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Edoardo Mirri LA STORIA DELLA FILOSOFIA COME FIGURA*

In, Pensare il Medesimo, a cura di F. Valori e M. Moschini, ESI, Napoli, 2006

La lezione odierna, per risultare perspicua fin dal suo titolo, dovrebbe forse portare un sottotitolo; ad esempio: Una proposta di lettura della 'prolusione' hegeliana al corso di storia della filosofia del 1816; o pi in breve, e forse scherzando un po: Elogio della filosofia teoretica. A questo infatti sostanzialmente essa mira: ad invitare a una lettura meditata della prolusione di Heidelberg del 1816 uno dei testi pi fraintesi dellintera produzione hegeliana ed a sfatare la leggenda di uno Hegel storicista e padre dello storicismo, per contrapporvi quella autentica del grande metafisico. Non nascondo che nel parlare di ci non posso non piangere lassenza dellamico Giovanni Romano Bacchin, con il quale era pressoch quotidiano il confronto consenziente proprio su questi temi. Portiamoci subito, allora, al luglio del 1816. Hegel a Norimberga, rettore di quel ginnasio, dove ha appena pubblicato il secondo volume del suo capolavoro, la Scienza della logica. Eppure non soddisfatto, aspira allaccademia, dopo la breve parentesi di Jena (peraltro insoddisfacente essa stessa, poich Hegel non vi era mai stato professore ordinario) conclusa in maniera drammatica con lirruzione di Napoleone. A seguito alla vacanza della cattedra di filologia a Erlangen, in Baviera, Hegel vi presenta perci la sua candidatura, ma con la condizione che accanto allinsegnamento di filologia possa svolgere anche quello di filosofia. Ma nel frattempo riceve da Karl Daub, teologo insigne e prorettore delluniversit di Heidelberg, la chiamata a professore di filosofia in quella celebre universit del Baden, che due secoli prima aveva invano desiderato tra i suoi docenti Baruch Spinoza e un secolo pi tardi avr Martin Heidegger. E quasi negli stessi giorni, con una lettera del ministro degli interni Schuckmann, veniva proposto per la cattedra di Berlino che era gi stata di Fichte e che in quel periodo risultava scoperta. Ma alcune espressioni infelici usate dal ministro (da molti stato posto in dubbio che abbiate ancora la pratica necessaria per tenere lezioni in modo vero ed efficace sulla vostra scienza) fecero risolvere Hegel a preferire la chiamata di Heidelberg a quella prestigiosissima di Berlino. Non c dubbio: i potenti in questo caso un ministro sono inevitabilmente impari alla sublimit della filosofia. E cos il 24 agosto 1816 Hegel presentava le sue dimissioni dal ginnasio di Norimberga: Per amore diceva della carriera accademica (ricordiamocelo, la cosa trover un immediato riscontro appunto nella prolusione) e nella prospettiva di un considerevole miglioramento della situazione economica. Che era una motivazione sacrosanta! Ma il primo contatto con la nuova realt di Heidelberg present non poche difficolt: sia per la malattia della moglie, che per qualche tempo fu costretta a restare a Norimberga, sia per diversi problemi di accasamento, sia perch il numero degli studenti risult inferiore al previsto. Il primo semestre scriveva alla moglie il 29 ottobre 1816 quando un professore al suo primo apparire, bisogna provvisoriamente accontentarsi di presentare se stessi. Gli studenti devono ancora accordare le loro simpatie. E frutto di questo accontentarsi provvisorio fu un corso di lezioni sulla storia della filosofia che Hegel svolse nei semestri invernali 1816-17 e 1817-18, dei quali purtroppo non ci resta nulla, salvo la prolusione recitata il 28 ottobre 1816 che il Michelet ha poi premesso allintera raccolta dei corsi di storia della filosofia che Hegel terr a Berlino in sei semestri di lezioni tra il 1819 e il 1830.
