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PATAGONIA

EXPRESS

Viaggio sogno alla scoperta della punta estrema del continente sud americano. Un’esperienza unica ed
indimenticabile, guidando da Santiago in Cile, fino giù in Terra del Fuoco, dove termina la ruta 3, e
probabilmente anche il mondo. E nel mezzo? I parchi nazionali argentini, il fantastico Camino Longetudinal
Austral conosciuto come Ruta 7 o del generale Pinochet, la ventosa e desola Ruta 40 per arrivare nel parco
più bello di tutte le Americhe: il Torres del Paine, senza alcun dubbio fiore all’occhiello di questo itinerario.

PROGRAMMA
1. 18 dic partenza da Milano
2. 19 dic. arrivo a Santiago e trasferimento in bus a Valparaiso
3. 20 dic. giornata di riposo e ritiro dei mezzi
4. 21 dic. Valparaiso- Temuco km 677
5. 22 dic. Temuco- San Martin de los Andes km 345
6. 23 dic. S Martin de los Andes- Bariloche km 249
7. 24 dic. Bariloche- Esquel km 310
8. 25 dic. Esquel- Coihaique (Cile) km 310
9. 26 idc. Coihaique- Los Antiguos (Argentina) km 411
10. 27 dic. Los Antiguos- El Chaiten km 646
11. 28 dic. El Chaiten- sosta
12. 29 dic. El Chaiten- El Calafate km 226
13. 30 dic. El Calafate, sosta
14. 31 dic. El Calafate- P. N. Torres del Paine km 390
15. 1 gen. Parque National Torres del Paine- sosta
16. 2 gen. Parque National Torres del Paine, nel pomeriggio partenza per Puerto Natales km 121
17. 3 gen. Puerto Natales- Punta Arenas km 268
18. 4 gen. Punta Arenas- Ushuaia, km 636
19. 5 gen. Ushuaia, riconsegna dei mezzi
20. 6 gen. partenza per Buenos Aires
21. 7 gen. giornata di riposo e visita della capitale argentina
22. 8 gen. rientro in Italia
23. 9 gen. Arrivo a Milano
“Patagonia” dicevano Coleridge e Melville, per significare qualcosa di estremo. “Non c’è più che la
Patagonia che si addica alla mia immensa tristezza” cantava Cendras agli inizi di questo secolo. Dopo la
grande guerra, alcuni ragazzi inglesi, chini sulle carte geografiche, cercavano l’unico luogo giusto per
sfuggire alla prossima distruzione nucleare. Molti scelsero proprio questo angolo di mondo, spingendosi
laggiù per scampare ad un pericolo, ma scoprirono l’incanto del viaggiare, quell’incanto insito in tutti noi, ma
così facile da perdere in questa società dove il consumismo e la filosofia del “mordi e fuggi” la fanno da
padrona. L’origine del nome Patagonia è oscuro, ma una teoria sostiene che il termine sia stato coniato da
Magellano ed il suo equipaggio che, avendo trascorso l’inverno del 1520 a Puerto S. Julian, nell’attuale
provincia di Santa Cruz, vennero in contatto con gli abitanti indigeni della regione. Secondo questa teoria, la
vista degli indio tehuelche, che erano molto alti di statura ed indossavano calzature che facevano sembrare i
loro piedi straordinariamente grandi, può avere indotto Magellano ed i suoi ad inventare il nome Patagonia
dal termine spagnolo “pata”, che significa zampa o piede. La prima volta che vide i tehuelche, Antonio
Pigafetta, un nobile italiano membro dell’equipaggio di Magellano, notò che uno degli indios: “era così alto
che noi gli arrivavamo solo alla vita, ed era ben proporzionato……vestito di pelli di animali abilmente cucite
insieme…..i suoi piedi erano ricoperti dello stesso tipo di pelli, in modo da formare una sorta di calzatura…..il
capitano (Magellano) chiamò questa gente patagoni.” Un’altra ipotesi è quella che sostiene che Magellano
possa aver preso il termine “Patagon”, dal nome di un mostro immaginario di un romanzo spagnolo
dell’epoca e l’abbia utilizzato per definire i tehuelche. Qualunque sia l’origine del nome, posare “las patas” in
Patagonia, significherà comunque, almeno alla lettera, restare fedeli al nome. Il libro di gran lunga più
conosciuto sulla regione e ritenuto un’icona della letteratura di viaggio è sicuramente “In Patagonia” (1977)
dello scrittore inglese Bruce Chatwin. A trenta anni dalla sua prima pubblicazione il libro continua ad essere
fonte di ispirazione per chi vuole conoscere di persona luoghi così remoti come Ushuaia, Punta Arenas e
Puerto Natales.
Pronti? Si parte.