... Voi mi capite...
io non posso...
E come se lo capivamo! Povero signor J ean! Egli non trovava pi
le parole! Ma aveva forse bisogno di parlare perch lo si capisse?
Marthe egli riprese, sta per essere sparso del sangue fra
di noi, di quel sangue francese che scorre pure nelle vostre vene!...
La signora Keller, ritta nella sua poltrona, con gli occhi bassi, non
osava guardare suo figlio. Un leggero tremito delle labbra, le mani
serrate convulsamente, sembravano indicare che il cuore stava per
spezzarlesi.
Il signor de Lauranay nascose il capo fra le mani. Mia sorella
piangeva.
I soldati del mio paese, continu il signor J ean stanno
per marciare contro la Francia, contro questo paese che io amo!... E
chi sa! forse tra poco sar chiamato anch'io per unirmi...
Non os finire. Il suo respiro era affannoso, mozzato da dei
singhiozzi che riusciva a reprimere solo con uno sforzo sovrumano,
perch non ammissibile che un uomo si abbandoni al pianto.
Parlate, J ean disse la signorina Marthe parlate finch ho
ancora la forza d'ascoltarvi!...
Marthe rispose, voi sapete quanto vi amo!... Ma voi siete
francese, e io non ho il diritto di fare di voi una tedesca, cio una
nemica di...
J ean rispose la signorina Marthe, anch'io vi amo!... Nulla
di quello che ci riserba il futuro potr cambiare i miei sentimenti! Io
vi amo... e vi amer sempre!
Marthe, esclam il signor J ean cadendo ai suoi piedi,
cara Marthe, udirvi parlare cos e non potervi dire: Domani
andremo in chiesa!... Domani sarete mia moglie, e nulla potr
separarci mai pi!.... No!... non possibile!...
J ean disse il signor de Lauranay, quello che sembra
impossibile adesso...
Non lo sar pi tardi! esclam il signor J ean. S, signor
de Lauranay!... Questa guerra dovr pur finire!... Allora, Marthe, vi
ritrover!... Potr senza rimorsi divenire vostro marito!... Ah! come
soffro!...
E il poveretto, che si era rialzato, barcollava quasi sul punto di
svenire. La signorina Marthe gli fu accanto, e con voce piena di
tenerezza:
J ean disse non ho che una cosa da dirvi!... In qualsiasi
momento voi mi ritroverete con gli stessi sentimenti di ora!...
Capisco i motivi per cui vi sentite in dovere di agire cos!... S! lo
vedo anch'io, in questo frangente c' un abisso tra di noi!... Ma ve lo
giuro solennemente, davanti a Dio, che se non potr essere vostra
moglie, non sar la moglie di nessun altro... mai!
Con uno slancio irresistibile la signora Keller aveva attirato tra le
sue braccia la signorina Marthe.
Marthe!... ella disse, quello che fa mio figlio lo rende
ancora pi degno di te! S... pi tardi... non pi in questo paese, da
cui vorrei gi esser partita, ma in Francia... ci rivedremo!... Tu
diverrai mia figlia... mia vera figlia!... E sarai tu a farmi perdonare da
mio figlio se l'ho fatto nascere tedesco!
La signora Keller disse ci con un tono cos disperato che il signor
J ean la interruppe e precipitandosi verso di lei:
Madre mia!... Madre mia!... esclam. Io, farti un
rimprovero?!... Potrei mai essere cos snaturato...
J ean rispose la signorina Marthe vostra madre anche la
mia!
La signora Keller apr le braccia e si strinse al seno i due amati
figlioli.
Se il matrimonio non era stato fatto davanti agli uomini, dal
momento che le circostanze lo rendevano impossibile, almeno era
stato fatto davanti a Dio.
Ora non rimaneva che da prendere le ultime decisioni per partire.
Infatti, quella stessa sera, fu definitivamente stabilito che
avremmo lasciato Belzingen, la Prussia e quella Germania che la
dichiarazione di guerra aveva reso ormai inospitale per dei francesi.
La questione del processo non era pi un motivo sufficiente per
trattenere la famiglia Keller. Del resto nessuno si illudeva che la sua
soluzione non sarebbe stata rimandata indefinitamente, cos che si
poteva attendere.
Dunque, fu deciso che il signor de Lauranay, la nipote, mia sorella
ed io saremmo ritornati in Francia. Su questo punto, nessuna
esitazione dal momento che eravamo francesi. Quanto alla signora
Keller e a suo figlio, le convenienze volevano che rimanessero
all'estero, finch fosse durata quell'odiosa guerra. In Francia
avrebbero potuto incontrare dei prussiani, qualora il nostro paese
fosse stato invaso dagli alleati. Decisero dunque di rifugiarsi nei
Paesi Bassi, per attendervi la fine degli avvenimenti. Naturalmente
saremmo partiti tutti insieme, e ci saremmo separati solo alla
frontiera francese.
Una volta presa la decisione, dal momento che ci voleva almeno
qualche giorno per i preparativi, fissammo la partenza per il 2 luglio.

CAPITOLO XI
A PARTIRE da quel momento nelle due famiglie subentr una certa
serenit. Il boccone inghiottito non ha pi alcun gusto, come si suol
dire. Il signor J ean e la signorina Marthe erano nella posizione di due
sposi, che devono lasciarsi momentaneamente. La parte pi
pericolosa del viaggio, cio la traversata della Germania, fra le
truppe in marcia, l'avrebbero fatta insieme: poi, si sarebbero separati
fino alla fine della guerra. Non potevamo prevedere, allora, che era
solo il principio di una lunga lotta con tutta l'Europa, di una lotta
sostenuta dall'Impero napoleonico per una lunga serie gloriosa di
anni e che doveva finire colla vittoria delle potenze coalizzatesi
contro la Francia!
Quanto a me, finalmente avrei potuto raggiungere il mio corpo, e
speravo di arrivare in tempo perch il maresciallo d'alloggio Natalis
Delpierre si trovasse al suo posto, quando si sarebbero sparate le
prime fucilate contro i soldati prussiani e austriaci.
I preparativi della partenza dovevano essere mantenuti il pi
segreti possibile. Era necessario non attirare l'attenzione, soprattutto
quella degli agenti di polizia. Sarebbe stato meglio lasciare
Belzingen senza che nessuno lo venisse a sapere e ci rendesse la vita
difficile.
Confidavo che nessun ostacolo sarebbe sopraggiunto. Ma facevo i
conti senza l'oste. Oste che, nella fattispecie, non avrei voluto
neanche se mi avesse fatto pagare solo due fiorini per notte, poich si
trattava del tenente Frantz.
Ho detto pi sopra che la notizia del prossimo matrimonio tra il
signor J ean Keller e la signorina Marthe de Lauranay si era propagata
nonostante tutte le precauzioni prese. Per non si sapeva che alla
vigilia le nozze erano state rimandate ad un'epoca pi o meno
lontana.
Ne segue che il tenente doveva credere che quel matrimonio stava
per essere celebrato, e bisognava temere che volesse mettere in atto
le sue minacce.
In realt, l'unico mezzo che Frantz von Grawert aveva per
impedire o ritardare questo matrimonio era di provocare il signor
J ean, di farlo scendere sul terreno, di ferirlo o di ucciderlo.
Ma l'odio in lui sarebbe stato cos forte da fargli dimenticare la
propria posizione, la propria nascita, al punto da accettare di battersi
in duello con J ean Keller?
Ebbene, state certi che se egli fosse arrivato a questo, avrebbe
trovato pane per i suoi denti! Comunque, nella situazione in cui ci
trovavamo, mentre stavamo per lasciare il territorio prussiano,
bisognava temere le conseguenze di un duello. Io non potevo fare a
meno di essere molto preoccupato a questo proposito. Mi era stato
riferito che il tenente continuava ad essere furioso. Perci temevo pi
che mai che da un momento all'altro compisse qualche atto di
violenza.
Che disgrazia che il reggimento di Leib non avesse ancora
ricevuto l'ordine di lasciare Belzingen! Il colonnello e suo figlio
sarebbero stati gi lontani, dalle parti di Coblenza o di Magdeburgo.
Io sarei stato pi tranquillo, ed anche mia sorella, che era pienamente
partecipe delle mie apprensioni.
Almeno dieci volte al giorno andavo nei dintorni della caserma
per controllare le sue azioni. Il pi piccolo indizio mi sarebbe subito
saltato agli occhi. Ma, fino allora niente indicava una prossima
partenza.
Nulla accadde il 29 e neppure il 30. Ma ero abbastanza contento
ugualmente, al pensiero che non restavano che ventiquattr'ore per
essere al di l della frontiera.
Ho detto che dovevamo viaggiare tutti assieme. Tuttavia, per non
suscitare sospetti, decidemmo che la signora Keller e suo figlio non
sarebbero partiti contemporaneamente a noi. Ci avrebbero raggiunti a
poche leghe da Belzingen. Una volta fuori delle province prussiane
avremmo avuto meno da temere i colpi di testa di Kalkreuth e segugi.
Durante quel giorno il tenente pass pi volte davanti alla casa
della signora Keller. E si ferm anche come se avesse voluto entrare,
per regolare la questione di persona. Attraverso le gelosie io lo
osservavo senza che lui se ne accorgesse: labbra serrate, pugni che si
aprivano e chiudevano nervosamente, insomma tutti i sintomi di
un'ira giunta all'estremo. In realt, se avesse aperto la porta e avesse
domandato del signor J ean Keller, non ne sarei stato per nulla
sorpreso. Per fortuna la camera del signor J ean guardava verso la via
laterale, e cos egli non pot accorgersi di quanto succedeva.
Ma quello che non os fare il tenente quel giorno, lo fecero degli
altri per lui.
Verso le quattro, un soldato del reggimento di Leib si present in
casa Keller, e chiese del signor J ean.
In casa c'eravamo solo io e il. signor J ean, al quale il soldato
consegn una lettera.
Quale fu la sua collera quando la lesse!
Quella lettera costituiva l'ultimo oltraggio, non solo verso il signor
J ean, ma anche verso il signor de Lauranay. S! l'ufficiale von
Grawert era arrivato al punto di insultare un vecchio di quell'et!...
Nello stesso tempo metteva in dubbio il coraggio di J ean Keller
un mezzo francese che non poteva avere che mezzo coraggio!
Aggiungeva che, se non era un vigliacco, avrebbe saputo come
ricevere due suoi amici che si sarebbero recati da lui in serata.
Secondo me non c'era ombra di dubbio: il tenente Frantz sapeva
che il signor de Lauranay si preparava a lasciare Belzingen, che J ean
Keller doveva seguirlo, e, sacrificando la superbia al suo
risentimento, voleva impedire questa partenza.
Davanti a un'ingiuria, che riguardava non solo lui, ma anche la
famiglia de Lauranay, sapevo che non sarei riuscito a trattenere il
signor J ean.
Natalis mi disse con voce alterata per la collera, non
partir senza aver prima castigato questo insolente! Non me ne andr
con questa macchia! indegno che mi si venga a insultare in quello
che ho di pi caro. Glielo far vedere io, a quell'ufficiale che un
mezzo francese, come mi chiama lui, non indietreggia davanti a un
tedesco!
Cercai di calmare il signor J ean, di fargli presente le conseguenze
di uno scontro col tenente. Se lo feriva, poteva esporsi a delle
rappresaglie che ci avrebbero creato nuove complicazioni. Se invece
veniva ferito, come avremmo potuto partire?
Il signor J ean non volle sentir ragioni. Ma in fondo, lo capivo
benissimo. La lettera del tenente passava ogni limite. No! Non
ammissibile scrivere cose simili! Ah! se avessi potuto incaricarmi io
dell'affare, che soddisfazione! Incontrarmi con quell'insolente,
provocarlo, battermi in duello con lui alla sciabola, alla pistola e in
qualunque modo gli fosse piaciuto e combattere fino a che uno dei
due cadesse a terra! E se a cadere fosse stato lui, non avrei certo
avuto bisogno neanche di un angolo di fazzoletto per asciugarmi le
lagrime!
Ad ogni modo, dal momento che i due amici del tenente erano
annunciati, bisognava attenderli.
Si presentarono alla sera, verso le otto.
Fortunatamente la signora Keller era andata o trovare il signor de
Lauranay. Era meglio che non sapesse nulla di quanto sarebbe
accaduto.
Anche mia sorella Irma era uscita per regolare gli ultimi conti con
i fornitori. La cosa, dunque, doveva rimanere fra il signor J ean e me.
Gli ufficiali, due tenenti, si presentarono colla solita arroganza,
della quale, del resto, non fui per nulla sorpreso. Essi volevano far
notare che un nobile, un ufficiale, quando si degna di battersi con un
semplice borghesuccio dedito al commercio... Ma il signor J ean
interruppe bruscamente quelle ciance e si limit a precisare che era a
disposizione del signor Frantz von Grawert. Era perfettamente inutile
aggiungere nuovi insulti a quelli gi contenuti nella lettera
provocatoria. Questa era giunta a segno e avrebbe avuto degna
risposta.
Cos i due ufficiali furono costretti a rimettere la loro stupida
boria nel sacco.
Poi uno dei due fece osservare che era meglio stabilire senza
indugio le condizioni del duello, perch il tempo stringeva.
Il signor J ean dichiar che avrebbe accettato qualsiasi condizione.
Chiedeva solo che non si mescolasse alcun nome nell'affare, e che la
sfida avvenisse nella massima segretezza.
A questo i due ufficiali non fecero alcuna obiezione. Del resto non
avevano da farne poich il signor J ean si rimetteva completamente a
loro per le condizioni.
Eravamo al 30 giugno. Il duello fu fissato per l'indomani, alle
nove di mattina. Avrebbe avuto luogo in un boschetto che si trova a
sinistra risalendo la strada che da Belzingen porta a Magdeburgo. Su
questo non c'erano difficolt.
I due avversari si sarebbero battuti alla sciabola e non avrebbero
smesso se non quando uno dei due fosse messo fuori combattimento.
Fu accettato anche questo. A tutte queste proposte il signor J ean
non rispondeva che con un cenno del capo.
Uno degli ufficiali precis infine, con una certa insolenza, che
certamente il signor J ean si sarebbe trovato sul posto all'ora
convenuta, cio alle nove...
Al che J ean rispose che, se il signor von Grawert fosse stato
puntuale come lo sarebbe stato lui, tutto avrebbe potuto concludersi
alle nove e un quarto.
A tale risposta i due ufficiali si alzarono, e salutando
cavallerescamente, lasciarono la casa.
Conoscete il maneggio della sciabola? chiesi subito al
signor J ean.
S, Natalis. Ora occupiamoci dei testimoni. Volete essere uno
di loro?
Ai vostri ordini, e ben fiero dell'onore che mi fate! Quanto
all'altro, avrete certamente in Belzingen qualche amico che non si
rifiuter di farvi questo favore.
Preferisco rivolgermi al signor de Lauranay che, ne sono certo,
non rifiuter.
Naturalmente.
Quello che bisogna assolutamente evitare che mia madre,
Marthe e vostra sorella, Natalis, siano avvisate. inutile aggiungere
nuove inquietudini a quelle che gi le opprimono.
Vostra madre e Irma rientreranno presto, signor J ean, e
siccome non lasceranno la casa sino a domani, impossibile che
vengano a sapere...
Bene, Natalis! Allora andiamo subito dal signor de Lauranay,
perch non c' tempo da perdere.
Andiamo, signor J ean. Il vostro onore si trover in ottime
mani!
Proprio nel momento in cui stavamo per uscire la signora Keller
ed Irma, accompagnate dalla signorina de Lauranay, rientravano in
casa. Il signor J ean disse a sua madre che saremmo usciti per circa
un'ora, che dovevamo andare a fissare i cavalli necessari per il
viaggio, e la preg di ricondurre a casa la signorina Marthe nel caso
che avessimo tardato un po' troppo.
N la signora Keller n Irma ebbero alcun sospetto. Solo la
signorina de Lauranay aveva rivolto uno sguardo inquieto a J ean
Keller.
Dieci minuti dopo eravamo dal signor de Lauranay. Era solo e
quindi potevamo parlare in tutta libert.
Il signor J ean lo mise al corrente dell'accaduto. Gli mostr la
lettera del tenente von Grawert. Il signor de Lauranay fremette per
l'indignazione nel leggerla. Egli pure convenne che il signor J ean non
poteva partire sotto il peso di un simile insulto! Egli poteva contare
su di lui.
Allora il signor de Lauranay volle accompagnarci a casa Keller
per andare a riprendere la nipote.
Uscimmo tutti e tre insieme. Rifacendo la strada incrociammo
l'agente di Kalkreuth. Mi lanci un'occhiata, che mi parve molto
strana. E siccome veniva dalla parte della casa Keller, ebbi come il
presentimento che quel briccone si rallegrasse di averci giocato un
brutto tiro.
La signora Keller, Marthe e mia sorella erano nel salottino a
pianterreno. Mi parvero turbate. Sapevano forse qualcosa?
J ean disse la signora Keller, l'agente di Kalkreuth ha
appena portato una lettera per te.
La lettera portava il sigillo dell'amministrazione militare.
Ecco il contenuto:
Tutti i giovani, prussiani d'origine, sino al venticinquesimo anno
d'et, sono chiamati in servizio. Il suddetto J ean Keller incorporato
nel reggimento di Leib, di guarnigione a Belzingen. Dovr
presentarsi domani, 1 luglio, entro le 11 del mattino.

CAPITOLO XII
CHE COLPO! Il governo prussiano aveva messo in atto una leva
generale! J ean Keller, che non aveva neppure venticinque anni,
richiamato anche lui alle armi! Sarebbe stato obbligato a partire, a
marciare contro la Francia! E non c'era alcun mezzo per sottrarsi a
quest'obbligo!
D'altra parte, poteva forse venir meno al suo dovere? Era o non
era un prussiano? Disertare?... No! Assolutamente! Una cosa simile
non era neanche da pensare... neanche da pensare!
Inoltre, per colmo di sventura, il signor J ean era precisamente
destinato a prestare servizio in quel reggimento di Leib, comandato
dal colonnello von Grawert, il padre del tenente Frantz, suo rivale ed
ora suo superiore!
Che cosa di peggio avrebbe potuto riservare la sorte per affliggere
la famiglia Keller, e con essa tutte le persone che le erano care?
A dire il vero, era un bene che il matrimonio fosse stato
rimandato! Figurarsi se il signor J ean, sposatosi il giorno prima,
fosse stato costretto a raggiungere il reggimento per battersi contro i
compatrioti di sua moglie!
Tutti quanti, accasciati, eravamo rimasti silenziosi. Delle lacrime
scorrevano dagli occhi della signorina Marthe e di mia sorella. La
signora Keller invece non piangeva: non poteva. L'immobilit in cui
era rimasta sembrava quella della morte. Il signor J ean, con le
braccia incrociate sembrava voler sfidare la sorte! Io, poi, ero
addirittura fuori di me. Era mai possibile che tutta quella gente, che
oggi ci faceva tanto male, non l'avrebbe pagata un giorno o l'altro?
A un certo punto il signor J ean disse:
Amici miei, nulla dev'essere cambiato nei vostri progetti.
Dovevate partire domani per la Francia e partirete. Non restate un'ora
di pi in questo paese. Mia madre e io contavamo di rifugiarci in
qualche luogo, fuori della Germania... Ora questo non pi possibile.
Natalis, condurrete con voi vostra sorella...
J ean, io rimarr a Belzingen!... rispose Irma. Non lascer
vostra madre!
Ma non potete...
Resteremo anche noi! esclam la signorina Marthe.
No! disse allora la signora Keller che finalmente si scosse
voi dovete partire tutti. Io posso benissimo restare! Non ho nulla a
temere dai prussiani!... Non sono forse tedesca?
E si diresse verso la porta, allontanandosi, quasi che la sua
presenza dovesse ripugnarci.
Madre mia!... esclam J ean accorrendo verso di lei.
Che cosa vuoi, figliolo?
Io voglio... rispose J ean io voglio che parta anche tu.
Voglio che tu li segua in Francia, nel tuo paese! Io sono un soldato!
Il mio reggimento verr trasferito da un giorno all'altro... Tu
rimarresti sola qui, tutta sola, e questo non deve accadere...
Io rester qui, figliolo!... Rester, dal momento che non posso
accompagnarti...
E quando lascer Belzingen? riprese il signor J ean, che
aveva afferrato le mani di sUa madre.
Ti seguir, J ean!...
Questa risposta fu data con un tono talmente risoluto che il signor
J ean rimase zittito. Non era il momento di discutere. Pi tardi,
domani forse, ne avrebbe riparlato con lei e l'avrebbe indotta a una
soluzione pi logica. Poteva mai una donna accompagnare un
esercito in marcia? A quali pericoli si sarebbe esposta! Ma, lo ripeto,
non bisognava contraddirla in quel momento. Pi tardi avrebbe avuto
modo di riflettere e si sarebbe lasciata convincere.
Dopo poco, ancora scossi dalla violenta emozione provata, ci
separammo.
La signora Keller non aveva neanche abbracciato la signorina
Marthe -che fino a un'ora prima chiamava sua figlia!
Raggiunsi la mia cameretta, ma non potei coricarmi. Ma come
avrei potuto dormire? Non pensavo affatto alla nostra partenza,
quantunque dovesse avvenire al giorno stabilito. Non pensavo che a
J ean Keller, incorporato in quel reggimento, e probabilmente agli
ordini del tenente Frantz! E gi nella mente mi turbinavano scene di
prepotenza e di violenza. Come avrebbe potuto J ean sopportarle da
parte di quell'ufficiale? Eppure avrebbe dovuto in ogni caso!... Era
un soldato!... Non avrebbe pi potuto dire una parola, n fare un
gesto! Infatti la disciplina militare prussiana terribile!... La
situazione era tremenda!
Soldato? Ma egli non lo ancora, pensavo tra me e me. Non
lo sar che domani, quando avr preso posto nei ranghi. Fino a quel
momento, egli padrone di se stesso!.
Ecco come ragionavo o meglio come sragionavo. Per il mio
cervello passavano ondate di simili idee! Ero impegnatissimo a
divagare su questi dolorosi argomenti.
S, domani, mi andavo ripetendo alle undici, quando avr
raggiunto il suo reggimento, sar soldato!... Ma fino a quel momento
ha diritto di battersi con questo Frantz!... Forse lo uccider!...
Bisogna che lo uccida, altrimenti in seguito, quel maledetto avr
anche troppe occasioni per vendicarsi!...
Che notte spaventosa passai! Non ne augurerei una simile neanche
al mio peggior nemico!
Verso le tre, mi gettai sul letto vestito. Mi alzai alle cinque, e
andai senza far rumore a pormi accanto alla porta della camera del
signor J ean.
Era alzato anche lui. Trattenni il respiro e mi misi a orecchiare.
Mi sembr di capire che il signor J ean scriveva: indubbiamente le
sue ultime disposizioni nel caso che lo scontro gli fosse fatale! Ogni
tanto faceva due o tre passi per la camera, poi tornava a sedersi e la
penna ricominciava a scricchiolare sulla carta. Non si udiva altro
rumore in casa.
Non volli disturbare J ean, ritornai nella mia camera, e, verso le
sei, discesi in strada.
La notizia della chiamata alle armi si era diffusa e aveva prodotto
un effetto straordinario. Questa disposizione riguardava quasi tutti i
giovani della citt e, devo dirlo, stando a quel che potei constatare, fu
accolta con malcontento generale. In poche parole, era un duro colpo
per tutti perch nessuna famiglia vi era preparata. Nessuno se lo
aspettava. In poche ore bisognava partire, sacco in spalla, e fucile a
tracolla.
Percorsi e ripercorsi almeno cento volte la strada davanti alla casa.
S'era stabilito che J ean e io saremmo andati a prendere il signor de
Lauranay verso le otto per recarci all'appuntamento. Il fatto che
venisse lui da noi, avrebbe destato sospetti.
Aspettai fino alle sette e mezza; il signor J ean non era ancora
sceso. Neanche la signora Keller era apparsa ancora a pianterreno.
Su quello Irma mi raggiunse.
Che cosa fa il signor J ean? le domandai.
Non l'ho ancora visto, mi rispose. Ma non dev'essere
uscito. Forse faresti bene a andare a dare un'occhiatina...
inutile, Irma; l'ho sentito passeggiare nella sua camera!
Ci mettemmo a chiacchierare, non del duello, s'intende - mia
sorella doveva ignorarlo - ma della difficile posizione in cui
l'arruolamento avrebbe messo J ean Keller. Irma era desolata, e le si
spezzava il cuore all'idea di separarsi dalla sua amata padrona, in
simili circostanze.
Al piano superiore ci fu un po' di rumore. Mia sorella and a
vedere e, quando fu di ritorno, mi disse che il signor J ean era accanto
a sua madre.
Pensai che avesse voluto andarla a salutare, come faceva tutte le
mattine; ma nel suo cuore quello era forse l'ultimo saluto, l'ultimo
bacio che le dava!
Verso le otto scese al piano inferiore. Irma era appena andata via.
Il signor J ean comparve sulla soglia della casa.
J ean mi venne incontro e mi stese la mano.
Signor J ean gli dissi, sono gi le otto, e dobbiamo
andare... Mi fece un cenno col capo, come se gli costasse troppo il
parlare. Era ora di andare a prendere il signor de Lauranay.
Risalimmo la strada e non eravamo che a trecento passi dalla casa,
quando un soldato del reggimento di Leib and a fermarsi
esattamente di fronte al signor J ean.
Siete voi il signor Keller? chiese.
S.
Questa per voi.
E gli consegn una lettera.
Chi vi manda? chiesi io.
Il tenente von Melhis.
Era uno dei testimoni del tenente Frantz. Io fui percorso da un
brivido. J ean apr la lettera.
Il biglietto diceva:

In seguito al nuovo stato di cose, un duello ora impossibile tra
il tenente Frantz von Grawert e il soldato J ean Keller.
R. G. VON MELHIS.