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Conferenza inedita tenuta allinterno del ciclo Dialoghi con lUniversit per conto dellAssociazione Leone XIII di Perugia presso la Sala delle Lauree della Facolt di Scienze della Formazione dellUniversit degli Studi di Perugia l11 dicembre 2001 [N d C]. 1

Un contentarsi provvisorio si diceva di presentare se stessi. In effetti ci a cui Hegel mirava non era la rassegna della storia della filosofia, bens lelaborazione del suo sistema della verit. Cos era accaduto a Jena, dove alla storia della filosofia egli aveva dedicato il solo semestre invernale 1805-06, cos a Norimberga, dove era nata la grande Scienza della logica e la prima formulazione del sistema in forma didattica con la Propedeutica filosofica, cos accade ora a Heidelberg, dove linteresse primario volto, non gi alla storia della filosofia, ma allelaborazione della prima Enciclopedia delle scienze filosofiche. Un vero e proprio primato della meditazione teoretica sulla secondariet della storia della filosofia: la quale ultima sembra essere svolta da Hegel solo in attesa e come propedeusi della futura teoresi. E per quanto riguarda la sua autopresentazione non privo di significato il fatto che Hegel collochi il suo desiderato ritorno allaccademia nel momento in cui la storia per cos dire tace: quella storia che con i cavalli di Napoleone aveva fatto clamorosa irruzione nella meditazione del filosofo nel 1807 a Jena, e che aveva precipitato lelaborazione del secondo volume della Fenomenologia dello spirito. Mi riferisco alla bellissima prolusione ai corsi di Heidelberg, tenuta il 28 ottobre 1816, che se ce ne fosse tempo meriterebbe di essere letta e commentata per intero. Contentiamoci di poche frasi, e leggiamo: Mentre mi accingo a far oggetto delle mie lezioni la storia della filosofia, e mi presento oggi per la prima volta a questa Universit, mi sia consentito premettere questa dichiarazione preliminare: che per me cosa particolarmente gradita e cara riprendere il mio percorso filosofico in unaccademia, proprio in questo momento. Sembra infatti giunto il momento in cui la filosofia [] gi quasi ammutolita, possa di nuovo levare la voce, e possa sperare che il mondo, divenuto sordo per essa, le presti di nuovo ascolto. Invero langustia dei tempi ha dato grande importanza ai piccoli e volgari interessi della vita di ogni giorno [] e la mente non ha potuto sentirsi libera per la vita interiore. Hegel, dunque, vi si riannoda significativamente proprio a quellinterruzione del 1807, dichiarandosi soddisfatto di riprendere il suo percorso filosofico in unaccademia. E si noti: Proprio in questo momento. E il momento in cui la filosofia , che sembrava ammutolita per l angustia del tempi e per il predominare dei piccoli e volgari interessi della vita di ogni giorno ( scoperta lallusione agli anni delle guerre napoleoniche, quando ognuno aveva dovuto pensare solo alla sopravvivenza), la filosofia dunque pu di nuovo levare la sua voce. Siamo allindomani di Waterloo. Sembra riecheggiare, in questo inizio della prolusione, lesclamazione liberatoria di Tacito sul tramonto del dispotismo di Domiziano e allalba del beatissimum saeculum di Nerva: Nunc demum redit animus. Ma forse nelle parole di Hegel v anche di pi: v la coscienza che la rinascita della filosofia coincide con il suo ritorno allaccademia. Megalomania? Io credo piuttosto che si tratti della pi alta consapevolezza della grandezza e della divinit di un destino che va oltre i piccoli e volgari interessi della vita di ogni giorno anche se questi portano il nome altisonante di Napoleone e li riconduce al loro nulla costitutivo. Ora si pu tornare alla filosofia! E pi ancora, e sempre in questa medesima prospettiva: solo presso il popolo tedesco argomenta Hegel la filosofia si conservata, come sua peculiarit; ma anche qui, a causa della angustia dei tempi, essa stata percorsa e dominata dalla fiacchezza e dalla superficialit (lallusione alla kantiana rinuncia alla metafisica pi che palese); oggi si pu salutare finalmente laurora di una pi bella et e volgersi sopra gli interessi di ogni giorno [] al vero, alleterno, al divino. Ancora in giovane et, Hegel aveva appreso dallamico Hlderlin che le Muse, inorridite dallavanzare della barbarie musulmana, erano fuggite dalla Grecia e si erano rifugiate nella Germania del XVIII e XIX secolo. ***

