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Riassunto Media Digitali

Il documento analizza l'impatto dei media digitali sulla società, evidenziando sia gli effetti positivi, come la creazione di comunità, che quelli negativi, come nuove disuguaglianze. Viene discussa la complessità della distinzione tra analogico e digitale, sottolineando l'importanza di una prospettiva storica per comprendere le trasformazioni sociali e culturali in atto. Infine, si esplorano vari modelli teorici che hanno contribuito a definire la società digitale, mettendo in luce il legame tra vecchi e nuovi media.

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Riassunto Media Digitali

Il documento analizza l'impatto dei media digitali sulla società, evidenziando sia gli effetti positivi, come la creazione di comunità, che quelli negativi, come nuove disuguaglianze. Viene discussa la complessità della distinzione tra analogico e digitale, sottolineando l'importanza di una prospettiva storica per comprendere le trasformazioni sociali e culturali in atto. Infine, si esplorano vari modelli teorici che hanno contribuito a definire la società digitale, mettendo in luce il legame tra vecchi e nuovi media.

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Media digitali (Gabriele Balbi)

1. Studiare i media e la società digitale in


prospettiva storica
1.1 Contestualizzare, definire e decostruire il digitale
Stephane Vial ha parlato di «ontofania digitale»:

Ontofania digitale

Espressione usata per indicare quanto l’universo digitale appare oggi come una delle
“fedi” e delle “mitologie” più rilevanti del mondo contemporaneo, in grado di
condizionare nel profondo la percezione e l'esperienza della realtà.

“Effetti positivi” presunti delle tecnologie digitali: creazione di comunità di persone che senza di
esse non si sarebbero potute conoscere.
“Effetti negativi” delle tecnologie digitali: hanno contribuito alla creazione di nuove barriere e
disuguaglianze.
La distinzione tra analogico e digitale è molto intricata e poco scontata.

Digitale (prima etimologia)

L'aggettivo «digitale» deriva dal latino digitus (dito) e gli esseri umani sono
«naturalmente» digitali, perché fin dalle origini hanno dovuto contare, indicare e
manipolare con le proprie dita. Il termine digitale non nasce quindi con i computer o altri
strumenti tecnologici, ma è connaturato alla stessa natura umana.

Media digitali (Gabriele Balbi) 1


Eppure, nella società contemporanea, il termine «digitale» è spesso usato in contrapposizione ad
«analogico».
Esempio:

Disco in vinile → analogico (suono dovuto a Compact disc → digitale (traccia audio
contatto tra la puntina e i solchi del disco che scomposta — campionata — in una miriade
sono continui e tra suono e solco c’è dunque di punti, unità discrete non continue i cui
un’analogia fisica perché se il solco è più o valori sono registrati con sequenze di 1 o 0)
meno profondo produce un suono diverso)

La contrapposizione tra analogico/digitale si è però affermata solo negli ultimi decenni, dopo
l’affermazione dei primi computer che oggi definiamo digitali; ma questi termini si sono in
realtà evoluti nel tempo (negli anni Cinquanta del Novecento il termine «analogico» indicava
tutto ciò che riguardava i computer, negli anni Settanta il termine iniziò a significare un contrasto
con i nuovi dispositivi elettronici — ma non per forza digitali — e, infine, solo dagli anni
Novanta ha iniziato a essere utilizzato con la connotazione di «vecchio stile» e anche «vintage»).

Digitale (seconda etimologia)


Il significato che oggi attribuiamo alla parola digitale o digitalizzazione, dall’inglese
digit (cifra), è legato ai processi di numerizzazione (conversione di linguaggi differenti in
cifre) e binarizzazione (digitalizzare non significa convertire dati fisici in informazione
binaria, ma assegnare valori numerici).
I contenuti oggi sono digitalizzati attraverso stringhe di 0 e 1 chiamate bit.

Numerizzazione e binarizzazione consentono:

di “smaterializzare” i contenuti dei media, comprimerli e trasferirli più in fretta, manipolarli


in maniera semplice, conservarli in supporti che occupano poco spazio. È possibile
decostruire anche questa argomentazione perché, al contrario, possiamo constatare che la
digitalizzazione è stata accompagnata dalla presenza di nuovi oggetti materiali e di nuovi
hardware nella nostra società: dai personal computer agli smartphone, dai DVD alle penne
USB, dai lettori MP3 alle fotocamere, dai cavi in fibra ottica ai grandi server fino ad arrivare
ad una serie di accessori anche superflui come le custodie degli smartphone.

⇒ Anziché tradursi in smaterializzazione della cultura, le tecnologie digitali sembrano


invece stimolare la diffusione di un nuovo universo materiale, costituito da supporti e oggetti

Media digitali (Gabriele Balbi) 2


fisici.

Una differenza importante tra media digitali e analogici è il fatto che, con quelli analogici,
tutti i processi sopra elencati erano più complessi e costosi (nb: questa ipotesi può essere
contestata in prospettiva storica: i computer inizialmente necessitavano di supporti
pesantissimi).

1.2 Digitale e modelli di società: una breve storia


Quando e in che modo la nostra società ha iniziato a pensare a sé stessa come a una società
digitale?
I primi tentativi di individuare il fulcro delle trasformazioni in atto nella società moderna
nell’evoluzione del calcolo, della comunicazione e dei computer risalgono al periodo
immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale e, in particolare, al successo di due
cornici teoriche emerse in quegli anni: la cibernetica e la teoria dell’informazione.
La cibernetica fu un innovativo ambito interdisciplinare che prese forma dagli anni Quaranta del
Novecento, il cui padre fu Norbert Wiener. Wiener riconobbe tra i fenomeni cruciali per le
trasformazioni sociali sia l’evoluzione delle forme di comunicazione, sia il ruolo delle macchine
e della loro interazione con l’ambiente sociale. Shannon tracciò le basi logico-matematiche di un
modello di trasferimento della comunicazione, evolutosi nella teoria matematica
dell’informazione (con l’aiuto di Weaver).
Secondo lo storico francese Breton, il successo delle tesi di Wiener, Shannon e Weaver fu
possibile solo grazie all’eredità culturale della Prima e della Seconda guerra mondiale,
all’indomani delle quali apparve chiaro come gli esseri umani avessero assunto delle scelte
irrazionali e autodistruttive. La comunicazione tra macchine assunse un valore post-traumatico –
ovvero la capacità di rassicurare dopo il trauma delle guerre – e l’idea di comunicazione in sé
cominciò a essere percepita come uno strumento salvifico e liberatorio, un valore centrale nella
rifondazione dell’organizzazione delle società uscite dal secondo conflitto mondiale. Fu
insomma grazie alla cibernetica e alla teoria dell’informazione che le scienze della
comunicazione cominciarono a essere considerate come discipline fondamentali.
Possiamo identificare almeno cinque differenti modelli teorici di riferimento di nuove società
emersi nella seconda metà del Novecento e che hanno in qualche modo aperto la strada all’idea
di società digitale:

1. Società dell’informazione

Media digitali (Gabriele Balbi) 3


Centralità dell’informazione come risorsa e motore dello sviluppo politico, economico e
culturale della società contemporanea. L’informazione è una forza irresistibile in grado di
rivoluzionare interamente la società, il mercato del lavoro e l’economia. Le principali
caratteristiche della società dell’informazioni definite da Webster sono:

le attività economiche sono guidate dall’informazione

la maggior parte delle occupazioni si trovano in questo settore

luoghi spazialmente disgiunti sono messi in connessione grazie alle tecnologie


dell’informazione

aumento esponenziale dell’informazione a disposizione

il fatto che siano fiorite nuove tecnologie come i satelliti e i computer, la convergenza
tra queste varie tecnologie e la crescita di internet

Queste caratteristiche possono essere tuttavia ribaltate: spesso si limitano a fornire parametri
quantitativi e non la qualità di queste trasformazioni. La società dell’informazione è
strettamente legata al digitale, il quale ha contribuito ancor di più a mettere l’informazione al
centro → non a caso, la società dell’informazione incrocia la digitalizzazione almeno per
due aspetti: 1) alcuni media digitali come i computer sono anche tecnologie caratterizzanti
della società dell’informazione; 2) ci sono molte caratteristiche in comune tra società
dell’informazione e società digitale.

2. Società post-industriale
Con questo termine si indica il passaggio da un’economia basata sulla produzione di beni a
una incentrata sui servizi (con conseguente crescita di rilevanza dei lavoratori cognitivi,
delle conoscenze teoriche e della cosiddetta “tecnologia intellettuale” che vedeva il
computer come uno strumento indispensabile per l’organizzazione di tutti gli aspetti della
vita umana).

3. Visione di società legata al concetto di convergenza dei media


Quest’idea ha un’origine di natura tecnologica. Vari studiosi dei media hanno previsto la
progressiva sovrapposizione di settori mediali precedentemente distinti: informatica,
telecomunicazioni e contenuti editoriali sarebbero andati a convergere come conseguenza
della digitalizzazione. Allo stesso modo sarebbero andati a convergere i media digitali.

4. Società post-moderna

Media digitali (Gabriele Balbi) 4


Negli anni ‘80 viene individuata una cesura, nella storia del Novecento, tra una modernità
tradizionale e un’epoca postmoderna caratterizzata dal crollo di valori e di narrazioni sociali
condivise e, dunque, incapace di fornire un’interpretazione unificante dell’esperienza
sociale. Caratteristiche della società:

indebolimento della distinzione tra reale e virtuale;

tendenza all’appropriazione e alla decontestualizzazione di riferimenti e simboli


culturali appartenenti ad altre epoche o luoghi per attribuirgli nuovi significati.