Sentii un tuffo al sangue. Un ufficiale non pu battersi con un
soldato e vada! Ma J ean Keller non era ancora soldato! Egli era
padrone di s ancora per qualche ora.
Ah, perdinci! Credo proprio che un ufficiale francese non si
sarebbe comportato cos! Egli avrebbe dato soddisfazione a colui che
aveva offeso e insultato a morte! Sarebbe sceso in campo...
A questo punto mi fermai. Stavo esagerando! Del resto, a pensarci
bene, come era possibile questo duello?...
Il signor J ean aveva stracciato la lettera, gettandola via con un
gesto di disprezzo, mentre dalle sue labbra sfugg solo questa parola:
Miserabile!
Poi, mi fece cenno di seguirlo e ritornammo lentamente verso
casa. La collera mi soffocava al punto che dovetti restare fuori. Anzi
mi allontanai un bel po' senza sapere nemmeno da che parte mi
dirigevo. Tutte le angustie che ci riservava il futuro mi rullavano
nella testa. L'unica cosa che mi ricordavo era che avrei dovuto
avvertire il signor de Lauranay che il duello non si sarebbe pi fatto.
Ma dovevo aver proprio perso la nozione del tempo, perch mi
pareva di aver appena lasciato il signor J ean, quando, verso le dieci,
mi ritrovai davanti alla casa della signora Keller.
Il signor de Lauranay e la nipote si trovavano gi l, e il signor
J ean si preparava a lasciarli.
Tralascio di narrare la scena che segu. La mia penna non sarebbe
in grado di descriverne i dettagli. Mi accontenter di dire che la
signora Keller si mostr molto forte, non volendo dare a suo figlio un
esempio di debolezza. Dal canto suo il signor J ean riusc ad essere
abbastanza padrone di se stesso da non lasciarsi andare davanti a sua
madre e alla signorina Marthe.
Al momento di separarsi, Marthe e lui si gettarono un'ultima volta
nelle braccia della signora Keller... Poi la porta della casa si richiuse
dietro le sue spalle.
Il signor J ean era partito!... Era soldato prussiano!... Quando ci
sarebbe stato concesso di rivederlo?
Quella sera stessa, il reggimento di Leib ricevette l'ordine di
recarsi a Borna, piccolo villaggio a qualche lega da Belzingen, presso
la frontiera del distretto di Potsdam.
Ed ora dir, che, nonostante tutte le ragioni fatte valere dal signor
de Lauranay, nonostante le pi vive insistenze da parte nostra, la
signora Keller persistette nell'idea di seguire suo figlio. Il reggimento
andava a Borna, e lei sarebbe andata a Borna. A questo proposito il
signor J ean non era riuscito a ottenere niente da lei.
La nostra partenza era fissata per l'indomani.
Che scena straziante mi aspettavo, quando mia sorella avrebbe
dovuto separarsi dalla signora Keller. Irma avrebbe voluto restare,
accompagnare la sua buona padrona dovunque lei intendesse
andare... e io... non avrei certo avuto l'animo di oppormi a questo suo
desiderio!... Ma la signora Keller rifiut... Mia sorella dovette
obbedirle.
Nel pomeriggio, i nostri preparativi erano ormai ultimati, quando
il nostro programma fu nuovamente sconvolto.
Verso le cinque, il signor de Lauranay ricevette la visita di
Kalkreuth in persona.
Il direttore di polizia gli notific che, essendo noti i progetti di
partenza di de Lauranay, era costretto a ordinargli di sospenderli
almeno per il momento. Bisognava aspettare di conoscere quali
misure il governo avrebbe preso a riguardo dei francesi che
risiedevano in Prussia. Fino a quel momento Kalkreuth non avrebbe
potuto rilasciare i passaporti, senza i quali il viaggio era impossibile.
Quanto al suddetto Natalis Delpierre, fu ben altra cosa! Fui
pizzicato, come si suol dire. Pare che il fratello di Irma fosse stato
denunciato sotto l'accusa di spionaggio e Kalkreuth, che del resto
non chiedeva di meglio che poterlo chiamare spione, si preparava a
trattarlo di conseguenza. Si era forse venuti a sapere che egli
apparteneva al reggimento del Real Piccardia? E per il successo degli
imperiali un soldato di meno nell'esercito francese era cosa molto
importante. In tempo di guerra sempre bene diminuire le forze
nemiche!
Insomma, in quella stessa giornata, venni arrestato, nonostante le
suppliche di mia sorella e della signora Keller, e poi condotto a tappe
successive a Potsdam ed infine rinchiuso in quella fortezza.
Non necessario che io descriva quale rabbia mi pervadesse!
Separato da tutti coloro che mi erano cari, non potevo neppure
raggiungere il mio posto, alla frontiera, per il momento in cui si
sarebbero scambiati i primi spari!...
A cosa giova dilungarsi su questo? Far solamente notare che non
venni neppure interrogato, che venni messo in gattabuia, che non
potei comunicare con nessuno, che per sei settimane non ebbi notizie
da fuori. Ma il racconto della mia prigionia ci porterebbe troppo
lontani. Che i miei amici di Grattepanche aspettino ancora un po' se
vogliono conoscere i particolari. Si accontentino per il momento di
sapere che il tempo mi parve eterno, e che le ore trascorrevano lente
come il fumo di maggio! E tuttavia a quanto pare, dovevo esser
contento di non essere chiamato in giudizio, perch il mio affare era
chiaro come aveva detto Kalkreuth. A sentire quello l, io potevo
temere di rimanere prigioniero fino alla fine della campagna.
Le cose, tuttavia, non andarono cos. Un mese e mezzo dopo, il 15
agosto, il comandante della fortezza mi rimise in libert, e fui
ricondotto a Belzingen senza che nessuno avesse avuto la cortesia di
comunicarmi il motivo per cui ero stato arrestato.
Se fossi felice di rivedere la signora Keller, mia sorella, il signor
de Lauranay e la nipote, che non avevano potuto lasciare Belzingen,
non il caso di dirlo.
Siccome il reggimento di Leib non aveva ancora lasciato Borna, la
signora Keller era rimasta a Belzingen. Il signor J ean aveva scritto
qualche volta, pi spesso che gli era possibile; e, quantunque parlasse
molto in generale, si capiva che doveva essere orribile la sua
situazione.
Tuttavia, se pure mi avevano restituito la libert, non ero libero di
rimanere in Prussia, cosa della quale, come potete immaginare, non
mi lamentavo affatto.
Il governo aveva emanato l'ordine di espulsione di tutti i francesi.
Per quello che ci riguardava personalmente, avevamo a disposizione
ventiquattr'ore per lasciare Belzingen e venti giorni per andarcene
dalla Germania.
Quindici giorni dopo sarebbe apparso il manifesto del duca di
Brunswick, nel quale si minacciava la Francia d'invasione da parte
dei paesi coalizzati!

CAPITOLO XIII
NON C'ERA un giorno da perdere. Dovevamo fare circa
centocinquanta leghe prima di raggiungere la frontiera francese,
centocinquanta leghe attraverso un paese nemico, su strade ingombre
di reggimenti in marcia, cavalleria e fanteria, senza contare tutti quei
tiratardi che seguono sempre un esercito in missione. Bench ci
fossimo assicurati i mezzi di trasporto, poteva capitare che ci
venissero meno lungo la strada. Se ci fossero mancati, saremmo stati
costretti ad andare a piedi. E poi bisognava tener presente la enorme
fatica che ci sarebbe costata un simile viaggio. Eravamo sicuri di
trovare degli alberghi, fra una tappa e l'altra, per riposarci e
rifocillarci? Evidentemente no. Fossi stato solo io, abituato alle
privazioni, alle lunghe marce, e capace di stancare i pi forti
camminatori, non avrei avuto problemi a trarrai d'impaccio! Ma, col
signor de Lauranay, un vecchio di settant'anni, e con due donne, la
signorina Marthe e mia sorella, non si poteva pretendere
l'impossibile.
Ad ogni modo avrei fatto del mio meglio per condurli sani e salvi
in Francia; e potevo star sicuro che ognuno dei miei compagni ce
l'avrebbe messa tutta.
Dunque, come ho detto, non avevamo molto tempo. E poi la
polizia ci stava alle calcagna. Ventiquattr'ore per lasciare Belzingen,
venti giorni per lasciare il territorio tedesco: questo ci doveva bastare
se qualche incidente non ci avesse arrestati. I passaporti che
Kalkreuth ci rilasci la sera stessa non valevano che per questo
periodo. Finito il permesso, potevamo venir arrestati e detenuti in
carcere fino alla fine della guerra! Inoltre, i passaporti ci imponevano
di seguire un itinerario dal quale non potevamo scostarci, e dovevano
essere vistati nelle citt o nei villaggi indicati come tappe.
Inoltre era probabile che gli avvenimenti si susseguissero con
grande rapidit. Forse sulla frontiera ci si scambiavano gi colpi di
mitraglia e di cannone.
Al manifesto del duca di Brunswick la nazione, tramite i suoi
deputati, aveva risposto come si doveva e il presidente
dell'Assemblea legislativa aveva lanciato alla Francia un clamoroso
appello:
La patria in pericolo!
Il 16 agosto, nelle prime ore del mattino, noi eravamo pronti per
partire. Tutte le questioni erano state sistemate. L'abitazione del
signor de Lauranay era affidata alle cure di un vecchio domestico,
d'origine svizzera che era al suo servizio da molti anni, e sulla cui
devozione si poteva contare. Quel brav'uomo avrebbe messo tutto il
suo impegno per difendere la propriet del suo padrone.
La casa della signora Keller, in attesa di trovare un compratore,
avrebbe continuato ad essere abitata dalla domestica, una prussiana.
Quella stessa mattinata, venimmo a sapere che il reggimento di
Leib aveva lasciato Borna e si dirigeva verso Magdeburgo.
Prima di partire, il signor de Lauranay, Marthe, mia sorella ed io
facemmo un ultimo tentativo per convincere la signora Keller a
seguirci.
No, amici, non insistete! ella disse. Oggi stesso partir
per Magdeburgo. Ho il presentimento di una grande sventura, e
voglio trovarmi l!
Ci rendemmo conto che ogni nostro sforzo sarebbe stato
comunque vano e che ci stavamo ostinando su una decisione dalla
quale la signora Keller era assolutamente irremovibile. Non rimaneva
che dirsi addio, dopo averle lasciato il nome delle citt e dei villaggi
per i quali la polizia c'imponeva di passare.
Ed ora vi spiegher in quali condizioni si sarebbe effettuato il
nostro viaggio.
Il signor de Lauranay possedeva una vecchia carrozza postale
della quale da tempo non si serviva pi. A me era sembrata molto
adatta per quel viaggio di centocinquanta leghe. In tempi normali,
facile viaggiare con cavalli di ricambio di cui sono riforniti tutti i
percorsi della confederazione. Ma, in seguito alla guerra, poich essi
venivano requisiti da ogni parte per i servizi dell'esercito, per il
trasporto dei viveri e delle munizioni, sarebbe stato per lo meno
imprudente fare assegnamento sui servizi di cambio regolari.
Per ovviare a questo inconveniente, avevamo deciso di
provvedere diversamente. Fui incaricato dal signor de Lauranay di
procurarmi due buoni cavalli, senza badare al prezzo. Siccome me ne
intendevo, feci un felice acquisto. Trovai due buone bestie, un po'
pesanti forse, ma salde di garretti. Poi, pensando che avremmo anche
dovuto fare a meno dei postiglioni, mi offrii di sostituirli, cosa che
naturalmente fu ben accetta. Diamine! Ci si poteva ben fidare di un
cavaliere del Real Piccardia che conduceva un tiro di cavalli!
Il 15 agosto, alle otto del mattino, tutto era pronto. Non avevo che
da montare in cassetta. Quanto alle armi avevamo un buon paio di
pistole, con cui tenere a distanza i malviventi; quanto ai viveri
avevamo nel baule quanto bastava a non morir di fame, almeno per i
primi giorni.
Si era convenuto che il signor de Lauranay e sua nipote avrebbero
occupato i posti in fondo alla carrozza mentre mia sorella avrebbe
preso posto sul davanti, di fronte alla fanciulla. Quanto a me, vestito
per bene e, in soprappi infagottato in un pesante giaccone, ero
pronto per affrontare anche il peggiore dei tempi.
Si fecero gli ultimi saluti. Abbracciammo la signora Keller con un
triste presentimento che ci stringeva il cuore: ci saremmo pi rivisti?
Il tempo era bellissimo, ma si prevedeva che la giornata sarebbe
stata molto calda. E appunto tra il mezzogiorno e le due contavo di
far riposare i cavalli, riposo indispensabile se si voleva che tenessero
il passo col programma che dovevamo rispettare.
Finalmente partimmo e io, fischiettando per incitare i cavalli,
fendevo l'aria con grandi schioccate di frusta.
Usciti da Belzingen ci incamminammo senza neanche troppe
difficolt, lungo le strade ingombre di truppe in marcia verso
Coblenza.
Da Belzingen a Borna non ci sono che due leghe, e quindi in
un'ora arrivammo in quel piccolo villaggio.
L il reggimento di Leib s'era fermato per qualche settimana e da
l era stato fatto partire per Magdeburgo, ove la signora Keller lo
avrebbe raggiunto.
La signorina Marthe prov una viva emozione attraversando le vie
di Borna. Pensava al signor J ean in marcia, sotto gli ordini del
tenente Frantz, proprio lungo una strada dalla quale il nostro
itinerario ci costringeva ad allontanarci per prendere la direzione di
sud-ovest!...
Non mi fermai a Borna, poich contavo di far sosta quattro leghe
pi in l, presso la frontiera che attualmente delimita la provincia di
Brandeburgo. Ma, a quel tempo, secondo le vecchie divisioni del
territorio tedesco, noi percorrevamo le strade dell'Alta Sassonia.
Suonava mezzogiorno quando raggiungemmo questo punto della
frontiera. Vi bivaccavano dei distaccamenti di cavalleria. Lungo la
strada c'era un'osteria isolata. L trovai da far rifocillare i miei
cavalli.
In quel luogo facemmo una sosta di pi di tre ore. Durante quella
prima giornata di viaggio, mi pareva prudente risparmiare le bestie,
per non comprometterle affaticandole eccessivamente fin dall'inizio.
L, fu necessario far vistare i passaporti. La nostra qualit di
francesi ci valse qualche occhiata di traverso. Pazienza. Del resto
eravamo in perfetta regola.
E poi, dal momento che ci volevano cacciare dalla Germania, e
dal momento che avevamo ricevuto l'ordine di lasciare il loro
territorio in gran fretta, il minimo era che non ci ritardassero il
viaggio.
Era nostra intenzione di passare la notte a Zerbst.
Salvo circostanze eccezionali, ci eravamo ripromessi di viaggiare
soltanto di giorno. Le strade non ci parevano abbastanza sicure per
azzardarci a percorrerle nel cuore della notte. Il paese formicolava di
troppi malviventi e dovevamo evitare di esporci a qualche cattivo
incontro.
Aggiunger che a quella latitudine, cos spostata verso nord la
notte corta nel mese di agosto. Il sole si leva prima delle tre del
mattino e non tramonta prima delle nove di sera. La sosta sarebbe
quindi stata di poche ore - giusto il tempo di far riposare le bestie e le
persone. Quando fosse stato il caso di richiedere loro uno sforzo lo
avrei fatto.
Dalla frontiera anzidetta dove la carrozza si era fermata verso
mezzogiorno fino a Zerbst, ci sono tutt'al pi sette o otto leghe.
Avevamo quindi il tempo di raggiungere questa tappa alle otto di
sera.
Tuttavia dovetti rendermi conto che pi d'una volta ci tocc fare i
conti con incidenti imprevisti e con ritardi.
Infatti, quel, giorno, per strada, ci tocc di litigare con una specie
di requisitore di cavalli, un tipaccio magro come un Venerd Santo,
vestito da mercante che voleva ad ogni costo requisire il nostro tiro
di cavalli. Era per il servizio di Stato, diceva lui! Al diavolo! Penso
proprio che lo Stato fosse lui, come aveva detto Luigi XIV, e che li
requisisse a vantaggio unicamente suo.
Ma, perdinci, non la vinse! Fu infine costretto a rispettare i nostri
passaporti e la firma del direttore di polizia! Comunque perdemmo
una buona ora a discutere con quel farabutto. Alla fine la carrozza
riprese il viaggio di corsa per riguadagnare il tempo perduto.
Ci trovavamo allora sul territorio che form in seguito il
principato di Anhalt. Qui le strade erano meno ingombre, perch il
grosso dell'esercito prussiano si muoveva pi a nord, in direzione di
Magdeburgo.
Non trovammo altre difficolt per raggiungere Zerbst, paesello di
scarsa importanza, pressoch privo di risorse ove arrivammo verso le
nove di sera. Ci si accorgeva che dei predatori vi erano passati e non
si erano curati di risparmiare il paese. Per poco esigenti che fossimo
chiedevamo almeno di trovare un alloggio per la notte. Ma non era
cosa facile trovare un alloggio in mezzo a delle case tutte chiuse
sbarrate per prudenza e per timore. Cominciavo a temere che ci
sarebbe toccato di dormire nella carrozza: questo noi ancora
potevamo farlo, ma i cavalli? Avevano assoluto bisogno di una stalla
e di foraggio. Mi premevano essi innanzi tutto e mi atterriva l'idea
che le loro forze dovessero venir meno lungo la via.
Proposi, quindi, di continuare il viaggio per raggiungere un'altra
tappa - Acken, per esempio, a tre leghe e mezza da Zerbst, in
direzione sud-ovest. Vi potevamo arrivare prima di mezzanotte,
salvo poi ripartire solo verso le dieci del giorno dopo, perch i cavalli
avessero il necessario riposo.
Ma il signor de Lauranay mi fece notare che avremmo dovuto
passare l'Elba, che il passaggio si effettuava per mezzo di una chiatta,
cosa, quest'ultima, che era meglio fare di mattina.
Il signor de Lauranay non si sbagliava. Avremmo incrociato l'Elba
prima di giungere ad Acken. Potevamo incorrere in qualche
difficolt.
Sar bene che io ricordi a questo proposito che il signor de
Lauranay conosceva molto bene il territorio tedesco da Belzingen
fino alla frontiera francese. Per parecchi anni infatti, quando era vivo
suo figlio, aveva percorso quella strada in tutte le stagioni e vi si
orientava facilmente consultando la sua carta. Quanto a me, era la
seconda volta solamente che la facevo. Il signor de Lauranay era
dunque una guida sicura, ed era prudente fidarsi di lui.
Finalmente, a furia di bussare a Zerbst, con la borsa alla mano,
riuscii a trovare stalla e foraggio pei nostri cavalli e alloggio e cibo
per noi. Fu tanto di guadagnato per i viveri che avevamo con noi
sulla carrozza. Cos la notte, nel paesino di Zerbst, trascorse meglio
di quanto avevamo sperato.

CAPITOLO XIV
UN PO' prima di giungere a Zerbst la nostra carrozza aveva
percorso quel territorio che forma il principato d'Anhalt e i suoi tre
ducati. Il giorno dopo dovevamo tagliarlo da nord a sud in modo da
raggiungere la cittadella d'Acken per ritornare cos sul territorio della
Sassonia e nell'attuale distretto di Magdeburgo. Poi saremmo
rientrati nell'Anhalt, per dirigerci verso Bernsburgo, capitale del
ducato omonimo. Di l saremmo rientrati una terza volta in Sassonia,
attraverso il distretto di Merseburgo. Ecco quello che era, a quei
tempi, la confederazione germanica, colle sue centinaia di staterelli e
di paesi rinchiusi in altri, che l'Orco della fiaba di Pollicino avrebbe
potuto attraversare con uno solo dei suoi passi!
S'intende che io dico queste cose per bocca del signor de
Lauranay che mi mostrava la carta, e col dito indicava la
distribuzione delle province, la posizione delle principali citt, la
direzione dei fiumi. Non certo stando al mio reggimento che io
avrei potuto imparare tutte queste nozioni di geografia, tanto pi che
non sapevo neppure leggere!
Ah! Povero il mio alfabeto, interrotto bruscamente proprio quando
cominciavo a mettere assieme vocali e consonanti. E povero il mio
buon maestro, ora col sacco in spalla, impegnato in una guerra che
aveva tolto tutta la giovent al lavoro e alla scuola.
Ma, lasciamo perdere questi dolori e riprendiamo il nostro
cammino.
Fin dalla sera prima, il clima si era fatto caldo, tempestoso e
pesante mentre grosse nuvole ingombravano il cielo, lasciando poco
spazio azzurro, quel tanto che sarebbe bastato, come si usa dire, per
le brache di un gendarme. Quel giorno non risparmiai i cavalli perch
mi premeva di arrivare prima di notte a Bernsburg, una tappa a una
dozzina di leghe. Era una cosa possibile, del resto, purch il tempo
non si guastasse e non sopraggiungesse qualche ostacolo.
Avevamo dunque l'Elba che ci sbarrava la via e io temevo che
questo ostacolo ci avrebbe portato via pi tempo di quanto avremmo
potuto permetterci.
Partiti da Zerbst alle sei del mattino, eravamo arrivati due ore
dopo, sulla riva destra dell'Elba, un gran bel fiume largo incassato fra
alte rive e bordato da migliaia di fitti canneti.
La sorte ci favor. La chiatta per il trasporto delle carrozze e dei
viaggiatori si trovava lungo la riva destra e siccome il signor de
Lauranay non risparmi n fiorini n kreutzer, i traghettatori non ci
fecero aspettare troppo. In un quarto d'ora carrozza e cavalli furono
imbarcati.
La traversata si effettu senza incidenti. Se anche ci fossimo
imbattuti in altri fiumi non avremmo avuto motivo di che
preoccuparci. Giunti nella cittadina di Acken, la carrozza l'attravers
senza fermarsi, prendendo la direzione di Bernsburg.
Spingevo i cavalli al massimo. Tutti sanno che allora le strade non
erano cos buone come adesso. Dei sentieri appena indicati sopra un
terreno irregolare, tracciati pi dalle ruote dei carri che non dalla
mano dell'uomo. Durante la stagione delle piogge, dovevano
diventare impraticabili, e, anche in estate, lasciavano molto a
desiderare. Ma comunque bisogna ricordarsi che a questo mondo c'
di peggio.
Si viaggi tutta la mattina senza difficolt. Per, verso
mezzogiorno - per fortuna durante la sosta - fummo oltrepassati da
un reggimento di panduri in marcia. Era la prima volta che vedevo
quei cavalieri austriaci, delle specie di selvaggi. Andavano a tutta
birra, sollevando un'enorme nuvola di polvere, e in quel turbinio
luccicavano i riflessi rossi dei mantelli e le macchie nere dei berretti
di montone di quei barbari cavalieri.
Fu una vera fortuna che ci trovassimo sul lato della strada, al
riparo di un boschetto di betulle dove avevo arrestato la carrozza.
Non ci videro. Con simili diavolacci non si sa mai che cosa potrebbe
capitare. I nostri cavalli avrebbero potuto far gola ai panduri e ai loro
ufficiali la nostra carrozza. Certamente se ci fossimo trovati sulla
strada, non avrebbero atteso che facessimo loro posto, e, senza troppi
complimenti, ci avrebbero spazzati via.
Verso le quattro del pomeriggio, additai al signor de Lauranay una
collina abbastanza elevata che dominava la pianura a una buona lega
di distanza da noi, verso ovest.
Deve essere il forte di Bernsburg mi rispose.
Infatti quel castello, posto sulla sommit d'una collina, lo si pu
vedere da molto lontano.
Spronai i cavalli. Una mezz'ora dopo, attraversavamo Bernsburg
dove i nostri passaporti furono vidimati. Poi, molto affaticati da
quella giornata burrascosa, dopo avere attraversato su una chiatta il
Saale, che avremmo dovuto tagliare ancora una volta, entrammo in
Alstleben, verso le dieci di sera. La notte trascorse tranquillamente.
Eravamo sistemati in un albergo abbastanza decente, dove non
c'erano ufficiali prussiani, cosa che ci garanti una certa sicurezza, e
ripartimmo il giorno dopo, alle dieci in punto.
Non mi dilungher raccontando i dettagli sulle citt, le borgate e i
villaggi. Noi, del resto, vedevamo ben poco dal momento che non
viaggiavamo per piacere ma come della gente che viene cacciata da
un paese che in fondo, abbandonavamo senza rimpianti.
L'importante era che in ciascuno di questi paesi non ci fosse
nessuna causa di ritardo e che potessimo liberamente viaggiare
dall'uno all'altro.
Il 18, a mezzogiorno, eravamo a Hettstadt. Avevamo dovuto
attraversare il Wipper, che nel mio reggimento non avremmo
mancato di chiamare la Vipera, non lontano da una miniera di rame.
Verso le tre la carrozza arriv a Leimbach alla confluenza del
Thalbach col Wipper - un altro nome stuzzicante per quei burloni del
Real Piccardia. Dopo avere oltrepassato Mansfeld, dominato da
un'alta collina che un raggio di sole illuminava in mezzo alla pioggia,
e poi Sangerhausen, sulla J ena, la carrozza attravers un paese ricco
di miniere, al cui orizzonte si profilavano le cime aguzze e seghettate
dell'Harz e, al cadere del giorno, raggiunse Artern sullo Unstriit.
La giornata era stata davvero massacrante: quasi quindici leghe,
guadagnate in una tappa sola. Mi curai subito della sistemazione dei
cavalli procurando loro pronto cibo e un buon giaciglio. Accidenti
quanto costava! Ma il signor de Lauranay non esitava ad aggiungere
qualche kreutzer di mancia, e faceva bene. Quando i cavalli hanno le
zampe sane, i viaggiatori, come si dice in Piccardia, non rischiano di
sentir dolere le proprie gambe.
Il giorno dopo partimmo solo alle otto, dopo aver avuto un
diverbio coll'albergatore. So benissimo che non si ha niente per
niente. Ma affermo che l'albergatore di Artern una delle pi feroci
sanguisughe dell'impero germanico.
Durante quella giornata il tempo fu orribile. Scoppi un grosso
temporale: i lampi ci accecavano, delle terribili tuonate spaventavano
i cavalli sommersi da una pioggia torrenziale, una di quelle piogge
che da noi si dice che le fanno venire i preti!
Il giorno seguente, 19 agosto, il tempo apparve un po' migliore. La
campagna appariva tutta scintillante di rugiada, al soffio dell'aurora
che la prima brezza del mattino. La pioggia era cessata ma il cielo
era sempre burrascoso, e il calore era insopportabile. La strada era
ora montuosa e i cavalli ansimavano. Fra poco, gi lo prevedevo,
sarei stato costretto a conceder loro ventiquattr'ore di riposo. Ma
speravo di potere prima raggiungere Gotha.
La strada attraversava dei terreni ben coltivati, che si estendono
fino a Heldmungen sullo Schmuke, dove la carrozza si ferm. In
definitiva, in questi primi quattro giorni, da che avevamo lasciato
Belzingen, non avevamo poi dovuto superare gran difficolt. E io
pensavo:
Se avessimo potuto viaggiare tutti insieme, come saremmo stati
felici di doverci stringere nel fondo della carrozza, per fare posto alla
signora Keller e a suo figlio. Pazienza!
Il nostro itinerario incrociava quella contrada che costituisce il
distretto di Erfurth, uno dei tre distretti della provincia di Sassonia.
Le strade, molto ben tenute, ci permisero di procedere rapidamente.
Naturalmente, poich avevo spinto i cavalli al massimo; ci tocc un
incidente alla carrozza che non pot venir riparata a Weissensee ma
soltanto a Tennstedt da un carraio non molto abile. Questo fatto
purtroppo mi scombussol per tutto il resto del viaggio.
Quantunque in quella giornata la tappa fosse stata molto lunga, ci
sosteneva la speranza di arrivare quella stessa sera a Gotha. L ci
saremmo potuti riposare purch avessimo trovato un albergo
conveniente.
Non mi preoccupavo certo per me, gran Dio! Forte e rotto a ogni
fatica potevo sopportare ben altre prove. Ma era per il signor de
Lauranay e sua nipote i quali bench non si lamentassero, mi
sembravano gi molto stanchi. Mia sorella Irma se la cavava meglio.
E poi eravamo tutti cos tristi!
Dalle cinque alle nove di sera, facemmo circa otto leghe dopo
aver passato la Schambach e lasciata la Sassonia entrando nella
Sassonia-Coburgo. Finalmente alle undici la carrozza si ferm a
Gotha. Avevamo calcolato di farvi sosta per ventiquattr'ore. Le
nostre povere bestie s'erano meritate un simile riposo. Decisamente,
nello sceglierle avevo avuto la mano felice. In queste cose non c'
niente di meglio che intendersene e non guardare al prezzo.
Come ho gi detto arrivammo a Gotha solo alle undici di sera.
Qualche formalit da svolgere alle porte della citt aveva causato un
po' di ritardo. certo che se le nostre carte non fossero state in
perfetta regola, saremmo stati arrestati. Guardie civili e militari
mostravano una scrupolosa severit. In pratica era una fortuna che il
governo prussiano avesse ordinato la nostra espulsione poich a
questo modo ci aveva fornito i mezzi per mettere in atto i nostri
progetti. Mi resi conto che se noi avessimo realizzato il nostro primo
progetto di partire prima che il signor J ean venisse richiamato sotto
le armi, Kalkreuth non ci avrebbe rilasciato i passaporti e noi non
avremmo mai potuto raggiungere la frontiera. Bisognava dunque
ringraziar Dio innanzi tutto e poi Sua Maest Federico Guglielmo in
seguito di averci facilitato il viaggio. Comunque meglio non dir
quattro se non l'hai nel sacco, come dice un proverbio piccardo al
pari di molti altri.
Ci sono dei buoni alberghi a Gotha. Trovai facilmente alle Armi di
Prussia quattro camere decorose e una stalla per i nostri due cavalli.
Bench fossi molto contrariato da quel ritardo, mi rendevo conto che
bisognava rassegnarcisi. Per fortuna, dei venti giorni che ci erano
stati concessi non ne avevamo impiegati che quattro e quasi un terzo
del tragitto era fatto. Dunque, mantenendo questa andatura, avremmo
dovuto raggiungere la frontiera francese entro il termine stabilito. Io
non chiedevo che una cosa: che il reggimento del Real Piccardia non
sparasse i primi colpi prima degli ultimi giorni del mese.
Il giorno dopo verso le otto scesi nella saletta dell'albergo, dove
quasi subito mi raggiunse mia sorella.
Il signor de Lauranay e la signorina Marthe?... le chiesi.
Non sono ancora usciti di camera, mi rispose Irma, sar
bene non disturbarli fino all'ora di pranzo...
Va bene, Irma; e tu dove vai?
Da nessuna parte. Ma, nel pomeriggio ho da fare qualche
spesetta e devo rinnovare le nostre provviste. Vuoi
accompagnarmi?...
Volentieri. Mi terr pronto. Intanto vado a gironzolare per la
citt. E me ne uscii andando a casaccio.
Che cosa potrei raccontarvi di Gotha? Non ho visto granch!
C'erano molte truppe, fanteria, artiglieria, cavalleria, equipaggi del
treno. Si udivano delle fanfare. Le sentinelle si davano il cambio alla
guardia. Al pensiero che tutti quei soldati marciavano contro la
Francia, mi si stringeva il cuore. Che tristezza pensare che forse il
suolo del mio paese sarebbe stato invaso da quegli stranieri! Quanti
miei compagni sarebbero morti per difenderlo! S! Bisognava
assolutamente che io fossi con loro per combattere al mio posto! Il
maresciallo d'alloggio Delpierre non mai stato una di quelle pentole
di stagno che non possono andar sul fuoco!
6
Ma per ritornare a Gotha, visitai qualche quartiere, vidi delle
chiese i cui campanili appuntiti si perdevano nella nebbia. Ma
c'erano troppi soldati: mi pareva di girare per una caserma!
Rientrai alle undici dopo essermi preoccupato di far vistare i
nostri passaporti come ci era stato comandato.
Il signor de Lauranay era ancora in camera con la signorina
Marthe. La povera fanciulla non se la sentiva di uscire, e questo era
pi che comprensibile.
Del resto, che cosa avrebbe visto? Solo delle cose che le
avrebbero pi che mai richiamato la posizione del suo povero J ean.
Dove si trovava in quel momento? Avr potuto raggiungerlo la
signora Keller o almeno seguire da lontano il suo reggimento tappa
per tappa? Come viaggiava quella donna coraggiosa? Che cosa
poteva fare contro le sventure che lei aveva il presentimento stessero
per abbattersi su suo figlio? E il signor J ean? Lui soldato prussiano,