Queste le premesse del volgersi di Hegel alla considerazione della storia della filosofia nellautunno del 1816. Lintento di fondo al di l della necessit di contentarsi di ci che possibile quello di riaffermare nuovamente (sono sue parole) il coraggio della verit, la fede nella potenza dello spirito, che sono le prime condizioni della filosofia. Non gi un pensiero rinunciatario sui temi sommi della metafisica, soprattutto su Dio e sulla verit (oggi noi diremmo, con la fiacchezza dei tempi, un pensiero debole), bens un pensiero conscio di s e del suo fondamento ineludibile: la verit, cio Dio. Perch, come Hegel dichiarer di l a poco nellapertura dellEnciclopedia, Dio e solo Dio la verit: una coscienza che essa condivide con la religione. Non si star qui a sottolineare la struttura teologica che Hegel attribuisce alla filosofia, che pi di un secolo pi tardi trover conferma in un nostro pensatore, apparentemente avverso allidealismo hegeliano e pur cos consonante: Pantaleo Carabellese, voglio dire, che gi nel titolo del suo capolavoro fece consistere la sostanza della filosofia nel problema teologico. Non si star nemmeno a sottolineare che, in fin dei conti, avevano buoni diritti i rappresentanti della cosiddetta sinistra hegeliana, da Feuerbach a Bauer, da Stirner a Marx, ad accusare il maestro di essere teologo (unaccusa che poi si sono ridicolmente rimpallati lun laltro, come fanno i bambini), salvo il fatto che alla loro pochezza filosofica sfuggiva laccorgimento che questa era appunto la patente di maggior merito del grande pensatore, reso ancor pi grande dalla loro insipiente incomprensione. Quel che preme qui sottolineare la forte dichiarazione della divinit della verit, cui la filosofia tende, perch Dio e solo Dio la verit. Leggiamo nel 1 dellEnciclopedia: La filosofia ha i suoi oggetti in comune con la religione, perch oggetto di entrambe la verit, e nel senso altissimo della parola, perch Dio e solo Dio la verit. Che quanto si diceva. Ma in questo primo paragrafo si dice anche di pi, a corollario della solenne affermazione appena ricordata: Leggiamo: Entrambe, inoltre, trattano del dominio del finito, della natura e dello spirito umano, e della relazione che questi hanno tra loro e con Dio, come lor verit. Si noti quell inoltre. I temi della filosofia della natura e della filosofia dello spirito sono solo un inoltre che deve essere ricondotto alla sua verit; ma il vero oggetto della filosofia appunto questa verit a cui essi vanno ricondotti. La verit, cio Dio; o se si vuole lidea assoluta. La filosofia dunque tutta quanta teologia, o scienza della logica: nel significato hegeliano, ovviamente, come scienza del dispiegarsi del pensiero nella sua purezza. E perci anche compiuta metafisica: perch lidea assoluta cui essa perviene al termine di un cammino di arricchimento che prende le mosse dalla vuotezza dellessere che fa tuttuno col niente (o, se si vuol far riferimento alla Fenomenologia, dalla vuota immediatezza della coscienza sensibile; o ancora se ci si rivolge al cosiddetto giovane Hegel dalla laceratezza dello spirito ebraico) lidea assoluta, si diceva, tutta la verit. Mi riferisco al brano finale della Scienza della logica che ho sempre additato ai miei allievi: Soltanto lidea assoluta essere, vita che non passa, verit di s conscia, ed tutta la verit. Tutto il resto sempre Hegel che parla errore, torbidezza, opinione, tendere, arbitrio e caducit. Essa [lidea assoluta] lunico oggetto e contenuto della filosofia. Cos la scienza della logica o se si vuole il delineamento del regno di Dio tutta la filosofia. Sento bene sorgere nelluditorio una perplessit: e la filosofia della natura, e la filosofia dello spirito, che pure costituiscono i due terzi dellEnciclopedia? La domanda indirizza al cuore di questa chiacchierata odierna. Si visto che gi nel primo paragrafo dellEnciclopedia esse sono relegate in un inoltre rispetto al vero oggetto della filosofia, che certamente le rende almeno marginali. Qui, nella Scienza della logica, subito di seguito al brano che si appena visto, Hegel scrive: Lidea ha diverse figure (Gestaltungen in tedesco) e il compito della filosofia di conoscerla (lidea, ovviamente) in queste. La natura e lo spirito sono in generale maniere diverse di manifestare il suo essere. E pi distesamente nella cosiddetta Grande Enciclopedia, nella aggiunta n 2 al 24, nel quale si parla appunto del coincidere della logica con la metafisica: Se, in seguito a quanto si detto, consideriamo la logica come il sistema delle determinazioni pure del pensiero, le altre scienze filosofiche, e cio la filosofia della natura e la filosofia dello spirito, appaiono al contrario quasi come una logica
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applicata, poich la logica ne lanima che d loro vita. Le altre scienze allora si interessano soltanto di conoscere le forme logiche nelle figure della natura e dello spirito, figure che sono soltanto [si noti questo soltanto] un modo particolare di esprimere le forme del pensiero puro. Lidea dunque la verit, la natura e lo spirito ossia la storia naturale e la storia umana, insomma la storia tutta quanta ne sono soltanto le figure. Non gi la realt, ma il suo presentarsi o apparire: il dominio del finito, come si letto nel paragrafo primo dellEnciclopedia. Lo stesso nesso ragionativo si trova in questa prolusione che costituisce loggetto del nostro incontro odierno. Il pensiero vi scrive