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9 - Restauri Post WW2 - 11-11-2022

lezione restauro

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I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

Napoli. Chiesa di S. Chiara prima dei bombardamenti

Napoli. La chiesa di S. Chiara distrutta dai bombardamenti e dall’incendio La ricostruzione delle capriate in c.a.
e il cantiere per la ricostruzione delle capriate
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

La ‘liberazione’ dalle finestre barocche e il ripristino delle bifore


trifore medievali sulla base delle tracce emerse dai danni bellici

La chiesa prima e dopo la ricostruzione


RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA – IL RESTAURO SI
AMPLIA A CONSIDERARE LA DIMENSIONE URBANA

La disciplina del restauro, di fronte all’entità dei danni bellici che hanno distrutto
intere parti di città, finita la seconda guerra mondiale, dal 1945 si trova a dover
affrontare il problema della ricostruzione non solo dei singoli monumenti, ma di
interi quartieri distrutti dalla guerra.
La prima occasione di dibattito in merito alla scala urbana del restauro ha luogo a
proposito della ricostruzione del Ponte a Santa Trìnita, a Firenze, monumento
considerato elemento determinante per il paesaggio del centro storico della città.
L’accesa discussione vede principalmente due fronti contrapposti. Da una parte
Bernard Berenson, storico dell’arte, a favore del ripristino del ponte, com’era e
dov’era, per ricostruire l’immagine del paesaggio urbano precedente la guerra, al
quale i fiorentini erano sentimentalmente abituati. All’opposto Ranuccio Bianchi
Bandinelli, archeologo, sostiene che la storia non può tornare indietro, e che ormai
il ponte, costruito nella seconda metà del XVI sec. da Bartolomeo Ammannati, è
perduto per sempre. E’ necessario perciò avere il coraggio di costruire un ponte
nuovo, che sia espressione delle capacità progettuali del presente nel realizzare
una importante opera di architettura contemporanea.

Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale Firenze. Ponte S. Trinita, oggi, ricostruito dopo la guerra
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

Firenze. Ponte S. Trinita, oggi Dopo i bombardamenti


I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

Firenze. Ponte S. Trinita, la ricostruzione dopo la guerra

Firenze. Ponte S. Trinita, oggi


I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

Verona, il ponte di Castelvecchio dopo la ricostruzione post-bellica

Verona, il ponte di Castelvecchio dopo i


bombardamenti

Verona, il ponte di Castelvecchio prima dei


bombardamenti
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

Pavia. Il ponte del Ticino, ricostruito come non era,


Treviso. La ricostruzione del Palazzo dei Trecento dove non era
I RESTAURI NEL SECONDO DOPOGUERRA

L’impiego delle tecniche moderne


nel consolidamento.
Duomo di Modena,
consoldidamento di un capitello
mediante l’uso di cemento con
armatura metallica
Il Congresso Internazionale “Attualità urbanistica del
monumento e dell’ambiente antico”
“Dal restauro stilistico o mimetico, dal
restauro di ricomposizione, noi eravamo
passati ai rigori e alle salutari rinunce del
restauro scientifico per avviarci, più
recentemente, lungo quel viale delle
speranze (affascinante e periglioso) che
dovrebbe portarci al restauro come opera
d’arte.
Ormai, il diritto di convivenza fra architettura
nuova e antica è stato espunto dal novero
delle eresie e perfino quella nostra, (solo
apparentemente audace) proposta, di
ammettere l’intervento dell’arte nuova nel
corpo medesimo dell’edificio antico ha
raccolto, almeno sul piano teorico, insperati
suffragi.”

Agnoldomenico Pica, “Difficili convivenze”, in


“Il Monitore Tecnico”, annata LXIII, 1957,
luglio-agosto, n. 4-5
I primi provvedimenti sui monumenti milanesi

• Per alcuni monumenti di altissimo valore e di fama mondiale, tra cui la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il
Cenacolo, la basilica di Sant’Ambrogio, il Duomo, il teatro alla Scala e palazzo Marino, l’intervento di
sgombero e di presidio fu immediato (già a partire dall’agosto ’43)
• Per tali emergenze monumentali, la ricostruzione ha inizio subito, fin dal 1944

Le emergenze monumentali

La basilica di S. Ambrogio

La basilica di S. Ambrogio danneggiata dagli La basilica di S. Ambrogio ricostruita nel


attacchi bellici 1946
Le emergenze monumentali
La chiesa di S. Maria delle Grazie

Il complesso di S.
Maria delle Grazie
devastato dai
bombardamenti e
ricostruito

Gli interni distrutti


della chiesa di S.
Maria delle Grazie
Il “Chiostro dei Morti” nel convento di S. Maria delle Grazie

Pianta del
convento

Progetto architettonico di A. Pica per la


costruzione di un edificio moderno nel Chiostro
dei Morti, in sostituzione del corpo di fabbrica
distrutto dalle bombe, che ospitava la
Biblioteca
Il nuovo edificio ricostruito sul luogo della biblioteca
La Canonica di S. Ambrogio

