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Guatemala, il paese delleterna primavera

Al di l dellOceano, far i tanti stati dellAmerica, vi un bellissimo paese chiamato Guatemala, o "paese delleterna primavera". Ho viaggiato molto nella mia vita, ma non ero mai stata in America latina. Ho scelto di andare proprio in Guatemala un po per caso e un po perch avevo il ricordo di una vendita di lavoretti manuali fatti dagli allievi delle scuole di Molino Nuovo che avevamo organizzato a scuola per aiutare la popolazione di quel paese dopo il terribile terremoto del 1976. Mai avrei immaginato che quella piccola macchia verde dellAmerica centrale potesse nascondere cos tante bellezze! Mi sarebbe bastato conoscerne la topografia, per accorgermi come in poche ore si riesce a percorrere laltopiano, ricolmo di vulcani, scendere a valle con le sue piantagioni, fino ad arrivare alla costa e sentire la brezza delloceano. Con pi di 11 milioni di abitanti uno degli stati pi popolosi del Centro America e quasi la met della popolazione ha meno di 16 anni. Confina con il Messico, con il Belize, con El Salvador e con lHonduras e si affaccia sullOceano Atlantico (golfo dellHonduras) e sullOceano Pacifico (Mar dei Caraibi). Ma il Guatemala molto di pi: il clima temperato tutto lanno, i colori variopinti delle stoffe, gli occhi grandi dei bambini, lodore del mercato, il riflesso dei laghi, i viaggi in chicken bus (sono tutti ex scuolabus americani ora trasformati in mezzo di trasporto pubblico). Alcuni sono coloratissimi, altri sono rimasti gialli, con la scritta school bus sul retro), le rovine maya, lumilt della gente Un paese ricco di cultura, tradizioni, calore, emozioni, speranzavita! Altopiani, vulcani, montagne Atterriamo a Guatemala City ma gi durante la progettazione del nostro viaggio abbiamo deciso di evitarla, poich le numerose guide consultate non ci segnalavano punti di particolare interesse e ci era stata descritta come citt molto pericolosa da una signora che aveva soggiornato come volontaria di una associazione umanitaria. Proseguiamo perci subito per Antigua, lantica capitale del Guatemala: una fantastica citt coloniale perfettamente conservata, dove per mantenere intatta l'atmosfera si consiglia agli automobilisti di non suonare il clacson e la sera le strade sono quasi buie, illuminate soltanto dalla luce morbida delle lampade che spuntano da sotto i larghi cornicioni delle case basse. La citt piena di chiese coloniali, antichi monasteri, rovine di complessi architettonici giganteschi che i terremoti hanno distrutto, strade di ciottoli che si aprono improvvisamente sulla visione dei vulcani circostanti. Riprendiamo il viaggio verso Chichicastenango, a 2071 metri di altitudine, per visitare il famosissimo mercato che si tiene tutte le domeniche. Per arrivarci seguiamo per un tratto la famosa Transamericana, la strada che collega il Canada alla Terra del Fuoco, per poi inerpicarci fino a pi di 3000 m di altitudine e ridiscendere fino a Chichicastenango. La cittadina la perfetta antitesi di Antigua e a una sobria ed elegante atmosfera coloniale contrappone un'esplosiva vitalit indigena, conservando come comune denominatore una multiforme tavolozza di colori che rifulge su cose e persone. difficile dire se il mercato che vi si tiene ha assunto la fama e le dimensioni attuali con l'arrivo dei turisti o fosse cos da sempre per le popolazioni locali, ma quello che certo che ormai la "nostra presenza ha assunto connotazioni irrinunciabili finendo per divenire un altro punto di vista del colore locale. Frotte di persone di tutte le nazionalit si aggirano tra le bancarelle, dove si pu trovare praticamente tutta la produzione artigianale del paese a prezzi, come ho potuto constatare, veramente concorrenziali. In particolare sono molto rinomati i tappeti e le stoffe colorate, ma si possono trovare anche caratteristiche maschere di legno, oggetti in ceramica, amache e infinite altre cose. Ma prima di

