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OBLIO E MEMORIA

Non c fuoco o gelo che possa sfidare ci che un


uomo pu immagazzinare nella memoria (F.Scott
Fitzgerald, Il grande Gatsby)

Sembra che il pensiero occidentale, da Platone in poi, non sappia muoversi al di fuori
dellanamnesi e che il desiderio di ricordare risponda ad unesigenza profonda di
sicurezza1. Ma luomo un essere che dimentica. Il rovesciamento dellorizzonte
platonico, lo smemoramento contro la rammemorazione (lAndenken heideggeriano)
il rischio sempre presente, nellambito della memoria, individuale e collettiva. I
ricordi sono circoscritti dalloblio, come i concetti sono circoscritti dal caos del
divenire: si pensa sempre contro limpensabile, il caos, si ricorda ai bordi delloblio,
circondati da esso e attraverso esso, incapaci di mantenere il governo della nave della
memoria.2 La conoscenza , per Deleuze, un taglio, una coupure nel divenire3 e,
rispetto alla continua azione delloblio, una specie di durasiana diga contro lOceano.
Il principio di sicurezza esige un orientamento nel tempo, unorganizzazione delle
sue latitudini, una disciplina dellimmaginario, una classificazione dei frammenti del
passato, sotto forma di ricordi, tracce, rilievi, per disegnare mappe e topiche in cui si
eserciti il nostro potere di saltare nel passato, istallarsi nei suoi livelli, catturarlo, e
1

Platone, Menone, 811, c-d. Sul ricordo dellantica Grecia, patria della libert-uguaglianza, si fonda la poesia-filosofia
di Hlderlin, per cui lallontanamento dallEn kai Pan, in direzione eccentrica, linizio del grande inverno, in cui gli
dei sono volati via, senza lasciare traccia di loro, eccetto che nellentusiasmo e nellispirazione poetica, nella
Begeisterung dionisiaca. Nellorientamento verso il passato lo stesso Heidegger conferma il problema della metafisica:
loblio dellessere (Cfr. G.Vattimo, Introduzione a Heidegger, Laterza, Bari, 1991, pp. 78-9). La dimenticanza
dellEssere a favore dellente allorigine della deviazione dellOccidente. Questo un occultamento, perch
lEssere non scompare. Heidegger indica, ispirandosi a Hlderlin, nellAndenken, la rammemorazione come il compito
del pensiero, la retrospezione verso ci che non ancora pensato (Cfr, sullessenza del pensiero poetante M.
Heidegger, Rammemorazione, in Id.,La poesia di Hlderlin, Adelphi, Milano, 1988, pp. 95-180).
2

Ogni concetto ha un contorno irregolare, definito dalla cifra delle sue componenti. E' per questo che, da Platone a
Bergson, si ritrova lidea che il concetto sia una questione di articolazione, di ritaglio e di accostamento. E' un tutto,
perch totalizza le sue componenti, ma un tutto frammentario. Soltanto a questa condizione il concetto pu uscire dal
caos mentale che lo attende al varco e non cessa di minacciarlo per riassorbirlo. G.Deleuze, F.Guattari, Che cos la
filosofia, Einaudi, 1996, p 23
3

Il piano di immanenza come un taglio del caos, e agisce come un setaccio. Il caos, in realt, non tanto
caratterizzato dallassenza di determinazioni quanto dalla velocit infinita con cui queste si profilano e svaniscono ()
Il caos non uno stato inerte o stazionario, non un miscuglio casuale. Il caos rende caotica e scioglie nellinfinito ogni
consistenza. (op. cit. p.51). Cfr, H. Bergson, Lvolution creatrice, ed. digit. Classiques des sciences sociales,
Universit du Qubec, Chicoutimi, 2003 sul taglio (coupe) operato dallintelligenza sul flusso del reale, sul divenire
universale: Les choses se constituent par la coupe instantane que l'entendement pratique, un moment donn, dans un
flux de ce genre, et ce qui est mystrieux quand on compare entre elles les coupes devient clair quand on se reporte au
flux. (p.149). La stessa intelligenza, daltra parte, ritagliata da una realt pi vasta e creatrice, la vita come slancio
(H.Bergson, Levoluzione creatrice, R. Cortina, Milano, p.48). Sullimmagine del corpo come taglio trasversale del
divenire universale v. H. Bergson, Materia e memoria, in Opere 1889-1896, Mondadori, Milano, 1986, p.259.

ricondurne alla coscienza immagini e segni. Nella memoria il soggetto cerca


essenzialmente la sicurezza di s, costruisce un piano stabile, in cui insediarsi, per
penetrarne il paesaggio. I gradi di tensione della memoria e lo sforzo di espansione
che compie per localizzare i ricordi possono per fallire. Loblio si presenta come
una rottura della nostra storia individuale4 che rivela la natura della memoria: non un
deposito di cose morte, ma un campo di forze e di molteplici piani, in cui la
coscienza, contraendosi ed espandendosi, gioca le sue chances. La statua glorifica il
marmo scriveva Blanchot. La statua per il prodotto di una demolizione, di una
sottrazione di marmo. Lo stesso si pu dire delloblio. Ma chiediamoci: loblio
veramente la negazione della memoria? Nelloblio si elimina la solidariet tra
memoria-abitudine e memoria integrale del passato, ricordi recenti e remoti? I
risultati delle indagini cliniche e delle esplorazioni filosofiche convergono: loblio
un sistema dinamico di strati e livelli, si articola in una molteplicit di modi, proprio
come la memoria, ed sempre legato ad affetti, a situazioni emotive, patologiche e
mormali, in cui si vive la temporalit. La potenza selettiva delloblio - come avviene
nellEterno ritorno dellIdentico nietzscheano5 - glorifica la materia del passato: gli
oggetti, gli atti, i simboli, le cifre del suo passaggio, le stazioni e i transiti e i passaggi
del suo snodarsi. Lattualizzazione dei ricordi puri, virtuali, rappresenta sempre,
congiuntamente, un taglio, unesclusione: il presente, lattuale si colloca su un piano
diverso dal virtuale, il passato puro. E inevitabile il rischio di perdita, di abbandono
del passato: loblio. Noi non portiamo il presente nel passato, perch esso lo gi da
sempre. Scaviamo i giacimenti della memoria, per corroborare il nostro senso di
sicurezza, la posizione di soggetto, in vista dellazione, che pu aprirsi, almeno sul
piano etico spinoziano, ad unavventurosa esplorazione di dimensione cosmica6.
In quanto soggetti ci rendiamo estranei alle linee divergenti e anomale che il
divenire produce, al mondo dei viventi o cosmo in nome di un retro-mondo o sovramondo che la metafisica spaccia per fondamento, guadagnandone in attribuzione di
senso, in identit certa. Il mondo nel quale viviamo si colloca in una rete, che, in
termini deleuziani, si pu definire uno spazio mentale striato, cio gerarchizzato.
Una memoria gerarchica sar uno spazio di questo tipo, che cerca di sradicare la
possibilit stessa del fallimento, dellabbandono alloblio. Ma, per Deleuze, il Piano
di consistenza o di immanenza ignora le differenze di livello, gli ordini di grandezza
e le distanze () tra lartificiale e il naturale. Ignora la distinzione dei contenuti e
delle espressioni, come quella delle forme e delle sostanze formate, che esistono solo
4

