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Doveri e responsabilità del dipendente pubblico

Doveri e responsabilità del dipendente pubblico

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Doveri e responsabilità del dipendente pubblico

Le fonti principali dei doveri (qualche CCNL ha sostituito la parola doveri con obblighi) e delle responsabilità del dipendente pubblico sono rintracciabili 1) 2) 3) 4) Nella Cosituzione (si veda art 98 – fedeltà alla nazione e 97 imparzialità e buon andamento) Nel Codice civile (diligenza, fedeltà, sanzioni disciplinari art 2104/2106) il CCNL (ad es per quanto riguarda le sanzioni disciplinari) il codice di comportamento dei dipendenti delle PA (previsto dal’art.54 165/2001 attuato con DPCM del 2000 consegnato all’atto dell’assunzione ha un’obbligatorietà giuridica, non è solo un codice etico–esso va coordinato con i codici adottati a livello di singola amministrazione) 5) Altro: Art 53 dlgs 165/2001 (cumulo d’impieghi) o normativa sulla sicurezza (dps)
Disciplinare interno : costituisce una particolar fonte di obblighi sollecitata dalle Linee Guida sull’uso della posta elettronica e di internet in ambiente di lavoro pubblico o privato emanate dal garante per la protezione dei dati per la protezione dei dati personali.

Essi sono: Fedeltà correttezza: Astenersi da qualsiasi comportamento che possa risultare pregiudizievole per l’amministrazione ed il divieto di usare l’impiego a fini personali (es accettare, compensi – raccomandazioni, utilizzare beni e servizi dell’ente a fini personali). Divieto di partecipare ad organizzazioni la cui attività possa arrecare danni all’amministrazione, svolgere collabora Diligenza: L’impiegato è tenuto a rispettare l’orario di lavoro (rilevato con sistemi automatici) Non può allontanarsi senza l’autorizzazione del Dirigente, in caso di impossibilità a prestare servizio è tenuto a darne comunicazione tempestiva Collaborazione, imparzialità, efficienza: nei confronti dei cittadini ad es non ostacolando o aggravando il procedimento amministrativo, rispettando l’ordine cronologico delle pratiche e non concedendo favoritismi. Specifici obblighi possono poi sorgere dalle Carte dei Servizi (strumento di enunciazione di standards di qualità) Riservatezza: L’impiegato deve astenersi da dichiarazioni che danneggino l’immagine dell’ente o dare informazioni coperte da segreto d’ufficio. Condotta Decorosa: Prima si chiedeva al dipendente una condotta irreprensibile al di fuori dell’ufficio, adesso solo che non attui comportamenti che possano nuocere all’immagine o agli interessi dell’amministrazione Obbedienza: previsto dal CCNL, implica che il dipendente deve seguire le disposizioni impartitegli se ritiene che l’ordine sia palesemente illegittimo deve farne rimostranza, s lo setsso è rinnovato per iscritto ha il dovere di darne esecuzione salvo che non sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativoper lo svolgimento delle proprie mansioni Informazione: la comunicazione in merito ad informazioni riguardanti la propria situazione patrimoniale o tributaria sussiste solo nei confronti del dirigente risorse umane e solo per controllo osservanza altri doveri ad es. Fedeltà. Esclusività: art 98 cost Il pubblico dipendente è tenuto a riservare tutta la Sua attività lavorativa all’amministrazione. L’ Art 53/2001 richiama espressamente gli articoli del t.u 1957 60/63.

“L’impiegato non può esercitare il commercio l’industria, né alcuna professione o svolgere attività lavorativa presso privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro, tranne enti o società per i quali la nomina è riservata allo Stato e sia all’uopo intervenuta l’autorizzazione del Ministro. L’impiegato che contravviene a tali divieti viene diffidato a cessare tale incompatibilità e può anche essere soggetto a sanzione disciplinare. Decorsi 15 giorni di diffida senza che l’incompatibilità cessi l’impiegato decade dall’impiego” Tale dovere viene meno solo in caso di impiego part-time non superiore al 50% dell’orario ordinario, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito per disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero professionali. L’articolo 53 165/2001 delinea una disciplina completa ed analitica delle incompatibilità, la regola generale è che:

il dipendente può svolgere solo gli incarichi che gli siano stati conferiti o previamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza, o che siano esplicitamente autorizzati da leggi o da altre fonti normative Trattasi di incarichi, anche occasionali, non compresi nei doveri di ufficio, per i quali è previsto un compenso. L’autorizzazione deve richiedersi all’amministrazione di appartenenza sia dal dipendente interessato che dalle stesse amministrazioni o soggetti pubblici e privati che intendono conferire l’incarico. Decorso il termine (30 o 45 gg) l’autorizzazione si intende accordata se richiesta da amministrazioni pubbliche altrimenti si intende negata.
Sono esclusi dalla richiesta di autorizzazione gli incarichi dai quali derivano compensi per: a) collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili; b) utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali; c) partecipazione a convegni e seminari; d) attività che prevedano il solo rimborso spese documentate; e) attività per le quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; f) attività conferite da organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita; f-bis) attività di formazione diretta ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. C’è da pensare che si escludano anche gli incarichi gratuiti ma la norma nulla dispone a riguardo

Qualora venga conferito un incarico retribuito da amministrazione a dipendente di altra amministrazione in difetto di autorizzazione dell’amministrazione dia appartenenza, il provvedimento è nullo e costituisca infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del procedimento. Il compenso trasferito all’amministrazione di appartenenza del dipendente. Qualora, invece, l’incarico venga conferito da privati o E.p.e si applica una sanzione pecuniaria pari al doppio degli emolumenti disposti, oltre a sanzioni per eventuali violazioni tributarie contributive. All’Accertamento provvede la Guardia di Finanza Calendario adempimenti Entro 30 aprile I soggetti pubblici o privati che erogano compensi ai dipendenti pubblici di cui al comma 6, 165/2001 sono tenuti a comunicare all’amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi i compensi erogati nell’anno precedente Entro 30 giugno

Le p.a. che conferiscono o autorizzano incarichi a propri dipendenti sono tenute a comunicare per via telematica o supporto magnetico al Dipartimento della Funzione Pubblica l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi nell’anno precedente con indicazione del compenso previsto presunto o percepito(anche per doveri d’ufficio). Unitamente allo stesso è inviata una relazione nella quale sono indicate le norme di applicazione in base alle quali gli incarichi sono stati conseguiti, ragioni conferimento o autorizzazione, criteri di scelta dei dipendenti rispondenza dei medesimi ai principi di buon andamento dell’amministrazione, nonché misure che si intendono adottare per contenimento spesa. La comunicazione va fatta anche semestralmente (30 giugno -31 dicembre)per quanto riguarda l’elenco dei collaboratori esterni in merito ad incarico affidato durata ed importi corrisposti. Tale indicazione va anche inserita nel sito istituzionale della P.A. Le amministrazioni che omettono tali adempimenti non possono conseguire nuovi incarichi. Possono essere disposte verifiche da parte della PCDM per analizzare l’ottemperanza a tali adempimenti. Il Dipartimento della funzione pubblica trasmette alla Corte dei Conti entro il 31 dicembre l’elenco della amministrazioni che hanno omesso di effettuare la comunicazione relativa ai collaboratori esterni a cui sono stati affidai incarichi di consulenza. Entro la stessa data riferisce al Parlamento, e formula proposte. Una tematica connessa ai doveri di correttezza verso ufficio e colleghi è il cosiddetto fenomeno del Mobbing: forma di violenza morale o psichica in ambito lavorativo, attuata dal datore di lavoro o da altri dipendenti, nei confronti di un lavoratore. Dall’inglese: assalto di un gruppo ad un singolo ai fini dell’espulsione dello stesso. Può consistere: nell’emarginazione assegnazione compiti dequalificanti diffusione menzogne – boicottaggio continue critiche compromissione immagine sociale sul luogo di lavoro il tutto al fine di emarginare il mobbizzato, eliminarlo dall’ambiente di lavoro distruggendolo sotto l’aspetto psicologico e sociale così da provocarne il licenziamento, le dimissioni o il trasferimento. Per la configurabilità della condotta lesiva vi devono essere i seguenti elementi: • Molteplicità dei comportamenti a carattere persecutorio • Evento lesivo alla salute ed alla personalità del dipendente • Nesso eziologico tra la condotta del mobber ed il pregiudizio causato • Dimostrazione dell’elemento soggettivo Dottrina e giurisprudenza hanno dimostrato che il fenomeno può portare un’invalidita di tipo psicologico (si può anche giungere al suicidio). Oltre ai profili penali (art 600 c.p. molestia e disturbo persone) la questione può essere portata in sede civile per il risarcimento del danno 8Il tribunale di Agrigento in una sentenza del 2005 parla di danno biologico, morale ed esistenziale). In diverse amministrazioni esistono i comitati paritetici i quali hanno il compito di raccogliere dati sul fenomeno mobbing, formulare proposte per prevenzione e repressione. L’enunciazione dei doveri dei dipendenti pubblici è strettamente connessa alla responsabilità disciplinare che è solo una delle responsabilità in cui può incorrere l’impiegato pubblico infatti L’articolo 28 della Costituzione, in relazione al rapporto tra responsabilità della P.A. e del dipendente pubblico, dispone che:
“I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili, amministrative degli atti compiuti in violazione dei diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato ed agli enti pubblici” art 28 cost. La responsabilità verso terzi estranei emerge solo in presenza di dolo o colpa grave. E’ fatta salva la possibilità della P.A. di rivalersi nei confronti del dipendente (art.23, comma 2 TU n.3/57).

