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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

W. Shakespeare
(Testo rivisitato per lomonimo film del 1999 diretto da Michael Hoffman)
Atto I - Scena I
Atena - Il palazzo di Teseo
In scena: Teseo e Ippolita.
TESEO:

Oh, bella Ippolita, lora delle nostre nozze avanza veloce.


Tra quattro giorni lieti ci sar la luna nuova, ma mi sembra cos lenta a declinare questa vecchia, essa
ritarda i miei desideri come una matrigna o una suocera assottiglia le rendite di un erede impaziente.

IPPOLITA:

Quattro giorni si tufferanno in un baleno nella notte, quattro notti si porteranno via con i sogni il tempo
e allora la luna, quale arco dargento teso in cielo, osserver la notte della nostra festa solenne.

Entrano Teseo, Egeo, Demetrio, Lisandro ed Ermia.


EGEO:

Felicit a Teseo nostro illustre Duca.

TESEO:

Grazie, Buon Egeo. Che cosa vi accaduto?

EGEO:

Vengo pieno di amarezza, ad accusare la mia creatura, mia figlia Ermia.


Alzati pure, Demetrio. Mio nobile signore, questo giovane ha il mio consenso per sposarla. Alzati pure,
Lisandro. Questo giovane ha invece stregato il cuore della mia creatura. S, tu, Lisandro: le hai dedicato
versi, e hai scambiato pegni damore con la mia piccola. Con astuzia hai carpito il cuore di mia figlia,
trasformando lobbedienza che mi deve in ostinata rivolta. Ora, mio grazioso duca, se qui davanti a
vostra grazia la mia Ermia rifiuta di sposare Demetrio invoco lantico privilegio di Atena. Poich mia
posso disporre di lei e la consegner o a questo gentiluomo o alla morte, in base alla nostra legge. Che
prevede esplicitamente questo caso.

TESEO:

Tu cosa dici, Ermia?

DEMETRIO: Certo, dolce Ermia, e Lisandro, abbandona le tue pretese davanti al mio diritto.
LISANDRO: Hai lamore di suo padre, Demetrio, lascia a me quello di Ermia. Sposati lui!
EGEO:

Insolente Lisandro! E vero, egli ha il mio amore, e ci che mio, il mio amore glielo offrir. Ed Ermia
mia! E ogni mio diritto su di lei, io lo cedo a Demetrio.

LISANDRO: Io mio signore sono eguale a lui per nascita e per mezzi,il mio amore pi forte del suo, e ci che conto
pi di questi vanti che sono amato dalla bellissima Ermia. Perch allora non dovrei proteggere il mio
diritto? Demetrio, glielo dico in faccia, corteggiava la figlia di Nedalo, Elena. Ne aveva conquistato il
cuore, e lei, dolce fanciulla, si strugge, devotamente si strugge, si strugge fino allidolatria per questo
individuo incostante e lascivo.
TESEO:

Devo ammettere che ne avevo sentito parlare.

ERMIA:

Scongiuro vostra grazia di perdonarmi, non so quale forza mi renda audace n quanto si accordi alla mia
modestia sostenere il mio pensiero qui davanti a voi.
Ma supplico vostra grazia di farmi sapere qual la sorte peggiore che mi attende in questo caso.

TESEO:

O la condanna a morte o vivere per sempre segregata dal mondo, perci, mia bella Ermia, interroga i
tuoi desideri, considera la tua giovinezza, esamina gli impulsi del sangue e chiediti se non cedendo alla
scelta di tuo padre potrai sopportare il velo monacale. Restare per sempre chiusa in un chiostro buio
vivere da sterile suora tutta la vita cantando sommessamente alla fredda frigida luna.

ERMIA:

Cos preferisco crescere, vivere e morire mio signore, e non cedere il mio vergine corpo al potere di
qualcuno il cui gioco indesiderato la mia anima non accetta di diventare suddita.

TESEO:

Prendi tempo per riflettere. Al prossimo novilunio, per quel tempo preparati a morire per disobbedienza
al potere di tuo padre, o a sposare Demetrio, come egli desidera, o ancora a votarti sullaltare di Diana a
una vita casta e solitaria. Mia dolce Ermia, cerca di adeguare i tuoi desideri al volere di tuo padre.
Vieni, Ippolita.

Ippolita esce.
Demetrio, andiamo, venite Egeo, ho da dare delle istruzioni riservate a entrambi.
Escono di scena, lasciando soli Lisandro e Ermia.
LISANDRO: Coshai amore mio? Perch le tue guance sono pallide, come mai le rose ti appassiscono cos in fretta?
ERMIA:
Forse per mancanza di pioggia, eppure potrei inondarle con la tempesta dei miei occhi.
LISANDRO: Ahim! Da quanto ho potuto leggere o udire di favole e di storie il corso di un vero amore non ha mai
avuto vita facile. Perfino quando cera accordo nella scelta: guerra, morte, infermit, lo hanno cinto di
assedio, rendendolo momentaneo come un suono, furtivo come un ombra, breve come un sogno, rapido
come una saetta in una notte nera, che con impeto rivela cielo e terra e prima che uno faccia in tempo a
dire: Ma guarda, le fauci del buoi lo hanno gi divorato. Cos pronta a sparire ogni cosa che splende.
Perci ascoltami Ermia, ho una zia vedova, erede di una ricca fortuna, che mi considera come un
figlio
Entra Elena, cercando Demetrio.
ELENA:

Demetrio! Demetrio!
Alcuni pi di altri sono cari agli di. Tutta Atena mi trova bella come lei! Ma a che mi serve? Demetrio
non dir mai di s. Non vuol sapere quello che per tutti, tranne lui, cos. Lamore non guarda con gli
occhi, ma con laffetto: perci lalato Cupido bendato detto.

ERMIA:

Dio ti assista, bella Elena! Dove vai?

ELENA:

Mi chiami bella? Questo bella non devi dirlo pi, Demetrio ama la tua bellezza! Oh...felice
bellezza. Le malattie sono contagiose, lo fosse anche lo splendore...! Del tuo mi contagerei, bella Ermia,
a tutte le ore. Insegnami il tuo sguardo, e il modo di fare con cui riesci il cuore di Demetrio a
soggiogare!
ERMIA: La sua follia, Elena, non colpa mia.
ELENA:

...ma della tua bellezza. Fosse questa colpa mia!

ERMIA:

Consolati, non vedr pi il mio viso. Lisandro e io lasceremo questo Paradiso.

