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L'Europa Verso La Guerra

Il documento analizza l'espansionismo hitleriano e la politica di appeasement adottata da Gran Bretagna e Francia, che ha incoraggiato Hitler a perseguire le sue ambizioni territoriali. La crisi politica e morale in Francia ha portato a una risposta debole contro le aggressioni tedesche, culminando nell'Anschluss dell'Austria e nella questione dei Sudeti. Gli accordi di Monaco del 1938, che hanno ceduto territori cecoslovacchi alla Germania, hanno rivelato la fragilità della pace e la mancanza di credibilità delle potenze democratiche, preannunciando il conflitto imminente.

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L'Europa Verso La Guerra

Il documento analizza l'espansionismo hitleriano e la politica di appeasement adottata da Gran Bretagna e Francia, che ha incoraggiato Hitler a perseguire le sue ambizioni territoriali. La crisi politica e morale in Francia ha portato a una risposta debole contro le aggressioni tedesche, culminando nell'Anschluss dell'Austria e nella questione dei Sudeti. Gli accordi di Monaco del 1938, che hanno ceduto territori cecoslovacchi alla Germania, hanno rivelato la fragilità della pace e la mancanza di credibilità delle potenze democratiche, preannunciando il conflitto imminente.

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L'Europa verso la guerra

• L'ESPANSIONISMO HITLERIANO Nel periodo in cui si combatté la guerra di

Spagna, la marcia dell'Europa verso la catastrofe di un secondo conflitto ge-nerale subi una
paurosa accelerazione. Il fattore scatenante dell'accresciuta tensione fu senza dubbio la
politica della Germania hitleriana. Il comporta-mento arrendevole tenuto da Gran Bretagna e
Francia in tutte le occasioni di confronto con le potenze fasciste convinse Hitler di poter
accelerare i tempi per la realizzazione del suo programma. Programma che, come abbiamo
visto,prevedeva prima la distruzione dell'assetto europeo uscito da Versailles, con la riunione
di tutti i tedeschi in un unico "grande Reich", poi l'espansione verso est ai danni della Russia.

● CHAMBERLAIN E L'APPEASEMENT I piani hitleriani non comportavano neces

sariamente una guerra contro le potenze occidentali. Al contrario, Hitler speró fino all'ultimo
di poter evitare uno scontro con la Gran Bretagna, a patto natu ralmente che la Gran
Bretagna lasciasse campo libero alle mire tedesche in Eu ropa centro-orientale. In questa
speranza fu indubbiamente incoraggiato dalla linea seguita dai conservatori britannici,
soprattutto a partire dal maggio 37. quando la guida del governo fu affidata a Neville
Chamberlain, sostenitore convinto di quella che allora fu chiamata politica dell'appeasement
(in inglese. "pacificazione"); una politica basata sul presupposto che fosse possibile "am
mansire" Hitler accontentandolo nelle sue rivendicazioni più "ragionevoli" e ri sarcendo in
qualche modo la Germania del duro trattamento subito a Versailles. Il presupposto era
sbagliato, visto che i programmi di Hitler non erano affatto ragionevoli. Ma l'idea
dell'appeasement riscosse ugualmente notevole successo perché rispondeva a una
tendenza diffusa nella classe dirigente e nell'opinione pubblica inglese, incline al pacifismo
(anche i laburisti, che contestavano l'ap peasement in nome dell'antifascismo, si
opponevano poi a qualsiasi politica di riarmo). L'idea rivelò anche la poca convinzione, in
fondo, dell'equità del trattato di Versailles. La più coerente opposizione alla politica di
Chamberlain venne da un'esigua minoranza di conservatori che facevano capo a Winston
Churchill, convinti che l'unico modo per fermare Hitler fosse quello di opporsi con decisio ne
a tutte le sue pretese, anche a costo di affrontare subito una guerra.

• LA CRISI DELLA FRANCIA Quanto alla Francia, che era stata negli anni '20 la

prima garante dei trattati di Versailles, essa fu attraversata in questo periodo. oltre che da
profonde lacerazioni politiche, da una sorta di crisi morale che ne minó la capacità di
reazione. In Francia la paura della Germania era, per ovvi motivi di vicinanza geografica, più
sentita che in Gran Bretagna. Ma ancora più forte era la paura di una nuova guerra: troppo
recente era il trauma del primo conflitto mondiale, costato un prezzo altissimo in vite umane.
Senten-dosi protetti dalla linea Maginot [5 6]. i francesi si chiedevano se valesse la pena
rischiare un nuovo terribile scontro armato per difendere la Russia comunista o i lontani
alleati dell'Est europeo. Ad alimentare queste perplessită concorrevano sia il tradizionale
pacifismo dei socialisti sia l'aperto filo-fascismo di una destra tanto spaventata dal Fronte
popo-lare da dimenticare le sue tradizioni nazionaliste (meglio Hitler che Blum fu lo slogan di
moda in quegli anni negli ambienti reazionari). Cosi la Francia, che restava almeno sulla
carta la prima potenza militare d'Europa, si adatto a una politica timida e oscillante,
sostanzialmente subal-terna a quella della Gran Bretagna. Ció consenti alla Ger mania di
inanellare una serie di successi senza nemmend dover mettere alla prova le sue forze
armate ancora in fase di ricostituzione.