6
Intende: non mai stato uno di quei fifoni che non osano affrontare la battaglia.
(N.dT.)
costretto a marciare contro un paese che amava, che sarebbe stato
felice di poter invece difendere e per il quale avrebbe volentieri
versato il proprio sangue!
Naturalmente il pranzo fu molto triste. Il signor de Lauranay
aveva voluto farselo servire in camera. Voleva evitare la vista degli
ufficiali tedeschi che venivano a pranzare all'Armi di Prussia.
Dopo pranzo il signor de Lauranay e sua nipote rimasero in
albergo con mia sorella. Io andai a vedere se i cavalli non mancavano
di nulla. L'albergatore mi accompagn nella stalla. Quel brav'uomo
cercava di farmi parlare anche pi del necessario sul signor de
Lauranay, sul nostro viaggio e insomma su un mucchio di cose che
non lo riguardavano affatto. Avevo a che fare con un chiacchierone,
ma con un chiacchierone tale!... Ma io mi tenni molto sulle mie e
cos a rimetterci fu soltanto lui.
Alle tre uscimmo, mia sorella e io, per fare le provviste. Siccome
Irma parlava il tedesco, ebbe molta facilit sia nel trovare le vie sia
nel fare gli acquisti. Tuttavia si capiva chiaramente che eravamo
francesi, e vi assicuro che questo non serviva a farci ricevere una
buona accoglienza!
Fra le tre e le cinque insomma avevamo percorso molte vie
cosicch finii col conoscere tutte le principali zone di Gotha.
Mi sarebbe piaciuto avere notizie su quel che accadeva allora in
Francia, sugli ultimi avvenimenti interni e esterni. Cosicch avevo
raccomandato a Irma di prestare orecchio a quel che si diceva nelle
vie e nelle botteghe. Non esitammo ad accostarci ad alcuni gruppi,
dove si parlava con una certa animazione, bench non fosse cosa
molto prudente da parte nostra.
Purtroppo, quello che fummo in grado di udire non era molto
soddisfacente per dei francesi! Ad ogni modo era meglio avere delle
notizie, anche cattive, piuttosto che non averne del tutto.
Vidi anche molti affissi sui muri. La maggior parte annunciavano
movimenti di truppe e le raccolte di viveri che si dovevano fornire
alle truppe. Ogni tanto mia sorella si fermava e ne leggeva le prime
righe.
Uno di questi avvisi richiam in special modo la mia attenzione.
Era scritto a grossi caratteri neri su una carta gialla. Mi sembra di
vederlo ancora affisso a una tettoia sullo spigolo di una botteguccia
di ciabattino.
To' Irma, guarda quell'affisso... Non ci sono dei numeri in
alto?...
Mia sorella s'avvicin alla bottega e cominci a leggere...
Che grido straziante si lasci sfuggire! Per fortuna eravamo soli, e
nessuno l'aveva udita.
Ecco cosa diceva l'affisso:
1.000 fiorini di premio a chi consegner il soldato J ean Keller di
Belzingen, condannato a morte per aver ferito un ufficiale del
reggimento di Leib, di passaggio a Magdeburgo.

CAPITOLO XV
IN CHE stato rientrammo, mia sorella ed io, all'albergo delle Armi
di Prussia e quello che ci siamo detti al ritorno ho cercato
inutilmente di ricordarmelo!... Probabilmente non ci siamo scambiati
neppure una parola. Si sar certo notato lo stato di turbamento in cui
ci trovavamo e questo avrebbe potuto destare qualche sospetto.
Questo era pi che sufficiente per essere condotti alle autorit della
citt. Ci avrebbero interrogati e forse arrestati, se avessero scoperto
quali legami ci univano alla famiglia Keller!...
Finalmente raggiungemmo la nostra camera, senza aver incontrato
nessuno. Volevamo metterci d'accordo prima di vedere il signor de
Lauranay e sua figlia per stabilire che cosa conveniva fare.
Ce ne stavamo l, uno di fronte all'altra, guardandoci accasciati
senza osare di parlare.
Sventurato!... Sventurato!... Che cosa ha mai fatto? esclam
infine mia sorella.
Che cosa ha fatto? risposi. Ha fatto quello che avrei fatto
anch'io al suo posto! Chiss come stato maltrattato e offeso il
signor J ean da quel maledetto Frantz!... Lo avr ferito! Del resto
doveva capitare presto o tardi!... Certo, io avrei fatto altrettanto!
Povero J ean!... Povero J ean!... mormorava mia sorella,
mentre le lagrime le sgorgavano dagli occhi.
Irma, le dissi, bisogna farsi coraggio!
Condannato a morte!...
Calma! Per il momento fuggito!... Ora fuori tiro e,
dovunque si trovi, star sempre meglio che nel reggimento di quei
cialtroni dei von Grawert, padre e figlio!
Ma, Natalis, quei mille fiorini promessi a chiunque lo
consegner!
Quei mille fiorini non sono ancora nella tasca di nessuno, Irma,
e probabilmente, nessuno li toccher mai.
E come potr fuggire, povero J ean? Quell'affisso esposto in
tutte le citt e in tutti i villaggi! Quanti bricconi non domanderanno
di meglio che consegnarlo! Anche il migliore degli uomini non vorr
nasconderlo presso di s neanche per un'ora!
Non disperarti cos, Irma! risposi... Ti prego! Nulla
ancora perduto! Finch i fucili non sono puntati sul suo petto...
Natalis!... Natalis!
E quand'anche fosse, Irma, i fucili possono fare cilecca!...
provato!... Non disperarti!... Il signor J ean riuscito a fuggire e darsi
alla macchia!... dunque vivo e non uomo da farsi ripescare!... Stai
tranquilla che riuscir a fuggire!
Lo confesso, se parlavo a quel modo, non era solo per infondere
un po' di speranza in mia sorella. No! Io ero pieno di fiducia.
Certamente la cosa pi difficile per J ean dopo lo scambio di colpi
doveva esser stata la fuga. Ebbene, c'era riuscito e pareva che non
fosse molto facile riuscire a ripescarlo poich l'affisso prometteva la
bellezza di mille fiorini a chi fosse riuscito a consegnarlo! No,
dunque! Io non volevo perdere le speranze bench mia sorella non
volesse sentir ragioni.
E la signora Keller? disse Irma.
Che cosa ne era di lei?... Aveva potuto raggiungere suo figlio?...
Sapeva quello che era successo?... Accompagnava J ean nella fuga?
Povera donna!... Povera madre!... ripeteva mia sorella.
Se ha raggiunto il reggimento a Magdeburgo, non pu ignorare
l'accaduto! Lei di certo sa che suo figlio condannato a morte!... Ah!
mio Dio! Mio Dio! Quanti dolori le procurate!
Irma, le risposi, te ne prego, calmati! Se ti udissero! Lo
sai che la signora Keller una donna energica e forse il signor J ean
ha potuto ritrovarla!...
possibile che questo sembri sorprendente, eppure vi garantisco
che parlavo con tutta sincerit. La mia natura si rifiuta di
abbandonarsi alla disperazione.
E Marthe?... disse mia sorella.
Sono dell'idea che sia meglio lasciarla nella pi completa
ignoranza risposi. la cosa pi saggia, Irma. Parlandogliene,
corriamo il rischio di farle perdere il coraggio. Il viaggio ancora
lungo, e la signorina Marthe ha bisogno di tutta la sua forza d'animo.
Se venisse a sapere quel che successo, che J ean condannato a
morte, che fuggito e che sulla sua testa pende una taglia, avrebbe
finito di vivere!... Si rifiuterebbe di seguirci...
Hai ragione, Natalis! Conserveremo il segreto anche col signor
de Lauranay?...
Anche con lui, Irma. Avvisarlo non servirebbe assolutamente a
nulla. Magari potessimo andare in cerca della signora Keller e di suo
figlio! In quel caso si che dovremmo dir tutto al signor de Lauranay.
Ma abbiamo il tempo contato. Ci vietato rimanere su questo
territorio. Saremmo subito messi agli arresti e non vedo proprio
come questo potrebbe giovare al signor J ean... Andiamo, Irma,
bisogna farsene una ragione... Fai soprattutto in modo che la
signorina Marthe non s'accorga che hai pianto!
Ma se esce, Natalis, forse pu leggere anche lei quell'affisso, e
sapere...
Irma, risposi, non probabile che il signore e la
signorina de Lauranay escano dall'albergo questa sera dal momento
che non ne sono usciti durante il giorno. Del resto, una volta calato il
buio sarebbe ben difficile riuscire a leggere un affisso. Non
dobbiamo perci temere che siano messi al corrente della situazione.
Piuttosto veglia su di te, Irma, e fatti forza!
Sar forte, Natalis! Capisco che hai ragione!... S!... mi sapr
dominare!... Non si vedr alcuna pena sul mio volto, ma dentro...
Dentro tu piangerai, Irma, perch tutto ci ben triste. Piangi
Irma, ma stai zitta!... Questa la consegna!
Dopo la cena, durante la quale io bene o male parlai un po' di tutto
per attirare l'attenzione sopra di me e quindi aiutare mia sorella, il
signor de Lauranay e la nipote restarono nella loro camera. L'avevo
previsto, e del resto era meglio cos. Dopo una visita alla stalla, andai
a trovarli e li invitai ad andare a dormire di buonora. Desideravo
partire alle cinque in punto del mattino, giacch dovevamo fare una
tappa, non molto lunga, ma molto faticosa, attraverso un paese
montuoso.
Andammo quindi a letto. Quanto a me, dormii malissimo. Tutti gli
avvenimenti mi danzavano confusamente nel cervello. Quella fiducia
che mi animava quando si trattava di sollevare il morale di mia
sorella ora sembrava venirmi meno. Le cose prendevano una cattiva
piega... J ean Keller veniva accerchiato e fatto prigioniero... Non
sempre cos quando si ragiona nel dormiveglia?
Alle cinque ero in piedi. Svegliai tutti quanti e feci preparare i
cavalli.
Avevo fretta di lasciare Gotha.
Alle sei ognuno era al suo posto nella carrozza; diedi il via ai
cavalli che erano freschi e riposati e li feci correre di buona lena per
cinque leghe, finch giungemmo alle prime pendici dei monti della
Turingia.
L le difficolt divenivano maggiori, e bisognava usare molte
precauzioni.
Non gi che quelle montagne fossero molto alte. Non sono certo
n i Pirenei, n le Alpi. Per la strada molto difficile per un tiro e
bisognava fare molta attenzione per la vettura e per i cavalli. A
quell'epoca poi la strada non era quasi neppure tracciata. Si dovevano
percorrere delle gole, spesso strettissime, non senza pericolo,
attraverso valli boscose, o fitte foreste di querce, pini, betulle e larici;
e in molti punti il sentiero scendeva tortuoso facendo continue curve
che la carrozza faticava a seguire mentre passava fra rocce a picco e
profondi precipizi in fondo ai quali rumoreggiavano dei torrenti.
Ogni tanto, scendevo da cassetta per guidare i cavalli per la
briglia. Il signor de Lauranay, sua nipote e mia sorella scendevano di
carrozza per fare a piedi le salite pi ardue. Tutti camminavano
coraggiosamente senza lamentarsi, la signorina Marthe nonostante la
figuretta delicata e il signor de Lauranay nonostante l'et. D'altronde
ogni tanto bisognava far sosta, per riprendere fiato. Come ringraziavo
il cielo di non aver detto nulla a proposito del signor J ean! Se gi mia
sorella si disperava nonostante tutti i miei ragionamenti, figuriamoci
quale sarebbe stata la disperazione della signorina Marthe e di suo
nonno!...
Durante quella giornata del 21 agosto, facemmo solo cinque
leghe, in linea d'aria s'intende, perch la strada fa molte giravolte,
sicch, in alcuni punti, ci pareva quasi di tornare sui nostri passi.
Forse sarebbe stata utile una guida? Ma di chi avremmo potuto
fidarci? Dei francesi alla merc di un tedesco, dopo che era stata
dichiarata la guerra! No, di certo! Era meglio trarsi d'impaccio da
soli.
D'altra parte, il signor de Lauranay aveva talmente tante volte
attraversato questa Turingia, che s'orizzontava senza nessuna
esitazione. La cosa pi difficile era trovar la direzione in mezzo alle
foreste. Tuttavia ce la cavavamo basandoci sulla posizione del sole,
che non poteva trarci in inganno dal momento che, almeno lui, non
era di origine tedesca.
La carrozza s'arrest verso le otto della sera sul limitare di un
bosco di betulle, posto sul fianco di una delle pi alte cime della
catena del Thringer-Wald. Sarebbe stato troppo imprudente
avventurarvisi nel cuore della notte.
In quel luogo, non c'era un albergo, nemmeno una capanna di
boscaiolo. Bisognava accontentarsi di dormire nella carrozza o sotto i
primi alberi della foresta.
Cenammo colle provviste che tenevamo nel baule. Distaccai i
cavalli e li lasciai pascolare liberamente dal momento che ai piedi
della montagna l'erba era molto abbondante. Contavo di non perderli
d'occhio durante la notte.
Invitai quindi il signor de Lauranay, la signorina Marthe e mia
sorella a sistemarsi nella carrozza per riposarvi come meglio
potevano. Cadeva una fitta pioggerella, una sorta di brina gelata,
giacch il paese era gi a una discreta altitudine.
Il signor de Lauranay si offerse di passare la notte con me, ma io
rifiutai perch queste fatiche non si addicono a un uomo della sua
et. Del resto bastavo io solo. Avvolto nel mio caldo camiciotto da
carrettiere con i rami fronzuti degli alberi sopra la testa non avevo
proprio da lamentarmi. Ben altre notti avevo trascorso laggi, nelle
praterie americane, ove l'inverno molto pi freddo che altrove:
dunque non mi preoccupavo certo per una notte passata al riparo
delle stelle!
Insomma, tutto and per il meglio. La nostra quiete non fu per
nulla turbata. In fondo la carrozza valeva pi o meno come la camera
di qualche alberguccio della zona. Con le porte ben chiuse non
entrava l'umidit e i pesanti mantelli da viaggio proteggevano dal
freddo. E, se non fosse stato per l'inquietudine sulla sorte dei nostri
cari assenti, avremmo fatto una ottima dormita.
All'alba, verso le quattro, il signor de Lauranay discese dalla
carrozza e venne a propormi di vegliare al mio posto affinch potessi
riposare un'ora o due. Temendo di farlo restar male se avessi rifiutato
ancora, accettai, e coperti gli occhi coi pugni delle mani e poggiata la
testa sul mio mantello, feci una bella dormita.
Alle sei e mezza eravamo tutti in piedi.
Dovete essere ben stanco, signor Natalis mi disse la
signorina Marthe.
Io? - risposi. Ho dormito come un ghiro, mentre vostro
nonno vegliava per me. Quello si che un uomo in gamba!
Natalis esagera un po', rispose il signor de Lauranay
sorridendo e la notte prossima mi permetter...
Non vi permetter niente signor de Lauranay, replicai
allegramente. Sarebbe bello vedere il padrone vegliare fino al
giorno, mentre il domestico...
Domestico? esclam la signorina Marthe.
S! domestico... cocchiere!... Come preferite! Non sono forse il
cocchiere e un buon cocchiere, modestia a parte? Oppure postiglione,
se volete, per lusingare il mio amor proprio. Sono comunque il
vostro servitore...
No... il nostro amico, rispose Marthe, tendendomi la mano,
e il pi devoto che Dio potesse darci per ricondurci in Francia!
Ah! Che cara fanciulla! Che cosa non si farebbe per della gente
che vi dice simili cose, e con un simile accento d'amicizia! Speriamo
di riuscire a raggiungere la frontiera! Possano la signora Keller e suo
figlio fuggire all'estero, in attesa di poterci ritrovare tutti insieme!
Quanto a me, se mi si fosse presentata l'occasione di rendermi
ancora utile... Sufficit.... dovessi anche dare la vita... Ameni come
dice il curato del mio villaggio.
Alle sette eravamo in strada. Se quella giornata del 22 agosto non
avesse presentato ostacoli come la precedente, saremmo riusciti ad
attraversare, prima della notte, tutta la Turingia.
In ogni caso cominci bene. Le prime ore furono a dir la verit,
piuttosto dure perch la strada s'arrampicava tra le rocce al punto che
a volte bisogn perfino spingere la carrozza. Comunque il viaggio
procedette abbastanza bene.
Verso mezzogiorno, raggiungemmo la cima di una gola che si
chiama Gebauer, se la memoria non m'inganna, e che il punto pi
elevato della catena. Non ci rimaneva che discendere verso ovest.
Anche senza forzare i cavalli - cosa tutt'altro che prudente - si andava
veloce.
Il tempo continuava ad essere tempestoso. La pioggia aveva
cessato di cadere fin dal sorgere del sole, ma il cielo s'era coperto di
nuvoloni che parevano fiocchi di bambagia. Bastava un colpo perch
scoppiassero e allora sarebbe precipitato il temporale che sempre
pericoloso nelle zone montuose.
Infatti, verso le sei di sera, si intese il rombo del tuono. Era ancora
lontano, ma si avvicinava con gran rapidit.
La signorina Marthe, rannicchiata in fondo alla carrozza, assorta
nei suoi pensieri, non ne sembrava spaventata. Mia sorella chiuse gli
occhi e rest immobile.
Non sarebbe meglio fermarsi? mi disse il signor de
Lauranay sporgendosi fuori del finestrino.
Penso di si risposi, ma bisognerebbe trovare un luogo
adatto per passare la notte. Su questo pendio, non mi pare possibile.
Siate prudente, Natalis!
State tranquillo, signor de Lauranay!
Non avevo ancora finito di rispondere quando una immensa luce
avvolse la carrozza e i cavalli. Il fulmine aveva colpito una
gigantesca betulla alla nostra destra. Per fortuna, l'albero era caduto
verso la foresta.
I cavalli erano imbizzarriti. M'accorsi che non riuscivo pi a
padroneggiarli. Discesero la gola a velocit pazza nonostante i miei
sforzi per trattenerli. Eravamo accecati dai lampi, storditi dagli
scoppi del tuono. Se quelle bestie, che parevano impazzite, facevano
uno scarto, la carrozza sarebbe precipitata nel fondo dei burroni, che
fiancheggiavano la strada.
Improvvisamente le redini si ruppero, e i cavalli, non pi
trattenuti, si misero a correre a velocit ancor pi pazza. Una
catastrofe inevitabile era imminente.
Ad un tratto si sent una scossa. La carrozza aveva urtato il tronco
di un albero, che era di traverso alla strada. Le barre si ruppero. I
cavalli saltarono oltre il tronco. In quel punto la gola faceva una
brusca svolta e l le povere bestie scomparvero nell'abisso.
La carrozza s'era rotta nell'urto, s'erano spezzate le ruote anteriori,
ma non si era rovesciata. Il signor de Lauranay, Marthe e mia sorella
ne uscirono illesi. Io avevo fatto un gran volo dalla cassetta ma
almeno ero sano e salvo.
Che disgrazia irreparabile! Che cosa potevamo fare, adesso, senza
mezzi di trasporto, nel cuore di quel deserto della Turingia! Che
notte terribile passammo!
Il giorno dopo, 23 agosto, dovevamo rimetterci in marcia lungo
quel faticoso cammino dopo aver abbandonato la carrozza che non
era comunque pi utilizzabile anche se avessimo trovato dei nuovi
cavalli che rimpiazzassero quelli perduti.
Avevamo fatto un sacco delle provviste e di tutte le cose
necessarie al viaggio, che io mi caricai sulle spalle, appeso a un
bastone. Continuammo a discendere la gola che, se il signor de
Lauranay non si sbagliava, doveva giungere al piano. Io camminavo
in testa. Mia sorella, la signorina Marthe e suo nonno mi seguivano
facendo del loro meglio. A occhio e croce posso dire che quel giorno
percorremmo non meno di tre leghe. Quando discese la sera, e noi
facemmo la sosta, la luce del tramonto illuminava le vaste pianure,
che si estendono, verso ovest ai piedi delle montagne della Turingia.

