Fonte n.
1 : INNO AL NILO
Questo Inno, durante il Nuovo Regno, era popolarissimo nell’Antico Egitto, tanto che veniva
studiato nelle scuole degli scribi. È un lungo testo (di cui si propone un estratto) in cui viene
esaltata la forza rigeneratrice del Nilo che permette all’Egitto di nutrire tutti i suoi abitanti. Il Nilo,
nell’Inno, assume una carattere divino e chi non riconosce la sua opera meravigliosa dovrà
rendergliene personalmente conto.
«Salute a te, o Nilo che sei uscito dalla terra, che sei venuto per far vivere l’Egitto! Occulto di
natura, oscuro di giorno, lodato dai suoi seguaci; è lui che irriga i campi, che è creato da Ra per far
vivere tutto il bestiame; che disseta il deserto, lontano dall’acqua: è la sua rugiada, che scende dal
cielo. Amato da Gheb, capo dei cereali, che fa prosperare tutti i laboratori di Ptah. Signore dei
pesci, che fa risalire gli uccelli acquatici [verso sud]; è lui che produce l’orzo e fa nascere il grano
perché siano in festa i templi. Se è pigro, i nasi sono otturati e tutti sono poveri, si diminuiscono i
pani degli dei e periscono milioni di uomini. Se è crudele, tutta la terra inorridisce, grandi e piccoli
gridano. Sono ricompensati gli uomini quando si avvicina: Khnum lo ha creato. Quando (il Nilo)
comincia ad alzare, il paese è in giubilo, tutti sono in gioia. Ogni mascella prende a ridere, tutti i
denti sono scoperti (nel riso). Portatore di nutrimento, ricco di alimenti, creatore di ogni cosa
buona, signore di riverenza, dal dolce odore, benigno quando viene; è lui che fa nascere le erbe
per il bestiame e dà vittime a ogni dio; (anche) quando è (ancora) nella Duat, il cielo e la terra sono
ai suoi ordini, essendo il conquistatore delle Due Terre; è lui che fa divenire pieni i magazzini, che
fa larghi i granai, che dà qualcosa ai poveri, che fa crescere gli alberi secondo il desiderio di
ognuno e non si ha mancanza d’essi. Quando è adirato, i sudditi sono indigenti, sono distrutti i cibi
dell’anno, si vede il ricco preoccupato, si vede ognuno con le sue armi, il compagno aggredisce il
suo compagno; non ci sono vesti per vestire, non ci sono ornamenti per i figli del nobile Non c’è
parto di madre, per la sterilità (causata) dalla sua mancanza. Nessuno si unge. È lui che
ristabilisce la verità nel cuore degli uomini: chi dice menzogna gli dovrà render conto. Si è adirati
con il mare che non porta grano, si adorano tutti gli dei, che facciano calare volatili sul deserto.
Non c’è chi batta la sua mano per l’oro, non c’è chi si abbeveri d’argento, non si mangia il vero
lapislazzuli: l’orzo è invece il prodotto pregiato. Quando (il Nilo) monta nella città, gli affamati si
saziano coi prodotti della campagna tenendo la brocca alle labbra e un fiore di loto alle narici. Ogni
cosa è abbondante nel paese, ogni erba nella pianura. Avevano dimenticato di mangiare, ogni
cosa buona era ridotta nelle abitazioni, la terra era caduta in miseria. Ma mentre fluisci, o Nilo, ti si
fanno offerte, ti si sacrificano buoi, ti si fanno grandi offerte, ti si ingrassano volatili, ti si prendono
antilopi nel deserto, ricambiandoti i benefici. Si offre (anche) a ogni dio, come si fa al Nilo, con
incenso, buoi e capre, e volatili in olocausto».
• Quali sono i due fondamentali prodotti della terra che il Nilo fa crescere?
• • Quando il Nilo è “crudele”?
• • Cita almeno tre azioni benefiche del Nilo.
• • Che cosa intendeva dire Erodoto con l’espressione “l’Egitto è un dono del Nilo”?
• • Cita almeno tre conseguenze negative della “crudeltà” del Nilo.
• • Che cosa vuol lasciar intendere l’espressione “non c’è chi si abbeveri d’argento”?
