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fonti

5. FONTI, TITOLARITÀ E OGGETTO DEI DIRITTI CONFERITI DAL


DIRITTO UE

a. Fonti Diritto Primario:


TUE e TFUE; Carta dir. fond. UE

-----------------
Diritto interposto: principi
generali

--------------------------
Diritto derivato: regolamenti,
direttive, decisioni.

b. Titolarità: non riservata ai soli cittadini UE


questione COMPETENZE
c. Oggetto
Diritto primario
I Trattati
CONSEGUENZE DELLA GIURISPRUDENZA
VAN GEND & LOOS e CASTA ENEL
sul piano della NATURA GIURIDICA dei TRATTATI CEE/CE/UE/TFUE: benché
conclusi nelle forme e secondi i procedimenti di un vero TR internazionale, essi
assolvono, nella prospettiva interna all’organizzazione internazionale Unione
europea, ad una funzione di natura ‘costituzionale’ dell’ordinamento giuridico
dell’Unione europea e della comunità di diritto che era prima la CEE poi la CE e ora
l’UE
Sul piano dei CRITERI INTERPRETATIVI dei Trattati stessi seguiti dalla Corte di
giustizia in ragione della funzione che svolgono rispetto all’ordinamento cui hanno
dato vita, nella loro interpretazione le considerazioni di carattere sistematico hanno
prevalso sul dato testuale –(necessità di affermare principi e valori
dell’ordinamento)
Interpretazione teleologica v. letterale: “ogni disposizione di diritto comunitario
va ricollocata nel proprio contesto e interpretata alla luce dell’insieme delle
disposizioni del suddetto diritto, delle sue finalità, nonché del suo stadio di
evoluzione al momento in cui va data applicazione alla disposizione di cui trattasi”
(causa 283/81, Cilfit, sentenza del 6 ottobre 1982)
Criterio dell’effetto utile : Tra le varie interpretazioni possibili la Corte preferisce
quella che consente di riconoscere alla norma la MAGGIORE EFFETTIVITà possibile
in maniera che gli scopi cui la norma è rivolta possano essere raggiunti più
compiutamente
Diritto interposto
Principi generali
Funzionali alla TUTELA GIURISPRUDENZIALE DEI
DIRITTI FONDAMENTALI UE e dunque
all’elaborazione della CARTA dei diritti fondamentali
UE

delle tre originarie Comunità europee (CEE, CECA, EURATOM) all’utilizzo della fonte dei
principi generali come porta di ingresso per la tutela di diritti fondamentali propri dell’Unione:

Corte di giustizia, sent. 17 dicembre 1970, causa 11-70, Internationale Handelsgesellschaft


« LA TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI COSTITUISCE INFATTI PARTE INTEGRANTE DEI
PRINCIPI GIURIDICI GENERALI DI CUI LA CORTE DI GIUSTIZIA GARANTISCE L'
OSSERVANZA. LA SALVAGUARDIA DI QUESTI DIRITTI, PUR ESSENDO INFORMATA ALLE
TRADIZIONI COSTITUZIONALI COMUNI AGLI STATI MEMBRI, VA GARANTITA ENTRO L' AMBITO
DELLA STRUTTURA E DELLE FINALITA DELLA COMUNITA». 
nella giurisprudenza successiva, la Corte ha precisato le fonti di ispirazione dei
principi generali relativi alla tutela dei diritti fondamentali e le loro funzioni,
estendendone la rilevanza rispetto agli atti degli Stati membri
• a partire dal Trattato di Maastricht (1992), il sistema di protezione dei diritti
fondamentali dell’Unione trova un primo formale riconoscimento nel diritto
primario (Art. F TUE), a cui si aggiunge,
• con il Trattato di Amsterdam (1997), l’espressa previsione della competenza della
Corte di giustizia a sindacare il rispetto di tali diritti da parte delle istituzioni
dell’Unione
• l’iniziativa di dotare l’Unione di una Carta dei diritti fondamentali arriva con il
Consiglio europeo di Colonia 3-4 giugno 1999 : necessità di dare maggiore visibilità
ai diritti fondamentali dell’Unione «Allo stato attuale dello sviluppo dell'Unione è
necessario elaborare una Carta di tali diritti al fine di sancirne in modo visibile
l'importanza capitale e la portata per i cittadini dell'Unione».  processo in due
tempi : presentazione di un progetto di Carta entro il Consiglio europeo di
dicembre 2000, da proporre a Consiglio, Commissione e Parlamento europeo per
«proclamazione solenne» (senza acquisizione di valore giuridico vincolante);
«successivamente occorrerà esaminare l'eventualità e le modalità necessarie
per integrare la Carta nei trattati»--> Trattato di Lisbona (2007): il testo della Carta non
viene più inserito all’interno dei Trattati (TUE e TFUE), ma c’è riconoscimento dello status di
La Carta dei diritti fondamentali dell’UE

Dignità Libertà Uguaglianza

Solidarietà Cittadinanza Giustizia


Ambito di applicazione della Carta

Articolo 51(1) «Le disposizioni della presente Carta si


applicano alle istituzioni, organi e organismi
dell'Unione (…), come pure agli Stati membri
esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione».