5. Network society o società delle reti


Questa espressione vuole fotografare una serie di trasformazioni (economiche, lavorative,
spaziali, temporali) avvenute nella seconda metà del Novecento che hanno fatto delle reti la
dimensione centrale e la forma predominante di organizzazione della modernità. I media
digitali (internet e telefonia mobile) sono centrali nella definizione della società delle reti.
Internet è diventato il simbolo della società delle reti per antonomasia e fu il personal
computer a favorire la diffusione dell’idea ch la digitalizzzione avrebbe rappresentato la
nuova frontiera rivoluzionaria del mondo della comunicazione → espressioni come
rivoluzione digitale e digital disruption racchiudono proprio l’idea che la digitalizzazione sia
destinata a rivoluzionare il modo di vivere degli esseri umani.

1.3 Perché una prospettiva storica?


Studiare i media digitali con una prospettiva storica significa adottare uno sguardo di lungo
periodo, capire meglio cosa sia veramente nuovo rispetto al recente passato e quali siano le
conseguenze profonde e durature della digitalizzazione.
La storia dei media digitali è stata fino ad anni recenti poco considerata, sia perché i nuovi media
sono un fenomeno apparentemente recente, sia perché essi sembrano cambiare in fretta e infine
perché il discorso comune sui media è “appiattito” su una descrizione «rivoluzionaria» e su una
rottura drastica con il passato.
Al libro interessa la dimensione politico-economica e quella tecnologica: il digitale ha imposto
una nuova materialità fatta di strumenti, oggetti nuovi e reti; ma anche una dimensione che ha a
che fare con gli utenti che riadattano i media digitali alle proprie esigenze (appropriazione
culturale dei media).
L’approccio storico contribuisce a contrastare, o quantomeno mitigare, tre derive ricorrenti
nelle scienze sociali e umane applicate ai media: il nuovismo, l’oscillazione tra rivoluzione e
immobilismo e, infine, l’errore teleologico.

Media digitali (Gabriele Balbi) 5


Media digitali (Gabriele Balbi) 6
 Nuovismo → “nuovo è bello, nuovo è meglio”
I media digitali sono stati spesso studiati con un atteggiamento «nuovista», che tende a
sopravvalutare ogni nuovo mezzo di comunicazione, a focalizzare l’attenzione e le
ricerche solo sugli ultimi ritrovati tecnologici e, addirittura, a giudicare i mezzi del passato
come inevitabilmente peggiori o meno evoluti. Nuovisti, presentisti (presentismo) e
crono-centristi (crono-centrismo) ritengono che il presente in cui si trovano a vivere (e a
scrivere) sia un momento senza precedenti e quindi con caratteristiche uniche e inedite
rispetto al passato, e che quindi sia inutile tentare parallelismi con epoche storiche e
strumenti tecnologici di altre ere.
Interpretare i media digitali con un’attitudine nuovista, ne offusca la comprensione per tre
motivi:

1. Innanzitutto, il mezzo «più recente» è solo un concetto temporale, temporaneo e


storico, dal momento che ciò che oggi appare come il nuovo, domani sarà già
considerato qualcosa di sorpassato.

2. In secondo luogo, non esiste un processo lineare che vada da forme di


comunicazione povere e «stupide» a forme ricche e «intelligenti». Il medium più
recente non è sempre il migliore e le storie dei media sono costituiti da un processi di
prove ed errori.

3. Infine, per valutare se davvero i media digitali abbiano fatto entrare l’umanità in un
nuovo paradigma comunicativo senza precedenti storici occorrerebbe conoscere a
fondo la storia della comunicazione e rintracciare eventuali parallelismi, non tanto a
livello tecnologico, quanto a livello concettuale.

⇒ I media invece, nello stato in cui si presentano oggi, sono frutto di un processo di
stratificazione storica. La storia ci aiuta inoltre a combattere il nuovismo anche perché
mette in luce il forte legame tra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione: i nuovi media
emergono sempre imitando o comunque ispirandosi ai vecchi, i quali a loro volta
subiscono un processo di rimediazione, riconfigurazione e di spostamento di senso dovuto
all’avvento del nuovo. I diversi media sono interrelati e si influenzano tra loro e i
mezzi di comunicazione non possono essere compresi se studiati singolarmente (non
si può comprendere la storia della telefonia mobile senza considerare la storia della
telefonia fissa). Non si possono dunque contrapporre rigidamente nuovi e vecchi media e
considerare questi ultimi come i migliori, più evoluti e vincenti.

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Rivoluzionismo o immobilismo? “È una rivoluzione” / “Non è cambiato nulla”
L’approccio storico aiuta anche a sbarazzarsi di un altro errore molto comune e dalla
deriva duplice:

1. da un lato, si manifesta in un approccio rivoluzionario, che insiste nel riconoscere nei


media digitali una continua e radicale rivoluzione; quest’idea sottolinea la
perpetua instabilità del digitale e la rivoluzione permanente cui sottopone i soggetti
che utilizzano i mezzi digitali. L’approccio rivoluzionario deriva dal fatto che i media
digitali siano spesso descritti come differenti da tutte le forme di comunicazione che
li hanno preceduti: infinitamente più veloci, maneggevoli, evoluti; la digitalizzazione
è invece sempre stata vista come rivoluzionaria, come una cesura netta rispetto al
passato analogico.

2. dall’altro, si manifesta nella visione opposta dell’immobilismo, che sconfessa il


carattere dirompente del digitale e lo interpreta come la continua riproposizione di
precedenti e inscalfibili schemi. Questo secondo approccio può essere riassunto dal
motto «niente cambia davvero». L’anacronismo di questa visione consiste
nell’attribuire ai media digitali caratteristiche che non sarebbero potute esistere nel
tempo passato, nel cercare di trovare antenati alle moderne tecnologie per sottolineare
che nulla è cambiato (è sbagliato cercare progenitori dello smatphone o del computer
in epoche passate, perché questi mezzi come li conosciamo oggi sono frutto di
trasformazioni).

Queste due forme di determinismo sono entrambe fuorvianti per studiare i media digitali e
digitalizzazione.

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Errore teleologico

L’idea secondo la quale l’evoluzione tecnologica segua una traiettoria lineare e


progressiva, cosicché il digitale costituisca un movimento in avanti dirompente,
inarrestabile e incontrovertibile. Ad esempio, la narrazione che sostiene come gli
smartphone siano il punto finale, o meglio, il culmine di un processo che è iniziato con la
telefonia wireless di Marconi e, inevitabilmente, in modo lineare e senza problemi, si è
concluso con gli iPhone. Questo è un approccio teleologico del tutto fuorviante: non esiste
un fine verso cui la storia dei media digitali, così come qualsiasi altra storia, deve tendere;
non esiste un percorso lineare e incontrastabile che fa giungere ai media che usiamo oggi
e che, vale la pena ricordarlo, forse non useremo domani; ci sono molti snodi in cui
sarebbe potuta andare diversamente.
D’altronde la storia del digitale è piena di soluzioni sconfitte e scartate (come lo era anche
la storia dell’analogico): la mortalità dei media digitali è alta, il CD-ROM ne è un
esempio, e alcune tecnologie sono state invecce riadattate a particolari esigenze (Internet).

2. Il computer
2.1 L’origine di tutti i dispositivi digitali
Il computer (diffusosi negli anni ‘80 e ‘90) può essere considerato l’origine di tutti i
dispositivi digitali.
Il computer è stato il primo strumento digitale a essere adottato in modo capillare in differenti
sfere sociali e da persone comuni. I computer hanno raggiunto un picco in termini di vendite
su scala mondiale, poi la loro diffusione ha iniziato a declinare non per una perdita di
importanza, ma perché si è assistito alla diffusione di una miriade di differenti dispositivi
come smartphone, smartwatch, console per giocare.
Ma possiamo schematizzare la storia del computer in quattro differenti fasi:

Fase Periodo Caratteristiche distintive

Nelle società emergono bisogni sociali


intermittenti di calcolo che si intensificano, a
1. Macchine da calcolo o
4000 a.C. - 1940 partire dall’Ottocento, grazie alla nascita dello
calcolatori meccanici
stato-nazione, alla Rivoluzione industriale e
all’avvento della società di massa.

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Fase Periodo Caratteristiche distintive

È la nascita dei primi computer digitali veri e


propri, utilizzati prima per finalità militari, poi
scientifiche e in ambito professionale. È la fase
del progetto ARPANET in cui si iniziano a
2. I mainframes 1940 - 1970 mettere le basi di internet. Sono innovazioni
generate dalle esigenze militari (calcoli balistici
e crittografia), dall’espansione di aziende
multinazionali e dallo sviluppo del commercio
globale.

microprocessori, time-sharing e computer da


fase di mezzo
tavolo

Il computer smette di essere uno strumento


lavorativo usato all’interno di grandi
organizzazioni e diventa uno strumento
domestico, individuale e centrale nella vita
3. Il personal computer quotidiana delle persone comuni. È la nascita
1970 - 2010
di massa non di una tecnologia bensì di un concetto,
ovvero l’adozione di computer da parte di
persone comuni per normali esigenze familiari e
personali, favorita anche dalla graduale
affermazione di internet.