CAPITOLO XVI
LA SITUAZIONE era tragica! E si sarebbe aggravata ancor di pi se
non avessimo trovato il modo per rimpiazzare il tiro perduto e la
carrozza abbandonata fra le gole del Thuringer-Wald!
Prima di tutto si trattava di trovare un rifugio per la notte.
Dopodich avremmo avuto tempo per riflettere sul da farsi.
Ero molto imbarazzato. Non c'era una capanna nelle vicinanze.
Non sapevo a che partito appigliarmi, quando, salendo un po' verso
destra, vidi una specie di riparo posto sul limitare della foresta che si
estendeva sull'ultima vetta della catena.
Quel riparo era aperto ai venti su due lati e sulla facciata anteriore.
Le assi tarlate lasciavano passare la pioggia e il vento. Tuttavia le
travi del tetto avevano resistito, e, se pioveva, c'era almeno un
rifugio.
Il temporale del giorno precedente aveva talmente ripulito il cielo
che non avevamo da temere la pioggia per tutto il giorno.
Disgraziatamente, verso sera, una fitta massa di nuvole avanz da
ovest; al di sotto si formarono quei nembi acquosi che sembrano
distendersi lungo il suolo. Ero stato davvero fortunato a trovare quel
riparo, per quanto miserabile fosse, ora che non avevamo neanche
pi la carrozza.
Il signor de Lauranay era rimasto molto colpito dall'incidente,
soprattutto per sua nipote. Ancora un lungo cammino ci separava
dalla frontiera francese.
Come potevamo proseguire il viaggio nel tempo voluto se
eravamo costretti a viaggiare a piedi? Avevamo da decidere anche
questo; ma innanzi tutto bisognava badare ai problemi pi urgenti.
Nell'interno del ricovero che pareva non essere stato occupato da
lungo tempo il suolo era coperto da un letto di erbe secche. L
certamente si rifugiavano i pastori, che portano le greggi a pascolare
nelle montagne sugli ultimi contrafforti della catena della Turingia.
Ai piedi della collina si svolgevano le pianure della Sassonia, in
direzione di Fulda, attraverso la provincia dell'Alto Reno.
Sotto i raggi obliqui del sole calante le pianure si rialzavano
all'orizzonte opposto con leggere ondulazioni. Sembravano delle
wastes, nome che si d alle terre meno aride delle lande. Bench
quelle wastes fossero disseminate di collinette, le strade non
dovevano essere difficoltose come quelle che avevamo trovato da
Gotha in poi.
Al cader della notte, aiutai mia sorella a preparare un po' di viveri
per la cena. Ma, troppo stanchi per la lunga marcia della giornata, il
signor de Lauranay e Marthe la toccarono appena. Anche Irma non
se la sentiva di mangiare. La stanchezza aveva il sopravvento sulla
fame.
Sbagliate! continuavo a ripetere. Nutrirsi prima, e poi
riposare: questa la regola del soldato in marcia. Avremo bisogno
delle nostre gambe, ora. Bisogna mangiare, signorina Marthe...
In questo momento, mio buon Natalis mi sarebbe proprio
impossibile!... Domani mattina, prima di partire, mi sforzer di
mangiare un po'...
Sar sempre un pasto in meno! risposi.
vero: ma non temete. Non sar causa di ritardo per strada!
Non riuscii ad ottenere niente, nonostante le pi vive insistenze,
anche quando diedi il buon esempio divorando il mio pasto. Ero
risoluto a procurarmi la forza di quattro persone, come se mi
aspettassi, per il giorno dopo, una fatica quadrupla.
A pochi passi dal nostro riparo scorreva un limpido ruscello, che
si perdeva in uno stretto burrone. Qualche goccia d'acqua, mescolata
con la grappa di cui era piena la mia borraccia, mi bast per creare
una bevanda riconfortante.
La signorina Marthe accett di berne due o tre sorsate. Il signor de
Lauranay e mia sorella l'imitarono, e ne furono soddisfatti.
Poi tutti e tre andarono a coricarsi nel ricovero dove non tardarono
ad addormentarsi.
Io avevo promesso che sarei andato a coricarmi subito dopo, ma
avevo tutte le intenzioni di non farlo. Avevo fatto quella promessa,
perch sapevo che il signor de Lauranay avrebbe voluto vegliare con
me; ed era necessario invece che non si sottoponesse a una simile
fatica.
Eccomi dunque andare su e gi, come una buona sentinella.
Cosa che non presenta nulla di strano per un soldato. Per.maggior
prudenza avevo infilato nella cintura le due pistole che avevo
recuperato dalla carrozza. Secondo me era una saggia precauzione il
fare buona guardia.
Mi ero fermamente ripromesso di rimanere sveglio bench mi
sentissi le palpebre pesanti. Ogni tanto, quando sentivo le gambe
vacillare per la stanchezza, mi sdraiavo presso il rifugio con gli occhi
ben aperti e le orecchie tese.
La notte era molto scura, quantunque i bassi vapori si fossero gi
levati alti nel cielo. Non c'era neppure uno spiraglio in quella coltre
nuvolosa, non una stella che scintillasse. La luna, appena comparsa,
si era nascosta quasi subito dopo il sole. Lo spazio era privo di
qualsiasi luce.
Tuttavia l'orizzonte era sgombro di bruma. Se fosse stato acceso
un fuoco nel cuore della foresta o sulla pianura, lo avrei certamente
visto anche a distanza di una lega.
Invece tutto era scuro, di fronte a me verso le praterie, e dietro, ai
piedi del massiccio che discendeva a picco dalla cresta vicina e
terminava dove sorgeva il nostro rifugio.
Il silenzio non era meno profondo dell'oscurit. Neppure un soffio
turbava la calma dell'atmosfera, come accade spesso quando il tempo
pesante e la tempesta non riesce a scaricarsi neppure coi lampi di
calura.
Eppure... s! Un rumore si poteva udire: era un fischio continuo
che imitava le marce e le fanfare del reggimento Real Piccardia.
Avete indovinato, Natalis Delpierre si abbandonava
involontariamente alle sue cattive abitudini! Non ci poteva essere un
altro zufolatore, in quelle ore in cui gli uccelli dormivano sotto il
fogliame delle querce e delle betulle.
E, fischiettando, pensavo al passato. Rivedevo con la mente quel
che era accaduto a Belzingen, dal mio arrivo in poi, il matrimonio
rimandato proprio quando stava per essere celebrato, il duello
mancato col tenente von Grawert, la chiamata alle armi del signor
J ean, la nostra espulsione dai territori tedeschi. Rivolgendo il
pensiero all'avvenire, intravedevo le gravi difficolt che si stavano
accumulando: la testa di J ean Keller su cui pendeva una taglia, il
signor J ean che fuggiva con una palla al piede, la palla di una
condanna a morte, e sua madre che non sapeva pi come
raggiungerlo!...
E se fosse stato scoperto, se qualche miserabile l'avesse
denunciato per intascare il premio di mille fiorini?... No! Mi rifiutavo
di crederci! Audace e risoluto com'era, il signor J ean non era uomo
da lasciarsi acchiappare n tantomeno da lasciarsi vendere.
Mentre mi abbandonavo a queste riflessioni, sentivo che le
palpebre mi si chiudevano, nonostante i miei sforzi. Allora m'alzai,
non volendo cedere al sonno. C'era quasi da rimpiangere che il tempo
fosse cos calmo durante la notte e l'oscurit cos profonda. Non c'era
un rumore al quale potessi interessarmi; non un filo di luce nella
campagna o nel profondo del cielo, verso il quale potessi volgere lo
sguardo. Occorreva uno sforzo continuo di volont per non cedere
alla fatica.
Il tempo frattanto scorreva. Che ora poteva essere? Era gi passata
mezzanotte? Forse si perch la notte molto breve in questa
stagione. Perci cercavo un primo chiarore nel cielo, verso est, dietro
la cresta delle montagne pi alte. Ma nulla annunciava ancora il
prossimo sorgere dell'alba. Dovevo dunque aver sbagliato, e difatti
mi sbagliavo.
Allora mi ricordai che, durante il giorno, consultando la carta del
paese insieme col signor de Lauranay, avevamo visto che la prima
citt importante che dovevamo attraversare sarebbe stata Tann, nel
distretto di Cassel, provincia di Hesse-Nassau. L avremmo
certamente potuto rimpiazzare la carrozza. Qualunque mezzo sarebbe
andato bene per raggiungere la Francia e una volta arrivati l ci
saremmo trovati bene. Ma per giungere a Tann dovevamo fare
ancora una dozzina di leghe e stavo appunto meditando la difficolt
di questo fatto, quando improvvisamente trasalii.
Mi levai in piedi e tesi l'orecchio... Mi parve di udire una
detonazione lontana. Era un colpo di fucile?
Quasi subito udii una seconda detonazione. Non c'era pi dubbio;
era lo sparo di un fucile o di una pistola. Nello stesso tempo mi parve
di vedere come un bagliore repentino all'orizzonte, dietro quelle
masse di alberi poco lontano dal nostro rifugio.
Nella situazione in cui ci trovavamo, nel cuore di un paese quasi
deserto, c'era da temere di tutto. Se una banda di furfanti o di predoni
fosse passata di l, correvamo il rischio di essere scoperti. Fossero
stati anche solo una dozzina, come avremmo potuto resistere?
Pass un quarto d'ora. Non avevo voluto svegliare il signor de
Lauranay. Poteva darsi che lo sparo fosse stato tirato da qualche
cacciatore, sulle tracce di un cinghiale o di un capriolo. Comunque il
bagliore intravisto mi era sembrato a una distanza di circa una mezza
lega.
Rimasi in piedi, immobile, con lo sguardo fisso in quella
direzione. Non udivo pi nulla, e cominciavo a rassicurarmi,
addirittura a domandarmi se non ero per caso stato preda di
un'illusione. A volte si crede di non dormire e invece si dorme. E
quello che si crede realt non che la fuggitiva impressione di un
sogno.
Deciso a lottare contro il sonno, mi misi a marciare di buona lena,
in lungo e in largo, fischiettando, senza rendermene conto, le
marcette pi rumorose. Mi spinsi sino al limitare della foresta, dietro
il rifugio e m'inoltrai sotto gli alberi per un centinaio di passi.
A un tratto mi parve di udire una specie di fruscio, tra il fogliame.
Poteva essere una volpe o un lupo; ma, con le pistole cariche, ero
pronto a riceverli. Tale la forza dell'abitudine che in quel momento
anche a costo di tradire la nostra presenza, continuavo a fischiettare,
come mi venne spiegato pi tardi.
A un tratto, mi sembr di vedere muoversi un'ombra. Mi parti un
colpo dalla pistola, quasi involontariamente. Ma, nell'attimo in cui si
sentiva la detonazione, comparve davanti a me un uomo...
L'avevo riconosciuto al bagliore dello sparo: era J ean Keller.

CAPITOLO XVII
AL RUMORE, il signor de Lauranay, Marthe e mia sorella,
svegliatisi d'improvviso, s'erano precipitati fuori del rifugio.
Nell'uomo che spuntava con me dalla foresta non avevano potuto
dapprima riconoscere n il signor Jean n la signora Keller, che era
comparsa subito dopo di lui. Il signor J ean si lanci verso di loro. Ma
prima ancora che pronunciasse una parola, Marthe lo riconobbe e se
lo strinse al cuore.
J ean!... mormorava con voce soffocata dall'emozione.
Sono io, Marthe, proprio io, con mia madre!... Finalmente!
La signorina de Lauranay pass dalle braccia del fidanzato a
quelle della signora Keller.
Ma ora si trattava di non perdere il sangue freddo e di non
commettere qualche imprudenza.
Rientriamo nel rifugio dissi. Ne va della vostra testa,
signor J ean!...
Come!... Voi sapete, Natalis?... mi rispose. - Mia sorella
e io... sappiamo tutto!
E tu, Marthe, e voi, signor de Lauranay?... chiese la signora
Keller.
Che c' dunque? esclam Marthe.
Lo saprete subito risposi. Ma prima rientriamo!
Un istante dopo, eravamo rannicchiati sul fondo del nostro riparo.
Se non potevamo vederci, almeno ci sentivamo. Io, vicino alla
porta, sebbene ascoltassi, non cessavo di osservare la strada.
Ed ecco quello che raccont il signor J ean senza interrompersi
altro che per prestare orecchio ai rumori esterni.
Questo racconto, tra l'altro, il signor J ean lo fece con tono
affannato, con frasi interrotte per riprendere fiato, come se fosse
estenuato da una lunga corsa.
Cara Marthe disse, doveva accadere... ed meglio che
mi trovi qui... nascosto in questo capanno... che non laggi, agli
ordini del colonnello von Grawert, e nella stessa compagnia del
tenente Frantz!...
Allora, con poche parole, la signorina Marthe e mia sorella furono
messe al corrente di quel che era accaduto prima della nostra
partenza da Belzingen, l'insulto provocatorio del luogotenente, il
duello fissato, e il rifiuto di rispettarlo in seguito alla chiamata sotto
le armi di J ean Keller nel reggimento di Leib...
S, disse J ean sarei stato agli ordini di quell'ufficiale!
Avrebbe potuto vendicarsi a suo piacimento, invece di trovarsi di
fronte a me con una spada in pugno! Ah! Quell'uomo che m'aveva
insultato, Marthe, io l'avrei ucciso!...
J ean!... Mio povero J ean!... mormorava la fanciulla.
Il reggimento venne mandato a Borna, riprese J ean Keller.
L, per un mese intero, venni sottoposto ai lavori pi pesanti,
umiliato in tutti i modi, punito ingiustamente, trattato come non si
tratterebbe neppure un cane, e proprio da quel Frantz!... Io mi
trattenevo... Sopportavo tutto... pensando a voi, Marthe, a mia madre,
e a tutti i miei amici!... Ah! come soffrivo!... Finalmente il
reggimento parti per Magdeburgo... L mia madre pot finalmente
raggiungermi. Ma proprio l, una sera, cinque giorni fa in una
stradina in cui mi trovavo da solo col tenente Frantz, questi, dopo
avermi colmato d'insulti, mi colp col frustino. Era troppo! Ne avevo
abbastanza di umiliazioni e d'insulti!... Mi gettai su di lui... lo colpii a
mia volta...
J ean!... Mio povero J ean!... mormorava continuamente
Marthe.
Se non riuscivo a fuggire, sarei stato perduto... riprese il
signor J ean. Per fortuna, trovai subito mia madre nell'albergo
dove era alloggiata... Pochi istanti dopo, cambiata l'uniforme con un
abito da contadino, lasciammo Magdeburgo!... Il giorno seguente,
come venni a sapere ben presto, ero condannato a morte da un
consiglio di guerra... C'era una taglia sulla mia testa!... Mille fiorini
per chi mi avesse acciuffato!... Come avrei potuto fuggire?... Non lo
sapevo... Sapevo solo che volevo vivere, Marthe... vivere per
rivedervi!...
In quella J ean s'interruppe:
Non si sente nulla? chiese.
Mi lasciai scivolare fuori del riparo. La strada era silenziosa e
deserta; tesi l'orecchio e lo appoggiai anche al suolo. Ma non udii
alcun rumore sospetto dalla parte della foresta.
Niente dissi rientrando nel capanno.
Mia madre ed io riprese allora il signor J ean prendemmo
per le campagne della Sassonia nella speranza di raggiungervi,
poich lei conosceva l'itinerario che eravate costretti a seguire!...
Camminavamo soprattutto di notte, acquistando di che nutrirci nei
casolari isolati, e traversando dei villaggi in cui ebbi occasione di
leggere la taglia che era stata posta sulla mia testa...
Quell'affisso che io e mia sorella abbiamo letto a Gotha!
risposi io.
La mia intenzione riprese il signor J ean era quella di
cercare di raggiungere la Turingia, ove contavo di trovarvi ancora!...
L, del resto sarei stato pi al sicuro anch'io. Finalmente
raggiungemmo le montagne! Che viaggio faticoso fu mai quello, e
voi dovete saperlo meglio di me, Natalis, poich avete dovuto
percorrerne una parte a piedi...
Effettivamente signor J ean... risposi. Ma come avete
potuto trovarci?
Ieri sera, giungendo alla gola di Gebaur, rispose il signor
J ean vidi una carrozza fracassata e abbandonata sulla strada.
Riconobbi la vettura del signor de Lauranay... Dunque c'era stato un
incidente!... Eravate sani e salvi?... Ah! Che angoscia!... Mia madre
ed io abbiamo continuato a camminare per tutta la notte. Poi, arrivato
il giorno, bisogn nascondersi!...
Nascondervi! disse mia sorella. E perch?... Eravate
forse inseguiti?
S, rispose il signor J ean inseguiti da tre banditi che
avevo incontrato in fondo alla gola di Gebaur, il cacciatore Buch di
Belzingen e i suoi due figli. Li avevo gi visti, a Magdeburgo, dietro
le truppe, con molti altri ladri e malviventi della loro specie. Senza
dubbio sapevano che c'erano mille fiorini da guadagnare gettandosi
al mio inseguimento!... E cos hanno fatto e questa notte, appena due
ore fa, siamo stati attaccati a circa una mezza lega da qui... sul ciglio
della foresta...
Cos, quei due spari che mi era parso di udire?... chiesi.
Sono stati tirati da loro, Natalis. Mi hanno persino forato il
cappello. Comunque nascondendoci in un bosco, siamo riusciti a
sfuggire a quei miserabili!... Devono aver creduto che noi siamo
tornati indietro, perch si sono affrettati dalla parte delle montagne!...
Allora abbiamo ripreso il cammino verso la pianura, e giunti sul
limitare della foresta, Natalis, vi ho riconosciuto dal vostro zufolo.
Ed io che vi ho sparato addosso, signor J ean!... Vedendo un
uomo spuntare...
Poco importa, Natalis, ma potrebbe darsi che il vostro sparo sia
stato inteso e quindi bisogna che riparta immediatamente!...
Solo?... esclam Marthe.
No! Partiremo insieme! rispose il signor J ean. Se
possibile, non ci separeremo pi finch non abbiamo raggiunto la
frontiera francese. A quel punto dovremo nuovamente separarci,
chiss per quanto!...
Oramai sapevamo tutto quello che dovevamo conoscere e cio
quanto fosse in pericolo la vita del signor J ean, se il cacciatore Buch
e i suoi figli trovavano le sue tracce. Certamente ci saremmo difesi
contro quei bricconi! Avremmo venduto cara la pelle! Ma quale
sarebbe stato il risultato nel caso in cui i Buch avessero raccolto
intorno a loro altri malviventi della loro stessa specie, di cui era
infestata la pianura?
In poche parole il signor J ean fu edotto di tutto ci che ci era
successo dopo la nostra partenza da Belzingen, e come il viaggio
fosse stato favorevole fino al momento dell'incidente di Gebauer.
Ora, la mancanza di una vettura e dei cavalli ci lasciava nel
massimo disagio.
Bisogna procurarsi ad ogni costo dei mezzi di trasporto,
disse il signor J ean.
Spero che potremo trovarne a Tann, rispose il signor de
Lauranay. In ogni caso, caro J ean, non rimaniamo pi a lungo in
questo rifugio. Buch e i suoi figli potrebbero esser ritornati da questa
parte... Dobbiamo approfittare della notte...
Potete seguirci, Marthe? chiese il signor J ean.
Sono pronta! rispose la signorina de Lauranay.
E tu, madre mia, tu che hai sopportato cos tante fatiche?
In viaggio, figlio mio! rispose la signora Keller.
Ci rimanevano ancora delle provviste sufficienti per arrivare fino
a Tann. Questo ci permetteva di evitare delle soste nei villaggi ove
Buch e i suoi figli potevano o avrebbero potuto passare.
Ecco dunque cosa fu deciso, prima di rimetterci in viaggio perch,
innanzi tutto, bisognava assicurarsi il fante, come usiamo dire noi al
gioco del picchetto.
Finch potevamo farlo senza pericolo, eravamo fermamente decisi
a non separarci pi. Certamente quello che avrebbe dovuto essere
cosa relativamente facile per il signor de Lauranay, per la signorina
Marthe per mia sorella e per me, poich i nostri passaporti ci
proteggevano fino alla frontiera francese sarebbe stato ben pi
difficile per la signora Keller e suo figlio. Dovevano quindi evitare di
entrare nelle citt, per le quali a noi era imposto di passare. Si
sarebbero fermati al di fuori e ci avrebbero poi raggiunti quando ne
fossimo usciti. In questo modo forse ci sarebbe stato possibile
viaggiare insieme.
Partiamo, dunque io ripresi. Se posso comperare una
vettura e dei cavalli a Tann, risparmieremo molte fatiche, a vostra
madre, alla signorina Marthe, a mia sorella e al signor de Lauranay!
Quanto a noi, signor J ean, non ci far certo del male qualche giorno
di marcia e qualche notte trascorsa all'aperto, sotto le stelle: vedrete
come sono belle le stelle che brillano sulla nostra cara Francia!
Detto questo, avanzai lungo la strada per circa una ventina di
passi. Erano le due del mattino. Il paese era avvolto nella pi
profonda oscurit. Per dietro la cresta dei monti si cominciava a
vedere il primo chiarore dell'alba.
Non riuscivo ancora a vedere, ma potevo almeno udire. Ascoltavo
con estrema attenzione. L'aria era cos calma che il rumore di un
passo sul fogliame o sulla strada non mi sarebbe sfuggito...
Nulla... Si doveva concludere che Buch e i suoi figli avessero
perduto le tracce di J ean Keller.
Eravamo tutti fuori del capanno. Avevo riunito tutto quel che
restava delle nostre provviste, e il fagotto che ne risult non era certo
troppo pesante. Delle due pistole, ne diedi una al signor J ean e mi
tenni l'altra. All'occasione avremmo saputo come servircene.
Il signor J ean, intanto, aveva preso la mano della signorina Marthe
e, con voce commossa le disse:
Marthe, quando vi chiesi in sposa, io ero padrone della mia
vita!... Ma ora non sono che un fuggitivo, un condannato a morte!...
Non ho pi il diritto di associare la vostra vita alla mia!...
J ean, rispose Marthe, noi siamo uniti davanti a Dio!... E
che Iddio ci guidi!...