LISANDRO: Elena, ti sveliamo il nostro progetto. Domani notte, mentre Diana contempla il suo volto dargento nello
specchio delle acque, ora propizia alla fuga degli amanti negati, contiamo di lasciare Atena inosservati.
ERMIA:

E poi da Atena distoglieremo gli occhi, in cerca di nuovi amici e altre compagnie.

EGEO:

Ermia! Ermia!

ERMIA:

Oh...addio, dolce compagna di giochi, prega per noi, e la fortuna ti conceda il tuo Demetrio.
(Rivolta a Lisandro) Sta alla parola, Lisandro.

LISANDRO: S, mia Ermia.


Ermia esce.
LISANDRO: Un addio da me. Come tu per lui, Demetrio si strugga per te.
Lisandro esce.
ELENA:

Dispetto! Al diavolo.

Elena esce.
Atto I - Scena II
A casa di Quince
Entrano Quince, Snug, Bottom, Fute, Snout e Starveling.
QUINCE:

C tutta la compagnia?

BOTTOM:

Faresti meglio a chiamarli tutti, uno per uno, seguendo la lista!

QUINCE:

Sentite, sentite: questo lelenco completo dei nomi di quelli che vengono giudicati adatti a recitare il
nostro interludio davanti al duca e alla duchessa la sera delle nozze!

BOTTOM:

Ma prima, buon Peter Quince, dicci di che cosa tratta il lavoro. Poi, leggi il nome degli attori e cos
veniamo al punto.

QUINCE:

Miseriaccia, il titolo la lamentevolissima commedia e crudele morte di Piramo e Tisbe.

BOTTOM:

Un vero capolavoro, ve lo assicuro. Uno splendore. Ora, buon Peter Quince, chiama gli attori secondo
lelenco. Maestri, fatevi da parte.

QUINCE:

Allora, quando vi chiamo rispondete. Nick Bottom tessitore!

BOTTOM:

Pronto! Dimmi qual la mia parte e prosegui.

QUINCE:

Tu, Nick Bottom, sei segnato per Piramo.

BOTTOM:

Cos Piramo, un amoroso o un tiranno?

QUINCE:

Un amoroso che ha tanto fegato da farsi fuori per amore!

BOTTOM:

Richieder qualche lacrima, per fare bene la parte, se mi ci metto. E il pubblico stia attento agli occhi:
scatener una tempesta! E ci aggiunger del duolo, a mio piacere. Passiamo al resto.

QUINCE:

S, ecco...

BOTTOM:

...per la mia vera vocazione il tiranno! Posso farvi un Ercole, che una specialit, o una parte dove
sbrano un gatto! Viene gi il teatro...
Braccia ruggenti, colpi furenti frangeranno i denti del carcere odiato, e il carro sovrano briller da
lontano! E scuoter da marrano lo stupido fato.
Sono stato gagliardo.

QUINCE:

Piramo. Per Francis Flute, aggiustamenti...Francis Flute, tu devi fare Tisbe.

FLUTE:

E cos Tisbe, un cavaliere errante?

QUINCE:

la donna che Piramo deve amare.

Ridono.
FLUTE:

No, via, non farmi fare la donna, mi sta spuntando la barba.

BOTTOM:

Ma io posso coprirmi la faccia, fammi fare anche Tisbe. Parler con una voce mostruosamente fina!
Tisbetta...Tisbetta...Piramo, mio adorato, sono la tua Tisbe cara, la tua signora cara...

QUINCE:

No, no! Tu devi fare Piramo! Beccuccio! E tu, Flute, devi fare Tisbe.
Robin Starveling, tu sarai la madre di Piramo e tu, Tom Snout, il padre di Piramo...Ah, bene. Io sar il
padre di Tisbe.

BOTTOM:

Ah, Tisbe, Tisbe...

QUINCE:

Snug, carpentiere, tu, hai la parte del leone. E cos, la commedia bella e distribuita.

SNUG:

La parte del leone lhai gi scritta? Ti prego, se lhai gi scritta, dammela perch sono lento a imparare.

QUINCE:

No, puoi improvvisare, si tratta solo di ruggire.

BOTTOM:

(ruggisce) Posso fare anche il leone. Ruggir in modo tale che tutti si ammansiranno sentendomi,
ruggir in modo tale che il duca dir: Che ruggisca ancora! Che ruggisca ancora!

QUINCE:

Lo faresti troppo terrificante, e spaventeresti la duchessa e le sue dame che strillerebbero. Ce n


abbastanza per impiccarci tutti.

BOTTOM:

vero, amici. Se per la paura le dame restano spiritate quelle non ci pensano due volte, ad impiccarci.
Ma io posso aggravare la mia voce, in modo da ruggire delicatamente, come fossi una colombella di
latte, ruggir come fossi un usignolo.

QUINCE:

Tu puoi fare una sola parte, quella di Piramo. Piramo ha una faccia simpatica, un uomo a posto come
non se ne vede in un giorno destate, un amablissimo gentiluomo raffinato. Perci bisogna che tu faccia
Piramo.

BOTTOM:

Beh...lo intepreter.

QUINCE:

Maestri, avete le vostre parti e vi prego di impararle per domani sera. Vediamoci nel bosco ducale, un
chilometro fuori citt: l faremo le prove. Se ci vediamo in citt verremo braccati dai curiosi e il nostro
trucco sar scoperto. Vi prego, non mancate.

BOTTOM:

Non mancheremo. E l potremo provare, senza alcun pudore, coraggiosamente.


Mettetecela tutta! Siate perfetti! Addio.

Per le strade di Atena.


ELENA:

Demetrio, prima di vedere Ermia la bella, grandinava giuramenti che ero io la sua stella. Ma quando la
grandine e il calore di Ermia ha sentito, egli si dissolto e con lui i giuramenti di rito.
Gli riveler che la dolce Ermia vuol fuggire, cos nel bosco domani notte landr a inseguire.
Atto II Scena I
Un bosco vicino Atena

PUCK:

Heil, spiritello! Dove te ne vai?

SPIRITELLO: Per cespugli, per verzieri, per colli, per vallate, per parchi, per sentieri, per
flutti, per fiammate.
Ovunque mi aggiro leggera, pi lesta della luna nella sua sfera. Della Fata Regina son servetta,
irrorando le sue orme sullerbetta. O io mi inganno per forme e per sembiante, o tu sei quello spiritello
birbante chiamato Robin Goodfellow. Non sei tu quello che spaventa le ragazze sul pi bello? Che
screma il latte, che il burro si diverte a raggrumare, e la massaia si affanna invano a rimestare? Non sei
tu quello?
PUCK:

S, hai indovinato, sono il matto che gira di notte beato. Il buffone di Oberon, io lo so
allietare, se riesco lo stallone goloso ad ingannare, nitrendo come una bella puledrina! E a volte...