L’attuale periodo di vita sociale del computer: è


una fase storica in cui siamo circondati da
computer dalle forme, funzioni e caratteristiche
diverse ma comunque accomunati dalla stessa
storia ed evoluzione. Questa fase è caratterizzata
4. I computer
1970 - 2010 dal superamento del pc come principale
onnipresenti
strumento digitale. Si afferma il paradigma della
mobilità (dispositivi portatili), favorita da uno
stile divita sempre più mobile, globale e
individualizzato dall’affermazione dei social
network.

2.2 I computer meccanici e il bisogno sociale di calcolare (prima fase)

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Il computer ha condiviso parte del proprio sviluppo con quello delle calcolatrici, essendo a
lungo considerato uno strumento destinato prevalentemente a eseguire calcoli.
Questa fase iniziale della storia del computer è esclusivamente di natura meccanica.
⇒ Le prime macchine per eseguire calcoli furono i primi abachi usati dai Sumeri (gli antichi
abitanti della Mesopotamia) che risalgono ad almeno 4.500 anni fa e gli astrolabi, strumenti
astronomici grazie ai quali era possibile localizzare la posizione dei corpi celesti o
determinare l’ora.

⇒ il telaio automatico (1801) composto da un hardware, il telaio in sé, e da un software


contenente le istruzioni per la tessitura ovvero il rotolo→ se si cambiava rotolo, veniva
cambiato anche il modello di abito prodotto. L’idea originata per far funzionare il telaio
automatico e le schede perforate venne applicata alle macchine da calcolo e
all’organizzazione del lavoro.
⇒ Nel 1822 Babbage iniziò a progettare una macchina calcolatrice chiamata difference
engine (traducibile con macchina differenziale). Babbage proseguì il suo lavoro progettando
un’altra macchina calcolatrice chiamata analytical engine (macchina analitica, 1837), spesso
considerato il primo computer moderno in grado di calcolare e archiviare dati, che
rappresentò al tempo stesso anche uno dei più grandi fallimenti nella storia dei
computer: Babbage in nessun caso riuscì a costruire una macchina veramente funzionante
anche perché venne abbandonato dal governo britannico che gli faceva da sponsor.
Accanto a Babbage, Ada Lovelace contribuì attivamente a sviluppare le prime forme di
programmazione concependo assieme a Babbage uno dei più noti algoritmi della storia.

Sono due i macrofenomeni sociali dell’epoca che stimolarono indirettamente la creazione


delle prime macchine utilizzate effettivamente per automatizzare attività umane e per gestire

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calcoli complessi:

la Rivoluzione industriale (associata a taylorismo e fordismo con la creazione della


catena di montaggio)

l’affermazione dello stato-nazione e della società di massa ( con la conseguente


necessità da parte delle amministrazioni statali di calcolare le proprie dimensioni sia in
termini di numero della popolazione sia in termini economici: pil, fisco, censimento
ecc..) → si diede vita ad una sorta di “rivoluzione del controllo” per far fronte
all’aumento della complessità della società: vennero usate maccine calcolatrici per
eseguire compiti semplicissimi di calcolo aritmetico, apparecchiature in grado di leggere
le informazioni contenute in schede perforate senza intermediazione umana, a partire
dalle quali nacque un’impresa di macchine calcolatrici nel 1924 chiamata IBM.

2.3 La nascita dei computer digitali e i mainframes (seconda fase)

I mainframes erano grandi e complesse macchine e la nascita di questi primi computer


digitali è legata ad esigenze belliche (calcoli balistici e crittografia), quindi alla Seconda
guerra mondiale, e successivamente industriali.

⇒ Tra i candidati al titolo di «primo computer» vi è senza dubbio una macchina sviluppata
durante la guerra per decifrare e comunicazioni criptate dei nazisti, con il contributo di Alan
Turing, chiamata Colossus (UK) e sviluppata nel 1943. Tutti gli esemplari furono distrutti
dopo il conflitto.

⇒ Z1 e Z3, forse i primi computer digitali che però non furono sufficientemente finanziati
dal governo tedesco. Lo Z3 venne pertanto abbandonato e andò distrutto durante il conflitto.

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⇒ Al contrario della Germania, gli Stati Uniti applicarono le macchine al contesto militare in
maniera massiccia: tuttavia, il primo computer statunitense non fu sviluppato in tempo per
essere utilizzato in guerra. Solo a conflitto concluso, fu completato l’ENIAC, un enorme
congegno dal peso di circa 3.000 kg che occupava una stanza di più di 150 mq.
L’ENIAC fu il primo modello di una serie di computer chiamati mainframes che furono
comunque usati a scopi militari (es. progettazione della prima bomba ad idrogeno); tra di essi
il primo computer a uscire dalle stanze segrete degli esperimenti militari e ad arrivare sul
mercato fu, nel 1950, UNIVAC, che venne utilizzato tra l’altro per calcolare la popolazione
presso l’ufficio del censimento americano.

2.4 Il computer da tavolo, il time-sharing e i microprocessori (fase di


mezzo)
Dal punto di vista tecnico il mainframe era molto diverso dai moderni personal computer.
La trasformazione del paradigma del mainframe in personal computer poggia su tre
innovazioni fondamentali:

1. Sviluppo di postazioni desktop nonché la possibilità di utilizzo dei computer da parte


di un singolo utente sulla propria scrivania e non da gruppi di ricercatori

2. Funzionamento in time-sharing → suddividere la potenza di calcolo dei mainframes di


modo che essi potessero essere utilizzati contemporaneamente da più persone attraverso
postazioni definite terminali.

3. Invenzione dei microprocessori → ha aperto la strada alla costruzione di computer di


piccole dimensioni e all’incessante miglioramento delle loro prestazioni.

Prima legge di Moore


Nel 1965 il co- fondatore di Intel, Gordon Moore, aveva previsto che i processori
sarebbero divenuti sempre più piccoli e potenti, enunciando la cosiddetta Prima legge
di Moore: «le prestazioni dei processori, e il numero di transistor a essi relativi,
raddoppiano ogni 18 mesi».

2.5 Il personal computer (terza fase)

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La nascita di questo dispositivo non è lineare né semplice, infatti i primi prototipi di personal
computer negli anni ‘60-’70 rimasero allo stato embrionale.
⇒ Un posto di riguardo però spetta allo Xerox Alto, un terminale (non un pc vero e
proprio) creato nel 1973 dall’azienda Xerox (che aveva introdotto le prime macchiine
fotocopiatrici). Questo computer venne dunque usato nell’azienda stessa e nei campus
universitari legati a questa azienda. Pur non essendo un vero e proprio pc introdusse due
innovazioni fondamentali: il mouse e l’interfaccia grafica (GUI) basata sulla metafora delle
scrivanie e delle cartelle.

⇒ Nel 1975 negli Stati Uniti venne commercializzato un altro computer spesso citato come
progenitore dei PC: Altair 8800. Si trattava di un computer economico, che aveva la
caratteristica di essere venduto in un kit, smontato e da assemblare dall’utente finale. Era
dunque proposto in primo luogo agli appassionati e hobbisti di elettronica attraverso annunci
su riviste specializzate. Non aveva né schermo né tastiera e nemmeno un sistema operativo,
ed erano gli iniziati utilizzatori a divertirsi nel creare sw e applicazioni. Tra questi Bill Gates
e Paul Allen che svilupparono nel 1975 per Altair il linguaggio Microsoft Basic…
⇒ … e fondarono una piccola azienda di creazione di software: Microsoft (che si concentrò
nella creazione di software e alla quale si deve la creazione del sistema operativo
Windows). Microsoft introdusse nel 1988 anche un pacchetto di software dedicati a
specifiche attività (Word, Excel e Power Point) ribattezzatto Office nel 1990 e diventato ben
presto il software standard dei PC domestici e da ufficio.

Media digitali (Gabriele Balbi) 14


A metà degli anni Settanta erano dunque ormai disponibili le principali tecnologie che
sarebbero confluite negli anni seguenti nei personal computer: dal microprocessore al mouse,
dall’interfaccia grafica a un linguaggio di programmazione dedicato a far funzionare
macchine utilizzabili sulla scrivania da singole persone. Mancava tuttavia un ingrediente
essenziale per la diffusione sociale del personal computer: serviva una visione
culturale del ruolo che questo strumento avrebbe potuto rivestire in ambienti sociali differenti
dalla sfera lavorativa; detto altrimenti, serviva un nuovo paradigma sociotecnico. La
creazione di questo nuovo paradigma fu innescata dall’intreccio tra:

Ambienti di appassionati di informatica; il gruppo di appassionati più noto nella storia


del personal computer fu quello dell’Homebrew Computer Club a Palo Alto (San
Francisco) che ritenevano che tutti dovessero essere in grado di costruire e usare i
computer da soli senza passare per i vincoli imposti dalle grandi imprese come IBM e
dalla burocrazia statale. Questo era dovuto al fatto che la Baia di San Francisco era
diventato uno degli epicentri del movimento per i diritti civili e delle controculture
giovanili.

La controcultura hippy e gli allora nascenti movimenti politici per i diritti civili.
Controculture e movimenti politici progressisti furono importanti tanto quanto le
innovazioni tecniche.