2 livelli di applicazione:
• Attività delle istituzioni UE e di ogni altro soggetto
che, a prescindere dalla qualificazione formale, è
inquadrato nella architettura istituzionale
dell’Unione --- qualsiasi atto
• Attività degli Stati membri, ma solo nei limiti in cui
essi «attuano» il diritto UE - cosa vuol dire ?
Natura non free-standing delle
disposizioni della Carta:
necessità di una norma di diritto UE diversa dalla disposizione della Carta in
questione, che “attiva” ( norma trigger ) l’applicazione di quest’ultima - la
Carta si applica quando una norma di diritto dell’Unione diversa dalla norma della Carta
di cui si lamenta la violazione (ma, più in generale, diversa da una norma della Carta o
da un principio generale di diritto UE) è applicabile al caso pendente davanti al giudice
nazionale.

Trigger deve essere «directly relevant to the case» = norma concretamente


applicabile alla fattispecie, un collegamento di una certa consistenza, che vada al di
là dell’affinità tra le materie prese in considerazione o dell’influenza indirettamente
esercitata da una materia sull’altra» (Siracusa)
Esempi:
• se viene in rilievo l'interpretazione o l'applicazione, da parte di un'autorità
amministrativa nazionale o un giudice nazionale, di un atto o norma nazionale che
dà attuazione a un atto UE
• OVVERO nel caso di un atto nazionale o disposizione che limita l'esercizio di una
delle libertà fondamentali di circolazione previste dal TFUE (es espulsione non
Caso ALFA
Alfa, società tedesca operante nel settore del gas naturale, vuole
proporre un ricorso per responsabilità della Germania naturale ai sensi
del diritto dell'Unione per la mancata trasposizione ad opera della
Germania entro il termine fissato di due direttive comunitarie in
materia di commercializzazione del gas. Dopo la mancata attuazione
delle suddette direttive infatti Alfa era incorsa in gravi perdite
economiche. In mancanza di reddito e patrimonio, l'Alfa non può
pagare un avvocato e, pertanto, chiede di essere ammesso al gratuito
patrocinio. Tuttavia, secondo la normativa tedesca, solo le persone
fisiche possono essere ammessi al patrocinio a spese. Alfa impugna tale
normativa nazionale dinanzi al giudice nazionale.
Caso BETA
Beta, una società commerciale portoghese che lavora nel commercio di
prodotti agricoli, vuole presentare un ricorso legale contro Omega,
un'altra società commerciale con sede in Portogallo, al fine di
recuperare un credito per un servizio fornito in Portogallo. Tuttavia,
Beta è priva di qualsiasi reddito e patrimonio e non può pagare un
avvocato. Chiede di essere ammesso al patrocinio gratuito, ma la
richiesta viene respinta perché, secondo la normativa portoghese, solo
le persone fisiche possono essere ammesse al patrocinio a spese dello
Stato. Beta impugna la normativa in questione dinanzi al giudice
nazionale
Applicabilità carta solo al caso Alfa perché?
L'azione legale che l'Alfa vuole portare contro la Germania mira a far rispettare un diritto
concesso dal diritto comunitario: il diritto di ottenere dagli Stati membri la riparazione
dei danni causati da violazioni dei loro obblighi di diritto dell'UE (come ad esempio
l'obbligo di recepire una direttiva europea entro il termine fissato ).
 c'è qualcosa di più rispetto alla "semplice" pretesa che una disposizione della Carta
UE è violata.
Al contrario, non c'è nessuna regola il diritto dell'UE diverso da quello disposizione della
Carta presumibilmente violata che si applica nel caso BETA. Tutti gli elementi del caso
sono confinati all'interno del territorio di un solo Stato membro (in tal modo, non si
applicano le disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione dei servizi), l'azione
legale che BETA promuove non riguarda una situazione disciplinata dal diritto
comunitario, e non esiste una legislazione UE in materia di accesso al patrocinio a spese
presso i tribunali 'degli Stati membri.
DIRITTO DERIVATO
• La normativa in materia si colloca agli artt. 288-­299 del nuovo Trattato
sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) ed è suddivisa in due
sezioni, rispettivamente dedicate agli
• 1)“Atti giuridici dell’Unione” relativamente ai quali il TFUE ribadisce
l’obbligo di motivazione, nonché l’indicazione della loro base giuridica
nei Trattati (art. 296), come già previsto dal TCE; allo stesso modo si
mantengono le medesime forme di pubblicità (pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale o notifica ex art. 297).
• 2) alle “Procedure di adozione degli atti e altre disposizioni”
“ATTI GIURIDICI” (art. 288 ss TFUE)
si distinguono in :
“atti giuridicamente vincolanti” + “atti non giurid vincvolanti ” (racc. e
pareri)

“atti legislativi” (art. 288) + “atti non legislativi”

“atti delegati”(art.290)+“atti di esecuzione”(art.291)