Hegel si rivolge ad oggetti assai diversi. Senonch esso deve essere considerato come la cosa pi alta solo quando non si rivolge ad altre cose e di esse si occupa, bens quando rivolto solo a se stesso, cio alla cosa pi nobile, quandesso cerca e trova se stesso. Stando alla lettera dello scritto hegeliano, largomentazione tenderebbe semplicemente a distinguere, per qualit ed eccellenza, la storia della filosofia (il pensiero che rivolto solo a se stesso) dalle diverse storie dei vari ambiti dellattivit umana; tenderebbe cio a distinguere la storia della filosofia dalla storia della cultura. Ma forse essa dice assai di pi: che cio la grandezza del pensare nel rivolgersi a se stesso (nella scienza della logica, non gi nella storia della filosofia) e nel procedere al di l della considerazione dellestraneit al pensare; che cio il sistema del pensare , in s, scienza della logica e che tutto il resto solo figura: da considerare bens (ed questa la legittimazione del pensare il dominio del finito, ci che determinato nello spazio e nel tempo, la storia in tutti i suoi aspetti, ivi compresa la storia della filosofia), ma da non confondere con la vera filosofia del vero, anzi da ricondurre a questa. Non caso che in questa stessa prolusione, poche pagine pi avanti del brano or ora ricordato, torna laffermazione di fondo della Scienza della logica che lidea il vero e solo il vero, e che lo svolgimento e il comprendersi di questo svolgimento proprio della natura dellidea. La discussione cio del concetto di svolgimento appartiene alla scienza della logica; che come dire che il concetto di fondo della storia anche della storia della filosofia proprio della teoretica. *** E chiaro cos che lessenza e il fondamento della storia della filosofia riposano nel puro pensiero e nel suo svolgimento. La storia che stiamo per trattare scrive Hegel in questa prolusione storia del pensiero che trova se stesso. Diversamente dalla storia politica, che storia di individui cosmici o meno che siano, napoleoni o poveri politicanti la storia della filosofia non una rassegna di individui, non come dice Hegel una serie di nobili spiriti n una galleria degli eroi della ragione pensante (valuti ognuno la sottile ironia di queste parole); anzi in essa (e la cosa vuol essere veramente notata) tanto pi le sue opere sono pregevoli, quanto meno la responsabilit e il merito spettano allindividuo particolare []. Il pensiero, privo di peculiarit individuali, esso stesso il soggetto che crea. Largomentazione pu richiamare alla mente quella che su altro tema svolge lo Heidegger a proposito dellopera darte, nella quale il presentarsi della verit della cosa va di pari passo con lo scomparire, dietro di essa, dellindividualit dellartista. E se non storia di individui, tanto meno la storia della filosofia storia delle opinioni individuali, dossografia. Hegel scrive a questo proposito pagine memorabili, da polemista di grande efficacia qual era (e talvolta anche di grande violenza), che meriterebbero di essere lette per intero. Contentiamoci di qualche assaggio. La storia della filosofia come esposizione delle opinioni filosofiche?. Un tale materiale egli scrive a volerlo considerare con benevolenza, si pu chiamare tuttal pi un coacervo di opinioni; ch se poi si pretende di dare un giudizio pi profondo, lo si chiama unesposizione delle pazzie, o almeno dei traviamenti degli uomini che si inabissano nel pensiero. E ancora: Una simile storia, che altro non se non una filastrocca di opinioni differenti, non pu che essere oggetto di una curiosit inutile, o, se si vuole, un interesse di pura
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erudizione. E infine: Ma se la storia della filosofia non fosse altro che una galleria di opinioni [] essa sarebbe in ogni caso una scienza del tutto superflua e noiosa. E la polemica non manca certo della sua giustificazione teoretica, che deve essere tenuta ben presente per entrare a fondo nel tema dellincontro odierno. Unopinione scrive Hegel una rappresentazione soggettiva, un pensiero accidentale, una fantasia che io posso formarmi in un modo e altri in un altro; unopinione che vale solo per me, non un pensiero universale che sia in s e per s. Perci (si noti bene!) la filosofia non contiene opinioni, poich non vi sono opinioni filosofiche. Ed ecco la sostanza del tema: La filosofia scienza oggettiva della verit, la scienza della sua necessit, scienza concettuale, non un opinare o un tessere opinioni. Ora, ci che si contrappone allopinione proprio la verit; dinanzi ad essa lopinione impallidisce. E chiara la conclusione che se ne deve trarre: la storia della filosofia, se non vuol essere galleria degli eroi della ragione pensante, se non vuole essere espressione delle pazzie degli uomini (ed io aggiungerei una specificit propria dei nostri tempi: se non vuol essere ideologia ne abbiamo avuta fin troppa!), se la storia della filosofia