È nella Baia di San Francisco che si diffuse questo nuovo paradigma tecnologico e una nuova
visione dell’informatica rilevante per la vita quotidiana delle persone, contrapposta e
alternativa a quella che vedeva il computer come uno strumento in mano alle autorità
governative e alle grandi aziende.

⇒ Tra i principali protagonisti della costruzione del personal computer vi furono senza
dubbio Steve Jobs e Steve Wozniak che decisero di fondare una propria impresa, Apple.
Avviarono la costruzione del primo modello di computer, Apple I, realizzato in legno, e
Apple II.
Entrambe queste tecnologie furono rifiutate ancor prima da tutte le grandi industrie di
computer del tempo che ritenevano inverosimile la possibilità di vendere computer alle
persone comuni (dilemma dell’innovatore).

Media digitali (Gabriele Balbi) 15


Dilemma dell’innovatore
È la reticenza delle grandi aziende, che hanno conseguito una posizione dominante in
un determinato settore, a sostenere tecnologie che potrebbero rivoluzionare il loro
stesso mercato e così favorire l’ingresso di nuove aziende concorrenti.

⇒ Apple McIntosh (1984), il primo personal computer controllato tramite GUI e che ne
consentiva l’uso ad un pubblico di specialisti che non conoscevano codice informatico.
Nonostante le forti differenze nell’accesso al personal computer (digital divide), nella metà
degli anni Novanta esso iniziò a entrare stabilmente nella maggioranza delle case delle
famiglie occidentali, anche in seguito alla diffusione della rete internet. Ben presto divenne
inoltre un dispositivo sempre più portatile (il laptop, caratterizzato da peso contenuto, facile
trasportabilità, tracpad incorporato) comprato non solo da professionisti ma anche da
studenti, mentre il computer desktop cominciava ad essere ribattezzato come il «fisso» e ad
essere comprato in minor quantità.
⇒ iBook Apple (1999) che cominciava a far leva su piacevolezza estetica e design.
⇒ Linux, sistema operativo basato sull’open software, che affondava le proprie origini
filosofiche nelle comunità californiane di hacker

2.6 Verso una società di computer onnipresenti (quarta fase)

La quarta e ultima epoca in cui abbiamo suddiviso la storia del computer è quella che stiamo
vivendo: una fase in cui la presenza dei computer nel contesto sociale si è indissolubilmente
intrecciata con i ritmi e l’organizzazione della vita quotidiana. Per descrivere il ruolo sociale
dei computer in questa nuova fase della loro evoluzione uno dei concetti ricorrenti è stato
quello di ubiquitous computing, ovvero l’idea secondo cui i computer sono sempre più

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invisibili perchè diffusi ovunque, ma al tempo stesso indispensabili a svolgere pressoché ogni
attività quotidiana.
L’idea che i dispositivi digitali siano perfettamente integrati nelle nostre vite rimane
comunque un mito, perché lascia intendere che tutti gli individui abbiano le stesse possibilità
e capacità di accedere all’uso dei computer e della rete. Al contrario, si sono espanse le
disuguaglianze nel loro uso.
Il 2001 viene rappresentato come anno simbolico dell’inizio del declino del paradigma
dominante del personal computer: vi è una nuova tendenza all’uso di dispositivi sempre più
mobili e integrati nelle attività quotidiane. Il 2001 fu un anno assai negativo per l’industria
dei computer: per la prima volta dalla fine degli anni Settanta le vendite ebbero una battuta
d’arresto a livello mondiale e l’industria informatica propose ai consumatori strumenti
alternativi ad esso:

⇒ BlackBerry (2002) un telefono mobile dotato di una tastiera QWERTY integrata e della
possibilità di gestire i messaggi di posta elettronica.

⇒ iPhone (Apple, 2007) e il sistema operativo Android sviluppato da Google nel 2008
⇒ Netbook, piccoli laptop economici e dalle basse prestazioni proposti come alternativa ai
laptop
⇒ iPad (2010), presentato come un dispositivo rivoluzionario , destinato a sostituire il
vecchio PC in alcune attività centrali della comunicazione digitale, come navigare in internet
o guardare i film. Con Apple da pc come strumento di produttività → a digital lifestyle

⇒ wearable devices, dispositivi «indossabili» che hanno coinciso in primo luogo con nuovi
tipi di orologi da polso, come gli smartwatch (2012)

3. Internet
3.1 Cosa intendiamo quando parliamo di internet

“Internet è quell'insieme complesso di computer e reti, diffuse su scala


mondiale, collegati tra loro attraverso canali trasmissivi diversi (cavo,
onde radio, satelliti) e unite dal gruppo di protocolli denominato
TCP/IP (Transmission Control Protocol / Internet Protocol)”

Media digitali (Gabriele Balbi) 17


Significato di internet: fino agli anni Sessanta definiva una classe di attività di networking tra
computer, dagli anni Settanta cominciò a definire un nuovo mezzo di comunicazione tra le
persone; sempre negli anni Settanta: internet come «rete di reti».
In breve, Internet è:

una rete che collega a livello planetario milioni di altri piccoli network

che in parte deriva da tratti di vecchie telecomunicazioni (quelle telefoniche), dall’altra è


stata creata ex novo con fibre ottiche, cavi sottomarini e tecnologia wireless.

una rete di oggetti digitali che possono interagire compatibilmente grazie a questa rete

è costituita non solo di reti ma anche di centri server fisici

è un oggetto politico (vari governi mondiali hanno interpretato la rete come una risorsa
cruciale sia per sviluppare nuove forme di democrazia sia per controllare i cittadini)

Internet anche un medium commerciale e finanziario

uno spazio sociale in cui si vivono esperienze personali e si cercano contenuti


informativi e di intrattenimento.

James Curran ha diviso l’evoluzione di internet in cinque «ere», ciascuna delle quali è
caratterizzata da tensioni tra diversi attori sociali.
Limiti: La schematizzazione di Curran in primo luogo, si basa in larga parte sulla storia
statunitense di internet e in secondo luogo, non tiene sufficientemente conto dello sviluppo
della rete negli ultimi anni.

3.2 Influenze formative della storia di internet


Influenza formativa Periodizzazione Elementi chiave

1. Militare Dai tardi anni 50 del 900 Internet come


un’arma di difesa
strategica,
prevalentemente
finanziata dai
dipartimenti militari
nazionali. Il grosso
vantaggio per il
mondo militare è
che Internet è una
rete

Media digitali (Gabriele Balbi) 18


Influenza formativa Periodizzazione Elementi chiave
“decentralizzata” il
che la rende poco
vulnerabile ad
attacchi esterni.

Internet come una


rete di computer che
collega le principali
università, allo
scopo di migliorare
2. Accademica Dagli anni 60 del 900
la produttività
scientifica
favorendo gli
scambi tra scienziati
e accademici.

Internet come un
servizio domestico,
che fa dialogare i
primi PC attraverso
3. Controculturale Dagli anni 70 del 900
le reti telefoniche,
usato dagli utenti
per «immergersi» in
realtà alternative.

Internet come un
deposito di
conoscenza, con due
idee europee: la
digitalizzazione
4. Servizio pubblico Dagli anni 80 del 900 delle reti telefoniche
e il World Wild Web
che rende internet
un nuovo mass
media con modalità
broadcast.

5. Commerciale Dalla metà degli anni 90 del 900 Internet come una
piazza commerciale.
Crescita ed
esplosione della
bolla [Link] e

Media digitali (Gabriele Balbi) 19


Influenza formativa Periodizzazione Elementi chiave
inizio della
formazione di
posizioni dominanti
di alcune compagnie
digitali americane.

Internet come
strumento e
metafora centrale
per le società
contemporanee,
crescita e
globalizzazione di
utenti ma anche
6. Sociale Dalla metà del primo decennio del 2000
emersione di varie
retoriche utopiche e
distopiche.
Oligopolio big tech.
Battaglia geopolitica
Usa-Cina. Riforma
della Governance di
Internet.

3.3 L’influenza militare


Internet come un’arma di difesa strategica, prevalentemente finanziata dai dipartimenti
militari nazionali. Il grosso vantaggio per il mondo militare è che Internet è una rete
“decentralizzata” il che la rende poco vulnerabile ad attacchi esterni.
Nel 1957, in piena Guerra Fredda, l’URSS lanciò in orbita un primo satellite artificiale per
scopi militari → lancio dello Sputnik.
Questo provocò uno shock culturale, ma soprattutto spinse gli Stati Uniti a fare grossi
investimenti nei progetti di ricerca più vari. Così nel 1958 nasce ARPA con cui furono
effettuati i primi esperimenti per collegare tra loro computer remoti attraverso una rete, in
modo che si potessero scambiare informazioni di carattere scientifico che accrescere la
produttività, ma altro non era che uno dei tanti progetti inutili per l’epoca. La prima rete
telematica venne avviata solo più tardi nel 1969 e comprendeva quattro elaboratori elettronici
situati in vari centri universitari statunitensi (Los Angeles, Santa Barbara, Ohio e Stanford).
Questa prima rete prese il nome di Arpanet.

Media digitali (Gabriele Balbi) 20


Il progetto ARPANET cambiò i propri obiettivi, passando dall’essere una rete pensata in
primo luogo per l’aumento della produttività della ricerca scientifica a una struttura che
supportasse le attività militari e fosse in grado di resistere a un eventuale attacco nucleare
sovietico.
Caratteristiche di Arpanet

1. Ridondanza: grazie alla commutazione a pacchetto (tecnologia di scambio dei dati) due
punti qualsiasi della rete potevano essere messi in comunicazione tra di loro attraverso
percorsi diversi.

