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Storia Interrogazione Secondo Capitolo

Dopo la guerra del Peloponneso, Sparta impose un regime oligarchico su Atene, mentre Tebe emerse come nuova potenza dopo la sconfitta spartana a Leuttra. Con l'ascesa di Filippo II di Macedonia, l'esercito macedone divenne una forza dominante, culminando nella battaglia di Cheronea che segnò la fine dell'indipendenza greca. Alessandro Magno continuò l'opera del padre conquistando l'Impero Persiano, ma la sua morte portò a conflitti tra i suoi successori, dando origine a monarchie ellenistiche e a una nuova società individualista.

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Storia Interrogazione Secondo Capitolo

Dopo la guerra del Peloponneso, Sparta impose un regime oligarchico su Atene, mentre Tebe emerse come nuova potenza dopo la sconfitta spartana a Leuttra. Con l'ascesa di Filippo II di Macedonia, l'esercito macedone divenne una forza dominante, culminando nella battaglia di Cheronea che segnò la fine dell'indipendenza greca. Alessandro Magno continuò l'opera del padre conquistando l'Impero Persiano, ma la sua morte portò a conflitti tra i suoi successori, dando origine a monarchie ellenistiche e a una nuova società individualista.

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I precari equilibri tra poleis dopo la fine della guerra del peloponneso

La sconfitta di Atene nella guerra del peloponneso aveva segnato la fine dell’imperialismo ateniese,
da lì a poco Sparta imporrà la propria egemonia. Quel che atene aveva fatto in senso democratico fu
riprodotto in modo identico da Sparta. Gli spartani imposero governi di stampo oligarchico retti da una
decarchia, e inviarono dei presidi militari al comando di magistrati chiamati armosti.

lo scontro con la persia e la pace di antalcida: dopo la morte di dario, si scatenò una violenta
contesa per la successione al trono tra il primogenito Artaserse e il fratello minore Ciro.
Lo scontro nella primavera del 401 a.c, tra l’esercito di Ciro e quello di Artaserse a Cunassa, ciro
venne ucciso e i mercenari greci furono costretti alla ritirata.
Sparta inviò in persia una nuova spedizione guidata dal re Agesilao, egli subì una pesante sconfitta
nella battaglia navale combattuta nel 394 a.c al largo cnido, per opera della flotta persiana al
comando dell’ateniese conone.
Atene sembrava sul punto di riprendere forza e di ricostruire la lega delio-attica, così i persiani si
affrettarono a concludere con sparta un nuovo accordo, la pace di Antalcida.

il breve predominio tebano: nel 379 a.c, guidati da Pelopida ed Epaminonda, alcuni tebani espulsi
dalla città al momento dell’occupazione ristabilirono la democrazia, cacciando le guarnigioni spartane
e stringendo una lega con la altre poleis della beozia.
Lo scontro avvenne a Leuttra, nel 371 a.c, la sconfitta di sparta non solo scatenò reazioni nelle città
occupate, che ritornarono ai governi tradizionali, ma incoraggiò anche i messeni a proclamare la loro
indipendenza.
Tebe appoggiava i nuovi regimi, assurgendo a nuova poleis leader della Grecia. Atene e sparta nel
362 a.c si scontrarono con le truppe di epaminonda (tebe) le quali vennero sconfitte.

Politica e cultura ateniese nella prima metà del IV secolo a.c

Eubulo e la politica di pace e benessere: dopo aver dominato per quasi cento anni atene decise di
rinunciare alle sue velleità imperialistiche, per dedicarsi a una politica più intimistica, che mirava
soprattutto al benessere economico dei cittadini e a un clima di pace.
Ebulo fu incaricato di gestire il “teorico”, una cassa istituita da pericle, che ora doveva servire a
distribuire al popolo le eccedenze del bilancio dello stato.
L’unico a esprimere profondo dissenso nei confronti di questa politica troppo remissiva, fu
Demostene.