non vuol essere tutto questo, deve rinviare ne vedremo il modo alla filosofia. La prolusione di cui parliamo, anche su questo punto esplicita come sempre: Hegel vi argomenta infatti che alla trattazione della storia della filosofia preliminare la determinazione dellessenza della filosofia; non solo perch si sappia di che cosa parlare, ma proprio per trovare il fondamento del parlarne. E pu essere interessante notare che il procedimento argomentativo coincide perfettamente con quello del paragrafo primo dellEnciclopedia. Si ricorda?: La filosofia non ha il vantaggio, del quale godono le altre scienze, di poter presupporre i suoi oggetti come immediatamente dati nella rappresentazione. E qui: Negli altri generi di storiografia la concezione dellargomento relativo indiscutibile, almeno nelle sue determinazioni essenziali []. Ma la scienza della filosofia ha la peculiarit, e in certo senso lo svantaggio nei confronti delle altre scienze, di dar luogo alle pi diverse opinioni riguardo al suo concetto. Perci: Per la storia della filosofia in misura maggiore che per qualsiasi altra scienza, necessaria unintroduzione che la preceda e in cui si definisca anzitutto loggetto di cui si deve condurre la storia. Resta solo il problema del come si possa definire preliminarmente lessenza della filosofia, prima di considerarne la storia; e se piuttosto essa non sia il risultato della trattazione storica (si ricordi la dichiarazione solenne della prefazione alla Fenomenologia: Dellassoluto si deve dire che esso essenzialmente 'risultato', che solo 'alla fine' ci che 'in verit'); ma in ogni caso, quandanche lessenza della filosofia dovesse determinarsi come risultato della sua storia, deve pur sempre esserne premessa. Lapparente circolo che tale solo per lintelletto condizionato dalla finitezza spazio-temporale si scioglier tra poco con la determinazione del reale rapporto che corre tra la filosofia e la sua storia, tra la filosofia e le filosofie. *** In effetti, il problema del rapporto tra la filosofia e la sua storia si pone immediatamente come avvolto in unirriducibile contraddizione, che Hegel presenta in forma duramente antinomica. Merita leggere per intero il brano della prolusione del 1816: Il pensiero scrive Hegel in quanto essenzialmente tale, in s e per s, eterno. Ci che vero contenuto soltanto nel pensiero, ed vero non solo oggi e domani, ma al di sopra di ogni tempo; e in quanto nel tempo, vero sempre e in ogni tempo. Come accade allora che questo mondo intellettuale possa avere una storia? Nella storia si rappresenta ci che mutevole, ci che scomparso nella notte del passato, ci che non esiste pi. Invece il pensiero vero e necessario e solo di questo dobbiamo occuparci non pu prestarsi ad alcun mutamento. Il problema che qui si origina tra i primi che dobbiamo esaminare. E chiaro che il permanere dellantinomia nella sua immediatezza equivarrebbe a dichiarare limpossibilit della storia della filosofia, alla maniera, per esempio, di Schopenhauer con la sua famosa dichiarazione della nullit della storia (nubicuculia, si ricorda? un gioco di burattini);
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ma altrettanto chiaro che, nellintroduzione a un corso di storia della filosofia, Hegel non poteva lasciare irrisolta la contraddizione: lo esigeva peraltro limpianto dialettico del sistema. Solo che, nella introduzione alle Lezioni di storia della filosofia raccolte ed edite dal Michelet che assorbe e continua la prolusione del 1816 in parte anche mutandola la soluzione dellantinomia svolta in una forma che per intenderci potremmo dire gentiliana, in qualche modo cio sciogliendo leternit e limmutabilit del vero, oggetto della filosofia, nello sviluppo temporale della storia della filosofia. E noto largomento hegeliano e pi ancora gentiliano con la famosa tesi dellidentit di filosofia e storia della filosofia: che cio il processo con cui luomo giunge progressivamente alla conoscenza della verit sidentifica con il processo con cui la verit giunge a piena coscienza di s; e viceversa. Il che significa che, da un lato, la storia della filosofia la storia dellidea, e dallaltro che il processo dellidea delineato nella Scienza della logica quello stesso di cui tratta la storia della filosofia. Senonch in questa identit era fatale che lun termine la storia della filosofia dovesse finire per prevalere sullaltro, e in qualche modo esaurirlo in s. La vicenda empirica della riforma gentiliana dellinsegnamento della filosofia ne eloquente testimonianza: si insegner infatti la storia della filosofia nel presupposto di aver insegnato la filosofia tout court. E poich il discorso mi ha portato occasionalmente a Gentile, dir subito di sfuggita che laltra identificazione della filosofia verificatasi nella storia della nostra cultura, quella crociana di filosofia e storia, non merita nemmeno di essere presa in considerazione in una