Fonte n.2: La piramide, un luogo dove si è fatta la storia
Senza dubbio le piramidi egizie hanno sempre affascinato gli studiosi di tutti i tempi. Oggi ormai
non abbiamo più dubbi sulla loro funzione: sono senz’altro monumenti funerari. Dubbi invece
rimangono, e forti, sul significato che gli antichi Egizi attribuirono a questi monumenti. Le piramidi
che ancora oggi ammiriamo sono il punto d’arrivo di un lungo percorso.
Fino alla III dinastia (2700 circa a.C.) la sepoltura dei faraoni avveniva in una costruzione a forma
di parallelepipedo, la mastaba . In genere la mastaba era costruita con mattoni di fango essiccati al
sole e la camera funeraria veniva scavata a una certa profondità sotto terra. La mastaba, dunque,
era solo una sorta di atrio per accedere al cunicolo che portava nelle viscere della terra e
conteneva le offerte al defunto e il suo corredo funebre. Sempre nella III dinastia il faraone Zoser
fece costruire a Saqqara dal suo architetto e ministro Imhotep la prima piramide. In realtà si
trattava di sei mastaba di grandezza descescente sovrapposte l’una all’altra e in questo modo
venne formata una piramide a gradoni . Per la prima volta fu usata la pietra, materiale che poi
permetterà la costruzione di immensi templi, di altissimi obelischi, di monumentali statue e di
gigantesche piramidi. Con i sovrani della IV dinastia (2600 circa a.C.) la costruzione delle piramidi
per seppellire al loro interno il corpo del faraone divenne abituale. Il faraone Snefru ne fece
costruire addirittura tre e due di queste, che si trovano a Dashur, presentavano delle curiose
anomalie. Una è detta “romboidale” perché durante la costruzione venne modificato l’angolo di
inclinazione e l’altra è detta “ottusa” perché l’angolo al vertice e di 100°. Ma le piramidi più famose
sono senza dubbio le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino (faraoni della IV dinastia), che
sorgono nel sito di Gizah, presso Il Cairo. Tutte e tre hanno i lati a triangolo isoscele e l’angolo al
vertice è inferiore ai 90°. La grande piramide, quella di Cheope, è alta 146 metri, occupa un’area di
50000 metri quadrati ed è composta di sei milioni circa di tonnellate di pietra. Quella di Chefren è
leggermente più piccola, la terza, quella di Micerino, occupa meno della metà dell’area della
grande piramide. Le tre costruzioni hanno i quattro spigoli orientati verso i quattro punti cardinali e
la camera mortuaria si trova al loro interno, in fondo a lunghi e tortuosi cunicoli. L’entrata veniva
poi accuratamente nascosta con il rivestimento della piramide. Molto si è discusso sul sistema di
costruzione. Innanzitutto non è vero che gli Egiziani impiegarono schiavi nell’erigere questi
grandiosi monumenti. Partecipare alla costruzione della tomba di un faraone era un grande onore
e le decine di migliaia di uomini che lavorarono per decine d’anni a trasportare pesanti blocchi di
pietra erano semplici fellah che credevano, con questo loro servizio, di far avere a sé e al proprio
paese fortunate conseguenze. I blocchi di pietra venivano portati dalle grandi barche vicino al
cantiere e spesso, nel periodo dell’inondazione, a ridosso della piramide. Centinaia di uomini, con
la sola forza delle braccia, facevano scivolare i blocchi su rampe di fango addossate alla
costruzione e la connessura tra le lastre di calcare non era mai più larga di 5 millimetri. Alla fine dei
lavori la piramide si presentava a gradini e successivamente le pareti venivano rese lisce con
l’aggiunta di calcare bianco, una pietra porosa e facilmente levigabile. Ogni blocco di calcare
pesava circa due tonnellate e mezzo. All’interno, per formare la camera mortuaria del faraone
vennero impiegate lastre di granito dal peso anche di 15 tonnellate l’una. Il colpo d’occhio doveva
essere veramente incredibile: le tre immense costruzioni si innalzavano bianche nel deserto e
riflettevano i raggi del sole. Oggetto di discussione è anche il significato che gli Egizi diedero alle
piramidi. Probabilmente quelle a gradoni volevano significare la scala che il faraone saliva dopo la
sua morte per ascendere al cielo, mentre quelle lisce potevano essere l’immagine pietrificata dei
raggi del sole che scendevano dal cielo e sui quali il faraone saliva al regno degli dei.