le ripercussioni del cambiamento sul teatro, sulla filosofia, sull’arte: L’individuo abituato a
considerarsi protagonista della vita politica, inziò a chiudersi in se stesso e a pensare a sé come
un'unità. Ora la “nuova commedia” ripiegava sulla introspezione psicologica dell’individuo. L’analisi
interiore è un tratto caratteristico anche della filosofia di quest’epoca, che si interessa soprattutto della
ricerca della felicità individuale.
Poco più tardi, Epicuro inaugurò la filosofia. Negli stessi anni Zenone padre dello stoicismo, disse che
si vive meglio vivendo lontani dalla politica. Gli scultori, in particolare Prassitele, pongono la loro
attenzione soprattutto sulla rappresentazione dei sentimenti.

La minaccia della macedonia

la macedonia di filippo II: è incerta l’etnia del popolo che abitava la macedonia: anche se i greci
consideravano i macedoni “barbari”, la storiografia moderna tende a ritenerli discendenti di una stirpe
greca. La macedonia appare evidentemente arretrata: la maggior parte della popolazione era dedita
all’agricoltura e alla pastorizia, a governare era un re coadiuvato dalla nobiltà guerriera. Soltanto
verso la fine del V sec a.c la capitale del regno, pella, divenne un centro culturale di una certa
importanza. Già nel V sec a.c c’erano stati contatti tra greci e macedoni. Dopo la guerra del
peloponneso salì al potere Filippo II.

Filippo II riforma l’esercito: fu in grado di trasformare rapidamente la primitiva e arretrata


Macedonia in un imbattibile macchina da guerra. Salito al trono egli si dedicò a una ristrutturazione
dell’esercito, i fanti erano armati con scudo, pugnale, spada e la lanca sarissa, i fanti erano coadiuvati
dalla fanteria degli ipaspisti e dalla cavalleria.

la guerra sacra e le reazioni ateniesi alla pace di Filocrate: la prima occasione per intromettersi
negli affari greci fu per Filippo la guerra sacra, ossia il conflitto tra le diverse città greche per il
controllo del santuario di delfi. Agli inizi della guerra gli ateniesi non avevano compreso il pericolo
della macedonia. Le cose cambiarono quando, su proposta di filocrate, gli ambasciatori ateniese
inviati a Filippo per trattare la pace non videro soddisfatta neppura una delle loro richieste e furono
costretti a ratificare le conquiste nel frattempo ottenute dalla Macedonia.
La città di atene si divise in due fronti opposti: da un lato chi parteggiava per Filippo, dall’altro chi era
convinto che un’alleanza con Filippo avrebbe tolto ad Atene la libertà e avrebbe trasformato la città in
uno stato suddito della Macedonia.

La battaglia di Cheronea: Ad Atene prevalse il partito antimacedone. A questo scopo fu stretta


alleanza con Tebe e gli eserciti collegati delle due poleis si scontrarono con il nemico a Cheronea in
Beozia, nel 338 a.c.
Le condizioni di Filippo erano all’apparenza miti: fu tuttavia costituita una lega, con sede a Corinto, a
cui tutte le poleis erano obbligate a partecipare, e che assegnava a Filippo il comando delle truppe,
con obbligo di alleanza difensiva e offensiva. Il successo di Filippo segnò la fine dell’indipendenza di
Atene e delle poleis greche.

Alessandro e il sogno effimero di un impero universale

La morte di Filippo e l’ascesa al trono di Alessandro: Filippo voleva presentarsi ai greci come il
portavoce e il realizzatore del loro desiderio di sbarazzarsi per sempre del nemico persiano. Filippo
merì. Gli succedeva il figlio Alessandro, l’ascesa al trono di un sovrano tanto giovane, rappresentò per
i nemici della Macedonia un’imperdibile occasione per ribellarsi e ritornare allo status quo ante.
Alessandro tuttavia marciò su Tebe, la rase al suolo e decise di mettere in atto il piano interotto dalla
morte di Filippo: la guerra contro la Persia.