SPIRITELLO:

Oddio, zotico di uno spirito. Vado via ora, con gli elfi giunge la Regina mia signora.

PUCK:

Stanotte il re dar una festa coi fiocchi, che la Regina non gli appaia davanti agli
occhi perch Oberon in preda a una gran rabbia.

Entrano Titania e Oberon, con i rispettivi seguiti.


OBERON:

Mal trovata al chiaro di luna, fiera Titania.

TITANIA:

Cosa, il geloso Oberon! Fate, via di qui, io ho ripudiato il suo letto e la sua

compagnia.
OBERON:

Ferma! Sciocca sfrontata! Non sono io il tuo signore?

TITANIA:

Allora devo essere la tua sposa. Come mai sei qui, tornato dalle terre pi remote
dellIndia? Ma certo, suppongo per quellarrogante amazzone, la tua amante in coturni, la tua
guerriera innamorata. A Teseo deve andare in sposa e tu sei qui per donare al loro letto gioia e
prosperit!

OBERON:

Come puoi tu, vergognati Titania, alludere al mio ascendente su Ippolita, sapendo che so del tuo
amore per Teseo?
Queste sono le invenzioni della gelosia! E mai, fin dal principio di questa bella estate, ci siamo visti
per colli, valli, foreste o prati, presso limpide sorgenti o ruscelli profondi, senza che tu con le tue liti
non abbia rovinato il nostro svago! Perci i venti, che invano ci sibilavano, per vendetta hanno
succhiato dal fondo del mare, contagiosi vapori e questi, cadendo, sulla Terra anche il pi modesto
fiume hanno reso cos orgoglioso da fargli rompere gli argini! E tutta questa progenie di male deriva
dal nostro dibattere, dal nostro dissenso. Noi ne siamo i genitori e lorigine.

TITANIA:

OBERON:

Fanne ammenda allora. Dipende da te. Perch deve Titania crucciare il suo Oberon? Io reclamo solo il
giovanetto rapito, per farne il mio paggio.

TITANIA:

Mettiti il cuore in pace. Il paese delle fate non basta a comprarlo da me. Sua madre era una vestale del
mio ordine e nella fragrante aria dellIndia di notte molto spesso, ha conversato al mio fianco. Sulle
dorate sabbie di Nettuno mi sedeva accanto ad osservare le navi dei mercanti che solcavano il mare e
quanto abbiamo riso nel vedere le vele concepire e ingrossarsi, impregnate dal vento lascivo. Ma lei
poich mortale, di quel bambino morta, e per amor di lei io ho allevato quel bambino e per amor di
lei non voglio separarmene.
Quanto tempo in questo bosco intendi stare?

OBERON:
TITANIA:

Pu darsi fin dopo il giorno delle Nozze Amare. Se tu in pace vuoi unirti alle nostre danze e assistere
alle nostre notturne feste, vieni con noi.

OBERON:

Dammi quel ragazzo e verr con te.

TITANIA:

Nemmeno per tutto il tuo regno! Fate, andiamo! Finisce che se resto ancora qui, ci accapigliamo!

OBERON:

Vai, poi vediamo. Non uscirai da questa selva prima che io ti abbia punita per loffesa. Mio caro Puck,
avvicinati! Tu ti ricordi di quella volta che seduto su una scogliera udii una sirena che sul dorso di un
delfino effondeva cos dolci e armoniosi sospiri che si fece cortese perfino il mare villano? In quel
momento vidi ma tu non potevi, volare tra la gelida luna e la terra, Cupido, tutto armato, prese la mira
con impeto scocc, dal suo arco, la sua freccia damore. Ma dove fin il dardo di Cupido? Era finito su
un piccolo fiore doccidente. Prima bianco latte, ora rosso di amorosa ferita. Portami quel fiore. Il suo
succo versato sugli occhi di chi dorme, render sia gli uomini che le donne pazzi damore per la prima
creatura che vedranno appena svegli. Portami quella pianta e torna qui!

PUCK:

Cinger in un nastro la terra in 40 minuti.

Puck esce di scena.


OBERON:

Come avr quel succo, aspetter che Titania si addormenti e verser il liquido sui suoi occhi. La prima
cosa su chi al risveglio volger lo sguardo, lei la perseguiter con langoscia dellamore e non le
toglier lincantesimo dagli occhi, se non avr ridato il suo paggetto a me.

Entra Demetrio, seguito da Elena.


DEMETRIO:

Io non ti amo, per questo non perseguitarmi! Dove sono Lisandro e la bella Ermia? Mi hai detto che
sono fuggiti in questo bosco. Ed eccomi qui. Imboscati in questo bosco perch non trovo la mia
Ermia! Basta! Vattene via e smettila di seguirmi!
Ti senti lusingata? Ti sembrano parole tenere? O piuttosto, non ti dico chiaro e tondo in faccia che non
ti amo e non potr mai amarti?

ELENA:

Ed proprio per questo che ti amo di pi. Sono il tuo cane fedele, e Demetrio, pi mi bastoni e pi mi
affeziono a te. Usa con me i modi che hai per il tuo cane! Percuotimi, respingimi, trascurami,
abbandonami, ma concedi solo, se pur indegna, di seguirti! Quale posto pi basso potrei chiederti nel
cuore che di essere trattata come il tuo cane?

DEMETRIO:

Non stuzzicare troppo lodio del mio animo perch... mi sento male solo a guardarti.

ELENA:

Ed io mi sento male solo a non guardarti!

DEMETRIO:

Tu! Hai compromesso il tuo pudore, troppo anche, lasciando la citt e mettendoti nelle mani di uno
che non ti ama, affidando ai trabocchetti della notte, ai laidi consigli di un posto deserto, il ricco tesoro
della tua verginit.

ELENA:

La tua virt la mia protezione. Perch non pi notte quando vedo il tuo volto, perci ora non mi
sembra che sia notte, n che in questo bosco mi manchi compagnia perch tu vali per me quanto il
mondo intero!

DEMETRIO:

Fuggo da te! Mi nascondo nella selva! Ti lascio in bala di qualche feroce belva!