CAPITOLO XVIII
ACCENNER rapidamente alle due prime giornate di viaggio colla
signora Keller e suo figlio. Nel lasciare la Turingia, fummo cos
fortunati da non fare nessun cattivo incontro.
Impazienti com'eravamo, del resto, marciavamo di buon passo.
Pareva che la fatica non avesse pi alcun effetto su di noi. Si sarebbe
detto che la signora Keller, Marthe e mia sorella volessero darci il
buon esempio. Fummo costretti a moderare la loro andatura. Ci
riposavamo regolarmente un'ora su quattro, e in tal modo se ne fa
della strada in una giornata.
Il paese, poco fertile, era solcato da sinuosi torrentelli incorniciati
da salici e da pioppi. Questa parte dell'Hesse-Nassau ha un aspetto
molto selvaggio, ed la provincia che form in seguito il distretto di
Cassel. Pochi villaggi, e solo qualche fattoria, dal tetto piatto, senza
grondaie. Attraversavamo allora il territorio di Schmalkalden con un
tempo piuttosto buono per noi: un cielo nuvoloso e un'arietta
frizzante che ci prendeva di schiena. Tuttavia, le nostre compagne
erano molto stanche, quando, il 24 agosto, dopo una dozzina di leghe
a piedi, partendo dalle montagne della Turingia, giunsero alle porte
di Tann, verso le dieci di sera.
L, come stabilito, il signor J ean e sua madre si separarono da noi.
Non sarebbe stato prudente attraversare quella citt, ove il signor
J ean poteva essere riconosciuto e sappiamo bene quali ne sarebbero
state le tristi conseguenze!
Si era combinato che ci saremmo ritrovati il giorno dopo, verso le
otto, sulla strada di Fulda. Se non fossimo stati puntuali, voleva dire
che l'acquisto dei cavalli e della vettura richiedeva un tempo
maggiore. Ma la signora Keller e suo figlio non dovevano, per alcun
motivo, entrare in Tann. E fecero bene perch gli agenti di polizia
furono molto scrupolosi nell'esame dei nostri passaporti. Avrei quasi
detto che ci volessero trattenere al tempo stesso in cui ci volevano
espellere. Si dovette dire in che modo viaggiavamo, in che
circostanze avevamo perduto la nostra vettura, ecc....
Tuttavia tutto questo serv. Uno degli agenti, nella speranza di una
grossa mancia, si offr di farci conoscere un vetturino. La sua
proposta fu accettata. Dopo aver condotto la signorina Marthe e mia
sorella all'albergo, il signor de Lauranay, che parlava benissimo il
tedesco, venne con me dal vetturino.
Di carrozze da viaggio non ne aveva. Ci tocc accontentarci di
una specie di biroccio a due ruote, ricoperto da un tendone, e di un
solo cavallo che si poteva attaccare senza stanghe. Inutile dire che il
signor de Lauranay dovette pagare il cavallo due volte il suo valore e
il biroccio tre volte tanto.
Il giorno dopo, alle otto, ritrovammo la signora Keller e suo figlio
sulla strada. Avevano trovato rifugio in una bettola. Il signor J ean
aveva passato la notte su una sedia, e sua madre su una specie di
giaciglio.
Il signor de Lauranay e sua nipote, la signora Keller e Irma
salirono sul biroccio, in cui avevo caricato un po' di provviste
acquistate a Tann. Una volta seduti, se si fossero un po' stretti
rimaneva un quinto posto. Io volevo che vi salisse il signor J ean, ma
lui rifiut. Finalmente ci mettemmo d'accordo che lo avremmo
occupato a turno; ma, per quasi tutto il tempo finimmo col procedere
a piedi entrambi, per non affaticare troppo il cavallo. Questa volta
non avevo potuto sceglierlo. Ah! quelle povere bestie che avevo
comperato a Belzingen!
Il 26 sera arrivammo a Fulda, che ci si era annunciata fin da
lontano con la cupola della sua cattedrale e un convento di
francescani, su un'altura! Il 27 attraversammo Schlinchtern, Sodon,
Salmunster, alla confluenza della Salza e della Kinzig. Il 28
giungemmo a Gelnhausen e, se avessimo viaggiato per piacere, non
avremmo mancato di certo di visitare il suo castello, che fu abitato da
Federico Barbarossa a quanto venni a sapere in seguito. Ma dei
fuggitivi, o quasi, hanno ben altro da pensare.
Per il biroccio non andava veloce come avrei voluto io, a causa
del cattivo stato della strada che, specialmente nelle vicinanze di
Salmunster, attraversava delle foreste interminabili disseminate di
quei grandi stagni che noi piccardi chiamiamo intagli. Eravamo
costretti ad andare al passo cos che il nostro viaggio subiva un
ulteriore ritardo che non tralasciava di impensierirmi.
Erano gi tredici giorni che eravamo partiti. Ancora sette giorni e
poi i nostri passaporti non avrebbero pi avuto alcun valore.
La signora Keller era molto stanca. Che cosa sarebbe accaduto, se
le forze le fossero venute a mancare, se avessimo dovuto
abbandonarla in qualche villaggio o borgata? Suo figlio non poteva
rimanerle accanto n lei, del resto, l'avrebbe permesso. Fintanto che
fra lui e l'armata prussiana non ci fosse stata la frontiera francese,
egli era in continuo pericolo di morte.
Quanti disagi dovemmo patire, prima di poter superare la foresta
di Lomboy, che si estende lungo le due rive della Kinzig fino ai
monti della Hesse-Darmstadt! Credevo che non saremmo mai riusciti
a toccare l'altra riva e perdemmo un mucchio di tempo prima di
riuscire a trovare un guado.
Finalmente, il 29, il nostro biroccio si arrest un po' prima di
Hanau. Passammo la notte in quella citt, ove c'era un gran
movimento di truppe e di carriaggi. Siccome il signor J ean e sua
madre avrebbero dovuto fare a piedi un lungo giro di ben due leghe
per aggirarla, il signor de Lauranay e Marthe rimasero con loro nel
biroccio. Entrammo solo mia sorella e io in citt, per rinnovare le
provviste. Ci si ritrov il giorno dopo, il 30, sulla strada che
attraversa il distretto di Wiesbaden. Evitammo di entrare verso
mezzogiorno, nella cittadella di Offenbach, e la sera, arrivammo a
Francoforte sul Meno.
Di questa grande citt dir solo che posta sulla riva destra del
fiume e che formicola di ebrei. Avendo attraversato il Meno sulla
chiatta di un traghettatore di Offenbach, ci eravamo portati sulla
strada che discende verso Magonza. Non potevamo fare a meno di
entrare in Francoforte per il visto ai passaporti, ma, una volta risolta
velocemente questa formalit, ci riunimmo nuovamente al signor
J ean e a sua madre. Cos quella notte non fummo costretti a una
separazione, che ci riusciva sempre pi penosa. Ma la cosa pi
piacevole fu che riuscimmo a trovare un albergo, anche se molto
modesto, alla periferia di Sachsenhausen, sulla riva sinistra del
Meno.
Dopo la cena tutti si affrettarono a raggiungere il proprio letto,
tranne mia sorella e me poich avevamo degli acquisti da fare.
Ma ecco cosa sent dire, tra l'altro, Irma da un panettiere ove un
gruppetto di gente parlava del soldato J ean Keller. Dicevano che era
stato arrestato nei dintorni di Salmunster, e riferivano anche i
particolari della cattura. Veramente ci sarebbe stato da ridere, se ne
avessimo avuto la voglia.
Ma, cosa molto pi grave, Irma sent anche parlare del prossimo
arrivo del reggimento di Leib, che da Francoforte veniva spostato
verso Magonza e da Magonza verso Thionville.
Se questo era vero, il colonnello von Grawert e suo figlio stavano
per fare la nostra stessa strada. In previsione di un simile incontro,
non sarebbe stato meglio modificare il nostro itinerario e prendere
una direzione pi verso sud, anche a costo di comprometterci
evitando le citt prescritteci dalla polizia prussiana?
Il giorno dopo, 31, comunicai questa cattiva notizia al signor J ean.
Egli mi raccomand di non dir nulla n a sua madre, n alla signorina
Marthe che erano gi abbastanza preoccupate.
Una volta oltrepassata Magonza, avremmo deciso a che partito
conveniva attenersi e se era meglio separarsi sino alla frontiera.
Affrettandoci il pi possibile, avremmo forse potuto distanziare il
reggimento di Leib, e raggiungere la Lorena prima dell'ingresso delle
truppe prussiane.
Si parti alle sei del mattino. Sfortunatamente la strada era pessima.
Fummo costretti ad attraversare le foreste di Neilruh e di La Ville,
che circondano Francoforte. Perdemmo parecchie ore per evitare le
borgate di Hochst e di Hochheim, occupate da una colonna di
equipaggi militari. Temevamo che il nostro biroccio, tirato da quel
misero ronzino, potesse essere requisito per il trasporto di quintali di
pane.
Finalmente, bench non ci fossero che quindici leghe da
Francoforte a Magonza, raggiungemmo quest'ultima la sera del 31.
Eravamo alla frontiera della Hesse-Darmstadt.
Chiaramente la signora Keller e suo figlio dovevano
assolutamente evitare Magonza.
Questa eretta sulla sinistra del Reno, alla confluenza del Meno e
di fronte a Cassel, che ne praticamente la periferia e che ne unita
mediante un ponte di battelli lungo ben seicento piedi.
Quindi per immettersi sulle strade che portano in Francia,
bisognava necessariamente passare il Reno, o a nord, o a sud della
citt, quando non si voglia farlo per il ponte.
Ci mettemmo dunque alla ricerca d'una chiatta, che traghettasse il
signor J ean e sua madre. Ma fu tutto inutile. Il servizio dei traghetti
era stato sospeso per ordine delle autorit militari.
Erano le otto di sera e non sapevamo veramente che cosa fare.
Eppure necessario che mia madre e io passiamo il fiume!
disse J ean Keller.
Ma dove e come? chiesi io.
Per il ponte di Magonza, dal momento che non si pu passarlo
altrimenti.
Cos architettammo questo piano d'azione.
Il signor J ean si avvolse nel mio mantello dalla testa ai piedi e,
tenendo il cavallo per la briglia, si diresse verso la porta di Cassel.
La signora Keller si era rannicchiata sul fondo del biroccio
nascosta sotto il mucchio degli abiti da viaggio. Il signor de
Lauranay e sua nipote, mia sorella e io ci disponemmo sulle due
panchine e cos sistemati ci avvicinammo ai vecchi bastioni, dai
mattoni corrosi, fra gli avamposti, finch la carrozzella si ferm
davanti al posto di guardia che custodiva la testa del ponte.
C'era una gran folla di gente all'uscita del mercato-franco che era
appena finito quel giorno a Magonza.
Il signor J ean mostr allora un grande coraggio.
I vostri passaporti? ci url.
Io glieli consegnai e lui li trasmise personalmente all'ufficiale di
guardia.
Chi quella gente? gli domandarono.
Dei francesi che riconduco alla frontiera.
E voi chi siete?
Nicolas Friedel, vetturino a Hochst.
I nostri passaporti furono esaminati con minuziosa attenzione.
Figuratevi che paura ci stringeva il cuore, bench sapessimo che
erano perfettamente in regola!
Questi passaporti valgono ancora solamente per quattro giorni!
fece osservare l'ufficiale. Bisogna dunque che fra quattro
giorni questa gente abbia passato la frontiera.
La passeranno rispose J ean Keller, ma non abbiamo
tempo da perdere!
Passate!
Una mezz'ora dopo passato il Reno, eravamo all'albergo di Anhalt,
ove il signor J ean doveva continuare a sostenere fino in fondo la sua
parte di vetturino. Non mi dimenticher mai quel nostro ingresso in
Magonza!
Com' mai strano il mondo! Che ben diversa accoglienza
avremmo ricevuto, soltanto qualche mese dopo, quando in ottobre
Magonza si arrese ai francesi! Che gioia avremmo provato a
incontrarvi dei compatrioti! Chiss come ci avrebbero accolto e non
solo noi ma anche la signora Keller e suo figlio, quando si fosse
conosciuta la loro storia! E quand'anche avessimo dovuto rimanere
per sei o otto mesi in quella citt, ebbene ne saremmo poi usciti coi
nostri bravi soldati e con tutti gli onori di guerra per rientrare in
Francia!
Ma non sempre si giunge quando si vorrebbe e la cosa pi
importante dopo che si arrivati, di poter ripartire quando si vuole.
Quando la signora Keller, la signorina Marthe e Irma si furono
ritirate nelle loro camere all'albergo di Anhalt il signor J ean and ad
occuparsi del cavallo, mentre il signor de Lauranay e io andammo in
giro per raccogliere notizie.
La cosa migliore era quella di entrare in una birreria e di chiedere
gli ultimi giornali. E valeva pur la pena di sapere che cosa era
accaduto in Francia dopo la nostra partenza. Difatti c'era la terribile
giornata del 10 agosto, l'invasione delle Tuileries, il massacro degli
svizzeri, la famiglia reale chiusa nel Tempio, Luigi XVI
provvisoriamente deposto dal trono.
Fatti simili dovevano sollecitare l'adunarsi delle truppe degli
alleati verso la frontiera francese.
Ma la Francia intera era gi pronta per respingere l'invasione.
C'erano tre eserciti, Luckner al nord, Lafayette al centro,
Montesquieu a sud. E Dumouriez serviva sotto Luckner come
luogotenente generale.
Appena tre giorni prima, Lafayette, con alcuni ufficiali, si era
presentato al quartiere generale austriaco, ove, ad onta delle sue
proteste, era stato trattenuto come prigioniero di guerra!
Giudicate voi quale potesse essere la disposizione d'animo dei
nostri nemici verso tutto ci che era francese e che cosa ci sarebbe
capitato se ci avessero pescati senza passaporti!
Certamente di quello che riportavano i giornali bisognava fare un
vaglio, comunque questa era la situazione dell'ultima ora.
Dumouriez, comandante in capo dell'armata del nord e del centro
era un avversario temibile. Il re di Prussia e l'imperatore d'Austria lo
sapevano bene e, appunto per questo volevano sferrargli per primi
l'attacco e dunque stavano per arrivare a Magonza. Il duca di
Brunswick comandava le truppe alleate.
Dopo esser penetrati in Francia attraversando le Ardenne, queste
facevano conto di marciare su Parigi per la via di Chlons. Una
colonna di sessantamila prussiani doveva spingersi attraverso il
Lussemburgo su Longwy. Trentaseimila austriaci, divisi in due corpi
agli ordini di Clairfayt e del principe di Hohenlohe, affiancavano
l'armata prussiana. Erano questi i terribili eserciti che minacciavano
la Francia.
Vi racconto tutte queste cose di seguito per farvi meglio conoscere
la situazione, anche se io ne venni a conoscenza solo pi tardi.
Dumouriez si trovava a Sedan con ventitremila uomini.
Kellermann, che sostituiva Luckner, occupava Metz con ventimila
uomini. Quindicimila a Landau, sotto Custine, trentamila in Alsazia,
sotto Biron, dovevano accorrere, a seconda del bisogno, in aiuto di
Dumouriez o di Kellermann.
Finalmente, come ultima notizia, il giornale ci inform che i
prussiani avevano preso Longwy, che bloccavano Thionville e che il
grosso del loro esercito marciava su Verdun.
Ritornammo all'albergo, e, quando venne a sapere i fatti, la
signora Keller, bench molto debole, non ne volle sapere di restare a
Magonza per ventiquattro ore riposo che per lei sarebbe stato
indispensabile. Era terrorizzata all'idea che suo figlio potesse venire
scoperto. Ripartimmo perci l'indomani, il primo di settembre. Una
trentina di leghe ci separava ancora dalla frontiera.
Il nostro cavallo nonostante tutti i miei sforzi, andava pianissimo.
Eppure che fretta avevamo! Soltanto verso sera giungemmo in vista
delle rovine di un vecchio fortino sulla cima dello Schlossberg. Alle
falde c'era Kreuznach, citt importante del distretto di Coblenza, sul
Nahe, che, dopo esser appartenuta alla Francia nel 1801, ritorn alla
Prussia nel 1815.
Il giorno dopo raggiungemmo la borgata di Kirn, e, ventiquattr'ore
dopo, quella di Birkenfeld. Fortunatamente le provviste non ci
mancavano e quindi avevamo potuto evitare quelle cittadine che non
erano passi obbligati del nostro itinerario. Ma ci si dovette
accontentare del biroccio come riparo e vi garantisco che le notti
trascorse in simili condizioni erano veramente penose.
Sostammo finalmente il 3 settembre, verso sera. Il giorno dopo, a
mezzanotte, scadeva il tempo assegnatoci per lasciare il territorio
tedesco. Ed eravamo ancora a due giornate di cammino dalla
frontiera! Che cosa sarebbe stato di noi se fossimo stati fermati per
strada dagli agenti prussiani e ci avessero trovati con i passaporti
scaduti!
Forse sarebbe stato meglio dirigerci verso sud, dalla parte di
Sarrelouis, la citt francese pi vicina. Ma voleva dire rischiare di
cascare proprio in mezzo alle truppe prussiane che andavano a
rafforzare il blocco di Thionville. Perci ci parve preferibile
allungare la via pur di evitare un incontro cos pericoloso.
Comunque non eravamo pi che a poche leghe dal nostro paese,
sani e salvi, tutti!
Che noi ci fossimo arrivati, il signor de Lauranay e sua nipote,
mia sorella ed io, non era certo una cosa straordinaria! Ma per la
signora Keller e suo figlio, si poteva ben dire che erano stati favoriti
dalla sorte.
Quando J ean Keller ci aveva raggiunti fra i monti della Turingia,
io non speravo certo che avremmo potuto stringergli la mano sulla
frontiera francese!
Per bisognava evitare Saarbriicken, non soltanto nell'interesse
del signor J ean e di sua madre, ma anche nel nostro. Quella citt ci
avrebbe offerto ospitalit piuttosto in una prigione che non in un
albergo.
Prendemmo alloggio in un albergo, i cui ospiti abituali non erano
certo di prima qualit. Pi volte l'albergatore ci guard con un'aria
sospettosa. Mi sembr anche che, al momento della nostra partenza,
scambiasse qualche frase con degli individui, seduti in fondo a una
saletta che non potevamo vedere.
Finalmente, il 4 mattina prendemmo la via che passa fra
Thionville e Metz, salvo ripiegare, se fosse stato necessario, su quella
grande citt che i francesi occupavano in quel momento.
Che strada disastrosa attraverso quelle boscaglie disseminate per
tutto il paese, fu mai quella! Il povero ronzino non ne poteva pi.
Cos verso le due del pomeriggio al principio di un'erta che saliva tra
fitti boschi bordati da campi di luppoli, tutti quanti fummo costretti a
scendere a terra tranne la signora Keller, che era troppo stanca per
fare a meno del biroccio.
Camminavamo lentamente. Io tenevo il cavallo per la briglia. Mia
sorella camminava di fianco a me. Il signor de Lauranay, sua nipote e
il signor J ean camminavano un po' indietro. Non c'era nessun altro
sulla strada. Lontano, sulla nostra sinistra si udivano delle fucilate.
Da quella parte, certo, si stava combattendo sotto le mura di
Thionville.
Ma ecco, improvvisamente, sulla nostra destra s'ud uno sparo. Il
nostro cavallo, ferito mortalmente, s'abbatte fra le stanghe
spezzandole. Contemporaneamente si udirono delle voci:
Lo teniamo finalmente!
S! proprio J ean Keller!
I mille fiorini sono nostri!
Non ancora! esclam il signor J ean.
Parti un secondo sparo. Questa volta era stato il signor J ean a
tirare e un uomo rotol a terra accanto al nostro cavallo.
Tutto era accaduto cos rapidamente che io non avevo avuto il
tempo di raccapezzarmi.
Sono i Buch! mi grid il signor J ean.
Ebbene, tanto peggio per loro! risposi io.
Quei bricconi, difatti, si trovavano nell'albergo, dove noi avevamo
passato la notte. Dopo aver scambiato poche parole coll'albergatore,
si erano buttati sulle nostre tracce.
Ma, di tre che erano prima, ora non ne rimanevano che due: il
padre e il secondo dei suoi figli. L'altro, con il cuore trapassato da
una palla, aveva esalato l'ultimo respiro.
Cos, due contro due, la partita era uguale. E non fu lunga del
resto. Tirai a mia volta sul figlio Buch ma non riuscii che a ferirlo.
Allora padre e figlio, visto che il colpo era fallito, si gettarono nella
boscaglia sulla sinistra della strada e se la diedero a gambe.
Io avrei voluto inseguirli, ma il signor J ean mi trattenne. Forse
sbagli?
No disse; la cosa pi importante passare la frontiera. In
marcia!... in marcia!
Siccome non avevamo pi il cavallo, ci tocc abbandonare anche
il biroccio. La signora Keller dovette scendere a terra e appoggiarsi
al braccio di suo figlio.
Ancora poche ore, e i nostri passaporti non ci avrebbero pi
difesi!...
Andammo avanti cos fino a notte. Ci accampammo sotto gli
alberi e facemmo fuori le ultime provviste. Finalmente il giorno
dopo, 5 settembre, verso sera, passammo la frontiera.
S, era proprio il suolo francese che calpestavamo finalmente, ma
il suolo francese occupato da soldati stranieri.

CAPITOLO XIX
ERAVAMO dunque arrivati al termine di quel lungo viaggio che la
dichiarazione di guerra ci aveva costretti a compiere attraverso un
paese nemico. Questa faticosa strada per la Francia noi l'avevamo
percorsa al prezzo di innumerevoli fatiche, se non proprio di estremi
pericoli. Difatti, tranne che in due o tre casi - per esempio quando i
Buch ci avevano attaccati - non avevamo mai corso il rischio di
perdere la libert o la vita.
Quel che dico per noi, s'applica altrettanto bene per il signor J ean
a partire dal momento in cui lo avevamo incontrato fra le montagne
della Turingia. Era arrivato sano e salvo. Ora non gli restava che
raggiungere qualche citt dei Paesi Bassi dove avrebbe potuto
aspettare al sicuro l'esito degli avvenimenti.
Per le frontiere erano invase. Gli austro-prussiani, insediatisi in
questa regione che si estende fino alla foresta delle Argonne, ce la
rendevano non meno pericolosa che se noi avessimo dovuto
attraversare i distretti di Potsdam o di Brandeburgo. E cos, dopo le
traversie del passato, l'avvenire ci riservava dei pericoli altrettanto
gravi.
Che volete? Ci credevamo arrivati, e ci trovavamo, invece, a met
strada.
In realt, per oltrepassare gli avamposti del nemico e i suoi
accampamenti, ci restavano da fare solo pi una ventina di leghe. Ma
con tutte queste marce e retromarce, quanto si sarebbe allungato il
nostro cammino?
Sarebbe stato forse pi prudente rientrare in Francia dal sud o dal
nord della Lorena. Ma, nello stato di miseria in cui ci trovavamo,
privi com'eravamo di ogni mezzo di trasporto, senza alcuna speranza
di potercene procurare bisognava pensarci due volte prima di fare un
cos lungo giro.
Questa possibilit fu lungamente discussa fra il signor de
Lauranay, il signor J ean e me. Dopo averne valutato il pro e il contro,
penso che avessimo buone ragioni per decidere di respingerla.
Erano le otto di sera quando avevamo raggiunto la frontiera.
Davanti a noi si apriva una distesa di grandi boschi, attraverso i quali
non era il caso di avventurarsi durante la notte.
Facemmo perci sosta per riposare fino al mattino. Non pioveva,
ma, su quegli altopiani elevati, al principio di settembre, il freddo
comincia a farsi sentire piuttosto pungente.
Sarebbe stato troppo imprudente accendere dei fuochi per dei
fuggitivi che tentavano di passare inosservati. Facemmo dunque del
nostro meglio per nasconderci sotto i rami bassi di un faggio. Ci
deponemmo sulle ginocchia le provviste che avevamo potuto portarci
via dal biroccio: un po' di pane, della carne fredda e del formaggio.
Fortunatamente potemmo dissetarci con la fresca acqua di un
ruscello mescolata a qualche goccia di grappa. Poi, lasciando che il
signor de Lauranay, la signora Keller, la signorina Marthe e mia
sorella si riposassero per qualche ora, il signor J ean e io ci
allontanammo di una decina di passi per appostarci e vigilare.
Il signor J ean, tutto assorto, dapprima non pronunci una parola e
io rispettavo il suo silenzio. Poi improvvisamente mi disse:
Ascoltatemi, mio bravo Natalis, e non dimenticatevi mai di
quello che sto per dirvi. Non sappiamo quello che pu capitare, a me
in particolare. Potrei essere costretto a fuggire... Ebbene, bisogna
assolutamente che mia madre rimanga con voi. Quella povera donna
al limite delle sue forze, e, se io fossi costretto a separarmi da voi,
non voglio pi che lei mi segua. Vedete bene anche voi in che stato
ridotta, nonostante il suo coraggio e la sua energia. Ve la affido,
Natalis, come vi affido Marthe, cio tutto ci che di pi caro ho al
mondo!
Contate su di me, signor J ean risposi io. Francamente
spero che nulla pi ci separi!... Per, se questo dovesse accadere, far
tutto quello che potreste aspettarvi da un uomo che vi
assolutamente devoto!
Il signor J ean mi strinse la mano.
Natalis continu se dovessero impadronirsi di me non ho
alcun dubbio sulla sorte che mi aspetta. La cosa sar regolata al pi
presto. Ricordatevi, in tal caso, che mia madre non deve pi ritornare
in Prussia. Prima del suo matrimonio era francese! Una volta rimasta
senza marito e senza figlio bisogna che finisca i suoi giorni nel paese
dove nata!
Dite che era francese, signor J ean? Potete aggiungere che lo
tuttora e che non ha mai cessato di esserlo per noi!
E cos, Natalis! Voi la condurrete nella vostra Piccardia, che io
non ho mai visto e che desidererei tanto vedere! Speriamo che mia
madre, in mancanza della felicit, trovi almeno, nei suoi ultimi
giorni, quel riposo cui ha ben diritto! Povera donna! Come ha
sofferto nella sua vita!
E lui il signor J ean! Non ha forse avuto anche lui la sua parte di
dolori?
Ah! Questo bel paese! riprese J ean. Se avessimo potuto
andarci a vivere insieme. Marthe divenuta mia moglie, accanto a mia
madre e a me: che esistenza felice, e come avremmo ben presto
dimenticato le pene passate! Ma io sono pazzo a sognare queste cose,
io, un fuggitivo, un condannato che la morte pu colpire ad ogni
istante!
Via, signor J ean, non parlate cos! Non vi hanno ancora preso e
io sarei davvero meravigliato se voi foste uomo disposto a lasciarvi
prendere!
No, Natalis!... No di certo!... Potete star tranquillo che lotter
fino all'ultimo!
Ed io sar al vostro fianco, signor J ean!
Lo so, amico mio! Lasciate che vi abbracci! la prima volta
che mi concesso di stringere al petto un francese sul suolo francese!
E non sar l'ultima! risposi io.
S! L'inguaribile ottimismo che al fondo del mio carattere non
era venuto meno, malgrado tante prove. Non per niente a
Grattepanche passavo per una delle teste pi ostinate e testarde di
tutta la Piccardia!
Intanto la notte passava. A turno ci prendevamo un po' di riposo.
Era cos buio, ma cos buio sotto quegli alberi, che nemmeno il
diavolo ci avrebbe visti! Ma il diavolo, a dire il vero, non doveva
essere molto lontano con tutti i suoi tranelli. Come non sia ancora
stanco di fabbricare tante disgrazie a questo povero mondo, io non lo
so!
Mentre ero di guardia, ascoltavo con le orecchie tese. Il minimo
rumore mi pareva sospetto. In mezzo a quei boschi c'erano da temere
non solo i soldati dell'armata regolare ma anche i predoni. Ne
avevamo gi fatto una brutta esperienza nella storia dei Buch, padre e
figli.
Disgraziatamente, due di questi Buch ci erano sfuggiti. Certo il
loro primo pensiero doveva essere quello di riacciuffarci e, per
meglio riuscirci di unirsi a qualche delinquente della stessa risma, per
poi spartirsi il premio di mille fiorini!
Pensavo a tutto questo e tali timori servivano a tenermi sveglio.
Pensavo inoltre che, se il reggimento di Leib aveva lasciato
Francoforte ventiquattr'ore dopo di noi, doveva aver gi superato la
frontiera. Poteva allora essere nei paraggi, in mezzo ai boschi delle
Argonne.
Queste apprensioni erano certamente esagerate. Ma non accade
sempre cos quando il cervello un po' sovreccitato? Era appunto il
mio caso. Mi pareva, persino, di udir camminare sotto gli alberi. Mi
sembrava di vedere delle ombre scivolare dietro i cespugli.
Naturalmente il signor J ean ed io eravamo entrambi armati e ben
decisi a non lasciar avvicinare assolutamente nessuno.
Ad ogni modo, quella notte pass senza allarmi. Pi volte, a dire il
vero, udimmo dei lontani richiami con trombe, e rulli dei tamburi,
che verso il mattino battevano la diana. Questi rumori provenivano
tutti da sud: segno che da quella parte c'era un accampamento di
truppe.
Probabilmente si trattava di colonne austriache che aspettavano il
momento di dirigersi verso Thionville o verso Montmdy, pi a nord.
Come venimmo a sapere in seguito, gli alleati non ebbero mai
intenzione di impadronirsi di quelle fortezze, ma di controllarle, di
paralizzare le loro guarnigioni, per spingersi oltre attraverso le
Ardenne.
Poteva darsi perci che noi incontrassimo delle colonne di queste
truppe, e in tal caso saremmo stati subito catturati. In verit, cadere in
mano degli austriaci o dei prussiani, sarebbe stata una bella scarogna!
Gli uni e gli altri sarebbero stati altrettanto duri.
Prendemmo, quindi, la decisione di spostarci un po' pi a nord,
dalla parte di Stenay o di Sedan, per entrare nelle Argonne evitando
le strade probabilmente battute dagli imperiali.
Appena spunt il giorno ci rimettemmo in marcia.
Il tempo era bello. Udivamo il fischio dei fringuelli mentre sul
limitare della radura le cicale riempivano l'aria calda del loro canto
monotono. Pi lontano le allodole volavano a stormi, gettando
nell'aria brevi grida.
Camminavamo spediti, o almeno quanto ce lo permetteva la
debolezza della signora Keller. Sotto il fitto fogliame, il sole non ci
disturbava. Ci fermavamo per riposare ogni due ore. La cosa che mi
preoccupava di pi era che le nostre provviste stavano per finire!
Come avremmo potuto rinnovarle?
Come d'accordo puntavamo un po' pi a nord tenendoci lontani
dai villaggi e dalle fattorie, che erano certamente occupati dalle
truppe nemiche.
La giornata non fu distinta da alcun incidente. Ma in pratica il
nostro cammino, tenendo conto della distanza percorsa in linea retta,
era stato scarso. ,
Nel pomeriggio, la signora Keller si trascinava a stento. Quella
donna che avevo conosciuto a Belzingen, diritta come un fuso,
adesso era tutta curva e le sue gambe vacillavano ad ogni passo e io
vedevo avvicinarsi il momento in cui non avrebbe pi potuto
avanzare.
Durante la notte udimmo quasi continuamente delle lontane
detonazioni. Era l'artiglieria che tuonava dalla parte di Verdun.
Il paese, che noi percorrevamo, coperto di boschi poco estesi e
da pianure irrigate da molti corsi d'acqua. Durante la stagione
asciutta non sono che dei ruscelli e si possono guadare facilmente.
Finch era possibile, cercavamo di camminare al riparo degli alberi
per sfuggire agli sguardi.
Quattro giorni prima, il 2 settembre, come venimmo a sapere in
seguito, Verdun, cos intrepidamente difesa da Beaurepaire, che
prefer suicidarsi piuttosto che arrendersi, aveva aperto le porte a
cinquantamila prussiani. Questa occupazione permetteva agli alleati
di fermarsi per qualche giorno nelle pianure della Mosa. Brunswick
dovette accontentarsi di prendere Stenay, mentre Dumouriez - quel
volpone! - che preparava in segreto il suo piano di difesa, rimaneva a
Sedan.
Per ritornare a quel che riguardava noi, quello che noi ignoravamo
completamente era che il 30 agosto - cio otto giorni prima - Dillon
s'era intrufolato con ottomila uomini fra le Argonne e la Mosa. Dopo
aver respinto dall'altra parte del fiume Clairfayt e gli austriaci che
prima ne occupavano le due sponde, egli avanzava in modo da
impadronirsi della strada pi meridionale della foresta.
Se noi lo avessimo saputo, invece di allungare la strada piegando
verso nord, ci saremmo diretti verso quella parte. L, in mezzo a
soldati francesi, la nostra salvezza era assicurata! Certo! Ma nulla
aveva potuto informare noi di questa manovra e poi a quanto pare il
destino ci riservava ancora tante dure prove!
Il giorno dopo, 7 settembre, consumammo le nostre ultime
provviste. A qualunque costo, ora, bisognava procurarsene. Verso
sera, scorgemmo un casolare isolato sul margine di un boschetto,
vicino a un vecchio pozzo di pietra, Non si poteva esitare. Bussai a
quella porta. Ci fu aperto ed entrammo. Devo subito precisare che
erano degli onesti contadini.
Dapprima quella brava gente ci inform che i prussiani non
uscivano dai loro accampamenti, perch aspettavano, da quella parte,
gli austriaci. Quanto ai francesi, correva voce che Dumouriez avesse
finalmente lasciato Sedan seguendo Dillon, che avanzava tra le
Argonne e la Mosa, per ricacciare Brunswick fuori della frontiera.
Era una notizia sbagliata, come si vedr tra poco, errore che per
fortuna per non doveva recarci alcun danno.
L'ospitalit accordataci da quei contadini fu delle migliori, viste le
deplorevoli condizioni in cui si trovavano. Ci accesero un buon
fuoco, - quel che noi chiamiamo un fuoco da battaglia - e ci diedero
un buon pasto con uova, salsicce fritte, un grosso pezzo di pane di
segale, di quelle focacce d'anice che in Lorena si chiamano kisch e
delle mele verdi: il tutto innaffiato con vino bianco della Mosella.
Facemmo anche rifornimento di viveri per qualche giorno e io non
dimenticai il tabacco, di cui cominciavo a mancare. Il signor de
Lauranay fatic non poco per far accettare a quella brava gente ci
che era loro dovuto. Questo serv per dare al signor J ean un piccolo
assaggio del buon cuore dei francesi. In breve dopo una notte di
riposo, riprendemmo il viaggio l'indomani all'alba.
Sembrava veramente che la natura avesse fatto apposta ad
accumulare difficolt su quella strada: ineguaglianze del suolo,
boschi impenetrabili, terreni melmosi dove si correva il rischio di
sprofondare fino a met busto. Inoltre non un sentiero che si potesse
seguire con piede sicuro. I boschi mi parevano quelli che ho visto nel
Nuovo Mondo, non ancora toccati dalla scure del pioniere. L'unica
cosa era che in alcuni tronchi cavi erano scavate delle nicchie nelle
quali erano state poste delle statuette della Vergine e dei santi. Di
quando in quando, incontravamo qualche pastore, dei caprai, dei
porta-bisaccia o porta-sventura, come si dice, dei boscaioli con le
brache di feltro, dei porcai che portavano i loro maiali a cercar
ghiande. Del resto non appena li vedevamo quelli si nascondevano
immediatamente nelle macchie cos che, se riuscimmo ad ottenere
informazioni una o due volte, fu tutto.
Si udivano degli spari incrociati che stavano ad indicare un
combattimento di avamposti.
Tuttavia noi continuavamo ad avanzare verso Stenay, quantunque
le difficolt e la fatica fossero tali che facevamo appena due leghe al
giorno. E fu cos per il 9, il 10 e l'11 settembre. Ma se la strada era
faticosa, almeno era sicura. Infatti non ci tocc fare nessun brutto
incontro; non dovevamo aver paura di udire il terribile Ver dal, il
chi l? prussiano.
La nostra speranza, nel prendere quella direzione era di
raggiungere il corpo di Dumouriez. Ma noi non potevamo sapere che
esso si era gi portato pi a sud, per occupare la gola di Grand-Pr
nella foresta delle Argonne.
Ogni tanto, come dicevo, arrivavano fino a noi delle detonazioni.
Quando le sentivamo troppo vicine, ci fermavamo. Ovviamente non
si trattava mai di una grossa battaglia sulle rive della Mosa: erano
soltanto delle borgate o dei villaggi che venivano occupati. Lo si
indovinava dalle lunghe colonne di fumo, che si innalzavano al di
sopra degli alberi e dai lontani bagliori degli incendi che
illuminavano i boschi nell'oscurit.
Infine, la sera dell'11, prendemmo la decisione d'interrompere la
marcia verso Stenay, per entrare risolutamente nelle Argonne.
Il giorno dopo eseguimmo questo progetto. Ci trascinavamo
sorreggendoci reciprocamente. Era una vera pena vedere quelle
povere donne cos coraggiose, ed ora dall'aria distrutta, il volto
pallido e smunto, gli abiti a brandelli a furia di passare fra cespugli e
macchie spinose, marciare tutte in fila, ormai ridotte a dei candelini
dalla continua fatica.
Verso mezzogiorno arrivammo vicino a uno spiazzo nel bosco che
lasciava allo scoperto un vasto tratto.
L, recentemente c'era stato un combattimento. Dei cadaveri
ingombravano il suolo. Riconobbi i morti dall'uniforme azzurra coi
risvolti rossi, le ghette bianche, le budriere incrociate, cos diversa da
quella dei prussiani che avevano un'uniforme color blu cielo e da
quella degli austriaci che erano bianche e che portavano dei
berrettoni a punta.
Erano dei francesi, dei volontari. Probabilmente erano stati
sorpresi da qualche colonna del reggimento di Clairfayt o di
Brunswick. Buon Dio! Non erano morti senza difendersi! Un certo
numero di tedeschi giaceva presso di loro, e anche di prussiani coi
loro chepi di cuoio e catenelle.
Mi avvicinai e guardai quella distesa di cadaveri con orrore perch
non sono mai riuscito ad abituarmi alla vista di un campo di
battaglia.
Improvvisamente gettai un grido. Il signor de Lauranay, la signora
Keller e suo figlio, la signorina Marthe e mia sorella, che si erano
fermati al limitare del bosco a una cinquantina di passi dietro di me,
mi guardarono, non osando avanzare in mezzo alla radura.
Il signor J ean accorse subito.
Che cosa c', Natalis?
Ah! Come rimpiangevo di non esser stato pi padrone di me.
Adesso avrei voluto allontanare il signor J ean, ma era troppo tardi. In
un attimo indovin perch avevo gettato quel grido.
Un cadavere giaceva ai miei piedi! Il signor J ean non ebbe
bisogno di guardare a lungo per riconoscerlo. E allora, con le braccia
incrociate e scuotendo la testa disse:
Che mia madre e Marthe non vengano a sapere...
Ma la signora Keller si era gi trascinata fin l e vide quel che
avremmo voluto non vedesse, cio il cadavere di un soldato
prussiano, di un feldwebel
7
del reggimento di Leib, disteso al suolo,
nel mezzo a una trentina di compagni.
Questo voleva dire che, meno di ventiquattr'ore prima, forse quel
reggimento era passato di l, ed ora batteva il paese attorno a noi!
Il signor J ean non era mai stato in situazione pi pericolosa. Se
veniva preso sarebbe stato immediatamente identificato e
l'esecuzione non sarebbe pi stata rimandata.
Subito! Bisognava fuggire al pi presto da quella zona cos
pericolosa per lui! Bisognava spingersi nel cuore delle Argonne dove
una colonna in marcia non pu passare! Avessimo anche dovuto
rimanerci nascosti per vari giorni, non c'era da esitare.
Era la nostra ultima speranza di salvezza. Camminammo per tutto
il resto della giornata, camminammo per tutta la notte, e
camminammo anzi ci trascinammo per tutto il giorno successivo e
finalmente il 13, verso sera arrivammo al limitare di quella famosa
foresta delle Argonne, di cui Dumouriez aveva detto: Sono le
Termopili della Francia, ma io vi sar pi fortunato di Leonida!.
E Dumouriez lo fu, in effetti. E fu cos che migliaia di ignoranti
come me seppero chi era Leonida e cosa fossero le Termopili.