L'ANSCHLUSS Un successo clamoroso Hitler lo ottenne nel marzo 1938 con l'annessione
(Anschluss) dell'Austria al Reich tedesco. Era questo un obiet tivo che il Führer, austriaco di
nascita, aveva particolarmente a cuore e che aveva gia tentato di raggiungere nell'estate del
'34. Allora gli era stato impedito dalla decisa reazione delle potenze occidentali, in
particolare dell'ita-lia. Ma quando, all'inizio del '38. Hitler rilanciò la questione dell'Anschluss,
mo-bilitando i nazisti austriaci e costringendo alle dimissioni il cancelliere Schu-schnigg.
Mussolini rinunció a opporsi alle pretese tedesche. Né alcuna reazio-ne venne dal governo
britannico, che considerava la questione austriaca fuori dalla sua sfera di interessi e riteneva
non del tutto infondata la rivendicazione dell'Anschluss (l'Austria era un paese di lingua
tedesca, che già in passato si era mostrato favorevole all'unificazione). L'11 marzo 1938 il
capo dei nazisti au-striaci Seyss-Inquart, nuovo capo del governo, chiese ufficialmente
l'intervento dell'esercito tedesco «per salvare il paese dal caos». Il giorno seguente le truppe
del Reich procedettero all'occupazione del territorio austriaco. Un mese dopo, un plebiscito
sanzionó a schiacciante maggioranza l'avvenuta annessione.

• LA QUESTIONE DEI SUDETI La questione austriaca si era appena chiusa, e

giả Hitler metteva sul tappeto una nuova rivendicazione, anch'essa fondata su motivi etnici:
quella riguardante i Sudeti, ossia gli oltre tre milioni di te-deschi che vivevano entro i confini
della Cecoslovacchia. Anche in questo caso Hitler agi mobilitando i nazisti locali e
spingendoli a formulare richieste sempre più pesanti all'indirizzo del governo ceco: il quale,
in un primo tempo. si mostro disposto alla concessione di più larghe autonomie alla
comunită te-desca. Ma questo non bastò ad accontentare Hitler, che in realtà mirava
aper-tamente all'annessione della regione dei Sudeti e alla distruzione dello Stato
cecoslovacco. Due volte, nel settembre del '38, Chamberlain volo in Germania per
sottoporre invano a Hitler ipotesi di compromesso.

• GLI ACCORDI DI MONACO Alla fine di settembre, quando ormai l'Europa

si stava preparando a una guerra che sembrava inevitabile, Hitler accetto la proposta di un
incontro fra i capi di governo delle grandi potenze europee (Urss esclusa), lanciata in
extremis da Mussolini su suggerimento dello stesso Chamberlain. Nell'incontro, che si
svolse a Monaco di Baviera il 29-30 set-tembre 1938, Chamberlain e il primo ministro
francese Édouard Daladier accettarono un progetto presentato dall'Italia che in realtà
accoglieva quasi alla lettera le richieste tedesche e prevedeva l'annessione al Reich
dell'inte-ro territorio dei Sudeti. Ai cecoslovacchi, che non erano stati ammessi alla
conferenza e nemmeno consultati, non resto che accettare un accordo che li lasciava alla
mercé della Germania e apriva la strada al dissolvimento della loro Repubblica.

LA FALSA PACE Chamberlain, Daladier e lo stesso

Mussolini furono accolti, al rientro in patria, da imponenti manifestazioni di entusiasmo


popolare e acclamati come salvatori della pace. Ma quella salvata a Monaco era una pace
fragile e precaria, pagata per giunta a caro prezzo. Accordandosi con Hitler sulla testa della
Cecoslovacchia, le potenze democratiche avevano distrutto, assieme alle ultime tracce del
principio di sicurezza collettiva, la loro stessa credibilità e avevano aperto la strada a nuove
ag-gressioni. Il commento più appropriato agli accordi di Monaco fu quello di Winston
Churchill: Potevano sceglie-re fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno
la guerra».

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