DISCIPLINARE PENALE Il dipendente subordinato è tenuto a rispettare obblighi la cui inosservanza fa scattare la responsabilità Civile Violazione ordine giuridico -reato PATRIMONIALE Amministrativa Contabile

I Dip pubblici sono chiamati a risarcire i danni causati all’amministrazione o a terzi. Assume 3 diversi aspetti a seconda dei soggetti a cui si riferisce, delle norme violate e del danno cagionato

La responsabilità dei dipendenti pubblici

SCHEDA N. 6

La responsabilità dei dipendenti pubblici
• Responsabilità: assoggettabilità a sanzione in conseguenza
del compimento di comportamenti antigiuridici

• Per i dipendenti pubblici essa si estende oltre i limiti della • Per essi la responsabilità può essere:

responsabilità civile e penale prevista per i comuni cittadini • penale • disciplinare • civile o, secondo la qualificazione della Corte dei conti, “patrimoniale” • Alcuni alti funzionari pubblici possono rispondere anche della c.d. “responsabilità politica”
– comportamento non conforme o agli obblighi deontologici della carica o al mandato politico ricevuto dal Parlamento – la sanzione non è prederminata e può arrivare sino alle “dimissioni forzate”

La responsabilità disciplinare Così come gli altri lavoratori gli impiegati pubblici devono osservare l’obbligo di fedeltà e diligenza, qualora contravvengano possono essere soggetti a sanzioni disciplinari commisurate alla gravità dei fatti contestati e tenendo conto delle giustificazioni addotte dal lavoratore. La tipologia di infrazioni e le relative sanzioni sono definite dal CCNL. Ad es.

Rimprovero verbale Rimprovero scritto (CENSURA) Multa fino a 4 ore della retribuzione Sospensione dal servizio fino a 10 gg senza retribuzione Sospensione dal servizio da 11gg a 6 mesi senza retribuzione Licenziamento con preavviso Licenziamento senza preavviso

Ciascuna amministrazione secondo il proprio ordinamento individua luffico competente per i procedimenti disciplinari U.P.D. Le prime due sanzioni sono irogate direttamente dal capo della struttura cui appartiene l’impiegato le altre da parte del Dirigente delle risorse umane su proposta dell’UPD. Il procedimento disciplinare deve avere il carattere dell’immediatezza.
Il procedimento disciplinare si apre con la tempestiva contestazione scritta dell'addebito al dipendente, che va comunicata entro 20 giorni dalla data in cui si è reso noto il fatto (art.55, c.5 T.U.P.I). I provvedimenti più gravi non possono essere irrogati prima che siano trascorsi almeno 5 giorni dalla contestazione (art.7 St.Lav.). Il dipendente convocato obbligatoriamente per un'audizione a sua difesa, può farsi assistere da un procuratore o un sindacalista, e può esercitare il diritto di accesso agli atti istruttori (art.24 L. n.241/90). Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione, l’atto con il quale è emessa la sanzione deve essere emanato entro i successivi 15 giorni. In ogni caso, il procedimento si deve concludere entro 120 giorni dalla contestazione, pena l’estinzione. Con il consenso del dipendente, la sanzione può essere ridotta ma non può più essere impugnata (cd. “patteggiamento”, ai sensi dell’art.55, c.6 T.U.P.I). In caso contrario, il dipendente può impugnare la sanzione disciplinare: • osservando le apposite procedure di conciliazione previste dalCCNL; • in assenza di tali procedure, entro 20 gg., innanzi al collegio arbitrale di disciplina (art.66 T.U.P.I) anche attraverso un procuratore o un sindacalista. Il tentativo di conciliazione è obbligatorio ma, in caso di infruttuosità, è fatta salva la facoltà di adire l’autorità giudiziaria (art.7, c.6, St.Lav.) trascorsi 90 gg. dalla promozione della conciliazione (art.65 T.U.P.I). Il collegio di conciliazione si compone di 2 rappresentanti dell’amministrazione e di 2 dei dipendenti ed è presieduto da un esterno all’amministrazione, di provata esperienza e indipendenza. E’ stato istituito un collegio di conciliazione presso l’ufficio del lavoro, competente per le controversie dei lavoratori che operano nelle propria circoscrizione territoriale. Se il datore di lavoro non provvede a nominare il proprio rappresentante, anche dopo 10 gg. dall’invito rivolto dall’ufficio del lavoro, la sanzione disciplinare non ha effetto (art.7, c.6, St.Lav.). Il collegio emette la sua decisione entro 90 gg. dall’impugnazione e l’amministrazione vi si conforma, durante tale periodo la sanzione è sospesa (art.55, c.7 TUPI).