ELENA:

La pi feroce non ha il cuore crudele che hai tu! Scappa dove vuoi, la storia sar rovesciata! Apollo
fugge e Dafne gli da la caccia!. La colombella insegue il falco!

DEMETRIO:

Non ascolter i tuoi discorsi. Lasciami andare! E se insisti a seguirmi non sperare che non ti venga
oltraggio nel bosco.

ELENA:

Ah, ma anche la chiesa, in citt, nei campi, tu mi rendi oltraggio! Vergogna Demetrio! I tuo affronti
rappresentano unoffesa al mio sesso! Non ci dato combattere per amore come luomo pu fare.
Dovremmo essere corteggiate, non ci hanno creato per corteggiare. Ti inseguir! E per me linferno
sar cielo, se morr per mano delluomo che anelo.

Elena esce.
OBERON:

Va pure ninfa. Prima che lui lasci il boschetto, sarai tu ad evitarlo e lui cercher il tuo affetto.

Entra Puck.
OBERON:

Hai il fiore con te? Conosco un pendio dove i pini selvatici crescono, dove la primula e la tremula viola
fioriscono, quasi sotto un baldacchino di rigoglioso agrifoglio e tenue rose muschiate di caprifoglio.
L dorme Titania talvolta di sera, cullata da canti e danze nella brughiera. L il serpente lascia la sua
pelle variegata, manto sufficiente per ricoprire una fata. Con questo succo, gli occhi le bagner, di
turpi fantasie la colmer. Prendine un po e cerca nel boschetto: una fanciulla ateniana prova affetto
per un giovane sdegnoso. Il succo a lui andr. Ma agisci quando la prima cosa che vedr possa essere
lei. Riconoscerai luomo dai vestiti anteniani che ha addosso. E bada! Ci rivediamo qui al primo canto
del gallo.

PUCK: Non temere, signore. Il tuo servo agir senza fallo.


Puck esce.
Atto II Scena II
Unaltra parte del bosco, dove Titania dorme
TITANIA:

Con i canti assopitemi, poi alle vostre faccende, lasciatemi riposare.

FATA:

Tutto tranquillo, andiamo via. Una sola laggi di guardia stia!

Entra Oberon e spreme il liquido sugli occhi di Titania..


OBERON:
Quello che al risveglio tu vedrai, per vero amore lo prenderai. Passione e languore
per lui proverai. Che sia orso, gatto o cervo, cinghiale irsuto o protervo, se sotto agli
occhi si avventura, per te sar gioia pura. Svegliati quando si accosta vil creatura.

Entrano Lisandro ed Ermia.


LISANDRO:
Amor mio! Ti ha sfinita il vagare per il bosco e, a dire la verit, ho smarrito il
cammino. Riposiamoci, Ermia, se sei daccordo ed aspettiamo il conforto del
mattino.
ERMIA:

Va bene, Lisandro. Ed ora cercati un giaciglio. Io la testa pogger l sul ciglio.

ERMIA:

Lisandro?!

LISANDRO:

Una zolla a entrambi far da appoggiamento, un cuore, un letto, due petti, un sacramento.

ERMIA:

Oh, no buon Lisandro, fallo per me mio divino, stenditi un po pi in l, non cos vicino.

LISANDRO:

Afferra cara il senso della mia innocenza!


Voglio dire... che il mio cuore al tuo cos giunto da formarne uno solo, per lappunto. Due petti
incatenati da un giuramento, sono due petti s, ma un solo sacramento. E accanto a te, non negarmi il
mio letto, per riposo Ermia, non per altro diletto.

ERMIA:

Lisandro bravo a giocar con le parole. No, gentile amico. Per cortesia amore stenditi pi lontano.
Con umano pudore! Questa distanza quanto pi conviene a un giovane virtuoso e a una fanciulla da
bene. Perci stammi distante e buona notte mio amato, il tuo amore non si guasti finch avrai fiato.

LISANDRO:

Amen. Amen alla tua preghiera rispondo, e che mi lasci la vita, se io lascio la lealt. Ecco il mio letto,
il sonno ti dia il suo ristoro.

ERMIA:

Met di questo augurio si riversi sul mio tesoro.

Si addormentano.
Entra Puck.
PUCK:

La foresta ho frugato, ateniani non ho trovato, sui cui occhi poter provare se questo fiore sa amore
suscitare. Notte, e silenzio. Ma chi c l?! Dai vestiti sembra di Atena! Uh, lui quel figlio di
marrana che disprezza la giovane ateniana! Ed ecco la giovane, addormentata sulla terra sudicia e
bagnata. Poverina, non osa stare accanto a questo senza cuore, villano e cialtrone. Buzzurro, sui tuoi
occhi ora ti pianto, tutto il potere che ha questo incanto, ti risvegli e gran meraviglia amor vieti il
sonno le tue ciglia. Svegliati quando sar lontano, vado da Oberon, mio sovrano!

Puck esce.
Entrano Demetrio ed Elena.
DEMETRIO:

Ti ordino di andartene, non darmi pi la caccia!

ELENA:

Oh, vuoi lasciarmi sola al buio, non lo fare!

DEMETRIO:

Resta, a tuo rischio, da solo voglio andare!

Demetrio esce.
ELENA:

Ah, sono senza fiato quasi, quasi svengo, pi imploro e sempre meno ottengo! Felice Ermia ovunque
adesso sia, perch ha occhi stregati e pieni di malia! Cosa che li rende cos brillanti. Non il sale
del suo pianto, perch allora i miei occhi ne vengono lavati e tanto! No, no, no, no, io sono brutta
come unorsa. Le bestie scappano dalla paura, morse. Lisandro?! morto o dorme? Oh, Lisandro
svegliati, mio signore!

LISANDRO:

Attraverser il fuoco per il tuo dolce amore. Dove Demetrio? Che brutta parola, quel vile degno di
essere infilzato nella gola.

ELENA:

Non dire questo Lisandro, lira che ti porta. Che fa, anche se ama la tua Ermia. Dio, che importa, la
tua Ermia per te prova amore, siine contento.

LISANDRO:

Contento di Ermia? No, io qui dissento dai brevi minuti che la sua noia ha spento. Non Ermia, ma
Elena la mia bella! Chi non cambia una per una colombella?

ELENA:

Che cosa ho fatto per essere bersaglio di umiliazioni, quando che ho meritato da te tanta derisione.
Non sufficiente, non sufficiente, bel figuro che io non abbia mai, no, e sar cos in futuro, meritato
un dolce sguardo di Demetrio caro; devi burlarti della mia scarsa avvenenza! Comunque, stammi
bene, lo ammetto con amarezza, credevo che in te albergasse vera gentilezza!