Cfr, H, Bergson, Materia e memoria, cit. p. 275.


Cfr. infra, le note n.42 e 43.
6
Questo esplorazione e il pathos gioioso dellascesi filosofica aderiscono alla condotta di vita in cui ci si istalla nel
piano di immanenza e lo si costruisce (cfr. G.Deleuze, Spinoza. Filosofia pratica, Guerrini e associati, Milano, 1991,
cap. 6 Spinoza e noi)
5

mediante gli strati e rispetto agli strati7 Ci pu significare che il passaggio allo
spazio mentale liscio ad incaricarsi di affrontare il disordine di un ordine fittizio
(quello delle metafisiche e dei poteri) come il suo problema principale. Il caos e
loblio diventano la sfida della sua attivit. Se Paul Ricoeur, nellopera
Dellinterpretazione. Saggio su Freud, ha indicato loblio come origine della
riflessione, situazione iniziale a partire dal quale si possa recuperare qualcosa che
dapprima stato perduto, separato dallio e divenuto estraneo, per cui ricordare
diventa, in tale contesto, un compito di valenza morale, Gilles Deleuze collega invece
la memoria alla fenomenologia del desiderio e allintervento attivo della potenza di
oblio, che si declina necessariamente nel dispositivo di memoria. La memoria inizia
con uno scarto che lalba della soggettivit e si compie nella contrazione in cui,
nella coesistenza di passato integrale e presente, essa si inverte e si converte, per
vibrare verso il futuro8. Ricordare, dunque, ha sempre a che fare con una distanza e
con un divenire, cio con il desiderio, che non altro che un passare per i divenire,
una relazione tra due termini eterogenei che si deterritorializzano, e, dal punto di vista
del soggetto, lapertura ad unaltra maniera di sentire e vivere, che sinviluppa nella
nostra e la fa fuggire. Il desiderio ha, infatti, delle linee profonde di relazione, che
congiungono il cuore della piega, cio della soggettivit prodotta dallessere e
messa a punto come abito e punto di vista, con il corpo. Il sopravvenire del desiderio,
la sua pienezza che non manca di nulla , allora, per noi, un evento, una cesura, un
punto di disgiunzione nella serie cronologica dei presenti, che, in un certo senso,
interrompe il tempo per riprendere, con uno slittamento di senso, su un altro piano.
Levento insomma si produce nel tempo, ma non vi si riduce, costituendo un tempo
vuoto o morto, condizione stessa delle serie cronologiche. Solo degli uomini
semplici, i pi naturali, o degli scrittori maledetti, i pi possibile anormali,
sembra, secondo Deleuze, abbiano familiarit con esso, emancipandosi dalla
soggezione ad uneternit mitologica, fuori del tempo e trascendente.
Soffermiamoci un momento sulla nozione di piega in rapporto alla coppia
memoria-oblio. Non bisogna pensare, per Deleuze, la piega a partire da un centro
puro. La piega un taglio dellEssere, una replicazione-sdoppiamento-piegatura
del suo dispositivo ontologico. E il Fuori che genera un dentro9. Lo stesso piano di
immanenza, il movimento assoluto al di l delloggetto e del soggetto, in Che cos la
filosofia, non concepibile senza riferirsi alla piega, figura centrale del saggio su
7

G.Deleuze. F. Guattari, Mille piani. Capitalismo e schizofrenia, ed. digitale, Cooper, Roma, 2003, p. 273.
G. Deleuze, Il bergsonismo e altri saggi, Einaudi, Torino, 2001, pp.42-3. Ma sulla contrazione-concentrazione di
energie e di emozioni-eccitazioni operata dalla memoria, che mostra cos di appartenere appieno alla dinamica del
desiderio e del piacere cfr. G. Deleuze, Differenza e ripetizione, R. Cortina ed,, Milano, 1997, p. 100, 106.
Sullapertura al futuro della sintesi ordinale scardinata del tempo, connessa alla ripetizione, vedi le pp.119, 120-21.
9
G. Deleuze, La Piega. Leibniz e il Barocco, Einaudi, Torino, 2004, pp. 73 sgg. Vedi in particolare pp. 83 sgg. sul
nuovo statuto del soggetto.
8