2. Architettura decentrata e policefala (non vi è un centro di comando): assenza di un


unico nodo centrale incaricato di smistare i dati tra tutti gli altri nodi.

3. Compatibilità con piattaforme hardware/software diverse (flessibilità): capacità di


collegare reti e computer informatici diversi tra loro.

3.4 L’influenza accademico-scientifica


ARPANET fu pensato anche come uno strumento per accrescere la produttività scientifica.
Internet come una rete di computer che collega le principali università, allo scopo di
migliorare la produttività scientifica favorendo gli scambi tra scienziati e accademici.

3.5 L’influenza controculturale

Nel 1971 fu sviluppato il primo sistema di posta elettronica e la rete di calcolo divenne una
rete di comunicazione in grado di collegare i primi personal computer domestici.
A partire dagli anni Settanta Internet come un servizio domestico, che fa dialogare i primi PC
attraverso le reti telefoniche, usato dagli utenti portatrici di un’idea differente e alternativa: si

Media digitali (Gabriele Balbi) 21


trattava di bricoleurs, attivisti politici, giovani studenti, hacker, semplici amatori e
persone comuni che influenzarono l’evoluzione culturale della rete.
Gli ambienti controculturali avevano un’altra idea di rete per lo scambio di dati, più
«democratica», capillare, presente nella maggioranza delle case americane e di facile
accesso. Le conseguenze di quest’idea divennero però palesi solo negli anni ‘80 (fase
successiva), quando l’idea di rete come strumento di tempo libero contribuì a modificare la
percezione stessa del computer, che divenne un medium d’intrattenimento.

3.6 L’influenza di “servizio pubblico”


Internet come un deposito di conoscenza, con due idee europee: la digitalizzazione delle reti
telefoniche e il World Wild Web che rende internet un nuovo mass media con modalità
broadcast (broadcastizzazione della rete: uno a molti o molti a molti).

1. Internet «all’europea» si poneva l’obiettivo di diventare una nuova azienda di


servizio pubblico e, più in generale, uno spazio pubblico e comune di discussione
politica, di espressione delle proprie opinioni e di diffusione di notizie in cui i cittadini
potessero scambiarsi informazioni (ma anche in cui i governi esercitavano un forte
controlli sui contenuti online).

2. Emerse in Europa anche la seconda accezione di internet come servizio pubblico: l’idea
del World Wide Web, ovvero di trasformare una parte della rete internet in uno
spazio di consultazione – e non solo di scambio – di informazioni e documenti
(consentendo di accedere gratuitamente alle informazioni attraverso internet); un
servizio pubblico universale che permettesse di pubblicare sui nodi della rete documenti
testuali modificabili dagli utenti. L’idea iniziale di Lee era però rivolta allo scopo di
condividere e scambiare agevolmente dati e risultati sperimentali tra scienziati del
CERN.

Media digitali (Gabriele Balbi) 22


La navigazione tra queste pagine scritte in linguaggio standardizzato (HTML) avviene
tramite browser (programmi che permettevano a utenti inesperti dell’architettura di rete
di ritrovare facilmente le informazioni ricercate). Il primo browser commerciale fu
Netscape Navigator.
Punti di forza del WWW

- modello client/server (pochi fornitori server come Google) uno a uno/uno a molti

Internet è ancora oggi terreno di conflitto tra una logica di servizio pubblico (basata su
cooperazione e gratuità) e una commerciale ma è diventata un bene pubblico che vari attori
chiedono di mettere a disposizione di tutti i cittadini sempre più in maniera aperta e gratuita.
D’altronde fietro esplicita richiesta di Lee nel 1993 il Cern rilascia il web al pubblico
dominio in modo che possa essere usato per migliorarlo attraverso lo sforzo collettivo,
duplicarlo, modificarlo e ridistribuirlo.

3.7 L’influenza commerciale


Internet come una piazza commerciale. Crescita ed esplosione della bolla [Link] e inizio
della formazione di posizioni dominanti di alcune compagnie digitali americane.

Media digitali (Gabriele Balbi) 23


1995: furono ammesse per la prima volta su internet le attività commerciale → Gestione
delle infrastrutture di rete in mano ai pvt (le aziende private furono le prime a sostenere e
promuovere l’adozione di interfacce, browser e motori di ricerca user-friendly)

Nascita delle [Link] (titoli legati ad internet) → Amazon cominciò a vendere libri sul
www nel 1994, nel 1995 nacque ebay

Il Nasdaq, indice dei principali titoli tecnologici della borsa americana, quintuplicò il suo
valore tra il 1996 e il 2000, ma tra 2000 e 2002 subì un brutto colpo: scoppio della bolla
speculativa. es. Yahoo!, principale motore di ricerca dell’epoca. Sopravvissero solo
quelle società in grado di integrare i modelli di business tradizionali con nuove idee
commerciali legate alla rete e le aspettative di queste imprese si rivelarono sovrastimate.

In seguito allo scoppio della bolla, emersero anche i lati oscuri di internet: pornografia,
gioco d’azzardo, pubblicità sempre più intrusiva (banner) e spam continuo e il mercato,
anziché favorire la concorrenza, agevolò la posizione dominante di Google e Amazon
(che cominciavano ad usare strategie di raccolta dati sui gusti delle persone); nascono le
prima piattaforme commerciali “gratuite” basate sulla raccolta dei dati personali
(Facebook, 2004 → non si trattava più di creare un mondo virtuale, ma di mettere in
scena il proprio mondo reale).

3.8 L’influenza sociale


Internet come strumento e metafora centrale per le società contemporanee, crescita e
globalizzazione di utenti ma anche emersione di varie retoriche utopiche e distopiche.
Si definisce “sociale”:

1. Per la nascita del web 2.0 e la partecipazione attiva (vera o presunta) degli utenti specie
nei social network

Media digitali (Gabriele Balbi) 24


2. nuove forme di controllo sociale dell’informazione che circola in rete

3. per la globalizzazione che ha reso internet come qualcosa che accoglie nuove società e
usi sociali

Caratteristiche:

Retorica del web 2.0 partecipativo →


“ritorno ai valori tradizionali della
rete”: collaborazione, co-creazione,
connessione tra esseri umani.

Social network e social media (in cui


si vede la partecipazione attiva degli
► E ancora: Utente attivo, partecipante,
utenti)
creatore di contenuti, ribattezzati appunto
come user generated contents (UGC).

La rete diventa mondiale e si profila una “guerra” tra Stati Uniti e Cina per il
suo controllo (battaglia geopolitic Usa- Cina) → In primo luogo gli utenti di internet
oggi sono in maggioranza non americani, mentre le piattaforme statunitensi restano
quelle più popolari e seguite. In secondo luogo, le aziende che controllano la rete non
sono più solamente quelle americane ma stanno emergendo anche e soprattutto le
corporations digitali cinesi (che si fondano su un modello di mercato definito
capitalismo di stato o, in altre parole, godono di aiuti statali del partito comunista).
Alcuni paesi credono sia giunto il momento di affrancarsi dal controllo statunitense
specie in termini di infrastrutture e di servizi digitali.

Oligopolio big tech che dominano gli spazi della rete (Amazon e Google)

Media digitali (Gabriele Balbi) 25


Controllo sociale e riforma della governance di internet
Nuove forme di controllo sociale dell’informazione che circola in rete → la soluzione
adottata è stata quella di controllare gli intermediari come Google; ci si rese conto in
questa fase che internet aveva vincoli e costrizioni/conseguenze reali

3.9 E la prossima influenza formativa?


Alcune tendenza più importanti:

1. platformizzazione della rete (platform society) → i flussi di traffico sociale ed


economico sono convogliati da un sistema di piattaforme (guidate da algoritmi e AI)
ovvero ambienti strutturati da cui gli utenti raramente escono → sorveglianza

2. Internet of Things, big data, cloud computing

4. Il telefono mobile
4.1 Telefonia mobile, mobilità e società contemporanee
Il mobile ha comportato:

il modificare e rimescolare i confini tra spazio pubblico e privato (“il cellulare consente
di portare la casa con sé, collega gli utenti alla casa e al luogo di lavoro”).

Trasformazioni della mobilità:

privatizzazione mobile secondo Williams→ la radiotelevisione consentiva di


viaggiare e conoscere luoghi e persone pur stando seduti sul divano

mobilità privatizzata → televisione portatile, grazie alla quale le persone potevano


portare la propria vita domestica (guardare la tv in luogo pubblico) nella sfera
pubblica. Questo aspetto è legato oltre che alla televisione portatile anche al
cellulare.

legame stretto con le piattaforme di social network

Le fasi principali nella storia della telefonia mobile:

Fase Periodizzazione Elementi chiave

Media digitali (Gabriele Balbi) 26


Dalla seconda metà Legami e genealogie con la telefonia fissa e la
Prima nascita dell’800 agli anni 70 telegrafia senza fili, origini delle telecomunicazioni
del 900 mobili per mercati di nicchia.

Primi servizi commerciali analogici, sistemi nazionali


Seconda nascita (o e frammentati in Europa, arretratezza nello sviluppo
Anni 70 e 80 del 900
rinascita) del mobile negli Stati Uniti e frammentazione degli
standard in Europa.