Elena esce.
LISANDRO:

Non ha visto Ermia. Ermia, dormi, non ti svegliare e mai pi a Lisandro ti devi avvicinare e tutte le
mie facolt indirizzino il mio amore e potere onorare Elena, di cui sar il cavaliere!

Esce Lisandro
ERMIA:

Ahim, per piet, che visione scura. Lisandro guarda come tremo di paura. Lisandro? Lisandro?!
Lisandro!

Ermia esce.
Atto III - Scena I
Unaltra parte del bosco
(Titania giace ancora addormentata) Entrano Quince, Bottom, Flute, Snout, Starveling e Snug.
QUINCE:

Questo un posto come Dio comanda per le nostre prove. Questo spiazzo erboso ci far da
palcoscenico, questa siepe di biancospino da spogliatoio, possiamo attaccare come se fossimo alla
presenza del Duca.

BOTTOM:

Quince?

QUINCE:

Che dici spaccone di un Chiappa!

BOTTOM:

Ci sono delle cose in questa commedia su Piramo e

QUINCE:

Tisbe?

BOTTOM:

Tisbe! Che non piaceranno mai. Primo: Piramo sfodera tanto di spada, per ammazzarsi, cosa che alle
donne non va gi.

SNOUT:

Miseriaccia, sai che paura!

STARVELING: Per me tagliamo fuori lammazzamento, a conti fatti.


BOTTOM:

Non scherziamo. Io ho una trovata, per mettere tutto a posto. Scrivimi un prologo, e il prologo venga
a dire che non ci faremo male con le nostre spade. E che Piramo non si ammazza sul serio, e per
sicurezza, digli che io, Piramo, non sono Piramo, ma Bottom, il tessitore. Questo terr lontana la
paura.

QUINCE:

E va bene, faremo questo prologo e sar scritto in versi di 8 e 6.

BOTTOM:

No, non fare il tirchio, scrivilo in 8 e 8.

QUINCE:

Ma ci sono ancora due difficolt, ossia: portare il chiaro di luna in una camera, perch sapete Piramo e
Tisbe si incontrano al chiaro di luna.

BOTTOM:

Ma la luna ci sar, la sera in cui facciamo la recita?

QUINCE:

Un calendario, un calendario!

BOTTOM:

Un calendario.

QUINCE:

Guardiamo nellalmanacco!

BOTTOM:

Guardiamo nellalmanacco.

QUINCE:

E cerchiamo la luna!

BOTTOM:

Cerchiamo la luna.

TUTTI:

Cerchiamo la luna!

SNUG:

Ci sar la luna quella sera. Ci sar la luna quella sera!

BOTTOM:

Bene! Allora possiamo lasciare spalancata la finestra del grande camerone in cui recitiamo, e la luna
briller attraverso la finestra.

QUINCE:

Due sono le difficolt: dobbiamo avere un muro nella grande camera, perch Piramo e Tisbe, lo dice
la storia, confabulano attraverso la fessura di un muro.

SNOUT:

Non possiamo portare in scena un muro!

FLUTE:

Tu che ne dici, Bottom?

BOTTOM:

Che va da se, uno di noi dovr rappresentare il muro!

QUINCE:

Snout! Snout!

BOTTOM:

Basta schiaffargli un po di malto, un po di calcina, un po dintonaco addosso per significare che


un muro! Bisogna che abbia le dita cos, e, attraverso questa crepa dovranno Piramo e...

QUINCE:

Tisbe!

BOTTOM:

Tisbe, sussurrare.

SNUG: Non si pu portare in scena un muro.


QUINCE:
E se si pu fare allora siamo a posto. Piramo, attacchi tu, e quando hai finito la tua
tirata vai dietro la siepe, Tisbe fatti avanti, un piede in fuori e muoviti con grazia.
Piramo, parla!
PUCK:

Che bercian quei bifolchi dalla faccia di faina nei pressi dell'alcova della fata regina?

BOTTOM:

Battuta?

SUGGERITORE: Tisbe..
BOTTOM:

Tisbe! I fiori odiosi olezzano nel''aria...

QUINCE:

Odorosi, odorosi..

BOTTOM:
Odorosi, olezzano nell'aria come il tuo fiato, mia carissima Tisbe diletta. Ma taci!
Una voce! Fermati qui un istante tra un momento.. il tuo amato che si affretta!
PUCK:

Un Piramo cos da noi nessuno lo accetta.

FLUTE:

Pss! Tocca a me ora?

QUINCE:
S, miseriaccia! Perch andato a controllare il rumore che ha sentito e sta per
tornare.
FLUTE:

Mio raggiante Piramo...

Bottom si allontana.
BOTTOM:

Se fossi tale Tisbe, sarei solo tuo...

Puck si avvicina da dietro e fa un incantesimo a Bottom, tramutando la sua testa in un muso dasino.
FLUTE:

Ci vediamo Piramo, sulla tomba di Ninetta..

QUNCE:
Sulla tomba di Nilo! Questa battuta non la devi ancora dire! Questa la tua risposta a
Piramo. Tu non ti fermi mai, aspetta l'imbeccata! Entra Priamo!
Entra Bottom.
BOTTOM:

Se fossi tale Tisbe, sarei solo tuo!

QUINCE:

Un mostro! Scappate amici!

SNOUT:

Siamo stregatii!

QUINCE:

Oh, Bottom! Come sei cambiato! Ma cos'hai sul collo?

BOTTOM:

Tu che vedi? Vedi la tua testa d'asino! Non vero?

QUINCE:

Dio ti benedica Bottom, Dio ti benedica! Ti hanno trasformato!

BOTTOM:
Perch scappano via? Ah ho capito! Una birbonata! Vogliono farmi passare per
somaro, spaventarmi, se ce la fanno. Ma io non me ne andr da questo posto!
Facciano quello che vogliono e canter cos sentiranno che non ho paura! (canta) Il
merlo non passa pi, il becco ha nel vischio e il tordo va ancor pi su, quando emette
fischio...(raglia)
TITANIA:

Quale angelo mi risveglia dal mio letto di fiori?

BOTTOM:

Ho il celchiurlo che se va, il cuc che annoia un po', a cui un marito risponder non sa, con un bel
secco no!