trattazione filosofica del tema: per essa infatti la teoresi filosofica si scioglie e si dilegua, non tanto nella sua storia, quanto piuttosto nella storia politica e sociale (che, detto per inciso, era il programma di Marx). Si prendano le cronache di filosofia dimpostazione pi crociana e marxiana a un tempo che in Italia si siano avute, quelle di Eugenio Garin, e si osservi come in esse con indubbia coerenza al loro principio i veri protagonisti del pensiero italiano del Novecento non siano stati i Gentile o i Carabellese, i Martinetti o i Bontadini, ma.Mussolini e Gramsci. Parole non ci appulcro! Torniamo comunque allidentificazione di filosofia e storia della filosofia propria delle Lezioni edite dal Michelet e dello sviluppo gentiliano. Per essa accade che: a) le molteplici filosofie presentatesi nel tempo siano tappe del processo con cui la verit prende coscienza di se stessa (vale a dire si rivela); e la filosofia non pu giungere a tale coscienza, o rivelazione, senza passare attraverso di esse; b) che alla filosofia si giunga solo attraverso le filosofie. La verit stato giustamente scritto da Pareyson sulla via di questa lettura storicistica di Hegel acquista realt e contenuto solo nella concretezza di quello sviluppo storico []. Non c filosofia senza storia. Sono chiari i capisaldi di questa lettura; che cio 1) la filosofia in s (quella della Scienza della logica per intenderci) priva di realt e di contenuto, che deve ricevere solo dalla storia; e che 2) la concretezza propria della storia che la fornisce alla filosofia. Senonch ognuno riconoscer che tali capisaldi di principio sono del tutto contrari alla concezione hegeliana, anche se trovano conforto nella lettera di alcuni passi delle Lezioni del Michelet; perch 1) la filosofia in s, lungi dallessere priva di realt e di contenuto, la massima pienezza delluna e dellaltro, tutta la verit, come si visto nella conclusione della Scienza della logica; 2) la concretezza propria, non gi della storia e delle sue finitezze spazio-temporali, bens del pensiero che dispiega se stesso, della verit, che non ha da acquistarla fuori di s; una verit senza concretezza sarebbe infatti una non-verit. E solo un residuo realistico quello che pone concretezza nel finito e nella storia e ritiene astratta linfinit della verit. Si consideri allora largomentazione delle Lezioni pi ancora della lettura hegeliana che fa delle molte filosofie presentatesi nella storia le tappe del processo della verit; e si consideri altres laltra argomentazione, che fa da corollario alla prima, della filosofia assoluta come risultato di quel processo, come la filosofia che riassume in s e in s conclude tutte le filosofie. Non vi dubbio che esse trovano conforto nella lettera della scrittura hegeliana; ed anche a voler prescindere dalle Lezioni, sembra inoppugnabile il testo del 13 dellEnciclopedia. Leggiamo: Lorigine e lo svolgimento della filosofia vengono esposti nella forma peculiare di storia esterna come storia di questa scienza. Questa forma presenta i gradi di svolgimento dellidea come una
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successione accidentale e una semplice diversit dei principi e dei loro svolgimenti nei rispettivi sistemi filosofici. Ma [] la storia della filosofia mostra, da una parte, che le filosofie che sembrano diverse sono una medesima filosofia in diversi gradi di svolgimento; dallaltra che i principi particolari [] non sono altro che rami di un solo e medesimo tutto. La filosofia che ultima nel tempo insieme il risultato di tutte le precedenti, e deve contenere i principi di tutte: essa perci beninteso, se davvero una filosofia la pi sviluppata, ricca e concreta. Se si prescinde dalla denuncia della successione accidentale in cui la storia della filosofia espone nella forma di storia esterna lo svolgimento della filosofia (torner su queste espressioni), nel testo appena letto sembrano accavallarsi luna sullaltra numerose perplessit. Se la filosofia nella sua storia, il suo sviluppo non sottomesso con ci alla successione temporale? E i gradi della filosofia non vengono cos determinati a partire dalla successione delle diverse epoche? E la filosofia assoluta che si pone al termine dello sviluppo temporale non ne con ci condizionata? E come pu essere assoluta se condizionata dallo sviluppo temporale? E ancora: non forse impensabile un termine della successione numerica, della cattiva infinit? Si d una fine della filosofia? E naturalmente tutte le perplessit che sorgono a proposito della fine della filosofia nella filosofia assoluta si ripropongono mutatis mutandis per il suo inizio. Si d veramente un suo inizio? E cos via. Il fatto si che, con ogni verisimiglianza e malgrado la lettera di certe espressioni hegeliane, si tratta di ben distinguere il duplice piano su cui largomentazione si svolge: quello voglio dire della sostanza della filosofia e del suo