Digitalizzazione del 2G e adozione dello standard


Primo boom e Anni 90 del 900 e GSM, prima e fallimentare integrazione tra internet e
digitalizzazione primi anni del 2000 telefonia mobile nei paesi occidentali.
Miniaturizzazione. Economicità. SMS.

Internet mobile e smartphone si diffondono, adozione


globale della telefonia mobile in particolare in Asia e
Secondo boom e Dal primo decennio
Africa. Introduzione dello smartphone più culturale
globalizzazione del 2000 a oggi
che tecnologico; presentato come un dispositivo che ti
cambia la vita quotidiana (come fu per il primo Mac).

4.2 Prima nascita: telefonia fissa, telegrafia senza fili e origine di servizi
di comunicazione mobile per gruppi di nicchia
Il telefono mobile da un lato ha permesso una sorta di mondializzazione e
democratizzazione delle comunicazioni; dall’altro rappresenta l’erede delle seguenti
tecnologie:

Telefono fisso

Differenze tra mobile e fisso

Il mobile si divincola dai fili

il mobile è più personale che famigliare

ha permesso il costant touch → possibilità di essere sempre reperibili durante


la giornata

Fisso: mezzo di comunicazione solo orale; Mobile: combina natura orale e


scritta, prima con gli SMS poi con le chat e oggi veicola persino immagini

Telegrafo senza fili di Marconi (collegamento wireless) → codice morse

Media digitali (Gabriele Balbi) 27


telefono senza fili (radiotelefono) che usava codice morse. Fu usato nel corso delle Due
Guerre mondiali, durante le quali ci furono anche sperimentazioni con i walkie-talkie
(radiotrasmettitori portatili). Il radiotelefono è simile al walkie-talkie (bisogna premere
un bottone per parlare e rilasciarlo per ascoltare) e non aveva una rete aperta al pubblico.
Erano pesanti e complessi e servivano centralinisti. E le comunicazioni potevano essere
intercettate.

radio

In questo periodo nascono le prime telecomunicazioni mobili per mercati di nicchia.


All’avvento del cellulare la rete di telecomunicazioni esisteva già e i primi acquirenti di un
cellulare tra gli anni Ottanta e soprattutto Novanta del Novecento potevano quantomeno
telefonare a coloro i quali erano già allacciati alla rete fissa.
Se in termini storici le origini della telefonia mobile si possono far risalire alla fine
dell’Ottocento, la sua penetrazione sociale e il successo di pubblico avvennero solo alla fine
del secolo successivo → per questo si parla di double birth (doppia nascita), indicando con
questa espressione il fatto che le tecnologie della comunicazione possano nascere più di una
volta.

4.3 Seconda nascita o rinascita


Primi servizi commerciali analogici

Frammentazione europea e incompatibilità delle reti: i vari governi nazionali


implementarono ben nove sistemi telefonici, tutti analogici e tutti con standard
diversi tra loro → se una persona avesse voluto comunicare in diversi paesi europei,
avrebbe dovuto possedere un cellulare per ogni nazione visitata → nei paesi scandinavi
svilupparono però il roaming, che consentiva ai telefoni mobili di funzionare in tutti i
paesi che avevano adottato lo standard NMT, antenato dello standard GSM.

Arretratezza nello sviluppo del mobile negli Stati Uniti → si realizzano le prime reti di
telefonia cellulare aperte al pubblico (Giappone, in ritardo in America); la telefonia
mobile si diffuse in tutti i paesi ricchi e le fasce più abbienti, tranne negli USA.

4.4 Primo boom e digitalizzione


GSM come standard unico europeo e digitalizzazione del 2G e dei sistemi di
telefonia mobile→ il GSM permise anche l’introduzione della SIM Card;

Media digitali (Gabriele Balbi) 28


contrariamente all’1G, il 2G era uno standard interamente digitale implementato per la
prima volta da Nokia

miniaturizzazione → i telefoni ingombranti e pesanti lasciarono progressivamente spazio


a oggetti minuti

economicità → il telefono cellulare cominciò a comparire nelle mani e nelle tasche di


persone «normali»

SMS (prima idee: inviare comunicazioni agli abbonati da parte delle aziende telefoniche,
ma non trovarono modello di business promettente; così furono gli utenti a «inventare»
un utilizzo inedito del nuovo servizio: essi cominciarono infatti a sfruttare
questo canale scambiandosi brevi messaggi tra abbonato e abbonato, senza l’intervento
dei centralini.) Dalla seconda metà degli anni ‘90, il servizio SMS divenne una killer
applications della telefonia mobile e le compagnie telefoniche capirono sarebbe
diventata una fonte di profitto che non implicava costi aggiuntivi.

Actor-Network Theory
Teoria secondo cui gli oggetti contengono un preciso script assegnato loro da
costruttori, tecnici ed erogatori dei servizi; questo script imporrebbe un
determinato utilizzo della tecnologia che, però, viene sovente modificato dagli
utenti, i quali «reinscrivono» e adattano questi oggetti con fini e scopi spesso
differenti da quelli inizialmente previsti.

Ci si chiede se gli sms spariranno nel prossimo futuro visto che sono sempre meno
utilizzati, sostituiti da app di messaggistica. In realtà il loro uso è stato riadattato: sono
ancora utilizzati dagli operatori dei servizi telefonici per comunicare con gli utenti, per
pubblicità o promozioni indesiderate. D’altronde quando la rete internet va in down,
continuiamo ad usarli per il loro significato di affidabilità.

prima e fallimentare integrazione tra internet e telefonia mobile nei paesi occidentali

4.5 Secondo boom e globalizzazione


Internet mobile si diffonde, promosso dalla diffusione degli smartphone, in grado di
fare qualcosa in più delle solite chiamate (nuovi paradigmi dal 2005) → rivoluzione
della telefonia mobile, rappresentata dal 3G (possibilità di navigare in rete attraverso il

Media digitali (Gabriele Balbi) 29


cellulare) e standard WAP (un caso di fallimento tecnologico in Occidente — ma non in
Giappone);

adozione globale della telefonia mobile (in particolare in Asia e Africa dove c’era una
manca di infrastrutture di telefonia fissa); la produzione oggi si sposta in Asia.

Introduzione dello smartphone più culturale che tecnologico;

nel 2007 il primo modello di iPhone, presentato come un dispositivo che ti cambia la
vita quotidiana (come fu per il primo Mac) ⇒
esso introdusse innovazione ergonomiche
come il multi-touch screen (tatto come senso centrale nell’interazione con i mezzi di
comunicazione), il sistema operativo iOS solo per iphone, le app, programmi prodotti da
altre aziende per svolgere attività; dal 2007 in poi obsolescenza programmata.
Prima dell’Iphone iPod (2001) e MacIntosh(1984)

Google introdusse invece il sistema operativo android, per diversi dispositivi (come fece
microsoft al tempo che creava sw per varie marche di computer); a differenza di
microsoft, google ha però una politica open source per il suo sistema oeprativo.

4.6 E poi?
Gli attori del cambiamento del paradigma potrebbero essere:

5G (in grado di gestire l’internet of things)

5. La digitalizzazione dei media analogici


5.1 Due logiche di fondo: l’intermedialità e la dialettica tra
trasformazione/continuità
Grazie alla digitalizzazione:

Fenomeno intermedialità: l’intrecciarsi tra loro di media precedentemente distinti


grazie alla digitalizzazione

Media digitali (Gabriele Balbi) 30


Problema dell’immobilismo e rivoluzionismo, costante tensione tra contrinuità
“conservatrice” e trasformazione “rivoluzionaria” → non sono in realtà dicotomie
ma tendenze complementari (es: diciamo ancora “guardare una serie su netflix”,
linguaggio tipico della televisione, piuttosto che “navighiamo la piattaforma netflix”);
Un altro esempio evidente della permanenza nelle pratiche musicali di vecchi formati
analogici è il disco in vinile.

La digitalizzazione ha investito in maniera profonda i media analogici in tutte le tre fasi


«classiche» che caratterizzano la traiettoria di un prodotto mediatico: produzione,
distribuzione e consumo.
La digitalizzazione non ha spazzato via l’universo dei media tradizionali, ma sembra
addirittura aver incentivato una loro «rinascita», come nel caso del disco in vinile, della
musicassetta, del libro di carta o della fotografia analogica, le cui «seconde vite»
esemplificano come i vecchi media analogici possano assumere nuovi significati e valori
culturali nel contesto digitale.

5.2 La musica: compact disc, MP3 e streaming online


L’industria musicale è stato il settore che ha sperimentato per primo e in modo più rapido e
profondo le conseguenze del processo di digitalizzazione.

Anni ‘70: la digitalizzazione inizia con il primo lettore di compact disc con CD
(tecnologia laser in grado di leggere un disco ottico) che offriva una qualità superiore
rispetto ai supporti analogici, ma era in continuità con il mercato precedente sin
dall’introduzione del grammofono.
Era destinato inizialmente a una fascia medio-alta del mercato di ascoltatori (solo
negli anni ‘90 divenne per tutti) → è l’esempio perfetto che non ha determinato una
rivoluzione perché non trasformò il contesto in cui venne adottato.