Dal Granico a Isso: la fase iniziale dell’attacco alla Persia: La persia, di cui al tempo re Dario III,
era ancora un impero ricco e florido, che contava su una flotta potente e su un immenso esercito.
Alessandro poi poteva giovarsi dei consigli dell’esperto e fidato Parmenione. Dopo aver lasciato un
altro dei suoi uomini di fiducia, Antiparo, a monitorare la situazione, Alessandro si mosse verso le
coste dell’Asia minore e si recò sulle rovine di Troia a rendere omaggio alla tomba di Achille.
Il primo scontro con l’esercito di Dario avvenne nel 334 a.c presso il fiume Granico. Il trionfo fu tale
che tutte le città dell'Asia minore, da tempo suddite del re di Persia, acclamarono Alessandro quale
loro liberatore. Tappa obbligata nella corsa all’inseguimento fu Gordio, e dimostrata ancora una volta
la propria risolutezza, Alessandro si diresse a Isso.

Dall’egitto a Persepoli: Alessandro conquista la persia: Dopo la vittoria, sottomesse la siria e la


fenicia. Alessandro si recò in Egitto, si spinse non soltanto per ragioni di ordine militare: in Egitto si
trovava l’oracolo del dio Ammone, si trattava di una dichiarazione che diceva che Alessandro era
superiore ai mortali.
La terza importante battaglia tra Alessandro e l'Egitto, si combatté a Gaugamela, mentre Dario si
dava ancora alla fuga. Alessandro aveva gioco facile a conquistare le più importanti città persiane,
tra cui babilonia.
Dalla Persia all’india: la permanenza prolungata in persia determinò in Alessandro un cambiamento
radicale. Vestendo i panni del re dei re, Alessandro ne assimilò le abitudini; davanti a lui i suoi sudditi
compivano la proskynesis, la massima espressione di riconoscimento della sua superiorità.
Simili atteggiamenti ritenuti troppo orientalizzanti e non tollerabili, alimentarono forti risentimenti nei
confronti di Alessandro, e l’insofferenza non di rado si tramutò nell’organizzazione di congiure o in
aperto dissenso, che il sovrano non esitò a reprimere con decisa ferocia.
Nonostante la crescente opposizione, l’esercito rimaneva devoto ad Alessandro e pronto ad
obbedirgli, egli mirava a un obbiettivo più alto: la conquista dei territori al confine orientale del mondo
e la creazione di un impero.
Attraversato l’Indo ed entrato nella regione del Punjab, egli combatté una battaglia significativa presso
il fiume Idaspe, dove sconfisse il re indiano Poros. Dopo questa vittoria i suoi soldati si rifiutarono di
avanzare oltre.

gli ultimi anni di regno: Nel 324 a.c Alessandro rientrò a Susa, egli ritenne opportuno pacificare i
due popoli, il greco-macedone e il persiano, favorendo la loro commistione e creando una classe di
dignitari. Egli stesso aveva dato l’esempio, sposando principesse persiane Roxane e Statira, e
adottato la poligamia (sposarsi con più donne).
Mentre era intento a preparare ulteriori guerre, Alessandro morì d’improvviso a 32 anni, colto dalla
malaria o avvelenato da qualche suo seguito.

Dopo la morte di alessandro: la nascita delle monarchie ellenistiche

L’impero dopo Alessandro: Alessandro, non aveva lasciato eredi, ma prima di morire, egli aveva
consegnato a uno dei suoi generali, Perdica, l’anello con il proprio sigillo, simbolo di potere.
Il sogno di Alessandro era quello di creare una classe dirigente mista, prodotto della fusione tra
Macedoni e Persiano, ma i dignitari della Macedonia avevano fatto di tutto per estromettere i Persiani.
I 20 anni che seguirono la morte di Alessandro furono segnati dai violentissimi scontri tra i diretti
successori di Alessandro, i cosiddetti diadochi.

la costruzione dei regni ellenistici: dopo la notizia della morte di Alessandro, Atene non perse
l’occasione di ribellarsi e di convincere diverse poleis a unirsi a sé. La rivolta tuttavia fu presto
soffocata dall’esercito di Antiparo, che già Alessandro aveva lasciato a presidio della Macedonia.
Nei primi anni della guerra, prevalse Antigono Monoftalmo, uno dei generali di Alessandro che era
stato disegnato come governatore della Frigia. Ben presto gli altri diadochi decisero di coalizzarsi
contro lui, ed egli sconfitto a Ispo nel 301 a.c si suicidò.
I vincitori si spartirono l’impero, dando vita ai regni ellenistici, retti da un sovrano assoluto, aiutato
dalla corte di funzionari, dignitari e burocratici.