LE PROCEDURE ORDINARIA E
SPECIALI
• PREMESSA
Per stabilire quale sia la procedura da seguire per l’adozione dell’atto UE occorre definire la BASE GIURIDICA
dell’atto che si intende adottare, occorre cioè individuare la disposizione dei TR che attribuisce alle istituzioni il potere
di adottare un determinato atto. Sarà la disposizione così individuata in ragione dello scopo e del contenuto dell’atto
che si vuole adottare a indicare la procedura decisionale da seguire.
Conflitto istituzionale:
a) l’istituzione ricorrente alla CGUE è interessata a far valere un diverso articolo del Trattato come base giuridica
dell’atto del consiglio impugnato in quanto la base giuridica invocata in alternativa imporrebbe (invece della
procedura decisionale seguita) una procedura diversa in cui l’istituzione ricorrente avrebbe un ruolo più importante
b) Altre volte la contestazione della base giuridica individuata dal consiglio è legata alla volontà di ricondurre l’atto
impugnato in un settore caratterizzato da elementi tipici del metodo comunitario

Inoltre,

Laddove accanto ad una base giuridica di carattere generale sia utilizzabile una base giuridica più specifica occorrerà
privilegiare quest’ultima. Può però accadere che un atto persegua una pluralità di scopi o presenti contenuti
differenziati. In tal caso la base giuridica va dedotta dal c.d. CENTRO DI GRAVITà dell’atto mentre non dovrà tenersi
conto di scopi accessori o secondari dell’atto
 Qualora non sia possibile individuare il centro di gravità dell’atto perché i vari scopi e contenuti hanno una eguale
importanza l’atto dovrà eccezionalmente avere una BASE GIURIDICA PLURIMA consistente in tutte le disposizioni dei
TR corrispondenti ai suoi vari scopi o contenuti
N.B. Ciò non vale però se le disposizioni che dovrebbero fungere da basi giuridiche plurima prevedono PROCEDURE
DECISIONALI INCOMPATIBILI- in tali casi sarà da preferire come base giuridica la disposizione che non pregiudichi i
poteri di partecipazione del PE
PROCEDURA LEGISALTIVA
SPECIALE
1) Procedura di CONSULTAZIONE : Adozione atto da parte del cons
all’unanimità o mq previa consultazione del PE --- parere del PE è
solo consultivo cioè obbligatorio (consultazione effettiva e regolare)
ma non vincolante
Non è previsto un termine specifico per la resa del parere ma secondo il
pr di leale collaborazione il PE sarà tenuto ad emanarlo entro un
termine RAGIONEVOLE e a tenere conto delle eventuali richieste del
cons per ottenerlo d’urgenza
2) Procedura di APPROVAZIONE
In questi casi il potere deliberativo non appartiene più al Consiglio
ma è CONDIVISO col PE come nella procedura legisl ordinaria.
Tuttavia mentre in quest’ultima il PE ha ampio spazio di manovra
per contribuire a determinare il contenuto dell’atto, nella
procedura di approvazione il PE si limita ad approvare o
respingere l’atto

N.B. in alcuni pochi casi, gli atti sono adottati dal Parlamento con
l’approvazione del Consiglio:
• definizione dello Statuto dei membri del PE (art. 223, par. 2,
TFUE)
• modalità per l’esercizio del diritto d’inchiesta (art. 226 TFUE)
• definizione dello Statuto del Mediatore europeo (art. 228, par. 4,
TFUE)
LA FORMA DEGLI ATTI LEGISLATIVI E
NONSia gli atti legislativi, che non legislativi (delegati o di esecuzione) possono
assumere la forma di
regolamenti,
direttive o
decisioni.
A tal riguardo, il TFUE mantiene appunto la denominazione tradizionale degli
atti giuridicamente vincolanti (regolamenti, direttive e decisioni) al posto
della più innovativa terminologia del Trattato costituzionale (legge europea,
legge quadro europea, regolamento), che viene pertanto abbandonata.

Di norma è ciascuna base giuridica che specifica quale tipo di atti le


istituzioni possono adottare (es. art. 86 (1) TFUE circa l’istituzione procura
europea specifica che possono essere adottati solo regolamenti – se non è
specificato spetta alle istit competenti la scelta della forma dell’atto nel
rispetto pr. proporzionalità
NO GERARCHIA
L’art. 288 non prevede alcuna gerarchia tra gli atti vincolanti di tipo
diverso. Conseguentemente, una direttiva potrebbe abrogare un
regolamento o una decisione potrebbe prevedere una deroga rispetto
ad una direttiva
ES: Dir 2004/38 abroga una serie di direttive pregresse ma anche una
parte del reg. 1612/68
Art. 297 TFUE

1. Gli atti legislativi adottati secondo la procedura legislativa ordinaria sono firmati dal presidente del
Parlamento europeo e dal presidente del Consiglio.
Gli atti legislativi adottati secondo una procedura legislativa speciale sono firmati dal presidente dell'istituzione
che li ha adottati.
Gli atti legislativi sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla
pubblicazione.