Leibniz e il Barocco10 Il risultato de La piega. Leibniz e il Barocco (gi intravisto nel


volume su Foucault) la scoperta della possibilit di una nuova posizione della
soggettivit come espressione del piano di immanenza. Il residuo minimo di
soggettivit di Mille piani viene cos, nella elaborazione successiva, riletto in chiave
ontologica. Cosa accade? Avvolgendosi, piegandosi, ripiegandosi su di s, lEssere
definisce, con il limite, anche un dentro, a partire dal quale il pensiero svolge ci che
avvolge, dal dentro al fuori. Il pensiero si flette perch riflette le forze del fuori, la
cui attivit definisce un limite. La riflessione diventa il prodotto di un rapporto di
forze, in cui il dentro e il fuori si forzano e si sforzano: Il momento pi profondo
dellintuizione dunque quello in cui il limite pensato come piega, e in cui di conseguenza
lesteriorit si rovescia in interiorit. Il limite non pi quel che intacca il fuori, ma una piega del
fuori. Eunauto-affezione del fuori (o, il che uguale, della forza(....) il limite comune delle forze
eterogenee, che esteriorizzano completamente gli oggetti o le forme, lazione stessa dellUno
come piegamento di s. 11 Lidentit di pensiero ed essere, invocata da tanti pensatori

come principio dellontologia, diventa cos possibile, e dunque reale, quando esso
diventa una piega, la cui essenza vivente la piega dellEssere 12 Questo intreccio
modifica lo statuto dellintuizione filosofica, la funzione della memoria e delloblio,
con inevitabili connessioni che, a partire dallidea di soggettivazione, si riflettono
sulla concezione del tempo, che si emancipa dal movimento in senso fisicomatematico, e del mondo, che si emancipa dalla trascendenza13. Linteriorit diventa
uno spazio del dentro, co-presente e coestensivo allo spazio del fuori, sulla linea della
piega e cessa di presentarsi come un principio ontologico indipendente dallEssere
univoco14 nella piega, diventando il raddoppiamento, la piegatura del fuori in un
dentro. Ora, nella piega, lEssere stesso che si fa Memoria, memoria di s e del
mondo, integrale memoria del passato o intuizione della Durata. La formula rinvia
alla riflessione bergsoniana15, che Deleuze accoglie e di cui formalizza limpianto

10

Il movimento infinito definito da unandata e ritorno, perch esso non va verso una destinazione senza fare gi
ritorno su se stesso, essendo lago anche il polo. []. Il movimento infinito doppio, tra luno e laltro non c che una
piega [...] I diversi movimenti dell'infinito sono talmente mischiati gli uni con gli altri che, lungi dal rompere lUno Tutto del piano di immanenza, ne costituiscono la curvatura variabile, le concavit e le convessit e, in qualche modo,
la natura frattale. G. Deleuze, F. Guattari, Che cos la filosofia, Einaudi, Torino, 1996. p. 47 ed. digit., il corsivo
nostro.
11
A.Badiou, Deleuze, il clamore dellessere, Einaudi, Torino, 2004, p. 218, cito dalled. dig.)
12

cfr. Alain Badiou, cit., p.219.


La linea anticartesiana di Deleuze non scende a patti n con lidealismo n con la fenomenologia: la piega non si pu
scambiare per lIo dellidealismo o della fenomenologia e rompe altres con la tradizione neoplatonica e agostinianacreazionista di unorigine unitaria (e trascendente) del tempo.
14
Sulla tesi ontologica dellUnivocit dellessere in rapporto alla ripetizione dellEterno ritorno vedi, G. Deleuze,
Differenza e ripetizione, R, Cortina ed., Milano 1997, R. Cortina ed., Milano 1997, pp.53-61.
15
Vedi H. Bergson, Materia e memoria, cit., pp.258-59 per la distinzione tra due memorie, la memoria abitudine,
fissata nellorganismo e condizionata dalladattamento alla situazione presente e la vera memoria coestensiva alla
coscienza che evoca lesperienza passata, svincolandosi dal presente e dai suoi meccanismi. Cfr. sul rapporto soggetto13

immanentistico. Lessere del Tempo, in cui la Memoria iscritta, si soggettivizza


grazie alla piega e sotto la condizione della piega, ma la memoria non pu pi in
nessun caso considerarsi unattivit del soggetto, sottoposto com, in quanto isola di
ordine, punto di vista, al continuo costruirsi e svanire e ridotto, quindi, ad una forma
in continua formazione-deformazione: inflessione, piegatura, spiegatura, ripiegatura
del Fuori. Non si tratta pi soltanto, come avveniva in Mille piani16, di conservare
unoncia di soggettivit, necessaria a quel piano di immanenza, che tende ad
assorbire la Terra, il cui compito il taglio del caos delle forze del divenire. Si tratta
invece di risolvere la soggettivit, che si dilata e si contrae nel ricordare,
nellontologico puro o nellessere in s, il Virtuale del passato17.
LEssere si d dunque come Memoria o meglio come Durata. La memoria non la
creazione di un soggetto ipostatizzato e di uninteriorit presupposta e trascendente
gli eventi, come in Platone, che mette il tempo nel concetto ma questo tempo deve
essere lAnteriore. Costruisce il concetto ma come testimone della preesistenza di
unoggettivit, sotto forma di una differenza di tempo capace di misurare la distanza
o la prossimit delleventuale costruttore. () la verit si pone come presupposta,
come gi esistente.18 Uscire dalle nomenclature concettuali del platonismo,
rovesciare le sue scatole vuote, confutarne le pretese di verit lesigenza imperativa
di Deleuze. Gli Universali della metafisica sono soltanto grida nel deserto, vibrazioni
minime, movimenti di palpebre in una fossa oceanica. La dimensione di piega della
soggettivit, emancipata dalla trascendenza e dallordine plurivoco (o analogico)
dellessere, si appresta alle sue catture, alle sue cacce sottili, ai tagli delle forze
caotiche del divenire nel piano di immanenza, che i concetti popolano senza dividere ()
Il piano assicura il raccordo dei concetti con delle connessioni in perenne aumento e i concetti
19
assicurano il popolamento del piano su una curvatura sempre rinnovata, sempre variabile.