Il Dirigente può adottare il provvedimento di sospensione cautelare con l’allontanamento provvisorio dal servizio quando la gravità della situazione lo richieda. Essa è facoltativa e per un max di 30 gg in pendenza di procedimento disciplinare, obbligatoria in pendenza di procedimento penale e per tutta la durata in cui vi sono restrizioni della libertà per condanna anche non definitiva per reati contro la P.A.. Al dipendente è corrisposta un’ indennità pari al 50% della retribuzione ad esclusione dei compensi accessori
Gli Enti Locali e la sospensione cautelare obbligatoria L’articolo 94 del T.U.E.L prevede che l’atto di sospensione, adottato dal dirigente e non dall’U.P.D, deve essere emesso nei confronti dei dipendenti condannati in via definitiva per specifici delitti quali: • delitti di associazione mafiosa o di spaccio di stupefacenti o di produzione o smercio di armi o comunque per condotta di favoreggiamento verso queste associazioni; • reati gravi contro la PA; • sentenze con pena della reclusione superiore a 6 mesi per uno o più delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inserenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio; • sentenza con pena della reclusione non inferiore a 2 anni per delitti non colposi; • nonché in casi di provvedimento definitivo di prevenzione del Tribunale in quanto indiziati di appartenere ad un’associazione di tipo mafioso.

La responsabilità disciplinare/1 • Doveri del dipendente pubblico
1. di carattere pubblicistico
• • • • Fedeltà alla Repubblica (art. 51 Cost.) Imparzialità e buon andamento (art. 97 Cost.) Esclusività (art 98 Cost.) Diligenza, obbedienza, fedeltà (artt. 2104-5 c.c.)

2. di carattere privatistico

• La violazione di doveri da parte del dipendente pubblico fa scattare la sua responsabilità disciplinare

La responsabilità disciplinare/2
• Un tempo, il potere disciplinare veniva ancorato alla posizione di supremazia della P.A. cui corrispondeva una posizione di soggezione del dip. pubbl. Conseguenze
1. massima discrezionalità in ordine alla identificazione concreta delle condotte sanzionabili 2. procedura di irrorazione delle sanzioni eccessivamente garantista che non assicurava rapidità di attuazione del potere disciplinare (come bilanciamento)

Oggi, “le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte dagli organi preposti … con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro” (T.U. sul p.i.) Fra tali poteri rientra quello disciplinare che costituisce una forma di autotutela della P.A. verso l’inosservanza di doveri da parte del dipendente

La responsabilità disciplinare/3
– Il tipo e l’entità della sanzione sono determinati nel rispetto dei principi di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza – Valgono i seguenti criteri stabiliti dal codice disciplinare:
1. Intenzionalità, grado di negligenza, imprudenza e imperizia in relazione alla prevedibilità dell’evento 2. Responsabilità connesse alla posizione occupata 3. Grado di danno arrecato all’amministrazione o a terzi 4. Circostanze aggravanti o attenuanti (es., precedenti disciplinari) 5. Concorso nella mancanza di più lavoratori in accordo tra loro