2. Gli atti non legislativi adottati sotto forma di regolamenti, di direttive e di decisioni, quando queste ultime non
designano i destinatari, sono firmati dal presidente dell'istituzione che li ha adottati.
I regolamenti, le direttive che sono rivolte a tutti gli Stati membri e le decisioni che non designano i destinatari
sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita
oppure, in mancanza di data, il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.
Le altre direttive e le decisioni che designano i destinatari sono notificate ai destinatari e hanno efficacia in virtù
di tale notificazione.
Regolamenti
I REGOLAMENTI: la PORTATA
GENERALE
• L’atto si rivolge non a un numero limitato di destinatari indicati espressamente o facilmente
individuabili ma a una o più categorie di destinatari determinate astrattamente e nel loro
complesso.
Ciò non importa che debba essere impossibile identificare il numero o l’identità dei destinatari
dell’atto purché la qualità del destinatario dipenda da una situazione obiettiva di diritto o di fatto
definita dall’atto in relazione alla sua finalità
Es. ZUCKERFABRIK 6/68
Regolamento 1009-67-CEE del Consiglio, in data 18 dicembre 1967, relativo all'organizzazione
comune dei mercati nel settore dello zucchero, il quale stabilisce che il regime di prezzi si applica
allo zucchero di barbabietola solo fino al 31 dicembre 1969
Se si negasse il carattere di regolamento di una disciplina dei prezzi, solo perché essa concerne un
prodotto determinato e in vista della circostanza ch'essa riguarda i produttori in ragione di una
situazione di fatto che il caratterizza rispetto a chiunque altro, si estenderebbe la nozione di
decisione in modo tale da pregiudicare il sistema del Trattato
I REGOLAMENTI: OBBLIGATORIETà
sono obbligatori in tutti i loro elementi
-NON Può ESSERE DUNQUE APPLICATO IN MANIERA SELETTIVA
- ONERE DI CONFORMARSI IN MANIERA RIGOROSA (questo però non
esclude che il regolamento abbia bisogno di atti di esecuzione, adottati
dalla Commissione o dagli Stati membri, per poter operare
concretamente; generalmente, il regolamento stesso indica la necessità
di atti di esecuzione)
Diretta applicabilità
• non è soggetto a misure di recepimento nel diritto nazionale;
• È applicabile in tutti gli Stati membri a partire dalla sua entrata in vigore, ossia venti giorni dopo la sua pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale.
• L’art. 288 (2) TFUE prescrivendo l’adattamento diretto ed automatico degli ordinamenti interni al regolamento si configura come
norma sull’ADATTAMENTO: nel momento in cui i reg entrano in vigore nell’ordinamento di origine (UE) i reg sono applicabili negli
SM essendo ogni atto nazionale di recepimento non solo superfluo ma incompatibile con art. 288 producendo l’effetto di
trasformare il reg in un provv interno occultando ai giudici nazionali la stessa natura comunitaria dell’atto.SENT VARIOLA
(1973) prassi it di dare esecuzione ai reg incorporandoli in decreti legislativi – CGUE sottolinea l’inammissibilità di tale prassi coi
Tr in quanto pregiudizievole dell’applicazione simultanea, automatica e uniforme dei reg nel territorio di tutti gli SM –
 Sent ICIC (corte cost) accoglie tali principi mettendo in evidenza, accanto all’effetto pregiudizievole ed inammissibile del
deferimento nel tempo dell’applicazione di un reg attraverso la sua incorporazione in un atto normativo interno, anche quello della
sottrazione della loro interpretazione in via definitiva alla CGUE con palese violazione del regime di cui all’art. 177 ora 267 TFUE
• La diretta applicabilità non esclude però PROVV NAZIONALI INTEGRATIVI. Talvolta è il reg stesso a richiederlo, in altri casi la loro
necessità discende dal principio di leale cooperazione
• D’altro canto la diretta applicabilità contiene in sé l’altro lato dell’EFFICACIA DIRETTA tale per cui conferisce dei diritti e dei doveri
indipendentemente da una misura nazionale di attuazionee può essere utilizzato come riferimento dai singoli individui nelle loro
relazioni con altri singoli individui, con le istituzioni o con le autorità europee.
REGOLAMENTI

È l’atto che meglio concretizza il trasferimento delle competenze dagli


SM all’O.I.: la normativa UE si SOSTITUISCE alle norme nazionali nel
settore regolato + dal momento in cui il reg. è emanato gli SM sono
tenuti a astenersi da qlsi provvedimento che DEROGI a tali atti o ne
PREGIUDICHI l’efficacia ad es occultando agli amministrati la natura
comunitaria di una norma giuridica e gli effetti che ne discendono (sent.
AMSTERDAM BULB 1977)
La direttiva
• portata individuale: esse hanno come destinatari gli Stati membri. A tal proposito, le direttive si
distinguono in: a) generali, se indirizzate a tutti gli Stati membri; b) particolari, se indirizzate ad uno o ad
alcuni di essi
• obbligatorietà del risultato: le direttive impongono solo l’obbligo di raggiungere un risultato, lasciando
liberi gli Stati di adottare la forma e i mezzi dagli stessi ritenuti opportuni per la loro attuazione
• termine di attuazione: le direttive fissano un termine per la loro attuazione. Pertanto, se gli Stati
membri entro detto termine non adottano le misure interne di esecuzione, commettono una violazione
del trattato e possono essere soggetti ad un ricorso per infrazione.
Se gli Stati membri non sono tenuti ad adottare i provvedimenti di attuazione della direttiva prima della
scadenza del termine fissato, essi devono astenersi, in pendenza di tale termine, dall'adottare disposizioni
che possono compromettere seriamente il risultato prescritto dalla direttiva (causa C-129/96, Inter-
Environnement Wallonie ASBL/Région Wallonne, sentenza del 18 dicembre 1997) con eccezione delle
direttive dettagliate (van Duyn 1974)  Il problema della mancata o erronea trasposizione: la
giurisprudenza della Corte di giustizia sull’efficacia diretta : effetti verticali non orizzontali
Gli Stati membri non hanno una libertà assoluta quanto alla forma e ai mezzi
da utilizzare per adeguarsi ad una direttiva:

• l’attuazione deve soddisfare in ogni caso l’esigenza di chiarezza e certezza


delle situazioni giuridiche volute dalla direttiva, lo strumento formale
prescelto dallo Stato non è adeguato se deriva da una semplice prassi
amministrativa (causa 102/79, Commissione c. Belgio, sentenza del 6 maggio
1980)
• allorché una direttiva comporti modifiche di norme nazionali esistenti, la sua
trasposizione deve essere realizzata con un atto di rango equivalente a quello
modificato (causa C-334/94, Commissione c. Francia, sentenza del 7 marzo
1996)
• Benché in principio l’ordinamento di uno Stato sia già conforme ad una
determinata direttiva, l’esigenza di chiarezza e certezza giuridica non sono
soddisfatte se le disposizioni di diritto interno sono ritenute conformi alla
direttiva solo in ragione di una interpretazione giurisprudenziale consolidata
• Se la direttiva indica agli Stati di adottare disposizioni interne che facciano
riferimento alla direttiva o che siano corredate da detto riferimento, una
legislazione nazionale preesistente non può considerarsi sufficiente ad
assicurare la piena trasposizione
Direttive dettagliate

direttive che, oltre ad indicare allo Stato il risultato da raggiungere,


indicano con precisione le norme interne che esso è tenuto ad
adottare. In tal modo la discrezionalità dello Stato si riduce solo alla
scelta della forma giuridica interna (legislativa, regolamentare o
amministrativa) da dare alla norma, già fissata sul piano dell’UE; scelta
che, peraltro, si annulla nei casi in cui la forma stessa è praticamente
vincolata, ad esempio in materie che necessariamente richiedano
l’intervento del potere legislativo.
Legittimità delle direttive dettagliate

• La Corte di Giustizia ha affermato il principio in base al quale la sostanza prevale sulla forma degli
atti: pertanto, una direttiva dettagliata che si indirizzi a tutti gli Stati membri e ponga norme di
carattere generale è, nella sostanza, un regolamento; così pure una direttiva dettagliata che si
indirizzi ad un singolo Stato membro è, sostanzialmente, una decisione. A ciò non osta la differenza
di forme di pubblicità previste per regolamenti, direttive e decisioni; infatti tale ostacolo è superato
dalla prassi invalsa di far seguire alla notifica delle direttive anche la loro pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale.
• In dottrina, al fine di stabilire la legittimità o meno delle direttive dettagliate, si distingue tra due casi:
- se la direttiva dettagliata viene emanata in materia disciplinabile indifferentemente con
regolamenti, direttive o decisioni, essa deve essere considerata legittima;
- se, viceversa, si tratta di materia che può formare oggetto soltanto di direttive, si dovrebbe
negare la legittimità dell’adozione di direttive dettagliate. Tuttavia, la prassi dell’UE era orientata in
senso opposto a tale conclusione ed è caratterizzata dall’emanazione di direttive dettagliate anche in
tali materie
LA DECISIONE
Elementi essenziali di tale atto sono:
• l’obbligatorietà in tutti i suoi elementi, sia in relazione al risultato che ai
mezzi da utilizzare per raggiungere l’obiettivo indicato
• SE designa i destinatari (Stati o singoli) è vincolante solo per essi
Dunque due TIPOLOGIE di decisioni:
Decisioni INDIVIDUALI dotate di destinatari individuati nell’atto che sono i
destinatari della portata obbligatoria – notificate ai destinatari e hanno
efficacia in virtù di tale notificazione . SI tratta per lo più di quelle decisioni
individuali rivolte ai singoli che hanno natura spiccatamente amministrativa
(es quelle che la COMM adotta in ambito antitrust

Decisioni GENERALI che hanno portata obbligatoria generale - che impongano


un obbligo di facere o non facere - e che possono avere anche natura
legislativa se sono adottate mediante una procedura di questo tipo. Sono
pubblicate in Gazzetta ufficiale ed entrano in vigore alla data da esse stabilita
o dal 20° giorno successivo alla pubblicazione
Efficacia diretta
• Cos’è ?
• Quali sono i requisiti ?
• Quali fonti la producono ?
• Con che limiti ?
• Tecniche di superamento dei limiti elaborate dalla giurisprudenza
Cos’è l’efficacia
• Invocabilità della norma UE davanti al giudice interno con l’effetto di
sancire la disapplicazione della norma interna contrastante [effetto di
esclusione], ovvero facendo seguire alla disapplicazione la
sostituzione della norma nazionale con la norma comunitaria
applicabile al caso [effetto di sostituzione].