TITANIA:
Ti prego gentile mortale canta ancora, il mio orecchio molto preso dalle tue note.
Cos il mio occhio incantato dal tuo sembiante, la tua virt una forza che per
forza mi obbliga a prima vista a dire, a giurare, io ti amo.
BOTTOM:
Per me signora avete ben poche ragioni per questo, sebbene a dire la verit ragione
e amore si fanno poca compagnia al giorno d'oggi. (ridono) Eh, all'occasione sono
spiritoso, io!
TITANIA:

Sei tanto saggio quanto sei bello tu.

BOTTOM:

Ne l'uno ne l'altro, se ho tanto spirito da uscire da questo bosco mi basta e mi avanza.

TITANIA:
Fuori da questo bosco non cercare di andare! Tu rimarrai qui, che ti piaccia o no
restare. Ti dar delle fate che servano solo te e loro andranno a pescarti i gioielli dal
fondo del mare e canteranno mentre tu su un letto di fiori vorrai riposare e io ti
purgher del tuo mortale, volgare avanzume e tu andrai come un aereo spirito
implume! Fior di Pisello, Ragnatelo.
FIOR DI PISELLO: Eccomi!

10

il

RAGNATELO: Anch'io!
TITANIA:

Bruscolo! Seme di Senape!

BRUSCOLO:

Eccomi!

SEME DI SENAPE: Anch'io!


FIOR DI PISELLO: Dove andiamo?
TITANIA:
Siate gentili e cortesi con questo gentiluomo. Fategli da scorta e caprioleggiategli
davanti, nutritelo di lamponi e di albicocche dorate, di uva rossa, fichi verdi e more
profumate, inchinatevi a lui e rendetegli omaggio!
BOTTOM:

Ringrazio le signorie vostre di tutto cuore. Quale il nome di vossignoria?

RAGNATELO: Ragnatelo.
CHIAPPA:

Mi auguro di conoscervi meglio, mastro Ragnatelo. Se mi taglio un dito arvier


ricorrere a voi. Il vostro nome prego?

SEME DI SENAPE: Seme di senape.


CHIAPPA:
Ah! Conosco bene la vostra pazienza. I vostri parenti mi hanno fatto venire spesso i
lucciconi. Desidero conoscervi meglio, Seme di Senape.
TITANIA:

Salve mortale!

FATE:

Salve mortale!

TITANIA:

Salve mortale!

FATE:

Salve, salve, salve!

Atto III Scena II


Un'altra parte del bosco
OBERON:
Mi domando se Titania si svegliata e cosa gli capitato per prima sotto gli occhi,
per cui ora si strugge di amore fino all'estremo.
Entra Puck.
OBERON:

E allora, spirito pazzo? Quali festeggiamenti notturni in questa selva incantata?

PUCK:

La mia padrona di un mostro si innamorata. Si invaghita di un asino.

OBERON:
Non poteva andare meglio il mio piano. Ma hai stregato gli occhi del ateniano con il
succo d'amore come ti avevo chiesto?
PUCK:

Lho sorpreso nel sonno. Ho fatto anche il resto!

OBERON:

Ascolta.

Entrano Ermia e Demetrio.


ERMIA:

Ti rimprovero soltanto, ma peggio dovrei trattarti, perch forse mi hai dato motivo di
odiarti! Se hai ucciso Lisandro nel sonno profondo visto che sguazzi nel sangue vai
in fondo e uccidi anche me!

11

fino

OBERON:

Quello lo stesso ateniano.

PUCK

La donna quella...ma non lui l'uomo.

ERMIA:

Il sole non mai stato cos fedele al giorno come lui a me, si sarebbe tolto di torno
mentre io dormivo? Dov' mai? Ah, buon Demetrio, perch non me lo ridai?

DEMETRIO:
ERMIA:

Ai miei cani darei la carcassa di quel pazzo!

Oh, via cagnaccio! Via botolo! Mi hai fatto oltrepassare l'imbarazzo di una fanciulla
timorata e l'hai assassinato mentre dormiva! Oh che bel vanto! Una serpe, un verme,
avrebbero fatto altrettanto!

DEMETRIO:
Sprechi la tua furia per un malinteso! Non sono colpevole del sangue di Lisandro! A
quel che so la morte non lo ha preso!
ERMIA:

Ti supplico allora di dirmi che lui illeso.

DEMETRIO:

E se lo dico, che mi dai in cambio tu?

ERMIA:

Il privilegio di non vedermi pi!

DEMETRIO:

E' inutile inseguirla mentre fuori di se. Me ne star un po' qui, ce l'ha con me.

OBERON:
Ma che hai fatto? Non vedi che hai sbagliato? Hai versato il filtro sugli occhi di un
fedele innamorato! Perlustra il bosco, va pi veloce del vento, ed Elena di Atena
cerca di trovare.
PUCK:

Elena di Atena! Si!

OBERON:

Con un sortilegio dovrai portarla qua, a lui incanter gli occhi per quando la vedr.

PUCK:

Vado! Vado! Guarda sono lanciato! Pi rapido di una freccia che un tartaro ha
scoccato!
Dove Titania dorme.

TITANIA:

La luna, mi sembra, ha le lacrime agli occhi e quando piange, piange ogni piccolo fiore lamentando una
qualche violata castit. Su, scortatelo al mio padiglione (sottovoce a una fatina) lega la lingua al mio
amore, accompagnalo in silenzio.
Unaltra parte del bosco

OBERON:

Fiore dalla purpurea stilla, ferito da Cupido cacciatore, affonda nella sua pupilla, quando il suo amore
egli rivedr che lei brilli luminosa come venere gli sembrer. Quando ti svegli, se ti star accanto chiedi
a lei la medicina.

Rientra Puck.
FOLLETTO:

Capitano della nostra schiera, arriva Elena, la fiera! Anche il giovane, stregato per errore, che cerca il
suo salario damore! Dobbiamo assistere ai loro carnevali. Signore, che pazzi questi mortali.

LISANDRO: (disperato) Perch credi che ti corteggi per burlarti? Burla e derisione non si traducono in pianto!
Guarda! Guarda, giuro amore piango! E posso giurarti che un voto cos fin dalla nascita santo! Come
possono queste cose separarti derisione se portano impressi i segni della mia devozione!
ELENA:

Riveli la tua malizia sempre di pi! Quando la fede uccide la fede, una diabolica guerra, i voti tuoi
sono per Ermia, vorresti ripudiarla? Un voto contro un voto perdono peso entrambi!

Entrano Lisandro e Elena.