La Canonica prima dei danni bellici e dopo la ricostruzione di F. Reggiori


a

La costruzione del nuovo corpo di fabbrica (a sin.),


b
perpendicolare alla Canonica ricostruita

I progetti di F. Reggiori per il nuovo braccio:


a,b, proposte progettuali bocciate; c progetto approvato c
A sinistra: ciò che
rimaneva del chiostro
di S. Pietro in Gessate
durante la ricostruzione

A destra: il chiostro
all’interno del Liceo
Scientifico Leonardo
Da Vinci

A sinistra: il Liceo
Scientifico Leonardo Da
Vinci e la chiesa di S.
Pietro in Gessate

A destra: la facciata
della chiesa di S. Pietro
in Gessate
Gli edifici pubblici
• Anche per gli edifici pubblici si procedette subito dopo le incursioni aeree alla puntellazione e a una
serie di opere di presidio per fermare il progredire dei danni
• La ricostruzione di tali edifici ebbe però inizio nei primi mesi del ’46 e non fu breve come per il caso dei
monumenti simbolo, sia per motivi economici, sia per problemi legati a scelte progettuali

• Per gran parte degli edifici pubblici si verificò, nella maggior parte dei casi, un intrecciarsi di soluzioni e
di atteggiamenti che riflettevano la complessità dei problemi e delle varie esigenze che si erano poste

Gli edifici privati


• Gli edifici privati ebbero minor fortuna rispetto a quelli pubblici; rare furono le operazioni di restauro e
ricostruzione, sporadiche le opere di salvaguardia che si misero in atto per impedire l’aggravio dei danni
subiti
• Pochi edifici furono inseriti nell’elenco che la Soprintendenza stese per la richiesta dei finanziamenti
pubblici. Tali edifici furono: i palazzi Borromeo, Silvestri, Cicogna, Serbelloni, Abbiati, Ponti, Pozzobonelli,
villa Simonetta e torre Gorani
• Gli edifici che scomparvero furono molti e spesso vennero sostituiti da nuovi palazzi condominiali
• Ne sono un esempio palazzo Treves, palazzo Piantanida, palazzo Arcimboldi, palazzo Cicogna, palazzo
Cramer, palazzo Perego, palazzo Melzi di Cusano

da Bombe sulla città. Milano in guerra 1942-1944, (a cura di) R. Auletta Marrucci, M. Negri, A. Rastelli, L. Romaniello, catalogo della mostra Milano, 21/02 –
09/05/2004,Skira, Milano 2004
Cronologia costruttiva della Ca’ Granda Schema generale delle distruzioni belliche – 1943
(le parti più scure corrispondono alla totale distruzione)

Il fronte verso via Festa del Perdono nel 1943 dopo i bombardamenti e dopo i restauri
Il restauro della Ca’ Granda

Dopo i bombardamenti, nella prima fase di ricostruzione, precedente


al progetto di restauro di Liliana Grassi, le parti danneggiate furono
rifatte con tecnologie moderne ed in particolare con il massiccio
impiego di strutture in cemento armato,

Il lato verso via Festa del Perdono del cortile centrale durante i lavori.
Si nota la nuova struttura di copertura in cemento armato

La scelta progettuale di Liliana Grassi fu di non ricostruire il chiostro della Ghiacciaia nella parte
sforzesca, e di conservarlo come memoria di tipo archeologico

Un particolare del chiostro


sforzesco danneggiato

La ricostruzione parziale del lato


occidentale del portico del cortile della
Ghiacciaia
Fronte verso
v. F. Sforza
Prima del 1943

Rilievo prima del 1943

Progetto di restauro di
Ambrogio Annoni, non
eseguito
Fronte verso v. F. Sforza,
dopo i bombardamenti

Primo studio preliminare


al restauro di L. Grassi

Altro studio preliminare


per il restauro di L. Grassi

Progetto di restauro
L. Grassi
“Ca’ Granda” (Ospedale Maggiore)

Il fronte verso via festa del perdono nel 1943 e dopo i restauri

Il fronte verso la via F. Sforza nel 1943 e dopo i restauri


L’Ospedale Maggiore danneggiato dagli attacchi
bellici. Lato via Francesco Sforza
La nuova ala
realizzata da
Liliana Grassi
all’Ospedale
Maggiore verso
via Francesco
Sforza
La ricostruzione per ‘anastilosi della
bifora rinvenuta nella muratura
Ricostruzione per ‘anastilosi’ degli archi del cortile centrale
Crociera sforzesca, a ds. Il Cortile della Ghiacciaia, gravemente distrutto dai bombardamenti (freccia blu)

La conservazione ‘archeologica’ della parte superstite del chiostro e la nuova architettura costruita sui due lati distrutti.
Interno della crociera sforzesca. Raccordo tra murature superstiti e murature ricostruite, e nuova struttura metallica nuova per
Creare un piano soppalcato.
Pianta prima dei bombardamenti del 1943 Progetto di restauro del quadrilatero di sinistra (parte
neoclassica, indenne dai bombardamenti) : pianta [Link],
con l’Aula Magna

Un cortile interno L’ Aula Magna


La nuova scala al centro della crociera
Il cortile della ghiacciaia

Il fronte dell’Ospedale Maggiore lungo via Francesco Sforza


Il cortilone secentesco

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