Responsabilità penale Si ha responsabilità penale quando il dipendente nello svolgimento di proprie funzioni o mansioni trasgredisce una norma dell’ordinamento giuridico generale a carattere penale, si configura così un reato. Esiste poi una responsabilità tipica dei dipendenti pubblici o dei gestori di pubblici servizi, il codice penale disciplina “i delitti dei pubblici ufficiali”, ossia commessi da coloro che godono di un certo “status”
I principali delitti contro la Pubblica Amministrazione sono: • Peculato (art.314 c.p.); • Concussione (art.317 c.p.); • Corruzione per atto d’ufficio (art.318 c.p.); • Corruzione per atto contrario a dovere d’ufficio (art.319 c.p.); • Abuso d’ufficio (art.323 c.p.); • Rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio (art.326 c.p.); • Rifiuti d’atti d’ufficio (art.328 c.p.).

La responsabilità penale
– Trasgressione dei doveri d’ufficio che assume il carattere di violazione dell’ordine giuridico generale – Reati: • propri
– La qualità di dipendente o funzionario pubblico è necessaria per l’esistenza del reato (es: corruzione)

• comuni
– Possono essere commessi da qualsiasi cittadino
la qualità di dipendente pubblico può talora comportare un aumento di pena o un mutamento della figura del reato

Rapporti tra procedimento penale e disciplinare. Per una stessa violazione possono concorrere sia la responsabilità penale che quella disciplinare. In tal caso a carico dell’impiegato si instaura sia un procedimento disciplinare presso la competente amministrazione sia un procedimento penale dinnanzi alla giurisdizione ordinaria La legge 97/2001 prevede che la sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio di responsabilità disciplinare quanto all’accertamento della sussistenza del fatto e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso. In caso di patteggiamento sembra potersi escludere ‘efficacia vincolante nel procedimento disciplinare. (Esiste a tal proposito un DDL del 2006
approvato dal consiglio dei ministri che prevede il licenziamento immediato per coloro che abbiano patteggiato la pena a due anni).

Se al contrario nel corso del giudizio disciplinare emergano fatti per i quali sia ravvisato un reato perseguibile d’ufficio, l’autorità amministrativa ha l’obbligo di denunciare gli stessi al PM. Il giudizio penale deve essere poi obbligatoriamente comunicato alle amministrazioni di appartenenza quando è emesso nei confronti di loro dipendenti per reati contro la P.A.. Non è espressamente prevista nel c.p.c. la sospensione del procedimento disciplinare in pendenza di quello penale anche se a es il CCNL Ministeri la prevede. Se il fatto non costituisce illecito penale, il procedimento disciplinare continua in autonomia. Nel caso in cui i delitti siano stati perpetrati a fini patrimoniali abbiamo il giudizio di danno erariale davanti alla Corte dei Conti Nel caso in cui il dipendente rinviato a giudizio non sia stato sospeso è previsto che l’amministraione provveda al trasferimento d’ufficio. Il TAR di Lecce ha statuito che l’istituto del trasferimento per incompatibilità ambientale (max 5 annipuò essere applicato anche ai dipendenti pubblici contrattualizzati ed il relativo provvedimento prescinde da ogni valutazione circa la responsabilità del dipendente stesso. E’ volto esclusivamente a garantire la regolarità e continuità dell’azione amministrativa ed a conservarne il prestigio
il giudice penale può pronunciare anche alcune sanzioni a carattere disciplinare quali: Condanna definitiva: estinzione del rapporto di lavoro: licenziamento senza preavviso, nel caso di delitti più gravi contro la P.A.(reclusione per non meno di 3 anni9 Rinvio a Giudizio: trasferimento di sede o di ufficio senza detrimento carriera Sentenza non definitiva di condanna:sospensione dal servizio del dipendente, salvo reintegro con restituzione assegni nel caso venisse prosciolto

Responsabilità civile (art 28 cost.) Deriva dall’aver commesso per dolo o per colpa un fatto che cagioni ad altri un danno ingiusto ed obbliga colui che l’ha commesso al risarcimento del danno. Esiste una responsabilità solidale del pubblico dipendente e dell’amministrazione nel caso di danno nei confronti del cittadino che può scegliere chi escutere (la PA potrà sempre rivalersi nei confronti del dipendente). La Corte Costituzionale parla di responsabilità concorrente. La PA non è responsabile se il danno derivi da comportamento posto al di fuori dell’attività amministrativa e se il comportamento era illegittimo o viziato da incompetenza assoluta.