7
Sergente. (N.d.A.)



CARTA DELLA FORESTA DELLE ARGONNE
CAPITOLO XX
LA FORESTA delle Argonne si estende per una lunghezza di tredici
o quattordici leghe da Sedan a nord, fino al villaggio di Passavant a
sud, e per una larghezza di due o tre leghe. come un avamposto che
protegga la nostra frontiera orientale con i suoi fitti boschi pressoch
impenetrabili. Gli alberi e le acque vi si intrecciano in gran
confusione insieme con avvallamenti e rialzi del terreno, con torrenti
e paludi che, per una colonna militare, sarebbero impossibili da
attraversare.
Questa foresta contesa tra due fiumi. L'Aisne la costeggia lungo
tutto il lato sinistro dalle prime boscaglie meridionali fino al
villaggio di Semuy, a nord. L'Aire invece l'accompagna partendo da
Fleury fino al suo principale restringimento: qui il fiume si piega
formando bruscamente un angolo e ritorna verso l'Aisne, nel quale va
a gettarsi non lontano da Senuc.
Dalla parte dell'Aire le citt pi importanti sono Clermont,
Varennes, dove Luigi XVI fu arrestato mentre cercava di fuggire,
Buzancy e Le Chne-Populeux. Dalla parte dell'Aisne sono Sainte-
Menehould, Ville-sur-Tourbe, Monthois e Vouziers.
Per la sua forma, questa foresta da paragonare a un grosso
insetto con le ali ripiegate, immobile o addormentato fra due corsi
d'acqua. Il suo addome rappresentato da tutta la foresta meridionale
che anche la pi importante; il corsaletto e la testa sono
rappresentate dalla foresta settentrionale che si sviluppa al di sopra
del passo del Grand-Pr, attraverso il quale si snoda l'Aire, di cui ho
appena parlato.
Se in tutta la loro estensione le Argonne sono tagliate da torrenti e
da fitte boscaglie, le si possono tuttavia percorrere attraverso vari
passaggi molto stretti, vero, ma comunque praticabili anche per dei
reggimenti in marcia.
Sar bene che io li citi per farvi meglio comprendere come si sono
svolti i fatti.
Cinque passaggi tagliano le Argonne da parte a parte.
Nell'addome del mio insetto, nella parte pi meridionale, il passo
d'Islettes va direttamente da Clermont a Sainte-Menehould; l'altro,
quello di Chalade, non che una specie di sentiero, che raggiunge il
corso dell'Aisne presso Vienne-le-Chteau.
Nella parte superiore della foresta ci sono addirittura tre passaggi.
Il pi largo, il pi importante, quello che separa il corsaletto
dall'addome, il passo del Grand-Pr. L'Aire lo costeggia
interamente da Saint-J uvin, passa fra Termes e Senuc e poi si getta
nell'Aisne, a una lega e mezza da Monthois. A nord del passo di
Grand-Pr, a circa due leghe di distanza, c' il passo di Croix-aux-
Bois - ricordatevi bene questo nome - che attraversa la foresta delle
Argonne da Boult-aux-Bois a Longw, e che praticamente un
sentiero da boscaioli. Finalmente, due leghe pi in su, c' il passo di
Le Chne-Populeux, per cui passa la strada Rthel-Sedan, che, dopo
essersi curvata per due volte a gomito raggiunge l'Aisne di fronte a
Vouziers.
Dunque solamente attraverso questa foresta gli imperiali potevano
dirigersi verso Chlons-sur-Marne. Da l poi, avrebbero avuto la via
libera fino a Parigi.
Perci la cosa pi importante da fare era d'impedire a Brunswick o
a Clairfayt di superare le Argonne, bloccando i cinque passaggi che
erano accessibili alle loro truppe.
Dumouriez, molto abile l'aveva immediatamente capito.
Sembrerebbe una cosa semplice, ma invece richiede esperienza. Era
un piano ancora da concepire e agli alleati non era neppure venuto in
mente ancora di occupare quei passaggi.
Un altro vantaggio offerto da questo piano, era di non dover
indietreggiare fino alla Marna, che la nostra ultima linea di difesa
prima di Parigi. Inoltre gli alleati avrebbero dovuto fermarsi in quella
Champagne-Pouilleuse,
8
dove sarebbe loro mancata ogni risorsa
anzich disporsi nelle ricche pianure, situate al di l delle Argonne,
per passarvi l'inverno, se volevano svernarvi.
Questo piano venne dunque studiato in tutti i minimi particolari.
E, come prima mossa il 30 agosto, Dillon, alla testa di ottomila

8
Denominazione data anticamente alla parte pi sterile e povera di questa
provincia. (N.d.T.)
uomini, aveva fatto una azione ardita, mediante la quale gli austriaci,
come ho gi detto, furono ricacciati sulla riva destra della Mosa. Poi
la stessa colonna era andata ad occupare il passo pi a sud, quello
d'Islettes, senza tralasciare di tenere sotto il suo controllo anche il
passo di Chalade.
In realt tale azione, non mancava di una certa rischiosit. Invece
di effettuarsi dalla parte dell'Aisne, al riparo delle macchie boscose,
era stata eseguita dalla parte della Mosa, presentando il fianco al
nemico. Ma Dumouriez l'aveva preferita per meglio nascondere i
suoi progetti agli alleati.
Il piano sarebbe riuscito.
Il 4 settembre Dillon giunse al passo d'Islettes. Dumouriez, partito
dopo di lui con quindicimila uomini, si era impadronito del Grand-
Pr, un po' pi a nord, bloccando cos il principale passaggio delle
Argonne.
Quattro giorni dopo, il 7, il generale Dubourg si portava a Le
Chne-Populeux, per difendere la foresta settentrionale da qualsiasi
invasione da parte degli imperiali.
Subito si affrettarono ad abbattere alberi, a costruire trincee, a
ingombrare i sentieri, a disporre delle batterie per chiudere questi
passi. Quello di Grand-Pr divenne un vero accampamento con le
truppe disposte sull'anfiteatro delle alture e di cui l'Aire
rappresentava la linea del fronte.
In quel momento, dei cinque passaggi delle Argonne, quattro
erano sbarrati come porte di altrettante fortezze con le saracinesche
abbassate e i ponti levatoi alzati.
Tuttavia restava aperto un quinto passaggio. Ma era parso
talmente impraticabile che Dumouriez non si era affrettato ad
occuparlo. Ed io aggiungo che precisamente verso questo passaggio
ci conduceva la nostra malasorte.
Il passaggio di Croix-aux-Bois, situato tra Le Chne-Populeux e
Grand-Pr, a uguale distanza dall'uno e dall'altro - dieci leghe circa -
permetteva alle colonne nemiche di penetrare attraverso le Argonne.
Ed ora ritorno a quello che ci riguarda.
Il 13 settembre, verso sera, arrivammo sul declivio laterale delle
Argonne, dopo aver evitato di attraversare i villaggi di Briquenay e
di Boult-aux-Bois, che dovevano essere occupati dagli austriaci.
Siccome io conoscevo i passi delle Argonne per averli percorsi
pi volte quando ero di guarnigione nell'est, avevo proprio scelto
quello di Croix-aux-Bois, perch mi sembrava offrisse maggiore
sicurezza. Anzi, per eccesso di prudenza, non contavo di seguire la
strada del passo ma uno stretto sentiero laterale che gli passa vicino e
che va da Briquenay a Longw. Prendendo per quella via avremmo
attraversato il bosco delle Argonne in uno dei punti pi fitti al riparo
delle querce, faggi, carpini, salici, sorbi, castagni, che crescono sui
declivi meno esposti al gelo invernale.
L eravamo sicuri che non avremmo incontrato n predoni n
sbandati e che avremmo finalmente raggiunto la riva sinistra
dell'Aisne dalla parte di Vouziers, dove non avremmo avuto pi nulla
da temere.
La notte dal 13 al 14 la passammo come al solito, al riparo degli
alberi.
Ad ogni momento poteva comparire il colbacco d'un cavaliere o il
chepi di un granatiere prussiano. Perci avevo fretta di arrivare alla
fine della foresta, e cominciai a tirare un sospirone quando, il giorno
dopo, risalimmo il sentiero che conduce a Longw, lasciando sulla
nostra destra il villaggio di Croix-aux-Bois.
Quella giornata fu terribilmente faticosa. Il terreno montuoso,
solcato da fenditure, ingombro di alberi caduti rendeva la marcia
penosissima.
Appunto perch quel sentiero non era frequentato era ancor pi
difficile. Il signor de Lauranay andava di buon passo, nonostante la
fatica veramente eccessiva per la sua et. La signorina Marthe e mia
sorella, al pensiero che stavamo facendo le ultime nostre tappe, erano
risolute a non cedere neanche per un attimo. Ma la signora Keller era
allo stremo. Bisognava sostenerla perch non cadesse ad ogni passo.
Eppure non un lamento usciva dalla sua bocca. Se il fisico era sfinito,
l'animo era ancora forte. Ma io dubitavo che fosse in grado di
giungere al termine del nostro viaggio.
La sera facemmo sosta, come al solito. Avevamo la sacca delle
provviste fornita di quanto bastava a ristorarci e poi la fame cedeva
sempre il passo al bisogno di riposare e dormire.
Quando mi trovai solo col signor J ean, gli accennai allo stato di
sua madre, che mi preoccupava molto.
Fa tutto quello che pu, dissi ma se potessimo farle fare
qualche giorno di riposo!...
Me ne accorgo anch'io, Natalis rispose il signor J ean. A
ogni passo che fa quella povera donna come se mi calpestasse il
cuore. Ma cosa possiamo fare?
Bisogna raggiungere il villaggio pi vicino, signor J ean. Ve la
trasporteremo lei ed io. Gli austriaci e i prussiani non si
azzarderebbero mai ad attraversare questa parte delle Argonne; e l
in qualche casolare potremo aspettare che il paese sia diventato pi
tranquillo.
S, Natalis, la soluzione migliore. Non possiamo spingerci
sino a Longw?
troppo lontano, signor J ean. Vostra madre non ce la farebbe
a raggiungerla.
Dove andare, allora?...
Io proporrei di piegare sulla destra, attraverso il bosco ceduo,
per raggiungere il villaggio di Croix-aux-Bois.
A che distanza?...
Una lega al massimo.
Andiamo a Croix-aux-Bois, rispose il signor J ean.
Domani stesso, all'alba.
Francamente pensavo che non ci fosse soluzione migliore,
persuaso com'ero che il nemico non si sarebbe avventurato nelle
Argonne settentrionali.
Per quella notte fu particolarmente turbata dal crepitio delle
fucilate e, di tanto in tanto, dal rombo sordo del cannone. Ma
siccome queste detonazioni eran ancora lontane e s'udivano alle
nostre spalle, pensavo con qualche fondamento che Clairfayt e
Brunswick cercassero di forzare il Grand-Pr, il solo che potesse
offrire un passaggio abbastanza largo per il transito delle loro
colonne. N io, n il signor J ean potemmo prenderci un po' di riposo.
Bisognava stare continuamente sul chi vive quantunque fossimo
nascosti nel folto del bosco e discosti dal sentiero di Briquenay.
Ripartimmo all'alba. Avevo tagliato dei rami, con cui feci una
specie di barella. Ricoperta di un fitto spessore d'erba secca avrebbe
dovuto permettere alla signora Keller di distendervisi, cos che,
usando un po' di precauzione saremmo forse riusciti a risparmiarle le
fatiche del cammino.
Ma la signora Keller si rese conto di quale sovrappi di fatica
avrebbe rappresentato questo per noi.
No, disse, no, figlio mio! Ho ancora la forza per
camminare... Andr a piedi!
Ma, non puoi madre mia, rispose il signor J ean.
vero, signora Keller aggiunsi io. Non potete! Abbiamo
deciso di raggiungere il villaggio pi vicino, e bisogna farlo al pi
presto. L aspetteremo che vi siate ristabilita. Dopotutto ci troviamo
in Francia, e nessuna porta rimarr chiusa davanti a noi!...
La signora Keller non voleva arrendersi. Dopo essersi rialzata,
tent di fare alcuni passi, ma sarebbe caduta, se suo figlio e mia
sorella non le fossero stati accanto per sorreggerla.
Signora, ripresi io quello cui teniamo la salvezza di
tutti quanti noi. Durante la notte, udimmo degli spari verso il confine
delle Argonne. Dunque il nemico non lontano. Spero che egli non
tenter nulla da questa parte. A Croix-aux-Bois, non dovremo temere
di essere sorpresi, ma necessario giungervi oggi stesso.
La signorina Marthe e mia sorella aggiunsero alle nostre le loro
preghiere, e il signor de Lauranay intervenne anche lui. La signora
Keller fin col cedere.
Un istante dopo era adagiata sulla barella, che il signor J ean
sollev da un lato e io dall'altro. Cos ci rimettemmo in marcia e
attraversammo diagonalmente il sentiero di Briquenay dirigendoci
verso nord.
Non il caso di dilungarsi sulle difficolt di questa marcia
attraverso folte boscaglie, sulla necessit di cercare i punti meglio
praticabili, sull'esigenza di fare frequenti soste.
Ce la cavammo e verso mezzogiorno, il 15 settembre, giungemmo
a Croix-aux-Bois, dopo aver impiegato cinque ore per fare una lega e
mezza.
Con mia grande sorpresa e perplessit il villaggio era
abbandonato. Tutti gli abitanti se n'erano fuggiti, vuoi verso
Vouziers, vuoi verso Le Chne-Populeux. Che cosa era dunque
successo?
Errammo per le vie. Porte e finestre chiuse. Ci sarebbero venuti a
mancare quei soccorsi sui quali avevo fatto tanto conto?
Del fumo! esclam ad un tratto mia sorella indicando
l'estremit del villaggio.
Corsi verso la casetta, dalla quale usciva quel fumo. Bussai alla
porta. Sulla soglia apparve un uomo. Aveva un bell'aspetto - uno di
quei contadini lorenesi che hanno l'aria onesta. Doveva essere un
brav'uomo.
Che cosa desiderate? mi domand.
Ospitalit per i miei compagni e per me.
Chi siete?
Francesi cacciati dalla Germania che non sanno pi dove
rifugiarsi.
Entrate!
Quel contadino si chiamava Hans Stenger. Abitava quella casetta
con la moglie e la suocera. Non aveva lasciato Croix-aux-Bois,
perch sua suocera era paralitica e da vari anni ormai non poteva
alzarsi dalla sua poltrona.
E finalmente Hans Stenger ci spieg perch il villaggio era stato
abbandonato. Tutti i passi delle Argonne erano stati presidiati dalle
truppe francesi. Solo quello di Croix-aux-Bois era indifeso. Perci ci
si aspettava da un momento all'altro che gli imperiali venissero ad
impadronirsene, cosa che voleva dire gravi disastri. Come vedete la
nostra cattiva stella ci aveva portati proprio l dove non era il caso di
andare. D'altronde lo stato della signora Keller non ci permetteva pi
di lasciare Croix-aux-Bois, n di gettarci nuovamente alla macchia
attraverso le Argonne. Era gi una fortuna che fossimo capitati
presso dei francesi esemplari come gli Stenger.
Erano dei contadini abbastanza benestanti e parvero ben felici di
poter rendere dei servigi a dei compatrioti in difficolt. inutile dire
che non avevamo fatto sapere loro la nazionalit di J ean Keller,
perch questo non avrebbe fatto che complicare le cose.
Il 15 settembre pass senza allarmi. Anche la giornata del 16
parve non giustificare i timori che Hans Stenger ci aveva fatto
concepire. Neppure durante la notte s'intesero spari lungo le falde
delle Argonne. Forse gli alleati ignoravano che il passo di Croix-aux-
Bois fosse libero. D'altra parte, dato che era talmente stretto da
ostacolare la marcia di una colonna coi suoi cassoni e gli equipaggi,
c'era da pensare che essi tendessero piuttosto a forzare i passi del
Grand-Pr o di Islettes. Ricominciavamo perci a sperare. E poi il
riposo e le cure gi apportavano un notevole miglioramento nello
stato della signora Keller. Che donna coraggiosa! Era la forza fisica
che le mancava, non certo quella morale!
Maledetta sorte! Ecco che nel pomeriggio del 16, cominciarono a
circolare per il villaggio delle figure sospette quei ficcanaso da
strapazzo che vanno a frugare nei pollai. Che tra loro ci fossero dei
ladroni era chiaro ma era altrettanto chiaro che appartenevano alla
razza tedesca e che per la maggior parte facevano le spie.
Ci spaventammo moltissimo e il signor J ean dovette nascondersi
per timore di venir riconosciuto. Siccome questo poteva parer strano
alla famiglia Stenger, ero deciso a spiegare loro ogni cosa, quando
verso le cinque del pomeriggio Hans rientr gridando:
Gli austriaci!... Gli austriaci!...
Infatti, parecchie migliaia d'uomini, vestiti di bianco con i chepi
dalla larga piastra e dall'aquila bicipite - dei Kaiserlick - arrivavano
dal passo di Croix-aux-Bois, dopo esser passati dal villaggio di
Boult. Certamente delle spie dovevano averli avvertiti che il passo
era libero. Chiss se l'invasione non sarebbe avvenuta tutta per di l!
Al grido di Hans Stenger, il signor J ean era ricomparso nella
camera, ove giaceva sua madre.
Mi pare ancora di vederlo! Stava davanti al focolare!...
Aspettava!... Che cosa aspettava?... Che gli fosse preclusa qualsiasi
uscita? Ma se cadeva in mano degli austriaci, i prussiani avrebbero
ben saputo reclamarlo e questo per lui significava la morte!
La signora Keller si sollev sul letto:
J ean gli disse, fuggi... fuggi all'istante!
Senza di te, madre mia!...
Lo voglio!
Fuggite, J ean! disse la signorina Marthe. Vostra madre
anche la mia!... Non l'abbandoneremo!
Marthe!...
Anch'io lo voglio!
Davanti a questa duplice preghiera, non c'era che da obbedire. Il
rumore andava crescendo. Gi la testa della colonna si stava
sparpagliando per il villaggio. Ben presto gli austriaci avrebbero
occupato la casa di Hans Stenger.
Il signor J ean abbracci la madre, diede un ultimo bacio a Marthe,
poi disparve.
E allora udii la signora Keller mormorare queste parole:
Figlio mio!... Povero figlio mio!... Solo,... in questo paese che
non conosce neppure!... Natalis...
Natalis!... ripet la signorina Marthe implorante
indicandomi la porta.
Compresi ci che quelle due povere donne si aspettavano da me.
Addio! esclamai.
Un istante dopo, mi trovavo gi fuori del villaggio.

CAPITOLO XXI
SEPARATI, dopo tre settimane di un viaggio che, con un po' pi di
fortuna sarebbe giunto a buon fine! Separati, quando a poche leghe di
distanza c'era la salvezza assicurata per tutti! Separati col timore di
non rivedersi mai pi!
E quelle povere donne, abbandonate nella casa di un contadino, in
un villaggio occupato dal nemico, avendo come solo difensore un
vecchio di settantanni!
Non sarebbe forse stato meglio che io rimanessi accanto a loro?
Ma, pensando al fuggitivo che doveva attraversare queste pericolose
Argonne senza conoscerle minimamente potevo io esitare a
raggiungere il signor J ean al quale avrei potuto essere tanto utile? Per
il signor de Lauranay e le sue compagne ne andava solo della libert,
o almeno lo speravo. Ma per il signor J ean ne andava della vita.
Anche solo questo pensiero mi avrebbe trattenuto, se per caso
fossi stato tentato di ritornare a Croix-aux-Bois.
Ma vediamo di spiegare cosa era accaduto e perch questo
villaggio era stato invaso nella giornata del 16.
Ci si ricorder che dei cinque passi delle Argonne, uno solo, per
l'appunto quello di Croix-aux-Bois, non era stato presidiato dai
francesi.
Tuttavia, per prevenire ogni sorpresa, Dumouriez aveva inviato
allo sbocco di quel passo, verso Longw, un colonnello con due
squadroni e due battaglioni. Ma Longw sufficientemente lontano
da Croix-aux-Bois, perch Hans Stenger non fosse venuto a
conoscenza di ci. Inoltre era tale la persuasione che gli imperiali
non si sarebbero azzardati attraverso quel passo che non si prese
alcuna misura per difenderlo. Non venne costruita nessuna trincea e
neppure alcuno sbarramento. Di pi, il colonnello essendo convinto
che nulla avrebbe potuto minacciare le Argonne da quel lato, chiese
di rimandare parte delle sue truppe al quartier generale, e il permesso
gli fu accordato.
Fu allora che gli austriaci, molto prudentemente, inviarono degli
uomini a esplorare il passo. Da qui la visita di un mucchio di spioni
tedeschi, che comparvero a Croix-aux-Bois, e da qui in seguito
l'occupazione del passo.
Ecco come, in seguito a un calcolo sbagliato, una delle porte delle
Argonne rimase aperta verso la Francia.
Appena il duca di Brunswick seppe che il passo di Croix-aux-Bois
era rimasto libero diede l'ordine di occuparlo. E ci avvenne proprio
nel momento in cui, non sapendo come sboccare nelle pianure della
Champagne, si preparava a risalire verso Sedan per aggirare le
Argonne a nord. Ma, una volta impadronitosi di Croix-aux-Bois,
avrebbe potuto se pur con qualche difficolt passare da quel punto.
Invi perci una colonna di austriaci, alla quale si unirono gli
emigrati comandati dal principe de Ligne.
Il colonnello francese e i suoi uomini, sorpresi da questo attacco,
dovettero perdere terreno, e ripiegare verso Grand-Pr. Il nemico fu
padrone del passo.
Ecco quel che era successo al momento in cui noi fummo
obbligati a darci alla fuga. In seguito, Dumouriez tent di riparare
questo errore tanto grave inviando il generale Chazot con due
brigate, sei squadroni, e quattro pezzi da otto, per cacciare gli
austriaci, prima che si fossero trincerati.
Sfortunatamente il 14 Chazot non era ancora in grado d'operare, e
nemmeno il 15. Quando attacc, la sera del 16, era gi troppo tardi.
Dapprima respinse gli austriaci dal passo in uno scontro nel quale
perse la vita anche il principe de Ligne, ma dovette ben presto
sostenere l'urto di forze superiori. Nonostante gli eroici sforzi, il
passo di Croix-aux-Bois rimase definitivamente perduto.
Errore veramente imperdonabile per la Francia e anche per noi,
poich senza di esso, gi dal giorno 15, avremmo potuto trovarci al
sicuro tra i francesi.
Ora questo non era pi possibile. Il generale Chazot, vedendosi
tagliato fuori dal quartier generale, ripieg su Vouziers, mentre
Dubourg, che occupava Le Chne-Populeux, temendo di venire
circondato, ritorn verso Attigny.
La frontiera francese era perci aperta alle colonne imperiali. Lo
stesso Dumouriez rischiava di venir circondato e costretto a deporre
le armi.
In tal caso, nessun serio ostacolo si sarebbe pi opposto agli
invasori tra Parigi e le Argonne.
Quanto a J ean Keller e a me, devo ammettere che eravamo messi
abbastanza male.
Quasi subito dopo aver lasciato la casa di Hans Stenger, raggiunsi
J ean nel punto pi fitto del bosco.
Voi... Natalis? esclam.
S!... Io!...
E la vostra promessa di non abbandonare mai n Marthe n
mia madre?
Allora gli spiegai tutto, che io conoscevo molto bene la regione
delle Argonne mentre lui ne ignorava l'estensione e la disposizione,
che la signora Keller e Marthe mi avevano, per cos dire, ordinato di
seguirlo, che io non avevo esitato...
E se ho fatto male, signor J ean, che Dio mi punisca!
conclusi.
Vieni, dunque!
Ora non conveniva pi seguire il passo fino alla fine delle
Argonne. Gli austriaci si sarebbero probabilmente sparpagliati al di
fuori del passo e anche sul sentiero di Briquenay. Da qui la necessit
di puntare dritto verso sud-ovest in modo da passare la linea
dell'Aisne.
Andammo in quella direzione fino all'ora in cui il giorno
scomparve totalmente. Orizzontarsi nel buio era impossibile, perci
sostammo per trascorrere la notte.
Durante le prime ore, continuammo a udire gli spari a meno di
mezza lega. Erano i volontari di Longw che tentavano di strappare il
passo agli austriaci. Ma non essendo in numero sufficiente, furono
costretti a fuggire.
Disgraziatamente non si ritirarono attraverso la foresta, dove noi
avremmo potuto incontrarli e sapere da loro che Dumouriez aveva il
suo quartier generale a Grand-Pr. Ci saremmo uniti a loro.
L, tra l'altro, come venni a sapere pi tardi avrei ritrovato il mio
bravo reggimento del Real Piccardia, che aveva lasciato Charleville
per unirsi all'esercito del centro.
Arrivati a Grand-Pr, ci saremmo trovati fra amici, saremmo stati
salvi e avremmo potuto pensare a cosa convenisse fare per salvare i
nostri cari abbandonati a Croix-aux-Bois.
Ma i volontari avevano sgomberato le Argonne, e risalito il corso
dell'Aisne, per raggiungere il quartier generale.
Fu una notte pessima. Cadeva una pioggia gelata che penetrava
fino alle ossa. I nostri abiti, strappati dai cespugli spinosi, cadevano a
brandelli. Non riuscii a salvarmi neanche il mantello. La cosa pi
grave era che correvamo il rischio di rimanere anche senza scarpe. Ci
saremmo dunque ridotti a camminare sulle nostre cristianit,
9