oggetto, memoria-percezione, e quindi spirito-materia, il ruolo centrale della concentrazione-contrazione della memoria
che collega le visioni istantanee, spaziali, del reale H. Bergson, op. cit., pp. 192-3.
16
Dellorganismo bisogna conservare quanto basta perch si riformi a ogni alba;( ) bisogna conservare piccole
razioni di soggettivit, in quantit sufficiente per poter rispondere alla realt dominante. () Siamo in una formazione
sociale; vedere innanzitutto come stratificata per noi, in noi, nel posto in cui ci troviamo; risalire dagli strati al
concatenamento pi profondo in cui siamo presi; far capovolgere il concatenamento con molta precauzione, farlo
passare dalla parte del piano di consistenza. 16 (G.Deleuze, F. Guattari, Mille piani, cit. pp. 583-584)
17

G. Deleuze, Il Bergsonismo, cit., p. 45; cfr. G. Deleuze, Differenza e ripetizione, cit. p. 119. Labitudine a ricondurre
ogni manifestazione della memoria al presente, alla presenza e al riconoscimento del ricordo ci confina nel regno della
psicologia, dellio o dellEs, e della sua temporalit, Chronos, ma nulla ha a che fare con la concezione bergsoniana e
deleuziana della durata.
18
G. Deleuze,F.Guattari, Che cos la filosofia, Einaudi, 1996, p. 37
19
G.Deleuze, F.Guattari, Che cos la filosofia, cit.p.44

La soggettivit, si visto, non scompare, ma riforma radicalmente se stessa, si


configura nella dimensione virtuale dei suoi divenire, dei suoi flussi e delle sue
metamorfosi20. Gli io si confermano esistere soltanto come soggetti larvali21

PUNTO DI OBLIO
Ogni vita , si capisce, un processo di demolizione
G.Deleuze, F.Guattari, Millepiani

Avviciniamoci alla memoria, a quella memoria pura che tangente non soltanto al
piano della percezione presente, secondo la nota immagine del cono rovesciato22
ma anche al punto di oblio23, da cui parte la strategia di attacco del complotto (la
pretesa) in cui il soggetto-piega opera, con la disposizione danimo della sorpresa,
con la velocit infinita del Piano dimmanenza. Il soggetto minoritario non cessa,
malgrado tutto, di svolgere il suo ruolo e non si dissipa senza residui nei flussi di
divenire 24. La coppia categoriale striato-liscio (attribuita allo spazio, ma ad uno
spazio mentale) di Mille piani, consente infatti di ridefinire i rapporti della
memoria con loblio. In particolare lo spazio mentale liscio o nomadico significa
cancellazione dei ricordi, loblio relativo e la negazione-scomposizione della sua
organizzazione arborescente o striata. Ogni sedimento di memoria striata connesso
sia al punto di vista in cui il soggetto ha voce, che allo slancio di un sorvolo
assoluto, alla velocit infinita del Piano di Immanenza. Si presenta cos,
nellattualizzazione dei ricordi, in tutta la sua forza, quel radicamento della memoria
nel territorio delloblio, da cui si generano le linee irregolari e le asimmetrie della
memoria. Forse loblio non si pu pi pensare, secondo la celebre immagine
dellIntroduzione alla Metafisica di Bergson, come un fondo inerte dal quale i
20

I flussi dintensit, i loro fluidi, le loro fibre, i loro continua e le loro congiunzioni daffetti, il vento, una
segmentazione fine, le micropercezioni hanno sostituito il mondo del soggetto. I divenire, divenir-animali, diveniremolecolari, prendono il posto della storia, sia essa individuale o generale G.Deleuze, F.Guattari, Mille piani, cit. p. 587
21
G. Deleuze, Differenza e ripetizione, cit.p. 106.
22
H. Bergson, Materia e memoria, in op.cit. pp.259-260
23
Il mutuo appoggio, la solidariet tra memoria-abitudine del corpo e dei suoi meccanismi senso-motori e vera memoria
del passato (dei ricordi in s) non garantita per Bergson che dalla normalit, cio dallequilibro degli individui ben
adattati alla vita (H.Bergson, op. cit. p. 260). La sfera del patologico e della sperimentazione-costruzione di vita
dellarte (o della filosofia in senso deleuziano) ne sono dunque escluse. Se la parte immediata del passato che, proteso
sul futuro lavora per realizzarlo e annetterselo, pu essere schiarita dal bagliore della coscienza, il resto, afferma
Bergson, rimane nelloscurit (cit. p. 258)
24
G. Deleuze, op.cit. p.588. Con riferimento al libro di Carlos Castaneda sugli insegnamenti esoterici di Don Juan,
Deleuze e Guattari scrivevano: Non pi un Io che sente, agisce e si ricorda, una bruma brillante, una nebbia gialla
e scura che ha affetti e prova movimenti, velocit. Ma limportante che non si disfa il Tonal distruggendolo di colpo.
Occorre diminuirlo, restringerlo, pulirlo e per giunta soltanto in certi momenti. Occorre conservarlo per sopravvivere,
per poter sventare lassalto del Nagual. (corsivo nostro)