La resp abilit à dei dipenden pubblici ons ti

SCHEDA N. 14

La responsabilit à civile
Perch é si configuri occorre la presenza di : – Danno ingiusto, ovvero arrecato in viol azione di diritti di terz – con dolo o colpa grave 2043 cc – nesso di casualit à tra fatto antigiuridico ed evento dannoso, – riferibilit à del fatto alla P.A.

NO Responsabilità PA
i

La responsabilit à del dipendente è esclusa art 29 reg cont . nel caso di : • Legittima difesa • Violenza fisica • Necessit à di salvare s é o altri dal pericolo attual e di un danno grave

1. comportamento illegittimo 2. comportamento viziato da incompetenza 3. comportamento fuori PA

Perché si configuri occorre la presenza di: • danno ingiusto, ovvero arrecato con dolo o colpa grave 2043, nel caso di colpa lieve o lievissima infatti risponde l’amministrazione • nesso di casualità tra fatto antigiuridico ed evento dannoso, • riferibilità del fatto alla P.A. La responsabilità è esclusa nel caso di: – Legittima difesa – Violenza fisica – Necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave

Responsabilità amministrativa Deriva da un comportamento del dipendente pubblico che causi un danno patrimoniale all’amministrazione. Gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa con l’aggiunta della necessaria presenza del rapporto di servizio. Perché si configuri è necessario che vi siano: danno economicamente valutabile, dolo o colpa grave, nesso di causalità tra fatto antigiuridico ed evento dannoso, rapporto d’impiego. Competente a giudicare è la corte dei Conti. Art 18/20 T.U. impiegati civile dello stato, espressamente richiamati nel 165/2001 (vedi primo punto tabella) Art 82 legge di contabilità “l’impiegato che per azione o omissione, anche solo colposa, cagioni danno allo Stato è tenuto a risarcirlo.
Art 93 (Responsabilità patrimoniale) del Dlgs del 18 agosto 2000 n° 267, (T.U.enti locali)" 1. Per gli amministratori e per il personale degli enti locali si osservano le disposizioni vigenti in materia di responsabilità degli impiegati civili dello Stato”.

La responsabilit

à am inistrativa m
essa

L’im ie p gato è te nuto a risa rcire a ll ’am inist m razione il da nno ad essa deriv te da viola an zioni di ob hi di servizi anche se ha a blig o gito su delega del s uperiore ad eccezion del caso in cui l e ’ob bligo ad ese guire de i d specifiche n e del rapp riv a orm orto d ’im iego p – G dice com eten iu p te è la Corte d Con ei ti – E en co lem ti stitutiv della re nsabilit i spo à:
• Dann o
– – – C’è quando è leso un interess patrim e oniale (econom icam ente val utabil e effettivo e attua , comprende il le dann em o ergente dim inuzione del patrim onio subita dalla PA e lucro cessante incrementi patrimoniali non conseguiti a causa d ell dannoso

), deve essere

’evento

Dolo o colpa gr ve a
– C di esclus ne d co asi io i lpa : incapacit à tem poranea, stato di necessit à, forza maggiore, ordine che si era obbligati ad eseguire (purch é ordine: regolare form ente, com alm petenza alla sua emanazione, non palesemente ill egittim o)

• •

Rapp orto di se rvizio vo lontario Nesso d cau alit i s à (d irettoe imme diato) tracon gue se nze da see fatto nno ille cito

In caso di giudizio penale in corso quello innanzi alla Corte dei Conti ha luogo dopo la definizione del primo. Es danno all’immagine. Danno erariale da ingiustificato ritardo La responsabilità contabile pur avendo in comune molti dei caratteri della responsabilità amm. se ne discosta perché è riferibile solo agli agenti contabili, Sia di diritto che di fatto) ovvero a coloro che a qualsiasi titolo maneggiano denaro pubblico, ai consegnatari beni valori e merci dello Stato e degli enti pubblici, agenti della riscossione, tesorieri. Essi devono rendere conto del proprio operato (obbligo di rendiconto) e sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti. Il giudizio di responsabilità contabile si instaura all’atto della presentazione del conto a prescindere da eventuali denunce di’irregolarità

Differenze tra responsabilit à (a) amministrativa e (b) contabile
Presupposti (a): - danno patrimoniale - mancata diligenza, dolo, colpa - rapporto di servizio Presupposti (b): - maneggio di denaro - inadempimento di un obbligo di restituzione - situazione di fatto
- grava anche sui contabili di fatto

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