gettarci nella bolgia, trattenendo la frenesia di spendere che ci assaliva, fendendo la folla abbiamo visitato la chiesa di San Toms, eretta nel 1540. All'ingresso, gruppi di donne pregano agitando artigianali turiboli, mentre piccoli sbuffi di incenso bruciato salgono verso l'alto. La stessa spiritualit si ritrova all'interno, dove interi gruppi familiari compiono le loro devozioni fondendo le rituali esortazioni cattoliche con pratiche ataviche giunte fino a noi da tempo immemorabile. Proseguiamo poi per il lago Atitlan. Lungo la strada facciamo una sosta nel villaggio di Solol per visitarne il cimitero, famoso per le sue tombe colorate: cos vengono distinti i defunti appartenenti allo stesso gruppo familiare o alla stessa categoria sociale. il lago pi grande, e in molti dicono anche il pi bello, del Guatemala. Si chiama Atitlan, una parola maya che vuol dire "il luogo dove l'arcobaleno prende i suoi colori". , infatti, anche chiamato "il lago dei 7 colori". Si trova a pi di 1.500 metri di altezza ed circondato da 3 vulcani e da 12 piccoli paesini, ciascuno dei quali porta il nome dei 12 apostoli. A causa della sua origine vulcanica, il lago ospita in diversi punti acque termali ed inoltre riconosciuto come il lago pi profondo di tutta l'America Centrale, con una profondit massima di 340 metri. Alloggiamo in un hotel che si affaccia direttamente sul lago: il risveglio stato qualcosa di irreale, i vulcani all'alba creano un'atmosfera unica! Ci imbarchiamo su uno dei tanti battelli che portano i turisti a fare il giro del lago. In realt pi che di un giro si tratta di un'attraversata che in circa un'ora permette di raggiungere la sponda sud del lago dove si trovano alcuni paesini caratteristici tra cui Santiago de Atitlan. Attraversiamo il villaggio, pieno di negozietti e bancarelle di artigianato con oggetti molto colorati incontrando donne vestite con il loro costume ricamato e con una specie di copricapo molto curioso, fatto di una striscia di stoffa rossa lunga anche venti metri che viene arrotolata sopra la fronte in modo molto stretto e lasciando svoperto il centro della testa: Anna, una dolce ragazzina indigena, ci mostra il procedimento per avvolgerlo al capo. Saliamo alla chiesa. Allinterno troviamo un miscuglio di simboli cattolici e maya (le spighe sullaltare, per esempio, o la Madonna che tiene tra le braccia un Ges Bambino bianco e uno indio). Alla scoperta della civilt Maya Ritorniamo a Guatemala City dove trascorriamo la notte e la mattina dopo, ci imbarchiamo su un vecchio bimotore che ci porta al nord del paese, nella terra dei Maya. Dapprima raggiungiamo il Ceibal, un sito archeologico situato sulle rive del fiume La Pasin (dalla nostra barchetta siamo riusciti a vedere solo un piccolo coccodrillo, ma ci hanno detto che sono numerosi), nel quale si conservano le stele pi belle del periodo post classico. Le Stele di Ceibal sono le sculture pi belle e meglio preservate grazie alla durezza della pietra utilizzata che ha resistito all'erosione della pioggia e alla vegetazione lussureggiante. Per poterle ammirare abbiamo camminato per un paio dore nella foresta pluviale: accompagnati dai versi della scimmie urlatrici (che assomigliano al ruggito del giaguaro) e dal canto dei numerosi uccelli (che fortuna: siamo pure riusciti a vedere un bellissimo tucano!). Finalmente, il giorno seguente, arriviamo a Tikal, la pi estesa