sviluppo concettuale (il piano su cui si colloca la Scienza della logica) e quello della presentazione di esso sviluppo, o se si vuole delle sue figure. Se ci si vuol richiamare ad una notissima immagine della prefazione alla Filosofia del diritto, si tratta di distinguere tra la considerazione del nocciolo della filosofia (Kern lo dice Hegel; Spinoza avrebbe detto l in s, la sostanza una eterna, immutabile) e la considerazione della buccia variopinta di cui esso si circonda (l in altro, avrebbe detto Spinoza, i modi finiti); si tratta cio di distinguere tra la filosofia in s e la filosofia nella molteplicit dello spazio-tempo. Si tratta insomma di ben distinguere tra l in s e il fenomeno del pensare. *** Torniamo allora allaspra antinomia in cui Hegel, nella prolusione oggetto del nostro incontro, delinea lessenza della verit e della storia della filosofia; e vi torniamo nella sua seconda redazione, non tanto perch sia diversa dalla prima, ma per sottolineare limportanza che ad essa Hegel ha attribuito col formularla per ben due volte nello stesso brevissimo scritto, a distanza di una pagina e mezzo. Eccola: La prima idea che ci si presenta innanzi nel trattare la storia della filosofia che il suo argomento contiene gi esso stesso una contraddizione interiore. Giacch la filosofia si propone di intendere ci che immutabile, eterno, in s e per s: il suo scopo la verit. La storia invece racconta ci che fu in un determinato tempo e poi spar perch fu sostituito da qualcosa daltro. Se partiamo da questo, che la verit eterna, allora essa non rientra nellambito di ci che passa, e non ha una storia. Se invece ha una storia, dal momento che la storia solo la rappresentazione di una serie di figure passate di conoscenze, allora in essa non si pu trovare la verit, perch la verit non un che di transeunte. Si gi visto che lantinomia non risolvibile con il semplice espediente forse gentiliano, ma soprattutto storicista di dissolvere la filosofia nella storia della filosofia, la verit nella storia, leternit nel tempo; un espediente che del resto equivarrebbe ad eliminare, in una contraddizione, uno dei suoi termini, nellillusione di aver superato con ci la contraddizione. Eppure stata proprio questa la via dello storicismo per quanto riguarda sia lo svolgimento in s della filosofia che stato dissolto nelle tappe temporali della storia del pensiero sia il concetto pi arduo dellhegelismo, quello della filosofia assoluta, ritenuta come fine della filosofia: non gi metafisicamente considerata, come avviene nello Heidegger, ma collocata proprio nella serie
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temporale delle filosofie: in una certa epoca del tempo, pi o meno lontana, in un futuro atteso a conclusione delle contraddizioni in cui la storia si sempre avvolta. Per una significativa burla del tempo, poi accaduto che i millenarismi sorti in epoca post-hegeliana, forse anche per una lettura fallace dellhegelismo, che avevano prospettato appunto la fine delle contraddizioni della storia sul piano stesso della storia, nel Reich millenario o nel comunismo che mette fine alla lotta di classe, motore della storia, tali millenarismi che annunciavano nel mondo la fine del tempo, sono finiti prima che finisse il tempo: quasi come aborti, tragici aborti della nostra storia. Ma forse inutile continuare a sottolineare limpossibilit di risolvere quellantinomia di cui si diceva che poi lantinomia di verit e storia, di eternit e tempo sul piano della temporalit storica: Hegel stesso ne ha data chiara indicazione quando quasi per controbattere ante litteram le letture storicistiche che sarebbero state date della sua opera ha definito la storia qui, in questa splendida prolusione nur eine Reihe vergangener Gestalten che zufllige Ereignissen der Zeiten, der Vlker und Individuen zu erzahlen hat; zufllig teils ihrer Zeitfolge, teils aber ihrem Inhalt nach, soltanto una serie di figure passate, che ha da raccontare eventi accidentali dei tempi, dei popoli e degli individui: accidentali nella loro successione ma anche nel loro contenuto. Piuttosto che sul piano e al livello della storia e dellaccidentalit, lantinomia vuol essere risolta sul piano e al livello della metafisica, che proprio dellhegelismo come di ogni altro autentico pensare. Voglio dire che quellantinomia di filosofia e storia della filosofia, di verit e divenire, di eternit e tempo, rinvia alleterna reale dialettica di essere e apparire, di realt e fenomeno, di idea e figura; nel senso che la storia della filosofia (e a questo punto forse anche la storia tout court) solo lapparire della realt dellidea eterna, della verit, ma non essa stessa la verit, pur avendo con la verit un rapporto indissolubile, senza del quale appunto non sarebbe nemmeno figura. La serie dei momenti del tempo, la successione delle epoche, figura delleternit ma non essa stessa leternit, che si pone al di fuori