12

LISANDRO: E allora avevo giudizio quando giuravo di amarla!


ELENA:

Neppure ora a parere mio se vuoi ripudiarla!

LISANDRO: Demetrio innamorato di lei, e di te non lo pi.


DEMETRIO: Elena, dea, ninfa, perfetta, stellare, amore a cosa posso i tuoi occhi paragonare? Il cristallo fango! Oh,
che visione le tue labbra fatte per baciare sono una tentazione!
LISANDRO: Elena!
ELENA:

Oh, dispetto! Oh, al diavolo! Vedo che siete congiunti nellimpresa di divertirvi contro di me indifesa!
Non potete solo odiarmi, come so che fate, dovete unire gli sforzi per burlarmi! Oh, scusate!

LISANDRO: Elena! Elena! Non cos! Elena!


ERMIA:

Oh,oh, Lisandro! Lisandro! Oh, amato! Perch con tanta scortesia mi hai abbandonato?

LISANDRO: Perch resterebbe chi dallamore andare appressato!


ERMIA:

Quale amore buon Lisandro dal mio fianco strappare?

LISANDRO: Lisandro ha un amore che non lo fa respirare! Perch vieni a cercarmi? Questo non ti fa capire che
lodio che ho per te da te mi ha fatto fuggire?
ERMIA:

Non pensi quello che dici, non sei sincero!

ELENA:

Oh, anche lei nel complotto. Insolente Ermia, mostro di ingratitudine, perversa! Hai cospirato! Anche
tu con questi due hai tramato per esasperarmi con questa beffa atroce! Tutti i segreti che ci siamo
scambiate, le promesse da sorelle, le ore passate insieme quando redarguivamo il tempo che voleva
separarci!

ERMIA:

Io, io

ELENA:

Tutto dimenticato. Vuoi distruggere il nostro antico affetto e unirti agli uomini per beffare la tua povera
amica? Non da amica! Non da donna ben nata.

ERMIA:

Elena! Elena!

ELENA:

Il nostro sesso insieme a me ti biasima, anche se solo io sono stata insultata!

ERMIA:

Io non capisco cosa tu voglia dire!

ELENA:

Ah! Cos! Persevera! Fa laria addolorata! Avanti con le boccacce quando ti volto le spalle! Se avessi un
po di piet, garbo, buone maniere, non faresti di me il vostro zimbello! Ma stammi bene. Un po
anche colpa mia. Ma la morte o lassenza vi porranno rimedio!

LISANDRO: Elena, ti amo! Sulla mi vita lo giuro!


ERMIA:

Caro!

ELENA:

Ah magnifico!

DEMETRIO: Il mio amore pi grande e duraturo


ERMIA:

Lisandro, stai scherzando?

ELENA:

Certo che lui scherza, anche tu!

ERMIA:

Non sono pi Ermia? Io sono bella come ero poco fa, perch allora abbandonarmi?

LISANDRO: Guarda non desidero rivederti pi! Sta sicura tutto vero, non sto scherzando. Io odio te e amo Elena!

13

ERMIA:

Povera me. Tu! Ingannatrice! Tu! Bruco annidato nel bocciolo! Tu! Ladra damore! Cos, sei venuta di
notte a trafugare il cuore del mio amante!

ELENA:

Oh, questa poi. Non hai pi ritegno n pudore di vergine? Non hai un avanzo di verecondia? Come!
Vuoi strappare la mia lingua gentile risposta e scostumata? Vergogna! Vergognati ipocrita! Brutta
pupattola!

ERMIA:

Pupattola? Perch questo? Ah, ora capisco il gioco. Adesso realizzo che costei ha messo a confronto le
nostre stature e si vantata della sua altezza. E con il personale che ha, lungo e allampanato, Sua
Altezza venuta e se l portato via. Sei arrivata tanto in alto nella sua stima perch sono nanerottola e
bassina. Beh, quanto sono bassa, brutta verniciata perticona? Parla! Quanto sono bassa? Tuttavia non lo
sono tanto da non riuscire a ficcarti le unghie negli occhi!

ELENA:

Vi prego signori, anche se mi burlate, signori, impeditele di farmi del male! Forse pensate che perch
un tantino pi bassa di me io le tenga testa...

ERMIA:

Pi bassa? Ecco, insiste!

ELENA:

Ermia cara, non essere cos aspra con me! Adesso, se mi lasci andare via in pace, ad Atena mi riporto
la mia follia e non ti vengo mai pi dietro. Lasciami andare! Non vedi quanto sono semplice e
sciocchina?

ERMIA:

Va bene, vattene. Chi ti trattiene?

ELENA:

Un cuore stupido, che lascio qui con voi!

ERMIA:

A chi lo lasci? A Lisandro?!

ELENA:

No, no! A Demetrio!

LISANDRO:

Non avere paura, Elena, non ti far del male!

DEMETRIO:

Non accadr, anche se la difendi tu!

ELENA:

Era una peste quando andava a scuola, e anche se piccoletta, una furia!

ERMIA:

Piccoletta? Ci risiamo! Sempre bassa e piccoletta! E voi, le permettete di insultarmi cos? Lasciate che
la prenda io!

LISANDRO:

Sparisci, cosa corta. Minitaglia, ridotta cos dallerba lunga. Acino, ghianda. Ora che non mi trattiene
pi, seguimi se hai fegato, e vediamo quale diritto vale di pi, il tuo o il mio, sulla bella Elena!

DEMETRIO:

Seguirti? No, verr con te, fianco a fianco!

Demetrio e Lisandro escono.


ERMIA:

Tu, signorina, sei la causa di questo sconquasso! No, non scappare.

ELENA:

Di te non mi fido pi tanto, in compagnia tua non ci resto un minuto di pi. Le tue mani sono pi leste
a battagliare, le mie gambe sono pi lunghe per scappare!

Elena esce.
ERMIA:

Sono sbalordita non so pi che dire!

Ermia esce.
OBERON:

Tutto per la tua negligenza, sempre sempre sempre ti sbagli! O forse...commetti le tue canagliate di
proposito?

14

PUCK:

Credimi, Re delle Ombre, stato un errore. Non hai detto che avrei riconosciuto luomo dai vestiti
ateniani che aveva addosso?