• Es. L’effetto di sostituzione è ben palesato nella sentenza Becker laddove la Corte stabilisce
che la ricorrente possa, richiamandosi ad una norma Ce self-executing della direttiva sull’IVA,
chiedere la non applicazione della normativa tedesca contrastante e valersi invece del
precetto comunitario che le consente d’essere esonerata dal pagamento di detta imposta
Requisiti oggettivi: chiarezza, precisione e
incondizionatezza che si presuppongonono per:
1. Disposizioni che impongono OBBLIGHI DI NON
FARE (es divieto di restrizioni quantitative alle
importazioni – sent. IANNELLI
2. Disposizioni che prevedono l’ASTENSIONE cioè
dovere di non introdurre misure (ad es
restrittive al diritto di stabilimento)
3. Disposizioni che impongono OBBLIGHI DI FARE
(abolizione di ostacoli alla circ lavoratori o
obbligo di parità retributiva uomo-donna)

• Valgono per norme di diritto primario e derivato


Da che momento si produce ?
dopo la SCADENZA DEL TERMINE PER L’ATTUAZIONE a meno che non si rientri nel caso di attuazione completa della dir
effettuata PRIMA del termine: lo SM rinuncia al termine che la direttiva offre in suo favore e pertanto soggiace
anticipatamente agli eventuali effetti diretti della direttiva qualora le misure di attuazione si rivelino inadeguate
TUTTAVIA
Giurisprudenza della Corte di giustizia ha riconosciuto anche alle direttive inattuate la possibilità di produrre effetti
diretti in virtù di una sorta di assimilazione del contenuto e della finalità dell’efficacia diretta ad una SANZIONE a carico
dello SM inadempiente EFFICACIA DIRETTA VERTICALE UNILATERALE
Sentenza RATTI: le autorità italiane gli contestavano la violazione di norme interne sull’etichettaggio delle vernici. Ratti
si difendeva sostenendo che le sue etichette erano però conformi al contenuto della direttiva comunitaria che
armonizzava le normative nazionali sul punto e cui lo Stato italiano non aveva dato attuazione. Secondo la CGUE “ lo
SM che non abbia adottato entro i termini i provvedimenti di attuazione imposti dalla dir non può opporre ai singoli
l’inadempimento da parte sua degli obblighi derivanti dalla direttiva stessa . PR: DELL’ESTOPPEL: lo SM che non ha
recepito la direttiva deve subire le conseguenze del proprio inadempimento e non può impedire ai singoli di avvalersi
dei diritti ad essi riconosciuti dalla dir inattuata
 Dal momento che l’efficacia interna della direttiva inattuata è conseguenza dell’obbligatorietà della stessa nei cfr
degli SM si comprende perché la CGUE abbia limitato tale efficacia ai SOLI RAPPORTI in cui la direttiva è invocata
CONTRO UN’AUTORITA’ PUBBLICA
La MANCANZA DI EFFICACIA DIRETTA ORIZZONTALE
(PRIVATO VS PRIVATO) DELLE DIRETTIVE- o i criteri soggettivi
per la produzione dell’efficacia diretta !
 Sent. MARSHALL: la sig.ra Marshall contestava al proprio datore di lavoro la violazione dell’art. 5 (1)
dir 76/207 avendo applicato nei suoi cfr condizioni di licenziamento meno favorevoli di quelle
applicate ai lavoratori di sesso maschile. Malgrado la scadenza del termine la direttiva non era stata
attuata dalle autorità britanniche. La Corte pone in rilievo che la ‘natura cogente della dir sulla quale è
basata la possibilità di farla valere davanti al giudice nazionale esiste solo nei cfr dello SM cui è rivolta.
Ne consegue che la dir non può di per sé creare obblighi a carico di un singolo e che una disposizione
d’una direttiva non può quindi essere fatta valere in quanto tale nei cfr dello stesso (punto 48)
 Sentenza FACCINI DORI: Efficacia diretta di una dir per la tutela dei consumatori nei casi di contratti
negoziati fuori dai locali commerciali. Art. 4 attribuisce il diritto di recesso per il consumatore da
esercitare entro un certo termine. La dir inattuata dall’Italia dunque la Corte esclude l’invocabilità del
diritto di recesso da parte della Faccini Dori nei cfr della controparte contrattuale , dunque nell’ambito
di rapporti tra singoli in quanto altrimenti si tratterebbe di riconoscere in capo alla CE il potere di
emanare norme che facciano sorgere con effetto immediato obblighi a carico di questi ultimi, mentre
tale competenza le spetta solo laddove le sia attribuito il potere di adottare regolamenti (punto 24)
N.B.
Il limite dei criteri soggettivi non valgono se le direttive si limitano ad
ATTUARE (dare espressione concreta ad) un PRINCIPIO GENERALE del
diritto o un DIRITTO FONDAMENTALE disciplinandone le condizioni di
esercizio
ES caso KUCUKDEVECI
Strumenti interpretativi per superare le criticità del mancato
riconoscimento dell’efficacia diretta orizzontale delle direttive:
1) la dilatazione del soggetto passivo dell’effetto
una pluralità di soggetti sono stati ricondotto nella giurisprudenza della Corte di giustizia alla nozione di
“Stato”:
• enti territoriali (sentenza Fratelli Costanzo del 1989)
• autorità incaricate di mantenere l’ordine pubblico anche se indipendenti dallo Stato (sentenza Johnston
del 1986: autorità di polizia)