Crisi del modello proposto da CD con 3 nuovi elementi innovativi:

formato digitale compresso MP3: si diffuse «dal basso» attraverso progetti


amatoriali. Le majors discografiche si accorsero con ritardo delle potenzialità dello
standard MP3, decidendo in un primo momento di ostacolarlo temendo che un
formato facilemnte trasmissibile attraverso la rete potesse favorire la pirateria
musicale. Esso disgregò quella continuità tra analogico e digitale che aveva
caratterizzato l’era del CD: eliminava la necessità di possedere supporti fisici, dal

Media digitali (Gabriele Balbi) 31


momento che ciascun utente poteva scaricare file musicali attraverso il proprio
computer restando comodamente a casa

scambio di musica basato sul modello peer-to-peer («tra pari»). Nacque Napster
nel giugno 1999, il primo software di file sharing a scopo non commerciale.

nascita e diffusione di dispositivi portatili per ascoltare la musica come l’iPod, il


primo lettore MP3 capace di contenere al proprio interno un migliaio di canzoni, che
erano gestibili attraverso un’interfaccia facile da usare.
Apple creò anche iTunes Store , una piattaforma digitale che metteva a disposizione
dei suoi utenti un catalogo di musica da acquistare in formato MP3 e che aveva
l’obiettivo principale di aiutare le vendite del lettore iPod → una canzone a 1
dollaro e Apple divenne il principale distributore di musica a livello mondiale.

Dalla fine degli anni Novanta, direzione diversa da quelle del passato (basate su disco,
musicassetta e compact disc) ovvero il consumo della musica digitale si è articolato
attraverso quattro modalità differenti:

1. l’acquisto di file MP3 da scaricare attraverso un negozio virtuale come iTunes


Store di Apple;

2. lo scambio per lo più illegale, attraverso i sistemi di file sharing e infrastrutture


peer-to-peer → pirateria;

3. il consumo di video musicali attraverso piattaforme come YouTube (2005);

4. l’utilizzo di piattaforme dedicate allo streaming musicale di contenuti musicali


come Spotify, Apple Music e Amazon Music → modalità più diffusa di ascolto
musicale oggi basata su sottoscrizione di un abbonamento.
Lo strapotere acquisito dalle piattaforme he acquisiscono un controllo eccessivo
del mercato all’interno del mondo della musica ha sollevato anche numerose
critiche. Piattaforme come Spotify hanno una gestione dei diritti d’autore ritenuta da
molti poco trasparente e sono penalizzanti per i musicisti meno noti. In secondo
luogo, le piattaforme hanno acquisito un grande potere nell’indirizzare i gusti degli
ascoltatori verso particolari generi o canzoni con algoritmi e classifiche, incanalando
gli interessi dei pubblici sui contenuti più profittevoli.

5.3 La stampa: libri e giornalismo tra carta e digitale


La stampa costituisce uno dei settori mediali più longevi e relativamente stabili nel corso
degli oltre cinque secoli della propria storia: libro e periodici sono una costante.

Media digitali (Gabriele Balbi) 32


La digitalizzazione ha avuto un impatto anche sulle pratiche legate alla stampa:
— prima con la creazione di nuove modalità per la scrittura e la redazione di testi
— poi con la diffusione di dispositivi, piattaforme e testi digitalizzati.
Possiamo individuare quattro fasi nell’evoluzione del processo di digitalizzazione del
medium della stampa:

1. Prima frase della digitalizzazione della stampa (anni ‘60 e ‘70)


Diffusione in contesti professionali di computer in grado di gestire il lavoro di scrittura e
di immagazzinamento dei testi, soprattutto per i grandi editori e le redazioni di giornali.
Evoluzione dei primi computer dedicati esclusivamente alla scrittura (più
ingombranti di una macchina da scrivere) e dei primi sistemi d’archiviazione difitale.

2. Seconda fase (anni ‘70 - ‘90) i programmi di videoscrittura (o word processing) o


impaginatura, grazie alla popolarità dei personal computer, attrassero un numero
crescente di utilizzatori non professionali.

3. Terza fase (anni ‘90 - 2005) integrazione tra scrittura e lettura e la rete internet →
nuove forme di circolazione dei testi scritti come il formato PDF diffuso da Adobe che
influenzò solo indirettamente giornali e settore libraio (creazione e lavorazione dei testi
vennero gestite attraverso i personal computer collegati a stampanti ma libri, giornali e
periodici hanno continuato a essere stampati e letti prevalentemente su carta.);
Popolarizzazione di internet grazie a: possibilità di pubblicazione gratuita e immediata
consentita dalla rete + linguaggio HTML + ipertesto. Alla fine degli anni Novanta la
possibilità di creare ipertesti in modo semplice e di distribuirli attraverso internet favorì
la nascita di piattaforme internet semplici e gratuite per utenti non esperti che volevano
diffondere i propri scritti.

4. Quarta fase (dal 2005) fase ancora in evoluzione che si contraddistingue per il
tentativo, dai risultati ambivalenti, di superare o sostituire per alcuni utilizzi la carta
stampata come principale supporto di lettura e di sostituirla con dispositivi digitali quali
tablet, ebook e smartphone (Kindle, lanciato nel 2007 da Amazon).
Libro: nel secondo decennio del Duemila il mercato di libri digitali si è andato
espandendo con forza soprattutto negli Stati Uniti e nel continente europeo.
Ad oggi il mondo della stampa del libro è caratterizzato dalla convivenza tra digitale e
analogico.
Giornali: i giornali quotidiani furono tra i primi media tradizionali a sbarcare sulla rete.
Uno dei fenomeni messi ripetutamente in luce come conseguenza della digitalizzazione
delle news è stata la trasformazione dei ruoli: citizen journalism ovvero il

Media digitali (Gabriele Balbi) 33


coinvolgimento di cittadini e non professionisti della produzione delle news.
Selezione delle news attraverso algoritmi → accusati di contribuire alle cosiddette «bolle
di filtraggio».
La crisi di lettori dei giornali nella loro forma a stampa è divenuta manifesta solo a
partire dagli anni Dieci del Duemila, concretizzandosi nella diminuzione di copie
vendute e, per un altro verso, nella diminuzione degli investimenti pubblicitari destinati
alle testate cartacee. Tuttavia, l’economia della stampa quotidiana a livello globale
rimane ancora oggi saldamente incentrata sui giornali cartacei.

5.4 Il cinema e il video: Pixar, Netflix e i nuovi consumi digitali


Prima sfacettatura

anni ‘70: In una prima fase, la digitalizzazione del cinema ha coinvolto in primo
luogo la sfera produttiva, introducendo gli effetti speciali digitali.

☁️ La Pixar fu la prima azienda a produrre un intero film con tecniche digitali. Per
migliorare le proprie animazioni Pixar aveva sviluppato un computer per le
grafiche speciali, immesso sul mercato proprio sotto la direzione di Jobs.
Ma non si dimostrò efficace e l’attività di Pixar tornò a concentrarsi sulla
realizzazione di film d’animazione digitale.
Fu poi acquistata da Walt Disney Company.

La digitalizzazione delle tecniche cinematografiche non fu solo alla base di


trasformazioni degli assetti produttivi e industriali, ma iniziò ben presto ad avere
conseguenze sul piano estetico e narrativo.

trasformazione in digitale delle sale cinematografiche, non più basate su pellicola


analogica ma digitale

Sparisce la pellicola nata coi fratelli Lumière

la digitalizzazione ha facilitato sia la creazione di contenuti a livello privato,


amatoriale e casalingo grazie a videocamere digitali per utilizzatori non professionali
che consentivano di modificare contenuti

Una vera democratizzazione della creazione di contenuti audiovisivi si è però realizzata


solo negli ultimi anni, con la diffusione di smartphone capaci di registrare filmati, di

Media digitali (Gabriele Balbi) 34


montarli e di condividerli in modo istantaneo attraverso la rete + affermazione Youtube

Seconda sfaccettatura
Ha riguardato l’addomesticamento della visione cinematografica, ovvero la sempre.
maggiore centralità della casa come spazio deputato al consumo di contenuti audiovisivi →
questo processo è esemplificato dall’affermazione di aziende come Blockbuster e Netflix
(servizio per affittare dvd attraverso il servizio postale inizialmente). Grazie a Netflix si è
affermato lo streaming.
La piattaformizzazione dei contenuti audiovisivi non ha mancato di produrre tensioni come la
pirateria. Cyberlockers → servizi che permettono di guardare file video sovente piratati
senza la necessità di scaricarli.
La pirateria può anche essere vista come una richiesta degli utenti che pretendono di
scambiare, rielaborare e fruire in libertà dei contenuti che circolano, moltiplicando in questo
modo le possibilità creative e artistiche. Ma sono legittime le richieste degli attori del
mercato cinematografico, che pretendono un’adeguata protezione e remunerazione degli
investimenti e degli sforzi creativi effettuati.

5.5 La fotografia: fotoritocco, cameraphone e social media


Per tutti gli anni Ottanta, la manipolazione digitale delle immagini si limitò quasi
esclusivamente all’ambito televisivo e cinematografico professionale e solo nei primi
anni Novanta iniziarono a essere disponibili alcuni programmi per modificare le
immagini digitali sui personal computer domestici (Photoshop).

Il primo prototipo di macchina fotografica digitale risale al 1975.


Solo all’inizio degli anni Novanta vennero immesse sul mercato le prime camere digitali
destinate a un pubblico non professionale che adottavano lo standard jpeg.