ricordi affiorano per guadagnare la superficie (la coscienza), n come un limite che
minaccia la memoria. Esso potentemente attivo nel piano in cui la memoria opera il
taglio dei ricordi e connette il passato recente con la memoria profonda, accessibile
soltanto, nei suoi livelli molteplici e nei piani in cui cerchiamo di collocarli, nel
sogno. Il carattere di flusso della realt pura, la Durata, che incontriamo, secondo
Bergson, procedendo dalla periferia verso il centro del soggetto, infatti prima e
fuori del taglio dei ricordi (cristalli ben tagliati) e della superficie delle percezioni
di oggetti. La continuit di flusso fa s che gli stati successivi si prolunghino luno
nellaltro25 e siano pi simili allarrotolarsi come quello di un filo sul gomitolo26 in
cui si costruisce la coscienza, cio la memoria, con unoperazione nella quale la
contrazione-tensione della piegatura assume un rilievo essenziale. Per Deleuze
limmersione nel caos del divenire spinge la memoria a varcare i bordi delloblio, a
forzarne i limiti. Nellinseguire i ricordi siamo inseguiti dalloblio e incapaci di
mantenere durevolmente la nostra direzione di viaggio, centrata sul presente di un
ordine cardinale del tempo27
La conoscenza si conferma essere un taglio (una coupure)28 del divenire: ci che si
conosce circoscritto dal divenire caotico, ci che si ricorda circoscritto e definito
dalloblio, relativamente impenetrabile. Il caos mentale non cessa di esercitare la sua
presa. La stessa biografia dei romanzi - la letteratura lo testimonia- e, aggiungiamo,
quella continua biografia che scriviamo di noi stessi in ogni concatenamento, non
riproduce e salva, ma elimina e demolisce porzioni del passato, ripetendolo su livelli
e modalit sempre nuovi. La critica senza sconti del platonismo e della sua anamnesi,
della psicanalisi col suo psicologismo, mira alla costruzione speculativa di un
percorso di uscita da tali territori:
Dove la psicoanalisi dice: Fermatevi, ritrovate il vostro Io, bisognerebbe dire: Andiamo ancora pi
lontano, non abbiamo ancora trovato il nostro CsO [Corpo senza Organi], non abbiamo ancora
disfatto abbastanza il nostro Io. Sostituite lanamnesi con loblio, linterpretazione con la
sperimentazione. Trovate il vostro corpo senza organi, sappiatelo fare, una questione di vita o di
29
morte, di giovinezza e di vecchiaia, di tristezza e di allegria. Ed qui che tutto si gioca.

Il paradigma del rizoma o del corpo senza organi elabora una via duscita nel
movimento del nomadismo, il viaggio continuo e immobile in cui possibile
25

H. Bergson , Introduzione alla Metafisica, Laterza, Bari, 1983, p. 48.


Op. cit. ibidem.
27
Il presente, nella sua posizione intratemporale, non altro che la concentrazione massima di tutto il passato con cui
coesiste e che coesiste in s (G. Deleuze, Differenza e ripetizione, cit. p. 111) e appartiene al tempo cronologico.
28
G. Deleuze, F. Guattari, Che cos la filosofia, cit. p. 21
29
G,Deleuze, F.Guattari, Mille piani, cit. p.553 (corsivo nostro)
26

sperimentare e costruire la soggettivazione, al di l di ogni organizzazione e


fissazione:
Consideriamo i tre grandi strati rispetto a noi, cio quelli che ci imprigionano pi direttamente:
lorganismo, la significanza e la soggettivazione. La superficie dorganismo, langolo di
significanza e dinterpretazione, il punto di soggettivazione o dassoggettamento. () Sarai un
soggetto, e fissato come tale, soggetto denunciazione ripiegato sopra un soggetto denunciato,
altrimenti non sarai che un vagabondo. Allinsieme degli strati, il CsO [Corpo senza organi] oppone
la disarticolazione (o le n articolazioni) come propriet del piano di consistenza, la sperimentazione
come operazione su questo piano (nessun significante, non interpretate mai!), il nomadismo come
movimento (muovetevi anche stando fermi, non cessate di muovervi, viaggio immobile,
desoggettivazione).30

DUE MEMORIE: LUNGA E CORTA


La filosofia deleuziana liquida limmagine classica del pensiero e [del] la striatura dello
spazio mentale che essa opera () con due universali, il Tutto come ultimo fondamento
dellessere od orizzonte che ingloba, il Soggetto come principio che converte lessere in essere pernoi. Imperium e repubblica. Fra luno e l'altro, tutti i generi del reale e del vero trovano il loro posto
in uno spazio mentale striato, dal duplice punto di vista dellEssere e del Soggetto, sotto la direzione
di un metodo universale 31

Confutata la tesi di unappropriazione da parte del Soggetto umano della Realt del
passato (la Durata lessenza variabile delle cose, come insegna Bergson nel primo
capitolo di Materia e memoria) Deleuze accoglie la divisione di due memorie: lunga
e corta, arborescente e rizomatica. La memoria corta non comprende soltanto la
dimenticanza, loblio, nel suo processo, ma, si potrebbe dire, che fa centro sulloblio,
cio contrae, concentrandola al massimo, quella memoria del passato che saltando e
istallandosi in esso, cio dilatandosi, ha conquistato, secondo una modulazione e un
inclinazione asimmetrica. Le due modalit di memoria sono molto diverse:
Ora la differenza non soltanto quantitativa: la memoria corta del tipo rizoma, diagramma,
mentre la lunga arborescente e centralizzata (impronta, engramma, calco o foto). La memoria
corta non per nulla sottomessa a una legge di continuit o di immediatezza con il suo oggetto, essa
pu essere a distanza, venire o rivenire molto tempo dopo, ma sempre in condizioni di discontinuit,
di rottura e di molteplicit. Ancor pi, le due memorie non si distinguono come due modi temporali

30
31

G. Deleuze, F. Guattari, op. cit. p. 579


G.Deleuze, F.Guattari, Mille piani, cit. p. 1306

di percezione della stessa cosa; non la stessa cosa, non lo stesso ricordo, non neppure la stessa
idea che colgono entrambe. 32

La memoria corta rappresenta, paradossalmente, l oblio, la dimenticanza, rispetto