La macedonia e la Grecia: Il regno di Macedonia, comprendeva anche diverse città greche, questo
regno fu affidato ad Antigono Monoftalmo. Tra tutti i regni ellenistici, fu quello che ebbe vita breve e
travagliata: dovette fare fronte ai tentativi di rivolta delle città greche e alla pressione di Epiro (piccolo
ma pericoloso regno).

L’egitto: la più florida e duratura delle monarchie ellenistiche fu l’Egitto, di cui re Tolomeo I,
capostipite della dinastia tolemaica. La capitale era Alessandria. Tolomeo vi fece costruire il Faro, fu
annoverato tra le 7 meraviglie dell’antichità. Vennere istituiti luoghi come biblioteche e musei.

Siria: A Seleuco, fondatore della dinastia dei Seleucidi, fu affidata la siria (regno che andava dall’asia
minore all’india), un territorio di tali dimensioni era difficilmente controllabile.
Intorno alla metà del III sec a.c iniziò un movimento separatista, quello dei Parti. Venuto a guerra con
Roma, la Siria fu annessa all’impero romano.
Pergamo: un ulteriore ribellione interna alla Siria originò il regno di Pergamo, essa divenne un grande
centro economico e culturale. Gli Attalidi, chiamati così da Attalo I, governarono fino al 133 a.c.

Verso una società “individualista”

La società ellenistica: la costituzione delle monarchie ellenistiche comportò una vera rottura rispetto
al passato, prodotto dall'incontro di due mondi, occidentale e orientale. Le poleis, nelle quali
l’individuo era un cittadino, ora era considerato come un suddito.
La cultura greca si diffusa in tutto il bacino del mediterraneo grazie a due elementi: gli uomini di corte
e gli intellettuali assunsero il greco come lingua ufficiale, parlata e scritta, il greco divenne koinè
dialektos ossia lingua comune; l'altro elemento è che molti greci abbandonarono la propria patria per
trasferirsi nelle colonie, dando vita al cosmopolitismo e alla mescolanza di culture.
Tali spostamenti ebbero un forte impatto sull’economia, la fondazione di città diede un impulso al
commercio e consentì un ampia circolazione di beni e denaro.
Questo aumentò il divario tra le classi più agiate e quelle di contadini e operai.

una nuova forma di trasmissione del sapere: Il divario fu evidente anche sul piano culturale, ciò
che distingueva i ricchi dai poveri era l’alfabetizzazione. Nell’età classica la maggioranza della
popolazione aveva almeno una formazione base, le opere venivano tramandate oralmente.
La scrittura divenne il principale strumento di trasmissione della cultura.
La più famosa e ricca biblioteca era quella di Alessandria, qui ebbe vita una nuova figura
professionale: il grammatico o filologo.

Il sincretismo religioso: l’incontro tra oriente e occidente ebbe conseguenze in ambito religioso e
diede vita a un vivace sincretismo, ossia una mescolanza tra culti differenti. Agli dei del pantheon
greco si affiancarono divinità nuove come Serapide, dio dell’aldilà, un misto tra il dio Ra e Zeus.
Veloce e ampia diffusione ebbero anche il culto della dea egizia Iside, del persiano Mithra e degli dei
greci Dioniso e Demetra.
La presenza abbondante, nei riti, di elementi di tipo magico e miracoloso fa comprendere il profondo
allontanamento di quest’epoca dalla razionalità che aveva dominato i secoli precedenti.

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