La digitalizzazione nei primi anni del Duemila ha messo a disposizione anche di utenti
amatoriali la possibilità di manipolare artificialmente foto e immagini.

prima macchina digitale reflex 1999 ma per vari anni la fotografia analogica è dunque
rimasta qualitativamente superiore a quella digitale. Il sorpasso di vendite tra
macchine fotografiche analogiche e digitali è avvenuto intorno al 2003.

Fallimento Kodak a causa delle macchine digitali

Nel giro di pochi anni, con la commercializzazione di nuovi modelli di smartphone con
fotocamera definiti cameraphone, tra cui in primo luogo iPhone, i telefoni mobili sono

Media digitali (Gabriele Balbi) 35


divenuti il principale dispositivo fotografico utilizzato dagli utenti comuni per
condividere le foto scattate attraverso social network, blog e piattaforme di photosharing.
L’evoluzione dei social network ha avuto un ruolo decisivo nell’affermazione della
fotografia come una pratica sempre più comune e quotidiana → piattaforme di
photosharing. Facebook è stata la più significativa per il cambiamento delle fotografie,
diventato presto il più grande archivio fotografico del pianeta che ha poi acquisito il
sistema di photosharing Instagram.

5.6 La televisione: digitalizzazione del segnale, smart tv e contenuti on


line
Il consumo televisivo contemporaneo non sembra essere declinato con la digitalizzazione.
Per riuscire a mantenere questa centralità, la TV si è evoluta nel corso del tempo in
conseguenza di varie trasformazioni introdotte a seguito delle tecnologie digitali.
Possiamo riassumere le tappe del processo di digitalizzazione di questo medium
soffermandoci su almeno cinque dimensioni:

1. Convergenza dei media, caratterizzata dall’integrazione tra imprese televisive e imprese


che appartengono ad altri comparti della comunicazione; Convergenza dei media = le
telecomunicazioni, l’informatica e i contenuti editoriali si sovrappongono e
s’integrano, anche e soprattutto grazie alla loro progressiva digitalizzazione.

2. Digitalizzazione del tradizionale segnale di broadcasting analogico; switch-over →


spegnimento definitivo del vecchio segnale analogico in un paese. In alcuni paesi come
l’India canale analogico e digitale convivono.

3. moltiplicazione di canali televisibi, accessori e strumenti digitali per «guardare la


televisione»; smart tv, streaming ecc…

4. Contenuti on demand

5. La traduzione delle forme culturali tipiche della televisione all’interno dei modelli e
delle logiche di internet, in particolare attraverso la diffusione di forme di produzione e
consumo legate alle nuove piattaforme di videosharing come YouTube.
Parziale superamento del televisore come unico dispositivo di accesso alla televisione e
la diffusione di nuovi media digitali capaci di offrire contenuti televisivi in mobilità e
individualmente. YouTube rappresenta la più caratteristica forma di convergenza
tra internet e televisione (es. uso della parola «canale»).

5.7 La radio: il “fallimento” del DAB, lo streaming e i podcast

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Nel 2019 la tradizionale radio rappresentava ancora in molti paesi il dispositivo
maggiormente utilizzato per ascoltare la musica.
Possiamo schematizzare il processo di digitalizzazione della radio concentrandoci su due
differenti aspetti:

la digitalizzazione del segnale e dei dispositivi (iniziata negli anni ‘80 in europa con la
creazione di uno standard di codifica digitale definito DAB (la radio digitale DAB),
fallito perché non riuscì ad imporsi come standard globale della radiofonia digitale ma
anche all’interno della stessa UE) ⇒ è avvenuta molto lentamente rispetto alla
digitalizzazione della tv per cui vi era stato un progetto di totale conversione del segnale
nel 2000 (il sistema televisivo è stato considerato come più rilevante rispetto a quello
radiofonico e ha avuto più appoggio istituzionale); questo perché la radio alla fine poteva
garantire in più solo una migliore qualità sonora e raggiungere zone con scarsa copertura
+ rispetto alla tv, non aveva più un ruolo domestico quanto più il suo uso riguardava
l’automovile.

L’integrazione della radio all’interno dei modelli di comunicazione di internet, con


particolare riferimento allo streaming e ai podcast → a metà degli anni ‘90 nascono le
web radio e si diffondono grazie alla diffusione di sw come Real Audio Player che
permettevano di accedere allo streaming; l’intreccio tra radio e rete ha consentito anche
il cosiddetto podcasting (il termine non deriva dal settore della radio ma dai file mp3
supportati da iPod).
Il podcasting consentiva di proporre non solo contenuti di emittenti radio ma anche
giornalisiti e altri creatori di contenuti culturali → in un primo tempo i podcast
iniziarono ad essere distribuiti attraverso iTunes; grazie al podcast lo spettatore ha una
maggiore libertà di ascolto.

La digitalizzazione come mitologia


contemporanea
6.1 I “miti” della digitalizzazione come “egemonia culturale”
Apple è protagonista per eccellenza di uno dei miti più ricorrenti nella nostra storia dei
media digitali: il mito della «rivoluzione» digitale. La rilevanza di Apple nella storia della
digitalizzazione è stata alimentata non solo da geniali invenzioni e abili strategie
commerciali, ma anche dalla capacità dell’azienda californiana di costruire immaginari,
narrazioni e appunto miti da consacrare pubblicamente al pari di rock star o attori famosi.

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Le «rivoluzioni» portate dal digitale sono quasi sempre il frutto di inventori «geniali»,
spesso considerati personaggi eccezionali e con doti fuori dal comune. È la digitalizzazione
stessa ad essere intesa come una mitologia perché portatrice di un nuovo modello di società,
di cui la comunicazione digitale, il contatto umano mediato da dispositivi e piattaforme, il
flusso ininterrotto di contenuti digitalizzati rappresentano alcuni degli elementi costitutivi.
Abbiamo tre dimensioni mitologiche che hanno caratterizzato l’evoluzione di una
particolare idea di società digitale:

la digitalizzazione come forza irresistibile

come livella globale

come forza rivoluzionaria

6.2 Primo mito: la digitalizzazione come una forza irresistibile


Questo mito è stato alimentato dalla sfera politico-economica.
La digitalizzazione è stata spesso vista come un macrofenomeno inarrestabile e a senso
unico, che governi e organizzazioni
internazionali di diversi orientamenti politici hanno promosso nel corso degli ultimi decenni
come motore simbolico a sostegno delle proprie iniziative.
Essa è stata vista sia come cambiamento e progresso ma anche come arma per controllare la
libertà e la democratizzazione (censura, datagate → sorveglianza digitale) → queste visioni
se pur apparentemente distinte hanno in comune il determinismo tecnologico.
La convinzione che la digitalizzazione rappresenti un destino irresistibile sottintende anche
l’idea che essa sia destinata a sostituire i media analogici e, più in generale, che sia in grado
di liberare le società contemporanee dai vecchi e ingombranti vincoli, come la carta e i
supporti materiali dei contenuti. Non si può dire che la digitalizzazione stia avanzando
ovunque agli stessi ritmi, a dimostrazione di ciò gli enormi fallimenti della tecnologia nella
storia (radio DAB e adozione WAP in occidente), il fatto che alcune tecnologie siano nate
come perdenti e poi emerse (tecnologia mobile che ha subito una doppia nascita), irmersione
dell’analogico come i vinili.
Accanto a questa visione l’altro mito della smaterializzazione generata dalla digitalizzazione:
essa ha in realtà creato nuove strutture fisiche, materiali, reali.
Altro sintomo della digitalizzazione: previsione della convergenza dei media → si credeva
negli anni 80 che presto si sarebbe usato un solo dispositivo per accedere a tutti i contenuti

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mediali (retorica della uberbox che vedeva il digitale come una forma lineare, univoca
monodirezionale che uccideva le differenze con i media precedenti).

6.3 Secondo mito: la digitalizzazione come una livella globale


Il secondo mito su cui ci soffermiamo è il carattere globale della digitalizzazione, il atto cioè
che essa abbia avuto un impatto uniformante in tutto il mondo.
È altrettanto evidente che non in tutti i paesi del mondo e, ancor di più, non in tutte le regioni
di ogni singolo paese la digitalizzazione stia procedendo in maniera uniforme. La
digitalizzazione non funge quindi da livella globale, ovvero non è stata fin qui in grado,
come a volte promesso, né di portare in tutte le regioni del globo le stesse tecnologie, né di
uniformare gli utilizzi dei media e neppure di diffondere lo stesso grado di benessere. La
digitalizzazione non solo non crea un mondo uniforme e omogeneo, ma spesso è addirittura
una delle origini di crescenti diseguaglianze.

6.4 Terzo mito: la digitalizzazione come una forza rivoluzionaria


L’ultima dimensione mitologica legata alla digitalizzazione ha a che vedere con quello che
abbiamo già definito come il mito della rivoluzione digitale.
La digitalizzazione, in sostanza, è stata vissuta da milioni o addirittura miliardi di persone, in
molte regioni della Terra, come un’effettiva rivoluzione delle proprie pratiche comunicative e
attività quotidiane.
Le continuità tra universo analogico e digitale dei media sono molteplici e multiformi e per
questo è difficile difendere l’idea di una netta cesura tra l’era analogica e quella digitale.
Abbiamo osservato in vari campi che l’analogico non è stato spazzato via dal
digitale, ma continua a convivere con esso. I vecchi formati e supporti non scompaiono, ma
si affiancano ai nuovi, talvolta avendo una seconda vita proprio grazie al digitale.

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