come diciamo al paese! Insomma eravamo intirizziti dalla pioggia
che filtrava attraverso il fogliame, e invano avevo cercato un buco
dove ripararci. Aggiungete i frequenti allarmi, gli spari talmente
vicini che per due o tre volte mi parve di vederne il lampo, e il timore
di udire, da un momento all'altro, risuonare l'urr dei prussiani!...
Allora bisognava sprofondarsi ancor pi nella foresta, per timore di
farsi pescare! Per tutti i diavoli, che notte interminabile! Pareva che il
giorno non arrivasse mai!
Appena l'alba fu spuntata riprendemmo la corsa attraverso la
foresta. Dico corsa, poich andavamo pi veloci possibile, natura del
suolo permettendo, mentre facevo del mio meglio per orizzontarmi in
base al sole nascente.
Tra l'altro avevamo lo stomaco vuoto e la fame ci tormentava. Il
signor J ean fuggendo da casa Stenger, non aveva avuto il tempo di
prendere con s delle provviste. Io poi, meno che meno, essendo
partito come un pazzo poich temevo che mi fosse tagliata la ritirata
dagli austriaci. Eravamo dunque ridotti a sognarci di danzare davanti
ad una tavola imbandita, proprio come si fa quando si a stomaco
vuoto. C'erano, vero, stormi di piccoli uccelli, come cornacchie,
terzuoli e verdoni, che volavano a centinaia di albero in albero e di
cespuglio in cespuglio, ma di selvaggina non se ne vedeva per niente.
Appena qua e l delle tane di lepre o qualche gallinaccio che
fuggiva al primo rumore. Ma come pigliarli? Per fortuna, non
mancavano i castagni nelle Argonne, n le castagne di quella
stagione. Ne feci cuocere molte sotto la cenere, dopo aver acceso

9
Significa: sulle nostre nudit, cio sui piedi nudi. (N.d.T.)
colla polvere una fascina di rametti. Questo ci imped, per lo meno,
di morir di fame.
Scese la notte - una notte fredda e scura. Il bosco era cos fitto che
avevamo fatto ben poca strada dal mattino. Tuttavia la fine delle
Argonne non doveva essere molto lontana. Si udivano gli spari degli
esploratori, che battevano la strada lungo l'Aisne. Comunque ci
sarebbero volute ancora ventiquattr'ore prima che avessimo potuto
trovar rifugio sull'altra sponda del fiume, o a Vouziers, o in uno dei
villaggi della riva sinistra. Tralascio di narrarvi la nostra stanchezza.
Non avevamo neppure il tempo di pensarci. Quella sera, quantunque
avessi la mente martellata da molti timori, avevo un tale sonno che
mi buttai ai piedi di un albero. Mi ricordo che nel momento in cui i
miei occhi si chiudevano, continuavo a pensare a quel reggimento del
colonnello von Grawert, che aveva lasciato una trentina di morti
nello spiazzo erboso, qualche giorno prima. Lo mandavo
sinceramente al diavolo quel reggimento, insieme col colonnello, e
gli ufficiali, e ci stava proprio andando, quando io mi addormentai!
Quando fu mattino, mi resi conto che il signor J ean non aveva
chiuso occhio. Non pensava tanto a s, lo conoscevo abbastanza
per esserne certo -ma pensava a sua madre, alla signorina Marthe in
quella casa di Croix-aux-Bois, nelle mani degli austriaci, esposte a
chiss quali ingiurie, forse maltrattate: questo gli spezzava il cuore.
Insomma, in quella notte la guardia l'aveva fatta il signor J ean. E
io devo avere un sonno ben duro per non aver udito gli spari che si
intrecciavano a poca distanza. E poich io non mi svegliavo, il signor
J ean prefer lasciarmi dormire.
Al momento in cui stavamo per rimetterci in strada, il signor J ean
mi ferm per dirmi:
Natalis, ascoltatemi...
Aveva pronunciato queste parole colla fermezza d'un uomo che ha
preso una risoluzione. Io intuii a che cosa volesse alludere e risposi
interrompendolo:
No, signor J ean, io non vi ascolter, se volete parlarmi di
separazione.
Natalis insistette la vostra devozione che vi ha spinto a
seguirmi.
Certo!
Finch si trattava soltanto di fatiche, non ho detto nulla. Ma ora
si tratta di pericoli gravissimi. Se vengo preso e se anche voi venite
preso con me non sarete risparmiato. Sar la morte anche per voi... e
questo, Natalis, io non posso permetterlo. Andatevene dunque...
Passate la frontiera... Io cercher di mettermi in salvo... e se non
dovessimo pi rivederci...
Signor J ean risposi, tempo di rimetterci in marcia. Ci
salveremo o moriremo insieme.
Natalis...
Giuro a Dio che non vi lascer mai!
E fu cos che ripartimmo insieme. Durante le prime ore del giorno
ci fu un gran fracasso. Si sentiva tuonare l'artiglieria in mezzo agli
spari dei moschetti. Si trattava di un nuovo attacco al passo di Croix-
aux-Bois attacc che fall a causa della superiorit numerica dei
nemici.
Poi, verso le otto, tutto torn silenzioso. Non si udiva pi neppure
un colpo di fucile. Che terribile incertezza per noi!
Un combattimento era avvenuto al passo, su questo non avevamo
dubbi, ma con quale esito?
Dovevamo risalire la foresta? No! Una specie d'istinto m'avvertiva
che avrebbe significato darsi in mano al nemico. Bisognava andare
avanti, continuare ad avanzare in direzione di Vouziers.
A mezzogiorno, delle castagne cotte sotto la cenere costituirono
ancora il nostro unico pasto. Il bosco era cos fitto che facevamo
appena cinquecento passi in un'ora. E poi era un continuo stare
all'erta tra spari a destra e spari a sinistra, senza contare il sinistro
rintocco delle campane, che risuonano in tutti i villaggi delle
Argonne e che mettono il terrore nell'animo!
Giunse la sera. Dovevamo trovarci a non pi di una lega dal corso
dell'Aisne. Il giorno dopo, se non fossimo stati trattenuti da alcun
ostacolo, la nostra salvezza sarebbe stata assicurata, dall'altra parte
del fiume. Non ci rimaneva che discenderlo per circa un'ora, lungo la
riva destra, per poi passarlo sul ponte di Senuc o di Grand-Ham, di
cui n Clairfayt, n Brunswick si erano ancora impadroniti.
Avevamo fatto sosta verso le otto. Facendo del nostro meglio,
cercammo di ripararci dal freddo sotto un folto intreccio di rami. Non
si udiva che lo scroscio della pioggia sulle foglie. Nella foresta tutto
era tranquillo ma non so perch non potevo fare a meno di trovare
qualcosa di inquietante in quello strano silenzio.
Improvvisamente a una ventina di passi si udirono delle voci. Il
signor J ean mi afferr le mani.
Siamo sulle loro tracce gi fin dalla Croix-aux-Bois si ud
dire.
Non ci sfuggir!
Niente di quei mille fiorini deve andare agli austriaci!...
No!... Mi raccomando, amici!...
Sentivo la mano del signor J ean stringere convulsamente la mia.
La voce di Buch! mormor alle mie orecchie.
Maledetti! risposi. Saranno cinque o sei!... Non stiamo
ad aspettarli!...
E strisciando fra le erbe, sgusciammo fuori dal nascondiglio. Ma,
il rumore di un ramo spezzato ci trad. Quasi subito la fiammata di
uno sparo illumin il sottobosco. Eravamo stati visti!
Venite, signor J ean, fuggiamo! gridai.
Non prima di aver rotto la testa a uno di quei miserabili!
E scaric la sua pistola in direzione del gruppo, che si stava
precipitando verso di noi. Credo proprio che uno dei quei furfanti sia
caduto. Ma francamente avevo ben altro da pensare che non di
andarmene ad assicurare. Correvamo a tutta la velocit di cui le
nostre gambe erano capaci. Sentivo che Buch e i suoi ci stavano alle
calcagna. Ed eravamo allo stremo delle forze!
In un quarto d'ora la banda ci fu sopra: erano una mezza dozzina
di uomini armati.
In un attimo ci trovammo con la faccia a terra, legati alle mani e
poi spinti in avanti con accompagnamento di calci e percosse.
Un'ora dopo, ci trovavamo nelle mani degli austriaci, stanziati a
Longw, imprigionati e guardati a vista in una casa del villaggio.
CAPITOLO XXII
ERA STATA proprio soltanto la malasorte a mettere i Buch sulle
nostre tracce? Io ero propenso a crederlo, poich da un po' di tempo a
quella parte la fortuna sembrava averci completamente abbandonati.
Ma, in seguito, venimmo a conoscenza di cose che allora non
potevamo sapere e cio che dopo il nostro ultimo incontro il figlio
Buch non aveva cessato di darci la caccia, non tanto per vendicare la
morte del fratello, quanto piuttosto per intascare la taglia di mille
fiorini. Doveva aver perduto le nostre tracce quando ci eravamo
inoltrati nelle Argonne, ma le aveva ritrovate al villaggio di Croix-
aux-Bois. Faceva parte di quegli spioni che vedemmo circolare nel
pomeriggio del 16.
In casa Stenger, egli riconobbe il signor de Lauranay e sua nipote,
la signora Keller e mia sorella. Venne a sapere che noi li avevamo
lasciati pochi attimi prima, dunque non potevamo essere molto
lontani. A lui si unirono una mezza dozzina di gentaglia della sua
stessa risma e cos si lanciarono tutti al nostro inseguimento. Il resto
purtroppo lo sapete.
Ora eravamo custoditi in modo da scoraggiare qualsiasi tentativo
di fuga, in attesa che la nostra sorte fosse decisa - decisione ormai n
lunga n dubbia - tanto che a quel punto non ci rimaneva altro che
scrivere alle nostre famiglie, come si dice!
Dapprima esaminai la camera che ci serviva da prigione.
Occupava met del pianterreno di una bassa casa. Due finestre,
opposte, la illuminavano, una verso la via, l'altra verso un cortile.
Da quella casa, probabilmente, non saremmo usciti che per venir
condotti a morte.
Il signor J ean sotto la duplice accusa d'aver ferito un ufficiale e di
aver disertato in tempo di guerra; io, accusato di complicit, e
probabilmente di spionaggio in quanto francese: certo non saremmo
stati lasciati languire a lungo.
Udivo il signor J ean mormorare:
Questa volta la fine!
Ma non risposi nulla. Confesso che la mia abituale fiducia aveva
ricevuto una forte scossa, e che la situazione pareva disperata anche a
me.
S, la fine! ripeteva il signor J ean. Non sarebbe nulla se
almeno sapessimo che tutti i nostri cari sono fuori pericolo! Ma senza
di noi che sar di loro? Saranno ancora in quel villaggio, nelle mani
degli austriaci?...
Di fatto, anche ammettendo che non fossero stati trascinati via,
solo una breve distanza li separava da noi. Tra Croix-aux-Bois e
Longw c' appena una lega e mezza. Purch non giungesse loro la
notizia del nostro arresto!
A questo pensavo e questo temevo soprattutto. Una simile notizia
avrebbe significato la morte per la signora Keller. S! C'era da
sperare che gli austriaci li avessero trasferiti nei loro avamposti, al di
l delle Argonne. Eppure la signora Keller era appena trasportabile, e
se la si obbligava a rimettersi in viaggio, se non avesse avuto le cure
necessarie!...
La notte pass senza apportare nessuna modifica alla nostra
situazione. Che tetri pensieri frullano per il capo quando la morte
cos vicina! In quei momenti tutta la nostra vita ci ripassa in un
attimo davanti agli occhi!
C' da aggiungere che soffrivamo molto per la fame, avendo
vissuto solamente di castagne per due interi giorni. Nessuno s'era
sognato di darci da mangiare. Che diavolo! In fondo rendevamo ben
mille fiorini a quel furfante di Buch, e ci poteva anche nutrire per una
cifra simile!
A dir la verit non l'avevamo pi visto. Senza dubbio, era andato
ad avvertire i prussiani della nostra cattura. Pensai che questo
avrebbe regalato ancora un po' di tempo a noi. Infatti ci custodivano
gli austriaci ma erano i prussiani che avrebbero dovuto pronunciarsi
sulla nostra sorte. I casi erano due: o loro stessi sarebbero venuti a
Croix-aux-Bois, oppure avrebbero portato noi al loro quartier
generale. Tutto questo avrebbe causato un certo ritardo a meno che
arrivasse l'ordine di fare l'esecuzione addirittura a Longw.
Comunque sia non era il caso che ci lasciassero morir di fame.
Al mattino, verso le sette la porta s'apr. Un vivandiere in divisa ci
port una scodella di zuppa - dell'acqua calda come brodo e una
pagnotta di pane raffermo. La quantit sostituiva la qualit. Non
avevamo il diritto di fare gli schizzinosi e poi io avevo una tale fame
che mi limitai a torcere il naso e poi a trangugiare.
Avrei voluto fare delle domande al vivandiere, sapere da lui cosa
succedeva a Longw, specialmente a Croix-aux-Bois, se circolava la
notizia che i prussiani si avvicinassero, se avevano intenzione di
prendere quel passo per attraversare le Argonne, insomma rendermi
conto della situazione. Ma non conoscevo abbastanza il tedesco per
farmi capire e per capire. Il signor J ean, assorto nelle sue riflessioni,
osservava il massimo silenzio. Cos che fu impossibile scambiare
quattro parole con quell'uomo.
Durante la mattina non ci fu alcuna novit. Eravamo sempre
guardati a vista. Tuttavia ci fu permesso di andare e venire nel cortile
dove gli austriaci ci osservavano pi con curiosit che con simpatia,
c' da crederlo. Io ci tenevo a mantenere davanti a loro un contegno
dignitoso. E cos passeggiavo con le mani in tasca, fischiettando le
marcette pi allegre del Real Piccardia.
Avrei forse dovuto dir piuttosto:
Va', va', fischia pure povero merlo in gabbia!... Te lo faranno
ben presto tacere quel tuo zufolo!
A mezzogiorno, nuova scodella di pane raffermo! Non era molto
vario il nostro rancio e io arrivai al punto da rimpiangere le castagne
delle Argonne. Ma ci si dovette accontentare tanto pi che quella
specie di mezza calzetta del nostro vivandiere con la sua faccia di
faina aveva tutta l'aria di volerci dire:
E anche troppo buono per voi!
Buon Dio! Gli avrei gettato volentieri la scodella in testa! Ma era
meglio non lasciarsi trasportare e cercare di rimettersi un po' in forze
per non venir meno proprio all'ultimo momento!
Riuscii persino ad ottenere che anche il signor J ean dividesse con
me questo magro pasto. Cap le mie ragioni e mand gi qualche
cosa. Ma pensava a tutt'altro. La sua mente era altrove, laggi, in
casa Stenger, con sua madre, e la sua fidanzata. Pronunciava il loro
nome, le chiamava continuamente. A volte, in una specie di delirio,
si lanciava verso la porta, come per andarle a raggiungere. Era pi
forte di lui e dopo questo sfogo ricadeva spossato. Non piangeva, ma
appunto per questo era ancor pi penoso da vedere. Almeno, se
avesse pianto, si sarebbe sfogato. Invece no! E a guardarlo mi si
spezzava il cuore.
Nel frattempo udivamo passare file di soldati che marciavano
disordinatamente, armati a casaccio e poi delle colonne che
attraversavano Longw. Trombe e tamburi tacevano. Il nemico
avanzava senza far rumore per raggiungere l'Aisne. Devono esser
sfilati parecchie migliaia di uomini. Avrei pagato non so cosa per
sapere se erano austriaci o prussiani! Del resto non si ud neppure
uno sparo sul lato occidentale delle Argonne. La porta della Francia
era spalancata!... Non la si difendeva nemmeno pi.
Verso le dieci di sera, una squadra di soldati comparve nella
nostra camera. Questa volta erano prussiani. E, vista che mi atterr,
riconobbi l'uniforme del reggimento di Leib, giunto a Longw dopo
lo scontro coi volontari nelle Argonne.
Fummo fatti uscire, dopo che ci ebbero legate le mani dietro la
schiena.
Il signor J ean si rivolse al caporale, che comandava la squadra:
Dove ci conducete? chiese.
Per tutta risposta, quel disgraziato ci butt fuori con uno spintone.
Avevamo proprio l'aria di quei poveri diavoli che vengono fucilati
senza processo. Eppure io non ero stato preso con le armi in mano!
Ma andate a spiegarlo a quelle zucche di barbari! Vi avrebbero riso
sgangheratamente sul muso!
La nostra squadra prese la strada di Longw, che discende verso le
Argonne e che s'innesta, un po' fuori del villaggio nella strada che
porta a Vouziers.
Dopo cinquecento passi, ci arrestammo in mezzo a una radura
dov'era accampato il reggimento di Leib.
Qualche istante dopo, ci trovavamo davanti al colonnello von
Grawert.
Egli si limit a guardarci, senza pronunciare una sola parola. Poi,
girati i tacchi, diede il segnale di partenza, e tutto il reggimento si
mise in marcia.
Allora mi resi conto che volevano sottoporci a un tribunale di
guerra, che volevano rispettare alcune formalit prima di appiopparci
una dozzina di palle nel petto, e che la fucilazione sarebbe avvenuta
immediatamente se il reggimento fosse rimasto a Longw. Ma, a
quanto pare, la situazione si faceva incalzante e gli alleati non
avevano molto tempo da perdere se volevano precedere i francesi
sull'Aisne.
Difatti nel frattempo Dumouriez essendo venuto a sapere che gli
imperiali erano padroni del passo di Croix-aux-Bois, stava per
mettere in atto un nuovo piano. Questo consisteva nel ridiscendere il
margine sinistro delle Argonne, fino all'altezza del passo d'Islettes
per premere alle spalle di Dillon, che lo occupava. A questo modo i
nostri soldati dovevano far fronte alle colonne di Clairfayt, che
avanzavano dalla parte della frontiera e alle truppe del duca di
Brunswick, che si presentavano dal lato francese. C'era da aspettarsi,
in effetti, che i prussiani attraversassero le Argonne, una volta levato
il campo a Grand-Pr, e che avrebbero occupato la strada di Chlons.
Pertanto Dumouriez aveva evacuato il suo quartier generale, alla
chetichella, la notte dal 15 al 16. Dopo aver superato l'Aisne in due
punti, and ad accamparsi con le sue truppe sulle colline di Autry, a
quattro leghe da Grand-Pr. Da l, nonostante due fatti che diffusero
il panico tra i nostri soldati creando un certo qual scompiglio, egli
prosegu verso Dammartin-sur-Hans, in modo da occupare le
posizioni di Sainte-Menehould, che sono situate all'estremit del
passo d'Islettes.
Contemporaneamente, dal momento che i prussiani stavano per
sbucare dalle Argonne attraverso il passo di Grand-Pr, egli prendeva
le maggiori precauzioni affinch il campo di pine, posto sulla strada
di Chlons, potesse resistere nel caso che il nemico l'avesse attaccato
per non ripiegare su Sainte-Menehould.
In quella i generali Beurnonville, Chazot e Dubouquet ricevevano
l'ordine di raggiungere Dumouriez, il quale contemporaneamente
tempestava Kellermann, partito da Metz il 4, perch affrettasse al
massimo la sua marcia di avanzamento.
Se tutti i generali erano esatti all'appuntamento, Dumouriez
avrebbe potuto disporre di pi di trentacinquemila uomini e avrebbe
potuto tener testa agli imperiali.
In effetti Brunswick e i suoi prussiani avevano esitato un po'
prima di stabilire definitivamente un piano di campagna. Ma infine
decisero di attraversare il Grand-Pr, di sboccare dalle Argonne per
impadronirsi della strada di Chlons, circondare l'esercito francese a
Sainte-Menehould e costringerlo a deporre le armi.
Ecco perch il reggimento di Leib aveva lasciato cos
precipitosamente Longw, ed ecco perch stavamo ora risalendo il
corso dell'Aisne.
Il tempo era orribile e passammo dalla nebbia alla pioggia. Le
strade erano rovinate. Il fango ci schizzava fino al collo. Marciare
cos, con le braccia legate, era davvero penoso! Francamente sarebbe
stato meglio se ci avessero fucilati subito!
Senza contare i maltrattamenti che quei prussiani non ci
risparmiavano! Quanti insulti ci gettavano in faccia! Era anche
peggio del fango!
E quel Frantz von Grawert che, almeno dieci volte, venne a riderci
sotto il naso! Il signor J ean stentava a contenersi. Le mani, trattenute
dalle corde, gli fremevano dal desiderio di afferrare il tenente per il
collo e di strangolarlo come una bestia feroce!
Costeggiavamo l'Aisne proseguendo a marce forzate. Coll'acqua a
mezza gamba, passammo i torrenti Dormoise, Tourbe e Bionne. Non
ci si fermava mai perch premeva loro di giungere in tempo per
occupare le alture di Sainte-Menehould. Ma la colonna non riusciva a
marciare velocemente. I carri si impantanavano continuamente. E
c'era da sperare che, quando i prussiani si fossero trovati di fronte a
Dumouriez, i francesi si fossero gi concentrati sulle Islettes.
Andammo avanti cos fino alle dieci di sera. I viveri erano
distribuiti molto raramente e, se scarseggiavano per i prussiani,
figuratevi che cosa ne restava per due poveri prigionieri che si
trascinavano dietro come delle bestie!
Io e il signor J ean potevamo a malapena parlare! Del resto ogni
frase che scambiavamo ci costava qualche calcio. Erano davvero uno
peggio dell'altro. Probabilmente volevano rendersi benemeriti agli
occhi del luogotenente Frantz von Grawert e ci riuscivano anche
troppo bene!
Quella notte fra il 19 e il 20 settembre fu una delle pi terribili che
avessimo mai passato fino allora. Come rimpiangevamo le nostre
soste sotto i boschi delle Argonne, quando eravamo ancora solo dei
fuggitivi! Finalmente, prima di giorno, avevamo raggiunto, sulla
sinistra di Sainte-Menehould, una sorta di terreno paludoso. L venne
fissato l'accampamento, in mezzo a un fango alto due piedi.
Non venne acceso alcun fuoco, perch i prussiani non volevano
dare segni della propria presenza.
Un odore fetido si levava da quella massa di uomini pigiati. Lo si
sarebbe raccolto pi con la pala che col naso, tanto era denso.
Comparve finalmente il giorno - quel giorno in cui probabilmente
si sarebbe scatenata la battaglia! Forse il Real Piccardia era a breve
distanza, ed io non mi trovavo al mio posto, fra tutti i miei
compagni!
Si notava un continuo andirivieni nell'accampamento. Staffette,
aiutanti di campo attraversavano ogni momento la palude. I tamburi
continuavano a rullare e le trombe a squillare. Sulla destra ogni tanto
si udivano anche degli spari...
Dio sia lodato! I francesi avevano prevenuto i prussiani a Sainte-
Menehould!
Erano circa le undici, quando una squadra di soldati venne a
cercarci. Dapprima ci condussero davanti a una tenda dove sedeva
una mezza dozzina di ufficiali, presieduti dal colonnello von
Grawert. Proprio cos! Presiedeva il tribunale di guerra in persona!
Fu una cosa rapida. Si trattava di semplici formalit per stabilire la
nostra identit. D'altronde, J ean Keller, gi condannato a morte per
aver ferito un ufficiale, fu condannato una seconda volta come
disertore, ed io, come spia francese!
Non era il caso di discutere e, quando il colonnello aggiunse che
l'esecuzione avrebbe avuto luogo al momento:
Viva la Francia! io gridai.
Viva la Francia! ripet J ean Keller.