• Magistratura (Ratti e El Dridi)
• Autorità comepetenti in materia di immigrazione (Van Duyn)
• ogni organismo che, indipendentemente dalla sua forma giuridica, sia stato incaricato, con un atto della
pubblica autorità di prestare, sotto il controllo di quest’ultima, un servizio di interesse pubblico e che
dispone a questo scopo di poteri che eccedono i limiti di quelli risultanti dalle norme che si applicano
nei rapporti tra singoli (sentenza Foster del 1990 riferito alla British GAs)
• amministratori, sia che agiscano come datori di lavoro che come autorità pubblica (sentenza Collino e
Chiappero del 2000)
• Autorità fiscali (Becker)
• Il 22 giugno 2017, l’Avvocato generale Sharpston ha
presentato le sue conclusioni sul rinvio pregiudiziale Elaine
Farrell/Alan Whitty (C-413/15), ad opera della Supreme Court
irlandese, riguardante i criteri da seguire per individuare il
soggetto nei cui confronti il singolo può proporre ricorso sulla
base di diritti derivanti da una disposizione di una direttiva
dell’Unione chiara, precisa e incondizionata non recepita
correttamente, in particolare alla luce di quanto stabilito
dalla sentenza 12 luglio 1990, causa C-188/89, Foster.
• Premettendo che gli elementi ivi indicati non possono essere
considerati come costituenti un principio generale, in quanto
frutto di una mera formulazione astratta derivante dalla
giurisprudenza esistente, l’Avvocato generale suggerisce
alcuni criteri che il giudice nazionale dovrebbe considerare
nel determinare se un convenuto sia o meno un’emanazione
dello Stato:
• 1. La forma giuridica dell’ente di cui trattasi è irrilevante;
• 2. Non è necessario che lo Stato si trovi in una posizione tale da
esercitare quotidianamente poteri di controllo e di direzione
sull’attività di tale ente;
• 3. Se lo Stato ha la proprietà o il controllo dell’ente di cui trattasi,
detto ente dovrebbe essere considerato un’emanazione dello Stato,
senza necessità di esaminare se siano soddisfatti altri criteri;
• 4. Autorità comunali, regionali o locali o enti analoghi devono
essere considerati automaticamente come emanazione dello
Stato;
• 5. Non è necessario che l’ente di cui trattasi sia finanziato
dallo Stato;
• 6. Se lo Stato, al contempo, ha assegnato all’ente di cui
trattasi il compito di svolgere un servizio pubblico che
altrimenti lo Stato stesso avrebbe potuto svolgere, e ha
conferito a tale ente, in una qualche forma, dei poteri
supplementari per consentirgli di assolvere la sua missione
efficacemente, l’ente in questione deve essere considerato,
in ogni caso, un’emanazione dello Stato.Riguardo a
quest’ultimo criterio, è sufficiente che sia trasferita un’ampia
parte di responsabilità dallo Stato all’ente, non occorrendo il
conferimento di poteri speciali che eccedano quelli risultanti
dalle norme ordinarie applicabili nei rapporti fra singoli.
• Infine, l’Avvocato generale indica il principio che deve guidare il
giudice nazionale nella sua analisi, ossia evitare che uno Stato
membro tragga vantaggio dalla sua stessa inosservanza del diritto
dell’Unione, indipendentemente dalla veste in cui esso agisce.
Strumenti interpretativi per superare le criticità del mancato riconoscimento
dell’efficacia diretta orizzontale delle direttive: GLI EFFETTI INDIRETTI (1)
2) le situazioni qualificabili come RAPPORTI TRIANGOLARI
in cui un privato invoca l’applicazione di una dir inattuata nei cfr di un
organo pubblico a titolo principale + nei cfr di altri soggetti privati la cui
posizione verrebbe compromessa dall’applicazione della direttiva (cd
controinteressati)
 sentenza FRATELLI COSTANZO materia di appalti di lavori pubblici in
cui la normativa it prevedeva l’esclusione automatica dalle gare delle
offerte che risultassero anormalmente basse. Applicando la normativa it
il comune di MI aveva escluso l’offerta dell’impresa costanzo. La pretesa
dell’impresa costanzo che la propria offerta non venisse esclusa dalla
gara avrebbe dovuto portare alla riapertura della gara con eventuale
rischio della perdita dell’aggiudicazione da parte dell’impresa cui
l’appalto era stato originariamente assegnato. In tali casi la corte non
individua nelle conseguenze della sua pronuncia per i controinteressati
degli obblighi (il che equivarebbe alla produzione di effetti diretti
orizzontali) ma cmq di RIPERCUSSIONI NEGATIVE nei cfr dei
controinteressati noti anche come SIDE EFFECTS
GLI EFFETTI INDIRETTI (2) : il rimando a REGOLAMENTI o
PRINCIPI GENERALI

Quando le norme di direttive siano utilizzate come parametro di


valutazione di condotte individuali a scapito di privati per effetto di un
RINVIO DA PARTE DI UN REGOLAMENTO UE alla direttiva è riconoscibili
un’efficacia diretta orizzontale e dunque la sua invocabilità da privato a
privato perché la direttiva rileva al solo fine di integrare la disciplina di
strumenti direttamente e generalmente efficaci
Gli EFFETTI INDIRETTI (3) : l’imposizione di un obbligo di
INTERPRETAZIONE CONFORME