delle antiche citt in rovina della civilt Maya. Larea di Tikal e del suo parco nazionale (una riserva di 575 km quadrati) davvero vastissima: gli studi hanno scoperto pi di 4000 strutture, tra cui piazze, templi, piramidi, strade, ma anche campi di pallone, mercati, acropoli, steli, altari con iscrizioni e centinaia di sepolture. Tra laltro il famosissimo calendario Maya stato ritrovato proprio qui! Senza contare che le ricerche continuano tuttora: la foresta pluviale, infatti, ha inghiottito la maggior parte degli edifici, e per certi versi la citt

resta ancora inesplorata. Sentieri appositamente predisposti permettono di muoversi agevolmente all'interno della vasta area occupata dall'insediamento, consentendo di raggiungere in sicurezza, all'interno della giungla, tutte le aree pi interessanti. Il nostro viaggio in pratica terminato. Provo un po di tristezza nel lasciare il paese delleterna primavera, il paese dei colori! Non credo che vi torner (ho ancora troppo mondo da scoprire), ma certamente mi rimarr nel cuore. I MAYA Vivevano in America Centrale, tra il Messico e il Guatemala, gi 300 anni prima che Cristoforo Colombo la scoprisse. I Maya erano un popolo che costru una splendida civilt con citt tra le pi spettacolari del mondo antico. Per farlo hanno dovuto bonificare la giungla inestricabile. Ma, misteriosamente, dall800 dopo Cristo, iniziarono ad abbandonare tutto quanto avevano creato con fatica. Oltre che grandi costruttori furono straordinari artisti e scienziati, ma sembra che non conoscessero la ruota e laratro, non sfruttassero i metalli e non navigassero mai al largo delle coste. Erano organizzati con tante citt-stato e non ci fu ami n un impero n un imperatore. Ogni citt-stato era governata da un capo ereditario, che forse era anche il capo religioso. Il calendario I Maya avevano elaborato un calendario piuttosto complicato, perch basato su 3 cicli di durata diversa, tra cui il Lungo Computo: indicava il numero di giorni dallinizio dellera Maya e si calcolava per calcolare gli anni. I giorni del mese erano numerati da 0 a 19. In base ai loro calcoli avevano stabilito che il 20 dicembre 2012 si sarebbe compiuto il ciclo del Lungo Computo. per questo che nata la leggenda della fine del mondo: in effetti, un amico guatemalteco fiero discendente dei Maya, ci ha spiegato che loro credono che sia la fine di un ciclo e linizio di una altro pi bello, si spera. Giochiamo a palla? I Maya giocavano a pok-a-tok, una via di mezzo tra il gioco del calcio e il basket. In realt non era un gioco ma uno dei riti religiosi pi importanti. Il campo da gioco era lungo 25 metri e largo 4,5. Rappresentava la terra mentre la palla riproduceva il moto del sole e della luna. Si giocava con 2 squadre di 7 giocatori. La palla era pesante caucci e doveva entrare in un anello. Il problema era che non poteva essere toccata con le mani ma solo con gomiti, ginocchia, fianchi e testa. I colori Il popolo Maya amava i colori (e anche i suoi discendenti!) e conosceva il cotone, che tesseva a telaio. I tessuti venivano poi ricamati, stampati e decorati. La tradizione vive ancora oggi. Blu: simbolo degli dei. Nero: simbolo della guerra. Giallo: simbolo del cibo (perch era il colore del mais). Rosso: simbolo della vita. Mi dai una cicca? I maya hanno inventato la gomma da masticare: infatti, avevano labitudine di tenere in bocca palline ricavate dalla resina di una pianta (Chicozapote). Ho voglia di cioccolato

Anche il cioccolato lo hanno inventato loro (e noi svizzeri che pensavamo che fosse una nostra prerogativa !), ricavandolo dalle fave di cacao. Era considerato il cibo degli dei e lo consumavano come bevanda salata e speziata.