CAPITOLO XXIII
STAVOLTA era proprio finita. Si pu dire che i fucili erano gi
puntati su di noi! Non c'era che da aspettare l'ordine di fare fuoco!
Ebbene, J ean Keller e Natalis Delpierre avrebbero saputo morire
degnamente.
Fuori della tenda era gi pronto il plotone che ci avrebbe fucilati -
una dozzina d'uomini del reggimento di Leib, al comando di un
luogotenente.
Non ci avevano neanche pi legato le mani. A che scopo? Non
avremmo potuto fuggire. Qualche passo ancora e poi... l, contro un
muro o ai piedi di qualche albero saremmo caduti sotto il fuoco delle
palle prussiane! Ah! Che cosa avrei dato per morire in piena battaglia
trapassato da venti sciabolate o tagliato in due da una palla!
Ma aspettare la morte senza potersi difendere, insopportabile!
Il signor J ean e io camminavamo in silenzio. Egli pensava a sua
madre, che non avrebbe pi rivisto, a sua madre che non avrebbe
retto a quest'ultimo colpo.
Io pensavo a mia sorella Irma, all'altra sorella Firminie e a tutte le
persone care della mia famiglia!... Rivedevo mio padre, mia madre, il
mio villaggio, tutte le persone che amavo, il mio reggimento, il mio
paese...
Nessuno dei due faceva caso a dove ci stavano conducendo i
soldati. Del resto che fosse qua piuttosto che l, poco importava.
Dovevamo morire come dei cani! Ah! che rabbia!
Evidentemente, dal momento che io stesso vi faccio questo
racconto, e poich l'ho scritto io di mio pugno, vuol dire che ne sono
sfuggito. Ma, francamente, quand'anche avessi avuto tutta la fantasia
d'un romanziere, mi sarebbe stato impossibile immaginare la
conclusione di questa storia. La verrete a sapere ben presto.
Fatti una cinquantina di passi, bisogn passare attraverso il
reggimento di Leib. Tutti conoscevano J ean Keller. Ebbene, non uno
mostr un minimo segno di piet, per lui, piet che non si rifiuta mai
a chi sta per morire! Che gente! Se lo meritavano proprio di essere
agli ordini di un tipo come Grawert. Egli ci vide. Guard il signor
J ean che gli restitu lo sguardo. In uno c'era la soddisfazione di un
odio finalmente sfogato, nell'altro c'era solo disprezzo...
Per un istante credetti che quel miserabile avrebbe avuto il
coraggio di accompagnarci. Mi domandai addirittura se volesse dare
lui l'ordine di fare fuoco! Ma si ud uno squillo di tromba... ed egli si
perse in mezzo ai soldati!
Noi proseguimmo e aggirammo una delle collinette che il duca di
Brunswick aveva occupato. Queste alture che dominano la cittadella
e la circondano per una lunghezza di circa tre quarti di lega, si
chiamano colline della Luna. Alle loro falde passa la strada di
Chlons. I francesi erano stanziati sulle cime vicine.
Al di sotto, erano schierate numerose colonne, pronte ad assalire
le nostre posizioni in modo da impossessarsi di Sainte-Menehould.
Se i prussiani ci fossero riusciti Dumouriez si sarebbe trovato in
cattive acque, di fronte a un nemico superiore di numero e tale da
poterlo schiacciare sotto il fuoco dei suoi fucili.
Se l'aria fosse stata limpida avrei potuto scorgere le uniformi
francesi sulle alture. Ma tutto era invece ancora nascosto dietro una
fitta cortina di nebbia, che il sole non era riuscito a dissipare. Si
udivano degli spari ma a malapena se ne potevano scorgere i
bagliori.
Voi non ci crederete, ma a me rimaneva una speranza, o meglio,
mi sforzavo di non disperare del tutto.
Eppure, come poteva un anche pur minimo soccorso venirci da
quella parte, verso la quale eravamo condotti? Tutte le truppe
chiamate da Dumouriez non erano alla sua portata intorno a Sainte-
Menehould? Ma che volete? Il desiderio di sfuggire alla morte tale
che si arriva a nutrire anche simili speranze!
Erano circa le undici e un quarto. La mezza del 20 settembre non
avrebbe mai pi suonato per noi!
Difatti eravamo arrivati. La squadra aveva lasciato sulla sua
sinistra la strada maestra di Chlons. La bruma era ancora cos fitta
che gli oggetti non erano visibili se non a poche centinaia di piedi.
Ma si capiva che il sole non avrebbe tardato ancor molto a dissiparla.
Eravamo entrati in un boschetto destinato all'esecuzione e dal
quale non avremmo pi dovuto uscire.
Da lontano si udiva il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe,
ai quali si mescolavano il fragore delle artiglierie e gli scoppi delle
fucilate delle file e dei plotoni.
Io cercavo di rendermi conto di quello che stava succedendo,
come se ci avesse dovuto interessarmi in un momento simile! Notai
che quei rumori di battaglia provenivano dalla nostra destra, e
sembravano avvicinarsi. C'era forse uno scontro sulla strada di
Chlons? Forse una colonna era uscita dal campo d'pine per assalire
di fianco i prussiani? Non sapevo che risposta darmi.
Vi sto descrivendo tutto ci con una certa precisione perch ci
tengo a farvi sapere quale fosse in quel momento il mio stato
d'animo.
Tutti i minimi dettagli si sono come incisi nella mia memoria. Del
resto simili esperienze non si possono dimenticare. Per me come se
fosse ancora ieri!
Eravamo entrati nel boschetto. Dopo aver fatto un centinaio di
passi, la squadra si ferm in uno spiazzo.
Quello era il luogo in cui io e il signor J ean dovevamo venir
passati per le armi.
L'ufficiale che ci guidava - un uomo dall'espressione molto dura -
intim l'alt. I soldati si allinearono da un lato e mi par ancora di
sentire il rumore che fecero i calci dei fucili quando posarono le armi
a terra.
qui, disse l'ufficiale.
Bene! rispose J ean Keller.
Diede questa risposta con voce ferma mentre teneva la fronte alta
e uno sguardo risoluto.
Poi, avvicinandosi a me, mi parl in quella lingua francese che
egli amava tanto e che io stavo per udire per l'ultima volta.
Natalis, mi disse, noi stiamo per morire! Il mio ultimo
pensiero sar per mia madre e per Marthe che, dopo di lei, era la
creatura che amavo di pi al mondo! Povere donne! Che il Cielo
abbia piet di loro! Quanto a voi, Natalis, vi prego di perdonarmi...
Di che cosa dovrei perdonarvi, signor J ean?
S, poich per causa mia che...
Signor J ean! risposi. Io non ho nulla da perdonarvi. Ci
che ho fatto, l'ho fatto liberamente, e lo rifarei ancora! Lasciate che
vi abbracci e moriamo insieme con onore!
Ci gettammo l'uno nelle braccia dell'altro.
Non dimenticher mai il contegno di J ean Keller, quando
rivolgendosi all'ufficiale, con una voce che non vacillava, gli disse:
Ai vostri ordini!
L'ufficiale fece un cenno. Quattro soldati si staccarono dal
plotone, ci spinsero per le spalle e ci condussero entrambi ai piedi di
un albero. Saremmo stati uccisi dagli stessi colpi e saremmo caduti
insieme. Ebbene, era meglio cos!
Mi ricordo che quell'albero era un faggio. Mi sembra ancora di
vederlo, privo com'era di tutto un pezzo di corteccia. La nebbia
cominciava a dissiparsi e gli alberi vicini cominciavano ad apparire
in mezzo alla bruma.
Il signor J ean ed io stavamo ritti in piedi, tenendoci per mano e
fissando la morte in faccia.
L'ufficiale si scost un poco. Mi penetr nelle orecchie il rumore
che fecero i fucili quando vennero caricati. Strinsi la mano di J ean
Keller e vi posso giurare che essa non tremava nella mia.
I fucili vennero poggiati all'altezza delle spalle. A un primo ordine
si sarebbero abbassati. A un secondo avrebbero fatto fuoco e poi...
tutto sarebbe finito. .
Improvvisamente ci fu un'esplosione di grida nel bosco che era
alle spalle del plotone di soldati.
Buon Dio! Che cosa vedo?... La signora Keller, sostenuta da
Marthe e da mia sorella Irma. La sua voce si poteva udire appena. La
sua mano agitava un foglio di carta, e Marthe, mia sorella, il signor
de Lauranay continuavano a ripetere insieme a lei:
Francesi!... Francesi!
In quella esplose una scarica formidabile e io vidi la signora
Keller afflosciarsi.
Tuttavia n il signor J ean n io eravamo caduti. Non erano dunque
stati i soldati del plotone a tirare?...
No! Una mezza dozzina di prussiani giaceva al suolo, mentre
l'ufficiale e gli altri stavano fuggendo a gambe levate.
Contemporaneamente da diversi lati, attraverso il bosco, si
levavano delle grida che mi par di udire ancora:
Avanti! Avanti!
Era proprio il grido francese, e non il rauco vorwaerts dei
prussiani!
Un distaccamento dei nostri soldati che s'era slanciato fuori della
strada di Chlons, era arrivato nel bosco proprio al momento buono,
per nostra fortuna! I loro spari avevano preceduto di pochi secondi
soltanto quelli del plotone contro di noi... Ma era stato sufficiente.
Ma ora, come avevano potuto i nostri bravi compatrioti giungere cos
a proposito?... Non l'avrei saputo che pi tardi.
Il signor J ean si era precipitato verso sua madre, che Marthe e mia
sorella sostenevano fra le braccia. La povera donna, credendo che
quella scarica di colpi ci avesse uccisi, era crollata priva di sensi.
Ma i baci del figlio la rianimarono, e ritorn in s mormorando
ancora quelle parole, con un accento che non potr mai dimenticare
per tutta la mia vita:
Francese!... francese!
Che cosa voleva dire? Mi volsi verso il signor de Lauranay... Ma
anche lui non riusciva a parlare.
Allora la signorina Marthe afferr il foglio che la signora Keller
teneva ancora in mano, stretta come quella di una morta, e lo tese al
signor J ean.
Rivedo ancora quel foglio. Era un pezzo di un giornale tedesco, lo
Zeitblatt.
Il signor J ean l'aveva afferrato. Lo lesse mentre le lacrime gli
scorrevano sul viso. Buon Dio! Com' bello saper leggere in simili
occasioni!
E allora anche lui ripet la stessa parola che aveva pronunciato
sua madre. Si alz e aveva l'aria di un uomo che sta per impazzire
dalla felicit. Non riuscivo quasi neanche a capire quello che diceva
tanto aveva la voce rotta dall'emozione:
Francese!... Sono francese. Ah! madre mia!... Marthe... sono
francese!... grid.
Poi cadde in ginocchio, in uno slancio di riconoscenza verso Dio.
Mentre la signora Keller, che si era rialzata, stava dicendo:
Ed ora, J ean mio, non ti si potr costringere a combattere
contro la Francia!
No, madre mia!... Ora il mio diritto e il mio dovere di
battermi per essa!

CAPITOLO XXIV
IL SIGNOR J ean mi aveva trascinato con s senza aver avuto il
tempo di darmi alcuna spiegazione. Ci eravamo uniti ai francesi che
si stavano lanciando fuori del bosco, e marciavamo verso i cannoni
che cominciavano a rimbombare con un fracasso ininterrotto.
Cercai invano di ragionare. Come poteva J ean Keller, figlio del
signor Keller, tedesco d'origine, essere francese? Non ci capivo
niente! Tutto quello che posso dire che egli andava a battersi come
se lo fosse stato, ed io con lui!
Bisogna ora narrare i fatti che caratterizzarono quella mattina del
20 settembre, e come era avvenuto che un reparto dei nostri soldati
avesse potuto capitare cos a proposito nel boschetto che affianca la
strada di Chlons.
Ci si ricorder che nella notte del 16, Dumouriez aveva levato il
campo di Grand-Pr per portarsi sulle posizioni di Sainte-Menehould
dove arriv il giorno successivo, dopo una marcia di quattro o cinque
leghe.
Davanti a Sainte-Menehould sorgono varie alture separate tra loro
da profondi burroni.
Alla base sono difese da pantani e paludi, formati dall'Aire e che
si estendono fino al punto in cui quel fiume si getta nell'Aisne.
A destra, sono le alture d'Hyron, poste di fronte alle colline della
Luna; a sinistra sono le alture di Gizaucourt. Tra esse e Sainte-
Menehould si estende una specie di piana paludosa, attraversata dalla
strada di Chlons.
Tale piana interrotta da rialzi di scarsa importanza - tra i quali
quello del mulino di Valmy, che domina il villaggio omonimo
divenuto cos celebre dopo la giornata del 20 settembre 1792.
Appena arrivato, Dumouriez occup Sainte-Menehould. In tal
modo egli veniva ad appoggiare le truppe di Dillon, pronto a
difendere il passo d'Islettes da qualsiasi colonna, austriaca o
prussiana, che avesse voluto impadronirsi delle Argonne dal dietro.
L i soldati di Dumouriez, ben provvisti di viveri, fecero una
festosa accoglienza al loro generale che sapeva mantenere una severa
disciplina. In effetti essa fu tale soprattutto nei confronti dei volontari
provenienti da Chlons che, per la maggior parte, non valevano
neppure quanto la corda necessaria ad impiccarli.
Intanto Kellermann, dopo che Grand-Pr era stato abbandonato,
aveva fatto marcia indietro. Difatti il 19 si trovava ancora a due leghe
da Sainte-Menehould, mentre Beurnonville vi si trovava gi
accampato con novemila uomini dell'armata ausiliaria del campo di
Maulde.
Secondo il piano di Dumouriez, Kellermann avrebbe dovuto
stabilirsi sulle alture di Gizaucourt, che dominano quelle della Luna,
verso le quali si dirigevano i prussiani.
Ma l'ordine non fu capito e Kellermann occup invece la piana col
generale Valence e col duca di Chartres, il quale, alla testa di dodici
battaglioni di fanteria e di altrettanti squadroni di artiglieria, si
distinse in modo particolare in quella battaglia.
Nel frattempo, Brunswick arrivava con la speranza di tagliare la
strada di Chlons e di respingere Dillon dal passo d'Islettes. Una
volta circondata Sainte-Menehould con ottantamila uomini ai quali
c'era da aggiungere la cavalleria degli emigrati, Dumouriez e
Kellermann sarebbero stati ben presto costretti ad arrendersi.
E c'era ragione di temere una cosa del genere giacch le alture di
Gizaucourt non erano in mano dei francesi, come aveva voluto
Dumouriez. Difatti se i prussiani, gi padroni delle colline della
Luna, s'impadronivano delle colline di Gizaucourt, la loro artiglieria
avrebbe potuto fare scempio di tutte le posizioni francesi.
Ma il re di Prussia cap questa mossa. Ecco perch invece di
dirigersi su Chlons, contro il parere di Brunswick, diede l'ordine di
attaccare nella speranza di costringere Dumouriez e Kellermann a
gettarsi nelle paludi di Sainte-Menehould.
Verso le undici e mezzo del mattino, i prussiani cominciarono a
discendere le colline della Luna, in perfetto ordine, e si fermarono a
mezza costa. In quella, cio all'inizio della battaglia, una colonna
prussiana incroci sulla strada di Chlons la retroguardia di
Kellermann, di cui alcune compagnie, che erano penetrate nel
boschetto, avevano messo in fuga il plotone prussiano che stava per
fucilarci.
Ed ora il signor J ean ed io ci trovavamo nel centro della mischia,
precisamente l dove io incontrai i miei compagni del reggimento
Real Piccardia.
Delpierre?... esclam uno degli ufficiali del mio squadrone
che mi aveva riconosciuto proprio quando le palle cominciavano a
fioccare sulle nostre file.
Presente, capitano, risposi.
Sei ritornato appena in tempo!
Come vedete... sono pronto per battermi!
Ma sei a piedi?...
Ebbene, mio capitano, mi batter a piedi, e far del mio
meglio! Ci erano state date delle armi, un fucile ed una sciabola per
ciascuno. Incrociammo sui nostri abiti a brandelli le cinghie di cuoio
e se non avevamo l'uniforme, era solo perch il sarto del reggimento
non aveva avuto il tempo di prenderci le misure!
Devo confessare che i francesi furono respinti al principio della
battaglia; ma i carabinieri del generale Valence accorsero e
ristabilirono l'ordine per un attimo turbato.
Frattanto la nebbia, dissipata dagli spari dell'artiglieria, era
svanita.
Combattevamo in pieno sole!
Nello spazio di due ore, vennero scambiati ventimila colpi di
cannone tra le alture di Valmy e quelle della Luna... Ho detto
ventimila?... Beh!... Facciamo ventunmila e non parliamone pi! Ad
ogni modo, come dice il proverbio, era meglio sentir quella musica
che essere sordi!
In quel momento la piana presso il mulino di Valmy era tenuta a
fatica.
Le palle falciavano delle intere file. Il cavallo di Kellermann era
stramazzato a terra. Non solo i prussiani occupavano le colline della
Luna, ma stavano per impadronirsi anche di quelle di Gizaucourt.
Per fortuna noi avevamo ancora le colline di Hyron, di cui
Clairfayt cercava di impadronirsi con venticinquemila austriaci, ma,
nel caso che ci fosse riuscito, i francesi sarebbero stati attaccati di
fianco e di fronte.
Dumouriez si rese conto del pericolo. Mand Stengel con sedici
battaglioni per respingere Clairfayt, e Chazot per occupare le alture
di Gizaucourt prima dei prussiani. Chazot arriv troppo tardi. La
piazza era gi occupata e Kellermann fu costretto a difendersi in
Valmy contro un'artiglieria che lo tempestava da ogni lato. Esplose
un cassone presso il mulino. Fu un momento di terribile disordine.
Anche il signor J ean e io ci trovavamo l, con la fanteria francese e
fu un vero miracolo se non rimanemmo uccisi.
In quella sopraggiunse il duca di Chartres in nostro aiuto con una
riserva d'artiglieria e pot rispondere a dovere ai cannoni della Luna
e di Gizaucourt.
Tuttavia la battaglia diventava sempre pi arroventata. I prussiani,
divisi in tre colonne, diedero l'assalto al mulino di Valmy per farci
sloggiare e spingerci nelle paludi.
Mi pare ancora di vedere Kellermann e di udire la sua voce. Diede
l'ordine di lasciar avanzare il nemico sino alla cresta, prima di
scagliarci su di esso. Stare pronti, aspettare. Non c' che da suonare
la carica.
Improvvisamente, al momento buono, Kellermann grid a piena
voce:
Viva la Francia!
Viva la Francia! rispondemmo tutti quanti.
E il nostro grido fu cos forte che fu chiaramente inteso
nonostante la scarica delle artiglierie.
I prussiani erano giunti sulla cresta della collinetta. Con le loro
colonne perfettamente allineate, il passo cadenzato, e il sangue
freddo che ostentavano erano veramente terribili da affrontare! Ma lo
slancio francese li travolse. Ci gettammo su di loro e la mischia fu
terribile, con un indomabile accanimento da una parte e dall'altra.
Ad un tratto, attraverso il fumo degli spari che scoppiavano
intorno a noi, vidi J ean Keller slanciato con la sciabola sguainata.
Aveva riconosciuto uno dei reggimenti prussiani, che cominciavano
a ripiegare verso le alture intorno a Valmy. Era il reggimento del
colonnello von Grawert. Il tenente Frantz si batteva con grande
coraggio poich non certo il coraggio che manca a un ufficiale
tedesco!
Il signor J ean e lui si trovarono faccia a faccia. Probabilmente il
tenente pensava che noi fossimo caduti di fronte ai fucili prussiani e
adesso ci rivedeva l davanti a lui! Figuratevi come doveva essere
allibito!... Ma ebbe appena il tempo di riconoscerci che d'un balzo il
signor J ean si gett su di lui e con la lama della sua spada gli cal sul
capo...
Il tenente cadde morto, ed io ho sempre pensato che fosse giusto
che fosse caduto per mano stessa di J ean Keller!
Intanto i prussiani cercavano ancora di impadronirsi della piazza.
Ci attaccavano con una violenza straordinaria. Ma noi valevamo
altrettanto e, verso le due del pomeriggio dovettero cessare il fuoco e
ridiscendere verso il piano.
Per la battaglia era solo sospesa. Alle quattro, il re di Prussia,
alla testa dei suoi uomini, riorganizz tre colonne di attacco, con il
meglio che gli restava della fanteria e della cavalleria. Allora, una
batteria di ventiquattro pezzi, piazzata davanti al mulino, investi i
prussiani con una tale violenza che essi non riuscirono a risalire i
pendii spazzati dal fuoco dei nostri.
Al calar della sera si ritirarono. Kellermann era rimasto padrone
dell'altopiano, e il nome glorioso di Valmy risuon da un punto
all'altro della Francia, il giorno stesso in cui la Convenzione, tenendo
la sua seconda seduta, proclamava la Repubblica.

CAPITOLO XXV
SIAMO arrivati alla conclusione di questo racconto, che avrei
potuto intitolare: Storia di un congedo in Germania.
La sera stessa, in una casa del villaggio di Valmy, ci ritrovammo
tutti riuniti, la signora Keller, il signor de Lauranay e sua nipote, mia
sorella Irma, il signor J ean e io.
Che gioia finalmente rivedersi dopo tante prove! facile
immaginare cosa provavamo.
Un momento! presi a dire io non che io sia curioso,
tuttavia, restare cos col becco asciutto... Vorrei tanto capire...
... Vorresti capire come mai il signor J ean possa essere tuo
compatriota, vero Natalis? aggiunse mia sorella.
Proprio cos Irma; e mi pare talmente strano che mi viene il
sospetto che vi siate sbagliati...
Non ti preoccupare, non si fanno errori del genere mio bravo
Natalis! replic il signor J ean.
Ed ecco in poche parole quello che mi fu raccontato.
Nel villaggio di Croix-aux-Bois, dove avevamo lasciato il signor
de Lauranay e le sue compagne, guardate a vista in casa di Hans
Stenger, gli austriaci vennero ben presto sostituiti da un reggimento
prussiano. Tale reggimento contava fra le sue file un gran numero di
quei giovani che la leva del 31 luglio aveva improvvisamente
strappato alle loro famiglie.
Fra quei giovani c'era un bravo ragazzo, di nome Ludwig Pertz,
che era di Belzingen. Egli conosceva la signora Keller e venne a
trovarla quando venne a sapere che era prigioniera dei prussiani. Gli
fu raccontato quel che era capitato al signor J ean e come avesse
dovuto darsi alla fuga attraverso i boschi delle Argonne.
All'udire questo racconto, Ludwig Pertz esclam:
Ma vostro figlio non ha pi nulla da temere signora Keller!...
Non avevano il diritto di richiamarlo sotto le armi!... Egli non
prussiano!... francese!
Lascio a voi immaginare quale effetto produsse una simile
dichiarazione. E quando Ludwig Pertz venne pregato di spiegare la
sua affermazione egli consegn alla signora Keller un numero dello
Zeitblatt.
Il giornale riportava la sentenza che era stata pronunciata il 17
agosto a proposito della questione aperta tra i Keller e lo Stato. La
domanda della famiglia Keller era respinta per il fatto che la
commissione delle forniture non poteva venir affidata che a un
tedesco d'origine prussiana. Ora, dal momento che si era appurato
che gli antenati del signor Keller non avevano mai domandato n
ottenuto la cittadinanza prussiana da che si erano stabiliti nella
Guldra dopo la revoca dell'editto di Nantes, e inoltre che il suddetto
Keller non era mai stato prussiano, bens sempre francese, di
conseguenza lo Stato non gli doveva niente!
Questa si che era una bella sentenza! Che il signor Keller fosse
rimasto francese, era vero, certamente! Ma questa non era una buona
ragione per non pagargli ci che gli era dovuto. Ma tanto questo era
il criterio con cui si giudicava a Berlino nel 1792.
Vi prego di credere che al signor J ean non pass neppur per
l'anticamera del cervello di fare un ricorso. Egli dava quel processo
per perduto, definitivamente perduto. Quel che era indiscutibile
che, nato da una madre e da un padre francesi, egli era francese al
cento per cento! E se doveva venir battezzato come tale, il suo
battesimo lo aveva appena ricevuto nella battaglia di Valmy, un
battesimo di fuoco che valeva per cento!
chiaro che, dopo l'annuncio di Ludwig Pertz, bisognava
ritrovare a tutti i costi il signor J ean. Proprio allora a Croix-aux-Bois
s'era diffusa la notizia che egli era stato preso nella foresta delle
Argonne, condotto a Longw, e poi al campo prussiano insieme col
vostro servitore. Non c'era un'ora da perdere.
La signora Keller ritrov tutte le sue forze di fronte al pericolo che
minacciava suo figlio. Dopo la partenza della colonna austriaca,
accompagnata dal signor de Lauranay, dalla signorina Marthe, da
mia sorella, e guidati dal fedele Hans Stenger, lasci Croix-aux-Bois,
travers il passo e giunse nell'accampamento del duca di Brunswick,
la mattina stessa in cui dovevamo essere fucilati. Noi eravamo
appena usciti dalla tenda, sotto la quale si era tenuto il tribunale di
guerra, quando lei vi entr.
Invano fece le sue rimostranze impugnando la sentenza che faceva
di J ean Keller un francese. Ma venne respinta. Allora si lanci sulla
strada di Chlons dalla parte per la quale eravamo stati trascinati
via... Il resto lo sapete anche voi.
In fondo, quando si vede che tutto si conclude per il meglio per la
gente onesta e degna di essere felice, bisogna riconoscere che il buon
Dio le cose le sa fare bene!
Quanto alla situazione dei francesi dopo la battaglia di Valmy,
dir ancora due parole di spiegazione.
Anzitutto, durante la notte, Kellermann fece occupare le alture di
Gizaucourt, il che garant definitivamente le posizioni di tutto
l'esercito.
Ma i prussiani ci avevano tagliato la strada di Chlons, e non
potevamo pi comunicare coi depositi. Comunque essendo padroni
di Vitry, i convogli poterono arrivare per di l e l'esercito non ebbe
nulla a soffrire nell'accampamento di Sainte-Menehould.
Gli eserciti nemici si mantennero nelle loro posizioni fino agli
ultimi giorni di settembre. C'erano stati dei colloqui scambievoli
dalle due parti ma che non avevano approdato a nulla. Tuttavia nel
campo prussiano si aveva gran fretta di ripassare la frontiera. I viveri
mancavano, le malattie facevano strage, tanto che il duca di
Brunswick il primo di ottobre lev il campo.
Bisogna dire che, mentre i prussiani riattraversavano i passi delle
Argonne, noi li accompagnammo senza troppo molestarli. Li si
lasciava battere in ritirata senza attaccarli.
Perch? Non lo so! N io n altri abbiamo mai capito la condotta
di Dumouriez in quella circostanza. Senza dubbio c'era di mezzo la
politica, ma, come vi ripeto, io di politica non me ne intendo affatto.
L'importante era che il nemico avesse ripassato la frontiera. La
ritirata avvenne molto lentamente ma infine fu completata e non
rimase un solo prussiano in Francia - neppure il signor J ean poich
egli era proprio un nostro compatriota.
Appena la partenza fu possibile, verso la met della prima
settimana di ottobre ritornammo tutti insieme nella mia cara
Piccardia, dove il matrimonio di J ean Keller e di Marthe de Lauranay
venne finalmente celebrato. Come vi ricorderete, io dovevo essere il
testimone del signor J ean a Belzingen e quindi nessuna meraviglia
che io lo fossi anche a Saint-Sauflieu.
E se mai ci fu la sicurezza che una unione sarebbe stata felice, era
certo quella o nessun'altra!
Quanto a me io raggiunsi pochi giorni dopo il mio reggimento.
Imparai a leggere, a scrivere, e diventai come ho detto, tenente e poi
capitano durante le guerre dell'Impero.
Ecco dunque la mia storia, che ho scritto per mettere fine alle
discussioni dei miei amici di Grattepanche. Non ho certo parlato
come un libro di chiesa ma almeno ho raccontato le cose come sono
andate. Ed ora, miei cari lettori, permettete che vi faccia con la mia
spada il saluto militare.

NATALIS DELPIERRE
Capitano di cavalleria a riposo

Interessi correlati