alla memoria lunga. Essa non ricorda ci che ricorda la memoria lunga e non si
confonde con listante presente, ma con il rizoma collettivo, temporale e nervoso.33
LISCIO E STRIATO, CURVATURA DEL TEMPO
Ci che si salva, nella memoria, sembra dunque salvarsi grazie alloblio, attraverso
loblio. Il momento migliore della memoria la sua curvatura, la sua conversione, la
sua vocazione liscia, lemissione delle sue grida34. Tale lisciatura dello striato
appare agli occhi della normalit come una cancellazione, una demolizione dei
ricordi, un passo indietro, apparentemente, della memoria rispetto alla potenza
delloblio. La memoria vi guadagna invece il suo modo di essere pi proprio, la sua
virtualit potenziata. Mostra di possedere il potere di svincolarsi dalla ricostruzione
del passato e dal mero riconoscimento nel presente del ricordo. Tale forzatura il suo
potere di oblio, di cancellazione rispetto alla memoria-ricordo. Lorientamento
inverso del Tempo, daltra parte, in direzione del futuro e non del passato, sempre
immanente alla sua attivit. Il presente, non pi una dimensione del tempo tra due
altre dimensioni del tempo, vlto in direzione del futuro come attesa e costruzione e
si immerge nel passato. La memoria. come ricordo puro, sempre virtuale, non si
disloca nel presente ma vale, per cos dire, per linsieme del tempo. E la memoriamondo, liberata dalla prigionia della psicologia individuale, in forza 1) della stessa
de-soggettivazione relativa del punto di vista, che la dottrina della piega ha
messo a punto e 2) dellincrinatura che la memoria corta, liscia, produce nelledificio
apparentemente inattaccabile della memoria lunga, striata.
LImmagine-tempo di Bergson, che la cinematografia contemporanea ha attuato
nellarte, si presenta cos completamente emancipata dal mito della Verit e dal
Movimento preordinato e auto-celebrativo in cui si costruisce la catena concettuale
delle metafisiche, la processione delle loro ipostatizzazioni. Nellimmagine-tempo il
Tempo diventa la declinazione molteplice degli eventi, la curvatura-contrazione, il
32

G. Deleuze, F. Guattari, op. cit. p.103. Sulla memoria in rapporto al tempo soggettivo e al tempo vissuto in patologia
vedi E.Borgna, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli, Milano, 1999, p. 62 e passim, testo ricco di suggestioni filosofiche e
letterarie, che conferma, con lesperienza clinica, la tesi delle molteplicit di memoria.
33
La memoria lunga (famiglia, razza, societ o civilt) ricalca e traduce, ma ci che traduce continua ad agire in essa, a
distanza, in contro tempo, intempestivamente, non istantaneamente ( G.Deleuze., F. Guattari,, op. cit. ibidem).
34

Sono le stesse grida lanciate da Spinoza: voi non sapete ci di cui siete capaci, nel bene e nel male, non sapete in
anticipo ci che pu un corpo o unanima, in un dato incontro, in una data concatenazione, in una certa combinazione
(G.Deleuze, Spinoza. Filosofia pratica, cit. p.270)

movimento delle individuazioni allinterno del Piano di Immanenza o dellUnoTutto.

OBLIO E MEMORIA
Ricorda il tempo, quando la notte saliva al monte con noi,
ricorda il tempo,
ricorda che io ero ci che sono:
un maestro delle torri e prigioni,
un alito nei tassi, un bevitore in mare,
una parola su cui bruciando ti accasci
Paul Celan, Acqua e fuoco in Poesie, Mondadori,1999, p. 129

La vera memoria non percezione, n abitudine o memoria del corpo, ma memoria


pura, che conserva lindistinzione e la coesistenza di tutti i movimenti del tempo.
Come Memoria-mondo sembra che la memoria, nelle sue direzioni imprevedibili, sia
debitrice dellorgiaco (che ricorda laorgico hlderliniano35) o del Chaos, sino al
punto di sorvolo in cui cessa di essere prossima ad una individuazione, ad una
ecceit, per rivendicare la totalit del Tempo. In sintesi: la Memoria o il Tempo
senza dimensioni e senza misura del movimento, ci che si attua attraverso la
forzatura, la manipolazione, la resezione di frammenti seriali, che imprigionano gli
eventi in un ordine dicibile, narrabile, in funzione delle istanze dellazione presente.
Essa opera inevitabilmente lazzeramento, la lisciatura di quello spazio mentale
striato nel quale il tempo e la memoria-mondo si traducevano in rappresentazione,
secondo le pretese del soggetto di coscienza. La stessa forzatura dellimmaginericordo, immessa nella sfera molare e striata, viene piegata, riconducendola al
piano liscio, al molecolare, e ricondotta alla memoria creatrice. Nella Durata, come
pensiero dellEssere, lintero passato mobilitato e lintero Tempo convocato, per

35

Cfr. sul rapporto tra Tempo, Ripetizione, Eterno ritorno cfr. G.Deleuze, Differenza e ripetizione, cit. pp.120-1. Il

tempo come forma pura e vuota diventa il protagonista delleterno ritorno come circolo decentrato della differenza
in cui la forma del tempo sta per la rivelazione dellinformale (nellaccezione hoelderliniana) nelleterno ritorno (cit.
pp.122-3). Vedi

F. Hlderlin, La morte di Empedocle,

Garzanti, Milano,1998 e cfr. M. Piermarini, Diotima,

Introduzione allIperione di F. Hlderlin, Del Bucchia, Massarosa, 1998, cap. I.