Nel caso Von Colson del 1983 , la Corte, chiamata a decidere su


discriminazioni basate sul sesso in occasione dell’accesso al
lavoro, ha stabilito la necessità di interpretare le disposizioni
interne attuative della direttiva comunitaria che risultino
ambigue in maniera conforme alla direttiva stessa  nella
causa C-106/89, Marleasing, sentenza 13 novembre 1990
avviene lo sdoganamento dell’onere di interpretazione
conforme al di là dell’interpretazione delle norme attuative
delle direttive : qualora l’interpretazione di norme nazionali,
precedenti o successive alla direttiva, che ci sia o non sia stata
adottata la normativa interna di recepimento, che disciplinano
materie oggetto di direttive è dubbia, l’interpretazione deve
avvenire alla luce della lettera e dello scopo della direttiva
A PARTIRE DA QUANDO Può PRODURSI
l’ONERE DI INTERPRETAZIONE
CONFORME
Sent. ADENELER C-212/04
?
Tale obbligo è stato imposto in particolare nel caso di mancanza di efficacia diretta di una
disposizione di una direttiva (verticale ed orizzontale), sia che la disposizione rilevante non
sia sufficientemente chiara, precisa e incondizionata per esplicare una tale efficacia, sia che
si tratti di una controversia esclusivamente tra singoli ma solamente a partire dalla scadenza
del termine di attuazione di quest'ultima. Non rileva invece quando le misure nazionali di
attuazione siano entrate effettivamente in vigore nello Stato membro interessato: una
siffatta soluzione comprometterebbe gravemente la piena efficacia del diritto comunitario
nonché l'applicazione uniforme di tale diritto, in particolare attraverso le direttive. MA il
principio di leale cooperazione impone che in pendenza del termine di attuazione di una
direttiva gli Stati membri destinatari di quest'ultima devono astenersi dall'adottare
disposizioni che possono compromettere gravemente la realizzazione del risultato prescritto
da tale direttiva (sentenze Inter-Environnement Wallonie, cit., punto 45; 8 maggio 2003,
causa C-14/02, ATRAL, Racc. pag. I-4431, punto 58, e Mangold, 2006, punto 67)  Tenuto
conto che tutte le autorità degli Stati membri sono soggette all'obbligo di garantire la piena
efficacia delle disposizioni del diritto comunitario (v. sentenze Francovich e a., cit., punto 32;
13 gennaio 2004, causa C-453/00, Kühne & Heitz, Race. pag. I-837, punto 20, nonché Pfeiffer
e a., cit., punto 111), l'obbligo di astensione quale enunciato nel punto precedente si impone
anche ai giudici nazionali  Ne consegue che dalla data in cui una direttiva è entrata in
vigore i giudici degli Stati membri devono astenersi per quanto possibile dall'interpretare il
diritto interno in un modo che rischierebbe di compromettere gravemente, dopo la scadenza
del termine di attuazione, la realizzazione del risultato perseguito da questa direttiva.
• l’obbligo di interpretazione conforme vige indipendentemente dalla
idoneità del singolo atto, o di una determinata tipologia di atti, a
produrre effetti diretti
• l’obbligo di interpretazione conforme trova il suo limite nei principi
generali di diritto, in particolare in quelli della certezza del diritto e di
non retroattività, e non può servire da fondamento ad
un’interpretazione contra legem del diritto nazionale (causa C-268/06,
Impact, sentenza 15 aprile 2008)
ANCORA UNA FORMA DI EFFICACIA
INDIRETTA: il RISARCIMENTO DEL DANNO
Oltre all’obbligo di interpretazione conforme visto a proposito delle
direttive, il riconoscere che la norma dell’UE anche se non direttamente
efficace può essere fonte di RISARCIMENTO DEL DANNO rappresenta
de facto un’ulteriore ipotesi di EFFICACIA INDIRETTA per le norme UE
Se (1) è indubbio che il risarcimento del danno costituisce il corollario
necessario dell’effetto diretto riconosciuto alle norme UE la cui
violazione ha dato origine al danno subito; nell’ipotesi in cui (2) un
danno si verifichi nell’ipotesi di mancata attuazione di una direttiva
PRIVA di efficacia diretta, poiché il comportamento omissivo degli organi
statali impedisce il sorgere stesso del diritto che la direttiva intendeva
garantire ai singoli, il pregiudizio subito non si rapporta ad una lesione di
un diritto già sorto ma ne precede il sorgere. Poiché in tale caso -
diversamente dal caso (1) – il diritto al risarcimento non costituisce
un’integrazione o un’alternativa rispetto al diritto principale MA
rappresenta un DIRITTO A Sé STANTE si può parlare di risarcimento
danno come EFFICACIA INDIRETTA DELLA DIRETTIVA
Condizioni per il sorgere del diritto al
risarcimento
• Norma violata dev’essere diretta a conferire diritti ai singoli
danneggiati il cui contenuto possa essere individuato in base alla
norma stessa
• Violazione della norma dev’essere sufficientemente grave e manifesta
da parte di organi LEGISL dello Stato, autorità FISCALI; cassa di
PREVIDENZA , ENTE LOCALE ma anche potere GIUDIZIARIO
• Tra violazione e danno dev’esserci un nesso di causalità