OBERON:

I due spasimanti si vogliono affrontare. Va, Puck, affrettati la luna ad oscurare e della volta stellare
copri la fronte con una fitta nebbia, nera come lAcheronte. E svia questi cocciuti in modo che luno
sia allontanato dallaltro rivale poi, spremi questerba sugli occhi di Lisandro. Lisandro, chiaro?
Mentre affido a te questo piano, io andr dalla Regina, per quel ragazzo indiano. Poi i suoi occhi
incantati liberer dalla mostruosa vista, e su tutto la pace porter.

PUCK:

Qua e l, qua e l me ne porto, qua e l per i campi e le citt. Folletto porta di qua e l. Ah, ah, ah!
Eccone uno.

Esce Puck, entra Lisandro.


LISANDRO:

Dove sei, orgoglioso Demetrio?!

DEMETRIO:

(fuori campo) Qui furfante e tu dove sei?

LISANDRO:

Sar subito da te.

Esce Lisandro, entra Demetrio.


DEMETRIO:

Lisandro, parla ancora, ti dai alla fuga? Che vigliacco, sei scappato!

Entra Puck.
PUCK:

Vieni codardo, vieni moccioso.

DEMETRIO:

Sei l?

PUCK:

Segui la mia voce e vedremo chi uomo. Ah, ah, ah !!!

Esco Demetrio e Puck, entra Lisandro.


LISANDRO:

Ah, il furfante ha la gamba pi lesta della mia, lho seguito di corsa, ma lui gi corso viae al buio
sono finito, sul sentiero accidentato. E qui riposer. Vieni mattino agognato. (si corica e si
addormenta)

Entrano Puck e Demetrio.


PUCK:
DEMETRIO:

Vieni tu, io sono qui !


No allora, ti beffi di me ! Ma me la pagherai se alla luce del giorno la tua faccia mostrerai. Va per la
tua strada. La stanchezza mi costringe a distendere il mio corpo su questo gelido letto. Ma appena far
giorno, avrai visite, promesso. (si corica e si addormenta)

Entra Ermia.
ERMIA:

Mai cos stanca, cos allo sconforto, il corpo non risponde pi sembra morto. Qui riposer finch il sole
non si affaccia, il cielo protegga Lisandro, che il duello non faccia. (si corica e si addormenta)

Entra Elena.
ELENA:

Oh, notte di angoscia. Oh, notte lunga e funesta. Abbrevia le tue ore, la luce del giorno mi conforti da
oriente, cos di giorno torno ad Atene anche se mesta, lontana da coloro che mi trovano repellente. Il
sonno talvolta chiude le palpebre al dolore, mi porti via dalla compagnia di me stessa. (si corica e si
addormenta)

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Atto IV - Scena I
Unaltra parte del bosco
Entrano Titania, Bottom e altre Fate e dietro di loro Oberon (non visto).
TITANIA:

Vieni, adagiati su questo fiorito lettone, mentre io accarezzo le tue amabili guanciotte e pongo rose
muschiate sul tuo liscio testone e bacio le tue belle, grandi orecchie.

BOTTOM:

Devo andare dal barbiere ho troppi peli anche se danno fascino, io sono un asino cos delicato che se un
peletto mi solletica devo grattarmi.

TITANIA:

Parla, gradisci un po di musica, mio dolce amore?

Le Fate sbuffano.
TITANIA:

Oh, dimmi amore dolce, che cosa desideri mangiare?

BOTTOM:

In verit, una manciata di biada, sgranocchierei della buona avena asciutta. A pensarci bene ho una gran
voglia di una brancata di fieno, un buon fieno, dolce fieno no ha leguale. Ma ti prego che nessuno dei
tuoi mi venga a disturbare. Ho unesposizione di sonno, la sento arrivare.

TITANIA:

Dormi, allora, e io ti avvinghier con le mie braccia. Fate, potete andare e tutte disperdetevi. Cos il
caprifoglio al soave convolvolo gentilmente si avvince. La femminile edera cos inanella le raggrinzite
dita dellolmo. Oh, quanto ti amo, sono folle di te.

Entra Puck.
PUCK:

(rivolto a Demetrio) Sul terreno dormi sereno che io tocchi i (poi rivolto a Lisandro) tuoi occhi,
gentile amante col farmaco, quando ti sveglierai proverai grande piacere a vedere il tuo primo, vero
amore.
(Soddisfatto) Gianna avr Giannino, tutto andr a puntino, luomo riotterr la sua cavalla e sia pace nella
stalla.

Puck torna da Oberon.


OBERON:

Benvenuto Puck. Vedi questo dolce spettacolo.

Puck sghignazza.
OBERON:

La sua follia comincia a impietosirmi, risaner lodiosa imperfezione dei suoi occhi. (si dirige verso
Titania) Torna ad essere quella che eri, torna a vedere con gli occhi di ieri. E ora mia Titania svegliati,
mia dolce regina.

TITANIA:

Oh, il mio Oberon. Che visione ho avuto, un asino mi sembrato di amare.

OBERON:

Eccolo il tuo amore

TITANIA:

Come si potuto verificare?!

OBERON:

Taci un momento.

Oberon e Titania danzano.


PUCK:

Presta orecchio sire divino odo lallodola del mattino.

16

OBERON:

Allora mesti pi non parleremo e le ombre della notte seguiremo. Cingiamo il mondo con fortuna, pi
veloci dellerrante luna.

TITANIA:

Vieni mio signore, su nellaria narrami questa storia straordinaria. Come mai mi sono trovata tra questi
mortali addormentata.

Escono. I quattro amanti e Rocchetto giacciono ancora addormentati.


Al suono di corni fuori scena, entrano Teseo, Ippolita, Egeo e il seguito.
TESEO:

Mia bella regina, saliamo in cima al monte ad ascoltare la musica confusa dei latrati e delleco che li
riverbera. I miei cani sono tutti di razza spartana, stesso pelame, stesse fauci e lunghe orecchie
(Ippolita se ne va) pendenti.

IPPOLITA:

Piano, che ninfe sono queste?

EGEO:

Mio signore, mia figlia quella che dorme l e quello Lisandro, laltro Demetrio e lei Elena. Elena
figlia di Nedalo. Mi domando cosa fanno qui insieme.

TESEO:

evidente si sono alzati presto per celebrare i riti di Maggio. Buongiorno amici! (gli amanti si destano)
San Valentino passato. Come che questi uccelli di bosco si accoppiano solo ora? Vi prego, alzatevi!
(balzano in piedi)
So che voi due siete nemici in amore. Come mai alberga nel mondo tanta concordia che lodio cos
lontano dalla rivalit da dormire accanto allodio senza animosit ?

LISANDRO: Mio signore vi

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