10

coincidere, allora, con lEterno: gli eventi si riuniscono (svaniscono) nella Durata36.
Quando una memoria gigantesca, totale, prende il posto della memoria
psicologica e coincide. come durata pura, non temporale, con il Tutto virtuale e
aperto del tempo, il Tempo stesso diventa la verit, cos che ogni presente (e ogni
ricordo del passato ricondotto al presente) viene azzerato, cade nelloblio. Nulla si
perde. Ogni passato (un passato reversibile e illimitato perch virtuale, che vibra
nellattesa di futuro37) si conserva, virtualmente, nella Memoria totale. Il TempoSoggetto inaugura, nel dispositivo di potenza che virtualizza il passato totale,
lirruzione del futuro. Tutti gli oggetti, i movimenti, i piani che tagliano il caos
perdono allora i loro contorni nella durata pura e si riuniscono nella concentrazione
massima della memoria.
Il Tempo non ha cronometri che lo registrino, n bilance che possano pesarlo n
metri e scale matematiche di misurazione. Ci invita a salire sulla sua altalena e ad
oscillare tra prossimit e distanza, congiunzione e separazione, memoria ed oblio.
Cullati dal suo movimento, assumiamo il ritmo dei nostri piegamenti cerchiamo di
fonderci con il suo slancio. Non possiamo scendere dallaltalena, ma possiamo
partecipare alle intensit del suo dondolio. Il nostro corpo diventa allora la punta
dello slancio della materia che avanza nel tempo, nel suo movimento puro. Questo
slancio genera serie divergenti. Ci data allora una chance: incidere nella nostra
carne-corpo il marchio del rifiuto della biografia, che in ultima istanza un
cerimoniale di morte, un legame tra inumazione, memoria, compimento di una vita
singola e rappresentazione artistica (M. Bachtin). Possiamo cio attivare le strategia
del nascondimento, delloccultamento, per mezzo della cancellazione della memoria,
linterruzione delle sue cerimonie. Infine, col dispositivo della simulazione teatrale
barocca - penso soprattutto a El eroe di Baltasar Gracian e al rapporto tra segreto,
eccesso e sovranit della volont - ci data unaltra chance: avviare il complotto dei
nostri desideri, dei nostri processi emergenti e svilupparne la virtualit in potenza. La
dimenticanza, frutto amaro della seduzione delloblio, immanente alla stessa
concentrazione-tensione della memoria, sempre un rifiuto o prepara un rifiuto, un
giudizio in cui si condanna la celebrazione del passato al suo lutto lamentoso. La
volont di ricordare, di trovare un termine in cui la ricostruzione-scrittura del passato
si compia, sempre legata allidea della morte e della tragica contraddizione tra
36

Aon, il tempo indefinito dellevento, il tempo paradossale, la linea instabile che conosce solo le velocit. Esso
fonda Chronos, il tempo cronologico, secondo la distinzione stoica ripresa da Deleuze (Cfr. Franois Zourabichvili, Le
vocabulaire de Deleuze, Ellipses dition, 2003, alla voce Ain e G. Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano,
2009, pp. 134-135 sulla coppia Kronos-Aion. Cfr. G.Deleuze, F.Guattari, Mille piani, cit. p.898.
37

Lo stesso circolo dellEterno ritorno non fa ritornare che la-venire (op. cit. p.122) e nella terza e ultima sintesi del
tempo il presente e il passato non sono pi a loro volta che dimensioni dellavvenire: il passato come condizione, il
presente come agente (op. cit. p.123)

11

linfinit della vita e la finitezza della vita umana, manifestazione particolare di


quella tra codice genetico e lessere individuale dellorganismo (J. Lotman)38. In essa
si celebra il trionfo nefasto di quella tristitia, ragione del passaggio ad una minore
perfezione della mente, che genera la melanconia39. Loblio sempre, come
sconnessione tra i livelli di memoria e tentativo fallito di aggancio tra i suoi piani
molteplici, interruzione dei ricordi, lazzeramento che consente lapertura al nuovo,
linterruzione della storia individuale40, il punto in cui la vita riprende sempre il suo
slancio, si rianima, attiva e attua le sue virtualit, le modula secondo altre linee di
sviluppo e altri flussi. Prende commiato da quel passato, che, con la sua massiccia
presenza sullo sfondo, sembra imprigionare le nostre energie. E un abbandono. Ma
labbandono che significa un lasciare, un consegnare a s, ci che impetrava un
segno, una rappresentazione accettabile.41 La memoria e loblio, insieme,
costruiscono e decostruiscono trame, organizzano complotti, cui si d il nome di io.
Declinano un processo il cui soggetto spesso non assegnabile o si riduce ad una
fluttuazione. La letteratura ne testimone: si presenta come un teatro interno, una
rappresentazione che seleziona personaggi e azioni, taglia flussi e mobilizza istanti
vissuti espandendoli, ripetendoli, contaminandoli con serie eterogenee di ricordi-stati
dellessere, attraverso lablazione, la consegna alloblio. Essa cattura, attua un
concatenamento, che lega degli eterogenei e forma quel teorema di
deterritorializzazione in cui ciascuno dei termini o degli individui biologici, sociali,
noetici si riterritorializza sullaltro, senza imitazione e senza somiglianza, entrando in
rapporti variabili che ne operano la trasformazione. Questa selezione42 della memoria

38

Cfr. J. M. Lotman, La cultura e lesplosione. Prevedibilit e imprevedibilit, Feltrinelli, Milano, 1993, pp. 199.200.
B. Spinoza, Etica, III, prop.11, Editori Riuniti, Roma, 1988, p. 181.
40
A. Badiou, in dissenso con Bergson e Deleuze circa il primato della Memoria scrive: Ma se il c (il y a) pura
molteplicit, se tutto attuale, se lUno non , non pi dal lato della memoria che bisogna cercare la verit. La verit
al contrario carica di oblio, addirittura, al contrario di quanto pensa Heidegger, loblio delloblio, linterruzione
radicale, catturata nella sequenza dei suoi effetti. E questo oblio non oblio di questo o quello, ma loblio del tempo
stesso, il momento in cui viviamo come se il tempo {questo tempo) non fosse mai esistito. O se vogliamo, in linea con
la profonda massima di Aristotele, dato che lessere comune a ogni tempo la morte, come se fossimo immortali. (A.
Badiou, op. cit.. p.159). Il tempo vuoto o istantaneo (Aion) dellevento deleuziano sembra rispondere a tale esigenza di
radicale novit senza sdoppiare il reale in eternit (trascendente) e temporalit.
41
Ogni movimento percorre tutto il piano facendo immediatamente ritorno su se stesso, piegandosi ma anche
piegandone altri o lasciandosi piegare, generando delle retroazioni, delle connessioni, delle proliferazioni, nella
frattalizzazione di questa infinit infinitamente ripiegata (curvatura variabile del piano) G.Deleuze, F. Guattari, Che
cos la filosofia, cit., p. 48)
39

42

Evidente il riscontro con il carattere selettivo che assume la dottrina nietzscheana dellEterno ritorno dellidentico, la
cui forza centrifuga espelle , nella ripetizione, il nichilismo e ogni negativit e passione triste (Cf. G.Deleuze, Nietzsche,
SE, Milano, 1997, p. 36-37) per elevare il molteplice e il divenire alla pi alta potenza, che genera la gioia del diverso
come il solo impulso a filosofare (op. cit. p.33-34). Ma cfr. H. Bergson che considera i ricordi celati nelle profondit
oscure dei fantasmi che , nel sonno, nella notte dellinconscio, eseguono una danza macabra e vogliono accedere alla
porta che sta per schiudersi della coscienza, Ma non possono. Sono troppi (H. Bergson, Il sogno, in Id., Lenergia
spirituale, R,Cortina ed., Milano, 208, p. 195-7 ed. dig.)