della successione seriale, anzi si presenta solo nella fine dei tempi (la benedizione della morte!). La storia della filosofia figura dello svolgersi della verit. Leterno, insomma, si rivela nel tempo; Dio si rivela in Ges di Nazareth. La storia tutta lapparire della verit, ma non per questo tutta la verit. Lantinomia, che sembrava giustamente irresolubile sul piano della successione storico-temporale, rimane antinomia solo se si d alla storia al fenomeno, alla serie, al tempo quella patente desaustione della verit chessa invece non possiede, essendone solo lapparenza. Scompare invece se la storia e la temporalit vengono ricondotte a ci che sono, a forme dellapparire. Insomma, la storia della filosofia lapparire della filosofia nelle esteriorit storiche, come si dice nel 14 dellEnciclopedia, che indirizza cos alla giusta comprensione del paragrafo precedente che era sembrato suscitare i pi diversi interrogativi. Leggiamo: Il medesimo svolgimento del pensiero che rappresentato nella storia della filosofia, rappresentato anche nella filosofia, ma libero da quelle esteriorit storiche, puro nellelemento del pensiero. Un medesimo contenuto, dunque, quello della Scienza della logica e quello delle Lezioni di storia della filosofia, ma luno svolto puro nellelemento del pensiero, nella pura teoresi, laltro nelle esteriorit storiche spazio-temporali. La storia della filosofia dunque figura, ovviamente nelle forme dello spazio e del tempo, della filosofia pura. Questultima espressione potrebbe condurre alla considerazione del capolavoro di Moretti-Costanzi, La filosofia pura appunto, distinta dalla comune filosofia, sempre soggettiva e anarcoide, molteplice, allincirca, del numero stesso dei suoi cultori: oggetto, si diceva dianzi, della dossografia. Ma non questo il luogo. Merita invece notare che a questo rapporto tra lunicit della verit e la molteplicit delle sue figure era improntata totalmente gi la Fenomenologia dello spirito, che era appunto lo dice il titolo stesso una scienza delle figure in cui lo spirito espone l esperienza del suo cammino. Tutti ricorderanno che la prima grande opera di Hegel si sviluppava nella successione delle figure storiche che procedono dallimmediatezza della coscienza sensibile alla signoria e servit (il mondo preistorico e quello antico, non c dubbio)
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alla coscienza infelice (il cristianesimo) allo stoicismo e scetticismo e cos via (ripeto che la successione propria solo delle figure, non gi dell in s), fino all illuminismo, al terrore, al sapere assoluto: tutte figure del medesimo spirito ossia della verit una e medesima di cui sono appunto figure. Insomma e per concludere sul nostro tema la storia della filosofia un tessuto di molteplici figure, le filosofie che via via si presentano nella successione temporale; le quali manifestano bens la verit (questa espressione necessariamente al singolare, diversamente da quella plurale delle figure), ma non sono la verit: tra le une e laltra vi il rapporto che corre si ricorda? tra la buccia variopinta e il nocciolo di un frutto maturo, tra il fenomeno e l in s. Il riconoscimento dellunicit della verit argomenta Hegel , che cio la verit soltanto una, il punto di partenza e lo scopo della filosofia; ma questunica verit va considerata come la sorgente (die Quelle, dice il testo) da cui derivano le molte filosofie, come anche tutte le leggi di natura, tutte le manifestazioni della vita e della coscienza di cui esse sono soltanto riflessi (nur Widerschein). Si noti bene: sono riflessi della verit e lo sottolineo soltanto riflessi. Il compito del pensare, continua ad argomentare questo splendido brano, quello di ricondurre tutte queste leggi a quellunica sorgente, per comprenderle in vista di essa. Che come dire che la storia della filosofia anzi delle filosofie ha di mira la comprensione della filosofia. Anche il concetto di svolgimento che il concetto chiave di ogni storia un concetto astratto che serve solo a questo riconducimento dei molti aspetti della verit allunica verit. Si sciolgono a questo punto, e nel modo pi semplice, anche tutte le difficolt legate alla rappresentazione delle tappe dello sviluppo storico della filosofia (per cui la successiva sarebbe sempre pi vera della precedente) e legate altres alla rappresentazione della filosofia assoluta come traguardo finale di questo sviluppo. Si sciolgono nel senso che tali rappresentazioni riguardano bens la manifestazione della verit, ma non la verit come tale, i tempi della filosofia ma non la filosofia, insomma il fenomeno ma non la cosa. Esse costituiscono diciamo la fenomenologia della verit (cos si potrebbe chiamare la storia della filosofia rettamente intesa), non gi la verit stessa, che non ha n tempi, n sviluppo, n fine, anzi rimane immutata nella sua eternit, come Hegel ha concluso nella conclusione della Scienza della logica.