12

sulla linea delloblio43 una costruzione, in termini di individuazione, del tempo che
si dice ritrovato dalla coscienza. Essa giustifica la molteplicit di memorie possibili e
la stessa divaricazione tra memoria lunga e corta. La memoria in realt dispiega le
sue linee divergenti, proprio a partire da ci che cancella. Lomesso, il rimosso,
linnominato, il non-detto costituiscono il punto di forza, di massima concentrazione
e di discriminazione tra ricordo-oblio. Paradossalmente il pieno di conoscenza del
passato, la sua virtualit, anche, sempre, il suo vuoto, la sua attualit. Soltanto allo
stato virtuale i ricordi, che esistono in s, si conservano sul piano ontologico, ma
non sempre si attualizzano su quello psicologico. La coesistenza bergsoniana delle
dimensioni del tempo (o dei tempi) esige anche la coesistenza e linterazione di
memoria e oblio. La potenza di oblio-memoria trascrive nella scrittura gli eventi
sacrificandone migliaia in nome di un singolo, di una singolarit, di una ecceit.
Senza riferirci al sogno, in cui evidente la condensazione di segni, azioni e
personaggi sulla base della cancellazione di molte identit e contrassegni originari,
troviamo numerosi esempi di questo processo in letteratura44
La memoria molecolare, minoritaria ed estremamente concentrata dello scrittore non
si occupa pi di storie individuali e di ricordi, ma di blocchi deterritorializzati:
Il divenire un'anti-memoria. Probabilmente c' un memoria molecolare, ma come fattore di
integrazione a un sistema molare o maggioritario. Il ricordo ha sempre una funzione di
riterritorializzazione. Un vettore di deterritorializzazione, invece, non per nulla indeterminato, ma
in presa diretta sui livelli molecolari e tanto pi in presa quanto pi deterritorializzato: la
deterritorializzazione a far tenere insieme le componenti molecolari. 45

La memoria pura, erroneamente riferita ad un soggetto psicologico, normale o


patologico, esiste soltanto, in sede ontologica, come essere in s del Tempo. La
memoria liscia, proprio perch impura, non subisce ascesi, non disciplina i suoi
slanci, non moltiplica rinunce. Non si consegna alle passioni tristi, ma contrae le
eccitazioni del desiderio contemplandole, nel ruolo insieme di Narciso e di Atteone46.
43

Il dimenticare non il segno di una privazione, ma una risorsa del ricordare, ossia selezionare. Ma la selezione
diviene, dal punto di vista del divenire. possibile soltanto come Ripetizione, nel rapporto tra volont di potenza ed
eterno ritorno (cfr. G.Deleuze, Nietzsche e la filosofia, Einaudi, Torino, 2002, pp. 101-107).
44
I personaggi, i luoghi e i nomi, evocati nella Recherche da M.Proust, costituiscono una macchina di oblio, un
esplosione di silenzio e di non-detto in cui il loro potere rappresentativo si riproduce. Lo stesso avviene in Virginia
Woolf per i ricordi dinfanzia. Nella sua scrittura si oppone un blocco dinfanzia, o un divenire-bambino, al ricordo
dinfanzia: un bambino molecolare prodotto... un bambino coesiste con noi in una zona di vicinanza o in un
blocco di divenire, su una linea di deterritorializzazione che ci trasporta entrambi-contrariamente al bambino che siamo
stati, di cui ci ricordiamo o fantasmiamo, il bambino molare di cui ladulto lavvenire (G. Deleuze, F. Guattari, Mille
piani, cit. p.997).
45
46

G. Deleuze, F. Guattari, op.cit., p.997


G. Deleuze, Differenza e ripetizione, cit. p. 101

13

Non si riduce allimmediatezza della bruta natura, dello strato inorganico, ma si


mischia ai corpi e agli affetti, ai luoghi e ai percetti, agli ambienti e alle fisionomie in
cui si individuano i flussi, li avvolge, li incorpora e si traduce in essi. Il linguaggio,
da parte sua, tradisce il reale-visibile e presenta i suoi enunciati come codificazioni,
in realt prodotte da una selezione che scaturisce soltanto in rapporto ad una potenza
di oblio. La stessa scrittura, secondo Blanchot, oblio e morte. Lindividuo umano
non affatto larca intima e pura di tutte le cose, il rifugio in cui esse si mettono al
riparo ma colui che le immerge in un diluvio pi profondo, in cui scompaiono in
modo prematuro e radicale 47. Pensiamo alla forza di annichilimento, vero trionfo
delloblio - della poesia di Celan. La scrittura il silenzio. La sua lingua la lingua
straniera di chi d la morte. Non cifra il dicibile ma lo cancella. Nessuno e niente il
suo campo. La storia di nessuno e di niente. Il non-luogo di nessuno e di niente: noi
un Nulla/fummo, siamo resteremo, fiorendo: la rosa del Nulla, la rosa di Nessuno 48
Lomissione della parola, la dimenticanza - il silenzio dellesistenza, loblio della
memoria segnano degli scarti dellessere. Con essi si replica il rifiuto di nominare
lessere e gli enti e di sacrificare sullaltare della rappresentazione, del raccontostoria, la velocit infinita del Tempo e i flussi asimmetrici della sua memoria.

MASSIMO PIERMARINI

47
48

M. Blanchot, Lo spazio letterario, Einaudi, Torino, p. 119


Paul, Celan, Salmo, in Poesie, cit. p. 379).

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